The Heather-Moon
Di C. N. & A. M. WILLIAMSON
Autori di "The Guests of Hercules", "The Princess Virginia", "The Motor Maid", ecc.
A. L. BURT COMPANY Editori New York Copyright, 1912, di C. N. & A. M. Williamson
_Tutti i diritti riservati, compreso quello di traduzione in lingue straniere, incluse quelle scandinave._
LIBRO I
IL PRELUDIO: E LE PERSONE
I
Per la prima volta in vita sua, Barrie vide socchiusa la porta che conduceva alle scale della soffitta. Era sempre, sempre chiusa a chiave, come si conviene, sebbene sia irritante, per una porta che conduce nel Paese delle Fate.
Nella Vita Esterna di Barrie, quella che sua nonna conosceva, e Miss Hepburn conosceva, e la governante Mrs. Muir conosceva, non c’era — il Cielo sia lodato! — alcun romanticismo; poiché il romanticismo è una cosa malvagia, o peggio ancora, una cosa frivola, che può essere evitata da una ragazza ben educata anche se la pertosse non può esserlo; e già questo stesso male aveva causato danni immensi tra i MacDonald di Dhrum. Nella Vita Interiore di Barrie, tuttavia, non c’era nulla su cui valesse la pena riflettere se non il romanticismo; e la porta delle scale della soffitta era una delle vie principali per la terra proibita.
Si fermò davanti ad essa. Dapprima non riusciva a credere ai propri occhi. Il suo cuore aveva fatto un balzo glorioso, che, anche solo per averlo provato una volta nella sua piena estasi, valeva il fastidio di essere nata in una famiglia dove non c’erano madri o padri, ma solo — ah, che terribile "solo"! — la tetra vecchia nonna MacDonald e la tetra vecchia casa della nonna dove finisce Carlisle e cominciano le brughiere.
È difficile essere sicuri delle cose quando il cuore ti batte a mille, e la cosa speciale, o il miraggio di una cosa, sembra — a giudicare da tutto il resto che è accaduto nella Vita Esterna — fin troppo bella per essere vera. Eppure era lì, quella striscia di oro opaco, velato dalla polvere, che dipingeva quella che appariva effettivamente come una fessura tra l’oscura cornice della porta e la vecchia porta scura stessa; proprio quell’oro che Barrie aveva visto almeno una volta al giorno da che ne avesse memoria (tranne quando gli orecchioni e il morbillo la costringevano a letto) applicando un occhio al buco della serratura. "Oro delle fate", lo aveva chiamato.
L’unica persona che andava mai in soffitta era Mrs. Muir, e sebbene avesse l’aria di non fare alcun segreto di tali spedizioni, a Barrie era sempre sembrato deliziosamente, elettrizzantemente strano che invariabilmente girasse la chiave della porta delle scale su se stessa nel momento in cui si trovava dall’altra parte, e che compisse religiosamente la stessa cerimonia quando ne usciva. "Cerimonia" era davvero la parola giusta, perché la chiave era grande, antica e dall’aspetto importante, e cigolava in modo sepolcrale mentre girava. Barrie sapeva tutto questo, perché in primavera e in autunno, quando Mrs. Muir faceva le sue visite alle terre desolate delle fate oltre la porta di quercia, Barrie si appostava al riparo dell’ombra comoda, spessa e ben posizionata dietro l’orologio a pendolo sul pianerottolo.
Non era autunno, ora, il che faceva parte del mistero, dopo questi infiniti anni di routine (sembravano infiniti a Barrie, a diciotto anni), e avrebbe certamente perso l’evento se non fosse stata la sua ora del buco della serratura.
In qualche modo era venuta a sapere — per eredità e memoria di razza, senza dubbio — che guardare dal buco della serratura fosse da cafoni, un trucco indegno di qualsiasi signora che fosse, in fondo, un gentiluomo. Ma ci sono eccezioni per tutti i buchi della serratura, e questo era uno di quelli, perché, dato che dietro di esso, in soffitta, non viveva né si muoveva nessuno se non fantasmi e fate, non c’era nessuno da spiare. Guardavi attraverso per stimolare il romanticismo nella tua anima affamata e salvarla dalla morte per inedia, perché se il romanticismo moriva, allora davvero la Vita Esterna a Hillard House non sarebbe stata più sopportabile.
Barrie rendeva omaggio al buco della serratura al mattino, per due ragioni. La prima, e più banale, era perché Mrs. Muir era occupata al piano di sotto e non aveva occhi per controllare se altri occhi fossero incollati ai posti sbagliati. La seconda, e più affascinante, era perché al mattino la foschia dorata galleggiava dietro il buco della serratura come acqua scintillante in cui il sole splende a fondo. Nel pomeriggio non rimaneva nulla da scrutare se non fredda ombra grigia, il che significava che le fate e gli altri abitanti non erano in casa.
Il motivo per cui Mrs. Muir visitava la soffitta fuori stagione era semplice, ma era un bene che Barrie non lo sapesse, perché non era affatto interessante e avrebbe interrotto la musica, gettato acqua fredda sul brivido. Le tarme, che non rispettano le persone né giudicano le alte reputazioni religiose, avevano osato annidarsi nel miglior vestito di cachemire nero della signora MacDonald, che non era stato indossato e non sarebbe stato indossato, se non nelle grandi occasioni, fino alla stagione successiva, riducendolo meccanicamente al rango di vestito di riserva. La naftalina e le palline antitarme erano esaurite nelle stanze del piano di sotto, ma ce n’era una scorta in soffitta; e nel suo fastidio per dover salire in un momento senza precedenti, e nella sua irritazione per un incidente come quello che deve capitare nelle famiglie meglio organizzate, Mrs. Muir era tornata in fretta con la scatola necessaria, dimenticandosi di chiudere la porta a chiave.
Barrie non poteva essere sicura che la governante non fosse ancora in soffitta; ma doveva scoprirlo: e il terribile brivido dell’incertezza rese il suo passo successivo una grande avventura, l’avventura della sua vita. Fu un passo sulle scale della soffitta e, sebbene significasse pericoli di ogni sorta, li sfidò tutti e chiuse la porta dietro di sé. Vedete, se non l’avesse fatto, chiunque fosse passato lungo il pianerottolo — una persona come la nonna, o Janet Hepburn — avrebbe immediatamente visto la striscia d’oro, una semplice fessura gialla per loro, e allora sarebbe sorto un clamore per la chiave.
Anche con la porta chiusa il rischio rimaneva in misura minore. Mrs. Muir, se non fosse stata in quel momento in soffitta, avrebbe potuto improvvisamente ricordare di aver lasciato la porta socchiusa, portando via la chiave; allora sarebbe tornata di corsa come un vortice rotondo e robusto, e in un minuto Barrie sarebbe stata una prigioniera, quasi come la bella sposa in "The Mistletoe Bough", solo che c’era più aria in soffitta che nella cassapanca di quercia che si chiudeva a molla. Ma Barrie era abituata a correre rischi — rischi insignificanti rispetto a questo, eppure abbastanza grandi da fornire sale e zucchero al pane quotidiano e asciutto dell’esistenza.
La porta si chiuse dolcemente, ma — cielo, che cigolii facevano quei gradini! Sembravano gareggiare l’uno con l’altro, quegli esseri senza cuore, su chi potesse strillare più forte sotto il piede leggero di una ragazza. Probabilmente non avevano mai visto una ragazza prima, o se l’avevano vista, era stato tanto tempo fa che se l’erano dimenticato. Immaginare la nonna da ragazza! Non c’è da stupirsi, se i gradini la ricordavano, che strillassero... Ma a quel punto la testa di Barrie era arrivata in cima alla ripida scala, e i suoi occhi scrutavano cautamente attraverso nuvole di polvere dorata lungo il livello di un pavimento, montuoso nel suo orizzonte lontano con cataste di casse, bauli e mobili.
L’oro si riversava attraverso tre abbaini molto alti e piccoli che fino ad allora Barrie aveva conosciuto solo dall’esterno, fissando il muro della casa ricoperto d’edera dal giardino orientale. La polvere viveva nell’aria della soffitta, ed era diversa da, più meravigliosa e misteriosa di, qualsiasi altra polvere, eccetto forse la polvere lontana all’orizzonte al tramonto, dove automobili che non potevi vedere passavano lungo una strada invisibile.
Barrie non poteva essere del tutto certa all’inizio se la soffitta fosse priva di vita umana, o se fosse probabile che Mrs. Muir le saltasse addosso con rimproveri da dietro uno di quegli immensi pali di quercia che si alzavano come alberi per incontrare l’alto tetto con le travi a vista. O poteva essere nascosta da un’oasi di mobili. C’erano diverse oasi del genere nella grande distesa della soffitta, che copriva l’intero piano superiore della vecchia casa. Ma era una soffitta incantevole, una soffitta paradisiaca! persino migliore di quanto Barrie avesse sognato potesse essere, con l’occhio al buco della serratura della porta delle scale. Era popolata di possibilità — possibilità gloriose, rimbombanti, invitanti — che facevano battere il suo cuore come non ricordava avesse mai battuto prima.
Salì i restanti gradini senza curarsi dei cigolii, perché non poteva più sopportare la suspense riguardo a Mrs. Muir. Nulla si mosse in risposta ai lamenti del vecchio legno, e non c’era altro suono, o piuttosto non c’erano suoni reali come quelli fatti dalle persone; ma quando Barrie raggiunse la cima delle scale l’intera soffitta era piena, alle sue orecchie, di delicati fruscii e sussurri, sospiri e passi e respiri, e scappatelle fuori dalla vista.
No, Mrs. Muir non era lì, o a quest’ora sarebbe stata fuori allo scoperto a sgridarla duramente.
Barrie fece profondi respiri della strana, immobile atmosfera che era come aria messa a dormire anni e anni fa. Doveva avere esattamente questo odore, pensò quietamente, nel palazzo perduto de La Bella Addormentata quando il Principe trovò la sua strada attraverso i rovi che sbarravano il passo. Barrie non si sarebbe stupita se si fosse imbattuta in una Bella Addormentata. Se lo avesse fatto, avrebbe detto a se stessa: "Quindi questo è il segreto che Mrs. Muir ha nascosto, tenendo la porta chiusa a chiave. Te l’avevo detto!"
Il profumo della soffitta affascinava Barrie, e faceva battere pesantemente il suo cuore, come se fosse sulla soglia di un mistero. Era composto da molti odori: un vago, non spiacevole odore di muffa, l’odore della polvere, un profumo di vecchio pot-pourri, e spezie, chiodi di garofano e canfora per le tarme, una vaga fragranza di palissandro e quercia tarlata, un accenno di cera d’api, un tocco di cuoio chiuso e vecchi libri.
Barrie si sentì improvvisamente perfettamente felice. Perché per oggi questo posto meraviglioso con tutti i suoi segreti era suo. Non sapeva quasi cosa esplorare per primo. Tutte le cose realmente interessanti della casa sembravano essere salite in cima, come la panna sul latte. Lungo una parte di una parete opposta alle scale e sotto le finestre a est da cui proveniva l’oro del mattino erano allineate rozze vecchie librerie, una sorta di ospizio per libri indigenti, o una prigione per volumi condannati. Ma che libri! Barrie ne era attratta come da molti magneti e, prendendone giù quasi tremante uno dopo l’altro, comprese il motivo del loro esilio. Ecco tutti i cari libri che erano soliti vivere giù in biblioteca, ed erano stati esiliati perché lei ci dava un’occhiata, essendo (secondo la nonna e Miss Hepburn) "molto inadatti per ragazze di sani principi". Barrie aveva pianto i suoi amici come morti, ma stavano solo dormendo. E ce n’erano altri, apparentemente molto più inadatti per ragazze di sani principi — vecchi libri rilegati in pelle con curiose incisioni su legno e spesse pagine gialle stampate con le vecchie "s" che sembravano "f". Barrie avrebbe potuto curiosare tra questa compagnia per ore, ma c’erano così tante cose da vedere in soffitta, così poco tempo per vederle, che si sentì costretta a dire solo "Come state, e addio" a ogni tentazione.
I suoi occhi, vagando come una coppia di cavalieri crociati in cerca di romanticismo, si posarono improvvisamente su una catasta o gruppo di mobili in un angolo lontano. C’erano altri mobili in soffitta, certamente più interessanti per un intenditore e cacciatore di antichità; ma Barrie non era né l’uno né l’altro. Era riuscita ad impossessarsi di una buona dose di strana conoscenza varia al di fuori dell’orario delle lezioni, eppure non conosceva la differenza tra Sheraton e Hepplewhite. Sedie e credenze e divani dell’epoca georgiana e precedenti erano stati relegati in questo vasto recinto di cose non volute, mentre i loro posti erano disonorevolmente occupati al piano di sotto da mostruosità medio-vittoriane che Mrs. MacDonald approvava istintivamente, senza dubbio perché non potevano offrire alcuna tentazione all’occhio. Barrie avrebbe potuto percepire la bellezza delle linee aggraziate se avesse prestato attenzione a questi resti sparsi di un passato precedente alla nonna; ma un gruppo di mobili molto diversi chiamava la sua curiosità.
Il fatto che ci fosse un gruppo, e che sembrasse nella penombra essere simile per colore e design, suggeriva un mistero di qualche tipo; e, inoltre, era quasi impossibile immaginare tali mobili adornare questa casa.
Evidentemente erano stati portati via in blocco da una stanza. Perché? Mentre si poneva questa domanda, Barrie si fece strada delicatamente lungo stretti sentieri tra sedie, straordinari bauli di cuoio o pelle di vacca pelosa e brividose cappelliere di enormi dimensioni, resi curiosamente belli con carta da parati cinese. Voleva esaminare i mobili raggruppati i cui rivestimenti pallidi e il legno dorato luccicavano in modo attraente anche nell’angolo più buio della soffitta.
Certamente era il più buio e il più lontano. Era una coincidenza, o c’era stata una ragione speciale per nascondere queste cose alla vista? Non c’era nemmeno un sentiero chiaro per arrivarci, sebbene sembrasse esserci metodo nel pianificare la maggior parte dei sentieri che portavano da un villaggio di bagagli o mobili a un altro. Nulla portava a questo villaggio costruito contro una parete. Il suo sito era in una zona senza uscita, e, forse per disegno, forse per caso, una barricata era stata eretta davanti ad esso; non una barricata molto alta, ma un muro o una serie di ostacoli fatti di cianfrusaglie inutili. Se poteva esserci un angolo speciale di disgrazia in questa terra dove tutte le cose erano sotto decreto di bando, quello era l’angolo.
Attraverso lo strisciare sopra, sotto e tra numerosi oggetti stranamente assortiti che formavano la barricata, l’intrusa arrivò, un po’ malconcia, a destinazione. Il villaggio di mobili era composto, scoprì, da un set di sedie e divani rivestiti in raso blu, con telai finemente intagliati e dorati. C’erano tavoli abbinati e una vetrinetta vuota, due lunghi specchi con mensole di marmo sottostanti, anche una cassettiera altamente ornamentale e un letto di canna dorata e legno, con cupidi che reggevano ghirlande di rose intagliate.
Barrie iniziò a parlare a se stessa a mezza voce, secondo un’abitudine consolidata da tempo. "Santo cielo!" esclamò in modo così inelegante che era un bene che Miss Hepburn non potesse sentirla. "Che cose da trovare in questa casa! Sono come... come canarini in un negozio di ferramenta. Chi può averli posseduti?"
Improvvisamente la risposta le balenò in testa, e mandò il sangue al viso come se avesse ricevuto uno schiaffo pungente come quelli che la nonna era solita dare: "Queste cose erano di mia madre!"
Quanto era offensivo che queste tracce di quella svanita fossero state spinte in un buco squallido dove nessun occhio moralista potesse essere offeso dalla loro vista! Quanto sembravano frivole e delicatamente giovani, anche nella loro polverosa e (Barrie ne era furiosamente certa) immeritata disgrazia! Questo era il segreto della soffitta chiusa a chiave!
La ragazza aveva occasionalmente momenti di odio per la nonna: momenti in cui pensava che le avrebbe fatto piacere vedere la tetra vecchia puritana schernita e umiliata, o addirittura torturata. All’immagine della tortura, tuttavia, il cuore di Barrie invariabilmente cedeva, e con la fantasia salvava la vittima. Ma non aveva mai odiato Mrs. MacDonald così attivamente come ora.
"Mia madre!" disse di nuovo. "Come ha osato la vecchia creatura malvagia essere così brutale con lei!"
Perché Barrie era certa che questi fossero reliquie della presenza di sua madre in casa. Conosceva la storia di ogni altra donna che avesse mai vissuto lì da quando il posto era stato costruito nel diciassettesimo secolo da un Alexander Hillard, un antenato della nonna. Doveva essere stato un vecchio bigotto insopportabile, a giudicare dal ritratto sopra la mensola del camino della sala da pranzo, un degno antenato di Ann Hillard, che aveva sposato il nonno di Barrie, John MacDonald di Dhrum. Barrie diceva spesso a se stessa che non si sentiva imparentata con la nonna. Voleva essere tutta MacDonald e... qualunque cosa fosse stata sua madre. Ma era proprio questo che non sapeva, e non c’era anima viva che glielo dicesse. Questa era la sua rimostranza, la grande e sempre ardente rimostranza, così come il mistero della sua esistenza altrimenti banale; una cospirazione del silenzio che teneva il segreto sotto chiave.
A causa del "tabù" di Mrs. MacDonald, la madre di Barrie era diventata il suo ideale. La ragazza sentiva che tutto ciò che la nonna disapprovava doveva essere bello e amabile; ed era stato detto abbastanza, oltre ad essere stato lasciato non detto abbastanza ogni volta che il mutismo poteva significare condanna, per dimostrare che la vecchia aveva detestato sua nuora.
Tutto ciò che Barrie sapeva del passato immediato della sua famiglia era che la gente di suo padre era stata un tempo ricca, e importante come il loro nome implicava. Erano i MacDonald di Dhrum, un’isola non lontana da Skye, ma avevano perso i loro soldi; e mentre la vecchia Mrs. MacDonald era ancora una giovane donna sposata (sembrava incredibile che avesse potuto essere giovane!) lei e suo marito, con il loro unico figlio, erano venuti nella sua vecchia casa vicino a Carlisle. Questo unico figlio era cresciuto fino a sposare... Qualcuno, o, secondo gli standard della nonna, Nessuno, una creatura fuori dal mondo. La sposa doveva essere morta presto, perché persino l’elastica memoria di Barrie, che poteva ricordare i primi passi fatti da sola e le prime parole pronunciate senza essere spinta, non aveva alcuna nicchia in cui custodire l’immagine di una madre, sebbene il ritratto del padre fosse quasi dolorosamente distinto. Presentava un giovane molto alto, molto magro, molto triste, molto scuro. La cornice per questo ritratto era il rovere nero del rivestimento della biblioteca, risaltato dall’oro sbiadito sui dorsi dei libri in una rilegatura uniforme di cuoio marrone. Una volta al giorno Barrie era stata scortata dalla sua tata fino alla porta della biblioteca e lasciata alle tenere cure di questo triste giovane, che alzava gli occhi rassegnato dalla lettura o dalla scrittura per emettere un "Come stai?" come se lei fosse una sconosciuta adulta. Dopo questa domanda e una risposta appropriata, non seguiva molta conversazione, poiché nessuno dei due riusciva a pensare a nulla da dire. Dopo un intervallo di cortesia forzata, la bambina veniva congedata per giocare o studiare... generalmente per studiare, fin dall’inizio, poiché il gioco non era mai stato considerato importante a Hillard House. Era più nobile, secondo la stima della nonna, e forse del padre, imparare a sillabare "il gatto grasso sedeva sul tappeto nero", piuttosto che sdraiarsi personalmente sul tappeto nero, giocando in compagnia del gatto grasso.
Un giorno, ricordava Barrie, le era stato detto che il padre stava male e non poteva salutarlo al mattino. Era stata ingannevolmente felice, perché il padre era deprimente; ma quando passarono i giorni e lei continuava a essere tenuta lontana da lui, le venne in mente che dopo tutto il padre era molto, molto più gentile della nonna, e che i suoi occhi, sebbene tristi, erano gentili. La volta successiva e ultima in cui lo vide, gli occhi gentili e tristi erano chiusi, e lui era sdraiato in un letto strano, come una scatola. Era bianco come una bambola fatta di porcellana che lui le aveva dato una volta, e la nonna, che guidò la bambina nella sua stanza, disse che era morto. La figura dormiente nella scatola era solo il corpo, e l’anima era andata in paradiso. Il paradiso, secondo la nonna, che vestiva di nero e aveva i bordi degli occhi rossi, era un posto in alto sopra il cielo dove, se eri una pecora, suonavi costantemente l’arpa e cantavi canzoni. Se eri una capra, non ci arrivavi affatto, il che avrebbe potuto essere preferibile, se non fosse per il fatto che essere una capra ti condannava a bruciare nel fuoco eterno. Le pecore erano salvate, le capre erano dannate; e, naturalmente, le pecore dovevano essere meritevoli e intelligenti se avevano imparato a cantare e suonare l’arpa.
Barrie pensava di non aver potuto avere più di tre anni quando il padre morì, ma non si curò mai di interrogare la nonna riguardo all’episodio, dopo un giorno in cui Mrs. MacDonald disse con voce gelida: "Tua madre è stata davanti a Dio colpevole della morte di tuo padre". Erano passati anni, ormai, ma Barrie non aveva dimenticato lo shock, o la sensazione odiosa e frustrata, quasi come un soffocamento, quando la nonna aveva risposto a un suo sfogo con le parole: "Meno sai di tua madre meglio è per te. E meno diventerai simile a lei, più possibilità avrai di sfuggire alla punizione in questo mondo e nel prossimo".
Ma la curiosità, per quanto dolorosa, era in Barrie una forza della natura, e quel giorno, nel buio della soffitta, la curiosità vinse su tutto. Con un respiro affannoso, si costrinse a guardare di nuovo il volto nel ritratto, cercando di trovare in quei lineamenti la malvagità che la nonna le attribuiva. Eppure, più fissava quegli occhi scuri e quel sorriso accennato, meno riusciva a vedervi una peccatrice. Vedeva solo una donna che sembrava chiamarla, una donna che, come lei, era stata rinchiusa in un mondo fatto di rigide regole e colori spenti.
"Se è stata la causa della sua morte," disse Barrie, con la voce che le tremava ma che non cedeva, "perché conservi ancora i suoi vestiti? Perché tieni questo ritratto qui, nascosto come se fosse un oggetto rubato?"
La signora MacDonald serrò le labbra, facendo apparire ancora più profonda la piega tra il naso e il mento. "Li tengo affinché non si dimentichi il prezzo del peccato. Ogni volta che entro in questa stanza, mi ricordo di ciò che è accaduto. La vanità, la leggerezza, il disprezzo per la dignità della nostra famiglia: tutto è racchiuso in quegli stracci che indossi ora. Li tengo perché servano da monito. E tu, portandoli, hai appena dichiarato di voler seguire la sua stessa strada."
Barrie sentì il raso corallo scivolarle addosso, non più come un travestimento, ma come una corazza. "Se questa è la strada che porta a essere amati, allora non mi importa di ciò che dici. Non mi importa se era un'attrice, non mi importa se non ti piaceva. Era mia madre. E non puoi cancellarla, né puoi cancellare me."
Un silenzio pesante scese tra le due, interrotto solo dal ticchettio lontano di un orologio altrove nella casa. La nonna fece un passo avanti, il bastone che batteva sul legno con un rumore secco, quasi una minaccia. "Non parlarmi di amore. Quella donna non conosceva l'amore, conosceva solo l'ammirazione che cercava negli occhi degli estranei. Tuo padre ha sacrificato tutto per lei, la sua posizione, la sua pace, persino la sua salute, consumato da un desiderio che non avrebbe mai potuto soddisfare."
Barrie si strinse nelle spalle, sentendo il freddo della soffitta penetrare il raso leggero. "Forse non voleva la pace," sussurrò. "Forse voleva vivere."
La signora MacDonald sollevò una mano, come per colpire, ma si fermò a mezz'aria. Il suo volto, solitamente una maschera di imperturbabile severità, sembrò vacillare per un istante, svelando una crepa profonda nel suo orgoglio. "Vivere," ripeté con disprezzo. "Vivere per finire qui, in una cassa, dimenticata da tutti tranne che da me, che ho dovuto sopportare la vergogna di ciò che ha lasciato dietro di sé." Si voltò verso la porta, il bastone che tornava a segnare il ritmo del suo incedere lento e doloroso. "Togliti quell'abito. Scendi giù immediatamente. Se ti troverò ancora in questo luogo, o ancora vestita in questo modo, non avrai più il privilegio di stare sotto il mio tetto."
Barrie rimase sola nel semibuio. Guardò il ritratto, poi il baule aperto, e infine le proprie mani, che stringevano ancora i bordi del vestito color corallo. Non c'era trionfo nel suo cuore, solo una solitudine immensa che le faceva apparire la soffitta ancora più vuota di quanto fosse prima. Ma mentre iniziava lentamente a sbottonare il corpetto, i suoi occhi caddero di nuovo sul volto dipinto della madre. In quel momento, ebbe la certezza che, nonostante la minaccia della nonna, qualcosa tra loro fosse cambiato per sempre. Il segreto non era più un muro, ma un ponte.
«Mia nuora ha sposato mio figlio perché aveva del denaro, e quando ha speso tutto ciò che è riuscita ad arraffare – spendendolo in vestiti, cappelli e ogni sorta di peccaminosa vanità – ha abbandonato lui e la sua casa, lasciando la sua bambina di un anno per tornare a teatro, suppongo. Ringrazio Dio di avere ancora avuto abbastanza influenza su Robert, mio figlio, da impedirgli di correrle dietro come un folle accecato dall'amore e cercare di riportarla nella casa dignitosa che lei aveva disonorato. Ma il suo cuore era spezzato dalla sua perversa follia. Hanno vissuto insieme due anni sotto questo tetto e le delusioni che lei ha inflitto al ragazzo hanno minato la sua salute. Mi è stato concesso per altri due anni, e poi mi è stato tolto. Mai una volta tua madre ha scritto a lui o a me, nemmeno per chiedere se suo marito e sua figlia fossero vivi o morti. Finché Robert è vissuto, le sue cose sono rimaste nella sua stanza esattamente come le aveva lasciate la notte in cui è sgattaiolata via come una ladra, portando con sé solo una borsetta. C'erano i mobili che il povero uomo stregato aveva comprato perché pensava che nulla in casa di sua madre fosse degno della sua splendida sposa. C'erano i suoi vestiti – proprio il vestito che indossi tu, fatto apposta per mettere in mostra il suo aspetto sfacciato in un ritratto che ha indotto mio figlio a commissionare a un pittore. C'era tutto, eccetto i suoi gioielli, che si è ben guardata dal portare via – gioielli più adatti a un'imperatrice di una nazione pagana che a una rispettabile donna inglese: ed è lì che risiedeva la radice del male. Non era inglese. Avvertii mio figlio fin dall'inizio, quando mi scrisse della sua infatuazione. Dissi: "È già abbastanza grave che faccia l'attrice; ma essere figlia di un padre irlandese e di una madre americana, questo è fatale!". Non volle ascoltare e fu punito per la sua ostinazione. Tu non sei stata di alcun conforto per lui, perché, come ho fatto notare molte volte, eri destinata a crescere come l'immagine vivente della donna che ci aveva tradito. Gli dissi che se fosse vissuto avrebbe dovuto rivivere tutto daccapo in te – forse peggio, se ciò fosse possibile, poiché le colpe dei padri ricadono sui figli fino alla terza e alla quarta...»
«Ma io pensavo di somigliare alla mamma», ribatté Barrie contro di lei.
«Metaforicamente parlando, è la stessa cosa, come ben comprendi, a meno che tu non sia una sciocca. Tuo padre non era abbastanza forte da sopportare il fardello che i suoi stessi errori gli avevano caricato sulle spalle. Ha lasciato a me la responsabilità di crescere la figlia di quella donna e, davanti al Cielo, ho fatto del mio meglio. Ti ho tenuta lontana dalle vanità, sperando che, nonostante tutto, potessi rimanere incontaminata dal mondo. Ma il sangue non mente. Oggi scopro che, come tua madre prima di te è uscita di casa di soppiatto come una ladra, così tu ti sei intrufolata in questo luogo, che ti era proibito, per soddisfare la tua curiosità e la tua vanità. Ti trovo spudorata mentre sfili con quel vestito rosso scollato, che dissi a tua madre essere una vergogna per ogni donna quando la vidi pavoneggiarsi in esso. Ora sai cosa era lei, e cosa sei tu e cosa probabilmente diventerai. Te lo ripeto, togliti quell'abito come se dovessi strapparti di dosso un rospo velenoso; poi scendi nella tua stanza e passa il resto della giornata in preghiera e meditazione.»
