ORGOGLIO e PREGIUDIZIO
di Jane Austen,
con una Prefazione di George Saintsbury e illustrazioni di Hugh Thomson
Ruskin House. 156. Charing Cross Road.
Londra George Allen.
CHISWICK PRESS: --CHARLES WHITTINGHAM AND CO. TOOKS COURT, CHANCERY LANE, LONDRA.
PREFAZIONE.
Walt Whitman traccia in qualche luogo una distinzione sottile e giusta fra l'«amare per concessione» e l'«amare con affetto personale». Questa distinzione si applica ai libri non meno che agli uomini e alle donne; e nel caso dei non molto numerosi autori che sono oggetto di affetto personale, ne discende una curiosa conseguenza. Vi è una differenza assai maggiore circa la loro opera migliore che non nel caso di quegli altri che sono amati «per concessione», per convenzione, e perché si sente che è la cosa giusta e opportuna amarli. E nella setta – discretamente ampia e tuttavia insolitamente scelta – degli austeniani o gianiti, si troverebbero probabilmente sostenitori della pretesa al primato di pressoché ciascuno dei romanzi. Per alcuni la deliziosa freschezza e l'umorismo di *Northanger Abbey*, la sua completezza, la sua finitezza e il suo slancio, oscurano gli indubbi fatti critici che la sua dimensione è modesta, e il suo schema, in fin dei conti, quello della parodia o della farsa, un genere nel quale il primo rango si raggiunge con difficoltà. *Persuasion*, di tono relativamente tenue, e non avvincente nell'interesse, ha devoti che innalzano sopra ogni altro la sua squisita delicatezza e la sua coerenza. Il colpo di scena di *Mansfield Park* è palesemente teatrale, l'eroe e l'eroina sono insipidi, e l'autrice ha quasi malvagiamente distrutto ogni interesse romantico ammettendo espressamente che Edmund sposò Fanny solo perché Mary lo aveva disgustato, e che Fanny avrebbe assai probabilmente sposato Crawford se egli fosse stato un po' più assiduo; eppure le impareggiabili scene della prova generale e i personaggi di Mrs. Norris e di altri hanno assicurato, credo, un seguito non trascurabile al romanzo. *Sense and Sensibility* ha forse il minor numero di ammiratori incondizionati; ma non ne è privo.
Suppongo tuttavia che la maggioranza almeno dei voti competenti, tutto considerato, si dividerebbe fra *Emma* e il presente libro; e forse il verdetto del volgo (se davvero l'essere affezionati a Miss Austen non sia di per sé patente di esenzione da ogni possibile accusa di volgarità) andrebbe a *Emma*. Esso è il più ampio, il più vario, il più popolare; l'autrice al tempo della sua composizione aveva visto un po' più di mondo, e aveva migliorato il suo dialogo generale, sebbene non il più peculiare e caratteristico; figure quali Miss Bates e gli Elton non possono che riunire i suffragi di tutti. D'altro canto io, per parte mia, dichiaro senza esitazione per *Orgoglio e Pregiudizio*. Mi sembra il più perfetto, il più caratteristico, il più eminentemente essenziale fra i lavori della sua autrice; e a sostegno di questa tesi, nello spazio ristretto che mi è concesso, mi propongo qui di addurre le ragioni.
In primo luogo, il libro (potrà essere appena necessario rammentarlo al lettore) fu nella sua prima stesura scritto molto presto, verso il 1796, quando Miss Austen aveva appena ventun anni; sebbene fosse riveduto e rifinito a Chawton una quindicina d'anni più tardi, e non fosse pubblicato fino al 1813, solo quattro anni prima della sua morte. Non so se in questa combinazione della fresca e vigorosa proiezione della giovinezza, e della revisione critica della maturità, si possa ravvisare la distinta superiorità, per costruzione, che, a quanto mi sembra, esso possiede sopra tutti gli altri. L'intreccio, sebbene non elaborato, è quasi abbastanza regolare per Fielding; a malapena un personaggio, a malapena un incidente potrebbe essere soppresso senza danno per la storia. La fuga di Lydia e Wickham non è, come quella di Crawford e Mrs. Rushworth, un *coup de théâtre*; essa si collega nel modo più stretto al corso precedente della storia, e produce lo scioglimento con perfetta proprietà. Tutti i passaggi minori – gli amori di Jane e Bingley, la venuta di Mr. Collins, la visita a Hunsford, il viaggio nel Derbyshire – si inseriscono secondo la stessa impeccabile, benché dimessa, maestria. Non vi è traccia di quel gioco del rimpiattino, di quell'andare e venire che, nei rapporti fra Frank Churchill e Jane Fairfax, contribuisce non poco all'intrigo di *Emma*, ma vi contribuisce in un modo che non reputo la miglior qualità di quel libro peraltro ammirevole. Sebbene a Miss Austen piacessero sempre un po' gli equivoci, che le offrivano occasione di esibire il talento peculiarmente incomparabile di cui si dirà, qui ella si è accontentata delle occasioni perfettamente naturali offerte dal falso resoconto della condotta di Darcy dato da Wickham, e dall'imbarazzo (sorto con uguale naturalezza) dalla graduale trasformazione dei sentimenti di Elizabeth stessa, da positiva avversione in vero amore. Non so se la mano onniveggente del drammaturco si sia mai posata su *Orgoglio e Pregiudizio*; e oso dire che, se lo fosse, le situazioni si rivelerebbero non abbastanza sorprendenti o vistose per le luci della ribalta, l'intreccio dei caratteri troppo sottile e delicato per platea e loggione. Ma se il tentativo fosse compiuto, non sarebbe certo intralciato da quelle sciatterie di costruzione che, talora mascherate dalle agevolazioni di cui il romanziere può avvalersi, appaiono subito sulla scena.
Ritengo tuttavia, sebbene il pensiero possa sembrare eretico a più di una scuola di critici, che la costruzione non sia il più alto merito, il dono più eletto, del romanziere. Essa mette nel modo più vantaggioso, agli occhi del critico, in risalto gli altri suoi doni e le sue grazie; e la sua mancanza talora guasterà quelle grazie – apprezzabilmente, sebbene non del tutto consapevolmente – anche per occhi nient'affatto ipercritici. Ma un romanzo costruito malissimo, che eccellesse nel carattere patetico o umoristico, o che mostrasse un consumo magistrale del dialogo – forse la più rara di tutte le facoltà – sarebbe cosa infinitamente migliore di un intreccio impeccabile recitato e narrato da burattini con i sassi in bocca. E malgrado l'abilità che Miss Austen ha dimostrato nel condurre la storia, io per me collocerei *Orgoglio e Pregiudizio* assai più in basso se non contenesse quelli che mi sembrano i veri capolavori dell'umorismo di Miss Austen e della sua facoltà di creare caratteri – capolavori che possono certo ammettere John Thorpe, gli Elton, Mrs. Norris, e uno o due altri alla loro compagnia, ma che, in un caso certamente, e forse in altri, sono ancora superiori ad essi.
Le caratteristiche dell'umorismo di Miss Austen sono così sottili e delicate che sono, forse, in ogni caso più facili da cogliere che da esprimere, e in ogni momento dato suscettibili di essere colte diversamente da persone diverse. A me questo umorismo sembra possedere, nell'insieme, una più stretta affinità con quello di Addison che con qualsiasi altra delle numerose specie di questo grande genere britannico. Le differenze di disegno, di tempo, di argomento, di convenzione letteraria sono, ovviamente, fin troppo evidenti; la differenza di sesso non conta, forse, granché, perché vi era un elemento distintamente femminile nello «Mr. Spectator», e nel genio di Jane Austen vi era, sebbene nulla di virile, molto di mascolino. Ma la somiglianza di qualità consiste in una grande quantità di suddivisioni comuni di qualità – compostezza, estrema finezza di tocco, evitamento di toni alti e di effetti sgargianti. Inoltre vi è in entrambi una certa crudeltà non disumana né sgradevole. È costume di coloro che giudicano grossolanamente contrapporre la bonarietà di Addison alla ferocia di Swift, la mitezza di Miss Austen alla rumorosa esuberanza di Fielding e Smollett, e perfino ai feroci scherzi pratici che la sua immediata predecessora, Miss Burney, permise senza troppa protesta. Eppure, sia in Mr. Addison sia in Miss Austen vi è, sebbene contenuto e beneducato, un godimento insaziabile e spietato nell'arrostire e nel fare a pezzi uno sciocco. Un uomo del primo Settecento, naturalmente, poteva spingere questo gusto più in là di una signora del primo Ottocento; e senza dubbio i principi di Miss Austen, non meno del suo cuore, si sarebbero ritratti da cose come la lettera dello sventurato marito nello *Spectator*, che descrive, con tutto il gusto e tutta l'innocenza del mondo, come sua moglie e il suo amico lo inducano a giocare a mosca cieca. Ma un'altra lettera dello *Spectator* – quella della damigella di quattordici anni che vuole sposare Mr. Shapely, e assicura al Mentore da lei scelto che «ammira i vostri Spectators da morire» – avrebbe potuto essere scritta da una Lydia Bennet di una signorilità e intelligenza un po' maggiore ai tempi della bisnonna di Lydia; mentre, d'altro canto, alcuni (a mio avviso a torto) hanno ravvisato «cinismo» in certi tocchi di Miss Austen stessa, come la sua satira dei disingannanti rimpianti di Mrs. Musgrove per il figlio. Ma questa parola, «cinico», è una delle più abusate della lingua inglese, specialmente quando, con un clamoroso e gratuito stravolgimento del suo significato originario, viene applicata, non alla rozza e ringhiosa invettiva, ma alla satira gentile e obliqua. Se cinismo significa la percezione dell'«altra faccia», il senso degli «inferni accettati che stanno sotto», la consapevolezza che i moventi sono quasi sempre misti, e che il sembrare non è identico all'essere – se questo è cinismo, allora ogni uomo e ogni donna che non sia uno sciocco, che non si curi di vivere in un paradiso degli sciocchi, che abbia conoscenza della natura e del mondo e della vita, è un cinico. E in questo senso Miss Austen lo era certamente. Potrebbe esserlo stata anche nel senso ulteriore che, come il suo Mr. Bennet, traeva un diletto epicureo dal sezionare, dall'esibire, dal mettere in azione i propri sciocchi e le proprie persone meschine. Penso che ella traesse davvero questo diletto, e non la stimo affatto peggiore, come donna, mentre ne era immensamente migliore, come artista.
Circa la sua arte in generale, Mr. Goldwin Smith ha osservato giustamente che «la metafora è stata esaurita nel descrivere la perfezione di essa, congiunta alla ristrettezza del suo campo»; e ha aggiunto, con ragione, che non occorre andare oltre il paragone che ella stessa istituì con l'arte di un pittore di miniature. Per rendere quest'ultima osservazione del tutto esatta non dobbiamo usare il termine miniatura nel suo senso ristretto, e dobbiamo pensare piuttosto a Memling a un estremo della storia della pittura e a Meissonier all'altro, che non a Cosway o ad alcuno della sua specie. E non sono poi così certo che userei io stesso la parola «ristrettezza» a proposito di lei. Se il suo mondo è un microcosmo, la qualità cosmica di esso è per lo meno non meno eminente della piccolezza. Ella non tocca ciò che non si sentì chiamata a dipingere; non sono poi così sicuro che non avrebbe potuto dipingere ciò che non si sentì chiamata a toccare. È per lo meno notevole che in due brevissimi periodi di scrittura – uno di circa tre anni, e un altro di poco più di cinque – ella eseguì sei opere capitali, e non ha lasciato un solo insuccesso. È possibile che la pasta romantica nella sua composizione fosse difettosa: dobbiamo sempre ricordare che quasi nessuno nato nella sua decade – quella degli anni Settanta del Settecento – mostrò autonomamente la piena qualità romantica. Persino Scott richiese il colle e la montagna e la ballata, persino Coleridge la metafisica e il tedesco per poter rompere il guscio classico. Miss Austen era una ragazza inglese, allevata in un ritiro di campagna, in un'epoca in cui le signore rientravano in casa se vi era un gelo bianco che potesse forare le loro scarpine di capretto, in cui un'improvvisa infreddatura era oggetto dei timori più gravi, in cui i loro studi, i loro costumi, la loro condotta erano soggetti a tutti quei limiti fantastici e a quelle restrizioni contro cui protestò Mary Wollstonecraft con miglior senso generale che particolare gusto o discernimento. Miss Austen, anch'ella, si ritrasse quando il gelo bianco le toccò le scarpe; ma penso che avrebbe fatto un buon cammino anche con un gelo nero.
Poiché, se la sua conoscenza non era molto estesa, ella sapeva due cose che solo il genio conosce. L'una era l'umanità, l'altra era l'arte. Sul primo punto non poteva sbagliare; i suoi uomini, sebbene limitati, sono veri, e le sue donne sono, nel senso antico, «assolute». Quanto all'arte, se ella non ha mai tentato l'idealismo, il suo realismo è reale a un grado che fa sembrare il falso realismo del nostro tempo semplicemente spento. Prendete quasi qualsiasi francese, tranne il defunto M. de Maupassant, e guardatelo mentre accumula faticosamente colpi nella speranza di dare un'impressione compiuta. Non ne ricavate nessuna; siete fortunati se, scartando due terzi di ciò che vi dà, riuscite a ricavare dal resto un'impressione reale. Ma con Miss Austen le innumerevoli, frivole, spontanee pennellate costruiscono il quadro come per magia. Nulla è falso; nulla è superfluo. Quando (per limitarsi al presente libro) Mr. Collins mutò proposito da Jane a Elizabeth «mentre Mrs. Bennet attizzava il fuoco» (e sappiamo come Mrs. Bennet avrebbe attizzato il fuoco), quando Mr. Darcy «portò di persona la sua tazza di caffè», il tocco in ciascun caso è come quello di Swift – «più alto di un'unghia» – che impressionò il Thackeray mezzo riluttante con giusta e schietta ammirazione. Anzi, per fantastica che possa sembrare la cosa, collocherei Miss Austen tanto vicina a Swift in certi aspetti, quanto, in altri, l'ho collocata vicina ad Addison.
Questa qualità swiftiana appare nel presente romanzo come non appare mai altrove nel personaggio dell'immortale, dell'ineffabile Mr. Collins. Mr. Collins è davvero grande; ben più grande di qualsiasi cosa abbia mai fatto Addison, quasi abbastanza grande per Fielding o per Swift medesimo. È stato detto che nessuno mai gli somigliò. Ma in primo luogo, *gli somigliò*; egli è lì – vivo, imperituro, più reale di centinaia di primi ministri e arcivescovi, di «metalli, semimetalli e distinti filosofi». In secondo luogo, è temerario, credo, concludere che un Mr. Collins in carne e ossa fosse impossibile o inesistente alla fine del Settecento. È molto interessante che noi possediamo, in questa stessa galleria, ciò che si potrebbe chiamare un primo abbozzo sciupato, o uno studio mal riuscito di lui, in John Dashwood. La formalità, la rozzezza, la meschinità ci sono; ma il ritratto è solo mezzo vivo, e si avverte come un poco innaturale. Mr. Collins è perfettamente naturale, e perfettamente vivo. In effetti, nonostante ogni «miniatura», vi è qualcosa di gigantesco nel modo in cui un certo lato, e più d'uno, dell'umanità, e specialmente dell'umanità settecentesca, il suo filisteismo, la sua morale benintenzionata ma gretta, la sua piccolezza formale, la sua servile reverenza per il rango, il suo materialismo, il suo egoismo, vengono messi in mostra. Non ammetterò che un solo discorso o una sola azione di questo inestimabile uomo siano incapaci di essere riconciliati con la realtà, e non mi stupirei se molte di queste parole e azioni siano storicamente vere.
Ma la grandezza di Mr. Collins non avrebbe potuto essere esibita con tanta soddisfazione se la sua creatrice non avesse così abilmente contrapposto ad essa le figure di Mr. Bennet e di Lady Catherine de Bourgh. Quest'ultima, come Mr. Collins stesso, è stata accusata di eccesso. Vi è, forse, un'ombra debolissima a favore dell'accusa; ma mi sembra davvero debolissima. Persino oggi non credo sarebbe impossibile trovare persone, specialmente di sesso femminile, non necessariamente di nobile nascita, altrettanto arroganti, egocentriche, incuranti della buona creanza quanto Lady Catherine. Cento anni fa, una figlia di conte, la Lady Potente (se non esattamente Bontempesta) di una parrocchia fuori mano, ricca, da tempo sottratta a ogni autorità maritale, e così via, aveva opportunità di sviluppare queste amabili caratteristiche che di rado si presentano oggi. Quanto a Mr. Bennet, Miss Austen, e Mr. Darcy, e persino Miss Elizabeth stessa, furono, sono incline a credere, piuttosto duri con lui per l'«inopportunità» della sua condotta. Sua moglie era evidentemente, e doveva essere sempre stata, una sciocca del tutto incorreggibile; e a meno che non l'avesse uccisa o ucciso sé stesso, non c'era per un uomo di senno e di spirito altra via d'uscita che l'ironica. Da nessun altro punto di vista egli è passibile di rimprovero, salvo per una scusabile e non innaturale impotenza al momento critico della fuga, e le sue battute sono le più acutamente deliziose nel genere umoristico consapevole – nel genere in cui si ride *con*, non *di* – che Miss stessa Austen abbia posto in bocca a qualcuno dei suoi personaggi. È difficile dire se egli sia più gradevole quando parla con sua moglie, o quando fa fare a Mr. Collins i suoi esercizi; ma il senso comune del mondo ha probabilmente avuto ragione a preferire al primo rango la sua consolazione a costei quando si lagna del vincolo, «Mia cara, non abbandonarti a pensieri così cupi. Speriamo in cose migliori. Lusinghiamoci che io possa essere il sopravvissuto»; e la sua domanda alla sua colossale cugina circa i complimenti che Mr. Collins ha appena riferito come fatti da sé stesso a Lady Catherine, «Posso chiedere se queste premurose attenzioni nascono dall'impulso del momento, o sono frutto di studio precedente?». Sono queste le cose che procurano ai lettori di Miss Austen i piacevoli sobbalzi, i deliziosi brividi, che sono provati dai lettori di Swift, di Fielding, e possiamo qui aggiungere, di Thackeray, come non sono provati dai lettori di nessun altro autore inglese di narrativa al di fuori di questi quattro.
La bontà dei personaggi minori di *Orgoglio e Pregiudizio* è già stata accennata, e rende un'analisi dettagliata delle loro bellezze difficile in qualsiasi spazio, e impossibile in questo. Mrs. Bennet vi abbiamo appena sfiorata, e non è facile dire se ella sia più squisitamente divertente o più orribilmente vera. Pressoché lo stesso si può dire di Kitty e Lydia; ma non è ogni autore, anche di genio, che avrebbe differenziato con tanto infallibile perizia gli effetti della stoltezza e della volgarità d'intelletto e d'indole, agenti sulle debolezze comuni della donna, in età così diverse. Con Mary, Miss Austen si è presa un po' meno cura, sebbene sia stata anche più dura con lei; non solo nel testo, ma, come apprendiamo da quegli interessanti appendici tradizionali che ci ha dato Mr. Austen Leigh, condannandola in privato a sposare «uno degli impiegati di Mr. Philips». L'abitudine di copiare e poi rivendere sentenze morali, di suonare e cantare in pubblico troppo a lungo, sono, senza dubbio, cose gravissime e criminali; ma forse la povera Mary fu piuttosto il capro espiatorio dei peccati delle donne bluestocking in quella generazione predichezzata da Fordyce. È in ogni caso difficile non estendere a lei una parte del rispetto e dell'affetto (affetto e rispetto di una specie singolare, certo), con cui si riguarda Mr. Collins, quando trae la morale della caduta di Lydia. Talora vorrei che le esigenze della storia avessero permesso a Miss Austen di unire questi personaggi, e ottenere così insieme un notevole connubio e lenire l'angoscia della povera Mrs. Bennet a proposito del vincolo.
I Bingley, i Gardiner e i Lucas, Miss Darcy e Miss de Bourgh, Jane, Wickham, e gli altri, debbono passare senza speciale commento, salvo l'osservazione che Charlotte Lucas (il suo egregio papà, benché delizioso, sta un pochino al di là della linea fra commedia e farsa) è uno studio meravigliosamente acuto nel grigio di un certo tipo, e che Wickham (sebbene appaia un po' della esitazione di Miss Austen nel trattare i giovani uomini) è un abbozzo non meno notevole nel grigio di un altro tipo. Solo il genio poteva aver fatto di Charlotte ciò che ella è, e tuttavia non sgradevole; di Wickham ciò che egli è, senza investirlo né di un'attrazione donjuanesca da quattro soldi né di una ripugnante canagliaggine. Ma l'eroe e l'eroina non sono tinte da liquidarsi in poche parole.
Darcy mi è sempre sembrato di gran lunga il migliore e il più interessante degli eroi di Miss Austen; l'unico possibile rivale essendo Henry Tilney, la cui parte è così esile e semplice che a mala pena entra in confronto. Talvolta, credo, si è sostenuto che il suo orgoglio sia innaturale dapprima nella sua espressione e poi nel suo cedere, mentre il fatto che s'innamori affatto non è poi così probabile. Anche qui non posso seguire gli oppositori. Il resoconto che Darcy dà del modo in cui il suo orgoglio è stato vezzeggiato è perfettamente razionale e sufficiente; e nulla, psicologicamente parlando, potrebbe essere causa verior della sua improvvisa riconduzione a condizioni sane quanto lo shock del disdegnoso rifiuto di Elizabeth che agisce su una natura ex hypothesi generosa. Nulla nell'intera opera della nostra autrice è più fine e più delicatamente toccato del mutamento del suo contegno all'improvviso incontro nei giardini di Pemberley. Se fosse stato un pallone gonfiato o un bellimbusto, avrebbe potuto essere ancora punto per il rifiuto, o sospettare che la fanciulla fosse venuta a caccia di marito. Il fatto che non sia né l'uno né l'altro è esattamente coerente con i probabili sentimenti di un uomo viziato nel senso comune, ma non davvero guasto nell'indole, e completamente innamorato. Quanto all'essere innamorato, Elizabeth ha dato un'esposizione delle cause di quel fenomeno tanto giusta quanto quella che Darcy ha dato delle condizioni del suo stato non rigenerato, solo che ella, naturalmente, non ha tenuto conto di ciò che era dovuto al suo proprio fascino personale.
Il segreto di quel fascino molti uomini e non poche donne, a partire da Miss Austen stessa, hanno avvertito; e come la maggior parte dei fascini, è una cosa più da sentirsi che da spiegarsi. Elizabeth appartiene naturalmente alla divisione allegro o allegra dell'esercito di Venere. Miss Austen fu sempre fino all'inverosimile avara di descrizioni riguardo alle sue bellezze; e a parte i begli occhi, e un accenno o due che essa aveva comunque a volte un colorito vivace, e non era molto alta, non si sa nulla del suo aspetto. Ma la sua principale differenza dalle altre eroine del tipo vivace sembra risiedere, prima, nell'essere decisamente intelligente — quasi una donna di saldi principî, nel senso migliore di quella parola biasimevole — e, seconda, nell'essere del tutto priva di malanimo, nonostante la sua propensione a stuzzicare e l'asprezza della sua lingua. Elizabeth sa rendere almeno pan per focaccia quando viene attaccata; ma non «graffia» mai, e non attacca mai per prima. Qualche mera vecchiezza di frase e di maniera conferisce a uno o due dei suoi primi discorsi una leggera sfrontatezza, ma ciò non è nulla, e quando ella viene alle cose serie, come nella grande scena della proposta con Darcy (che è, come dev'essere, il climax dell'interesse del libro), e nello scontro finale delle signore con Lady Catherine, è ineccepibile. E poi ella è una fanciulla perfettamente naturale. Non nasconde a sé stessa né a nessun altro che ella risente la prima villana personalità di Darcy con un sentimento altrettanto personale. (A proposito, il rimprovero che le villanie di questo discorso siano esagerate è certamente ingiusto; perché cose dello stesso genere, espresse senza dubbio meno stentatamente ma più grossolanamente, si sarebbero potute udire in più di una sala da ballo proprio in quell'anno dalla bocca di persone che non avrebbero dovuto essere educate peggio di Darcy.) Ed ella lascia che l'offesa fatta a Jane e il disprezzo mostrato al resto della sua famiglia aggravino questo risentimento nel modo più sano di questo mondo.
Eppure tutto ciò non spiega il suo fascino, il quale, prendendo la bellezza come tratto comune a tutte le eroine, può forse consistere nell'aggiunta alla sua vivacità, al suo spirito, al suo affettuoso e naturale carattere, di una certa intrepidezza molto rara nelle eroine del suo tipo e della sua età. Quasi tutte sarebbero state in un muto timore riverenziale del magnifico Darcy; quasi tutte sarebbero state palpitanti e agitate all'idea di proposte, anche biasimevoli, da parte dell'affascinante Wickham. Elizabeth, senza nulla di offensivo, nulla di virago, nulla della «Nuova Donna» addosso, ha per natura ciò che le migliori donne moderne (non «nuove») hanno per educazione ed esperienza: una perfetta libertà dall'idea che tutti gli uomini possano farle prepotenza se vogliono, e che la maggior parte se la porterebbero via se potesse. Sebbene non sia per nulla «impudente e mascolinmente cresciuta», non ha una mera sensibilità, una sdolcinatura nauseante addosso. La forma di passione comune e verosimile ai giorni di Miss Austen era così invariabilmente legata alla manifestazione dell'una o dell'altra, o di entrambe queste qualità, ch'ella non ha fatto Elizabeth esteriormente appassionata. Ma io, almeno, non ho il minimo dubbio che ella avrebbe sposato Darcy con altrettanta volontà senza Pemberley come con Pemberley, e chiunque sappia leggere tra le righe non troverà le conversazioni degli amanti nei capitoli finali così frigide come sarebbero potute sembrare ai Della Crusca dei loro stessi tempi, e forse sembrano ai Della Crusca di questo.
E, dopo tutto, a che giova cercare la ragione del fascino? — esso è lì. Ci sarebbe stato più buon senso nel triste esercizio meccanico di determinare la ragione della sua assenza dove esso non è. Nei romanzi degli ultimi cento anni vi sono moltissime giovani signore con le quali potrebbe essere un piacere innamorarsi; ve ne sono almeno cinque con le quali, a quanto mi sembra, nessun uomo di gusto e di spirito può evitare di farlo. I loro nomi sono, in ordine cronologico, Elizabeth Bennet, Diana Vernon, Argemone Lavington, Beatrix Esmond e Barbara Grant. Io sarei stato più innamorato di Beatrix e di Argemone; avrei, credo, per la sola occasionale compagnia, preferito Diana e Barbara. Ma, per viverci insieme e per sposarla, non saprei dire che alcuna delle quattro possa competere con Elizabeth.
GEORGE SAINTSBURY.
PAGINA
Frontespizio iv
Frontespizio v
Dedica vii
Intestazione della Prefazione ix
Intestazione dell'Elenco delle Illustrazioni xxv
Intestazione del Capitolo I. 1
«Venne per vedere il posto» 2
Il signor e la signora Bennet 5
«Spero che Mr. Bingley sarà di gradimento» 6
«Sono io la più alta» 9
«Cavalcava un cavallo nero» 10
«Quando il gruppo entrò» 12
«È passabile» 15
Intestazione del Capitolo IV. 18
Intestazione del Capitolo V. 22
«Senza aprire una sola volta le labbra» 24
Finalino del Capitolo V. 26
Intestazione del Capitolo VI. 27
«Le preghiere di parecchi» 31
«Un biglietto per Miss Bennet» 36
«Favorevoli presagi» 40
«Arrivò il farmacista» 43
«Coprendo un paravento» 45
«La signora Bennet e le sue due figlie più piccole» 53
Intestazione del Capitolo X. 60
«No, no; restate dove siete» 67
«Attizzando il fuoco» 69
Intestazione del Capitolo XII. 75
Intestazione del Capitolo XIII. 78
Intestazione del Capitolo XIV. 84
«Dichiarò di non leggere mai romanzi» 87
Intestazione del Capitolo XV. 89
Intestazione del Capitolo XVI. 95
«Gli ufficiali del ----shire» 97
«Liete di rivedere la loro cara amica» 108
Intestazione del Capitolo XVIII. 113
«Un ballo così assai superiore non si vede spesso» 118
«Per assicurarvelo nel linguaggio più animato» 132
Intestazione del Capitolo XX. 139
«Entrarono nella sala della colazione» 143
Intestazione del Capitolo XXI. 146
«Tornò indietro con loro» 148
Intestazione del Capitolo XXII. 154
«Tanto amore e tanta eloquenza» 156
«Affermò di doversi del tutto sbagliare» 161
«Ogni volta che ella parlava a bassa voce» 166
Intestazione del Capitolo XXIV. 168
Intestazione del Capitolo XXV. 175
«Offese due o tre giovinette» 177
«Volete venire a trovarmi?» 181
«Sulle scale» 189
«Alla porta» 194
«In conversazione con le signore» 198
«Lady Catherine,» diss'ella, «mi avete dato un tesoro» 200
Intestazione del Capitolo XXX. 209
«Non mancava mai di informarli» 211
«I gentiluomini lo accompagnarono» 213
Intestazione del Capitolo XXXI. 215
Intestazione del Capitolo XXXII. 221
«Accompagnate dalla loro zia» 225
«Alzando lo sguardo» 228
Intestazione del Capitolo XXXIV. 235
«Sentendosi chiamare» 243
Intestazione del Capitolo XXXVI. 253
«Incontrandosi per caso in città» 256
«Il suo inchino di commiato» 261
«Dawson» 263
«L'elevazione dei suoi sentimenti» 267
«Avevano dimenticato di lasciare qualunque messaggio» 270
«Come siamo piacevolmente stipati!» 272
Intestazione del Capitolo XL. 278
«Sono decisa a non parlarne mai più» 283
«Quando il reggimento del Colonnello Miller partì» 285
«Corteseggiando teneramente» 290
L'arrivo dei Gardiner 294
«Congetturando sulla data» 301
Intestazione del Capitolo XLIV. 318
«Per rendersi gradita a tutti» 321
«Impegnate dal fiume» 327
Intestazione del Capitolo XLVI. 334
«Non ho un istante da perdere» 339
«Il primo gradito pegno del loro benvenuto» 345
La Posta 359
«Al quale ho riferito l'accaduto» 363
Intestazione del Capitolo XLIX. 368
«Ma forse vi piacerebbe leggerlo» 370
«Le vecchie signore maligne» 377
«Con un affettuoso sorriso» 385
«Sono sicura che non ascoltò» 393
«Mr. Darcy con lui» 404
«Jane per caso si voltò» 415
«La signora Long e le sue nipoti» 420
«Lizzy, mia cara, voglio parlarti» 422
Intestazione del Capitolo LVI. 431
«Dopo un breve sguardo» 434
«Ma ora viene fuori» 442
«Gli sforzi di sua zia» 448
«Incappace di articolare una sillaba» 457
«L'ossequiosa cortesia» 466
Intestazione del Capitolo LXI. 472
La Fine 476
È una verità universalmente riconosciuta che un uomo single in possesso di una buona fortuna debba essere in cerca di una moglie.
Per quanto poco siano noti i sentimenti o le intenzioni di un tale uomo al suo primo entrare in un vicinato, questa verità è così ben fissata nella mente delle famiglie circostanti ch'egli viene considerato come la legittima proprietà di qualcuna o qualc'altra delle loro figlie.
«Mio caro Mr. Bennet,» gli disse un giorno la sua signora, «avete sentito che Netherfield Park è stata affittata finalmente?»
Mr. Bennet rispose che non l'aveva sentito.
«Ma lo è,» riprese ella; «perché Mrs. Long è stata qui proprio ora, e mi ha raccontato ogni cosa.»
Mr. Bennet non rispose nulla.
«Non volete sapere chi l'ha presa?» gridò la moglie, impaziente.
«Voi volete dirmelo, e io non ho alcuna obiezione ad ascoltarlo.»
]
Fu un invito sufficiente.
«Ebbene, mio caro, dovete sapere che Mrs. Long dice che Netherfield è stata presa da un giovane uomo di grande fortuna, del nord dell'Inghilterra; che venne lunedì con una carrozza a quattro per vedere il posto, e ne fu così incantato che si accordò subito con Mr. Morris; che ne prenderà possesso prima di San Michele, e che parte della sua servitù sarà in casa per la fine della settimana ventura.»
«Come si chiama?»
«Bingley.»
«È ammogliato o scapolo?»
«Oh, scapolo, mio caro, è naturale! Un uomo scapolo di grande fortuna; quattromila o cinquemila sterline l'anno. Che bella cosa per le nostre fanciulle!»
«In che modo? come potrebbe riguardarle?»
«Mio caro Mr. Bennet,» replicò la moglie, «come potete essere così seccante? Dovete sapere che sto pensando che possa sposare una di loro.»
«È questo il suo proposito nel venire a stabilirsi qui?»
«Proposito? Sciocchezze, come potete parlare così! Ma è molto probabile che possa innamorarsi di una di loro, e perciò dovete fargli visita appena arriva.»
«Non ne vedo la necessità. Potete andarci voi e le ragazze — oppure potete mandarci loro da sole, il che forse sarà anche meglio; poiché, siccome siete bella quanto qualsiasi di loro, Mr. Bingley potrebbe preferire voi fra tutte.»
«Mio caro, mi lusingate. Ho avuto certamente la mia parte di bellezza, ma non pretendo d'essere nulla di straordinario, adesso. Quando una donna ha cinque figlie già cresciute, dovrebbe smettere di pensare alla propria bellezza.»
«In questi casi, una donna non ha spesso molta bellezza a cui pensare.»
«Ma, mio caro, dovete proprio andare a vedere Mr. Bingley quando verrà nel vicinato.»
«È più di quanto io mi impegni ad assicurarvi.»
«Ma pensate alle vostre figlie. Pensate soltanto quale stabilimento sarebbe per una di loro. Sir William e Lady Lucas sono decisi ad andarci, solo per questo; in genere, lo sapete, non fanno visita ai nuovi venuti. Davvero dovete andarci, perché sarà impossibile per noi fargli visita, se non lo fate voi.
«Siete eccessivamente scrupoloso, di certo. Oserei dire che Mr. Bingley sarà molto lieto di vedervi; e io vi manderò due righe per assicurargli il mio cordiale consenso a che egli sposi chiunque egli scelga fra le ragazze — sebbene io debba mettere una buona parola per la mia piccola Lizzy.»
«Desidero che non facciate nulla di simile. Lizzy non è minimamente superiore alle altre: e sono certa che non è neanche la metà di bella come Jane, né la metà di buona come Lydia. Ma voi siete sempre a darle la preferenza.»
«Nessuna di loro ha molto per raccomandarsi,» rispose lui: «sono tutte sciocche e ignoranti come le altre ragazze; ma Lizzy ha qualcosa di più di vivacità rispetto alle sorelle.»
«Mr. Bennet, come potete parlar così male delle vostre stesse figlie? Vi dilettate a tormentarmi. Non avete compassione dei miei poveri nervi.»
«Mi fraintendete, mia cara. Ho un grande rispetto per i vostri nervi. Sono miei vecchi amici. Vi ho sentito menzionarli con considerazione per almeno questi venti anni.»
«Ah, voi non sapete ciò che io soffro.»
«Ma spero che ve ne farete una ragione, e vivrete abbastanza da vedere molti giovani uomini di quattromila sterline l'anno venire nel vicinato.»
«Non ci servirà a nulla, se anche ne venissero venti, poiché voi non li visiterete.»
«Contateci, mia cara, che quando ve ne saranno venti, li visiterò tutti.»
Mr. Bennet era un tale miscuglio singolare di pronta intelligenza, umore sarcastico, riservatezza e capriccio, che l'esperienza di ventitré anni era stata insufficiente a far sì che sua moglie comprendesse il suo carattere. La mente di lei era meno difficile da penetrare. Era una donna di scarsa intelligenza, di poca cultura e di umore instabile. Quando era scontenta, immaginava d'essere nervosa. L'affare della sua vita era di maritare le figlie: la sua consolazione era le visite e le novità.
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CAPITOLO II.
Mr. Bennet fu tra i primi a far visita a Mr. Bingley. Aveva sempre avuto intenzione di fargli visita, sebbene sino alla fine assicurasse sempre a sua moglie che non ci sarebbe andato; e sino alla sera dopo che la visita fu fatta, ella non ne ebbe alcuna conoscenza. Fu allora svelata nel modo seguente. Osservando la sua seconda figlia intenta a guarnire un cappello, a un tratto le si rivolse con,—
«Spero che Mr. Bingley sarà di gradimento, Lizzy.»
«Noi non siamo in grado di sapere ciò che piace a Mr. Bingley,» disse sua madre, risentita, «dal momento che non dobbiamo fargli visita.»
«Ma dimenticate, mamma,» disse Elizabeth, «che lo incontreremo ai balli, e che Mrs. Long ha promesso di presentarlo.»
«Non credo che Mrs. Long farà nulla di simile. Ha due nipoti sue. È una donna egoista e ipocrita, e non ho alcuna opinione di lei.»
«Non ne ho più di me,» disse Mr. Bennet; «e mi fa piacere constatare che non fate assegnamento sul fatto che ella vi serva.»
La signora Bennet non si degnò di rispondere; ma, incapace di contenersi, cominciò a sgridare una delle figlie.
«Non continuare a tossire così, Kitty, per amor del cielo! Abbi un po' di compassione dei miei nervi. Li fai a pezzi.»
«Kitty non ha discrezione nei suoi colpi di tosse,» disse il padre; «li sceglie male i tempi.»
«Non tossisco per mio divertimento,» replicò Kitty, stizzita. «Quando sarà il tuo prossimo ballo, Lizzy?»
«Fra quindici giorni.»
«Sì, è così,» gridò la madre, «e Mrs. Long non torna fino al giorno prima; così, sarà impossibile per lei presentarlo, perché non lo conoscerà neanche lei.»
«Allora, mia cara, potrete avere il vantaggio della vostra amica, e presentare voi Mr. Bingley a lei.»
«Impossibile, Mr. Bennet, impossibile, quando non sono io stessa a conoscerlo; come potete essere così tormentoso?»
«Onoro la vostra circospezione. Una conoscenza di quindici giorni è certamente ben poca. Non si può sapere come un uomo sia veramente alla fine di quindici giorni. Ma se noi non ci avventuriamo, qualcun altro lo farà; e dopo tutto, Mrs. Long e le sue nipoti devono correre la loro sorte; e, perciò, dal momento che ella penserà che sia un atto di gentilezza, se voi declinate l'incarico, lo prenderò io stesso.»
Le fanciulle fissarono il padre. La signora Bennet disse soltanto: «Sciocchezze, sciocchezze!»
«Che cosa può significare quella esclamazione tanto enfatica?» gridò lui. «Considerate forse le forme della presentazione, e l'enfasi che vi si pone, come sciocchezze? Non posso del tutto essere d'accordo con voi su questo. Che cosa ne dici, Mary? Poiché tu sei una giovane signora di profonda riflessione, lo so, e leggi grandi libri, e fai estratti.»
Mary avrebbe voluto dire qualcosa di molto sensato, ma non sapeva come.
«Mentre Mary sta ordinando le sue idee,» continuò lui, «torniamo a Mr. Bingley.»
«Sono stufa di Mr. Bingley,» gridò sua moglie.
«Mi rincresce di sentirvelo dire; ma perché non me l'avete detto prima? Se l'avessi saputo stamattina, certamente non gli avrei fatto visita. È una vera sfortuna; ma poiché in effetti ho già fatto la visita, non possiamo più sottrarci alla conoscenza.»
Lo stupore delle signore fu proprio ciò che lui desiderava — quello della signora Bennet forse superiore a ogni altro; sebbene, quando il primo tumulto di gioia fu passato, ella cominciasse a dichiarare che era proprio ciò che s'era aspettata dal principio.
«Come siete stato buono, mio caro Mr. Bennet! Ma sapevo che vi avrei persuaso alla fine. Ero sicura che amavate troppo le vostre fanciulle per trascurare una tale conoscenza. Bene, quanto sono contenta! Ed è anche un così bellissimo scherzo, che siate andato stamattina, senza dire una parola fino ad ora.»
«Ora, Kitty, puoi tossire quanto ti pare,» disse Mr. Bennet; e, così dicendo, uscì dalla stanza, stanco delle estasi di sua moglie.
«Che padre eccellente avete, fanciulle,» disse lei, quando la porta fu chiusa. «Non so come potrete mai ricompensarlo della sua bontà; né me, del resto. Alla nostra età, non è poi così piacevole, vi dico, fare nuove conoscenze ogni giorno; ma per amor vostro faremmo qualsiasi cosa. Lydia, amor mio, sebbene tu sia la più giovane, oso dire che Mr. Bingley ballerà con te al prossimo ballo.»
«Oh,» disse Lydia, con baldanza, «non ho paura; perché, sebbene io sia la più giovane, sono io la più alta.»
Il resto della serata fu speso nel congetturare quando mai egli avrebbe ricambiato la visita a Mr. Bennet, e nel decidere quando lo si dovesse invitare a pranzo.
CAPITOLO III.
Ma non tutto ciò che la signora Bennet, con l'aiuto delle sue cinque figlie, poté chiedere in proposito, bastò a strappare al marito una descrizione soddisfacente di Mr. Bingley. Lo assalirono in vari modi, con domande sfacciate, supposizioni ingegnose, e remote congetture; ma egli eluse l'abilità di tutte quante; e alla fine esse furono obbligate ad accettare le informazioni di seconda mano della loro vicina, Lady Lucas. Il suo resoconto fu oltremodo favorevole. Sir William era rimasto incantato di lui. Era giovanissimo, meravigliosamente bello, estremamente simpatico, e, per coronare il tutto, intendeva essere al prossimo ballo con una grande comitiva. Nulla poteva essere più delizioso! Essere appassionato del ballo era un passo sicuro verso l'innamorarsi; e si nutrirono speranze vivacissime sul cuore di Mr. Bingley.
«Se riesco a vedere una delle mie figlie felicemente sistemata a Netherfield,» disse la signora Bennet al marito, «e tutte le altre ugualmente ben maritate, non avrò più nulla da desiderare.»
In pochi giorni Mr. Bingley ricambiò la visita a Mr. Bennet, e si trattenne circa dieci minuti con lui nella sua biblioteca. Aveva nutrito la speranza di essere ammesso a uno sguardo delle giovinette signore, di cui aveva sentito molto lodare la bellezza; ma vide solo il padre. Le signore furono un po' più fortunate, poiché ebbero il vantaggio di accertare, da una finestra del piano di sopra, che egli indossava un abito blu e montava un cavallo nero.
Poco dopo fu spedito un invito a cena; e già la signora Bennet aveva disposto il menù che avrebbe fatto onore alla sua abilità di padrona di casa, quando giunse una risposta che rimandava ogni cosa. Mr. Bingley era costretto a recarsi in città il giorno seguente, e di conseguenza impossibilitato ad accettare l'onore del loro invito, eccetera. La signora Bennet ne rimase assai contrariata. Non riusciva a immaginare quali affari potessero richiamarlo in città così poco dopo il suo arrivo nello Hertfordshire; e cominciò a temere che intendesse svolazzare in eterno da un luogo all'altro, senza mai fissarsi a Netherfield come avrebbe dovuto. Lady Lucas acquietò in parte i suoi timori suggerendo l'idea che egli
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fosse andato a Londra unicamente per radunare un folto gruppo per il ballo; e subito si sparse la voce che Mr. Bingley avrebbe condotto con sé al raduno dodici dame e sette gentiluomini. Le ragazze si rammaricarono per un numero così grande di dame; ma vennero confortate, alla vigilia del ballo, dalla notizia che, invece di dodici, ne aveva portate da Londra soltanto sei, vale a dire le sue cinque sorelle e una cugina. E quando il gruppo entrò nella sala del raduno, si componeva in tutto di sole cinque persone: Mr. Bingley, le sue due sorelle, il marito della maggiore e un altro giovane.
Mr. Bingley era di bell'aspetto e distinto: aveva un volto piacevole e modi disinvolti e senza affettazione. Le sue sorelle erano donne eleganti, con un'aria di evidente buon gusto. Suo cognato, Mr. Hurst, aveva solo l'aria del gentiluomo; ma il suo amico Mr. Darcy richiamò ben presto l'attenzione della sala per la sua figura alta e slanciata, i tratti attraenti, il portamento signorile, e per la notizia, che si sparse generalmente entro cinque minuti dal suo ingresso, che possedeva diecimila sterline di rendita annua. I gentiluomini lo dichiararono un bellissimo esemplare d'uomo; le dame proclamarono che era assai più bello di Mr. Bingley, e fu guardato con grande ammirazione per circa mezza serata, finché i suoi modi non provocarono un tale disgusto da invertire la marea della sua popolarità; perché si scoprì che era superbo, che si sentiva superiore alla compagnia e superiore al compiacersi di essa; e nemmeno tutta la sua vasta tenuta nel Derbyshire poté salvarlo dall'avere un volto oltremodo scoraggiante e sgradevole, e dall'essere immeritevole di essere paragonato al suo amico.
Mr. Bingley si era ben presto fatto conoscere da tutte le persone più in vista della sala: era vivace e aperto, ballò ogni ballo, si rammaricò che la serata si concludesse così presto, e parlò di organizzarne una lui stesso a Netherfield. Qualità così amabili dovevano parlare da sé. Che contrasto tra lui e il suo amico! Mr. Darcy ballò solo una volta con Mrs. Hurst e una volta con Miss Bingley, rifiutò di essere presentato a qualsiasi altra dama, e trascorse il resto della serata passeggiando per la sala, scambiando ogni tanto qualche parola con qualcuno del suo gruppo. Il suo carattere fu definito. Era l'uomo più superbo e più sgradevole del mondo, e tutti sperarono che non tornasse mai più. Tra i suoi più accaniti detrattori vi era Mrs. Bennet, la cui avversione per il suo comportamento generale si era acuita in particolare risentimento perché egli aveva dimostrato disprezzo per una delle sue figlie.
Elizabeth Bennet era stata costretta, per la scarsità di gentiluomini, a sedersi durante due balli; e per parte di quel tempo, Mr. Darcy era rimasto abbastanza vicino da consentirle di sentire una conversazione tra lui e Mr. Bingley, che si era allontanato dal ballo per qualche minuto per invitare l'amico a prendervi parte.
«Forza, Darcy» disse, «devi ballare. Detesto vederti star qui in piedi tutto solo in questo modo stupido. Faresti molto meglio a ballare.»
«Non ne ho affatto intenzione. Sai quanto lo detesti, a meno che la mia dama non mi sia particolarmente familiare. A un raduno come questo, sarebbe insopportabile. Le tue sorelle sono già impegnate, e non c'è un'altra donna nella sala con la quale non sarebbe per me un castigo mettermi in piedi.»
«Non sarei così schizzinoso come te» esclamò Bingley, «nemmeno per un regno! In vita mia non ho mai incontrato tante ragazze piacevoli quante ne ho viste questa sera; e parecchie di loro, come vedi, sono insolitamente graziose.»
«Stai ballando con l'unica ragazza bella della sala» disse Mr. Darcy, guardando la maggiore delle Miss Bennet.
«Oh, è la creatura più bella che io abbia mai contemplato! Ma c'è una delle sue sorelle, seduta proprio dietro di te, che è molto graziosa, e oso dire molto amabile. Lascia che chieda alla mia dama di presentarti.»
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«A quale ti riferisci?» e voltandosi, guardò per un istante Elizabeth; poi, incontrando i suoi occhi, distolse i propri, e disse freddamente: «È passabile, ma non abbastanza bella da tentarmi; e non sono affatto dell'umore, al momento, di dare importanza a giovinette che vengono trascurate da altri uomini. Faresti meglio a tornare dalla tua dama e a goderti i suoi sorrisi, perché stai perdendo tempo con me.»
Mr. Bingley seguì il consiglio. Mr. Darcy si allontanò; ed Elizabeth rimase con sentimenti assai poco cordiali verso di lui. Tuttavia raccontò l'episodio con grande vivacità alle sue amiche; poiché aveva un'indole briosa e giocherellona, che si dilettava di tutto ciò che era ridicolo.
La serata trascorse nel complesso in modo gradevole per l'intera famiglia. Mrs. Bennet aveva visto la sua figlia maggiore molto ammirata dal gruppo di Netherfield. Mr. Bingley aveva ballato con lei due volte, ed ella era stata distinta dalle sue sorelle. Jane ne era gratificata quanto sua madre avrebbe potuto desiderare, sebbene in modo più pacato. Elizabeth condivideva la gioia di Jane. Mary si era sentita menzionare a Miss Bingley come la ragazza più compita del vicinato; e Catherine e Lydia erano state abbastanza fortunate da non restare mai senza cavalieri, che era poi la sola cosa che, per il momento, si erano abituate a desiderare a un ballo. Tornarono dunque di buon umore a Longbourn, il villaggio in cui abitavano, e di cui erano gli abitanti principali. Trovarono Mr. Bennet ancora sveglio. Con un libro in mano, egli non si curava del tempo; e in quella circostanza nutriva una viva curiosità circa l'esito di una serata che aveva destato così splendide aspettative. Aveva anzi sperato che tutte le aspettative di sua moglie sullo sconosciuto andassero deluse; ma si accorse ben presto di avere una storia ben diversa da ascoltare.
«Oh, mio caro Mr. Bennet» disse, entrando nella stanza, «abbiamo avuto una serata deliziosa, un ballo eccellente. Vorrei che tu fossi stato presente. Jane è stata tanto ammirata, niente potrebbe eguagliare la sua figura. Tutti hanno detto come fosse bella; e Mr. Bingley l'ha trovata proprio bella, e ha ballato con lei due volte. Pensa un po', caro mio: ha ballato con lei due volte; ed era l'unica creatura nella sala con cui abbia chiesto un secondo ballo. Per prima cosa, ha invitato Miss Lucas. Ero così esasperata di vederlo alzarsi con lei; ma, del resto, non l'ammirava affatto; davvero, nessuno può ammirarla, lo sai; e invece è sembrato colpito da Jane mentre scendeva la fila del ballo. Così ha chiesto chi fosse, si è fatto presentare, e l'ha invitata per i due balli successivi. Poi, il terzo e il quarto li ha ballati con Miss King, il quinto e il sesto con Maria Lucas, il settimo e l'ottovo di nuovo con Jane, il nono e il decimo con Lizzy, e il Boulanger...»
«Se avesse avuto un po' di compassione per me» interruppe il marito con impazienza, «non avrebbe ballato nemmeno la metà! Per amor del cielo, non parlare più delle sue dame. Oh, che si fosse slogato una caviglia al primo ballo!»
«Oh, mio caro» continuò Mrs. Bennet, «sono proprio entusiasta di lui. È così straordinariamente bello! e le sue sorelle sono donne incantevoli. Non ho mai visto in vita mia nulla di più elegante dei loro abiti. Scommetto che il merletto sulla veste di Mrs. Hurst...»
Qui fu di nuovo interrotta. Mr. Bennet protestò contro qualsiasi descrizione di eleganze. Ella fu dunque costretta a cercare un altro ramo del discorso, e raccontò, con molto veleno e una certa esagerazione, la sconvolgente villania di Mr. Darcy.
«Ma posso assicurarti» aggiunse, «che Lizzy non perde granché a non piacergli; perché è un uomo oltremodo sgradevole, orribile, che non vale affatto la pena di compiacere. Così altero e così presuntuoso, che era impossibile sopportarlo! Passeggiava di qua, passeggiava di là, immaginandosi così importante! Non abbastanza bello da ballarci! Vorrei che tu fossi stato lì, mio caro, per dargli qualcuna delle tue lezioni. Lo detesto proprio, quell'uomo.»
CAPITOLO IV.
Quando Jane ed Elizabeth furono sole, la prima, che in precedenza era stata cauta nel lodare Mr. Bingley, espresse alla sorella quanto lo ammirasse.
«È proprio come dovrebbe essere un giovane» disse, «sensato, di buon umore, vivace; e non ho mai visto modi così felici! tanta disinvoltura, con un'educazione così perfetta!»
«È anche bello» rispose Elizabeth, «il che un giovane dovrebbe essere altresì, se possibile. Il suo ritratto è così completo.»
«Mi ha fatto un grande complimento chiedendomi di ballare una seconda volta. Non me l'aspettavo.»
«Tu no? Io sì, per te. Ma è questa una delle grandi differenze tra noi. I complimenti ti colgono sempre di sorpresa, me mai. Cosa c'è di più naturale che ti chiedesse di nuovo? Non poteva non vedere che eri circa cinque volte più graziosa di qualsiasi altra donna nella sala. Non è merito della sua galanteria. In ogni modo, è certo molto piacevole, e ti do il permesso di apprezzarlo. Hai apprezzato persone ben più sciocche.»
«Cara Lizzy!»
«Oh, sai che sei sempre troppo pronta, tu, ad apprezzare la gente in generale. Non scorgi mai un difetto in nessuno. Tutto il mondo è buono e gradevole ai tuoi occhi. Non ti ho mai sentito parlar male di un essere umano in vita mia.»
«Non vorrei essere precipitosa nel censurare chicchessia; ma dico sempre ciò che penso.»
«Lo so che lo fai: ed è proprio questo che fa meraviglia. Con il tuo buon senso, essere così onestamente cieca alle follie e alle sciocchezze degli altri! L'affettazione di candore è fin troppo comune; la si incontra ovunque. Ma essere candidi senza ostentazione né intenzione — prendere il lato buono del carattere di ciascuno e farlo apparire ancora migliore, e non dire nulla del cattivo — è qualcosa che appartiene solo a te. E così, ti piacciono anche le sorelle di quest'uomo, vero? I loro modi non sono pari ai suoi.»
«Decisamente non lo sono, all'inizio; ma sono donne molto piacevoli quando si conversa con loro. Miss Bingley vivrà con suo fratello e governerà la sua casa; e mi sbaglierei di grosso se non vi trovassimo una vicina davvero incantevole.»
Elizabeth ascoltò in silenzio, ma non ne fu persuasa: il loro comportamento al raduno non era stato tale da piacere in generale; e con una maggiore acutezza di osservazione e una minore docilità di carattere rispetto alla sorella, e con un giudizio, inoltre, non sviato da alcuna attenzione rivolta a sé, era ben poco disposta ad approvarle. Erano, in effetti, delle dame molto alla moda; non prive di buon umore quando erano di buon umore, né della capacità di essere gradevoli quando lo volevano; ma erano superbe e presuntuose. Erano piuttosto belle; erano state educate in uno dei migliori collegi privati della città; disponevano di ventimila sterline di patrimonio; erano avvezze a spendere più di quanto sarebbe stato opportuno, e a frequentare persone di rango; e si ritenevano quindi, sotto ogni aspetto, autorizzate a pensare bene di sé e male degli altri. Venivano da una famiglia rispettabile del nord dell'Inghilterra; una circostanza impressa nella loro memoria più profondamente del fatto che la fortuna del fratello e la loro fossero state acquisite con il commercio.
Mr. Bingley aveva ereditato dal padre un patrimonio di quasi centomila sterline; il padre aveva avuto l'intenzione di acquistare una tenuta, ma non aveva fatto in tempo. Mr. Bingley nutriva la stessa intenzione, e talvolta indicava quale contea avesse scelto; ma, poiché disponeva ora di una buona casa e della libertà di un feudo, molti di coloro che conoscevano bene la sua indole indulgente dubitavano che potesse trascorrere il resto dei suoi giorni a Netherfield, lasciando alla generazione successiva il compito di acquistare.
Le sue sorelle desideravano ardentemente che avesse una tenuta sua; ma sebbene egli si fosse stabilito, per il momento, solo come inquilino, Miss Bingley non era affatto contraria a presiedere alla sua tavola; né Mrs. Hurst, che aveva sposato un uomo di maggior rango che di fortuna, era meno incline a considerare la sua casa come propria quando le faceva comodo. Mr. Bingley non aveva ancora compiuto due anni dalla maggiore età, quando fu indotto, da una raccomandazione casuale, a visitare Netherfield House. La visitò, e la perlustrò, per mezz'ora; ne apprezzò la posizione e le stanze principali, si ritenne soddisfatto da ciò che il proprietario disse in sua lode, e la prese immediatamente.
Tra lui e Darcy vi era una saldissima amicizia, malgrado una grande opposizione di carattere. Bingley si era reso caro a Darcy per la dolcezza, l'apertura e la duttilità del suo temperamento, sebbene nessun'altra disposizione potesse offrire un contrasto maggiore con la sua, e sebbene con la propria egli non sembrasse mai scontento. In virtù della stima di Darcy, Bingley nutriva la più ferma fiducia, e della sua capacità di giudizio la più alta opinione. Per intelligenza, Darcy era il superiore. Bingley non ne era affatto privo; ma Darcy era brillante. Era, al contempo, altero, riservato e schizzinoso; e i suoi modi, sebbene beneducati, non erano invitanti. Sotto questo aspetto, il suo amico godeva di un grande vantaggio. Bingley era sicuro di piacere ovunque apparisse; Darcy offendeva continuamente.
Il modo in cui parlavano del raduno di Meryton fu sufficientemente rivelatore. Bingley non aveva mai incontrato persone più amabili o ragazze più graziose in vita sua; tutti erano stati con lui gentilissimi e pieni di attenzioni; non c'era stata formalità, nessun irrigidimento; si era subito sentito in confidenza con tutti nella sala; e quanto a Miss Bennet, non avrebbe potuto immaginare un angelo più bello. Darcy, al contrario, aveva visto un'accolita di persone in cui vi era poca bellezza e nessuna eleganza, per nessuna delle quali aveva provato il benché minimo interesse, e da nessuna aveva ricevuto né attenzione né piacere. Miss Bennet riconobbe che era graziosa; ma sorrideva troppo.
Mrs. Hurst e sua sorella concessero che fosse così; ma cionondimeno la ammiravano e la trovavano di loro gusto, e la dichiararono una ragazza dolce, e tale che non avrebbero avuto obiezioni a conoscere meglio. Miss Bennet fu dunque stabilita come una ragazza dolce; e loro fratello si ritenne autorizzato da una tale lode a pensare di lei come meglio gli aggradava.
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CAPITOLO V.
A breve distanza a piedi da Longbourn viveva una famiglia con cui i Bennet erano in particolare intimità. Sir William Lucas era stato in passato mercante a Meryton, dove aveva raggranellato un discreto patrimonio, ed era salito all'onore del cavalierato grazie a un indirizzo al re durante il suo mandato di sindaco. La distinzione era stata forse troppo fortemente avvertita. Gli aveva ispirato un'avversione per i suoi affari e per la sua residenza in una piccola cittadina di mercato; e, abbandonando gli uni e l'altra, si era trasferito con la famiglia in una casa a circa un miglio da Meryton, denominata da quel periodo Lucas Lodge; dove poteva compiacersi del proprio rilievo e, libero da vincoli d'affari, occuparsi unicamente di essere cortese con il mondo intero. Poiché, sebbene inorgoglito dal suo rango, ciò non lo aveva reso sussiegoso; al contrario, era tutto premure verso chiunque. Di naturainoffensivo, amichevole e compiacente, la sua presentazione a corte lo aveva reso garbato.
Lady Lucas era una donna molto buona e gentile, non troppo intelligente per essere una vicina preziosa per Mrs. Bennet. Avevano parecchi figli. La maggiore, una giovane donna sensata e intelligente, sui ventisette anni, era l'amica intima di Elizabeth.
Che le Miss Lucas e le Miss Bennet si incontrassero per discutere di un ballo era assolutamente necessario; e il mattino dopo il raduno portò le prime a Longbourn per ascoltare e riferire.
«Avete cominciato bene la serata, Charlotte» disse Mrs. Bennet, con civile autocontrollo, a Miss Lucas. «Siete stata la prima scelta di Mr. Bingley.»
«Sì; ma sembrava gradire di più la sua seconda.»
«Oh, volete dire Jane, suppongo, perché ha ballato con lei due volte. Certo, sembrava proprio che l'ammirasse — anzi, tendo a credere di sì — ho sentito qualcosa in proposito — ma non so bene cosa — qualcosa a proposito di Mr. Robinson.»
«Forse vi riferite a ciò che ho udito per caso tra lui e Mr. Robinson: non ve l'ho già riferito? Mr. Robinson gli chiese come trovasse i nostri raduni di Meryton, e se non pensasse che ci fossero molte donne graziose nella sala, e quale gli sembrasse la più graziosa; ed egli rispose subito all'ultima domanda: "Oh, la maggiore delle Miss Bennet, senza dubbio: non possono esserci due opinioni su questo punto."»
«In fede mia! Be', è stata una risposta davvero decisa — sembra proprio che — ma, del resto, potrebbe non concludere nulla, si sa.»
«I miei orecchi indiscreti erano più interessanti dei tuoi, Eliza» disse Charlotte. «Mr. Darcy non vale quanto il suo amico, vero? Povera Eliza! essere solo appena passabile.»
«Ti prego di non mettere in testa a Lizzy di lasciarsi tormentare dalla sua scortesia, perché è un uomo così sgradevole che sarebbe una vera sfortuna essere da lui apprezzata. Mrs. Long mi ha detto ieri sera che gli sedette accanto per mezz'ora senza mai aprir bocca.»
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«Ne siete proprio sicura, signora? Non c'è un piccolo errore?» disse Jane. «Io ho certo visto Mr. Darcy parlarle.»
«Sì, perché alla fine lei gli chiese come trovasse Netherfield, ed egli non poté fare a meno di risponderle; ma lei disse che sembrava molto irritato per essere stato interpellato.»
«Miss Bingley mi ha detto» disse Jane «che lui non parla mai molto, se non tra le sue conoscenze più intime. Con loro è straordinariamente gradevole.»
«Non credo a una sola parola, mia cara. Se fosse stato così gradevole, avrebbe parlato con Mrs. Long. Ma posso immaginare come andò; tutti dicono che è roso dalla superbia, e oso dire che aveva sentito in qualche modo che Mrs. Long non tiene una carrozza, ed era dovuta venire al ballo con una vettura di piazza.»
«Non mi importa che non abbia parlato con Mrs. Long» disse Miss Lucas, «ma avrei voluto che avesse ballato con Eliza.»
«Un'altra volta, Lizzy» disse sua madre «non ballerei con lui, se fossi in te.»
«Credo, signora, di potervi promettere tranquillamente che non ballerò mai con lui.»
«La sua superbia» disse Miss Lucas «non mi offende quanto la superbia spesso fa, perché vi è una giustificazione. Non ci si può meravigliare che un giovane così bello, con famiglia, fortuna, ogni cosa a suo favore, abbia di sé un'alta opinione. Se mi è lecito esprimermi così, ha il diritto di essere superbo.»
«È molto vero» replicò Elizabeth, «e potrei facilmente perdonare la sua superbia, se non avesse mortificato la mia.»
«La superbia» osservò Mary, che si compiaceva della solidità delle proprie riflessioni «è un difetto molto comune, credo. Da tutto ciò che ho letto, sono convinta che sia davvero molto comune; che la natura umana vi sia particolarmente incline, e che siamo in pochissimi a non nutrire un sentimento di compiacimento per qualche qualità o altra, reale o immaginaria. Vanità e superbia sono cose diverse, sebbene le parole siano spesso usate come sinonimi. Una persona può essere superba senza essere vanitosa. La superbia riguarda piuttosto l'opinione che abbiamo di noi stessi; la vanità ciò che vorremmo gli altri pensassero di noi.»
«Se fossi ricco come Mr. Darcy» esclamò un giovane Lucas, che era venuto con le sorelle, «non mi importerebbe di essere superbo. Terrei una muta di foxhound, e berrei una bottiglia di vino ogni giorno.»
«Allora berreste molto più di quanto sarebbe opportuno» disse Mrs. Bennet; «e se vi sorprendessi a farlo, vi toglierei subito la bottiglia.»
Il ragazzo protestò che non l'avrebbe fatto; ella continuò a dichiarare che lo avrebbe fatto; e la disputa si concluse soltanto con la visita.
CAPITOLO VI.
CAPITOLO VI.
Le signore di Longbourn fecero ben presto visita a quelle di Netherfield. La visita fu debitamente ricambiata. Le maniere piacevoli di Miss Bennet si guadagnarono la benevolenza di Mrs. Hurst e di Miss Bingley; e sebbene la madre fosse giudicata insopportabile, e le sorelle più giovani non degne di parola, verso le due maggiori fu espresso il desiderio di una conoscenza più intima. Jane accolse quelle attenzioni con il massimo piacere; ma Elizabeth continuava a scorgere alterigia nel loro trattamento con tutti, senza quasi eccettuare nemmeno sua sorella, e non poteva stimarle; benché la loro gentilezza verso Jane, per quanto limitata, avesse un valore, in quanto probabilmente derivava dall'influsso dell'ammirazione del fratello. Era quasi sempre evidente, ogni volta che si incontravano, che lui la ammirava davvero; e per lei era altrettanto evidente che Jane stava cedendo alla preferenza che aveva cominciato a nutrire per lui sin dal principio, e si avviava a innamorarsi sul serio; ma considerava con soddisfazione che ciò difficilmente sarebbe stato scoperto dal mondo in generale, poiché Jane univa a una grande intensità di sentimenti una serenità di carattere e una costante allegria di modi, che l'avrebbero preservata dai sospetti degli importuni. Ne parlò con la sua amica, Miss Lucas.
«Può essere piacevole, forse» replicò Charlotte, «poter ingannare il pubblico in un caso simile; ma talvolta è uno svaccardaggio essere così riservate. Se una donna nasconde il proprio affetto con la stessa abilità anche all'oggetto di esso, può perdere l'occasione di assicurarselo; e allora sarà ben magra consolazione credere che il mondo sia ugualmente all'oscuro. C'è così tanta gratitudine o vanità in quasi ogni attaccamento, che non è prudente lasciare che le cose facciano il proprio corso. Possiamo tutti cominciare liberamente — una lieve preferenza è naturalissima; ma vi sono pochissimi tra noi che abbiano cuore bastante per essere davvero innamorati senza essere incoraggiati. In nove casi su dieci, è meglio che una donna mostri più affetto di quanto ne provi. Bingley piace a vostra sorella, senza dubbio; ma potrebbe non andare mai oltre il semplice gradimento, se lei non lo aiuta a progredire.»
«Ma lei lo aiuta, per quanto la sua natura le consente. Se io riesco a scorgere la sua inclinazione per lui, lui deve essere proprio uno sciocco per non accorgersene altrettanto.»
«Ricorda, Eliza, che lui non conosce il carattere di Jane come lo conosci tu.»
«Ma se una donna ha una preferenza per un uomo, e non si cura di nasconderla, lui deve necessariamente scoprirla.»
«Forse sì, se la vede abbastanza. Ma sebbene Bingley e Jane si incontrino abbastanza spesso, non è mai per molte ore di seguito; e poiché si vedono sempre in mezzo a compagnie numerose e miste, è impossibile che ogni momento sia dedicato a conversare tra loro. Jane dovrebbe dunque trarre il massimo vantaggio da ogni mezz'ora in cui può ottenere la sua attenzione. Quando sarà sicura di lui, ci sarà tempo per innamorarsi quanto le pare.»
«Il vostro piano è buono» replicò Elizabeth, «quando non si tratta che del desiderio di fare un buon matrimonio; e se io fossi decisa a ottenere un marito ricco, o qualsiasi marito, credo che lo adotterei. Ma questi non sono i sentimenti di Jane; essa non agisce per calcolo. Finora non può nemmeno essere certa della misura del proprio sentimento, né della sua ragionevolezza. Lo conosce appena da quindici giorni. Ha ballato quattro danze con lui a Meryton; lo ha visto una mattina a casa sua, e da allora ha pranzato in sua compagnia quattro volte. Non è proprio abbastanza per capire il suo carattere.»
«Non come lo presenti tu. Se avesse soltanto pranzato con lui, avrebbe potuto scoprire soltanto se ha buon appetito; ma devi ricordare che hanno anche trascorso insieme quattro serate — e quattro serate possono insegnare molto.»
«Sì: queste quattro serate hanno permesso loro di accertare che entrambi preferiscono il Vingt-un al Commercio, ma quanto a qualsiasi altra caratteristica saliente, non immagino che sia emerso granché.»
«Ebbene» disse Charlotte, «auguro a Jane ogni successo con tutto il cuore; e se dovesse sposarlo domani, penso che avrebbe altrettanta probabilità di essere felice come se studiasse il suo carattere per un anno intero. La felicità nel matrimonio è interamente una questione di fortuna. Anche se le indoli dei due futuri sposi sono perfettamente conosciute l'una dall'altra, o quanto mai simili prima del matrimonio, ciò non accresce la loro felicità neppure un poco. Continuano sempre a diventare sufficientemente dissimili in seguito da avere la loro parte di dispiaceri; ed è meglio sapere il meno possibile dei difetti della persona con cui dovete passare la vita.»
«Mi fai ridere, Charlotte; ma è una sciocchezza. Sai che è una sciocchezza, e che tu stessa non ti comporteresti mai in questo modo.»
Occupata a osservare le attenzioni di Mr. Bingley verso sua sorella, Elizabeth era ben lontana dal sospettare che lei stessa stava diventando oggetto di un certo interesse agli occhi dell'amico di lui. Mr. Darcy, sulle prime, aveva a mal pena ammesso che fosse graziosa: l'aveva guardata senza ammirazione al ballo; e quando si erano rivisti, l'aveva guardata solo per criticarla. Ma non appena ebbe chiarito a sé stesso e ai suoi amici che nel suo viso non v'era quasi un solo lineamento che si potesse dir buono, cominciò a scoprire che il volto era reso insolitamente intelligente dalla bella espressione dei suoi occhi scuri. A questa scoperta ne seguirono altre altrettanto mortificanti. Sebbene con occhio critico avesse rilevato più di una mancanza di perfetta simmetria nella sua figura, fu costretto a riconoscere che il suo corpo era snello e aggraziato; e nonostante asserisse che i suoi modi non erano quelli del mondo elegante, si lasciò sedurre dalla loro naturale vivacità. Di tutto ciò ella era perfettamente ignara: per lei lui era soltanto l'uomo che non si rendeva gradevole in nessun luogo, e che non l'aveva ritenuta abbastanza bella per invitarla a ballare.
Cominciò a desiderare di conoscerla meglio; e, come primo passo per conversare con lei direttamente, si mise ad ascoltare le sue conversazioni con altri. Ciò attrasse l'attenzione di lei. Fu a casa di Sir William Lucas, dove era riunita una numerosa compagnia.
«Che cosa intende Mr. Darcy» disse a Charlotte, «ascoltando la mia conversazione con il Colonnello Forster?»
«È una domanda alla quale può rispondere soltanto Mr. Darcy.»
«Ma se lo fa ancora, gli darò certamente a intendere che mi accorgo di quel che va facendo. Ha un occhio molto satirico, e se non comincio io stessa a essere impertinente, finirò ben presto per avere paura di lui.»
Mentre poco dopo si avvicinava loro, pur senza dar segno di voler parlare, Miss Lucas sfidò la sua amica a toccare un tale argomento con lui, il che immediatamente provocò Elizabeth a farlo; così ella si rivolse a lui e disse:
«Non avete pensato, Mr. Darcy, che mi sono espressa in modo insolitamente brillante poc'anzi, quando stavo stuzzicando il Colonnello Forster perché ci dia un ballo a Meryton?»
«Con grande vigore; ma è un argomento che rende sempre energica una donna.»
«Siete severo con noi.»
«Sarà presto il suo turno di essere stuzzicata» disse Miss Lucas. «Vado ad aprire lo strumento, Eliza, e sai quel che succede.»
«Sei proprio una creatura singolare come amica! — pretendi sempre che io suoni e canti davanti a chiunque! Se la mia vanità avesse preso una piega musicale, saresti stata preziosissima; ma così stando le cose, preferirei davvero non mettermi a sedere davanti a persone che devono essere abituate a sentire i migliori esecutori.» Cedendo però all'insistenza di Miss Lucas, aggiunse: «Ebbene, se dev'essere, così sia». E lanciando uno sguardo solenne verso Mr. Darcy: «C'è un vecchissimo proverbio, che certo qui tutti conoscono — "Tieni il fiato per raffreddare la tua pappa" — e io terrò il mio per dare più voce al mio canto».
La sua esecuzione fu gradevole, sebbene tutt'altro che eccezionale. Dopo uno o due brani, e prima che potesse rispondere alle preghiere di molti che la invitavano a cantare ancora, fu vivacemente sostituita allo strumento da sua sorella Mary, la quale, essendo in famiglia l'unica priva di bellezza, si era applicata con grande impegno allo studio e alle buone maniere, ed era sempre impaziente di mettersi in mostra.
Mary non aveva né genio né gusto; e sebbene la vanità le avesse dato applicazione, le aveva dato altresì un'aria pedantesca e un contegno presuntuoso, che avrebbe nuociuto a un grado di eccellenza ben superiore a quello da lei raggiunto. Elizabeth, spontanea e naturale, era stata ascoltata con molto maggior piacere, sebbene non suonasse nemmeno la metà altrettanto bene; e Mary, al termine di un lungo concerto, fu lieta di comprarsi lode e riconoscenza con arie scozzesi e irlandesi, su richiesta delle sorelle più giovani, le quali, insieme ad alcuni dei Lucas e a due o tre ufficiali, si unirono con entusiasmo a ballare a un'estremità della sala.
Mr. Darcy stava loro vicino in silenziosa indignazione per un simile modo di passare la serata, che escludeva ogni conversazione, ed era troppo assorto nei propri pensieri per accorgersi che Sir William Lucas gli era accanto, finché Sir William così cominciò:
«Che delizioso svago per i giovani è il ballo, Mr. Darcy! Non c'è nulla di pari al ballare, dopo tutto. Lo considero una delle prime raffinatezze delle società civili.»
«Senza dubbio, signore; e ha anche il vantaggio di essere in voga presso le società meno civili del mondo: ogni selvaggio sa ballare.»
Sir William sorrise soltanto. «Il vostro amico si esibisce in modo delizioso» continuò, dopo una pausa, vedendo Bingley raggiungere il gruppo; «e non dubito che siate voi stesso un esperto in questa scienza, Mr. Darcy.»
«Mi avete visto ballare a Meryton, credo, signore.»
«Sì, in verità, e ne ho tratto non poco piacere. Ballate spesso a St. James's?»
«Mai, signore.»
«Non credete che sarebbe un complimento appropriato al luogo?»
«È un complimento che non rendo mai a nessun luogo, se posso evitarlo.»
«Avete una casa in città, immagino?»
Mr. Darcy s'inchinò.
«Una volta pensai di stabilirmi in città anch'io, perché amo la società di qualità superiore; ma non ero del tutto certo che l'aria di Londra potesse convenire a Lady Lucas.»
Tacque in attesa di una risposta: ma il suo compagno non era disposto a farne alcuna; ed Elizabeth, muovendo proprio in quel momento verso di loro, fu colto dall'idea di compiere un gesto molto galante, e le gridò:
«Mia cara Miss Eliza, perché non ballate? Mr. Darcy, dovete permettermi di presentarvi questa giovane signora come una compagna molto desiderabile. Non potete rifiutare di ballare, ne sono certo, quando tanta bellezza vi sta dinanzi.» E, prendendole la mano, stava per porgerla a Mr. Darcy, il quale, sebbene molto sorpreso, non era alieno dall'accettarla, quando ella ritirò subito la mano e disse, con una certa confusione, a Sir William:
«In verità, signore, non ho la minima intenzione di ballare. Vi prego di non supporre che mi sia mossa in questa direzione per chiedere un cavaliere.»
Mr. Darcy, con grave cortesia, chiese che gli fosse concesso l'onore della sua mano, ma invano. Elizabeth era decisa; e nemmeno Sir William valse a scuoterla con i suoi tentativi di persuasione.
«Eccellete tanto nel ballo, Miss Eliza, che è crudele negarmi la gioia di vedervi; e sebbene questo gentiluomo in generale disapprovi lo svago, non può avere alcuna obiezione, ne sono certo, a compiacerci per una mezz'ora.»
«Mr. Darcy è tutta cortesia» disse Elizabeth, sorridendo.
«Lo è davvero: ma considerando l'incentivo, mia cara Miss Eliza, non possiamo meravigliarci della sua compiacenza; perché chi potrebbe rifiutare una simile compagna?»
Elizabeth lanciò un'occhiata arguta e si voltò dall'altra parte. La sua resistenza non l'aveva resa sgradita al gentiluomo, ed egli stava pensando a lei con una certa soddisfazione, quando fu così apostrofato da Miss Bingley:
«Posso indovinare l'oggetto dei vostri pensieri.»
«Lo dubito.»
«State considerando quanto sarebbe insopportabile passare molte serate in questo modo — in una simile compagnia; e, in verità, sono del tutto del vostro avviso. Non sono mai stata più infastidita! L'insulsaggine, eppure il chiasso — la nullità, eppure la presunzione, di tutta questa gente! Cosa non darei per sentirvi fare le vostre critiche su di loro!»
«La vostra congettura è del tutto sbagliata, ve l'assicuro. La mia mente era occupata in modo ben più gradevole. Meditavo sul grandissimo piacere che un paio di begli occhi nel volto di una bella donna possono procurare.»
Miss Bingley puntò immediatamente gli occhi sul volto di lui e lo invitò a dirle quale signora avesse il merito di ispirare simili riflessioni. Mr. Darcy rispose, con grande intrepidezza:
«Miss Elizabeth Bennet.»
«Miss Elizabeth Bennet!» ripeté Miss Bingley. «Sono tutta stupore. Da quanto tempo è una tale favorita? E, di grazia, quando dovrò farvi le mie congratulazioni?»
«È proprio la domanda che mi aspettavo mi faceste. L'immaginazione di una donna è rapidissima: passa dall'ammirazione all'amore, dall'amore al matrimonio, in un baleno. Sapevo che mi avreste fatto le congratulazioni.»
«Ma se siete davvero così serio, considererò la cosa come assolutamente decisa. Avrete una suocera davvero incantevole, e naturalmente sarà sempre a Pemberley con voi.»
Lui l'ascoltò con perfetta indifferenza, mentre lei sceglieva di trastullarsi a quel modo; e, poiché la sua calma la convinse che tutto era al sicuro, il suo spirito prese a fluire liberamente.
CAPITOLO VII.
Il patrimonio di Mr. Bennet consisteva quasi interamente in una proprietà di duemila sterline l'anno, che, sfortunatamente per le sue figlie, era vincolata, in mancanza di eredi maschi, a un parente lontano; e la fortuna della madre, sebbene ampia per la loro condizione sociale, poteva a malapena sopperire a tale mancanza. Suo padre era stato un legale a Meryton, e le aveva lasciato quattromila sterline.
Aveva una sorella sposata con un certo Mr. Philips, che era stato impiegato presso di lui e gli era succeduto nell'attività, e un fratello stabilitosi a Londra in un ramo di commercio rispettabile.
Il villaggio di Longbourn distava appena un miglio da Meryton; una distanza comodissima per le signorine, che vi si recavano di solito tre o quattro volte la settimana per rendere i loro doveri alla zia e per visitare una modista proprio di fronte. Le due più giovani della famiglia, Catherine e Lydia, erano particolarmente assidue in queste attenzioni: le loro menti erano più vuote di quelle delle sorelle, e quando nulla di meglio si offriva, una passeggiata a Meryton era necessaria per intrattenere le loro mattine e fornire argomento per la sera; e, per quanto il paese in generale potesse essere povero di notizie, loro riuscivano sempre a raccoglierne qualcuna dalla zia. Al momento, in verità, erano ben fornite sia di notizie sia di felicità grazie al recente arrivo di un reggimento di milizia nel vicinato; vi sarebbe rimasto per tutto l'inverno, e Meryton ne era il quartier generale.
Le loro visite a Mrs. Philips erano ora feconde delle più interessanti informazioni. Ogni giorno aggiungeva qualcosa alla loro conoscenza dei nomi e delle parentele degli ufficiali. I loro alloggi non rimasero a lungo un segreto, e alla fine cominciarono a conoscere gli ufficiali di persona. Mr. Philips li frequentava tutti, e ciò aprì alle sue nipoti una fonte di felicità prima sconosciuta. Non sapevano parlare d'altro che di ufficiali; e la grande fortuna di Mr. Bingley, la cui menzione dava animazione alla madre, ai loro occhi non valeva nulla in confronto all'uniforme di un subalterno.
Dopo aver ascoltato una mattina le loro effusioni su questo argomento, Mr. Bennet osservò freddamente:
«Da tutto quello che posso capire dal vostro modo di parlare, dovete essere due delle ragazze più sciocche del paese. Lo sospettavo già da qualche tempo, ma ora ne sono convinto.»
Catherine rimase sconcertata e non rispose; ma Lydia, con perfetta indifferenza, continuò a esprimere la sua ammirazione per il Capitano Carter e la sua speranza di vederlo nel corso della giornata, poiché lui sarebbe partito la mattina seguente per Londra.
«Mi stupisco, mia cara» disse Mrs. Bennet, «che siate così pronto a credere sciocchi i vostri stessi figli. Se mai volessi pensare con disprezzo dei figli di qualcuno, non sarebbero certo i miei.»
«Se i miei figli sono sciocchi, devo sperare di averne sempre consapevolezza.»
«Sì; ma per l'appunto, sono tutti intelligentissimi.»
«Questo è l'unico punto, mi lusingo, sul quale non concordiamo. Avevo sperato che i nostri sentimenti coincidenti in ogni particolare, ma devo dissentire da voi almeno su questo, ritenendo le nostre due figlie più giovani insolitamente sciocche.»
«Mio caro Mr. Bennet, non dovete aspettarvi che queste ragazze abbiano il senno del padre e della madre. Quando arriveranno alla nostra età, oso dire che non penseranno più agli ufficiali di quanto non facciamo noi. Ricordo il tempo in cui anch'io gradivo una giacca rossa — e, in verità, mi piace ancora nel cuore; e se un bel colonnello giovane, con cinque o seimila sterline l'anno, volesse una delle mie ragazze, non gli dirò di no; e ho pensato che il Colonnello Forster sembrava assai elegante l'altra sera da Sir William, con la sua uniforme.»
«Mamma» gridò Lydia, «la zia dice che il Colonnello Forster e il Capitano Carter non vanno più così spesso da Miss Watson come quando sono arrivati; li vede ora molto spesso fermi davanti alla libreria di Clarke.»
Mrs. Bennet fu impedita dal rispondere dall'ingresso del domestico con un biglietto per Miss Bennet; veniva da Netherfield, e il servo attendeva una risposta. Gli occhi di Mrs. Bennet scintillarono di piacere, ed ella gridava con impazienza, mentre la figlia leggeva:
«Ebbene, Jane, da chi viene? Che cosa dice? Che cosa dice lui? Su, Jane, sbrigati a dirci; sbrigati, cara mia.»
«È da Miss Bingley» disse Jane, e poi lo lesse ad alta voce.
«Mia cara amica,
se non siete tanto compassionevole da pranzare oggi con Louisa e me, correremo il rischio di odiarci per il resto dei nostri giorni; perché un'intera giornata a quattr'occhi fra due donne non può mai finire senza un litigio. Venite appena potete, al ricevimento di questa. Mio fratello e i gentiluomini pranzano dagli ufficiali.
Vostra per sempre,
CAROLINE BINGLEY.»
«Dagli ufficiali!» gridò Lydia: «mi stupisco che la zia non ce l'abbia detto.»
«Pranzare fuori» disse Mrs. Bennet; «è proprio una sfortuna.»
«Posso avere la carrozza?» disse Jane.
«No, mia cara, farai meglio ad andare a cavallo, perché sembra probabile che piova; e allora dovrai fermarti tutta la notte.»
«Sarebbe un buon piano» disse Elizabeth, «se fossi certa che non ti offriranno di riaccompagnarti a casa.»
«Oh, ma i gentiluomini avranno la vettura di Mr. Bingley per andare a Meryton; e gli Hurst non hanno cavalli propri.»
«Preferirei molto andare in carrozza.»
«Ma, mia cara, tuo padre non può fare a meno dei cavalli, ne sono certa. Servono in fattoria, Mr. Bennet, non è vero?»
«Servono in fattoria molto più spesso di quanto io riesca ad averli.»
«Ma se oggi li avete» disse Elizabeth, «lo scopo di mia madre sarà raggiunto.»
Alla fine ella estorse dal padre l'ammissione che i cavalli erano impegnati; Jane fu dunque costretta ad andare a cavallo, e la madre l'accompagnò alla porta con molti lieti pronostici di cattivo tempo. Le sue speranze furono esaudite; Jane non era uscita da poco che cominciò a piovere a dirotto. Le sorelle erano in ansia per lei, ma la madre ne era deliziata. La pioggia continuò per tutta la sera senza interruzione; Jane non poteva certamente tornare.
«Questa è stata davvero una mia idea felice!» disse Mrs. Bennet, più di una volta, come se il merito di aver fatto piovere fosse tutto suo. Fino alla mattina seguente, però, ella non si resecondo conto di tutta la felicità del suo stratagemma. La colazione era appena terminata quando un servo di Netherfield portò il seguente biglietto per Elizabeth:
«Mia carissima Lizzie,
[Continuity section — already translated, not to be retranslated. The passage beginning with Mrs. Bennet's delight and ending with «Mia carissima Lizzie,» is the conclusion of the previous section. New translation begins below.]
---
«Mi trovo molto indisposta questa mattina, il che, suppongo, è da imputarsi all'aver preso ieri una bella sgrullata d'acqua. I miei gentili amici non vogliono neppure sentire parlare del mio ritorno a casa finché non starò meglio. Insistono altresì che io veda il signor Jones—perciò non allarmatevi se vi giungesse notizia che è stato da me—e, a parte un mal di gola e un mal di capo, non c'è poi gran che che non vada.
«Vostra, ecc.»
«Ebbene, mia cara,» disse il signor Bennet, quando Elizabeth ebbe letto ad alta voce il biglietto, «se vostra figlia dovesse avere un accesso pericoloso di malattia—se dovesse morire—sarebbe una consolazione sapere che è stato tutto inseguendo il signor Bingley, e per ordine vostro.»
«Oh, non temo affatto che muoia. Non si muore per un piccolo raffreddore da nulla. Sarà assistita nel migliore dei modi. Finché resta là, va tutto benissimo. Andrei a vederla, se potessi avere la carrozza.»
Elizabeth, in preda a una vera ansietà, decise di recarsi da lei, sebbene la carrozza non fosse disponibile: e, non essendo amazzone, il camminare a piedi era la sua unica alternativa. Dichiarò la sua risoluzione.
«Come puoi essere così sciocca,» gridò la madre, «da pensare a una simile cosa, con tutto questo fango! Non sarai presentabile quando arriverai là.»
«Sarò più che presentabile per vedere Jane—che è tutto ciò che voglio.»
«Vuoi forse suggerire a me, Lizzy,» disse il padre, «di mandare a prendere i cavalli?»
«No, davvero. Non desidero evitare la passeggiata. La distanza è nulla, quando si ha un motivo; solo tre miglia. Sarò di ritorno per il pranzo.»
«Ammiro l'operosità della tua beneficenza,» osservò Mary, «ma ogni impulso del sentimento dovrebbe essere guidato dalla ragione; e, a mio parere, lo sforzo dovrebbe sempre essere proporzionato a ciò che è richiesto.»
«Verremo con te fino a Meryton,» dissero Catherine e Lydia. Elizabeth accettò la loro compagnia, e le tre giovani signorine partirono insieme.
«Se ci sbrighiamo,» disse Lydia, mentre camminavano, «forse potremo scorgere qualcosa del capitano Carter, prima che parta.»
A Meryton si separarono: le due più giovani si diressero verso l'alloggio della moglie di uno degli ufficiali, ed Elizabeth proseguì il suo cammino da sola, attraversando campo dopo campo a passo svelto, saltando steccati e guadagnando pozzanghere di slancio, con impaziente alacrità, e trovandosi alfine in vista della casa, con le caviglie stanche, le calze infangate e il viso acceso dal calore dell'esercizio.
Fu introdotta nel salottino della colazione, dove erano radunati tutti tranne Jane, e dove il suo aspetto suscitò grande sorpresa. Che avesse camminato tre miglia così di buon mattino con un tempo così infame, e da sola, parve quasi incredibile alla signora Hurst e a Miss Bingley; ed Elizabeth si persuase che la disprezzassero per questo. Fu tuttavia accolta da loro con grande cortesia; e nel contegno del loro fratello c'era qualcosa di meglio della cortesia—c'era buon umore e gentilezza. Il signor Darcy disse ben poco, e il signor Hurst nulla affatto. Il primo era diviso tra l'ammirazione per la brillantezza che l'esercizio aveva conferito al suo colorito e il dubbio se l'occasione giustificasse una sua venuta così sola e da così lontano. Il secondo non pensava che alla sua colazione.
Le sue richieste di notizie sulla sorella non ricevettero una risposta molto favorevole. Miss Bennet aveva dormito male, e sebbene alzata, era molto febbricitante, e non abbastanza in forze da lasciare la sua camera. Elizabeth fu lieta di essere condotta da lei immediatamente; e Jane, che si era astenuta solo per timore di destare allarme o disagio dall'esprimere nel suo biglietto quanto bramasse una simile visita, fu deliziata del suo arrivo. Non era però in grado di sostenere una gran conversazione; e quando Miss Bingley le lasciò sole, non poté far altro che esprimere la sua gratitudine per la straordinaria gentilezza con cui era trattata. Elizabeth l'assistette in silenzio.
Quando la colazione fu terminata, le due signorine si unirono a loro; ed Elizabeth cominciò a prenderle in simpatia, quando vide quanto affetto e sollecitudine mostrassero per Jane. Venne l'apotecario; e avendo esaminato la sua paziente, disse, com'era naturale supporre, che aveva preso un violento raffreddore, e che bisognava cercare di guarirlo; le consigliò di tornare a letto, e le promise alcune pozioni. Il consiglio fu seguito prontamente, poiché i sintomi della febbre erano aumentati, e il mal di capo era acutissimo. Elizabeth non abbandonò la sua camera neppure un istante, e le altre signore non vi si assentavano spesso; essendo fuori i signori, di fatto non avevano altro da fare altrove.
Quando l'orologio batté le tre, Elizabeth sentì che doveva andare, e assai malvolentieri lo disse. Miss Bingley le offrì la carrozza, e sarebbe bastato insistere un poco perché ella accettasse, ma Jane diede a vedere tale rammarico nel separarsi da lei che Miss Bingley fu costretta a trasformare l'offerta della carrozza in un invito a restare a Netherfield per il momento. Elizabeth acconsentì con viva gratitudine, e un servo fu spedito a Longbourn per informare la famiglia del suo soggiorno e per riportare un cambio di abiti.
CAPITOLO VIII.
Alle cinque le due signore si ritirarono per vestirsi, e alle sei e mezzo Elizabeth fu chiamata a pranzo. Alle civili domande che allora piovvero, e tra le quali ebbe il piacere di distinguere la sollecitudine assai superiore del signor Bingley, ella non poté dare una risposta molto favorevole. Jane non stava affatto meglio. Le sorelle, nell'udir ciò, ripeterono tre o quattro volte quanto erano addolorate, com'era spiacevole avere un brutto raffreddore, e come detestassero sommamente essere ammalate loro stesse; e poi non pensarono più alla cosa: e la loro indifferenza verso Jane, quando non era loro immediatamente dinanzi, restituì Elizabeth al godimento di tutta la sua originaria avversione.
Il loro fratello, in verità, era l'unico del gruppo che lei potesse guardare con un po' di compiacimento. La sua ansia per Jane era evidente, e le sue attenzioni verso di lei oltremodo gradevoli; ed esse le impedirono di sentirsi un'intrusa quanto credeva d'esser considerata dagli altri. Non ricevette che pochissima attenzione se non da lui. Miss Bingley era tutta assorbita dal signor Darcy, sua sorella di poco meno; e quanto al signor Hurst, presso il quale Elizabeth sedeva, era un uomo indolente, che viveva solo per mangiare, bere e giocare a carte, il quale, quando la trovò a preferire un piatto semplice a un ragù, non ebbe nulla da dirle.
Quando il pranzo fu finito, ella tornò difilato da Jane, e Miss Bingley cominciò a denigrarla appena fu uscita dalla stanza. I suoi modi furono dichiarati pessimi davvero,—un miscuglio d'orgoglio e d'impertinenza: non aveva conversazione, né stile, né gusto, né bellezza. La signora Hurst la pensava allo stesso modo, e aggiunse:—
«Non ha nulla, in breve, da raccomandarla, se non l'essere un'ottima camminatrice. Non dimenticherò mai il suo aspetto di questa mattina. Aveva proprio un'aria quasi selvatica.»
«Sì davvero, Louisa. Facevo fatica a trattenere le risa. Davvero assurdo che sia venuta! Perché mai doveva scorrazzare per la campagna, perché sua sorella ha un raffreddore? I suoi capelli così in disordine, così scompigliati!»
«Sì, e la sottana; spero che abbiate notato la sua sottana, sei dita infangate, ne sono assolutamente certa, e la veste che era stata allungata per nasconderla non faceva il suo dovere.»
«Il vostro quadro può anche essere assai esatto, Louisa,» disse Bingley; «ma tutto ciò è andato perduto con me. Io ho trovato che Miss Elizabeth Bennet avesse un aspetto notevolmente bello quando è entrata in stanza stamane. La sua sottana infangata mi è del tutto sfuggita.»
«Voi l'avete notato, signor Darcy, ne sono certa,» disse Miss Bingley; «e sono propensa a credere che non vorreste vedere vostra sorella fare una simile mostra di sé.»
«Certo che no.»
«Camminare tre miglia, o quattro miglia, o cinque miglia, o quel che è, con le caviglie immerse nel fango, e da sola, proprio da sola! cosa avrà mai voluto dire? Mi sembra un che di abominevole di presunzione e indipendenza, una sfrontatezza da cittadina di campagna, incurante del decoro.»
«Dimostra un affetto per la sorella che è assai lodevole,» disse Bingley.
«Temo, signor Darcy,» osservò Miss Bingley, in un mezzo sussurro, «che questa avventura abbia piuttosto scosso la vostra ammirazione per i suoi begli occhi.»
«Niente affatto,» rispose lui: «sono stati ravvivati dalla passeggiata.» Seguì a queste parole una breve pausa, e la signora Hurst ricominciò:—
«Ho una stima eccessiva per Jane Bennet,—è davvero una ragazza molto dolce,—e vorrei con tutto il cuore che si sistemasse bene. Ma con un tale padre e una tale madre, e parentele così meschine, temo non vi sia speranza.»
«Mi pare di avervi sentito dire che loro zio è un avvocato a Meryton?»
«Sì; e ne hanno un altro, che vive da qualche parte presso Cheapside.»
«Questa è davvero magnifica,» aggiunse la sorella; e ambedue risero di cuore.
«Se avessero zii a sufficienza per riempire tutto Cheapside,» gridò Bingley, «ciò non li renderebbe di un'oncia meno gradevoli.»
«Ma deve materialmente ridurre la loro probabilità di sposare uomini di qualche considerazione nel mondo,» replicò Darcy.
A questo discorso Bingley non rispose; ma le sorelle vi diedero il loro caloroso assenso, e si dilettarono a lungo alle spalle delle volgari parentele della loro cara amica.
Con un rinnovarsi di tenerezza, tuttavia, si recarono nella sua camera nel lasciare il salotto da pranzo, e restarono con lei fino a quando furono chiamate per il caffè. Ella stava ancora molto male, ed Elizabeth non volle lasciarla affatto, fino a tarda sera, quando ebbe la consolazione di vederla addormentata, e quando le parve anzi giusto che non fosse spiacevole scendere lei stessa di sotto. Entrando nel salotto, trovò tutta la compagnia a loo, e fu subito invitata a unirsi a loro; ma sospettando che giocassero forte, declinò l'invito, e, prendendo a pretesto la sorella, disse che si sarebbe divertita, per il breve tempo che poteva stare giù, con un libro. Il signor Hurst la guardò con stupore.
«Preferite leggere alle carte?» disse; «è cosa piuttosto singolare.»
