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Friday, the Thirteenth: A Novel

by Thomas William Lawson · in Italian

Venerdì, il tredici

Romanzo di

Thomas W. Lawson

Frontespizio a colori di Sigismond de Ivanowski

1907

Copyright, 1906, 1907. Copyright, 1907. Pubblicato, febbraio 1907

A Lei

Dedico questo libro

Tutto ciò che di buono vi è in questo piccolo trovatello, che mi è molto caro, so che un Dio giusto vorrà ascriverlo al Suo merito. Tutto ciò che vi è di meschino, di basso e di umano non avrebbe mai potuto vedere la luce se Ella fosse stata vicina a guidare una penna sempre incline a smarrirsi.

L’Autore.

The Nest, Dreamwold, Agosto 1906.

Venerdì, il tredici

Capitolo I.

«Venerdì, il 13; lo immaginavo. Se Bob ha iniziato, sarà l’inferno, ma vedrò cosa posso fare.»

Il suono della mia voce, mentre posavo il ricevitore, parve squarciare le nebbie di cinque anni e introdurmi nel mondo dell’Allora, come se non fosse mai trascorso.

Ero seduto nel mio ufficio, lasciando scivolare il nastro telegrafico tra le dita mentre ogni suo metro scandiva «panico» con una voce che cresceva costantemente, quando mi dissero che Brownley, dal parterre della Borsa, voleva parlarmi al telefono, e «in fretta». Brownley era il nostro socio minore e il nostro uomo alle grida. Parlava con foga. Gli operatori di Borsa, durante il panico, non lasciano mai che il loro eloquio s’impacci.

«Signor Randolph, qui frigge, e ogni secondo diventa sempre più rovente. È Bob; è evidente a tutti. Se mantiene questo ritmo per altri venti minuti, lo zolfo strariperà per la “Street”, finirà nelle banche e in tutto il Paese, e nessuno potrà dire quanto territorio sarà bruciato entro domani. I ragazzi mi hanno supplicato di chiederle di gettarsi nella breccia e fermarlo. Concordano che lei sia ormai l’unica speranza.»

«È sicuro, Fred, che sia opera di Bob?» chiesi. «L’ha visto?»

«Sì, sono appena uscito dal suo ufficio, e sono stato felice di farlo. È sul sentiero di guerra, signor Randolph; più intrattabile di quanto l’abbia mai visto. L’ultima volta che ha dato in escandescenze è stato un gioco da ragazzi rispetto al suo umore di oggi. La mamma mi ha mandato a dire stamane di aver notato ieri sera che l’incantesimo stava per arrivare. Era andato a trovare lei e le mie sorelle, e dal suo tono la mamma ha pensato che stesse per sparire di nuovo. Quando mi ha parlato del suo umore, e io mi sono ricordato che giorno fosse, ho temuto che potesse cercare qui il suo sfogo. Inoltre ho saputo che è stato in giro per la città fino a ben oltre mezzanotte. Nel momento in cui ho aperto la porta del suo ufficio stamattina, mi si è scagliato contro come una pantera. Gli ho detto che ero passato solo per un ordine, dato che gli affari andavano a gonfie vele e non sapevo se volesse approfittare di qualche occasione. “Occasioni!” ha ruggito, “non sai che giorno è? Non sai che è venerdì, il 13? Torna in quella fossa infernale e vendi, vendi, vendi”. “Vendere cosa e quanto?” ho chiesto. “Tutto, qualunque cosa. Dai ai ladri ogni azione che sono disposti a prendere, e quando non ne vorranno più, ficcagliela giù per la gola finché non rigetteranno tutto quello che hanno comprato negli ultimi tre mesi!” Uscendo ho incontrato Jim Holliday e Frank Swan che si precipitavano dentro. Evidentemente stanno eseguendo gli ordini di Bob e da un’ora stanno riversando fuori Anti-People’s. Tra pochi minuti saranno di nuovo sul parterre, così ho pensato fosse più sicuro chiamarla prima di iniziare a vendere. Signor Randolph, non possono assorbire molto altro qui dentro, e se inizio a gettare titoli sul mercato, il martello suonerà entro dieci minuti; e ciò significherà annunciare una dozzina di fallimenti. Manca ancora un’ora e venti a mezzanotte, e solo Dio sa cosa accadrà prima delle tre. Tocca a lei, signor Randolph, fare qualcosa, e a meno che io non stia prendendo un abbaglio, non ha molti minuti da perdere.»

Fu allora che posai il ricevitore con un «Lo immaginavo!». Mentre rigiravo il nastro tra le dita, guardando cinque o dieci milioni svanire dai prezzi di listino ogni pochi minuti, ero certo che fosse opera di Bob Brownley. Nessun altro a Wall Street aveva il potere, il fegato e la diabolica crudeltà per strappare le cose come era stato fatto negli ultimi venti minuti. La sera prima avevo incrociato Bob nell’atrio del teatro. L’avevo osservato con attenzione e avevo visto quello sguardo di cui, più di chiunque altro, conoscevo il significato. I grandi occhi castani erano fissi nel vuoto; gli angoli esterni della bocca bellissima erano tesi e rigidi come se fossero zavorrati. Avendo con me mia moglie, era stato impossibile seguirlo, ma quando sono arrivato a casa ho chiamato la sua abitazione e i suoi club, con l’intenzione di chiedergli di passare a fumare un sigaro con me, ma non sono riuscito a rintracciarlo da nessuna parte. Ci ho riprovato la mattina, senza successo, ma quando poco prima di mezzogiorno il nastro ha iniziato a saltare, a lampeggiare e a sibilare, mi sono ricordato dell’umore nero di Bob e di tutto ciò che presagiva.

Fred Brownley era il fratello minore di Bob, di dodici anni più giovane. Era con la Randolph & Randolph dal giorno in cui aveva lasciato l’università, e da oltre un anno era il nostro uomo di fiducia alla Borsa. Bob Brownley, quando era se stesso, era affezionato al suo «fratellino», come lo chiamava, tanto quanto la nostra bellissima madre del Sud lo era a entrambi; ma quando il diavolo prendeva possesso di Bob — e la sua opzione negli ultimi cinque anni era stata esercitata molte volte — la madre e il fratello dovevano prendere posto insieme a tutto il resto del mondo, perché allora Bob non conosceva né parenti né amici. Tutto il vasto mondo, per lui, in quei periodi era una giungla popolata di animali feroci e rettili da cacciare, combattere, sbranare e uccidere.

Non è quasi necessario che io spieghi chi siano la Randolph & Randolph. Per più di sessant’anni il nome ha parlato da sé in ogni parte del mondo in cui siano installate macchine per fare dollari. Nessuna ferrovia viene finanziata, nessun grande progetto «industriale» viene avviato senza che, per abitudine, si chieda il permesso, col cappello in mano, alla Randolph & Randolph, e ogni nazione, quando entra sul mercato per dei prestiti, sa che il favore dei principali banchieri americani è qualcosa con cui bisogna fare i conti. Mi vanto del fatto che a quarantadue anni, al termine dei dieci anni in cui ho tenuto il timone della Randolph & Randolph, non ho fatto nulla per rovinare il grande nome che mio padre e mio zio hanno creato, ma qualcosa per aggiungere alla sua solida reputazione di affari onesti, metodi coraggiosi e all’antica, e integrità a tutto tondo. Bradstreet’s e altre agenzie mercantili dicono, nel riferire sulla Randolph & Randolph: «Valore cinquanta milioni e oltre, credito illimitato». Posso prendermi ben pochi meriti per questo, poiché il rapporto era più o meno lo stesso il giorno in cui lasciai l’università e venni in ufficio a «imparare il mestiere». Ma, come sopravvissuto del mio grande padre e mio zio, posso dire, col mio Creatore come testimone, che la Randolph & Randolph non ha mai prestato un dollaro dei suoi milioni a tassi superiori a quelli legali, il 6 per cento annuo; non ha mai accresciuto il proprio tesoro se non con metodi commerciali leali e corretti; e quella piaga delle piaghe, la finanza frenetica, deve ancora trovare un posto dove alloggiare sotto la vecchia insegna nero e oro che padre e zio hanno inchiodato con le proprie mani sopra l’ingresso.

Diciannove anni fa mi sono laureato ad Harvard. Il mio compagno di corso e grande amico, Bob Brownley, di Richmond, Virginia, si è laureato con me. Lui era il poeta del corso, io il maresciallo del cortile. Eravamo stati quattro anni insieme alla St. Paul’s prima di entrare ad Harvard. Nessuna ragazza e nessun amante erano più legati di quanto lo fossimo noi.

La mia gente aveva denaro, e in abbondanza, e con esso un buon senso del Nord, pragmatico e solido. I Brownley erano poveri come topi di chiesa, ma avevano il sangue brillante e virile della vecchia oligarchia del Sud e l’orgoglio romantico e fiero del Dixie-land pre-bellico, quando la prodigalità e l’ospitalità del Sud si trovavano ovunque le donne fossero belle e gli specchi degli uomini fossero sul fondo dei loro bicchieri di julep.

Il padre di Bob, uno dei grandi pilastri bianchi dell’aristocrazia del Sud, aveva attraversato il Congresso e il Senato del suo Paese al ritmo di «spendi e non risparmiare», il che lasciò la vedova, tre figlie più giovani e un figlio piccolo a carico di Bob, il primogenito.

In molti caldi pomeriggi estivi, mentre Bob e io risalivamo il Charles in canoa, e spesso in una notte fredda e frizzante mentre sedevamo nel mio capanno di caccia sulla costa di Cape Cod, avevamo pianificato il nostro futuro. Io avrei avuto la gestione interna della grande attività bancaria della Randolph & Randolph, e Bob avrebbe dovuto rappresentare la ditta di mio padre sul parterre della Borsa. «Morirei in un ufficio», diceva Bob, «e il parterre della Borsa è proprio il focolare dove arrostire la mia focaccia.» Così, quando i nostri giorni all’università finirono, il mio nobile amico aveva caricato la giovinezza di Bob con le pesanti responsabilità di amministrare e dirigere le magre finanze della sua famiglia, tanto che si dedicò agli affari come una rondine all’aria. Entrammo nell’ufficio della Randolph & Randolph lo stesso giorno, e nell’anniversario, un anno dopo, mio padre ci convocò nel suo ufficio per una specie di colloquio di bilancio. Nessuno dei due sapeva cosa aspettarsi, e frememmo di piacere quando disse:

«Jim, tu e Bob avete superato le mie aspettative. Ho tenuto d’occhio entrambi e voglio che sappiate che il tipo di operosità e di intelligenza commerciale che avete dimostrato qui vi avrebbe fatto guadagnare riconoscimenti in qualsiasi banca della “Street”. Vi voglio entrambi nella ditta: Jim per imparare la strada in modo che possa mettersi nelle mie scarpe; tu, Bob, per prendere uno dei posti della ditta alla Borsa.»

Il viso di Bob divenne rosso e poi pallido per la felicità mentre allungava la mano verso quella di mio padre.

«Le sono molto grato, signore, molto più di quanto le parole possano dire, ma voglio parlare di questa sua proposta prima con Jim qui. Lui mi conosce meglio di chiunque altro al mondo e ho alcune idee che vorrei discutere con lui.»

«Parla pure qui, Bob», disse mio padre.

«Beh, signore, mi sentirei molto meglio se potessi andare là fuori, nel vortice, e farmi strada da solo. Vede, se riuscissi a vincere da solo e a ripagare il prezzo del posto, e poi a farmi un gruzzolo per conto mio, se in seguito lei volesse darmi un’altra possibilità di entrare nella ditta, allora non mi esporrei all’accusa di essere un semplice pensionato della sua amicizia. Sa cosa intendo, signore, e non pensi che io sia pieno di un basso orgoglio, ma se mi permettesse di avere il prezzo di un posto in Borsa tramite una mia cambiale, e mi desse l’opportunità, quando avrò imparato come girano le cose, di gestire alcuni ordini della ditta, le sarei comunque riconoscente e mi sentirei molto meglio con me stesso.»

Sapevo cosa intendeva Bob; lo sapeva anche mio padre, e fummo ben lieti di fare ciò che chiedeva, anche se padre insistette per fare del prezzo del posto un regalo, dopo averci spiegato che una regola fondamentale della Borsa vietava a un richiedente di prendere in prestito il prezzo del seggio. Quattro anni dopo che Bob Brownley era entrato alla Borsa, aveva restituito i quarantamila dollari, con gli interessi, e non solo aveva un bel gruzzolo di cinquantamila dollari a suo credito sui libri della Randolph & Randolph, ma mandava a casa seimila dollari l’anno vivendo, come diceva scherzosamente, «secondo lo standard di un uomo onesto». Posso dire, di passaggio, che lo standard di un uomo di Wall Street farebbe apparire i seimila dollari di guadagni annuali come un’ombra incerta nel periodo di Natale. Bob era il preferito della Borsa, così come era stato il cocco a scuola e all’università, e aveva le mani piene di lavoro trecento giorni l’anno. Oltre alle commissioni più esclusive della Randolph & Randolph, aveva gli ordini riservati di due delle pesanti cricche di speculatori.

Avevo appena superato il mio trentaduesimo compleanno quando il mio caro vecchio papà morì improvvisamente. Per i sei anni precedenti mi ero preparato a un tale evento; cioè, mi ero abituato a sentire mio padre dire: «Jim, non lasciar crescere l’erba sotto i piedi per imparare ogni ramo della nostra attività, in modo che quando accadrà qualcosa a me non ci sarà alcun turbamento nella “Street” riguardo agli affari della Randolph & Randolph. Voglio far sapere al mondo il prima possibile che dopo la mia scomparsa i nostri affari continueranno come sempre. Quindi ti inserirò nelle mie amministrazioni in quelle società dove abbiamo interessi e gradualmente ti metterò nelle mie diverse cariche di fiduciario».

Così, alla morte di mio padre, non ci fu alcuna increspatura nei nostri affari e nessuno dei titoli noti come «i Randolph» tremò di un punto a causa di quello che, per il mondo finanziario, fu un evento epocale. Ereditai tutta la fortuna di mio padre, a parte quattro milioni che egli divise tra parenti ed enti di beneficenza, e presi il comando di un’attività che mi dava un reddito di due milioni e mezzo l’anno.

Ancora una volta implorai Bob di entrare nella ditta.

«Non ancora, Jim», rispose. «Ho il mio posto e circa centomila dollari di capitale, e voglio sentirmi libero di scalciare finché non avrò messo insieme un milione tondo tondo, tutto di mio pugno; allora mi sistemerò con te, vecchio mio, e terrò la mia maniglia dell’aratro, e se qualche brava ragazza dovesse passare di lì in quel momento... beh, allora sarà “un piccolo cottage coperto d’edera” per me.»

Lui rise, e risi anch’io. Bob era considerato da tutti i suoi amici come un caso disperato di timidezza verso le donne. Nessuna donna, giovane o vecchia, che avesse in qualche modo incrociato l’orbita di Bob, non aveva avvertito quel fascino, delizioso per tutte le donne, in presenza di:

Un’anima educata dall’onore, Un cuore governato dalla passione...

ma lui non sembrava mai vederlo. Come diceva sempre mia moglie — poiché ero sposato da tre anni e avevamo due piccoli Randolph a dimostrare che sia Katherine Blair che io sapevamo a cosa servisse il matrimonio — «Povero Bob! È cieco alle donne, e sembra che non riacquisterà mai la vista in quella direzione».

«Poi ancora, Jim», continuò con un tono di grande serietà, «c’è un piccolo segreto nel quale non ho mai lasciato entrare nemmeno te. La verità è che non sono ancora al sicuro; non sono sicuro per parlare a nome della vecchia casa della Randolph & Randolph. Sì, puoi ridere, tu che sei, e sei sempre stato, solido e costante come il vecchio John Harvard di bronzo nel cortile, tu che sai il lunedì mattina cosa farai il sabato sera e tutti i giorni e le notti nel mezzo, e che lo fai sempre. Jim, ho scoperto da quando sono sul parterre che il sangue da giocatore d’azzardo del Sud che fece sì che mio nonno, in uno dei suoi viaggi di ritorno da New York, sebbene avesse più terra e schiavi di quanti potesse usarne, scommettesse la sua terra e i suoi schiavi — sì, e anche quelli di mia nonna — su una partita a carte, per poi perdere e cambiare l’intero volto del destino dei Brownley... quei microbi del gioco sono nel mio sangue, e quando iniziano ad artigliare e a rodere, voglio fare qualcosa; e, Jim» — e i grandi occhi castani lanciarono improvvisamente delle scintille — «se quei microbi venissero mai scatenati, ci sarebbe del guaio da pagare sul parterre... ne sono certo!»

La bella testa di Bob era gettata all’indietro; le sue narici sottili si dilatavano come se vi fosse dentro il respiro del conflitto. Le labbra erano tirate sui denti bianchi quanto bastava per mostrarne i bordi, e nelle profondità degli occhi c’era un bagliore rosso scuro che dava in qualche modo l’impressione che si riceve guardando lungo un viale nero nel momento in cui il faro di una locomotiva curva di notte.

Due volte prima, nei nostri giorni all’università, avevo dato un’occhiata a questa tentazione del gioco di Bob. Una volta in una partita a poker nelle nostre stanze, quando una folla di compagni di New York cercò di farlo uscire da una mano con la pura forza del denaro. E ancora al Pequot House a New London, alla vigilia di una regata universitaria, quando una folla di Yale agitò un grosso mazzo di banconote e provocazioni contro Bob finché, con un urlo, lui non abbandonò i suoi piedi solitamente ben piantati e mi spaventò, io il cui assegno era di dollari contro i centesimi di Bob, per la somma totale delle schede di scommessa che firmò prima di ripulire la stanza dal denaro di Yale e riprendersi con il viso bianco e grondante di sudore freddo. Questi eventi erano svaniti dalla mia memoria come le solite rotture da studente che qualsiasi giovane dal sangue caldo è incline a commettere in circostanze simili. Mentre guardavo Bob quel giorno, mentre cercava di dirmi che l’attività della Randolph & Randolph non sarebbe stata al sicuro nelle sue mani, dovevo ammettere a me stesso di essere perplesso. Avevo considerato il mio vecchio compagno di università non solo come l’uomo meglio equilibrato mentalmente che avessi mai incontrato, ma lo conoscevo come l’anima dell’onore, quell’onore dei vecchi libri di storie, e non potevo credere che fosse tentato di mettere ingiustamente in pericolo i diritti o la proprietà di un altro. Ma era un’abitudine per me lasciare che Bob facesse a modo suo, e non insistetti perché entrasse nella nostra ditta come socio a pieno titolo.

Cinque anni dopo, durante i quali gli affari, quelli lavorativi e quelli sociali, erano scivolati via meglio di quanto Bob o io avessimo potuto chiedere, mi stavo preparando per un altro incontro per mostrare al mio amico che era giunto il momento che mi aiutasse sul serio, quando accadde una cosa strana: uno di quegli incidenti inspiegabili che Dio a volte ritiene opportuno seminare lungo i sentieri della vita dei Suoi figli, sentieri finora dritti e visibili in avanti come autostrade lungo le quali non si deve mai guardare due volte per vedere dove si sta viaggiando; uno di quegli eventi che, guardati retrospettivamente, sono oltre ogni umana comprensione.

Era un bellissimo sabato di luglio a mezzogiorno e Bob e io avevamo appena «chiuso» per la giornata, in preparazione per raggiungere la signora Randolph sul mio yacht per una scappata giù fino alla nostra proprietà a Newport. Mentre uscivamo dal suo ufficio, uno degli impiegati annunciò che una signora era arrivata e aveva chiesto espressamente di vedere il signor Brownley.

«Chi diavolo può essere, che viene a quest’ora di sabato, proprio quando tutti gli uomini vivi sono di fretta per scrollarsi di dosso il caldo e la sporcizia degli affari per il cibo e la buona aria di tutto ciò che è all’aperto?» grugnì Bob. Poi disse: «Falla entrare».

Un altro minuto e ebbe la sua risposta.

Una signora entrò.

«Signor Brownley?» Aspettò un istante per assicurarsi che fosse il virginiano.

Bob si inchinò.

«Sono Beulah Sands, di Sands Landing, Virginia. La sua gente conosce la nostra, signor Brownley, probabilmente abbastanza bene da permetterle di collocarmi.»

«Dei Sands del giudice Lee?» chiese Bob, mentre porgeva la mano.

«Sono la figlia maggiore del giudice Lee Sands,» disse la voce più dolce che avessi mai sentito, una di quelle voci melodiose e gorgoglianti che spingono l’immaginazione a lanciarsi all’inseguimento di un mimo, solo per fermarsi alla pozza sotto il salto del ruscello in cerca dell’arpa di muschio e crescione che invia una cadenza gorgogliante nei suoi vortici e giravolte. Forse fu l’accento del Sud, che rosicchiava gli angoli e i bordi di certe parole e languidamente lasciava che altre si fondessero in una nebbia, a conferirle quella penetrazione voluttuosa; comunque sia, era la voce più “nessun-ieri-nessun-domani” che avessi mai ascoltato. Prima ancora di diventare pienamente consapevole della squisita bellezza della ragazza, questa sua voce si fece strada nel mio cervello come il soffio di qualche ammaliante essenza orientale. La natura, l’ambiente, la sicurezza di un matrimonio perfetto mi hanno sempre spinto a essere leale verso la mia prescelta, eppure, mentre stavo lì in silenzio, come muto, ad assorbire i dettagli della leggiadria di questa giovane sconosciuta che era entrata così improvvisamente nel mio ufficio, mi resi conto che quella era una donna destinata a illuminare gli uomini che non riuscivano a comprendere quel dardo che in ogni epoca ha trafitto, senza preavviso, cuori e anime: l’amore a prima vista. Se non ci fosse stata Katherine Blair, moglie e madre — Katherine Blair Randolph, che colmava il mio mondo d’amore come il sole del mezzogiorno di agosto colma il vecchio pozzo di un tepore accogliente e di un’ombra riposante — dopo questo intervallo, guardando al passato, oso pormi la domanda: chi può dire che anch’io non avrei potuto lasciarmi andare alla deriva dal sicuro ancoraggio del mio lento sangue yankee e fluttuare verso acque profonde?

La bellezza, lo scherno del cinico, è negli occhi di chi guarda, o in un’angolazione della visione — mero prodotto di riflettori, punto di vista, desiderio — ma quella di Beulah Sands era una bellezza inoppugnabile, superiore a ogni analisi, definita come la stella della sera contro il cielo del crepuscolo. Di statura media, giovanile, ma con una figura modellata in modo maturo, affascinante, piena e rotonda, che tuttavia, per la perfetta proporzione, sfuggiva a qualsiasi accenno di “grassezza”. La testa, circondata e coronata da una ricchezza di capelli biondo scuro, poggiava su un collo che sarebbe sembrato corto se la sua slanciata colonna non fosse sorta così graziosamente dalle adorabili linee del petto e delle spalle sottostanti. Era sul viso, tuttavia, e infine sugli occhi, che lo sguardo si soffermava inevitabilmente: il viso roseo, con fossette su entrambe le guance piene, che sollevavano una protesta ridente contro la triste inclinazione che portava leggermente in basso gli angoli di una bocca forse troppo grande per essere bella, se la curva corallina delle labbra non fosse stata così squisitamente perfetta. Il naso dritto, dalle narici sottili, la fronte ampia, la mascella quadrata e piena, bassa quasi quanto il mento nei punti in cui si congiungeva sotto le orecchie, suggerivano dignità e alta risolutezza unite a un potere di intenti raro nelle donne. La combinazione di fronte, mascella e naso si vedeva raramente. Se fosse stata posseduta da un uomo, lo avrebbe certamente spinto verso il campo di battaglia come sua vocazione. Ma la gloria più grande di Beulah Sands erano i suoi occhi: grandi, pieni, molto grigi, molto blu, vividi di tutto il fascino della sua personalità, pieni di sorrisi e lacrime, di spiritualità e passione; un istante, francamente innocenti, illuminavano il volto di una Madonna bionda; quello successivo, visti attraverso le straordinarie ciglia lunghe e nero corvino sotto le sopracciglia nere finemente disegnate, accarezzavano, civettavano, attiravano. In seguito scoprii che gran parte del fascino puramente fisico di questa ragazza risiedeva in questa strana fusione di candore inglese e tinte andaluse, sebbene la qualità duratura del suo fascino risiedesse certamente in un’esaltazione dello spirito che riusciva a rendere consapevole anche il più ottuso. Mentre stava lì a guardare Bob nel mio ufficio quel mezzogiorno di tanto tempo fa, aggraziata e a suo agio in un completo grigio, con un turbante dalle piume grigie sulla testa e minuscoli nastri di pizzo al collo e ai polsi, era davvero squisita, estremamente delicata e, sebbene fosse una donna del Sud tra le più tipiche, molto diversa dalla solita ragazza bruna che proviene dalla terra di Dixie.

Questa ragazza che entrò nel nostro ufficio quel sabato di luglio, proprio in tempo per interferire con la gita che Bob Brownley ed io avevamo programmato, e che era destinata a deviare il fiume dell’esistenza finora placido del mio compagno e trasformarlo in un’alternanza di correnti ruggenti e calme mortali, era davvero la creatura più squisita che si potesse concepire. So che il mio pensiero deve essere stato anche quello di Bob, poiché i suoi occhi erano rivettati sul viso di lei. Lei abbassò le ciglia nere come un velo mentre continuava:

«Signor Brownley, vengo appena da Sands Landing. Sono molto ansiosa di parlarle di una questione d’affari. Le ho portato una lettera da parte di mio padre. Se ha altri impegni posso aspettare fino a lunedì, sebbene,» e le ciglia velate di nero si sollevarono, mostrando gli occhi mezzi ridenti e mezzi patetici, «desideravo molto sottoporle i miei affari al più presto possibile.»

C’era un debole tocco di supplica nella voce affascinante mentre parlava, che era irresistibile, ed entrambi eravamo disposti a dimenticare di avere il pranzo che ci aspettava sul Tribesman.

«Entri nel mio ufficio, signorina Sands, e tutto il mio tempo è a sua disposizione,» disse Bob, aprendo la porta tra il suo ufficio e il mio. Dopo aver mandato un biglietto a mia moglie, dicendole che avremmo potuto fare tardi per un’ora o due, mi misi ad aspettare Bob nell’ufficio comune, e fu una lunga attesa. Trenta minuti divennero un’ora e un’ora ne divennero due prima che Bob e la signorina Sands uscissero. Dopo averla fatta salire su una carrozza diretta al suo hotel, disse con un tono stranamente assorto: «Jim, devo parlare con te, devo avere un tuo buon consiglio. Che ne dici di sbrigarci ad andare allo yacht e, dopo pranzo, dire a Kate che abbiamo degli affari da sbrigare? Non voglio far aspettare quella ragazza più del necessario per una risposta che non posso darle finché non avrò le tue idee.» Dopo pranzo, a prua del ponte superiore, Bob si sfogò. Sfogò è la parola giusta, perché dal momento in cui aveva fatto salire la signorina Sands sulla carrozza fino a quel momento, era evidente anche a mia moglie che i suoi pensieri erano ovunque tranne che sulla nostra gita.

«Jim,» esordì con una voce che tremava nonostante i suoi sforzi per farla sembrare calma, «non c’è modo di nascondere il fatto che sono terribilmente scosso da questa faccenda, e voglio fare tutto il possibile per questa ragazza. Non c’è bisogno che ti dica quanto dobbiamo mantenere sacro ciò che mi ha appena confidato. Vedrai, mentre ti racconto, che è una cosa sacra, e so che la vedrai come la vedo io. La signorina Sands deve essere aiutata a uscire dai suoi guai.

«Il giudice Lee Sands, suo padre, è il capo della vecchia famiglia Sands della Virginia. I Sands della Virginia non si tolgono il cappello davanti a nessun’altra famiglia in questo Paese, o altrove, se è per questo, per qualsiasi cosa che conti davvero. Hanno avuto cervello, cultura, denaro e una posizione consolidata fin da quando la Virginia fu colonizzata per la prima volta. Sono le persone migliori del nostro Stato. È un detto comune in Virginia che un Sands di Sands Landing può arrivare alla magistratura, al Senato degli Stati Uniti, alla Camera o alla poltrona di governatore fin dal primo passo, e quasi tutti gli uomini di famiglia hanno ricoperto una o tutte queste cariche per generazioni. L’attuale giudice le ha ricoperte tutte. Non lo conosco personalmente, sebbene la mia gente e la sua siano state in rapporti stretti fin da molto tempo fa. Sands Landing sul James dista circa cinquanta miglia da casa nostra. Il giudice, il padre di Beulah Sands, è vicino ai settant’anni e, come ho sentito dire da mia madre e mio padre, è un uomo d’altri tempi, un vero pilastro della Virginia. Essendo ricco — cioè, ciò che noi virginiani chiamiamo ricco, un milione o giù di lì — è stato molto attivo negli affari, e sapevo, prima che sua figlia me lo dicesse, che era il fiduciario di quasi tutti i migliori patrimoni della nostra parte del Paese. Sembra, da quello che racconta, che ultimamente sia stato molto attivo nello sviluppo delle nostre miniere di carbone e ferrovie, e che in particolare abbia avuto un ruolo di primo piano nella Seaboard Air Line. Conosci la strada, perché tuo padre era un direttore, e penso che la banca sia stata importante nei suoi affari finanziari. Ora, Jim, questa povera ragazza, che, a quanto pare, ha lavorato di recente come segretaria del giudice, ha appena appreso che quel colpo di mano di Reinhart e della sua banda ha completamente rovinato suo padre. Il declino ha sommerso la sua fortuna personale e, cosa peggiore, anche un milione o un milione e mezzo dei suoi fondi fiduciari, e il vecchio giudice... beh, tu ed io possiamo comprendere la sua posizione. Anche se non so se tu possa farlo davvero, perché non comprendi appieno la nostra vita in Virginia e il genere di posizione venerata che un uomo come il giudice Sands occupa. Dovresti conoscerla per comprendere appieno il suo attuale purgatorio e la terribile posizione di questa figlia, poiché sembra che, da quando ha iniziato a finire nei guai, si sia affidata a lei per coraggio e idee. Dalla nostra conversazione deduco che lei possiede un meraviglioso bagaglio di nozioni commerciali aggiornate, e sono convinto, da ciò che espone, che gli affari del giudice siano senza speranza, e, Jim, quando quel vecchio cadrà sarà un crollo che scuoterà il nostro Stato sotto più di un aspetto.

«Finora la ragazza ha incassato il colpo come un uomo ed è riuscita a tenere a galla il giudice, presentandolo con un aspetto tale da contenere i sospetti sulla sua reale condizione finanziaria, sebbene lei affermi che Reinhart e il suo avvocato di Baltimora, per lo spietato modo in cui hanno stretto la morsa per scuotere le sue partecipazioni nella Air Line, devono avere il sentore che il giudice sia finito a mare. Il vecchio signore può far andare avanti le cose per altri sei mesi senza mettere a repentaglio nessuno dei restanti fondi fiduciari, di cui ha circa due milioni, e mentre sua moglie, che è un’invalida, sa che il giudice ha qualche problema, non sospetta la sua reale posizione. Sua figlia dice che quando è arrivato il colpo, quel giorno del panico, quando Reinhart ha fatto precipitare le azioni e ha affondato i banchieri e i soci di suo padre nella compagnia, i Wilson di Baltimora, ha avuto una lotta spaventosa per impedire a suo padre di impazzire. Mi ha raccontato che per tre giorni e tre notti lo ha tenuto chiuso nelle loro stanze all’hotel di Baltimora, per evitare che andasse a cercare Reinhart e il suo avvocato Rettybone per ucciderli entrambi, ma che alla fine è riuscita a calmarlo e insieme hanno iniziato a pianificare.

«Jim, è stato straziante sedersi lì ad ascoltare i piani per recuperare che questo vecchio gentiluomo e questa ragazza, perché ha solo ventun anni, hanno cercato di escogitare. Le lacrime mi sono scese davvero lungo le guance mentre ascoltavo; non ho potuto farne a meno; non avresti potuto nemmeno tu, Jim. Ma alla fine, tra tutti i piani considerati, ne hanno trovato solo uno che aveva un barlume di speranza, e la seria menzione anche solo di quello, Jim, in qualsiasi circostanza che non fosse quella attuale, ti farebbe pensare che avessimo a che fare con dei pazzi. Ma la ragazza è riuscita a farmi pensare che valga la pena tentare. Sì, Jim, ci è riuscita, e gliel’ho detto, e spero in Dio che quel tuo pragmatismo testardo non ti faccia bocciare la cosa.»

Bob Brownley si era alzato in piedi; stava scivolando via dalle catene di quella passione infuocata e romantica del Sud che anni di università e di Wall Street gli avevano insegnato a tenere prigioniera. I suoi occhi lanciavano scintille. Le sue narici vibravano come quelle di un cervo nei boschi autunnali. Mi affrontò con le mani serrate.

«Jim Randolph,» continuò, «mentre ascoltavo la storia di quella ragazza sulla terribile crudeltà e la diabolica slealtà praticata dalle iene umane che tu ed io frequentiamo, iene umane che, quando vanno in cerca di dollari sporchi — l’unica cosa di cui sanno qualcosa — mettono in ombra le vere bestie selvagge — quando ho ascoltato, ti dico che non mi avrebbe dato alcuno scrupolo di coscienza piantare una pallottola in quel viscido mascalzone di Reinhart. Sì, e anche in quel cagnolino al suo soldo, che prostituisce un buon nome di famiglia e una posizione, e una capacità ereditata che l’Onnipotente intendeva per usi più onesti che l’intrappolamento di vittime sulle cui borse il suo padrone nato nel fango ha posato occhi lascivi. E, Jim, mentre ascoltavo, una schiera di vecchi amici ha invaso la mia memoria — amici che non vedo da prima di andare ad Harvard, amici con cui ho passato molte ore felici nella mia vecchia casa in Virginia, amici nati dalla mia immaginazione, crociati forti e robusti, che portavano la spada, la croce e lo stendardo con la scritta “Per l’Onore e per Dio”. Vecchi amici che entravano nella mia infanzia e strombazzavano: “Bob, non dimenticare, quando sarai uomo, che l’obiettivo è l’onore, e il codice: fai al tuo prossimo quello che vorresti fosse fatto a te. Non dimenticare che i milioni sono lo stemma dei mediocri”. E, Jim, mi è sembrato che i miei amici mi guardassero con occhi di rimprovero, dicendo: “Sei ben avviato sulla strada giusta, Bob Brownley, e col tempo il tuo cuore e la tua anima porteranno il marchio della S sinuosa sulle due barre verticali, e non sarai che un individuo frenetico nell’esercito dei Dollari Sporchi”. Jim, Jim Randolph, mentre ascoltavo quel racconto straziante della trasformazione del paradiso di quella ragazza in un inferno, non ho visto quell’aureola che tu ed io abbiamo pensato circondasse il segno della Randolph & Randolph. Non l’ho vista, Jim, ma ho visto me stesso, e non mi sono sentito orgoglioso dell’immagine. Mio Dio, Jim, è possibile che tu ed io ci siamo uniti alla nobiltà dei Dollari Sporchi? È possibile che stiamo lasciando tracce lungo il sentiero della nostra vita come quella che Reinhart ha lasciato attraverso la casa di questi virginiani, tracce come quelle che questa ragazza mi ha mostrato?»

Bob si era spinto fino a uno stato di frenesia. Non l’avevo mai visto così agitato come quando stava in piedi davanti a me e quasi gridava questa feroce autocritica.

«Per l’amor del cielo, Bob, riprenditi,» lo esortai. «Il capitano sul ponte ci sta fissando con occhi sbarrati e Katherine salirà qui per vedere cosa è successo. Ora, sii un bravo ragazzo e lasciami parlare di questa faccenda in modo sensato. Al passo a cui stai andando non possiamo fare nulla per aiutare i tuoi amici. Inoltre, cosa c’è per cui tu ed io dovremmo rimproverarci? Non siamo dei sabotatori e nessuno dei nostri dollari è macchiato di Finanza Frenetica. Mio padre, come sai, disprezzava Reinhart e quelli della sua risma tanto quanto noi. Sii te stesso. Cosa vuole che tu faccia questa ragazza? Se è qualcosa di ragionevole, consideralo fatto, perché sai che non c’è nulla che io non farei per te se me lo chiedessi.»