Fu un trionfo per la nonna che Barrie non le rivolgesse una risposta insolente. Per un momento la ragazza non rispose affatto. Poi disse, in modo singolarmente calmo, che si sarebbe tolta il vestito e l'avrebbe rimesso nel baule, ma solo se la nonna l'avesse lasciata sola a farlo. In seguito, non avrebbe chiesto altro che andare nella sua stanza e rimanerci. «Voglio pensare», aggiunse; «ho molto su cui riflettere. Ma penserò solo cose buone di mia madre. Ciò che mi hai detto mi ha resa molto, molto felice. Credevo che mia madre fosse morta. Ora che so che è nello stesso mondo in cui vivo io, potrei quasi morire di gioia.»
«È da figlia sua provare una cosa simile», replicò amaramente la signora MacDonald. «Se non sei al piano di sotto tra dieci minuti, farò chiudere la porta a chiave e ti terrò in soffitta senza cibo, né bevande, né luce per ventiquattr'ore.»
«Mi piacerebbe moltissimo!» esclamò Barrie all'improvviso, con il piglio di sempre. Ciononostante, scese e annunciò il suo ritorno al mondo prosaico chiudendo la porta con forza meno di dieci minuti dopo che la signora MacDonald se n'era andata.
Andò dritta nella sua stanza e si chiuse dentro a catenaccio. Se la nonna l'avesse vista in quel momento, non avrebbe potuto fare a meno di ammettere che nei tratti del viso della ragazza c'era tanto di Robert MacDonald quanto della scaltra Barbara Ballantree.
II
Non ci si occupò più di Barrie fino alle otto e mezza di quella sera – le otto e mezza erano considerate notte nella casa della signora MacDonald. A quell'ora, proprio mentre l'orario veniva annunciato dal vecchio amico, l'orologio a pendolo sul pianerottolo, che aveva visto la ragazza entrare in soffitta, la signorina Janet Hepburn bussò alla porta di Barrie.
«Barribel», chiamò, pronunciando come sempre quel nome fantasioso con una certa riluttanza, in parte per principio, in parte perché si sapeva essere stato scelto da «quella donna». «Barribel, con il permesso di tua nonna, ti ho portato la cena. Apri la porta e prendi il vassoio.»
Una voce rispose da dietro il pannello: «Aprirò la porta se porterai dentro il vassoio tu stessa».
La signorina Hepburn esitò per un momento. Nella fioca luce del gas del corridoio il suo profilo affilato sembrava avido come il volto di un uccello affamato. Rifletté rapidamente. La signora MacDonald non aveva ancora finito la sua cena. Non si conoscevano frivolezze come la cena serale a Hillard House. Una zuppa dopo il tramonto, eccetto che per un invalido, sarebbe stata considerata un'insidia; ma la vecchia signora amava trattenersi da sola sull'ultimo pasto della giornata, leggendo un volume religioso alla luce di una lampada posta sul tavolo alla sinistra del piatto. Quando la signorina Hepburn e Barrie finivano, chiedevano sempre, come pura formalità, di essere scusate, sebbene entrambe sapessero, e la signora MacDonald sapesse che loro sapevano, quanto fosse più che disposta a essere lasciata sola con il suo libro. Alle nove e un quarto la servitù veniva chiamata, avendo già cenato a pane e formaggio. Si leggeva un capitolo, preferibilmente dall'Antico Testamento, si offriva una preghiera e alle nove e trenta precise la famiglia era pronta per andare a letto. La signorina Hepburn aveva ragione di credere di avere tre quarti d'ora liberi per fare ciò che desiderava, e desiderava, con tutta l'intensità di cui era capace, vedere Barrie. Non aveva saputo quasi nulla degli eventi della giornata dalla signora MacDonald, di cui doveva essere la dama di compagnia ora che la ragazza non aveva più bisogno dell'intera mattinata per le lezioni come governante. E dalla signora Muir, nella cui stanza si era intrufolata all'ora del tè, non era riuscita a cavare quasi nulla. Eppure era certo che fosse accaduto qualcosa di tremendo. Se voleva sapere cosa, la sua unica speranza era Barrie.
«Molto bene», disse, con un appropriato miscuglio di gentilezza e dignità, «porterò dentro il vassoio.»
La porta si aprì immediatamente e si richiuse dietro la figura piatta della signorina Hepburn. Barrie pensò che se la buona Janet fosse nata un pesce sarebbe stata una razza, o, al massimo, una sogliola. Persino il suo profilo era piatto, come se i due lati del viso fossero stati premuti con forza insieme da un paio di mani robuste. Portava i capelli molto piatti sulla testa, che era piatta dietro; e proprio sulla nuca c'era uno chignon piatto color fango, dello stesso marrone grigiastro-giallastro dell'incarnato. Sul petto piatto portava una spilla piatta con una treccia di capelli chiari come sfondo. Persino la sua voce suonava piatta nel suo sforzo di mansuetudine e repressione, calcolata per placare la signora MacDonald in circostanze difficili. La signorina Hepburn sembrava avere circa quarantacinque anni; ma aveva sempre dimostrato quarantacinque anni negli ultimi dodici, e Barrie avrebbe difficilmente potuto credere che fosse mai stata più giovane.
«Tua nonna pensa che tu sia stata punita a sufficienza», annunciò, «e devi scendere come al solito per le preghiere.»
«Oh, davvero?» fece eco Barrie. «Staremo a vedere. Quanto alla punizione, se fa piacere alla nonna pensare di avermi punita, può farlo. Non mi importa. Non avrebbe potuto farmi uscire dalla stanza oggi, nemmeno se ci avesse provato. Ma non ti porto rancore, Heppie. Sono molto felice di vederti. Voglio che mi racconti delle cose.»
«Quali cose?» chiese la signorina Hepburn. «Non sono venuta per parlare. Sono qui semplicemente per vederti iniziare la tua cena. Devi essere... ehm... molto affamata.»
«Ho avuto cibo in abbondanza tutto il giorno», disse Barrie, «cibo per la mente.» Liberò uno spazio sull'unico tavolo spingendo via alcuni libri di scuola. Era rimasta seduta nella penombra, poiché non le era permesso avere fiammiferi. Possederli avrebbe potuto tentarla di tenere acceso il gas dopo le dieci, quando al più tardi tutte le luci dovevano essere spente. Ora, Janet Hepburn portò una scatola di fiammiferi sul vassoio; e il gas, una volta acceso, rivelò la stanza scarsamente arredata con le pareti dipinte di grigio, senza quadri, contro le quali i capelli rossi di Barrie brillavano come una fiamma. Fuori dalla finestra aperta l'edera vecchia e le giovani rose timide, che erano state verdi, rosa e dorate nel crepuscolo, persero il loro colore man mano che il gas si accendeva e la sera all'aperto si oscurava nella notte.
«Ti ho portato pane e formaggio con una fetta di manzo freddo», annunciò la signorina Hepburn, «e la signora Muir ti ha cotto una patata, ma non sono sicura che tua nonna approverebbe. Ha detto chiaramente una cena fredda.»
«Vuoi ringraziare la signora Muir per me, per favore?» chiese Barrie.
«Potrai ringraziarla domani.»
«Potrei non averne l'occasione. Ringraziala per me stasera. Dille che ti ho chiesto di farlo.»
«Perché hai tanta fretta?»
«Oh... così, tanto per. Lo farai?»
«Sì, ci proverò, dopo le preghiere, quando chiuderà la casa. Ora, mangia la tua cena.»
«Non voglio, ancora. Ti prego, Heppie, cara Heppie, dimmi cosa sai di mia madre. Non eri qui quando c'era lei, ma sei una specie di cugina della nonna, e devi aver sentito tutto su di lei.»
«Anche se fosse, ciò non mi darebbe il diritto di dirtelo», rispose la signorina Hepburn, aggrappandosi disperatamente alla sua rigida dignità, nonostante la voce implorante e il «cara, cara Heppie», contro cui, essendo per un terzo umana, non era del tutto immune. Era sempre difficile non lasciarsi ammaliare da Barrie.
«Ho solo te a cui rivolgermi», disse la ragazza. «Sei l'unica persona in questa casa, oltre a me, che non sia vecchia e inaridita.»
Fu un colpo di genio, ma il genio dell'istinto, poiché Barrie non aveva alcuna esperienza nell'arte della lusinga. «Mi sono chiamata così in onore di mia madre?»
«Solo in parte. Era una signorina Ballantree, e il suo nome di battesimo era Barbara, credo; ma lei non lo amava, e quando suo marito volle che la bambina fosse battezzata con lo stesso nome, lei insistette per Barribel. Sembra che sia anche un antico nome scozzese, o celtico forse, poiché lei era irlandese, anche se non so nulla della sua famiglia. Ma Barribel mi è sempre suonato frivolo.»
«Eppure non mi hai mai chiamata Barrie quando ti ho supplicato di farlo. Mi chiedo se ci sia mai stata un'altra ragazza che ha dovuto inventarsi il proprio soprannome, e poi non ha avuto nessuno disposto a usarlo tranne lei stessa. Quando parlo tra me e me dico sempre "Barrie", con toni di voce diversi, per sentire come suona. Provo a dirlo come se volessi bene a me stessa, perché nessuno mi vuole bene... a meno che forse tu non lo faccia; solo un pochino, pochino. Mi vuoi bene, Heppie?»
«Naturalmente ho affetto per te», rispose la signorina Hepburn con decoro, mezza allarmata da una così pronunciata manifestazione dei suoi sentimenti interiori, «e naturalmente tua nonna...»
«Non parliamo di lei ora», supplicò Barrie. «Mia madre era giovane quando si è sposata?»
«Molto giovane, credo... circa diciannove anni.»
«Solo diciannove... non molto più grande di me. E ha sopportato due anni di nonna e di questa casa!»
«Barribel, dimentichi chi sei.»
«Se lo faccio, è perché sto pensando a mia madre. Ventidue... ventuno anni; questo era ciò che aveva quando... se n'è andata!»
«Deve essere stato così. Certo, non sta a me...»
«No, cara Heppie, so che non spetta a te, quindi non farlo, per favore. Potresti persino tu biasimarla per aver voluto scappare da questa casa terribile, essendo lei una ragazza irlandese?»
«Era per metà americana, ho sentito dire.»
«Forse, per quel poco che so degli americani, questo le rendeva ancora più difficile sopportare la nonna... e tutto il resto. Comunque, non la biasimo... nemmeno un po'.»
«Cosa! Non per aver abbandonato il suo amorevole marito e la sua figlioletta indifesa?»
«Tutto il giorno mi sono chiesta se mio padre sapesse come mostrare il suo amore per lei. Non lo ha fatto con me. Me lo ricordo. Avevo paura di lui ed ero felice di scappare. Forse faceva sentire anche lei così... oh, senza volerlo. Sono sicura che fosse buono. Ma anche la nonna è buona... orribilmente buona. C'è qualcosa in questa casa che guasta la bontà e la trasforma in una specie di veleno. Deve essere stato terribilmente deprimente essere sposata con mio padre se uno aveva un po' di brio dentro di sé e amava ridere. Quanto alla "figlioletta indifesa", oso dire che ero un'orribile mocciosa urlante con i capelli scarlatti e la faccia cremisi e un carattere vile, che nessuno avrebbe mai potuto amare.»
«È dovere di una madre amare la propria figlia, nonostante le apparenze; e se ha un brutto carattere, tanto più dovrebbe sforzarsi con la preghiera e l'esempio di estirpare i suoi difetti nel crescerla. Almeno, così mi è sempre stato insegnato. Personalmente, certo», si affrettò ad aggiungere Heppie, «non so nulla della maternità e dei suoi doveri.»
«Allora non hai mai giocato con le bambole», disse Barrie gravemente. «Non ho mai avuto che una bambola... quella cara con la testa di porcellana che mi ha dato papà. La nonna mi ha permesso di tenerla perché veniva da lui, e le volevo davvero bene! Gliene voglio ancora. Ho imparato proprio come si fa a essere una madre, giocandoci. So che sarò una madre perfettamente dolce quando avrò un figlio.»
«Barribel, non dovresti dire queste cose. È assai poco pudico.»
«Non vedo perché», argomentò Barrie. «Forse la gente di mia madre non le permetteva di dire cose simili quando era una ragazza, e poi lei ha iniziato a fare l'attrice ed era così occupata che non ha mai avuto tempo di imparare molto sui bambini, sul dovere e quel genere di cose. Ma non sarò più impudica, cara Heppie... almeno, se posso evitarlo... se solo vorrai farmi un grande favore.»
«Quale?» chiese la signorina Hepburn cautamente.
«Dimmi che ne è stato di mia madre. Oh, non devi aver paura! La nonna si è lasciata sfuggire che è viva. Non è ancora vecchia... non così tanto. Devi dirmi cosa le è successo.»
«Nulla di lodevole, temo», rispose Janet, trovando un certo triste piacere nei peccati altrui, così diversi dalla sua brava persona. «Credo che abbia continuato a recitare sul palcoscenico.»
«Sono certa che debba essere un grande successo!» esclamò Barrie.
«Quanto a questo, non ho modo di saperlo. Salto sempre le notizie sul teatro quando leggo i giornali ad alta voce alla signora MacDonald.»
«Oh, pensare che ogni giorno avrei potuto vedere cose su mia madre nei giornali, e forse persino le sue fotografie! Vorrei averlo saputo! Avrei preso i giornali in qualche modo prima che venissero bruciati. Ora capisco perché la nonna cerca di tenerli lontani dalle mie mani.»
«C'erano molte ragioni per questo», disse la signorina Hepburn, leale verso le convinzioni della sua datrice di lavoro e verso le sue stesse pallide copie di tali convinzioni. «Nessuna ragazza veramente perbene legge mai i giornali, o vorrebbe farlo. Sono pieni di malvagità. C'è molto che devo omettere.»
«Pensi che mia madre abbia mantenuto il suo cognome da sposata per il palcoscenico?» volle sapere Barrie.
«Quello», rispose la signorina Hepburn quasi con entusiasmo, «è stata la prova più grande per la povera signora MacDonald, eccetto la morte di tuo padre. Pensare che il nome di suo figlio... il nome dei suoi grandi antenati... debba essere messo in piazza nei teatri!»
«Allora lei si fa chiamare MacDonald!»
«Temo sia così. Ma ora sarà inutile farmi altre domande, perché non risponderò. Mi lascerai vedere che inizi la tua cena?»
«No, cara Heppie, perché non ho fame; e voglio pensare. Grazie infinite per aver parlato con me e per essere stata così gentile. Credo che spesso ti piacerebbe essere gentile quando non osi farlo.»
La signorina Hepburn sembrò leggermente sorpresa. Si aspettava di essere tormentata per ulteriori informazioni, piuttosto che ringraziata cordialmente per quelle già elargite. «Cerco di fare il mio dovere sia verso tua nonna che verso di te», ribatté. «Devo proprio andare ora, e non dovrò chiudere di nuovo la tua porta, dato che la signora MacDonald considera la punizione finita. Devi stare attenta a scendere nel momento in cui senti il campanello, e a non essere in ritardo per le preghiere.»
«Addio, se devi andare», disse Barrie, seguendo la figura piccola e rigida verso la porta. «Io... vorrei che mi baciassi, Heppie.»
Janet trasalì davvero, e un rossore si produsse in un modo peculiare per il suo viso, apparendo per lo più sul naso, dove indugiò roseo sulla punta. I baci non venivano scambiati sotto il tetto della signora MacDonald. Quella di Barrie era una proposta assai inquietante, e sembrava quasi che avesse il presentimento di stare per morire o, nel migliore dei casi, di ammalarsi gravemente. Tuttavia, non c'era vera sconvenienza nel fatto che un'ex governante baciasse la sua ex allieva; e forse il desiderio rivelava uno spirito di pentimento e mansuetudine da parte di Barribel, che meritava di essere incoraggiato. Senza domande esplicite, dunque, la signorina Hepburn diede un piccolo tocco con le sue labbra verginali mai baciate al solido raso rosa della guancia di Barrie. L'atto sembrò curiosamente epocale, e la scosse in modo strano. Si vergognava del sentimento che provava, un po' come un uccellino che si sveglia dal sonno e sbatte le ali nel suo petto. Il naso le bruciava; e affrettò la sua partenza affinché Barribel non notasse alcuna differenza indecorosa nel suo modo di fare o nell'espressione.
«Ti vedrò di nuovo al piano di sotto tra pochi minuti», disse frettolosamente.
Barrie non rispose e la signorina Hepburn chiuse dolcemente la porta.
All'istante, la ragazza iniziò a preparare un sandwich col pane e il formaggio, che avvolse in un fazzoletto pulito. Non avrebbe preso il tovagliolo, perché apparteneva alla nonna. Appeso nell'armadio c'era un lungo mantello del tartan da caccia dei MacDonald, che sembrava fosse stato confezionato con un plaid da uomo. Su ogni lato c'era una tasca; e in una di queste Barrie infilò il suo piccolo pacchetto. Già pronto e appoggiato sul fondo dell'armadio c'era un altro pacco, molto più grande, avvolto in baize verde scuro che avrebbe potuto essere una tovaglia piccola. Da uno scaffale Barrie afferrò un tam-o'-shanter, anch'esso di colore verde scuro. Distratta, se lo tirò in testa, e il verde ravvivò il rosso rame dei suoi capelli. Infilando le braccia nelle maniche dello strano mantello, afferrò il suo fagotto, abbassò il gas e guardò cautamente fuori nel corridoio. Non c'era nessuno. La casa era molto silenziosa. Il campanello della nonna per la lettura e la preghiera non avrebbe suonato prima di venti minuti o più. La ragazza uscì in punta di piedi, chiuse la porta a chiave dietro di sé e infilò la chiave nella tasca con i sandwich. Se qualcuno fosse venuto a chiamarla per le preghiere, sarebbe sembrato che si fosse chiusa dentro e si rifiutasse di rispondere.
III
(Per continuità solo — questo è la FINE della sezione precedente, già tradotta. NON tradurla di nuovo e NON ripeterla nel tuo output. Rispetta i suoi nomi, la terminologia e il registro):
che stringevano ancora i bordi del vestito color corallo. Non c'era trionfo nel suo cuore, solo una solitudine immensa che le faceva apparire la soffitta ancora più vuota di quanto fosse prima. Ma mentre iniziava lentamente a sbottonare il corpetto, i suoi occhi caddero di nuovo sul volto dipinto della madre. In quel momento, ebbe la certezza che, nonostante la minaccia della nonna, qualcosa tra loro fosse cambiato per sempre. Il segreto non era più un muro, ma un ponte.
"Carlisle!" La voce da Caruso di un facchino dotato di talento intonò la parola in due sillabe gonfie, così seducenti nel loro suggerimento ai passeggeri che era strano che l'intero treno non si fosse riversato sulla banchina. Tutt'altro che questo, tuttavia, non più di sei uomini e la metà di donne, una con due bambini assonnati e piagnucolanti, obbedirono al richiamo della sirena.
Cinque degli uomini cercarono dei facchini, e alla fine li scovarono, come piante dal fusto rigido lungo la strada; ma il sesto uomo non aveva ancora posato il piede sulla banchina che fu abbordato da due aspiranti aiutanti.
Cosa ci fosse in lui di così diverso, e di così superiore, rispetto ai suoi compagni di viaggio da essere visibile a occhio nudo di notte, in una stazione ferroviaria non troppo brillantemente illuminata, poteva essere spiegato solo da esperti nell'arte di decidere a colpo d'occhio dove si possano ottenere i migliori risultati finanziari.
L'uomo non era riccamente vestito, non era agghindato con catene da orologio, spille da sciarpa e anelli, né aveva una forma che lasciasse intendere che il possesso di milioni lo avesse portato all'autoindulgenza. Molte persone gli sarebbero passate accanto con un'occhiata, pensandolo esattamente come altri uomini di buona nascita e vita che sapevano come indossare i propri abiti; ma i facchini e le donne romantiche (esistono altre donne?) hanno uno speciale istinto per gli uomini. Le due passeggere non ostacolate da bambini urlanti lo guardarono mentre passavano, e avrebbero istintivamente saputo, sebbene nemmeno loro avrebbero saputo spiegare, perché i facchini avessero scelto senza esitazione quest'uomo come preda.
Non era molto alto, e non era molto bello, e non era appariscente in alcun modo: ma se fosse stato un attore, un pubblico di sordi e ciechi avrebbe in qualche modo percepito con un brivido che era salito sul palcoscenico. Il segreto non era intricato: solo qualcosa di cui la gente parla una dozzina di volte al giorno senza sapere tecnicamente cosa significhi: magnetismo personale. Era piuttosto scuro e piuttosto magro, quasi come un soldato conquistatore nel suo modo semplice ma autorevole di dare ordini su ciò che voleva venisse fatto. Aveva occhi di un azzurro quasi sorprendente nel suo viso abbronzato: una peculiarità che a volte faceva voltare gli estranei a guardarlo due volte. Se i suoi lineamenti si indurivano in una certa cinica asprezza quando pensava alle cose che contavano davvero, il suo sorriso per le cose che non contavano era singolarmente piacevole.
Non sorrise ai facchini quando fece notare che, oltre alla sua valigia, aveva solo un piccolo bagaglio nel vagone, da portare alla sua automobile; e c'erano altri passeggeri che sembravano molto più allegri e più accomodanti di lui: eppure fu a lui che una ragazza si rivolse mentre stava per superarla, dopo il facchino prescelto.
"Oh! Sarebbe così gentile da aspettare un minuto!" esclamò.
Il suo "Oh!" fu come una barriera improvvisamente abbattuta davanti a lui. Naturalmente si fermò; e se non era molto stupito fu solo perché gli erano accadute così tante cose strane nella vita, nelle stazioni ferroviarie e nei salotti e in ogni sorta di altri luoghi, che ci voleva molto per farlo sorprendere, e ancora di più per farglielo mostrare.
Fu spronato all'attenzione, tuttavia, quando vide che tipo di ragazza lo invitava ad "aspettare un minuto". Non ne aveva mai vista una simile prima d'ora. Eppure, di quale volto le ricordava il suo in modo così stuzzicante? Aveva una vaga impressione che fosse un volto piuttosto celebre, e non c'era da stupirsi, se fosse come questo. L'unica cosa strana era che non riusciva a ricordare di chi fosse stato il primo volto, poiché tali lineamenti non avrebbero mai potuto lasciarsi cancellare dalla lavagna della memoria.
La ragazza era quasi una bambina, a quanto pareva, poiché i suoi capelli pendevano in due lunghe trecce rosso brillante sopra il suo mantello straordinario; e i suoi grandi occhi erano occhi da bambina. Che figura avesse, a parte il fatto di essere una creatura giovane, alta, dalle gambe lunghe e ben piantata, nessuno poteva giudicarlo, nemmeno un anatomista, a causa di quell'involucro bizzarro. Come mantello era una produzione scioccante - un contributo orribile e incredibile alla mantellaggine da parte delle mani di un vandalo sarto - ma catturò l'interesse dell'uomo, perché davanti ai suoi occhi danzava il tartan da caccia dei MacDonald di Dhrum. Una volta quella particolare combinazione di verde, blu, rosso, marrone, viola e bianco aveva lanciato al suo cuore un segnale di caldo amore umano, audacia e alto romanticismo; ma credeva che molto tempo fa il suo cuore si fosse chiuso contro tali segnali ingannevoli. Dall'altra parte, aveva stampato a grandi lettere "VIETATO IL PASSAGGIO", ed era inconsciamente molto soddisfatto di se stesso per averlo fatto, pensandolo una prova di saggezza matura, acuta intuizione verso il suo fratello uomo – specialmente forse la sua sorella donna – e una tendenza generale verso una modernità scientifica e a prova di bomba, il trionfo dell'intelletto sull'emozione. E in verità le sue esperienze erano state tali da trasformare il ragazzo entusiasta che un tempo era stato nel cinico uomo di testa dura che era ora. Tuttavia, mentre guardava la ragazza col mantello tartan, sentì dentro di sé il grido di battaglia del clan MacDonald, "Fraoch Eilean!", e annusò l'erica dell'isola viola di Dhrum.
Erano passati molti anni da quando aveva visto quella forma d'isola stranamente formata tagliata in ametista contro l'oro del cielo al tramonto e del mare; ma il viola e l'oro erano indimenticabili, anche per uno che pensava di aver dimenticato e perso la magia molto tempo fa.
Era una bella ragazza, nonostante il brutto berretto e il mantello a sacco. I suoi occhi avevano la luce profonda dei ruscelli limpidi che non hanno mai riflettuto altro che alberi, sponde ombreggiate di fiori selvatici e cieli che si inarcavano sopra. C'era qualcosa di stranamente accattivante in lei, a parte gli abiti strani.
L'uomo si fermò. Il suo facchino avanzava robusto; ma andava bene così. La ragazza gli aveva chiesto di aspettare: così attese in silenzio di sentire cosa avrebbe detto.
"Vuole per favore guardare una cosa che desidero molto vendere?" esordì. "Forse le piacerà comprarla. Nessun altro lo farà, ma," aggiunse in fretta, "penso che la ammirerà."
Lui la guardò fisso negli occhi per alcuni secondi, e lei ricambiò lo sguardo, suo malgrado piuttosto che perché fosse determinata a restituirgli sguardo per sguardo.
"Perché chiede a me di comprare ciò che ha da vendere?" rispose lui con una domanda. "È per beneficenza o per la causa delle suffragette?"
"Oh, no, non è per beneficenza!" esclamò la ragazza. "E non so cosa intenda per suffragette."
L'uomo rise. "Dove ha vissuto?" le chiese.
Lei arrossì per un'ignoranza che evidentemente colpiva gli estranei come fantastica. "Vicino a Carlisle con mia nonna," spiegò; "ma non mi ha mai lasciato avere amici, o fare visite, o leggere i giornali. Ho appena lasciato la sua casa ora, e voglio andare a Londra. Devo andare a Londra, ma non ho soldi, e non si fidano di me per pagarli il biglietto quando ne avrò. Così ho cercato di vendere un gioiello che ho, e nessuno voleva comprarlo. Ho pensato quando l'ho vista scendere dal treno che forse lei lo farebbe. Non so perché, ma lei è diverso. Sembra che sappia tutto delle cose di valore, e se sono vere; e come se lei fosse... non stupido, o come queste altre persone."
"Grazie," rispose lui, e fece il suo sorriso piacevole. Se un altro uomo avesse descritto un tale incontro con una ragazza carina e apparentemente ingenua in una stazione ferroviaria alle dieci di sera, avrebbe comunque sorriso, ma non lo stesso sorriso. Sarebbe stato sicuro che la ragazza fosse una civetta e l'uomo un idiota. Riconobbe questa irragionevolezza in se stesso; tuttavia, non aveva dubbi che il suo istinto sulla ragazza fosse giusto. Lei era genuina nel suo genere, qualunque fosse il suo strano genere; e sebbene ridesse di se stesso per l'impulso, non poté fare a meno di voler fare qualcosa per lei, in modo da fratello maggiore. Per un istante i suoi pensieri andarono alla donna che lo stava aspettando e aspettandosi, essendo il treno in ritardo. Ma rapidamente il sipario fu tirato davanti al suo ritratto nella sua mente.
"Dice che sua nonna non le ha mai permesso di farsi degli amici," disse, "eppure sembra credere nella sua conoscenza della natura umana."
"Perché, ciò che non le è permesso vedere o fare, lo pensa molto di più. La conoscenza salta nella tua testa in un modo così interessante," rispose la ragazza, con un'aria scusante, come un testimone potrebbe fare se volesse conciliarsi con un avvocato che interroga. "Ecco il gioiello che voglio vendere. Era di mio padre, e apparteneva a suo padre e suo nonno."
Aprì la mano destra senza guanto per rivelare una spilla da berretto di bellissima e antichissima fattura che mostrava lo stemma dei MacDonald di Dhrum incastonato con una bella pietra di cairngorm e alcune squisite paste antiche. Doveva essere passata attraverso molti padri a molti figli, poiché aveva almeno duecento anni.
"Venderebbe questo?" esclamò l'uomo.
"Beh, devo arrivare a Londra," si giustificò, "ed è l'unica cosa che ho che valga la pena vendere. Sapevo che avrebbe visto che era buona. Gli altri riuscivano a stento a guardarla, eccetto un uomo piuttosto orribile che mi ha stretto la mano mentre gli stavo mostrando la spilla, e questo mi ha fatto comportare in modo così scortese con lui che se n'è andato subito."