«La signorina Eliza Bennet,» disse Miss Bingley, «disprezza le carte. È una gran lettrice, e non prova diletto in null'altro.»
«Non merito né lode né biasimo simili,» esclamò Elizabeth; «non sono una gran lettrice, e provo diletto in molte cose.»
«Nell'assistere vostra sorella son certa che ne provate,» disse Bingley; «e spero che sarà ben presto accresciuto dal vederla del tutto ristabilita.»
Elizabeth lo ringraziò di cuore, e poi si avviò verso un tavolino dove giacevano alcuni libri. Egli subito si offrì di portargliene altri; quanti la sua biblioteca ne conteneva.
«E vorrei che la mia raccolta fosse maggiore a vostro beneficio e a mia lode; ma sono un fannullone; e sebbene non ne abbia molti, ne ho più di quanti ne abbia mai sfogliati.»
Elizabeth lo assicurò che poteva accontentarsi perfettamente di quelli che si trovavano nella stanza.
«Sono stupita,» disse Miss Bingley, «che mio padre abbia lasciato una raccolta di libri così esigua. Che biblioteca deliziosa avete a Pemberley, signor Darcy!»
«Dovrebbe esser buona,» rispose lui: «è opera di molte generazioni.»
«E poi voi stesso vi avete aggiunto tanto—siete sempre a comprar libri.»
«Non riesco a comprendere come si possa trascurare la biblioteca di famiglia in giorni come questi.»
«Trascurare! Son certa che voi non trascurate nulla di ciò che possa accrescere le bellezze di quel nobile luogo. Charles, quando costruirai la tua casa, desidero che sia la metà di deliziosa di Pemberley.»
«Lo desidero anch'io.»
«Ma davvero ti consiglierei di fare il tuo acquisto in quei paraggi, e di prendere Pemberley come una specie di modello. Non c'è una contea in Inghilterra migliore del Derbyshire.»
«Con tutto il cuore: comprerei Pemberley stessa, se Darcy la volesse vendere.»
«Io parlo di possibilità, Charles.»
«In fede mia, Caroline, credo sia più possibile ottenere Pemberley per compra che per imitazione.»
Elizabeth fu così attratta da quanto si diceva, da dedicare ben poca attenzione al suo libro; e, posatolo ben presto del tutto in disparte, si avvicinò al tavolo da gioco, e si mise tra il signor Bingley e la sorella maggiore di lui, per osservare la partita.
«La signorina Darcy è molto cresciuta dalla primavera?» disse Miss Bingley: «sarà alta quanto me?»
«Credo di sì. È ora all'incirca dell'altezza della signorina Elizabeth Bennet, o piuttosto più alta.»
«Quanto desidero rivederla! Non ho mai incontrato nessuno che mi abbia fatto tanto piacere. Un tale volto, tali maniere, e così straordinariamente compiuta per la sua età! La sua esecuzione al pianoforte è squisita.»
«Mi stupisce,» disse Bingley, «come le giovinette possano avere la pazienza di essere così compiute come lo sono tutte.»
«Tutte le giovinetti compiute! Mio caro Charles, che cosa intendi dire?»
«Sì, tutte, credo. Dipingono tutte tavolini, ricamano ventagli e fanno borsette di rete. Conosco a stento qualcuna che non sappia fare tutto ciò; e son certo di non aver mai sentito nominare una giovinetta la prima volta, senza che mi si dicesse ch'era molto compiuta.»
«La tua lista della comune estensione delle compiutezze,» disse Darcy, «ha troppo di vero. La parola è applicata a molte donne che non la meritano se non per aver fatto una borsa di rete o ricamato un ventaglio; ma io sono ben lungi dal consentire con te nella tua stima delle donne in generale. Non posso vantarmi di conoscerne più di mezza dozzina nell'intera cerchia delle mie conoscenze che siano veramente compiute.»
«Neppure io, son certa,» disse Miss Bingley.
«Allora,» osservò Elizabeth, «dovete comprendere un gran che nella vostra idea di donna compiuta.»
«Sì; comprendo davvero un gran che in essa.»
«Oh, certo,» gridò la sua fedele assistente, «nessuna può essere stimata veramente compiuta se non sorpassa di gran lunga ciò che si incontra comunemente. Una donna deve possedere una conoscenza profonda della musica, del canto, del disegno, della danza e delle lingue moderne, per meritare la parola; e, oltre a tutto ciò, deve possedere un certo non so che nel portamento e nel modo di camminare, nel timbro della voce, nei modi e nelle espressioni, altrimenti la parola non sarà che a metà meritata.»
«Tutto questo ella deve possedere,» aggiunse Darcy; «e a tutto ciò deve aggiungere qualcosa di più consistente nel miglioramento della mente mediante una vasta lettura.»
«Non mi meraviglio più che conosciate solo sei donne compiute. Piuttosto, mi stupisco ora che ne conosciate qualcuna.»
«Siete dunque così severa verso il vostro sesso da dubitare della possibilità di tutto ciò?»
«Non ho mai veduto una simile donna. Non ho mai veduto unite tanta capacità, e gusto, e applicazione, ed eleganza, quante ne descrivete.»
La signora Hurst e Miss Bingley gridarono entrambe contro l'ingiustizia del suo dubbio implicito, e protestavano entrambe di conoscere molte donne che rispondevano a quella descrizione, quando il signor Hurst le richiamò all'ordine, con amare lagnanze per la loro disattenzione a quanto stava accadendo. Poiché ogni conversazione ebbe così fine, Elizabeth lasciò ben presto la stanza.
«Eliza Bennet,» disse Miss Bingley, quando la porta si fu chiusa alle sue spalle, «è una di quelle giovinette che cercano di raccomandarsi all'altro sesso deprezzando il proprio; e con molti uomini, oso dire, ciò riesce; ma, a mio avviso, è un espediente meschino, un'arte assai vile.»
«Indubbiamente,» replicò Darcy, al quale l'osservazione era soprattutto diretta, «c'è meschinità in tutte le astuzie a cui le signore talvolta si degnano di ricorrere per far presa. Ciò che ha affinità con l'astuzia è spregevole.»
Miss Bingley non fu così interamente soddisfatta di questa risposta da proseguire l'argomento.
Elizabeth tornò fra loro solo per dire che sua sorella stava peggio, e che non poteva lasciarla. Bingley insisté perché si mandasse subito il signor Jones; mentre le sorelle, convinte che nessun consiglio di campagna potesse essere di alcuna utilità, raccomandarono un espresso in città per uno dei più eminenti medici. Elizabeth non volle sentirne parlare; ma non era poi così restía ad accondiscendere alla proposta del fratello di loro; e fu stabilito che si sarebbe mandato a chiamare il signor Jones di buon mattino, se Miss Bennet non fosse stata decisamente migliorata. Bingley era oltremodo a disagio; le sorelle dichiararono di essere infelicissime. Lenirono la loro infelicità, nondimeno, con duetti dopo cena; mentre lui non trovò miglior sollievo ai propri sentimenti che dare disposizioni alla governante perché ogni possibile attenzione fosse usata verso l'ammalata e sua sorella.
Tutti furono sorpresi; e Darcy, dopo averla guardata un istante, si allontanò in silenzio. La signora Bennet, che si figurava di aver riportato su di lui una completa vittoria, proseguì il suo trionfo,--
«Per parte mia, non vedo che Londra abbia un gran vantaggio sulla campagna, tranne che per i negozi e i luoghi pubblici. La campagna è molto più gradevole, non è vero, signor Bingley?»
«Quando sono in campagna,» rispose lui, «non desidero mai andarmene; e quando sono in città, è quasi la stessa cosa. Hanno ciascuna i loro vantaggi, e posso essere ugualmente felice nell'una come nell'altra.»
«Sì, questo accade perché avete un'indole giusta. Ma quel gentiluomo,» guardando Darcy, «sembrava pensare che la campagna non fosse niente affatto.»
«Davvero, mamma, vi sbagliate,» disse Elizabeth, arrossendo per la madre. «Avete frainteso del tutto il signor Darcy. Egli intendeva soltanto che in campagna non si incontra una tale varietà di persone come in città, il che dovete pure riconoscere che è vero.»
«Certo, mia cara, nessuno ha detto che non vi siano; ma quanto a non incontrare molta gente in questo vicinato, credo che siano pochi i vicinati più vasti. So che pranziamo con ventiquattro famiglie.»
Nient'altro che la preoccupazione per Elizabeth avrebbe potuto permettere a Bingley di mantenere il proprio contegno. Sua sorella era meno discreta, e rivolse lo sguardo verso il signor Darcy con un sorriso molto espressivo. Elizabeth, pur di dire qualcosa che potesse distogliere i pensieri della madre, le chiese ora se Charlotte Lucas fosse stata a Longbourn dalla sua partenza.
«Sì, è venuta ieri con suo padre. Che uomo amabile è Sir William, signor Bingley--non è vero? così proprio uomo alla moda! così gentile e così disinvolto! Ha sempre qualcosa da dire a tutti. Questa è la mia idea della buona educazione; e quelle persone che si credono molto importanti e non aprono mai bocca sbagliano davvero di grosso.»
«Charlotte ha pranzato con voi?»
«No, è voluta tornare a casa. Immagino che la chiamassero per le tortine di carne tritata. Per parte mia, signor Bingley, io tengo sempre servi che sappiano fare il loro lavoro; le mie figliole sono educate diversamente. Ma ognuno deve giudicare per sé, e le Lucas sono ragazze molto per bene, ve l'assicuro. È un peccato che non siano belle! Non che io trovi Charlotte così brutta; ma del resto è la nostra amica particolare.»
«Mi sembra una giovane donna molto gradevole,» disse Bingley.
«Oh, certo, sì; ma dovete pur convenire che è molto brutta. Lady Lucas stessa l'ha detto spesso, e mi ha invidiato la bellezza di Jane. Non mi piace vantarmi della mia creatura; ma sicuro, Jane--non si vede spesso nessuno di così bello. Lo dicono tutti. Non mi fido della mia parzialità. Quando non aveva che quindici anni, c'era un gentiluomo da mio fratello Gardiner in città così innamorato di lei, che mia cognata era sicura che le avrebbe fatto una proposta prima della nostra partenza. Ma, insomma, non lo fece. Forse la trovò troppo giovane. Comunque, scrisse dei versi su di lei, ed erano graziosissimi.»
«E così finì il suo affetto,» disse Elizabeth, impaziente. «Ce ne saranno stati molti, immagino, stroncati nello stesso modo. Mi domando chi fu il primo a scoprire l'efficacia della poesia nel fugare l'amore!»
«Sono stato abituato a considerare la poesia come il nutrimento dell'amore,» disse Darcy.
«Di un amore fine, gagliardo e vigoroso, può esserlo. Tutto nutre ciò che è già forte. Ma se si tratta soltanto di un'inclinazione lieve e sottile, sono convinta che un buon sonetto la farebbe morir di fame del tutto.»
Darcy si limitò a sorridere; e la pausa generale che seguì fece tremare Elizabeth, temendo che sua madre si rendesse di nuovo ridicola. Desiderava parlare, ma non le veniva in mente nulla da dire; e dopo un breve silenzio la signora Bennet cominciò a ripetere i suoi ringraziamenti al signor Bingley per la sua cortesia verso Jane, con una scusa per averlo disturbato anche con Lizzy. Il signor Bingley rispose con civiltà sincera, e costrinse la sorella minore a essere cortese anch'ella, e a dire quel che l'occasione richiedeva. Ella recitò la sua parte, in verità, senza molta grazia, ma la signora Bennet ne fu soddisfatta, e poco dopo ordinò la carrozza. A quel segnale, la più giovane delle sue figlie si fece avanti. Le due ragazze erano state a sussurrarsi tra loro per tutta la visita; e ne risultò che la più giovane doveva rimproverare al signor Bingley di aver promesso, al suo primo arrivo in campagna, di dare un ballo a Netherfield.
Lydia era una ragazza robusta e ben cresciuta di quindici anni, dalla bella carnagione e dall'aspetto gioviale; una beniamina della madre, la cui tenerezza l'aveva condotta in pubblico in tenera età. Aveva un'allegria molto viva, e una sorta di naturale importanza di sé, che le attenzioni degli ufficiali--ai quali le buone cene dello zio e le sue maniere facili la raccomandavano--avevano accresciuto sino alla sfrontatezza. Era dunque perfettamente in grado di rivolgersi al signor Bingley a proposito del ballo, e bruscamente gli rammentò la sua promessa; aggiungendo che sarebbe stata la cosa più vergognosa del mondo se non l'avesse mantenuta. La sua risposta a quell'improvviso assalto fu musica per le orecchie della madre.
«Sono perfettamente pronto, ve l'assicuro, a mantenere l'impegno; e, quando vostra sorella sarà ristabilita, potrete, se vi aggrada, fissare il giorno stesso del ballo. Ma non vorreste ballare mentre è ammalata, vero?»
Lydia si dichiarò soddisfatta. «Oh sì--sarebbe molto meglio aspettare che Jane fosse guarita; e a quel punto, con ogni probabilità, il capitano Carter sarà di nuovo a Meryton. E quando avrete dato il vostro ballo,» aggiunse, «insisterò che ne diano uno anche loro. Dirò al colonnello Forster che sarebbe proprio una vergogna se non lo facesse.»
La signora Bennet e le figlie se ne andarono allora, ed Elizabeth tornò subito da Jane, lasciando il proprio comportamento e quello dei suoi parenti alle osservazioni delle due signore e del signor Darcy; il quale, tuttavia, non si poté indurre a unirsi alla loro censura di lei, nonostante tutti i frizzi di Miss Bingley sui begli occhi.
CAPITOLO X.
La giornata trascorse quasi come quella precedente. La signora Hurst e Miss Bingley avevano passato alcune ore del mattino con l'inferma, che continuava, sia pur lentamente, a migliorare; e, in serata, Elizabeth raggiunse la loro compagnia nel salotto. Il tavolo da *loo*, tuttavia, non comparve. Il signor Darcy stava scrivendo, e Miss Bingley, seduta accanto a lui, osservava il procedere della sua lettera, e ne richiamava a ogni momento l'attenzione con messaggi per la sorella di lui. Il signor Hurst e il signor Bingley giocavano a picchetto, e la signora Hurst seguiva la loro partita.
Elizabeth prese del lavoro di cucito, e si divertì abbastanza a osservare ciò che passava tra Darcy e la sua compagna. Le lodi senza fine della signora, o sulla sua calligrafia, o sull'uniformità delle righe, o sulla lunghezza della lettera, con l'assoluta indifferenza con cui le sue lodi erano accolte, formavano un dialogo singolare, e rispondeva esattamente alla sua opinione di entrambi.
«Come sarà contenta Miss Darcy di ricevere una simile lettera!»
Lui non rispose.
«Scrivete straordinariamente in fretta.»
«Vi sbagliate. Scrivo piuttosto lentamente.»
«Quante lettere dovete aver occasione di scrivere nel corso di un anno! Lettere d'affari, anche! Come le troverei noiose!»
«È una fortuna, dunque, che tocchino a me invece che a voi.»
«Per favore, dite a vostra sorella che desidero tanto vederla.»
«Gliel'ho già detto una volta, come voi desideravate.»
«Temo che la vostra penna non vi piaccia. Lasciate che ve l'aggiusti. Aggiusto le penne straordinariamente bene.»
«Grazie--ma le aggiusto sempre da me.»
«Come fate a riuscire a scrivere così diritto?»
Lui tacque.
«Dite a vostra sorella che sono contentissima di sentire dei suoi progressi sull'arpa, e vi prego di farle sapere che sono proprio in estasi per il suo bel piccolo disegno di un tavolino, e che lo trovo infinitamente superiore a quello di Miss Grantley.»
«Volete concedermi di rimandare le vostre estasi alla prossima lettera? Al momento non ho spazio per far loro giustizia.»
«Oh, non importa. La vedrò in gennaio. Ma scrivete sempre lettere così lunghe e incantevoli a lei, signor Darcy?»
«Sono generalmente lunghe; ma se siano sempre incantevoli, non tocca a me stabilirlo.»
«È una mia regola che una persona capace di scrivere con facilità una lunga lettera non possa scrivere male.»
«Così non va per un complimento a Darcy, Caroline,» gridò suo fratello, «perché lui non scrive con facilità. Studia troppo le parole di quattro sillabe. Vero, Darcy?»
«Il mio stile di scrivere è molto diverso dal tuo.»
«Oh,» gridò Miss Bingley, «Charles scrive nel modo più sbadato che si possa immaginare. Lascia fuori metà delle parole, e macchia il resto.»
«Le mie idee scorrono così rapide che non ho tempo di esprimerle; per cui le mie lettere talvolta non trasmettono alcuna idea ai miei corrispondenti.»
«La vostra modestia, signor Bingley,» disse Elizabeth, «deve disarmare ogni rimprovero.»
«Niente è più ingannevole,» disse Darcy, «dell'apparenza dell'umiltà. Spesso è solo noncuranza dell'opinione altrui, e talvolta una vanteria indiretta.»
«E a quale delle due definite il mio piccolo recente pezzo di modestia?»
«Alla vanteria indiretta; perché siete davvero fiero dei vostri difetti nello scrivere, perché li considerate come derivanti da una rapidità di pensiero e da una sbadataggine di esecuzione che, se pur non degne di stima, credete almeno altamente interessanti. La facoltà di fare qualsiasi cosa con rapidità è sempre molto apprezzata da chi la possiede, e spesso senza alcuna attenzione all'imperfezione dell'esecuzione. Quando avete detto alla signora Bennet stamattina, che se mai vi foste risolto a lasciare Netherfield sareste partito in cinque minuti, intendevate che fosse una specie di panegirico, un complimento a voi stesso; eppure, che cosa c'è di così lodevole in una precipitazione che deve lasciare incompiuti affari indispensabili, e non può recare alcun vero vantaggio a voi o a chiunque altro?»
«Ehi,» gridò Bingley, «questo è troppo, ricordarsi alla sera tutte le sciocchezze che sono state dette al mattino. Eppure, in parola d'onore, credevo che quel che ho detto di me stesso fosse vero, e lo credo ancora in questo momento. Almeno, dunque, non mi sono attribuito un carattere di precipitazione inutile soltanto per mettermi in mostra davanti alle signore.»
«Immagino che lo credeste; ma non sono affatto convinto che ve ne andreste con tale celerità. La vostra condotta dipenderebbe dal caso quanto quella di qualsiasi uomo io conosca; e se, mentre stavate montando a cavallo, un amico vi dicesse: "Bingley, fareste meglio a restare fino alla settimana prossima," probabilmente lo fareste--probabilmente non partireste--e, a un'altra parola, potreste restare un mese.»
«Con questo avete solo dimostrato,» gridò Elizabeth, «che il signor Bingley non rese giustizia al proprio carattere. Lo avete messo in mostra ora molto più di quanto abbia fatto lui stesso.»
«Sono oltremodo lusingato,» disse Bingley, «che trasformiate ciò che il mio amico dice in un complimento alla dolcezza del mio carattere. Ma temo che gli stiate dando un giro che quel gentiluomo non intendeva affatto; perché certo mi stimerebbe di più se, in una tale circostanza, dessi un secco rifiuto, e partissi al galoppo più veloce che potessi.»
«Il signor Darcy considererebbe allora l'avventatezza della vostra intenzione originale come espiata dalla vostra ostinazione nel mantenerla?»
«In verità, non so spiegare esattamente la questione--Darcy deve parlare per sé.»
«Vi aspettate che io renda conto di opinioni che scegliete di chiamare mie, ma che non ho mai riconosciuto. Ammettendo, tuttavia, che le cose stiano secondo la vostra rappresentazione, dovete ricordare, Miss Bennet, che l'amico che si suppone desideri il suo ritorno in casa, e il rinvio del suo piano, lo ha semplicemente desiderato, lo ha chiesto senza offrire un solo argomento in favore della sua opportunità.»
«Cedere prontamente--facilmente--alla persuasione di un amico non è un merito per voi.»
«Cedere senza convinzione non è un complimento all'intelligenza di nessuno dei due.»
«Mi sembra, signor Darcy, che voi non concediate nulla all'influenza dell'amicizia e dell'affetto. Un riguardo per chi chiede spesso farebbe acconsentire volentieri a una richiesta, senza aspettare argomenti che inducano a farlo. Non sto parlando in particolare di un caso come quello che avete supposto sul signor Bingley. Possiamo aspettare, forse, che la circostanza si presenti, prima di discutere la discretezza del suo comportamento al riguardo. Ma in generale e nei casi ordinari, tra amico e amico, dove uno dei due è pregato dall'altro di mutare una decisione di non grande momento, pensereste male di quella persona se acconsentisse al desiderio, senza aspettare di esservi indotto con ragioni?»
«Non sarà opportuno, prima di procedere su questo argomento, definire con un po' più di precisione il grado d'importanza che si deve attribuire a questa richiesta, così come il grado di dimestichezza esistente tra le parti?»
«Per carità,» gridò Bingley; «sentiamo tutti i particolari, senza dimenticare la loro rispettiva statura e taglia, perché ciò avrà maggior peso nell'argomento, Miss Bennet, di quanto possiate credere. Vi assicuro che, se Darcy non fosse un così grande e alto tipo, in confronto a me, non gli userei la metà di tanta deferenza. Dichiaro che non conosco un oggetto più tremendo di Darcy in certe occasioni, e in certi luoghi; a casa sua specialmente, e di sera la domenica, quando non ha nulla da fare.»
Il signor Darcy sorrise; ma Elizabeth credette di scorgere che era piuttosto offeso, e perciò trattenne la sua risata. Miss Bingley si risentì vivamente dell'indegnità che lui aveva ricevuto, in una rimostranza al fratello per aver detto tali sciocchezze.
«Vedo il vostro intento, Bingley,» disse il suo amico. «Non vi piace un'argomentazione, e volete far tacere questa.»
«Forse è così. Le argomentazioni assomigliano troppo alle dispute. Se voi e Miss Bennet vorrete rimandare la vostra a quando sarò fuori della stanza, ve ne sarò molto grato; e poi potrete dire di me ciò che vi pare.»
«Quello che chiedete,» disse Elizabeth, «non è un sacrificio da parte mia; e il signor Darcy farà molto meglio a finire la sua lettera.»
Il signor Darcy seguì il suo consiglio, e finì la lettera.
Quando quell'incombenza fu conclusa, chiese a Miss Bingley e a Elizabeth il favore di un po' di musica. Miss Bingley si mosse con prontezza verso il pianoforte, e dopo un cortese invito a Elizabeth a cominciare, che l'altra altrettanto cortesemente e con maggior fervore rifiutò, sedette.
La signora Hurst cantò con la sorella; e mentre quelle erano così occupate, Elizabeth non poté fare a meno di osservare, mentre voltava alcuni spartiti che giacevano sullo strumento, con quale frequenza gli occhi del signor Darcy fossero fissi su di lei. Non sapeva quasi come supporre di poter essere oggetto di ammirazione per un uomo così grande, e tuttavia che la guardasse perché non le piaceva era ancora più strano. Poté soltanto immaginare, infine, che ella attirasse la sua attenzione perché c'era in lei qualcosa di più sbagliato e riprovevole, secondo le sue idee del giusto, che in qualsiasi altra persona presente. La supposizione non le diede dolore. Gli piaceva troppo poco per curarsi della sua approvazione.
Dopo aver suonato alcune canzoni italiane, Miss Bingley variò il fascino con una vivace aria scozzese; e poco dopo il signor Darcy, avvicinandosi a Elizabeth, le disse,--
«Non sentite una gran voglia, Miss Bennet, di approfittare di una tale occasione per ballare una *reel*?»
Ella sorrise, ma non rispose. Egli ripeté la domanda, con una certa sorpresa per il suo silenzio.
«Oh,» disse lei, «vi avevo sentito prima; ma non potevo decidere subito cosa rispondere. Volevate che dicessi "Sì," così da avere il piacere di disprezzare il mio gusto; ma io mi diletto sempre nel mandare a monte questi piccoli piani, e nel frodare una persona del suo disprezzo premeditato. Ho dunque fatto di testa mia di dirvi che non desidero affatto ballare una *reel*; e ora disprezzatemi, se ne avete il coraggio.»
«In verità, non ne ho il coraggio.»
Elizabeth, che si aspettava piuttosto di offenderlo, fu stupita dalla sua galanteria; ma c'era nella sua maniera un misto di dolcezza e di malizia che rendeva difficile per lei offendere chicchessia, e Darcy non era mai stato così ammaliato da nessuna donna come lo era da lei. Credeva davvero che, se non fosse stato per l'inferiorità dei suoi parenti, sarebbe stato in qualche pericolo.
Miss Bingley vide, o sospettò, abbastanza da essere gelosa; e la sua grande ansia per la guarigione della cara amica Jane ricevette una spinta dal suo desiderio di sbarazzarsi di Elizabeth.
Tentò spesso di provocare Darcy a prendere in antipatia la sua ospite, parlando del loro supposto matrimonio, e progettando la sua felicità in una tale unione.
«Spero,» disse lei, mentre passeggiavano insieme nel viale il giorno dopo, «che darete a vostra suocera qualche ammonimento, quando avrà luogo questo auspicabile evento, sul vantaggio di tenere a freno la lingua; e se potrete ottenere tanto, che guariate le ragazze più giovane dal correre dietro agli ufficiali. E, se posso accennare a un argomento così delicato, cercate di frenare quel certo che, che rasenta la presunzione e l'impertinenza, che possiede la vostra dama.»
«]
«Avete qualche altra proposta per la mia felicità domestica?»
«Oh sì. Lasciate che i ritratti dei vostri zii Philips siano collocati nella galleria di Pemberley. Metteteli accanto a quelli del vostro prozio il giudice. Fanno lo stesso mestiere, sapete, solo in rami diversi. Quanto al ritratto della vostra Elizabeth, non dovete neppure tentare di farlo fare, perché quale pittore potrebbe rendere giustizia a quei begli occhi?»
«Non sarebbe facile, invero, cogliere la loro espressione; ma il loro colore e la loro forma, e le ciglia, così straordinariamente fini, si potrebbero copiare.»
In quel momento furono raggiunte da un altro viale dalla signora Hurst e da Elizabeth stessa.
«Non sapevo che intendeste passeggiare,» disse Miss Bingley, in qualche confusione, temendo che fossero state udite.
«Ci avete trattate in modo abominevole,» rispose la signora Hurst, «scappando senza dirci che uscivate.»
Prendendo allora il braccio libero del signor Darcy, lasciò Elizabeth a camminare da sola. Il viale ne ammetteva appena tre. Il signor Darcy sentì la loro scortesia, e disse immediatamente,--
«Questo viale non è abbastanza largo per la nostra compagnia. Sarà meglio entrare nel viale alberato.»
Ma Elizabeth, che non aveva la minima inclinazione a restare con loro, rispose ridendo,--
«No, no; restate dove siete. Siete graziosamente raggruppati, e fate un effetto insolitamente bello. Il pittoresco sarebbe guastato dall'ammissione di un quarto. Addio.»
Poi se ne corse via allegramente, gioendo, mentre vagava qua e là, nella speranza di essere di nuovo a casa in un giorno o due. Jane era già così ristabilita da intendere di lasciare la sua stanza per un paio d'ore quella sera.
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CAPITOLO XI.
Quando le signore si ritirarono dopo pranzo, Elizabeth corse dalla sorella, e vedendola ben protetta dal freddo, l'accompagnò nel salotto, dove fu accolta dalle due amiche con molte espressioni di piacere; ed Elizabeth non le aveva mai trovate così piacevoli come durante l'ora che passò prima che i gentiluomini comparissero. Le loro doti di conversazione erano notevoli. Sapevano descrivere un ricevimento con precisione, raccontare un aneddoto con spirito, e ridere delle loro conoscenze con vivacità.
Ma quando i gentiluomini entrarono, Jane non fu più il primo oggetto; gli occhi di Miss Bingley si rivolsero immediatamente verso Darcy, e aveva qualcosa da dirgli prima che lui avesse fatto molti passi. Egli si rivolse direttamente a Miss Bennet con un cortese congratulazione; anche il signor Hurst le fece un lieve inchino, e disse di essere «molto lieto;» ma la dovizia e il calore restarono per il saluto di Bingley. Egli era pieno di gioia e di premure. La prima mezz'ora fu spesa ad attizzare il fuoco, perché lei non soffrisse per il cambio di stanza; e lei si trasferì, a sua richiesta, all'altro lato del camino, per essere più lontana dalla porta. Poi sedette accanto a lei, e non parlò quasi con nessun altro. Elizabeth, intenta al lavoro nell'angolo opposto, vide tutto con grande diletto.
terminato il tè, il signor Hurst ricordò alla cognata il tavolo da gioco, ma invano. Ella aveva avuto informazioni riservate che il signor Darcy non desiderava giocare, e il signor Hurst vide ben presto respinta anche la sua aperta richiesta. Lo assicurò che nessuno intendeva giocare, e il silenzio dell'intera compagnia in proposito parve darle ragione. Il signor Hurst non ebbe dunque null'altro da fare che stendersi su uno dei divani e addormentarsi. Darcy prese un libro. Miss Bingley fece altrettanto; e la signora Hurst, occupata soprattutto a giocherellare con i suoi braccialetti e i suoi anelli, si univa ogni tanto alla conversazione del fratello con Miss Bennet.
L'attenzione di Miss Bingley era tanto presa dal seguire i progressi del signor Darcy nel suo libro quanto dal leggere il proprio; e di continuo o gli rivolgeva qualche domanda o guardava la sua pagina. Non riuscì però a trascinarlo in nessuna conversazione; egli si limitava a rispondere alla sua domanda e a continuare a leggere. Alla fine, stanca del tutto di cercar di trarre diletto dal proprio libro, che aveva scelto solo perché era il secondo volume del suo, lasciò andare un gran sbadiglio e disse: «Com'è piacevole passar la sera in questo modo! Dichiaro che, in fin dei conti, nessun piacere è pari alla lettura! Come ci si stanca prima di qualsiasi cosa che di un libro! Quando avrò una casa mia, sarò infelice se non avrò un'ottima biblioteca.»
Nessuno rispose. Allora sbadigliò di nuovo, mise da parte il libro e girò gli occhi per la stanza in cerca di qualche svago; quando, sentendo che il fratello accennava a un ballo con Miss Bennet, si voltò di scatto verso di lui e disse:—
«A proposito, Charles, parli davvero sul serio quando mediti un ballo a Netherfield? Ti consiglierei, prima di deciderti, di consultare i desideri della compagnia attuale; mi sbaglio molto se non ve ne sia qualcuno tra noi per il quale un ballo sarebbe piuttosto una punizione che un piacere.»
«Se alludi a Darcy» gridò il fratello «egli può andare a letto, se vuole, prima che cominci; ma quanto al ballo, è cosa ormai decisa, e non appena Nicholls avrà fatto abbastanza zuppa bianca manderò gli inviti.»
«A me i balli piacerebbero infinitamente di più» replicò lei «se si svolgessero in modo diverso; ma c'è qualcosa di insopportabilmente tedioso nel consueto svolgimento di un tale ritrovo. Sarebbe certo assai più ragionevole se la conversazione, anziché il ballo, facesse le spese della serata.»
«Assai più ragionevole, mia cara Caroline, ne son certo; ma non somiglierebbe neppure lontanamente a un ballo.»
Miss Bingley non rispose, e poco dopo si alzò e prese a passeggiare per la stanza. La sua figura era elegante, e camminava bene; ma Darcy, al quale ogni cosa era diretta, restava inflessibilmente immerso nello studio. Nella disperazione dei suoi sentimenti, decise di fare ancora un tentativo; e, volgendosi a Elizabeth, disse:—
«Miss Eliza Bennet, lasciate che vi persuada a seguire il mio esempio e a fare un giro per la stanza. Vi assicuro che è molto rinfrescante dopo essere state sedute così a lungo nella stessa posizione.»
Elizabeth fu sorpresa, ma acconsentì immediatamente. Miss Bingley non ebbe minor successo nel vero scopo della sua cortesia: il signor Darcy alzò gli occhi. Era sveglio alla novità di quell'attenzione da quella parte quanto Elizabeth stessa potesse esserlo, e chiuse il libro senza accorgersene. Fu direttamente invitato a unirsi a loro, ma declinò, osservando che non poteva immaginare se non due motivi per cui scegliessero di andare su e giù per la stanza insieme, e con l'uno o con l'altro dei due motivi il suo unirsi a loro avrebbe interferito. Che cosa intendeva dire? Ella moriva dalla voglia di sapere quale potesse essere il suo significato, e chiese a Elizabeth se riusciva in qualche modo a intenderlo.
«Niente affatto» fu la sua risposta; «ma state certa che intende essere severo con noi, e il modo più sicuro deluderlo sarà non chiedergli nulla in proposito.»
Miss Bingley, tuttavia, era incapace di deludere il signor Darcy in nulla, e persistette quindi nel richiedere una spiegazione dei suoi due motivi.
«Non ho la minima obiezione a spiegarli» disse lui, non appena ella gli permise di parlare. «Voi scegliete questo modo di passar la serata o perché avete fiducia l'una nell'altra e avete affari segreti da discutere, oppure perché siete consapevoli che le vostre figure appaiono nel massimo vantaggio passeggiando: se è il primo, io vi sarei completamente d'impaccio; e se è il secondo, posso ammirarvi molto meglio da come sto accanto al fuoco.»
«Oh, scandaloso!» gridò Miss Bingley. «Non ho mai sentito nulla di così abominevole. Come potremo punirlo per un simile discorso?»
«Niente di più facile, purché ne abbiate la voglia» disse Elizabeth. «Possiamo tutti infastidire e punirci a vicenda. Stuzzicatelo—ridete di lui. Così intime come siete, dovete sapere come si fa.»
«Ma, sul mio onore, non lo so. Vi assicuro che la mia intimità non m'ha ancora insegnato ciò. Stuzzicare la calma del suo temperamento e la sua presenza di spirito! No, no; sento che può sfidarci su quel terreno. E quanto al ridere, non ci esporremo, vi prego, tentando di ridere senza un motivo. Il signor Darcy può compiacersi con sé stesso.»
«Il signor Darcy non si presta al riso!» gridò Elizabeth. «È un vantaggio poco comune, e spero che tale rimanga, perché sarebbe una gran perdita per me avere molti simili conoscenti. Io amo di cuore una risata.»
«Miss Bingley» disse lui «mi ha attribuito più di quanto io possa pretendere. I più saggi e i migliori degli uomini—anzi, i più saggi e i migliori delle loro azioni—possono essere resi ridicoli da una persona il cui primo scopo nella vita è la battuta.»
«Certamente» replicò Elizabeth «vi sono tali persone, ma io spero di non essere una di esse. Spero di non ridicolizzare mai ciò che è saggio o buono. Le follie e le sciocchezze, i capricci e le incoerenze mi divertono, lo confesso, e ne rido ogni volta che posso. Ma queste, suppongo, sono proprio ciò di cui voi siete privo.»
«Forse non è possibile per nessuno. Ma è stato lo studio della mia vita evitare quelle debolezze che spesso espongono al ridicolo un ingegno forte.»
«Quali la vanità e l'orgoglio.»
«Sì, la vanità è davvero una debolezza. Ma l'orgoglio—dove vi sia una vera superiorità di mente—sarà sempre ben regolato.»
Elizabeth si voltò per nascondere un sorriso.
«Il vostro esame del signor Darcy è finito, suppongo» disse Miss Bingley; «e di grazia, qual è il risultato?»
«Ne sono perfettamente convinta che il signor Darcy non ha difetti. Lo riconosce egli stesso senza finzione.»
«No» disse Darcy «non ho avanzato una tale pretesa. Ho difetti in abbondanza, ma non sono, spero, difetti d'intelletto. Del mio temperamento non oso farmi garante. È, credo, troppo poco cedevole; certo troppo poco per la comodità del mondo. Non so dimenticare le follie e i vizi degli altri così presto come dovrei, né le offese contro di me. I miei sentimenti non si lasciano smuovere a ogni tentativo. Il mio temperamento si potrebbe forse definire risentito. La mia buona opinione, una volta perduta, è perduta per sempre.»
«Quello è davvero un difetto!» gridò Elizabeth. «Un risentimento implacabile è un'ombra in un carattere. Ma avete scelto bene il vostro difetto. Davvero non posso riderne. Siete al sicuro da me.»
«Vi è, credo, in ogni disposizione una tendenza verso qualche male particolare, un difetto naturale, che neppure la migliore educazione può vincere.»
«E il vostro difetto è una propensione a odiare il prossimo.»
«E il vostro» replicò lui con un sorriso «è di proposito fraintenderli.»
«Su, facciamo un po' di musica» gridò Miss Bingley, stanca di una conversazione in cui non aveva parte. «Louisa, non ti dispiacerà se sveglio il signor Hurst.»
La sorella non sollevò la minima obiezione, e il pianoforte fu aperto; e Darcy, dopo qualche momento di riflessione, non ne fu dispiaciuto. Cominciava a sentire il pericolo di fare a Elizabeth troppa attenzione.
CAPITOLO XII.
In seguito a un accordo tra le sorelle, Elizabeth scrisse il mattino seguente alla madre, per pregarla di mandare la carrozza a prenderle nel corso della giornata. Ma la signora Bennet, che aveva fatto il conto che le figlie restassero a Netherfield fino al martedì seguente, il che avrebbe finito esattamente la settimana di Jane, non riusciva ad accoglierle con piacere prima di allora. La sua risposta, dunque, non fu favorevole, almeno non ai desideri di Elizabeth, che era impaziente di tornare a casa. La signora Bennet mandò a dire che non era in alcun modo possibile avere la carrozza prima di martedì; e nel poscritto aggiunse che, se il signor Bingley e sua sorella le avessero premute di restare più a lungo, avrebbe ben potuto fare a meno di loro. Elizabeth, però, era risolutamente contraria al restare più a lungo—né si aspettava molto che glielo si chiedesse; e temendo, al contrario, di essere considerata come un'ospite importuna troppo a lungo, sollecitò Jane a prendere in prestito subito la carrozza del signor Bingley, e alla fine fu stabilito che si sarebbe accennato al proposito originario di lasciare Netherfield quella mattina, e che si sarebbe fatta la richiesta.
La comunicazione sollevò molte espressioni di rincrescimento; e si disse quanto bastava di desiderio che restassero almeno fino al giorno seguente per far breccia su Jane; e fino all'indomani la partenza fu rimandata. A Miss Bingley dispiacque allora di aver proposto il ritardo; perché la sua gelosia e la sua avversione per una sorella superavano di gran lunga il suo affetto per l'altra.
Il padrone di casa apprese con vero rammarico che dovevano partire così presto, e tentò ripetutamente di persuadere Miss Bennet che non sarebbe stato prudente per lei—che non era abbastanza ristabilita; ma Jane fu ferma dove si sentiva nel giusto.
Per il signor Darcy la notizia fu gradita: Elizabeth era stata a Netherfield anche troppo. Lo attirava più di quanto a lui piacesse; e Miss Bingley era scortese con lei e più stuzzicante del solito verso di lui. Saggiamente decise di stare particolarmente attento che ora non gli sfuggisse alcun segno di ammirazione—nulla che potesse inorgoglirla con la speranza d'influire sulla sua felicità; consapevole che, se un'idea simile fosse stata suggerita, il suo comportamento durante l'ultimo giorno avrebbe avuto un peso decisivo nel confermarla o nello spegnerla. Fedele al suo proposito, non le rivolse appena dieci parole in tutta la giornata del sabato; e benché per un certo tempo fossero rimasti soli per una mezz'ora, si attenne scrupolosissimamente al suo libro, e non volle neppure guardarla.
La domenica, dopo la funzione del mattino, ebbe luogo la separazione, così gradita a quasi tutti. La cortesia di Miss Bingley verso Elizabeth aumentò infine molto rapidamente, così come il suo affetto per Jane; e al momento del congedo, dopo aver assicurato a quest'ultima che le avrebbe sempre fatto piacere vederla o a Longbourn o a Netherfield, e abbracciandola tenerissimamente, strinse persino la mano alla prima. Elizabeth prese congedo dall'intera compagnia con gli spiriti più vivaci.
Non furono accolte con grande cordialità dalla madre, al ritorno a casa. La signora Bennet si meravigliò del loro arrivo, e le giudicò molto indiscrete a dar tanto disturbo, e fu sicura che Jane avrebbe ripreso il raffreddore. Ma il padre, sebbene molto laconico nelle espressioni di piacere, fu davvero lieto di rivederle; ne aveva sentito l'importanza nel cerchio familiare. La conversazione della sera, quando furono tutti riuniti, aveva perso molto della sua animazione, e quasi tutto il suo senso, per l'assenza di Jane e di Elizabeth.
Trovarono Mary, come al solito, immersa nello studio del basso continuo e della natura umana; ed ebbero alcuni nuovi estratti da ammirare e nuove osservazioni di logora morale da ascoltare. Catherine e Lydia avevano per loro informazioni di ben altro genere. Molto era stato fatto, e molto era stato detto nel reggimento dal mercoledì precedente; parecchi degli ufficiali avevano pranzato di recente con lo zio; un soldato semplice era stato frustato; e si era addirittura lasciato intendere che il colonnello Forster stesse per sposarsi.
CAPITOLO XIII.
«Spero, mia cara» disse il signor Bennet alla moglie, mentre facevano colazione il mattino seguente «che abbiate ordinato un buon pranzo per oggi, perché ho motivo di aspettarmi un'aggiunta alla nostra compagnia di famiglia.»
«Chi intendete, mio caro? Non conosco nessuno che debba venire, son sicura, a meno che non capiti Charlotte Lucas; e spero che i miei pranzi siano abbastanza buoni per lei. Non credo che ne veda spesso di simili a casa sua.»
«La persona di cui parlo è un gentiluomo e un forestiero.»
Gli occhi della signora Bennet sfavillarono. «Un gentiluomo e un forestiero! È il signor Bingley, ne son sicura. Via, Jane—non ne hai mai fatto cenno—furbetta! Bene, son sicura che sarò estremamente lieta di vedere il signor Bingley. Ma—santo cielo! che sfortuna! non c'è un po' di pesce da trovare oggi. Lydia, tesoro, suona il campanello. Devo parlare con Hill in questo istante.»
«Non è il signor Bingley» disse il marito; «è una persona che non ho mai visto in vita mia.»
Ciò destò un generale stupore; ed egli ebbe il piacere di essere sollecitamente interrogato dalla moglie e dalle cinque figlie in una volta.
Dopo essersi divertito qualche tempo con la loro curiosità, così spiegò:—«Circa un mese fa ricevetti questa lettera, e circa quindici giorni fa risposi; perché ritenni fosse un caso di una certa delicatezza, e che richiedesse una pronta attenzione. Viene da mio cugino, il signor Collins, il quale, quando sarò morto, potrà cacciarvi tutti di questa casa a suo piacimento.»
«Oh, mio caro» gridò la moglie «non posso sopportare di sentir nominare una cosa simile. Ti prego, non parlare di quell'odioso uomo. Penso che sia la cosa più dura del mondo che il tuo patrimonio sia vincolato e sottratto ai tuoi stessi figli; e son sicura che, se fossi stata in te, avrei tentato già da un pezzo di fare qualcosa in proposito.»
Jane e Elizabeth cercarono di spiegarle la natura di un vincolo successorio. Ci avevano provato spesso prima: ma era un argomento sul quale la signora Bennet era oltre la portata della ragione; e continuò a lamentarsi amaramente della crudeltà di vincolare un patrimonio lontano da una famiglia di cinque figlie, a favore di un uomo del quale a nessuno importava nulla.
«È certo una faccenda iniquissima» disse il signor Bennet; «e nulla può scagionare il signor Collins dalla colpa di ereditare Longbourn. Ma se vorrete ascoltare la sua lettera, forse potrete essere un po' intenerita dal suo modo di esprimersi.»
«No, son sicura che non lo sarò: e trovo sia stata una grande impertinenza da parte sua scriverti, e molto ipocrita. Odio questi falsi amici. Perché non poteva continuare a bisticciare con te, come faceva suo padre prima di lui?»
«Ebbene, in verità, sembra che abbia avuto su quel punto alcuni scrupoli filiali, come sentirete.»
«Hunsford, presso Westerham, Kent, 15 ottobre.
«Caro signore,
«il dissidio sussistente tra voi e il mio defunto, onorato padre, mi ha sempre procurato grande inquietudine; e, da quando ho avuto la sventura di perderlo, ho spesso desiderato sanare la frattura: ma, per qualche tempo, ne fui trattenuto dai miei stessi dubbi, temendo che potesse sembrare irriguardoso verso la sua memoria che io fossi in buoni rapporti con chicchessia con cui gli era sempre piaciuto essere in contrasto.»—‘Ecco, signora Bennet.’—«La mia mente, tuttavia, è ormai decisa in proposito; perché, avendo ricevuto l'ordinazione a Pasqua, sono stato così fortunato da essere distinto dal patronage dell'Onorevolissima Lady Catherine de Bourgh, vedova di Sir Lewis de Bourgh, la cui munificenza e beneficenza mi ha preferito alla preziosa rettoria di questa parrocchia, dove sarà mio fervido impegno comportarmi con grato rispetto verso Sua Signoria, ed essere sempre pronto a compiere quei riti e quelle cerimonie che sono istituiti dalla Chiesa d'Inghilterra. Come ecclesiastico, inoltre, sento mio dovere promuovere e stabilire il beneficio della pace in tutte le famiglie alla portata della mia influenza; e su queste premesse mi lusingo che le mie presenti aperture di buona volontà siano altamente lodevoli, e che la circostanza ch'io sia il prossimo nella successione del patrimonio di Longbourn venga benignamente sorvolata da parte vostra, e non vi induca a respingere il ramoscello d'ulivo offerto. Non posso non essere addolorato di essere io il mezzo di nuocere alle vostre amabili figlie, e mi prendo la libertà di scusarmene, come pure di assicurarvi della mia prontezza a far loro ogni possibile ammenda; ma di ciò in seguito. Se non avrete obiezione ad accogliermi in casa vostra, mi propongo la soddisfazione di presentarvi a voi e alla vostra famiglia lunedì 18 novembre, alle quattro, e probabilmente abuserò della vostra ospitalità fino al sabato in settimana seguente, cosa che posso fare senza alcun inconveniente, poiché Lady Catherine è ben lungi dall'obbiettare alle mie assenze occasionali di domenica, purché qualche altro ecclesiastico sia incaricato di compiere il servizio del giorno. Rimango, caro signore, con rispettosi complimenti alla vostra signora e alle vostre figlie, vostro benevolo e amico,
«WILLIAM COLLINS.»
«Alle quattro, dunque, possiamo aspettarci questo pacificatore» disse il signor Bennet, ripiegando la lettera. «Sembra un giovanotto oltremodo coscienzioso e cortese, in fede mia; e, ne son certo, si dimostrerà una conoscenza preziosa, specialmente se Lady Catherine sarà così indulgente da lasciarlo venire ancora da noi.»
«C'è un po' di buon senso in ciò che dice a proposito delle ragazze, tuttavia; e, se è disposto a far loro qualche ammenda, non sarò io a scoraggiarlo.»
«Sebbene sia difficile» disse Jane «indovinare in qual modo egli intenda farci l'espiazione che crede nostra dovuta, il desiderio è certo a suo credito.»
Elizabeth fu colpita soprattutto dalla sua straordinaria deferenza verso Lady Catherine, e dalla gentile intenzione di battezzare, sposare e seppellire i suoi parrocchiani ogniqualvolta fosse richiesto.
«Dev'essere un tipo singolare, credo» disse. «Non riesco a inquadrarlo. C'è qualcosa di molto pomposo nel suo stile. E che cosa può intendere con lo scusarsi per essere il prossimo nella successione? Non possiamo supporre che potrebbe evitarlo, se potesse. Può essere un uomo sensato, signore?»
«No, mia cara; credo di no. Ho molte speranze di trovarlo tutto l'opposto. C'è nella sua lettera un misto di servilità e di presunzione che promette bene. Sono impaziente di vederlo.»
«Quanto alla composizione» disse Mary «la sua lettera non sembra manchevole. L'idea del ramoscello d'ulivo forse non è del tutto nuova, eppure credo sia ben espressa.»
Per Catherine e Lydia né la lettera né il suo autore erano minimamente interessanti. Era quasi impossibile che il loro cugino venisse in una giubba scarlatta, ed erano ormai trascorse parecchie settimane da quando avevano tratto piacere dalla compagnia di un uomo in qualsiasi altro colore. Quanto alla madre, la lettera del signor Collins aveva cancellato gran parte della sua avversione, e si stava preparando a riceverlo con una compostezza che stupì il marito e le figlie.
Il signor Collins fu puntuale all'ora convenuta, e fu accolto con grande cortesia dall'intera famiglia. Il signor Bennet in verità disse poco; ma le signore erano pronte abbastanza a parlare, e il signor Collins non parve aver bisogno d'incoraggiamento, né incline a tacere lui stesso. Era un giovanotto alto, dall'aspetto pesante, di venticinque anni. Il suo portamento era grave e solenne, e i suoi modi erano molto formali. Non era da molto seduto che si complimentò con la signora Bennet per l'avere una così bella famiglia di figlie, disse che aveva molto sentito della loro bellezza, ma che, in questo caso, la fama era rimasta al di sotto del vero; e aggiunse che non dubitava di vederle tutte, a tempo debito, convenientemente collocate in matrimonio. Questa galanteria non fu di molto gusto per alcuni degli ascoltatori; ma la signora Bennet, che non bisticciava mai con i complimenti, rispose molto prontamente:—
«Siete molto gentile, signore, ne son sicura; e desidero con tutto il cuore che possa andare così; perché altrimenti saranno proprio destituate. Le cose sono stabilite in modo così strano.»
«Alludete, forse, al vincolo di questo patrimonio.»
«Ah, signore, davvero. È un affar grave per le mie povere ragazze, dovete confessarlo. Non che io intenda fargliene una colpa, poiché simili cose, lo so, sono tutte in mano al caso, in questo mondo. Non si può sapere come andranno i patrimoni, una volta che siano sottoposti a vincolo.»
«Sono molto sensibile, signora, al disagio delle mie belle cugine, e potrei dire molto sull'argomento, ma temo di apparire troppo ardito e precipitoso. Ma posso assicurare le signorine che vengo preparato ad ammirarle. Per ora non dirò di più, ma forse, quando ci conosceremo meglio----»
Fu interrotto da un annuncio che il pranzo era servito; e le ragazze si scambiarono un sorriso. Non erano i soli oggetti dell'ammirazione del signor Collins. L'ingresso, la sala da pranzo, e ogni mobile, furono esaminati e lodati; e la sua approvazione di ogni cosa avrebbe intenerito il cuore della signora Bennet, se non fosse stato per l'umiliante supposizione ch'egli guardasse a tutto come a futura proprietà sua. Anche il pranzo, a sua volta, fu molto ammirato; ed egli chiese di sapere a quale delle sue belle cugine si dovesse l'eccellenza della cucina. Ma qui fu corretto dalla signora Bennet, che gli assicurò, con una certa asprezza, ch'essi erano benissimo in grado di tenere un buon cuoco, e che le sue figlie non avevano nulla a che fare in cucina. Egli chiese scusa d'averla offesa. Con voce mitigata ella dichiarò di non essere punto offesa; ma egli continuò a scusarsi per circa un quarto d'ora.
CAPITOLO XIV.
Durante il pranzo il signor Bennet non parlò quasi affatto; ma quando i servitori furono congedati, gli parve tempo di scambiare qualche parola col suo ospite, e così avviò un soggetto nel quale sperava ch'egli brillasse, osservando che sembrava molto fortunato nella sua protettrice. L'attenzione di Lady Catherine de Bourgh ai suoi desideri, e la considerazione per la sua comodità, apparivano veramente singolari. Il signor Bennet non avrebbe potuto scegliere di meglio. Il signor Collins fu eloquente nelle sue. Il soggetto lo elevò a una solennità di modi più che ordinaria; e con un'aria d'importanza protestò che non aveva mai, in vita sua, visto un simile contegno in una persona di rango — tanta affabilità e condiscendenza, come quelle ch'egli stesso aveva sperimentato da Lady Catherine. Ella si era compiaciuta di approvare ambedue i sermoni che già aveva avuto l'onore di predicare davanti a lei. L'aveva anche invitato due volte a pranzo a Rosings, e l'aveva mandato a chiamare appunto il sabato prima, per completare il suo tavolo di quadriglio, la sera. Lady Catherine era ritenuta superba da molta gente, lo sapeva; ma non ne aveva mai veduto altro che affabilità. Gli aveva sempre parlato come avrebbe fatto con qualsiasi altro gentiluomo; non aveva sollevato la minima obiezione ch'egli s'introducesse nella società del vicinato, né che lasciasse la sua parrocchia, di quando in quando, per una settimana o due, per visitare i parenti. Si era persino degnata di consigliarlo di sposarsi al più presto, purché scegliesse con discernimento; e una volta gli aveva fatto visita nella sua umile canonica, dove aveva approvato pienamente tutte le modificazioni che egli stava facendo, e si era anche compiaciuta di suggerirne qualcuna lei stessa — certi ripostigli nelle credenze di sopra.
«Tutto ciò è molto opportuno e cortese, son sicura,» disse la signora Bennet, «e oso dire che è una donna molto amabile. È un peccato che le gran dame, in generale, non siano più come lei. Abita presso di voi, signore?»
«Il giardino dove sorge la mia umile dimora è separato da Rosings Park, la residenza di Sua Signoria, solo per una stradina.»
«Mi pare che abbiate detto ch'ella è vedova, signore? ha famiglia?»
«Ha una figlia unica, l'erede di Rosings, e di proprietà estesissime.»
«Ah,» esclamò la signora Bennet, scotendo il capo, «allora è più fortunata di molte ragazze. E che sorta di signorina è? È bella?»
«È una signorina affascinante, invero. Lady Catherine stessa dice che, in quanto a vera bellezza, Miss de Bourgh è di gran lunga superiore alla più bella del suo sesso; perché c'è, nei suoi lineamenti, qualcosa che rivela la giovane donna di nascita distinta. È sfortunatamente d'una costituzione malaticcia, che le ha impedito di far quei progressi in molte doti che altrimenti non avrebbe mancato, a quanto mi ha informato la signora che ha diretto la sua educazione, e che tuttora dimora con loro. Ma è perfettamente amabile, e spesso si degna di passare davanti alla mia umile dimora, nel suo piccolo phaeton tirato da pony.»
«È stata presentata a Corte? Non rammento il suo nome fra le dame di Corte.»
«La sua salute cagionevole le impedisce purtroppo di stare in città; e con ciò, come dissi un giorno a Lady Catherine stessa, ha privato la Corte britannica del suo più brillante ornamento. Sua Signoria parve compiacersi dell'idea; e potete immaginare ch'io sia lieto, in ogni occasione, di offrire quei piccoli delicati complimenti che son sempre accetti alle dame. Ho detto più d'una volta a Lady Catherine, che la sua affascinante figlia sembrava nata per essere duchessa; e che il rango più elevato, invece di darle importanza, sarebbe da lei adornato. Queste sono le piccolezze che piacciono a Sua Signoria, ed è una specie d'attenzione che mi considero singolarmente obbligato a usare.»
«Giudicate molto acconciamente,» disse il signor Bennet; «ed è fortuna per voi che possediate il talento d'adulare con garbo. Posso chiedere se queste gradevoli attenzioni vi vengano dall'impulso del momento, o siano frutto di studio precedente?»
«Nascono soprattutto da ciò che avviene di volta in volta; e benché talvolta mi diverta a suggerire e a disporre quei piccoli eleganti complimenti che possano adattarsi alle occasioni ordinarie, desidero sempre dare loro un'aria, per quanto è possibile, spontanea.»
Le speranze del signor Bennet furono pienamente soddisfatte. Il cugino era assurdo quanto aveva sperato; e l'ascoltava col più vivo godimento, mantenendo nel tempo stesso il più risoluto dominio del volto, e, tranne un'occhiata di tanto in tanto a Elizabeth, non aveva bisogno d'un compagno nel suo piacere.
All'ora del tè, tuttavia, la dose era stata abbastanza, e il signor Bennet fu lieto di ricondurre l'ospite nel salotto, e quando il tè fu finito, lieto d'invitarlo
a leggere ad alta voce alle signore. Il signor Collins assentì di buon grado, e fu prodotto un libro; ma al vederlo (ché tutto annunciava che veniva da una biblioteca circolante) si trasse indietro, e, chiedendo scusa, protestò che non leggeva mai romanzi. Kitty lo guardò a bocca aperta, e Lydia proruppe in esclamazioni. Furono prodotti altri libri, e dopo qualche deliberazione egli scelse i *Sermoni* di Fordyce. Lydia sbadigliò mentre lui apriva il volume; e prima che avesse letto, con solennità molto monotona, tre pagine, lo interruppe con:—
«Sai, mamma, che lo zio Philips parla di licenziare Richard? e se lo fa, il colonnello Forster lo prenderà. Me lo disse la zia stessa, sabato. Domani vado a Meryton a saperne di più, e a domandare quando torna da Londra il signor Denny.»
Lydia fu invitata dalle due sorelle maggiori a tenere la lingua a freno; ma il signor Collins, molto offeso, mise giù il libro, e disse:—
«Ho osservato spesso quanto poco le signorine s'interessino ai libri di tono serio, benché scritti unicamente per loro. Mi stupisce, lo confesso; perché certo non v'è nulla di così vantaggioso per esse, come l'istruzione. Ma non importunerò più la mia giovane cugina.»
Poi, volgendosi al signor Bennet, si offerse come suo antagonista al tric-trac. Il signor Bennet accettò la sfida, osservando che egli faceva molto saggiamente a lasciare le ragazze ai loro trastulli. La signora Bennet e le figlie si scusarono molto cortesemente dell'interruzione di Lydia, e promisero che non si sarebbe ripetuta, se egli avesse ripreso il libro; ma il signor Collins, dopo averle assicurate che non serbava rancore alla giovane cugina, e che non avrebbe mai preso il suo comportamento come un affronto, sedette a un altro tavolino col signor Bennet, e si dispose al tric-trac.
CAPITOLO XV.
Il signor Collins non era un uomo sensato; e il difetto di natura era stato poco aiutato dall'educazione o dalla società; poiché la maggior parte della sua vita era stata passata sotto la guida d'un padre ignorante e avaro; e benché appartenesse a una delle università, non aveva fatto che i termini necessari, senza formarvi alcuna utile conoscenza. La soggezione in cui suo padre lo aveva allevato gli aveva dato, in origine, una grande umiltà di modi; ma v'era ora molto da controbilanciare, per opera della presunzione d'un intelletto debole, che vive in ritiro, e dei sentimenti d'importanza d'una prosperità precoce e imprevista. Un colpo fortunato della sorte lo aveva raccomandato a Lady Catherine de Bourgh, quando il beneficio di Hunsford era vacante; e il rispetto ch'egli sentiva per l'alto suo grado, e la venerazione per lei come sua protettrice, mescendosi con una molto buona opinione di sé, della propria autorità di ecclesiastico, e del proprio diritto di rettore, ne facevano un composto di orgoglio e servilismo, di prosopopea e d'umiltà.
Avendo ora una buona casa e un'entrata più che sufficiente, intendeva ammogliarsi; e nel cercare una riconciliazione con la famiglia di Longbourn, aveva in vista una moglie, intendendo scegliere una delle figliuole, se le avesse trovate così belle e amabili come le diceva la fama. Questo era il suo piano di riparazione — d'espiazione — per aver ereditato il patrimonio del loro padre; e gli pareva eccellente, pieno di convenienza e d'appropriatezza, e oltremodo generoso e disinteressato da parte sua.
Il suo piano non mutò al vederle. Il viso leggiadro di Miss Bennet confermò i suoi disegni, e stabilì le sue più rigorose nozioni di quel che si doveva alla primogenitura; e per la prima sera essa fu la sua scelta decisa. La mattina dopo, però, recò un mutamento; perché, in un quarto d'ora di *tête-à-tête* col signor Bennet prima di colazione, una conversazione cominciata dalla casa parrocchiale, e che menava naturalmente alla confessione delle sue speranze, che una padrona per essa si potesse trovare a Longbourn, trasse da lei, tra sorrisi molto compiacenti e generale incoraggiamento, un'avvertenza contro la stessa Jane che aveva fissato. «Quanto alle figlie più giovani, ella non poteva impegnarsi a dir nulla — non poteva rispondere in modo positivo — ma non sapeva d'alcuna prevenzione; — della figlia maggiore doveva pur accennare — lo sentiva come un suo dovere di far capire — ch'era probabile fosse fidanzata assai presto.»
Il signor Collins non aveva che da passar da Jane a Elizabeth — e fu fatto subito — fatto mentre la signora Bennet attizzava il fuoco. Elizabeth, che per nascita e bellezza veniva subito dopo Jane, le succedette naturalmente.
La signora Bennet tenne in serbo il suggerimento, e sperò di veder presto due figlie maritate; e l'uomo di cui non poteva soffrire il nome, il giorno prima, era ora in sommo favore presso di lei.
L'intenzione di Lydia di recarsi a piedi a Meryton non fu dimenticata: tutte le sorelle, tranne Mary, acconsentirono d'andare con lei; e il signor Collins doveva accompagnarle, a richiesta del signor Bennet, che era ansiosissimo di liberarsene, e d'avere la sua libreria per sé; poiché là il signor Collins l'aveva seguito dopo colazione, e là avrebbe continuato, apparentemente occupato con uno dei più grossi volumi della raccolta, ma in realtà parlandone senza posa, al signor Bennet, della sua casa e del suo giardino a Hunsford. Tale contegno turbava oltremodo il signor Bennet. Nella sua libreria era sempre stato sicuro d'ozio e di tranquillità; e sebbene preparato, come disse a Elizabeth, a incontrar pazzia e presunzione in ogni altra stanza della casa, era uso a esserne libero là: la sua cortesia, dunque, fu prontissima nell'invitare il signor Collins a raggiungere le figlie nella loro passeggiata; e il signor Collins, che in realtà era molto più adatto a un camminatore che a un lettore, fu lietissimo di chiudere il grosso libro, e d'andare.
In pompose inezie, da parte sua, e in assensi cortesi, da parte delle cugine, il tempo passò finché entrarono in Meryton. L'attenzione delle più giovani non era più da acquistarsi per lui. I loro occhi correvano subito su e giù per la via, in cerca degli ufficiali; e nulla meno d'una cuffietta proprio elegante, o d'un vero mussolo nuovo nella vetrina d'un negozio, poteva richiamarli.
Ma l'attenzione d'ogni signorina fu ben presto attratta da un giovanotto, che non avevano mai visto prima, dall'aspetto oltremodo signorile, che passeggiava con un ufficiale dall'altra parte della strada. L'ufficiale era quel signor Denny, del cui ritorno da Londra Lydia era venuta a informarsi; e si curvò, nel passare. Tutte furon colpite dell'aria dello sconosciuto, tutte si chiesero chi potesse essere; e Kitty e Lydia, decise di scoprirlo se possibile, aprirono la strada attraverso la via, col pretesto di volere qualche cosa in un negozio di fronte, e avevano appena guadagnato il marciapiede, quando i due gentiluomini, voltando indietro, raggiunsero lo stesso punto. Il signor Denny si rivolse direttamente a loro, e le pregò di permettergli di presentare il suo amico, il signor Wickham, che era tornato con lui il giorno innanzi da Londra, ed era lieto di dire aveva accettato una commissione nel loro corpo. Era proprio come doveva essere; poiché al giovanotto mancava solo l'uniforme per essere del tutto affascinante. Il suo aspetto era molto in suo favore: aveva tutto il meglio della bellezza, un bel volto, una buona figura, e modi molto piacevoli. La presentazione fu seguita, da parte sua, da una felice facilità di conversare — una facilità, nel tempo stesso, perfettamente corretta e senza pretese; e tutta la brigata stava ancora in piedi, discorrendo insieme molto gradevolmente, quando il rumor di cavalli richiamò la loro attenzione, e Darcy e Bingley furon visti venire a cavallo per la via. Nel distinguere le signorine del gruppo, i due gentiluomini vennero diretti verso di loro, e cominciarono i soliti complimenti. Bingley fu il principale oratore, e Miss Bennet il principale oggetto. Egli era allora, disse, sulla via di Longbourn appunto per informarsi di lei. Il signor Darcy confermò con un inchino, e stava per decidersi a non fissare gli occhi su Elizabeth, quand'essi furon d'un tratto arrestati dalla vista dello sconosciuto; ed Elizabeth, che per caso vide il volto d'entrambi mentre si guardavano, fu tutta stupita dell'effetto di quell'incontro. Tutti e due cambiarono colore, l'uno impallidì, l'altro arrossì. Il signor Wickham, dopo qualche momento, si toccò il cappello — un saluto che il signor Darcy si degnò appena di ricambiare. Che cosa poteva significare? Era impossibile immaginarlo; era impossibile non desiderare di saperlo.
In un altro minuto il signor Bingley, ma senza parere d'aver notato ciò che era accaduto, prese commiato e proseguì a cavallo col suo amico.
Il signor Denny e il signor Wickham accompagnarono le signorine fino alla porta del signor Philips, e poi fecero il loro inchino, malgrado le vive preghiere di Miss Lydia che entrassero, e anche malgrado la signora Philips, che dal balcone del salotto e a voce alta faceva coro all'invito.
La signora Philips era sempre lieta di vedere le sue nipoti; e le due maggiori, per la loro recente assenza, erano particolarmente benvenute; e stava esprimendo con premura la sua sorpresa per il loro improvviso ritorno, che, non essendo stata la loro carrozza a condurle, ella non avrebbe saputo nulla, se non avesse per caso visto nella via il ragazzo del negozio del signor Jones, che le aveva detto che non si mandassero più medicine a Netherfield, perché le signorine Bennet eran partite; quando la sua cortesia fu richiesta verso il signor Collins, dalla presentazione che Jane ne fece. Lo ricevette con la sua migliore cortesia, ch'egli ricambiò con altrettanta, scusandosi della sua intrusione, senza una previa conoscenza con lei, che non poteva, nondimeno, lusingarsi, potesse esser giustificata dalla sua parentela con le signorine che glielo presentavano. La signora Philips fu piuttosto intimidita da un tale eccesso di buona creanza; ma la sua contemplazione d'uno sconosciuto ebbe presto fine per le esclamazioni e le domande sull'altro, del quale, però, ella non poteva dir nulla alle nipoti, tranne ciò che già sapevano: che il signor Denny l'aveva condotto da Londra, e che doveva avere la commissione di tenente nello ----shire. Lo aveva osservato per l'ultima ora, disse, mentre andava su e giù per la via; e, se il signor Wickham fosse apparso, Kitty e Lydia avrebbero certo continuato l'occupazione; ma, per disgrazia, nessuno passava ormai sotto le finestre, eccetto alcuni ufficiali, che, in paragone dello sconosciuto, eran diventati «dei seccatori, dei tipi sgradevoli.» Alcuni di loro dovevano pranzare dai Philips il giorno dopo, e la zia promise di far sì che il marito chiamasse il signor Wickham, e gli facesse un invito, se la famiglia di Longbourn sarebbe venuta la sera. Fu accettato; e la signora Philips protestò che avrebbero fatto un bel gioco rumoroso e comodo di biglietti della lotteria, e poi un po' di cena calda. La prospettiva di tali delizie era molto eccitante, e si lasciarono in buona armonia. Il signor Collins ripeté le sue scuse nel lasciar la stanza, e fu assicurato, con cortesia instancabile, ch'erano affatto superflue.
Mentre tornavano a casa, Elizabeth raccontò a Jane ciò che aveva visto accadere fra i due gentiluomini; ma, sebbene Jane avrebbe voluto difendere l'uno o l'altro, o entrambi, se fossero parsi in torto, non sapeva spiegare un tal contegno meglio della sorella.
Il signor Collins, al suo ritorno, fece molto piacere alla signora Bennet, ammirando i modi e la cortesia della signora Philips. Protestò che, tranne Lady Catherine e sua figlia, non aveva mai visto una donna più elegante; poiché non solo l'aveva accolto con estrema cortesia, ma lo aveva persino, in modo speciale, incluso nel suo invito per la sera seguente, benché le fosse del tutto sconosciuto prima. Qualcosa, suppose, si poteva attribuire alla sua parentela con loro, ma pure non aveva mai, in tutta la sua vita, incontrato altrettanta attenzione.
CAPITOLO XVI.
Siccome nessuna obiezione fu fatta all'impegno preso dai giovani con la zia, e tutti gli scrupoli del signor Collins di lasciare il signore e la signora Bennet anche per una sola sera, durante la sua visita, furono tenacemente superati, la carrozza li condusse, a un'ora conveniente, e lui e le sue cinque cugine, a Meryton; e le ragazze ebbero il piacere di sentire, nell'entrare nel salotto, che il signor Wickham aveva accettato l'invito dello zio, e si trovava già nella casa.
Quando questa informazione fu data, e tutti ebbero preso posto, il signor Collins ebbe agio di guardarsi intorno e ammirare, e fu così colpito dalla grandezza e dalla mobilia dell'appartamento, che dichiarò di potersi quasi credere nel piccolo salottino della prima colazione d'estate, a Rosings; paragone che sul principio non fece grande impressione; ma quando la signora Philips seppe da lui che cosa fosse Rosings, e chi ne fosse il proprietario, quando ebbe ascoltata la descrizione d'uno solo dei salotti di Lady Catherine, e seppe che solo il caminetto era costato ottocento sterline, sentì tutta la forza del complimento, e quasi non si sarebbe risentita d'un paragone con la stanza della governante.
Nel descriverle tutta la grandezza di Lady Catherine e della sua dimora, con frequenti digressioni in lode della propria umile dimora, e dei miglioramenti che vi stava facendo, fu lietamente occupato finché i gentiluomini li raggiunsero; e trovò nella signora Philips un'ascoltatrice attentissima, la cui opinione della sua importanza crebbe con ciò che udiva, e che si proponeva di spifferare ogni cosa fra le vicine, al più presto che potesse. Alle ragazze, che non potevan badare al cugino, e non avevano nulla da fare se non desiderare uno strumento, e guardare le loro fiacche imitazioni di porcellana sulla cappa del camino, l'attesa parve molto lunga. Finì, alla fine, pur nondimeno. I gentiluomini si fecero avanti: e quando il signor Wickham entrò nella stanza, Elizabeth sentì d'averlo sì veduto prima, e pensato poi, ma senza il minimo grado d'ammirazione irragionevole. Gli ufficiali dello ----shire erano, in generale, una brigata onorevole, da gentiluomini, e i migliori fra loro erano della brigata presente; ma il signor Wickham era tanto al di sopra di tutti loro, per persona, volto, aria e andatura, quanto essi eran superiori al Philips dello zio, paffuto, grasso, che soffiava di porto, e li seguiva nella stanza.
Il signor Wickham era il felice mortale verso cui quasi ogni occhio femminile si volse, ed Elizabeth la felice donna accanto a cui finalmente si sedette; e il modo piacevole con cui entrò subito in conversazione, benché fosse solo sul fatto che si trattava di una sera piovosa e sulla probabilità di una stagione di piogge, le fece sentire che l'argomento più comune, più noioso, più banale poteva essere reso interessante dall'arte di chi lo trattava.
Con rivali quali il signor Wickham e gli ufficiali per attirare l'attenzione delle signore, il signor Collins parve sprofondare nell'insignificanza; per le signorine certamente non era nulla; ma aveva ancora, a intervalli, una specie di ascoltatrice nella signora Philips, e grazie alla sua vigilanza veniva abbondantemente rifornito di caffè e di focaccine.
Quando si disposero i tavoli da gioco, egli ebbe l'opportunità di contraccambiarla, sedendosi al whist.
«Di questo gioco io so poco, per ora,» disse, «ma sarò lieto d'imparare; perché, nella mia condizione di vita—» La signora Philips gli fu molto grata della sua cortesia, ma non poté aspettare la sua spiegazione.
Il signor Wickham non giocava a whist, e con pronta gioia fu accolto all'altro tavolo, fra Elizabeth e Lydia. Da principio parve che Lydia volesse accaparrarselo tutto, perché era una chiacchierona quanto mai ostinata; ma essendo anche lei appassionatissima di biglietti della lotteria, si appassionò ben presto al gioco, troppo intenta a fare scommesse e a gridare per i premi, per poter far attenzione a qualcuno in particolare. Tolte le esigenze comuni del gioco, il signor Wickham era dunque libero di parlare con Elizabeth, e lei era ben lieta di ascoltarlo, sebbene ciò che soprattutto desiderava sapere non potesse sperare di sentirsi dire, cioè la storia della sua conoscenza col signor Darcy. Non osava neppure nominare quel gentiluomo. La sua curiosità, tuttavia, fu inaspettatamente soddisfatta. Il signor Wickham cominciò lui stesso l'argomento. Chiese quanto Netherfield fosse lontana da Meryton; e, dopo averne ricevuta la risposta, domandò in tono esitante da quanto tempo il signor Darcy si trattenesse là.
«Da circa un mese,» disse Elizabeth; e poi, non volendo lasciar cadere il discorso, aggiunse: «mi pare che sia un uomo con vaste proprietà nel Derbyshire.»
«Sì,» rispose Wickham; «la sua tenuta là è una bella tenuta. Diecimila sterline annue nette. Non avreste potuto incontrare persona più capace di me di darvi informazioni sicure su quel punto—perché io sono stato legato alla sua famiglia, in modo particolare, fin dalla mia infanzia.»
Elizabeth non poté non mostrare sorpresa.
«Ben potete meravigliarvi, signorina Bennet, di un'affermazione simile, dopo aver visto, come probabilmente avrete visto, il contegno freddissimo del nostro incontro di ieri. Siete molto legata al signor Darcy?»
«Quanto mai desidero esserlo,» esclamò Elizabeth, con calore. «Ho passato quattro giorni sotto lo stesso tetto con lui, e lo trovo molto antipatico.»
«Io non ho il diritto di dare la mia opinione,» disse Wickham, «sul fatto che sia gradevole o no. Non sono qualificato per formularne una. Lo conosco da troppo tempo e troppo intimamente per essere un giudice imparziale. È impossibile per me essere equo. Ma credo che la vostra opinione su di lui, in generale, farebbe meraviglia—e forse non la esprimereste con tanta forza in qualunque altro luogo. Qui siete in casa vostra.»
«In parola mia, qui non dico nulla di più di quanto potrei dire in qualunque casa del vicinato, eccetto Netherfield. Nel Hertfordshire non è per niente amato. Tutti sono disgustati della sua superbia. Non lo troverete giudicato più favorevolmente da nessuno.»
«Non posso fingere di essere dispiaciuto,» disse Wickham, dopo una breve pausa, «che lui o che qualsiasi uomo non sia stimato al di là dei propri meriti; ma con lui credo non capiti spesso. Il mondo è accecato dalla sua fortuna e dalla sua posizione, o intimidito dai suoi modi alteri e imperiosi, e lo vede solo come lui sceglie di mostrarsi.»
«Io, anche dalla mia breve conoscenza, lo giudicherei un uomo di cattivo carattere.»
Wickham si limitò a scuotere il capo.
«Mi chiedo,» disse, alla prima occasione di parlare, «se sia probabile che resti ancora a lungo in questa contea.»
«Non lo so affatto; ma non sentii nulla della sua partenza, quando ero a Netherfield. Spero che i vostri progetti in favore dello ----shire non saranno turbati dalla sua permanenza nel vicinato.»
«Oh, no—non sta a me essere messo in fuga dal signor Darcy. Se desidera evitarmi, deve andarsene lui. Non siamo in rapporti d'amicizia, e mi fa sempre male incontrarlo, ma non ho ragioni di evitarlo se non quelle che potrei proclamare al mondo intero—un senso di grandissimo maltrattamento, e i più dolorosi rimpianti per il fatto che egli sia quel che è. Suo padre, signorina Bennet, il defunto signor Darcy, fu uno degli uomini migliori che siano mai vissuti, e il più vero amico che io abbia mai avuto; e non posso mai trovarmi in compagnia di questo signor Darcy senza essere afflitto nell'anima da mille teneri ricordi. Il suo comportamento verso di me è stato scandaloso; ma io credo davvero che potrei perdonargli qualunque cosa, piuttosto che l'aver deluso le speranze e disonorato la memoria di suo padre.»
Elizabeth trovò che l'interesse dell'argomento cresceva, e ascoltò con tutto il cuore; ma la delicatezza della cosa le impedì di fare ulteriori domande.
Il signor Wickham cominciò a parlare di argomenti più generali, Meryton, il vicinato, la società, mostrando di essere molto soddisfatto di tutto ciò che aveva visto fin allora, e parlando di quest'ultima, specialmente, con una galanteria garbata ma assai intelligibile.
«La prospettiva di una società continua, e di buona società,» aggiunse, «fu il mio principale motivo per unirmi al ----shire. So che è un corpo rispettabilissimo e gradevole; e il mio amico Denny mi tentò ancor più con il suo racconto degli alloggi attuali, e delle grandissime cortesie e delle ottime conoscenze che Meryton aveva procurato loro. La società, lo confesso, mi è necessaria. Sono stato un uomo deluso, e il mio spirito non regge la solitudine. Ho bisogno d'occupazione e di società. La vita militare non è ciò per cui ero stato destinato, ma le circostanze ora l'hanno resa conveniente. La chiesa avrebbe dovuto essere la mia professione—fui allevato per la chiesa; e a quest'ora sarei in possesso di un beneficio quanto mai prezioso, se fosse piaciuto al gentiluomo di cui parlavamo poc'anzi.»
«Davvero?»
«Sì—il defunto signor Darcy mi lasciò la prossima presentazione del miglior beneficio di cui potesse disporre. Fu il mio padrino, e mi voleva un grandissimo bene. Non so rendere giustizia alla sua bontà. Intendeva provvedere a me abbondantemente, e credeva d'averlo fatto; ma quando il beneficio si rese vacante, fu dato ad altri.»
«Santo cielo!» esclamò Elizabeth; «ma come fu possibile? Come poté essere disattesa la sua volontà? Perché non cercaste riparo legale?»
«Vi fu una tale irregolarità nei termini della disposizione, da non lasciarmi speranza nella legge. Un uomo d'onore non avrebbe potuto dubitare dell'intenzione, ma il signor Darcy scelse di dubitarne—o di trattarla come una semplice raccomandazione condizionata, e di sostenere che io avevo perduto ogni diritto per la mia sconsideratezza, imprudenza, in breve, per qualcosa o per nulla. Certo è che il beneficio divenne vacante due anni fa, proprio quando io ero in età di ricoprirlo, e che fu dato a un altro; e altrettanto certo è che io non posso accusarmi d'aver fatto davvero qualcosa che meritasse di perderlo. Ho un temperamento caldo e sprovveduto, e forse avrò talvolta detto di lui, e a lui stesso, troppo liberamente la mia opinione. Non ricordo nulla di peggio. Ma il fatto è che siamo uomini assai diversi, e che lui mi odia.»
«È cosa davvero scandalosa! Merita d'essere pubblicamente disonorato.»
«Prima o poi lo sarà—ma non per opera mia. Finché potrò ricordare suo padre, non potrò sfidarlo né smascherarlo.»
Elizabeth lo onorò per tali sentimenti, e lo trovò più bello che mai mentre li esprimeva.
«Ma quale,» disse, dopo una pausa, «può essere stato il suo movente? che cosa può averlo indotto a comportarsi così crudelmente?»
«Una profonda, ostinata avversione per me—un'avversione che non posso non attribuire in parte alla gelosia. Se al defunto signor Darcy io fossi stato meno caro, suo figlio avrebbe potuto sopportarmi meglio; ma l'insolita predilezione di suo padre per me lo irritò, credo, fin dalla prima infanzia. Non aveva un temperamento atto a tollerare il genere di rivalità in cui ci trovavamo—la preferenza che spesso mi veniva accordata.»
«Non avrei creduto il signor Darcy così cattivo—sebbene non mi sia mai piaciuto, non l'avevo giudicato così sfavorevolmente—avevo supposto che disprezzasse in generale i suoi simili, ma non sospettavo che scendesse a una vendetta così maligna, a un'ingiustizia, a un'inumanità come questa!»
Dopo qualche minuto di riflessione, tuttavia, continuò: «Mi ricordo che si vantò un giorno, a Netherfield, dell'implacabilità dei suoi rancori, d'avere un temperamento che non perdona. Deve avere un'indole davvero terribile.»
«Non mi fiderò di parlarne,» rispose Wickham; «riesco appena ad esser giusto verso di lui.»
Elizabeth si immerse di nuovo nei suoi pensieri, e dopo un po' esclamò: «Trattare a tal segno il figlioccio, l'amico, il prediletto di suo padre!» Avrebbe potuto aggiungere: «Un giovanotto, per giunta, come voi, il cui volto stesso può garantire che siete amabile.» Ma si accontentò di dire: «E uno, anche, che era stato probabilmente suo compagno fin dall'infanzia, legato a lui, come avete detto che credo, nel modo più stretto.»
«Nascevamo nella stessa parrocchia, nello stesso parco; passammo insieme la maggior parte della giovinezza: compagni sotto lo stesso tetto, partecipi degli stessi divertimenti, oggetto delle stesse cure paterne. Mio padre cominciò la vita nella professione che vostro zio, il signor Philips, sembra onorare tanto; ma rinunciò a tutto per rendersi utile al defunto signor Darcy, e dedicò tutto il suo tempo alla cura della proprietà di Pemberley. Era sommamente stimato dal signor Darcy, un amico intimo, fidatissimo. Il signor Darcy riconosceva spesso di essere grandissimamente obbligato alla sorveglianza attiva di mio padre; e quando, subito prima della morte di mio padre, il signor Darcy gli diede una spontanea promessa di provvedere a me, sono convinto che lo sentisse come un debito di gratitudine verso di lui non meno che di affetto verso di me.»
«Come è strano!» esclamò Elizabeth. «Com'è abominevole! Mi stupisco che la superbia stessa di questo signor Darcy non l'abbia reso giusto verso di voi. Se non per miglior motivo, almeno perché non fosse troppo superbo per essere disonesto—perché disonesto bisogna chiamarlo.»
«È straordinario,» rispose Wickham; «poiché quasi tutte le sue azioni si possono far risalire alla superbia; e la superbia è stata spesso il suo migliore amico. Lo ha legato alla virtù più strettamente di qualsiasi altro sentimento. Ma nessuno di noi è coerente; e nel suo comportamento verso di me vi furono impulsi più forti anche della superbia.»
«Può una superbia abominevole come la sua avergli mai fatto del bene?»
«Sì; lo ha spinto spesso a essere liberale e generoso; a dare il suo denaro con larghezza, a esercitare l'ospitalità, ad assistere i suoi fittavoli, a soccorrere i poveri. La superbia di famiglia, e la superbia filiale, perché è assai fiero di ciò che fu suo padre, hanno fatto questo. Non parer di disonorare la sua famiglia, di degenerare dalle qualità che le sono attribuite, o di perdere l'influenza della casa di Pemberley, è un potente movente. Ha anche la superbia fraterna, che, con un po' d'affetto fraterno, lo rende un tutore molto affettuoso e premuroso della sorella; e lo sentirete generalmente decantare come il più attento e il migliore dei fratelli.»
«Che ragazza è la signorina Darcy?»
Egli scosse il capo. «Vorrei poterla dire amabile. Mi fa male parlar male di un Darcy; ma è troppo simile al fratello—molto, molto superba. Da bambina, era affettuosa e graziosa, e mi voleva un grandissimo bene; e io ho dedicato ore e ore al suo divertimento. Ma ora non è nulla per me. È una bella ragazza, sui quindici o sedici anni, e, a quanto mi risulta, molto compita. Dopo la morte del padre la sua casa è stata Londra, dove vive con lei una dama, che ne sorveglia l'educazione.»
Dopo molte pause e molti tentativi su altri argomenti, Elizabeth non poté fare a meno di tornare ancora una volta al primo, e dire:
«Mi stupisce la sua intimità col signor Bingley. Come può il signor Bingley, che sembra fatto di sola giovialità, e che credo davvero veramente amabile, essere in amicizia con un uomo simile? Come possono andare d'accordo? Conoscete il signor Bingley?»
«Per nulla.»
«È un uomo dolce d'indole, amabile, affascinante. Non può sapere com'è fatto il signor Darcy.»
«Probabilmente no; ma il signor Darcy sa piacere quando vuole. Non manca d'abilità. Può essere un compagno piacevole, se lo crede opportuno. Fra coloro che gli sono pari in posizione, è un uomo molto diverso da quello che è con i meno fortunati. La sua superbia non lo abbandona mai; ma coi ricchi è di larghe vedute, giusto, sincero, ragionevole, onorevole, e forse anche gradevole—tenuto conto della ricchezza e della figura.»
La compagnia del whist ben presto si sciolse, i giocatori si raccolsero intorno all'altro tavolo, e il signor Collins prese posto fra la cugina Elizabeth e la signora Philips. La signora Philips gli rivolse le solite domande sul suo successo. Non era stato molto grande; aveva perso ogni punto; ma quando la signora Philips cominciò a esprimerne il rammarico, egli la assicurò, con molta seria gravità, che non aveva la minima importanza; che considerava il denaro come una cosa da nulla, e la pregava di non prendersi pena.
«So benissimo, signora,» disse, «che quando ci si siede a un tavolo da gioco si deve correr la sorte di queste cose,—e per fortuna io non sono in tali circostanze che cinque scellini possano avere importanza. Vi sono, senza dubbio, molti che non potrebbero dir lo stesso; ma, grazie a Lady Catherine de Bourgh, sono ben lontano dalla necessità di curarmi di piccolezze.»
L'attenzione del signor Wickham fu desta; e dopo aver osservato per qualche istante il signor Collins, chiese a Elizabeth sottovoce se i suoi parenti fossero in rapporti molto intimi con la famiglia de Bourgh.
«Lady Catherine de Bourgh,» rispose lei, «gli ha dato molto recentemente un beneficio. So appena come il signor Collins fu introdotto alla sua conoscenza, ma certo non la conosce da molto.»
«Voi sapete naturalmente che Lady Catherine de Bourgh e Lady Anne Darcy erano sorelle; dunque che ella è zia dell'attuale signor Darcy.»
«No, davvero, non lo sapevo. Non sapevo nulla dei legami di Lady Catherine. Ne sentii l'esistenza per la prima volta l'altro ieri.»
«Sua figlia, la signorina de Bourgh, avrà un patrimonio assai cospicuo, e si crede che sposerà il cugino, unendo le due proprietà.»
Questa notizia fece sorridere Elizabeth, che pensò alla povera signorina Bingley. Vani davvero dovevano essere i suoi riguardi, vana e inutile la sua affezione per la sorella di lui e la sua lode per lui stesso, se egli era già destinato ad un'altra.
«Il signor Collins,» disse, «parla molto altamente sia di Lady Catherine sia della figlia; ma, da certi particolari che ha riferito di Sua Signoria, sospetto che la sua gratitudine lo inganni; e che, nonostante sia la sua patrona, sia una donna arrogante e presuntuosa.»
«Credo che lo sia in larga misura,» rispose Wickham; «non la vedo da molti anni; ma ricordo molto bene che non mi piacque mai, e che i suoi modi erano dispotici e insolenti. Ha la reputazione d'essere straordinariamente sensata e abile; ma io sono piuttosto incline a credere che ella derivi parte delle sue qualità dal rango e dalla fortuna, parte dai modi autoritari, e il resto dalla superbia del nipote, il quale vuole che tutti coloro che sono legati a lui abbiano un ingegno di prim'ordine.»
Elizabeth riconobbe che ne aveva dato un resoconto assai ragionevole, e continuarono a parlare insieme, con reciproca soddisfazione, finché la cena non pose termine al gioco, e diede al resto delle signore la loro parte delle attenzioni del signor Wickham. Nel chiasso della cena dalla signora Philips non si poteva conversare, ma i suoi modi lo fecero apprezzare da tutti. Qualunque cosa dicesse, era detta bene; e qualunque cosa facesse, fatta con garbo. Elizabeth se ne andò con la testa piena di lui. Non poteva pensare ad altro che al signor Wickham, e a ciò che le aveva raccontato, per tutta la strada di casa; ma non ebbe tempo nemmeno di nominarlo, durante il tragitto, perché né Lydia né il signor Collins tacquero un solo istante. Lydia parlava senza posa di biglietti della lotteria, del pesce che aveva perso e del pesce che aveva vinto; e il signor Collins, nel descrivere la cortesia del signore e della signora Philips, protestando che non gli importava affatto delle perdite al whist, enumerando tutte le portate della cena, e temendo ripetutamente di recare incomodo alle cugine, ebbe più cose da dire di quante potesse agevolmente esaurire prima che la carrozza si fermasse a Longbourn House.
CAPITOLO XVII.
Il giorno seguente Elizabeth riferì a Jane quanto era passato fra lei e il signor Wickham. Jane ascoltò con stupore e con preoccupazione: non sapeva capacitarsi che il signor Darcy potesse essere così indegno della stima del signor Bingley; eppure non era nella sua natura mettere in dubbio la veridicità di un giovanotto dall'aspetto così amabile come Wickham. La possibilità che avesse davvero sopportato un simile trattamento crudele bastava a interessare tutti i suoi teneri sentimenti; e nulla dunque restava da fare se non pensare bene di entrambi, difendere la condotta dell'uno e dell'altro, e attribuire al caso o all'equivoco ciò che non si potesse altrimenti spiegare.
«Sono stati entrambi ingannati,» disse, «in un modo o nell'altro, oso dire, di cui non possiamo formarci un'idea. Persone interessate li hanno forse male rappresentati l'uno all'altro. In breve, è impossibile per noi congetturare le cause o le circostanze che possono averli allontanati, senza una vera colpa da nessuna delle due parti.»
«Molto giusto, in verità; e ora, mia cara Jane, che cosa hai da dire in difesa delle persone interessate che probabilmente hanno avuto parte alla faccenda? Scagionale anche tu, o saremo costretti a pensare male di qualcuno.»
«Ridi quanto ti pare, ma non mi toglierai con le risate la mia opinione. Mia cara Lizzy, considera un po' in quale luce vergognosa pone il signor Darcy il trattare in tal modo il favorito di suo padre—uno, che suo padre aveva promesso di sistemare. È impossibile. Nessun uomo di comune umanità, nessun uomo che avesse qualche stima del proprio onore, potrebbe esserne capace. Possono i suoi amici più intimi essere ingannati a tal segno su di lui? Oh no.»
«Posso assai più facilmente credere che il signor Bingley sia stato ingannato, di quanto creda che il signor Wickham abbia inventato di sana pianta una storia come quella che mi raccontò ieri sera; nomi, fatti, ogni cosa detta senza esitazione. Se non è così, che il signor Darcy lo smentisca. E poi, c'era verità nei suoi lineamenti.»
«È difficile, in verità—è angosciante. Non si sa che cosa pensare.»
«Con vostra licenza;—si sa esattamente che cosa pensare.»
Ma Jane poteva pensare con certezza a una sola cosa,—che il signor Bingley, se era stato ingannato, avrebbe molto da soffrire quando la cosa fosse diventata di dominio pubblico.
Le due signorine furono richiamate dal boschetto, dove si svolgeva questa conversazione, dall'arrivo di alcune proprio delle persone di cui stavano parlando; il signor Bingley e le sorelle vennero a portare di persona l'invito tanto atteso al ballo di Netherfield, fissato per il martedì seguente. Le due signore furono liete di rivedere la loro cara amica, dissero che era un'era dacché si erano viste, e le chiesero più volte che cosa avesse fatto di sé dopo la separazione. Del resto della famiglia fecero poco caso; evitarono per quanto possibile la signora Bennet, dissero poco a Elizabeth, e niente affatto alle altre. Se ne andarono ben presto, alzandosi dai loro posti con un'attività che prese di sorpresa il fratello, e affrettandosi come se ansiose di sottrarsi alle cortesie della signora Bennet.
La prospettiva del ballo di Netherfield riuscì sommamente gradita a ogni componente femminile della famiglia. La signora Bennet si compiacque di considerarlo un omaggio reso alla sua primogenita, e fu particolarmente lusingata dal fatto che l'invito le fosse stato recapitato dal signor Bingley in persona, anziché tramite un cerimonioso biglietto da visita. Jane si raffigurò una serata felice nella compagnia delle sue due amiche e fra le attenzioni del loro fratello; ed Elizabeth pensò con piacere di danzare a lungo con il signor Wickham, e di cogliere una conferma di ogni cosa nello sguardo e nel contegno del signor Darcy. La felicità vagheggiata da Catherine e Lydia dipendeva meno da un singolo evento o da una persona in particolare; sebbene infatti entrambe, come Elizabeth, intendessero danzare per metà serata con il signor Wickham, egli non era affatto l'unico cavaliere che potesse soddisfarle, e un ballo era, in fin dei conti, un ballo. E persino Mary poté assicurare la famiglia di non avervi alcuna ripugnanza.
«Purché possa disporre delle mie mattinate» disse «mi basta. Non credo sia un gran sacrificio prender parte ogni tanto a impegni serali. La società ha delle pretese su tutti noi; e mi professo fra coloro che ritengono gli svaghi e i divertimenti auspicabili per chiunque.»
L'allegria di Elizabeth era in quell'occasione così viva che, sebbene non rivolgesse di frequente parole superflue al signor Collins, non poté fare a meno di chiedergli se intendesse accettare l'invito del signor Bingley e, in tal caso, se avrebbe giudicato conveniente partecipare ai divertimenti della serata; e rimase piuttosto sorpresa nello scoprire che egli non nutriva alcuno scrupolo al riguardo, ed era ben lungi dal temere un rimprovero, sia dall'Arcivescovo sia da Lady Catherine de Bourgh, per il solo fatto di azzardarsi a danzare.
«Non sono affatto dell'opinione, ve l'assicuro» disse «che un ballo di tal fatta, offerto da un giovane di specchiata reputazione a persone rispettabili, possa avere alcuna cattiva influenza; e sono talmente lontano dall'avversare il ballo che anzi spero di essere onorato della mano di tutte le mie belle cugine nel corso della serata; e colgo questa opportunità per sollecitare la vostra, signorina Elizabeth, specialmente per i primi due balli: una preferizione che confido la mia cugina Jane attribuirà alla giusta causa, e non a mancanza di rispetto verso di lei.»
Elizabeth si sentì completamente gabbata. Aveva fatto ben conto di essere già impegnata con Wickham proprio per quei balli; e ritrovarsi invece il signor Collins! La sua vivacità non avrebbe potuto capitare in momento peggiore. Tuttavia non c'era rimedio. La felicità del signor Wickham e la sua dovettero per forza essere rimandate di un poco, e la proposta del signor Collins venne accettata con tutta la grazia possibile. La sua galanteria non le riuscì tanto gradita, per l'idea ulteriore che le suggeriva. Solo in quell'istante le balenò che ella fosse stata prescelta, fra le sorelle, come degna di diventare la padrona della canonica di Hunsford e di contribuire a formare un tavolo da quadriglia a Rosings, in mancanza di ospiti più degni. L'idea si fece ben presto convinzione, via via che osservava le crescenti cortesie di lui verso la sua persona e sentiva i suoi frequenti tentativi di farle un complimento sullo spirito e sulla vivacità; e benché ella ne fosse più stupita che lieta, quale effetto dei propri vezzi, non tardò a capire dalla madre che la probabilità di quel matrimonio le riusciva oltremodo gradita. Elizabeth, tuttavia, non volle raccogliere l'allusione, ben sapendo che qualsiasi replica avrebbe dato adito a un'aspra contesa. Il signor Collins poteva anche non fare mai la proposta, e, finché non l'avesse fatta, era inutile litigare per causa sua.
Se non ci fosse stato un ballo a Netherfield da preparare e di cui parlare, le più giovani signorine Bennet si sarebbero trovate, in quel periodo, in uno stato pietoso; poiché, dal giorno dell'invito al giorno del ballo, si susseguì una tale quantità di pioggia da impedir loro di recarsi anche una sola volta a piedi fino a Meryton. Nessuna zia, nessun ufficiale, nessuna notizia da andare a cercare; persino le scarpette da ballo per Netherfield vennero procurate per procura. Persino Elizabeth avrebbe potuto trovare non poco da patire in un tempo che sospendeva del tutto ogni progresso nella sua conoscenza con il signor Wickham; e nient'altro che un ballo di martedì avrebbe potuto rendere tollerabili un venerdì, un sabato, una domenica e un lunedì simili a Kitty e Lydia.