L’isteria di Bob svanì. Si accasciò sul sedile della ringhiera al mio fianco.

«Lo so, Jim, lo so, e devi perdonarmi. Il fatto è che la storia di Beulah Sands ha risvegliato un sacco di pensieri che ho tenuto chiusi in cantina negli ultimi anni, perché, a dire il vero, ho delle brutte fitte di coscienza di tanto in tanto quando mi metto a pensare a questo nostro gioco dei dollari.»

Vidi che il sangue impulsivo si stava raffreddando rapidamente e che sarebbe stata solo una questione di minuti prima che Bob tornasse lucido.

«Ora, cosa vuole che tu faccia?» insistetti. «È un caso di denaro, di noi che cerchiamo di aiutare suo padre?»

«Niente del genere, Jim. Non conosci il fiero sangue della Virginia. Né quella ragazza né suo padre accetterebbero mai un aiuto economico da nessuno. Preferirebbero il crollo e la tomba prima.»

Fece una pausa e poi continuò in modo impressionante:

«Ecco come la mette lei. Lei e suo padre hanno raccolto i suoi diversi lasciti e li hanno trasformati in contanti, una cifra di sessantamila dollari, e lei è riuscita a convincerlo a lasciarle venire qui per vedere se nei prossimi sei mesi non potesse, in qualche mossa disperata sul mercato, farli crescere abbastanza da recuperare almeno i fondi fiduciari. Sì, lo so che è un’idea folle. Gliel’ho detto all’inizio, ma non ce n’era bisogno; lei lo sapeva, perché non è solo brillante, ma ha la migliore idea di business che io abbia mai conosciuto in una donna. Ma è la loro unica possibilità, Jim, e mentre ascoltavo la sua argomentazione sono passato dalla sua parte.»

«Ma come le è venuto in mente di venire da te con questo schema straordinario?» lo interruppi.

«È andata così: suo padre, che conosceva la Randolph & Randolph attraverso la gestione da parte di tuo padre degli affari della Seaboard, ha saputo del mio legame con la casa e le ha dato una lettera, chiedendomi di fare ciò che potevo per aiutare sua figlia a realizzare i suoi piani. Lei vuole ottenere una posizione da noi, se possibile, in qualche sorta di capacità, segretaria, impiegata riservata o, come dice lei, qualsiasi posto che giustifichi la sua presenza in ufficio. Mi dice che è brava con la stenografia, con la macchina da scrivere o con la corrispondenza, inoltre che è stata collaboratrice di riviste. Se si può organizzare, dice che, sotto la sua responsabilità, sceglierà il momento e l’azione, e scaglierà l’ultima parte della fortuna dei Sands sul mercato, e, Jim, lei è coraggiosa. Il colpo sembra aver trasformato questa ragazza in una creatura meravigliosamente nervosa e, vecchio mio, sto cominciando ad avere la sensazione che forse le carte possano girare in modo che lei riesca a salvare il giudice. Tu ed io sappiamo dove cifre inferiori a sessantamila sono state portate a milioni più di una volta, e questo, per di più, senza l’aiuto che lei avrà, perché farò sicuramente tutto il possibile per aiutarla a guidare questa ultima possibilità verso zone meno insidiose.»

Bob nel suo entusiasmo aveva perso completamente di vista il fatto che stava approvando un progetto che solo un momento prima aveva definito folle, e con un sussulto mi resi conto di cosa significasse questa improvvisa trasformazione. Inevitabilmente, se il progetto che aveva delineato fosse stato realizzato, Bob e la bellissima ragazza del Sud si sarebbero trovati in una stretta associazione reciproca, e un’ulteriore conoscenza non avrebbe potuto che approfondire lo sconvolgente influsso che Beulah Sands aveva già ottenuto sul mio compagno, solitamente sano e lucido. Mentre guardavo il mio amico, ardente di un ardore tanto insolito quanto impulsivo, sentii una stretta al cuore al pensiero dell’improvviso incrocio della strada della sua vita. Ma anch’io ero pieno del fascino della meravigliosa bellezza di questa ragazza, e la sua terribile situazione mi colpiva quasi quanto aveva colpito Bob. Così, sebbene sapessi che sarebbe stato fatale per qualsiasi possibilità che lui valutasse la questione con buon senso, sbottai:

«Bob, non ti biasimo per essere d’accordo con i piani della ragazza. Se fossi nei tuoi panni, lo farei anch’io.»

Le lacrime vennero agli occhi di Bob mentre mi stringeva la mano e diceva:

«Jim, come potrò mai ripagarti per tutte le cose buone che hai fatto per me... come potrò!»

Non era il momento di cedere a sfoghi emotivi, e mentre Bob cercava di riprendere il controllo, continuai:

«Torna con i piedi per terra ora, Bob; guardiamo questa cosa in modo diretto. Tu ed io, con la nostra posizione sul mercato, possiamo fare molte cose per aiutare a far salire quei sessantamila a cifre più alte, ma sei mesi sono pochi e un milione o due sono un mondo di soldi.»

«Lo sa,» disse lui, «e il tempo è molto più breve e la strada da percorrere molto più lunga di quanto tu immagini,» rispose. «Questa ragazza è tesa come la corda di un violino su uno Stradivari, e dichiara che non accetterà mance di carità o favori insoliti da noi o da chiunque altro. Ma non parliamo di questo ora, altrimenti ci scoraggeremo. Facciamo come dice lei e confidiamo in Dio per il risultato. Sei disposto, Jim, a prenderla in ufficio come una sorta di segretaria confidenziale? Se lo farai, mi prenderò io carico del suo conto, e insieme faremo tutto ciò che due uomini possono fare per lei e per suo padre.»

Capitolo II.

La settimana seguente vide Miss Sands, della Virginia, segretaria particolare del capo della Randolph & Randolph, insediata in un piccolo ufficio tra il mio e quello di Bob. Non era lì da un giorno che già sapevamo che era una gran lavoratrice. Passava le ore a esaminare rapporti e ad analizzare bilanci finanziari, mostrando una sagacia straordinaria in una persona così giovane. Spiegò la sua conoscenza dei numeri con il lavoro manuale che aveva svolto per il giudice, di cui aveva tenuto tutti i conti. Bob ed io vedemmo che era determinata a soffocare la memoria in quell'antidoto per tutti i mali del cuore e dell'anima: il lavoro. La sua vita in ufficio era la semplicità stessa. Non parlava con nessuno eccetto Bob, se non in relazione a questioni d'affari della ditta che potrei averle inviato tramite uno degli impiegati per sbrigare. Per gli altri nella banca, lei era solo una giovane donna di lettere anticonformista i cui alti legami sociali le avevano dato questa opportunità di penetrare i segreti della finanza, attraverso l'esperienza reale, per usarli in futuri romanzi. Si era sparsa la voce che fosse la scrittrice di grande distinzione che, sotto uno pseudonimo, aveva recentemente lasciato il segno nel guscio letterario del mondo — un suggerimento che indovinai correttamente essere uno dei modi delicati di Bob per spianarle la strada. Avevo provato in ogni modo a renderle le cose facili, ma per me era impossibile scioglierla nel parlare, e alla fine rinunciai. Se non fosse stato che ogni volta che passavo davanti alla porta del suo ufficio ero costretto dal fascino che avevo provato fin dal principio, e che, invece di diminuire, era aumentato con la sua reticenza, a dare un'occhiata alla figura silenziosa con gli occhi bassi, che lavorava alla scrivania come se la sua vita dipendesse dal non perdere mai un secondo, non avrei saputo che era nell'edificio. Mia moglie, su mio suggerimento, aveva cercato di indurla a farci visita; infatti, dopo averla messa al corrente di quanto bastava della storia di Beulah Sands affinché potesse vedere le cose nella giusta prospettiva, aveva deciso di provare a portarla a casa nostra per vivere. Ma sebbene la ragazza fosse dolcemente gentile nell'apprezzare le premurose attenzioni di Kate, a modo suo ci fece capire entrambi che i nostri sforzi sarebbero stati vani, che la sua posizione doveva essere la stessa di qualsiasi altro impiegato dell'ufficio. Alla fine entrambi la lasciammo a se stessa. Bob mi spiegò, circa tre settimane dopo il suo arrivo in ufficio, che non riceveva visitatori a casa sua, un hotel in una tranquilla strada residenziale, e che persino lui non aveva mai avuto il permesso di andarla a trovare lì.

Ma dal giorno in cui venne a occupare la sua scrivania nel nostro ufficio, Bob fu un uomo cambiato, se in meglio o in peggio né Kate né io potevamo decidere. La sua vecchia elasticità saltellante era svanita, e con essa la sua risata scrosciante. Ora era un uomo dove prima era stato un ragazzo, un uomo con un fardello. Anche se non avessi conosciuto la storia di Beulah Sands, avrei indovinato che Bob stava barcollando sotto un carico strano. Mentre prima, dalla chiusura della Borsa fino alla sua apertura la mattina seguente, lui era, come amava dire Kate, sempre pronto a riempire ogni ruolo, da accompagnatore a infermiere, sempre disponibile per qualsiasi svago pianificassimo, da una cena bohémien all'opera, ora passavano settimane senza che lo vedessimo a casa nostra. In ufficio c'era il detto che, fuori dal suono del gong, Bob Brownley non sapeva di essere nel settore azionario. In passato ogni impiegato sapeva quando Bob arrivava o se ne andava, perché era con una corsa, un grido, una risata e uno sbattere di porte; e sul pavimento della Borsa nessun uomo faceva così tanti scherzi, o eseguiva i suoi ordini con tanta allegra buona natura e chiassosa esuberanza. Ma dal giorno in cui la ragazza della Virginia incrociò il suo cammino, Bob Brownley fu un uomo che pensava, pensava, pensava tutto il tempo. Era solo con uno sforzo che teneva gli occhi su chiunque stesse parlando abbastanza a lungo da comprendere ciò che veniva detto, e se il discorso occupava molto tempo, sarebbe stato evidente all'interlocutore che Bob era perso tra le nuvole. Tutti i suoi amici e soci notarono il cambiamento, ma io solo, eccetto forse Kate, ne avevo un'idea della causa. Sapevo che due milioni di dollari e il Capodanno in arrivo stavano saltando come canguri sui binari e i fossi mentali di Bob, sebbene non lo sapessi da nulla che mi avesse detto, perché dopo quella conversazione sul ponte superiore del Tribesman si era chiuso come un'ostrica.

Non mi evitava esattamente, ma mi mostrava in molti modi di essere entrato in un nuovo mondo, in cui desiderava stare da solo. Che la situazione di Beulah Sands avesse risvegliato in intensa attività tutto il romanticismo latente della natura del mio amico, non mi sorprese. Prevedevo fin dal principio che Bob si sarebbe innamorato perdutamente di questa bellissima ragazza carica di dolore, ed era presto ovvio che la freccia a lungo ritardata aveva piantato la sua punta nelle profondità più intime del suo essere. Il suo era più che amore; una fervida idolatria possedeva ora la sua anima, mente e corpo. Eppure le sue manifestazioni esteriori erano l'opposto di ciò che ci si sarebbe aspettati in questo allegro e ottimista uomo del Sud. Era piuttosto un culto sacerdotale, un'imperturbabilità calma che nulla sembrava distrarre o turbare, almeno in presenza della dea che ne era l'oggetto. Ogni mattina passava attraverso il mio ufficio diretto dritto nella stanzetta che lei occupava come se fosse il suo unico punto focale della giornata, ma una volta udito il suo "Buongiorno, Miss Sands", sembrava riprendersi, e mentre era in sua presenza era il Bob Brownley di una volta. Entrava e usciva tutto il giorno con un pretesto qualsiasi, sempre entrando con un'impazienza non dissimulata, lasciando con una lentezza sognante e riluttante. Che non la vedesse mai fuori dall'ufficio, ne sono sicuro, perché lei gli dava la buonanotte quando lui o lei se ne andavano per la giornata con la stessa dignità del "non venire con me" che mostrava a tutti noi altri. Non avevo tentato di dire una parola a Bob sui suoi sentimenti per Beulah Sands, né lui aveva mai sollevato l'argomento con me. Al contrario, lo evitava studiatamente.

Tre mesi dei sei erano ormai trascorsi, e ogni giorno pensavo di notare una crescente ansia in Bob. Aveva aperto un conto speciale per Miss Sands sui libri della casa a suo nome come agente, con un credito di sessantamila dollari, ed entrambi lo osservavamo con una penosa intensità di esame. Era cresciuto a scatti irregolari, finché il saldo al primo ottobre era di quasi quattrocentomila dollari. Su alcune operazioni Bob mi aveva consultato, e su altre, due in particolare in cui chiuse dopo pochi giorni di attività con quasi duecentomila dollari di profitto, non sapevo nemmeno su cosa si basasse la negoziazione finché le azioni non furono vendute. Poi disse:

«Jim, quella signorina della Virginia può darci un grande vantaggio e batterci al nostro stesso gioco. Mi ha detto di comprare tutte le Burlington e Sugar che il suo conto poteva reggere, e non ha nemmeno chiesto la mia opinione. In entrambi i casi pensavo che le operazioni fossero più il risultato di una notte insonne e di una decisione del tipo "devo fare qualcosa" che altro, e le ho affrontate entrambe con un brivido; ma quando mi ha detto di venderle in un momento in cui pensavo che potessero salire ancora e il giorno dopo sono crollate, non ho potuto fare a meno di pensare al destino che plasma i nostri fini.»

Da parte mia, cercai di aiutare. In un'occasione, senza consultarla, inserii il suo conto in una sottoscrizione a colpo sicuro, in cui avrebbe potuto realizzare un profitto di un quarto di milione, ma quando Bob le riferì ciò che avevo fatto, lei insistette con grande dignità che il suo nome venisse ritirato. Dopo di allora nessuno dei due osò aiutarla con scorciatoie. Bob era profondamente impressionato dai suoi principi e, commentandoli, disse: «Jim, se tutta Wall Street avesse un codice simile a quello di Beulah Sands a cui attenersi nelle loro scommesse, il nostro sarebbe un gioco più giusto e virile, e molti dei multimilionari farebbero gli impiegati, mentre un sacco di trader che vivono alla giornata verrebbero in centro su un'auto nuova ogni giorno della settimana. Lei non crede nel gioco d'azzardo in borsa. Ha calcolato che ogni dollaro che un uomo guadagna, un altro lo perde; che chi guadagna non dà nulla in cambio di ciò che si porta via; e che la perdita dell'altro rende lui e i suoi cari infelici come farebbe una rapina della stessa entità. Eppure si rende conto che deve recuperare quei milioni rubati a suo padre ed è disposta a soffocare la propria coscienza per tentare, a condizione di non trarre alcun vantaggio ingiusto dagli altri giocatori. L'altro giorno mi ha detto: "Ho deciso, per dovere verso mio padre, di accantonare i miei pregiudizi contro il gioco d'azzardo, ma nessun dovere verso di lui o chiunque altro può giustificarmi nel giocare con carte truccate". Jim, c'è materia di riflessione per te e per me, non credi?»

Non discussi con lui, perché, dopo quello sfogo del sabato, avevo deciso di evitare di agitare Bob inutilmente. Inoltre, dovevo ammettere a me stesso che le cose che aveva detto allora avevano sollevato pensieri scomodi in me, pensieri che mi facevano guardare meno fiduciosamente di tanto in tanto la vecchia insegna della Randolph & Randolph e il grande registro che mostrava che io, un comune cittadino di un paese libero, ero il possessore assoluto di più denaro di quanto centomila dei miei simili messi insieme avrebbero potuto accumulare in una vita, sebbene ognuno avesse lavorato più duramente, più a lungo, più coscienziosamente e forse con più abilità di me.

Su come il codice di Beulah Sands avesse influenzato il mio amico, ero all'oscuro. Per la prima volta nella nostra frequentazione ero completamente al buio su ciò che stesse facendo in termini di borsa. Fino a quel sabato ero il primo a cui correva per le congratulazioni quando faceva un colpo grosso sugli altri in borsa, e invariabilmente cercava me per consolazione quando i ragazzi lo "colpivano duramente", come diceva lui. Ora non diceva una parola sui suoi scambi. Vidi che il suo conto con la ditta era inattivo, che il suo saldo era pressoché lo stesso di prima dell'avvento di Miss Sands, e giunsi alla conclusione che si stesse riposando sugli allori e dando la sua attenzione indivisa al conto di lei e all'esecuzione delle sue commissioni. La sua gestione degli affari della ditta non mostrava alcun cambiamento. Era ancora il miglior broker sul parterre. Tuttavia, conoscendo Bob come lo conoscevo, non riuscivo a togliermi dalla testa che il suo cervello stesse correndo come una ruota da mulino alla ricerca di una qualche soluzione di successo al tremendo problema che doveva essere risolto nei successivi tre mesi.

Poco dopo l'invio degli estratti conto del primo ottobre, Bob passò a trovare Kate e me una sera. Dopo che lei si fu ritirata e noi avemmo acceso i sigari in biblioteca, disse:

«Jim, voglio un po' di quei tuoi consigli vecchio stampo. La Sugar è in vendita a 110, e li vale; anzi, è a buon mercato. Il titolo è ben distribuito tra gli investitori, non ne circola molto per la "Strada". Un buon, grande movimento di acquisto, ben gestito, la farebbe saltare a 175 e la manterrebbe lì. Sono solido?»

Fui d'accordo con lui.

«Va bene. Ora quale motivo c'è per un buon, grande, energico rialzo? Quel disegno di legge tariffario è a Washington. Se passa, la Sugar sarà più economica a 175 che a 110.»

Di nuovo fui d'accordo.

«La "Standard Oil" e la gente della Sugar sanno se passerà, perché controllano il Senato e la Camera e possono indurre il Presidente a rigare dritto. Cosa ne dici?»

«D'accordo,» risposi.

«Non c'è dubbio, vero?»

«Nemmeno il minimo.»

«Ancora una volta giusto. Quando 26 Broadway dà l'ordine segreto al capo di Washington e lui lo trasmette ai corrotti, ci sarà un accumulo silenzioso del titolo, non è vero?»

«Hai ragione, Bob.»

«E l'uomo che per primo sa quando Washington inizia a comprare Sugar è l'uomo che dovrebbe caricarsi in fretta e spingerla verso un alto livello. Se lo fa velocemente, gli azionisti, che ora ce l'hanno, otterranno una fetta succosa del melone che matura, una fetta che altrimenti andrebbe a quei cupidi ipocriti a Washington, che dichiarano sempre pubblicamente di essere lì per servire i loro connazionali, ma che non si stancano mai di esprimersi ai loro broker come se non fossero in politica per la loro salute.»

«Fin qui, ragionamento valido,» commentai.

«Jim, l'uomo che per primo sa quando i Senatori, i Deputati e i membri del Gabinetto iniziano a comprare Sugar, è l'uomo che può prendere quattro piccioni con una fava: riconquistare una parte della fortuna rubata al giudice Sands; aumentare il proprio gruzzolo verso il primo gennaio, quando, se la piccola signora della Virginia fosse a corto di qualche centinaio di migliaia di dollari della somma necessaria, lui potrebbe, se trovasse un modo di indurla ad accettarlo, colmare la carenza; ingrassare il conto bancario di un buon amico di un milione o giù di lì, e fare un bel favore agli azionisti che stanno per essere, per la centesima volta, dissanguati di un profitto legittimamente loro.»

Bob era acceso dall'entusiasmo, il primo che gli vedevo mostrare da tre mesi. Vedendo che l'avevo seguito senza obiezioni fin lì, continuò:

«Bene, Jim, so che gli acquisti a Washington sono iniziati. Tutto ciò che so l'ho scavato per me stesso e sono libero di usarlo come preferisco. Ho esaminato l'affare con Beulah Sands, e abbiamo deciso di puntare tutto. Lei ha un saldo di circa quattrocentomila dollari, e ho intenzione di diluirlo. Comprerò per lei 20.000 azioni e ne prenderò 10.000 per me. Se tu entrassi per altre 20.000, mi darebbe un mare aperto su cui navigare. So che tu non speculi mai, Jim, per la ditta, ma ho pensato che in questo caso potresti entrare personalmente.»

«Non dire altro, Bob,» risposi. «Questa volta la regola va a farsi benedire. Ma farò di meglio: metterò un milione e tu potrai arrivare fino a 70.000 per me. Questo ti darà un potere d'acquisto di 100.000, e voglio che tu usi le mie ultime 50.000 azioni come leva.»

Non avevo mai speculato su un'azione da quando ero entrato nella ditta Randolph & Randolph, e per principi generali, speciali e di ogni altro tipo ero contrario al gioco d'azzardo in borsa, ma vidi come Bob l'avesse calcolato, e che per rendere l'affare sicuro era necessario che avesse una buona riserva di potere d'acquisto su cui ripiegare se, dopo aver iniziato, i padroni del "Sistema", nel cui gioco si stava intromettendo e i cui piani avrebbe potuto sconvolgere, avessero cercato di far crollare il prezzo per cacciarlo dalle loro riserve. Bob sapeva come la pensavo riguardo al suo affare proposto e normalmente non mi avrebbe permesso di avere la parte più corta, ma era diventato così cambiato nella sua ansia di fare quel denaro per i Virginiani che colse al volo la mia accettazione.

«Grazie, Jim,» disse con fervore, e continuò: «Certo, vedo cosa ti passa per la testa, ma accetterò il favore, perché l'affare è destinato ad avere successo. So che il tuo motivo per entrare è solo per dare una mano, e che non ti sentirai male perché le tue ultime 50.000 azioni saranno usate più come garanzia per il successo dell'affare che per profitto. E Miss Sands non potrebbe opporsi alla parte che svolgi, come ha fatto con la sottoscrizione, perché avrai comunque un grande profitto.»

Il giorno dopo la Sugar fu vivace in Borsa. Bob comprò tutto ciò che era in vista e gestì gli acquisti in modo magistrale. Quando suonò il gong di chiusura, Beulah Sands aveva 20.000 azioni, che le erano costate in media 115; Bob ed io avevamo 30.000 a una media di 125, e il titolo aveva chiuso a 132 in acquisto e con grande richiesta. Le 20.000 di Miss Sands mostravano 340.000 dollari di profitto, mentre le nostre 30.000 ne mostravano 210.000 al prezzo di chiusura. Tutte le ditte con i collegamenti telegrafici con Washington si stavano accapigliando freneticamente per la Sugar non appena iniziò a saltare. E sembrava proprio che le azioni fossero buone per le cifre fissate da Bob, 175, prezzo al quale i profitti dei Sands sarebbero stati di 1.200.000 dollari. Bob era fuori di sé dalla gioia. Cenò con Kate e me, e mentre lo osservavo il mio cuore quasi smise di battere al pensiero: "se dovesse succedere qualcosa per rovinare i suoi piani!". La sua felicità era patetica da vedere. Era come un bambino. Gettò via tutta la riserva degli ultimi tre mesi e rideva ed era serio a tratti. Dopo cena, mentre sedevamo in biblioteca davanti al caffè, si sporse verso mia moglie e disse:

«Katherine Randolph, tu e Jim non sapete in quale miseria sono stato per tre mesi, e ora... non arriverà mai il domani, così che io possa entrare nel vortice e concludere questo affare e rimandare quella ragazza da suo padre con il denaro! Volevo che telegrafasse al giudice che le cose sembravano volgere al meglio e che avrebbe riportato il sollievo, ma non ne ha voluto sapere. È una donna meravigliosa. Non ha mosso un ciglio oggi. Non credo che il suo battito sia accelerato di un ottavo stasera. Non ha mandato a casa una parola di incoraggiamento da quando è qui, se non per dire a suo padre che sta andando bene con le sue storie. Sembra che entrambi abbiano concordato che l'unico modo per risolvere la cosa fosse "tutto o niente", e che lei non avrebbe dovuto dire nulla finché non avesse potuto portare lei stessa la notizia di "salva" o "persa". Non so se non abbia ragione. Dice che se dovesse dare speranze a suo padre, e poi essere costretta a infrangerle, l'effetto sarebbe fatale.»

Bob accelerava il discorso, saltando da un punto all'altro, ma tornando invariabilmente a Beulah Sands e al domani e ai suoi profitti salvifici. Alla fine, arrivò a un punto in cui sembrava che dovesse scoperchiare tutto, e prima che Kate o io capissimo cosa stava per succedere si piazzò davanti a noi e disse:

«Jim, Kate, non posso arrivare a domani senza dirvi qualcosa che nessuno dei due sospetta. Devo dirlo a qualcuno, ora che tutto si sta sistemando e che Beulah sta per essere salvata; e a chi posso dirlo se non a voi, che siete stati tutto per me? Amo Beulah Sands, sinceramente, profondamente, con ogni fibra del mio essere. La venero, vi dico, e domani, domani se questo affare si concluderà come deve, e potrò mettere 1.500.000 dollari nelle sue mani e rimandarla a casa da suo padre, allora, allora le dirò che la amo, e Jim, Kate, se mi sposerà, addio, addio a questo inferno di caccia al dollaro, addio a tale miseria come quella in cui sono vissuto per tre mesi, e a casa, in una casa della Virginia, per Beulah e per me». Si accasciò su una sedia e le lacrime gli rigarono le guance. Povero, povero Bob, forte come un leone nelle avversità, isterico come una donna con la vittoria in vista.

Il giorno dopo lo Sugar aprì con una corsa selvaggia: «25.000 azioni da 140 a 152». È così che apparve sul nastro, il che significava che la folla attorno al polo dello Sugar era una calca e che le transazioni erano così pesanti, rapide e ingarbugliate che nessuno poteva dire con certezza quale fosse stato il primo prezzo, ovvero il prezzo di apertura; ma dopo la prima calma, dopo il gong, vennero ufficialmente riportate transazioni per un totale di 25.000 azioni a prezzi variabili da 140 a 152. Ero sul parterre a vedere la mischia, poiché si mormorava già molto prima delle dieci che lo Sugar avrebbe aperto in modo forsennato, e poi, volevo essere a portata di mano nel caso Bob avesse avuto bisogno di un consiglio rapido.

Un minuto prima che suonasse il gong, c'erano trecento uomini accalcati attorno al polo dello Sugar; uomini dai volti fermi e determinati; uomini con i cappotti abbottonati stretti e le spalle indietro per la calca rispetto alla quale, in confronto, quella di una squadra di football è un gioco da ragazzi. Ogni uomo in quella folla era un uomo scelto, scelto per ciò che stava per accadere. Ognuno sentiva che dal proprio potere individuale di mantenere la mente lucida, di urlare più forte, di non dimenticare nulla, di restare in piedi e di rimanere il più vicino possibile al centro della folla, dipendeva il suo «onore sul parterre», forse la sua fortuna, o, cosa che per lui contava di più, la fortuna del suo cliente. Quasi tutti erano laureati che si erano fatti le ossa nell'atletica o uomini di borsa stagionati il cui addestramento era stato persino più severo di quello dei campus universitari. Quando si sa prima dell'apertura della Borsa che ci saranno «cose da fare» in un certo titolo, la regola è mandare nella calca solo gli uomini scelti. Può esserci una fortuna da fare o da perdere in un minuto o in una frazione di minuto. Ad esempio, l'uomo che quella mattina era stato in grado di accaparrarsi le prime 5.000 azioni vendute a 140 avrebbe potuto rivenderle pochi minuti dopo a 152 e assicurarsi 60.000 dollari di profitto. E l'uomo mandato nella calca dal suo cliente per vendere 5.000 azioni all'«apertura» e che aveva ottenuto solo 140, quando il prezzo sarebbe stato 152 al momento di fare rapporto al cliente, era un uomo da compiangere. Ancora, il trader che la sera prima aveva deciso che lo Sugar era salito troppo in fretta, e che aveva «venduto allo scoperto» (cioè, venduto ciò che non aveva, con l'intenzione di ricomprare a un prezzo inferiore a quello di vendita) 5.000 azioni a 140 e che, ritrovandosi in quella folla in tumulto con lo Sugar che vendeva a 152, poteva uscirne solo subendo una perdita di 60.000 dollari, o correndo un altro rischio pagando più tardi 162 — anche un tale trader era da compiangere.

Nessuno che avesse scrutato la folla quella mattina avrebbe creduto che il volto calmo e fisso su quella figura indiana eretta, che occupava il centro stesso di quell'orda di scommettitori che attendevano solo il rintocco metallico del gong per lanciarsi come folli l'uno contro l'altro, fosse l'uomo isterico che la sera prima stava pregando disperatamente per questo momento. Quasi ogni uomo in quella folla era calmo, ma Bob Brownley era il più calmo di tutti. È il codice della Borsa che a ogni costo, di cuore o di nervi, un uomo debba mantenere un contegno decoroso fino al suono del gong. Poi, che debba essere quanto più vicino a una tigre scatenata possa essere reso un corpo e una mente umana. Solo io mi rendevo conto di quale vulcano infuriasse nel petto del mio amico. Se qualcun altro nella folla lo avesse saputo, le possibilità di successo di Bob sarebbero state pari a quelle di un canoista canadese che taglia per il Niagara verso Buffalo. Nove decimi del gioco in Borsa consistono nel non far sapere al lobo sinistro del cervello in quale gara sia impegnato il destro finché i numeri vincenti e quelli dei perdenti non sono sulla lavagna. Se uno di quei trecento pensatori fulminei o uno dei loro diecimila associati attenti avesse conosciuto in anticipo le intenzioni di un collega broker, la voce si sarebbe diffusa tra la folla con la certezza dell'etere stappato, e gli altri duecentonovantanove, al rintocco del gong, si sarebbero avventati alla gola l'uno dell'altro per le sue viscere, e prima ancora che sapesse che il gioco era iniziato, gli avrebbero spolpato le ossa con la nettezza di un avvoltoio. Improvvisamente, mentre osservavo la scena, risuonò attraverso la grande sala il primo colpo secco del gong. Non si udirono echi quella mattina. La voce metallica stava ancora plasmando il suo comando di «addosso, diavoli» quando da trecento gole scoppiò il suono selvaggio dell'urlo della Borsa. Nessun altro suono in nessuno dei luoghi aperti o nascosti di tutta la natura duplica l'urlo di una grande Borsa in un'apertura emozionante. Non solo riempie e riempie di nuovo lo spazio, poiché il volume è terrificante, ma ha un'individualità tutta sua, proveniente dall'incisivo «prendi-il-mio-ho-preso-il-tuo», dall'aggressivo, quasi arrogante «non-puoi-non-avrai-la-tua-strada», dalle note individuali e fiduciose «per-cielo-lo-farò» che entrano nel tutto, mentre si mescolano allo strillo acuto del trionfo e alla nota che si spegne della delusione, quando gli uomini del parterre realizzano il loro successo o il loro fallimento. Riconobbi la voce magnificamente risonante di Bob tra la massa: «40 per una parte qualsiasi di 10.000 Sugar». Fu questa offerta audace a gettare il terrore tra gli orsi e a riempire i tori di una frenesia di incoraggiamento. Di nuovo risuonò: «45 per una parte qualsiasi di 25.000»; e una terza volta: «50 per una parte qualsiasi di 50.000».

La grande folla ondeggiava in tutta la stanza. I cappelli venivano fracassati e le giacche venivano strappate dalle spalle dei loro proprietari come se fossero fatte di carta, e di tanto in tanto un compratore o un venditore particolarmente frenetico veniva trascinato a terra dall'impeto di coloro che cercavano di soddisfare la sua offerta o di afferrare la sua richiesta. Attraverso tutto il vortice selvaggio, dritta ed eretta e dominante era la figura di Bob, il suo volto freddo e inespressivo come un iceberg. In cinque minuti la massa umana era tornata al polo dello Sugar e ci fu l'inevitabile pausa mentre i suoi membri «verificavano».

Potevo vedere dalle poche voci che Bob stava facendo sul suo blocchetto che era stato costretto a comprare ben poco. Ciò significava che la sua campagna stava procedendo senza intoppi, che stava spingendo il mercato verso l'alto semplicemente offrendo, e che aveva ancora la maggior parte dei miei 50.000 non ancora acquistati, il che a sua volta significava che poteva continuare a far salire il prezzo, o nel caso in cui i suoi avversari avessero tentato di abbassarlo, sarebbe stato sotto il mercato con grandi ordini di sostegno.

Improvvisamente la pausa fu interrotta. La voce di Bob risuonò di nuovo: «153 per una parte qualsiasi di 10.000 Sugar». Di nuovo gli scommettitori si chiusero a cerchio e per altri cinque minuti la scena iniziale fu replicata, solo con una ferocia leggermente minore. Dopo dieci minuti di scambi frenetici, un potente scoppio di suoni rivelò che lo Sugar era richiesto a 160. Poi Bob si fece strada fuori dalla folla e, passando accanto a me, sibilò chiaramente: «Per il cielo, Jim, li ho in pugno!»

Tornai in ufficio. Dopo pochi minuti Bob, senza dire una parola, attraversò il mio ufficio ed entrò nella piccola stanza occupata da Beulah Sands. Si chiuse la porta alle spalle, una cosa che non aveva mai fatto prima. Passò solo un minuto finché non la aprì e mi chiamò. Nei suoi occhi c'era uno sguardo strano, uno sguardo nato dalla fusione di due potenti passioni, una di gioia, l'altra che non riuscivo a comprendere, a meno che non fosse quella dolce, che l'amore represso, emergendo da una terribile incertezza, genera nelle nature profonde e che di solito trova sfogo nelle lacrime. Beulah Sands era uno studio. Il suo cuore stava evidentemente oscillando e soffrendo per la notizia che Bob le aveva portato. Deve aver visto la vicinanza della liberazione dalla tortura che aveva riempito la sua anima negli ultimi tre mesi, eppure tale era il notevole autocontrollo della donna, tale il suo nobile coraggio, che si rifiutò di mostrare alcun segno esteriore dei suoi sentimenti. Era la ragazza riservata e dignitosa che avevo sempre visto. «Jim, la signorina Sands e io abbiamo pensato che fosse meglio fare un piccolo punto della situazione a questo stadio del nostro affare», esordì Bob. «Voglio sapere se siete entrambi d'accordo con me sull'attenersi ai piani originali di chiudere a 175. Non mi sono mai sentito più sicuro del fatto mio in questo affare. Il titolo è a 163 sul nastro proprio ora». Diede un'occhiata al nastro di carta bianca, il cui ogni piede in certi giorni significa Paradiso o Inferno per innumerevoli mortali, mentre scorreva fuori dal ticker nell'angolo dell'ufficio. «Sì, eccolo che riparte: 3¾, 4, 4¼ e 1.200 a mezzo. C'è una domanda enorme da tutte le parti. Gli acquisti di Washington sono illimitati; le case di commissione si accalcano l'una sull'altra per salire a bordo e gli "short" sono spaventati fino a un mutismo paralizzante. Non sanno se saltare dentro e coprirsi o mantenere le loro posizioni attuali, ma non hanno il fegato di combattere il rialzo, questo è certo. Gli uffici stampa hanno appena pubblicato la notizia che sto comprando per Randolph & Randolph, e loro per gli insider; che il nuovo dazio è come se fosse già approvato; e che alla riunione del consiglio di amministrazione di domani il dividendo dello Sugar sarà aumentato, e che è convenuto da tutte le parti che non smetterà di salire finché non supererà i 200. Sono stato costretto ad assumere solo 18.000 dei tuoi 50.000, e ai prezzi attuali ci sono oltre duecentomila di profitto. Penso di poter tornare là e in trenta minuti portarlo a 180. Poi se riposassi su di esso fino all'una circa e mi lanciassi per i veri fuochi d'artificio fino alla chiusura, potrei, sotto la loro copertura, lasciar sfuggire circa metà dei nostri acquisti, e domani aprirla con un vortice e lasciare andare il resto. Se sono fortunato farò una media di 180-185 per l'intero lotto, ma mi accontenterò se ottengo una media di 175, che mi permetterebbe di venderlo su una scala discendente fino a 160».

Concordai che la sua campagna era perfetta, e Beulah Sands disse nel suo solito modo pacato: «È interamente nelle sue mani, signor Brownley. Non vedo come un consiglio da parte nostra possa aiutare».