"Suo padre era un MacDonald di Dhrum?" chiese l'uomo che non le aveva stretto la mano, e non mostrava alcun desiderio di farlo, sebbene i suoi occhi non lasciassero mai il suo viso.
"Sì. Perché, conosce il nostro tartan e il nostro stemma?"
"Ho... pensato di riconoscerli." Per un istante fu tentato di aggiungere un elemento di informazione su se stesso, ma soffocò l'impulso. "Se vuole dei soldi, può ricavare qualcosa da questo senza venderlo," continuò. "Sarebbe un peccato separarsi da un cimelio."
"Non sapevo di poterlo fare," disse la ragazza. "Certo che sarebbe meglio. Sto andando a Londra per trovare qualcuno... mia madre," continuò, con un tono diverso. "Quando arriverò da lei, mi darà dei soldi, naturalmente, e potrò restituirglieli, se vorrà prestarmi abbastanza ora per comprarmi il biglietto... e forse un po', pochissimo, di più, perché potrei non trovarla subito. Potrei dover andare da qualche altra parte dopo Londra, anche se spero di no. Mi presterà dei soldi e terrà la spilla finché non pagherò?"
"Potrei essere pronto a farlo," disse l'uomo lentamente. "Ma non intenderà certamente partire per Londra da sola, nella notte."
"Perché no?" argomentò. "Non c'è pericolo sui treni ferroviari, vero? Non ne ho mai preso uno, ma ho letto molto a riguardo nei libri, e penso che amerò viaggiare."
"Non è mai stata su un treno!"
"No, perché sono nata nella casa della nonna, e lei non viaggia mai da nessuna parte, e ho sempre vissuto con lei. Se mio padre non fosse morto, e mia madre non fosse... non fosse stata costretta ad andare via quando ero una bambina, probabilmente sarei stata proprio come le altre ragazze. Ma ora suppongo di dover essere molto diversa, e sembrare stupida e strana. Tutti fissavano come se fossi un animale selvatico quando stavo chiedendo la mia strada per la stazione ferroviaria. Ma lei mi presterà i soldi, vero, se pensa che la spilla li valga, perché uno dei facchini mi ha detto che ci sarebbe stato un treno per Londra presto?"
"Quando le persone stanno decidendo di prestare denaro agli estranei, fanno sempre una serie di domande prima," rispose l'uomo gravemente, "quindi devo chiederle di scusarmi se la interrogo un po' prima di impegnarmi a fare qualsiasi cosa. Si aspetta che qualcuno venga a prenderla a Londra, Miss MacDonald?"
"Cielo, no!" e non poté fare a meno di ridere sentendosi chiamare "Miss MacDonald", una dignità mai conferitale prima. "Non conosco nessuno a Londra... a meno che mia madre non sia lì."
"Oh, davvero! Ma Londra è un posto piuttosto grande, molto più grande di Carlisle, sa, quindi potrebbe avere qualche difficoltà a trovare sua madre se non è sicura dell'indirizzo."
"Non ha un indirizzo... voglio dire, non lo conosco. Ma lei è un'attrice sul palcoscenico. Penso che debba essere così bella e splendida che quasi tutti avranno sentito parlare di lei, quindi tutto ciò che dovrò dire è: 'Per favore, mi può dire se la signora MacDonald l'attrice è a Londra?'"
"Non la signora Ballantree MacDonald!" Questa volta sembrò sorpreso.
"Ballantree era il suo nome prima di sposarsi," ammise la ragazza. "E il suo nome di battesimo è Barbara. La conosce?"
"La conosco, leggermente," rispose l'uomo. "Ma non avevo idea che lei..." Si interruppe bruscamente, guardando più da vicino che mai il volto vivido sotto il berretto lavorato a maglia.
"Suppongo, se non la conosce molto bene, che non le abbia mai parlato di avere una figlia?" chiese Barrie.
"No, non ne ha mai parlato. Ma senta, Miss MacDonald, dato che mi capita di essere un conoscente... non oso chiamarmi amico... di sua madre, farebbe meglio a lasciarsi consigliare un po', senza pensare che mi stia prendendo una libertà. Da quello che dice, ho l'idea che non abbia avuto il tempo di scrivere alla signora Bal... voglio dire, alla signora Ballantree MacDonald che sta arrivando a farle visita."
"No, mi sono decisa solo oggi," disse Barrie con attenzione. "La nonna e lei non sono buone amiche, quindi mia madre ed io... non ci scriviamo. Alla nonna non piace il palcoscenico, e dato che conosce mia madre, non mi dispiace dirle che è stata perfettamente orribile... la nonna, intendo. Mi ha fatto credere che mia madre fosse morta... solo perché è un'attrice, cosa che penso debba essere splendida. Ecco perché sto scappando, e cavalli selvaggi non potrebbero trascinarmi indietro."
"Capisco. La signora Ballantree MacDonald sarà colta di sorpresa quando apparirà."
"Sì. Sarà come le cose che ho sognato e inventato per trasformarle in libri di storie... libri di storie davvero interessanti che la nonna non mi avrebbe lasciato leggere, perché approva solo Hannah More. Non sarà felice la mamma?"
"Proprio all'inizio la sua sorpresa potrebbe superare la sua gioia naturale," disse l'uomo. "Ed è qui che arriva il mio consiglio. È questo: lasci che la notizia venga data a sua madre prima che cerchi di vederla. Quella sarebbe la cosa più saggia. Inoltre, potrebbe non essere a Londra ora... probabilmente non lo è. È passata la stagione lì; e la signora Ballantree MacDonald è una di quelle persone belle e di successo, sa, che si trovano generalmente in luoghi nel periodo più alla moda dell'anno. Se sta recitando, sarà facile scoprire dove si trova da uno dei giornali teatrali. Le si potrebbe scrivere, e..."
"No, voglio sorprenderla!" insistette Barrie. "Voglio prima vederla, perché so che deve essere un tesoro e perfettamente adorabile; e poi voglio dire: 'Mamma, ecco tua figlia Barribel, che hai chiamato tu stessa, venuta per amarti e vivere con te per sempre'."
"Er... sì. Sembra affascinante," rispose l'uomo, fissando una grande pubblicità di un nuovo cibo con un'espressione davvero strana negli occhi. "Se il suo cuore è fisso su quella scena non ho il diritto di cercare di dissuaderla; ma comunque, la cosa da fare è scoprire dove si trova prima di partire, perché potrebbe arrivare a Londra solo per dover voltare le spalle e tornare indietro. Ad agosto è più probabile che sia in Scozia che a Londra."
"Oh, davvero?" Il viso di Barrie diceva tutto il suo dubbio e la sua delusione. "Ma non posso aspettare. Devo andare da qualche parte. Se non prendo un treno, la signora Muir, la nostra governante, e forse Miss Hepburn potrebbero venire qui a cercarmi da Hillard House. Temo che abbiano scoperto all'ora della preghiera che ero andata via, e quando avranno cercato in tutta la casa e il giardino, loro..."
"Quindi non si fa problemi a scappare di casa, Miss MacDonald?"
"Nemmeno lei lo farebbe al mio posto se lei e sua madre foste insultate."
"Forse no," ammise l'uomo. "Ho fatto qualcosa di più o meno simile quando avevo un anno o due più di lei... circa diciassette anni..."
"Ma io ho già più di diciassette anni," si affrettò a vantarsi Barrie. "Ne ho diciotto."
L'uomo le sorrise, il suo sorriso più bello. "Diciotto! È molto vecchia, ed è solo la vita ritirata che ha vissuto che l'ha mantenuta giovane. Eppure, eccoci qui! Lei ha vissuto una vita ritirata, e ha... er... ha lasciato il segno su di lei. Ci vorranno almeno alcuni mesi per cancellarlo, anche sotto l'ala di sua madre. Ciò significa che lei è un po' svantaggiata tra un sacco di persone che non hanno vissuto vite ritirate. Non le consiglio di tornare a casa di sua nonna, perché non lo farebbe comunque... e inoltre, lei conosce i suoi affari meglio di me; solo, naturalmente, dovrà scriverle. Come conoscente di sua madre, vorrei metterla con delle persone gentili per stanotte finché non potremo scoprire per lei proprio dove si trova la signora Ballantree MacDonald. Non vede che questo sarebbe un accordo sensato, se le persone fossero a posto, invece di partire per una caccia all'oca selvatica?"
"Sì-sì, forse. Ed è molto gentile da parte sua interessarsi per il bene di mia madre," disse Barrie, cercando di non mostrare la sua delusione in modo sgarbato.
"Certo, per il bene di sua madre," ripeté, con un'espressione inespressiva. "Mi chiamo Somerled," aggiunse, osservando il suo viso mentre faceva il suo annuncio.
Lei lo colse subito. "Perché, quello era il nome del grande leader del Nord che fondò il Clan MacDonald!"
"Lei sa di lui, vero... nonostante la vita ritirata?"
"Non saperlo disonorerebbe un MacDonald. E proprio perché ho condotto una vita ritirata ho avuto più tempo per imparare delle ragazze nel mondo. So un sacco di cose... davvero. Ho letto... un mucchio di cose, alle spalle della nonna. Somerled delle Isole è un mio eroe. Non sapevo che qualcuno avesse il diritto al suo nome di questi tempi."
"Oso portarlo, come uno Stendardo, con o senza diritto, sebbene indegnamente. Somerled delle Isole era anche il mio eroe."
"Allora lei è scozzese, come me," disse Barrie. "Non mi sento imparentata con la gente della nonna, e non so nulla di quella di mia madre. Ma se lei sarà il mio amico per il suo bene, sono felice che il suo nome sia Somerled. È splendido!"
"Sì, è splendido chiamarsi Somerled," concordò l'uomo, enfatizzando leggermente la parola sostituita. "E sono orgoglioso di essere uno scozzese, sebbene abbia vissuto metà della mia vita in America, e lì pensino a me come a un americano. Ho pensato di me stesso in quel modo per diciassette anni. Ma il sangue è molto più denso dell'acqua, e sono nato sull'isola di Dhrum."
"La nostra isola!" esclamò Barrie. "Questo fa sembrare come se fossimo parenti."
"Speravo lo facesse, perché un Somerled ha diritto alla fiducia di un MacDonald. Si fiderà di me per portarla in auto dalla mia amica, la signora West, che si trova proprio ora con suo fratello in una bella casetta appena fuori Carlisle? Si chiama Moorhill Farm, e appartiene a una signora Keeling, che l'ha prestata alla signora West. Sto andando lì, e saranno felici di ospitarla finché non potremo sapere dove dovrebbe incontrare sua madre. Forse conosce la signora Keeling e la sua casa?"
Barrie lo guardò a metà tra il desideroso e il dubbioso. Non vedeva l'ora di affrontare l'avventura di viaggiare verso Londra; ma se c'erano meno possibilità che sua madre fosse lì che altrove, Londra era cancellata dalla mappa. Eppure Barrie era riluttante ad abbandonare il suo piano. Farlo era come ammettere il fallimento... nonostante l'auto, che avrebbe adorato provare. Non era mai stata a due metri da un'automobile.
"Ho visto la signora Keeling in chiesa," disse. "Ha i denti sporgenti. La nonna le fa un inchino. Ma come può dire che la signora West sarà felice di avermi?"
"Risponderò io per la sua ospitalità," fu la rassicurazione di Somerled. "Le piacerà la signora West. È una vedova, e una donna dolce. Suo fratello è simpatico quanto lei... Basil Norman. Forse ha sentito parlare di loro? Scrivono libri insieme... storie di viaggi, amore e automobili."
"No," confessò Barrie. "Non conosco autori successivi a Dickens, a meno che non veda i loro nomi nelle vetrine dei librai, quando vengo in città con Heppie, la signorina Hepburn. Se non le dispiace, credo che preferirei non andare dalla signora West. Ho paura degli estranei."
"Allora hai paura di me?"
"No-o. Ma lei è un uomo. Io ho paura delle donne. Fissano i tuoi vestiti, e io so che i miei sono orribili."
"La signora West non ti fisserà. Ti aiuterà a comprare cose graziose da mettere quando andrai da tua madre."
"Davvero? Ma come farò a comprarle? Non ho denaro."
"Avrai denaro dalla spilla di tuo padre. Ora, vuoi fidarti di me e venire a casa della signora Keeling, dato che tua nonna le fa un inchino?"
"Preferirei andare in un albergo, grazie."
"Sciocchezze. Non puoi andare sola in un albergo."
"Perché?"
"Non sarebbe appropriato per la signorina MacDonald di Dhrum."
"Ora parli come la nonna!"
"Parlo con buon senso. Non ti presterò denaro da spendere in un albergo."
"Allora mi porti dalla signora West," disse la ragazza, come avrebbe potuto dire: "Mi porti al patibolo."
Somerled rise, divertito e trionfante. Era straordinariamente interessato alla sua avventura, straordinariamente compiaciuto della prospettiva di continuarla. Di certo questa ragazza era unica! Credeva in pochissime cose, ma credeva in lei: poiché non farlo sarebbe stato davvero ingrato, dato che lei era pronta a dimostrare la sua fiducia implicita in lui.
"Una figlia della signora Bal!" disse tra sé e sé mentre conduceva la figlia della signora Bal alla sua automobile.
La povera Barrie avrebbe creduto a quasi ogni uomo che possedesse un'automobile.
IV
Aline West e suo fratello, Basil Norman, stavano camminando lentamente su e giù per il sentiero del giardino davanti alla vecchia casa colonica signorile prestata loro per dieci giorni da un'ammiratrice. Aspettavano Somerled, che aveva espresso il desiderio di non essere accolto alla stazione; e stare in ascolto del *teuf-teuf* delle automobili lungo la strada in lontananza impediva alla signora West di prestare attenzione ai suggerimenti del fratello. Aveva avuto un'ispirazione per il nuovo romanzo che stavano pianificando insieme e la stava spiegando con entusiasmo, poiché Basil era un narratore nato. Solo che non aveva mai trovato il tempo per raccontare storie fino a poco tempo prima. Era immensamente felice nel suo nuovo modo di vivere, sebbene solo una terribile malattia, che aveva chiuso altre vie al successo, avesse aperto questa porta per lui. Non importava minimamente che il merito andasse ad Aline. Non solo era felice che lei ricevesse lodi, ma era convinto che dovessero essere sue. Se lei non avesse pensato di chiedergli di tentare la sorte aiutandola quattro anni prima, quando l'incentivo a vivere sembrava svanito, lui avrebbe potuto essere spinto a togliersi di mezzo. Era a lei, dunque, che doveva tutto; e sebbene il successo come autore non fosse mai arrivato ad Aline fino al primo libro scritto insieme, quello, secondo la mente di Basil Norman, non era che una coincidenza, e non aveva mai smesso di pensare che lei fosse generosa nel lasciar apparire il nome di lui insieme al proprio sui frontespizi dei loro libri.
"Mi chiedo se gli possa essere successo qualcosa!" mormorò Aline.
"Chi, Dick o Claud?" chiese il fratello, perplesso. Dick doveva essere il loro eroe, Claud il cattivo. Basil era stato impegnato a delineare i due personaggi per l'approvazione della sorella.
"No. Ian Somerled," spiegò lei quasi stizzita, sebbene la sua voce fosse dolce, perché non era mai stata altrimenti che dolce. "O il treno è in ritardo o..."
"L'avrei accolto con piacere," le ricordò Basil.
"Sarebbe fatale fare qualsiasi cosa che lui non desiderasse," rispose lei. "È un uomo che sa esattamente ciò che vuole e odia che le persone vadano contro le sue direttive anche nelle cose più piccole."
Norman la guardò con una certa ansia attraverso il soffice crepuscolo estivo che era a malapena oscurità. Lei camminava al suo fianco con le mani intrecciate dietro la schiena e la testa china. La trovava estremamente carina e si chiedeva se anche Somerled la pensasse così. Ma avrebbe voluto che lei non si preoccupasse così tanto di ciò che pensava Somerled. E non era sicuro che lei avesse ragione su ciò che piacesse a Somerled.
"Mi chiedo se capiamo Somerled?" chiese, come se stesse interrogando se stesso ad alta voce. "Dopotutto, non lo conosciamo molto bene."
"Io sì," disse Aline. "Lo conosco come le mie tasche. È mortalmente annoiato da quasi tutto. Solo che io... noi... non l'abbiamo ancora annoiato. E dobbiamo stare attenti a non farlo."
"Tu non potresti mai annoiare nessuno," la rassicurò lealmente Basil. "Ma... vorrei che mi dicessi una cosa onestamente, sorellina."
"Non se mi chiami così!" Rise un poco. "Non importerebbe se avessi venticinque anni invece di... non importa! Non voglio che la gente pensi, quando ti sente, 'Molte verità vengono dette per scherzo'."
"Somerled è più vecchio di te, comunque," la consolò Basil.
"Direi di sì... di anni! Non dimenticare, caro, che ho appena trent'anni. Non ne dimostro di più, vero... davvero?"
"Non un giorno oltre i ventotto."
Rimase delusa dal fatto che non avesse detto meno. Aveva avuto ventinove anni per anni, e aveva appena iniziato, per cambiare, ad affermare francamente di averne trenta. Non era mai riuscita a perdonare Basil per essere più giovane di lei, ma poteva fidarsi che lui non pubblicizzasse il suo vantaggio. Era davvero un caro! A volte odiava se stessa per essere gelosa di lui. C'erano cose che lui sapeva fare, c'erano pensieri che gli venivano facili come uccelli che tornano al nido, che per lei erano solo una finzione: ma lei fingeva con entusiasmo, sinceramente, persino con preghiere. Desiderava davvero essere nel profondo tutto ciò che cercava di far credere a Somerled e agli altri di essere. E se cercava con tutte le sue forze di essere genuina fino in fondo, sicuramente col tempo...
"Quello che voglio che tu mi dica è," stava continuando Basil, "sei innamo... quanto t'importa davvero di quest'uomo?"
"'Quest'uomo?'" ripeté lei. "Come suona serio; come 'Prendi quest'uomo come tuo sposo, nel bene e nel male?' Bene, confesso che lo farei, se me lo chiedesse."
"Allora devi essere innamorata," concluse suo fratello. "Perché non hai bisogno dei suoi soldi. Facciamo migliaia di sterline quante ne facevamo a centinaia; ed è tutto tuo, davvero, o dovrebbe esserlo."
Si vergognava di non contraddirlo, eppure non lo contraddisse. Non riusciva a sopportare di mettere in parole ciò che nel suo cuore sapeva essere la verità: che il loro successo era dovuto a Basil, il sognatore di sogni; che le sue piccole astuzie e le sue graziose trivialità non avrebbero mai potuto portarli nel posto in cui ora si trovavano insieme. La parte peggiore di lei voleva che Basil pensasse, voleva che tutti pensassero, che lei fosse il partner importante, che lei fosse effettivamente tutto nel sodalizio. Ed era fin troppo miseramente facile produrre questa impressione. Basil era così modesto, aveva così poca stima di sé, si rendeva così poco conto di quanto lei si appoggiasse a lui nel loro lavoro, ammirandola così lealmente!
"Ian Somerled è più uomo di chiunque altro abbia mai incontrato," disse lei. "Mi piace per la sua forza e per la sua indifferenza. Tutto ciò che lo riguarda mi attrae... persino il suo denaro; perché averlo fatto nel modo in cui lo ha fatto è stata una manifestazione del suo potere. Proprio perché dicono che non si sposerà mai, io voglio..."
"Posso capire come una donna possa sentirsi riguardo a lui," disse Basil gentilmente, quando lei si interruppe bruscamente.
"Pensavo di essere perfettamente felice il giorno in cui ci chiese di fare un giro della Scozia con lui nella sua auto; e quando promise di passare qualche giorno con noi qui, dopo aver sbrigato i suoi affari a Londra," continuò Aline, "è stato come miele sentirgli dire che non voleva venire se qualcun altro fosse stato qui. Si sarebbe divertito solo con te e me da soli. Ma da quando l'ho visto sono in ansia finché non sono del tutto infelice."
"In ansia per cosa?"
"Se sospetti qualcosa."
"Perché, cosa c'è da sospettare?"
"Allora non lo fai? Ne sono lieta, perché siete entrambi uomini. Se non sospetti tu, perché dovrebbe farlo lui?"
"Dovrai dirmi a cosa vuoi arrivare. Non avrò un minuto di pace finché non lo farai... e questo significa che non posso scrivere. Sai che non ti tradirò."
"Una donna non avrebbe bisogno di spiegazioni. Ecco perché mi piacciono gli uomini! Non hai mai indovinato, allora, che ho fatto tutto io? Ero il potere dietro il trono. L'ho fatto invitare noi, e..."
"Al diavolo, l'hai fatto! Eppure l'ho sentito chiedertelo. Eravamo a bordo della nave, e..."
"E prima che lo chiedesse, a meno che tu non fossi sordo, mi hai sentito dire che non riuscivo a provare alcun entusiasmo per il prossimo libro che avevamo promesso al nostro editore di scrivere perché avevamo venduto la nostra ultima auto e non avevamo tempo per decidere su una nuova, e non avevamo amici che ci dessero buoni 'consigli' sul paese. Fu allora che mi chiese di quale paese volessimo scrivere, e io dissi Scozia."
"Beh, sì, suppongo di averti sentito dire tutto ciò, ora che me lo ricordi. Ma non era un'allusione, perché non sapevi che lui stesse andando in Scozia per la sua cura di riposo."
"Oh, sì, lo sapevo. L'ho letto nel New York Sun prima di salpare. E quando ho detto che avremmo accettato il suo invito se lui avesse accettato il nostro, la signora Keeling non mi aveva ancora offerto questa casa."
"Hai detto che l'aveva fatto."
"Ero sicura che lo avrebbe fatto, perché mi aveva detto che non dovevo far altro che chiedere. Moriva dalla voglia di prestarla. Voleva poter dire a tutti che Aline West e Basil Norman vivevano in casa sua per una quindicina di giorni in agosto. È una bella piuma al suo cappello; e Ian Somerled che viene a trovarci qui è qualcosa che non supererà mai finché vivrà. Le ho mandato un marconigramma un'ora dopo che aveva detto che sarebbe venuto da noi dopo Londra, e che avremmo iniziato il nostro tour automobilistico da Carlisle. È stato solo prendere il tempo per le corna dirgli che eravamo stati invitati. È stata una sfortuna che la povera signora Keeling stesse male quando ha ricevuto il mio messaggio, ed è stata davvero una santa a levarsi di torno e andare in una casa di cura."
"Cielo, è quello che ha fatto? Non lo sapevo..."
"Naturalmente no. Ma non te ne devi preoccupare così terribilmente. Sta molto più comoda nella casa di cura con la migliore assistenza che nella sua. E, come ricompensa, le dedicheremo il libro."
Aline disse questo come una regina avrebbe potuto suggerire di prestare la sua corona a un leale servitore. Basil rise, piuttosto a disagio, e sua sorella alzò lo sguardo di scatto verso il suo viso, per vedere se la stesse prendendo in giro. Proprio in quel momento si stavano avvicinando alle finestre aperte del salotto, e la luce della lampada brillava così luminosa attraverso le vecchie tende di pizzo ricamato che lei poteva vedere il suo profilo. Anche il suo era chiaramente delineato mentre sollevava il mento con ansia.
Il fratello e la sorella erano entrambi belli a vedersi, in modi così diversi che i due formavano un contrasto sorprendente. Aline sapeva che nell'aspetto erano un'affascinante coppia di compagni di viaggio. Tutti li fissavano quando erano insieme, perché lui era molto alto e moro, più simile a un italiano o a uno spagnolo che a un inglese, e lei era graziosamente snella e bionda, vestendosi con una sottile consapevolezza di se stessa e di tutti i suoi punti di forza. Le fotografie di Aline West e Basil Norman, scattate insieme o separatamente, per giornali e riviste, erano estremamente efficaci, ed erano considerate dagli editori un aiuto per la vendita dei loro libri. Norman avrebbe potuto posare per il Ritratto di un gentiluomo di Tiziano: e c'era chi pensava che la signora West non fosse dissimile da Lady Hamilton. Fin dalla prima espressione di questa opinione sulla stampa, lei aveva cambiato la foggia dei suoi capelli e, ai balli in maschera, che amava, si presentava solitamente come la bella Emma. Certamente il taglio dei suoi lineamenti e delle sue labbra richiamava vagamente quelli dell'ideale di Romney; ma il grazioso viso pallido della signora West aveva solo due espressioni: quella quando sorrideva - sempre la stessa delicata curvatura delle labbra che non accendeva alcun raggio nei profondi occhi color fiordaliso; quella quando era seria e malinconicamente intellettuale. Aveva una bella gola bianca e rotonda che non nascondeva mai con un colletto alto. I suoi capelli erano di quell'oro color sole-nella-nebbia che alla fine svanisce quasi impercettibilmente nel grigio, se lasciato a se stesso. Ma nel caso di Aline era improbabile che venissero lasciati a se stessi. Ogni mattina, vestendosi, li esaminava con ansia, persino con paura, per vedere se stessero diventando più sottili o stessero perdendo i loro nebbiosi riflessi dorati. Eppure sapeva che le sue paure avrebbero probabilmente anticipato il giorno che temeva, e cercava di scacciarle dalla mente.
"Perché ridi?" chiese quasi irritata, poiché era segretamente sempre spaventata di perdere qualcosa che dagli altri fosse visto come divertente. Parlava costantemente di senso dell'umorismo, compatendo coloro che non ne erano benedetti, ma c'erano momenti in cui si chiedeva desolatamente se lo possedesse lei stessa. "Ho detto qualcosa di buffo?"
"Solo che sembri così sicura che la dedica sarà una panacea per ogni ferita."
"Così sarà per la signora Keeling."
"Pensavo avessi l'idea di dedicarlo a Somerled, dato che ci porterà in giro per la Scozia nella sua auto."
"L'avevo. Ma ora sento che sarebbe un errore. Non potrebbe rifiutare, e non si sarebbe sicuri che ne fosse felice. È così orribilmente importante, sai. Non intendo ai suoi occhi, ma agli occhi del mondo; quindi nulla che potessimo fare per lui conferirebbe davvero un onore. E la ragione per cui è cinico e annoiato è perché le persone si sono affannate attorno a lui in modo nauseante, sempre di più ogni anno, da quando ha iniziato a salire verso ciò che è."
"Eppure non credo sia presuntuoso."
"Non nel modo ordinario. Ma non può fare a meno di sapere di essere qualcuno in particolare. Ha iniziato a piacergli perché non ci siamo affannati attorno a lui, né abbiamo cercato di fare di tutto per compiacerlo. È qui che sono stata intelligente; perché oh, Basil, farei qualsiasi cosa, tranne che sfigurarmi, per conquistarlo."
"Povera ragazza mia!" esclamò Norman.
Lei lo riprese in fretta. "Perché mi chiami 'povera'? Pensi che non ci riuscirò? Pensi che non gli importerà mai nulla?"
"Sei un giudice molto migliore di me," rispose evasivamente il fratello. "Le donne sentono queste cose. Noi..."
"Anche voi sentite le cose. Lo sai che è così, Basil."
"In modo astratto... non quando sono proprio davanti ai miei occhi."
"Mi ha raccontato molto di sé, comunque." Aline prese una nuova linea di argomentazione, uscita dai suoi stessi pensieri. "È un buon segno. È così riservato con quasi tutti... ed era così persino con me fino alla nostra ultima serata a bordo della nave. Gli stavo parlando di Jim che moriva in India e mi lasciava sola lì, quasi una ragazzina; e di come non ci fosse denaro; e di come ho iniziato a scrivere e ho avuto successo. Poi da lì siamo passati a parlare di successo in generale; e mi ha raccontato tutta la sua storia... molto più di quanto avessi mai sentito dai pettegolezzi, e gran parte di essa piuttosto diversa. L'ho preso come il più grande complimento che aprisse il suo cuore a me... e un segno splendido."
"Sì, suppongo che lo fossero entrambi," concordò Norman; e Aline si era ritirata troppo in profondità nel roseto dei ricordi felici per cogliere un accenno di dubbio nella sua voce.