CAPITOLO XVIII.
Finché Elizabeth non entrò nel salone di Netherfield e cercò invano il signor Wickham fra il gruppo delle uniformi rosse ivi raccolte, non le era mai venuto il dubbio che potesse mancare. La certezza di incontrarlo non era stata scossa da nessuno di quei ricordi che avrebbero potuto, non senza ragione, metterla in apprensione. Si era abbigliata con cura più che consueta e disponeva, nello spirito più lieto, alla conquista di quanto rimaneva ancora inespugnato del cuore di lui, fidando che non sarebbe stato più di quanto si potesse ottenere nel corso di una serata. Ma in un istante sorse il tremendo sospetto che fosse stato deliberatamente omesso, per compiacere il signor Darcy, dall'invito che i Bingley avevano rivolto agli ufficiali; e, sebbene le cose non stessero esattamente così, l'assoluta realtà della sua assenza fu dichiarata dal suo amico signor Denny, al quale Lydia si rivolse con premura, e che disse loro che Wickham era stato costretto ad andare in città per affari il giorno prima e non era ancora tornato; aggiungendo, con un sorriso significativo:
«Non credo che i suoi affari l'avrebbero chiamato via proprio ora, se non avesse desiderato scansare un certo gentiluomo qui presente."
Quella parte dell'informazione, pur non udita da Lydia, fu colta da Elizabeth; e, poiché le confermava che Darcy non era meno responsabile dell'assenza di Wickham di quanto lo sarebbe stato se la sua prima ipotesi fosse stata esatta, ogni sentimento di dispetto verso il primo divenne talmente esacerbato dall'immediato disinganno che ella riuscì a stento a rispondere con una civiltà tollerabile alle cortesi domande che egli si avvicinò subito dopo a farle. Essere paziente e indulgente con Darcy significava recare offesa a Wickham. Era risoluta a non scambiare con lui alcun discorso, e si voltò con una cert'aria di malumore che non seppe del tutto vincere nemmeno parlando con il signor Bingley, la cui cieca partialità la irritava.
Ma Elizabeth non era fatta per il malumore; e benché ogni prospettiva che la riguardasse fosse distrutta per quella serata, quel sentimento non poté a lungo albergare nel suo animo; e, dopo aver confessato tutti i suoi crucci a Charlotte Lucas, che non vedeva da una settimana, fu ben presto in grado di passare spontaneamente alle stranezze del cugino e di segnalarlo alla sua particolare attenzione. I primi due balli, però, le recarono un ritorno di afflizione: furono balli di mortificazione. Il signor Collins, goffo e impacciato, che si scusava invece di badare alla danza e spesso si muoveva a sproposito senza accorgersene, le inflisse tutta la vergogna e la pena che può dare un cavaliere sgradito per un paio di balli. Il momento in cui ne fu liberata fu un'estasi.
Ballò poi con un ufficiale e ebbe il conforto di parlare di Wickham e di sentir dire che era universalmente benvoluto. Quando anche quei balli furono terminati, tornò da Charlotte Lucas e, mentre conversava con lei, si vide improvvisamente rivolgere la parola dal signor Darcy, il quale la colse talmente di sorpresa con la sua richiesta di un ballo che, senza sapere quel che facesse, accettò. Egli si allontanò subito dopo, e lei rimase a rimproverarsi la propria mancanza di presenza di spirito: Charlotte cercò di consolarla.
«Scommetto che lo troverete molto gradevole.»
«Il cielo me ne scampi! Sarebbe la più grande disgrazia di tutte! Trovare gradevole un uomo che si è deciso di odiare! Non auguratemi un tal male.»
Quando le danze ripresero, però, e Darcy si avvicinò per reclamare la sua mano, Charlotte non poté fare a meno di ammonirla, in un sussurro, a non fare la sciocca e a non lasciare che la sua fantasia per Wickham la rendesse sgradita agli occhi di un uomo dieci volte più importante di lui. Elizabeth non rispose e prese il suo posto nel ballo, stupita della dignità cui era giunta di poter stare di fronte al signor Darcy, e leggendo negli sguardi dei vicini il loro eguale stupore nel contemplarla. Rimasero per un certo tempo senza scambiarsi una parola; ed ella cominciò a immaginare che il loro silenzio dovesse durare per l'intera durata dei due balli, e, da principio, si propose di non romperlo; finché, immaginando d'un tratto che sarebbe stata per il suo cavaliere una pena maggiore essere costretto a parlare, fece qualche breve osservazione sulla danza. Egli rispose, e tacque di nuovo. Dopo una pausa di alcuni minuti, ella gli si rivolse una seconda volta, dicendo:
«Adesso è il vostro turno di parlare, signor Darcy. Io ho parlato della danza, e voi dovreste fare qualche osservazione sulla grandezza della sala, o sul numero delle coppie.»
Egli sorrise, e le assicurò che qualunque cosa ella desiderasse che dicesse sarebbe stata detta.
«Molto bene; per il momento può bastare quella risposta. Forse, più tardi, potrò osservare che i balli privati sono molto più piacevoli di quelli pubblici; ma adesso possiamo tacere.»
«Dunque parlate secondo regola, mentre ballate?»
«A volte. Bisogna pur parlare un poco, sapete. Sarebbe strano restare in completo silenzio per una buona mezz'ora di seguito; eppure, a vantaggio di certuni, la conversazione dovrebbe esser disposta in modo che essi abbiano la fatica di dir il meno possibile.»
«State consultando i vostri sentimenti, nel caso presente, o immaginate di compiacere i miei?»
«L'uno e l'altro» rispose Elizabeth con malizia; «perché ho sempre riscontrato una grande somiglianza fra il nostro modo di pensare. Siamo entrambi di un'indole poco socievole e taciturna, poco disposti a parlare, a meno che non ci aspettiamo di dire qualcosa che stupisca l'intera sala e sia tramandata ai posteri con tutto lo splendore di un proverbio.»
«Non mi pare un ritratto molto somigliante del vostro carattere, ne sono certo» disse lui. «Quanto possa somigliare al mio, non pretendo di dirlo. Voi lo ritenete certo un fedele ritratto.»
«Non devo giudicare io stessa della mia opera.»
Egli non rispose; e tacquero di nuovo finché ebbero finito di ballare; poi lui le chiese se lei e le sue sorelle non andassero spesso a piedi fino a Meryton. Ella rispose affermativamente; e, incapace di resistere alla tentazione, aggiunse: «Quando ci incontraste là l'altro giorno, ci eravamo appena fatte una nuova conoscenza.»
L'effetto fu immediato. Un'ombra più profonda di sussiego si diffuse sul suo volto, ma non disse una parola; ed Elizabeth, pur biasimandosi della propria debolezza, non poté proseguire. Finalmente Darcy parlò e, in tono contegnoso, disse:
«Il signor Wickham è dotato di maniere così fortunate da poter garantirgli il fare amicizie; che sia ugualmente capace di conservarle, è meno certo.»
«È stato così sfortunato da perdere la vostra amicizia» replicò Elizabeth, con enfasi «e in un modo di cui è probabile soffrirà per tutta la vita.»
Darcy non rispose, e parve desideroso di cambiare argomento. In quel momento sir William Lucas apparve loro vicino, intento ad attraversare il gruppo per raggiungere l'altra parte della sala; ma, scorto il signor Darcy, si fermò con un inchino di cortesia ancor più cerimoniosa per congratularsi con lui della sua danza e della sua dama.
«Sono stato oltremodo gratificato, in verità, mio caro signore; non si vede spesso un ballo così eccellente. È evidente che appartenete alla prima cerchia. Permettetemi tuttavia di dire che la vostra bella dama non vi smentisce; e che mi lusingo di poter ripetere spesso questo piacere, soprattutto quando un certo evento desiderabile, mia cara Miss Eliza (getta un'occhiata alla sorella e a Bingley), avrà luogo. Che fiumi di congratulazioni scorreranno allora! Mi appello al signor Darcy; ma non voglio trattenervi, signore. Non mi ringrazierete di avervi distolto dall'incantevole conversazione di quella giovane dama, i cui occhi lucenti me ne fanno già rampogna.»
L'ultima parte di questo discorso fu a mala pena udita da Darcy; ma l'allusione di sir William al suo amico parve colpirlo profondamente, e i suoi occhi si diressero, con un'espressione assai seria, verso Bingley e Jane, che ballavano insieme. Riavutosi in breve, tuttavia, si rivolse alla sua dama e disse:
«L'interruzione di sir William mi ha fatto dimenticare di che cosa stavamo parlando.»
«Non credo stessimo parlando affatto. Sir William non avrebbe potuto interrompere due persone nella sala che avessero meno da dirsi. Abbiamo già tentato due o tre argomenti senza successo, e non so proprio immaginare di che cosa parlare in seguito.»
«Che ne dite dei libri?» disse lui, sorridendo.
«Libri? Ah, no! Sono certa che non leggiamo mai gli stessi, o almeno non con le stesse impressioni.»
«Mi rincresce che la pensiate così; ma, se è così, non mancherà certo l'argomento. Possiamo confrontare le nostre diverse opinioni.»
«No, non posso parlare di libri in una sala da ballo; ho sempre la testa piena d'altro.»
«Il presente vi occupa sempre, in queste occasioni, non è vero?» disse lui, con uno sguardo dubbioso.
«Sì, sempre» ella rispose, senza sapere ciò che diceva; poiché i suoi pensieri si erano già ben lontani da quell'argomento, come apparve subito dopo dalla sua esclamazione improvvisa: «Mi ricordo d'avervi sentito dire una volta, signor Darcy, che quasi mai perdonate; che il vostro risentimento, una volta destato, era implacabile. Siete molto cauto, suppongo, che venga _destato_?»
«Sì, lo sono» rispose lui, con voce ferma.
«E non vi lasciate mai accecare dai pregiudizi?»
«Spero di no.»
«Spetta in particolar modo a chi non muta mai opinione essere sicuro di giudicare rettamente fin da principio.»
«Posso chiedere a che cosa tendono queste domande?»
«Solo a illustrare il vostro carattere» disse lei, cercando di scuotere la propria serietà. «Cerco di venirne a capo.»
«E con quale successo?»
Ella scosse il capo. «Non riesco a progredire affatto. Sento di voi tanti giudizi diversi che mi lasciano molto perplessa.»
«Posso ben credere» rispose lui, gravemente «che le voci su di me possano variare grandemente; e potrei desiderare, signorina Bennet, che non vi accingeste a tracciare il mio carattere proprio ora, poiché vi è motivo di temere che l'esecuzione non farebbe onore né all'uno né all'altra.»
«Ma se non colgo la vostra somiglianza ora, forse non ne avrò mai più un'altra occasione.»
«Non vorrei in alcun modo intralciare un vostro piacere» rispose lui freddamente. Ella non disse altro, e scesero l'altro ballo in silenzio; si separarono scontenti da entrambe le parti, sebbene non in egual misura; poiché nel petto di Darcy c'era un sentimento piuttosto forte verso di lei, che ben presto le procurò il perdono e rivolse tutta la sua irritazione contro un'altra.
Non si erano da poco separati, che Miss Bingley le si avvicinò e, con un'espressione di sdegnosa cortesia, la apostrofò così:
«Dunque, Miss Eliza, sento che siete proprio incantata di George Wickham? Vostra sorella me ne ha parlato, facendomi mille domande; e vengo a sapere che il giovanotto, fra le altre sue confidenze, ha dimenticato di dirvi che era figlio del vecchio Wickham, l'ex amministratore del signor Darcy. Permettetemi però, come amica, di raccomandarvi di non dare fiducia cieca a tutte le sue asserzioni; perché, quanto al signor Darcy che l'avrebbe trattato male, è del tutto falso: anzi, al contrario, è stato sempre notevolmente gentile con lui, sebbene George Wickham si sia comportato con il signor Darcy nella maniera più infame. Non conosco i particolari, ma so benissimo che il signor Darcy non è minimamente colpevole; che non può sopportare di sentir nominare George Wickham; e che, sebbene mio fratello credesse di non poter evitare di includerlo nel suo invito agli ufficiali, fu oltremodo lieto di scoprire che egli si era tolto di mezzo. Il suo stesso venire in questa contrada è un'ineffabile insolenza, e mi meraviglio come abbia potuto permettersi di farlo. Mi dispiace per voi, Miss Eliza, per questa scoperta della colpevolezza del vostro prediletto; ma davvero, considerata la sua nascita, non ci si poteva aspettare nulla di meglio.»
«La sua colpa e la sua nascita, a quanto dite, sembrano essere la stessa cosa» disse Elizabeth, con collera; «poiché non vi ho sentito accusarlo di nulla di peggio che di essere figlio dell'amministratore del signor Darcy, e di questo, vi posso assicurare, mi ha informata lui stesso.»
«Vi chiedo scusa» replicò Miss Bingley, voltandosi con un sorriso sprezzante. «Perdonate la mia intrusione; era ben intenzionata.»
«Insolente ragazza!» disse Elizabeth fra sé. «V'ingannate di grosso se credete d'influenzarmi con un attacco così meschino come questo. Non vi scopro altro che la vostra ignoranza volontaria e la malevolenza del signor Darcy.» Si rivolse allora alla sorella maggiore, che si era incaricata di fare indagini sullo stesso argomento presso Bingley. Jane le andò incontro con un sorriso di così dolce compiacenza, con un rossore di così felice espressione, che indicava abbondantemente quant'ella fosse soddisfatta delle vicende della serata. Elizabeth ne lesse i sentimenti a colpo d'occhio; e, in quell'istante, la sollecitudine per Wickham, il risentimento contro i suoi nemici, e ogni altra cosa, cedettero dinanzi alla speranza che Jane fosse sulla via migliore per la felicità.
«Voglio sapere» disse, con un volto non meno sorridente di quello della sorella «che cosa avete saputo del signor Wickham. Ma forse eravate troppo piacevolmente occupata per pensare a una terza persona, nel qual caso potete star certa del mio perdono.»
«No» rispose Jane «non l'ho dimenticato; ma non ho nulla di soddisfacente da dirvi. Il signor Bingley non conosce l'intera storia, e ignora del tutto le circostanze che hanno offeso principalmente il signor Darcy; ma può garantire la buona condotta, la probità e l'onore del suo amico, ed è perfettamente convinto che il signor Wickham ha meritato da parte del signor Darcy molta meno considerazione di quanta ne abbia ricevuta; e mi rincresce dire che, a suo dire, come a quello di sua sorella, il signor Wickham non è affatto un giovanotto rispettabile. Temo che sia stato molto sconsiderato, e che abbia meritato di perdere la stima del signor Darcy.»
«Il signor Bingley non conosce personalmente il signor Wickham.»
«No; non l'aveva mai visto prima dell'altra mattina, a Meryton.»
«Questo racconto, dunque, è quello che ha ricevuto dal signor Darcy. Ne sono perfettamente soddisfatta. Ma che cosa dice circa il beneficio?»
«Non rammenta esattamente le circostanze, sebbene le abbia sentite più volte dal signor Darcy, ma crede che gli fosse stato assegnato solo a certe condizioni.»
«Non dubito della sincerità del signor Bingley» disse Elizabeth con calore «ma dovete scusarmi se non mi lascio convincere da semplici assicurazioni. La difesa che il signor Bingley ha fatto del suo amico sarà stata certo abile; ma, dato che ignora parecchie parti della storia, e il resto l'ha saputo dall'amico stesso, continuerò a pensare di entrambi i gentiluomini come prima.»
Mutò allora il discorso in uno più gradito a entrambe, e sul quale non poteva esservi dissenso. Elizabeth ascoltò con piacere le speranze liete, seppur modeste, che Jane nutriva circa la stima di Bingley, e fece tutto il possibile per accrescerne la fiducia. Quando il signor Bingley si unì a loro, Elizabeth si ritirò presso Miss Lucas; alla quale, che le chiedeva del suo ultimo cavaliere, aveva appena risposto, quand'ecco che il signor Collins le raggiunse e le disse con grande esultanza d'essere appena stato così fortunato da fare una scoperta importantissima.
«Ho scoperto» disse «per una singolare circostanza, che c'è ora nella sala un parente stretto della mia patronessa. M'è capitato di sentire il gentiluomo stesso che menzionava alla giovane dama che fa gli onori di questa casa i nomi della cugina Miss de Bourgh, e di sua madre, Lady Catherine. Come si presentano a volte mirabilmente queste cose! Chi avrebbe pensato d'incontrare, magari, un nipote di Lady Catherine de Bourgh in questo raduno! Sono oltremodo riconoscente che la scoperta sia stata fatta in tempo per rendere i miei omaggi a lui, il che sto per fare, e confido che mi scuserà di non averlo fatto prima. La mia totale ignoranza del legame varrà come scusa.»
«Non vi presenterete certo al signor Darcy?»
«Altroché se lo farò. Implorerò il suo perdono per non averlo fatto prima. Credo che sia nipote di Lady Catherine. Sarò in grado di assicurargli che sua Signoria stava benissimo una settimana fa a ieri.»
Elizabeth cercò con ogni mezzo di distoglierlo da un simile proposito, assicurandogli che il signor Darcy avrebbe considerato il rivolgergli la parola senza essere presentato come un'impertinente sfrontatezza, piuttosto che un complimento verso sua zia; che non era per nulla necessario che vi fosse alcun cenno da una parte o dall'altra, e che, se mai lo fosse stato, spettava al signor Darcy, superiore per posizione, dare inizio alla conoscenza. Il signor Collins l'ascoltò con l'aria determinata di chi vuole seguire il proprio capriccio, e quando ella tacque, rispose così:—
«Mia cara signorina Elizabeth, ho la più alta opinione al mondo del vostro ottimo giudizio in tutte le materie che rientrano nella vostra comprensione, ma consentitemi di dire che ci deve essere una grande differenza tra le forme stabilite di cerimoniale tra i laici e quelle che regolano il clero; poiché, permettetemi di osservare, considero l'ufficio clericale pari in dignità al rango più elevato del regno — purché si mantenga al contempo un'appropriata umiltà di contegno. Dovete dunque permettermi di seguire i dettami della mia coscienza in questa occasione, che mi inducono a compiere ciò che considero un dovere. Perdonatemi se trascuro di trarre profitto dal vostro consiglio, che in ogni altro argomento sarà la mia guida costante, sebbene nel caso presente mi consideri, per educazione e studio abituale, più adatto di una giovane signorina come voi a decidere ciò che è giusto» e, con un profondo inchino, la lasciò per andare ad assalire il signor Darcy, del cui modo di accoglierne le avance ella seguì con ansia l'esito, e il cui stupore nel essere così avvicinato era oltremodo evidente. Il cugino premise al suo discorso un inchino solenne, e sebbene ella non potesse udirne una sola parola, ebbe la sensazione di sentirlo tutto, e scorse nel movimento delle labbra le parole «scuse», «Hunsford» e «Lady Catherine de Bourgh». La irritava vederlo esporsi in tal guisa a un uomo simile. Il signor Darcy lo fissava con meraviglia senza ritegno; e quando finalmente il signor Collins gli permise di parlare, rispose con un'aria di contegnosa cortesia. Il signor Collins, tuttavia, non si lasciò scoraggiare dal parlare di nuovo, e il disprezzo del signor Darcy parve accrescersi abbondantemente con la durata del suo secondo discorso; e al termine di esso quello si limitò a un lieve inchino e si allontanò da un'altra parte: il signor Collins tornò quindi da Elizabeth.
«Non ho motivo, vi assicuro,» disse, «di essere scontento dell'accoglienza. Il signor Darcy è parso assai compiaciuto dell'attenzione. Mi ha risposto con la massima cortesia, e mi ha persino fatto il complimento di dire che era talmente convinto della perspicacia di Lady Catherine da essere certo ch'ella non avrebbe mai accordato un favore immeritatamente. Era davvero un pensiero assai gentile. Nel complesso, sono molto soddisfatto di lui.»
Poiché Elizabeth non aveva più alcun interesse personale da coltivare, rivolse la sua attenzione quasi interamente alla sorella e al signor Bingley; e il fluire di gradite riflessioni che le sue osservazioni fecero nascere la resero forse quasi felice quanto Jane. La vide nell'immaginazione sistemata proprio in quella casa, in tutta la felicità che un matrimonio di vero affetto può concedere; e si sentì capace, in tali circostanze, di sforzarsi persino di gradire le due sorelle di Bingley. Che i pensieri di sua madre andassero nella stessa direzione lo vide chiaramente, e si propose di non avvicinarla, per timore di sentir troppo. Quando si sedettero a cena, pertanto, considerò una sfortunatissima perversione il fatto che fossero state poste l'una accanto all'altra; e si angustiò profondamente nello scoprire che sua madre stava parlando a quella persona (Lady Lucas) in modo libero, aperto, e di null'altro che della sua aspettativa che Jane avrebbe sposato ben presto il signor Bingley. Era un argomento che infiammava, e la signora Bennet parve incapace di stancarsi mentre enumerava i vantaggi dell'unione. Che lui fosse un così affascinante giovane, e così ricco, e abitasse a soli tre miglia da loro, furono i primi motivi di personale compiacimento; e poi era una tale consolazione pensare a quanto le due sorelle amassero Jane, e poter essere certe che dovessero desiderare quella parentela tanto quanto lei. Era, inoltre, una cosa così promettente per le figlie minori, dato che le nozze di Jane, essendo tanto ragguardevoli, le avrebbero certo messe sulla strada di altri uomini ricchi; e, infine, era così piacevole, alla sua età, poter affidare le figlie ancora nubili alla cura della sorella, così da non essere obbligata ad andare in società più di quanto le aggradasse. Era necessario fare di questa circostanza un motivo di piacere, perché in tali occasioni è quello che prescrive l'etichetta; ma nessuna era meno incline della signora Bennet a trovar conforto nel restarsene a casa in qualsiasi periodo della propria vita. Concluse con molti auguri che Lady Lucas potesse ben presto essere ugualmente fortunata, pur credendo in modo evidente e trionfante che non ve ne fosse alcuna possibilità.
Invano Elizabeth cercò di contenere la rapidità delle parole di sua madre, o di persuaderla a descrivere la propria felicità in un sussurro meno udibile; poiché, con sua indicibile irritazione, poté constatare che la parte essenziale era stata udita dal signor Darcy, che sedeva loro di fronte. Sua madre si limitò a sgridarla per quelle sciocchezze.
«Che cosa c'entra con me il signor Darcy, di grazia, perché io debba aver paura di lui? Sono certa che non gli dobbiamo una tale particolare cortesia da essere obbligati a non dire nulla che possa non piacergli.»
«Per amor del cielo, mamma, parlate più piano. Quale vantaggio può venirvi dall'offendere il signor Darcy? Non vi raccomanderete certo presso il suo amico facendo così.»
Nulla di ciò che ella poté dire, tuttavia, ebbe alcuna influenza. Sua madre continuò a parlare delle sue prospettive con lo stesso tono chiaramente intelligibile. Elizabeth arrossì e arrossì ancora per la vergogna e l'irritazione. Non poté fare a meno di gettare frequenti occhiate al signor Darcy, sebbene ogni sguardo la convincesse di ciò che temeva; poiché, sebbene non guardasse sempre sua madre, era persuasa che la sua attenzione fosse da lei invariabilmente attratta. L'espressione del suo volto mutò gradatamente da sdegnoso disprezzo a una composta e ferma gravità.
Finalmente, però, la signora Bennet non ebbe più nulla da dire; e Lady Lucas, che da tempo sbadigliava a quella ripetizione di delizie di cui non scorgeva alcuna probabilità di godere, rimase al conforto del prosciutto e del pollo ormai freddi. Elizabeth cominciò a rianimarsi. Ma breve fu l'intervallo di tranquillità; ché, quando la cena fu terminata, si parlò di cantare, ed ella ebbe la mortificazione di vedere Mary, dopo pochissime insistenze, prepararsi a fare cosa grata alla compagnia. Con cenni significativi e mute suppliche cercò di prevenire una tale prova di compiacenza — ma invano; Mary non volle capirle; una simile occasione di mettersi in mostra era per lei deliziosa, e cominciò il suo canto. Gli occhi di Elizabeth erano fissi su di lei, con le più dolorose sensazioni; e seguì il suo procedere attraverso le varie strofe con un'impazienza che fu assai mal ricompensata alla fine; poiché Mary, ricevendo tra i ringraziamenti della tavola il suggerimento della speranza che potesse essere persuasa a favorirli di nuovo, dopo una pausa di mezzo minuto ne cominciò un altro. Le doti di Mary non erano affatto adatte a una tale esibizione; la voce era debole, e il suo modo affettato. Elizabeth era agli tormenti. Guardò Jane per vedere come reggesse; ma Jane stava parlando con tutta compostezza a Bingley. Guardò le due sorelle di lui, e le vide scambiarsi cenni di derisione fra loro, e con Darcy, che rimase tuttavia impenetrabilmente serio. Guardò il padre per scongiurare il suo intervento, perché Mary non cantasse tutta la notte. Colse l'accenno, e, quando Mary ebbe terminato la seconda canzone, disse ad alta voce:—
«Così va benissimo, cara. Ci hai deliziati anche troppo a lungo. Lascia che le altre signorine abbiano tempo di esibirsi.»
Mary, pur fingendo di non sentire, rimase alquanto sconcertata; ed Elizabeth, dispiaciuta per lei, e dispiaciuta per le parole del padre, temette che la sua preoccupazione fosse stata vana. Si ricorse ora ad altri della compagnia.
«Se io,» disse il signor Collins, «fossi così fortunato da saper cantare, avrei certo grande piacere di obbligare la compagnia con un'aria; poiché considero la musica un diversivo molto innocente, e perfettamente compatibile con la professione di un ecclesiastico. Non intendo, tuttavia, affermare che si possa essere giustificati nel dedicare troppo del nostro tempo alla musica, poiché vi sono certamente altre cose di cui occuparsi. Il rettore di una parrocchia ha molto da fare. In primo luogo, deve stipulare un accordo per le decime che possa essere vantaggioso per sé e non sgradito al suo patrono. Deve scrivere i propri sermoni; e il tempo che rimane non sarà troppo per i doveri della parrocchia, e per la cura e il miglioramento della propria dimora, che non può esimersi dal rendere quanto più confortevole possibile. E non credo sia cosa di lieve importanza che egli abbia modi attenti e concilianti verso tutti, specialmente verso coloro ai quali deve la sua prebenda. Non posso dispensarlo da quel dovere; né potrei avere una buona opinione dell'uomo che trascurasse un'occasione di testimoniare il proprio rispetto verso chicchessia collegato alla famiglia.» E con un inchino al signor Darcy, concluse il suo discorso, che era stato pronunciato così forte da essere udito da metà della sala. Molti fissarono attoniti — molti sorrisero; ma nessuno parve più divertito del signor Bennet stesso, mentre sua moglie lodava seriamente il signor Collins per aver parlato così sensatamente, e osservava, in un mezzo sussurro a Lady Lucas, che era un tipo di giovane notevolmente assennato e buono.
A Elizabeth parve che, se la sua famiglia avesse stipulato un patto per esporsi quanto più possibile nel corso della serata, sarebbe stato impossibile recitare le proprie parti con maggior slancio, o con esito più brillante; e giudicò una fortuna per Bingley e sua sorella che parte dell'esibizione fosse sfuggita alla sua attenzione, e che i suoi sentimenti non fossero di natura da essere troppo turbati dalla follia cui doveva aver assistito. Che le sue due sorelle e il signor Darcy, tuttavia, avessero una tale occasione di ridicolizzare i suoi parenti era già abbastanza grave; e non riusciva a decidere se fosse più intollerabile il silenzioso disprezzo del gentiluomo, o gli sguardi insolenti delle signore.
Il resto della serata le offerse ben poco svago. Fu importunata dal signor Collins, che le rimase accanto con grande perseveranza; e, sebbene non potesse ottenere da lei un secondo ballo, le tolse la possibilità di ballare con altri. Invano lo supplicò di invitare qualcun'altra, e si offrì di presentarlo a qualsiasi giovane signorina presente. Le assicurò che, quanto al ballare, gli era perfettamente indifferente; che il suo scopo principale era, mediante delicate attenzioni, raccomandarsi presso di lei; e che si sarebbe dunque imposto di restarle accanto per l'intera serata. Non c'era modo di discutere un simile progetto. Dovette il suo maggior sollievo all'amica signorina Lucas, che spesso li raggiungeva, e con bontà attirava su di sé la conversazione del signor Collins.
Fu almeno libera dall'offesa di ulteriori attenzioni da parte del signor Darcy: sebbene spesso le stesse a brevissima distanza, del tutto libero, non si avvicinò mai abbastanza da parlarle. Lo ritenne una probabile conseguenza delle sue allusioni al signor Wickham, e ne fu lieta.
La comitiva di Longbourn fu l'ultima tra tutte ad andarsene; e, per una manovra della signora Bennet, dovette attendere la propria carrozza un quarto d'ora dopo che tutti gli altri se n'erano andati, il che diede loro il tempo di vedere con quanto cuore alcuni di quella famiglia ne desiderassero la partenza. La signora Hurst e sua sorella non aprirono bocca se non per lamentare la stanchezza, ed erano evidentemente impazienti di avere la casa tutta per sé. Respinsero ogni tentativo di conversazione da parte della signora Bennet, e, così facendo, gettarono una languidezza su tutta la compagnia, che fu assai poco alleviata dai lunghi discorsi del signor Collins, che stava facendo complimenti al signor Bingley e alle sue sorelle sull'eleganza del loro ricevimento, e sull'ospitalità e cortesia che avevano improntato il loro comportamento verso gli ospiti. Darcy non disse proprio nulla. Il signor Bennet, in pari silenzio, stava godendo della scena. Il signor Bingley e Jane erano in piedi insieme, un po' discosti dal resto, e parlavano soltanto fra loro. Elizabeth conservò un silenzio altrettanto costante di quello della signora Hurst o della signorina Bingley; e persino Lydia era troppo stanca per esprimere più dell'occasionale esclamazione «Dio, come sono stanca!», accompagnata da un violento sbadiglio.
Quando finalmente si alzarono per congedarsi, la signora Bennet fu estremamente pressante nella sua speranza di rivedere l'intera famiglia a Longbourn al più presto; e si rivolse in particolare al signor Bingley, per assicurargli quanto li avrebbe resi felici pranzando con loro in famiglia, in qualunque momento, senza il cerimoniale di un invito formale. Bingley fu tutto gratificato piacere; e si impegnò prontamente a cogliere la prima occasione di far loro visita dopo il suo ritorno da Londra, dove era costretto a recarsi il giorno seguente per breve tempo.
La signora Bennet fu perfettamente soddisfatta; e uscì dalla casa sotto la deliziosa persuasione che, tenuto conto dei necessari preparativi di patti dotali, nuove carrozze e abiti da sposa, avrebbe indubbiamente visto sua figlia sistemata a Netherfield nel giro di tre o quattro mesi. Di avere un'altra figlia sposata col signor Collins pensò con uguale certezza, e con notevole, sebbene non uguale, piacere. Elizabeth era la meno cara ai suoi occhi di tutti i figli; e sebbene l'uomo e il partito fossero più che adeguati per lei, il valore di ciascuno era eclissato dal signor Bingley e da Netherfield.
CAPITOLO XIX.
Il giorno seguente aprì una nuova scena a Longbourn. Il signor Collins fece la sua dichiarazione in piena regola. Avendo deciso di compierla senza perdere tempo, poiché il suo permesso di assenza si estendeva soltanto fino al sabato seguente, e non avendo sentimenti di timidezza che gliela rendessero penosa anche in quel momento, vi si accinse con grande ordine, con tutte le formalità che supponeva facessero regolarmente parte del rituale. Trovando la signora Bennet, Elizabeth e una delle sorelle minori insieme, poco dopo la colazione, si rivolse alla madre con queste parole:—
«Posso sperare, signora, nel vostro interessamento presso la vostra bella figlia Elizabeth, mentre sollecito l'onore di un colloquio privato con lei nel corso di questa mattina?»
Prima che Elizabeth avesse il tempo di qualcosa di diverso da un rossore di sorpresa, la signora Bennet rispose immediatamente:—
«Oh cara! Sì, certamente. Sono sicura che Lizzy ne sarà ben felice — sono sicura che non può avere obiezioni. Vieni, Kitty, ho bisogno di te di sopra.» E radunato il suo lavoro, si stava affrettando via, quando Elizabeth gridò:—
«Cara mamma, non andate. Vi prego di non andare. Il signor Collins mi scuserà. Non può avere nulla da dirmi che tutti non possano sentire. Me ne vado io.»
«No, no, sciocchezze, Lizzy. Desidero che tu resti dove sei.» E, sembrando che Elizabeth stesse realmente per svignarsela, con aria infastidita e imbarazzata, aggiunse: «Lizzy, insisto perché tu resti e ascolti il signor Collins.»
Elizabeth non volle opporsi a un simile ordine; e un istante di riflessione, facendole inoltre capire che sarebbe stato più saggio sbrigarsela il più presto e il più quietamente possibile, si risedette e cercò di nascondere, con un'occupazione incessante, i sentimenti che si dividevano tra angoscia e ilarità. La signora Bennet e Kitty uscirono, e non appena se ne furono andate, il signor Collins cominciò:—
«Credetemi, mia cara signorina Elizabeth, che la vostra modestia, lungi dal recarvi danno, aggiunge anzi qualcosa alle vostre altre perfezioni. Sareste stata meno amabile ai miei occhi se non ci fosse stata questa piccola riluttanza; ma permettetemi di assicurarvi che ho il permesso della vostra rispettabile madre per questo approccio. Non potete certo dubitare dello scopo del mio discorso, per quanto la vostra naturale delicatezza possa indurvi a dissimulare; le mie attenzioni sono state troppo marcate per essere fraintese. Quasi appena entrato in casa, vi ho scelta come compagna della mia vita futura. Ma prima che mi lasci trasportare dai miei sentimenti su questo argomento, sarà forse opportuno che io esponga le mie ragioni per sposarmi — e, inoltre, per essere venuto nell'Hertfordshire con il proposito di scegliere una moglie, come ho certamente fatto.»
L'idea del signor Collins, con tutta la sua solenne compostezza, che si lasciasse trasportare dai sentimenti, fece Elizabeth così vicina al ridere che non poté approfittare della breve pausa che egli le concesse per tentare di fermarlo oltre, ed egli continuò:—
«Le mie ragioni per sposarmi sono, in primo luogo, che reputo cosa giusta per ogni ecclesiastico in agiate circostanze (come me) dare l'esempio del matrimonio nella propria parrocchia; in secondo luogo, che sono convinto ciò accrescerà grandemente la mia felicità; e, in terzo luogo, cosa che forse avrei dovuto menzionare prima, che si tratta del particolare consiglio e raccomandazione della nobilissima signora che ho l'onore di chiamare mia patronessa. Due volte ella si è degnata di darmi la sua opinione (non richiesta!) su questo argomento; ed era proprio il sabato sera prima che lasciassi Hunsford — tra le nostre partite a quadriglia, mentre la signora Jenkinson stava sistemando il poggiapiedi della signorina de Bourgh — che ella disse: 'Signor Collins, dovete sposarvi. Un ecclesiastico come voi deve sposarsi. Scegliete bene, scegliete una donna di buona famiglia per amor mio, e per il vostro; che sia una persona attiva, utile, non allevata troppo in alto, ma capace di far rendere bene un piccolo reddito. Questo è il mio consiglio. Trovate al più presto una simile donna, portatela a Hunsford, e io verrò a farle visita.' Permettetemi, incidentalmente, di osservare, mia bella cugina, che non considero la benevolenza e la cortesia di Lady Catherine de Bourgh tra i minori dei vantaggi che ho nelle mie facoltà di offrire. Troverete i suoi modi al di là di qualsiasi descrizione io possa farne; e il vostro spirito e la vostra vivacità, credo, le saranno graditi, specialmente quando siano temperati dal silenzio e dal rispetto che il suo rango inevitabilmente ispira. Fin qui le mie intenzioni generali a favore del matrimonio; rimane da dire perché i miei progetti si siano diretti verso Longbourn invece che verso il mio vicinato, dove, vi assicuro, non mancano giovani donne amabili. Ma il fatto è che, dovendo io, come sono, ereditare questa proprietà dopo la morte del vostro onorato padre (il quale, tuttavia, può vivere ancora molti anni), non avrei potuto accontentarmi senza risolvere di scegliere una moglie tra le sue figlie, così che la perdita per loro potesse essere la minore possibile quando il triste evento si verifichi — che, comunque, come ho già detto, potrebbe non avvenire per parecchi anni. Questo è stato il mio movente, mia bella cugina, e mi lusingo che non mi abbasserà nella vostra stima. E ora non mi resta che assicurarvi, nel linguaggio più animato, della violenza del mio affetto. Quanto al patrimonio, mi è perfettamente indifferente, e non avanzerò alcuna pretesa di tal natura presso vostro padre, ben sapendo che non vi si potrebbe soddisfare; e che quelle mille sterline in titoli al 4 per cento, che non saranno vostre se non dopo la morte di vostra madre, è tutto ciò a cui potreste mai avere diritto. Su questo punto, dunque, sarò uniformemente silenzioso: e potete star certa che nessun rimprovero poco generoso uscirà mai dalle mie labbra, una volta sposati.»
Era assolutamente necessario interromperlo, ora.
«Siete troppo precipitoso, signore,» ella gridò. «Dimenticate che non vi ho ancora risposto. Permettetemi di farlo senza ulteriore perdita di tempo. Accettate i miei ringraziamenti per il complimento che mi rivolgete. Sono molto consapevole dell'onore delle vostre proposte, ma mi è impossibile fare altrimenti che declinarle.»
«Non devo apprendere solo ora,» rispose il signor Collins, con un gesto solenne della mano, «che è consuetudine delle giovani signorine rifiutare le attenzioni dell'uomo che segretamente intendono accettare, quando questi chiede per la prima volta il loro favore; e che talvolta il rifiuto viene ripetuto una seconda o persino una terza volta. Non mi lascio dunque per nulla scoraggiare da ciò che avete appena detto, e nutro la speranza di condurvi all'altare in breve tempo.»
«In fede mia, signore,» esclamò Elizabeth, «la vostra speranza è piuttosto singolare dopo la mia dichiarazione. Vi assicuro che non sono una di quelle giovani signorine (se tali giovani signorine esistono) così ardue da rischiare la propria felicità sulla possibilità di essere richieste una seconda volta. Sono del tutto seria nel mio rifiuto. Voi non potreste rendermi felice, e sono convinta di essere l'ultima donna al mondo che vi renderebbe tale. Anzi, se Lady Catherine vi conoscesse, sono persuasa che mi troverebbe sotto ogni aspetto inadatta a quella posizione.»
«Fosse certo che Lady Catherine la pensasse così,» disse il signor Collins, molto gravemente, «ma non posso immaginare che sua Signoria vi disapprovi. E potete star certa che, quando avrò l'onore di vederla di nuovo, parlerò nei termini più elogiativi della vostra modestia, della vostra economia e delle altre amabili qualità.»
«In verità, signor Collins, ogni lode nei miei confronti sarà superflua. Dovete concedermi il permesso di giudicare da me stessa, e farmi il complimento di credere a ciò che dico. Vi auguro ogni felicità e ogni ricchezza, e rifiutando la vostra mano faccio tutto ciò che è in mio potere per evitare che siate altrimenti. Nel farmi la proposta, avrete certo soddisfatto la delicatezza dei vostri sentimenti riguardo alla mia famiglia, e potrete prendere possesso della tenuta di Longbourn quando cadrà, senza alcun rimprovero della coscienza. La questione può dunque considerarsi definitivamente conclusa.» E alzandosi mentre così parlava, si sarebbe allontanata dalla stanza, se il signor Collins non l'avesse così trattenuta,--
«Quando mi farò l'onore di parlarvi nuovamente di questo argomento, spero di ricevere una risposta più favorevole di quella che ora mi avete dato; sebbene sia ben lungi dall'accusarvi di crudeltà al presente, poiché so che è consuetudine radicata del vostro sesso respingere un uomo alla prima domanda, e, forse, avete persino adesso detto tanto per incoraggiare la mia corte, quanto sia coerente con la vera delicatezza del carattere femminile.»
«Davvero, signor Collins,» esclamò Elizabeth, con un certo calore, «mi lasciate oltremodo perplessa. Se ciò che ho detto finora può apparirvi come incoraggiamento, non so come esprimere il mio rifiuto in modo tale da convincervi che tale è.»
«Dovete concedermi il permesso di lusingarmi, mia cara cugina, che il vostro rifiuto delle mie attenzioni sia semplicemente formula di cortesia. Le ragioni per crederlo sono brevemente queste: non mi sembra che la mia mano sia indegna della vostra accettazione, né che la posizione che posso offrire sia altro che altamente desiderabile. La mia condizione di vita, i miei legami con la famiglia De Bourgh, e la mia parentela con la vostra, sono circostanze tutte a mio favore; e dovreste prendere in ulteriore considerazione che, nonostante le vostre molteplici attrattive, non è affatto certo che un'altra offerta di matrimonio possa mai esservi fatta. La vostra dote è sfortunatamente così esigua, che molto probabilmente annullerà gli effetti della vostra avvenenza e delle vostre amabili qualità. Poiché dunque devo concludere che non siete seria nel vostro rifiuto, sceglierò di attribuirlo al vostro desiderio di accrescere il mio amore con la suspense, secondo la pratica abituale delle donne eleganti.»
«Vi assicuro, signore, che non nutro alcuna pretesa verso quel tipo di eleganza che consiste nel tormentare un uomo rispettabile. Preferirei mi si facesse il complimento di essere creduta sincera. Vi ringrazio ancora e ancora per l'onore che mi avete fatto con le vostre proposte, ma accettarle è assolutamente impossibile. I miei sentimenti sotto ogni riguardo lo vietano. Posso esprimermi più chiaramente? Non considerate mi ora come una donna elegante intenta a tormentarvi, ma come una creatura razionale che dice la verità dal suo intimo.»
«Siete di un fascino costante!» esclamò egli, con un'aria di goffa galanteria; «e sono persuaso che, quando sanzionate dalla espressa autorità di entrambi i vostri ottimi genitori, le mie proposte non mancheranno di essere accettate.»
A una tale perseveranza nell'inganno volontario essa non volle replicare, e immediatamente e in silenzio si ritirò; decisa che, se egli avesse persistito nel considerare i suoi ripetuti rifiuti come incoraggiamento lusinghiero, avrebbe fatto appello al padre, il cui diniego avrebbe potuto essere espresso in maniera tale da essere decisivo, e il cui contegno almeno non avrebbe potuto essere scambiato per l'affettazione e la civetteria di una donna elegante.
CAPITOLO XX.
Il signor Collins non rimase a lungo nella silenziosa contemplazione del suo felice amore; poiché la signora Bennet, che si era trattenuta nell'atrio a spiare la fine del colloquio, non appena vide Elizabeth aprire la porta e con passo svelto dirigersi verso le scale, entrò nella sala della colazione, e si congratulò sia con lui sia con se stessa in termini calorosi per il lieto prospetto della loro più stretta parentela. Il signor Collins ricevette e ricambiò queste felicitazioni con pari soddisfazione, e quindi procedette a raccontare i particolari del loro incontro, del cui esito confidava di avere ogni ragione di essere soddisfatto, poiché il rifiuto che la cugina gli aveva fermamente opposto sarebbe naturalmente derivato dalla sua ritrosa modestia e dalla genuina delicatezza del suo carattere.
Questa informazione, tuttavia, sconcertò la signora Bennet: sarebbe stata lieta di essere ugualmente persuasa che sua figlia avesse inteso incoraggiarlo con il protestare contro le sue proposte, ma non osava crederci, e non poté fare a meno di dirlo.
«Ma fate affidamento, signor Collins,» aggiunse, «che Lizzy sarà ricondotta alla ragione. Le parlerò io stessa direttamente. È una ragazza molto testarda e sciocca, e non conosce il proprio interesse; ma glielo farò conoscere io.»
«Perdonatemi se vi interrompo, signora,» esclamò il signor Collins; «ma se è davvero testarda e sciocca, non so se sarebbe del tutto una moglie desiderabile per un uomo nella mia posizione, che naturalmente cerca la felicità nello stato matrimoniale. Se dunque ella persiste realmente nel respingere la mia corte, forse sarebbe meglio non costringerla ad accettarmi, perché, se soggetta a tali difetti di temperamento, non potrebbe contribuire molto alla mia felicità.»
«Signore, mi avete fraintesa del tutto,» disse la signora Bennet, allarmata. «Lizzy è testarda solo in questioni come queste. In tutto il resto è la ragazza più mite che sia mai vissuta. Andrò subito dal signor Bennet, e risolveremo la cosa con lei in men che non si dica, ne sono certa.»
Non gli diede tempo di rispondere, ma affrettandosi immediatamente dal marito, gridò, entrando in biblioteca,--
«Oh, signor Bennet, vi si vuole subito; siamo tutti in subbuglio. Dovete venire e costringere Lizzy a sposare il signor Collins, perché ella giura che non lo vuole; e se non vi affrettate egli cambierà idea e non la vorrà.»
Il signor Bennet sollevò gli occhi dal libro mentre ella entrava, e li fissò sul suo volto con una calma indifferenza, che non fu minimamente mutata dalla sua comunicazione.
«Non ho il piacere di capirvi,» disse, quando ella ebbe finito il suo discorso. «Di che cosa state parlando?»
«Del signor Collins e di Lizzy. Lizzy dichiara che non vuole il signor Collins, e il signor Collins comincia a dire che non vuole Lizzy.»
«E che cosa dovrei fare io nella circostanza? Sembra una faccenda disperata.»
«Parlatele voi stesso di Lizzy. Ditele che insistete perché lo sposi.»
«Fatela chiamare. Sentirà la mia opinione.»
La signora Bennet suonò il campanello, e la signorina Elizabeth fu convocata in biblioteca.
«Vieni qui, bambina,» gridò suo padre mentre ella apparve. «Ti ho mandata a chiamare per una faccenda importante. Ho saputo che il signor Collins ti ha fatto una proposta di matrimonio. È vero?»
Elizabeth rispose che era vero.
«Bene. E questa proposta di matrimonio tu hai rifiutato?»
«Sì, signore.»
«Bene. Veniamo ora al punto. Tua madre insiste che tu l'accetti. Non è così, signora Bennet?»
«Sì, o non la vedrò mai più.»
«Un'alternativa infelice ti si presenta dinanzi, Elizabeth. Da questo giorno dovrai essere una estranea per uno dei tuoi genitori. Tua madre non ti vedrà mai più se non sposi il signor Collins, e io non ti vedrò mai più se lo sposi.»
Elizabeth non poté fare a meno di sorridere a una conclusione simile dopo un simile inizio; ma la signora Bennet, che si era persuasa che il marito considerasse la faccenda come ella desiderava, fu eccessivamente delusa.
«Che cosa intendete, signor Bennet, col parlare in questo modo? Mi avevate promesso che avreste insistito perché lo sposasse.»
«Mia cara,» rispose suo marito, «ho due piccoli favori da chiedervi. Primo, che mi concediate il libero uso del mio intendimento nella circostanza presente; e, secondo, della mia stanza. Sarò lieto di avere la biblioteca tutta per me al più presto possibile.»
Tuttavia, nonostante la sua delusione nel marito, la signora Bennet non abbandonò ancora il punto. Parlò di nuovo a Elizabeth, più e più volte; alternò blandizie e minacce. Cercò di assicurarsi l'appoggio di Jane, ma Jane, con ogni possibile dolcezza, declinò dall'intervenire; ed Elizabeth, talvolta con vero ardore, talvolta con scherzosa allegria, rispose ai suoi attacchi. Sebbene il suo modo variasse, la sua determinazione non mutò mai.
Il signor Collins, nel frattempo, meditava in solitudine su quanto era accaduto. Pensava troppo bene di sé per comprendere per quale motivo la cugina potesse rifiutarlo; e sebbene il suo amor proprio fosse ferito, non soffrì in altro modo. Il suo riguardo per lei era del tutto immaginario; e la possibilità che ella meritasse il rimprovero della madre gli impedì di provare alcun rammarico.
Mentre la famiglia era in questa confusione, Charlotte Lucas venne a passare il giorno con loro. Fu incontrata nell'atrio da Lydia, che, accorrendole incontro, gridò in un sussurro: «Sono contenta che tu sia venuta, perché qui c'è un tale divertimento! Che cosa credi che sia successo stamattina? Il signor Collins ha fatto una proposta a Lizzy, e lei non lo vuole.»
Charlotte ebbe appena il tempo di rispondere prima che si unissero a loro Kitty, che venne a riferire la stessa notizia; e non appena furono entrate nella sala della colazione, dove la signora Bennet era sola, costei cominciò anch'essa sullo stesso argomento, invocando la compassione della signorina Lucas, e scongiurandola di persuadere la sua amica Lizzy a cedere ai desideri della sua famiglia. «Vi prego, mia cara signorina Lucas,» aggiunse, in tono lamentoso; «perché nessuno è dalla mia parte, nessuno prende le mie parti; sono trattata crudelmente, nessuno ha pietà dei miei poveri nervi.»
La risposta di Charlotte fu risparmiata dall'ingresso di Jane e di Elizabeth.
«Eccola che viene,» continuò la signora Bennet, «con l'aria più indifferente che possa avere, e che non si cura di noi più che se fossimo a York, purché possa fare a modo suo. Ma sappiate, signorina Lizzy, che se vi mettete in testa di continuare a rifiutare ogni offerta di matrimonio in questo modo, non troverete mai un marito -- e sono certa di non sapere chi vi manterrà quando vostro padre sarà morto. Non sarò in grado di mantenervi -- e quindi vi avverto. Ho chiuso con voi da questo stesso giorno. Ve l'ho detto in biblioteca, sapete, che non vi avrei più parlato, e mi troverete di parola. Non ho alcun piacere a parlare con figlie sconsiderate. Non che io abbia molto piacere, in verità, a parlare con chiunque. Coloro che soffrono come me di disturbi nervosi non possono avere grande inclinazione a parlare. Nessuno può immaginare quanto io soffra! Ma è sempre così. Quelli che non si lamentano non sono mai compianti.»
Le figlie ascoltarono in silenzio questa effusione, ben consapevoli che qualsiasi tentativo di ragionare con lei o di placarla non avrebbe fatto che accrescerne l'irritazione. Essa proseguì dunque, senza interruzione da parte di alcuna di loro, finché non furono raggiunte dal signor Collins, che entrò con un'aria più austera del consueto, e al vederlo ella disse alle ragazze,--
«Ora, io insisto che voi, tutte quante, chiudiate la bocca, e che il signor Collins e io abbiamo un po' di conversazione tra noi.»
Elizabeth uscì tranquillamente dalla stanza, Jane e Kitty la seguirono, ma Lydia rimase ferma, decisa a sentire tutto ciò che poteva; e Charlotte, trattenuta prima dalla cortesia del signor Collins, le cui domande su di lei e tutta la sua famiglia erano molto particolareggiate, e poi da un po' di curiosità, si accontentò di andare alla finestra e di fingere di non sentire. Con voce dolente la signora Bennet iniziò così il colloquio progettato:--
«Oh, signor Collins!»
«Mia cara signora,» rispose lui, «non parliamone mai più in eterno. Lungi da me,» proseguì subito, in una voce che segnalava il suo disappunto, «il risentirmi per il comportamento di vostra figlia. La rassegnazione ai mali inevitabili è il dovere di tutti noi: il dovere particolare di un giovane che è stato così fortunato come me, nell'ottenere presto una sistemazione; e, confido, sono rassegnato. Forse non meno per il fatto di nutrire un dubbio sulla mia positiva felicità, se la mia bella cugina mi avesse onorato della sua mano; poiché ho spesso osservato che la rassegnazione non è mai così perfetta come quando il bene negato comincia a perdere un po' del suo valore nella nostra stima. Non vorrete, spero, considerarmi come mancante di rispetto verso la vostra famiglia, mia cara signora, ritirando così le mie pretese al favore di vostra figlia, senza aver fatto a voi e al signor Bennet il complimento di chiedervi di interporre la vostra autorità in mio favore. La mia condotta potrà, temo, essere riprovevole per aver accettato la mia dispensa dalle labbra di vostra figlia invece che dalle vostre; ma siamo tutti soggetti all'errore. Ho certamente inteso bene nell'intera faccenda. Il mio scopo è stato di assicurarmi un'amabile compagna per me stesso, con la dovuta considerazione per il vantaggio di tutta la vostra famiglia; e se il mio modo di fare è stato in qualche modo riprovevole, chiedo qui licenza di scusarmi.»
CAPITOLO XXI.
La discussione sulla proposta del signor Collins era ormai quasi giunta al termine, ed Elizabeth non doveva soffrire altro che dai sentimenti sgradevoli che necessariamente l'accompagnavano, e occasionalmente da qualche allusione stizzosa della madre. Quanto al gentiluomo, i suoi sentimenti si esprimevano principalmente non con imbarazzo o abbattimento, o col cercare di evitarla, ma con rigidezza di modi e silenzio risentito. Non le rivolgeva quasi mai la parola; e le assidue attenzioni di cui egli stesso era stato così consapevole vennero trasferite per il resto della giornata alla signorina Lucas, la cui cortesia nell'ascoltarlo fu un sollievo opportuno per tutti, e specialmente per la sua amica.
Il giorno seguente non portò alcuna diminuzione del malumore o della cattiva salute della signora Bennet. Il signor Collins era pure nello stesso stato di sdegnato orgoglio. Elizabeth aveva sperato che il suo risentimento potesse abbreviare la sua visita, ma il suo piano non sembrava minimamente condizionato da ciò. Egli doveva sempre partire il sabato, e al sabato intendeva ancora restare.
Dopo la colazione, le ragazze andarono a piedi a Meryton, per informarsi se il signor Wickham fosse tornato, e per lamentare la sua assenza al ballo di Netherfield. Egli si unì a她们 mentre entravano in paese, e le accompagnò dalla loro zia, dove il suo rammarico e il suo disappunto e la preoccupazione di tutti furono a lungo discussi. A Elizabeth, tuttavia, egli riconobbe spontaneamente che la necessità della sua assenza era stata autoimposta.
«Ho trovato,» disse, «che, avvicinandosi il momento, era meglio per me non incontrare il signor Darcy; -- che stare nella stessa stanza, nella stessa compagnia con lui per tante ore di fila, potesse essere più di quanto potessi sopportare, e che potessero sorgere scene spiacevoli per più di me.»
Ella approvò grandemente la sua discrezione; e ebbero agio per discuterla pienamente, e per tutti gli elogi che civilmente si scambiarono, mentre Wickham e un altro ufficiale tornavano a piedi con loro a Longbourn, e durante la passeggiata egli le rivolse particolari attenzioni. Il fatto che le accompagnasse era un doppio vantaggio: ella sentì tutto il complimento che ciò costituiva verso di lei; e fu quanto mai gradito come occasione per presentarlo a suo padre e a sua madre.
Poco dopo il loro ritorno, una lettera fu recapitata alla signorina Bennet; veniva da Netherfield, e fu aperta immediatamente. La busta conteneva un foglio di carta elegante, piccola, pressata a caldo, ben coperto dalla bella mano fluente di una signora; ed Elizabeth vide il volto della sorella mutare mentre leggeva, e la vide soffermarsi intenta su certi passi particolari. Jane si riprese subito; e riposta la lettera, cercò di unirsi, con la sua consueta allegria, alla conversazione generale: ma Elizabeth sentiva un'ansia sull'argomento che le distolse l'attenzione persino da Wickham; e non appena egli e il suo compagno ebbero preso congedo, uno sguardo di Jane la invitò a seguirla di sopra. Quando ebbero raggiunto la loro stanza, Jane, estraendo la lettera, disse: «Questa è di Caroline Bingley: ciò che contiene mi ha sorpresa parecchio. L'intera compagnia ha già lasciato Netherfield, e sono in viaggio verso la città; e senza alcuna intenzione di tornare. Sentirai che cosa dice.»
Ella lesse quindi ad alta voce la prima frase, che comprendeva l'informazione che avevano appena deciso di seguire direttamente il fratello in città, e che intendevano pranzare quel giorno in Grosvenor Street, dove il signor Hurst aveva una casa. La seguente era in queste parole:--«Non fingo di rimpiangere nulla di ciò che lascerò nello Hertfordshire eccetto la vostra compagnia, mia carissima amica; ma speriamo, in qualche futuro periodo, di godere di molti ritorni di quella deliziosa consuetudine che abbiamo conosciuto, e nel frattempo possiamo lenire il dolore della separazione con una frequentissima e oltremodo schietta corrispondenza. Faccio assegnamento su di voi per questo.» A queste espressioni altisonanti Elizabeth ascoltò con tutta l'insensibilità della diffidenza; e sebbene la repentinità della loro partenza la sorprendesse, non vi scorse nulla di veramente lamentabile: non era da supporre che la loro assenza da Netherfield avrebbe impedito al signor Bingley di trovarvisi; e quanto alla perdita della loro compagnia, era persuasa che Jane avrebbe ben presto cessato di rimpiangerla nel godimento di quella di lui.
«È sfortunato,» disse, dopo una breve pausa, «che non possiate vedere i vostri amici prima che lascino la campagna. Ma non possiamo sperare che il periodo di futura felicità, al quale la signorina Bingley guarda in avanti, possa giungere prima di quanto ella non creda, e che la deliziosa consuetudine che avete conosciuto come amiche possa essere rinnovata con soddisfazione ancora maggiore come sorelle? Il signor Bingley non sarà trattenuto a Londra da loro.»
«Caroline afferma decisamente che nessuno della comitiva tornerà nello Hertfordshire questo inverno. Ve lo leggo.
«Quando mio fratello ci ha lasciate ieri, immaginava che l'affare che lo portava a Londra potesse essere concluso in tre o quattro giorni; ma poiché siamo certe che non può essere così, e al tempo stesso convinte che quando Charles giungerà in città non avrà alcuna fretta di ripartirne, abbiamo deciso di seguirlo là, affinché non sia obbligato a passare le sue ore libere in un albergo scomodo. Molte mie conoscenze si trovano già là per l'inverno: vorrei poter sentire che voi, mia carissima amica, abbiate qualche intenzione di far parte della folla, ma di ciò dispero. Speriamo sinceramente che il vostro Natale nello Hertfordshire abbondi delle gioie che quella stagione generalmente porta, e che i vostri adoratori siano così numerosi da impedirvi di sentire la perdita dei tre di cui vi priveremo.»
«Da questo è evidente,» aggiunse Jane, «che egli non tornerà più questo inverno.»
«È evidente solo che la signorina Bingley non intende che egli torni.»
«Perché volete pensarlo? Dev'essere opera sua; egli è padrone di sé. Ma voi non sapete tutto. Vi leggerò il passo che mi ferisce particolarmente. Non avrò riserve con voi. “Il signor Darcy è impaziente di rivedere sua sorella; e, a dire il vero, non siamo certo meno ardenti noi di rincontrarla. Davvero non credo che Georgiana Darcy abbia l'eguale per bellezza, eleganza e doti; e l'affetto che ispira in Louisa e in me s'innalza a qualcosa di ancor più interessante per la speranza che osiamo nutrire di averla un giorno per cognata. Non so se vi abbia mai prima accennato i miei sentimenti su questo argomento, ma non lascerò il paese senza confidarveli, e confido che non li giudicherete irragionevoli. Mio fratello l'ammira già grandemente; avrà ora frequente occasione di vederla nella più intima dimestichezza; tutti i suoi parenti desiderano l'unione quanto lui stesso; e la parzialità di una sorella non mi trae in inganno, credo, quando dico che Charles è capace come chiunque di accendere il cuore di una donna. Con tutte queste circostanze favorevoli a un legame, e nulla che lo impedisca, ho torto, mia carissima Jane, di nutrire la speranza di un evento che assicurerà la felicità di tanti?” Che cosa pensate di questa frase, mia cara Lizzy?» disse Jane, avendo finito di leggere. «Non è abbastanza chiara? Non dichiara esplicitamente che Caroline non si aspetta né non desidera che io diventi sua cognata; che è perfettamente convinta dell'indifferenza di suo fratello; e che se sospetta la natura dei miei sentimenti per lui intende (molto gentilmente!) mettermi in guardia. Si può avere altra opinione in proposito?»
«Sì, si può; perché la mia è del tutto diversa. Volete sentirla?»
«Molto volentieri.»
«L'avrete in poche parole. La signorina Bingley vede che suo fratello è innamorato di voi e vuole che sposi la signorina Darcy. Lo segue in città nella speranza di trattenervelo, e cerca di persuadervi che egli non si cura di voi.»
Jane scosse il capo.
«In verità, Jane, dovreste credermi. Nessuno che vi abbia mai visti insiogno può dubitare del suo affetto; la signorina Bingley, ne sono certa, non può: non è una tale sciocca. Se avesse scorto in Mr. Darcy metà di tanto amore per sé, avrebbe già ordinato l'abito nuziale. Ma il caso è questo: non siamo abbastanza ricchi né abbastanza altolocati per loro; ed ella è tanto più ansiosa di ottenere la signorina Darcy per suo fratello, perché pensa che, quando si sia avuto un matrimonio misto, si possa avere meno fatica a realizzarne un secondo; il che mostra certo dell'ingegnosità, e oso dire che riuscirebbe, se la signora de Bourgh non si mettesse di mezzo. Ma, mia carissima Jane, voi non potete seriamente immaginare che, perché la signorina Bingley vi dice che suo fratello ammira grandemente la signorina Darcy, egli sia di in minima misura meno consapevole del vostro merito di quando vi diede addio martedì; o che ella possa persuaderlo che, invece d'essere innamorato di voi, lo sia moltissimo della sua amica.»
«Se la pensassimo allo stesso modo sulla signorina Bingley,» rispose Jane, «la vostra rappresentazione di tutto ciò potrebbe rendermi tranquilla. Ma so che il fondamento è ingiusto. Caroline è incapace di ingannare volontariamente chicchessia; e tutto ciò che posso sperare, in questo caso, è che sia ingannata lei stessa.»
«Giusto. Non potevate avere un'idea più felice, poiché non volete consolarvi con la mia: credete pure che sia ingannata. Avete fatto il vostro dovere verso di lei, e non dovete tormentarvi più.»
«Ma, mia cara sorella, posso io essere felice, anche supponendo il meglio, accettando un uomo le cui sorelle e i cui amici desiderano tutti che ne sposi un'altra?»
«Dovete decidere da voi stessa,» disse Elizabeth; «e se, dopo matura deliberazione, troverete che la pena di contrariare le sue due sorelle è maggiore della felicità di essere sua moglie, vi consiglio, in tutta serietà, di rifiutarlo.»
«Come potete parlare così?» disse Jane, con un debole sorriso; «voi dovete sapere che, sebbene sarei assai addolorata della loro disapprovazione, non potrei esitare.»
«Non lo pensavo; e, stando così le cose, non posso considerare la vostra situazione con molta compassione.»
«Ma se non torna più questo inverno, la mia scelta non sarà mai richiesta. Mille cose possono accadere in sei mesi.»
L'idea che non tornasse più fu accolta da Elizabeth col massimo disprezzo. Le parve soltanto il suggerimento dei desideri interessati di Caroline; e non poté per un istante supporre che quei desideri, per quanto dichiarati o abilmente espressi, potessero influire su un giovane così completamente indipendente da tutti.
Espose a sua sorella, con quanta più forza poté, ciò che sentiva in proposito, e ebbe ben presto la soddisfazione di vederne il felice effetto. Il temperamento di Jane non era incline allo scoramento; e si lasciò gradatamente indurre a sperare, sebbene la timidità dell'amore talora soverchiasse la speranza, che Bingley sarebbe tornato a Netherfield, e avrebbe corrisposto ogni desiderio del suo cuore.
Convennero che la signora Bennet dovesse solo sapere della partenza della famiglia, senza essere allarmata sul contegno del gentiluomo; ma anche questa parziale comunicazione le diede grande cruccio, e lei la piansé come una disgrazia che proprio le signore dovessero andarsene proprio mentre si stava diventando tutti così intimi. Dopo averne lamentato a lungo, tuttavia, ebbe la consolazione di pensare che Mr. Bingley sarebbe presto tornato, e avrebbe presto pranzato a Longbourn; e la conclusione di tutto fu la comoda dichiarazione che, sebbene fosse stato invitato solo a un pranzo di famiglia, lei avrebbe avuto cura che ci fossero due portate complete.
CAPITOLO XXII.
I Bennet erano impegnati a pranzare dai Lucas; e di nuovo, per la maggior parte della giornata, la signorina Lucas fu così gentile da ascoltare Mr. Collins. Elizabeth colse l'occasione di ringraziarla. «Lo tiene di buon umore,» disse, «e vi sono più obbligata di quanto possa esprimere.»
Charlotte assicurò l'amica della propria soddisfazione di essere utile, e che la compensava ampiamente del piccolo sacrificio del suo tempo. Ciò era molto amabile; ma la gentilezza di Charlotte si estendeva più in là di quanto Elizabeth avesse alcuna nozione: il suo scopo non era altro che garantirsi da ogni ritorno delle attenzioni di Mr. Collins, indirizzandole verso di sé. Tale era il disegno della signorina Lucas; e le apparenze erano così favorevoli, che, quando si separarono la sera, ella si sarebbe sentita quasi certa del successo, se egli non doveva lasciare lo Hertfordshire così presto. Ma in ciò faceva torto all'ardore e all'indipendenza del suo carattere; poiché ciò lo spinse a svignarsela da Longbourn la mattina seguente con astuzia mirabile, e a correre al Lucas Lodge per gettarsi ai suoi piedi. Egli era ansioso di evitare l'attenzione delle cugine, convinto che, se lo avessero visto partire, non avrebbero potuto fare a meno di indovinare il suo disegno, e non voleva che il tentativo fosse conosciuto finché anche il suo esito non potesse esserlo; poiché, sebbene si sentisse quasi sicuro, e a ragione, perché Charlotte era stata abbastanza incoraggiante, era relativamente timido dopo l'avventura di mercoledì. La sua accoglienza, tuttavia, fu del tipo più lusinghiero. La signorina Lucas lo scorse da una finestra superiore mentre egli veniva verso la casa, e subito uscì per incontrarlo per caso nel viale. Ma poco aveva osato sperare che tanto amore e tanta eloquenza l'aspettassero là.
Nel più breve tempo che i lunghi discorsi di Mr. Collins permettevano, ogni cosa fu stabilita fra loro con soddisfazione di entrambi; e, mentre entravano in casa, egli la scongiurò con fervore di fissare il giorno che doveva far di lui il più felice degli uomini; e, sebbene una tale richiesta dovesse per il momento essere accantonata, la dama non sentì alcuna inclinazione a scherzare sulla sua felicità. La stupidità di cui la natura lo aveva favorito doveva preservare il suo corteggiamento da qualsiasi fascino che potesse far desiderare a una donna che durasse; e la signorina Lucas, che lo accettava unicamente per il puro e disinteressato desiderio di uno stabilimento, non si curava di quanto presto quello stabilimento fosse raggiunto.
Sir William e Lady Lucas furono prontamente interpellati per il loro consenso; e fu concesso con la più gioiosa alacrità. Le circostanze presenti di Mr. Collins ne facevano un partito assai desiderabile per la loro figlia, alla quale potevano dare poca dote; e le sue prospettive di futura ricchezza erano oltremodo favorevoli. Lady Lucas cominciò immediatamente a calcolare, con più interesse di quanto la cosa ne avesse
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suscitato, quanti anni ancora Mr. Bennet potesse verosimilmente vivere; e Sir William espresse la sua decisa opinione che, quando Mr. Collins fosse entrato in possesso della tenuta di Longbourn, sarebbe stato altamente opportuno che lui e sua moglie si facessero vedere a St. James's. In breve, tutta la famiglia era giustamente oltremodo lieta dell'occasione. Le ragazze più giovani nutrirono speranze di poter entrare in società un anno o due prima di quanto avrebbero potuto fare altrimenti; e i ragazzi furono liberati dal timore che Charlotte morisse zitella. Charlotte stessa era abbastanza composta. Aveva raggiunto il suo scopo, e aveva tempo di riflettervi. Le sue riflessioni erano in generale soddisfacenti. Mr. Collins, certo, non era né sensato né gradevole: la sua compagnia era uggiosa, e il suo attaccamento per lei doveva essere immaginario. Ma sarebbe stato comunque suo marito. Senza pensare troppo né degli uomini né del matrimonio, il matrimonio era sempre stato il suo scopo: era l'unica onorevole sistemazione per giovani donne educate di piccola fortuna, e, per quanto incerto nel dare felicità, doveva essere la loro più gradita difesa dal bisogno. Questa difesa ella aveva ora ottenuta; e all'età di ventisette anni, senza essere mai stata bella, sentì tutta la buona sorte di ciò. La meno gradevole circostanza dell'affare era la sorpresa che doveva cagionare a Elizabeth Bennet, la cui amicizia ella apprezzava più di quella di qualsiasi altra persona. Elizabeth si sarebbe meravigliata, e probabilmente l'avrebbe biasimata; e, sebbene la sua risoluzione non fosse da scrollare, i suoi sentimenti sarebbero stati feriti da una tale disapprovazione. Decise di darle lei stessa l'informazione; e perciò ingiunse a Mr. Collins, quando tornò a pranzo a Longbourn, di non lasciar trapelare alcun indizio di quanto era accaduto prima di nessuno della famiglia. Una promessa di segretezza fu naturalmente data con grande sollecitudine, ma non poté essere mantenuta senza difficoltà; poiché la curiosità destata dalla sua lunga assenza proruppe in domande così dirette, al suo ritorno, da richiedere dell'ingegnosità per eluderle, ed egli stava nello stesso tempo esercitando un grande autofreno, perché moriva dalla voglia di proclamare il suo felice amore.
Siccome doveva cominciare il viaggio troppo presto il mattino seguente per vedere qualcuno della famiglia, la cerimonia del commiato si svolse quando le signore si ritirarono per la notte; e la signora Bennet, con grande cortesia e cordialità, disse quanto li avrebbe resi felici rivederlo a Longbourn, ogniqualvolta i suoi altri impegni gli avessero permesso di far loro visita.
«Mia cara signora,» egli rispose, «questo invito mi è particolarmente gradito, perché è proprio ciò che speravo di ricevere; e potete essere certissima che me ne varrò al più presto possibile.»
Furono tutti stupiti; e Mr. Bennet, che non poteva in alcun modo desiderare un ritorno così sollecito, disse subito:—
«Ma non c'è pericolo della disapprovazione di Lady Catherine, qui, mio buon signore? Fareste meglio a trascurare i vostri parenti che correre il rischio di offendere la vostra patrona.»
«Mio caro signore,» rispose Mr. Collins, «vi sono particolarmente obbligato per questo amichevole avvertimento, e potete contare che non farò un passo così importante senza il consenso di Sua Signoria.»
«Non potete essere troppo cauto. Rischiare qualsiasi cosa piuttosto che il suo scontento; e, se troverete probabile che venga provocato dalla vostra venuta da noi, cosa che giudicherei oltremodo probabile, state tranquillamente a casa, e siate certo che non ce ne offenderemo.»
«Credetemi, mio caro signore, la mia gratitudine è vivamente risvegliata da così affettuosa attenzione; e, contateci, riceverete presto da me una lettera di ringraziamento per questa come per ogni altra prova della vostra stima durante il mio soggiorno nello Hertfordshire. Quanto alle mie belle cugine, sebbene la mia assenza possa non essere lunga a sufficienza da rendere ciò necessario, mi prenderò ora la libertà di augurar loro salute e felicità, senza eccettuare mia cugina Elizabeth.»
Con le dovute cortesie, le signore poi si ritirarono; tutte ugualmente sorprese di scoprire che egli meditava un ritorno sollecito. La signora Bennet volle intendere con ciò che pensasse di fare la corte a una delle sue figlie minori, e Mary avrebbe potuto essere indotta ad accettarlo. Apprezzava le sue capacità molto più di tutte le altre: c'era una solidità nelle sue riflessioni che spesso la colpiva; e, sebbene non affatto intelligente come lei, pensava che, se incoraggiato a leggere e a migliorarsi con un esempio come il suo, avrebbe potuto diventare un compagno molto gradevole. Ma la mattina seguente ogni speranza di questo genere fu spazzata via. La signorina Lucas passò poco dopo la prima colazione, e in un colloquio privato con Elizabeth raccontò l'avvenimento del giorno prima.
La possibilità che Mr. Collins s'innamorasse della sua amica era passata per la mente a Elizabeth negli ultimi due giorni: ma che Charlotte potesse incoraggiarlo sembrava quasi altrettanto fuori dall'immaginabile quanto che potesse incoraggiarlo lei stessa; e il suo stupore fu quindi così grande da vincere da principio ogni ritegno, e non poté trattenersi dall'esclamare:—
«Promessa a Mr. Collins! mia cara Charlotte, impossibile!»
Il volto impassibile che la signorina Lucas era riuscita a mantenere nel raccontare la sua storia cedette qui a un momentaneo imbarazzo nel ricevere un rimprovero così diretto; ma, poiché non era più di quanto si aspettasse, ella riacquistò subito il suo sangue freddo, e rispose calmamente:—
«Perché dovreste meravigliarvi, mia cara Eliza? Pensate incredibile che Mr. Collins possa guadagnare la buona opinione di una donna, perché non fu così fortunato da riuscire con voi?»
Ma Elizabeth si era ormai ripresa; e, facendo un grande sforzo su se stessa, poté assicurarle, con discreta fermezza, che la prospettiva della loro parentela le era assai gradita, e che le augurava ogni immaginabile felicità.
«Vedo ciò che provate,» rispose Charlotte; «dovete essere sorpresa, moltissimo sorpresa, dato che Mr. Collins voleva sposare voi così di recente. Ma, quando avrete avuto tempo di rifletterci sopra, spero che sarete soddisfatta di ciò che ho fatto. Non sono romantica, lo sapete. Non lo sono mai stata. Chiedo solo una casa comoda; e, considerando il carattere, le relazioni e la posizione di Mr. Collins, sono convinta che la mia probabilità di felicità con lui è pari a quella della maggior parte della gente all'ingresso nello stato coniugale.»
Elizabeth rispose quietamente «senza dubbio»; e, dopo una pausa imbarazzata, tornarono al resto della famiglia. Charlotte non si trattenne molto più a lungo; ed Elizabeth restò poi a riflettere su quanto aveva udito. Passò molto tempo prima che si rassegnasse all'idea di un matrimonio così sconveniente. La stranezza che Mr. Collins avesse fatto due proposte di matrimonio in tre giorni era nulla in confronto del fatto che ora fosse accettato. Aveva sempre avuto l'impressione che l'opinione di Charlotte sul matrimonio non fosse esattamente come la sua; ma non avrebbe potuto supporre possibile che, chiamata ad agire, ella avesse sacrificato ogni sentimento migliore al vantaggio materiale. Charlotte, moglie di Mr. Collins, era un'immagine umiliante! E al tormento di un'amica che si disonorava, e sprofondava nella sua stima, si aggiungeva la dolorosa convinzione che fosse impossibile per quell'amica essere minimamente felice nella sorte che aveva scelto.
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CAPITOLO XXIII.
Elizabeth era seduta con la madre e le sorelle, riflettendo su quanto aveva udito, e dubitando se fosse autorizzata a farne cenno, quando comparve Sir William Lucas in persona, mandato dalla figlia ad annunciare il suo fidanzamento alla famiglia. Con molti complimenti a loro, e molta compiacenza per la prospettiva di una parentela fra le case, egli espose il fatto a un uditorio non solo stupito, ma incredulo; poiché la signora Bennet, con più perseveranza che cortesia, protestò che doveva essersi del tutto sbagliato; e Lydia, sempre sconsiderata e spesso sgarbata, esclamò chiassosamente:—
«Santo cielo! Sir William, come potete raccontare una storia simile? Non sapete che Mr. Collins vuole sposare Lizzy?»
Nulla meno della condiscendenza di un cortigiano avrebbe potuto sopportare senza sdegno un tale trattamento: ma la buona creanza di Sir William lo portò attraverso tutto; e, sebbene chiedesse licenza di essere positivo quanto alla verità della sua informazione, ascoltò tutte le loro impertinenze con la più paziente cortesia.
Elizabeth, sentendo che era suo dovere sollevarlo da una situazione così sgradevole, si fece avanti per confermare il suo racconto, menzionando la sua precedente conoscenza del fatto da Charlotte stessa; e cercò di metter fine alle esclamazioni di sua madre e delle sorelle, con il fervore delle sue congratulazioni a Sir William, alle quali si associò subito Jane, e facendo una quantità di osservazioni sulla felicità che si poteva aspettare da quel matrimonio, sull'eccellente carattere di Mr. Collins, e sulla comoda distanza di Hunsford da Londra.
La signora Bennet era, di fatto, troppo sopraffatta per dir molto mentre Sir William restava; ma, appena egli li ebbe lasciati, i suoi sentimenti trovarono uno sfogo rapido. In primo luogo, persistette nel non credere a nulla dell'intera faccenda; in secondo luogo, era certissima che Mr. Collins fosse stato raggirato; in terzo luogo, confidava che non sarebbero mai stati felici insieme; e, in quarto luogo, che quel matrimonio potesse essere rotto. Due conseguenze, tuttavia, erano chiaramente dedotte dal tutto: una, che Elizabeth era la vera causa di tutto il male; e l'altra, che lei stessa era stata barbaramente trattata da tutti loro; e su questi due punti si soffermò principalmente per il resto della giornata. Nulla poté consolarla e nulla placarla. Neppure quel giorno esaurì il suo risentimento. Trascorse una settimana prima che potesse vedere Elizabeth senza sgridarla: passò un mese prima che potesse parlare a Sir William o a Lady Lucas senza essere sgarbata; e molti mesi passarono prima che potesse in alcun modo perdonare la loro figlia.
Le emozioni di Mr. Bennet furono assai più tranquille nell'occasione, e quelle che provò dichiarò essere di una specie assai gradevole; perché, disse, lo soddisfaceva scoprire che Charlotte Lucas, che era stato solito considerare abbastanza sensata, era sciocca quanto sua moglie, e più sciocca di sua figlia!
Jane confessò di essere un poco sorpresa del matrimonio: ma disse meno del suo stupore che del suo ardente desiderio della loro felicità; né Elizabeth riuscì a persuaderla a considerarlo improbabile. Kitty e Lydia erano ben lungi dall'invidiare la signorina Lucas, perché Mr. Collins era solo un ecclesiastico; e le toccò solo in quanto facezie da spargere a Meryton.
Lady Lucas non poté non sentire un trionfo nel poter rinfacciare alla signora Bennet la consolazione di avere una figlia ben maritata; e passò a Longbourn un po' più spesso del solito per dire quanto era felice, sebbene gli sguardi acidi e le osservazioni malevole della signora Bennet avrebbero potuto bastare a cacciar via la felicità.
Fra Elizabeth e Charlotte vi fu un ritegno che le tenne vicendevolmente in silenzio sull'argomento; ed Elizabeth sentì la persuasione che non potesse mai più sussistere fra loro una vera confidenza. Il suo disinganno riguardo a Charlotte la fece volgere con più tenero affetto alla sorella, della cui rettitudine e delicatezza era certa che la sua opinione non avrebbe potuto essere scossa, e per la cui felicità si faceva ogni giorno più ansiosa, poiché Bingley era ormai assente da una settimana, e non si sapeva nulla del suo ritorno.
Jane aveva mandato a Caroline una sollecita risposta alla sua lettera, e contava i giorni che ancora poteva ragionevolmente sperare prima di averne un'altra. La promessa lettera di ringraziamento del signor Collins giunse il martedì, indirizzata al padre, e vergata con tutta la solennità di gratitudine che una dimora di dodici mesi in famiglia avrebbe potuto ispirargli. Dopo aver scaricata la coscienza su quel punto, si affrettò a informarle, con molte espressioni di giubilo, della sua felicità per aver ottenuto l'affetto della loro amabile vicina, miss Lucas, e quindi spiegò che era stato unicamente col desiderio di godere della sua compagnia che si era mostrato così pronto ad aderire al loro gentile desiderio di rivederlo a Longbourn, dove sperava di poter tornare di lì a due lunedì; Lady Catherine, soggiunse, approvava così cordialmente il suo matrimonio, che desiderava si celebrasse al più presto, e sperava che ciò sarebbe stato un argomento irrefragabile presso la sua amabile Charlotte perché fissasse un giorno vicino a far di lui il più felice degli uomini.
Il ritorno del signor Collins nell'Hertfordshire non era più motivo di piacere per la signora Bennet. Al contrario, si mostrava disposta a dolersene quanto suo marito. Era molto strano che venisse a Longbourn invece che al Lucas Lodge; era anche molto scomodo e oltremodo seccante. Odiava avere ospiti in casa mentre la sua salute era così cagionevole, e gli innamorati erano, fra tutti, la gente più insopportabile. Tali erano i mesti lamenti della signora Bennet, e non cedevano il passo se non alla pena più grave della continua assenza del signor Bingley.
Né Jane né Elizabeth erano tranquille su quell'argomento. Passava un giorno dopo l'altro senza portare altre notizie di lui, se non la voce che ben presto si sparse a Meryton, che non sarebbe più tornato a Netherfield per tutto l'inverno; una voce che esasperò grandemente la signora Bennet, e che essa non mancò mai di confutare come la più scandalosa delle menzogne.
Persino Elizabeth cominciò a temere — non che Bingley fosse indifferente — ma che le sue sorelle riuscissero a tenerlo lontano. Per quanto poco disposta ad ammettere un'idea così rovinosa per la felicità di Jane, e così disonorevole per la fermezza del suo innamorato, non poteva impedirle di ritornarle spesso alla mente. Gli sforzi congiunti delle sue due sorelle insensibili, e del suo prepotente amico, aiutati dalle attrattive di miss Darcy e dai divertimenti di Londra, potevano essere, temeva, troppo forti per la costanza del suo affetto.
Per quanto riguardava Jane, la sua angoscia in tale incertezza era, naturalmente, più dolorosa di quella di Elizabeth: ma qualunque cosa ella sentisse, desiderava nasconderla; e tra lei e Elizabeth, pertanto, l'argomento non fu mai sfiorato. Ma poiché una simile delicatezza non tratteneva la madre, non passava quasi un'ora senza che parlasse di Bingley, esprimesse la sua impazienza per il suo arrivo, o addirittura richiedesse a Jane di confessare che, se non fosse tornato, si sarebbe ritenuta molto maltrattata. Ci voleva tutta la serena mitezza di Jane per sopportare quegli assalti con una tollerabile tranquillità.
Il signor Collins tornò con la massima puntualità il lunedì a quindici giorni, ma il suo ricevimento a Longbourn non fu altrettanto cortese come alla sua prima presentazione. Era tuttavia troppo felice per aver bisogno di molte attenzioni; e, per fortuna degli altri, le faccende del corteggiamento li liberavano da gran parte della sua compagnia. La maggior parte della giornata la passava al Lucas Lodge, e talvolta tornava a Longbourn solo in tempo per scusarsi della sua assenza prima che la famiglia andasse a letto.
La signora Bennet era davvero in uno stato davvero compassionevole. Il solo menzionare qualcosa riguardante il matrimonio la gettava in un'agonia di malumore, e ovunque andasse era certa di sentirne parlare. La vista di miss Lucas le era odiosa. Come sua futura successora in quella casa, la guardava con geloso aborrimento. Ogni volta che Charlotte veniva a far loro visita, dava per scontato che stesse anticipando l'ora di prendervi possesso; e ogni volta che parlava a bassa voce col signor Collins, era convinta che stessero discutendo della tenuta di Longbourn, e decidendo di cacciar via lei e le sue figlie non appena il signor Bennet fosse morto. Si lamentò amaramente di tutto ciò con suo marito.
«In verità, signor Bennet,» disse, «è molto duro pensare che Charlotte Lucas possa un giorno essere la padrona di questa casa, che io debba essere costretta a cedere il passo a lei, e vivere tanto da vederla prendere il mio posto!»
«Mia cara, non abbandonarti a pensieri così cupi. Speriamo in cose migliori. Lusinghiamoci che possa essere io a sopravvivere.»
Questo non fu molto consolante per la signora Bennet; e quindi, invece di rispondere, proseguì come prima.
«Non posso sopportare l'idea che loro debbano avere tutta questa tenuta. Se non fosse per il vincolo di successione, non me ne importerebbe.»
«Di che cosa non vi importerebbe?»
«Non me ne importerebbe di nulla.»
«Siamo grati che siate preservata da uno stato di tale insensibilità.»
«Non posso mai essere grata, signor Bennet, per nulla riguardo al vincolo. Come qualcuno possa avere la coscienza di vincolare una tenuta lontano dalle proprie figlie, non riesco a capirlo; e tutto per il signor Collins, poi! Perché dovrebbe averla più di chiunque altro?»
«Lascio a voi deciderlo,» disse il signor Bennet.
CAPITOLO XXIV.
La lettera di miss Bingley arrivò, e mise fine al dubbio. La primissima frase recava l'assicurazione che si erano tutti stabiliti a Londra per l'inverno, e si concludeva con il rammarico del fratello di non aver avuto il tempo di porgere i suoi omaggi agli amici nell'Hertfordshire prima di lasciare la campagna.
La speranza era finita, del tutto finita; e quando Jane poté prestare attenzione al resto della lettera, vi trovò ben poco, tranne la dichiarata affezione della scrivente, che potesse recarle un qualche conforto. La lode di miss Darcy ne occupava la parte maggiore. Le sue molte attrattive venivano di nuovo decantate; e Caroline si vantava allegramente della loro crescente intimità, e si arrischiava a predire il compimento dei desideri che erano stati espressi nella sua lettera precedente. Scriveva anche con grande piacere che suo fratello era ospite in casa del signor Darcy, e menzionava con entusiasmo certi progetti di quest'ultimo riguardo a nuovi mobili.
Elizabeth, alla quale Jane comunicò ben presto il nocciolo di tutto ciò, lo ascoltò con un'indignazione silenziosa. Il suo cuore era diviso fra la preoccupazione per la sorella e il risentimento contro tutti gli altri. All'affermazione di Caroline che suo fratello nutriva una predilezione per miss Darcy, non prestò fede. Che egli fosse realmente innamorato di Jane, non lo dubitava più di quanto non avesse mai fatto; e per quanto fosse sempre stata disposta ad apprezzarlo, non poteva pensare senza rabbia, quasi senza disprezzo, a quella facilità di temperamento, a quella mancanza di risolutezza, che ora ne facevano lo schiavo dei suoi amici intriganti, e lo inducevano a sacrificare la propria felicità ai capricci delle loro inclinazioni. Se la sua felicità fosse stata l'unica cosa sacrificata, si sarebbe potuto permettergli di giocarci come meglio credeva; ma ne era coinvolta quella di sua sorella, come lei pensava che lui stesso dovesse rendersene conto. Era un argomento, in breve, sul quale la riflessione si sarebbe indugiata a lungo, e doveva essere vana. Non riusciva a pensare ad altro; eppure, fosse che il riguardo di Bingley si fosse davvero spento, o fosse represso dall'interferenza dei suoi amici; che egli fosse stato consapevole dell'attaccamento di Jane, o che gli fosse sfuggito; quale che fosse il caso, per quanto la sua opinione su di lui dovesse essere materialmente influenzata dalla differenza, la situazione di sua sorella restava la stessa, la sua pace egualmente ferita.
Passò un giorno o due prima che Jane trovasse il coraggio di parlare dei suoi sentimenti a Elizabeth; ma alla fine, mentre la signora Bennet le lasciava sole, dopo una più lunga irritazione del solito su Netherfield e il suo padrone, non poté fare a meno di dire:—
«Oh, se la mia cara madre avesse più padronanza di sé! Non può avere idea del dolore che mi dà con i suoi continui riferimenti a lui. Ma non mi lagnerò. Non può durare a lungo. Sarà dimenticato, e saremo tutti come prima.»
Elizabeth guardò la sorella con sollecitudine incredula, ma non disse nulla.
«Dubiti di me,» esclamò Jane, arrossendo leggermente; «in verità, non hai motivo. Egli può vivere nella mia memoria come l'uomo più amabile della mia conoscenza, ma questo è tutto. Non ho nulla da sperare né da temere, e nulla di cui rimproverarlo. Grazie a Dio non ho quel dolore. Un poco di tempo, dunque — certo cercherò di risollevarmi----»
Con voce più ferma, aggiunse subito: «Ho questa consolazione immediata, che non è stato che un errore di fantasia da parte mia, e che non ha fatto del male a nessuno tranne che a me stessa.»
«Mia cara Jane,» esclamò Elizabeth, «sei troppo buona. La tua dolcezza e il tuo disinteresse sono davvero angelici; non so che cosa dirti. Mi sento come se non ti avessi mai reso giustizia, o amata quanto meriti.»
Miss Bennet ricusò con fervore ogni merito straordinario, e ricacciò la lode sull'affetto caloroso della sorella.
«No,» disse Elizabeth, «questo non è giusto. Tu desideri pensare che tutto il mondo sia rispettabile, e ti senti ferita se parlo male di qualcuno. Io voglio solo pensarti perfetta, e tu ti opponi. Non temere che io ecceda, che invada il tuo privilegio di benevolenza universale. Non c'è bisogno. Ci sono poche persone che amo veramente, e ancor meno di quelle delle quali penso bene. Quanto più vedo del mondo, tanto più ne sono scontenta; e ogni giorno mi conferma nella convinzione dell'incoerenza di tutti i caratteri umani, e di quanta poca fiducia si possa riporre nell'apparenza del merito o del senno. Ultimamente ne ho incontrati due esempi: uno non lo menzionerò, l'altro è il matrimonio di Charlotte. È incomprensibile! da ogni punto di vista è incomprensibile!»
«Mia cara Lizzy, non abbandonarti a sentimenti come questi. Rovineranno la tua felicità. Non fai abbastanza allowances per la differenza di situazione e di carattere. Considera la rispettabilità del signor Collins, e il carattere prudente e fermo di Charlotte. Ricorda che è una di una famiglia numerosa; che, per quanto riguarda il patrimonio, è un partito oltremodo conveniente; e sii pronta a credere, per il bene di tutti, che lei possa provare qualcosa come stima e considerazione per il nostro cugino.»
«Per compiacerti, sarei disposta a credere quasi a qualsiasi cosa, ma nessun altro potrebbe giovarsi di una simile convinzione; perché, se mi persuadessi che Charlotte prova del riguardo per lui, la penserei soltanto peggio del suo intelletto di quanto non faccia già del suo cuore. Mio caro Jane, il signor Collins è un uomo vanitoso, borioso, meschino e sciocco: lo sai bene quanto me; e devi sentire, come me, che la donna che lo sposa non può avere un retto modo di pensare. Non lo difenderai, sebbene si tratti di Charlotte Lucas. Non lo farai, per il bene di un singolo individuo, cambierai il significato di principio e integrità, né tenterai di persuadere te stessa o me, che l'egoismo è prudenza, e l'insensibilità al pericolo sia garanzia di felicità.»
«Devo ritenere il tuo linguaggio troppo forte parlando di entrambi,» replicò Jane; «e spero che ti convincerai del contrario, vedendoli felici insieme. Ma basta con questo. Hai alluso a qualcos'altro. Hai menzionato due esempi. Non posso fraintenderti, ma ti scongiuro, cara Lizzy, di non affliggermi col pensare che quella persona sia da biasimare, e col dire che la tua opinione su di lui è calata. Non dobbiamo essere così pronte a immaginare di essere deliberatamente offese. Non dobbiamo aspettarci che un giovanotto vivace sia sempre così guardingo e circospetto. Molto spesso non è che la nostra vanità a ingannarci. Le donne si figurano che l'ammirazione significhi più di quanto non significhi.»
«E gli uomini si curano che lo significhi.»
«Se è fatto apposta, non possono essere giustificati; ma non riesco a credere che ci sia nel mondo tanta premeditazione quanta alcuni immaginano.»
«Sono ben lungi dall'attribuire alcuna parte della condotta del signor Bingley a un disegno,» disse Elizabeth; «ma senza complottare per fare il male, o per rendere gli altri infelici, ci possono essere l'errore e l'infelicità. La sconsideratezza, la mancanza di attenzione ai sentimenti altrui, e la mancanza di risolutezza, possono fare il danno.»
«E tu lo attribuisci a una di queste?»
«Sì, all'ultima. Ma se proseguio, ti dispiacerò dicendo ciò che penso di persone che tu stimi. Fermami, finché puoi.»
«Allora, persisti nel supporre che le sue sorelle lo influenzino?»
«Sì, in unione col suo amico.»
«Non posso crederci. Perché dovrebbero cercare di influenzarlo? Possono solo augurarsi la sua felicità; e se lui è legato a me, nessun'altra donna può garantirla.»
«La tua prima asserzione è falsa. Possono augurarsi molte cose oltre la sua felicità: possono augurarsi il suo aumento di ricchezza e di considerazione; possono desiderare che sposi una ragazza che abbia tutta l'importanza del denaro, grandi relazioni, e dell'orgoglio.»
«Senza dubbio desiderano che scelga miss Darcy,» replicò Jane; «ma ciò può derivare da sentimenti migliori di quelli che tu supponi. La conoscono da molto più tempo di quanto conoscano me; non c'è da stupirsi se le vogliono più bene. Ma, qualunque siano i loro desideri, è molto improbabile che si siano opposte a quelli del fratello. Quale sorella si crederebbe autorizzata a farlo, a meno che non ci sia qualcosa di molto obiettabile? Se lo credessero attaccato a me, non cercherebbero di dividerci; se lo fosse, non potrebbero riuscirci. Supponendo un simile affetto, fai agire tutti in modo innaturale e sbagliato, e me infelicissima. Non affliggermi con quell'idea. Non mi vergogno di essere stata ingannata — o, per lo meno, è cosa da poco, è nulla in confronto a ciò che proverei pensando male di lui o delle sue sorelle. Lasciami prenderla nella luce migliore, nella luce in cui può essere intesa.»
Elizabeth non poté opporsi a un tale desiderio; e da quel momento il nome del signor Bingley fu appena più menzionato fra loro.
La signora Bennet continuava ancora a meravigliarsi e a dolersi che non tornasse; e sebbene non passasse quasi giorno senza che Elizabeth non ne desse una spiegazione chiara, sembrava esserci poca probabilità che lei lo considerasse mai con minore perplessità. La figlia si sforzava di persuaderla di ciò che lei stessa non credeva, che le attenzioni di lui verso Jane erano state semplicemente l'effetto di una comune e passeggera inclinazione, cessata quando non la vide più; ma sebbene la probabilità di quell'affermazione fosse ammessa sul momento, aveva la stessa storia da ripetere ogni giorno. La miglior consolazione della signora Bennet era che il signor Bingley sarebbe dovuto tornare in estate.
Il signor Bennet trattava la questione diversamente. «Ebbene, Lizzy,» disse un giorno, «vedo che tua sorella è delusa in amore. Me ne congratulo. Subito dopo il matrimonio, a una ragazza piace essere un po' delusa in amore, di quando in quando. È qualcosa a cui pensare, e le dà una sorta di distinzione fra le compagne. Quando toccherà a te? Non sopporterai a lungo di essere superata da Jane. Ora è il tuo momento. Qui a Meryton ci sono abbastanza ufficiali da deludere tutte le giovani signorine del paese. Lascia che Wickham sia il tuo uomo. È un tipo piacevole, e ti pianterebbe in asso con onore.»
«Grazie, signore, ma un uomo meno gradevole mi basterebbe. Non dobbiamo tutte aspettarci la fortuna di Jane.»
«Vero,» disse il signor Bennet; «ma è una consolazione pensare che, qualunque cosa del genere possa capitarti, hai una madre affettuosa che ne saprà trarre il massimo.»
