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Life on the Mississippi

by Mark Twain · in Italian

Allan

VITA SUL MISSISSIPPI

Di Mark Twain

INDICE

CAPITOLO I. Vale la pena leggere del Mississippi.--È straordinario.--Invece di allargarsi verso la foce, si restringe.--Sversa quattrocentosei milioni di tonnellate di fango.--Fu avvistato per la prima volta nel 1542.--È più vecchio di alcune pagine di storia europea.--De Soto ha il vantaggio.--Più vecchio della costa atlantica.--Alcuni mezzosangue danno il loro contributo.--La Salle pensa di metterci mano.

CAPITOLO II. Appare di nuovo La Salle, e così pure un pesce gatto.--Anche i bisonti.--Si vedono alcuni dipinti indiani sulle rocce.--“Il Padre delle Acque” non sfocia nel Pacifico.--Altra storia e indiani.--Alcune curiose esibizioni--non inglese antico.--Natchez, o il sito di essa, viene avvicinato.

CAPITOLO III. Un po' di storia.--Commercio antico.--Flotte di carbone e zattere di legname.--Iniziamo un viaggio.--Cerco informazioni.--Un po' di musica.--I guai cominciano.--Discorsi altisonanti.--Il figlio della calamità.--Capriole a terra e in aria.--Il lavaggio.--Affari e statistiche.--Banda misteriosa.--Tuoni e fulmini.--Il capitano parla.--Allbright piange.--Il mistero risolto.--Battute.--Vengo scoperto.--Proposta di un lavoro artistico.--Rendo conto di me stesso.--Rilasciato.

CAPITOLO IV. L'ambizione dei ragazzi.--Scene di villaggio.--Immagini di battelli a vapore.--Un'onda grossa.--Un fuggitivo.

CAPITOLO V. Un viaggiatore.--Un parlatore vivace.--Una vittima del gatto selvatico.

CAPITOLO VI. Assediare il pilota.--Portato via.--Rovinare un sonnellino.--Pescare per una piantagione.--“Punti” sul fiume.--Una splendida cabina di pilotaggio.

CAPITOLO VII. Ispettori fluviali.--Pioppi americani e Plum Point.--L'incrocio di Hat-Island.--Toccare e andare.--È un successo.--Un pilota fulmineo.

CAPITOLO VIII. Un cannone pesantemente caricato.--Avvistamenti acuti nell'oscurità.--Abbandonato al suo destino.--Strisciare sulle rive.--Imparare o morire.

CAPITOLO IX. Scuotere il banco di sabbia.--La ragione detronizzata.--La superficie dell'acqua.--Una scena ammaliante.--Romanticismo e bellezza.

CAPITOLO X. Darsi delle arie.--Un po' ridimensionato.--Impararlo com'è.--Il fiume che si alza.

CAPITOLO XI. Negli affari dei trattati.--Effetti della piena.--Piantagioni scomparse.--Un mare senza misura.--Un pilota sonnambulo.--Pilotaggio soprannaturale.--Nessuno lì.--Tutti salvi.

CAPITOLO XII. Acqua bassa.--Lo scandaglio della lancia.--Boe e lanterne.--Cuccioli e scandagli.--La barca affondata.--Cercare i naufraghi.

CAPITOLO XIII. La memoria di un pilota.--Salari alle stelle.--Una presa universale.--Abilità e nervi.--Testare un “cucciolo”.--“Indietro tutta per la vita”.--Una buona lezione.

CAPITOLO XIV. Piloti e capitani.--Piloti costosi.--Piloti richiesti.--Un fischiatore.--Un commercio a buon mercato.--Velocità da duecentocinquanta dollari.

CAPITOLO XV. Nuovi piloti minano l'Associazione dei piloti.--Stampelle e salari.--Darsi delle arie.--I capitani si indeboliscono.--L'Associazione ride.--Il segno segreto.--Un sistema ammirevole.--Duro con gli estranei.--Un monopolio stretto.--Nessuna scappatoia.--Le ferrovie e la guerra.

CAPITOLO XVI. Tutti a bordo.--Una partenza gloriosa.--Caricati per vincere.--Bande e cornette.--Barche e barche.--Corridori e corse.

CAPITOLO XVII. Tagli.--Scavare e sparare.--Cambiamenti del Mississippi.--Una notte selvaggia.--Imprecazioni e congetture.--Stephen in debito.--Confonde i suoi creditori.--Fa un nuovo accordo.--Li pagherà in ordine alfabetico.

CAPITOLO XVIII. Addestramento severo.--Ombre.--Vengo ispezionato.--Dove hai preso quelle scarpe?--Tirala giù.--Voglio uccidere Brown.--Provo a guidarla.--Vengo complimentato.

CAPITOLO XIX. Una questione di veridicità.--Una piccola spiacevolezza.--Ho un'udienza con il capitano.--Il signor Brown si ritira.

CAPITOLO XX. Divento un passeggero.--Sentiamo le notizie.--Un fragore tonante.--Restano ai loro posti.--Sotto il sole cocente.--Uno spettacolo raccapricciante.--La sua ora è scoccata.

CAPITOLO XXI. Ottengo la mia licenza.--La guerra inizia.--Divento un tuttofare.

CAPITOLO XXII. Provo gli affari con lo pseudonimo.--Regione di pizzi.--Gli stivali cominciano ad apparire.--L'uomo del fiume manca.--Il giovane è scoraggiato.--Acqua campione.--Una bella qualità di fumo.--Un errore supremo.--Ispezioniamo la città.--Traffico di transito.--Un deposito di legna.

CAPITOLO XXIII. Antichi insediamenti francesi.--Partiamo per Memphis.--Giovani signore e borse di pelle di Russia.

CAPITOLO XXIV. Ricevo alcune informazioni.--Barche alligatore.--Parlata da alligatore.--Era un fulmine ad andare.--Vengo scoperto.

CAPITOLO XXV. Il forno e il tavolo del diavolo.--Una bomba cade.--Niente imbiancature.--Trent'anni sul fiume.--Uniformi del Mississippi.--Incidenti e perdite.--Duecento relitti.--Una perdita per la letteratura.--Scuole domenicali e muratori.

CAPITOLO XXVI. Discorsi di guerra.--Mi ribalto all'indietro.--Quindici fori di proiettile.--Una storia semplice.--Guerre e faide.--Darnell contro Watson.--Una banda e una catasta di legna.--Grammatica occidentale.--Cambiamenti del fiume.--New Madrid.--Inondazioni e cascate.

CAPITOLO XXVII. Turisti e i loro taccuini.--Il capitano Hall.--Le emozioni della signora Trollope.--Il sentimento dell'onorevole Charles Augustus Murray.--Le sensazioni del capitano Marryat.--I sentimenti di Alexander Mackay.--Il signor Parkman riferisce.

CAPITOLO XXVIII. Oscillando lungo il fiume.--Nominato per me.--Di nuovo Plum Point.--Luci e barche per ostacoli.--Cambiamenti infiniti.--Un fiume senza legge.--Cambiamenti e moli.--Zio Mumford testimonia.--Picchettare il fiume.--Cosa fa il governo.--La commissione.--Uomini e teorie.--“Li ho avuti brutti”.--Ebrei e prezzi.

CAPITOLO XXIX. La banda di Murel.--Un cattivo consumato.--Sbarazzarsi dei testimoni.--Stewart diventa un traditore.--Inizio una ribellione.--Ottengo un nuovo vestito.--Copriamo le nostre tracce.--Coraggio e capacità.--Una città buon samaritano.--Il vecchio e il nuovo.

CAPITOLO XXX. Un quadro malinconico.--In movimento.--Gossip fluviale.--Passò scintillando.--Amenità della vita.--Un mondo di disinformazione.--Eloquenza del silenzio.--Colpire un ostacolo.--Fotograficamente esatto.--Marciapiedi di tavole.

CAPITOLO XXXI. Linguaggio ammutinato.--L'obitorio.--Tedesco in ghisa e inglese flessibile.--La confessione di un uomo morente.--Vengo legato e imbavagliato.--Mi libero.--Inizio la mia ricerca.--L'uomo con un pollice.--Vernice rossa e carta bianca.--Cadde in ginocchio.--Paura e gratitudine.--Sono fuggito attraverso i boschi.--Uno spettacolo raccapricciante.--Urla, uomo, urla.--Uno sguardo di sorpresa e trionfo.--Il gorgoglio attutito di una risata beffarda.--Come accadono stranamente le cose.--Il denaro nascosto.

CAPITOLO XXXII. La narrazione di Ritter.--Una questione di denaro.--Napoleon.--Qualcuno è serio.--Dove viveva la ragazza più bella.

CAPITOLO XXXIII. Una questione di divisione.--Un posto dove non c'era licenza.--La Calhoun Land Company.--La stima di un coltivatore di cotone.--Halifax e cocomeri.--Baristi ingioiellati.

CAPITOLO XXXIV. Un uomo austero.--Una politica per le zanzare.--Fatti vestiti in calzamaglia.--Un orecchio sinistro gonfio.

CAPITOLO XXXV. Segni e cicatrici.--Il tuono dei cannoni infuria.--Abitanti delle caverne.--Una domenica continua.--Una tonnellata di ferro e niente vetro.--L'Ardent è salvato.--Carne di mulo.--Un cimitero nazionale.--Un cane e una granata.--Ferrovie e ricchezza.--Economia portuale.--Vicksburg contro il “Gold Dust”.--Una narrazione in anticipo.

CAPITOLO XXXVI. Il professore racconta una storia.--Un entusiasta del bestiame.--Fa una proposta.--Caricare bovini ad Acapulco.--Non era cresciuto per questo.--Viene incastrato.--I suoi occhi spenti si illuminarono.--Quattro assi, asino!--Non gli importa delle incornate.

CAPITOLO XXXVII. Un terribile disastro.--Il “Gold Dust” fa esplodere le sue caldaie.--La fine di un uomo buono.

CAPITOLO XXXVIII. Il signor Dickens ha una parola.--Le migliori abitazioni e i loro mobili.--Album e musica.--Pantaloni e conchiglie.--Conigli di zucchero e fotografie.--Divani di crine e smoccolatori.--Tappeti di stracci e camere nuziali.

CAPITOLO XXXIX. Teppisti e bellezza.--Ghiaccio come gioielli.--Produzione di ghiaccio.--Altre statistiche.--Alcuni venditori ambulanti.--Oleomargarina contro burro.--Olio d'oliva contro semi di cotone.--La risposta non fu colta.--Un episodio terrificante.--Un baldacchino sulfureo.--I demoni della guerra.--Il terribile guanto di sfida.

CAPITOLO XL. Tra i fiori, come una sposa.--Un castello imbiancato.--Un prospetto meridionale.--Belle immagini.--Il pasto di un alligatore.

CAPITOLO XLI. Gli approcci a New Orleans.--Una strada vivace.--Miglioramenti sanitari.--Risultati giornalistici.--Cisterne e pozzi.

CAPITOLO XLII. Bellissimi cimiteri.--Camaleonti e panacee.--Inumazione e infezione.--Mortalità ed epidemie.--Il costo dei funerali.

CAPITOLO XLIII. Incontro un conoscente.--Bare e case sfarzose.--La signora O'Flaherty ne fa una migliore.--Epidemie e imbalsamazione.--Seicento per un buon caso.--Spiriti alti e gioiosi.

CAPITOLO XLIV. Parti francesi e spagnole della città.--Il signor Cable e l'antico quartiere.--Cavoli e bouquet.--Mucche e bambini.--La strada di conchiglie. Il West End.--Un buon pasto completo.--Il Pompano.--La brigata delle scope.--Pittura storica.--Parlata del sud.--Lagniappe.

CAPITOLO XLV. Discorsi di “guerra”.--Combattimenti di galli.--Troppo da sopportare.--Bella scrittura.--Corse di muli.

CAPITOLO XLVI. Mardi-Gras.--La Mystic Crewe.--Rex e reliquie.--Sir Walter Scott.--Un mondo riportato indietro.--Titoli e decorazioni.--Un cambiamento.

CAPITOLO XLVII. Zio Remus.--I bambini delusi.--Leggiamo ad alta voce.--Il signor Cable e Jean au Poquelin.--Trasgressione involontaria.--L'età dorata.--Una combinazione impossibile.--Il proprietario si materializza e protesta.

CAPITOLO XLVIII. Ricci stretti e passi elastici.--Aratri a vapore.--“N. 1.” Zucchero.--Una risata alla Frankenstein.--Posta spirituale.--Un posto dove non ci sono macellai o idraulici.--Spasmi idiotici.

CAPITOLO XLIX. Piloti-agricoltori.--Lavorare in società.--Conseguenze.--Uomini che restano ai loro posti.--Vide cosa avrebbe fatto.--Il giorno dopo la fiera.

CAPITOLO L. Un patriarca.--Pagine di un diario.--Un ferma-lingua.--Il vecchio marinaio.--Alla gogna in stampa.--Verità pietrificata.

CAPITOLO LI. Un nuovo “cucciolo” al timone.--Una tempesta nella valle.--Alcune osservazioni sulla costruzione.--Calza e coturno.--L'uomo che non ha mai interpretato Amleto.--Ho avuto sete.--Statistiche domenicali.

CAPITOLO LII. Afferro un'idea.--Un laureato di Harvard.--Un ladro penitente.--La sua storia dal pulpito.--Qualcosa di simmetrico.--Un artista letterario.--Un'epistola modello.--Pompe di nuovo al lavoro.--Il “punto focale” della nota.

CAPITOLO LIII. Una ritirata magistrale.--Una città a riposo.--Scherzi dell'infanzia.--Amici della mia giovinezza.--Il rifugio per imbecilli.--Mi viene presentato il mio metro.

CAPITOLO LIV. Un giudizio speciale.--Interesse celeste.--Una notte di agonia.--Un altro brutto attacco.--Divento convalescente.--Rivolgo un discorso a una scuola domenicale.--Un ragazzo modello.

CAPITOLO LV. Una seconda generazione.--Centomila tonnellate di selle.--Un segreto oscuro e terribile.--Una famiglia numerosa.--Un tesoro dai capelli dorati.--La croce misteriosa.--Il mio idolo è infranto.--Una brutta stagione di brividi e febbre.--Una grotta interessante.

CAPITOLO LVI. Storia pervertita.--Una coscienza colpevole.--Un caso supposto.--Un'abitudine da coltivare.--Lascio il mio fardello.--Differenza di orario.

CAPITOLO LVII. Una città modello.--Una città che sale a soffiare in estate.--Il decano spaventapasseri.--Sputando fumo e fiamme.--Un'atmosfera che ha un buon sapore.--La terra del tramonto.

CAPITOLO LVIII. Una razza indipendente.--Città di ventiquattr'ore.--Scenari incantevoli.--La casa dell'aratro.--Falco Nero.--Titoli fluttuanti.--Un contrasto.--Luci elettriche.

CAPITOLO LIX. Tradizioni indiane e serpenti a sonagli.--Una parola da tre tonnellate.--Chimney Rock.--L'uomo del panorama.--Un bel salto.--La testa immortale.--Peboan e Seegwun.

CAPITOLO LX. La testa della navigazione.--Dalle rose alla neve.--Vaccinazione climatica.--Una lunga cavalcata.--Ossa di povertà.--Il pioniere della civiltà.--Brocca dell'impero.--Gemelli siamesi.--Il bosco di zucchero.--Vince la sua sposa.--Il mistero della coperta.--Una città che è sempre una novità.--Di nuovo a casa.

APPENDICE. A B C D

IL “CORPO DELLA NAZIONE”

MA il bacino del Mississippi è il Corpo della Nazione. Tutte le altre parti non sono che membri, importanti in se stessi, ma più importanti nelle loro relazioni con questo. Escludendo il bacino dei Laghi e 300.000 miglia quadrate in Texas e Nuovo Messico, che sotto molti aspetti ne formano parte, questo bacino contiene circa 1.250.000 miglia quadrate. Per estensione è la seconda grande valle del mondo, superata solo da quella dell'Amazzonia. La valle del gelido Obi si avvicina per estensione; quella del La Plata viene subito dopo per spazio, e probabilmente per capacità abitativa, avendo circa otto noni della sua superficie; poi viene quella dello Yenisei, con circa sette noni; la Lena, l'Amoor, l'Hoang-ho, lo Yang-tse-kiang e il Nilo, cinque noni; il Gange, meno della metà; l'Indo, meno di un terzo; l'Eufrate, un quinto; il Reno, un quindicesimo. Supera in estensione l'intera Europa, escluse la Russia, la Norvegia e la Svezia. Contenerebbe l'austria quattro volte, la germania o la spagna cinque volte, la francia sei volte, le isole britanniche o l'italia dieci volte. Le concezioni formate dai bacini fluviali dell'Europa occidentale sono rudemente scosse quando consideriamo l'estensione della valle del Mississippi; né sono più adeguate quelle formate dai bacini sterili dei grandi fiumi della Siberia, dai vasti altipiani dell'Asia centrale o dal potente abbraccio dell'impaludata Amazzonia. Latitudine, elevazione e precipitazioni si combinano tutte per rendere ogni parte della Valle del Mississippi capace di sostenere una popolazione densa. Come luogo di dimora per l'uomo civilizzato è di gran lunga il primo sul nostro globo.

TAVOLA DELL'EDITORE, HARPER'S MAGAZINE, FEBBRAIO 1863

CAPITOLO 1

Il Fiume e la Sua Storia

VALE la pena leggere del Mississippi. Non è un fiume comune, ma al contrario è sotto ogni aspetto straordinario. Considerando il Missouri il suo ramo principale, è il fiume più lungo del mondo: quattromila trecento miglia. Sembra sicuro affermare che sia anche il fiume più tortuoso del mondo, dato che in una parte del suo percorso consuma milleduecento miglia per coprire lo stesso terreno che il corvo sorvolerebbe in seicentocinquantacinque. Sversa tre volte più acqua del San Lorenzo, venticinque volte più del Reno e trecentotrentotto volte più del Tamigi. Nessun altro fiume ha un bacino idrografico così vasto: attinge il suo approvvigionamento idrico da ventotto Stati e Territori; dal Delaware, sulla costa atlantica, e da tutto il paese tra quello e l'Idaho sul versante del Pacifico: un'estensione di quarantacinque gradi di longitudine. Il Mississippi riceve e trasporta al Golfo acqua da cinquantaquattro fiumi subordinati navigabili da battelli a vapore, e da alcune centinaia navigabili da chiatte e barche a chiglia. L'area del suo bacino idrografico è grande quanto le aree combinate di Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Austria, Italia e Turchia; e quasi tutta questa vasta regione è fertile; la valle del Mississippi, propriamente detta, lo è in modo eccezionale.

È un fiume straordinario in questo: che invece di allargarsi verso la foce, si restringe; si restringe e si approfondisce. Dalla confluenza dell'Ohio a un punto a metà strada verso il mare, la larghezza media è di un miglio in piena: da lì al mare la larghezza diminuisce costantemente, fino a quando, ai 'Passes', sopra la foce, è poco più di mezzo miglio. Alla confluenza dell'Ohio la profondità del Mississippi è di ottantasette piedi; la profondità aumenta gradualmente, raggiungendo i centoventinove appena sopra la foce.

La differenza tra piena e magra è anch'essa notevole: non nel fiume superiore, ma in quello inferiore. La piena è abbastanza uniforme fino a Natchez (trecentosessanta miglia sopra la foce): circa cinquanta piedi. Ma a Bayou La Fourche il fiume sale solo ventiquattro piedi; a New Orleans solo quindici, e appena sopra la foce solo due piedi e mezzo.

Un articolo del 'Times-Democrat' di New Orleans, basato sui rapporti di abili ingegneri, afferma che il fiume svuota ogni anno quattrocentosei milioni di tonnellate di fango nel Golfo del Messico, il che richiama alla mente il nome rozzo del capitano Marryat per il Mississippi: 'la Grande Fognatura'. Questo fango, solidificato, formerebbe una massa di un miglio quadrato e duecentoquarantuno piedi di altezza.

Il deposito di fango estende gradualmente la terra, ma solo gradualmente; l'ha estesa per poco meno di un terzo di miglio nei duecento anni trascorsi da quando il fiume ha preso il suo posto nella storia. La convinzione degli scienziati è che la foce si trovasse a Baton Rouge, dove finiscono le colline, e che le duecento miglia di terra tra lì e il Golfo siano state costruite dal fiume. Questo ci dà l'età di quel pezzo di paese, senza alcun problema: centoventimila anni. Eppure è il lotto di terra più giovane che si trovi da quelle parti.

Il Mississippi è straordinario anche in un altro modo: la sua disposizione a fare salti prodigiosi tagliando stretti colli di terra, e quindi raddrizzandosi e accorciandosi. Più di una volta si è accorciato di trenta miglia in un colpo solo! Questi tagli hanno avuto effetti curiosi: hanno gettato diverse città fluviali nelle aree rurali e costruito banchi di sabbia e foreste davanti a loro. La città di Delta si trovava tre miglia sotto Vicksburg: un taglio recente ha radicalmente cambiato la posizione, e Delta ora si trova due miglia sopra Vicksburg.

Entrambe queste città fluviali sono state ritirate verso l'entroterra da quel taglio. Un taglio crea scompiglio con i confini e le giurisdizioni: per esempio, un uomo vive nello Stato del Mississippi oggi, un taglio avviene stanotte, e domani l'uomo si ritrova con la sua terra dall'altra parte del fiume, entro i confini e soggetto alle leggi dello Stato della Louisiana! Una cosa del genere, accaduta nel fiume superiore ai vecchi tempi, avrebbe potuto trasferire uno schiavo dal Missouri all'Illinois e renderlo un uomo libero.

Il Mississippi non altera la sua località solo con i tagli: sta sempre cambiando il suo habitat fisicamente; si sta sempre muovendo fisicamente di lato. A Hard Times, in Louisiana, il fiume è due miglia a ovest della regione che occupava un tempo. Di conseguenza, il sito originale di quell'insediamento non si trova ora affatto in Louisiana, ma dall'altra parte del fiume, nello Stato del Mississippi. Quasi tutto quel miglio di vecchio fiume mississippi che la salle discese nelle sue canoe, duecento anni fa, è oggi terraferma solida e asciutta. Il fiume giace a destra di esso, in alcuni punti, e a sinistra in altri.

Sebbene il fango del Mississippi costruisca terra solo lentamente, giù alla foce, dove i flutti del Golfo interferiscono con il suo lavoro, costruisce abbastanza velocemente in regioni meglio protette più a monte: ad esempio, Prophet's Island conteneva millecinquecento acri di terra trent'anni fa; da allora il fiume vi ha aggiunto settecento acri.

Ma basta per ora con questi esempi delle eccentricità del potente corso d'acqua: ne darò alcuni altri più avanti nel libro.

Lasciamo perdere la storia fisica del Mississippi e diciamo una parola sulla sua storia storica, per così dire. Possiamo dare un'occhiata breve alla sua prima epoca sonnolenta in un paio di brevi capitoli; alla sua seconda epoca, più sveglia, in un altro paio; alla sua epoca più rigogliosa e sveglia in molti capitoli successivi; e poi parlare della sua epoca presente, relativamente tranquilla, in ciò che rimarrà del libro.

Il mondo e i libri sono così abituati a usare, e abusare, della parola 'nuovo' in relazione al nostro paese, che otteniamo presto e manteniamo permanentemente l'impressione che non ci sia nulla di vecchio in esso. Sappiamo naturalmente che ci sono diverse date relativamente antiche nella storia americana, ma le cifre nude e crude non comunicano alle nostre menti alcuna idea giusta, alcuna chiara realizzazione, dell'estensione di tempo che rappresentano. Dire che De Soto, il primo uomo bianco che abbia mai visto il fiume Mississippi, lo vide nel 1542, è un'osservazione che enuncia un fatto senza interpretarlo: è qualcosa come dare le dimensioni di un tramonto tramite misurazioni astronomiche e catalogare i colori con i loro nomi scientifici; il risultato è che ottieni il fatto nudo del tramonto, ma non vedi il tramonto. Sarebbe stato meglio dipingerlo.

La data 1542, presa da sola, significa poco o nulla per noi; ma quando si raggruppano alcune date e fatti storici vicini attorno ad essa, si aggiungono prospettiva e colore, e allora ci si rende conto che questa è una delle date americane che è abbastanza rispettabile per età.

Ad esempio, quando il Mississippi fu visto per la prima volta da un uomo bianco, era passato meno di un quarto di secolo dalla sconfitta di Francesco I a Pavia; dalla morte di Raffaello; dalla morte di Bayard, Sans Peur Et Sans Reproche; dalla cacciata dei Cavalieri Ospitalieri da Rodi da parte dei turchi; e dall'affissione delle Novantacinque Tesi, l'atto che iniziò la Riforma. Quando De Soto diede il suo sguardo al fiume, Ignazio di Loyola era un nome oscuro; l'ordine dei Gesuiti non aveva ancora un anno; la pittura di Michelangelo non era ancora asciutta sul Giudizio Universale nella Cappella Sistina; Maria Stuarda di Scozia non era ancora nata, ma lo sarebbe stata prima della fine dell'anno. Caterina de' Medici era una bambina; Elisabetta d'Inghilterra non era ancora adolescente; Calvino, Benvenuto Cellini e l'imperatore Carlo V erano all'apice della loro fama, e ognuno stava fabbricando storia a modo suo; Margherita di Navarra stava scrivendo l''Heptameron' e alcuni libri religiosi; il primo sopravvive, gli altri sono dimenticati, essendo l'arguzia e l'indelicato talvolta migliori conservatori della letteratura rispetto alla santità; la morale di corte rilassata e l'assurda faccenda della cavalleria erano in piena fioritura, e la giostra e il torneo erano il passatempo frequente di gentiluomini titolati che sapevano combattere meglio di quanto sapessero scrivere, mentre la religione era la passione delle loro dame, e classificare la loro prole in figli di pieno rango e figli per brevetto era il loro passatempo.

In effetti, ovunque, la religione era in una condizione particolarmente fiorente: il Concilio di Trento veniva convocato; l'Inquisizione spagnola arrostiva, torturava e bruciava a mani libere; altrove nel continente le nazioni venivano persuase a una vita santa con la spada e il fuoco; in Inghilterra, Enrico VIII aveva soppresso i monasteri, bruciato Fisher e un altro vescovo o due, e stava avviando efficacemente la sua riforma inglese e il suo harem. Quando De Soto stava sulle rive del Mississippi, mancavano ancora due anni alla morte di Lutero; undici anni al rogo di Serveto; trent'anni al massacro di San Bartolomeo; Rabelais non era ancora pubblicato; il 'Don Chisciotte' non era ancora scritto; Shakespeare non era ancora nato; cento lunghi anni dovevano ancora trascorrere prima che gli inglesi sentissero il nome di Oliver Cromwell.

Indiscutibilmente la scoperta del Mississippi è un fatto databile che ammorbidisce e modifica considerevolmente la lucente novità del nostro paese, e le conferisce un aspetto esteriore di ruggine e antichità davvero rispettabile.

De Soto si limitò a intravedere il fiume, poi morì e fu sepolto in esso dai suoi preti e soldati. Ci si aspetterebbe che i preti e i soldati moltiplicassero le dimensioni del fiume per dieci – l'usanza spagnola del giorno – e spingessero così altri avventurieri ad andare subito a esplorarlo. Al contrario, le loro narrazioni, quando tornarono a casa, non suscitarono quella quantità di curiosità. Il Mississippi fu lasciato senza visite da parte dei bianchi per un periodo di anni che sembra incredibile nei nostri giorni energici. Si può 'percepire' l'intervallo nella propria mente, in un certo senso, dividendolo in questo modo: dopo che De Soto intravide il fiume, passò una frazione inferiore a un quarto di secolo, e poi nacque Shakespeare; visse un po' più di mezzo secolo, poi morì; e quando fu nella sua tomba da molto più di mezzo secolo, il secondo uomo bianco vide il Mississippi. Ai nostri giorni non permettiamo che trascorrano centotrent'anni tra uno sguardo e l'altro a una meraviglia. Se qualcuno scoprisse un ruscello nella contea vicina a quella in cui si trova il Polo Nord, l'Europa e l'America avvierebbero quindici spedizioni costose: una per esplorare il ruscello e le altre quattordici per cercarsi a vicenda.

"Whoo-oop! I'm the old original iron-jawed, brass-mounted, copper-bellied corpse-maker from the wilds of Arkansaw! Look at me! I'm the man they call Sudden Death and General Desolation! S'I'm me, and I'm the man that's going to save the country from this here long-legged son of a rusty scabbard! Whoo-oop! I'm the serpent of the lake, I'm the tortoise that carries the world, I'm the lightning-rod that's going to strike you dead! Fetch on your other men if you've got any! I'm a steamboat in a gale, and I'm a tornado in a forest! I'm a whale in the ocean and I'm a shark in the river! I'm a crocodile on the bank and a panther in the woods! I'm a lion in the desert and a bear in the mountains! I'm a buffalo on the plains and a buffalo-calf in the tall grass! I'm a horse in the stable and a colt in the meadow! I'm a rooster in the coop and a hen in the nest! I'm a cat in the house and a kitten in the parlor! I'm a dog in the yard and a puppy in the street! I'm a pig in the pen and a shoat in the slop! I'm a snake in the grass and a worm in the mud! I'm a bullfrog in the pond and a tadpole in the ditch! I'm a bird in the air and a fly in the ointment! I'm a fish in the water and a scale on the fin! I'm a man in the world and a human in the life! I'm the king of the river and the master of the sea! I'm the lord of the land and the emperor of the earth! Whoo-oop! I'm the man that's going to whip the world and then I'm going to take a nap! Whoo-oop!"

And he jumped up in the air and cracked his heels together and let out a war-whoop that would have scared a ghost out of his wits, and then he fell to prancing and dancing and swinging his arms and kicking his feet and tearing around like he was crazy, and the others were all laughing and yelling and cheering him on. It was a sight to see, and I never saw such a thing before in all my born days. And when he got done, he sat down and picked up the jug and took a long swig and passed it to the man he'd been fighting with, and they all had a drink, and it was just as friendly as could be. And they started in telling stories, and some of them were long and some were short, and some were funny and some were sad, and some were true and some were lies, but they were all told with a kind of rough and ready spirit that made you feel like you were right there with them. And by and by they started singing again, and this time it was a better song, and they all joined in, and the sound of it went rolling over the water and echoing in the trees on the bank. It was a night I'll never forget, and I learned a lot about how men act when they're left to themselves and the world is wide and wild.

«Urrà! Sono il vecchio originale, mandibola di ferro, montato a ottone, ventre di rame, fabbricante di cadaveri dalle terre selvagge dell'Arkansaw! Guardatemi! Sono l'uomo che chiamano Morte Improvvisa e Desolazione Generale! Generato da un uragano, battezzato da un terremoto, fratellastro del colera, stretto parente del vaiolo da parte di madre! Guardatemi! A colazione mi mangio diciannove alligatori e un barile di whisky quando sono in salute, e un moggio di serpenti a sonagli e un cadavere quando sono malato! Spacco le rocce eterne con lo sguardo e soffoco il tuono quando parlo! Urrà! Fate largo e datemi spazio a misura della mia forza! Il sangue è la mia bevanda naturale, e i lamenti dei moribondi sono musica per le mie orecchie! Posate gli occhi su di me, signori! E state bassi e trattenete il fiato, perché sto per sciogliere le briglie!»

Per tutto il tempo in cui diceva queste cose, scuoteva la testa e sembrava feroce, e si pavoneggiava in un piccolo cerchio, rimboccandosi i polsini, e di tanto in tanto si raddrizzava e si batteva il petto col pugno, dicendo: «Guardatemi, signori!» Quando ebbe finito, fece un salto e batté i tacchi insieme tre volte, lanciando un ruggente: «Urrà! Sono il più sanguinario figlio di un gatto selvatico che sia mai vissuto!»

Allora l'uomo che aveva iniziato la rissa si calò il vecchio cappello a falde larghe sull'occhio destro; poi si piegò in avanti, con la schiena curva e il sedere che sporgeva all'infuori, e i pugni che spingevano avanti e indietro davanti a lui, e così girò in un piccolo cerchio per circa tre volte, gonfiandosi e respirando a fatica. Poi si raddrizzò, fece un salto e batté i tacchi insieme tre volte prima di ricadere a terra (il che li fece esultare), e prese a gridare così:

«Urrà! Piega il collo e allarga, perché sta arrivando il regno del dolore! Tenetemi premuto a terra, perché sento le mie potenze in azione! Urrà! Sono un figlio del peccato, non lasciatemi prendere il via! Vetri affumicati per tutti, qui! Non tentate di guardarmi a occhio nudo, signori! Quando sono giocoso, uso i meridiani di longitudine e i paralleli di latitudine come una rete da pesca, e drago l'Oceano Atlantico in cerca di balene! Mi gratto la testa con il fulmine e faccio le fusa fino ad addormentarmi col tuono! Quando ho freddo, faccio bollire il Golfo del Messico e ci faccio il bagno; quando ho caldo, mi faccio vento con una tempesta equinoziale; quando ho sete, allungo la mano e succhio una nuvola fino a prosciugarla come una spugna; quando vago affamato sulla terra, la carestia segue le mie tracce! Urrà! Piega il collo e allarga! Metto la mia mano sul volto del sole e faccio calare la notte sulla terra; stacco un pezzo di luna e affretto le stagioni; mi scuoto e faccio sgretolare le montagne! Contemplatemi attraverso il cuoio, non usate l'occhio nudo! Sono l'uomo col cuore pietrificato e le viscere di ferro da caldaia! Il massacro di comunità isolate è il passatempo dei miei momenti di ozio, la distruzione di nazionalità è l'occupazione seria della mia vita! L'immensa vastità del grande deserto americano è la mia proprietà recintata, e seppellisco i miei morti nel mio terreno!» Fece un salto e batté i tacchi insieme tre volte prima di atterrare (lo acclamarono di nuovo), e mentre scendeva gridò: «Urrà! Piega il collo e allarga, perché sta arrivando il figlio prediletto della calamità!»

Poi l'altro riprese a gonfiarsi e a vantarsi ancora - il primo, quello che chiamavano Bob; poi il Figlio della Calamità intervenne di nuovo, più in grande che mai; allora si misero entrambi a farlo allo stesso tempo, gonfiandosi l'uno attorno all'altro e colpendosi coi pugni quasi in faccia, urlando e sbraitando come pellerossa; poi Bob diede degli epiteti al Figlio, e il Figlio rispose dandogliene a sua volta; poi Bob gli diede epiteti molto più pesanti e il Figlio rispose col peggior linguaggio possibile; poi Bob fece cadere il cappello del Figlio, e il Figlio lo raccolse e prese a calci il cappello infiocchettato di Bob per circa sei piedi; Bob andò a prenderlo e disse di non preoccuparsi, che non sarebbe finita lì, perché lui era un uomo che non dimenticava mai e non perdonava mai, e che quindi il Figlio farebbe meglio a stare attento, perché sarebbe arrivato il momento, sicuro come era un uomo vivo, in cui avrebbe dovuto rispondere con il miglior sangue del suo corpo. Il Figlio disse che nessun uomo era più disposto di lui ad aspettare quel momento, e che dava a Bob un giusto avvertimento, ora, di non incrociare mai più la sua strada, perché non avrebbe mai potuto riposare finché non avesse sguazzato nel suo sangue, poiché tale era la sua natura, sebbene lo stesse risparmiando ora per via della sua famiglia, ammesso che ne avesse una.

Entrambi si stavano allontanando in direzioni diverse, ringhiando e scuotendo la testa e continuando a parlare di quello che avrebbero fatto; ma un tizio dai baffi neri fece un balzo in avanti e disse:

«Tornate qui, branco di codardi dal fegato di pollo, o vi suonerò le campane a tutti e due!»

E lo fece davvero. Li afferrò, li strattonò di qua e di là, li prese a calci, li fece cadere gambe all'aria più velocemente di quanto potessero rialzarsi. Beh, non passarono due minuti che supplicavano come cani - e come urlava, rideva e batteva le mani l'altro gruppo per tutto il tempo, gridando: «Dacci dentro, Fabbricante di Cadaveri!», «Ehi! Ancora addosso a lui, Figlio della Calamità!», «Bravo, piccolo Davy!» Beh, fu un vero baccano per un po'. Bob e il Figlio avevano nasi rossi e occhi neri quando finirono. Il piccolo Davy li costrinse ad ammettere di essere dei vigliacchi e dei codardi e di non essere degni di mangiare con un cane o bere con un negro; poi Bob e il Figlio si strinsero la mano, molto solennemente, e dissero che si erano sempre rispettati e che erano disposti a lasciarsi il passato alle spalle. Così si lavarono la faccia nel fiume; e proprio in quel momento arrivò un forte ordine di tenersi pronti per una traversata, e alcuni andarono avanti a manovrare i remi, e gli altri andarono a poppa a gestire i remi di poppa.

Rimasi immobile ad aspettare per quindici minuti, e mi feci una fumata con una pipa che uno di loro aveva lasciato a portata di mano; poi la traversata fu completata, tornarono indietro, bevvero qualcosa tutti insieme e ricominciarono a parlare e cantare. Poi tirarono fuori un vecchio violino, uno suonava e l'altro batteva il tempo, e gli altri si scatenarono in un bel ballo da chiatta vecchio stile. Non riuscirono a continuare a lungo senza restare senza fiato, così poco dopo si sistemarono di nuovo attorno alla brocca.

Cantavano «allegro, allegro zatteriere è la vita per me» con un coro scatenato, e poi si misero a parlare delle differenze tra i maiali e le loro diverse abitudini; e poi delle donne e dei loro diversi modi; e poi dei modi migliori per spegnere le case in fiamme; e poi di cosa si dovrebbe fare con i pellerossa; e poi di cosa doveva fare un re e quanto guadagnava; e poi di come far combattere i gatti; e poi di cosa fare quando un uomo ha le convulsioni; e poi delle differenze tra i fiumi dall'acqua limpida e quelli dall'acqua fangosa. L'uomo che chiamavano Ed disse che l'acqua fangosa del Mississippi era più salutare da bere di quella limpida dell'Ohio; disse che se lasci decantare un litro di quest'acqua gialla del Mississippi, ti ritrovi con circa un pollice o un pollice e mezzo di fango sul fondo, a seconda del livello del fiume, e allora non è migliore dell'acqua dell'Ohio - quello che devi fare è tenerla agitata - e quando il fiume è basso, tieni del fango a portata di mano da aggiungere per addensare l'acqua come si deve.

Il Figlio della Calamità disse che era vero; disse che nel fango c'è nutrimento, e che un uomo che beve acqua del Mississippi potrebbe farsi crescere il mais nello stomaco se volesse. Dice:

«Guardate i cimiteri; è lì che sta la verità. Gli alberi non crescono granché in un cimitero di Cincinnati, ma in un cimitero di Saint Louis crescono per oltre ottocento piedi d'altezza. È tutto merito dell'acqua che la gente ha bevuto prima di farsi seppellire. Un cadavere di Cincinnati non arricchisce il terreno per niente.»

E parlarono di come l'acqua dell'Ohio non amasse mescolarsi con quella del Mississippi. Ed disse che se prendi il Mississippi in piena quando l'Ohio è basso, trovi una larga striscia d'acqua limpida lungo tutto il lato est del Mississippi per cento miglia o più, e nel momento in cui ti allontani di un quarto di miglio dalla riva e superi la linea, è tutto denso e giallo per il resto del percorso. Poi parlarono di come evitare che il tabacco ammuffisse, e da lì passarono ai fantasmi e ne raccontarono un sacco che altra gente aveva visto; ma Ed dice:

«Perché non raccontate qualcosa che avete visto voi stessi? Ora lasciate parlare me. Cinque anni fa ero su una zattera grande come questa, ed era una notte limpida e lunare, proprio qui, e io ero di guardia e capo del remo di dritta a prua, e uno dei miei compagni era un uomo di nome Dick Allbright, e venne dove ero seduto, a prua - sbadigliando e stiracchiandosi - e si chinò sul bordo della zattera e si lavò la faccia nel fiume, e venne a sedersi accanto a me e tirò fuori la pipa, e l'aveva appena riempita, quando guarda in su e dice:

"Ehi, guarda un po'," dice, "non è quello il posto di Buck Miller, laggiù nella curva?"

"Sì," dico io, "lo è - perché?" Posò la pipa e appoggiò la testa sulla mano, e dice:

"Pensavo fossimo più a valle." Io dico:

"Lo pensavo anch'io, quando ho smontato di guardia" - facevamo sei ore di turno e sei di riposo - "ma i ragazzi mi hanno detto," dico, "che la zattera non sembrava quasi muoversi, nell'ultima ora," dico, "anche se ora sta scivolando via bene," dico. Lui emise una specie di gemito, e dice:

"Ho visto una zattera comportarsi così prima, da queste parti," dice, "mi sembra che la corrente sia quasi sparita sopra l'inizio di questa curva negli ultimi due anni," dice.

Beh, si alzò due o tre volte, e guardò lontano e intorno sull'acqua. Quella cosa fece iniziare anche me. Uno fa sempre quello che vede fare a qualcun altro, anche se potrebbe non avere alcun senso. Poco dopo vidi una cosa nera galleggiare sull'acqua lontano a dritta e dietro di noi. Vidi che anche lui la stava guardando. Dico:

"Cos'è quella?" Lui dice, un po' stizzito:

"Non è altro che un vecchio barile vuoto."

"Un barile vuoto!" dico, "beh," dico, "un cannocchiale è un giocattolo al confronto dei tuoi occhi. Come fai a dire che è un barile vuoto?" Lui dice:

"Non lo so; suppongo che non sia un barile, ma ho pensato che potesse esserlo," dice.

"Sì," dico, "così potrebbe essere, e potrebbe essere anche qualsiasi altra cosa; uno non può dire nulla a una distanza del genere," dico.

Non avevamo nient'altro da fare, così continuammo a guardarlo. Poco dopo dico:

"Ehi, guarda un po', Dick Allbright, quella cosa ci sta raggiungendo, credo."

Lui non disse nulla. La cosa si avvicinava sempre di più, e giudicai che dovesse essere un cane che era quasi esausto. Beh, scendemmo nella traversata, e la cosa galleggiò attraverso la striscia luminosa del chiaro di luna, e, per Giorgio, era un barile. Dico:

"Dick Allbright, cosa ti ha fatto pensare che quella cosa fosse un barile, quando era a mezzo miglio di distanza," dico. Dice lui:

"Non lo so." Dico:

"Dimmelo, Dick Allbright." Lui dice:

"Beh, sapevo che era un barile; l'ho già visto prima; in tanti l'hanno visto; dicono che è un barile stregato."

Chiamai il resto della guardia, e vennero a stare lì, e raccontai loro cosa aveva detto Dick. Galleggiava proprio a fianco, ora, e non si avvicinava più. Era a circa venti piedi di distanza. Alcuni volevano tirarlo a bordo, ma gli altri non volevano. Dick Allbright disse che le zattere che avevano scherzato con esso avevano avuto sfortuna. Il capitano della guardia disse che non ci credeva. Disse che supponeva che il barile ci avesse raggiunto perché si trovava in una corrente un po' migliore della nostra. Disse che se ne sarebbe andato via via.

Così poi parlammo di altre cose, facemmo una canzone, e poi un ballo; e dopo quello il capitano della guardia chiese un'altra canzone; ma si stava annuvolando, ora, e il barile restava proprio lì, nello stesso posto, e la canzone non sembrava avere molto calore, in qualche modo, così non la finirono, e non ci furono applausi, ma cadde tutto nel vuoto, e nessuno disse nulla per un minuto. Poi tutti cercarono di parlare contemporaneamente, e un tizio fece una battuta, ma non servì a nulla, non risero, e persino il tizio che aveva fatto la battuta non rise, il che non è da lui. Ci calmammo tutti cupi, e guardammo il barile, e eravamo inquieti e a disagio. Beh, signore, si fece buio e silenzioso, e poi il vento iniziò a gemere intorno, e poi il fulmine iniziò a giocare e il tuono a brontolare. E poco dopo ci fu una vera tempesta, e nel mezzo di essa un uomo che correva verso poppa inciampò e cadde e si storse la caviglia così tanto che dovette mettersi a riposo. Questo fece scuotere la testa ai ragazzi. E ogni volta che arrivava il fulmine, c'era quel barile con le luci blu che lampeggiavano intorno. Eravamo sempre in allerta. Ma poco dopo, verso l'alba, se n'era andato. Quando arrivò il giorno non riuscimmo a vederlo da nessuna parte, e non ne fummo nemmeno dispiaciuti.

Ma la notte successiva verso le nove e mezza, quando c'erano canti e festeggiamenti in corso, eccolo tornare di nuovo, e riprendere il suo vecchio posto sul lato di dritta. Non ci furono più festeggiamenti. Tutti divennero solenni; nessuno parlava; non potevi far fare nulla a nessuno se non sedersi lì, cupi, a guardare il barile. Iniziò ad annuvolarsi di nuovo. Quando la guardia cambiò, quella smontata rimase sveglia, invece di andare a dormire. La tempesta infuriava per tutta la notte, e nel mezzo di essa un altro uomo inciampò e si storse la caviglia, e dovette fermarsi. Il barile se ne andò verso l'alba, e nessuno lo vide andare via.

Tutti furono sobri e giù di corda tutto il giorno. Non intendo il genere di sobrietà che viene dall'astinenza dal liquore - non quella. Erano silenziosi, ma bevevano tutti più del solito - non insieme - ma ogni uomo si appartava e beveva in privato, per conto suo.

Dopo il buio la guardia smontata non andò a dormire; nessuno cantava, nessuno parlava; i ragazzi non si disperdevano nemmeno; si rannicchiarono tutti insieme, a prua; e per due ore se ne stettero lì, perfettamente immobili, guardando fisso nella stessa direzione, e sospirando di tanto in tanto. E poi, ecco arrivare di nuovo il barile. Prese il suo vecchio posto. Rimase lì tutta la notte; nessuno andò a dormire. La tempesta arrivò di nuovo, dopo mezzanotte. Si fece terribilmente buio; la pioggia cadeva a dirotto; anche la grandine; il tuono rimbombava, ruggiva e muggiva; il vento soffiava come un uragano; e il fulmine si spandeva su ogni cosa in grandi lenzuolate di bagliore, e mostrava l'intera zattera chiara come di giorno; e il fiume si agitava bianco come latte fin dove si poteva vedere per miglia, e c'era quel barile che saltellava insieme, come sempre. Il capitano ordinò alla guardia di manovrare i remi di poppa per una traversata, e nessuno voleva andare - niente più caviglie storte per loro, dicevano. Non volevano nemmeno camminare verso poppa. Beh, proprio in quel momento il cielo si squarciò, con un boato, e il fulmine uccise due uomini della guardia di poppa, e ne storpiò altri due. Storpiò come, dite voi? Beh, si sono storti le caviglie!

Il barile se ne andò nell'oscurità tra un fulmine e l'altro, verso l'alba. Beh, nessuno mangiò un boccone a colazione quella mattina. Dopo di che gli uomini se ne stavano in giro, a due o a tre, e parlavano a bassa voce tra loro. Ma nessuno di loro frequentava Dick Allbright. Tutti lo evitavano. Se si avvicinava dove c'era qualcuno degli uomini, quelli si separavano e si allontanavano. Non volevano manovrare i remi con lui. Il capitano fece tirare tutte le scialuppe sulla zattera, accanto alla sua tenda, e non voleva che i morti fossero portati a riva per essere sepolti; non credeva che un uomo che fosse sceso a riva sarebbe tornato; e aveva ragione.

Dopo il calar del buio, si capiva abbastanza chiaramente che ci sarebbero stati guai se quel barile fosse tornato; c'era un tale mormorio in corso. In molti volevano uccidere Dick Allbright, perché aveva visto il barile in altri viaggi, e quella era una brutta cosa. Alcuni volevano metterlo a terra. Alcuni dicevano: andiamo tutti a riva in massa, se il barile torna.

Questo tipo di sussurri continuava, mentre gli uomini erano raggruppati a prua in attesa del barile, quando, ecco che arriva di nuovo. Scende, lenta e costante, e si stabilisce nelle sue vecchie tracce. Si sarebbe potuto sentire volare una mosca. Poi arriva il capitano e dice:

"Ragazzi, non siate un branco di bambini e sciocchi; non voglio che questo barile ci perseguiti fino a Orleans, e voi nemmeno; bene, allora, qual è il modo migliore per fermarlo? Bruciarlo, ecco il modo. Vado a prenderlo a bordo," dice. E prima che qualcuno potesse dire una parola, ci andò.

Nuotò fino a esso, e mentre lo spingeva verso la zattera, gli uomini si spostarono di lato. Ma il vecchio lo tirò a bordo e ne sfondò il coperchio, e c'era un bambino dentro! Sì, signore, un bambino nudo come un verme. Era il bambino di Dick Allbright; lo ammise e disse che era così.

"Sì," dice, chinandosi su di esso, "sì, è il mio amato tesoro, il mio povero defunto Charles William Allbright," dice - perché sapeva arrotolare la lingua attorno alle parole più belle della lingua quando voleva, e sciorinarle senza intoppi, da nessuna parte. Sì, disse che una volta viveva in cima a questa curva, e una notte strozzò il suo bambino, che piangeva, senza volerlo uccidere - il che era probabilmente una bugia - e poi ebbe paura, e lo seppellì in un barile, prima che sua moglie tornasse a casa, e se ne andò, prese il sentiero del nord e andò a fare lo zattiere; e questo era il terzo anno che il barile lo inseguiva. Disse che la sfortuna iniziava sempre piano, e durava finché quattro uomini non venivano uccisi, e poi il barile non arrivava più dopo quello. Disse che se gli uomini avessero resistito ancora una notte - e stava dicendo cose del genere - ma gli uomini ne avevano avuto abbastanza. Iniziarono a prendere una barca per portarlo a riva e linciarlo, ma lui afferrò il bambino all'improvviso e si buttò fuoribordo con esso stretto al petto e piangendo, e non lo vedemmo mai più in questa vita, povera vecchia anima sofferente, né Charles William nemmeno."

"Chi piangeva?" dice Bob; "era Allbright o il bambino?"

"Beh, Allbright, naturalmente; non ti ho detto che il bambino era morto? Morto da tre anni - come poteva piangere?"

"Beh, non importa come poteva piangere - come poteva conservarsi tutto quel tempo?" dice Davy. "Rispondimi a questo."

"Non so come abbia fatto," dice Ed. "L'ha fatto però - questo è tutto quello che so al riguardo."

"Dì - cosa hanno fatto col barile?" dice il Figlio della Calamità.

"Beh, l'hanno gettato fuoribordo, ed è affondato come un pezzo di piombo."

"Edward, il bambino sembrava strozzato?" dice uno.

"Aveva i capelli con la riga?" dice un altro.

«Che marca aveva quel barile, Eddy?» dice un tizio che chiamavano Bill.

«Hai le carte per quelle statistiche, Edmund?» dice Jimmy.

«Dì, Edwin, eri tu uno degli uomini che sono stati uccisi dal fulmine?» dice Davy.

«Lui? Oh, no, lui era entrambi,» dice Bob. Poi si misero tutti a sghignazzare.

«Dì, Edward, non credi che faresti meglio a prendere una pillola? Hai un brutto aspetto... non ti senti pallido?» dice il Figlio della Calamità.

«Oh, via, Eddy,» dice Jimmy, «sputa il rospo; devi pur aver tenuto una parte di quel barile per provare la faccenda. Facci vedere il cocchiume, dai, e ti crederemo tutti.»

«Dì, ragazzi,» dice Bill, «dividiamocelo. Siamo in tredici. Posso inghiottire un tredicesimo della balla, se voi riuscite a mandar giù il resto.»

Ed si alzò furibondo e disse che potevano andare tutti in un posto che nominò in modo piuttosto selvaggio, e poi se ne andò a poppa imprecando tra sé, mentre loro urlavano e lo schernivano, ruggendo e ridendo così forte che si poteva sentirli a un miglio di distanza.

«Ragazzi, ci spaccheremo un'anguria per questo,» dice il Figlio della Calamità; e venne a frugare nell'oscurità tra i pacchi di scandole dove mi trovavo, e mi posò una mano addosso. Ero caldo, morbido e nudo; così lui disse «Ahi!» e fece un salto indietro.

«Portate qui una lanterna o un tizzone, ragazzi... c'è un serpente qui grande quanto una mucca!»

Così corsero lì con una lanterna, si accalcarono e guardarono dentro verso di me.

«Vieni fuori di lì, barbone!» dice uno.

«Chi sei?» dice un altro.

«Cosa cerchi qui? Parla subito, o finisci fuoribordo.»

«Tiratelo fuori, ragazzi. Tiratelo fuori per i talloni.»

Iniziai a implorare e strisciai fuori tra loro, tremando. Mi guardarono da capo a piedi, meravigliati, e il Figlio della Calamità dice:

«Un ladro maledetto! Date una mano e buttiamolo fuoribordo!»

«No,» dice Big Bob, «tiriamo fuori il barattolo di vernice e dipingiamolo di azzurro cielo dalla testa ai piedi, e poi buttiamolo giù!»

«Bene, facciamo così. Vai a prendere la vernice, Jimmy.»

Quando arrivò la vernice, e Bob prese il pennello e stava per cominciare, con gli altri che ridevano e si sfregano le mani, iniziai a piangere, e quella cosa fece colpo su Davy, che disse:

«Fermi tutti! Non è altro che un moccioso. Dipingero' l'uomo che lo tocca!»

Così guardai intorno a loro, e alcuni brontolarono e grugnirono, ma Bob posò la vernice e gli altri non la raccolsero.

«Vieni qui al fuoco, e vediamo cosa ci fai qui,» dice Davy. «Ora siediti lì e dammi conto di te stesso. Da quanto sei a bordo?»

«Non più di un quarto di minuto, signore,» dico io.

«Come hai fatto ad asciugarti così in fretta?»

«Non lo so, signore. Di solito sono sempre così.»

«Oh, davvero? Qual è il tuo nome?»

Non avevo intenzione di dire il mio nome. Non sapevo cosa dire, così dissi soltanto:

«Charles William Allbright, signore.»

Poi scoppiarono a ridere, tutta la banda; e fui molto contento di averlo detto, perché magari ridere li avrebbe messi di miglior umore.

Quando ebbero finito di ridere, Davy dice:

«Non regge, Charles William. Non saresti potuto crescere così tanto in cinque anni, e tu eri un bambino quando sei uscito dal barile, sai, e morto per giunta. Forza, ora, racconta una storia vera, e nessuno ti farà del male, se non stai tramando qualcosa di sbagliato. Come ti chiami?»

«Aleck Hopkins, signore. Aleck James Hopkins.»

«Bene, Aleck, da dove vieni?»

«Da un barcone commerciale. È ormeggiato oltre l'ansa, laggiù. Sono nato lì. Papà ha commerciato su e giù per questo fiume tutta la vita; e mi ha detto di venire a nuoto qui, perché quando siete passati ha detto che gli sarebbe piaciuto che qualcuno di voi parlasse a un certo signor Jonas Turner, a Cairo, e gli dicesse...»

«Oh, smettila!»

«Sì, signore; è la pura verità; papà dice...»

«Oh, ma vai a quel paese!»

Ridevano tutti, e io provai di nuovo a parlare, ma mi interruppero e mi fecero tacere.

«Ora, senti un po',» dice Davy; «sei spaventato, e perciò spari fesserie. Sii onesto, vivi davvero su un barcone, o è una bugia?»

«Sì, signore, su un barcone commerciale. È ormeggiato alla punta dell'ansa. Ma non ci sono nato. È il nostro primo viaggio.»

«Ora sì che parli! Perché sei salito a bordo qui? Per rubare?»

«No, signore, non è vero. Volevo solo farmi un giro sulla zattera. Tutti i ragazzi lo fanno.»

«Beh, questo lo so. Ma perché ti sei nascosto?»

«A volte cacciano via i ragazzi.»

«È vero, lo fanno. Potrebbero rubare. Senti un po': se ti lasciamo andare questa volta, starai alla larga da questo genere di guai in futuro?»

«Lo giuro, capo. Mettetemi alla prova.»

«Va bene, allora. Sei a poca distanza dalla riva. Fuoribordo, e non fare più lo sciocco in questo modo. Maledizione, ragazzo, certi zatterieri ti scorticherebbero finché non saresti nero di lividi!»

Non aspettai per salutare, ma saltai fuoribordo e corsi verso la riva. Quando Jim passò di lì poco dopo, la grande zattera era già scomparsa alla vista oltre la punta. Nuotai fino a raggiungerla, salii a bordo e fui felicissimo di essere di nuovo a casa.

Il ragazzo non ottenne le informazioni che cercava, ma la sua avventura ha fornito lo scorcio sullo zatteriere e il battelliere di un tempo che desidero offrire in questo punto.

Passo ora a una fase della vita sul fiume Mississippi nei tempi d'oro della navigazione a vapore, che mi sembra meriti un esame approfondito: la meravigliosa scienza del pilotaggio, così come veniva esercitata allora. Credo che non ci sia stato nulla di simile in nessun'altra parte del mondo.

CAPITOLO 4

L'ambizione dei ragazzi

QUANDO ero ragazzo, c'era una sola ambizione costante tra i miei compagni nel nostro villaggio [Hannibal, Missouri] sulla riva occidentale del fiume Mississippi. Quella di diventare un battelliere. Avevamo ambizioni passeggere di altro genere, ma erano solo passeggere. Quando arrivava e ripartiva un circo, ci lasciava tutti col desiderio ardente di diventare clown; il primo spettacolo di menestrelli neri che giunse nella nostra zona ci lasciò tutti sofferenti dal desiderio di provare quel tipo di vita; di tanto in tanto nutrivamo la speranza che, se fossimo vissuti e fossimo stati buoni, Dio ci avrebbe permesso di diventare pirati. Queste ambizioni svanivano, una dopo l'altra; ma l'ambizione di diventare battelliere rimaneva sempre.

Una volta al giorno un battello economico e vistoso arrivava risalendo il fiume da St. Louis, e un altro scendeva da Keokuk. Prima di questi eventi, la giornata era gloriosa per l'attesa; dopo, la giornata era una cosa morta e vuota. Non solo i ragazzi, ma l'intero villaggio sentiva questo. Dopo tutti questi anni posso immaginarmi quel vecchio tempo, proprio com'era allora: la città bianca che sonnecchiava al sole di un mattino d'estate; le strade vuote, o quasi; uno o due impiegati seduti davanti ai negozi di Water Street, con le loro sedie dal fondo di paglia inclinate contro il muro, il mento sul petto, i cappelli calati sugli occhi, addormentati, con trucioli di scandole intorno a sufficienza per mostrare cosa li avesse ridotti così; una scrofa con una nidiata di maialini che bighellonava lungo il marciapiede, facendo buoni affari con scorze e semi di anguria; due o tre mucchietti di merci sparsi qua e là lungo l'argine; un mucchio di assi sulla pendenza del molo lastricato di pietra, e il fragrante ubriacone del paese addormentato all'ombra di esse; due o tre chiatte per il legname in cima al molo, ma nessuno ad ascoltare il pacifico sciabordio delle onde contro di esse; il grande Mississippi, il maestoso, il magnifico Mississippi, che faceva rotolare la sua corrente larga un miglio, scintillando al sole; la fitta foresta dall'altra parte; la "punta" sopra la città, e la "punta" sotto, che delimitavano lo scorcio del fiume trasformandolo in una sorta di mare, e per di più molto calmo, brillante e solitario. Improvvisamente una scia di fumo scuro appare sopra una di quelle lontane "punte"; all'istante un carrettiere nero, famoso per il suo occhio rapido e la sua voce prodigiosa, lancia il grido: «A-r-r-i-v-a il b-a-t-t-e-l-l-o!» e la scena cambia! L'ubriacone del paese si scuote, gli impiegati si svegliano, segue un fragore furioso di carri, ogni casa e negozio riversa il suo contributo umano, e in un batter d'occhio la città morta è viva e in movimento.

Carri, carretti, uomini, ragazzi, tutti accorrono da molte direzioni verso un centro comune, il molo. Riuniti lì, la gente fissa gli occhi sulla barca che arriva come su una meraviglia che vedono per la prima volta. E anche la barca è una bella vista. È lunga, affilata, ordinata e graziosa; ha due alti camini decorati, con un emblema dorato di qualche tipo appeso tra loro; una fantasia di timoneria, un misto di vetro e fronzoli, appollaiata in cima al ponte "texas" dietro di essi; le ruote a pale sono sfarzose con un dipinto o raggi dorati sopra il nome della barca; il ponte delle caldaie, il ponte superiore e il ponte texas sono recintati e ornati con ringhiere bianche e pulite; c'è una bandiera che sventola coraggiosamente dall'asta di prua; gli sportelli dei forni sono aperti e i fuochi brillano fieramente; i ponti superiori sono neri di passeggeri; il capitano sta accanto alla grande campana, calmo, imponente, l'invidia di tutti; grandi volumi del fumo più nero rotolano e si avvitano fuori dai camini, una grandezza dosata creata con un po' di legno di pino resinoso proprio prima di arrivare in città; l'equipaggio è raggruppato sul castello di prua; l'ampia passerella è tesa ben oltre la prua di sinistra, e un invidiato marinaio sta pittorescamente sulla sua estremità con una bobina di corda in mano; il vapore compresso urla attraverso i rubinetti di livello, il capitano alza la mano, una campana suona, le ruote si fermano; poi girano all'indietro, agitando l'acqua in schiuma, e il battello è fermo. Poi c'è una tale ressa per salire a bordo, per scendere a terra, per imbarcare merci e scaricarle, tutto nello stesso identico momento; e tali urla e imprecazioni con cui i nostromi facilitano il tutto! Dieci minuti dopo il battello è di nuovo in movimento, senza bandiera sull'asta di prua e senza fumo nero che esce dai camini. Dopo altri dieci minuti la città è di nuovo morta, e l'ubriacone del paese di nuovo addormentato vicino alle assi.

Mio padre era un giudice di pace, e supponevo che possedesse il potere di vita e di morte su tutti gli uomini e potesse impiccare chiunque lo avesse offeso. Questo era abbastanza distinzione per me, in genere; ma il desiderio di essere un battelliere continuava a intromettersi, nonostante tutto. Dapprima volevo fare il cameriere di bordo, così da poter uscire con un grembiule bianco e scuotere una tovaglia oltre la fiancata, dove tutti i miei vecchi compagni avrebbero potuto vedermi; più tardi pensai che avrei preferito essere il marinaio che stava sull'estremità della passerella con la bobina di corda in mano, perché era particolarmente visibile. Ma questi erano solo sogni a occhi aperti; erano troppo celestiali per essere contemplati come possibilità reali. Col tempo, uno dei nostri ragazzi se ne andò. Non si ebbero sue notizie per molto tempo. Alla fine riapparve come apprendista macchinista o "aiutante" su un battello. Questa cosa scosse le fondamenta di tutti i miei insegnamenti della scuola domenicale. Quel ragazzo era stato notoriamente mondano, e io l'esatto opposto; eppure lui era elevato a questa eminenza, e io lasciato nell'oscurità e nella miseria. Non c'era nulla di generoso in questo tizio nella sua grandezza. Riusciva sempre ad avere un bullone arrugginito da strofinare mentre la sua barca sostava nella nostra città, e si sedeva sulla protezione interna a strofinarlo, dove tutti potevamo vederlo, invidiarlo e detestarlo. E ogni volta che la sua barca era ferma, tornava a casa e si gonfiava per la città con i suoi vestiti più neri e unti, così che nessuno potesse fare a meno di ricordare che era un battelliere; e usava ogni sorta di tecnicismi da battello nel suo modo di parlare, come se ci fosse così abituato da dimenticare che la gente comune non poteva capirli. Parlava del lato "sinistro" di un cavallo in modo facile e naturale da farti desiderare di essere morto. E parlava sempre di "St. Looy" come un vecchio cittadino; menzionava casualmente occasioni in cui "scendeva per la Quarta Strada", o quando "passava vicino al Planter's House", o quando c'era stato un incendio e lui aveva dato una mano ai freni del "vecchio Big Missouri"; e poi continuava a mentire su quante città delle dimensioni della nostra fossero state bruciate lì quel giorno. Due o tre dei ragazzi erano da tempo persone degne di considerazione tra noi perché erano stati a St. Louis una volta e avevano una vaga conoscenza generale delle sue meraviglie, ma il giorno della loro gloria era ormai finito. Ricadevano in un umile silenzio, e impararono a scomparire quando il brutale "apprendista" macchinista si avvicinava. Questo tizio aveva anche soldi e brillantina per capelli. Inoltre un ignorante orologio d'argento e una vistosa catena d'ottone. Indossava una cintura di cuoio e non usava bretelle. Se mai un giovane fu cordialmente ammirato e odiato dai suoi compagni, fu questo. Nessuna ragazza poteva resistere al suo fascino. "Sbaragliava" ogni ragazzo del villaggio. Quando la sua barca alla fine esplose, diffuse tra noi una tranquilla contentezza che non conoscevamo da mesi. Ma quando tornò a casa la settimana successiva, vivo, rinomato, e apparve in chiesa tutto ammaccato e bendato, un eroe splendente, fissato e ammirato da tutti, ci sembrò che la parzialità della Provvidenza per un rettile immeritevole avesse raggiunto un punto tale da essere criticabile.

La carriera di questa creatura non poteva che produrre un solo risultato, che seguì rapidamente. Ragazzo dopo ragazzo riuscì a salire sul fiume. Il figlio del pastore divenne macchinista. I figli del dottore e del direttore dell'ufficio postale divennero "impiegati di terra"; il figlio del commerciante di liquori all'ingrosso divenne barista su una barca; quattro figli del capo commerciante, e due figli del giudice di contea, divennero piloti. Pilota era la posizione più grandiosa di tutte. Il pilota, anche in quei giorni di salari irrisori, aveva uno stipendio principesco: da centocinquanta a duecentocinquanta dollari al mese, senza vitto da pagare. Due mesi del suo stipendio avrebbero pagato lo stipendio di un predicatore per un anno. Ora alcuni di noi erano rimasti sconsolati. Non potevamo salire sul fiume, o almeno i nostri genitori non ce lo permettevano.

Così, col tempo, scappai di casa. Dissi che non sarei mai tornato a casa finché non fossi diventato un pilota e avessi potuto tornare nella gloria. Ma in qualche modo non ci riuscivo. Salii docilmente a bordo di alcune barche che giacevano ammassate come sardine al lungo molo di St. Louis, e chiesi molto umilmente dei piloti, ma ottenni solo freddezza e parole secche da nostromi e impiegati. Dovevo farmi andare bene questo tipo di trattamento per il momento, ma facevo confortanti sogni a occhi aperti su un futuro in cui sarei stato un grande e onorato pilota, con un sacco di soldi, e avrei potuto uccidere alcuni di questi nostromi e impiegati e pagarli.

CAPITOLO 5

Voglio essere un pilota apprendista

MESI dopo, la speranza in me lottò fino a una riluttante morte, e mi ritrovai senza un'ambizione. Ma mi vergognavo di tornare a casa. Ero a Cincinnati, e mi misi al lavoro per pianificare una nuova carriera. Avevo letto della recente esplorazione del fiume Rio delle Amazzoni da parte di una spedizione inviata dal nostro governo. Si diceva che la spedizione, a causa delle difficoltà, non avesse esplorato a fondo una parte del paese situata intorno alle sorgenti, a circa quattromila miglia dalla foce del fiume. C'erano solo circa millecinquecento miglia da Cincinnati a New Orleans, dove avrei potuto senza dubbio trovare una nave. Mi erano rimasti trenta dollari; sarei andato a completare l'esplorazione del Rio delle Amazzoni. Questo fu tutto il pensiero che dedicai all'argomento. Non sono mai stato bravo nei dettagli. Feci la valigia e mi imbarcai su un antico catino chiamato "Paul Jones", diretto a New Orleans. Per la somma di sedici dollari ebbi gli splendori sfregiati e appannati del "suo" salone principale praticamente tutti per me, poiché non era una creatura destinata ad attirare l'occhio di viaggiatori più saggi.

Quando finalmente partimmo e iniziammo a risalire l'ampio Ohio, divenni un nuovo essere, e l'oggetto della mia stessa ammirazione. Ero un viaggiatore! Una parola che non aveva mai avuto un sapore così buono in bocca prima d'ora. Avevo un senso esultante di essere diretto verso terre misteriose e climi distanti, che non ho mai più provato in un grado così edificante da allora. Ero in una condizione così glorificata che tutti i sentimenti ignobili svanirono da me, e fui in grado di guardare dall'alto in basso e compatire i non viaggiatori con una compassione che non aveva quasi traccia di disprezzo. Tuttavia, quando ci fermavamo nei villaggi e nei depositi di legna, non potevo fare a meno di oziare distrattamente sulle ringhiere del ponte delle caldaie per godermi l'invidia dei ragazzi del paese sulla riva. Se non sembravano notarmi, starnutiva per attirare la loro attenzione, o mi spostavo in una posizione in cui non potevano fare a meno di vedermi. E non appena capivo che mi vedevano, sbadigliavo e mi stiracchiavo, e davo altri segni di essere terribilmente annoiato dal viaggiare.

Tenni il cappello tolto tutto il tempo, e rimasi dove il vento e il sole potessero colpirmi, perché volevo ottenere l'aspetto abbronzato e segnato dalle intemperie di un vecchio viaggiatore. Prima che la seconda giornata fosse finita, provai una gioia che mi riempì della più pura gratitudine; perché vidi che la pelle aveva iniziato a formare vesciche e a spellarsi dal mio viso e dal collo. Avrei voluto che i ragazzi e le ragazze a casa potessero vedermi ora.

Raggiungemmo Louisville in tempo, o almeno le sue vicinanze. Ci arenammo duramente sulle rocce nel mezzo del fiume, e restammo lì per quattro giorni. Stavo iniziando a provare un forte senso di essere parte della famiglia della barca, una sorta di figlio infante per il capitano e fratello minore per gli ufficiali. Non c'è modo di stimare l'orgoglio che provavo per questa grandezza, o l'affetto che iniziò a gonfiarsi e a crescere in me per quelle persone. Non potevo sapere come l'altezzoso battelliere disprezzi quel tipo di presunzione in un semplice uomo di terra. Desideravo particolarmente ottenere il minimo cenno di attenzione dal grande e tempestoso nostromo, ed ero in allerta per un'opportunità di fargli un servizio a tal fine. Arrivò alla fine. Il chiassoso parapiglia per montare un pennone era in corso sul castello di prua, e io scesi lì e rimasi tra i piedi, o per lo più schivando, finché il nostromo non ruggì improvvisamente un ordine generale affinché qualcuno gli portasse una sbarra dell'argano. Corsi al suo fianco e dissi: «Mi dica dov'è, la prenderò io!»

Se uno straccivendolo avesse offerto di fare un servizio diplomatico per l'imperatore di Russia, il monarca non sarebbe potuto essere più stupito di quanto lo fosse il nostromo. Smettè persino di bestemmiare. Rimase lì a fissarmi. Gli ci vollero dieci secondi per ricomporre i suoi resti sconnessi. Poi disse in modo impressionante: «Beh, se questa non batte il diavolo!» e tornò al suo lavoro con l'aria di un uomo che era stato messo di fronte a un problema troppo astruso per essere risolto.

Mi allontanai furtivamente e cercai la solitudine per il resto della giornata. Non andai a cena; mi tenni lontano dal pasto serale finché tutti gli altri non ebbero finito. Non mi sentivo più un membro della famiglia del battello come prima. Tuttavia, il mio umore tornò, a rate, mentre proseguivamo la nostra strada lungo il fiume. Mi dispiaceva odiare così tanto il nostromo, perché non era nella natura umana (giovane) non ammirarlo. Era enorme e muscoloso, il suo volto era interamente coperto di barba e baffi; aveva una donna rossa e una donna blu tatuate sul braccio destro, una su ciascun lato di un'ancora blu con una corda rossa; e in fatto di imprecazioni era sublime. Quando scaricava il carico a un approdo, ero sempre lì dove potevo vedere e sentire. Sentiva tutta la maestà della sua grande posizione e la faceva sentire anche al mondo. Quando impartiva anche l'ordine più semplice, lo scagliava come un fulmine e vi faceva seguire un lungo, rimbombante scoppio di imprecazioni. Non potevo fare a meno di confrontare il modo in cui il tipico uomo di terra dava un ordine con quello del nostromo. Se l'uomo di terra avesse voluto che la passerella fosse spostata di un piede più avanti, probabilmente avrebbe detto: «James, o William, uno di voi spinga quella passerella in avanti, per favore»; ma metti il nostromo al suo posto e lui avrebbe ruggito: «Ehi, ora, muovi quella passerella in avanti! Sveglia, ora! Che state facendo! Afferratela! AFFERRATELA! Lì! lì! Di poppa ancora! di poppa ancora! non mi sentite? Maledizione al diavolo! avete intenzione di dormirci sopra! Basta tirare. Basta tirare, vi dico! Volete tirarla fin di poppa? Dove state andando con quel barile! Avanti con esso prima che ve lo faccia ingoiare, brutto incrocio maledetto tra una tartaruga di fango stanca e un cavallo da carro funebre storpio!»

Avrei voluto saper parlare così.

Quando il dolore per la mia avventura con il nostromo fu un po' svanito, cominciai timidamente ad avvicinarmi al più umile funzionario legato al battello: il guardiano notturno. Dapprima snobbò le mie avances, ma ben presto mi avventurai a offrirgli una pipa di gesso nuova; e questo lo addolcì. Così mi permise di sedermi con lui vicino alla grande campana sul ponte superiore e, col tempo, si sciolse in conversazione. Non avrebbe potuto evitarlo, pendevo dalle sue labbra con tale venerazione e mostravo così chiaramente di sentirmi onorato dalla sua attenzione. Mi disse i nomi di capi oscuri e isole ombrose mentre scivolavamo accanto a loro nella solennità della notte, sotto le stelle ammiccanti, e a poco a poco si mise a parlare di sé. Sembrava troppo sentimentale per un uomo il cui salario era di sei dollari a settimana, o piuttosto avrebbe potuto sembrarlo a una persona più adulta di me. Ma io bevevo le sue parole avidamente, e con una fede che avrebbe potuto spostare le montagne se fosse stata applicata giudiziosamente. Cosa m'importava che fosse sporco, sciupato e odorasse di gin? Cosa m'importava che la sua grammatica fosse pessima, la sua sintassi peggiore e le sue imprecazioni così prive d'arte da essere un elemento di debolezza piuttosto che di forza nella sua conversazione? Era un uomo offeso, un uomo che aveva visto guai, e questo mi bastava. Mentre si ammorbidiva nella sua storia lamentosa, le sue lacrime gocciolavano sulla lanterna che aveva in grembo, e piansi anch'io, per compassione.

Disse di essere il figlio di un nobile inglese, un conte o un assessore, non riusciva a ricordare quale, ma credeva fossero entrambi; suo padre, il nobile, lo amava, ma sua madre lo odiava fin dalla culla; e così, mentre era ancora un bambino, fu mandato in «uno di quei vecchi, antichi college» — non riusciva a ricordare quale; e a poco a poco suo padre morì e sua madre si impossessò delle proprietà e lo «scaricò», come disse lui. Dopo che sua madre lo ebbe scaricato, membri della nobiltà che conosceva usarono la loro influenza per fargli ottenere la posizione di «mozzo su una nave»; e da quel punto il mio guardiano si liberò di ogni freno di data e località e si lanciò in una narrazione che traboccava di avventure incredibili; una narrazione così intrisa di spargimenti di sangue e così piena di fughe per un soffio e delle più avvincenti e inconsapevoli scelleratezze personali, che sedevo senza parole, godendo, fremendo, meravigliandomi, adorando.

Fu una brutta delusione scoprire in seguito che era un impostore volgare, ignorante, sentimentale e stordito, un nativo mai uscito dall'Illinois che aveva assorbito letteratura da quattro soldi e ne aveva fatto propri i prodigi, finché col tempo aveva intrecciato frammenti di quel pasticcio in questo racconto, e poi aveva continuato a raccontarlo a ingenui come me, finché non era arrivato a crederci lui stesso.

CAPITOLO 6

L'esperienza di un apprendista pilota

TRA lo stare fermi sulle rocce quattro giorni a Louisville e altri ritardi, il povero vecchio 'Paul Jones' perse circa due settimane per compiere il viaggio da Cincinnati a New Orleans. Questo mi diede la possibilità di fare la conoscenza di uno dei piloti, che mi insegnò a timonare il battello, rendendo così il fascino della vita fluviale più potente che mai per me.

Mi diede anche la possibilità di fare la conoscenza di un giovane che aveva preso un passaggio in coperta — tanto peggio; poiché si fece facilmente prestare sei dollari da me con la promessa di tornare sul battello e restituirmeli il giorno dopo il nostro arrivo. Ma probabilmente morì o se ne dimenticò, perché non tornò mai. Senza dubbio il primo caso, dato che aveva detto che i suoi genitori erano ricchi e che viaggiava in coperta solo perché era più fresco.

Scoprii presto due cose. Una era che una nave non avrebbe probabilmente salpato per la foce dell'Amazzonia prima di dieci o dodici anni; l'altra era che i nove o dieci dollari rimasti ancora in tasca non sarebbero bastati per un'esplorazione così imponente come quella che avevo pianificato, anche se avessi potuto permettermi di aspettare una nave. Pertanto ne seguì che dovevo escogitare una nuova carriera. Il 'Paul Jones' era ora diretto a St. Louis. Pianificai un assedio contro il mio pilota e alla fine di tre giorni duri si arrese. Accettò di insegnarmi il fiume Mississippi da New Orleans a St. Louis per cinquecento dollari, pagabili con il primo stipendio che avrei ricevuto dopo il diploma. Intrapresi la piccola impresa di «imparare» dodici o tredicimila miglia del grande fiume Mississippi con la disinvolta fiducia della mia età. Se avessi saputo davvero cosa stavo per richiedere alle mie facoltà, non avrei avuto il coraggio di iniziare. Supponevo che tutto ciò che un pilota doveva fare fosse mantenere il battello nel fiume, e non consideravo che potesse essere un trucco così difficile, dato che era così largo.

Il battello fece marcia indietro uscendo da New Orleans alle quattro del pomeriggio, ed era il «nostro turno» fino alle otto. Il signor Bixby, il mio capo, «la raddrizzò», la fece avanzare oltre le poppe degli altri battelli che giacevano al molo, e poi disse: «Ecco, prendila; sfiora quei piroscafi da vicino come sbucceresti una mela». Presi il timone e il mio battito cardiaco salì alle centinaia; perché mi sembrava che stessimo per grattare via la fiancata da ogni nave nella fila, eravamo così vicini. Trattenni il respiro e iniziai ad allontanare il battello dal pericolo; e avevo la mia opinione sul pilota che non aveva saputo far di meglio che metterci in tale pericolo, ma ero troppo saggio per esprimerla. In mezzo minuto avevo un ampio margine di sicurezza tra il 'Paul Jones' e le navi; e dopo altri dieci secondi fui messo da parte in disgrazia, e il signor Bixby tornò nel pericolo e mi scorticò vivo con insulti sulla mia vigliaccheria. Fui punto, ma fui costretto ad ammirare la disinvolta sicurezza con cui il mio capo ciondolava da un lato all'altro del suo timone, e sfiorava le navi così da vicino che il disastro sembrava costantemente imminente. Quando si fu calmato un po', mi disse che l'acqua calma era vicino a riva e la corrente al largo, e quindi dovevamo abbracciare la riva, risalendo la corrente, per beneficiare della prima, e stare ben al largo, scendendo la corrente, per sfruttare la seconda. Nella mia mente decisi di essere un pilota in discesa e lasciare la risalita a persone prive di prudenza.

Di tanto in tanto il signor Bixby attirava la mia attenzione su certe cose. Disse: «Questo è Six-Mile Point». Acconsentii. Era un'informazione abbastanza piacevole, ma non ne vedevo il significato. Non ero consapevole che fosse una questione di qualche interesse per me. Un'altra volta disse: «Questo è Nine-Mile Point». Più tardi disse: «Questo è Twelve-Mile Point». Erano tutti circa a livello del bordo dell'acqua; sembravano tutti uguali per me; erano monotonamente poco pittoreschi. Speravo che il signor Bixby cambiasse argomento. Ma no; si avvicinava a un punto, abbracciando la riva con affetto, e poi diceva: «L'acqua morta finisce qui, di fronte a questo gruppo di alberi della Cina; ora attraversiamo». Così attraversava. Mi diede il timone una o due volte, ma non ebbi fortuna. O finivo quasi per scheggiare il bordo di una piantagione di zucchero, o mi scartavo troppo lontano dalla riva, e così ricadevo in disgrazia e venivo sgridato.

Il turno finì alla fine, cenammo e andammo a letto. A mezzanotte il bagliore di una lanterna brillò nei miei occhi e il guardiano notturno disse:

«Forza! alzati!»

E poi se ne andò. Non riuscivo a capire questa procedura straordinaria; così ben presto rinunciai a cercare di capirla e mi addormentai. Poco dopo il guardiano era di nuovo lì, e questa volta era brusco. Ero infastidito. Dissi:

«Cosa vuoi venire a dare fastidio qui nel mezzo della notte. Ora, come non detto, non riuscirò a dormire di nuovo stanotte».

Il guardiano disse:

«Beh, se questa non è bella, sono benedetto».

Il «turno di riposo» si stava appena coricando, e sentii delle risate brutali da parte loro, e commenti come: «Ehi, guardiano! l'apprendista nuovo non si è ancora alzato? È delicato, probabilmente. Dagli un po' di zucchero in uno straccio e manda a chiamare la cameriera per cantargli la ninna nanna».

Verso quest'ora apparve sulla scena il signor Bixby. Circa un minuto dopo stavo salendo i gradini della timoneria con alcuni dei miei vestiti addosso e il resto tra le braccia. Il signor Bixby era subito dietro, commentando. Questa era una novità: questa cosa di alzarsi nel mezzo della notte per andare a lavorare. Era un dettaglio del pilotaggio che non mi era mai venuto in mente. Sapevo che i battelli viaggiavano tutta la notte, ma in qualche modo non mi era mai capitato di riflettere che qualcuno dovesse alzarsi da un letto caldo per condurli. Cominciai a temere che il pilotaggio non fosse così romantico come avevo immaginato; c'era qualcosa di molto reale e lavorativo in questa nuova fase.

Era una notte piuttosto cupa, sebbene fosse uscito un buon numero di stelle. Il grande nostromo era al timone, e puntava il vecchio catino verso una stella e la teneva dritta in mezzo al fiume. Le rive su entrambi i lati non distavano molto più di mezzo miglio, ma sembravano meravigliosamente lontane e tanto vaghe e indistinte. Il nostromo disse:

«Dobbiamo attraccare alla piantagione di Jones, signore».

Lo spirito vendicativo in me esultò. Dissi a me stesso, ti auguro buona fortuna per il tuo lavoro, signor Bixby; ti divertirai a trovare la piantagione del signor Jones in una notte come questa; e spero che tu non la trovi mai finché vivi.

Il signor Bixby disse al nostromo:

«Estremità superiore della piantagione, o quella inferiore?»

«Superiore».

«Non posso farlo. I ceppi lì sono fuori dall'acqua in questa fase: non è una gran distanza fino a quella inferiore, e dovrai accontentarti di quella».

«Va bene, signore. Se a Jones non piace, dovrà farsene una ragione, credo».

E poi il nostromo se ne andò. La mia esultanza cominciò a raffreddarsi e la mia meraviglia a salire. Ecco un uomo che non solo proponeva di trovare questa piantagione in una notte simile, ma di trovare qualsiasi estremità di essa si preferisse. Volevo terribilmente fare una domanda, ma stavo trasportando tante risposte brevi quante il mio vano di carico ne poteva ammettere, così tenni la bocca chiusa. Tutto ciò che desideravo chiedere al signor Bixby era la semplice domanda se fosse così asino da immaginare davvero di trovare quella piantagione in una notte in cui tutte le piantagioni erano esattamente uguali e tutte dello stesso colore. Ma mi trattenni. Ero solito avere belle ispirazioni di prudenza a quei tempi.

Il signor Bixby si diresse verso la riva e presto la stava raschiando, proprio come se fosse stato giorno. E non solo, ma cantava:

«Padre in cielo, il giorno volge al termine», ecc.

Mi sembrava di aver messo la mia vita nelle mani di un reietto particolarmente sconsiderato. Ben presto si voltò verso di me e disse:

«Qual è il nome del primo punto sopra New Orleans?»

Ero gratificato di poter rispondere prontamente, e lo feci. Dissi che non lo sapevo.

«Non lo sai?»

Questo modo mi scosse. Ero di nuovo al punto di partenza, in un momento. Ma dovevo dire esattamente ciò che avevo detto prima.

«Beh, sei un tipo sveglio», disse il signor Bixby. «Qual è il nome del punto successivo?»

Ancora una volta non lo sapevo.

«Beh, questo batte tutto. Dimmi il nome di qualsiasi punto o luogo che ti ho indicato».

Studiai un po' e decisi che non potevo.

«Guarda qui! Da cosa parti, sopra Twelve-Mile Point, per attraversare?»

«Io... io... non lo so».

«Tu... tu... non lo sai?» imitando il mio modo di parlare strascicato. «Cosa sai?»

«Io... io... niente, per certo».

«Per il fantasma del grande Cesare, ci credo! Sei il più stupido testone che io abbia mai visto o di cui abbia mai sentito parlare, mi aiuti Mosè! L'idea che tu sia un pilota... tu! Perché, non ne sai abbastanza per guidare una mucca lungo un sentiero».

Oh, ma la sua ira era montata! Era un uomo nervoso e si trascinava da un lato all'altro del suo timone come se il pavimento fosse caldo. Bolliva un po' tra sé e sé, poi traboccava e mi scottava di nuovo.

«Guarda qui! Cosa credi che ti abbia detto i nomi di quei punti per?»

Considerai tremando per un momento, e poi il diavolo della tentazione mi provocò a dire:

«Beh... per... per... essere divertente, pensavo».

Questo fu come un drappo rosso per il toro. Si infuriò e imprecò così (stava attraversando il fiume in quel momento) che giudico lo abbia reso cieco, perché finì sopra il remo di governo di una scialuppa commerciale. Naturalmente i commercianti lanciarono una scarica di imprecazioni roventi. Mai un uomo fu così grato come il signor Bixby: perché era pieno fino all'orlo, ed ecco dei soggetti che rispondevano per le rime. Spalancò una finestra, sporse la testa fuori, e seguì un'eruzione come non ne avevo mai sentite prima. Più le maledizioni dei barcaioli si allontanavano e si affievolivano, più il signor Bixby alzava la voce e più pesanti diventavano i suoi aggettivi. Quando chiuse la finestra era vuoto. Si sarebbe potuto passare una rete attraverso il suo sistema e non catturare maledizioni sufficienti a disturbare tua madre. Ben presto mi disse nel modo più gentile:

«Ragazzo mio, devi procurarti un piccolo taccuino, e ogni volta che ti dico una cosa, scrivila subito. C'è solo un modo per essere un pilota, ed è imparare questo intero fiume a memoria. Devi conoscerlo proprio come l'A B C».

Quella fu una rivelazione desolante per me; perché la mia memoria non era mai stata caricata con nient'altro che cartucce a salve. Tuttavia, non mi sentii scoraggiato a lungo. Giudicai che fosse meglio concedere qualche beneficio del dubbio, perché senza dubbio il signor Bixby stava «esagerando». Ben presto tirò una corda e diede alcuni colpi sulla grande campana. Le stelle erano tutte sparite ora, e la notte era nera come l'inchiostro. Potevo sentire le ruote battere lungo la riva, ma non ero del tutto certo di poter vedere la riva. La voce dell'invisibile guardiano chiamò dal ponte superiore:

«Cos'è questo, signore?»

«La piantagione di Jones».

Dissi a me stesso, vorrei poter osare offrire una piccola scommessa che non lo è. Ma non feci un fiato. Aspettai solo di vedere. Il signor Bixby manovrò i segnali del motore, e a tempo debito la prua del battello arrivò a terra, una torcia brillò dal castello di prua, un uomo saltò a terra, la voce di un negro sulla riva disse: «Dammi la borsa da viaggio, signor Jones», e l'istante dopo stavamo risalendo il fiume di nuovo, tutto sereno. Riflettei profondamente per un po', e poi dissi — ma non ad alta voce — «Beh, trovare quella piantagione è stato l'incidente più fortunato che sia mai accaduto; ma non potrebbe accadere di nuovo in cent'anni». E credevo pienamente che fosse anche un incidente.

Quando avevamo percorso sette o ottocento miglia risalendo il fiume, avevo imparato a essere un timoniere in risalita tollerabilmente coraggioso, alla luce del giorno, e prima di raggiungere St. Louis avevo fatto un briciolo di progresso nel lavoro notturno, ma solo un briciolo. Avevo un taccuino che traboccava letteralmente dei nomi di città, «punti», secche, isole, curve, tratti, ecc.; ma le informazioni si potevano trovare solo nel taccuino: nulla di tutto ciò era nella mia testa. Mi faceva male al cuore pensare di aver messo per iscritto solo metà del fiume; perché dato che il nostro turno era di quattro ore di riposo e quattro ore di guardia, giorno e notte, c'era un lungo divario di quattro ore nel mio libro per ogni volta che avevo dormito da quando era iniziato il viaggio.

Il mio capo fu assunto poco dopo per lavorare su un grande battello di New Orleans, così preparai il mio sacco da viaggio e lo seguii. Era una cosa grandiosa. Quando mi trovai nella sua timoneria ero così in alto rispetto all'acqua da sembrare appollaiato su una montagna; e i suoi ponti si estendevano così lontano, a prua e a poppa, sotto di me, che mi chiesi come avessi mai potuto considerare il piccolo 'Paul Jones' una grande imbarcazione. C'erano anche altre differenze. La timoneria del 'Paul Jones' era un trabicolo economico, squallido, malandato, angusto: ma questa era un sontuoso tempio di vetro; spazio a sufficienza per ballarci; appariscenti tende rosse e oro alle finestre; un divano imponente; cuscini di pelle e uno schienale sulla panca alta dove i piloti in visita si siedono per raccontar frottole e «guardare il fiume»; luminose e fantasiose sputacchiere al posto di una larga cassa di legno piena di segatura; un bel cerato nuovo sul pavimento; una grande stufa ospitale per l'inverno; una ruota alta quanto la mia testa, costosa con lavori a intarsio; un cavo del timone in filo metallico; pomelli di ottone lucente per le campane; e un ordinato, grembiulino bianco, 'texas-tender' di colore nero, per portare crostate, gelati e caffè durante il turno di guardia, giorno e notte. Beh, questo era «tutt'un'altra cosa», e così ricominciai a farmi animo, arrivando a credere che pilotare fosse dopotutto una sorta di occupazione romantica. Nel momento in cui partimmo cominciai a aggirarmi per il grande vapore riempiendomi di gioia. Era pulito e lezioso come un salotto; quando guardavo lungo il suo lungo salone dorato, era come fissare attraverso uno splendido tunnel; aveva un dipinto a olio, fatto da qualche talentuoso cartellonista, su ogni porta delle cabine; scintillava con un'infinità di lampadari frangiati di prismi; l'ufficio del commissario era elegante, il bar era meraviglioso, e il barista era stato rasato e rivestito a un costo incredibile. Il ponte delle caldaie (ovvero il secondo piano del battello, per così dire) era spazioso come una chiesa, mi parve; così come il castello di prua; e non c'era un pietoso manipolo di mozzi, fuochisti e scaricatori laggiù, ma un intero battaglione di uomini. I fuochi brillavano ferocemente da una lunga fila di fornaci, e sopra di esse c'erano otto enormi caldaie! Questo era uno sfarzo indicibile. I potenti motori... ma basta così. Non mi ero mai sentito così bene prima d'ora. E quando scoprii che il reggimento di servitori eleganti mi chiamava rispettosamente «signore», la mia soddisfazione fu completa.

CAPITOLO 7

Un'impresa audace

QUANDO tornai alla timoneria, St. Louis era sparita ed ero smarrito. Ecco un pezzo di fiume che era tutto scritto sul mio libro, ma di cui non riuscivo a capirci né capo né coda: capite, era girato al contrario. L'avevo visto venendo controcorrente, ma non mi ero mai voltato per vedere che aspetto avesse quando era alle mie spalle. Il mio cuore si spezzò di nuovo, perché era chiaro che dovevo imparare questo fiume fastidioso in entrambe le direzioni.

La timoneria era piena di piloti, che scendevano per «guardare il fiume». Quello che viene chiamato il «fiume superiore» (le duecento miglia tra St. Louis e Cairo, dove confluisce l'Ohio) era in secca; e il Mississippi cambia il suo canale così costantemente che i piloti trovavano sempre necessario scendere fino a Cairo per dare una nuova occhiata, quando i loro battelli dovevano restare in porto per una settimana; cioè quando l'acqua era a un livello basso. Gran parte di questo «guardare il fiume» veniva fatto da poveri disgraziati che raramente avevano un imbarco, e la cui unica speranza di ottenerne uno risiedeva nell'essere sempre aggiornati e quindi pronti a calarsi nei panni di qualche stimato pilota, per un singolo viaggio, a causa dell'improvvisa malattia di tale pilota, o di qualche altra necessità. E molti di loro facevano costantemente su e giù a ispezionare il fiume, non perché sperassero davvero di ottenere un imbarco, ma perché (essendo ospiti del battello) era più economico «guardare il fiume» che stare a terra a pagare la pensione. Con il tempo questi tipi divennero raffinati nei loro gusti, e infestavano solo i battelli che avevano una reputazione consolidata per l'ottima cucina. Tutti i piloti in visita erano utili, poiché erano sempre pronti e disposti, in inverno o in estate, di notte o di giorno, a uscire sul palischermo e aiutare a segnalare il canale o assistere i piloti del battello in qualsiasi modo potessero. Erano anche benvenuti perché tutti i piloti sono instancabili chiacchieroni, quando si riuniscono, e poiché parlano solo del fiume sono sempre compresi e sempre interessanti. Il vero pilota non si cura di nient'altro sulla terra se non del fiume, e il suo orgoglio per la sua occupazione supera l'orgoglio dei re.

Avevamo una bella compagnia di questi ispettori fluviali a bordo, durante questo viaggio. Ce n'erano otto o dieci; e c'era abbondanza di spazio per loro nella nostra grande timoneria. Due o tre di loro indossavano cappelli a cilindro lucidi, elaborate pettorine, spille di diamanti, guanti di pelle di capretto e stivali di vernice. Erano ricercati nel loro inglese, e si comportavano con una dignità propria di uomini di solidi mezzi e prodigiosa reputazione come piloti. Gli altri erano vestiti in modo più o meno sciatto, e indossavano sulle teste alti coni di feltro che ricordavano i giorni del Commonwealth.

Ero uno zero in questa augusta compagnia, e mi sentivo sottomesso, per non dire torpido. Non ero nemmeno di sufficiente importanza per assistere al timone quando era necessario mettere il timone a barra tutta giù in fretta; l'ospite che stava più vicino lo faceva quando l'occasione lo richiedeva... e questo succedeva praticamente tutto il tempo, a causa della tortuosità del canale e della poca acqua. Stavo in un angolo; e il discorso che ascoltavo mi tolse ogni speranza. Un visitatore disse a un altro:

«Jim, come hai fatto Plum Point, venendo su?»

«Era di notte, lì, e l'ho fatta come mi ha detto uno dei ragazzi sulla "Diana"; ho iniziato a circa cinquanta iarde sopra la catasta di legna sulla falsa punta, e ho tenuto la cabina sotto Plum Point finché non ho visto la secca... un quarto meno due... poi mi sono raddrizzato per la barra centrale finché non sono arrivato bene al traverso del vecchio pioppo monco nella curva, poi ho messo la poppa sul pioppo e la prua sul punto basso sopra la punta, e sono passato sfrecciando... nove e mezzo.»

«Attraversamento piuttosto dritto, non è vero?»

«Sì, ma la barra superiore si sta spostando velocemente verso il basso.»

Un altro pilota intervenne e disse:

«Io avevo più acqua di quella, e l'ho fatta più in basso; sono partito dalla falsa punta... due tese... ho visto la seconda secca al traverso del grosso tronco nella curva, e avevo un quarto meno due.»

Uno di quelli eleganti osservò:

«Non voglio criticare i vostri scandagliatori, ma mi sembra che sia un bel po' d'acqua per Plum Point.»

Ci fu un cenno di approvazione generale quando questo sottile rimprovero cadde sul vantone e lo «sistemò». E così continuarono a chiacchierare. Nel frattempo, la cosa che mi frullava per la testa era: «Ora, se le mie orecchie sentono bene, non devo solo imparare a memoria i nomi di tutte le città, isole e curve, e così via, ma devo persino stringere una calorosa conoscenza personale con ogni vecchio tronco e pioppo monco e catasta di legna oscura che adorna le rive di questo fiume per dodicimila miglia; e ancor più, devo effettivamente sapere dove si trovano queste cose al buio, a meno che questi ospiti non siano dotati di occhi che possono trafiggere due miglia di oscurità solida; vorrei che il mestiere di pilota fosse a Gerico e non ci avessi mai pensato.»

Al crepuscolo il signor Bixby diede tre colpi alla grande campana (il segnale per attraccare), e il capitano emerse dal suo salotto nell'estremità anteriore del ponte superiore, e guardò in alto interrogativo. Il signor Bixby disse:

«Ci fermeremo qui tutta la notte, capitano.»

«Molto bene, signore.»

Questo fu tutto. Il battello arrivò a riva e fu ormeggiato per la notte. Mi sembrò una gran bella cosa che il pilota potesse fare come gli pareva, senza chiedere il permesso a un capitano così grandioso. Cenai e andai subito a letto, scoraggiato dalle osservazioni e dalle esperienze della mia giornata. Il prendere appunti del mio recente viaggio non era che una confusione di nomi privi di significato. Mi aveva aggrovigliato tutto ogni volta che lo avevo guardato di giorno. Ora speravo in una tregua nel sonno; ma no, continuò a perseguitarmi per tutta la testa fino all'alba, un incubo frenetico e instancabile.

La mattina dopo mi sentivo piuttosto arrugginito e di cattivo umore. Procedevamo sfrecciando, correndo molti rischi, perché eravamo ansiosi di «uscire dal fiume» (come veniva chiamato arrivare a Cairo) prima che la notte ci cogliesse. Ma il socio del signor Bixby, l'altro pilota, poco dopo incagliò il battello, e perdemmo così tanto tempo per disincagliarlo che era chiaro che l'oscurità ci avrebbe colto molto lontano dalla foce. Questa fu una grande sventura, specialmente per alcuni dei nostri piloti in visita, i cui battelli avrebbero dovuto aspettare il loro ritorno, non importa quanto tempo potesse volerci. Questo rese il tono della conversazione in timoneria molto più sobrio. Venendo controcorrente, i piloti non si preoccupavano dell'acqua bassa o di qualsiasi tipo di oscurità; nulla li fermava se non la nebbia. Ma lavorare verso valle era diverso; un battello era quasi troppo indifeso, con una forte corrente che spingeva dietro; quindi non era consuetudine navigare verso valle di notte con l'acqua bassa.

Sembrava esserci una piccola speranza, tuttavia: se fossimo riusciti a superare l'intricato e pericoloso attraversamento di Hat Island prima di notte, avremmo potuto tentare il resto, poiché avremmo avuto una navigazione più semplice e acqua migliore. Ma sarebbe stata follia tentare Hat Island di notte. Così ci fu un gran guardare gli orologi per tutto il resto della giornata, e un costante calcolare la velocità che stavamo tenendo; Hat Island era l'eterno argomento; a volte la speranza era alta e a volte venivamo ritardati in un brutto attraversamento, e giù di nuovo. Per ore tutti rimasero sotto il peso di questa eccitazione repressa; fu comunicata persino a me, e arrivai a sentirmi così premuroso riguardo a Hat Island, e sotto una tale terribile pressione di responsabilità, che avrei voluto avere cinque minuti a terra per fare un bel respiro, pieno e ristoratore, e ricominciare da capo. Non stavamo facendo turni regolari. Ciascuno dei nostri piloti gestiva le parti di fiume che aveva gestito venendo controcorrente, a causa della sua maggiore familiarità; ma entrambi rimasero costantemente in timoneria.

Un'ora prima del tramonto, il signor Bixby prese il timone e il signor W---- si fece da parte. Per i successivi trenta minuti ogni uomo tenne l'orologio in mano e fu irrequieto, silenzioso e a disagio. Alla fine qualcuno disse, con un sospiro funesto:

«Beh, laggiù c'è Hat Island... e non possiamo farcela.» Tutti gli orologi si chiusero con uno scatto, tutti sospirarono e mormorarono qualcosa sul fatto che fosse «un vero peccato, un peccato... ah, se solo fossimo potuti arrivare qui mezz'ora prima!» e il luogo era denso di un'atmosfera di delusione. Alcuni iniziarono a uscire, ma indugiarono, non sentendo alcun colpo di campana per attraccare. Il sole scese sotto l'orizzonte, il battello continuò. Sguardi interrogativi passarono da un ospite all'altro; e uno che aveva la mano sulla maniglia della porta e l'aveva girata, aspettò, poi poco dopo tolse la mano e lasciò che la maniglia tornasse indietro. Procedemmo costantemente lungo la curva. Altri sguardi furono scambiati, e cenni di sorpresa ammirazione... ma nessuna parola. Insensibilmente gli uomini si strinsero dietro il signor Bixby, mentre il cielo si oscurava e una o due stelle fioche apparivano. Il silenzio assoluto e il senso di attesa divennero opprimenti. Il signor Bixby tirò la corda, e due note profonde e melodiose dalla grande campana fluttuarono nella notte. Poi una pausa, e fu colpita un'altra nota. La voce del guardiano seguì, dal ponte superiore:

«Scandaglio di sinistra, lì! Scandaglio di dritta!»

Le grida degli scandagliatori iniziarono a levarsi in lontananza, e furono bruscamente ripetute dai passaparola sul ponte superiore.

«M-a-r-k tre!... M-a-r-k tre!... Un quarto meno tre!... Mezza due!... Un quarto due!... M-a-r-k due!... Un quarto meno...»

Il signor Bixby tirò due funi della campana, e gli fu risposto da deboli tintinnii molto più in basso nella sala macchine, e la nostra velocità diminuì. Il vapore iniziò a fischiare attraverso i rubinetti di controllo. Le grida degli scandagliatori continuarono... ed è un suono inquietante, sempre, nella notte. Ogni pilota del gruppo stava guardando ora, con occhi fissi, e parlando a bassa voce. Nessuno era calmo e tranquillo tranne il signor Bixby. Metteva giù il timone e stava su un raggio, e mentre il vapore oscillava verso i suoi (per me) segni assolutamente invisibili... perché sembravamo essere nel mezzo di un mare vasto e cupo... lui la incontrava e la fissava lì. Dal mormorio di discorsi semi-udibili, si coglieva una frase coerente di tanto in tanto... come:

«Ecco; è passata sopra la prima secca, tutto bene!»

