AMORE E AMICIZIA E ALTRE OPERE GIOVANILI
Un'Antologia di Scritti Giovanili
Di Jane Austen
INDICE
AMORE E AMICIZIA LETTERA I Da ISABEL a LAURA LETTERA 2a LAURA a ISABEL LETTERA 3a LAURA a MARIANNE LETTERA 4a LAURA a MARIANNE LETTERA 5a LAURA a MARIANNE LETTERA 6a LAURA a MARIANNE LETTERA 7a LAURA a MARIANNE LETTERA 8a LAURA a MARIANNE, in continuazione LETTERA 9a Dalla stessa alla stessa LETTERA 10a LAURA in continuazione LETTERA 11a LAURA in continuazione LETTERA 12a LAURA in continuazione LETTERA 13a LAURA in continuazione LETTERA 14a LAURA in continuazione LETTERA 15a LAURA in continuazione.
UN ROMANZO INCOMPIUTO IN LETTERE CASTELLO LESLEY LETTERA I Da Miss MARGARET LESLEY a Miss CHARLOTTE LUTTERELL LETTERA II Da Miss C. LUTTERELL a Miss M. LESLEY in risposta. LETTERA III Da Miss MARGARET LESLEY a Miss C. LUTTERELL LETTERA IV Da Miss C. LUTTERELL a Miss M. LESLEY LETTERA V Miss MARGARET LESLEY a Miss CHARLOTTE LUTTERELL LETTERA VI LADY LESLEY a Miss CHARLOTTE LUTTERELL LETTERA VII Da Miss C. LUTTERELL a Miss M. LESLEY LETTERA VIII Miss LUTTERELL a Mrs MARLOWE LETTERA IX Mrs MARLOWE a Miss LUTTERELL LETTERA X Da Miss MARGARET LESLEY a Miss CHARLOTTE LUTTERELL
STORIA D'INGHILTERRA
RACCOLTA DI LETTERE A Miss COOPER LETTERA I Da una MADRE a un'AMICA. LETTERA II Da una GIOVANE DAMA delusa in Amore alla sua amica LETTERA III Da una GIOVANE DAMA in indigenti Circostanze alla sua amica LETTERA IV Da una GIOVANE DAMA piuttosto impertinente alla sua amica LETTERA V Da una GIOVANE DAMA molto innamorata alla sua Amica
LA FEMMINA FILOSOFO
IL PRIMO ATTO DI UNA COMMEDIA
LETTERA di una GIOVANE DAMA, i cui sentimenti essendo troppo forti UN VIAGGIO NEL GALLES—in una LETTERA di una GIOVANE DAMA—
UN RACCONTO.
AMORE E AMICIZIA
A MADAME LA COMTESSE DE FEUILLIDE QUESTO ROMANZO È DEDICATO DALLA SUA OBBLIGATISSIMA E UMILLE SERVA L'AUTRICE.
“Ingannata nell'Amicizia e Tradita nell'Amore.”
LETTERA I Da ISABEL a LAURA
Quante volte, in risposta alle mie ripetute preghiere affinché deste a mia Figlia un resoconto ordinato delle Sventure e delle Avventure della vostra Vita, avete detto: “No, amica mia, non acconsentirò mai alla vostra richiesta finché non sarò più in Pericolo di sperimentarne ancora di così terribili.”
Di certo quel momento è ormai giunto. Oggi compite 55 anni. Se si può mai dire che una donna sia al sicuro dalla determinata Perseveranza di Amanti sgraditi e dalle crude Persecuzioni di Padri ostinati, ciò deve sicuramente avvenire in tale momento della Vita.
Isabel
LETTERA 2a LAURA a ISABEL
Sebbene non possa concordare con voi nel supporre che non sarò mai più esposta a Sventure tanto immeritate quanto quelle che ho già vissuto, pure per evitare l'imputazione di Ostinazione o di cattiva indole, appagherò la curiosità di vostra figlia; e possa la fortezza con cui ho sopportato le molte afflizioni della mia Vita passata servire a lei da utile lezione per sostenere quelle che le potranno accadere nella sua.
Laura
LETTERA 3a LAURA a MARIANNE
In quanto Figlia della mia più intima amica vi ritengo intitolata a quella conoscenza della mia infelice storia, che vostra Madre mi ha così spesso sollecitato a darvi.
Mio Padre era nativo d'Irlanda e abitante del Galles; mia Madre era la Figlia naturale di un Pari di Scozia e di una cantante d'Opera italiana—io nacqui in Spagna e ricevetti la mia Educazione in un Convento in Francia.
Quando ebbi raggiunto il mio diciottesimo Anno fui richiamata dai miei Genitori sotto il tetto paterno nel Galles. La nostra dimora era situata in una delle parti più romantiche della Valle dell'Usk. Sebbene le mie Vezzi siano ora considerevolmente addolciti e in qualche modo intaccati dalle Sventure che ho subito, un tempo ero bellissima. Ma per quanto fossi leggiadra, le Grazie della mia Persona erano le minori delle mie Perfezioni. Di ogni virtù propria del mio sesso ero Padrona. Quando ero nel Convento, i miei progressi avevano sempre superato le istruzioni, le mie Acquisizioni erano state meravigliose per la mia età, e ben presto avevo superato i miei Maestri.
Nel mio Animo si concentrava ogni Virtù che potesse adornarlo; era il Rendez-vous di ogni buona Qualità e di ogni nobile sentimento.
Una sensibilità troppo tremante e viva per ogni afflizione dei miei Amici, dei miei Conoscenti e in particolare per ogni afflizione mia, era il mio unico difetto, se difetto lo si poteva chiamare. Ahimè! come sono cambiata ora! Sebbene in verità le mie sventure non facciano meno impressione su di me di quanta ne abbiano mai fatta, pure ora non soffro mai per quelle degli altri. Anche i miei talenti cominciano a sfiorire—non so né cantare così bene né Danzare così graziosamente come un tempo—e ho del tutto dimenticato il _Minuetto della Corte_.
Addio. Laura.
LETTERA 4a LAURA a MARIANNE
Il nostro vicinato era piccolo, poiché consisteva unicamente di vostra Madre. Essa vi avrà probabilmente già raccontato che essendo stata lasciata dai suoi Genitori in indigenti Circostanze, si era ritirata nel Galles per motivi di economia. Fu lì che la nostra amicizia ebbe inizio. Isabel aveva allora ventun anni. Sebbene piacevole sia nella Persona sia nei Modi (detto tra noi) non possedette mai la centesima parte della mia Bellezza o dei miei Talenti. Isabel aveva visto il Mondo. Aveva trascorso 2 Anni in uno dei primi Collegi di Londra; aveva passato una quindicina di giorni a Bath e aveva cenato una sera a Southampton.
“Sii diffidente, mia Laura (diceva spesso), fai attenzione alle insipide Vanità e ai vani Dissipamenti della Metropoli d'Inghilterra; fai attenzione ai privi di senso Lussi di Bath e al pesce puzzolente di Southampton.”
“Ahimè! (esclamai io) come posso evitare quei mali a cui non sarò mai esposta? Che probabilità c'è che io possa mai assaggiare i Dissipamenti di Londra, i Lussi di Bath, o il Pesce puzzolente di Southampton? Io che sono condannata a consumare i miei Giorni di Giovinezza e Bellezza in un umile Cottage nella Valle dell'Usk.”
Ah! ben poco pensavo allora di essere destinata a lasciare così presto quell'umile Cottage per i Decevoli Piaceri del Mondo.
Addio. Laura.
LETTERA 5a LAURA a MARIANNE
Una Sera di dicembre, mentre mio Padre, mia Madre e io eravamo disposti in piacevole conversazione attorno al nostro Focolare, fummo d'un tratto grandemente stupiti nel sentire un violento picchiare alla porta esterna del nostro rustico Cot.
Mio Padre trasalì—“Che rumore è mai questo?” (disse). “Sembra un forte colpo alla porta”—(rispose mia Madre). “Lo è davvero.” (gridai io). “Sono del vostro parere; (disse mio Padre) sembra certamente procedere da una qualche insolita violenza esercitata contro la nostra inoffensiva porta.” “Sì (esclamai io) non posso fare a meno di pensare che debba essere qualcuno che picchia per essere ammesso.”
“Questo è un altro punto (rispose egli); non dobbiamo pretendere di determinare per quale motivo la persona stia picchiando—sebbene che qualcuno stia battendo alla porta ne sia in parte convinto.”
Qui, un 2° tremendo colpo interruppe mio Padre nel suo discorso, e spaventò alquanto mia Madre e me.
“Non sarebbe meglio andare a vedere chi è? (disse ella) i servi sono fuori.” “Penso di sì.” (risposi io). “Certamente, (aggiunse mio Padre) in tutti i modi.” “Andiamo adesso?” (disse mia Madre,) “Prima è, meglio è.” (rispose egli). “Oh! non si perda tempo” (gridai io).
Un terzo Colpo più violento che mai assalì di nuovo le nostre orecchie. “Sono certa che c'è qualcuno che picchia alla Porta.” (disse mia Madre). “Penso che ci debba essere,” (rispose mio Padre) “Immagino che i servi siano tornati; (dissi io) mi sembra di sentire Mary che va alla Porta.” “Ne sono lieto (gridò mio Padre) perché bramo di sapere chi sia.”
Avevo ragione nella mia congettura; poiché Mary entrando all'istante nella Stanza, ci informò che un giovane Gentiluomo e il suo Servo erano alla porta, che avevano smarrito la strada, avevano molto freddo e chiedevano il permesso di scaldarsi al nostro fuoco.
“Non li farete entrare?” (dissi io). “Non hai alcuna obiezione, mia Cara?” (disse mio Padre). “Nessuna al Mondo.” (rispose mia Madre).
Mary, senza attendere ulteriori ordini lasciò immediatamente la stanza e si affrettò a ritornare introducendo il più bello e amabile Giovane che avessi mai contemplato. Il servo lo tenne per sé.
La mia naturale sensibilità era già stata fortemente colpita dalle sofferenze dello sfortunato sconosciuto e non appena lo vidi per la prima volta, sentii che da lui doveva dipendere la felicità o la Miseria della mia Vita futura.
Addio. Laura.
LETTERA 6a LAURA a MARIANNE
Il nobile Giovane ci informò che il suo nome era Lindsay—per rag
Rispondemmo in modo adeguato a questo affettuoso biglietto e, dopo averla ringraziata per il suo gentile invito, le assicurammo che ne avremmo certamente approfittato ogni qual volta non avessimo avuto altro posto dove andare. Sebbene a un essere ragionevole nulla potesse apparire più soddisfacente di una risposta così grata al suo invito, non so come andò, ma lei fu certamente tanto capricciosa da offendersi per il nostro comportamento e, poche settimane dopo, sia per vendicare la nostra condotta che per alleviare la propria solitudine, sposò un giovane e analfabeta cacciatore di dote. Questo passo imprudente (sebbene fossimo consapevoli che probabilmente ci avrebbe privato di quella fortuna che Philippa ci aveva sempre insegnato ad aspettarci) non poté, per conto nostro, suscitare dalle nostre menti elevate un solo sospiro; tuttavia, timorose che potesse rivelarsi fonte di infinita miseria per l'illusa Sposa, la nostra tremante Sensibilità fu grandemente colpita quando venimmo per la prima volta a conoscenza dell'Evento. Le affettuose suppliche di Augustus e Sophia affinché considerassimo per sempre la loro Casa come la nostra, prevalsero facilmente sulla nostra determinazione di non lasciarli mai più. Nella compagnia del mio Edward e di questa amabile Coppia, trascorsi i momenti più felici della mia Vita; il nostro tempo trascorreva deliziosamente in reciproche attestazioni di Amicizia e in voti di amore inalterabile, nei quali eravamo al sicuro dall'essere interrotti da intrusi e sgradevoli Visitatori, poiché Augustus e Sophia, al loro primo arrivo nel Vicinato, si erano premurati di informare le famiglie circostanti che, essendo la loro felicità incentrata interamente su loro stessi, non desideravano altra compagnia. Ma ahimè! mia cara Marianne, una tale Felicità come quella di cui godevo allora era troppo perfetta per durare. Un colpo quanto mai severo e inatteso distrusse all'istante ogni sensazione di Piacere. Convinta come devi essere, da quanto ti ho già detto riguardo ad Augustus e Sophia, che non vi sia mai stata Coppia più felice, immagino non ci sia bisogno di informarti che la loro unione era stata contraria alle inclinazioni dei loro Crudeli e Mercenari Genitori, i quali avevano tentato invano, con ostinata Perseveranza, di costringerli a un Matrimonio con coloro che avevano sempre detestato; ma con una Eroica Fortezza degna di essere narrata e ammirata, entrambi avevano costantemente rifiutato di sottomettersi a un tale dispotico Potere.
Dopo essersi così nobilmente districati dalle catene dell'Autorità Genitoriale tramite un Matrimonio Clandestino, erano determinati a non perdere mai la buona opinione che avevano guadagnato nel Mondo, così facendo, accettando qualsiasi proposta di riconciliazione che potesse essere offerta loro dai Padri — a questa ulteriore prova della loro nobile indipendenza, tuttavia, non furono mai esposti.
Erano sposati da pochi mesi quando iniziò la nostra visita, periodo durante il quale erano stati ampiamente sostenuti da una considerevole somma di denaro che Augustus aveva con grazia sottratto allo scrittoio del suo indegno padre, pochi giorni prima della sua unione con Sophia.
Con il nostro arrivo le loro Spese erano considerevolmente aumentate, sebbene i mezzi per farvi fronte fossero ormai quasi esauriti. Ma loro, Creature Elevate! sdegnarono di riflettere anche solo un momento sulle loro Difficoltà pecuniarie e avrebbero arrossito all'idea di pagare i propri Debiti. — Ahimè! quale fu la loro Ricompensa per un comportamento così disinteressato! Il bellissimo Augustus fu arrestato e noi fummo tutte rovinate. Un tale perfido Tradimento da parte dei feroci autori dell'Atto scioccherà la tua indole gentile, Dearest Marianne, tanto quanto allora colpì la Delicata sensibilità di Edward, Sophia, la tua Laura e dello stesso Augustus. Per completare una tale ineguagliabile Barbarie fummo informate che a breve avrebbe avuto luogo un Pignoramento nella Casa. Ah! cosa potevamo fare se non ciò che facemmo! Sospirammo e svenimmo sul divano.
Addio Laura.
LETTERA 10a LAURA in continuazione
Quando ci fummo in qualche modo riprese dalle soverchianti Effusioni del nostro dolore, Edward desiderò che riflettessimo su quale fosse il passo più prudente da compiere nella nostra infelice situazione, mentre lui si recava dal suo amico imprigionato per lamentare le sue sventure. Promettemmo che lo avremmo fatto ed egli partì per il suo viaggio verso la Città. Durante la sua assenza adempimmo fedelmente al suo Desiderio e, dopo la più matura Deliberazione, convenimmo infine che la cosa migliore che potessimo fare fosse lasciare la Casa, della quale ci aspettavamo da un momento all'altro che gli ufficiali di Giustizia prendessero possesso. Attendemmo quindi con la massima impazienza il ritorno di Edward per comunicargli il risultato delle nostre Deliberazioni. Ma nessun Edward apparve. Invano contammo i tediosi momenti della sua assenza — invano piangemmo — invano sospirammo persino — nessun Edward tornò. Questo fu un colpo troppo crudele, troppo inatteso per la nostra Gentile Sensibilità — non potevamo sopportarlo — potevamo solo svenire. Alla fine, raccogliendo tutta la Risoluzione di cui ero capace, mi alzai e, dopo aver preparato alcuni indumenti necessari per Sophia e me, la trascinai verso una Carrozza che avevo ordinato e partimmo immediatamente per Londra. Poiché l'Abitazione di Augustus distava dodici miglia dalla Città, non passò molto tempo prima che vi arrivassimo, e non appena entrammo a Holborn, abbassando uno dei finestrini anteriori, chiesi a ogni Persona dall'aspetto decente che incrociavamo: "Se avessero visto il mio Edward?"
Ma poiché guidavamo troppo velocemente per consentire loro di rispondere alle mie ripetute Domande, ottenni poche, o anzi nessuna, informazioni su di lui. "Dove devo guidare?" disse il Postiglione. "A Newgate, Gentile Giovane (risposi), per vedere Augustus." "Oh! no, no, (esclamò Sophia) non posso andare a Newgate; non sarò in grado di sopportare la vista del mio Augustus in una così crudele prigionia — i miei sentimenti sono sufficientemente scioccati dal resoconto della sua Angoscia, ma vederla sopraffarà la mia Sensibilità." Poiché ero perfettamente d'accordo con lei sulla Giustizia dei suoi Sentimenti, il Postiglione fu immediatamente diretto a tornare in Campagna. Forse sarai rimasta un po' sorpresa, mia Carissima Marianne, che nell'Angoscia che provavo allora, priva di ogni sostegno e sprovvista di qualsiasi Abitazione, io non mi sia mai ricordata di mio Padre e mia Madre o della mia casa paterna nella Valle di Uske. Per spiegare questa apparente dimenticanza devo informarti di una banale circostanza che li riguarda, di cui finora non ho mai fatto cenno. La morte dei miei Genitori, poche settimane dopo la mia Partenza, è la circostanza a cui alludo. Con la loro scomparsa divenni la legittima Erede della loro Casa e Fortuna. Ma ahimè! la Casa non era mai stata loro e la loro Fortuna era stata solo una Rendita vitalizia. Tale è la Depravazione del Mondo! Sarei tornata volentieri da tua Madre, sarei stata felice di presentarle la mia affascinante Sophia e avrei passato con Allegria il resto della mia Vita nella loro cara compagnia nella Valle di Uske, se non fosse intervenuto un ostacolo all'esecuzione di un piano così piacevole; ovvero il Matrimonio e il Trasferimento di tua Madre in una parte distante dell'Irlanda.
Addio. Laura.
LETTERA 11a LAURA in continuazione
"Ho un parente in Scozia (mi disse Sophia mentre lasciavamo Londra) che sono certa non esiterebbe ad accogliermi." "Devo ordinare al ragazzo di guidare fino a lì?" dissi — ma ricordandomi all'istante, esclamai: "Ahimè, temo che sarà un viaggio troppo lungo per i Cavalli." Non volendo tuttavia agire solo sulla base della mia inadeguata Conoscenza della Forza e delle Abilità dei Cavalli, consultai il Postiglione, che era interamente della mia opinione riguardo alla Faccenda. Decidemmo quindi di cambiare Cavalli alla città successiva e di viaggiare con la Posta per il resto del Viaggio. Quando arrivammo all'ultima Locanda dove ci saremmo fermate, che distava solo poche miglia dalla Casa del parente di Sophia, non volendo intrufolare la nostra Compagnia su di lui inaspettate e non pensate, scrivemmo un biglietto molto elegante e ben redatto contenente un resoconto della nostra Destituita e malinconica Situazione, e della nostra intenzione di trascorrere alcuni mesi con lui in Scozia. Non appena avemmo spedito questa Lettera, ci preparammo immediatamente a seguirla di persona ed eravamo salite sulla Carrozza a tal fine, quando la nostra attenzione fu attratta dall'Entrata di una Carrozza coronata e a 4 cavalli nel cortile della Locanda. Un Gentiluomo considerevolmente avanti negli anni ne discese. Al suo primo Aspetto la mia Sensibilità fu meravigliosamente colpita e prima che lo avessi guardato una seconda volta, un istinto di simpatia sussurrò al mio Cuore che egli era mio Nonno. Convinta di non potermi sbagliare nella mia congettura, balzai all'istante dalla Carrozza in cui ero appena salita e, seguendo il Venerabile Straniero nella Stanza in cui era stato condotto, mi gettai in ginocchio davanti a lui e lo scongiurai di riconoscermi come sua Nipote. Egli trasalì e, avendo attentamente esaminato i miei lineamenti, mi sollevò da Terra e, gettando le sue braccia da Nonno intorno al mio Collo, esclamò: "Riconoscerti! Sì, cara somiglianza della mia Laurina e della Figlia di Laurina, dolce immagine della mia Claudia e della Madre di Claudia, io ti riconosco come Figlia dell'una e Nipote dell'altra." Mentre mi stava così teneramente abbracciando, Sophia, stupita per la mia precipitosa Partenza, entrò nella Stanza in cerca di me. Non appena ebbe catturato lo sguardo del venerabile Pari, questi esclamò con ogni segno di Stupore: "Un'altra Nipote! Sì, sì, vedo che sei la Figlia della primogenita della mia Laurina; la tua somiglianza con la bellissima Matilda lo proclama a sufficienza." "Oh! rispose Sophia, quando vi vidi per la prima volta l'istinto della Natura mi sussurrò che fossimo in qualche modo parenti — ma se Nonni o Nonne, non avrei potuto pretendere di determinarlo." Egli la strinse tra le sue braccia e, mentre si stavano teneramente abbracciando, la Porta dell'Appartamento si aprì e apparve un bellissimo giovane Uomo. Nel percepirlo Lord St. Clair trasalì e, ritraendosi di qualche passo con le Mani levate, disse: "Un altro Nipote! Che Felicità inaspettata è questa! scoprire nello spazio di 3 minuti altrettanti miei Discendenti! Questo sono certo che sia Philander, il figlio della terza ragazza della mia Laurina, l'amabile Bertha; manca ora solo la presenza di Gustavus per completare l'Unione dei Nipoti della mia Laurina."
"Ed eccolo qui; (disse un Grazioso Giovane che in quell'istante entrò nella stanza) ecco il Gustavus che desiderate vedere. Sono il figlio di Agatha, la quarta e più giovane Figlia della vostra Laurina." "Vedo che lo sei davvero; rispose Lord St. Clair — Ma dimmi (continuò guardando con timore verso la Porta) dimmi, ho altri Nipoti in Casa?" "Nessuno, mio Signore." "Allora provvederò a voi tutti senza ulteriore ritardo — Ecco 4 Banconote da 50 sterline ciascuna — Prendetene e ricordate che ho compiuto il Dovere di un Nonno." Lasciò istantaneamente la Stanza e subito dopo la Casa.
Addio. Laura.