La compagnia del signor Wickham fu di materiale servizio nel dissipare l'oscurità che i recenti, perversi avvenimenti avevano gettato su molti della famiglia di Longbourn. Lo vedevano spesso, e alle sue altre raccomandazioni si aggiungeva ora quella della generale schiettezza. Tutto ciò che Elizabeth aveva già sentito, le sue pretese sul signor Darcy, e tutto ciò che aveva sofferto per causa sua, veniva ora apertamente riconosciuto e pubblicamente discusso; e tutti erano lieti di pensare a quanto lo avevano sempre detestato, il signor Darcy, prima di sapere alcunché della faccenda.
Miss Bennet era l'unica creatura che potesse supporre vi fossero delle circostanze attenuanti nel caso, ignore alla società dell'Hertfordshire: la sua mite e ferma candore perorava sempre indulgenza, e addusse la possibilità di equivoci; ma da tutti gli altri il signor Darcy era condannato come il peggiore degli uomini.
CAPITOLO XXV.
Dopo una settimana trascorsa in professioni d'amore e progetti di felicità, il signor Collins fu chiamato via dalla sua amabile Charlotte dall'arrivo del sabato. Il dolore della separazione, tuttavia, poteva essere alleviato, da parte sua, dai preparativi per la ricezione della sua sposa, poiché aveva motivo di sperare che, poco dopo il suo prossimo ritorno nell'Hertfordshire, sarebbe stato fissato il giorno che doveva fare di lui il più felice degli uomini. Prese congedo dai parenti a Longbourn con la stessa solennità di prima; augurò alle sue belle cugine ancora salute e felicità, e promise al padre un'altra lettera di ringraziamento.
Il lunedì seguente, la signora Bennet ebbe il piacere di ricevere suo fratello e sua moglie, che venivano, come al solito, a trascorrere il Natale a Longbourn. Il signor Gardiner era un uomo sensato, distinto, di gran lunga superiore alla sorella, sia per natura che per educazione. Le signore di Netherfield avrebbero stentato a credere che un uomo che viveva di commercio, e con la vista dei propri magazzini, potesse essere così beneducato e amabile. La signora Gardiner, che era di parecchi anni più giovane della signora Bennet e della signora Philips, era una donna amabile, intelligente, elegante, e una grande favorita delle sue nipoti di Longbourn. Tra le due maggiori e lei, in special modo, sussisteva una stima molto particolare. Erano state spesso in visita da lei in città.
La prima parte delle incombenze della signora Gardiner, al suo arrivo, fu di distribuire i suoi regali e descrivere le ultime mode. Compiuto ciò, aveva una parte meno attiva da svolgere. Toccava a lei ascoltare. La signora Bennet aveva molti torti da narrare, e molto di cui lamentarsi. Erano stati tutti molto maltrattati da quando l'aveva vista l'ultima volta. Due delle sue figlie erano state sul punto di maritarsi, e dopo tutto non ne era venuto fuori nulla.
«Non biasimo Jane,» continuò, «perché Jane avrebbe ottenuto il signor Bingley, se avesse potuto. Ma, Lizzy! Oh, sorella! è molto duro pensare che lei, a quest'ora, potrebbe già essere la moglie del signor Collins, se non fosse stato per la sua stessa testardaggine. Le fece una proposta in questa stessa stanza, e lei lo rifiutò. Ne è conseguito che Lady Lucas avrà una figlia maritata prima di me, e che la tenuta di Longbourn è vincolata esattamente come sempre. I Lucas sono davvero gente astuta, sorella. Badano solo a quello che possono ottenere. Mi rincresce dirlo di loro, ma è così. Mi rende molto nervosa e cagionevole, essere ostacolata così nella mia stessa famiglia, e avere vicini che pensano a sé stessi prima di chiunque altro. Però, il vostro arrivo proprio in questo momento è la più grande delle consolazioni, e sono molto lieta di sentire ciò che ci raccontate delle maniche lunghe.»
La signora Gardiner, alla quale la parte principale di queste notizie era già stata data prima, nel corso della corrispondenza di Jane ed Elizabeth con lei, diede alla sorella una risposta breve, e, in compassione delle nipoti, cambiò discorso.
Quando fu sola con Elizabeth, in seguito, parlò di più sull'argomento. «Sembra che sarebbe stato un partito desiderabile per Jane,» disse. «Mi rincresce che sia andato a monte. Ma queste cose succedono così spesso! Un giovanotto, come mi descrivi il signor Bingley, s'innamora facilmente di una bella ragazza per qualche settimana, e, quando il caso li separa, altrettanto facilmente la dimentica; queste sorti d'incostanze sono frequentissime.»
«Un'ottima consolazione, a modo suo,» disse Elizabeth; «ma non fa per noi. Non soffriamo per caso. Non accade spesso che l'interferenza degli amici persuada un giovanotto di patrimonio indipendente a non pensare più a una ragazza di cui era violentemente innamorato solo pochi giorni prima.»
«Ma quell'espressione "violentemente innamorato" è così trita, così dubbia, così indefinita, che mi dà ben scarsa idea. Viene applicata altrettanto spesso a sentimenti che nascono da una conoscenza di mezz'ora, quanto a un vero, forte attaccamento. Di grazia, quanto fu violento l'amore del signor Bingley?»
«Non vidi mai inclinazione più promettente; diventava alquanto distratto verso gli altri, e completamente assorbito da lei. Ogni volta che si incontravano, era più decisa e notevole. Al suo stesso ballo offese due o tre signorine non invitandole a ballare; e io gli parlai due volte senza ricevere risposta. Si potrebbero desiderare sintomi migliori? La sgarbatezza generale non è forse la stessa essenza dell'amore?»
«Oh, sì! di quel tipo d'amore che suppongo lui abbia provato. Povera Jane! Mi dispiace per lei, perché, col suo carattere, potrebbe non riprendersi subito. Sarebbe stato meglio che fosse capitato a te, Lizzy; tu ne avresti riso fino a guarire. Ma credi che si potrebbe indurla a tornare con noi? Un cambiamento di scena potrebbe giovarle, e forse un po' di sollievo da casa può essere utile quanto qualsiasi altra cosa.»
Elizabeth fu oltremodo lieta di questa proposta, e si sentì persuasa della pronta acquiescenza della sorella.
«Spero,» aggiunse la signora Gardiner, «che nessuna considerazione riguardante quel giovane la influenzerà. Viviamo in una parte così diversa della città, tutte le nostre conoscenze sono così diverse, e, come ben sapete, usciamo così poco, che è molto improbabile che s'incontrino affatto, a meno che lui non venga davvero a trovarla.»
«Ed è del tutto impossibile; perché ora è sotto la custodia del suo amico, e il signor Darcy non tollererebbe mai che lui andasse a trovare Jane in una tale parte di Londra! Mia cara zia, come avete potuto pensarlo? Il signor Darcy potrà, forse, aver sentito nominare un luogo come Gracechurch Street, ma non crederebbe che un mese di abluzioni basti a purificarlo dalle sue impurità, se mai vi entrasse; e, state pur certa, il signor Bingley non si muove mai senza di lui.»
«Tanto meglio. Spero non s'incontreranno affatto. Ma Jane non corrisponde con sua sorella? Non potrà fare a meno di andare a trovarla.»
«Lei troncherà del tutto la conoscenza.»
Ma, nonostante la certezza con cui Elizabeth fingeva di considerare questo punto, come pure quello ancor più interessante che Bingley fosse impedito di vedere Jane, sentiva una sollecitudine in proposito che la convinse, a un esame, di non considerarla del tutto disperata. Era possibile, e talvolta lo credeva probabile, che il suo affetto potesse rianimarsi, e l'influenza dei suoi amici essere efficacemente contrastata dalla più naturale influenza delle attrattive di Jane.
Miss Bennet accettò con piacere l'invito della zia; e i Bingley non occupavano altrimenti i suoi pensieri, se non nella speranza che, non vivendo Caroline nella stessa casa del fratello, ella potesse occasionalmente trascorrere un mattino con lei, senza pericolo di incontrarlo.
I Gardiner rimasero una settimana a Longbourn; e, fra i Philips, i Lucas e gli ufficiali, non passò giorno senza un impegno. La signora Bennet aveva così accuratamente provveduto al divertimento del fratello e della sorella, che non sedettero mai a un pranzo di famiglia. Quando l'impegno era in casa, ne facevano sempre parte alcuni ufficiali, e fra questi ufficiali il signor Wickham era di certo; e in queste occasioni la signora Gardiner, resa sospettosa dalle calorose lodi di Elizabeth nei suoi confronti, li osservava entrambi da vicino. Senza supporre, da ciò che vedeva, che fossero molto seriamente innamorati, la loro predilezione reciproca era abbastanza evidente da renderla un po' inquieta; e risolse di parlarne a Elizabeth prima di lasciare l'Hertfordshire, e di rappresentarle l'imprudenza di incoraggiare un tale attaccamento.
La signora Gardiner aveva un modo di fare cosa gradita a Wickham, che non dipendeva dalle sue qualità generali. Circa dieci o dodici anni prima, prima del suo matrimonio, aveva trascorso un tempo considerevole in quella stessa parte del Derbyshire cui egli apparteneva. Avevano, perciò, molte conoscenze in comune; e, sebbene Wickham vi fosse stato poco da quando era morto il padre di Darcy, cinque anni prima, era ancora in grado di darle notizie più fresche dei suoi antichi amici di quelle che lei avesse avuto modo di procurarsi.
La signora Gardiner aveva visto Pemberley, e conosceva perfettamente il carattere del defunto signor Darcy. Qui, di conseguenza, c'era un soggetto inesauribile di conversazione. Nel paragonare il suo ricordo di Pemberley con la minuziosa descrizione che Wickham sapeva dare, e nell'offrire il suo tributo di lode al carattere del defunto possessore, ella deliziava lui e sé stessa. Resa edotta del trattamento che gli riservava l'attuale signor Darcy, cercò di ricordare qualcosa dell'indole che a quel gentiluomo era attribuita quand'era ancora un ragazzo, che potesse collimare; e fu infine certa di ricordare d'aver sentito dire che il signor Fitzwilliam Darcy era stato un tempo descritto come un ragazzo molto orgoglioso e di pessimo carattere.
CAPITOLO XXVI.
L'avvertimento della signora Gardiner a Elizabeth fu dato puntualmente e con affetto alla prima favorevole occasione di restare sola con lei: dopo averle detto onestamente ciò che pensava, proseguì così:--
«Sei una ragazza troppo sensata, Lizzy, per innamorarti solo perché ti si mette in guardia; e, perciò, non temo di parlare apertamente. Sul serio, vorrei che stessi attenta. Non lasciarti coinvolgere, né cercare di coinvolgere lui, in un'affezione che la mancanza di fortuna renderebbe così assai imprudente. Non ho nulla da dire contro di lui: è un giovane molto interessante; e se avesse il patrimonio che dovrebbe avere, non potresti fare di meglio. Ma com'è--non devi lasciare che la fantasia ti prenda la mano. Hai buonsenso, e noi tutti ci aspettiamo che lo usi. Tuo padre conta sulla tua risolutezza e sulla tua buona condotta, ne sono certa. Non devi deluderlo.»
«Mia cara zia, qui davvero si fa sul serio.»
«Sì, e spero di indurti a far sul serio anche tu.»
«Ebbene, allora, non devi avere alcun timore. Baderò a me stessa, e anche al signor Wickham. Non sarà innamorato di me, se posso impedirlo.»
«Elizabeth, ora non sei seria.»
«Chiedo scusa. Proverò di nuovo. Al momento non sono innamorata del signor Wickham; no, di certo non lo sono. Ma egli è, senza confronto, l'uomo più gradevole che abbia mai visto--e se diventasse davvero attaccato a me--credo sarà meglio che non lo sia. Vedo l'imprudenza. Oh, quell'odioso signor Darcy! L'opinione che mio padre ha di me mi fa il più grande onore; e sarei infelice di perdermela. Mio padre, però, è di parte per il signor Wickham. In breve, mia cara zia, sarei molto addolorata d'essere causa di sventura per qualcuno di voi; ma poiché vediamo, ogni giorno, che dove c'è affetto i giovani sono raramente trattenuti, dall'immediata mancanza di fortuna, dal contrarre impegni fra loro, come posso promettere d'essere più saggia di tanti miei simili, se sono tentata, o come posso anche solo sapere che sarebbe più saggio resistere? Tutto ciò che posso promettervi, dunque, è di non avere fretta. Non avrò fretta di credere d'essere il suo primo pensiero. Quando sarò in sua compagnia, non desidererò nulla. In breve, farò del mio meglio.»
«Forse sarà altrettanto bene che tu scoraggi le sue venute qui così spesso. Almeno non dovresti ricordare a tua madre di invitarlo.»
«Come feci l'altro giorno,» disse Elizabeth, con un sorriso colpevole; «molto giusto, sarà saggio da parte mia astenermi da ciò. Ma non immaginare che sia qui così spesso. È per causa tua che è stato invitato così di frequente questa settimana. Sai quali sono le idee di mia madre circa la necessità di compagnia costante per i suoi amici. Ma davvero, e sul mio onore, cercherò di fare ciò che credo più saggio; e ora spero che tu sia soddisfatta.»
La zia l'assicurò che lo era; ed Elizabeth, dopo averla ringraziata per la cortesia dei suoi suggerimenti, si separarono,--meraviglioso esempio di consiglio dato su un tale argomento senza essere male accolto.
Il signor Collins tornò nell'Hertfordshire poco dopo che ne furono partiti i Gardiner e Jane; ma, poiché prese alloggio dai Lucas, il suo arrivo non fu un gran disturbo per la signora Bennet. Il suo matrimonio era ormai prossimo; ed ella era infine rassegnata al punto da considerarlo inevitabile, e persino da dire ripetutamente, in tono astioso, che «desiderava che fossero felici». Il giovedì doveva essere il giorno delle nozze, e il mercoledì Miss Lucas rese la visita d'addio; e quando si alzò per accomiatarsi, Elizabeth, vergognandosi degli auguri sgarbati e riluttanti della madre, e sinceramente commossa lei stessa, l'accompagnò fuori della stanza. Mentre scendevano le scale insieme, Charlotte disse:--
«Farò assegnamento sul sentire tue notizie molto spesso, Eliza.»
«Senz'altro, quello sì.»
«E ho un altro favore da chiederti. Verrai a trovarmi?»
«Ci vedremo spesso, spero, nell'Hertfordshire.»
«Non è probabile che lasci il Kent per qualche tempo. Promettimi, dunque, di venire a Hunsford.»
Elizabeth non poté rifiutare, sebbene prevedesse poco piacere dalla visita.
«Mio padre e Maria verranno da me in marzo,» aggiunse Charlotte, «e spero che tu vorrai unirti alla compagnia. Davvero, Eliza, sarai per me la benvenuta quanto loro due.»
Si celebrarono le nozze: la sposa e lo sposo partirono per il Kent dalla porta della chiesa, e tutti ebbero quanto dire o ascoltare sull'argomento come al solito. Elizabeth seppe presto dalla sua amica, e la loro corrispondenza fu regolare e frequente come sempre: che fosse egualmente aperta era impossibile. Elizabeth non poteva mai rivolgersi a lei senza sentire che ogni intimità era finita; e, sebbene decisa a non rallentare come corrispondente, lo faceva per il bene di ciò che era stato piuttosto che di ciò che era. Le prime lettere di Charlotte furono ricevute con grande curiosità: non poteva non esserci la voglia di sapere come avrebbe parlato della sua nuova casa, come avrebbe trovato Lady Catherine, e quanto felice avrebbe osato dichiararsi; sebbene, lette le lettere, Elizabeth sentì che Charlotte si esprimeva su ogni punto esattamente come avrebbe potuto prevedere. Scriveva allegramente, sembrava circondata da comodità, e non menzionava nulla che non potesse lodare. La casa, l'arredamento, il vicinato e le strade erano tutti di suo gusto, e il comportamento di Lady Catherine era oltremodo amichevole e gentile. Era il ritratto che il signor Collins aveva fatto di Hunsford e Rosings, ragionevolmente addolcito; ed Elizabeth comprese che doveva aspettare la sua stessa visita là, per conoscere il resto.
Jane aveva già scritto poche righe alla sorella, per annunciare il loro sicuro arrivo a Londra; e quando scrisse di nuovo, Elizabeth sperò che sarebbe stata in grado di dire qualcosa dei Bingley.
La sua impazienza per questa seconda lettera fu ricompensata come l'impazienza di solito lo è. Jane era stata una settimana in città, senza vedere né avere notizie di Caroline. Si rendeva tuttavia ragione supponendo che la sua ultima lettera all'amica da Longbourn fosse andata smarrita per qualche incidente.
«La mia zia,» continuava, «va domani in quella parte della città, e approfitterò dell'occasione per passare in Grosvenor Street.»
Scrisse di nuovo quando la visita fu fatta, e aveva visto Miss Bingley. «Non avrei creduto Caroline di buon umore,» erano le sue parole, «ma fu molto lieta di vedermi, e mi rimproverò di non averle dato notizia del mio arrivo a Londra. Ero nel giusto, dunque; la mia ultima lettera non le era mai giunta. Chiesi notizie del loro fratello, naturalmente. Stava bene, ma così occupato col signor Darcy che lo vedevano a malapena. Seppi che Miss Darcy era attesa a pranzo: vorrei poterla vedere. La mia visita non fu lunga, poiché Caroline e la signora Hurst uscivano. Scommetto che le vedrò presto qui.»
Elizabeth scosse il capo su questa lettera. La convinse che solo il caso avrebbe potuto svelare al signor Bingley che sua sorella era in città.
Passarono quattro settimane, e Jane non vide nulla di lui. Cercò di persuadersi di non rammaricarsene; ma non poté più essere cieca verso la mancanza di attenzione di Miss Bingley. Dopo aver atteso a casa ogni mattina per quindici giorni, e inventato ogni sera una nuova scusa per lei, la visitatrice apparve infine; ma la brevità della sua visita, e, ancor più, il cambiamento del suo modo di fare, non permisero a Jane di illudersi oltre. La lettera che scrisse in tale occasione alla sorella mostrerà ciò che sentiva:
«La mia carissima Lizzy sarà, ne sono certa, incapace di trionfare nella sua miglior opinione, a mie spese, quando mi confesso d'essere stata del tutto ingannata riguardo alla considerazione di Miss Bingley per me. Ma, mia cara sorella, sebbene l'esito abbia dimostrato che avevi ragione, non pensarmi ostinata se continuo ad affermare che, considerando come si era comportata, la mia fiducia era naturale quanto il tuo sospetto. Non comprendo affatto la sua ragione di volermi essere intima; ma, se le stesse circostanze dovessero ripetersi, sono certa che mi ingannerei di nuovo. Caroline non restituì la mia visita fino a ieri; e neppure un biglietto, neppure una riga, ricevetti nel frattempo. Quando venne, era chiarissimo che non ne aveva piacere; si scusò brevemente, in modo formale, per non essere venuta prima, non disse una parola di voler rivedermi, e fu, sotto ogni riguardo, così mutata, che quando se ne andò ero perfettamente decisa a non continuare la conoscenza. La compiango, sebbene non possa fare a meno di biasimarla. Fu molto scorretta a scegliermi come fece; posso dire con sicurezza che ogni avvicinamento all'intimità cominciò da parte sua. Ma la compiango, perché deve sentire di aver agito male, e perché sono molto certa che l'ansia per suo fratello ne è la causa. Non occorre che mi spieghi oltre; e sebbene sappiamo che tale ansia è del tutto superflua, tuttavia se lei la prova, ciò spiegherà facilmente il suo comportamento verso di me; e, giustamente caro com'è lui a sua sorella, qualunque ansia ella possa sentire per lui è naturale e lodevole. Non posso però non meravigliarmi che ella abbia ora tali timori, perché se lui si fosse curato minimamente di me, ci saremmo dovuti incontrare già da tempo, da tempo. Egli sa che sono in città, ne sono certa, da qualcosa che lei stessa disse; eppure, dal suo modo di parlare, sembrerebbe che voglia persuadersi che lui è realmente parziale per Miss Darcy. Non lo capisco. Se non temessi di giudicare troppo severamente, sarei quasi tentata di dire che in tutto ciò c'è una forte apparenza di duplicità. Mi sforzerò di bandire ogni pensiero penoso, e penserò solo a ciò che mi renderà felice, il tuo affetto e l'invariabile gentilezza del mio caro zio e della mia cara zia. Fammi sapere tue notizie al più presto. Miss Bingley disse qualcosa sul fatto che lui non sarebbe più tornato a Netherfield, che avrebbe ceduto la casa, ma senza alcuna certezza. Sarà meglio non farne parola. Sono estremamente lieta che tu abbia notizie così piacevoli dalle nostre amiche a Hunsford. Va' a trovarle, ti prego, con Sir William e Maria. Sono certa che starai molto bene là.
«Tua, ecc.»
Questa lettera causò a Elizabeth un po' di dolore; ma il suo buonumore tornò, considerando che Jane non sarebbe più stata ingannata, almeno dalla sorella. Ogni aspettativa dal fratello era ora assolutamente finita. Non avrebbe nemmeno desiderato un ritorno delle sue attenzioni. Il suo carattere sprofondava a ogni esame; e, come castigo per lui, oltre che possibile vantaggio per Jane, ella sinceramente sperò che potesse davvero sposare presto la sorella del signor Darcy, poiché, secondo il racconto di Wickham, gliel'avrebbe fatta rimpiangere abbondantemente, quello che aveva gettato via.
La signora Gardiner, verso questo tempo, rammentò a Elizabeth la sua promessa riguardante quel gentiluomo, e ne chiese notizie; ed Elizabeth ne aveva da mandare che potevano piuttosto dare soddisfazione alla zia che a lei stessa. La sua apparente parzialità era svanita, le sue attenzioni cessate, lui era l'ammiratore di qualcun'altra. Elizabeth fu abbastanza attenta da vederlo tutto, ma poteva vederlo e scriverne senza vero dolore. Il suo cuore era stato toccato solo di sfuggita, e la sua vanità era soddisfatta di credere che sarebbe stata la sua unica scelta, se la fortuna lo avesse permesso. La improvvisa acquisizione di diecimila sterline era il fascino più notevole della giovane signora cui ora si rendeva gradevole; ma Elizabeth, forse meno perspicace in questo caso che in quello di Charlotte, non se la prese con lui per il suo desiderio d'indipendenza. Nulla, al contrario, poteva essere più naturale; e, mentre era capace di supporre che gli costasse qualche lotta rinunciare a lei, era pronta a riconoscerlo come una misura saggia e desiderabile per entrambi, e poteva sinceramente augurargli ogni felicità.
Tutto ciò fu riferito alla signora Gardiner; e, dopo aver esposto le circostanze, proseguì così:--«Ora sono convinta, mia cara zia, di non essere mai stata molto innamorata; perché se avessi davvero provato quella passione pura e sublime, dovrei a questo punto detestarne il solo nome, e augurargli ogni sorta di male. Ma i miei sentimenti non solo sono cordiali verso di lui, sono persino imparziali verso Miss King. Non riesco a trovare che la odi affatto, o che sia minimamente restia a credere che sia una ragazza molto a modo. Non può esserci amore, in tutto ciò. La mia sorveglianza è stata efficace; e, sebbene sarei certamente un oggetto più interessante per tutti i miei conoscenti, se fossi perdutamente innamorata di lui, non posso dire di rimpiangere la mia relativa oscurità. L'importanza si può talvolta pagare troppo cara. Kitty e Lydia prendono la sua defezione molto più a cuore di me. Sono giovani nei confronti del mondo, e non ancora aperte alla mortificante convinzione che i bei giovanotti devono pur avere qualcosa con cui campare, oltre alle belle sembianze.»
CAPITOLO XXVII.
Senza avvenimenti più grandi di questi nella famiglia di Longbourn, e altrimenti variata da poco oltre le passeggiate a Meryton, talvolta fangose e talvolta fredde, passarono gennaio e febbraio. Marzo doveva portare Elizabeth a Hunsford. Dapprima non aveva preso molto seriamente l'idea di andarvi; ma Charlotte, scoprì ben presto, faceva assegnamento sul progetto, e lei stessa finì col pensarci con maggior piacere e maggior certezza. L'assenza aveva accresciuto il suo desiderio di rivedere Charlotte, e indebolito la sua avversione per il signor Collins. C'era qualcosa di nuovo nel piano; e poiché, con una madre simile e sorelle così poco socievoli, casa non poteva essere perfetta, un cambiamento non era sgradito di per sé. Il viaggio le avrebbe, per giunta, dato un'occhiata a Jane; e, in breve, avvicinandosi il tempo, si sarebbe rammaricata di qualsiasi ritardo. Tutto, tuttavia, procedette liscio, e fu infine fissato secondo il primo abbozzo di Charlotte. Doveva accompagnare Sir William e la sua secondogenita. In seguito si aggiunse il vantaggio di passare una notte a Londra, e il piano divenne perfetto come un piano possa esserlo.
Il solo dolore era nel lasciare suo padre, che di certo le sarebbe mancato, e che, quando venne il momento, fu così poco contento che le disse di scrivergli, e quasi promise di rispondere alla sua lettera.
L'addio fra lei e Mr. Wickham fu perfettamente amichevole; da parte sua, anche più. La sua attuale ricerca non poteva fargli dimenticare che Elizabeth era stata la prima a destare e a meritare la sua attenzione, la prima ad ascoltare e a compassionare, la prima da ammirare; e nel modo in cui le disse addio, augurandole ogni gioia, rammentandole ciò che doveva aspettarsi da Lady Catherine de Bourgh, e confidando che il loro giudizio su di lei — il loro giudizio su chiunque — sarebbe sempre coinciso, v'era una sollecitudine, un interesse che ella sentì doverle sempre legare a lui con una stima sincerissima; e si separò da lui convinta che, sposato o celibe, egli dovesse sempre essere il suo modello dell'amabile e del piacevole.
Le sue compagne di viaggio il giorno seguente non erano tali da farglielo trovar meno gradevole. Sir William Lucas, e sua figlia Maria, una ragazza di buon umore, ma vuota di testa quanto lui, non avevano nulla da dire che valesse la pena di udire, e venivano ascoltate con altrettanto diletto quanto il tintinnio della carrozza. Elizabeth amava le assurdità, ma conosceva quelle di Sir William da troppo tempo. Non poteva raccontarle nulla di nuovo sulle meraviglie della sua presentazione e del suo cavalierato; e le sue cortesie erano logore, come le sue informazioni.
Era un viaggio di sole ventiquattro miglia, e lo cominciarono così presto da trovarsi in Gracechurch Street a mezzogiorno. Mentre si avviavano alla porta di Mr. Gardiner, Jane era a una finestra del salotto a guardare il loro arrivo: quando entrarono nel corridoio, era lì a dar loro il benvenuto, ed Elizabeth, guardando attentamente il suo volto, fu lieta di vederlo sano e bello come sempre. Sulle scale c'era un drappello di bambini e bambine, la cui impazienza per l'apparizione della cugina non permise loro di aspettare nel salotto, e la cui timidezza, non avendola vista per un anno intero, impedì loro di scendere più in basso. Tutto era gioia e gentilezza. Il giorno passò via molto piacevolmente; la mattina in trambusto e acquisti, e la sera a uno dei teatri.
Elizabeth allora si ingegnò di sedere accanto alla zia. Il primo argomento fu sua sorella; e fu più addolorata che stupita nell'udire, in risposta alle sue minute domande, che, sebbene Jane lottasse sempre per sostenere il proprio animo, vi erano periodi di abbattimento. Era ragionevole, tuttavia, sperare che non sarebbero durati a lungo. Mrs. Gardiner le diede anche i particolari della visita di Miss Bingley in Gracechurch Street, e ripeté conversazioni avvenute in tempi diversi fra Jane e lei, le quali dimostravano che la prima aveva, di cuore, rinunciato a quella conoscenza.
Mrs. Gardiner poi prese in giro la nipote sulla defezione di Wickham, e si complimentò con lei per come la sopportava.
«Ma, mia cara Elizabeth,» aggiunse, «che tipo di ragazza è Miss King? Mi dispiacerebbe pensare che il nostro amico sia interessato.»
«Di grazia, cara zia, qual è la differenza, nelle faccende matrimoniali, fra il movente interessato e il movente prudente? Dove finisce la discrezione e dove comincia l'avarizia? Lo scorso Natale avevi paura che mi sposasse, perché sarebbe stato imprudente; e adesso, poiché cerca di ottenere una ragazza con sole diecimila sterline, vuoi scoprire che è interessato.»
«Se vuoi dirmi soltanto che tipo di ragazza è Miss King, saprò cosa pensare.»
«È una ragazza molto a modo, credo. Non so nulla di male di lei.»
«Ma non le ha rivolto la minima attenzione finché la morte del nonno non l'ha fatta padrona di quel patrimonio?»
«No — perché dovrebbe? Se non gli era lecito guadagnarsi le mie affezioni, perché non avevo denaro, quale occasione ci sarebbe stata di corteggiare una ragazza di cui non gli importava, e che era ugualmente povera?»
«Ma sembra esservi indelicatezza nel dirigere le sue attenzioni verso di lei così presto dopo quell'evento.»
«Un uomo in circostanze disagiate non ha tempo per tutte quelle eleganti decenze che altri possono osservare. Se lei non ha nulla in contrario, perché dovremmo averlo noi?»
«Il suo non avere nulla in contrario non lo giustifica. Mostra soltanto che lei manca di qualcosa in sé — di giudizio o di sentimento.»
«Ebbene,» gridò Elizabeth, «fai come vuoi. Che lui sia interessato, e lei sciocca.»
«No, Lizzy, questo è ciò che non voglio. Mi dispiacerebbe, sai, pensare male di un giovanotto che ha vissuto così a lungo nel Derbyshire.»
«Oh, se è solo questo, ho una ben misera opinione dei giovanotti che vivono nel Derbyshire; e i loro intimi amici che vivono nello Hertfordshire non sono molto migliori. Sono stufa di tutti loro. Grazie al cielo! Domani vado dove troverò un uomo che non ha una sola qualità gradevole, che non ha né modi né senno da raccomandarlo. Gli uomini stupidi sono gli unici che valga la pena di conoscere, in fin dei conti.»
«Attenta, Lizzy; quel discorso sa fortemente di delusione.»
Prima che fossero separate dalla fine dello spettacolo, ebbe l'inaspettata felicità di un invito ad accompagnare lo zio e la zia in un giro di piacere che essi progettavano di fare in estate.
«Non abbiamo ancora deciso fin dove ci porterà,» disse Mrs. Gardiner; «ma forse, ai Laghi.»
Nessun progetto avrebbe potuto essere più gradito a Elizabeth, e la sua accettazione dell'invito fu prontissima e riconoscente. «Mia cara, cara zia,» ella esclamò con entusiasmo, «che delizia! che felicità! Mi date vita nuova e vigore. Addio delusione e malumore. Cosa sono gli uomini al paragone di rocce e montagne? Oh, che ore di trasporto passeremo! E quando torneremo, non sarà come gli altri viaggiatori, senza saper dare un'idea esatta di nulla. Sapremo dove siamo state — ricorderemo ciò che abbiamo visto. Laghi, montagne e fiumi non saranno confusi insieme nelle nostre immaginazioni; né, quando tenteremo di descrivere una scena particolare, cominceremo a litigare sulla sua situazione relativa. Che le nostre prime effusioni siano meno insopportabili di quelle della generalità dei viaggiatori.»
CAPITOLO XXVIII.
Ogni oggetto nel viaggio del giorno seguente era nuovo e interessante per Elizabeth; e i suoi spiriti erano in uno stato di godimento; poiché aveva visto sua sorella così in salute da bandire ogni timore per la sua salute, e la prospettiva del suo giro settentrionale era una fonte costante di diletto.
Quando lasciarono la strada maestra per il sentiero verso Hunsford, ogni occhio era in cerca della Canonica, e ogni svolta ci si aspettava di vederla apparire. La palizzata del parco di Rosings era il loro confine da un lato. Elizabeth sorrise al ricordo di tutto ciò che aveva udito sui suoi abitanti.
Finalmente la Canonica fu visibile. Il giardino che scendeva verso la strada, la casa che sorgeva in esso, i pali verdi e la siepe d'alloro, ogni cosa dichiarava che stavano arrivando. Mr. Collins e Charlotte apparvero alla porta, e la carrozza si fermò al cancelletto, che conduceva per un breve vialetto di ghiaia alla casa, fra i cenni e i sorrisi dell'intero gruppo. In un momento furono tutti fuori dalla carrozza, rallegrandosi alla vista l'uno dell'altro. Mrs. Collins accolse la sua amica con la più viva gioia, ed Elizabeth fu sempre più soddisfatta di essere venuta, quando si trovò così affettuosamente ricevuta. Vide all'istante che i modi di suo cugino non erano mutati col matrimonio: la sua formale cortesia era esattamente quella di prima; e la trattenne alcuni minuti al cancelletto per ascoltare e soddisfare le sue domande su tutta la sua famiglia. Vennero poi introdotte in casa senza altro indugio che quello di lui che indicava la lindezza dell'ingresso; e non appena furono nel salotto, diede loro il benvenuto una seconda volta, con ostentata formalità, nella sua umile dimora, e ripeté puntualmente tutte le offerte di rinfresco di sua moglie.
Elizabeth era preparata a vederlo nel suo splendore; e non poté fare a meno di immaginare che, nel mostrare le buone proporzioni della stanza, il suo aspetto e il suo arredamento, egli si rivolgesse particolarmente a lei, come per farle sentire ciò che lei aveva perso rifiutandolo. Ma sebbene ogni cosa sembrasse linda e comoda, ella non poté compiacerlo con alcun sospiro di pentimento; e piuttosto guardava con meraviglia la sua amica, che potesse avere un'aria così serena con un simile compagno. Quando Mr. Collins diceva qualcosa di cui sua moglie avrebbe potuto ragionevolmente vergognarsi — il che certo non era raro — ella volgeva involontariamente l'occhio su Charlotte. Una o due volte poté scorgere un debole rossore; ma in generale Charlotte saggiamente non udiva. Dopo essere stati seduti abbastanza a lungo da ammirare ogni articolo di mobilia nella stanza, dalla credenza al parafuoco, da rendere conto del loro viaggio, e di tutto ciò che era accaduto a Londra, Mr. Collins le invitò a fare una passeggiata nel giardino, che era ampio e ben disposto, e alla cui coltivazione attendeva di persona. Lavorare nel suo giardino era uno dei suoi più rispettabili piaceri; ed Elizabeth ammirò il dominio del contegno con cui Charlotte parlava della salubrità dell'esercizio, e confessava di incoraggiarlo quanto possibile. Qui, facendo strada per ogni viale e vialetto secondario, e permettendo loro a malapena un intervallo per pronunciare le lodi che egli chiedeva, ogni veduta veniva indicata con una minuziosità che lasciava interamente indietro il bello. Egli sapeva contare i campi in ogni direzione, e dire quanti alberi vi fossero nel gruppo più lontano. Ma di tutte le vedute di cui il suo giardino, o che il paese o il reame potessero vantarsi, nessuna era paragonabile al prospetto di Rosings, offerto da un'apertura negli alberi che bordavano il parco quasi di fronte alla sua casa. Era un bel casamento moderno, ben situato su un terreno rilevato.
Dal suo giardino, Mr. Collins le avrebbe condotte attorno ai suoi due prati; ma le signore, non avendo scarpe adatte ad affrontare i resti di una gelata bianca, tornarono indietro; e mentre Sir William lo accompagnava, Charlotte condusse sua sorella e l'amica attraverso la casa, estremamente lieta, probabilmente, di avere l'opportunità di mostrarla senza l'aiuto di suo marito. Era piuttosto piccola, ma ben costruita e comoda; e ogni cosa era allestita e disposta con una lindezza e una coerenza, di cui Elizabeth diede a Charlotte ogni merito. Quando Mr. Collins poteva essere dimenticato, vi era davvero una grande aria di comodità ovunque, e dall'evidente godimento di Charlotte, Elizabeth suppose che dovesse essere spesso dimenticato.
Aveva già appreso che Lady Catherine era ancora in campagna. Ne fu riparlato mentre erano a pranzo, quando Mr. Collins, intervenendo, osservò,—
«Sì, Miss Elizabeth, avreste l'onore di vedere Lady Catherine de Bourgh alla domenica seguente in chiesa, e non occorre che dica che ne sarete deliziata. È tutta affabilità e condiscendenza, e non dubito che sarete onorata di qualche porzione della sua attenzione finita le funzioni. Non ho quasi esitazione nel dire che vi includerà, e mia sorella Maria, in ogni invito con cui ci onorerà durante il vostro soggiorno qui. Il suo comportamento verso la mia cara Charlotte è incantevole. Pranziamo a Rosings due volte la settimana, e non ci è mai permesso tornare a casa a piedi. La carrozza di Sua Signoria è regolarmente ordinata per noi. Dovrei dire, una delle carrozze di Sua Signoria, perché ne ha diverse.»
«Lady Catherine è una donna molto rispettabile, sensata, in verità,» aggiunse Charlotte, «e una vicina attentissima.»
«Verissimo, mia cara, è esattamente ciò che dico. È quel tipo di donna che non si può guardare con troppo riguardo.»
La serata fu trascorsa soprattutto a parlare delle novità dello Hertfordshire, e a raccontare di nuovo ciò che era già stato scritto; e quando si concluse, Elizabeth, nella solitudine della sua stanza, ebbe da meditare sul grado di contentezza di Charlotte, da comprendere la sua abilità nel guidare e la sua compostezza nel sopportare suo marito, e da riconoscere che tutto era fatto molto bene. Ebbe anche da prevedere come sarebbe passata la sua visita, il quieto tenore delle loro occupazioni consuete, le seccanti interruzioni di Mr. Collins, e le gaietà dei loro rapporti con Rosings. Una vivace immaginazione risolse ben presto ogni cosa.
Verso la metà del giorno seguente, mentre ella era nella sua stanza a prepararsi per una passeggiata, un improvviso rumore di sotto parve mettere in subbuglio tutta la casa; e, dopo aver ascoltato un momento, udì qualcuno correre su per le scale in gran fretta, e chiamarla a gran voce. Aprì la porta, e incontrò Maria sul pianerottolo, che, senza fiato per l'agitazione, gridò,—
«Oh, mia cara Eliza! presto, vieni nella sala da pranzo, perché c'è uno spettacolo da vedere! Non ti dirò cos'è. Sbrigati, e scendi subito.»
Elizabeth fece domande invano; Maria non volle dirle di più; e giù corsero nella sala da pranzo che dava sul sentiero, in cerca di quella meraviglia; erano due signore, ferme in un basso phaeton al cancelletto del giardino.
«E questo è tutto?» gridò Elizabeth. «Mi aspettavo almeno che i maiali fossero entrati nel giardino, e invece non c'è nulla se non Lady Catherine e sua figlia!»
«Ohimè, mia cara,» disse Maria, del tutto scandalizzata dall'equivoco, «non è Lady Catherine. La vecchia signora è Mrs. Jenkinson, che vive con loro. L'altra è Miss De Bourgh. Guardala un po'. È proprio una creaturina. Chi avrebbe mai pensato che potesse essere così magra e piccola!»
«È abominabilmente scortese a lasciare Charlotte fuori in tutto questo vento. Perché non entra?»
«Oh, Charlotte dice che non lo fa quasi mai. È il più grande dei favori quando Miss De Bourgh entra.»
«Il suo aspetto mi piace,» disse Elizabeth, colpita da altre idee. «Sembra malaticcia e bisbetica. Sì, andrà benissimo per lui. Sarà una moglie molto adatta.»
Mr. Collins e Charlotte erano entrambi al cancelletto a conversare con le signore; e Sir William, per la grande ilarità di Elizabeth, era piantato sulla soglia, in seria contemplazione della grandezza dinanzi a lui, e inchinandosi di continuo ogni volta che Miss De Bourgh guardava da quella parte.
Finalmente non ci fu più nulla da dire; le signore proseguirono, e gli altri rientrarono in casa. Mr. Collins non appena vide le due ragazze cominciò a congratularsi con loro per la loro buona sorte, che Charlotte spiegò facendo loro sapere che l'intero gruppo era invitato a pranzo a Rosings il giorno seguente.
CAPITOLO XXIX.
Il trionfo di Mr. Collins, in conseguenza di quell'invito, fu completo. Il potere di mostrare la grandezza della sua patronessa ai suoi visitatori stupiti, e di lasciar loro vedere la sua cortesia verso di lui e sua moglie, era esattamente ciò che egli aveva desiderato; e che un'opportunità di farlo si presentasse così presto era una tale prova della condiscendenza di Lady Catherine che non sapeva come ammirarla abbastanza.
«Confesso,» disse, «che non sarei stato affatto sorpreso che Sua Signoria ci avesse chiesto di domenica di andare a prendere il tè e passare la serata a Rosings. Piuttosto me lo aspettavo, dalla mia conoscenza della sua affabilità. Ma chi avrebbe potuto prevedere un'attenzione simile? Chi avrebbe potuto immaginare che avremmo ricevuto un invito a pranzare là — un invito, per di più, che comprendeva l'intero gruppo — così subito dopo il vostro arrivo?»
«Sono meno sorpreso di ciò che è accaduto,» rispose Sir William, «da quella conoscenza di quali siano veramente i costumi dei grandi, che la mia posizione nella vita mi ha permesso di acquisire. A corte, simili esempi di elegante educazione non sono rari.»
Quasi nulla si disse tutto il giorno o la mattina seguente, tranne che della loro visita a Rosings. Mr. Collins le istruiva accuratamente su ciò che dovevano aspettarsi, perché la vista di stanze simili, di tanti servitori, e di un pranzo così splendido, potesse non sopraffarle del tutto.
Mentre le signore si separavano per la toilette, egli disse a Elizabeth,—
«Non vi inquietate, mia cara cugina, per il vostro vestiario. Lady Catherine è ben lungi dall'esigere da noi quell'eleganza di abbigliamento che si addice a lei stessa e a sua figlia. Vi consiglierei di mettere semplicemente ciò che dei vostri abiti è superiore al resto — non c'è bisogno d'altro. Lady Catherine non penserà peggio di voi per essere vestita semplicemente. Le piace che si mantenga la distinzione del rango.»
Mentre si vestivano, egli venne due o tre volte alle loro diverse porte, per raccomandare che facessero presto, poiché Lady Catherine obiettava molto a essere fatta aspettare per il suo pranzo. Tali formidabili resoconti di Sua Signoria, e del suo modo di vivere, spaventarono non poco Maria Lucas, poco avvezza alla compagnia; e guardava alla sua presentazione a Rosings con tanta apprensione quanta ne aveva avuta suo padre per la sua presentazione a St. James's.
Siccome il tempo era bello, fecero una piacevole passeggiata di circa mezzo miglio attraverso il parco. Ogni parco ha la sua bellezza e i suoi panorami; ed Elizabeth vide molto da poter apprezzare, sebbene non potesse essere in quelle estasi che Mr. Collins si aspettava ispirasse la scena, e fu solo lievemente colpita dalla sua enumerazione delle finestre sulla facciata della casa, e dal suo racconto di quanto originariamente fosse costato complessivamente il vetrare a Sir Lewis de Bourgh.
Quando salirono i gradini dell'ingresso, l'allarme di Maria cresceva di momento in momento, e anche Sir William non aveva un'aria perfettamente calma. Il coraggio di Elizabeth non la abbandonò. Non aveva udito nulla di Lady Catherine che la rendesse tremenda per qualche talento straordinario o miracolosa virtù, e la semplice maestosità del denaro e del rango pensava di poterla testimoniare senza tremore.
Dall'atrio di ingresso, di cui Mr. Collins indicò, con aria estasiata, le belle proporzioni e gli ornamenti finiti, seguirono i servitori attraverso un'anticamera fino alla stanza dove Lady Catherine, sua figlia e Mrs. Jenkinson erano sedute. Sua Signoria, con grande condiscendenza, si alzò per riceverli; e poiché Mrs. Collins aveva stabilito con suo marito che l'incarico della presentazione sarebbe stato suo, essa fu eseguita in modo appropriato, senza tutte quelle scuse e quei ringraziamenti che egli avrebbe ritenuto necessari.
Malgrado fosse stato a St. James's, Sir William era così completamente intimorito dalla grandezza che lo circondava, che ebbe appena il coraggio sufficiente per fare un inchino profondissimo, e prendere posto senza dire una parola; e sua figlia, spaventata quasi fuori di sé, sedeva sull'orlo della sedia, senza sapere dove guardare. Elizabeth si trovò perfettamente all'altezza della scena, e poté osservare con calma le tre signore dinanzi a sé. Lady Catherine era una donna alta, grossa, con tratti molto marcati, che un tempo potevano essere stati belli. Il suo portamento non era conciliante, né il suo modo di riceverli tale da far dimenticare alle visitatrici il loro rango inferiore. Non era resa formidabile dal silenzio: ma qualunque cosa dicesse, era pronunciata in un tono così autorevole da segnarne la prosopopea, e richiamò immediatamente alla mente di Elizabeth Mr. Wickham; e, dall'osservazione della giornata nel complesso, credette che Lady Catherine fosse esattamente ciò che lui l'aveva rappresentata.
Quando, dopo aver esaminato la madre, nel cui volto e nel cui contegno trovò ben presto qualche somiglianza con Mr. Darcy, ella volse gli occhi sulla figlia, quasi avrebbe potuto unirsi allo stupore di Maria che fosse così magra e così piccola. Non v'era né nella figura né nel volto alcuna somiglianza fra le signore. Miss de Bourgh era pallida e malaticcia: i suoi lineamenti, sebbene non brutti, erano insignificanti; e parlava pochissimo, se non a bassa voce con Mrs. Jenkinson, nel cui aspetto non v'era nulla di notevole, e che era interamente intenta ad ascoltare ciò che lei diceva, e a porre un paravento nella giusta direzione dinanzi ai suoi occhi.
Dopo essere stati seduti alcuni minuti, furono tutti mandati a una delle finestre ad ammirare la vista, Mr. Collins che li accompagnava per indicarne le bellezze, e Lady Catherine che li informava cortesemente che valeva molto più la pena di guardarla d'estate.
Il pranzo era sontuosissimo, e vi erano tutti i servitori, e tutti i pezzi d'argenteria che il signor Collins aveva promessi; e, come aveva pure predetto, prese posto a capotavola, per desiderio di Sua Ladiesi, e aveva l'aria di chi sente che la vita non possa offrire nulla di più grande. Trinciava, mangiava e lodava con alacrità gioiosa; e ogni piatto veniva celebrato prima da lui, e poi da Sir William, che ormai era abbastanza ristabilito da far eco a ogni cosa detta da suo genero, in un modo che Elizabeth si meravigliava che Lady Catherine potesse tollerare. Ma Lady Catherine sembrava gratificata dalla loro eccessiva ammirazione, e porgeva sorrisi oltremodo condiscendenti, soprattutto quando qualche pietanza risultava loro nuova. La compagnia non fornì gran conversazione. Elizabeth era pronta a parlare ogni volta che se ne presentava l'occasione, ma si trovava seduta fra Charlotte e Miss de Bourgh — la prima delle quali era occupata ad ascoltare Lady Catherine, e la seconda non le rivolse una sola parola per tutta la durata del pranzo. Mrs. Jenkinson era soprattutto intenta a sorvegliare quanto poco mangiasse la piccola Miss de Bourgh, sospingendola a provare qualche altra pietanza e temendo che fosse indisposta. Maria riteneva fuori questione prendere la parola, e i signori non facevano altro che mangiare e ammirare.
Quando le signore tornarono nel salotto, non c'era gran che da fare se non ascoltare Lady Catherine parlare, il che ella fece senza un momento d'interruzione fino all'arrivo del caffè, esprimendo la sua opinione su ogni argomento in maniera così decisa da dimostrare che non era avvezza a vedersi contraddetta. Indagava con familiare minuzia sulle faccende domestiche di Charlotte, e le dispensava una gran quantità di consigli sulla loro gestione; le diceva come ogni cosa dovesse essere regolata in una famiglia così piccola come la sua, e le forniva istruzioni sulla cura delle mucche e del pollame. Elizabeth scoprì che nulla era troppo vile per l'attenzione di quella gran dama, purché le fornisse un pretesto per dettar legge agli altri. Negli intervalli del suo discorrere con Mrs. Collins, rivolgeva una serie di domande a Maria e a Elizabeth, ma soprattutto a questa ultima, di cui conosceva meno le parentele, e che, osservò rivolta a Mrs. Collins, era una ragazza assai garbata e graziosa. Le chiese in varie riprese quante sorelle avesse, se fossero maggiori o minori di lei, se qualcuna di loro avesse probabilità di maritarsi, se fossero belle, dove fossero state educate, quale carrozza tenesse suo padre, e qual fosse stato il nome da nubile di sua madre. Elizabeth avvertì tutta l'impertinenza di quelle domande, ma vi rispose con molta compostezza. Lady Catherine allora osservò: —
«La proprietà di vostro padre è gravata da un vincolo di fedecommesso a favore del signor Collins, se non sbaglio? Per amor vostro», volgendosi a Charlotte, «me ne compiaccio; ma per il resto non vedo ragione di gravare le proprietà con fedecommessi a favore della linea femminile. Non si è ritenuto necessario nella famiglia di Sir Lewis de Bourgh. Suonate e cantate, Miss Bennet?»
«Un poco.»
«Oh, ebbene — prima o poi saremo lieti di sentirvi. Il nostro è uno strumento di prim'ordine, probabilmente superiore a — — proverete un giorno. Le vostre sorelle suonano e cantano?»
«Una di loro sì.»
«Perché non avete imparato tutte? Avreste tutte dovuto imparare. Le Miss Webb suonano tutte, e loro padre non ha un reddito pari al vostro. Disegnate?»
«No, affatto.»
«Come, nessuna di voi?»
«Nessuna.»
«Questo è molto strano. Ma suppongo che non ne abbiate avuto l'opportunità. Vostra madre avrebbe dovuto portarvi in città ogni primavera, per approfittare dei maestri.»
«Mia madre non avrebbe avuto obiezioni, ma mio padre detesta Londra.»
«La vostra istitutrice vi ha lasciate?»
«Non abbiamo mai avuto un'istitutrice.»
«Nessuna istitutrice! Come è stato possibile? Cinque figlie educate in casa senza un'istitutrice! Non ho mai sentito una cosa simile. Vostra madre deve essere stata proprio una schiava della vostra educazione.»
Elizabeth fece a stento a meno di sorridere, mentre le assicurava che non era stato così.
«E allora chi vi ha insegnato? chi si è occupata di voi? Senza un'istitutrice, dovete essere state trascurate.»
«Rispetto ad alcune famiglie, credo di sì; ma quelle di noi che desideravano imparare non sono mai mancate dei mezzi. Siamo state sempre incoraggiate a leggere, e abbiamo avuto tutti i maestri che occorrevano. Quelle che hanno preferito poltrire, certo hanno potuto farlo.»
«Sì, senza dubbio: ma è ciò che un'istitutrice impedirebbe; e se avessi conosciuto vostra madre, le avrei consigliato nel modo più pressante di assumerne una. Dico sempre che nulla si può fare nell'educazione senza un'istruzione assidua e regolare, e nessuno all'infuori di un'istitutrice può fornirla. È straordinario quante famiglie io abbia contribuito a provvedere in tal modo. Sono sempre lieta di sistemare bene una giovane. Quattro nipoti di Mrs. Jenkinson sono collocati in modo delizioso grazie al mio intervento; e non più di ieri l'altro ho raccomandato un'altra giovane, che mi era stata menzionata solo per caso, e la famiglia è tutta entusiasta di lei. Mrs. Collins, vi ho detto della visita di Lady Metcalfe ieri a ringraziarmi? Trova Miss Pope un vero tesoro. "Lady Catherine," mi ha detto, "mi avete dato un tesoro." Qualcuna delle vostre sorelle minori è già in società, Miss Bennet?»
«Sì, signora, tutte.»
«Tutte! Come, tutte e cinque insieme in società? Molto singolare! E voi solo la seconda. Le più giovani fuori prima che le maggiori siano sposate! Le vostre sorelle minori devono essere giovanissime?»
«Sì, la più piccola non ha ancora sedici anni. Forse è proprio troppo giovane per stare molto in compagnia. Ma davvero, signora, credo che sarebbe molto duro per le sorelle minori essere private della loro parte di società e di svago, perché le maggiori possono non avere i mezzi o la voglia di sposarsi presto. L'ultima nata ha altrettanto diritto ai piaceri della gioventù quanto la prima. Ed essere tenute indietro per un tal motivo! Non credo che ciò favorirebbe molto l'affetto fraterno, né la delicatezza d'animo.»
«In fede mia», disse Sua Ladiesi, «esprimete la vostra opinione in maniera assai decisa per una persona così giovane. Di grazia, quanti anni avete?»
«Con tre sorelle minori già cresciute», rispose Elizabeth, sorridendo, «Vostra Ladiesi non può certo aspettarsi che io lo confessi.»
Lady Catherine parve proprio stupita di non ricevere una risposta diretta; ed Elizabeth sospettò di essere la prima creatura che avesse mai osato scherzare con tanta dignitosa impertinenza.
«Non potete avere più di vent'anni, ne sono sicura — dunque non c'è bisogno di nascondere la vostra età.»
«Non ne ho ancora ventuno.»
Quando i signori le ebbero raggiunte, e il tè fu terminato, si allestirono i tavoli da gioco. Lady Catherine, Sir William, e il signor e Mrs. Collins si misero a quadrille; e poiché Miss De Bourgh scelse di giocare a cassino, le due ragazze ebbero l'onore di aiutare Mrs. Jenkinson a formare il suo tavolo. Il loro tavolo era di una noia mortale. A stento fu pronunciata una sillaba che non si riferisse al gioco, tranne quando Mrs. Jenkinson esprimeva i suoi timori che Miss De Bourgh avesse troppo caldo o troppo freddo, o troppa o troppo poca luce. All'altro tavolo si parlò assai di più. Lady Catherine era quasi sempre lei a parlare — segnalando gli sbagli degli altri tre, o raccontando qualche aneddoto su sé stessa. Il signor Collins era occupato a consentire a ogni cosa che Sua Ladiesi diceva, a ringraziarla per ogni fish che vinceva, e a scusarsi se gli pareva di vincerne troppi. Sir William non disse molto. Stava immagazzinando nella memoria aneddoti e nomi illustri.
Quando Lady Catherine e sua figlia ebbero giocato quanto vollero, i tavoli furono sparecchiati, la carrozza fu offerta a Mrs. Collins, gratamente accettata, e subito ordinata. La compagnia si raccolse dunque attorno al fuoco per sentire Lady Catherine decidere che tempo avrebbe fatto l'indomani. Da quelle istruzioni furono richiamati dall'arrivo della carrozza; e con molti discorsi di riconoscenza da parte del signor Collins, e altrettanti inchini da parte di Sir William, se ne andarono. Non appena si furono allontanati dalla porta, Elizabeth fu invitata dalla cugina a dare il suo parere su tutto ciò che aveva visto a Rosings, che, per riguardo a Charlotte, rese più favorevole di quanto fosse davvero. Ma la sua lode, benché le costasse qualche sforzo, non poté in alcun modo soddisfare il signor Collins, ed egli fu ben presto costretto a prendere nelle sue mani l'elogio di Sua Ladiesi.
CAPITOLO XXX.
Sir William rimase solo una settimana a Hunsford; ma la sua visita bastò a convincerlo che sua figlia era sistemata nel modo più confortevole, e che possedeva un marito e un vicino come non se ne trovavano spesso. Mentre Sir William era con loro, il signor Collins dedicava le mattinate a portarlo in giro in calesse, e a mostrargli il paese: ma quando egli partì, l'intera famiglia tornò alle solite occupazioni, ed Elizabeth fu lieta di scoprire che l'andar via di Sir William non accrebbe la frequenza con cui vedeva suo cugino; poiché la maggior parte del tempo tra colazione e pranzo veniva ora trascorsa da lui o a lavorare in giardino, o a leggere e scrivere, e a guardar fuori dalla finestra nel suo studio, che dava sulla strada. La stanza in cui stavano le signore era sul retro. Elizabeth in un primo momento si era meravigliata che Charlotte non preferisse il salotto da pranzo per l'uso quotidiano; era una stanza più ampia, e con una vista più gradevole: ma ben presto vide che l'amica aveva un'ottima ragione per fare così, perché il signor Collins sarebbe stato indubbiamente molto meno nel suo studio se fossero rimaste in una stanza ugualmente vivace; e diede atto a Charlotte di quell' accorgimento.
Dal salotto non potevano distinguere nulla del viale, e dipendevano dal signor Collins per sapere quali carrozze vi passassero, e con quale frequenza in particolare Miss De Bourgh passasse nel suo phaéton, cosa che egli non mancava mai di venire a riferire, benché ciò accadesse quasi ogni giorno. Lei si fermava non di rado alla casa parrocchiale, e aveva qualche minuto di conversazione con Charlotte, ma si lasciava persuadere a scendere molto di rado.
Poche erano le giornate in cui il signor Collins non passeggiasse fino a Rosings, e poche in cui sua moglie non ritenesse necessario andarvi anch'essa; e finché Elizabeth non si rammentò che poteva esserci da sistemare qualche altro beneficio ecclesiastico, non riuscì a capire il sacrificio di tante ore. Di tanto in tanto erano onorate da una visita di Sua Ladiesi, e nulla sfuggiva alla sua osservazione di ciò che accadeva nella stanza durante quelle visite. Esaminava le loro occupazioni, guardava il loro lavoro, e consigliava loro di farlo diversamente; criticava la disposizione dei mobili, o coglieva la cameriera in fallo di negligenza; e se accettava qualche rinfresco, sembrava farlo solo per scoprire che gli arrosti di Mrs. Collins erano troppo grandi per la sua famiglia.
Elizabeth si avvide ben presto che, sebbene quella gran dama non fosse nella commissione di pace della contea, era un'attivissima magistrato nella sua parrocchia, le cui minime faccende le venivano riferite dal signor Collins; e ogni volta che qualcuno dei parrocchiani si mostrava litigioso, scontento, o troppo povero, ella usciva nel villaggio a comporre le loro discordie, a tacitare i loro lamenti, e a sgridarli finché non tornassero all'armonia e all'abbondanza.
Il divertimento di pranzare a Rosings si ripeteva circa due volte la settimana; e, tolta la perdita di Sir William, e che la sera vi era un solo tavolo da gioco, ogni tale ricevimento era la copia del primo. Gli altri loro impegni erano pochi, poiché lo stile di vita del vicinato in generale era al di là delle possibilità dei Collins. Ciò nondimeno non era un male per Elizabeth, e nell'insieme trascorse il suo tempo in modo abbastanza confortevole: c'erano mezz'ore di piacevole conversazione con Charlotte, e il tempo era così bello per la stagione, che spesso godeva molto all'aperto. La sua passeggiata preferita, dove andava spesso mentre gli altri facevano visita a Lady Catherine, era lungo il viale alberato che bordava quel lato del parco, dove c'era un grazioso sentiero riparato, che nessuno sembrava apprezzare tranne lei, e dove si sentiva al di là della portata della curiosità di Lady Catherine.
In questa tranquilla maniera, la prima quindicina della sua visita passò in fretta. La Pasqua si avvicinava, e la settimana precedente avrebbe portato un'aggiunta alla famiglia di Rosings, che in un circolo così ristretto doveva essere importante. Elizabeth aveva saputo, poco dopo il suo arrivo, che Mr. Darcy era atteso là nel giro di poche settimane; e sebbene non fossero molti, fra le sue conoscenze, quelli che ella preferisse di meno, il suo arrivo avrebbe fornito una faccia relativamente nuova da osservare nei ricevimenti di Rosings, e lei avrebbe potuto divertirsi vedendo come fossero disperate le mire di Miss Bingley su di lui, dal comportamento che egli teneva con la cugina, per la quale era evidentemente destinato da Lady Catherine, che parlava del suo arrivo con la massima soddisfazione, ne parlava nei termini della più alta ammirazione, e sembrava quasi in collera nello scoprire che era già stato visto parecchie volte da Miss Lucas e da lei.
Il suo arrivo fu presto noto alla canonica; poiché il signor Collins aveva passeggiato tutta la mattina tenendo d'occhio i cancelli che si aprivano sul viale di Hunsford, per averne la più sollecita conferma; e, dopo aver fatto il suo inchino mentre la carrozza svoltava nel parco, corse a casa con la grande notizia. La mattina seguente si affrettò a Rosings per presentare i suoi rispetti. C'erano due nipoti di Lady Catherine che esigevano i suoi omaggi, perché Mr. Darcy aveva portato con sé un Colonnello Fitzwilliam, il figlio minore di suo zio, Lord — —; e, con la grande sorpresa di tutti gli intervenuti, quando il signor Collins tornò, i signori lo accompagnarono. Charlotte li aveva visti dalla stanza di suo marito, attraversare la strada, e subito, correndo nell'altra, disse alle ragazze che onore potevano aspettarsi, aggiungendo: —
«Posso ringraziarvi, Eliza, di questa cortesia. Mr. Darcy non sarebbe mai venuto così presto a farmi visita.»
Elizabeth non ebbe quasi il tempo di declinare ogni diritto al complimento, prima che il loro avvicinarsi fosse annunciato dal campanello, e poco dopo i tre signori entrarono nella stanza. Il Colonnello Fitzwilliam, che faceva strada, era sui trenta, non bello, ma nell'aspetto e nei modi perfettamente un gentiluomo. Mr. Darcy aveva proprio l'aspetto che era solito avere nello Hertfordish, porse i suoi complimenti, con la consueta riservatezza, a Mrs. Collins; e quali che fossero i suoi sentimenti verso la sua amica, la incontrò con ogni apparenza di calma. Elizabeth si limitò a fargli una riverenza, senza dire una parola.
Il Colonnello Fitzwilliam entrò subito in conversazione, con la prontezza e la disinvoltura di un uomo beneducato, e parlò in modo molto piacevole; ma suo cugino, dopo aver rivolto una breve osservazione sulla casa e sul giardino a Mrs. Collins, rimase per qualche tempo senza parlare con nessuno. Alla fine, tuttavia, la sua cortesia si riscosse tanto da chiedere a Elizabeth notizie della salute della sua famiglia. Lei gli rispose nel modo consueto; e, dopo una pausa di un momento, aggiunse: —
«La mia sorella maggiore è stata in città per tre mesi. Non vi è mai capitato di incontrarla là?»
Ella era perfettamente consapevole che non gli era mai capitato: ma desiderava vedere se avrebbe tradito qualche consapevolezza di ciò che era avvenuto fra i Bingley e Jane; e le parve che avesse un'aria un po' confusa mentre rispondeva di non essere mai stato così fortunato da incontrare Miss Bennet. Il soggetto non fu proseguito, e i signori poco dopo se ne andarono.
CAPITOLO XXXI.
I modi del Colonnello Fitzwilliam erano molto ammirati alla canonica, e tutte le signore sentirono che egli doveva aggiungere non poco al piacere dei loro impegni a Rosings. Passarono tuttavia alcuni giorni prima che ricevessero un invito, perché, mentre vi erano ospiti in casa, la loro presenza non era necessaria; e non fu che il giorno di Pasqua, quasi una settimana dopo l'arrivo dei signori, che furono onorate di tale attenzione, e anche allora furono invitate, uscendo dalla chiesa, a passarvi la serata. Durante l'ultima settimana avevano visto pochissimo sia Lady Catherine sia sua figlia. Il Colonnello Fitzwilliam era passato alla canonica più di una volta in quel periodo, ma Mr. Darcy lo avevano visto solo in chiesa.
L'invito fu accettato, naturalmente, e a un'ora conveniente si unirono alla compagnia nel salotto di Lady Catherine. Sua Ladiesi le accolse con cortesia, ma era evidente che la loro compagnia non era per nulla così gradita come quando non poteva avere nessun altro; ed era, in effetti, quasi interamente assorbita dai nipoti, parlando con loro, specialmente con Darcy, molto più che con ogni altra persona nella stanza.
Il Colonnello Fitzwilliam sembrava davvero lieto di vederle: qualsiasi cosa era un gradito diversivo per lui a Rosings; e la graziosa amica di Mrs. Collins aveva, per di più, colpito molto la sua fantasia. Si sedette accanto a lei, e parlò in modo così piacevole del Kent e dello Hertfordish, di viaggiare e di restare a casa, di libri nuovi e di musica, che Elizabeth non si era mai divertita altrettanto in quella stanza; e conversavano con tanto spirito e vivacità da attirare l'attenzione della stessa Lady Catherine, oltre che di Mr. Darcy. Gli occhi di lui si erano voltati presto e ripetutamente verso di loro con uno sguardo di curiosità; e che Sua Ladiesi, dopo un po', condividesse quella sensazione, fu più apertamente riconosciuto, perché non esitò a esclamare: —
«Che state dicendo, Fitzwilliam? Di che cosa state parlando? Che cosa state raccontando a Miss Bennet? Lasciatemi sentire di che si tratta.»
«Stavamo parlando di musica, signora», disse lui, non potendo più evitare una risposta.
«Di musica! Allora, vi prego, parlate a voce alta. È di tutti i soggetti il mio diletto. Devo avere la mia parte nella conversazione, se parlate di musica. Vi sono poche persone in Inghilterra, suppongo, che abbiano un godimento della musica più vero del mio, o un gusto naturale migliore. Se avessi mai imparato, sarei stata una gran virtuosa. E così sarebbe Anne, se la sua salute le avesse permesso di applicarsi. Sono certa che avrebbe suonato in modo delizioso. Come va Georgiana, Darcy?»
Mr. Darcy parlò con affettuosa lode della bravura di sua sorella.
«Sono molto lieta di sentire una così buona relazione di lei», disse Lady Catherine; «e ditele da parte mia, che non può aspettarsi di eccellere, se non esercita molto.»
«Vi assicuro, signora», rispose lui, «che non ha bisogno di un tale consiglio. Esercita molto assiduamente.»
«Tanto meglio. Non ci si può esercitare troppo; e quando le scriverò la prossima volta, le raccomanderò di non trascurarlo per nessun motivo. Dico spesso alle giovani signorine, che nessuna eccellenza nella musica si acquista senza una pratica costante. Ho detto a Miss Bennet parecchie volte, che non suonerà mai davvero bene, se non esercita di più; e sebbene Mrs. Collins non abbia uno strumento, le è molto gradito, come le ho detto spesso, venire a Rosings ogni giorno, e suonare il pianoforte nella stanza di Mrs. Jenkinson. Non darà fastidio a nessuno, sapete, in quella parte della casa.»
Mr. Darcy parve un po' vergognoso della maleducazione di sua zia, e non rispose.
Quando il caffè fu terminato, il Colonnello Fitzwilliam rammentò a Elizabeth che gli aveva promesso di suonare per lui; ed ella sedette subito allo strumento. Lui trasse una seggiola accanto a lei. Lady Catherine ascoltò per metà di un brano, poi tornò a parlare, come prima, all'altro nipote; finché questi non si allontanò da lei, e, muovendo con la sua consueta deliberazione verso il pianoforte, si collocò in modo da poter dominare la piena visione del volto della graziosa esecutrice. Elizabeth vide ciò che stava facendo, e alla prima pausa conveniente si voltò verso di lui con un sorriso arguto, e disse: —
«Intendete spaventarmi, Mr. Darcy, venendo in tutta questa solennità ad ascoltarmi. Ma non mi lascerò intimidire, anche se vostra sorella suona così bene. C'è in me una caparbietà che non può soffrire di essere spaventata dalla volontà altrui. Il mio coraggio cresce sempre a ogni tentativo di intimorirmi.»
«Non dirò che vi sbagliate», replicò lui, «perché non potete davvero credere che io abbia l'intenzione di spaventarvi; e ho il piacere di conoscervi da abbastanza tempo per sapere che trovate grande diletto nel professare ogni tanto opinioni che, in realtà, non sono le vostre.»
Elizabeth rise di cuore a questo ritratto di sé stessa, e disse al Colonnello Fitzwilliam: «Vostro cugino vi darà un'idea molto graziosa di me, e v'insegnerà a non credere a una sola parola di ciò che dico. Sono particolarmente sfortunata a imbattermi in una persona così capace di smascherare il mio vero carattere, proprio in una parte del mondo dove avevo sperato di farmi passare con un certo credito. In verità, Mr. Darcy, è poco generoso da parte vostra rammentare tutte le cose che sapete a mio disdoro nell'Hertfordshire — e, consentitemi di dirlo, anche molto impolitico — perché mi stuzzicate a vendicarmi, e potrebbero venir fuori cose che farebbero inorridire i vostri parenti nell'udirle.»
«Non ho paura di voi», disse lui, sorridendo.
«Permettetemi di sentire che cosa avete da rimproverargli», esclamò il Colonnello Fitzwilliam. «Mi piacerebbe sapere come si comporta tra gli estranei.»
«Lo sentirete, dunque — ma preparatevi a qualcosa di tremendo. La prima volta che lo vidi nell'Hertfordshire, dovete sapere, fu a un ballo — e a questo ballo, cosa credete che facesse? Ballò soltanto quattro danze! Mi duole affliggervi, ma fu proprio così. Ballò soltanto quattro danze, sebbene i cavalieri scarseggiassero; e, per quanto so con certezza, più di una giovane dama sedeva in attesa di un cavaliere. Mr. Darcy, non potete negare il fatto.»
«In quel momento non avevo l'onore di conoscere alcuna signora nella sala al di fuori della mia brigata.»
«Già; e nessuno può mai essere presentato in una sala da ballo. Bene, Colonnello Fitzwilliam, cosa suono ora? Le mie dita attendono i vostri ordini.»
«Forse», disse Darcy, «avrei giudicato meglio se avessi cercato di essere presentato, ma sono poco adatto a raccomandarmi presso gli estranei.»
«Domandiamo a vostro cugine la ragione di ciò?» disse Elizabeth, rivolgendosi sempre al Colonnello Fitzwilliam. «Domandiamogli perché un uomo di senno e di educazione, che ha vissuto nel mondo, sia poco adatto a raccomandarsi presso gli estranei?»
«Posso rispondere alla vostra domanda», disse Fitzwilliam, «senza rivolgermi a lui. È perché non si prende la briga di farlo.»
«Certamente non possiedo la facoltà che hanno certuni», disse Darcy, «di conversare facilmente con persone che non ho mai visto prima. Non so cogliere il loro tono di conversazione, né mostrare interesse per le loro faccende, come spesso vedo fare.»
«Le mie dita», disse Elizabeth, «non si muovono su questo strumento con la maestria che vedo in tante donne. Non hanno la stessa forza o rapidità, e non producono la stessa espressione. Ma ho sempre pensato che fosse colpa mia — perché non mi sono presa la briga di esercitarmi. Non è che non creda che le mie dita siano capaci come quelle di qualsiasi altra donna di raggiungere un'esecuzione superiore.»
Darcy sorrise e disse: «Avete perfettamente ragione. Avete impiegato il vostro tempo molto meglio. Nessuno che abbia avuto il privilegio di ascoltarvi può pensare che manchi qualcosa. Noi due non suoniamo per gli estranei.»
Qui furono interrotti da Lady Catherine, che chiamò per sapere di che cosa stessero discorrendo. Elizabeth ricominciò immediatamente a suonare. Lady Catherine si avvicinò e, dopo aver ascoltato per qualche minuto, disse a Darcy: —
«La Miss Bennet non suonerebbe affatto male, se esercitasse di più, e potesse avere il vantaggio di un maestro di Londra. Ha un'ottima disposizione delle dita, sebbene il suo gusto non sia pari a quello di Anne. Anne sarebbe stata un'esecutrice deliziosa, se la salute le avesse permesso di studiare.»
Elizabeth guardò Darcy, per vedere quanto cordialmente assentisse alle lodi di sua cugina: ma né in quel momento né in alcun altro poté scorgere in lui alcun sintomo d'amore; e da tutto il suo comportamento con Miss De Bourgh trasse questo conforto per Miss Bingley, che egli avrebbe potuto altrettanto facilmente sposare lei, se fosse stata sua parente.
Lady Catherine continuò le sue osservazioni sull'esecuzione di Elizabeth, mescolando ad esse molte istruzioni sulla tecnica e sul gusto. Elizabeth le ricevette con tutta la pazienza della cortesia; e, su richiesta dei gentiluomini, rimase allo strumento fino a quando la carrozza di Sua Signoria fu pronta per portarli tutti a casa.
CAPITOLO XXXII.
Elizabeth era seduta sola la mattina seguente, e scriveva a Jane, mentre Mrs. Collins e Maria erano uscite per alcune faccende nel villaggio, quando fu spaventata da uno scampanellio alla porta, segno certo di un visitatore. Non avendo sentito nessuna carrozza, pensò che potesse essere Lady Catherine; e in quella apprensione stava riponendo la lettera incompiuta, per sottrarsi a ogni impertinente domanda, quando la porta si aprì ed entrò, con sua grande sorpresa, Mr. Darcy, e Mr. Darcy soltanto.
Anch'egli parve sorpreso di trovarla sola, e si scusò dell'intrusione, facendole sapere che aveva creduto che tutte le signore fossero in casa.
Si sedettero dunque, e quando le sue domande di riguardo su Rosings furono fatte, parvero sul punto di sprofondare in un silenzio totale. Era dunque assolutamente necessario pensare a qualcosa; e in questa emergenza, rammentando quando lo aveva visto l'ultima volta nell'Hertfordshire, e sentendosi curiosa di sapere che cosa avrebbe detto sulla loro partenza improvvisa, osservò: —
«Come partiste tutti all'improvviso da Netherfield lo scorso novembre, Mr. Darcy! Dev'essere stata una sorpresa assai gradita per Mr. Bingley vedervi arrivare tutti così presto dietro a lui; perché, se ben ricordo, egli partì appena il giorno prima. Lui e le sue sorelle stavano bene, spero, quando lasciaste Londra?»
«Perfettamente, vi ringrazio.»
Ella trovò che non avrebbe ricevuto altra risposta; e, dopo una breve pausa, aggiunse: —
«Mi pare di aver capito che Mr. Bingley non abbia molta intenzione di tornare mai più a Netherfield?»
«Non gli ho mai sentito dirlo; ma è probabile che in futuro vi passi ben poco del suo tempo. Ha molti amici, e si trova in un'età in cui gli amici e gli impegni crescono continuamente.»
«Se pensa di stare poco a Netherfield, sarebbe meglio per il vicinato che rinunciasse del tutto al posto, perché allora forse potremmo avere là una famiglia stabile. Ma, forse, Mr. Bingley non prese la casa tanto per la comodità del vicinato quanto per la propria, e dobbiamo aspettarci che la conservi o la lasci sullo stesso principio.»
«Non mi stupirei», disse Darcy, «se la cedesse non appena si presentasse un acquisto conveniente.»
Elizabeth non rispose. Temeva di parlare ancora più a lungo del suo amico; e, non avendo altro da dire, era ora decisa a lasciare a lui la briga di trovare un argomento.
Lui colse l'allusione e cominciò subito con: «Questa sembra una casa molto confortevole. Lady Catherine, credo, vi fece molto quando Mr. Collins venne per la prima volta a Hunsford.»
«Credo di sì — e sono certa che non avrebbe potuto riversare la sua bontà su un oggetto più riconoscente.»
«Mr. Collins appare molto fortunato nella scelta della moglie.»
«Sì, davvero; i suoi amici possono ben rallegrarsi che abbia incontrato una delle pochissime donne sensate che lo avrebbero accettato, o che lo avrebbero reso felice se lo avessero fatto. La mia amica ha un intelletto eccellente — sebbene non sia sicura di considerare il suo matrimonio con Mr. Collins come la cosa più saggia che abbia mai fatto. Sembra tuttavia perfettamente felice; e, sotto un aspetto prudenziale, è certamente un ottimo partito per lei.»
«Dev'essere molto gradevole per lei essersi stabilita a così breve distanza dalla propria famiglia e dalle proprie amiche.»
«Una breve distanza, la chiamate? Sono quasi cinquanta miglia.»
«E che cosa sono cinquanta miglia di buona strada? Poco più di mezza giornata di viaggio. Sì, la chiamo una distanza brevissima.»
«Non avrei mai considerato la distanza come uno dei vantaggi di questo matrimonio», esclamò Elizabeth. «Non avrei mai detto che Mrs. Collins fosse stabilita vicino alla sua famiglia.»
«È una prova del vostro attaccamento all'Hertfordshire. Immagino che qualsiasi cosa al di là del vicinato di Longbourn vi sembri lontana.»
Mentre parlava, c'era una specie di sorriso, che Elizabeth credette di capire; doveva supporre che lei stesse pensando a Jane e a Netherfield, e arrossì mentre rispondeva: —
«Non intendo dire che una donna non possa essere stabilita troppo vicino alla sua famiglia. Il lontano e il vicino sono relativi, e dipendono da molte circostanze mutevoli. Dove c'è un patrimonio che renda la spesa del viaggio irrilevante, la distanza non è un male. Ma non è il caso qui. Mr. e Mrs. Collins hanno un reddito confortevole, ma non tale da consentire viaggi frequenti — e sono persuasa che la mia amica non si definirebbe vicina alla sua famiglia a meno di metà della distanza attuale.»
Mr. Darcy trasse la seggiola un poco verso di lei, e disse: «Non potete avere diritto a un attaccamento locale così forte. Non potete essere stata sempre a Longbourn.»
Elizabeth apparve sorpresa. Il gentiluomo provò un certo mutamento di sentimento; ritrasse la seggiola, prese un giornale dal tavolo e, scorrendolo con lo sguardo, disse, con voce più fredda: —
«Vi piace il Kent?»
Segui un breve dialogo sul paese, tranquillo e conciso da entrambe le parti — e presto troncato dall'ingresso di Charlotte e di sua sorella, appena tornate dalla loro passeggiata. Il tête-à-tête le sorprese. Mr. Darcy raccontò l'equivoco che aveva causato la sua intrusione presso Miss Bennet, e, dopo essere rimasto seduto ancora qualche minuto, senza dir molto a nessuno, se ne andò.
«Che cosa mai può significare questo?» disse Charlotte, appena egli fu uscito. «Mia cara Eliza, deve essere innamorato di voi, altrimenti non sarebbe mai venuto a farci visita in modo così familiare.»
Ma quando Elizabeth raccontò del suo silenzio, non sembrò molto probabile, neppure ai desideri di Charlotte, che fosse così; e, dopo varie congetture, poterono alla fine solo supporre che la sua visita derivasse dalla difficoltà di trovare qualcosa da fare, il che era tanto più probabile per la stagione. Tutti gli sports all'aperto erano finiti. Tra le mura domestiche c'erano Lady Catherine, libri e un tavolo da biliardo, ma i gentiluomini non possono stare sempre in casa; e nella vicinanza della Canonica, o nella gradevolezza della passeggiata per raggiungerla, o nelle persone che vi abitavano, i due cugini trovarono una tentazione a recarvisi quasi ogni giorno, da quel momento in poi. Venivano a varie ore del mattino, a volte separatamente, a volte insieme, e ogni tanto accompagnati dalla loro zia. Era chiaro per tutti loro che il Colonnello Fitzwilliam veniva perché trovava piacere nella loro compagnia, una convinzione che naturalmente lo rendeva ancor più apprezzabile; ed Elizabeth fu richiamata dalla propria soddisfazione di stare con lui, oltre che dalla sua evidente ammirazione, al suo antico favorito, George Wickham; e sebbene, nel confrontarli, vedesse nei modi del Colonnello Fitzwilliam minore soavità attraente, credeva che potesse avere la mente più istruita.
Ma perché Mr. Darcy venisse così spesso alla Canonica era più difficile da capire. Non poteva essere per compagnia, poiché spesso restava là seduto dieci minuti filati senza aprir bocca; e quando parlava, sembrava effetto della necessità più che della scelta — un sacrificio alla convenienza, non un piacere per lui. Raramente appariva davvero animato. Mrs. Collins non sapeva che cosa pensare di lui. Il fatto che il Colonnello Fitzwilliam ridesse occasionalmente della sua stupidità dimostrava che era generalmente diverso, cosa che la sua personale conoscenza di lui non avrebbe potuto rivelarle; e poiché avrebbe voluto credere che quel mutamento fosse effetto dell'amore, e oggetto di quell'amore la sua amica Eliza, si mise seriamente all'opera per scoprirlo: lo osservava ogni volta che erano a Rosings, e ogni volta che lui veniva a Hunsford; ma senza gran successo. Di certo guardava molto la sua amica, ma l'espressione di quello sguardo era discutibile. Era uno sguardo serio, fermo, ma lei dubitava spesso che vi fosse molta ammirazione, e talvolta sembrava soltanto assenza di mente.
Una o due volte aveva suggerito a Elizabeth la possibilità che lui fosse parziale per lei, ma Elizabeth rise sempre all'idea; e Mrs. Collins non ritenne giusto insistere sull'argomento, per il pericolo di destare speranze che sarebbero potute finire solo in delusione; poiché a suo parere non ammetteva dubbio che tutta l'antipatia della sua amica sarebbe svanita, se avesse potuto supporre di averlo in suo potere.
Nei suoi gentili progetti per Elizabeth, progettava a volte di farla sposare con il Colonnello Fitzwilliam. Era, senza paragone, il più piacevole degli uomini: certamente la ammirava, e la sua posizione nella vita era la più desiderabile; ma, a controbilanciare questi vantaggi, Mr. Darcy godeva di un notevole patronato nella Chiesa, e suo cugino non ne avrebbe avuto alcuno.
CAPITOLO XXXIII.
Più di una volta Elizabeth, nelle sue passeggiate nel parco, incontrò inaspettatamente Mr. Darcy. Sentì tutta la perversità della disgrazia che volesse condurlo proprio dove nessun altro era condotto; e, per evitare che ciò accadesse di nuovo, si premurò di informarlo, la prima volta, che quello era un suo rifugio prediletto. Come potesse accadere una seconda volta, dunque, era ben strano! Eppure accadde, e anche la terza. Sembrava malvagità volontaria, o una penitenza autoinflitta; perché in quelle occasioni non si trattava soltanto di qualche domanda di prammatica e di una pausa imbarazzata seguita dall'andarsene, ma lui trovava effettivamente necessario tornare indietro e passeggiare con lei. Non diceva mai molto, né lei si prendeva la briga di parlare o di ascoltare granché; ma le colpì, nel corso del loro terzo incontro, che le stesse facendo alcune strane domande sconnesse — sul suo piacere di stare a Hunsford, sul suo amore per le passeggiate solitarie, e sulla sua opinione della felicità di Mr. e Mrs. Collins; e che, parlando di Rosings, e del fatto che lei non conosceva perfettamente la casa, sembrava aspettarsi che ogni volta che lei fosse tornata nel Kent vi avrebbe alloggiato anche lui. Le sue parole sembravano sottintenderlo. Poteva avere in mente il Colonnello Fitzwilliam? suppose, se intendeva qualcosa, doveva intendere un'allusione a ciò che poteva nascere da quella parte. Ciò la turbò un poco, e fu assai lieta di trovarsi al cancello nelle staccionate di fronte alla Canonica.
Un giorno, mentre passeggiava, era intenta a rileggere l'ultima lettera di Jane, e a soffermarsi su certi passi che dimostravano come Jane non avesse scritto di buon umore, quando, invece di essere di nuovo sorpresa da Mr. Darcy, vide, alzando lo sguardo, che il Colonnello Fitzwilliam le veniva incontro. Riposta immediatamente la lettera, e forzando un sorriso, disse: —
«Non sapevo che faceste mai questa strada a passeggio.»
«Sto facendo il giro del parco», replicò, «come faccio generalmente ogni anno, e intendevo chiuderlo con una visita alla Canonica. Dovete andare molto più lontano?»
«No, stavo per svoltare fra un momento.»
E infatti svoltò, e camminarono insieme verso la Canonica.
«Partite certamente dal Kent sabato?» disse lei.
«Sì — se Darcy non rinvia ancora. Ma io sono a sua disposizione. Egli organizza gli affari come meglio gli aggrada.»
«E se non può accontentare sé stesso nell'organizzazione, ha almeno il grande piacere del potere di scelta. Non conosco nessuno che sembri godere di più del potere di fare ciò che gli piace quanto Mr. Darcy.»
«Gli piace molto fare a modo suo», replicò il Colonnello Fitzwilliam. «Ma così facciamo tutti. Solo che lui ha mezzi migliori di farlo rispetto a molti altri, perché è ricco, e molti altri sono poveri. Parlo per esperienza. Un figlio cadetto, sapete, deve essere avvezzo alla rinuncia e alla dipendenza.»
«A mio avviso, il figlio cadetto di un conte può saper ben poco dell'una o dell'altra. Sul serio, di che cosa avete mai fatto esperienza riguardo alla rinuncia e alla dipendenza? Quando siete mai stato impedito, dalla mancanza di denaro, dall'andare dove aveste scelto o dal procurarvi qualcosa che vi fosse saltato in mente?»
«Queste sono domande impertinenti — e forse non posso dire di aver provato molti disagi di quella natura. Ma in questioni di peso maggiore, posso soffrire per la mancanza di denaro. I figli cadetti non possono sposare chi vogliono.»
«A meno che non vogliano donne con un patrimonio, il che credo facciano assai spesso.»
«Le nostre abitudini di spesa ci rendono troppo dipendenti, e non sono molti nel mio rango di vita che possano permettersi di sposarsi senza una qualche attenzione al denaro.»
«Pensa forse a me?» rifletté Elizabeth, e arrossì a quell'idea; ma, riprendendosi, disse in tono vivace: «E, di grazia, qual è il prezzo consueto di un figlio cadetto di un conte? A meno che il fratello maggiore non sia molto malaticcio, suppongo che non chiedereste più di cinquantamila sterline.»
Lui rispose nello stesso tono, e l'argomento cadde. Per interrompere un silenzio che potesse fargli credere che lei fosse rimasta colpita da ciò che era passato, ella disse poco dopo: —
«Immagino che vostro cugino vi abbia portato qui con sé principalmente per avere qualcuno a sua disposizione. Mi meraviglio che non si sposi, per assicurarsi una comoda utilità di quel genere. Ma, forse, sua sorella fa altrettanto per il presente; e, poiché è sotto la sua unica tutela, può fare di lei ciò che vuole.»
«No», disse il Colonnello Fitzwilliam, «questo è un vantaggio che deve dividere con me. Sono unito a lui nella tutela di Miss Darcy.»
«Davvero? E, di grazia, che tipo di tutore siete? Vi dà molto incomodo la vostra pupilla? Le giovinette di quella età sono talvolta un po' difficili da gestire; e se ha il vero carattere dei Darcy, può piacerle fare a modo suo.»
Mentre parlava, lo osservò guardarla intensamente; e il modo in cui egli le chiese immediatamente perché supponesse che Miss Darcy potesse dar loro qualche cruccio, la convinse che lei aveva, in qualche modo, colto abbastanza vicino al vero. Ella rispose subito: —
«Non dovete spaventarvi. Non ho mai sentito nulla di male sul conto suo; e oso dire che è una delle creature più docili del mondo. È una grande favorita di alcune signore di mia conoscenza, Mrs. Hurst e Miss Bingley. Credo di avervi sentito dire che le conoscete.»
«Le conosco un poco. Loro fratello è un uomo piacevole, distinto — è un grande amico di Darcy.»
«Oh, sì», disse Elizabeth con tono asciutto — «Mr. Darcy è eccezionalmente gentile con Mr. Bingley, e si prende di lui una quantità prodigiosa di cure.»
«Cure di lui! Sì, davvero credo che Darcy si prenda cura di lui in quei punti dove ha più bisogno di cure. Da qualcosa che mi disse nel nostro viaggio fin qui, ho motivo di pensare che Bingley gli sia molto obbligato. Ma dovrei chiedergli scusa, perché non ho alcun diritto di supporre che Bingley fosse la persona di cui si parlava. Era solo una congettura.»
«Che cosa intendete dire?»
«È una circostanza che Darcy naturalmente non vorrebbe fosse generalmente risaputa, perché se giungesse alla famiglia della signora sarebbe una cosa spiacevole.»
«Potete contare sul fatto che non ne farò parola.»
«E ricordate che non ho molto motivo di supporre che si tratti di Bingley. Quello che mi disse fu soltanto questo: che si congratulava con sé stesso di aver recentemente salvato un amico dagli inconvenienti di un matrimonio assolutamente imprudente, ma senza menzionare nomi né altri particolari; e sospettai solo che si trattasse di Bingley dal credere che fosse il tipo di giovane da cacciarsi in un pasticcio di quella sorta, e dal sapere che erano stati insieme tutta la scorsa estate.»
«Mr. Darcy vi diede le sue ragioni per questa intromissione?»
«Mi parve di capire che ci fossero alcune obiezioni molto forti contro la signora.»
«E quali mezzi usò per separarli?»
«Non mi parlò dei suoi mezzi», disse Fitzwilliam, sorridendo. «Mi disse soltanto ciò che vi ho detto ora.»
Elisabetta non rispose nulla e continuò a camminare, con il cuore gonfio d'indignazione. Dopo averla osservata un poco, Fitzwilliam le chiese perché fosse così pensierosa.
«Sto pensando a ciò che mi avete detto», rispose lei. «La condotta di vostro cugino non si accorda coi miei sentimenti. Perché doveva esser lui il giudice?»
«Siete piuttosto disposta a chiamare la sua intromissione indiscreta?»
«Non vedo quale diritto avesse Mr. Darcy di decidere sulla convenienza dell'inclinazione del suo amico; né perché, sul suo solo giudizio, dovesse stabilire e prescrivere in che modo quell'amico dovesse essere felice. Ma», continuò, riprendendosi, «poiché non conosciamo i particolari, non è giusto condannarlo. Non è da supporre che ci fosse molto affetto nella faccenda.»
«Non è una congettura innaturale», disse Fitzwilliam; «ma sminuisce purtroppo l'onore del trionfo di mio cugino.»
Fu detto in tono scherzoso, ma a lei parve un ritratto così giusto di Mr. Darcy che non osò rispondere; e così, cambiando bruscamente discorso, parlò di cose indifferenti finché giunsero alla canonica. Lì, chiusa nella sua stanza, appena l'ospite li ebbe lasciati, poté pensare senza interruzione a tutto ciò che aveva udito. Non era da supporre che si alludesse ad altri che a quelli cui era legata. Non potevano esistere al mondo due uomini sui quali Mr. Darcy potesse avere un'influenza sì illimitata. Che fosse stato implicato nei provvedimenti presi per separare Mr. Bingley e Jane, non lo aveva mai dubitato; ma aveva sempre attribuito a Miss Bingley il disegno principale e l'ordine di essi. Se però la sua vanità non lo ingannava, era lui la causa — il suo orgoglio e la sua caparbietà erano la causa — di tutto ciò che Jane aveva sofferto, e continuava a soffrire. Aveva rovinato per un tempo ogni speranza di felicità al più affettuoso, al più generoso cuore del mondo; e nessuno avrebbe potuto dire quanto durevole fosse il male che poteva avere inflitto.
«C'erano alcune obiezioni molto forti contro la signora», erano state le parole del colonnello Fitzwilliam; e quelle obiezioni forti probabilmente erano, l'avere lei uno zio procuratore di campagna e un altro che faceva affari a Londra.
«Per Jane stessa», esclamò, «non poteva esserci alcuna possibilità di obiezione — tutta leggiadria e bontà com'è! Il suo intelletto eccellente, la sua mente coltivata, e i suoi modi affascinanti. Né si poteva muovere nulla contro mio padre, che, sebbene con qualche peculiarità, ha capacità che Mr. Darcy stesso non dovrebbe disdegnare, e una rispettabilità che egli probabilmente non raggiungerà mai.» Quando pensò a sua madre, in verità, la sua sicurezza vacillò un poco; ma non volle ammettere che le obiezioni laggiù avessero peso reale per Mr. Darcy, il cui orgoglio, ne era convinta, avrebbe ricevuto una ferita più profonda dalla mancanza d'importanza nelle relazioni del suo amico che dalla mancanza di senno; e fu infine del tutto decisa che egli fosse stato in parte governato da questa peggior sorta d'orgoglio, e in parte dal desiderio di tenersi Mr. Bingley per la sorella.
L'agitazione e le lacrime che quel tema le causò le provocarono un mal di capo; e verso sera esso peggiorò talmente che, insieme alla sua ripugnanza a vedere Mr. Darcy, la decise a non accompagnare i cugini a Rosings, dove erano impegnati per il tè. Mrs. Collins, vedendo che era davvero indisposta, non insistette perché andasse, e per quanto possibile impedì che il marito insistesse; ma Mr. Collins non poté nascondere il suo timore che Lady Catherine fosse piuttosto scontenta di vederla restare a casa.
CAPITOLO XXXIV.
Quando se ne furono andati, Elisabetta, quasi volendo esasperarsi il più possibile contro Mr. Darcy, scelse come occupazione l'esame di tutte le lettere che Jane le aveva scritto da quando era nel Kent. Non contenevano alcuna lagnanza vera, né vi era alcun ritorno di fatti passati, né alcuna confidenza di sofferenze presenti. Ma in tutte, e in quasi ogni riga di ciascuna, mancava quella serenità che era solita caratterizzare il suo stile, e che, derivando dalla calma di una mente in pace con sé stessa e ben disposta verso tutti, non era quasi mai stata offuscata. Elisabetta notò ogni frase che trasmetteva l'idea d'inquietudine, con un'attenzione che quasi non aveva avuto alla prima lettura. La vergognosa vanteria di Mr. Darcy circa la miseria che era stato capace di infliggere le diede un senso più acuto delle sofferenze della sorella. Fu una qualche consolazione pensare che la sua visita a Rosings sarebbe terminata il giorno dopo il seguente, e una ancora maggiore che in meno di quindici giorni sarebbe stata lei stessa di nuovo con Jane, e in grado di contribuire al ristoro del suo animo, con tutto ciò che l'affetto poteva fare.
Non poteva pensare alla partenza di Darcy dal Kent senza ricordare che suo cugino doveva andare con lui; ma il colonnello Fitzwilliam aveva chiarito che non nutriva alcuna intenzione, e, per quanto gradevole fosse, non intendeva essere infelice per causa sua.
Mentre stabiliva questo punto, fu d'improvviso riscossa dal suono del campanello; e i suoi spiriti furono un po' turbati dall'idea che potesse essere il colonnello Fitzwilliam in persona, che una volta era venuto a tarda sera, e poteva ora passare a informarsi di lei in particolare. Ma quell'idea fu ben presto bandita, e i suoi spiriti furono assai diversamente colpiti quando, con sua somma meraviglia, vide Mr. Darcy entrare nella stanza. In modo concitato, cominciò subito un'inchiesta sulla sua salute, attribuendo la visita al desiderio di sentire che stesse meglio. Lei gli rispose con fredda cortesia. Egli sedette per qualche momento, poi alzandosi passeggiò per la stanza. Elisabetta era sorpresa, ma non disse una parola. Dopo un silenzio di parecchi minuti, le si avvicinò con fare agitato, e cominciò:
«Ho lottato invano. Non c'è verso di farcela. I miei sentimenti non si lasciano reprimere. Dovete permettermi di dirvi con quanta ardente ammirazione e amore io vi ami.»
Lo stupore di Elisabetta fu oltre ogni espressione. Lo fissò, arrossì, dubitò, e tacque. Egli lo giudicò un incoraggiamento sufficiente, e immediatamente seguì la dichiarazione di tutto ciò che sentiva e da lungo tempo sentiva per lei. Parlò bene; ma c'erano sentimenti oltre quelli del cuore da esporre, e non fu più eloquente sul tema della tenerezza che su quello dell'orgoglio. La sua consapevolezza della sua inferiorità, del fatto che fosse un degrado, degli ostacoli di famiglia che il giudizio aveva sempre opposto all'inclinazione, furono trattati con un calore che pareva dovuto alla dignità che feriva, ma che era ben poco atto a raccomandare la sua causa.