Dopo una pausa, un'altra voce sommessa:

«La sua poppa sta scendendo esattamente nel modo giusto, per Dio!»

«Ora è nei segni; ce la fa!»

Qualcun altro mormorò:

«Oh, è stato fatto in modo bellissimo... bellissimo!»

Ora i motori erano del tutto fermi, e andavamo alla deriva con la corrente. Non che potessi vedere il battello andare alla deriva, perché non potevo, essendo le stelle tutte scomparse a quell'ora. Questo andare alla deriva era il lavoro più deprimente; ti teneva il cuore fermo. Poco dopo scoprii una oscurità ancora più nera di quella che ci circondava. Era la punta dell'isola. Ci stavamo chiudendo proprio sopra di essa. Entrammo nella sua ombra più profonda, e così imminente sembrava il pericolo che stavo per soffocare; e ebbi il più forte impulso di fare qualcosa, qualsiasi cosa, per salvare il battello. Ma ancora il signor Bixby stava al suo timone, silenzioso, attento come un gatto, e tutti i piloti stavano spalla a spalla alle sue spalle.

«Non ce la farà!» sussurrò qualcuno.

L'acqua diventava sempre più bassa, secondo le grida dello scandagliatore, finché non arrivò a:

«Otto e mezzo!... O-t-t-o piedi!... O-t-o piedi!... Sette e...»

Il signor Bixby disse ammonitore attraverso il suo tubo acustico all'ingegnere:

«Pronti, ora!»

«Agli ordini, signore!»

«Sette e mezzo! Sette piedi! Sei e...»

Tocammo il fondo! Istantaneamente il signor Bixby fece suonare una serie di campane, gridò attraverso il tubo: «ORA, dategli tutto... ogni oncia che avete!» poi al suo socio: «Mettila tutta giù! strappala! strappala!» Il battello raschiò e si fece strada attraverso la sabbia, rimase sospeso sull'apice del disastro per un singolo istante tremendo, e poi fu oltre! E un tale urlo che si alzò alle spalle del signor Bixby non aveva mai allentato il tetto di una timoneria prima d'ora!

Non ci furono più problemi dopo quello. Il signor Bixby fu un eroe quella notte; e passò anche un bel po' di tempo prima che la sua impresa smettesse di essere discussa dagli uomini di fiume.

Per comprendere appieno la meravigliosa precisione richiesta nel posizionare il grande battello nei suoi segni in quella distesa torbida d'acqua, si dovrebbe sapere che non solo deve farsi strada in modo intricato attraverso tronchi e secche invisibili, e poi sfiorare la punta dell'isola così da vicino da spazzolare il fogliame sovrastante con la poppa, ma in un punto deve passare quasi a portata di mano da un relitto affondato e invisibile che le strapperebbe le travi dello scafo da sotto se dovesse colpirlo, distruggendo un quarto di milione di dollari di battello e carico in cinque minuti, e forse centocinquanta vite umane per giunta.

L'ultima osservazione che udii quella notte fu un complimento al signor Bixby, pronunciato tra sé e sé e con fervore da uno dei nostri ospiti. Disse:

«Per l'Ombra della Morte, ma è un pilota fulmineo!»

CAPITOLO 8

Lezioni sconcertanti

Alla fine di quello che sembrò un tempo noioso, ero riuscito a riempire la mia testa di isole, città, barre, «punti» e curve; ed era anche una curiosamente inanimata massa di materiale. Tuttavia, poiché potevo chiudere gli occhi e snocciolare una buona lunga sfilza di questi nomi senza tralasciare più di dieci miglia di fiume ogni cinquanta, iniziai a sentire che avrei potuto portare un battello fino a New Orleans se fossi riuscito a fargli saltare quei piccoli vuoti. Ma naturalmente la mia compiacenza non riusciva a far in tempo a sollevare il mio naso di un briciolo verso l'alto, prima che il signor Bixby pensasse a qualcosa per riportarlo giù. Un giorno mi si rivoltò contro improvvisamente con questo colpo di grazia:

«Qual è la forma di Walnut Bend?»

Avrebbe potuto chiedermi l'opinione di mia nonna sul protoplasma. Riflettei rispettosamente, e poi dissi che non sapevo che avesse una forma particolare. Il mio capo esplosivo partì con un botto, naturalmente, e poi continuò a caricare e sparare finché non finì gli aggettivi.

Avevo imparato molto tempo prima che portava solo un certo numero di munizioni, e che era sicuro di placarsi in un vecchio fucile ad anima liscia molto placido e persino pieno di rimorsi non appena erano finite. Quella parola «vecchio» è puramente affettuosa; non aveva più di trentaquattro anni. Aspettai. Poco dopo disse:

«Ragazzo mio, devi conoscere la forma del fiume alla perfezione. È tutto ciò che resta per timonare in una notte molto buia. Tutto il resto è cancellato e scomparso. Ma bada, non ha la stessa forma di notte che ha di giorno.»

«Come diavolo farò mai a impararla, allora?»

«Come segui un corridoio a casa tua al buio? Perché conosci la forma. Non puoi vederlo.»

«Vuoi dire che devo conoscere tutti il milione di variazioni insignificanti di forma nelle rive di questo fiume interminabile tanto bene quanto conosco la forma del corridoio d'ingresso a casa?»

«Sul mio onore, devi conoscerle meglio di quanto qualsiasi uomo abbia mai conosciuto le forme dei corridoi di casa sua.»

«Vorrei essere morto!»

«Ora non voglio scoraggiarti, ma...»

«Beh, scaricami tutto addosso; tanto vale averlo adesso che un'altra volta.»

«Vedi, questo deve essere imparato; non c'è modo di evitarlo. Una notte limpida e stellata proietta ombre così pesanti che, se non conoscessi perfettamente la forma della riva, ti allontaneresti da ogni cespuglio, perché prenderesti l'ombra nera di esso per un solido promontorio; e vedi, moriresti di paura ogni quindici minuti a guardare l'orologio. Saresti a cinquanta iarde dalla riva tutto il tempo, quando dovresti essere a meno di cinquanta piedi. Non puoi vedere un tronco in una di quelle ombre, ma sai esattamente dove si trova, e la forma del fiume ti dice quando ti stai avvicinando. Poi c'è la notte buia come la pece; il fiume ha una forma molto diversa in una notte buia come la pece rispetto a una notte stellata. Tutte le rive sembrano linee rette, allora, e anche molto deboli; e le percorreresti come linee rette se non sapessi il contrario. Guidi coraggiosamente il tuo battello proprio in quello che sembra essere un muro solido e dritto (sapendo benissimo che in realtà c'è una curva lì), e quel muro indietreggia e ti fa strada. Poi c'è la nebbia grigia. Prendi una notte in cui c'è una di queste cupe, piovose, grigie nebbie, e allora non c'è una forma particolare alla riva. Una nebbia grigia aggroviglierebbe la mente dell'uomo più vecchio che sia mai vissuto. Beh, poi, diversi tipi di *chiaro di luna* cambiano la forma del fiume in modi diversi. Vedi...»

«Oh, non dire altro, ti prego! Devo imparare la forma del fiume secondo tutti questi cinquecentomila modi diversi? Se provassi a portare tutto quel carico nella mia testa, mi verrebbe la gobba.»

«No! Devi solo imparare la forma del fiume, e la impari con tale assoluta certezza che puoi sempre timonare seguendo la forma che è nella tua testa, senza badare a quella che hai davanti agli occhi.»

«Molto bene, ci proverò; ma dopo che l'avrò imparata, posso farci affidamento? Manterrà la stessa forma e non andrà a spasso in giro?»

Prima che il signor Bixby potesse rispondere, il signor W---- entrò per prendere il turno di guardia, e disse...

«Bixby, dovrai fare attenzione alla President's Island e a tutta quella zona lassù, ben oltre l'Old Hen and Chickens. Le rive franano e la forma delle coste cambia di continuo. Ma che dico, non riconosceresti nemmeno la punta sopra il 40. Ora puoi passare all'interno del vecchio tronco di sicomoro.» [Forse non è necessario, ma non può far male spiegare che «all'interno» significa tra il tronco e la riva. -- M.T.]

Così quella domanda ebbe risposta. Ecco leghe di costa che cambiavano forma. Il mio umore sprofondò di nuovo nel fango. Due cose mi sembravano piuttosto evidenti. Una era che, per fare il pilota, un uomo doveva imparare più di quanto a chiunque dovrebbe essere permesso di sapere; e l'altra era che doveva imparare tutto da capo in un modo diverso ogni ventiquattr'ore.

Quella notte facemmo il turno fino a mezzanotte. Ora, era un'antica consuetudine fluviale che i due piloti chiacchierassero un po' al cambio della guardia. Mentre il pilota che dava il cambio si infilava i guanti e accendeva il sigaro, il suo socio, il pilota che smontava, diceva qualcosa del genere:

«Credo che il banco superiore si stia abbassando un po' a Hale's Point; avevo due braccia e un quarto con lo scandaglio basso e due braccia [Due braccia. «Due braccia e un quarto» sono due braccia e un quarto, ovvero quattro metri e dieci circa. «Tre braccia» sono tre braccia.] con l'altro.»

«Sì, ho pensato che si stesse abbassando un po', l'ultimo viaggio. Incontrato barche?»

«Ne ho incontrata una al traverso della punta del 21, ma era molto lontana, a ridosso del banco, e non sono riuscito a distinguerla bene. L'ho presa per il “Sunny South” – non aveva lucernari davanti ai fumaioli.»

E così via. E mentre il pilota di turno prendeva il timone, il suo socio [«Socio» è un termine tecnico per indicare «l'altro pilota».] menzionava che eravamo in tale o talaltra ansa, e diceva che eravamo al traverso della catasta di legna o della piantagione di tal dei tali. Questa era cortesia; io supponevo fosse necessità. Ma il signor W---- arrivò al turno con ben dodici minuti di ritardo in quella particolare notte – un'enorme violazione dell'etichetta; di fatto, è il peccato imperdonabile tra i piloti. Così il signor Bixby non gli rivolse alcun saluto, ma si limitò a cedere il timone e ad allontanarsi dalla timoneria senza una parola. Ero sconvolto; era una notte infame per l'oscurità, eravamo in una parte del fiume particolarmente ampia e cieca, dove non c'era forma o sostanza in nulla, e sembrava incredibile che il signor Bixby avesse lasciato quel pover'uomo a distruggere la barca cercando di capire dove si trovasse. Ma decisi che avrei comunque fatto da spalla a lui. Doveva scoprire che non era del tutto senza amici. Così rimasi nei paraggi e aspettai di essere interpellato su dove fossimo. Ma il signor W---- proseguì serenamente attraverso il solido firmamento di gatti neri che fungeva da atmosfera, e non aprì mai bocca. Ecco un diavolo orgoglioso, pensai; ecco un lembo di Satana che preferirebbe mandare tutti noi alla distruzione piuttosto che mettersi in debito con me, perché non sono ancora uno dei sapidi della terra con il privilegio di snobbare i capitani e fare il padrone su tutto ciò che è morto o vivo in un battello a vapore. Poco dopo salii sulla panchetta; non ritenevo fosse sicuro andare a dormire mentre questo pazzo era di guardia.

Tuttavia, devo essermi addormentato col passare del tempo, perché la cosa successiva di cui mi resi conto fu che stava spuntando il giorno, il signor W---- se n'era andato e il signor Bixby era di nuovo al timone. Dunque erano le quattro e tutto andava bene – tranne me; mi sentivo come un sacco pieno di ossa secche e tutte cercavano di farmi male contemporaneamente.

Il signor Bixby mi chiese perché fossi rimasto sveglio lassù. Confessai che era per fare una benevolenza al signor W----: dirgli dove si trovava. Ci vollero cinque minuti perché l'intera assurdità della cosa filtrasse nel sistema del signor Bixby, e poi giudico che lo riempì quasi fino al mento; perché mi fece un complimento – e nemmeno un granché. Disse:

«Beh, prendendoti nel complesso, sembri essere più tipi diversi di asino di qualsiasi creatura abbia mai visto prima. Per cosa supponevi che volesse saperlo?»

Dissi che pensavo potesse essergli di utilità.

«Utilità! Dannazione! Non ti ho detto che un uomo deve conoscere il fiume di notte come conoscerebbe il proprio ingresso di casa?»

«Beh, posso seguire l'ingresso di casa al buio se so che è l'ingresso di casa; ma supponga che mi metta nel bel mezzo di esso al buio e non mi dica quale ingresso sia; come faccio a saperlo?»

«Beh, devi saperlo, sul fiume!»

«Va bene. Allora sono contento di non aver detto nulla al signor W----.»

«Direi proprio di sì. Perché ti avrebbe scaraventato attraverso la finestra e avrebbe rovinato completamente cento dollari di infissi e roba varia.»

Ero contento che questo danno fosse stato evitato, perché mi avrebbe reso impopolare presso i proprietari. Odiavano sempre chiunque avesse la fama di essere negligente e di rompere le cose.

Mi misi al lavoro per imparare la forma del fiume; e tra tutti gli oggetti sfuggenti e inafferrabili su cui abbia mai cercato di mettere mente o mani, quello era il principale. Fissavo gli occhi su una punta boscosa e aguzza che sporgeva lontano nel fiume qualche miglio davanti a me, e mi mettevo a fotografarne laboriosamente la forma nella mia mente; e proprio quando cominciavo a riuscirci con soddisfazione, ci avvicinavamo e quella cosa esasperante cominciava a sciogliersi e a ripiegarsi nella riva! Se ci fosse stato un albero morto ben visibile che svettava proprio sulla punta del promontorio, avrei scoperto che quell'albero si confondeva impercettibilmente nella foresta generale, occupando il centro di una riva dritta, quando arrivavo al suo traverso! Nessuna collina prominente manteneva la sua forma abbastanza a lungo da permettermi di decidere quale fosse realmente, ma era mutevole e cangiante come se fosse stata una montagna di burro nel punto più caldo dei tropici. Nulla aveva mai la stessa forma quando scendevo il fiume rispetto a quando lo risalivo. Menzionai queste piccole difficoltà al signor Bixby. Lui disse:

«Questa è proprio la virtù principale della cosa. Se le forme non cambiassero ogni tre secondi non servirebbero a nulla. Prendi questo posto dove siamo ora, per esempio. Finché quella collina laggiù è solo una collina, posso andare avanti dritto per la mia strada; ma nel momento in cui si divide in cima e forma una V, so che devo virare a dritta in fretta, o sbatterò il cervello di questa barca contro una roccia; e poi, nel momento in cui una delle punte della V oscilla dietro l'altra, devo ballare a babordo di nuovo, o avrò un'incomprensione con un tronco che strapperebbe la gherlino di questo battello a vapore in modo netto come se fosse una scheggia nella tua mano. Se quella collina non cambiasse forma nelle notti brutte, ci sarebbe un terribile cimitero di battelli a vapore da queste parti entro un anno.»

Era chiaro che dovevo imparare la forma del fiume in tutti i modi immaginabili – sottosopra, dalla parte sbagliata, al rovescio, da prua a poppa e per traverso – e poi sapere cosa fare nelle notti grigie in cui non aveva alcuna forma. Così mi misi all'opera. Col passare del tempo cominciai ad avere la meglio su questa lezione spinosa, e la mia autocompiacenza si fece di nuovo avanti. Il signor Bixby era tutto pronto a farla tornare indietro. Mi attaccò in questo modo:

«Quanta acqua avevamo nell'incrocio centrale a Hole-in-the-Wall, il viaggio prima dell'ultimo?»

Considerai questo un oltraggio. Dissi:

«Ogni viaggio, all'andata e al ritorno, gli scandagliatori cantano attraverso quel posto intricato per tre quarti d'ora di fila. Come pensa che possa ricordare un tale groviglio?»

«Ragazzo mio, devi ricordartelo. Devi ricordare il punto esatto e i segni esatti in cui si trovava la barca quando avevamo l'acqua più bassa, in ognuno dei cinquecento punti bassi tra St. Louis e New Orleans; e non devi confondere i sondaggi bassi e i segni di un viaggio con quelli di un altro, perché raramente sono uguali due volte. Devi tenerli separati.»

Quando tornai in me, dissi:

«Quando arriverò al punto di poterlo fare, sarò in grado di risuscitare i morti, e allora non dovrò pilotare un battello a vapore per guadagnarmi da vivere. Voglio ritirarmi da questo mestiere. Voglio un secchio per il fango e una spazzola; sono adatto solo a fare il mozzo. Non ho abbastanza cervello per essere un pilota; e se anche l'avessi, non avrei abbastanza forza per portarmelo dietro, a meno di non andare con le stampelle.»

«Ora piantala! Quando dico che insegnerò [«Insegnare» non è nel vocabolario del fiume.] il fiume a un uomo, faccio sul serio. E puoi contarci, glielo insegnerò o lo ucciderò.»

CAPITOLO 9

Perplessità continue

Non c'era motivo di discutere con una persona simile. Misi prontamente a dura prova la mia memoria in modo che, a poco a poco, anche l'acqua bassa e gli innumerevoli segni di attraversamento iniziarono a restare impressi. Ma il risultato era sempre lo stesso. Non riuscivo mai a imparare una cosa complessa prima che se ne presentasse un'altra. Ora, avevo spesso visto i piloti fissare l'acqua e fingere di leggerla come se fosse un libro; ma era un libro che non mi diceva nulla. Arrivò finalmente un momento, tuttavia, in cui il signor Bixby sembrò considerarmi abbastanza avanzato da sostenere una lezione sulla lettura dell'acqua. Così iniziò:

«Vedi quella lunga linea obliqua sulla superficie dell'acqua? Ecco, quello è un banco. Inoltre, è un banco scosceso. C'è un solido banco di sabbia sotto di esso che è quasi verticale come il fianco di una casa. C'è molta acqua vicino ad esso, ma pochissima sopra. Se dovessi colpirlo, butteresti fuori il cervello della barca. Vedi dove la linea si sfilaccia all'estremità superiore e comincia a svanire?»

«Sì, signore.»

«Beh, quello è un punto basso; quella è la testa del banco. Puoi passarci sopra, e non farti male. Ora attraversa e segui il banco restando vicino – acqua calma lì – non c'è molta corrente.»

Seguii il banco finché non mi avvicinai all'estremità sfilacciata. Poi il signor Bixby disse:

«Ora preparati. Aspetta che ti dia l'ordine. Lei non vorrà salire sul banco; una barca odia l'acqua bassa. Preparati – aspetta – ASPETTA – tienila bene in pugno. ORA stringi tutto! Strappala! Strappala!»

Afferrò l'altro lato del timone e aiutò a farlo girare finché non fu tutto a dritta, e poi lo tenemmo così. La barca resistette e per un po' rifiutò di rispondere, poi venne spinta violentemente a dritta, montò sul banco e inviò una lunga e rabbiosa cresta d'acqua che schiumava via dalla prua.

«Ora guardala; guardala come un gatto, o ti scapperà di mano. Quando lotta con forza e il timone slitta un po', in modo brusco e viscido, allenta un tantino la presa; è il modo in cui ti dice di notte che l'acqua è troppo bassa; ma continua a spingerla, poco a poco, verso la punta. Sei ben sopra il banco, ora; c'è un banco sotto ogni punta, perché l'acqua che scende attorno ad essa forma un vortice e permette ai sedimenti di depositarsi. Vedi quelle linee sottili sulla superficie dell'acqua che si diramano come le stecche di un ventaglio? Beh, quelli sono piccoli banchi; devi solo evitare le loro estremità, ma passarci abbastanza vicino. Ora guarda – guarda! Non stringere quel punto dall'aspetto lucido e viscido; non ci sono tre metri lì; non li regge. Comincia a fiutarlo; guarda attentamente, ti dico! Oh diavolo, ecco che ci sei! Ferma la ruota di dritta! Presto! Inverti! Indietro tutta!»

Le campane della macchina tintinnarono e i motori risposero prontamente, sparando alte colonne di vapore ben in alto dai tubi di scappamento, ma era troppo tardi. La barca aveva «fiutato» il banco sul serio; le creste schiumose che si irradiavano dalla prua scomparvero improvvisamente, un grande rigonfiamento morto rotolò in avanti e spazzò via davanti a lei, si inclinò pesantemente a babordo e si lanciò verso l'altra riva come se fosse spaventata a morte. Eravamo a un buon miglio da dove avremmo dovuto essere quando finalmente riprendemmo il controllo.

Durante il turno del pomeriggio del giorno successivo, il signor Bixby mi chiese se sapessi come percorrere i chilometri successivi. Dissi:

«Passare all'interno del primo tronco sopra la punta, all'esterno del successivo, partire dall'estremità inferiore della catasta di legna di Higgins, fare un incrocio netto e –»

«Va bene. Sarò di ritorno prima che tu arrivi alla punta successiva.»

Ma non lo fu. Era ancora sotto quando la superai ed entrai in un tratto di fiume per il quale avevo qualche dubbio. Non sapevo che si stesse nascondendo dietro un fumaiolo per vedere come me la sarei cavata. Andai avanti allegramente, diventando sempre più orgoglioso, perché non aveva mai lasciato la barca sotto la mia esclusiva responsabilità per così tanto tempo prima. Arrivai persino a «impostarla» e a lasciare completamente il timone, mentre voltavo vanitosamente le spalle e ispezionavo i segni di poppa canticchiando un motivo, una sorta di disinvoltura che avevo ammirato prodigiosamente in Bixby e in altri grandi piloti. Una volta ispezionai un po' troppo a lungo, e quando mi voltai di nuovo verso la prua il mio cuore mi balzò in bocca così improvvisamente che se non avessi serrato i denti l'avrei perso. Uno di quei spaventosi banchi scoscesi stava allungando la sua lunghezza mortale proprio attraverso la nostra prua! La testa mi andò in tilt in un momento; non sapevo su quale estremità mi trovassi; annaspai e non riuscivo a prendere fiato; feci girare il timone con una rapidità tale che si intrecciò come la tela di un ragno; la barca rispose e virò bruscamente lontano dal banco, ma il banco la seguì! Fuggii, e ancora mi seguì, ancora si mantenne – proprio attraverso la mia prua! Non guardai mai dove stavo andando, fuggii soltanto. L'orribile schianto era imminente – perché quel mascalzone non veniva! Se avessi commesso il crimine di suonare una campana, avrei potuto essere gettato fuoribordo. Ma meglio quello che distruggere la barca. Così, in cieca disperazione, iniziai un tale fracasso di campane laggiù come credo non abbia mai sbalordito un macchinista in questo mondo prima d'ora. Tra la frenesia delle campane i motori iniziarono a invertire in modo furioso, e la mia ragione abbandonò il suo trono – stavamo per schiantarci contro i boschi sull'altro lato del fiume. Proprio allora il signor Bixby apparve con calma sul ponte superiore. La mia anima andò verso di lui in segno di gratitudine. La mia angoscia svanì; mi sarei sentito al sicuro sull'orlo del Niagara, con il signor Bixby sul ponte superiore. Estrasse con dolcezza e affabilità lo stuzzicadenti di bocca tra le dita, come se fosse un sigaro – eravamo appena in procinto di arrampicarci su un grande albero sporgente, e i passeggeri stavano correndo a poppa come topi – e mi rivolse questi ordini con estrema delicatezza:

«Ferma la dritta. Ferma la babordo. Indietro tutta con entrambe.»

La barca esitò, si fermò, premette il muso tra i rami per un istante critico, poi a malincuore iniziò a tornare indietro.

«Ferma la babordo. Avanti tutta con quella. Ferma la dritta. Avanti tutta con quella. Punta verso il banco.»

Navigai via sereno come in un mattino d'estate. Il signor Bixby entrò e disse, con finta semplicità:

«Quando hai un richiamo, ragazzo mio, dovresti suonare la campana grande tre volte prima di atterrare, così che i macchinisti possano prepararsi.»

Arrossii sotto il sarcasmo e dissi che non avevo avuto alcun richiamo.

«Ah! Allora era per la legna, suppongo. L'ufficiale di guardia ti dirà quando vorrà fare rifornimento.»

Continuai a consumarmi e dissi che non cercavo legna.

«Davvero? Perché, cosa potresti cercare qui nell'ansa, allora? Hai mai visto una barca seguire un'ansa risalendo la corrente in questo stadio del fiume?»

«No, signore – e non stavo cercando di seguirla. Stavo scappando da un banco scosceso.»

«No, non era un banco scosceso; non ce n'è uno entro tre miglia da dove eri.»

«Ma l'ho visto. Era scosceso quanto quello laggiù.»

«Più o meno. Passaci sopra!»

«Lo dà come ordine?»

«Sì. Passaci sopra.»

«Se non lo faccio, vorrei morire.»

«Va bene; mi assumo la responsabilità.» Ero ansioso di distruggere la barca, ora, quanto lo ero stato di salvarla prima. Impressi i miei ordini nella memoria, da usare all'inchiesta, e feci una corsa dritta verso il banco. Mentre scompariva sotto la nostra prua trattenni il fiato; ma scivolammo sopra di esso come olio.

«Ora non vedi la differenza? Non era altro che un banco di vento. Il vento fa questo.»

«Così vedo. Ma è esattamente come un banco scosceso. Come farò mai a distinguerli?»

«Non posso dirtelo. È istinto. A poco a poco saprai naturalmente distinguere l'uno dall'altro, ma non sarai mai in grado di spiegare perché o come.»

Si rivelò vero. La superficie dell'acqua, col tempo, divenne un libro meraviglioso – un libro che era una lingua morta per il passeggero ignorante, ma che diceva la sua senza riserve, consegnando i suoi segreti più cari con la stessa chiarezza con cui li esprimeva a voce. E non era un libro da leggere una volta e mettere da parte, perché aveva una storia nuova da raccontare ogni giorno. Lungo le dodici lunghe cento miglia non c'era mai una pagina priva di interesse, mai una che si potesse lasciare non letta senza perderci, mai una che avresti voluto saltare, pensando di trovare un piacere maggiore in qualche altra cosa. Non è mai stato scritto un libro così meraviglioso dall'uomo; mai uno il cui interesse fosse così assorbente, così instancabile, così brillantemente rinnovato a ogni rilettura. Il passeggero che non sapeva leggerlo rimaneva incantato da un particolare tipo di debole fossetta sulla sua superficie (nelle rare occasioni in cui non la trascurava del tutto); ma per il pilota quello era un passaggio in corsivo; anzi, era più di questo, era una leggenda scritta in caratteri cubitali, con una fila di punti esclamativi urlanti alla fine; perché significava che un relitto o una roccia erano sepolti lì e avrebbero potuto strappare la vita alla nave più robusta che avesse mai galleggiato. È l'espressione più debole e semplice che l'acqua possa fare, e la più orribile agli occhi di un pilota. In verità, il passeggero che non sapeva leggere questo libro non vedeva altro che ogni sorta di belle immagini dipinte dal sole e ombreggiate dalle nuvole, laddove per l'occhio addestrato queste non erano affatto immagini, ma il materiale di lettura più cupo e serio che ci fosse.

Ora, quando ebbi padroneggiato il linguaggio di quest'acqua e fui giunto a conoscere ogni minima caratteristica che costeggiava il grande fiume con la stessa familiarità con cui conoscevo le lettere dell'alfabeto, avevo fatto una preziosa conquista. Ma avevo anche perso qualcosa. Avevo perso qualcosa che non mi sarebbe mai più potuto essere restituito finché avessi vissuto. Tutta la grazia, la bellezza, la poesia erano svanite dal maestoso fiume! Conservo ancora il ricordo di un certo meraviglioso tramonto a cui assistetti quando il mestiere di battelliere era nuovo per me. Un'ampia distesa del fiume era diventata color sangue; nella media distanza la tinta rossa si schiariva in oro, attraverso il quale un tronco solitario veniva a galla, nero e ben visibile; in un punto un lungo segno obliquo giaceva scintillante sull'acqua; in un altro la superficie era infranta da anelli ribollenti e tumultuosi, multicolori come un opale; dove il rossore era più tenue, c'era un punto liscio coperto da cerchi aggraziati e linee radianti, tracciate con estrema delicatezza; la riva alla nostra sinistra era fittamente boscosa, e l'ombra cupa che cadeva da questa foresta era interrotta in un punto da una lunga scia increspata che brillava come argento; e in alto, sopra la parete della foresta, un albero morto dal tronco pulito agitava un unico ramo frondoso che brillava come una fiamma nello splendore incontrastato che fluiva dal sole. C'erano curve aggraziate, immagini riflesse, alture boscose, distanze soffuse; e sull'intera scena, vicina e lontana, le luci dissolventi andavano alla deriva costantemente, arricchendola, a ogni istante che passava, con nuove meraviglie di colorazione.

Rimasi come stregato. Lo bevvi d'un fiato, in un rapimento senza parole. Il mondo era nuovo per me, e non avevo mai visto nulla di simile a casa. Ma come ho detto, arrivò un giorno in cui cominciai a smettere di notare le glorie e gli incanti che la luna, il sole e il crepuscolo operavano sulla faccia del fiume; arrivò un altro giorno in cui smisi del tutto di notarli. Allora, se quella scena del tramonto si fosse ripetuta, l'avrei guardata senza rapimento, e l'avrei commentata, interiormente, in questo modo: Questo sole significa che domani avremo vento; quel tronco che galleggia significa che il fiume si sta alzando, con poche grazie da parte sua; quel segno obliquo sull'acqua si riferisce a una secca scoscesa che ucciderà il battello di qualcuno in una di queste notti, se continua ad allungarsi così; quei "bollori" tumultuosi mostrano una barra che si dissolve e un canale che cambia lì; le linee e i cerchi nell'acqua liscia laggiù sono un avvertimento che quel punto problematico si sta insabbiando pericolosamente; quella striscia d'argento nell'ombra della foresta è il "frangente" di un nuovo tronco sommerso, e si è posizionato nel posto migliore che potesse trovare per pescare battelli; quell'albero morto e alto, con un solo ramo vivo, non durerà a lungo, e allora come farà uno a passare attraverso questo punto cieco di notte senza il vecchio amichevole punto di riferimento.

No, il romanticismo e la bellezza erano tutti scomparsi dal fiume. Tutto il valore che ogni sua caratteristica aveva per me ora era la quantità di utilità che poteva fornire per ottenere la navigazione sicura di un battello. Da quei giorni, ho compianto i medici con tutto il cuore. Cosa significa il bel rossore sulla guancia di una bellezza per un medico, se non un "frangente" che increspa sopra una malattia mortale? Non sono tutti i suoi pregi visibili seminati fittamente di quelli che per lui sono i segni e i simboli di una decadenza nascosta? Vede mai la sua bellezza, o non la guarda semplicemente in modo professionale, e commenta la sua condizione malsana tutto tra sé e sé? E non si chiede talvolta se abbia guadagnato di più o perso di più imparando il suo mestiere?

CAPITOLO 10

Completare la mia istruzione

CHIUNQUE mi abbia fatto la cortesia di leggere i capitoli che hanno preceduto questo potrà forse meravigliarsi che io tratti così minuziosamente il pilotaggio come scienza. Era lo scopo primario di quei capitoli; e non ho ancora finito del tutto. Desidero mostrare, nel modo più paziente e meticoloso, che meravigliosa scienza sia. I canali delle navi sono segnalati da boe e luci, e quindi è un'impresa relativamente facile imparare a percorrerli; i fiumi dalle acque limpide, con fondali di ghiaia, cambiano i loro canali molto gradualmente, e quindi occorre impararli una sola volta; ma il pilotaggio diventa un'altra faccenda quando lo si applica a vasti corsi d'acqua come il Mississippi e il Missouri, le cui sponde alluvionali franano e cambiano costantemente, i cui tronchi sommersi sono sempre in cerca di nuove dimore, i cui banchi di sabbia non sono mai in riposo, i cui canali schivano e si sottraggono perennemente, e le cui ostruzioni devono essere affrontate in ogni notte e con ogni condizione meteorologica senza l'ausilio di un solo faro o di una sola boa; poiché non si trovano né luci né boe in tutti questi tremila o quattromila chilometri di fiume infame.{nota a piè di pagina [Vero all'epoca a cui ci si riferisce; non più vero nel 1882.]} Mi sento giustificato nell'approfondire questa grande scienza per la ragione che sono certo che nessuno abbia mai scritto un paragrafo al riguardo senza aver pilotato lui stesso un battello, e quindi senza avere una conoscenza pratica dell'argomento. Se il tema fosse trito, sarei obbligato a trattare il lettore con delicatezza; ma poiché è del tutto nuovo, mi sono sentito libero di occupare un considerevole spazio con esso.

Quando ebbi imparato il nome e la posizione di ogni caratteristica visibile del fiume; quando ebbi così padroneggiato la sua forma da poter chiudere gli occhi e tracciarla da St. Louis a New Orleans; quando ebbi imparato a leggere la faccia dell'acqua come uno coglierebbe le notizie dal giornale del mattino; e infine, quando ebbi addestrato la mia ottusa memoria a fare tesoro di una serie infinita di scandagli e segni di traversata, e a mantenerli ben saldi, giudicai che la mia istruzione fosse completa: così iniziai a inclinare il berretto di lato sulla testa e a tenere uno stuzzicadenti in bocca al timone. Il signor Bixby teneva d'occhio queste arie. Un giorno disse--

'Qual è l'altezza di quella sponda laggiù, da Burgess?'

'Come posso saperlo, signore. È a tre quarti di miglio di distanza.'

'Occhio molto scarso, molto scarso. Prendi il binocolo.'

Presi il binocolo e poco dopo dissi: 'Non riesco a dirlo. Suppongo che quella sponda sia alta circa un piede e mezzo.'

'Un piede e mezzo! Quella è una sponda di sei piedi. Com'era alta la sponda da queste parti l'ultimo viaggio?'

'Non lo so; non l'ho mai notato.'

'Non l'hai fatto? Beh, dovrai sempre farlo d'ora in poi.'

'Perché?'

'Perché dovrai sapere molte cose che ti dice. Per prima cosa, ti dice lo stato del fiume: ti dice se c'è più o meno acqua nel fiume da queste parti rispetto all'ultimo viaggio.'

'Me lo dicono gli scandagli.' Pensavo quasi di aver avuto la meglio su di lui in questo.

'Sì, ma supponiamo che gli scandagli mentano? La sponda te lo direbbe, e allora daresti una bella scossa a quei sondatori. C'era una sponda di dieci piedi qui l'ultimo viaggio, e ora c'è solo una sponda di sei piedi. Cosa significa?'

'Che il fiume è quattro piedi più alto di quanto fosse l'ultimo viaggio.'

'Molto bene. Il fiume sta salendo o scendendo?'

'Salendo.'

'No che non lo è.'

'Credo di aver ragione, signore. Laggiù c'è del legno alla deriva che scende lungo il corso.'

'Una piena fa partire il legno alla deriva, ma poi continua a galleggiare per un po' anche dopo che il fiume ha finito di salire. Ora la sponda ti dirà di questo. Aspetta finché non arrivi in un punto dove digrada un po'. Ora qui; vedi questa stretta fascia di sedimenti fini? Quella è stata depositata mentre l'acqua era più alta. Vedi, anche il legno alla deriva comincia ad arenarsi. La sponda aiuta in altri modi. Vedi quel tronco sulla falsa punta?'

'Agli ordini, signore.'

'Bene, l'acqua arriva appena alle sue radici. Devi prenderne nota.'

'Perché?'

'Perché significa che ci sono sette piedi nel canale del 103.'

'Ma il 103 è ancora molto lontano lungo il fiume.'

'È lì che entra in gioco il beneficio della sponda. C'è abbastanza acqua nel 103 ora, eppure potrebbe non essercene quando arriveremo lì; ma la sponda ci terrà aggiornati lungo tutto il percorso. Non si percorrono canali stretti su un fiume in calo, risalendo la corrente, e ce ne sono ben pochi che ti è permesso percorrere discendendo. C'è una legge degli Stati Uniti contro questo. Il fiume potrebbe essere in salita quando arriveremo al 103, e in quel caso lo percorreremo. Quanto pescaggio abbiamo?'

'Sei piedi a poppa, sei e mezzo a prua.'

'Bene, sembri sapere qualcosa.'

'Ma ciò che voglio sapere in particolare è se devo continuare una misurazione eterna delle sponde di questo fiume, dodicimila miglia, mese dopo mese?'

'Certo!'

Le mie emozioni furono troppo profonde per le parole per un po'. Poco dopo dissi--'

'E riguardo a questi canali. Ce ne sono molti?'

'Direi di sì. Immagino che non percorreremo nessuna parte del fiume in questo viaggio come l'hai mai vista percorrere prima, per così dire. Se il fiume ricomincia a salire, andremo dietro barre che hai sempre visto stare fuori dal fiume, alte e asciutte come il tetto di una casa; taglieremo attraverso luoghi bassi che non hai mai notato affatto, proprio nel mezzo di barre che coprono trecento acri di fiume; strisceremo attraverso crepe dove hai sempre pensato ci fosse terra solida; sfrecceremo attraverso i boschi e lasceremo venticinque miglia di fiume da una parte; vedremo il lato posteriore di ogni isola tra New Orleans e Cairo.'

'Allora devo mettermi al lavoro e imparare tanto altro fiume quanto già ne conosco.'

'Circa il doppio, per quanto puoi approssimare.'

'Beh, si vive per scoprire. Penso di essere stato uno sciocco quando ho intrapreso questo mestiere.'

'Sì, è vero. E lo sei ancora. Ma non lo sarai quando l'avrai imparato.'

'Ah, non potrò mai impararlo.'

'Farò in modo che tu lo faccia.'

Più tardi mi azzardai di nuovo--

'Devo imparare tutto questo proprio come conosco il resto del fiume, forme e tutto il resto, e così posso percorrerlo di notte?'

'Sì. E devi avere dei buoni riferimenti chiari da un capo all'altro del fiume, che aiuteranno la sponda a dirti quando c'è abbastanza acqua in ognuno di questi innumerevoli posti, come quel tronco, sai. Quando il fiume comincia appena a salire, puoi percorrerne mezza dozzina dei più profondi; quando sale di un altro piede ne puoi percorrere un'altra dozzina; il piede successivo ne aggiungerà un paio di dozzine, e così via: quindi vedi che devi conoscere le tue sponde e i tuoi riferimenti con una certezza morale assoluta, e non confonderli mai; perché quando inizi ad attraversare una di quelle crepe, non si torna indietro, come nel grande fiume; devi passare, o restare lì sei mesi se vieni colto da un fiume in calo. Ci sono circa cinquanta di queste crepe che non puoi percorrere affatto tranne quando il fiume è colmo fino all'orlo e sopra le sponde.'

'Questa nuova lezione è una prospettiva allegra.'

'Abbastanza allegra. E ricorda quello che ti ho appena detto; quando inizi a entrare in uno di quei posti devi passare. Sono troppo stretti per girarsi dentro, troppo tortuosi per tornare indietro, e l'acqua bassa è sempre alla testa; mai altrove. E la testa di essi è sempre soggetta a riempirsi, poco a poco, così che i riferimenti su cui calcoli la loro profondità, questa stagione, potrebbero non andare bene per la prossima.'

'Imparare un nuovo set, allora, ogni anno?'

'Esattamente. Stringi verso la barra! Cosa stai facendo in mezzo al fiume?'

I mesi successivi mi mostrarono cose strane. Lo stesso giorno in cui tenemmo la conversazione sopra narrata, incontrammo una grande piena che scendeva lungo il fiume. L'intera vasta faccia del corso d'acqua era nera di tronchi morti alla deriva, rami spezzati e grandi alberi che erano franati ed erano stati spazzati via. Richiedeva la guida più accurata per farsi strada attraverso questa zattera impetuosa, anche di giorno, quando si passava da una punta all'altra; e di notte la difficoltà era enormemente aumentata; di tanto in tanto un enorme tronco, che giaceva profondo nell'acqua, appariva improvvisamente proprio sotto la nostra prua, venendo frontalmente; inutile cercare di evitarlo allora; potevamo solo fermare i motori, e una ruota avrebbe camminato sopra quel tronco da un'estremità all'altra, mantenendo un fragore tonante e inclinando la barca in un modo che era molto scomodo per i passeggeri. Di tanto in tanto colpiremmo uno di questi tronchi sommersi con un colpo secco, dritto al centro, con tutta la pressione del vapore, e questo stordirebbe la barca come se avesse colpito un continente. A volte questo tronco si incastrava, e rimaneva proprio attraverso il nostro naso, e faceva risalire il Mississippi davanti a esso; dovevamo fare un po' di retromarcia, allora, per allontanarci dall'ostruzione. Spesso colpiremmo tronchi bianchi, nell'oscurità, perché non potevamo vederli finché non eravamo proprio sopra di essi; ma un tronco nero è un oggetto piuttosto distinto di notte. Un tronco bianco è un brutto cliente quando la luce del giorno è andata.

Naturalmente, sulla grande piena, arrivò uno sciame di prodigiose zattere di legname dalle sorgenti del Mississippi, chiatte di carbone da Pittsburgh, piccoli scafi commerciali da ogni dove, e barconi da 'Posey County', Indiana, carichi di 'frutta e mobili'—il termine abituale per descriverlo, sebbene in semplice inglese il carico così aggrandito fosse pali per cerchi e zucche. I piloti nutrivano un odio mortale per questi mezzi; ed era ricambiato con gli interessi. La legge richiedeva a tutti questi commercianti indifesi di tenere accesa una luce, ma era una legge che veniva spesso infranta. All'improvviso, in una notte torbida, una luce saltava fuori, proprio sotto la nostra prua, quasi, e una voce angosciata, con il 'timbro' delle zone selvagge, gemeva fuori--

'Dove diavolo state andando! Non riuscite a vedere niente, voi maledetti figli di una scimmia impagliata, succhiatori di uova e ladri di pecore!'

Poi per un istante, mentre fischiavamo passando, il bagliore rosso dalle nostre fornaci avrebbe rivelato lo scafo e la forma dell'oratore gesticolante come sotto un lampo, e in quell'istante i nostri fuochisti e marinai avrebbero inviato e ricevuto una tempesta di proiettili e imprecazioni, una delle nostre ruote avrebbe camminato via con i frammenti fracassati di un remo di sterzo, e l'oscurità nera come la morte si sarebbe chiusa di nuovo. E quel barcaiolo sarebbe andato sicuramente a New Orleans a fare causa alla nostra barca, giurando fermamente di aver avuto una luce accesa tutto il tempo, quando in verità la sua banda aveva la lanterna giù di sotto per cantare, mentire, bere e giocare d'azzardo, e nessuna guardia sul ponte.

Una volta, di notte, in una di quelle fessure bordate di foresta (dietro un'isola) che i battellieri descrivono intensamente con la frase 'buio come l'interno di una mucca', avremmo dovuto mangiare una famiglia di Posey County, frutta, mobili e tutto il resto, se non fosse stato che per caso stavano suonando il violino giù di sotto, e abbiamo appena colto il suono della musica in tempo per accostare, senza fare danni gravi, sfortunatamente, ma arrivando così vicino che per un momento abbiamo avuto buone speranze. Queste persone portarono su la loro lanterna, allora, naturalmente; e mentre facevamo retromarcia e riempivamo per allontanarci, la preziosa famiglia stava alla luce di essa—entrambi i sessi e varie età—e ci malediceva finché tutto diventava blu. Una volta un carbonaio mandò un proiettile attraverso la nostra timoneria, quando gli prendemmo in prestito un remo di sterzo in un punto molto stretto.

CAPITOLO 11

Il fiume si alza

DURANTE questa grande piena questi mezzi di poco conto erano un fastidio intollerabile. Stavamo percorrendo canale dopo canale—un mondo nuovo per me—e se c'era un punto particolarmente angusto in un canale, eravamo quasi sicuri di incontrare un barcone lì; e se lui non si trovava lì, lo avremmo trovato in una località ancora peggiore, vale a dire, la testa del canale, sull'acqua bassa. E allora non ci sarebbe stata fine alle cordiali imprecazioni scambiate.

A volte, nel grande fiume, quando tastavamo cautamente la strada attraverso la nebbia, il silenzio profondo veniva improvvisamente rotto da urla e da un clamore di padelle di latta, e in un istante una zattera di tronchi appariva vagamente attraverso il velo simile a una ragnatela, vicino a noi; e allora non aspettavamo di scambiarci i coltelli, ma strappavamo via le campane dei nostri motori e mettevamo tutto il vapore che avevamo, per scappare via! Non si colpisce una roccia o un solido mezzo di legno con un battello quando ci si può scusare.

Stenterete a crederlo, ma molti impiegati di battelli portavano sempre con sé un vasto assortimento di opuscoli religiosi in quei vecchi giorni di navigazione ormai passati. Davvero lo facevano. Venti volte al giorno ci stavamo stringendo attorno a una barra, mentre una fila di questi mascalzoni di poco conto andava alla deriva nella testa dell'ansa molto al di sopra e al di là di noi, un paio di miglia. Ora una scialuppa si sarebbe staccata da uno di loro, e sarebbe venuta a combattere la sua strada faticosa attraverso il deserto d'acqua. Si sarebbe 'calmata', all'ombra del nostro castello di prua, e i rematori ansimanti avrebbero gridato: 'Dammi un giornale!' mentre la scialuppa andava alla deriva rapidamente a poppa. L'impiegato avrebbe gettato oltre una pila di giornali di New Orleans. Se questi venivano raccolti senza commenti, si poteva notare che ora una dozzina di altre scialuppe erano andate alla deriva su di noi senza dire nulla. Capite, stavano aspettando di vedere come sarebbe andata alla n. 1. La n. 1 non facendo alcun commento, tutti gli altri si sarebbero piegati sui loro remi e sarebbero venuti avanti, ora; e man mano che venivano, l'impiegato avrebbe gettato oltre puliti pacchetti di opuscoli religiosi, legati a tegole. La quantità di imprecazioni che dodici pacchetti di letteratura religiosa otterranno quando divisi imparzialmente tra dodici equipaggi di zatterieri, che hanno remato una pesante scialuppa per due miglia in una giornata calda per ottenerli, è semplicemente incredibile.

Come ho detto, la grande piena portò un mondo nuovo sotto la mia visione. Quando il fiume fu sopra le sue sponde avevamo abbandonato i nostri vecchi sentieri e stavamo scalando ogni ora barre che erano state dieci piedi fuori dall'acqua prima; stavamo rasando sponde piene di tronchi, come quella ai piedi di Madrid Bend, che avevo sempre visto evitare prima; stavamo sferragliando attraverso canali come quello dell'82, dove l'apertura ai piedi era una parete ininterrotta di legname finché il nostro naso non era quasi nello stesso punto. Alcuni di questi canali erano solitudini assolute. La fitta foresta intatta sovrastava entrambe le sponde della tortuosa piccola crepa, e si poteva credere che creature umane non avessero mai fatto irruzione lì prima. Le viti oscillanti, gli angoli erbosi e i panorami intravisti mentre sfrecciavamo via, i rampicanti in fiore che agitavano i loro fiori rossi dalle cime di tronchi morti, e tutta la ricchezza prodiga del fogliame della foresta, erano sprecati e gettati via lì. I canali erano luoghi incantevoli in cui timonare; erano profondi, tranne alla testa; la corrente era dolce; sotto le 'punte' l'acqua era assolutamente ferma, e le sponde invisibili così scoscese che dove i teneri boschetti di salici sporgevano potevi seppellire la fiancata della tua barca dentro di essi mentre strappavi lungo il percorso, e allora sembrava quasi di volare.

Dietro altre isole trovammo misere fattorie e ancora più misere capanne di tronchi; c'erano folli staccionate che spuntavano un piede o due sopra l'acqua, con uno o due miserabili maschi, vestiti di jeans, scossi dai brividi e dalla faccia giallastra, appollaiati sulla traversa superiore, i gomiti sulle ginocchia, le mascelle tra le mani, a masticare tabacco e a scaricare il risultato sui trucioli galleggianti attraverso le fessure lasciate dai denti perduti; mentre il resto della famiglia e i pochi animali della fattoria se ne stavano rannicchiati insieme in un barcone di legno vuoto che dondolava ai suoi ormeggi lì vicino. Su questo barcone la famiglia avrebbe dovuto cucinare, mangiare e dormire per un numero di giorni (o forse settimane) maggiore o minore, finché il fiume non fosse sceso di due o tre piedi permettendo loro di tornare alla loro capanna di tronchi e ai loro brividi — essendo i brividi una misericordiosa provvidenza di un Dio onnisciente per consentire loro di fare esercizio fisico senza sforzo. E questo genere di campeggio acquatico era una cosa a cui queste persone erano piuttosto soggette un paio di volte l'anno: per la piena di dicembre dell'Ohio e per la piena di giugno del Mississippi. Eppure queste erano benevole dispensazioni, poiché almeno permettevano a quei poveretti di risorgere dai morti ogni tanto e di guardare la vita quando passava un battello a vapore. Apprezzavano anche la benedizione, poiché spalancavano bocche e occhi e sfruttavano al massimo quelle occasioni. Ora, cosa potevano trovare da fare queste creature esiliate per non morire di malinconia durante la stagione di magra!

Una volta, in uno di questi incantevoli canali tra le isole, trovammo il nostro corso completamente sbarrato da un grande albero caduto. Questo servirà a mostrare quanto fossero stretti alcuni dei canali. I passeggeri ebbero un'ora di svago in una natura selvaggia e incontaminata, mentre i marinai tagliavano via il ponte; perché non c'era verso di tornare indietro, capite.

Da Cairo a Baton Rouge, quando il fiume supera gli argini, non si hanno particolari problemi di notte, poiché la muraglia di fitta foresta lunga mille miglia che protegge le due sponde per tutto il tragitto è interrotta solo da una fattoria o da un deposito di legname a intervalli, e così non puoi 'uscire dal fiume' molto più facilmente di quanto potresti uscire da un vicolo recintato; ma da Baton Rouge a New Orleans la faccenda è diversa. Il fiume è largo più di un miglio e molto profondo — fino a duecento piedi, in alcuni punti. Entrambe le sponde, per ben più di cento miglia, sono spoglie di alberi e bordate da piantagioni di zucchero continue, con solo qua e là qualche alberello sparso o una fila di ornamentali alberi di China. Il legname è rasato via fino al retro delle piantagioni, da due a quattro miglia. Quando la prima gelata minaccia di arrivare, i piantatori strappano via i loro raccolti in fretta. Quando hanno finito di macinare la canna, formano dei grandi cumuli con i residui dei fusti (che chiamano bagasse) e vi danno fuoco, sebbene in altri paesi produttori di zucchero la bagasse venga usata come combustibile nelle fornaci degli zuccherifici. Ora, i cumuli di bagasse umida bruciano lentamente e fumano come la cucina stessa di Satana.

Un argine alto dieci o quindici piedi protegge entrambe le sponde del Mississippi lungo tutta quella parte inferiore del fiume, e questo argine è arretrato rispetto al bordo della riva da dieci a forse cento piedi, a seconda delle circostanze; diciamo trenta o quaranta piedi, come regola generale. Riempite l'intera regione con un'impenetrabile oscurità di fumo proveniente da cento miglia di cumuli di bagasse in fiamme, quando il fiume è sopra gli argini, e lasciate andare un battello a vapore da quelle parti a mezzanotte e vedete come si sentirà. E vedete anche come vi sentirete voi! Vi ritrovate nel mezzo di un mare vago e tenue che è senza rive, che svanisce e si perde nelle torbide distanze; perché non riuscite a scorgere il sottile cordolo dell'argine, e immaginate sempre di vedere un albero isolato quando non c'è. Le piantagioni stesse sono trasformate dal fumo e sembrano una parte del mare. Per tutto il vostro turno siete torturati dall'insopportabile miseria dell'incertezza. Sperate di rimanere nel fiume, ma non lo sapete. Tutto ciò di cui siete certi è che potreste trovarvi a sei piedi dalla riva e dalla distruzione, quando pensate di essere a un buon mezzo miglio dalla costa. E siete sicuri, inoltre, che se per caso vi capitasse improvvisamente di urtare contro l'argine e far cadere i vostri camini fuori bordo, avrete la magra consolazione di sapere che è circa quello che vi aspettavate di fare. Uno dei grandi piroscafi di Vicksburg finì dentro una piantagione di zucchero una notte, in un momento del genere, e dovette restarci una settimana. Ma non c'era nulla di nuovo; era già successo spesso prima.

Pensavo di aver finito questo capitolo, ma desidero aggiungere una cosa curiosa, mentre ce l'ho in mente. È rilevante solo in quanto connessa al pilotaggio. C'era un tempo un ottimo pilota sul fiume, un certo signor X., che era sonnambulo. Si diceva che se la sua mente era turbata riguardo a un brutto tratto di fiume, fosse quasi certo che si alzasse, camminasse nel sonno e facesse cose strane. Una volta fu collega pilota per un paio di viaggi con George Ealer, su un grande piroscafo passeggeri di New Orleans. Durante una parte considerevole del primo viaggio George era inquieto, ma col tempo se ne fece una ragione, poiché X. sembrava contento di restare nel suo letto quando dormiva. Tarda una notte la barca si stava avvicinando a Helena, in Arkansas; l'acqua era bassa e l'attraversamento sopra la città in una condizione molto cieca e intricata. X. aveva visto l'attraversamento dopo Ealer, e siccome la notte era particolarmente piovigginosa, cupa e buia, Ealer stava valutando se non fosse meglio far chiamare X. per assisterlo nel percorrere quel tratto, quando la porta si aprì e X. entrò. Ora, nelle notti molto buie, la luce è un nemico mortale per il pilotaggio; sapete bene che se state in una stanza illuminata, in una notte simile, non potete vedere nulla per strada a scopi utili; ma se spegnete le luci e state nell'oscurità potete distinguere gli oggetti in strada abbastanza bene. Quindi, nelle notti molto buie, i piloti non fumano; non permettono alcun fuoco nella stufa della timoneria se c'è una crepa che possa far scappare anche il minimo raggio; ordinano che le fornaci siano schermate con enormi teloni e che gli oblò del tetto siano strettamente oscurati. Allora nessuna luce di alcun tipo esce dalla barca. La forma indefinibile che ora entrava nella timoneria aveva la voce del signor X. Questa disse —

'Lascia che la prenda io, George; ho visto questo posto dopo di te, ed è così tortuoso che credo di poterlo superare da solo più facilmente di quanto potrei spiegarti come fare.'

'È gentile da parte tua, e giuro che sono disposto. Non mi è rimasta un'altra goccia di sudore addosso. Ho fatto girare il timone vorticosamente come uno scoiattolo. È così buio che non riesco a capire da che parte stia virando finché non sta arrivando di lato come una trottola.'

Così Ealer prese posto sulla panca, ansante e senza fiato. Il fantasma nero prese il timone senza dire nulla, stabilizzò il piroscafo che ballava con un paio di giri, e poi se ne stette a suo agio, accarezzandolo un po' da questo lato e un po' da quello, con la stessa dolcezza e delicatezza come se fosse stato mezzogiorno. Quando Ealer osservò questa meraviglia di guida, desiderò non aver confessato! Fissò, si meravigliò, e alla fine disse —

'Beh, pensavo di saper guidare un battello a vapore, ma quello è stato un altro mio errore.'

X. non disse nulla, ma continuò serenamente il suo lavoro. Suonò per gli scandagli; suonò per rallentare il vapore; lavorò la barca con cura e precisione verso segnali invisibili, poi stette al centro del timone e scrutò blandamente nell'oscurità, a prua e a poppa, per verificare la sua posizione; man mano che gli scandagli indicavano fondali sempre minori, fermò completamente i motori, e seguì il silenzio assoluto e la suspense della 'deriva'; quando fu toccata l'acqua più bassa, diede vapore, la portò magnificamente oltre, e poi iniziò a manovrarla con cautela verso il successivo sistema di segnali di bassofondo; seguì lo stesso uso paziente e attento di scandagli e motori, la barca scivolò oltre senza toccare il fondo, ed entrò nella terza e ultima complessità dell'attraversamento; impercettibilmente si mosse attraverso l'oscurità, strisciò di centimetro in centimetro verso i suoi segnali, andò alla deriva faticosamente finché non fu gridata l'acqua più bassa, e poi, sotto una tremenda pressione di vapore, andò oscillando oltre la secca e via verso l'acqua profonda e la sicurezza!

Ealer lasciò uscire il suo respiro a lungo trattenuto in un grande sospiro di sollievo, e disse —

'Questa è la più dolce manovra di pilotaggio che sia mai stata fatta sul fiume Mississippi! Non avrei creduto fosse possibile, se non l'avessi visto.'

Non ci fu risposta, e aggiunse —

'Tienila solo cinque minuti di più, socio, e lasciami correre giù a prendermi una tazza di caffè.'

Un minuto dopo Ealer stava addentando una torta, giù nella 'texas', e si stava confortando con il caffè. Proprio in quel momento capitò lì la guardia notturna, e stava per andarsene di nuovo, quando notò Ealer ed esclamò —

'Chi c'è al timone, signore?'

'X.'

'Corri alla timoneria, più veloce del fulmine!'

L'istante successivo entrambi gli uomini volavano su per la scala della timoneria, tre gradini alla volta! Nessuno lì! Il grande piroscafo stava fischiando giù per il mezzo del fiume a suo piacimento! La guardia schizzò di nuovo fuori dal posto; Ealer afferrò il timone, invertì la marcia di un motore con forza, e trattenne il fiato mentre la barca virava con riluttanza lontano da una 'testa di secca' che stava per far saltare nel mezzo del Golfo del Messico!

Più tardi la guardia tornò e disse —

'Quel lunatico non le ha detto che dormiva, quando è arrivato qui la prima volta?'

'No.'

'Beh, dormiva. L'ho trovato che camminava sopra le ringhiere come se nulla fosse, come un altro camminerebbe sul marciapiede; e l'ho messo a letto; ora proprio in questo minuto era di nuovo lì, lontano a poppa, alle prese con quel tipo di diavoleria da funambolo come prima.'

'Beh, penso che rimarrò vicino, la prossima volta che avrà uno di quegli attacchi. Ma spero che li abbia spesso. Avresti dovuto vederlo portare questa barca attraverso l'attraversamento di Helena. Non ho mai visto niente di così sfarzoso prima d'ora. E se sa fare un pilotaggio così raffinato, con guanti bianchi e spille di diamanti quando dorme profondamente, cosa non saprebbe fare se fosse morto!'

CAPITOLO 12

Scandaglio

QUANDO il fiume è molto basso e il proprio battello a vapore 'pesca tutta l'acqua' che c'è nel canale — o qualche pollice in più, come accadeva spesso nei vecchi tempi — bisogna essere dolorosamente circospetti nel pilotaggio. Eravamo soliti dover 'scandagliare' un certo numero di punti particolarmente critici quasi a ogni viaggio quando il fiume era a un livello molto basso.

Lo scandaglio si esegue in questo modo. La barca si ormeggia alla riva, appena sopra l'attraversamento in secca; il pilota non di turno prende il suo 'allievo' o timoniere e una squadra scelta di uomini (a volte anche un ufficiale), ed esce con la lancia — a patto che la barca non possieda quel raro e sfarzoso lusso di una 'barca da scandaglio' appositamente costruita — e procede alla ricerca dell'acqua migliore, mentre il pilota di servizio osserva i suoi movimenti attraverso un cannocchiale, e in alcuni casi assiste con segnali del fischietto della barca, significando 'prova più a monte' o 'prova più a valle'; poiché la superficie dell'acqua, come un dipinto a olio, è più espressiva e intelligibile quando ispezionata da una certa distanza che da molto vicino. I segnali col fischietto sono raramente necessari, tuttavia; mai, forse, tranne quando il vento confonde le increspature significative sulla superficie dell'acqua. Quando la lancia ha raggiunto il punto basso, la velocità viene rallentata, il pilota inizia a sondare la profondità con un'asta lunga dieci o dodici piedi, e il timoniere al barra ubbidisce all'ordine di 'tenere a dritta'; o, 'lasciar cadere a babordo'; o 'costante — costante come vai.'

Quando le misurazioni indicano che la lancia si sta avvicinando alla parte più bassa della secca, viene dato il comando di 'alleggerire tutto!' Allora gli uomini smettono di remare e la lancia va alla deriva con la corrente. Il prossimo ordine è, 'Prepararsi con la boa!' Nel momento in cui viene raggiunto il punto più basso, il pilota impartisce l'ordine, 'Lasciare la boa!' e via. Se il pilota non è soddisfatto, scandaglia di nuovo il posto; se trova acqua migliore più a monte o più a valle, sposta la boa in quel punto. Essendo infine soddisfatto, dà l'ordine e tutti gli uomini tengono i remi dritti in aria, in linea; un fischio dalla barca indica che il segnale è stato visto; poi gli uomini 'danno fondo' ai remi e affiancano la lancia alla boa; il piroscafo scende strisciando con cautela, viene puntato dritto verso la boa, conserva la sua potenza per la lotta imminente, e poco dopo, nel momento critico, apre tutto il vapore e va macinando e sguazzando sopra la boa e la sabbia, e guadagna l'acqua profonda oltre. O forse no; forse 'colpisce e oscilla.' Allora deve passare diverse ore (o giorni) a spingersi via.

A volte una boa non viene affatto posata, ma la lancia va avanti, cercando l'acqua migliore, e il piroscafo segue nella sua scia. Spesso c'è un sacco di divertimento ed eccitazione riguardo allo scandaglio, specialmente se è una gloriosa giornata estiva o una notte tempestosa. Ma in inverno il freddo e il pericolo tolgono gran parte del divertimento.

Una boa non è altro che una tavola lunga quattro o cinque piedi, con un'estremità ripiegata verso l'alto; è un banco di scuola rovesciato, con uno dei supporti lasciato e l'altro rimosso. È ancorata sulla parte più bassa della secca da una corda con una pietra pesante fissata all'estremità. Senza la resistenza dell'estremità ripiegata del banco rovesciato, la corrente trascinerebbe la boa sott'acqua. Di notte, una lanterna di carta con una candela dentro è fissata sopra la boa, e questa può essere vista a un miglio o più di distanza, una piccola scintilla scintillante nella distesa dell'oscurità.

Nulla delizia un allievo quanto l'opportunità di uscire a scandagliare. C'è un tale senso di avventura in esso; spesso c'è pericolo; è così sfarzoso e da uomini di guerra sedersi a poppa e guidare una lancia veloce; c'è qualcosa di raffinato nell'esultante slancio della barca quando una ciurma di vecchi marinai esperti mette l'anima nei remi; è incantevole vedere la schiuma bianca scorrere via dalla prua; c'è musica nel fluire dell'acqua; è deliziosamente esilarante, in estate, correre sopra le ariose distese del fiume quando il mondo delle increspature danza al sole. È anche una tale grandezza, per l'allievo, avere la possibilità di dare un ordine; poiché spesso il pilota dirà semplicemente, 'Lasciala virare!' e lascerà il resto all'allievo, che grida istantaneamente, col suo tono di comando più severo, 'Alleggerire dritta! Forza a babordo! Dritta dateci dentro! Con volontà, uomini!' L'allievo si gode lo scandaglio per l'ulteriore motivo che gli occhi dei passeggeri stanno osservando tutti i movimenti della lancia con un interesse assorbente se è giorno; e se è notte sa che quegli stessi occhi meravigliati sono fissi sulla lanterna della lancia mentre scivola fuori nell'oscurità e si attenua nella distanza remota.

Un viaggio una graziosa ragazza di sedici anni passò il suo tempo nella nostra timoneria con i suoi zii, ogni giorno e tutto il giorno. Mi innamorai di lei. Lo fece anche l'allievo del signor Thornburg, Tom G----. Tom e io eravamo stati amici intimi fino a quel momento; ma ora iniziò a nascere una freddezza. Raccontai alla ragazza molte delle mie avventure sul fiume, e mi feci passare per un grande eroe; Tom cercò di apparire anche lui un eroe, e ci riuscì in una certa misura, ma poi aveva sempre il modo di ricamare sopra le cose. Tuttavia, la virtù è la sua ricompensa, quindi ero un filo appena percettibile avanti nella gara. Verso questo periodo accadde qualcosa che prometteva bene per me: i piloti decisero di scandagliare l'attraversamento alla testa della 21. Questo sarebbe accaduto verso le nove o le dieci di sera, quando i passeggeri sarebbero stati ancora svegli; sarebbe stato il turno del signor Thornburg, quindi il mio capo avrebbe dovuto eseguire lo scandaglio. Avevamo una barca da scandaglio che era un amore — lunga, snella, aggraziata e veloce come un levriero; i suoi banchi erano imbottiti; trasportava dodici rematori; uno dei secondi ufficiali veniva sempre mandato con lei per trasmettere gli ordini alla ciurma, poiché la nostra era un piroscafo dove non si finiva mai di mettere in mostra lo 'stile'.

Ci ormeggiammo alla riva sopra la 21, e ci preparammo. Era una notte pessima, e il fiume era così largo, lì, che gli occhi non educati di un cittadino non riuscivano a scorgere alcuna riva opposta attraverso tale oscurità. I passeggeri erano attenti e interessati; tutto era soddisfacente. Mentre correvo attraverso la sala macchine, pittorescamente abbigliato con indumenti da tempesta, incontrai Tom, e non potei fare a meno di lasciarmi andare a una frase meschina —

'Non sei contento di non dover uscire a scandagliare?'

Tom stava passando oltre, ma si girò rapidamente e disse —

'Ora solo per questo, puoi andare a prenderti l'asta da scandaglio da solo. Stavo per andare a prenderla, ma ti vedrei ad Halifax, adesso, prima di farlo.'

'Chi vuole che tu la prenda? Io no. È nella barca da scandaglio.'

'Non lo è affatto. È stata riverniciata; ed è stata sopra le protezioni della cabina delle signore per due giorni, ad asciugare.'

Volai indietro, e poco dopo arrivai tra la folla di signore che osservavano e si meravigliavano, giusto in tempo per sentire il comando:

'Dateci dentro, uomini!'

Guardai oltre, e lì c'era l'intrepida barca da scandaglio che filava via, lo spregiudicato Tom che presiedeva al timone, e il mio capo seduto accanto a lui con l'asta da scandaglio che ero stato mandato a prendere con una scusa sciocca. Poi quella giovane ragazza mi disse —

'Oh, che orrore dover uscire su quella piccola barca in una notte simile! Pensi che ci sia pericolo?'

Avrei preferito essere pugnalato. Me ne andai, pieno di veleno, ad aiutare nella timoneria. Poco dopo la lanterna della barca scomparve, e dopo un intervallo una minuscola scintilla brillò sulla superficie dell'acqua a un miglio di distanza. Il signor Thornburg fischiò, in segno di riconoscimento, fece retrocedere il battello e si diresse verso di essa. Volammo avanti per un po', poi rallentammo il vapore e scivolammo con cautela verso la scintilla. Improvvisamente il signor Thornburg esclamò —

'Ehi, la lanterna della boa è spenta!'

Fermò i motori. Un momento o due dopo disse —

'Perché, eccola di nuovo!'

Quindi tornò ad accelerare i motori ancora una volta, e suonò per gli scandagli. Gradualmente l'acqua diminuì, e poi iniziò ad approfondirsi di nuovo! Il signor Thornburg mormorò —

'Beh, non capisco. Credo che quella boa sia andata alla deriva fuori dalla secca. Sembra essere un po' troppo a sinistra. Non importa, è più sicuro passarci sopra comunque.'

Così, in quel mondo solido di oscurità andammo strisciando giù verso la luce. Proprio mentre le nostre prue stavano per passarci sopra, il signor Thornburg afferrò le funi della campana, suonò un rintocco sorprendente, ed esclamò —

'Anima mia, è la barca da scandaglio!'

Un improvviso coro di allarmi selvaggi scoppiò molto più in basso — una pausa — e poi seguì il suono di macinazione e frantumazione. Il signor Thornburg esclamò —

'Ecco! la ruota a pale ha ridotto la barca da scandaglio in fiammiferi! Corri! Vedi chi è morto!'

Ero sul ponte principale in un batter d'occhio. Il mio capo, il terzo ufficiale e quasi tutti gli uomini erano in salvo. Avevano scoperto il pericolo quando era troppo tardi per allontanarsi; poi, quando le grandi fiancate li sovrastarono un istante dopo, erano pronti e sapevano cosa fare; all'ordine del mio capo saltarono al momento giusto, afferrarono la fiancata e furono tirati a bordo. L'istante successivo la lancia da scandaglio fu spazzata verso poppa, finendo contro la ruota a pale, dove fu colpita e ridotta in mille pezzi. Due degli uomini e il ragazzo, Tom, risultarono dispersi: un fatto che si sparse come un incendio per tutta la barca. I passeggeri si riversarono verso la passerella di prua, donne e tutti quanti, con occhi ansiosi e volti pallidi, parlando a bassa voce, pieni di sgomento, dell'orribile accaduto. E sentii ripetere più e più volte: "Poveretti! povero ragazzo, povero ragazzo!"

A quel punto la lancia della barca era già armata e partita, alla ricerca dei dispersi. Ora si udì un debole richiamo, sulla sinistra. La lancia era scomparsa nell'altra direzione. Metà della gente si precipitò da una parte per incoraggiare il nuotatore con le loro grida; l'altra metà si precipitò dall'altra parte per urlare alla lancia di tornare indietro. Dai richiami, il nuotatore si stava avvicinando, ma alcuni dissero che il suono rivelava una forza che veniva meno. La folla si ammassò contro le ringhiere del ponte caldaie, sporgendosi e fissando l'oscurità; e ogni grido, sempre più debole, strappava loro parole come: "Ah, poveretto, poveretto! non c'è modo di salvarlo?"

Ma i richiami continuavano, e si avvicinavano, e poco dopo la voce disse con coraggio:

"Ce la posso fare! Tenetevi pronti con una corda!"

Che applauso incoraggiante gli fecero! Il primo ufficiale si piazzò sotto il bagliore di una torcia, con una bobina di corda in mano e i suoi uomini raggruppati intorno a lui. L'istante dopo il volto del nuotatore apparve nel cerchio di luce, e in quello successivo il suo proprietario fu tirato a bordo, flaccido e inzuppato, mentre un applauso dietro l'altro si levava verso l'alto. Era quel diavolo di Tom.

L'equipaggio della lancia cercò ovunque, ma non trovò traccia dei due uomini. Probabilmente non erano riusciti ad afferrare la fiancata, erano ricaduti indietro, ed erano stati colpiti dalla ruota e uccisi. Tom non aveva mai saltato per la fiancata, ma si era tuffato di testa nel fiume e aveva nuotato sotto la ruota. Non era nulla; avrei potuto farlo anch'io facilmente, e lo dissi; ma tutti continuarono lo stesso, facendo un gran polverone per quell'asino, come se avesse compiuto un'impresa grandiosa. Quella ragazza non ne sembrava mai abbastanza di quel pietoso "eroe" per il resto del viaggio; ma a me non importava; la detestavo, comunque.

Il motivo per cui scambiammo la lanterna della barca da scandaglio per la luce della boa fu questo. Il mio capo disse che dopo aver posizionato la boa si era allontanato e l'aveva osservata finché non gli era sembrata sicura; poi aveva preso posizione a cento metri sotto di essa e un po' di lato rispetto alla rotta del piroscafo, aveva puntato la barca da scandaglio controcorrente e aveva aspettato. Dovendo attendere un po', lui e l'ufficiale si erano messi a parlare; aveva alzato lo sguardo quando aveva giudicato che il piroscafo fosse quasi sul banco di sabbia; aveva visto che la boa era sparita, ma aveva supposto che il piroscafo ci fosse già passato sopra; aveva continuato la sua conversazione; aveva notato che il piroscafo gli si stava avvicinando molto, ma quella era la procedura corretta; era suo compito sfiorarlo da vicino, per comodità nel salire a bordo; si aspettava che accostasse, fino all'ultimo momento; poi gli balenò in mente che stesse cercando di travolgerlo, scambiando la sua lanterna per la luce della boa; così gridò: "Pronti a saltare per la fiancata, uomini!" e l'istante successivo fu fatto il salto.

CAPITOLO 13

Le necessità di un pilota

MA sto divagando da ciò che intendevo fare, ovvero rendere più chiaro di quanto forse appaia nei capitoli precedenti, alcuni dei requisiti peculiari della scienza del pilotaggio. Prima di tutto, c'è una facoltà che un pilota deve incessantemente coltivare finché non l'ha portata alla perfezione assoluta. Niente di meno che la perfezione andrà bene. Quella facoltà è la memoria. Non può fermarsi al semplice pensare che una cosa sia in un modo o nell'altro; deve saperlo; perché questa è eminentemente una delle scienze "esatte". Con quanto disprezzo veniva guardato un pilota, ai vecchi tempi, se mai si azzardava a usare quella debole espressione "credo", invece di quella vigorosa "so"! Non si può facilmente comprendere che cosa tremenda sia conoscere ogni banale dettaglio di milleseicento chilometri di fiume e conoscerlo con assoluta esattezza. Se prendeste la strada più lunga di New York, e la percorreste su e giù, studiandone le caratteristiche pazientemente finché non conoscete a memoria ogni casa, finestra, porta, lampione e insegna grande o piccola, e li conoscete così accuratamente da poter nominare istantaneamente quella che avete di fronte quando venite lasciati a caso in quella strada nel mezzo di una notte buia come l'inchiostro, avrete allora una nozione tollerabile della quantità e dell'esattezza della conoscenza di un pilota che porta il fiume Mississippi nella propria testa. E poi se andrete avanti finché non conoscerete ogni incrocio, il carattere, la dimensione e la posizione dei cordoli, e la varia profondità del fango in ognuno di quei innumerevoli posti, avrete qualche idea di ciò che il pilota deve sapere per tenere un piroscafo del Mississippi fuori dai guai. Poi, se prenderete metà delle insegne in quella lunga strada, e *cambierete i loro posti* una volta al mese, e riuscirete ancora a conoscere le loro nuove posizioni accuratamente nelle notti buie, e terrete il passo con questi ripetuti cambiamenti senza commettere errori, capirete cosa viene richiesto all'impareggiabile memoria di un pilota dal volubile Mississippi.

Penso che la memoria di un pilota sia la cosa più meravigliosa al mondo. Conoscere l'Antico e il Nuovo Testamento a memoria, ed essere in grado di recitarli speditamente, avanti o indietro, o iniziare a caso ovunque nel libro e recitare in entrambe le direzioni senza mai inciampare o commettere un errore, non è una stravagante massa di conoscenza, né una facilità prodigiosa, rispetto alla conoscenza accumulata di un pilota sul Mississippi e alla sua meravigliosa facilità nel gestirla. Faccio questo paragone deliberatamente, e credo di non ampliare la verità quando lo faccio. Molti penseranno che la mia cifra sia troppo forte, ma i piloti non lo penseranno.

E quanto facilmente e comodamente la memoria del pilota svolge il suo lavoro; quanto placidamente senza sforzo è il suo modo; quanto inconsciamente accumula le sue vaste riserve, ora dopo ora, giorno dopo giorno, e non perde o smarrisce mai un singolo pacchetto prezioso di tutte esse! Facciamo un esempio. Che un addetto allo scandaglio gridi, "Mezzo due! mezzo due! mezzo due! mezzo due! mezzo due!" finché non diventi monotono come il ticchettio di un orologio; che la conversazione continui tutto il tempo, e il pilota faccia la sua parte nel parlare, e non ascolti più consciamente l'addetto allo scandaglio; e nel mezzo di questa infinita serie di "mezzo due" venga inserito un singolo "un quarto meno due!", senza enfasi, e poi il grido "mezzo due" continui di nuovo, proprio come prima: due o tre settimane dopo quel pilota può descrivere con precisione la posizione della barca nel fiume quando fu pronunciato quel "un quarto meno due", e darvi una tale serie di riferimenti di prua, di poppa e laterali per guidarvi, che dovreste essere in grado di portare la barca lì e rimetterla voi stessi in quello stesso punto! Il grido di "un quarto meno due" non distrasse realmente la sua mente dalla conversazione, ma le sue facoltà addestrate fotografarono istantaneamente gli orientamenti, notarono il cambiamento di profondità e depositarono i dettagli importanti per riferimenti futuri senza richiedere alcuna assistenza da parte sua in merito. Se steste camminando e parlando con un amico, e un altro amico al vostro fianco continuasse una ripetizione monotona del suono vocalico A, per un paio di isolati, e poi nel mezzo inserisse una R, così, A, A, A, A, A, R, A, A, A, ecc., e non desse alcuna enfasi alla R, non sareste in grado di affermare, due o tre settimane dopo, che la R era stata inserita, né di dire quali oggetti stavate passando nel momento in cui è stato fatto. Ma potreste, se la vostra memoria fosse stata pazientemente e faticosamente addestrata a fare quel genere di cose meccanicamente.

Date a un uomo una memoria abbastanza buona per iniziare, e il pilotaggio la trasformerà in un vero colosso di capacità. Ma *solo nelle questioni in cui viene quotidianamente esercitata*. Arriverebbe un momento in cui le facoltà dell'uomo non potrebbero fare a meno di notare punti di riferimento e scandagli, e la sua memoria non potrebbe fare a meno di trattenerli con la presa di una morsa; ma se chiedeste a quello stesso uomo a mezzogiorno cosa ha mangiato a colazione, ci sarebbero nove probabilità su dieci che non saprebbe dirvelo. Cose sorprendenti si possono fare con la memoria umana se la dedicherete fedelmente a una particolare linea di lavoro.

All'epoca in cui i salari salirono così tanto sul fiume Missouri, il mio capo, il signor Bixby, andò lassù e imparò più di mille miglia di quel corso d'acqua con una facilità e una rapidità che furono sorprendenti. Quando ebbe visto ogni divisione una volta di giorno e una volta di notte, la sua istruzione era così quasi completa che ottenne una licenza "diurna"; qualche viaggio dopo ottenne una licenza completa, e andò a pilotare giorno e notte, e si classificò anche A 1.

Il signor Bixby mi mise come timoniere per un po' sotto un pilota le cui prodezze di memoria erano una meraviglia costante per me. Tuttavia, la sua memoria era nata con lui, penso, non costruita. Per esempio, qualcuno menzionava un nome. Istantaneamente il signor Brown interveniva:

"Oh, lo conoscevo. Un tipo dal volto giallastro, dai capelli rossi, con una piccola cicatrice sul lato della gola, come una scheggia sotto la pelle. È stato nel commercio meridionale solo per sei mesi. Sono passati tredici anni. Ho fatto un viaggio con lui. C'erano un metro e mezzo d'acqua nel fiume superiore allora; l'“Henry Blake” si incagliò ai piedi di Tower Island pescando un metro e trenta; la “George Elliott” perse il timone sul relitto della “Sunflower”--"

"Ma, la “Sunflower” non affondò finché--"

"So quando è affondata; fu tre anni prima di allora, il 2 dicembre; Asa Hardy ne era capitano, e suo fratello John era il primo commesso; ed era anche il suo primo viaggio su di essa; Tom Jones mi disse queste cose una settimana dopo a New Orleans; era il primo ufficiale della “Sunflower”. Il capitano Hardy si conficcò un chiodo nel piede il 6 luglio dell'anno successivo, e morì di tetano il 15. Suo fratello morì due anni dopo, il 3 marzo, di erisipela. Non ho mai visto nessuno dei Hardy, erano uomini del fiume Alleghany, ma le persone che li conoscevano mi raccontarono tutte queste cose. E dissero che il capitano Hardy indossava calzini di lana in inverno e in estate allo stesso modo, e il nome della sua prima moglie era Jane Shook, veniva dal New England, e la seconda morì in un manicomio. Era nel sangue. Veniva da Lexington, Kentucky. Il cognome era Horton prima che si sposasse."

E così via, per ore, la lingua dell'uomo andava. Non poteva dimenticare nulla. Era semplicemente impossibile. I dettagli più banali rimanevano così distinti e luminosi nella sua testa, dopo che vi erano rimasti per anni, come gli eventi più memorabili. La sua non era semplicemente la memoria di un pilota; la sua portata era universale. Se stava parlando di una lettera insignificante che aveva ricevuto sette anni prima, era quasi certo che ve la avrebbe recitata interamente a memoria. E poi senza osservare che si stava allontanando dalla vera linea del suo discorso, era più che probabile che scagliasse dentro una biografia parentetica di lunga data dello scrittore di quella lettera; e sareste stati davvero fortunati se non avesse preso i parenti di quello scrittore, uno per uno, e dato anche le loro biografie.

Una memoria come quella è una grande sventura. Per essa, tutti gli eventi hanno la stessa importanza. Il suo possessore non riesce a distinguere una circostanza interessante da una non interessante. Come parlatore, è destinato a intasare la sua narrazione con dettagli noiosi e a rendersi un insopportabile seccatore. Inoltre, non riesce a rimanere in argomento. Raccoglie ogni piccolo granello di memoria che scorge sulla sua strada, e così viene sviato. Il signor Brown iniziava con l'onesta intenzione di raccontarti un aneddoto straordinariamente divertente su un cane. Era "così pieno di risate" che riusciva a malapena a iniziare; poi la sua memoria iniziava con la razza e l'aspetto fisico del cane; finiva in una storia del suo proprietario; della famiglia del suo proprietario, con descrizioni di matrimoni e sepolture che vi erano accaduti, insieme a recitazioni di versi di congratulazioni e poesie funebri provocati dagli stessi: poi questa memoria ricordava che uno di questi eventi si era verificato durante il celebre "inverno rigido" di tale e tale anno, e seguiva una descrizione dettagliata di quell'inverno, insieme ai nomi delle persone che erano morte congelate, e statistiche che mostravano le cifre alte a cui erano saliti il maiale e il fieno. Maiale e fieno avrebbero suggerito mais e foraggio; mais e foraggio avrebbero suggerito mucche e cavalli; mucche e cavalli avrebbero suggerito il circo e certi celebri cavallerizzi; la transizione dal circo al serraglio era facile e naturale; dall'elefante all'Africa equatoriale era solo un passo; poi naturalmente i selvaggi pagani avrebbero suggerito la religione; e alla fine di tre o quattro ore di noioso chiacchiericcio, il turno cambiava, e Brown usciva dalla timoneria mormorando estratti di sermoni che aveva sentito anni prima sull'efficacia della preghiera come mezzo di grazia. E la menzione originale iniziale sarebbe stata tutto ciò che avresti imparato su quel cane, dopo tutta questa attesa e fame.

Un pilota deve avere memoria; ma ci sono due qualità superiori che deve anche avere. Deve avere buon e rapido giudizio e decisione, e un coraggio freddo e calmo che nessun pericolo può scuotere. Date a un uomo il minimo pizzico di coraggio per iniziare, e quando sarà diventato un pilota non potrà essere abbattuto da nessun pericolo in cui un battello a vapore può finire; ma non si può dire lo stesso per il giudizio. Il giudizio è una questione di cervello, e un uomo deve iniziare con una buona scorta di quell'articolo o non avrà mai successo come pilota.

La crescita del coraggio nella timoneria è costante per tutto il tempo, ma non raggiunge una condizione alta e soddisfacente fino a qualche tempo dopo che il giovane pilota ha iniziato a "fare il suo turno", da solo e sotto il peso barcollante di tutte le responsabilità connesse alla posizione. Quando un apprendista ha familiarizzato abbastanza bene con il fiume, va avanti così coraggiosamente con il suo battello a vapore, di notte o di giorno, che presto inizia a immaginare che sia il suo coraggio ad animarlo; ma la prima volta che il pilota esce e lo lascia ai suoi dispositivi, scopre che era quello dell'altro uomo. Scopre che l'articolo è stato lasciato fuori dal suo carico del tutto. L'intero fiume brulica di emergenze in un momento; non è preparato per esse; non sa come affrontarle; tutta la sua conoscenza lo abbandona; e nel giro di quindici minuti è bianco come un lenzuolo e spaventato quasi a morte. Pertanto i piloti addestrano saggiamente questi cuccioli con vari trucchi strategici a guardare il pericolo in faccia un po' più calmamente. Un loro modo preferito è giocare un amichevole inganno al candidato.

Il signor Bixby mi servì in questo modo una volta, e per anni dopo arrossivo anche nel sonno quando ci pensavo. Ero diventato un buon timoniere; così buono, infatti, che avevo tutto il lavoro da fare durante il nostro turno, di notte e di giorno; il signor Bixby raramente mi dava suggerimenti; tutto ciò che faceva era prendere il timone nelle notti particolarmente brutte o negli incroci particolarmente brutti, far attraccare la barca quando doveva essere fatta attraccare, fare il gentiluomo di piacere per nove decimi del turno, e incassare il salario. Il fiume inferiore era quasi pieno fino all'argine, e se qualcuno avesse messo in dubbio la mia capacità di affrontare qualsiasi incrocio tra Cairo e New Orleans senza aiuto o istruzioni, mi sarei sentito irreparabilmente ferito. L'idea di avere paura di qualsiasi incrocio del gruppo, di giorno, era una cosa troppo assurda per essere contemplata. Beh, un impareggiabile giorno d'estate stavo scendendo lungo l'ansa sopra l'isola 66, traboccante di presunzione e tenendo il naso alto come quello di una giraffa, quando il signor Bixby disse:

"Vado di sotto per un po'. Immagino tu conosca il prossimo incrocio?"

Questo fu quasi un affronto. Era circa l'incrocio più semplice e chiaro dell'intero fiume. Non si poteva correre alcun pericolo, che lo si affrontasse bene o no; e quanto alla profondità, non c'era mai stato alcun fondo lì. Sapevo tutto questo, perfettamente bene.

"Sapere come affrontarlo? Perché, posso affrontarlo a occhi chiusi."

"Quanta acqua c'è dentro?"

"Beh, questa è una domanda strana. Non potrei toccare il fondo lì nemmeno con un campanile di chiesa."

"Lo pensi, vero?"

Il tono stesso della domanda scosse la mia fiducia. Era quello che il signor Bixby si aspettava. Se ne andò, senza dire altro. Iniziai a immaginare ogni sorta di cose. Il signor Bixby, a mia insaputa, ovviamente, mandò qualcuno a prua con delle istruzioni misteriose per gli addetti allo scandaglio, un altro messaggero fu mandato a sussurrare tra gli ufficiali, e poi il signor Bixby andò a nascondersi dietro un fumaiolo dove poteva osservare i risultati. Poco dopo il capitano uscì sul ponte superiore; poi apparve il primo ufficiale; poi un commesso. Ogni momento o due un ritardatario veniva aggiunto al mio pubblico; e prima di arrivare alla testa dell'isola avevo quindici o venti persone assemblate lì sotto il mio naso. Iniziai a chiedermi quale fosse il problema. Mentre iniziavo ad attraversare, il capitano diede un'occhiata verso di me in alto e disse, con una finta inquietudine nella voce:

"Dov'è il signor Bixby?"

"È andato di sotto, signore."

Ma quello fece il lavoro per me. La mia immaginazione iniziò a costruire pericoli dal nulla, e si moltiplicarono più velocemente di quanto potessi tenerne il conto. Tutt'a un tratto immaginai di vedere acqua bassa davanti a me! L'ondata di agonia codarda che mi attraversò allora quasi mi slogò ogni articolazione. Tutta la mia fiducia in quell'incrocio svanì. Afferrai la corda della campana; la lasciai cadere, vergognandomi; la afferrai di nuovo; la lasciai cadere ancora una volta; la afferrai tremando un'altra volta, e tirai così debolmente che riuscivo a malapena a sentire io stesso il colpo. Capitano e ufficiale gridarono all'istante, ed entrambi insieme:

"Scandaglio di dritta, là! e fate presto!"

Questo fu un altro shock. Iniziai ad arrampicarmi sul timone come uno scoiattolo; ma non riuscivo a malapena a far partire la barca verso babordo prima di vedere nuovi pericoli su quel lato, e via che giravo verso l'altro; solo per trovare pericoli che si accumulavano a dritta, ed essere pazzo di voler tornare a babordo. Poi arrivò il grido sepolcrale dell'addetto allo scandaglio:

"Profondo quattro!"

Profondo quattro in un incrocio senza fondo! Il terrore di esso mi tolse il fiato.

"Segno tre!... Segno tre... Un quarto meno tre!... Mezzo due!"

Questo era spaventoso! Afferrai le corde della campana e fermai i motori.

"Un quarto meno due! Un quarto meno due! Segno due!"

Ero impotente. Non sapevo proprio cosa fare. Stavo tremando dalla testa ai piedi, e avrei potuto appendere il mio cappello ai miei occhi, sporgevano così tanto.

"Un quarto meno due! Nove e mezzo!"

Pescavamo nove! Le mie mani erano in un tremolio senza nervi. Non potevo suonare una campana in modo intelligibile con esse. Volai al tubo di comunicazione e gridai all'ingegnere:

"Oh, Ben, se mi ami, fai marcia indietro! Presto, Ben! Oh, fai indietreggiare l'anima immortale fuori da lei!"

Sentii la porta chiudersi delicatamente. Mi guardai intorno, e lì c'era il signor Bixby, che sfoggiava un sorriso blando e dolce. Poi il pubblico sul ponte di coperta scoppiò in un fragoroso boato di umilianti risate. Vidi tutto, ora, e mi sentii più meschino del più meschino degli uomini nella storia dell'umanità. Misi a piombo, impostai la barca sui suoi riferimenti, diedi avanti con i motori e dissi:

"È stato un bel tiro mancino da fare a un orfano, non è vero? Immagino che non finirò mai di sentirmi rinfacciare quanto sono stato asino da gettare lo scandaglio alla testa della 66."

"Beh, no, forse non finirai. Anzi, spero proprio di no; perché voglio che tu impari qualcosa da questa esperienza. Non sapevi che non c'era fondo in quell'attraversamento?"

"Sì, signore, lo sapevo."

"Molto bene, allora. Non avresti dovuto permettere a me o a chiunque altro di scuotere la tua fiducia in quella conoscenza. Cerca di ricordarlo. E un'altra cosa: quando ti trovi in un posto pericoloso, non fare il codardo. Non aiuterà affatto le cose."

Era una lezione abbastanza buona, ma imparata piuttosto duramente. Eppure, la parte più difficile era che per mesi ho dovuto sentirmi dire così spesso una frase per la quale avevo concepito una particolare avversione. Era: "Oh, Ben, se mi ami, falla indietreggiare!"

CAPITOLO 14

Rango e dignità del pilotaggio

Nei miei capitoli precedenti ho cercato, entrando nei dettagli della scienza del pilotaggio, di condurre il lettore passo dopo passo alla comprensione di ciò in cui consiste tale scienza; e allo stesso tempo ho cercato di mostrargli che si tratta anche di una scienza molto curiosa e meravigliosa, e assai degna della sua attenzione. Se è sembrato che io amassi il mio argomento, non è una cosa sorprendente, poiché amavo la professione molto più di qualsiasi altra io abbia seguito in seguito, e ne traevo un orgoglio smisurato. La ragione è semplice: un pilota, a quei tempi, era l'unico essere umano senza vincoli e del tutto indipendente che vivesse sulla terra. I re non sono che i servitori ostacolati dal parlamento e dal popolo; i parlamenti siedono in catene forgiate dai loro elettori; l'editore di un giornale non può essere indipendente, ma deve lavorare con una mano legata dietro la schiena dal partito e dai protettori, e accontentarsi di esprimere solo la metà o i due terzi del suo pensiero; nessun ecclesiastico è un uomo libero e può dire tutta la verità, a prescindere dalle opinioni della sua parrocchia; gli scrittori di ogni tipo sono servi incatenati del pubblico. Scriviamo con franchezza e senza paura, ma poi "modifichiamo" prima di andare in stampa. In verità, ogni uomo, donna e bambino ha un padrone, e si tormenta e si rode nella servitù; ma nei giorni di cui scrivo, il pilota del Mississippi non ne aveva alcuno. Il capitano poteva stare sul ponte di coperta, nello sfarzo di un'autorità brevissima, e impartirgli cinque o sei ordini mentre la nave faceva manovra per tornare nel fiume, e poi il regno di quello skipper finiva lì.

Nel momento in cui la barca era in rotta sul fiume, essa era sotto il controllo esclusivo e incontestato del pilota. Poteva farne esattamente ciò che voleva, guidarla dove e quando preferiva, e legarla alla riva ogni volta che il suo giudizio riteneva che quella fosse la mossa migliore. I suoi movimenti erano del tutto liberi; non consultava nessuno, non riceveva ordini da nessuno, reagiva prontamente anche alle più lievi suggestioni. Anzi, la legge degli Stati Uniti gli proibiva di ascoltare comandi o suggerimenti, giustamente considerando che il pilota sapeva necessariamente meglio di chiunque altro come gestire la barca. Ecco dunque la novità di un re senza un guardiano, un monarca assoluto che lo era nella verità più sobria e non per finzione di parole. Ho visto un ragazzo di diciotto anni condurre serenamente un grande battello a vapore in quella che sembrava una distruzione quasi certa, e l'anziano capitano stare muto accanto, pieno di apprensione ma impotente a interferire. La sua interferenza, in quel caso particolare, avrebbe potuto essere un'ottima cosa, ma permetterla avrebbe significato stabilire un precedente assai pernicioso. Si indovinerà facilmente, considerando la sconfinata autorità del pilota, che egli fosse un gran personaggio ai tempi del vecchio navigare a vapore. Era trattato con marcata cortesia dal capitano e con marcata deferenza da tutti gli ufficiali e i servitori; e questo spirito deferente veniva rapidamente trasmesso anche ai passeggeri. Credo che i piloti siano stati quasi le uniche persone che io abbia mai conosciuto a non mostrare, in una certa misura, imbarazzo alla presenza di principi stranieri in viaggio. Ma d'altronde, le persone del proprio rango sociale di solito non sono oggetti imbarazzanti.

Per lunga abitudine, i piloti presero a formulare tutti i loro desideri sotto forma di comandi. Mi "gratta", ancora oggi, mettere la mia volontà nella debole forma di una richiesta, invece di lanciarla nel linguaggio nitido di un ordine. In quei vecchi tempi, caricare un battello a vapore a St. Louis, portarlo a New Orleans e ritorno, e scaricare il carico, richiedeva circa venticinque giorni, in media. Sette o otto di questi giorni la barca li trascorreva alle banchine di St. Louis e New Orleans, e ogni anima a bordo era al duro lavoro, eccetto i due piloti; essi non facevano altro che fare i gentiluomini in città, e ricevevano per questo lo stesso salario come se fossero stati in servizio. Nel momento in cui la barca toccava la banchina in una delle due città, erano a terra; ed era improbabile che si facessero rivedere fino a quando non suonava l'ultima campana e tutto era pronto per un altro viaggio.

Quando un capitano riusciva a ottenere un pilota di particolare alta reputazione, si preoccupava di tenerselo stretto. Quando i salari erano di quattrocento dollari al mese sull'Alto Mississippi, ho conosciuto un capitano che teneva un simile pilota nell'ozio, a paga intera, per tre mesi di fila, mentre il fiume era gelato. E bisogna ricordare che in quei tempi a buon mercato quattrocento dollari erano uno stipendio di uno splendore quasi inconcepibile. Pochi uomini a terra ottenevano un tale salario, e quando accadeva erano guardati con grande rispetto. Quando i piloti che venivano da entrambe le estremità del fiume vagavano nel nostro piccolo villaggio del Missouri, erano ricercati dai migliori e dai più belli, e trattati con esaltato rispetto. Stare in porto percependo lo stipendio era una cosa che molti piloti godevano e apprezzavano molto; specialmente se appartenevano al fiume Missouri nel periodo d'oro di quel commercio (i tempi del Kansas), e ottenevano novecento dollari a viaggio, il che equivaleva a circa milleottocento dollari al mese. Ecco una conversazione di quei giorni. Un tizio proveniente dal fiume Illinois, con un piccolo rimorchiatore a ruota di poppa, accosta un paio di ornati e dorati piloti del Missouri...

"Signori, ho un bel viaggio per l'entroterra e avrò bisogno di voi per circa un mese. Quanto sarà?"

"Milleottocento dollari a testa."

"Cielo e terra! Prendete la mia barca, lasciatemi il vostro salario, e divideremo!"

Farò notare, di sfuggita, che i battellieri del Mississippi erano importanti agli occhi dei terrestri (e in una certa misura anche ai propri) secondo la dignità della barca su cui si trovavano. Ad esempio, era un vanto far parte dell'equipaggio di imbarcazioni maestose come l'"Aleck Scott" o il "Grand Turk". I fuochisti negri, i marinai di coperta e i barbieri appartenenti a quelle barche erano personaggi illustri nel loro rango sociale, ed erano ben consapevoli di quel fatto. Un nerboruto uomo di colore una volta diede scandalo a un ballo di negri a New Orleans dandosi un sacco di arie. Alla fine uno degli organizzatori si avvicinò frettolosamente a lui e disse:

"Chi sei, comunque? Chi sei? Questo è quello che voglio sapere!"

Il trasgressore non fu minimamente sconcertato, ma si gonfiò e diede alla sua voce un tono che mostrava che sapeva di non darsi tutte quelle arie con un capitale limitato.

"Chi sono? Chi sono? Ti faccio sapere molto presto chi sono! Voglio che voi negri capiate che io alimento la porta centrale sul “Aleck Scott”!"

Tanto bastava.

Il barbiere del "Grand Turk" era un giovane negro elegante, che sfoggiava la sua importanza con soave compiacenza, ed era molto corteggiato dalla cerchia in cui si muoveva. La giovane popolazione di colore di New Orleans era molto dedita a flirtare, al crepuscolo, sulle panchine delle strade secondarie. Qualcuno vide e sentì qualcosa di simile a quanto segue, una sera, in una di quelle località. Una donna negra di mezza età sporse la testa da un vetro rotto e gridò (molto desiderosa che i vicini potessero sentire e invidiare): "Tu Mary Ann, vieni in casa in questo istante! A startene lì fuori a fare la sciocca con quella gentaglia da poco, e qui c'è il barbiere del 'Gran Turk' che vuole conversare con te!"

Il mio riferimento, poco fa, al fatto che la peculiare posizione ufficiale di un pilota lo ponesse fuori dalla portata delle critiche o dei comandi, mi porta naturalmente alla mente Stephen W----. Era un pilota dotato, un buon compagno, un parlatore instancabile, e possedeva sia spirito che umorismo. Aveva anche un'indipendenza estremamente irriverente, ed era deliziosamente alla mano e a suo agio in presenza dell'età, della dignità ufficiale e persino della ricchezza più augusta. Aveva sempre lavoro, non risparmiava mai un centesimo, era un mutuatario molto persuasivo, era in debito con ogni pilota del fiume e con la maggior parte dei capitani. Sapeva infondere una sorta di splendore attorno a un pilotaggio spericolato e menefreghista, che lo rendeva quasi affascinante, ma non per tutti. Fece un viaggio con il buon vecchio capitano Y---- una volta, e fu "esonerato" dal servizio quando la barca arrivò a New Orleans. Qualcuno espresse sorpresa per il licenziamento. Il capitano Y---- rabbrividì al solo menzionare Stephen. Poi la sua povera, sottile voce vecchia squittì qualcosa del genere:

"Oh, Dio mi aiuti! Non vorrei una creatura così selvaggia sulla mia barca per nulla al mondo, non per tutto l'oro del mondo! Impreca, canta, fischietta, urla... non ho mai visto un indiano urlare così. A tutte le ore della notte, per lui non faceva alcuna differenza. Urlava semplicemente così, non per qualcosa in particolare, ma solo per una sorta di diabolico conforto che ne ricavava. Non riuscivo mai ad addormentarmi profondamente che lui mi faceva saltar giù dal letto, tutto in un sudore freddo, con uno di quei terribili grida di guerra. Un essere strano, un essere molto strano; nessun rispetto per nulla e nessuno. A volte mi chiamava 'Johnny'. E teneva un violino, e un gatto. Suonava in modo esecrabile. Questo sembrava angosciare il gatto, e così il gatto ululava. Nessuno poteva dormire dove si trovava quell'uomo, e la sua famiglia. E spericolato. Non c'è mai stato nulla di simile. Ora potete crederci o no, ma sicuro come sono seduto qui, ha portato la mia barca a inclinarsi attraverso quei terribili ostacoli a Chicot sotto una sferragliante testa di vapore, e con il vento che soffiava come la nazione stessa, per giunta! I miei ufficiali ve lo diranno. Lo hanno visto. E, signore, mentre si faceva strada tra quegli ostacoli, e io tremavo nelle mie scarpe e pregavo, vorrei non parlare mai più se non si fosse arricciato le labbra per mettersi a fischiare! Sì, signore; fischiare 'Buffalo gals, can't you come out to-night, can't you come out to-night, can't you come out to-night'; e facendolo con la stessa calma come se stessimo partecipando a un funerale e non fossimo parenti del cadavere. E quando gli ho fatto notare la cosa, mi ha sorriso dall'alto come se fossi suo figlio, e mi ha detto di correre in casa e cercare di fare il bravo, e di non immischiarmi con i miei superiori!"

Una volta un capitano piuttosto meschino colse Stephen a New Orleans senza lavoro e come al solito senza soldi. Pose un assedio costante a Stephen, che si trovava in una situazione molto "stretta", e alla fine lo convinse a farsi assumere per centoventicinque dollari al mese, esattamente metà salario, con il capitano che accettava di non divulgare il segreto e attirare così il disprezzo di tutta la corporazione sul poveretto. Ma la barca non era lontana da New Orleans da più di un giorno che Stephen scoprì che il capitano si vantava della sua impresa, e che tutti gli ufficiali ne erano stati messi al corrente. Stephen si contrasse, ma non disse nulla. Verso metà pomeriggio il capitano uscì sul ponte di coperta, lanciò uno sguardo in giro e sembrò piuttosto sorpreso. Guardò in alto con aria interrogativa verso Stephen, ma Stephen stava fischiettando placidamente, badando al lavoro. Il capitano rimase in giro per un po' in evidente disagio, e una o due volte sembrò sul punto di fare un suggerimento; ma l'etichetta del fiume gli insegnava a evitare quel tipo di imprudenza, e così riuscì a tacere. Si tormentò e rimase perplesso per qualche altro minuto, poi si ritirò nei suoi appartamenti. Ma presto fu di nuovo fuori, e apparentemente più perplesso che mai. A un certo punto si azzardò a far notare, con deferenza:

"Buon livello del fiume ora, non è vero, signore?"

"Beh, direi di sì! Livello di piena è un livello piuttosto generoso."

"Sembra esserci una gran corrente qui."

"Gran corrente non rende l'idea! È peggio di una gora di mulino."

"Non è più facile verso riva che qui in mezzo?"

"Sì, immagino di sì; ma non si può mai essere troppo cauti con un battello a vapore. È abbastanza sicuro qui fuori; non si può colpire alcun fondo qui, su questo puoi contare."