"Ho letto una volta su un giornale che era stato un lustrascarpe a Glasgow prima di emigrare," disse la signora West, mentre si allontanavano di nuovo dalla casa durante la loro passeggiata e volgevano i volti verso il cancello lontano. "Non era vero. Suo padre era un piccolo contadino su una piccola isola da qualche parte vicino a Skye. Credo si chiami Dhrum. Non ne avevo mai sentito parlare prima; e ha dovuto scusare la mia ignoranza, perché sono canadese! Sembra che un ramo della famiglia MacDonald possieda l'intero luogo e siano grandi personaggi lì... signori dell'isola. Anche il suo nome era MacDonald, sebbene la sua famiglia fosse composta solo da contadini... connessioni di clan, o qualunque cosa chiamino quel tipo di cose. Non capisco affatto, e non mi andava di chiedergli di spiegare. Era un argomento troppo delicato, sebbene sembrasse essere piuttosto orgoglioso delle sue origini. I contadini scozzesi sono apparentemente molto diversi dagli altri contadini. Dovrai studiare le differenze e prendere un sacco di appunti per il libro. Non sono brava in nulla che riguardi il dialetto, o parti di tipo caratteristico. Non si direbbe mai, però, che Ian Somerled sia mai stato un contadino, vero? Parlava molto di suo padre e di sua madre... evidentemente li adorava. Diceva che sarebbero stati miracoli ovunque fuori dalla Scozia, ma che lì ce n'erano molti come loro. Secondo lui non c'era nulla che non avessero letto o che non potessero citare a iosa, da Burns e Scott fino a Shakespeare. È così che è stato cresciuto, e invece di volere che continuasse a fare il contadino come loro, erano incantati perché disegnava immagini sulle loro porte non dipinte e sui loro muri imbiancati a calce. Risparmiavano tutti i loro spiccioli per farlo studiare come artista, e lo incoraggiavano... del tutto diverso dai genitori contadini nei libri. Un giorno il 'meenister' passò di lì e vide i disegni del ragazzo. Li ritenne qualcosa fuori dall'ordinario... erano immagini di castelli e cattedrali, con persone che entravano e uscivano, e ritratti di amici e personaggi storici. Dopo di che prese un grande interesse per Ian e gli insegnò il latino e le poche altre cose che i suoi meravigliosi genitori non sapevano per caso. Quando Ian aveva circa tredici o quattordici anni, il 'meenister' cercò di ottenere aiuto per il piccolo MacDonald dal grande MacDonald, un vecchio sgradevole e bizzarro con una figlia. Pensavano di possedere il mondo intero invece di una minuscola isola, e l'uomo non volle fare nulla per il bambino. Si limitò a riversare disprezzo sui 'legami di clan'."
"Non suona come la grande gente di Scozia," disse Basil, che per settimane non aveva letto altro che storia scozzese, narrativa scozzese e poesia scozzese, per mettersi nello stato d'animo giusto per scrivere "il libro". "Non mi sono imbattuto in un solo caso in cui fossero orgogliosi del loro denaro o snob."
«Non erano orgogliosi delle proprie borse, perché nelle loro borse non c'era nulla di cui andare fieri», spiegò Aline. «Il loro ramo dei MacDonald aveva perso il denaro e l'amore per la Scozia. Il vecchio Duncan MacDonald era lo zio dell'ultimo signore di Dhrum, che dovette lasciare la sua isola per sempre e affittare il castello a degli "alieni", gente inglese. Quando il nipote morì più tardi, Duncan ereditò, ma non visse mai a Dhrum. Ci andava solo di tanto in tanto a far visita agli affittuari che avevano preso il castello da lui, se per caso erano persone che conosceva e che lo avrebbero "trattato" bene. Lui e sua figlia stavano per lo più a Londra, dove avevano un appartamento e si vantavano di non conoscere il gaelico. Si prendevano la briga di mostrare che consideravano il figlio del crofter un moccioso qualunque, e si risentivano del fatto che il pastore si aspettasse che facessero qualcosa per il suo futuro, solo perché si chiamava MacDonald e viveva in una capanna su una punta remota della loro isola. Ian però non perse il coraggio; e poco dopo il grande smacco riuscì in qualche modo a farsi strada fino a Edimburgo. Non voleva prendere i soldi che suo padre e sua madre avevano messo da parte per lui, perché erano anziani, erano stati malati e ne avevano bisogno loro stessi. Ma fece ogni sorta di strano lavoro e alla fine entrò nello studio di un celebre artista, dicendo che voleva pagare per alcune lezioni. Dapprima l'uomo rise soltanto, ma quando vide i disegni di Ian, si interessò immediatamente. Gli diede lezioni gratis e si vantò del suo protéagé con altri artisti. Sembra che il talento sia per la ritrattistica che per l'architettura sia molto raro. Quando Ian aveva sedici anni, vinse un grosso premio per il progetto di un importante edificio al quale molti architetti di spicco stavano tentando di partecipare. Presto si seppe che era solo un ragazzo, un ragazzo che sapeva fare anche ritratti meravigliosi, e tutti iniziarono a notarlo e a scrivere lodi entusiastiche sui giornali. Qualche intervistatore riferì falsamente che si era proclamato cugino del MacDonald di Dhrum, e lo sgradevole Duncan smentì la parentela con sdegno. Parlò a qualcuno del padre di Ian, morto proprio in quel periodo, definendolo "un vecchio tagliafieno ignorante", e l'uscita fu ripetuta in lungo e in largo. Potete immaginare Ian Somerled mentre dimentica un insulto al suo adorato padre! Da quel giorno abbandonò il nome MacDonald, facendosi chiamare Somerled; e poiché era solo al mondo – anche sua madre era morta, senza aver mai visto il suo successo – decise di farsi una reputazione in un altro paese. Certo, fu una reazione molto infantile da parte sua. Ora lo capisce. Attraversò l'oceano per New York in terza classe e giurò che non avrebbe mai più messo piede in Scozia, né avrebbe ripreso il suo nome di MacDonald, finché il vecchio Duncan non lo avesse non solo riconosciuto apertamente come cugino, ma non lo avesse implorato come favore personale di tornare in Scozia.»
«Deve essere sembrato come condannarsi a un esilio perpetuo», disse Basil.
«Non lo so. Sembra aver avuto una sorta di fede profetica nelle proprie capacità di successo. Ed aveva ragione sotto ogni aspetto. Duncan ha iniziato a strisciare anni fa.»
Parlando di Somerled, Aline aveva dimenticato di tendere l'orecchio per sentire i segni del suo arrivo. Era interessata alla storia che stava raccontando, più interessata di quanto non lo fosse solitamente nello sviluppo dei suoi intrecci. Ma per fortuna ultimamente era Basil a occuparsi della trama, e lei non doveva preoccuparsi. «È buffo», continuò, «che un uomo che ride del romanticismo debba essere una delle figure più romantiche al mondo. Se tu ed io scrivessimo la sua storia, e prendessimo lui come eroe, tutti i critici direbbero "che cosa impossibile!". Ma i critici non crederanno mai che qualcosa di altamente romantico o sensazionale possa accadere davvero. Non so come debbano essere le loro vite, o cosa possano pensare degli incidenti che devono vedere ogni giorno sui giornali! Somerled dice che l'unica cosa romantica che abbia mai fatto è stata annettersi il nome Somerled: ma quasi ogni fase della sua vita farebbe una storia. Prendi il suo successo in America, per esempio. Non aveva diciotto anni quando sbarcò come immigrato, senza nulla in tasca se non quello che restava del premio di architettura. La maggior parte di quei soldi era andata nel dare a suo padre qualche ultimo conforto e nell'erigere dei monumenti meravigliosi e stravaganti per entrambi i genitori, che Ian progettò lui stesso. Ma non erano passati due mesi dal suo arrivo a New York che vinse un premio ancora più grande, che arrivò proprio mentre era sul punto di morire di fame! Una manciata di farina d'avena e una mela al giorno, direi che è fame, ma lui dice che era grandioso per la sua salute. In sei anni, a ventiquattro, non era solo il più grande ritrattista in America, ma uno degli architetti di maggior successo, una combinazione straordinaria che lo ha reso unico nei tempi moderni. E prima che avesse ventotto anni arrivò quel grande 'colpo' della sua vita, che lui chiama un 'mero incidente che sarebbe potuto capitare a qualsiasi sciocco' – l'acquisto di un terreno per una nuova città in Nevada, dove intendeva costruire una piccola città di belle case, e la scoperta di una miniera d'argento. Certo, non fu un 'incidente'. Era lo spirito di profezia in lui, che lo ha sempre spinto verso il successo; quello, unito alla sua grinta, al suo coraggio, alla sua intraprendenza e alla sua generale intelligenza. Oh, Basil, se avessi potuto sentirlo raccontarmi queste cose quell'ultima notte sull'Olympic, sdraiato sulla sua sedia a sdraio, fumando una sigaretta dopo l'altra (fumavo anch'io. Lo detesto; ma penso che a lui piaccia che una donna fumi e sia una compagna per un uomo), il chiaro di luna che gli illuminava il viso, mostrandomi i suoi occhi socchiusi, e parlando col suo tono più tranquillo, come se stesse sognando tutto da capo, o parlando a se stesso! Trattenni il respiro finché non si interruppe all'improvviso e rise in modo piuttosto timido, vergognandosi di essere 'egocentrico', anche se non si era affatto vantato. Le cose fiorite che ho detto sono mie. Si è persino scusato! Sentivo di non aver mai ricevuto un complimento così grande in vita mia. Sembrava troppo bello per essere vero che un uomo simile avesse aperto il suo cuore a me. Ma quando è arrivato il suo invito per la Scozia, ha... ha messo il sigillo della realtà sul resto. Sai, non posso fare a meno di credere che abbia dato più peso del necessario ai suoi affari a Londra; che la vera verità sia che voleva restare lì senza di noi, e vedere quanto gli fossi mancata. Ora sta venendo ad accettare il nostro invito, un giorno prima di quanto intendesse all'inizio. Qualcosa mi dice il motivo. Lo saprò di sicuro stasera, quando lo vedrò. Non voleva che andassimo a prenderlo alla stazione. Ma forse era perché... non avrei potuto andarci molto bene senza di te, e forse...»
«Capisco! Devo rendermi invisibile e lasciarti sola in giardino!»
«Non ancora, caro. Solo quando sentiremo l'auto fermarsi davvero al cancello. Ci sarà tempo in abbondanza allora. E se non ti dispiace...»
«Certo che non mi dispiace», disse Basil. Sentiva di arrossire sotto il manto dell'oscurità, ed era grato che Aline non potesse vederlo. Perché arrossire, non avrebbe saputo spiegarlo. Era per sua sorella, perché stava gestendo le sue faccende amorose con un uomo famoso in questo modo energico e pragmatico, saltando avidamente alle conclusioni? O era per se stesso, perché era egoista e geloso del nuovo interesse nella vita di Aline, che lo avrebbe – se fosse finito come lei sperava – portata via da lui e spezzato la loro collaborazione?
Desiderava quasi accettare quest'ultima spiegazione. Preferiva essere deluso di se stesso piuttosto che pensare male – oh, anche solo minimamente male – di Aline.
La loro collaborazione, iniziata quando lui era nel baratro, considerando la sua vita praticamente finita, gli aveva dato la felicità più grande che avesse mai conosciuto. La memoria sfrecciava alla velocità della luce sopra i loro viaggi insieme, le loro avventure. La moglie di Somerled non avrebbe scritto romanzi. E nel profondo del suo cuore Basil sapeva che l'anima di Aline non era nei libri, come la sua. Non voleva ammettere questa differenza tra loro, ma sapeva che c'era. Ai vecchi tempi, quando Aline scriveva da sola, aveva sempre scelto qualche argomento che incombeva molto sull'interesse pubblico al momento, che le importasse o meno, sperando di "cavalcare l'onda". Proprio perché non le era importato davvero, il suo schema di lavoro non le aveva dato successo. Così era stato con l'idea del loro primo libro scritto insieme. Aline aveva voluto pianificare qualcosa che avesse a che fare con l'automobilismo, per cui tutti erano entusiasti proprio allora. Aveva proposto di unire l'utile al dilettevole, curando il fratello; e quando non era riuscita a pensare a una "buona trama sulle giuste linee", lui aveva fatto un suggerimento che gli era balenato in testa. La gioia dell'automobilismo, la meraviglia del viaggio, entrambe nuove per Basil, lo avevano inebriato. Scrisse come ispirato, per il puro amore di scrivere e raccontare ciò che aveva visto e sentito. E il mondo, cogliendo il brivido della sua gioia, l'aveva condivisa.
Non lo disse a se stesso ora, non realizzò la verità di tutto ciò, e non credette nemmeno di poter continuare a scrivere storie e ad avere successo senza Aline. Solo, sapeva di amare il suo lavoro per se stesso, e lei no. Che la luce della sua vita se ne sarebbe andata senza di esso, mentre lei sarebbe stata felice di smettere di lavorare e oziare come l'ammirata moglie di una celebrità e di un milionario. In questo sentiva una vaga ingiustizia del destino che lo deprimeva – un raro stato d'animo per Basil Norman, per il quale da quattro anni il mondo era stato un luogo di dimora felice e magicamente bello.
«Sento un'auto adesso!» esclamò.
«È la sua!» rispose lei. «Ho sentito la sirena quando il suo autista l'ha suonata uscendo dal garage. È diversa da tutte le altre che passano lungo questa strada. Addio per un po', caro. Sei così gentile con me! Augurami buona fortuna.»
«Auguro buona fortuna a Somerled», disse, cercando di ridere, mentre si voltava e si allontanava velocemente verso la casa.
Aline comprese perfettamente. Intendeva dire che Somerled sarebbe stato fortunato a prendersi lei. Era gentile da parte sua, e tipico di lui, poiché Basil era verso sua sorella galante e cavalleresco come un amante. Eppure... si dispiaceva che non le avesse augurato buona fortuna apertamente.
Camminò verso il cancello. L'auto si era fermata.
V
La proprietà della signora Keeling, prestata ai suoi tanto ammirati autori, aveva un cancello molto grazioso. Vi si accedeva dal sentiero del giardino, attraverso un pergolato riccamente drappeggiato di rose e caprifoglio. Sembrò ad Aline West, mentre andava sola a incontrare Somerled, che la notte distillasse un profumo speciale nelle coppe piene di rugiada dei fiori, dolce come un amore non detto. Sentiva di essere sulla soglia della felicità. Era il primo passo quello che contava. Se avesse incontrato Somerled con lo spirito giusto, con la parola giusta e lo sguardo giusto... in questo crepuscolo stellato e profumato, quando non si vedevano da giorni... e lui avesse saputo che lei era stata lì ad aspettarlo, pensando a lui... e lui avesse visto che lei aveva indossato il vestito che gli piaceva così tanto sulla nave, quello che aveva indossato l'ultima notte, quando lui le raccontò la storia della sua vita... non sarebbe potuta accadere la cosa che desiderava? Si incoraggiò dicendosi: "Perché no?" e ricordandosi di essere una donna attraente. Molti uomini si erano innamorati di lei – non quelli giusti, ma quello era un dettaglio. Perché non Ian Somerled? Era un uomo, dopotutto, come gli altri.
Era già al cancello... lei quasi corse.
«Salute all'eroe conquistatore!» gli gridò, ridendo.
Lui aprì il cancello. Ma non fu lui a entrare. Lo stava aprendo per qualcun altro – una donna, una ragazza, qualcosa di alto e femminile, comunque. Era avvolto in un mantello. Aveva una sorta di focaccia piatta in testa come cappello. Cosa poteva essere, e significare? L'idea balenò nella mente di Aline che ci fosse stato un incidente lungo la strada dalla stazione; che forse Somerled avesse quasi o del tutto investito questa creatura – o il suo cane – o qualcos'altro.
«Salve, signora West!» le rispose lui allegramente. «Sono arrivato da lei finalmente, e ho portato un'ospite per la notte. Ho dato la mia garanzia che la accoglierà con piacere.»
La luce della gioia di Aline si spense come un raggio di luna inghiottito da una nuvola predatrice. Non capiva affatto cosa fosse successo, o quali fossero gli obblighi ai quali lui l'avesse vincolata; ma in ogni caso il liuto che aveva accordato aveva una crepa, una brutta, grande crepa, e non poteva fare musica stasera. Si sentì improvvisamente al suo peggio invece che al suo meglio, come se fosse caduta da un argine di fiori nel suo vestito più grazioso dentro una palude. Desiderava essere fredda e pungente e sgradevole, come una moglie può essere tranquillamente con un marito quando ha commesso un errore, e come lo era stata spesso con Jim nel suo breve periodo; ma Somerled non era suo marito, e certamente non lo sarebbe mai stato a meno che non avesse fatto attenzione a ogni dettaglio come una brava e molto intelligente angioletta con del burro che non fonde in bocca mentre sorride. Così gridò: "Al diavolo!", e anche peggio, con tutto il cuore, e disse con le labbra, con voce incantevole: «Ma certo! Sarò lieta di accogliere ogni tuo amico, e lo sarà anche Basil. Adoro le sorprese.»
Era un pergolato breve, e mentre tutti e tre ne uscirono, la signora West, Somerled e la cosa avvolta nel mantello con il cappello a focaccia – l'autista che seguiva con una valigia – gli occhi di Aline sfruttarono al massimo la luce delle stelle, affinché potesse leggere il mistero e conoscere il peggio. Il peggio era molto brutto. Sotto le stelle la ragazza sembrava una bellezza radiosa, e così giovane, così giovane! Come avrebbe fatto l'uomo a giustificarla? C'era ancora speranza?
«Le avevo detto cosa avrebbe risposto la signora West!» esclamò Somerled. «Questa è Miss MacDonald, una figlia della signora Ballantree MacDonald.»
«Oh!» disse Aline. «Che interessante! Sono lieta di conoscerla.» Tese la mano, e la ragazza, che non aveva ancora detto una parola, vi pose la propria.
Non c'era una vera ragione per cui "Sono lieta di conoscerla" non fosse esattamente la cosa più carina da dire nelle circostanze, ma in qualche modo come saluto non aveva proprio il giusto tono, Aline stessa lo sentì. E ne fu dispiaciuta, perché voleva essere del tutto soddisfacente per Somerled sotto ogni aspetto, in ogni situazione, non importa quanto ardua, e così forse salvare la nave. Perché no? Molti uomini di trentaquattro anni erano annoiati dalle ragazze, e Somerled doveva esserne stato annoiato a migliaia. Eppure, qualcosa che giaceva nel profondo di lei stessa era triste e ansioso. Una figlia della bellissima e quasi famigerata signora Ballantree MacDonald! Se lui non fosse innamorato della ragazza, forse aveva avuto una disperata storia d'amore con la madre.
«Non avevo idea che la signora Ballantree MacDonald avesse dei figli», continuò Aline, mentre stringeva una mano flessuosa e satinata che non indossava guanti.
«Ha solo me», disse la ragazza, «e non sa ancora di avermi. O almeno, potrebbe averlo dimenticato.»
Somerled scoppiò a ridere. «Metterai in difficoltà la signora West», disse, con un'aria bonaria, divertita e proprietaria che pugnalò i sentimenti di Aline come con piccoli spilli affilati. No, qualunque altra cosa potesse essere, non era annoiato. «Dovremo dare molte spiegazioni più tardi, al chiuso.»
«Oh, sì», convenne Barrie. E poi, tuffandosi nel suo compito: «Mi ha trovato nella stazione ferroviaria. Sono scappata di casa e lui non mi ha lasciato andare in un hotel. Non le dispiace davvero? Perché...»
«Certo che non mi dispiace.» Aline si levò coraggiosamente all'altezza della situazione. «Suona follemente romantico, come la maggior parte delle cose che riescono ad accadere al signor Somerled, sebbene lui dica di aver smesso di credere nel romanticismo. Vi conoscete da molto tempo?»
«Solo da stasera», rispose Barrie. E Somerled iniziò a vedere che, come aveva detto, ci sarebbe certamente stato bisogno di molte spiegazioni. Sembrava quasi complicato. Ciononostante, sentiva di aver fatto l'unica cosa possibile, e tutt'altro che avere rimpianti, aveva un curioso senso di euforia che era infantile. Voleva vedere cosa sarebbe successo dopo. Si sentiva come se per qualche incidente piuttosto carino fosse stato indotto a giocare a un nuovo gioco.
«Conosco la signora Ballantree MacDonald fin dal suo primo famoso tour attraverso l'America una decina o dodici anni fa», disse. «Si divertirà, signora West, a sentire in che modo strano mi sono imbattuto in sua figlia stasera.»
«Sì, davvero, senza dubbio», rispose Aline, mentre camminavano verso la casa. Si stava costringendo a tirarsi un po' su di morale. Il suo tono nel parlare dell'attrice non suonava come il tono di un uomo innamorato. E uomini del suo tipo, che erano stati corteggiati e viziati, sicuramente non si innamoravano a prima vista. Si sarebbe rivelato non più che un incidente fastidioso, questo portare a casa una ragazza strana, che potrebbe non essere così disperatamente carina, comunque, sotto una luce intensa. Domani la creatura sarebbe stata spedita da sua madre o da qualcuno; e tra un giorno o due ancora, Somerled, Basil e lei – Aline – sarebbero partiti per il loro viaggio paradisiaco come se nulla fosse successo.
Ma Barrie era ancora più carina alla luce della lampada dell'ingresso e del salotto di quanto non lo fosse stata nella vaghezza argentata della luce delle stelle. Aline cercò di pensare che fosse la persona più stramba e trasandata del mondo, e assolutamente impossibile come seduttrice; ma sapeva che la stramberia sarebbe stata superficiale agli occhi dell'Uomo. Il punto era sbarazzarsene in fretta con tutta la sua trasandatezza.
Aline li fece entrare nel salotto dal soffitto basso che, con le sue stesse mani, aveva reso bellissimo con molti fiori in onore dell'arrivo di Somerled. Lei e Basil erano stati lì per diversi giorni, mentre Somerled sbrigava affari a Londra, e lei non vedeva l'ora di sentire i commenti del suo amico su questo salotto. Aveva immaginato che lui esclamasse: "L'hai reso simile a te!" Ma la ragazza aveva rovinato i suoi effetti. Somerled si limitò a dire: "Che stanza graziosa e vecchio stile! La parete verde è uno sfondo che dona." E quando pronunciò questo commento, fu alla sua vagabonda che guardò, non alla sua ospite.
Barrie era piuttosto notevole contro quel verde. Si guardò intorno, evidentemente in estatica ammirazione per tutto ciò che vedeva. I suoi occhi erano molto luminosi e grandi, le sue giovani labbra rosse un po' dischiuse. "Cosa sciocca, a bocca aperta!" Aline alleviava i suoi sentimenti dicendolo a se stessa.
«Oh, è così bello qui, e il vestito della signora West è così incantevole», disse la ragazza; «mi fa sentire che devo togliermi questo orribile mantello e questo tam, per non essere una macchia. Posso togliermeli?» chiese ad Aline, rivolgendo su di lei un'ammirazione franca, come si accende un riflettore.
Aline avrebbe voluto pensare a qualche motivo per dire "no", come una corrente d'aria, o una partenza immediata verso il piano di sopra; ma anche se la scusa fosse stata abbastanza valida, non sarebbe servita a nulla, poiché senza aspettare il permesso, che dava per scontato, la strana creatura si era tolta la sua focaccia verde e stava gettando indietro il mantello. «Non che il mio vestito non sia quasi altrettanto brutto», si scusò, sospirando. «Non ho mai visto una stanza così graziosa come questa.»
Non era davvero nulla di eccezionale come stanza: un po' di rivestimenti in quercia; pareti di broccato verde sbiadito; dei graziosi pastelli antichi; mobili del periodo Stuart; un bel chintz vivace; alcune vecchie statuine di Chelsea sulla mensola del camino e in una vetrinetta; una gran quantità di rose rosse e bianche in ciotole cinesi. Aline sentiva il bruciante desiderio di scattare: «Se non hai mai visto nulla di così grazioso, dove hai vissuto?». Ma non era quello il modo di fare della donna ideale di Somerled. Sarebbe stato meglio se quella stupida avesse lodato l'aspetto della signora West, attirando così lo sguardo e l'apprezzamento di Somerled; invece, tutta la sua sciocca ammirazione sembrava rivolta al vestito e alla stanza. Piccola bestiola! Incapace di definire graziosa un'altra femmina, quando era presente un uomo. Proprio quello che ci si aspetterebbe dalla figlia di un'attrice, specialmente di quell'attrice, se fosse vera anche solo la metà di quanto si sentiva dire della "signora Bal".
Aline era incline a credere che Barrie MacDonald si fosse messa di proposito sotto una lampada sospesa, così da mettere in mostra i capelli una volta scoperti improvvisamente. La figlia di un'attrice, con l'istinto drammatico nel sangue! Ma l'idea non sembrò sfiorare Somerled, per quanto fosse esperto e per quanto si credesse disilluso. Perlomeno, non c'era nulla di cinico nell'espressione del suo volto.
«Lascia che ti aiuti con il mantello», disse a Barrie, sperando vagamente che l'uomo mettesse a confronto la sua figura squisitamente guainata nel vestito di Lucille con quei contorni rozzi e non curati, avvolti nel serge blu. Scoprì di non essere alta quanto Barrie stando vicine, e desiderò che la ragazza si sedesse. «Dovete mangiare qualcosa entrambi», continuò, tirando il cordone della campanella ricamato a perline, in stile antico; e le lacrime erano vicine e brucianti dietro i suoi occhi, ricordando come avesse pianificato quella cenetta per sé e per Somerled — e per Basil, che contava appena. «O preferireste vedere prima le vostre stanze? Ne verrà preparata subito una per la signorina MacDonald. Immagino che il suo bagaglio sia arrivato insieme al vostro?»
«Ho solo un... un pacchetto», confessò Barrie docilmente, sentendosi tre volte un verme, persino un Laidly Worm. Era strano come quella donna bionda dal viso dolce, con gli occhi azzurri, un'aureola di capelli chiari e un sorriso gentile, riuscisse — ovviamente senza volerlo — a far sentire chiunque la cosa più meschina e trasandata che ingombri un mondo bellissimo! «Chissà se finirò per preferire gli uomini alle donne?» pensò.
«Ah, un pacchetto», ripeté Aline con grazia, mentre una cameriera incredibilmente ordinata rispondeva al richiamo della campanella di perline. «Moore», proseguì la signora West, «questa giovane signorina, la signorina MacDonald, passerà qui la notte. Credo che potrebbe avere la stanza con il chintz cinese rosso in fondo al mio corridoio. Per favore, la faccia preparare il prima possibile, e...»
«Oh, il suo nome è Muir?» esclamò Barrie deliziata. «È il nome della nostra governante a Hillard House. Forse siete parenti, anche se non ho mai sentito dire che la signora Muir avesse figlie o nipoti.»
La cameriera, cogliendo abilmente il segnale dalla sua padrona provvisoria, infuse nel suo sguardo impersonale la freddezza di un intero ghiacciaio mentre gli occhi passavano da un difetto all'altro dell'abbigliamento di Barrie. Il tono di quell' «Ah, un pacchetto» era inequivocabile, e sapeva esattamente cosa pensasse la signora West della signorina MacDonald. «Mi spiace, signorina, ma non credo di essere parente della sua governante», rispose; e Aline decise di regalarle una camicetta o una mezza dozzina di fazzoletti. Era davvero una persona intelligentissima. Così intelligente da sapere, fin nelle ossa, quanto la signora West desiderasse far uscire la signorina MacDonald dal salotto per portarla nella stanza cinese, che sarebbe stata la meno donante di tutta la casa per una persona dai capelli rossi. «Posso accompagnare la signorina di sopra ora, se desidera, signora», continuò, «perché la stanza è in ordine: devo solo portare asciugamani e acqua calda.»
Barrie guardò Somerled in modo implorante. «Sono abbastanza pulita», disse. «Mi sono lavata a casa prima di partire. E ho così tanta fame.»
Il suo appello a lui, come amico fidato e provato, risvegliò in Somerled qualcosa di cui non conosceva l'esistenza. Qualunque cosa fosse, si agitò, calda e dolce nella regione del cuore.
«Sono certo che la signora West non voglia mandarti via», disse. E non avrebbe potuto dire nulla di più indelicato. «Anch'io sono relativamente immacolato», continuò, proteggendo la sua protetta mettendosi al suo livello, «e superlativamente affamato. Entrambi saremo lieti di accettare il suo invito a cena.» Rise, e Barrie gli lanciò uno sguardo grato e complice. Si sentiva come se lei fosse una bambola meravigliosamente carina che, in qualche modo, avesse preso vita dopo che lui l'aveva comprata e salvata da uno scaffale alto di un negozio di giocattoli di poco conto — una cara, deliziosa bambola indomita che ora apparteneva a lui; e non era sicuro di voler lasciare che qualcun altro ci giocasse finché lui stesso non avesse iniziato a stancarsi un po' dei suoi trucchi. Ovviamente, col tempo si sarebbe stancato; ma non ci sarebbe stato tempo per stancarsi, perché la bambola doveva presto essere impacchettata e spedita da sua madre.