Malgrado la sua avversione profondamente radicata, ella non poté restare insensibile al complimento dell'affetto di un tal uomo, e sebbene le sue intenzioni non variarono di un istante, provò dapprima dispiacere per il dolore che egli avrebbe ricevuto; finché, risvegliata a risentimento dalle sue parole successive, ogni compassione si perse nell'ira. Cercò tuttavia di ricomporsi per rispondergli con pazienza, quando egli avesse finito. Egli concluse rappresentandole la forza di quell'attaccamento che, nonostante ogni suo sforzo, aveva trovato impossibile vincere; e manifestando la speranza che fosse ora ricompensato dall'accettazione della sua mano. Mentre diceva così, ella poté facilmente vedere che egli non nutriva dubbio di una risposta favorevole. Parlava di apprensione e di ansia, ma il suo volto esprimeva una vera sicurezza. Una tale circostanza non poteva che esasperarla oltre; e quando egli tacque, il colore le salì alle guance e disse:
«In casi come questo, credo sia il modo consueto esprimere un senso di gratitudine per i sentimenti dichiarati, per quanto possano essere ricambiati in modo diseguale. È naturale che si provi gratitudine, e se potessi provarla, vi ringrazierei ora. Ma non posso — non ho mai desiderato la vostra buona opinione, e voi certo me l'avete concessa malvolentieri. Mi rincresce di aver occasionato dolore a qualcuno. È stato fatto del tutto inconsapevolmente, tuttavia, e spero sarà di breve durata. I sentimenti che voi mi dite avervi a lungo impedito di riconoscere la vostra stima possono avere poca difficoltà a superarla dopo questa spiegazione.»
Mr. Darcy, che era appoggiato alla mensola del camino con gli occhi fissi sul volto di lei, parve cogliere le sue parole con non meno risentimento che sorpresa. Il suo colorito impallidì per l'ira, e il turbamento dell'animo era visibile in ogni lineamento. Lottava per mantenere un'apparenza di calma, e non volle aprir bocca finché non credette di averla raggiunta. La pausa fu, per i sentimenti di Elisabetta, terribile. Alla fine, con una voce di calma forzata, disse:
«E questa è tutta la risposta che ho l'onore di aspettarmi! Potrei, forse, desiderare di essere informato perché, con così poco sforzo di cortesia, sono così respinto. Ma è di poca importanza.»
«Potrei anch'io domandare», replicò lei, «perché, con un così evidente proposito di offendermi e insultarmi, avete scelto di dirmi che mi amavate contro la vostra volontà, contro la vostra ragione, e persino contro il vostro carattere? Non era forse questa una scusa per la scortesia, se io sono stata scortese? Ma ho altre provocazioni. Voi sapete che le ho. Se i miei stessi sentimenti non avessero deciso contro di voi, se fossero stati indifferenti, o anche favorevoli, credete che qualche considerazione potrebbe tentarmi ad accettare l'uomo che è stato causa della rovina, forse per sempre, della felicità di una sorella amatissima?»
Mentre pronunciava queste parole, Mr. Darcy cambiò colore; ma l'emozione fu breve, e ascoltò senza cercare di interromperla mentre lei continuava:
«Ho ogni ragione al mondo di pensare male di voi. Nessun motivo può scusare la parte ingiusta e ingenerosa che avete recitato laggiù. Non osate, non potete negare di essere stato il principale, se non l'unico, mezzo di dividerli l'uno dall'altra, di esporre l'una al biasimo del mondo per capriccio e instabilità, l'altro al suo scherno per speranze deluse, e di coinvolgerli entrambi in una miseria delle più acute.»
Si fermò, e vide con non lieve indignazione che egli ascoltava con un'aria che lo mostrava del tutto immune da ogni sentimento di rimorso. Anzi, la guardava con un sorriso d'incredulità affettata.
«Potete negare di averlo fatto?» ripeté lei.
Con finta tranquillità, egli allora rispose: «Non desidero negare di aver fatto tutto quanto era in mio potere per separare il mio amico da vostra sorella, né che mi rallegri del mio successo. Verso di lui sono stato più indulgente che verso me stesso.»
Elisabetta disdegnò di dar segno di notare questa garbata riflessione, ma il suo senso non le sfuggì, né era tale da conciliarsela.
«Ma non è soltanto questa faccenda», continuò, «su cui si fonda la mia avversione. Molto prima che avesse luogo, la mia opinione su di voi era decisa. Il vostro carattere mi fu svelato nel racconto che ricevetti molti mesi fa da Mr. Wickham. Su questo argomento, che cosa avete da dire? In quale atto immaginario di amicizia potete qui difendervi? o con quale falsa rappresentazione potete qui ingannare gli altri?»
«Vi prendete un interesse vivo per le cose di quel gentiluomo», disse Darcy, con tono meno tranquillo e con un colorito più vivo.
«Chi, sapendo quali sono state le sue disgrazie, può non provare interesse per lui?»
«Le sue disgrazie!» ripeté Darcy, con disprezzo — «sì, le sue disgrazie sono state davvero grandi.»
«E da voi inflitte», gridò Elisabetta, con energia; «lo avete ridotto al suo presente stato di povertà — povertà relativa. Gli avete negato i vantaggi che voi stesso sapete essere stati a lui destinati. Gli avete tolto gli anni migliori della sua vita di quell'indipendenza che non meno era suo diritto che suo merito. Avete fatto tutto questo! eppure potete trattare la menzione delle sue disgrazie con disprezzo e scherno.»
«E questa», esclamò Darcy, mentre camminava a passi rapidi per la stanza, «è l'opinione che avete di me! Questa è la stima in cui mi tenete! Vi ringrazio per avermela così pienamente spiegata. I miei difetti, secondo questo calcolo, sono davvero gravi! Ma, forse», aggiunse, fermandosi nel cammino e voltandosi verso di lei, «queste offese si sarebbero potute passar sopra, se il vostro orgoglio non fosse stato ferito dalla mia onesta confessione degli scrupoli che a lungo mi avevano impedito di formare alcun serio disegno. Queste amare accuse si sarebbero potute reprimere, se io, con maggiore accortezza, avessi nascosto le mie lotte, e vi avessi lusingata nel credere che fossi spinto da un'inclinazione pura e senza mescolanze; dalla ragione, dalla riflessione, da ogni cosa. Ma ogni sorta di dissimulazione è la mia ripugnanza. Né mi vergogno dei sentimenti che vi ho esposto. Erano naturali e giusti. Potevate aspettarvi che mi rallegrassi dell'inferiorità delle vostre relazioni? — che mi congratulassi nella speranza di parenti la cui condizione nella vita è così decisamente al di sotto della mia?»
Elisabetta si sentì montare l'ira a ogni istante; eppure si sforzò al massimo di parlare con calma quando disse:
«Voi vi ingannate, Mr. Darcy, se supponete che la maniera della vostra dichiarazione mi abbia colpita in modo diverso da quello di risparmiarmi la pena che avrei potuto provare a rifiutarvi, se vi foste comportato in modo più cavalleresco.»
Lo vide trasalire a ciò; ma non disse nulla, ed ella continuò:
«Non avreste potuto farmi l'offerta della vostra mano in alcun modo possibile che mi tentasse di accettarla.»
Di nuovo il suo stupore fu palese; e la guardò con un'espressione d'incredulità e mortificazione insieme. Ella proseguì:
«Fin dal principio, dal primo momento, potrei quasi dire, della mia conoscenza con voi, i vostri modi, imponendomi la più piena convinzione della vostra arroganza, della vostra presunzione, e del vostro egoistico disprezzo dei sentimenti altrui, furono tali da formare quel fondamento di disapprovazione, sul quale gli avvenimenti successivi hanno costruito un'avversione così incrollabile; e non vi conoscevo da un mese che già sentivo come voi eravate l'ultimo uomo al mondo che mi si sarebbe potuta persuadere a sposare.»
«Avete detto fin troppo, signora. Comprendo perfettamente i vostri sentimenti, e non mi resta che vergognarmi di ciò che sono stati i miei. Perdonatemi per avervi preso così tanto tempo, e accettate i miei migliori auguri per la vostra salute e la vostra felicità.»
E con queste parole uscì frettolosamente dalla stanza, ed Elisabetta lo udì un momento dopo aprire la porta d'ingresso e abbandonare la casa. Il tumulto della sua mente era ora dolorosamente grande. Non sapeva come reggersi, e, per vera debolezza, sedette e pianse per mezz'ora. Il suo stupore, nel riflettere su quanto era accaduto, aumentava a ogni riesame. Che proprio lei dovesse ricevere una proposta di matrimonio da Mr. Darcy! che egli fosse stato innamorato di lei per così tanti mesi! così innamorato da desiderare di sposarla malgrado tutte le obiezioni che lo avevano indotto a impedire all'amico di sposare sua sorella, e che dovevano apparire con forza non minore nel suo proprio caso, era quasi incredibile! era gratificante aver ispirato, senza saperlo, un affetto sì forte. Ma il suo orgoglio, il suo abominevole orgoglio, la sua spudorata ammissione di ciò che aveva fatto riguardo a Jane, la sua imperdonabile sicurezza nel riconoscere, pur senza poterlo giustificare, e il modo insensibile con cui aveva menzionato Mr. Wickham, verso il quale non aveva nemmeno tentato di negare la sua crudeltà, ben presto vinsero la pietà che la considerazione del suo attaccamento aveva per un momento destato.
Continuò in riflessioni quanto mai agitanti finché il rumore della carrozza di Lady Catherine le fece sentire quanto poco fosse in grado di sostenere l'osservazione di Charlotte, e la spinse in fretta nella sua stanza.
CAPITOLO XXXV.
Elisabetta si destò il mattino seguente con gli stessi pensieri e le stesse meditazioni che alla fine le avevano chiuso gli occhi. Non poteva ancora riprendersi dalla sorpresa di ciò che era accaduto: era impossibile pensare ad altro; e, totalmente incapace di occuparsi, risolse, poco dopo colazione, di concedersi un po' d'aria e di moto. Si stava avviando direttamente alla sua passeggiata preferita, quando il ricordo che Mr. Darcy talvolta vi capitava la fermò, e invece di entrare nel parco, prese il sentiero che la portava più lontano dalla strada maestra. Lo steccato del parco era ancora il limite da un lato, ed ella superò ben presto uno dei cancelli che davano accesso al terreno.
Dopo aver camminato due o tre volte lungo quella parte del sentiero, fu tentata dalla dolcezza del mattino a fermarsi al cancello e guardar dentro il parco. Le cinque settimane che ora aveva trascorso nel Kent avevano prodotto un gran cambiamento nella campagna, e ogni giorno accresceva il verde dei primi alberi. Era sul punto di proseguire la sua passeggiata, quando colse un lampo di un gentiluomo entro la specie di boschetto che orlava il parco: si stava muovendo in quella direzione; e temendo che fosse Mr. Darcy, stava subito indietreggiando. Ma la persona che avanzava era ormai abbastanza vicina da vederla, e facendosi innanzi con premura, ne pronunciò il nome. Ella si era già voltata; ma sentendosi chiamare, sebbene da una voce che rivelava essere Mr. Darcy, si mosse di nuovo verso il cancello. Egli nel frattempo vi era giunto; e, porgendole una lettera, che ella istintivamente prese, disse, con uno sguardo di altera compostezza: «Sto passeggiando nel boschetto già da un po', nella speranza d'incontrarvi. Mi farete l'onore di leggere quella lettera?» e poi, con un leggero inchino, tornò verso la piantagione, e ben presto scomparve alla vista.
Senza aspettarsi alcun piacere, ma con la più forte curiosità, Elisabetta aprì la lettera, e, con meraviglia sempre crescente, vide che la busta conteneva due fogli di carta da lettera, scritti fitti per intero, in una calligrafia molto serrata. Anche la busta stessa era piena. Proseguendo il cammino lungo il sentiero, ne cominciò allora la lettura. Era datata da Rosings, alle otto del mattino, ed era così concepita:
«Non vi allarmate, signora, nel ricevere questa lettera, per il timore che contenga una qualche ripetizione di quei sentimenti, o un rinnovamento di quelle offerte, che ieri sera vi furono così disgustosi. Scrivo senza alcuna intenzione di causarvi dolore, né di umiliarmi, trattenendomi su desideri che, per la felicità di entrambi, non possono essere dimenticati troppo presto; e lo sforzo che la stesura e la lettura di questa lettera dovranno occasionare, si sarebbe risparmiato, se il mio carattere non avesse richiesto che fosse scritta e letta. Dovete, pertanto, perdonare la libertà con cui rivendico la vostra attenzione; i vostri sentimenti, lo so, me l'accorderanno malvolentieri, ma la pretendo in nome della vostra giustizia.
«Due colpe di natura assai diversa, e di gran lunga non di pari gravità, mi rimproveraste ieri sera. La prima fu che, senza curarmi dei sentimenti dell'uno o dell'altra, avevo distolto il signor Bingley da vostra sorella; l'altra, che, in spregio a ogni diritto, in spregio all'onore e all'umanità, avevo rovinato l'immediata prosperità e distrutto le prospettive del signor Wickham. Avere deliberatamente e per capriccio abbandonato il compagno della mia giovinezza, il favorito riconosciuto di mio padre, un giovane che non aveva quasi altro sostegno se non la nostra protezione, e che era stato educato ad aspettarsene l'esercizio, sarebbe una depravazione, alla quale la separazione di due giovani, il cui affetto poteva essere nato solo da poche settimane, non potrebbe reggere il confronto. Ma dalla severità di quella condanna, che ieri sera mi fu così abbondante rispetto a ciascuna circostanza, mi riprometto d'ora in poi di essere immune, una volta che sarà stato letto il seguente resoconto delle mie azioni e dei loro motivi. Se, nello spiegarli come devo a me stesso, mi troverò nella necessità di esporre sentimenti che possono risultare offensivi ai vostri, posso solo dire che ne sono dispiaciuto. La necessità deve essere obbedita, e ogni ulteriore scusa sarebbe assurda. Non ero da molto nello Hertfordshire, prima di scorgere, in comune con gli altri, che Bingley preferiva vostra sorella maggiore a ogni altra giovane del paese. Ma fu solo alla sera del ballo di Netherfield che cominciai a temere che nutrisse per lei un attaccamento serio. L'avevo spesso visto innamorarsi prima. A quel ballo, mentre avevo l'onore di danzare con voi, appresi per la prima volta, da un'informazione casuale di Sir William Lucas, che le attenzioni di Bingley per vostra sorella avevano fatto nascere una generale aspettativa del loro matrimonio. Ne parlava come di un evento certo, del quale solo il tempo poteva essere incerto. Da quel momento osservai attentamente il comportamento del mio amico; e potei allora percepire che la sua predilezione per la signorina Bennet andava oltre tutto ciò che avessi mai osservato in lui. Vostra sorella la osservai altresì. Il suo sguardo e i suoi modi erano aperti, allegri e attraenti come sempre, ma senza alcun segno di particolare inclinazione; e rimasi convinto, dall'esame di quella sera, che, sebbene accogliesse le sue attenzioni con piacere, non le incoraggiava con una compartecipazione di sentimenti. Se qui non vi siete ingannata, devo essere stato io in errore. La vostra superiore conoscenza di vostra sorella rende probabile la seconda ipotesi. Se così è, se sono stato tratto in inganno da un tale errore fino a infliggerle dolore, il vostro risentimento non è stato irragionevole. Ma non esiterò ad affermare, che la serenità del volto e dell'atteggiamento di vostra sorella era tale da poter dare all'osservatore più acuto la convinzione che, per quanto amabile il suo carattere, il suo cuore non fosse facile a lasciarsi commuovere. Che desiderassi credere ch'ella fosse indifferente, è certo; ma mi arrischierò a dire che le mie indagini e le mie decisioni non sono di solito influenzate dalle mie speranze o dai miei timori. Non credetti ch'ella fosse indifferente perché lo desideravo; lo credetti per convinzione imparziale, tanto sinceramente quanto era ragionevole desiderarlo. Le mie obiezioni al matrimonio non erano soltanto quelle che ieri sera ammisi di aver dovuto superare con la massima forza della passione nel mio caso; la mancanza di relazioni non poteva essere un male così grave per il mio amico quanto per me. Ma v'erano altre cause di ripugnanza; cause che, sebbene tuttora esistenti, ed esistenti in pari grado in entrambi i casi, io stesso mi ero sforzato di dimenticare, perché non le avevo immediatamente davanti. Queste cause devono essere esposte, sebbene brevemente. La condizione della famiglia di vostra madre, benché criticabile, era nulla in confronto a quella totale mancanza di decoro così di frequente, così quasi uniformemente tradita da lei stessa, dalle vostre tre sorelle minori, e talvolta persino da vostro padre: perdonatemi, mi addolora offendervi. Ma fra la vostra preoccupazione per i difetti dei vostri parenti più stretti, e il vostro sdegno per questa rappresentazione di essi, vi sia di consolazione il considerare che l'avervi condotti in modo da evitare ogni parte di una simile censura è lode non meno generalmente attribuita a voi e alla vostra sorella maggiore di quanto sia onorevole per il senno e l'indole di entrambe. Aggiungerò soltanto, che da quanto accadde quella sera la mia opinione di tutte le parti fu confermata, e ogni incentivo rafforzato, che avrebbe potuto prima indurmi a preservare il mio amico da quella che io giudicavo una legame oltremodo infelice. Egli lasciò Netherfield per Londra il giorno seguente, come voi, ne sono certo, ricordate, con l'intenzione di tornar presto. La parte che io recitai va ora spiegata. L'inquietudine delle sue sorelle era stata ugualmente eccitata come la mia: la nostra coincidenza di sentimenti fu ben presto scoperta; e, ugualmente persuasi che non si dovesse perdere tempo a staccare il loro fratello, risolvemmo ben presto di raggiungerlo direttamente a Londra. Vi andammo infatti, e lì mi offersi volentieri all'incarico di indicare al mio amico i mali certi di una tale scelta. Li descrissi e li sottolineai con ardore. Ma per quanto questa rimostranza potesse averlo fatto vacillare o ritardare la sua decisione, non credo che da ultima avrebbe impedito il matrimonio, se non fosse stata assecondata dalla certezza, che io non esitai a dargli, dell'indifferenza di vostra sorella. Egli prima aveva creduto che lei ricambiasse il suo affetto con una stima sincera, se non uguale. Ma Bingley ha una grande modestia naturale, e una fiducia nel mio giudizio maggiore che nel proprio. Convincere lui, dunque, che si era ingannato, non era poi così difficile. Persuaderlo a non tornare nello Hertfordshire, quando quella convinzione gli fu data, fu quasi cosa d'un momento. Non posso biasimarmi per aver fatto tanto. Non vi è che una parte della mia condotta, in tutta la faccenda, su cui non rifletto con soddisfazione: ed è che io mi abbassai ad adottare espedienti tanto da nascondergli che vostra sorella era in città. Lo sapevo io stesso, come lo sapeva la signorina Bingley; ma suo fratello ne è ancora all'oscuro. Che si sarebbero potuti incontrare senza cattive conseguenze è, forse, probabile; ma il suo affetto non mi sembrava abbastanza spento perché potesse vederla senza qualche pericolo. Forse questo nascondiglio, questa finzione, era indegna di me. È fatta, tuttavia, e fu fatta per il meglio. Su questo argomento non ho altro da dire, nessun'altra scusa da offrire. Se ho ferito i sentimenti di vostra sorella, fu fatto senza mia consapevolezza; e sebbene i motivi che mi guidarono possano apparirvi molto naturalmente insufficienti, non ho ancora imparato a condannarli. Quanto a quell'altra, più grave accusa, di aver danneggiato il signor Wickham, posso solo confutarla esponendovi l'intera sua relazione con la mia famiglia. Di che cosa mi abbia in particolare accusato, io ignoro; ma della verità di quanto sto per riferire posso chiamare a testimone più di una persona di indubbia attendibilità. Il signor Wickham è figlio di un uomo molto rispettabile, che per molti anni ebbe l'amministrazione di tutte le proprietà di Pemberley, e la cui buona condotta nell'adempimento del suo incarico dispose naturalmente mio padre a essergli utile; e a George Wickham, che era suo figlioccio, la sua bontà fu quindi largamente elargita. Mio padre lo sostenne a scuola, e poi a Cambridge; assistenza importantissima, poiché il padre suo, sempre povero per lo sperpero della moglie, non avrebbe potuto fornirgli un'educazione da gentiluomo. Mio padre non solo era affezionato alla compagnia di questo giovane, i cui modi erano sempre piacevoli, ma aveva anche di lui la più alta opinione, e sperando che la carriera ecclesiastica sarebbe stata la sua professione, intendeva provvedervi. Per quanto mi concerne, son passati molti, molti anni da quando cominciai a pensare di lui in modo ben diverso. Le viziose inclinazioni, la mancanza di principio, che egli si prendeva cura di nascondere alla conoscenza del suo migliore amico, non poterono sfuggire all'osservazione di un giovane quasi della sua stessa età, e che ebbe agio di vederlo in momenti non guardingo, di cui il signor Darcy non avrebbe potuto disporre. Anche qui vi darò dolore: in qual misura, solo voi potete dirlo. Ma qualunque possano essere i sentimenti che il signor Wickham vi ha ispirato, un sospetto sulla loro natura non mi impedirà di rivelarne il vero carattere. Anzi, ciò aggiunge un motivo di più. Il mio eccellente padre morì circa cinque anni fa; e il suo attaccamento per il signor Wickham fu fino all'ultimo così costante, che nel suo testamento raccomandò particolarmente a me di favorirne l'avanzamento nel miglior modo consentito dalla sua professione, e, se avesse preso gli ordini, desiderava che un pingue beneficio di famiglia fosse per lui appena divenuto vacante. Vi era anche un legato di mille sterline. Suo padre non sopravvisse di molto al mio; e entro sei mesi da questi eventi, il signor Wickham mi scrisse per informarmi che, avendo definitivamente deciso di non prendere gli ordini, sperava non avrei trovato irragionevole ch'egli si aspettasse qualche più immediato vantaggio pecuniario, in luogo del beneficio, del quale non avrebbe potuto giovarsi. Aveva, aggiungeva, qualche intenzione di studiar legge, e io dovevo essere consapevole che l'interesse di mille sterline sarebbe stato un sostegno assai insufficiente in tal campo. Desideravo più che crederlo sincero; ma, in ogni caso, ero perfettamente pronto ad accondiscendere alla sua proposta. Sapevo che il signor Wickham non avrebbe dovuto essere un ecclesiastico. La faccenda fu dunque ben presto definita. Egli rinunciò ogni pretesa all'assistenza nella carriera ecclesiastica, fosse pur possibile ch'egli potesse mai trovarsi in condizione di riceverla, e accettò in compenso tremila sterline. Ogni relazione fra noi parve allora sciolta. Lo giudicavo troppo male per invitarlo a Pemberley, o per ammetterne la compagnia in città. In città, credo, visse soprattutto, ma il suo studio della legge era un mero pretesto; e, ormai libero da ogni freno, la sua vita fu vita di ozio e dissipazione. Per circa tre anni seppi ben poco di lui; ma, alla morte del titolare del beneficio che gli era stato destinato, egli mi rivolse di nuovo, per lettera, la domanda della presentazione. Le sue circostanze, mi assicurava, e non mi fu difficile crederlo, erano pessime. Aveva trovato lo studio della legge oltremodo improduttivo, e ora era assolutamente deciso a farsi ordinare, se gli avessi concesso il beneficio in questione: del quale, confidava, non poteva esservi dubbio, poiché era ben certo che io non avevo altri da provvedere, né potevo aver dimenticato le riverite intenzioni di mio padre. Non mi biasimerete, ne son certo, per aver rifiutato di aderire a questa richiesta, e per aver resistito a ogni sua ripetizione. Il suo risentimento fu in proporzione alla miseria delle sue condizioni, e fu senza dubbio violento nel denigrarmi presso gli altri quanto nei suoi rimproveri diretti a me. Dopo quel periodo, ogni parvenza di conoscenza fu lasciata cadere. Come egli vivesse, io non so. Ma l'estate scorsa mi si impose di nuovo nel modo più penoso alla mia attenzione. Debbo ora menzionare una circostanza che vorrei poter dimenticare io stesso, e che nessuna obbligazione, se non l'attuale, mi indurrebbe a rivelare ad alcun essere umano. Dopo aver detto tanto, non nutro dubbi sulla vostra discrezione. Mia sorella, che è di oltre dieci anni più giovane di me, fu lasciata sotto la tutela del nipote di mia madre, il colonnello Fitzwilliam, e di me. Circa un anno fa, fu tolta dalla scuola, e le fu allestita una casa in Londra; e l'estate scorsa ella si recò con la signora che ne aveva la sorveglianza a Ramsgate; e colà si recò anche il signor Wickham, senza dubbio di proposito; poiché risultò che v'era stata una precedente conoscenza fra lui e la signora Younge, nel cui carattere ci eravamo purtroppo ingannati; e grazie alla sua complicità e al suo aiuto, egli seppe così ben raccomandarsi a Georgiana, il cui cuore affettuoso serbava una viva impressione della sua gentilezza verso di lei bambina, che ella si lasciò persuadere di essere innamorata e acconsentì a una fuga. Aveva allora soltanto quindici anni, il che deve essere la sua scusa; e, dopo aver detto della sua imprudenza, mi è caro aggiungere che la conoscenza di ciò la debbo a lei stessa. Li raggiunsi inaspettatamente un giorno o due prima della fuga progettata; e allora Georgiana, incapace di sostenere l'idea di affliggere e offendere un fratello che quasi venerava come un padre, mi confessò ogni cosa. Potete immaginare ciò che provai e come agii. Il riguardo per l'onore e i sentimenti di mia sorella impedì ogni pubblica divulgazione; ma scrissi al signor Wickham, che partì immediatamente, e la signora Younge fu naturalmente rimossa dalla sua carica. Lo scopo principale del signor Wickham era indubbiamente la fortuna di mia sorella, che è di trentamila sterline; ma non posso fare a meno di supporre che la speranza di vendicarsi di me fosse un forte incentivo. La sua vendetta sarebbe stata davvero completa. Questo, signora, è un fedele resoconto di ogni avvenimento in cui siamo stati insieme coinvolti; e, se non lo respingerete come falso in modo assoluto, mi auguro che d'ora innanzi mi assolverete dalla crudeltà verso il signor Wickham. Non so in qual modo, sotto quale forma di menzogna, egli sia riuscito a ingannarvi; ma il suo successo non è, forse, da stupirsene, ignorando voi in precedenza ogni cosa riguardo all'uno o all'altro. Lo smascherarlo non era in vostro potere, e il sospetto non era certo nella vostra inclinazione. Forse vi domanderete perché tutto ciò non vi fu detto ieri sera. Ma non ero allora abbastanza padrone di me stesso da sapere che cosa potesse o dovesse essere rivelato. Per la verità di ogni cosa qui esposta, posso appellarmi in modo particolare alla testimonianza del colonnello Fitzwilliam, il quale, per la nostra stretta parentela e la nostra costante intimità, e ancor più come uno degli esecutori del testamento di mio padre, è stato inevitabilmente a conoscenza di ogni particolare di queste vicende. Se il vostro orrore per me dovesse rendere le mie affermazioni di nessun valore, non potrete essere impedita, dalla stessa causa, dal confidare nel mio cugino; e affinché vi sia la possibilità di consultarlo, mi studierò di trovare qualche occasione di mettervi questa lettera nelle mani nel corso della mattinata. Aggiungerò solo: Dio vi benedica.
«FITZWILLIAM DARCY.»
CAPITOLO XXXVI.
Quando il signor Darcy le consegnò la lettera, Elizabeth non si aspettava che contenesse una rinnovazione delle sue offerte; non si era fatta alcuna aspettativa sul contenuto. Ma, quali che fossero, si può ben immaginare con quanta avidità le scorse, e quale contraddittorietà di emozioni le suscitarono. I suoi sentimenti, mentre leggeva, erano appena definibili. Con stupore comprese anzitutto che egli ritenesse possibile una qualche scusa da parte sua; e fu fermamente persuasa che non potesse esistere una spiegazione ch'egli fosse in grado di dare, che un giusto senso di vergogna non avrebbe invece coperto. Con un forte pregiudizio contro tutto ciò che egli avrebbe potuto dire, cominciò il suo racconto di quanto era accaduto a Netherfield. Leggeva con un'ansia che quasi non le lasciava la facoltà di comprendere; e, per l'impazienza di sapere ciò che la frase seguente potesse portare, era incapace di soffermarsi sul senso di quella che aveva sotto gli occhi. La sua convinzione dell'insensibilità di lei verso sua sorella ella risolse immediatamente che fosse falsa; e il suo resoconto delle vere, delle peggiori obiezioni al matrimonio la resero troppo sdegnata per nutrire un qualsiasi desiderio di fargli giustizia. Non espresse alcuna contrizione per ciò che aveva fatto che la soddisfacesse; il suo stile non era pentito, ma altero. Era tutto orgoglio e insolenza.
Ma quando a quel soggetto successe il racconto del signor Wickham, quando ella lesse, con un'attenzione un po' più chiara, una relazione di avvenimenti che, se vera, doveva abbattere ogni opinione cara da lei nutrita sul suo valore, e che presentava un'affinità così allarmante con la sua propria storia di sé, i suoi sentimenti furono ancor più acutamente dolorosi e più difficili a definirsi. Stupore, timore e persino orrore la oppressero. Avrebbe voluto non credervi del tutto, ripetendo esclamazioni: «Dev'essere falso! Non può essere! Dev'essere la più grossolana menzogna!»; e, quando ebbe scorso l'intera lettera, pur sapendo appena qualcosa delle ultime pagine o due, la ripose in fretta, protestando che non vi avrebbe badato, che non l'avrebbe mai più riguardata.
In questo stato di animo turbato, con pensieri che non sapevano posarsi su nulla, ella continuò a camminare; ma non c'era verso: in mezzo minuto la lettera fu spiegata di nuovo; e, riordinando le idee come meglio poteva, ricominciò la mortificante rilettura di tutto ciò che si riferiva a Wickham, e si impose tanto da esaminare il significato di ogni frase. Il resoconto della sua relazione con la famiglia di Pemberley era esattamente ciò che egli stesso aveva raccontato; e la bontà del defunto signor Darcy, benché ella non ne avesse prima conosciuto l'estensione, concordava del pari con le sue parole. Fin lì, ogni racconto confermava l'altro; ma, quando si giunse al testamento, la differenza fu grande. Ciò che Wickham aveva detto del beneficio era fresco nella sua memoria; e, nel richiamarne le testuali parole, era impossibile non sentire che v'era una grossolana duplicità da una parte o dall'altra, e, per qualche istante, ella si lusingò che i suoi desideri non errassero. Ma, quando lesse e rilesse, con la più attenta cura, le particolarità che seguivano immediatamente, sulla rinuncia da parte di Wickham di ogni pretesa al beneficio, sulla ricezione in cambio di una somma così rilevante come tremila sterline, di nuovo fu costretta a esitare. Posò la lettera, soppesò ogni circostanza con quella che intendeva essere imparzialità, deliberò sulla probabilità di ciascuna affermazione, ma con scarso esito. Da ambo le parti non v'era che asserzione. Riprese a leggere. Ma ogni riga dimostrava più chiaramente che la faccenda, che ella aveva creduto impossibile che qualsiasi intrigo potesse così rappresentare da rendere meno che infame la condotta del signor Darcy in essa, era capace di una piega che doveva renderlo interamente innocente per tutta quanta la vicenda.
Lo sperpero e la generale dissolutezza ch'egli non esitava a muovere a carico del signor Wickham la scossero oltremodo; tanto più che non poteva addurre alcuna prova della loro ingiustizia. Non aveva mai sentito parlare di lui prima del suo ingresso nella milizia dello ----shire, nella quale si era arruolato dietro persuasione del giovane che, incontrandolo per caso in città, ve l'aveva rinnovata. Del suo precedente tenore di vita, nulla si era saputo nello Hertfordshire, se non ciò che egli stesso raccontava di sé. Quanto al suo vero carattere, se informazioni fossero state in suo potere, ella non aveva mai sentito il desiderio di cercarne. Il suo volto, la sua voce, i suoi modi l'avevano fin dal primo momento reso possessore di ogni virtù. Cercò di richiamare alla mente qualche esempio di bontà, qualche tratto eminente d'integrità o di benevolenza, che potesse sottrarlo agli attacchi del signor Darcy; o almeno, per la preminenza della virtù, compensar di quegli errori occasionali, sotto i quali ella si sarebbe sforzata di classificare ciò che il signor Darcy aveva descritto come l'ozio e il vizio di molti anni di seguito. Ma nessuna siffatta reminiscenza le venne in soccorso. Lo vedeva immediatamente dinanzi a sé, in ogni incanto di contegno e di maniere, ma non ricordava alcun bene più consistente della generale approvazione del vicinato, e della stima che le sue doti sociali gli avevano guadagnato nella mensa degli ufficiali. Dopo essersi soffermata a lungo su questo punto, riprese ancora a leggere. Ma, ahimè! il racconto che seguiva, dei suoi disegni sulla signorina Darcy, ricevette una qualche conferma da quanto era passato fra il colonnello Fitzwilliam e lei stessa soltanto la mattina prima; e alla fine ella fu rimandata, per la verità di ogni particolare, al colonnello Fitzwilliam in persona, dal quale aveva in precedenza ricevuto l'informazione della sua stretta partecipazione a tutti gli affari del cugino, e il cui carattere non aveva ragione di mettere in dubbio. A un certo punto ella aveva quasi risolto di rivolgersi a lui, ma l'idea fu frenata dall'imbarazzo della richiesta, e infine del tutto bandita dalla convinzione che il signor Darcy non avrebbe mai arrischiato una tale proposta, se non fosse stato ben sicuro della corroborazione del cugino.
Le rimaneva ben impresso nella memoria tutto ciò che si era detto fra lei e Wickham nella prima sera a casa del signor Philips. Molte espressioni di lui erano ancora fresche nel suo ricordo. Ora la colpiva l'indecenza di aver fatto a un estraneo confidenze simili, e si meravigliava che prima le fosse sfuggito. Vedeva quanto fosse sconveniente che egli si fosse proposto in quel modo, e quanto le sue dichiarazioni discordassero dalla sua condotta. Ricordava che si era vantato di non aver paura d'incontrare il signor Darcy — che il signor Darcy poteva pure andarsene dal paese, ma che lui sarebbe rimasto saldo; eppure aveva evitato il ballo di Netherfield già la settimana dopo. Ricordava altresì che, fino a quando la famiglia di Netherfield non aveva lasciato il paese, egli non aveva raccontato la sua storia a nessuno tranne che a lei; ma che, dopo la loro partenza, era stata discussa da ogni parte; che allora non aveva più ritegno, più scrupoli nel deprimere il carattere del signor Darcy, sebbene le avesse assicurato che il rispetto per il padre gli avrebbe sempre impedito di denigrare il figlio.
Come tutto appariva ora diverso, in ciò che lo riguardava! Le sue attenzioni per Miss King erano ormai la conseguenza di mire unicamente e odiosamente venali; e la mediocrità della sua fortuna non dimostrava più la moderazione dei suoi desideri, ma la sua avidità di afferrare qualunque cosa. Il suo comportamento verso di lei non poteva più aver avuto un motivo accettabile: o era stato ingannato riguardo alla sua dote, oppure aveva assecondato la propria vanità incoraggiando la preferenza che lei, per sua somma sconsideratezza, gli aveva mostrato. Ogni esitazione in suo favore si faceva sempre più debole; e, a ulteriore giustificazione del signor Darcy, ella non poteva non riconoscere che il signor Bingley, interrogato da Jane, aveva già da tempo affermato la propria estraneità alla faccenda; che, per quanto orgogliosi e sgradevoli fossero i suoi modi, essa non aveva mai, nell'intero corso della loro conoscenza — una conoscenza che ultimamente li aveva avvicinati molto, e le aveva dato una certa familiarità con le sue abitudini — visto nulla che rivelasse in lui mancanza di principi o ingiustizia — nulla che lo segnalasse per abitudini empie o immorali; che fra i suoi parenti era stimato e apprezzato; che persino Wickham gli aveva riconosciuto dei meriti come fratello, e che lei lo aveva spesso sentito parlare della sorella con tale affetto da dimostrarlo capace di qualche sentimento amabile; che, se le sue azioni fossero state quelle che Wickham le aveva rappresentate, una così grossolana violazione di ogni principio retto non avrebbe potuto restar nascosta al mondo; e che un'amicizia fra una persona capace di ciò e un uomo così amabile come il signor Bingley era incomprensibile.
Si vergognò profondamente di sé stessa. Né Darcy né Wickham poteva nominare senza sentire di essere stata cieca, parziale, prevenuta, ridicola.
«Come meschinamente ho agito!» esclamò. «Io, che mi sono vantata del mio discernimento! Io, che ho fatto conto delle mie capacità! che ho spesso disdegnato la generosa schiettezza di mia sorella, e ho pasciuto la mia vanità in un'inutile o immeritata diffidenza. Com'è umiliante questa scoperta! Eppure, com'è giusta l'umiliazione! Se fossi stata innamorata, non avrei potuto essere più miseramente accecata. Ma la vanità, non l'amore, è stata la mia follia. Lusingata dalla preferenza dell'uno, e offesa dal disinteresse dell'altro, fin dal principio della nostra conoscenza, ho corteggiato i pregiudizi e l'ignoranza, e ho bandito la ragione ovunque essi fossero in gioco. Fino a questo momento, non mi ero mai conosciuta.»
Da sé stessa a Jane, da Jane a Bingley, i suoi pensieri correvano in fila, il che ben presto le richiamò alla mente che la spiegazione del signor Darcy le era parsa allora ben poco sufficiente; e la rilesse. Di gran lunga diverso fu l'effetto di una seconda lettura. Come poteva negare a quelle affermazioni, in un caso, quel credito che era stata costretta a dare nell'altro? Egli si dichiarava completamente all'oscuro dell'attaccamento di sua sorella; ed ella non poteva fare a meno di ricordare quale fosse sempre stata l'opinione di Charlotte. Né poteva negare la giustezza della descrizione che egli aveva fatto di Jane. Sentiva che i sentimenti di Jane, sebbene ferventi, erano poco manifesti, e che vi era nel suo volto e nei suoi modi una costante serenità, non di rado unita a grande sensibilità.
Quando giunse a quel punto della lettera in cui la sua famiglia era menzionata in toni di rimprovero così mortificante, seppur meritato, il suo senso di vergogna fu acutissimo. La giustezza dell'accusa la colpì con troppa forza perché potesse negarla; e le circostanze cui egli aveva particolarmente alluso, come avvenute al ballo di Netherfield, e come conferma di tutta la sua prima disapprovazione, non avrebbero potuto fare su di lui un'impressione più forte di quella che fecero su di lei.
L'elogio rivolto a lei e a sua sorella non fu insensibile. Lusingava, ma non poteva consolarla del disprezzo che in tal modo si era attirato da parte del resto della famiglia; e, considerando che il disinganno di Jane era stato, in realtà, opera dei suoi parenti più stretti, e riflettendo quanto materialmente la reputazione di entrambe dovesse essere danneggiata da una simile sconvenienza di condotta, si sentì abbattuta più di quanto avesse mai provato prima.
Dopo aver vagato lungo il viale per due ore, abbandonandosi a ogni sorta di pensieri, riconsiderando gli eventi, valutando le probabilità, e riconciliandosi, per quanto poteva, con un cambiamento così improvviso e così importante, la stanchezza, e il ricordo della sua lunga assenza, la indussero alfine a tornare a casa; ed entrò con il desiderio di mostrarsi allegra come al solito, e la risoluzione di soffocare quelle riflessioni che l'avrebbero resa inadatta alla conversazione.
Le fu subito detto che i due gentiluomini di Rosings erano passati ciascuno durante la sua assenza; il signor Darcy, solo per pochi minuti, per congedarsi, ma che il Colonnello Fitzwilliam era rimasto con loro almeno un'ora, sperando nel suo ritorno, e quasi risoluto a mettersi a camminare per raggiungerla, finché non si potesse trovarla. Elizabeth non fece che simulare a stento il dispiacere di averlo mancato; in realtà ne fu lieta. Il Colonnello Fitzwilliam non era più un oggetto di pensiero. Ella poteva pensare soltanto alla sua lettera.
CAPITOLO XXXVII.
I due gentiluomini lasciarono Rosings la mattina seguente; e il signor Collins, che era stato in attesa presso i cancelli per fare loro il suo inchino di commiato, poté recare a casa la lieta notizia che apparivano in ottima salute, e in uno stato d'animo tollerabile come poteva aspettarsi dopo la scena melanconica così di recente svoltasi a Rosings. Quindi si affrettò a Rosings per consolare Lady Catherine e sua figlia; e, al suo ritorno, riportò con grande soddisfazione un messaggio di Sua Signoria, che diceva di sentirsi così abbattuta da desiderare vivamente di averli tutti a pranzo da lei.
Elizabeth non poteva vedere Lady Catherine senza ricordare che, se avesse voluto, a quell'ora avrebbe potuto esserle presentata come sua futura nipote; né poteva pensare, senza un sorriso, a quale sarebbe stata l'indignazione di Sua Signoria. «Che cosa avrebbe detto? come si sarebbe comportata?» erano le domande con cui si divertiva.
Il primo argomento fu la diminuzione della compagnia di Rosings. «Ve l'assicuro, lo sento moltissimo», disse Lady Catherine; «credo che nessuno senta la perdita degli amici quanto me. Ma sono particolarmente affezionata a questi giovani; e so che essi sono altrettanto affezionati a me! Erano desolantemente dispiaciuti di andarsene! Ma lo sono sempre. Il caro Colonnello si è ripreso abbastanza bene fino all'ultimo momento; ma Darcy sembrava sentirlo più acutamente — più, credo, dell'anno scorso. Il suo attaccamento a Rosings aumenta di certo.»
Il signor Collins aveva qui un complimento e un'allusione da inserire, che furono accolti con un sorriso benevolo dalla madre e dalla figlia.
Lady Catherine osservò, dopo pranzo, che Miss Bennet sembrava giù di spirito; e, attribuendone subito lei stessa la causa, supponendo che non le piacesse tornare a casa così presto, aggiunse:
«Ma se è così, dovete scrivere a vostra madre per chiedere che vi sia permesso restare ancora un po'. Mrs. Collins sarà certo ben lieta della vostra compagnia, ne sono sicura.»
«Sono molto obbligata a Vostra Signoria per il suo gentile invito», rispose Elizabeth; «ma non mi è possibile accettarlo. Devo essere in città sabato prossimo.»
«Ma, a quel ritmo, sarete stata qui solo sei settimane. Mi aspettavo che restaste due mesi. Lo dissi alla signora Collins prima che veniste. Non c'è ragione che partiate così presto. Mrs. Bennet potrebbe di certo far a meno di voi per un'altra quindicina.»
«Ma mio padre non può. Mi ha scritto la settimana scorsa per sollecitare il mio ritorno.»
«Oh, vostro padre, naturalmente, può fare a meno di voi, se vostra madre può. Le figlie non sono mai di grande importanza per un padre. E se resterete ancora un mese compiuto, sarò in grado di portare una di voi fino a Londra, perché vi andrò ai primi di giugno, per una settimana; e, dato che Dawson non ha obiezioni per il posto della cassetta, ci sarà molto buon spazio per una di voi — e, anzi, se per caso il tempo dovesse essere fresco, non avrei obiezioni a portarvi entrambe, dato che non siete grandi.»
«Siete tutta gentilezza, signora; ma credo che dovremo attenerci al nostro piano originale.»
Lady Catherine parve rassegnata. «Mrs. Collins, dovete mandare un servo con loro. Sapete che dico sempre ciò che penso, e non posso sopportare l'idea di due giovani donne che viaggiano in posta da sole. È altamente sconveniente. Dovete trovare il modo di mandare qualcuno. Ho la più grande avversione al mondo per quel genere di cose. Le giovani donne devono sempre essere debitamente scortate e accompagnate, secondo la loro condizione. Quando mia nipote Georgiana andò a Ramsgate la scorsa estate, feci in modo che avesse due servitori maschi con sé. Miss Darcy, figlia del signor Darcy di Pemberley, e Lady Anne, non avrebbe potuto presentarsi con proprietà in modo diverso. Sono eccessivamente attenta a tutte queste cose. Dovete mandare John con le signorine, Mrs. Collins. Sono contenta che mi sia venuto in mente di dirlo; perché sarebbe davvero disdicevole da parte vostra lasciarle andare sole.»
«Mio zio manderà un servo per noi.»
«Oh! Vostro zio! Tiene un servitore, dunque? Sono molto lieta che abbiate qualcuno che pensa a queste cose. Dove cambierete i cavalli? Oh, Bromley, naturalmente. Se fate il mio nome al Bell, vi sarà dato ascolto.»
Lady Catherine aveva molte altre domande da fare riguardo al loro viaggio; e, siccome non rispondeva lei stessa a tutte, era necessaria attenzione — cosa che Elizabeth credette essere una fortuna per lei; altrimenti, con una mente così occupata, avrebbe potuto dimenticare dove si trovava. Le riflessioni dovevano essere serbate per le ore solitarie: ogni volta che era sola, vi si abbandonava come al più grande sollievo; e non passava giorno senza una passeggiata solitaria, in cui potesse indulgere in tutto il diletto di ricordi spiacevoli.
La lettera del signor Darcy era ormai sulla buona strada per saperla a memoria. Studiava ogni frase; e i suoi sentimenti verso l'autore erano a volte assai diversi. Quando ricordava lo stile del suo indirizzo, era ancora piena d'indignazione: ma quando considerava quanto ingiustamente lo avesse condannato e rimproverato, la sua ira si rivolgeva contro sé stessa; e i sentimenti delusi di lui divenivano oggetto di compassione. Il suo attaccamento le ispirava gratitudine, il suo carattere generale rispetto: ma non poteva approvarlo; né poteva per un momento pentirsi del suo rifiuto, o sentire il minimo desiderio di rivederlo. Nel suo stesso comportamento passato vi era una fonte costante di cruccio e rammarico; e negli infelici difetti della sua famiglia, un soggetto di afflizione ancora più grave. Non v'era speranza di rimedio. Suo padre, pago di riderne, non si sarebbe mai impegnato a frenare la sfrenata leggerezza delle figlie più giovani; e sua madre, lei stessa così lontana da modi appropriati, era del tutto inconsapevole del male. Elizabeth si era spesso unita a Jane nel tentativo di frenare l'imprudenza di Catherine e Lydia; ma, finché erano sostenute dall'indulgenza della madre, quale speranza di miglioramento poteva esservi? Catherine, debole, irritabile, e completamente sotto la guida di Lydia, era sempre stata offesa dai loro consigli; e Lydia, ostinata e sventata, a stento le avrebbe ascoltate. Erano ignoranti, oziose, e vanitose. Finché vi fu un ufficiale a Meryton, avrebbero civettato con lui; e finché Meryton era a portata di cammino da Longbourn, vi si sarebbero recate in continuazione.
L'ansia per Jane era un'altra preoccupazione dominante; e la spiegazione del signor Darcy, restituendo Bingley a tutta la sua precedente buona opinione, accentuò il senso di ciò che Jane aveva perduto. Era provato che il suo affetto era stato sincero, e la sua condotta era scagionata da ogni colpa, a meno che non potesse attribuirsene un po' alla fiducia implicita nel suo amico. Com'era doloroso allora il pensiero che, di una situazione così desiderabile sotto ogni aspetto, così ricca di vantaggi, così promettente di felicità, Jane fosse stata privata dalla follia e dalla sconvenienza della sua stessa famiglia!
Quando a questi ricordi si aggiunse la rivelazione del carattere di Wickham, è facile credere che lo spirito, di rado abbattuto prima, fosse ora così turbato da renderle quasi impossibile mostrarsi passabilmente allegra.
Gli impegni a Rosings furono, durante l'ultima settimana del suo soggiorno, altrettanto frequenti che all'inizio. L'ultima sera fu trascorsa là; e Sua Signoria chiese di nuovo minuziosamente i particolari del loro viaggio, diede loro istruzioni sul modo migliore di fare i bagagli, e fu così insistente sulla necessità di disporre gli abiti nell'unico modo giusto, che Maria si credette in dovere, al suo ritorno, di disfare tutto il lavoro del mattino, e rifare il baule da capo.
Quando si separarono, Lady Catherine, con grande condiscendenza, augurò loro buon viaggio, e le invitò a tornare a Hunsford l'anno seguente; e Miss de Bourgh si sforzò al punto di fare un inchino e porgere la mano a entrambe.
CAPITOLO XXXVIII.
Il sabato mattina Elizabeth e il signor Collins s'incontrarono a colazione alcuni minuti prima che gli altri comparissero; ed egli colse l'occasione per porgere quei complimenti di commiato che giudicava indispensabilmente necessari.
«Non so, Miss Elizabeth», disse, «se Mrs. Collins vi ha ancora espresso la sua riconoscenza per la vostra gentilezza nel venire da noi; ma sono certissimo che non lascerete questa casa senza riceverne i ringraziamenti. Il favore della vostra compagnia è stato molto apprezzato, ve l'assicuro. Sappiamo quanto poco vi sia che possa attirare qualcuno nella nostra umile dimora. Il nostro tenore di vita semplice, le nostre stanze piccole, e i pochi domestici, e il poco che vediamo del mondo, devono rendere Hunsford estremamente noiosa per una giovane signora come voi; ma spero che ci crederete riconoscenti per la condiscendenza, e che abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per evitarvi di trascorrere il vostro tempo sgradevolmente.»
Elizabeth fu sollecita nei ringraziamenti e nelle assicurazioni di essere stata felice. Aveva trascorso sei settimane con grande soddisfazione; e il piacere di essere con Charlotte, e le gentili attenzioni ricevute, dovevano farla sentire debitrice. Il signor Collins ne fu gratificato; e con una solennità più sorridente rispose:
«Mi fa il più grande piacere sentire che avete passato il vostro tempo in modo non sgradevole. Noi abbiamo certamente fatto del nostro meglio; e, fortunatamente avendo la possibilità di introdurvi in società molto superiore, e grazie alla nostra parentela con Rosings, i mezzi frequenti di variare l'umile scena domestica, credo che possiamo lusingarci che la vostra visita a Hunsford non possa essere stata del tutto uggiosa. La nostra situazione riguardo alla famiglia di Lady Catherine è, in verità, il genere di straordinario vantaggio e di benedizione che pochi possono vantare. Vedete su quale piede siamo. Vedete quanto di frequente siamo impegnati là. In verità, devo riconoscere che, con tutti gli svantaggi di questa umile canonica, non dovrei considerare chiunque vi abiti un oggetto di compassione, finché partecipa della nostra intimità a Rosings.»
Le parole erano insufficienti all'esaltazione dei suoi sentimenti; e fu costretto a camminare per la stanza, mentre Elizabeth cercava di unire cortesia e verità in poche frasi brevi.
«Potete, in effetti, portare un resoconto molto favorevole di noi nell'Hertfordshire, mia cara cugina. Mi lusingo, almeno, che sarete in grado di farlo. Le grandi attenzioni di Lady Catherine per Mrs. Collins ne siete stata testimone quotidiana; e, nell'insieme, confido non appaia che la vostra amica abbia fatto un matrimonio infelice — ma su questo punto sarà meglio tacere. Lasciate che vi assicuri, mia cara Miss Elizabeth, che dal cuore posso augurarvi cordialmente pari felicità nel matrimonio. La mia cara Charlotte ed io non abbiamo che un'unica mente e un unico modo di pensare. Vi è in ogni cosa una strettissima somiglianza di carattere e di idee fra noi. Sembra che siamo stati creati l'uno per l'altra.»
Elizabeth poté dire con sicurezza che era una grande felicità quando ciò accadeva, e con pari sincerità poté aggiungere che fermamente credeva e si rallegrava delle sue gioie domestiche. Non fu spiacente, tuttavia, che il resoconto di esse fosse interrotto dall'ingresso della signora dalla quale quelle gioie erano sbocciate. Povera Charlotte! era melanconico lasciarla in tale compagnia! Ma ella lo aveva scelto ad occhi aperti; e, sebbene palesemente rammaricata che le sue ospiti dovessero andarsene, non sembrava chiedere compassione. La sua casa e le sue cure domestiche, la sua parrocchia e il suo pollame, e tutte le cure che ne dipendevano, non avevano ancora perduto il loro fascino.
Finalmente la carrozza arrivò, i bauli furono legati, i pacchi collocati dentro, e fu dichiarata pronta. Dopo un affettuoso commiato fra le amiche, Elizabeth fu accompagnata alla carrozza dal signor Collins; e, mentre scendevano lungo il giardino, egli la incaricava dei suoi migliori saluti per tutta la famiglia, senza dimenticare i suoi ringraziamenti per la gentilezza ricevuta a Longbourn d'inverno, e i suoi complimenti al signor e alla signora Gardiner, sebbene non li conoscesse. Poi l'aiutò a salire, Maria la seguì, e la porta stava per essere chiusa, quando egli improvvisamente rammentò loro, con una certa costernazione, che avevano finora dimenticato di lasciare qualche messaggio per le signore di Rosings.
«Ma», aggiunse, «vorrete naturalmente che i vostri umili rispetti vengano recapitati loro, con i vostri grati ringraziamenti per la loro gentilezza verso di voi mentre siete state qui.»
Elizabeth non sollevò obiezioni: la porta fu quindi lasciata chiudersi, e la carrozza si avviò.
«Santo cielo!» esclamò Maria, dopo qualche minuto di silenzio, «sembra solo un giorno o due da quando siamo arrivate! eppure quante cose sono accadute!»
«Davvero molte», disse la sua compagna, con un sospiro.
«Abbiamo pranzato nove volte a Rosings, oltre ad aver preso il tè là due volte! Quanto avrò da raccontare!»
Elizabeth aggiunse fra sé: «E quanto avrò da nascondere!»
Il loro viaggio si svolse senza molte conversazioni, né allarmi; e, nel giro di quattro ore dalla partenza da Hunsford, raggiunsero la casa del signor Gardiner, dove dovevano rimanere alcuni giorni.
Jane aveva un bell'aspetto, ed Elizabeth ebbe poco agio di studiarne lo stato d'animo, in mezzo ai vari impegni che la gentilezza della zia aveva riservato loro. Ma Jane sarebbe tornata a casa con lei, e a Longbourn vi sarebbe stato tempo a sufficienza per osservarla.
Non fu senza uno sforzo, frattanto, che ella poté aspettare persino Longbourn, prima di raccontare alla sorella della proposta del signor Darcy. Sapere di avere il potere di rivelare ciò che avrebbe tanto meravigliato Jane, e che, al tempo stesso, doveva tanto gratificare quella parte della sua vanità che non era ancora riuscita a sradicare con la ragione, era una tale tentazione alla franchezza che nulla avrebbe potuto vincere, tranne l'indecisione in cui rimase circa l'estensione di ciò che avrebbe dovuto comunicare, e il timore che, se avesse una volta toccato l'argomento, sarebbe stata trascinata a ripetere qualcosa su Bingley, che avrebbe potuto soltanto affliggere ulteriormente sua sorella.
CAPITOLO XXXIX.
al colonnello Fitzwilliam in persona, dal quale aveva in precedenza ricevuto l'informazione della sua stretta partecipazione a tutti gli affari del cugino, e il cui carattere non aveva ragione di mettere in dubbio. A un certo punto ella aveva quasi risolto di rivolgersi a lui, ma l'idea fu frenata dall'imbarazzo della richiesta, e infine del tutto bandita dalla convinzione che il signor Darcy non avrebbe mai arrischiato una tale proposta, se non fosse stato ben sicuro della corroborazione del cugino.
Era la seconda settimana di maggio, in cui le tre giovani signorine partirono insieme da Gracechurch Street per la città di ----, nell'Hertfordshire; e, mentre si avvicinavano alla locanda convenuta dove la carrozza del signor Bennet doveva incontrarle, scorsero subito, in segno della puntualità del cocchiere, sia Kitty che Lydia che guardavano dalla sala da pranzo di sopra. Queste due ragazze erano state nell'edificio più di un'ora, piacevolmente occupate a visitare una modista di fronte, osservare la sentinella di guardia, e condire un'insalata di cetrioli.
Dopo aver accolto le sorelle, mostrarono trionfanti una tavola imbandita con le carni fredde che solitamente offre la dispensa di una locanda, esclamando: «Non è carino? non è una sorpresa gradita?»
«E vogliamo offrire noi a tutte voi», aggiunse Lydia; «ma dovete prestarci il denaro, perché abbiamo appena speso il nostro dal mercante qui fuori.» Mostrando poi i suoi acquisti: «Guardate qui, ho comprato questo cappellino. Non credo sia molto bello; ma ho pensato che tanto valeva comprarlo. Lo disferò appena arrivo a casa, e vedrò se riesco a sistemarlo un po' meglio.»
E quando le sorelle lo criticarono come brutto, lei aggiunse, con perfetta noncuranza: «Oh, ma ce n'erano due o tre molto più brutti nel negozio; e quando avrò comprato del raso di un colore più grazioso per guarnirlo di nuovo, penso che sarà anche passabile. Del resto, non importerà granché cosa uno indossa quest'estate, dopo che i ----shire avranno lasciato Meryton, e se ne vanno tra due settimane.»
«Davvero?» esclamò Elizabeth, con la massima soddisfazione.
«Devono accamparsi vicino a Brighton; e io voglio tanto che papà ci porti tutte là per l'estate! Sarebbe un progetto così delizioso, e sono certa che non costerebbe quasi nulla. Anche la mamma desidererebbe andare, più di ogni cosa! Pensate che estate miserabile avremo altrimenti!»
«Sì», pensò Elizabeth; «sarebbe davvero un progetto delizioso, e farebbe proprio al caso nostro. Santo cielo! Brighton e un intero accampamento di soldati, per noi, che siamo già state messe sottosopra da un solo povero reggimento di milizia, e dai balli mensili di Meryton!»
«Ora ho delle novità per voi», disse Lydia, mentre si sedevano a tavola. «Cosa credete? Sono notizie eccellenti, notizie magnifiche, e riguardano una certa persona che ci sta tutte a cuore.»
Jane ed Elizabeth si scambiarono un'occhiata, e fu detto al cameriere che poteva andare. Lydia rise e disse:
«Ah, ecco, siete proprio come la vostra formalità e discrezione. Avete pensato che il cameriere non dovesse sentire, come se a lui importasse! Scommetto che spesso sente dire cose peggiori di quelle che sto per dire io. Ma è un tipo brutto! Sono contenta che se ne sia andato. Non ho mai visto un mento così lungo in vita mia. Bene, ora veniamo alle mie novità: riguardano il caro Wickham; troppo buone per il cameriere, vero? Non c'è più pericolo che Wickham sposi Mary King--ecco a voi! È partita dallo zove a Liverpool; andata per restare. Wickham è al sicuro.»
«E Mary King è al sicuro!» aggiunse Elizabeth; «al sicuro da un legame imprudente quanto alla dote.»
«È una grande sciocca ad andarsene, se le piaceva.»
«Ma spero che non ci sia un attaccamento forte da nessuna delle due parti», disse Jane.
«Da parte sua sono sicura che non c'è. Rispondo io, non si è mai preoccupato di lei neanche un fico secco. Chi potrebbe interessarsi a un così brutto e lentigginoso cosino?»
Elizabeth fu scossa al pensiero che, sebbene lei stessa fosse incapace di una simile volgarità di espressione, la volgarità del sentimento non era poi così diversa da quella che il suo stesso cuore un tempo aveva nutrito e ritenuto liberale!
Non appena tutti ebbero mangiato, e le maggiori ebbero pagato, fu ordinata la carrozza; e, dopo qualche espediente, l'intera compagnia, con tutti i loro bauli, borse da lavoro e pacchi, e la sgradita aggiunta degli acquisti di Kitty e Lydia, vi prese posto.
«Come siamo stipate bene!» gridò Lydia. «Sono contenta di aver portato il mio cappellino, anche solo per il gusto di avere un'altra cappelliera! Bene, ora mettiamoci proprio comode e tranquille, e parliamo e ridiamo per tutta la strada fino a casa. E prima di tutto, sentiamo cosa vi è successo da quando siete partite. Avete visto qualche uomo piacente? Avete fatto un po' di civetteria? Avevo tanta speranza che una di voi avesse trovato un marito prima di tornare. Jane sarà presto una zitella, state sicure. Ha quasi ventitré anni! Signore! quanto mi vergognerei di non essere sposata prima dei ventitré! La zia Philips vuole tanto che vi troviate marito, non potete immaginare. Dice che Lizzy avrebbe fatto meglio ad accettare il signor Collins; ma non credo ci sarebbe stato divertimento. Signore! come mi piacerebbe sposarmi prima di tutte voi! e poi vi farei da chaperon a tutti i balli. Santo cielo! che divertimento l'altro giorno dal colonnello Forster! Kitty e io dovevamo passarvi la giornata, e la signora Forster promise di organizzare un piccolo ballo la sera; (a proposito, la signora Forster e io siamo grandi amiche!); e così invitò i due Harrington; ma Harriet era ammalata, e così Pen fu costretta a venire da sola; e allora, cosa credete che facemmo? Vestimmo Chamberlayne da donna, apposta per farlo passare per una signora, --pensate che spasso! Nessuno ne sapeva nulla, tranne il colonnello e la signora Forster, e Kitty e io, eccetto mia zia, perché fummo costrette a prendere in prestito uno dei suoi vestiti; e non potete immaginare come stava bene! Quando Denny, e Wickham, e Pratt, e altri due o tre dei nostri entrarono, non lo riconobbero affatto. Signore! quanto risi! e così la signora Forster. Credevo di morire. E quello insospettì i signori, che così ben presto scoprirono di cosa si trattava.»
Con questo genere di storie delle loro feste e delle loro belle risate Lydia, aiutata dai suggerimenti e dalle aggiunte di Kitty, cercò di divertire le compagne per tutta la strada fino a Longbourn. Elizabeth ascoltò il meno possibile, ma non c'era scampo alla frequente menzione del nome di Wickham.
La loro accoglienza a casa fu delle più affettuose. La signora Bennet si rallegrò di rivedere Jane nella sua bellezza intatta; e più di una volta durante il pranzo il signor Bennet disse spontaneamente a Elizabeth:
«Sono contento che tu sia tornata, Lizzy.»
La loro compagnia nella sala da pranzo era numerosa, perché quasi tutti i Lucas vennero a incontrare Maria e a sentire le novità; e svariati furono gli argomenti che li occuparono: Lady Lucas stava chiedendo a Maria, attraverso il tavolo, della salute e del pollame della figlia maggiore; la signora Bennet era doppiamente occupata, da un lato raccogliendo da Jane un resoconto delle mode attuali, che sedeva un po' più in là, e dall'altro, riferendole tutte alle più giovani Miss Lucas; e Lydia, con una voce un po' più alta di qualsiasi altra persona, stava elencando i vari piaceri della mattina a chiunque volesse ascoltarla.
«Oh, Mary», disse, «vorrei che fossi venuta con noi, perché ci siamo divertite tanto! lungo la strada Kitty e io alzammo tutte le tendine, e facemmo finta che non ci fosse nessuno nella carrozza; e avrei continuato così per tutta la strada, se Kitty non fosse stata male; e quando arrivammo al George, credo proprio che ci siamo comportate molto generosamente, perché offrimmo alle altre tre la migliore colazione fredda del mondo, e se tu fossi venuta, avremmo offerto anche a te. E poi quando ripartimmo fu un tale spasso! Credevo che non saremmo mai riuscite a salire in carrozza. Ero quasi morire dal ridere. E poi fummo così allegre per tutta la strada di casa! parlammo e ridemmo così forte, che chiunque avrebbe potuto sentirci a dieci miglia di distanza!»
A ciò Mary rispose molto seriamente: «Lungi da me, mia cara sorella, sminuire tali piaceri. Sarebbero senza dubbio congeniali alla generalità delle menti femminili. Ma confesso che per me non avrebbero alcun fascino. Preferirei infinitamente un libro.»
Ma di questa risposta Lydia non sentì una sola parola. Ella raramente ascoltava chicchessia per più di mezzo minuto, e non prestava mai attenzione a Mary.
Nel pomeriggio Lydia fece pressione sulle altre ragazze per andare a passeggio fino a Meryton, e vedere come stava andando il mondo; ma Elizabeth si oppose decisamente al progetto. Non si doveva dire che le Miss Bennet non potevano stare a casa neanche mezza giornata prima di essere a caccia degli ufficiali. C'era anche un'altra ragione per la sua opposizione. Temeva di rivedere Wickham, ed era risoluta a evitarlo il più a lungo possibile. Il conforto per lei della prossima partenza del reggimento era davvero inesprimibile. In due settimane sarebbero andati via, e una volta partiti, sperava che non ci fosse più nulla a tormentarla per causa sua.
Non erano passate molte ore da quando era a casa, che scoprì che il progetto di Brighton, di cui Lydia aveva dato loro un cenno alla locanda, era oggetto di frequenti discussioni tra i genitori. Elizabeth vide subito che suo padre non aveva la minima intenzione di cedere; ma le sue risposte erano al tempo stesso così vaghe e ambigue, che sua madre, sebbene spesso scoraggiata, non aveva ancora mai disperato di riuscirvi alla fine.
CAPITOLO XL.
L'impazienza di Elizabeth di mettere al corrente Jane di ciò che era accaduto non poté più essere contenuta; e alfine, risolvendo di sopprimere ogni particolare in cui sua sorella fosse coinvolta, e preparandola alla sorpresa, le raccontò il mattino seguente la parte principale della scena tra il signor Darcy e lei.
Lo stupore di Miss Bennet fu ben presto attenuato dalla forte parzialità sororale che faceva apparire perfettamente naturale qualsiasi ammirazione per Elizabeth; e ogni sorpresa fu in breve sommersa da altri sentimenti. Le dispiaceva che il signor Darcy avesse espresso i suoi sentimenti in un modo così poco adatto a raccomandarli; ma si addolorava ancor più per l'infelicità che il rifiuto di sua sorella doveva avergli procurato.
«Lui, che era così sicuro di riuscire, ha avuto torto», disse, «e certo non avrebbe dovuto darlo a vedere; ma considerate quanto deve aver accresciuto la sua delusione.»
«In verità», replicò Elizabeth, «sono sinceramente dispiaciuta per lui; ma ha altri sentimenti che probabilmente ben presto scacceranno da lui la considerazione per me. Tuttavia, non mi biasimate per averlo rifiutato?»
«Biasimarti! Oh, no.»
«Ma mi biasimate per aver parlato così aspramente di Wickham?»
«No--non so che tu abbia avuto torto a dire quello che dicesti.»
«Ma lo saprai, quando ti avrò raccontato cosa accadde il giorno dopo.»
Lei allora parlò della lettera, ripetendo l'intero contenuto per quanto riguardava George Wickham. Quale colpo fu questo per la povera Jane, che avrebbe volentieri attraversato il mondo senza credere che tanta malvagità esistesse in tutta la razza umana quanta era qui concentrata in un solo individuo! Né la difesa di Darcy, sebbene grata ai suoi sentimenti, era capace di consolarla per una simile scoperta. Con il massimo impegno si sforzò di dimostrare la probabilità di un errore, e cercò di scagionarne uno, senza coinvolgere l'altro.
«Così non va», disse Elizabeth; «non riuscirai mai a far passare per buoni entrambi. Scegli, ma devi accontentarti di uno solo. C'è solo tanta dose di merito tra loro; giusto quanto basta per fare un brav'uomo; e ultimamente è andata spostandosi parecchio. Per parte mia, sono propensa a credere che sia tutto del signor Darcy, ma farai come vorrai.»
Passò tuttavia qualche tempo prima che si potesse strappare un sorriso a Jane.
«Non so quando sia rimasta più sconvolta», disse. «Wickham così cattivo! È quasi incredibile. E povero signor Darcy! cara Lizzy, pensa solo a cosa deve aver sofferto. Una tale delusione! e con la consapevolezza della tua cattiva opinione, per giunta! e dovendo raccontare una cosa simile di sua sorella! È davvero troppo doloroso, sono certa che devi sentirlo.»
«Oh no, il mio rammarico e la mia compassione sono del tutto svaniti nel vederti così piena di entrambi. So che gli renderai così ampia giustizia, che io divento di momento in momento più indifferente e distaccata. La tua profusione mi fa diventare parca; e se lo rimpiangerai ancora a lungo, il mio cuore sarà leggero come una piuma.»
«Povero Wickham! c'è una tale espressione di bontà nel suo volto! una tale apertura e dolcezza nei suoi modi.»
«C'è stata certo qualche grande cattiva gestione nell'educazione di quei due giovani. Uno ha ottenuto tutta la bontà, e l'altro tutta l'apparenza di essa.»
«Non ho mai pensato che il signor Darcy fosse così privo dell'apparenza di essa come solevi dire tu.»
«Eppure intendevo essere insolitamente abile a prendere una così decisa antipatia per lui, senza alcuna ragione. È uno sprone tale per il proprio ingegno, una tale apertura allo spirito, avere un'antipatia di quel genere. Si può essere continuamente offensivi senza dir nulla di giusto; ma non si può ridere sempre di un uomo senza inciampare di tanto in tanto in qualcosa di arguto.»
«Lizzy, quando leggesti quella lettera per la prima volta, sono certa che non potevi trattare la cosa come fai ora.»
«In verità, non potevo. Ero abbastanza a disagio, ero molto a disagio --posso dire infelice. E senza nessuno con cui parlare di ciò che sentivo, nessuna Jane che mi consolasse, e mi dicesse che non ero stata così debole, e vanitosa, e sciocca, come sapevo di essere stata! Oh, quanto ti desideravo!»
«Che sfortuna che tu abbia usato espressioni così forti parlando di Wickham al signor Darcy, perché ora appaiono del tutto immeritate.»
«Certo. Ma la sfortuna di parlare con amarezza è una conseguenza naturalissima dei pregiudizi che avevo coltivato. C'è un punto sul quale voglio il tuo consiglio. Voglio che mi si dica se devo, o non devo, far sì che i nostri conoscenti in generale comprendano il carattere di Wickham.»
Miss Bennet si fermò un istante, poi rispose: «Certo non può esserci motivo di esporlo in modo così terribile. Qual è la tua opinione?»
«Che non si debba tentare. Il signor Darcy non mi ha autorizzata a rendere pubblica la sua comunicazione. Al contrario, ogni particolare relativo a sua sorella era destinato a essere mantenuto il più possibile per me; e se cerco di disingannare la gente sul resto della sua condotta, chi mi crederà? Il pregiudizio generale contro il signor Darcy è così violento, che sarebbe la morte di metà delle brave persone di Meryton tentare di metterlo sotto una luce favorevole. Non sono all'altezza. Wickham presto se ne andrà; e quindi, non importerà a nessuno qui cosa lui sia veramente. Fra qualche tempo si scoprirà tutto, e allora potremo ridere della loro stupidità nel non averlo saputo prima. Per il momento non dirò nulla in proposito.»
«Hai perfettamente ragione. Rendere pubblici i suoi errori potrebbe rovinarlo per sempre. Forse ora si pente di ciò che ha fatto, e desidera riabilitarsi. Non dobbiamo spingerlo alla disperazione.»
La tempesta nella mente di Elizabeth fu placata da questa conversazione. Si era liberata di due dei segreti che l'avevano oppressa per quindici giorni, ed era certa di avere in Jane un'ascoltatrice ben disposta, ogniqualvolta avesse voluto parlare ancora dell'uno o dell'altro. Ma c'era ancora qualcosa che si celava dietro, di cui la prudenza vietava la rivelazione. Non osava riferire l'altra metà della lettera del signor Darcy, né spiegare a sua sorella quanto sinceramente lei fosse stata apprezzata dal suo amico. Ecco una conoscenza di cui nessuno poteva partecipare; e sentiva che nulla meno di una perfetta intesa tra le parti avrebbe potuto giustificarla nello scrollarsi di dosso quest'ultimo fardello di mistero. «E poi», disse, «se mai dovesse accadere quell'evento così improbabile, potrò soltanto riferire ciò che Bingley potrà dire lui stesso in modo molto più gradevole. La libertà di comunicare non potrà essere mia finché non avrà perso ogni valore!»
Ora che si era stabilita a casa, era libera di osservare il vero stato d'animo di sua sorella. Jane non era felice. Continuava a nutrire un affetto tenerissimo per Bingley. Non avendo mai nemmeno immaginato di essere innamorata prima d'ora, il suo sentimento aveva tutto il calore di un primo attaccamento, e, per la sua età e il suo carattere, una costanza maggiore di quanto spesso vantino i primi attaccamenti; e tanto ferventemente apprezzava il suo ricordo, e lo preferiva a ogni altro uomo, che tutto il suo buon senso, e tutta la sua attenzione ai sentimenti delle amiche, erano necessari per frenare l'indulgenza di quei rimpianti che sarebbero stati dannosi alla sua stessa salute e alla loro tranquillità.
«Bene, Lizzy», disse un giorno la signora Bennet, «qual è ora la tua opinione su questa triste faccenda di Jane? Per parte mia, sono decisa a non parlarne mai più con nessuno. L'ho detto l'altro ieri a mia sorella Philips. Ma non riesco a scoprire che Jane l'abbia visto a Londra. Bene, è un giovanotto che non merita nulla--e non suppongo ci sia la minima probabilità al mondo che lei possa ora averlo. Non si parla che torni a Netherfield in estate; e ho chiesto a tutti, del resto, che è probabile lo sappiano.»
«Non credo che abiterà mai più a Netherfield.»
«Oh, bene! fa come crede. Nessuno lo vuole; anche se dirò sempre che ha trattato mia figlia malissimo; e, se fossi in lei, non l'avrei mandata giù. Bene, la mia consolazione è, sono sicura che Jane morirà di crepacuore, e allora si pentirà di quello che ha fatto.»
Ma poiché Elizabeth non poteva ricevere alcun conforto da una simile aspettativa, non rispose.
«Bene, Lizzy», continuò poco dopo sua madre, «e dunque i Collins vivono molto comodamente, vero? Bene, bene, spero solo che duri. E che tavola tengono? Charlotte è un'ottima massaia, suppongo. Se è anche solo la metà di sua madre, è abbastanza attenta al risparmio. Non c'è nulla di stravagante nella loro economia di casa, suppongo.»
«No, nulla affatto.»
«Un sacco di buona amministrazione, state sicura. Sì, sì. Si guarderanno bene dal superare le loro entrate. Non saranno mai in angustie per denaro. Bene, che faccia loro bene! E così, suppongo, parlano spesso di avere Longbourn quando vostro padre sarà morto. Lo considerano già del tutto loro, suppongo, non appena ciò accadrà.»
«Era un argomento che non potevano menzionare davanti a me.»
«No; sarebbe stato strano se l'avessero fatto. Ma non dubito che ne parlino spesso tra loro. Bene, se possono stare in pace con una proprietà che non è legalmente loro, tanto meglio. Io mi vergognerei di averne una che fosse solo vincolata a me.»
CAPITOLO XLI.
La prima settimana del loro ritorno passò in fretta. La seconda cominciò. Era l'ultima della permanenza del reggimento a Meryton, e tutte le giovani signorine del vicinato erano avvizzite a vista d'occhio. Lo scoramento era quasi universale. Solo le Miss Bennet maggiori erano ancora capaci di mangiare, bere, e dormire, e seguire il solito corso delle loro occupazioni. Molto spesso venivano rimproverate per questa insensibilità da Kitty e Lydia, la cui stessa pena era estrema, e che non riuscivano a comprendere una tale durezza di cuore in alcun membro della famiglia.
«Santo cielo! Cosa ne sarà di noi? Cosa dobbiamo fare?» esclamavano spesso nell'amarezza del dolore. «Come puoi sorridere così, Lizzy?»
La loro affettuosa madre condivideva tutto il loro dolore; ricordava ciò che lei stessa aveva sopportato in un'occasione simile venticinque anni prima.
«Sono certa», disse, «che piansi per due giorni di fila quando partì il reggimento del colonnello Miller. Pensavo che mi si spezzasse il cuore.»
«Sono certa che il mio si spezzerà», disse Lydia.
«Se solo si potesse andare a Brighton!» osservò la signora Bennet.
«Oh, sì!--se solo si potesse andare a Brighton! Ma papà è così antipatico.»
«Un po' di bagni di mare mi rimetterebbe in sesto per sempre.»
«E mia zia Philips è sicura che mi farebbe un gran bene,» aggiunse Kitty.
Tali erano i lamenti che risuonavano di continuo a Longbourn. Elizabeth cercava di farsene distrarre; ma ogni senso di piacere era sopraffatto dalla vergogna. Sentì rinnovarsi la giustezza delle obiezioni del signor Darcy; e mai prima d'ora era stata così disposta a perdonare la sua interferenza nei progetti dell'amico.
Ma l'ombra sul futuro di Lydia fu ben presto dissolta; poiché ella ricevette un invito dalla signora Forster, moglie del colonnello del reggimento, ad accompagnarla a Brighton. Questa preziosa amica era una donna molto giovane, e sposata da pochissimo. Una somiglianza nel buon umore e nella vivacità le aveva fatte avvicinare, e in soli tre mesi di conoscenza erano state intime per due.
Il rapimento di Lydia in quell'occasione, la sua adorazione per la signora Forster, la gioia della signora Bennet e la mortificazione di Kitty sono quasi impossibili da descrivere. Del tutto sorda ai sentimenti della sorella, Lydia correva per la casa in un'estasi senza posa, reclamando le congratulazioni di tutti, e ridendo e parlando con più violenza che mai; mentre la sfortunata Kitty restava nel salotto a lamentarsi del proprio destino in termini tanto irragionevoli quanto il suo accento era querulo.
«Non riesco a capire perché la signora Forster non debba invitare anche me oltre a Lydia», disse, «anche se non sono la sua amica intima. Ho tutto il diritto di essere invitata quanto lei, e anche di più, perché sono due anni più vecchia.»
Invano Elizabeth tentò di farla ragionare, e Jane di rassegnarla. Quanto a Elizabeth stessa, quell'invito era ben lungi dal destare in lei gli stessi sentimenti che nella madre e in Lydia; anzi, ella lo considerava come la condanna a morte di ogni barlume di buonsenso per quest'ultima; e per detestabile che un tale passo dovesse renderla, qualora si fosse risaputo, non poté fare a meno di consigliare in segreto suo padre di non lasciarla andare. Gli rappresentò tutte le sconvenienze del comportamento abituale di Lydia, il poco vantaggio che avrebbe potuto trarre dall'amicizia di una donna come la signora Forster, e la probabilità che sarebbe stata ancora più sconsiderata con una tale compagnia a Brighton, dove le tentazioni dovevano essere maggiori che a casa. Egli l'ascoltò con attenzione, e poi disse,--
«Lydia non sarà mai tranquilla finché non si sarà esposta in qualche luogo pubblico o in un altro, e non possiamo certo aspettarci che lo faccia con così poca spesa o fastidio per la sua famiglia come nelle circostanze presenti.»
«Se voi foste consapevole», disse Elizabeth, «del grandissimo svantaggio per tutti noi, che deve derivare dalla pubblica notorietà della condotta sconsiderata e imprudente di Lydia, anzi, che ne è già derivato, sono certa che giudichereste diversamente la questione.»
«Già derivato!» ripeté il signor Bennet. «Come! Ha messo in fuga qualcuno dei vostri pretendenti? Povera piccola Lizzy! Ma non abbatterti. Giovani così schizzinosi da non poter sopportare di essere imparentati con una piccola assurdità non valgono un rimpianto. Su, lasciami vedere la lista dei meschini giovanotti che sono stati tenuti a distanza dalla follia di Lydia.»
«In verità, vi sbagliate. Non ho simili offese di cui risentirmi. Non di mali particolari, ma di mali generali, mi lamento ora. La nostra importanza, la nostra rispettabilità nel mondo, saranno compromesse dalla selvaggia volubilità, dalla sfrontatezza e dal disprezzo di ogni freno che caratterizzano Lydia. Perdonatemi,-- perché devo parlare chiaramente. Se voi, mio caro padre, non vi prenderete la briga di frenare i suoi spiriti esuberanti, e di insegnarle che le occupazioni presenti non devono essere l'affare della sua vita, sarà ben presto al di là di ogni possibilità di emenda. Il suo carattere sarà fissato; e a sedici anni sarà la civetta più decisa che abbia mai reso ridicoli se stessa e la propria famiglia;--una civetta, per di più, nel peggiore e più meschino grado di civetteria; senza alcuna attrattiva oltre alla giovinezza e a un aspetto tollerabile; e, per l'ignoranza e la vacuità della sua mente, del tutto incapace di parare quella porzione di disprezzo universale che la sua smania di ammirazione ecciterà. In questo pericolo è compresa anche Kitty. Seguirà Lydia ovunque la conduca. Vana, ignorante, oziosa, e assolutamente sfuggita a ogni controllo! Oh, mio caro padre, potete supporre che non saranno censurate e disprezzate ovunque siano conosciute, e che le loro sorelle non saranno spesso coinvolte nella loro disonoratezza?»
Il signor Bennet vide che ci metteva tutto il cuore; e, prendendole affettuosamente la mano, disse in risposta,--
«Non tormentarti, amor mio. Ovunque voi e Jane siate conosciute, dovete essere rispettate e apprezzate; e non apparirete in condizione meno favorevole per avere un paio di--o potrei dire, tre--sorelle molto sciocche. Non avremo pace a Longbourn se Lydia non va a Brighton. Che vada, dunque. Il colonnello Forster è un uomo saggio, e la terrà fuori da ogni vero guaio; ed essa è per fortuna troppo povera per essere oggetto di preda per chicchessia. A Brighton sarà di minore importanza anche come semplice civetta di quanto non sia stata qui. Gli ufficiali troveranno donne più degne della loro attenzione. Speriamo, dunque, che il fatto di stare là possa insegnarle la propria nullità. In ogni caso, non può peggiorare di molti gradi, senza autorizzarci a rinchiuderla per il resto della sua vita.»
Con questa risposta Elizabeth fu costretta ad accontentarsi; ma la sua opinione rimase la stessa, e lo lasciò delusa e addolorata. Non era però nella sua natura accrescere le proprie amarezze fermandovisi sopra. Era certa di aver compiuto il proprio dovere; e affliggersi per mali inevitabili, o aumentarli con l'ansia, non era parte del suo carattere.
Se Lydia e sua madre avessero conosciuto la sostanza della sua conferenza con il padre, la loro indignazione avrebbe trovato a stento espressione nella loro unita loquacità. Nell'immaginazione di Lydia, una visita a Brighton compendiava ogni possibilità di felicità terrena. Vedeva, con l'occhio creativo della fantasia, le strade di quella gaia località balneare coperte di ufficiali. Si vedeva oggetto dell'attenzione di diecine e diecine di essi per il momento sconosciuti. Vedeva tutte le glorie dell'accampamento: le tende distese in bella uniformità di file, affollate di giovani e di allegri, e sfavillanti di scarlatto; e, a completare la vista, si vedeva seduta sotto una tenda, a civettare teneramente con almeno sei ufficiali per volta.
Se avesse saputo che sua sorella cercava di strapparla a simili prospettive e a simili realtà, quali sarebbero state le sue sensazioni? Avrebbero potuto essere comprese solo da sua madre, che avrebbe potuto sentire pressappoco lo stesso. La partenza di Lydia per Brighton era tutto ciò che la consolava della malinconica convinzione che suo marito non intendesse andarvi di persona.
Ma esse erano del tutto ignare di quanto era accaduto; e i loro rapimenti continuarono, con poche interruzioni, fino al giorno stesso della partenza di Lydia da casa.
Elizabeth doveva ora vedere il signor Wickham per l'ultima volta. Essendo stata spesso in sua compagnia dal suo ritorno, l'agitazione era quasi del tutto cessata; le agitazioni di una passata parzialità lo erano del tutto. Aveva persino imparato a scorgere, nella stessa dolcezza che l'aveva dapprima deliziata, un'affettazione e una monotonia che disgustavano e stancavano. Nel suo comportamento presente verso di lei, inoltre, aveva una nuova fonte di dispiacere; poiché l'inclinazione che egli ben presto mostrò a rinnovare quelle attenzioni che avevano contraddistinto la prima parte della loro conoscenza poteva solo servire, dopo quanto era poi accaduto, a irritarla. Perse ogni interesse per lui nello scoprire di essere così prescelta come oggetto di una simile oziosa e frivola galanteria; e mentre la respingeva con fermezza, non poté non sentire il rimprovero insito nel suo credere che, per quanto a lungo, e per qualsiasi causa, le sue attenzioni fossero state ritirate, la sua vanità sarebbe stata gratificata, e la sua preferenza assicurata, in qualunque momento, dal loro rinnovarsi.
Proprio nell'ultimo giorno della permanenza del reggimento a Meryton, egli pranzò, insieme con altri ufficiali, a Longbourn; e così poco Elizabeth era disposta a separarsi da lui in buona armonia, che, avendo egli fatto qualche domanda sul modo in cui aveva trascorso il tempo a Hunsford, ella menzionò che il colonnello Fitzwilliam e il signor Darcy avevano entrambi trascorso tre settimane a Rosings, e gli chiese se conoscesse il primo.
Egli apparve sorpreso, scontento, allarmato; ma, con un istante di riflessione, e un sorriso che tornava, rispose che lo aveva spesso visto un tempo; e, dopo aver osservato che era un uomo molto distinto, le chiese come le fosse piaciuto. La sua risposta fu calorosamente a suo favore. Con un'aria d'indifferenza, egli aggiunse poco dopo: «Quanto tempo avete detto che è stato a Rosings?»
«Quasi tre settimane.»
«E lo vedevate spesso?»
«Sì, quasi ogni giorno.»
«I suoi modi sono molto diversi da quelli di suo cugino.»
«Sì, molto diversi; ma credo che il signor Darcy migliori con la conoscenza.»
«Davvero!» esclamò Wickham, con uno sguardo che non le sfuggì. «E posso chiedere--» ma trattenendosi, aggiunse, in tono più allegro: «È nel modo di fare che migliora? Si è degnato di aggiungere un po' di cortesia al suo stile ordinario? perché non oso sperare», continuò, con un tono più basso e più serio, «che sia migliorato nell'essenziale.»
«Oh, no!» disse Elizabeth. «Nell'essenziale, credo, è molto quello che è sempre stato.»
Mentre ella parlava, Wickham aveva l'aria di chi sa appena se rallegrarsi delle sue parole o diffidarne del significato. C'era un non so che nel suo volto che lo fece ascoltare con attenzione piena di ansia e timore, mentre ella aggiunse,--
«Quando ho detto che migliora con la conoscenza, non intendevo dire che la sua mente o i suoi modi fossero in uno stato di miglioramento; ma che, dal conoscerlo meglio, la sua indole era meglio compresa.»
L'allarme di Wickham apparve ora in un colorito più acceso e in uno sguardo agitato; per alcuni minuti tacque; finché, scuotendosi d'imbarazzo, si voltò di nuovo verso di lei, e disse nel più dolce degli accenti,--
«Voi, che conoscete così bene i miei sentimenti verso il signor Darcy, comprenderete facilmente quanto sinceramente io debba rallegrarmi che egli sia abbastanza saggio da assumere persino l'apparenza di ciò che è giusto. Il suo orgoglio, in quella direzione, può essere utile, se non a lui stesso, a molti altri, perché deve distoglierlo da quella vile condotta di cui ho sofferto. Temo solo che la sorta di cautela a cui voi, immagino, avete alluso, sia adottata unicamente nelle sue visite a sua zia, della cui buona opinione e giudizio egli si sta molto in guardia. Il suo timore di lei ha sempre operato, lo so, quando erano insieme; e molto va imputato al suo desiderio di portare avanti il matrimonio con Miss de Bourgh, che sono certo egli ha molto a cuore.»
Elizabeth non poté reprimere un sorriso a questo, ma rispose solo con una lieve inclinazione del capo. Vide che egli voleva attirarla sul vecchio tema delle sue lagnanze, e non era affatto disposta a compiacerlo. Il resto della serata trascorse con l'apparenza, da parte sua, della solita allegria, ma senza ulteriori tentativi di distinguere Elizabeth; e si separarono infine con reciproca cortesia, e forse con un reciproco desiderio di non incontrarsi mai più.
Quando la compagnia si sciolse, Lydia tornò con la signora Forster a Meryton, donde dovevano partire di buon'ora il mattino seguente. La separazione tra lei e la sua famiglia fu più rumorosa che commovente. Kitty fu la sola a versare lacrime; ma piangeva di stizza e d'invidia. La signora Bennet fu prodiga di auguri per la felicità della figlia, e solenne nelle raccomandazioni di non lasciarsi sfuggire l'occasione di godersi il più possibile,--consiglio che v'era ogni ragione di credere sarebbe stato seguito; e, nella chiassosa felicità di Lydia nel prendere commiato, i più dolci addii delle sue sorelle furono pronunciati senza essere uditi.
CAPITOLO XLII.
Se l'opinione di Elizabeth fosse stata tutta tratta dalla sua famiglia, non avrebbe potuto formarsi un quadro molto lieto della felicità coniugale o della quiete domestica. Suo padre, sedotto dalla gioventù e dalla bellezza, e da quell'apparenza di buon umore che gioventù e bellezza generalmente danno, aveva sposato una donna il cui debole intelletto e la cui mente gretta avevano ben presto, nel loro matrimonio, messo fine a ogni vero affetto per lei. Rispetto, stima e fiducia erano svaniti per sempre; e tutte le sue vedute di felicità domestica erano rovesciate. Ma il signor Bennet non era di una natura tale da cercare conforto per la delusione che la sua stessa imprudenza aveva cagionato in nessuno di quei piaceri che troppo spesso consolano gli sventurati della loro follia o del loro vizio. Era amante della campagna e dei libri; e da questi gusti erano derivati i suoi principali diletti. Verso sua moglie era pochissimo altrimenti debitore se non in quanto la sua ignoranza e la sua follia avevano contribuito al suo divertimento. Questa non è la sorta di felicità che un uomo vorrebbe in generale dovere alla propria moglie; ma dove mancano altri svaghi, il vero filosofo trarrà vantaggio da quelli che gli sono concessi.
Elizabeth, tuttavia, non era mai stata cieca alla sconvenienza della condotta di suo padre come marito. L'aveva sempre vista con dolore; ma, rispettandone le capacità, e grata per l'affettuoso trattamento riservato a lei, cercava di dimenticare ciò che non poteva non vedere, e di bandire dai suoi pensieri quella continua violazione dell'obbligo e del decoro coniugale che, esponendo la moglie al disprezzo dei suoi stessi figli, era così altamente biasimevole. Ma non aveva mai sentito così fortemente come ora gli svantaggi che devono accompagnare i figli di un matrimonio così male assortito, né mai era stata così pienamente consapevole dei mali derivanti da un indirizzo così mal giudicato di talenti--talenti che, usati rettamente, avrebbero potuto almeno preservare la rispettabilità delle figlie, anche se incapaci di ampliare la mente della moglie.
Quando Elizabeth si fu rallegrata della partenza di Wickham, trovò poco altro motivo di soddisfazione nella perdita del reggimento. Le loro compagnie fuori casa erano meno varie di prima; e in casa aveva una madre e una sorella, i cui continui lamenti per la noia di tutto ciò che le circondava gettavano una vera cupezza sulla loro cerchia domestica; e, sebbene Kitty potesse col tempo riacquistare il suo naturale grado di buonsenso, poiché i turbamenti della sua mente erano stati rimossi, l'altra sorella, dalla cui indole si poteva temere un male maggiore, era destinata a essere indurita in tutta la sua follia e sfrontatezza, da una situazione di così doppio pericolo come una località di villeggiatura e un accampamento. Nel complesso, dunque, ella trovò, come talvolta era avvenuto prima, che un evento al quale aveva guardato con desiderio impaziente, nel realizzarsi, non portò tutta la soddisfazione che si era promessa. Era di conseguenza necessario fissare qualche altro periodo per l'inizio della vera felicità; avere qualche altro punto su cui fissare desideri e speranze, e, godendo ancora del piacere dell'anticipazione, consolarsi del presente, e prepararsi a un'altra delusione. Il suo viaggio ai Laghi era ora l'oggetto dei suoi pensieri più felici: era il suo miglior conforto per tutte le ore sgradevoli che lo scontento della madre e di Kitty rendeva inevitabili; e se avesse potuto includere Jane nel progetto, ogni parte di esso sarebbe stata perfetta.
«Ma è una fortuna», pensava, «che abbia qualcosa da desiderare. Se l'intero progetto fosse compiuto, la mia delusione sarebbe certa. Ma qui, portando con me una perenne fonte di rammarico nell'assenza di mia sorella, posso ragionevolmente sperare che tutte le mie aspettative di piacere si realizzino. Un piano di cui ogni parte promette diletto non può mai avere successo; e la delusione generale si evita solo con la difesa di qualche piccola peculiarità che infastidisca.»
Quando Lydia partì, promise di scrivere molto spesso e molto particolarmente alla madre e a Kitty; ma le sue lettere erano sempre lungamente attese, e sempre brevissime. Quelle alla madre non contenevano altro che erano appena tornate dalla biblioteca, dove tali e tali ufficiali le avevano accompagnate, e dove aveva visto tali begli ornamenti da farla quasi impazzire; che aveva un vestito nuovo, o un nuovo parasole, che avrebbe descritto più diffusamente, ma era costretta a smettere in gran fretta, perché la signora Forster la chiamava, e stavano andando all'accampamento; e dalla sua corrispondenza con la sorella c'era ancor meno da apprendere, perché le sue lettere a Kitty, sebbene un po' più lunghe, erano troppo piene di righe sotto le parole per poter essere rese pubbliche.
Dopo la prima quindicina o tre settimane della sua assenza, la salute, il buon umore e l'allegria cominciarono a riapparire a Longbourn. Tutto assunse un aspetto più lieto. Le famiglie che erano state in città per l'inverno tornarono, e nacquero eleganze estive e impegni estivi. La signora Bennet fu ricondotta alla sua consueta querula serenità; e verso la metà di giugno Kitty era così guarita da poter entrare a Meryton senza lacrime,--un evento di così lieta promessa da far sperare a Elizabeth che, per il Natale seguente, potesse essere abbastanza ragionevole da non nominare un ufficiale più di una volta al giorno, a meno che, per qualche crudele e malevolo provvedimento del Ministero della Guerra, un altro reggimento non fosse acquartierato a Meryton.
Il tempo fissato per l'inizio del loro viaggio al Nord era ormai vicino; e mancava solo una quindicina di giorni, quando giunse una lettera dalla signora Gardiner, che ne ritardò l'inizio e ne ridusse l'ampiezza. Il signor Gardiner sarebbe stato impedito da affari dal mettersi in viaggio fino a una quindicina di giorni più tardi in luglio, e doveva essere di nuovo a Londra entro un mese; e poiché ciò lasciava un periodo troppo breve per andare così lontano, e vedere così tanto come avevano progettato, o almeno per vederlo con la comodità e il comodo che avevano dato per scontati, furono costretti a rinunciare ai Laghi, e a sostituire un viaggio più ristretto; e, secondo il piano attuale, non dovevano andare più a nord del Derbyshire. In quella contea c'era abbastanza da vedere per occupare la maggior parte delle loro tre settimane; e per la signora Gardiner esso aveva un'attrazione particolarmente forte. La città dove ella aveva un tempo trascorso alcuni anni della sua vita, e dove ora dovevano trascorrere qualche giorno, era forse un oggetto della sua curiosità non meno di tutte le celebrate bellezze di Matlock, Chatsworth, Dovedale o del Peak.
Elizabeth era enormemente delusa: si era messa in testa di vedere i Laghi; e pensava ancora che ci sarebbe potuto essere tempo sufficiente. Ma era suo compito essere soddisfatta--e certo il suo carattere tendeva alla serenità; e tutto tornò presto a posto.
Con la menzione del Derbyshire, si connettevano molte idee. Le era impossibile vedere la parola senza pensare a Pemberley e al suo proprietario. «Ma di certo», disse, «posso entrare nella sua contea senza danno, e derubarla di qualche campione pietrificato, senza che egli se ne accorga.»