LETTERA 12a LAURA in continuazione
Puoi immaginare quanto siamo rimaste sorprese dall'improvvisa partenza di Lord St. Clair. "Ignobile Nonno!" esclamò Sophia. "Indegno Nonno!" dissi io, e svenimmo all'istante l'una tra le braccia dell'altra. Quanto tempo rimanemmo in questa situazione non lo so; ma quando ci riprendemmo ci trovammo sole, senza Gustavus, Philander o le Banconote. Mentre deploravamo il nostro infelice destino, la Porta dell'Appartamento si aprì e fu annunciato "Macdonald". Era il cugino di Sophia. La fretta con cui venne in nostro soccorso, così presto dopo la ricezione del nostro Biglietto, parlò così tanto a suo favore che non esitai a definirlo a prima vista un tenero e simpatico Amico. Ahimè! meritava poco il nome — poiché sebbene ci avesse detto di essere molto preoccupato per le nostre Sventure, dal suo racconto apparve che la loro lettura non aveva tratto da lui un solo sospiro, né lo aveva indotto a scagliare una sola maledizione contro le nostre stelle vendicative. Disse a Sophia che sua Figlia dipendeva dal fatto che lei tornasse con lui a Macdonald-Hall, e che come amica di sua Cugina sarebbe stato felice di vedere anche me lì. A Macdonald-Hall, quindi, andammo e fummo ricevute con grande gentilezza da Janetta, la Figlia di Macdonald e Padrona del Palazzo. Janetta aveva allora solo quindici anni; naturalmente ben disposta, dotata di un Cuore suscettibile e di una Disposizione simpatica, avrebbe potuto, se queste amabili qualità fossero state opportunamente incoraggiate, essere un ornamento della Natura umana; ma sfortunatamente suo Padre non possedeva un'anima sufficientemente elevata da ammirare una tale promettente Disposizione, e aveva tentato in ogni modo in suo potere di impedire che aumentasse con gli Anni. Aveva effettivamente spento così tanto la naturale nobile Sensibilità del suo Cuore da indurla ad accettare un'offerta da un giovane Uomo da lui raccomandato. Si sarebbero sposati in pochi mesi e Graham era in Casa quando arrivammo. Vedemmo presto oltre il suo carattere. Era proprio l'Uomo che ci si sarebbe aspettati fosse la scelta di Macdonald. Dicevano che fosse Sensato, ben informato e Piacevole; non pretendevamo di Giudicare tali inezie, ma poiché eravamo convinte che non avesse anima, che non avesse mai letto i dolori del Werter e che i suoi Capelli non portassero la minima somiglianza con il color mogano, eravamo certe che Janetta non potesse provare alcun affetto per lui, o almeno che non avrebbe dovuto provarne alcuno. La circostanza stessa del fatto che fosse la scelta di suo padre era così tanto a suo sfavore che, anche se fosse stato degno di lei sotto ogni altro aspetto, ciò di per sé avrebbe dovuto essere una ragione sufficiente agli Occhi di Janetta per rifiutarlo. Queste considerazioni eravamo determinate a rappresentarle a lei nella loro giusta luce e non dubitammo di incontrare il successo desiderato da una persona naturalmente così ben disposta; i cui errori nella faccenda erano nati solo da una mancanza di giusta fiducia nella propria opinione e da un appropriato disprezzo di quella di suo padre. La trovammo infatti tutto ciò che i nostri desideri più caldi avrebbero potuto sperare; non avemmo difficoltà a convincerla che era impossibile che potesse amare Graham, o che fosse suo Dovere disobbedire a suo Padre; l'unica cosa su cui sembrava piuttosto esitare era la nostra asserzione che dovesse essere legata a qualche altra Persona. Per qualche tempo perseverò nel dichiarare che non conosceva nessun altro giovane per il quale avesse il minimo Affetto; ma dopo aver spiegato l'impossibilità di una tale cosa, disse che credeva di preferire il Capitano M’Kenrie a chiunque altro conoscesse. Questa confessione ci soddisfò e, dopo aver enumerato le buone Qualità di M’Kenrie e averle assicurato che era violentemente innamorata di lui, desiderammo sapere se egli avesse mai in qualche modo dichiarato il suo affetto per lei.
"Lungi dall'averlo mai dichiarato, non ho motivo di immaginare che ne abbia mai provato alcuno per me", disse Janetta. "Che egli certamente ti adori (rispose Sophia) non vi può essere alcun dubbio. L'Attaccamento deve essere reciproco. Non ti ha mai guardato con ammirazione — premuto teneramente la mano — versato una lacrima involontaria — e lasciato la stanza bruscamente?" "Mai (rispose lei) che io ricordi — ha sempre lasciato la stanza in effetti quando la sua visita era terminata, ma non se n'è mai andato particolarmente bruscamente o senza fare un inchino." "Davvero cara (dissi io) devi sbagliarti — poiché è assolutamente impossibile che ti abbia mai lasciata se non con Confusione, Disperazione e Precipitazione. Considera solo per un momento, Janetta, e ti convincerai di quanto sia assurdo supporre che possa mai fare un Inchino o comportarsi come qualsiasi altra Persona." Avendo risolto questo Punto con nostra soddisfazione, il successivo che prendemmo in considerazione fu di determinare in che modo avremmo informato M’Kenrie della favorevole Opinione che Janetta nutriva nei suoi confronti... Convenimmo infine di informarlo tramite una Lettera anonima che Sophia scrisse nel modo seguente.
"Oh! felice Amante della bellissima Janetta, oh! amabile Possessore del suo Cuore il cui destino è destinato a un altro, perché indugi così a confessare il tuo attaccamento all'amabile Oggetto di esso? Oh! considera che poche settimane porranno fine all'istante a ogni lusinghiera Speranza che tu possa ora nutrire, unendo la sfortunata Vittima della crudeltà di suo padre all'esecrabile e detestato Graham."
"Ahimè! perché connivi così crudelmente con la miseria progettata per lei e per te stesso ritardando di comunicare quel piano che ha senza dubbio da tempo posseduto la tua immaginazione? Un'Unione segreta assicurerà all'istante la felicità di entrambi."
L'amabile M’Kenrie, la cui modestia, come ci assicurò in seguito, era stata l'unica ragione per cui aveva così a lungo nascosto la violenza del suo affetto per Janetta, al ricevimento di questo Biglietto volò sulle ali dell'Amore verso Macdonald-Hall, e perorò così potentemente il suo Attaccamento a colei che lo ispirava, che dopo pochi altri incontri privati, Sophia e io sperimentammo la soddisfazione di vederli partire per Gretna-Green, che scelsero per la celebrazione delle loro Nozze, in preferenza a qualsiasi altro luogo sebbene fosse a una considerevole distanza da Macdonald-Hall.
Addio. Laura.
LETTERA 13a LAURA in continuazione
Erano partiti da quasi un paio d'Ore prima che Macdonald o Graham nutrissero alcun sospetto sulla faccenda. E forse non l'avrebbero sospettato nemmeno allora, se non per il seguente piccolo Incidente. Sophia, capitando un giorno di aprire un Cassetto privato nella Biblioteca di Macdonald con una delle sue chiavi, scoprì che era il Posto dove egli teneva i suoi documenti di importanza e tra essi alcune banconote di considerevole ammontare. Questa scoperta la comunicò a me; e avendo convenuto insieme che sarebbe stato un trattamento appropriato per un tale vile Miserabile come Macdonald privarlo di denaro, forse disonestamente guadagnato, fu deciso che la prossima volta che una di noi fosse passata di lì, avremmo preso una o più Banconote dal cassetto. Questo Piano ben intenzionato era stato spesso messo in Esecuzione con successo; ma ahimè! proprio il giorno della Fuga di Janetta, mentre Sophia stava maestosamente rimuovendo la quinta Banconota dal Cassetto nella propria borsa, fu improvvisamente interrotta in modo impertinente nel suo impiego dall'ingresso dello stesso Macdonald, in un Modo quanto mai brusco e precipitoso. Sophia (che sebbene fosse naturalmente tutta una dolcezza vincente sapeva quando le occasioni lo richiedevano tirare fuori la Dignità del suo sesso) assunse istantaneamente un aspetto proibitivo e, lanciando un'occhiata arrabbiata sull'impavido colpevole, chiese in tono altezzoso "Perché il suo ritiro fosse stato così insolentemente violato?" L'impudente Macdonald, senza nemmeno tentare di discolparsi dal crimine di cui era accusato, tentò vilmente di rimproverare Sophia di averlo ignobilmente defraudato del suo denaro... La dignità di Sophia fu ferita; "Miserabile (esclamò, riponendo frettolosamente la Banconota nel Cassetto) come osi accusarmi di un Atto di cui la sola idea mi fa arrossire?" Il vile miserabile era ancora non convinto e continuò a rimproverare la giustamente offesa Sophia in un Linguaggio così ingiurioso che alla fine provocò così tanto la gentile dolcezza della sua Natura da indurla a vendicarsi su di lui informandolo della Fuga di Janetta e della parte attiva che entrambe avevamo preso nella faccenda. A questo periodo del loro Litigio entrai nella Biblioteca e fui, come puoi immaginare, ugualmente offesa come Sophia dalle accuse infondate del malevolo e spregevole Macdonald. "Base Mascalzone! (gridai) come puoi tentare così impavidamente di infangare l'immacolata reputazione di una tale fulgida Eccellenza? Perché non sospetti la mia innocenza altrettanto presto?" "Si accontenti Signora (rispose lui) la sospetto, e perciò devo desiderare che lasciate entrambe questa Casa in meno di mezz'ora."
"Andremo volentieri; (rispose Sophia) i nostri cuori ti hanno detestato a lungo, e niente se non la nostra amicizia per tua Figlia ci avrebbe indotto a rimanere così a lungo sotto il tuo tetto."
"La vostra Amicizia per mia Figlia è stata infatti esercitata con grande potenza gettandola tra le braccia di un cacciatore di dote senza principi." (rispose lui)
"Sì, (esclamai io) in mezzo a ogni sventura, ci darà una qualche consolazione riflettere che con questo unico atto di Amicizia verso Janetta, abbiamo ampiamente assolto ogni obbligo che abbiamo ricevuto da suo padre."
"Deve essere davvero una riflessione molto grata, per le vostre menti elevate." (disse lui.)
"Che il Cielo vi perdoni, come io faccio, per la vostra crudeltà nei nostri confronti!" (dissi io, con un tono di voce che non poteva mancare di toccare il cuore di chiunque avesse posseduto la minima scintilla di sensibilità.) "Ma andiamo, Philander; andiamo, Gustavus; non indugiamo oltre in questo luogo di afflizioni, dove ogni oggetto non serve che a ricordarci i nostri sfortunati mariti." Così dicendo, lasciai il cesto, seguita dai due giovani, e ci avviammo insieme verso la locanda, dove il resto della compagnia ci attendeva. Sir Edward, nel vederci, non riuscì a trattenere la sua indignazione, ma io, con una dignità che non gli permise di obiettare, lo zittii con una sola occhiata di sovrano disprezzo. Ci sedemmo a tavola, e sebbene il nutrimento offerto fosse puramente terreno, la nobiltà dei nostri sentimenti lo rese un banchetto per l'anima.
Prima di ripartire, Philander e Gustavus mi chiesero il permesso di accompagnarci a Edimburgo, poiché, come mi confessarono, la loro permanenza nel cesto era dettata esclusivamente dalla povertà, e speravano di trovare nella capitale un impiego più consono alle loro raffinate inclinazioni. Acconsentii volentieri, ben lieta di poter offrire loro la mia protezione, e ci sistemammo tutti all'interno del veicolo, occupando ogni spazio disponibile. Il viaggio fu lungo, ma la varietà degli argomenti trattati dai miei compagni, unita alla costante malinconia che avvolgeva i miei pensieri, fece sì che il tempo scorresse quasi inosservato. Quando finalmente giungemmo alle porte di Edimburgo, il sole stava tramontando, tingendo di un rosso cupo le torri della città, quasi a presagio delle nuove sventure che il destino aveva in serbo per me.
"Eccoci giunti!" esclamò Augusta, con un entusiasmo che mi parve del tutto fuori luogo data la gravità delle nostre circostanze. Io mi limitai a sospirare, guardando fuori dal finestrino con un'espressione di rassegnata tristezza. Scendemmo dalla carrozza nel cuore della città, dove la folla, indifferente ai nostri dolori, si affrettava per le strade in un tumulto che urtava profondamente la mia sensibilità. Sir Edward si offrì di condurci a una locanda, ma io, desiderosa di ritrovare la solitudine necessaria per piangere la mia cara Sophia, declinai il suo invito, preferendo cercare un alloggio più modesto, dove il silenzio potesse essere il mio solo compagno.
Ci separammo, dunque, con reciproche promesse di rivederci, sebbene io nutrissi ben poca speranza che il mio spirito, ormai logorato, potesse trovare sollievo nella compagnia di persone così prive di vero sentimento. Mi incamminai lungo una via stretta e buia, accompagnata da Philander e Gustavus, finché non scorgemmo una piccola casa con l'insegna di una vedova. Bussammo, e fummo accolti con una cordialità che, pur nella sua semplicità, mi apparve quasi confortante. Ci fu assegnata una stanza, e lì, dopo aver ringraziato i miei fedeli compagni per la loro assistenza, mi ritirai per dare libero sfogo al mio inconsolabile dolore.
La notte trascorse in un tormento incessante. La visione di Edward che esalava l'ultimo respiro, il ricordo delle suppliche di Sophia, tutto si affollava nella mia mente con una lucidità che mi privava di ogni riposo. Mi alzai prima dell'alba, e sedutami alla finestra, osservai le stelle che impallidivano, sentendomi come loro un astro errante in un universo di indifferenza. Ah, quanto è pesante il fardello della sensibilità per chi, come me, è condannato a vivere in un mondo che non sa comprendere la profondità delle proprie pene! Ma non dispero; poiché, per quanto crudele sia il mio destino, finché avrò la forza di scrivere e di trasmettere a te, mia cara Marianne, il racconto delle mie sofferenze, saprò di non essere del tutto sola.
Addio, Laura.
«Siamo i figli, come già sapete, delle due figlie più giovani che Lord St Clair ebbe da Laurina, una ragazza dell’opera italiana. Nessuna delle nostre madri seppe mai dire con esattezza chi fosse nostro padre, sebbene si creda comunemente che Philander sia figlio di un certo Philip Jones, un muratore, e che mio padre fosse un tale Gregory Staves, un bustaio di Edimburgo. Ciò è tuttavia di poca importanza, poiché, non essendo le nostre madri mai state sposate con nessuno dei due, ciò non reca alcun disonore al nostro sangue, che è di stirpe antichissima e immacolata. Bertha (la madre di Philander) e Agatha (mia madre) vissero sempre insieme. Non erano né l’una né l’altra molto ricche; i loro patrimoni uniti ammontavano in origine a novemila sterline, ma poiché vivevano sempre intaccando il capitale, quando noi compimmo quindici anni esso si era ridotto a novecento. Queste novecento sterline le tenevano sempre in un cassetto di uno dei tavoli che si trovavano nel nostro salotto comune, per la comodità di averle sempre a portata di mano. Se ciò dipendesse da questa circostanza, ovvero dalla facilità con cui potevano essere prese, o dal desiderio di essere indipendenti, o da un eccesso di sensibilità (per cui siamo sempre stati noti), non saprei dire, ma è certo che, raggiunti i nostri 15 anni, prendemmo le novecento sterline e scappammo. Ottenuto questo bottino, eravamo determinati a gestirlo con economia e a non spenderlo né con follia né con stravaganza. A tal fine, lo dividemmo in nove parti, una delle quali dedicammo ai viveri, la seconda alle bevande, la terza alle spese domestiche, la quarta alle carrozze, la quinta ai cavalli, la sesta alla servitù, la settima ai divertimenti, l’ottava al vestiario e la nona alle fibbie d’argento. Avendo così organizzato le nostre spese per due mesi (poiché ci aspettavamo di far durare le novecento sterline altrettanto a lungo), ci precipitammo a Londra e avemmo la fortuna di spenderle in 7 settimane e un giorno, ovvero 6 giorni prima di quanto avessimo previsto. Non appena ci fummo così felicemente liberati dal peso di tanto denaro, iniziammo a pensare di ritornare dalle nostre madri, ma saputo per caso che erano entrambe morte di stenti, abbandonammo il progetto e decidemmo di unirci a una qualche compagnia di attori girovaghi, poiché avevamo sempre avuto una propensione per il teatro. Offrimmo dunque i nostri servigi a una compagnia e fummo accettati; essa era in verità piuttosto piccola, consistendo solo nel capocomico, sua moglie e noi due, ma c’erano meno persone da pagare e l’unico inconveniente era la scarsità di commedie che, per mancanza di attori per coprire i ruoli, potevamo rappresentare. Non ci curavamo delle inezie, però. Una delle nostre rappresentazioni più ammirate era Macbeth, nella quale eravamo davvero grandiosi. Il capocomico interpretava sempre Banquo, sua moglie la mia Lady Macbeth. Io facevo le tre streghe e Philander recitava tutto il resto. A dir la verità, questa tragedia non era solo la migliore, ma l’unica opera che abbiamo mai rappresentato; e dopo averla recitata in tutta l’Inghilterra e nel Galles, venimmo in Scozia per esibirla nel resto della Gran Bretagna. Accadde che fossimo acquartierati proprio in quella città dove tu venisti a incontrare tuo nonno. Eravamo nel cortile della locanda quando la sua carrozza entrò e, scorgendo dagli stemmi a chi appartenesse, e sapendo che Lord St Clair era nostro nonno, convenimmo di tentare di ottenere qualcosa da lui rivelandogli la parentela. Sai bene quanto ebbe successo. Ottenute le duecento sterline, lasciammo istantaneamente la città, abbandonando il capocomico e sua moglie a recitare Macbeth da soli, e prendemmo la strada per Stirling, dove spendemmo la nostra piccola fortuna con grande eclat. Ora stiamo tornando a Edimburgo per ottenere qualche avanzamento nel campo della recitazione; e tale, mia cara cugina, è la nostra storia.»
Ringraziai l’amabile giovane per il suo intrattenente racconto e, dopo aver espresso i miei auguri per il loro benessere e la loro felicità, li lasciai nella loro piccola dimora e tornai dai miei altri amici che mi aspettavano con impazienza.
Le mie avventure volgono ora al termine, mia carissima Marianne; almeno per il momento.
Quando arrivammo a Edimburgo, Sir Edward mi disse che, in quanto vedova di suo figlio, desiderava che accettassi dalle sue mani quattrocento sterline l’anno. Promisi cortesemente di farlo, ma non potei fare a meno di osservare che l’insensibile baronetto lo offriva più per il fatto che io fossi la vedova di Edward che per essere la raffinata e amabile Laura.
Presi dimora in un romantico villaggio nelle Highlands scozzesi, dove da allora ho sempre continuato a risiedere e dove posso, indisturbata da visite prive di senso, abbandonarmi in una malinconica solitudine ai miei incessanti lamenti per la morte di mio padre, di mia madre, di mio marito e del mio amico.
Augusta è da diversi anni unita a Graham, l’uomo più adatto a lei tra tutti; fece la sua conoscenza durante il suo soggiorno in Scozia.
Sir Edward, nella speranza di ottenere un erede al suo titolo e ai suoi possedimenti, ha nel frattempo sposato Lady Dorothea. I suoi desideri sono stati esauditi.
Philander e Gustavus, dopo aver accresciuto la loro reputazione con le loro rappresentazioni in campo teatrale a Edimburgo, si sono trasferiti a Covent Garden, dove si esibiscono ancora sotto i nomi d’arte di Luvis e Quick.
Philippa ha da tempo pagato il debito con la natura. Suo marito, tuttavia, continua ancora a guidare la diligenza da Edimburgo a Stirling.
Addio, mia carissima Marianne. Laura.
Finis
13 giugno 1790.
LESLEY CASTLE UN ROMANZO EPISTOLARE INCOMPIUTO
A HENRY THOMAS AUSTEN Esqre.
Signore
Mi avvalgo ora della libertà che mi avete concesso di dedicare a voi uno dei miei romanzi. Che sia incompiuto, me ne rammarico; tuttavia temo che, da parte mia, tale rimarrà sempre; che per quanto sia stato portato avanti, esso debba essere così insignificante e così indegno di voi, è un’altra preoccupazione del vostro obbligato e umile
Servitore L’Autore
Messrs Demand and Co — siete pregati di pagare a Jane Austen, nubile, la somma di cento ghinee per conto del vostro umile servitore.
H. T. Austen
£105. 0. 0.
LESLEY CASTLE
La PRIMA LETTERA è di Miss MARGARET LESLEY a Miss CHARLOTTE LUTTERELL
Lesley Castle, 3 gennaio 1792.