«Dica al signor Norman che il signor Somerled è arrivato e che siamo pronti per la cena», disse Aline a Moore. Gli occhi della padrona e della cameriera si incontrarono e, per un istante, furono socialmente pari.
Basil Norman era un uomo che faceva pensieri strani e se li godeva. Per questo motivo non si stancava mai della propria compagnia, poiché non sapeva mai cosa avrebbe pensato subito dopo. Quando arrivò alla porta e la spinse, credette quasi di sognare la ragazza alta, bellissima e vestita male, con torrenti di capelli rossi. Le persone nella vita reale non portano i capelli a torrenti. Forse era un fantasma che apparteneva alla casa, e lui non l'aveva mai vista prima. Si chiese se gli altri l'avessero già notata.
«Come va, Somerled?» chiese, senza togliere gli occhi di dosso all'apparizione. Anche lei lo stava guardando, quasi con ansia, come se si stesse chiedendo se sarebbe stato amico o nemico; ma, ovviamente, non parlò.
«Tutto bene. Molto lieto di rivedere entrambi e di essere qui», rispose Somerled.
«Signorina MacDonald», annunciò Aline, a labbra strette.
«Quindi hai un nome?» disse Basil a Barrie. «Ti è stato dato nel mondo dei sogni o in quello degli spiriti?» Allora lei seppe subito che non era un nemico, ma un amico.
«Nel paese delle fate», rispose, raggiante verso di lui. «Oggi ero nel paese delle fate. Se non ci fossi stata, non sarei qui.» Ora poteva rispondere alla sua domanda di poco prima, con pratica certezza. Le sarebbero piaciuti più gli uomini che le donne! Sua madre, ovviamente, sarebbe stata un'eccezione.
VI
Era una cenetta deliziosa quella che la signora West aveva ordinato in onore di Somerled, eppure, per qualche misterioso motivo, compreso a fondo solo da Aline, nessuno le rese giustizia o la apprezzò granché. Forse c'era dell'elettricità nell'aria, che sconvolgeva i nervi di tutti, persino quelli di Moore, che rovesciò il brodo sulla manica della signorina MacDonald. Questa fu la spiegazione che venne in mente a Basil; ed era certo che il cielo si fosse improvvisamente annuvolato, nascondendo tutte le stelle.
«Spero davvero che non avremo pioggia per il nostro viaggio», osservò, più che altro per dire qualcosa, piuttosto che perché fosse probabile che, se fosse arrivata la pioggia, sarebbe durata. «È proprio il periodo critico del mese per il tempo, sa: domani avremo la luna nuova.»
«La luna dell'erica!» disse Barrie a bassa voce, guardando fuori dalla finestra aperta la notte viola, viola come l'erica.
«Cosa intendi per luna dell'erica?» chiese Basil, interessato. «Suona più dolce di luna di miele.»
«È la luna più dolce dell'anno», rispose la ragazza. «La luna in cui tutte le cose più belle dovrebbero accadere alle persone che ne sono degne — e la luna di miele non può venire prima. Ho sempre desiderato che mi accadesse qualcosa di romantico sotto la luna dell'erica; eppure, finora, non è mai successo nulla. Non poteva, dalla nonna!»
«Ma non hai spiegato la luna dell'erica», le ricordò Basil.
«Non lo sai davvero?» Spalancò gli occhi mentre gli sorrideva in modo amichevole e infantile; e Basil e Somerled dimenticarono che in stanza ci fosse una signora West. Fu un momentaneo lapsus di memoria, ma Aline lo percepì elettricamente. Era furiosa con Basil e disgustata da Barrie, sebbene provasse solo amarezza verso Somerled.
«Che civetta!» pensò Moore, che era brutta e scelta dalla signora Keeling perché aveva i denti più sporgenti di quelli della sua padrona.
«Aspetta! Credo, da buon scozzese, di poter indovinare», disse Somerled. «La luna dell'erica è la luna di agosto, la luna in cui l'erica è al culmine della fioritura.»
«Sì!» esclamò Barrie, gioiosa che fosse stato lui, il suo primo amico, l'amico di sua madre, a risolvere l'enigma. «È così: ed è la luna per innamorarsi. Ecco perché la luna di miele deve venire dopo.» Poi, vedendo che la signora West la guardava con uno sguardo che poteva significare stupore o disapprovazione, arrossì. Era strano, ma per un minuto quella donna graziosa e abbastanza giovane — se si può definire abbastanza giovane una vedova — ebbe un'espressione quasi identica a quella della nonna.
«Oh, spero proprio di non aver detto nulla di orribile?» Barrie lanciò un appello da uno all'altro. «Vede, non ho mai osato dire nulla sull'amore davanti alla nonna o a Heppie, ma se ne parla così tanto nei libri che ho pensato di poterlo menzionare in compagnia. Mi spiace se non sono stata pudica, cosa che la signorina Hepburn mi ripete sempre che non sono.»
«Sospetto che la maggior parte delle fanciulle pensi molto all'amore, che ne parli o meno, vero, Norman?» disse Somerled.
«Come dovrei saperlo?» chiese Basil.
Entrambi gli uomini erano diversi dai loro sé quotidiani, quella sera. Sembravano impacciati.
«Perché è il tuo lavoro saperlo. Scrivi romanzi. O lasci tutte le parti amorose a tua sorella?»
«Suppongo che le vedove possano parlare quanto vogliono di amore», disse Barrie pensierosa, «avendolo avuto e lasciandoselo alle spalle.»
Quella creatura stava fingendo di dare per scontato che le vedove fossero cose povere e passate, che avessero vissuto la loro vita e non potessero avere più alcun interesse personale per le lune dell'erica o le lune di miele! La signora West impallidì, arrabbiata con se stessa per il fatto di importarsene. Barrie la faceva sentire appassita, un "pezzo da museo". Si disse che se non fosse riuscita a liberarsi di quella ragazza già domattina, sarebbe stata male.
«Devi chiedere queste cose a tua madre, e lei ti risponderà meglio di quanto possa fare io», disse Aline con la sua voce graziosa e il suo sorriso gentile.
Aveva già sentito da Barrie e da Somerled parte della storia della ragazza, e sapeva che a causa di incomprensioni familiari madre e figlia erano state separate per anni. «Devi essere così impaziente di vederla!» continuò.
«Lo sono», disse Barrie.
«Conosco un po' Sir George Alexander», rispose Aline. «Potrebbe prendere un nostro atto unico; e mi è venuto in mente di telegrafargli domattina, appena apre l'ufficio postale. Potrà farci sapere dove recita la signora Ballantree MacDonald. Non ci affideremo solo ai giornali di teatro. Sarebbe un peccato tenere questa bambina in sospeso un minuto più del necessario. Non pensa che sia un buon piano, signor Somerled?»
«Molto», concordò lui. Era un buon piano. E sarebbe stato un peccato tenere la bambina in sospeso. La graziosa bambola doveva essere impacchettata e mandata dove apparteneva, dopodiché tutto sarebbe tornato come prima. E la luna dell'erica avrebbe iniziato a brillare d'oro sul viola, per il viaggio attraverso la bella Scozia che aveva programmato. Non aveva atteso il viaggio con vivo entusiasmo, è vero, ma con interesse. Era soddisfatto dei compagni scelti, e il fatto che volessero vedere la Scozia gli aveva dato un incentivo per fare la cura di riposo che gli era stata ordinata imperativamente, nella sua terra natale piuttosto che altrove. Una volta, molto tempo fa, autoesiliatosi all'età di Barrie MacDonald, aveva desiderato appassionatamente la sua "ain countree", e aveva spesso rimpianto il voto giovanile che era troppo orgoglioso e ostinato per infrangere. Ma erano passati anni da quando Duncan MacDonald e sua figlia Margaret avevano visitato l'America, scoprendo di valere la pena di essere conosciuti solo come parenti del disprezzato contadino. Accettando la situazione per i suoi vantaggi e per le sue necessità, il vecchio aveva ignorato il passato e si era "riconciliato" con il giovane artista milionario. Il senso dell'umorismo di Ian ne era stato così solleticato che, con sua stessa sorpresa, aveva riso e dimenticato il risentimento giovanile. Gli sembrava decisamente divertente aver mai preso sul serio la stizzosità del vecchio Duncan, tanto da fare voti di qualsiasi tipo per colpa sua. E vedeva che, indirettamente, doveva la fortuna all'altero signore di Dhrum. Aveva divertito Somerled non poco e gli aveva fatto un po' piacere che "sua altezza" (come chiamava il grande uomo) implorasse il "moccioso contadino" di diventare inquilino del Castello di Dunelin per un periodo illimitato di anni; che Duncan chiacchierasse con i giornalisti del suo "illustre parente Ian MacDonald, che aveva conquistato la fama sotto il nom de guerre molto appropriato di Somerled"; e che il "Cugino Ian" venisse sollecitato a incontrare la "Cugina Margaret". Era un mondo strano, e nessuno al suo interno era più strano di se stessi. Così si era sentito Somerled quando, proprio perché il miracolo era avvenuto liberandolo dal suo voto, non bramava più di posare lo sguardo sulle sue natie Highlands. Si sentiva a casa e abbastanza felice in America; e se essere "abbastanza felici" non era esattamente lo stato meraviglioso che aveva immaginato da ragazzo, era pieno di interesse. Aveva preso in affitto il Castello di Dunelin dal suo proprietario a un canone annuale elevato, affinché nessun ricco e volgare Cockney potesse diventarne l'inquilino, ma non vi aveva mai soggiornato, sebbene un tempo, persino avere il diritto di entrarvi sarebbe sembrato un sogno da favola. Non esistevano sogni da favola per lui da quando era diventato adulto, perché nel processo di diventare milionario aveva smesso di credere in qualsiasi tipo di sogno. Le amicizie e le simpatie che aveva desiderato invano nella sua povertà potevano essere sue a richiesta, o anche senza chiederle, ora; e quello era il motivo per cui non sentiva che valesse la pena averle. Non aveva posto nel suo cuore per fratellini e sorelline dei ricchi, e nella sua esperta durezza era talvolta ingiusto con le persone gentili. Ma aveva apprezzato i romanzi di Aline West e Basil Norman prima di incontrare i due popolari autori canadesi a bordo della nave; e, venuto a sapere che avevano intenzione di scrivere un "libro scozzese", gli era venuto in mente che avrebbero potuto andare tutti e tre a fare i turisti insieme. La sua cura di riposo aveva smesso di annoiarlo in prospettiva; aveva pensato con un certo piacere di mostrare ad Aline il Castello di Dunelin e l'isola di Dhrum. Improvvisamente, tuttavia, le parole stesse di Aline smorzarono la prospettiva come con una doccia fredda.
Aveva perfettamente ragione, anche lei. Sarebbe stato un ottimo piano mettere la trovatella che aveva raccolto, il prima possibile, alle cure di una madre, persino di una madre così straordinaria e incredibile come la signora "Bal" MacDonald: un buon piano per il bene della ragazza, e per il bene di tutti, perché era stato organizzato di partire per la Scozia dopodomani. Eppure, l'ode improvvisata di Barrie alla luna dell'erica aveva per un momento irradiato la sua mente con una luce come non ne brillava per Somerled, in terra o in mare, da quando era diventato abbastanza ricco da permettersi l'illuminazione più costosa. Poi, altrettanto rapidamente, si era spenta. Si vide sfrecciare piacevolmente attraverso gli scenari scozzesi con la signora West e suo fratello, e improvvisamente, in modo insidioso, sentì che sfrecciare piacevolmente non bastava a soddisfarlo, che era indegno di una luce dorata meravigliosa sulle colline viola dell'alto romanticismo. Voleva qualcosa di più, qualcosa di completamente diverso, e i piani che lo avevano appagato apparivano noiosi come acqua di fosso nel bagliore sbiadito. Lui stesso appariva noioso. Aline appariva noiosa, e per un momento quasi detestò i suoi dolci occhi blu, il suo sorriso grazioso e sempre gentile, dietro il quale doveva nascondersi qualche sentimento autentico, altrimenti non avrebbe potuto scrivere quei libri delicatamente affascinanti.
«E non pensa anche lei», incalzò gentilmente Aline, «che dovremmo mettere fine alle sofferenze della povera nonna della signorina MacDonald? Potrei scrivere un biglietto a... Hillard House, credo abbia detto? — spiegando... ehm... quello che è successo, bene... quanto meglio possibile? Vediamo, cosa sarebbe meglio? Oh, potrei dire che per caso sua nipote ha incontrato una mia ospite, un'amica della signora Ballantree MacDonald; che non deve preoccuparsi, perché, sebbene sua nipote si rifiuti di tornare, vedremo di far arrivare la bambina da sua madre sana e salva, entro domani sera se possibile. Posso menzionare Basil e dire che siamo gli scrittori. Se ha sentito parlare di noi, questo potrebbe sollevare la mente della povera signora.»
«La nonna non ha sentito parlare di voi, ne sono certa», disse Barrie, «a meno che non scriviate libri religiosi; ma non avrà bisogno di sollevare la sua mente. Mentre ero con lei, credo ritenesse suo dovere prendersi cura di me in modo rigoroso; ma ora che ho preso la mia strada, vedrà che era predestinato. È successa la stessa cosa con una teiera di porcellana di Dresda che ha ereditato. Non la approvava perché era troppo vistosa, ma la lavava sempre da sola perché era di suo padre. Quando si è rotta nonostante le sue cure, non ha voluto farla riparare e ha detto a Heppie di buttare via i pezzi.»
«Tuttavia, devo scrivere e inviare la lettera a Hillard House a mano», insistette Aline. «Se non lo facessi, non riuscirei a dormire.» Parlò con fervore, poiché sentiva di dover avere due archi alla sua freccia. Se "Madre" avesse fallito, avrebbe dovuto poter ripiegare su "Nonna".
VII
Barrie intendeva alzarsi e vestirsi prima di chiunque altro in casa, ma rimase sveglia fino a ben dopo mezzanotte, cosa senza precedenti per lei, e di conseguenza dormì fino a tardi, recuperando le sue consuete nove ore.
Di solito si addormentava alle dieci o poco dopo, e saltava fuori dal letto alle sette, svegliata solo dal suo desiderio impaziente di vita rinnovata, in un giorno perfettamente nuovo che nessun altro aveva ancora visto. Stamattina fu un bussare ripetuto alla porta a mescolarsi ai suoi sogni e a scuoterla da essi. Che porta poteva essere? Dove si trovava? si chiese la ragazza per un istante stordita. Poi apparve Moore con un vassoio per la colazione.
«La signora West ha detto di non svegliarla per il tè del mattino», spiegò con una freddezza glaciale degna di Hillard House. «La signora e i due signori stanno facendo colazione all'aperto nel gazebo; e quando si alzerà, signorina, le consiglio di tirare bene le tende alle finestre o potrebbe essere vista.»
Barrie desiderò di essere anche lei a fare colazione nel gazebo, e pensò che fosse una gentilezza malriposta, da parte della signora West, non averla fatta chiamare. Ma, dal punto di vista di Aline, non c'era alcun errore. «Ho lasciato dormire la bambina», spiegò a Somerled e Basil. «È proprio una bambina, non è vero? E quando si sveglierà potrebbe esserci un telegramma in risposta al mio, partito prima delle otto.»
Quando scoccarono le dieci e il telegramma non era ancora arrivato, Aline si chiese se non avrebbe dovuto andare a trovare la vecchia signora MacDonald, che si era degnata di non dare alcun peso alla sua lettera, espressa con tanta diplomazia. Proprio in quel momento, tuttavia, si vide l'autista di Somerled aggirarsi in lontananza tra i fiori. Aveva portato due giornali di teatro che il suo padrone lo aveva mandato a comprare. Ad Aline non fece piacere che Somerled avesse ritenuto necessario informarsi per conto proprio. Avrebbe preferito che si fidasse di lei; ma cercò di pensare che forse anche lui era segretamente stanco della ragazza e voleva liberarsene. Mentre lui dava un'occhiata al primo giornale, Moore scivolò nel gazebo con una busta color mattone su un vassoio d'argento. Era indirizzata ad Aline, che la aprì rapidamente, lieta di essere arrivata prima di Ian con la notizia. Poi si trovò ad affrontare una difficoltà inaspettata. "La signora B. M. sta provando una nuova commedia nei piccoli centri; debutterà a Edimburgo tra cinque o sei giorni". Con qualcosa di simile a un sussulto, Aline si fermò sull'orlo di leggere il telegramma ad alta voce. Chi avrebbe mai potuto immaginarlo?
Il suo cervello lavorava in fretta. Non voleva che Somerled sapesse che la "signora Bal" era così vicina. Avrebbe potuto... avanzare qualche proposta ridicola riguardo alla ragazza... Solo il Cielo sapeva cosa! Gli uomini erano capaci di tutto. Quella creatura problematica doveva davvero tornare subito dalla nonna. La signora Bal avrebbe potuto facilmente venire a Carlisle e ritirarla – come un bagaglio smarrito – se avesse voluto farsi carico di un tale bagaglio. Se solo Aline avesse potuto trovare una scusa per far posare quel giornale a Somerled e fargli andare subito in casa!
"Il suo telegramma viene da Sir George?" chiese lui con calma, alzando lo sguardo dal giornale che lei desiderava strappargli di mano.
Per mezzo secondo esitò, poi disse: "No. Non è quello che mi aspettavo". Era quasi vero.
Basil la fissava con sollecitudine. Pensava che fosse impallidita. "Nessuna brutta notizia da nessuno, spero, cara?" chiese.
"È seccante", rispose lei con riserbo, e appallottolò il telegramma. "Sono stata stupida a lasciar andare Moore... devo mandare una risposta. Signor Somerled, sarebbe troppo gentile da parte sua cercare un modulo sulla scrivania nel salotto".
"Non dovrei..." cominciò Basil.
"Nel frattempo devo chiederle consiglio su cosa scrivere", lo interruppe lei. Somerled posò il giornale sul sedile rustico, si alzò con prontezza e si avviò verso la casa. Sarebbe tornato in tre o quattro minuti, e nessuno di quei minuti doveva andare sprecato. "Non tormentarti con le domande", disse a Basil, "ma se mi ami, fai sparire quei giornali teatrali prima che il signor Somerled possa leggerli. Cambio idea e lo seguo in casa per scrivere il mio telegramma. Lo tratterrò un po' a parlare. Se torna a cercare i suoi giornali, voglio che siano spariti. Conto su di te!"
Senza aspettare la promessa di Basil, scattò via per intercettare Somerled prima che potesse finire la sua commissione in salotto. Certo, per lui sarebbe stato facile comprare altri giornali, ma prima che potesse procurarseli, Aline sperava di aver manovrato l'imbarazzante signorina MacDonald fuori di casa. Contava sul fatto che Ian avrebbe impiegato molto tempo a trovare i moduli, perché gli uomini non riescono mai a trovare le cose più semplici quando viene detto loro di cercarle; ma Somerled era un'eccezione, e lei lo raggiunse appena sulla soglia. "Dopotutto, voglio il suo consiglio invece di quello di Basil", disse. "Si sieda qui dove saremo tranquilli, e mi lasci consultare con lei". Picchiettò in modo invitante il braccio di un grande divano coperto di chintz, e mentre lei si sedeva, Ian fece lo stesso. Ancora non sapeva cosa diavolo dirgli. Sperava in un'ispirazione all'ultimo istante, come Basil le aveva insegnato a fare nel gestire una situazione difficile tra eroe ed eroina. Voleva fare l'eroina ora, con Somerled nel ruolo dell'eroe. Oh, quanto lo desiderava!
Fece un lungo respiro che doveva portare quell'ispirazione alla fine, se l'ispirazione doveva essere utile. E arrivò a comando, come le cose buone o cattive arrivano se intensamente desiderate. Ma era un'ispirazione così assolutamente discutibile che osò a malapena coglierla come avrebbe voluto, perché Aline non era malevola, e detestava la malizia e ogni mancanza di carità come detestava sporcarsi le dita rosa e bianche d'inchiostro. Eppure, non le venne in mente alcuna idea alternativa, e Somerled stava aspettando. Per la disperazione dovette prendere ciò che si offriva, giustificandosi con se stessa a ogni parola che diceva. Eppure, nonostante tutto, non poté fare a meno di pensare di essere intelligente, di avere una presenza di spirito meravigliosa e di mostrare una facoltà inventiva che avrebbe sorpreso Basil, sebbene, naturalmente, lui non dovesse mai sapere, perché gli uomini sono spesso tanto idiotamente coscienziosi sulle piccole cose quanto privi di scrupoli su quelle grandi.
"Il telegramma che è arrivato veniva dalla signora MacDonald, la nonna della bambina", si sentì spiegare, senza dimenticare, nella sua confusione mentale, di rimarcare l'impressione della giovinezza acerba di Barrie. "Mi sono sorpresa a non avere notizie, ma questo messaggio è una risposta alla mia lettera. La vecchia signora non entra nei dettagli, ma dice: 'Gravissimi motivi per cui mia nipote non dovrebbe unirsi a sua madre. Spero che lei di persona me la riporti'. Ora, caro signor Somerled, la bambina è una sua protetta. Spetta a lei dire cosa si deve fare con lei".
Somerled non rispose subito. Rimase seduto a pensare, con le mani infilate a fondo nelle tasche, facendo un tintinnio con chiavi o monete, che nel suo stato d'animo attuale urtava straordinariamente i nervi di Aline. Sentiva che se lui non avesse smesso di tintinnare e avesse iniziato a parlare, avrebbe urlato. Se avesse chiesto di vedere il telegramma, lei era pronta a dire di averlo fatto a pezzi, come scusa per non mostrarlo a Basil, visto che, a ben riflettere, la faccenda sembrava essere affare di Somerled. Somerled, tuttavia, non fece la richiesta, e Aline fu risparmiata da una bugia in più, della quale fu irragionevolmente compiaciuta.
"Bene?" si controllò per mormorare, invece di urlare.
"Mi sentirei un traditore a rinunciare alla ragazza", disse. "Infatti, non posso farlo a meno che lei non sia d'accordo. Ho promesso di non consigliarle nemmeno di tornare indietro. Si è fidata di me quando l'ho portata qui".
"Devo fare due chiacchiere con lei?" suggerì Aline, e mai la sua voce era stata così gentile e dolce. In effetti, nella sua trepidante speranza, era disposta a essere dolce e gentile... con delle limitazioni.
Somerled rifletté di nuovo per un minuto, tintinnando più orribilmente che mai. Poi, proprio quando Aline era di nuovo sul punto di urlare, disse con decisione: "No, grazie. Da quello che la signorina MacDonald ci ha detto, è naturale che sua nonna pensi che ci siano gravi obiezioni contro la signora Bal come tutrice; ma la vecchia signora è rimasta indietro di almeno due generazioni. La gioventù è sulla prua al giorno d'oggi, e... una madre è una madre, comunque. Dovremo dare alla signora Bal una possibilità di compiere il gesto materno..."
"Potrebbe essere lontana, lontana, persino in America... o in Australia", obiettò Aline. "E anche se..."
"Oh, signor Somerled, la mamma sta venendo a Edimburgo!" gridò una voce alla lunga finestra, e Barrie apparve, agitando un giornale.
Era successa l'unica cosa imprevista. La vagabonda si era aggirata nel gazebo e aveva adescato Basil. Aline sapeva fin troppo bene quale scusa avrebbe usato lui se accusato: "Beh, non mi avevi detto che non doveva guardare i giornali!"
"Ho visto il nome, 'Mrs. Ballantree MacDonald'", continuò la detestabile ragazza, facendosi largo nella stanza senza chiedere il permesso. "Sta per 'debuttare', come dice il giornale, in una nuova commedia intitolata 'The Nelly Affair', lunedì sera al Lyceum Theatre. Lunedì prossimo! Quasi tra una settimana! Come posso aspettare... cosa farò fino ad allora?"
Fu a Somerled che si appellò. Gli fece sentire che la responsabilità era sua. Ed era un brutto momento per sentirlo, a causa del telegramma della signora West dalla nonna. Si alzò dal divano, facendo ancora tintinnare le monete nelle tasche. Guardando dall'alto Aline vide solo il suo profilo e un orecchio profondamente rosa come corallo sotto una ciocca di capelli biondi. Evidentemente anche lei stava sentendo la situazione. Che brava a interessarsene! Era davvero buona. Aveva chiesto il suo consiglio. Ora lui avrebbe chiesto il suo.
"La signora West e io discuteremo un piano che ho per lei", disse alla ragazza.
"È il suo piano... o il suo?" chiese Barrie ansiosa.
"Saranno entrambi entro quando lo sentirà", rispose lui, con un sorriso rassicurante.
Aline lo assecondò. "Vai a giocare, bambina, finché il piano non è pronto", gridò allegramente. "Gioca con mio fratello".
Barrie si ritirò, sentendosi come se fosse stata quasi soffocata da un cuscino profumato.
"Indovina il mio piano?" chiese Ian.
"Mi chiedo?" mormorò Aline. Non avrebbe potuto parlare ad alta voce in quel momento.
"È questo. Perché non dovremmo portarla con noi in macchina a Edimburgo? Abbiamo molto spazio".
Sapeva che sarebbe arrivata a questo. Tutto ciò che aveva fatto non aveva fatto che affrettare la catastrofe. "Quella povera vecchia signora", balbettò. "Non posso fare a meno di simpatizzare... di essere un po' dispiaciuta per lei. Non deve, quindi, essere considerata... dopo aver cresciuto la ragazza?"
"Lei pensa", disse lui pensieroso, "che dovrebbe essere consultata?"
"Oh, sì!"
"Molto bene. Allora andrò a risolvere la faccenda con lei personalmente".
"Il telegramma!" pensò la signora West, con le orecchie sempre più coralline. "Dopotutto", esitò, "forse porterebbe a complicazioni. Potrebbe ricorrere... a qualcosa di legale. Immagini se mandasse la polizia a riprendersi sua nipote".
Somerled rise e non disse nulla. Non era dell'umore giusto per discutere.
"Non andrà", pensò Aline. "Grazie al Cielo, odia i fastidi".
Questo era vero per Somerled di norma; ma le sue regole avevano delle eccezioni.
VIII
Dunque questo era il giardino dove quel fiore strano di giovinezza era sbocciato e fiorito. Improvvisamente Barrie, nella sua bizzarria, divenne un enigma leggibile per Somerled.
I due cancelli nell'alto muro erano tenuti chiusi a chiave, ma c'era un campanello tintinnante per ognuno, il cancello per i visitatori (era quasi superfluo), e il cancello per i commercianti e i servitori. Una donna anziana e cupamente stupita aprì il cancello dei visitatori per Somerled, e fece della sua forma magra una barriera nel caso avesse tentato di passare. Ma essendo lei di corporatura stretta, su linee alquanto gotiche, e il cancello ampio, Somerled vide oltre i contrafforti delle sue gonne lo sfondo. E fu questo sfondo che spiegò in un lampo perché la ragazza sapesse meno della vita di un uccello che ha imparato a usare le ali; e anche il motivo per cui non avrebbe mai potuto tornare a sprecare i suoi anni giovanili dietro il muro del giardino di Hillard House. Il pensiero venne in mente a Somerled che sarebbe stato interessante mostrarle il mondo che non aveva mai visto, non solo tra Carlisle ed Edimburgo, ma oltre le colline e lontano, fino alla viola isola di Dhrum, incastonata nella sua cornice di tramonto dorato... o anche più lontano. Non poteva essere, naturalmente, ma il quadro era piacevole.
Si era preparato a essere suadente; ma si rese conto che la suadenza non era una linea di condotta di successo da seguire con i draghi. Invece di chiedere cortesemente se la signora MacDonald fosse in casa, disse bruscamente: "Desidero vedere la signora MacDonald; ho degli affari con lei... non affari miei, ma suoi. E le dica pure che non sono il MacDonald di Dhrum, ma un MacDonald di Dhrum, una cosa molto diversa".
Sapeva bene che il nome di Somerled non sarebbe stato un "Apriti Sesamo" per quella porta, e ne godeva piuttosto. Fu chiaro subito che aveva usato la chiave giusta. Forse nessun'altra sarebbe servita a uno straniero. Anna Case non era scozzese, ma il nome di MacDonald era rispettato entro quelle mura, chiunque lo portasse, e quest'uomo scuro, con gli occhi azzurri che ti trapassavano come lame d'acciaio lucente, non sembrava uno che avrebbe preteso ciò che non aveva diritto di pretendere. Gli fece cenno di seguirla in casa, cosa che fece; nell'atrio; e così in un salotto più squallido di quanto ne avesse mai visti. Forse ce n'erano stati di altrettanto grigi e cupi sulla sua isola di Dhrum; ma a quei tempi non sapeva nulla di salotti.