Il periodo dell'attesa era ora raddoppiato. Quattro settimane dovevano trascorrere prima dell'arrivo di suo zio e di sua zia. Ma trascorsero, e il signor e la signora Gardiner, con i loro quattro figli, apparvero infine a Longbourn. I bambini, due bambine di sei e otto anni, e due maschi più piccoli, dovevano essere lasciati sotto la particolare cura della cugina Jane, che era la favorita generale, e il cui saldo giudizio e la cui dolcezza di carattere la rendevano perfettamente adatta a occuparsi di loro in ogni modo-- insegnando loro, giocando con loro, e amandoli.
I Gardiner si fermarono solo una notte a Longbourn, e partirono il mattino seguente con Elizabeth in cerca di novità e svago. Un godimento era certo--quello dell'affinità come compagni; un'affinità che comprendeva salute e temperamento da sopportare i disagi-- allegria da accrescere ogni piacere--e affetto e intelligenza, che potessero supplirvi fra loro se vi fossero state delusioni fuori.
Non è oggetto di quest'opera descrivere il Derbyshire, né alcuno dei luoghi notevoli attraverso i quali il loro cammino verso quella contea si svolgeva — Oxford, Blenheim, Warwick, Kenilworth, Birmingham e così via sono sufficientemente conosciuti. Una piccola parte del Derbyshire è tutto ciò che qui ci riguarda. Verso la piccola città di Lambton, teatro dell'antica dimora di Mrs. Gardiner, e dove ella aveva appreso da poco che le restava ancora qualche conoscenza, rivolsero i loro passi dopo aver visto tutte le principali meraviglie della regione; e a meno cinque miglia da Lambton, Elizabeth seppe dalla zia che sorgeva Pemberley. Non era sulla loro strada diretta; eppure ne distava solo un miglio o due. Discutendo l'itinerario la sera precedente, Mrs. Gardiner aveva manifestato il desiderio di rivedere quel luogo. Mr. Gardiner dichiarò di essere ben lieto di accontentarla, e si chiese a Elizabeth il suo assenso.
«Mia cara, non ti piacerebbe vedere un posto di cui hai tanto sentito parlare?» disse la zia. «Un posto, per di più, col quale sono legate tante delle tue conoscenze. Wickham vi ha passato tutta la sua giovinezza, lo sai.»
Elizabeth era in imbarazzo. Sentiva di non avere alcun diritto di recarsi a Pemberley, e fu costretta a fingersi poco incline a vederla. Dovette confessare di essere stanca delle grandi case: dopo averne visitate tante, non provava davvero più alcun piacere in begli tappeti o tende di raso.
Mrs. Gardiner la rimproverò aspramente. «Se fosse solo una bella casa riccamente ammobiliata,» disse, «non me ne importerebbe nulla di persona; ma i giardini sono incantevoli. Hanno alcuni dei boschi più belli della contea.»
Elizabeth non disse più nulla; ma la sua mente non poteva acquietarsi. La possibilità di incontrare Mr. Darcy, visitando il luogo, le si presentò d'un tratto alla mente. Sarebbe stato orribile! Arrossì al solo pensiero; e rifletté che sarebbe stato meglio parlare apertamente con la zia, anziché correre un tale rischio. Ma c'erano obiezioni contro questa decisione; e infine si risolse che avrebbe potuto essere l'ultima risorsa, qualora le sue private indagini sull'assenza della famiglia avessero avuto una risposta sfavorevole.
Perciò, quando si ritirò per la notte, chiese alla cameriera se Pemberley non fosse un luogo davvero splendido, quale fosse il nome del proprietario, e, con non poco timore, se la famiglia fosse già giunta per l'estate. Un graditissimo «no» seguì l'ultima domanda; e, venuti meno i suoi timori, ebbe agio di sentirsi molto curiosa di vedere la casa di persona; e quando il mattino seguente l'argomento fu ripreso e le fu chiesto di nuovo il suo parere, poté rispondere con prontezza, e con un'aria conveniente di indifferenza, che non aveva davvero alcuna avversione per quel progetto.
A Pemberley, dunque, si doveva andare.
CAPITOLO XLIII.
Elizabeth, mentre avanzavano in carrozza, stette in attesa della prima apparizione dei boschi di Pemberley con una certa ansia; e quando infine voltarono all'ingresso della casa del custode, aveva gli spiriti in un grande fermento.
Il parco era molto vasto, e comprendeva una grande varietà di terreni. Vi entrarono da uno dei suoi punti più bassi, e proseguirono per un certo tempo attraverso un bosco bellissimo che si stendeva su un'ampia estensione.
La mente di Elizabeth era troppo piena per poter conversare, ma vedeva e ammirava ogni singolo tratto e punto di vista notevole. Risalirono gradatamente per mezzo miglio, e poi si trovarono in cima a un rialzo considerevole, dove il bosco cessava, e l'occhio fu colto all'istante dalla casa di Pemberley, situata sul lato opposto della vallata, nella quale la strada scendeva con una certa repentinità. Era un grande ed elegante edificio in pietra, che sorgeva bene su un terreno in salita, e dietro era coronato da una catena di alte colline boscose; e davanti un corso d'acqua di una certa importanza naturale si era ingrossato fino a diventar maggiore, ma senza mostrare alcun segno di artificio. Le sue rive non erano né formali né falsamente ornate. Elizabeth ne fu deliziata. Non aveva mai veduto un luogo nel quale la natura avesse fatto di più, o dove la bellezza naturale fosse stata così poco contrastata da un gusto maldestro. Erano tutti quanti pieni di ammirazione; e in quel momento ella sentì che essere la padrona di Pemberley sarebbe stato qualcosa!
Scesero lungo il colle, attraversarono il ponte, e si diressero alla porta; e, mentre esaminavano l'aspetto più da vicino della casa, tutto il suo timore d'incontrare il proprietario tornò. Temeva che la cameriera si fosse sbagliata. Chiesero di poter visitare il luogo, e furono ammessi nell'atrio; ed Elizabeth, mentre aspettavano la governante, ebbe agio di meravigliarsi di trovarsi dove si trovava.
La governante venne; una donna anziana dall'aspetto rispettabile, molto meno fastosa, e più cortese, di quanto avesse mai immaginato di trovarla. La seguirono nella sala da pranzo. Era una stanza grande, ben proporzionata, arredata con eleganza. Elizabeth, dopo averla scorsa brevemente, andò a una finestra per godersi il panorama. Il colle, coronato di boschi, dal quale erano discesi, acquistava maggiore ripidità dalla distanza, ed era un oggetto bellissimo. Ogni disposizione del terreno era buona; e osservò l'insieme della scena — il fiume, gli alberi sparsi sulle sue rive, e l'andamento sinuoso della vallata, fin dove poteva seguirlo — con diletto. Mentre passavano in altre stanze, quegli oggetti andavano assumendo posizioni diverse; ma da ogni finestra c'erano bellezze da vedere. Le stanze erano alte e belle, e il loro mobilio confacente alla fortuna del proprietario; ma Elizabeth vide, con ammirazione del suo gusto, che non era né sgargiante né inutilmente sontuoso — con meno sfoggio di splendore, e più vera eleganza, di quanto fosse il mobilio di Rosings.
«E di questo luogo,» pensò, «avrei potuto essere padrona! Di queste stanze avrei potuto ormai essere famigliarmente consapevole! Invece di guardarle come un'estranea, avrei potuto gioirne come di cosa mia, e accogliere in esse, come visitatori, mio zio e mia zia. Ma, no,» rammentando sé stessa, «ciò non avrebbe mai potuto accadere; mio zio e mia zia mi sarebbero stati strappati; non mi sarebbe stato permesso invitarli.»
Questa fu una riflessione opportuna — la salvò da qualcosa di simile al rimpianto.
Moriva dalla voglia di chiedere alla governante se il suo padrone fosse davvero assente, ma non ne ebbe il coraggio. Alla fine, tuttavia, la domanda fu posta da suo zio; ed ella si voltò in là con apprensione, mentre Mrs. Reynolds rispose che lo era; aggiungendo: «Ma lo aspettiamo domani, con un gruppo numeroso di amici.» Come fu lieta Elizabeth che il loro viaggio non fosse stato per nessuna circostanza ritardato di un solo giorno!
Sua zia la chiamò ora a guardare un ritratto. Lei si avvicinò, e vide il sembiante di Mr. Wickham, sospeso, fra parecchie altre miniature, sopra la cappa del camino. La zia le chiese, sorridendo, come lo trovasse. La governante si fece avanti, e disse loro che era il ritratto di un giovane gentiluomo, figlio dell'amministratore del defunto padrone di lei, che era stato cresciuto da lui a sue spese. «Ora è entrato nell'esercito,» aggiunse; «ma temo che sia diventato molto scapestrato.»
Mrs. Gardiner guardò la nipote con un sorriso, ma Elizabeth non poté ricambiarlo.
«E quello,» disse Mrs. Reynolds, indicando un'altra delle miniature, «è il mio padrone — ed è molto somigliante. Fu dipinto nello stesso tempo dell'altro — circa otto anni fa.»
«Ho sentito molto parlare della bella persona del vostro padrone,» disse Mrs. Gardiner, guardando il ritratto; «è un viso attraente. Ma, Lizzy, tu puoi dirci se è somigliante o no.»
Il rispetto di Mrs. Reynolds per Elizabeth parve accrescersi a questa allusione al fatto che lei conoscesse il suo padrone.
«Quella giovane signorina conosce Mr. Darcy?»
Elizabeth arrossì, e disse: «Un poco.»
«E non vi sembra lui un signore molto bello, signora?»
«Sì, molto bello.»
«Sono certa che non ne conosco uno così bello; ma nella galleria di sopra vedrete un ritratto di lui più bello e più grande di questo. Questa stanza era la stanza prediletta del mio defunto padrone, e queste miniature sono esattamente come erano allora. Lui ne era molto affezionato.»
Ciò spiegò a Elizabeth perché Mr. Wickham figurasse tra esse.
Mrs. Reynolds rivolse poi la loro attenzione a uno di Miss Darcy, dipinto quando ella aveva solo otto anni.
«E Miss Darcy è bella come suo fratello?» disse Mr. Gardiner.
«Oh, sì — la più bella giovane signora che si sia mai veduta; e così compita! Suona e canta tutto il giorno. Nella stanza accanto c'è un nuovo strumento appena arrivato per lei — un regalo del mio padrone: viene qui domani con lui.»
Mr. Gardiner, i cui modi erano facili e piacevoli, incoraggiava la sua loquacità con domande e osservazioni: Mrs. Reynolds, sia per orgoglio che per attaccamento, traeva evidentemente grande piacere dal parlare del suo padrone e della sorella di lui.
«Il vostro padrone sta molto a Pemberley nel corso dell'anno?»
«Non quanto vorrei, signore: ma oso dire che potrà passarvi metà del suo tempo; e Miss Darcy c'è sempre, per i mesi dell'estate.»
«Salvo,» pensò Elizabeth, «quando va a Ramsgate.»
«Se il vostro padrone si sposasse, potreste vederlo di più.»
«Sì, signore; ma non so quando ciò avverrà. Non so chi sia degna di lui.»
Mr. e Mrs. Gardiner sorrisero. Elizabeth non poté trattenersi dal dire: «È certo molto a suo credito, sono persuasa, che voi la pensiate così.»
«Non dico se non la verità, e ciò che tutti diranno che lo conoscono,» replicò l'altra. Elizabeth pensò che ciò andava già abbastanza oltre; e stava ad ascoltare con crescente stupore mentre la governante aggiungeva: «Non ho mai ricevuto una parola aspra da lui in vita mia, e lo conosco da quando aveva quattro anni.»
Questa era la più straordinaria fra tutte le lodi possibili, la più opposta alle sue idee. Che lui non fosse un uomo di buon carattere era stata la sua opinione più ferma. La sua attenzione più acuta era desta: moriva dalla voglia di sentire ancora; e fu grata allo zio che disse:
«Sono ben poche le persone di cui si possa dir tanto. Siete fortunata ad avere un padrone simile.»
«Sì, signore, lo so. Se dovessi girare il mondo, non potrei incontrarne uno migliore. Ma ho sempre osservato che coloro che sono di buon naturale da bambini, sono di buon naturale da adulti; e lui è sempre stato il ragazzo dal temperamento più dolce e dal cuore più generoso del mondo.»
Elizabeth la guardò quasi con gli occhi sbarrati. «Può essere Mr. Darcy, costui?» pensò.
«Suo padre era un uomo eccellente,» disse Mrs. Gardiner.
«Sì, signora, lo era davvero; e suo figlio sarà esattamente come lui — altrettanto affabile coi poveri.»
Elizabeth stava ad ascoltare, meravigliata, dubbiosa, e impaziente di saperne di più. Mrs. Reynolds non poteva interessarla su nessun altro punto. Parlò dei soggetti dei quadri, delle dimensioni delle stanze, e del prezzo della mobilia, invano. Mr. Gardiner, molto divertito da quella sorta di pregiudizio di famiglia, al quale attribuiva la sua esagerata lode del padrone, tornò ben presto sull'argomento; ed ella si soffermò con energia sui suoi molti meriti, mentre salivano insieme per il grande scalone.
«È il miglior proprietario, e il miglior padrone,» disse, «che sia mai vissuto. Non come i giovani scapestrati di questi tempi, che non pensano ad altro che a sé stessi. Non c'è uno dei suoi affittuari o servitori che non gli dia un buon nome. Qualcuno lo chiama superbo; ma io sono certa che non ne ho mai visto nulla. A parer mio, è solo perché non fa sfoggio di sé come gli altri giovani.»
«In quale luce amabile lo pone tutto ciò!» pensò Elizabeth.
«Questo bel resoconto di lui,» sussurrò la zia mentre camminavano, «non si accorda del tutto col suo comportamento verso il nostro povero amico.»
«Forse potremmo essere stati ingannati.»
«Non è molto probabile; la nostra fonte era troppo attendibile.»
Giunti nell'ampio vestibolo di sopra, furono introdotti in un graziosissimo salottino, arredato da poco con maggiore eleganza e leggerezza delle stanze al piano inferiore; e fu detto loro che era stato fatto appena di recente per fare piacere a Miss Darcy, che aveva preso a benvolere la stanza, durante la sua ultima visita a Pemberley.
«È certo un buon fratello,» disse Elizabeth, mentre si dirigeva verso una delle finestre.
Mrs. Reynolds prevenne la gioia di Miss Darcy, quando sarebbe entrata nella stanza. «Ed è sempre così con lui,» aggiunse. «Qualunque cosa possa far piacere a sua sorella, viene fatta in un attimo. Non c'è nulla che lui non farebbe per lei.»
La galleria dei ritratti, e due o tre delle camere da letto principali, erano tutto ciò che restava da mostrare. Nella prima c'erano molti buoni dipinti: ma Elizabeth non s'intendeva d'arte; e da quelli che già si erano visti al piano inferiore, si volse volentieri a guardare alcuni disegni di Miss Darcy, a pastello, i cui soggetti erano di solito più interessanti, e anche più intelligibili.
Nella galleria c'erano molti ritratti di famiglia, ma non potevano avere molto su cui trattenere l'attenzione di un'estranea. Elizabeth proseguì in cerca dell'unico volto le cui fattezze le sarebbero state note. Alla fine esso la fermò — e scorse una somiglianza sorprendente di Mr. Darcy, con un sorriso sul viso quale ricordava di avergli visto talvolta, quando guardava lei. Restò parecchi minuti davanti al ritratto, in una contemplazione assorta, e vi tornò ancora prima che lasciassero la galleria. Mrs. Reynolds li informò che era stato fatto in vita di suo padre.
C'era certo, in quel momento, nella mente di Elizabeth, un sentimento più mite verso l'originale di quanto non avesse mai provato nel vivo della loro conoscenza. La lode che Mrs. Reynolds gli aveva elargito non era di poco conto. Quale lodi è più preziosa della lode di un servitore intelligente? Come fratello, come proprietario, come padrone, ella rifletté quante persone avevano la loro felicità affidata alla sua custodia! Quanta parte di piacere o di dolore era in suo potere di elargire! Quanto bene o quanto male doveva essere compiuto da lui! Ogni idea messa in campo dalla governante era favorevole al suo carattere; e mentre stava davanti alla tela, sulla quale lui era rappresentato, e fissava gli occhi su di lei, pensò alla sua considerazione per lei con un sentimento di gratitudine più profondo di quanto non ne avesse mai destato prima: ne ricordò il calore, e ne attenuò l'improprietà d'espressione.
Quando tutta la casa che era aperta alla vista del pubblico fu veduta, ridiscesero le scale; e, presi congedo dalla governante, furono affidati al giardiniere, che li incontrò alla porta d'ingresso.
Mentre camminavano sul prato verso il fiume, Elizabeth si voltò a guardare ancora; suo zio e sua zia si fermarono anch'essi; e mentre il primo faceva congetture sulla data della costruzione, il proprietario di essa stesso si fece avanti a un tratto dalla strada che portava dietro la casa alle scuderie.
Erano a meno di venti iarde l'uno dall'altra; e così improvvisa fu la sua apparizione, che era impossibile sottrarsi al suo sguardo. I loro occhi s'incontrarono all'istante, e le guance di entrambi si ricoprirono del più profondo rossore. Lui trasalì davvero, e per un momento parve immobile dallo stupore; ma, ripresosi poco dopo, avanzò verso il gruppo, e parlò a Elizabeth, se non in termini di perfetta calma, almeno di perfetta cortesia.
Lei s'era istintivamente voltata in là; ma, fermandosi al suo avvicinarsi, ricevette i suoi complimenti con un turbamento impossibile a vincersi. Se la sua prima apparizione, o la sua somiglianza col ritratto che avevano appena finito di esaminare, non fossero bastate ad assicurare gli altri due che quello era Mr. Darcy, l'espressione di sorpresa del giardiniere, alla vista del suo padrone, avrebbe loro immediatamente svelato il fatto. Si tennero un po' in disparte mentre lui parlava alla nipote di loro, la quale, stupita e confusa, osava a mala pena alzare gli occhi sul suo volto, e non sapeva quale risposta desse alle sue cortesi domande sulla famiglia. Meravigliata dal cambiamento dei suoi modi dacché s'erano lasciati l'ultima volta, ogni frase che lui pronunciava accresceva il suo turbamento; e ogni idea dell'inopportunità di trovarsi colà, che le ritornava alla mente, faceva sì che i pochi minuti durante i quali stettero insieme fossero alcuni dei più penosi della sua vita. Né lui sembrava molto più a suo agio; quando parlava, il suo accento non aveva nulla della sua solita compostezza; e ripeté le sue domande sull'epoca in cui aveva lasciato Longbourn, e sulla sua permanenza nel Derbyshire, così spesso, e in un modo così affrettato, che rivelava chiaramente il disturbo dei suoi pensieri.
Finalmente, ogni idea parve abbandonarlo; e dopo essere rimasto in piedi alcuni momenti senza dire una parola, si ricompose di colpo, e prese congedo.
Gli altri le si accostarono allora, ed espressero la loro ammirazione della sua figura; ma Elizabeth non sentì una sola parola, e, tutta assorta nei propri sentimenti, li seguì in silenzio. Era sopraffatta dalla vergogna e dal dispetto. Il suo trovarsi là era la cosa più sfortunata, la più mal pensata del mondo! Come doveva parere strano a lui! In quale luce vergognosa non poteva scagliar ciò un uomo così vanitoso! Poteva sembrare come se lei si fosse gettata di proposito sul suo cammino ancora una volta! Oh! perché era venuta? o perché mai lui era giunto un giorno prima del previsto? Se fossero arrivati anche solo dieci minuti prima, sarebbero stati oltre la portata della sua vista; poiché era chiaro che lui era giunto in quel momento, che in quel momento era sceso da cavallo o dalla carrozza. Arrossì più e più volte davanti alla stranezza dell'incontro. E il suo contegno, così sorprendentemente mutato — che cosa poteva significare? Che lui dovesse addirittura rivolgerle la parola era sbalorditivo! — ma parlarle con tale cortesia, chiederle notizie della famiglia! Mai in vita sua lo aveva visto dai modi così poco alteri, mai le aveva parlato con tale dolcezza come in questo incontro inatteso. Quale contrasto offriva rispetto al suo ultimo discorso a Rosings Park, quando le mise la lettera in mano! Non sapeva cosa pensare, o come rendersene conto.
Avevano ormai imboccato un bellissimo viale lungo il corso d'acqua, e ogni passo ne metteva innanzi uno scoscendimento più nobile, o un tratto di bosco più bello al quale si avvicinavano: ma passò del tempo prima che Elizabeth avvertisse alcunché di tutto ciò; e, sebbene rispondesse meccanicamente alle ripetute esortazioni dello zio e della zia, e sembrasse volgere gli occhi agli oggetti che quelli le indicavano, non distingueva alcuna parte del paesaggio. I suoi pensieri erano tutti fissi su quell'unico punto della casa di Pemberley, dovunque fosse, dove Mr. Darcy si trovava in quel momento. Moriva dalla voglia di sapere che cosa in quell'istante gli passasse per la mente; in quale modo pensasse di lei, e se, nonostante tutto, lei gli fosse ancora cara. Forse era stato cortese solo perché si sentiva a proprio agio; eppure c'era stato qualcosa nella sua voce, che non era come chi si senta a proprio agio. Se nel vederla avesse provato più dolore o più piacere, ella non avrebbe saputo dirlo, ma di certo non l'aveva vista con compostezza.
Alla fine, tuttavia, le osservazioni dei suoi compagni sulla sua distrazione la scossero, e sentì la necessità di mostrarsi un po' più in sé.
Per ragioni di continuità, le righe che seguono NON vanno tradotte — corrispondono al testo già tradotto in precedenza: cui dolcezza di carattere la rendevano perfettamente adatta a occuparsi di loro in ogni modo-- insegnando loro, giocando con loro, e amandoli. I Gardiner si fermarono solo una notte a Longbourn, e partirono il mattino seguente con Elizabeth in cerca di novità e svago. Un godimento era certo--quello dell'affinità come compagni; un'affinità che comprendeva salute e temperamento da sopportare i disagi-- allegria da accrescere ogni piacere--e affetto e intelligenza, che potessero supplirvi fra loro se vi fossero state delusioni fuori.
Entrarono nei boschi, e, prendendo commiato dal fiume per un po', salirono su alcuni dei terreni più elevati; donde, nei punti dove l'apertura degli alberi concedeva all'occhio la facoltà di vagare, si godevano molte incantevoli vedute della vallata, dei colli opposti, con la lunga distesa di boschi che ne ricopriva molti, e di tanto in tanto una parte del corso d'acqua. Il signor Gardiner espresse il desiderio di girare tutto il parco, ma temeva che potesse essere troppo per una passeggiata. Con un sorriso trionfante, fu loro detto che il perimetro era di dieci miglia. La cosa si risolse da sé; e intrapresero il consueto giro; che li ricondusse, dopo qualche tempo, in una discesa fra boschi pendii, sino all'orlo dell'acqua, e a una delle sue parti più strette. Lo attraversarono per mezzo di un semplice ponte, in carattere col tono generale della scena: era un luogo meno ornato di quanti ne avessero fino allora visitati; e la vallata, qui ristretta in una gola, concedeva spazio solo al torrente, e a uno stretto sentiero fra il folto bosco ceduo che lo costeggiava. Elizabeth avrebbe voluto esplorarne le sinuosità; ma quando ebbero attraversato il ponte, e si accorsero della distanza dalla casa, la signora Gardiner, che non era una gran camminatrice, non poté andare oltre, e pensava soltanto di tornare alla carrozza il più in fretta possibile. La nipote fu, pertanto, costretta a rassegnarsi, e presero la via verso la casa dalla parte opposta del fiume, nella direzione più breve; ma il loro procedere era lento, perché il signor Gardiner, sebbene raramente in grado di indulgere al suo gusto, era molto appassionato della pesca, ed era talmente preso a osservare la comparsa occasionale di qualche trota nell'acqua, e a parlarne con l'uomo, che avanzava ben poco. Mentre vagavano così lentamente, furono di nuovo sorpresi, e lo stupore di Elizabeth fu pari a quello della prima volta, alla vista del signor Darcy che si avvicinava, e a poca distanza. Il sentiero, essendo qui meno riparato che dall'altra parte, permise loro di scorgerlo prima d'incontrarsi. Elizabeth, per quanto stupita, era almeno più preparata a un incontro di prima, e risoluta a mostrarsi, e a parlare, con calma, se egli intendeva davvero raggiungerli. Per qualche istante, in verità, sentì che probabilmente avrebbe imboccato qualche altro sentiero. L'idea durò fino a che una svolta nel cammino lo nascose alla loro vista; passata la svolta, egli fu loro immediatamente dinanzi. Con uno sguardo ella vide che non aveva perso nulla della sua recente cortesia; e, per imitarne la cortesia, cominciò nell'incontrarlo ad ammirare la bellezza del luogo; ma non era andata oltre le parole "delizioso," e "incantevole," quando alcuni ricordi infelici si fecero avanti, e immaginò che lodi di Pemberley da parte sua potessero essere maliziosamente interpretate. Il suo colore mutcò, e non disse altro.
La signora Gardiner era un po' indietro; e nel suo esitare, egli le chiese se gli avrebbe fatto l'onore di presentarlo ai suoi amici. Fu un tratto di cortesia per cui essa era del tutto impreparata; e poté a stento trattenere un sorriso nel vederlo ora cercare la conoscenza di alcune di quelle stesse persone, contro le quali il suo orgoglio si era rivoltato, nella sua offerta a lei stessa. "Quale sarà la sua sorpresa," pensava, "quando saprà chi sono! Li prende ora per gente di moda."
La presentazione, tuttavia, fu fatta immediatamente; e mentre ella nominava il loro legame con sé, gli lanciò un'occhiata furtiva, per vedere come lo reggeva; e non era senza l'aspettativa di vederlo battere in ritirata il più in fretta possibile da così disdicevoli compagni. Che fosse sorpreso della parentela era evidente: la sostenne, tuttavia, con fortezza: e, lungi dall'andarsene, tornò indietro con loro, e s'intrattenne in conversazione col signor Gardiner. Elizabeth non poté che compiacersene, non poté che trionfarne. Era consolante che egli sapesse che lei aveva dei parenti dei quali non c'era bisogno di arrossire. Ascoltò con la massima attenzione tutto ciò che passò fra loro, e si gloriava in ogni espressione, ogni frase dello zio, che ne rivelasse l'intelligenza, il gusto, o le buone maniere.
La conversazione cadde ben presto sulla pesca; ed ella udì il signor Darcy invitarlo, con la massima cortesia, a pescare lì ogni volta che volesse, mentre fosse rimasto nei dintorni, offrendosi al contempo di fornirgli gli attrezzi, e indicando quelle parti del corso d'acqua dove solitamente si otteneva il miglior bottino. La signora Gardiner, che camminava a braccetto con Elizabeth, le rivolse uno sguardo che esprimeva la sua meraviglia. Elizabeth non disse nulla, ma ne fu oltremodo gratificata; il complimento doveva essere tutto per lei. Il suo stupore, tuttavia, era estremo; e continuava a ripetersi: "Perché è così mutato? Da che cosa può derivare? Non può essere per me, non può essere per amor mio che i suoi modi sono così ammorbiditi. I miei rimproveri a Hunsford non potrebbero operare un tale cambiamento. È impossibile che egli mi ami ancora."
Dopo aver camminato qualche tempo in questo modo, le due signore davanti, i due gentiluomini dietro, riprendendo i loro posti, dopo essere discesi fino alla riva del fiume per meglio esaminare una curiosa pianta acquatica, accadde un piccolo mutamento. Ebbe origine dalla signora Gardiner, che, stanca per l'esercizio del mattino, trovò il braccio di Elizabeth insufficiente al suo sostentamento, e preferì pertanto quello del marito. Il signor Darcy prese il suo posto accanto alla nipote, e proseguirono il cammino insieme. Dopo un breve silenzio, la signora parlò per prima. Voleva che egli sapesse che ella era stata assicurata della sua assenza prima di recarsi lì, e cominciò pertanto osservando che il suo arrivo era stato del tutto inatteso -- "poiché la vostra governante," aggiunse, "ci informò che certamente non sareste stato qui prima di domani; e, invero, prima che lasciassimo Bakewell, ci fu dato intendere che non vi aspettavano immediatamente in campagna." Egli riconobbe la verità di tutto; e disse che affari col suo intendente avevano occasionato il suo anticipare di qualche ora il resto della comitiva con cui stava viaggiando. "Mi raggiungeranno presto domani," continuò, "e fra loro vi è chi vorrà far valere una conoscenza con voi -- il signor Bingley e le sue sorelle."
Elizabeth rispose solo con un lieve inchino. I suoi pensieri furono all'istante ricondotti al tempo in cui il nome del signor Bingley era stato da loro menzionato per l'ultima volta; e, a giudicare dalla sua cera, il suo animo non era diversamente impegnato.
"Vi è anche un'altra persona nella comitiva," continuò dopo una pausa, "che desidera in modo più particolare esservi nota. Mi permettete, o chiedo troppo, di presentarvi mia sorella durante il vostro soggiorno a Lambton?"
La sorpresa di una tale richiesta fu davvero grande; troppo grande perché ella sapesse in qual modo vi acconsentisse. Sentì immediatamente che qualunque desiderio Miss Darcy potesse avere di conoscerla, doveva essere opera del fratello, e, senza cercare oltre, era soddisfacente; era gratificante sapere che il suo risentimento non gliel'aveva fatta giudicare davvero male.
Proseguirono ora in silenzio; ciascuno immerso nei propri pensieri. Elizabeth non era a suo agio; ciò era impossibile; ma ne era lusingata e compiaciuta. Il suo desiderio di presentarle la sorella era un complimento della più alta specie. Ben presto oltrepassarono gli altri; e quando ebbero raggiunto la carrozza, il signore la signora Gardiner erano mezzo quarto di miglio indietro.
Egli allora la invitò a entrare in casa -- ma ella dichiarò di non essere stanca, e rimasero insieme sul prato. In un momento simile molto si sarebbe potuto dire, e il silenzio era assai imbarazzante. Ella avrebbe voluto parlare, ma sembrava esservi un divieto su ogni argomento. Alla fine si ricordò che aveva viaggiato, e parlarono a lungo di Matlock e Dovedale con grande costanza. Eppure il tempo e sua zia procedevano lentamente -- e la sua pazienza e le sue idee erano quasi esaurite prima che il tête-à-tête avesse fine.
All'arrivo del signore e della signora Gardiner furono tutti premurosamente invitati a entrare in casa e prendere qualche ristoro; ma il invito fu declinato, e si separarono da una parte e dall'altra con la massima cortesia. Il signor Darcy fece salire le signore in carrozza; e quando questa si mosse, Elizabeth lo vide che si avviava lentamente verso la casa.
Le osservazioni dello zio e della zia cominciarono ora; e ciascuno di loro lo proclamò di gran lunga superiore a qualsiasi cosa si fossero aspettati.
"È perfettamente beneducato, cortese, e modesto," disse lo zio.
"C'è qualcosa di un po' solenne in lui, invero," replicò la zia; "ma è circoscritto al suo portamento, e non è sconveniente. Posso ora dire, con la governante, che sebbene alcuni possano chiamarlo orgoglioso, io non ne ho visto nulla."
"Non fui mai più sorpreso che dal suo comportamento verso di noi. Era più che cortese; era davvero premuroso; e non ve n'era alcuna necessità. La sua conoscenza con Elizabeth era ben lieve."
"Certo, Lizzy," disse la zia, "non è bello come Wickham; o piuttosto non ha il volto di Wickham, giacché i suoi lineamenti sono perfettamente belli. Ma come vi venne di dirci che era così sgradevole?"
Elizabeth si scusò come meglio poté: disse che le era piaciuto di più quando si erano incontrati nel Kent che prima, e che non lo aveva mai visto così gradevole come in quella mattina.
"Ma forse può essere un po' bizzarro nelle sue cortesie," replicò lo zio. "I vostri grandi uomini lo sono spesso; e pertanto non lo prenderò in parola circa la pesca, ché potrebbe cambiare idea un altro giorno, e bandirmi dalle sue terre."
Elizabeth sentì che avevano inteso del tutto a rovescio il suo carattere, ma non disse nulla.
"Da quanto abbiamo visto di lui," continuò la signora Gardiner, "invero non avrei pensato che potesse essersi comportato in modo così crudele verso chicchessia come ha fatto col povero Wickham. Non ha un aspetto malevolo. Al contrario, vi è qualcosa di piacevole nella sua bocca quando parla. E vi è qualcosa di dignità nel suo volto, che non darebbe un'idea sfavorevole del suo cuore. Ma, invero, la buona signora che ci mostrò la casa gliene fece un carattere addirittura fiammeggiante! A stento potevo trattenermi dal ridere ad alta voce a volte. Ma è un padrone liberale, suppongo, e ciò, agli occhi di un servo, comprende ogni virtù."
Elizabeth qui si sentì chiamata a dir qualcosa in difesa del suo comportamento verso Wickham; e, pertanto, diede loro a intendere, nel modo più cauto che poté, che da quanto aveva udito dai suoi parenti nel Kent, le sue azioni erano capaci di un ben diverso costrutto; e che il suo carattere non era affatto così difettoso, né quello di Wickham così amabile, come li si era considerati nell'Hertfordshire. A conferma di ciò, raccontò i particolari di tutte le transazioni pecuniarie in cui erano stati implicati, senza nominare in realtà la sua fonte, ma dichiarandola tale da potervisi fare affidamento.
La signora Gardiner ne fu sorpresa e rammaricata: ma poiché si stavano ormai avvicinando alla scena delle sue antiche gioie, ogni idea cedette il passo al fascino del ricordo; ed era troppo intenta a indicare al marito tutti i punti interessanti dei dintorni, per pensare ad altro. Stanca com'era stata per la passeggiata del mattino, non appena pranzato ripartì in cerca delle sue antiche conoscenze, e la serata fu trascorsa nelle soddisfazioni di un'intercorso rinnovato dopo molti anni di interruzione.
Le vicende del giorno erano troppo ricche d'interesse per lasciare a Elizabeth molta attenzione per qualcuna di queste nuove amicizie; e non poté far altro che pensare, e pensare con meraviglia, alla cortesia del signor Darcy, e, sopra ogni cosa, al suo desiderio che ella conoscesse sua sorella.
CAPITOLO XLIV.
Elizabeth aveva dato per scontato che il signor Darcy avrebbe condotto sua sorella a farle visita il giorno stesso dopo il suo arrivo a Pemberley; e, di conseguenza, era risoluta a non perdere di vista la locanda per tutta quella mattina. Ma la sua conclusione era errata; poiché la mattina stessa dopo il loro arrivo a Lambton quei visitatori vennero. Essi erano stati a passeggiare attorno al luogo con alcuni dei loro nuovi amici, e erano appena tornati alla locanda per vestirsi per pranzare con la stessa famiglia, quando il rumore di una carrozza li attirò a una finestra, e videro un gentiluomo e una signora in un calesse risalire la via. Elizabeth, riconosciuta immediatamente la livrea, intuì che cosa significasse, e non destò un piccolo grado di sorpresa nei suoi parenti, informando dell'onore che ella si aspettava. Lo zio e la zia furono tutti stupore; e l'imbarazzo del suo modo di parlare, unito alla circostanza in sé, e a molte delle circostanze del giorno precedente, aprì loro una nuova idea su quella faccenda. Nulla l'aveva mai suggerita prima, ma ora sentirono che non v'era altro modo di rendersi conto di tali attenzioni da parte di un tale soggetto se non supponendo una parzialità per la loro nipote. Mentre questi pensieri appena nati passavano loro per il capo, il turbamento dei sentimenti di Elizabeth cresceva ad ogni momento. Era del tutto stupita del proprio scompiglio; ma, fra altre cause di inquietudine, temeva che la parzialità del fratello potesse aver detto troppo in suo favore; e, più del consueto ansiosa di piacere, sospettava naturalmente che ogni sua capacità di piacere l'avrebbe abbandonata.
Si ritrasse dalla finestra, temendo di esser vista; e mentre andava su e giù per la stanza, cercando di ricomporsi, vide nello zio e nella zia tali sguardi di sorpresa interrogativa che resero ogni cosa peggiore.
Miss Darcy e suo fratello apparvero, e questa formidabile presentazione ebbe luogo. Con stupore Elizabeth vide che la sua nuova conoscenza era almeno tanto imbarazzata quanto lei stessa. Da quando era a Lambton, aveva sentito dire che Miss Darcy era estremamente orgogliosa; ma l'osservazione di pochi minuti la convinse che essa era soltanto estremamente timida. Trovò difficile ottenere da lei anche una sola parola al di là di un monosillabo.
Miss Darcy era alta, e in scala maggiore di Elizabeth; e, sebbene poco più che sedicenne, la sua figura era già formata, e il suo aspetto femminile e aggraziato. Era meno bella del fratello, ma vi era senso e buon umore nel suo volto, e i suoi modi erano perfettamente modesti e gentili. Elizabeth, che si era aspettata di trovare in lei un'osservatrice acuta e disinvolta, qual mai il signor Darcy era stato, fu molto sollevata dallo scoprirvi sentimenti così diversi.
Non erano da molto insieme, che Darcy le disse che anche Bingley sarebbe venuto a farle visita; ed ella aveva appena il tempo di esprimere la sua soddisfazione, e di prepararsi a un tale visitatore, che il passo svelto di Bingley si udì sulle scale, e in un momento egli entrò nella stanza. Tutta l'irritazione di Elizabeth contro di lui era da gran tempo svanita; ma, se anche ne avesse ancora provata, avrebbe a stento potuto reggere contro la cordiale schiettezza con cui egli si espresse nel rivederla. Si informò in modo amichevole, sebbene generico, della sua famiglia, e guardò e parlò con la stessa disinvoltura di buon umore che gli era sempre stata propria.
Per il signore e la signora Gardiner egli era una figura di appena minore interesse che per lei stessa. Da lungo tempo desideravano vederlo. Tutta la comitiva dinanzi a loro, invero, eccitava una viva attenzione. I sospetti che erano appena sorti sul signor Darcy e la loro nipote, diressero la loro osservazione verso ciascuno con un'indagine intensa, sebbene cauta; e ben presto trassero da quelle indagini la piena convinzione che almeno uno di loro sapeva che cosa fosse amare. Dei sentimenti della signora rimasero un po' in dubbio; ma che il gentiluomo traboccasse di ammirazione era fin troppo evidente.
Elizabeth, da parte sua, aveva molto da fare. Voleva accertarsi dei sentimenti di ciascuno dei suoi visitatori, voleva ricomporsi, e rendersi gradita a tutti; e in quest'ultimo intento, dove più temeva di fallire, era più sicura del successo, perché coloro cui cercava di fare piacere erano già prevenuti in suo favore. Bingley era pronto, Georgiana era desiderosa, e Darcy determinato, a compiacersi.
Nel vedere Bingley, i suoi pensieri corsero naturalmente a sua sorella; e oh! come ardentemente ella desiderò sapere se qualcuno dei suoi fossero rivolti in modo simile. Talvolta poté immaginare che egli parlasse meno che nelle precedenti occasioni, e una volta o due si compiacque nell'idea che, come la guardava, cercasse di scorgervi una somiglianza. Ma, sebbene ciò potesse essere immaginario, ella non poté ingannarsi circa il suo comportamento verso Miss Darcy, che era stata messa in campo come rivale di Jane. Non apparve da una parte né dall'altra uno sguardo che parlasse di particolare riguardo. Nulla accadde fra loro che potesse giustificare le speranze di sua sorella. Su questo punto ella fu ben presto rassicurata; e due o tre piccole circostanze occorsero prima che si separassero, le quali, nella sua ansiosa interpretazione, denotavano un ricordo di Jane, non disgiunto da tenerezza, e un desiderio di dir di più che potesse menzionarla, se ne avesse avuto il coraggio. Le fece notare, in un momento in cui gli altri erano occupati a parlare fra loro, e in un tono che aveva qualcosa di vero rammarico, che "era moltissimo tempo che non aveva il piacere di vederla;" e, prima che ella potesse rispondere, soggiunse: "Sono più di otto mesi. Non ci siamo incontrati dal 26 di novembre, quando ballavamo tutti insieme a Netherfield."
Elizabeth fu lieta di trovare la sua memoria così esatta; ed egli in seguito colse l'occasione per chiederle, quando non era ascoltato da alcuno degli altri, se tutte le sue sorelle fossero a Longbourn. Non c'era molto nella domanda, né nell'osservazione che l'aveva preceduta; ma vi era uno sguardo e un modo che conferiva loro un significato.
Non era spesso che ella potesse volgere gli occhi sul signor Darcy in persona; ma ogni volta che le accadde di cogliere un lampo ne vide un'espressione di generale compiacenza, e in tutto ciò che disse udì un accento così lontano dall'alterigia o dal disdegno dei suoi compagni, che la convinse che il miglioramento delle maniere che aveva testimoniato il giorno innanzi, per quanto temporanea potesse dimostrarsene l'esistenza, era sopravvissuto almeno un giorno. Quando lo vide così cercare la conoscenza, e corteggiare il buon giudizio di persone con cui ogni rapporto, pochi mesi prima, sarebbe stato una disgrazia; quando lo vide così cortese, non solo verso di lei, ma verso i parenti stessi che egli aveva apertamente disdegnato, e si ricordò della loro ultima vivace scena nella canonica di Hunsford, la differenza, il cambiamento era così grande, e la colpì così vivamente nel profondo, che ella poté a stento impedire che il suo stupore divenisse visibile. Mai, neppure in compagnia dei suoi cari amici a Netherfield, o dei suoi dignitosi parenti a Rosings, ella l'aveva visto così desideroso di piacere, così libero da presunzione o riserbo inflessibile, come ora, che nessuna importanza poteva derivare dal successo dei suoi sforzi, e in cui persino la conoscenza di coloro cui erano rivolte le sue attenzioni avrebbe attirato il ridicolo e la censura delle signore sia di Netherfield che di Rosings.
I loro visitatori rimasero con loro più di mezz'ora; e quando si alzarono per andarsene, il signor Darcy esortò sua sorella a unirsi a lui nell'esprimere il loro desiderio di vedere il signore e la signora Gardiner, e la signorina Bennet, a pranzo a Pemberley, prima che lasciassero la campagna. Miss Darcy, sebbene con una timidezza che rivelava la sua poca abitudine a fare inviti, obbedì prontamente. La signora Gardiner guardò la nipote, desiderosa di sapere come ella, cui l'invito riguardava più da vicino, si sentisse disposta circa la sua accettazione, ma Elizabeth aveva distolto il volto. Presumendo, tuttavia, che questa evitazione studiata parlasse piuttosto di un momentaneo imbarazzo che di una qualsiasi avversione alla proposta, e scorgendo nel marito, che era amante della compagnia, una perfetta disponibilità ad accettare, si avventurò a impegnarsi per la sua partecipazione, e fu fissato il giorno dopo il domani.
Bingley manifestò grande piacere alla certezza di rivedere Elizabeth, avendo ancora molto da dirle e molte domande da fare su tutti i loro amici di Hertfordshire. Elizabeth, interpretando tutto ciò come un desiderio di sentirla parlare di sua sorella, ne fu lieta; e per questo motivo, oltre che per altri, si trovò, quando i visitatori li ebbero lasciati, capace di considerare l'ultima mezz'ora con una certa soddisfazione, sebbene mentre trascorreva il piacere di essa fosse stato scarso. Ansiosa di restare sola, e timorosa di domande o allusioni da parte dello zio e della zia, rimase con loro solo il tempo necessario per udire la loro favorevole opinione su Bingley, e poi si affrettò a vestirsi.
Ma non aveva ragione di temere la curiosità del signor e della signora Gardiner; non era loro desiderio forzare la sua confidenza. Era evidente che ella conosceva assai meglio il signor Darcy di quanto essi avessero mai immaginato; era evidente che egli era molto innamorato di lei. Vedevano molto cosa li interessasse, ma nulla che giustificasse un'indagine.
Del signor Darcy era ormai motivo di premura pensare bene; e, per quanto la loro conoscenza giungeva, non c'era colpa da trovare. Non potevano non essere toccati dalla sua cortesia; e se avessero tratto il suo carattere dai propri sentimenti e dalla relazione del suo domestico, senza far riferimento ad alcun'altra versione, la cerchia di Hertfordshire nella quale egli era conosciuto non l'avrebbe riconosciuto come il signor Darcy. Vi era ora, tuttavia, un interesse a credere alla governante; e ben presto divennero consapevoli che l'autorità di un domestico, che lo conosceva da quando aveva quattro anni e la cui condotta indicava rispettabilità, non era da respingere alla leggera. Né nulla era occorso nelle informazioni dei loro amici di Lambton che potesse materialmente scemarne il peso. Non avevano nulla di cui accusarlo se non di orgoglio; orgoglio probabilmente ne aveva, e se anche non ne avesse, sarebbe stato certamente imputato dagli abitanti di una piccola cittadina di mercato dove la famiglia non frequentava nessuno. Fu riconosciuto, tuttavia, che era un uomo liberale, e faceva molto bene tra i poveri.
Riguardo a Wickham, i viaggiatori scoprirono ben presto che non era ivi tenuto in gran considerazione; poiché, sebbene il principale dei suoi rapporti col figlio del suo protettore fosse imperfettamente compreso, era tuttavia un fatto ben noto che, lasciando il Derbyshire, si era lasciato dietro molti debiti, che il signor Darcy in seguito pagò.
Per quanto riguardava Elizabeth, i suoi pensieri erano a Pemberley quella sera più che la precedente; e la serata, sebbene mentre passava sembrasse lunga, non fu lunga abbastanza da determinare i suoi sentimenti verso chi era in quella dimora; e rimase sveglia due ore intere, sforzandosi di decifrarli. Certamente non lo odiava. No; l'odio era svanito da tempo, ed era ormai quasi altrettanto a lungo che si vergognava di aver mai provato un'avversione contro di lui, che potesse essere detta tale. Il rispetto creato dalla convinzione delle sue pregevoli qualità, sebbene inizialmente ammesso controvoglia, aveva da qualche tempo cessato di essere ripugnante ai suoi sentimenti; e ora era innalzato in qualcosa di natura più amichevole dalla testimonianza così altamente a suo favore, e dal mettere in così amabile luce il suo carattere, che il giorno prima aveva prodotto. Ma sopra ogni cosa, sopra il rispetto e la stima, v'era un motivo dentro di lei di benevolenza che non poteva essere trascurato. Era gratitudine;—gratitudine, non semplicemente per averla un tempo amata, ma per amarla ancora abbastanza da perdonare tutta la petulanza e l'asprezza del suo modo di respingerlo, e tutte le ingiuste accuse che accompagnavano il suo rifiuto. Colui che, era stata persuasa, l'avrebbe evitata come il suo più grande nemico, sembrava, in questo incontro fortuito, desiderosissimo di preservare la conoscenza; e senza alcuna indelicate manifestazione di riguardo, o alcuna peculiarità di contegno, dove erano coinvolti soltanto loro due, stava sollecitando la buona opinione dei suoi amici, e intento a farla conoscere a sua sorella. Un tale cambiamento in un uomo di così tanto orgoglio eccitò non solo stupore ma gratitudine—perché a un amore, un amore ardente, doveva essere attribuito; e, in quanto tale, la sua impressione su di lei era di una sorta da incoraggiare, per nulla sgradevole, sebbene non potesse essere esattamente definita. Lo rispettava, lo stimava, gli era grata, provava un genuino interesse per la sua felicità; e desiderava solo sapere fino a che punto voleva che quella felicità dipendesse da lei, e fino a che punto sarebbe stato per la felicità di entrambi ch'ella impiegasse il potere, che la sua fantasia le diceva di possedere ancora, di provocare il rinnovarsi delle sue dichiarazioni.
Era stato stabilito la sera, tra la zia e la nipote, che una tale marcata cortesia come quella di Miss Darcy, nel venire da loro proprio il giorno del suo arrivo a Pemberley—poiché vi era giunta solo per una colazione tardiva—doveva essere imitata, sebbene non potesse essere eguagliata, da qualche esercizio di cortesia da parte loro; e di conseguenza, che sarebbe stato oltremodo opportuno farle visita a Pemberley la mattina seguente. Vi sarebbero dunque andate. Elizabeth ne fu lieta; sebbene, chiedendosi il perché, avesse ben poco da dire in risposta.
Il signor Gardiner le lasciò poco dopo colazione. Il progetto di pesca era stato rinnovato il giorno prima, e un impegno preciso era stato preso per il suo incontro con alcuni dei gentiluomini a Pemberley verso mezzogiorno.
CAPITOLO XLV.
Convinta come ormai Elizabeth era che l'antipatia di Miss Bingley per lei avesse avuto origine dalla gelosia, non poteva fare a meno di sentire quanto la sua presenza a Pemberley dovesse esserle sgradita, ed era curiosa di sapere con quanta cortesia da parte di quella signora la conoscenza sarebbe stata ora ripresa.
Giunte alla casa, furono condotte attraverso l'atrio nel salone, la cui esposizione a settentrione lo rendeva delizioso per l'estate. Le sue finestre, che si aprivano fino a terra, ammettevano una vista quanto mai rinfrescante delle alte colline boscose dietro la casa, e delle belle querce e castagni d'India sparse sul prato intermedio.
In questa stanza furono ricevute da Miss Darcy, che vi sedeva con la signora Hurst e Miss Bingley, e la signora con la quale ella viveva a Londra. L'accoglienza di Georgiana fu molto cortese, ma accompagnata da tutto quell'imbarazzo che, sebbene procedesse dalla timidezza e dal timore di fare qualcosa di sbagliato, avrebbe facilmente dato a coloro che si sentivano inferiori la convinzione che ella fosse orgogliosa e riservata. La signora Gardiner e la nipote, tuttavia, le resero giustizia, e la compiansero.
Dalla signora Hurst e da Miss Bingley furono notate solo con un inchino; e una volta sedute, seguì per qualche momento una pausa, imbarazzante come tali pause devono sempre essere. Fu rotta per prima dalla signora Annesley, una donna dall'aspetto distinto e gradevole, il cui tentativo di introdurre una qualche sorta di discorso dimostrò che ella era veramente più beneducata delle altre due; e tra lei e la signora Gardiner, con l'aiuto occasionale di Elizabeth, la conversazione fu portata avanti. Miss Darcy sembrava desiderare abbastanza coraggio da prendervi parte; e a volte si avventurava in una breve frase, quando vi era meno pericolo che fosse udita.
Elizabeth vide subito che ella stessa era attentamente osservata da Miss Bingley, e che non poteva pronunciare una parola, specialmente a Miss Darcy, senza richiamarne l'attenzione. Questa osservazione non le avrebbe impedito di cercare di parlare con quest'ultima, se non fossero state sedute a una distanza scomoda; ma non le dispiacque di essere risparmiata dalla necessità di dir molto: i suoi stessi pensieri la stavano occupando. Si aspettava da un momento all'altro che qualcuno dei gentiluomini entrasse nella stanza; desiderava, temeva, che il padrone di casa fosse tra loro; e se lo desiderasse o temesse di più, non riusciva quasi a determinare. Dopo essere stata seduta in tal modo un quarto d'ora, senza udire la voce di Miss Bingley, Elizabeth fu svegliata dal ricevere da lei una fredda domanda sulla salute della sua famiglia. Rispose con uguale indifferenza e brevità, e l'altra non disse altro.
La successiva variazione che la loro visita offrì fu prodotta dall'ingresso dei domestici con carni fredde, dolci, e una varietà di tutti i migliori frutti di stagione; ma ciò non avvenne se non dopo che molti sguardi e sorrisi significativi furono stati scambiati dalla signora Annesley a Miss Darcy, per ricordarle del suo dovere. Vi era ora occupazione per l'intera comitiva; poiché, sebbene non potessero tutti parlare, potevano tutti mangiare; e le belle piramidi di uva, nettarine e pesche li raccolsero ben presto attorno al tavolo.
Mentre così occupata, Elizabeth ebbe una giusta opportunità di decidere se più temesse o desiderasse la comparsa del signor Darcy, dai sentimenti che prevalevano al suo entrare nella stanza; e allora, sebbene un momento prima avesse creduto che i suoi desideri predominassero, cominciò a rammaricarsi che egli venisse.
Era stato qualche tempo con il signor Gardiner, che, con due o tre altri gentiluomini della casa, era occupato presso il fiume; e lo aveva lasciato solo avendo saputo che le signore della famiglia intendevano fare una visita a Georgiana quella mattina. Non appena egli apparve, Elizabeth saviamente risolse di essere perfettamente a suo agio e senza imbarazzo;—una risoluzione tanto più necessaria da prendere, ma forse non tanto più facile da mantenere, perché vide che i sospetti dell'intera comitiva erano destri contro di loro, e che non vi era quasi un occhio che non osservasse il suo comportamento quando entrò nella stanza. In nessun volto la curiosa attenzione era così fortemente marcata come in quello di Miss Bingley, nonostante i sorrisi che le coprivano il volto ogni volta che parlava a uno dei suoi oggetti; poiché la gelosia non l'aveva ancora resa disperata, e le sue attenzioni al signor Darcy non erano affatto finite. Miss Darcy, all'ingresso del fratello, si sforzò molto di più di parlare; ed Elizabeth vide che egli era ansioso che sua sorella e lei facessero conoscenza, e favoriva, per quanto possibile, ogni tentativo di conversazione da entrambe le parti. Miss Bingley vide tutto ciò parimenti; e, nell'imprudenza dell'ira, prese la prima occasione di dire, con cortesia beffarda,—
"Di grazia, Miss Eliza, la milizia dello ----shire non è partita da Meryton? Dev'essere una grande perdita per la vostra famiglia."
In presenza di Darcy ella non osava menzionare il nome di Wickham: ma Elizabeth comprese immediatamente che egli era il primo nei suoi pensieri; e i vari ricordi collegati a lui le diedero un momento di afflizione; ma, sforzandosi vigorosamente di respingere l'attacco malevolo, ella rispose prontamente alla domanda in un tono sufficientemente disinvolto. Mentre ella parlava, un'occhiata involontaria le mostrò Darcy dal colorito accresciuto, che la guardava intensamente, e sua sorella sopraffatta dalla confusione, e incapace di alzare gli occhi. Se Miss Bingley avesse saputo quale dolore stava allora dando alla sua amata amica, si sarebbe senza dubbio astenuta dall'allusione; ma aveva semplicemente inteso turbare Elizabeth, portando innanzi l'idea di un uomo verso il quale la credeva parziale, per farla tradire una sensibilità che potesse nuocerle nell'opinione di Darcy, e, forse, per rammentare a quest'ultimo tutte le follie e le assurdità per cui una parte della sua famiglia era collegata a quel corpo. Non una sillaba le era mai giunta della meditata fuga di Miss Darcy. A nessuna creatura era stata rivelata, dove la segretezza era possibile, tranne che a Elizabeth; e da tutte le conoscenze di Bingley suo fratello era particolarmente ansioso di nasconderla, proprio da quel desiderio che Elizabeth gli aveva da tempo attribuito, che esse divenissero in seguito sua. Egli aveva certamente formato un tale progetto; e senza che intendesse che ciò influisse sul suo tentativo di separarlo da Miss Bennet, è probabile che potesse aggiungere qualcosa al suo vivo interesse per la felicità del suo amico.
Il contegno composto di Elizabeth, tuttavia, calmò ben presto la sua emozione; e mentre Miss Bingley, irritata e delusa, non osava avvicinarsi di più a Wickham, Georgiana si riebbe anche lei in tempo, sebbene non abbastanza da poter parlare ancora. Suo fratello, il cui sguardo ella temeva di incontrare, a malapena rammentava il suo interesse nella faccenda; e la stessa circostanza che era stata ideata per distogliere i suoi pensieri da Elizabeth, parve averli fissati su di lei sempre più allegramente.
La loro visita non durò a lungo dopo la domanda e la risposta sopra menzionate; e mentre il signor Darcy le accompagnava alla loro carrozza, Miss Bingley stava sfogando i suoi sentimenti in critiche sulla persona, il contegno e il vestire di Elizabeth. Ma Georgiana non volle unirsi a lei. La raccomandazione di suo fratello bastava ad assicurarle il favore: il suo giudizio non poteva errare; ed egli aveva parlato di Elizabeth in tali termini, da lasciare Georgiana incapace di trovarla altrimenti che incantevole e amabile. Quando Darcy tornò nel salone, Miss Bingley non poté fare a meno di ripetergli una parte di ciò che aveva detto a sua sorella.
"Come sta male stamattina Eliza Bennet, signor Darcy," ella esclamò: "in vita mia non ho mai visto nessuno tanto cambiata quanto lei dall'inverno. È diventata così bruna e grossolana! Louisa ed io convenivamo che non l'avremmo riconosciuta."
Per quanto poco al signor Darcy potesse piacere un tale indirizzo, si accontentò di rispondere freddamente, che non vedeva altra alterazione se non che era piuttosto abbronzata,—nessuna miracolosa conseguenza del viaggiare in estate.
"Per parte mia," riprese, "devo confessare che non ho mai saputo scorgere alcuna bellezza in lei. Il suo viso è troppo magro; la sua carnagione non ha alcuno splendore; e i suoi lineamenti non sono affatto belli. Il suo naso manca di carattere; non vi è nulla di marcato nelle sue linee. I suoi denti sono tollerabili, ma nulla di straordinario; e quanto ai suoi occhi, che sono stati talvolta detti così belli, io non ho mai saputo scorgervi nulla di straordinario. Hanno uno sguardo acuto, bisbetico, che non mi piace affatto; e nel suo aspetto complessivo, vi è una presunzione senza eleganza, che è intollerabile."
Persuasa come Miss Bingley era che Darcy ammirasse Elizabeth, questo non era il miglior metodo per raccomandarsi; ma le persone adirate non sono sempre sagge; e nel vederlo infine apparire alquanto infastidito, ottenne tutto il successo che si aspettava. Egli fu risolutamente silenzioso, tuttavia; e, nella determinazione di farlo parlare, ella continuò,—
"Mi ricordo, quando la conoscemmo per la prima volta a Hertfordshire, come fossimo tutti stupiti di scoprire che lei era una rinomata bellezza; e mi ricordo in particolare che voi diceste una sera, dopo che avevano cenato a Netherfield, 'Lei una bellezza! Piuttosto chiamerei sua madre un'ingegnosa.' Ma in seguito ella sembrò fare progressi presso di voi, e credo che a un certo punto la pensavate piuttosto carina."
"Sì," rispose Darcy, che non poté più contenersi, "ma ciò era solo quando la conobbi da poco; poiché sono molti mesi che non la considero una delle donne più belle della mia conoscenza."
Egli poi se ne andò, e Miss Bingley fu lasciata a tutta la soddisfazione di averlo costretto a dire ciò che non diede dolore ad altri che a lei stessa.
La signora Gardiner ed Elizabeth parlarono di tutto ciò che era accaduto durante la loro visita, mentre tornavano, tranne di ciò che aveva particolarmente interessato entrambe. Gli sguardi e il contegno di tutti quelli che avevano visto furono discussi, tranne della persona che aveva maggiormente occupato la loro attenzione. Parlarono di sua sorella, dei suoi amici, della sua casa, della sua frutta, di ogni cosa tranne che di lui; eppure Elizabeth moriva dalla voglia di sapere cosa la signora Gardiner pensasse di lui, e la signora Gardiner sarebbe stata altamente gratificata se la nipote avesse iniziato l'argomento.
Capitolo XLVI.
Elizabeth era stata molto delusa di non trovare una lettera di Jane al loro primo arrivo a Lambton; e questa delusione si era rinnovata in ciascuna delle mattine che vi erano state trascorse; ma alla terza il suo lamento ebbe fine, e sua sorella fu giustificata, dal ricevimento di due lettere da lei in una volta, su una delle quali era segnato che era stata inviata altrove per errore. Elizabeth non ne fu sorpresa, poiché Jane aveva scritto l'indirizzo in modo rimarchevolmente cattivo.
Si erano appena preparate a uscire a passeggio quando le lettere arrivarono; e suo zio e sua zia, lasciandola godere in pace, partirono per conto loro. Quella inviata per errore doveva essere letta per prima; era stata scritta cinque giorni prima. Il principio conteneva un resoconto di tutte le loro piccole feste e impegni, con le notizie che la campagna offriva; ma la seconda metà, che era datata un giorno dopo, e scritta in evidente agitazione, dava informazioni più importanti. Era di questo tenore:—
"Da quando scrissi quanto sopra, carissima Lizzy, è accaduto qualcosa della natura più inaspettata e seria; ma temo di spaventarti—stai certa che stiamo tutti bene. Ciò che ho da dire riguarda la povera Lydia. Un espresso è arrivato a mezzanotte passata, proprio mentre eravamo tutti andati a letto, dal colonnello Forster, per informarci che lei era fuggita in Scozia con uno dei suoi ufficiali; a dire il vero, con Wickham! Immagina la nostra sorpresa. A Kitty, tuttavia, non sembra così del tutto inaspettata. Sono molto, molto dispiaciuta. Un'unione così imprudente da entrambe le parti! Ma sono disposta a sperare per il meglio, e che il suo carattere sia stato frainteso. Sconsiderato e indiscreto posso facilmente crederlo, ma questo passo (e rallegriamocene) non segna nulla di cattivo nel cuore. La sua scelta è per lo meno disinteressata, poiché deve sapere che mio padre non può darle nulla. La nostra povera madre è profondamente addolorata. Mio padre lo sopporta meglio. Quanto sono grata che non abbiamo mai lasciato che sapessero cosa è stato detto contro di lui; dobbiamo dimenticarlo noi stessi. Sono partiti sabato notte circa mezzanotte, per quanto si suppone, ma non sono stati notati fino a ieri mattina alle otto. L'espresso fu spedito subito. Mia cara Lizzy, devono essere passati a meno di dieci miglia da noi. Il colonnello Forster ci dà motivo di aspettarlo qui presto. Lydia ha lasciato poche righe per sua moglie, informandola della loro intenzione. Devo concludere, perché non posso stare a lungo lontana dalla mia povera madre. Temo che non riuscirai a decifrarlo, ma non so quasi cosa ho scritto."
Senza concedersi tempo per riflettere, e sapendo appena cosa sentisse, Elizabeth, nel finire questa lettera, afferrò immediatamente l'altra, e aprendola con la massima impazienza, lesse come segue: era stata scritta un giorno dopo la conclusione della prima.
“A quest’ora, mia carissima sorella, avrai ricevuto la mia lettera affrettata; desidero che questa sia più intelligibile, ma sebbene il tempo non mi manchi, ho la testa così sconvolta che non posso garantire di essere coerente. Carissima Lizzy, so a malapena cosa vorrei scrivere, ma ho cattive notizie per te, e non possono essere ritardate. Per quanto imprudente sarebbe un matrimonio tra il signor Wickham e la nostra povera Lydia, ora siamo ansiosi di avere la certezza che abbia avuto luogo, perché c’è fin troppo motivo di temere che non siano andati in Scozia. Il colonnello Forster è arrivato ieri, avendo lasciato Brighton il giorno prima, poche ore dopo il corriere. Sebbene la breve lettera di Lydia alla signora F. facesse intendere che stessero andando a Gretna Green, qualcosa sfuggì a Denny che esprimeva la sua convinzione che W. non avesse mai avuto intenzione di andarvi, né di sposare Lydia affatto; il che fu riferito al colonnello F., il quale, preso immediatamente l’allarme, partì da B., intendendo seguire il loro percorso. Li seguì facilmente fino a Clapham, ma non oltre; perché, entrando in quel luogo, salirono su una carrozza pubblica e congedarono la berlina che li aveva portati da Epsom. Tutto ciò che si sa dopo è che furono visti proseguire sulla strada per Londra. Non so cosa pensare. Dopo aver fatto ogni possibile indagine da quella parte di Londra, il colonnello F. venne nell’Hertfordshire, rinnovando ansiosamente le ricerche a tutti i caselli e alle locande di Barnet e Hatfield, ma senza alcun esito: nessuna coppia simile era stata vista passare. Con la più gentile sollecitudine venne a Longbourn, e ci comunicò i suoi timori in un modo che molto onora il suo cuore. Sono sinceramente addolorata per lui e per la signora F.; ma nessuno può muovere loro alcuna colpa. La nostra angoscia, mia cara Lizzy, è grandissima. Mio padre e mia madre credono al peggio, ma io non posso pensare così male di lui. Molte circostanze potrebbero rendere più opportuno per loro sposarsi in privato in città piuttosto che perseguire il loro primo piano; e anche se lui potesse concepire un simile disegno ai danni di una giovane donna con le conoscenze di Lydia, cosa improbabile, posso supporre lei così perduta a tutto? Impossibile! Mi rattrista scoprire, tuttavia, che il colonnello F. non è disposto a far affidamento sul loro matrimonio: scosse il capo quando espressi le mie speranze, e disse che temeva che W. non fosse un uomo di cui fidarsi. La mia povera madre è davvero malata, e sta in camera sua. Potesse sforzarsi, sarebbe meglio, ma non è da aspettarselo; e quanto a mio padre, non l’ho mai visto in vita mia così turbato. La povera Kitty è in collera per averle nascosto il loro legame; ma trattandosi di una questione di fiducia, non c’è da meravigliarsi. Sono davvero lieta, carissima Lizzy, che ti sia stata risparmiata una parte di queste scene strazianti; ma ora, passato il primo colpo, ti confesserò che desidero il tuo ritorno? Non sono però così egoista da insistere, se ti è scomodo. Addio! Riprendo la penna per fare ciò che ho appena detto che non avrei fatto; ma le circostanze sono tali che non posso fare a meno di chiedervi con fervore di venire qui al più presto. Conosco così bene il mio caro zio e la mia cara zia, che non temo di chiederlo, sebbene abbia ancora qualcosa di più da chiedere al primo. Mio padre parte per Londra con il colonnello Forster immediatamente, per cercare di scoprirla. Cosa intenda fare, di certo non lo so; ma la sua eccessiva angoscia non gli permetterà di procedere nel modo migliore e più sicuro, e il colonnello Forster è obbligato a tornare a Brighton domani sera. In tale emergenza il consiglio e l’aiuto di mio zio sarebbero tutto al mondo; egli comprenderà subito ciò che io devo provare, e io confido nella sua bontà.”
«Oh! dove, dov’è mio zio?» gridò Elizabeth, balzando dal suo seggio mentre finiva la lettera, ansiosa di seguirlo senza perdere un istante di quel tempo così prezioso; ma come giunse alla porta, essa fu aperta da un domestico, e apparve il signor Darcy. Il suo volto pallido e il suo fare impetuoso lo fecero trasalire, e prima che potesse riprendersi abbastanza per parlare, lei, nella cui mente ogni idea era sopraffatta dalla situazione di Lydia, esclamò in fretta: «Vi chiedo perdono, ma devo lasciarvi. Devo trovare il signor Gardiner in questo momento, per una faccenda che non può essere rimandata; non ho un istante da perdere.»
«Buon Dio! cosa succede?» gridò lui, con più sentimento che garbo; poi, riprendendosi: «Non vi tratterrò un minuto; ma lasciate che io, o lasciate che il domestico, vada dietro al signor e alla signora Gardiner. Non state abbastanza bene; non potete andare voi stessa.»
Elizabeth esitò; ma le ginocchia le tremavano, e sentì quanto poco si sarebbe guadagnato nel tentare di inseguirli. Richiamato dunque il domestico, lo incaricò, sebbene con un accento così affannoso da rendersi quasi inintelligibile, di condurre a casa immediatamente il suo padrone e la sua padrona.
Uscito lui dalla stanza, ella si sedette, incapace di reggersi, e con un aspetto così miseramente infermo, che fu impossibile per Darcy lasciarla, o astenersi dal dire, in un tono di dolcezza e compassione: «Lasciate che chiami la vostra cameriera. Non c’è nulla che potreste prendere per darvi sollievo immediato? Un bicchiere di vino; ve lo porto? Siete molto male.»
«No, vi ringrazio,» rispose lei, cercando di riaversi. «Non c’è nulla che non vada in me. Sto benissimo; sono solo afflitta da alcune terribili notizie che ho appena ricevuto da Longbourn.»
Scoppiò in pianto mentre vi accennava, e per alcuni minuti non poté pronunciare un’altra parola. Darcy, in un’angosciosa incertezza, poté solo dire qualcosa di indistinto riguardo alla sua
preoccupazione, e osservarla in un silenzio compassionevole. Alla fine ella parlò di nuovo. «Ho appena ricevuto una lettera da Jane, con notizie così terribili. Non può essere nascosto a nessuno. La mia sorella minore ha lasciato tutti i suoi amici — è fuggita; si è gettata nelle mani di — del signor Wickham. Sono partiti insieme da Brighton. Lo conoscete fin troppo bene per dubitare del resto. Lei non ha denaro, non ha relazioni, nulla che possa tentarlo a — è perduta per sempre.»
Darcy era fisso nello stupore.
«Quando penso,» aggiunse lei, con voce ancora più agitata, «che avrei potuto impedirlo! Io che sapevo chi era lui. Se solo avessi spiegato una parte di ciò — una parte di ciò che appresi, alla mia famiglia! Se il suo carattere fosse stato conosciuto, questo non sarebbe accaduto. Ma ora è tutto, tutto troppo tardi.»
«Sono addolorato, davvero,» gridò Darcy: «addolorato — sconvolto. Ma è certo, assolutamente certo?»
«Oh, sì! Lasciarono Brighton insieme nella notte di domenica, e furono seguiti quasi fino a Londra, ma non oltre: certamente non sono andati in Scozia.»
«E cosa è stato fatto, cosa è stato tentato, per recuperarla?»
«Mio padre è partito per Londra, e Jane ha scritto per implorare l’immediato aiuto di mio zio, e noi partiremo, spero, in mezz’ora. Ma nulla può essere fatto; so benissimo che nulla può essere fatto. Come si può agire su un uomo simile? Come si può anche solo scoprirli? Non ho la minima speranza. È orribile in ogni senso!»
Darcy scosse il capo in silenzioso assenso.
«Quando i miei occhi si aprirono sul suo vero carattere, oh! se avessi saputo ciò che dovevo, ciò che osavo fare! Ma non sapevo — temevo di fare troppo. Misero, misero errore!»
Darcy non rispose. Non sembrava quasi sentirla, e camminava su e giù per la stanza in profonda meditazione; la fronte contratta, l’aria cupa. Elizabeth lo notò ben presto, e lo comprese all’istante. Il suo potere stava venendo meno; tutto doveva sprofondare sotto una tale prova della debolezza della famiglia, una tale certezza della più profonda disgrazia. Non poteva né meravigliarsi né condannare; ma la convinzione della sua vittoria su sé stesso non portò nulla di consolante al suo animo, non offerse alcuna attenuazione alla sua afflizione. Era, al contrario, esattamente calcolata per farle comprendere i propri desideri; e mai aveva sentito così onestamente che avrebbe potuto amarlo, come ora, quando ogni amore doveva essere vano.
Ma il sé, sebbene volesse intrufolarsi, non poteva assorbirla interamente. Lydia — l’umiliazione, la miseria che stava rovesciando su tutti loro — ben presto inghiottì ogni cura privata; e, copertosi il volto col fazzoletto, Elizabeth fu ben presto smarrita in ogni altra cosa; e, dopo una pausa di parecchi minuti, fu richiamata solo al senso della propria situazione dalla voce del suo compagno, che, in un modo che, pur parlando di compassione, parlava altresì di contegno, disse: —
«Temo che da tempo desideriate la mia assenza, né ho nulla da addurre a mia scusa per essere rimasto, se non una reale, benché inutile, preoccupazione. Volesse il Cielo che qualcosa potesse essere detto o fatto da parte mia, che potesse offrire consolazione a una tale afflizione! Ma non vi tormenterò con voti vani, che potrebbero sembrare fatti apposta per chiedervi dei ringraziamenti. Questa sventurata vicenda impedirà, temo, a mia sorella il piacere di vedervi oggi a Pemberley.»
«Oh, sì! Siate così gentile da scusarci con Miss Darcy. Dite che urgenti faccende ci richiamano a casa immediatamente. Nascondete la triste verità finché è possibile. So che non può essere a lungo.»
Egli le assicurò prontamente la sua discrezione, espresse di nuovo il suo rammarico per la sua afflizione, augurò che vi fosse una conclusione più felice di quanto vi fosse attualmente motivo di sperare, e, lasciati i suoi complimenti ai suoi parenti, con un solo sguardo serio di commiato, se ne andò.
Mentre lasciava la stanza, Elizabeth sentì quanto fosse improbabile che si rivedessero mai più in termini di cordialità come avevano segnato i loro diversi incontri nel Derbyshire; e mentre gettava uno sguardo retrospettivo sull’intera loro conoscenza, così piena di contraddizioni e varietà, sospirò alla perversità di quei sentimenti che ora avrebbero favorito il suo proseguimento, e che prima si sarebbero rallegrati della sua fine.
Se la gratitudine e la stima sono buoni fondamenti dell’affetto, il cambiamento di sentimenti di Elizabeth non sarà né improbabile né colpevole. Ma se altrimenti, se la considerazione che nasce da tali fonti è irragionevole o innaturale, in confronto di ciò che così spesso si descrive come nascente a una prima vista col suo oggetto, e ancor prima che due parole siano state scambiate, nulla si può dire a sua difesa, se non che ella aveva dato una qualche prova di quest’ultimo metodo, nella sua parzialità per Wickham, e che il suo cattivo esito potesse, forse, autorizzarla a cercare l’altro, meno interessante, modo di attaccamento. Comunque sia, lo vide andare con rammarico; e in questo primo esempio di ciò che l’infamia di Lydia doveva produrre, trovò un’angoscia supplementare riflettendo su quello sciagurato affare. Mai, da quando aveva letto la seconda lettera di Jane, aveva nutrito una speranza che Wickham intendesse sposarla. Nessuno, pensava, tranne Jane, poteva lusingarsi con una tale aspettativa. La sorpresa era il minore di tutti i suoi sentimenti a questo sviluppo. Mentre il contenuto della prima lettere rimaneva nella sua mente, era tutta sorpresa, tutta meraviglia, che Wickham dovesse sposare una ragazza che era impossibile lui potesse sposare per denaro; e come Lydia avesse mai potuto attrarlo era apparso incomprensibile. Ma ora era tutto fin troppo naturale. Per un attaccamento come questo, ella poteva avere abbastanza fascini; e sebbene non supponesse che Lydia si fosse deliberatamente impegnata in una fuga, senza l’intenzione di sposarsi, non aveva difficoltà a credere che né la sua virtù né la sua intelligenza l’avrebbero preservata dal cadere facile preda.
Non aveva mai notato, mentre il reggimento era nell’Hertfordshire, che Lydia avesse alcuna parzialità per lui; ma era convinta che a Lydia fosse mancato solo un incoraggiamento per legarsi a chiunque. A volte un ufficiale, a volte un altro, era stato il suo favorito, via via che le loro attenzioni li innalzavano nella sua opinione. I suoi affetti erano stati continuamente fluttuanti, ma mai senza un oggetto. Il danno della negligenza e di un indulgere malinteso verso una ragazza simile — oh! quanto acutamente lo sentiva ora!
Impazziva di essere a casa — di sentire, di vedere, di essere sul posto per condividere con Jane le cure che ora dovevano ricadere interamente su di lei, in una famiglia così sconvolta; un padre assente, una madre incapace di qualsiasi sforzo, e bisognosa di costante assistenza; e sebbene quasi persuasa che nulla potesse essere fatto per Lydia, l’interferenza di suo zio sembrava della massima importanza, e finché non entrò nella stanza l’angoscia della sua impazienza fu severa. Il signor e la signora Gardiner erano tornati in fretta, in allarme, supponendo, dal resoconto del domestico, che la loro nipote fosse stata colta improvvissimamente da un malore; ma rassicurandoli subito su quel punto, ella comunicò loro ansiosamente la causa della loro convocazione, leggendo ad alta voce le due lettere, e soffermandosi sul poscritto dell’ultima con energia tremante. Sebbene Lydia non fosse mai stata una loro favorita, il signore e la signora Gardiner non poterono non essere profondamente colpiti. Non solo Lydia, ma tutti erano coinvolti; e dopo le prime esclamazioni di sorpresa e orrore, il signor Gardiner promise prontamente ogni assistenza in suo potere. Elizabeth, sebbene non si aspettasse meno, lo ringraziò con lacrime di gratitudine; e tutti e tre, animati da un solo spirito, ogni cosa relativa al loro viaggio fu prontamente sistemata. Dovevano partire al più presto. «Ma cosa si deve fare di Pemberley?» gridò la signora Gardiner. «John ci ha detto che il signor Darcy era qui quando avete mandato a chiamarci; — era così?»
«Sì; e gli ho detto che non saremmo stati in grado di mantenere il nostro impegno. È tutto sistemato.»
«Cosa è tutto sistemato?» ripeté l’altra, mentre correva nella sua stanza a prepararsi. «E sono in termini tali che lei possa rivelare la vera verità? Oh, che io sapessi come stanno le cose!»
Ma i desideri erano vani; o, nella migliore delle ipotesi, potevano solo servire a distrarla nella fretta e nella confusione dell’ora seguente. Se Elizabeth fosse stata libera di starsene in ozio, sarebbe rimasta certa che ogni occupazione fosse impossibile per una così infelice come lei; ma aveva la sua parte di faccende quanto sua zia, e tra le altre c’erano biglietti da scrivere a tutti i loro amici a Lambton, con false scuse per la loro improvvisa partenza. Un’ora, tuttavia, vide ogni cosa compiuta; e il signor Gardiner, frattanto, saldato il conto alla locanda, non restava che da partire; ed Elizabeth, dopo tutta la miseria della mattina, si trovò, in uno spazio di tempo più breve di quanto avrebbe potuto supporre, seduta nella carrozza, e sulla strada per Longbourn.
CAPITOLO XLVII.
«Ho riflettuto di nuovo sulla cosa, Elizabeth,» disse suo zio, mentre uscivano dalla città; «e davvero, dopo seria considerazione, sono molto più incline di quanto non fossi a giudicare come fa la tua sorella maggiore riguardo alla faccenda. Mi sembra così molto improbabile che un giovane uomo concepire un tale disegno ai danni di una ragazza che non è affatto priva di protezione o di amici, e che si trovava effettivamente sotto la protezione della famiglia del suo colonnello, che sono fortemente incline a sperare il meglio. Poteva aspettarsi che i suoi amici non si facessero avanti? Poteva aspettarsi di essere notato di nuovo dal reggimento, dopo un simile affronto al colonnello Forster? La sua tentazione non è adeguata al rischio.»
«Lo credete davvero?» gridò Elizabeth, rallegrandosi per un momento.
«In parola mia,» disse la signora Gardiner, «comincio a essere dell’opinione di tuo zio. È davvero una troppo grande violazione del decoro, dell’onore e dell’interesse, perché lui ne sia colpevole. Non posso pensare così male di Wickham. Puoi tu, Lizzie, rinunciare a lui a tal punto, da crederlo capace di ciò?»
«Non forse di trascurare il proprio interesse. Ma di ogni altra negligenza posso credere che sia capace. Se, davvero, fosse così! Ma non oso sperarlo. Perché non dovrebbero proseguire per la Scozia, se così fosse?»
«In primo luogo,» replicò il signor Gardiner, «non c’è prova assoluta che non siano andati in Scozia.»
«Oh, ma il loro trasferirsi dalla berlina a una carrozza pubblica è una tale presunzione! E, inoltre, nessuna traccia di loro fu trovata sulla strada di Barnet.»
«Ebbene, allora — supponendo che siano a Londra — possono essere là, sia pure per occultarsi, senza uno scopo più riprovevole. Non è probabile che il denaro sia molto abbondante da nessuna delle due parti; e potrebbe aver colpito loro che avrebbero potuto sposarsi in modo più economico, benché meno spedito, a Londra, che in Scozia.»
«Ma perché tutta questa segretezza? Perché qualsiasi timore di essere scoperti? Perché il loro matrimonio deve essere privato? Oh, no, no — non è probabile. Il suo più particolare amico, vedete dal racconto di Jane, era persuaso che lui non avesse mai intenzione di sposarla. Wickham non sposerà mai una donna senza un po’ di denaro. Non può permetterselo. E quali pretese ha Lydia, quali attrattive ha lei oltre alla gioventù, alla salute e al buon umore, che potrebbero indurlo, per amor suo, a rinunciare a ogni possibilità di avvantaggiarsi sposando bene? Quanto al freno che i timori di disonore nel corpo potrebbero imporre a una fuga disonorevole con lei, non sono in grado di giudicare; perché non conosco gli effetti che un simile passo potrebbe produrre. Ma quanto alla vostra altra obiezione, temo che reggerà a stento. Lydia non ha fratelli che si facciano avanti; e lui potrebbe immaginare, dal comportamento di mio padre, dalla sua indolenza e dalla poca attenzione che ha mai sembrato dare a ciò che accadeva nella sua famiglia, che egli avrebbe fatto tanto poco e pensato tanto poco alla cosa, quanto qualsiasi padre possa fare, in una tale circostanza.»
«Ma potete pensare che Lydia sia così perduta a tutto fuorché all’amore per lui, da acconsentire a vivere con lui a qualsiasi altra condizione che non sia il matrimonio?»
«Sembra, davvero, ed è davvero quanto mai sconvolgente,» replicò Elizabeth, con lacrime agli occhi, «che il senso del decoro e della virtù di una sorella su un tale punto possa ammettere dubbi. Ma, davvero, non so cosa dire. Forse non le rendo giustizia. Ma lei è molto giovane: non è mai stata insegnata a pensare a soggetti seri; e per l’ultima mezza anno, anzi, per un anno intero, si è data a null’altro che a divertimento e vanità. Le è stato permesso di disporre del suo tempo nel modo più ozioso e frivolo, e di adottare qualsiasi opinione le capitasse a tiro. Da quando i ----shire furono acquartierati per la prima volta a Meryton, null’altro che amore, flirtazione e ufficiali le hanno riempito la testa. Ha fatto tutto ciò che era in suo potere, col pensare e parlare dell’argomento, per dare maggiore — come chiamarlo? — suscettibilità ai suoi sentimenti; che sono naturalmente abbastanza vivaci. E tutti noi sappiamo che Wickham possiede ogni fascino di persona e di modi che può far capitolare una donna.»
«Ma vedi che Jane,» disse sua zia, «non pensa così male di Wickham, da crederlo capace del tentativo.»
«Di chi mai pensa male Jane? E chi c’è, qualunque possa essere stata la sua condotta passata, che lei crederebbe capace di un simile tentativo, finché non fosse provato contro di lui? Ma Jane sa, bene quanto me, chi è veramente Wickham. Sappiamo entrambe che è stato dissoluto in ogni senso della parola; che non ha né integrità né onore; che è tanto falso e ingannevole quanto insinuante.»
«E sapete davvero tutto ciò?» gridò la signora Gardiner, la cui curiosità circa il modo della sua informazione era tutta desta.
«Sì, davvero,» replicò Elizabeth, arrossendo. «L’altro giorno vi raccontai della sua infame condotta verso il signor Darcy; e voi stessa, quando foste l’ultima volta a Longbourn, udiste in quale maniera parlasse dell’uomo che si era comportato con tanta indulgenza e liberalità verso di lui. E vi sono altre circostanze che non sono libera di — che non val la pena di riferire; ma le sue menzogne sull’intera famiglia di Pemberley sono infinite. Da ciò che disse di Miss Darcy, ero perfettamente preparata a vedere una ragazza orgogliosa, riservata, sgradevole. Eppure lui sapeva il contrario. Deve sapere che era tanto amabile e senza pretese come l’abbiamo trovata noi.»
«Ma Lydia non sa nulla di tutto ciò? Può essere ignara di ciò che tu e Jane sembrate capire tanto bene?»
«Oh, sì! — quello, quello è il peggio di tutto. Finché non fui nel Kent, e non vidi tanto del signor Darcy e di suo cugino il colonnello Fitzwilliam, io stessa ignoravo la verità. E quando tornai a casa, la ----shire doveva partire da Meryton di lì a una settimana o una quindicina di giorni. Stando così le cose, né Jane, alla quale raccontai ogni cosa, né io, ritenemmo necessario rendere pubblica la nostra conoscenza; poiché a che cosa sarebbe potuto servire, in apparenza, a chicchessia, che la buona opinione che tutto il vicinato aveva di lui fosse poi distrutta? E anche quando fu stabilito che Lydia sarebbe andata con la signora Forster, non mi passò nemmeno per la mente la necessità di aprirle gli occhi sul suo carattere. Che ella potesse correre un qualche pericolo a causa dell'inganno non mi entrò in testa. Che potesse derivarne una simile conseguenza, potete facilmente credere che fosse ben lontano dai miei pensieri.»
«Quando si trasferirono tutti a Brighton, dunque, non avevate motivo, suppongo, di credere che fossero innamorati l'uno dell'altra?»
«Nessuno. Non riesco a ricordare il minimo segno di affetto da una parte o dall'altra; e se qualcosa del genere fosse stato percettibile, dovete sapere che la nostra non è una famiglia sulla quale ci si possa permettere di buttare via una cosa simile. Quando lui entrò nel reggimento per la prima volta, lei era pronta abbastanza ad ammirarlo; ma lo eravamo tutte. Ogni ragazza di Meryton e dintorni era fuori di sé per causa sua nei primi due mesi: ma egli non la distinse mai con particolari attenzioni; e di conseguenza, dopo un periodo moderato di ammirazione sfrenata e sconsiderata, la sua fantasia per lui si spense, e altri del reggimento, che la trattavano con più distinzione, divennero di nuovo i suoi favoriti.»
Si può facilmente credere che, per quanto poco di nuovo potesse aggiungersi alle loro paure, speranze e congetture su questo interessante argomento con la sua ripetuta discussione, nessun altro potesse trattenerle lontano da esso a lungo, durante l'intero viaggio. Dai pensieri di Elizabeth non si assentò mai. Fissato lì dalla più pungente di tutte le angosce, il rimorso, ella non poteva trovare alcun intervallo di sollievo o di oblio.
Viaggiarono il più rapidamente possibile; e dormendo una notte sulla strada, raggiunsero Longbourn all'ora di pranzo il giorno seguente. Fu un conforto per Elizabeth pensare che Jane non doveva essere stata stancata da lunghe attese.
I piccoli Gardiner, attratti dalla vista di una chaise, se ne stavano sui gradini della casa, mentre esse entravano nel praticello; e quando la carrozza si fermò alla porta, la gioiosa sorpresa che illuminò i loro volti e si manifestò in tutto il loro corpo, in una varietà di capriole e sgambetti, fu il primo gradito pegno del loro benvenuto.
Elizabeth saltò giù; e dopo aver dato a ciascuno di loro un bacio frettoloso, si precipitò nell'atrio, dove Jane, che scendeva di corsa le scale dall'appartamento della madre, le andò subito incontro.
Elizabeth, mentre l'abbracciava affettuosamente, con le lacrime che riempivano gli occhi di entrambe, non perse un momento a chiedere se si era saputo qualcosa dei fuggitivi.
«Non ancora,» rispose Jane. «Ma ora che il mio caro zio è arrivato, spero che andrà tutto bene.»
«Mio padre è in città?»
«Sì, partì martedì, come ti scrissi.»
«E avete avuto sue notizie spesso?»
«Abbiamo saputo solo una volta. Mi scrisse poche righe mercoledì, per dirmi che era arrivato sano e salvo, e per darmi le sue disposizioni, che lo pregai particolarmente di farmi avere. Aggiunse soltanto che non avrebbe scritto ancora, finché non avesse avuto qualcosa di importante da comunicare.»
«E mia madre — come sta? Come state tutte?»
«La mia madre sta abbastanza bene, spero; benché i suoi nervi siano molto scossi. È di sopra, e avrà grande soddisfazione nel vedervi tutte. Non lascia ancora la sua stanza. Mary e Kitty, grazie al cielo! stanno benissimo.»
«Ma tu — come stai?» gridò Elizabeth. «Sei pallida. Quante ne devi aver passate!»
Sua sorella, tuttavia, le assicurò di stare perfettamente bene; e la loro conversazione, che si era svolta mentre il signore e la signora Gardiner erano occupati con i loro bambini, fu ora interrotta dall'avvicinarsi dell'intero gruppo. Jane corse dallo zio e dalla zia, e li accolse e li ringraziò entrambi, con alterni sorrisi e lacrime.
Quando furono tutti nel salotto, le domande che Elizabeth aveva già fatto vennero naturalmente ripetute dagli altri, e scoprirono ben presto che Jane non aveva notizie da dare. La speranza fiduciosa nel bene, tuttavia, che la benevolenza del suo cuore le suggeriva, non l'aveva ancora abbandonata; si attendeva ancora che tutto sarebbe finito bene, e che ogni mattina avrebbe portato qualche lettera, o da Lydia o da suo padre, a chiarire i loro passi, e forse ad annunciare il matrimonio.
La signora Bennet, nel cui appartamento si recarono tutti dopo qualche minuto di conversazione insieme, li accolse esattamente come ci si poteva aspettare; con lacrime e lamenti di rammarico, invettive contro la condotta scellerata di Wickham, e querele per le proprie sofferenze e il cattivo trattamento; biasimando tutti fuorché la persona dalla cui indulgenza mal giudicata gli errori di sua figlia dovevano principalmente ripetersi.
«Se avessi potuto,» disse, «spuntarla nel mio intento di andare a Brighton con tutta la mia famiglia, questo non sarebbe accaduto: ma la povera cara Lydia non aveva nessuno che si prendesse cura di lei. Perché i Forster l'hanno mai lasciata togliere dai loro occhi? Sono certa che ci fu qualche grande negligenza da parte loro, poiché lei non è il tipo di ragazza da fare una cosa simile, se fosse stata ben sorvegliata. Ho sempre pensato che fossero del tutto inadatti ad averla in custodia; ma ebbi la peggio, come sempre. Povera, cara bambina! E ora ecco che il signor Bennet è partito, e so che si batterà con Wickham, ovunque lo incontri, e allora sarà ucciso, e che sarà di noi tutti? I Collins ci metteranno fuori, prima che sia freddo nella sua tomba; e se non siete gentili con noi, fratello, non so cosa faremo.»
Tutti esclamarono contro idee così terrificanti; e il signor Gardiner, dopo generali assicurazioni del suo affetto per lei e per tutta la sua famiglia, le disse che intendeva essere a Londra l'indomani stesso, e che avrebbe assistito il signor Bennet in ogni sforzo per recuperare Lydia.
«Non abbandonatevi a inutili allarmi,» aggiunse: «sebbene sia giusto essere preparati al peggio, non c'è motivo di considerarlo come certo. Non è ancora una settimana da quando lasciarono Brighton. In pochi giorni, potremo avere qualche notizia di loro; e finché non sapremo che non sono sposati, e che non hanno intenzione di sposarsi, non dobbiamo darci la cosa per persa. Appena arriverò in città, andrò da mio cognato, e lo condurrò a casa con me in Gracechurch Street, e allora potremo consultare insieme sul da farsi.»
«Oh, mio caro fratello,» rispose la signora Bennet, «è proprio quello che più desidero. E ora, quando sarete in città, scopriteli, ovunque possano essere; e se non sono già sposati, fateli sposare. E per quanto riguarda gli abiti da sposa, non fateli attendere per questo, ma dite a Lydia che avrà tutto il denaro che vorrà per comprarseli, una volta sposati. E, sopra ogni cosa, impedite al signor Bennet di battersi. Ditegli in che stato terribile mi trovo — che sono spaventata a morte; e ho tali tremori, tali batticuori tutti addosso, tali spasmi al fianco, e dolori alla testa, e tali palpiti al cuore, che non riesco a riposare né di notte né di giorno. E dite alla mia cara Lydia di non dare disposizioni per i suoi vestiti prima di avermi visto, perché lei non sa quali siano i miglori negozi. Oh, fratello, come siete gentile! So che combinerete tutto.»
Ma il signor Gardiner, sebbene le assicurasse di nuovo i suoi seri sforzi nella causa, non poté evitare di raccomandarle moderazione, tanto nelle speranze quanto nei timori; e dopo averle parlato in questo modo finché il pranzo non fu in tavola, la lasciarono a sfogare tutti i suoi sentimenti sulla governante, che assisteva in assenza delle figlie.
Sebbene suo fratello e sua sorella fossero persuasi che non vi fosse una reale necessità di un tale isolamento dalla famiglia, non tentarono di opporsi; perché sapevano che ella non aveva abbastanza prudenza da tenere la lingua a freno davanti ai servi, mentre servivano a tavola, e giudicarono fosse meglio che una sola della famiglia, e quella di cui potevano più fidarsi, comprendesse tutte le sue paure e ansietà sull'argomento.
Nella sala da pranzo furono ben presto raggiunti da Mary e Kitty, che erano state troppo occupate nelle loro rispettive stanze per farsi vedere prima. Una veniva dai suoi libri, e l'altra dal suo tavolino da toletta. I volti di entrambe, tuttavia, erano abbastanza calmi; e nessun cambiamento era visibile nell'una o nell'altra, eccetto che la perdita della sorella prediletta, o il dispetto che lei stessa aveva attirato nella faccenda, avevano conferito qualcosa di più irritato del solito ai toni di Kitty. Quanto a Mary, ebbe padronanza di sé sufficiente da sussurrare a Elizabeth, con un viso di grave riflessione, poco dopo che si furono sedute a tavola,—
«Questa è una faccenda oltremodo disgraziata, e probabilmente se ne parlerà molto. Ma dobbiamo arginare la marea della malevolenza, e versare nei petti feriti l'uno dell'altro il balsamo della consolazione fra sorelle.»
Vedendo poi che Elizabeth non aveva alcuna voglia di rispondere, aggiunse: «Per quanto infelice l'evento debba essere per Lydia, possiamo trarne questo utile insegnamento: — che la perdita della virtù in una donna è irreparabile, che un solo passo falso la coinvolge in una rovina senza fine, che la sua reputazione non è meno fragile di quanto sia bella, e che non si può mai essere troppo guardinghe nel proprio comportamento verso gli immeritevoli dell'altro sesso.»
Elizabeth alzò gli occhi stupita, ma era troppo oppressa per fare alcuna risposta. Mary, tuttavia, continuò a consolarsi con quel genere di massime ricavate dal male che avevano davanti.
Nel pomeriggio, le due Miss Bennet più anziane poterono stare per mezz'ora da sole; ed Elizabeth colse subito l'occasione di fare tutte le domande che Jane era ugualmente ansiosa di soddisfare. Dopo essersi unite in generali lamentele sul terribile seguito di questo evento, che Elizabeth considerava come quasi certo, e che Miss Bennet non poteva affermare essere del tutto impossibile, la prima proseguì l'argomento dicendo: «Ma dimmi tutto e ogni cosa che non ho già udito. Dammi ulteriori particolari. Che cosa disse il colonnello Forster? Non avevano alcun sospetto di qualcosa prima che la fuga avvenisse? Devono averli visti insieme in continuazione.»
«Il colonnello Forster confessò di aver spesso sospettato una certa inclinazione, specialmente da parte di Lydia, ma nulla che gli desse allarme. Sono così addolorata per lui. Il suo comportamento fu attento e gentile al massimo grado. Stava venendo da noi, per assicurarci della sua preoccupazione, prima ancora che avesse qualche idea che non fossero andati in Scozia: quando quella apprensione si diffuse, affrettò il suo viaggio.»
«E Denny era convinto che Wickham non l'avrebbe sposata? Sapeva della loro intenzione di fuggire? Il colonnello Forster aveva visto Denny di persona?»
«Sì; ma quando fu interrogato, Denny negò di sapere alcunché del loro piano, e non volle dare la sua vera opinione al riguardo. Non ripeté la sua persuasione che non avrebbero sposato, e da ciò sono incline a sperare che possa essere stato frainteso prima.»
«E prima che il colonnello Forster venisse di persona, nessuno di voi nutriva un dubbio, suppongo, che fossero realmente sposati?»
«Come era possibile che un'idea simile ci entrasse in testa? Io provai un po' di inquietudine — un po' di timore per la felicità di mia sorella con lui in matrimonio, perché sapevo che la sua condotta non era sempre stata del tutto giusta. Mio padre e mia madre non ne sapevano nulla; essi sentivano solo quanto imprudente dovesse essere un simile accoppiamento. Kitty confessò poi, con un trionfo molto naturale nel saper più di noi altre, che nell'ultima lettera di Lydia lei era stata preparata a un simile passo. Sapeva, a quanto pare, del loro essere innamorati l'uno dell'altra da molte settimane.»