Bob tornò alla Borsa e io nel mio ufficio. Bob aveva avuto ragione di nuovo. In dieci minuti il nastro iniziò a urlare Sugar. Con transazioni enormi salì in quindici minuti a 188, in altri tre scese a 181, e poi risalì costantemente a 185½, si intorbidì, e fu sano e costante. Poco dopo Bob fu di ritorno e ci sedemmo di nuovo.

«Ho comprato altri 20.000 per te, Jim, su quel rialzo. Ne ho 38.000 in tutto degli ultimi 50.000, il che mi lascia 12.000 di riserva. La media è ben al di sotto di 75, e devono esserci 400.000 dollari per te in questo momento e un solido 1.400.000 nei 20.000 della signorina Sands, e 1.800.000 nei nostri 30.000. Dicono che sia un cattivo affare contare i pulcini nel guscio, ma i nostri stanno picchiando così forte per uscire che non posso fare a meno di farlo per questa volta. Starò lontano dal parterre per un'ora o poco più, poi andrò di là a concludere il tutto e — mio Dio, Beulah — signorina Sands — si sente male?»

Il volto della ragazza era grigio cenere e sembrava boccheggiare per la mancanza di respiro. Corsi a prendere dell'acqua mentre Bob le afferrava entrambe le mani, ma in un istante il sangue le tornò alle guance con una foga e lei disse: «Ero vertiginosa per un momento. Deve essere stato il pensiero di riportare 1.800.000 dollari a mio padre a sconvolgermi. Con quella cifra mio padre potrebbe onorare tutti i fondi fiduciari, e riavere abbastanza della sua fortuna da farci sembrare, dopo quello che abbiamo passato, più ricchi di quanto fossimo prima. Mi perdoni, signor Randolph, non è vero, se dico: Dio benedica lei e chiunque le sia caro, Dio la benedica? Cosa avrei potuto fare io o mio padre senza lei e il signor Brownley?»

Rivolse i suoi grandi occhi pieni su Bob, colmi di una luce che può venire solo agli occhi di una donna, solo a una donna davanti alla quale, mentre si trova sull'orlo dell'inferno, improvvisamente emerge il suo paradiso.

Acuto e stridulo squillò il telefono della Borsa di Bob. Lo squillo sembrava più stridulo; certamente era più lungo del solito. Bob saltò verso il ricevitore.

Capitolo III.

Ascoltò un momento, poi rispose: «Mantieni la posizione a 80 per 12.000 azioni. Sarò lì in un secondo». Lasciò cadere il ricevitore. «Jim, abbiamo colpito uno scoglio. Arthur Perkins, che ho lasciato di guardia al polo, dice che Barry Conant è appena saltato dentro e ha soddisfatto tutte le offerte. Lo ha portato giù a 81 e lo sta offrendo in blocchi da 5.000 ed è aggressivo. Devo arrivare lì in fretta», e scattò fuori dall'ufficio.

Balzai al telefono di Bob: «Perkins, presto!» «Cosa stanno facendo, Perkins?» chiesi un momento dopo.

«Conant mi ha quasi riempito. Sembra avere una botte piena a portata di mano», rispose.

«Compra 50.000 azioni, 5.000 ogni punto in discesa; e tutto ciò che rimane invenduto, dallo a Bob quando arriva. È sulla strada».

Chiusi la linea e mi voltai verso la signorina Sands:

«Questo non è il momento di stare sulle cerimonie, signorina Sands. Barry Conant è il broker principale di Camemeyer e della 'Standard Oil'. Il suo essere sul parterre significa guai. Non entra mai personalmente in un grande vortice a meno che non siano in cerca di sangue. Bob ha esaurito il suo potere d'acquisto, e sebbene le dica francamente che non speculo mai, non credo nella speculazione e sono in questo affare solo per Bob — e per lei — giuro che non intendo lasciare che puliscano il pavimento con lui senza almeno costringerli a ingoiare un po' della polvere che sollevano. La prego di non opporsi al mio aiuto, signorina Sands. Normalmente cederei ai suoi desideri, ma amo Bob Brownley solo dopo mia moglie, e ho abbastanza denaro da giustificare un'incursione in borsa. Se dovessero rovesciare Bob in questo affare, lui — beh, non lo faranno, se posso evitarlo», e partii di corsa per la Borsa.

Quando arrivai la scena era indescrivibile. Quella del mattino era mansueta in confronto. Un mercato al rialzo, per quanto terrificante, è sempre mansueto accanto a un crollo dell'orso. Nei pochi istanti che mi ci vollero per arrivare sul parterre, la battaglia era iniziata. La maggior parte dei membri della Borsa era in una folla densa incuneata contro la ringhiera dietro il polo dello Sugar. Non avrei potuto avvicinarmi a metri dal centro di quella folla di uomini, che diventavano rapidamente presi dal panico, se il destino delle nazioni fosse dipeso dalla mia commissione. Avevo assistito a una scena simile prima. Rappresentava una certa fase della procedura di scommessa in Borsa, dove un uomo apparentemente ha ogni altro uomo sul parterre contro di lui. Capii: Bob contro tutti loro — lui che cercava di fermare la corrente impetuosa dei prezzi in calo; loro determinati a mantenere aperte le paratoie. Era appoggiato contro la ringhiera — non il Bob del mattino; non era rimasta traccia di quello scommettitore freddo, con cervello, nervi e corpo sotto controllo. Il suo cappello era sparito, il colletto strappato e penzolante sulla spalla. La giacca e il gilet erano squarciati, mostrando l'intera lunghezza del davanti della sua camicia bianca, e i suoi occhi erano davvero folli. Bob non era più un essere umano, ma un monarca della foresta all'angolo, con il cacciatore davanti a lui, e che si chiudeva su di lui, in un grande semicerchio, il branco di segugi, tutti che digrignavano i denti, scoprivano le zanne e ululavano per il sangue. Il cacciatore che affrontava direttamente Bob era Barry Conant — molto esile, molto basso, un uomo in miniatura straordinariamente compatto e bello, con un volto affascinante, di tinta oliva scuro, illuminato da un paio di occhi neri scintillanti e incorniciato da capelli neri corvino; un paio di baffi neri erano divisi su denti bianchi, che, quando stava dando la caccia alla sua preda, sembravano quelli di un lupo. Un uomo interessante in ogni momento era questo Barry Conant, ed era stato su più campi di battaglia e più feroci di qualsiasi altro gruppo di dieci membri messi insieme. La scena era rara per uno studioso di uomini animalizzati.

Mentre ogni altro uomo nella folla era in una tensione di eccitazione elevata, Barry Conant era calmo come se si trovasse al centro di un campo di margherite di dieci acri a tagliare le teste dei fiori indifesi con ogni oscillazione del braccio. Trasformare gli scommettitori in borsa in eternità era diventato un passatempo per Barry Conant. Ecco Bob che tuonava con enfasi terrificante «78 per 5.000», «77 per 5.000», «75 per 5.000», «74 per 5.000», «73 per 5.000», «72 per 5.000», aspettandosi apparentemente con la sola potenza della voce di schiacciare il suo avversario nel silenzio. Ma con la regolarità di un maglio, la mano destra di Barry Conant, sollevata in un gesto senza fretta, e il suo chiaro e calmo «Venduto» incontravano ogni offerta in ritirata di Bob. Era una battaglia reale — un re da una parte, un Richelieu dall'altra. Sebbene ci fossero acquisti e vendite frenetici intorno a questi due generali, gli scambi erano calibrati dall'andamento della loro battaglia. Tutti sapevano che se Bob fosse stato abbattuto da questo diavolo della finanza moderna concentrato, sarebbe seguito un panico e lo Sugar sarebbe sceso non si sa quanto. Ma se Bob lo avesse tenuto a bada esaurendo il suo potere di vendita, lo Sugar sarebbe rapidamente salito a cifre ancora più alte di prima. Era noto che l'ordine abituale di Barry Conant dai suoi clienti, i padroni del «Sistema», per un'occasione come la presente era «Rompi il prezzo a ogni costo». D'altra parte, tutti sapevano che Randolph & Randolph erano solitamente dietro le grandi operazioni di Bob; questa era evidentemente una delle sue più grandi; e ogni uomo lì dentro sapeva che Randolph & Randolph venivano raramente fatti indietreggiare da qualsiasi forza.

Mentre Bob faceva la sua offerta «72 per 5.000», e se l’aggiudicava, vidi un rapido lampo di dolore attraversargli il volto, e compresi che probabilmente significava che si stava avvicinando alla fine del mio ultimo ordine. Valutai che dietro questa manovra di vendita ci fosse una diabolicità di importanza superiore al solito; che Barry Conant dovesse avere ordini illimitati di vendere e distruggere. Il mio ordine finale di cinquantamila portò il nostro totale a centocinquantamila azioni, una quantità ingente persino per Randolph & Randolph da acquistare di un titolo venduto a quasi 200 dollari l’azione. Decisi allora, su due piedi, che qualunque cosa fosse accaduta non mi sarei spinto oltre. Proprio in quel momento l’occhio selvaggio di Bob incrociò il mio, e vi lessi un appello pietoso, un appello come quello che si vede negli occhi della cerva ferita quando rinuncia al tentativo di nuotare verso la riva e attende l’arrivo della canoa del cacciatore che la insegue. Segnalai tristemente che avevo chiuso. Non appena Bob colse il segno, gettò la testa all’indietro e muggì un profondo, rauco «70 per 10.000». Sapevo allora che aveva già comprato quarantamila azioni e che quella era l’ultima spiaggia. Anche Barry Conant doveva averne colto il significato. Immediatamente, come il colpo di una rivoltella, arrivò il suo «Venduto!». Poi la compatta, minuscola massa di molle e fili umani, che fino a quel momento era stata tenuta sotto perfetto controllo, scoppiò improvvisamente dai suoi morsetti, e Barry Conant fu il demonio che la sua reputazione a Wall Street dipingeva. I suoi cinque piedi e cinque pollici sembrarono stagliarsi all’altezza di un gigante. Le sue braccia, con le dita che indicavano il destino, salivano e scendevano con sconcertante rapidità mentre la sua voce penetrante risuonava: «5.000 a 69, 68, 65», «10.000 a 63», «25.000 a 60». Regnava il pandemonio. Ogni uomo nella folla sembrava avere il capitale azionario della Sugar Trust da vendere, e a qualsiasi prezzo. Una ventina sembravano determinati a vendere il più basso possibile invece che al massimo che potevano ottenere. Erano gli speculatori al ribasso che erano stati puniti il giorno prima dal rialzo di Bob.

Povero Bob, era dimenticato! Un istante dopo aver fatto il suo ultimo sforzo era il gallo morto nell’arena. I giocatori frenetici della Borsa non hanno più utilità per i galli morti di quanta ne abbiano i messicani per i volatili veri quando ricevono lo sperone fatale. Il giorno dopo la contesa, o persino quella stessa sera da Delmonico’s e nei club, questi uomini avrebbero pianto il povero Bob; il pianto di Barry Conant sarebbe stato il più forte di tutti, e, per di più, sarebbe stato sincero. Ma nel giorno della battaglia, via alla discarica con l’uccello caduto, l’uccello che non ha saputo vincere! Vidi un’espressione di profonda, terribile agonia diffondersi sul volto di Bob; e poi, in un lampo, tornò a essere il Bob Brownley di cui mi vantavo sempre avesse il coraggio e il cervello per fare la cosa giusta in ogni circostanza. Con lo stupore di ogni uomo nella folla, lasciò andare un grido selvaggio, un incrocio tra il grido di guerra di un indiano e l’abbaiato di un segugio dal petto profondo che ritrova una pista perduta. Poi iniziò a gettar via azioni Sugar, a destra e a manca, in grandi e piccole quantità. Massacrò il prezzo, tagliando ogni offerta di Barry Conant e soddisfacendo ogni richiesta. Per venti minuti fu un pazzo, poi si fermò. La Sugar stava precipitando rapidamente verso il prezzo che infine raggiunse, 90, e il panico era in pieno svolgimento, ma i panici sembravano ora non interessare più Bob. Si fece strada tra la folla e, raggiungendomi, disse: «Jim, perdonami. Ti ho trascinato in una perdita enorme, ho rovinato Beulah Sands, suo padre e me stesso. Credo che all’ultimo momento abbia fatto l’unica cosa possibile. Ho gettato via le 150.000 azioni e così ho tagliato parte della nostra perdita. Andiamo in ufficio e vediamo a che punto siamo». Era stranamente, innaturalmente calmo dopo quella giornata straziante e snervante. Provai a dirgli quanto ammirassi il suo sangue freddo e il suo coraggio nel cambiare rotta e fare l’unica cosa che restava da fare; a dirgli che ciò richiedeva più vero coraggio e lucidità di tutte le altre azioni della giornata; ma mi fermò:

«Jim, non parlarmi. La mia presunzione è svanita. Ho imparato la lezione oggi. I miei piani erano giusti e solidi, ma, povero sciocco che ero, non ho preso in considerazione i dadi truccati dei ladri maestri. Sapevo cosa potevano fare, li ho visti decine di volte, come te, al loro massacro; li ho visti schiacciare i cuori di altri uomini bravi quanto te o me; li ho visti estrarli, scorticarli e farli a fette, incuranti dell’agonia di coloro che erano cari ai proprietari e da loro dipendenti, ma non mi è mai sembrato di sentirlo sulla mia pelle. Non era il mio cuore, e in qualche modo, lo guardavo come parte del gioco e finiva lì. Oggi so cosa significa essere messi sul ceppo dei macellai del "Sistema". So cosa significa vedere il mio cuore e il cuore di una che amo – e il tuo, pure, Jim – sistematicamente infilzati a quelli delle centinaia e migliaia di vittime che sono venute prima. Jim, dobbiamo essere perdenti per tre milioni, e gli uomini che hanno i nostri soldi ne hanno così, così tanti milioni che non possono vivere abbastanza a lungo nemmeno per sfogliarli. Uomini che useranno i nostri soldi al tavolo da gioco, alle corse, li sperpereranno su prostitute da palcoscenico, o nel trasformare le loro mogli e figlie o le mogli e figlie dei loro vicini in qualcosa di peggio delle prostitute da palcoscenico. Uomini, Jim, che non sono adatti, misurati con qualsiasi standard di decenza, a calpestare la stessa terra che calpestano te e il giudice Sands. Uomini i cui animali dipinti inquinano l’aria stessa che creature come Beulah Sands devono respirare. Ho imparato la mia lezione oggi. Pensavo di conoscere il gioco della finanza, ma sono improvvisamente risvegliato alla consapevolezza della densa ignoranza in cui sguazzavo. Jim, se non fosse stato per il trucco dei dadi, ora avrei portato Beulah Sands da suo padre con i soldi che l’infernale "Sistema" gli ha rubato. Più tardi l’avrei portata all’altare, e dopo, chi lo sa se non avrei avuto la casa e la famiglia più felici di tutto il mondo, e vissuto come la sua gente e la mia hanno vissuto per generazioni, uomini e donne onesti, timorati di Dio, rispettosi della legge, amanti del prossimo, e poi morti come gli uomini dovrebbero morire? Ma ora, Jim, vedo un’immagine nera e terribile. No, non sono morboso, ho intenzione di fare uno sforzo eroico per far sparire questa immagine; ma ho paura, Jim, ho paura».

Si fermò mentre ci accostavamo al marciapiede davanti all’ufficio di Randolph & Randolph. «Eccolo sul bollettino. Vedi cosa ha fatto il trucco, Jim. Hanno tenuto la riunione della Sugar la scorsa notte invece di aspettare domani, e hanno tagliato il dividendo invece di aumentarlo. Il mondo non lo saprà fino a domani. Poi lo sapranno, poi lo sapranno. Lo leggeranno sui titoli dei giornali: qualche suicidio, qualche truffatore, qualche nuovo condannato, un cadavere non reclamato o due all’obitorio; qualche ragazza innocente, le cui fortune paterne sono andate a gonfiare l’oro già incalcolabile di Camemeyer e della "Standard Oil", trasformata in una ragazza di strada; qualche nuovo palazzo sulla Fifth Avenue, e qualche nuova biblioteca donata a comunità che in precedenza erano orgogliose di costruirle con i propri risparmi onestamente guadagnati. Un rapporto o due su vendite record di diamanti da parte di Tiffany ai re e agli zar della regalità del dollaro, poi articoli in prima pagina su zuffe, graffi e tirate di capelli tra le prostitute da palcoscenico per il possesso di questi diamanti. Non erano del tutto sicuri che il solo taglio del dividendo avrebbe fatto il trucco, e non volevano correre rischi, questi potenti guerrieri del "Sistema", così il loro comitato del Senato al soldo ha tenuto una sessione la scorsa notte e ha riferito all’unanimità di mettere lo zucchero nella lista dei prodotti in esenzione doganale. La gente lo leggerà al mattino, e probabilmente il giorno dopo gli verrà detto che il comitato ha tenuto un’altra sessione stasera e ha riferito all’unanimità di toglierlo dalla lista. Per quel momento questi onorevoli statisti si saranno caricati del titolo che tu, io e Beulah Sands abbiamo venduto, e che altri poveri diavoli massacreranno domani dopo aver letto i loro giornali del mattino».

L’amarezza di Bob era terribile. Il mio cuore era straziato mentre ascoltavo. Si diresse a passi pesanti attraverso l’ufficio e in quello di Beulah Sands. Lo seguii. Lei era alla sua scrivania, e quando alzò lo sguardo, i suoi grandi occhi si spalancarono per lo stupore mentre osservavano Bob, il suo volto cupo e fisso, la disperazione provocatoria e scontrosa dei grandi occhi marroni, i capelli e i vestiti in disordine. Per un istante rimase immobile come chi ha visto un’apparizione.

«Guardami bene, Beulah Sands», disse, «guardami bene quanto vuoi, perché potresti non vedere mai più lo sciocco degli sciocchi di tutto il mondo, lo sciocco che si credeva competente per misurarsi con uomini di cervello, con uomini che sanno davvero come giocare il gioco dei dollari come viene giocato in questa epoca cristiana. Non chiedermi di non chiamarti Beulah; che ciò che ho provato a fare fosse per te è l’unico raggio di luce in tutto questo inferno nero. Beulah, Beulah, siamo rovinati, tu, tuo padre e io, rovinati, e io sono lo sciocco che l’ha fatto».

Si alzò dalla scrivania con tutta la quieta, calma dignità che stavamo ammirando da tre mesi, e rimase in piedi di fronte a Bob. Non sembrò vedermi; non vide nient’altro che l’uomo che era uscito quella mattina come la personificazione della speranza, che ora stava davanti a lei come l’immagine della nera disperazione, e deve aver pensato: «È stato tutto per me». Improvvisamente prese i risvolti del suo cappotto strappato con entrambe le mani. Dovette allungarsi per farlo, questa graziosa piccola signora della Virginia. Con i suoi grandi occhi blu calmi che guardavano dritto nei suoi, disse:

«Bob».

Fu tutto, ma la parola sembrò cambiare l’atmosfera stessa nella stanza. L’espressione di disperazione svanì dal volto di Bob, e come se le parole avessero fatto scattare il chiavistello nascosto delle porte del suo magazzino di miseria repressa, i suoi occhi si riempirono di lacrime calde e accecanti. Il suo grande petto era scosso dai singhiozzi. Ancora, chiara, calma, senza paura e tenera, arrivò la singola sillaba, «Bob». E a quel punto l’autocontrollo di Bob lasciò la presa. Con un grido rauco, le gettò le braccia al collo e la strinse al petto. La sacralità della scena mi fece sentire come un intruso, e iniziai a lasciare la stanza. Ma in un momento Beulah Sands tornò se stessa e, voltandosi verso di me, disse: «Signor Randolph, per favore dimentichi ciò che ha visto. Per un istante, mentre vedevo l’orribile miseria del signor Brownley, non ho pensato ad altro che a ciò che aveva fatto per me, a ciò che aveva cercato di fare per mio padre, a quale prezzo ha pagato. Da quello che ha detto quando è uscito e dal fatto che non ho ricevuto notizie da nessuno dei due, ho temuto il peggio e non ho osato guardare il nastro; ho semplicemente aspettato, sperato e... pregato. Sì, ho pregato come mia madre mi ha insegnato che dovrei pregare ogni volta che sono impotente e non posso fare nulla da sola. E sentivo che Dio non avrebbe permesso che la nobile opera di due uomini simili venisse distrutta da coloro con cui stavate combattendo. Nel mezzo di una calma che ho preso per un buon auspicio, lei è arrivato. Può biasimarmi per essermi dimenticata di me stessa? Signor Brownley», la voce era ora calma e autocontrollata, «mi dica cosa ha fatto. A che punto siamo?». «C’è poco da dire», rispose Bob. «Camemeyer e la "Standard Oil" mi hanno preso in trappola come avrebbero preso un maiale bloccato. Hanno fatto di me un asino scimmiesco, e siamo rovinati, e ho causato al signor Randolph una pesante perdita. Grosso modo, calcolo che dei tuoi quattrocentomila dollari di capitale e del milione e quattrocentomila di profitto che avevi questa mattina, rimane solo il tuo capitale».

Volendo risparmiare Bob, lo interruppii e diedi io stesso alla ragazza i dettagli di ciò che era accaduto. Lei ascoltò attentamente e sembrò comprendere tutti gli inganni dei padroni del «Sistema»; sembrò vedere esattamente cosa significasse per noi e per lei. Ma non fece alcun commento, non mostrò con alcun segno esteriore di soffrire. Non appena ebbi finito si voltò verso Bob, che era rimasto con gli occhi fissi sul suo volto, come se da qualche parte fuori dalla sua morbida bellezza dovesse venire la rassicurazione che tutto questo fosse un brutto sogno.

«Signor Brownley», disse, «facciamo i conti di dove ci troviamo, così che possiamo sapere cosa fare per recuperare. Ha detto così tante volte, da quando sono qui, che Wall Street è una terra magica; che nessun uomo può dire ventiquattro ore prima cosa gli accadrà. L’ha detto così tante volte che ci credo. Sappiamo che questa mattina eravamo al traguardo, che eravamo milioni avanti, e tutto da ventiquattr'ore di sforzi. Abbiamo ancora quasi tre mesi davanti, e non vedo perché non abbiamo la stessa possibilità che avevamo l'altro ieri. Anzi, di più, perché ora sappiamo di più. La prossima volta includeremo nei nostri calcoli i tagli ai dividendi e la doppiezza del Senato».

Entrambi fissammo muti, con ammirazione stupita, questa donna meravigliosa. Era possibile che una ragazza potesse avere tale fegato, tale coraggio? O la speranza della donna, così persistente quando si tratta dei propri cari, aveva reso Beulah Sands cieca di fronte alla terribilità della situazione? Mentre la guardavo non potevo dubitare che si rendesse pienamente conto della nostra posizione, che stesse soffrendo più di entrambi, che stesse solo recitando per alleviare l’angoscia di Bob. Bob tirò fuori i suoi appunti e in mezz’ora facemmo i conti. La perdita totale era di quasi tre milioni. Poiché le 20.000 azioni di Beulah Sands erano costate meno delle nostre e Bob aveva calcolato di lasciare intatto il suo capitale di 400.000 dollari, provammo un certo conforto. Beulah Sands aveva osservato i calcoli con la perspicacia di un’esperta, e quando Bob annunciò le cifre finali, che mostravano che aveva ancora quello con cui aveva iniziato, tirò a sé il foglio contenente i totali. «Ero disposta ad accettare il vostro aiuto», disse, «quando l’affare prometteva un profitto per tutti noi, perché apprezzavo la vostra bontà e sapevo quanto avrebbe ferito i vostri sentimenti se fossi stata sgarbata riguardo alla divisione; ma ora che perdiamo tutti devo sostenere la mia giusta quota; devo». Disse questo in un modo che entrambi sapemmo precludeva la possibilità di discutere. «Possedevamo insieme 150.000 azioni. Avrei dovuto avere i profitti su 20.000 azioni. La nostra perdita totale è di 2.775.000 dollari, di cui devo sopportare la mia giusta proporzione. Signor Brownley, vedrà che 370.000 dollari saranno addebitati sul mio conto. Mi resteranno 30.000 dollari. Se la nostra causa è giusta quanto pensiamo, Dio nella sua bontà renderà questo importo sufficiente per i nostri scopi».

Sebbene Bob e io fossimo disperati per la sua determinazione a spogliarsi di ciò che Bob aveva lavorato così duramente per accumulare, non potemmo fare a meno di provare riverenza per la sua fede e la sua robusta indipendenza. Ora ci mostrò nel suo modo delicato che desiderava restare sola; mentre andavamo via tese la mano a Bob. «Signor Brownley, per favore, per il bene del lavoro che dobbiamo fare, guardi il lato luminoso di questa calamità, perché ha un lato luminoso. Voleva che inviassi un messaggio a mio padre dicendo che stavamo per afferrare la vittoria. Pensi se lo avessimo inviato... allora saprà che Dio è buono, anche quando pensiamo che ci stia punendo oltre ogni sopportazione».

Bob mi portò nel suo ufficio. «Jim, vedi cosa può fare una donna, e ci viene insegnato che le donne sono il sesso debole. Ora ascolta cosa devi fare. Accetta le mie cambiali per l’intera perdita, meno centomila che ho a mio credito, e che pagherò in acconto. Non voglio ascoltare alcuna obiezione. L’affare era mio; tu sei entrato solo per aiutarci, e non avrei mai dovuto tentarti. Se rimango nella mia attuale condizione di fallito, le cambiali saranno carta straccia. Pertanto non mi fai alcun danno accettandole. Se dovessi diventare ricco, non mi sentirei mai un uomo finché non avessi compensato la perdita».

Non serviva discutere con lui nel suo umore inflessibile, così presi le sue cambiali a vista per 2.405.000 dollari. Lo implorai di venire a casa mia a cena, ma insistette sul fatto che non avrebbe potuto affrontare mia moglie con il suo tracollo della sera precedente ancora fresco nella sua mente. Il giorno dopo non si presentò. Verso il pomeriggio ricevetti un suo telegramma, dicendo che era in viaggio per la Virginia, che aveva bisogno di riposo e che sarebbe tornato tra una settimana. Ero preoccupato, nervoso. Ci vuole fino al giorno dopo e a quello successivo, e alla settimana dopo ancora, per arrivare alla miseria più profonda di un rovesciamento come quello che avevamo vissuto. Non mi sentivo tranquillo con Bob fuori vista mentre stava sondando il terreno per un nuovo appoggio. Andai da Beulah Sands nella speranza che potessimo discutere della faccenda, ma quando le dissi che Bob sarebbe stato via per una settimana e che ero inquieto, lei disse nel suo modo calmo e fiducioso: «Non credo ci sia nulla di cui preoccuparsi, signor Randolph. Il signor Brownley è troppo uomo per permettere a una questione di dollari di fare qualcosa di più che infastidirlo. Tornerà ancora meglio dopo il suo riposo». Abbassò le sue lunghe ciglia in un modo che significava «questa conversazione è chiusa» che avevamo imparato significare che era ora di andare.

Capitolo IV.

La settimana seguente Bob tornò in ufficio. Non era cambiato, eppure era cambiato molto. Il riposo aveva apparentemente fatto molto per lui. Il suo colorito era buono, il suo passo elastico come un tempo, e la testa era tenuta alta come se fosse imbrigliato per la mischia e volesse che tutti lo sapessero. Eppure c’era qualcosa nello sguardo, nella fermezza della mascella, nella calma pronta a scattare, eppure ferocemente selvaggia con cui chiudeva le sue mani forti sui braccioli della sedia, che mi diceva più chiaramente delle parole che questo non era l’ottimista, tenero Bob Brownley che avevo conosciuto e amato. Non potevo fare a meno di pensare che se fossi stato un capo dei terroristi russi, e quest’uomo che ora sedeva davanti a me fosse giunto alla mia attenzione mentre stavo selezionando dei dinamitardi, avrei scelto lui su tutti come l’uomo giusto per pedinare lo Zar o i suoi bersagli designati. Sicuramente il ferro che era entrato nell’anima di Bob una settimana prima aveva influenzato tutto il suo essere. Credo che Beulah Sands avesse pensieri simili. Poiché vidi un’ombra di perplessità attraversare la sua fronte ampia e bassa dopo il loro primo incontro, un’ombra che non c’era prima.

Per giorni dopo il ritorno di Bob l’ho visto di rado. Credo che Beulah Sands l’abbia visto ancora meno. Durante le ore di apertura della Borsa passava la maggior parte del tempo alle grida, ma eseguiva pochi dei nostri ordini. Si limitava a darvi un’occhiata e a passarli ai suoi assistenti. Per quanto ho potuto apprendere, passava gran parte del tempo a girovagare nei cimiteri della speranza, un passatempo non raro per i membri attivi della Borsa i cui primi ordini speciali sono stati deviati dal manovratore del “Sistema”. Era divenuta così forte questa abitudine di andare in giro da un pilastro all’altro con la testa china e lo sguardo perso nel vuoto, che i suoi colleghi presero a tollerarla e rispettarla. Tutti sapevano che Bob aveva subito duramente il panico dello Zucchero. Nessuno sapeva quanto duramente, ma tutti intuivano dal suo aspetto e dalle sue abitudini mutate che doveva essere stato un colpo da spezzargli le ossa. Nulla scuote così rapidamente e profondamente i sentimenti di un uomo della Borsa per un suo collega quanto il sapere che “Loro” hanno mandato a rotoli il suo affare d’oro; questo, s’intende, se lui è stato un buon compagno. I libri contabili non mostravano alcun cambiamento nel conto di Beulah Sands. C’era quel povero piccolo saldo di 30.000 dollari; nessun’altra voce. Un pomeriggio Beulah Sands aveva chiesto un incontro tra Bob e me nel suo ufficio. Difficilmente avrebbe potuto chiedere a Bob di venire senza di me, ma sapevo che era Bob che voleva vedere, e sentivo che la cosa migliore che potessi fare per loro era lasciarli soli. Così inventai una scusa per un momento di ritardo alla mia scrivania, dicendo a Bob di andare pure nel suo ufficio e promettendo di seguirlo a breve. Lui entrò, lasciando la porta socchiusa. Credo che dal momento in cui mise piede nella stanza entrambi si dimenticarono completamente della mia esistenza. Dalla sua scrivania Beulah non poteva vedermi, e Bob sedeva in modo che la sua schiena fosse per metà verso di me. “Non vorrei disturbarla riguardo al mio conto,” la sentii esordire con voce leggermente incerta, “ma poiché devo tornare da mio padre per la settimana di Natale, volevo chiederle un consiglio sull’opportunità di scrivergli che, sebbene ci sia ancora una possibilità di fare meraviglie, non credo che saremo in grado di salvarlo. Naturalmente non glielo dirò in modo così brusco, ma mi sembra di dover iniziare a prepararlo al colpo. Non ho più discusso di alcuna speculazione spericolata con lei, signor Brownley, dopo quella sfortunata sullo Zucchero, e——”

“Signorina Sands, capisco cosa intende,” la interruppe Bob, “e dovrei scusarmi per non essermi consultato con lei riguardo ai suoi affari. Il fatto è che non ho avuto le idee chiare sul da farsi. Spero non pensi che io abbia dimenticato. Mai per un momento, da quando ho preso in carico i suoi affari, ho dimenticato la mia promessa di far sì che rimanessero attivi. Davvero ho cercato di pensare a qualche speculazione di successo, ma... ma...” c’era una nota rauca nella sua voce, “non ho più avuto la mia vecchia fiducia in me stesso dopo quel giorno sullo Zucchero in cui ho ucciso le sue speranze e distrutto la possibilità di salvare suo padre; no, non ho avuto quella fiducia che un uomo deve avere in se stesso per vincere a questo gioco.”

Ci fu un silenzio, e poi sentii un indescrivibile fruscio repentino che disse, in modo chiaro come avrebbe potuto fare la vista, che una donna aveva risposto al richiamo del proprio cuore. Alzando lo sguardo involontariamente, vidi una scena che per un lungo momento tenne i miei occhi come se fossi stato ipnotizzato. Bob era chinato in avanti con il viso nascosto tra le mani e accanto a lui, in ginocchio, Beulah Sands, le braccia attorno al suo collo, la testa di lui tirata verso il suo seno. “Bob, Bob,” disse soffocata, “non ne posso più. Il mio cuore si strugge per te. Eri così felice quando sono entrata nella tua vita, e la felicità si è trasformata in miseria e disperazione, e tutto per causa mia, un’estranea. All’inizio non pensavo ad altro che a mio padre e a come salvarlo, ma da quel giorno in cui quegli uomini hanno colpito il tuo cuore, sono stata pervasa da, oh! un tale desiderio di dirtelo, di dirtelo, Bob——”

“Cosa? Beulah, cosa? Per l’amor di Dio, non fermarti; dimmelo, Beulah, dimmelo.” Non aveva alzato la testa. Era sepolta sul suo petto, le braccia di lei chiuse attorno a lui. Lei chinò il capo e appoggiò la sua guancia bella e soffice, lungo la quale ora scorrevano le lacrime, contro i capelli castani di lui. “Bob, perdonami, ma io ti amo, ti amo, Bob, come solo una donna può amare chi non ha mai conosciuto l’amore prima, chi non ha mai conosciuto altro che il rigido dovere. Bob, notte dopo notte, quando tutti se ne sono andati, mi sono intrufolata nel tuo ufficio e mi sono seduta sulla tua sedia. Ho appoggiato la testa sulla tua scrivania e ho pianto e pianto finché non mi è sembrato di non poter sopravvivere fino al mattino senza sentirti dire che mi amavi, e che non ti importava della rovina che avevo portato nella tua vita. Ho accarezzato lo schienale della tua sedia dove aveva riposato la tua cara testa. Ho coperto di baci i braccioli della tua sedia, che le tue mani forti e coraggiose avevano stretto. Notte dopo notte mi sono inginocchiata alla tua scrivania e ho pregato Dio di proteggerti, di salvarti da ogni male, di spazzare via la nube nera che ho portato nella tua vita. Gli ho chiesto di fare di me, sì, di mio padre e mia madre, qualsiasi cosa, qualsiasi cosa se solo avesse potuto restituirti la felicità che ti avevo rubato. Bob, ho sofferto, sofferto, come solo una donna può soffrire.”

Singhiozzava come se il suo cuore dovesse spezzarsi, singhiozzava selvaggiamente, convulsamente, come la bambina che nella notte viene al letto della madre per raccontare dei neri folletti che l’hanno perseguitata. Molto prima che lei finisse di parlare — e ci vollero solo pochi battiti cardiaci per quella fiumana di parole — avevo spezzato il potere del fascino che mi tratteneva, avevo distolto gli occhi e cercato di non ascoltare. Per paura di rompere l’incantesimo, non osai attraversare la stanza per chiudere la porta di Beulah o raggiungere la porta esterna del mio ufficio, che era più vicina alla sua di quanto non fosse alla mia scrivania. Aspettai — in un silenzio, rotto solo dal pianto di Beulah, che parve lungo un’ora. Poi, nella voce di Bob, giunse un unico basso singhiozzo di gioia:

“Beulah, Beulah, la mia Beulah!”

Capii che si era alzato. Mi alzai anch’io, pensando che ora avrei potuto chiudere la porta. Ma di nuovo vidi una scena che mi pietrificò. Bob aveva preso Beulah per entrambe le spalle e la teneva a distanza, guardandola negli occhi a lungo e in modo implorante. Mai prima né dopo ho visto su un volto umano quella gioia gloriosa che i vecchi maestri cercavano di imprimere sui volti dei fedeli che, inginocchiati davanti a Cristo, cercavano di inviare a Lui, attraverso i loro occhi, la gratitudine e l’amore della propria anima. Rimasi come incantato. Lentamente e con la stessa riverenza con cui l’amante vivente tocca la fronte della moglie defunta, Bob chinò il capo e le baciò la fronte. Ancora e ancora la tirò a sé e impresse sulla sua fronte, sui suoi occhi e sulle sue labbra i suoi baci. Non potevo più sopportare la scena. Mi avviai verso la porta del corridoio e allora, come se fosse la prima volta che entrambi si accorgevano della mia presenza, si voltarono e mi fissarono. Alla fine Bob emise un lungo, profondo sospiro, poi una di quelle risate di felicità riluttanti, ancora bagnata di singhiozzi.

“Bene, Jim, caro vecchio Jim, da dove vieni? Come tutti i curiosi, non hai sentito nulla di buono sul tuo conto. Ammettilo, Jim, non hai sentito una parola buona o cattiva su di te, perché mi sta tornando in mente solo ora che siamo stati egoisti, che ti abbiamo lasciato completamente fuori dalla nostra conferenza d’affari.”