Questo non era nemmeno del primo periodo vittoriano. Era del medio-vittoriano, e strofinare e spazzolare non aveva dato al brutto mobilio il tempo di addolcirsi. Si sedette su un divano coperto di crine che aveva due cuscini lavorati a uncinetto, ciascuno rigidamente dritto nel suo angolo. Uno rappresentava la testa di un cane, l'altro un mazzo di fiori bianchi e gialli con un freddo sfondo di perline d'acciaio. Alle pareti erano appese alcune incisioni su acciaio; un incontro di Covenanter; ritratti di degni "unco' guid" con basette o barbe; e alcuni cervi torturati inseguiti o catturati dai segugi.
"Terribile!" gemette nello spirito. "Chi avrebbe mai supposto che tali cose esistessero al giorno d'oggi?"
Avrebbe potuto appropriatamente fare più o meno la stessa critica alla vecchia che in quell'istante aprì la porta ed entrò, robustamente, nonostante la zoppia e il robusto bastone stretto in una mano nodosa. Ma mentre i loro occhi si incontravano – i suoi come spessi vetri dietro i quali si vedeva confusamente un fuoco ardente – qualcosa nel suo spirito cupo parlò a qualcosa di altrettanto cupo e intransigente nel profondo della sua natura. Con sua stessa sorpresa si sentì risvegliare dentro un bizzarro impulso di simpatia per la formidabile nonna. Forse, a malincuore, lei provò lo stesso per lui. Ma lo guardò in faccia, intensamente e senza battere ciglio. "Bene, signore", disse, con una voce profonda quasi come quella di un uomo, e sorprendentemente giovane e vitale, "bene, signore, non la riconosco, sebbene lei abbia ottenuto l'ingresso in casa mia rivendicando il nome di MacDonald".
"È vero", rispose Ian, che si era alzato al suo arrivo. "È la prima volta che rivendico il nome da molti anni, sebbene sia il mio e fosse di mio padre prima di me".
"Chi era suo padre?" lo interrogò la vecchia signora. "Che parentela aveva con Duncan, il fratellastro del mio defunto marito?"
"Nessuna parentela se non per vincoli di clan. Non avrebbe sentito parlare di noi. Mio padre era un piccolo affittuario. Si chiamava David".
"Ricordo bene quell'uomo", disse la signora MacDonald, "e anche sua moglie quando vivevo con mio marito sull'isola nella mia giovinezza. Vediamo... Mary era il suo nome. Erano gente timorata di Dio, e non indossavano vestiti così eleganti come i suoi, nemmeno per il loro abito della domenica".
"Dipingo ritratti di persone, vede, e devo vivere nelle città", spiegò Ian con calma, sebbene fosse diventato pigro man mano che si era arricchito e non dipingeva. "I miei vestiti si adattano al mio mestiere e al mio stile di vita meglio di quelli di mio padre, penso; sebbene, per quanto riguarda il mio cervello, il cappello di mio padre sarebbe stato troppo grande per esso".
"Oserei dire che ha ragione riguardo al cervello. Lei è quel giovane che se ne andò in America sotto il nome di Somerled", osservò severamente la signora MacDonald. "Ho letto di lei sui giornali; ma non l'ho mai approvata, signore. Non è lavoro da uomo, secondo me, imbrattare tele con la vernice, e incoraggiare donne sciocche a essere vanitose dei loro volti".
"I miei ritratti non sono considerati avere quell'effetto", ribatté Somerled; "piuttosto il contrario, in alcuni casi. E mi dispiace che lei non mi approvi, perché questo rende un cattivo inizio per quello che sono venuto a dire. Tuttavia, non ci si può far nulla. Conosco la signora Ballantree MacDonald superficialmente; l'ho incontrata in America..."
"Se lei pensa che una conoscenza con quella donna la raccomanderà a me, signore, si sbaglia di grosso", fu la risposta che ottenne.
"Lo menziono per farle capire perché, quando ho incontrato sua figlia ieri sera, mi sono sentito in dovere di fare ciò che potevo, essendo dello stesso nome e non proprio uno sconosciuto per la famiglia".
"Oh, si è sentito in dovere! Allora lei è la persona menzionata in una lettera che ho ricevuto da una certa signora West, a sentir lei una scrittrice di libri. Non leggo il suo genere di libri, e non ho mai sentito parlare di lei. 'Romanzi automobilistici', davvero! Che peggio che sciocchezze! Poco senso devono avere gli sciocchi per comprarli! Se lei viene da questa signora West, può dirle da parte mia che, come si è fatta il letto, così può dormirci. Non ha accolto sotto il suo tetto mia nipote, ma la figlia della signora Ballantree MacDonald, l'attrice di teatro. Ho fatto del mio meglio per la ragazza, sforzandomi di crescerla come una donna buona e modesta, nonostante il sangue cattivo della madre che ha spezzato il cuore di mio figlio e l'ha ucciso, che ha fatto ciò che poteva, e ha fatto ciò che poteva negli anni successivi, per disonorare la nostra casa. Avrei dovuto sapere che mi sarei sforzata invano, e in cuor mio lo sapevo. Vanità, stravaganza e amore per il piacere furono la rovina di Barbara Ballantree. Ho preservato sua figlia da quei pericoli, e le ho dato un'educazione religiosa. La frivolezza era severamente rimproverata in lei. Non aveva conoscenze giovani per insegnarle la follia, o raccontarle del peccato di sua madre. Non le è stato permesso alcun denaro da sperperare in vanità, nessun romanzo sciocco da leggere, come quelli che scrivono i suoi amici, nessuna ricerca frivola che potesse distrarre la sua mente dal dovere... eppure è sua madre tale e quale, e, come sua madre, fugge di nascosto da casa mia, nel cuore della notte".
"Non erano le dieci quando l'ho incontrata alla stazione ferroviaria", Somerled difese l'assente. "Non stava cercando molto furtivamente un treno per Londra, dove sperava di trovare sua madre. La signora West le ha scritto, lo so, e le ha raccontato tutto ciò che è successo. Per quanto mi riguarda, sono passato per parlare di un piano che ho in mente per sua nipote. Il telegramma che ha inviato alla signora West sembrava..."
"Il telegramma che ho inviato alla signora West? Non ho inviato alcun telegramma a lei né a nessuno. Non invio telegrammi".
"Davvero?" balbettò Somerled, colto alla sprovvista. "Avevo capito... la signora West credeva che il telegramma fosse da parte sua..."
"Niente affatto. Non avrebbe potuto crederlo", la signora MacDonald lo interruppe spietatamente. "Deve aver 'romanzato', come suppongo lei lo chiamerebbe. Io lo chiamerei mentire".
Ricordando le parole di Aline, Somerled fu anche lui francamente incline a chiamarla menzogna... da parte della giovane donna o della vecchia. Avrebbe volentieri incolpato la più anziana, ma la ragione si ribellava. Qualunque fossero i difetti della signora MacDonald, non sembrava una che avrebbe mentito deliberatamente.
"Ma perché dovrebbe la signora West?" si chiese Somerled, richiamando alla mente il grazioso sorriso, i dolci occhi azzurri della sua amica. Era stato incline a crederla sincera. Gli era piaciuta molto, più di quanto gli piacessero la maggior parte delle donne, e si era chiesto se non avrebbe potuto imparare a piacerle ancora di più col tempo. Le donne che vedeva più spesso erano per lo più creature nervose, esigenti, egocentriche, che bramavano costanti adulazioni. Aline non era nulla di tutto ciò. Aveva molti fascini, e lui aveva visto pochi difetti; ma un movente per la falsità in merito al telegramma si presentava alla sua intelligenza. Cercò di chiudere la porta a quel ghigno insinuante e presuntuoso.
"Ci deve essere un errore... da qualche parte", mormorò.
"Non qui, comunque", ribatté la vecchia signora.
"Dopotutto, è fuori dalla questione in esame. Ma forse i miei piani per sua nipote non la interessano?"
"Non particolarmente. Eppure, tanto vale che me li dica. Vedo che vuole farlo".
"E vedo" – Somerled sprecò un sorriso, ma solo perché venne spontaneo – "vedo che lei vuole ascoltarli, perché", osò continuare con un lampo dei suoi occhi acuti nei suoi, "le importa cosa diventerà la signorina MacDonald. Se non avesse ricevuto la lettera della signora West, non avrebbe dormito la scorsa notte. Così com'è, sapendo che sua nipote è caduta in mani sicure, può tranquillamente negare l'ansia".
«Vi ritenete un indovino, mio buon signore», replicò la signora MacDonald al suo meglio, o meglio, a quello che Barrie avrebbe definito il suo tono più «sbuffante». «Pensate ciò che vi pare. Per me non conta nulla, e pensare non costa nulla. Quanto alle mani in cui è caduta, che ne so io? Potrebbero essere nere di peccato per quel che ne so. Senza dubbio la figlia di Barbara Ballantree sarebbe altrettanto pronta ad accettare aiuto da simili mani».
«Come pittore, cerco di tenere le mie pulite», disse Somerled. «Ve lo dico seriamente, non per scherzo, perché per il momento mi sono costituito guardiano di vostra nipote. Il mio piano è di portarla nella mia automobile a Edimburgo, dove la consegnerò sana e salva alla signora Bal... alla signora Ballantree MacDonald. In macchina ci saranno la signora West e suo fratello, Basil Norman. Avete qualcosa da obiettare al piano? Se l'avete, vi prego di parlare ora».
«Se parlassi, impedirebbe forse che facciate ciò che avete deciso di fare?»
«Forse no, a meno che le vostre ragioni non facessero appello al mio giudizio», ammise Somerled.
«Non siete un prevaricatore, comunque».
«Non vengo da una stirpe di prevaricatori».
«Non è così, se siete il figlio di David MacDonald. Era un uomo umile, timorato di Dio. Ma voi non avete un'aria umile. Tenete la cresta alta».
Somerled ebbe l'impulso di essere insolente e dire che, in tal caso, doveva tagliarsi i capelli; ma si trattenne. «L'atmosfera di questa casa non induce all'umiltà, signora», rispose invece — e sempre, mentre parlavano, i due si guardavano dritti e pieni in volto.
«H'm!» grugnì la vecchia. Eppure, c'era qualcosa che somigliava vagamente a un luccichio negli occhi grigio-vetro, un bagliore che Barrie e pochi altri ancora in vita avevano mai visto; poiché non più di una o due persone tra i suoi simili avevano mai avuto la minima idea di come gestire la signora MacDonald, nata Ann (disdegnando la "e") Hillard.
«Andatevene pure per il vostro viaggio in automobile, per quanto mi riguarda», disse lei, un permesso che da parte sua era quasi una benedizione. «Probabilmente finirà con un fracasso prima di Edimburgo».
«Non credo», disse Somerled. «Guido io, e so guidare piuttosto bene».
«Non mi riferivo a risultati fisici».
«Così presumevo. Neanch'io», ribatté lui.
Se trovò la risposta enigmatica, non lo disse.
Non si erano seduti durante la conversazione. Ora, Somerled fece un passo verso la porta. «Vi sono obbligato per avermi ricevuto, signora», disse come preludio alla partenza.
«Vi ho ricevuto in virtù del vostro nome», gli ricordò lei.
«Che non ho intenzione di disonorare ai vostri occhi».
«Perché ai miei occhi? Non guarderanno a lungo nella vostra direzione».
«Penso di sì, finché sarò responsabile di vostra nipote. È questo che intendo».
«Non vi ringrazio per la rassicurazione. A parte il fatto che, quando avrà ventun anni, le devolverò una certa somma di denaro di mio figlio, mi sono lavata le mani della ragazza».
«Io no. Non è quel tipo di lavaggio che le rende pulite».
«Mi rimproverate, signore!» Lei lo fulminò con lo sguardo.
«Affatto, signora. Anche se volessi azzardarmi, non ce n'è bisogno, perché credo che il vostro abbaiare sia peggiore del vostro mordere».
Di nuovo lei quasi scintillò all'audacia del disgraziato. C'era dell'eccitazione in ciò, che non provava dai primi giorni di matrimonio. Allora aveva avuto a che fare con un altro MacDonald, e persino una Hillard poteva, senza disonore, permettersi di essere dominata da un MacDonald di Dhrum.
«Quando avrò affidato vostra nipote a una tutela più adatta della mia», continuò Somerled rapidamente, «vi scriverò per dirvelo».
«Tutela adatta! Passerà del tempo prima che riceva quella lettera».
«Vi ringrazio per il complimento».
«Non ne era uno».
«Non è colpa vostra se scelgo di prenderlo come tale».
«Non ho colpe in alcun modo in questa faccenda».
«Su questo non sono giudice. Sono le mie azioni che devo curare». E di nuovo sorrise.
«Vi consiglio di stare attento, signore, tra Barbara Ballantree e Barribel MacDonald. Vi auguro gioia con entrambe».
«E che dire di Aline West?» La domanda si sussurrò nelle orecchie di Somerled.
Ma la signora MacDonald non sapeva nulla di Aline West. E Somerled stava iniziando a pensare che, nonostante la vantata sagacia dell'esperienza, non ne sapesse molto di più neanche lui.
«Vi ringrazio per i vostri gentili auguri», disse in modo non impegnativo. «E ora vi auguro buona giornata».
Porse la mano e, con sua grande sorpresa quando ci ripensò in seguito, la signora MacDonald diede la sua. Sulle nocche sporgenti la vecchia pelle giaceva morbida e lassa. La donna austera era vagamente patetica per Somerled nella sua giovinezza, forza e pieno successo. Il tocco della mano che voleva essere di ferro nel guanto di velluto di una vecchiaia sfiorita lo rese consapevole del suo immenso vantaggio su di lei. Andò via pieno di speranza, e di una curiosa, nuova gioia di vivere, che era in parte l'eccitazione della battaglia.
«La luna dell'erica!» si ritrovò a dire, mentre usciva dal giardino mal tenuto, un tempo incantevole, dove Barrie aveva spesso sognato. Forse il pensiero venne allora perché qua e là una macchia di erica gloriava le erbacce, o forse perché i sogni di Barrie ancora coloravano di porpora il loro luogo di nascita.
IX
Quando l'ora di pranzo si avvicinò e Somerled fu assente, il cuore di Aline ebbe un presentimento. Era inutile discutere sul fatto che doveva essersi attardato a parlare con il suo autista, con il quale era andato a consultarsi presto. La ragione offriva questa spiegazione, che era plausibile, e del tutto più probabile di ogni altra; ma l'istinto era sordo ad essa. Aline vagava nervosamente per la casa e il giardino, incapace di stabilirsi ovunque, ed era un ulteriore fastidio per il suo spirito turbato che Basil si dedicasse anima e corpo all'intrattenimento di quella ragazza terribile nel gazebo. Andava bene che lui la intrattenesse, e la mantenesse passiva, ma Aline avrebbe voluto che fosse un martire, che sacrificasse la propria inclinazione per il bene di sua sorella. Non voleva pensare che ci fosse qualcosa in questa creatura giovane e rozza che attraeva gli uomini a lei, e faceva sì che trovassero piacere nella sua compagnia. La testa di Aline doleva, e non riusciva a pensare in modo coerente. Più e più volte si chiese: «Cosa farò se è andato a trovare quella vecchia e ha scoperto del telegramma?» ma nessuna risposta chiara arrivava. Poteva solo ripetere le parole che volevano essere consolatorie: «Ma non è andato lì. È sciocco pensare una cosa del genere. Non è quel tipo di uomo».
Era nel gazebo con suo fratello e Barrie MacDonald quando alla fine Somerled arrivò. Lo chiamò gaiamente mentre appariva dietro l'angolo di un enorme cespuglio di rose architettonico, e lui rispose piacevolmente. Incontrò persino il suo sorriso con un sorriso altrettanto amichevole agli occhi, e non vi fu alcun cambiamento definibile nel suo sguardo o nei suoi modi, eppure... Aline fu colta da una fredda paura che gelò il profumato mezzogiorno di agosto. La sua percezione dell'invisibile era sensibile come l'ago di una bussola al brivido del nord magnetico. Il suo cervello ronzava improvvisamente come se un alveare di api fosse stato scatenato nella sua testa. Una voce sembrava urlare nelle sue orecchie accuse: «Che sciocca sei stata — che sciocca sei stata. È tutta colpa tua se ha scoperto. Non c'era bisogno di fare quella cosa. Non era necessario».
Temeva di incontrare gli occhi di Somerled e leggervi condanna, eppure il suo stesso terrore la costringeva a cercarli, e imparare subito il meglio o il peggio, poiché la suspense era insopportabile. Le sembrò che lui evitasse il suo sguardo; che anche lui fosse nervoso e a disagio, pur cercando di apparire a suo agio.
Per un momento o due parlò dell'auto, che era andato a vedere, e di una spedizione turistica intorno a Carlisle che Basil aveva proposto per il pomeriggio. Poi si voltò improvvisamente verso Barrie: «Ho riflettuto su cosa possiamo fare per voi, signorina MacDonald», disse. «Non sappiamo dove sia vostra madre ora, ma sappiamo che sarà a Edimburgo all'inizio della prossima settimana. Forse potremmo riuscire a scoprire dove si trova nel frattempo, ma ci sarebbe un ritardo prima che potessimo aspettarci risposte alle richieste, se sta recitando in piccole città per mettere a punto la sua nuova opera. Non volete tornare da vostra nonna. Domani partiremo con la mia auto. Mi sono assunto la responsabilità di voi, quindi sono il vostro tutore pro tempore. Non potrei permettervi di gironzolare sola da qualche parte. L'alternativa è portarvi con noi in auto. Che ne dite?»
«Io in un'automobile!» esclamò Barrie, estatica. «Non può essere vero».
«Sarà vero se dite di sì». Somerled parlò con calma, ma sembrò ad Aline che i suoi occhi fossero accesi. Erano fissi sulla ragazza, notando come impallidisse e arrossisse. Il suo volto, visto nelle luci dorate e nelle ombre verdi del gazebo, aveva la consistenza dei fiori. Aline non aveva saputo che era in lei odiare qualcuno così cupamente come odiava Barrie MacDonald in questo momento; e odiava anche Somerled, più di quanto lo avesse odiato la scorsa notte. Bramava farlo soffrire come lui stava facendo soffrire lei. Se solo potesse — se solo avesse il potere!
Questo era il colpo che aveva saputo sarebbe caduto: l'invito a Barrie. Ora il peggio era accaduto nonostante il rischio che aveva corso per evitarlo. E Somerled non voleva incontrare i suoi occhi. Significava questo che non solo non dava peso alle sue argomentazioni, ma che aveva scoperto la falsità su cui si basavano?
«Certo che dico di sì!» Barrie stava rispondendo gaiamente. «Sembra più che mai di essere in una fiaba. Viaggiare per cinque giorni, in una vera, viva automobile, per vedere la mia vera, viva madre! Oh, se la nonna lo sapesse!»
«Lo sa», disse Somerled. Le parole si dissero da sole. Per una volta incapace di decidere rapidamente e definitivamente, era tornato da Hillard House a Moorhill Farm senza aver deciso se raccontare o meno come aveva trascorso gran parte della sua mattinata. Aveva lasciato che il caso risolvesse la questione; e ora era risolta. Ancora non guardò la signora West. Parlò con un tono banale, come se la conoscenza di suo nonno riguardo al suo piano non includesse alcun segreto da parte sua.
«Come fate a sapere che lo sa?» chiese Barrie ansiosamente, sporgendosi verso di lui con i gomiti sulle ginocchia, il mento nella mano, la lunga treccia rossa che ricadeva sulla spalla. «Voi... non l'avete vista?»
«L'ho vista».
«L'avete incontrata mentre mi cercava!»
«No, non quello».
«Allora dovete essere stato a Hillard House».
«Sì. Sono andato lì per parlare con la signora MacDonald di voi».
Per salvarsi la vita, Aline non avrebbe potuto trattenere il suo arrossire straziante. Lacrime iniziarono a scendere dai suoi occhi. Sebbene fosse stata preparata a metà per questo colpo, cadde su di lei con uno shock quasi mortale. Ostentatamente, Somerled teneva gli occhi lontani dal suo viso; e quello era peggio che se avesse fissato dritti nei suoi occhi. Il suo terribile rossore doveva aver toccato la coscienza di un cieco. Richiamò l'attenzione affascinata di Basil dalla ragazza; e sua sorella appariva così colpita che lui avrebbe gridato per chiedere cosa ci fosse, se lei non avesse sigillato le sue labbra con uno sguardo di disperato comando.
Non c'era più un grammo di dubbio. Somerled sapeva che la signora West aveva mentito sul telegramma, e tutto era cambiato tra loro per sempre. Per un momento Aline si disse che non c'era speranza, non poteva essercene; eppure, se lui teneva a lei, non avrebbe perdonato? Non c'era modo di salvare la situazione, e trasformare l'inevitabile cambiamento in guadagno invece che in perdita? Prese una decisione rapida e coraggiosa, come può fare una donna timida quando le dicono che la sua vita dipende da un'operazione pericolosa, da eseguire istantaneamente o mai più.
«Signor Somerled», disse, «posso parlarvi — solo io e voi da soli per qualche minuto?» Mentre faceva la sua richiesta, si alzò dal sedile rustico dove era stata seduta accanto a suo fratello e di fronte a Barrie.
«Certo, con piacere». Somerled si alzò a sua volta, rigido e vigile come un soldato in servizio. Lei odiava questa rigidità, questa vigilanza. Le mostrava che lui temeva sensibilmente la scena a venire, e nascondeva la riluttanza dietro uno scudo duro e brillante.
«Signora West», Barrie parlò impulsivamente, «se non vuole che vada in auto, non andrò».
«Certo che voglio che tu vada, bambina sciocca». Aline cercò di ritirare la durezza dalla sua voce, ma era lì, come il pungiglione di una vespa in una ferita. «Anche se non pensassi che fosse saggio per alcune ragioni, non è la mia auto, sai, ma quella del signor Somerled, e lui ha tutto il diritto di invitare gli ospiti che vuole. Non immaginare che io voglia parlargli di te. È qualcosa di molto diverso che ho da dire».
Barrie fu redarguita in un silenzio istantaneo; ma mentre Aline e Somerled si allontanavano insieme, la sentirono fare appello confidenzialmente a Basil, con un tono di appassionato interesse: «Cosa devo fare per i vestiti? Non posso partire in automobile con...» Il resto fu perso nella distanza.
I due camminarono senza parlare fino al grande cespuglio di rose zampillante e all'incrocio dove due sentieri si incontravano. Poi, scegliendo il sentiero che evitava la casa, Aline prese la sua vita nelle sue mani.
«Avete menzionato quel telegramma alla signora MacDonald?»
«Sì», confessò Somerled. «L'argomento è venuto fuori — accidentalmente».
«Cosa ha detto? Voglio che me lo diciate. Dopo vi spiegherò — perché».
«Ha detto che non aveva inviato alcun telegramma; e ho visto subito che dovevate aver fatto un errore».
«Non avete bisogno di metterla così per salvare i miei sentimenti!» Aline lo interruppe, ansimando un po', senza cercare di calmarsi. «Sapevate che avevo... vi avevo detto una bugia. Siate onesto con me. Dovete. E io sarò onesta con voi».
«Sono contento che mi stiate parlando così», disse Somerled semplicemente, «perché ero confuso, lo ammetto. Non potevo sopportare di pensare...»
«So esattamente cosa non potevate sopportare di pensare», tagliò corto lei, lasciandosi scoppiare in un singhiozzo. «Avete pensato: 'La signora West mi ha raccontato una bugia deliberata perché è gelosa di quella bambina, e non vuole che la porti in auto'. Oh, non negatelo. Lo so. Ed è vero. Ero gelosa, non mi dispiace la povera piccola cosa. Perché dovrebbe? È troppo insignificante, troppo bambina nell'intelletto oltre che negli anni. Ma... volevo voi per noi. È stato orribile da parte mia. Solo che non potete immaginare quanto ho atteso questo viaggio, fin dal giorno in cui ci avete chiesto di farlo con voi. Prima di allora ero annoiata dall'idea di scrivere il libro che abbiamo promesso ai nostri editori. Il nostro andare con voi ha fatto tutta la differenza per me. Vedete, siamo diventati così amici a bordo — quell'ultima notte. Sono un'amica gelosa. Lo ammetto. Ed è stato un colpo così grande avere un'estranea imposta su di noi — farvela imporre da voi — quando avreste potuto intuire come mi sentivo, se siamo amici. Il telegramma di stamattina era di Sir George. Mi diceva che la signora Bal stava venendo a Edimburgo. All'istante sapevo che avreste chiesto a quella ragazza di venire con noi lì in auto — oh, semplicemente per la vostra gentilezza di cuore verso una trovatella. Ma non potevo sopportarlo. Vedevo tutto rovinato — per tutti noi, anche voi. Ero come una bambina delusa. Dovevo fare qualcosa — e sull'impulso ho inventato quella bugia. Non sono dispiaciuta nemmeno ora — credo. Eppure avevo intenzione di dirvi, prima o poi, la verità. Onestamente, non avrei tenuto il silenzio a lungo se non aveste scoperto. Non sono una codarda quando è necessario essere coraggiosi».
«Vedo che non lo siete», disse Ian. «Mi avete fatto un grande complimento, e vi ringrazio».
«Mi ringraziate per cosa — esattamente? Per aver detto una bugia perché volevo tenere il mio amico per me — se potevo?»
«Per avermi voluto abbastanza bene da dirla».
«Per avervi voluto abbastanza bene! Eppure ora ho mostrato il mio affetto — e il mio coraggio, mi volete meno».
«No».
«Lo volete!»
«No».
«Provatelo».
«Come volete che lo provi?»
La voce di Aline era roca. Si sentiva spezzata, ma non ancora battuta. «Provatelo», sussurrò quasi, «sacrificando quella ragazza alla — nostra amicizia. Quando torniamo al gazebo, ditele che avete cambiato idea; che scoprirete in quale posto sua madre sta recitando ora; e che dopotutto pensate sia meglio mandarla lì subito. Potreste scoprirlo facilmente, sapete! E porterei la bambina io stessa se voleste. Lo farei per voi, se faceste quello che chiedo per me».
«Mi state solo mettendo alla prova, signora West», disse Somerled. «Non desiderate davvero che io venga meno alla ragazza».
«Venga meno a lei! Che esagerazione. Vuole andare da sua madre».
«Al momento vuole andare da sua madre in automobile».
La rabbia per la sua ostinazione e il suo fallimento fece perdere ad Aline il controllo. «Intendete dire che volete la ragazza nella vostra automobile!» Il suo modo di fare rese le parole un'accusa. Ma lui accolse la sfida in silenzio, camminando al suo fianco, la testa leggermente chinata, le mani in tasca. Aline lanciò un'occhiata al suo profilo. La sua mascella sembrava contratta, e aveva l'espressione di un uomo che darebbe qualsiasi cosa per fumare una sigaretta.
Era troppo tardi per tornare a tentoni sulla strada del tatto, e il sangue caldo alle sue tempie la rendeva indifferente alla sua opinione, al futuro, a tutto tranne che alla sua stessa rabbia e al bisogno di sfogarla.
«Il silenzio acconsente», disse amaramente, vedendo le sue speranze giacere infrante ai suoi piedi, ma senza ancora curarsene troppo. Solo, sapeva sbadatamente che se ne sarebbe curata più tardi, curata fino al punto più acuto dell'agonia. «Bene, tanto per la nostra amicizia! Mi dispiace. Avrei fatto molto per la mia parte di essa, ma c'è un limite, non è vero? E l'amicizia non può essere tutta da una parte. Temo che, se volete la signorina MacDonald nella vostra auto, dovrete trovarle un altro accompagnatore. Io non mi impegno in quella veste».
Ora c'era solo un'ultima scappatoia aperta per Somerled. Poteva protestare che Aline lo aveva frainteso; che non gli importava un fico secco o qualcosa del genere se la signorina Barrie MacDonald andava a Edimburgo o a Gerico; che l'unica cosa che contava era l'amicizia della signora West. Se lo avesse detto rapidamente, lei gli avrebbe teso entrambe le mani e pianto un poco, e chiesto perdono per essere stata irascibile. Allora si sarebbero perdonati l'un l'altro e tutto sarebbe stato come prima, o meglio. Ma Aline attese senza fiato per un istante, e molti altri istanti: e Somerled non disse assolutamente nulla. Avrebbe continuato a camminare lentamente se lei non si fosse fermata improvvisamente a metà del sentiero, e non lo avesse costretto a fermarsi. Già iniziava a sentire il dolore della perdita e il peso irrevocabile di ogni cosa. «Cosa dobbiamo fare?» ansimò, il suo petto che si alzava e abbassava in modo seducente. Le sue guance erano rosa brillante, e i suoi occhi brillanti. Mai era stata così vicina alla bellezza; ma Somerled la affrontò con una calma molto simile al malumore.