«Ma non prima che andassero a Brighton?»
«No, credo di no.»
«E il colonnello Forster sembrava pensare male di Wickham stesso? Conosce il suo vero carattere?»
«Devo confessare che non parlò di Wickham così bene come ne aveva parlato un tempo. Lo riteneva imprudente e sconsiderato; e da quando è accaduta questa triste faccenda, si dice che abbia lasciato Meryton con molti debiti: ma spero che possa essere falso.»
«Oh, Jane, se fossimo state meno riservate, se avessimo detto ciò che sapevamo di lui, questo non sarebbe accaduto!»
«Forse sarebbe stato meglio,» rispose sua sorella.
«Ma esporre le passate colpe di chicchessia, senza sapere quali fossero i sentimenti presenti, sembrava ingiustificabile.»
«Agimmo con le migliori intenzioni.»
«Il colonnello Forster poteva ripetere i particolari del biglietto di Lydia a sua moglie?»
«Ce lo portò perché lo vedessimo.»
Jane allora lo prese dal suo carnet, e lo diede a Elizabeth. Questi erano i contenuti:—
«Mia cara Harriet,
«Riderai quando saprai dove sono andata, e non posso trattenermi dal ridere io stessa della tua sorpresa domani mattina, appena si accorgeranno della mia assenza. Vado a Gretna Green, e se non sai indovinare con chi, mi ti farai credere una sempliciona, perché vi è un solo uomo al mondo che amo, ed è un angelo. Non sarei mai felice senza di lui, dunque non reputar disdicevole che me ne sia andata. Non occorre che tu dia la notizia di me a Longbourn, se non ti piace, perché la sorpresa sarà maggiore quando scriverò a loro, e firmerò col mio nome Lydia Wickham. Che bella burla sarà! A stento posso scrivere dal gran ridere. Per favore fa' le mie scuse a Pratt per non aver mantenuto il mio impegno, e per non aver ballato con lui stasera. Digli che spero mi perdonerà quando saprà ogni cosa, e digli che ballerò con lui con grande piacere al prossimo ballo in cui ci incontreremo. Manderò a prendere i miei vestiti quando sarò a Longbourn; ma ti prego di dire a Sally di accomodare un grande strappo nel mio abito di mussolina lavorata prima che siano imballati. Addio. I miei saluti al colonnello Forster. Spero che berrete al nostro felice viaggio.
«La tua affezionata amica,
«LYDIA BENNET.»
«Oh, sconsiderata, sconsiderata Lydia!» gridò Elizabeth quando ebbe finito. «Che lettera è mai questa, da scriversi in un simile momento! Ma almeno mostra che era seria nell'oggetto del suo viaggio. Qualunque cosa egli possa in seguito persuaderla a fare, non fu da parte sua un piano d'infamia. Mio povero padre! come deve averlo sentito!»
«Non vidi mai nessuno così sconvolto. Non poté pronunciare parola per ben dieci minuti. Mia madre si sentì male immediatamente, e l'intera casa in tale confusione!»
«Oh, Jane,» gridò Elizabeth, «vi fu forse un servo della casa che non conoscesse l'intera storia prima della fine del giorno?»
«Non lo so: spero di sì. Ma essere guardinghi in un momento simile è molto difficile. Mia madre era isterica; e sebbene cercassi di assisterla in ogni modo in mio potere, temo di non aver fatto quanto avrei potuto. Ma l'orrore di ciò che poteva forse accadere quasi mi tolse le facoltà.»
«Le tue cure per lei sono state troppe per te. Non hai un bell'aspetto. Oh, se fossi stata con te! hai avuto ogni pensiero e ogni affanno sulle tue sole spalle.»
«Mary e Kitty sono state molto gentili, e avrebbero certo condiviso ogni fatica, ma non mi parve giusto per nessuna delle due. Kitty è esile e delicata, e Mary studia talmente che le sue ore di riposo non dovrebbero essere interrotte. Mia zia Philips venne a Longbourn martedì, dopo che mio padre fu partito; e fu così buona da restare fino a giovedì con me. Ci fu di grande aiuto e conforto per tutte noi, e Lady Lucas è stata molto gentile: venne qui a piedi mercoledì mattina per condolersi con noi, e offerse i suoi servigi, o quelli delle sue figlie, se potevano esserci utili.»
«Avrebbe fatto meglio a starsene a casa,» gridò Elizabeth: «forse le sue intenzioni erano buone, ma, sotto una disgrazia come questa, non si può vedere troppo poco dei propri vicini. L'assistenza è impossibile; le condoglianze, insopportabili. Che trionfino su di noi da lontano, e siano soddisfatti.»
Ella proseguì poi a informarsi delle misure che suo padre aveva inteso prendere, mentre era in città, per il ricupero di sua figlia.
«Intendeva, credo,» rispose Jane, «andare a Epsom, il luogo dove avevano cambiato cavalli l'ultima volta, vedere i postiglioni, e cercare di cavarne qualcosa. Il suo principale oggetto deve essere scoprire il numero della vettura da nolo che li prese portò via da Clapham. Era giunta con un passeggero da Londra; e poiché credeva che la circostanza di un signore e una signora che si trasferivano da una carrozza all'altra potesse essere stata notata, intendeva fare indagini a Clapham. Se avesse potuto in qualche modo scoprire in quale casa il cocchiere aveva prima deposto il suo passeggero, era deciso a fare indagini là, e sperava che potesse non essere impossibile trovare la rimessa e il numero della vettura. Non conosco altri disegni che avesse formato; ma era così in fretta di partire, e i suoi spiriti talmente turbati, che ebbi difficoltà a scoprire anche solo questo.»
CAPITOLO XLVIII.
L'intero gruppo sperava in una lettera dal signor Bennet la mattina seguente, ma il postino venne senza portare un solo rigo da parte sua. I suoi familiari sapevano che, in tutte le occasioni ordinarie, era un corrispondente oltremodo negligente e tardo; ma in un momento simile avevano sperato in uno sforzo. Furono costretti a concludere che non avesse gradite notizie da mandare; ma anche di ciò sarebbero state liete di essere certe. Il signor Gardiner aveva atteso solo le lettere prima di partire.
Quando egli fu partito, furono almeno certe di ricevere costanti informazioni di quanto accadeva; e il loro zio promise, nel congedarsi, di persuadere il signor Bennet a tornare a Longbourn appena possibile, per la grande consolazione di sua sorella, che lo considerava come la sola garanzia che suo marito non venisse ucciso in duello.
La signora Gardiner e i bambini dovevano restare nell'Hertfordshire qualche giorno ancora, poiché la prima riteneva che la sua presenza potesse essere utile alle sue nipoti. Condivideva le loro cure per la signora Bennet, e fu di grande conforto per loro nelle loro ore di libertà. Anche la loro altra zia le visitava di frequente, e sempre, come diceva, con l'intento di rallegrarle e di sostenerle — sebbene, poiché non veniva mai senza riferire qualche nuova prova della sconsideratezza o della sregolatezza di Wickham, di rado se ne andava senza lasciarle più abbattute di come le aveva trovate.
Tutta Meryton sembrava impegnarsi a denigrare l'uomo che, solo tre mesi prima, era stato quasi un angelo di luce. Si dichiarava che fosse indebitato con ogni mercante del luogo, e che i suoi intrighi, tutti onorati del titolo di seduzione, si fossero estesi in ogni famiglia di mercanti. Ognuno proclamava che fosse il più scellerato giovane del mondo; e ognuno cominciava a scoprire di aver sempre diffidato dell'apparenza della sua bontà. Elizabeth, sebbene non prestasse fede a più della metà di quanto si diceva, ne credeva abbastanza da rendere la sua precedente certezza della rovina di sua sorella ancora più sicura; e persino Jane, che ne credeva ancor meno, divenne quasi senza speranza, tanto più che il tempo era ormai giunto in cui, se fossero andati in Scozia, cosa di cui ella non aveva mai del tutto disperato, dovevano con ogni probabilità averne avuto qualche notizia.
Il signor Gardiner lasciò Longbourn di domenica; il martedì, sua moglie ricevette una lettera da lui: li informava che, al suo arrivo, aveva immediatamente rintracciato suo fratello, e lo aveva persuaso a venire in Gracechurch Street. Che il signor Bennet era stato a Epsom e a Clapham, prima del suo arrivo, ma senza ottenere alcuna informazione soddisfacente; e che era ora deciso a informarsi presso tutti i principali alberghi della città, poiché il signor Bennet riteneva possibile che fossero andati in uno di quelli, al loro primo arrivo a Londra, prima di procurarsi un alloggio. Il signor Gardiner stesso non si aspettava alcun successo da questa misura; ma siccome suo fratello era ansioso al riguardo, intendeva assisterlo nel perseguirla. Aggiungeva che il signor Bennet sembrava del tutto restio, al momento, a lasciare Londra, e prometteva di scrivere di nuovo molto presto. Vi era anche un poscritto di questo tenore:--
"Ho scritto al colonnello Forster per pregarlo di scoprire, se possibile, da alcuni degli intimi del giovane nel reggimento, se Wickham abbia parenti o conoscenti che potrebbero sapere in quale parte della città si sia ora nascosto. Se ci fosse qualcuno a cui potersi rivolgere, con probabilità di ottenere un indizio come quello, potrebbe essere di essenziale importanza. Al momento non abbiamo nulla che ci guidi. Il colonnello Forster farà, oso dire, tutto quanto è in suo potere per soddisfarci su questo punto. Ma, pensandoci meglio, forse Lizzy potrebbe dirci quali parenti lui abbia ora viventi meglio di qualsiasi altra persona."
Elizabeth non faticava a capire da dove procedesse questa deferenza per la sua autorità; ma non era in suo potere fornire alcuna informazione di natura così soddisfacente quale il complimento meritava.
Non aveva mai sentito dire che avesse parenti, eccetto un padre e una madre, entrambi morti da molti anni. Era possibile, tuttavia, che alcuni dei suoi compagni nella contea di ---- potessero fornire maggiori informazioni; e sebbene non fosse molto fiduciosa nell'aspettarselo, la richiesta era qualcosa a cui guardare con speranza.
Ogni giorno a Longbourn era ora un giorno di ansia; ma la parte più ansiosa di ciascuno era quando si aspettava la posta. L'arrivo delle lettere era il primo grande oggetto dell'impazienza di ogni mattina. Attraverso le lettere, qualunque cosa di buono o di cattivo vi fosse da dire sarebbe stata comunicata; e ogni giorno successivo si sperava portasse qualche notizia d'importanza.
Ma prima che ricevessero altre notizie dal signor Gardiner, giunse una lettera per loro padre, da un'altra parte, dal signor Collins; la quale, poiché Jane aveva ricevuto istruzioni di aprire tutto ciò che arrivava per lui in sua assenza, ella la lesse di conseguenza; ed Elizabeth, che sapeva quali curiosità fossero sempre le sue lettere, si sporse a guardare, e la lesse parimenti. Era come segue:--
" Mio caro signore,
"Mi sento chiamato, dalla nostra parentela, e dalla mia posizione nella vita, a condolermi con voi per la grievous afflizione che state ora soffrendo, di cui fummo ieri informati da una lettera dall'Hertfordshire. Siate certo, mio caro signore, che la signora Collins ed io sinceramente simpatizziamo con voi, e con tutta la vostra rispettabile famiglia, nella vostra presente disgrazia, che deve essere della più amara specie, perché procedente da una causa che nessun tempo può rimuovere. Nessun argomento mancherà da parte mia, che possa alleviare una così severa disgrazia; o che possa confortarvi, sotto una circostanza che deve essere, di tutte le altre, la più affliggente per la mente di un genitore. La morte di vostra figlia sarebbe stata una benedizione in confronto di questa. Ed è tanto più da lamentare, perché c'è ragione di supporre, come la mia cara Charlotte mi informa, che questa licenziosità di condotta nella vostra
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figlia sia proceduta da un grado manchevole di indulgenza; sebbene, allo stesso tempo, per la consolazione vostra e della signora Bennet, sono incline a pensare che la sua propria disposizione debba essere naturalmente cattiva, o ella non potrebbe essere colpevole di tale enormità, a così giovane età. Comunque sia, voi siete da compassionare gravemente; nella quale opinione non sono solo unito dalla signora Collins, ma ugualmente da Lady Catherine e da sua figlia, alle quali ho riferito l'affare. Esse concordano con me nel temere che questo passo falso in una figlia sarà pregiudizievole alle fortune di tutte le altre: poiché chi, come Lady Catherine stessa condescendendo dice, si legherà con tale famiglia? E questa considerazione mi conduce, per di più, a riflettere, con accresciuta soddisfazione, su un certo evento dello scorso novembre; poiché, se fosse stato altrimenti, io sarei stato coinvolto in tutto il vostro dolore e nella vostra disgrazia. Permettetemi dunque di consigliarvi, mio caro signore, di consolarvi per quanto possibile, di scacciare per sempre la vostra indegna figlia dal vostro affetto, e di lasciarla cogliere i frutti della sua stessa esecrabile offesa.
"Sono, caro signore," ecc., ecc.
Il signor Gardiner non scrisse di nuovo, finché non ebbe ricevuto una risposta dal colonnello Forster; e allora non aveva nulla di piacevole da mandare. Non si sapeva che Wickham avesse un solo parente con cui mantenesse qualche legame, ed era certo che non ne aveva alcuno stretto vivente. Le sue precedenti conoscenze erano state numerose; ma da quando era nella milizia, non risultava che fosse in termini di particolare amicizia con nessuna di esse. Non c'era dunque nessuno che potesse essere indicato come probabile di dare notizie di lui. E nel miserevole stato delle sue finanze, vi era un motivi molto potente per la segretezza, oltre al suo timore di essere scoperto dai parenti di Lydia; poiché era appena trapelato che si era lasciato dietro debiti di gioco per una somma molto considerevole. Il colonnello Forster riteneva che più di mille sterline sarebbero state necessarie per saldare le sue spese a Brighton. Doveva molto in città, ma i suoi debiti d'onore erano ancora più formidabili. Il signor Gardiner non tentò di nascondere questi particolari alla famiglia di Longbourn; Jane li ascoltò con orrore. "Un giocatore!" esclamò. "Questo è del tutto inaspettato; non ne avevo idea."
Il signor Gardiner aggiunse, nella sua lettera, che potevano aspettarsi di vedere loro padre a casa il giorno seguente, che era sabato. Reso privo di energia dall'insuccesso di tutte le loro imprese, egli aveva ceduto alla preghiera di suo cognato che sarebbe tornato dalla sua famiglia e avrebbe lasciato a lui fare qualunque cosa l'occasione potesse suggerire essere consigliabile per continuare le loro ricerche. Quando la signora Bennet fu informata di ciò, non espresse tanta soddisfazione quanta i suoi figli si aspettavano, considerando quale fosse stata prima la sua ansia per la sua vita.
"Cosa! torna a casa, e senza la povera Lydia?" esclamò. "Certo non lascerà Londra prima di averli trovati. Chi dovrà affrontare Wickham, e costringerlo a sposarla, se se ne va?"
Siccome la signora Gardiner cominciava a desiderare di essere a casa, fu stabilito che lei e i suoi figli sarebbero andati a Londra nello stesso tempo in cui il signor Bennet ne sarebbe venuto. La carrozza, dunque, li portò al primo stadio del loro viaggio, e riportò il suo padrone a Longbourn.
La signora Gardiner se ne andò con tutta la perplessità riguardo a Elizabeth e al suo amico del Derbyshire, che l'aveva accompagnata da quella parte del mondo. Il suo nome non era mai stato menzionato volontariamente da sua nipote in loro presenza; e il tipo di mezza aspettativa che la signora Gardiner aveva formato, che fossero seguiti da una lettera da parte sua, era finita nel nulla. Elizabeth non ne aveva ricevuta nessuna dal suo ritorno, che potesse venire da Pemberley.
Il presente infelice stato della famiglia rendeva superflua qualsiasi altra scusa per la depressione del suo umore; nulla, dunque, poteva essere ragionevolmente congetturato da quello,—sebbene Elizabeth, che era ormai abbastanza esperta dei propri sentimenti, fosse perfettamente consapevole che, se non avesse saputo nulla di Darcy, avrebbe potuto sopportare meglio il timore dell'infamia di Lydia. Le avrebbe risparmiato, pensava, una notte insonne su due.
Quando il signor Bennet arrivò, aveva tutta l'apparenza della sua consueta compostezza filosofica. Disse tanto poco quanto era mai stato solito dire; non fece menzione dell'affare che lo aveva portato via; e passò qualche tempo prima che le sue figlie avessero il coraggio di parlarne.
Non fu fino al pomeriggio, quando si unì a loro per il tè, che Elizabeth si avventurò a introdurre l'argomento; e allora, esprimendo brevemente il suo rammarico per ciò che egli doveva aver sopportato, egli rispose, "Non parlate di ciò. Chi dovrebbe soffrire se non io? È stata colpa mia, e dovrei sentire il peso."
"Non dovete essere troppo severo con voi stesso," replicò Elizabeth.
"Potete ben mettermi in guardia contro un simile male. La natura umana è così incline a cadervi! No, Lizzy, lasciatemi sentire una volta nella vita quanto io abbia colpa. Non temo di essere sopraffatto dall'impressione. Passerà abbastanza presto."
"Li supponete a Londra?"
"Sì; dove altro potrebbero essere così ben nascosti?"
"E Lydia era solita desiderare di andare a Londra," aggiunse Kitty.
"È felice, allora," disse suo padre, con tono secco; "e la sua residenza là sarà probabilmente di una certa durata."
Poi, dopo un breve silenzio, continuò, "Lizzy, non vi serbo rancore per essere stata giustificata nel vostro consiglio dello scorso maggio, il che, considerando l'evento, mostra una certa grandezza d'animo."
Furono interrotti dalla signorina Bennet, che venne a prendere il tè di sua madre.
"Questa è una parata," esclamò egli, "che fa bene; dà una tale eleganza alla disgrazia! Un altro giorno farò lo stesso; me ne starò seduto nella mia biblioteca, in berretto da notte e veste da camera, e darò tanto fastidio quanto posso,—o forse rimanderò finché Kitty non scapperà via."
"Non ho intenzione di scappare, papà," disse Kitty, irritata. "Se mai dovessi andare a Brighton, mi comporterei meglio di Lydia."
"Voi andate a Brighton! Non mi fiderei di voi così vicino ad essa come Eastbourne, per cinquanta sterline! No, Kitty, ho almeno imparato a essere cauto, e ne sentirete gli effetti. Nessun ufficiale dovrà mai più entrare in casa mia, né anche solo attraversare il villaggio. I balli saranno assolutamente proibiti, a meno che non balliate con una delle vostre sorelle. E non dovrete mai uscire di casa, finché non potrete provare di aver trascorso dieci minuti di ogni giorno in modo razionale."
Kitty, che prese tutte queste minacce sul serio, cominciò a piangere.
"Via, via," disse lui, "non rendetevi infelice. Se sarete una brava ragazza per i prossimi dieci anni, vi porterò a una rassegna alla fine di essi."
CAPITOLO XLIX.
Due giorni dopo il ritorno del signor Bennet, mentre Jane ed Elizabeth passeggiavano insieme nel viale dietro la casa, videro la governante venire verso di loro, e concludendo che venisse a chiamarle dalla loro madre, le andarono incontro; ma invece dell'atteso richiamo, quando le si avvicinarono, ella disse alla signorina Bennet, "Vi chiedo perdono, signora, per avervi interrotto, ma speravo che poteste aver avuto qualche buona notizia dalla città, così mi sono presa la libertà di venire a chiedere."
"Cosa intendete, Hill? Non abbiamo avuto notizie dalla città."
"Cara signora," esclamò la signora Hill, con grande stupore, "non sapete che c'è un espresso arrivato per il padrone dal signor Gardiner? È qui da mezz'ora, e il padrone ha avuto una lettera."
Le ragazze corsero via, troppo ansiose di entrare per avere tempo di parlare. Corsero attraverso il vestibolo nella sala della colazione; di là nella biblioteca;—il padre non era in nessuna delle due; ed erano sul punto di cercarlo di sopra con la madre, quando furono incontrare dal maggiordomo, che disse,—
"Se state cercando il mio padrone, signora, sta camminando verso il boschetto."
A questa informazione, attraversarono istantaneamente l'ingresso ancora una volta, e corsero attraverso il prato dietro al padre, che deliberatamente proseguiva la sua strada verso un piccolo bosco su un lato del pascolo.
Jane, che non era così leggera, né così abituata a correre come Elizabeth, rimase presto indietro, mentre sua sorella, ansimando, lo raggiunse, e gridò con ardore,—
"Oh, papà, che notizie? che notizie? avete notizie da mio zio?"
"Sì, ho avuto una lettera da lui per espresso."
"Ebbene, e che notizie porta—buone o cattive?"
"Che cosa c'è di buono da aspettarsi?" disse lui, prendendo la lettera dalla tasca; "ma forse ti piacerebbe leggerla."
Elizabeth gliela strappò con impazienza dalla mano. Jane arrivò ora.
"Leggila ad alta voce," disse loro padre, "poiché io stesso quasi non so di cosa si tratti."
/* DESTRA "Gracechurch Street, lunedì 2 agosto.
"Mio caro fratello,
"Finalmente sono in grado di mandarvi alcune notizie di mia nipote, e tali che, nell'insieme, spero vi daranno soddisfazione. Poco dopo che mi lasciaste sabato, ebbi la fortuna di scoprire in quale parte di Londra si trovassero. I particolari li riservo al nostro incontro. Basta sapere che sono stati scoperti: li ho visti entrambi----"
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"Allora è come ho sempre sperato," esclamò Jane: "sono sposati!"
Elizabeth continuò a leggere: "Li ho visti entrambi. Non sono sposati, né posso trovare che vi fosse alcuna intenzione di esserlo; ma se siete disposto a mantenere gli impegni che ho preso il coraggio di assumere per vostro conto, spero che non passerà molto prima che lo siano. Tutto ciò che vi si chiede è, di assicurare a vostra figlia, tramite accordo, la sua parte uguale delle cinquemila sterline, garantite tra i vostri figli dopo la vostra morte e quella di mia sorella; e, inoltre, di entrare in un impegno di consentirle, durante la vostra vita, cento sterline all'anno. Queste sono condizioni che, considerando ogni cosa, non ho esitato ad accettare, per quanto mi ritenevo autorizzato, per voi. Manderò questa per espresso, che nessun tempo possa essere perso nel portarmi la vostra risposta. Coglierete facilmente, da questi particolari, che le circostanze del signor Wickham non sono così disperate come generalmente si crede. Il mondo è stato ingannato a quel riguardo; e sono lieto di dire, che ci sarà un po' di denaro, anche quando tutti i suoi debiti saranno saldati, da sistemare su mia nipote, in aggiunta alla sua fortuna. Se, come concludo sarà il caso, mi mandate pieni poteri di agire a vostro nome in tutta questa faccenda, darò immediatamente disposizioni a Haggerston per preparare un opportuno accordo. Non vi sarà la minima occasione per il vostro venire di nuovo in città; restate dunque tranquillamente a Longbourn, e fate affidamento sulla mia diligenza e cura. Rimandate la vostra risposta al più presto, e abbiate cura di scrivere esplicitamente. Abbiamo giudicato meglio che mia nipote sia sposata da questa casa, della quale spero approverete. Viene da noi oggi. Scriverò di nuovo non appena qualcosa di più sarà deciso. Vostro, ecc.
"EDW. GARDINER."
"È possibile?" esclamò Elizabeth, quando ebbe finito. "Può essere possibile che la sposerà?"
"Wickham non è dunque così immeritevole, come abbiamo pensato," disse sua sorella. "Mio caro padre, vi faccio le mie congratulazioni."
"E avete risposto alla lettera?" disse Elizabeth.
"No; ma deve essere fatto presto."
Lo scongiurò allora con grande fervore di non perdere più tempo prima di scrivere.
"Oh! mio caro padre," esclamò, "tornate e scrivete subito. Considerate quanto ogni momento sia importante in un caso simile."
"Lasciatemi scrivere per voi," disse Jane, "se vi dispiace la fatica voi stesso."
"Mi dispiace molto," egli rispose; "ma deve essere fatto."
E così dicendo, tornò indietro con loro, e camminò verso la casa.
"E—posso chiedere?" disse Elizabeth; "ma le condizioni, suppongo, devono essere soddisfatte."
"Soddisfatte! Mi vergogno solo che abbia chiesto così poco."
"E devono sposarsi! Eppure è un uomo tale."
"Sì, sì, devono sposarsi. Non c'è altro da fare. Ma ci sono due cose che voglio sapere molto:--una è, quanto denaro vostro zio ha sborsato per portare a termine ciò; e l'altra, come potrò mai ripagarlo."
"Denaro! mio zio!" esclamò Jane, "cosa intendete, signore?"
"Intendo che nessun uomo nel suo sano senso sposerebbe Lydia su un'allettamento così lieve come cento sterline all'anno durante la mia vita, e cinquanta dopo che sarò andato."
"Ciò è molto vero," disse Elizabeth; "sebbene non mi fosse venuto in mente prima. I suoi debiti da saldare, e qualcosa deve ancora restare! Oh, devono essere state le azioni di mio zio! Uomo generoso, buono, temo che si sia sacrificato. Una piccola somma non potrebbe fare tutto questo."
"No," disse suo padre. "Wickham sarebbe uno sciocco se la prendesse con un farthing meno di diecimila sterline: mi dispiacerebbe pensare così male di lui, proprio all'inizio del nostro rapporto."
"Diecimila sterline! Il cielo non voglia! Come si può restituire una tale somma?"
Il signor Bennet non rispose; e ciascuno di loro, immerso nei pensieri, continuò in silenzio finché non raggiunsero la casa. Loro padre andò poi in biblioteca a scrivere, e le ragazze entrarono nella sala della colazione.
"E si sposeranno davvero!" esclamò Elizabeth, non appena furono sole. "Com'è strano! e per questo dobbiamo essere grati. Che debbano sposarsi, piccola come è la loro probabilità di felicità, e miserabile come è il suo carattere, siamo costretti a rallegrarci! Oh, Lydia!"
"Mi consolo pensando," replicò Jane, "che certamente non sposerebbe Lydia, se non avesse un vero affetto per lei. Sebbene il nostro caro zio abbia fatto qualcosa per risanarlo, non posso credere che diecimila sterline, o qualcosa di simile, siano state anticipate. Ha figli suoi, e può averne altri. Come potrebbe risparmiare cinquemila sterline?"
"Se saremo mai in grado di sapere quali siano stati i debiti di Wickham," disse Elizabeth, "e quanto sia stabilito da parte sua su nostra sorella, sapremo esattamente cosa il signor Gardiner ha fatto per loro, perché Wickham non ha un soldo suo. La bontà di mio zio e di mia zia non potrà mai essere ripagata. Il prenderla con loro, e offrirle la loro personale protezione e il loro appoggio, è un tale sacrificio a suo vantaggio che anni di gratitudine non potranno abbastanza riconoscerlo. A quest'ora è effettivamente con loro! Se tale bontà non la rende infelice ora, non meriterà mai di essere felice! Che incontro per lei, quando vede per la prima volta mia zia!"
"Dobbiamo cercare di dimenticare tutto ciò che è passato da una parte e dall'altra," disse Jane: "spero e confido che saranno ancora felici. Il suo acconsentire a sposarla è una prova, voglio credere, che è giunto a un giusto modo di pensare. Il loro affetto reciproco li sosterrà; e mi lusingo che si sistemeranno così quietamente, e vivranno in modo così ragionevole, che col tempo potrà far dimenticare la loro passata sconsideratezza."
"La loro condotta è stata tale," replicò Elizabeth, "che né tu, né io, né nessuno, potrà mai dimenticare. È inutile parlarne."
In quel momento sorse alle ragazze il pensiero che la loro madre molto probabilmente ignorava del tutto quanto era accaduto. Andarono dunque in biblioteca, e chiesero al padre se non desiderava che glielo facessero sapere. Egli stava scrivendo, e, senza alzare il capo, rispose freddamente:
"Come vi pare."
"Possiamo portare la lettera di mio zio per leggergliela?"
"Prendete quello che volete, e andatevene."
Elizabeth prese la lettera dal suo scrittoio, e salirono insieme di sopra. Mary e Kitty erano entrambe con la signora Bennet: una sola comunicazione sarebbe dunque bastata per tutte. Dopo un breve preambolo di buone notizie, la lettera venne letta ad alta voce. La signora Bennet a stento riusciva a contenersi. Non appena Jane ebbe letto la speranza espressa dal signor Gardiner che Lydia si sposasse quanto prima, la sua gioia traboccò, e ogni frase che seguì non fece che accrescerne l'esuberanza. Era ora in un'agitazione violenta per la contentezza, quale mai era stata per l'inquietudine destata da timori e dispiaceri. Sapere che sua figlia si sarebbe sposata era abbastanza. Nessun timore per la sua felicità la turbava, né alcun ricordo della sua colpa la umiliava.
"Mia cara, cara Lydia!" esclamò: "è davvero delizioso! Si sposerà! La rivedrò! Si sposerà a sedici anni! Mio buono, caro fratello! Sapevo come sarebbe andata — sapevo che avrebbe sistemato ogni cosa. Quanto desidero vederla! e rivedere anche il caro Wickham! Ma i vestiti, i vestiti da sposa! Scriverò subito a mia sorella Gardiner per questo. Lizzy, mia cara, corri giù da tuo padre e domandagli quanto le darà. Aspetta, aspetta, vado io. Suona il campanello, Kitty, per Hill. Mi metterò qualcosa addosso in un attimo. Mia cara, cara Lydia! Come saremo allegre insieme quando ci rivedremo!"
La figlia maggiore cercò di recare qualche sollievo alla violenza di quei trasporti, indirizzandone i pensieri verso gli obblighi che la condotta del signor Gardiner imponeva a tutti loro.
"Dobbiamo infatti attribuire questa felice conclusione," aggiunse, "in gran parte alla sua bontà. Siamo persuasi che si sia impegnato ad assistere il signor Wickham con del denaro."
"Be'," esclamò la madre, "è naturalissimo; chi dovrebbe farlo se non il suo stesso zio? Se non avesse avuto una famiglia sua, io e i miei figli avremmo avuto tutto il suo denaro, lo capisci; ed è la prima volta che riceviamo qualcosa da lui, a parte qualche regaluccio. Be'! Sono così felice. Tra poco avrò una figlia sposata. Signora Wickham! Come suona bene! E aveva solo sedici anni lo scorso giugno. Mia cara Jane, sono così in agitazione che sono sicura di non riuscire a scrivere; detterò dunque io, e tu scriverai per me. Per il denaro ci metteremo d'accordo con tuo padre in seguito; ma le cose vanno ordinate subito."
Stava quindi passando a elencare tutti i particolari di calicò, mussola e cambrì, e avrebbe ben presto dettato ordinazioni assai cospicue, se Jane, sia pure con qualche difficoltà, non l'avesse persuasa ad aspettare che il padre fosse libero per essere consultato. Un giorno di ritardo, osservò, sarebbe stato di poca importanza; e sua madre era troppo felice per essere del tutto ostinata come al solito. Le vennero in mente anche altri progetti.
"Andrò a Meryton," disse, "appena mi sarò vestita, a dare la bella, bella notizia a mia sorella Philips. E al ritorno potrei passare da Lady Lucas e dalla signora Long. Kitty, corri giù e ordina la carrozza. Un'aria mi farebbe un gran bene, ne sono sicura. Ragazze, posso fare qualcosa per voi a Meryton? Oh! ecco che viene Hill. Mia cara Hill, hai sentito la bella notizia? Miss Lydia sta per sposarsi; e avrete tutti una zuppiera di ponce per fare festa al suo matrimonio."
La signora Hill cominciò immediatamente a esprimere la sua gioia. Elizabeth ricevette le sue congratulazioni insieme alle altre, e poi, nauseata da quella follia, si rifugiò nella propria stanza, per poter riflettere in libertà. La situazione della povera Lydia, nel migliore dei casi, sarebbe stata già abbastanza brutta; ma che non fosse peggio, doveva esserne grata. Così lo sentiva; e benché, guardando al futuro, non si potesse ragionevolmente attendere né vera felicità né prosperità materiale per sua sorella, guardando indietro a ciò che avevano temuto appena due ore prima, sentiva tutto il vantaggio di ciò che avevano guadagnato.
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CAPITOLO L.
Il signor Bennet aveva molto spesso desiderato, prima di quel momento della sua vita, che, invece di spendere l'intero reddito, avesse messo da parte ogni anno una somma, per il miglior mantenimento dei suoi figli e di sua moglie, qualora gli fosse sopravvissuta. Lo desiderava ora più che mai. Se avesse fatto il proprio dovere a questo riguardo, Lydia non avrebbe avuto bisogno di dipendere dallo zio per quell'onore o credito che ora si potevano comperare a suo favore. La soddisfazione di indurre uno dei giovani uomini più indegni di tutta la Gran Bretagna a diventare suo marito avrebbe allora trovato il suo giusto posto.
Era seriamente preoccupato che una causa di così scarsa utilità per chiunque venisse portata avanti a spese esclusive di suo cognato; e si proponeva, se possibile, di accertare l'entità del suo aiuto, e di estinguere l'obbligo al più presto.
Quando il signor Bennet si era sposato, l'economia era ritenuta del tutto inutile; perché naturalmente avrebbero avuto un figlio maschio. Quel figlio avrebbe contribuito a spezzare il vincolo di fedecommesso, non appena raggiunta la maggiore età, e la vedova e i figli più piccoli sarebbero così stati provveduti. Cinque figlie vennero al mondo una dopo l'altra, ma il figlio maschio doveva pur venire; e la signora Bennet, per molti anni dopo la nascita di Lydia, era stata certa che sarebbe venuto. Alla fine si era disperato di quell'evento, ma ormai era troppo tardi per mettere da parte qualcosa. La signora Bennet non aveva alcuna inclinazione per l'economia; e solo l'amore del marito per l'indipendenza aveva impedito che superassero il proprio reddito.
Cinquemila sterline erano state assegnate dagli accordi matrimoniali alla signora Bennet e ai figli. Ma in quali proporzioni dovessero essere divise fra questi ultimi dipendeva dalla volontà dei genitori. Questo era un punto, almeno riguardo a Lydia, che occorreva ora definire, e il signor Bennet non avrebbe potuto esitare ad aderire alla proposta che gli stava davanti. In termini di grato riconoscimento per la bontà di suo fratello, benché espressi con grande concisione, espose poi per iscritto la sua piena approvazione per tutto ciò che era stato fatto, e la sua disponibilità a mantenere gli impegni presi a suo nome. Non aveva mai supposto prima che, se Wickham si fosse lasciato persuadere a sposare sua figlia, ciò potesse avvenire con così poco incomodo per lui come attraverso il presente accordo. Non ci avrebbe rimesso quasi dieci sterline all'anno, rispetto alle cento che erano da versare loro; perché, tra il mantenimento, il denaro per le piccole spese personali, e i continui regali in denaro che le passavano per mano della madre, le spese di Lydia erano state di poco inferiori a quella somma.
Che ciò avvenisse con così poca fatica anche da parte sua, era un'altra graditissima sorpresa; perché il suo principale desiderio al momento era di avere il meno possibile di grattacapi in quella faccenda. Quando i primi trasporti d'ira che avevano provocato la sua attività nel cercarla si furono placati, ritornò naturalmente a tutta la sua antica indolenza. La sua lettera fu spedita in fretta; perché, benché lento nell'intraprendere un affare, era rapido nell'eseguirlo. Chiese di conoscere più particolari su ciò che era debitore verso suo fratello; ma era troppo in collera con Lydia per mandarle qualsiasi messaggio.
La buona notizia si diffuse rapidamente per la casa; e, con velocità proporzionale, per il vicinato. Fu accolta in quest'ultimo con discreta filosofia. Certo, sarebbe stato più favorevole alla conversazione se Miss Lydia Bennet fosse stata messa alla gogna pubblica; oppure, come migliore alternativa, se fosse stata confinata al mondo in qualche fattoria lontana. Ma c'era pur molto di cui parlare, nel suo matrimonio; e gli auguri di buona sorte, dettati da buon cuore, che prima erano venuti da tutte le vecchie signore accioccose di Meryton, non perdevano che ben poco del loro slancio in questo mutamento di circostanze, perché con un tal marito la sua infelicità era considerata certa.
Erano passate due settimane da quando la signora Bennet non scendeva più al piano di sotto, ma in quel giorno felice riprese il suo posto a capotavola, e con spirito opprimentemente alto. Nessun sentimento di vergogna mise un freno al suo trionfo. Il matrimonio di una figlia, che era stato il primo desiderio dei suoi voti fin da quando Jane aveva sedici anni, era ormai sul punto di compiersi, e i suoi pensieri e le sue parole correvano tutti dietro a quei corollari delle nozze eleganti, le belle mussoline, le carrozze nuove e i servitori. Era indaffaratissima a cercare nei dintorni un'adeguata sistemazione per sua figlia; e, senza sapere o considerare quale potesse essere il loro reddito, ne rifiutava molte come insufficienti per grandezza e importanza.
"Haye Park potrebbe andare," diceva, "se i Gouldings la lasciassero, o la casa grande a Stoke, se il salotto fosse più ampio; ma Ashworth è troppo lontano. Non potrei sopportare di averla a dieci miglia da me; e quanto a Purvis Lodge, le soffitte sono orrende."
Il marito le permise di parlare senza interromperla finché i domestici rimasero nella stanza. Ma quando si furono ritirati, le disse: "Signora Bennet, prima che prendiate qualcuna di queste case, o tutte, per vostro figlio e vostra figlia, mettiamoci d'accordo come si deve. In nessuna casa di questo vicinato essi avranno mai accesso. Non incoraggerò la sconsideratezza né dell'uno né dell'altra, ricevendoli a Longbourn."
A questa dichiarazione seguì una lunga discussione; ma il signor Bennet fu irremovibile: quella condusse ben presto a un'altra; e la signora Bennet scoprì, con stupore e orrore, che suo marito non avrebbe anticipato una ghinea per comprare i vestiti a sua figlia. Dichiarò che da lui ella non avrebbe ricevuto in quell'occasione alcun segno di affetto. La signora Bennet riusciva a stento a comprenderlo. Che la sua collera potesse giungere al punto inconcepibile di un tale risentimento da rifiutare alla figlia un privilegio, senza il quale il suo matrimonio sarebbe parso a stento valido, superava tutto ciò che potesse ritenere possibile. Era più sensibile alla vergogna che la mancanza di vestiti nuovi avrebbe riflettuto sulle nozze di sua figlia, che non a qualsiasi senso di pudore per la sua fuga e per aver convissuto con Wickham due settimane prima di celebrarle.
Elizabeth si rammaricava ora sinceramente di aver, per l'angoscia del momento, condotto il signor Darcy a conoscere i loro timori per sua sorella; perché, dato che il suo matrimonio avrebbe così presto posto un termine conveniente alla fuga, potevano sperare di nascondere il suo esordio sfavorevole a tutti coloro che non si trovavano direttamente sul posto.
Non temeva che si diffondesse oltre, per opera sua. Erano poche le persone sulla cui discrezione avrebbe potuto fare maggiore affidamento; ma al tempo stesso non c'era nessuno la cui conoscenza della fragilità di una sorella l'avrebbe umiliata altrettanto. Non già, però, per timore di uno svantaggio che ne sarebbe derivato a lei personalmente; perché in ogni caso sembrava esserci tra loro un abisso invalicabile. Anche se il matrimonio di Lydia fosse stato concluso nei termini più onorevoli, non era pensabile che il signor Darcy si sarebbe imparentato con una famiglia, nella quale a ogni altra obiezione si sarebbe ora aggiunta un'alleanza e un rapporto di parentela del grado più stretto con l'uomo che egli giustamente disprezzava.
Da un simile legame non poteva meravigliarsi che rifuggisse. Il desiderio di ottenere la sua stima, del quale ella si era persuasa nell'intenderne i sentimenti nel Derbyshire, non poteva ragionevolmente sopravvivere a un colpo come questo. Era umiliata, era afflitta; si pentiva, benché a stento sapesse di che cosa. Diventava gelosa della sua considerazione, quando non poteva più sperare di trarne beneficio. Desiderava avere sue notizie, anche quando sembrava esserci la minima possibilità di ottenerne. Era convinta che sarebbe potuta essere felice con lui, quando non era più probabile che si incontrassero.
Quale trionfo per lui, pensava spesso, se avesse saputo che le proposte che lei aveva orgogliosamente respinto solo quattro mesi prima sarebbero ora state accolte con gioia e gratitudine! Era generoso quanto il più generoso del suo sesso, ne era persuasa. Ma, finché era mortale, un trionfo doveva esserci.
Cominciava ora a intendere che egli era esattamente l'uomo che, per indole e talento, sarebbe stato più adatto a lei. Il suo intelletto e il suo carattere, benché diversi dai suoi, avrebbero corrisposto a tutti i suoi desideri. Sarebbe stata un'unione vantaggiosa per entrambi: con la sua disinvoltura e vivacità, il suo spirito avrebbe potuto addolcirsi, i suoi modi migliorare; e dal suo giudizio, dalla sua cultura e conoscenza del mondo, ella avrebbe tratto benefici di ben maggiore importanza.
Ma nessun matrimonio così felice poteva ormai insegnare alla folla ammiratrice che cosa fosse la vera felicità coniugale. Un'unione di ben diverso segno, e che escludeva la possibilità dell'altra, stava per formarsi nella loro famiglia.
Come Wickham e Lydia avrebbero potuto mantenersi in una decente indipendenza, ella non riusciva a immaginarlo. Ma quanto poca felicità stabile potesse toccare a una coppia unita solo perché le loro passioni erano più forti della loro virtù, poteva facilmente supporre.
Il signor Gardiner scrisse ben presto di nuovo al fratello. Ai ringraziamenti del signor Bennet rispose brevemente, con assicurazioni del suo desiderio di promuovere il benessere di chiunque della sua famiglia; e concluse con preghiere che l'argomento non gli venisse mai più menzionato. Il contenuto principale della sua lettera era informarli che il signor Wickham aveva deciso di lasciare la milizia.
"Era mio vivo desiderio," aggiungeva, "che lo facesse, non appena il suo matrimonio fosse stato fissato. E credo converrete con me nel considerare una sua uscita da quel corpo altamente opportuna, sia per lui che per mia nipote. Il signor Wickham ha intenzione di entrare nell'esercito regolare; e, tra i suoi vecchi amici, ce ne sono ancora alcuni in grado e disposti ad assisterlo nell'esercito. Ha la promessa di un posto di alfiere nel reggimento del generale ----, ora di stanza nel nord. È un vantaggio che sia così lontano da questa parte del regno. Promette bene; e spero che, fra gente diversa, dove ciascuno dei due abbia una reputazione da salvaguardare, saranno entrambi più prudenti. Ho scritto al colonnello Forster, per informarlo dei nostri attuali accordi, e per pregarlo di tranquillizzare i vari creditori del signor Wickham dentro e intorno a Brighton con assicurazioni di prossimo pagamento, per le quali mi sono impegnato. E vorrete darvi la briga di portare analoghe assicurazioni ai suoi creditori a Meryton, dei quali vi accludo un elenco, secondo le informazioni che mi ha dato? Ha dichiarato tutti i suoi debiti; spero almeno che non ci abbia ingannato. Haggerston ha le nostre istruzioni, e ogni cosa sarà conclusa in una settimana. Si uniranno poi al suo reggimento, a meno che non siano prima invitati a Longbourn; e dalla signora Gardiner apprendo che mia nipote desidera molto vedervi tutti prima di partire per il nord. Sta bene, e vi prega di ricordarla con affetto devoto a voi e a sua madre. — Vostro, ecc.
"E. GARDINER."
Il signor Bennet e le figlie vedevano tutti i vantaggi dell'allontanamento di Wickham dallo ----shire, con la stessa chiarezza del signor Gardiner. Ma la signora Bennet non ne fu altrettanto contenta. Che Lydia si sistemasse nel nord, proprio quando si attendeva da lei il massimo piacere e il maggior vanto della sua compagnia — perché non aveva affatto rinunciato al suo progetto che risiedessero nello Hertfordshire — era una grave delusione; e, per giunta, era un vero peccato che Lydia venisse tolta da un reggimento dove conosceva tutti, e dove aveva tante ammiratrici.
"È così affezionata alla signora Forster," diceva, "sarà davvero crudele mandarla via! E ci sono anche parecchi giovanotti che le piacciono moltissimo. Gli ufficiali nel reggimento del generale ---- potrebbero non essere altrettanto piacevoli."
La richiesta di sua figlia, perché tale poteva essere considerata, di essere riammessa nella famiglia prima di partire per il nord, ricevette dapprima un rifiuto assoluto. Ma Jane ed Elizabeth, che concordavano nel desiderare, per il bene dei sentimenti e della reputazione della sorella, che ella venisse notata nel suo matrimonio dai genitori, lo sollecitarono con tale insistenza, e insieme così ragionevolmente e con tanta dolcezza, a riceverla insieme al marito a Longbourn, non appena fossero sposati, che egli si lasciò persuadere a pensare come loro pensavano, e ad agire come esse volevano. E la madre ebbe la soddisfazione di sapere che sarebbe riuscita a mostrare la figlia sposata nel vicinato, prima che ella fosse esiliata nel nord. Quando il signor Bennet riscrisse al fratello, accludette dunque il suo permesso che venissero; e fu stabilito che, non appena la cerimonia fosse conclusa, essi sarebbero proceduti verso Longbourn. Elizabeth si meravigliò, tuttavia, che Wickham acconsentisse a un simile progetto; e, se avesse consultato solo la propria inclinazione, ogni incontro con lui sarebbe stato l'ultimo dei suoi desideri.
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CAPITOLO LI.
Arrivò il giorno delle nozze di loro sorella; e Jane ed Elizabeth sentirono per lei probabilmente più di quanto ella stessa sentisse per sé. La carrozza fu mandata ad attenderli a ----, e dovevano tornarvi in tempo per il pranzo. Il loro arrivo era temuto dalle sorelle Bennet più anziane — e da Jane soprattutto, che provava per Lydia i sentimenti che avrebbe provato per sé stessa, se fosse stata lei la colpevole, e soffriva al pensiero di ciò che sua sorella avrebbe dovuto sopportare.
Vennero. La famiglia era riunita nella sala della colazione per riceverli. Un sorriso ornava il volto della signora Bennet, mentre la carrozza si avvicinava alla porta; suo marito aveva un'aria impenetrabilmente grave; le figlie, allarmate, ansiose, a disagio.
La voce di Lydia si udì nel vestibolo; la porta fu spalancata, ed ella corse nella stanza. Sua madre le andò incontro, l'abbracciò, l'accolse con giubilo; porse la mano con un sorriso affettuoso a Wickham, che seguiva la sua signora; e augurò a entrambi ogni gioia, con un'alacrità che non lasciava dubbi sulla loro felicità.
La loro accoglienza da parte del signor Bennet, al quale si volsero poi, non fu altrettanto cordiale. Il suo volto si fece anzi più austero; e a stento schiuse le labbra. La sfrontata disinvoltura della giovane coppia era davvero sufficiente a irritarlo.
Elizabeth era disgustata, e persino Miss Bennet ne era sconvolta. Lydia era sempre Lydia; indomita, sfacciata, sfrenata, chiassosa, intrepida. Passava da una sorella all'altra, pretendendone le congratulazioni; e quando infine si furono tutti seduti, girò vivamente lo sguardo per la stanza, notò qualche piccola modifica in essa, e osservò, con una risata, che era passato un sacco di tempo da quando c'era stata l'ultima volta.
Wickham non era affatto più conturbato di lei; ma i suoi modi erano sempre così gradevoli che, se il suo carattere e il suo matrimonio fossero stati esattamente ciò che avrebbero dovuto essere, i suoi sorrisi e la sua disinvolta cortesia, mentre rivendicava la parentela, li avrebbe deliziati tutti. Elizabeth non aveva creduto prima che egli potesse essere all'altezza di una tale sfrontatezza; ma si sedette, decisa dentro di sé a non porre in futuro alcun limite all'impudenza di un uomo sfrontato. Lei arrossì, e Jane arrossì; ma le guance delle due che avevano causato il loro imbarazzo non mutarono minimamente di colore.
Non mancò certo il conversare. La sposina e sua madre non riuscivano a parlare abbastanza in fretta; e Wickham, che si trovò seduto vicino a Elizabeth, cominciò a informarsi delle sue conoscenze in quel vicinato, con una disinvoltura di buon umore, cui ella si sentì del tutto incapace di pareggiare nelle risposte. Sembrava che ciascuno dei due avesse le memorie più liete del mondo. Nulla del passato era ricordato con dolore; e Lydia passava spontaneamente a quegli argomenti che le sorelle non avrebbero toccato per nulla al mondo.
"Immaginate," esclamò, "sono passati solo tre mesi da quando me ne sono andata: sembra solo una quindicina, ve lo assicuro; eppure ne sono successe di cose, in questo tempo. Santo cielo! quando partii, ero sicura di non avere la minima idea di sposarmi prima di tornare! benché avrei pensato che sarebbe stato un gran bel divertimento, se mi fossi sposata."
Suo padre alzò gli occhi, Jane era turbata, Elizabeth guardò Lydia con un'espressione eloquente; ma lei, che mai udiva né vedeva nulla di cui scegliesse di essere consapevole, continuò allegramente,--
"Oh, mamma, la gente di qui sa che mi sono sposata oggi? Temevo che non lo sapesse; e abbiamo incontrato William Goulding col suo calessino sportivo, così ho deciso che doveva saperlo, e allora abbassai il cristallo di fianco a lui, e mi tolsi il guanto e posai la mano proprio sul telaio della finestra, in modo che vedesse l'anello, e poi salutai e sorrisi come una matta."
Elizabeth non poté più resistere. Si alzò e uscì dalla stanza; e non vi fece ritorno, se non quando li sentì attraversare l'andito per recarsi nella sala da pranzo. Si unì allora a loro in tempo per vedere Lydia, con ansiosa sfarzosità, dirigersi alla destra della madre, e per sentirle dire alla sorella maggiore,--
"Ah, Jane, ora prendo il tuo posto, e tu devi scendere più in basso, perché sono una donna sposata."
Non era certo da supporre che il tempo potesse dare quella ritegno che a Lydia era mancato del tutto sulle prime. La sua disinvoltura e il suo buonumore andarono anzi crescendo. Desiderava ardentemente di rivedere la signora Philips, i Lucas, e tutti gli altri vicini, e di sentirsi chiamare "signora Wickham" da ognuno di loro; e nel frattempo, dopo pranzo, andò a mostrare l'anello e a vantarsi d'essersi sposata alla signora Hill e alle due cameriere.
"Ebbene, mamma," disse, quando furono tutti tornati nella sala della prima colazione, "che ne dite di mio marito? Non è un uomo incantevole? Sono sicura che le mie sorelle mi invidiano tutte. Spero soltanto che possano avere la metà della mia buona sorte. Devono andare tutte a Brighton. È quel che ci vuole per trovare marito. Che peccato, mamma, che non ci siamo andate tutte!"
"Verissimo; e se dipendesse da me, ci andremmo. Ma, mia cara Lydia, non mi piace affatto che tu vada così lontano. Deve proprio essere così?"
"Oh, Signore, sì; non c'è nulla di male. Mi piacerà più d'ogni altra cosa. Tu e papà, e le mie sorelle, dovete venire a trovarci. Saremo a Newcastle per tutto l'inverno, e scommetto che ci sarà qualche ballo, e avrò cura di trovar loro dei buoni cavalieri."
"Mi piacerebbe più d'ogni cosa!" disse la madre.
"E poi, quando ve ne andrete, potrete lasciare dietro di voi una o due delle mie sorelle; e scommetto che troverò loro un marito prima della fine dell'inverno."
"Ti ringrazio per la mia parte del favore," disse Elizabeth; "ma il tuo modo di trovare marito non mi piace particolarmente."
I loro ospiti non dovevano trattenersi con loro più di dieci giorni. Il signor Wickham aveva ricevuto la sua nomina prima di lasciare Londra, e avrebbe dovuto raggiungere il suo reggimento al termine di una quindicina.
Nessuno, tranne la signora Bennet, rincresceva che la loro permanenza dovesse essere così breve; e lei sfruttò al meglio il tempo andando in giro in visita con la figlia, e dando molto frequenti ricevimenti in casa. Quei ricevimenti erano graditi a tutti; sfuggire a un circolo famigliare era anzi più desiderabile per coloro che pensavano, che non per coloro che non pensavano.
L'affetto di Wickham per Lydia era esattamente ciò che Elizabeth si era aspettata di trovare; non pari a quello di Lydia per lui. Le era appena bastata la sua presente osservazione per essere convinta, dalla logica delle cose, che la loro fuga era stata causata dalla forza dell'amore di lei, piuttosto che dal suo; e si sarebbe stupita perché mai, senza un vero sentimento per lei, avesse scelto di fuggire con lei, se non fosse stata certa che la sua fuga era stata resa necessaria da ristrettezze di circostanze; e se così stavano le cose, egli non era tipo da lasciarsi sfuggire l'occasione di avere una compagnia.
Lydia era straordinariamente innamorata di lui. In ogni occasione era il suo caro Wickham; nessuno poteva essere messo a confronto con lui. Egli faceva tutto meglio di chiunque altro al mondo; ed era certa che avrebbe ucciso più pernici il primo di settembre di chiunque altro nel paese.
Una mattina, poco dopo il loro arrivo, mentre era seduta con le due sorelle maggiori, disse a Elizabeth,--
"Lizzy, non ti ho mai raccontato il mio matrimonio, mi pare. Tu non eri presente, quando ho detto alla mamma, e alle altre, tutto quanto. Non sei curiosa di sentire come è stato combinato?"
"No, davvero," rispose Elizabeth; "credo che non se ne possa dir troppo poco, in proposito."
"Via! Sei così strana! Ma devo raccontarti come andò. Ci siamo sposati, sai, a St. Clement, perché gli alloggi di Wickham erano in quella parrocchia. E fu stabilito che vi saremmo tutti trovati entro le undici. Mio zio e mia zia ed io saremmo andati insieme; e gli altri ci avrebbero raggiunti in chiesa.
"Ebbene, venne il lunedì mattina, e io ero in un tale agitazione! Avevo tanta paura, sai, che potesse capitare qualcosa che rimandasse tutto, e allora sarei impazzita del tutto. E c'era mia zia, per tutto il tempo che mi vestivo, a far prediche e parlare come se stesse leggendo un sermone. Tuttavia non ne udivo una parola su dieci, perché pensavo, puoi immaginarlo, al mio caro Wickham. Morivo dalla voglia di sapere se si sarebbe sposato in redingote blu.
"Ebbene, e così facemmo colazione alle dieci come al solito: pensavo che non sarebbe mai finita; perché, per inciso, devi sapere che mio zio e mia zia furono orribilmente sgradevoli per tutto il tempo che fui con loro. Se vuoi credermi, non misi piede fuori della porta neppure una volta, benché sia stata via una quindicina. Neanche un ricevimento, un progetto, niente! Per carità, Londra era piuttosto vuota, ma, comunque, il Little Theatre era aperto.
"Ebbene, e così, proprio mentre la carrozza si fermava all'uscita, mio zio fu chiamato via per affari da quell'uomo orribile del signor Stone. E allora, sai, quando una volta si mettono insieme, non c'è mai fine. Ebbene, ero così spaventata che non sapevo che fare, perché mio zio doveva consegnarmi; e se si fosse passata l'ora, non avremmo potuto sposarci in tutto il giorno. Ma, per fortuna, tornò dopo appena dieci minuti, e poi partimmo tutti. Tuttavia, ricordai dopo, che se a lui fosse stato impedito di andare, il matrimonio non avrebbe dovuto essere rimandato, perché il signor Darcy avrebbe potuto fare altrettanto."
"Il signor Darcy!" ripeté Elizabeth, nella più viva meraviglia.
"Oh, sì! sarebbe venuto con Wickham, sai. Ma, santo cielo! avevo proprio dimenticato! Non avrei dovuto dirne una sola parola. L'avevo promesso loro così fedelmente! Cosa dirà Wickham? Doveva essere un segreto così stretto!"
"Se doveva essere un segreto," disse Jane, "non dire un'altra parola sull'argomento. Puoi star certa che non cercherò di saperne di più."
"Oh, certo," disse Elizabeth, pur bruciando di curiosità; "non ti faremo domande."
"Grazie," disse Lydia; "perché se me ne faceste, vi racconterei senz'altro tutto, e allora Wickham si arrabbierebbe moltissimo."
Con un tale incoraggiamento a chiedere, Elizabeth fu costretta a togliersene la possibilità, andandosene via.
Ma vivere nell'ignoranza su un punto simile era impossibile; o almeno era impossibile non cercare informazioni. Il signor Darcy era stato al matrimonio di sua sorella. Era esattamente una scena, e proprio fra persone, dove lui aveva apparentemente meno da fare, e meno tentazione di recarsi. Congetture sul significato, rapide e sfrenate, le si affollarono nel cervello; ma di nessuna fu soddisfatta. Quelle che più le piacevano, perché mettevano la sua condotta nella luce più nobile, sembravano le meno probabili. Non poteva reggere a una simile incertezza; e afferrato in fretta un foglio di carta, scrisse una lettera breve alla zia, per chiedere una spiegazione di ciò che Lydia aveva lasciato cadere, sempre che fosse compatibile con la segretezza che si era voluta.
"Potrai facilmente comprendere," aggiunse, "quale debba essere la mia curiosità di sapere come mai una persona estranea a tutti noi, e, relativamente parlando, una sconosciuta per la nostra famiglia, si sia trovato fra voi in un momento simile. Ti prego di scrivermi subito, e di farmi capire--a meno che non sia, per ragioni molto valide, da mantenere nel segreto che Lydia sembra credere necessario; e allora dovrò cercare di accontentarmi dell'ignoranza."
"Non che io lo farò, però," aggiunse fra sé, e finì la lettera; "e, mia cara zia, se non me lo dirai in modo onorevole, sarò certo ridotta a espedienti e stratagemmi per scoprirlo."
Il delicato senso dell'onore di Jane non le permise di parlare in privato a Elizabeth di ciò che Lydia aveva lasciato cadere; Elizabeth ne fu lieta:--finché non si fosse visto se le sue richieste avrebbero avuto qualche soddisfazione, preferiva fare a meno di una confidente.
CAPITOLO LII.
Elizabeth ebbe la soddisfazione di ricevere una risposta alla sua lettera al più presto possibile. Non appena ne fu in possesso, correndo nel boschetto, dove era meno probabile che fosse interrotta, sedette su una delle panchine, e si dispose a essere felice; perché la lunghezza della lettera la convinse che non conteneva un diniego.
"GRACECHURCH STREET, 6 settembre.
"Mia cara nipote,
"Ho appena ricevuto la tua lettera, e dedicherò l'intera mattinata a risponderti, perché prevedo che un po' di scrittura non potrà contenere quanto ho da dirti. Devo confessarmi sorpresa dalla tua richiesta; non me l'aspettavo da te. Non credere che sia in collera, tuttavia, perché intendo solo farti sapere che non avevo immaginato che simili domande fossero necessarie da parte tua. Se non ti va di capirmi, perdona la mia impertinenza. Tuo zio è sorpreso quanto me; e nulla, se non la persuasione che tu fossi parte in causa, gli avrebbe permesso di agire come ha fatto. Ma se davvero sei innocente e ignara, devo essere più esplicita. Proprio nel giorno del mio ritorno da Longbourn, tuo zio ebbe un visitatore del tutto inatteso. Il signor Darcy si presentò, e rimase chiuso con lui parecchie ore. Era tutto finito prima che io arrivassi; così la mia curiosità non fu straziata come pare sia stata la tua. Veniva a dire al signor Gardiner che aveva scoperto dove si trovavano tua sorella e il signor Wickham, e che li aveva veduti e aveva parlato con entrambi--parecchie volte con Wickham, una volta con Lydia. Da quel che posso arguire, lasciò il Derbyshire un solo giorno dopo di noi, e venne in città con la risoluzione di dar loro la caccia. Il motivo dichiarato era la sua convinzione che fosse colpa sua se la nullità di Wickham non era stata così ben conosciuta da rendere impossibile a qualsiasi giovane donna di buoni principi amarlo o fidarsi di lui. Generosamente attribuì tutto al suo errato orgoglio, e confessò di aver prima ritenuto cosa troppo umile esporre al mondo le proprie azioni private. Il suo carattere avrebbe parlato da sé. Si considerava, dunque, in dovere di farsi avanti, e cercare di rimediare a un male che era stato causato da lui stesso. Se avesse avuto un altro motivo, sono certa che non lo disonorerebbe. Era già da parecchi giorni in città prima di riuscire a scoprirli; ma aveva qualcosa per guidare le sue ricerche, che era più di quanto noi avessimo; e la consapevolezza di ciò fu un'altra ragione che lo indusse a seguirci. C'è una signora, a quanto pare, una certa signora Younge, che tempo fa era stata istitutrice della signorina Darcy, e fu allontanata dall'incarico per qualche motivo di disapprovazione, benché non dicesse quale. Ella prese poi una grande casa in Edward Street, e si è mantenuta in seguito affittando alloggi. Questa signora Younge era, com'egli sapeva, in intima relazione con Wickham; e si recò da lei per avere informazioni su di lui, non appena arrivato in città. Ma dovettero passare due o tre giorni prima che potesse ottenere da lei quanto voleva. Non volle tradire la fiducia, suppongo, senza corruzione e compenso, perché sapeva davvero dove si potesse trovare il suo amico. Wickham, in realtà, era andato da lei al loro primo arrivo a Londra; e se lei avesse potuto riceverli in casa, vi avrebbero preso alloggio. Alla fine, tuttavia, il nostro caro amico ottenne l'indicazione desiderata. Erano in ---- Street. Vide Wickham, e in seguito insistette per vedere Lydia. Il suo primo intento con lei, egli confessò, era stato di persuaderla a lasciare la sua presente situazione vergognosa, e a tornare dai suoi familiari non appena li si potesse indurre ad accoglierla, offrendo la sua assistenza per quanto possibile. Ma trovò Lydia assolutamente decisa a restare dov'era. Non si curava di nessuno dei suoi familiari; non voleva il suo aiuto; non voleva neppure sentir parlare di lasciare Wickham. Era sicura che si sarebbero sposati prima o poi, e non aveva grande importanza quando. Posti questi suoi sentimenti, non restava, egli pensò, che assicurare e affrettare un matrimonio che, nella primissima conversazione con Wickham, apprese facilmente non essere mai stato nei suoi propositi. Egli confessò di dover lasciare il reggimento a causa di certi debiti d'onore molto pressanti; e non esitò ad addossare tutte le tristi conseguenze della fuga di Lydia alla sola sua follia. Intendeva dare le dimissioni dalla nomina immediatamente; e quanto alla sua situazione futura, non sapeva proprio immaginarsela. Doveva andare da qualche parte, ma non sapeva dove, e sapeva che non avrebbe avuto nulla con cui vivere. Il signor Darcy chiese perché non sposasse subito tua sorella. Sebbene il signor Bennet non fosse ritenuto molto ricco, avrebbe potuto fare qualcosa per lui, e la sua situazione avrebbe tratto vantaggio dal matrimonio. Ma trovò, in risposta a questa domanda, che Wickham nutriva ancora la speranza di fare più efficacemente la propria fortuna con un matrimonio, in qualche altro paese. In tali circostanze, tuttavia, non era probabile che resistesse alla tentazione di un immediato sollievo. Si incontrarono parecchie volte, perché c'era molto da discutere. Wickham, naturalmente, voleva più di quanto potesse ottenere; ma alla fine si ridusse a essere ragionevole. Sistemato ogni cosa fra loro, il passo successivo del signor Darcy fu di informare tuo zio; e passò la prima volta in Gracechurch Street la sera prima che io tornassi a casa. Ma il signor Gardiner non poté essere ricevuto; e il signor Darcy seppe, da ulteriori domande, che tuo padre era ancora con lui, ma avrebbe lasciato la città l'indomani mattina. Non giudicò tuo padre una persona con cui potesse opportunamente consultarsi quanto tuo zio, e perciò rimandò volentieri di vederlo alla partenza del primo. Non lasciò il suo nome, e fino al giorno dopo si seppe solo che un signore era venuto per affari. Il sabato tornò. Tuo padre era partito, tuo zio in casa, e, come ho detto prima, ebbero insieme una lunga conversazione. Si rividero la domenica, e allora lo vidi anch'io. Non fu tutto definito prima del lunedì: appena lo fu, partì il corriere per Longbourn. Ma il nostro visitatore fu molto ostinato. Immagino, Lizzy, che l'ostinazione sia il vero difetto del suo carattere, in fin dei conti. È stato accusato di molte colpe in tempi diversi; ma questa è la vera. Nulla fu fatto che lui stesso non facesse; benché sono sicura (e non lo dico per essere ringraziata, quindi non ne parlare) che tuo zio sarebbe stato prontissimo a sistemare ogni cosa. Lottarono a lungo insieme, il che era più di quanto non meritassero il gentiluomo o la signora in questione. Ma alla fine tuo zio fu costretto a cedere, e invece che gli fosse permesso di rendersi utile alla nipote, dovette accontentarsi di averne forse la probabile gloria, cosa che gli andava molto a malincuore; e credo davvero che la tua lettera di stamattina gli abbia fatto un gran piacere, perché richiedeva una spiegazione che gli avrebbe rubato le piume prese a prestito, e dato il merito a chi spettava. Ma, Lizzy, questo non deve andare più in là di te, o di Jane al massimo. Sai benissimo, suppongo, che cosa è stato fatto per i due giovani. I suoi debiti devono essere pagati, ammontanti, credo, a ben più di mille sterline, altre mille sterline in aggiunta alle sue, destinate a lei, e la nomina acquistata. La ragione per cui tutto ciò doveva essere fatto da lui solo era quale ho detto sopra. Era colpa sua, della sua riservatezza e mancanza di giusta considerazione, se il carattere di Wickham era stato così frainteso, e che di conseguenza era stato accolto e trattato come lo fu. Forse c'era del vero in ciò; sebbene dubiti che la sua riservatezza, o quella di chiunque altro, possa essere responsabile dell'esito. Ma malgrado tutto questo bel parlare, mia cara Lizzy, puoi stare perfettamente certa che tuo zio non avrebbe mai ceduto, se non gli avessimo dato credito per un altro interesse nella faccenda. Quando ogni cosa fu risolta, lui tornò dai suoi amici, che erano ancora a Pemberley; ma fu convenuto che sarebbe stato ancora a Londra quando il matrimonio avesse avuto luogo, e ogni questione di denaro doveva allora ricevere l'ultima mano. Credo di avertelo detto ormai, proprio tutto. È una narrazione che tu mi dici doverti recare grande sorpresa; spero almeno che non ti darà alcun dispiacere. Lydia venne da noi, e Wickham ebbe accesso costante alla casa. Era esattamente quale era stato quando lo conobbi nell'Hertfordshire; ma non ti direi quanto poco fui soddisfatta del suo comportamento mentre rimase con noi, se non avessi saputo, dalla lettera di Jane del mercoledì scorso, che la sua condotta nel tornare a casa fu esattamente dello stesso tenore, e quindi ciò che ora ti dico non può darti nuovo dolore. Le parlai ripetutamente nel modo più serio, rappresentandole la malvagità di ciò che aveva fatto, e tutta l'infelicità che aveva arrecato alla sua famiglia. Se mi ascoltò, fu per buona sorte, perché sono sicura che non stette a sentire. Talvolta ero proprio esasperata; ma poi mi ricordavo della mia cara Elizabeth e di Jane, e per amor loro ebbi pazienza con lei. Il signor Darcy fu puntuale nel suo ritorno, e, come Lydia ti informò, assisté al matrimonio. Pranzò con noi il giorno dopo, e doveva ripartire mercoledì o giovedì. Ti arrabbierai molto con me, mia cara Lizzy, se colgo quest'occasione per dire (ciò che non fui mai tanto ardita da dire prima) quanto mi piaccia? Il suo comportamento verso di noi è stato, sotto ogni riguardo, piacevole come quando eravamo nel Derbyshire. Il suo intelletto e le sue opinioni mi piacciono tutti; non gli manca che un po' più di vivacità, e, se sposerà con prudenza, sua moglie potrà insegnargliela. Lo trovai molto astuto; non fece mai il tuo nome. Ma pare che l'astuzia sia di moda. Ti prego, perdonami, se sono stata molto presuntuosa, o almeno non punirmi al punto di escludermi da P. Non sarò del tutto felice finché non avrò fatto tutto il giro del parco. Un phaeton basso con un grazioso paio di pony sarebbe proprio l'ideale. Ma non devo scrivere oltre. I bambini mi cercano da mezz'ora.
"Tua, affezionatissima,
"M. GARDINER."
Il contenuto di questa lettera gettò Elizabeth in un tale turbinio di spirito che era difficile stabilire se il piacere o il dolore vi avesse la parte maggiore. I vaghi e incerti sospetti che l'incertezza aveva generato, su ciò che Mr. Darcy potesse aver fatto per favorire l'unione di sua sorella — sospetti che lei aveva temuto di accogliere, come un esercizio di bontà troppo grande per essere probabile, e al tempo stesso aveva paventato che fossero veri, per il fastidio dell'obbligazione — risultarono oltre ogni più vasta misura fondati! Egli li aveva seguiti apposta fino a Londra, si era addossato tutta la pena e l'umiliazione connesse a una tale ricerca; nella quale era stato necessario supplicare una donna che doveva aborrire e disprezzare, e dove era ridotto a incontrare, incontrare di frequente, ragionare, persuadere, e infine corrompere con denaro l'uomo che aveva sempre maggiormente desiderato di evitare, e il cui solo nome era per lui un castigo a pronunciarlo. Aveva fatto tutto questo per una ragazza che non poteva né riguardare né stimare. Il suo cuore le sussurrava che lo aveva fatto per lei. Ma fu una speranza ben presto frenata da altre considerazioni; e sentì ben tosto che persino la sua vanità era insufficiente, quando si pretendeva che dipendesse dall'affetto di lui per lei, per una donna che lo aveva già rifiutato, il poter vincere un sentimento tanto naturale quanto l'avversione a un legame di parentela con Wickham. Cognato di Wickham! Ogni sorta di orgoglio doveva rivoltarsi contro una tale parentela. Aveva, certo, fatto molto. Si vergognava a pensare quanto. Ma egli aveva addotto una ragione per il suo intervento che non chiedeva alcuno sforzo straordinario di credulità. Era naturale che si sentisse in colpa; aveva generosità, e aveva i mezzi di esercitarla; e sebbene non volesse attribuirsi la parte di principale movente, poteva forse credere che un parziale affetto residuo per lei potesse sostenerlo negli sforzi in una causa nella quale la sua tranquillità doveva essere materialmente interessata. Era doloroso, estremamente doloroso, sapere di essere in obbligo verso una persona che non avrebbe mai potuto ricevere un contraccambio. Dovevano a lui la restaurazione di Lydia, il suo onore, ogni cosa. Oh, con quanto ardore si pentì di ogni sgarbato sentimento che avesse mai nutrito, di ogni risposta insolente che avesse mai rivolto a lui! Per se stessa era umiliata; ma era fiera di lui — fiera che in una causa di compassione e di onore avesse saputo vincere se stesso. Rilesse più e più volte la lode che sua zia gli aveva tributato. Non era abbastanza; ma le fece piacere. Fu persino capace di provare un certo diletto, benché mescolato di rammarico, nello scoprire quanto fermamente tanto lei quanto suo zio fossero stati convinti che tra Mr. Darcy e lei intercorressero affetto e confidenza.
Fu distolta dal suo sedile e dalle sue riflessioni dall'avvicinarsi di qualcuno; e, prima che potesse imboccare un'altra strada, fu raggiunta da Wickham.
«Temo di interrompere la tua passeggiata solitaria, cara sorella?» disse, raggiungendola.
«Sicuramente sì» rispose lei con un sorriso; «ma non ne segue che l'interruzione sia sgradita.»
«Mi dispiacerebbe davvero, se lo fosse. Fummo sempre buoni amici, e ora lo siamo ancor di più.»
«Vero. Gli altri stanno uscendo?»
«Non so. Mrs. Bennet e Lydia vanno in carrozza fino a Meryton. E così, cara sorella, vengo a sapere da nostro zio e nostra zia che hai veramente visto Pemberley.»
Lei rispose affermativamente.
«Ti invidio quasi il piacere, eppure credo che sarebbe troppo per me, altrimenti potrei prenderlo sulla via per Newcastle. E hai visto la vecchia governante, suppongo? Povera Reynolds, mi è sempre stata molto affezionata. Ma naturalmente non avrà fatto il mio nome con te.»
«Sì, invece.»
«E cosa disse?»
«Che eri entrato nell'esercito, e lei temeva che non ti fosse andata — bene. A una tale distanza, sai, le cose vengono stranamente travisate.»
«Certo» rispose lui, mordendosi le labbra. Elizabeth sperava di averlo ridotto al silenzio; ma poco dopo egli soggiunse:
«Fui sorpreso di vedere Darcy in città il mese scorso. Ci passammo accanto più volte. Mi chiedo cosa possa farci, a quest'ora.»
«Forse si prepara al matrimonio con Miss de Bourgh» disse Elizabeth. «Dev'essere qualcosa di particolare per portarlo là in questa stagione.»
«Senza dubbio. Lo vedeste mentre eravate a Lambton? Credo di aver capito dai Gardiner che lo aveste visto.»
«Sì; ci presentò a sua sorella.»
«E ti piacque?»
«Molto.»
«Ho sentito, in effetti, che è migliorata straordinariamente in quest'anno o due. Quando la vidi l'ultima volta, non era molto promettente. Sono molto lieto che ti sia piaciuta. Spero che si riscatti.»
«Scommetto che lo farà; ha superato l'età più critica.»
«Passaste per il villaggio di Kympton?»
«Non ricordo che l'abbiamo fatto.»
«Lo menziono perché è il beneficio che avrei dovuto avere io. Un luogo deliziosissimo! Un'ottima canonica! Mi sarebbe convenuto sotto ogni aspetto.»
«Vi sarebbe piaciuto comporre sermoni?»
«Moltissimo. L'avrei considerato parte del mio dovere, e lo sforzo sarebbe ben presto divenuto nulla. Non si dovrebbe mormorare; ma, di certo, sarebbe stata proprio la cosa fatta per me! La quiete, il ritiro di una tale vita, avrebbero risposto a tutte le mie idee di felicità! Ma non doveva essere. Avete mai sentito Darcy accennare alla circostanza quando eravate nel Kent?»
«Ho saputo da una fonte che ritenevo altrettanto autorevole, che vi fu lasciato solo a certe condizioni, e a piacimento dell'attuale patrono.»
«Ah sì! Sì, c'era qualcosa in questo; ve lo dis io fin dal principio, ricorderete.»
«Sentii anche che vi fu un tempo in cui il comporre sermoni non vi era così gradito come sembra esservi ora; che dichiaraste risolutamente di non voler prendere gli ordini, e che la cosa fu quindi transattata di conseguenza.»
«Lo diceste davvero! E non era del tutto senza fondamento. Potete ricordare ciò che vi dissi su quel punto, quando ne parlammo la prima volta.»
Ormai erano quasi alla porta della casa, poiché lei aveva camminato in fretta per liberarsi di lui; e non volendo, per il bene di sua sorella, irritarlo, si limitò a dire in risposta, con un sorriso di buon umore:
«Via, Mr. Wickham, siamo fratello e sorella, lo sapete. Non litighiamo sul passato. In futuro, spero, saremo sempre dello stesso avviso.»
Gli porse la mano: egli la baciò con affettuosa galanteria, sebbene sapesse appena come regolare lo sguardo, ed entrarono in casa.
CAPITOLO LIII.
Mr. Wickham rimase così pienamente soddisfatto di questa conversazione, che non tormentò mai più se stesso, né provocò la sua cara sorella Elizabeth, reintroducendo l'argomento; e lei fu lieta di constatare che aveva detto abbastanza per tenerlo tranquillo.
Il giorno della sua partenza e di quella di Lydia giunse ben presto; e Mrs. Bennet fu costretta a rassegnarsi a una separazione che, non entrando per nulla nel disegno del marito di accompagnarli tutti a Newcastle, rischiava di durare almeno un anno.
«Oh, mia cara Lydia,» gridò «quando ci rivedremo?»
«Oh, Signore! Non lo so. Fra due o tre anni, forse.»
«Scrivimi molto spesso, mia cara.»
«Più spesso che posso. Ma sai che le donne sposate non hanno mai molto tempo per scrivere. Le mie sorelle potranno scrivermi. Non avranno nient'altro da fare.»
Gli addii di Mr. Wickham furono molto più affettuosi di quelli di sua moglie. Egli sorrideva, appariva attraente, e disse molte cose gentili.
«È il più bel tipo d'uomo» disse Mr. Bennet, appena furono usciti di casa «che mi sia mai capitato di vedere. Sorride, fa il lezioso, fa l'innamorato con tutti quanti. Sono straordinariamente fiero di lui. Sfiderei lo stesso Sir William Lucas a produrre un genero più pregevole.»
La perdita della figlia rese Mrs. Bennet molto abbattuta per parecchi giorni.
«Penso spesso» disse «che non ci sia nulla di peggio che separarsi dai propri amici. Ci si sente così sperduti senza di loro.»
«Vedete, mamma, questa è la conseguenza dell'aver maritato una figlia» disse Elizabeth. «Deve rendervi più soddisfatta che le altre quattro siano ancora nubili.»
«Non è affatto così. Lydia non se ne va perché è sposata; ma solo perché il reggimento di suo marito si trova così lontano. Se fosse stato più vicino, non sarebbe partita così presto.»
Ma lo stato di prostrazione in cui quell'evento l'aveva gettata fu ben presto alleviato, e il suo animo si riaperto all'agitazione della speranza, da un articolo di notizie che iniziava allora a circolare. La governante di Netherfield aveva ricevuto ordine di prepararsi per l'arrivo del padrone, che sarebbe sceso di lì a un giorno o due per cacciarvi parecchie settimane. Mrs. Bennet fu tutta in fibrillazione. Guardava Jane, sorrideva, scuoteva il capo, a vicenda.
«Bene, bene, e dunque Mr. Bingley scende da noi, sorella» (poiché fu Mrs. Philips la prima a portarle la notizia). «Bene, tanto meglio. Non che me ne importi, però. Non è niente per noi, lo sapete, e sono certa che non voglio rivederlo mai più. Ma, comunque, è il benvenuto a venire a Netherfield, se gli piace. E chi sa cosa può succedere? Ma questo non ci riguarda. Sai, sorella, avevamo stabilito tanto tempo fa di non farne mai parola. E così, è proprio sicuro che viene?»
«Puoi contarci» rispose l'altra «perché Mrs. Nichols era a Meryton ieri sera: la vidi passare, e uscii io stessa apposta per sapere la verità; e mi disse che era senz'altro vero. Scende giovedì, al più tardi, assai probabilmente mercoledì. Stava andando dal macellaio, mi disse, proprio per ordinare un po' di carne mercoledì, e ha tre paia di anatre proprio adatte da ammazzare.»
Miss Bennet non aveva potuto sentire della sua venuta senza cambiare colore. Erano molti mesi che non ne aveva pronunciato il nome a Elizabeth; ma ora, non appena si trovarono sole insieme, disse:
«Ti vidi guardarmi oggi, Lizzy, quando mia zia ci disse di quella voce; e so che sembrai turbata; ma non immaginare che fosse per una causa sciocca. Ero soltanto confusa un momento, perché sentii che mi si sarebbe guardata. Ti assicuro che la notizia non mi colpisce né con piacere né con dolore. Sono contenta di una cosa, che venga solo; perché lo vedremo di meno. Non che tema per me stessa, ma pavento i commenti degli altri.»
Elizabeth non sapeva cosa pensare. Se non lo avesse visto nel Derbyshire, avrebbe potuto supporre che fosse capace di venire lì senza altro disegno se non quello dichiarato; ma lo credeva ancora parziale per Jane, e oscillava sulla maggiore probabilità che venisse con il permesso dell'amico, oppure fosse abbastanza ardito da venire senza.
«Eppure è duro» pensava talvolta «che questo pover'uomo non possa venire in una casa che ha legittimamente affittato, senza sollevare tutta questa congettura! Lo lascerò stare.»
Malgrado ciò che sua sorella dichiarava, e realmente credeva essere il suo stato d'animo, nell'attesa del suo arrivo, Elizabeth poté facilmente scorgere che i suoi spiriti ne erano turbati. Erano più inquieti, più incostanti, di quanto li avesse visti spesso.
L'argomento che era stato discusso con tanto calore tra i genitori, circa un anno prima, fu ora tirato fuori di nuovo.
«Appena Mr. Bingley sarà arrivato, mia cara» disse Mrs. Bennet «gli farete visita, naturalmente.»
«No, no. Mi forzaste a fargli visita l'anno scorso, e prometteste che, se andavo a trovarlo, avrebbe sposato una delle mie figlie. Ma non se ne fece nulla, e non mi manderete di nuovo in una missione da sciocchi.»
Sua moglie gli rappresentò quanto fosse assolutamente necessaria una tale attenzione da parte di tutti i gentiluomini del vicinato, al suo ritorno a Netherfield.
«È un'etichetta che disprezzo» disse lui. «Se vuole la nostra compagnia, che la cerchi. Sa dove abitiamo. Non sprecherò le mie ore a inseguire i miei vicini ogni volta che se ne vanno e poi tornano.»
«Be', tutto ciò che so è che sarà orribilmente scortese da parte vostra se non andrete a fargli visita. Ma, comunque, questo non mi impedirà di invitarlo a pranzo qui, sono decisa. Dobbiamo invitare presto Mrs. Long e i Goulding. Con noi saremo tredici a tavola, così ci sarà posto appena per lui.»
Rassicurata da questa risoluzione, ella poté meglio sopportare la scortesia del marito; benché fosse molto mortificante sapere che i suoi vicini avrebbero potuto vedere Mr. Bingley, per questa ragione, prima di lei. Avvicinandosi il giorno del suo arrivo:
«Comincio a dispiacermi che venga affatto» disse Jane a sua sorella. «Non sarebbe nulla; potrei vederlo con perfetta indifferenza; ma non riesco quasi a sopportare di sentirne parlar così di continuo. Mia madre ha buone intenzioni; ma non sa, nessuno può sapere, quanto io soffra per ciò che dice. Sarò felice quando la sua permanenza a Netherfield sarà finita!»
«Vorrei poter dire qualcosa per confortarti» rispose Elizabeth; «ma è del tutto fuori del mio potere. Devi sentirti tu; e la solita soddisfazione di predicare pazienza a chi soffre mi è negata, perché tu ne hai sempre tanta.»
Mr. Bingley arrivò. Mrs. Bennet, con l'aiuto dei domestici, riuscì ad avere le primissime notizie del suo arrivo, cosicché il periodo di ansia e agitazione, da parte sua, fosse il più lungo possibile. Contava i giorni che dovevano intercorrere prima che si potesse mandare l'invito — disperando di vederlo prima. Ma la terza mattina dopo il suo arrivo nello Hertfordshire, lo vide dalla finestra della sua stanza da letto entrare nel paddock e cavalcare verso la casa.
Le figlie furono chiamate con ardore a partecipare della sua gioia. Jane tenne risolutamente il suo posto a tavola; ma Elizabeth, per accontentare la madre, andò alla finestra — guardò — vide Mr. Darcy con lui, e tornò a sedersi accanto a sua sorella.
«C'è un gentiluomo con lui, mamma» disse Kitty; «chi può essere?»
«Qualche conoscenza, mia cara, suppongo; sono sicura che non lo so.»
«La!» rispose Kitty «sembra proprio quell'uomo che era con lui prima. Mr. come si chiama — quell'uomo alto e altero.»
«Santo cielo! Mr. Darcy! — e in effetti è proprio lui, lo giuro. Be', qualsiasi amico di Mr. Bingley sarà sempre il benvenuto qui, di certo; ma per il resto devo dire che detesto solo la sua vista.»
Jane guardò Elizabeth con sorpresa e preoccupazione. Sapeva ben poco del loro incontro nel Derbyshire, e pertanto sentì l'imbarazzo che doveva accompagnare sua sorella nel vederlo quasi per la prima volta dopo aver ricevuto la sua lettera chiarificatrice. Entrambe le sorelle erano abbastanza a disagio. Ciascuna soffriva per l'altra, e naturalmente per sé; e loro madre continuò a parlare della sua antipatia per Mr. Darcy, e della sua determinazione a essere cortese con lui solo in quanto amico di Mr. Bingley, senza essere udita da nessuna delle due. Ma Elizabeth aveva motivi di inquietudine che non potevano ancora essere sospettati da Jane, alla quale non aveva mai avuto il coraggio di mostrare la lettera di Mrs. Gardiner, né di raccontare il proprio mutamento di sentimento verso di lui. Per Jane, egli poteva essere soltanto un uomo le cui proposte lei aveva rifiutato, e i cui meriti aveva sottovalutato; ma per la sua più ampia informazione, egli era la persona cui tutta la famiglia era debitrice del primo dei benefici, e che lei stessa riguardava con un interesse, se non proprio tenero, almeno altrettanto ragionevole e giusto, di quello che Jane provava per Bingley. Il suo stupore per la sua venuta — per la sua venuta a Netherfield, a Longbourn, per il cercarla di nuovo spontaneamente — era quasi pari a quello provato la prima volta che aveva assistito al suo mutato comportamento nel Derbyshire.
Il colore che le era stato cacciato dal viso tornò per mezzo minuto con un rossore più vivo, e un sorriso di delizia aggiunse luce ai suoi occhi, mentre pensò per quello spazio di tempo che il suo affetto e i suoi desideri dovessero essere ancora intatti; ma non volle fidarsi.
«Lasciami prima vedere come si comporta» disse; «sarà poi abbastanza presto per sperare.»
Sedeva intenta al lavoro, sforzandosi di essere composta, e senza osare di sollevare gli occhi, finché un'ansiosa curiosità li portò sul viso di sua sorella mentre il domestico si avvicinava alla porta. Jane apparve un po' più pallida del solito, ma più composta di quanto Elizabeth si sarebbe aspettata. All'apparire dei gentiluomini, il suo colore aumentò; tuttavia li ricevette con discreta disinvoltura, e con un comportamento ugualmente libero da qualsiasi segno di risentimento, o da qualsiasi compiacenza superflua.
Elizabeth disse a entrambi il meno che la civiltà permettesse, e tornò a sedersi al suo lavoro, con un'attenzione che non richiedeva di frequente. Aveva avventurato un solo sguardo a Darcy. Egli appariva serio come al solito; e, pensò lei, più come soleva apparire nello Hertfordshire, che come lo aveva visto a Pemberley. Ma, forse, non poteva, in presenza di sua madre, essere quello che era stato con suo zio e sua zia. Era una congettura dolorosa, ma non improbabile.
Aveva visto altresì Bingley per un istante, e in quel breve momento lo vide insieme compiaciuto e imbarazzato. Fu accolto da Mrs. Bennet con un grado di cortesia che fece vergognare le due figlie, specialmente a contrasto con la fredda e cerimoniosa gentilezza della cortesia e del saluto del suo amico.
Elizabeth in particolare, che sapeva che sua madre doveva a quest'ultimo la preservazione della sua figlia prediletta da un'infamia irreparabile, fu ferita e addolorata nel modo più vivo da una distinzione così mal applicata.
Darcy, dopo aver chiesto di lei come stessero Mr. e Mrs. Gardiner — domanda alla quale ella non poté rispondere senza confusione — disse quasi nulla. Non era seduto accanto a lei: forse era questa la ragione del suo silenzio; ma non era stato così nel Derbyshire. Là aveva conversato con i suoi amici quando non poteva con lei. Ma ora trascorsero parecchi minuti senza portare il suono della sua voce; e quando, di tanto in tanto, incapace di resistere all'impulso della curiosità, ella alzava gli occhi al suo volto, lo trovava altrettanto spesso a guardare Jane come lei, e spesso a non guardare nessun oggetto fuorché il pavimento. Una pensosità maggiore, e meno ansietà di piacere, che quando s'erano visti l'ultima volta, erano chiaramente espresse. Fu delusa, e in collera con se stessa per esserlo.
«Potevo aspettarmi qualcosa di diverso?» disse. «Eppure perché è venuto?»
Non era in vena di conversare con nessuno tranne che con lui; e con lui non aveva quasi il coraggio di parlare.
Chiese notizie di sua sorella, ma non poté far di più.
«È molto tempo, Mr. Bingley, da quando ve ne andaste» disse Mrs. Bennet.
Egli convenne prontamente.
«Cominciavo a temere che non sareste più tornato. Si diceva che intendeste lasciare del tutto il posto a San Michele; ma, comunque, spero non sia vero. Molti cambiamenti sono avvenuti nel vicinato da quando ve ne andaste. Miss Lucas è sposata e sistemata: e una delle mie figlie. Suppongo che l'abbiate sentito; anzi, dovete averlo visto sui giornali. Era sul 'Times' e sul 'Courier', lo so; benché non vi fosse messo come si doveva. Si diceva soltanto, 'Recentemente, George Wickham, Esq., con Miss Lydia Bennet,' senza che vi fosse una sola parola su suo padre, o sul luogo dove viveva, o su qualcos'altro. Era opera di mio fratello Gardiner, quel trafiletto, e mi meraviglio come gli sia venuto di farlo così goffamente. Lo vedeste?»
Bingley rispose di sì, e si congratulò. Elizabeth non osò sollevare gli occhi. Come Mr. Darcy apparisse, dunque, ella non poté dirlo.
«È davvero una cosa deliziosa, ne son certa, avere una figlia ben maritata,» continuò la madre; «ma al tempo stesso, Mr. Bingley, è molto duro che me la portino via. Sono partiti per Newcastle, un posto tutto a settentrione a quanto pare, e là devono restare, non so per quanto. Il suo reggimento è di stanza là; perché immagino abbiate sentito che ha lasciato lo ----shire, e che è entrato nella linea regolare. Grazie al cielo! ha qualche amico, però, sebbene forse non tanti quanti ne merita.»
Elizabeth, che sapeva essere questo diretto a Mr. Darcy, era in tale sofferenza di vergogna che a stento poté restare seduta. Ne ricavò tuttavia lo sforzo di parlare, che nessun'altra circostanza aveva così efficacemente ottenuto prima; e chiese a Bingley se intendeva fermarsi in campagna per il momento. Qualche settimana, credette lui.
«Quando avrete ucciso tutti i vostri uccelli, Mr. Bingley,» disse la madre, «vi prego di venire qui e di sparare a quanti più vi piaccia sul possesso di Mr. Bennet. Sono certa che sarà immensamente lieto di accontentarvi, e vi riserverà il meglio delle covate.»
La pena di Elizabeth crebbe davanti a una simile attenzione inutile, importuna! Se la stessa bella prospettiva si presentasse ora, come li aveva lusingati un anno prima, tutto, ne era persuasa, si affretterebbe verso la stessa esasperante conclusione. In quell'istante sentì che anni di felicità non potrebbero risarcire Jane né lei stessa di momenti di così dolorosa confusione.
«Il primo desiderio del mio cuore,» disse fra sé, «è non trovarmi mai più in compagnia dell'uno né dell'altro. La loro società non può offrirmi un piacere che compensi una tale infelicità! Che io non veda mai più né l'uno né l'altra!»
Eppure la pena, per la quale anni di felicità non avrebbero offerto compenso, ricevette poco dopo un notevole sollievo, dall'osservare quanto la bellezza di sua sorella riaccendesse l'ammirazione del suo antico amante. Quando era entrato, le aveva rivolto ben poche parole, ma ogni cinque minuti sembrava dedicarle maggiore attenzione. La trovava bella come l'anno prima; di uguale indole dolce, e ugualmente spontanea, sebbene un po' meno loquace. Jane era desiderosa che in lei non si notasse alcun cambiamento, ed era davvero persuasa di parlare quanto mai; ma la sua mente era così occupata, che non sempre sapeva di tacere.
Quando i gentiluomini si alzarono per andarsene, Mrs. Bennet si ricordò della cortesia che aveva in animo, e furono invitati e impegnati a pranzare a Longbourn di lì a pochi giorni.
«Mi siete debitamente di una visita, Mr. Bingley,» aggiunse; «perché quando andaste in città lo scorso inverno, prometteste di pranzare con noi in famiglia non appena foste tornato. Non l'ho dimenticato, come vedete; e vi assicuro che fui molto delusa che non siate tornato a mantenere l'impegno.»
Bingley parve un po' confuso a questa osservazione, e disse qualcosa del suo rammarico di esserne stato impedito da affari. Poi se ne andarono.
Mrs. Bennet era stata fortemente incline a invitarli a fermarsi e pranzare lì quel giorno; ma, sebbene tenesse sempre una tavola molto buona, non riteneva che meno di due portate potesse essere abbastanza per un uomo sul quale nutriva progetti così ansiosi, o soddisfare l'appetito e l'orgoglio di uno che aveva diecimila sterline l'anno.
CAPITOLO LIV.
Appena se ne furono andati, Elizabeth uscì a passeggiare per riaversi lo spirito; o, in altre parole, per rimuginare senza interruzione su quei soggetti che dovevano abbatterlo di più. Il comportamento di Mr. Darcy la stupì e la irritò.
«Ebbene, se è venuto solo per essere silenzioso, serio e indifferente,» disse, «perché è venuto affatto?»
Non riusciva a risolversi in nessuna maniera che le desse piacere.
«Poteva essere ugualmente amabile, ugualmente gradevole con mio zio e mia zia, quando era in città; e perché non con me? Se mi teme, perché venire qui? Se non si cura più di me, perché tacere? Uomo importuno, importuno! Non voglio più pensare a lui.»
La sua risoluzione fu per breve tempo involontariamente mantenuta dall'arrivo di sua sorella, che la raggiunse con uno spetto allegro che mostrava in lei una migliore soddisfazione dei visitatori che non in Elizabeth.
«Ora,» disse, «che questo primo incontro è passato, mi sento perfettamente a mio agio. Conosco la mia forza, e non sarò più imbarazzata dalla sua venuta. Sono lieta che pranzi qui martedì. Sarà allora pubblicamente visto che da ambo le parti ci incontriamo solo come comuni e indifferenti conoscenti.»
«Sì, davvero molto indifferenti,» disse Elizabeth ridendo. «Oh, Jane! sta' attenta.»
«Mia cara Lizzy, non puoi pensarmi così debole da essere in pericolo ora.»
«Penso che tu corra un grandissimo pericolo di farlo innamorare di te come non mai.»
Non videro i gentiluomini di nuovo fino a martedì; e Mrs. Bennet, nel frattempo, si abbandonava a tutti i felici progetti che il buon umore e la comune cortesia di Bingley, in una visita di mezz'ora, avevano ravvivato.
Il martedì c'era una gran riunione a Longbourn; e i due più ansiosamente attesi, a lode della loro puntualità di cacciatori, arrivarono in ottimo orario. Quando si recarono nella sala da pranzo, Elizabeth osservò con attenzione per vedere se Bingley avrebbe preso il posto che, in tutte le loro precedenti riunioni, era stato il suo, accanto a sua sorella. La sua prudente madre, occupata dalla stessa idea, si astenne dal invitarlo a sedere accanto a sé. Entrando nella stanza, parve esitare; ma Jane si trovò a girare lo sguardo, e si trovò a sorridere: fu deciso. Si sedette accanto a lei.
Elizabeth, con un senso di trionfo, guardò verso l'amico di lui. Egli lo sopportò con nobile indifferenza; e lei avrebbe immaginato che Bingley avesse ricevuto il suo permesso di essere felice, se non avesse visto i suoi occhi ugualmente rivolti verso Mr. Darcy, con un'espressione di allarme tra il riso e l'inquietudine.