Ridgemmo tutti, e Beulah Sands, con il viso in fiamme per il rossore, disse: “Signor Randolph, non abbiamo deciso cosa sia meglio fare per gli affari di mio padre.”

Dopo un po’ iniziammo a parlare di affari, e alla fine concordammo che Beulah avrebbe scritto a suo padre, formulando la sua lettera con la massima cura possibile, per evitare ogni dichiarazione diretta, ma mostrandogli che aveva fatto ben pochi progressi nel lavoro per cui era venuta al Nord. Bob era un uomo cambiato ora; lo era anche Beulah Sands. Entrambi discutevano delle loro speranze e paure con una franchezza in strano contrasto con i loro modi precedenti. Ma c’era un punto su cui Bob mostrava di essere reticente. Alla fine glielo chiesi senza mezzi termini: “Bob, stai lavorando a qualcosa che assomigli a un vero sollievo per la signorina Sands e suo padre?”

“Non so come risponderti, Jim. Posso solo dire che ho delle idee, radicali forse, ma... beh, sto riflettendo su certe linee d’azione.”

Vidi che non era ancora disposto a renderci partecipi della sua fiducia. Ci lasciammo, con Bob che accompagnò la signorina Sands in carrozza.

Due giorni dopo ci fece chiamare entrambi appena arrivammo in ufficio.

“Ho ricevuto questo telegramma da mio padre — mi rende inquieta: ‘Spedita oggi importante lettera. Rispondi appena ricevi’.”

Il pomeriggio seguente arrivò la lettera. Mostrava il giudice Sands in uno stato molto nervoso e inquieto. Diceva che stava vivendo una vita di terrore quotidiano, poiché alcuni dei suoi amici, di cui era fiduciario dei patrimoni, avevano ricevuto lettere anonime che consigliavano loro di indagare sugli affari fiduciari del giudice; che la banda Reinhart aveva esercitato una pressione rinnovata per costringerlo a cedere tutte le sue azioni Seaboard, che volevano assicurarsi ai prezzi bassi a cui le avevano fatte scendere, in modo da poter riorganizzare ed eseguire il piano che stavano pianificando da così tanto tempo. Il giudice Sands continuava dicendo che il giorno in cui fosse stato costretto a vendere le sue azioni Seaboard avrebbe dovuto rendere pubblica una dichiarazione sulle sue condizioni, poiché non poteva esserci vendita senza il consenso del tribunale. La sua conclusione era:

“Mia cara figlia, nessuno sa meglio di me quanto sia quasi disperato aspettarsi un qualsiasi sollievo dalle tue operazioni. Ma sono diventato così disperato ultimamente, sono così tanto fiducioso in te, mia cara bambina, e la speranza eterna nasce in tutti noi di fronte a grandi necessità, che ho sperato e spero ancora che tu debba essere la salvatrice della tua famiglia; che tu, solo una fragile bambina, debba essere, attraverso le meravigliose opere di Dio, colei che salverà l’onore di quel nome che entrambi amiamo più della vita; colei che terrà il lupo della povertà lontano da quella porta attraverso la quale finora non è entrato nulla se non il sole della prosperità e della felicità; colei, mia cara Beulah, che salverà il tuo vecchio padre da una tomba disonorata. Cara figlia, perdonami per aver posto sulle tue deboli spalle l’ulteriore peso di sapere che ora sono impotente e costretto a dipendere assolutamente da te. Dopo che avrai letto la mia lettera, se non c’è speranza, ti ordino di dirmelo subito, perché sebbene ora io sia finanziariamente e quasi mentalmente impotente, sono pur sempre un Sands, e non c’è mai stato nessuno del mio nome che si sia sottratto al proprio dovere, per quanto severo e doloroso potesse essere.”

Quando restituii la lettera alla signorina Sands, lei disse:

“Signor Randolph, lasciate che vi racconti, a lei e al signor Brownley, qualcosa su mio padre e la nostra casa, affinché possiate vedere la nostra situazione per com’è. Mio padre è uno degli uomini più nobili che siano mai vissuti. Non sono l’unica a dirlo — se chiedeste alla gente del nostro Stato di indicare l’uomo che ha fatto di più per lo Stato in quanto Stato, di più per il suo progressivo miglioramento, di più per la sua gente, ricca e povera, bianca e nera, risponderebbero: ‘Giudice Lee Sands’. È stato, ed è, l’idolo della nostra gente. Dopo essersi laureato ad Harvard, entrò nello studio legale di mio nonno, il senatore Robert Lee Sands. Prima dei trent’anni era al Congresso e godeva già la fama di più grande oratore del nostro Stato, dove gli oratori sono così numerosi. Sposò mia madre, sua cugina di secondo grado, Julia Lee, di Richmond, a venticinque anni, e da allora fino all’attacco di quel feroce squalo finanziario, condusse una vita tale che un vero uomo delineerebbe per sé se il suo Creatore gli concedesse il privilegio. Dovreste visitare la nostra casa per apprezzare il carattere di mio padre e per capire quanto terribile sia questo dolore per lui. Ogni mattina della sua vita trascorre un’ora dopo colazione con la mia cara madre, che è invalida a causa di una malattia all’anca. La prende tra le braccia e la porta giù dalla sua stanza alla biblioteca come se fosse una bambina. Poi le legge — e conosce i buoni libri così bene come conosce i suoi amici. Dopo aver riportato la mamma nella sua stanza, dedica un’ora alla nostra gente, i neri della piantagione e i suoi fittavoli bianchi in tutta la contea. È un padre per tutti loro. Risolve tutti i loro problemi, grandi e piccoli. Poi, per ore, io e lui esaminiamo i suoi affari. Ogni pomeriggio dalle quattro alle cinque lo dedica alle sue proprietà e agli uomini e alle donne per i quali agisce come fiduciario. Mi ha detto spesso: ‘Abbiamo un milione chiaro tra denaro e proprietà, e questo è tutto ciò che un uomo dovrebbe avere in America. È tutto ciò a cui ha diritto secondo la nostra forma di governo. Qualsiasi cosa in più, un uomo onesto dovrebbe, in un modo o nell’altro, restituirla alla gente da cui l’ha presa. Non voglio mai che la mia famiglia abbia più di un milione di dollari’. Quando entrò nell’affare Seaboard, mi spiegò che era per aiutare i Wilson — erano vecchi amici, e lui ha agito come loro avvocato per anni — a costruire il Sud. Discusse con me il diritto e l’opportunità di investire i fondi fiduciari. Disse che considerava suo dovere impiegarli come faceva con i propri in imprese che avrebbero aiutato l’intera gente del Sud, invece di mandarli al Nord per essere usati a Wall Street come cinghia di trasmissione per il macinatore del ‘Sistema’. Queste fortune sono state fatte nel Sud da uomini che amavano la loro regione più di quanto amassero la ricchezza, e perché non dovrebbero essere impiegate per beneficiare quella parte di paese che i loro creatori e proprietari amavano? Ricordo vividamente quanto fosse perplesso quando, all’inizio, i Wilson gli dimostrarono che gli investimenti stavano fruttando profitti insolitamente elevati.

“‘Non è giusto, Beulah’, mi disse una mattina dopo aver ricevuto una lettera da Baltimora secondo cui le azioni e le obbligazioni Seaboard erano aumentate fino a mostrare che il suo investimento aveva un profitto di oltre il cinquanta per cento, ‘non è giusto per noi fare questi soldi. Nessun uomo in America dovrebbe guadagnare più dei tassi di interesse legali e di un giusto profitto su un investimento, cioè un investimento di capitale puro e semplice, particolarmente in una compagnia di trasporti, dove ogni dollaro di profitto proviene dalla gente che usufruisce delle linee. L’ho analizzato sotto ogni aspetto, e non è giusto; non sarebbe legale se la gente, che fa le leggi per il proprio miglioramento, capisse i propri affari come dovrebbe’.”

“Scriveva sempre ai Wilson di gestire gli affari della Seaboard in modo che ogni anno rimanessero solo profitti sufficienti per mantenere la strada in efficienza e le banchine in buone condizioni e per pagare l’interesse annuale e un giusto dividendo. E quando i Wilson vennero a casa nostra per sottoporgli l’offerta di Reinhart e dei suoi compagni predoni di pagare profitti enormi per il controllo della Seaboard, fu indignato e discusse con loro dicendo che l’offerta era un insulto agli uomini onesti. Fu lui a consigliare il controllo fiduciario delle azioni Seaboard per impedire a Reinhart di ottenerne il controllo. Ero seduta in biblioteca quando parlò con il vecchio Wilson e i direttori.

“Si appellò direttamente a John Wilson affinché facesse uno sforzo per fermare la crescente tendenza a usare la gente come pedine per schiavizzare se stessi e i propri figli. Disse che un uomo di indubbia probità, levatura e ricchezza, qualcuno di cui la gente si fidasse, doveva iniziare la lotta contro questi demoni di New York, il cui unico pensiero è accumulare ricchezza. E disse a John Wilson che era lui l’uomo, dato che aveva una grande ricchezza, ottenuta onestamente da suo padre e suo nonno; nessuno lo accuserebbe di essere un ipocrita in cerca di notorietà, e la sua posizione nel mondo finanziario era così antica e solida che avrebbero dovuto ascoltarlo. Ricordo con quanta enfasi mio padre disse: ‘Ti dico, John, che anche solo la discussione di una proposta come quella che fa quel mascalzone di Reinhart è degradante per l’onore di un americano’. Disse che non faceva la minima differenza se Reinhart contava i suoi milioni a decine, ed era direttore in trenta o quaranta grandi istituzioni, e donava una fortuna ogni anno in beneficenza e alla chiesa — che rimaneva comunque un farabutto. E così è ogni uomo, disse, che osa dire che prenderà le azioni di una compagnia di trasporti, che rappresentano una certa quantità di denaro investito, e le raddoppierà o le moltiplicherà per cinque o dieci, semplicemente perché può costringere la gente a pagare tariffe e noli esorbitanti e così ottenere profitti su questo capitale aumentato in modo fraudolento.

“Fu la decisione presa da mio padre e dai Wilson in questo incontro, una decisione di rifiutarsi in ogni circostanza di permettere che la nostra gente del Sud venisse dissanguata dal ‘Sistema’ di Wall Street, che mise Reinhart e i suoi demoni del dollaro sul sentiero di guerra. Potete vedere da ciò che vi dico di mio padre la terribile condizione in cui si trova ora. Di notte, quando mi metto a pensare a lui, sperando contro ogni speranza, senza nessuno che lo aiuti, nessuno con cui possa discutere dei suoi affari, quando penso alla sua nobiltà nel dedicare il suo tempo alla mamma e nel nasconderle, con la sola forza di volontà, la sua orribile sofferenza, mi fa quasi impazzire.”

“Signorina Sands, perché non vuole lasciarmi prestare il denaro necessario per aiutare suo padre per un po’?” chiesi.

“Lei è così gentile, signor Randolph, ma non capisce bene mio padre, nonostante quello che ho detto. Non allevierebbe la sua sofferenza a spese di un altro, non se fosse cento volte più acuta. Lei non può capire l’orgoglio all’antica, profondamente radicato, dei Sands.”

“Ma non può, almeno temporaneamente, nascondergli come ha organizzato il sollievo?”

I suoi grandi occhi azzurri mi fissarono sbalorditi.

“Signor Randolph, non potrei ingannare mio padre. Non potrei dirgli una bugia nemmeno per salvargli la vita. Sarebbe impossibile. Mio padre ha in orrore la menzogna. Crede che un uomo o una donna capaci di mentire siano la più infima delle creature sulla terra. Quando tornerò da mio padre, lui dirà: ‘Dimmi cosa hai fatto’. Riesco a vederlo proprio ora, in piedi tra le grandi colonne bianche in fondo al viale. Riesco a sentirlo dire con calma: ‘Beulah, figlia mia, benvenuta. Tua madre ti sta aspettando nella sua stanza. Non perdere un momento per andare da lei’. In seguito, mi porterà in giro per la piantagione a mostrarmi tutte le cose familiari, e non mi permetterà di dire una sola parola sui nostri affari finché la cena non sarà finita, finché i vicini non se ne saranno andati, perché nessun Sands torna da una lunga assenza senza un adeguato benvenuto in casa. Quando avrò dato la buonanotte a mia madre e a mia sorella, e lui avrà accostato la mia sedia a dondolo davanti alla sua grande poltrona nell’alcova della biblioteca e io gli avrò acceso il sigaro, mi guarderà negli occhi e dirà: ‘Figlia, dimmi tutto quello che hai fatto’. Non penserei mai di nascondergli nulla, proprio come non penserei mai di pugnalarlo al cuore. No, signor Randolph, non c’è possibilità di sollievo se non usando onestamente quei 30.000 dollari, e vincendo onestamente ciò che Wall Street ha rubato a mio padre. Anche questo causerà a entrambi molti rimorsi di coscienza, e qualsiasi altra cosa è impossibile. Se ciò non può essere fatto, mio padre deve, tutti noi dobbiamo, pagare la pena dell’atto spietato di Reinhart”.

Bob aveva ascoltato, ma non fece alcun commento finché lei non ebbe finito; poi disse: “Mi sembra che il mercato si stia delineando in modo tale che potremmo essere in grado di fare qualcosa presto”. Era evidente a entrambi che avesse in mente un piano.

Più tardi venimmo a sapere che quella notte Beulah scrisse a suo padre una lunga lettera, raccontandogli ciò che aveva fatto; che aveva realizzato quasi due milioni di profitto dalle sue operazioni, che erano andati perduti e che le prospettive non erano rassicuranti. Lo supplicò di prepararsi alla calamità finale, promettendogli che se non ci fosse stato alcun cambiamento in meglio entro il 1° dicembre, sarebbe tornata a casa per stare con lui quando il colpo fosse arrivato. Lo supplicò di prepararsi ad affrontarlo come un Sands, e lo assicurò che, se le cose fossero andate per il peggio, avrebbe guadagnato abbastanza da tenere lontana la povertà. Il giudice Sands avrebbe ricevuto questa lettera il secondo giorno successivo, venerdì 13 novembre. Dio mio! quanto bene conosco quella data. È impressa nel mio cervello come con un ferro rovente.

Dopo il nostro colloquio con Beulah Sands, pregai Bob di cenare con me e di esaminare la questione a fondo per vedere se non riuscissimo a trovare una via d’uscita verso il sollievo.

“No, Jim, ho del lavoro da fare stasera, lavoro che non può aspettare. Quella legge sui dazi è stata sigillata oggi, ed è appena stato annunciato che gli amministratori dello zucchero hanno dichiarato un grosso dividendo azionario extra. Le cose sono andate esattamente come ti avevo detto, e il titolo oggi sta salendo. Dicono che domani toccherà i 200 e ‘la Strada’ ne prevede 250 tra dieci giorni. Barry Conant è stato un acquirente costante per tutto il giorno e gli uffici stampa hanno annunciato che Camemeyer e la ‘Standard Oil’ hanno vinto venti milioni. Dicono che gli scommettitori di Washington, i deputati, i senatori e i membri del governo con i loro scagnozzi e lobbisti abbiano fatto un colpo grosso. Sembra che tutti si siano ingrassati, Jim, tranne te, me, Beulah Sands e il pubblico. Il pubblico viene preso a colpi d’ascia da entrambe le parti, come al solito. Sono stati spogliati delle loro azioni e saranno costretti a pagare milioni in più ogni anno per il loro zucchero rispetto a quanto avrebbero pagato se questa legge non fosse stata fatta a loro vantaggio. Jim, non c’è modo di nascondere il fatto che il popolo americano è impotente nelle mani di questi teppisti del ‘Sistema’ come se vivesse nel regno del Sultano, dove pochi banditi tagliagole sono autorizzati a rubare e opprimere a loro piacimento. Jim Randolph, tu conosci questo gioco della finanza. Sai come funziona e chi lo fa funzionare. Dimmi se c’è qualche considerazione dovuta a Wall Street e ai suoi macellai di cuore e anima da parte di uomini onesti”.

“Non so cosa intendi, Bob. Dove vuoi arrivare?”

“Non importa dove voglio arrivare. Ti chiedo se, nel caso un uomo onesto sapesse come battere Wall Street al suo stesso gioco, dovrebbe esitare a farlo — esitare per qualcosa legato alla coscienza o alla morale? Hai visto cosa è riuscito a farci Barry Conant quel giorno semplicemente stando sul pavimento della Borsa e superandomi nell’aprire e chiudere bocca. Hai visto che è riuscito a vendere Zucchero a un punto così basso che sono stato costretto a lasciar andare le nostre 150.000 azioni a otto-dieci milioni di dollari in meno di quanto avremmo potuto ottenere se avessimo potuto tenerle fino a oggi. A causa di questo trucco i suoi clienti, il ‘Sistema’, invece di noi, fanno dai cinque ai sette milioni”.

“Non ti seguo, Bob. So che Barry Conant è riuscito a farlo perché aveva più denaro di te alle spalle”.

“Lo pensi, vero, Jim? È così che appare a te, ma ti dico che il denaro non c’entrava nulla. Non c’entrava nulla se non il diabolico sistema di frode e inganno su cui è costruita l’intera struttura del gioco d’azzardo azionario. Non è entrato nulla in tutta la faccenda se non l’inganno del gioco d’azzardo azionario condotto oggi. Era solo una questione, Jim, di un uomo che apre e chiude bocca e sputa parole. Dal momento in cui Barry Conant è entrato in quella folla finché se n’è andato e noi eravamo rovinati, non ha mostrato denaro, né nulla che io non avessi mostrato. Per la natura stessa dell’attività, non poteva. Ha semplicemente detto ‘Venduto’ più spesso e più a lungo di quanto io dicessi ‘Comprato’. Potrebbe aver avuto del denaro dietro di sé, o potrebbe aver avuto solo fegato. Dio Onnipotente è l’unico che può dirlo, perché quando Conant ha finito è stato in grado di ricomprare a 90 le 50.000 azioni che aveva venduto a me a 175, le 50.000 che mi hanno spezzato la schiena. Jim, se quel giorno avessi saputo quello che so ora, sarei rimasto in quella folla e avrei comprato tutte le azioni che vendeva a 180 e sarei rimasto lì a comprare finché l’inferno non si fosse ghiacciato o finché lui non avesse mollato; poi lo avrei costretto a ricomprarle a 280 o 2.080, e lo avrei rovinato, insieme a tutti i suoi sostenitori di Camemeyer e della ‘Standard Oil’; rovinati fino al loro ultimo dollaro coperto di crimini”.

“Bob, di cosa stai parlando? Per me è tutto arabo. Non riesco a capire capo né coda di dove tu voglia andare a parare”.

“Lo so che non puoi, Jim, e non potrebbe nemmeno Wall Street se mi stesse ascoltando. Ma capirai, e anche Wall Street capirà, prima che passino molti giorni. Ora devo andare. Ho del lavoro da fare”.

Si mise il cappello e mi lasciò a cercare di capire cosa intendesse.

Il giorno dopo i rialzisti dello Zucchero erano al centro della scena della Borsa. Per tutto il giorno si sono lanciati lo Zucchero l’un l’altro come se ogni mille azioni fossero state un filo di fieno invece di 200.000 dollari — perché poco dopo l’apertura è volato a 200. Le coorti del “Sistema” avevano il controllo assoluto, con Barry Conant che non si allontanava mai di un minuto dal palo dello Zucchero, sempre all’erta per dirigere il corso dei prezzi quando minacciavano di scappare verso l’alto o verso il basso. Era evidente agli esperti lettori del nastro che il “Sistema” stava strigliando il suo destriero per una corsa eccezionalmente brillante. Ike Bloomstein, il fanatico delle medie, che per quarant’anni aveva seguito da vicino ogni movimento sul pavimento, e che avrebbe scommesso qualsiasi cosa, dalla sua villa sulla Quinta Strada al suo cappello di paglia da sala riunioni, che tutti i titoli e i movimenti erano rigorosamente soggetti alla legge delle medie come le maree alla luna e al sole, osservò Joe Barnes, l’esperto di prestiti:

“‘Cam’ e quelli del cherosene stanno preparando trappole extra per quel recinto di pecore che costruiscono da quando hanno preso Pop Prownlee e i Rantolph nel campo. A meno che il mio foglio dei pronostici non mi tradisca, per la prima volta in quarant’anni ci sarà un ritmo record prima di una settimana da oggi”.

“Sono d’accordo con te, Ike”, rispose Joe. “Se i denti affilati come lame di Barry Conant hanno mai preannunciato un’uccisione, lo fanno oggi. Ho appena ricevuto ordini da qualche parte di abbassare il tasso di prestito dal quattro al due e mezzo per cento, e mi hanno dato dieci milioni per abbassarlo con l’ordine di favorire lo Zucchero come ‘garanzia’. Qualcuno è ansioso di rendere facile ai pecoroni procurarsi la moneta per comprare tutto lo Zucchero che vogliono. Ike, io e te potremmo fare soldi per il tacchino del Ringraziamento se solo sapessimo se Barry e la sua banda hanno intenzione di spararla su di trenta o quaranta punti prima di capovolgere il sacco, o se seppelliranno tutti da 200 a 150. Cosa ne pensi?”

“Non riesco a capire, anche se li ho osservati attentamente tutto il giorno. Hanno certamente le pecore in fila proprio ora per qualsiasi direzione vogliano farla girare. Non ho mai visto un mercato migliore per un diluvio. Dai movimenti di Barry tutto il giorno direi che la continueranno a issare fino a mezzogiorno di domani, e che potrebbero portarla a duecentotrenta o persino ai duecentocinquanta. Ma ci sono uno o due indizi sul foglio che corrono nell’altro verso. Primo, c’è il fatto che non puoi ignorare, che sul carro dello Zucchero c’è già il carico più grande di ingenui succosi che sia mai arrivato dalle periferie. Sharley Pates dice che se qualcuno avesse intercettato il suo filo di Washington o qualsiasi altro filo del Campidoglio questa settimana, avrebbe pensato che ci fosse l’appello del Senato, della Camera e del Gabinetto. Gli indizi dicono che ‘Cam’ non lascerà mai che quel grasso gruppo di truffatori scappi con soldi veri se può evitarlo e il gioco è interamente nelle sue mani”.

“Sono d’accordo con te, Ike. Se avessi io la guida di questo massacro, non credo che correrei il rischio di tentarli a scaricare e intascare i profitti portandolo molto oltre i 200. Ma non si può mai sapere cosa faranno ‘Cam’ e quei dentisti quattrocchi al 26 di Broadway”.

“Sì, ma c’è un’altra cosa, Cho, che mi fa sedere dritto e pensare che supererà i duecento. Domani è venerdì 13”.

“Certo, Ike, è qualcosa con cui fare i conti, e ogni uomo sul pavimento e anche sulla Strada ha gli occhi puntati su di esso. Venerdì 13 romperebbe il miglior mercato rialzista mai avviato. Io e te lo sappiamo, Ike, e anche i pronostici lo mostrano, ma devi mettere questo in conto per questo viaggio: nessun uomo sul pavimento sa cosa significhi venerdì 13 meglio di Barry Conant. Lo ha sfruttato alla perfezione molte volte. Perché, Barry non mangerebbe oggi per paura che il cibo gli resti incastrato nella trachea. Non ha mai lasciato il palo per un minuto; ma supponiamo, Ike, che Barry abbia avvisato ‘Cam’ che tutti i ragazzi lasceranno perdere i loro voli, e la maggior parte di loro ne prenderà uno al ribasso stasera per un calo scaramantico all’apertura; e supponiamo che ‘Cam’ gli abbia detto di portarli tutti al campo e di darle una grattata al soffitto all’apertura, dove finirebbe il vecchio venerdì 13 sui fogli dei pronostici di domani? Alzerebbe la media, non è vero, per i prossimi cinque anni? Ti dico, Ike, è troppo profonda per me questa volta, e ho intenzione di lasciarla stare e pagare il tacchino con le commissioni sui prestiti o attenermi al cibo semplice di tutti i giorni”.

“Lo stesso qui, Cho. Dì, Cho, hai notato Pop Prownlee oggi? Si è congelato sulla frangia di quella folla dello Zucchero come se qualcuno gli avesse rubato lo spillone della cravatta e lui lo stesse aspettando mentre usciva. Non ha fatto uno scambio oggi eppure sta lì attaccato come una marca da bollo. Ho tenuto gli occhi su di lui perché pensavo che avesse qualcosa nella manica che avrebbe potuto sollevare polvere quando l’avesse tirata fuori. Penso che Parry abbia avuto la stessa idea. Non lo perde mai di vista, eppure Pop non ha fatto uno scambio oggi, ed ecco che mancano venti minuti alla chiusura e lì c’è Parry al centro di nuovo che la urla oltre i duecento e quattro”.

Capitolo V.

Giovedì 12 novembre fu un giorno memorabile a Wall Street. Mentre il gong rintoccava il suo il-gioco-è-chiuso-fino-a-un-altro-giorno, la miriade di anime torturate che si suppone infestino le infide paludi e le sabbie mobili del grande Scambio, dove giacciono le loro speranze terrene, devono aver pregato con rinnovata serietà per la sua distruzione prima del domani. Mai la Borsa aveva ripiegato le proprie tende con maggiore sicurezza di continuare la sua marcia vittoriosa. Lo Zucchero avanzò con un totale di vendite da record a 207½ e nell’ultima mezz’ora trascinò verso l’alto l’intera lista dei titoli. In quel periodo alcune ferrovie balzarono di dieci punti. Lo Zucchero chiuse al massimo tra grande eccitazione, con Barry Conant che prendeva tutto ciò che veniva offerto. Durante gli ultimi trenta minuti era diventato evidente a tutti che i commercianti e gli speculatori della sala riunioni, insieme a molti dei giocatori d’azzardo semi-professionisti, che operavano attraverso case di commissione, stavano vendendo le loro posizioni lunghe e andando allo scoperto all’apertura del giorno della sfortuna di Wall Street, venerdì tredici del mese. Ma era anche evidente, con le pesanti vendite alla chiusura e la rigidità del prezzo, che non aveva mai vacillato mentre blocco dopo blocco veniva gettato sul mercato, che anche qualche potente interesse aveva preso atto del fatto che il domani era il giorno della sfortuna. Alla chiusura, la maggior parte dei venditori, se avessero avuto altri cinque minuti, avrebbero ricomprato, anche in perdita, ciò che avevano venduto, perché sembrava che si fossero venduti in una trappola. La loro ansia fu intensificata dalla pubblicazione, pochi minuti dopo, di questo articolo:

“Barry Conant, uscendo dalla folla dello Zucchero dopo la chiusura, ha osservato a un collega broker: ‘Entro le tre di domani, venerdì 13, avrà un nuovo significato per Wall Street’. Questo è stato interpretato come un accenno a un terrificante balzo dello Zucchero domani”.

“La Strada” sapeva che l’ufficio stampa che aveva inviato questo articolo era amichevole nei confronti di Barry Conant e del “Sistema”, e che non avrebbe stampato nulla di sgradevole per loro. Pertanto, questo doveva essere un preludio al prossimo raccolto dei rialzisti e al massacro degli orsi.

Altri oltre a Ike Bloomstein fecero notare il fatto che Bob Brownley era rimasto vicino al palo dello Zucchero tutto il giorno, ma quando la chiusura era arrivata e passata senza che avesse avuto nulla a che fare con i razzi dello Zucchero, uscì dalle menti dei suoi colleghi broker. Wall Street non ha uso per nessuno se non per il “fautore”. Il poeta e il sognatore non sarebbero più al sicuro da interruzioni al centro del Sahara che a Wall Street tra le dieci e le tre. Qualche saggio ha detto che la mente umana, come il secchio del pozzo, può portare solo il suo pieno. La mente di Wall Street ha sempre il suo pieno di dollari in erba. Di conseguenza, non c’è mai spazio per quegli altri interessi che entrano nella mente normale.

Venerdì 13 novembre, scivolò sull’isola di Manhattan in una triste pioggerellina di foschia gelida, che mancò per un soffio di essere pioggia — uno di quei giorni newyorkesi che danno a un suicida esitante rinnovato coraggio per tagliare il filo della vita. Alle dieci si era stabilita sulla Borsa e sui suoi inferni circostanti con una viscosità che smorzò gli spiriti dei rialzisti più sfrenati. Nessuna classe al mondo è così suscettibile alle condizioni atmosferiche come gli scommettitori azionari. Molti dal cuore intrepido sono stati conosciuti per rinviare l’inaugurazione di un colpo a lungo pianificato semplicemente perché l’aria riempiva il loro sangue con il freddo umido della superstizione. A causa dei previsti fuochi d’artificio dello Zucchero, i membri della Borsa si erano riuniti presto; gli uffici dei broker erano affollati fino all’inverosimile prima delle dieci; i giornali del mattino, non solo a New York ma a Boston, Filadelfia e altri centri, erano pieni di storie del grande rialzo che stava per aver luogo nello Zucchero. Quelli informati videro i segni distintivi dell’addetto stampa del “Sistema” in queste storie; e sapevano che questa istituzione industriosa non era rimasta alzata la notte prima a causa dell’insonnia. Tutti i segnali indicavano un massacro, e uno terrificante — indicavano così chiaramente che gli orsi e gli scopertisti dello Zucchero non trovarono alcuna speranza nell’atmosfera o nella data.

Bob non era stato vicino all’ufficio il pomeriggio prima, e dato che non era arrivato alle nove e cinquantacinque decisi di andare alla Borsa per vedere se avesse intenzione di immischiarsi nell’adescamento degli orsi dello Zucchero. Non avevo ragioni specifiche per pensare che fosse interessato, se non per i suoi recenti comportamenti strani, in particolare il suo rimanere appeso al palo dello Zucchero, pur non facendo nulla, il giorno prima. Ma è una delle tradizioni meglio stabilite del mondo del gioco d’azzardo azionario che quando un operatore è stato morso da un titolo rabbioso ne è invariabilmente attratto ogni volta che in seguito mostra segni di schiuma. Più di tutto, avevo una di quelle intuizioni forti, nate dal nulla e cullate dal nulla, comuni a coloro che vivono nel mondo del gioco d’azzardo azionario, che mi faceva sentire l’ombra inquietante degli eventi futuri.

Come quel giorno di poche settimane prima, la folla era al palo dello Zucchero, ma il suo allineamento era diverso. Lì al centro c’erano Barry Conant e i suoi fidati luogotenenti, ma nessun rivale che si opponesse. Nessuno di quelle centinaia di broker mostrava quella disperata risolutezza a fare o morire che nasce da una necessità. Erano lì per comprare o vendere, ma non per mettere in piedi una lotta di vita o di morte, dipendendo-da-me-il-risultato. Coloro che erano lunghi di azioni potevano essere facilmente distinti dalle loro espressioni di gioia dagli scopertisti, che avevano visto la scritta sul muro ed erano pieni di incertezza, paura, terrore. Il comportamento di Barry Conant e dei suoi luogotenenti esprimeva fiducia: avrebbero fatto quello che erano lì per fare. Mostravano con i loro cappotti abbottonati stretti e le spalle squadrate che si aspettavano molto lavoro di corsa, spinta e trascinamento, ma apparentemente non prevedevano alcuna lotta fino all’ultima trincea. Il gong rintoccò e la folla di broker si scagliò l’una contro l’altra, ma solo per il sangue, non per la carne, l’osso, il cuore e l’anima; solo sangue. Il primo prezzo sullo Zucchero fu 211 per 3.000 azioni. Qualcuno le vendette in blocco. Barry Conant le comprò. Non richiedeva tre occhi per vedere che il venditore era uno dei suoi luogotenenti. Ciò significava quella che è nota come vendita “di lavaggio”, una fittizia concordata in anticipo tra due broker per stabilire la base per gli scambi che devono seguire — una di quelle frodi minori del gioco d’azzardo azionario con cui il pubblico viene ingannato e i commercianti e gli speculatori sono svantaggiati con dadi truccati. In linea di principio, è un espediente più antico delle stesse borse valori, e viene messo in uso altrove che sul pavimento. Per esempio, quattro acquirenti genuini vogliono un particolare animale che vale 200 dollari a un’asta di cavalli. Il socio del suo proprietario inizia l’offerta a 400 dollari, e i quattro, non essendo esperti di valori equini, sono indotti a cercare di ottenerlo tra i 400 e i 500 dollari. Ma la natura umana, sia alle vendite di cavalli che al gioco d’azzardo azionario, ama essere “imbrogliata” tanto quanto la falena ama giocare a rimpiattino con la fiamma della candela. In cinque minuti lo Zucchero veniva venduto a 221, e gli scopertisti frenetici lo afferravano come se non dovesse mai esserci un’altra azione messa in vendita, mentre Barry Conant e i suoi luogotenenti spingevano più industriosamente appena oltre la portata delle loro dita, comprandolo velocemente quanto veniva offerto dai venditori genuini o prendendo ciò che i loro stessi compari gettavano in aria.

Non fui sorpreso di vedere la figura alta di Bob incastrata nella folla a circa due terzi dal centro. Anche ogni altro membro attivo del parterre era lì. Persino Ike Bloomstein e Joe Barnes, che di rado si addentravano nei grandi assembramenti, erano presenti, forse per acciuffare un affare per il denaro del loro tacchino del Ringraziamento, forse per avvicinarsi il più possibile al massacro. Bob non stava commerciando, sebbene, come il giorno precedente, non distogliesse mai lo sguardo da Barry Conant. Mi dissi: “Sta cercando di comprendere le mosse di Barry Conant”, ma il fine mi lasciava perplesso. Le lancette del grande orologio sulla parete mostravano che le contrattazioni erano in corso da trenta minuti e Barry Conant stava ancora spingendo al rialzo il prezzo. La sua voce era appena risuonata: “25 per una parte qualsiasi di 5.000” quando, come un’eco, risuonò attraverso la sala: “Venduto”. Era Bob. Si era fatto strada fino al centro della folla e stava davanti a Barry Conant. Non era il Bob che aveva incassato gli insulti di Barry Conant quel pomeriggio di qualche settimana prima. Non l’ho mai visto più freddo, più calmo, più padrone di sé. Era l’incarnazione della potenza sicura. Un sorriso freddo e cinico aleggiava agli angoli della sua bocca mentre guardava dall’alto in basso il suo avversario.

L’effetto su Barry Conant fu diverso da quello dell’ultima offerta di Bob il giorno in cui le speranze di Beulah Sands andarono in fumo. Non lo spinse al desiderio selvaggio e furioso per l’attacco che aveva mostrato allora, ma sembrò stimolare la sua mente vigile e prolifica a esercitare tutta la sua astuzia. Credo che in quel momento Barry Conant abbia ricordato i suoi sospetti del giorno prima, quando si era chiesto cosa significasse la presenza di Bob nella folla, e che abbia rivisto l’immagine di Bob nel giorno in cui lui stesso aveva fatto deragliare il treno di tesori di Bob. Esitò per una frazione di secondo, mentre agitava con rapidità fulminea una serie di segnali con le dita ai suoi luogotenenti. Poi si preparò allo scontro. “25 per 5.000”. Freddo, freddo come la voce di un giudice che condanna, risuonò il “Venduto” di Bob. “25 per 5.000”. “Venduto”. “25 per 5.000”. “Venduto”. I loro occhi erano fissi l’uno sull’altro, in quello di Barry uno sguardo di sfida, in quello di Bob un misto di pietà e disprezzo. Gli altri broker tacitarono le proprie offerte e proposte finché si sarebbe potuto dire in tutta verità che il pavimento della Borsa era silenzioso, una cosa quasi inaudita in circostanze simili. Di nuovo la voce di Barry Conant: “25 per 5.000”. “Venduto”. “25 per 5.000”. “Venduto”. Barry Conant aveva incontrato il suo padrone. Che fosse perché per la prima volta in tutta la sua meravigliosa carriera si rendeva conto che il “Sistema” stava per incontrare la sua Nemesi, o quale ne fosse la causa, nessuno poteva dirlo, forse nemmeno Barry Conant stesso, ma un’emozione fece impallidire per un istante il suo volto olivastro e diede alla sua voce un tremito rivelatore. Ancora una volta rimbombò: “25 per 5.000”. Che Bob avesse visto quel pallore, che avesse colto quel tremito, era evidente a tutti, poiché nell’istante in cui il suo “Venduto” risuonò, lo fece seguire da: “5.000 a 24, 23, 22, 20”. Né Barry Conant né alcuno dei suoi luogotenenti riuscirono a far seguire un “Accetto”; sebbene se volessero o meno fosse una questione aperta finché Bob non lasciò che la sua voce indugiasse solo per un battito di pendolo sul 20. Era come se li stesse stuzzicando a tenere duro. Nel momento in cui fece una pausa, il coraggio di Barry Conant era tornato, poiché al suo pungente “Accetto” aveva aggiunto: “20 per una parte qualsiasi di 10.000”. L’offerta era ancora sulle sue labbra quando la voce profonda di Bob risuonò: “Venduto”. “Una parte qualsiasi di 25.000 a 19, 18, 15, 10”. L’inferno si era scatenato. Avanti e indietro, contro la ringhiera, attorno alla stanza e di nuovo indietro, la folla ondeggiò per quindici dei minuti più selvaggi e folli della storia della Borsa di New York, una storia piena di resoconti di scene selvagge e folli.