Il capitano se ne andò, con un aspetto abbastanza afflitto. Di questo passo, sarebbe probabilmente morto di vecchiaia prima che la sua barca arrivasse a St. Louis. Il giorno dopo apparve sul ponte e trovò di nuovo Stephen fedelmente a risalire il centro del fiume, combattendo contro tutta la vasta forza del Mississippi, e fischiettando la stessa placida melodia. La cosa stava diventando seria. Vicino alla riva c'era una barca più lenta che avanzava nell'acqua facile e guadagnava costantemente terreno; iniziò a dirigersi verso un passaggio dell'isola; Stephen rimase nel mezzo del fiume. La parola fu strappata al capitano. Disse:

"Signor W----, quel passaggio non accorcia un bel po' la distanza?"

"Credo di sì, ma non lo so."

"Non lo sa! Beh, non c'è abbastanza acqua dentro ora per passare?"

"Immagino di sì, ma non ne sono certo."

"Per la mia parola, questo è strano! Perché, quei piloti su quella barca laggiù stanno per provarci. Vuole dirmi che non sa tanto quanto loro?"

"Loro! Ma quelli sono piloti da duecentocinquanta dollari! Ma non si preoccupi; so quanto ogni uomo può permettersi di sapere per centoventicinque!"

Il capitano si arrese.

Cinque minuti dopo Stephen sfrecciava attraverso il passaggio e mostrava alla barca rivale un paio di tacchi da duecentocinquanta dollari.

CAPITOLO 15

Il monopolio dei piloti

Un giorno, a bordo dell'"Aleck Scott", il mio capo, il signor Bixby, strisciava con cautela attraverso un passaggio stretto a Cat Island, con entrambi gli scandagli in funzione, e tutti che trattenevano il respiro. Il capitano, un uomo nervoso e apprensivo, rimase in silenzio finché poté, ma alla fine crollò e gridò dal ponte di coperta:

"Per l'amor del cielo, dia vapore, signor Bixby! dia vapore! Non supererà mai la scogliera con questa velocità!"

Per tutto l'effetto che fu prodotto sul signor Bixby, si sarebbe supposto che non fosse stata fatta alcuna osservazione. Ma cinque minuti dopo, quando il pericolo fu passato e gli scandagli ritirati, scoppiò istantaneamente in una furia consumante, e riservò al capitano la più ammirevole maledizione che io abbia mai ascoltato. Non ne seguì alcuno spargimento di sangue; ma questo perché la causa del capitano era debole; poiché normalmente non era un uomo da accettare le correzioni in silenzio.

Avendo ora esposto in dettaglio la natura della scienza del pilotaggio, e descritto altresì il rango che il pilota occupava tra la confraternita dei battellieri, questo sembra il posto adatto per dire due parole su un'organizzazione che i piloti formarono una volta per la protezione della loro corporazione. Era curiosa e degna di nota in questo, che era forse l'organizzazione commerciale più compatta, più completa e più forte mai formata tra gli uomini.

Per lungo tempo i salari erano stati di duecentocinquanta dollari al mese; ma curiosamente, mentre i battelli a vapore si moltiplicavano e gli affari aumentavano, i salari iniziarono a calare a poco a poco. Era facile scoprire il motivo. Troppi piloti venivano "creati". Era bello avere un "cucciolo", un timoniere, che facesse tutto il lavoro sporco per un paio d'anni, gratis, mentre il suo padrone sedeva su un alto scranno e fumava; tutti i piloti e i capitani avevano figli o nipoti che volevano diventare piloti. A poco a poco accadde che quasi ogni pilota sul fiume avesse un timoniere. Quando un timoniere aveva fatto progressi che soddisfacevano due piloti qualsiasi nel commercio, potevano ottenere una licenza di pilota per lui firmando una domanda diretta all'ispettore degli Stati Uniti. Non c'era bisogno di altro; di solito non venivano fatte domande, non erano richieste prove di capacità.

Ebbene, questo sciame crescente di nuovi piloti iniziò presto a minare i salari, pur di ottenere un posto. Troppo tardi, apparentemente, i cavalieri del timone si accorsero del loro errore. Chiaramente, bisognava fare qualcosa, e in fretta; ma cosa doveva essere? Un'organizzazione chiusa. Nient'altro avrebbe funzionato. Realizzarla sembrava un'impossibilità; così se ne parlò, e se ne parlò, e poi la cosa fu lasciata cadere. Era troppo probabile che rovinasse chiunque si fosse avventurato in materia. Ma alla fine una dozzina dei più audaci, e alcuni tra i migliori piloti del fiume, si lanciarono nell'impresa e si presero tutti i rischi. Ottennero una carta speciale dalla legislatura, con ampi poteri, sotto il nome di Pilots' Benevolent Association; elessero i loro funzionari, completarono la loro organizzazione, contribuirono con il capitale, portarono i salari dell'"associazione" a duecentocinquanta dollari immediatamente, e poi si ritirarono nelle loro case, poiché furono prontamente licenziati. Ma c'erano due o tre inezie inosservate nei loro statuti che avevano in sé i semi della propagazione. Ad esempio, tutti i membri inattivi dell'associazione, in regola, avevano diritto a una pensione di venticinque dollari al mese. Questo iniziò a far affluire un ritardatario dopo l'altro dai ranghi dei piloti novelli, nella stagione morta (estiva). Meglio avere venticinque dollari che morire di fame; la quota di iscrizione era di soli dodici dollari, e nessuna quota richiesta ai disoccupati.

Inoltre, le vedove dei membri defunti in regola potevano percepire venticinque dollari al mese, e una certa somma per ciascuno dei loro figli. Inoltre, i suddetti defunti sarebbero stati sepolti a spese dell'associazione. Queste cose resuscitarono tutti i piloti in pensione e dimenticati nella valle del Mississippi. Venivano dalle fattorie, venivano dai villaggi dell'interno, venivano da ogni dove. Venivano con le stampelle, sui carri, in ambulanza, in qualsiasi modo, pur di arrivare. Pagavano i loro dodici dollari, e subito iniziavano a incassare venticinque dollari al mese, e a calcolare le loro spese di sepoltura.

A poco a poco, tutti i piloti inutili e incapaci, insieme a una dozzina di prim'ordine, entrarono nell'associazione, mentre nove decimi dei migliori piloti ne restarono fuori, deridendola. Era lo zimbello dell'intero fiume. Tutti scherzavano sullo statuto che imponeva ai membri di versare ogni mese il dieci per cento del proprio salario nella cassa per il sostegno dell'associazione, nonostante tutti i membri fossero dei reietti e degli emarginati che nessuno voleva assumere. Tutti erano derisoriamente grati all'associazione per essersi tolta di mezzo tutti i piloti senza valore, lasciando l'intero campo ai piloti eccellenti e meritevoli; e non erano grati solo scherzosamente per questo, ma anche per un risultato che ne era naturalmente seguito, vale a dire il graduale aumento dei salari con l'avvicinarsi della stagione di maggior lavoro. I salari erano saliti dalla cifra modesta di cento dollari al mese a centoventicinque, e in alcuni casi a centocinquanta; ed era un gran divertimento dilungarsi sul fatto che questa cosa incantevole fosse stata realizzata da un gruppo di uomini, nessuno dei quali ne riceveva il minimo beneficio. Alcuni dei burloni usavano fare visita ai locali dell'associazione per divertirsi a prendere in giro i membri e offrire loro la carità di prenderli come timonieri per un viaggio, così che potessero vedere che aspetto avesse il fiume dimenticato. Tuttavia, l'associazione era soddisfatta; o almeno, non dava segni del contrario. Di tanto in tanto catturava un pilota che era "sfortunato" e lo aggiungeva alla sua lista; e queste aggiunte tardive erano molto preziose, perché si trattava di buoni piloti; quelli incompetenti erano già stati assorbiti tutti in precedenza. Con la ripresa degli affari, i salari salirono gradualmente fino a duecentocinquanta dollari – la cifra dell'associazione – e vi si fissarono saldamente; e tutto ciò ancora senza avvantaggiare un membro di quell'ente, poiché nessun membro veniva assunto. L'ilarità a spese dell'associazione superò ora ogni limite. Non c'era fine al divertimento che quel povero martire doveva sopportare.

Tuttavia, non c'è strada così lunga che non abbia una svolta. L'inverno si avvicinava, gli affari raddoppiarono e triplicarono, e una valanga di battelli del Missouri, dell'Illinois e dell'Alto Mississippi si riversò giù per tentare la fortuna nel commercio di New Orleans. All'improvviso i piloti furono molto richiesti e, di conseguenza, scarseggiavano. Era giunto il momento della vendetta. Fu una pillola amara dover accettare infine i piloti dell'associazione, eppure capitani e armatori convennero che non c'era altro modo. Ma nessuno di quegli emarginati si offriva! Così ci fu una pillola ancora più amara da ingoiare: dovevano essere cercati e supplicati per i loro servizi. Il capitano ---- fu il primo uomo che trovò necessario prendere la medicina, ed era stato il più accanito derisore dell'organizzazione. Scovò uno dei migliori piloti dell'associazione e disse--

"Beh, voi ragazzi avete avuto la meglio su di noi per un po', quindi mi arrenderò con quanta più grazia possibile. Sono venuto per assumerti; porta il tuo baule a bordo subito. Voglio partire alle dodici."

"Non so che dire. Chi è l'altro suo pilota?"

"Ho I. S----. Perché?"

"Non posso andare con lui. Non appartiene all'associazione."

"Cosa!"

"È così."

"Vuoi dirmi che non farai girare una ruota con uno dei migliori e più anziani piloti del fiume perché non appartiene alla vostra associazione?"

"Sì, proprio così."

"Beh, se questa non è superbia! Pensavo di farti un favore; ma comincio a pensare di essere io la parte che ha bisogno di un favore. Agisci in base a una legge del consorzio?"

"Sì."

"Mostramela."

Così entrarono nei locali dell'associazione e il segretario soddisfò presto il capitano, il quale disse--

"Beh, cosa devo fare? Ho assunto il signor S---- per l'intera stagione."

"Provvederò io per lei," disse il segretario. "Assegnerò un pilota che andrà con lei e sarà a bordo alle dodici."

"Ma se licenzio S----, lui mi chiederà il salario dell'intera stagione."

"Naturalmente quella è una questione tra lei e il signor S----, capitano. Non possiamo immischiarci nei suoi affari privati."

Il capitano imprecò, ma inutilmente. Alla fine dovette licenziare S----, pagargli circa mille dollari e prendere al suo posto un pilota dell'associazione. La risata cominciava a cambiare versante. Ogni giorno, da allora in poi, cadeva una nuova vittima; ogni giorno qualche capitano oltraggiato licenziava, tra lacrime e imprecazioni, un beniamino estraneo all'associazione e installava al suo posto un odiato membro dell'associazione. In brevissimo tempo, i non associati inattivi iniziarono a essere piuttosto numerosi, per quanto gli affari fossero fiorenti e i loro servizi desiderati. La risata si stava spostando in modo assai palpabile dall'altra parte. Queste vittime, insieme ai capitani e agli armatori, smisero presto di ridere del tutto e iniziarono a infuriare per la vendetta che avrebbero esercitato quando lo "spunto" di lavoro passeggero fosse finito.

Presto tutti quelli che ridevano erano rimasti solo gli armatori e gli equipaggi dei battelli che avevano due piloti non associati. Ma il loro trionfo non fu di lunga durata. Per questo motivo: era una regola ferrea dell'associazione che i suoi membri non dovessero mai, in nessuna circostanza, fornire informazioni sul canale a nessun "estraneo". A quel punto circa metà dei battelli aveva solo piloti dell'associazione, e l'altra metà solo estranei. A prima vista si potrebbe supporre che, quando si trattava di vietare informazioni sul fiume, le due parti potessero giocare allo stesso gioco; ma non era così. In ogni città di buone dimensioni da un capo all'altro del fiume, c'era una "imbarcazione-molo" a cui attraccare, invece di un molo o di un pontile. Il carico vi veniva stoccato per il trasporto; i passeggeri in attesa dormivano nelle sue cabine. Su ognuna di queste imbarcazioni-molo, i funzionari dell'associazione piazzarono una cassetta robusta chiusa con una serratura particolare, usata in nessun altro servizio se non uno: il servizio postale degli Stati Uniti. Era la serratura della borsa delle lettere, una cosa sacra governativa. A forza di insistenze, il governo era stato persuaso a consentire all'associazione l'uso di tale serratura. Ogni uomo dell'associazione portava una chiave che apriva quelle cassette. Quella chiave, o meglio un modo peculiare di tenerla in mano quando il suo proprietario veniva interrogato sul fiume da uno sconosciuto – poiché il successo dell'associazione di St. Louis e New Orleans aveva ormai generato filiali abbastanza fiorenti in una dozzina di commerci fluviali vicini – era il segno e il diploma di appartenenza dell'uomo dell'associazione; e se lo sconosciuto non rispondeva producendo una chiave simile e tenendola in un certo modo debitamente prescritto, la sua domanda veniva cortesemente ignorata.

Dal segretario dell'associazione ogni membro riceveva un pacchetto di moduli più o meno sfarzosi, stampati come una fattura, su carta pregiata, opportunamente rigata in colonne; una fattura formulata più o meno così--

Questi moduli venivano riempiti, giorno dopo giorno, man mano che il viaggio procedeva, e depositati nelle varie cassette delle imbarcazioni-molo. Per esempio, non appena il primo incrocio da St. Louis era completato, gli elementi venivano inseriti nel modulo, sotto le intestazioni appropriate, così--

"St. Louis. Nove piedi e mezzo. Poppa sul tribunale, prua sul pioppo morto sopra il deposito di legna, finché non si solleva il primo banco di sabbia, poi tirare dritto." Poi sotto la voce Note: "Passare appena fuori dai relitti; questo è importante. Nuovo tronco sommerso proprio dove ci si raddrizza; passare sopra di esso."

Il pilota che depositava quel modulo nella cassetta di Cairo (dopo avervi aggiunto i dettagli di ogni incrocio lungo tutto il percorso da St. Louis) prendeva e leggeva una mezza dozzina di rapporti freschi (dai piroscafi in risalita) riguardanti il fiume tra Cairo e Memphis, si aggiornava a fondo, li rimetteva nella cassetta e tornava a bordo del suo battello armato contro ogni incidente, in modo tale che non avrebbe mai potuto mettere il suo battello nei guai senza ricorrere alla più ingegnosa negligenza.

Immaginate i vantaggi di un sistema così ammirevole in un tratto di fiume lungo dodici o tredicimila miglia, il cui canale cambiava ogni giorno! Il pilota che in precedenza era stato costretto ad accontentarsi di vedere un punto basso una o forse due volte al mese, ora aveva cento occhi acuti a sorvegliarlo, e mucchi di cervelli intelligenti a dirgli come percorrerlo. Le sue informazioni al riguardo avevano raramente più di ventiquattr'ore. Se i rapporti nell'ultima cassetta lasciavano qualche dubbio nella sua mente riguardo a un incrocio insidioso, aveva il suo rimedio; soffiava il fischietto a vapore in un modo particolare non appena vedeva un battello avvicinarsi; al segnale veniva risposto in modo particolare se i piloti di quel battello erano uomini dell'associazione; e allora i due piroscafi si affiancavano e ogni incertezza veniva spazzata via da informazioni fresche fornite all'interessato a voce e in dettagli minuziosi.

La prima cosa che un pilota faceva quando raggiungeva New Orleans o St. Louis era portare il suo rapporto finale ed elaborato nei saloni dell'associazione e appenderlo lì, dopodiché era libero di visitare la sua famiglia. In questi saloni una folla era sempre riunita a discutere i cambiamenti nel canale, e nel momento in cui c'era un nuovo arrivo, tutti smettevano di parlare finché questo testimone non avesse raccontato le ultime novità e risolto l'ultima incertezza. Altri artigiani possono a volte "chiudere bottega" e interessarsi ad altre questioni. Non così per un pilota; deve dedicarsi interamente alla sua professione e non parlare d'altro; perché sarebbe un magro guadagno essere perfetti un giorno e imperfetti quello dopo. Non ha tempo o parole da sprecare se vuole restare "aggiornato".

Ma gli estranei se la passavano male. Nessun luogo particolare dove incontrarsi e scambiarsi informazioni, nessun rapporto delle imbarcazioni-molo, nient'altro che modi casuali e insoddisfacenti per ottenere notizie. La conseguenza era che un uomo a volte doveva percorrere cinquecento miglia di fiume con informazioni vecchie di una settimana o dieci giorni. A un livello equo del fiume poteva bastare; ma quando arrivava l'acqua di secca mortale, era distruttivo.

Ora arrivò un altro risultato perfettamente logico. Gli estranei iniziarono a incagliare i piroscafi, ad affondarli e a finire in ogni sorta di guai, mentre gli incidenti sembravano tenersi del tutto lontani dagli uomini dell'associazione. Per questo motivo, anche gli armatori e i capitani dei battelli forniti esclusivamente di estranei, e precedentemente considerati del tutto indipendenti dall'associazione e liberi di consolarsi con vanti e risate, iniziarono a sentirsi piuttosto a disagio. Tuttavia, facevano mostra di continuare con i vanti, finché non arrivò un giorno nero in cui ogni capitano del gruppo fu formalmente ordinato di licenziare immediatamente i suoi estranei e prendere al loro posto piloti dell'associazione. E chi ebbe la sfacciata presunzione di farlo? Ahimè, proveniva da un potere dietro il trono che era più grande del trono stesso. Erano gli assicuratori!

Non era il momento di "scambiarsi i coltelli". Ogni estraneo dovette portare il suo baule a terra immediatamente. Ovviamente si supponeva che ci fosse collusione tra l'associazione e gli assicuratori, ma non era così. Questi ultimi erano arrivati a comprendere l'eccellenza del sistema di "rapporti" dell'associazione e la sicurezza che garantiva, e così avevano preso la loro decisione tra loro e secondo chiari principi commerciali.

C'era pianto, stridore di denti nell'accampamento degli estranei ora. Ma non importava, c'era solo una strada da percorrere per loro, e la percorsero. Si fecero avanti a coppie e in gruppi, offrirono i loro dodici dollari e chiesero l'adesione. Rimasero sorpresi nell'apprendere che da tempo erano stati aggiunti diversi nuovi statuti. Per esempio, la tassa di ammissione era stata alzata a cinquanta dollari; quella somma doveva essere versata, e anche il dieci per cento dei salari che il candidato aveva ricevuto ogni singolo mese sin dalla fondazione dell'associazione. In molti casi ciò ammontava a tre o quattrocento dollari. Eppure, l'associazione non prendeva in considerazione la domanda finché il denaro non era presente. Anche allora, un singolo voto contrario bocciava la candidatura. Ogni membro doveva votare "Sì" o "No" di persona e davanti a testimoni; così ci volevano settimane per decidere una candidatura, perché molti piloti erano assenti per lunghi periodi in viaggio. Tuttavia, i peccatori pentiti racimolarono i loro risparmi e, uno a uno, attraverso il nostro tedioso processo di votazione, furono aggiunti al gregge. Venne infine un tempo in cui solo una decina rimasero fuori. Dicevano che sarebbero morti di fame piuttosto che fare domanda. Rimasero inattivi a lungo, perché naturalmente nessuno osava assumerli.

A poco a poco l'associazione pubblicò il fatto che a una certa data i salari sarebbero stati alzati a cinquecento dollari al mese. Tutte le associazioni filiali erano cresciute, ora, e quella del Red River aveva portato i salari a settecento dollari al mese. Riluttanti, i dieci estranei cedettero, in vista di queste cose, e fecero domanda. C'era un altro nuovo statuto, a quel punto, che richiedeva loro di pagare le quote non solo su tutti i salari ricevuti sin dalla nascita dell'associazione, ma anche su quanto avrebbero ricevuto se avessero continuato a lavorare fino al momento della loro domanda, invece di andare a mettere il broncio nell'ozio. Si rivelò una faccenda difficile eleggerli, ma alla fine fu compiuta. Il peccatore più virulento di questo gruppo era rimasto fuori e aveva permesso che le "quote" si accumulassero contro di lui così a lungo che dovette inviare seicentoventicinque dollari con la sua domanda.

L'associazione aveva un buon conto bancario ora, ed era molto forte. Non c'era più un estraneo. Fu aggiunto uno statuto che vietava l'accettazione di altri apprendisti per cinque anni; dopo quel tempo un numero limitato sarebbe stato preso, non da individui, ma dall'associazione, a queste condizioni: il richiedente non doveva avere meno di diciott'anni, ed essere di famiglia rispettabile e buona condotta; doveva superare un esame di istruzione, pagare mille dollari in anticipo per il privilegio di diventare apprendista, e doveva rimanere sotto gli ordini dell'associazione finché una gran parte dei membri (più della metà, credo) non fosse disposta a firmare la sua domanda per la licenza di pilota.

Tutti gli apprendisti precedentemente contrattualizzati furono ora tolti ai loro maestri e adottati dall'associazione. Il presidente e il segretario li assegnavano al servizio su un battello o un altro, a loro scelta, e li spostavano da un battello all'altro secondo certe regole. Se un pilota poteva dimostrare di essere in precarie condizioni di salute e di aver bisogno di assistenza, uno dei ragazzi avrebbe ricevuto l'ordine di accompagnarlo.

La lista delle vedove e degli orfani crebbe, ma così fecero anche le risorse finanziarie dell'associazione. L'associazione partecipava ai propri funerali con solennità, e li pagava. Quando l'occasione lo richiedeva, inviava membri giù per il fiume in cerca dei corpi dei fratelli perduti in incidenti di piroscafo; una ricerca di questo tipo costava a volte mille dollari.

L'associazione si procurò uno statuto e si lanciò anche nel settore assicurativo. Non solo assicurava la vita dei suoi membri, ma si assumeva rischi sui piroscafi.

L'organizzazione sembrava indistruttibile. Era il monopolio più serrato al mondo. Per legge degli Stati Uniti, nessun uomo poteva diventare pilota a meno che due piloti regolarmente autorizzati non firmassero la sua domanda; e ora non c'era nessuno fuori dall'associazione competente a firmare. Di conseguenza, la creazione di piloti era giunta al termine. Ogni anno qualcuno moriva e altri diventavano inabili per età o infermità; non ce ne sarebbero stati di nuovi a prendere il loro posto. Col tempo, l'associazione avrebbe potuto alzare i salari a qualsiasi cifra avesse scelto; e fintanto che fosse stata abbastanza saggia da non spingersi troppo oltre e provocare il governo nazionale a modificare il sistema di licenze, gli armatori dei piroscafi avrebbero dovuto sottostare, poiché non ci sarebbe stata alternativa.

Gli armatori e i capitani erano l'unico ostacolo tra l'associazione e il potere assoluto; e alla fine anche questo fu rimosso. Per quanto possa sembrare incredibile, gli armatori e i capitani lo fecero deliberatamente da soli. Quando l'associazione dei piloti annunciò, mesi prima, che il primo giorno di settembre del 1861 i salari sarebbero stati alzati a cinquecento dollari al mese, gli armatori e i capitani alzarono istantaneamente i noli di pochi centesimi e spiegarono agli agricoltori lungo il fiume la necessità di ciò, attirando la loro attenzione sul gravoso tasso salariale che stava per essere stabilito. Era un argomento piuttosto debole, ma gli agricoltori non sembrarono accorgersene. Sembrava loro ragionevole che aggiungere cinque centesimi di nolo su un moggio di mais fosse giustificabile date le circostanze, trascurando il fatto che questo aumento su un carico di quarantamila sacchi fosse molto più di quanto necessario per coprire i nuovi salari.

Così, immediatamente i capitani e gli armatori crearono un'associazione tutta loro, e proposero di alzare anche i salari dei capitani a cinquecento dollari, e di spingere per un altro aumento dei noli. Era un'idea nuova, ma naturalmente un effetto che era stato prodotto una volta poteva essere prodotto ancora. La nuova associazione decretò (poiché questo avveniva prima che tutti gli estranei fossero stati presi nell'associazione dei piloti) che se un capitano avesse assunto un pilota non associato, sarebbe stato costretto a licenziarlo e a pagare anche una multa di cinquecento dollari. Parecchie di queste pesanti multe furono pagate prima che l'organizzazione dei capitani diventasse abbastanza forte da esercitare piena autorità sui suoi membri; ma tutto ciò cessò, ben presto. I capitani cercarono di far decretare ai piloti che nessun membro della loro corporazione servisse sotto un capitano non associato; ma questa proposta fu respinta. I piloti videro che sarebbero stati comunque sostenuti dai capitani e dagli assicuratori, e così si astennero saggiamente dall'entrare in alleanze pericolose.

Come ho osservato, l'associazione dei piloti era ora il monopolio più compatto del mondo, forse, e sembrava semplicemente indistruttibile. Eppure i giorni della sua gloria erano contati. Primo, la nuova ferrovia che si estendeva attraverso il Mississippi, il Tennessee e il Kentucky verso i centri ferroviari del Nord, iniziò a deviare il traffico passeggeri dai piroscafi; poi venne la guerra e annientò quasi completamente l'industria dei piroscafi per diversi anni, lasciando la maggior parte dei piloti inattivi e il costo della vita in costante aumento; poi il tesoriere dell'associazione di St. Louis mise la mano nella cassa e se ne andò con ogni dollaro del ricco fondo; e infine, con le ferrovie che invadevano ovunque, non restava molto da fare per i piroscafi, quando la guerra finì, se non trasportare merci; così, immediatamente, qualche genio della costa atlantica introdusse il piano di rimorchiare una dozzina di carichi di piroscafi giù verso New Orleans alla coda di un volgare rimorchiatore; ed ecco, in un batter d'occhio, per così dire, l'associazione e la nobile scienza del pilotaggio divennero cose di un passato morto e patetico!

Era sempre usanza che i battelli lasciassero New Orleans tra le quattro e le cinque del pomeriggio. Dalle tre in poi bruciavano colofonia e pino pece (il segnale dei preparativi), e così si aveva lo spettacolo pittoresco di una fila, lunga due o tre miglia, di alte colonne di fumo nero come il carbone che si levavano verso l'alto; un colonnato che sorreggeva un tetto color ebano dello stesso fumo, mescolatosi e diffusosi sopra la città. Ogni battello in partenza aveva la sua bandiera issata sull'asta di prua, e talvolta un duplicato su quella di poppa. Due o tre miglia di nostromi comandavano e imprecavano con enfasi superiore al solito; innumerevoli processioni di barili e casse di merci sfrecciavano attraverso l'argine e volavano a bordo sulle passerelle, passeggeri ritardatari schivavano e saltellavano in mezzo a queste cose frenetiche, sperando di raggiungere vivo l'ingresso della prua, pur nutrendo dubbi al riguardo; donne con reticoli e cappelliere cercavano di stare al passo con i mariti carichi di borse da viaggio e bambini piagnucolanti, fallendo nell'impresa perché perdevano la testa nel vortice, nel frastuono e nella distrazione generale; carri e furgoni per i bagagli sferragliavano di qua e di là in una fretta indiavolata, bloccandosi e incastrandosi ogni tanto, e allora per dieci secondi non li si poteva vedere a causa delle imprecazioni, se non in modo vago e indistinto; ogni argano collegato a ogni boccaporto di prua, da un'estremità all'altra di quella lunga schiera di battelli, manteneva un fischio e un ronzio assordanti, calando le merci nella stiva, e le ciurme di negri sudati e seminudi che li azionavano ruggivano canzoni come "De Las' Sack! De Las' Sack!"—ispirati a un'esaltazione inimmaginabile dal caos di agitazione e chiasso che stava facendo impazzire tutti gli altri.

A quest'ora i ponti superiori e quelli delle caldaie dei piroscafi erano gremiti e neri di passeggeri. Le "ultime campane" cominciavano a suonare lungo tutta la linea, e allora il baccano sembrava raddoppiare; dopo un istante o due giungeva l'ultimo avvertimento, un frastuono simultaneo di gong cinesi, con il grido: "Chi non parte, per favore scenda a terra!", e, ecco, il baccano quadruplicava! La gente sciamava a terra, travolgendo i ritardatari eccitati che cercavano di sciamare a bordo. Un momento dopo, una lunga fila di passerelle veniva ritirata, ciascuna con il solito passeggero dell'ultimo minuto aggrappato all'estremità con denti, unghie e quant'altro, e il solito ritardatario dell'ultimo istante che faceva un balzo selvaggio verso riva sopra la sua testa.

Ora un certo numero di battelli scivola all'indietro nella corrente, lasciando ampi varchi nella schiera serrata di piroscafi. I cittadini affollano i ponti delle imbarcazioni che non devono partire, per assistere allo spettacolo. Un piroscafo dopo l'altro si raddrizza, raccoglie tutta la sua forza, e poco dopo passa oscillando, a vapore a piena pressione, con la bandiera al vento, il fumo nero che si sprigiona, e l'intera ciurma di fuochisti e marinai (solitamente negri bruni) ammassata sul ponte di prua, con la miglior "voce" del gruppo che torreggia in mezzo (essendo montata sull'argano), agitando il cappello o una bandiera, e tutti a ruggire un coro possente, mentre i cannoni d'addio tuonano e la moltitudine di spettatori agita i cappelli e acclama! Un piroscafo dopo l'altro si mette in fila, e la maestosa processione prende il volo su per il fiume.

Ai vecchi tempi, quando due battelli veloci iniziavano una gara, con una gran folla di persone a guardare, era stimolante sentire le ciurme cantare, specialmente se era l'imbrunire e il ponte di prua era illuminato dal riverbero rosso dei bracieri. Le gare erano un divertimento regale. Il pubblico aveva sempre l'idea che le gare fossero pericolose; mentre accadeva il contrario, vale a dire, dopo che furono approvate le leggi che limitavano ogni battello a un determinato numero di libbre di vapore per pollice quadrato. Nessun macchinista era mai assonnato o negligente quando ci metteva il cuore in una gara. Era costantemente all'erta, provando i rubinetti di livello e tenendo d'occhio tutto. Il posto pericoloso era sui battelli lenti e pesanti, dove i macchinisti sonnecchiavano in giro e permettevano ai trucioli di finire nel "dottore" e chiudere l'alimentazione dell'acqua alle caldaie.

Nei "tempi d'oro" della navigazione a vapore, una gara tra due battelli notoriamente veloci era un evento di grande importanza. La data veniva fissata con diverse settimane di anticipo e, da quel momento in poi, l'intera valle del Mississippi era in uno stato di eccitazione divorante. La politica e il tempo venivano messi da parte, e la gente parlava solo dell'imminente gara. Con l'avvicinarsi del momento, i due piroscafi si "spogliavano" e si preparavano. Ogni ingombro che aggiungesse peso, o esponesse una superficie di resistenza al vento o all'acqua, veniva rimosso, se il battello poteva farne a meno. I "pennoni", e talvolta persino le loro gru di supporto, venivano portati a terra, e non veniva lasciato alcun mezzo per rimettere a galla il battello nel caso si incagliasse. Quando l' "Eclipse" e l' "A. L. Shotwell" disputarono la loro grande gara molti anni fa, si disse che ci si prese la briga di raschiare la doratura dal decoro stravagante che pendeva tra i fumaioli dell' "Eclipse", e che per quel viaggio il capitano lasciò a casa i guanti di pelle e si fece rasare la testa. Ma ho sempre dubitato di queste cose.

Se si sapeva che il battello raggiungeva la sua velocità migliore con un pescaggio di cinque piedi e mezzo a prua e cinque a poppa, veniva caricato accuratamente fino a quella cifra esatta; non avrebbe imbarcato nemmeno una dose di pillole omeopatiche sul suo manifesto dopo di allora. Non venivano presi quasi passeggeri, perché non solo aggiungono peso, ma non si mettono mai a "bilanciare il battello". Corrono sempre sul fianco quando c'è qualcosa da vedere, mentre un battello di linea coscienzioso ed esperto si terrebbe al centro dell'imbarcazione e si farebbe la riga in mezzo ai capelli con una livella a bolla.

Non erano permessi né merci né passeggeri di scalo, poiché i battelli da gara si fermavano solo nelle città più grandi, e anche in quel caso era solo un "toccata e fuga". Le chiatte di carbone e di legna venivano contrattate in anticipo, e tenute pronte per essere agganciate ai battelli in volo al minimo segnale. Si portavano doppie ciurme, così che tutto il lavoro potesse essere svolto rapidamente.

Giunta la data prescelta, e tutto pronto, i due grandi piroscafi fanno marcia indietro nella corrente, e rimangono lì a manovrare per un momento, osservando apparentemente ogni minimo movimento l'uno dell'altro, come creature senzienti; le bandiere penzolanti, il vapore compresso che stride attraverso le valvole di sicurezza, il fumo nero che rotola e si agita dai fumaioli oscurando l'aria. Gente, gente ovunque; le rive, i tetti delle case, i battelli, le navi, ne sono gremiti, e sai che i confini dell'ampio Mississippi saranno frangiati di umanità da lì verso nord per milleduecento miglia, per accogliere questi corridori.

Poco dopo, alte colonne di vapore scoppiano dai tubi di scappamento di entrambi i piroscafi, due cannoni tuonano un addio, due eroi in camicia rossa montati sugli argani agitano le loro piccole bandiere sopra le ciurme ammassate sui ponti di prua, due assoli malinconici indugiano nell'aria per pochi secondi di attesa, due cori possenti scoppiano – ed eccoli arrivare! Bande di ottoni suonano Hail Columbia, un'acclamazione dopo l'altra tuona dalle rive, e le creature maestose passano fischiando come il vento.

Quei battelli non si fermeranno mai un momento tra New Orleans e St. Louis, eccetto per un secondo o due nelle grandi città, o per agganciare chiatte di legna da trenta corde al fianco. Dovreste essere a bordo quando prendono un paio di quelle chiatte di legna al rimorchio e vi scaricano sopra uno sciame di uomini; nel tempo che impiegate a pulirvi gli occhiali e indossarli, vi starete chiedendo che fine abbia fatto quella legna.

Due piroscafi ben assortiti rimarranno in vista l'uno dell'altro giorno dopo giorno. Potrebbero persino rimanere fianco a fianco, se non fosse per il fatto che i piloti non sono tutti uguali, e i piloti più in gamba vinceranno la gara. Se uno dei battelli ha un pilota "fulmineo", il cui "socio" gli è di poco inferiore, potete dire chi è di turno notando se quel battello ha guadagnato terreno o ne ha perso durante ogni tratto di quattro ore. Il pilota più scaltro può rallentare un battello se non ha un fine genio per il timone. Il timone è un'arte molto elevata. Non si deve tenere un timone a trascinare attraverso la prua di un battello se si vuole risalire il fiume velocemente.

C'è una grande differenza tra i battelli, naturalmente. Per molto tempo sono stato su un battello che era così lento che dimenticavamo in che anno eravamo partiti dal porto. Ma naturalmente questo accadeva a rari intervalli. I traghetti perdevano viaggi preziosi perché i loro passeggeri invecchiavano e morivano, aspettando che noi passassimo. Questo accadeva a intervalli ancora più rari. Avevo i documenti per questi avvenimenti, ma per negligenza sono andati smarriti. Questo battello, il "John J. Roe", era così lento che quando finalmente affondò a Madrid Bend, passarono cinque anni prima che i proprietari ne venissero a conoscenza. È sempre stato un fatto che mi ha confuso, ma è secondo i registri, comunque. Era desolantemente lenta; eppure, spesso passavamo momenti piuttosto eccitanti gareggiando con isole, zattere e cose simili. Un viaggio, tuttavia, andammo piuttosto bene. Raggiungemmo St. Louis in sedici giorni. Ma anche a questo ritmo indiavolato penso che cambiammo i turni tre volte nel tratto di Fort Adams, che è lungo cinque miglia. Un "tratto" è un pezzo di fiume rettilineo, e naturalmente la corrente scorre attraverso un luogo simile in modo piuttosto vivace.

Quel viaggio andammo a Grand Gulf, da New Orleans, in quattro giorni (trecentoquaranta miglia); l' "Eclipse" e lo "Shotwell" lo fecero in uno. Eravamo a nove giorni di navigazione, nel canale del 63 (settecento miglia); l' "Eclipse" e lo "Shotwell" ci arrivarono in due giorni. Qualcosa più di una generazione fa, un battello chiamato "J. M. White" andò da New Orleans a Cairo in tre giorni, sei ore e quarantaquattro minuti. Nel 1853 l' "Eclipse" fece lo stesso viaggio in tre giorni, tre ore e venti minuti. {nota: Tempo contestato. Alcune autorità aggiungono 1 ora e 16 minuti a questo.} Nel 1870 il "R. E. Lee" lo fece in tre giorni e un'ora. Quest'ultimo è chiamato il viaggio più veloce mai registrato. Cercherò di dimostrare che non lo fu. Per questo motivo: la distanza tra New Orleans e Cairo, quando il "J. M. White" lo percorse, era di circa millesicentosei miglia; di conseguenza la sua velocità media era di poco superiore alle quattordici miglia all'ora. Ai tempi dell' "Eclipse" la distanza tra i due porti si era ridotta a milleottanta miglia; di conseguenza la sua velocità media era di un soffio inferiore alle quattordici e tre ottavi miglia all'ora. Ai tempi del "R. E. Lee" la distanza era diminuita a circa milleotrenta miglia; di conseguenza la sua media era di circa quattordici e un ottavo miglia all'ora. Pertanto, quello dell' "Eclipse" fu vistosamente il tempo più veloce mai registrato.

CAPITOLO 17

Tagli e Stephen

Questi dettagli aridi sono importanti sotto un aspetto. Mi danno l'opportunità di presentare una delle peculiarità più strane del Mississippi, quella di accorciare la sua lunghezza di volta in volta. Se lancerete una lunga e flessibile buccia di mela sopra la vostra spalla, essa si modellerà abbastanza fedelmente in una sezione media del fiume Mississippi; vale a dire, le nove o diecicento miglia che si estendono da Cairo, Illinois, verso sud fino a New Orleans, essendo la stessa meravigliosamente tortuosa, con un breve tratto rettilineo qua e là a intervalli ampi. Il tratto di duecento miglia da Cairo verso nord fino a St. Louis non è affatto così tortuoso, essendo quello un terreno roccioso che il fiume non può tagliare molto.

L'acqua taglia le sponde alluvionali del fiume "inferiore" in profonde curve a ferro di cavallo; così profonde, infatti, che in alcuni punti se scendeste a terra a un'estremità del ferro di cavallo e camminaste attraverso il collo, mezzo miglio o tre quarti di miglio, potreste sedervi a riposare un paio d'ore mentre il vostro piroscafo sta girando attorno al lungo gomito, a una velocità di dieci miglia all'ora, per riprendervi a bordo. Quando il fiume si sta alzando velocemente, a qualche mascalzone la cui piantagione è nell'entroterra, e quindi di valore inferiore, basta aspettare l'occasione, tagliare una piccola canaletta attraverso lo stretto collo di terra in una notte buia, e deviarvi l'acqua, e in un tempo meravigliosamente breve è avvenuto un miracolo: vale a dire, l'intero Mississippi ha preso possesso di quel piccolo fossato, e ha piazzato la piantagione del contadino sulla sua riva (quadruplicandone il valore), e la piantagione precedentemente preziosa di quell'altra parte si ritrova lontana laggiù su una grande isola; il vecchio corso d'acqua attorno ad essa presto si interrerà, i battelli non potranno avvicinarsi entro dieci miglia da essa, e il suo valore scenderà a un quarto del suo valore precedente. Si tengono di guardia quei colli stretti, nei momenti necessari, e se un uomo capita di essere sorpreso a tagliare un fossato attraverso di essi, le probabilità sono tutte contro il fatto che abbia mai un'altra opportunità di tagliare un fossato.

Vi prego di osservare alcuni degli effetti di questa faccenda dei fossati. Una volta c'era un collo di terra di fronte a Port Hudson, Louisiana, che era largo solo mezzo miglio, nel suo punto più stretto. Potevi attraversarlo a piedi in quindici minuti; ma se facevi il viaggio attorno al capo su una zattera, percorrevi trentacinque miglia per compiere la stessa cosa. Nel 1722 il fiume scattò attraverso quel collo, abbandonò il suo vecchio letto, e così si accorciò di trentacinque miglia. Allo stesso modo si accorciò di venticinque miglia a Black Hawk Point nel 1699. Sotto Red River Landing, fu fatto il taglio di Raccourci (quaranta o cinquant'anni fa, credo). Questo accorciò il fiume di ventotto miglia. Ai nostri giorni, se viaggiate per fiume dal più meridionale di questi tre tagli al più settentrionale, percorrete solo settanta miglia. Per fare la stessa cosa centosettantasei anni fa, si dovevano percorrere centocinquantotto miglia! Un accorciamento di ottantotto miglia in quella distanza irrilevante. In qualche tempo dimenticato nel passato, furono fatti dei tagli sopra Vidalia, Louisiana; all'isola 92; all'isola 84; e a Hale's Point. Questi accorciarono il fiume, complessivamente, di settantasette miglia.

Dai miei giorni sul Mississippi, sono stati fatti dei tagli a Hurricane Island; all'isola 100; a Napoleon, Arkansas; a Walnut Bend; e a Council Bend. Questi accorciarono il fiume, complessivamente, di sessantasette miglia. Ai miei tempi fu fatto un taglio ad American Bend, che accorciò il fiume di dieci miglia o più.

Pertanto, il Mississippi tra Cairo e New Orleans era lungo milletodiciassette miglia centosettantasei anni fa. Era di millecentottanta dopo il taglio del 1722. Era di millequaranta dopo il taglio di American Bend. Ha perso sessantasette miglia da allora. Di conseguenza la sua lunghezza è attualmente di sole novecentosettantatré miglia.

Ora, se volessi essere una di quelle persone scientifiche ponderate, e "fingere" di dimostrare cosa è accaduto nel lontano passato da ciò che è accaduto in un dato periodo nel recente passato, o cosa accadrà nel futuro lontano da ciò che è accaduto negli ultimi anni, che opportunità c'è qui! La geologia non ha mai avuto una tale occasione, né dati così esatti su cui argomentare! Né lo "sviluppo della specie"! Le epoche glaciali sono grandi cose, ma sono vaghe – vaghe. Si prega di osservare:

Nello spazio di centosettantasei anni il Mississippi Inferiore si è accorciato di duecentoquarantadue miglia. Questa è una media di poco superiore a un miglio e un terzo all'anno. Pertanto, qualsiasi persona calma, che non sia cieca o idiota, può vedere che nell' "Antico Periodo Siluriano Oolitico", appena un milione di anni fa il prossimo novembre, il fiume Mississippi Inferiore era lungo oltre un milione trecentomila miglia, e sporgeva sul Golfo del Messico come una canna da pesca. E con lo stesso criterio qualsiasi persona può vedere che tra settecentoquarantadue anni da oggi il Mississippi Inferiore sarà lungo solo un miglio e tre quarti, e Cairo e New Orleans avranno unito le loro strade, e staranno procedendo comodamente insieme sotto un unico sindaco e un consiglio comunale comune. C'è qualcosa di affascinante nella scienza. Si ottengono tali rendimenti all'ingrosso di congetture da un investimento così irrilevante di fatti.

Quando l'acqua inizia a scorrere attraverso uno di quei fossati di cui ho parlato, è ora che le persone nei dintorni si spostino. L'acqua fende le sponde come un coltello. Quando il fossato è diventato largo dodici o quindici piedi, la calamità è bella che compiuta, perché nessuna forza sulla terra può fermarla ora. Quando la larghezza ha raggiunto cento iarde, le sponde iniziano a staccarsi in fette larghe mezzo acro. La corrente che scorre attorno alla curva viaggiava in precedenza a sole cinque miglia all'ora; ora è enormemente aumentata dall'accorciamento della distanza. Ero a bordo del primo battello che cercò di passare attraverso il taglio ad American Bend, ma non ci riuscimmo. Era quasi mezzanotte, ed era una notte selvaggia – tuoni, fulmini e torrenti di pioggia. Si stimò che la corrente nel taglio andasse a circa quindici o venti miglia all'ora; dodici o tredici era il massimo che il nostro battello poteva fare, anche in acqua tollerabilmente calma, quindi forse siamo stati sciocchi a provare il taglio. Tuttavia, il signor Brown era ambizioso, e continuò a provare. Il mulinello che risaliva la riva, sotto la "punta", era veloce quasi quanto la corrente in mezzo; così volavamo su per la riva come un treno espresso veloce, mettevamo tutta la pressione di vapore, e "pronti all'urto" quando colpivamo la corrente che vorticava oltre la punta. Ma tutti i nostri preparativi erano inutili. Nell'istante in cui la corrente ci colpì, ci fece girare come una trottola, l'acqua inondò il ponte di prua, e il battello si inclinò così tanto che si riusciva a malapena a stare in piedi. L'istante successivo eravamo lontano lungo il fiume, cercando con tutte le forze di stare lontani dai boschi. Provammo l'esperimento quattro volte. Stavo sull'ingresso della prua a guardare. Era sorprendente osservare con quanta improvvisazione il battello girasse su se stesso e voltasse le spalle nell'istante in cui emergeva dal mulinello e la corrente colpiva il suo muso. Il suono del colpo e il tremito sarebbero stati circa gli stessi se fosse andata a tutta velocità contro un banco di sabbia. Sotto i lampi si potevano vedere le capanne delle piantagioni e i buoni acri crollare nel fiume; e lo schianto che fecero non fu un cattivo tentativo di tuono. Una volta, quando girammo, mancammo di soli venti piedi una casa che aveva una luce accesa alla finestra; e nello stesso istante quella casa finì fuori bordo. Nessuno poteva stare sul nostro ponte di prua; l'acqua lo spazzava via in un torrente ogni volta che ci tuffavamo attraverso la corrente. Alla fine del nostro quarto sforzo finimmo nei boschi due miglia sotto il taglio; tutto il paese lì era inondato, naturalmente. Un giorno o due dopo, il taglio era largo tre quarti di miglio, e i battelli passavano attraverso di esso senza molta difficoltà, e così risparmiavano dieci miglia.

Il vecchio taglio di Raccourci ridusse la lunghezza del fiume di ventotto miglia. C'era una tradizione ad esso legata. Si diceva che un battello passasse di lì nella notte e girasse attorno all'enorme gomito nel modo consueto, i piloti non sapendo che il taglio era stato fatto. Era una notte orribile e raccapricciante, e tutte le forme erano vaghe e distorte. La vecchia curva aveva già iniziato a riempirsi, e il battello finì per scappare da scogliere misteriose, colpendone una ogni tanto. I piloti perplessi iniziarono a imprecare, e finalmente espressero l'augurio del tutto inutile di non uscire mai da quel posto. Come sempre accade in questi casi, quella preghiera particolare fu esaudita, e le altre trascurate. Così, fino ad oggi, quel piroscafo fantasma sta ancora urtando in quel fiume deserto, cercando di trovare la via d'uscita. Più di un guardiano di tomba mi ha giurato che nelle notti piovose e tristi, ha guardato con paura giù per quel fiume dimenticato mentre passava la testa dell'isola, e ha visto il debole bagliore delle luci del piroscafo spettro alla deriva attraverso l'oscurità lontana, e ha udito il colpo di tosse attutito dei suoi tubi di scappamento e il grido malinconico dei suoi scandagliatori.

In assenza di ulteriori statistiche, prego di chiudere questo capitolo con un'altra reminiscenza di "Stephen".

La maggior parte dei capitani e dei piloti possedeva una nota di debito di Stephen per somme prese in prestito, che andavano dai duecentocinquanta dollari in su. Stephen non rimborsò mai una sola di queste note, ma era molto sollecito e zelante nel rinnovarle ogni dodici mesi.

Naturalmente arrivò il momento, alla fine, in cui Stephen non poté più chiedere prestiti ai suoi antichi creditori; così fu costretto ad appostarsi in attesa di uomini nuovi che non lo conoscessero. Una di queste vittime fu il giovane Yates, dal cuore buono e dalla natura semplice (uso un nome fittizio, ma il nome vero iniziava, come questo, con una Y). Il giovane Yates si diplomò come pilota, ottenne un posto, e quando il mese fu terminato e si avvicinò all'ufficio del commissario di bordo per ricevere i suoi duecentocinquanta dollari in banconote nuove e croccanti, Stephen era lì! La sua lingua argentata cominciò a muoversi e, in brevissimo tempo, i duecentocinquanta dollari di Yates cambiarono proprietario. Il fatto fu presto noto al quartier generale dei piloti, e il divertimento e la soddisfazione dei vecchi creditori furono grandi e generosi. Ma l'innocente Yates non sospettò mai che la promessa di Stephen di pagare prontamente alla fine della settimana fosse priva di valore. Yates richiese il denaro al momento pattuito; Stephen lo addolcì e lo rimandò di una settimana. Richiese allora, secondo gli accordi, e se ne andò di nuovo ricoperto di zucchero, ma soffrendo per un altro rinvio. E così la cosa continuò. Yates perseguitò Stephen settimana dopo settimana, senza successo, e alla fine rinunciò. E allora, subito, Stephen cominciò a perseguitare Yates! Ovunque apparisse Yates, c'era l'inevitabile Stephen. E non solo lì, ma raggiante di affetto e traboccante di scuse per non essere in grado di pagare. A poco a poco, ogni volta che il povero Yates lo vedeva arrivare, si voltava e scappava, trascinando con sé la sua compagnia, se ne aveva; ma non serviva a nulla; il suo debitore lo avrebbe raggiunto e messo all'angolo. Ansante e con il viso rosso, Stephen arrivava, con le mani protese e gli occhi bramosi, irrompeva nella conversazione, scuoteva entrambe le braccia di Yates fino a quasi slogargliele e iniziava—

"Mio Dio, che corsa ho fatto! Ho visto che non mi avevi notato, e così ho dato tutto vapore per paura di perderti del tutto. Ed eccoti qui! Ecco, resta fermo così, e lasciami guardarti! Proprio lo stesso nobile volto di sempre." [All'amico di Yates:] "Guardalo solo! Guardalo! Non è meraviglioso guardarlo! non lo è ora? Non è proprio un quadro! Alcuni lo chiamano un quadro; io lo chiamo un panorama! Questo è ciò che è—un panorama completo. E ora mi viene in mente! Quanto vorrei averti visto un'ora prima! Per ventiquattr'ore ho tenuto da parte quei duecentocinquanta dollari per te; ti ho cercato ovunque. Ho aspettato al Planter's dalle sei di ieri sera fino alle due di stamattina, senza riposo né cibo; mia moglie dice: 'Dove sei stato tutta la notte?' Io ho detto: 'Questo debito mi pesa molto sulla coscienza.' Lei dice: 'In tutti i miei giorni non ho mai visto un uomo prendere a cuore un debito come fai tu.' Io ho detto: 'È la mia natura; come posso cambiarla?' Lei dice: 'Beh, vai a letto e riposati un po'. Io ho detto: 'Non finché quel povero, nobile giovane non avrà avuto i suoi soldi.' Così sono rimasto sveglio tutta la notte, e stamattina sono uscito di scatto, e il primo uomo che ho incontrato mi ha detto che ti eri imbarcato sul 'Grand Turk' ed eri andato a New Orleans. Beh, signore, ho dovuto appoggiarmi contro un edificio e piangere. Dio mi aiuti, non ho potuto farne a meno. L'uomo che possedeva il posto è uscito pulendo con uno straccio e ha detto che non gli piaceva che la gente piangesse contro il suo edificio, e allora mi è sembrato che il mondo intero si fosse rivoltato contro di me, e non valeva più la pena di vivere; e venendo qui un'ora fa, soffrendo un'agonia che nessuno sa, ho incontrato Jim Wilson e gli ho pagato i duecentocinquanta dollari in acconto; e pensare che tu sei qui, ora, e io non ho un centesimo! Ma sicuro come sono che sto in piedi qui su questo terreno su questo mattone particolare—ecco, ho graffiato un segno sul mattone per ricordarmene—prenderò in prestito quel denaro e te lo pagherò alle dodici in punto, domani! Ora, resta così; lasciami guardarti ancora una volta."

E così via. La vita di Yates divenne un peso per lui. Non poteva sfuggire al suo debitore e alle terribili sofferenze del suo debitore per non essere in grado di pagare. Temeva di mostrarsi per strada, per paura di trovare Stephen in agguato per lui all'angolo.

Il salone da biliardo di Bogart era un grande ritrovo per i piloti in quei giorni. Si incontravano lì tanto per scambiarsi notizie sul fiume quanto per giocare. Una mattina Yates era lì; anche Stephen era lì, ma si teneva nascosto. Ma poco a poco, quando quasi tutti i piloti che erano in città furono arrivati, Stephen apparve improvvisamente in mezzo a loro e si precipitò verso Yates come verso un fratello perduto da tempo.

"Oh, sono così felice di vederti! Oh, anima mia, la vista di te è un tale conforto per i miei occhi! Signori, devo dei soldi a tutti voi; tra voi devo probabilmente quarantamila dollari. Voglio pagarli; ho intenzione di pagarli fino all'ultimo centesimo. Voi tutti sapete, senza che ve lo dica io, quanto dolore mi sia costato rimanere così a lungo sotto obblighi così profondi verso amici così pazienti e generosi; ma la pugnalata più acuta che soffro—di gran lunga la più acuta—è quella del debito che ho verso questo nobile giovane qui; e sono venuto in questo posto stamattina appositamente per fare l'annuncio che ho finalmente trovato un metodo con cui posso estinguere tutti i miei debiti! E soprattutto volevo che lui fosse qui quando lo avrei annunciato. Sì, mio fedele amico—mio benefattore, ho trovato il metodo! Ho trovato il metodo per estinguere tutti i miei debiti, e avrai i tuoi soldi!" La speranza balenò negli occhi di Yates; poi Stephen, raggiante di benevolenza, e poggiando la mano sulla testa di Yates, aggiunse: "Ho intenzione di pagarli in ordine alfabetico!"

Poi si voltò e scomparve. Il pieno significato del "metodo" di Stephen non apparve alla folla perplessa e pensierosa per circa due minuti; e poi Yates mormorò con un sospiro—

"Beh, quelli che iniziano con la Y hanno una bella fortuna. Non arriverà più lontano della C in questo mondo, e immagino che dopo che una buona parte dell'eternità sarà trascorsa nell'altro, sarò ancora indicato lassù come 'quel povero pilota straccione che arrivò qui da St. Louis nei primi tempi!'"

CAPITOLO 18

Prendo qualche lezione supplementare

DURANTE i due o due anni e mezzo del mio apprendistato, ho servito sotto molti piloti e ho fatto esperienza di molti tipi di battellieri e molte varietà di battelli a vapore; poiché non sempre era conveniente per il signor Bixby avermi con sé, e in tali casi mi mandava con qualcun altro. Ancora oggi traggo un certo profitto da quell'esperienza; poiché in quella breve e dura istruzione, ho fatto conoscenza personale e familiare con quasi tutti i diversi tipi di natura umana che si possono trovare nella narrativa, nella biografia o nella storia. Il fatto mi viene confermato quotidianamente, che l'impiego medio a terra richiede fino a quarant'anni per dotare un uomo di questo tipo di istruzione. Quando dico che sto ancora traendo profitto da questa cosa, non intendo dire che essa mi abbia reso un giudice degli uomini—no, non ha fatto questo; poiché i giudici degli uomini si nasce, non si diventa. Il mio profitto è vario per tipo e grado; ma la caratteristica che apprezzo di più è lo zelo che quell'esperienza iniziale ha dato alle mie letture successive. Quando trovo un personaggio ben delineato nella narrativa o nella biografia, di solito nutro per lui un caloroso interesse personale, per il motivo che l'ho conosciuto prima—l'ho incontrato sul fiume.

La figura che mi viene in mente più spesso, dalle ombre di quel tempo svanito, è quella di Brown, del piroscafo 'Pennsylvania'—l'uomo a cui si è fatto riferimento in un capitolo precedente, la cui memoria era così buona e stancante. Era un tiranno di mezza età, lungo, magro, ossuto, sbarbato, faccia da cavallo, ignorante, avaro, malizioso, ringhioso, cacciatore di difetti, ingigantitore di inezie. Presi presto l'abitudine di salire di guardia con il terrore nel cuore. Non importa quanto fosse stato bello il tempo che avevo passato con quelli fuori guardia al piano di sotto, e non importa quanto alto potesse essere il mio spirito quando iniziavo a salire, la mia anima diventava piombo nel mio corpo nel momento in cui mi avvicinavo alla cabina di pilotaggio.

Ricordo ancora la prima volta che entrai alla presenza di quell'uomo. Il battello aveva fatto marcia indietro da St. Louis e si stava "raddrizzando"; salii alla cabina di pilotaggio in grande spolvero, e molto orgoglioso di essere semi-ufficialmente un membro della famiglia esecutiva di un battello così veloce e famoso. Brown era al timone. Mi fermai nel mezzo della stanza, tutto pronto per fare il mio inchino, ma Brown non si voltò. Pensai che mi avesse dato un'occhiata furtiva con la coda dell'occhio, ma poiché nemmeno questo avviso fu ripetuto, giudicai di essermi sbagliato. A quel punto stava facendosi strada tra alcune pericolose "rotture" di fianco ai depositi di legname; perciò non sarebbe stato appropriato interromperlo; così mi avvicinai dolcemente alla panca alta e presi posto.

Ci fu silenzio per dieci minuti; poi il mio nuovo capo si voltò e mi ispezionò deliberatamente e meticolosamente dalla testa ai piedi per circa—come mi parve—un quarto d'ora. Dopodiché rimosse il suo volto e non lo vidi più per alcuni secondi; poi tornò di nuovo verso di me, e questa domanda mi accolse—

"Sei il cucciolo di Horace Bigsby?"

"Sì, signore."

Dopo di ciò ci fu una pausa e un'altra ispezione. Poi—

"Come ti chiami?"

Glielo dissi. Lo ripeté dopo di me. Fu probabilmente l'unica cosa che dimenticò mai; poiché sebbene fossi con lui per molti mesi non si rivolse mai a me in altro modo che con "Ecco!" e poi seguiva il suo ordine.

"Dove sei nato?"

"A Florida, nel Missouri."

Una pausa. Poi—

"Molto meglio se fossi rimasto lì!"

Per mezzo di una dozzina o giù di lì di domande piuttosto dirette, mi estorse la storia della mia famiglia.

Gli scandagli stavano andando ora, nel primo incrocio. Questo interruppe l'inchiesta. Quando gli scandagli furono stati posati, riprese—

"Da quanto tempo sei sul fiume?"

Glielo dissi. Dopo una pausa—

"Dove hai preso quelle scarpe?"

Gli diedi l'informazione.

"Alza il piede!"

Lo feci. Si tirò indietro, esaminò la scarpa minuziosamente e con disprezzo, grattandosi la testa pensieroso, inclinando bene in avanti il suo cappello alto a pan di zucchero per facilitare l'operazione, poi esclamò: "Beh, sarò dannato!" e tornò al suo timone.

Quale occasione ci fosse per essere dannato al riguardo è una cosa che è ancora tanto un mistero per me ora quanto lo era allora. Devono essere stati almeno quindici minuti—quindici minuti di noioso, nostalgico silenzio—prima che quella lunga faccia da cavallo ruotasse di nuovo verso di me—e poi, che cambiamento! Era rossa come il fuoco, e ogni muscolo in essa stava lavorando. Ora arrivò questo strillo—

"Ecco!—Hai intenzione di sederti lì tutto il giorno?"

Atterrai nel mezzo del pavimento, scagliato lì dalla fulminea elettricità della sorpresa. Non appena riuscii a trovare la mia voce dissi, scusandomi: "Non ho ricevuto ordini, signore."

"Non hai ricevuto ordini! Mio Dio, che bell'uccellino siamo! Dobbiamo avere gli ordini! Nostro padre era un gentiluomo—possedeva schiavi—e siamo andati a scuola. Sì, siamo un gentiluomo anche noi, e dobbiamo avere gli ordini! Ordini, è? Ordini è ciò che vuoi! Dannazione alla mia pelle, ti insegnerò a gonfiarti e a vantarti qui dei tuoi maledetti ordini! Via dal timone!" (Mi ero avvicinato senza saperlo.)

Mi mossi indietro di un passo o due, e stetti come in un sogno, tutti i miei sensi stupefatti da questo assalto frenetico.

"Perché te ne stai lì? Porta quella brocca del ghiaccio al cameriere del texas—su, muoviti, e non starci tutto il giorno!"

Nel momento in cui tornai alla cabina di pilotaggio, Brown disse—

"Ecco! Cosa stavi facendo laggiù tutto questo tempo?"

"Non riuscivo a trovare il cameriere del texas; sono dovuto andare fino alla dispensa."

"Storia molto probabile! Riempi la stufa."

Procedetti a farlo. Mi guardò come un gatto. Poco dopo gridò—

"Metti giù quella pala! Il più stupido idiota che abbia mai visto—non ha nemmeno abbastanza buon senso per caricare una stufa."

Per tutto il turno questo genere di cose continuò. Sì, e i turni successivi furono molto simili, per un periodo di mesi. Come ho detto, presi presto l'abitudine di salire in servizio con terrore. Nel momento in cui ero alla presenza, anche nella notte più buia, potevo sentire quegli occhi gialli su di me, e sapevo che il loro proprietario stava cercando un pretesto per sputarmi addosso un po' di veleno. Preliminarmente diceva—

"Ecco! Prendi il timone."

Due minuti dopo—

"Dove diavolo stai andando? Tirala giù! tirala giù!"

Dopo un altro momento—

"Ehi! Hai intenzione di tenerla tutto il giorno? Lasciala andare—incontrala! incontrala!"

Poi saltava dalla panca, mi strappava il timone di mano e la incontrava lui stesso, riversando ira su di me tutto il tempo.

George Ritchie era il cucciolo dell'altro pilota. Si stava divertendo ora; poiché il suo capo, George Ealer, era buono di cuore quanto Brown non lo era. Ritchie aveva fatto il cucciolo per Brown la stagione precedente; di conseguenza sapeva esattamente come divertirsi e tormentarmi, tutto con la stessa operazione. Ogni volta che prendevo il timone per un momento durante il turno di Ealer, Ritchie si sedeva sulla panca e faceva il verso a Brown, con continue esclamazioni di "Strappala! strappala! Il più dannato pesce gatto che abbia mai visto!" "Ecco! Dove stai andando ora? Hai intenzione di passare sopra quel tronco?" "Tirala giù! Non mi senti? Tirala giù!" "Eccola che va! Proprio come mi aspettavo! Ti ho detto di non stringere quel banco. Via dal timone!"

Così ho sempre avuto vita dura, non importa di chi fosse il turno; e a volte mi sembrava che il punzecchiamento bonario di Ritchie fosse quasi altrettanto irritante quanto il rimprovero mortalmente serio di Brown.

Spesso volevo uccidere Brown, ma questo non sarebbe servito. Un cucciolo doveva accettare tutto ciò che il suo capo dava, in termini di commenti energici e critiche; e tutti noi credevamo che ci fosse una legge degli Stati Uniti che rendeva un reato punibile con il carcere colpire o minacciare un pilota che era in servizio. Tuttavia, potevo immaginarmi di uccidere Brown; non c'era legge contro questo; e quella era la cosa che facevo sempre nel momento in cui ero a letto. Invece di ripassare il mio fiume nella mente come era mio dovere, mettevo da parte gli affari per il piacere, e uccidevo Brown. Uccidevo Brown ogni notte per mesi; non in modi vecchi, stantii, comuni, ma in modi nuovi e pittoreschi;—modi che a volte erano sorprendenti per freschezza di design e macabrosità di situazione e ambiente.

Brown era sempre in cerca di un pretesto per trovare difetti; e se non riusciva a trovare un pretesto plausibile, ne inventava uno. Ti rimproverava per aver rasentato una riva, e per non averla rasentata; per aver abbracciato un banco di sabbia, e per non averlo abbracciato; per aver "tirato giù" quando non invitato, e per non aver tirato giù quando non invitato; per aver acceso il fuoco senza ordini, e per aver aspettato gli ordini. In una parola, era la sua regola invariabile trovare difetti in tutto ciò che facevi; e un'altra sua regola invariabile era di trasformare tutte le sue osservazioni (verso di te) in una forma di insulto.

Un giorno ci stavamo avvicinando a New Madrid, diretti a valle e pesantemente carichi. Brown era da una parte del timone, a governare; io ero dall'altra, pronto a "tirare giù" o "spingere su". Lanciava un'occhiata furtiva verso di me di tanto in tanto. Avevo imparato molto tempo prima cosa significasse; cioè, stava cercando di inventare una trappola per me. Mi chiedevo quale forma avrebbe preso. Poco dopo si allontanò dal timone e disse nel suo solito modo ringhioso—

"Ecco!—Vedi se hai abbastanza sale in zucca per farla ruotare."

Questo era destinato al successo; nulla poteva impedirlo; poiché non mi aveva mai permesso di far ruotare il battello prima; di conseguenza, non importa come avessi fatto la cosa, avrebbe potuto trovarci liberamente difetti. Se ne stava lì dietro con il suo occhio avido su di me, e il risultato fu ciò che si sarebbe potuto prevedere: persi la testa in un quarto di minuto, e non sapevo cosa stessi facendo; iniziai troppo presto a far girare il battello, ma rilevai un verde bagliore di gioia nell'occhio di Brown, e correggii il mio errore; iniziai a girare ancora una volta mentre ero troppo in alto, ma mi correggii di nuovo in tempo; feci altre mosse false, e riuscii comunque a salvarmi; ma alla fine divenni così confuso e ansioso che caddi nel peggiore errore di tutti—andai troppo a valle prima di iniziare a far girare il battello. L'occasione di Brown era arrivata.

La sua faccia divenne rossa per la passione; fece un balzo, mi scagliò attraverso la cabina con un colpo del suo braccio, fece ruotare il timone verso il basso, e iniziò a riversare su di me un torrente di invettive che durò finché non fu senza fiato. Nel corso di questo discorso mi chiamò tutti i diversi tipi di nomi pesanti che riuscì a pensare, e una o due volte pensai che avrebbe persino imprecato—ma non lo fece questa volta. "Dannazione" fu il massimo che si azzardò per quanto riguarda il lusso di imprecare, poiché era stato cresciuto con un sano rispetto per il fuoco e lo zolfo futuri.

Quella fu un'ora scomoda; poiché c'era un grande pubblico sul ponte superiore. Quando andai a letto quella notte, uccisi Brown in diciassette modi diversi—tutti nuovi.

CAPITOLO 19

Io e Brown ci scambiamo complimenti

Due viaggi dopo, mi cacciai in seri guai. Brown stava governando; io stavo "tirando giù". Il mio fratello minore apparve sul ponte superiore e gridò a Brown di fermarsi a un qualche approdo a un miglio o giù di lì più a valle. Brown non diede alcun segno di aver sentito nulla. Ma quello era il suo modo: non si degnava mai di prendere nota di un impiegato subalterno. Il vento soffiava; Brown era sordo (sebbene fingesse sempre di non esserlo), e dubitavo molto che avesse sentito l'ordine. Se avessi avuto due teste, avrei parlato; ma siccome ne avevo solo una, mi sembrò giudizioso prendermene cura; così rimasi in silenzio.

Poco dopo, naturalmente, passammo navigando davanti a quella piantagione. Il capitano Klinefelter apparve sul ponte e disse—

"La faccia girare, signore, la faccia girare. Henry non le ha detto di approdare qui?"

"No, signore!"

"L'ho mandato su a farlo."

"È venuto su; e questo è tutto il bene che ha fatto, il maledetto sciocco. Non ha mai detto nulla."

"Non l'hai sentito?" mi chiese il capitano.

Naturalmente non volevo essere coinvolto in questa faccenda, ma non c'era modo di evitarlo; così dissi—

"Sì, signore."

Sapevo quale sarebbe stata la prossima osservazione di Brown, prima che la pronunciasse; era—

"Chiudi la bocca! non hai mai sentito nulla del genere."

Chiusi la bocca secondo le istruzioni. Un'ora dopo, Henry entrò nella cabina di pilotaggio, ignaro di ciò che stava accadendo. Era un ragazzo assolutamente innocuo, e mi dispiacque vederlo venire, perché sapevo che Brown non avrebbe avuto pietà di lui. Brown iniziò, subito—

"Ecco! perché non mi hai detto che dovevamo approdare a quella piantagione?"

"Gliel'ho detto, signor Brown."

"È una bugia!"

Io dissi—

"Menti, tu stesso. Te l'ha detto."

Brown mi fissò con una sorpresa non simulata; e per almeno un momento rimase completamente senza parole; poi mi gridò—

"Mi occuperò del tuo caso tra mezzo minuto!" poi a Henry, "E tu lascia la cabina di pilotaggio; fuori di qui!"

Era una legge del pilota, e doveva essere obbedita. Il ragazzo si avviò, e aveva persino messo un piede sul gradino superiore fuori dalla porta, quando Brown, con un improvviso accesso di furia, raccolse un pezzo di carbone da dieci libbre e gli scattò dietro; ma io mi misi in mezzo, con uno sgabello pesante, e assestai a Brown un buon colpo onesto che lo distese a terra.

Avevo commesso il crimine dei crimini: avevo alzato la mano contro un pilota in servizio! Supponevo di essere destinato al penitenziario di sicuro, e non avrei potuto esserlo di più se avessi continuato e saldato il mio lungo conto con quella persona finché ne avevo l'occasione; di conseguenza mi tenni stretto a lui e lo colpii con i pugni per un bel po' — non so per quanto tempo, il piacere di farlo probabilmente lo fece sembrare più lungo di quanto non fosse in realtà; — ma alla fine egli si liberò a fatica, balzò in piedi e si lanciò verso il timone: una sollecitudine molto naturale, poiché, per tutto quel tempo, ecco questo battello a vapore correre giù per il fiume alla velocità di quindici miglia all'ora e nessuno al timone! Tuttavia, Eagle Bend era larga due miglia in quella fase di piena, e proporzionalmente lunga e profonda; e la barca stava procedendo dritta lungo il centro senza correre rischi. Eppure, quella era solo fortuna: si sarebbe potuto trovarla a schiantarsi contro i boschi.

Percependo, a colpo d'occhio, che la 'Pennsylvania' non era in pericolo, Brown raccolse il grande cannocchiale, a mo' di clava, e mi ordinò di uscire dalla cabina di pilotaggio con più che la fanfaronata di un Comanche. Ma io non avevo paura di lui ora; così, invece di andarmene, indugiai, e criticai la sua grammatica; riformai per lui i suoi discorsi feroci, e li tradussi in un buon inglese, attirando la sua attenzione sul vantaggio dell'inglese puro rispetto al dialetto bastardo delle miniere di carbone della Pennsylvania da cui era stato estratto. Avrebbe potuto fare la sua parte in modo ammirevole in uno scambio di sole invettive, naturalmente; ma non era attrezzato per questo tipo di controversia; così, poco dopo, mise da parte il suo cannocchiale e prese il timone, borbottando e scuotendo la testa; e io mi ritirai sulla panca. Il chiasso aveva attirato tutti sul ponte superiore, e tremai quando vidi il vecchio capitano guardare in alto dal centro della folla. Dissi a me stesso: 'Ora sono finito!' — Poiché sebbene, di regola, fosse così paterno e indulgente verso la famiglia del battello, e così paziente riguardo alle piccole mancanze, sapeva essere abbastanza severo quando la colpa lo meritava.

Cercai di immaginare cosa avrebbe fatto a un apprendista pilota che si fosse macchiato di un crimine come il mio, commesso su una barca carica fino alla guardia di un costoso carico e brulicante di passeggeri. Il nostro turno era quasi finito. Pensai che sarei andato a nascondermi da qualche parte finché non avessi avuto la possibilità di scivolare a terra. Così scivolai fuori dalla cabina di pilotaggio, giù per i gradini, e intorno alla porta del 'texas' — ed ero sul punto di scivolare dentro, quando il capitano mi si parò davanti! Chinai la testa, e lui rimase in piedi sopra di me in silenzio per un momento o due, poi disse in modo impressionante—

'Seguimi.'

Mi misi nella sua scia; lui aprì la strada verso il suo salotto all'estremità anteriore del 'texas'. Eravamo soli, ora. Chiuse la porta posteriore; poi si mosse lentamente verso quella anteriore e chiuse anche quella. Si sedette; io stetti in piedi davanti a lui. Mi guardò per un po', poi disse—

'Così hai combattuto con il signor Brown?'

Risposi umilmente—

'Sì, signore.'

'Sai che questa è una faccenda molto seria?'

'Sì, signore.'

'Sei consapevole che questo battello stava solcando il fiume per ben cinque minuti senza nessuno al timone?'

'Sì, signore.'

'Lo hai colpito tu per primo?'

'Sì, signore.'

'Con cosa?'

'Uno sgabello, signore.'

'Forte?'

'Mediamente, signore.'

'Lo ha buttato giù?'

'Lui... è caduto, signore.'

'Hai continuato? Hai fatto qualcos'altro?'

'Sì, signore.'

'Cosa hai fatto?'

'L'ho picchiato, signore.'

'Picchiato?'

'Sì, signore.'

'L'hai picchiato molto? — cioè, severamente?'

'Si potrebbe dire così, signore, forse.'

'Ne sono dannatamente contento! Ascolta, non dire mai che l'ho detto io. Ti sei reso colpevole di un grande crimine; e che non ti accada mai più di esserlo, su questa barca. Ma... aspettalo a terra! Dagli una buona, sana dose di botte, hai sentito? Pagherò io le spese. Ora vai... e bada bene, non una parola di tutto questo a nessuno. Sparisci! Ti sei reso colpevole di un grande crimine, piccolo maledetto!'

Scivolai fuori, felice per la sensazione di averla scampata bella e di una grande liberazione; e lo sentii ridere tra sé e schiaffeggiarsi le cosce grasse dopo che ebbi chiuso la sua porta.

Quando Brown smontò dal turno andò dritto dal capitano, che stava parlando con alcuni passeggeri sul ponte caldaia, e pretese che venissi messo a terra a New Orleans — e aggiunse—

'Non girerò mai più una ruota su questa barca finché resta quel moccioso.'

Il capitano disse—

'Ma non ha bisogno di venire in giro quando sei di turno, signor Brown.'

'Non starò nemmeno sulla stessa barca con lui. Uno di noi deve andare a terra.'

'Benissimo,' disse il capitano, 'che sia tu;' e riprese a parlare con i passeggeri.

Durante il breve resto del viaggio, seppi come si sente uno schiavo emancipato; perché io stesso ero uno schiavo emancipato. Mentre stavamo agli approdi, ascoltavo il flauto di George Ealer; o le sue letture dalle sue due bibbie, vale a dire, Goldsmith e Shakespeare; o giocavo a scacchi con lui — e a volte lo avrei battuto, se non fosse che lui riprendeva sempre la sua ultima mossa e faceva finire la partita in modo diverso.

CAPITOLO 20

Una Catastrofe

RESTAMMO tre giorni a New Orleans, ma il capitano non riuscì a trovare un altro pilota; così propose che io facessi un turno diurno, lasciando i turni notturni a George Ealer. Ma avevo paura; non avevo mai fatto un turno di alcun tipo da solo, e credevo che sarei sicuramente finito nei guai in cima a qualche canale, o fatto incagliare il battello in un passaggio stretto attraverso qualche banco di sabbia o altro. Brown rimase al suo posto; ma non volle viaggiare con me. Così il capitano mi diede un ordine per il capitano dell''A. T. Lacey', per un passaggio fino a St. Louis, e disse che lì avrebbe trovato un nuovo pilota e il mio posto di timoniere avrebbe potuto essere ripreso. Il 'Lacey' doveva partire un paio di giorni dopo la 'Pennsylvania'.

La notte prima che la 'Pennsylvania' partisse, Henry ed io sedemmo a chiacchierare su una pila di merci sul molo fino a mezzanotte. L'argomento della chiacchierata, principalmente, era uno che credo non avessimo mai affrontato prima: i disastri dei battelli a vapore. Uno era in arrivo verso di noi in quel momento, per quanto poco lo sospettassimo; l'acqua che doveva generare il vapore che lo avrebbe causato, stava scorrendo oltre qualche punto a millecinquecento miglia lungo il fiume mentre parlavamo; — ma sarebbe arrivato al momento giusto e nel posto giusto. Dubitavamo che le persone non investite di autorità fossero di grande utilità in caso di disastro e relativo panico; tuttavia, potevano essere di qualche utilità; così decidemmo che se un disastro fosse mai capitato nella nostra esperienza, saremmo rimasti almeno sulla barca, e avremmo fornito quel piccolo servizio che il caso avrebbe potuto mettere sulla nostra strada. Henry se lo ricordò, in seguito, quando arrivò il disastro, e agì di conseguenza.

Il 'Lacey' risalì il fiume due giorni dopo la 'Pennsylvania'. Facemmo scalo a Greenville, Mississippi, un paio di giorni dopo la partenza, e qualcuno gridò—

'La “Pennsylvania” è esplosa a Ship Island, e centocinquanta vite sono andate perdute!'

A Napoleon, Arkansas, la stessa sera, prendemmo un'edizione straordinaria, pubblicata da un giornale di Memphis, che dava alcuni dettagli. Menzionava mio fratello, e diceva che non era ferito.

Più su lungo il fiume prendemmo un'altra edizione straordinaria più recente. Mio fratello era di nuovo menzionato; ma questa volta come ferito senza speranza. Non avemmo i dettagli completi della catastrofe finché non raggiungemmo Memphis. Questa è la triste storia—

Erano le sei di una calda mattina d'estate. La 'Pennsylvania' strisciava lungo, a nord di Ship Island, circa sessanta miglia sotto Memphis, a metà vapore, rimorchiando un barcone di legno che si stava svuotando rapidamente. George Ealer era nella cabina di pilotaggio: da solo, credo; il secondo ingegnere e un fuochista erano di turno in sala macchine; il secondo ufficiale era di turno sul ponte; George Black, il signor Wood e mio fratello, impiegati, dormivano, così come Brown e il capo ingegnere, il carpentiere, il primo ufficiale e un fuochista; il capitano Klinefelter era sulla sedia del barbiere, e il barbiere si stava preparando a raderlo. C'erano parecchi passeggeri di cabina a bordo, e tre o quattrocento passeggeri di coperta — così si diceva all'epoca — e non molti di loro erano in piedi. Essendo il legname quasi tutto fuori dal barcone, Ealer suonò per 'andare avanti' a vapore pieno, e l'istante successivo quattro delle otto caldaie esplosero con un boato fragoroso, e l'intera parte anteriore del battello fu sollevata verso il cielo! La parte principale della massa, con i fumaioli, ricadde sul battello, una montagna di rottami crivellati e caotici — e poi, dopo un po', scoppiò un incendio.

Molte persone furono scagliate a distanze considerevoli, e caddero nel fiume; tra questi c'erano il signor Wood, mio fratello e il carpentiere. Il carpentiere era ancora disteso sul suo materasso quando colpì l'acqua a settantacinque piedi dal battello. Brown, il pilota, e George Black, primo impiegato, non furono mai più visti né se ne ebbe notizia dopo l'esplosione. La sedia del barbiere, con il capitano Klinefelter seduto e illeso, fu lasciata con lo schienale che sporgeva sul vuoto — tutto ciò che si trovava davanti, pavimento compreso, era scomparso; e il barbiere stordito, che era anch'egli illeso, stava in piedi con una punta del piede che sporgeva sul vuoto, continuando a mescolare la sua schiuma inconsciamente, senza dire una parola.

Quando George Ealer vide i fumaioli precipitare verso l'alto davanti a lui, capì cosa stava succedendo; così si coprì il viso con i baveri della giacca, e premette entrambe le mani con forza per mantenere questa protezione al suo posto in modo che nessun vapore potesse arrivare al suo naso o alla sua bocca. Ebbe tutto il tempo di occuparsi di questi dettagli mentre saliva e tornava giù. Poco dopo atterrò sopra le caldaie non esplose, quaranta piedi sotto l'ex cabina di pilotaggio, accompagnato dal suo timone e da una pioggia di altre cose, e avvolto in una nuvola di vapore bollente. Tutti i molti che respirarono quel vapore, morirono; nessuno scampò. Ma Ealer non ne respirò per nulla. Si fece strada verso l'aria libera il più velocemente possibile; e quando il vapore si diradò, tornò indietro e si arrampicò di nuovo sulle caldaie, e cercò pazientemente ogni singolo pezzo dei suoi scacchi e le varie sezioni del suo flauto.

A quel punto l'incendio stava iniziando a minacciare. Grida e gemimenti riempivano l'aria. Molte persone erano state ustionate, molte mutilate; l'esplosione aveva trafitto il corpo di un uomo con un piede di porco di ferro — credo dicessero che fosse un prete. Non morì subito, e le sue sofferenze furono davvero terribili. Un giovane cadetto navale francese, di quindici anni, figlio di un ammiraglio francese, era spaventosamente ustionato, ma sopportò i suoi tormenti con coraggio. Entrambi gli ufficiali erano gravemente ustionati, ma rimasero al loro posto, nonostante tutto. Portarono il barcone a poppa, e insieme al capitano respinsero la folla frenetica di immigrati spaventati finché i feriti non poterono essere portati lì e messi al sicuro per primi.

Quando il signor Wood e Henry caddero in acqua, iniziarono a nuotare verso riva, che distava solo poche centinaia di iarde; ma Henry disse subito che credeva di non essere ferito (che errore inspiegabile!), e quindi sarebbe tornato a nuoto al battello per aiutare a salvare i feriti. Così si separarono, e Henry tornò indietro.

A quel punto l'incendio stava avanzando ferocemente, e diverse persone rimaste imprigionate sotto le rovine imploravano pietosamente aiuto. Tutti gli sforzi per domare l'incendio si rivelarono infruttuosi; così i secchi furono presto gettati via e gli ufficiali si misero all'opera con le asce nel tentativo di liberare i prigionieri. Un fuochista era uno dei prigionieri; disse che non era ferito, ma non riusciva a liberarsi; e quando vide che l'incendio stava per allontanare i soccorritori, supplicò qualcuno di sparargli, salvandolo così dalla morte più terribile. L'incendio scacciò davvero gli uomini con le asce, e dovettero ascoltare, impotenti, le suppliche di quel poveretto finché le fiamme non posero fine alle sue sofferenze.

L'incendio spinse tutti coloro che potevano trovarvi posto sul barcone di legno; questo fu poi sganciato, e insieme al battello in fiamme fluttuarono lungo il fiume verso Ship Island. Ormeggiarono il barcone alla punta dell'isola, e lì, senza riparo dal sole cocente, gli occupanti seminudi dovettero rimanere, senza cibo o stimolanti, o aiuto per le loro ferite, per tutto il resto della giornata. Un battello a vapore arrivò, alla fine, e portò gli sventurati a Memphis, e lì l'assistenza più generosa fu subito disponibile. A quel punto Henry era privo di sensi. I medici esaminarono le sue ferite e videro che erano fatali, e naturalmente rivolsero la loro attenzione principale ai pazienti che potevano essere salvati.

Quaranta dei feriti furono adagiati su giacigli sul pavimento di una grande sala pubblica, e tra questi c'era Henry. Lì le signore di Memphis venivano ogni giorno, con fiori, frutta e prelibatezze di ogni tipo, e lì rimanevano a curare i feriti. Tutti i medici facevano i turni lì, e tutti gli studenti di medicina; e il resto della città forniva denaro, o qualunque altra cosa fosse necessaria. E Memphis sapeva come fare tutte queste cose bene; poiché molti disastri come quello della 'Pennsylvania' erano accaduti vicino alle sue porte, e lei era esperta, più di ogni altra città sul fiume, nel cortese ufficio del 'Buon Samaritano'.

Lo spettacolo che vidi quando entrai in quella grande sala era nuovo e strano per me. Due lunghe file di forme distese — più di quaranta, in tutto — e ogni viso e testa un ammasso informe di cotone grezzo sciolto. Era uno spettacolo raccapricciante. Rimasi lì sei giorni e sei notti, e fu un'esperienza molto malinconica. C'era un incidente quotidiano che era particolarmente deprimente: si trattava della rimozione dei condannati verso una camera separata. Veniva fatto affinché il morale degli altri pazienti non venisse influenzato negativamente dal vedere uno dei loro membri nell'agonia della morte. Il condannato veniva sempre portato fuori con il minor trambusto possibile, e la barella veniva sempre nascosta alla vista da un muro di assistenti; ma non importava: tutti sapevano cosa significasse quel gruppo di forme curve, con il suo passo felpato e il suo movimento lento; e tutti gli occhi lo guardavano con tristezza, e un brivido lo percorreva come un'onda.

Vidi molti poveri ragazzi rimossi nella 'camera della morte', e non li vidi più in seguito. Ma vidi il nostro primo ufficiale portato lì più di una volta. Le sue ferite erano spaventose, specialmente le ustioni. Era coperto di olio di lino e cotone grezzo fino alla vita, e non somigliava a nulla di umano. Spesso era fuori di sé; e allora i suoi dolori lo facevano delirare e gridare e a volte strillare. Poi, dopo un periodo di muta spossatezza, la sua immaginazione disordinata trasformava improvvisamente il grande appartamento in un castello di prua, e la folla frettolosa di infermieri nell'equipaggio; e lui si metteva a sedere e gridava, 'Muovetevi, muovetevi, voi pietrificazioni, pance di lumaca, becchini! volete metterci tutto il giorno per tirare fuori quel carico?' e aggiungeva a questa esplosione un'eruzione di profanità capace di oscurare il firmamento che nulla poteva trattenere o fermare finché il suo cratere non era vuoto. E di tanto in tanto, mentre queste frenesie lo possedevano, si strappava manciate di cotone ed esponeva la sua carne cotta alla vista. Era orribile. Era dannoso per gli altri, naturalmente — questo rumore e queste esibizioni; così i dottori cercavano di dargli morfina per calmarlo. Ma, in sé o fuori di sé, non voleva prenderla. Diceva che sua moglie era stata uccisa da quel farmaco traditore, e che sarebbe morto prima di prenderlo. Sospettava che i dottori lo nascondessero nelle sue normali medicine e nella sua acqua — così smise di accostare entrambe alle labbra. Una volta, quando era rimasto senza acqua per due giorni torridi, prese il mestolo in mano, e la vista del liquido limpido, e la miseria della sua sete, lo tentarono quasi oltre le sue forze; ma si dominò e lo gettò via, e dopo di allora non permise più che gli venisse portato vicino. Tre volte lo vidi portato nella camera della morte, privo di sensi e ritenuto in fin di vita; ma ogni volta si riprendeva, malediceva i suoi assistenti e pretendeva di essere riportato indietro. Visse abbastanza da essere di nuovo ufficiale su un battello a vapore.

Ma fu l'unico che andò nella camera della morte e tornò vivo. Il dottor Peyton, un medico principale, e ricco di tutti gli attributi che vanno a costituire un carattere alto e impeccabile, fece tutto ciò che il giudizio istruito e l'abilità addestrata potevano fare per Henry; ma, come avevano detto i giornali all'inizio, le sue ferite erano senza speranza. La sera del sesto giorno la sua mente errabonda si occupò di questioni molto lontane, e le sue dita senza vita 'pizzicarono la coperta'. La sua ora era scoccata; lo portammo nella camera della morte, povero ragazzo.

CAPITOLO 21

Una Sezione della Mia Biografia

A tempo debito ottenni la mia licenza. Ero un pilota ora, a pieno titolo. Mi dedicai a impieghi occasionali; non derivandone sfortune, il lavoro intermittente lasciò il posto a impegni costanti e prolungati. Il tempo scorreva senza intoppi e prosperamente, e supponevo — e speravo — che avrei seguito il fiume per il resto dei miei giorni, e sarei morto al timone quando la mia missione fosse finita. Ma a poco a poco arrivò la guerra, il commercio fu sospeso, la mia occupazione era svanita.

Dovetti cercare un altro sostentamento. Così divenni un minatore d'argento in Nevada; poi, un reporter di giornale; poi, un minatore d'oro, in California; poi, un reporter a San Francisco; poi, un corrispondente speciale nelle Isole Sandwich; poi, un corrispondente itinerante in Europa e in Oriente; poi, un portatore di torcia istruzionale sulla piattaforma delle conferenze; e, infine, divenni uno scarabocchiatore di libri, e un elemento fisso tra le altre rocce del New England.

In così poche parole ho liquidato i ventun anni di scorrimento lento che sono arrivati e andati da quando ho guardato l'ultima volta dalle finestre di una cabina di pilotaggio.

Riprendiamo, ora.

CAPITOLO 22

Ritorno ai Miei Montoni

DOPO ventun anni di assenza, sentii un desiderio molto forte di vedere di nuovo il fiume, e i battelli a vapore, e quelli dei ragazzi che potevano essere rimasti; così decisi di andare là. Arruolai un poeta come compagnia, e uno stenografo per 'trascriverlo', e partii verso ovest intorno alla metà di aprile.

Poiché mi proponevo di prendere appunti, in vista della stampa, riflettei un po' sui metodi di procedura. Riflettei che se fossi stato riconosciuto, sul fiume, non sarei stato libero di andare e venire, parlare, indagare e spiare in giro, come lo sarei stato se fossi rimasto sconosciuto; ricordai che era usanza dei battellieri, ai vecchi tempi, caricare lo straniero fiducioso con le bugie più pittoresche e ammirevoli, e sviare l'amico sofisticato con fatti noiosi e inefficaci: così conclusi che, dal punto di vista degli affari, sarebbe stato un vantaggio mascherare il nostro gruppo con nomi fittizi. L'idea era certamente buona, ma generò un fastidio infinito; perché sebbene Smith, Jones e Johnson siano nomi facili da ricordare quando non c'è occasione di ricordarli, è quasi impossibile ricordarli quando servono. Come fanno i criminali a tenere a mente un alias nuovo di zecca? Questo è un grande mistero. Ero innocente; eppure raramente riuscivo a mettere la mano sul mio nuovo nome quando serviva; e mi sembrava che se avessi avuto un crimine sulla coscienza per confondermi ulteriormente, non avrei mai potuto mantenere il nome con me.

Partimmo via Pennsylvania Railroad, alle 8 del mattino del 18 aprile.

'SERA. A proposito di abbigliamento. La grazia e la pittoresca cadono gradualmente fuori di esso man mano che ci si allontana da New York.'

Lo trovo tra i miei appunti. Non fa alcuna differenza la direzione che si prende, il fatto rimane lo stesso. Che ci si muova verso nord, sud, est o ovest, poco importa: ci si può alzare al mattino e indovinare quanta strada si sia fatta, notando a che punto la grazia e la pittoresca apparenza inizino a mancare nei costumi dei nuovi passeggeri; e non mi riferisco solo alle donne, ma a entrambi i sessi. Può darsi che la postura sia alla base di tutto questo; e penso che lo sia; poiché ci sono molte signore e signori nelle città di provincia i cui abiti sono tutti confezionati dai migliori sarti e sarte di New York; tuttavia, questo non ha alcun effetto percepibile sul fatto macroscopico: l'occhio educato non scambia mai quelle persone per newyorkesi. No, c'è una grazia irriverente, una sveltezza e uno stile in un newyorkese nato e cresciuto che il semplice abbigliamento non può conferire.

'19 APRILE. Stamattina, mi sono imbattuto nella regione dei pizzi completi; a volte accompagnati dai baffi, ma solo occasionalmente.'

Era strano imbattersi in questa fitta messe di una moda obsoleta e sgradevole; era come incontrare all'improvviso un conoscente dimenticato che si credeva morto da una generazione. Il pizzo si estende su una vasta area del paese; ed è accompagnato da una fede incrollabile in Adamo e nella storia biblica della creazione, che non ha sofferto per gli assalti degli scienziati.

'POMERIGGIO. Alle stazioni ferroviarie, i perdigiorno tengono entrambe le mani nelle tasche dei pantaloni; finora si era notato che una mano era talvolta fuori, qui mai. Questo è un fatto importante in geografia.'

Se i perdigiorno determinassero il carattere di un paese, sarebbe ancora più importante, naturalmente.

'Finora, per tutto il tragitto, il perdigiorno di stazione è stato spesso osservato grattarsi uno stinco con l'altro piede; qui, questi resti di attività mancano. Questo ha un aspetto presago.'

A poco a poco, siamo entrati nella regione del tabacco da masticare. Cinquant'anni fa, la regione del tabacco da masticare copriva l'Unione. Ora è notevolmente ristretta.

In seguito, hanno iniziato ad apparire gli stivali. Non in gran numero, tuttavia. Più tardi, molto più giù lungo il Mississippi, divennero la regola. Sono scomparsi da altre sezioni dell'Unione insieme al fango; senza dubbio scompariranno anche dai villaggi fluviali, quando arriveranno le pavimentazioni adeguate.

Abbiamo raggiunto St. Louis alle dieci di sera. Allo sportello dell'albergo ho fornito un nome fittizio inventato in fretta, con un misero tentativo di disinvolta naturalezza. L'impiegato ha fatto una pausa e mi ha ispezionato con il modo compassionevole in cui si ispeziona una persona rispettabile che si trova in circostanze dubbie; poi ha detto:

'Va bene; so che tipo di stanza vuole. Facevo l'impiegato al St. James, a New York.'

Un inizio poco promettente per una carriera fraudolenta. Ci siamo diretti alla sala da pranzo e abbiamo incontrato altri due uomini che avevo conosciuto altrove. Com'è strano e ingiusto: i malvagi impostori vanno in giro a tenere conferenze sotto il mio *Nom De Guerre* e nessuno li sospetta; ma quando un uomo onesto tenta un'impostura, viene smascherato all'istante.

Una cosa sembrava chiara: dovevamo partire giù per il fiume il giorno seguente, se persone che non potevano essere ingannate stavano per spuntare a questo ritmo: una delusione sgradevole, perché avevamo sperato di trascorrere una settimana a St. Louis. Il Southern era un buon albergo e avremmo potuto passare del tempo comodamente lì. È grande, ben gestito e le sue decorazioni non fanno piangere, come quelle del vasto Palmer House, a Chicago. Certo, i tavoli da biliardo erano dell'Antico Periodo Siluriano, e le stecche e le biglie del Post-Pliocene; ma c'era ristoro in questo, non disagio; perché c'è riposo e guarigione nella contemplazione delle antichità.

L'assenza più notevole osservabile nella sala da biliardo era l'assenza dell'uomo di fiume. Se c'era, aveva ritirato la sua insegna, era sotto mentite spoglie. Non ho visto lì nessuna delle arie e delle grazie ostentate, né le pompose dissipazioni di denaro che un tempo distinguevano la folla del battello a vapore da quella della terraferma, nei giorni passati, nelle affollate sale da biliardo di St. Louis. A quei tempi, i saloni principali erano sempre popolosi di uomini di fiume; su cinquanta giocatori presenti, trenta o trentacinque provenivano probabilmente dal fiume. Ma sospettavo che i ranghi fossero ormai sottili e che gli uomini dei battelli a vapore non fossero più un'aristocrazia. Ai miei tempi, chiamavano il 'barista' Bill, o Joe, o Tom, e gli davano una pacca sulla spalla; ho osservato se lo facessero. Ma nessuno di questi lo ha fatto. Manifestamente, una gloria che un tempo esisteva si era dissolta e svanita in questi ventun anni.

Quando sono salito in camera, vi ho trovato il giovane chiamato Rogers, che piangeva. Rogers non era il suo nome; né lo erano Jones, Brown, Dexter, Ferguson, Bascom o Thompson; ma rispondeva a uno qualsiasi di questi che una persona trovasse comodo in caso di emergenza; o a qualsiasi altro nome, in realtà, se capiva che ti riferivi a lui. Ha detto:

'Cosa deve fare una persona qui quando vuole un bicchiere d'acqua? Bere questa fanghiglia?'

'Non riesci a berla?'

'Potrei, se avessi dell'altra acqua con cui lavarla via.'

Ecco una cosa che non era cambiata; vent'anni non avevano minimamente intaccato la carnagione mulatta di quest'acqua; venti secoli forse non avrebbero avuto maggior successo. Proviene dal turbolento Missouri, che scava le sponde, e ogni bicchiere ne contiene quasi mezzo acro di terra in soluzione. Ho appreso questo fatto dal vescovo della diocesi. Se lasciate riposare il bicchiere per mezz'ora, potete separare la terra dall'acqua facilmente come nella Genesi; e allora le troverete entrambe buone: l'una buona da mangiare, l'altra buona da bere. La terra è molto nutriente, l'acqua è perfettamente salubre. L'una placa la fame; l'altra, la sete. Ma gli abitanti del luogo non le prendono separatamente, bensì insieme, come la natura le ha mescolate. Quando trovano un pollice di fango sul fondo del bicchiere, lo mescolano e poi bevono la sorsata come farebbero con una pappa. È difficile per uno straniero abituarsi a questa pastella, ma una volta abituato la preferirà all'acqua. È davvero così. È buona per la navigazione a vapore e buona da bere; ma è inutile per ogni altro scopo, eccetto il battesimo.

La mattina seguente, abbiamo girato la città sotto la pioggia. La città sembrava cambiata di poco. Era molto cambiata, ma non sembrava tale; perché a St. Louis, come a Londra e a Pittsburgh, non si può convincere una cosa nuova ad apparire tale; il fumo del carbone la trasforma in un'antichità nel momento in cui si smette di toccarla. Il luogo aveva quasi raddoppiato le sue dimensioni da quando vi risiedevo, ed era ora diventata una città di 400.000 abitanti; tuttavia, nelle solide zone commerciali, appariva come in passato. Eppure sono certo che a St. Louis ora non ci sia tanto fumo quanto un tempo. Il fumo era solito accumularsi in un denso e ondulato baldacchino nero sopra la città, nascondendo il cielo alla vista. Questo riparo è molto più sottile ora; tuttavia, penso che di fumo ce ne sia ancora a sufficienza. Non ho sentito lamentele.

Tuttavia, nelle periferie i cambiamenti erano abbastanza evidenti; in particolare nell'architettura delle abitazioni. Le belle case nuove sono nobili, belle e moderne. Stanno anche per conto loro, con prati verdi intorno; mentre le abitazioni di un tempo sono ammassate in isolati e sono tutte dello stesso modello, con finestre tutte uguali, incastonate in una cornice ad arco di pietra ritorta; un tipo di casa che era abbastanza bella quando era più rara.

C'era un altro cambiamento: il Forest Park. Questo era nuovo per me. È bello e molto esteso, e ha l'eccellente pregio di essere stato creato principalmente dalla natura. Ci sono altri parchi, e belli, in particolare il Tower Grove e i Giardini Botanici; poiché St. Louis si interessò a tali miglioramenti in tempi più remoti rispetto alla maggior parte delle nostre città.

La prima volta che vidi St. Louis, avrei potuto comprarla per sei milioni di dollari, ed è stato l'errore della mia vita non averlo fatto. Ora era amaro guardare oltre questa metropoli dalle cupole e dai campanili, questa solida distesa di mattoni e malta che si estendeva da ogni parte in distanze tenui e incalcolabili, e ricordare che avevo lasciato passare quell'opportunità. Perché avrei dovuto lasciarmela sfuggire sembra, naturalmente, sciocco e inspiegabile oggi, a un primo sguardo; eppure c'erano ragioni all'epoca per giustificare questa linea di condotta.

Uno scozzese, l'Onorevole Charles Augustus Murray, scrivendo circa quarantacinque o cinquant'anni fa, disse: 'Le strade sono strette, mal pavimentate e mal illuminate'. Quelle strade sono ancora strette, naturalmente; molte di esse sono ancora mal pavimentate; ma il rimprovero della cattiva illuminazione non può essere ripetuto, ora. La 'Nuova Chiesa Cattolica' era l'unico edificio notevole allora, e il signor Murray era chiamato con fiducia ad ammirarla, con la sua 'specie di portico greco, sormontato da una sorta di campanile, troppo minuto nelle sue proporzioni, e sormontato da vari ornamenti' che lo scozzese privo di immaginazione si trovò 'del tutto incapace di descrivere'; e quindi fu grato quando un turista tedesco lo aiutò con l'esclamazione: 'Per..., sembrano esattamente dei pali da letto!' St. Louis è ben attrezzata con edifici pubblici imponenti e nobili ora, e la chiesetta, di cui la gente andava così fiera, ha perso la sua importanza molto tempo fa. Tuttavia, questo non sorprenderebbe il signor Murray, se potesse tornare; poiché profetizzò la futura grandezza di St. Louis con ferma sicurezza.

Più procedevamo nel nostro giro di ispezione, più realizzavo sensibilmente quanto la città fosse cresciuta da quando l'avevo vista l'ultima volta; anche i cambiamenti nei dettagli divennero costantemente più evidenti e frequenti rispetto all'inizio: cambiamenti che testimoniano uniformemente progresso, energia, prosperità.

Ma il cambiamento dei cambiamenti era sul 'levee'. Questa volta, un'eccezione alla regola. Mezza dozzina di battelli a vapore addormentati dove un tempo vedevo un miglio solido di battelli svegli! Questo era malinconico, questo era penoso. L'assenza del pervasivo e gioviale uomo di battello dal salone da biliardo era spiegata. Era assente perché non esiste più. La sua occupazione è sparita, il suo potere è passato, è assorbito nella massa comune, lavora al mulino, un Sansone tosato e insignificante. Mezza dozzina di battelli a vapore senza vita, un miglio di banchine vuote, un nero affaticato dal whisky disteso a dormire, in una vasta e silenziosa vacuità, dove le schiere serrate del commercio un tempo si scontravano! Ecco la desolazione, davvero.

'Il vecchio, vecchio mare, come qualcuno in lacrime, viene mormorando, con labbra spumose, e bussando ai moli vuoti, chiama la sua moltitudine di navi perdute da tempo.'

Il rimorchiatore e la ferrovia avevano fatto il loro lavoro, e l'avevano fatto bene e completamente. Il possente ponte, che si allungava sopra le nostre teste, aveva fatto la sua parte nel massacro e nella spoliazione. I resti dei vecchi uomini dei battelli mi dicevano, con pallida soddisfazione, che il ponte non rende. Tuttavia, non può essere una compensazione sufficiente per un cadavere sapere che la dinamite che lo ha steso non era di buona qualità come si pensava fosse.

Le pavimentazioni lungo il fronte del fiume erano cattive: i marciapiedi erano piuttosto in disordine; c'era una ricca abbondanza di fango. Tutto questo era familiare e soddisfacente; ma gli antichi eserciti di carri, le folle in lotta di uomini e le montagne di merci erano spariti; e il Sabato regnava al loro posto. L'immemorabile miglio di squallide bettole rimaneva, ma gli affari andavano a rilento per loro; le moltitudini di irlandesi che trangugiavano veleno erano partite, e al loro posto c'erano poche manciate sparse di neri cenciosi, alcuni che bevevano, altri ubriachi, altri che annuivano, altri ancora addormentati. St. Louis è una città grande, prospera e in progresso; ma il suo bordo fluviale sembra morto oltre ogni resurrezione.