Il suo comportamento verso sua sorella, durante il pranzo, fu tale da mostrare un'ammirazione per lei, che, sebbene più cauta di prima, persuase Elizabeth che, se fosse stato lasciato interamente a sé, la felicità di Jane, e la sua, sarebbero state ben presto assicurate. Sebbene non osasse fare assegnamento sulla conseguenza, ricevette tuttavia piacere dall'osservare il suo contegno. Ciò le diede tutta l'animazione di cui il suo spirito potesse vantarsi; perché non era di umore allegro. Mr. Darcy era da lei distante quasi quanto il tavolo poteva dividerli. Era da un lato di sua madre. Sapeva quanto poco una tale situazione avrebbe dato piacere all'uno o all'altro, o li avrebbe fatti apparire in buona luce. Non era abbastanza vicina da sentire alcunché del loro discorrere; ma vedeva quanto di rado si parlassero, e quanto formale e freddo fosse il loro modo quando lo facevano. La scortesia di sua madre rendeva più penoso allo spirito di Elizabeth il senso di ciò che gli dovevano; e avrebbe, a momenti, dato qualunque cosa per avere il privilegio di dirgli che la sua gentilezza non era sconosciuta, né non sentita, da tutta la famiglia.
Sperava che la serata avrebbe offerto qualche opportunità di riunirli; che l'intera visita non sarebbe passata senza permettere loro di entrare in qualcosa di più di una conversazione, oltre la semplice salutazione cerimoniosa che ne accompagnava l'ingresso. Ansiosa e inquieta, il periodo trascorso nel salotto prima che i gentiluomini entrassero, fu noioso e tedioso a un grado che quasi la rese scortese. Guardava al loro ingresso come al punto su cui ogni sua speranza di piacere per la serata doveva dipendere.
«Se non viene da me, allora,» disse, «lo abbandonerò per sempre.»
I gentiluomini vennero; e le parve che avesse l'aspetto di chi avrebbe risposto alle sue speranze; ma, ahimè! le signore si erano strette intorno al tavolo, dove Miss Bennet stava preparando il tè, ed Elizabeth versando il caffè, in così stretta alleanza, che non v'era un solo posto vacante presso di lei che potesse ammettere una sedia. E all'avvicinarsi dei gentiluomini, una delle ragazze le si fece ancor più accosto, e disse in un sussurro:--
«Gli uomini non devono venire a dividerci, son decisa. Non li vogliamo; vero?»
Darcy se n'era andato a passeggiare in un'altra parte della stanza. Lei lo seguì con gli occhi, invidiò tutti coloro cui egli parlò, ebbe appena pazienza sufficiente per servire qualcuno a caffè, e poi s'incollerì con se stessa per essere così sciocca!
«Un uomo che è stato una volta rifiutato! Come ho potuto essere così sciocca da aspettarmi un rinnovamento del suo amore? Vi è forse uno tra il sesso maschile che non protesterebbe contro una simile debolezza come una seconda proposta alla stessa donna? Non v'è indignità tanto ripugnante ai loro sentimenti.»
Fu un po' rianimata, tuttavia, dal vederlo riportare da sé la sua tazza da caffè; e colse l'occasione di dire:--
«Vostra sorella è ancora a Pemberley?»
«Sì; vi resterà fino a Natale.»
«E del tutto sola? L'hanno lasciata tutti i suoi amici?»
«Mrs. Annesley è con lei. Gli altri sono andati avanti a Scarborough da tre settimane.»
Non riusciva a pensare a null'altro da dire; ma se lui desiderava conversare con lei, avrebbe potuto avere miglior fortuna. Le rimase tuttavia accanto per alcuni minuti, in silenzio; e, alla fine, sentendo la giovane signora sussurrare di nuovo a Elizabeth, se ne andò.
Quando il servizio del tè fu rimosso, e i tavoli da gioco collocati, tutte le signore si alzarono; ed Elizabeth sperava allora di essere presto raggiunta da lui, quando ogni sua speranza fu rovesciata, nel vederlo cadere vittima della avidità di sua madre per giocatori a whist, e in pochi minuti dopo seduto con il resto della compagnia. Perse ormai ogni aspettativa di piacere. Furono confinati per la serata a tavoli diversi; e non le restava da sperare, se non che i suoi occhi si volgessero così spesso dalla sua parte della stanza, da fargli giocare con la stessa mala sorte di lei.
Mrs. Bennet aveva progettato di trattenere a cena i due gentiluomini di Netherfield; ma la loro carrozza fu, per sfortuna, ordinata prima di ogni altra, e non ebbe l'opportunità di trattenerli.
«Ebbene, ragazze,» disse, non appena rimasero fra loro, «che ne dite della giornata? Pongo che tutto sia andato in modo insolitamente buono, ve l'assicuro. Il pranzo fu allestito come qualunque altro io abbia mai visto. Il cervo fu arrostito a puntino — e tutti dissero che non avevano mai visto una coscia così grassa. La zuppa era cinquanta volte migliore di quella che avemmo dai Lucas la settimana scorsa; e persino Mr. Darcy riconobbe che le pernici erano notevolmente ben cotte; e suppongo che lui abbia almeno due o tre cuochi francesi. E, mia cara Jane, non ti vidi mai apparire in tanta bellezza. Anche Mrs. Long lo disse, perché le chiesi se non ti sembrava. E che pensate che dicesse ancora? 'Ah! Mrs. Bennet, l'avremo a Netherfield alla fine!' Lo disse davvero. Penso che Mrs. Long sia una creatura buona come qualsiasi mai vissuta — e le sue nipoti sono ragazze di modi molto graziosi, e per nulla belle: mi piacciono straordinariamente.»
Mrs. Bennet, in breve, era in ottima disposizione di spirito: aveva visto abbastanza del contegno di Bingley verso Jane per essere convinta che l'avrebbe ottenuto alla fine; e le sue aspettative di vantaggio per la famiglia, quando era d'umore felice, erano così al di là della ragione, che fu del tutto delusa nel non vederlo tornare anche il giorno dopo, per fare la sua proposta.
«È stata una giornata molto gradevole,» disse Miss Bennet a Elizabeth. «La compagnia sembrava così ben assortita, così adatta l'una all'altra. Spero che potremo incontrarci spesso di nuovo.»
Elizabeth sorrise.
«Lizzy, tu non devi farlo. Non devi sospettare di me. Mi mortifica. Ti assicuro che ora ho imparato a godere della sua conversazione come di un giovane gentiluomo piacevole e sensato, senza desiderare nulla di più. Sono perfettamente soddisfatta, da quello che i suoi modi ora sono, che egli non ebbe mai alcun disegno di impegnare il mio affetto. È soltanto che egli è benedetto di una maggiore dolcezza di modi, e di un desiderio più forte di piacere generalmente, di qualunque altro uomo.»
«Sei molto crudele,» disse sua sorella, «non mi lasci sorridere, e mi provochi a farlo ogni momento.»
«Com'è duro in certi casi essere credute! E come impossibile in altri! Ma perché vorresti persuadermi che io sento più di quanto riconosca?»
«Questa è una domanda alla quale so a stento come rispondere. Tutti amiamo istruire, sebbene possiamo insegnare solo ciò che non vale la pena di sapere. Perdonami; e se persisterai nella tua indifferenza, non farmi la tua confidente.»
CAPITOLO LV.
Pochi giorni dopo questa visita, Mr. Bingley tornò, e solo. Il suo amico l'aveva lasciato quella mattina per Londra, ma sarebbe tornato a casa in dieci giorni. Sedette con loro più di un'ora, e fu in umore notevolmente lieto. Mrs. Bennet lo invitò a pranzare con loro; ma, con molte espressioni di rincrescimento, egli confessò di essere impegnato altrove.
«La prossima volta che verrete,» disse lei, «spero saremo più fortunati.»
Sarebbe stato particolarmente lieto in qualunque momento, ecc., ecc.; e se lei gliene avesse dato licenza, avrebbe colto una prima occasione di far loro visita.
«Potete venire domani?»
Sì, non aveva alcun impegno per il giorno seguente; e l'invito fu accettato con alacrità.
Venne, e in così buon'ora, che le signore non erano ancora finite di vestirsi. Mrs. Bennet corse nella stanza delle figlie, in veste da camera, e con i capelli a metà, gridando:--
«Mia cara Jane, affrettati e scendi in fretta. È venuto — Mr. Bingley è venuto. È proprio così. Affrettati, affrettati. Qui, Sarah, vieni da Miss Bennet in questo momento, e aiutala a mettere il vestito. Non ti curare dei capelli di Miss Lizzy.»
«Scenderemo appena possibile,» disse Jane; «ma oso dire che Kitty è più avanti di noi, perché è salita di sopra mezz'ora fa.»
«Oh! al diavolo Kitty! che c'entra lei? Su, sbrigati, sbrigati! dov'è la tua fascia, mia cara?»
Ma quando la madre se ne fu andata, Jane non si lasciò persuadere a scendere senza una delle sorelle.
La stessa ansietà di averle sole con lui fu visibile di nuovo alla sera. Dopo il tè, Mr. Bennet si ritirò in biblioteca, come era sua consuetudine, e Mary salì al suo strumento. Due ostacoli dei cinque così rimossi, Mrs. Bennet sedette guardando e ammiccando verso Elizabeth e Catherine per un tempo considerevole, senza far loro alcuna impressione. Elizabeth non volle badare ad essa; e quando finalmente Kitty lo fece, disse molto innocentemente: «Che c'è, mamma? Perché mi ammicchi? Che devo fare?»
«Niente, bambina, niente. Non ti ho ammiccato.» Rimase poi ferma altri cinque minuti; ma incapace di sciupare una così preziosa occasione, si alzò d'improvviso, e dicendo a Kitty:--
«Vieni qui, amor mio, voglio parlarti,» la condusse fuori della stanza. Jane gettò subito uno sguardo a Elizabeth che diceva il suo dispiacere a un simile disegno, e la sua preghiera che lei non vi si prestasse. In pochi minuti, Mrs. Bennet socchiuse la porta e chiamò:--
«Lizzy, mia cara, voglio parlarti.»
Elizabeth fu costretta ad andare.
«Possiamo anche lasciarli soli, sai,» disse la madre non appena fu nell'atrio. «Kitty e io saliamo nella mia stanza da letto.»
Elizabeth non tentò di ragionare con sua madre, ma rimase quietamente nell'atrio finché lei e Kitty non furono fuori vista, poi tornò nel salotto.
I progetti di Mrs. Bennet per quel giorno riuscirono vani. Bingley fu tutto ciò che vi è di affascinante, tranne che il dichiarato amante di sua figlia. La sua disinvoltura e allegria lo resero un'aggiunta oltremodo gradevole alla loro compagnia serale; e sopportò la mal giudicata importunità della madre, e ascoltò tutte le sue sciocche osservazioni con una pazienza e un dominio di contegno particolarmente graditi alla figlia.
Egli ebbe appena bisogno d'invito per rimanere a cena; e prima che se ne andasse fu formato un impegno, principalmente per opera sua e di Mrs. Bennet, che venisse la mattina seguente a caccia con suo marito.
Dopo quel giorno, Jane non disse più della sua indifferenza. Una sola parola non passò fra le sorelle riguardo a Bingley; ma Elizabeth andò a letto nella felice persuasione che tutto dovesse ben presto concludersi, a meno che Mr. Darcy non tornasse entro il termine stabilito. Sul serio, tuttavia, si sentiva abbastanza persuasa che tutto ciò doveva essere avvenuto col concorso di quel gentiluomo.
Bingley fu puntuale all'appuntamento; ed egli e Mr. Bennet passarono insieme la mattina, come era stato convenuto. Quest'ultimo fu di gran lunga più amabile di quanto il compagno si aspettasse. Non v'era nulla di presuntuoso o di sciocco in Bingley che potesse provocare il suo scherno, o disgustarlo fino al silenzio; e fu più comunicativo, e meno eccentrico, di quanto l'altro l'avesse mai visto. Bingley naturalmente tornò con lui a pranzo; e alla sera la capacità inventiva di Mrs. Bennet fu di nuovo in opera per allontanare tutti quanti da lui e da sua figlia. Elizabeth, che aveva una lettera da scrivere, si ritirò nella sala della colazione a quello scopo subito dopo il tè; perché, siccome gli altri stavano tutti per mettersi a giocare a carte, ella non poteva servire a nulla per contrastare i piani di sua madre.
Ma nel tornare nel salotto, quando la lettera fu finita, vide, con suo infinito stupore, che v'era motivo di temere che sua madre fosse stata troppo ingegnosa per lei. Aprendo la porta, scorse sua sorella e Bingley in piedi insieme accanto al camino, come intenti a un discorso serio; e se ciò non avesse destato sospetto, i volti di entrambi, mentre si voltavano in fretta e si scostavano l'uno dall'altra, avrebbero detto tutto. La loro situazione era abbastanza imbarazzante; ma la sua, pensò, era anche peggiore. Non fu pronunziata una sola sillaba dall'una o dall'altro; ed Elizabeth era sul punto di andarsene di nuovo, quando Bingley, che come l'altro si era seduto, si alzò d'improvviso, e, sussurrando poche parole a sua sorella, uscì di corsa dalla stanza.
Jane non poteva avere riserve con Elizabeth, dove la confidenza avrebbe dato piacere; e abbracciandola istantaneamente, confessò, con la più viva emozione, di essere la creatura più felice del mondo.
«È troppo!» aggiunse, «è troppo, di gran lunga troppo. Non lo merito. Oh, perché non sono tutti così felici?»
Le congratulazioni di Elizabeth vennero espresse con una sincerità, un calore, una gioia, che le parole avrebbero potuto esprimere solo imperfettamente. Ogni frase di bontà fu una nuova fonte di felicità per Jane. Ma ella non volle permettersi di restare con sua sorella, né di dire la metà di ciò che rimaneva da dire, per il momento.
«Devo andare subito da mia madre,» esclamò. «Non vorrei per nulla al mondo scherzare con la sua affettuosa sollecitudine, o permettere che lo senta da qualcun altro che da me. È già andato da mio padre. Oh, Lizzy, sapere che ciò che ho da narrare darà tanto piacere a tutta la mia cara famiglia! come potrò sopportare tanta felicità?»
Poi si affrettò verso sua madre, che aveva di proposito sciolto la partita a carte, e sedeva di sopra con Kitty.
Elizabeth, che fu lasciata sola, sorrise ora della rapidità e facilità con cui un affare era definitivamente concluso, che aveva dato loro tanti precedenti mesi di sospensione e di fastidio.
«E questo,» disse, «è la fine di tutte le ansiose circospezioni del suo amico! di tutta la falsità e gli intrighi di sua sorella! il fine più felice, più saggio, e più ragionevole!»
In pochi minuti fu raggiunta da Bingley, la cui conferenza con suo padre era stata breve e conclusiva.
«Dov'è vostra sorella?» disse in fretta, mentre apriva la porta.
«Con mia madre di sopra. Scenderà in un momento, oso dire.»
Egli allora chiuse la porta e, avvicinandosi a lei, rivendicò i buoni augurii e l'affetto di un fratello. Elizabeth espresse con sincerità e di cuore la sua gioia alla prospettiva della loro parentela. Si strinsero la mano con grande cordialità; e poi, finché sua sorella non scese, ella dovette ascoltare tutto ciò che egli aveva da dire sulla propria felicità e sulle perfezioni di Jane; e, sebbene fosse un innamorato, Elizabeth credeva davvero che tutte le sue speranze di felicità fossero fondate sulla ragione, perché avevano per base l'eccellente intelletto e la più che eccellente indole di Jane, e una generale affinità di sentimenti e di gusti tra lei e lui.
Fu una serata di non comune letizia per tutti loro; la soddisfazione dell'animo di Miss Bennet infuse al suo volto un tale raggio di dolce animazione, che la fece apparire più bella che mai. Kitty sorrideva timidamente e sperava che presto sarebbe venuto anche il suo turno. La signora Bennet non poteva dare il proprio consenso, né esprimere la propria approvazione in termini abbastanza calorosi da appagare i suoi sentimenti, benché parlasse a Bingley d'altro per una mezz'ora; e quando il signor Bennet li raggiunse a cena, la voce e il modo mostravano chiaramente quanto fosse realmente felice.
Nessuna parola, tuttavia, gli uscì dalla bocca in allusione alla cosa, finché il loro ospite non prese congedo per la notte; ma appena egli fu uscito, si rivolse alla figlia e disse:
«Jane, ti faccio le mie congratulazioni. Sarai una donna molto felice.»
Jane gli si avvicinò subito, lo baciò, e lo ringraziò per la sua bontà.
«Sei una brava ragazza,» rispose lui, «e mi fa un grande piacere pensare che sarai così felicemente sistemata. Non dubito che andrete molto bene insieme. I vostri caratteri non sono affatto dissimili. Siete entrambe così compiacenti, che non si deciderà mai nulla; così facili, che ogni domestico vi imbroglierà; e così generose, che supererete sempre le vostre entrate.»
«Spero di no. L'imprudenza o la sconsideratezza in materia di denaro sarebbe imperdonabile in me.»
«Superare le loro entrate! Mio caro signor Bennet,» gridò sua moglie, «ma di che cosa state parlando? Eppure, egli ha quattromila o cinquemila sterline all'anno, e molto probabilmente di più.» Poi, rivolgendosi alla figlia: «Oh, mia cara, cara Jane, sono così felice! Sono certa che non chiuderò occhio tutta la notte. Sapevo come sarebbe andata. Ho sempre detto che doveva finire così, alla fine. Ero sicura che non potevi essere così bella per nulla! Ricordo, non appena lo vidi, quando venne per la prima volta nell'Hertfordshire l'anno scorso, pensai quanto fosse probabile che vi metteste insieme. Oh, è il più bel giovane che si sia mai visto!»
Wickham, Lydia, erano tutti dimenticati. Jane era, senza confronto, la sua figlia prediletta. In quel momento non si curava di nessun'altra. Le sorelle più giovani cominciarono subito a farle richieste per oggetti di felicità che ella avrebbe in futuro potuto dispensare.
Mary chiese di poter usare la biblioteca di Netherfield; e Kitty supplicò con grande insistenza per qualche ballo là ogni inverno.
Bingley, da quel momento, fu naturalmente un visitatore quotidiano di Longbourn; venendo spesso prima di colazione, e trattenendosi sempre fin dopo cena; salvo quando qualche vicino barbaro, che non si poteva abbastanza detestare, gli avesse fatto un invito a pranzo, che egli credeva di essere obbligato ad accettare.
Elizabeth aveva ormai poco tempo per conversare con sua sorella; poiché, mentre egli era presente, Jane non aveva attenzione da dedicare a nessun altro: ma si trovava notevolmente utile a entrambi, in quelle ore di separazione che pur talvolta dovevano verificarsi. In assenza di Jane, egli si rivolgeva sempre a Elizabeth per il piacere di parlare di lei; e quando Bingley se n'era andato, Jane cercava costantemente lo stesso sollievo.
«Mi ha resa così felice,» disse ella, una sera, «dicendomi che era totalmente all'oscuro che io fossi in città la primavera scorsa! Non avrei creduto che fosse possibile.»
«Lo sospettavo,» rispose Elizabeth. «Ma come lo spiegò?»
«Dev'essere stato per opera delle sue sorelle. Esse non erano certo amiche della sua conoscenza con me, cosa di cui non posso meravigliarmi, poiché egli avrebbe potuto scegliere molto più vantaggiosamente sotto molti aspetti. Ma quando vedranno, come spero vedranno, che loro fratello è felice con me, impareranno ad essere contente, e saremo di nuovo in buoni rapporti: anche se non potremo mai essere ciò che siamo state un tempo l'una per l'altra.»
«Quello è il discorso più incline al perdono,» disse Elizabeth, «che vi abbia mai sentito pronunciare. Brava ragazza! Mi dispiacerebbe davvero vedervi di nuovo vittima della simulata considerazione di Miss Bingley.»
«Vorresti crederlo, Lizzy, che quando egli andò in città lo scorso novembre mi amava davvero, e nulla, se non la persuasione che io gli fossi indifferente, gli avrebbe impedito di tornare?»
«Commise un piccolo errore, certo; ma è a credito della sua modestia.»
Ciò introdusse naturalmente da parte di Jane un panegirico della sua diffidenza, e del poco valore che egli attribuiva alle proprie buone qualità.
Elizabeth fu lieta di trovare che egli non aveva tradito l'interferenza del suo amico; perché, sebbene Jane avesse il cuore più generoso e disposto al perdono del mondo, ella sapeva che era una circostanza che avrebbe dovuto pregiudicarla contro di lui.
«Sono certo la creatura più fortunata che sia mai esistita!» gridò Jane. «Oh, Lizzy, perché sono così scelta fra la mia famiglia, e benedetta al di sopra di tutte loro? Se potessi vederti felice come me! Se ci fosse soltanto un altro uomo simile per te!»
«Se tu mi dessi quaranta uomini simili non potrei mai essere felice come te. Finché non avrò il tuo carattere, la tua bontà, non potrò mai avere la tua felicità. No, no, lasciami arrangiarmi da sola; e, forse, se avrò molta fortuna, potrò incontrare un altro signor Collins col tempo.»
La situazione delle cose nella famiglia di Longbourn non poté restare a lungo un segreto. La signora Bennet ebbe il privilegio di sussurrarlo alla signora Philips, e si arrischiò, senza alcun permesso, a fare altrettanto con tutti i suoi vicini di Meryton.
I Bennets furono ben presto dichiarati la famiglia più fortunata del mondo; sebbene solo poche settimane prima, quando Lydia era fuggita per la prima volta, si fosse generalmente dimostrato che erano segnati dalla sventura.
CAPITOLO LVI.
Una mattina, circa una settimana dopo che il fidanzamento di Bingley con Jane si era formato, mentre egli e le donne della famiglia stavano seduti insieme nella sala da pranzo, la loro attenzione fu improvvisamente attratta verso la finestra dal rumore di una carrozza; ed essi scorsero una vettura a quattro cavalli che saliva il viale d'accesso. Era troppo presto di mattina per visite; e inoltre l'equipaggio non corrispondeva a quello di nessuno dei loro vicini. I cavalli erano di posta; e né la carrozza, né la livrea del servo che la precedeva, erano a loro familiari. Siccome era tuttavia certo che qualcuno stava arrivando, Bingley persuase immediatamente Miss Bennet ad evitare la costrizione di una simile intrusione, e ad allontanarsi con lui nel boschetto. Partirono entrambi; e le congetture delle altre tre continuarono, sebbene con poca soddisfazione, finché la porta non fu spalancata, e il loro visitatore entrò. Era Lady Catherine de Bourgh.
Esse erano naturalmente tutte intenzionate a essere sorprese: ma la loro meraviglia andò oltre la loro aspettativa; e da parte della signora Bennet e di Kitty, sebbene fosse loro perfettamente sconosciuta, fu persino inferiore a ciò che Elizabeth provò.
Ella entrò nella stanza con un'aria più del solito sgarbata, non fece altra risposta al saluto di Elizabeth se non un lieve inchino del capo, e sedette senza dire una parola. Elizabeth aveva detto il suo nome a sua madre all'ingresso di Sua Signoria, sebbene non fosse stata fatta alcuna richiesta di presentazione.
La signora Bennet, tutta stupita, sebbene lusingata di avere un'ospite di così alta importanza, la ricevette con la massima cortesia. Dopo essere rimasta seduta un momento in silenzio, disse, molto rigidamente, a Elizabeth:
«Spero che stiate bene, Miss Bennet. Quella signora, suppongo, è vostra madre?»
Elizabeth rispose molto concisamente che lo era.
«E quella, suppongo, è una delle vostre sorelle?»
«Sì, madama,» disse la signora Bennet, lieta di parlare con una Lady Catherine. «È la mia penultima figlia. La mia più giovane di tutte si è da poco sposata, e la mia maggiore è da qualche parte nel parco, che passeggia con un giovane, che, credo, entrerà presto a far parte della famiglia.»
«Avete qui un parco molto piccolo,» osservò Lady Catherine, dopo un breve silenzio.
«Non è nulla in confronto di Rosings, mia Lady, oso dire; ma, vi assicuro, è molto più grande di quello di Sir William Lucas.»
«Questo dev'essere un salotto estremamente scomodo per le serate d'estate: le finestre sono esposte a occidente.»
La signora Bennet le assicurò che non vi sedevano mai dopo pranzo; e poi aggiunse:
«Posso prendermi la libertà di chiedere a Vostra Signoria se avete lasciato in buona salute il signor e la signora Collins?»
«Sì, molto bene. Li vidi l'altro ieri sera.»
Elizabeth si aspettava ora che ella producesse una lettera per lei da parte di Charlotte, poiché sembrava l'unico motivo probabile della sua visita. Ma nessuna lettera apparve, ed ella rimase completamente perplessa.
La signora Bennet, con grande cortesia, pregò Sua Signoria di prendere qualche rinfresco: ma Lady Catherine risolutamente, e non molto educatamente, rifiutò di mangiare nulla; e poi, alzandosi, disse a Elizabeth:
«Miss Bennet, sembrava esserci una specie di grazioso piccolo boschetto su un lato del vostro prato. Mi farebbe piacere farvi un giro, se vorrete favorirmi della vostra compagnia.»
«Va', mia cara,» gridò sua madre, «e mostra a Sua Signoria le diverse passeggiate. Penso che le piacerà l'eremo.»
Elizabeth obbedì; e, correndo nella propria stanza a prendere il parasole, accompagnò di sotto la sua nobile ospite. Mentre passavano attraverso il vestibolo, Lady Catherine aprì le porte del salotto da pranzo e del salotto, e, dopo un breve sguardo, giudicandole stanze decorose, proseguì.
La sua carrozza rimase alla porta, ed Elizabeth vide che la sua cameriera era dentro. Procedettero in silenzio lungo il vialetto di ghiaia che conduceva al boschetto; Elizabeth era determinata a non fare alcuno sforzo per conversare con una donna che era ora più del solito insolente e sgradevole.
«Come ho mai potuto credere che somigliasse al nipote?» disse, guardando in viso lei.
Non appena entrarono nel boschetto, Lady Catherine cominciò nel modo seguente:
«Non potete essere in imbarazzo, Miss Bennet, di capire il motivo del mio viaggio fin qui. Il vostro stesso cuore, la vostra stessa coscienza, devono dirvi perché vengo.»
Elizabeth guardò con spontaneo stupore.
«In verità, vi sbagliate, madama; non sono stata affatto in grado di spiegarmi l'onore di vedervi qui.»
«Miss Bennet,» rispose Sua Signoria, in tono adirato, «dovreste sapere che io non sono da prendere alla leggera. Ma per quanto possiate scegliere di essere insincerà, non mi troverete tale. Il mio carattere è sempre stato celebrato per la sua sincerità e franchezza; e in una causa di tale momento come questa, non me ne discosterò certo. Una voce di natura oltremodo allarmante mi è giunta due giorni fa. Mi fu detto, che non solo vostra sorella era sul punto di essere sposata nel modo più vantaggioso, ma che voi — che Miss Elizabeth Bennet, con ogni probabilità, sarebbe stata subito dopo unita a mio nipote — al mio stesso nipote, il signor Darcy. Sebbene sappia che deve essere una falsità scandalosa, sebbene non vorrei recargli torto tanto da supporre possibile che sia vera, risolsi istantaneamente di mettermi in viaggio verso questo luogo, per poter rendere noti a voi i miei sentimenti.»
«Se credevate impossibile che fosse vero,» disse Elizabeth, arrossendo di stupore e disdegno, «mi meraviglio che vi siate presa la briga di venire fin qui. Che cosa si proponeva Vostra Signoria con ciò?»
«Subito di insistere perché una tale voce venga universalmente smentita.»
«La vostra venuta a Longbourn, per vedere me e la mia famiglia,» disse Elizabeth freddamente, «sarà piuttosto una conferma di essa — se davvero una tale voce esiste.»
«Se! Pretendete dunque di essere all'oscuro di essa? Non è stata forse industriosamente diffusa da voi stesse? Non sapete che un tale voce è divulgata?»
«Non ho mai sentito che lo fosse.»
«E potete ugualmente dichiarare, che non vi è alcun fondamento per essa?»
«Non pretendo di possedere la stessa franchezza di Vostra Signoria. Voi potete fare domande alle quali non sceglierò di rispondere.»
«Questo non è da sopportare. Miss Bennet, insisto per essere soddisfatta. Lui, mio nipote, vi ha fatto una proposta di matrimonio?»
«Vostra Signoria ha dichiarato che è cosa impossibile.»
«Dovrebbe esserlo; deve esserlo, finché egli conserva l'uso della ragione. Ma le vostre arti e i vostri allettamenti possono, in un momento di infatuazione, averlo fatto dimenticare ciò che deve a se stesso e a tutta la sua famiglia. Potreste averlo adescato.»
«Se l'ho fatto, sarò l'ultima persona a confessarlo.»
«Miss Bennet, sapete chi sono io? Non sono stata abituata a un linguaggio come questo. Sono quasi il parente più prossimo che egli abbia al mondo, e ho diritto di conoscere tutto ciò che gli sta più a cuore.»
«Ma non avete diritto di conoscere ciò che sta a cuore a me; né un comportamento come questo mi indurrà mai a essere esplicita.»
«Lasciate che mi spieghi bene. Questo matrimonio, al quale avete la presunzione di aspirare, non potrà mai aver luogo. No, mai. Il signor Darcy è fidanzato con mia figlia. Ora, che cosa avete da dire?»
«Solo questo — che se egli lo è, non avete alcuna ragione di supporre che mi farà una proposta.»
Lady Catherine esitò un momento, e poi rispose:
«Il fidanzamento tra loro è di natura particolare. Fin dalla loro infanzia, sono stati destinati l'uno all'altra. Era il desiderio prediletto di sua madre, come pure di lei. Mentre erano ancora in culla, noi ne abbiamo progettato l'unione; e ora, nel momento in cui i desideri di entrambe le sorelle sarebbero compiuti, il loro matrimonio dovrebbe essere impedito da una giovane di nascita inferiore, di nessuna importanza nel mondo, e del tutto priva di parentele con la famiglia? Non avete alcun riguardo per i desideri dei suoi amici — per il tacito fidanzamento con Miss de Bourgh? Siete priva di ogni sentimento di decoro e delicatezza? Non vi ho sentito dire, che fin dalle prime ore egli fu destinato alla cugina?»
«Sì; e lo avevo sentito anche prima. Ma che cosa c'entra ciò con me? Se non vi è altro ostacolo al mio sposare vostro nipote, non me ne lascer certo distogliere dal sapere che sua madre e sua zia desideravano che sposasse Miss de Bourgh. Voi faceste entrambe tutto il possibile nel progettare il matrimonio. Il suo compimento dipendeva da altri. Se il signor Darcy non è vincolato né per onore né per inclinazione alla cugina, perché non dovrebbe fare un'altra scelta? E se io sono quella scelta, perché non potrei accettarlo?»
«Perché l'onore, il decoro, la prudenza — anzi, l'interesse — lo vietano. Sì, Miss Bennet, l'interesse; perché non aspettatevi di essere notata dalla sua famiglia o dai suoi amici, se agite volontariamente contro le inclinazioni di tutti. Sarete biasimata, disprezzata, e disdegnata, da chiunque sia legato a lui. La vostra alleanza sarà una disgrazia; il vostro nome non sarà mai neppure menzionato da nessuno di noi.»
«Queste sono pesanti sventure,» rispose Elizabeth. «Ma la moglie del signor Darcy deve avere necessariamente nella sua posizione fonti così straordinarie di felicità, che non potrebbe, nell'insieme, avere alcuna ragione di lamentarsi.»
«Ostinata, caparbia ragazza! Mi vergogno di te! È questa la tua gratitudine per le mie attenzioni verso di te la scorsa primavera? Non mi è dovuto nulla per questo? Sediamoci. Dovete capire, Miss Bennet, che sono venuta qui con la determinata risoluzione di portare a termine il mio scopo; né ne sarò dissuasa. Non sono stata abituata a sottomettermi ai capricci di nessuno. Non sono solita tollerare delusioni.»
«Ciò renderà la condizione attuale di Vostra Signoria più pietosa; ma non avrà alcun effetto su di me.»
«Non sarò interrotta! Ascoltatemi in silenzio. Mia figlia e mio nipote sono fatti l'uno per l'altra. Discendono, dal lato materno, dalla stessa nobile schiatta; e, dal lato paterno, da famiglie rispettabili, onorate, e antiche, sebbene senza titolo. Il loro patrimonio, da entrambe le parti, è splendido. Sono destinati l'uno all'altra dalla voce di ogni membro delle rispettive famiglie; e che cosa li deve dividere? — le presunzioni da parvenue di una giovane senza famiglia, connessioni, o fortuna! Si deve tollerare ciò? Ma non deve, non potrà essere! Se foste consapevole del vostro bene, non desiderereste uscire dalla sfera nella quale siete stata allevata.»
«Sposando vostro nipote, non mi considererei come se uscissi da quella sfera. Egli è un gentiluomo; io sono figlia di un gentiluomo; per quanto ci riguarda, siamo uguali.»
«Vero. Siete figlia di un gentiluomo. Ma chi era vostra madre? Chi sono i vostri zii e le vostre zie? Non immaginate che io sia all'oscuro della loro condizione.»
«Qualunque siano le mie parentele,» disse Elizabeth, «se vostro nipote non vi si oppone, non possono essere nulla per voi.»
«Ditemi, una volta per tutte, siete fidanzata con lui?»
Sebbene Elizabeth non avrebbe, per il solo scopo di compiacere Lady Catherine, risposto a questa domanda, non poté non dire, dopo un momento di riflessione:
«Non lo sono.»
Lady Catherine sembrò soddisfatta.
«E mi prometterete di non entrare mai in un tale fidanzamento?»
«Non farò alcuna promessa del genere.»
«Miss Bennet, sono scandalizzata e stupita. Mi aspettavo di trovare una giovane più ragionevole. Ma non illudetevi nella credenza che io indietreggerò mai. Non me ne andrò finché non mi avrete dato l'assicurazione che richiedo.»
«E io certamente non ve la darò mai. Non mi si può intimidire in nulla di così completamente irragionevole. Vostra Signoria desidera che il signor Darcy sposi vostra figlia; ma la mia promessa, come quella che desiderate, renderebbe forse più probabile il loro matrimonio? Supponendo che egli sia legato a me, il mio rifiuto di accettare la sua mano gli farebbe desiderare di destinarla alla cugina? Permettetemi di dire, Lady Catherine, che gli argomenti con cui avete sostenuto questa straordinaria richiesta sono stati tanto frivoli quanto la richiesta fu malaccorta. Mi avete largamente mal giudicata, se pensate che io possa essere mossa da persuasioni come queste. Quanto vostro nipote possa approvare la vostra intromissionvi nei suoi affari, non so dirlo; ma voi non avete certamente alcun diritto di immischiarvi nei miei. Devo pregarvi, dunque, di non importunarmi oltre su questo argomento.»
«Non così in fretta, vi prego. Non ho affatto finito. A tutte le obiezioni che ho già addotto ne ho ancora un'altra da aggiungere. Non sono all'oscuro dei particolari della famigerata fuga della vostra sorella minore. So tutto; che il matrimonio del giovane con lei fu un affare rabberciato, a spese di vostro padre e di vostro zio. E una tale ragazza dev'essere la sorella di mio nipote? Suo marito, che è figlio dell'ex amministratore di suo padre, dev'essere suo fratello? Cielo e terra! — a che cosa state pensando? Le ombre di Pemberley devono essere così contaminate?»
«Non avete più nulla da dire, ora,» ella rispose con risentimento. «Mi avete insultata, in ogni maniera possibile. Devo pregarvi di tornare alla casa.»
E si alzò mentre parlava. Lady Catherine si alzò a sua volta, e tornarono indietro. Sua Signoria era profondamente indignata.
«Non avete dunque alcun riguardo per l'onore e il credito di mio nipote! Ragazza insensibile, egoista! Non considerate che un legame con voi deve disonorarlo agli occhi di tutti?»
«Lady Catherine, non ho altro da dire. Voi conoscete i miei sentimenti.»
«Siete dunque decisa a prendervelo?»
«Non ho detto nulla di simile. Sono soltanto decisa ad agire in quel modo che, nella mia opinione, costituirà la mia felicità, senza riferimento a voi, o a qualsiasi persona così completamente estranea a me.»
«Bene. Rifiutate, dunque, di compiacermi. Rifiutate di obbedire ai dettami del dovere, dell'onore, e della gratitudine. Siete determinata a rovinarlo nell'opinione di tutti i suoi amici, e a farne lo scherno del mondo.»
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— Né il dovere, né l'onore, né la gratitudine — replicò Elizabeth — hanno su di me alcun possibile diritto, nel caso presente. Nessun principio dell'uno o dell'altra verrebbe violato dal mio matrimonio con il signor Darcy. E quanto al risentimento della sua famiglia, o all'indignazione del mondo, se il primo fosse destato dal fatto che egli mi sposa, non me ne darebbe un solo istante di preoccupazione; e il mondo, nel suo insieme, avrebbe troppo buon senso per unirsi al disprezzo.
— E questa è la vostra opinione sincera! Questa è la vostra risoluzione finale! Molto bene. Saprò ora come regolarmi. Non crediate, signorina Bennet, che la vostra ambizione verrà mai appagata. Sono venuta per mettervi alla prova. Speravo di trovarmi ragionevole; ma fate conto che porterò a termine il mio intento.
In tal guisa Lady Catherine continuò a parlare finché non giunsero alla portiera della carrozza; e allora, voltandosi in fretta, aggiunse:
— Non vi porgo commiato, signorina Bennet. Non mando complimenti a vostra madre. Non li meritate. Sono oltremodo seriamente scontenta.
Elizabeth non rispose; e senza tentare di persuadere Sua Signoria a rientrare in casa, vi entrò lei stessa tranquillamente. Mentre saliva le scale, udì la carroza allontanarsi. Sua madre le andò incontro, impaziente, sulla porta della sua stanza da toilette, per chiederle perché Lady Catherine non fosse rientrata a riposarsi.
— Non ne ha avuto voglia — disse la figlia; — ha preferito andarsene.
— È una donna di bellissimo aspetto! e la sua visita qui è stata straordinariamente cortese! perché suppongo sia venuta solo a dirci che i Collins stanno bene. Sarà in viaggio per qualche meta, immagino; e così, passando per Meryton, ha pensato che poteva benissimo fare una scappata da te. Suppongo non avesse nulla di particolare da dirti, Lizzy?
Elizabeth fu costretta qui a una piccola menzogna; poiché era impossibile riconoscere la sostanza della loro conversazione.
CAPITOLO LVII.
Lo scompiglio dell'animo nel quale quella straordinaria visita gettò Elizabeth non poté essere superato facilmente; né ella poté per molte ore riuscire a pensarvi meno che di continuo. Lady Catherine, a quanto pareva, si era davvero presa la briga di quel viaggio da Rosings al solo scopo di rompere il suo presunto fidanzamento con il signor Darcy. Un piano ragionevole, per certo! ma da quale fonte potesse avere origine la voce del loro fidanzamento, Elizabeth non sapeva immaginarlo; finché le tornò in mente che l'essere egli l'intimo amico di Bingley, e lei la sorella di Jane, era bastato, in un momento in cui l'aspettativa di un matrimonio rendeva tutti ansiosi di un altro, a fornire l'idea. Non aveva lei stessa dimenticato di sentire che il matrimonio di sua sorella doveva portarli insieme più frequentemente. E i suoi vicini di Lucas Lodge, dunque (poiché attraverso i loro rapporti con i Collins la voce, concludeva, era giunta a Lady Catherine), avevano soltanto dato per quasi certa e immediata quella che lei aveva guardato come possibile in un tempo futuro.
Rivolgendo nella mente le espressioni di Lady Catherine, nondimeno, non poté evitare di provare una certa inquietudine circa la possibile conseguenza del suo persistere in quell'ingerenza. Da quanto ella aveva detto riguardo alla sua risoluzione di impedire il matrimonio, occorse a Elizabeth che dovesse meditare un ricorso al nipote; e come egli potesse prendere una pari rappresentazione dei mali legati a un'unione con lei, ella non osava pronunziarsi. Non conosceva il grado esatto della sua affezione per la zia, o della sua dipendenza dal suo giudizio, ma era naturale supporre che egli pensasse di Sua Signoria molto più in alto di quanto lei potesse fare; ed era certo che, nel passare in rassegna le miserie di un matrimonio con una le cui parentele immediate erano così disuguali alle sue, sua zia lo avrebbe toccato nel suo lato più debole. Con le sue nozioni di dignità, avrebbe probabilmente sentito che gli argomenti, i quali a Elizabeth erano parsi deboli e ridicoli, contenevano molto buon senso e solido ragionamento.
Se prima era stato oscillante sul da farsi, il che era apparso spesso probabile, il consiglio e la preghiera di una parente così prossima avrebbero potuto sciogliere ogni dubbio, e determinare lui una volta per sempre a essere felice come una dignità senza macchia potesse renderlo. In tal caso non sarebbe tornato. Lady Catherine avrebbe potuto vederlo nel suo passaggio per Londra; e il suo impegno con Bingley di tornare ancora a Netherfield avrebbe dovuto cedere.
— Se, dunque, entro pochi giorni giungesse al suo amico una scusa per non mantenere la promessa — aggiunse — saprò come intendere la cosa. Rinunzierò allora a ogni aspettativa, a ogni desiderio della sua costanza. Se si accontenta di rimpiangermi, mentre avrebbe potuto ottenere il mio affetto e la mia mano, io cesserò ben presto di rimpiangerlo del tutto.
La sorpresa del resto della famiglia, nell'udire chi fosse stato il visitatore, fu grandissima: ma cortesemente la placarono con la stessa supposizione che aveva quietato la curiosità della signora Bennet; ed Elizabeth fu risparmiata da molte stuzzicature sull'argomento.
Il mattino seguente, mentre stava scendendo le scale, le venne incontro il padre, che usciva dalla sua biblioteca con una lettera in mano.
— Lizzy — disse — ti stavo cercando: vieni nella mia stanza.
Ella lo seguì fin là; e la sua curiosità di sapere che cosa avesse da dirle era accresciuta dalla supposizione che in qualche modo la cosa fosse connessa con la lettera che egli teneva in mano. Le balenò all'improvviso che potesse essere di Lady Catherine, e si aspettò con sgomento tutte le spiegazioni che ne sarebbero seguite.
Seguì il padre sino al camino, e sedettero entrambi. Egli disse allora:
— Ho ricevuto stamane una lettera che mi ha stupito oltremodo. Poiché concerne principalmente te stessa, devi conoscerne il contenuto. Non sapevo prima di avere due figlie sull'orlo del matrimonio. Lascia che ti faccia le mie congratulazioni per una conquista molto importante.
Il colore irruppe ora sulle guance di Elizabeth nell'immediata convinzione che fosse una lettera del nipote, invece che della zia; ed era incerta se fosse più lieta che egli si spiegasse in qualche modo, o offesa che la sua lettera non fosse invece indirizzata direttamente a lei, quando il padre continuò:
— Hai l'aria colpevole. Le giovani signorine hanno grande penetrazione in questioni come queste; ma credo di poter sfidare persino la tua sagacia a indovinare il nome del tuo ammiratore. Questa lettera è del signor Collins.
— Del signor Collins! e che mai può avere da dire?
— Qualcosa di molto appropriato, naturalmente. Comincia con le congratulazioni per le prossime nozze della mia figlia maggiore, delle quali, a quanto pare, è stato informato da alcuni dei buontemponi pettegoli dei Lucas. Non scherzerò con la tua impazienza leggendoti ciò che dice su quel punto. Ciò che ti riguarda è il seguente: «Avendovi così offerto le sincere congratulazioni della signora Collins e mie per questo fausto evento, lasciate che aggiunga ora un breve accenno all'argomento di un altro, del quale siamo stati avvisati dalla stessa fonte. È presumibile che vostra figlia Elizabeth non porterà a lungo il nome di Bennet, dopo che la sorella maggiore lo avrà ceduto; e il prescelto compagno della sua sorte può essere ragionevolmente considerato come una delle più illustri personalità di questa terra.» Indovina, puoi, Lizzy, chi sia qui inteso? «Questo giovane gentiluomo è favorito, in modo singolare, di tutto ciò che il cuore di un mortale può desiderare — splendida proprietà, nobile parentela, largo patronato. Eppure, nonostante tutte queste tentazioni, lasciate che metta in guardia mia cugina Elizabeth, e voi stesso, da quali mali potreste incorrere con una precipitosa chiusura alle proposte di questo gentiluomo, che, naturalmente, sarete incline ad accettare immediatamente.» Hai qualche idea, Lizzy, di chi sia questo gentiluomo? Ma ora si viene a scoprirlo. «Il mio motivo per ammonirvi è il seguente: abbiamo ragione di credere che sua zia, Lady Catherine de Bourgh, non guardi a questo matrimonio con occhio favorevole.» Il signor Darcy, vedete, è l'uomo! Ora, Lizzy, credo di averti sorpresa. Avrebbe potuto, lui o i Lucas, scegliere un uomo, nella cerchia delle nostre conoscenze, il cui nome avrebbe smentito più efficacemente ciò che hanno riferito? Il signor Darcy, che non guarda mai nessuna donna se non per cercarvi un difetto, e che probabilmente non ti ha mai guardata in vita sua! È ammirevole!
Elizabeth tentò di unirsi alla facezia del padre, ma poté strapparsi a stento un sorriso riluttante. Mai la sua arguzia era stata rivolta in un modo così poco gradito a lei.
— Non ti diverte?
— Oh, sì. Ti prego, continua a leggere.
— «Dopo aver menzionato la probabilità di questo matrimonio a Sua Signoria ieri sera, essa immediatamente, con la sua consueta condiscendenza, espresse ciò che sentiva in proposito; quando divenne manifesto che, per via di certe obiezioni di famiglia da parte di mia cugina, ella non avrebbe mai dato il suo consenso a ciò che definiva un'unione così disdicevole. Ho creduto mio dovere dare la più sollecita notizia di ciò a mia cugina, affinché ella e il suo nobile ammiratore possano essere consapevoli di ciò che fanno, e non si gettino precipitosamente in un matrimonio che non è stato propriamente sanzionato.» Il signor Collins, inoltre, aggiunge: «Sono sinceramente lieto che la triste faccenda di mia cugina Lydia sia stata così ben messa a tacere, e mi preoccupa solo che la loro convivenza prima del matrimonio sia diventata così generalmente risaputa. Non devo, tuttavia, trascurare i doveri del mio stato, né astenermi dal dichiarare la mia meraviglia, nell'udire che avete accolto la giovane coppia in casa vostra non appena si furono sposati. Fu un incoraggiamento al vizio; e se fossi stato io il rettore di Longbourn, vi mi sarei strenuamente opposto. Dovete certo perdonarli in quanto cristiano, ma mai più ammetterli alla vostra presenza, né permettere che i loro nomi vengano pronunciati in vostra presenza.» Questa è la sua idea di perdono cristiano! Il resto della sua lettera riguarda soltanto la situazione della sua cara Charlotte, e la sua aspettativa di un ramoscello d'olivo. Ma, Lizzy, hai l'aria di non godertela. Non vorrai fare la smorfiosa, spero, e fingerti offesa per una voce inconsistente. In fondo, perché viviamo, se non per far divertire i nostri vicini, e ridersi di loro a nostra volta?
— Oh — esclamò Elizabeth — ne sono oltremodo divertita. Ma è così strano!
— Sì, è proprio questo che lo rende divertente. Se avessero scelto un qualsiasi altro uomo, sarebbe stato nulla; ma la sua perfetta indifferenza e il tuo accentuato disgusto lo rendono così deliziosamente assurdo! Per quanto io abomini lo scrivere, non darei la corrispondenza del signor Collins per nessuna considerazione. Anzi, quando leggo una sua lettera, non posso trattenermi dal dargli la preferenza persino su Wickham, per quanto io valuti l'impudenza e l'ipocrisia di mio genero. E dimmi, Lizzy, che cosa disse Lady Catherine di questa voce? Venne a rifiutare il suo consenso?
A questa domanda la figlia rispose soltanto con una risata; e poiché era stata posta senza il minimo sospetto, ella non fu infastidita dal suo ripeterla. Elizabeth non si era mai trovata così incerta nel far apparire i propri sentimenti ciò che non erano. Era necessario ridere, quando avrebbe piuttosto voluto piangere. Suo padre l'aveva crudelmente umiliata con ciò che aveva detto dell'indifferenza del signor Darcy; ed ella non poteva far altro che meravigliarsi di una tale mancanza di penetrazione, o temere che, forse, invece di veder lui troppo poco, lei avesse immaginato troppo.
CAPITOLO LVIII.
Invece di ricevere una qualche lettera di scuse dal suo amico, come Elizabeth si aspettava a metà che facesse il signor Bingley, egli poté portare Darcy con sé a Longbourn prima che molti giorni fossero passati dalla visita di Lady Catherine. I gentiluomini arrivarono di buon'ora; e prima che la signora Bennet avesse il tempo di dirgli di aver visto sua zia — del che sua figlia stava in momentanea apprensione — Bingley, che desiderava restare solo con Jane, propose che uscissero tutti a passeggio. Fu acconsentito. La signora Bennet non aveva l'abitudine di passeggiare, Mary non poteva mai trovare il tempo, ma i cinque rimasti partirono insieme. Bingley e Jane, tuttavia, permisero ben presto agli altri di superarli. Restarono indietro, mentre Elizabeth, Kitty e Darcy dovevano tenersi compagnia. Fu detto pochissimo dall'una parte e dall'altra; Kitty aveva troppa paura di lui per parlare; Elizabeth stava segretamente formando una risoluzione disperata; e forse, anch'egli faceva lo stesso.
Si diressero verso casa dei Lucas, perché Kitty desiderava far visita a Maria; e poiché Elizabeth non vedeva ragione di farne una faccenda comune, quando Kitty li lasciò, proseguì arditamente con lui da sola. Era giunto il momento di mettere in atto la sua risoluzione; e mentre il suo coraggio era alto, ella disse immediatamente:
— Signor Darcy, sono una creatura molto egoista, e per il sollievo dei miei sentimenti non mi curo di quanto possa ferire i vostri. Non posso più tralasciare di ringraziarvi per la vostra incomparabile bontà verso la mia povera sorella. Da quando l'ho saputo, sono stata oltremodo desiderosa di riconoscere con voi quanto profondamente grata io mi senta. Se fosse noto al resto della mia famiglia, non avrei soltanto la mia gratitudine da esprimere.
— Mi rincresce, mi rincresce oltremodo — replicò Darcy, in un tono di sorpresa e commozione — che siate mai stata informata di ciò che può, in una luce sbagliata, avervi dato inquietudine. Non credevo che la signora Gardiner fosse così poco degna di fiducia.
— Non dovete biasimare mia zia. La sventatezza di Lydia tradì per prima a me che voi eravate stato coinvolto nella faccenda; e, naturalmente, non potei darmi pace finché non ne conobbi i particolari. Lasciate che vi ringrazi ancora e ancora, a nome di tutta la mia famiglia, per quella generosa compassione che vi indusse a prendervi tanta briga, e a sopportare tante mortificazioni, al fine di ritrovarli.
— Se volete ringraziarmi — replicò — che sia per voi sola. Che il desiderio di dare felicità a voi possa aver aggiunto forza agli altri incentivi che mi spinsero, non cercherò di negarlo. Ma la vostra famiglia non mi deve nulla. Per quanto io li rispetti, credo di aver pensato soltanto a voi.
Elizabeth era troppo imbarazzata per dire una sola parola. Dopo una breve pausa, il compagno aggiunse: — Siete troppo generosa per prendervi gioco di me. Se i vostri sentimenti sono ancora quelli che erano lo scorso aprile, ditelo a me in questo stesso momento. Il mio affetto e i miei desideri non sono mutati; ma una sola parola da voi mi farà tacere su questo argomento per sempre.
Elizabeth, sentendo ancor più della consueta l'imbarazzo e l'ansia della sua situazione, si forzò ora a parlare; e immediatamente, sebbene non molto fluentemente, gli diede a intendere che i suoi sentimenti avevano subìto un cambiamento così sostanziale dal periodo cui egli alludeva, da farle ricevere con gratitudine e piacere le sue attuali assicurazioni. La felicità che quella risposta produsse fu tale quale egli probabilmente non aveva mai provato prima; ed egli si espresse in quell'occasione con tanto giudizio e tanto calore quanti possa supporre un uomo violentemente innamorato. Se Elizabeth fosse stata capace di sostenere i suoi occhi, avrebbe potuto vedere come bene l'espressione di una gioia sincera diffusa sul suo volto gli si addicesse: ma sebbene non potesse guardare, poteva ascoltare; ed egli le disse sentimenti che, nel dimostrarle quanto ella fosse importante per lui, rendevano il suo affetto ogni istante più prezioso.
Camminarono senza sapere in quale direzione. C'era troppo da pensare, sentire e dire, per badare ad alcunché altro. Ella apprese ben presto che erano debitori della loro presente buona intesa agli sforzi di sua zia, la quale andò a trovarlo nel suo ritorno attraverso Londra, e gli riferì là il suo viaggio a Longbourn, il suo motivo, e la sostanza della conversazione con Elizabeth; insistendo con enfasi su ogni espressione di quest'ultima che, nell'apprensione di Sua Signoria, denotava in modo particolare la sua perversità e la sua sfrontatezza, nella convinzione che un tale resoconto avrebbe dovuto assistere i suoi tentativi di ottenere dal nipote quella promessa che lei aveva rifiutato di dare. Ma, disgraziatamente per Sua Signoria, l'effetto era stato esattamente l'opposto.
— Mi insegnò a sperare — disse lui — come non mi ero quasi mai concesso di sperare prima. Conoscevo abbastanza il vostro carattere da essere certo che, se foste stata assolutamente, irrevocabilmente decisa contro di me, lo avreste riconosciuto a Lady Catherine francamente e apertamente.
Elizabeth arrossì e rise mentre replicava: — Sì, mi conoscete abbastanza da credermi capace di ciò. Dopo avervi insultato così abominevolmente in faccia, non avrei avuto scrupoli a insultarvi presso tutti i vostri parenti.
— Che cosa diceste di me che io non meritassi? Per quanto le vostre accuse fossero mal fondate, formate su premesse sbagliate, il mio comportamento verso di voi in quel momento aveva meritato il più severo biasimo. Era imperdonabile. Non posso ripensarci senza orrore.
— Non litigheremo su quale dei due porti la parte maggiore di colpa di quella sera — disse Elizabeth. — La condotta né dell'uno né dell'altra, se esaminata con rigore, sarà irreprensibile; ma da allora, spero, siamo entrambi migliorati in cortesia.
— Io non posso riconciliarmi così facilmente con me stesso. Il ricordo di ciò che dissi allora, della mia condotta, dei miei modi, delle mie espressioni durante tutta quella faccenda, è ora, ed è stato per molti mesi, per me indicibilmente doloroso. Il vostro rimprovero, così ben assestato, non lo dimenticherò mai: «Se vi foste comportato in modo più signorile.» Quelle furono le vostre parole. Voi non sapete, non potete neppure immaginare, come mi hanno torturato; sebbene confessi che ci volle del tempo prima che io fossi abbastanza ragionevole da riconoscerne la giustizia.
— Ero certo molto lontana dall'aspettarmi che facessero un'impressione così forte. Non avevo la minima idea che venissero mai sentiti in tal modo.
— Posso ben crederlo. Voi mi reputavate allora privo di ogni sentimento appropriato, ne sono sicuro. Il vostro volgere il viso non lo dimenticherò mai, mentre dicevate che non avrei potuto rivolgermi a voi in alcun modo possibile che vi inducesse ad accettarmi.
— Oh, non ripetete ciò che dissi allora. Questi ricordi non sono affatto opportuni. Vi assicuro che me ne sono vergognata a lungo, e di tutto cuore.
Darcy menzionò la sua lettera. — Fece — disse — fece sì che cominciaste a pensare meglio di me? Nel leggerla, deste credito al suo contenuto?
Ella spiegò quali effetti avesse avuto su di lei, e come a poco a poco tutti i suoi antichi pregiudizi fossero stati rimossi.
— Sapevo — disse lui — che ciò che scrivevo doveva darvi dolore, ma era necessario. Spero che abbiate distrutto la lettera. Vi era una parte, specialmente l'inizio, che temerei poteste avere la possibilità di rileggere. Posso ricordare certe espressioni che potrebbero giustamente farvi odiare me.
— La lettera sarà certamente bruciata, se lo credete essenziale alla conservazione della mia stima; ma, sebbene abbiamo entrambi ragione di pensare che le mie opinioni non siano interamente immutabili, non sono, spero, così facilmente mutevoli come ciò lascerebbe supporre.
— Quando scrissi quella lettera — replicò Darcy — mi credevo perfettamente calmo e freddo; ma sono da allora convinto che fu scritta in una spaventosa amarezza d'animo.
— La lettera, forse, cominciava con amarezza, ma non finì così. L'addio è carità essa stessa. Ma non pensate più alla lettera. I sentimenti di chi scrisse e di chi la ricevette sono ora così largamente diversi da quelli che erano allora, che ogni circostanza spiacevole che l'accompagnò dovrebbe essere dimenticata. Dovete imparare un poco della mia filosofia. Pensate al passato solo nella misura in cui il suo ricordo vi dà piacere.
Per ragioni di collegamento col testo che segue.
— «Non posso attribuirvi alcuna filosofia di tal fatta. I vostri sguardi al passato devono essere così del tutto immuni da rimprovero, che la contentezza che ne deriva non è filosofia, ma, ciò che è molto meglio, ignoranza. Ma per me non è così. Ricordi dolorosi s'insinuano, che non possono, che non devono essere respinti. Sono stato un essere egoista per tutta la vita, in pratica, sebbene non in principio. Da bambino mi fu insegnato ciò che era giusto, ma non mi fu insegnato a correggere il mio carattere. Mi furono dati buoni principî, ma mi si lasciò seguirli nell'orgoglio e nella presunzione. Figlio unico sfortunatamente (per molti anni unico bambino), fui viziato dai miei genitori, i quali, sebbene buoni loro stessi (mio padre specialmente, tutto ciò che era benevolo e amabile), permisero, incoraggiarono, quasi mi insegnarono a essere egoista e arrogante, a non curarmi di nessuno al di fuori della mia cerchia familiare, a pensare meschinamente di tutto il resto del mondo, a desiderare almeno di pensare meschinamente del loro senno e del loro valore in confronto col mio. Tale fui dagli otto ai ventotto anni; e tale sarei potuto restare ancora se non fosse stato per voi, carissima, dolcissima Elizabeth! Che cosa non vi devo! Mi insegnaste una lezione, davvero difficile all'inizio, ma sommamente vantaggiosa. Per merito vostro fui umiliato come si doveva. Venni a voi senza dubbio circa l'accoglienza che avrei ricevuto. Voi mi dimontraste quanto insufficienti fossero tutte le mie pretese di piacere a una donna degna di essere piaciuta.»
— «E dunque vi eravate persuaso che io vi aspettassi?»
— «Sì, davvero. Che cosa penserete della mia vanità? Vi credevo desiderosa, in attesa delle mie attenzioni.»
— «Il mio contegno deve essere stato manchevole, ma non intenzionalmente, ve l'assicuro. Non ho mai inteso ingannarvi, ma il mio umore poteva spesso trarmi in errore. Quanto mi dovete aver odiato dopo quella sera!»
— «Odiata! Ero in collera, forse, dapprima, ma la mia collera prese ben presto una direzione conveniente.»
— «Ho quasi paura di chiedere che cosa pensaste di me quando ci incontrammo a Pemberley. Mi biasimaste per essere venuta?»
— «No, in verità; non provai che sorpresa.»
— «La vostra sorpresa non poteva essere maggiore della mia nell'essere notata da voi. La mia coscienza mi diceva che non meritavo una cortesia straordinaria, e confesso che non mi aspettavo di ricevere più di quanto mi spettasse.»
— «Il mio intento, allora,» replicò Darcy, «era di mostrarvi, con ogni cortesia in mio potere, che non ero così meschino da serbare rancore per il passato; e speravo di ottenere il vostro perdono, di mitigare la vostra cattiva opinione, lasciandovi vedere che i vostri rimproveri avevano avuto effetto. Quanto presto altri desideri s'introducessero, posso a stento dirlo, ma credo in circa mezz'ora dopo che vi ebbi vista.»
Le raccontò poi della gioia di Georgiana per la sua conoscenza, e della delusione di lei per la sua improvvisa interruzione; il che, conducendo naturalmente alla causa di quella interruzione, ella apprese ben presto che il proposito di lui di seguirla dal Derbyshire in cerca di sua sorella era stato formato prima che lasciasse la locanda, e che la sua serietà e i suoi pensieri là non erano nati da altri conflitti all'infuori di quelli che un tale proposito doveva necessariamente comprendere.
Ella espresse di nuovo la sua gratitudine, ma era un argomento troppo doloroso per entrambi per essere trattato oltre.
Dopo aver passeggiato parecchie miglia con passo tranquillo, e troppo assorti per accorgersene, scoprirono infine, consultando gli orologi, che era tempo di tornare a casa.
«Che cosa mai può essere accaduto di Mr. Bingley e di Jane?» fu un pensiero che introdusse la discussione dei loro affari. Darcy era deliziato del loro fidanzamento; il suo amico gli aveva dato la prima informazione.
«Devo chiedervi se foste sorpreso?» disse Elizabeth.
«Per nulla. Quando partii, sentii che sarebbe accaduto presto.»
«Cioè a dire, avevate dato il vostro consenso. Lo immaginavo.» E sebbene lui esclamasse a quella parola, ella trovò che le cose erano andate pressappoco così.
«La sera prima della mia partenza per Londra,» diss'egli, «feci una confessione a lui, che credo avrei dovuto fare già da lungo tempo. Gli raccontai tutto ciò che era accaduto per rendere la mia antica intromissiono nei suoi affari assurda e sfrontata. La sua sorpresa fu grande. Non aveva mai avuto il minimo sospetto. Gli dissi, inoltre, che mi ritenevo in errore nel supporre, come avevo fatto, che vostra sorella gli fosse indifferente; e siccome potevo facilmente scorgere che la sua attaccamento per lei non era diminuito, non nutrivo dubbio sulla loro felicità insieme.»
Elizabeth non poté fare a meno di sorridere a quella sua comoda maniera di dirigere l'amico.
«Par laste dalla vostra propria osservazione,» diss'ella, «quando gli diceste che mia sorella lo amava, o soltanto dalla mia informazione della scorsa primavera?»
— «Dalla prima. L'avevo osservata attentamente, durante le due visite che le avevo fatto di recente qui; e fui convinto del suo affetto.»
— «E la vostra assicurazione in proposito, suppongo, gli recò immediata convinzione.»
— «Sì. Bingley è modestissimo senza affettazione. La sua timidezza gli aveva impedito di confidare nel proprio giudizio in un caso così ansioso, ma la fiducia in me rese ogni cosa facile. Fui costretto a confessare una cosa, che per un certo tempo, e non ingiustamente, lo offese. Non potevo permettermi di nascondere che vostra sorella era stata in città tre mesi lo scorso inverno, che io lo sapevo e che gliel'avevo taciuto apposta. Egli s'irritò. Ma la sua collera, ne sono persuaso, non durò più a lungo di quanto egli rimase in dubbio sui sentimenti di vostra sorella. Ora mi ha perdonato di cuore.»
Elizabeth desiderò osservare che Mr. Bingley era stato un amico deliziosissimo; così facile da guidare che il suo valore era inestimabile; ma si trattenne. Ricordò che doveva ancora imparare a lasciarsi canzonare, ed era un po' troppo presto per cominciare. Nell'anticipare la felicità di Bingley, che naturalmente doveva essere inferiore soltanto alla propria, egli continuò il discorso finché giunsero alla casa. Nell'atrio si separarono.
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CAPITOLO LIX.
«Mia cara Lizzy, dove mai puoi essere stata a passeggiare?» fu una domanda che Elizabeth ricevette da Jane non appena entrò nella stanza, e da tutti gli altri quando si misero a tavola. Dovette soltanto rispondere che avevano vagato finché ella stessa non sapeva più dove fosse. Arrossì mentre parlava; ma né quello, né null'altro, destò il sospetto della verità.
La serata trascorse quieta, senza nulla di straordinario. Gli innamorati riconosciuti parlavano e ridevano; quelli non riconosciuti tacevano. Darcy non era di un temperamento in cui la felicità trabocchi in allegria; ed Elizabeth, agitata e confusa, sapeva piuttosto di essere felice che non lo sentiva; poiché, oltre l'imbarazzo immediato, v'erano altri mali davanti a lei. Prevedeva ciò che si sarebbe provato in famiglia quando la sua situazione fosse stata nota; sapeva che nessuno lo gradiva fuorché Jane; e temeva persino che con gli altri fosse una antipatia che né tutta la sua ricchezza e la sua importanza avrebbero potuto cancellare.
Di notte aprì il suo cuore a Jane. Quantunque il sospetto fosse lontanissimo dalle abitudini generali di Miss Bennet, qui era addirittura incredula.
«Stai scherzando, Lizzy. Non può essere! Fidanzata con Mr. Darcy! No, no, non mi ingannerai: so che è impossibile.»
«Questo è davvero un wretched inizio! La mia unica fiducia era in te; e sono sicura che nessun altro mi crederà, se tu non mi credi. Eppure, in verità, faccio sul serio. Non dico nulla fuorché la verità. Egli mi ama ancora, e siamo fidanzati.»
Jane la guardò con dubbio. «Oh, Lizzy! non può essere. So quanto lo detesti.»
«Tu non sai nulla della faccenda. Tutto ciò dev'essere dimenticato. Forse non l'ho sempre amato quanto lo amo ora; ma in casi come questi una buona memoria è imperdonabile. Questa è l'ultima volta che me lo ricorderò io stessa.»
Miss Bennet appariva ancora tutta sbigottita. Elizabeth di nuovo, e più seriamente, le assicurò che era vero.
«Santo cielo! può dunque essere realmente così? Eppure ora devo crederti,» gridò Jane. «Mia cara, cara Lizzy, vorrei, certo mi congratulo con te; ma sei sicura — perdona la domanda — sei proprio sicura di poter essere felice con lui?»
«Non può esservi dubbio. È già stabilito fra noi che saremo la coppia più felice del mondo. Ma sei contenta, Jane? Ti piacerà avere un cognato simile?»
«Moltissimo, moltissimo. Nulla potrebbe dare maggior diletto a Bingley o a me. Ma lo consideravamo, ne parlammo come cosa impossibile. E lo ami davvero abbastanza? Oh, Lizzy! fa' qualsiasi cosa piuttosto che sposare senza affetto. Sei proprio sicura di sentire ciò che dovresti?»
«Oh, sì! Crederai che io senta più di quanto dovrei quando ti racconterò ogni cosa.»
«Che cosa intendi dire?»
«Ebbene, devo confessare che lo amo più di quanto non ami Bingley. Ho paura che ti arrabbierai.»
«Mia carissima sorella, ora sii, sii seria. Voglio parlare molto seriamente. Fammi sapere tutto ciò che devo sapere senza indugio. Vuoi dirmi da quanto tempo lo ami?»
«È venuto così gradualmente, che a stento so quando sia cominciato; ma credo di doverne datare l'inizio dalla prima volta che vidi i suoi bei possedimenti a Pemberley.»
Un'altra preghiera che si facesse seria, nondimeno, produsse l'effetto desiderato; ed ella soddisfò ben presto Jane con le sue solenni assicurazioni d'affetto. Quando fu convinta su quel punto, Miss Bennet non ebbe più nulla da desiderare.
«Ora sono proprio felice,» diss'ella, «poiché tu sarai felice quanto me. Ho sempre avuto una stima per lui. Anche solo per il suo amore per te, avrei dovuto sempre stimarlo; ma ora, come amico di Bingley e tuo marito, non vi potrà essere al mondo persona più cara di Bingley e di te. Ma, Lizzy, sei stata molto astuta, molto riservata con me. Quanto poco mi dicesti di ciò che accadde a Pemberley e a Lambton! Tutto ciò che ne so lo devo a un altro, non a te.»
Elizabeth le raccontò i motivi della sua segretezza. Era stata restia a menzionare Bingley; e lo stato incerto dei propri sentimenti l'aveva resa ugualmente schiva del nome del suo amico: ma ora non gli avrebbe più nascosto la parte avuta nel matrimonio di Lydia. Tutto fu riconosciuto, e mezza la notte passata in conversazione.
«Santissimo cielo!» gridò Mrs. Bennet, mentre stava a una finestra il mattino seguente, «se quell'antipatico di Mr. Darcy non viene di nuovo qui col nostro caro Bingley! Che cosa vuol mai dire con l'essere così noioso da venire sempre qui? Non avrei mai creduto che non sarebbe andato a caccia, o a far qualche cosa, invece di disturbarci con la sua compagnia. Che ne faremo di lui? Lizzy, devi uscire a passeggiare con lui di nuovo, perché non sia d'impaccio a Bingley.»
Elizabeth fece a stento a meno di ridere a una proposta così comoda; pure era davvero irritata che sua madre continuasse a dargli un simile epiteto.
Appena entrati, Bingley la guardò così espressivamente, e le strinse la mano con tale calore, che non lasciò dubbio sulla sua buona informazione; e poco dopo disse ad alta voce: «Mrs. Bennet, non ci sono più viali qui attorno in cui Lizzy possa smarrirsi di nuovo oggi?»
«Consiglio a Mr. Darcy, e a Lizzy, e a Kitty,» disse Mrs. Bennet, «di andare a passeggiare stamattina sull'Oakham Mount. È una bella passeggiata lunga, e Mr. Darcy non ha mai visto il panorama.»
«Può andar bene per gli altri,» replicò Mr. Bingley; «ma son sicuro che sarà troppo per Kitty. Non è vero, Kitty?»
Kitty confessò che avrebbe preferito restare a casa. Darcy professò una grande curiosità di vedere il panorama dal Mount, ed Elizabeth acconsentì in silenzio. Mentre saliva a prepararsi, Mrs. Bennet la seguì, dicendo: —
«Mi rincresce proprio, Lizzy, che tu sia costretta ad avere quel seccante tutto per te; ma spero non ti dispiaccia. È tutto per il bene di Jane, sai; e non c'è bisogno di parlargli, se non ogni tanto; dunque non darti incomodo.»
Durante la passeggiata fu deciso che il consenso di Mr. Bennet sarebbe stato chiesto nel corso della serata: Elizabeth si riservò di chiedere quello della madre. Non sapeva decidere come sua madre l'avrebbe presa; dubitando talvolta se tutta la sua ricchezza e la sua grandezza sarebbero bastate a vincere la sua avversione per l'uomo; ma che fosse violentemente contraria al matrimonio, o violentemente entusiasta, era certo che il suo contegno sarebbe stato ugualmente poco adatto a far onore al suo buon senso; e non avrebbe potuto sopportare che Mr. Darcy udisse i primi trasporti della sua gioia, più di quanto non avrebbe sopportato il primo impeto della sua disapprovazione.
La sera, poco dopo che Mr. Bennet si fu ritirato in biblioteca, ella vide Mr. Darcy alzarsi a sua volta e seguirlo, e la sua agitazione nel vederlo fu estrema. Non temeva l'opposizione del padre, ma egli stava per essere reso infelice, e che fosse per causa sua; che lei, la sua figlia prediletta, lo affliggesse con la sua scelta, lo riempisse di timori e di rimpianti nel disporre di lei, era un pensiero penoso, e sedette nell'angoscia finché Mr. Darcy non ricomparve; e allora, guardandolo, trovò un po' di sollievo nel suo sorriso. In pochi minuti egli s'accostò al tavolino dove ella sedeva con Kitty; e, fingendo d'ammirare il suo lavoro, disse in un sussurro: «Va dal babbo; ti vuole in biblioteca.» Ella ci andò subito.
Il padre passeggiava per la stanza, serio e ansioso. «Lizzy,» diss'egli, «che fai? Sei uscita di senno per accettare quell'uomo? Non l'hai odiato sempre?»
Quanto desiderò allora che le sue opinioni d'un tempo fossero state più ragionevoli, le sue parole più moderate! Ciò l'avrebbe risparmiata da spiegazioni e dichiarazioni che era oltremodo imbarazzante dare; ma ormai erano necessarie, e lo assicurò, con qualche confusione, del suo attaccamento per Mr. Darcy.
«O, in altre parole, sei decisa ad averlo. È ricco, per certo, e potrai avere più begli abiti e belle carrozze di Jane. Ma ti renderanno felice?»
«Avete qualche altra obiezione,» disse Elizabeth, «all'infuori della vostra convinzione della mia indifferenza?»
«Nessuna affatto. Lo conosciamo tutti come un uomo orgoglioso e sgradevole; ma questo sarebbe nulla se davvero ti piacesse.»
«Mi piace, mi piace,» ella rispose, con lacrime agli occhi; «lo amo. Davvero egli non ha un orgoglio mal riposto. È perfettamente amabile. Voi non sapete qual egli sia veramente; dunque, vi prego, non affliggetemi parlandone a quel modo.»
«Lizzy,» disse il padre, «gli ho dato il mio consenso. Egli è proprio il genere d'uomo al quale non oserei mai rifiutare nulla che si degnasse di chiedere. Te lo do ora, se sei risoluta a volere lui. Ma lasciati consigliare di pensarci meglio. Conosco il tuo carattere, Lizzy. So che non potresti essere né felice né rispettabile, se non stimassi davvero tuo marito, se non lo guardassi come un superiore. I tuoi vivaci talenti ti porrebbero nel più grande pericolo in un matrimonio non eguale. A stento potresti sfuggire al disonore e alla miseria. Figlia mia, che io non abbia il dolore di vederti incapace di rispettare il tuo compagno nella vita. Tu non sai ciò che stai facendo.»
Elizabeth, ancor più commossa, fu seria e solenne nella sua risposta; e, infine, con ripetute assicurazioni che Mr. Darcy era realmente l'oggetto della sua scelta, spiegando il graduale mutamento che la sua stima di lui aveva subìto, narrando la sua certezza assoluta che l'affetto di lui non era opera di un giorno, ma aveva superato la prova di molti mesi di incertezza, ed enumerando con energia tutte le sue buone qualità, ella vinse l'incredulità del padre e lo riconciliò al matrimonio.
«Ebbene, mia cara,» diss'egli, quando ella ebbe finito di parlare, «non ho più nulla da dire. Se le cose stanno così, egli ti merita. Non avrei potuto cedere te, mia Lizzy, a uno meno degno.»
A completare la favorevole impressione, ella gli raccontò poi ciò che Mr. Darcy aveva spontaneamente fatto per Lydia. Egli l'ascoltò con stupore.
«Questa è davvero una serata di meraviglie! E così, Darcy ha fatto tutto; ha combinato il matrimonio, ha dato il denaro, ha pagato i debiti di quel furfante, e gli ha procurato il brevetto! Tanto meglio. Mi risparmierà un mondo di fastidi e di spese. Se fosse stato lo zio a farlo, avrei dovuto e voluto pagarlo; ma questi violenti giovani innamorati fanno tutto a modo loro. Gli offrirò di pagarlo domani, lui si metterà a urlare e a infuriarsi a proposito del suo amore per te, e la cosa finirà lì.»
Si rammentò poi dell'imbarazzo di lei alcuni giorni prima, quand'egli leggeva la lettera di Mr. Collins; e dopo aver riso di lei per un po', la lasciò finalmente andare, dicendo, mentre ella usciva dalla stanza: «Se vengono giovani per Mary o per Kitty, falli entrare, perché son tutto libero.»
L'animo di Elizabeth era ora liberato da un peso molto grave; e, dopo mezz'ora di quieta riflessione nella sua stanza, poté raggiungere gli altri con una discreta calma. Tutto era troppo recente per l'allegria, ma la serata passò tranquilla; non v'era più nulla di serio da temere, e il conforto della facilità e della familiarità sarebbe venuto col tempo.
Quando sua madre salì nel suo spogliatoio, di notte, ella la seguì e le fece la comunicazione importante. L'effetto fu straordinario: poiché, al primo udirla, Mrs. Bennet rimase immobile, incapace di profferire una sola parola. E non passarono molti, moltissimi minuti prima che potesse comprendere ciò che udiva, benché non fosse solitamente tarda a credere a ciò che tornava a vantaggio della sua famiglia, o che venisse sotto forma di un innamorato per qualcuna di loro. Cominciò alfine a riaversi, ad agitarsi sulla sedia, alzarsi, risedersi, meravigliarsi, e farsi il segno della croce.
«Santo cielo! Dio mi benedica! pensare un po'! ahimè! Mr. Darcy! Chi l'avrebbe mai creduto? Ed è proprio vero? Oh, mia dolcissima Lizzy! come sarai ricca e come sarai grande! Che soldi per le spese minute, che gioielli, che carrozze avrai! Quello di Jane non è nulla al confronto — nulla affatto. Sono così contenta — così felice. Un uomo così affascinante! così bello! così alto! Oh, mia cara Lizzy! perdona per averlo tanto mal tollerato prima. Spero vorrà passarci sopra. Cara, cara Lizzy. Una casa in città! Tutto ciò che è delizioso! Tre figlie maritate! Diecimila sterline l'anno! Oh, Signore! che ne sarà di me? Impazzirò.»
Ciò bastò a provare che la sua approvazione non aveva bisogno d'essere messa in dubbio; ed Elizabeth, lieta che uno sfogo simile fosse udito soltanto da lei, se ne andò presto. Ma prima che fossero trascorsi tre minuti nella sua stanza, la madre la seguì.
«Mia carissima bambina,» gridò, «non so pensare ad altro. Diecimila sterline l'anno, e molto probabilmente di più! È come avere un lord! E una licenza speciale — devi e dovrai essere sposata con licenza speciale. Ma, mio tesoro, dimmi qual è il piatto di cui Mr. Darcy va particolarmente ghiotto, perché glielo possa far preparare domani.»
Era questo un triste presagio di ciò che sarebbe stato il contegno di sua madre verso il gentiluomo stesso; ed Elizabeth trovò che, sebbene nella sicura certezza del suo più caldo affetto, e sicura del consenso dei suoi parenti, vi era ancora qualcosa da desiderare. Ma l'indomani andò molto meglio di quanto si aspettasse: poiché Mrs. Bennet per sua fortuna si sentiva così intimidita dal futuro genero, che non osava rivolgergli la parola, a meno che non fosse in suo potere offrirgli qualche attenzione, o mostrare la sua deferenza per la sua opinione.
Elizabeth ebbe la soddisfazione di vedere suo padre fare ogni sforzo per fare conoscenza con lui; e Mr. Bennet le assicurò ben presto che cresceva di ora in ora nella sua stima.
«Ammiro molto tutti e tre i miei generi», disse. «Wickham, forse, è il mio favorito; ma credo che mi piacerà vostro marito altrettanto quanto quello di Jane.»
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CAPITOLO LX.
Lo spirito di Elizabeth, che ben presto tornò a farsi giocoso, la spinse a voler sapere dal signor Darcy come avesse mai potuto innamorarsi di lei. «Come avete potuto cominciare?» disse. «Posso capire che siate andato avanti splendidamente, una volta che aveste cominciato; ma che cosa vi diede il via, in primo luogo?»
«Non saprei indicare l'ora, né il luogo, né lo sguardo, né le parole, che posero le fondamenta. È troppo tempo fa. Ero già nel bel mezzo prima di sapere di aver cominciato.»
«Alla mia bellezza avete resistito fin da principio, e quanto ai miei modi — il mio comportamento verso di voi fu sempre, quanto meno, ai limiti della scortesia, e non vi ho mai rivolto la parola senza desiderare piuttosto di darvi dispiacere che di evitarlo. Ora, siate sincero; mi ammiravate per la mia impertinenza?»
«Lo facevo per la vivacità della vostra mente.»
«Tanto vale chiamarla impertinenza senz'altro. Era di ben poco meno. Il fatto è che eravate stanco della cortesia, della deferenza, delle premure importune. Eravate disgustato delle donne che parlavano, guardavano e pensavano solo per ottenere la vostra approvazione. Io vi riscosi e vi interessai, perché ero così diversa da loro. Se non foste stato realmente amabile, mi avreste odiata per questo: ma, nonostante la pena che vi prendeste di mascherarvi, i vostri sentimenti erano sempre nobili e giusti; e nel vostro cuore disprezzavate profondamente le persone che vi corteggiavano con tanta assiduità. Ecco — vi ho risparmiato la fatica di darne ragione; e, in verità, tutto considerato, comincio a pensare che sia perfettamente ragionevole. Naturalmente voi non conoscete alcun bene reale di me — ma nessuno bada a queste cose quando s'innamora.»
«Non c'era nulla di buono nel vostro affettuoso comportamento verso Jane, mentre era ammalata a Netherfield?»
«Jane carissima! Chi avrebbe potuto fare di meno per lei? Ma fate pure di tutto per tramutarla in una virtù. Le mie buone qualità sono sotto la vostra protezione, e voi dovete esagerarle quanto più potete; e, in cambio, tocca a me cercare ogni occasione possibile per punzecchiarvi e bisticciare con voi; e comincerò subito, chiedendovi che cosa vi abbia reso così restio a venire finalmente al dunque? Perché foste così timoroso con me, la prima volta che veniste a far visita, e poi quando pranzaste qui? Perché, soprattutto, quando veniste a far visita, avete guardato come se non vi importasse di me?»
«Perché eravate seria e silenziosa, e non mi deste alcun incoraggiamento.»
«Ma io ero imbarazzata.»
«E io lo ero altrettanto.»
«Avreste potuto parlarmi di più quando veniste a pranzo.»
«Un uomo che avesse sentito di meno, forse lo avrebbe fatto.»
«Che sfortuna che voi abbiate sempre una risposta ragionevole da dare, e che io sia così ragionevole da ammetterla! Ma mi chiedo quanto avreste tirato avanti, se vi avessero lasciato fare da solo. Mi chiedo quando avreste parlato, se non vi avessi interrogato! La mia decisione di ringraziarvi per la vostra bontà verso Lydia ebbe di certo un grande effetto. _Troppo_, temo; poiché che ne è della morale, se la nostra felicità nasce da una mancanza di parola, dato che non avrei dovuto toccare l'argomento? Così non va.»
«Non dovete affliggervi. La morale sarà perfettamente equa. Le ingiustificabili macchinazioni di Lady Catherine per separarci furono ciò che tolse ogni mio dubbio. Non sono debitore della mia presente felicità al vostro ardente desiderio di esprimere gratitudine. Non ero in vena di aspettare che voi mi offriste un varco. Le informazioni di mia zia mi avevano dato speranza, e io ero deciso a sapere tutto seduta stante.»
«Lady Catherine ci è stata infinitamente utile, il che dovrebbe renderla felice, perché ama rendersi utile. Ma ditemi, perché scendeste a Netherfield? Era solo per cavalcare fino a Longbourn e restare imbarazzato? oppure avevate in mente conseguenze più serie?»
«Il mio vero scopo era vedervi, e capire, se possibile, se potessi mai sperare di indurvi ad amarmi. Quello dichiarato, o che dichiaravo a me stesso, era di vedere se vostra sorella fosse ancora incline verso Bingley, e se lo fosse, di fargli la confessione che poi gli ho fatto.»
«Avrete mai il coraggio di annunciare a Lady Catherine ciò che l'aspetta?»
«Ho più probabilità di mancare di tempo che di coraggio, Elizabeth. Ma va fatto; e se mi darete un foglio di carta, sarà fatto seduta stante.»
«E se non avessi anch'io una lettera da scrivere, potrei starvi accanto e ammirare la regolarità della vostra scrittura, come un'altra giovane dama fece un tempo. Ma ho anch'io una zia, che non devo trascurare oltre.»
Per una riluttanza a confessare quanto la sua intimità con il signor Darcy fosse stata sopravvalutata, Elizabeth non aveva ancora risposto alla lunga lettera di Mrs. Gardiner; ma ora, avendo da comunicare ciò che sapeva sarebbe stato il benvenuto, quasi si vergognò di scoprire che suo zio e sua zia avevano già perso tre giorni di felicità, e scrisse immediatamente come segue:--
«Vi avrei ringraziata prima, mia cara zia, come avrei dovuto fare, per il vostro lungo, gentile e soddisfacente resoconto dei particolari; ma, a dire il vero, ero troppo irritata per scrivere. Voi supponevate più di quanto esistesse davvero. Ma ora supponete quanto vi piace; date briglia sciolta alla vostra fantasia, abbandonate la vostra immaginazione a ogni volo che l'argomento possa concedere, e a meno che non mi crediate effettivamente sposata, non potrete sbagliare di molto. Dovete scrivere di nuovo molto presto, e lodarlo assai più di quanto faceste nell'ultima. Vi ringrazio ancora e ancora, per non essere andata ai Laghi. Come ho potuto essere così sciocca da desiderarlo! La vostra idea dei pony è deliziosa. Faremo il giro del parco ogni giorno. Sono la creatura più felice del mondo. Forse altri lo hanno detto prima, ma nessuno con tanta ragione. Sono più felice persino di Jane; lei sorride soltanto, io rido. Mr. Darcy vi manda tutto l'amore del mondo che si possa risparmiare da me. Dovete venire tutti a Pemberley per Natale. Vostra, ecc.»
La lettera del signor Darcy a Lady Catherine era in uno stile diverso, e ancora diverso da entrambe era quella che Mr. Bennet inviò a Mr. Collins, in risposta alla sua ultima.
/* «Caro signore, */
«Devo disturbarvi ancora una volta per le congratulazioni. Elizabeth sarà ben presto la moglie di Mr. Darcy. Consolate Lady Catherine come meglio potete. Ma, se fossi in voi, mi schiererei con il nipote. Ha più da offrire.
«Vostro sincero, ecc.»
Le congratulazioni di Miss Bingley al fratello per il suo imminente matrimonio erano tutto ciò che vi è di affettuoso e insincero. Scrisse persino a Jane in quell'occasione, per esprimere la sua gioia e ripetere tutte le sue precedenti professioni di stima. Jane non si lasciò ingannare, ma ne fu commossa; e, pur non avendo alcuna fiducia in lei, non poté fare a meno di scriverle una risposta molto più gentile di quanto sapesse essere meritato.
La gioia che Miss Darcy espresse nel ricevere una simile notizia era sincera quanto quella del fratello nell'inviarla. Quattro facciate di carta non bastarono a contenere tutta la sua delizia e tutto il suo fervido desiderio di essere amata dalla sorella.
Prima che potesse giungere alcuna risposta da Mr. Collins, o congratulazioni a Elizabeth da parte di sua moglie, la famiglia di Longbourn seppe che i Collins erano venuti essi stessi al Lucas Lodge. Il motivo di quella improvvisa partenza fu subito chiaro. Lady Catherine era stata resa così oltremodo furiosa dal contenuto della lettera del nipote, che Charlotte, che in cuor suo gioiva di quel matrimonio, era ansiosa di andarsene finché la tempesta non si fosse placata. In un momento simile, l'arrivo della sua amica fu un sincero piacere per Elizabeth, anche se nel corso dei loro incontri doveva a volte pensare che quel piacere fosse acquistato a caro prezzo, quando vedeva Mr. Darcy esposto a tutta la parata di ossequiose cortesie di suo marito. Egli le sopportò, tuttavia, con un'ammirevole calma. Sapeva persino ascoltare Sir William Lucas, quando lo complimentava per aver portato via il gioiello più splendente del paese, ed esprimeva la speranza di incontrarsi tutti frequentemente a St. James's, con una compostezza più che decorosa. Se scrollava le spalle, era solo quando Sir William non era più in vista.
La volgarità di Mrs. Philips era un'altra, e forse maggiore, prova della sua pazienza; e sebbene Mrs. Philips, come sua sorella, lo temesse troppo per rivolgergli la parola con quella familiarità che il buon umore di Bingley incoraggiava; tuttavia, ogni volta che apriva bocca, doveva essere volgare. Né il rispetto che nutriva per lui, benché la rendesse più silenziosa, era affatto tale da renderla più elegante. Elizabeth faceva tutto il possibile per proteggerlo dalle frequenti attenzioni di entrambe, ed era sempre ansiosa di tenerlo per sé, e per quanti della sua famiglia con cui potesse conversare senza mortificazione; e benché i sentimenti sgradevoli che ne derivavano togliessero al tempo del corteggiamento buona parte del suo piacere, accrescevano la speranza del futuro; e guardava con gioia al momento in cui, liberi da una società così poco gradita a entrambi, avrebbero potuto godere di tutto il conforto e l'eleganza della loro vita familiare a Pemberley.
CAPITOLO LXI.
Giorno felice per tutti i suoi sentimenti materni fu quello in cui Mrs. Bennet si liberò delle sue due figlie più meritevoli. Con quale deliziato orgoglio in seguito visitò Mrs. Bingley, e parlò di Mrs. Darcy, è facile immaginare. Vorrei poter dire, per il bene della sua famiglia, che il coronamento del suo ardente desiderio nella sistemazione di tante delle sue figlie producesse un effetto così felice da renderla per il resto della sua vita una donna sensata, amabile e ben istruita; sebbene, forse, fu una fortuna per suo marito, che poteva non avere gradito la felicità domestica in una forma così inconsueta, che ella restasse ancora di quando in quando nervosa e invariabilmente sciocca.
Mr. Bennet sentì moltissimo la mancanza della sua seconda figlia; il suo affetto per lei lo traeva fuori di casa più di qualunque altra cosa. Si dilettava ad andare a Pemberley, specialmente quando meno era atteso.
Mr. Bingley e Jane restarono a Netherfield solo un anno. Una vicinanza così stretta a sua madre e ai parenti di Meryton non era desiderabile neppure per il suo carattere facile, né per il suo cuore affettuoso. Il desiderio caro alle sue sorelle fu allora soddisfatto: egli acquistò una tenuta in una contea confinante con il Derbyshire; e Jane ed Elizabeth, oltre a ogni altra fonte di felicità, si trovarono a meno di trenta miglia l'una dall'altra.
Kitty, a suo grande vantaggio, trascorse il meglio del suo tempo con le due sorelle maggiori. In una società così superiore a quella che aveva generalmente conosciuto, il suo miglioramento fu grande. Non era di un'indole così sfrenata come Lydia; e, sottratta all'influenza dell'esempio di Lydia, divenne, con la giusta attenzione e il giusto governo, meno irritabile, meno ignorante e meno scipita. Dall'ulteriore svantaggio della compagnia di Lydia fu naturalmente tenuta lontana con cura; e sebbene Mrs. Wickham la invitasse spesso a venire a stare con lei, con la promessa di balli e giovanotti, suo padre non acconsentì mai che ci andasse.
Mary fu l'unica figlia che rimase a casa; e fu necessariamente distolta dalla ricerca delle conquiste dal fatto che Mrs. Bennet era del tutto incapace di starsene seduta sola. Mary fu obbligata a mescolarsi di più con il mondo, ma poteva ancora moraleggiare sopra ogni visita del mattino; e, non essendo più umiliata dai confronti tra la bellezza delle sue sorelle e la propria, si sospettò da parte di suo padre che si sottoponesse al cambiamento senza troppa riluttanza.
Quanto a Wickham e Lydia, i loro caratteri non subirono alcun rivolgimento dal matrimonio delle sorelle di lei. Egli sopportò con filosofia la convinzione che Elizabeth avrebbe ormai conosciuto tutto ciò che della sua ingratitudine e della sua falsità era prima rimasto ignoto a lei; e, nonostante tutto, non era del tutto privo di speranza che Darcy potesse essere indotto a sistemarlo. La lettera di congratulazioni che Lydia le inviò per il suo matrimonio le chiarì che, da parte di lei se non di lui, una simile speranza era nutrita. La lettera diceva così:--
/* «Mia cara Lizzy,*
«Ti auguro ogni gioia. Se ami Mr. Darcy anche solo la metà di quanto io amo il mio caro Wickham, devi essere molto felice. È una grande consolazione averti così ricca; e quando non avrai nient'altro da fare, spero che penserai a noi. Sono certa che a Wickham piacerebbe molto un posto a corte; e non credo che avremo proprio abbastanza denaro per vivere senza un po' d'aiuto. Andrebbe bene qualunque impiego di circa tre o quattrocento sterline l'anno; ma, però, non parlarne a Mr. Darcy, se preferisci di no.
«Tua, ecc.»
Siccome per l'appunto Elizabeth preferiva di no, cercò nella sua risposta di porre fine a ogni preghiera e aspettativa del genere. Il sollievo, tuttavia, che era in suo potere offrire, economizzando sulle proprie spese private, lo mandava loro di frequente. Era sempre stato evidente per lei che un reddito come il loro, sotto la guida di due persone così sfrenate nei desideri e così incuranti del futuro, dovesse essere del tutto insufficiente al loro mantenimento; e ogni volta che cambiavano alloggio, Jane o lei stessa erano certe di essere sollicitate per qualche piccolo aiuto per saldare i loro conti. Il loro modo di vivere, anche quando la restaurazione della pace li congedò verso una casa, fu instabile all'eccesso. Erano sempre in movimento da un posto all'altro in cerca di una sistemazione economica, e spendevano sempre più di quanto avrebbero dovuto. Il suo affetto per lei ben presto sprofondò nell'indifferenza; il di lei durò un poco di più; e, nonostante la sua gioventù e i suoi modi, ella conservò tutti i diritti alla reputazione che il matrimonio le aveva conferito. Sebbene Darcy non potesse mai riceverlo a Pemberley, tuttavia, per amore di Elizabeth, lo aiutò ulteriormente nella sua professione. Lydia era di quando in quando una visitatrice là, quando suo marito se n'era andato a godersi Londra o Bath; e con i Bingley ambedue si fermavano tanto spesso che persino il buon umore di Bingley ne era sopraffatto, ed egli giunse al punto di ventilare l'idea di suggerire loro di andarsene.
Miss Bingley fu profondamente umiliata dal matrimonio di Darcy; ma, pensando che fosse consigliabile conservare il diritto di visitare Pemberley, lasciò cadere ogni rancore; si mostrò più affettuosa che mai verso Georgiana, quasi attenta verso Darcy come prima, e saldò ogni arretrato di cortesia verso Elizabeth.
Pemberley era ormai la casa di Georgiana; e l'affetto tra le sorelle era proprio ciò che Darcy aveva sperato di vedere. Potevano amarsi l'una l'altra, esattamente quanto avevano inteso. Georgiana aveva la più alta opinione al mondo di Elizabeth; sebbene in principio ascoltasse spesso con uno stupore che rasentava lo sgomento il suo modo vivo e scherzoso di parlare con suo fratello. Lui, che aveva sempre ispirato in lei un rispetto che quasi soverchiava il suo affetto, ella lo vedeva ora fatto oggetto di aperte facezie. La sua mente ricevette nozioni che non le erano mai capitate. Grazie alle istruzioni di Elizabeth cominciò a capire che una moglie può prendersi delle libertà col marito, che un fratello non sempre concederà a una sorella di più di dieci anni più giovane di lui.
Lady Catherine fu oltremodo indignata del matrimonio del nipote; e, abbandonandosi a tutta la genuina franchezza del suo carattere, nella sua risposta alla lettera che ne annunciava la combinazione, gli inviò un linguaggio così oltraggioso, specialmente verso Elizabeth, che per qualche tempo ogni rapporto fu interrotto. Ma alla fine, per persuasione di Elizabeth, egli si lasciò indurre a passar sopra all'offesa e a cercare una riconciliazione; e, dopo un po' di ulteriore resistenza da parte della zia, il suo risentimento cedette, o all'affetto per lui, o alla curiosità di vedere come si sarebbe comportata sua moglie; e si degnò di far loro visita a Pemberley, a dispetto di quella contaminazione che i suoi boschi avevano subito, non solo per la presenza di una tale padrona, ma per le visite di suo zio e di sua zia provenienti dalla città.
Con i Gardiner essi furono sempre nei termini della più stretta intimità. Darcy, come Elizabeth, li amava davvero; ed entrambi furono sempre consapevoli della più viva gratitudine verso quelle persone che, portando lei nel Derbyshire, erano state il mezzo di unirli.
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