Mio fratello ci ha appena lasciate. «Matilda (disse al momento di partire), tu e Margaret sono certa che vi prenderete cura della mia cara piccola, come avrebbe potuto ricevere da una madre indulgente, affettuosa e amabile.» Lacrime rigavano le sue guance mentre pronunciava queste parole; il ricordo di colei che aveva così sconsideratamente disonorato il carattere materno e così apertamente violato i doveri coniugali, gli impedì di aggiungere altro; abbracciò la sua dolce bambina e, dopo aver salutato Matilda e me, si allontanò in fretta e, sedutosi nella sua carrozza, prese la strada per Aberdeen. Non c’è mai stato un giovane migliore! Ah! quanto poco meritava le sventure che ha vissuto nello stato matrimoniale. Un marito così buono per una moglie così cattiva! Poiché sapete, mia cara Charlotte, che la spregevole Louisa ha abbandonato lui, la sua bambina e la sua reputazione poche settimane fa in compagnia di Danvers e del disonore. Non c’è mai stato un volto più dolce, una forma più fine o un cuore meno amabile di quello posseduto da Louisa! La sua bambina possiede già i vezzi personali della sua infelice madre! Possa ereditare dal padre tutte le sue doti intellettuali! Lesley ha al momento solo venticinque anni e si è già abbandonato alla malinconia e alla disperazione; che differenza tra lui e suo padre! Sir George ha 57 anni e rimane ancora il damerino, il giovane scapestrato, il ragazzo gaio e lo sbarazzino che suo figlio era davvero circa cinque anni fa, e che lui ha finto di apparire da che ho memoria. Mentre nostro padre svolazza per le strade di Londra, gaio, dissipato e sconsiderato all’età di 57 anni, Matilda ed io continuiamo a vivere segregate dal genere umano nel nostro antico e fatiscente castello, che sorge a due miglia da Perth su una rupe audace e sporgente, e domina un’ampia vista sulla città e sui suoi deliziosi dintorni. Ma sebbene ritirate da quasi tutto il mondo, (poiché non frequentiamo nessuno se non i M’Leod, i M’Kenzie, i M’Pherson, i M’Cartney, i M’Donald, i M’Kinnon, i M’Lellan, i M’Kay, i Macbeth e i Macduff) non siamo né annoiate né infelici; al contrario, non ci sono mai state due ragazze più vivaci, più gradevoli o più argute di noi; non c’è un’ora del giorno che ci pesi. Leggiamo, lavoriamo, passeggiamo e, quando siamo stanche di queste occupazioni, solleviamo il nostro spirito con una canzone vivace, una danza aggraziata o con qualche arguto bon mot e una pronta risposta. Siamo belle, mia cara Charlotte, molto belle, e la più grande delle nostre perfezioni è che ne siamo del tutto inconsapevoli noi stesse. Ma perché mi soffermo così tanto su di noi! Lasciatemi piuttosto ripetere le lodi della nostra cara nipotina, l’innocente Louisa, che al momento sta sorridendo dolcemente nel suo sonno leggero, mentre riposa sul divano. La cara creatura ha appena compiuto due anni; bella come se ne avesse 22, sensata come se ne avesse 32 e prudente come se ne avesse 42. Per convincervene, devo informarvi che ha una carnagione molto fine e lineamenti graziosi, che conosce già le prime due lettere dell’alfabeto e che non strappa mai i suoi vestiti. Se non vi ho ancora convinto della sua bellezza, senno e prudenza, non ho altro da aggiungere a sostegno della mia affermazione, e non avrete quindi altro modo di decidere la questione se non venendo a Lesley Castle e, tramite una conoscenza personale di Louisa, giudicare voi stessa. Ah, mia cara amica, quanto sarei felice di vedervi tra queste venerabili mura! Sono passati quattro anni da quando il mio ritorno dalla scuola mi ha separata da voi; che due cuori così teneri, così strettamente legati dai vincoli della simpatia e dell’amicizia, debbano essere così ampiamente distanti l’uno dall’altro, è assai commovente. Io vivo nel Perthshire, voi nel Sussex. Potremmo incontrarci a Londra, se mio padre fosse disposto a portarmi lì e se vostra madre si trovasse lì nello stesso tempo. Potremmo incontrarci a Bath, a Tunbridge o ovunque altro, in verità, potessimo solo trovarci nello stesso luogo. Non ci resta che sperare che un tale periodo possa arrivare. Mio padre non tornerà da noi fino all’autunno; mio fratello lascerà la Scozia tra pochi giorni; è impaziente di viaggiare. Giovane ingannato! Si lusinga vanamente che il cambio d’aria guarirà le ferite di un cuore infranto! Vi unirete a me, ne sono certa, mia cara Charlotte, nelle preghiere per il recupero della pace mentale dell’infelice Lesley, che deve sempre essere essenziale a quella della vostra sincera amica
M. Lesley.
LETTERA la SECONDA Da Miss C. LUTTERELL a Miss M. LESLEY in risposta.
Glenford, 12 febbraio
Ho mille scuse da chiedervi per aver ritardato così a lungo il ringraziarvi, mia cara Peggy, per la vostra gradevole lettera, cosa che, credetemi, non avrei rimandato se ogni momento del mio tempo durante le ultime cinque settimane non fosse stato così pienamente impiegato nei necessari preparativi per il matrimonio di mia sorella, da non lasciarmi tempo da dedicare né a voi né a me stessa. E ora ciò che mi provoca più di ogni altra cosa è che il fidanzamento è rotto e tutto il mio lavoro è andato sprecato. Immaginate quanto debba essere grande la delusione per me, se considerate che dopo aver faticato sia di notte che di giorno per avere il banchetto nuziale pronto per il tempo stabilito, dopo aver arrostito manzo, brasato montone e stufato abbastanza zuppa da bastare alla novella coppia per tutta la luna di miele, ho avuto la mortificazione di scoprire che stavo arrostendo, brasando e stufando sia la carne che me stessa inutilmente. Davvero, mia cara amica, non ricordo di aver mai sofferto una vessazione uguale a quella che ho provato lunedì scorso, quando mia sorella è corsa da me in dispensa con la faccia bianca come un syllabub montato e mi ha detto che Hervey era stato disarcionato, che si era fratturato il cranio ed era stato dichiarato dal suo chirurgo in pericolo imminente. «Buon Dio! (dissi io) non vorrete mica dire sul serio? Perché, in nome del Cielo, che ne sarà di tutti i viveri! Non riusciremo mai a mangiarli finché sono buoni. Tuttavia, chiameremo il chirurgo ad aiutarci. Saprò gestire io stessa la lombata, mia madre mangerà la zuppa, e voi e il dottore dovrete finire il resto.» Qui fui interrotta dal vedere la mia povera sorella cadere apparentemente priva di vita su una delle casse dove teniamo la biancheria da tavola. Chiamai immediatamente mia madre e le cameriere, e alla fine la riportammo in sé; non appena fu cosciente, espresse la determinazione di recarsi immediatamente da Henry, ed era così follemente ostinata in questo piano che abbiamo avuto la più grande difficoltà del mondo a impedirle di metterlo in atto; alla fine, tuttavia, più con la forza che con le suppliche, la convincemmo ad andare nella sua stanza; la adagiammo sul letto e continuò per alcune ore nelle più terribili convulsioni. Mia madre ed io restammo nella stanza con lei e, quando gli intervalli di tollerabile compostezza di Eloisa ce lo permettevano, ci univamo in sentiti lamenti per il terribile spreco delle nostre provviste che questo evento doveva causare, e nel concertare un piano per liberarcene. Convenimmo che la cosa migliore da fare fosse iniziare a mangiarle immediatamente, e di conseguenza ordinammo il prosciutto freddo e i polli, e iniziammo istantaneamente il nostro piano di divoramento con grande alacrità. Avremmo voluto persuadere Eloisa a mangiare un’ala di pollo, ma non volle lasciarsi convincere. Era tuttavia molto più tranquilla di prima; le convulsioni di cui aveva sofferto avevano lasciato il posto a un’insensibilità quasi perfetta. Tentammo di scuoterla in ogni modo in nostro potere, ma inutilmente. Le parlai di Henry. «Cara Eloisa (dissi io), non c’è motivo di piangere così tanto per una simile inezia (poiché volevo sminuire la cosa per consolarla). Vi prego di non darci peso; vedete che non mi infastidisce affatto; sebbene forse io possa soffrirne di più dopo tutto; poiché non solo sarò costretta a mangiare tutti i viveri che ho già preparato, ma dovrò, se Henry dovesse riprendersi (il che tuttavia non è molto probabile), prepararne altrettanti per voi; o se dovesse morire (come suppongo accadrà), dovrò ancora preparare un pranzo per voi ogni volta che sposerete qualcun altro. Così vedete che sebbene forse per il momento possa affliggervi pensare alle sofferenze di Henry, vi assicuro che morirà presto, e allora il suo dolore sarà finito e voi sarete tranquilla, laddove la mia pena durerà molto più a lungo, poiché, per quanto duramente io possa lavorare, sono certa che la dispensa non potrà essere svuotata in meno di una quindicina.» Così feci tutto ciò che era in mio potere per consolarla, ma senza alcun effetto, e alla fine, vedendo che non sembrava ascoltarmi, non dissi più nulla, ma lasciandola con mia madre portai via i resti del prosciutto e del pollo, e mandai William a chiedere come stesse Henry. Non si aspettavano che vivesse molte ore; morì lo stesso giorno. Prendemmo ogni possibile cura per comunicare il melanconico evento a Eloisa nel modo più tenero; tuttavia, a dispetto di ogni precauzione, le sue sofferenze nell’apprenderlo furono troppo violente per la sua ragione, e continuò per molte ore in un forte delirio. È ancora estremamente malata e i suoi medici temono grandemente che possa cadere in un declino. Ci stiamo dunque preparando per Bristol, dove intendiamo essere nel corso della prossima settimana. E ora, mia cara Margaret, lasciatemi parlare un po’ dei vostri affari; e in primo luogo devo informarvi che si dice con sicurezza che vostro padre stia per sposarsi; sono molto restia a credere a una voce così spiacevole, e allo stesso tempo non posso discreditarla del tutto. Ho scritto alla mia amica Susan Fitzgerald per informazioni a riguardo, che, essendo lei al momento in città, saprà darmi molto bene. Non so chi sia la signora. Penso che vostro fratello abbia fatto benissimo nella decisione che ha preso di viaggiare, poiché forse contribuirà a cancellare dalla sua memoria quegli eventi spiacevoli che ultimamente lo hanno così tanto afflitto. Sono felice di scoprire che, sebbene segregata da tutto il mondo, né voi né Matilda siete annoiate o infelici; che possiate non sapere mai cosa significhi essere l’una o l’altra è l’augurio della vostra sinceramente affettuosa
C.L.
P.S. Ho appena ricevuto una risposta dalla mia amica Susan, che vi accludo e sulla quale trarrete le vostre riflessioni.
LA LETTERA acclusa
Mia cara CHARLOTTE
Non avreste potuto rivolgervi per informazioni riguardo la notizia del matrimonio di Sir George Lesley a nessuno più capace di darvele di me. Sir George è certamente sposato; io stessa ero presente alla cerimonia, il che non vi sorprenderà quando mi firmo vostra
Affezionata Susan Lesley
LETTERA la TERZA Da Miss MARGARET LESLEY a Miss C. LUTTERELL
Lesley Castle, 16 febbraio
Ho fatto le mie riflessioni sulla lettera che mi avete accluso, mia cara Charlotte, e ora vi dirò quali siano state. Ho riflettuto che se da questo secondo matrimonio Sir George dovesse avere una seconda famiglia, le nostre fortune ne risulterebbero considerevolmente diminuite; che se sua moglie dovesse avere un’indole stravagante, lo incoraggerebbe a perseverare in quel modo di vivere gaio e dissipato per il quale basterebbe poco incoraggiamento, e che temo si sia già rivelato fin troppo deleterio per la sua salute e per il suo patrimonio; che lei diventerebbe ora padrona di quei gioielli che un tempo adornavano nostra madre e che Sir George ci aveva sempre promesso; che se non dovessero venire nel Perthshire non sarei in grado di soddisfare la mia curiosità di vedere la mia matrigna e che, se dovessero venire, Matilda non siederebbe più a capotavola del padre. Queste, mia cara Charlotte, sono le malinconiche riflessioni che si sono affollate nella mia immaginazione dopo aver letto la lettera di Susan per voi, e che sono occorse istantaneamente a Matilda quando l’ha letta a sua volta. Le stesse idee, gli stessi timori, hanno immediatamente occupato la sua mente, e non saprei dire quale riflessione l’abbia più angustiata, se la probabile diminuzione delle nostre fortune o la sua importanza. Entrambe desideriamo molto sapere se Lady Lesley sia bella e quale sia la vostra opinione su di lei; poiché la onorate dell’appellativo di vostra amica, ci lusinghiamo che debba essere amabile. Mio fratello è già a Parigi. Intende lasciarla tra pochi giorni e iniziare il suo viaggio verso l’Italia. Scrive in modo assai allegro, dice che l’aria di Francia ha notevolmente ristabilito sia la sua salute che il suo umore; che ha ormai del tutto smesso di pensare a Louisa con qualsiasi grado di pietà o affetto, che anzi si sente obbligato verso di lei per la sua fuga, poiché pensa che sia molto divertente tornare a essere scapolo. Da ciò potrete intuire che ha interamente recuperato quell’allegra gaiezza e quello spirito vivace per cui un tempo era così notevole. Quando fece la sua prima conoscenza con Louisa, poco più di tre anni fa, era uno dei giovani più vivaci e gradevoli dell’epoca. Credo che non abbiate mai sentito i particolari del suo primo incontro con lei. Cominciò presso nostro cugino il colonnello Drummond, a casa del quale nel Cumberland trascorse il Natale in cui compì ventidue anni. Louisa Burton era figlia di una lontana parente della signora Drummond, la quale, morta pochi mesi prima in estrema povertà, lasciò la sua unica figlia, allora diciottenne circa, alla protezione di chiunque dei suoi parenti volesse proteggerla. La signora Drummond fu l’unica a mostrarsi disposta in tal senso; Louisa fu dunque trasferita da una misera capanna nello Yorkshire a un’elegante dimora nel Cumberland, e da ogni indigenza pecuniaria che la povertà potesse infliggere, a ogni elegante godimento che il denaro potesse acquistare. Louisa era naturalmente bisbetica e astuta; ma era stata istruita a dissimulare la sua vera indole sotto l’apparenza di una dolcezza insinuante da un padre che sapeva fin troppo bene che contrarre matrimonio sarebbe stata l’unica possibilità che lei avrebbe avuto di non morire di fame, e che si lusingava che con una tale straordinaria dose di bellezza personale, unita a una gentilezza di modi e a un portamento accattivante, potesse avere buone probabilità di compiacere qualche giovane che potesse permettersi di sposare una ragazza senza un soldo. Louisa assecondò perfettamente i progetti del padre ed era determinata a promuoverli con tutta la sua cura e attenzione. A forza di perseveranza e applicazione, era riuscita infine a celare così accuratamente la sua indole naturale sotto la maschera dell’innocenza e della dolcezza, da imporsi su chiunque non avesse scoperto il suo vero carattere attraverso una lunga e costante intimità. Tale era Louisa quando lo sventurato Lesley la vide per la prima volta a Drummond-house. Il suo cuore che (per usare il vostro paragone preferito) era delicato, dolce e tenero come un *whipt-syllabub*, non poté resistere alle sue attrazioni. In pochissimi giorni si stava innamorando, poco dopo ne cadde effettivamente, e prima di conoscerla da un mese l’aveva sposata. Mio padre inizialmente fu altamente contrariato da un legame così affrettato e imprudente; ma quando scoprì che a loro non importava, si riconciliò presto perfettamente con le nozze. La tenuta vicino ad Aberdeen che mio fratello possiede grazie alla generosità del suo prozio, indipendentemente da Sir George, era del tutto sufficiente a mantenere lui e mia sorella con eleganza e agiatezza. Per il primo anno nessuno avrebbe potuto essere più felice di Lesley, e nessuno più amabile all’apparenza di Louisa, e lei agì in modo così plausibile e si comportò con tale cautela che, sebbene Matilda ed io trascorressimo spesso parecchie settimane insieme a loro, nessuna di noi ebbe alcun sospetto della sua vera indole. Dopo la nascita di Louisa, tuttavia, che si sarebbe pensato avrebbe rafforzato il suo riguardo per Lesley, la maschera che aveva così a lungo sostenuto fu a poco a poco gettata via, e poiché probabilmente si riteneva ormai al sicuro nell’affetto di suo marito (che sembrava davvero, se possibile, accresciuto dalla nascita della bambina), sembrò non darsi pena di impedire che tale affetto diminuisse. Le nostre visite a Dunbeath furono dunque meno frequenti e assai meno gradevoli di quanto fossero solite essere. La nostra assenza non fu tuttavia mai menzionata o rimpianta da Louisa, la quale nella compagnia del giovane Danvers, con cui fece conoscenza ad Aberdeen (egli frequentava una delle università del luogo), si sentiva infinitamente più felice che in quella di Matilda e della vostra amica, sebbene certamente non siano mai esistite ragazze più piacevoli di noi. Conoscete il triste fine di tutta la felicità coniugale di Lesley; non lo ripeterò. Addio mia cara Charlotte; sebbene non abbia ancora menzionato nulla della faccenda, spero mi rendiate giustizia credendo che io pensi e provi molto per l’afflizione di vostra sorella. Non dubito che l’aria salubre delle Bristol downs la rimuoverà interamente, cancellando dalla sua mente il ricordo di Henry. Sono, mia cara Charlotte, vostra per sempre
M. L.
LETTERA la QUARTA Da Miss C. LUTTERELL a Miss M. LESLEY
Bristol, 27 febbraio
Mia cara Peggy
Ho appena ricevuto la vostra lettera, che essendo stata indirizzata nel Sussex mentre ero a Bristol è dovuta essere inoltrata qui, e per qualche inspiegabile ritardo mi è giunta solo in questo istante. Vi rendo molte grazie per il resoconto che contiene sulla conoscenza, l’amore e il matrimonio di Lesley con Louisa, che non mi ha meno divertito per essere stato spesso ripetuto in precedenza.
Ho la soddisfazione di informarvi che abbiamo ogni ragione di immaginare che la nostra dispensa sia ormai quasi vuota, poiché abbiamo lasciato istruzioni precise ai servitori di mangiare quanto più potessero e di chiamare un paio di donne di servizio per aiutarli. Abbiamo portato con noi un pasticcio di piccione freddo, un tacchino freddo, una lingua fredda e mezza dozzina di gelatine, di cui abbiamo avuto la fortuna, con l’aiuto della nostra padrona di casa, di suo marito e dei loro tre figli, di sbarazzarci in meno di due giorni dal nostro arrivo. La povera Eloisa è ancora così indifferente sia nella salute che nello spirito che temo molto che l’aria delle Bristol downs, per quanto salubre, non sia riuscita a scacciare il povero Henry dalla sua memoria.
Mi chiedete se la vostra nuova matrigna sia bella e amabile; ora vi darò una descrizione esatta dei suoi vezzi fisici e mentali. È bassa e fatta estremamente bene; è naturalmente pallida ma si trucca parecchio; ha begli occhi e bei denti, come si premurerà di farvi sapere non appena vi vedrà, e nel complesso è molto graziosa. È straordinariamente di buon carattere quando ottiene ciò che vuole, e molto vivace quando non è di malumore. È naturalmente stravagante e non molto affettata; non legge mai nulla se non le lettere che riceve da me, e non scrive mai nulla se non le risposte a esse. Suona, canta e balla, ma non ha gusto per nessuna di queste cose e non eccelle in nessuna, sebbene dica di esserne appassionata. Forse vi lusingherete fino al punto di sorprendervi che una di cui parlo con così scarso affetto debba essere la mia particolare amica; ma a dirvi la verità, la nostra amicizia nacque più dal capriccio da parte sua che dalla stima da parte mia. Trascorremmo due o tre giorni insieme presso una signora nel Berkshire con la quale eravamo entrambe in qualche modo legate. Durante la nostra visita, essendo il tempo straordinariamente brutto e la nostra compagnia particolarmente stupida, lei fu così buona da concepire una violenta parzialità per me, che ben presto si consolidò in una vera e propria amicizia e finì in un rapporto epistolare consolidato. Probabilmente è ormai stanca di me quanto io lo sono di lei; ma poiché lei è troppo educata e io sono troppo civile per dirlo, le nostre lettere sono ancora frequenti e affettuose come sempre, e il nostro legame solido e sincero come quando ebbe inizio. Poiché aveva un grande gusto per i piaceri di Londra e di Brighthelmstone, oso dire che troverà qualche difficoltà a indursi persino a soddisfare la curiosità che credo provi di vedervi, a costo di abbandonare quei luoghi di dissipazione preferiti per la malinconica, benché venerabile, oscurità del castello che abitate. Forse, tuttavia, se dovesse trovare la sua salute compromessa da troppi divertimenti, potrebbe acquisire una fermezza sufficiente a intraprendere un viaggio in Scozia nella speranza che si riveli almeno benefico per la sua salute, se non propizio alla sua felicità. I vostri timori, mi dispiace dirlo, riguardo alla stravaganza di vostro padre, alle vostre fortune, ai gioielli di vostra madre e all’importanza di vostra sorella, suppongo siano fin troppo fondati. La mia amica stessa ha quattromila sterline e probabilmente ne spenderà quasi altrettante ogni anno in vestiti e luoghi pubblici, se riuscirà a ottenerle; certamente non si sforzerà di redimere Sir George dal modo di vivere al quale è abituato da così tanto tempo, e vi è dunque qualche ragione di temere che sarete molto fortunate se otterrete una dote qualsiasi. Immagino anche che i gioielli saranno indubbiamente suoi, e vi è troppa ragione di pensare che presiederà alla tavola del marito a preferenza della figlia. Ma poiché un argomento così malinconico deve necessariamente angustiarvi oltremodo, non mi soffermerò oltre.
L’indisposizione di Eloisa ci ha condotto a Bristol in una stagione dell’anno così fuori moda che, da quando siamo arrivate, abbiamo visto in realtà una sola famiglia di classe. Il signor e la signora Marlowe sono persone molto gradevoli; la salute cagionevole del loro figlioletto ha causato il loro arrivo qui; potete immaginare che, essendo l’unica famiglia con cui possiamo conversare, siamo naturalmente in rapporti di intimità con loro; li vediamo infatti quasi ogni giorno e ieri abbiamo cenato insieme. Abbiamo trascorso una giornata molto piacevole e abbiamo fatto un'ottima cena, sebbene, a dire il vero, il vitello fosse terribilmente al sangue e il curry non avesse alcun condimento. Non ho potuto fare a meno di desiderare per tutto il tempo della cena di essere stata io a cucinarlo. Un fratello della signora Marlowe, il signor Cleveland, è con loro al momento; è un giovane di bell’aspetto e sembra avere molto da dire per conto suo. Dico a Eloisa che dovrebbe fargli la corte, ma non sembra affatto gradire la proposta. Mi piacerebbe vedere la ragazza sposata e Cleveland ha un’ottima tenuta. Forse vi stupirete che io non consideri me stessa quanto mia sorella nei miei progetti matrimoniali; ma a dirvi la verità, non desidero mai recitare una parte più importante a un matrimonio di quella di sovrintendere e dirigere la cena, e perciò, finché riuscirò a far sposare qualcuno dei miei conoscenti al posto mio, non penserò mai di farlo io stessa, poiché sospetto fortemente che non avrei così tanto tempo per preparare il mio banchetto di nozze quanto per preparare quello delle mie amiche.
Vostra sinceramente C. L.