La navigazione a vapore sul Mississippi nacque intorno al 1812; alla fine di trent'anni, era cresciuta fino a raggiungere proporzioni poderose; e in meno di altri trent'anni, era morta! Una vita stranamente breve per una creatura così maestosa. Naturalmente non è assolutamente morta, né lo è un ottuagenario storpio che un tempo poteva saltare ventidue piedi su terreno pianeggiante; ma se paragonata a quello che era nel vigore della sua giovinezza, la navigazione a vapore sul Mississippi può dirsi morta.

Uccise il vecchio modo di navigare a chiglia, riducendo il viaggio di trasporto a New Orleans a meno di una settimana. Le ferrovie hanno ucciso il traffico passeggeri dei battelli a vapore facendo in due o tre giorni ciò che i battelli consumavano una settimana a fare; e le flotte di rimorchiatori hanno ucciso il traffico merci a lungo raggio trascinando sei o sette carichi di merce per battello giù per il fiume alla volta, a una spesa così banale che la competizione dei battelli a vapore era fuori discussione.

Il traffico merci e passeggeri locale rimane ai battelli. Questo è nelle mani, lungo le duemila miglia di fiume tra St. Paul e New Orleans, di due o tre corporazioni chiuse ben fortificate con capitali; e grazie a una gestione e un sistema abili e perfettamente orientati al business, queste guadagnano a sufficienza da ciò che resta della un tempo prodigiosa industria dei battelli a vapore. Suppongo che St. Louis e New Orleans non abbiano sofferto materialmente per il cambiamento, ma ahimè per l'uomo della legnaia!

Era solito costeggiare il fiume per tutto il tragitto; la sua merce fittamente allineata si estendeva dall'una all'altra città, lungo le sponde, e ne vendeva innumerevoli cataste ogni anno per denaro contante; ma tutte le barche sparse rimaste bruciano carbone ora, e lo spettacolo più raro sul Mississippi oggi è una catasta di legna. Dov'è ora l'uomo della legnaia di un tempo?

CAPITOLO 23

Viaggiare in incognito

LA mia idea era di sostare un po' in ogni città tra St. Louis e New Orleans. Per farlo, sarebbe stato necessario spostarsi da un luogo all'altro con le linee di pacchetti brevi. Era un piano facile da fare, e sarebbe stato facile da seguire, vent'anni fa, ma non ora. Ci sono ampi intervalli tra le barche, di questi tempi.

Volevo iniziare con gli interessanti antichi insediamenti francesi di St. Genevieve e Kaskaskia, sessanta miglia sotto St. Louis. C'era solo una barca pubblicizzata per quella sezione, un pacchetto per Grand Tower. Tuttavia, una barca era sufficiente; così siamo andati giù a darle un'occhiata. Era un venerabile ammasso di rottami, e una frode per giunta; perché si spacciava per bene mobile, laddove il buon terreno onesto era così densamente incrostato su di lei che era giustamente tassabile come bene immobile. Ci sono posti nel New England dove il suo ponte di coperta varrebbe centocinquanta dollari l'acro. Il terreno sul suo cassero di prua era piuttosto buono; il nuovo raccolto di grano stava già spuntando dalle crepe nei punti riparati. Il corridoio era di carattere sabbioso e asciutto, e sarebbe stato ben adatto per l'uva, con un'esposizione a sud e un po' di dissodamento. Il terreno del ponte delle caldaie era sottile e roccioso, ma abbastanza buono per il pascolo. Un ragazzo di colore era di guardia qui, nessun altro visibile. Abbiamo dedotto da lui che questa calma imbarcazione sarebbe partita, come pubblicizzato, 'se avesse ottenuto il suo viaggio'; se non lo avesse ottenuto, avrebbe aspettato.

'Ha ottenuto parte del suo viaggio?'

'Dio vi benedica, no, capo. Non è ancora stata scaricata. È arrivata solo stamattina.'

Era incerto su quando avrebbe potuto ottenere il suo viaggio, ma pensava che potesse essere domani o forse il giorno dopo. Questo non andava affatto bene; così abbiamo dovuto rinunciare alla novità di scendere il fiume su una fattoria. Avevamo ancora una freccia nella nostra faretra: un pacchetto per Vicksburg, il 'Gold Dust', doveva partire alle 5 del pomeriggio. Abbiamo preso posto su di esso per Memphis, e abbiamo rinunciato all'idea di fermarci qua e là, ritenendola impraticabile. Era pulito, ordinato e confortevole. Ci siamo accampati sul ponte delle caldaie e abbiamo comprato della letteratura economica per ammazzare il tempo. Il venditore era un venerabile irlandese con una faccia benevola e una lingua che lavorava facilmente nella sua sede, e da lui abbiamo appreso che viveva a St. Louis da trentaquattro anni e non aveva mai attraversato il fiume durante quel periodo. Poi si è addentrato in una lezione molto fluida, piena di nomi e allusioni classiche, che era piuttosto sorprendente per scioltezza finché non è diventato abbastanza evidente che questa non era la prima volta, né forse la cinquantesima, che il discorso veniva pronunciato. Era un bel personaggio, e molta compagnia migliore della letteratura insipida che stava vendendo. Un'osservazione casuale, che collegava irlandesi e birra, ha tirato fuori da lui questa perla di saggezza:

'Non la bevono, signore. Non possono berla, signore. Date a un irlandese birra chiara per un mese, ed è un uomo morto. Un irlandese è rivestito di rame, e la birra lo corrode. Ma il whisky lucida il rame ed è la sua salvezza, signore.'

Alle otto, puntualmente, siamo usciti in retromarcia e abbiamo attraversato il fiume. Mentre strisciavamo verso la riva, nell'oscurità fitta, una gloria accecante di luce elettrica bianca è scoppiata improvvisamente dal nostro cassero di prua, e ha illuminato l'acqua e i magazzini come con il bagliore del mezzogiorno. Un altro grande cambiamento, questo: niente più ceste di torce tremolanti, fumose, gocciolanti di pece, inefficaci, ora: il loro giorno è passato. Poi, invece di chiamare una ventina di mani per manovrare la passerella, un paio di uomini e un soffio di vapore l'hanno abbassata dalla gru dove era sospesa, l'hanno lanciata, depositata esattamente nel posto giusto, e tutto è finito e fatto prima che un nostromo dei tempi antichi avesse potuto far girare il suo mulino delle imprecazioni per iniziare i servizi preparatori. Perché questo metodo nuovo e semplice di gestire le passerelle non sia stato pensato quando fu costruito il primo battello a vapore, è un mistero che aiuta a capire che tipo di creatura ottusa sia l'essere umano medio.

Alla fine siamo partiti alle due del mattino, e quando sono uscito alle sei, stavamo girando verso una punta rocciosa dove c'era un vecchio magazzino in pietra; in ogni caso, le rovine di esso; due o tre abitazioni in rovina erano nelle vicinanze, al riparo delle colline frondose; ma non c'erano prove di vita umana o di altro animale. Mi chiedevo se avessi dimenticato il fiume; perché non avevo alcun ricordo di questo posto; anche la forma del fiume era sconosciuta; non c'era nulla in vista, da nessuna parte, che potessi ricordare di aver visto prima. Ero sorpreso, deluso e infastidito.

Abbiamo fatto scendere a terra una signora e un signore ben vestiti, e due ragazze ben vestite e signorili, insieme a varie borse in pelle di Russia. Uno strano posto per gente simile! Nessuna carrozza stava aspettando. Il gruppo si è allontanato come se non ne avesse aspettata nessuna, e si è incamminato a piedi lungo una strada di campagna tortuosa.

Ma il mistero è stato spiegato quando abbiamo ripreso il cammino; poiché queste persone erano evidentemente dirette a una grande città che giaceva chiusa dietro un tow-head (cioè, una nuova isola) a un paio di miglia sotto questo approdo. Non riuscivo a ricordare quella città; non riuscivo a collocarla, non riuscivo a chiamarla per nome. Così ho perso parte della mia pazienza. Sospettavo che potesse essere St. Genevieve, e così si è rivelato. Osservate cosa aveva fatto questo fiume eccentrico: aveva costruito questo enorme e inutile tow-head direttamente davanti a questa città, tagliando le sue comunicazioni fluviali, recintandola completamente e rendendola una città 'di campagna'. È un bel posto antico, inoltre, e meritava un destino migliore. Fu fondata dai francesi, ed è una reliquia di un tempo in cui si poteva viaggiare dalle foci del Mississippi a Quebec ed essere in territorio francese e sotto il dominio francese per tutto il tragitto.

Poco dopo sono salito sul ponte superiore e ho lanciato uno sguardo nostalgico verso la timoneria.

DOPO un attento esame del volto del pilota di guardia, mi convinsi di non averlo mai visto prima; così salii lassù. Il pilota mi ispezionò; io ispezionai nuovamente il pilota. Conclusi questi preliminari di rito, mi sedetti sull'alta panca, ed egli si voltò e riprese il suo lavoro. Ogni dettaglio della timoneria mi era familiare, con un'eccezione: un tubo a bocca larga sotto il cruscotto. Rimuginai su quell'oggetto per un tempo considerevole; poi rinunciai e chiesi a cosa servisse.

«Per sentire i campanelli delle macchine.»

Era un altro buon congegno che avrebbe dovuto essere inventato mezzo secolo prima. Stavo pensando a questo, quando il pilota chiese:

«Sa a cosa serve questa corda?»

Riuscii a svicolare da questa domanda, senza sbilanciarmi.

«È la prima volta che entra in una timoneria?»

Mi infilai sotto quella.

«Da dove viene?»

«Dal New England.»

«È la prima volta che viene in Occidente?»

Scavalcai anche questa.

«Se si interessa a queste cose, posso dirle a cosa servono tutte queste.»

Dissi che mi avrebbe fatto piacere.

«Questa,» mettendo la mano su una corda del campanello di retromarcia, «serve a suonare l'allarme antincendio; questa,» mettendo la mano su un campanello di marcia avanti, «serve a chiamare il mozzo del texas; questa,» indicando la leva del fischio, «serve a chiamare il capitano»—e così continuò, toccando un oggetto dopo l'altro e srotolando il suo tranquillo rocchetto di bugie.

Non mi ero mai sentito così tanto un passeggero prima d'ora. Lo ringraziai, con emozione, per ogni nuovo fatto, e lo annotai sul mio taccuino. Il pilota si scaldò per l'opportunità e procedette a caricarmi nel buon vecchio stile. A volte temevo che avrebbe fatto scoppiare la sua invenzione; ma essa resse sempre allo sforzo, e lui se la cavò egregiamente. Scese, a tappe facili, nelle rivelazioni delle meravigliose eccentricità del fiume di un tipo e dell'altro, e le sostenne con alcune illustrazioni piuttosto gigantesche. Per esempio:

«Vede quel piccolo masso che sporge dall'acqua laggiù? Beh, quando arrivai sul fiume la prima volta, quello era un solido crinale di roccia, alto oltre sessanta piedi e lungo due miglia. Lavato via tutto tranne quello.» [Questo con un sospiro.]

Ebbi un potente impulso di distruggerlo, ma mi parve che ucciderlo, in un modo qualsiasi, sarebbe stato troppo poco per lui.

Una volta, mentre un'imbarcazione dall'aspetto strano, con una vasta benna da carbone inclinata in alto sulla punta di una trave, stava passando in lontananza, egli attirò indifferentemente l'attenzione su di essa, come si potrebbe fare per un oggetto reso noioso dalla familiarità, e osservò che si trattava di una 'barca alligatore'.

«Una barca alligatore? A cosa serve?»

«A dragare gli alligatori.»

«Sono così fitti da essere fastidiosi?»

«Beh, non ora, perché il Governo li tiene sotto controllo. Ma un tempo lo erano. Non ovunque; ma in luoghi privilegiati, qui e là, dove il fiume è largo e basso come Plum Point, e Stack Island, e così via: posti che chiamano letti di alligatori.»

«Hanno mai realmente ostacolato la navigazione?»

«Anni fa, sì, con l'acqua molto bassa; non c'era quasi viaggio, allora, in cui non ci incagliassimo sugli alligatori.»

Mi parve che avrei dovuto certamente tirare fuori il mio tomahawk. Tuttavia, mi trattenni e dissi:

«Deve essere stato terribile.»

«Sì, era una delle principali difficoltà del pilotaggio. Era così difficile dire qualcosa sull'acqua; quelle maledette bestie si spostano così tanto, non stanno mai ferme cinque minuti di fila. Si può riconoscere un banco di vento, subito, dal suo aspetto; si può riconoscere una rottura; si può riconoscere un banco di sabbia: è tutto facile; ma un banco di alligatori non si mostra, per niente. Nove volte su dieci non si sa dove sia l'acqua; e quando si vede dove sia, è facile che non ci sia più quando ci arrivi, i diavoli si sono scambiati di posto, nel frattempo. Naturalmente c'erano alcuni piloti che riuscivano a giudicare l'acqua degli alligatori quasi bene quanto potevano fare con qualsiasi altro tipo, ma dovevano avere un talento naturale; non era una cosa che uno potesse imparare, dovevi esserci nato. Vediamo: c'erano Ben Thornburg, e Beck Jolly, e Squire Bell, e Horace Bixby, e Major Downing, e John Stevenson, e Billy Gordon, e Jim Brady, e George Ealer, e Billy Youngblood: tutti piloti di alligatori di prim'ordine. Sapevano leggere l'acqua degli alligatori quanto un altro cristiano saprebbe leggere il whiskey. Saperla leggere? Ah, e se lo sapevano! Vorrei solo avere tanti dollari quanti loro sapevano leggere l'acqua degli alligatori a un miglio e mezzo di distanza. Sì, e li pagavano anche bene. Un buon pilota di alligatori poteva sempre ottenere millecinquecento dollari al mese. Di notte, gli altri dovevano fermarsi per gli alligatori, ma quei tipi non si fermavano mai per gli alligatori; non si fermavano mai per nulla se non per la nebbia. Si diceva che potessero annusare la migliore acqua degli alligatori; non so se fosse vero o meno, e penso che uno abbia già le mani piene se si attiene solo a ciò che sa lui stesso, senza andare in giro a dare manforte a quello che dicono gli altri, sebbene ce ne siano molti che non sono restii a farlo, finché riescono a tirar fuori qualcosa di meraviglioso da raccontare. Il che non è lo stile di Robert Styles, per non meno di tre braccia, forse un quarto in meno.»

[Mio Dio! Era Rob Styles? Questa figura baffuta e imponente? Un cucciolo abbastanza magro, ai miei tempi. Come è migliorato in bellezza in venticinque anni e nella nobile arte di gonfiare i suoi fatti.] Dopo queste riflessioni, dissi ad alta voce:

«Penserei che dragare gli alligatori non avrebbe fatto molto bene, perché avrebbero potuto tornare subito indietro.»

«Se avesse avuto tanta esperienza di alligatori quanta ne ho io, non parlerebbe così. Draghi un alligatore una volta e lui è convinto. È l'ultima volta che ne senti parlare. Non tornerebbe indietro nemmeno per una torta. Se c'è una cosa che un alligatore detesta più di un'altra, è essere dragato. Inoltre, non venivano semplicemente spinti via; la maggior parte del pescato veniva portato a bordo; li svuotavano nella stiva; e quando avevano fatto una corsa, li portavano a Orleans ai lavori del Governo.»

«A cosa servono?»

«Beh, per fare scarpe da soldato con le loro pelli. Tutte le scarpe del Governo sono fatte di pelle di alligatore. Crea le migliori scarpe del mondo. Durano cinque anni e non assorbono acqua. La pesca all'alligatore è un monopolio del Governo. Tutti gli alligatori sono proprietà del Governo, proprio come le querce vive. Abbatti una quercia viva e il Governo ti multa di cinquanta dollari; uccidi un alligatore e finisci dentro per misfatto di tradimento; fortunato se non ti impiccano pure. E lo faranno, se sei un Democratico. L'avvoltoio è l'uccello sacro del Sud, e non puoi toccarlo; l'alligatore è l'uccello sacro del Governo, e devi lasciarlo stare.»

«Si incaglia mai sugli alligatori, ora?»

«Oh, no! Non succede da anni.»

«Beh, allora, perché tengono ancora le barche alligatore in servizio?»

«Solo per compiti di polizia, niente di più. Ora vanno su e giù ogni tanto. L'attuale generazione di alligatori li conosce facilmente come un ladro conosce un agente di pattuglia; quando ne vedono arrivare uno, smantellano il campo e scappano nei boschi.»

Dopo aver completato, rifinito e lucidato la faccenda degli alligatori, scivolò facilmente e comodamente nel solco storico, e raccontò di alcune imprese tremende di mezza dozzina di battelli a vapore dei vecchi tempi di sua conoscenza, soffermandosi con particolare lunghezza su una certa prestazione straordinaria del suo preferito tra questa distinta flotta, e aggiungendo poi:

«Quel battello era il “Cyclone”, l'ultimo viaggio che fece mai; affondò proprio in quel viaggio; il capitano era Tom Ballou, il più immortale bugiardo che io abbia mai incontrato. Non riusciva mai a dire la verità, con qualsiasi tempo. Beh, ti faceva venire i brividi. Era il bugiardo più scandaloso! Alla fine lo lasciai; non ne potevo più. Il proverbio dice: “tale padrone, tale servo”; e se rimani con quel tipo di uomo, alla fine finirai sotto sospetto, proprio come è vero che vivi. Pagava stipendi di prima classe; ma dissi io: cosa sono i salari quando la tua reputazione è in pericolo? Così lasciai perdere lo stipendio e mi tenni stretta la mia reputazione. E non me ne sono mai pentito. La reputazione vale tutto, non è vero? È così che la vedo io. Aveva più organi egoistici di chiunque altro al mondo, tutti stipati nella parte posteriore del suo cranio, naturalmente, dove appartenevano. Pesavano sulla parte posteriore della sua testa tanto da far inclinare il suo naso in aria. La gente pensava fosse vanità, ma non lo era, era malizia. Se avessi visto solo il suo piede, avresti pensato che fosse alto diciannove piedi, ma non lo era; era perché il suo piede era fuori disegno. Era destinato a essere alto diciannove piedi, senza dubbio, se il suo piede fosse stato fatto per primo, ma non ci arrivò; era alto solo cinque piedi e dieci. Questo era, e questo è. Se togli le bugie da lui, si restringerà alle dimensioni del tuo cappello; se togli la malizia da lui, sparirà. Quel “Cyclone” era un portento ad andare, e la cosa più dolce da timonare che abbia mai solcato le acque. Mettila a mezza nave, in un grande fiume, e lasciala andare; era tutto ciò che dovevi fare. Si sarebbe tenuta su una stella tutta la notte, se l'avessi lasciata in pace. Non potevi mai sentire il suo timone. Non era più fatica timonarla di quanto lo sia contare il voto Repubblicano in un'elezione del South Carolina. Una mattina, proprio all'alba, l'ultimo viaggio che fece mai, portarono il suo timone a bordo per ripararlo; non ne sapevo nulla; la feci indietreggiare dal deposito di legna e andai serpeggiando lungo il fiume tutta serena. Quando ebbi percorso circa ventitré miglia, e fatto quattro incroci orribilmente tortuosi...»

«Senza timone?»

«Sì; il vecchio Capitan Tom apparve sul tetto e iniziò a trovarmi da ridire perché correvo in una notte così buia...»

«Una notte così buia? Perché, lei ha detto...»

«Non importa cosa ho detto; era buio come in Egitto ora, sebbene ben presto la luna iniziò a sorgere, e...»

«Intende il sole; perché lei è partito proprio all'alba... guardi qui! Era prima che lei lasciasse il capitano a causa delle sue bugie, o...»

«Era prima; oh, molto tempo prima. E come stavo dicendo, lui...»

«Ma era questo il viaggio in cui affondò, o era...»

«Oh, no! Mesi dopo. E così il vecchio, lui...»

«Allora fece due ultimi viaggi, perché lei ha detto...»

Fece un passo indietro dal timone, asciugandosi il sudore, e disse:

«Ehi!» (chiamandomi per nome), «prendila tu e racconta bugie per un po'; sei più abile di me. Cercare di farti passare per uno straniero e un innocente! Perché, ti ho riconosciuto prima ancora che avessi pronunciato sette parole; e mi sono deciso a scoprire quale fosse il tuo piccolo gioco. Era quello di *tirarmi fuori*. Beh, te l'ho permesso, non è vero? Ora prendi il timone e finisci la guardia; e la prossima volta gioca lealmente, e non dovrai guadagnarti il passaggio lavorando.»

Così finì la faccenda del nome fittizio. E non a sei ore da St. Louis! ma avevo guadagnato un privilegio, comunque, perché non vedevo l'ora di mettere le mani sul timone, fin dall'inizio. Sembravano aver dimenticato il fiume, ma io non avevo dimenticato come timonare un battello a vapore, né come godermelo, peraltro.

CAPITOLO 25

Da Cairo a Hickman

Lo scenario, da St. Louis a Cairo (duecento miglia), è vario e bellissimo. Le colline erano vestite del fresco fogliame della primavera ora, ed erano una cornice graziosa e degna per l'ampio fiume che scorreva tra esse. Il nostro viaggio iniziò sotto buoni auspici, con una giornata perfetta, per quanto riguarda brezza e sole, e il nostro battello si lasciava le miglia alle spalle con soddisfacente celerità.

Trovammo una ferrovia che si intrometteva a Chester, Illinois; Chester ha anche un penitenziario ora, e per il resto sta facendo progressi. A Grand Tower, pure, c'era una ferrovia; e un'altra a Cape Girardeau. La prima città prende il nome da un'enorme, tozza colonna di roccia, che si erge fuori dall'acqua sul lato del Missouri del fiume: un pezzo di stravagante lavoro manuale della natura, ed è uno degli elementi più pittoreschi dello scenario di quella regione. Per vicini più vicini o più lontani, la Torre ha il Forno del Diavolo (Devil's Bake Oven), chiamato così, forse, perché non somiglia potentemente al forno di nessun altro; e la Tavola del Tè del Diavolo (Devil's Tea Table): quest'ultima una grande massa di roccia dalla superficie liscia, con un gambo da calice che si restringe, appollaiata a circa cinquanta o sessanta piedi sopra il fiume, accanto a un precipizio fiorito e ghirlandato, e sufficientemente simile a una tavola da tè da soddisfare chiunque, Diavolo o Cristiano. Giù per il fiume abbiamo il Gomito del Diavolo e l'Ippodromo del Diavolo, e un sacco di altre proprietà sue che ora non riesco a ricordare.

La città di Grand Tower era evidentemente un posto più movimentato di quanto fosse in passato, ma sembrava aver bisogno di qualche riparazione qui e là, e una nuova mano di calce dappertutto. Eppure, era piacevole per me rivedere la vecchia mano ancora una volta. 'Zio' Mumford, il nostro secondo ufficiale, disse che il luogo aveva sofferto per l'acqua alta, e di conseguenza non si presentava al meglio ora. Ma disse che non c'era da stupirsi che non sprecasse calce su se stessa, poiché lì se ne produceva più, e di qualità migliore, che altrove in Occidente; e aggiunse: «In una fattoria lattiero-casearia non si riesce mai ad avere latte per il caffè, né zucchero in una piantagione di zucchero; ed è contro il buon senso andare in una città di calce a cercare imbiancatura.» Per mia esperienza sapevo che i primi due punti erano veri; e anche che le persone che vendono dolciumi non si curano dei dolciumi; pertanto c'era plausibilità nell'osservazione finale di Zio Mumford che «le persone che producono calce tendono più alla religione che all'imbiancatura.» Zio Mumford disse, inoltre, che Grand Tower era un grande centro di carbone e un luogo prospero.

Cape Girardeau è situata su una collina e ha un aspetto magnifico. C'è una grande scuola dei Gesuiti per ragazzi ai piedi della città vicino al fiume. Zio Mumford disse che aveva una reputazione per la completezza pari a qualsiasi istituzione simile nel Missouri! C'era un altro college più in alto su una vetta ariosa: un edificio nuovo e luminoso, pittorescamente e peculiarmente torricellato e pinnacolato, una sorta di gigantesco servizio da tavola, con le ampolline tutte complete. Zio Mumford disse che Cape Girardeau era l'Atene del Missouri, e conteneva diversi college oltre a quelli già menzionati; e tutti su una base religiosa di un tipo o dell'altro. Mi indirizzò l'attenzione su quello che chiamava il 'forte e pervasivo aspetto religioso della città', ma non riuscivo a vedere che sembrasse più religioso delle altre città collinari con la stessa pendenza e costruite con lo stesso tipo di mattoni. Le parzialità spesso fanno vedere alle persone più di quanto esista realmente.

Zio Mumford è stato per trent'anni un nostromo sul fiume. È un uomo di buon senso pratico ed equilibrato; ha osservato; ha avuto molta esperienza di un tipo e dell'altro; ha opinioni; ha, anche, solo un accenno percettibile di poesia nella sua composizione, un facile dono della parola, un ringhio profondo nella voce, e un'imprecazione o due dove riesce a prenderle quando le esigenze del suo ufficio richiedono una spinta spirituale. È un nostromo del benedetto tipo dei vecchi tempi; e va in giro imprecando gravemente, quando c'è del lavoro da fare, in un modo da addolcire il cuore dell'ex navigatore di battelli a vapore con dolci e lievi desideri per i giorni scomparsi che non torneranno più. «Su di lì, tu! Sarà tutto il giorno? Perché non hai detto di essere pietrificato nelle gambe posteriori, prima di imbarcarti!»

È un uomo costante con il suo equipaggio; gentile e giusto, ma fermo; così a loro piace, e restano con lui. È ancora nel vestiario trasandato della vecchia generazione di nostromi; ma il prossimo viaggio la Anchor Line lo avrà in uniforme: una graziosa uniforme navale blu, con bottoni d'ottone, insieme a tutti gli ufficiali della linea, e allora sarà uno stile di scenario totalmente diverso da quello che è ora.

Uniformi sul Mississippi! Supera tutti gli altri cambiamenti messi insieme, per sorpresa. Eppure, c'è un'altra sorpresa: che non sia stata fatta cinquant'anni fa. È così manifestamente sensata, che si sarebbe potuto pensarci prima, si supporrebbe. Per cinquant'anni, là fuori, l'innocente passeggero in cerca di aiuto e informazioni, ha scambiato il nostromo per il cuoco, e il capitano per il barbiere, ed è stato anche trattato rudemente per questo. Ma i suoi problemi sono finiti ora. E l'aspetto notevolmente migliorato del personale del battello è un altro vantaggio ottenuto dal periodo di riforma dell'abbigliamento.

Timonai giù per l'ansa sotto Cape Girardeau. Soleva chiamarsi 'l'Ansa del Timoniere'; navigazione facile e molta acqua in essa, sempre; quasi l'unico posto nel Fiume Superiore che a un nuovo cucciolo fosse permesso attraversare con un battello, in acque basse.

Thebes, alla testa della Grand Chain, e Commerce ai piedi di essa, erano città facilmente memorizzabili, poiché non avevano subito alterazioni cospicue. Né la Catena, nemmeno, per la natura delle cose; poiché è una catena di rocce sommerse mirabilmente disposta per catturare e uccidere i battelli a vapore nelle notti buie. Un buon numero di cadaveri di battelli a vapore giacciono sepolti lì, fuori vista; tra gli altri il mio primo amico, il 'Paul Jones'; si sfondò il fondo, e andò giù come un vaso, così mi disse lo storico: Zio Mumford. Disse che aveva una cavalla grigia a bordo, e un predicatore. Per me, questo spiegava sufficientemente il disastro; come faceva, naturalmente, per Mumford, che aggiunse:

«Ma ci sono molte persone ignoranti che deriderebbero una tale faccenda, e la chiamerebbero superstizione. Ma noterete sempre che sono persone che non hanno mai viaggiato con una cavalla grigia e un predicatore. Scesi lungo il fiume una volta in tale compagnia. Ci incagliammo a Bloody Island; ci incagliammo a Hanging Dog; ci incagliammo appena sotto questa stessa Commerce; ci scuotemmo su Beaver Dam Rock; colpimmo una delle peggiori rotture nel 'Cimitero' dietro Goose Island; avemmo un mozzo ucciso in una rissa; bruciammo una caldaia; rompemmo un albero; facemmo collassare un condotto; ed entrammo a Cairo con nove piedi d'acqua nella stiva; potrebbero essere stati di più, potrebbero essere stati di meno. Lo ricordo come se fosse ieri. Gli uomini persero la testa per il terrore. Dipinsero la cavalla di blu, in vista della città, e gettarono il predicatore in mare, altrimenti non saremmo mai arrivati. Il predicatore fu ripescato e salvato. Riconobbe, lui stesso, di essere stato lui la causa. Ricordo tutto, come se fosse ieri.»

Che questa combinazione (di predicatore e cavalla grigia) debba generare calamità, sembra strano, e a prima vista incredibile; ma il fatto è fortificato da così tante prove inconfutabili che dubitare è disonorare la ragione. Io stesso ricordo un caso in cui un capitano fu avvertito da numerosi amici contro il portare con sé una cavalla grigia e un predicatore, ma insistette nel suo proposito nonostante tutto ciò che si potesse dire; e lo stesso giorno (potrebbe essere stato il giorno dopo, e alcuni dicono che lo fu, sebbene io pensi che fosse lo stesso giorno) si ubriacò e cadde nella stiva, e fu portato a casa sua come un cadavere. Questo è letteralmente vero.

Non resta traccia di Hat Island ora; ogni brandello di essa è lavato via. Non ricordo nemmeno in quale parte del fiume si trovasse, eccetto che era tra St. Louis e Cairo da qualche parte. Era una brutta regione, tutto attorno e nei pressi di Hat Island, nei primi giorni. Un contadino che viveva sulla riva dell'Illinois lì, disse che ventinove battelli a vapore avevano lasciato le loro ossa sparse lungo la riva in vista dalla sua casa. Tra St. Louis e Cairo i naufragi di battelli a vapore fanno una media di uno al miglio; duecento naufragi, in totale.

Riuscivo a riconoscere grandi cambiamenti partendo da Commerce in giù. Beaver Dam Rock si trovava ora in mezzo al fiume e sollevava un fragoroso 'frangente'; un tempo era vicino alla riva e le imbarcazioni passavano al suo esterno. Una grande isola che un tempo si trovava al centro del fiume si è ritirata verso la riva del Missouri e le barche non le passano più vicino. L'isola chiamata Jacket Pattern si è ridotta a un cuneo ed è destinata a una rapida distruzione. Goose Island è scomparsa tutta, tranne un piccolo lembo grande quanto un battello a vapore. Il pericoloso 'Graveyard', tra i cui innumerevoli relitti eravamo soliti farci strada così lentamente e con cautela, è ora lontano dal canale e non fa più paura a nessuno. Una delle isole precedentemente chiamate Two Sisters è sparita del tutto; l'altra, che un tempo giaceva vicino alla riva dell'Illinois, si trova ora sul lato del Missouri, a un miglio di distanza; è saldamente unita alla riva e ci vuole un occhio attento per vedere dove sia la giuntura, ma è pur sempre terra dell'Illinois, e le persone che vi abitano devono traghettarsi, lavorare sulle strade dell'Illinois e pagare le tasse all'Illinois: uno stato di cose singolare!

Vicino alla foce del fiume diverse isole erano scomparse, portate via dalla corrente. Cairo era ancora lì, facilmente visibile attraverso la lunga punta pianeggiante sul cui margine estremo sorge; ma abbiamo dovuto fare un lungo giro a vapore per arrivarci. La notte scese mentre uscivamo dall' 'Upper River' e incontravamo le piene dell'Ohio. Procedevamo a gran velocità senza timore, poiché la roccia nascosta che un tempo si trovava proprio sulla rotta si è spostata verso monte, lontano dal canale; o meglio, circa una contea è finita nel fiume dalla punta del Missouri, e la punta di Cairo ha 'fatto terra' aggiungendosi di conseguenza alla sua lunga lingua di territorio. Il Mississippi è un fiume giusto ed equo; non scarica mai la fattoria di un uomo senza costruirne una nuova, identica, per il suo vicino. Questo evita rancori.

Entrando a Cairo, abbiamo quasi fatto naufragare un battello a vapore che non prestava attenzione al nostro fischio e che poi ha tentato di attraversare la nostra prua. Facendo una forte retromarcia, lo abbiamo salvato; il che è stata una grande perdita, perché avrebbe fatto una buona letteratura.

Cairo è una città vivace ora; ed è costruita in modo solido, e ha un aspetto cittadino che è in evidente contrasto con il suo stato precedente, secondo il ritratto che ne fece il signor Dickens. Tuttavia, si stava già costruendo con i mattoni quando l'avevo vista l'ultima volta, ovvero quando il Colonnello (ora Generale) Grant vi stava addestrando il suo primo comando. Lo zio Mumford dice che le biblioteche e le scuole domenicali hanno fatto un buon lavoro a Cairo, così come i muratori. Cairo ha un pesante commercio ferroviario e fluviale, e la sua posizione alla confluenza dei due grandi fiumi è così vantaggiosa che non può fare a meno di prosperare.

Quando sono uscito, al mattino, avevamo superato Columbus, nel Kentucky, e ci stavamo avvicinando a Hickman, una graziosa cittadina arroccata su una bella collina. Hickman si trova in una ricca regione tabacchicola e un tempo godeva di un grande e lucrativo commercio di quel prodotto, raccogliendolo lì nei suoi magazzini da una vasta area del paese e spedendolo via battello; ma lo zio Mumford dice che costruì una ferrovia per agevolare un po' di più questo commercio, e lui pensa che lo abbia agevolato nel modo sbagliato, portando via la maggior parte del commercio dalle sue mani 'catturandolo lungo la linea senza raccoglierlo alle sue porte'.

CAPITOLO 26

Sotto il fuoco

Il discorso iniziò a vertere sulla guerra ora, poiché a quest'ora stavamo scendendo verso il margine superiore del precedente tratto di battaglia. Columbus era appena dietro di noi, quindi si è parlato molto della famosa battaglia di Belmont. Diversi ufficiali del battello avevano prestato servizio attivo nella flotta da guerra del Mississippi. Ho capito che all'inizio si sentivano tristemente fuori posto in quel tipo di attività, ma in seguito vi si erano abituati, riconciliati e vi si sentivano più o meno a casa. Uno dei nostri piloti ebbe la sua prima esperienza bellica nella battaglia di Belmont, come pilota su un battello al servizio dei Confederati. Avevo spesso la curiosità di sapere come potesse sentirsi un novellino, nella sua prima battaglia, arroccato tutto solo e isolato in alto in una timoneria, un bersaglio per chiunque, senza nessuno al proprio fianco che lo svergognasse dal mostrare paura quando le cose si facevano calde e pericolose attorno a lui; quindi, per me il suo racconto è stato prezioso: ha colmato una lacuna che tutte le storie avevano lasciato vuota fino a quel momento.

LA PRIMA BATTAGLIA DEL PILOTA

Ha detto:

Era il 7 novembre. Il combattimento iniziò alle sette del mattino. Ero sul 'R. H. W. Hill'. Portai un carico di truppe da Columbus. Tornai indietro e presi una batteria di artiglieria. Il mio compagno disse che voleva vedere la battaglia; voleva che andassi con lui. Dissi di no, non ero ansioso, l'avrei guardata dalla timoneria. Mi diede del codardo e se ne andò.

Quella battaglia fu uno spettacolo terribile. Il generale Cheatham fece spogliare i suoi uomini delle giacche, le fece gettare in un mucchio e disse: 'Ora seguitemi all'inferno o alla vittoria!' Lo sentii dire da dentro la timoneria; e poi galoppò dentro, alla testa delle sue truppe. Anche il vecchio generale Pillow, con i suoi capelli bianchi, montato su un cavallo bianco, si lanciò dentro, guidando le sue truppe vispo come un ragazzo. A un certo punto i federali cacciarono i ribelli, ed eccoli arrivare! Correvano come matti, ognuno per sé e il diavolo prenda l'ultimo! e giù sotto la riva si arrampicarono e cercarono riparo. Ero seduto con le gambe che penzolavano fuori dalla finestra della timoneria. All'improvviso notai un sibilo che passava vicino al mio orecchio. Pensai fosse un proiettile. Non stetti a riflettere su nulla, mi inclinai all'indietro e atterrai sul pavimento, e rimasi lì. Le palle arrivavano fischiando tutto intorno. Tre palle di cannone passarono attraverso il fumaiolo; una palla portò via l'angolo della timoneria; i proiettili urlavano ed esplodevano ovunque. Tempi davvero caldi: avrei voluto non essere venuto.

Rimasi disteso lì sul pavimento della timoneria, mentre i colpi arrivavano sempre più veloci. Mi strisciai dietro la grande stufa, nel mezzo della timoneria. Poco dopo una palla di minie attraversò la stufa e mi sfiorò la testa, tagliandomi il cappello. Giudicai che fosse il momento di andarmene da lì. Il capitano era sul tetto con un maggiore dai capelli rossi di Memphis, un uomo dall'aspetto distinto. Lo sentii dire che voleva andarsene da lì, ma 'quel pilota è morto'. Strisciai sul lato di dritta per tirare la corda e fare marcia indietro; mi alzai e diedi un'occhiata, e vidi circa quindici fori di proiettile attraverso i vetri delle finestre; erano arrivati così velocemente che non li avevo notati. Guardai fuori sull'acqua, e i colpi che schizzavano sembravano una grandinata. Pensai che fosse meglio andarsene da quel posto. Scesi lungo il tirante della timoneria, di testa: non di piedi, ma di testa; scivolai giù; prima che toccassi il ponte, il capitano disse che dovevamo andarcene. Così risalii lungo il tirante e tornai sul pavimento. Proprio in quel momento, presero il mio compagno e lo stavano portando alla timoneria tra due soldati. Qualcuno aveva detto che ero morto. Mise la testa dentro e mi vide sul pavimento mentre cercavo le campane della retromarcia. Disse: 'Oh, al diavolo, non è colpito', e si divincolò dagli uomini che lo tenevano per il colletto e corse di sotto. Rimanemmo lì fino alle tre del pomeriggio, e poi riuscimmo ad andarcene sani e salvi.

La volta successiva che vidi il mio compagno, dissi: 'Adesso vieni fuori, sii onesto e dimmi la verità. Dove sei andato quando sei andato a vedere quella battaglia?' Lui dice: 'Sono sceso nella stiva.'

Per tutta quella battaglia fui terrorizzato quasi a morte. Non capivo quasi nulla, ero così spaventato; ma vedi, nessuno lo sapeva tranne me. Il giorno dopo il generale Polk mi fece chiamare e mi lodò per il mio coraggio e la mia condotta valorosa. Non dissi nulla, lasciai che fosse. Giudicai che non fosse vero, ma non spettava a me contraddire un ufficiale generale.

Poco dopo mi ammalai, ero esausto e dovetti andare alle Hot Springs. Lì ricevetti molte lettere dai comandanti che mi chiedevano di tornare. Rifiutai, perché non stavo abbastanza bene o non ero abbastanza forte; ma rimasi zitto e mantenni la reputazione che mi ero fatto.

Una storia semplice, raccontata in modo diretto; ma Mumford mi disse che quel pilota aveva 'indorato quella sua paura, in alcuni punti'; che la sua successiva carriera in guerra ne era la prova.

Scendemmo attraverso il canale dell'Isola n. 8, e io scesi di sotto e iniziai una conversazione con un passeggero, un uomo di bell'aspetto, con un portamento disinvolto e un volto intelligente. Ci stavamo avvicinando all'Isola n. 10, un luogo così celebre durante la guerra. La casa di questo gentiluomo era sulla riva principale nelle vicinanze. Feci qualche chiacchierata con lui sui tempi della guerra; ma presto il discorso cadde sulle 'faide', poiché in nessuna parte del Sud la vendetta è fiorita più vivacemente, o è durata più a lungo tra famiglie in guerra, che in questa particolare regione. Questo gentiluomo disse:

'C'è stata più di una faida da queste parti, ai vecchi tempi, ma credo che la peggiore sia stata tra i Darnell e i Watson. Nessuno sa più adesso per cosa sia nato il primo litigio, è passato così tanto tempo; i Darnell e i Watson non lo sanno, se ne è rimasto qualcuno in vita, cosa che non credo. Alcuni dicono che fosse per un cavallo o una mucca; comunque, era una faccenda da poco; il denaro di mezzo non aveva importanza, nessuna, al mondo: entrambe le famiglie erano ricche. La cosa si sarebbe potuta sistemare, abbastanza facilmente; ma no, non sarebbe bastato. Si erano scambiate parole dure; e così, dopo di allora, solo il sangue poteva sistemarla. Quel cavallo o quella mucca, qualunque cosa fosse, è costata sessant'anni di uccisioni e mutilazioni! Ogni anno o giù di lì qualcuno veniva sparato, da una parte o dall'altra; e non appena una generazione veniva sterminata, i figli riprendevano la faida e la portavano avanti. Ed è proprio come dico; continuavano a spararsi l'un l'altro, anno dopo anno, facendone una specie di religione, capisci, finché non avevano dimenticato, molto tempo fa, di cosa si trattasse. Ovunque un Darnell sorprendesse un Watson, o un Watson sorprendesse un Darnell, uno dei due finiva male; l'unica domanda era chi dei due avesse la meglio sull'altro. Si abbattevano a vicenda, proprio in presenza della famiglia. Non si davano la caccia, ma quando si incontravano per caso, sbuffavano e cominciavano. Gli uomini sparavano ai ragazzi, i ragazzi sparavano agli uomini. Un uomo sparò a un ragazzo di dodici anni, lo sorprese nei boschi e non gli diede scampo. Se gli avesse dato una possibilità, il ragazzo gli avrebbe sparato. Entrambe le famiglie appartenevano alla stessa chiesa (tutti qui intorno sono religiosi); durante tutti questi cinquant'anni o sessant'anni di bisticci, entrambe le tribù erano lì ogni domenica, a pregare. Vivevano ai due lati della linea, e la chiesa si trovava a un approdo chiamato Compromise. Metà della chiesa e metà della navata erano nel Kentucky, l'altra metà nel Tennessee. La domenica vedevi le famiglie arrivare, tutte nei loro vestiti della domenica, uomini, donne e bambini, e sfilare lungo la navata e sedersi, tranquilli e ordinati, un gruppo sul lato del Tennessee della chiesa e l'altro sul lato del Kentucky; e gli uomini e i ragazzi appoggiavano i loro fucili contro il muro, a portata di mano, e poi tutti si univano alla preghiera e alle lodi; anche se dicono che l'uomo vicino alla navata non si inginocchiasse, insieme al resto della famiglia; stava a fare la guardia. Non so; non sono mai stato in quella chiesa in vita mia; ma ricordo che è ciò che si diceva.

'Vent'anni o venticinque anni fa, una delle famiglie in faida colse un giovane di diciannove anni e lo uccise. Non ricordo se fossero i Darnell e i Watson, o una delle altre faide; ma comunque, questo giovane arrivò a cavallo, mentre un battello a vapore era lì in quel momento, e la prima cosa che vide fu un'intera banda di nemici. Saltò giù dietro una catasta di legna, ma loro gli girarono attorno e cominciarono a sparargli, lui rispondeva al fuoco, e loro al galoppo, saltando, urlando e sparando con tutte le loro forze. Penso ne abbia ferito un paio; ma lo accerchiarono e lo inseguirono nel fiume; e mentre nuotava verso valle, loro lo seguivano lungo la riva e continuavano a sparargli; e quando raggiunse la riva era morto. Windy Marshall me ne parlò. Lo vide. Era il capitano del battello.

'Anni fa, i Darnell erano così decimati che il vecchio e i suoi due figli decisero di lasciare il paese. Iniziarono a prendere un battello a vapore appena sopra la n. 10; ma i Watson ne vennero a conoscenza; e arrivarono proprio mentre i due giovani Darnell stavano salendo la passerella con le loro mogli sottobraccio. La lotta iniziò allora, e non andarono oltre: entrambi uccisi. Dopo di allora, il vecchio Darnell ebbe dei guai con l'uomo che gestiva il traghetto, e il traghettatore ebbe la peggio, e morì. Ma i suoi amici spararono al vecchio Darnell, riempiendolo di proiettili, e finendolo.'

Il gentiluomo di campagna che mi raccontò queste cose era stato cresciuto negli agi e nel comfort, era un uomo di buon intelletto ed era istruito all'università. La sua grammatica sciolta era il frutto di abitudini trascurate, non dell'ignoranza. Questa abitudine tra gli uomini istruiti dell'Ovest non è universale, ma è prevalente; prevalente nelle cittadine, certamente, se non nelle città; e in un grado che non si può fare a meno di notare e di cui meravigliarsi. Ho sentito un occidentale, che sarebbe considerato un uomo altamente istruito in qualsiasi paese, dire 'non importa, non fa nessuna differenza, comunque'. Una residente di lunga data che era presente lo sentì, ma non fece alcuna impressione su di lei. Fu in grado di ricordare il fatto in seguito, quando le fu ricordato; ma confessò che le parole non avevano urtato il suo orecchio all'epoca, una confessione che suggerisce che se le persone istruite possono ascoltare una grammatica così blasfema, da una fonte del genere, ed essere inconsapevoli del fatto, il crimine deve essere piuttosto comune; così comune che l'orecchio generale è diventato ottuso per la familiarità con esso, e non è più vigile, non è più sensibile a tali offese.

Nessuno al mondo parla una grammatica impeccabile; nessuno l'ha mai scritta, nessuno, né nel mondo né fuori di esso (prendendo le Scritture come prova su quest'ultimo punto); pertanto non sarebbe giusto esigere una perfezione grammaticale dalle genti della Valle; ma a loro e a tutti gli altri popoli si può giustamente richiedere di astenersi dal corrompere *consapevolmente e di proposito* la propria grammatica.

Trovai il fiume notevolmente cambiato all'Isola n. 10. L'isola che ricordavo era lunga circa tre miglia e larga un quarto di miglio, riccamente boscosa, e giaceva vicino alla riva del Kentucky, a duecento iarde da essa, direi. Ora, tuttavia, bisognava cercarla con un cannocchiale. Non ne restava altro che un insignificante ciuffo, e questo non era più vicino alla riva del Kentucky; era ben lontano, contro la riva opposta, a un miglio di distanza. In tempi di guerra l'isola era stata un luogo importante, poiché dominava la situazione; e, essendo pesantemente fortificata, non c'era modo di superarla. Si trovava tra le divisioni superiore e inferiore delle forze dell'Unione e le teneva separate, finché una giunzione non fu finalmente effettuata attraverso il lembo di terra del Missouri; ma essendo l'isola stessa unita a quel lembo ora, l'ampio fiume è senza ostruzioni.

In questa regione il fiume passa dal Kentucky al Tennessee, torna nel Missouri, poi torna nel Kentucky e da lì di nuovo nel Tennessee. Così un miglio o due di Missouri sporgono nel Tennessee.

La città di New Madrid appariva molto malandata; ma per il resto immutata rispetto alla sua condizione e al suo aspetto precedenti. I suoi isolati di case di legno erano ancora raggruppati nella stessa vecchia pianura piatta, e circondati dalle stesse vecchie foreste. Era tranquilla come un tempo, e apparentemente non era né cresciuta né diminuita di dimensioni. Si diceva che l'alta marea recente l'avesse invasa e danneggiato il suo aspetto. Questa era una notizia sorprendente; poiché con la bassa marea la riva del fiume è molto alta lì (cinquanta piedi), e ai miei tempi un'esondazione era sempre stata considerata un'impossibilità. Questa attuale piena del 1882 sarà senza dubbio celebrata nella storia del fiume per diverse generazioni prima che si veda un diluvio di tale portata. Mise tutte le terre basse non protette sotto l'acqua, da Cairo alla foce; distrusse gli argini in molti luoghi, su entrambi i lati del fiume; e in alcune regioni a sud, quando la piena era al culmine, il Mississippi era largo settanta miglia! Diverse vite furono perse e la distruzione delle proprietà fu spaventosa. I raccolti furono distrutti, le case spazzate via, e uomini e bestiame senza riparo costretti a rifugiarsi su alture sparse qua e là nei campi e nelle foreste, e aspettare in pericolo e sofferenza finché i battelli messi in servizio dai governi nazionale e locale e dall'impresa giornalistica potessero arrivare a salvarli. Le proprietà di moltitudini di persone rimasero sott'acqua per mesi, e i più poveri sarebbero dovuti morire di fame a centinaia se non fossero stati prontamente soccorsi. L'acqua calava già da un tempo considerevole ormai, eppure, di regola, trovammo le rive ancora sott'acqua.

CAPITOLO 27

Alcuni articoli importati

Incontrammo due battelli a vapore a New Madrid. Due battelli a vapore in vista contemporaneamente! uno spettacolo infrequente ora nel solitario Mississippi. La solitudine di questa solenne e stupenda piena è impressionante, e deprimente. Lega dopo lega, e ancora lega dopo lega, riversa la sua marea color cioccolato lungo il suo percorso, tra le sue solide pareti di foresta, le sue rive quasi disabitate, raramente con una vela o un oggetto in movimento di qualsiasi tipo a disturbare la superficie e rompere la monotonia del vuoto, solitudine acquosa; e così passa il giorno, arriva la notte, e di nuovo il giorno, e sempre lo stesso, notte dopo notte e giorno dopo giorno: maestosa, immutabile uniformità di serenità, riposo, tranquillità, letargia, vacuità; simbolo dell'eternità, realizzazione del paradiso immaginato da preti e profeti, e agognato dai buoni e dai superficiali!

Subito dopo la guerra del 1812, i turisti iniziarono a venire in America dall'Inghilterra; prima sparsi, poi una sorta di processione; una processione che mantenne la sua marcia faticosa e paziente attraverso la terra per molti, molti anni. Ogni turista prendeva appunti e tornava a casa pubblicando un libro; un libro che solitamente era calmo, veritiero, ragionevole, gentile; ma che sembrava esattamente l'opposto ai nostri progenitori dalla pelle tenera. Uno sguardo a questi libri di viaggio ci mostra che in certi aspetti il Mississippi non ha subito alcun cambiamento da quando quegli stranieri lo hanno visitato, ma rimane oggi com'era allora. Le emozioni prodotte in quegli animi stranieri da questi aspetti non erano tutte formate sullo stesso modello, naturalmente; dovevano essere varie, inizialmente, perché i primi turisti erano costretti a creare le proprie emozioni, mentre nei paesi più vecchi si possono sempre prendere in prestito le emozioni dai predecessori. E, badate bene, le emozioni sono tra le cose più difficili al mondo da fabbricare dal nulla; è più facile fabbricare sette fatti che un'emozione. Il capitano Basil Hall, della Royal Navy, scrivendo cinquantacinque anni fa, dice:

'Qui ho colto il primo scorcio dell'oggetto che desideravo vedere da così tanto tempo, e mi sono sentito ampiamente ripagato in quel momento per tutti i problemi che avevo incontrato venendo da così lontano; e sono rimasto a guardare il fiume che scorreva finché non è stato troppo buio per distinguere qualsiasi cosa. Ma non è stato finché non ho visitato lo stesso posto una dozzina di volte che sono arrivato a una giusta comprensione della grandezza della scena.'

dice: 'Qui ho colto il primo scorcio dell'oggetto che desideravo vedere da così tanto tempo, e mi sono sentito ampiamente ripagato in quel momento per tutti i problemi che avevo incontrato venendo da così lontano; e sono rimasto a guardare il fiume che scorreva finché non è stato troppo buio per distinguere qualsiasi cosa. Ma non è stato finché non ho visitato lo stesso posto una dozzina di volte che sono arrivato a una giusta comprensione della grandezza della scena.'

1. Alcuni credevano nel piano della Commissione di delimitare (e quindi approfondire) arbitrariamente e permanentemente il canale, preservare le sponde minacciate, ecc.

2. Alcuni credevano che il denaro della Commissione dovesse essere speso solo per costruire e riparare il grande sistema di argini.

3. Alcuni credevano che più alto si costruisce l'argine, più il fondo del fiume si alzerà; e che di conseguenza il sistema degli argini sia un errore.

4. Alcuni credevano nel piano di alleggerire il fiume, in periodo di piena, deviando le sue acque in eccesso nel Lake Borgne, ecc.

5. Alcuni credevano nel piano dei bacini lacustri settentrionali per rifornire il Mississippi durante le stagioni di magra.

Ovunque troviate laggiù un uomo che crede in una di queste teorie, potete rivolgervi all'uomo accanto e impostare il vostro discorso sull'ipotesi che egli non creda in quella teoria; e dopo aver fatto esperienza, non adotterete questo metodo con dubbio o esitazione, ma con la sicurezza di un assassino morente — convertito, intendo. Poiché sarete giunti a sapere, con una profonda e riposante certezza, che non incontrerete due persone malate della stessa teoria, una subito dopo l'altra. No, ci sarà sempre uno o due individui con le altre malattie nel mezzo. E man mano che procederete, scoprirete una o due altre cose. Scoprirete che non c'è malanno tra quelli elencati che non sia contagioso; e non potete andare dove si trova senza prenderlo. Potete vaccinarvi con fatti dissuasivi quanto volete — non servirà a nulla; sembrerà che faccia "presa", ma non è così; nel momento in cui entrate in contatto con uno qualsiasi di quei teorici, mettetevi in testa che è tempo di issare la vostra bandiera gialla.

Sì, siete la sua vittima sicura: eppure il suo operato non è tutto a vostro danno — solo in parte; poiché egli è come il vostro medico di famiglia, che viene e guarisce gli orecchioni, lasciandosi dietro la scarlattina. Se il vostro interlocutore è un teorico del sollievo del Lake Borgne, per esempio, esalerà una nuvola di fatti e statistiche letali che vi stenderà con quella malattia, di sicuro; ma allo stesso tempo vi guarirà da qualsiasi altra delle cinque teorie che potrebbe essersi precedentemente insediata nel vostro organismo.

Io le ho avute tutte e cinque; e le ho avute "di brutto"; ma non chiedetemi, con toni dolenti, quale mi abbia tormentato di più, o quale abbia annoverato la lista di malati più lunga, perché non lo so. In verità, nessuno può rispondere a quest'ultima domanda. Il miglioramento del Mississippi è un argomento grandioso, laggiù. Ogni uomo sulle rive del fiume, a sud di Cairo, ne parla ogni giorno, durante i momenti che riesce a ritagliarsi dal parlare della guerra; e ciascuna delle diverse teorie principali ha la sua schiera di zelanti sostenitori; ma, come ho detto, non è possibile determinare quale causa annoveri il maggior numero di reclute.

Tutti erano d'accordo su un punto, tuttavia: se il Congresso stanziasse una somma sufficiente, ne risulterebbe un beneficio colossale. Molto bene; da allora lo stanziamento è stato fatto — forse uno sufficiente, certamente non troppo ingente. Speriamo che la profezia sia ampiamente adempiuta.

Una cosa sarà facilmente concessa dal lettore: che un'opinione del signor Edward Atkinson, su qualsiasi vasta questione commerciale nazionale, si avvicini quanto più possibile a essere considerata un'autorità, come può esserlo l'opinione di qualsiasi individuo nell'Unione. Ciò che egli ha da dire sul miglioramento del fiume Mississippi si troverà nell'Appendice.

A volte, mezza dozzina di cifre riveleranno, come con un lampo, l'importanza di un argomento che diecimila parole faticose, con lo stesso scopo in vista, avevano lasciato alla fine solo oscuro e incerto. Ecco un caso del genere — un paragrafo dal 'Cincinnati Commercial' —

'Il rimorchiatore “Jos. B. Williams” è in rotta verso New Orleans con un rimorchio di trentadue chiatte, contenenti seicento mila staia (settantasei libbre per staio) di carbone, escluso il proprio combustibile, essendo il carico più grande mai portato a New Orleans o in qualsiasi altra parte del mondo. Il suo costo di trasporto, a 3 centesimi per staio, ammonta a 18.000 dollari. Ci vorrebbero milleottocento vagoni, da trecentotrentatré staia per vagone, per trasportare questa quantità di carbone. A 10 dollari per tonnellata, o 100 dollari per vagone, che sarebbe un prezzo equo per la distanza su rotaia, il costo del trasporto ammonterebbe a 180.000 dollari, ovvero 162.000 dollari in più via ferrovia rispetto al fiume. Il rimorchio sarà portato da Pittsburg a New Orleans in quattordici o quindici giorni. Ci vorrebbero cento treni da diciotto vagoni ciascuno per trasportare questo unico carico di seicento mila staia di carbone, e anche se tenesse la velocità abituale delle linee merci veloci, ci vorrebbe un'intera estate per trasportarlo via rotaia.'

Quando un fiume in buone condizioni può consentire di risparmiare 162.000 dollari e un'intera estate di tempo, su un singolo carico, la saggezza di adottare misure per mantenere il fiume in buone condizioni risulta chiara anche alla mente non commerciale.

CAPITOLO 29

Qualche mattone campione

PASSAMMO attraverso la regione di Plum Point, girammo Craighead's Point e scivolammo indisturbati davanti a quello che un tempo era il formidabile Fort Pillow, memorabile a causa del massacro perpetrato lì durante la guerra. I massacri sono sparsi con una certa frequenza attraverso le storie di diverse nazioni cristiane, ma questo è quasi l'unico che si possa trovare nella storia americana; forse è l'unico che si eleva a dimensioni corrispondenti a quel titolo enorme e cupo. Abbiamo il "massacro di Boston", dove due o tre persone furono uccise; ma dobbiamo raggruppare la storia anglosassone per trovare il compagno della tragedia di Fort Pillow; e senza dubbio anche allora dobbiamo tornare ai giorni e alle imprese di Cuor di Leone, quel bell' "eroe", prima di riuscirci.

Altre stranezze del fiume. In tempi passati, il canale era solito dirigersi sopra l'Isola 37, vicino a Brandywine Bar, e giù verso l'Isola 39. Successivamente, cambiò corso e passò da Brandywine giù attraverso il canale di Vogelman nel Devil's Elbow, fino all'Isola 39 — parte di questo percorso invertendo il vecchio ordine; il fiume scorreva verso l'alto per quattro o cinque miglia, invece che verso il basso, e tagliava, complessivamente, circa quindici miglia di distanza. Questo nel 1876. Tutta quella regione è ora chiamata Centennial Island.

C'è una tradizione secondo cui l'Isola 37 fosse uno dei principali luoghi di dimora della celebre "Banda di Murel". Si trattava di una colossale combinazione di rapinatori, ladri di cavalli, trafficanti di negri e falsari, impegnati in affari lungo il fiume circa cinquant'anni o sessant'anni fa. Mentre il nostro viaggio attraverso il paese verso St. Louis era in corso, non avevamo avuto tregua da Jesse James e la sua avvincente storia; poiché era appena stato assassinato da un agente del Governatore del Missouri, e di conseguenza occupava parecchio spazio sui giornali. Storie economiche su di lui erano in vendita dai venditori sui treni. Secondo queste, egli era la creatura più meravigliosa del suo genere mai esistita. Era un errore. Murel era suo pari in audacia; in coraggio; in rapacità; in crudeltà, brutalità, spietatezza, tradimento, e in generale e onnicomprensiva viltà e sfacciataggine; e molto superiore a lui sotto alcuni aspetti più ampi. James era un mascalzone al dettaglio; Murel, all'ingrosso. Il genio modesto di James non sognava voli più alti della pianificazione di incursioni su treni, carrozze e banche di campagna; Murel progettava insurrezioni di negri e la conquista di New Orleans; e inoltre, all'occorrenza, questo Murel poteva salire su un pulpito ed edificare la congregazione. Cosa sono James e la sua mezza dozzina di volgari mascalzoni rispetto a questo imponente criminale d'altri tempi, con i suoi sermoni, le sue insurrezioni meditate e le catture di città, e il suo maestoso seguito di mille uomini, giurati di compiere la sua volontà malvagia!

Ecco un paragrafo o due riguardanti questo grande operatore, da un libro ormai dimenticato che fu pubblicato mezzo secolo fa —

Egli appare come un cattivo tanto abile quanto consumato. Quando viaggiava, il suo solito travestimento era quello di un predicatore itinerante; e si dice che i suoi discorsi fossero molto "toccanti per l'anima" — interessando gli ascoltatori così tanto che essi dimenticavano di badare ai propri cavalli, che venivano portati via dai suoi complici mentre egli predicava. Ma il furto di cavalli in uno Stato, e la loro vendita in un altro, era solo una piccola parte dei loro affari; la più lucrosa era l'adescamento degli schiavi affinché fuggissero dai loro padroni, così che potessero venderli in un altro distretto. Questo era organizzato come segue; dicevano a un negro che se fosse fuggito dal suo padrone e avesse permesso loro di venderlo, avrebbe ricevuto una parte del denaro pagato per lui, e che al suo ritorno da loro una seconda volta lo avrebbero mandato in uno Stato libero, dove sarebbe stato al sicuro.

I poveri disgraziati acconsentivano a questa richiesta, sperando di ottenere denaro e libertà; venivano venduti a un altro padrone e scappavano di nuovo, verso i loro datori di lavoro; a volte venivano venduti in questo modo tre o quattro volte, finché non avevano realizzato tremila o quattromila dollari da loro; ma poiché, dopo ciò, c'era il timore di essere scoperti, l'usanza abituale era sbarazzarsi dell'unico testimone che potesse essere prodotto contro di loro, ovvero il negro stesso, assassinandolo e gettando il suo corpo nel Mississippi. Anche se fosse stato accertato che avevano rubato un negro, prima che fosse ucciso, erano sempre pronti a evitare la punizione; poiché nascondevano il negro che era scappato, finché non veniva pubblicizzato, e una ricompensa offerta a chiunque lo avesse catturato. Un annuncio di questo tipo autorizza la persona a prendere la proprietà, se trovata. E quindi il negro diventava una proprietà in custodia, quando, di conseguenza, vendevano il negro, diventava solo una violazione di fiducia, non un furto; e per una violazione di fiducia, il proprietario della proprietà può ottenere riparazione solo tramite un'azione civile, che era inutile, poiché i danni non venivano mai pagati. Si può chiedere come mai Murel sia sfuggito alla legge di Lynch in tali circostanze. Questo sarà facilmente compreso quando si afferma che egli aveva più di mille complici giurati, tutti pronti al minimo avviso a sostenere chiunque della banda potesse essere nei guai. I nomi di tutti i principali complici di Murel furono ottenuti da lui stesso, in un modo che spiegherò tra poco. La banda era composta da due classi: i Capi o Consiglio, come venivano chiamati, che pianificavano e concertavano, ma agivano raramente; ammontavano a circa quattrocento. L'altra classe erano gli agenti attivi, ed erano chiamati esecutori, e ammontavano a circa seicentocinquanta. Questi erano gli strumenti nelle mani degli altri; correvano tutti i rischi e ricevevano solo una piccola parte del denaro; erano in potere dei leader della banda, che li avrebbero sacrificati in qualsiasi momento consegnandoli alla giustizia o affondando i loro corpi nel Mississippi. Il ritrovo generale di questa banda di malfattori era sul lato dell'Arkansas del fiume, dove nascondevano i loro negri nelle paludi e nei canneti.

Le depredazioni di questa vasta combinazione erano pesantemente avvertite; ma così bene erano pianificati i loro piani, che sebbene Murel, che era sempre attivo, fosse sospettato ovunque, non c'era prova da ottenere. Accadde tuttavia che un giovane di nome Stewart, che stava cercando due schiavi che Murel aveva adescato, si imbatté in lui e ottenne la sua fiducia, prestò giuramento e fu ammesso nella banda come membro del Consiglio Generale. In questo modo tutto fu scoperto; poiché Stewart divenne un traditore, sebbene avesse prestato giuramento, e avendo ottenuto ogni informazione, espose l'intera faccenda, i nomi di tutte le parti, e riuscì infine a portare a casa prove sufficienti contro Murel, per ottenerne la condanna e la sentenza al Penitenziario (Murel fu condannato a quattordici anni di prigione); così tante persone che si supponeva fossero oneste, e portassero un nome rispettabile nei diversi Stati, furono trovate tra la lista del Gran Consiglio pubblicata da Stewart, che ogni tentativo fu fatto per gettare discredito sulle sue asserzioni — il suo carattere fu infamato e più di un tentativo fu fatto per assassinarlo. Fu costretto a lasciare gli Stati del Sud di conseguenza. È, tuttavia, ora ben accertato che fosse tutto vero; e sebbene alcuni biasimino il signor Stewart per aver violato il suo giuramento, non tentano più di negare che le sue rivelazioni fossero corrette. Citerò una o due parti delle confessioni di Murel al signor Stewart, fatte a lui quando viaggiavano insieme. Avrei dovuto osservare che le intenzioni finali di Murel e dei suoi associati erano, secondo il suo stesso racconto, su una scala molto estesa; non avendo altro obiettivo in vista che *sollevare i neri contro i bianchi, prendere possesso e saccheggiare New Orleans, e rendersi possessori del territorio*. I seguenti sono alcuni estratti:--

'Riunii tutti i miei amici nei dintorni di New Orleans presso la casa di uno dei nostri amici in quel luogo, e sedemmo in consiglio per tre giorni prima di avere tutti i nostri piani secondo i nostri desideri; decidemmo allora di intraprendere la ribellione a ogni costo, e farci quanti più amici potevamo per quello scopo. Essendo assegnato il compito di ogni uomo, partii per Natchez a piedi, avendo venduto il mio cavallo a New Orleans — con l'intenzione di rubarne un altro dopo essere partito. Camminai quattro giorni, e nessuna opportunità si presentò per procurarmi un cavallo. Il quinto giorno, verso mezzogiorno, ero diventato stanco e mi fermai presso un ruscello per bere un po' d'acqua e riposare un po'. Mentre ero seduto su un tronco, guardando lungo la strada da cui ero venuto, un uomo apparve in vista cavalcando un bel cavallo. Nel momento stesso in cui lo vidi, fui determinato ad avere il suo cavallo, se fosse stato nel vestire di un viaggiatore. Si avvicinò, e vidi dal suo equipaggiamento che era un viaggiatore. Mi alzai ed estrassi un'elegante pistola a fucile contro di lui e gli ordinai di smontare. Lo fece, e presi il suo cavallo per le briglie e indicai lungo il ruscello, e gli ordinai di camminare davanti a me. Andò per poche centinaia di iarde e si fermò. Legai il suo cavallo, e poi lo feci spogliare, tutto fino alla camicia e alle mutande, e gli ordinai di voltarsi verso di me. Disse: "Se sei determinato a uccidermi, lasciami il tempo di pregare prima di morire". Gli dissi che non avevo tempo di sentirlo pregare. Si voltò e si inginocchiò, e gli sparai attraverso la nuca.

Gli squarciai il ventre e tolsi le viscere, e lo affondai nel ruscello. Poi perquisii le sue tasche, e trovai quattrocento dollari e trentasette centesimi, e un numero di carte che non ebbi il tempo di esaminare. Affondai il portafoglio e le carte e il suo cappello nel ruscello. I suoi stivali erano nuovi di zecca, e mi calzavano elegantemente; li indossai e affondai le mie vecchie scarpe nel ruscello, per compensarli. Arrotolai i suoi vestiti e li misi nella sua valigia, poiché erano panni nuovi di zecca di ottima qualità. Montai su un cavallo bello come mai ne avevo cavalcato uno, e diressi il mio corso per Natchez in stile molto migliore di quanto non fossi stato negli ultimi cinque giorni.

'Io e un compagno di nome Crenshaw raccogliemmo quattro buoni cavalli e partimmo per la Georgia. Ci mettemmo in compagnia di un giovane del South Carolina poco prima di arrivare a Cumberland Mountain, e Crenshaw seppe presto tutto dei suoi affari. Era stato nel Tennessee per comprare una mandria di maiali, ma quando arrivò lì la carne di maiale era più cara di quanto avesse calcolato, e rinunciò all'acquisto. Concludemmo che era un premio. Crenshaw mi fece l'occhiolino; capii la sua idea. Crenshaw aveva percorso la strada prima, ma io mai; avevamo viaggiato diverse miglia sulla montagna, quando passò vicino a un grande precipizio; poco prima di superarlo Crenshaw mi chiese la mia frusta, che aveva una libbra di piombo nel calcio; gliela passai, e lui cavalcò a fianco del ragazzo del South Carolina, e gli diede un colpo sul lato della testa e lo fece cadere dal suo cavallo; scendemmo dai nostri cavalli e tastammo le sue tasche; ottenemmo milleduecentosessantadue dollari. Crenshaw disse che conosceva un posto per nasconderlo, e lo prese sotto le braccia, e io per i piedi, e lo trasportammo in una profonda fessura sul bordo del precipizio, e lo buttammo dentro, e lui sparì dalla vista; poi buttammo dentro la sua sella, e portammo il suo cavallo con noi, che valeva duecento dollari.

'Fummo trattenuti alcuni giorni, e durante quel tempo il nostro amico andò in un piccolo villaggio nelle vicinanze e vide il negro pubblicizzato (un negro in nostro possesso), e una descrizione dei due uomini da cui era stato acquistato, e dando i suoi sospetti sugli uomini. Erano tempi piuttosto tempestosi, ma ogni porto è buono in una tempesta: prendemmo il negro quella notte sulla riva di un ruscello che scorre vicino alla fattoria del nostro amico, e Crenshaw gli sparò attraverso la testa. Togliemmo le sue viscere e lo affondammo nel ruscello.

'Aveva venduto l'altro negro la terza volta sul fiume Arkansaw per oltre cinquecento dollari; e poi lo rubò e lo consegnò nelle mani del suo amico, che lo condusse in una palude, e velò la tragica scena, e ottenne gli ultimi guadagni e il sacro pegno di segretezza; poiché un gioco di quel tipo non funziona a meno che non finisca in un mistero per tutti tranne che per la confraternita. Vendette il negro, prima e dopo, per quasi duemila dollari, e poi lo mise per sempre fuori dalla portata di tutti gli inseguitori; e non potranno mai trovarlo a meno che non trovino il negro; e questo non possono farlo, poiché la sua carcassa ha nutrito molte tartarughe e pesci gatto prima di questo momento, e le rane hanno cantato per molti lunghi giorni al riposo silenzioso del suo scheletro.'

Ci stavamo avvicinando a Memphis, di fronte alla quale città, e testimoniata dalla sua gente, fu combattuta la più famosa delle battaglie fluviali della Guerra Civile. Due uomini sotto i quali avevo servito, nei miei giorni sul fiume, presero parte a quel combattimento: il signor Bixby, pilota capo della flotta dell'Unione, e Montgomery, Commodoro della flotta Confederata. Entrambi videro molto servizio attivo durante la guerra, e ottennero un'alta reputazione per coraggio e capacità.

Mentre ci avvicinavamo a Memphis, iniziammo a cercare una scusa per rimanere con la "Gold Dust" fino alla fine del suo corso — Vicksburg. Eravamo così piacevolmente sistemati che non volevamo cambiare. Avevo una commissione di considerevole importanza da fare a Napoleon, in Arkansas, ma forse avrei potuto gestirla senza lasciare la "Gold Dust". Dissi altrettanto; così decidemmo di rimanere nella sistemazione attuale.

La barca doveva sostare a Memphis fino alle dieci del mattino seguente. È una bella città, nobilmente situata su un imponente promontorio che domina il fiume. Le strade sono dritte e spaziose, sebbene non pavimentate in modo da suscitare un'ammirazione morbosa. No, l'ammirazione deve essere riservata al sistema fognario della città, che è definito perfetto; una riforma recente, tuttavia, poiché era proprio il contrario, fino a pochi anni fa — una riforma risultante dalla lezione insegnata da una desolante visita della febbre gialla. In quei giorni terribili la gente fu spazzata via a centinaia, a migliaia; e così grande fu la riduzione causata dalla fuga e dalla morte insieme, che la popolazione fu diminuita di tre quarti, e così rimase per un tempo. Gli affari erano quasi fermi, e le strade avevano un aspetto domenicale vuoto.

Ecco un'immagine di Memphis, in quel periodo disastroso, disegnata da un turista tedesco che sembra essere stato un testimone oculare delle scene che descrive. È dal Capitolo VII, del suo libro, appena pubblicato, a Lipsia, 'Mississippi-Fahrten, von Ernst von Hesse-Wartegg.'--

'In agosto la febbre gialla aveva raggiunto il suo apice estremo. Quotidianamente, centinaia di persone cadevano in sacrificio alla terribile epidemia. La città era divenuta un immenso cimitero, due terzi della popolazione avevano abbandonato il luogo, e solo i poveri, gli anziani e i malati erano rimasti indietro, preda sicura dell'insidioso nemico. Le case erano chiuse: piccole lampade ardevano davanti a molte - un segno che la morte vi era entrata. Spesso, parecchi giacevano morti in una sola abitazione; dalle finestre pendeva crespo nero. I negozi erano sbarrati, poiché i loro proprietari erano partiti o morti.

'Terribile flagello! Nel più breve spazio di tempo abbatteva e spazzava via persino la vittima più vigorosa. Una lieve indisposizione, poi un'ora di febbre, poi l'orrendo delirio, poi... la Morte Gialla! Agli angoli delle strade e nelle piazze giacevano uomini malati, colti improvvisamente dal morbo; e persino cadaveri, distorti e rigidi. Il cibo scarseggiava. La carne andava a male in poche ore nell'aria fetida e pestilenziale, diventando nera.

'Urla spaventose si levavano da molte case; poi, dopo un certo tempo, cessavano, e tutto tornava immobile: uomini nobili e dediti al sacrificio giungevano con la bara, la inchiodavano e la portavano via, verso il cimitero. Nella notte regnava la quiete. Solo i medici e i carri funebri si affrettavano per le strade; e in lontananza, a intervalli, giungeva il rombo attutito del treno, che con la velocità del vento, e come inseguito dalle furie, volava oltre la città appestata senza fermarsi.'

Ma ora vi è vita a sufficienza. La popolazione supera i quarantamila abitanti ed è in aumento, e il commercio è in condizioni fiorenti. Abbiamo girato per la città; visitato il parco e la socievole orda di scoiattoli che vi abita; ammirato le belle residenze, ammantate di rose e per altri versi attraenti allo sguardo; e abbiamo fatto una buona colazione in albergo.

Un luogo prospero è la Città del Buon Samaritano del Mississippi: possiede un grande commercio all'ingrosso; fonderie, officine meccaniche; e fabbriche di carri, carrozze e olio di semi di cotone; e a breve avrà cotonifici ed elevatori.

Le entrate di cotone hanno raggiunto le cinquecentomila balle lo scorso anno - un aumento di sessantamila rispetto all'anno precedente. Dal suo sano cuore commerciale si diramano cinque linee ferroviarie principali; e una sesta è in fase di aggiunta.

Questa è una Memphis molto diversa da quella che la sparita e dimenticata processione di turisti stranieri soleva inserire nei propri libri molto tempo fa. Ai tempi della ormai dimenticata, ma un tempo rinomata e vigorosamente odiata signora Trollope, Memphis sembrava consistere principalmente in una lunga strada di case di tronchi, con alcune capanne isolate sparse verso il retro, in direzione dei boschi; e di tanto in tanto un maiale, e un fango infinito. Erano cinquantacinque anni fa. Lei alloggiò in albergo. Chiaramente non era quello che ci ha offerto la colazione. Lei dice -

'La tavola era apparecchiata per cinquanta persone, ed era quasi al completo. Mangiavano in perfetto silenzio, e con una rapidità così sbalorditiva che la loro cena era letteralmente finita prima ancora che la nostra fosse cominciata; gli unici suoni udibili erano quelli prodotti da coltelli e forchette, insieme all'incessante coro di tosse, ecc.'

'Tosse, ecc.' L' 'ecc.' sta per una parola sgradevole in quel punto, una parola che lei non sempre copre con carità, ma che a volte stampa. La troverete nella seguente descrizione di una cena su un battello a vapore che consumò in compagnia di un gruppo di aristocratici piantatori; ricchi, ben nati e ignoranti presuntuosi erano, agghindati con i soliti innocui titoli militari e giudiziari di quei vecchi tempi di squallide finzioni e pretese vacue -

'La totale mancanza di tutte le solite cortesie della tavola; la vorace rapidità con cui le vivande venivano afferrate e divorate; le strane frasi rozze e la pronuncia; il disgustoso sputare, dalla cui contaminazione era assolutamente impossibile proteggere i nostri abiti; il modo spaventoso di mangiare con i coltelli, fino a far sembrare che l'intera lama entrasse in bocca; e il modo ancora più spaventoso di pulirsi i denti in seguito con un temperino, ci costrinsero presto a sentire che non eravamo circondati dai generali, dai colonnelli e dai maggiori del vecchio mondo; e che l'ora di cena doveva essere tutto fuorché un'ora di piacere.'

CAPITOLO 30

Schizzi lungo il cammino

ERA un grande fiume, a valle di Memphis; le sponde colme fino all'orlo, ovunque, e molto spesso più che colme, con le acque che straripavano sulla terra, allagando boschi e campi per miglia all'interno; e in certi punti, fino a una profondità di quindici piedi; segni, ovunque, del duro lavoro dell'uomo andato in rovina, e tutto da rifare, con mezzi limitati e coraggio indebolito. Un quadro malinconico, e continuo; - per centinaia di miglia. A volte le luci di segnalazione stavano in tre piedi d'acqua, al limitare di fitte foreste che si estendevano per miglia senza fattorie, depositi di legname, radure o interruzioni di alcun tipo; il che significava che il guardiano del faro doveva arrivare con una barchetta da una grande distanza per adempiere al suo compito - e spesso con tempo disperato. Eppure mi è stato detto che il lavoro viene svolto fedelmente, con ogni tempo; e non sempre dagli uomini, a volte dalle donne, se l'uomo è malato o assente. Il Governo fornisce l'olio e paga dieci o quindici dollari al mese per l'illuminazione e la manutenzione. Una nave del Governo distribuisce l'olio e paga i salari una volta al mese.

La regione di Ship Island era boscosa e deserta come sempre. L'isola ha cessato di essere un'isola; si è unita saldamente alla terraferma, e ora vi transitano i carri dove un tempo navigavano i battelli a vapore. Nessun segno rimasto del relitto della 'Pennsylvania'. Qualche agricoltore porterà alla luce le sue ossa con l'aratro un giorno, senza dubbio, e ne rimarrà sorpreso.

Ci stavamo addentrando ora nella regione dei negri migranti. Queste povere persone non potevano mai viaggiare quando erano schiavi; così ora compensano la privazione. Rimangono in una piantagione finché il desiderio di viaggiare non li assale; allora fanno i bagagli, chiamano un battello a vapore e se ne vanno. Non verso un luogo particolare; no, quasi ogni posto va bene; vogliono solo muoversi. La quantità di denaro a portata di mano risolverà il resto dell'indovinello per loro. Se li porterà a cinquanta miglia, benissimo; che siano cinquanta. Se no, basterà un volo più breve.

Nel corso di un paio di giorni, abbiamo risposto frequentemente a questi richiami. A volte c'era un gruppo di capanne fatiscenti, macchiate dall'alta marea, popolate da gente di colore, e nessun bianco visibile; con chiazze di terreno arido senza erba qua e là; pochi alberi abbattuti, con bestiame, muli e cavalli scheletrici che mangiavano le foglie e rosicchiavano la corteccia - nessun altro cibo per loro nella terra devastata dall'inondazione. A volte c'era una singola capanna solitaria presso l'attracco; vicino ad essa la famiglia di colore che ci aveva chiamato; piccoli e grandi, vecchi e giovani, appollaiati sul magro mucchio di beni domestici; questi consistevano in un fucile arrugginito, alcuni materassi, bauli, stoviglie di latta, sgabelli, uno specchio malconcio, una poltrona venerabile e sei o otto cani gialli bastardi e privi di spirito, legati alla famiglia con corde. Devono avere i loro cani; non possono andare senza i loro cani. Eppure i cani non sono mai disposti; protestano sempre; così, uno dopo l'altro, in una processione ridicola, vengono trascinati a bordo; tutte e quattro le zampe puntate a scivolare lungo la passerella, la testa che rischia di essere strappata via; ma chi tira marcia con determinazione in avanti, piegandosi sul lavoro, con la corda sulla spalla per fare più forza. A volte un bambino viene dimenticato e lasciato sulla riva; ma mai un cane.

Il solito chiacchiericcio fluviale in corso nella timoneria. Isola n. 63 - un'isola con un bel 'chute', o passaggio, alle spalle nei tempi passati. Dicevano che Jesse Jamieson, sullo 'Skylark', avesse avuto un pilota in visita con lui durante un viaggio - un povero vecchio finito, in pensione - lo lasciò al timone, ai piedi della 63, per smontare dal turno. L'antico marinaio risalì attraverso il canale, scese il fiume all'esterno; risalì il canale e scese il fiume di nuovo; e ancora e ancora; e consegnò la barca al pilota che dava il cambio, alla fine di tre ore di onesto impegno, allo stesso vecchio punto ai piedi dell'isola dove aveva originariamente preso il timone! Un uomo di colore sulla riva, che aveva osservato la barca passare circa tredici volte, disse: 'per la grazia di Dio, non mi sorprenderei se ci fosse un'intera fila di quegli Sk'ylark!'

Aneddoto illustrativo dell'influenza della reputazione nel cambiamento di opinione. L' 'Eclipse' era rinomata per la sua velocità. Un giorno passò di lì; un vecchio uomo di colore sulla riva, assorto nelle sue faccende, non notò quale vapore fosse. Poco dopo qualcuno chiese -

'È passata qualche barca verso monte?'

'Sì, signore.'

'Andava veloce?'

'Oh, così così - ciondolava lungo il fiume.'

'Ora, sai che barca era quella?'

'No, signore.'

'Ma come, zio, quella era l' "Eclipse".'

'No! È vero? Beh, scommetto di sì - perché è appena passata di qui sfrecciando!'

Pezzo di storia illustrativo dello stile violento di alcune persone lungo queste zone. Durante le prime settimane di acqua alta, le staccionate di A furono trascinate dall'acqua sul terreno di B, e quelle di B furono portate nel gorgo e depositate sul terreno di A. A disse: 'Lasciamo le cose come stanno; io userò le tue staccionate, e tu usa le mie.' Ma B si oppose - non volle saperne. Un giorno, A scese sul terreno di B per riprendersi le sue staccionate. B disse: 'Ti ucciderò!' e si diresse verso di lui con il suo revolver. A disse: 'Non sono armato.' Così B, che desiderava fare solo ciò che era giusto, gettò via il suo revolver; poi estrasse un coltello e tagliò la gola di A tutto intorno, ma concentrò la sua attenzione principale sulla parte anteriore, e così fallì nel recidere la giugulare. Lottando, A riuscì a mettere le mani sul revolver scartato e uccise B sul colpo - e guarì dalle proprie ferite.

Altro chiacchiericcio; - dopo di che, tutti scesero di sotto per prendere il caffè pomeridiano, e lasciarono me al timone, da solo. Qualcosa mi ricordò presto la nostra ultima ora a St. Louis, parte della quale trascorsi sul ponte superiore di questa barca, a poppa. Fui raggiunto da uno sconosciuto, che iniziò a conversare con me - un giovane vivace, che disse di essere nato in una città nell'interno del Wisconsin, e di non aver mai visto un battello a vapore fino a una settimana prima. Disse anche che, durante la discesa da La Crosse, aveva ispezionato ed esaminato la sua barca così diligentemente e con tale interesse appassionato da averne appreso tutto, dalla prua alla pala del timone. Mi chiese da dove venissi. Risposi, dal New England. 'Oh, uno Yankee!' disse lui; e continuò a chiacchierare senza aspettare assenso o smentita. Propose immediatamente di portarmi in giro per tutta la barca, dirmi i nomi delle sue diverse parti e insegnarmi il loro uso. Prima che potessi protestare o scusarmi, stava già parlando speditamente nel suo benevolo intento; e quando percepii che sbagliava i nomi delle cose, e si divertiva in modo inospitale alle spalle di un innocente straniero di un paese lontano, tacqui e lo lasciai fare. Mi diede un mondo di disinformazione; e più andava avanti, più la sua immaginazione si espandeva, e più godeva del suo crudele gioco di inganno. A volte, dopo avermi propinato una bugia particolarmente fantastica e oltraggiosa, era così 'pieno di risate' che doveva farsi da parte per un minuto, con un pretesto o l'altro, per evitare che sospettassi. Rimasi fedelmente con lui finché la sua commedia non fu finita. Poi osservò che si era preso l'impegno di 'insegnarmi' tutto su un battello a vapore, e che l'aveva fatto; ma che se aveva tralasciato qualcosa, bastava chiedere e avrebbe colmato la lacuna. 'Qualsiasi cosa su questa barca di cui non conosci il nome o lo scopo, vieni da me e te lo dirò.' Dissi che l'avrei fatto, e presi congedo; sparito, mi avvicinai a lui da un'altra parte, da dove non poteva vedermi. Eccolo seduto, tutto solo, a piegarsi in due e contorcersi di qua e di là, nei tormenti di una risata insopprimibile. Deve essersi fatto venire il mal di pancia; perché non fu visto pubblicamente per diversi giorni dopo. Nel frattempo, l'episodio svanì dalla mia mente.

La cosa che me lo ha ricordato ora, mentre ero solo al timone, è stata la visione di questo giovane in piedi sulla soglia della timoneria, con la maniglia in mano, che mi ispezionava in silenzio e severamente. Non so quando ho visto qualcuno apparire così ferito come lui. Non disse nulla - stette semplicemente lì a guardare; guardò con rimprovero e rimuginò. Alla fine chiuse la porta e si allontanò; si fermò sulla sovrastruttura per un minuto; tornò lentamente indietro e si posò di nuovo sulla soglia, con quello sguardo addolorato sul volto; mi fissò per un po' in mite rimprovero, poi disse -

'Mi hai lasciato insegnarti tutto su un battello a vapore, vero?'

'Sì,' confessai.

'Sì, l'hai fatto - vero?'

'Sì.'

'Tu sei quel tizio che... che...'

Il linguaggio fallì. Pausa - lotta impotente per altre parole - poi rinunciò, soffocò una profonda e forte imprecazione e se ne andò per sempre. In seguito lo vidi diverse volte di sotto durante il viaggio; ma era freddo - non voleva guardarmi. Idiota, se non fosse stato così ansioso di giocare il suo sciocco scherzo pratico su di me, all'inizio, avrei guidato i suoi pensieri in un'altra direzione, evitandogli di commettere quella scortesia gratuita e stupida.

Mi sono fatto svegliare con il turno delle quattro, ogni mattina, perché non si possono vedere troppe albe estive sul Mississippi. Sono incantevoli. Per prima cosa, c'è l'eloquenza del silenzio; poiché una profonda quiete cova ovunque. Poi, c'è il senso ossessionante di solitudine, isolamento, lontananza dalla preoccupazione e dal trambusto del mondo. L'alba striscia dentro furtivamente; le solide pareti della foresta nera si ammorbidiscono in grigio, e vaste distese del fiume si aprono e si rivelano; l'acqua è liscia come vetro, emana spettri di piccole ghirlande di nebbia bianca, non c'è il minimo soffio di vento, né fruscio di foglie; la tranquillità è profonda e infinitamente appagante. Poi un uccello inizia a cantare, un altro segue, e presto i pigolii si trasformano in un giubilante tumulto di musica. Non vedi nessuno degli uccelli; ti muovi semplicemente attraverso un'atmosfera di canto che sembra cantare se stessa. Quando la luce è diventata un po' più forte, hai uno dei quadri più belli e tenui immaginabili. Hai l'intenso verde del fogliame ammassato e fitto nelle vicinanze; lo vedi impallidire tonalità dopo tonalità davanti a te; sul promontorio successivo, a un miglio o più di distanza, la tinta si è schiarita nel tenero verde primaverile; il promontorio oltre quello ha quasi perso colore, e il più lontano, a miglia di distanza sotto l'orizzonte, dorme sull'acqua come un mero vapore tenue, difficilmente separabile dal cielo sopra e attorno ad esso. E tutta questa distesa di fiume è uno specchio, e hai i riflessi ombrosi del fogliame e delle rive curve e dei promontori che si allontanano dipinti in esso. Beh, tutto questo è bellissimo; morbido e ricco e bellissimo; e quando il sole sorge bene, e distribuisce un bagliore rosa qui e una polvere d'oro là e una foschia viola dove produrrà l'effetto migliore, ammetti di aver visto qualcosa che vale la pena ricordare.

Abbiamo avuto la regione di Kentucky Bend al primo mattino - teatro di uno strano e tragico incidente nei vecchi tempi. Il capitano Poe aveva una piccola barca a ruota di poppa, per anni casa sua e di sua moglie. Una notte la barca colpì un tronco sommerso nella parte alta di Kentucky Bend e affondò con una rapidità sbalorditiva; l'acqua era già ben sopra il pavimento della cabina quando il capitano arrivò a poppa. Così tagliò la cabina di sua moglie dall'alto con un'ascia; lei dormiva nella cuccetta superiore, il tetto era più fragile di quanto si pensasse; il primo colpo si abbatté attraverso le assi marce e le spaccò il cranio.

Questa curva è tutta riempita ora - risultato di un taglio naturale; e lo stesso agente ha preso la grande e un tempo frequentata Walnut Bend, e l'ha messa lontano in una solitudine distante dall'abituale tracciato dei battelli a vapore di passaggio.

Abbiamo visitato Helena, e anche una città di cui non avevo sentito parlare prima, essendo di recente nascita - Arkansas City. È nata da una ferrovia; la Little Rock, Mississippi River and Texas Railroad tocca il fiume lì. Abbiamo chiesto a un passeggero che era del posto che razza di posto fosse. 'Beh,' disse lui, dopo aver riflettuto, e con l'aria di chi vuole prendersi tempo ed essere preciso, 'È un inferno di posto.' Una descrizione che era fotografica per esattezza. C'erano diverse file e grappoli di fatiscenti case di legno, e una scorta di fango sufficiente ad assicurare alla città un'immunità dalla carestia di quell'articolo per cento anni; poiché l'esondazione era appena diminuita. C'erano stagni stagnanti nelle strade, qua e là, e una dozzina di rozzi barconi erano sparsi in giro, rimasti incagliati ovunque si trovassero quando le acque si sono ritirate e la gente ha potuto riprendere a fare visite e acquisti a piedi. Tuttavia, è un luogo prospero, con una terra ricca alle spalle, un elevatore di fronte, e anche un bel grande mulino per la produzione di olio di semi di cotone. Non avevo mai visto questo tipo di mulino prima.

I semi di cotone erano relativamente privi di valore ai miei tempi; ma ora valgono 12 o 13 dollari a tonnellata, e nessuno viene gettato via. L'olio ricavato è incolore, insapore e quasi, se non del tutto, inodore. Si sostiene che possa, con una manipolazione adeguata, essere reso simile e svolgere la funzione di qualsiasi olio, e essere prodotto a un prezzo più economico del più economico degli originali. Persone astute lo spedivano in Italia, lo trattavano, lo etichettavano e lo riportavano come olio d'oliva. Questo commercio divenne così formidabile che l'Italia fu costretta a imporre un dazio proibitivo per evitare che arrecasse gravi danni alla sua industria olearia.

Helena occupa una delle posizioni più graziose sul Mississippi. Il suo appollaiamento è l'ultimo, il più meridionale gruppo di colline che si vede su quel lato del fiume. Nelle sue condizioni normali è una città graziosa; ma l'inondazione (o forse l'infiltrazione) l'aveva recentemente devastata; intere strade di case erano state invase dall'acqua fangosa, e l'esterno degli edifici era ancora cinto da una larga macchia che si estendeva verso l'alto dalle fondamenta. Barconi abbandonati e incagliati giacevano ovunque; marciapiedi di tavole su palafitte alte quattro piedi erano ancora in piedi; i marciapiedi di legno a livello del suolo erano sciolti e in rovina - un paio di uomini che correvano su di essi avrebbero potuto far pensare a un cieco che stesse arrivando una carica di cavalleria; ovunque il fango era nero e profondo, e in molti posti stagnavano pozze di acqua stagnante malarica. Un'inondazione del Mississippi è la seconda afflizione più devastante e desolante dopo un incendio.

Abbiamo trascorso un momento piacevole qui, in questa domenica soleggiata: due ore piene di libertà a terra mentre la barca scaricava il carico. Nelle strade secondarie si vedevano pochi bianchi, ma c'erano molti neri - principalmente donne e ragazze; e quasi senza eccezione vestite con abiti nuovi e luminosi di stile e taglio elaborato ed elegante - un contrasto stridente e ilare con il lutto del fango e le pozzanghere pensierose.

Helena è la seconda città dell'Arkansas, per popolazione - che è fissata a cinquemila unità. La terra circostante è eccezionalmente produttiva. Helena ha un buon commercio di cotone; gestisce da quarantamila a sessantamila balle all'anno; ha un grande commercio di legname e grano; possiede una fonderia, oleifici, officine meccaniche e fabbriche di carri - in breve, ha 1.000.000 di dollari investiti in industrie manifatturiere. Ha due ferrovie ed è il centro commerciale di una vasta e prospera regione. Le sue entrate lorde annue, da tutte le fonti, sono stimate dal 'Times-Democrat' di New Orleans a 4.000.000 di dollari.

CAPITOLO 31

Un'impronta digitale e ciò che ne conseguì

Ora, per quanto riguarda l'altro uomo, Kruger, quello che aveva il pollice mancante, il mio piano era di lasciarlo vivere finché non avessi scoperto dove fosse nascosto il bottino. Ma non ho mai avuto l'occasione. Il giorno dopo il mio incontro con lui, fu trovato morto in un vicolo; qualcuno, probabilmente un compagno di bagordi, lo aveva accoltellato per denaro. E così, la mia vendetta era completa, ma il denaro era perso.

'E ora,' disse Karl Ritter, sollevandosi a fatica sui cuscini, 'eccoti la mia confessione. La mia missione è compiuta, ma il mio debito verso la terra è ancora in sospeso. Quel pezzo di carta nel retro dell'orologio di Kruger... non l'ho mai avuto. Kruger morì senza consegnarmelo. Ma tu andrai a Napoleon. E in quella vecchia baracca abbandonata, dove vivevamo io e mia moglie, c'è un posto sotto il pavimento, vicino al focolare, dove forse, se la fortuna mi assiste, troverai ancora quel segreto. Vai, amico mio, e se lo trovi, prendilo; è tuo, per il disturbo che ti sei preso per un uomo morente.'

Quella fu la fine della sua storia. Morì tre giorni dopo. Io partii per l'America, e ora, come vedete, eccoci qui, in vista di Napoleon.

La mia missione, dunque, era questa: scendere a terra, trovare quella vecchia baracca, e cercare quel pezzo di carta. E ora capite perché la luce del sole di mezzogiorno mi sembrava così inopportuna. Non è il tipo di lavoro che si vuole compiere sotto gli occhi di tutti.

Quattro anni fa, la mia salute iniziò a declinare. Ero giunto a Monaco, nel mio modo senza meta. Essendo a corto di denaro, cercai lavoro e lo trovai; feci il mio dovere lealmente per circa un anno, e poi mi fu dato il posto di guardia notturna laggiù, in quell'obitorio che avete visitato di recente. Il luogo si adattava al mio umore. Mi piaceva. Mi piaceva stare con i morti; mi piaceva stare solo con loro. Ero solito vagare tra quei cadaveri rigidi e fissare i loro volti austeri, per ore. Più tardi era, più diventava suggestivo; preferivo l'ora tarda. A volte abbassavo le luci: questo dava prospettiva, capite; e l'immaginazione poteva spaziare; sempre, le file fioche e ritirate dei morti ispiravano in me pensieri strani e affascinanti. Due anni fa — ero lì da un anno allora — sedevo tutto solo nella guardiola, in una ventosa notte d'inverno, infreddolito, intorpidito, sconfortato; assopendomi gradualmente nell'incoscienza; il singhiozzo del vento e lo sbattere di persiane lontane che si facevano sempre più deboli sul mio orecchio che si ottundeva a ogni istante, quando, acuto e improvviso, quel campanello dei morti risuonò con un allarme raggelante sopra la mia testa! Lo shock mi paralizzò quasi; poiché era la prima volta che lo sentivo.

Mi ricomposi e volai nella stanza dei cadaveri. Circa a metà della fila esterna, una figura avvolta nel sudario era seduta dritta, scuotendo la testa lentamente da una parte all'altra: uno spettacolo raccapricciante! Aveva il fianco rivolto verso di me. Corsi da lui e scrutai il suo volto. Cielo, era Adler!

Riuscite a indovinare quale fu il mio primo pensiero? Messo in parole, fu questo: "Pare, dunque, che tu mi sia sfuggito una volta: stavolta ci sarà un risultato diverso!"

Evidentemente questa creatura stava soffrendo terrori inimmaginabili. Pensate a cosa deve essere stato svegliarsi nel mezzo di quel silenzio senza voce, e guardare oltre quella tetra congregazione di morti! Che gratitudine brillò nel suo volto magro e pallido quando vide una forma vivente davanti a sé! E come il fervore di questa muta gratitudine fu accresciuto quando i suoi occhi caddero sui cordiali che danno la vita che portavo nelle mani! Poi immaginate l'orrore che apparve su quel volto tirato quando misi i cordiali dietro la schiena e dissi con scherno:

"Parla, Franz Adler; chiama questi morti. Senza dubbio ascolteranno e avranno pietà; ma qui non c'è nessun altro che lo farà."

Cercò di parlare, ma quella parte del sudario che gli legava le mascelle teneva salda e non glielo permetteva. Cercò di alzare le mani imploranti, ma erano incrociate sul petto e legate. Dissi:

"Grida, Franz Adler; fai sentire ai dormienti nelle strade lontane e fatti portare aiuto. Grida, e non perdere tempo, perché ce n'è poco da perdere. Cosa, non puoi? È un peccato; ma non importa; non porta sempre aiuto. Quando tu e tuo cugino avete assassinato una donna indifesa e un bambino in una capanna in Arkansas — mia moglie, era, e mio figlio! — hanno urlato per chiedere aiuto, ricordi; ma non è servito a nulla; ricordi che non è servito a nulla, non è così? I tuoi denti battono; allora perché non puoi gridare? Sciogli le bende con le mani; allora potrai. Ah, vedo; le tue mani sono legate, non possono aiutarti. Com'è strano come le cose si ripetano, dopo lunghi anni; perché le mie mani erano legate, quella notte, ricordi? Sì, legate proprio come le tue ora; che cosa bizzarra. Non riuscivo a liberarmi. Non ti venne in mente di slegarmi; non mi viene in mente di slegare te. Shh! c'è un passo tardivo. Sta venendo da questa parte. Ascolta, quanto è vicino! Si possono contare i passi; uno, due, tre. Ecco, è proprio qui fuori. Ora è il momento! Grida, uomo, grida! È l'unica, sola possibilità tra te e l'eternità! Ah, vedi, hai indugiato troppo; è passato. Ecco, si sta spegnendo. È andato! Pensaci; rifletti; hai sentito un passo umano per l'ultima volta. Quanto deve essere curioso ascoltare un suono così comune e sapere che non se ne sentirà mai più un altro simile."

Oh, amico mio, l'agonia in quel volto avvolto nel sudario era estasi da vedere! Pensai a una nuova tortura e la applicai, aiutandomi con un pizzico di menzogna:

"Quel povero Kruger cercò di salvare mia moglie e mio figlio, e io gli feci un grato favore per questo quando venne il momento. Lo convinsi a derubarti; e io e una donna lo aiutammo a disertare e lo facemmo fuggire al sicuro." Uno sguardo come di sorpresa e trionfo brillò fiocamente attraverso l'angoscia sul volto della mia vittima. Ero turbato, inquieto. Dissi:

"Cosa, dunque, non è scappato?"

Un cenno negativo del capo.

"No? Cosa successe, allora?"

La soddisfazione sul volto avvolto nel sudario era ancora più evidente. L'uomo cercò di mormorare qualche parola, senza riuscirci; cercò di esprimere qualcosa con le mani ostruite; fallì; fece una pausa, poi inclinò debolmente la testa, in modo significativo, verso il cadavere che giaceva più vicino a lui.

"Morto?" chiesi. "Non è riuscito a scappare? Preso in flagrante e giustiziato?"

Cenno negativo del capo.

"Come, allora?"

Di nuovo l'uomo cercò di fare qualcosa con le mani. Osservai da vicino, ma non riuscivo a indovinare l'intento. Mi chinai e guardai ancora più intensamente. Aveva attorcigliato un pollice e stava debolmente colpendosi il petto con esso. "Ah, intendi dire pugnalato?"

Cenno affermativo, accompagnato da un sorriso spettrale di tale particolare diabolicità che accese una luce rivelatrice nel mio cervello ottuso, e gridai:

"L'ho pugnalato io, scambiandolo per te? Perché quel colpo non era destinato a nessuno se non a te."

Il cenno affermativo del furfante che stava morendo di nuovo fu gioioso quanto la sua forza calante riuscì a trasmettere nella sua espressione.

"Oh, misero, misero me, massacrare l'anima compassionevole che fu amica dei miei cari quando erano indifesi, e che li avrebbe salvati se avesse potuto! Misero, oh, misero, misero me!"

Mi parve di sentire il gorgoglio soffocato di una risata di scherno. Tolsi il volto dalle mani e vidi il mio nemico affondare di nuovo sulla sua tavola inclinata.

Ci mise un tempo soddisfacente a morire. Aveva una vitalità meravigliosa, una costituzione sorprendente. Sì, ci mise un tempo piacevolmente lungo. Presi una sedia e un giornale, mi sedetti accanto a lui e lessi. Di tanto in tanto sorseggiavo del brandy. Era necessario, a causa del freddo. Ma lo feci in parte perché vedevo che, all'inizio, ogni volta che allungavo la mano verso la bottiglia, lui pensava che glie ne avrei dato un po'. Lessi ad alta voce: principalmente resoconti immaginari di persone strappate dalla soglia della tomba e riportate alla vita e al vigore da pochi cucchiai di liquore e un bagno caldo. Sì, ebbe una morte lunga e difficile: tre ore e sei minuti, dal momento in cui suonò il campanello.

Si crede che in tutti questi diciotto anni trascorsi dall'istituzione della guardia ai cadaveri, nessun occupante avvolto in un sudario delle case dei morti bavaresi abbia mai suonato il campanello. Bene, è una credenza innocua. Lasciamo che resti così.

Il gelo di quella stanza della morte mi era penetrato nelle ossa. Rianimò e si fissò su di me la malattia che mi affliggeva, ma che, fino a quella notte, era costantemente scomparsa. Quell'uomo ha assassinato mia moglie e mio figlio; e tra tre giorni mi avrà aggiunto alla sua lista. Non importa; Dio! com'è delizioso il ricordo di ciò! L'ho colto mentre fuggiva dalla sua tomba e l'ho ricacciato dentro.