«Cosa dovete fare voi?» rispose lei con una domanda.
«Cosa volete che faccia?»
«Voglio che voi e Norman veniate in auto con me attraverso la Scozia, naturalmente».
«Grazie. Ma ho fatto il mio punto, e devo attenermici. Basil ed io non verremo con voi se questa ragazza viene».
«Abbiamo litigato, allora, vero?» chiese lui. I suoi occhi erano blu come il ghiaccio dei ghiacciai nel suo volto bruno. La sua bocca e il suo mento sembravano duri come ferro; e mai Aline lo aveva amato così tanto.
«Sì, abbiamo litigato — se insistete», disse lei.
«Allora non devo più intromettermi in casa vostra come ospite».
«Andrete...»
«Naturalmente andrò. Non posso stare in casa vostra — è lo stesso che casa vostra — quando pensate che non merito più la vostra amicizia. Da parte mia, penso che siate irragionevole; ma potrei sbagliarmi. Forse sono io che sono irragionevole, e non riesco a vederlo. Ad ogni modo, dovrò andare».
«Non voglio Miss MacDonald in casa un minuto dopo che te ne sarai andata», disse Aline, quasi in tono di minaccia.
«Perché dovresti? Non le ci vorrà molto a fare le valigie, povera ragazza».
«Dovrai rimandarla da sua nonna, adesso», la avvertì Aline, in un breve lampo di sfida.
«È impossibile. Non verrei meno alla mia promessa, nemmeno se Mrs. MacDonald non le avesse proibito di mettere piede in casa».
«Immagino che non possa certo venire da sola con te a Edimburgo sulla tua automobile, vero?»
«Verrà a Edimburgo sulla mia automobile, ma non da sola con me. Non verresti anche tu, Mrs. West, così da poter dimenticare tutte queste sciocchezze?»
«Le chiami sciocchezze? Ciò dimostra quanto poco tu mi capisca, quanto tu sia disposto a rovinare ogni cosa per questa sciagurata ragazza! Basil e io torneremo semplicemente al nostro piano originale, e viaggeremo attraverso la Scozia insieme su un'auto a noleggio».
«Il pranzo è servito, signora», annunciò Moore, alla svolta del sentiero.
Il pranzo... e il mondo in rovina!
«Mr. Somerled e Miss MacDonald non pranzeranno», disse Aline con freddezza.
Moore nascose la sorpresa ritirandosi con composta fretta.
«Addio, Mrs. West», disse Somerled.
Le tese la mano, guardandola fisso, ma lei si voltò e si allontanò di corsa da lui, piangendo.
LIBRO II
SECONDO BARRIE
I
Quando accadde la Grande Sorpresa, io e Mr. Norman stavamo appena facendo una conversazione molto piacevole. Non mi sarei mai aspettata di conoscere un vero autore e, naturalmente, volevo parlare di lui, ma lui insisteva per parlare di me. Mi faceva domande in un modo del tutto diverso da sua sorella, anche se non riesco a tradurre la differenza a parole. Posso solo avvertirla. So che il suo modo mi spingeva a rispondere, mentre il di lei mi faceva venire voglia di schiaffeggiarla. È strano, perché lei non era scortese, ma morbida e gentile.
Tra le altre cose che Mr. Norman mi stuzzicava a raccontare, c’erano le storie sciocche che scarabocchiavo di nascosto sin da quando dovevo stampatello perché non avevo ancora imparato a scrivere. Disse che gli sarebbe piaciuto vederle, ma io gli spiegai che erano state strappate, persino l'ultima, che avevo infilato nel camino della mia stanza prima di scappare dalla nonna. Allora disse che avrei dovuto scriverne un'altra e che mi avrebbe aiutata. Ero entusiasta quando aggiunse che le persone che si mettono a scrivere come le anatre che vanno all'acqua, fin da quando sono quasi bambine, senza che nessuno le incoraggi, di solito hanno un vero talento. Questo mi rese frenetica dal desiderio di ricominciare subito a scrivere, e lo invidiai perché lui e Mrs. West avevano pianificato una storia tutta incentrata sul loro viaggio in auto in Scozia. Pensai che sarebbe stato divertentissimo scrivere di cose che stavano realmente accadendo; ma lui spiegò che non avrebbe inserito le persone reali, né ciò che facevano o dicevano, solo il paesaggio e forse qualche avventura, un po' romanzata. Gli dissi che mi sarebbe piaciuto ancora di più scrivere le cose esattamente come erano nella vita; allora lui obiettò che, se uno facesse così, non sarebbe una storia, ma una specie di diario.
Forse questo è una specie di diario, ma sento di doverlo scrivere, specialmente perché, a causa di ciò che è successo mentre parlavamo, la storia di Mr. Norman non potrà più essere scritta. Almeno, non potrà essere scritta su questo viaggio e su questa bellissima automobile.
Quella cameriera compassata di Moore, che sembra avere un afflusso di denti al cervello, avanzò a piccoli passi verso la porta del padiglione dove eravamo seduti e ci chiamò per il pranzo. Naturalmente questo interruppe la nostra conversazione, ma Mr. Norman disse che doveva essere "seguita nel prossimo numero", come un romanzo d'appendice, e che avremmo sfruttato al meglio il nostro tempo tra Carlisle ed Edimburgo. "Mi lascerai aiutarti quanto posso, non è vero, Miss MacDonald?" mi chiese. Dissi "Sì" e lo ringraziai; poi lui esclamò: "Stringiamoci la mano sul patto".
Non sapevo con precisione cosa fosse un patto, ma strinsi la mano, perché la maggior parte delle cose che iniziano con "pa" sono piacevoli. Proprio mentre davamo l'ultima scossa, apparve Mr. Somerled, e mi sentii arrossire, perché i suoi occhi sembravano così blu e feroci, come se fosse contrariato per qualcosa.
"Stiamo facendo un accordo", spiegò Mr. Norman. "Miss MacDonald ha promesso di lasciarsi aiutare a scalare la vetta della fama come autrice. Quanti giorni ci concederai insieme sulla tua automobile?"
"Caro mio, mi dispiace doverti dire che Mrs. West e io abbiamo appena litigato", disse Mr. Somerled, "e lei si è tirata indietro per il viaggio".
Ho sempre riso quando ho sentito o letto l'espressione "gli cadde la faccia"; ma le facce cadono davvero. Il mento di Mr. Norman sembrò improvvisamente allungarsi di qualche centimetro. "Si è tirata indietro dal viaggio!" ripeté, come se non potesse credere alle proprie orecchie.
"Sì. Le ho chiesto di riconsiderare, ma ho fatto un pasticcio. Temo che non ci sia speranza che cambi idea. Dice che tu e lei farete il vostro viaggio da soli".
Desiderai quasi che invitasse Mr. Norman a rompere con sua sorella, ma non lo fece. Forse non sarebbe stato etichetta. Non so nulla di queste cose. Il libro di etichetta che Heppie mi prestò da leggere una volta era troppo poco interessante, peggio di Hannah More.
La faccia di Mr. Norman continuava a cadere. Sua sorella non ne sarebbe stata lusingata se l'avesse vista.
"Infatti", aggiunse Mr. Somerled, "temo che questo sia un addio. Mrs. West non si aspetta..." si interruppe e rise un poco, "...non si aspetta che Miss MacDonald e io restiamo a pranzo".
Ora vedo che è stato orribile da parte mia, ma battei le mani e gridai: "Che emozione!" Mr. Norman arrossì. Spero non abbia pensato che fossi ingrata. Non era affatto quello il motivo per cui ho battuto le mani. Era l'essere accomunata a Mr. Somerled nel litigio, e il domandarmi cosa sarebbe stato di noi due.
"È come Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso dall'Angelo con la Spada Fiammeggiante", dissi, per rimediare; e forse funzionò, perché entrambi risero questa volta, ma era una risata molto strana. Se Heppie mi avesse sentito ridere così, mi avrebbe accusata di isteria. Ma fu un bene per Mr. Norman, e impedì alla sua faccia di continuare a cadere. Balbettò rimpianti, scuse e suggerimenti, e anche Mr. Somerled sembrava turbato, sebbene non eccitato come Mr. Norman e me. Entrò in casa a raccogliere le nostre cose, e io fui grata di non incontrare Mrs. West. Lei rimase alla larga, ma uno dei domestici aiutò Mr. Somerled, che non ha nessun uomo che si occupi di lui, e un'altra, non quella orribile Moore, si offrì di aiutarmi, ma dissi: "No, grazie". Sapevo che in seguito avrebbe preso in giro il mio fagotto con le altre. Tutte le cameriere in questa casa hanno denti sporgenti, come se fossero state assunte apposta, e in qualche modo le rende formidabili, come avere delle orchesse a farti i bagagli.
Pensate a Mr. Somerled che, nel bel mezzo della sua preoccupazione, si ricorda che potrei voler dare denaro ai domestici di Mrs. West! Non sembra il tipo di uomo che penserebbe a piccole cose del genere, ma comincio già a vedere che non è facile indovinare com'è fatto davvero, a meno che non sia lui a lasciartelo fare. Mentre eravamo sulla strada per la casa, mi disse a bassa voce: "Ecco un acconto di quello che ti devo per la spilla", e rapidamente mi infilò un mucchio di oro e argento in mano, costringendo le mie dita a chiudersi attorno alle monete.
"Ma non hai ancora la spilla", sussurrai di rimando.
"Mi fido di te", disse, in modo distratto, come se i suoi pensieri fossero già volati altrove. E non c'è da stupirsi!
Diedi una moneta da dieci scellini alla cameriera, con un'aria grandiosa che deve averla colpita, perché dopo mi trattò quasi con rispetto, e di nascosto fece scivolare il mio brutto fagotto fino al cancello principale, dove, pochi minuti dopo, la grande auto di Mr. Somerled venne a prenderci. Qualcuno deve essere stato mandato a prenderla, e c'erano delle briciole sul cappotto dell'autista, il che mi fece pensare che fosse stato chiamato via nel bel mezzo del suo pranzo, pover'uomo. Deve essere rimasto sorpreso, ma aveva quell'ineffabile sguardo da statua di marmo che ho notato sui volti dei grandi cocchieri che guidano dame dal naso all'insù in carrozze scintillanti per le strade di Carlisle. Heppie dice che la vera prova di un servitore ben addestrato è non mostrare alcuna emozione in nessuna circostanza; quindi suppongo che questo grande autista, che si chiama Vedder, debba essere davvero molto ben addestrato. È un uomo dall'aspetto strano, ma molto elegante, e, essendo un londinese, mette accuratamente tutte le sue "h" nel posto sbagliato. Se dimentica di farlo, torna indietro e pronuncia di nuovo la parola. Viaggiò da Londra all'America per fare il cocchiere di Mr. Somerled anni fa, e poi imparò a guidare un'automobile e a fare il meccanico, perché non riusciva a sopportare l'idea che il suo padrone scorrazzasse per la terra con chiunque altro. Mr. Somerled mi raccontò tutto questo, venendo dalla stazione ferroviaria, quando mi portava alla fattoria di Moorhill.
Mr. Norman ci salutò, e fu molto abbattuto mentre i bagagli di Mr. Somerled venivano caricati sull'auto, ma era così leale verso sua sorella che non volle dire altro se non "Mi dispiace!", ripetuto più e più volte.
Temevo che Mr. Somerled volesse guidare (come mi aveva detto la sera prima che gli piaceva guidare la sua auto) e lasciarmi seduta da sola nell'immensa automobile grigia, che ha un frontale di vetro e una capote che puoi alzare o abbassare. Ma con mia gioia salì accanto a me e lasciò che Vedder prendesse il volante con quelle mani grandi e ben fatte che confermano l'idea della statua di marmo. Non avevo idea di dove stessimo andando; e Vedder guidava così lentamente che indovinai che si aspettava ulteriori istruzioni.
Non appena fummo al sicuro lontano dal cancello, feci la domanda che mi bruciava sulla lingua: "Non mi porterai dalla nonna?"
"Pensavo che tu ti fidassi di me come io mi sono fidato di te", fu l'unica risposta che Mr. Somerled si degnò di dare.
Improvvisamente mi vidi come un porcellino egoista. "Mi fido di te", insistetti. "Ma dovrei voler tornare di mia spontanea volontà, piuttosto che lasciarvi rinunciare... a delle cose... per me. Non sono nulla per te..."
"Tu sei la figlia di Mrs. Ballantree MacDonald, e... ehm... un essere umano come me".
"Se è per questo, suppongo che anche un verme sia un essere umano. Ma questo verme ha voltato le spalle, e preferirebbe incrociare il cammino di un uccello mattiniero perfettamente affamato piuttosto che andare dalla propria nonna. Quindi non lo farò, nemmeno per te, anche se sei stato così gentile; ma vorrei che mi lasciassi alla stazione dove mi hai trovata, e mi lasciassi viaggiare per Edimburgo in treno. Posso aspettare lì la mamma..."
"Sciocchezze!" interruppe; una parola a cui sembra devoto, dato che l'ha già usata diverse volte per abbattere qualche mio suggerimento come se lo colpisse con un martello. Ha l'aria di un uomo abituato a fare a modo suo con il mondo, comunque con le donne, e non posso pensare che sia un bene per lui; sebbene l'unica idea di Mrs. West apparentemente sia fare ciò che gli piacerà, non in modo agitato, ma con gentilezza e dolcezza; quindi deve essere questo ciò che piace agli uomini. Mi farebbe pena se vivesse con la nonna! Suppongo che sia il vivere con lei per così tanto tempo che mi fa sentire il desiderio di oppormi a persone forti e dittatoriali, solo per vedere cosa faranno. Con lui, quel piano sarebbe eccitante. Sono ingrata, ma desidero contraddirlo su qualcosa, non importa cosa, e mettere alla prova la mia piccola forza dispettosa contro la sua, come un topo testardo e presuntuoso che sfida un leone.
Non avevo alcuna inclinazione a contraddire o litigare con Mr. Norman. Ma lui ha occhi patetici e malinconici, che chiedono gentilezza, laddove Mr. Somerled sembra annoiato dalle cose, come se avesse bisogno di essere scosso.
Facevo questi pensieri mentre lui continuava a ricordarmi, più gentilmente, che aveva promesso di portarmi a Edimburgo in auto, e che aveva una piuttosto forte debolezza per il non infrangere le promesse.
"Ma ti restituisco questa intatta, nemmeno incrinata", dissi io. "Quindi è diverso".
"Non scelgo di riprendermela", disse lui. "Mi umilierai se ti rifiuti di andare a Edimburgo sulla mia auto... con una chaperon competente, naturalmente".
"Una chaperon! Santo cielo!" non potei fare a meno di ridere. "Non sei abbastanza chaperon tu, un uomo grande, grosso e adulto?"
"Suppongo che tu mi consideri molto vecchio", disse; "e lo sono, rispetto a te; ma temo... no, non temo... a dirti la verità, sono estremamente contento di non aver ancora raggiunto l'età da chaperon".
"Qual è l'età da chaperon per un uomo?" chiesi.
"Settanta".
"E non lo sarai per molto tempo", aggiunsi sognante, chiedendomi quanti anni avesse davvero.
Per un istante i suoi occhi si svegliarono completamente, e sembrò come se fosse su tutte le furie; poi scoppiò a ridere. Ma il suo viso bruno era piuttosto rosso quando mi chiese se mi sarebbe dispiaciuto menzionare la mia onesta impressione sulla sua età.
Pensai un minuto, poi dissi che forse poteva avere... beh, quasi trent'anni. Rise di nuovo, e sembrò sollevato, ma voleva sapere se trenta mi colpiva come un'età vecchia o giovane. Non sapevo cosa rispondere, per non essere scortese, così dissi poco dopo che avevo sempre pensato ai trent'anni come all'anno in cui non si è ancora di mezza età, sebbene tutto ciò che accade dopo il trentesimo compleanno non possa avere importanza. "Tuttavia", continuai, "sembri giovane. Solo che c'è qualcosa di importante e deciso in te, come se dovessi essere adulto da molto tempo".
"Per non ingannarti, ne ho trentaquattro", disse. "Ora, senza dubbio, mi considererai una specie di Vecchio Marinaio. Forse è ancora meglio".
"Guardandoti, non posso, anche se fosse meglio", dovetti confessare. "Sei così vivo... così forte, così... quasi violento. Non riesco in qualche modo a immaginare che tu sia mai stato più giovane, o che tu possa mai invecchiare".
Proprio allora, quando avevamo dimenticato la parte della nostra conversazione sulla chaperon, l'auto rallentò e Vedder fece una sorta di segnale di soccorso. Mr. Somerled mise la testa fuori dal finestrino aperto, al che penso che Vedder debba avergli ricordato che stavamo entrando in città, volendo sapere cosa doveva fare dopo. La testa nera e liscia di Mr. Somerled rientrò, e lui mi fissò con una sorta di divertita disperazione. "Devi conoscere qualcuno che farebbe da chaperon per qualche giorno, con un buon salario... mandata a casa in treno quando avremo finito con lei. Quella ex governante o balia di cui mi hai parlato".
"Oh, Heppie non si farebbe trovare morta se dovesse lasciare la nonna", dissi. "Non che lei la ami. Nemmeno un topo ama un gatto, quando non cerca di scappare. Continua a correre indietro ed essere educato con gli occhi fuori dalle orbite".
"Deve esserci qualcun altro. Pensa. La tua nonna ha degli amici?"
"Dio mio, no. Lo disprezzerebbe. Solo qualche conoscente e un parente o due, che lei snobba quando vengono a trovarla e rimprovera se non lo fanno. Non lo farebbero... ma, oh, forse Mrs. James potrebbe. Chissà?"
"Dove vive Mrs. James?"
Gli dissi rapidamente che era in una stradina senza uscita chiamata Flemish Passage, non lontano da English Street, dove Heppie e io a volte guardiamo i negozi; e stavo per dire altro a riguardo e su Mrs. James, ma prima che avessi il tempo di fare un altro respiro, Mr. Somerled afferrò un tubo parlante e ci stava parlando attraverso. "Trova Flemish Passage vicino a English Street, e ti dirò dove fermarti", indirizzò alla parte posteriore della testa massiccia di Vedder.
"È un negozio di antiquariato, e lei lo gestisce", mi affrettai a spiegare, ma questo non sembrò importare a Mr. Somerled.
"Spero che la compagnia della signora sia di tuo gradimento", fu tutto ciò che disse.
"La adoro, ed è un angelo, ma un angelo molto particolare; e la nonna non la definisce una signora, quindi forse non lo farai nemmeno tu", gli diedi la notizia.
"Oserei dire che tua nonna non avrebbe definito mia madre una signora", rispose con freddezza. "Era un angelo, e la donna più intelligente e aggraziata che abbia mai conosciuto o che mi aspetti di conoscere". Mi è piaciuto molto per averlo detto. E qualcosa mi diceva che, nonostante il suo modo prepotente con me, non sarebbe stato il tipo da darsi arie alte e nobili con Mrs. James, come fa la nonna.
English Street, naturalmente, è la strada principale di Carlisle e corre verso nord fino al Castello di William Rufus che sta a guardare verso le brughiere in direzione del confine, a otto miglia di distanza. La nonna non ha mai voluto che Heppie mi portasse nel Castello, perché ora è trasformato in caserma e brulica di soldati. Diceva che suo padre chiamava i soldati Uomini di Sangue, e sembrava pensare che questo avrebbe dovuto distogliermi dal desiderio di entrare, ma non lo ha fatto affatto, anzi, tutto il contrario. Adoro i soldati nei libri, e mi piacerebbe incontrarne alcuni.
Fu vicino alla vecchia Cittadella di Enrico VIII, dove le torri sono state trasformate in tribunali, che dovemmo svoltare, ed è lì che English Street inizia davvero. A Vedder non ci volle molto per trovare Flemish Passage, che Mrs. James dice prenda il nome dai muratori fiamminghi che William Rufus portò con sé per costruire il Castello, uomini che in seguito si stabilirono a vivere a Carlisle. Forse c'erano case fiamminghe sul posto in quei giorni... chi lo sa? Amo pensare che ci fossero; e sebbene non ci sia traccia di nulla di metà così antico come William, Flemish Passage non deve essere cambiato molto da come doveva essere nel Medioevo. Persino le persone che ci vivono sono per lo più anziane, e mentre la grande auto grigia svoltava nel piccolo e tranquillo vicolo cieco, teste anziane apparvero alle finestre antiche di tutte le case medievali. Dovrei pensare che nulla di così eccitante sia accaduto a Flemish Passage, in ogni caso, da quando Carlisle si arrese al Principe Charlie. L'auto sembrava enorme, come se fosse un drago che si gonfiava fino al doppio della sua grandezza per la rabbia perché sapeva che non ci sarebbe stato spazio per voltarsi quando avesse voluto uscire.
La casa della signora James era come le altre, finché non fece abbattere il muro tra le due finestre anteriori per unirle e non prese a gestire un negozio. Le capitò di fare così proprio come a Miss Mattie in quel caro "Cranford" che ho trovato col nome di papà scritto sopra; solo che la signora James, naturalmente, era sposata e Miss Mattie no. Volevo parlare al signor Somerled di lei e di come suo marito, un lontano cugino della nonna, fosse il medico che non era riuscito a guarire mio padre. La signora James in sé non era una cugina, e non veniva nemmeno dal sud, perciò la nonna non la prendeva mai in considerazione, dato che non ha alcuna stima per la gente del sud. La signora James era del Devonshire e (agli occhi della nonna) un’unione scandalosa per Richard James. Heppie mi ha raccontato una volta che lui era in pensione presso la madre della ragazza del Devonshire quando era studente di medicina a Londra; e persino Heppie assume arie di superiorità con la signora James, che considera una creatura incapace. Ho l'idea che Heppie conoscesse il dottore prima che incontrasse sua moglie e che lui sia stato il suo Unico Romanzo; quindi, naturalmente, pensa che il "Mistero James" non sarebbe accaduto se lui avesse sposato lei. Certo, però, non sarebbe mai venuto in mente a nessuno di sposare Heppie, mentre la signora James deve essere sempre stata un tesoro e molto graziosa nel suo modo soffice. La nonna dice che il "Mistero James" (come sembra venisse chiamato sui giornali all'epoca, quando ero molto piccola) non è mai stato un mistero, se non per "sciocchi o cacciatori di sensazioni". L'ho sentita pronunciare queste esatte parole alla povera signora James, che è venuta a trovare la nonna una volta al mese da che ho memoria, sebbene la nonna non faccia altro che rendersi sgradevole e dire cose per ferire i sentimenti della signora James, sapendo che il suo unico sogno di felicità consiste nel credere che suo marito sia ancora vivo.
Nessun altro lo crede, mi ha detto Heppie, perché il dottor James aveva un motivo per non voler vivere, "a prescindere da qualsiasi delusione nella sua vita domestica". Dopo che non era riuscito a guarire mio padre, ci fu un altro caso che si supponeva non avesse compreso. Non so esattamente cosa sia successo, perché le mie domande non venivano incoraggiate; ma operò la persona quando non avrebbe dovuto, oppure non operò quando avrebbe dovuto; ad ogni modo la persona era un alto personaggio, quindi ci furono problemi e ci sarebbe potuta essere un'inchiesta legale se il dottor James non fosse andato un giorno a Seascale, per poi sparire da lì. Il suo cappello fu trovato sulla spiaggia, insieme a un cappotto, e sebbene il suo corpo non sia mai stato ritrovato, tutto il mondo, eccetto sua moglie, si sentì certo che si fosse suicidato di proposito. Quanto a lei, è perfettamente convinta che sia vivo e spera ancora oggi che un giorno tornerà da lei, o che la farà chiamare per andare da lui.
È sparito, o morto, o qualunque cosa sia successa, diciassette anni fa, quando ero quasi una neonata; e lui e la signora James non erano poi così giovani neanche allora: ma poiché lui amava quella che chiamava la sua "faccia da bambina", lei ha sempre cercato disperatamente di conservare il suo aspetto affinché lui non la trovi cambiata quando (lei non dice "se") si incontreranno di nuovo. È la cosa più patetica di cui abbia mai sentito parlare, perché nonostante tutti i guai che ha avuto, abbastanza da farla invecchiare due volte, non ha mai perso allegria o coraggio. La nonna e Heppie pensano che sia empio e frivolo da parte sua non "inchinarsi al volere di Dio", ma io penso che sia una meraviglia e amo ogni suo piccolo modo buffo e ogni sua abitudine.
Non conosco la signora James abbastanza bene da chiamarla amica, perché non la vedo spesso e non siamo mai state lasciate sole quando è venuta a trovare la nonna; Heppie mi ha portata a casa sua solo una volta, subito dopo che era diventata povera a causa del fallimento di una cassa di risparmio e aveva trasformato il suo piccolo salotto in un negozio di antiquariato. Immagino che Heppie volesse andarci semplicemente per spiare la nudità della terra e soddisfare la curiosità della nonna. Ma non ho mai dimenticato quel giorno e quanto la signora James fosse coraggiosa e raggiante mentre vendeva le belle cose antiche che aveva amato: cimeli della sua famiglia e di quella di suo marito; vecchi orologi, vecchi vasi, vecchi ornamenti e gioielli, vecchie porcellane e vetri, vecchi campionari di ricamo e pezzi di ricamo o broccato, mobili antichi, vecchi quadri e trasparenze, e ogni cosa di valore eccetto i vecchi libri, che adorava perché la biblioteca era stata la vita di suo marito. È stato intelligente da parte sua, penso, raggruppare i tesori nel piccolo salotto con i suoi pannelli e le travi di quercia, il suo pavimento in quercia irregolare e lucido e le due finestre a vetri a diamante che ha ampliato e unito. Non è come un negozio, ma solo una stanza incantevole stracolma di cose adorabili, e ognuna di esse in vendita, persino le sedie. Scrisse dei cartelli pubblicitari che la gente dell'albergo le permise di affiggere nei loro atri o uffici, perché rispettavano il suo coraggio e avevano apprezzato il dottor James. Americani e altri viaggiatori videro gli annunci e andarono a casa sua; così, a poco a poco, la signora James ebbe successo con il suo esperimento. Quando la maggior parte dei suoi antiquariati fu venduta, poté permettersi di acquistarne altri, altrettanto buoni o migliori, per sostituirli. Non ha mai guadagnato grosse somme di denaro; ma forse perché aveva debiti del marito da saldare, cosa che ha tenuto segreta. Inoltre, è così generosa e gentile che pagava buoni prezzi per le cose quando comprava, e ne chiedeva di piccoli quando vendeva.
"Signora James: Antiquariato;" c'è scritto in lettere dorate sopra la porta su cui si può ancora vedere il segno lasciato dalla targhetta professionale del dottor James. Sua moglie l'aveva fatta rimuovere prima di aprire il suo negozio, perché sentiva che il suo dedicarsi al commercio avrebbe potuto sembrare un discredito al "suo onorato nome".
Quello è il suo grande motto: "il suo onorato nome". L'ho sentita spesso ripeterlo alla nonna, che invariabilmente sbuffa e dice qualcosa per scoraggiare o umiliare la povera umile cara che tiene così tanto alle famiglie Hillard e James, e così poco a se stessa.
Aprendo la porta, che fa suonare un campanello da sola, entri direttamente nel salotto, o atrio. C'è un paravento di quercia che taglia la visuale verso sinistra e offre un'opportunità per le sorprese; e proprio di fronte, sul retro, c'è una bella scala antica intagliata, che sale ripidamente, con due svolte e due pianerottoli, dove si trovano alti orologi antichi. Dietro questo atrio o salotto, trasformato in negozio, c'è un minuscolo salottino, dove la signora James trascorre le sue poche ore libere, mangia i suoi minuscoli pasti solitari e legge fedelmente quasi ogni libro della biblioteca del marito, in modo da poter essere una compagna intelligente per lui se dovesse tornare. Le pareti del salottino sono coperte dai suoi libri, su scaffali che arrivano quasi fino al soffitto dalle travi basse. Dietro il salottino c'è la cucina, che si affaccia su un minuscolo giardino con un incantevole melo; e una scala di servizio, quasi come una scala a pioli, porta a quelle che un tempo erano le stanze della servitù. Ora la signora James dorme in una di esse; e accanto c'è la ragazza, salvata da chissà cosa dall'Esercito della Salvezza, che è la sua unica servitù. La parte anteriore del "piano di sopra", che si raggiunge dalla bella scala nel negozio, è occupata da un curato che fa da pensionante. Heppie dice che la signora James può permettersi di non avere più un pensionante ora, e che lo tiene solo perché è avara; o perché pensa sia "distinto" avere qualche legame con la "Chiesa". Ma sono sicura che sia davvero perché è così gentile e di buon cuore che non riesce a sopportare di mandare via il curato dalle stanze che sono state la sua unica casa per anni.