LETTERA la QUINTA Da Miss MARGARET LESLEY a Miss CHARLOTTE LUTTERELL
Lesley-Castle, 18 marzo
Lo stesso giorno in cui ho ricevuto la vostra ultima gentile lettera, Matilda ne ha ricevuta una da Sir George, datata da Edimburgo, che ci informava che si sarebbe preso il piacere di presentarci Lady Lesley la sera seguente. Ciò, come potete supporre, ci ha considerevolmente sorpreso, in particolare poiché il vostro resoconto sulla sua signoria ci aveva dato ragione di immaginare che ci fosse poca possibilità che visitasse la Scozia in un momento in cui Londra deve essere così gaia. Poiché era nostro dovere, tuttavia, essere deliziate da un tale segno di condiscendenza come una visita di Sir George e Lady Lesley, ci siamo preparate a inviare loro una risposta che esprimesse la felicità che provavamo nell’aspettativa di una tale benedizione, quando, ricordandoci fortunatamente che poiché avrebbero raggiunto il castello la sera successiva, sarebbe stato impossibile per mio padre riceverla prima di lasciare Edimburgo, ci siamo accontentate di lasciare che supponessero che fossimo felici quanto avremmo dovuto essere. Alle nove di sera del giorno seguente, sono arrivati, accompagnati da uno dei fratelli di Lady Lesley. La sua signoria risponde perfettamente alla descrizione che mi avete inviato, eccetto che non la trovo così graziosa come sembrate considerarla voi. Non ha un brutto viso, ma c’è qualcosa di così estremamente poco maestoso nella sua figura piccola e minuta, da renderla, in confronto all’altezza elegante di Matilda e mia, una nana insignificante. La sua curiosità di vederci (che deve essere stata grande per portarla a percorrere più di quattrocento miglia) essendo ormai perfettamente soddisfatta, inizia già a menzionare il loro ritorno in città, e ci ha chiesto di accompagnarla. Non possiamo rifiutare la sua richiesta poiché è suffragata dai comandi di nostro padre, e ribadita dalle suppliche del signor Fitzgerald, che è certamente uno dei giovani più piacevoli che io abbia mai visto. Non è ancora stabilito quando partiremo, ma ogni volta che lo faremo, porteremo certamente con noi la nostra piccola Louisa. Addio mia cara Charlotte; Matilda si unisce ai migliori auguri per voi e per Eloisa, vostra per sempre
M. L.
LETTERA la SESTA Da LADY LESLEY a Miss CHARLOTTE LUTTERELL
Lesley-Castle, 20 marzo
Siamo arrivati qui, mia dolce amica, circa quindici giorni fa, e mi pento già amaramente di aver mai lasciato la nostra incantevole casa in Portman-square per un castello così cupo, antico e battuto dalle intemperie come questo. Non potete farvi un’idea sufficientemente orribile della sua forma simile a una prigione. È letteralmente appollaiato su una roccia in apparenza così totalmente inaccessibile che mi aspettavo di essere issata con una fune; e mi sono pentita sinceramente di aver soddisfatto la mia curiosità di vedere le mie figliastre a costo di dover entrare nella loro prigione in un modo così pericoloso e ridicolo. Ma non appena mi sono ritrovata sana e salva all'interno di questo tremendo edificio, mi sono consolata con la speranza di vedere il mio spirito rinfrancato dalla vista di due belle ragazze, come le signorine Lesley erano state rappresentate a Edimburgo. Ma qui, di nuovo, ho incontrato solo delusione e sorpresa. Matilda e Margaret Lesley sono due ragazze grandi, alte, fuori misura, troppo cresciute, proprio della dimensione adatta ad abitare un castello grande quasi quanto loro stesse in proporzione. Vorrei, mia cara Charlotte, che poteste vedere questi giganti scozzesi; sono certa che vi spaventerebbero a morte. Andranno benissimo come contrasto per me, così le ho invitate ad accompagnarmi a Londra dove spero di essere nel giro di quindici giorni. Oltre a queste due belle donzelle, ho trovato qui una piccola mocciosa capricciosa che credo sia qualche loro parente; mi hanno detto chi fosse, e mi hanno fatto una lunga storia confusa su suo padre e una signorina Qualcuno che ho del tutto dimenticato. Odio i pettegolezzi e detesto i bambini. Sono stata tormentata fin da quando sono arrivata con visite stucchevoli da parte di un gruppo di scozzesi miserabili, con nomi terribilmente difficili; sono stati così gentili, mi hanno fatto così tanti inviti e hanno parlato di tornare così presto, che non ho potuto fare a meno di offenderli. Suppongo che non li vedrò più, e tuttavia, come riunione di famiglia, siamo così stupidi che non so cosa fare di me stessa. Queste ragazze non hanno musica se non arie scozzesi, non hanno disegni se non montagne scozzesi e non hanno libri se non poesie scozzesi, e io odio tutto ciò che è scozzese. In generale posso passare metà giornata alla mia toeletta con molto piacere, ma perché dovrei vestirmi qui, dal momento che non c’è una creatura in casa che io abbia il minimo desiderio di compiacere? Ho appena avuto una conversazione con mio fratello nella quale mi ha grandemente offesa, e della quale, non avendo nient’altro di più divertente da mandarvi, vi darò i particolari. Dovete sapere che da quattro o cinque giorni a questa parte sospetto fortemente che William provi una parzialità per la mia figlia maggiore. Ammetto, in verità, che se fossi stata incline a innamorarmi di una donna, non avrei scelto Matilda Lesley come oggetto della mia passione; poiché non c’è nulla che io odi tanto quanto una donna alta: ma tuttavia non c’è modo di rendere conto dei gusti di alcuni uomini, e poiché William è lui stesso alto quasi un metro e ottanta, non stupisce che sia attratto da tale altezza. Ora, poiché nutro un grandissimo affetto per mio fratello e sarei estremamente addolorata nel vederlo infelice, cosa che suppongo intenda essere se non riuscirà a sposare Matilda, poiché inoltre so che le sue circostanze non gli permetteranno di sposare nessuno senza una dote, e che quella di Matilda è interamente dipendente dal padre, il quale non avrà né la propria inclinazione né il mio permesso di darle alcunché al momento, ho pensato che sarebbe stata un’azione benevola verso mio fratello fargli sapere tanto, affinché potesse scegliere per se stesso se vincere la propria passione o amare e disperarsi. Di conseguenza, trovandomi questa mattina sola con lui in una delle orribili stanze antiche di questo castello, ho aperto la causa con lui nel seguente modo.
“Bene mio caro William, cosa pensate di queste ragazze? Per quanto mi riguarda, non le trovo così insipide come mi aspettavo: ma forse potreste trovarmi parziale verso le figlie di mio marito, e forse avete ragione. Sono in effetti così molto simili a Sir George che è naturale pensare...”
“Mia cara Susan (esclamò lui con un tono di grandissimo stupore) Non penserete davvero che portino la minima somiglianza con il padre! È così molto insipido!... ma vi chiedo perdono, avevo del tutto dimenticato a chi stessi parlando...”
“Oh! vi prego, non fate caso a me; (risposi io) tutti sanno che Sir George è orribilmente brutto, e vi assicuro che l’ho sempre considerato uno spavento.”
“Mi sorprendete estremamente (rispose William) per ciò che dite sia riguardo a Sir George che alle sue figlie. Non potete pensare che vostro marito sia così carente di fascino personale come dite, né potete sicuramente vedere alcuna somiglianza tra lui e le signorine Lesley, che sono a mio parere perfettamente dissimili da lui e perfettamente belle.”
“Se questa è la vostra opinione riguardo alle ragazze, certamente non è una prova della bellezza del padre, poiché se sono perfettamente dissimili da lui e allo stesso tempo molto belle, è naturale supporre che lui sia molto insipido.”
“Affatto, (disse lui) poiché ciò che può essere grazioso in una donna, può essere molto sgradevole in un uomo.”
“Ma voi stesso (replicai io) soltanto pochi minuti fa avete ammesso che sia molto insipido.”
“Gli uomini non sono giudici di bellezza nel proprio sesso,” (disse lui).
“Né uomini né donne possono pensare che Sir George sia tollerabile.”
“Ebbene,bbene (disse lui) non discuteremo della sua bellezza, ma la vostra opinione sulle sue figlie è davvero molto singolare, poiché se vi ho inteso bene, avete detto di non trovarle così insignificanti come vi aspettavate!”
“Perché, voi le trovate più insignificanti?” (dissi io).
“Posso a stento credere che siate seria (replicò lui) quando parlate del loro aspetto in un modo così straordinario. Non pensate che le signorine Lesley siano due giovani donne molto belle?”
“Signore! No! (esclamai io) Le trovo terribilmente insignificanti!”
“Insignificanti! (replicò lui) Mia cara Susan, non potete pensarlo davvero! Perché, quale singolo lineamento nel volto dell'una o dell'altra potete mai trovare da ridire?”
“Oh! Lasciate fare a me; (replicai io). Via, inizierò dalla maggiore, da Matilda. Posso, William?” (Guardai con quanta più astuzia potevo quando lo dissi, per metterlo in imbarazzo).
“Si somigliano così tanto (disse lui) che dovrei supporre che i difetti dell'una siano i difetti di entrambe.”
“Ebbene, allora, in primo luogo; sono entrambe così orribilmente alte!”
“Sono più alte di voi, in verità.” (disse lui con un sorriso impertinente).
“Via, (dissi io), non ne so nulla.”
“Bene, ma (continuò lui) sebbene possano essere al di sopra della statura comune, le loro figure sono perfettamente eleganti; e quanto ai loro volti, i loro occhi sono bellissimi.”
“Non potrò mai considerare simili figure tremende e abbattitrici minimamente eleganti, e quanto ai loro occhi, sono così alti che non potrei mai tendere il collo abbastanza da guardarli.”
“Via, (replicò lui) non so se non abbiate ragione a non tentare, poiché forse potrebbero abbagliarvi con il loro splendore.”
“Oh! Certamente. (dissi io, con la massima compiacenza, poiché vi assicuro mia carissima Charlotte che non fui minimamente offesa, sebbene da ciò che seguì si supporrebbe che William fosse consapevole di avermi dato giusta causa per esserlo, poiché avvicinandosi a me e prendendomi la mano, disse) “Non dovete guardarmi così seriamente Susan; mi farete temere di avervi offesa!”
“Offesa me! Caro fratello, come vi è venuto in mente un simile pensiero! (replicai io) No davvero! Vi assicuro che non sono minimamente sorpresa dal fatto che siate un così caloroso sostenitore della bellezza di queste ragazze.”—
“Bene, ma (interruppe William) ricordate che non abbiamo ancora concluso la nostra disputa su di loro. Che difetto trovate nel loro colorito?”
“Sono così orribilmente pallide.”
“Hanno sempre un po’ di colore, e dopo qualsiasi esercizio fisico è considerevolmente accentuato.”
“Sì, ma se dovesse mai capitare che piova in questa parte del mondo, non saranno mai in grado di sfoggiare più della loro scorta abituale, a meno che, s’intende, non si divertano a correre su e giù per queste orribili vecchie gallerie e anticamere.”
“Bene, (replicò mio fratello con tono contrariato, e lanciandomi uno sguardo impertinente) se hanno poco colore, almeno è tutto farina del loro sacco.”
Questo fu troppo mia cara Charlotte, poiché sono certa che avesse l’impudenza, con quello sguardo, di fingere di sospettare la genuinità del mio. Ma voi, sono certa, difenderete il mio carattere ogni volta che lo sentirete così crudelmente calunniato, poiché potete testimoniare quante volte ho protestato contro l’uso del rossetto, e quanto vi ho sempre detto che lo detestavo. E vi assicuro che le mie opinioni sono ancora le stesse.—. Bene, non sopportando di essere così sospettata da mio fratello, ho lasciato immediatamente la stanza, e da allora sono nel mio spogliatoio a scrivervi. Che lunga lettera ne ho fatto! Ma non dovete aspettarvi di riceverne tali da me quando arriverò in città; poiché è solo a Lesley Castle che si ha il tempo di scrivere persino a una Charlotte Lutterell.—. Ero così contrariata dallo sguardo di William, che non ho potuto trovare abbastanza pazienza per restare e dargli quel consiglio riguardo al suo attaccamento per Matilda che mi aveva spinto, per puro affetto verso di lui, a iniziare la conversazione; e ne sono ora così profondamente convinta, della sua violenta passione per lei, che sono certa non vorrebbe mai sentire ragione sull’argomento, e perciò non mi prenderò più alcun disturbo né per lui né per la sua favorita. Addio mia cara ragazza—
Vostra con affetto Susan L.
LETTERA SETTIMA Dalla signorina C. LUTTERELL alla signorina M. LESLEY
Bristol, 27 marzo
Ho ricevuto lettere da voi e da vostra suocera in questa settimana che mi hanno molto divertita, poiché scopro da esse che siete entrambe decisamente gelose della bellezza l’una dell’altra. È molto strano che due belle donne, sebbene in realtà madre e figlia, non possano stare sotto lo stesso tetto senza litigare per i propri volti. Convincetevi di essere entrambe perfettamente belle e non parlate più della faccenda. Suppongo che questa lettera debba essere indirizzata a Portman Square dove probabilmente (per quanto grande sia il vostro affetto per Lesley Castle) non sarete dispiaciuta di trovarvi. A dispetto di tutto ciò che la gente può dire sui campi verdi e la campagna, sono sempre stata dell’opinione che Londra e i suoi divertimenti debbano essere molto gradevoli per un po’, e sarei molto felice se il reddito di mia madre le permettesse di introdurci nei suoi luoghi pubblici, durante l’inverno. Ho sempre desiderato in particolar modo andare a Vaux-hall, per vedere se il manzo freddo lì venga tagliato così sottile come si dice, poiché ho il subdolo sospetto che poche persone comprendano l’arte di tagliare una fetta di manzo freddo così bene come me: via, sarebbe strano se non sapessi qualcosa della faccenda, poiché è stata una parte della mia istruzione a cui mi sono dedicata con gran cura. Mamma mi ha sempre trovata la sua allieva migliore, sebbene quando papà era vivo Eloisa fosse la sua. Di certo non sono mai esistite due disposizioni più differenti al mondo. Entrambe amavamo la lettura. Lei preferiva la storia, e io le ricette. Lei amava disegnare quadri, e io disegnare pollastri. Nessuno poteva cantare una canzone meglio di lei, e nessuno preparare una torta meglio di me.—E così è sempre continuato da quando non siamo state più bambine. L’unica differenza è che tutte le dispute sulla superiorità dei nostri impieghi, allora così frequenti, ora non esistono più. Abbiamo da molti anni stipulato un accordo per ammirare sempre i lavori l’una dell’altra; non manco mai di ascoltare la sua musica, e lei è altrettanto costante nel mangiare le mie torte. Tale era almeno la situazione finché Henry Hervey fece la sua comparsa nel Sussex. Prima dell’arrivo di sua zia nel nostro vicinato, dove si stabilì, sapete, circa un anno fa, le sue visite a lei erano a tempi stabiliti, e di pari e definita durata; ma con il suo trasferimento all’Hall, che si trova a pochi passi da casa nostra, divennero sia più frequenti che più lunghe. Questo, come potete supporre, non poteva essere gradito alla signora Diana, che è una nemica dichiarata di tutto ciò che non è diretto dal decoro e dalla formalità, o che porta la minima somiglianza con la disinvoltura e le buone maniere. Anzi, così grande era la sua avversione per il comportamento del nipote che l’ho spesso sentita farne allusioni davanti a lui, tanto che se Henry in quei momenti non fosse stato impegnato in una conversazione con Eloisa, avrebbero dovuto catturare la sua attenzione e metterlo molto a disagio. L’alterazione nel comportamento di mia sorella, a cui ho già accennato, ebbe allora luogo. L’accordo che avevamo stipulato di ammirare le produzioni l’una dell’altra non sembrò più curarsene, e sebbene io applaudissi costantemente persino ogni country-dance che lei suonava, tuttavia nemmeno un pasticcio di piccione fatto da me poté ottenere da lei una sola parola di approvazione. Questo era certamente abbastanza per far perdere la pazienza a chiunque; tuttavia, ero fredda come un formaggio cremoso e, avendo formato il mio piano e concertato un disegno di vendetta, ero determinata a lasciarle fare a modo suo e a non muoverle nemmeno un singolo rimprovero. Il mio piano era di trattarla come lei trattava me, e sebbene lei potesse persino disegnare il mio ritratto o suonare Malbrook (che è l’unica melodia che mi sia mai piaciuta davvero), non dire nemmeno un “Grazie Eloisa;” sebbene avessi per molti anni costantemente gridato ogni volta che suonava, Bravo, Bravissimo, lei, Da capo, allegretto con espressione, e Poco presto con molte altre simili parole straniere, tutte, come mi diceva Eloisa, espressive della mia ammirazione; e così in effetti suppongo che siano, poiché ne vedo alcune in ogni pagina di ogni libro di musica, essendo i sentimenti, immagino, del compositore.
Eseguii il mio piano con grande puntualità. Non posso dire successo, poiché ahimè! il mio silenzio mentre suonava non sembrò minimamente dispiacerle; al contrario, mi disse effettivamente un giorno: “Ebbene Charlotte, sono molto lieta di scoprire che avete finalmente abbandonato quella ridicola usanza di applaudire la mia esecuzione al clavicembalo finché non mi facevate venire il mal di testa, e voi stessa rauca. Mi sento molto obbligata verso di voi per aver tenuto la vostra ammirazione per voi stessa.” Non dimenticherò mai la risposta molto arguta che diedi a questo discorso. “Eloisa (dissi io) vi prego di essere del tutto a vostro agio rispetto a tali timori in futuro, poiché siate certa che terrò sempre la mia ammirazione per me stessa e per i miei passatempi e non la estenderò mai ai vostri.” Questa fu l’unica cosa molto severa che abbia mai detto in vita mia; non che non mi sia spesso sentita estremamente satirica, ma fu l’unica volta in cui resi pubblici i miei sentimenti.
Suppongo non siano mai esistite due giovani persone che abbiano nutrito un affetto più grande l’una per l’altra di Henry ed Eloisa; no, l’amore di vostro fratello per la signorina Burton non poteva essere così forte, sebbene potesse essere più violento. Potete immaginare dunque quanto mia sorella debba essere stata provocata nel vederselo giocare un simile tiro. Povera ragazza! Lamenta ancora la sua morte con costanza immutata, nonostante sia morto da più di sei settimane; ma alcune persone danno peso a tali cose più di altre. Il cattivo stato di salute in cui la sua perdita l’ha gettata la rende così debole, e così incapace di sopportare il minimo sforzo, che è stata in lacrime per tutta questa mattina semplicemente per aver salutato la signora Marlowe che, con suo marito, il fratello e il figlio, deve lasciare Bristol questa mattina. Mi dispiace che se ne vadano perché sono l’unica famiglia con cui abbiamo qui una qualche conoscenza, ma non ho mai pensato di piangere; a dire il vero, Eloisa e la signora Marlowe sono sempre state più insieme che con me, e hanno quindi contratto una sorta di affetto l’una per l’altra, che non rende le lacrime così inescusabili in loro come lo sarebbero in me. I Marlowe vanno in città; Cliveland li accompagna; dato che né Eloisa né io siamo riuscite a prenderlo, spero che voi o Matilda possiate avere fortuna migliore. Non so quando lasceremo Bristol, lo spirito di Eloisa è così basso che è molto contraria a muoversi, e tuttavia non è certo affatto migliorata dalla sua permanenza qui. Una settimana o due, spero, determineranno le nostre misure; nel frattempo credetemi
ecc.—ed ecc.—Charlotte Lutterell.
LETTERA OTTAVA Dalla signorina LUTTERELL alla signora MARLOWE
Bristol, 4 aprile
Mi sento molto obbligata verso di voi mia cara Emma per un segno del vostro affetto come mi lusingo sia stato espresso nella proposta che mi avete fatto di corrispondere; vi assicuro che sarà un grande sollievo per me scrivervi e finché la mia salute e il mio spirito me lo permetteranno, mi troverete una corrispondente molto costante; non dirò divertente, poiché conoscete la mia situazione abbastanza da non essere ignara che in me l’allegria sarebbe inappropriata e conosco il mio cuore troppo bene per non essere consapevole che sarebbe innaturale. Non dovete aspettarvi notizie poiché non vediamo nessuno con cui siamo minimamente in confidenza, o nelle cui vicende abbiamo alcun interesse. Non dovete aspettarvi scandali poiché, per la stessa regola, siamo egualmente interdette sia dal sentirli che dall’inventarli.—Non dovete aspettarvi da me altro che le malinconiche effusioni di un cuore infranto che torna sempre alla felicità di cui un tempo godeva e che mal sopporta la sua presente miseria. La possibilità di poter scrivere, di parlare a voi del mio perduto Henry sarà un lusso per me, e la vostra bontà non mi rifiuterà, lo so, di leggere ciò che sarà un tale sollievo per il mio cuore scrivere. Un tempo pensavo che avere ciò che in genere viene chiamato un’amica (intendo una persona del mio stesso sesso a cui poter parlare con meno riserve che a chiunque altro) indipendente da mia sorella, non sarebbe mai stato oggetto dei miei desideri, ma quanto mi sbagliavo! Charlotte è troppo assorbita da due corrispondenti confidenziali di quel tipo per occupare quel posto per me, e spero non mi riterrete infantile e romantica, quando dico che avere una qualche amica gentile e compassionevole che potesse ascoltare i miei dolori senza cercare di consolarmi era ciò che desideravo da qualche tempo, quando la nostra conoscenza con voi, l’intimità che ne seguì e la particolare attenzione affettuosa che mi avete rivolto quasi fin dal principio, mi portò a nutrire la lusinghiera idea di quelle attenzioni rafforzate in una conoscenza più stretta in un’amicizia che, se foste ciò che i miei desideri vi hanno formata, sarebbe la più grande felicità che potrei mai essere capace di godere. Scoprire che tali speranze sono realizzate è una soddisfazione davvero, una soddisfazione che è ora quasi l’unica che possa mai sperimentare.—Mi sento così languida che sono certa che se foste con me mi obblighereste a smettere di scrivere, e non posso darvi una prova più grande del mio affetto per voi che agendo, come so che vorreste che facessi, assente o presente che siate. Sono la sincera amica della mia cara Emma
E. L.
LETTERA NONA Dalla signora MARLOWE alla signorina LUTTERELL
Grosvenor Street, 10 aprile
Devo dire mia cara Eloisa quanto sia stata gradita la tua lettera per me? Non posso dare una prova più grande del piacere che ne ho ricevuto, o del desiderio che provo che la nostra corrispondenza possa essere regolare e frequente, che dandoti un buon esempio come faccio ora rispondendoti prima della fine della settimana—. Ma non immaginare che io rivendichi alcun merito nell’essere così puntuale; al contrario, ti assicuro che è una gratificazione molto più grande per me scrivermi con te, che passare la serata a un concerto o a un ballo. Il signor Marlowe desidera così tanto che io presenzi ad alcuni luoghi pubblici ogni sera che non mi piace rifiutarlo, ma allo stesso tempo desidero così tanto restare a casa che, indipendentemente dal piacere che sperimento nel dedicare qualsiasi parte del mio tempo alla mia cara Eloisa, la libertà che rivendico di avere una lettera da scrivere, di passare una serata a casa con il mio bambino, mi conosci abbastanza bene da essere consapevole, sarà di per sé un incentivo sufficiente (se ne fosse necessario uno) al mio mantenere con piacere una corrispondenza con te. Per quanto riguarda l’argomento delle tue lettere, grave o allegro che sia, se riguarda te deve essere altrettanto interessante per me; non che io pensi che la malinconica indulgenza verso i tuoi dolori, ripetendoli e soffermandoti su di essi con me, non faccia altro che incoraggiarli e accrescerli, e che sarebbe più prudente da parte tua evitare un argomento così triste; ma conoscendo come so quale sollievo e malinconico piacere debba recarti, non posso convincermi a negarti una così grande indulgenza, e insisterò solo sul fatto che tu non ti aspetti che io ti incoraggi in essa, con le mie lettere; al contrario, intendo riempirle di tale vivace arguzia e ravvivante umorismo da provocare persino un sorriso sul dolce ma addolorato volto della mia Eloisa.