Dopo quella notte, fui costretto a letto per una settimana; ma non appena riuscii a rimettermi in piedi, andai ai registri dell'obitorio e presi il numero della casa in cui Adler era morto. Era una miserabile pensione. La mia idea era che avesse naturalmente messo le mani sui beni di Kruger, essendo suo cugino; e volevo recuperare l'orologio di Kruger, se potevo. Ma mentre ero malato, le cose di Adler erano state vendute e disperse, tutte tranne poche vecchie lettere e alcuni ninnoli senza valore. Tuttavia, attraverso quelle lettere, rintracciai un figlio di Kruger, l'unico parente rimasto. Ora è un uomo di trent'anni, calzolaio di mestiere, e vive al n. 14 di Konigstrasse, Mannheim; vedovo, con diversi figli piccoli. Senza spiegargli il perché, ho provveduto ai due terzi del suo mantenimento, da allora.

Ora, riguardo a quell'orologio, vedete come accadono stranamente le cose! L'ho rintracciato in giro per la Germania per più di un anno, con un considerevole dispendio di denaro e fastidio; e alla fine l'ho avuto. L'ho avuto, e ne fui indicibilmente felice; l'ho aperto e non ho trovato nulla dentro! Beh, avrei dovuto sapere che quel pezzetto di carta non sarebbe rimasto lì per tutto questo tempo. Naturalmente rinunciai a quei diecimila dollari allora; ci rinunciai e li tolsi dalla mente: e con grande dolore, perché li avrei voluti per il figlio di Kruger.

La scorsa notte, quando alla fine ho acconsentito al fatto che devo morire, ho iniziato a prepararmi. Ho proceduto a bruciare tutti i documenti inutili; e in effetti, da un gruppo di carte di Adler, non esaminate in precedenza con accuratezza, è saltato fuori quel ritaglio tanto desiderato! L'ho riconosciuto in un momento. Eccolo qui; lo tradurrò:

"Scuderia di mattoni, fondamenta in pietra, centro della città, angolo tra Orleans e Market. Angolo verso il tribunale. Terza pietra, quarta fila. Attacca un avviso lì, dicendo quanti devono venire."

Ecco, prendetelo e conservatelo. Kruger spiegò che quella pietra era rimovibile; e che si trovava nel muro nord delle fondamenta, quarta fila dall'alto e terza pietra da ovest. Il denaro è nascosto dietro di essa. Disse che la frase conclusiva era un depistaggio, per sviare nel caso in cui il foglio fosse caduto in mani sbagliate. Probabilmente ha svolto quella funzione per Adler.

Ora voglio supplicarvi che, quando farete il vostro viaggio previsto lungo il fiume, cerchiate quel denaro nascosto e lo inviate ad Adam Kruger, presso l'indirizzo di Mannheim che ho menzionato. Lo renderà un uomo ricco, e io dormirò più serenamente nella mia tomba sapendo di aver fatto ciò che potevo per il figlio dell'uomo che ha cercato di salvare mia moglie e mio figlio, sebbene la mia mano lo abbia abbattuto per ignoranza, laddove l'impulso del mio cuore sarebbe stato quello di proteggerlo e servirlo.

CAPITOLO 32

La disposizione di una fortuna

"TALE fu il racconto di Ritter," dissi ai miei due amici. Ci fu un silenzio profondo e impressionante, che durò un tempo considerevole; poi entrambi gli uomini scoppiarono in una raffica di esclamazioni eccitanti e ammirate sugli strani incidenti del racconto; e questo, insieme a un fuoco incrociato di domande, fu mantenuto finché tutti non furono quasi senza fiato. Poi i miei amici iniziarono a calmarsi e a ritirarsi, sotto il riparo di raffiche occasionali, nel silenzio e in una fantasticheria abissale. Per dieci minuti, ora, ci fu immobilità. Poi Rogers disse sognante:

"Diecimila dollari."

Aggiungendo, dopo una pausa considerevole:

"Diecimila. È un mucchio di soldi."

Poco dopo il poeta chiese:

"Avete intenzione di mandarglieli subito?"

"Sì," dissi. "È una domanda strana."

Nessuna risposta. Dopo un po', Rogers chiese, esitando:

"Tutti? Cioè, intendo..."

"Certamente, tutti."

Stavo per dire di più, ma mi fermai; fui fermato da un filo di pensiero che si era acceso in me. Thompson parlò, ma la mia mente era assente e non colsi ciò che disse. Ma sentii Rogers rispondere:

"Sì, mi sembra così. Dovrebbe essere più che sufficiente; perché non vedo che abbia fatto nulla."

Poco dopo il poeta disse:

"A ben guardare, è più che sufficiente. Guardate un po': cinquemila dollari! Perché, non potrebbe spenderli in una vita! E lo danneggerebbe, inoltre; forse lo rovinerebbe; bisogna guardare anche a questo. Tra poco getterebbe via tutto, chiuderebbe la bottega, magari inizierebbe a bere, maltratterebbe i suoi figli senza madre, finirebbe in altre cattive strade, andrebbe costantemente di male in peggio..."

"Sì, è proprio così," interruppe Rogers, fervidamente, "L'ho visto cento volte; sì, più di cento. Metti del denaro nelle mani di un uomo simile, se vuoi distruggerlo, questo è tutto; metti semplicemente del denaro nelle sue mani, è tutto ciò che devi fare; e se questo non lo trascina giù, e non gli toglie tutta l'utilità, e tutto il rispetto di sé e tutto il resto, allora non conosco la natura umana; non è così, Thompson? E anche se dovessimo dargliene un terzo; perché, in meno di sei mesi..."

"In meno di sei settimane, direi!" dissi io, scaldandomi e interrompendo. "A meno che non avesse quei tremila dollari in mani sicure dove non può toccarli, non durerebbe sei settimane neanche..."

"Certo che non durerebbe," disse Thompson; "ho curato libri per quel tipo di persone; e nel momento in cui mettono le mani sulle royalty, magari sono tremila, magari duemila..."

"Che affari ha quel calzolaio con duemila dollari, mi piacerebbe sapere?" intervenne Rogers, seriamente. "Un uomo forse perfettamente soddisfatto ora, lì a Mannheim, circondato dalla sua classe, mangiando il pane con l'appetito che solo l'industriosa fatica può dare, godendosi la sua umile vita, onesto, retto, puro di cuore; e benedetto! sì, dico benedetto! benedetto sopra tutte le miriadi che vanno in abiti di seta e percorrono il vuoto circolo artificiale della follia sociale; ma provate solo a mettere quella tentazione davanti a lui una volta! provate solo a mettere quattromila dollari davanti a un uomo simile, e dite..."

"Quattromila diavoli!" gridai io, "cinquecento marcirebbero i suoi principi, paralizzerebbero la sua industria, lo trascinerebbero all'osteria, di lì al rigagnolo, di lì all'ospizio, di lì a..."

"Perché addossarci questo crimine, signori?" interruppe il poeta seriamente e in modo accattivante. "È felice dove si trova, e così com'è. Ogni sentimento d'onore, ogni sentimento di carità, ogni sentimento di alta e sacra benevolenza ci avverte, ci supplica, ci comanda di lasciarlo indisturbato. Quella è vera amicizia, quella è vera amicizia. Potremmo seguire altre strade che sarebbero più appariscenti; ma nessuna che sarebbe così veramente gentile e saggia, contateci."

Dopo qualche altra discussione, divenne evidente che ognuno di noi, nel profondo del cuore, provava dei dubbi su questa risoluzione della faccenda. Era manifesto che tutti sentivamo di dover mandare al povero calzolaio qualcosa. Ci fu una lunga e ponderata discussione su questo punto; e finalmente decidemmo di mandargli un cromo.

Bene, ora che tutto sembrava essere organizzato in modo soddisfacente per tutti gli interessati, scoppiò un nuovo guaio: si scoprì che questi due uomini si aspettavano di dividere equamente il denaro con me. Quella non era la mia idea. Dissi che se avessero ottenuto la metà tra loro avrebbero potuto considerarsi fortunati. Rogers disse:

"Chi avrebbe avuto qualcosa se non fosse stato per me? Ho lanciato il primo suggerimento; se non fosse stato per quello, sarebbe andato tutto al calzolaio."

Thompson disse che ci stava pensando lui stesso nel momento esatto in cui Rogers aveva parlato.

Replicai che l'idea mi sarebbe venuta abbastanza presto, e senza l'aiuto di nessuno. Potevo essere lento a pensare, forse, ma ero sicuro.

Questa faccenda si scaldò fino a diventare un litigio; poi in una rissa; e ognuno rimase piuttosto malconcio. Non appena mi fui rimesso in sesto in qualche modo, salii sul ponte superiore con un umore piuttosto acido. Trovai il Capitano McCord lì, e dissi, con la massima gentilezza che il mio umore mi consentiva:

"Sono venuto a dirle addio, capitano. Desidero scendere a terra a Napoleon."

"Scendere a terra dove?"

"Napoleon."

Il capitano rise; ma vedendo che non ero in vena gioviale, smise e disse:

"Ma è serio?"

"Serio? Certamente."

Il capitano lanciò un'occhiata alla timoneria e disse:

"Vuole scendere a Napoleon!"

"Napoleon?"

"Questo è quello che dice."

"Per il fantasma di Cesare!"

Lo zio Mumford si avvicinò lungo il ponte. Il capitano disse:

"Zio, ecco un tuo amico che vuole scendere a Napoleon!"

"Beh, per...?"

Dissi:

"Andiamo, che cos'è tutto questo? Un uomo non può scendere a terra a Napoleon se vuole?"

"Perché, diavolo, non lo sai? Non esiste più Napoleon. Non c'è da anni e anni. Il fiume Arkansas l'ha travolto, l'ha fatto a brandelli e l'ha svuotato nel Mississippi!"

"Ha portato via l'intera città? Argini, chiese, prigioni, uffici giornalistici, tribunale, teatro, vigili del fuoco, scuderia, tutto?"

"Tutto. Un lavoro di quindici minuti, o giù di lì. Non ha lasciato né pelle né pelo, né brandello né tegola, tranne il residuo di una baracca e un camino di mattoni. Questa barca sta remando proprio adesso dove si trovava il centro morto di quella città; laggiù c'è il camino di mattoni, tutto ciò che resta di Napoleon. Questi boschi fitti sulla destra si trovavano a un miglio dietro la città. Dai un'occhiata dietro di te, a monte; ora inizi a riconoscere questo paese, non è vero?"

"Sì, lo riconosco ora. È la cosa più meravigliosa che abbia mai sentito; di gran lunga la più meravigliosa e inaspettata."

Il signor Thompson e il signor Rogers erano arrivati, nel frattempo, con borse e ombrelli, e avevano ascoltato in silenzio le notizie del capitano. Thompson mi mise mezzo dollaro in mano e disse dolcemente:

"Per la mia parte del cromo."

Rogers fece lo stesso.

Sì, era una cosa sorprendente vedere il Mississippi scorrere tra rive spopolate e dritto sopra il punto in cui ero solito vedere una bella città grande e compiaciuta vent'anni fa. Città che era capoluogo di una grande e importante contea; città con un grande ospedale della marina degli Stati Uniti; città di innumerevoli risse, un'inchiesta ogni giorno; città dove ero solito conoscere la ragazza più carina e più istruita dell'intera valle del Mississippi; città dove ci furono consegnate le prime notizie stampate del funereo disastro della 'Pennsylvania' un quarto di secolo fa; una città non più, inghiottita, svanita, andata a nutrire i pesci; niente rimasto se non un frammento di baracca e un camino di mattoni fatiscente!

CAPITOLO 33

Rinfreschi ed etica

RIGUARDO all'Isola 74, che si trova non lontano dall'ex Napoleon, uno scherzo del fiume qui ha gravemente perplesso le leggi degli uomini e le ha rese una vanità e uno scherno. Quando lo Stato dell'Arkansas fu costituito, controllava "fino al centro del fiume", una linea molto instabile. Lo Stato del Mississippi reclamava "fino al canale", un'altra linea mutevole e instabile. La n. 74 apparteneva all'Arkansas. A poco a poco, un taglio ha gettato quest'isola grande fuori dall'Arkansas, e tuttavia non all'interno del Mississippi. "Centro del fiume" su un lato, "canale" sull'altro. Questo è come capisco il problema. Se ho capito bene o male i dettagli, rimane questo fatto: che qui c'è questa grande ed estremamente preziosa isola di quattromila acri, spinta fuori al freddo e che non appartiene né all'uno né all'altro Stato; non paga tasse a nessuno, non deve fedeltà a nessuno. Un uomo possiede l'intera isola, ed è di diritto "l'uomo senza patria".

L'Isola 92 appartiene all'Arkansas. Il fiume l'ha spostata e l'ha unita al Mississippi. Un tizio vi ha stabilito un negozio di whisky, senza una licenza del Mississippi, e si è arricchito sui clienti del Mississippi sotto la protezione dell'Arkansas (dove non era richiesta alcuna licenza in quei giorni).

Scivolavamo costantemente lungo il fiume nella solita privacy; battello a vapore o altra cosa in movimento raramente vista. Paesaggio come sempre: distesa su distesa di foresta quasi ininterrotta, su entrambi i lati del fiume; solitudine silenziosa. Qua e là una o due capanne, in piedi in piccole aperture sulle rive grigie e senza erba; capanne che in precedenza si trovavano un quarto o mezzo miglio più avanti, e gradualmente erano state tirate sempre più indietro man mano che le rive cedevano. Come a Pilcher's Point, per esempio, dove le capanne erano state spostate indietro di trecento iarde in tre mesi, così ci è stato detto; ma le rive che crollavano le avevano già raggiunte, e venivano trasportate all'indietro ancora una volta.

Napoleon aveva poca considerazione per Greenville, Mississippi, ai vecchi tempi; ma ecco, Napoleon è andato ai pesci gatto, ed ecco Greenville piena di vita e attività, che fa una considerevole figura nella Valle; avendo tremila abitanti, si dice, e facendo un giro d'affari lordo di 2.500.000 dollari all'anno. Una città in crescita.

Sul battello si è parlato molto della Calhoun Land Company, un’impresa da cui si attendono risultati benefici. Il colonnello Calhoun, nipote dello statista, è andato a Boston e ha formato un consorzio che ha acquistato un vasto appezzamento di terra sul fiume, nella contea di Chicot, in Arkansas — circa diecimila acri — per la coltivazione del cotone. Lo scopo è lavorare su base monetaria: acquistare alla fonte e gestire il proprio prodotto; fornire ai lavoratori negri viveri e beni di prima necessità con un profitto irrisorio, diciamo l'8 o il 10 per cento; offrire loro alloggi confortevoli, ecc., e incoraggiarli a risparmiare denaro e a rimanere nella proprietà. Se ciò si rivelerà un successo finanziario, come sembra piuttosto certo, si propongono di stabilire una banca a Greenville e prestare denaro a un tasso d'interesse non gravoso; si parla del 6 per cento.

Il problema finora è stato — sto citando le osservazioni di piantatori e battellieri — che i piantatori, pur possedendo la terra, erano privi di capitale liquido; dovevano ipotecare sia la terra che il raccolto per portare avanti l'attività. Di conseguenza, il commissionario che fornisce il denaro si assume un certo rischio e pretende interessi elevati, solitamente il 10 per cento, più il 2 e mezzo per cento per la negoziazione del prestito. Il piantatore deve anche acquistare i suoi rifornimenti tramite lo stesso intermediario, pagando commissioni e profitti. Poi, quando spedisce il raccolto, il commerciante aggiunge le sue commissioni, l'assicurazione, ecc. Quindi, tutto sommato, dall'inizio alla fine, la quota di quel raccolto che spetta al commerciante è circa il 25 per cento.

La stima di un coltivatore di cotone sul margine medio di profitto della piantagione, nella sua zona: un uomo e un mulo coltiveranno dieci acri di cotone, producendo dieci balle di cotone, del valore di, diciamo, 500 dollari; costo di produzione, diciamo 350 dollari; profitto netto, 150 dollari, o 15 dollari per acro. C'è anche un profitto ora dai semi di cotone, che un tempo avevano poco valore, nessuno laddove fosse necessario un grande trasporto. In mille seicento libbre di cotone grezzo, quattrocento sono di fibra, del valore di, diciamo, dieci centesimi la libbra; e mille duecento libbre di semi, del valore di 12 o 13 dollari per tonnellata. Forse in futuro anche i gambi non saranno gettati via. Il signor Edward Atkinson dice che per ogni balla di cotone ci sono millecinquecento libbre di gambi, e che questi sono molto ricchi di fosfato di calcio e potassio; che quando vengono macinati e mescolati con insilato o farina di semi di cotone (che è troppo ricca per essere usata come foraggio in grandi quantità), la miscela di gambi costituisce un alimento superiore, ricco di tutti gli elementi necessari per la produzione di latte, carne e ossa. Finora i gambi sono stati considerati un fastidio.

Si lamenta che il piantatore rimanga ostile verso l'ex schiavo, fin dalla guerra; non vuole avere altro che una gelida relazione commerciale con lui, nessun sentimento permesso, non vuole tenere un "negozio" in proprio per fornire i bisogni del negro e proteggere così la tasca del negro, rendendolo capace e disposto a rimanere nella proprietà e facendogliene un vantaggio, ma cede quel privilegio a qualche intraprendente israelita, che incoraggia lo spensierato negro e la moglie ad acquistare ogni sorta di cose di cui potrebbero fare a meno; comprare a credito, a prezzi alti, mese dopo mese, credito basato sulla quota di raccolto in crescita del negro; e alla fine della stagione, la quota del negro appartiene all'israelita, il negro è inoltre indebitato, è scoraggiato, insoddisfatto, irrequieto, e sia lui che il piantatore ne sono danneggiati; poiché egli prenderà il battello e migrerà, e il piantatore dovrà trovare uno sconosciuto al suo posto che non lo conosce, non si cura di lui, ingrasserà l'israelita per una stagione e seguirà il suo predecessore via battello.

Si spera che la Calhoun Company dimostri, con il suo trattamento umano e protettivo dei suoi lavoratori, che il suo metodo sia il più redditizio sia per il piantatore che per il negro; e si crede che una diffusione generale di quel metodo seguirà.

E dove così tanti dicono la loro, non dovrà testimoniare anche il barista? È pensieroso, osservatore, non beve mai; si impegna a guadagnarsi lo stipendio, e lo guadagnerebbe se ci fosse abbastanza clientela. Dice che la gente qui lungo il Mississippi e la Louisiana preferirebbe mandare a monte il fiume per comprare verdure piuttosto che coltivarle, e che salgono a bordo agli approdi per comprare frutta dal barista. Pensa che "non sappiano far altro che cotone"; crede che non sappiano come coltivare verdure e frutta, "almeno la maggior parte di loro". Dice che "un negro andrebbe all'inferno per un'anguria". Il barista compra angurie per cinque centesimi su per il fiume, le porta giù e le vende per cinquanta. "Perché mescola bevande così elaborate e pittoresche per i manovali negri sul battello?" Perché non ne vogliono altre. "Vogliono una bevanda grande; non fa differenza con cosa la fai, vogliono il valore dei loro soldi. Dai a un negro un semplice quartino di brandy da mezzo dollaro per cinque centesimi; lo toccherà? No. Non è abbastanza grande. Ma tu prepara una pinta di ogni sorta di spazzatura senza valore, e aggiungi della roba rossa per renderla bella (il rosso è la cosa principale), e non poserebbe quel bicchiere nemmeno per andare a un circo."

Tutti i bar di questa Anchor Line sono affittati e di proprietà di un'unica ditta. Forniscono i liquori dal proprio stabilimento e assumono i baristi "a stipendio". Buoni liquori? Sì, su alcuni dei battelli, dove ci sono il tipo di passeggeri che li vuole e può pagarli. Sugli altri battelli? No. Nessuno tranne i marinai di coperta e i fuochisti a berli. "Brandy? Sì, ho del brandy, ne ho in abbondanza; ma non ne vorrete se non avete fatto testamento." Non è come una volta, ai vecchi tempi. Allora tutti viaggiavano in battello, tutti bevevano e tutti offrivano da bere a chiunque altro. "Ora quasi tutti vanno in ferrovia, e gli altri non bevono." Ai vecchi tempi il barista possedeva il bar da solo, "ed era allegro, furbo, chiacchierone e tutto ingioiellato, ed era l'aristocratico più alla moda sul battello; guadagnava 2.000 dollari a viaggio. Un padre che lasciava al figlio un bar su un battello, gli lasciava una fortuna. Ora gli lascia vitto e alloggio; sì, e il bucato, se una camicia a viaggio può bastare. Sì, davvero, i tempi sono cambiati. Sapete, sulla linea principale di battelli sull'Alto Mississippi, non hanno affatto il bar! Sembra poesia, ma è la pura verità."

CAPITOLO 34

Racconti inverosimili

STACK Island. Ricordavo Stack Island; anche Lake Providence, Louisiana, che è la prima città dal tipico aspetto meridionale in cui ci si imbatte, scendendo il fiume; giace piana e bassa, alberi all'ombra ricoperti da venerabili barbe grigie di muschio spagnolo; "aspetto riposante, pensieroso, domenicale il posto", commenta lo zio Mumford, con sentimento, e anche con verità.

Un certo signor H. fornì alcuni dettagli minori di fatto riguardanti questa regione che avrei esitato a credere se non avessi saputo che era un ufficiale di battello. Era un nostro passeggero, residente ad Arkansas City, e diretto a Vicksburg per raggiungere la sua imbarcazione, un piccolo battello Sunflower. Era un uomo austero, e aveva la fama di essere singolarmente estraneo al mondo, per essere un uomo di fiume. Tra le altre cose, disse che l'Arkansas era stato danneggiato e frenato da generazioni di esagerazioni riguardanti le zanzare locali. Si può sorridere, disse, e liquidare la faccenda come una cosa da poco; ma quando si vanno a guardare gli effetti prodotti, in termini di scoraggiamento dell'immigrazione e diminuzione dei valori immobiliari, era tutto l'opposto di una cosa da poco, o qualcosa da schernire o liquidare con una risata. Queste zanzare erano state persistentemente rappresentate come formidabili e senza legge; mentre "la verità è che sono deboli, insignificanti per dimensioni, timide all'inverosimile, sensibili" — e così via, e così via; avreste pensato che stesse parlando della sua famiglia. Ma se era tenero sulle zanzare dell'Arkansas, era abbastanza duro su quelle di Lake Providence da compensare: "quei colossi di Lake Providence", come li chiamò elegantemente. Disse che due di loro potevano battere un cane, e che quattro di loro potevano tenere fermo un uomo; e a meno che non arrivasse aiuto, lo avrebbero ucciso, "macellato", come lo espresse lui. Fece riferimento in modo casuale, eppure significativo, al "fatto che la polizza sulla vita nella sua forma più semplice è sconosciuta a Lake Providence; stipulano anche una polizza contro le zanzare". Raccontò molte cose straordinarie su quegli insetti senza legge. Tra le altre, disse di averli visti cercare di votare. Notando che questa affermazione sembrava essere un po' troppo per noi, la modificò leggermente: disse che poteva essersi sbagliato, su quel particolare, ma sapeva di averli visti nei pressi dei seggi a "fare campagna elettorale".

C'era un altro passeggero, amico di H., che sostenne le dure testimonianze contro quelle zanzare, e descrisse alcune avventure emozionanti che aveva avuto con loro. Le storie erano piuttosto corpose, semplicemente piuttosto corpose; tuttavia il signor H. interrompeva continuamente con un freddo, inesorabile "Aspetta, togli il venticinque per cento a questo; ora prosegui", oppure: "Aspetta, lo stai rendendo troppo pesante; taglia, taglia, stai mettendo un po' troppi fronzoli alle tue affermazioni: vesti sempre un fatto in calzamaglia, mai in un pastrano", o: "Pardon, ancora una volta: se avete intenzione di caricare altro su quella dichiarazione, dovete procurarvi un paio di chiatte e rimorchiare il resto, perché sta pescando già tutta l'acqua che c'è nel fiume; attenetevi ai fatti, attenetevi solo ai freddi fatti; quello che questi signori vogliono per un libro è la verità gelata, non è così, signori?". Spiegò in privato che era necessario tenere d'occhio quest'uomo tutto il tempo, e mantenerlo entro certi limiti; non si poteva trascurare questa precauzione, poiché lui, il signor H., "sapeva a sue spese". Disse: "Non vi ingannerò; una volta mi ha raccontato una menzogna così mostruosa che mi ha fatto gonfiare l'orecchio sinistro e lo ha allargato a tal punto che non riuscivo letteralmente a vedere oltre; rimase così per mesi, e la gente veniva da miglia di distanza per vedermi usarlo come ventaglio".

CAPITOLO 35

Vicksburg durante i disagi

Eravamo soliti navigare oltre la città collinare, Vicksburg, scendendo il fiume; ma non possiamo più farlo ora. Un taglio nel corso del fiume ne ha fatto una cittadina di campagna, come Osceola, St. Genevieve e molte altre. C'è acqua stagnante, e anche una grande isola, davanti a Vicksburg ora. Si scende il fiume dall'altra parte dell'isola, poi si gira e si risale verso la città; cioè, con l'alta marea: con la bassa marea non si può risalire, ma bisogna sbarcare a una certa distanza sotto di essa.

Segni e cicatrici rimangono ancora, come promemoria delle tremende esperienze belliche di Vicksburg; terrapieni, alberi mutilati dalle palle di cannone, rifugi in caverne nei precipizi d'argilla, ecc. Le caverne fecero un buon servizio durante le sei settimane di bombardamento della città, dall'8 maggio al 4 luglio 1863. Erano usate dai non combattenti, principalmente dalle donne e dai bambini; non per viverci costantemente, ma per fuggirvi in cerca di sicurezza all'occorrenza. Erano semplici buchi, tunnel, scavati nella sponda d'argilla perpendicolare, poi ramificati a forma di Y all'interno della collina. La vita a Vicksburg, durante le sei settimane, fu forse... ma aspettate; ecco alcuni materiali con cui riprodurla:

Popolazione, ventisettemila soldati e tremila non combattenti; la città completamente tagliata fuori dal mondo, murata solidamente, il fronte dalle cannoniere, il retro dai soldati e dalle batterie; quindi, niente compravendita con l'esterno; niente via vai; niente addii a un ospite che parte, niente benvenuto a uno che arriva; niente pagine stampate di notizie mondiali da leggere a colazione, la mattina; una noiosa, ottusa assenza di tale materiale, invece; quindi, anche, niente corse a vedere i battelli che arrivano fumando in lontananza, su o giù per il fiume, e solcano verso la città, perché nessuno ne arrivava, il fiume giaceva vacante e indisturbato; niente fretta e tumulto intorno alla stazione ferroviaria, niente lotte tra turbe confuse di passeggeri da parte di chiassose folle di vetturini; tutto tranquillo lì; farina a duecento dollari al barile, zucchero a trenta, mais a dieci dollari al bushel, pancetta a cinque dollari la libbra, rum a cento dollari al gallone; altre cose in proporzione: di conseguenza, niente rombo e frastuono di carri e carrozze che corrono lungo le strade; niente da fare per loro, tra quel manipolo di non combattenti dalle risorse esaurite; alle tre del mattino, silenzio; silenzio così morto che il passo misurato di una sentinella si può sentire a una distanza apparentemente impossibile; fuori portata di questo suono solitario, forse la quiete è assoluta: all'improvviso arrivano tuoni tellurici d'artiglieria, il cielo è ragnatelato dalle linee rosse incrociate che scaturiscono da granate in volo, e una pioggia di frammenti di ferro scende sulla città; scende sulle strade vuote: strade che non sono vuote un momento dopo, ma punteggiate da figure sbiadite di donne e bambini frenetici che corrono da casa e dal letto verso le segrete delle caverne, incoraggiati dall'umoristica soldataglia cupa, che grida: "Ratti, nelle vostre tane!" e ride.

Il tuono dei cannoni infuria, le granate urlano e si schiantano sopra la testa, la pioggia di ferro si riversa giù, un'ora, due ore, tre, forse sei, poi si ferma; segue il silenzio, ma le strade sono ancora vuote; il silenzio continua; a poco a poco una testa spunta da una caverna qua e là e più in là, e perlustra, cautamente; continuando il silenzio, i corpi seguono le teste, e creature stanche, semi-soffocate si raggruppano, allungano gli arti intorpiditi, aspirano profonde boccate della gradita aria fresca, chiacchierano con i vicini della caverna accanto; forse si trascinano verso casa tra poco, o fanno un giro per la città, se la quiete continua; e correranno di nuovo nei buchi, tra poco, quando la tempesta di guerra scoppierà ancora una volta.

Essendo solo tremila questi abitanti delle caverne, semplicemente la popolazione di un villaggio, non avrebbero finito per conoscersi, dopo una o due settimane, e familiarmente; tanto che le esperienze fortunate o sfortunate di uno sarebbero state di interesse per tutti?

Questi sono i materiali forniti dalla storia. Da essi, chiunque potrebbe quasi riprodurre per se stesso la vita di quel tempo a Vicksburg? Potreste voi, che non l'avete vissuta, avvicinarvi di più a riprodurla all'immaginazione di un altro non partecipante di quanto potrebbe fare un abitante di Vicksburg che l'ha vissuta? Sembra impossibile; eppure ci sono ragioni per cui potrebbe non essere proprio così. Quando si fa il primo viaggio su una nave, è un'esperienza che brulica molteplicemente di novità sorprendenti; novità che sono in così netto contrasto con tutte le esperienze precedenti di questa persona che prendono una presa apparentemente immortale sulla sua immaginazione e memoria. Con la lingua o con la penna può far rivivere a un uomo di terraferma quel viaggio strano ed emozionante con lui; farglielo vedere tutto e farglielo sentire tutto. Ma se aspetta? Se fa dieci viaggi di seguito, che succede? Beh, la cosa ha perso colore, brio, sorpresa; ed è diventata banale. L'uomo non avrebbe nulla da raccontare che possa accelerare il polso di un uomo di terraferma.

Anni fa, parlai con un paio di non combattenti di Vicksburg, un uomo e sua moglie. Lasciati liberi di raccontare la loro storia a modo loro, quelle persone la raccontarono senza fuoco, quasi senza interesse.

Una settimana della loro vita meravigliosa lì avrebbe reso le loro lingue eloquenti per sempre, forse; ma ne ebbero sei settimane, e ciò consumò tutta la novità; si abituarono a essere bombardati fuori casa e dentro terra; la cosa divenne banale. Dopo di che, la possibilità che fossero mai sorprendentemente interessanti nei loro discorsi al riguardo era svanita. Ciò che l'uomo disse fu più o meno questo:

"È diventata domenica tutto il tempo. Sette domeniche alla settimana, per noi, comunque. Non avevamo niente da fare, e il tempo passava lentamente. Sette domeniche, e tutte interrotte in un momento o nell'altro, di giorno o di notte, da poche ore dell'orribile tempesta di fuoco, tuoni e ferro. All'inizio correvamo verso i buchi molto più velocemente di quanto facessimo dopo. La prima volta, dimenticai i bambini, e Maria li portò via entrambi. Quando fu al sicuro nella caverna, svenne. Due o tre settimane dopo, quando correva verso i buchi, una mattina, sotto una pioggia di granate, una grossa granata esplose vicino a lei, e la coprì tutta di terra, e un pezzo di ferro portò via la sua sacca di capelli finti dalla nuca. Beh, si fermò a recuperare quella sacca prima di proseguire! Ci si stava già abituando alle cose, vedete. Diventammo tutti capaci di capire molto sulle granate; e dopo non andavamo sempre al riparo se era solo una pioggia leggera. Noi uomini ce ne stavamo in giro a chiacchierare; e uno diceva: 'Eccola che va!', e nominava il tipo di granata dal suono, e continuava a parlare, se non c'era pericolo. Se una granata esplodeva vicino sopra di noi, smettevamo di parlare e restavamo fermi; scomodi, sì, ma non era sicuro muoversi. Quando passava, continuavamo a parlare, se nessuno era ferito, magari dicendo: 'Quella era una bella botta!', o qualche commento banale simile prima di riprendere; oppure, magari, vedevamo una granata che si posizionava alta in aria sopra di noi. In quel caso, ognuno tirava fuori un improvviso: 'Ci si vede, signori!', e scappava. Spesso e volentieri vedevo gruppi di signore passeggiare per le strade, dall'aspetto più allegro possibile, tenendo d'occhio le granate; e le ho viste fermarsi quando non erano sicure di cosa stesse per fare una granata, e aspettare per accertarsene; e dopo di che gironzolavano di nuovo, o scappavano al riparo, a seconda del verdetto. Le strade in alcune città hanno un accumulo di pezzi di carta e rimasugli di un tipo o dell'altro in giro. Le nostre no; avevano accumuli di ferro. A volte un uomo raccoglieva tutti i frammenti di ferro e le granate inesplose nel suo quartiere, e li ammucchiava in una specie di monumento nel suo cortile, una tonnellata, a volte. Nessun vetro rimasto; il vetro non poteva resistere a un tale bombardamento; era tutto frantumato. Le finestre delle case vuote sembravano buchi per gli occhi in un teschio. I vetri interi erano rari quanto le notizie.

"Avevamo la chiesa la domenica. Non molti all'inizio; ma dopo un po' una buona affluenza. Ho visto il servizio fermarsi per un minuto, e tutti seduti in silenzio, nessuna voce udibile, un po' come un funerale allora, e tanto più a causa dell'orribile boato e schianto che continuava fuori e sopra di noi; e presto, quando si poteva sentire qualcuno, il servizio continuava. Organi e musica sacra mescolati a un bombardamento è una combinazione terribilmente strana, all'inizio. Uscendo di chiesa, una mattina, abbiamo avuto un incidente, l'unico che è successo intorno a me di domenica. Stavo giusto stringendo calorosamente la mano a un amico che non vedevo da un po', e dicendo: 'Passa dalla nostra caverna stasera, dopo il bombardamento; abbiamo recuperato una pinta di ottimo wh...'. Whisky, stavo per dire, sapete, ma una granata interruppe. Un pezzo di essa tagliò il braccio dell'uomo e lo lasciò penzolare nella mia mano. E sapete la cosa che rimarrà più a lungo nella mia memoria, e durerà più di ogni altra cosa, piccola o grande, credo, è il pensiero meschino che ebbi allora? Era: 'il whisky è salvo'. Eppure, non sapete, era scusabile; perché era raro come i diamanti, e ne avevamo solo quel poco; non ne ho più avuto un assaggio durante l'assedio.

"A volte le caverne erano disperatamente affollate, e sempre calde e soffocanti. A volte una caverna aveva venti o venticinque persone stipate dentro; nessuno spazio per girarsi; aria così viziata, a volte, che non avresti potuto far bruciare una candela. Un bambino nacque in una di quelle caverne una notte. Pensate a ciò; perché, era come nascere in un baule."

«Due volte abbiamo avuto sedici persone nella nostra caverna; e un certo numero di volte ne abbiamo avute una dozzina. Abbastanza soffocante, là dentro. Ne avevamo sempre otto; otto appartenevano a quel posto. Fame, miseria, malattia, spavento e dolore, e non so cos'altro, si erano caricati così tanto su di loro che nessuno di loro è mai tornato esattamente quello di prima dopo l'assedio. Sono morti tutti tranne tre di noi nel giro di un paio d'anni. Una notte una granata esplose davanti al buco, lo fece crollare e lo ostruì. Sono stati momenti vivaci, per un po', a scavare per uscire. Alcuni di noi sono quasi soffocati. Dopo di allora facemmo due aperture; avremmo dovuto pensarci fin dall'inizio.

Carne di mulo. No, siamo arrivati a quello solo l'ultimo giorno o due. Naturalmente era buona; tutto è buono quando si muore di fame.»

Quest'uomo aveva tenuto un diario per... sei settimane? No, solo i primi sei giorni. Il primo giorno, otto pagine fitte; il secondo, cinque; il terzo, una... scritta con noncuranza; il quarto, tre o quattro righe; una riga o due il quinto e il sesto giorno; settimo giorno, diario abbandonato; la vita nella terribile Vicksburg era ormai diventata banale e una cosa scontata.

La storia bellica di Vicksburg ha più elementi per interessare il lettore comune di quella di qualsiasi altra città fluviale. È piena di varietà, piena di incidenti, piena di pittoresco. Vicksburg resistette più a lungo di qualsiasi altra importante città fluviale e vide la guerra in tutte le sue fasi, sia di terra che d'acqua: l'assedio, la mina, l'assalto, la respinta, il bombardamento, la malattia, la prigionia, la carestia.

Il più bello di tutti i cimiteri nazionali si trova qui. Sopra il grande portale c'è questa iscrizione:

«QUI RIPOSANO IN PACE 16.600 COLORO CHE MORIRONO PER IL LORO PAESE NEGLI ANNI DAL 1861 AL 1865.»

Il terreno è situato in modo nobile; essendo molto alto e dominando un'ampia prospettiva di terra e fiume. È disposto con gusto in ampie terrazze, con strade e sentieri tortuosi; e c'è un profuso ornamento fatto di arbusti e fiori semi-tropicali, e in una parte c'è un lembo di foresta vergine nativa, lasciata esattamente come cresceva e, quindi, perfetta nel suo fascino. Tutto in questo cimitero suggerisce la mano del Governo nazionale. L'opera del Governo è sempre cospicua per eccellenza, solidità, accuratezza, ordine. Il Governo fa bene il suo lavoro fin dall'inizio, e poi se ne prende cura.

Attraverso strade tortuose... che erano spesso tagliate a una profondità tale tra pareti perpendicolari da essere semplici tunnel senza tetto... abbiamo guidato per un miglio o due e visitato il monumento che sorge sul luogo della resa di Vicksburg al generale Grant da parte del generale Pemberton. Il suo metallo lo preserverà dai colpi di piccone e dalle scheggiature che hanno così deturpato il suo predecessore, che era di marmo; ma le fondamenta in mattoni si stanno sgretolando, e tra non molto crollerà. Si affaccia su una regione pittoresca di colline boschive e burroni; e non è meno pittoresco esso stesso, essendo ben soffocato da erbacce fiorite. Il resto malconcio del monumento di marmo è stato rimosso al Cimitero Nazionale.

Sulla strada, a un quarto di miglio verso la città, un anziano uomo di colore ci ha mostrato, con orgoglio, una granata inesplosa che giace nel suo cortile dal giorno in cui vi cadde durante l'assedio.

«Io stavo in piedi qua, e il cane stava in piedi qua; il cane, lui è andato verso la granata, voleva attaccar briga con essa; ma io no; io dico: “Mettiti pure a tuo agio qui; sta' ferma dove sei, o fai saltare in aria il posto, proprio come ti pare, ma io ho degli affari da sbrigare nei boschi, io!”»

Vicksburg è una città di strade commerciali solide e residenze piacevoli; domina il commercio dei fiumi Yazoo e Sunflower; sta spingendo le ferrovie in diverse direzioni, attraverso ricche regioni agricole, e ha un futuro promettente di prosperità e importanza.

Apparentemente, quasi tutte le città fluviali, grandi e piccole, hanno deciso che d'ora in poi devono guardare principalmente alle ferrovie per la ricchezza e lo sviluppo. Stanno agendo secondo questa idea. I segni indicano che i prossimi vent'anni porteranno alcuni cambiamenti notevoli nella Valle, nella direzione di un aumento della popolazione e della ricchezza, e nel progresso intellettuale e nella liberalizzazione delle opinioni che ne conseguono naturalmente. Eppure, se si può giudicare dal passato, le città fluviali riusciranno a trovare e usare un'occasione, qua e là, per paralizzare e ritardare il loro progresso. Si sono trattenute nei giorni della supremazia dei battelli a vapore, con un sistema di tasse portuali così stupidamente graduato da proibire quello che si può chiamare piccolo traffico al dettaglio di merci e passeggeri. Ai battelli venivano addebitate tasse portuali così pesanti che non potevano permettersi di attraccare per uno o due passeggeri o per un carico leggero di merci. Invece di incoraggiare l'afflusso di scambi alle loro porte, le città li scoraggiavano diligentemente ed efficacemente. Avrebbero potuto avere molti battelli e tariffe basse; ma la loro politica rendeva obbligatori pochi battelli e tariffe alte. È stata una politica che si estendeva... e si estende... da New Orleans a St. Paul.

Avevamo un forte desiderio di fare un viaggio su per lo Yazoo e il Sunflower... una regione interessante in qualsiasi momento, ma ulteriormente interessante in questo periodo, perché lassù la grande inondazione era ancora visibile in tutta la sua forza... ma eravamo quasi certi di dover aspettare un giorno o più per un battello di New Orleans al nostro ritorno; quindi siamo stati costretti a rinunciare al progetto.

Ecco una storia che ho raccolto a bordo del battello quella sera. La inserisco in questo punto solo perché è una buona storia, non perché appartenga qui... perché non lo fa. È stata raccontata da un passeggero... un professore universitario... ed è emersa nel corso di una conversazione generale che era iniziata parlando di cavalli, era scivolata a parlare di astronomia, poi a parlare del linciaggio dei giocatori d'azzardo a Vicksburg cinquant'anni fa, poi a parlare di sogni e superstizioni; e si è conclusa, dopo mezzanotte, in una disputa sul libero scambio e il protezionismo.

CAPITOLO 36

Il racconto del Professore

ERA nei primi tempi. Non ero ancora un professore universitario. Ero un giovane geometra dall'animo umile, con il mondo davanti a me... da rilevare, nel caso qualcuno volesse che fosse fatto. Avevo un contratto per rilevare un percorso per un grande canale minerario in California, ed ero in viaggio verso quella meta, via mare... un viaggio di tre o quattro settimane. C'erano parecchi passeggeri, ma avevo ben poco da dire a loro; leggere e sognare erano le mie passioni, ed evitavo le conversazioni per assecondare questi appetiti. C'erano tre giocatori d'azzardo professionisti a bordo... tipi rozzi e ripugnanti. Non ho mai avuto conversazioni con loro, eppure non potevo fare a meno di vederli abbastanza spesso, perché giocavano d'azzardo in una cabina del ponte superiore ogni giorno e ogni notte, e nelle mie passeggiate avevo spesso scorci di loro attraverso la porta, che rimaneva un po' socchiusa per far uscire il fumo di tabacco in eccesso e le imprecazioni. Erano una presenza malvagia e odiosa, ma dovevo sopportarla, naturalmente.

C'era un altro passeggero che finì spesso sotto il mio sguardo, poiché sembrava determinato a essere amico mio, e non avrei potuto sbarazzarmene senza correre il rischio di ferire i suoi sentimenti, ed ero ben lontano dal volerlo fare. Inoltre, c'era qualcosa di accattivante nella sua semplicità campagnola e nella sua benevolenza raggiante. La prima volta che vidi questo signor John Backus, indovinai, dai suoi vestiti e dal suo aspetto, che fosse un allevatore o un contadino dei boschi di qualche Stato occidentale... senza dubbio dell'Ohio... e in seguito, quando scivolò nella sua storia personale e scoprii che era un allevatore di bestiame dell'interno dell'Ohio, fui così compiaciuto della mia stessa perspicacia che mi scaldai verso di lui per aver confermato il mio istinto.

Prese l'abitudine di affiancarmi ogni giorno, dopo colazione, per aiutarmi a fare la mia passeggiata; e così, col passare del tempo, la sua mascella instancabile mi aveva raccontato tutto sulla sua attività, le sue prospettive, la sua famiglia, i suoi parenti, la sua politica... in effetti tutto ciò che riguardava un Backus, vivo o morto. E nel frattempo credo che fosse riuscito a tirare fuori da me tutto ciò che sapevo sul mio lavoro, la mia tribù, i miei scopi, le mie prospettive e me stesso. Era un genio gentile e persuasivo, e questa cosa lo dimostrava; perché io non ero incline a parlare dei fatti miei. Dissi qualcosa sulla triangolazione, una volta; la parola altisonante piacque al suo orecchio; chiese cosa significasse; spiegai; dopo di che ignorò tranquillamente e senza offesa il mio nome, chiamandomi sempre Triangolo.

Che entusiasta era per il bestiame! Al solo nome di un toro o di una mucca, il suo occhio si illuminava e la sua lingua eloquente si scioglieva. Finché camminavo e ascoltavo, lui camminava e parlava; conosceva tutte le razze, amava tutte le razze, le accarezzava tutte con la sua lingua affettuosa. Io procedevo in una miseria silenziosa mentre la questione del bestiame era sul tappeto; quando non ne potevo più, di solito inserivo abilmente un argomento scientifico nella conversazione; allora il mio occhio si accendeva e il suo sbiadiva; la mia lingua si agitava, la sua si fermava; la vita era una gioia per me, e una tristezza per lui.

Un giorno disse, un po' esitante e con una certa timidezza:

«Triangolo, ti dispiacerebbe venire nella mia cabina per un minuto, e fare due chiacchiere su una certa faccenda?»

Andai con lui immediatamente. Arrivati lì, sporse la testa fuori, diede un'occhiata prudente su e giù per il salone, poi chiuse la porta e la chiuse a chiave. Si sedette sul divano e disse:

«Ho intenzione di farti una piccola proposta, e se ti colpisce favorevolmente, sarà una cosa abbastanza buona per entrambi. Non vai in California per divertimento, né io... sono affari, non è così? Bene, tu puoi farmi un buon servizio, e così posso io a te, se ci sta bene. Ho rastrellato, raschiato e risparmiato per un bel po' di anni, e ho tutto qui.» Sbloccò un vecchio baule di cuoio, spostò un caos di vestiti logori e tirò fuori una borsa corta e robusta per un momento, poi la seppellì di nuovo e richiuse il baule. Abbassando la voce su un tono cauto e basso, continuò: «Lei è tutta lì... ben diecimila dollari in monete d'oro; ora questa è la mia piccola idea: quello che non so sull'allevamento del bestiame non vale la pena di saperlo. Ci sono miniere di soldi in California. Bene, so, e tu sai, che lungo una linea che viene rilevata ci sono piccoli lembi di terra che chiamano “gores”, che spettano al geometra gratis, senza nulla in cambio. Tutto quello che devi fare, dalla tua parte, è rilevare in modo tale che le “gores” cadano su una buona terra grassa, poi le passi a me, io le rifornisco di bestiame, entrano i contanti, io ti verso la tua parte di dollari regolarmente, sempre, e...»

Mi dispiaceva far appassire il suo entusiasmo in fiore, ma non si poteva evitare. Interruppi e dissi severamente:

«Io non sono quel tipo di geometra. Cambiamo argomento, signor Backus.»

Era pietoso vedere la sua confusione e sentire le sue goffe e vergognose scuse. Ero angosciato quanto lui... specialmente perché sembrava ben lontano dall'aver sospettato che ci fosse qualcosa di inappropriato nella sua proposta. Così mi affrettai a consolarlo e a portarlo a dimenticare il suo incidente in un'orgia conversazionale sul bestiame e la macellazione. Eravamo all'ancora ad Acapulco; e, mentre salivamo sul ponte, accadde fortunatamente che l'equipaggio stesse iniziando a issare a bordo alcuni bovini con delle imbracature. La malinconia di Backus svanì all'istante, e con essa il ricordo del suo recente errore.

«Ora guarda solo quello!» gridò; «Mio Dio, Triangolo, cosa direbbero in Ohio? Non gli uscirebbero gli occhi dalle orbite a vederli maneggiati così? Non è vero?»

Tutti i passeggeri erano sul ponte a guardare... persino i giocatori d'azzardo... e Backus li conosceva tutti, e li aveva afflitti tutti con il suo argomento preferito. Mentre mi allontanavo, vidi uno dei giocatori d'azzardo avvicinarsi e rivolgergli la parola; poi un altro; poi il terzo. Mi fermai; aspettai; guardai; la conversazione continuò tra i quattro uomini; divenne seria; Backus si allontanò gradualmente; i giocatori d'azzardo lo seguirono e gli rimasero al fianco. Ero a disagio. Tuttavia, mentre passavano davanti a me poco dopo, sentii Backus dire, con un tono di fastidio perseguitato:

«Ma non serve a nulla, signori; ve lo dico ancora una volta, come vi ho detto già mezza dozzina di volte, non sono stato cresciuto per questo e non ho intenzione di rischiarlo.»

Mi sentii sollevato. «La sua testa a posto sarà la sua protezione sufficiente,» dissi a me stesso.

Durante le due settimane di viaggio da Acapulco a San Francisco vidi diverse volte i giocatori d'azzardo parlare seriamente con Backus, e una volta gli feci un gentile avvertimento. Ridacchiò comodamente e disse:

«Oh, sì! Mi ronzano intorno parecchio... vogliono che giochi un po', solo per divertimento, dicono... ma cielo, se i miei mi hanno detto una volta di stare attento a quel genere di bestiame, me l'hanno detto mille volte, credo.»

A poco a poco, a tempo debito, ci stavamo avvicinando a San Francisco. Era una brutta notte nera, con un forte vento che soffiava, ma non c'era molto mare. Ero sul ponte, da solo. Verso le dieci iniziai a scendere. Una figura uscì dalla tana dei giocatori d'azzardo e scomparve nell'oscurità. Ebbi uno shock, perché ero sicuro fosse Backus. Corsi giù per la scala, cercai lui, non riuscii a trovarlo, poi tornai sul ponte giusto in tempo per intravedere lui mentre rientrava in quel maledetto nido di furfanti. Aveva ceduto alla fine? Lo temevo. Per cosa era sceso giù? La sua borsa di monete? Possibilmente. Mi avvicinai alla porta, pieno di presagi. Era socchiusa, sbirciai dentro e vidi una scena che mi fece desiderare amaramente di aver prestato attenzione a salvare il mio povero amico allevatore, invece di leggere e sognare il mio tempo scioccamente via. Stava giocando d'azzardo. Peggio ancora, veniva inondato di champagne, e ne mostrava già qualche effetto. Lodò il «sidro», come lo chiamava, e disse che ora che ne aveva avuto un assaggio credeva quasi che lo berrebbe se fosse alcolico, era così buono e così superiore a qualsiasi cosa avesse mai incontrato prima. Sorrisi subdoli, a questo, passarono da un furfante all'altro, e riempirono tutti i bicchieri, e mentre Backus beveva onestamente il suo fino in fondo loro fingevano di fare lo stesso, ma gettavano il vino sopra le spalle.

Non potevo sopportare la scena, così vagai verso prua e cercai di interessarmi al mare e alle voci del vento. Ma no, il mio spirito inquieto continuava a trascinarmi indietro a intervalli di un quarto d'ora; e sempre vedevo Backus bere il suo vino... onestamente e giustamente, e gli altri gettare via il loro. È stata la notte più dolorosa che abbia mai passato.

L'unica speranza che avevo era che potessimo raggiungere il nostro ancoraggio in fretta... ciò avrebbe interrotto il gioco. Aiutai la nave il più possibile con le mie preghiere. Alla fine passammo fragorosamente attraverso il Golden Gate, e i miei polsi balzarono di gioia. Corsi di nuovo verso quella porta e sbirciai dentro. Ahimè, c'era poco spazio per la speranza... gli occhi di Backus erano pesanti e iniettati di sangue, il suo viso sudato era cremisi, il suo modo di parlare era ubriaco e impastato, il suo corpo oscillava da ubriaco con il movimento ondeggiante della nave. Svuotò un altro bicchiere fino in fondo, mentre le carte venivano distribuite.

Prese la sua mano, la guardò, e i suoi occhi spenti si illuminarono per un momento. I giocatori d'azzardo lo osservarono, e mostrarono la loro gratificazione con segni appena percettibili.

«Quante carte?»

«Nessuna!» disse Backus.

Un furfante... di nome Hank Wiley... scartò una carta, gli altri tre ciascuno. Le scommesse iniziarono. Finora le scommesse erano state irrilevanti... un dollaro o due; ma Backus iniziò con una moneta d'oro ora, Wiley esitò un momento, poi «vide» e «aumentò di dieci dollari». Gli altri due gettarono via le loro carte.

Backus aumentò di venti. Wiley disse:

«Vedo questo, e rilancio di cento!» poi sorrise e allungò la mano per i soldi.

«Lasciali stare,» disse Backus, con gravità da ubriaco.

«Cosa! Vuoi dire che hai intenzione di coprirlo?»

«Coprirlo? Beh, credo proprio di sì... e metterne un altro centinaio sopra, pure.»

Si infilò dentro il cappotto e tirò fuori la somma richiesta.

«Oh, questo è il tuo giochino, vero? Vedo il tuo rilancio, e rilancio di cinquecento!» disse Wiley.

«Cinquecento in più,» disse lo sciocco mandriano, e tirò fuori l'importo e lo sparse sul mucchio. I tre cospiratori cercarono a stento di nascondere la loro esultanza.

Tutta la diplomazia e la finzione furono abbandonate ora, e le esclamazioni taglienti arrivarono fitte e veloci, e la piramide gialla cresceva sempre più in alto. Alla fine diecimila dollari giacevano in vista. Wiley gettò una borsa di monete sul tavolo, e disse con gentilezza beffarda:

«Cinquemila dollari in più, mio amico dei distretti rurali... cosa dici ora?»

«Vedo la tua puntata!» disse Backus, gettando la sua borsa d'oro sul mucchio. «Cosa hai in mano?»

«Quattro re, brutto idiota!» e Wiley gettò giù le sue carte e circondò la posta con le braccia.

«Quattro assi, asino che sei!» tuonò Backus, puntando verso l'uomo una rivoltella carica. «*Io stesso sono un giocatore d'azzardo professionista, e vi ho teso un agguato per tutto questo viaggio!*»

Giù andò l'ancora, rumoreggiando, e il lungo viaggio terminò.

Bene... bene, è un mondo triste. Uno dei tre giocatori d'azzardo era il «compagno» di Backus. Fu lui a distribuire le mani fatali. Secondo un accordo con le due vittime, avrebbe dovuto dare a Backus quattro regine, ma ahimè, non lo fece.

Una settimana dopo, mi imbattei in Backus... vestito all'ultima moda... in Montgomery Street. Disse, allegramente, mentre ci separavamo:

«Ah, a proposito, non preoccuparti di quelle “gores”. Non so davvero nulla di bestiame, se non quello che sono riuscito a raccogliere in una settimana di apprendistato nel Jersey, poco prima di salpare. La mia cultura del bestiame e il mio entusiasmo per il bestiame hanno fatto il loro corso... non ne avrò più bisogno.»

Il giorno dopo ci separammo a malincuore dalla «Gold Dust» e dai suoi ufficiali, sperando di rivedere quel battello e tutti quegli ufficiali, un giorno. Una cosa che il destino doveva rendere tragicamente impossibile!

CAPITOLO 37

La fine della «Gold Dust»

POICHÉ, tre mesi dopo, l'8 agosto, mentre stavo scrivendo uno di questi capitoli precedenti, i giornali di New York portarono questo telegramma:

UN DISASTRO TERRIBILE.

DICIASSETTE PERSONE UCCISE DA UN'ESPLOSIONE SUL VAPORE «GOLD DUST».

«NASHVILLE, 7 ago. – Un dispaccio da Hickman, Kentucky, dice:

“Il vapore ‘Gold Dust’ ha fatto esplodere le sue caldaie alle tre di oggi, subito dopo aver lasciato Hickman. Quarantasette persone sono rimaste ustionate e diciassette risultano disperse. Il battello è stato fatto approdare nel vortice appena sopra la città e, grazie agli sforzi dei cittadini, i passeggeri della cabina, gli ufficiali e parte dell'equipaggio e dei passeggeri del ponte sono stati portati a riva e trasferiti in alberghi e residenze. Ventiquattro dei feriti erano distesi nel negozio di tessuti di Holcomb contemporaneamente, dove hanno ricevuto ogni attenzione prima di essere trasferiti in luoghi più confortevoli.”»

Seguì un elenco dei nomi, dal quale risultò che dei diciassette morti, uno era il barista; e tra i quarantasette feriti, c'erano il capitano, il primo ufficiale, il secondo ufficiale, e il secondo e terzo impiegato; anche il signor Lem S. Gray, pilota, e diversi membri dell'equipaggio.

In risposta a un telegramma privato, apprendemmo che nessuno di loro era gravemente ferito, eccetto il signor Gray. Le lettere ricevute in seguito confermarono questa notizia, e dissero che il signor Gray stava migliorando e sarebbe guarito. Le lettere successive parlarono in modo meno speranzoso del suo caso; e infine ne arrivò una che annunciava la sua morte. Un uomo buono, un uomo socievole e virile, degno di un destino più benevolo.

CAPITOLO 38

La Casa Bella

PRENDEMMO passaggio su un battello di Cincinnati per New Orleans; o su un battello di Cincinnati... entrambi sono corretti; la prima è la forma orientale di dirlo, la seconda quella occidentale.

Il signor Dickens rifiutò di concordare sul fatto che i battelli a vapore del Mississippi fossero «magnifici», o che fossero «palazzi galleggianti»... termini che erano sempre stati applicati a loro; termini che non esprimevano eccessivamente l'ammirazione con cui la gente li guardava.

La posizione del signor Dickens era inattaccabile, forse; la posizione della gente era certamente inattaccabile. Se il signor Dickens stava paragonando quei battelli ai gioielli della corona; o al Taj, o al Cervino; o a qualche altra cosa inestimabile o meravigliosa che aveva visto, non erano magnifici: aveva ragione. La gente li paragonava a ciò che aveva visto; e, così misurati, così giudicati, i battelli erano magnifici: il termine era quello corretto, non era affatto troppo forte. La gente aveva ragione quanto il signor Dickens. I battelli a vapore erano più belli di qualsiasi cosa a terra. Paragonati alle case abitative superiori e agli hotel di prima classe della Valle, erano indubbiamente magnifici, erano «palazzi». Per poche persone che vivevano a New Orleans e St. Louis, forse non erano magnifici; non erano palazzi; ma per la grande maggioranza di quelle popolazioni, e per le intere popolazioni sparse su entrambe le rive tra Baton Rouge e St. Louis, erano palazzi; coincidevano con il sogno del cittadino di ciò che fosse la magnificenza, e lo soddisfacevano.

Ogni città e villaggio lungo quella vasta estensione di fronte fluviale doppia aveva un'abitazione migliore, l'abitazione più bella, un palazzo, la casa del suo cittadino più ricco e più in vista. È facile descriverla: ampio cortile erboso, con staccionata dipinta di bianco, in discreto stato di manutenzione; vialetto in mattoni dal cancello alla porta; grande casa «a telaio» quadrata, a due piani, dipinta di bianco e porticata come un tempio greco, con questa differenza: che le imponenti colonne scanalate e i capitelli corinzi erano una patetica imitazione, essendo fatti di pino bianco e dipinti; battente in ferro; pomello della porta in ottone, scolorito per mancanza di lucidatura. All'interno, un corridoio non tappezzato, di assi piallate; che si apre su di esso, un salotto, quattro metri e mezzo per quattro metri e mezzo, in alcuni casi un metro o un metro e mezzo più grande; tappeto in lana tinta in filo; tavolino centrale in mogano; lampada sopra, con paralume di carta verde, poggiata su una griglia, per così dire, fatta di filati dai colori vivaci dalle signorine di casa, e chiamata centrino da lampada; diversi libri, impilati e disposti con precisione da ghisa, secondo un piano ereditato e immutabile; tra questi, Tupper, molto sottolineato; inoltre, «Friendship's Offering» e «Affection's Wreath», con le loro sdolcinate inanità illustrate in mezzetinte sbiadite; inoltre, Ossian; «Alonzo e Melissa»: forse «Ivanhoe»: inoltre «Album», pieno di «poesia» originale della razza Tu-hai-ferito-lo-spirito-che-ti-amava; due o tre opere moraleggianti, «Shepherd of Salisbury Plain», ecc.; il numero corrente del casto e innocuo «Lady's Book» di Godey, con figurino di moda dipinto di donne-manichino con bocche tutte uguali, labbra e palpebre della stessa dimensione, ogni donna di un metro e mezzo con un cuneo di cinque centimetri che spunta da sotto il vestito e finge di essere metà del suo piede. Stufa lucida a tenuta stagna (invenzione nuova e micidiale), con tubo che passa attraverso un'asse che chiude il vecchio buon camino in disuso. Su ogni estremità della mensola di legno, sopra il camino, un grande cesto di pesche e altri frutti, dimensioni naturali, tutti fatti in gesso, rozzamente, o in cera, e dipinti per assomigliare agli originali, cosa che non fanno. Sopra il centro della mensola, incisione: Washington che attraversa il Delaware; sulla parete vicino alla porta, copia di essa fatta a punto croce tuonante da una delle signorine, opera d'arte che avrebbe fatto esitare Washington nell'attraversare, se avesse potuto prevedere quale vantaggio ne sarebbe stato tratto. Pianoforte, bollitore travestito, con musica, rilegata e non, impilata su di esso, e su un supporto lì vicino: Battaglia di Praga; Valzer dell'Uccellino; Arkansas Traveler; Rosin the Bow; Inno di Marsiglia; Su una desolata isola solitaria (Sant'Elena); L'ultimo legame è spezzato; Indossava una ghirlanda di rose la notte in cui ci siamo incontrati l'ultima volta; Vai, dimenticami, perché il dolore dovrebbe gettare un'ombra su quella fronte; Ore che furono più care alla memoria; Molto, molto tempo fa; Giorni di assenza; Una vita sull'onda dell'oceano, una casa nel profondo fluttuante; Uccello in mare; e aperto sul leggio, dove la cantante lamentosa lo ha lasciato, ro-rotola su, luna d'argento-argento, guida il viag-giato-re la sua strada, ecc. Inclinata pensierosamente contro il pianoforte, una chitarra, chitarra capace di suonare il Fandango spagnolo da sola, se le dai un avvio. Frenetica opera d'arte sulla parete, motto pio, fatto in loco, a volte con filati colorati, a volte con erbe sbiadite: progenitore del «Dio benedica la nostra casa» del commercio moderno. Incorniciate in modanature nere sulla parete, altre opere d'arte, concepite e commesse in loco dalle signorine; essendo tetri pastelli in bianco e nero; paesaggi, per lo più: lago, barca a vela solitaria, nuvole pietrificate, alberi pre-geologici sulla riva, precipizio di antracite; nome del criminale ben visibile nell'angolo. Litografia, Napoleone che attraversa le Alpi. Litografia, La tomba a Sant'Elena. Lastre d'acciaio, Battaglia di Bunker Hill di Trumbull, e l'Uscita da Gibilterra. Lastre di rame, Mosè che percuote la roccia, e Ritorno del figliol prodigo. In una grande cornice dorata, calunnia della famiglia a olio: papà che tiene un libro («Costituzione degli Stati Uniti»); chitarra appoggiata contro mamma, nastri blu che svolazzano dal manico; le signorine, da bambine, in pantofole e pantaloni smerlati, una che abbraccia un cavallo giocattolo, l'altra che adesca il gattino con un gomitolo di lana, ed entrambe che sorridono a mamma, che ricambia il sorriso. Queste persone tutte fresche, crude e rosse, apparentemente scorticate. Di fronte, in cornice dorata, nonno e nonna, a trenta e ventidue anni, rigidi, antiquati, colletti alti, maniche a sbuffo, che fissano pallidamente fuori da uno sfondo di solida notte egiziana. Sotto una cupola di vetro da orologio francese, grande bouquet di fiori rigidi fatti in cera color cadavere. Etagère piramidale nell'angolo, i ripiani occupati principalmente da ninnoli dell'epoca, disposti con occhio al miglior effetto: conchiglia, con il Padre Nostro inciso sopra; un'altra conchiglia, del tipo lungo-ovale, orifizio stretto e dritto, lungo otto centimetri, che corre da un'estremità all'altra, ritratto di Washington inciso sopra; non ben fatto; la conchiglia aveva originariamente la bocca di Washington, l'artista avrebbe dovuto costruire su quella. Questi due sono cimeli del viaggio di nozze di tanto tempo fa a New Orleans e al French Market. Altri ninnoli: «esemplari» californiani, quarzo, con verruca d'oro aderente; vecchio medaglione d'oro di Guinea, con cerchietto di capelli ancestrali all'interno; punte di freccia indiane, di selce; paio di mocassini di perline, dallo zio che ha attraversato le Pianure; tre cesti di «allume» di vari colori, essendo telaio scheletrico di filo, rivestito con cubi di allume cristallizzato nello stile dello zucchero candito, opere d'arte realizzate dalle signorine; i loro doppi e duplicati si trovano su tutte le etagère del paese; convenzione di insetti e farfalle essiccate appuntate su un cartoncino; cane giocattolo dipinto, seduto su un soffietto, abbassa la mascella inferiore e squittisce quando viene premuto; coniglietto di zucchero candito, membra e lineamenti fusi insieme, non fortemente definiti; medaglia di peltro della campagna presidenziale; sega-legna in miniatura di cartone, da attaccare al tubo della stufa e azionata dal calore; piccolo Napoleone, fatto in cera; dagherrotipi spalancati di bambini sbiaditi, genitori, cugini, zie e amici, in tutte le posizioni tranne quelle consuete; nessun portico a tempio sul retro e paesaggio fabbricato che si estende in lontananza, quello è arrivato più tardi, con la fotografia; tutte queste figure vaghe riccamente inanellate e anellate, metallo indicato e assicurato dal dubbio da strisce e schizzi di vivido bronzo dorato; tutte troppo pettinate, troppo sistemate; e tutte a disagio in abiti della domenica inflessibili di un modello che lo spettatore non riesce a realizzare possa mai essere stato di moda; marito e moglie generalmente raggruppati insieme, marito seduto, moglie in piedi, con la mano sulla sua spalla, ed entrambi che conservano, in tutti questi anni che sbiadiscono, qualche traccia dell'effetto del vivace «Ora sorridente, prego!» del dagherrotipista. Sopra l'etagère, luogo di speciale sacralità, un oltraggio all'acquerello, fatto dalla giovane nipote che venne in visita tanto tempo fa, e morì. Peccato, anche; perché avrebbe potuto pentirsene in tempo. Sedie di crine, divano di crine che continua a scivolare da sotto di te. Tende delle finestre, di tela cerata, con lattaie e castelli in rovina stampati sopra in colori feroci. Mantovane pendenti da vistose scatole di latta battuta, dorate. Camere da letto con tappeti di stracci; letti del tipo «a corde», con un cedimento nel mezzo, le corde che necessitano di essere tese; letto di piume polveroso, non arieggiato abbastanza spesso; sedie impagliate, sedia a dondolo con sedile in legno; specchio sulla parete, dimensioni di una lavagna scolastica, cornice impiallacciata; cassettiera ereditata; catino e brocca, forse, ma non certamente; candeliere di ottone, candela di sego, smoccolatore. Nient'altro nella stanza. Nemmeno un bagno in casa; e nessun visitatore probabile che passi di lì che ne abbia mai visto uno.

Quella era la residenza del cittadino principale, da tutta la periferia di New Orleans fino al limitare di St. Louis. Quando saliva a bordo di un grande e bel battello a vapore, entrava in un mondo nuovo e meraviglioso: cime dei fumaioli tagliate per contraffare una corona spruzzante di piume, e forse dipinte di rosso; timoneria, ponte superiore, guardie del ponte delle caldaie, tutto guarnito con lavori di filigrana di legno bianco di motivi fantastici; ghiande dorate in cima alle gru; corna di cervo dorate sopra la grande campana; vistosa immagine simbolica sulla ruota a pale, forse; grande e spazioso ponte delle caldaie, dipinto di blu, e arredato con sedie a braccioli Windsor; all'interno, una «cabina» bianchissima che si ritrae lontano; pomello di porcellana e immagine a olio su ogni porta di cabina; motivi curvi di filigrana ritoccati con doratura, che si estendono sopra la testa lungo tutta la vista convergente; grandi lampadari ogni poco, ognuno una pioggia di aprile di gocce di vetro scintillante; adorabile luce arcobaleno che cade ovunque dalla vetratura colorata dei lucernari; il tutto un tunnel lungo e risplendente, uno spettacolo sconcertante e che soddisfa l'anima! Nella cabina delle signore un tappeto Wilton rosa e bianco, morbido come poltiglia, e glorificato con un motivo ravvivante di fiori giganteschi. Poi la Camera Nuziale, l'animale che inventò quell'idea era ancora vivo e non impiccato, a quei tempi, Camera Nuziale la cui pretenziosa frivolezza era necessariamente soggiogante per l'intelletto ora vacillante di quel cittadino osannante. Ogni cabina aveva la sua coppia di cuccette accoglienti e pulite, e forse uno specchio e un armadio confortevole; e a volte c'era persino un catino e una brocca, e parte di un asciugamano che poteva essere distinto dalla zanzariera da un esperto, sebbene generalmente queste cose fossero assenti, e i passeggeri in maniche di camicia si pulissero a una lunga fila di catini fissi nel negozio del barbiere, dove c'erano anche asciugamani pubblici, pettini pubblici e sapone pubblico.

Prendi il battello a vapore che ho appena descritto, e l'hai nel suo stato più alto e raffinato, e più piacevole, e confortevole, e soddisfacente. Ora ricoprila con uno strato di sporcizia antica e ostinata, e hai il battello di Cincinnati citato poco fa. Non dappertutto, solo dentro; perché era abilmente amministrato in tutti i reparti tranne quello dello steward.

Ma lava quel battello e ridipingilo, e sarebbe all'incirca la controparte del battello più complimentato dei vecchi tempi d'oro: poiché l'architettura dei battelli a vapore dell'Ovest non ha subito alcun cambiamento; né l'arredamento e l'ornamentazione dei battelli a vapore ne hanno subito alcuno.

CAPITOLO 39

Manifatture e malfattori

Laddove il fiume, nella regione di Vicksburg, era solito essere a cavatappi, ora è comparativamente dritto, reso tale da un taglio; una distanza precedente di settanta miglia è ridotta a trentacinque. È un cambiamento che ha gettato il vicino di Vicksburg, Delta, Louisiana, fuori nel paese e ha posto fine alla sua carriera di città fluviale. Tutto il suo fronte fluviale è ora occupato da un vasto banco di sabbia, fittamente coperto di giovani alberi, una crescita che si ingrandirà in una fitta foresta tra poco, e nasconderà completamente la città esiliata.

A tempo debito superammo Grand Gulf e Rodney, famose per la guerra, e raggiungemmo Natchez, l'ultima delle bellissime città collinari, poiché Baton Rouge, ancora da venire, non è su una collina, ma solo su un terreno elevato. La famosa Natchez-sotto-la-collina non è cambiata notevolmente in vent'anni; nell'aspetto esteriore, a giudicare dalle descrizioni dell'antica processione di turisti stranieri, non è cambiata in sessant'anni; poiché è ancora piccola, sparsa e squallida. Aveva una reputazione disperata, moralmente, nei vecchi tempi dei keelboat e dei primi battelli a vapore, un sacco di bevute, baldoria, risse e uccisioni lì, tra la feccia del fiume, in quei giorni. Ma Natchez-in-cima-alla-collina è attraente; è sempre stata attraente. Persino la signora Trollope (1827) dovette confessare i suoi incanti:

«In uno o due punti il noioso livello è sollevato da scogliere, come chiamano i brevi intervalli di terreno elevato. La città di Natchez è splendidamente situata su uno di quei punti alti. Il contrasto che la sua collina verde brillante forma con la cupa linea di foresta nera che si estende su ogni lato, l'abbondante crescita della papaia, della palma e dell'arancio, la copiosa varietà di fiori profumati che fioriscono lì, tutto la fa apparire come un'oasi nel deserto. Natchez è il punto più lontano a nord in cui le arance maturano all'aria aperta, o resistono all'inverno senza protezione. Con l'eccezione di questo dolce punto, ho pensato che tutte le piccole città e villaggi che abbiamo superato fossero estremamente squallidi.»

Natchez, come le sue vicine e lontane vicine fluviali, ha ora ferrovie, e ne sta aggiungendo altre, spingendole qua e là in tutte le ricche regioni periferiche che sono naturalmente tributarie di lei. E come Vicksburg e New Orleans, ha la sua fabbrica di ghiaccio: produce trenta tonnellate di ghiaccio al giorno. A Vicksburg e Natchez, ai miei tempi, il ghiaccio era gioielleria; nessuno tranne i ricchi poteva indossarlo. Ma chiunque e tutti possono averlo ora. Ho visitato una delle fabbriche di ghiaccio a New Orleans, per vedere come potrebbero apparire le regioni polari quando trascinate ai margini dei tropici. Ma non c'era nulla di sorprendente nell'aspetto del luogo. Era semplicemente una casa spaziosa, con alcuni innocenti macchinari a vapore a un'estremità e alcuni grandi tubi di porcellana che correvano qua e là. No, non porcellana, sembravano solo esserlo; erano di ferro, ma l'ammoniaca che veniva respirata attraverso di essi li aveva ricoperti fino allo spessore della tua mano con solido ghiaccio bianco latte. Avrebbe dovuto sciogliersi; perché non si richiedevano vestiti invernali in quell'atmosfera: ma non si sciolse; l'interno del tubo era troppo freddo.

Affondate nel pavimento c'erano innumerevoli scatole di latta, un piede quadrato e due piedi di lunghezza, e aperte all'estremità superiore. Queste erano piene di acqua limpida; e attorno a ogni scatola, sale e altro materiale appropriato erano impacchettati; inoltre, i gas di ammoniaca venivano applicati all'acqua in qualche modo che rimarrà sempre un segreto per me, perché non sono stato in grado di comprendere il processo. Mentre l'acqua nelle scatole gelava gradualmente, gli uomini le davano una mescolata o due con un bastoncino occasionalmente, per liberare le bolle d'aria, credo. Altri uomini stavano continuamente sollevando le scatole il cui contenuto era diventato duramente congelato. Davano alla scatola un singolo tuffo in una vasca di acqua bollente, per sciogliere il blocco di ghiaccio dalla sua bara di latta, poi sparavano il blocco su un carro a piattaforma, ed era pronto per il mercato. Questi grandi blocchi erano duri, solidi e limpidi come il cristallo. In alcuni di essi, grandi bouquet di fiori tropicali freschi e brillanti erano stati congelati dentro; in altri, bellissime bambole francesi vestite di seta, e altri oggetti graziosi. Questi blocchi dovevano essere messi in verticale in un piatto, al centro dei tavoli da pranzo, per raffreddare l'aria tropicale; e anche per essere ornamentali, poiché i fiori e le cose imprigionate in essi potevano essere visti come attraverso il vetro. Mi è stato detto che questa fabbrica poteva vendere al dettaglio il suo ghiaccio, tramite carro, in tutta New Orleans, nelle quantità più umili delle abitazioni, a sei o sette dollari a tonnellata, e trarre un profitto sufficiente. Stando così le cose, c'è affari per le fabbriche di ghiaccio nel Nord; poiché non otteniamo ghiaccio a tali condizioni lì, se uno ne prende meno di trecentocinquanta libbre per consegna.

La Rosalie Yarn Mill, di Natchez, ha una capacità di 6.000 fusi e 160 telai, e impiega 100 operai. La Natchez Cotton Mills Company iniziò le operazioni quattro anni fa in un edificio a due piani di 50 x 190 piedi, con 4.000 fusi e 128 telai; capitale $105.000, tutto sottoscritto in città. Due anni dopo, gli stessi azionisti aumentarono il loro capitale a $225.000; aggiunsero un terzo piano al mulino, aumentarono la sua lunghezza a 317 piedi; aggiunsero macchinari per aumentare la capacità a 10.300 fusi e 304 telai. L'azienda impiega ora 250 operai, molti dei quali sono cittadini di Natchez. «Il mulino lavora 5.000 balle di cotone all'anno e produce la migliore qualità standard di camicie e lenzuola marroni e drill, producendo 5.000.000 di iarde di questi beni all'anno.»{nota a piè di pagina [New Orleans Times-Democrat, 26 agosto 1882.]} Una società chiusa, azioni detenute a $5.000 per azione, ma nessuna sul mercato.

I cambiamenti nel fiume Mississippi sono grandi e strani, eppure erano prevedibili; ma non mi aspettavo di vivere abbastanza per vedere Natchez e queste altre città fluviali diventare roccaforti manifatturiere e centri ferroviari.

Parlando di manifatture mi viene in mente una conversazione su quell'argomento che ho ascoltato, che ho origliato, a bordo del battello di Cincinnati. Mi svegliai da un sonno tormentato, con una confusa confusione di voci nelle orecchie. Ascoltai: due uomini stavano parlando; soggetto, apparentemente, la grande inondazione. Guardai fuori attraverso il traversone aperto. I due uomini stavano facendo una colazione tardiva; seduti l'uno di fronte all'altro; nessun altro nei paraggi. Conclusero l'inondazione con poche parole, avendola usata, evidentemente, come un semplice rompighiaccio e generatore di conoscenza, poi scesero in affari. Ben presto emerse che erano commessi viaggiatori: uno di Cincinnati, l'altro di New Orleans. Uomini vivaci, energici nel movimento e nel discorso; il dollaro il loro dio, come ottenerlo la loro religione.

«Ora per quanto riguarda questo articolo,» disse Cincinnati, tagliando il burro ostensibile e tenendo davanti una fetta di esso sulla lama del suo coltello, «viene dalla nostra casa; guardalo, annusalo, assaggialo. Mettici sopra qualsiasi prova tu voglia. Prenditi il tuo tempo, nessuna fretta, rendilo accurato. Ecco, cosa dici? burro, non è vero? Non per un accidenti, è oleomargarina! Sì, signore, è quello che è: oleomargarina. Non puoi distinguerlo dal burro; perbacco, un esperto non può. Viene dalla nostra casa. Forniamo la maggior parte dei battelli nell'Ovest; non c'è quasi una libbra di burro su nessuno di essi. Stiamo strisciando proprio lungo, saltando proprio lungo è la parola. Stiamo per avere tutto quel commercio. Sì, e anche il commercio alberghiero. Stai per vedere il giorno, abbastanza presto, in cui non riuscirai a trovare un'oncia di burro per benedirti, in nessun hotel nelle valli del Mississippi e dell'Ohio, al di fuori delle città più grandi. Perché, stiamo producendo oleomargarina ora a migliaia di tonnellate. E possiamo venderla così a buon mercato che l'intero paese deve prenderla, non puoi aggirarla, vedi. Il burro non ha alcuna possibilità, non c'è possibilità di concorrenza. Il burro ha avuto il suo giorno, e da qui in poi, il burro va al muro. C'è più denaro nell'oleomargarina che... perché, non puoi immaginare gli affari che facciamo. Mi sono fermato in ogni città da Cincinnati a Natchez; e ho mandato a casa grandi ordini da ognuna di esse.»

E così via e così via, per altri dieci minuti, nello stesso tono fervido. Poi New Orleans intervenne e disse:

«Sì, è un'imitazione di prima classe, questa è una certezza; ma non è l'unica in giro che sia di prima classe. Ad esempio, fanno olio d'oliva con olio di semi di cotone, al giorno d'oggi, così che non puoi distinguerli.»

«Sì, è così,» rispose Cincinnati, «ed è stato un affare di prim'ordine per un po'. Lo mandavano oltre e lo riportavano dalla Francia e dall'Italia, con il marchio della dogana degli Stati Uniti su di esso per approvarlo come autentico, e non c'era fine ai contanti; ma Francia e Italia hanno interrotto il gioco, naturalmente lo avrebbero fatto. Hanno applicato un dazio così fragoroso che l'olio d'oliva di semi di cotone non poteva sopportare l'aumento; hanno dovuto chiudere e smettere.»

«Oh, l'hanno fatto, vero? Aspetta qui un minuto.»

Va nella sua cabina, porta indietro un paio di bottiglie lunghe, e toglie i tappi, dice:

«Ecco, annusali, assaggiali, esamina le bottiglie, ispeziona le etichette. Una è dall'Europa, l'altra non è mai uscita da questo paese. Una è olio d'oliva europeo, l'altra è olio d'oliva americano di semi di cotone. Distinguerli? Certo che non puoi. Nessuno può. Le persone che vogliono, possono andare incontro alla spesa e al fastidio di spedire i loro oli in Europa e ritorno, è un loro privilegio; ma la nostra ditta conosce un trucco che vale sei di quello. Produciamo tutto quanto, pulito fin dall'inizio, nella nostra fabbrica a New Orleans: etichette, bottiglie, olio, tutto. Beh, no, non le etichette: le abbiamo comprate all'estero, le prendiamo a prezzi stracciati lì. Vedi, c'è solo una piccola, minuscola macchia, essenza, o qualunque cosa sia, in un gallone di olio di semi di cotone, che gli dà un odore, o un sapore, o qualcosa, ottieni quello fuori, e sei a posto, perfettamente facile allora trasformare l'olio in qualsiasi tipo di olio tu voglia, e non c'è nessuno che possa rilevare il vero dal falso. Beh, noi sappiamo come ottenere fuori quella piccola particella, e siamo l'unica ditta che lo fa. E produciamo un olio d'oliva che è semplicemente perfetto, non rilevabile! Stiamo facendo un commercio lacerante, anche, come potrei facilmente mostrarti dal mio libro degli ordini per questo viaggio. Forse butterai il pane di tutti abbastanza presto, ma noi coton-seederemo la sua insalata per lui dal Golfo al Canada, e questa è una cosa morta-certa.»

Cincinnati brillava e lampeggiava di ammirazione. I due furfanti si scambiarono i biglietti da visita e si alzarono. Mentre lasciavano il tavolo, Cincinnati disse:

«Ma dovete avere i marchi della dogana, no? Come fate a gestirli?»

Non colsi la risposta.

Passammo Port Hudson, teatro di due dei più terrificanti episodi della guerra: la battaglia notturna tra la flotta di Farragut e le batterie di terra confederate, il 14 aprile 1863; e la memorabile battaglia terrestre, due mesi dopo, che durò otto ore — otto ore di combattimento eccezionalmente feroce e ostinato — e terminò, infine, con la respinta delle forze dell'Unione con un grande massacro.

CAPITOLO 40

Castelli e cultura

BATON ROUGE era vestita di fiori, come una sposa — no, molto di più; come una serra. Perché eravamo ormai nel Sud assoluto — nessuna modifica, nessun compromesso, nessuna mezza misura. Le magnolie nei giardini del Campidoglio erano adorabili e profumate, con il loro denso e ricco fogliame e gli enormi fiori a palla di neve. Il profumo del fiore è molto dolce, ma bisogna starne alla larga, perché è potentissimo. Non sono buoni fiori da camera da letto — potrebbero soffocare qualcuno nel sonno. Eravamo certamente arrivati nel Sud; poiché qui inizia la regione dello zucchero, e le piantagioni — vaste distese verdi, con lo zuccherificio e gli alloggi dei negri raggruppati insieme nella media distanza — erano in vista. E c'era un sole tropicale sopra la testa e una calura tropicale nell'aria.

E a questo punto, inoltre, inizia il paradiso del pilota: un fiume largo fino a New Orleans, abbondanza d'acqua da riva a riva, e nessun banco di sabbia, ostacolo, tronco o relitto sulla sua strada.

Sir Walter Scott è probabilmente responsabile dell'edificio del Campidoglio; perché non è concepibile che questo piccolo finto castello sarebbe mai stato costruito se lui non avesse fatto impazzire la gente, un paio di generazioni fa, con i suoi romanzi medievali. Il Sud non si è ancora ripreso dall'influenza debilitante dei suoi libri. L'ammirazione per i suoi fantastici eroi e le loro grottesche imprese di "cavalleria" e infantilismi romantici sopravvive ancora qui, in un'atmosfera in cui è già percepibile il sano e pratico odore del diciannovesimo secolo di cotonifici e locomotive; e tracce del suo linguaggio gonfio e di altre ventose ciarlatanerie sopravvivono insieme ad esso. È abbastanza patetico che un castello imbiancato a calce, con torrette e cose varie — materiali tutti non autentici dentro e fuori, che fingono di essere ciò che non sono — sia mai stato costruito in questo luogo altrimenti onorevole; ma è molto più patetico vedere questa falsità architettonica sottoposta a restauro e perpetuazione ai nostri giorni, quando sarebbe stato così facile lasciare che la dinamite finisse ciò che un incendio caritatevole aveva iniziato, e poi dedicare questo denaro del restauro alla costruzione di qualcosa di genuino.

Baton Rouge non ha il brevetto sui castelli di imitazione, tuttavia, e non ne ha il monopolio. Ecco un'immagine dall'annuncio del "Female Institute" di Columbia, Tennessee. La seguente osservazione proviene dallo stesso annuncio:

«L'edificio dell'Istituto è stato a lungo famoso come modello di architettura sorprendente e bellissima. I visitatori sono affascinati dalla sua somiglianza con i vecchi castelli di canzoni e storie, con le sue torri, le mura merlate e i portici coperti di edera.»

Fare scuola in un castello è una cosa romantica; tanto romantica quanto gestire un albergo in un castello.

Di per sé, il castello di imitazione è senza dubbio innocuo, e va anche bene; ma come simbolo, generatore e sostenitore di un romantico stucchevole Medioevo qui nel mezzo dei più semplici, robusti, infinitamente più grandi e degni di tutti i secoli che il mondo abbia visto, è necessariamente una cosa dannosa e un errore.

Ecco un estratto dal prospetto di un "Female College" del Kentucky. Female college suona abbastanza bene; ma poiché formulare in quel modo ingiustificabile è stato fatto puramente nell'interesse della brevità, mi sembra che she-college sarebbe stato ancora meglio — perché più corto, e significa la stessa cosa: cioè, se una delle due frasi significa qualcosa:

«Il presidente è del sud per nascita, per educazione, per istruzione e per sentimento; gli insegnanti sono tutti del sud per sentimento e, ad eccezione di quelli nati in Europa, sono nati e cresciuti nel sud. Credendo che quello del sud sia il tipo più alto di civiltà che questo continente abbia visto, le giovani signore sono addestrate secondo le idee del sud di delicatezza, raffinatezza, femminilità, religione e decoro; quindi offriamo un female college di prima classe per il sud e sollecitiamo il patrocinio del sud.»

{nota a piè di pagina}

Cosa, guardia, olà! L'uomo che può soffiare un soffio così compiaciuto come quello, probabilmente lo soffia da un castello.

Da Baton Rouge a New Orleans, le grandi piantagioni di zucchero costeggiano entrambi i lati del fiume per tutto il tragitto, e stendono i loro livelli larghi una lega fino alle fosche pareti della foresta di cipressi barbuti sul retro. Rive non più solitarie. Abbondanza di abitazioni lungo tutto il percorso, su entrambe le sponde — poste così vicine l'una all'altra, per lunghe distanze, che l'ampio fiume che giace tra le due file diventa una sorta di strada spaziosa. Una regione dall'aspetto più accogliente e felice. E di tanto in tanto si vede un grande palazzo padronale con pilastri e portici, immerso tra gli alberi. Ecco la testimonianza di uno o due della processione di turisti stranieri che sfilavano da queste parti mezzo secolo fa. La signora Trollope dice:

«L'ininterrotta piattezza delle rive del Mississippi continuò immutata per molte miglia sopra New Orleans; ma la graziosa e lussureggiante palma, l'oscuro e nobile leccio, e il brillante arancio erano visibili ovunque, e passarono molti giorni prima che ci stancassimo di guardarli.»

Il capitano Basil Hall:

«Il distretto di campagna che giace adiacente al Mississippi, nelle parti basse della Louisiana, è ovunque densamente popolato da piantatori di zucchero, le cui case vistose, allegri portici, giardini curati e numerosi villaggi di schiavi, tutti puliti e ordinati, conferivano un'aria estremamente fiorente al paesaggio fluviale.»

Tutta la processione dipinge l'attraente quadro allo stesso modo. Le descrizioni di cinquant'anni fa non hanno bisogno che venga cambiata una parola per descrivere esattamente la stessa regione così come appare oggi — eccetto per la "curatezza" delle case. L'imbiancatura a calce è sparita dalle capanne dei negri ora; e molti, forse la maggior parte, dei grandi palazzi, una volta così brillantemente bianchi, hanno consumato la loro vernice e hanno un aspetto decaduto e trascurato. È la piaga della guerra. Ventun anni fa tutto era ordinato, curato e luminoso lungo la "costa", proprio come lo era nel 1827, come descritto da quei turisti.

Sfortunati turisti! La gente li ha ingannati con bugie stupide e sciocche, e poi rideva di loro per aver creduto e stampato le stesse. Dissero alla signora Trollope che gli alligatori — o coccodrilli, come li chiama lei — erano creature terribili; e sostennero l'affermazione con un racconto raccapricciante di come uno di questi rettili calunniati si fosse insinuato in una capanna di abusivi una notte e avesse mangiato una donna e cinque bambini. La donna, da sola, avrebbe soddisfatto qualsiasi alligatore ordinariamente impossibile; ma no, questi bugiardi dovevano fargli ingozzare anche i cinque bambini. Non si immaginerebbe che dei burloni di questa razza robusta possano essere sensibili — ma lo erano. È difficile, ai giorni nostri, comprendere, e impossibile giustificare, l'accoglienza che ricevette il libro del grave, onesto, intelligente, gentile, virile, caritatevole, benintenzionato Capitano Basil Hall.

CAPITOLO 41

La metropoli del Sud

GLI approcci a New Orleans erano familiari; gli aspetti generali erano immutati. Quando si vola attraverso Londra lungo una ferrovia puntellata in aria su alti archi, si possono ispezionare miglia di camere da letto superiori attraverso le finestre aperte, ma la metà inferiore delle case è sotto il proprio livello e fuori vista. Allo stesso modo, in condizioni di fiume alto, nella regione di New Orleans, l'acqua arriva fino alla cima del bordo dell'argine di contenimento, la pianura dietro di esso giace in basso — rappresentando il fondo di un piatto — e mentre la barca naviga, alta sulla piena, si guarda giù verso le case e dentro le finestre superiori. Non c'è nient'altro che quel fragile bastione di terra tra le persone e la distruzione.

I vecchi magazzini di sale in mattoni raggruppati all'estremità superiore della città sembravano come erano sempre sembrati; magazzini che avevano avuto una sorta di esperienza alla lampada di Aladino, tuttavia, da quando li avevo visti; perché quando scoppiò la guerra il proprietario andò a letto una notte lasciandoli pieni di migliaia di sacchi di sale volgare, del valore di un paio di dollari a sacco, e si alzò la mattina dopo trovando la sua montagna di sale trasformata in una montagna d'oro, per così dire, così improvvisamente e a un'altezza così vertiginosa le notizie di guerra avevano fatto salire il prezzo dell'articolo.

La vasta estensione di moli di legno rimaneva invariata, e c'erano tante navi come sempre: ma la lunga fila di battelli a vapore era svanita; non del tutto, naturalmente, ma non ne era rimasto molto.

La città stessa non era cambiata — agli occhi. Era notevolmente aumentata in estensione e popolazione, ma l'aspetto della città non era alterato. La polvere, disseminata di carta straccia, era ancora profonda nelle strade; le grondaie profonde, simili a canali di scolo, lungo i marciapiedi erano ancora piene a metà di acqua riposante con una superficie polverosa; i marciapiedi erano ancora — nella regione dello zucchero e della pancetta — ingombrati da botti e barili e tini; i grandi blocchi di case commerciali austeramente semplici erano polverosi come sempre.

Canal Street era più raffinata, più attraente e vivace di un tempo, con le sue folle di persone che vagavano, le sue numerose processioni di tram in corsa e — verso sera — le sue ampie verande al secondo piano affollate di gentiluomini e signore vestiti secondo l'ultima moda.

Non che ci sia alcuna "architettura" in Canal Street: per parlare in termini ampi e generali, non c'è architettura a New Orleans, eccetto nei cimiteri. Sembra una cosa strana da dire di una città ricca, lungimirante ed energica di un quarto di milione di abitanti, ma è vero. C'è un enorme ufficio doganale degli Stati Uniti in granito — abbastanza costoso, abbastanza genuino, ma come decorazione è inferiore a un gasometro. Sembra una prigione di stato. Ma è stato costruito prima della guerra. Si può dire che l'architettura in America sia nata dopo la guerra. New Orleans, credo, ha avuto la buona sorte — e in un certo senso la sfortuna — di non aver avuto grandi incendi negli ultimi anni. Deve essere così. Se il caso fosse stato l'opposto, penso che si sarebbe in grado di distinguere il "distretto bruciato" dal radicale miglioramento della sua architettura rispetto alle vecchie forme. Si può fare a Boston e Chicago. Il "distretto bruciato" di Boston era banale prima dell'incendio; ma ora non c'è distretto commerciale in nessuna città del mondo che possa superarlo — o forse anche rivaleggiare con esso — in bellezza, eleganza e gusto.

Tuttavia, New Orleans ha iniziato — proprio in questo momento, si può dire. Quando sarà completato, il nuovo Cotton Exchange sarà un edificio maestoso e bellissimo; massiccio, sostanzioso, pieno di grazie architettoniche; nessuna finzione, false pretese o bruttezze ovunque. Per la città, varrà molte volte il suo costo, perché ne genererà la specie. Ciò che mancava finora era un modello verso cui costruire; qualcosa per educare l'occhio e il gusto; un suggeritore, per così dire.

La città è ben attrezzata con uomini progressisti — uomini pensanti, sagaci, lungimiranti. Il contrasto tra lo spirito della città e l'architettura della città è come il contrasto tra il vegliare e il dormire. Apparentemente c'è un "boom" in tutto eccetto in quella singola caratteristica morta. L'acqua nelle grondaie era solita essere stagnante e viscida, e un potente generatore di malattie; ma le grondaie ora vengono sciacquate, due o tre volte al giorno, da potenti macchinari; in molte delle grondaie l'acqua non sta mai ferma, ma ha una corrente costante. Sono stati apportati altri miglioramenti sanitari; e con tale effetto che New Orleans sostiene di essere (durante i lunghi intervalli tra i sporadici attacchi di febbre gialla) una delle città più sane dell'Unione. C'è abbondanza di ghiaccio ora per tutti, prodotto in città. È un luogo dinamico dal punto di vista commerciale e ha un grande commercio fluviale, oceanico e ferroviario. Alla data della nostra visita, era la città meglio illuminata dell'Unione, elettricamente parlando. Le luci elettriche di New Orleans erano più numerose di quelle di New York, e molto migliori. Si aveva questo mezzogiorno modificato non solo in Canal e in alcune strade principali vicine, ma lungo un tratto di cinque miglia di fronte al fiume. Ci sono buoni club in città ora — molti dei quali organizzati solo di recente — e invitanti luoghi di svago in stile moderno a West End e Spanish Fort. Il telefono è ovunque. Uno dei progressi più notevoli è nel giornalismo. I giornali, per come li ricordo, non erano una caratteristica sorprendente. Ora lo sono. Il denaro viene speso su di essi con mano libera. Ottengono le notizie, qualunque sia il costo. Il lavoro editoriale non è un lavoro di routine, ma letteratura. Come esempio del successo giornalistico di New Orleans, si può menzionare che il "Times-Democrat" del 26 agosto 1882, conteneva un rapporto sugli affari dell'anno delle città della Mississippi Valley, da New Orleans fino a St. Paul — duemila miglia. Quel numero del giornale consisteva in quaranta pagine; sette colonne per pagina; duecentottanta colonne in tutto; millecinquecento parole per colonna; un totale di quattrocentoventimila parole. Vale a dire, non molto meno di tre volte tante parole quante ce ne sono in questo libro. Si può con dolore contrastare questo con l'architettura di New Orleans.

Ho parlato solo dell'architettura pubblica. L'articolo domestico a New Orleans è irreprensibile, nonostante rimanga com'è sempre stato. Tutte le abitazioni sono di legno — nella parte americana della città, intendo — e tutte hanno un aspetto confortevole. Quelle nel quartiere benestante sono spaziose; solitamente dipinte di bianco neve, e generalmente hanno verande larghe, o verande doppie, sostenute da colonne ornamentali. Questi palazzi si trovano al centro di grandi terreni, e sorgono, ghirlandati di rose, nel mezzo di masse gonfie di fogliame verde brillante e fiori multicolori. Nessuna casa potrebbe ben essere in armonia migliore con l'ambiente circostante, o più piacevole alla vista, o più accogliente e confortevole.

Ci si riconcilia persino con la cisterna in seguito; si tratta di una botte enorme, dipinta di verde, e a volte alta un paio di piani, che è puntellata contro l'angolo della casa sui trampoli. C'è un suggerimento di palazzo e birrificio riguardo alla combinazione che sembra molto incongruo all'inizio. Ma le persone non possono avere pozzi, e così prendono l'acqua piovana. Né possono comodamente avere cantine, o tombe, {nota a piè di pagina [Gli israeliti sono sepolti in tombe — con permesso, presumo, non per requisito; ma nessun altro, eccetto gli indigenti, che vengono sepolti a spese pubbliche. Le tombe sono profonde solo tre o quattro piedi.]} la città essendo costruita su terreno "artificiale"; così fanno a meno di entrambi, e pochi dei vivi si lamentano, e nessuno degli altri.

CAPITOLO 42

Igiene e sentimento

SEPPELISCONO i loro morti in volte, sopra il terreno. Queste volte hanno una somiglianza con le case — a volte con i templi; sono costruite di marmo, generalmente; sono architettonicamente graziose e ben formate; si affacciano sui vialetti e sui viali del cimitero; e quando ci si muove in mezzo a un migliaio o giù di lì di esse e si vedono i loro tetti bianchi e i timpani che si estendono nella distanza da ogni parte, la frase "città dei morti" ha tutto a un tratto un significato per lui. Molti dei cimiteri sono belli, e sono tenuti in perfetto ordine. Quando si va dall'argine o dalle strade commerciali vicino ad esso, a un cimitero, si osserva tra sé che se quelle persone laggiù vivessero in modo ordinato mentre sono in vita come fanno dopo la morte, ne troverebbero molti vantaggi; e inoltre, il loro quartiere sarebbe la meraviglia e l'ammirazione del mondo degli affari. Fiori freschi, in vasi d'acqua, si possono vedere ai portali di molte delle volte: posti lì dalle mani pie di genitori e figli, mariti e mogli in lutto, e rinnovati quotidianamente. Una forma più mite di dolore trova il suo ricordo economico e duraturo nell'immortelle grossolana e brutta ma indistruttibile — che è una corona o una croce o qualche emblema simile, fatto di rosette di lino nero, con a volte una rosetta gialla alla congiunzione delle sbarre della croce — una specie di spilla da lutto, per così dire. L'immortelle non richiede attenzione: la si appende e basta, e il gioco è fatto; la si lasci stare, si prenderà cura del tuo dolore per te, e lo terrà a mente meglio di quanto tu possa fare; resiste al tempo in modo eccellente, e dura come il ferro di una caldaia.

Nei giorni di sole, graziosi piccoli camaleonti — i più graziosi dei rettili dotati di zampe — strisciano lungo le facciate di marmo delle volte, e catturano mosche. I loro cambiamenti di colore — per quanto riguarda la varietà — non sono all'altezza della reputazione della creatura. Cambiano colore quando una persona passa e appende un'immortelle; ma questo non è niente: qualsiasi rettile che si rispetti lo farebbe.

Abbandonerò gradualmente questo argomento dei cimiteri. Ho cercato in tutti i modi di arrivare alla parte sentimentale, ma non ci riesco. Penso che non ci sia una parte genuinamente sentimentale in esso. È tutto grottesco, raccapricciante, orribile. I cimiteri potrebbero essere stati giustificabili nelle epoche passate, quando nessuno sapeva che per ogni corpo morto messo nel terreno, per saziare la terra e le radici delle piante, e l'aria con germi di malattie, cinque o cinquanta, o forse cento persone devono morire prima del tempo loro dovuto; ma sono a malapena giustificabili ora, quando persino i bambini sanno che un santo morto inizia una carriera di assassinio lunga un secolo nel momento in cui la terra si chiude sul suo cadavere. È un pensiero cupo. Le reliquie di Sant'Anna, su in Canada, hanno ora, dopo millenovecento anni, iniziato a curare i malati a dozzine. Ma è la cosa più ovvia che queste stesse reliquie, entro una generazione dopo la morte e la sepoltura di Sant'Anna, abbiano fatto ammalare diverse migliaia di persone. Pertanto, queste performance miracolose sono semplicemente un risarcimento, nient'altro. Sant'Anna è un po' lenta a pagare, per essere una Santa, è vero; ma meglio un debito pagato dopo millenovecento anni, e prescritto dallo statuto di limitazioni, che non pagato affatto; e la maggior parte dei cavalieri dell'aureola non paga affatto. Dove ne trovi uno che paga — come Sant'Anna — ne trovi centocinquanta che beneficiano dello statuto. E nessuno di loro paga più del capitale di ciò che deve — non pagano nemmeno gli interessi, né semplici né composti. Un Santo non può mai restituire del tutto il capitale, tuttavia; perché il suo corpo morto uccide le persone, mentre le sue reliquie guariscono soltanto — non restituiscono mai i morti alla vita. Quella parte del conto viene sempre lasciata in sospeso.

"Il dottor F. Julius Le Moyne, dopo cinquant'anni di pratica medica, scrisse: 'L'inumazione di corpi umani, morti per malattie infettive, risulta nel caricare costantemente l'atmosfera, e inquinare le acque, non solo con i germi che derivano semplicemente dalla putrefazione, ma anche con i germi specifici delle malattie da cui è derivata la morte.'

'I gas (dai cadaveri sepolti) saliranno in superficie attraverso otto o dieci piedi di ghiaia, proprio come farà il gas di carbone, e non c'è praticamente limite al loro potere di fuga.

'Durante l'epidemia a New Orleans nel 1853, il dottor E. H. Barton riferì che nel Quarto Distretto la mortalità era di quattrocentocinquantadue per mille — più del doppio di qualsiasi altro. In questo distretto c'erano tre grandi cimiteri, nei quali durante l'anno precedente erano stati sepolti più di tremila corpi. In altri distretti la vicinanza dei cimiteri sembrava aggravare la malattia.

'Nel 1828 il professor Bianchi dimostrò come la spaventosa ricomparsa della peste a Modena fosse causata da scavi in un terreno dove, trecento anni prima, erano state sepolte le vittime della pestilenza. Il signor Cooper, nello spiegare le cause di alcune epidemie, osserva che l'apertura dei cimiteri della peste a Eyam ha provocato un immediato focolaio di malattia.'" — North American Review, n. 3, vol. 135.

In un discorso davanti alla Chicago Medical Society, a sostegno della cremazione, il dottor Charles W. Purdy ha fatto alcuni confronti sorprendenti per mostrare quale peso viene imposto alla società dalla sepoltura dei morti: —

«Ogni anno negli Stati Uniti si spende una volta e un quarto di denaro in più per i funerali di quanto il governo non ne spenda per le scuole pubbliche. Nel 1880 i funerali sono costati a questo Paese abbastanza denaro da saldare le passività di tutti i fallimenti commerciali avvenuti negli Stati Uniti nello stesso anno, e da dare a ogni bancarottiere un capitale di 8.630 dollari con cui riavviare l'attività. I funerali costano ogni anno più denaro del valore combinato del rendimento di oro e argento degli Stati Uniti nell'anno 1880! Queste cifre non includono le somme investite nei cimiteri e spese in tombe e monumenti, né la perdita dovuta al deprezzamento delle proprietà nelle vicinanze dei cimiteri.»