Alla fine, per pura sfinimento, ci fu una pausa di dieci minuti, che fu usata per confrontare gli scambi. All’inizio della tregua lo Zucchero veniva venduto a 155, poiché in quel quarto d’ora di follia era crollato da 210 a 155, ma quando i dieci minuti furono trascorsi, il titolo era risalito a 167. Barry Conant era tornato al centro della folla dopo aver esaminato frettolosamente i brevi appunti consegnatigli dai fattorini e aver impartito ordini ai suoi luogotenenti. Aveva evidentemente ricevuto rinforzi sotto forma di nuovi ordini dai suoi mandanti. Molti dei volti che orlavano la cerchia interna di quella folla erano spaventosi da guardare, alcuni bianchi come appena sollevati dai cuscini dell’ospedale, altri rossi fino al limite dell’apoplessia; tutti tesi come se attendessero l’arrivo della giuria con un verdetto di vita o di morte. Sapevano tutti che Bob aveva venduto più di centomila azioni di Zucchero sui quali i profitti dovevano essere più di quattro milioni di dollari. Avrebbe ripreso a vendere o aveva finito? Erano azioni allo scoperto, che dovevano essere riacquistate, o azioni detenute, e se detenute, di chi? Gli insider stavano vendendo l’uno a danno dell’altro, o stavano vendendo tutti insieme, e sotto la copertura delle mosse di Barry Conant, Camemeyer e la “Standard Oil” stavano svuotando il sacco preparandosi al massacro del contingente di Washington? Tutte queste domande correvano per le teste di quella folla di broker come vapore in una caldaia, ora caldo, ora freddo, ma sempre ad alta pressione, poiché dalla correttezza delle risposte dipendeva la fortuna di molti che attendevano senza fiato il rinnovo o la sospensione della contesa. Persino il volto solitamente impassibile di Barry Conant mostrava un accenno di ansia.

In effetti, quello di Bob era l’unico volto al centro di quella calca a non mostrare alcun segno di ciò che accadeva dietro di esso. Lo stesso sorriso cinico che era lì dall’apertura aleggiava ancora agli angoli della sua bocca mentre si piazzava davanti al suo avversario. Tutti sapevano ora che non aveva finito. Barry Conant aveva evidentemente deciso di forzare lo scontro, sebbene con più cautela di prima. “67 per mille”. Uno dei suoi luogotenenti offrì 67 per 500, un altro 67 per 300, e poiché Bob non aveva ancora mostrato l’intenzione di accettare le loro offerte, si sentì offrire 67 per diverse quantità in tutta la folla. Bob avrebbe potuto lanciare una moneta mentale per decidere l’opportunità di riacquistare ciò che aveva venduto; avrebbe potuto sommare le offerte man mano che venivano fatte. Non disse nulla per una frazione di minuto, che a quegli uomini torturati deve essere sembrata un’eternità. Poi, con un gesto della mano, come se impartisse una benedizione, spazzò il cerchio con un freddo: “Venduti i lotti. 5.600 in tutto”.

“Sessantasette per mille” – di nuovo l’offerta di Barry Conant. “Venduto”. “67 per 5.000”. “Venduto”. “66 per mille”. “Venduto”. Il calo da cinquemila a mille e un dollaro ad azione nelle offerte di Barry Conant era il “Suonate la ritirata” del generale mortalmente ferito ma ancora combattivo. Bob lo sentì. “Una parte qualsiasi di 10.000 a 65, 64, 62, 60”. Il frastuono era ora feroce come prima. L’intera folla, tutti tranne Barry Conant e i suoi luogotenenti, sembrava aver concluso che il rinnovo dell’attacco da parte di Bob significasse che la sua era la parte vincente, e coloro che si erano aggrappati alle proprie azioni, sperando contro ogni speranza, e coloro che erano allo scoperto ed erano stati indecisi se coprirsi o resistere e vendere ancora per maggiori profitti, facevano a gara l’uno con l’altro in uno sforzo frenetico per vendere. Tutti potevano ormai sentire il panico imminente. Tutti potevano vedere che sarebbe stato grave, dato che i meno informati sul parterre sapevano che c’era una quantità enorme di azioni Zucchero nelle mani dei novizi della speculazione di Washington e di altri che le avevano acquistate a prezzi elevati. Lo Zucchero stava ora perdendo due, tre, cinque dollari ad azione tra uno scambio e l’altro, e il panico si stava diffondendo agli altri poli, come sempre accade, poiché quando ci sono improvvise perdite ingenti su un titolo, i perdenti devono scaricare gli altri titoli che detengono per far fronte a questa perdita, e così l’intera struttura crolla come un castello di carte. Lo Zucchero aveva appena superato i 110 quando il forte colpo del martelletto del presidente risuonò nella stanza. Immediatamente ci fu un silenzio di tomba. Tutti conoscevano il significato del suono, il più infausto mai sentito in una borsa valori, che richiedeva la sospensione temporanea delle attività mentre il presidente annunciava il fallimento di qualche membro o ditta.

Perkins, Blanchard & Company

Annunciano che non possono far fronte ai propri obblighi

Questa dichiarazione, secondo cui una delle ditte più antiche era stata travolta nel crollo che Bob aveva innescato, causò ulteriori vendite frenetiche e, come se ogni membro avesse impiegato la pausa per riempirsi i polmoni, si levò un urlo che rintronò e gemette fino alla cupola.

Osservai Bob attentamente; di fatto, mi era impossibile distogliere gli occhi da lui; sembrava assolutamente incurante delle grida agonizzanti attorno a lui, poiché i broker frenetici non gridavano più le loro offerte o proposte, ma le urlavano. Continuava ancora implacabilmente a colpire lo Zucchero, offrendolo in lotti da mille e decine di migliaia.

Ancora e ancora il martelletto cadeva, e ancora e ancora un annuncio di fallimento era seguito da urla agghiaccianti. Quando lo Zucchero colpì gli 80 – non 180, ma un semplice 80 – sembrò che fosse giunto l’ultimo giorno della speculazione azionaria. Venivano fatti annunci ogni pochi minuti sul fallimento di questa banca, la chiusura delle porte di quella società fiduciaria. Dove sarebbe finita? Quale potere poteva fermare questa Niagara di dollari fusi? Improvvisamente, sopra il tumulto, si levò la voce di Bob Brownley. Doveva essere in punta di piedi. Le sue mani erano sollevate in alto. Sembrava torreggiare di una testa sopra la folla. La sua voce era ancora chiara e non intaccata dalla terribile tensione delle due ore passate. A quella folla deve essere suonata come la tromba dell’angelo liberatore. “80 per una parte qualsiasi di 25.000 di Zucchero”. Immediatamente lo Zucchero gli fu scagliato contro da tutti i lati della folla. Era l’unico acquirente di rilievo apparso da quando lo Zucchero era sceso sotto i 125. Barry Conant e i suoi luogotenenti erano scomparsi come fiocchi di neve all’apertura della porta del focolare di una locomotiva che correva nella tempesta. In pochi secondi a Bob erano stati venduti tutti i 25.000 per cui aveva offerto. Di nuovo la sua voce risuonò: “80 per 25.000”. I venditori si fermarono momentaneamente. Ottenne solo poche migliaia dei suoi venticinquemila. “85 per 25.000”. Qualche migliaio in più. “90 per 25.000”. Ancora meno migliaia. La sua offerta cominciava a sortire effetto sulla folla. Un grido corse attraverso la stanza nelle folle attorno agli altri poli: “Brownley ha invertito la rotta!”; e prendendo nuovo coraggio dalla notizia, i rialzisti radunarono le loro forze e iniziarono a fare offerte per i diversi titoli, che un momento prima sembrava che nessuno volesse a nessun prezzo.

In un attimo l’intera scena cambiò; c’era un panico quasi più selvaggio al rialzo di quanto ce ne fosse stato al ribasso. Bob Brownley continuò a comprare Zucchero finché non lo ebbe spinto sopra i 150. Poi passò a calcolare i suoi scambi. Al termine di dieci minuti di calcoli tornò al centro e comprò altri 11.000 titoli; uscendo, il suo occhio incrociò il mio.

“Jim, sei qui da molto?”

“Un’eternità. Ero qui all’apertura e prego Dio di non farmi mai passare altre due ore come le ultime due. Sembra un sogno orribile, un incubo. Bob, in nome di Dio, cosa hai fatto?”

Mi rivolse uno sguardo selvaggio, terribile, di esultanza. Un trionfo sublime brillava in quegli occhi castani fiammeggianti, un trionfo come non ne avevo mai visto negli occhi di un uomo.

“Jim Randolph, ho somministrato a Wall Street e al suo infernale ‘Sistema’ una dose del suo stesso veleno, una buona dose a piena misura. Avevano pianificato, raccogliendo un nuovo raccolto di cuori e anime umane sul lato rialzista, di dare a venerdì 13 un nuovo significato. La tradizione dice che venerdì 13 è il giorno dei santi ribassisti. Credo nel mantenere le vecchie tradizioni, così ho raccolto i loro cuori invece. Te ne parlerò qualche volta, Jim, ma ora devo vedere Beulah Sands. Jim Randolph, ho salvato lei e suo padre. Ho fatto guadagnare loro tre milioni tondi e ben sette milioni per me”.

Lo urlò quasi mentre correva via e mi lasciava stordito, stupefatto. Un momento, e tornai in me. Qualcosa mi spinse a seguirlo.

Capitolo VI.

Mentre passavo per il mio ufficio pochi minuti dopo, sentii la voce di Bob nell’ufficio di Beulah Sands. Era alzata in un’eloquenza appassionata.

“Sì, Beulah, l’ho fatto da solo. Ho crocifisso Camemeyer, la ‘Standard Oil’ e il ‘Sistema’ che mi ha inchiodato alla croce qualche settimana fa. Tu hai tre milioni, e io ne ho sette. Ora non resta altro che tu vada a casa da tuo padre, e poi torni da me. Torna da me, Beulah, torna da me per essere mia moglie!”

Si fermò. Non ci fu alcun suono. Aspettai; poi, spaventato, feci un passo verso la porta dell’ufficio di Beulah Sands. Bob stava proprio sulla soglia, dove si era fermato per darle la lieta novella. Lei si era alzata dalla sua scrivania e lo stava guardando con uno sguardo agonizzante. Lui sembrava essere pietrificato dal suo sguardo, la selvaggia estasi dello sfogo d’amore ancora riflessa nei suoi occhi. Lei stava proprio dicendo, mentre raggiungevo la porta:

“Bob, in nome della pietà, dimmi che hai ottenuto questo denaro onestamente, onorevolmente”.

Bob deve aver realizzato per la prima volta ciò che aveva fatto. Non parlò. Fissò solo i suoi occhi. Lei era ora al suo fianco.

“Bob, sei fuori di te”, disse; “hai passato una prova terribile. Per un’ora ho letto nei bollettini delle banche e delle società fiduciarie che sono fallite, delle banche che sono state rovinate. Ho letto che l’hai fatto tu; che hai fatto milioni – e sapevo che era per me, per mio padre, ma nel mezzo della mia gioia, della mia gratitudine, del mio amore – perché, oh, Bob, ti amo”, si interruppe appassionatamente; “sembra come se ti amassi oltre la capacità di un cuore umano di amare. Penso che per il diritto di essere tua per un solo momento di questa vita sopporterei sorridendo tutti i dolori e le miserie di un’eterna tortura. Sì, Bob, per il diritto di farti chiamare mia solo mentre ascoltavo la parola, farei qualsiasi cosa, Bob, qualsiasi cosa che sia onorevole”.

Gli aveva tirato la testa vicino al suo viso, e i suoi grandi occhi azzurri scrutarono i suoi come se volessero arrivare fino alla sua anima. Era una bambina nel suo semplice appello a lui affinché le permettesse di vedere il suo cuore, di vedere che non c’era nulla di nero lì dentro.

Mentre guardava, le sue belle mani giocavano tra i suoi capelli come quelle di una madre con quelli del bambino che sta calmando nella malattia.

“Bob, parlami, parlami”, implorò, “dimmi che non c’è stata disonestà nell’ottenere quei milioni. Dimmi che nessuno è stato fatto soffrire come mio padre ed io abbiamo sofferto. Dimmi che i suicidi e i carcerati, le figlie trascinate alla vergogna e le madri spinte al manicomio come risultato di questo panico, non possono essere imputati a nulla di ingiusto o disonorevole che tu abbia fatto. Bob, oh, Bob, rispondi! Rispondi di no, o il mio cuore si spezzerà; o se, Bob, hai commesso un errore, se hai fatto ciò che nel tuo grande desiderio di aiutare me e mio padre sembrava giustificabile, ma che ora vedi essere sbagliato, dillo a me, caro Bob, e insieme cercheremo di rimediare. Cercheremo di trovare un modo per espiare. Daremo i milioni fino all’ultimo, ultimo centesimo a coloro sui quali hai portato miseria. La perdita di mio padre non conterà. Insieme andremo da lui e gli diremo cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo vissuto, gli diremo del nostro errore, e nella nostra agonia lui dimenticherà la propria. Perché mio padre ha un tale orrore di qualsiasi cosa disonorevole che accoglierà la sua miseria come felicità quando saprà che i suoi insegnamenti hanno permesso a sua figlia di rimediare a questo grande torto. E poi, Bob, ci sposeremo, e tu ed io e padre e madre saremo insieme, e saremo, oh, così felici, e ricominceremo tutto da capo”.

“Beulah, ferma; in nome di Dio, in nome del tuo amore per me, non dire un’altra parola. C’è un limite alla capacità di un uomo di soffrire, anche se è un grande, forte bruto come me, e, Beulah, ho raggiunto quel limite. La giornata è stata dura”.

La sua voce si addolcì e divenne come quella di un bambino stanco.

“Devo uscire nel trambusto della strada, nel frastuono e nel rumore, e calmarmi i nervi e ritrovare la testa. Poi sarò in grado di pensare in modo chiaro e vero, e tornerò da te, e insieme vedremo se ho fatto qualcosa che mi rende inadatto a toccare la guancia, le mani e le labbra della donna migliore e più bella che Dio abbia mai messo sulla terra. Beulah, sai che non ti ingannerei per salvare il mio corpo dai fuochi di questo mondo, e la mia anima dalla tortura dei dannati, e ti prometto che se scoprirò di aver fatto qualcosa di sbagliato, ciò che tu chiami sbagliato, ciò che tuo padre chiamerebbe sbagliato, farò quello che dici per espiare”.

Le prese la testa tra le mani, dolcemente, con reverenza, e sfiorando con le labbra i suoi gloriosi capelli dorati, se ne andò.

Beulah Sands si voltò verso di me. “Per favore, signor Randolph, vada con lui. È stordito nell’anima. Non si può mai dire cosa un cuore profondamente perplesso spingerà il suo proprietario a fare. Spesso nella notte, quando mi sono mandata in febbre a pensare alla situazione di mio padre, ho avuto tentazioni terribili. Gli agenti del diavolo cercano i disgraziati quando nessuno di coloro che amano è vicino. Ho spesso pensato che alcune delle più nere tragedie della terra avrebbero potuto essere evitate se ci fosse stato un vero amico a stare al gomito del disgraziato nel momento fatale della decisione e a indicare il sole dietro, proprio quando il nero davanti diventava insopportabile. Per favore, segua il signor Brownley in modo da essere pronto, qualora il suo risveglio a ciò che ha fatto diventasse insopportabile. Gli dica che i temuti domani non sono mai così terribili in realtà come sembrano nell’attesa”.

Raggiunsi Bob appena fuori dall'ufficio. Non gli parlai, poiché capii che non era in vena di compagnia. Mi accodai, determinato a non perderlo di vista. Era quasi l’una. Wall Street era al suo apice frenetico, tutti in una folle corsa. Le attività della giornata avevano intasato la strada del denaro, già sempre affollata. Gli strilloni gridavano le edizioni pomeridiane. “Terribile panico a Wall Street. Un uomo contro milioni. Robert Brownley ha mandato in rovina ‘la Strada’. Venti milioni fatti in un’ora. Banche fallite. Distruzione e rovina ovunque. Il presidente Snow dell’Asterfield National si è suicidato.” Bob non diede segno di aver sentito. Procedeva con un passo lento e misurato, la testa eretta, gli occhi fissi nello spazio, un uomo che pensava, pensava, pensava alla propria salvezza. Molti uomini frettolosi lo guardavano, alcuni con un’espressione di odio indicibile, come se volessero aggredirlo. Poi c’erano quelli che lo chiamavano per nome con una risata di gioia; e alcuni si voltavano a guardarlo con curiosità. Era facile distinguere i feriti da coloro che avevano partecipato alla sua vittoria, e da quelli che conoscevano la sega circolare della finanza frenetica solo per il suo ronzio. Bob non vedeva nessuno. Dove poteva essere diretto? Arrivò in cima alla strada della moneta e del crimine e attraversò Broadway. Il suo cammino fu bloccato dalla recinzione che circonda il vecchio cimitero della Trinity. Afferrando le aste di ferro con entrambe le mani, fissò le lapidi sgretolate di quelle guardie di Mammona che un tempo camminarono sulla terra e combatterono le battaglie del loro cuore, come lui stava camminando e combattendo, ma che ora non conoscevano le dieci, non conoscevano le tre, che guardavano gli scommettitori di borsa e i cacciatori di dollari come guardavano i vermi che scavavano le basi delle loro lapidi. Quali pensieri attraversassero la mente di Bob Brownley, solo il suo Creatore lo sapeva. Per minuti rimase immobile, poi riprese a camminare lungo Broadway. Entrò nel Battery. Le panchine erano affollate da quel detrito e flotsam dell'umanità che le potenti fogne di New York riversano a eserciti sulle sue spiagge interne a ogni sorgere del sole: qui un bruto intorpidito che smaltiva una sbronza prolungata, là un ragazzo la cui franchezza del volto, gli abiti di lana grezza e gli occhi smarriti dicevano: “dalla fattoria e dal vigile amore materno”. Su un’altra panchina, una donna italiana che aveva attorno a sé una mezza dozzina di futuri re del dollaro e regine della società, e i cui abiti parlavano della nave di immigrati appena giunta in porto. Bob Brownley apparentemente non vide nessuno. Ma improvvisamente si fermò. Su una panchina sedeva una madre dal volto dolce che teneva in braccio un bimbo addormentato, mentre un bambino dai capelli ricci poggiava la testa sul suo grembo e dormiva attraverso i magici sentieri e i boschi fatati del mondo dei sogni. Il volto della donna era uno di quelli che fondono la fiducia della giovinezza con l’incertezza dell’età adulta. Era un viso grazioso, chiaramente destinato dal suo Creatore a un viaggio spensierato attraverso questo mondo, ma era stato bruciato dal ferro della città.

“Signor Brownley—” Lei accennò ad alzarsi.

Lui la spinse dolcemente a sedere con uno “shh”, non volendo derubare i dormienti del loro paradiso.

“Cosa sta facendo qui, signora...?” Esitò.

“Signora Chase. Signor Brownley, quando me ne andai dall'ufficio di Randolph & Randolph sposai John Chase; forse lo ricorda come fattorino. Avevo una casa così felice e mio marito era così buono; non ho più dovuto fare la dattilografa. Questi sono i nostri due figli.”

“Cosa sta facendo qui?”

Le lacrime le balzarono agli occhi; li abbassò, ma non rispose.

“Non si curi di me, donna. Anch’io ho inferni nascosti che non voglio che il mondo veda. Non si curi di me; mi racconti la sua storia. Potrebbe farle bene; potrebbe far bene a me; sì, potrebbe far bene a me.”

Mi ero seduto a pochi passi di distanza. Entrambi erano troppo presi dai propri pensieri per notare me o chiunque altro. Non potevo udire la loro conversazione, ma molto tempo dopo, quando menzionai a Bob la nostra vecchia stenografa, Bessie Brown, lui mi raccontò l’incidente al Battery. Suo marito, dopo il matrimonio, era stato infettato dal microbo della speculazione borsistica, il microbo che rode la mente e il cuore della sua vittima giorno e notte, mentre la febbre del “diventa ricco, diventa ricco” cresce sempre più feroce. Aveva investito i loro risparmi e aveva pescato un buco nell'acqua. Aveva perso il lavoro in disgrazia ed era finito nel bucket-shop, la fossa del sottosuolo del grande inferno della Borsa. Da lì, una settimana prima, era stato mandato in prigione per furto, e quella mattina era stata cacciata in strada dal padrone di casa. Vidi Bob estrarre dalla tasca il suo taccuino, scrivere qualcosa su un foglio, strapparlo e porgerlo alla donna, toccarsi il cappello e, prima che lei potesse fermarlo, allontanarsi a grandi passi. La vidi guardare il foglio, portarsi le mani alla fronte, guardare di nuovo il foglio e la figura in allontanamento di Bob Brownley. Poi la vidi, sì, lì nel vecchio Battery Park, sotto la pioggia piovigginosa e sotto gli occhi di tutti, cadere in ginocchio in preghiera. Per quanto tempo abbia pregato non lo so. So solo che mentre seguivo Bob mi voltai e la donna era ancora in ginocchio. Pensai in quel momento a quanto la cosa sembrasse strana e innaturale. In seguito, imparai a capire che nulla è strano e innaturale nel mondo della sofferenza umana; che la grande sofferenza umana trasforma tutto ciò che è strano e innaturale in qualcosa di comune. Il giorno dopo Bessie Brown venne nel nostro ufficio per vedere Bob. Non potendo raggiungerlo, chiese di me.

“Signor Randolph, mi dica, per favore, cosa devo fare con questo foglio?” disse. “Ho incontrato il signor Brownley al Battery ieri. Ha visto che ero in difficoltà e mi ha dato questo, ma non riesco a credere che fosse intenzionato a farlo”, e mi mostrò un ordine per Randolph & Randolph di mille dollari. Incassai il suo assegno e lei se ne andò.

Dal Battery, Bob cercò i moli, la Bowery, Five Points, le serre dei bassifondi d’America. Sembrava deciso a scovare i covi di miseria nella metropoli infestata dalla miseria del nuovo mondo. Per due ore camminò e io lo seguii. Diverse volte pensai di parlargli e cercare di distoglierlo dal suo umore, ma mi trattenni. Potevo vedere che si stava combattendo una battaglia dell’anima e capii che dal suo esito poteva dipendere la salvezza di Bob. Alcuni cercano la quiete dei boschi, il fruscio rilassante delle foglie, il placido mormorio del ruscello quando combattono per la propria anima, ma i boschi di Bob sembravano essere i luoghi d’ombra della miseria, il suo fruscio di foglie il chiasso rauco della moltitudine, e il mormorio del suo ruscello le lacrime e i racconti dei dannati della grande città, perché si fermava a conversare con molti relitti umani che incontrava sul suo cammino. La lancetta dell’orologio sul campanile della Trinity indicava le quattro quando ci avvicinammo di nuovo all’ufficio di Randolph & Randolph. Bob ora procedeva con un passo lungo e affrettato, come consumato da una febbre di desiderio di arrivare da Beulah Sands. Per gli ultimi quindici minuti lo avevo tenuto d’occhio a fatica. Era giunto a una decisione e, se sì, quale? Me lo chiesi più e più volte mentre mi facevo largo tra la folla.

Bob andò dritto nell'ufficio di Beulah Sands, io nel mio. Ero lì da solo un momento quando udii profondi gemiti gutturali. Ascoltai. Il suono divenne più forte di prima. Veniva dall'ufficio di Beulah Sands. Con un balzo fui alla porta aperta. Dio mio, lo spettacolo che si presentò al mio sguardo! Mi perseguita ancora adesso, anche se gli anni ne hanno smussato la vividezza. La bella, tranquilla figura grigia che era diventata un’immagine così familiare per Bob e per me ultimamente, sedeva alla scrivania piatta al centro della stanza. Era rivolta verso la porta. I gomiti poggiavano sulla scrivania; in mano aveva un giornale pomeridiano che evidentemente stava leggendo quando Bob era entrato. Dio solo sa da quanto tempo lo stesse leggendo prima che lui arrivasse. Bob era in ginocchio al fianco della sua sedia, le mani giunte e sollevate in un’agonia di supplica che era accompagnata dagli orribili gemiti. Il suo volto mostrava un terrore e una supplica indicibili; gli occhi stavano per scoppiare dalle orbite ed erano fissi sui suoi come quelli di un uomo in una prigione che fissa lo spettro in avvicinamento di qualcuno che ha assassinato. Il suo petto si alzava e scendeva, come se cercasse di spezzare dei legami invisibili che gli stavano schiacciando la vita. A ogni respiro seguiva l’orribile gemito che mi aveva condotto da lui. Beulah Sands aveva girato a metà il viso finché i suoi occhi non avevano incrociato quelli di Bob con una dolce, infantile perplessità. La guardai, sorpreso che una persona che avevo sempre visto così intelligentemente padrona di sé potesse essere passiva di fronte a tale angoscia. Poi, orrore degli orrori! Vidi che mancava qualcosa nei suoi grandi occhi azzurri. Guardai; boccheggiai. Poteva essere davvero? Con un balzo fui al suo fianco. Fissai di nuovo quegli occhi che quella mattina erano stati tutto ciò che c’era di intelligente, di divino, di umano. La loro anima, la loro vita erano svanite. Beulah Sands era una donna morta; non morta nel corpo, ma nell’anima; la scintilla magica era fuggita. Non era che un guscio vuoto — una donna di carne e sangue viventi; ma la cittadella della vita era vuota, la mente se n’era andata. Ciò che era stata una donna era solo una bambina. Passai la mano sulla fronte ora umida. Chiusi gli occhi e li riaprii. La figura di Bob, con le mani giunte e sollevate e gli occhi sporgenti, era ancora lì. Ancora risuonavano nella stanza gli orribili gemiti gutturali. Beulah Sands sorrise, il sorriso di un infante nella culla. Tolse una mano bellissima dal giornale e la passò sulla guancia abbronzata di Bob, proprio come il neonato tocca il volto della madre con le sue dita paffute. Nel mio orrore mi aspettavo quasi di sentire il gorgoglio di un bimbo. I miei occhi, nella loro perplessità, devono aver vagato dal suo volto, poiché improvvisamente divenni consapevole di un grande titolo nero disteso in cima al giornale che lei stava leggendo:

“VENERDÌ 13.”

E sotto, in una delle colonne:

“TERRIBILE TRAGEDIA IN VIRGINIA”

“IL CITTADINO PIÙ PROMINENTE DELLO STATO, EX SENATORE DEGLI STATI UNITI ED EX GOVERNATORE, IL GIUDICE LEE SANDS DI SANDS LANDING, MENTRE ERA TEMPORANEAMENTE FOLLE PER LA PERDITA DELLA SUA FORTUNA E DI MILIONI DI FONDI DI CUI ERA AMMINISTRATORE, HA TAGLIATO LA GOLA ALLA MOGLIE INVALIDA, A QUELLA DI SUA FIGLIA E POI ALLA PROPRIA. TUTTI E TRE SONO MORTI ALL'ISTANTE.”

In un’altra colonna:

“ROBERT BROWNLEY CREA IL PIÙ DISASTROSO PANICO NELLA STORIA DI WALL STREET E DIFFONDE DISTRUZIONE E ROVINA IN TUTTO IL PAESE.”

Un’immagine orrenda incise ogni sua luce e ombra nella mia mente, attraverso il mio cuore, in tutta la mia anima. Una scena di raccolta della finanza frenetica con il suo raccolto insanguinato; al centro una morta-vivente, parte del quadro, eppure il fantasma lasciato a perseguitare i pittori, uno dei quali stava già rannicchiandosi davanti alla tela nera e insanguinata.

Bene intendeva l’artista delle parole che scrisse sopra la porta del manicomio, “L’uomo può soffrire solo fino al limite, poi conoscerà la pace”, la meravigliosa saggezza del suo Dio. Beulah Sands era andata oltre il suo limite ed era in pace.

Gli orribili gemiti cessarono e un pallore cinereo si diffuse sul volto di Bob Brownley. Prima che potessi afferrarlo, rotolò all'indietro sul pavimento come morto. Anche Bob Brownley era andato oltre il suo limite. Mi chinai su di lui e gli sollevai la testa, mentre la dolce donna-bambina si inginocchiava e copriva il suo viso di baci, chiamando con una voce simile a quella di una bimba che parla alla sua bambola, “Bob, mio Bob, svegliati, svegliati; la tua Beulah ti vuole”. Mentre poggiavo la mano sul cuore di Bob e sentivo i suoi battiti farsi più forti, mentre ascoltavo la voce infantile di Beulah Sands, gioiosamente fiduciosa, mentre chiamava l’unica cosa rimasta del suo vecchio mondo, parte del mio terrore svanì. Al suo posto giunse un grande senso di mitigazione per la meravigliosa saggezza di Dio. Pensai con gratitudine all’argomento sempre pronto di mia madre, che la legge di tutte le leggi, di Dio e della natura, è quella della compensazione. Avevo lasciato che la testa di Bob scendesse fino a poggiare sul grembo di Beulah, e dal suo respiro calmo e costante potevo vedere che aveva superato indenne una crisi, che almeno non era nelle grinfie della morte come avevo temuto all'inizio.

Bob dormiva. Beulah Sands smise di chiamarlo e con un sorriso si portò le dita alle labbra e disse dolcemente: “Shh, il mio Bob dorme”. Insieme vegliammo sul nostro amante e amico addormentato, lei con la felicità di una bambina che non ha paura del risveglio, io con un terrore silenzioso per ciò che sarebbe accaduto dopo. Avevo visto una mente trasvolare verso l’ignoto quel giorno. Doveva avere una compagna a confortarla e consolarla nel suo lungo viaggio verso l’aldilà? Per quanto tempo aspettammo il risveglio di Bob non saprei dire. Le lancette dell’orologio dicevano un’ora; a me sembrò un’era. Alla fine, il suo fisico magnifico, il suo sangue non avvelenato e il suo splendido cervello lo tirarono fuori verso il suo nuovo mondo di tortura della mente e del cuore. Le sue palpebre si sollevarono. Guardò me, poi Beulah Sands, con occhi così tristi, così terribili nella loro perplessa mestizia, che quasi desiderai che non si fossero mai aperti, o che si fossero aperti per lasciarmi vedere lo sguardo infantile che ora brillava da quelli della ragazza. Il suo sguardo si posò infine su di lei e le sue labbra mormorarono “Beulah”.

“Ecco, Bob, pensavo avresti capito che era ora di svegliarsi.” Si chinò e lo baciò sugli occhi ancora e ancora con l’ardore amorevole che un bambino riserva ai suoi animali domestici.

Lui si alzò lentamente in piedi. Potevo vedere dai suoi occhi e dal brivido che lo percorse quando colse il giornale sulla scrivania che era lui stesso; che la memoria degli eventi della giornata non era svanita nel sonno. Si alzò in tutta la sua altezza, la testa si sollevò e le spalle si raddrizzarono, ma solo per abitudine e per un istante. Poi strinse Beulah Sands al petto e lasciò cadere la testa sulla sua spalla. Singhiozzò come un padre con il cadavere di suo figlio.

“Perché, Bob, mio Bob, è questo il modo in cui tratti la tua Beulah quando ti ha lasciato dormire così i tuoi occhi bellissimi sarebbero stati carini per il matrimonio? È questo il modo di comportarsi davanti a questo uomo gentile che è venuto a portarci in chiesa? Cattivo, cattivo Bob.”

La guardai, guardai Bob, con orrore. Stavo iniziando a realizzare la morte assoluta di questa donna. Dal primo sguardo avevo saputo che la sua mente era fuggita, ma la conoscenza non è sempre realizzazione. Non sapeva nemmeno chi fossi. La sua mente era morta a tutto tranne che all’uomo che amava, l’uomo che durante tutti quei lunghi giorni della sua sofferenza aveva adorato in silenzio. Per tutti tranne che per lui, era appena nata.

Al suono di “matrimonio”, “chiesa”, la testa di Bob si sollevò lentamente dalla sua spalla. Vidi la sua decisione nell’istante in cui incrociai il suo sguardo; realizzai l’inutilità di oppormi e, con il cuore malato e inorridito, ascoltai mentre diceva con una voce ora calma e rassicurante come quella di un padre verso la figlia: “Sì, Beulah, mia cara, ho dormito troppo a lungo. Bob è stato cattivo, ma recupereremo il tempo perduto. Prendi il tuo cappello e il mantello e correremo in chiesa o faremo tardi.”

Con una risata di gioia lo seguì verso l’armadio dove pendevano il piccolo turbante grigio e la graziosa giacca grigia. Lui li prese dal gancio e glieli diede.

“Non una parola, Jim,” mi ordinò. “Nel nome di Dio e di tutta la nostra amicizia, non una parola. Beulah Sands sarà mia moglie non appena riuscirò a trovare un ministro che ci sposi. È la cosa migliore, la migliore. È giusto. È come Dio vorrebbe che fosse, o non sono capace di distinguere il giusto dallo sbagliato. Comunque, è ciò che sarà. Non ha padre, non ha madre, non ha sorella, nessuno a proteggerla e difenderla. Il ‘Sistema’ l’ha derubata di tutto nella vita, persino di se stessa, di tutto, Jim, tranne che di me. Devo cercare di riconquistarla a se stessa, o rendere il suo nuovo mondo felice — uno felice per lei.”

Capitolo VII.

A un vecchio giocatore d’azzardo, la cui vita era stata spesa ad ascoltare il tintinnio della pallina della roulette che entra ed esce, fu detto da un compagno di sventura, mentre il suo ultimo dollaro finiva nelle fauci dell’implacabile tigre, che il piede del gestore era su un pulsante elettrico che gli permetteva di far cadere la pallina dove la sua puntata non era. Disse semplicemente: “Grazie a Dio. Pensavo che quel principe degli imbroglioni, il Destino, che per tutta la vita ha avuto il piede sul pulsante del mio gioco, fosse colui che faceva il trucco”. La lunga sofferenza aveva spinto il vecchio giocatore d’azzardo alla bibbia del perdente: la Filosofia! Ingannato da un marchingegno umano, sapeva di avere qualche possibilità di pareggiare i conti; ma il Destino non poteva combatterlo.

Bob Brownley aveva pensato di essere sfortunato quando i suoi occhi si aprirono al fatto di essere stato derubato per mezzo di dadi truccati dall'uomo, ma quando il Destino premette il pulsante, vide che il suo inferno creato dall'uomo non era che una debole imitazione, e — ne fu soddisfatto, poiché chiunque conosca il gioco della vita è soddisfatto, perché — deve esserlo. La testa forte di Bob si chinò, la sua volontà di ferro si piegò, e mansuetamente la sua anima mormorò: “Sia fatta la tua volontà”.

Quella notte sposò Beulah Sands. Il ministro che unì l’uomo adulto e la donna che era come una neonata non vide nulla di straordinario nell’unione. Mormorò a me, che feci da testimone allo sposo, damigella d’onore alla sposa, e padre e madre a entrambi: “Vediamo visioni strane, noi ministri della grande città, signor Randolph. La dolce signorina sembra essere un tantino spaventata”. La mia spiegazione che lei e il signor Brownley erano gli unici sopravvissuti alle terribili tragedie della giornata fu sufficiente. Si ritenne soddisfatto quando non ottenne altra risposta alla sua domanda, “Prendi quest’uomo come tuo legittimo sposo?”, se non un dolce sorriso infantile mentre lei si stringeva più forte a Bob.