In primo luogo devi sapere che ho incontrato le tre amiche di tua sorella, Lady Lesley e le sue figlie, due volte in pubblico da quando sono qui. So che sarai impaziente di sentire la mia opinione sulla bellezza di tre signore di cui hai tanto sentito parlare. Ora, poiché sei troppo malata e troppo infelice per essere vana, penso di poter osare informarti che non trovo nessuno dei loro volti gradevole quanto il tuo. Eppure sono tutte belle—Lady Lesley l'avevo già vista; le sue figlie, credo, si direbbe in genere abbiano un volto più raffinato del suo, eppure tra il fascino di un colorito florido, un po’ di affettazione e un sacco di chiacchiere (in ciascuna delle quali è superiore alle giovani signore) scommetto che si guadagnerà tanti ammiratori quanti i lineamenti più regolari di Matilda e Margaret. Sono certa che sarai d’accordo con me nel dire che nessuna di loro può essere della taglia adatta per una vera bellezza, quando saprai che due di loro sono più alte e l’altra più bassa di noi. A dispetto di questo difetto (o piuttosto proprio per esso) c’è qualcosa di molto nobile e maestoso nelle figure delle signorine Lesley, e qualcosa di piacevolmente vivace nell’aspetto della loro graziosa piccola matrigna. Ma sebbene l’una possa essere maestosa e l’altra vivace, tuttavia i volti di nessuna possiedono quella dolcezza ammaliante della mia Eloisa, che il suo attuale languore è ben lungi dal diminuire. Cosa direbbero mio marito e mio fratello di noi, se sapessero tutte le belle cose che ti ho detto in questa lettera. È molto ingiusto che a una bella donna non venga mai detto che lo è da nessuna del suo stesso sesso senza che quella persona venga sospettata di essere o la sua determinata nemica, o la sua dichiarata adulatrice. Quanto sono più amabili le donne sotto questo aspetto! Un uomo può dire quaranta cose gentili a un altro senza che noi supponiamo che venga mai pagato per farlo, e a patto che compia il suo dovere verso il nostro sesso, non ci importa quanto sia cortese con il proprio.
La signora Lutterell sarà così gentile da accettare i miei complimenti, Charlotte, amore mio, ed Eloisa i migliori auguri per la guarigione della sua salute e del suo spirito che possano essere offerti dalla sua affettuosa amica
E. Marlowe.
Temo che questa lettera sarà solo un povero esempio delle mie capacità in fatto di arguzia; e la tua opinione su di esse non aumenterà di molto quando ti assicuro che sono stata quanto più divertente possibile.
LETTERA DECIMA Dalla signorina MARGARET LESLEY alla signorina CHARLOTTE LUTTERELL
Portman Square, 13 aprile
MIA CARA CHARLOTTE
Abbiamo lasciato Lesley-Castle il 28 dello scorso mese e siamo arrivate sane e salve a Londra dopo un viaggio di sette giorni; ho avuto il piacere di trovare la tua lettera qui ad attendere il mio arrivo, per la quale ti porgo i miei grati ringraziamenti. Ah! mia cara amica, ogni giorno rimpiango di più i piaceri sereni e tranquilli del castello che abbiamo lasciato, in cambio degli svaghi incerti e disuguali di questa vantata città. Non che io voglia pretendere di affermare che questi svaghi incerti e disuguali mi siano minimamente sgraditi; al contrario, li godo immensamente e li godrei ancora di più se non fossi certa che ogni mia apparizione in pubblico non faccia che ribadire le catene di quegli infelici esseri la cui passione è impossibile non compatire, sebbene sia fuori dal mio potere ricambiare. In breve, mia cara Charlotte, è la mia sensibilità per le sofferenze di tanti amabili giovani, la mia avversione per l’estrema ammirazione che incontro, e il mio fastidio per essere così celebrata in pubblico, in privato, sui giornali e nelle stamperie, le ragioni per cui non posso godere appieno degli svaghi così vari e piacevoli di Londra. Quanto spesso ho desiderato possedere così poca bellezza personale quanta ne hai tu; che la mia figura fosse così inelegante; il mio volto così poco amabile; e il mio aspetto così poco gradevole come il tuo! Ma ah! che poche possibilità ci sono di un evento così desiderabile; ho avuto il vaiolo, e devo dunque sottomettermi al mio infelice destino.
Ora sto per confidarti, mia cara Charlotte, un segreto che da tempo turba la tranquillità delle mie giornate, e che è di natura tale da richiedere la più inviolabile segretezza da parte tua. Lunedì della settimana scorsa, Matilda e io abbiamo accompagnato Lady Lesley a un ricevimento presso l’onorevole signora Kickabout; siamo state scortate dal signor Fitzgerald che, tutto sommato, è un giovane molto amabile, sebbene forse un po’ singolare nel gusto: è innamorato di Matilda. Avevamo appena fatto i nostri complimenti alla padrona di casa e fatto l’inchino a una decina di persone diverse, quando la mia attenzione è stata attratta dall’apparizione di un giovane, il più incantevole del suo sesso, che in quel momento è entrato nella stanza con un altro gentiluomo e una signora. Dal primo istante in cui l’ho visto, sono stata certa che da lui dipendesse la futura felicità della mia vita. Immagina la mia sorpresa quando mi è stato presentato col nome di Cleveland; l’ho riconosciuto istantaneamente come il fratello della signora Marlowe e conoscente della mia Charlotte a Bristol. Il signor e la signora M. erano il gentiluomo e la signora che lo accompagnavano. (Non trovi che la signora Marlowe sia attraente?) L’eleganza nei modi del signor Cleveland, le sue maniere raffinate e il suo inchino delizioso hanno confermato all’istante il mio attaccamento. Non ha parlato; ma posso immaginare tutto ciò che avrebbe detto, se avesse aperto bocca. Posso dipingere a me stessa l’intelletto colto, i nobili sentimenti e il linguaggio elegante che avrebbero brillato in modo così cospicuo nella conversazione del signor Cleveland. L’avvicinarsi di Sir James Gower (uno dei miei fin troppo numerosi ammiratori) ha impedito la scoperta di tali doti, ponendo fine a una conversazione che non avevamo mai iniziato, e attirando la mia attenzione su di sé. Ma oh! quanto sono inferiori le doti di Sir James a quelle del suo rivale così grandemente invidiato! Sir James è uno dei nostri visitatori più assidui ed è quasi sempre dei nostri gruppi. Da allora abbiamo incontrato spesso il signor e la signora Marlowe, ma non Cleveland: è sempre impegnato altrove. La signora Marlowe mi stanca a morte ogni volta che la vedo con le sue conversazioni noiose su di te ed Eloisa. È così stupida! Vivo nella speranza di vedere il suo irresistibile fratello stasera, poiché andremo da Lady Flambeau, che so essere in confidenza con i Marlowe. Il nostro gruppo sarà composto da Lady Lesley, Matilda, Fitzgerald, Sir James Gower e me stessa. Vediamo poco Sir George, che è quasi sempre al tavolo da gioco. Ah! mia povera fortuna, dove sei a quest’ora? Vediamo di più Lady L., che fa sempre la sua comparsa (fortemente imbellettata) all’ora di cena. Ahimè! Di quali deliziosi gioielli sarà adorna questa sera da Lady Flambeau! Eppure mi chiedo come possa lei stessa provare piacere a indossarli; certamente dovrebbe essere consapevole della ridicola improprietà di caricare la sua figura minuta con tali ornamenti superflui; è possibile che non sappia quanto un’elegante semplicità sia superiore all’abbigliamento più studiato? Se solo li regalasse a Matilda e a me, quanto le saremmo obbligate! Quanto starebbero bene i diamanti sulle nostre figure maestose! Ed è sorprendente che un’idea simile non le sia mai venuta. Sono certa che se ho fatto questa riflessione una volta, l’ho fatta cinquanta volte. Ogni volta che vedo Lady Lesley indossarli, tali riflessioni mi attraversano immediatamente la mente. Anche i gioielli di mia madre! Ma non dirò altro su un argomento così malinconico; lasciami intrattenerti con qualcosa di più piacevole: Matilda ha ricevuto una lettera questa mattina da Lesley, dalla quale abbiamo il piacere di apprendere che si trova a Napoli, si è convertito al cattolicesimo, ha ottenuto una bolla papale per annullare il suo primo matrimonio e da allora ha effettivamente sposato una nobildonna napoletana di alto rango e grande fortuna. Ci dice inoltre che una vicenda simile è accaduta alla sua prima moglie, l’indegna Louisa, che si trova anch’essa a Napoli, si è convertita al cattolicesimo e sta per sposare un nobile napoletano di grande e distinto merito. Dice che al momento sono ottimi amici, hanno perdonato tutti gli errori passati e intendono in futuro essere ottimi vicini. Invita Matilda e me a fargli visita in Italia e a portargli la sua piccola Louisa, che sia sua madre, la sua matrigna che lui stesso desiderano ugualmente vedere. Per quanto riguarda l’accettazione del suo invito, al momento è tutto molto incerto; Lady Lesley ci consiglia di andare senza perdere tempo; Fitzgerald si offre di scortarci fin là, ma Matilda nutre qualche dubbio sulla convenienza di un tale progetto; ammette che sarebbe molto gradevole. Sono certa che il tipo le piaccia. Mio padre ci prega di non avere fretta, poiché forse, se aspettiamo qualche mese, sia lui che Lady Lesley si prenderanno il piacere di accompagnarci. Lady Lesley dice di no, che nulla la convincerà mai a rinunciare agli svaghi di Brighthelmstone per un viaggio in Italia solo per vedere nostro fratello. “No (dice la sgradevole donna), una volta nella vita sono stata abbastanza sciocca da viaggiare non so quanti centinaia di miglia per vedere due della famiglia, e ho scoperto che non ne è valsa la pena, quindi che il diavolo mi porti se sarò mai più così stupida”. Così dice sua signoria, ma Sir George continua a sostenere che forse, tra un mese o due, potrebbero accompagnarci.
Addio mia cara Charlotte Tua fedele Margaret Lesley.
LA STORIA D’INGHILTERRA
DAL REGNO DI ENRICO IV ALLA MORTE DI CARLO I
SCRITTA DA UNO STORICO PARZIALE, PREGIUDIZIEVOLE E IGNORANTE.
Alla signorina Austen, figlia maggiore del reverendo George Austen, quest’opera è dedicata con tutto il dovuto rispetto da
L’AUTORE.
N.B. Ci saranno pochissime date in questa storia.
LA STORIA D’INGHILTERRA
ENRICO IV
Enrico IV salì al trono d’Inghilterra con sua grande soddisfazione nell’anno 1399, dopo aver convinto il cugino e predecessore Riccardo II a rinunciarvi e a ritirarsi per il resto dei suoi giorni nel castello di Pomfret, dove gli capitò di essere assassinato. Si deve supporre che Enrico fosse sposato, dato che ebbe certamente quattro figli, ma non è in mio potere informare il lettore su chi fosse sua moglie. Comunque sia, non visse per sempre, ma ammalatosi, suo figlio il Principe di Galles venne e gli portò via la corona; dopodiché il re fece un lungo discorso, per il quale devo rimandare il lettore alle commedie di Shakespeare, e il principe ne fece uno ancora più lungo. Sistemate così le cose tra loro, il re morì e gli succedette il figlio Enrico, che in precedenza aveva bastonato Sir William Gascoigne.
ENRICO V
Questo principe, dopo essere succeduto al trono, divenne del tutto riformato e amabile, abbandonando tutti i suoi compagni dissipati e non picchiando mai più Sir William. Durante il suo regno, Lord Cobham fu bruciato vivo, ma dimentico del perché. Sua Maestà rivolse poi i suoi pensieri alla Francia, dove andò a combattere la famosa battaglia di Azincourt. In seguito sposò la figlia del re, Caterina, una donna molto gradevole secondo il racconto di Shakespeare. Nonostante tutto questo, tuttavia, morì e gli succedette il figlio Enrico.
ENRICO VI
Non posso dire molto del senno di questo monarca. E non lo farei se potessi, perché era un Lancaster. Suppongo che sappiate tutto delle guerre tra lui e il Duca di York, che era dalla parte giusta; se non lo sapete, fareste meglio a leggere un’altra storia, perché non sarò molto prolissa in questa, intendendo con essa solo sfogare il mio astio contro, e mostrare il mio odio per, tutte quelle persone le cui fazioni o principi non si accordano con i miei, e non fornire informazioni. Questo re sposò Margherita d’Angiò, una donna le cui sofferenze e sventure furono così grandi da far quasi provare pietà a me, che la odio. Fu sotto questo regno che Giovanna d’Arco visse e fece un tale chiasso tra gli inglesi. Non avrebbero dovuto bruciarla, ma lo fecero. Ci furono diverse battaglie tra gli Yorkisti e i Lancaster, nelle quali i primi (come avrebbero dovuto) di solito vincevano. Alla fine furono interamente sconfitti; il re fu assassinato, la regina fu rimandata a casa ed Edoardo IV salì al trono.
EDOARDO IV
Questo monarca fu famoso solo per la sua bellezza e il suo coraggio, di cui il ritratto che qui abbiamo fornito di lui, e il suo indomito comportamento nel sposare una donna mentre era promesso a un’altra, sono prove sufficienti. Sua moglie fu Elizabeth Woodville, una vedova che, povera donna!, fu in seguito confinata in un convento da quel mostro di iniquità e avarizia che fu Enrico VII. Una delle amanti di Edoardo fu Jane Shore, su cui è stata scritta un’opera teatrale, ma è una tragedia e quindi non vale la pena leggerla. Dopo aver compiuto tutte queste nobili azioni, Sua Maestà morì e gli succedette il figlio.
EDOARDO V
Questo sfortunato principe visse così poco tempo che nessuno ebbe modo di fargli un ritratto. Fu assassinato per volere di suo zio, il cui nome era Riccardo III.
RICCARDO III
Il carattere di questo principe è stato in generale trattato molto severamente dagli storici, ma dato che era uno York, sono piuttosto incline a supporre che fosse un uomo molto rispettabile. È stato infatti asserito con sicurezza che uccise i suoi due nipoti e sua moglie, ma è stato anche dichiarato che non uccise i suoi due nipoti, cosa che sono incline a credere vera; e se questo è il caso, si può anche affermare che non uccise sua moglie, perché se Perkin Warbeck era davvero il Duca di York, perché Lambert Simnel non avrebbe potuto essere la vedova di Riccardo? Innocente o colpevole che fosse, non regnò a lungo in pace, poiché Enrico Tudor, conte di Richmond, un furfante grande quanto chiunque sia mai vissuto, fece un gran chiasso per ottenere la corona e, dopo aver ucciso il re nella battaglia di Bosworth, vi succedette.
ENRICO VII
Questo monarca, poco dopo la sua ascesa, sposò la principessa Elisabetta di York, con la quale alleanza dimostrò chiaramente di considerare il proprio diritto inferiore al di lei, sebbene pretendesse il contrario. Da questo matrimonio ebbe due figli e due figlie, la maggiore delle quali fu sposata al re di Scozia ed ebbe la felicità di essere nonna di uno dei primi personaggi al mondo. Ma di lei avrò occasione di parlare più diffusamente in futuro. La più giovane, Maria, sposò prima il re di Francia e in secondo luogo il Duca di Suffolk, dal quale ebbe una figlia, in seguito madre di Lady Jane Grey, la quale, sebbene inferiore alla sua incantevole cugina, la Regina di Scozia, era tuttavia una giovane donna amabile e famosa per leggere il greco mentre altri andavano a caccia. Fu sotto il regno di Enrico VII che Perkin Warbeck e Lambert Simnel, prima menzionati, fecero la loro comparsa; il primo dei quali fu messo alla gogna, trovò rifugio nell’abbazia di Beaulieu e fu decapitato insieme al conte di Warwick, e il secondo fu preso nella cucina del re. Sua Maestà morì e gli succedette il figlio Enrico, il cui unico merito fu quello di non essere del tutto cattivo quanto sua figlia Elisabetta.
ENRICO VIII
Sarebbe un affronto ai miei lettori se supponessi che non fossero informati sui dettagli del regno di questo re quanto lo sono io stessa. Sarà quindi risparmiare loro il compito di rileggere ciò che hanno già letto, e a me la fatica di scrivere ciò che non ricordo perfettamente, dando solo un leggero schizzo dei principali eventi che segnarono il suo regno. Tra questi si possono annoverare il cardinale Wolsey che dice al padre abate dell’abbazia di Leicester che “era venuto a deporre le sue ossa tra loro”, la riforma religiosa e il re che cavalca per le strade di Londra con Anna Bolena. È tuttavia giustizia, e mio dovere dichiarare, che questa amabile donna fu interamente innocente dei crimini di cui fu accusata, e di cui la sua bellezza, la sua eleganza e la sua vivacità erano prove sufficienti, per non menzionare le sue solenni proteste di innocenza, la debolezza delle accuse contro di lei e il carattere del re; tutte cose che aggiungono una qualche conferma, sebbene forse lievi rispetto a quelle addotte in suo favore. Sebbene non dichiari di fornire molte date, poiché ritengo opportuno darne alcune e sceglierò naturalmente quelle che è più necessario che il lettore conosca, penso sia giusto informarlo che la sua lettera al re era datata 6 maggio. I crimini e le crudeltà di questo principe furono troppo numerosi per essere menzionati, (come questa storia spero abbia pienamente mostrato;) e nulla può essere detto in sua difesa, se non che il suo abolire le case religiose e lasciarle alle rovinose depredazioni del tempo è stato di infinita utilità al paesaggio dell’Inghilterra in generale, il che probabilmente fu un motivo principale per il suo farlo, poiché altrimenti perché un uomo che non era lui stesso di alcuna religione si sarebbe preso tanta briga di abolirne una che da secoli era stabilita nel regno? La quinta moglie di Sua Maestà era la nipote del Duca di Norfolk la quale, sebbene universalmente assolta dai crimini per i quali fu decapitata, è stata da molti considerata aver condotto una vita dissoluta prima del matrimonio; di questo tuttavia ho molti dubbi, poiché era una parente di quel nobile Duca di Norfolk che fu così ardente nella causa della Regina di Scozia, e che alla fine ne fu vittima. L’ultima moglie del re riuscì a sopravvivergli, ma con difficoltà. Gli succedette il suo unico figlio Edoardo.
EDOARDO VI
Poiché questo principe aveva solo nove anni al momento della morte di suo padre, fu considerato da molti troppo giovane per governare, e capitando al defunto re di essere dello stesso parere, il fratello di sua madre, il Duca di Somerset, fu scelto come protettore del regno durante la sua minore età. Quest’uomo era nel complesso di carattere molto amabile, ed è un po’ un mio favorito, sebbene non vorrei in alcun modo pretendere di affermare che fosse pari a quei primi tra gli uomini come Robert, conte di Essex, Delamere o Gilpin. Fu decapitato, di che avrebbe potuto con ragione esserne orgoglioso, se avesse saputo che tale fu la morte di Maria Regina di Scozia; ma poiché era impossibile che fosse consapevole di ciò che non era mai accaduto, non appare che si sia sentito particolarmente deliziato del modo in cui ciò avvenne. Dopo la sua morte, il Duca di Northumberland ebbe cura del re e del regno, e adempì al suo compito verso entrambi così bene che il re morì e il regno fu lasciato alla nuora, Lady Jane Grey, che è già stata menzionata come dedita alla lettura del greco. Se capisse davvero quella lingua o se tale studio derivasse solo da un eccesso di vanità per il quale credo sia sempre stata piuttosto notevole, è incerto. Qualunque ne fosse la causa, conservò la stessa parvenza di conoscenza e disprezzo per ciò che era generalmente considerato piacere, durante tutta la sua vita, poiché dichiarò di non gradire la nomina a regina e, mentre veniva condotta al patibolo, scrisse una frase in latino e un’altra in greco vedendo accidentalmente passare di lì il corpo senza vita di suo marito.