Per i ricchi, la cremazione andrebbe bene tanto quanto la sepoltura; poiché le cerimonie ad essa connesse potrebbero essere rese costose e ostentate quanto un *sati* indù; mentre per i poveri, la cremazione sarebbe meglio della sepoltura, perché così economica {nota a piè di pagina: [Quattro o cinque dollari è il costo minimo.]} — così economica finché i poveri non arriveranno a imitare i ricchi, cosa che faranno a poco a poco. L'adozione della cremazione ci libererebbe da una gran quantità di logori motti di spirito funebri; ma, d'altro canto, resusciterebbe un sacco di vecchie battute ammuffite sulla cremazione che hanno avuto tregua per duemila anni.

Ho un conoscente di colore che si guadagna da vivere con lavoretti e pesanti lavori manuali. Non guadagna mai più di quattrocento dollari all'anno e, siccome ha una moglie e diversi figli piccoli, è necessario il risparmio più stretto per farlo arrivare alla fine dei dodici mesi senza debiti. Per un uomo del genere un funerale è un disastro finanziario colossale. Mentre scrivevo uno dei capitoli precedenti, quest'uomo ha perso un bambino piccolo. Ha girato tutta la città con un amico, cercando di trovare una bara che fosse alla sua portata. Ne ha comprata una, la più economica che ha trovato, di legno semplice, tinta. Gli è costata ventisei dollari. Sarebbe costata meno di quattro, probabilmente, se fosse stata costruita per contenervi qualcosa di utile. Lui e la sua famiglia sentiranno quella spesa per parecchi mesi.

CAPITOLO 43

L'arte dell'inumazione

Più o meno nello stesso periodo, ho incontrato per strada un uomo che non vedevo da sei o sette anni; e seguì una conversazione simile a questa. Dissi:

«Ma tu eri solito sembrare triste e un po' invecchiato; ora non più. Dove hai preso tutta questa giovinezza e questa effervescente allegria? Dammi l'indirizzo.»

Lui ridacchiò lietamente, si tolse il cappello a cilindro lucido, indicò un cerchietto di carta rosa intaccato incollato sulla cupola, con qualcosa scritto sopra, e continuò a ridacchiare mentre leggevo: «J. B----, Impresa funebre». Poi si calcò il cappello in testa, gli diede un'inclinazione irriverente verso sottovento e gridò:

«È questo il punto! Erano tempi duri per me quando mi conoscevi: attività di agenzia assicurativa, sai; molto irregolare. Un grande incendio, tutto bene: commercio vivace per dieci giorni finché la gente è spaventata; dopo di che, fiacco commercio di polizze fino al prossimo incendio. Una città come questa non ha incendi abbastanza spesso: uno si imbatte in così tante settimane fiacche di fila che si scoraggia. Ma scommetti che questa è l'attività giusta! La gente non aspetta esempi per morire. No, signore, se ne vanno via di continuo: non ci sono punti morti nel settore delle pompe funebri. Ho appena iniziato con due o tre bare vecchie e piccole e un carro funebre a noleggio, e ora guarda un po' qui! Ho messo su un'attività che soddisferebbe chiunque, non importa chi sia. Cinque anni fa, alloggiavo in una soffitta; ora vivo in una casa elegante, con tetto a mansarda e tutte le moderne scomodità.»

«Una bara rende così tanto? C'è molto profitto su una bara?»

«Via! Come parli!» Poi, con un occhiolino confidenziale, un abbassamento della voce e un'impressionante imposizione della mano sul mio braccio: «Guarda qui; c'è una cosa in questo mondo che non è mai economica. Ed è una bara. C'è una cosa in questo mondo su cui una persona non cerca mai di farti abbassare il prezzo. Ed è una bara. C'è una cosa in questo mondo per cui una persona non dice: “Guarderò un po' in giro, e se vedo che non trovo di meglio tornerò a prenderla”. Ed è una bara. C'è una cosa in questo mondo che una persona non prenderà in pino se può avere il noce; e non prenderà in noce se può avere il mogano; e non prenderà in mogano se può avere una cassa di ferro con targa d'argento e maniglie di bronzo. Ed è una bara. E c'è una cosa in questo mondo per cui non devi correre dietro a qualcuno per farti pagare. Ed è una bara. Le pompe funebri? Perché è l'attività più sicura della cristianità, e la più nobile.»

«Perché, guardala bene. Un uomo ricco non vorrà altro che il tuo meglio assoluto; e tu puoi solo caricare il prezzo, anche: carica pure e colpisci duro: non griderà mai. E prendi un pover'uomo, e se lo lavori bene si sveni per un singolo allestimento. O specialmente una donna. Per esempio: la signora O'Flaherty entra, vedova, asciugandosi gli occhi e gemendo un po'. Scopre un occhio, lo sbatte qua e là piangendo sopra la merce; dice:»

«“E quanto potreste chiedere per quella?”»

«“Trentanove dollari, signora,” dico io.»

«“È un bel prezzo, certo, ma Pat sarà sepolto come un gentiluomo, com'era, anche se dovessi consumarmi le dita per questo. Prenderò quella, signore.”»

«“Sì, signora,” dico io, “ed è anche molto buona; non costosa, certo, ma in questa vita dobbiamo tagliare il nostro abito secondo la stoffa, come si suol dire.” E mentre lei si avvia, aggiungo, come per caso: “Questa con la fodera di raso bianco è una bellezza, ma temo... beh, sessantacinque dollari è un po'... un po'... ma non importa, mi sono sentito in dovere di dire alla signora O'Shaughnessy...”»

«“Intendete dire che Bridget O'Shaughnessy ha comprato il compagno di quello scrigno per spedire quel diavolo ubriacone in Purgatorio?”»

«“Sì, signora.”»

«“Allora Pat andrà in paradiso nel suo gemello, anche se costasse l'ultimo centesimo che gli O'Flaherty possono trovare; e badate bene, aggiungete anche qualche extra, e vi darò un altro dollaro.”»

«E dato che sono d'accordo con le scuderie, naturalmente non dimentico di menzionare che la signora O'Shaughnessy ha noleggiato cinquantaquattro dollari di carrozze e ha dato al funerale di Dennis tanto stile come se fosse stato un duca o un assassino. E naturalmente lei si lancia e supera gli O'Shaughnessy di circa quattro carrozze e un omnibus. Una volta era così, ma ora è tutto finito; cioè, in questa particolare città. Gli irlandesi hanno iniziato ad accumulare così tante carrozze ai loro funerali che un funerale li lasciava in miseria e affamati per due anni dopo; così il prete si è intromesso e ha rotto tutto. Non permette loro di avere più di due carrozze ora, e talvolta solo una.»

«Bene,» dissi, «se sei così spensierato e allegro in tempi normali, come devi essere durante un'epidemia?»

Lui scosse la testa.

«No, qui sbagli. Non ci piace vedere un'epidemia. Un'epidemia non paga. Beh, naturalmente non intendo proprio questo; ma non paga in proporzione alla normalità. Non ti viene in mente il perché?»

No.

«Pensa.»

«Non riesco a immaginare. Che cos'è?»

«Sono solo due cose.»

«Bene, quali sono?»

«Una è l'imbalsamazione.»

«E l'altra?»

«Il ghiaccio.»

«Com'è possibile?»

«Beh, in tempi normali, una persona muore e noi la mettiamo nel ghiaccio; un giorno, due giorni, forse tre, per aspettare che arrivino gli amici. Ne serve un sacco, si scioglie in fretta. Facciamo pagare prezzi da gioielleria per quel ghiaccio, e prezzi di guerra per l'assistenza. Beh, non sai che, quando c'è un'epidemia, li portano al cimitero nel momento in cui esalano l'ultimo respiro? Nessun mercato per il ghiaccio in un'epidemia. Lo stesso con l'imbalsamazione. Prendi una famiglia che è in grado di imbalsamare, e hai fatto un affare. Puoi menzionare sedici modi diversi per farlo, anche se non ci sono che uno o due modi, quando arrivi ai fatti concreti, e sceglieranno sempre il modo più costoso. È la natura umana, la natura umana nel dolore. Non ragiona, vedi. Per il momento, non gliene importa un accidente. Tutto ciò che vuole è l'immortalità fisica per il defunto, e sono disposti a pagarla. Tutto quello che devi fare è stare calmo e accumulare il conto: loro reggeranno l'urto. Perché, amico, puoi prendere un defunto che non riusciresti a regalare, e portare i tuoi attrezzi per l'imbalsamazione attorno a lui e metterti al lavoro; e in un paio d'ore vale ben seicento dollari, questo è quanto vale. Non c'è nulla di uguale se non scambiare topi per diamanti in tempo di carestia. Beh, non vedi, quando c'è un'epidemia, la gente non aspetta per imbalsamare. No, davvero non lo fanno; e danneggia l'attività come il diavolo, come diciamo noi, la danneggia come il diavolo, salute, capisci? Il nostro piccolo scherzo nel settore. Beh, devo andare. Fammi un colpo di telefono quando ne avrai bisogno... intendo, quando passerai di qui, qualche volta.»

Nella sua gioiosa euforia, ha esagerato lui stesso, se di esagerazione si è trattato. Non ho aggiunto nulla su di lui.

Con i brevi riferimenti di cui sopra all'inumazione, lasciamo l'argomento. Per quanto mi riguarda, spero di essere cremato. Una volta feci quell'osservazione al mio pastore, il quale disse, con quello che sembrava ritenere un tono impressionante:

«Non mi preoccuperei di questo, se avessi le tue possibilità.» Ne sapeva molto lui, con tutta la famiglia così contraria.

CAPITOLO 44

Vedute di città

La vecchia parte francese di New Orleans, anticamente la parte spagnola, non ha alcuna somiglianza con la parte americana della città: la parte americana che si trova oltre l'interposto centro commerciale di mattoni. Le case sono ammassate in isolati; sono austeramente semplici e dignitose; uniformi nel modello, con qua e là una deviazione da esso con effetto piacevole; sono tutte intonacate all'esterno, e quasi tutte hanno lunghe verande con ringhiere di ferro che corrono lungo i vari piani. La loro bellezza principale è la macchia profonda, calda e multicolore con cui il tempo e le intemperie hanno arricchito l'intonaco. Si armonizza con tutto l'ambiente circostante e ha un aspetto naturale di appartenenza al luogo quanto lo è il rossore sulle nuvole al tramonto. Questa decorazione affascinante non può essere imitata con successo; né si trova altrove in America.

Anche le ringhiere in ferro sono una specialità. Il disegno è spesso estremamente leggero e delicato, arioso e aggraziato, con una grande cifra o monogramma al centro, una sottile ragnatela di forme intricate e sconcertanti, lavorate in acciaio. Le antiche ringhiere sono fatte a mano, e sono oggi relativamente rare e proporzionalmente preziose. Sono diventate oggetti d'antiquariato.

Il gruppo ebbe il privilegio di bighellonare per questo antico quartiere di New Orleans con il più raffinato genio letterario del Sud, l'autore di *The Grandissimes*. In lui il Sud ha trovato un maestro delineatore della sua vita interiore e della sua storia. In verità, trovo per esperienza che l'occhio non allenato e la mente vacua possono ispezionarlo, imparare da esso e giudicarlo più chiaramente e proficuamente nei suoi libri che attraverso il contatto personale con esso.

Con il signor Cable che ti accompagna a vedere per te, e descrive e spiega e illumina, una passeggiata attraverso quel vecchio quartiere è un piacere vivido. E si ha una vivida sensazione come di cose invisibili o debolmente viste: vivida, eppure intermittente e crepuscolare; intravedi tratti salienti, ma perdi le sfumature fini o le cogli imperfettamente attraverso la visione dell'immaginazione: un caso, per così dire, di un ignorante e miope straniero che attraversa il bordo di ampi e vaghi orizzonti alpini con un ispirato e illuminato nativo lungimirante.

Abbiamo visitato il vecchio St. Louis Hotel, ora occupato dagli uffici municipali. Non c'è nulla di sorprendentemente notevole al riguardo; ma si può dire di esso come dell'Academy of Music di New York, che se una scopa o una pala siano mai state usate al suo interno non c'è prova circostanziale a sostegno del fatto. È curioso che cavoli e fieno e simili non crescano all'Academy of Music; ma senza dubbio è a causa dell'interruzione della luce da parte delle panche, e dell'impossibilità di zappare il raccolto se non nei corridoi. Il fatto che gli uscieri coltivino i loro bouquet da occhiello nei locali mostra cosa si potrebbe fare se avessero il giusto tipo di testa agricola per lo stabilimento.

Abbiamo visitato anche la venerabile cattedrale e la graziosa piazza di fronte ad essa; la prima fioca di luce religiosa, la seconda brillante di quella mondana, e incantevole con alberi di aranci e arbusti fioriti; poi abbiamo guidato sotto il sole cocente attraverso la distesa di case e fuori sull'ampio livello morto oltre, dove si trovano le ville, e le ruote idrauliche per drenare la città, e le terre comuni popolose di mucche e bambini; passando vicino a un antico cimitero dove ci è stato detto giacciano le ceneri di un antico pirata; ma lo abbiamo preso sulla fiducia, e non lo abbiamo visitato. Era un pirata con una storia tremenda e sanguinaria; e finché ha preservato immacolata, in pensione, la dignità del suo nome e la grandezza della sua antica professione, omaggio e riverenza gli venivano tributati da alti e bassi; ma quando alla fine è sceso in politica ed è diventato un meschino consigliere comunale, il pubblico lo ha «scaricato» e si è voltato dall'altra parte piangendo. Quando morì, gli eressero un monumento; e a poco a poco è tornato in rispetto; ma è rispetto per il pirata, non per il consigliere comunale. Oggi i leali e i generosi ricordano solo ciò che era, e caritatevolmente dimenticano ciò che è diventato.

Di lì, abbiamo guidato per alcune miglia attraverso una palude, lungo una strada rialzata di conchiglie, con un canale da una parte e un bosco denso dall'altra; e qua e là, in lontananza, un cipresso stracciato e dai rami angolosi e barbuto di muschio, la cui cima spiccava, netta contro il cielo, e bizzarra nella forma come i meli nei dipinti giapponesi: tale è stato il nostro percorso e i suoi dintorni. C'era di tanto in tanto un alligatore che nuotava comodamente lungo il canale, e di tanto in tanto un pittoresco individuo di colore sulla riva, che gettava il suo riflesso rigido come una statua sull'acqua ferma e stava a guardare in attesa di un abboccamento.

E a poco a poco abbiamo raggiunto il West End, una collezione di hotel del solito tipo da località estiva, con ampie verande tutt'intorno, e le onde dell'ampio e blu Lake Pontchartrain che lambivano le soglie. Abbiamo cenato in una veranda al piano terra sopra l'acqua: il piatto principale il rinomato pesce chiamato pompano, delizioso come le forme meno criminali di peccato.

Migliaia di persone arrivano in treno e in carrozza al West End e allo Spanish Fort ogni sera, e cenano, ascoltano le bande, fanno passeggiate all'aria aperta sotto le luci elettriche, vanno in barca sul lago e si intrattengono in svariati altri modi.

Abbiamo avuto opportunità in altri giorni e in altri luoghi di provare il pompano. In particolare, a una cena editoriale in uno dei club della città. Lì era nella sua ultima perfezione possibile, e ha giustificato la sua fama. Nel suo seguito c'era una piramide alta di gamberi scarlatti: grossi; grandi quanto un pollice, delicati, gustosi, appetitosi. Anche bianchetti alla diavola; anche gamberetti di scelta qualità; e un piatto di piccoli granchi dal guscio tenero di una razza di ordine superiore. Gli altri piatti erano quelli che si potrebbero ottenere da Delmonico's, o a Buckingham Palace; quelli di cui ho parlato si possono avere in simile perfezione solo a New Orleans, immagino.

Nell'Ovest e nel Sud hanno una nuova istituzione: la Broom Brigade. È composta da giovani signore che indossano un costume uniforme e fanno l'addestramento di fanteria, con la scopa al posto del moschetto. È uno spettacolo molto grazioso, in una visione privata. Quando si esibiscono sul palcoscenico di un teatro, nel bagliore di fuochi colorati, deve essere uno spettacolo raffinato e affascinante. Le ho viste eseguire il loro complesso manuale con grazia, spirito e ammirevole precisione. Le ho viste fare tutto ciò che un essere umano può possibilmente fare con una scopa, tranne spazzare. Non le ho viste spazzare. Ma so che potrebbero imparare. Ciò che hanno già imparato lo dimostra. E se mai dovessero imparare, e dovessero andare sul sentiero di guerra lungo Tchoupitoulas o qualcuna di quelle altre strade lì attorno, quelle arterie avrebbero un aspetto notevolmente migliorato in pochissimi minuti. Ma le ragazze stesse no; quindi non si guadagnerebbe nulla, dopo tutto.

L'esercitazione era nell'edificio della Washington Artillery. In questo edificio abbiamo visto molte interessanti reliquie della guerra. Anche un bel dipinto a olio che rappresenta l'ultimo colloquio di Stonewall Jackson con il generale Lee. Entrambi gli uomini sono a cavallo. Jackson è appena arrivato a cavallo e sta interpellando Lee. Il quadro è molto prezioso, a causa dei ritratti, che sono autentici. Ma, come molti altri quadri storici, non significa nulla senza la sua etichetta. E un'etichetta andrà bene tanto quanto un'altra:

Primo colloquio tra Lee e Jackson.

Ultimo colloquio tra Lee e Jackson.

Jackson che si presenta a Lee.

Jackson che accetta l'invito a cena di Lee.

Jackson che declina l'invito a cena di Lee, con ringraziamenti.

Jackson che si scusa per una pesante sconfitta.

Jackson che riferisce una grande vittoria.

Jackson che chiede un fiammifero a Lee.

Racconta una storia, e sufficiente; perché dice in modo abbastanza chiaro e soddisfacente: «Ecco Lee e Jackson insieme». L'artista avrebbe fatto in modo che dicesse che questo è l'ultimo colloquio di Lee e Jackson se avesse potuto farlo. Ma non poteva, perché non c'era alcun modo. Una buona etichetta leggibile vale solitamente, per informazione, una tonnellata di atteggiamento ed espressione significativi in un quadro storico. A Roma, persone con animi fini e comprensivi si alzano e piangono di fronte alla celebre «Beatrice Cenci il giorno prima della sua esecuzione». Mostra cosa può fare un'etichetta. Se non conoscessero il quadro, lo ispezionerebbero impassibili e direbbero: «Ragazza con febbre da fieno; ragazza con la testa in un sacco».

Ho trovato le intonazioni e le elisioni del Sud, semi-dimenticate, piacevoli al mio orecchio quanto lo erano state in precedenza. Un sudista parla musica. Almeno è musica per me, ma poi sono nato nel Sud. Il sudista istruito non ha bisogno di una *r*, se non all'inizio di una parola. Dice «honah», e «dinnah», e «Gove'nuh», e «befo' the waw», e così via. Le parole possono mancare di fascino all'occhio, in stampa, ma ne hanno all'orecchio. Quando è scomparsa la *r* dal linguaggio del Sud, e come è arrivata a scomparire? L'usanza di lasciarla cadere non è stata presa in prestito dal Nord, né ereditata dall'Inghilterra. Molti sudisti, la maggior parte dei sudisti, mettono una *y* in parole occasionali che iniziano con il suono *k*. Per esempio, dicono Mr. K'yahtah (Carter) e parlano di giocare a k'yahds o di andare in k'yahs. E hanno la piacevole usanza, caduta in disuso molto tempo fa nel Nord, di impiegare frequentemente il rispettoso «Signore». Invece del brusco Sì, e del secco No, dicono «Yes, Suh», «No, Suh».

Ma ci sono alcune infelicità. Come «like» per «as», e l'aggiunta di un «at» dove non è necessario. Ho sentito un gentiluomo istruito dire: «Like the flag-officer did». Il suo cuoco o il suo maggiordomo avrebbero detto: «Like the flag-officer done». Senti gentiluomini dire: «Where have you been at?». E qui c'è la forma aggravata: ho sentito un arabo di strada straccione dirlo a un compagno: «I was a-ask'n' Tom whah you was a-sett'n' at». Gli eletti dicono distrattamente «will» quando intendono «shall»; e molti di loro dicono: «I didn't go to do it», intendendo «I didn't mean to do it». La parola settentrionale «guess», importata dall'Inghilterra, dove era comune, e ora considerata dagli inglesi satirici come un originale yankee, è poco usata tra i sudisti. Dicono «reckon». Non hanno alcun «doesn't» nel loro linguaggio; dicono invece «don't». Gli incolti usano spesso «went» per «gone». È quasi peggio del settentrionale «hadn't ought». Questo mi ricorda che un'osservazione di natura molto peculiare è stata fatta qui nel mio quartiere (al Nord) pochi giorni fa: «He hadn't ought to have went». Com'è? Non è un bel trionfo? Si conoscono gli ordini combinati nell'architettura di questo mezzosangue senza indagare: un genitore del Nord, l'altro del Sud. Oggi ho sentito una maestra chiedere: «Where is John gone?». Questa forma è così comune, quasi universale, in effetti, che se avesse usato «whither» invece di «where», penso che avrebbe suonato come un'affettazione.

Abbiamo imparato una parola eccellente – una parola per cui valeva la pena viaggiare fino a New Orleans; una parola bella, flessibile, espressiva, maneggevole: «lagniappe». La pronunciano lanny-yap. È spagnola – così hanno detto. L'abbiamo scoperta in cima a una rubrica di varie ed eventuali sul Picayune, il primo giorno; abbiamo sentito venti persone usarla il secondo; abbiamo chiesto cosa significasse il terzo; l'abbiamo adottata e abbiamo preso dimestichezza nel farla oscillare il quarto. Ha un significato limitato, ma credo che la gente lo allarghi un po' quando ne ha voglia. È l'equivalente della tredicesima pagnotta nella «dozzina del fornaio». È qualcosa buttato dentro, gratis, per buona misura. L'usanza è nata nel quartiere spagnolo della città. Quando un bambino o un servitore compra qualcosa in un negozio – o persino il sindaco o il governatore, per quel che ne so – conclude l'operazione dicendo:

«Dammi qualcosa per lagniappe».

Il negoziante risponde sempre; dà al bambino un pezzetto di radice di liquirizia, dà al servitore un sigaro di poco prezzo o un rocchetto di filo, dà al governatore – non so cosa dia al governatore; sostegno, probabilmente.

Quando ti invitano a bere, e questo capita di tanto in tanto a New Orleans – e tu dici: «Cosa, ancora? No, ne ho avuto abbastanza»; l'altra parte dice: «Ma solo un'altra volta – questa è per lagniappe». Quando il corteggiatore si accorge di accumulare i suoi complimenti un tantino troppo in alto, e vede dall'espressione della giovane dama che l'edificio sarebbe stato migliore senza l'ultimo complimento, mette il suo «Chiedo scusa – non volevo offendere» nella forma più breve di «Oh, quella è per lagniappe». Se il cameriere al ristorante inciampa e rovescia una dose di caffè lungo il colletto della tua giacca, dice «Per lagniappe, signore», e ti porta un'altra tazza senza costi aggiuntivi.

CAPITOLO 45

Sport del Sud

AL Nord si sente menzionare la guerra, nelle conversazioni sociali, una volta al mese; a volte anche una volta alla settimana; ma come argomento distinto di conversazione, è stato sollevato dal servizio da molto tempo. Ci sono ragioni sufficienti per questo. Presa oggi una compagnia di sei gentiluomini a cena, può facilmente accadere che quattro di loro – e possibilmente cinque – non siano stati affatto sul campo. Quindi le probabilità sono quattro a due, o cinque a uno, che la guerra non diventi mai durante la serata l'argomento di conversazione; e le probabilità sono ancora maggiori che, se dovesse diventare l'argomento, rimarrebbe tale solo per poco tempo. Se aggiungete sei signore alla compagnia, avete aggiunto sei persone che hanno visto così poco delle terribili realtà della guerra che hanno esaurito gli argomenti al riguardo anni fa, e ora si stancherebbero presto dell'argomento guerra se lo tiraste fuori.

Il caso è molto diverso al Sud. Lì, ogni uomo che incontri è stato in guerra; e ogni signora che incontri ha visto la guerra. La guerra è il grande argomento principale di conversazione. L'interesse per essa è vivido e costante; l'interesse per altri argomenti è fugace. La menzione della guerra risveglierà una compagnia spenta e scioglierà le loro lingue, quando quasi qualsiasi altro argomento fallirebbe. Al Sud, la guerra è ciò che l'era cristiana è altrove: contano il tempo da essa. Per tutto il giorno senti le cose «collocate» come accadute dopo la guah; o du'ante la guah; o prima della guah; o proprio dopo la guah; o circa due anni o cinque anni o dieci anni prima della guah o dopo la guah. Dimostra quanto intimamente ogni individuo sia stato visitato, nella propria persona, da quell'episodio tremendo. Dà allo straniero inesperto un'idea migliore di quale calamità vasta e globale sia l'invasione di quanto potrà mai ottenere leggendo libri davanti al focolare.

In un club una sera, un gentiluomo si voltò verso di me e disse, in disparte:

«Nota, naturalmente, che parliamo quasi sempre della guerra. Non è perché non abbiamo nient'altro di cui parlare, ma perché nient'altro ha un interesse così forte per noi. E c'è un'altra ragione: in guerra, ognuno di noi, nella propria persona, sembra aver assaggiato tutte le diverse varietà dell'esperienza umana; di conseguenza, non può menzionare una questione esterna di qualsiasi tipo che certamente ricorderà a qualcuno degli ascoltatori qualcosa che è accaduto durante la guerra – e se ne esce fuori. Naturalmente questo riporta il discorso alla guerra. Può provare quanto vuole a mantenere altri argomenti davanti alla sala, e noi possiamo tutti unirci e aiutare, ma non può esserci che un risultato: l'argomento più casuale caricherebbe ogni uomo di reminiscenze di guerra, e lo farebbe anche tacere; e il discorso probabilmente finirebbe presto, perché non si possono dire pallide inconseguenze quando si ha in testa un fatto o un'idea cremisi che si brucia dalla voglia di tirare fuori».

Il poeta era seduto a una certa distanza; e poco dopo iniziò a parlare – della luna.

Il gentiluomo che aveva parlato con me osservò in disparte: «Ecco, la luna è abbastanza lontana dal teatro di guerra, ma vedrà che suggerirà qualcosa a qualcuno riguardo alla guerra; tra dieci minuti da adesso la luna, come argomento, sarà accantonata».

Il poeta stava dicendo di aver notato qualcosa che era una sorpresa per lui; aveva avuto l'impressione che quaggiù, verso l'equatore, il chiaro di luna fosse molto più forte e luminoso che al Nord; aveva avuto l'impressione che quando visitò New Orleans, molti anni fa, la luna...

Interruzione dall'altro capo della stanza –

«Lasci che le spieghi. Mi ricorda un aneddoto. Tutto è cambiato dopo la guerra, nel bene o nel male; ma troverà persone quaggiù nate brontolone, che non vedono alcun cambiamento se non quello in peggio. C'era una vecchia donna negra di questo tipo. Un giovane newyorkese disse in sua presenza: “Che luna meravigliosa avete quaggiù!”. Lei sospirò e disse: “Ah, benedica il suo cuore, tesoro, avrebbe dovuto vedere quella luna prima della guah!”».

Il nuovo argomento era già morto. Ma il poeta lo resuscitò, e gli diede un nuovo inizio.

Seguì una breve disputa, sul fatto se la differenza tra il chiaro di luna del Nord e quello del Sud esistesse davvero o fosse solo immaginata. Il discorso sul chiaro di luna scivolò facilmente verso i discorsi sui metodi artificiali per scacciare l'oscurità. Poi qualcuno ricordò che quando Farragut avanzò su Port Hudson in una notte buia – e non desiderava assistere la mira degli artiglieri confederati – non portò lanterne da battaglia, ma dipinse di bianco i ponti delle sue navi, e creò così una luce fioca ma preziosa, che permise ai suoi uomini di brancolare nel buio con una certa facilità. A questo punto la guerra riprese la parola – i dieci minuti non erano ancora del tutto trascorsi.

Non ne fui dispiaciuto, perché i discorsi di guerra fatti da uomini che sono stati in guerra sono sempre interessanti; mentre i discorsi sulla luna fatti da un poeta che non è mai stato sulla luna sono probabilmente noiosi.

Andammo in un'arena di combattimento tra galli a New Orleans un sabato pomeriggio. Non avevo mai visto un combattimento di galli prima. C'erano uomini e ragazzi di ogni età e di ogni colore, e di molte lingue e nazionalità. Ma notai un'assenza piuttosto evidente e sorprendente: i tradizionali volti brutali. Non c'erano volti brutali. Senza un combattimento di galli in corso, si sarebbe potuto far passare il raduno per una riunione di preghiera; e dopo che fu iniziato, per un revival – a patto di bendare il vostro straniero – perché le grida erano qualcosa di prodigioso.

Un negro e un bianco erano nell'arena; tutti gli altri fuori. I galli furono portati dentro in sacchi; e quando fu chiamato il tempo, vennero tirati fuori dai due inservienti, accarezzati, spinti l'uno verso l'altro, e infine liberati. Il grande gallo nero si scagliò istantaneamente su quello piccolo grigio e lo colpì alla testa con lo sperone. Il grigio rispose con spirito. Poi la Babele di grida in molte lingue scoppiò, e non cessò più da quel momento. Quando i galli ebbero combattuto per un po' di tempo, mi aspettavo che cadessero morti da un momento all'altro, perché entrambi erano ciechi, rossi di sangue, e così esausti da cadere spesso a terra. Eppure non volevano arrendersi, né volevano morire. Il negro e l'uomo bianco li raccoglievano ogni pochi secondi, li pulivano, soffiavano acqua fredda su di loro in uno spruzzo fine, e prendevano le loro teste nelle loro bocche e le tenevano lì un momento – per scaldare forse la vita che stava svanendo; non lo so. Poi, venendo rimessi a terra, le creature morenti barcollavano brancolando qua e là, con le ali trascinanti, trovandosi l'un l'altro, sferrando un colpo o due alla cieca, e cadendo esausti ancora una volta.

Non vidi la fine della battaglia. Mi costrinsi a sopportarla finché potei, ma era uno spettacolo troppo pietoso; così feci una franca confessione in tal senso, e ci ritirammo. Sentimmo dire in seguito che il gallo nero morì nell'arena, combattendo fino all'ultimo.

Evidentemente c'è un'abbondante fascinazione in questo «sport» per coloro che hanno avuto un certo grado di familiarità con esso. Non ho mai visto persone godersi qualcosa più di quanto questo raduno si sia goduto questo combattimento. Il caso era lo stesso con i vecchi dai capelli grigi e con i ragazzi di dieci anni. Si perdevano in frenesie di delizia. Il «combattimento di galli» è un tipo di intrattenimento inumano, non c'è dubbio; tuttavia, sembra uno sport molto più rispettabile e molto meno crudele della caccia alla volpe – perché ai galli piace; provano, oltre a conferire, godimento; il che non è il caso della volpe.

Assistemmo – nel senso francese – a una corsa di muli, un giorno. Credo di essermi goduto questa gara più di qualsiasi altro mulo lì presente. Me la sono goduta più di quanto ricordi di essermi goduto qualsiasi altra corsa di animali che abbia mai visto. La tribuna era ben gremita con la bellezza e la cavalleria di New Orleans. Quella frase non è originale mia. È del reporter del Sud. La usa da due generazioni. La usa venti volte al giorno, o ventimila volte al giorno; o un milione di volte al giorno – a seconda delle esigenze. È costretto a usarla un milione di volte al giorno, se ha occasione di parlare di uomini e donne rispettabili così spesso; perché non ha altra frase per tale servizio eccetto quella singola. Non se ne stanca mai; ha sempre un suono raffinato per lui. C'è una specie di gonfiore medievale, tracotanza e lustrini che compiace la sua anima gaia e barbara. Se fosse stato in Palestina nei primi tempi, non avremmo avuto riferimenti a «molta gente» da parte sua. No, avrebbe detto che «la bellezza e la cavalleria di Galilea» si erano riunite per ascoltare il Discorso della Montagna. È probabile che gli uomini e le donne del Sud siano abbastanza stufi di quella frase a quest'ora, e vorrebbero un cambiamento, ma non c'è alcuna prospettiva immediata che lo ottengano.

L'editore di New Orleans ha uno stile forte, compatto, diretto, non fiorito; non spreca parole, e non si sbrodola. Non così il suo corrispondente medio. Nell'Appendice ho citato una buona lettera, scritta da una mano esperta; ma il corrispondente medio scaglia uno stile che differisce da quello. Per esempio –

Il «Times-Democrat» inviò un piroscafo di soccorso su uno dei bayou, lo scorso aprile. Questo piroscafo approdò a un villaggio, lassù da qualche parte, e il Capitano invitò alcune delle signore del villaggio a fare un breve viaggio con lui. Accettarono e salirono a bordo, e il battello a vapore si spinse su per il torrente. Questo era tutto ciò che c'era «da dire». E questo è tutto ciò che l'editore del «Times-Democrat» ne avrebbe ricavato. Non c'era nulla nella cosa se non statistiche, e non ne avrebbe ricavato nient'altro. Probabilmente le avrebbe persino tabulate, in parte per assicurare una perfetta chiarezza di esposizione, e in parte per risparmiare spazio. Ma il suo inviato speciale conosce altri metodi per gestire le statistiche. Si libera semplicemente di ogni freno e vi sguazza dentro –

«Sabato, di buon mattino, la bellezza del luogo ha onorato la nostra cabina, e orgogliosa del suo bel carico la piccola barca galante ha scivolato su per il bayou».

Ventidue parole per dire che le signore sono salite a bordo e la barca si è spinta su per il torrente sono un puro spreco di dieci buone parole, ed è anche distruttivo per la compattezza dell'esposizione.

Il problema col reporter del Sud sono... le donne. Lo destabilizzano; gli fanno perdere l'equilibrio. È semplice, sensato e soddisfacente, finché non appare una donna all'orizzonte. Poi va tutto in pezzi; la sua mente vacilla, diventa fiorito e idiota. Dalla lettura dell'estratto di cui sopra, immaginereste che questo studente di Sir Walter Scott sia un apprendista, e non sappia quasi nulla di come maneggiare una penna. Al contrario, fornisce molte prove, nella sua lunga lettera, che sa benissimo come maneggiarla quando le donne non sono nei paraggi per causargli il malanno del fiore artificiale. Per esempio –

«Alle 4 nuvole minacciose hanno iniziato ad addensarsi a sud-est, e poco dopo dal Golfo è arrivata una raffica che aumentava di intensità a ogni momento. Non era sicuro lasciare l'approdo allora, e c'è stato un ritardo. Le querce si scuotevano di dosso lunghe ciocche delle loro barbe muschiose al tirare del vento, e il bayou nella sua ambizione ha messo su onde in miniatura in derisione di corpi idrici molto più grandi. Una tregua ha permesso una partenza, e verso casa abbiamo navigato, un cielo inchiostrato sopra la testa e un vento pesante che soffiava. Mentre l'oscurità strisciava, c'erano pochi a bordo che non desiderassero essere più vicini a casa».

Non c'è nulla che non vada in questo. È una buona descrizione, messa giù in modo compatto. Eppure c'era una grande tentazione, lì, di scivolare nella scrittura sensazionalistica.

Ma torniamo al mulo. Da quando l'ho lasciato, ho frugato in giro e ho trovato un rapporto completo della gara. In esso trovo conferma della teoria che ho appena avanzato – vale a dire, che il problema del reporter del Sud sono le Donne: Donne, integrate da Walter Scott e i suoi cavalieri e bellezza e cavalleria, e così via. Questo è un rapporto eccellente, finché le donne ne stanno fuori. Ma quando si intromettono, abbiamo questo risultato frenetico –

«Passerà probabilmente molto tempo prima che la tribuna delle signore presenti un tale mare di beltà spumeggiante come ha fatto ieri. Le donne di New Orleans sono sempre affascinanti, ma mai così tanto come in questo periodo dell'anno, quando nei loro delicati costumi primaverili portano con sé un soffio di fresca fragranza e un odore di santità indicibile. La tribuna era così affollata da loro che, camminando ai loro piedi e non vedendo possibilità di avvicinamento, molti uomini hanno apprezzato come mai prima il sentimento della Peri alle Porte del Paradiso, e si sono chiesti quale fosse il dono inestimabile che li avrebbe ammessi alla loro sacra presenza. Scintillanti sui loro petti o spalle vestiti di bianco c'erano i colori dei loro cavalieri preferiti, e se non fosse per il fatto che i prodi eroi apparivano su muli poco romantici, sarebbe stato facile immaginare uno dei giorni di gala di Re Artù».

C'erano tredici muli nella prima manche; erano tutti tipi di muli; tutti i tipi di carnagioni, andature, disposizioni, aspetti. Alcuni erano creature belle, altri no; alcuni erano lucidi, altri non si erano fatti spazzolare la pelliccia ultimamente; alcuni erano innocentemente allegri e vivaci; alcuni erano pieni di malizia e ogni iniquità; indovinando dall'aspetto, alcuni di loro pensavano che la faccenda in mano fosse la guerra, alcuni pensavano fosse uno scherzo, gli altri lo prendevano per un'occasione religiosa. E ogni mulo agiva secondo le sue convinzioni. Il risultato fu un'assenza di armonia ben compensata da una presenza evidente di varietà – varietà di un tipo pittoresco e divertente.

Tutti i fantini erano giovani gentiluomini dell'alta società. Se il lettore si è chiesto perché le signore di New Orleans partecipino a un'orgia così umile come una corsa di muli, la cosa è spiegata ora. È una stravaganza della moda; tutti quelli collegati ad essa sono persone alla moda.

È un gran divertimento, e cordialmente apprezzato. La corsa dei muli è una delle occasioni contrassegnate dell'anno. Ha portato alla ribalta alcuni muli piuttosto veloci. Uno di questi ha dovuto essere escluso, perché era così veloce che ha trasformato la cosa in una gara a un solo mulo, e l'ha privata di una delle sue caratteristiche migliori – la varietà. Ma ogni tanto qualcuno lo camuffa con un nuovo nome e una nuova carnagione, e lo inserisce di nuovo.

I fantini si vestono con costumi da fantino completi di sete, rasi e velluti dai colori vivaci.

I tredici muli partirono in gruppo, dopo un paio di false partenze, e scapparono via con spirito prodigioso. Poiché ogni mulo e ogni fantino aveva una distinta opinione propria su come la gara dovesse essere corsa, e quale lato della pista fosse migliore in certe circostanze, e quante volte la pista dovesse essere attraversata, e quando una collisione dovesse essere compiuta, e quando dovesse essere evitata, queste ventisei opinioni contrastanti crearono una confusione fantastica e pittoresca, e lo spettacolo risultante fu mortalmente comico.

Un miglio di manche; tempo 2:22. Otto dei tredici muli distanziati. Avevo una scommessa su un mulo che avrebbe vinto se il corteo fosse stato invertito. La seconda manche è stata un buon divertimento; e così è stata la «corsa di consolazione per muli battuti», che è seguita più tardi; ma la prima manche è stata la migliore sotto questo aspetto.

Penso che di gran lunga la più piacevole di tutte le gare sia una corsa di battelli a vapore; ma, subito dopo, preferisco la gaia e gioiosa corsa dei muli. Due battelli a vapore roventi che infuriano insieme, collo a collo, tendendo ogni nervo – vale a dire, ogni rivetto nelle caldaie – tremando e scuotendosi e gemendo da poppa a prua, sputando vapore bianco dai tubi, versando fumo nero dai camini, facendo piovere scintille, dividendo il fiume in lunghe fratture di schiuma sibilante – questo è uno sport che fa arricciare il fegato stesso di una persona per il godimento. Una corsa di cavalli è piuttosto mansueta e incolore al confronto. Eppure, una corsa di cavalli potrebbe andare bene, a modo suo, forse, se non fosse per le noiose false partenze. Ma poi, nessuno viene mai ucciso. Almeno, nessuno è mai stato ucciso quando ero a una corsa di cavalli. Sono stati storpiati, è vero; ma questo conta poco.

CAPITOLO 46

Incantesimi e Incantatori

IL più grande evento annuale a New Orleans è qualcosa che siamo arrivati troppo tardi per assaggiare – i festeggiamenti del Mardi-Gras. Vidi il corteo della Mystic Crew of Comus lì, ventiquattro anni fa – con cavalieri e nobili e così via, vestiti in sfarzi di seta e oro fatti a Parigi, progettati e comprati per l'uso di quella singola notte; e al loro seguito ogni sorta di giganti, nani, mostruosità e altre divertenti grottescherie – un tipo di spettacolo sorprendente e meraviglioso, mentre sfilava solennemente e silenziosamente lungo la strada alla luce delle sue torce fumanti e tremolanti; ma si dice che in questi ultimi giorni lo spettacolo sia notevolmente aumentato, quanto a costo, splendore e varietà. C'è un personaggio principale – «Rex»; e se ricordo bene, né questo re né nessuno dei suoi grandi seguaci di subordinati è conosciuto da alcun estraneo. Tutte queste persone sono gentiluomini di posizione e conseguenza; ed è una cosa orgogliosa appartenere all'organizzazione; quindi il mistero in cui nascondono la loro personalità è puramente per amore del romanticismo, e non a causa della polizia.

Il Mardi-Gras è naturalmente una reliquia dell'occupazione francese e spagnola; ma giudico che la caratteristica religiosa sia stata ormai abbastanza eliminata. Sir Walter ha avuto la meglio sui gentiluomini del cappuccio e del rosario, e rimarrà. La sua attività medievale, integrata dai mostri e dalle stranezze, e dalle piacevoli creature del regno delle fate, è più fine da vedere delle povere invenzioni e rappresentazioni fantastiche della plebaglia festante dei giorni del prete, e serve altrettanto bene, forse, a sottolineare il giorno e ammonire gli uomini che la linea di grazia tra la stagione mondana e quella santa è stata raggiunta.

Questa parata di Mardi-Gras è stata possesso esclusivo di New Orleans fino a poco tempo fa. Ma ora si è diffusa a Memphis, a St. Louis e a Baltimora. Ha probabilmente raggiunto il suo limite. È una cosa che difficilmente potrebbe esistere nel Nord pragmatico; durerebbe certamente solo per un tempo brevissimo; un tempo breve quanto quello che durerebbe a Londra. Perché la sua anima è il romanticismo, non il buffo e il grottesco. Togliete i misteri romantici, i re e i cavalieri e i titoli altisonanti, e il Mardi-Gras morirebbe, laggiù nel Sud. La caratteristica stessa che lo mantiene in vita nel Sud – il romanticismo sdolcinato – lo ucciderebbe nel Nord o a Londra. Puck e Punch, e la stampa universale, si avventerebbero su di esso per schernirlo senza pietà, e la sua prima esibizione sarebbe anche l’ultima.

Contro i crimini della Rivoluzione francese e di Bonaparte si possono contrapporre due benefici compensativi: la Rivoluzione ha spezzato le catene dell’ancien régime e della Chiesa, e ha fatto di una nazione di schiavi abietti una nazione di uomini liberi; e Bonaparte ha istituito la precedenza del merito sulla nascita, e ha anche spogliato così completamente la regalità della sua divinità, che mentre le teste coronate in Europa erano dei prima, da allora sono solo uomini, e non potranno mai più essere dei, ma solo figure di facciata, responsabili dei propri atti come creta comune. Benefici come questi compensano il danno temporaneo che Bonaparte e la Rivoluzione hanno arrecato, e lasciano il mondo in debito verso di loro per questi grandi e permanenti servizi alla libertà, all’umanità e al progresso.

Poi arriva Sir Walter Scott con i suoi incantesimi, e con la sua sola forza arresta quest’onda di progresso, e addirittura la respinge; rende il mondo innamorato di sogni e fantasmi; di forme di religione decadute e bestiali; di sistemi di governo decaduti e degradati; delle sciocchezze e dei vuoti, delle false grandezze, dei falsi ornamenti e delle false cavallerie di una società senza cervello e senza valore, da tempo svanita. Ha fatto un danno incommensurabile; un danno più reale e duraturo, forse, di qualsiasi altro individuo che abbia mai scritto. Gran parte del mondo ha ormai superato buona parte di questi danni, sebbene non tutti, affatto; ma nel nostro Sud essi fioriscono ancora piuttosto vigorosamente. Non così vigorosamente come mezza generazione fa, forse, ma pur sempre vigorosamente. Lì, la civiltà genuina e sana del diciannovesimo secolo è curiosamente confusa e mescolata con la finta civiltà medievale di Walter Scott; e così si hanno idee pratiche, di buon senso, progressiste, e opere progressiste; mescolate al duello, al discorso gonfio e al romanticismo scialbo di un passato assurdo che è morto e che, per carità, dovrebbe essere sepolto. Se non fosse per la malattia di Sir Walter, il carattere del sudista – o Southron, secondo il modo di esprimersi più austero di Sir Walter – sarebbe interamente moderno, al posto di moderno e medievale mescolati, e il Sud sarebbe pienamente una generazione più avanti di quanto non sia. Fu Sir Walter a rendere ogni gentiluomo nel Sud un Maggiore, o un Colonnello, o un Generale o un Giudice, prima della guerra; e fu lui, inoltre, a far sì che questi gentiluomini dessero valore a queste decorazioni fasulle. Poiché fu lui a creare il rango e la casta laggiù, e anche la venerazione per il rango e la casta, e l’orgoglio e il piacere in essi. È già attribuito abbastanza alla schiavitù, senza doverle addossare anche queste creazioni e questi contributi di Sir Walter.

Sir Walter ebbe una parte così grande nel plasmare il carattere del Sud, così come esisteva prima della guerra, che egli è in gran misura responsabile della guerra stessa. Sembra un po’ aspro verso un uomo morto dire che non avremmo mai avuto alcuna guerra se non fosse stato per Sir Walter; eppure si potrebbe forse addurre un argomento plausibile a sostegno di questa folle proposizione. Il sudista della Rivoluzione americana possedeva schiavi; così fece il sudista della Guerra Civile: ma il primo assomiglia al secondo come un inglese assomiglia a un francese. Il cambiamento di carattere può essere fatto risalire piuttosto più facilmente all’influenza di Sir Walter che a quella di qualsiasi altra cosa o persona.

Si può osservare, da uno o due segnali, quanto profondamente quell’influenza sia penetrata e quanto fortemente permanga. Se si prende in mano un periodico letterario del Nord o del Sud di quaranta o cinquant’anni fa, lo si troverà pieno di "eloquenza" verbosa, vacua e fiorita, di romanticismo, di sentimentalismo – tutto imitato da Sir Walter, e anche fatto abbastanza male – innocenti parodie del suo stile e dei suoi metodi, di fatto. Essendo questo genere di letteratura la moda in entrambe le sezioni del paese, vi era opportunità per la più equa competizione; e di conseguenza, il Sud era in grado di mostrare tanti nomi letterari ben noti, in proporzione alla popolazione, quanti il Nord poteva.

Ma è avvenuto un cambiamento, e non c’è ora opportunità per una equa competizione tra Nord e Sud. Perché il Nord ha gettato via quel vecchio stile gonfio, mentre lo scrittore del Sud vi si aggrappa ancora – vi si aggrappa e, di conseguenza, ha un mercato ristretto per le sue merci. C’è tanto talento letterario nel Sud, ora, quanto ce n'è sempre stato, naturalmente; ma il suo lavoro può ottenere solo una scarsa diffusione nelle condizioni attuali; gli autori scrivono per il passato, non per il presente; usano forme obsolete e una lingua morta. Ma quando un sudista di genio scrive in inglese moderno, il suo libro non va più sulle stampelle, ma sulle ali; e queste lo portano rapidamente in tutta l’America e l’Inghilterra, e attraverso le grandi case editrici di ristampa in lingua inglese della Germania – come testimonia l’esperienza di Mr. Cable e di Uncle Remus, due dei pochissimi autori del Sud che non scrivono nello stile del Sud. Invece di tre o quattro nomi letterari ampiamente noti, il Sud dovrebbe averne una dozzina o due – e li avrà quando il tempo di Sir Walter sarà scaduto.

Una curiosa esemplificazione del potere di un singolo libro, nel bene o nel male, è mostrata dagli effetti prodotti dal 'Don Chisciotte' e da quelli prodotti dall’'Ivanhoe'. Il primo spazzò via l’ammirazione del mondo per la sciocca cavalleria medievale; e l’altro la restaurò. Per quanto riguarda il nostro Sud, il buon lavoro fatto da Cervantes è quasi lettera morta, tanto efficacemente il lavoro pernicioso di Scott lo ha minato.

CAPITOLO 47

Uncle Remus e Mr. Cable

MR. JOEL CHANDLER HARRIS ('Uncle Remus') doveva arrivare da Atlanta alle sette di domenica mattina; così ci siamo alzati e lo abbiamo accolto. Siamo stati in grado di individuarlo tra la folla di arrivi al bancone dell’hotel per la sua corrispondenza con una descrizione che ci era stata fornita da una fonte degna di fiducia. Si diceva che fosse di bassa statura, dai capelli rossi e un po’ lentigginoso. Era l’unico uomo nel gruppo il cui aspetto corrispondeva a questo elenco di particolari. Si diceva che fosse molto timido. È un uomo timido. Di questo non c’è dubbio. Potrebbe non apparire in superficie, ma la timidezza c’è. Dopo giorni di intimità ci si meraviglia nel vedere che è ancora forte quasi quanto sempre. C’è una natura fine e bella nascosta dietro di essa, come tutti sanno coloro che hanno letto il libro di Uncle Remus; e anche un fine genio, come tutti sanno dallo stesso segno. Mi sembra di parlare abbastanza liberamente di questo vicino; ma parlando al pubblico non faccio che parlare ai suoi amici personali, e queste cose sono ammissibili tra amici.

Deluse profondamente un certo numero di bambini che erano accorsi con impazienza a casa di Mr. Cable per dare un’occhiata all’illustre saggio e oracolo dei vivai della nazione. Dissero:

'Ma è bianco!'

Erano addolorati per questo. Così, per consolarli, fu portato il libro, affinché potessero ascoltare la storia di Tar-Baby di Uncle Remus dalle labbra di Uncle Remus stesso – o da ciò che, ai loro occhi oltraggiati, ne rimaneva. Ma si scoprì che non aveva mai letto ad alta voce per le persone, ed era troppo timido per tentare l'impresa ora. Mr. Cable ed io leggemmo dai nostri libri, per mostrargli quanto fosse un trucco facile; ma la sua immortale timidezza fu a prova anche di questa sagace strategia, così dovemmo leggere noi di Brer Rabbit.

Mr. Harris dovrebbe essere in grado di leggere il dialetto negro meglio di chiunque altro, perché in materia di scrittura è l’unico maestro che il paese abbia prodotto. Mr. Cable è l’unico maestro nella scrittura di dialetti francesi che il paese abbia prodotto; e li legge alla perfezione. È stato un grande piacere sentirlo leggere di Jean-ah Poquelin, e di Innerarity e del suo famoso 'pigshoo' che rappresenta 'Louisihanna rif-fusing to Hanter the Union', insieme a passaggi di dialetto tedesco finemente sfumato da un romanzo che era ancora in manoscritto.

Venne fuori nella conversazione che, in due diversi casi, Mr. Cable si era cacciato in guai grotteschi usando, nei suoi libri, nomi francesi quasi impossibili che tuttavia capitava fossero portati da cittadini vivi e sensibili di New Orleans. I suoi nomi erano invenzioni o presi in prestito dall’antico e obsoleto passato, non ricordo ora quale dei due; ma in ogni caso ne emersero i portatori viventi, e rimasero alquanto feriti dall’aver attirato l’attenzione su di sé e sui propri affari in un modo così eccessivamente pubblico.

Mr. Warner ed io avemmo un’esperienza dello stesso tipo quando scrivemmo il libro intitolato 'The Gilded Age'. C’è un personaggio in esso chiamato 'Sellers'. Non ricordo quale fosse il suo nome di battesimo, all’inizio; ma comunque, a Mr. Warner non piaceva, e voleva che fosse migliorato. Mi chiese se fossi in grado di immaginare una persona chiamata 'Eschol Sellers'. Naturalmente dissi di no, senza stimolanti. Disse che lontano nell’Ovest, una volta, aveva incontrato, e contemplato, e persino stretto la mano a un uomo che portava quel nome impossibile – 'Eschol Sellers'. Aggiunse:

'Era vent’anni fa; il suo nome probabilmente lo avrà portato via prima di ora; e se non l’ha fatto, non vedrà mai il libro in ogni caso. Confischeremo il suo nome. Il nome che stai usando è comune, e quindi pericoloso; ci sono probabilmente mille Sellers che lo portano, e l’intera orda ci verrà dietro; ma Eschol Sellers è un nome sicuro – è una roccia.'

Così prendemmo in prestito quel nome; e quando il libro fu uscito da circa una settimana, uno degli uomini bianchi più maestosi, belli e dall’aspetto aristocratico che siano mai esistiti, passò di lì, con la più formidabile querela per diffamazione in tasca che mai... beh, in breve, ottenemmo il suo permesso di sopprimere un’edizione di dieci milioni {nota [Cifre prese a memoria, e probabilmente errate. Credo fossero di più.]} di copie del libro e cambiare quel nome in 'Mulberry Sellers' nelle edizioni future.

CAPITOLO 48

Zucchero e Posta

UN giorno, per strada, incontrai l’uomo che, più di ogni altro, desideravo vedere – Horace Bixby; già pilota sotto di me – o meglio, sopra di me – ora capitano del grande vapore 'City of Baton Rouge', l’ultima e più veloce aggiunta alla Anchor Line. La stessa figura snella, gli stessi riccioli stretti, lo stesso passo elastico, la stessa prontezza, la stessa decisione dello sguardo e la corrispondente decisione della mano, lo stesso portamento militare eretto; non un pollice guadagnato o perso in circonferenza, non un’oncia guadagnata o persa in peso, non un capello girato. È una cosa curiosa, lasciare un uomo di trentacinque anni, e tornare alla fine di ventun anni e trovarlo ancora di soli trentacinque. Non credo di aver mai avuto un’esperienza di questo tipo prima. C’erano delle zampe di gallina, ma non contavano quasi nulla, poiché erano poco appariscenti.

La sua barca era appena arrivata. L’avevo aspettata per diversi giorni, con l’intenzione di tornare a St. Louis su di essa. Il capitano ed io ci unimmo a un gruppo di signore e signori, ospiti del Maggiore Wood, e scendemmo il fiume per cinquantaquattro miglia, su un veloce rimorchiatore, fino alla piantagione di zucchero dell’ex Governatore Warmouth. Lungo il fiume, sotto la città, c’era una serie di vecchi battelli a vapore decaduti, sgangherati e in disuso, nessuno dei quali avevo mai visto prima. Erano stati tutti costruiti, usurati e gettati via da quando ero stato qui l’ultima volta. Questo dà un senso realizzante della fragilità di una barca del Mississippi e della brevità della sua vita.

Sei miglia sotto la città, un camino di mattoni grasso e malconcio, che svettava sopra le magnolie e le querce vive, fu indicato come il monumento eretto da una nazione riconoscente per celebrare la battaglia di New Orleans – la vittoria di Jackson sugli inglesi, l’8 gennaio 1815. La guerra era finita, le due nazioni erano in pace, ma la notizia non era ancora giunta a New Orleans. Se avessimo avuto il telegrafo via cavo in quei giorni, questo sangue non sarebbe stato versato, quelle vite non sarebbero state sprecate; e meglio ancora, Jackson probabilmente non sarebbe mai stato presidente. Abbiamo superato i danni arrecatici dalla guerra del 1812, ma non alcuni di quelli arrecatici dalla presidenza di Jackson.

La piantagione Warmouth copre una vasta estensione di terreno, e l’ospitalità della villa Warmouth è graduata sulla stessa ampia scala. Vedemmo aratri a vapore al lavoro, qui, per la prima volta. Il motore di trazione viaggia sulle proprie ruote, finché non raggiunge il punto richiesto; poi rimane fermo e, per mezzo di una fune metallica, tira l’enorme aratro verso di sé per due o trecento iarde attraverso il campo, tra le file di canna. L’arnese taglia la terra nera in profondità per un piede e mezzo. L’aratro sembra un rinforzo di prua e di poppa di un battello a vapore del fiume Hudson, capovolto. Quando il timoniere negro si siede su un’estremità, quell’estremità si inclina vicino al suolo, mentre l’altra sporge in alto nell’aria. Questo grande altalena va rotolando e beccheggiando come una nave in mare, e non è ogni cavallerizzo da circo che potrebbe restarci sopra.

La piantagione contiene duemilaseicento acri; seicentocinquanta sono a canna; e c’è un fruttuoso aranceto di cinquemila alberi. Anche la canna viene coltivata secondo una moda moderna e scientifica intricata, troppo elaborata e complessa perché io possa tentare di descriverla; ma l’anno scorso ha perso 40.000 dollari. Dimentico gli altri dettagli. Tuttavia, il raccolto di quest’anno raggiungerà le dieci o dodicimila tonnellate di zucchero, di conseguenza la perdita dell’anno scorso non importerà. Questi metodi scientifici fastidiosi e costosi raggiungono una resa di una tonnellata e mezza e da quella a due tonnellate per acro; che è tre o quattro volte la resa di un acro ai miei tempi.

I fossi di drenaggio erano ovunque vivi di piccoli granchi – 'fiddlers'. Li si vedeva scappare di lato in ogni direzione ogni volta che udivano un rumore fastidioso. Parassiti costosi, questi granchi; perché scavano negli argini, e li rovinano.

Il grande zuccherificio era una landa selvaggia di tini, cisterne, vasche, filtri, pompe, tubi e macchinari. Il processo di produzione dello zucchero è estremamente interessante. Primo, getti la canna nelle centrifughe e ne spremì il succo; poi lo fai passare attraverso la vaschetta di evaporazione per estrarne la fibra; poi attraverso il filtro a ossa per rimuovere l’alcol; poi attraverso i serbatoi di chiarificazione per scaricare la melassa; poi attraverso il tubo di granulazione per condensarlo; poi attraverso la vaschetta a vuoto per estrarre il vuoto. È ora pronto per il mercato. Ho annotato questi particolari a memoria. La cosa sembra semplice e facile. Non illudetevi. Produrre zucchero è davvero una delle cose più difficili al mondo. E farlo bene è quasi impossibile. Se esaminerete la vostra scorta ogni tanto per un periodo di anni, e tabulerete il risultato, scoprirete che non due uomini su venti possono produrre zucchero senza metterci dentro della sabbia.

Avremmo potuto scendere fino alla foce del fiume e visitare la grande opera del Capitano Eads, i 'moli', dove il fiume è stato compresso tra pareti, e quindi approfondito a ventisei piedi; ma fu votato inutile andare, poiché in questo stadio dell’acqua tutto sarebbe stato coperto e invisibile.

Avremmo potuto visitare quell’antico e singolare borgo, 'Pilot-town', che sorge su palafitte nell’acqua – così dicono; dove quasi tutta la comunicazione avviene tramite scialuppa e canoa, persino per assistere a matrimoni e funerali; e dove i bambini più piccoli sono abili con il remo quanto i bambini non anfibi lo sono con il velocipede.

Avremmo potuto fare una serie di altre cose; ma a causa del tempo limitato, siamo tornati a casa. La navigazione su per il fiume ventilato e scintillante è stata un’esperienza affascinante, e sarebbe stata soddisfacentemente sentimentale e romantica se non fosse stato per le interruzioni del pappagallo preferito del rimorchiatore, i cui instancabili commenti sullo scenario e sugli ospiti erano sempre terreni, e spesso profani. Aveva anche una sovrabbondanza della risata discordante, assordante e metallica comune alla sua razza – una risata meccanica, una risata di Frankenstein, con l’anima lasciata fuori. La applicava a ogni osservazione sentimentale, e a ogni canzone patetica. La sghignazzava con energia orribile dopo 'Home again, home again from a foreign shore', e diceva che 'non darebbe un dannato per un rimorchiatore pieno di tali scemenze'. Il romanticismo e il sentimento non possono sopravvivere a lungo a questo tipo di scoraggiamento; così il canto e il parlare cessarono presto; il che deliziò così tanto il pappagallo che si maledisse fino alla raucedine per la gioia.

Poi i membri maschi del gruppo si spostarono a prua, per fumare e chiacchierare. C’erano diversi vecchi uomini di battello a vapore e appresi da loro molto di ciò che era accaduto ai miei ex amici del fiume durante la mia lunga assenza. Appresi che un pilota per il quale ero solito timonare è diventato uno spiritista, e per più di quindici anni ha ricevuto una lettera ogni settimana da un parente defunto, attraverso un medium spiritista di New York chiamato Manchester – affrancatura graduata in base alla distanza: dall’ufficio postale locale in Paradiso a New York, cinque dollari; da New York a St. Louis, tre centesimi. Ricordo molto bene Mr. Manchester. Lo andai a trovare una volta, dieci anni fa, con un paio di amici, uno dei quali desiderava informarsi su uno zio defunto. Questo zio aveva perso la vita in un modo peculiarmente violento e insolito, mezza dozzina di anni prima: un ciclone lo aveva spazzato via per circa tre miglia e aveva abbattuto con lui un albero che era di quattro piedi di diametro alla base e sessantacinque piedi di altezza. Non sopravvisse a questo trionfo. Alla seduta spiritica appena menzionata, il mio amico interrogò il suo defunto zio, tramite Mr. Manchester, e il defunto zio scrisse le sue risposte, usando la mano e la matita di Mr. Manchester a tale scopo. Il seguente è un giusto esempio delle domande poste, e anche delle sciocchezze sciatte sotto forma di risposte, fornite da Manchester con il pretesto che provenissero dallo spettro. Se quest’uomo non è la più meschina delle frodi esistenti, gli devo delle scuse –

DOMANDA. Dove sei?

RISPOSTA. Nel mondo degli spiriti.

D. Sei felice?

R. Molto felice. Perfettamente felice.

D. Come ti diverti?

R. Conversazione con amici, e altri spiriti.

D. Cos’altro?

R. Nient’altro. Nient’altro è necessario.

D. Di cosa parlate?

R. Di quanto siamo felici; e degli amici lasciati indietro sulla terra, e di come influenzarli per il loro bene.

D. Quando i tuoi amici sulla terra arriveranno tutti nella terra degli spiriti, di cosa avrete da parlare allora? – nient’altro che di quanto siete tutti felici?

Nessuna risposta. Si spiega che gli spiriti non rispondono a domande frivole.

D. Com’è che gli spiriti che si accontentano di trascorrere un’eternità in occupazioni frivole, e l’accettano come felicità, sono così schizzinosi riguardo alle domande frivole sull’argomento?

Nessuna risposta.

D. Ti piacerebbe tornare indietro?

R. No.

D. Lo diresti sotto giuramento?

R. Sì.

D. Cosa mangiate lì?

R. Non mangiamo.

D. Cosa bevete?

R. Non beviamo.

D. Cosa fumate?

R. Non fumiamo.

D. Cosa leggete?

R. Non leggiamo.

D. Tutte le brave persone vanno nel tuo posto?

R. Sì.

D. Conosci il mio attuale stile di vita. Puoi suggerire qualche aggiunta ad esso, in termini di crimine, che assicuri ragionevolmente la mia andata in qualche altro posto.

R. Nessuna risposta.

D. Quando sei morto?

R. Non sono morto, sono passato oltre.

D. Molto bene, allora, quando sei passato oltre? Da quanto tempo sei nella terra degli spiriti?

R. Qui non abbiamo misurazioni del tempo.

D. Sebbene tu possa essere indifferente e incerto riguardo a date e tempi nella tua attuale condizione e nel tuo ambiente, questo non ha nulla a che fare con la tua condizione precedente. Avevi delle date, allora. Una di queste è ciò che ti chiedo. Sei partito in un certo giorno di un certo anno. Non è forse vero?

R. Sì.

D. Allora nomina il giorno del mese.

(Molto armeggiare con la matita, da parte del medium, accompagnato da violenti spasmi convulsivi del capo e del corpo, per qualche istante. Infine, la spiegazione che gli spiriti spesso dimenticano le date, essendo tali cose prive di importanza per loro.)

D. Dunque questo qui ha effettivamente dimenticato la data del suo passaggio nella terra degli spiriti?

Ciò fu ammesso come vero.

D. È davvero curioso. Bene, allora, che anno era?

(Altro armeggiare, sobbalzare, spasmi idioti, da parte del medium. Infine, la spiegazione che lo spirito ha dimenticato l'anno.)

D. È davvero stupefacente. Permettimi di porti un'altra domanda, un'ultima domanda, prima che ci separiamo per non incontrarci mai più; poiché anche se non riuscissi a evitare il tuo asilo, un incontro lì non conterrebbe nulla come incontro, dato che per allora avrai facilmente dimenticato me e il mio nome: sei morto di morte naturale, o sei stato stroncato da una catastrofe?

R. (Dopo una lunga esitazione e molti spasmi e contorcimenti.) Morte naturale.

Questo pose fine al colloquio. Il mio amico disse al medium che quando il suo parente era in questo povero mondo, era dotato di un intelletto straordinario e di una memoria assolutamente perfetta, e sembrava un gran peccato che non gli fosse stato concesso di conservarne qualche briciolo per il suo divertimento nei regni dell'eterna beatitudine, e per lo stupore e l'ammirazione del resto della popolazione ivi presente.

Quest'uomo aveva molti clienti, ne ha ancora molti. Riceve lettere da spiriti che si trovano in ogni parte del mondo degli spiriti, e le consegna in tutto il Paese tramite il servizio postale degli Stati Uniti. Queste lettere sono piene di consigli, consigli da 'spiriti' che non sanno quanto un girino, e questi consigli sono seguiti religiosamente dai destinatari. Uno di questi clienti era un uomo che gli spiriti (se si può così descrivere al plurale l'ingegnoso Manchester) stavano istruendo su come ideare una ruota ferroviaria migliorata. È un'occupazione grossolana per uno spirito, ma è un'attività più elevata e più sana che parlare in eterno di 'quanto siamo felici'.

CAPITOLO 49

Episodi della vita di un pilota

NEL corso delle chiacchiere sul rimorchiatore, emerse che su cinque dei miei ex amici che avevano abbandonato il fiume, quattro avevano scelto l'agricoltura come occupazione. Naturalmente, ciò non avveniva perché fossero particolarmente dotati, dal punto di vista agricolo, e quindi più propensi ad avere successo come agricoltori che in altre industrie: il motivo della loro scelta deve essere ricercato in qualche altra fonte. Senza dubbio scelsero l'agricoltura perché quella vita è privata e isolata dalle irruzioni di estranei indesiderati, come l'eremitaggio della timoneria. E senza dubbio la scelsero anche perché, in mille notti di tempesta nera e pericolo, avevano notato le luci tremolanti di fattorie solitarie, mentre la barca passava oltre, e si erano figurati la serenità, la sicurezza e l'intimità di tali rifugi in quei momenti, e così, a poco a poco, erano giunti a sognare quella vita ritirata e pacifica come l'unica cosa desiderabile da agognare, attendere, guadagnare e, infine, godersi.

Ma non ho saputo che nessuno di questi piloti-agricoltori abbia stupito qualcuno con i propri successi. Le loro fattorie non mantengono loro: sono loro a mantenere le fattorie. Il pilota-agricoltore scompare dal fiume ogni anno, verso il disgelo primaverile, e non si fa più vedere fino alla gelata successiva. Poi riappare, in ruvidi abiti fatti in casa, si pettina i semi di fieno dai capelli e prende un posto in timoneria per l'inverno. In questo modo paga i debiti che la sua attività agricola ha accumulato durante la stagione dei campi. Così la sua schiavitù fluviale è solo per metà spezzata; è ancora schiavo del fiume per la parte più dura dell'anno.

Uno di questi uomini comprò una fattoria, ma non vi si ritirò. Sapeva un trucco che valeva il doppio. Non aveva intenzione di mandare in rovina la sua fattoria applicando la propria ignoranza personale nel lavorarla. No, affidò la fattoria a un esperto agricolo affinché la lavorasse a mezzadria: ogni tre carichi di mais, due all'esperto e il terzo al pilota. Ma alla fine della stagione il pilota non ricevette alcun mais. L'esperto spiegò che la sua quota non era stata raggiunta. La fattoria aveva prodotto solo due carichi.

Alcuni dei piloti che avevo conosciuto avevano avuto avventure, dall'esito a volte fortunato, ma non in tutti i casi. Il capitano Montgomery, per cui avevo fatto il timoniere quando lui era pilota, comandò la flotta confederata nella grande battaglia davanti a Memphis; quando la sua nave affondò, nuotò fino a riva, si fece strada combattendo attraverso una squadra di soldati e riuscì in una fuga galante e rocambolesca. Era sempre un uomo freddo; nulla poteva turbare la sua serenità. Una volta, mentre era capitano della 'Crescent City', stavo portando la barca in porto a New Orleans e mi aspettavo da un momento all'altro ordini dal ponte superiore, ma non ne ricevevo. Avevo fermato le ruote, e lì la mia autorità e responsabilità cessavano. Era sera, un crepuscolo fioco, il cappello del capitano era appollaiato sulla grande campana, e supposi che l'estremità intellettuale del capitano fosse lì dentro, ma non era così. Il capitano era molto severo; perciò sapevo bene di non dover toccare una campana senza ordini. Il mio dovere era di mantenere la barca ferma sulla sua rotta calamitosa e lasciare che le conseguenze si prendessero cura di se stesse, cosa che feci. Così passammo arando oltre la poppa dei battelli a vapore e avvicinandoci sempre di più – lo scontro era destinato ad arrivare molto presto – e ancora quel cappello non si mosse; perché ahimè, il capitano stava facendo un sonnellino nella cabina... Le cose stavano diventando estremamente snervanti e scomode. Mi sembrava che il capitano non sarebbe apparso in tempo per vedere lo spettacolo. Ma lo fece. Proprio mentre stavamo entrando nella poppa di un battello a vapore, uscì sul ponte e disse, con celestiale serenità: 'Mettila indietro su entrambe' – cosa che feci; ma con un leggero ritardo, tuttavia, poiché l'istante successivo passammo fracassando attraverso le fragili sovrastrutture esterne dell'altra barca con un fracasso prodigioso. Il capitano non mi disse mai una parola sulla faccenda in seguito, se non per osservare che avevo agito bene e che sperava che non avrei esitato ad agire allo stesso modo in circostanze simili.

Uno dei piloti che avevo conosciuto quando ero sul fiume era morto di una morte molto onorevole. La sua barca prese fuoco ed egli rimase al timone finché non la portò al sicuro a terra. Poi uscì oltre la paratia con gli abiti in fiamme, e fu l'ultima persona a raggiungere la riva. Morì per le ferite nel giro di due o tre ore, e la sua fu l'unica vita persa.

La storia del pilotaggio sul Mississippi offre sei o sette casi di questo tipo di martirio, e mezzo centinaio di casi di scampato pericolo da un destino simile, che arrivarono a un secondo o due dall'essere fatalmente troppo tardi; _ma non esiste alcun caso di un pilota che abbia abbandonato il proprio posto per salvarsi la vita mentre, restando e sacrificandola, avrebbe potuto salvare altre vite dalla distruzione._ Vale davvero la pena di mettere per iscritto questo nobile fatto, e vale davvero la pena di metterlo anche in corsivo.

Il pilota 'apprendista' viene ammonito fin da subito a disprezzare tutti i pericoli connessi alla professione di pilota e a preferire qualsiasi tipo di morte al profondo disonore di abbandonare il proprio posto finché c'è una qualche possibilità di essere utili in esso. E questi ammonimenti sono inculcati in modo così efficace che anche i piloti giovani e appena collaudati possono essere sicuri di restare attaccati al timone e morirvi quando l'occasione lo richiede. In un cimitero di Memphis è sepolto un giovane che morì al timone molti anni fa, nel White River, per salvare la vita ad altri uomini. Disse al capitano che se il fuoco gli avesse dato il tempo di raggiungere un banco di sabbia, poco lontano, tutti si sarebbero potuti salvare, ma che approdare contro la ripida sponda del fiume avrebbe significato assicurare la perdita di molte vite. Raggiunse il banco e incagliò la barca in acque basse; ma a quel punto le fiamme lo avevano avvolto e, fuggendo attraverso di esse, fu bruciato mortalmente. Era stato esortato a fuggire prima, ma aveva risposto come si conviene a un pilota:

'Non me ne andrò. Se vado, nessuno sarà salvato; se resto, nessuno sarà perduto tranne me. Resterò.'

C'erano duecento persone a bordo e nessuna vita fu persa se non quella del pilota. C'era un monumento a questo giovane, in quel cimitero di Memphis. Mentre indugiavamo a Memphis nel nostro viaggio verso valle, mi misi in cerca di esso, ma il nostro tempo era così breve che fui costretto a tornare indietro prima che il mio obiettivo fosse raggiunto.

Le chiacchiere del rimorchiatore mi informarono che Dick Kennet era morto, fatto saltare in aria, vicino a Memphis, e ucciso; che molti altri che avevo conosciuto erano caduti in guerra, uno o due di loro abbattuti al timone; che un altro mio amico molto caro, per cui avevo fatto il timoniere per molti viaggi, era uscito di casa a New Orleans, una notte di anni fa, per riscuotere del denaro in una parte remota della città, e non era mai più stato visto, si pensava fosse stato assassinato e gettato nel fiume; che Ben Thornburgh era morto molto tempo fa; così come il suo selvaggio 'apprendista' con cui litigavo sempre, durante ogni guardia diurna. Era una creatura sconsiderata e spericolata, sempre nei guai, sempre a fare dispetti. Un passeggero dell'Arkansas portò a bordo un enorme orso, un giorno, e lo incatenò a una scialuppa di salvataggio sul ponte superiore. L''apprendista' di Thornburgh non ebbe pace finché non andò lì e scatenò l'orso, per 'vedere cosa avrebbe fatto'. Fu prontamente accontentato. L'orso lo inseguì attorno al ponte per chilometri e chilometri, con duecento volti ansiosi che ghignavano attraverso le ringhiere come pubblico, e alla fine strappò via la falda della giacca del ragazzo ed entrò nella cabina per masticarla. La guardia smontata uscì con sollecitudine e lasciò l'orso in possesso esclusivo. Presto si sentì solo e iniziò a cercare svago. Girò per tutta la barca, visitò ogni sua parte, con una guardia avanzata di persone in fuga davanti a lui e un vuoto silenzioso dietro di lui; e quando il suo proprietario lo catturò finalmente, quelli erano gli unici due esseri visibili ovunque; chiunque altro era nascosto e la barca era una solitudine.

Mi fu detto che uno dei miei amici piloti morì al timone, per malattie cardiache, nel 1869. Il capitano era sul tetto in quel momento. Vide la barca dirigersi verso la riva; gridò e non ottenne risposta; corse su e trovò il pilota riverso morto sul pavimento.

Il signor Bixby era stato fatto saltare in aria, a Madrid Bend; non era rimasto ferito, ma l'altro pilota era morto.

George Ritchie era stato fatto saltare in aria vicino a Memphis, sbalzato nel fiume dal timone e reso inabile. L'acqua era molto fredda; si aggrappò a una balla di cotone, principalmente con i denti, e galleggiò finché non fu quasi esausto, quando fu salvato da alcuni marinai di coperta che si trovavano su un pezzo del relitto. Squarciarono la balla, lo avvolsero nel cotone, gli scaldarono la vita con il calore e lo portarono al sicuro a Memphis. È uno dei piloti di Bixby sul 'Baton Rouge' ora.

Nella vita di un impiegato di battello, ora morto, era capitato un po' di romanticismo, un romanticismo un po' grottesco, ma romanticismo comunque. Quando lo conoscevo era un giovane scapestrato senza ambizioni, chiassoso, di buon cuore, pieno di incuranti generosità, e prometteva in modo piuttosto evidente di sciupare presto le sue possibilità e di non arrivare a nulla. In una città dell'Ovest viveva un ricco e anziano straniero senza figli con sua moglie; e nella loro famiglia c'era una graziosa ragazza, sorta di amica, sorta di serva. Il giovane impiegato di cui stavo parlando, il cui nome non era George Johnson, ma che chiameremo George Johnson ai fini di questa narrazione, fece la conoscenza di questa ragazza, e peccarono; e il vecchio straniero li scoprì e li rimproverò. Vergognandosi, mentirono e dissero di essere sposati; di essersi sposati segretamente. Allora il dolore del vecchio straniero fu lenito, ed egli li perdonò e li benedisse. Dopo di che, furono in grado di continuare il loro peccato senza nascondersi. A poco a poco la moglie dello straniero morì; e presto egli la seguì. Gli amici della famiglia si riunirono per piangere; e tra i dolenti sedevano i due giovani peccatori. Il testamento fu aperto e letto solennemente. Lasciava ogni centesimo della grande ricchezza di quel vecchio uomo alla _signora George Johnson!_

E una tale persona non esisteva. I giovani peccatori fuggirono allora e fecero una cosa molto sciocca: si sposarono davanti a un oscuro giudice di pace e si fecero antedatare la cosa. Non servì a nulla. I parenti lontani accorsero in massa ed esposero la data fraudolenta con estrema rapidità e sorprendente facilità, portandosi via la fortuna, lasciando i Johnson legittimamente, legalmente e irrevocabilmente incatenati insieme in un matrimonio onorevole, ma senza nemmeno un centesimo per benedire se stessi. Questi sono i fatti reali; e non tutti i romanzi hanno come base una situazione così efficace.

CAPITOLO 50

L' 'Originale Jacobs'

FACEMMO qualche chiacchierata sul capitano Isaiah Sellers, morto da molti anni. Era un uomo nobile, un uomo di sani principi, e grandemente rispettato sia a terra che sul fiume. Era molto alto, ben fatto e di bell'aspetto; e nella sua vecchiaia, come lo ricordo, i suoi capelli erano neri come quelli di un indiano, e il suo occhio e la sua mano erano forti e saldi, e il suo coraggio e il suo giudizio erano fermi e chiari come quelli di chiunque altro, giovane o vecchio, tra la confraternita dei piloti. Era il patriarca della categoria; era stato pilota di chiatte prima dell'epoca dei battelli a vapore; e pilota di battelli a vapore prima che qualsiasi altro pilota di battelli a vapore, ancora in vita all'epoca di cui parlo, avesse mai fatto girare una ruota. Di conseguenza, i suoi fratelli lo tenevano nel tipo di soggezione in cui i sopravvissuti illustri di un'epoca passata sono sempre tenuti dai loro soci. Sapeva come veniva considerato, e forse questo fatto aggiungeva un po' di rigidità alla sua naturale dignità, che era già stata sufficientemente rigida nel suo stato originale.

Lasciò un diario dietro di sé; ma apparentemente non risaliva al suo primo viaggio in battello, che si dice fosse del 1811, l'anno in cui il primo battello a vapore disturbò le acque del Mississippi. Al momento della sua morte, un corrispondente del 'St. Louis Republican' scelse le seguenti voci dal diario:

'Nel febbraio 1825, si imbarcò sul vapore “Rambler”, a Florence, Alabama, e fece durante quell'anno tre viaggi a New Orleans e ritorno; questo sul “Gen. Carrol”, tra Nashville e New Orleans. Fu durante la sua permanenza su questa barca che il capitano Sellers introdusse il tocco della campana come segnale per gettare lo scandaglio, prima di quel momento era consuetudine per il pilota parlare agli uomini di sotto quando occorrevano sondaggi. La vicinanza del castello di prua alla timoneria, senza dubbio, rendeva questa una cosa facile; ma quanto è diverso su uno dei nostri palazzi dei giorni nostri.

'Nel 1827 lo troviamo a bordo del “President”, una barca di duecentottantacinque tonnellate di stazza, che faceva la spola tra Smithland e New Orleans. Da lì si unì al “Jubilee” nel 1828, e su questa barca fece il suo primo pilotaggio nel commercio di St. Louis; la sua prima guardia si estendeva da Herculaneum a St. Genevieve. Il 26 maggio 1836, completò e lasciò Pittsburgh al comando del vapore “Prairie”, una barca di quattrocento tonnellate, e il primo vapore con cabina a stanze mai visto a St. Louis. Nel 1857 introdusse il segnale per incontrare le barche, che è stato, con qualche lieve modifica, la consuetudine universale di questo giorno; infatti, è reso obbligatorio da un atto del Congresso.

'Come elementi generali della storia fluviale, citiamo le seguenti note a margine dal suo registro generale:

'Nel marzo 1825, il Gen. Lafayette lasciò New Orleans per St. Louis sul vapore a bassa pressione “Natchez”.

'Nel gennaio 1828, ventuno vapori lasciarono il molo di New Orleans per celebrare l'occasione della visita del Gen. Jackson in quella città.

'Nel 1830 il “North American” fece la corsa da New Orleans a Memphis in sei giorni, il miglior tempo registrato fino a quella data. Da allora è stata fatta in due giorni e dieci ore.

'Nel 1831 si formò il taglio del Red River.

'Nel 1832 il vapore “Hudson” fece la corsa da White River a Helena, una distanza di settantacinque miglia, in dodici ore. Questa fu fonte di molte chiacchiere e speculazioni tra le parti direttamente interessate.

'Nel 1839 si formò il taglio del Great Horseshoe.

'Fino ad oggi, un periodo di trentacinque anni, accertiamo, facendo riferimento al diario, che ha fatto quattrocento sessanta viaggi di andata e ritorno a New Orleans, il che dà una distanza di un milione cento quattromila miglia, o una media di ottantasei miglia al giorno.'

Ogni volta che il capitano Sellers si avvicinava a un gruppo di piloti che chiacchieravano, calava un gelo e il discorso cessava. Per questo motivo: ogni volta che sei piloti erano riuniti, c'erano sempre uno o due apprendisti appena formati nel gruppo, e quelli più anziani stavano sempre a 'pavoneggiarsi' davanti a quei poveri ragazzi; facendoli sentire con dolore quanto fossero acerbi, quanto recente fosse la loro nobiltà e quanto umile il loro grado, parlando in modo ampio e vacuo di esperienze passate sul fiume; facendo sempre un punto d'onore di far risalire tutto il più lontano possibile, in modo da far sentire ai nuovi uomini la loro novità nel modo più acuto possibile, e invidiare i vecchi veterani nella stessa misura. E come si gonfiavano, vantavano, mentivano e facevano risalire le date quei compiaciuti calvi, dieci, quindici, vent'anni! E come si godevano l'effetto prodotto sui giovani meravigliati e invidiosi!

E forse proprio in questo felice momento dei procedimenti, la figura maestosa del capitano Isaiah Sellers, quel vero e unico autentico Figlio dell'Antichità, arrivava solennemente in mezzo a loro. Immaginate la dimensione del silenzio che ne derivava all'istante. E immaginate i sentimenti di quei calvi, e l'esultanza del loro recente pubblico, quando l'antico capitano iniziava a lasciar cadere osservazioni casuali e indifferenti di natura nostalgica, su isole scomparse e tagli fatti una generazione prima che il più vecchio calvo della compagnia avesse mai messo piede in una timoneria!

Molte e molte volte questo antico marinaio apparve sulla scena nel modo sopra descritto, e sparse disastro e umiliazione attorno a sé. Se si potesse credere ai piloti, faceva sempre risalire le sue isole alla nebbiosa alba della storia fluviale; e non usava mai la stessa isola due volte; e mai impiegava un'isola che esistesse ancora, o ne dava una con un nome che chiunque fosse presente fosse abbastanza vecchio da aver sentito prima. Se si potessero credere ai piloti, era sempre coscienziosamente meticoloso riguardo ai piccoli dettagli; non parlava mai dello 'Stato del Mississippi', per esempio, no, diceva: 'Quando lo Stato del Mississippi era dove ora c'è l'Arkansas', e non parlava mai della Louisiana o del Missouri in modo generale, e lasciare un'impressione errata nella tua mente, no, diceva: 'Quando la Louisiana era più su lungo il fiume', o 'Quando il Missouri era sul lato dell'Illinois'.

Il vecchio gentiluomo non era di indole o capacità letteraria, ma era solito annotare brevi paragrafi di semplici informazioni pratiche sul fiume, firmarli 'Mark Twain' e darli al 'New Orleans Picayune'. Riguardavano il livello e le condizioni del fiume, ed erano accurati e preziosi; e fin qui, non contenevano alcun veleno. Ma nel parlare del livello del fiume quel giorno, in un dato punto, il capitano era piuttosto propenso a inserire una piccola osservazione sul fatto che fosse la prima volta, in quarantanove anni, che vedeva l'acqua così alta o così bassa in quel particolare punto; e di tanto in tanto menzionava l'Isola tal dei tali, facendola seguire, tra parentesi, da un'osservazione del tipo 'scomparsa nel 1807, se ben ricordo'. In questi antichi intermezzi risiedevano veleno e amarezza per gli altri vecchi piloti, ed essi usavano dileggiare i paragrafi di 'Mark Twain' con scherno spietato.

Accadde che uno di questi paragrafi--{nota a piè di pagina [Il manoscritto originale, di mano del capitano, mi è stato inviato da New Orleans. Recita come segue--

VICKSBURG 4 maggio 1859.

'La mia opinione a beneficio dei cittadini di New Orleans: L'acqua è più alta qui a monte di quanto non lo sia stata dall'8. La mia opinione è che l'acqua sarà alta dei piedi in Canal street prima del primo giugno prossimo. La piantagione della signora Turner all'estremità di Big Black Island è tutta sott'acqua, e non lo era dal 1815.

'I. Sellers.']}

divenne il testo del mio primo articolo di giornale. Lo parodiai in modo grossolano, molto grossolano, allungando le mie fantasticherie fino a ottocento o mille parole. All'epoca ero un 'apprendista'. Mostrai il mio lavoro ad alcuni piloti, ed essi si affrettarono a darlo alle stampe sul 'New Orleans True Delta'. Fu un gran peccato; perché non rese alcun degno servizio a nessuno, e inflisse una profonda ferita nel cuore di un brav'uomo. Non c'era malizia nella mia stupidaggine; ma derideva il capitano. Derideva un uomo per il quale una cosa del genere era nuova, strana e terribile. Non sapevo allora, sebbene ora lo sappia, che non c'è sofferenza paragonabile a quella che prova una persona privata quando viene per la prima volta messa alla gogna sulla stampa.

Il capitano Sellers mi fece l'onore di detestarmi profondamente da quel giorno in poi. Quando dico che mi fece l'onore, non sto usando parole vuote. Era un onore molto reale essere nei pensieri di un uomo così grande come il capitano Sellers, e avevo abbastanza spirito per apprezzarlo ed esserne orgoglioso. Era un segno di distinzione essere amati da un uomo simile; ma era una distinzione molto più grande essere odiati da lui, perché lui amava decine di persone; ma non restava sveglio la notte a odiare nessun altro che me.

Non pubblicò mai più un altro paragrafo finché visse, e non firmò mai più nulla come 'Mark Twain'. Nel momento in cui il telegrafo portò la notizia della sua morte, mi trovavo sulla costa del Pacifico. Ero un giornalista fresco di nomina, e avevo bisogno di un nom de guerre; così confiscai quello scartato dall'antico marinaio, e ho fatto del mio meglio per far sì che rimanesse ciò che era nelle sue mani: un segno, un simbolo e una garanzia che tutto ciò che si trova in sua compagnia può essere scommesso come verità pietrificata; quanto io ci sia riuscito, non sarebbe modesto da parte mia dirlo.

Il capitano aveva un nobile orgoglio per la sua professione e un amore costante per essa. Ordinò il suo monumento prima di morire, e lo tenne vicino a sé fino al momento della morte. Ora si erge sulla sua tomba, nel cimitero di Bellefontaine, a St. Louis. È la sua immagine, in marmo, in servizio al timone del pilota; e degna di stare lì a sfidare la critica, perché rappresenta un uomo che, in vita, sarebbe rimasto lì fino a bruciare ridotto in cenere, se il dovere lo avesse richiesto.

La cosa più bella che vedemmo durante tutto il nostro viaggio sul Mississippi, la vedemmo mentre ci avvicinavamo a New Orleans sul rimorchiatore. Si trattava del fronte curvo della città a mezzaluna, illuminato dal bagliore bianco di cinque miglia di luci elettriche. Era una vista meravigliosa e molto bella.

CAPITOLO 51

Reminiscenze

Partimmo per St. Louis sul 'City of Baton Rouge', in una giornata deliziosamente calda, ma con lo scopo principale della mia visita solo malamente compiuto. Avevo sperato di rintracciare e parlare con un centinaio di battellieri, ma rimasi così piacevolmente coinvolto nella vita sociale della città che non ottenni altro che semplici conversazioni di cinque minuti con una ventina di membri di quella categoria.

Ero sulla panchina della timoneria quando facemmo retromarcia e ci 'raddrizzammo' per la partenza: la barca che indugiava per un 'pronti via', nel modo vecchio stile, e il fumo nero che si accumulava fuori dai camini ugualmente nel modo vecchio stile. Poi iniziammo a prendere slancio, e presto eravamo pienamente in rotta e sfrecciavamo via. Era tutto così naturale e familiare, e lo erano anche le vedute verso riva, come se non ci fosse stata alcuna interruzione nella mia vita fluviale. C'era un 'apprendista', e giudicai che avrebbe preso lui il timone ora; e così fece. Il capitano Bixby entrò nella timoneria. Poco dopo, l'apprendista si avvicinò troppo alla fila dei piroscafi. Mi rese nervoso, perché lasciava vedere troppa acqua tra la nostra barca e le navi. Sapevo bene cosa sarebbe successo, perché potevo tornare indietro nella mia vita ed esaminare il registro. Il capitano osservò, per mezzo minuto di silenzio, poi prese il timone lui stesso, e spinse la barca dentro, finché non andò a raschiare lungo la fiancata a una distanza di un palmo dalle navi. Fu esattamente il favore che aveva fatto a me, circa un quarto di secolo prima, in quello stesso punto, la prima volta che uscii a vapore dal porto di New Orleans. Fu un piacere molto grande e sincero per me vedere la cosa ripetersi, con qualcun altro come vittima.

Arrivammo a Natchez (trecento miglia) in ventidue ore e mezza: il viaggio più veloce che abbia mai fatto su quel tratto d'acqua.

La mattina seguente continuai con il turno delle quattro e vidi Ritchie superare con successo mezza dozzina di incroci nella nebbia, usando per la sua guida la carta segnata ideata e brevettata da Bixby e da lui stesso. Ciò dimostrò sufficientemente il grande valore della carta.

A poco a poco, quando la nebbia iniziò a diradarsi, notai che il riflesso di un albero nell'acqua liscia di una riva allagata, a seicento metri di distanza, era più forte e più nero dell'albero spettrale stesso. I deboli alberi spettrali, intravisti fiocamente attraverso la nebbia che si squarciava, erano cose molto belle da vedere.

Abbiamo avuto un forte temporale a Natchez, un altro a Vicksburg, e ancora un altro a circa cinquanta miglia sotto Memphis. Avevano un'energia vecchia maniera che mi era diventata estranea da tempo. Questa terza tempesta era accompagnata da un vento furioso. Ci legammo alla riva quando vedemmo arrivare la tempesta, e tutti lasciarono la timoneria tranne me. Il vento piegava i giovani alberi verso il basso, esponendo il pallido lato inferiore delle foglie; e raffica dopo raffica seguivano, in rapida successione, frustando i rami violentemente su e giù, di qua e di là, e creando rapide onde di verde e bianco alternati a seconda del lato della foglia che veniva esposto, e queste onde correvano l'una dopo l'altra come fanno le loro simili su un campo di avena agitato dal vento. Nessun colore visibile ovunque era del tutto naturale: tutte le tinte erano cariche di un riflesso plumbeo proveniente dal solido banco di nuvole sovrastante. Il fiume era plumbeo; tutte le distanze uguali; e anche le schiere di creste bianche che si estendevano lontano erano cupamente ombreggiate dall'atmosfera scura e ricca attraverso la quale le loro sciamanti legioni marciavano. I tuoni erano costanti e assordanti; l'esplosione seguiva l'esplosione con intervalli insignificanti, e i boati diventavano costantemente più acuti, più alti di tono e più duri per l'orecchio; il fulmine era diligente quanto il tuono, e produceva effetti che incantavano l'occhio e inviavano estasi elettriche di misto diletto e apprensione, brividi lungo ogni nervo del corpo in una processione ininterrotta. La pioggia si riversava in un volume sorprendente; i tuoni assordanti scoppiavano sempre più vicini; il vento aumentava di furia e iniziava a strappare rami e cime degli alberi per farli volare via nello spazio; la timoneria iniziò a oscillare, a tendersi, a scricchiolare e ad ondeggiare, e io scesi nella stiva per vedere che ore fossero.

La gente si vanta molto dei temporali alpini; ma le tempeste che ho avuto la fortuna di vedere sulle Alpi non erano all'altezza di alcune che ho visto nella Valle del Mississippi. Potrei non aver visto le Alpi al loro meglio, naturalmente, e se possono battere il Mississippi, non lo desidero.

In questo viaggio verso monte vidi un piccolo isolotto (isola neonata) lungo mezzo miglio, che si era formato negli ultimi diciannove anni. Dato che c'era così tanto tempo libero che diciannove anni di esso potevano essere dedicati alla costruzione di un semplice isolotto, che bisogno c'era, in origine, di far correre questo intero globo in sei giorni? È probabile che, se si fosse preso più tempo fin dall'inizio, il mondo sarebbe stato fatto bene, e questo incessante migliorare e riparare non sarebbe necessario ora. Ma se affretti un mondo o una casa, sei quasi sicuro di scoprire, prima o poi, di aver tralasciato un isolotto, o un ripostiglio, o qualche altra piccola comodità, qua e là, che deve essere fornita, non importa quanto costo e quanto fastidio possa comportare.

Abbiamo avuto una successione di notti nere, risalendo il fiume, ed era osservabile che ogni volta che approdavamo, e inondavamo improvvisamente gli alberi con l'intenso bagliore della luce elettrica, si produceva sempre un curioso effetto: centinaia di uccelli affluivano istantaneamente dalle masse di fogliame verde lucente, e andavano a correre qua e là attraverso i raggi bianchi, e spesso un uccello canoro intonava e iniziava a cantare. Abbiamo giudicato che scambiassero questo superbo giorno artificiale per quello autentico. Abbiamo fatto un viaggio delizioso su quel piroscafo perfettamente ordinato, e ci è dispiaciuto che sia stato compiuto così rapidamente. Grazie alla diligenza e all'attività, siamo riusciti a scovare quasi tutti i vecchi amici. Uno mancava, però; è andato a ricevere la sua ricompensa, qualunque essa fosse, due anni fa. Ma ho scoperto tutto su di lui. Il suo caso mi ha aiutato a capire quanto possa essere duraturo l'effetto di un avvenimento molto insignificante. Quando era apprendista fabbro nel nostro villaggio, e io uno scolaro, un paio di giovani inglesi vennero in città e soggiornarono per un po'; e un giorno si agghindarono con vestiti regali a buon mercato e recitarono il combattimento con la spada del Riccardo III con energia maniacale e un chiasso prodigioso, in presenza dei ragazzi del villaggio. Questo apprendista fabbro era lì, e il veleno istrionico gli entrò nelle ossa. Questo rozzo, goffo, ignorante e ottuso bifolco era colpito dalla febbre del palcoscenico, in modo irrecuperabile. Scomparve, e poco dopo saltò fuori a St. Louis. Mi imbattei in lui lì, più tardi. Se ne stava pensieroso all'angolo di una strada, con la mano sinistra sull'anca, il pollice della destra a sostenere il mento, il viso chino e accigliato, il cappello a falde abbassato sulla fronte, immaginando di essere Otello o qualche personaggio simile, e immaginando che la folla che passava notasse il suo portamento tragico e ne fosse colpita.

Mi unii a lui e cercai di farlo scendere dalle nuvole, ma non ci riuscii. Tuttavia, mi informò casualmente, poco dopo, di essere un membro della compagnia teatrale del Walnut Street, e cercò di dirlo con indifferenza, ma l'indifferenza era sottile, e un'enorme esultanza traspariva attraverso di essa. Disse che aveva una parte nel Giulio Cesare, per quella sera, e che se fossi venuto l'avrei visto. Se fossi venuto! Dissi che non me lo sarei perso neanche se fossi morto.

Me ne andai stupito, dicendo a me stesso: 'Com'è strano! Abbiamo sempre pensato che questo tizio fosse uno sciocco; eppure, nel momento in cui arriva in una grande città, dove abbondano l'intelligenza e l'apprezzamento, il talento nascosto in questo misero tovagliolo viene immediatamente scoperto, prontamente accolto e onorato.'

Ma uscii dal teatro quella sera deluso e offeso; perché non avevo avuto nemmeno un'occhiata del mio eroe, e il suo nome non era nei cartelloni. Lo incontrai per strada la mattina dopo, e prima che potessi parlare, mi chiese:

'Mi hai visto?'

'No, non eri lì.'

Sembrò sorpreso e deluso. Disse:

'Sì, ero lì. Davvero. Ero un soldato romano.'

'Quale?'

'Perché non hai visto quei soldati romani che stavano lì dietro in fila, e a volte marciavano in processione intorno al palco?'

'Intendi l'esercito romano? Quei sei manovali in sandali con le camicie da notte, con scudi e elmi di latta, che marciavano in giro calpestandosi i talloni, guidati da un tizio tisico e dalle gambe a ragno vestito come loro?'

'Proprio quello! Proprio quello! Io ero uno di quei soldati romani. Ero il penultimo. Mezzo anno fa ero sempre l'ultimo; ma sono stato promosso.'

Bene, mi dissero che quel poveraccio rimase un soldato romano fino alla fine, per circa trentaquattro anni. A volte gli davano una 'parte parlata', ma non una complicata. Potevano fidarsi di lui per andare a dire: 'Mio signore, la carrozza attende', ma se si avventuravano ad aggiungere una frase o due, la sua memoria ne risentiva ed era probabile che mancasse il colpo. Eppure, povero diavolo, studiava pazientemente la parte di Amleto da più di trent'anni, e visse e morì nella convinzione che un giorno sarebbe stato invitato a recitarla!

E questo è ciò che è venuto fuori da quella fugace visita di quei giovani inglesi al nostro villaggio, secoli e secoli fa! Che nobili ferri di cavallo avrebbe potuto forgiare quest'uomo, se non fosse stato per quegli inglesi; e che inadeguato soldato romano ha fatto!

Un giorno o due dopo il nostro arrivo a St. Louis, stavo camminando lungo la Fourth Street quando un uomo dai capelli grigi ebbe una specie di sussulto mentre mi superava, poi si fermò, tornò indietro, mi ispezionò attentamente, con la fronte che si oscurava, e infine disse con profonda asprezza:

'Senti un po', hai già preso quel drink?'

Un maniaco, giudicai all'inizio. Ma in un lampo lo riconobbi. Feci uno sforzo per arrossire che mi tese ogni muscolo, e risposi nel modo più dolce e accattivante che potessi:

'Sono stato un po' lento, ma proprio in questo minuto sto arrivando al posto dove lo tengono. Vieni dentro e dammi una mano.'

Si addolcì e disse che se fosse stata una bottiglia di champagne sarebbe stato d'accordo. Disse di aver visto il mio nome sui giornali, e di aver messo da parte tutti i suoi affari per uscire, deciso a trovarmi o morire; e a costringermi a rispondere a quella domanda in modo soddisfacente, o uccidermi; sebbene la maggior parte della sua recente asprezza fosse stata piuttosto contraffatta che altro.

Questo incontro mi riportò alla mente le rivolte di St. Louis di circa trent'anni fa. Trascorsi una settimana lì, all'epoca, in una pensione, e avevo questo giovane come vicino di stanza attraverso il corridoio. Vedemmo alcuni combattimenti e uccisioni; e poi, una notte, andammo in un'armeria dove duecento giovani si erano incontrati, su chiamata, per essere armati e uscire contro i rivoltosi, sotto il comando di un militare. Facemmo esercitazioni fino a circa le dieci di sera; poi giunse la notizia che la folla era in forze nella parte bassa della città e stava travolgendo tutto. La nostra colonna si mosse immediatamente. Era una notte molto calda, e il mio moschetto era molto pesante. Marciammo e marciammo; e più ci avvicinavamo al teatro di guerra, più diventavo caldo e assetato. Ero dietro il mio amico; così, infine, gli chiesi di tenere il mio moschetto mentre uscivo a bere qualcosa. Poi deviai e tornai a casa. Non provavo alcuna preoccupazione per lui, naturalmente, perché sapevo che era così ben armato, ora, che poteva prendersi cura di sé senza alcun problema. Se avessi avuto dubbi al riguardo, avrei preso in prestito un altro moschetto per lui. Lasciai la città abbastanza presto la mattina dopo, e se questo uomo dai capelli grigi non avesse incontrato casualmente il mio nome sui giornali l'altro giorno a St. Louis, e non si fosse sentito spinto a cercarmi, avrei portato nella tomba un'incertezza straziante riguardo al fatto se fosse uscito sano e salvo dalle rivolte o meno. Avrei dovuto informarmi, trent'anni fa; lo so. E mi sarei informato, se avessi avuto i moschetti; ma, nelle circostanze, lui sembrava più attrezzato di me per condurre le indagini.

Un lunedì, vicino al periodo della nostra visita a St. Louis, il 'Globe-Democrat' uscì con un paio di pagine di statistiche domenicali, dalle quali risultava che 119.448 persone di St. Louis avevano assistito alle funzioni religiose del mattino e della sera il giorno prima, e 23.102 bambini avevano frequentato la scuola domenicale. Così 142.550 persone, su una popolazione totale della città di 400.000 abitanti, avevano rispettato il giorno religiosamente. Trovai queste statistiche, in forma condensata, in un telegramma dell'Associated Press, e le conservai. Rendono evidente che St. Louis si trovava in uno stato di grazia superiore a quello che avrebbe potuto vantare ai miei tempi. Ma ora che esamino attentamente le cifre, sospetto che il telegrafo le abbia mutilate. Non può essere che ci siano più di 150.000 cattolici in città; gli altri 250.000 devono essere classificati come protestanti. Su questi 250.000, secondo questo discutibile telegramma, solo 26.362 hanno frequentato la chiesa e la scuola domenicale, mentre su 150.000 cattolici, 116.188 sono andati a chiesa e scuola domenicale.

CAPITOLO 52

Un marchio bruciante

Tutt'a un tratto mi venne in mente il pensiero: 'Non ho cercato il signor Brown'.

Su quel testo desidero deviare dalla linea diretta del mio argomento, e fare una piccola escursione. Desidero rivelare un segreto che porto con me da nove anni, e che è diventato gravoso.