Bob e la sua sposa partirono per il Sud, verso sua madre e le sue sorelle, il giorno seguente. Lasciò a me la chiusura dei suoi scambi. Mi diede istruzioni di accantonare 3.000.000 di profitti per Beulah Sands-Brownley, e insistette che pagassi dal saldo le note che mi aveva dato poche settimane prima. Rimasero poco più di 5.000.000 per lui.

Il principale giornale di Wall Street, nel suo sermone sul panico, concludeva con:

“Wall Street è sopravvissuta a molti venerdì neri. Alcuni di essi sono stati venerdì tredici del mese, ma nessun venerdì ancora segnato dal calendario, nessun sabato, lunedì, martedì, mercoledì o giovedì ancora raccolto nel magazzino del passato è mai stato accolto più giubilantemente dalla Sua Maestà Satanica di ieri. Preghiamo il cielo che nessun giorno futuro sia ordinato per andare contro il record di ieri per crudeltà tigresca e terribile distruzione. Si mormora che il signor Brownley della Randolph & Randolph, sia per sé che per i suoi clienti, abbia incassato venticinque milioni di profitto. Crediamo che questa stima sia bassa. Le perdite causate dal terribile assalto di Robert Brownley devono aver superato i cinquecento milioni. Wall Street e il paese faranno bene a prendere a cuore la morale del mercato di ieri. È questa: la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi americani è una minaccia per la nostra struttura finanziaria. È l’opinione unanime della ‘Strada’ che Robert Brownley non avrebbe mai potuto riuscire a battere il prezzo dello zucchero proprio sotto il naso del sostegno di Camemeyer e della Standard Oil come ha fatto ieri, senza una copertura in contanti dai cinquanta ai cento milioni. Se un vasto aggregato di detentori di denaro si pone deliberatamente dietro un assalto come quello eseguito con successo ieri, perché quel massacro non potrebbe essere ripetuto in qualsiasi momento, su qualsiasi titolo e contro il supporto di qualsiasi copertura?”

Mentre leggevo questo e ascoltavo discorsi sulla stessa linea, ero perplesso. Non riuscivo per nulla al mondo a capire dove Bob Brownley potesse aver trovato dai cinque ai dieci milioni di sostegno per un'incursione simile, tanto meno dai cinquanta ai cento. Eppure ero costretto a confessare che doveva aver avuto un qualche enorme sostegno; altrimenti, come avrebbe potuto compiere ciò che gli avevo visto fare?

Bob lasciò la moglie a casa di sua madre mentre si recava a Sands Landing per il funerale. Dopo che il vecchio giudice e le sue vittime furono stati sepolti e i parenti si furono riuniti nella biblioteca della grande dimora bianca dei Sands, spiegò le condizioni della loro congiunta e disse loro che era sua moglie. Insistette per pagare tutti i debiti del giudice Sands, oltre 500.000 dollari dei quali erano dovuti a membri della famiglia Sands per i quali era stato amministratore fiduciario. Prima di tornare da sua madre, Bob aveva trasformato una grande calamità in un'occasione quasi di gioia. Il giudice Sands e la sua famiglia erano molto cari alla gente della zona, ma la sua sventura aveva minacciato una rovina così vasta che l'inatteso recupero di un milione e mezzo era stata una manna dal cielo che portava felicità.

Due giorni dopo il funerale, la speranza più cara di Bob svanì. Aveva ordinato che ogni cosa nella piantagione Sands fosse riportata alle condizioni quotidiane. Gli zii, le zie e i cugini di Beulah Sands si erano organizzati per accoglierla e tentare con ogni mezzo in loro potere di richiamare la sua mente perduta. Assicurarono a Bob che, a parte l'assenza del padre, della madre e della sorella di Beulah, non sarebbe mancato alcun richiamo alla memoria. Bob e sua moglie scesero dal battello fluviale ai piedi del viale che conduceva diritto dall'imbarcadero al portico a colonne bianche ricoperto di rampicanti. L'agonia di Bob deve essere stata terribile quando sua moglie batté le mani in una gioia infantile esclamando: "Oh, Bob, che posto grazioso!" Non diede alcun segno di aver mai visto il grande ingresso, attraverso il quale era entrata e uscita fin dalla sua infanzia. Bob la portò nella biblioteca, nella stanza di sua madre, nella sua, nella stanza dei giochi dove c'erano le bambole e i giocattoli della sua infanzia, ma non venne alcun segno di riconoscimento, nulla se non un infantile piacere. Guardò le sue zie, i suoi zii e i cugini con i quali aveva trascorso la vita, confusa nel trovare tanti estranei in quel luogo altrimenti silenzioso. Come ultima speranza, condussero dentro la sua vecchia balia nera, che l'aveva accudita da neonata, che era stata la compagna della sua infanzia e la prediletta della sua età adulta. Non ci fu occhio asciutto nella biblioteca quando lei rispose allo scoppio di gioia della vecchia balia con lo sguardo perplesso di una bambina che non capisce. Il dolore della vecchia negra era pietoso mentre realizzava di essere un'estranea per il suo "uccellino di miele". La bambina sembrava perplessa di fronte al suo dolore. Era chiaro a tutti che la casa dei Sands non significava nulla per l'ultima della famiglia del giudice.

Bob la riportò a New York e implorò l'aiuto degli esperti medici d'America e del Vecchio Mondo per riconquistare ciò che era stato richiamato dal suo Creatore. I dottori erano affascinati da questa nuova fase di offuscamento mentale, poiché in alcuni particolari il caso di Beulah era diverso da ogni istanza conosciuta, ma nessuno dava speranza. Tutti concordavano sul fatto che qualche filo che collegava cuore e cervello si fosse bruciato quando il crudele "Sistema" aveva inviato un voltaggio superiore alla capacità di trasmissione del filo. Tutti concordavano sul fatto che la moglie donna-bambina non sarebbe mai invecchiata, se non attraverso qualche eruzione mentale superiore al potere umano di produrre. Alcuni dei medici indicarono una possibilità, ma quella era troppo terribile perché Bob potesse prenderla in considerazione.

Il primo anniversario del loro matrimonio trovò Bob e sua moglie stabiliti nella loro nuova dimora sulla Fifth Avenue. Aveva comprato e demolito due vecchie case tra la Quarantaduesima e la Quarantatreesima Strada e aveva eretto un palazzo, il cui interno era unico tra tutte le inusuali strutture di New York. Il primo e il secondo piano erano tutto ciò che un gusto raffinato e una spesa di denaro illimitata potessero produrre. Nulla su quei piani splendidi parlava delle cose strane al piano di sopra. Un lusso posato pervadeva i salotti, la biblioteca e la sala da pranzo. Bob mi disse, mentre mi accompagnava attraverso di essi: "Un giorno, Jim, Beulah potrebbe riprendersi, potrebbe tornare da me, e voglio che tutto sia come lei desidererebbe, tutto come avrebbe voluto se la maledizione non fosse mai arrivata". Il terzo piano era di Beulah. Una delicata camera da letto da bambina; due stanze per le infermiere adiacenti; una stanza dei giochi, con una piccola aula scolastica per bambini e una grande sala ricreativa, con bambole e case delle bambole, giocattoli per bambini di ogni descrizione in abbandono, come se la loro proprietaria avesse in realtà solo pochi anni. Dall'altra parte del corridoio c'erano tre uffici, esatti duplicati del mio, di quello di Bob e di quello di Beulah Sands alla Randolph & Randolph. Quando li vidi per la prima volta fu con difficoltà che mi resi conto di non trovarmi dove, un anno prima, si erano svolti gli eventi raccapriccianti. Bob aveva riprodotto nei minimi dettagli il nostro laboratorio in centro. Stando sulla porta dell'ufficio di Beulah Sands, affrontai la scrivania piatta alla quale si era seduta il pomeriggio in cui vidi per la prima volta quell'orrendo risultato del lavoro del "Sistema". Potevo quasi vedere la piccola figura grigia che teneva in mano il giornale del pomeriggio. Con orrore i miei occhi cercarono il pavimento a lato della sedia in cerca del volto agonizzante di Bob e delle sue mani sollevate. Mentre stavo per la prima volta nel mezzo dell'opera di Bob, mi parve di udire ancora quei gemiti terribili.

"Jim," disse Bob, "ho l'idea ossessionante che un giorno Beulah si sveglierà, si guarderà intorno e penserà di essere rimasta addormentata solo per pochi minuti. Se dovesse succedere, non deve avere nulla che le faccia cambiare idea finché non le avremo dato la notizia. Ho istruito le sue infermiere, una delle quali non la perde mai di vista né di giorno né di notte, di farle prendere l'abitudine di passare il suo tempo alla sua vecchia scrivania; ho detto loro di essere sempre pronte al suo risveglio, e quando arriverà dovranno immediatamente chiudere il resto del piano e della casa finché non potrò arrivare da lei. Eccola che arriva, Beulah."

Dalla stanza dei giochi uscì una donna-bambina ridente e felice. Nonostante la sua figura femminile finemente sviluppata, che non aveva perso nulla della sua meravigliosa bellezza, e il volto squisito, i capelli castano dorati e i grandi occhi blu, che erano affascinanti come il giorno in cui era entrata per la prima volta negli uffici della Randolph & Randolph; nonostante l'abito grigio attillato con un delicato colletto di pizzo rivoltato, riuscivo a stento a credere che fosse altro che una bambina piccola. Con uno sguardo avido e una risata felice andò da Bob e, gettandogli le braccia al collo, gli coprì il viso di baci.

"Il buon Bob è tornato per giocare con Beulah," disse, "Lei sapeva che lo avrebbe fatto. Avevano detto a Beulah che Bob era andato nei boschi a raccogliere fiori graziosi. Beulah sapeva che se Bob fosse andato nei boschi, avrebbe portato Beulah con sé. Ora Bob deve giocare a scuola con Beulah." Si sedette alla sua scrivania e aprì il suo libro di scuola per bambini. Con finta severità disse: "Bob, g-a-t-t-o. Cosa si scrive?" Per mezz'ora Bob sedette a giocare a studioso e insegnante a turno con tutta la pazienza di un padre affettuoso. A fatica trattenni le lacrime che quella triste visione portava ai miei occhi.

Per il primo anno di matrimonio di Bob, lo vedemmo ben poco in ufficio. La Borsa lo vide ancora meno. Era capitato sul piano un paio di volte, ma non faceva affari e sembrava mostrare scarso interesse.

"La Strada" sapeva che Bob aveva sposato la figlia del giudice Lee Sands, vittima del freddo affare della Seaboard Air Line di Tom Reinhart. Per il resto non sapeva nulla della faccenda. I suoi amici non incontrarono mai sua moglie. Occasionalmente incrociavano la carrozza dei Brownley sul viale o nel parco e, dando per scontato che la bellissima donna fosse la signora Brownley, pensavano che Bob fosse un uomo fortunato. Sembrava del tutto naturale che sua moglie scegliesse l'isolamento dopo la terribile tragedia nella sua casa in Virginia. Ma non riuscivano a capire perché, con una tale causa di lutto, la figura squisita accanto a Bob nella carrozza victoria fosse sempre vestita di grigio. Dopo un po' si sussurrò che ci fosse qualcosa che non andava in casa di Bob. Poi i suoi amici e conoscenti smisero di sussurrare o di pensare ai suoi affari. Con tutti i lati negativi di New York — e sono numerosi quanto i suoi campanili e i suoi bazar di beneficenza — essa ha una virtù compensativa. Se un abitante sceglie di lasciare in pace New York, New York è disposta a ricambiare. Nei suoi quartieri alla moda più affollati una persona può andare e venire per tutta la vita, e nessuno nell'isolato in cui risiede saprà quando il suo andare e venire cesserà. Quando un newyorkese legge sul suo giornale dell'uomo che vive accanto a lui, "assassinato e il cui corpo è stato scoperto dal gasista" o dall'esattore delle tasse, dal macellaio o dal fornaio, a seconda dei casi, non pensa mai di essere stato negligente nei suoi doveri di vicinato. Non esiste una parola come "vicino" nel dizionario della città di New York. Potrebbe esserci stata una volta, ma, se è così, molto tempo fa è stata usata come paletto per la recinzione di filo spinato del "tieniti-a-distanza-noi-ci-teniamo-a-distanza-finché-non-ti-conosciamo". Si racconta di un pastore delle zone rurali, un americano all'antica, che venne a New York per prendere in carico una parrocchia, che iniziò a fare le sue visite e fu afferrato nell'atrio di quello che, nella civiltà, sarebbe stato il suo vicino di casa. Fu trasportato d'urgenza al Bellevue per una valutazione della sanità mentale. Il verdetto fu: "Pazzo. Non aveva lettere di presentazione e non apparteneva al giro".

Poco dopo il primo anniversario del suo matrimonio, Bob lasciò il suo ufficio presso la Randolph & Randolph e ne aprì uno per sé. Spiegò che stava lasciando la sua attività di commissionario per dedicare tutto il suo tempo al trading personale. Con l'apertura del suo nuovo ufficio divenne di nuovo l'uomo più attivo sul piano. Il suo trading era intermittente. Per settimane non si faceva vedere alla Borsa o sulla "Strada". Poi tornava e, dopo aver eseguito una serie di scambi brillanti, che erano invariabilmente di successo, spariva di nuovo. Divenne presto noto come l'operatore più fortunato di Wall Street, e l'inizio di ogni suo nuovo affare era il segnale per il suo seguito in rapida crescita di accodarsi.

Di tanto in tanto apprendevo che Beulah Sands non stava facendo alcun vero miglioramento, sebbene in alcuni dettagli avesse imparato come impara un bambino. Ma non c'era alcuna indicazione che avrebbe mai riacquistato la sua mente perduta.

Storie strane sulle imprese di Bob iniziarono a filtrare nel mio ufficio. Per lunghi periodi spariva. Né le infermiere che si occupavano di sua moglie, né suo fratello, sua madre e le sue sorelle, per i quali aveva acquistato una dimora a pochi isolati dalla sua, sentivano una parola da lui. Poi ritornava improvvisamente come era scomparso, e i suoi occhi selvaggi e il volto scavato raccontavano di una lotta interiore prolungata e disperata. Ora beveva spesso, un'abitudine a cui non si era mai abbandonato prima.

Per dieci giorni prima del secondo anniversario del suo matrimonio era sparito. La mattina dell'anniversario apparve alla Borsa, con gli occhi selvaggi e spericolato. Il mercato era in crescita da settimane ed era a un livello alto. Tom Reinhart e il suo ramo del "Sistema" stavano mettendo a punto un nuovo spennamento del pubblico nella Union e Northern Pacific. Al rintocco del gong Bob prese possesso del palo della Union Pacific e in trenta minuti aveva precipitato un panico con le sue vendite spietate. La nostra casa era pesantemente interessata nelle Pacific, sebbene non in collegamento con Reinhart e la sua banda. Non appena ebbi notizia che Bob era la causa del massacro, mi precipitai alla Borsa e, facendomi strada nella folla, implorai una parola con lui. Aveva fatto crollare entrambi i titoli di oltre cinquanta punti per azione e il panico infuriava nella stanza. Mi fissò, ma alla fine mi seguì fuori nell'atrio. Dapprima non voleva prestare ascolto al mio appello, ma infine disse: "Jim, è un peccato smettere. Avevo deciso di cancellare questa istituzione diabolica dalla mappa, ma se si tratta davvero di un danno per la casa, è la mia occasione per fare qualcosa per voi che avete fatto così tanto per me, quindi eccoci qui". Si gettò nella folla della Union Pacific, dando prima un ordine a un gruppo dei suoi broker, che saltarono verso numerosi altri pali. Quasi istantaneamente il panico fu arrestato e i titoli balzavano verso l'alto da due a cinque punti per salto. Bob continuò ad acquistare Union Pacific e i suoi broker altri titoli in quantità illimitate. Non si era mai visto nulla di simile a una svolta così rapida del mercato prima d'ora. Il suo potere di assorbire titoli sembrava sconfinato. Si stimò che personalmente e tramite i suoi broker avesse acquistato oltre mezzo milione di azioni prima di raggiungermi e lasciare la Borsa.

Lo guardai con meraviglia. "Bob, non riesco a capirti," dissi infine mentre svoltavamo da Broad Street in Wall. "Sembra che tu lavori con la magia. Tutto ciò che tocchi si trasforma in oro."

Si voltò verso di me. "Sì, Jim, hai ragione. Oro, oro senza cuore, senz'anima. Ma a cosa serve la feccia? A cosa serve a me? Oggi suppongo di aver fatto la più grande uccisione da parte di un singolo uomo nella storia della 'Strada'. Devo essere ben venticinque milioni più ricco in oro di quanto non fossi questa mattina, e allora ne avevo abbastanza per sbarrare l'East River e una buona sezione del North. Ma dimmi, Jim, dimmi, cosa può comprare in questo mondo che io non abbia? Avevo salute e felicità, salute perfetta, felicità pura, quando non avevo mille dollari in tutto. Ora ho cinquanta milioni, e so come ottenerne cinquanta o cinquecento e cinquanta in più ogni volta che mi interessa prenderli, e ho solo un inferno fisico e mentale. Nessun mendicante al mondo è così povero di felicità come me. Dimmi, dimmi, Jim, in nome di Dio, se ce n'è uno — perché già il gioco dell'oro mi sta derubando della mia fede in Dio — dove posso comprare un po', solo un po' di felicità con tutto questo maledetto sporco giallo? Cosa mi darà nell'altro mondo, Jim Randolph, cosa mi darà? Se fossi morto quando ero povero, penso che sarai d'accordo con me che, se c'è un paradiso, avrei avuto una buona possibilità di arrivarci. Ora in un giorno come oggi, quando vedi i risultati del mio lavoro, i risultati della mia gestione dell'oro illimitato, devi convenire che se fossi portato via avrei più di una buona possibilità di finire all'inferno, dove lo zolfo è più denso e le fiamme sono più calde."

Eravamo all'ingresso dell'ufficio di Randolph & Randolph mentre riversava questo terribile torrente di amarezza. Mi fissava come un prigioniero in una segreta potrebbe fissare il suo carceriere per la sua risposta a "Dove posso trovare la libertà?". Non avevo parole per rispondergli. Mentre notavo i cambiamenti terribili che la sua nuova vita stava apportando in ogni linea del suo viso, la durezza rigida, l'aspetto ossessionato e nervoso di disperazione, che sembrava un precursore della follia, non riuscivo a vedere, anch'io, dove i suoi milioni portassero una qualche felicità. I suoi capelli, che un tempo erano lisci e ordinati, pendevano sulla fronte in una massa non divisa di riccioli aggrovigliati, e qua e là mostravano una striscia bianca. Bob Brownley era ancora bello, persino più affascinante di prima che il mercurio entrasse nella sua anima, ma era quella bellezza selvaggia e terribile del leone in gabbia, che si flagella fino alla follia con i ricordi della sua libertà perduta.

"Jim," continuò, quando vide che non potevo rispondere, "immagino che tu non sappia dove posso scambiare il fango giallo per il balsamo di Galaad. Non ti disturberò più con i miei problemi. Andrò in centro a vedere la bambina la cui felicità Tom Reinhart ha dovuto usare nei suoi affari. Andrò su e le mostrerò le immagini nel Collier's di questa settimana del bel ospedale per incurabili che Reinhart ha costruito così generosamente e nobilmente al costo di due milioni e mezzo! La bambina potrebbe pensare meglio di Reinhart quando saprà che il denaro di suo padre è stato messo a così buon uso. Chi sa che il grande re della finanza non lo dedichi come la 'Casa Giudice Lee Sands' e scolpisca sopra l'ingresso un bassorilievo di suo padre, madre e sorella con Speranza, Fede e Carità che escono dalle bocche delle loro teste mozzate appese?"

Bob Brownley rise di una risata orribile e squillante mentre pronunciava queste parole terribili. Poi abbatté la mano sulle mie spalle mentre diceva con voce rauca: "Jim, se non fosse per te avrei già avuto modo di stringere l'anima di quel filantropo sciacallo e le anime della sua specie. Ma non importa. Aspetterà; aspetterà sicuramente finché non arriverò da lui. Ogni giorno che vive sarà più adatto per la stretta. Nel breve periodo di due anni da quando ha finito di grigliare l'anima del giudice Sands, si è messo in forma migliore per apprezzare la sua ricompensa. Leggo dalla stampa che finalmente la sua aristocratica moglie ha curato con l'oro Newport dall'abitudine di far risalire il nome Reinhart al suo passato da sguattera, e l'ha accolta nel cerchio degli altolocati. Ho letto l'altro giorno del matrimonio di sua figlia con qualche nobile inglese, e della scoperta dell'antico albero genealogico dei Reinhart e dello stemma con la mano armata, il pugnale a doppio taglio e l'avvoltoio rampante, e il motto: 'Chi colpisce alle spalle colpisce spesso'."

Mi lasciò con la sua risata ancora rimbombante nelle orecchie. Rabbrividii mentre passavo sotto la vecchia insegna nera e oro che mio zio e mio padre avevano inchiodato sopra l'ingresso dell'ufficio in un'epoca ormai morta, un'epoca in cui gli uomini di Wall Street parlavano di onore e oro, non di oro e ancora oro.

Nel raccontare a mia moglie gli eventi della giornata non potei fare a meno di dare sfogo ai sentimenti che mi consumavano. "Kate, Bob farà sicuramente qualcosa di terribile un giorno di questi. Non vedo alcuna speranza per lui. Diventa sempre più un pazzo mentre rimugina sulla sua orribile situazione. L'intera faccenda mi sembra incredibile. Mai un essere umano è stato in un tale perpetuo purgatorio vivente — potere illimitato e assoluto da una parte, inferno insondabile e mai raffreddato dall'altra."

"Jim, come fa a fare quello che fa? Non riesco a capire da nulla di ciò che ho letto o che tu mi abbia detto come crei quei panici e faccia tutti quei soldi."

"Nessuno è mai riuscito a capirlo," risposi. "Capisco il business dei titoli, ma non riesco per nulla al mondo a vedere come faccia. Non ha nessuna delle potenze del denaro in lega con lui, questo è certo, poiché nello stato d'animo in cui è stato durante gli ultimi due anni sarebbe impossibile per lui lavorare con loro, anche se la sua salvezza dipendesse da questo. La menzione di uno qualsiasi dei grandi uomini del 'Sistema' lo manda su tutte le furie. Oggi ha fatto più soldi di quanti ne abbia mai fatti un uomo in un giorno da quando il mondo è iniziato, e aveva solo iniziato il suo lavoro quando ha smesso per compiacermi. Mentre sto alla Borsa e lo guardo farlo, sembra banale e semplice. In seguito è oltre la mia comprensione. Al ritmo a cui sta andando, le fortune di Rockefeller, Vanderbilt e Gould messe insieme sembreranno minuscole in confronto a quella che avrà tra pochi anni. È oltre il mio potere di calcolo, e mi fa venire il mal di testa ogni volta che provo a vederci chiaro."

Durante l'anno seguente, e infine nel giorno dell'anniversario della tragedia dei Sands, Bob portò più volte la Borsa sull'orlo del panico, solo per invertire la tendenza del mercato e salvare "la Strada" all'ultimo momento. I suoi profitti erano favolosi. Già si stimava che la sua fortuna fosse tra i duecento e i trecento milioni, una delle più grandi al mondo. Il suo nome era diventato motivo di terrore ovunque si trattassero titoli. Wall Street era giunta a considerare ogni sua operazione, fin dal momento in cui iniziava, come inevitabilmente vincente. Di tanto in tanto si gettava sul mercato quando alcune delle cricche di speculatori avevano in corso un'incursione ribassista, mettendole in rotta comprando tutto ciò che era in vista e facendo salire i prezzi finché non sembrava che avesse intenzione di compiere un lavoro straordinario al rialzo, proprio come era solito fare al ribasso. In quei momenti era l'idolo della Borsa, che venera l'uomo che fa salire i prezzi così come odia chi li tira giù. Una volta, quando le notizie di guerra rimbalzarono sui fili da Washington e si sparse la voce che membri del Gabinetto, Senatori e Congressisti stessero vendendo allo scoperto basandosi su informazioni riservate, quando le banche della "Standard Oil" avevano alzato i tassi di prestito al 150 per cento e un crollo sembrava inevitabile, Bob distrusse improvvisamente il mercato dei prestiti offrendosi di prestare cento milioni al quattro per cento; e comprando e facendo salire i prezzi allo stesso tempo, mise l'intera cricca di Washington e i suoi complici di New York in una rotta disastrosa, facendogli perdere milioni. Continuò le sue operazioni con crescente violenza e crescenti profitti fino al quarto anniversario della tragedia. Nell'anniversario intermedio ero stato costretto, per interesse personale e per il timore che egli potesse davvero abbattere l'intera struttura di Wall Street, a intervenire di corsa e a trascinarlo via di peso. Ma con il crescere della sua follia, la mia influenza stava scemando. A ogni incursione mi riusciva sempre più difficile farmi ascoltare.

Infine, al quarto anniversario, in un panico che sembrava degenerare in qualcosa di più terribile di qualsiasi altro precedente, si rifiutò ferocemente di accogliere il mio appello, dicendomi che non si sarebbe fermato, nemmeno se la Randolph & Randolph fosse stata destinata a perire nel crollo. Era diventato noto alle grida che io ero l'unico a poter fare qualcosa con lui durante i suoi accessi d'ira, e le mie suppliche nella hall venivano osservate dai membri della Borsa con sospetto vigile. Quando fu chiaro dai suoi gesti enfatici e dalla voce alta — poiché era in uno stato sconsiderato a causa dell'alcol e della follia e non si prendeva la briga di nascondere le sue intenzioni — che non avrei potuto convincerlo, ci fu una corsa frenetica ai pali per sbarazzarsi dei titoli prima di lui. Improvvisamente, dopo che mi ero voltato via da lui in preda alla disperazione, mi balenò in mente un'idea. La situazione era disperata. Avevo a che fare con un pazzo e decisi che ero giustificato nel fare questo ultimo tentativo. Corsi di nuovo da lui. "Bob, addio," sussurrai al suo orecchio, "addio. Tra dieci minuti riceverai la notizia che Jim Randolph si è tagliato la gola!" Si fermò come se gli avessi piantato un coltello in corpo, si diede un colpo sonoro sulla fronte, e nei suoi selvaggi occhi castani apparve un nauseante sguardo di paura.

"Fermati, Jim, per l'amor di Dio, non dirmi questo. Il mio calice è già colmo. Non dirmi che avrò questo crimine sulla coscienza." Rifletté un momento. "Non so se tu faccia sul serio, Jim, ma non posso correre rischi, non per tutto l'oro del mondo, nemmeno per vendetta. Aspetta qui, Jim." Gridò ai suoi broker, e diversi accorsero da varie parti della sala. Li mandò di nuovo tra la folla mentre si precipitava verso il palo dell'Amalgamated. La giornata fu salvata.

Poco dopo tornò da me. "Jim, devo parlare con te. Vieni nel mio ufficio." Quando arrivammo girò la chiave e si piazzò davanti a me. I suoi grandi occhi fissarono i miei. Ai tempi del college, fissando le loro profondità castane, per una sorta di magia mi sembrava di scorgere gli eroi e le eroine delle storie a lieto fine, come il bambino vede creature incantate nel profondo delle fiamme crepitanti del ceppo di Natale. Ma quel giorno non c'erano esseri gioiosi nelle profondità tormentate degli occhi di Bob.

"Jim, mi hai fatto prendere uno spavento terribile," disse a voce spezzata. "Non farlo mai più. Mi resta poco per cui vivere. Certo, provo qualcosa per la mamma, Fred e le mie sorelle. Ma per te nutro un amore secondo solo a quello che avrei provato per Beulah se mi fosse stato permesso di averla. Il pensiero, Jim, di aver rovinato la tua vita, con tutto ciò per cui hai da vivere, sarebbe stata la goccia finale. La mia vita è un purgatorio. Beulah è solo una maledizione sempre presente per me — un fantasma che mi strazia il cuore e l'anima, un minuto con una cieca frenesia di vendicare i suoi torti, l'altro con un gelido rimorso per non averlo ancora fatto. Se non avessi lei, forse col tempo potrei dimenticare; forse potrei architettare qualche piano per aiutare poveri diavoli la cui miseria rende la vita insopportabile, e con i milioni che ho sottratto a quel pozzo principale dell'inferno potrei fare cose che almeno porterebbero pace alla mia anima; ma è impossibile con il cadavere vivente di Beulah Sands davanti a me ogni minuto e quel meccanismo diabolico che mi vortica nel cervello continuamente la canzone: 'Vendica lei e suo padre, vendica te stesso.' È impossibile rinunciarci, Jim. Devo avere vendetta. Devo fermare questo meccanismo che distrugge più cuori e anime americane ogni anno di tutti gli altri macinatori della terra messi insieme. Ogni giorno che rimando divento più diabolico nei miei desideri. Jim, non pensare che io non sappia di essermi letteralmente trasformato in un demone. Ogni volta che ultimamente mi vedo allo specchio, rabbrivisisco. Quando penso a quello che ero quando tuo padre ci mise in piedi nel suo ufficio e ci fece iniziare questa attività che inaridisce il cuore e rende l'anima callosa, e a quello che sono ora, non riesco a tenere a bada la follia se non con il rum. Sai cosa significa per me dire questo, io che ho iniziato con tutto l'orgoglio di un Brownley; ma è così, Jim. L'altra sera sono tornato a casa con l'anima congelata dai pensieri del passato e il cervello in fiamme per il rum, con l'intenzione di farla finita. Ho preso il mio revolver e ho svegliato Beulah, ma mentre dicevo: 'Bob sta per uccidere Beulah e se stesso', lei ha riso con quella dolce risata infantile e, battendo le mani, ha detto: 'Bob è così bravo a giocare con Beulah', e allora ho pensato a quel diavolo di Reinhart e agli altri demoni del 'Sistema' che sarebbero rimasti liberi di continuare il loro lavoro e non ce l'ho fatta. Devo avere vendetta; devo distruggere quel meccanismo che stritola i cuori. Poi potrò andarmene e portare Beulah con me. Ora, Jim, lasciami chiarire una volta per tutte."

Il rimorso e la dolcezza erano passati; era di nuovo l'indiano. "Un giorno distruggerò quell'appendice dell'inferno, e quel giorno sarà la prossima volta che inizierò. Non discutere con me, non fraintendermi. Oggi mi hai fermato. Non so se tu facessi sul serio con le tue minacce; ora non mi importa. È bene che mi sia fermato, perché la macchina del 'Sistema' sarà lì ogni volta che ricomincerò. Non perde nulla della sua diabolicità, nulla del suo potere distruttivo nel macinare, ma al contrario, come sai, aumenta la sua velocità ogni giorno che funziona. Ora, Jim Randolph, voglio dirti che devi sistemare i tuoi affari e quelli della ditta in modo tale da non essere colpito quando andrò di nuovo in quella fossa di ratti umani, perché quando ne uscirò, la Borsa di New York e il 'Sistema' avranno avuto le loro colonne vertebrali spezzate. Sì, e gli strapperò anche il cuore. Nessuno dei due sarà mai più in grado di sottrarre al popolo americano i suoi risparmi, la sua virilità e la sua femminilità per dargli in cambio un tormento puro. Voglio essere leale con te, Jim; questa è l'ultima volta che discuterò l'argomento. Dopo di ciò dovrai tentare la sorte con il resto di coloro che hanno a che fare con questa maledetta attività. Quando colpirò di nuovo, nessuno sarà risparmiato. Distruggerò 'la Strada', e gli innocenti cadranno insieme ai colpevoli, se avranno dei titoli in mano in quel momento.

"Il mio potere, Jim, è illimitato; nulla può fermarlo. Non intendo spiegare oltre. Mi hai visto lavorare. Devi sapere che il mio potere è maggiore di quello del 'Sistema', e tu, io e 'la Strada' abbiamo sempre saputo che il 'Sistema' è più potente del Governo, più potente dei tribunali, delle legislature, del Congresso e del Presidente degli Stati Uniti messi insieme, che controlla assolutamente il fondamento su cui poggiano: il denaro della nazione. Ma il mio potere è maggiore, mille, sì, un milione di volte maggiore del loro. Jim, dicono che ho fatto più soldi di chiunque altro al mondo. Dicono che ho cinquecento milioni di dollari, ma gli sciocchi non tengono il conto dei miei movimenti. Sanno solo che ho estratto cinquecento milioni dai miei vortici aperti, quelli di cui hanno avuto modo di tenere traccia. Ma ti dico che ho guadagnato ancora di più nelle mie operazioni segrete che nell'ammontare che mi hanno visto prendere. Ho avuto i miei agenti con il mio capitale in ogni affare, in ogni furto che il 'Sistema' ha architettato. Il mondo ha alzato le mani in segno di orrore perché Carnegie, il fabbro di Pittsburgh, ha tirato fuori trecento milioni di bottino nel colpo dell'acciaio — sì, bottino, Jim. Non accigliarti come se volessi farmi una lezione sulla rozzezza del mio linguaggio. Ho imparato a chiamare questo nostro gioco con il suo vero nome. Non si tratta di impresa commerciale con profitti guadagnati come risultati, ma di trucchi architettati con sacchi di refurtiva — refurtiva da banditi — come scopo finale.

"Me ne sono andato con trecento milioni quando l'acciaio è crollato da 105 a 50 e da 50 a 8, e nessuno sapeva che avessi guadagnato un dollaro. Tu e 'la Strada' avete letto ogni mattina l'anno scorso le 'ipotesi' su chi potesse rastrellare le centinaia di milioni durante il crollo. I giornali e i bollettini di mercato dicevano una mattina che era la 'Standard Oil'; quella successiva, che era Morgan; poi Frick, Schwab, Gates, e così via lungo la lista. Naturalmente, nessuno di loro ha smentito; è un capitale per tutti questi cavalieri della strada far credere al mondo che stiano facendo milioni, anche se non incassano mai nulla. Dick Turpin e Jonathan Wild non avrebbero mai amato tanto che gli audaci colpi perpetrati da altri banditi venissero attribuiti a loro, quanto questi banditi moderni amano essere accreditati di azioni spietate che non hanno commesso. Ma Jim, ero io, ero io che vendevo Pennsylvania ogni mattina per un anno, mentre la vendita veniva spiegata dalla stampa come 'Cassatt che taglia i pali del telegrafo di Gould. Gould e il vecchio Rockefeller che vendono Pennsylvania per pareggiare i conti.' Jim Randolph, oggi ho un miliardo di dollari, non del tipo Rockefeller o Carnegie, ma un miliardo reale. Se non avessi altro potere che quello di richiedere domani quel miliardo in contanti, sarebbe sufficiente per mettere a ferro e fuoco il mondo finanziario prima di domani sera. Sei il benvenuto, Jim, a qualsiasi parte di quel miliardo, e più ne prenderai più mi renderai felice, ma quando colpirò di nuovo, non tentare di fermarmi, perché non servirà a nulla."

Poco dopo questa conversazione Bob partì per l'Europa con Beulah. Un grande esperto tedesco di disturbi cerebrali aveva nutrito la speranza che un trattamento di sei mesi nel suo sanatorio a Berlino potesse aiutare a ripristinare la sua mente. Ritornarono il mese di agosto seguente. Il viaggio era stato infruttuoso. Era chiaro per me che Bob era lo stesso uomo disperatamente senza speranza di quando era partito, più senza speranza, più disperato se possibile di quando mi aveva avvertito della sua determinazione.