MARIA
Questa donna ebbe la fortuna di essere portata sul trono d’Inghilterra, a dispetto delle superiori pretese, del merito e della bellezza delle sue cugine Maria Regina di Scozia e Jane Grey. Né posso compatire il regno per le sventure che sperimentarono durante il suo regno, poiché le meritavano pienamente per averle permesso di succedere al fratello; il che fu un duplice pezzo di follia, poiché avrebbero potuto prevedere che, poiché morì senza figli, le sarebbe succeduta quel disonore per l’umanità, quella peste della società, Elisabetta. Molte furono le persone che caddero martiri della religione protestante durante il suo regno; suppongo non meno di una dozzina. Sposò Filippo, re di Spagna, che nel regno di sua sorella era famoso per costruire armate. Morì senza eredi, e allora arrivò il momento terribile in cui il distruttore di ogni conforto, l’ingannevole traditore della fiducia riposta in lei, e l’assassina di sua cugina succedette al trono.——
ELISABETTA
Fu particolare sventura di questa Donna avere cattivi Ministri; poiché, per quanto malvagia fosse ella stessa, non avrebbe potuto commettere danni così estesi se questi vili e abietti Uomini non avessero chiuso un occhio e non l'avessero incoraggiata nei suoi Crimini. So che da molti è stato asserito e creduto che Lord Burleigh, Sir Francis Walsingham e il resto di coloro che ricoprivano le cariche principali dello Stato fossero Ministri meritevoli, esperti e capaci. Ma oh! quanto devono essere accecati tali scrittori e tali Lettori verso il vero Merito, verso un Merito disprezzato, trascurato e diffamato, se possono persistere in tali opinioni riflettendo che questi uomini, questi uomini vantati, furono tali scandali per il loro Paese e per il loro sesso da permettere e assistere la loro Regina nel confinare, per lo spazio di diciannove anni, una Donna che, se anche i diritti di Parentela e di Merito non fossero valsi a nulla, tuttavia come Regina e come persona che si degnò di riporre fiducia in lei, aveva ogni ragione di aspettarsi assistenza e protezione; e infine nel permettere a Elisabetta di condurre questa amabile Donna a una Morte prematura, immeritata e scandalosa. Può qualcuno, se riflette anche solo per un momento su questa macchia, questa eterna macchia sulla loro comprensione e sul loro Carattere, concedere alcuna lode a Lord Burleigh o a Sir Francis Walsingham? Oh! che cosa deve aver sofferto la sua nobilissima mente, di questa Principessa ammaliatrice il cui unico amico era allora il Duca di Norfolk, e i cui unici amici sono ora il signor Whitaker, la signora Lefroy, la signora Knight e me stessa, che fu abbandonata dal figlio, confinata dalla Cugina, oltraggiata, rimproverata e vilipesa da tutti, quando fu informata che Elisabetta aveva dato ordine per la sua Morte! Eppure la sopportò con una fermezza incrollabile, salda nella mente; costante nella sua Religione; e si preparò ad affrontare il destino crudele al quale era condannata con una magnanimità che poteva scaturire soltanto da una coscienza innocente. E tuttavia, Lettore, avresti potuto credere possibile che alcuni induriti e zelanti Protestanti l'abbiano persino oltraggiata per quella fermezza nella Religione Cattolica che le ha dato così tanto credito? Ma questa è una prova lampante delle anime ristrette e dei Giudizi prevenuti di coloro che l'accusano. Fu giustiziata nella Grande Sala del Castello di Fotheringay (luogo sacro!) mercoledì 8 febbraio 1586, per l'eterno Rimprovero di Elisabetta, dei suoi Ministri e dell'Inghilterra in generale. Potrebbe non essere inutile, prima di concludere interamente il mio resoconto di questa Regina sfortunata, osservare che era stata accusata di diversi crimini durante il tempo in cui regnò in Scozia, dei quali ora assicuro molto seriamente il mio Lettore che era del tutto innocente; non essendo mai stata colpevole di nulla più che di Imprudenze nelle quali fu tradita dalla schiettezza del suo Cuore, dalla sua Giovinezza e dalla sua Educazione. Avendo io, confido, eliminato interamente con questa assicurazione ogni Sospetto e ogni dubbio che potessero essere sorti nella mente del Lettore da ciò che altri Storici hanno scritto di lei, procederò a menzionare i restanti Eventi che segnarono il regno di Elisabetta. Fu all'incirca in questo periodo che Sir Francis Drake, il primo Navigatore inglese a circumnavigare il Mondo, visse per essere l'ornamento del suo Paese e della sua professione. Eppure, per quanto grande egli fosse, e giustamente celebrato come marinaio, non posso fare a meno di prevedere che verrà eguagliato in questo o nel prossimo Secolo da uno che, sebbene ora sia ancora giovane, promette già di soddisfare tutte le ardenti e rosee aspettative dei suoi Parenti e Amici, tra i quali posso annoverare l'amabile Signora alla quale quest'opera è dedicata, e la mia non meno amabile persona.
Sebbene di una professione diversa, e splendente in una sfera di Vita differente, tuttavia ugualmente cospicuo nel Carattere di un Conte, come Drake lo fu in quello di un Marinaio, fu Robert Devereux, Lord Essex. Questo sfortunato giovane non era dissimile nel carattere a quell'altrettanto sfortunato Frederic Delamere. La similitudine può essere spinta ancora oltre, ed Elisabetta, il tormento di Essex, può essere paragonata alla Emmeline di Delamere. Sarebbe infinito raccontare le sventure di questo nobile e valoroso Conte. È sufficiente dire che fu decapitato il 25 febbraio, dopo essere stato Lord Luogotenente d'Irlanda, dopo aver posto la mano sulla spada e dopo aver compiuto molti altri servizi per il suo Paese. Elisabetta non sopravvisse a lungo alla sua perdita e morì così miserabile che, se non fosse un'offesa alla memoria di Maria, avrei pietà di lei.
GIACOMO I
Sebbene questo Re avesse alcuni difetti, tra i quali, e come più principale, vi fosse il permettere la morte di sua Madre, tuttavia considerato nel complesso non posso fare a meno di apprezzarlo. Sposò Anna di Danimarca ed ebbe diversi Figli; fortunatamente per lui, il suo primogenito, il Principe Enrico, morì prima del padre, altrimenti avrebbe potuto subire i mali che colpirono il suo sfortunato Fratello.
Poiché io stessa nutro parzialità per la religione cattolica romana, è con infinito rammarico che sono costretta a biasimare il Comportamento di qualsiasi suo Membro: tuttavia, essendo la Verità a mio parere molto scusabile in uno Storico, sono costretta a dire che in questo regno i cattolici romani d'Inghilterra non si comportarono da Gentiluomini verso i protestanti. Il loro Comportamento, infatti, verso la Famiglia Reale ed entrambe le Camere del Parlamento potrebbe giustamente essere considerato da loro come molto incivile, e persino Sir Henry Percy, sebbene certamente l'uomo di miglior educazione del partito, non possedeva affatto quella cortesia generale che è così universalmente gradita, poiché le sue attenzioni erano interamente limitate a Lord Mounteagle.
Sir Walter Raleigh fiorì in questo e nel precedente regno, ed è da molti tenuto in grande venerazione e rispetto; ma poiché era un nemico del nobile Essex, non ho nulla da dire in sua lode e devo rimandare tutti coloro che desiderassero conoscere i particolari della sua vita alla commedia di Mr Sheridan, Il Critico, dove troveranno molti aneddoti interessanti sia su di lui che sul suo amico Sir Christopher Hatton. Sua Maestà era di quella disposizione amabile che inclina all'Amicizia, e in tali questioni possedeva una penetrazione più acuta nel scoprire il Merito rispetto a molte altre persone. Una volta sentii un'eccellente Sciarada su un Tappeto, il cui soggetto mi ricorda quello su cui sto scrivendo ora, e poiché penso che possa offrire ai miei Lettori qualche divertimento risolverla, mi prenderò qui la libertà di presentarla loro.
SCIARADA
Il mio primo è ciò che il mio secondo fu per Re Giacomo I, e voi calpestate il mio tutto.
I principali favoriti di Sua Maestà furono Car, che fu in seguito creato Conte di Somerset e il cui nome forse può avere qualche parte nella suddetta Sciarada, e George Villiers, in seguito Duca di Buckingham. Alla morte di Sua Maestà gli succedette suo figlio Carlo.
CARLO I
Questo amabile Monarca sembra nato per subire sventure pari a quelle della sua adorabile Nonna; sventure che non avrebbe potuto meritare poiché era suo discendente. Mai certamente vi furono prima tanti Caratteri detestabili in una volta sola in Inghilterra come in questo Periodo della sua Storia; mai uomini amabili furono così rari. Il loro numero in tutto il Regno ammontava solo a cinque, oltre agli abitanti di Oxford che furono sempre leali al loro Re e fedeli ai suoi interessi. I nomi di questi nobili cinque che non dimenticarono mai il dovere del suddito, o non deviarono dal loro attaccamento a Sua Maestà, erano i seguenti: il Re stesso, sempre saldo nel proprio sostegno; l'Arcivescovo Laud, il Conte di Strafford, il Visconte Faulkland e il Duca di Ormond, che furono a stento meno strenui o zelanti nella causa. Mentre i malvagi del tempo formerebbero una lista troppo lunga per essere scritta o letta; mi accontenterò quindi di menzionare i capi della Banda. Cromwell, Fairfax, Hampden e Pym possono essere considerati come i Causatori originali di tutti i disordini, le Angosce e le Guerre Civili in cui l'Inghilterra per molti anni fu coinvolta. In questo regno così come in quello di Elisabetta, sono costretta, a dispetto del mio attaccamento agli scozzesi, a considerarli ugualmente colpevoli quanto la generalità degli inglesi, poiché osarono pensare diversamente dal loro Sovrano, dimenticare l'Adorazione che come Stuart era loro Dovere tributare loro, ribellarsi, detronizzare e imprigionare la sfortunata Maria; opporsi, ingannare e vendere il non meno sfortunato Carlo. Gli Eventi del regno di questo Monarca sono troppo numerosi per la mia penna, e in verità la recitazione di qualsiasi Evento (tranne quelli che faccio io stessa) è priva di interesse per me; essendo la mia ragione principale per intraprendere la Storia d'Inghilterra quella di Provare l'innocenza della Regina di Scozia, cosa che mi lusingo di aver fatto efficacemente, e di oltraggiare Elisabetta, sebbene io tema piuttosto di non aver raggiunto appieno quest'ultima parte del mio piano. Poiché dunque non è mia intenzione dare alcun resoconto particolare delle angosce in cui questo Re fu coinvolto a causa della cattiva condotta e della Crudeltà del suo Parlamento, mi accontenterò di difenderlo dal Rimprovero di Governo Arbitrario e tirannico di cui è stato spesso accusato. Questo, sento, non è difficile da farsi, poiché con un solo argomento sono certa di soddisfare ogni persona sensibile e ben disposta le cui opinioni siano state correttamente guidate da una buona Educazione; e questo Argomento è che egli era uno STUART.
FINIS
Sabato 26 novembre 1791.
UNA RACCOLTA DI LETTERE
Alla signorina COOPER
CUGINA
Consapevole del Carattere Affascinante che in ogni Paese, e in ogni Clima della Cristianità è Cantato, Concernente te, con Cautela e Cura raccomando alla tua Caritatevole Critica questa Clemenza di Raccolta di Curiosi Commenti, che sono stati Accuratamente Colti, Collezionati e Classificati dalla tua Comica Cugina
L'Autrice
UNA RACCOLTA DI LETTERE
LETTERA PRIMA Da una MADRE alla sua AMICA.
I miei Figli iniziano ora a richiedere tutta la mia attenzione in un modo diverso da quello in cui sono stati abituati a riceverla, poiché sono ora giunte a quell'età in cui è necessario per loro in qualche misura divenire pratiche del Mondo. La mia Augusta ha 17 anni e sua sorella a stento un anno di meno. Mi lusingo che la loro educazione sia stata tale da non sfigurare davanti alla loro comparsa nel Mondo, e ho ogni motivo di credere che non faranno sfigurare la loro Educazione. Davvero sono dolci Ragazze. Sensibili ma prive di affettazione; Accomplite ma Disinvolte; Vivaci ma Gentili. Poiché il loro progresso in tutto ciò che hanno appreso è stato sempre lo stesso, sono propensa a dimenticare la differenza di età e a presentarle insieme in Pubblico. Questa stessa Sera è fissata come loro primo ingresso nella Vita, poiché dobbiamo prendere il tè con la signora Cope e sua Figlia. Sono lieta che non incontreremo nessuno, per il bene delle mie Ragazze, poiché sarebbe imbarazzante per loro entrare in una Cerchia troppo ampia proprio il primo giorno. Ma procederemo per gradi. Domani la famiglia del signor Stanly prenderà il tè con noi, e forse le signorine Phillips si uniranno a loro. Martedì faremo Visite Mattutine; Mercoledì ceneremo a Westbrook. Giovedì avremo Ospiti in casa. Venerdì saremo a un Concerto Privato da Sir John Wynna; e Sabato aspettiamo che la signorina Dawson passi al Mattino; il che completerà l'Introduzione delle mie Figlie nella Vita. Come sopporteranno tanta dissipazione non posso immaginarlo; per quanto riguarda il loro spirito non ho timore, temo solo per la loro salute.
Questo affare importante è ora felicemente concluso, e le mie Ragazze sono uscite. Mentre si avvicinava il momento della nostra partenza, non potete avere idea di come le dolci Creature tremassero di paura e aspettativa. Prima che la Carrozza si accostasse alla porta, le chiamai nella mia stanza da toletta e, non appena si furono sedute, mi rivolsi loro così. "Mie care Ragazze, il momento è ora giunto in cui devo raccogliere i frutti di tutte le mie Ansie e Fatiche verso di voi durante la vostra Educazione. Dovete questa Sera entrare in un Mondo in cui incontrerete molte Cose meravigliose; tuttavia lasciate che vi metta in guardia dal permettere a voi stesse di essere meschinamente influenzate dalle Follie e dai Vizi degli altri, poiché credetemi, mie amate Figlie, che se lo farete, me ne addolorerò molto." Entrambe mi assicurarono che avrebbero sempre ricordato il mio consiglio con Gratitudine, e che lo avrebbero seguito con attenzione; che erano preparate a trovare un Mondo pieno di cose da stupirle e da sconvolgerle: ma che confidavano che il loro comportamento non mi avrebbe mai dato ragione di pentirmi della Cura Vigile con cui avevo presieduto alla loro infanzia e formato le loro Menti. "Con tali aspettative e tali intenzioni (esclamai) non posso avere nulla da temere da voi; e posso allegramente condurvi dalla signora Cope senza il timore che siate sedotte dal suo Esempio, o contaminate dalle sue Follie. Venite, dunque mie Figlie (aggiunsi) la Carrozza si sta accostando alla porta, e non ritarderò nemmeno un momento la felicità che siete così impazienti di godere." Quando arrivammo a Warleigh, la povera Augusta riusciva a stento a respirare, mentre Margaret era tutta Vita e Rapimento. "Il momento tanto atteso è ora giunto (disse lei) e presto saremo nel Mondo." In pochi Momenti eravamo nel salotto della signora Cope, dove con sua figlia sedeva pronta a riceverci. Osservai con delizia l'impressione che le mie Figlie fecero su di loro. Erano davvero due dolci, eleganti Ragazze, e sebbene un po' confuse dalla particolarità della loro situazione, vi era tuttavia una disinvoltura nei loro Modi e nel modo di rivolgersi che non poteva mancare di piacere. Immaginate, mia cara Signora, quanto devo essere stata deliziata nel vedere, come feci, quanto attentamente osservassero ogni oggetto che vedevano, quanto disgustate da certe Cose, quanto incantate da altre, quanto stupite da tutto! Nel complesso, tuttavia, tornarono in estasi per il Mondo, i suoi Abitanti e i suoi Modi.
Vostra per sempre, A. F.
LETTERA SECONDA Da una GIOVANE DAMA contrariata in Amore alla sua amica
Perché quest'ultima delusione dovrebbe pesare così tanto sul mio spirito? Perché dovrei sentirla di più, perché dovrebbe ferirmi più profondamente di quelle che ho vissuto in precedenza? Può essere che io nutra un affetto maggiore per Willoughby di quanto ne avessi per i suoi amabili predecessori? O è che i nostri sentimenti diventano più acuti per essere stati spesso feriti? Devo supporre, mia cara Belle, che questo sia il Caso, poiché non sono consapevole di essere più sinceramente attaccata a Willoughby di quanto lo fossi a Neville, Fitzowen, o a uno dei due Crawford, per i quali una volta provai il più duraturo affetto che abbia mai scaldato il cuore di una Donna. Dimmi dunque, cara Belle, perché sospiro ancora quando penso all'infedele Edward, o perché piango quando vedo la sua Sposa, poiché troppo sicuramente questo è il caso. Le mie Amiche sono tutte in allarme per me; temono il declino della mia salute; lamentano la mia mancanza di spirito; temono gli effetti di entrambi. Nella speranza di alleviare la mia malinconia, dirigendo i miei pensieri verso altri oggetti, hanno invitato diversi loro amici a trascorrere il Natale con noi. Lady Bridget Darkwood e sua cognata, la signorina Jane, sono attese per venerdì; e la famiglia del Colonnello Seaton sarà con noi la prossima settimana. Tutto questo è inteso con la massima gentilezza da mio Zio e dalle mie Cugine; ma che cosa può fare la presenza di una dozzina di persone indifferenti per me, se non stancarmi e addolorarmi? Non finirò la mia Lettera finché alcuni dei nostri Visitatori non saranno arrivati.
Venerdì Sera. Lady Bridget è venuta stamattina, e con lei, la sua dolce sorella, la signorina Jane. Sebbene io sia a conoscenza di questa donna affascinante da oltre quindici Anni, tuttavia non ho mai osservato prima quanto sia amabile. Ha ora circa 35 anni, e a dispetto di malattia, dolore e Tempo, è più fiorente di quanto abbia mai visto una Ragazza di 17 anni. Fui deliziata da lei, nel momento stesso in cui entrò in casa, e lei sembrò ugualmente compiaciuta di me, legandosi a me durante il resto della giornata. C'è qualcosa di così dolce, così mite nel suo Volto, che sembra più che Mortale. La sua Conversazione è ammaliante quanto il suo aspetto; non ho potuto fare a meno di dirle quanto attirasse la mia ammirazione. "Oh! Signorina Jane (dissi) e mi fermai per l'incapacità in quel momento di esprimermi come avrei desiderato; Oh! Signorina Jane (ripetei); non riuscivo a trovare le parole adatte ai miei sentimenti; lei sembrava attendere il mio discorso. Ero confusa, addolorata, i miei pensieri erano smarriti, e potei solo aggiungere: "Come sta?" Lei vide e comprese il mio Imbarazzo e con ammirevole presenza di spirito mi sollevò da esso dicendo: "Mia cara Sophia, non essere inquieta per esserti esposta; cambierò Conversazione senza sembrare farci caso." Oh! come l'ho amata per la sua gentilezza! "Vai a cavallo tanto quanto eri solita fare?" disse lei. "Mi è stato consigliato di cavalcare dal mio Medico. Abbiamo passeggiate deliziose intorno a noi, ho un cavallo Incantevole, sono straordinariamente appassionata del Divertimento, risposi io, completamente ripresami dalla mia Confusione, e in breve, cavalco molto." "Sei nel giusto, mia cara," disse lei. Poi ripetendo il seguente verso che era un improvviso e ugualmente adattato a raccomandare sia il Cavalcare che la Franchezza:
"Cavalca dove puoi, Sii Franca dove puoi," aggiunse, "Cavalcavo una volta, ma è molti anni fa." Parlò con una Voce così bassa e tremula, che rimasi in silenzio. Colpita dal suo Modo di parlare, non potei dare alcuna risposta. "Non vado a cavallo," continuò fissando i suoi Occhi sul mio viso, "da quando mi sono sposata." Non fui mai così sorpresa: "Sposata, Signora!" ripetii. "Puoi ben portare quello sguardo di stupore," disse lei, "poiché ciò che ho detto deve apparirti improbabile; eppure nulla è più vero del fatto che una volta fui sposata."
"Allora perché ti chiamano Signorina Jane?"
"Mi sposai, mia Sophia, senza il consenso o la conoscenza di mio padre, il defunto Ammiraglio Annesley. Fu quindi necessario mantenere il segreto da lui e da chiunque altro, finché non si fosse presentata qualche fortunata opportunità di rivelarlo. Tale opportunità, ahimè! fu data fin troppo presto con la morte del mio caro Capitano Dashwood. Perdona queste lacrime," continuò la signorina Jane asciugandosi gli Occhi, "le devo alla memoria di mio Marito. Cadde, mia Sophia, mentre combatteva per il suo Paese in America dopo una felicissima Unione di sette anni. I miei Figli, due dolci Maschi e una Femmina, che avevano costantemente risieduto con mio Padre e con me, passando con lui e con chiunque altro come i Figli di un Fratello (sebbene io sia sempre stata figlia unica) erano stati finora il conforto della mia Vita. Ma non appena ebbi perso il mio Henry, queste dolci Creature si ammalarono e morirono. Concepisci, cara Sophia, quali devono essere stati i miei sentimenti quando, come Zia, accompagnai i miei Figli alla loro tomba prematura. Mio Padre non sopravvisse loro molte settimane; morì, povero Buon vecchio uomo, felicemente ignaro fino alla sua ultima ora del mio Matrimonio."
"Ma non lo dichiarasti, e assumesti il suo nome alla morte di tuo marito?"
"No; non potei indurmi a farlo; tanto più quando nei miei Figli persi ogni incentivo per farlo. Lady Bridget e tu stessa siete le sole persone a conoscenza del fatto che io sia mai stata Moglie o Madre. Poiché non potei convincermi a prendere il nome di Dashwood (un nome che dopo la morte del mio Henry non potevo mai udire senza emozione) e poiché ero consapevole di non aver alcun diritto a quello di Annesley, abbandonai ogni pensiero di entrambi, e ho fatto un punto di portare solo quello di Battesimo dalla morte di mio Padre." Fece una pausa. "Oh! mia cara Signorina Jane," dissi, "quanto le sono infinitamente obbligata per una storia così divertente! Non può pensare a quanto mi abbia distratto! Ma ha finito del tutto?"
«Non mi resta che aggiungere, mia cara Sophia, che essendo morto il fratello maggiore del mio Henry proprio nello stesso periodo, Lady Bridget divenne vedova come me, e poiché ci eravamo sempre amate in spirito per l'alta reputazione di cui avevamo sempre goduto, sebbene non ci fossimo mai incontrate, decidemmo di vivere insieme. Scrivemmo l'una all'altra sullo stesso argomento con la stessa posta, tanto esattamente coincidevano i nostri sentimenti e le nostre azioni! Accogliemmo entrambe con entusiasmo le proposte che ci facemmo e ricevemmo di diventare un'unica famiglia, e da quel momento abbiamo vissuto insieme nel più grande affetto.»