In una certa occasione, nove anni fa, avevo detto, con forte sentimento: 'Se mai vedrò di nuovo St. Louis, cercherò il signor Brown, il grande commerciante di grano, e gli chiederò il privilegio di stringergli la mano'.

L'occasione e le circostanze erano le seguenti. Un mio amico, un ecclesiastico, venne una sera e disse--

'Ho qui una lettera davvero notevole, che voglio leggervi, se ci riesco senza crollare. Devo però premettere alcune spiegazioni. La lettera è scritta da un ex ladro ed ex vagabondo di infime origini e umilissima estrazione, un uomo macchiato di crimini e immerso nell'ignoranza; ma, grazie a Dio, con una miniera d'oro puro nascosta dentro di sé, come vedrete. La sua lettera è indirizzata a un ladro di nome Williams, che sta scontando una pena di nove anni in un certo penitenziario di Stato per furto con scasso. Williams era un ladro particolarmente audace e ha esercitato quel mestiere per diversi anni; ma alla fine è stato catturato e incarcerato, in attesa di giudizio, in una città dove aveva fatto irruzione in una casa di notte, pistola alla mano, costringendo il proprietario a consegnargli 8.000 dollari in obbligazioni governative. Williams non era affatto una persona comune; era laureato all'Università di Harvard e proveniva da una buona famiglia del New England. Suo padre era un ecclesiastico. Mentre era in prigione, la sua salute iniziò a peggiorare e fu minacciato dalla tubercolosi. Questo fatto, insieme all'opportunità di riflessione offerta dall'isolamento, ebbe il suo effetto, il suo effetto naturale. Cadde in serie meditazioni; la sua educazione giovanile si riaffermò con forza e agì con profonda influenza sulla sua mente e sul suo cuore. Si lasciò alle spalle la vecchia vita e divenne un cristiano fervente. Alcune signore della città vennero a saperlo, lo visitarono e, con le loro parole incoraggianti, lo sostennero nei suoi buoni propositi e lo rafforzarono nel continuare la sua nuova vita. Il processo si concluse con la sua condanna a nove anni nel penitenziario di Stato, come ho detto prima. In prigione fece la conoscenza dello sventurato a cui ho accennato all'inizio del mio discorso, Jack Hunt, l'autore della lettera che sto per leggervi. Vedrete che la conoscenza portò i suoi frutti per Hunt. Quando la pena di Hunt ebbe termine, egli vagò fino a St. Louis; e da quel luogo scrisse la lettera a Williams. La lettera non andò oltre l'ufficio del direttore del carcere, naturalmente; ai prigionieri non è spesso permesso ricevere lettere dall'esterno. Le autorità carcerarie lessero questa lettera, ma non la distrussero. Non ebbero il coraggio di farlo. La lessero a diverse persone e alla fine finì nelle mani di quelle signore di cui ho parlato poco fa. L'altro giorno mi sono imbattuto in un mio vecchio amico, un ecclesiastico, che aveva visto questa lettera ed era pieno di entusiasmo. Il solo ricordo lo commosse a tal punto che non riuscì a parlarne senza che la voce gli tremasse. Mi promise di procurarmene una copia; ed eccola qui: una copia esatta, con tutte le imperfezioni dell'originale preservate. Contiene molte espressioni gergali, gergo dei ladri, ma il loro significato è stato inserito tra le righe, tra parentesi, dalle autorità carcerarie.'

St. Louis, 9 giugno 1872.

Signor W---- amico Charlie se posso chiamarti così: so che sei sorpreso di ricevere una lettera da me, ma spero che non ti arrabbierai per il fatto che ti scrivo. Voglio dirti il mio grazie per come mi hai parlato quando ero in prigione; mi ha portato a cercare di essere un uomo migliore; immagino che tu pensassi che non mi importasse nulla di quello che dicevi, e all'inizio non mi importava, ma sapevo che eri un uomo che aveva fatto grandi lavori con uomini buoni e non eri un ingenuo, né uno che chiacchiera, e tutti i ragazzi lo sapevano.

Di notte pensavo a quello che dicevi, e per questo ho smesso di imprecare mesi prima che la mia pena finisse, perché vedevo che non serviva a niente, comunque; il giorno in cui la mia pena è finita mi hai detto che se avessi dato un taglio alla vecchia vita (smettere di rubare) e vissuto onestamente per dei mesi, sarebbe stato il miglior lavoro che avessi mai fatto in vita mia. L'agente dello Stato mi ha dato un biglietto per venire qui, e sul treno ho pensato di più a quello che mi avevi detto, ma non mi ero deciso. Quando siamo arrivati a Chicago sui vagoni da lì a qui, ho sfilato il portafoglio a una vecchia;

(Le ho rubato il portafoglio) non avevo nemmeno finito di prenderlo che mi sono pentito di averlo fatto, perché un po' prima avevo deciso di essere un tipo onesto, per mesi sulla tua parola, ma l'ho dimenticato quando ho visto che il portafoglio era una presa facile; ma le sono rimasto vicino e quando è scesa dai vagoni in una stazione secondaria le ho detto, signora ha perso qualcosa. E lei si è accorta (scoperto) che il suo portafoglio non c'era più (andato); è questo, dico, restituendoglielo; beh se non sei onesto, dice lei, ma non ho avuto la faccia tosta di sopportare quel genere di discorsi, così l'ho lasciata in fretta. Quando sono arrivato qui mi erano rimasti 1 dollaro e 25 centesimi e non ho trovato lavoro per 3 giorni perché non sono abbastanza forte per fare il facchino su un battello a vapore (come marinaio di coperta); il pomeriggio del 3° giorno ho speso i miei ultimi 10 centesimi per dei biscotti (grandi biscotti di mare rotondi) e formaggio e mi sentivo piuttosto giù e stavo pensando che avrei dovuto ricominciare a fare il borseggiatore, quando ho pensato a quello che una volta avevi detto riguardo al fatto che un tizio dovrebbe invocare il Signore quando è nei guai, e ho pensato che avrei provato una volta comunque, ma quando ci ho provato mi sono bloccato all'inizio, e tutto quello che sono riuscito a dire è stato, Signore dai a un poveraccio la possibilità di rigare dritto per 3 mesi per amore di Cristo, amen; e continuavo a pensarci e a ripeterlo mentre camminavo; circa un'ora dopo ero sulla 4a strada e questo è quello che è successo ed è il motivo per cui sono dove sono ora e di cui ti parlerò prima di finire di scrivere. Mentre camminavo ho sentito un gran rumore e ho visto un cavallo scappare con una carrozza con dentro 2 bambini, e ho afferrato un pezzo di coperchio di cassa dal marciapiede e sono corso in mezzo alla strada, e quando il cavallo è arrivato l'ho colpito sulla testa più forte che potevo; l'asse si è spaccato in pezzi e il cavallo ha rallentato un po' e ho afferrato le redini e gli ho tirato giù la testa finché non si è fermato; il signore che ne era il proprietario è corso da me e non appena ha visto che i bambini stavano bene, mi ha stretto la mano e mi ha dato una banconota da 50 dollari, e il mio chiedere al Signore di aiutarmi mi è tornato in mente, ed ero così sbalordito che non riuscivo a mollare le redini né a dire nulla; ha visto che c'era qualcosa che non andava, e

tornando verso di me ha detto, ragazzo mio ti sei fatto male? E proprio in quel momento mi è venuto in mente di chiedergli lavoro; e gli ho chiesto di riprendersi la banconota e di darmi un impiego; dice lui, sali qui e parliamone, ma tieni i soldi; mi ha chiesto se sapevo occuparmi dei cavalli e ho detto di sì, perché bazzicavo le scuderie e spesso aiutavo a pulire e guidare i cavalli; mi ha detto che cercava un uomo per quel lavoro e che mi avrebbe dato 16 dollari al mese e vitto. Scommetti che ho colto l'occasione subito. Quella notte nella mia stanzetta sopra la scuderia sono rimasto a lungo a pensare alla mia vita passata e a quello che era appena successo e mi sono messo in ginocchio e ho ringraziato il Signore per il lavoro e di aiutarmi a rigare dritto, e di benedirti per avermi spinto a farlo, e la mattina dopo l'ho fatto di nuovo e mi sono preso dei vestiti nuovi (abiti) e una bibbia, perché ho deciso che dopo quello che il Signore aveva fatto per me avrei letto la bibbia ogni notte e ogni mattina, e gli avrei chiesto di tenere d'occhio me. Quando ero lì da circa una settimana il signor Brown (questo è il suo nome) è venuto nella mia stanza una sera e mi ha visto leggere la bibbia; mi ha chiesto se ero cristiano e gli ho detto di no; mi ha chiesto come mai leggevo la bibbia invece di giornali e libri; beh Charlie pensavo fosse meglio essere sincero fin dall'inizio, così gli ho raccontato tutto del mio periodo in prigione e di te, e di come avevo quasi rinunciato a cercare lavoro e di come il Signore mi avesse trovato quel posto quando glielo avevo chiesto; e l'unico modo che avevo per ripagarlo era leggere la bibbia e rigare dritto, e gli ho chiesto di darmi una possibilità per 3 mesi; mi ha parlato come un padre per molto tempo, e mi ha detto che potevo restare e allora mi sono sentito meglio di quanto avessi mai fatto in vita mia, perché avevo dato al signor Brown un buon inizio con me e ora non temevo che qualcuno mi facesse una soffiata (esponendo la mia vita passata) e mi cacciasse dal lavoro; la mattina dopo mi ha chiamato in biblioteca e mi ha fatto un altro discorso sincero, e mi ha consigliato di studiare un po' ogni giorno, e mi avrebbe aiutato per 1 o 2 ore ogni sera, e mi ha dato un libro di Aritmetica, uno di ortografia, uno di Geografia e uno di scrittura, e mi interroga ogni sera; mi lascia venire in casa per le preghiere ogni mattina, e mi ha fatto inserire in una classe della bibbia alla scuola domenicale che mi piace molto perché mi aiuta a capire meglio la mia bibbia.

Ora, Charlie, i 3 mesi onesti sono finiti 2 mesi fa, e come dicevi, è il miglior lavoro che abbia mai fatto in vita mia, e ne ho cominciato un altro dello stesso tipo subito, solo che è con l'aiuto di Dio che durerà per tutta la vita Charlie; ho scritto questa lettera per dirti che penso davvero che Dio abbia perdonato i miei peccati e ascoltato le tue preghiere, perché mi hai detto che avresti pregato per me; so che amo leggere la sua parola e raccontargli tutti i miei problemi e lui mi aiuta, lo so, perché ho molte possibilità di rubare ma non ne sento il bisogno come una volta e ora provo più piacere ad andare in chiesa che al teatro e non era così una volta; il nostro pastore e altri parlano spesso con me, e un mese fa volevano che mi unissi alla chiesa, ma ho detto di no, non ora, potrei sbagliarmi sui miei sentimenti, aspetterò un po', ma ora sento che Dio mi ha chiamato e la prima domenica di luglio mi unirò alla chiesa; caro amico vorrei poterti scrivere come mi sento, ma non ci riesco ancora; sai che ho imparato a leggere e scrivere mentre ero in prigione e non sono ancora arrivato al punto di scrivere come parlerei; so di non aver scritto tutte le parole giuste in questa e ci sono un sacco di altri errori ma mi scuserai lo so, perché sai che sono cresciuto in un poveritorio finché non sono scappato, e che non ho mai saputo chi fossero mio padre e mia madre e non conosco il mio vero nome, e spero che non ti arrabbierai con me, ma ho tanto diritto a un nome quanto a un altro e ho preso il tuo, perché so che tu non lo userai quando uscirai, e sei l'uomo che stimo di più al mondo; quindi spero che non ti arrabbierai; sto andando bene, metto 10 dollari al mese in banca con 25 dei 50 dollari; se mai ne vorrai un po' o tutti fammelo sapere, ed è tuo. Vorrei che tu mi lasciassi mandartene un po' adesso. Ti mando con questa una ricevuta per un anno di Littles Living Age, non sapevo cosa ti sarebbe piaciuto e l'ho detto al signor Brown e lui ha detto che pensava ti sarebbe piaciuto; vorrei essere vicino a te così potrei mandarti del cibo (rinfreschi) durante le feste; marcirebbe con questo tempo da qui, ma ti manderò un pacco al prossimo ringraziamento comunque; la settimana prossima il signor Brown mi prende nel suo negozio come portiere leggero e mi farà avanzare non appena ne saprò un po' di più; gestisce un grande granaio, all'ingrosso; ho dimenticato di parlarti della mia scuola di missione, la classe della scuola domenicale; la scuola è la domenica pomeriggio, ci sono andato due domeniche pomeriggio e ho raccattato sette ragazzini (bambini piccoli) e li ho convinti a venire. due di loro ne sapevano quanto me e li ho fatti mettere in una classe dove potessero imparare qualcosa. non ne so molto io stesso, ma siccome questi ragazzini non sanno leggere me la cavo bene con loro. mi assicuro che vengano andandoli a prendere ogni domenica un'ora prima della scuola, ho anche convinto 4 ragazze a venire. Di' a Mack e Harry di me, se verranno qui quando la loro pena sarà finita troverò loro un lavoro subito. spero che scuserai questa lunga lettera e tutti gli errori, vorrei poterti vedere perché non riesco a scrivere come parlerei; spero che il clima caldo stia facendo bene ai tuoi polmoni; avevo paura che quando sanguinavi saresti morto; porgi i miei rispetti a tutti i ragazzi e di' loro come sto andando; sto andando bene e tutti qui mi trattano con la massima gentilezza possibile; il signor Brown ti scriverà prima o poi; spero che un giorno tu mi scriva, questa lettera è dal tuo vero amico

C---- W----

che conosci come Jack Hunt.

Ti mando il biglietto da visita del signor Brown. Inviagli la mia lettera.

Ecco la vera eloquenza; un'eloquenza irresistibile; e senza alcuna grazia o ornamento ad aiutarla. Raramente sono stato così profondamente commosso da uno scritto. Il lettore si fermava, per tutto il tempo, con una voce incerta e spezzata; eppure aveva cercato di fortificare i propri sentimenti con diverse letture private della lettera prima di avventurarsi in compagnia. Si stava esercitando con me per vedere se c'era qualche speranza di riuscire a leggere il documento durante il suo incontro di preghiera con un controllo decente dei propri sentimenti. Il risultato non era promettente. Tuttavia, decise di rischiare; e lo fece. Arrivò alla fine in modo passabile; ma il suo pubblico crollò presto, e rimase in quello stato fino alla fine.

La fama della lettera si diffuse in tutta la città. Un confratello ecclesiastico venne, prese in prestito il manoscritto, lo inserì integralmente in un sermone, predicò il sermone a milletrecento persone una domenica mattina, e la lettera le annegò nelle loro stesse lacrime. Poi il mio amico lo inserì in un sermone e si presentò davanti alla sua congregazione della domenica mattina. Ottenne un altro trionfo. L'aula pianse come un sol uomo.

Il mio amico andò in vacanza estiva nelle regioni di pesca dei nostri vicini britannici del nord, e portò questo sermone con sé, dato che avrebbe potuto averne bisogno. Gli fu chiesto di predicare, un giorno. La chiesetta era piena. Tra le persone presenti c'erano il compianto dottor J. G. Holland, il compianto signor Seymour del 'New York Times', il signor Page, il filantropo e sostenitore della temperanza, e, credo, il senatore Frye, del Maine. La meravigliosa lettera fece il suo solito lavoro; tutte le persone furono commosse, tutte le persone piansero; le lacrime scorrevano in un flusso costante lungo le guance del dottor Holland, e quasi lo stesso si può dire per tutti coloro che erano lì. Il signor Page era così pieno di entusiasmo per la lettera che disse che non si sarebbe dato pace finché non avesse fatto un pellegrinaggio in quella prigione, e avesse parlato con l'uomo che era stato in grado di ispirare un compagno di sventura a scrivere un testo così prezioso.

Ah, quel disgraziato di Page! E un altro uomo. Se fossero stati solo a Gerico, quella lettera avrebbe risuonato in tutto il mondo e scosso tutti i cuori di tutte le nazioni per mille anni a venire, e nessuno avrebbe mai scoperto che era la più maledetta, sfacciata e ingegnosa frode e impostura che sia mai stata architettata per ingannare poveri mortali creduloni!

La lettera era una pura truffa, e questa è la verità. E a ben guardare, non aveva eguali tra le truffe. Era perfetta, rotonda, simmetrica, completa, colossale!

Il lettore lo scopre a questo punto; ma noi non lo scoprimmo se non qualche miglio e parecchie settimane dopo questa fase della faccenda. Il mio amico tornò dai boschi, e lui e altri ecclesiastici e missionari laici ricominciarono a inondare il pubblico con le loro lacrime e le lacrime del suddetto pubblico; chiesi con insistenza il permesso di stampare la lettera in una rivista e raccontare la storia lacrimevole dei suoi trionfi; un gran numero di persone ottenne copie della lettera, con il permesso di farle circolare per iscritto, ma non a stampa; copie furono inviate alle isole Sandwich e in altre regioni lontane.

Charles Dudley Warner era in chiesa, un giorno, quando la lettera logora fu letta e pianse sopra di essa. Alla porta della chiesa, in seguito, fece cadere un iceberg particolarmente freddo sulla schiena dell'ecclesiastico con la domanda:

'Sai che quella lettera è autentica?'

Fu il primo sospetto che fosse mai stato espresso; ma ebbe quell'effetto nauseante che i primi sospetti espressi contro il proprio idolo hanno sempre. Seguì qualche discussione:

'Perché... cosa dovrebbe farti sospettare che non sia autentica?'

'Niente che io sappia, eccetto che è troppo pulita, compatta, fluente e ben composta per una persona ignorante, una mano poco pratica. Penso sia stata fatta da un uomo istruito.'

L'artista letterario aveva individuato il meccanismo letterario. Se guardate la lettera ora, lo individuerete voi stessi; è osservabile in ogni riga.

Immediatamente l'ecclesiastico se ne andò, con questo seme di sospetto che germogliava in lui, e scrisse a un ministro residente nella città in cui Williams era stato incarcerato e convertito; chiese chiarimenti; e chiese anche se a una persona del settore letterario (cioè io) potesse essere permesso di stampare la lettera e raccontare la sua storia. Ricevette presto questa risposta:

Reverendo--------

MIO caro amico, riguardo a quella 'lettera del detenuto' non ci può essere alcun dubbio sulla sua autenticità. 'Williams', a cui fu scritta, giaceva nella nostra prigione e professava di essere stato convertito, e il Rev. Sig. ----, il cappellano, aveva grande fede nell'autenticità del cambiamento, tanta quanta se ne può avere in ogni caso simile.

La lettera fu inviata a una delle nostre signore, che è un'insegnante della scuola domenicale, inviata dallo stesso Williams, o dal cappellano del penitenziario di Stato, probabilmente. È stata molto infastidita da così tanta pubblicità, temendo che potesse sembrare una violazione della riservatezza, o essere un danno per Williams. Riguardo alla sua pubblicazione, non posso dare alcun permesso; anche se se i nomi e i luoghi fossero omessi, e specialmente se inviata fuori dal paese, penso che potresti assumerti la responsabilità e farlo.

È una lettera meravigliosa, che nessun genio cristiano, tanto meno uno non santificato, avrebbe mai potuto scrivere. Come prova dell'opera della grazia in un cuore umano, e in uno molto degradato e malvagio, dimostra la sua origine e rimprovera la nostra debole fede nella sua capacità di far fronte a qualsiasi forma di malvagità.

Il 'signor Brown' di St. Louis, qualcuno ha detto, era un uomo di Hartford. Tutti coloro che mandate da Hartford servono il loro Maestro altrettanto bene?

P.S. Williams è ancora nel penitenziario di Stato, a scontare una lunga pena, di nove anni, credo. È stato malato e minacciato dalla tubercolosi, ma non mi sono informato su di lui ultimamente. Questa signora di cui parlo corrisponde con lui, presumo, e sarà sicuramente pronta a prendersi cura di lui.

Questa lettera arrivò pochi giorni dopo essere stata scritta, e il valore del signor Williams salì di nuovo. Il sospetto spregevole del signor Warner fu deposto nella fredda, freddissima tomba, dove a quanto pareva apparteneva. Si trattava comunque di un sospetto basato su mere prove indiziarie; e quando si parla di prove indiziarie, si tratta di un campo vasto e di un gioco a cui possono partecipare in due: come testimonia quest'altra prova indiziaria, scoperta dallo scrivente della nota sopra citata, secondo cui "è una lettera meravigliosa, che nessun genio cristiano, tanto meno uno non santificato, avrebbe mai potuto scrivere".

Avevo ora il permesso di pubblicare, a patto di sopprimere nomi e luoghi e di far uscire il mio racconto dal paese. Scelsi quindi una rivista australiana come tramite, essendo abbastanza lontano dal paese, e mi misi al lavoro sul mio articolo. E i ministri rimisero in moto le pompe, usando la lettera per azionarne le leve.

Ma nel frattempo il Fratello Page si era dato da fare. Non aveva visitato il penitenziario, ma aveva inviato una copia dell'illustre lettera al cappellano di quell'istituzione, accompagnandola con — a quanto pare — delle richieste di informazioni. Ricevette una risposta, datata quattro giorni dopo l'epistola rassicurante dell'altro Fratello; e prima che il mio articolo fosse completo, finì nelle mie mani. L'originale è qui davanti a me, e lo allego. È piuttosto carico di prove indiziarie della specie più solida —

PENITENZIARIO STATALE, UFFICIO DEL CAPPELLANO, 11 luglio 1873.

Caro Fr. Page, — acclusa le invio la lettera che mi è stata gentilmente prestata. Temo che la sua autenticità non possa essere stabilita. Essa pretende di essere indirizzata a un prigioniero di questo luogo. Nessuna lettera del genere è mai giunta a un prigioniero qui. Tutte le lettere ricevute vengono lette attentamente dagli ufficiali del carcere prima di passare nelle mani dei detenuti, e una lettera simile non potrebbe passare inosservata. Inoltre, Charles Williams non è un uomo cristiano, ma un prodigo dissoluto e astuto, il cui padre è un ministro del vangelo. Il suo nome è un falso. Sono lieto di aver fatto la sua conoscenza. Sto preparando una conferenza sulla vita vista attraverso le sbarre della prigione, e mi piacerebbe tenerla nelle sue vicinanze.

E così finì quel piccolo dramma. Il mio povero articolo finì nel fuoco; poiché, sebbene i materiali per esso fossero ora più abbondanti e infinitamente più ricchi di quanto non fossero stati in precedenza, c'erano persone tutto intorno a me che, pur desiderando la pubblicazione poco prima, erano unanimi nel volerla sopprimere a questo stadio e in questa piega che aveva preso il gioco. Dicevano: "Aspetta, la ferita è ancora troppo fresca". Tutte le copie della famosa lettera, eccetto la mia, sparirono improvvisamente; e da quel momento in poi, nelle chiese ricominciò la solita vecchia siccità di un tempo. Di regola, la città ebbe un ampio sorriso per un po', ma c'erano luoghi in cui quel sorriso non appariva, e dove era pericoloso fare riferimento alla lettera dell'ex detenuto.

Una parola di spiegazione. "Jack Hunt", il sedicente autore della lettera, era una persona immaginaria. Il ladro Williams — laureato ad Harvard, figlio di un ministro — scrisse la lettera da sé, a sé stesso: la fece uscire di contrabbando dal carcere; la fece recapitare a persone che lo avevano sostenuto e incoraggiato nella sua conversione, dove sapeva che sarebbero accadute due cose: l'autenticità della lettera non sarebbe stata messa in dubbio o indagata; e il nocciolo della questione sarebbe stato notato, producendo un effetto prezioso: l'effetto, appunto, di avviare un movimento per ottenere la grazia per il signor Williams dal carcere.

Quel "nocciolo" è lanciato in modo così ingegnoso, così casuale, e subito lasciato lì nella coda della lettera, senza approfondimenti, che un lettore distratto non sospetterebbe mai che sia il cuore e l'essenza dell'epistola, se pure ci facesse caso. Questo è il "nocciolo" —

"spero che il tempo caldo stia facendo bene ai tuoi polmoni — temevo che quando sanguinavi saresti morto — porgi i miei rispetti", ecc.

Non c'è altro — solo un accenno fugace, senza insistervi sopra. Nondimeno, era inteso per un occhio che sarebbe stato pronto a coglierlo; ed era pensato per commuovere un cuore gentile affinché cercasse di ottenere la liberazione di un povero compagno riformato e purificato, giacente nella terribile morsa della tubercolosi.

Quando, nove anni fa, sentii leggere quella lettera per la prima volta, ebbi la sensazione che fosse la più straordinaria in cui mi fossi mai imbattuto. E mi scaldò talmente verso il signor Brown di St. Louis che dissi che se mai avessi visitato di nuovo quella città, avrei cercato quell'uomo eccellente e baciato l'orlo della sua veste, se fosse stata nuova. Ebbene, visitai St. Louis, ma non cercai il signor Brown; perché, ahimè! le indagini di tempo addietro avevano dimostrato che il benevolo Brown, come "Jack Hunt", non era una persona reale, ma una pura invenzione di quel talentuoso mascalzone, Williams — ladro, laureato ad Harvard, figlio di un ecclesiastico.

CAPITOLO 53

La casa della mia infanzia

IMBARCAMMO su uno dei veloci battelli della St. Louis and St. Paul Packet Company e iniziammo la risalita del fiume.

Quando, da ragazzo, vidi per la prima volta la foce del fiume Missouri, era ventidue o ventitré miglia sopra St. Louis, secondo la stima dei piloti; l'usura delle sponde l'ha spostata otto miglia più a valle da allora; e i piloti dicono che entro cinque anni il fiume taglierà attraverso e sposterà la foce altre cinque miglia più giù, il che la porterà entro dieci miglia da St. Louis.

Verso il calar della notte superammo la grande e fiorente città di Alton, Illinois; e prima dell'alba del mattino seguente la città di Louisiana, Missouri, un villaggio sonnolento ai miei tempi, ma ora un vivace centro ferroviario; del resto, tutte le città laggiù sono centri ferroviari, ora. Non riuscivo a riconoscere chiaramente il luogo. Mi sembrò strano, poiché quando mi ritirai dall'esercito confederato nel '61, mi ritirai verso la Louisiana in buon ordine; o almeno in ordine abbastanza buono per una persona che non aveva ancora imparato come ritirarsi secondo le regole della guerra e doveva affidarsi al genio nativo. Mi parve che, come primo tentativo di ritirata, non fosse venuto male. Non avevo fatto alcun avanzamento in tutta quella campagna che fosse minimamente paragonabile.

C'era un ponte ferroviario che attraversava il fiume, ben cosparso di luci splendenti, e fu uno spettacolo davvero bellissimo.

Alle sette del mattino raggiungemmo Hannibal, Missouri, dove ho trascorso la mia infanzia. Ne avevo avuto un'occhiata quindici anni fa, e un'altra sei anni prima, ma entrambe furono così brevi che a malapena contavano. L'unica idea della città che era rimasta nella mia mente era il ricordo di come l'avevo conosciuta quando la lasciai per la prima volta ventinove anni fa. Quell'immagine era ancora chiara e vivida come una fotografia. Misi piede a terra con la sensazione di chi ritorna da una generazione morta e sepolta. Avevo una sorta di percezione concreta di ciò che devono aver provato i prigionieri della Bastiglia quando uscivano e guardavano Parigi dopo anni di cattività, notando quanto curiosamente il familiare e l'estraneo si mescolassero davanti a loro. Vidi le nuove case — le vidi chiaramente — ma non intaccarono l'immagine più vecchia nella mia mente, poiché attraverso i loro mattoni e la loro malta solida vedevo le case scomparse, che un tempo sorgevano lì, con perfetta distinzione.

Era domenica mattina e tutti erano ancora a letto. Così attraversai le strade deserte, vedendo ancora la città com'era e non com'è, riconoscendo e stringendo metaforicamente la mano a cento oggetti familiari che non esistono più; e infine scalai l'Holiday's Hill per avere una visione d'insieme. L'intera città era distesa sotto di me allora, e potevo contrassegnare e fissare ogni località, ogni dettaglio. Naturalmente, fui alquanto commosso. Dissi: "Molte delle persone che conoscevo un tempo in questo tranquillo rifugio della mia infanzia sono ora in paradiso; alcuni, spero, si trovano nell'altro posto". Le cose intorno a me e davanti a me mi fecero sentire di nuovo un ragazzo — mi convinsero che ero di nuovo un ragazzo e che avevo semplicemente sognato un sogno insolitamente lungo; ma le mie riflessioni rovinarono tutto; poiché mi costrinsero a dire: "Vedo cinquanta vecchie case laggiù, in ognuna delle quali potrei entrare e trovare un uomo o una donna che era un neonato o non ancora nato quando notai quelle case l'ultima volta, o una nonna che a quel tempo era una giovane sposa in carne".

Da questo punto di osservazione, l'ampia vista su e giù per il fiume, e lontano sulle distese boschive dell'Illinois, è molto bella — una delle più belle sul Mississippi, penso; il che è un'osservazione azzardata da fare, poiché le ottocento miglia di fiume tra St. Louis e St. Paul offrono un'ininterrotta successione di immagini incantevoli. Può darsi che il mio affetto per quella in questione influenzi il mio giudizio a suo favore; non saprei dirlo. Non importa, era soddisfacentemente bella per me, e aveva questo vantaggio su tutti gli altri amici che stavo per salutare di nuovo: non aveva subito alcun cambiamento; era giovane, fresca, avvenente e graziosa come sempre; laddove, i volti degli altri sarebbero stati vecchi e segnati dalle campagne della vita, e contrassegnati dai loro dolori e sconfitte, e non mi avrebbero dato alcuno slancio dello spirito.

Un vecchio signore, fuori per una passeggiata mattutina, arrivò, e discutemmo del tempo, per poi passare ad altri argomenti. Non riuscivo a ricordare il suo volto. Disse di vivere qui da ventotto anni. Quindi era arrivato dopo il mio tempo, e non l'avevo mai visto prima. Gli feci varie domande; prima riguardo a un mio compagno della scuola domenicale — che fine aveva fatto?

"Si è laureato con lode in un college dell'Est, ha vagato nel mondo da qualche parte, non ha avuto successo in nulla, è uscito dalla conoscenza e dalla memoria anni fa, e si presume sia andato a rotoli."

"Era brillante e prometteva bene quando era un ragazzo."

"Sì, ma ciò che è accaduto è ciò che ne è stato di tutto quanto."

Chiesi di un altro ragazzo, in assoluto il più brillante della nostra scuola di villaggio quando ero ragazzo.

"Anche lui si è laureato con lode in un college dell'Est; ma la vita lo ha battuto in ogni battaglia, costantemente, ed è morto in uno dei Territori, anni fa, un uomo sconfitto."

Chiesi di un altro dei ragazzi brillanti.

"Lui ha successo, lo ha sempre avuto, e credo sempre lo avrà."

Chiesi di un giovane che venne in città per studiare una professione quando ero ragazzo.

"Passò a qualcos'altro prima di finire — passò dalla medicina alla legge, o dalla legge alla medicina — poi a qualche altra cosa nuova; se ne andò per un anno, tornò con una giovane moglie; iniziò a bere, poi a giocare d'azzardo dietro le porte; infine portò la moglie e i due figli piccoli a casa del padre di lei, e se ne andò in Messico; andò di male in peggio, e infine morì lì, senza un centesimo per comprarsi un sudario, e senza un amico che presenziasse al funerale."

"Peccato, perché era il giovane più bonario, allegro e speranzoso che ci fosse mai stato."

Feci il nome di un altro ragazzo.

"Oh, lui sta bene. Vive ancora qui; ha moglie e figli, e prospera."

Stesso verdetto riguardo ad altri ragazzi.

Feci il nome di tre scolarette.

"Le prime due vivono qui, sono sposate e hanno figli; l'altra è morta da tempo — non si è mai sposata."

Feci il nome, con emozione, di uno dei miei primi amori.

"Lei sta bene. È stata sposata tre volte; ha sepolto due mariti, divorziato dal terzo, e sento dire che si sta preparando a sposare un vecchio da qualche parte in Colorado. Ha figli sparsi qua e là, quasi dappertutto."

La risposta a molte altre domande fu breve e semplice —

"Ucciso in guerra."

Feci il nome di un altro ragazzo.

"Beh, ora, il suo caso è curioso! Non c'era un essere umano in questa città che non sapesse che quel ragazzo era un perfetto idiota; un perfetto tonto; proprio un asino stupido, come si suol dire. Tutti lo sapevano, e tutti lo dicevano. Beh, se quel ragazzo oggi non è il primo avvocato dello Stato del Missouri, io sono un democratico!"

"È così?"

"È proprio così. Le dico la verità."

"Come se lo spiega?"

"Spiegarselo? Non c'è modo di spiegarselo, se non che se mandi un dannato stupido a St. Louis, e non dici loro che è un dannato stupido, non lo scopriranno mai. C'è una cosa sicura: se avessi un dannato stupido saprei cosa farne: spedirlo a St. Louis; è il mercato più nobile del mondo per quel genere di proprietà. Beh, quando ti fermi a guardare il tutto, a rimuginarci e a pensarci su, non batte forse qualsiasi cosa tu abbia mai sentito?"

"Beh, sì, sembra proprio di sì. Ma non pensa che forse erano gli abitanti di Hannibal a sbagliarsi sul ragazzo, e non quelli di St. Louis?"

"Oh, sciocchezze! La gente qui lo conosce dalla culla — lo conoscevano cento volte meglio di quanto avrebbero potuto conoscerlo gli idioti di St. Louis. No, se ha dei dannati stupidi su cui vuole realizzare qualcosa, mi dia retta: li mandi a St. Louis."

Citai un gran numero di persone che avevo conosciuto in passato. Alcuni erano morti, alcuni se n'erano andati, alcuni avevano prosperato, alcuni erano finiti nel nulla; ma riguardo a una dozzina di loro, la risposta fu confortante:

"Prosperano, vivono ancora qui, la città è disseminata dei loro figli."

Chiesi della signorina ____.

"Morta nel manicomio tre o quattro anni fa; non ne è mai uscita da quando vi entrò; ed è sempre stata sofferente, per giunta; non ha mai riacquistato un briciolo della sua ragione."

Se diceva il vero, questa era davvero una pesante tragedia. Trentasei anni in un manicomio, affinché qualche giovane sciocco potesse divertirsi! Ero un ragazzino, a quel tempo; e vidi quelle giovani dame stordite arrivare in punta di piedi nella stanza dove la signorina ____ leggeva a mezzanotte alla luce di una lampada. La ragazza in testa alla fila indossava un sudario e una maschera di pasta, strisciò dietro la vittima, la toccò sulla spalla, e lei alzò lo sguardo e urlò, per poi cadere in convulsioni. Non si riprese dallo spavento, ma impazzì. Di questi tempi sembra incredibile che la gente credesse ai fantasmi solo così poco tempo fa. Ma lo facevano.

Dopo aver chiesto di altre persone che riuscivo a richiamare alla mente, chiesi infine di me stesso:

"Oh, lui ha avuto abbastanza successo; un altro caso di dannato stupido. Se lo avessero mandato a St. Louis, avrebbe avuto successo prima."

Fu con molta soddisfazione che riconobbi la saggezza di aver detto a questo candido gentiluomo, all'inizio, che il mio nome era Smith.

CAPITOLO 54

Passato e presente

Rimasto da solo, lassù, continuai a scegliere le vecchie case nella città lontana, richiamando i loro antichi abitanti dal passato ammuffito. Tra loro riconobbi subito la casa del padre di Lem Hackett (nome fittizio). Mi riportò indietro di più di una generazione in un istante, e mi fece approdare nel mezzo di un tempo in cui gli avvenimenti della vita non erano i risultati naturali e logici di grandi leggi generali, ma di ordini speciali, ed erano carichi di propositi molto precisi e distinti — in parte punitivi nell'intento, in parte ammonitori; e solitamente locali nell'applicazione.

Quando ero un ragazzino, Lem Hackett annegò — di domenica. Cadde da una chiatta vuota, dove stava giocando. Essendo carico di peccati, andò a fondo come un'incudine. Fu l'unico ragazzo del villaggio a dormire quella notte. Noi altri restammo tutti svegli, a pentirci. Non avevamo avuto bisogno dell'informazione, consegnata dal pulpito quella sera, che quello di Lem fosse un caso di giudizio speciale; lo sapevamo già. C'era un furioso temporale, quella notte, e infuriava ininterrottamente fino quasi all'alba. I venti soffiavano, le finestre sbattevano, la pioggia spazzava il tetto in strati battenti e, ai più brevi intervalli, il nero d'inchiostro della notte svaniva, le case dall'altra parte risplendevano bianche e accecanti per un istante vibrante, poi l'oscurità solida si richiudeva e seguiva un fragoroso colpo di tuono, che sembrava squarciare tutto nel vicinato in brandelli e schegge. Mi sedetti a letto tremando e sussultando, aspettando la distruzione del mondo, e aspettandomela. Per me non c'era nulla di strano o incongruo nel fatto che il cielo facesse un tale fracasso per Lem Hackett. Apparentemente era la cosa giusta e appropriata da fare. Non un dubbio entrò nella mia mente che tutti gli angeli fossero raggruppati insieme, a discutere del caso di questo ragazzo e a osservare il terribile bombardamento del nostro meschino villaggio con soddisfazione e approvazione. C'era una cosa che mi disturbava nel modo più serio; ed era il pensiero che questo concentrarsi dell'interesse celeste sul nostro villaggio non potesse mancare di attirare l'attenzione degli osservatori su persone tra noi che altrimenti avrebbero potuto sfuggire all'attenzione per anni. Sentivo di non essere solo una di quelle persone, ma proprio quella con maggiori probabilità di essere scoperta. Quella scoperta non poteva avere che un risultato: sarei finito nel fuoco con Lem prima che il freddo del fiume fosse stato debitamente riscaldato fuori di lui. Sapevo che questo sarebbe stato solo giusto ed equo. Aumentavo le probabilità contro me stesso ogni momento, provando un'amarezza segreta verso Lem per aver attirato questa fatale attenzione su di me, ma non potevo farci nulla: questo pensiero peccaminoso continuava a infestare il mio petto nonostante me. Ogni volta che il lampo balenava, trattenevo il respiro e giudicavo di essere spacciato. Nel mio terrore e nella mia miseria, meschinamente iniziai a suggerire altri ragazzi, e a menzionare atti loro che erano più malvagi dei miei, e che necessitavano particolarmente di punizione; e cercai di fingere a me stesso che stavo semplicemente facendo questo in modo casuale, e senza intenzione di deviare l'attenzione celeste verso di loro allo scopo di liberarmene io stesso. Con profonda sagacia misi queste menzioni nella forma di ricordi addolorati e finte suppliche rovesciate affinché i peccati di quei ragazzi potessero essere lasciati passare inosservati — "Forse si pentiranno". "È vero che Jim Smith ha rotto una finestra e ha mentito al riguardo, ma forse non intendeva fare del male. E sebbene Tom Holmes dica più parolacce di qualsiasi altro ragazzo del villaggio, probabilmente intende pentirsi, anche se non ha mai detto che lo farà. E mentre è un fatto che John Jones ha pescato un po' di domenica, una volta, non ha davvero preso nulla se non un solo piccolo e inutile pesce gatto; e forse non sarebbe stato così terribile se l'avesse ributtato in acqua, come dice di aver fatto, ma non l'ha fatto. Peccato che non si pentano di queste cose terribili, e forse lo faranno ancora."

Ma mentre cercavo vergognosamente di attirare l'attenzione su questi poveri ragazzi — che senza dubbio stavano dirigendo l'attenzione celeste verso di me nello stesso momento, sebbene non l'abbia mai sospettato — avevo sconsideratamente lasciato accesa la mia candela. Non era il momento di trascurare nemmeno le minime precauzioni. Non c'era occasione di aggiungere alcunché alle facilitazioni per attirare l'attenzione su di me; così spensi la luce.

Fu una lunga notte per me, e forse la più angosciante che abbia mai trascorso. Sopportai agonie di rimorso per peccati che sapevo di aver commesso, e per altri di cui non ero certo, ma ero sicuro che fossero stati segnati contro di me in un libro da un angelo che era più saggio di me e non affidava questioni così importanti alla memoria. Mi colpì, a poco a poco, che avevo commesso un errore molto sciocco e calamitoso, sotto un aspetto: senza dubbio non avevo solo reso certa la mia distruzione dirigendo l'attenzione su quegli altri ragazzi, ma avevo già compiuto la loro! Senza dubbio il fulmine li aveva stesi tutti morti nei loro letti a quest'ora! L'angoscia e lo spavento che questo pensiero mi diede fecero apparire le mie sofferenze precedenti insignificanti al confronto.

Le cose erano diventate davvero serie. Decisi di voltare pagina all'istante; decisi anche di unirmi alla chiesa il giorno seguente, se fossi sopravvissuto fino a vederne apparire il sole. Mi proposi di cessare di peccare in ogni sua forma e di condurre una vita elevata e irreprensibile per sempre dopo. Sarei stato puntuale in chiesa e alla scuola domenicale; avrei visitato i malati; avrei portato cesti di viveri ai poveri (semplicemente per adempiere alle condizioni regolamentari, sebbene sapessi che tra noi non c'era nessuno così povero che non mi avrebbe spaccato il cesto in testa per la fatica); avrei istruito gli altri ragazzi sulle vie del bene, e avrei accettato le conseguenti legnate con mansuetudine; sarei vissuto interamente di opuscoli religiosi; avrei invaso le osterie per mettere in guardia l'ubriacone – e infine, se fossi scampato al destino di coloro che diventano troppo buoni per vivere precocemente, sarei diventato un missionario.

La tempesta si placò verso l'alba e mi assopii gradualmente con un senso di gratitudine verso Lem Hackett per essere andato incontro alla sofferenza eterna in quel modo brusco, impedendo così un disastro assai più terribile: la mia stessa rovina.

Ma quando mi alzai ritemprato, di lì a poco, e scoprii che quegli altri ragazzi erano ancora vivi, ebbi la vaga sensazione che forse l'intera faccenda fosse stato un falso allarme; che tutto il tumulto fosse stato per conto di Lem e di nessun altro. Il mondo sembrava così luminoso e sicuro che non pareva esserci alcun reale motivo per voltare pagina. Rimasi un po' sottomesso, durante quel giorno, e forse il successivo; dopodiché, il mio proposito di riformarmi svanì lentamente dalla mia mente, e tornai a trascorrere un periodo tranquillo e confortevole, fino alla tempesta successiva.

Quella tempesta arrivò circa tre settimane dopo; e fu la più incomprensibile, per me, che avessi mai vissuto; perché nel pomeriggio di quel giorno, 'Dutchy' annegò. Dutchy frequentava la nostra scuola domenicale. Era un ragazzo tedesco che non aveva abbastanza sale in zucca da ripararsi dalla pioggia; ma era esasperantemente buono e dotato di una memoria prodigiosa. Una domenica si rese l'invidia di tutti i giovani e il chiacchiericcio di tutto l'ammirato villaggio, recitando tremila versetti delle Scritture senza mancarne una parola; poi se ne andò il giorno stesso e annegò.

Le circostanze conferirono alla sua morte una particolare solennità. Stavamo tutti facendo il bagno in un torrente fangoso che aveva una buca profonda, e in questa buca i bottai avevano affondato un mucchio di pali di noce americano verde per farli ammollare, a circa dodici piedi sott'acqua. Facevamo a gara a chi riusciva a stare sott'acqua più a lungo, tuffandoci. Riuscivamo a restare giù aggrappandoci ai pali dei cerchi. Dutchy ebbe un tale scarso successo che ogni volta che la sua testa appariva sopra l'acqua veniva accolto con risate e scherno. Alla fine sembrò ferito dagli insulti e ci pregò di restare fermi sulla riva, di essere onesti con lui e di fargli un conteggio sincero: "siate amichevoli e gentili solo per questa volta, e non contate male solo per il gusto di ridere di me". Ci scambiammo sguardi traditori e tutti dicemmo: "Va bene, Dutchy, procedi, faremo i bravi".

Dutchy si tuffò, ma i ragazzi, invece di cominciare a contare, seguirono l'esempio di uno di loro, corsero verso un cespuglio di more lì vicino e vi si nascondere dietro. Immaginavano l'umiliazione di Dutchy, quando fosse riemerso dopo uno sforzo sovrumano e avesse trovato il posto silenzioso e vuoto, senza nessuno lì ad applaudirlo. Erano "così pieni di risate" all'idea, che scoppiavano continuamente in risatine soffocate. Il tempo passava e, a un tratto, uno di quelli che sbirciavano tra i rovi disse con sorpresa:

"Ehi, non è ancora venuto su!"

Le risate cessarono.

"Ragazzi, è un tuffo spettacolare", disse uno.

"Non importa questo", disse un altro, "lo scherzo ai suoi danni è ancora meglio".

Ci fu ancora qualche osservazione, poi una pausa. Si smise di parlare e tutti iniziarono a scrutare tra i rampicanti. Dopo poco, i volti dei ragazzi cominciarono ad apparire inquieti, poi ansiosi, poi terrorizzati. Eppure non vi era alcun movimento nell'acqua placida. I cuori cominciarono a battere forte e i volti a impallidire. Scivolammo tutti fuori, silenziosamente, e ci fermammo sulla riva, con gli occhi inorriditi che vagavano dai volti l'uno dell'altro all'acqua.

"Qualcuno deve scendere a vedere!"

Sì, era ovvio; ma nessuno voleva quel compito macabro.

"Tiriamo a sorte!"

Così facemmo, con mani che tremavano talmente che non sapevamo quasi cosa stessimo facendo. La sorte toccò a me e scesi. L'acqua era così fangosa che non riuscivo a vedere nulla, ma tastai tra i pali e, dopo un po', afferrai un polso flaccido che non mi diede alcuna risposta; e se anche l'avesse fatto, non l'avrei saputo, lo lasciai andare con una tale improvvisa paura.

Il ragazzo era rimasto intrappolato tra i pali e si era impigliato lì, senza scampo. Fuggii in superficie e diedi la terribile notizia. Alcuni di noi sapevano che se il ragazzo fosse stato trascinato fuori subito avrebbe potuto forse essere rianimato, ma non ci pensammo mai. Non pensammo a nulla; non sapevamo cosa fare, così non facemmo nulla – se non che i ragazzi più piccoli piangevano pietosamente, e noi tutti ci infilammo freneticamente nei nostri vestiti, indossando quelli di chiunque ci capitasse a tiro, mettendoli solitamente al rovescio e sottosopra. Poi scappammo via e demmo l'allarme, ma nessuno di noi tornò indietro a vedere la fine della tragedia. Avevamo una cosa più importante a cui badare: volammo tutti a casa e non perdemmo un istante a prepararci per condurre una vita migliore.

La notte calò presto. Poi arrivò quella tempesta tremenda e assolutamente incomprensibile. Ero completamente stordito; non riuscivo a capirla. Mi sembrava che dovesse esserci un errore. Gli elementi erano scatenati e stridevano, sbattevano e divampavano nel modo più cieco e frenetico. Ogni coraggio e speranza mi abbandonarono, e il pensiero desolante continuava a fluttuare nel mio cervello: "Se un ragazzo che conosce tremila versetti a memoria non è soddisfacente, che possibilità c'è per chiunque altro?"

Naturalmente non misi mai in dubbio per un momento che la tempesta fosse per conto di Dutchy, o che lui o qualsiasi altro animale insignificante fosse degno di una tale maestosa dimostrazione dall'alto; la lezione che ne derivava era l'unica cosa che mi turbava; perché mi convinceva che se Dutchy, con tutte le sue perfezioni, non era un piacere, sarebbe stato vano per me voltare pagina, perché sarei infallibilmente caduto miseramente al di sotto di quel ragazzo, non importa quanto mi fossi sforzato. Tuttavia la voltai, quella pagina – una paura altamente istruita mi costrinse a farlo – ma i giorni seguenti di allegria e sole tornarono a infastidirmi, e nel giro di un mese ero tornato così indietro che di nuovo ero perso e a mio agio come sempre.

L'ora della colazione si avvicinava mentre rimuginavo su questi pensieri e richiamavo alla mente questi antichi accadimenti; così tornai al presente e scesi dalla collina.

Mentre attraversavo la città per andare verso l'albergo, vidi la casa che era stata la mia dimora quando ero ragazzo. Ai prezzi attuali, le persone che la occupano ora non valgono più di me; ma ai miei tempi non sarebbero valse meno di cinquecento dollari l'una. Sono gente di colore.

Dopo colazione, uscii di nuovo da solo, con l'intenzione di cercare qualcuna delle scuole domenicali e vedere come questa generazione di allievi potesse paragonarsi ai loro progenitori che si erano seduti con me in quei luoghi e che probabilmente mi avevano preso come modello – sebbene non me ne ricordi ora. Vicino alla piazza pubblica, ai miei tempi, c'era una chiesetta di mattoni malandata chiamata la "Vecchia Nave di Sion", che avevo frequentato come alunno della scuola domenicale; e trovai la località abbastanza facilmente, ma non la vecchia chiesa; era sparita e al suo posto c'era un nuovo edificio elegante e piuttosto allegro. Gli allievi erano vestiti meglio e avevano un aspetto migliore di quelli dei miei tempi; di conseguenza non somigliavano ai loro antenati; e di conseguenza non c'era nulla di familiare nei loro volti. Eppure, li contemplai con profondo interesse e struggente desiderio, e se fossi stato una ragazza avrei pianto; poiché erano la progenie, rappresentavano e occupavano i posti di ragazzi e ragazze alcuni dei quali avevo amato amare, e alcuni dei quali avevo amato odiare, ma tutti cari a me per l'una o l'altra ragione, tanti anni addietro – e, Signore, dove sono ora!

Ero potentemente commosso e sarei stato grato se mi fosse stato permesso di restare indisturbato a guardarli quanto volevo; ma un sovrintendente dalla testa calva, che era stato un mio compagno di scuola domenicale dai capelli biondi in quel posto nelle epoche passate, mi riconobbe, e io pronunciai un tumulto di sciocchezze selvagge a quei bambini per nascondere i pensieri che avevo dentro, e che non avrebbero potuto essere espressi senza un tradimento di sentimenti che sarebbe stato riconosciuto come non in carattere con me.

Fare discorsi senza preparazione non è un mio dono; ed ero risoluto a sottrarmi a qualsiasi nuova opportunità, ma nella scuola domenicale successiva e più grande mi ritrovai nelle retrovie dell'assemblea; così fui ben disposto a salire sulla piattaforma per un momento per il gusto di dare una buona occhiata agli scolari. Sul momento non riuscii a ricordare nessuno dei vecchi discorsi idioti con cui i visitatori erano soliti insultarmi quando ero alunno lì; e me ne rammaricai, poiché mi avrebbe dato il tempo e la scusa per indugiare lì e dare un'occhiata lunga e soddisfacente a quello che mi sento in libertà di definire uno schieramento di fresca giovinezza non paragonabile in un'altra scuola domenicale della stessa grandezza. Poiché parlai solo per avere la possibilità di ispezionare; e poiché inanellai spazzatura casuale esclusivamente per prolungare l'ispezione, giudicai decoroso confessare questi bassi motivi, e così feci.

Se il Ragazzo Modello fosse in una di queste scuole domenicali, non lo vidi. Il Ragazzo Modello dei miei tempi – non ne abbiamo mai avuto che uno – era perfetto: perfetto nelle maniere, perfetto nell'abbigliamento, perfetto nella condotta, perfetto nella pietà filiale, perfetto nella santità esteriore; ma in fondo era un saccente; e quanto al contenuto del suo cranio, avrebbe potuto scambiare il posto con il contenuto di una torta e nessuno ne avrebbe avuto danno eccetto la torta. L'irreprensibilità di questo individuo era un continuo rimprovero per ogni ragazzo del villaggio. Era l'ammirazione di tutte le madri e l'esecrazione di tutti i loro figli. Mi fu detto cosa ne divenne, ma siccome fu una delusione per me, non entrerò nei dettagli. Ebbe successo nella vita.

CAPITOLO 55

Una Vendetta e Altre Cose

DURANTE i miei tre giorni di permanenza in città, mi svegliavo ogni mattina con l'impressione di essere un ragazzo – perché nei miei sogni i volti erano di nuovo tutti giovani, e sembravano come erano apparsi nei vecchi tempi – ma andavo a letto vecchio di cent'anni, ogni notte – perché nel frattempo avevo visto quei volti così come sono ora.

Naturalmente subii qualche sorpresa, all'inizio, prima di essermi adattato al cambiato stato delle cose. Incontrai giovani donne che non sembravano essere cambiate affatto; ma si rivelarono essere le figlie delle giovani donne che avevo in mente – a volte le loro nipoti. Quando ti dicono che un'estranea di cinquant'anni è nonna, non c'è nulla di sorprendente; ma se, al contrario, è una persona che conoscevi da bambina, sembra impossibile. Ti dici: "Com'è possibile che una bambina sia nonna". Ci vuole un po' di tempo per accettare e realizzare il fatto che, mentre tu sei invecchiato, i tuoi amici non sono rimasti fermi, in quella faccenda.

Notai che i cambiamenti maggiori osservabili erano nelle donne, non negli uomini. Vidi uomini che trent'anni avevano cambiato solo leggermente; ma le loro mogli erano invecchiate. Erano donne buone; è molto logorante essere buone.

C'era un sellaio che desideravo vedere; ma se n'era andato. Morto, da tanti anni, dicevano. Una o due volte al giorno, il sellaio era solito correre lungo la strada, infilandosi il cappotto mentre andava; e allora tutti sapevano che stava arrivando un battello a vapore. Tutti sapevano, anche, che John Stavely non si aspettava nessuno con il battello – né alcun carico, neppure; e Stavely doveva sapere che tutti sapevano questo, tuttavia non faceva alcuna differenza per lui; gli piaceva sembrare a se stesso in attesa di centomila tonnellate di selle con questo battello, e così continuò per tutta la vita, godendosi di essere fedelmente sul posto per ricevere e rilasciare ricevuta per quelle selle, nel caso per miracolo fossero arrivate. Un giornale maligno di Quincy era solito riferirsi a questa città, per scherno, come "L'Approdo di Stavely". Stavely fu una delle mie prime ammirazioni; invidiavo la sua frenesia di affari immaginari, e la mostra che riusciva a farne, davanti agli stranieri, mentre volava lungo la strada lottando con il suo cappotto svolazzante.

Ma c'era un carpentiere che era il mio eroe principale. Era un gran bugiardo, ma io non lo sapevo; credevo a tutto ciò che diceva. Era un imbroglione romantico, sentimentale, melodrammatico, e il suo portamento mi impressionava con soggezione. Ricordo vividamente la prima volta che mi rese partecipe della sua fiducia. Stava piallando un'asse, e ogni tanto si fermava e sospirava profondamente; e occasionalmente mormorava frasi spezzate – confuse e non intelligibili – ma in mezzo a esse a volte scappava un'esclamazione che mi faceva rabbrividire e mi faceva bene: una era, "O Dio, è il suo sangue!" Sedevo sulla cassetta degli attrezzi e umilmente e con brivido lo ammiravo; perché giudicavo fosse pieno di crimini. Alla fine disse a bassa voce:

"Mio piccolo amico, sai mantenere un segreto?"

Dissi avidamente di sì.

"Uno oscuro e terribile?"

Lo soddisfeci su quel punto.

"Allora ti racconterò alcuni passaggi della mia storia; perché oh, devo sollevare la mia anima oppressa, o morirò!"

Mi ammonì ancora una volta a essere "silenzioso come la tomba"; poi mi disse di essere un "assassino dalle mani rosse". Posò la pialla, tese le mani davanti a sé, le contemplò tristemente e disse:

"Guarda – con queste mani ho tolto la vita a trenta esseri umani!"

L'effetto che ciò ebbe su di me fu un'ispirazione per lui, e si scatenò sul suo soggetto con interesse ed energia. Lasciò le generalizzazioni e scese nei dettagli, iniziò con il suo primo omicidio; lo descrisse, raccontò quali misure aveva preso per evitare sospetti; poi passò al suo secondo omicidio, al terzo, al quarto, e così via. Aveva sempre compiuto i suoi omicidi con un coltello bowie, e mi fece rizzare tutti i capelli estraendolo improvvisamente e mostrandomelo.

Al termine di questa prima seduta tornai a casa con sei dei suoi terribili segreti nel mio bagaglio, e li trovai di grande aiuto per i miei sogni, che erano stati pigri per un po'. Lo cercai ancora e ancora, nei miei sabati di vacanza; infatti passai l'estate con lui – tutta quella che era preziosa per me. I suoi fascini non diminuirono mai, poiché gettava qualcosa di fresco e stimolante, in fatto di orrore, in ogni omicidio successivo. Dava sempre nomi, date, luoghi – tutto. Questo di lì a poco mi permise di notare due cose: che aveva ucciso le sue vittime in ogni parte del globo, e che queste vittime si chiamavano sempre Lynch. La distruzione dei Lynch procedette serenamente, sabato dopo sabato, finché i trenta originali si moltiplicarono a sessanta – e altri ancora da sentire; allora la mia curiosità ebbe la meglio sulla mia timidezza, e chiesi come mai queste persone giustamente punite portassero tutte lo stesso nome.

Il mio eroe disse di non aver mai divulgato quel segreto oscuro a nessun essere vivente; ma sentiva di potersi fidare di me, e quindi avrebbe messo a nudo davanti a me la storia della sua vita triste e rovinata. Aveva amato una "troppo bella per la terra", e lei aveva ricambiato "con tutto il dolce affetto della sua natura pura e nobile". Ma aveva un rivale, un "volgare mercenario" di nome Archibald Lynch, che disse che la ragazza sarebbe stata sua, o avrebbe "tinto le sue mani nel sangue migliore del suo cuore". Il carpentiere, "innocente e felice nel giovane sogno d'amore", non diede peso alla minaccia, ma condusse la sua "cara dai capelli d'oro all'altare", e lì, i due furono fatti uno; lì anche, proprio mentre le mani del ministro erano tese in benedizione sulle loro teste, l'atto scellerato fu compiuto – con un coltello – e la sposa cadde cadavere ai piedi del marito. E cosa fece il marito? Estrasse quel coltello, e inginocchiandosi accanto al corpo della sua perduta, giurò di "consacrare la sua vita allo sterminio di tutta la feccia umana che porta l'odiato nome di Lynch".

Era quello. Aveva dato la caccia ai Lynch e li aveva massacrati, da quel giorno a oggi – vent'anni. Aveva sempre usato quello stesso coltello consacrato; con esso aveva assassinato la sua lunga schiera di Lynch, e con esso aveva lasciato sulla fronte di ogni vittima un segno particolare – una croce, profondamente incisa. Disse:

"La croce del Vendicatore Misterioso è conosciuta in Europa, in America, in Cina, nel Siam, ai Tropici, nei Mari Polari, nei deserti dell'Asia, in tutta la terra. Ovunque nelle parti più estreme del globo, un Lynch sia penetrato, lì è stata vista la Croce Misteriosa, e coloro che l'hanno vista hanno rabbrividito e detto: 'È il suo segno, è stato qui'. Hai sentito parlare del Vendicatore Misterioso – guardalo, perché davanti a te non sta una persona da meno! Ma attento – non respirare una parola ad alcuna anima. Sii silenzioso e attendi. Una mattina questa città accorrerà sbalordita a vedere un cadavere sanguinante; sulla sua fronte si vedrà il segno terribile, e gli uomini tremeranno e sussurreranno: 'È stato qui – è il segno del Vendicatore Misterioso!' Tu verrai qui, ma io sarò svanito; non mi vedrai mai più".

Questo asino aveva letto il 'Jibbenainosay', senza dubbio, e si era fatto svuotare la povera testa romantica; ma siccome non avevo ancora visto il libro allora, presi le sue invenzioni per verità, e non sospettai che fosse un plagiario.

Tuttavia, avevamo un Lynch che viveva in città; e più riflettevo sul suo destino imminente, più non riuscivo a dormire. Sembrava il mio chiaro dovere salvarlo, e un dovere ancora più chiaro e importante trovare un po' di sonno per me stesso, così alla fine mi azzardai ad andare dal signor Lynch e dirgli cosa stava per succedergli – sotto stretto riserbo. Gli consigliai di "fuggire", e certamente mi aspettavo che lo facesse. Ma rise di me; e non si fermò lì; mi condusse nella bottega del carpentiere, fece al carpentiere una lezione beffarda e sprezzante sulle sue sciocche pretese, lo schiaffeggiò, lo fece mettere in ginocchio a implorare – poi se ne andò e mi lasciò a contemplare la rovina economica e pietosa di quello che, ai miei occhi, era stato poco prima un eroe maestoso e incomparabile.

Il carpentiere sbraitò, fece roteare il suo coltello e condannò questo Lynch nel suo solito stile vulcanico, la grandezza delle sue parole fatali non diminuita; ma fu tutto sprecato su di me; non era più un eroe per me, ma solo un povero, sciocco, smascherato ciarlatano. Mi vergognavo di lui e mi vergognavo di me stesso; non provai più alcun interesse per lui e non andai mai più nella sua bottega. Fu una grave perdita per me, perché era il più grande eroe che avessi mai conosciuto. Il tizio doveva avere un certo talento; perché alcuni dei suoi omicidi immaginari erano descritti così vividamente e drammaticamente che ne ricordo ancora tutti i dettagli.

Gli abitanti di Hannibal non sono cambiati più della città stessa. Non è più un villaggio; è una città, con un sindaco, un consiglio, l'acquedotto e probabilmente un debito. Conta quindicimila abitanti, è un luogo fiorente ed energico ed è asfaltato come il resto dell'ovest e del sud, dove una strada ben pavimentata e un buon marciapiede sono cose così raramente viste che si stenta a crederci quando li si vede. Le solite sei ferrovie fanno capo a Hannibal ora, e c'è una nuova stazione che è costata centomila dollari. Ai miei tempi la città non aveva alcuna specialità, né alcuno splendore commerciale; il piroscafo giornaliero di solito sbarcava un passeggero e comprava un pesce gatto, per poi ripartire con un altro passeggero e un cappello pieno di merci; ma ora è cresciuto un enorme commercio di legname e un vasto commercio eterogeneo ne è uno dei risultati. Un sacco di denaro passa di mano da quelle parti ora.

Bear Creek — così chiamato, forse, perché era sempre particolarmente privo di orsi — è nascosto alla vista ora, sotto isole e continenti di legname accatastato, e nessuno tranne un esperto può trovarlo. Ero solito annegarci dentro ogni estate regolarmente, per poi essere ripescato, svuotato e rimesso in funzione da qualche nemico occasionale; ma non ne è rimasto abbastanza di non occupato ora per affogare una persona. Ai suoi tempi era un famoso focolaio di brividi e febbre. Ricordo un'estate in cui tutti in città presero questa malattia contemporaneamente. Molti camini furono abbattuti e tutte le case furono così scosse che la città dovette essere ricostruita. L'abisso o gola tra Lover's Leap e la collina a ovest di esso è ritenuto dagli scienziati essere stato causato dall'azione glaciale. Questo è un errore.

C'è un'interessante caverna a un miglio o due sotto Hannibal, tra i dirupi. Mi sarebbe piaciuto rivisitarla, ma non ne ho avuto il tempo. Ai miei tempi, la persona che allora ne era proprietaria la trasformò in un mausoleo per sua figlia, di quattordici anni. Il corpo di questa povera bambina fu messo in un cilindro di rame pieno di alcol, e questo fu sospeso in uno dei tristi viali della grotta. La parte superiore del cilindro era rimovibile; e si diceva che fosse una cosa comune per l'ordine più basso di turisti trascinare il volto morto in vista, esaminarlo e commentarlo.

CAPITOLO 56

Una questione di legge

IL macello è sparito dalla foce di Bear Creek e così pure la piccola prigione (o 'calaboose') che un tempo sorgeva nelle vicinanze. Un cittadino ha chiesto: 'Ti ricordi quando Jimmy Finn, l'ubriacone della città, fu bruciato vivo nel calaboose?'

Osserva, ora, come la storia venga contaminata, attraverso il trascorrere del tempo e l'aiuto della cattiva memoria degli uomini. Jimmy Finn non fu bruciato nel calaboose, ma morì di morte naturale in una vasca per la concia, per una combinazione di delirium tremens e combustione spontanea. Quando dico morte naturale, intendo che era una morte naturale per Jimmy Finn. La vittima del calaboose non era un cittadino; era un povero straniero, un vagabondo innocuo zuppo di whisky. Ne so più io del suo caso di chiunque altro; ne sapevo troppo, in quel giorno lontano, per apprezzare il parlarne. Quel vagabondo vagava per le strade una sera fredda, con una pipa in bocca, e supplicava per un fiammifero; non ottenne né fiammiferi né cortesia; al contrario, una truppa di cattivi ragazzini lo seguì in giro divertendosi a tormentarlo e infastidirlo. Io diedi una mano; ma alla fine, qualche appello che il viandante fece per avere clemenza, accompagnandolo con un patetico riferimento alla sua condizione derelitta e senza amici, toccò quel senso di vergogna e quel rimasuglio di rettitudine che mi erano rimasti, e andai via a procurargli dei fiammiferi, per poi filarmene a casa e a letto, pesantemente gravato nella coscienza e poco sollevato nello spirito. Un'ora o due dopo, l'uomo fu arrestato e rinchiuso nel calaboose dal maresciallo — nome altisonante per un agente di polizia, ma quello era il suo titolo. Alle due del mattino, le campane della chiesa suonarono a martello e tutti uscirono, naturalmente — io insieme al resto. Il vagabondo aveva usato i suoi fiammiferi in modo disastroso: aveva dato fuoco al suo letto di paglia e il rivestimento di quercia della stanza aveva preso fuoco. Quando raggiunsi il luogo, duecento uomini, donne e bambini stavano ammassati insieme, pietrificati dall'orrore, e fissavano le finestre sbarrate della prigione. Dietro le sbarre di ferro, tirandole freneticamente e gridando aiuto, c'era il vagabondo; sembrava un oggetto nero stagliato contro un sole, tanto era bianca e intensa la luce alle sue spalle. Quel maresciallo non si riusciva a trovare, e lui aveva l'unica chiave. Un ariete fu improvvisato rapidamente, e il tuono dei suoi colpi sulla porta ebbe un suono così incoraggiante che gli spettatori scoppiarono in urla selvagge, convinti che la misericordiosa battaglia fosse vinta. Ma non fu così. Le travi erano troppo forti; non cedettero. Si disse che la stretta mortale dell'uomo tenesse ancora saldamente le sbarre dopo che fu morto; e che in quella posizione le fiamme lo avvolsero e lo consumarono. Di questo, non ne so nulla. Ciò che fu visto dopo che riconobbi il volto che implorava attraverso le sbarre fu visto da altri, non da me.

Vidi quel volto, in quella situazione, ogni notte per molto tempo dopo; e mi credetti colpevole della morte di quell'uomo come se gli avessi dato i fiammiferi apposta affinché potesse bruciarsi vivo con essi. Non ebbi dubbio che sarei stato impiccato se il mio legame con quella tragedia fosse venuto a galla. Gli avvenimenti e le impressioni di quel tempo sono bruciati nella mia memoria, e lo studio di essi mi intrattiene ora tanto quanto essi stessi mi tormentavano allora. Se qualcuno parlava di quella macabra faccenda, ero tutto orecchi in un momento, e all'erta per ascoltare cosa potesse essere detto, perché temevo sempre e mi aspettavo di scoprire di essere sospettato; e così fine e delicata era la percezione della mia coscienza colpevole, che spesso rilevava sospetto nelle osservazioni più prive di scopo, e negli sguardi, nei gesti, nei bagliori degli occhi che non avevano alcun significato, ma che mi mandavano via tremante in un panico di paura, esattamente allo stesso modo. E quanto mi rendeva malato quando qualcuno lasciava cadere, per quanto distrattamente e privo di intenzione, l'osservazione che 'l'assassino viene sempre fuori!' Per un ragazzo di dieci anni, portavo un carico piuttosto pesante.

Per tutto questo tempo stavo beatamente dimenticando una cosa: il fatto che ero un parlatore inveterato nel sonno. Ma una notte mi svegliai e trovai il mio compagno di letto — il mio fratello minore — seduto a letto che mi contemplava alla luce della luna. Dissi:

'Che succede?'

'Parli così tanto che non riesco a dormire.'

Assunsi una posizione seduta in un istante, con i reni in gola e i capelli dritti.

'Che cosa ho detto? Presto — sputa il rospo — che cosa ho detto?'

'Niente di che.'

'È una bugia — sai tutto.'

'Tutto riguardo a cosa?'

'Lo sai bene abbastanza. Riguardo a quello.'

'Riguardo a cosa? — Non so di cosa tu stia parlando. Penso che tu sia malato o pazzo o qualcosa del genere. Ma comunque, sei sveglio, e io dormirò finché ne ho l'occasione.'

Si addormentò e io rimasi lì in un sudore freddo, rigirando questo nuovo terrore nel caos vorticoso che fungeva da mia mente. Il peso del mio pensiero era: quanto ho divulgato? Quanto sa? — che tormento è questa incertezza! Ma a poco a poco sviluppai un'idea — avrei svegliato mio fratello e lo avrei sondato con un caso suppositizio. Lo scossi e dissi:

'Supponi che un uomo venga da te ubriaco —'

'È sciocco — io non mi ubriaco mai.'

'Non intendo te, idiota — intendo l'uomo. Supponi che un uomo venga da te ubriaco, e chieda in prestito un coltello, o un tomahawk, o una pistola, e tu ti dimentichi di dirgli che era carica, e —'

'Come potresti caricare un tomahawk?'

'Non intendo il tomahawk, e non ho detto il tomahawk; ho detto la pistola. Ora non continuare a interrompere in quel modo, perché questa è una cosa seria. C'è stato un uomo ucciso.'

'Cosa! in questa città?'

'Sì, in questa città.'

'Beh, continua — non dirò una sola parola.'

'Beh, allora, supponi che tu ti sia dimenticato di dirgli di fare attenzione, perché era carica, e lui se n'è andato e si è sparato con quella pistola — giocandoci, sai, e probabilmente facendolo per sbaglio, essendo ubriaco. Beh, sarebbe omicidio?'

'No — suicidio.'

'No, no. Non intendo il suo atto, intendo il tuo: saresti un assassino per avergli fatto avere quella pistola?'

Dopo una profonda riflessione arrivò questa risposta:

'Beh, penserei di essere colpevole di qualcosa — forse omicidio — sì, probabilmente omicidio, ma non lo so bene.'

Questo mi rese molto a disagio. Tuttavia, non era un verdetto decisivo. Avrei dovuto esporre il caso reale — non sembrava esserci altro modo. Ma lo avrei fatto con cautela, e tenendo d'occhio eventuali effetti sospetti. Dissi:

'Stavo supponendo un caso, ma sto arrivando a quello reale ora. Sai come l'uomo è arrivato a essere bruciato vivo nel calaboose?'

'No.'

'Non hai la minima idea?'

'Niente affatto.'

'Giuri che non ne hai?'

'Sì, giuro.'

'Beh, la faccenda è andata così. L'uomo voleva dei fiammiferi per accendere la pipa. Un ragazzo gliene ha procurati alcuni. L'uomo ha dato fuoco al calaboose con quei fiammiferi, e si è bruciato vivo.'

'È così?'

'Sì, lo è. Ora, quel ragazzo è un assassino, pensi?'

'Fammi pensare. L'uomo era ubriaco?'

'Sì, era ubriaco.'

'Molto ubriaco?'

'Sì.'

'E il ragazzo lo sapeva?'

'Sì, lo sapeva.'

Ci fu una lunga pausa. Poi arrivò questo pesante verdetto:

'Se l'uomo era ubriaco, e il ragazzo lo sapeva, il ragazzo ha assassinato quell'uomo. Questo è certo.'

Deboli, nauseanti sensazioni strisciarono lungo tutte le fibre del mio corpo, e mi sembrò di sapere come si sente una persona che sente pronunciare la sua condanna a morte dal banco. Aspettai di sentire cosa avrebbe detto dopo mio fratello. Credevo di sapere cosa sarebbe stato, e avevo ragione. Disse:

'Conosco il ragazzo.'

Non avevo nulla da dire; quindi non dissi nulla. Semplicemente rabbrividii. Poi aggiunse:

'Sì, prima che tu finissi di raccontare la cosa, sapevo perfettamente chi fosse il ragazzo; era Ben Coontz!'

Uscii dal mio collasso come chi risorge dai morti. Dissi, con ammirazione:

'Perché, come diavolo hai fatto a indovinarlo?'

'L'hai detto nel sonno.'

Dissi a me stesso: 'Com'è splendido! Questa è un'abitudine che deve essere coltivata.'

Mio fratello continuò innocentemente:

'Quando parlavi nel sonno, continuavi a mormorare qualcosa riguardo a "fiammiferi", di cui non riuscivo a capire nulla; ma proprio ora, quando hai iniziato a raccontarmi dell'uomo, del calaboose e dei fiammiferi, mi sono ricordato che nel sonno hai menzionato Ben Coontz due o tre volte; così ho messo insieme i pezzi, vedi, e subito ho saputo che era Ben quello che ha bruciato vivo quell'uomo.'

Lodai la sua sagacia in modo effusivo. Poco dopo chiese:

'Lo consegnerai alla legge?'

'No,' dissi; 'credo che questa sarà una lezione per lui. Terrò d'occhio lui, ovviamente, perché questo è giusto; ma se si ferma dov'è e si ravvede, non si dirà mai che l'ho tradito.'

'Come sei buono!'

'Beh, cerco di esserlo. È tutto ciò che una persona può fare in un mondo come questo.'

E ora, essendo il mio peso spostato su altre spalle, i miei terrori svanirono presto.

Il giorno prima di lasciare Hannibal, una cosa curiosa cadde sotto la mia attenzione — la sorprendente estensione che il tempo longitudinale subisce lì. L'ho imparato da uno dei più umili degli uomini — il cocchiere di colore di un mio amico, che vive a tre miglia dalla città. Doveva passare a prendermi al Park Hotel alle 7:30 di sera, e portarmi fuori. Ma mancò l'appuntamento di parecchio — non arrivò fino alle dieci. Si scusò dicendo:

'Il tempo è quasi un'ora e mezza più lento in campagna che in città; arriverà in tempo, capo. A volte usciamo presto per andare in chiesa, la domenica, e arriviamo lì proprio nel bel mezzo del sermone. Differenza di tempo. Uno non può fare calcoli a riguardo.'

Avevo perso due ore e mezza; ma avevo imparato un fatto che ne valeva quattro.

CAPITOLO 57

Un arcangelo

DA St. Louis verso nord ci sono tutti i segni vivificanti della presenza di popolazioni attive, energiche, intelligenti, prospere e pratiche del diciannovesimo secolo. La gente non sogna, lavora. Il risultato felice è manifesto ovunque nell'aspetto esteriore sostanziale delle cose, e nei suggerimenti di vita sana e comfort che appaiono dappertutto.

Quincy è un esempio notevole — una città vivace, bella, ben ordinata; e ora, come in passato, interessata all'arte, alle lettere e ad altre cose elevate.

Ma Marion City è un'eccezione. Marion City è tornata indietro in un modo inspiegabile. Questa metropoli prometteva così bene che i progettisti aggiunsero 'città' al suo nome fin dall'inizio, con piena fiducia; ma fu una cattiva profezia. Quando vidi per la prima volta Marion City, trentacinque anni fa, conteneva una strada e quasi o proprio sei case. Ora contiene una sola casa, e questa, in stato di rovina, si sta preparando a seguire le precedenti cinque nel fiume. Senza dubbio Marion City era troppo vicina a Quincy. Aveva un altro svantaggio: era situata in un fondovalle di fango piatto, sotto il livello di alta marea, mentre Quincy sorge in alto sul pendio di una collina.

All'inizio Quincy aveva l'aspetto e le abitudini di una città modello del New England: e queste le ha ancora: strade larghe e pulite, abitazioni e giardini curati e ordinati, belle dimore, imponenti isolati di edifici commerciali. E ci sono ampi terreni per fiere, un parco ben tenuto e molte strade attraenti; biblioteca, sale di lettura, un paio di college, alcune belle e costose chiese, e un grandioso tribunale, con giardini che occupano un isolato. La popolazione della città è di trentamila abitanti. Ci sono alcune grandi fabbriche qui, e la produzione, di molti tipi, è fatta su larga scala.

La Grange e Canton sono città in crescita, ma ho mancato Alexandria; mi è stato detto che era sott'acqua, ma che sarebbe riemersa in estate.

Keokuk era facilmente riconoscibile. Ci ho vissuto nel 1857 — un anno straordinario lì per quanto riguarda le questioni immobiliari. Il 'boom' fu qualcosa di meraviglioso. Tutti compravano, tutti vendevano — eccetto vedove e predicatori; loro tengono sempre duro; e quando la marea si ritira, rimangono a bocca asciutta. Qualsiasi cosa avesse le sembianze di un lotto cittadino, non importa come fosse situato, era vendibile, e a una cifra che sarebbe stata ancora alta se il terreno fosse stato ricoperto di banconote da un dollaro.

La città ha una popolazione di quindicimila abitanti ora, e sta progredendo con una crescita sana. Era notte, e non potevamo vedere i dettagli, il che ci dispiaceva, perché Keokuk ha la reputazione di essere una bella città. Era piacevole viverci molto tempo fa, e senza dubbio è progredita, non regredita, sotto questo aspetto.

Un'opera imponente che era in corso ai miei tempi è finita ora. Si tratta del canale sopra le rapide. È lungo otto miglia, largo trecento piedi, e non è in nessun punto profondo meno di sei piedi. La sua muratura è del tipo maestoso di cui di solito si occupa il Dipartimento della Guerra, e durerà come un acquedotto romano. L'opera è costata quattro o cinque milioni.

Dopo un'ora o due trascorse con vecchi amici, siamo ripartiti verso il fiume. Keokuk, molto tempo fa, era un occasionale luogo di ritrovo di quel genio irregolare, Henry Clay Dean. Credo di non averlo mai visto che una volta; ma si parlava molto di lui quando vivevo lì. Ecco cosa si diceva di lui:

Iniziò la vita povero e senza istruzione. Ma si istruì da solo — sui marciapiedi di Keokuk. Si sedeva su un marciapiede con il suo libro, incurante o ignaro del chiasso del commercio e del calpestio delle folle che passavano, e si immergeva nei suoi studi per ore, senza mai cambiare posizione se non per tirare dentro le ginocchia di tanto in tanto per lasciare passare un carro senza ostacoli; e quando il suo libro era finito, il suo contenuto, per quanto astruso, era stato impresso nella sua memoria, ed era un suo possesso permanente. In questo modo acquisì un vasto tesoro di ogni sorta di sapere, e lo aveva archiviato nella sua testa dove poteva mettere la sua mano intellettuale ogni volta che ne aveva bisogno.

I suoi vestiti non differivano in nulla da quelli di un 'topo di molo', tranne che erano più logori, più male assortiti e disarmonici (e quindi più stravagantemente pittoreschi), e diversi strati più sporchi. Nessuno avrebbe potuto dedurre la mente superiore in cima a quell'edificio dall'edificio stesso.

Era un oratore — per natura in primo luogo, e poi per l'addestramento dell'esperienza e della pratica. Quando era fuori per una campagna elettorale, il suo nome era una calamita che attirava gli agricoltori verso il suo ceppo da cinquanta miglia di distanza. Il suo tema era sempre la politica. Non usava appunti, perché un vulcano non ha bisogno di appunti. Nel 1862, un figlio del defunto illustre cittadino di Keokuk, il signor Claggett, mi diede questo aneddoto riguardante Dean:

Il sentimento di guerra era alle stelle a Keokuk (nel '61), e un grande comizio doveva tenersi in un certo giorno nel nuovo Athenaeum. Un illustre straniero doveva rivolgersi alla platea. Dopo che l'edificio era stato riempito fino alla sua massima capacità con persone di entrambi i sessi che sudavano, il palco rimaneva ancora vuoto — l'illustre straniero non era riuscito a arrivare. La folla divenne impaziente, e a poco a poco indignata e ribelle. Proprio in quel momento un direttore angosciato scoprì Dean su un marciapiede, gli spiegò il dilemma, gli tolse il libro di mano, lo spinse nell'edificio dal retro e gli disse di correre sul palco e salvare il suo paese.

Poco dopo un silenzio improvviso cadde sul pubblico brontolante, e gli occhi di tutti cercarono un unico punto — l'ampio, vuoto, spoglio palco. Una figura apparve lì il cui aspetto era familiare a malapena a una dozzina di persone presenti. Era lo spaventapasseri Dean — in scarpe consumate, giù di tallone; calzini di colori dispari, anch'essi 'giù'; pantaloni danneggiati, reliquie dell'antichità, e di gran lunga troppo corti, esponendo alcuni centimetri di caviglia nuda; un gilet sbottonato, anch'esso troppo corto, ed esponendo una zona di biancheria sporca e stropicciata tra esso e la cintura; camicia aperta sul petto; lungo fazzoletto nero, avvolto attorno al collo come una benda; giacca blu corta, che arrivava fino alla base della schiena, con maniche che lasciavano quattro pollici di avambraccio non protetti; piccolo berretto da soldato a tesa rigida appeso a un angolo della protuberanza del — qualunque protuberanza fosse. Questa figura si mosse gravemente sul palco e, con passo posato e misurato, fino alla parte anteriore, dove si fermò, e ispezionò sognante la platea, senza dire una parola. Il silenzio della sorpresa tenne il suo corso per un momento, poi fu rotto da un appena udibile incresparsi di ilarità che spazzò il mare di facce come il lavaggio di un'onda. La figura rimase come prima, ispezionando pensierosa. Un'altra onda iniziò — risate, questa volta. Fu seguita da un'altra, poi una terza — quest'ultima fragorosa.

E ora lo sconosciuto fece un passo indietro, si tolse il berretto da soldato, lo gettò nelle quinte e prese a parlare, con ponderatezza, senza che nessuno ascoltasse, mentre tutti ridevano e bisbigliavano. L'oratore continuò imperturbato e poco dopo scoccò una frecciata che andò a segno, provocando silenzio e attenzione. Seguì subito dopo con altre osservazioni pungenti; si scaldò nel suo lavoro e iniziò a riversare le parole, invece di centellinarle; si fece sempre più ardente e si mise a scaricare tuoni e fulmini — e ora il pubblico iniziò a prorompere in applausi, a cui l'oratore non prestò alcuna attenzione, ma continuò a martellare dritto per la sua strada; si sciolse la benda nera e la gettò via, continuando a tuonare; poco dopo si tolse la giubba corta e la lanciò da parte, infiammandosi sempre di più; infine scagliò il panciotto dopo la giubba; e poi, per un tempo indeterminato, rimase lì, come un altro Vesuvio, eruttando fumo e fiamme, lava e cenere, piovendo pomice e lapilli, scuotendo la terra morale con un fragore intellettuale dopo l'altro, esplosione dopo esplosione, mentre la folla in delirio si levava in piedi in un corpo unico, rispondendo con un uragano incessante di acclamazioni, attraverso una tormenta di fazzoletti agitati.

'Quando arrivò Dean', disse Claggett, 'la gente pensò che fosse un pazzo evaso; ma quando se ne andò, pensarono che fosse un arcangelo evaso.'

Burlington, patria dello scintillante Burdette, è un'altra città collinare; e anche bella; indubbiamente; una città raffinata e fiorente, con una popolazione di venticinquemila abitanti, circondata da fabbriche operose di quasi ogni tipo immaginabile. Era una città molto sobria, anche — per il momento — poiché era in sospeso un disegno di legge assai moralizzatore; un disegno di legge per vietare la produzione, l'esportazione, l'importazione, l'acquisto, la vendita, il prestito, l'indebitamento, il furto, il consumo, l'odorato o il possesso, per conquista, eredità, intenzione, incidente o altro, nello Stato dell'Iowa, di ogni bevanda deleteria nota alla razza umana, eccetto l'acqua. Questa misura fu approvata da tutte le persone razionali dello Stato; ma non dal collegio dei giudici.

Burlington possiede l'equipaggiamento completo di dispositivi di una città moderna e progressista per un governo corretto e intelligente; compreso un corpo dei vigili del fuoco stipendiato, cosa di cui la grande città di New Orleans è priva, continuando invece a impiegare quella reliquia dell'antichità che è il sistema indipendente.

A Burlington, come in tutte queste città dell'Alto Fiume, si respira un'atmosfera di intraprendenza che risulta piacevole alle narici. È stato costruito di recente un teatro dell'opera che contrasta fortemente con le squallide tane che solitamente fungono da teatri nelle città delle dimensioni di Burlington.

Non abbiamo avuto tempo di scendere a terra a Muscatine, ma l'abbiamo vista alla luce del giorno dal battello. Ci ho vissuto per un po', molti anni fa, ma il posto, ora, aveva un aspetto piuttosto insolito; quindi suppongo che sia cresciuto ben oltre la città che conoscevo. Infatti, so che lo è; perché la ricordo come un piccolo centro — cosa che ora non è più. Ma la ricordo soprattutto per un pazzo che mi sorprese nei campi, una domenica, ed estrasse un coltello da macellaio dallo stivale e si propose di farmi a pezzi, a meno che non riconoscessi che lui era l'unico figlio del Diavolo. Cercai di scendere a un compromesso ammettendo che fosse l'unico membro della famiglia che avessi mai incontrato; ma ciò non lo soddisfò; non voleva mezze misure; dovevo dire che era l'unico e solo figlio del Diavolo — intanto affilava il coltello sullo stivale. Non mi sembrò valesse la pena di creare problemi per una sciocchezza del genere; così mi schierai dalla sua parte e salvai la pelle. Poco dopo, andò a trovare suo padre; e poiché non si è più fatto vivo, confido che sia ancora lì.

E ricordo Muscatine — ancora più piacevolmente — per i suoi tramonti estivi. Non ne ho mai visti, su nessuna delle due sponde dell'oceano, che li eguagliassero. Usavano l'ampio e liscio fiume come una tela, e vi dipingevano ogni sogno di colore immaginabile, dalle screziate delicatezze dell'opale, fino a su, attraverso intensità cumulative, ai folgoranti incendi porpora e cremisi che incantavano l'occhio, ma allo stesso tempo lo mettevano a dura prova. Tutta la regione dell'Alto Mississippi ha questi tramonti straordinari come spettacolo familiare. È la vera Terra del Tramonto: sono certo che nessun altro paese possa rivendicare con maggior diritto questo nome. Si dice che anche le albe siano straordinariamente belle. Non lo so.

CAPITOLO 58

Sull'Alto Fiume

LE grandi città appaiono, fitte e veloci, ora: e tra loro si estendono processioni di fattorie fiorenti, non solitudini desolate. Di ora in ora, il battello ara sempre più a fondo nel grande e popoloso Nord-ovest; e con ogni sezione successiva che viene svelata, la propria sorpresa e il proprio rispetto si caricano di enfasi e aumentano. Tale popolo, e tali conquiste come le loro, impongono omaggio. Questa è una razza indipendente che pensa con la propria testa, ed è competente nel farlo, perché istruita e illuminata; leggono, si tengono al passo con il pensiero migliore e più nuovo, fortificano ogni punto debole della loro terra con una scuola, un college, una biblioteca e un giornale; e vivono sotto la legge. La sollecitudine per il futuro di una razza come questa non è necessaria.

Questa regione è nuova; così nuova che si potrebbe dire che sia ancora nella culla. Da ciò che ha realizzato mentre ancora metteva i denti, si può prevedere quali meraviglie compirà nella forza della sua maturità. È così nuova che il turista straniero non ne ha ancora sentito parlare; e non l'ha visitata. Per sessant'anni, il turista straniero ha navigato su e giù per il fiume tra St. Louis e New Orleans, per poi tornare a casa e scrivere il suo libro, convinto di aver visto tutto il fiume che valesse la pena vedere o che avesse qualcosa da mostrare. Non in sei di tutti questi libri c'è menzione di queste città dell'Alto Fiume — per la ragione che i cinque o sei turisti che si sono spinti in questa regione lo hanno fatto prima che queste città venissero progettate. L'ultimo turista di tutti (1878) ha fatto il solito vecchio viaggio regolamentare — non aveva sentito dire che ci fosse qualcosa a nord di St. Louis.

Eppure c'era. C'era questa regione sorprendente, che pullula di grandi città, progettate l'altro ieri, per così dire, e costruite la mattina dopo. Una ventina di esse conta dai millecinquecento ai cinquemila abitanti. Poi abbiamo Muscatine, diecimila; Winona, diecimila; Moline, diecimila; Rock Island, dodicimila; La Crosse, dodicimila; Burlington, venticinquemila; Dubuque, venticinquemila; Davenport, trentamila; St. Paul, cinquantottomila, Minneapolis, sessantamila e oltre.

Il turista straniero non ne ha mai sentito parlare; non c'è traccia di esse nei suoi libri. Sono spuntate nella notte, mentre lui dormiva. Così nuova è questa regione che io, che sono relativamente giovane, sono comunque più vecchio di lei. Quando sono nato, St. Paul aveva una popolazione di tre persone, Minneapolis ne aveva appena un terzo. L'allora popolazione di Minneapolis è morta due anni fa; e quando morì aveva visto se stessa subire un incremento, in quarant'anni, di cinquantanovemila novecentonovantanove persone. Aveva la fertilità di una rana.

Devo spiegare che le cifre indicate sopra, come popolazione di St. Paul e Minneapolis, sono vecchie di diversi mesi. Queste città sono molto più grandi ora. Infatti, ho appena visto una stima giornalistica che attribuisce alla prima settantunomila abitanti, e alla seconda settantottomila. Questo libro non raggiungerà il pubblico prima di altri sei o sette mesi; nessuna delle cifre varrà molto allora.

Abbiamo avuto un assaggio di Davenport, che è un'altra bella città, che corona una collina — una frase che si applica a tutte queste città; poiché sono tutte graziose, ben costruite, pulite, ordinate, piacevoli alla vista e confortanti per lo spirito; e sono tutte situate su colline. Pertanto daremo una tregua a quella frase. Gli indiani hanno una tradizione secondo cui Marquette e Joliet si accamparono dove sorge ora Davenport, nel 1673. Il successivo uomo bianco che vi si accampò, lo fece circa centosettant'anni dopo — nel 1834. Davenport ha raccolto i suoi trentamila abitanti negli ultimi trent'anni. Manda più bambini alle sue scuole ora, di quanti ne contasse l'intera popolazione ventitré anni fa. Ha la solita quota di fabbriche, giornali e istituti di istruzione dell'Alto Fiume; ha telefoni, telegrafi locali, un allarme elettrico e un ammirevole corpo di vigili del fuoco stipendiato, composto da sei compagnie di scale, quattro autopompe a vapore e trenta chiese. Davenport è la residenza ufficiale di due vescovi — episcopale e cattolico.

Di fronte a Davenport si trova la fiorente città di Rock Island, che giace ai piedi delle Upper Rapids. Un grande ponte ferroviario collega le due città — uno dei tredici che tormentano il Mississippi e i piloti, tra St. Louis e St. Paul.

L'incantevole isola di Rock Island, lunga tre miglia e larga mezzo miglio, appartiene agli Stati Uniti, e il Governo l'ha trasformata in un parco meraviglioso, esaltando le sue attrattive naturali con l'arte e intrecciando le sue belle foreste con molte miglia di viali. Vicino al centro dell'isola si scorgono, attraverso gli alberi, dieci vasti edifici in pietra di quattro piani, ognuno dei quali copre un acro di terreno. Queste sono le officine del Governo; poiché lo stabilimento di Rock Island è un arsenale nazionale.

Risaliamo il fiume — sempre attraverso uno scenario incantevole, non essendovene altro tipo sull'Alto Mississippi — e passiamo Moline, un centro di vaste industrie manifatturiere; e Clinton e Lyons, grandi centri del legname; e raggiungiamo presto Dubuque, situata in una ricca regione mineraria. Le miniere di piombo sono molto produttive e di vasta estensione. Dubuque ha un gran numero di stabilimenti manifatturieri; tra questi una fabbrica di aratri che ha come clienti tutta la cristianità in generale. Almeno così mi è stato detto da un agente dell'impresa che era sul battello. Disse —

'Mi mostri un qualsiasi paese sotto il sole dove sappiano davvero come arare, e se non le mostro il nostro marchio sull'aratro che usano, mi mangio quell'aratro; e non le chiederò nemmeno la salsa Worcester per insaporirlo, oltretutto.'

Tutta questa parte del fiume è ricca di storia e tradizioni indiane. Quello di Black Hawk era una volta un nome potente da queste parti; come lo era quello di Keokuk, più a valle. Alcuni chilometri sotto Dubuque si trova la Tete de Mort — la roccia o promontorio della Testa di Morto — sulla cui cima i francesi spinsero una banda di indiani, in tempi antichi, e li rinchiusero lì, con la morte come certezza, e solo la modalità a scelta — morire di fame o buttarsi di sotto e uccidersi. Black Hawk adottò i modi dell'uomo bianco, verso la fine della sua vita; e quando morì fu sepolto, vicino a Des Moines, in modo cristiano, modificato dall'usanza indiana; vale a dire, vestito con un'uniforme militare cristiana, e con un bastone da passeggio cristiano in mano, ma deposto nella tomba in posizione seduta. Un tempo, un cavallo veniva sempre sepolto con un capo. La sostituzione del bastone mostra che la natura altera di Black Hawk era stata davvero umiliata, e si aspettava di camminare una volta arrivato dall'altra parte.

Abbiamo notato che sopra Dubuque l'acqua del Mississippi era verde oliva — ricca e bella e semitrasparente, col sole sopra. Naturalmente l'acqua non era limpida o di un colore così fine come in altre stagioni dell'anno; poiché ora era in piena, e quindi offuscata e velata dal fango creato dalle sponde che franano.

I maestosi promontori che sovrastano il fiume, lungo questa regione, incantano per la grazia e la varietà delle loro forme, e la dolce bellezza dei loro ornamenti. Il ripido pendio verdeggiante, la cui base è al limite dell'acqua, è sormontato da un alto bastione di rocce rotte e merlate, che sono squisitamente ricche e morbide nel colore — principalmente marroni scuri e verdi spenti, ma punteggiate da altre tinte. E poi hai il fiume splendente, che si snoda qua e là, il suo percorso interrotto a intervalli da gruppi di isole boscose attraversate da canali d'argento; e hai scorci di villaggi lontani, addormentati sui promontori; e di zattere furtive che scivolano all'ombra delle pareti della foresta; e di battelli bianchi che svaniscono attorno a punti remoti. Ed è tutto tranquillo e riposante come un mondo da sogno, e non ha nulla di mondano — nulla su cui appendere un'ansia o una preoccupazione.

Finché non arriva sfrecciando il treno sacrilego — il che accade poco dopo, facendo a pezzi la solitudine sacra con il suo grido di guerra del diavolo e il ruggito e il tuono delle sue ruote in corsa — e subito sei tornato in questo mondo, e con una delle sue ansie pronta a portata di mano per il tuo intrattenimento: poiché ricordi che questa è proprio la linea le cui azioni scendono sempre dopo che le hai comprate, e salgono sempre di nuovo appena le vendi. Mi fa rabbrividire ancora oggi ricordare che una volta sono andato vicino a non sbarazzarmi affatto delle mie azioni. Deve essere una cosa terribile avere una ferrovia che ti rimane tra le mani.

La locomotiva è in vista dal ponte del battello quasi per tutto il percorso da St. Louis a St. Paul — ottocento miglia. Queste ferrovie hanno fatto scempio del commercio dei battelli. Il commesso della nostra imbarcazione era un commesso di battello prima che queste strade venissero costruite. A quei tempi l'afflusso di popolazione era così grande, e il traffico merci così pesante, che i battelli non riuscivano a stare al passo con le richieste fatte alla loro capacità di carico; di conseguenza i capitani erano molto indipendenti e spavaldi — piuttosto 'superbi', come direbbe zio Remus. Il commesso riassunse in poche parole il contrasto tra il passato e il presente, così —

'Il battello arrivava — capitano sul ponte superiore — molto rigido e dritto — stecchino di ferro per colonna vertebrale — guanti di pelle, cilindro, capelli con la riga dietro — l'uomo a terra si toglie il cappello e dice —

'“Ho ventotto tonnellate di grano, capitano — sarebbe un grande favore se potesse prenderle.”

'Il capitano dice —

'“Ne prenderò due” — e non si degna nemmeno di guardarlo.

'Ma oggigiorno il capitano si toglie il suo vecchio cappello floscio, e sorride fin dietro le orecchie, e fa un inchino che non ha alcuno stecchino a ostacolarlo, e dice —

'“Felice di vederti, Smith, felice di vederti — stai bene — non ti vedevo così bene da anni — cosa hai per noi?”

'“Niente”, dice Smith; e si tiene il cappello in testa, e semplicemente volta le spalle e va a parlare con qualcun altro.

'Oh, sì, otto anni fa, il capitano era al comando; ma ora è il turno di Smith. Otto anni fa un battello risaliva il fiume con ogni cabina piena, e gente ammucchiata in cinque o sei strati sul pavimento della sala comune; e un carico di ponte solido di immigrati e mietitori di sotto, per giunta. Per ottenere una cabina di prima classe, dovevi dimostrare sedici quarti di nobiltà e quattrocento anni di discendenza, o essere personalmente a conoscenza del negro che lucidava gli stivali del capitano. Ma è tutto cambiato ora; molte cabine sopra, nessun mietitore sotto — c'è una mietitrice automatica brevettata ora, e non hanno più mietitori; sono andati dove fiorisce il caprifoglio — e non sono andati in battello, nemmeno; sono andati col treno.'

Su in questa regione incontrammo ammassi di zattere di legname che scendevano — ma non galleggiavano tranquillamente, all'antica, manovrate da equipaggi gioiosi e spericolati di scapestrati che suonavano il violino, cantavano, bevevano whisky e ballavano; no, l'intera faccenda veniva spinta rapidamente avanti da un potente battello a ruota di poppa, alla moda moderna, e i piccoli equipaggi erano uomini tranquilli, ordinati, dall'aspetto posato e professionale, senza alcuna traccia di romanticismo.

Lungo questo tratto, da qualche parte, in una notte nera, abbiamo percorso alcuni canali tra le isole estremamente stretti e intricati con l'aiuto della luce elettrica. Dietro c'era un'oscurità solida — una barriera senza crepe; davanti, un gomito d'acqua stretto, che curva tra dense pareti di fogliame che quasi toccavano le nostre prue su entrambi i lati; e qui ogni singola foglia, e ogni singola increspatura risaltava nel suo colore naturale, e inondata da un riverbero come di mezzogiorno intensificato. L'effetto era strano, e bello, e molto sorprendente.

Abbiamo superato Prairie du Chien, un altro dei luoghi di accampamento di padre Marquette; e dopo alcune ore di avanzamento attraverso scenari vari e belli, abbiamo raggiunto La Crosse. Qui c'è una città di dodicimila o tredicimila abitanti, con strade illuminate elettricamente e isolati di edifici che sono abbastanza maestosi, e anche architettonicamente abbastanza raffinati, da imporre rispetto in qualsiasi città. È una città scelta, e abbiamo fatto buon uso dell'ora concessaci, girandola tutta, anche se il tempo era più piovoso del necessario.

CAPITOLO 59

Leggende e scenario

Abbiamo aggiunto diversi passeggeri alla nostra lista, a La Crosse; tra gli altri un vecchio gentiluomo che era venuto in questa regione del nord-ovest con i primi coloni, e la conosceva in ogni sua parte. Ed era scusabilmente orgoglioso di essa. Disse —

'Troverete uno scenario tra qui e St. Paul che può dare dei punti all'Hudson. Avrete la Queen's Bluff — settecento piedi di altezza, e uno spettacolo imponente come se ne possono trovare ovunque; e Trempeleau Island, che non è come nessun'altra isola in America, credo, poiché è una montagna gigantesca, con lati scoscesi, ed è piena di tradizioni indiane, e un tempo era piena di serpenti a sonagli; se prendete il sole nel modo giusto lì, avrete un quadro che rimarrà con voi. E sopra Winona avrete graziose praterie; e poi arrivano le Mille Isole, troppo belle per descriverle; verdi? beh, non avete mai visto un fogliame così verde, né così fitto; è come mille cuscini di peluche che galleggiano su uno specchio — quando l'acqua è calma; e poi gli enormi promontori su entrambi i lati del fiume — frastagliati, aspri, dal colore scuro — proprio la cornice che ci vuole; avete sempre bisogno di una cornice forte, sapete, per far risaltare i punti piacevoli di un quadro delicato e farli risaltare.'

Il vecchio gentiluomo ci ha anche raccontato un paio di toccanti leggende indiane — ma non molto potenti.

Dopo questa escursione nella storia, è tornato allo scenario, e l'ha descritto, dettaglio per dettaglio, dalle Mille Isole a St. Paul; nominando i suoi nomi con tale facilità, saltellando lungo il suo tema con tale agilità e sicurezza, sbattendo dentro una parola da tre tonnellate, qua e là, con tale aria compiaciuta di 'non-è-nulla,-posso-farlo-quando-voglio', e lasciando andare belle sorprese di lurida eloquenza a intervalli così giudiziosi, che ho iniziato presto a sospettare —

Ma non importa cosa ho iniziato a sospettare. Ascoltatelo —

'Dieci miglia sopra Winona arriviamo a Fountain City, che si annida dolcemente ai piedi di scogliere che sollevano i loro fronti terribili, come Giove, verso le blu profondità del cielo, bagnandole in atmosfere vergini che non hanno conosciuto altro contatto se non quello delle ali degli angeli.

'E poi scivoliamo attraverso acque d'argento, tra aspetti incantevoli e stupendi della natura che sintonizzano i nostri cuori verso un'ammirazione adorante, per circa dodici miglia, e colpiamo il Mount Vernon, seicento piedi di altezza, con rovine romantiche di un hotel un tempo di prima classe appollaiato lontano tra le ombre delle nuvole che maculano le sue altezze vertiginose — unico resto della fiorente Mount Vernon, città dei primi giorni, ora desolata e completamente abbandonata.

'E così andiamo avanti. Voliamo oltre la Chimney Rock — nobile pilastro di seicento piedi; poi proprio prima di approdare a Minnieska la nostra attenzione è attratta da un promontorio molto suggestivo che sorge per oltre cinquecento piedi — l'ideale piramide di montagna. La sua forma conica — la superficie densamente boscosa che cinge i suoi lati, e il suo apice come quello di un cono, fanno sì che lo spettatore si meravigli delle opere della natura. Dalle sue altezze vertiginose, viste superbe delle foreste, dei ruscelli, delle scogliere, delle colline e delle valli sottostanti e oltre per miglia sono portate all'interno del suo fuoco. Quale scenario fluviale più grandioso si può concepire, mentre fissiamo questo paesaggio incantevole, dal punto più alto di queste scogliere sulle valli sottostanti? La selvaggia primordiale e la terribile solitudine di queste sublimi creazioni della natura e del Dio della natura, suscitano sentimenti di ammirazione illimitata, e il ricordo dei quali non potrà mai essere cancellato dalla memoria, mentre li osserviamo in qualsiasi direzione.'