Quando partì per l'Europa "la Strada" respirò più liberamente, e col passare del tempo, non essendoci alcun segno della sua influenza destabilizzante sul mercato, il "Sistema" iniziò a tirare fuori i suoi affari rimandati. I tempi erano maturi per allestire le trappole più follemente gonfiate per tosare gli agnelli. Era stato pubblicizzato in tutto il mondo che Tom Reinhart, ormai multimilionario duecento volte, avrebbe consolidato le sue e molte altre imprese in un gigantesco trust con dodici miliardi di capitale. Le sue ferrovie Union e Southern Pacific, le sue linee di carbone e del Sud, insieme alla sua compagnia di navigazione a vapore e alle miniere di piombo, ferro e rame, dovevano essere fuse con l'acciaio, la trazione, il gas e le altre imprese che possedeva congiuntamente con la "Standard Oil". Alcune delle ferrovie possedute da Rockefeller e dai suoi compari, nelle quali Reinhart non aveva parte, dovevano rientrare anch'esse, e con queste si sarebbe unita quella madre di tutti i porci, la "Standard Oil" stessa. Il trust doveva essere un'enorme holding, una cosa simile a quella che fino ad allora non era stata nemmeno sognata dai più audaci manipolatori di titoli. Le banche del "Sistema", così come le società fiduciarie e assicurative di tutto il paese, si stavano preparando da tempo concentrando il denaro del paese per questo trust mostruoso. Era chiacchiera da giornali e agenzie di stampa che Reinhart e la sua cricca avessero comprato milioni di azioni delle diverse società coinvolte nell'affare, ed era conoscenza comune che al suo completamento la fortuna di Reinhart sarebbe stata nell'ordine di un miliardo. Il primo di ottobre, i certificati dell'Anti-People's Trust, 12.000.000.000 di dollari di capitale, 120.000.000 di azioni, vennero quotati alle Borse di New York, Londra e Boston, e alle Borse tedesche e francesi, e le negoziazioni iniziarono veloci e furiose a 106. L'affermazione che un miliardo dei dodici miliardi di capitale fosse stato accantonato per essere usato a protezione e manipolazione del titolo sul mercato, era stata così ampiamente pubblicizzata che nemmeno il più audace degli speculatori pensò di vendere allo scoperto.

Era evidente a tutti nel mondo del gioco d'azzardo azionario che questo sarebbe stato il grande colpo del "Sistema", che al suo completamento le masse si sarebbero bruscamente svegliate rendendosi conto che i loro risparmi erano investiti nelle industrie americane combinate a valori enormemente gonfiati, che i pochi avevano tutto il denaro reale, e che qualsiasi tentativo da parte del popolo di regolare e controllare il nuovo sistema di rapina sarebbe stato gravido di disastri senza precedenti — non per il "Sistema", ma per il popolo.

Dal ritorno di Bob dall'Europa l'avevo visto solo poche volte. Fino al primo di ottobre non si era avvicinato alla Borsa o a "la Strada". Poco dopo la quotazione della "People Be Damned", come "la Strada" aveva soprannominato il nuovo trust, iniziò a farsi vedere regolarmente nel suo ufficio. Questa era la situazione quando Fred Brownley mi chiamò al telefono, come ho raccontato all'inizio della mia storia, che non mi ero reso conto di aver impiegato così tanto a narrare.

I miei pensieri si erano inseguiti con rapidità fulminea sugli ultimi cinque anni e sui quindici precedenti, e ogni pensiero approfondiva la nebbia nera sulla mia visione mentale presente. Nel mezzo delle mie riflessioni, il telefono squillò di nuovo.

"Signor Randolph, per l'amor del cielo, non ha ancora fatto nulla?" Era la voce di Fred Brownley. "Le cose qui sono spaventose. I broker di Bob stanno vendendo titoli in blocchi da cinquemila e diecimila azioni. Barry Conant sta guidando le forze di Reinhart. Si dice che abbia l'ordine di protezione del pool per l'Anti-People's e che sia illimitato, ma Bob ha messo la cricca di Reinhart abbastanza in paura. Swan ha appena finito di dare a Conant centomila azioni di fila in blocchi da 10.000, e mi ha detto un momento fa che stava andando a prendere Bob in persona per affrontare Barry Conant. Sono giù di venti punti in media, sebbene non abbiano ancora lasciato che l'Anti-People's scendesse nemmeno di un ottavo. L'hanno ancorata a 106, ma c'è una brutta voce appena arrivata che Bob, sotto la copertura di un attacco generale, stia scaricando l'Anti-People's sull'ala di Reinhart per conto di Rogers e Rockefeller, e la voce sta facendo il suo effetto. Persino Barry Conant sta diventando un po' ansioso. L'ultima voce è che Reinhart stia prendendo in prestito centinaia di milioni sull'Anti-People's, e che i suoi prestiti vengano richiamati da ogni parte. Sa che Reinhart è nella sua proprietà in Virginia e non può arrivare qui prima di domani sera? Se Bob rompe l'ancoraggio dell'Anti-People's, sarà il peggior crollo di sempre."

"Va bene, Fred," risposi. "Vado subito da Bob. Odio farlo, ma non c'è altra speranza."

Posai la cornetta e partii per l'ufficio di Bob. Mentre attraversavo la sua sala contabilità, uno degli impiegati disse: "Hanno appena fatto crollare l'Anti-People's a 90 su un bollettino che dice che la moglie e l'unica figlia di Tom Reinhart sono rimaste uccise in un incidente automobilistico nella loro proprietà in Virginia. All'inizio dicevano che era stato ucciso Reinhart stesso. La notizia è stata corretta, sebbene l'ultima parola sia che lui sia prostrato."

Bussai alla porta dell'ufficio privato di Bob. Sentii la lotta imminente mentre udivo il suo ruggito raco: "Avanti." Stava davanti al ticker, con il nastro in una mano, mentre con l'altra teneva la cornetta del telefono all'orecchio. Mio Dio, che quadro per un palcoscenico! La sua magnifica figura era eretta, i piedi piantati con fermezza come se fosse fatto di bronzo, le spalle tirate indietro come se stesse resistendo alla carica delle orde della Borsa, gli occhi in fiamme con un bagliore cupo e soffocante, la mascella era serrata in un modo che metteva in terribile rilievo le nuove, dure linee di disperazione che erano apparse recentemente sul suo viso. Il suo grande petto si alzava e si abbassava come se fosse impegnato in una lotta fisica; il suo cappotto Melton nero, pesante e dalla vestibilità perfetta, aperto sul petto, e un colletto bianco basso e ripiegato formavano la cornice per una gola e una testa che ricordavano un monarca della foresta messo all'angolo sul picco della montagna, in attesa dell'arrivo dei segugi e dei cacciatori.

Esitai sulla soglia per riprendere fiato, mentre osservavo la figura terrificante. Se Bob Brownley fosse stato un mio nemico, mi sarei tirato indietro per la paura, e non confesso di avere più della mia giusta dose di codardia. Dentro di me ringraziai Dio che Bob fosse nel suo ufficio invece che alle grida della Borsa. Il suo aspetto complessivo era spaventoso. Mostrava in ogni linea e lineamento di essere un uomo che non avrebbe esitato davanti a nulla, nemmeno a uccidere, se avesse trovato un ostacolo umano sulla sua strada e la sua mente avesse suggerito l'omicidio. Era la personificazione della follia più terribile. Anche quando mi scorse, si mosse a malapena, sebbene il mio arrivo debba essere stato una sorpresa.

"Quindi sei tu, Jim Randolph, eh? Cosa ti porta qui?" La sua voce era rauca, ma aveva un timbro metallico che mi arrivò fino al midollo. Bob Brownley, in tutti gli anni della nostra amicizia, non mi aveva mai parlato se non con gentile e affettuoso riguardo. Lo guardai, sbalordito. Devo aver mostrato quanto fossi ferito. Ma se lo vide, non diede alcun segno. I suoi occhi, fissi nei miei, non cambiarono più di quanto avrebbe fatto se si fosse rivolto al suo peggior nemico.

Di nuovo la sua voce risuonò: "Cosa ti porta qui? Sei venuto a implorare ancora per quel vigliacco di Reinhart dopo l'avvertimento che ti ho dato?"

Strinsi entrambi i pugni finché non sentii le unghie conficcarsi nella carne dei palmi. Amavo Bob Brownley. Avrei fatto qualunque cosa per renderlo felice, avrei sacrificato volentieri la mia stessa vita per proteggere la sua da se stesso o dagli altri, ma questo folle, questo bruto scatenato, non era più il Bob Brownley che avevo conosciuto, così come l'ululante burrasca di nord-est di dicembre non è il dolce e gradito zefiro di agosto; e provai un risentimento per il suo linguaggio brutale che a stento riuscii a reprimere. Con un immane sforzo lo ricacciai indietro, cercando di non pensare ad altro che alla sua terribile miseria e al Bob dei nostri giorni di college.

Dissi con voce ferma: "Bob, è questo il modo di parlarmi nel tuo ufficio?" In qualsiasi momento precedente, le mie parole e il mio tono avrebbero toccato la sua generosissima cavalleria del Sud, ma ora egli disse aspramente: "Al diavolo il sentimentalismo. Cosa..." Non distolse gli occhi dai miei, ma essi mi dissero che stava ascoltando una voce nella cornetta. Solo per un secondo; poi lasciò andare una risata selvaggia, che deve aver raggiunto l'ufficio esterno.

"Ottanta e arriva come una piena primaverile," disse nel bocchettone, "e i ragazzi vogliono sapere se non intendo allentare la presa ora che Reinhart è a terra? Torna indietro e soffocali con tutto ciò che possono prendere fino a 60. Questa è la mia risposta. Dì loro che se Reinhart avesse dieci mogli e figlie in più e venissero uccise tutte, farei a pezzi il suo trust bastardo per aiutarlo ad attutire il suo dolore. Fai sapere a ogni postazione che terrò Reinhart dove maledirà la sua fortuna di non essere stato nell'automobile con il resto della sua tribù..."

"Al diavolo il sentimentalismo!" Mi stava parlando di nuovo. "Cosa vuoi? Se sei qui a mendicare per Reinhart e il suo branco di cani gialli, hai avuto la tua risposta. Non allenterei la presa su quella iena diabolica, nemmeno se sua moglie e sua figlia e tutte le mogli e le figlie morte di ogni uomo del 'Sistema' tornassero con i loro sudari e implorassero. Non allenterei la presa nemmeno di un'azione." Trasalii per l'orrore.

"Quando mai quei rapinatori di uomini e corruttori di donne e bambini hanno allentato la presa a causa della morte? Quando si è mai saputo che abbiano aspettato persino che il cadavere si irrigidisse per strappare i cuori alle vittime? Ora tocca a me, e se lascio la presa anche solo di un capello, possa io, sì, e anche Beulah, essere dannato, eternamente dannato."

Non potevo sopportarlo. Se fossi rimasto, sarei diventato pazzo anch'io. Allungai la mano verso il pomello della porta, ma prima che potessi spalancarla, Bob mi fu addosso come un lupo. Mi afferrò per le spalle e con la forza di un folle mi scagliò a metà della stanza. Caddi su una sedia.

"No, non lo farai, Jim Randolph, no, non lo farai. Sei venuto qui per qualcosa e, per il cielo, mi dirai cos'è! Tu mi conosci; sei l'unico essere umano che lo fa. Sai cosa ero, vedi cosa sono. Sai cosa mi hanno fatto per rendermi quello che sono. Lo sai, Jim Randolph, sai se me lo meritavo. Sai se in tutta la mia vita, fino al giorno in cui quei segugi frenetici per il denaro mi hanno strappato l'anima, ho fatto torto a un solo uomo, donna o bambino. Sai se l'ho fatto, e ora te ne andrai di soppiatto e mi lascerai come se fossi un cane bastardo della razza Reinhart-'Standard Oil' diventato pazzo!"

Mi stava sovrastando, una figura terribile eppure magnifica. Mentre mi scagliava addosso queste parole, fui certo che avesse davvero perso il senno; che fossi al cospetto di un uomo veramente folle. Ma solo per un istante; poi il mio orrore, la mia rabbia si trasformarono in una grande, opprimente, totalizzante agonia di pietà per Bob, e poggiai la testa tra le mani e piansi. È difficile ammetterlo, ma è vero: piansi in modo incontrollabile. In un istante la stanza divenne silenziosa, eccetto per il suono del mio terribile dolore. Lo sentivo, me ne vergognavo, ma non riuscivo a smettere. Il telefono squillò ancora e ancora, selvaggiamente, stridulamente, ma non ci fu risposta. La quiete divenne così opprimente che persino i miei singhiozzi si placarono. Trasalii quando il groppo in gola mi soffocò, poi sollevai lentamente gli occhi.

L'imponente figura di Bob era davanti a me. Aveva la testa china e le braccia incrociate sul petto. Se non fosse stato in piedi, l'avrei creduto morto, tanto era immobile. Balzai in piedi e guardai il suo volto, lungo il quale scorrevano silenziosamente grandi lacrime. Lo toccai sulla spalla.

"Bob, il mio caro vecchio amico, Bob, perdonami. Per l'amor di Dio, perdonami per aver invaso la tua miseria."

Lo guardai. Non dimenticherò mai il suo volto. Nessuna donna dal cuore spezzato avrebbe potuto averne uno più triste. Egli sollevò lentamente la testa, poi barcollò e afferrò il supporto del ticker per sorreggersi.

"Non farlo, Jim, non farlo... non chiedermi di perdonarti. Oh, Jim, Jim, mio vecchio amico, perdona la mia follia; dimentica ciò che ti ho detto, dimentica il bruto che hai appena visto e pensa a me come ai vecchi tempi, quando mi sarei strappato la lingua se mi fossi sorpreso a dire una parola aspra al migliore e più sincero amico che un uomo abbia mai avuto. Jim, dimentica tutto. Ero pazzo, sono pazzo, sono stato pazzo per molto tempo, ma non può durare ancora molto. So che non può, e, Jim, per tutto il nostro amore passato, per i ricordi dei cari vecchi tempi a St. Paul’s e ad Harvard, i cari vecchi tempi di speranza e felicità, quando pianificavamo il futuro, prova a pensare a me solo come mi conoscevi allora, come sai che dovrei essere ora, se non fosse per la maledizione del 'Sistema'."

Gli impiegati stavano picchiando alla porta; attraverso il vetro si scorgevano molte sagome. Si erano radunati da minuti mentre Bob parlava con il suo tono basso e triste, un tono che nessuno avrebbe potuto credere provenisse dalla stessa bocca che pochi istanti prima aveva vomitato un fiume di brutale spietatezza.

Bob andò alla porta. L'ufficio era in subbuglio. Venti o trenta broker di Bob erano lì, sbalorditi per non aver ricevuto risposta alle loro chiamate. Molti altri si stavano riversando dall'ufficio esterno. Bob li guardò freddamente. "Bene, qual è il problema? È possibile che siamo arrivati al punto in cui la Borsa si precipita nell'ufficio di un uomo quando il suo filo telegrafico si rompe?"

Videro il suo bluff. Non si possono ingannare gli uomini della Borsa, almeno non il tipo che Bob Brownley impiegava nei giorni di panico, ma la sua freddezza li rassicurò, e quando videro me fu probabile che avessero indovinato, fino all'ultimo, il motivo per cui Bob aveva ignorato i suoi fili: indovinarono che io avevo implorato per la vita di "Wall Street".

"Bene, dove vi trovate?"

Frank Swan rispose per la folla: "Il panico è nel pieno del suo svolgimento. È un crollo da cima a fondo. Sono giù di 40 o più in media. L'Anti-People’s è scesa a 35, e continua a venire giù come segatura su una diga rotta. La ditta di Barry Conant e una dozzina di altre di Reinhart sono andate a fondo. Le sue banche e i suoi trust stanno fallendo ogni minuto. L'intera Street sarà fuori bordo prima della chiusura. Il comitato direttivo ha appena indetto una riunione per vedere se non sia meglio sospendere la Borsa per oggi e domani."

Bob ascoltò come se fosse stato un capitano al timone durante una burrasca, che riceve i rapporti dai suoi ufficiali.

Non c'era più traccia della scena che aveva appena vissuto. Era calmo, autoritario, come l'esperto lupo di mare che sa che nonostante la furia dell'oceano e l'ululato del vento, il timone risponderà alla sua mano e l'imbarcazione al suo timone. "Jim, vieni alla Borsa." La folla seguì. "Abbiamo solo un minuto e voglio che tu dica che mi perdoni," mi disse. "Lo so, Jim, capisci tutto, ma devo dirti quanto sono addolorato per il fatto che nella mia follia io abbia dimenticato così tanto la mia ammirazione, il mio rispetto e il mio amore per te, sì, e la mia gratitudine verso di te, da dire ciò che ho detto. Farò l'unica cosa che posso per espiare. Fermerò questo panico e annullerò quanto più possibile del mio operato; e ora che ho rovinato Reinhart ho chiuso con questo gioco per sempre, sì, chiuso per sempre."

Mi strinse la mano con la sua mano forte e onesta e si incamminò nella Borsa davanti alla folla. Era tutto un caos, sebbene le negoziazioni si fossero attenuate in una cupa disperazione. Così tante ditte, banche e trust erano falliti che nessuno sapeva se il membro con cui aveva negoziato all'inizio della giornata sarebbe stato l'indomani abbastanza solvibile da portare a termine le sue operazioni. L'uomo che era stato "lungo" al mattino, e aveva venduto prima del crollo, e che pensava ora di non avere alcun interesse nel panico, si ritrovava con le sue azioni di nuovo in mano, a causa del fallimento di colui a cui aveva venduto, e il prezzo dimezzato. L'uomo che era "allo scoperto" e che pochi istanti prima aveva entusiasticamente contato i suoi profitti, ora sapeva che si erano trasformati in perdite, perché l'uomo da cui aveva preso in prestito i titoli allo scoperto per la consegna non sarebbe stato in condizioni di ripagarli, il giorno successivo, quando avrebbero dovuto essergli restituiti. L'uomo "allo scoperto" era dunque, lui stesso, "lungo" di azioni che aveva comprato per coprire la sua vendita "allo scoperto". Nel deprimere il prezzo aveva lavorato contro le proprie tasche invece che contro i rialzisti a cui pensava di opporsi. Era tutto confusione e nera disperazione. Non c'è, in verità, posto più nero del pavimento della Borsa dopo che un ciclone di panico l'ha spazzata, e ancora indugia nei suoi angoli, mentre i sopravvissuti alla sua furia non sanno se riprenderà forza.

Capitolo IX.

Il Comitato Direttivo stava tenendo una riunione nella sua sala. Bob irruppe senza cerimonie.

"Una parola, signori," chiamò. "Ho più operazioni in sospeso, sia di acquisto che di vendita, di qualsiasi altro membro o ditta. Prima di decidere se sospendere per tentare di salvare 'la Street', chiedo la vostra considerazione su questa proposta: se la Borsa sospenderà le operazioni per trenta minuti, e mi permetterà di rivolgermi ai membri sul pavimento, accetterò di acquistare azioni in tutta la sala, finché non avranno recuperato almeno la metà del loro calo, tutto, se possibile. Comprerò finché non avrò esaurito fino all'ultimo centinaio la mia fortuna di un miliardo di dollari. Questo dovrebbe rendere inutile una sospensione. So che questa è una richiesta straordinaria, ma vi trovate di fronte a una situazione straordinaria, la più notevole nella storia della Borsa. Già, se ciò che dicono sul pavimento è corretto, oltre duecento banche e trust in tutto il paese sono falliti, e nuovi fallimenti vengono annunciati ogni minuto. Metà dei membri di questa e delle Borse di Boston e Filadelfia sono insolventi e hanno chiuso le porte, o le chiuderanno prima delle tre, e il restringimento nei valori finora riportato supera i quindici miliardi. A meno che non si faccia qualcosa prima della chiusura, ci sarà un panico simile in ogni Borsa e piazza finanziaria in Europa domani."

Il comitato votò immediatamente per sottoporre la proposta all'intero consiglio. In un altro minuto il martelletto del presidente risuonò, e il pavimento fu silenzioso come una tomba. Tutti gli occhi erano fissi sul presidente. Ogni uomo in quella grande folla sapeva che dall'annuncio che stavano per ascoltare poteva dipendere, almeno temporaneamente, il benessere, non solo di Wall Street, ma della nazione, forse persino del mondo civilizzato. Il presidente parlò:

"Membri della Borsa di New York:

"Il Comitato Direttivo mi incarica di dire che il signor Robert Brownley ha chiesto che le operazioni vengano sospese per trenta minuti, affinché gli sia concesso di rivolgersi a voi. Il signor Brownley ha accettato, se questa richiesta verrà accolta, di acquistare, alla ripresa delle operazioni, una quantità sufficiente di azioni per elevare il prezzo medio di tutte le azioni attive almeno della metà del loro calo totale, tutto, se possibile. Accetta di acquistare fino al limite della sua fortuna di un miliardo di dollari. Ora metto ai voti la richiesta del signor Brownley. Tutti coloro che sono favorevoli ad accoglierla lo segnalino dicendo 'Sì'."

Un possente "Sì" che scosse il tetto risuonò nella sala.

"Tutti coloro che sono contrari, 'No'."

Ci fu un silenzio mortale.

"Il signor Brownley parlerà da questa tribuna, e ricordate, tra trenta minuti al secondo, farò risuonare il martelletto per la ripresa degli affari."

Bob Brownley si diresse verso il posto appena lasciato libero dal presidente. La folla cresceva ogni minuto di più. Il ticker stava già sibilando un nastro biografico di questa situazione straordinaria nei negozi di brokeraggio, negli hotel e nelle banche in tutto il paese, e in pochi minuti la notizia sarebbe arrivata nelle capitali europee. Mai prima nella storia un uomo aveva avuto un tale pubblico: l'intero mondo civilizzato. Già si levava da Wall, Broad e New Streets, che circondano la Borsa, il rauco muggito delle orde in radunata. Prima che il ticker annunciasse la ripresa degli affari, questi sarebbero stati centinaia di migliaia, poiché il distretto finanziario da più di un'ora era una folla in tumulto.

Per una volta almeno la frase tanto abusata, "aveva l'aspetto giusto", poteva essere usata con tutta verità. Mentre Robert Brownley gettava indietro la testa e le spalle e affrontava quella folla di uomini, alcuni dei quali aveva ferito, molti dei quali aveva ridotto in miseria, e tutti i quali aveva torturato, presentava un'immagine tale che un leone reale appena uscito dalla giungla e liberato dalla sua gabbia avrebbe potuto offrire. Sfida, deferenza, disprezzo e pietà si fondevano nel suo aspetto, ma sopra tutto aleggiava un'atmosfera di confidenza da "io sono l'uno e voi siete i molti" che trasformò la mia colonna vertebrale in un tubo di mercurio. Iniziò a parlare:

"Uomini di Wall Street:

"Avete appena assistito a un massacro da record. Ho chiesto il permesso di parlarvi allo scopo di mostrarvi come qualsiasi membro di una grande Borsa possa in qualsiasi momento fare ciò che ho fatto io oggi. Ponderate bene ciò che sto per dirvi. Durante l'ultimo quarto di secolo è cresciuto in questa terra libera e giusta che è la nostra un sistema attraverso il quale i pochi prendono dai molti i risultati del loro lavoro. Gli uomini che prendono non hanno più licenza, da Dio o dagli uomini, di prendere, di quanta ne abbiano coloro da cui rubano. Non sono dotati da Dio di una saggezza superiore, né hanno compiuto per i loro simili alcun lavoro o dato loro alcunché di valore che dia loro diritto a ciò che prendono. La loro unica licenza per depredare è la loro conoscenza del sistema di inganni e frodi che essi stessi hanno creato. Nessun uomo può negarlo, poiché da ogni parte vi è l'evidenza. Gli uomini arrivano a Wall Street all'alba senza dollari; prima che lo stesso sole tramonti, se ne vanno con milioni. Così onnipotente è diventato il sistema di oppressione che singoli uomini prendono in una singola vita tutti i risparmi di un milione dei loro simili. Oggi il popolo, ottanta milioni di persone, è in schiavitù per i pochi, e la loro paga è il vitto e l'alloggio. Ho visto questa rapina. Ho sentito la frusta dei rapinatori. Ho cercato il segreto. L'ho trovato qui, qui in questo inferno del gioco d'azzardo. Ho scoperto che le azioni che compravamo e vendevamo erano mere fiches da gioco; che l'uomo che aveva il mucchio più grande poteva battere il suo avversario lontano dal tavolo; che il suo avversario era il mondo, perché tutti gli uomini, direttamente o indirettamente, giocavano al gioco d'azzardo azionario. Per vincere, era necessario solo avere fiches illimitate. Se le fiches fossero state comprate e vendute, a parità di condizioni, da tutti, nessuno avrebbe potuto comprarne più di quante ne potesse pagare, e il gioco, sebbene ancora d'azzardo, sarebbe stato equo. Alcuni maestri imbroglioni, maghi del dollaro, molto tempo fa, vedendo questa condizione, inventarono il sistema attraverso il quale il popolo viene spietatamente depredato. Il sistema che inventarono era semplice, così semplice che per un quarto di secolo è rimasto inosservato dal mondo in generale, e persino da voi, che vi dichiarate esperti. Nessuno pensava che un popolo libero che aveva inteso consentire a tutti l'uguale uso di ogni via per il raggiungimento della ricchezza, e che intendeva provvedere alla salvaguardia della ricchezza dopo che fosse stata ottenuta, potesse essere così stolto da permettere di essere derubato di tutta la sua ricchezza accumulata con un dispositivo semplice come quello con cui i bambini giocano a mosca cieca. Il processo non era più complesso di quello impiegato dal rapinatore di un tempo, che prendeva i ciottoli dalla spiaggia, li marchiava come denaro, e con quel denaro comprava il lavoro dei suoi simili, e attraverso la manipolazione di quel lavoro e trasformando i ciottoli in denaro, sottraeva al lavoratore il denaro che egli aveva pagato loro per il lavoro, finché tutti nella terra erano schiavi del faccendiere. Questi pochi imbroglioni dissero: Arbitrariamente fabbricheremo queste fiches: le azioni. Dopo che le avremo fabbricate, venderemo al mondo ciò che il mondo può pagare, e poi, usando la fornitura illimitata che ancora abbiamo, vinceremo dal mondo ciò che ha comprato, e ripeteremo l'operazione, finché avremo tutta la ricchezza e il popolo sarà ridotto in schiavitù. Per fare questo c'era una cosa oltre alla fabbricazione delle fiches, le azioni, che era assolutamente necessaria: un inferno del gioco d'azzardo, il cui funzionamento dei meccanismi ponesse un valore di vendita su tali fiches; un inferno dove, dopo aver venduto le fiches, si potessero rivincere. Ho visto che se questi imbroglioni dovevano essere sconfitti e il loro 'Sistema' doveva essere distrutto, doveva essere attraverso i meccanismi di questa Borsa. Ho studiato i meccanismi, e presto mi sono meravigliato che degli uomini potessero essere stati degli asini per così tanto tempo."

«Per la natura stessa del gioco d'azzardo azionario è necessario, assolutamente necessario, che esso sia condotto secondo certe regole, regole immutabili, infrangibili, il cui tentativo di modifica o violazione distruggerebbe il gioco d'azzardo azionario. La regola fondamentale, la regola assolutamente necessaria per l'esistenza del gioco d'azzardo azionario è: ogni membro della Borsa può comprare o vendere, tra l'apertura e la chiusura della Borsa, tutte le azioni che desidera. Con questa regola in vigore, il suo comprare e vendere non può essere limitato all'importo che può prendere e pagare, o consegnare e ricevere in pagamento, perché non c'è abbastanza denaro al mondo per pagare ciò che sotto questa stessa regola può essere comprato e venduto in una singola sessione. Questo perché sono state create arbitrariamente da questi pochi imbroglioni molte più azioni di quanto non sia il denaro esistente. La quantità di azioni che un uomo può vendere in una sessione di Borsa è limitata solo dalla quantità che può offrire in vendita, e può offrire qualsiasi quantità che la sua lingua possa pronunciare; e non è obbligato, e non può essere obbligato, a dimostrare la sua capacità di consegnare ciò che ha offerto in vendita fino a quando non ha finito di vendere, ovvero il giorno seguente. Chiederete come ho fatto io: può essere possibile? Troverete la risposta che ho trovato io. È così, e deve continuare a essere così, altrimenti non ci sarà gioco d'azzardo azionario. Prestate attenzione, perché questa affermazione è carica della massima importanza per tutti voi. Un membro di questa Borsa può vendere tutte le azioni che desidera offrire in una sola sessione. Se viene fatto un qualsiasi tentativo, nella sessione in cui vende, per costringerlo prima o dopo l'offerta di vendita a dimostrare la sua capacità di consegna, la struttura del gioco d'azzardo azionario crolla, perché per la natura stessa dell'intera struttura del gioco d'azzardo azionario le stesse azioni vengono vendute e rivendute molte volte in ogni sessione e il venditore non può sapere, tanto meno dimostrare, di poter consegnare fino a quando non si sia prima accordato con l'acquirente e l'acquirente non può accordarsi finché non lo è diventato comprando. Se venisse creata una regola che costringe un venditore a dimostrare la propria solvibilità prima di vendere, ogni membro avrebbe ogni altro membro in proprio potere e non potrebbe esserci alcun gioco d'azzardo azionario. Quando ho compreso questo, ho visto che mentre i pochi imbroglioni del 'Sistema' avevano un dispositivo perfetto per sottrarre la ricchezza alla gente, io avevo scoperto un mezzo altrettanto perfetto per sottrarre ai pochi la ricchezza che avevano assicurato ai danni dei molti. Con questa consapevolezza è nata la convinzione che il mio metodo fosse onesto quanto quello del 'Sistema', anzi, più onesto del loro. Loro sottraevano agli innocenti, io sottraevo ai colpevoli ciò che era già stato ottenuto in modo disonesto. Ho deciso di mettere in pratica la mia scoperta.

Non l'avrei mai fatto se non fosse stato per quel panico dello zucchero in cui fui derubato di milioni dal 'Sistema' tramite Barry Conant. In quel panico il 'Sistema', con le sue risorse illimitate, sottratte alla gente attraverso la fabbricazione arbitraria di azioni, e tramite la loro manipolazione, fece a me ciò che in seguito scoprii di poter fare io a loro, senza alcuna risorsa se non il mio diritto di fare affari sul parterre di questa Borsa. Avete visto l'esito, nel secondo panico dello zucchero, del mio primo esperimento. In pochi minuti ho realizzato un profitto di dieci milioni di dollari. Avrei potuto farne cinquanta, o centocinquanta, ma allora non avevo ancora familiarità con il mio nuovo dispositivo per derubare i ladri, e avevo ancora un cuore. Per realizzare questi dieci milioni, tutto ciò che dovevo fare era vendere più zucchero di quanto Barry Conant potesse comprarne. Era facile, perché Barry Conant, non conoscendo il mio trucco appena inventato, poteva comprare solo ciò che poteva pagare il giorno dopo, o, almeno, ciò che credeva i suoi clienti potessero pagare; mentre io, non avendo intenzione di consegnare ciò che vendevo – a meno che non fosse stracciando il prezzo fino a un punto in cui avrei potuto costringere coloro che avevano comprato a rivendermi a milioni in meno di quanto avessi venduto – potevo vendere quantità illimitate, letteralmente illimitate. Quando Barry Conant ebbe comprato tutto ciò che pensava di poter pagare, fu costretto a battere in ritirata di fronte alle mie offerte, e io fui in grado di sbaragliare, e sbaragliare, finché il prezzo non fu così basso che non poté, usando ciò che aveva comprato come garanzia, prendere in prestito abbastanza per pagarmi ciò che gli avevo venduto. Allora fu costretto a voltarsi e vendere ciò che aveva comprato da me, e quando lo ebbi ricomprato, per dieci milioni in meno di quanto l'avessi venduto, il trucco era riuscito. Gli avevo venduto, diciamo, 100.000 azioni a 220. Lui le aveva rivendute a me, diciamo, a 120, ed era tornato al punto di partenza. Non aveva più nessuna delle 100.000 azioni. Entrambi eravamo, per quanto riguardava le azioni, dove eravamo all'inizio, ma quanto a profitti e perdite c'era questa differenza: io avevo dieci milioni di dollari di profitti, mentre i clienti di Barry Conant, il 'Sistema', erano perdenti di dieci milioni, e tutto grazie a un trucco. Il trucco non differiva nel principio da quello in costante pratica da parte del 'Sistema'. Quando il 'Sistema', dopo aver fabbricato azioni dello zucchero, ne vende 100.000 alla gente per 10.000.000 di dollari, manipolano il mercato usando i 10.000.000 di dollari che hanno sottratto alla gente così da spaventarli al punto da far loro rivendere le 100.000 azioni a 5.000.000 di dollari. Dopo aver comprato, manipolano di nuovo il mercato finché la gente non ricompra per 10.000.000 di dollari ciò che aveva venduto per 5.000.000. Il 'Sistema' non commette alcun crimine legale. Io non ho commesso alcun crimine legale. Non ho nemmeno violato alcuna regola della Borsa, né più né meno di quanto avesse fatto il 'Sistema' quando ha messo in atto il suo trucco. Dal mio panico sperimentale ho messo in atto il trucco ripetutamente, e ogni volta ho preso milioni, finché oggi ho sotto il mio controllo, in modo assoluto come se li avessi guadagnati onestamente, come il lavoratore guadagna il suo salario settimanale o l'agricoltore il prezzo dei suoi raccolti, oltre 1.000.000.000 di dollari, o abbastanza da mantenere in schiavitù per il resto della loro vita un milione di persone.

Cosa pensate voi uomini intelligenti di questa situazione? Sapete, perché conoscete il gioco del gioco d'azzardo azionario, che il popolo americano, con i suoi vantati cervelli e coraggio, viene anno dopo anno con i suoi sacchi d'oro, frutto dei suoi prosperi lavori, e li scarica, centinaia di milioni, in questo vostro inferno del gioco d'azzardo. Sapete che sono degli sciocchi, questi milioni di persone ingenue che voi chiamate agnelli e polli. Ridacchiate mentre, anno dopo anno, dopo essere stati mandati via tosati, tornano per una nuova tosatura. Vi meravigliate che mercanti, produttori, minatori, avvocati, agricoltori, che hanno abbastanza intelligenza per accumulare tale surplus legittimamente, lo portino al nostro inferno del gioco d'azzardo, dove da tutte le parti c'è la chiara prova che noi che conduciamo il gioco d'azzardo, e che non produciamo nulla, siamo costretti a sottrarre a coloro che producono, centinaia di milioni ogni anno per le spese, e centinaia di milioni ogni anno per i profitti – poiché sapete che non abbiamo nulla da dare loro in cambio di ciò che ci portano. Sapete che ogni dollaro dei miliardi persi a Wall Street significa prezzi più alti per le rotaie d'acciaio, per il legname e i vagoni, e che questo significa tariffe passeggeri e merci più alte per la gente. Sapete che quando il produttore porta la sua ricchezza a Wall Street e ne viene derubato, aggiungerà qualcosa al prezzo di stivali e scarpe, vestiti di cotone e lana, e altre necessità che produce e che vende alla gente. Sapete che quando i minatori di rame, piombo, stagno e ferro si separano dal loro surplus a favore del 'Sistema', significa prezzi più alti per la gente per i loro tegami e grondaie di rame, per l'acqua che passa attraverso i tubi di piombo, per i loro mestoli di stagno e caldaie per il lavaggio, e per i loro affitti, e tutte quelle necessità in cui entrano macchinari, legname e altro materiale grezzo e finito. Sapete che ogni cento milioni lasciati dai veri produttori ai briganti del nostro mondo significa salari più bassi o meno necessità e lussi per tutta la gente, e specialmente per l'agricoltore. Sapete che è un'abitudine per noi di Wall Street gongolare sulla dottrina del 'Sistema', che la gente ripete come un pappagallo tra di sé, la dottrina secondo cui il popolo in generale non è influenzato dal nostro gioco d'azzardo, perché loro, il popolo, non avendo surplus con cui giocare, non vengono mai a Wall Street. Eppure, sapendo tutto questo, non avete mai pensato, con tutta la vostra saggezza e cinismo, che proprio qui in questa istituzione, che possedete e controllate, c'era l'apriti sesamo, per ognuno o per tutti voi, verso quei grandi forzieri d'oro che i vostri clienti, il 'Sistema', hanno riempito fino a scoppiare dalle riserve della gente. Cosa, vi chiedo, pensate voi uomini saggi della situazione così come la vedete ora?»

C'era un'opprimente immobilità sul parterre. La grande folla, che ora conteneva quasi tutti i membri della Borsa, ascoltava con occhi sbarrati e bocche aperte le rivelazioni del loro collega. Di tanto in tanto, mentre Bob Brownley riversava la sua scarica di colpi e proiettili di logica mortale, dalla vasta massa che ora circondava la Borsa si alzava un rauco muggito d'impazienza, poiché pochi in quella folla densa fuori potevano comprendere il silenzio del gigantesco frantoio umano, che tra le dieci e le tre non era mai stato conosciuto per mancare di una rivoluzione, se non quando i cuori e le anime delle sue vittime venivano rimossi dai suoi ingranaggi e dalle sue maglie.