«E questo è tutto? dissi, spero che non abbia finito.»
«Davvero ho finito; e hai mai sentito una storia più patetica?»
«Mai—ed è per questo che mi piace così tanto, perché quando si è infelici nulla è così delizioso per le proprie sensazioni quanto sentir parlare di una miseria pari alla propria.»
«Ah! ma mia cara Sophia perché sei infelice?»
«Non avete saputo, Signora, del matrimonio di Willoughby?»
«Ma mia cara perché lamentare la sua perfidia, quando hai sopportato così bene quella di tanti giovani uomini in precedenza?»
«Ah! Signora, allora ci ero abituata, ma quando Willoughby ha infranto le sue promesse non ero stata delusa da mezzo anno.»
«Povera ragazza!» disse Miss Jane.
LETTERA TERZA Da una GIOVANE DAMA in circostanze difficili alla sua amica
Qualche giorno fa ero a un ballo privato dato dal signor Ashburnham. Poiché mia madre non esce mai, mi ha affidata alle cure di Lady Greville, che mi ha fatto l'onore di passare a prendermi lungo la strada e di permettermi di sedere davanti, favore a proposito del quale sono molto indifferente, soprattutto perché so che è considerato come un grande obbligo che mi viene conferito. «Allora, signorina Maria (disse sua signoria mentre mi vedeva avanzare verso lo sportello della carrozza), sembri molto elegante stasera—le mie povere ragazze faranno una figura piuttosto misera accanto a te—spero solo che tua madre non si sia rovinata per renderti presentabile. Hai un vestito nuovo?»
«Sì, signora.» risposi con la massima indifferenza che potei assumere.
«Già, e pure uno bello, penso—(tastandolo, mentre col suo permesso mi sedevo accanto a lei) scommetto che è tutto molto elegante—ma devo ammettere, perché sai che dico sempre quello che penso, che credo sia stato uno spreco di denaro del tutto inutile—perché non avresti potuto indossare il tuo vecchio vestito a righe? Non è da me criticare le persone perché sono povere, poiché penso sempre che siano più da disprezzare e da compatire che da biasimare per questo, specialmente se non possono farci nulla, ma allo stesso tempo devo dire che, a mio parere, il tuo vecchio vestito a righe sarebbe stato abbastanza bello per chi lo indossa—perché, a dir la verità (dico sempre quello che penso), ho molta paura che metà delle persone nella stanza non saprà nemmeno se hai un vestito addosso o no—ma suppongo che tu intenda fare fortuna stasera—. Beh, prima è, meglio è; e ti auguro successo.»
«Davvero signora non ho alcuna intenzione del genere—»
«Chi ha mai sentito una giovane dama ammettere di essere a caccia di una fortuna?» Miss Greville rise, ma sono certa che Ellen si sia sentita a disagio per me.
«Tua madre era già andata a letto prima che tu la lasciassi?» disse sua signoria.
«Cara signora, disse Ellen, sono solo le nove.»
«Vero Ellen, ma le candele costano, e la signora Williams è troppo saggia per essere stravagante.»
«Si stava appena mettendo a tavola per cena, signora.»
«E cosa aveva per cena?» «Non ho fatto caso.» «Pane e formaggio, suppongo.» «Non desidererei mai una cena migliore.» disse Ellen. «Non ne hai mai motivo, rispose sua madre, visto che per te ne viene sempre preparata una migliore.» Miss Greville rise eccessivamente, come fa costantemente per lo spirito di sua madre.
Tale è la situazione umiliante in cui sono costretta ad apparire mentre viaggio nella carrozza di sua signoria—non oso essere impertinente, poiché mia madre mi ammonisce sempre di essere umile e paziente se desidero farmi strada nel mondo. Insiste che io accetti ogni invito di Lady Greville, altrimenti potresti essere certa che non metterei mai piede né in casa sua, né nella sua carrozza, con la sgradevole certezza che ho sempre di essere insultata per la mia povertà mentre mi trovo lì.—Quando arrivammo ad Ashburnham, erano quasi le dieci, un'ora e mezza più tardi rispetto a quando ci era stato chiesto di essere lì; ma Lady Greville è troppo alla moda (o si crede tale) per essere puntuale. Le danze, tuttavia, non erano iniziate perché aspettavano Miss Greville. Non ero in sala da molto quando sono stata invitata a ballare dal signor Bernard, ma proprio mentre stavamo per alzarci, lui si è ricordato che il suo domestico aveva i suoi guanti bianchi, e ha corso subito a prenderli. Nel frattempo le danze sono iniziate e Lady Greville, passando per andare in un'altra stanza, è passata esattamente davanti a me—mi ha vista e, fermandosi all'istante, mi ha detto, sebbene ci fossero diverse persone vicino a noi:
«Ehi, signorina Maria! Non riesci a trovare un cavaliere? Povera giovane dama! Temo che il tuo vestito nuovo sia stato messo per nulla. Ma non disperare; forse riuscirai a fare un salto prima che la serata sia finita.» Così dicendo, è passata oltre senza ascoltare le mie ripetute assicurazioni di essere impegnata, lasciandomi molto irritata per essere stata così esposta davanti a tutti—Il signor Bernard, tuttavia, è presto tornato e venendo da me nel momento in cui è entrato in sala, e conducendomi a ballare, spero che il mio carattere sia stato scagionato dall'imputazione che Lady Greville gli aveva lanciato, agli occhi di tutte le vecchie signore che avevano sentito il suo discorso. Presto ho dimenticato tutte le mie contrarietà nel piacere di ballare e di avere il cavaliere più piacevole della sala. Poiché è inoltre erede di una grandissima proprietà, ho potuto vedere che Lady Greville non sembrava molto compiaciuta quando ha scoperto chi fosse stata la sua scelta—Era decisa a mortificarmi, e di conseguenza, quando eravamo seduti tra una danza e l'altra, è venuta da me con più della sua solita importanza insultante, accompagnata da Miss Mason, e ha detto abbastanza forte da essere sentita da metà delle persone nella stanza: «Ditemi, signorina Maria, che mestiere faceva suo nonno? Perché Miss Mason e io non riusciamo a metterci d'accordo se fosse un droghiere o un legatore di libri.» Ho visto che voleva mortificarmi, e sono stata risoluta, se possibile, a impedirle di vedere che il suo piano avesse successo. «Nessuno dei due, signora; era un mercante di vini.» «Ah, sapevo che era in qualche modo umile—È fallito, non è vero?» «Credo di no, signora.» «Non è scappato?» «Non ho mai sentito che lo abbia fatto.» «Almeno è morto insolvente?» «Non mi era mai stato detto prima.» «Beh, vostro padre non era povero come un topo?» «Non credo.» «Non è stato al King's Bench una volta?» «Non l'ho mai visto lì.» Mi ha lanciato un'occhiata tale, e si è voltata con grande rabbia; mentre io ero per metà deliziata da me stessa per la mia impertinenza, e per metà spaventata di essere considerata troppo insolente. Poiché Lady Greville era estremamente arrabbiata con me, non mi ha più rivolto la parola per tutta la sera, e in verità, se fossi stata nelle sue grazie, sarei stata ugualmente trascurata, poiché lei si era inserita in un gruppo di grandi personaggi e non mi parla mai quando può farlo con chiunque altro. Miss Greville era con il gruppo di sua madre a cena, ma Ellen ha preferito stare con i Bernard e con me. Abbiamo fatto un ballo molto piacevole e, poiché Lady G—ha dormito per tutto il tragitto verso casa, ho fatto un viaggio molto comodo.
Il giorno dopo, mentre eravamo a pranzo, la carrozza di Lady Greville si è fermata alla porta, poiché è quella l'ora del giorno in cui di solito riesce a farlo. Ha mandato a dire tramite il servitore che «non sarebbe scesa, ma che la signorina Maria doveva venire allo sportello della carrozza, poiché voleva parlarle, e che doveva fare in fretta e venire immediatamente—» «Che messaggio impertinente, mamma!» ho detto io—«Vai, Maria—» ha risposto lei—Di conseguenza sono andata e sono stata costretta a stare lì al piacere di sua signoria, sebbene il vento fosse estremamente forte e molto freddo.
«Beh, penso signorina Maria che tu non sia così elegante come lo eri ieri sera—Ma non sono venuta per esaminare il tuo abbigliamento, ma per dirti che puoi venire a cena da noi dopodomani—Non domani, ricorda, non venire domani, perché aspettiamo Lord e Lady Clermont e la famiglia di Sir Thomas Stanley—Non ci sarà bisogno che tu sia molto elegante perché non manderò la carrozza—Se piove puoi prendere un ombrello—» Ho fatto fatica a trattenermi dal ridere sentendola darmi il permesso di restare all'asciutto—«E ti prego di ricordarti di essere puntuale, perché non aspetterò—Odio le mie vivande troppo cotte—Ma non c'è bisogno che tu venga prima dell'ora—Come sta tua madre? È a pranzo, non è vero?» «Sì signora, eravamo a metà pranzo quando sua signoria è arrivata.» «Temo che tu abbia molto freddo, Maria.» ha detto Ellen. «Sì, è un orribile vento da est—ha detto sua madre—ti assicuro che riesco a malapena a sopportare il finestrino abbassato—Ma tu sei abituata a essere sballottata dal vento, signorina Maria, ed è questo che ha reso la tua carnagione così grezza e grossolana. Voi giovani signore che non potete viaggiare spesso in carrozza non vi curate di che tempo faccia quando camminate, o di come il vento metta in mostra le vostre gambe. Non vorrei che le mie ragazze stessero fuori in giorni come questo. Ma certi tipi di persone non hanno sentimenti, né di freddo né di delicatezza—Beh, ricorda che ti aspettiamo giovedì alle 5—Devi dire alla tua cameriera di venire a prenderti la sera—Non ci sarà luna—e avrai una terribile camminata per tornare a casa—I miei omaggi a tua madre—Temo che il tuo pranzo si raffredderà—Avanti, via—» E se ne è andata, lasciandomi in una gran rabbia con lei, come fa sempre.
Maria Williams.
LETTERA QUARTA Da una GIOVANE DAMA piuttosto impertinente alla sua amica
Abbiamo cenato ieri con il signor Evelyn, dove ci è stata presentata una ragazza dall'aspetto molto piacevole, sua cugina. Sono rimasta estremamente colpita dal suo aspetto, poiché, oltre al fascino di un viso attraente, i suoi modi e la sua voce avevano qualcosa di particolarmente interessante. Tanto che mi hanno ispirato una grande curiosità di conoscere la storia della sua vita, chi fossero i suoi genitori, da dove venisse e cosa le fosse accaduto, poiché allora si sapeva solo che era una parente del signor Evelyn e che il suo nome era Grenville. La sera si è presentata una buona occasione per tentare almeno di sapere quello che volevo, poiché tutti giocavano a carte tranne la signora Evelyn, mia madre, il dottor Drayton, Miss Grenville e me, e poiché le prime due erano impegnate in una conversazione sottovoce e il dottore si è addormentato, siamo state necessariamente costrette a intrattenerci a vicenda. Era quello che desideravo e, essendo determinata a non rimanere nell'ignoranza per mancanza di domande, ho iniziato la conversazione nel modo seguente.
«È da molto in Essex, signora?»
«Sono arrivata martedì.»
«Siete venuta dal Derbyshire?»
«No, signora! apparendo sorpresa della mia domanda, dal Suffolk.» Penserai che sia una bella sparata la mia, mia cara Mary, ma sai che non mi manca la faccia tosta quando ho un obiettivo in vista. «Siete soddisfatta del paese, Miss Grenville? Lo trovate all'altezza di quello che avete lasciato?»
«Molto superiore signora in fatto di bellezza.» Ha sospirato. Non vedevo l'ora di sapere perché.
«Ma l'aspetto di qualsiasi paese, per quanto bello, ho detto, può essere ben magra consolazione per la perdita dei propri amici più cari.» Ha scosso la testa, come se sentisse la verità di ciò che dicevo. La mia curiosità era talmente aumentata che ero risoluta in ogni caso a soddisfarla.
«Rimpiangete dunque di aver lasciato il Suffolk, Miss Grenville?» «Davvero sì.» «Siete nata lì, suppongo?» «Sì signora, lo sono e vi ho trascorso molti anni felici—»
«È un gran conforto—ho detto—spero signora che non ne abbiate mai trascorsi di infelici lì.»
«La perfetta felicità non è proprietà dei mortali, e nessuno ha il diritto di aspettarsi una felicità ininterrotta.—Alcune sventure le ho certamente incontrate.»
«Quali sventure, cara signora? ho risposto, bruciando dall'impazienza di sapere tutto. «Nessuna, signora, spero, che sia stata effetto di una mia colpa volontaria.» «Scommetto di no signora, e non ho dubbi che ogni sofferenza che potreste aver provato possa derivare solo dalle crudeltà dei parenti o dagli errori degli amici.» Ha sospirato—«Sembrate infelice, mia cara Miss Grenville—È in mio potere alleviare le vostre sventure?» «In vostro potere signora, ha risposto lei estremamente sorpresa; non è in potere di nessuno rendermi felice.» Ha pronunciato queste parole con un accento così funereo e solenne che per un po' non ho avuto il coraggio di rispondere. Ero rimasta davvero senza parole. Mi sono ripresa, tuttavia, dopo pochi istanti e guardandola con tutto l'affetto possibile: «Mia cara Miss Grenville, ho detto, sembrate estremamente giovane—e potreste probabilmente aver bisogno del consiglio di qualcuno il cui riguardo per voi, unito a una maggiore età, forse a un giudizio superiore, potrebbe autorizzarla a darlo. Io sono quella persona, e ora vi sfido ad accettare l'offerta che vi faccio della mia confidenza e della mia amicizia, in cambio della quale chiederò solo le vostre—»
«Siete estremamente gentile signora—ha detto lei—e sono altamente lusingata dalla vostra attenzione nei miei confronti—Ma non sono in alcuna difficoltà, alcun dubbio, alcuna incertezza di situazione in cui si possa aver bisogno di consigli. Ogni volta che lo sarò, tuttavia, ha continuato illuminandosi in un sorriso compiacente, saprò a chi rivolgermi.»
Ho fatto un cenno, ma mi sono sentita parecchio mortificata da un tale rifiuto; tuttavia, non avevo ancora rinunciato al mio obiettivo. Ho scoperto che con l'apparenza del sentimento e dell'amicizia non si otteneva nulla e ho deciso quindi di rinnovare i miei attacchi con domande e supposizioni. «Intendete rimanere a lungo in questa parte dell'Inghilterra, Miss Grenville?»
«Sì signora, per qualche tempo credo.»
«Ma come sopporteranno il signor e la signora Grenville la vostra assenza?»
«Non sono vivi nessuno dei due, signora.» Questa era una risposta che non mi aspettavo—Sono rimasta completamente senza parole, e non mi sono mai sentita così impacciata in vita mia—.
LETTERA QUINTA Da una GIOVANE DAMA molto innamorata alla sua amica
Mio zio diventa sempre più avaro, mia zia più pignola, e io ogni giorno più innamorata. Cosa diventeremo tutti di questo passo entro la fine dell'anno! Stamattina ho avuto la felicità di ricevere la seguente lettera dal mio caro Musgrove.
Sackville St: 7 gennaio
È un mese oggi che ho visto per la prima volta la mia incantevole Henrietta, e il sacro anniversario deve e sarà celebrato in un modo degno del giorno—scrivendo a lei. Non dimenticherò mai il momento in cui le sue bellezze apparvero per la prima volta alla mia vista—Nessun tempo, come ben sai, può cancellarlo dalla mia memoria. È stato da Lady Scudamore. Felice Lady Scudamore, vivere a un miglio dalla divina Henrietta! Quando l'incantevole creatura è entrata per la prima volta nella stanza, oh! quali sono state le mie sensazioni? Vederti è stato come vedere una cosa meravigliosamente bella. Sono trasalito—Ti ho guardata con ammirazione—Apparivi ogni momento più affascinante, e lo sfortunato Musgrove è diventato prigioniero dei tuoi incanti prima che avessi il tempo di guardarmi intorno. Sì, signora, ho avuto la felicità di adorarti, una felicità per la quale non posso essere abbastanza grato. «Cosa, si è detto, a Musgrove è concesso morire per Henrietta? Mortale invidiabile! e può egli languire per colei che è oggetto di ammirazione universale, che è adorata da un colonnello, e brindata da un baronetto! Adorabile Henrietta, quanto sei bella! Dichiaro che sei del tutto divina! Sei più che mortale. Sei un angelo. Sei Venere in persona. In breve, signora, sei la ragazza più carina che io abbia mai visto in vita mia—e la sua bellezza è accresciuta agli occhi del suo Musgrove nel permettergli di amarla e nel consentirmi di sperare. E ah! Angelica Miss Henrietta, il cielo mi è testimone di quanto ardentemente io speri nella morte del tuo infame zio e della sua abbandonata moglie, poiché la mia bella non vuole acconsentire a essere mia finché la loro dipartita non l'avrà posta in un'agiatezza superiore a quella che la mia fortuna può procurare—. Sebbene sia una proprietà migliorabile—. Crudele Henrietta, persistere in una tale risoluzione! Sono al momento da mia sorella, dove intendo restare finché la mia casa, che sebbene eccellente è al momento un po' in rovina, non sarà pronta a ricevermi. Amabile principessa del mio cuore, addio—Di quel cuore che trema mentre si firma il tuo più ardente ammiratore e devoto umile servitore.
T. Musgrove.
Ecco un modello di lettera d'amore, Matilda! Hai mai letto un tale capolavoro di scrittura? Tale buon senso, tale sentimento, tale purezza di pensiero, tale fluire di linguaggio e tale amore non finto in un unico foglio? No, mai, posso garantirlo, poiché un Musgrove non si incontra con ogni ragazza. Oh! quanto desidero essere con lui! Intendo inviargli domani la seguente risposta alla sua lettera.
Mio carissimo Musgrove—. Le parole non possono esprimere quanto felice mi abbia reso la tua lettera; ho pensato che avrei pianto di gioia, perché ti amo più di chiunque altro al mondo. Ti trovo l'uomo più amabile e più bello d'Inghilterra, e così di sicuro sei. Non ho mai letto una lettera così dolce in vita mia. Scrivimene un'altra proprio uguale, e dimmi che sei innamorato di me a ogni altra riga. Muoio dalla voglia di vederti. Come faremo a vederci? Perché siamo così innamorati che non possiamo vivere separati. Oh! mio caro Musgrove, non puoi pensare a quanto impazientemente io aspetti la morte di mio zio e di mia zia—Se non muoiono presto, credo che impazzirò, perché ogni giorno della mia vita mi innamoro sempre più di te.
Quanto è felice tua sorella a godere del piacere della tua compagnia in casa sua, e quanto devono essere felici tutti a Londra perché tu sei lì. Spero che sarai così gentile da scrivermi di nuovo presto, perché non ho mai letto lettere così dolci come le tue. Sono la mia carissima Musgrove, la tua più vera e fedele per sempre e sempre
Henrietta Halton.
Spero che gradirà la mia risposta; è la migliore che riesca a scrivere, sebbene non sia nulla in confronto alla sua; davvero, avevo sempre sentito dire che asso fosse nello scrivere lettere d'amore. L'ho visto, sai, per la prima volta da Lady Scudamore—E quando ho visto sua signoria in seguito, mi ha chiesto come trovassi suo cugino Musgrove?
«Beh, in tutta onestà, ho detto, penso che sia un giovane molto bello.»
«Sono contenta che tu la pensi così, ha risposto lei, perché è follemente innamorato di te.»
«Dio! Lady Scudamore, ho detto, come può parlare in modo così ridicolo?»
«Via, è verissimo, ha risposto lei, te lo assicuro, perché era innamorato di te dal primo momento in cui ti ha visto.»
«Vorrei che fosse vero, ho detto, perché quello è l'unico tipo di amore per cui darei un centesimo—C'è del buon senso nell'innamorarsi a prima vista.»
«Beh, ti faccio le mie congratulazioni per la tua conquista, ha risposto Lady Scudamore, e credo che sia stata molto completa; sono certa che non sia disprezzabile, perché mio cugino è un affascinante giovane uomo, ha visto molto mondo, e scrive le migliori lettere d'amore che io abbia mai letto.»
Questo mi ha resa molto felice, e sono stata eccessivamente compiaciuta della mia conquista. Tuttavia, ho pensato che fosse opportuno darmi qualche arie—così le ho detto—
«Tutto questo è molto carino Lady Scudamore, ma sai che noi giovani signore che siamo ereditiere non dobbiamo svenderci a uomini che non hanno alcuna fortuna.»
«Mia cara signorina Halton,» disse lei, «ne sono convinta quanto voi, e vi assicuro che sarei l’ultima persona a incoraggiare il vostro matrimonio con qualcuno che non avesse qualche pretesa di aspettarsi una fortuna da voi. Il signor Musgrove è ben lungi dall’essere povero; possiede una tenuta di diverse centinaia di sterline all’anno, capace di grandi miglioramenti, e una casa eccellente, sebbene al momento non sia del tutto in buono stato.»
«Se le cose stanno così,» replicai, «non ho altro da obiettare contro di lui, e se, come dite, è un giovane istruito e sa scrivere una buona lettera d’amore, sono certa di non avere motivo di criticarlo per il fatto che mi ammiri, anche se forse, nonostante tutto, Lady Scudamore, potrei non sposarlo.»
«Non siete certamente obbligata a sposarlo,» rispose sua Signoria, «se non per quello che l’amore stesso vi detterà, poiché, se non mi sbaglio di grosso, in questo preciso momento, senza che voi stessa lo sappiate, nutrite per lui un tenerissimo affetto.»
«Dio mio, Lady Scudamore,» risposi arrossendo, «come potete pensare una cosa simile?»
«Perché ogni vostro sguardo, ogni vostra parola lo tradisce,» rispose lei; «Venite, mia cara Henrietta, consideratemi un’amica e siate sincera con me: non preferite il signor Musgrove a qualsiasi altro uomo di vostra conoscenza?»
«Vi prego, non fatemi simili domande, Lady Scudamore,» dissi voltando la testa, «perché non è opportuno che io vi risponda.»
«Via, mia cara,» replicò lei, «ora confermate i miei sospetti. Ma perché, Henrietta, dovreste vergognarvi di confessare un amore ben riposto, o perché rifiutarvi di confidare in me?»