«Abbiamo poi la Testa del Leone e la Testa della Leonessa, scolpite dalla mano della natura per adornare e dominare il bel corso d'acqua; e poi, poco dopo, il fiume si allarga e una vista magnifica e incantevole della valle davanti a noi irrompe improvvisamente sulla nostra visione; aspre colline, rivestite di verdeggianti foreste dalla cima alla base, pianure livellate che tengono nel loro grembo la bella Wabasha, Città delle Acque Curative, potente nemica del morbo di Bright, e quella più grandiosa concezione delle opere della natura, l'incomparabile lago Pepin: questi costituiscono un quadro su cui l'occhio del turista può posarsi per innumerevoli ore, con un trasporto non placato e implacabile.

«E così scivoliamo lungo il corso; a tempo debito incontriamo quelle maestose cupole, il possente Sugar Loaf e il sublime Maiden's Rock – quest'ultimo, la superstizione romantica ha investito di una voce; e spesso, mentre la canoa di betulla scivola vicino, al crepuscolo, il rematore dalla pelle scura immagina di udire la dolce e soffice musica della Winona da tempo scomparsa, beniamina dei canti e delle storie indiane.

«Poi Frontenac emerge alla nostra vista, delizioso rifugio per turisti estivi logori; poi la progressista Red Wing; e Diamond Bluff, impressionante e ponderosa nella sua solitaria sublimità; poi Prescott e il St. Croix; e poco dopo vediamo irrompere su di noi le cupole e i campanili di St. Paul, gigante giovane capo del Nord, che marcia con falcata di sette leghe all'avanguardia del progresso, portabandiera della più alta e nuova civiltà, che si apre la sua via benefica con il tomahawk dell'impresa commerciale, che suona il grido di guerra della cultura cristiana, strappando lo scalpo fumante dell'accidia e della superstizione per piantarvi l'aratro a vapore e la scuola: sempre davanti a lui si estendono l'arida illegalità, l'ignoranza, il crimine, la disperazione; sempre al suo passaggio fioriscono la prigione, la forca e il pulpito; e sempre...»

«Ha mai viaggiato con un panorama?»

«In passato ho svolto tale mansione.»

Il mio sospetto era confermato.

«Viaggia ancora con esso?»

«No, è in disarmo fino all'apertura della stagione autunnale. Ora sto aiutando a elaborare il materiale per una Guida del Turista che la St. Louis and St. Paul Packet Company ha intenzione di pubblicare quest'estate a beneficio dei viaggiatori che utilizzano quella linea.»

«Quando parlava di Maiden's Rock, ha menzionato la Winona da tempo scomparsa, beniamina dei canti e delle storie indiane. È lei la fanciulla della roccia? E le due cose sono collegate da una leggenda?»

«Sì, e una assai tragica e dolorosa. Forse la più celebre, oltre che la più patetica, di tutte le leggende del Mississippi.»

Gli chiedemmo di raccontarla. Egli uscì dalla sua vena colloquiale per tornare al suo tono da conferenziere senza alcuno sforzo, e proseguì come segue:

«A poca distanza sopra Lake City si trova un famoso punto noto come Maiden's Rock, che non è solo un luogo pittoresco, ma è pieno di interesse romantico per l'evento che gli ha dato il nome. Non molti anni fa questa località era una meta preferita dagli indiani Sioux a causa della pesca e della caccia eccellenti che vi si potevano praticare, e grandi numeri di essi si potevano sempre trovare in questa zona. Tra le famiglie che erano solite recarsi qui, ce n'era una appartenente alla tribù di Wabasha. We-no-na (primogenita) era il nome di una fanciulla che aveva promesso la sua mano a un amante appartenente alla stessa banda. Ma i suoi severi genitori avevano promesso la sua mano a un altro, un famoso guerriero, e insistevano affinché lo sposasse. Il giorno fu fissato dai suoi genitori, con suo grande dolore. Lei sembrò acconsentire alla proposta e accompagnarli alla roccia, allo scopo di raccogliere fiori per il banchetto. Raggiunta la roccia, We-no-na corse alla sua cima e, stando sul bordo, rimproverò i suoi genitori che si trovavano sotto per la loro crudeltà, e poi, cantando un canto funebre, si gettò dal precipizio e li fece a pezzi sulla roccia sottostante.»

«Fatto a pezzi chi? I suoi genitori?»

«Sì.»

«Beh, è stata certamente una faccenda tragica, come dice lei. E inoltre, c'è uno sbalorditivo tipo di sorpresa drammatica che non mi aspettavo. È un netto miglioramento rispetto alla forma trita e ritrita della leggenda indiana. Ci sono cinquanta "Salti dell'Amante" lungo il Mississippi dalla cui cima ragazze indiane deluse si sono lanciate, ma questo è l'unico salto del gruppo che si è risolto nel modo giusto e soddisfacente. Che fine ha fatto Winona?»

«Era un po' scossa e ammaccata, ma si ricompose e scomparve prima che il coroner raggiungesse il luogo fatale; e si dice che abbia cercato e sposato il suo vero amore, e abbia vagato con lui verso qualche clima lontano, dove visse felice e contenta, il suo spirito gentile addolcito e castigato dal romantico incidente che l'aveva privata così presto della dolce guida dell'amore materno e del braccio protettivo paterno, e gettata, priva di amici, sulla fredda carità di un mondo censore.»

Fui contento di ascoltare la descrizione del paesaggio fatta dal conferenziere, poiché contribuì ad arricchire il mio apprezzamento per ciò che vedevo e mi permise di immaginare ciò che perdemmo a causa dell'intrusione della notte.

Come osservò il conferenziere, quest'intera regione è coperta da racconti e tradizioni indiane. Ma gli ricordai che la gente solitamente menziona semplicemente questo fatto – facendolo in un modo da far venire l'acquolina in bocca a chiunque – e si ferma giudiziosamente lì. Perché? Perché l'impressione che ne deriva è che questi racconti siano pieni di incidenti e immaginazione; un'impressione piacevole che verrebbe prontamente dissipata se i racconti venissero narrati. Gli mostrai un gruppo di questo tipo di letteratura che avevo collezionato, ed egli confessò che era roba povera, spazzatura estremamente spiacevole; e mi azzardai ad aggiungere che le leggende che egli stesso ci aveva raccontato erano di questo carattere, con la sola eccezione dell'ammirevole storia di Winona. Egli concesse questi fatti, ma disse che se avessi cercato il libro del signor Schoolcraft, pubblicato quasi cinquant'anni fa e ormai senza dubbio fuori catalogo, avrei trovato in esso alcune invenzioni indiane che erano ben lungi dall'essere prive di incidenti e immaginazione; che i racconti in Hiawatha erano di questo tipo, e provenivano dal libro di Schoolcraft; e che ce n'erano altri nello stesso libro che il signor Longfellow avrebbe potuto trasformare in versi con buon effetto. Per esempio, c'era la leggenda della "Testa Immortale". Non riusciva a raccontarla, poiché molti dettagli si erano fatti sfocati nella sua memoria; ma mi avrebbe consigliato di trovarla e di accrescere il mio rispetto per l'immaginazione indiana. Disse che questo racconto, e la maggior parte degli altri nel libro, erano correnti tra gli indiani lungo questa parte del Mississippi quando vi giunse per la prima volta; e che i collaboratori al libro di Schoolcraft li avevano ottenuti direttamente dalle labbra degli indiani, e li avevano trascritti con estrema esattezza, e senza abbellimenti propri.

Ho trovato il libro. Il conferenziere aveva ragione. Ci sono diverse leggende in esso che confermano ciò che ha detto. Ne offrirò due: "La Testa Immortale" e "Peboan e Seegwun, un'allegoria delle stagioni". Quest'ultima è usata in Hiawatha; ma vale la pena leggerla nella forma originale, se non altro perché si possa vedere quanto efficace possa essere una poesia genuina senza gli aiuti e le grazie della metrica e del ritmo poetico –

PEBOAN E SEEGWUN.

Un vecchio sedeva da solo nella sua capanna, vicino a un ruscello ghiacciato. Era la fine dell'inverno, e il suo fuoco era quasi spento. Appariva molto vecchio e molto desolato. Le sue ciocche erano bianche per l'età, e tremava in ogni articolazione. Giorno dopo giorno passava in solitudine, e non udiva altro che il suono della tempesta, che spazzava via la neve appena caduta.

Un giorno, mentre il suo fuoco stava morendo, un giovane uomo di bell'aspetto si avvicinò ed entrò nella sua dimora. Le sue guance erano rosse per il sangue della giovinezza, i suoi occhi brillavano di animazione e un sorriso aleggiava sulle sue labbra. Camminava con passo leggero e veloce. La sua fronte era cinta da una ghirlanda di erba dolce, al posto della fascia da guerriero, e portava un mazzo di fiori in mano.

«Ah, figlio mio», disse il vecchio, «sono felice di vederti. Entra. Vieni a raccontarmi le tue avventure e quali terre straniere sei andato a vedere. Passiamo la notte insieme. Ti racconterò della mia prodezza e delle mie imprese, e di ciò che posso compiere. Tu farai lo stesso, e ci divertiremo.»

Egli trasse poi dal suo sacco una pipa antica lavorata in modo curioso, e dopo averla riempita di tabacco, reso mite da una miscela di certe foglie, la porse al suo ospite. Quando questa cerimonia fu conclusa, iniziarono a parlare.

«Io soffio il mio respiro», disse il vecchio, «e il ruscello si ferma. L'acqua diventa rigida e dura come pietra chiara.»

«Io respiro», disse il giovane, «e i fiori spuntano sulla pianura.»

«Io scuoto le mie ciocche», ribatté il vecchio, «e la neve copre la terra. Le foglie cadono dagli alberi al mio comando, e il mio respiro le porta via. Gli uccelli si alzano dall'acqua e volano verso una terra lontana. Gli animali si nascondono dal mio respiro, e il terreno stesso diventa duro come selce.»

«Io scuoto i miei riccioli», replicò il giovane, «e caldi scrosci di pioggia soffice cadono sulla terra. Le piante sollevano le loro teste dalla terra, come gli occhi dei bambini che luccicano di gioia. La mia voce richiama gli uccelli. Il calore del mio respiro sblocca i ruscelli. La musica riempie i boschetti ovunque io cammini, e tutta la natura gioisce.»

Alla fine il sole iniziò a sorgere. Un calore gentile avvolse il luogo. La lingua del vecchio divenne silenziosa. Il pettirosso e l'uccello azzurro iniziarono a cantare in cima alla capanna. Il ruscello iniziò a mormorare vicino alla porta, e la fragranza delle erbe e dei fiori in crescita arrivò dolcemente sulla brezza primaverile.

La luce del giorno rivelò appieno al giovane il carattere del suo ospite. Quando lo guardò, vide il volto ghiacciato di Peboan. Ruscelli iniziarono a scorrere dai suoi occhi. Man mano che il sole aumentava, egli divenne sempre meno statuario, e poco dopo si era sciolto completamente. Non rimase sul luogo del suo fuoco di capanna che il miskodeed, un piccolo fiore bianco, con un bordo rosa, che è una delle specie più precoci di piante del nord.

"La Testa Immortale" è un racconto piuttosto lungo, ma compensa con strane fantasie, prodigi da favola, varietà di incidenti ed energia di movimento ciò che gli manca in brevità.

CAPITOLO 60

Speculazioni e conclusioni

Raggiungemmo St. Paul, al vertice della navigazione del Mississippi, e lì il nostro viaggio di duemila miglia da New Orleans ebbe fine. È un viaggio di circa dieci giorni in battello. Probabilmente può essere fatto più velocemente in treno. Lo giudico tale perché so che si può andare in treno da St. Louis a Hannibal – una distanza di almeno centoventi miglia – in sette ore. È meglio che camminare; a meno che non si abbia fretta.

Essendo la stagione molto avanzata quando eravamo a New Orleans, i petali di rosa e i fiori di magnolia stavano cadendo; ma qui a St. Paul era la neve. A New Orleans avevamo colto un respiro occasionale e appassito proveniente da un cratere, apparentemente; qui a St. Paul cogliemmo un frequente respiro intorpidente proveniente da un ghiacciaio, apparentemente.

Ma divago dal mio tema. St. Paul è una città meravigliosa. È costruita in solidi blocchi di onesto mattone e pietra, e ha l'aria di chi intende restare. Il suo ufficio postale fu istituito trentasei anni fa; e, a tempo debito, quando il direttore postale riceveva una lettera, la portava a Washington, a cavallo, per chiedere cosa si dovesse fare con essa. Tale è la leggenda. Due case in legno furono costruite quell'anno, e diverse persone furono aggiunte alla popolazione. Un numero recente del principale giornale di St. Paul, il "Pioneer Press", fornisce alcune statistiche che offrono un vivo contrasto con quel vecchio stato di cose, ovvero: Popolazione, autunno dell'anno in corso (1882), 71.000; numero di lettere gestite, primo semestre dell'anno, 1.209.387; numero di case costruite durante i tre quarti dell'anno, 989; il loro costo, 3.186.000 dollari. L'aumento delle lettere rispetto ai corrispondenti sei mesi dell'anno scorso è stato del cinquanta per cento. L'anno scorso i nuovi edifici aggiunti alla città costarono oltre 4.500.000 dollari. La forza di St. Paul risiede nel suo commercio – intendo la sua economia. È una città manifatturiera, naturalmente – tutte le città di quella regione lo sono – ma è particolarmente forte in materia di commercio. L'anno scorso il suo commercio all'ingrosso ammontava a oltre 52.000.000 di dollari.

Ha una dogana, e sta costruendo un costoso Campidoglio per sostituire quello recentemente bruciato – poiché è la capitale dello Stato. Ha chiese senza fine; e non del genere povero ed economico, ma del genere che il ricco protestante edifica, del genere che la povera "ragazza di servizio" irlandese si diletta a erigere. Che passione per la costruzione di maestose chiese ha la ragazza di servizio irlandese. È una gran cosa per la nostra architettura, ma troppo spesso godiamo dei suoi solenni santuari senza rivolgerle un pensiero di gratitudine. Infatti, invece di riflettere che "ogni mattone e ogni pietra in questo bellissimo edificio rappresenta un dolore o una sofferenza, e una manciata di sudore, e ore di pesante fatica, contribuite dalla schiena, dalla fronte e dalle ossa della povertà", è nostra abitudine dimenticare completamente queste cose, e glorificare semplicemente il tempio potente stesso, senza concedere un solo pensiero di lode al suo umile costruttore, di cui il ricco cuore e la borsa svuotata esso simboleggia.

Questa è una terra di biblioteche e scuole. St. Paul ha tre biblioteche pubbliche, e contengono, complessivamente, circa quarantamila libri. Ha centosedici edifici scolastici, e paga più di settantamila dollari l'anno in stipendi per gli insegnanti.

C'è una stazione ferroviaria insolitamente bella; così grande è, infatti, che inizialmente sembrava un po' esagerata nelle dimensioni; ma alla fine di pochi mesi si comprese che l'errore era decisamente l'opposto. L'errore sta per essere corretto.

La città sorge su un terreno elevato; è a circa settecento piedi sopra il livello del mare. È così alta che dalle sue strade si offre un'ampia vista del fiume e della pianura.

È davvero una città meravigliosa, e non è ancora finita. Tutte le strade sono ostruite da materiali edili, e questi vengono compattati in case il più rapidamente possibile, per fare spazio ad altre – poiché altre persone sono ansiose di costruire, non appena possono usare le strade per accumulare i loro mattoni e la loro roba.

Quanto è solenne e bello il pensiero che il primo pioniere della civiltà, il battistrada della civiltà, non sia mai il battello a vapore, mai la ferrovia, mai il giornale, mai la scuola domenicale, mai il missionario – ma sempre il whisky! Tale è il caso. Osservate la storia; vedrete. Il missionario viene dopo il whisky – intendo dire che arriva dopo che il whisky è arrivato; poi arriva il povero immigrato, con ascia e zappa e fucile; poi, il commerciante; poi, la massa eterogenea; poi, il giocatore d'azzardo, il desperado, il brigante e tutti i loro simili nel peccato di entrambi i sessi; e poi, il furbo che ha acquistato una vecchia concessione che copre tutta la terra; questo porta la tribù degli avvocati; il comitato di vigilanza porta il becchino. Tutti questi interessi portano il giornale; il giornale avvia la politica e una ferrovia; tutti si danno da fare per costruire una chiesa e una prigione – ed ecco, la civiltà è stabilita per sempre nella terra. Ma il whisky, vedete, è stato il battistrada in questa benefica opera. Lo è sempre. Era come uno straniero – ed è scusabile in uno straniero – essere ignaro di questa grande verità, e vagare nell'astronomia per prendere in prestito un simbolo. Ma se fosse stato al corrente dei fatti, avrebbe detto –

Verso ovest il Barile dell'Impero si incammina.

Questo grande battistrada arrivò sul terreno che St. Paul ora occupa, nel giugno 1837. Sì, in quella data, Pierre Parrant, un canadese, costruì la prima capanna, stappò il suo barile e iniziò a vendere whisky agli indiani. Il risultato è davanti a noi.

Tutto ciò che ho detto sulla novità, la vivacità, il rapido progresso, la ricchezza, l'intelligenza, l'architettura bella e sostanziale, e il generale dinamismo ed energia di St. Paul, si applicherà al suo vicino, Minneapolis – con l'aggiunta che quest'ultima è la più grande delle due città.

Queste città straordinarie distavano dieci miglia l'una dall'altra, pochi mesi fa, ma crescevano così velocemente che potrebbero essere unite ora, e procedere sotto un unico sindaco. Ad ogni modo, entro cinque anni da ora ci sarà almeno un legamento sostanziale di edifici che si estenderà tra loro e le unirà, tanto che uno straniero non sarà in grado di dire dove finisce l'uno gemello siamese e dove inizia l'altro. Unite, conteranno allora una popolazione di duecentocinquantamila abitanti, se continueranno a crescere come stanno crescendo ora. Così, questo centro di popolazione al vertice della navigazione del Mississippi, inizierà allora una rivalità numerica con quel centro di popolazione alla sua foce – New Orleans.

Minneapolis è situata presso le cascate di St. Anthony, che si estendono attraverso il fiume per millecinquecento piedi, e hanno un salto di ottantadue piedi – un potere idrico che, per arte, è stato reso di inestimabile valore, in senso commerciale, sebbene un po' a danno delle Cascate come spettacolo, o come sfondo contro cui farsi fotografare.

Trenta mulini per farina producono due milioni di barili della farina più scelta ogni anno; venti segherie producono duecento milioni di piedi di legname annualmente; poi ci sono lanifici, cotonifici, cartiere e frantoi; e fabbriche di infissi, chiodi, mobili, barili e altro, senza numero, per così dire. I grandi mulini qui e a St. Paul usano il "nuovo processo" e schiacciano il grano tramite rulli, invece di macinarlo.

Sedici ferrovie si incontrano a Minneapolis, e sessantacinque treni passeggeri arrivano e partono quotidianamente. In questo luogo, come a St. Paul, il giornalismo prospera. Qui ci sono tre grandi quotidiani, dieci settimanali e tre mensili.

C'è un'università, con quattrocento studenti – e, cosa ancora migliore, i suoi buoni sforzi non si limitano a illuminare un solo sesso. Ci sono sedici scuole pubbliche, con edifici che costano 500.000 dollari; ci sono seimila alunni e centoventotto insegnanti. Ci sono anche settanta chiese esistenti, e molte altre progettate. Le banche sommano un capitale di 3.000.000 di dollari, e il commercio all'ingrosso della città ammonta a 50.000.000 di dollari l'anno.

Vicino a St. Paul e Minneapolis ci sono diversi punti di interesse – Fort Snelling, una fortezza che occupa una scogliera fluviale alta cento piedi; le cascate di Minnehaha, il lago White-bear, e così via. Le bellissime cascate di Minnehaha sono sufficientemente celebrate – non hanno bisogno di un aiuto da parte mia, in quella direzione. Il lago White-bear è meno conosciuto. È una splendida distesa d'acqua, e viene utilizzata come luogo di villeggiatura estiva dalla ricchezza e dalla moda dello Stato. Ha il suo club-house, e il suo hotel, con i miglioramenti e le comodità moderne; le sue raffinate residenze estive; e molta pesca, caccia e piacevoli gite. Ci sono una dozzina di mete estive minori nei dintorni di St. Paul e Minneapolis, ma il lago White-bear è la meta. Collegata al lago White-bear c'è un'idiota leggenda indiana. Resisterei alla tentazione di stamparla qui, se potessi, ma il compito è superiore alle mie forze. La guida nomina il conservatore della leggenda, e si complimenta con la sua "penna agile". Senza ulteriori commenti o ritardi, allora, lasciamo che la suddetta penna agile si scateni sul lettore –

UNA LEGGENDA DEL LAGO WHITE-BEAR.

Ogni primavera, da forse un secolo, o da quando esiste una nazione di uomini rossi, un'isola nel mezzo del lago White-bear è stata visitata da una banda di indiani allo scopo di fare sciroppo d'acero.

La tradizione dice che molte primavere fa, mentre si trovava su quest'isola, un giovane guerriero amò e corteggiò la figlia del suo capo, e si dice, inoltre, che la fanciulla amasse il guerriero. Gli era stato negato più e più volte la sua mano dai genitori, poiché il vecchio capo sosteneva che non fosse un coraggioso, e la sua vecchia consorte lo chiamava donna!

Il sole era nuovamente tramontato sul "bosco di aceri", e la luna luminosa sorgeva alta nel radioso cielo azzurro, quando il giovane guerriero prese il suo flauto e uscì da solo, ancora una volta a cantare la storia del suo amore; la brezza mite muoveva dolcemente le due piume gaie sul suo copricapo, e mentre saliva sul tronco di un albero inclinato, la neve umida cadeva pesante dai suoi piedi. Mentre portava il flauto alle labbra, la sua coperta scivolò dalle spalle ben modellate e giacque in parte sulla neve sottostante. Iniziò il suo canto d'amore strano e selvaggio, ma presto si sentì infreddolito, e mentre allungava la mano per riprendere la coperta, una mano invisibile la posò delicatamente sulle sue spalle; era la mano del suo amore, il suo angelo custode. Ella prese posto accanto a lui, e per il momento furono felici; poiché l'indiano ha un cuore capace di amare, e in questo orgoglio è nobile quanto nella sua stessa libertà, che lo rende figlio della foresta. Come narra la leggenda, un grande orso bianco, pensando, forse, che le nevi polari e il cupo clima invernale si estendessero ovunque, intraprese il suo viaggio verso sud. Alla fine si avvicinò alla riva settentrionale del lago che ora porta il suo nome, camminò lungo l'argine e si fece strada senza rumore attraverso la neve alta e pesante verso l'isola. Fu la primavera successiva che gli amanti si incontrarono. Avevano lasciato il loro primo rifugio, ed erano ora seduti tra i rami di un grande olmo che sporgeva lontano sopra il lago. (Lo stesso albero è ancora in piedi, e suscita curiosità e interesse universali.) Per paura di essere scoperti, parlavano quasi sussurrando, e ora, affinché potessero tornare all'accampamento in buon tempo ed evitare così sospetti, si stavano appena alzando per rientrare, quando la fanciulla emise un grido che fu udito al campo, e balzando verso il giovane coraggioso, afferrò la sua coperta, ma mancò la direzione del suo piede e cadde, trascinando con sé la coperta tra le grandi braccia del feroce mostro. All'istante ogni uomo, donna e bambino della tribù fu sull'argine, ma tutti disarmati. Grida e lamenti si levarono da ogni bocca. Cosa si doveva fare? Nel frattempo questa bestia bianca e selvaggia teneva la fanciulla senza fiato nella sua enorme morsa, e coccolava la sua preziosa preda come se fosse abituato a scene come questa. Un urlo assordante del guerriero innamorato si udì al di sopra delle grida di centinaia della sua tribù, e correndo via verso il suo wigwam afferrò il suo fedele coltello, tornò quasi con un unico balzo sulla scena di paura e spavento, corse lungo l'albero inclinato fino al punto in cui cadde il suo tesoro, e balzando con la furia di una pantera impazzita, si avventò sulla sua preda. L'animale si voltò, e con un colpo della sua enorme zampa portò i cuori degli amanti l'uno contro l'altro, ma l'istante successivo il guerriero, con un solo affondo della lama del suo coltello, aprì le cremisi cateratte della morte, e l'orso morente allentò la presa.

Quella notte non ci fu più sonno per la tribù o per gli amanti, e mentre i giovani e i vecchi danzavano attorno alla carcassa del mostro morto, al valoroso guerriero fu presentata un'altra piuma, e prima che un'altra luna fosse tramontata, un tesoro vivente si era aggiunto al suo cuore. I loro figli per molti anni giocarono sulla pelle dell'orso bianco — da cui il lago deriva il suo nome — e la fanciulla e il coraggioso ricordarono a lungo la terribile scena e il salvataggio che li rese una cosa sola, poiché Kis-se-me-pa e Ka-go-ka non avrebbero mai potuto dimenticare il loro spaventoso incontro con l'enorme mostro che arrivò così vicino a mandarli ai felici territori di caccia.

È una faccenda sconcertante. Prima, lei cadde giù dall'albero — lei e la coperta; e l'orso la prese e la coccolò — lei e la coperta; poi lei cadde su nell'albero di nuovo — lasciando la coperta; nel frattempo l'amante va a casa lanciando grida di guerra e torna "armato", si arrampica sull'albero, salta giù sull'orso, la ragazza salta giù dopo di lui — apparentemente, poiché era su nell'albero — riprende il suo posto tra le braccia dell'orso insieme alla coperta, l'amante infilza il suo coltello nell'orso, e salva — chi, la coperta? No — niente del genere. Ti senti tutto agitato ed eccitato per quella coperta, e poi tutto a un tratto, proprio quando un lieto fine sembra imminente, vieni deluso miseramente — non si salva nient'altro che la ragazza. Mentre, uno non è interessato alla ragazza; lei non è l'elemento preminente della leggenda. Ciononostante, lì sei lasciato, e lì devi rimanere; poiché se vivessi mille anni non sapresti mai chi ha preso la coperta. Un uomo morto potrebbe tirare fuori una leggenda migliore di questa. E non intendo un uomo appena morto; intendo un uomo che è morto da settimane e settimane.

Abbiamo preso la strada del ritorno ora, e in poche ore eravamo in quella sorprendente Chicago — una città dove stanno sempre a sfregare la lampada, e a evocare geni, e a escogitare e realizzare nuove impossibilità. È inutile per il visitatore occasionale cercare di stare al passo con Chicago — essa supera le sue profezie più velocemente di quanto lui possa farle. Essa è sempre una novità; poiché non è mai la Chicago che hai visto quando sei passato l'ultima volta. La Pennsylvania Road ci ha condotti a New York senza mancare l'orario previsto di dieci minuti in nessun punto del percorso; e lì è terminato uno dei viaggi più piacevoli di cinquemila miglia che io abbia mai avuto la fortuna di fare.

APPENDICE

APPENDICE A

(DAL NEW ORLEANS TIMES DEMOCRAT DEL 29 MARZO 1882.)

VIAGGIO DELLA BARCA DI SOCCORSO DEL TIMES-DEMOCRAT ATTRAVERSO LE REGIONI INONDATE

ERANO le nove di giovedì mattina quando la 'Susie' lasciò il Mississippi ed entrò nell'Old River, o quella che ora viene chiamata la foce del Red. Risalendo sulla sinistra, una piena si riversava attraverso e sopra gli argini presso la piantagione Chandler, il punto più settentrionale nella parrocchia di Pointe Coupee. L'acqua copriva completamente il luogo, sebbene gli argini avessero ceduto solo poco tempo prima. Il bestiame era stato radunato su una grande chiatta, dove, senza cibo, mentre passavamo, gli animali erano ammassati insieme, in attesa di una barca che li rimorchiasse via. Sul lato destro del fiume si trova Turnbull's Island, e su di essa c'è una grande piantagione che in precedenza era dichiarata una delle più fertili dello Stato. L'acqua finora le aveva permesso di farla franca nelle inondazioni solite, ma ora ampie distese d'acqua indicavano solo dove si trovavano i campi. La cima dell'argine protettivo si poteva scorgere qua e là, ma quasi tutto era sommerso.

Gli alberi hanno messo un fogliame più verde da quando l'acqua si è riversata dentro, e i boschi sembrano luminosi e freschi, ma questo aspetto piacevole agli occhi è neutralizzato dall'interminabile distesa d'acqua. Passiamo miglio dopo miglio, e non sono altro che alberi che stanno in piedi fino ai rami nell'acqua. Un aringaio si alza di tanto in tanto e vola avanti lungo il lungo viale di silenzio. Una piroga a volte sfreccia tra i cespugli e attraversa il Red River sulla via verso il Mississippi, ma i rematori dai volti tristi non voltano mai la testa per guardare la nostra barca. Il sbuffare della barca è musica in questa oscurità, che colpisce in modo assai curioso. Non è l'oscurità di foreste profonde o caverne buie, ma un tipo peculiare di silenzio solenne e reverenza impressionante che trattiene uno per forza al suo riconoscimento. Abbiamo superato due famiglie di negri su una zattera legata ai salici questa mattina. Erano evidentemente della classe benestante, poiché avevano una scorta di farina e tre o quattro maiali con loro. Le loro zattere erano di circa venti piedi quadrati, e davanti a un riparo improvvisato era stata posta della terra, sulla quale avevano costruito il loro fuoco.

La corrente che scendeva lungo l'Atchafalaya era molto rapida, il Mississippi mostrava una predilezione in quella direzione, che necessita solo di essere vista per rafforzare l'opinione dei disperati tentativi di quel fiume di trovare una via breve per il Golfo. Piccole barche, skiff, piroghe, ecc., sono molto richiesti, e molti sono stati rubati da negri pirati, che li portano dove frutteranno il prezzo maggiore. Da ciò che mi è stato detto dal signor C. P. Ferguson, un piantatore vicino al Red River Landing, il cui podere è appena finito sott'acqua, c'è molta sofferenza nel retro di quel luogo. I negri avevano abbandonato ogni pensiero di una crepa lì, poiché l'argine superiore aveva resistito così a lungo, e quando è arrivata, erano alla sua mercé. Giovedì un certo numero è stato tirato fuori dagli alberi e dai tetti delle capanne e portato dentro, molti ancora rimanendo lì.

Non si apprezza la vista della terra finché non si è viaggiato attraverso un'inondazione. In mare non ci si aspetta né si cerca, ma qui, con foglie frementi, ombrosi corridoi forestali, tetti di case appena visibili, è attesa. Infatti un cimitero, se i tumuli fossero sopra l'acqua, sarebbe apprezzato. Il fiume qui è conosciuto solo perché c'è un'apertura tra gli alberi, e questo è tutto. È in larghezza, da Fort Adams sulla riva sinistra del Mississippi alla riva della parrocchia di Rapides, una distanza di circa sessanta miglia. Una gran parte di questo era sotto coltivazione, particolarmente lungo il Mississippi e dietro il Red. Quando il Red River vero e proprio è stato imboccato, una forte corrente scorreva direttamente attraverso di esso, perseguendo la stessa direzione di quella del Mississippi.

Dopo una corsa di alcune ore, il Black River è stato raggiunto. Appena è stato imboccato, segni di sofferenza sono diventati visibili. Tutti i salici lungo le rive erano spogliati delle loro foglie. Un uomo, a cui il vostro corrispondente ha parlato, ha detto di aver avuto centocinquanta capi di bestiame e cento capi di maiali. Al primo apparire dell'acqua aveva iniziato a guidarli verso le terre alte di Avoyelles, a trentacinque miglia di distanza, ma ha perso cinquanta capi di bestiame bovino e sessanta maiali. Il Black River è alquanto pittoresco, anche se le sue rive sono sott'acqua. Una fitta crescita di frassini, querce, gomme e hickory rende le rive quasi impenetrabili, e dove si riesce a dare uno sguardo lungo qualche viale tra gli alberi, solo i tenui contorni di tronchi distanti possono essere appena distinti nell'oscurità.

A poche miglia lungo questo fiume, la profondità dell'acqua sulle rive era di ben otto piedi, e su tutti i lati si potevano vedere, ancora resistenti contro la forte corrente, le cime delle capanne. Qua e là una rovesciata era circondata da legname alla deriva, formando il nucleo di possibilmente qualche futura isola.

Al fine di risparmiare carbone, poiché era impossibile ottenere quel combustibile in qualsiasi punto da toccare durante la spedizione, è stata tenuta d'occhio una catasta di legna. Arrotondando una punta, una piroga, abilmente remata da un giovane, è scattata fuori, e nella sua prua c'era una ragazza di quindici anni, dal volto chiaro, bellissimi occhi neri e modi modesti. Il ragazzo ha chiesto un giornale, che gli è stato lanciato, e la coppia ha spinto la loro minuscola imbarcazione fuori nel moto ondoso della barca.

Poco dopo una bambina, certamente non più di dodici anni, ha remato fuori sulla più piccola delle canoe e l'ha maneggiata con tutta l'abilità di un vecchio voyageur. La piccola sembrava più un'indiana che una bambina bianca, e ha riso quando le è stato chiesto se avesse paura. Era stata cresciuta in una piroga e poteva andare ovunque. Era diretta fuori a raccogliere foglie di salice per il bestiame, e ha indicato una casa lì vicino con l'acqua a tre pollici di profondità sui pavimenti. Alla sua porta sul retro era ormeggiata una zattera di circa trenta piedi quadrati, con una specie di recinto costruito sopra, e all'interno di questo alcune sedici mucche e venti maiali stavano in piedi. La famiglia non si è lamentata, se non per la perdita del bestiame, e ha prontamente portato una scorta di legna su una chiatta.

Da questo punto al fiume Mississippi, quindici miglia, non c'è un punto di terra sopra l'acqua, e verso ovest per trentacinque miglia non c'è altro che la piena del fiume. Il Black River era salito durante giovedì, il 23, 1 pollice e tre quarti, e continuava a salire anche di notte. Man mano che procediamo lungo il fiume le abitazioni diventano più frequenti, ma sono ancora distanti miglia l'una dall'altra. Quasi tutte sono deserte, e le dipendenze portate via. Ad aggiungere all'oscurità, quasi ogni essere vivente sembra essere partito, e non si può udire un fischio di uccello né l'abbaiare dello scoiattolo in questa solitudine. A volte un musone gar lancerà la coda in alto e scomparirà nel fiume, ma oltre a questo tutto è tranquillo — la quiete della dissoluzione. Giù per il fiume galleggia ora un pollaio ben imbiancato a calce, poi un gruppo di traversine ben spaccate, o una porta e una carcassa gonfia, solennemente sorvegliata da una coppia di avvoltoi, l'unico uccello che si possa vedere, che banchettano sulla carcassa mentre li porta via. Una cornice in cui c'era una litografia a buon mercato di un soldato a cavallo, mentre galleggiava, raccontava di qualche focolare invaso dall'acqua e spogliato di questo ornamento.

Al buio, poiché non era prudente navigare, un posto lungo i boschi è stato cercato e a un alto albero di gomma la barca è stata assicurata per la notte.

Un grazioso quarto di luna gettava una luce piacevole sopra la foresta e il fiume, creando un quadro che sarebbe stato un delizioso pezzo di studio paesaggistico, se solo un artista avesse potuto fermarlo sulla sua tela. Il movimento dei motori era cessato, lo sbuffo del vapore in fuga era placato, e il silenzio avvolgente si richiuse su di noi, e tale silenzio era! Di solito in una foresta di notte si può sentire il gracidare delle rane, il ronzio degli insetti, o il cadere dei rami; ma qui la natura era muta. Le oscure rientranze, quei corridoi in questa cattedrale, non emettevano alcun suono, e persino i gorgoglii della corrente si spengono.

All'alba di venerdì mattina tutti erano in piedi, e su per il Black siamo partiti. La mattina era bella, e il fiume, che è straordinariamente dritto, indossava il suo abito più incantevole. I fiori del biancospino profumavano l'aria deliziosamente, e alcuni uccelli fischiavano allegramente lungo le rive. Gli alberi erano più grandi, e la foresta sembrava di crescita più antica rispetto a valle. Sono stati superati più campi che vicino alla foce, ma la stessa scena si presentava — fienili che andavano alla deriva nei pascoli, quartieri dei negri ancorati in confusione contro qualche quercia, e la modesta residenza che mostrava appena le sue gronde sopra l'acqua. Il sole è sorto in una gloria di carminio, e gli alberi erano brillanti nelle loro varie tonalità di verde. Non si vede un palmo di terra da nessuna parte, e l'acqua apparentemente diventa sempre più profonda, poiché arriva fino ai rami degli alberi più grandi. Ovunque, i salici confinanti sono stati denudati dalle foglie, mostrando quanto tempo la gente sia stata al lavoro a raccogliere questo foraggio per i propri animali. A un vecchio uomo in una piroga è stato chiesto come le foglie di salice andassero d'accordo con il suo bestiame. Si è fermato nel suo lavoro, e con un sinistro scuotimento della testa ha risposto: "Beh, signore, è abbastanza per mantenere il calore nei loro corpi e questo è tutto ciò che ci aspettiamo, ma è dura per i maiali, particolarmente quelli piccoli. Stanno scomparendo terribilmente in fretta. Ma cosa si può fare? È tutto ciò che abbiamo."

A trenta miglia sopra la foce del Black River l'acqua si estende da Natchez sul Mississippi fino alle colline di pini della Louisiana, una distanza di settantatré miglia, e non c'è quasi un punto che non sia dieci piedi sotto di essa. La tendenza della corrente lungo il Black è verso ovest. Infatti, tanto è il caso che le acque del Red River sono state spinte giù verso il paese del Calcasieu, e le acque del Black entrano nel Red circa quindici miglia sopra la foce del primo, una cosa mai vista prima nemmeno dai più vecchi battellieri. L'acqua ora in vista di noi proviene interamente dal Mississippi.

Fino a Trinity, o piuttosto Troy, che è solo a breve distanza sotto, la gente si è quasi tutta trasferita, quelli che rimangono avendo abbastanza per i loro bisogni personali attuali. Il loro bestiame, però, sta soffrendo e morendo piuttosto in fretta, poiché la reclusione sulle zattere e il cibo che ottengono genera malattie.

Dopo una breve sosta siamo partiti, e presto siamo arrivati in una sezione dove c'erano molti campi aperti e capanne sparse fittamente in giro. Qui sono state viste più immagini di sofferenza. All'interno delle case i reclusi avevano costruito su casse un ponteggio sul quale avevano posizionato i mobili. I montanti del letto erano segati sulla parte superiore, poiché il soffitto non era più alto di quattro piedi dal pavimento improvvisato. Gli edifici sembravano molto insicuri, e minacciavano a ogni momento di andare alla deriva. Vicino alle case c'erano bovini che stavano in piedi con l'acqua al petto, perfettamente impassibili. Non si muovevano dai loro posti, ma stavano pazientemente aspettando che arrivasse aiuto. Lo spettacolo era angosciante, e le povere creature moriranno sicuramente a meno che non vengano soccorse rapidamente. I bovini differiscono dai cavalli in questa particolare qualità. Un cavallo, dopo aver constatato che non arriva alcun sollievo, nuoterà via in cerca di cibo, mentre un bovino starà sui suoi passi finché con l'esaurimento non cadrà nell'acqua e annegherà.

Alle dodici e mezza un richiamo è stato dato da una chiatta all'interno della linea della riva. Avvicinandoci siamo andati al fianco, e il generale York è salito a bordo. Era proprio allora impegnato a far uscire il bestiame, e ha accolto la barca del 'Times-Democrat' calorosamente, poiché ha detto che c'era molto bisogno di lei. Ha detto che la sofferenza non era esagerata minimamente. Le persone erano in una condizione che era difficile persino per uno immaginare. L'acqua era così alta che c'era un grande pericolo che le loro case venissero spazzate via. Era già salita così in alto che si avvicinava alle gronde, e quando raggiunge questo punto c'è sempre un rischio imminente che vengano spazzate via. Se ciò accade, ci sarà una grande perdita di vite umane. Il Generale ha parlato del valoroso lavoro di molte persone nei loro tentativi di salvare il loro bestiame, ma ha pensato che pienamente il venticinque per cento fosse perito. Già duemilacinquecento persone avevano ricevuto razioni da Troy, sul Black River, e lui aveva rimorchiato via un gran numero di bestiame, ma una quantità molto grande rimaneva ed era in estremo bisogno. L'acqua era ora diciotto pollici più alta che nel 1874, e non c'era terra tra Vidalia e le colline di Catahoula.

Alle due la 'Susie' ha raggiunto Troy, sessantacinque miglia sopra la foce del Black River. Qui sulla sinistra entra il Little River; appena oltre quello l'Ouachita, e sulla destra il Tensas. Questi tre fiumi formano il Black River. Troy, o una parte di esso, è situato sopra e attorno a tre grandi tumuli indiani, di forma circolare, che si elevano sopra l'acqua attuale di circa dodici piedi. Sono di circa centocinquanta piedi di diametro, e sono distanti circa duecento iarde l'uno dall'altro. Le case sono tutte costruite tra questi tumuli, e quindi sono tutte allagate a una profondità di diciotto pollici sui loro pavimenti.

Queste elevazioni, costruite dagli aborigeni, centinaia di anni fa, sono gli unici punti di rifugio per miglia. Quando siamo arrivati li abbiamo trovati affollati di bestiame, tutto il quale era magro e a malapena in grado di stare in piedi. Erano mescolati insieme, pecore, maiali, cavalli, muli e bovini. Uno di questi tumuli è stato usato per molti anni come cimitero, e oggi abbiamo visto mucche denutrite giacere contro le lapidi di marmo, a ruminare in contentezza, dopo un pasto di mais fornito dal generale York. Qui, come più in basso, è stata notata la notevole abilità delle donne e delle ragazze nella gestione delle piroghe più piccole. I bambini remavano in giro su queste imbarcazioni assai delicate con tutta la noncuranza di esperti.

Il generale York ha messo in atto un sistema perfetto per quanto riguarda la fornitura di soccorsi. Effettua un'ispezione personale del luogo in cui vengono richiesti, valuta il da farsi e poi, dopo aver noleggiato due imbarcazioni con chiatte al seguito, le invia prontamente sul posto, dove il bestiame viene caricato e rimorchiato verso le colline di pini e gli altipiani di Catahoula. Ha stabilito il suo quartier generale a Troy, e in questo punto le imbarcazioni arrivano per fare rifornimento di foraggio per il bestiame. Sul lato opposto del Little River, che si dirama a sinistra dal Black, e tra questo e l'Ouachita, è situata la città di Trinity, minacciata di distruzione a ogni ora. È molto più bassa di Troy e l'acqua raggiunge gli otto-nove piedi di profondità nelle case. Una forte corrente la attraversa, ed è notevole che tutte le sue case non siano ancora state portate via. Gli abitanti sia di Troy che di Trinity sono stati assistiti, tuttavia parte del loro bestiame deve ancora essere rifornito di cibo.

Non appena la "Susie" ha raggiunto Troy, è stata consegnata al generale York e messa a sua disposizione per svolgere il lavoro di soccorso più rapidamente. Quasi tutte le sue provviste sono state scaricate su uno dei tumuli per allegerirla, ed è stata diretta a valle per soccorrere chi si trova più giù. Presso la proprietà di Tom Hooper, a poche miglia da Troy, è stata presa a rimorchio una grande chiatta con circa cinquanta capi di bestiame a bordo. Gli animali sono stati nutriti e hanno presto recuperato un po' di forza. Oggi ci dirigiamo sul Little River, dove le sofferenze sono maggiori.

GIÙ PER IL BLACK RIVER

Sabato sera, 25 marzo.

Siamo partiti di buon'ora lungo il Black River, sotto la direzione del generale York, per portare in salvo tutto il bestiame che siamo riusciti a raggiungere. Scendendo il fiume, una chiatta al rimorchio è stata lasciata in una località centrale, e da lì alcuni uomini l'hanno spinta a pertica sul retro delle piantagioni, raccogliendo gli animali ovunque fossero trovati. Nel loft di un opificio sono stati rinvenuti diciassette capi e, dopo aver costruito una passerella, sono stati condotti sulla chiatta senza difficoltà. Prendendo una scialuppa con il Generale, il vostro cronista è stato portato fino a una piccola casa di due stanze, nella quale l'acqua ristagnava per due piedi sui pavimenti. In una delle grandi stanze erano ammassati i cavalli e le mucche del posto, mentre nell'altra la vedova Taylor e suo figlio sedevano su un'impalcatura rialzata dal pavimento. Una o due piroghe andavano alla deriva nei paraggi, pronte a essere messe in servizio in qualsiasi momento. Quando la chiatta è stata accostata, è stato tagliato il fianco della casa come unico mezzo per far uscire gli animali, e il bestiame è stato spinto a bordo. Il generale York, in questo come in ogni caso, ha chiesto se la famiglia desiderasse andarsene, informandoli che il maggiore Burke, del "The Times-Democrat", aveva inviato la "Susie" proprio per questo scopo. La signora Taylor ha detto di ringraziare il maggiore Burke, ma che avrebbe cercato di resistere. La notevole tenacia della gente di qui verso le proprie case è al di là di ogni comprensione. Poco più in basso, in un punto a sedici miglia da Troy, è giunta notizia che la casa del signor Tom Ellis era in pericolo e che la sua famiglia si trovava tutta all'interno. Abbiamo fatto rotta immediatamente lì, e ci si è presentato un triste spettacolo. Affacciata alla metà di una finestra rimasta sopra il livello dell'acqua, c'era la signora Ellis, in salute cagionevole, mentre alla porta c'erano i suoi sette figli, il maggiore dei quali non aveva ancora quattordici anni. Un lato della casa era stato ceduto agli animali da lavoro, una dozzina di capi, oltre ai maiali. Nella stanza accanto viveva la famiglia, con l'acqua che arrivava a due pollici dalla sponda del letto. La stufa era sott'acqua e si cucinava su un fuoco acceso sopra di essa. La casa minacciava di cedere da un momento all'altro: un'estremità stava affondando e, di fatto, l'edificio sembrava solo un guscio vuoto. Quando l'imbarcazione ha virato, il signor Ellis è uscito con una piroga e il generale York gli ha detto di essere venuto per soccorrerlo; che la barca del "The Times-Democrat" era al suo servizio e avrebbe portato via la sua famiglia immediatamente verso le colline, e che lunedì una chiatta avrebbe prelevato il suo bestiame, poiché fino a quel momento sarebbero stati impegnati. Nonostante la deplorevole situazione in cui lui e la sua famiglia si trovavano, il signor Ellis non voleva andarsene. Ha detto che pensava di aspettare fino a lunedì e di correre il rischio che la sua casa crollasse. I bambini intorno alla porta sembravano perfettamente contenti, parendo curarsi poco del pericolo in cui si trovavano. Questi sono solo due esempi dei molti. Dopo settimane di privazioni e sofferenze, le persone si aggrappano ancora alle loro case e se ne vanno solo quando non c'è più spazio tra l'acqua e il soffitto per costruire un'impalcatura su cui stare in piedi. Sembra incomprensibile, eppure l'amore per il vecchio posto era più forte di quello per la sicurezza.

Dopo aver lasciato la proprietà Ellis, il punto successivo toccato è stato quello degli Oswald. Qui la chiatta è stata rimorchiata a fianco dell'opificio, dove c'erano quindici capi immersi nell'acqua; e tuttavia, poiché stavano su impalcature, le loro teste erano sopra la sommità dell'ingresso. È stato impossibile farli uscire senza tagliare una parte della facciata; così sono state chiamate in causa le asce e si è aperta una breccia. Dopo molta fatica, i cavalli e i muli sono stati sistemati al sicuro sulla chiatta.

In ogni posto in cui ci fermiamo arrivano sempre tre, quattro o più piroghe, che portano informazioni su altro bestiame in altri luoghi bisognoso di aiuto. Nonostante il fatto che molti avessero guidato una parte del loro bestiame verso le colline tempo fa, ne rimane ancora una grande quantità, che il generale York, il quale sta lavorando con un'energia indomabile, riuscirà a far arrivare sulle colline di pini entro martedì.

Lungo tutto il Black River, la "Susie" è stata visitata da decine di proprietari terrieri, i cui racconti sono la ripetizione di quelli già ascoltati su sofferenze e perdite. Un vecchio coltivatore, che vive sul fiume dal 1844, ha detto che non c'è mai stata una piena simile, ed è convinto che più di un quarto del bestiame sia andato perduto. Per fortuna la gente si è preoccupata prima del proprio bestiame da lavoro, e quando hanno potuto trovarlo, cavalli e muli sono stati alloggiati in un luogo sicuro. La piena, che continua ancora e che ieri notte è salita di due pollici, li costringe a portarli via verso le colline; ecco perché l'opera del generale York è di tale grande valore. Dall'alba a notte fonda va di qua e di là, confortando con le sue parole gentili e dirigendo con calma saggezza ciò che deve essere fatto. Una storia spiacevole, riguardante un certo mercante di New Orleans, viene raccontata lungo tutto il fiume. Sembra che da alcuni anni i coltivatori avessero rapporti commerciali con questo individuo, e molti di loro avessero dei saldi a proprio favore nelle sue mani. Quando arrivò l'inondazione, scrissero per avere caffè, farina e, di fatto, per le poche necessità che occorrevano. Non giunse alcuna risposta a queste lettere, e ne furono scritte altre, e tuttavia a questi vecchi clienti, con le piantagioni sott'acqua, fu negato anche ciò che era necessario per sostenere la vita. È superfluo dire che non è molto popolare ora sul Black River.

Le colline di cui si parla come luogo di rifugio per le persone e il bestiame sul Black River si trovano nella parrocchia di Catahoula, a ventiquattro miglia dal Black River.

Dopo aver riempito la chiatta di bestiame, abbiamo preso a bordo la famiglia di T. S. Hooper, sette persone, che non potevano più rimanere nella loro abitazione, e ora li stiamo portando su per il Little River verso le colline.

L'INONDAZIONE CRESCE ANCORA

Troy: 27 marzo 1882, mezzogiorno.

L'inondazione qui sta salendo di circa tre pollici e mezzo ogni ventiquattro ore, e sono iniziate le piogge che aumenteranno ulteriormente questo livello. Il generale York sente ora che i nostri sforzi dovrebbero essere diretti a salvare vite umane, poiché l'aumento dell'acqua ha messo in pericolo molte case. Intendiamo risalire il Tensas tra pochi minuti, e poi torneremo per scendere lungo il Black River a recuperare le famiglie. Qui manca il trasporto a vapore per affrontare l'emergenza. Il Generale ha tre imbarcazioni noleggiate, con chiatte al rimorchio, ma la richiesta di queste per trasportare via il bestiame è maggiore di quanto possano soddisfare con prontezza. Tutti lavorano giorno e notte, e la "Susie" difficilmente si ferma per più di un'ora in qualsiasi posto. La piena ha messo Trinity in una situazione pericolosa e da un momento all'altro ci si aspetta che alcune case vadano alla deriva. Troy è leggermente più in alto, eppure tutti sono nell'acqua. Sono giunti rapporti che una donna e un bambino sono stati trascinati via più a valle di qui, e due capanne sono state portate via dalla corrente. I loro occupanti sono gli stessi che avevano rifiutato di venire via l'altro ieri. Non si crederebbe alla totale passività della gente.

Finora non sono giunte notizie del piroscafo "Delia", che si presume sia quello affondato nella tempesta di ieri sul lago Catahoula. È atteso qui ora, ma non è arrivato. Anche la posta qui è quanto mai incerta, e questa la invio tramite scialuppa a Natchez per farvela avere. È impossibile ottenere dati precisi sui raccolti passati, ecc., poiché coloro che ne sanno molto sono andati via, e quelli che rimangono non sono ben versati nella produzione di questa zona.

Il generale York desidera che io dica che la quantità di razioni inviata in precedenza dovrebbe essere raddoppiata e spedita immediatamente. È impossibile fare una stima, perché la gente sta fuggendo verso le colline, tanto è rapida la piena. Gli abitanti qui sono in uno stato di agitazione che può essere compreso solo se visto, e si è instaurata una completa demoralizzazione.

Se le razioni venissero destinate a una particolare zona nei dintorni, non sarebbe certo che venissero distribuite, quindi tutto dovrebbe essere inviato a Troy come centro, e il Generale provvederà a farle distribuire correttamente. Ha chiesto cento tende, e se tutti coloro che sono in movimento ora andranno verso le colline, ne occorreranno duecento.

APPENDICE B

LA COMMISSIONE DEL FIUME MISSISSIPPI

LA condizione di questa ricca valle del basso Mississippi, subito dopo e dal tempo della guerra, costituì uno degli effetti disastrosi della guerra più da deplorare. La proprietà fittizia in schiavi non fu solo giustamente distrutta, ma gran parte del lavoro che dipendeva dal lavoro servile fu anch'esso distrutto o gravemente compromesso, specialmente il sistema degli argini.

Si sarebbe potuto aspettare da coloro che non hanno indagato la materia, che miglioramenti così importanti come la costruzione e la manutenzione degli argini fossero stati assunti immediatamente dai singoli Stati. Ma cosa può fare lo Stato dove la gente è soggetta a tassi di interesse che vanno dal 18 al 30 per cento, ed è anche sotto la necessità di impegnare i raccolti in anticipo rispetto alla semina, a questi tassi, per il privilegio di acquistare tutti i propri rifornimenti con un profitto del 100 per cento?

È servita poca attenzione per rendere perfettamente ovvio che il controllo del fiume Mississippi, se mai intrapreso, deve essere intrapreso dal governo nazionale, e non può essere attuato dagli Stati. Il fiume deve essere trattato come un'unità; il suo controllo non può essere attuato sotto un sistema di amministrazione diviso o separato.

Né gli Stati particolarmente interessati sono competenti a combinarsi tra loro per le operazioni necessarie. Il lavoro deve iniziare molto a monte del fiume; almeno fino a Cairo, se non oltre; e deve essere condotto secondo un piano generale coerente lungo tutto il corso del fiume.

Non occorre conoscenza tecnica o scientifica per comprendere gli elementi del caso se si dedica un po' di tempo e attenzione all'argomento, e quando una commissione per il fiume Mississippi è stata costituita, come l'attuale commissione, da uomini estremamente capaci di diversi ceti sociali, non si può suggerire che il loro verdetto nel caso debba essere accettato come conclusivo, per quanto qualsiasi teoria a priori di costruzione o controllo possa essere considerata conclusiva?

Si dovrebbe ricordare che in questo consiglio siedono il generale Gilmore, il generale Comstock e il generale Suter, del Genio degli Stati Uniti; il professor Henry Mitchell (l'autorità più competente sulla questione dell'idrografia), dell'U.S. Coast Survey; B. B. Harrod, ingegnere dello Stato della Louisiana; Jas. B. Eads, il cui successo con le dighe a New Orleans è una garanzia della sua competenza, e il giudice Taylor, dell'Indiana.

Sarebbe presunzione da parte di qualsiasi singolo uomo, per quanto esperto, contestare il giudizio di un consiglio come questo.

Il metodo di miglioramento proposto dalla commissione è immediatamente in accordo con i risultati dell'esperienza ingegneristica e con le osservazioni della natura laddove soddisfa i nostri bisogni. Come in natura la crescita degli alberi e la loro tendenza, quando minati, a cadere attraverso il pendio e sostenere la riva garantisce in alcuni punti una discreta profondità del canale e un certo grado di permanenza, così nel progetto dell'ingegnere l'uso di legname e sterpaglie e l'incoraggiamento della crescita forestale sono le caratteristiche principali. Si propone di ridurre la larghezza laddove eccessiva mediante dighe di sterpaglia, inizialmente basse, ma innalzate sempre più man mano che il fango del fiume si deposita sotto il loro riparo, e infine inclinarle all'indietro secondo l'angolo su cui i salici cresceranno liberamente. In questo lavoro ci sono molti dettagli connessi con le forme di queste dighe di riparo, le loro disposizioni in modo da presentare una serie di bacini di sedimentazione, ecc., una descrizione dei quali complicherebbe solo la concezione. Attraverso la maggior parte del fiume non saranno necessarie opere di contrazione, ma quasi tutte le rive sul lato concavo dei letti devono essere trattenute contro l'usura del flusso, e molte delle rive opposte difese nei punti critici. Le opere che hanno in vista questo scopo conservativo possono essere generalmente designate opere di rivestimento; e anche queste saranno in gran parte di sterpaglia, intrecciata in tappeti continui o intrecciata in reti metalliche. Questo processo di impiallacciatura è stato impiegato con successo sul fiume Missouri; e in alcuni casi si sono coperti talmente di sedimenti e sono diventati così invasi dai salici che possono essere considerati permanenti. Nel fissare queste stuoie si deve usare pietra di cava in piccole quantità, e in alcuni casi il pendio sistemato tra fiume alto e basso dovrà essere più o meno pavimentato con pietra.

Chiunque sia stato sul Reno avrà osservato operazioni non dissimili da quelle a cui abbiamo appena fatto riferimento; e, in effetti, la maggior parte dei fiumi d'Europa che scorrono tra i propri alluvioni hanno richiesto un trattamento simile nell'interesse della navigazione e dell'agricoltura.

L'argine è l'opera culminante del rivestimento delle sponde, sebbene non necessariamente in connessione immediata. Può essere arretrato di una breve distanza dalla sponda rivestita; ma è, in effetti, il parapetto necessario. Il fiume in piena e il fiume in magra non possono essere portati in registro e costretti a unirsi nello scavo di un unico canale permanente senza un controllo completo di tutti gli stadi; e persino la piena anomala deve essere prevenuta, perché ciò metterebbe in pericolo l'argine, e una volta in forza dietro le opere di rivestimento le strapperebbe via anch'esse.

Secondo il principio generale che il pendio locale di un fiume è il risultato e la misura della resistenza del suo letto, è evidente che un flusso stretto e profondo dovrebbe avere meno pendenza, perché ha meno superficie di attrito in proporzione alla capacità; cioè, meno perimetro in proporzione all'area della sezione trasversale. L'effetto ultimo degli argini e dei rivestimenti che confinano le piene e portano tutti gli stadi del fiume in registro è di approfondire il canale e abbassare il pendio. Il primo effetto degli argini è di innalzare la superficie; ma questo, inducendo una maggiore velocità di flusso, causa inevitabilmente un ampliamento della sezione, e se si impedisce che questo ampliamento avvenga a spese delle sponde, il fondo deve cedere e la forma del corso d'acqua deve essere migliorata in modo da ammettere questo flusso con meno innalzamento. L'esperienza reale con gli argini sul fiume Mississippi, senza alcun tentativo di trattenere le sponde, è stata favorevole, e nessuno può dubitare, sulla base delle prove fornite nei rapporti della commissione, che se i primi argini fossero stati accompagnati dal rivestimento delle sponde, e resi completi, avremmo oggi un fiume navigabile a bassa marea, e un paese adiacente al sicuro dalle inondazioni.

Naturalmente sarebbe illogico concludere che il fiume costretto possa mai abbassare il suo pendio di piena in modo da rendere gli argini non necessari, ma si ritiene che, mediante questo vincolo laterale, il fiume come condotto possa essere migliorato nella forma in modo tale che anche quelle rare piene che risultano dall'innalzamento coincidente di molti affluenti troveranno sfogo senza distruggere argini di altezza ordinaria. Che l'effettiva capacità di un canale attraverso l'alluvione dipenda dal suo servizio durante le piene è stato spesso dimostrato, ma questa capacità non include piene anomale, bensì ricorrenti.

Non vale quasi la pena di considerare i progetti per alleviare le piene del fiume Mississippi creando nuovi sbocchi, poiché queste proposte sensazionalistiche si sono raccomandate solo a menti sconsiderate e non hanno alcun sostegno tra gli ingegneri. Se il letto del fiume fosse di ghisa, il ricorso ad aperture per le acque in eccesso potrebbe essere una necessità; ma poiché il fondo è cedevole e la forma migliore di sbocco è un singolo canale profondo, in quanto realizza il minor rapporto tra perimetro e area della sezione trasversale, non potrebbe esserci metodo di trattamento più infilosofico della moltiplicazione delle vie di fuga.

Nella dichiarazione precedente si è tentato di condensare, nello spazio più limitato che l'importanza dell'argomento consentirebbe, gli elementi generali del problema e le caratteristiche generali del metodo di miglioramento proposto che è stato adottato dalla Commissione del Fiume Mississippi.

Lo scrivente non può fare a meno di sentire che è alquanto presuntuoso da parte sua tentare di presentare i fatti relativi a un'impresa che richiede la più alta competenza scientifica; ma è una questione che interessa ogni cittadino degli Stati Uniti ed è uno dei metodi di ricostruzione che dovrebbe essere approvato. È una rivendicazione di guerra che non implica alcun guadagno privato, e nessun compenso se non per uno dei casi di distruzione incidentali alla guerra, che potrebbero ben essere riparati dal popolo dell'intero paese.

EDWARD ATKINSON.

Boston: 14 aprile 1882.

APPENDICE C

ACCOGLIENZA DEL LIBRO DEL CAPITANO BASIL HALL NEGLI STATI UNITI

Essendo ormai giunti quasi alla fine dei nostri viaggi, sono indotta, prima di concludere, a menzionare nuovamente quello che considero uno dei tratti più notevoli del carattere nazionale degli americani; vale a dire, la loro squisita sensibilità e suscettibilità riguardo a tutto ciò che viene detto o scritto su di loro. Di questo, forse, l'esempio più notevole che posso dare è l'effetto prodotto su quasi ogni classe di lettori dall'apparizione dei "Viaggi in Nord America" del capitano Basil Hall. In effetti, fu una sorta di terremoto morale, e la vibrazione che causò attraverso i nervi della repubblica, da un angolo all'altro dell'Unione, non era affatto terminata quando lasciai il paese nel luglio 1831, un paio d'anni dopo la scossa.

Ero a Cincinnati quando uscirono questi volumi, ma fu solo nel luglio 1830 che ne procurai una copia. Un libraio a cui mi rivolsi mi disse che aveva avuto alcune copie prima di comprendere la natura dell'opera, ma che, dopo averne preso conoscenza, nulla lo avrebbe indotto a venderne un'altra. Altre persone della sua professione devono, tuttavia, essere state meno scrupolose; poiché il libro fu letto in città, paese, villaggio e borgo, battello a vapore e diligenza, e fu lanciato una sorta di grido di guerra assolutamente senza precedenti a mia memoria in qualsiasi occasione.

Un ardente desiderio di approvazione e una delicata sensibilità alla censura sono sempre stati, credo, considerati tratti amabili del carattere; ma la condizione in cui l'apparizione dell'opera del capitano Hall gettò la repubblica mostra chiaramente che questi sentimenti, se portati all'eccesso, producono una debolezza che rasenta l'imbecillità.

Era del tutto sorprendente ascoltare uomini che, su altri argomenti, erano dotati di un certo giudizio, esprimere le loro opinioni su questo. Non ho mai sentito di alcun caso in cui il buonsenso, solitamente presente nella critica nazionale, sia stato così sopraffatto dalla passione. Non parlo della mancanza di giustizia e di un’interpretazione equa e liberale: queste, forse, difficilmente ci si poteva aspettare. Altre nazioni sono state definite suscettibili, ma i cittadini dell’Unione, a quanto pare, non hanno affatto pelle; sussultano se una brezza li sfiora, a meno che non sia temperata dall’adulazione. Non fu quindi molto sorprendente che le acute e incisive osservazioni di un viaggiatore, che sapevano sarebbe stato ascoltato, venissero accolte con stizza. I tratti straordinari della faccenda furono, in primo luogo, l’eccesso di rabbia in cui si lasciarono trascinare; e, in secondo luogo, la puerilità delle invenzioni con cui tentarono di spiegare la severità con cui immaginavano di essere stati trattati.

Non contenti di dichiarare che i volumi non contenevano una parola di verità, dall’inizio alla fine (affermazione che ho sentito fare quasi ogni volta che venivano menzionati), l’intero paese si mise all’opera per scoprire le ragioni per cui il Capitano Hall avesse visitato gli Stati Uniti e perché avesse pubblicato il suo libro.

Ho sentito dire, con tale precisione e gravità come se l’affermazione fosse stata trasmessa da un rapporto ufficiale, che il Capitano Hall fosse stato inviato dal Governo britannico espressamente allo scopo di frenare la crescente ammirazione dell’Inghilterra per il Governo degli Stati Uniti; che fosse venuto con un mandato del tesoro e che fosse stato solo in obbedienza agli ordini che aveva trovato qualcosa da eccepire.

Non riporto ciò come il pettegolezzo di una cricca; sono convinta che sia il credo di una parte molto considerevole del paese. È così profonda la convinzione di questo singolare popolo di non poter essere visto senza essere ammirato, che non ammettono la possibilità che qualcuno possa onestamente e sinceramente trovare qualcosa da disapprovare in loro o nel loro paese.

Le riviste americane sono, molte di esse, credo, ben note in Inghilterra; non ho quindi bisogno di citarle qui, ma a volte mi sono meravigliata che nessuna di loro abbia mai pensato di tradurre la maledizione di Obadiah in americano classico; se lo avessero fatto, ponendo (lui, Basil Hall) tra parentesi, invece di (lui, Obadiah), avrebbe risparmiato loro un mondo di guai.

Difficilmente posso descrivere la curiosità con cui mi sono seduta infine a esaminare questi volumi tremendi; ancor meno posso rendere giustizia alla mia sorpresa per il loro contenuto. Dire che non ho trovato una sola affermazione esagerata in tutta l’opera non significa affatto dire abbastanza. È impossibile per chiunque conosca il paese non vedere che il Capitano Hall ha cercato con impegno cose da ammirare e lodare. Quando loda, è con evidente piacere; e quando trova da ridire, è con evidente riluttanza e moderazione, eccetto dove motivi puramente patriottici lo spingono a dichiarare apertamente ciò che è bene che il suo paese sappia.

Di fatto, il Capitano Hall ha visto il paese nel modo più vantaggioso possibile. Munito, naturalmente, di lettere di presentazione per gli individui più illustri, e con la raccomandazione ancora più influente della sua stessa reputazione, è stato ricevuto in pieno stile e pompa da salotto da un capo all’altro dell’Unione. Ha visto il paese in abito da sera, e ha avuto poche o nessuna opportunità di giudicarlo senza veli, senza unzione, senza preparazione, con tutte le sue imperfezioni sul capo, come io e la mia famiglia abbiamo avuto fin troppo spesso.

Il Capitano Hall ha certamente avuto eccellenti opportunità di familiarizzare con la forma di governo e le leggi; e di ricevere, inoltre, il miglior commento orale su di esse, conversando con i cittadini più illustri. Di queste opportunità ha fatto ottimo uso; nulla di importante ha incontrato il suo sguardo che non abbia ricevuto quel tipo di attenzione analitica che solo un viaggiatore esperto e filosofo può dare. Ciò ha reso i suoi volumi altamente interessanti e preziosi; ma sono profondamente convinta che, se un uomo di uguale penetrazione visitasse gli Stati Uniti senza altri mezzi per conoscere il carattere nazionale se non l’ordinaria frequentazione quotidiana della vita, concepirebbe un’idea infinitamente inferiore dell’atmosfera morale del paese di quanto non sembri aver fatto il Capitano Hall; e la convinzione interiore nella mia mente è forte: se il Capitano Hall non avesse esercitato un fermo autocontrollo, avrebbe dovuto esprimere un’indignazione ben più profonda di quella che ha manifestato contro molti aspetti del carattere americano, con cui dimostra in altre circostanze di avere ben familiarità. La sua regola sembra essere stata quella di esporre solo tanta parte della verità quanta bastasse a lasciare nella mente dei suoi lettori un’impressione corretta, al minor costo di dolore per la gente sensibile di cui stava scrivendo. Espone le proprie opinioni e i propri sentimenti, lasciando intendere che ha buone ragioni per adottarli; ma risparmia agli americani l’amarezza che un dettaglio delle circostanze avrebbe prodotto.

Se qualcuno sceglie di dire che una qualche malvagia antipatia per dodici milioni di estranei è l’origine della mia opinione, devo sopportarlo; e se la questione fosse di pura speculazione oziosa, certamente non corteggerei gli abusi che devo affrontare per dichiararla. Ma non è così.

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Il candore che esprime, ed evidentemente prova, essi lo scambiano per ironia, o lo diffidano totalmente; la sua riluttanza a dare dolore a persone da cui ha ricevuto gentilezza, la rifiutano sprezzantemente come affettazione, e sebbene debbano sapere assai bene, nei loro cuori segreti, quanto infinitamente più essi siano alla sua mercé di quanto egli abbia scelto di tradire; fingono, persino a se stessi, che egli abbia esagerato i punti negativi del loro carattere e delle loro istituzioni; laddove, la verità è che li ha lasciati andare con un grado di tenerezza che può essere del tutto appropriato per lui esercitare, per quanto poco meritato; mentre, allo stesso tempo, ha più industriosamente magnificato i loro meriti, ogni volta che ha potuto trovare qualcosa di favorevole.

APPENDICE D

LA TESTA IMMORTALE

In una parte remota del Nord vivevano un uomo e sua sorella, che non avevano mai visto un essere umano. Raramente, se non mai, l’uomo aveva motivo di allontanarsi da casa; poiché, quando i suoi bisogni richiedevano cibo, non doveva far altro che andare a poca distanza dalla capanna e lì, in un punto particolare, conficcare le sue frecce, con le punte nel terreno. Dicendo alla sorella dove erano state riposte, ogni mattina lei andava in cerca e non mancava mai di trovarne una conficcata nel cuore di un cervo. Le restava solo da trascinarle nella capanna e preparare il cibo. Così visse fino a raggiungere la maturità, quando un giorno suo fratello, il cui nome era Iamo, le disse: "Sorella, il tempo è vicino in cui starai male. Ascolta il mio consiglio. Se non lo farai, sarà probabilmente la causa della mia morte. Prendi gli utensili con cui accendiamo i fuochi. Allontanati dalla nostra capanna e costruisci un fuoco separato. Quando avrai bisogno di cibo, ti dirò dove trovarlo. Tu devi cucinare per te stessa, e io per me. Quando starai male, non tentare di avvicinarti alla capanna, né di portare alcuno degli utensili che usi. Assicurati sempre di legare alla tua cintura gli utensili di cui hai bisogno, perché non sai quando verrà il momento. Per quanto mi riguarda, devo fare il meglio che posso". Sua sorella promise di obbedirgli in tutto ciò che aveva detto.

Poco dopo, suo fratello ebbe motivo di allontanarsi da casa. Lei era sola nella sua capanna, a pettinarsi i capelli. Aveva appena sciolto la cintura a cui erano fissati gli utensili, quando improvvisamente l’evento, a cui suo fratello aveva alluso, accadde. Corse fuori dalla capanna, ma nella fretta dimenticò la cintura. Timorosa di tornare, rimase per un po’ a riflettere. Alla fine, decise di entrare nella capanna e prenderla. Poiché, pensò, mio fratello non è a casa, e resterò solo un istante per afferrarla. Tornò indietro. Correndo dentro improvvisamente, la afferrò e stava uscendo quando suo fratello apparve in vista. Sapeva cosa fosse successo. "Oh", disse, "non ti avevo detto di fare attenzione? Ma ora mi hai ucciso". Lei stava proseguendo per la sua strada, ma suo fratello le disse: "Cosa puoi fare lì ora? L’incidente è accaduto. Entra e resta dove sei sempre stata. E cosa sarà di te? Mi hai ucciso".

Egli depose quindi il suo abbigliamento da caccia e i suoi attrezzi, e poco dopo entrambi i suoi piedi iniziarono a diventare neri, così che non poteva muoversi. Tuttavia, dirigeva la sorella su dove posizionare le frecce, affinché potesse avere sempre cibo. L’infiammazione continuava ad aumentare ed era ora giunta alla sua prima costola; ed egli disse: "Sorella, la mia fine è vicina. Devi fare come ti dico. Vedi la mia borsa della medicina e la mia mazza da guerra legata ad essa. Contiene tutte le mie medicine, le mie piume da guerra e le mie pitture di tutti i colori. Non appena l’infiammazione raggiungerà il mio petto, prenderai la mia mazza da guerra. Ha una punta affilata, e mi taglierai la testa. Quando sarà libera dal mio corpo, prendila, poni il suo collo nella borsa, che devi aprire a un’estremità. Poi appendila al suo posto precedente. Non dimenticare il mio arco e le mie frecce. Una delle ultime la prenderai per procurarti il cibo. Le restanti, legale nella mia borsa, e poi appendila, così che io possa guardare verso la porta. Di tanto in tanto ti parlerò, ma non spesso". Sua sorella promise di nuovo di obbedire.

In breve tempo il suo petto fu colpito. "Ora", disse, "prendi la mazza e stacca la mia testa". Lei aveva paura, ma lui le disse di farsi coraggio. "Colpisci", disse, e un sorriso era sul suo volto. Facendosi forza, sferrò il colpo e tagliò la testa. "Ora", disse la testa, "mettimi dove ti ho detto". E timorosamente lei obbedì a tutti i suoi comandi. Mantenendo la sua animazione, la testa guardava intorno alla capanna come al solito, e comandava a sua sorella di andare in luoghi che pensava le avrebbero procurato la carne dei diversi animali di cui aveva bisogno. Un giorno la testa disse: "Il tempo non è lontano in cui sarò liberato da questa situazione, e dovrò subire molti gravi mali. Così decreta il manito superiore, e devo sopportare tutto pazientemente". In questa situazione dobbiamo lasciare la testa.

In una certa parte del paese c’era un villaggio abitato da una numerosa e bellicosa banda di indiani. In questo villaggio c’era una famiglia di dieci giovani uomini, fratelli. Era primavera quando il più giovane di questi si annerì il volto e digiunò. I suoi sogni erano propizi. Terminato il digiuno, andò segretamente dai suoi fratelli di notte, affinché nessuno nel villaggio potesse sentire o scoprire la direzione in cui intendevano andare. Sebbene il loro tamburo fosse udito, quello era un evento comune. Finite le solite formalità, raccontò quanto fossero favorevoli i suoi sogni, e che li aveva riuniti per sapere se lo avrebbero accompagnato in una spedizione di guerra. Risposero tutti che lo avrebbero fatto. Il terzo fratello dal più anziano, noto per le sue stranezze, facendosi avanti con la sua mazza da guerra quando suo fratello ebbe smesso di parlare, saltò su. "Sì", disse, "andrò, e questo sarà il modo in cui tratterò coloro che sto per combattere"; e colpì il palo al centro della capanna, ed emise un grido. Gli altri gli parlarono, dicendo: "Piano, piano, Mudjikewis, quando sei nelle capanne degli altri". Così si sedette. Poi, a turno, presero il tamburo, cantarono le loro canzoni e conclusero con un banchetto. Il più giovane disse loro di non sussurrare la loro intenzione alle loro mogli, ma di prepararsi segretamente per il loro viaggio. Promisero tutti obbedienza, e Mudjikewis fu il primo a dirlo.

Il momento della loro partenza si avvicinò. Fu dato ordine di riunirsi in una certa notte, quando sarebbero partiti immediatamente. Mudjikewis era rumoroso nelle sue richieste per i suoi mocassini. Diverse volte sua moglie gliene chiese il motivo. "Inoltre", disse lei, "ne hai un buon paio addosso". "Presto, presto", disse lui, "visto che devi saperlo, stiamo andando in una spedizione di guerra; quindi sbrigati". Rivelò così il segreto. Quella notte si incontrarono e partirono. La neve era sul terreno, e viaggiarono tutta la notte, per paura che altri li seguissero. Quando fu giorno, il capo prese la neve e ne fece una palla, poi lanciandola in aria, disse: "È stato in questo modo che ho visto la neve cadere in sogno, così che non potessi essere rintracciato". E disse loro di stare vicini l’uno all’altro per paura di perdersi, mentre la neve iniziava a cadere in fiocchi molto grandi. Per quanto vicini camminassero, era con difficoltà che riuscivano a vedersi. La neve continuò a cadere per tutto quel giorno e la notte seguente, così che era impossibile rintracciarli.

Camminavano ormai da diversi giorni, e Mudjikewis era sempre nelle retrovie. Un giorno, correndo improvvisamente in avanti, emise il saw-saw-quan{nota [Grido di guerra.]} e colpì un albero con la sua mazza da guerra, e questo si spezzò in pezzi come se fosse stato colpito da un fulmine. "Fratelli", disse, "questo sarà il modo in cui servirò coloro che stiamo per combattere". Il capo rispose: "Piano, piano, Mudjikewis, colui verso cui vi conduco non è da pensare così alla leggera". Di nuovo rimase indietro e pensò tra sé: "Cosa! Cosa! Chi può essere colui verso cui ci sta conducendo?". Si sentiva timoroso ed era silenzioso. Giorno dopo giorno proseguirono il cammino, finché giunsero in una vasta pianura, ai cui confini le ossa umane imbiancavano al sole. Il capo parlò: "Sono le ossa di coloro che ci hanno preceduto. Nessuno è mai tornato per raccontare la triste storia del loro destino". Di nuovo Mudjikewis divenne irrequieto e, correndo in avanti, emise il solito grido. Avanzando verso una grande roccia che si ergeva dal terreno, la colpì, ed essa andò in pezzi. "Vedete, fratelli", disse, "così tratterò coloro che stiamo per combattere". "Calma, calma", disse ancora una volta il capo; "colui verso cui vi sto conducendo non può essere paragonato alla roccia".

Mudjikewis rimase indietro pensieroso, dicendo a se stesso: "Mi chiedo chi possa essere colui che sta per attaccare"; ed era spaventato. Continuarono comunque a vedere i resti di antichi guerrieri, che erano stati nel luogo dove stavano andando ora, alcuni dei quali si erano ritirati fino al luogo in cui avevano visto per la prima volta le ossa, oltre il quale nessuno era mai sfuggito. Alla fine giunsero su un terreno rialzato, dal quale distinsero chiaramente, dormendo su una montagna lontana, un orso mammut.

La distanza tra loro era molto grande, ma le dimensioni dell'animale lo rendevano chiaramente visibile. "Ecco," disse il capo, "è lui colui dal quale vi sto conducendo; qui avranno inizio i nostri guai, poiché è un mishemokwa e un manito. È lui che possiede ciò che tanto bramiamo (vale a dire il wampum), per ottenere il quale i guerrieri, le cui ossa abbiamo visto, sacrificarono le loro vite. Non dovete aver paura: siate uomini. Lo troveremo addormentato." Allora il capo andò avanti e toccò la cintura attorno al collo dell'animale. "Questa," disse, "è ciò che dobbiamo prendere. Contiene il wampum." Poi chiesero al più anziano di provare a sfilare la cintura sopra la testa dell'orso, che sembrava profondamente addormentato, poiché non era affatto disturbato dal tentativo di sottrargli la cintura. Tutti i loro sforzi furono vani, finché non toccò a quello subito dopo il più giovane. Egli tentò, e la cintura si mosse quasi oltre la testa del mostro, ma non riuscì ad andare oltre. Allora il più giovane e il capo fecero il loro tentativo, e riuscirono. Posandola sulla schiena del più anziano, disse: "Ora dobbiamo correre," e partirono a tutta velocità. Quando uno si stancava per il suo peso, un altro lo sollevava. Così corsero finché non ebbero superato le ossa di tutti i guerrieri precedenti, e furono a una certa distanza oltre, quando guardandosi indietro, videro il mostro alzarsi lentamente. Rimase fermo per un po' prima di accorgersi che gli mancava il wampum. Presto udirono il suo tremendo ruggito, simile a un tuono lontano, che riempiva lentamente tutto il cielo; e poi lo sentirono parlare e dire: "Chi può essere colui che ha osato rubare il mio wampum? La terra non è così vasta che io non possa trovarli"; e scese dalla collina all'inseguimento. Come se fosse in preda a convulsioni, la terra tremava a ogni balzo che faceva. Molto presto si avvicinò al gruppo. Essi, tuttavia, tennero la cintura, scambiandosela l'un l'altro e incoraggiandosi a vicenda; ma lui li raggiungeva rapidamente. "Fratelli," disse il capo, "nessuno di voi, durante il digiuno, ha mai sognato uno spirito amico che vi aiutasse come guardiano?" Seguì un silenzio di tomba. "Bene," disse, "digiunando, ho sognato di essere in pericolo di morte imminente, quando vidi una piccola capanna, con il fumo che usciva dalla sommità. Un vecchio vi viveva, e ho sognato che mi aiutava; e possa avverarsi presto," disse, correndo avanti e lanciando l'urlo caratteristico, e un ruggito come se i suoni provenissero dal profondo del suo stomaco, e ciò che viene chiamato checaudum. Arrivando su un lembo di terra rialzata, ecco! apparve una capanna con il fumo che usciva dalla sommità. Questo diede a tutti loro nuova forza, e corsero avanti ed entrarono. Il capo parlò al vecchio che sedeva nella capanna, dicendo: "Nemesho, aiutaci; invochiamo la tua protezione, poiché il grande orso ci ucciderà." "Sedetevi e mangiate, miei nipoti," disse il vecchio. "Chi è un grande manito?" disse. "Non ce n'è altri che me; ma lasciate che guardi," e aprì la porta della capanna, quando, ecco! a poca distanza vide l'animale infuriato che avanzava, con balzi lenti ma potenti. Richiuse la porta. "Sì," disse, "è davvero un grande manito: miei nipoti, sarete la causa della mia morte; avete chiesto la mia protezione, e io l'ho concessa; quindi ora, accada quel che accada, vi proteggerò. Quando l'orso arriverà alla porta, dovete correre fuori dall'altra porta della capanna." Poi, portando la mano al lato della capanna dove sedeva, tirò fuori una borsa che aprì. Tirando fuori due piccoli cani neri, li pose davanti a sé. "Questi sono quelli che uso quando combatto," disse; e iniziò a picchiettare con entrambe le mani i fianchi di uno di loro, che cominciò a gonfiarsi, così che presto riempì la capanna con la sua mole; e aveva grandi denti forti. Quando raggiunse la sua piena grandezza ringhiò, e da quel momento, come per istinto, saltò fuori dalla porta e andò incontro all'orso, che con un altro balzo avrebbe raggiunto la capanna. Ne seguì un terribile combattimento. I cieli risuonarono con gli ululati dei feroci mostri. Il cane rimanente entrò presto in campo. I fratelli, all'attacco, seguirono il consiglio del vecchio e fuggirono attraverso il lato opposto della capanna. Non avevano fatto molta strada prima di udire il grido morente di uno dei cani, e poco dopo dell'altro. "Bene," disse il capo, "il vecchio condividerà il loro destino: quindi correte; sarà presto dietro di noi." Partirono con rinnovato vigore, poiché avevano ricevuto cibo dal vecchio: ma molto presto l'orso apparve in vista, e di nuovo li stava raggiungendo velocemente. Ancora una volta il capo chiese ai fratelli se non potessero fare nulla per la loro salvezza. Tutti rimasero in silenzio. Il capo, correndo avanti, fece come prima. "Ho sognato," gridò, "che, essendo in grande difficoltà, un vecchio mi ha aiutato, un manito; vedremo presto la sua capanna." Facendosi coraggio, continuarono ad andare avanti. Dopo aver fatto un breve tratto, videro la capanna del vecchio manito. Entrarono immediatamente e chiesero la sua protezione, dicendogli che un manito era sulle loro tracce. Il vecchio, ponendo del cibo davanti a loro, disse: "Mangiate! Chi è un manito? Non c'è manito che non sia io; non c'è nessuno che io tema;" e la terra tremò mentre il mostro avanzava. Il vecchio aprì la porta e lo vide arrivare. La chiuse lentamente e disse: "Sì, miei nipoti, mi avete procurato dei guai." Procurandosi la sua sacca della medicina, tirò fuori le sue piccole mazze da guerra di pietra nera, e disse ai giovani di correre attraverso l'altro lato della capanna. Mentre maneggiava le mazze, queste divennero molto grandi, e il vecchio uscì proprio mentre l'orso raggiungeva la porta. Poi, colpendolo con una delle mazze, questa andò in pezzi; l'orso inciampò. Rinnovando il tentativo con l'altra mazza da guerra, anche quella si ruppe, ma l'orso cadde privo di sensi. Ogni colpo che il vecchio gli dava suonava come un colpo di tuono, e gli ululati dell'orso si propagarono finché non riempirono i cieli.

I giovani avevano ora corso per un po' di strada, quando si guardarono indietro. Potevano vedere che l'orso si stava riprendendo dai colpi. Dapprima mosse le zampe, e presto lo videro alzarsi in piedi. Il vecchio condivise il destino del primo, poiché ora udirono le sue grida mentre veniva fatto a pezzi. Di nuovo il mostro era all'inseguimento, e li stava raggiungendo rapidamente. Non ancora scoraggiati, i giovani continuarono per la loro strada; ma l'orso era ora così vicino che il capo si rivolse ancora una volta ai suoi fratelli, ma non poterono fare nulla. "Bene," disse, "i miei sogni saranno presto esauriti; dopo questo ne ho solo uno." Avanzò, invocando il suo spirito guardiano affinché lo aiutasse. "Una volta," disse, "ho sognato che, essendo duramente pressato, giunsi a un grande lago, sulla cui riva c'era una canoa, parzialmente fuori dall'acqua, con dieci pagaie tutte pronte. Non abbiate paura," gridò, "la prenderemo presto." E così fu, proprio come aveva detto. Giunti al lago, videro la canoa con dieci pagaie, e immediatamente si imbarcarono. Appena ebbero raggiunto il centro del lago, videro l'orso arrivare ai suoi margini. Sollevandosi sulle zampe posteriori, si guardò intorno. Poi entrò nell'acqua; poi, perdendo l'equilibrio, tornò indietro e iniziò a fare il giro del lago. Nel frattempo il gruppo rimase fermo al centro per osservare i suoi movimenti. Viaggiò tutto intorno, finché alla fine giunse nel luogo da cui era partito. Allora iniziò a bere l'acqua, e videro la corrente che si dirigeva rapidamente verso la sua bocca aperta. Il capo li incoraggiò a pagaiare forte verso la riva opposta. Quando erano solo a poca distanza da terra, la corrente era aumentata così tanto che venivano trascinati indietro da essa, e tutti i loro sforzi per raggiungerla furono vani.

Allora il capo parlò di nuovo, dicendo loro di affrontare il proprio destino con coraggio. "Ora è il momento, Mudjikewis," disse, "di mostrare il tuo valore. Prendi coraggio e siediti a prua della canoa; e quando si avvicinerà alla sua bocca, prova quale effetto avrà la tua mazza sulla sua testa." Egli obbedì e rimase pronto a sferrare il colpo; mentre il capo, che governava, dirigeva la canoa verso la bocca aperta del mostro.

Avanzando rapidamente, stavano proprio per entrare nella sua bocca, quando Mudjikewis gli sferrò un tremendo colpo sulla testa e diede il saw-saw-quan. Gli arti dell'orso si piegarono sotto di lui, ed egli cadde, stordito dal colpo. Ma prima che Mudjikewis potesse rinnovarlo, il mostro rigurgitò tutta l'acqua che aveva bevuto, con una forza che spinse la canoa con grande velocità verso la riva opposta. Lasciando istantaneamente la canoa, fuggirono di nuovo, e continuarono ad andare avanti finché non furono completamente esausti. La terra tremò di nuovo, e presto videro il mostro alle loro calcagna. Il loro spirito si abbatté e si sentirono scoraggiati. Il capo si sforzò, con azioni e parole, di rincuorarli; e ancora una volta chiese loro se non pensassero a nulla, o potessero fare nulla per la loro salvezza; e, come prima, tutti rimasero in silenzio. "Allora," disse, "questa è l'ultima volta che posso rivolgermi al mio spirito guardiano. Ora, se non ci riusciremo, i nostri destini saranno segnati." Corse avanti, invocando il suo spirito con grande serietà, e lanciò l'urlo. "Arriveremo presto," disse ai suoi fratelli, "nel luogo in cui dimora il mio ultimo spirito guardiano. In lui ripongo grande fiducia. Non abbiate, non abbiate paura, o i vostri arti saranno paralizzati dal timore. Raggiungeremo presto la sua capanna. Correte, correte," gridò.

Tornando ora a Iamo, egli aveva trascorso tutto il tempo nella stessa condizione in cui lo avevamo lasciato, la testa che dirigeva la sorella, per procurarsi cibo, dove posizionare le frecce magiche, e parlando a lunghi intervalli. Un giorno la sorella vide gli occhi della testa illuminarsi, come di piacere. Alla fine parlò. "Oh, sorella," disse, "in quale pietosa situazione sei stata la causa di pormi! Presto, molto presto, un gruppo di giovani arriverà e mi chiederà aiuto; ma ahimè! Come posso dare ciò che avrei fatto con tanto piacere? Tuttavia, prendi due frecce, e mettile dove sei solita mettere le altre, e prepara del cibo prima che arrivino. Quando li senti arrivare e chiamare il mio nome, esci e di': 'Ahimè! è passato molto tempo da quando gli è capitato un incidente. Io ne sono stata la causa.' Se si avvicinano ancora, invitali a entrare e poni del cibo davanti a loro. E ora devi seguire rigorosamente le mie indicazioni. Quando l'orso è vicino, esci e affrontalo. Prenderai la mia sacca della medicina, archi e frecce, e la mia testa. Dovrai poi slegare la sacca e spargere davanti a te i miei colori di ogni tipo, le mie piume d'aquila da guerra, i miei ciuffi di capelli essiccati, e tutto ciò che contiene. Mentre l'orso si avvicina, prenderai tutti questi oggetti, uno per uno, e gli dirai: 'Questo è il colore del mio defunto fratello,' e così via con tutti gli altri oggetti, gettandoli ognuno il più lontano possibile. Le virtù in essi contenute lo faranno vacillare; e, per completare la sua distruzione, prenderai la mia testa, e anche quella getterai il più lontano possibile, gridando ad alta voce: 'Guarda, questa è la testa del mio defunto fratello.' Allora cadrà privo di sensi. A quel punto i giovani avranno mangiato, e tu li chiamerai in tuo aiuto. Dovrai poi tagliare la carcassa a pezzi, sì, in piccoli pezzi, e spargerli ai quattro venti; poiché, a meno che tu non faccia questo, si rianimerà di nuovo." Ella promise che tutto sarebbe stato fatto come lui aveva detto. Aveva appena fatto in tempo a preparare la carne, quando la voce del capo fu udita chiamare Iamo in aiuto. La donna uscì e disse come suo fratello le aveva ordinato. Ma il gruppo di guerra, essendo strettamente inseguito, giunse alla capanna. Li invitò a entrare e pose la carne davanti a loro. Mentre mangiavano, udirono l'orso avvicinarsi. Slegando la sacca della medicina e prendendo la testa, ebbe tutto pronto per il suo arrivo. Quando giunse, fece come le era stato detto; e, prima che avesse esaurito i colori e le piume, l'orso iniziò a vacillare, ma, avanzando ancora, giunse vicino alla donna. Dicendo come le era stato comandato, prese poi la testa e la scagliò il più lontano possibile da sé. Mentre rotolava lungo il terreno, il sangue, eccitato dai sentimenti della testa in questa terribile scena, zampillò dal naso e dalla bocca. L'orso, vacillando, cadde presto con un rumore tremendo. Allora ella gridò aiuto, e i giovani corsero fuori, avendo parzialmente recuperato le loro forze e il loro spirito.

Mudjikewis, facendosi avanti, lanciò un urlo e gli sferrò un colpo sulla testa. Lo ripeté finché sembrò una massa di cervella, mentre gli altri, il più velocemente possibile, lo tagliarono in pezzi molto piccoli, che poi sparsero in ogni direzione. Mentre erano così occupati, capitando di guardarsi intorno dove avevano gettato la carne, meraviglioso a vedersi, videro balzare fuori e allontanarsi in ogni direzione piccoli orsi neri, come quelli che si vedono al giorno d'oggi. Il paese fu presto invaso da questi animali neri. E fu da questo mostro che l'attuale razza di orsi derivò la sua origine.

Avendo così superato il loro inseguitore, tornarono alla capanna. Nel frattempo, la donna, raccogliendo gli strumenti che aveva usato e la testa, li ripose nella sacca. Ma la testa non parlò più, probabilmente per il grande sforzo compiuto per superare il mostro.

Avendo trascorso così tanto tempo e attraversato un paese così vasto nella loro fuga, i giovani abbandonarono l'idea di tornare mai al loro paese, e poiché la selvaggina era abbondante, decisero di rimanere dove si trovavano. Un giorno si allontanarono di una certa distanza dalla capanna allo scopo di cacciare, avendo lasciato il wampum con la donna. Ebbero molto successo e si divertirono, come fanno tutti i giovani quando sono soli, parlando e scherzando tra loro. Uno di loro parlò e disse: "Abbiamo tutto questo divertimento per noi; andiamo a chiedere a nostra sorella se non ci permette di portare la testa in questo luogo, dato che è ancora viva. Potrebbe farle piacere sentirci parlare ed essere in nostra compagnia. Nel frattempo portate del cibo a nostra sorella." Andarono e chiesero la testa. Ella disse loro di prenderla, e la portarono ai loro terreni di caccia, e cercarono di divertirla, ma solo a tratti vedevano i suoi occhi brillare di piacere. Un giorno, mentre erano occupati nel loro accampamento, furono inaspettatamente attaccati da indiani sconosciuti. La scaramuccia fu a lungo contesa e sanguinosa; molti dei loro nemici furono uccisi, ma erano ancora trenta contro uno. I giovani combatterono disperatamente finché non furono tutti uccisi. Il gruppo attaccante si ritirò poi su un'altezza di terreno, per radunare i propri uomini e contare il numero dei dispersi e degli uccisi. Uno dei loro giovani era rimasto lontano, e, nel tentativo di raggiungerli, giunse nel luogo dove la testa era appesa. Vedendo che quella sola conservava animazione, la osservò per qualche tempo con paura e sorpresa. Tuttavia, la tirò giù e aprì la sacca, e fu molto contento di vedere le bellissime piume, una delle quali si pose sulla testa.

Partendo, ondeggiava graziosamente sopra di lui finché non raggiunse il suo gruppo, quando gettò via la testa e la sacca, e raccontò loro come l'aveva trovata, e che la sacca era piena di colori e piume. Tutti guardarono la testa e se ne fecero gioco. Molti dei giovani presero il colore e si dipinsero, e uno del gruppo prese la testa per i capelli e disse--

"Guarda, brutto oggetto, e vedi i tuoi colori sui volti dei guerrieri."

Ma le piume erano così belle che molti di loro le misero anche sulle proprie teste. Poi di nuovo usarono ogni sorta di indignità verso la testa, per la quale furono a loro volta ripagati con la morte di coloro che avevano usato le piume. Poi il capo ordinò loro di gettar via tutto eccetto la testa. "Vedremo," disse, "quando arriveremo a casa, cosa possiamo fare con essa. Cercheremo di farle chiudere gli occhi."

Quando raggiunsero le loro case la portarono alla capanna del consiglio, e la appesero davanti al fuoco, fissandola con pelle cruda bagnata, che si sarebbe ristretta e sarebbe diventata tesa a causa dell'azione del fuoco. "Vedremo allora," dissero, "se non riusciamo a farle chiudere gli occhi."

Nel frattempo, per diversi giorni, la sorella aveva aspettato che i giovani riportassero la testa; finché, alla fine, diventata impaziente, andò in cerca di essa. Trovò i giovani che giacevano a brevi distanze l'uno dall'altro, morti e coperti di ferite. Vari altri corpi giacevano sparsi in diverse direzioni intorno a loro. Cercò la testa e la sacca, ma non si trovavano da nessuna parte. Alzò la voce e pianse, e si annerì il volto. Poi camminò in diverse direzioni, finché giunse nel luogo da cui la testa era stata presa. Allora trovò l'arco magico e le frecce, dove i giovani, ignari delle loro qualità, li avevano lasciati. Pensò tra sé che avrebbe trovato la testa di suo fratello, e giunse su un lembo di terra rialzata, e lì vide alcuni dei suoi colori e piume. Questi li mise via con cura e li appese al ramo di un albero fino al suo ritorno.

Al crepuscolo giunse al primo alloggio di un villaggio molto esteso. Qui usò un incantesimo, comune tra gli indiani quando desiderano ricevere una benevola accoglienza. Rivolgendosi al vecchio e alla vecchia della capanna, fu accolta con gentilezza. Espose la sua richiesta. Il vecchio promise di aiutarla e le disse che la testa era appesa davanti al fuoco del consiglio, e che i capi del villaggio, insieme ai loro giovani, la sorvegliavano continuamente. I primi sono considerati manito. Lei disse che desiderava solo vederla, e che sarebbe stata soddisfatta se avesse potuto giungere almeno alla porta della capanna. Sapeva di non avere abbastanza potere per prenderla con la forza. "Vieni con me," disse l'indiano, "ti ci porterò io." Andarono e presero posto vicino alla porta. La capanna del consiglio era piena di guerrieri, che si divertivano con dei giochi e mantenevano costantemente un fuoco per affumicare la testa, come dicevano, per farne carne secca. Videro la testa muoversi e, non sapendo cosa pensare, uno parlò e disse: "Ah! ah! Comincia a sentire gli effetti del fumo." La sorella guardò su dalla porta e i suoi occhi incontrarono quelli del fratello, e lacrime scesero lungo le guance della testa. "Bene," disse il capo, "pensavo che alla fine ti avremmo fatto fare qualcosa. Guardate! guardatela, versa lacrime," disse a coloro che gli stavano attorno; e tutti risero e scherzarono al riguardo. Il capo, guardandosi intorno e osservando la donna, dopo un po' disse all'uomo che era venuto con lei: "Chi hai portato lì? Non ho mai visto quella donna prima d'ora nel nostro villaggio." "Sì," rispose l'uomo, "l'avete vista; è una mia parente e esce raramente. Sta nella mia capanna e mi ha chiesto di permetterle di venire con me in questo luogo." Al centro della capanna sedeva uno di quei giovani sempre spavaldi, amanti del vantarsi e del mettersi in mostra davanti agli altri. "Perché," disse, "l'ho vista spesso, ed è in questa capanna che vengo quasi ogni sera per corteggiarla." Tutti gli altri risero e continuarono i loro giochi. Il giovane non sapeva di dire una bugia a vantaggio della donna, che per quel mezzo riuscì a scappare.

Tornò alla capanna dell'uomo e partì immediatamente per il suo paese. Giunta nel luogo in cui giacevano i corpi dei suoi fratelli adottivi, li dispose insieme, con i piedi rivolti a est. Poi, prendendo un'ascia che aveva, la scagliò in aria gridando: "Fratelli, alzatevi da sotto, o vi cadrà addosso." Ripeté questo per tre volte, e alla terza volta i fratelli si alzarono tutti e si misero in piedi.

Mudjikewis iniziò a stropicciarsi gli occhi e a stiracchiarsi. "Perché," disse, "ho dormito troppo." "No, davvero," disse uno degli altri, "non sai che siamo stati tutti uccisi e che è nostra sorella che ci ha riportato in vita?" I giovani presero i corpi dei loro nemici e li bruciarono. Poco dopo, la donna andò a procurare delle mogli per loro, in un paese lontano, non sapevano dove; ma tornò con dieci giovani donne, che diede ai dieci giovani uomini, cominciando dal più anziano. Mudjikewis andava avanti e indietro, inquieto di non ottenere quella che gli piaceva. Ma non rimase deluso, perché toccò a lui in sorte. Ed erano ben assortiti, poiché anche lei era una maga. Si trasferirono tutti in una capanna molto grande, e la loro sorella disse loro che le donne dovevano ora fare a turno per andare ogni notte alla testa di suo fratello, cercando di scioglierla. Dissero tutti che lo avrebbero fatto con piacere. La maggiore fece il primo tentativo, e con un rumore impetuoso volò via attraverso l'aria.

Verso l'alba tornò. Non aveva avuto successo, poiché era riuscita a sciogliere solo uno dei nodi. Tutte fecero i loro turni regolarmente, e ognuna riuscì a sciogliere solo un nodo ogni volta. Ma quando toccò alla più giovane, lei iniziò il lavoro non appena raggiunse la capanna; sebbene fosse sempre stata occupata, gli indiani non riuscivano mai a vedere nessuno. Per dieci notti ormai, il fumo non era più salito verso l'alto, ma aveva riempito la capanna e li aveva scacciati. Quest'ultima notte furono tutti cacciati via, e la giovane donna portò via la testa.

I giovani e la sorella sentirono la giovane donna arrivare alta nel cielo, e la sentirono dire: "Preparate il corpo di nostro fratello." E non appena lo udirono, andarono in una piccola capanna dove giaceva il corpo nero di Iamo. Sua sorella iniziò a tagliare la parte del collo, da cui era stato reciso. Tagliò così a fondo da farlo sanguinare; e gli altri che erano presenti, strofinando il corpo e applicando medicine, espulsero il nero. Nel frattempo, colei che l'aveva portata, tagliando il collo della testa, fece sanguinare anche quella.

Non appena arrivò, la posizionarono vicino al corpo e, con l'aiuto di medicine e vari altri mezzi, riuscirono a restituire a Iamo tutta la sua bellezza e virilità passate. Tutti gioirono per la felice conclusione delle loro sofferenze, e avevano trascorso del tempo insieme lietamente, quando Iamo disse: "Ora dividerò il wampum," e prendendo la cintura che lo conteneva, iniziò dal più anziano, dandolo in parti uguali. Ma il più giovane ottenne quello più splendido e bello, poiché il fondo della cintura conteneva i pezzi più ricchi e rari.

Fu detto loro che, poiché erano tutti morti una volta e richiamati in vita, non erano più mortali, ma spiriti, e furono assegnate loro diverse stazioni nel mondo invisibile. Solo il posto di Mudjikewis, tuttavia, fu nominato. Egli doveva dirigere il vento dell'ovest, da qui generalmente chiamato Kebeyun, per rimanerci per sempre. Fu loro comandato, poiché era in loro potere, di fare del bene agli abitanti della terra, e, dimenticando le loro sofferenze nel procurarsi il wampum, di dare ogni cosa con mano generosa. E fu anche comandato che dovesse essere tenuto da loro come sacro; quei grani o conchiglie dalla tonalità pallida dovevano essere emblematici di pace, mentre quelli dalla tonalità più scura avrebbero portato al male e alla guerra.

Gli spiriti allora, tra canti e grida, presero il volo verso le loro rispettive dimore in alto; mentre Iamo, con sua sorella Iamoqua, discese nelle profondità sottostanti.

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