Bob Brownley fece una pausa e guardò i volti dei giocatori senza fiato con un disprezzo superbo. Proseguì:

«Uomini di Wall Street, è scritto nei libri degli antichi che ogni male contiene in sé una cura o un distruttore. Non pretendo che ciò che sto rivelando a voi sia per voi una cura per questo orribile male, ma dico che ciò che vi sto dando è un distruttore per esso, e che mentre sarà per il mondo una cura, potrebbe lasciarvi in un inferno più ardente di quello di cui ora sentite le fiamme. Non mi importa se lo fa. Quando avrò finito, qualsiasi membro della Borsa di New York che senta il ferro nella sua anima potrà ottenere vendetta istantanea e ricchezza illimitata. Voi che state valutando nelle vostre menti il fatto che il vostro grande corpo possa creare nuove regole per rendere la mia scoperta inoperante, avete a che fare con un'ombra. Non c'è regola o dispositivo che possa impedirne il funzionamento. Ci sono mille posti alla Borsa di New York. Valgono oggi 95.000 dollari ciascuno, o 95.000.000 di dollari in totale. Il loro valore è dovuto al fatto che questa Borsa tratta tra uno e tre milioni di azioni al giorno. Se si facesse qualsiasi tentativo per impedire il funzionamento della mia invenzione, le transazioni scenderebbero a causa di tale tentativo a cinquemila o diecimila azioni al giorno, o a transazioni che rappresentano azioni che saranno effettivamente consegnate e effettivamente pagate. Per rendere inutile la mia invenzione deve essere reso impossibile comprare o vendere la stessa azione più di una volta in una sessione, e la vendita allo scoperto, che è ora, come sapete, la base della moderna struttura del gioco d'azzardo azionario, deve parimenti essere resa impossibile. Se ciò potesse essere fatto, i 95.000.000 di dollari di posti alla Borsa varrebbero meno di cinque milioni, e, cosa di gran lunga più importante per tutto il popolo, il mondo finanziario verrebbe rivoluzionato. Uomini di Wall Street, non prendetevi in giro. La mia invenzione è un sicuro distruttore della più grande maledizione al mondo, il gioco d'azzardo azionario».

Un ringhio cupo si alzò dai giocatori. Robert Brownley fissò la sua sfida.

«Lasciate che vi mostri l'impossibilità di impedire in futuro a chiunque di fare ciò che ho fatto a voi così tante volte negli ultimi cinque anni. Tutto il capitale richiesto per far funzionare la mia invenzione è fegato e disperazione, o fegato senza disperazione. Vi è ben noto che in ogni momento ci sono membri della Borsa che commetterebbero qualsiasi crimine, escluso forse l'omicidio, per guadagnare milioni. I vostri membri hanno di volta in volta mostrato abbastanza fegato o disperazione da appropriarsi indebitamente, contraffare certificati, emettere assegni falsi, falsificare azioni e obbligazioni, e questo per guadagni inferiori a milioni, e quando l'individuazione era probabile. Tutti questi sono reati penali e la loro scoperta porta sicuramente alla vergogna e alla prigione statale. Eppure i membri di questa Borsa, abbastanza disperati da correre il rischio, di fronte alla perdita della fortuna e alla bancarotta aperta, hanno sempre mostrato abbastanza fegato da tentare i crimini. Ripeto che ci sono in ogni momento membri della Borsa che commetterebbero qualsiasi crimine, escluso forse l'omicidio, per guadagnare milioni. Affinché possiate vedere che i miei successori verranno sicuramente dal vostro mezzo di volta in volta durante la futura esistenza della Borsa, elencherò le diverse classi di membri che seguiranno le mie orme:

Primo, l'imbroglione 'In Gold We Trust' che è del tipo del 'Sistema', ma che è fuori dal cerchio magico. Un uomo di questa classe ragionerà: conosco decine di uomini, che occupano posizioni elevate nella 'City' e nel mondo sociale, che hanno decine di milioni che hanno sottratto con trucchi del 'Sistema', se non con crimini legali. Se compio questo trucco di Brownley, il trucco di vendere allo scoperto finché non viene prodotto un panico, farò milioni e nessuno ne saprà nulla. Per quanto ne so, molti dei multimilionari che ho visto produrre panichi e che sono stati applauditi dalla 'City' e dalla stampa per la loro abilità e audacia, e la cui posizione, commerciale e sociale, è ora la più elevata, stavano solo facendo questa stessa cosa, e essendo stati di successo, non sono mai stati scoperti o sospettati. Ma anche supponendo che io fallisca, il che può accadere solo attraverso qualche incidente straordinario mentre sono impegnato a vendere, non avrò commesso alcun crimine e, di fatto, non avrò fatto a nessuno alcun grande torto morale, poiché se non riesco a mantenere il mio contratto di consegnare le azioni che ho venduto nel tentativo di produrre un panico, gli uomini a cui ho venduto non staranno peggio per non aver ricevuto ciò che hanno comprato; di fatto, rimarranno esattamente dove si trovavano prima che io tentassi di provocare un panico.

Secondo, se un membro della Borsa per qualsiasi motivo dovesse trovarsi nei guai e dovesse rendersi conto che deve dichiarare pubblicamente bancarotta e perdere tutto, sarebbe sicuramente uno sciocco a non tentare di produrre un panico, quando la sua produzione gli permetterebbe di recuperare le sue perdite e prevenire il suo fallimento, e quando, se per caso dovesse fallire nel suo tentativo di produrre un panico, la penalità sarebbe semplicemente la sua bancarotta, che sarebbe avvenuta in ogni caso.

La terza classe è quella grande che esisterà sempre finché c'è il gioco d'azzardo azionario, una classe di uomini di Borsa onesti, corretti e che giocano pulito che non approfitterebbero in modo sleale dei loro colleghi finché non si rendono conto che stanno per essere rovinati dagli imbrogli dei loro colleghi.

Avanti, consideriamo ulteriormente se sia possibile per la nostra Borsa impedire che il mio dispositivo venga utilizzato, ora che è noto a tutti. Supponiamo che il Comitato Direttivo sia stato informato in anticipo che il tentativo di mettere in atto il trucco stava per essere fatto. Se, in una qualsiasi sessione, dopo il suono del gong, il Comitato Direttivo, o qualsiasi autorità di Borsa, potesse per qualsiasi motivo costringere un membro a smettere di operare, anche solo allo scopo di dimostrare che le sue transazioni erano legittime, l'intera struttura del gioco d'azzardo azionario crollerebbe. Ragionateci su: supponiamo che un uomo come Barry Conant o me stesso, o qualsiasi broker di commissione attivo, inizi l'esecuzione di un grande ordine per un cliente, uno, diciamo, che ha informazioni in anticipo su un amministrazione controllata, un incendio in una miniera, la morte di un Presidente, una dichiarazione di guerra, o uno dei cento e uno elementi di informazione su cui bisogna agire istantaneamente, dove un ritardo di un minuto rovinerebbe il broker, o la sua casa, o i suoi clienti. Se il Comitato Direttivo potesse così chiamare il broker a rispondere, l'orso professionista o l'imbroglione, che desiderava impedirgli di vendere, dovrebbe solo passare la parola al presidente della Borsa che il broker in questione stava per mettere in atto la scoperta di Brownley e potrebbe essere portato via dalla folla e prima che ritorni il suo posto potrebbe essere preso da altri e lui potrebbe essere rovinato.

Uomini di Wall Street, è impossibile impedire la ripetizione di quegli atti con cui in cinque anni ho accumulato un miliardo di dollari, impossibile finché una vendita allo scoperto, o un riacquisto e una rivendita, è permessa. Quando le vendite allo scoperto, e i riacquisti e le rivendite, saranno resi impossibili, la speculazione azionaria sarà morta. Quando la speculazione azionaria sarà morta, la gente non potrà più essere derubata dal 'Sistema'. Nel lasciarvi, la Borsa e il gioco d'azzardo azionario per sempre, come farò quando lascerò questa piattaforma, dirò dal profondo di un cuore che è stato spezzato, dalla profondità di un'anima che è stata avvizzita dal veleno del 'Sistema', con pieno senso della mia responsabilità verso il mio prossimo e verso il mio Dio, che consiglio a ognuno di voi di fare ciò che ho fatto io e di farlo in fretta, prima che il farlo da parte di altri lo abbia reso impossibile, prima che il farlo da parte di altri abbia fatto saltare l'intera struttura del gioco d'azzardo azionario. Accettando il mio consiglio potete mettere a tacere la vostra coscienza, quelli di voi che ne hanno una, con questo argomento: 'Se inizio, sono sicuro del successo. Se riesco, nessuno ne saprà nulla. I milioni che ottengo li sottrarrò a uomini che li hanno sottratti ad altri, e che sottrarrebbero i miei. Più io e altri ne prenderemo, prima verrà il giorno in cui la struttura del gioco d'azzardo azionario crollerà'.

Il giorno in cui la struttura del gioco d'azzardo azionario crolla è il giorno per cui tutti gli uomini e le donne onesti dovrebbero pregare».

Bob Brownley fece una pausa e lasciò che i suoi occhi spazzassero il suo pubblico sbalordito. Non ci fu un mormorio. La folla era senza parole.

Ancora una volta i suoi occhi spazzarono la stanza. Poi alzò lentamente la mano destra con il pugno chiuso, come se stesse per sferrare un colpo.

«Uomini di Wall Street» – la sua voce era ora profonda e solenne – «per mostrare che Robert Brownley sapeva cosa fosse adatto all'ultimo giorno della sua carriera, ha rivelato a voi il trucco – e altro ancora.

Molti di voi sono disperati. Molti di voi entro domani saranno rovinati. Il momento di tutti i momenti per tali persone per mettere in pratica il mio trucco è ora. La vittima delle vittime è pronta per l'esperimento. Io sono colui. Ho un miliardo di dollari. Con questo miliardo di dollari sono in grado di comprare dieci milioni di azioni delle principali società e di pagarle, anche se dopo che le avrò comprate scendessero di cento dollari ad azione. Ecco la vostra possibilità di prevenire la vostra rovina, la vostra possibilità di recuperare la vostra fortuna, la vostra possibilità di assicurarvi vendetta su di me, colui che vi ha derubato».

Si fermò solo il tempo necessario affinché il suo consiglio sbalorditivo si collegasse ai centri nervosi ora acutamente sensibili dei suoi ascoltatori; poi profonda e chiara risuonò: «Barry Conant». La figura nervosa del vecchio antagonista di Bob balzò al podio.

«Ti autorizzo a comprare qualsiasi parte di dieci milioni di azioni delle principali società a qualsiasi prezzo fino a cinquanta punti sopra l'attuale mercato. Ecco il mio libretto degli assegni firmato in bianco, e ti autorizzo a usarlo fino a un miliardo di dollari, e accetto di avere in banca domani fondi sufficienti per soddisfare qualsiasi assegno tu emetta. Oggi hai fallito per sette milioni, e, quindi, non puoi commerciare, ma annuncio qui che pagherò tutti i debiti di Barry Conant e della sua casa. Pertanto è ora in buona posizione». Bob aveva tenuto d'occhio il grande orologio; mentre l'ultima parola usciva dalle sue labbra, il martelletto del Presidente scese.

Con una formidabile ondata i giocatori si lanciarono verso i diversi poli. Barry Conant, con rapidità fulminea, impartì i suoi ordini ai venti assistenti che, quando Bob Brownley aveva chiamato Conant, si erano radunati attorno al loro capo. In meno di un minuto la battaglia dei dollari del secolo era iniziata, una battaglia come nessun uomo ne aveva mai viste prima. Non occorreva alcuna saggezza soprannaturale per chiunque si trovasse sul parterre per capire che il seme di Bob Brownley era caduto in un terreno surriscaldato, che il suo fino ad allora segreto hellite stava per essere messo alla prova. Non serviva alcun esperto nell'arte mistica di decifrare i geroglifici murali della Vecchia Megera Destino per vedere che le lancette sull'orologio del “Sistema” si stavano avvicinando alle dodici. Non serviva un orecchio allenato a sentire il battito del cuore e dell'anima umana per rilevare l'avvicinarsi del suono di un destino incombente sulla struttura del gioco in borsa. Il ruggito assordante dei broker che aveva rotto il silenzio seguito al fatidico discorso di Robert Brownley aveva risvegliato echi che minacciavano di far crollare le mura della Borsa. La folla incalzante all'esterno ruggiva come un milione di leoni affamati in una corsa dell'Arbestan al momento del massacro.

Capitolo X.

Nell'istante in cui il gong suonò, Bob Brownley era solo sul parterre, ai piedi della scrivania del presidente. La sua figura oscillava come un giunco sul bordo del sentiero di un ciclone. Balzai al suo fianco. Suo fratello, che durante l'arringa di Bob aveva inutilmente tentato di farsi strada tra la folla, era arrivato per primo. “Per l'amor di Dio, Bob, ascoltami. Mezz'ora fa è arrivata voce da casa tua del miracolo: Beulah si è risvegliata al suo passato. La sua mente è lucida; gli infermieri sono fuori di sé e ti implorano di andare da lei.”

Non andò oltre. Con un muggito folle e un balzo, come un toro torturato che vede crollare le mura dell'arena, Bob si precipitò fuori attraverso la porta più vicina che, ringraziai Dio, era una porta laterale che conduceva alla strada dove la folla era meno fitta. Lanciò uno sguardo selvaggio intorno. I suoi occhi si posarono su un'automobile vuota il cui autista era scappato verso la folla. Fu questione di un secondo metterla in moto; di un altro per saltare sul sedile anteriore. Per quanto rapido fosse stato il suo movimento, ero dietro di lui sul sedile posteriore. Con un balzo la grande macchina si lanciò tra la folla.

“In nome di Cristo, Bob, fai attenzione,” urlai, mentre lanciava il mostro di ferro attraverso la calca, disperdendola a destra e a manca come il mietitore disperde i covoni nei campi di grano. Alcuni furono schiacciati sotto le sue ruote. Bob Brownley non sentiva le loro grida, non sentiva le maledizioni di coloro che scappavano. Era in piedi, il corpo rannicchiato basso sopra il volante, che afferrava con le sue mani a morsa. La testa scoperta era protesa in avanti, come se cercasse di arrivare da Beulah Sands prima del suo corpo. I denti erano serrati e, mentre saltavo nella macchina, avevo notato che i suoi occhi erano quelli di un maniaco, che vedeva la lucidità appena davanti se solo fosse riuscito a raggiungerla in tempo. Le sue orecchie erano sorde non solo all'ululato della folla terrorizzata e alle imprecazioni dei carrettieri che tiravano freneticamente i cavalli verso il marciapiede, ma anche ai miei avvertimenti. Svoltò con la macchina l'angolo di New Street verso Wall come se fosse stato il boulevard più ampio del parco. Affrontò Wall Street con un balzo che ero certo ci avrebbe fatto finire oltre la recinzione, nel cimitero della chiesa della Trinity. Ma no. Ancora una volta girò l'angolo, scagliando il Juggernaut sulle ruote esterne da Wall Street verso Broadway, mentre la folla sul marciapiede tratteneva il fiato per l'orrore. Anch'io ero in piedi, ma rannicchiato mentre mi aggrappavo ai lati. Grazie a Dio, quella via solitamente affollata era libera da veicoli fin dove riuscivo a vedere, oltre l'Astor House. Cosa poteva significare? Era forse quella divinità che si dice protegga gli ubriachi e gli idioti che stava per aiutare la folle corsa di questa creatura resa folle dall'amore verso la sua cara, a lungo perduta ma appena tornata? Udii il clangore frenetico dei gong e, mentre sfrecciavamo davanti al World Building, vidi davanti a noi due automobili che avanzavano a tutta velocità piene di uomini. Era da loro che proveniva il clamore del gong. Mentre ci avvicinavamo, vidi che erano le auto dei capi dei vigili del fuoco che rispondevano a una chiamata. Ringraziai Dio ancora e ancora mentre urlavo nell'orecchio di Bob: “Per amor di Beulah, Bob, non passare; se lo fai, finiremo in un blocco. Se restiamo dietro, ci apriranno la strada e potremmo arrivare da lei vivi.” Non so se abbia sentito, ma tenne la macchina dietro le altre auto e non cercò di passare. Via, nella nostra folle corsa attraverso l'affollata Broadway. A Union Square perdemmo i nostri apripista. Mentre la nostra automobile balzava attraverso la Fourteenth Street sulla Fourth Avenue, Bob doveva averla spinta fino all'ultimo scatto, perché sembrava balzare attraverso l'aria. Facemmo schiantare due carri attraverso i marciapiedi contro gli edifici. Grida di rabbia sorsero al di sopra del frastuono della macchina e sembrarono seguirci nella nostra scia. Bob era sordo a tutto ciò che superavamo. Tutto il suo essere sembrava concentrato su ciò che stava davanti. Sapevo che era un esperto nella guida dell'automobile, perché, dopo la sua sfortuna, andare in automobile con Beulah Sands era stato il suo passatempo preferito, ma chi poteva aspettarsi di portare quella macchina che si tuffava e oscillava fino alla Quarantaduesima Strada! Bob sembrava compiere l'impresa prodigiosa. Sfrecciammo da un marciapiede all'altro e attorno e davanti a veicoli e pedoni come se gli occhi e le mani del guidatore fossero ispirati.

Attraversammo finalmente la piazza e su per la Fourth Avenue fino alla Ventiseiesima Strada. Poi un turbinio vertiginoso verso Madison. Aveva intenzione di continuare fino ad arrivare alla Quarantaduesima Strada e cercare di percorrere la Fifth Avenue lungo quell'isolato congestionato con la sua ressa di passeggeri della Grand Central e file su file di carrozze e carri? No. La sua mente doveva essere lucida. Ancora una volta gettò la grande macchina attorno all'angolo verso la Fortieth Street. Per una parte dell'isolato le nostre ruote corsero sul marciapiede e attesi lo schianto. Non avvenne. Sicuramente il nuovo mondo verso cui Bob stava correndo doveva essere un mondo gentile, altrimenti perché la Megera Destino, che era stata al volante della sua auto-vita durante gli ultimi cinque anni, avrebbe dovuto portarlo sano e salvo attraverso quelle che sembravano una dozzina di morti certe? Senza rallentare la velocità di un soffio, girammo l'angolo dalla Fortieth verso la Fifth Avenue. La strada era libera fino alla Quarantaduesima; lì un denso ingorgo di auto, carri e carrozze bloccava l'incrocio. Bob doveva aver visto il muro solido perché udii la sua maledizione sommessa. Nient'altro indicava che eravamo bloccati con la sua meta in vista. Non toccò mai il regolatore di velocità, ma affrontò i due isolati come se fosse stato sparato da una catapulta. I due? No, uno e tre quarti del successivo, perché quando si trovò a una ventina di metri dal muro nero, spinse freneticamente i freni, e la massa di ferro stridette e tremò come se volesse ridursi in atomi, ma si fermò con il paraurti e le ruote anteriori incastrate tra un'auto e un carro. Non si era ancora fermata che Bob era già giù e su per la strada come un segugio sulla pista della preda in vista. Lo seguii mentre i passanti sbalorditi fissavano con meraviglia. Mentre ci avvicinavamo alla casa di Bob, potevo vedere persone sui gradini. Udii il segretario di Bob gridare: “Grazie a Dio, signor Brownley, è arrivato. Lei è nell'ufficio. L'ho trovata lì, calma e ristabilita. Non ha fatto domande. Ha detto: ‘Dica al signor Brownley quando arriva che vorrei vederlo.’ Poi mi ha ordinato di prendere il giornale del pomeriggio. Gliel'ho dato un'ora fa. Penso che creda di essere nel suo vecchio ufficio. Ho isolato il piano come mi aveva ordinato. Non ho osato andare da lei per paura che facesse domande. Ho...” ma Bob era già su per le scale a due e tre gradini alla volta.

Il mio fiato era quasi finito e mi ci vollero minuti per arrivare al secondo piano. I miei piedi toccarono l'ultimo gradino, quando, o Dio! quel suono! Per cinque lunghi anni avevo cercato di scacciarlo dalle mie orecchie, ma ora, più gutturale, più agonizzante di prima, esplose sui miei sensi torturati. Non avevo bisogno di cercarne la direzione. Con un balzo fui sulla soglia dell'ufficio di Beulah Sands-Brownley. In quel breve tempo i gemiti si erano placati. Per un istante chiusi gli occhi, perché l'atmosfera stessa di quel corridoio gemeva e invocava la morte. Li aprii. Sì, lo sapevo. Lì alla scrivania c'era la bellissima figura vestita di grigio di cinque anni prima. Lì le due braccia che riposavano sulla scrivania. Lì le due bellissime mani che reggevano il giornale aperto, ma gli occhi, quelle meravigliose porte grigio-azzurre di un'anima immortale—erano chiusi per sempre. Il viso squisitamente bello era freddo, bianco e in pace. Beulah Sands era morta. I segugi infernali del “Sistema” avevano raggiunto la sua vittima mutilata e braccata; avevano aggiunto il suo bel cuore ai sacchi, ai barili e alle botti immagazzinati nei suoi grandi caveau di sicurezza “gli affari sono affari”. I miei occhi, con una pietà malata, cercarono la figura del mio vecchio compagno di scuola, il mio amico del college, il mio socio, l'amico che amavo. Era in ginocchio. Il suo volto agonizzante era rivolto alla moglie. Le sue mani giunte erano state sollevate in una preghiera terribile e straziante mentre il suo Creatore suonava il campanello. I grandi occhi castani di Bob Brownley erano chiusi, le sue mani giunte erano cadute contro la testa della moglie e, nel cadere, avevano sciolto le gloriose onde castano-dorate finché, in tenero abbandono, non si erano avvolte attorno alle sue braccia e alla sua fronte come se colei per la quale aveva sacrificato tutto stesse proteggendo la sua amata testa dai brividi e dalle nebbie scure del fiume nero che lambisce l'orlo dell'eterno riposo. Anche il “Sistema” aveva infilzato il cuore di Robert Brownley. Barcollai al suo fianco. Mentre toccavo la sua fronte che ora si stava rapidamente gelando, i miei occhi caddero sui grandi titoli neri sparsi in cima al giornale che Beulah Sands stava leggendo quando il Dio infinitamente buono aveva tagliato i suoi legami:

VENERDÌ TREDICI

E sotto, in una colonna:

TERRIBILE TRAGEDIA IN VIRGINIA

L'UOMO PIÙ RICCO DELLO STATO, THOMAS REINHART, MULTIMILIARDARIO, MENTRE ERA TEMPORANEAMENTE FOLLE PER LA PERDITA DELLA MOGLIE E DELLA FIGLIA, E DEL SUO ENORME PATRIMONIO, ANDATO IN FRANTUMI NEL TERRIBILE PANICO DI OGGI, SI È TAGLIATO LA GOLA. LA SUA MORTE È STATA ISTANTANEA.

In un'altra colonna:

ROBERT BROWNLEY CREA IL PANICO PIÙ TERRIBILE DELLA STORIA E DIFFONDE ROVINA E DISTRUZIONE IN TUTTO IL MONDO CIVILIZZATO.

* * * * *

Nota dell'Editore

_Quelle che seguono sono facsimili di alcune delle lettere ricevute dall'autore durante la pubblicazione a puntate di “Venerdì, il tredici”._

RESIDENZA DEI PADRI PAOLINI 2158 PINE STREET

San Francisco, CA 21 ottobre 1906

Mio caro signor Dawson

Le consenta uno dei suoi innumerevoli ammiratori di esprimere la sua estrema gratificazione per l'annuncio che aggiungerà la narrativa ai suoi illustri successi letterari. Le sue doti di scrittore sono così meravigliose e affascinanti che attendo con ansia il suo lavoro in questo nuovo campo—e prego Dio di farla prosperare in ogni bene.

Cordialmente, John Marus Haudly

70 Kirkland St., Cambridge 26 dic. 1906.

Signor T. W. Lawson, Boston, Mass.

Mio caro signore: Mi permetta di congratularmi con lei per la sua ultima mossa e per la sua storia, “Venerdì, il tredici”.

È la migliore finora, non solo come storia ma come rivelazione. Inizio a vedere la luce in alcuni punti, dove sembra esserci un rimedio, e uno vero. Non riesco a capire come farà; ma penso di averne avuto un indizio, e mi tiene avvinto.

Quella storia dovrebbe essere pubblicata in un'edizione economica (25¢) in brossura, e ogni uomo in America dovrebbe leggerla. La terza parte deve ancora venire; ma, se non sbaglio, ci farà dire tutti “Evviva!” In questa forma i fatti colpiscono nel segno. Prima erano troppo astratti. Ora vivono e palpitano. Cordialmente suo,

[Illeggibile: H. W. Majorson]

Dowagiac, Mich., 26 dic. 1906.

Signor T. Lawson, Boston, Mass.

Caro Signore—

Ho appena finito di leggere la sua seconda puntata di “Venerdì il 13”. È una delle storie più grandi che abbia mai letto. I suoi articoli precedenti sono buoni, ma questo è una meraviglia. Credo che lei sia sincero e non posso fare a meno di ammirare il suo meraviglioso coraggio e la sua determinazione nell'affrontare grandi difficoltà. Non ho alcun interesse personale, penso semplicemente che non importa quanto lei possa essere grande, le piaccia sapere che ciò che scrive è apprezzato dalla maggior parte dei buoni cittadini americani. Quindi brindo a lei signor Lawson + scommetto che alla fine vincerà. Li distrugga per bene.

Cordialmente A. J. Hill.

Grinnell, Iowa, 3 nov. 1906

Thomas Lawson Boston, Mass.

Caro Signore,

Cosa ha sentito “Bob” quando ha alzato il ricevitore. Impossibile aspettare un mese per scoprirlo.

Cordialmente, A. W. Talbott

103 Stedman Street Brookline Mass.

Caro signor Lawson:—

Ho appena finito di leggere la prima puntata del suo romanzo a puntate “Venerdì il 13”.

Ero così interessato, stimolato e commosso che ho sentito di doverle esprimere un po' dell'apprezzamento che provo per il lavoro che ha fatto e che sta facendo.

L'esercito di coloro che soffrono è così grande, gli sfruttatori umani così forti; che il cuore di uno si apre in gratitudine verso un campione che si presenta capace e disposto a fare meglio per gli oppressi.

Sarebbe un'intrusione estendere la mia simpatia a chi è stato privato del bellissimo dono di un amorevole compagno? Spero sia sentita sinceramente.

Molti ammirano e gioiscono del suo lavoro—possa procedere portando la conoscenza che è potere a un numero sempre crescente di persone americane.

Molto sinceramente Marion E. Major

14 dicembre 1906

L. GUY DENNETT AVVOCATO 48 TREMONT ST., BOSTON COLLEGAMENTO TELEFONICO

21 nov. 1906

Thomas W. Lawson Esq. Boston, Mass.

Caro Signore,

Do per scontato che lei voglia sapere come il “Pubblico” accoglierà il suo ultimo scritto di “narrativa” e come potrà saperlo se i suoi amici sconosciuti non le scrivono?

Ho letto tutto ciò che ha mai scritto perché credo in lei e ammiro il lavoro che ha fatto e sta facendo e mi permetta di dire che finalmente credo che lei sarà un giorno riconosciuto come uno dei più grandi scrittori di storie dell'epoca. La prima sezione di “Venerdì il 13” mi ha convinto che lei sarà un vincitore sicuro.

Cordialmente suo, L. Guy Dennett

Angola Tulare Co. Cal. 29 dic. 1906

W. T. Lawson,

Caro Signore,

Volevo ringraziarla per il primo numero di “Venerdì il 13”, ma non conoscevo il suo indirizzo. “Everybody’s” contiene alcune lettere scritte a lei a Boston, quindi spero che questa possa raggiungere la sua destinazione.

Vivo nel più selvaggio del west più profondo + un tale dono di Dio come in “Everybody’s” (inviatomi da una sorella a Oakland Cal.) + contenente il primo numero della sua storia, le parole non bastano in modo adeguato. Venerdì il 13 ha fatto su di me un'impressione che non riuscirei a scrollarmi di dosso facilmente se volessi. Ero così dispiaciuta che finisse dove è finito che volevo gridare + non riuscivo quasi ad aspettare il numero di gennaio. Ieri ne ho comprato uno a Hanford Cal. ho cavalcato 30 miglia a nord per prenderlo. Vivo a un miglio dal bacino recentemente riempito del vecchio Tulare Lake. Le nevicate sulle montagne suggeriscono che la nostra parte del selvaggio West potrebbe presto essere una stazione di pesca invece di un ranch di erba medica.

Forse non capisce quanto la sua storia sia apprezzata.

Lei è Bob Brownley, lo so. Può davvero sentire ciò che scrive come ci fa fare noi? I suoi personaggi mi attraggono così tanto che vivo con loro, ogni nervo all'erta fino al punto di rottura (ma con piacere). Lei è certamente l'idolo del popolo americano. L'ho sentita discutere da ricchi + poveri, monopolisti + antimonopolisti durante la pubblicazione di “Frenzied Finance” + il peggio che un monopolista potesse dire era che lei era cattivo quanto la Standard Oil, ma voleva pareggiare i conti. “Cosa è questo se non una virtù,” ho esclamato. “Non avrebbe potuto fare milioni restando dentro, ma ha riconosciuto i suoi fallimenti passati e ha esposto [loro] S.O. per sostenere una nazione. Possa l'onore accompagnarlo. Non è essere un uomo e un gentiluomo?”

La gente leggeva “Frenzied Finance” fino all'ultimo uomo + prestava la rivista l'uno all'altro così che quelli che ritenevano i 15 centesimi impossibili potessero ottenere il bene delle sue rivelazioni.

Sono contenta che lei creda nel sentimento—il sentimento che dura nel cuore (invece dei dollari e del desiderio) che temevo stesse diventando una cosa del passato; Ci sono ancora uomini splendidi in America. Dio li benedica.

Oh felice Anno Nuovo possa il peso della sua penna influenzare milioni. Amen.

Rispettosamente, Louise D. Tennent

Vedi 14 Re

Angola P.O. Ca.

Spokane, Wash., 28 dicembre 1906.

Signor Thomas W. Lawson, Boston, Mass.

Caro Signore:

Ho vissuto nove anni ad Anaconda, Montana, e sono quindi diventato un po' familiare con il rame amalgamato, ecc. Voglio dire che ho seguito i suoi scritti con vivo interesse e ho giurato su tutte le dichiarazioni che ha fatto. È, quindi, con il più grande rammarico che sono costretto a dichiarare che la mia fede in lei è stata infranta.

Quando lei afferma nella sua storia di “Venerdì il 13” che l'eroina è entrata in un ufficio a New York a metà luglio con un turbante di piume in testa semplicemente non posso crederci. Che una signora di raffinato e buon gusto con 30.000 dollari in banca, e ansiosa di fare una buona figura, debba entrare in un ufficio a New York con un cappello invernale mette a dura prova la mia credulità fino al punto di rottura. Comunque, sia come sia, voglio dire che lei ha fatto una grande battaglia contro grandi difficoltà e che ammiro il suo coraggio e il suo genio, e spero che continuerà a combattere per ciò che è giusto.

A proposito, potrei ammettere che è stata mia moglie, che tra l'altro è una donna superiore, a richiamare la mia attenzione sul turbante quando le leggevo la sua storia ad alta voce. Sono,

Molto cordialmente suo, John Ortson

O’Fallon, Ill. 22 nov. 1906

Thos W. Lawson Boston, Mass.

Caro Signore,

Mi ha dato grande piacere aver appena finito la sua prima puntata di “Venerdì il 13”, come anche i suoi scritti precedenti, dai quali ho imparato molto,—sebbene dal punto di vista finanziario, seguendo quello che pensavo fosse il suo consiglio, sono alcune migliaia di dollari più povero,—e colgo questo mezzo per contribuire con il mio piccolo incoraggiamento, credendo fermamente che il suo lavoro stia facendo un grande bene, e confidando che il successo sulle linee che ha tracciato, sarà la sua ricompensa.

Molto rispettosamente, Wm. A. Staney.

(Attendo la sua prossima puntata)

Caro signore:

Ho avuto solo una volta il piacere di incontrarla—nella sua carrozza privata, con Thayer, quando tornava dal suo viaggio in occidente—ma spero non mi considererà presuntuoso se prendo un momento del suo prezioso tempo per ringraziarla per il suo capolavoro appena iniziato su Everybody’s.

Tanta magia non fluiva da una penna da molti anni.

Cordialmente suo John O Powers

206 North 34th Street Philadelphia

Des Moines, Iowa, 20/11, 1906

Signor Thos. Lawson Boston.

Caro Signore,

Mi piace la sua storia “Venerdì il tredici”. Per le informazioni e la conoscenza aggiuntiva che il suo scritto precedente mi ha dato la ringrazio.

—“per il coraggio che è in lui e gli speroni che porta per sostenere quel coraggio.” Lei è certamente un vecchio combattente audace e competente.

Cordialmente, con i migliori auguri [Firma illeggibile: A. S. Goodman]

St. Paul, Minn., 26 novembre 1906.

Signor Thomas W. Lawson, Boston, Mass.

Caro Signore:

Desidero congratularmi con lei per la bella storia che ha scritto su Everybody’s Magazine questo mese. È la migliore storia che abbia mai letto e la migliore che abbia mai visto pubblicata su una qualsiasi rivista.

Sono ben informato sul mondo dei "Broker" e ho apprezzato molto il suo racconto. Spero che continuerà a scriverne. So che sono tratti più dalla vita reale che dall'immaginazione. Sono certo che saranno apprezzati tanto quanto "Frenzied Finance". Mi sono preso la libertà di spendere una buona parola presso Ridgway’s.

Con i migliori auguri, rimango Distintamente suo,

Western Union Telegraph Co. R.A. Kelly

Los Angeles, California, 11 dicembre 1906.

Signor Thomas W. Lawson, Boston, Mass.

Mio caro Signore:

È stato davvero un piacere leggere il suo romanzo sull’Everybody’s di questo mese. Essendo io stesso un vecchio operatore di borsa, ho apprezzato ogni parola e attendo con grande interesse il seguito.

Voglio aggiungere anche questo: chiunque dica che lei non sia in grado di scrivere altro che chiacchiere di "Wall Street" farebbe meglio a coprire le proprie "posizioni corte".

Augurandole ogni successo e complimentandomi per il suo splendido lavoro, sono

Molto sinceramente sua,

Nancy Brown 214 Citizens Nat’l Bank Bldg.

Washington, D.C., 1° dicembre 1906.

Thos. W. Lawson, Esq., Boston, Mass.

Caro Signore:

Ho appena letto con grandissimo piacere ed edificazione la prima puntata della sua eccellente storia "Friday the 13th". Per quanto visto finora, è un capolavoro.

Congratulandomi con lei, rimango Molto sinceramente suo, M. H. Ramaze

Cleburn, Texas, 3 dicembre 1906

Signor Thos. W. Lawson Boston

Caro Signore:

Ho appena ricevuto la sua prima puntata di "Friday 13th". È OK e se il resto della storia sarà altrettanto valido (e non ho dubbi in proposito) lei è "il numero uno" quando si tratta di scrivere narrativa, oltre che di raggirare i ladri delle assicurazioni e gli speculatori della Standard Oil.

Augurandole successo, sono suo molto sinceramente S. F. Welch

Rumford Falls, Maine, 20 novembre 1906.

Signor Tom Lewson, Boston, Mass.

Caro Signore:

Ho letto tutti i suoi scritti su Everybody’s, inclusa la prima puntata della sua storia nel numero di dicembre, e devo dire di esserne più che soddisfatto. Come autore di narrativa ha la certezza di fare un altro grande successo.

Distinti saluti, W. I. White.

Note a piè di pagina

[1] "26 Broadway" è il modo di dire di Wall Street per indicare la "Standard Oil", che lì ha la sua sede.

[2] Coloro che cercano di far scendere il prezzo di un titolo sono noti come "orsi" (bears), e coloro che si oppongono a loro cercando di far alzare il prezzo sono i "tori" (bulls).

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