«Non mi vergogno di confessarlo,» dissi facendomi coraggio. «Non mi rifiuto di confidare in voi, né arrossisco nel dire che amo vostro cugino, il signor Musgrove, che gli sono sinceramente legata, perché non è una vergogna amare un bell’uomo. Se fosse brutto, in verità, avrei avuto motivo di vergognarmi di una passione che sarebbe stata meschina, poiché l’oggetto ne sarebbe stato indegno. Ma con la figura e il viso, e i capelli così belli che ha vostro cugino, perché dovrei arrossire nell’ammettere che un tale superiore merito ha fatto colpo su di me?»
«Mia dolce ragazza» (disse Lady Scudamore abbracciandomi con grande affetto) «che modo delicato di pensare avete in queste faccende, e che rapido discernimento per la vostra età! Oh! quanto vi onoro per sentimenti così nobili!»
«Davvero, signora?» dissi. «Siete immensamente gentile. Ma ditemi, Lady Scudamore, vostro cugino vi ha parlato lui stesso del suo affetto per me? Mi piacerà di più se lo ha fatto, perché che cos’è un amante senza un confidente?»
«Oh! mia cara,» replicò lei, «siete nati l’uno per l’altra. Ogni parola che dite mi convince sempre più profondamente che le vostre menti sono mosse dal potere invisibile della simpatia, poiché le vostre opinioni e i vostri sentimenti coincidono esattamente. Persino il colore dei vostri capelli non è molto diverso. Sì, mia cara ragazza, il povero, disperato Musgrove mi ha rivelato la storia del suo amore… E non ne sono rimasta sorpresa; non so come sia stato, ma ho avuto una sorta di presentimento che si sarebbe innamorato di voi.»
«Bene, ma come ve lo ha rivelato?»
«Non fu che dopo cena. Eravamo seduti insieme attorno al fuoco a parlare di argomenti indifferenti, sebbene, a dire il vero, la conversazione fosse principalmente da parte mia, poiché lui era pensieroso e silenzioso, quando all’improvviso mi interruppe nel bel mezzo di qualcosa che stavo dicendo, esclamando con un tono teatralissimo:
Sì, sono innamorato, lo sento ora, e Henrietta Halton mi ha rovinato.
«Oh! Che modo dolce,» replicai, «di dichiarare la sua passione! Inventare una coppia di versi così affascinanti su di me! Che peccato che non siano in rima!»
«Sono molto lieta che vi piacciano,» rispose lei; «Certo, c’era molto gusto in essi. E siete innamorato di lei, cugino? ho detto. Mi dispiace molto, perché, per quanto siate ineccepibile sotto ogni aspetto, con una bella tenuta capace di grandi miglioramenti e una casa eccellente sebbene un po’ in rovina, chi può sperare di aspirare con successo all’adorabile Henrietta, che ha avuto una proposta da un colonnello ed è stata celebrata da un baronetto?» — «È vero!» ho esclamato io. Lady Scudamore ha continuato: «Ah, caro cugino, ha risposto lui, sono così ben convinto della poca possibilità che posso avere di conquistare lei, che è adorata da migliaia di persone, che non ho bisogno delle vostre rassicurazioni per esserne ancora più certo. Eppure, sicuramente, né voi né la bella Henrietta stessa mi negherete la squisita gratificazione di morire per lei, di cadere vittima delle sue grazie. E quando sarò morto…» ha continuato lei…
«Oh, Lady Scudamore,» dissi asciugandomi gli occhi, «che una creatura così dolce parli di morire!»
«È una circostanza commovente, davvero,» ha risposto Lady Scudamore. «Quando sarò morto, ha detto, lasciate che io venga portato e deposto ai suoi piedi, e forse lei non disdegnerà di versare una lacrima di compassione sui miei poveri resti.»
«Cara Lady Scudamore,» l’ho interrotta, «non dite altro su questo argomento commovente. Non posso sopportarlo.»
«Oh! come ammiro la dolce sensibilità della vostra anima, e poiché non vorrei per nulla al mondo ferirla troppo profondamente, starò in silenzio.»
«Vi prego, continuate,» ho detto. Lei lo ha fatto.
«E poi ha aggiunto: Ah! cugina, immaginate quali saranno i miei trasporti quando sentirò le care, preziose gocce scorrere sul mio viso! Chi non morirebbe per assaporare tale estasi! E quando sarò sepolto, possa la divina Henrietta benedire con il suo affetto qualche giovane più felice; possa egli esserle teneramente legato come lo sfortunato Musgrove e, mentre lui si sbriciola in polvere, possano essi vivere come esempio di felicità nello stato coniugale!»
Avete mai sentito nulla di così patetico? Che desiderio affascinante, essere deposto ai miei piedi quando fosse morto! Oh! che mente elevata deve avere per essere capace di un tale desiderio! Lady Scudamore ha continuato.
«Ah! mio caro cugino, ho risposto a lui, un comportamento così nobile come questo deve sciogliere il cuore di qualsiasi donna, per quanto ostinata possa essere naturalmente; e se la divina Henrietta potesse solo sentire i vostri generosi voti per la sua felicità, per quanto la sua mente sia gentile, non ho dubbi che avrebbe pietà del vostro affetto e cercherebbe di ricambiarlo.» «Oh! cugina, ha risposto lui, non cercate di accrescere le mie speranze con tali lusinghiere assicurazioni. No, non posso sperare di compiacere quest’angelo di donna, e l’unica cosa che mi resta da fare è morire.» «Il vero amore è sempre sconfortato, ho risposto, ma io, mio caro Tom, ti darò speranze ancora maggiori di conquistare il cuore di questa bella fanciulla di quante te ne abbia già date, assicurandoti che l’ho osservata con la massima attenzione durante tutto il giorno, e ho potuto scoprire chiaramente che nutre nel suo seno, sebbene all’insaputa di se stessa, un tenerissimo affetto per te.»
«Cara Lady Scudamore,» ho esclamato, «questo è più di quanto avessi mai saputo!»
«Non avevo forse detto che era all’insaputa di te stessa? Non ti ho incoraggiata, ho continuato a dirgli, dicendoti questo subito, affinché la sorpresa potesse rendere il piacere ancora maggiore.» «No cugina, ha risposto lui con voce languida, nulla mi convincerà che io possa aver toccato il cuore di Henrietta Halton, e se voi stessa siete ingannata, non tentate di ingannare me.» «In breve, mia cara, è stato il lavoro di alcune ore per me persuadere il povero, disperato giovane che tu avevi davvero una preferenza per lui; ma quando alla fine non ha potuto più negare la forza dei miei argomenti, né dubitare di ciò che gli dicevo, i suoi trasporti, i suoi rapimenti, le sue estasi sono al di là della mia capacità di descrizione.»
«Oh! la cara creatura,» ho esclamato, «come mi ama appassionatamente! Ma cara Lady Scudamore, gli avete detto che ero totalmente dipendente da mio zio e mia zia?»
«Sì, gli ho detto tutto.»
«E cosa ha detto?»
«Ha inveito con virulenza contro zii e zie; ha accusato le leggi dell’Inghilterra di permettere loro di possedere i propri beni quando sono desiderati dai loro nipoti o pronipoti, e ha espresso il desiderio di essere alla Camera dei Comuni, per poter riformare la legislazione e rettificare tutti i suoi abusi.»
«Oh! l’uomo dolce! Che spirito che ha!» ho detto.
«Non poteva lusingarsi, ha aggiunto, che l’adorabile Henrietta volesse accondiscendere per amor suo a rinunciare a quei lussi e a quello splendore a cui era abituata, e ad accettare solo in cambio i comfort e le eleganze che il suo reddito limitato poteva offrirle, anche supponendo che la sua casa fosse pronta a riceverla. Gli ho detto che non ci si poteva aspettare che lo facesse; sarebbe farle un’ingiustizia supporla capace di rinunciare al potere che ora possiede e che usa così nobilmente per fare un bene così esteso alla parte più povera delle sue creature, semplicemente per la gratificazione tua e sua.»
«Certo,» ho detto, «sono molto caritatevole di tanto in tanto. E cosa ha detto il signor Musgrove a questo?»
«Ha risposto di essere sotto la malinconica necessità di ammettere la verità di ciò che dicevo, e che quindi, se dovesse essere la felice creatura destinata a essere il marito della bella Henrietta, dovrebbe rassegnarsi ad attendere, per quanto impazientemente, il giorno fortunato in cui lei possa essere liberata dal potere di parenti indegni e in grado di concedersi a lui.»
Che nobile creatura è! Oh! Matilda, che fortunata sono io, che sarò sua moglie! Mia zia mi sta chiamando per venire a preparare le torte, quindi addio mia cara amica, e credimi tua ecc. —
H. Halton.
Finis.
FRAMMENTI
Alla signorina FANNY CATHERINE AUSTEN
MIA CARA NIPOTE
Poiché mi è impedito dalla grande distanza tra Rowling e Steventon di sovrintendere personalmente alla tua educazione, il cui compito probabilmente per tale motivo ricadrà su tuo padre e tua madre, penso sia mio particolare dovere impedire che tu senta quanto più possibile la mancanza delle mie istruzioni personali, indirizzandoti su carta le mie opinioni e i miei ammonimenti sulla condotta delle giovani donne, che troverai espressi nelle pagine seguenti. —
Sono, mia cara nipote, la tua affettuosa zia, L’autrice.
LA FILOSOFA FEMMINILE
UNA LETTERA
MIA CARA LOUISA
La vostra amica, il signor Millar, è passata da noi ieri durante il suo viaggio verso Bath, dove si sta recando per la sua salute; due delle sue figlie erano con lui, ma la maggiore e i tre ragazzi sono con la loro madre nel Sussex. Sebbene tu mi abbia spesso detto che la signorina Millar è straordinariamente bella, non hai mai menzionato nulla della bellezza delle sue sorelle; eppure sono certamente estremamente carine. Te ne darò la descrizione. — Julia ha diciotto anni; con un volto in cui modestia, buon senso e dignità sono felicemente mescolati, possiede una forma che ti presenta immediatamente grazia, eleganza e simmetria. Charlotte, che ha appena sedici anni, è più bassa di sua sorella, e sebbene la sua figura non possa vantare la disinvolta dignità di quella di Julia, ha tuttavia una piacevole pienezza che è, in modo diverso, altrettanto stimabile. È bionda e il suo viso è espressivo a volte di una dolcezza che incanta, e in altri di una vivacità che colpisce. Sembra possedere un’intelligenza infinita e un buonumore inalterabile; la sua conversazione, durante la mezz’ora che hanno passato con noi, è stata ricolma di battute umoristiche, motti di spirito e risposte pronte; mentre la sensibile, l’amabile Julia proferiva sentimenti di moralità degni di un cuore come il suo. Il signor Millar è apparso all’altezza del carattere che avevo sempre sentito dire di lui. Mio padre lo ha accolto con quello sguardo d’amore, quella stretta sociale e quel bacio cordiale che segnavano la sua gioia nel rivedere un vecchio e stimato amico dal quale, per varie circostanze, era stato separato per quasi vent’anni. Il signor Millar ha osservato (e molto giustamente) che molti eventi erano accaduti a ciascuno durante quell’intervallo di tempo, il che ha dato occasione all’adorabile Julia di fare riflessioni molto sensate sui molti cambiamenti nelle loro situazioni che un così lungo periodo aveva causato, sui vantaggi di alcuni e gli svantaggi di altri. Da questo argomento ha fatto una breve digressione sull’instabilità dei piaceri umani e sull’incertezza della loro durata, il che l’ha portata ad osservare che tutte le gioie terrene devono essere imperfette. Stava procedendo a illustrare questa dottrina con esempi tratti dalle vite dei grandi uomini quando la carrozza è arrivata alla porta e l’amabile moralista, con suo padre e sua sorella, è stata costretta a partire; ma non senza la promessa di trascorrere cinque o sei mesi con noi al loro ritorno. Ovviamente abbiamo menzionato te, e ti assicuro che è stata resa ampia giustizia ai tuoi meriti da tutti. «Louisa Clarke (ho detto io) è in generale una ragazza molto piacevole, eppure a volte il suo buonumore è oscurato da irritabilità, invidia e dispetto. Non le manca l’intelletto né le mancano alcune pretese di bellezza, ma queste sono così trascurabili che il valore che lei attribuisce ai suoi fascini personali e l’adorazione che si aspetta le venga offerta sono al contempo un esempio lampante della sua vanità, del suo orgoglio e della sua follia.» Così ho detto, e alla mia opinione ognuno ha aggiunto peso con il concorso della propria.
La tua affettuosa Arabella Smythe.
IL PRIMO ATTO DI UNA COMMEDIA
Personaggi
Popgun Maria Charles Pistoletta Postiglione Ostessa Coro di garzoni Cuoco e e Strephon Chloe
SCENA — UNA LOCANDA
Entrano Ostessa, Charles, Maria e Cuoco.
Ostessa a Maria Se i gentiluomini al Leone dovessero volere dei letti, mostrate loro il numero 9.
Maria Sì, padrona. — esce Maria
Ostessa al Cuoco Se i loro onori alla Luna dovessero chiedere il menù, dateglielo.
Cuoco Lo farò, lo farò. esce Cuoco.
Ostessa a Charles Se le loro signorie al Sole dovessero suonare il campanello — rispondete.
Charles Sì, signora. escono separatamente.
LA SCENA CAMBIA ALLA LUNA, e rivela Popgun e Pistoletta.
Pistoletta Vi prego papà, quanto manca a Londra?
Popgun Mia ragazza, mia cara, la mia preferita tra tutti i miei figli, tu che sei il ritratto della tua povera madre morta due mesi fa, con la quale sto andando in città per farti sposare a Strephon, e a cui intendo lasciare l’intero mio patrimonio, mancano sette miglia.
LA SCENA CAMBIA AL SOLE —
Entrano Chloe e un coro di garzoni.
Chloe Dove sono? A Hounslow. — Dove vado? A Londra —. Cosa fare? Per essere sposata —. Con chi? Con Strephon. Chi è costui? Un giovane. Allora canterò una canzone.
CANZONE
Vado in città E quando scenderò, Sarò sposata a Streephon.* E questo per me sarà un divertimento.
[* Nota le due e]
Coro
Un divertimento, un divertimento, un divertimento, E questo per me sarà un divertimento.
Entra Cuoco —
Cuoco Ecco il menù.
Chloe legge 2 anatre, una coscia di manzo, una pernice puzzolente e una crostata. — Voglio la coscia di manzo e la pernice.
Esce Cuoco.
E ora canterò un’altra canzone.
CANZONE
Sto per cenare, Dopodiché non sarò più magra, Vorrei che fosse qui Strephon Perché lui taglierebbe la pernice se dovesse essere dura.
Coro
Dura, dura, dura Perché lui taglierebbe la pernice se Dovesse essere dura.
Escono Chloe e Coro. —
LA SCENA CAMBIA ALL'INTERNO DEL LEONE.
Entrano Strephon e Postiglione.
Streph: Mi avete guidato da Staines a questo luogo, da dove intendo andare in città per sposare Chloe. Quanto vi devo?
Post: Diciotto pence.
Streph: Ahimè, amico mio, ho solo una cattiva ghinea con la quale intendo mantenermi in città. Ma vi darò in pegno una lettera non indirizzata che ho ricevuto da Chloe.
Post: Signore, accetto la vostra offerta.
FINE DEL PRIMO ATTO.
UNA LETTERA da una GIOVANE DAMA, i cui sentimenti, essendo troppo forti per il suo giudizio, l'hanno condotta alla commissione di errori che il suo cuore disapprovava.
Molte sono state le cure e le vicissitudini della mia vita passata, mia amata Ellinor, e l'unica consolazione che provo per la loro amarezza è che, a un attento esame della mia condotta, sono convinta di averle rigorosamente meritate. Ho ucciso mio padre in un periodo molto precoce della mia vita, da allora ho ucciso mia madre, e ora sto per uccidere mia sorella. Ho cambiato religione così tante volte che al momento non ne ho idea di nessuna. Sono stata una testimone spergiura in ogni processo pubblico negli ultimi dodici anni; e ho falsificato il mio testamento. In breve, non c’è quasi crimine che io non abbia commesso — Ma ora sto per riformarmi. Il colonnello Martin delle Guardie a cavallo mi ha fatto la corte, e ci sposeremo tra pochi giorni. Poiché c’è qualcosa di singolare nel nostro corteggiamento, ve ne darò un resoconto. Il colonnello Martin è il secondo figlio del defunto Sir John Martin, morto immensamente ricco, ma che, lasciando solo centomila sterline ciascuno ai suoi tre figli minori, ha lasciato il grosso della sua fortuna, circa otto milioni, all’attuale Sir Thomas. Con quella sua piccola miseria il colonnello ha vissuto abbastanza contento per quasi quattro mesi, quando gli è saltato in testa di determinarsi a ottenere l’intera tenuta del fratello maggiore. Un nuovo testamento è stato falsificato e il colonnello lo ha presentato in tribunale — ma nessuno voleva giurare che fosse quello giusto tranne lui, e lui aveva giurato così tanto che nessuno gli credeva. In quel momento mi è capitato di passare davanti alla porta del tribunale, e sono stata chiamata dentro dal giudice che ha detto al colonnello che ero una dama pronta a testimoniare qualsiasi cosa per la causa della giustizia, e gli ha consigliato di rivolgersi a me. In breve, la faccenda è stata presto risolta. Il colonnello ed io abbiamo giurato che fosse il testamento giusto, e Sir Thomas è stato costretto a rinunciare a tutta la sua ricchezza mal acquisita. Il colonnello, per gratitudine, si è presentato da me il giorno dopo con un’offerta della sua mano —. Ora sto per uccidere mia sorella.
Vostra sempre, Anna Parker.
UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL GALLES — in una LETTERA da una GIOVANE DAMA —
MIA CARA CLARA
Sono stata così a lungo in giro che non ho avuto fino ad ora il potere di ringraziarti per la tua lettera —. Abbiamo lasciato la nostra cara casa lunedì scorso del mese scorso; e abbiamo proseguito il nostro viaggio attraverso il Galles, che è un principato contiguo all’Inghilterra e dà il titolo al Principe di Galles. Abbiamo viaggiato a cavallo per preferenza. Mia madre cavalcava il nostro piccolo pony e Fanny ed io camminavamo al suo fianco o meglio correvamo, perché mia madre è così amante del cavalcare veloce che ha galoppato per tutta la strada. Puoi ben immaginare che eravamo in una bella sudorazione quando siamo arrivate al nostro luogo di riposo. Fanny ha fatto un gran numero di disegni del paese, che sono molto belli, sebbene forse non così esatte somiglianze come si potrebbe desiderare, essendo stati fatti mentre correva. Ti stupirebbe vedere tutte le scarpe che abbiamo consumato nel nostro viaggio. Eravamo determinate a portarne una buona scorta con noi e quindi ognuna ha preso un paio delle proprie oltre a quelle con cui siamo partite. Tuttavia siamo state costrette a farle sia rimettere a nuovo che taccare a Carmarthen, e alla fine, quando erano del tutto finite, la mamma è stata così gentile da prestarci un paio di pantofole di raso blu, delle quali abbiamo preso una per ciascuna e siamo tornate a casa saltellando da Hereford in modo delizioso —
Sono la tua sempre affettuosa Elizabeth Johnson.
UN RACCONTO.
Un gentiluomo, il cui cognome nasconderò, ha comprato un piccolo cottage nel Pembrokeshire circa due anni fa. Questa audace azione gli è stata suggerita dal suo fratello maggiore, che ha promesso di arredare due stanze e un ripostiglio per lui, a condizione che prendesse una piccola casa vicino ai confini di una vasta foresta, e a circa tre miglia dal mare. Wilhelminus ha accettato volentieri l’offerta e ha continuato per qualche tempo a cercare tale rifugio, quando una mattina è stato piacevolmente sollevato dalla sua incertezza leggendo questo annuncio in un giornale.
DA AFFITTARE
Una graziosa casetta ai confini di una vasta foresta e a circa tre miglia dal mare. È pronta e arredata eccetto due stanze e un ripostiglio.
Il deliziato Wilhelminus corse immediatamente dal fratello e gli mostrò l'annuncio. Robertus si congratulò con lui e lo mandò nella sua carrozza a prendere possesso della casetta. Dopo aver viaggiato per tre giorni e sei notti senza mai fermarsi, giunsero alla foresta e, seguendo un sentiero che costeggiava una ripida collina sopra la quale serpeggiavano dieci ruscelli, raggiunsero la casetta in mezz'ora. Wilhelminus scese e, dopo aver bussato per un certo tempo senza ricevere risposta né udire alcuno muoversi all'interno, aprì la porta che era chiusa solo da un chiavistello di legno ed entrò in una piccola stanza, che percepì immediatamente essere una delle due non arredate. Da lì proseguì in un ripostiglio altrettanto spoglio. Una scala che ne usciva lo condusse in una stanza superiore, non meno priva di mobili, e scoprì che questi ambienti costituivano l'intera casa. Non fu affatto dispiaciuto di questa scoperta, poiché ebbe il conforto di riflettere che non sarebbe stato obbligato a spendere nulla per l'arredamento di tasca propria. Ritornò immediatamente da suo fratello, che il giorno seguente lo portò in ogni negozio della città e comprò tutto ciò che era necessario per arredare le due stanze e il ripostiglio. In pochi giorni ogni cosa fu completata e Wilhelminus tornò a prendere possesso della sua casetta. Robertus lo accompagnò, insieme alla sua signora, l'amabile Cecilia, e alle sue due incantevoli sorelle Arabella e Marina, alle quali Wilhelminus era teneramente legato, e a un gran numero di servitori. Un genio ordinario si sarebbe probabilmente trovato in imbarazzo nel cercare di sistemare un gruppo così numeroso, ma Wilhelminus, con ammirevole presenza di spirito, diede ordine per l'immediata erezione di due nobili tende in uno spiazzo della foresta adiacente alla casa. La loro costruzione era tanto semplice quanto elegante: un paio di vecchie coperte, ciascuna sostenuta da quattro bastoni, offrirono una prova sorprendente di quel gusto per l'architettura e di quella felice disinvoltura nel superare le difficoltà che erano tra le virtù più spiccate di Wilhelminus.