È rimasta sorpresa nel vedermi scendere da un'automobile con un uomo! So che mi ha vista scendere, perché ha aperto lei stessa la porta, esclamando con la sua voce morbida del Devonshire, che non è mai stata indurita dal nord: "Ma, Barribel, mia cara bambina, posso credere ai miei occhi?"
Enfatizza molte parole quando parla, cosa che Heppie definisce smanceria, non abbastanza riservata per una vera signora; ma a me piace quando la signora James lo fa, perché suona cordiale e sembra più interessata a te di qualsiasi altro modo di parlare che abbia mai sentito.
Ho presentato il signor Somerled e mi sono affrettata a spiegare, nel respiro successivo, che era un MacDonald, perché questo lo faceva sembrare un parente, e lei non avrebbe pensato fin da subito che fossi con un perfetto sconosciuto. Ma appena ho detto "Somerled", sapeva tutto di lui, non solo la storia del primo Somerled, che naturalmente doveva conoscere, ma anche che questo era una grande celebrità. Non l'avrei saputo, se il signor Norman non l'avesse menzionato: e Moore, quella coi denti, mi ha anche detto che aveva sentito la signora West dire che lui era "un milionario". Non sono sicura se la signora James sapesse dei milioni, e anche se lo sapesse, non le sembrerebbero importanti neanche la metà dei suoi quadri, di cui ha iniziato a chiacchierare. Certo che non sono importanti, perché chiunque può avere milioni per caso, ma si può avere il genio solo per ciò che si è in se stessi. Mi sono sentita più che mai meravigliata del fatto che lui fosse così gentile con me; una persona così adulata e corteggiata; ma nonostante tutto non riuscivo a farmi sentire in soggezione di lui. Mi sembrava solo un Uomo: e volevo più che mai vedere cosa avrebbe fatto se avessi preso la mia strada e fossi andata contro di lui.
La signora James ci ha invitati in casa nel suo modo cordiale ed enfatico, mentre il nostro arrivo e la nostra vicinanza erano ancora misteri che dovevano averla lasciata assai perplessa. Ho visto dal lampo blu negli occhi del signor Somerled che l'artista in lui ammirava il salotto-negozio, e ho pensato dai suoi modi che avesse preso in simpatia la signora James stessa. Sono così abituata al suo aspetto, avendola vista una volta al mese da che ho memoria, che difficilmente posso giudicare come sia: e suppongo sia particolare. Ma perché non dovrebbe cercare di restare giovane per il bene del suo sogno? Penso che sia romantico e bellissimo, e tutto in linea con i suoi sforzi per diventare l'eguale intellettuale del suo marito perduto. La nonna e Heppie, dopo che la signora James se n'è andata, sbeffeggiano le parole lunghe che usa e la condannano per voler ingannare le persone facendole credere che sia molto più giovane di quanto non sia. Ma questo perché non hanno romanticismo in loro e non possono comprendere il suo vero motivo.
La sua figura è come quella di una ragazzina, anche se forse un po' più rigida e meno rotonda. È bassa e ha la vita più sottile del mondo, così sottile che deve farle male respirare, ma quello è il suo orgoglio principale, perché "il dottore" (come lo chiama sempre) si innamorò a prima vista della sua vita sottile; e lei non ha mai lasciato che misurasse un pollice in più di allora. Un uomo robusto potrebbe abbracciarla con le mani. Forse il dottor James potrebbe. Ora acconcia i capelli come lui amava di più diciassette anni fa, sebbene la frangetta sembri fuori moda e strana. La nonna dice che i suoi capelli sono decolorati, altrimenti non avrebbero potuto mantenere il loro colore giallo alla sua età, quarantacinque anni. Ma brillano e sono di un bell'oro. Si impegna molto nel farli, anche quando è di fretta in una fredda mattina d'inverno, perché non è mai sicura che "il dottore" non possa apparire quel giorno, per farle una sorpresa. Sarebbe terribile se, dopo tutti questi anni, dovesse entrare e trovarla non al meglio!
Ha tratti simili a quelli di una bambola, con grandi occhi blu scuro e sopracciglia alte e arcuate che le danno un'espressione innocente e in attesa. Heppie dice che se le tinge; ma Heppie non ha affatto sopracciglia, quindi le è difficile credere a quelle degli altri.
Quando la signora James è venuta a incontrarci alla porta, aveva in mano una rivista femminile, aperta su una pagina dove diceva a grandi lettere, "Come essere belle per sempre", quindi suppongo sia vero, come dice Heppie, che sia sempre alla ricerca di ricette per restare giovane. Indossava un vestito di mussola color lavanda, molto adatto al suo incarnato chiaro, che sarebbe perfetto se non avesse pochissime venuzze che si intravedono nel rosa delle guance, e qualche tenue ruga d'espressione attorno agli occhi, che noti solo se fissi in modo maleducato come fa la nonna, per "ridimensionare la vanità della signora James". La lavanda era il colore preferito del dottore, e lei ne indossa invariabilmente una sfumatura o l'altra. Non ha mai voluto mettersi in lutto per lui, come la gente pensava dovesse fare quando è sparito.
Ho spiegato tutto, parlando così velocemente da restare senza fiato, mentre il signor Somerled girava per la stanza guardando le curiosità. Ero contenta che non arrivassero clienti a interrompere; ma fortunatamente non c'era molto pericolo a quell'ora, visto che non erano ancora le due e mezza e la gente aveva appena finito di pranzare. Mentre parlavo, lei emetteva piccoli esclamazioni quasi come il tubare di una colomba; e la cosa più disperata nella nostra storia sembrava essere, a suo avviso, il fatto che non avevamo pranzato.
Ha insistito per darci uova, torta di mele e caffè nel suo sala da pranzo, e ci ha lasciati entrare in cucina ad aiutarla a cucinare. Il signor Somerled sembrava piuttosto giovane e infantile. Abbiamo riso tutti e tre un bel po'. Il signor Somerled non ha detto una parola sul mio andare a Edimburgo o sulla questione della chaperon finché non abbiamo finito il nostro pasto da picnic e lui non ha selezionato per sé diversi tra gli oggetti migliori e più costosi del negozio. Dopo di che, come avrebbe potuto la signora James negargli quello che chiamava "un gran favore", anche se avesse voluto dire di no, cosa che non voleva? Al contrario, ne fu incantata. Tutto aveva cospirato per rendere possibile la sua partenza. Il curato era partito per una vacanza, dandole il permesso di usare le sue due stanze se voleva. Potevo averle io finché non fossimo partiti; e lei avrebbe chiesto a un'amica della porta accanto di occuparsi del negozio, una brava ragazza che spesso la aiutava, se fosse stata malata o avesse dovuto allontanarsi per una "caccia alle curiosità". "Pensate!" esclamò, "Non sono mai stata in Scozia, sebbene disti solo otto miglia, e l'ho desiderato per tutta la vita. Scoprirete che ho una buona conoscenza libresca del paese, se può servire a qualcosa, poiché il passatempo preferito del mio caro marito è stato lo studio della storia. Da quando ha--lasciato Carlisle, ho dedicato molto tempo a seguire le sue ricerche."
Le parole lunghe escono così bene dalla sua bocca graziosa, e le articola con tale cura, che sembrano uscire fuori una ad una come uccelli ben formati lasciati uscire da una gabbia. Si sta specializzando nella pronuncia, e in ciò che a volte chiama "lessico raffinato". Era la figlia di un fattore nel Devonshire.
Fu deciso che la ragazza della porta accanto dovesse essere chiamata subito, in modo che la signora James e io potessimo andare a fare acquisti. Ero ricca col ricavato della spilla; perché il signor Somerled contò il resto del denaro sul tavolo del salottino; e la signora James lo incoraggiò dicendo che cinquanta sterline non erano un centesimo di troppo da prestare su un tale tesoro. Ma sembra proprio meraviglioso! La signora James stessa deve essersi sentita al settimo cielo dopo aver fatto vendite così buone, e i suoi occhi si illuminarono al pensiero di un cappello e un cappotto da automobilista: sembravano acquisti eccitanti. Ma quando il signor Somerled menzionò il fatto che mia madre è una delle donne vestite meglio al mondo, la piccola donna sembrò spaventata. "Non oserò prendermi la responsabilità di scegliere un completo per la bambina, allora," disse nervosamente. (Vorrei davvero che la gente non mi chiamasse "bambina", anche se è più gentile da parte della signora James che della signora West!) "E se non dovesse fare l'impressione corretta? Non vorrete lasciarvi persuadere ad aiutarci, signore, con il vostro consiglio sugli articoli più importanti?"
In qualche modo sento che il signor Somerled odia il "signore" tanto quanto io odio "bambina". Mi aspettavo che trovasse una scusa, dicendo che non sapeva nulla di tali cose... o "articoli", secondo la signora James. Ma invece, ha colto al volo il suggerimento e sembrava contento come una Pasqua. Suppongo non voglia che io sia uno spauracchio e disonori la sua auto durante il viaggio.
Quando Miss Hubbell è arrivata dalla casa accanto, profumando di quella sorta di marmellata deliziosa che lei e sua madre stavano preparando, siamo partiti noi tre sull'automobile grigia, con la signora James che cercava di non sembrare imbarazzata e orgogliosa, né di fare piccoli balzi e sussulti quando pensava che stessimo per travolgere qualche creatura.
Sono passati molti anni da quando è stata a Londra. Credo ci sia stata durante il suo viaggio di nozze e mai più da allora: e oltre a quella spedizione, Exeter e Carlisle sono le sue due città più grandi: ma, per impressionare il grande artista, ha fatto la sostenuta su Carlisle, dicendo che "non dovevamo sperare di trovare i negozi di Londra". Avrei voluto incrociare il suo sguardo, perché sono sicura che veda ogni cosa divertente; ma sarebbe stato orrendo ridere della cara signora, che cercava di essere una donna di mondo.
Alla fine, fummo io e il signor Somerled a scegliere tutto, persino il cappotto e il cappello da auto della signora James, perché lei era troppo timida per decidere; e se avesse deciso, avrebbe scelto tutte le cose sbagliate. Ho dovuto prendere i miei vestiti già pronti, a causa della partenza per la Scozia la mattina successiva, ed è stato buffo vedere quanto fosse difficile soddisfare il signor Somerled. Si sarebbe pensato che avesse un vero interesse per i miei vestiti; ma naturalmente era dovuto alla sua natura artistica. Abbiamo trovato un sargia blu (non avrei creduto, dopo la mia esperienza mortale, che la sargia blu potesse essere così carina) e un completo di gonna e giacca di stoffa color crema; e un vestito da sera di chiffon bianco, credo la ragazza l'abbia chiamato così. In realtà ha le maniche corte sopra i gomiti, e una scollatura piuttosto bassa, che mostra dove si trovava la mia clavicola quando ero più magra di adesso. Sembra un'epoca avere un vestito così. È stato il signor Somerled a sceglierlo tra gli altri e a insistere che lo prendessi, sebbene, per quanto sembrasse semplice, fosse terribilmente costoso. La signora James pensava che non potessi permettermelo, visto che avevo così tante cose da fare con le mie cinquanta sterline, ma il signor Somerled spazzò via le sue obiezioni con quel modo determinato che ha anche nelle piccole cose. Disse che sarebbe stato denaro nelle sue tasche, come artista, dipingermi con quell'abito; e che dovevo posare per lui indossandolo. Avrebbe chiamato il suo quadro "La ragazza nell'abito bianco"; e siccome lo avrebbe esposto a Londra e New York ricavandone un gran prezzo, naturalmente doveva essergli concesso di pagare il vestito. La signora James sembrava dubbiosa sull'opportunità, ma lui contrasse le sue sopracciglia nere, e ciò la rese immediatamente del tutto sicura che lui dovesse avere ragione. Quando ebbe acconsentito a farmi prendere il vestito a quelle condizioni, non poté (come disse lui) fermarsi di fronte a un semplice cappello, così mi comprò un cappello incantevole da indossare con la stoffa color crema. Suggerì che lo tenessi nella "scatola degli pneumatici" mentre viaggiavamo in auto: un oggetto rotondo ed enorme sopra la vettura.
"È proprio come avere un caro zio, non è vero, mia cara?" chiese la signora James. Ma non sentivo che il signor Somerled fosse il tipo d'uomo che potrei mai pensare come un caro zio, e lo dissi prima ancora di fermarmi a chiedermi se suonasse scortese. Per fortuna non sembrò offeso.
Scrivo questo nel salotto del curato, al piano di sopra, nella casa della signora James. È notte, e dobbiamo partire domattina molto presto, perché mi è capitato di dire che non ho mai visto l'interno del castello di Carlisle, né ho mai messo il naso nella cattedrale. La nonna non approva le cattedrali, e il fatto che siano storiche non fa alcuna differenza. Il signor Somerled ha detto che potremmo visitarle entrambe, e poi "scivolare oltre il confine". Oh, quel confine! Quanto l'ho pensato, come se fosse la porta del Romanzo; e così è, perché è la porta della Scozia. Temo che debba essere un sogno il fatto che finalmente lo varcherò, per vedere le glorie dall'altra parte, e trovare la donna incantevole che per me è la Regina di ogni Romanzo: mia madre. Eppure, mi sono pizzicata diverse volte e, invece di svegliarmi nella mia vecchia stanza a Hillard House, ogni volta mi sono ritrovata con gli occhi spalancati nella stanza del curato, che contiene molti libri e ha un odore di fumo di tabacco, e sulla mensola del camino la corona nuziale della signora James come ornamento sotto una campana di vetro.
Il signor Somerled è andato in un albergo; ma è rimasto a cena con noi, e la signora James ha tirato fuori tutte le sue cose più belle. È stato molto più piacevole della cena di ieri sera a Moorhill Farm, anche se la signora West aveva cose squisite da mangiare. Sono contenta che non vedrò mai più Moore! Ma mi piacerebbe vedere il signor Norman. Potrei provare per lui un sentimento come se fosse un fratello. Ma non so cosa dire riguardo ai miei sentimenti per il signor Somerled. Penso a lui come a un cavaliere, venuto in soccorso di una damigella sperduta in una foresta incantata. Dopo aver liberato la damigella da un drago – la nonna – sta per portarla via con un altro tipo di drago completamente diverso; un drago alato ben addestrato, che la gente che non ne sa di meglio crede sia solo un'automobile.
II
Non so come ho osato con un uomo simile, ma questa mattina ho detto sciocche fandonie da fiaba al signor Somerled, alias il Cavaliere, e lui ha risposto gravemente nella stessa lingua. Gli farei un grande favore, ha detto, se potessi ricondurlo nel paese delle fate, perché un tempo ne conosceva la strada, ma l'aveva persa molto tempo fa. Aveva rinunciato alla speranza di ritrovarla, e fino all'altro giorno aveva temuto che tutte le fate fossero morte.
"Se trovi il paese delle fate, dovrebbe essere mentre splende la luna dell'erica," gli ho detto. "Ma non avrò molto tempo per aiutarti a cercarlo, perché tra cinque giorni mi lascerai con la mamma, e viaggerai da solo. Devi cercare la chiave dell'arcobaleno ovunque tu vada; perché, sai, potrebbe essere ovunque, e la luce della luna dell'erica la mostrerebbe luccicante nell'erba, o sotto un fiore, o persino in mezzo alla strada davanti ai tuoi occhi."
Mi ha guardata in un modo strano, quasi malinconico, e non riuscivo a distogliere lo sguardo da lui, anche se volevo, perché era come se stesse leggendo il mio Io più profondo, usando i miei occhi come finestre, di cui non potevo tirare le tende.
"Potresti trovare la chiave, se non l'hai già," ha detto. "Comunque, non posso trovarla senza il tuo aiuto. Ma non importa. Forse non saprei cosa farne se la trovassi, ora che sono diventato vecchio e disilluso."
Allora ho risposto, perché non potevo farne a meno sotto l'incantesimo dei suoi occhi. "Tu non sei vecchio o disilluso. Tu sei un Cavaliere: e i cavalieri che salvano le damigelle sono sempre giovani e coraggiosi."
Prima di vederlo, se qualcuno mi avesse detto che una persona sopra i trent'anni non fosse di mezza età, avrei pensato che fosse un'assurdità. Ma ora vedo che persino trentaquattro anni non sono tanti. Sembra proprio l'età giusta per un uomo.
"Se mi nomini Cavaliere, io ti battezzo Principessa," ha detto lui, ridendo come se fosse imbarazzato, eppure compiaciuto. "Perché, confesso di aver vagato abbastanza vicino al confine ieri sera, da pensare a te come a una principessa che era stata chiusa in una storta di vetro, come tutte le principesse davvero graziose ai miei tempi, nel paese delle fate. Ora la storta è stata aperta, anche se la principessa credeva che fosse sigillata ermeticamente..."
"È stato il cavaliere ad aprirla!" l'ho interrotto. "Ma sei andato davvero vicino al confine?"
"Al confine del paese delle fate."
"Oh! Intendevo la Scozia. Ma, dopotutto, per me sembra la stessa cosa. Non lo è per te?"
"Non la penso così da un bel po' di anni," ha detto. "Eppure potrebbe essere..."
Ho perso il resto, perché la signora James è entrata, pronta a partire. Eravamo rimaste insieme nel piccolo salotto sul retro della casa mentre lei dava le ultime istruzioni alla signorina Hubbell. E io indossavo il mio nuovo tailleur di saia, naturalmente, con una camicetta più adatta a un angelo che a Barrie MacDonald; e un cappotto grigio e un cappuccio grigio con un lungo velo grigio che ne scendeva fluttuando – tutto dello stesso grigio dell'auto, e scelto per abbinarsi. Non ho potuto fare a meno di pensare, quando ho indossato il cappuccio davanti allo specchio del curato, che nonostante una crepa verde sul mio viso e una macchia viola sull'occhio (è uno specchio molto antico, non abituato alla carnagione delle ragazze) in realtà non ero poi così male. Oh, se solo la mamma fosse contenta! Ma naturalmente tutte le madri devono essere contente dei propri figli. Si legge molto nei libri sull'amore materno.
Ieri abbiamo comprato due piccoli bauli, uno per la signora James e uno per me, dello stesso colore grigio dei nostri mantelli, entrambi realizzati appositamente per un'automobile: e anche il signor Somerled ha un baule grigio, più piccolo del mio, oltre a un oggetto che chiama valigia. Stamattina ci ha portato in regalo una borsetta grigia ciascuna, dotata di spazzole, pettini, uno specchietto e minuscole boccette per l'acqua di colonia. I miei accessori sembrano d'oro, anche se immagino naturalmente che siano solo dorati; e quelli della signora James sono d'argento. Lei pensava che avrebbe ferito i suoi sentimenti se avessimo rifiutato di accettare i suoi regali, sebbene sia stata cresciuta credendo che una signora non debba mai prendere nulla da un gentiluomo, eccetto libri, dolci e fiori. Tuttavia, dice di aver trovato spesso difficile condurre la vita secondo le regole dell'etichetta, poiché ci sono così tante complicazioni che si sono dimenticati di includere.
Erano solo le otto e mezza quando siamo partiti, perché volevamo vedere la Cattedrale e il Castello. Saremmo andati prima alla Cattedrale, e lungo la strada dovevamo passare davanti a una grande autorimessa che mi ha sempre fatto battere il cuore solo a vederla, ogni volta che Heppie ed io siamo venute in città a fare acquisti. Ero solita chiedermi come sarebbe stato attraversare l'ampia porta in un'auto tutta mia. Povera me, nella mia "storta di vetro", con poche possibilità, a quanto pareva, di scappare dal drago per viaggiare in qualsiasi mezzo che non fosse il cuscino-mobile sul quale spesso saltavo la notte, per sfrecciare via verso terre lontane del mondo dei sogni.
Ora, facendo spuntare il suo grosso muso da quel garage, c'era un'auto grigia (ma non di un grigio così bello come la nostra) condotta da un esile autista. Stava trasportando due passeggeri, e io sono sobbalzata sul sedile posteriore elastico della nostra auto per la sorpresa quando li ho riconosciuti. La mia testa è scesa meccanicamente in un inchino tanto educato come se non fossi stata cacciata di casa dalla signora West, sebbene, quando mi sono resa conto di quello che stavo facendo, ho temuto che lei potesse far finta di non conoscermi. Deve far sentire un verme essere ignorati quando si è appena sorriso e fatto un cenno! Ma non avrei dovuto temere. Il signor Norman si è tolto il cappello in modo impressionante, come se fossi davvero la principessa del sogno fiabesco del cavaliere; e la signora West ha fatto un inchino, con uno sguardo dolce e triste prima al signor Somerled, poi finendo con me: esattamente quell'espressione da martire, rimproverante eppure rassegnata, che una regina dovrebbe rivolgere a una folla di sudditi ribelli sulla strada verso il patibolo dove la loro crudeltà l'aveva mandata.
Naturalmente, se avessi dovuto mostrare questo al signor Norman, e fargli criticare la mia scrittura come si era offerto di fare, non avrei potuto includere cose del genere; quindi forse è meglio che debba arrangiarmi da sola.
Il signor Somerled, che stava guidando la nostra auto (con Vedder al suo fianco, a suonare un clacson musicale), si è tolto il cappello con la stessa eleganza del signor Norman, senza perdere il controllo dello sterzo, nonostante sembrasse che ci fossero cento cose e creature di ogni tipo davanti al grande muso luminoso dell'auto in quel preciso momento. Non mi ero mai resa conto fino ad allora di quanto Carlisle fosse un luogo affollato e movimentato; perché sembra che tu abbia una serie diversa di emozioni e impressioni appositamente per l'uso nelle automobili, e devi usarle lì, che ti piaccia o no. Suppongo che siano rimaste quiescenti nelle persone per migliaia di anni, tra l'epoca delle eccitanti bestie preistoriche e le automobili; ma ora entrano in gioco abbastanza spesso da recuperare il tempo perduto. Non che avessi paura nell'auto, nemmeno all'inizio: solo che sembrava davvero che tutte le cose che si muovevano sulla faccia della terra puntassero direttamente verso di noi, per non parlare di ciò che noi stessi stavamo facendo a loro. Fortunatamente per me, mi fidavo del signor Somerled; e forse la signora James non era ancora arrivata a quello stato di beatitudine, o forse era naturalmente più timida, perché si teneva così forte al braccio del sedile che ha strappato un guanto, e aveva un'espressione tesa intorno agli occhi e alle narici, anche se sorrideva in modo diligente ogni volta che mi sorprendeva a guardarla.
"Chi è quella bella signora bionda e l'affascinante giovane uomo scuro a cui hai appena fatto un inchino?" ha chiesto, quando abbiamo superato l'auto grigia che sembrava una brutta copia della nostra.
Le ho detto che l'uomo era il signor Basil Norman e la signora era la signora West, che aveva litigato con il signor Somerled ieri per qualche motivo che lui non voleva spiegare, ma probabilmente perché non poteva essere disturbata con me.
"Poverina, sembrava pronta a piangere!" sospirò la signora James. "A quest'ora, oserei dire, si è pentita di ciò che ha fatto, e prega per avere una possibilità di rimediare."
Sarebbe cristiano pregare anche per questo; ma se rimediare significa averla in quest'auto, dovrei conficcarmi la preghiera nel cuore come un chiodo.
Non c'era bagaglio nell'altra auto, quindi ho intuito che la stessero provando, per vedere se avrebbero voluto noleggiarla per il loro viaggio. E, nonostante il signor Norman fosse così gentile e diverso da sua sorella, non ho potuto fare a meno di sperare che potessero iniziare con un'altra parte della Scozia rispetto alla nostra.
Continuavo a pensare a loro mentre serpeggiavamo nel traffico, sebbene la cara signora James continuasse a parlare in modo approvativo, adatto alla mia intelligenza, di Carlisle, e di che posto meraviglioso fosse, e di quanto dovremmo esserne orgogliosi. Quanto fossero larghe e ben costruite le strade nuove, e quanto fossero interessanti quelle vecchie! Quanto facessero bene alla carnagione i venti che soffiavano dai grandi spazi della brughiera oltre la città! Non ci avevo pensato molto, ma certamente Carlisle è romantica come città, perché nella storia vedi come sia sempre stata un solido baluardo degli inglesi, contro cui le maree dell'invasione si infrangevano invano: una sorta di torre di guardia, da cui l'Inghilterra guardava oltre il confine dove il pericolo era in agguato. Non posso fare a meno di volgere la mente al lato romantico delle cose, anche se può essere sciocco; ma, dopotutto, è reale tanto quanto l'altro lato. Entrambi sono lì, e puoi scegliere quale ti piace avere per te, come ho detto al signor Somerled.
Più tardi siamo arrivati alla Cattedrale. Ho dovuto confessare di non esserci mai entrata, ma non ho menzionato il pregiudizio della nonna contro le cattedrali. Non avevo mai bramato di vederne l'interno come avrei fatto se l'esterno fosse stato alto, aggraziato e grigio, invece di tozzo e rosso: un colore rosso ocra che è interessante solo quando il sole vi splende sopra, o quando è bagnato e scintillante di pioggia, in mezzo ai suoi incantevoli alberi secolari. Ho quasi sussultato di gioia e sorpresa, comunque, quando siamo entrati, perché l'interno è meraviglioso. È come se i costruttori avessero avuto in mente un'allegoria su un corpo semplice e un'anima gloriosa.
Chi avrebbe mai pensato che il signor Somerled ricordasse così tanta storia di questo paese settentrionale, dopo aver vissuto, da quando è cresciuto, in America, e aver fatto fama e fortuna lì? La signora James pensa che parli persino come un americano. Lei è un buon giudice, perché più della metà dei clienti del suo negozio di curiosità sono americani, e chiacchierano con lei di ogni sorta di cose. Legge i libri di storia di suo marito, per fargli una piacevole sorpresa quando torna, e la conoscenza che raccoglie è denaro nelle sue tasche, perché può riversare fiumi di informazioni su turisti curiosi. Quando ha gentilmente raccontato loro tutto sui romani in generale e sulla Legione Augusta in particolare, e sul Museo, e sul castello di William Rufus; sul fatto che la Cattedrale sia stata privata di gran parte della sua navata per ricostruire le mura della città nel 1644, e sul fatto che Sir Walter Scott sia stato sposato con la sua graziosa sposa francese lì (o meglio nella chiesa di St. Mary, che era stata aggiunta in quei giorni), e così via, gli americani, e persino gli scozzesi più astuti, non possono sgattaiolare via dal suo negozio senza comprare qualcosa.
Ho amato l'immensa semplicità di quella navata normanna, con i suoi enormi archi sgualciti, schiacciati in onde curve dal crollo delle fondamenta avvenuto molto tempo fa e dalla tensione dei secoli sulla muratura. È stato un contrasto sorprendente passare dalla parte normanna al coro, tutto un ammasso di intagli e decorazioni, con la sua vasta finestra orientale di vetro del tredicesimo secolo simile a un gioiello, che il signor Somerled ha definito persino più bella delle finestre delle cattedrali di York e Gloucester.
Sembra che, sebbene non sia stato in Scozia da quando se n'è andato diciassette anni fa (giurando di non tornarci mai più finché non fosse successo non so che cosa), nel frattempo sia stato in Inghilterra diverse volte e abbia viaggiato in tutta Europa. Ha fatto finta di non essere affatto entusiasta di attraversare il confine dopo questi molti anni di esilio, ma quando ho gridato che non potevo crederlo così banale e noioso, ha spalancato gli occhi, sorpreso come se gli avessi dato uno schiaffo. La signora James ha sussurrato che ero stata maleducata; e quando mi sono fermata a riflettere, mi sono resa conto di quanto fossi diversa dalla signora West. Lei è così graziosa e complimentosa con il signor Somerled, senza mai dire nulla che pensi possa non piacergli. Ma lui ha sentito il sussurro della signora James e ha detto: "La lasci stare, per favore, mia Lady Chaperon, perché ho una sorta di idea che lei mi sradicherà, mi appenderà ad asciugare, e alla fine mi farà un sacco di bene."
Entrambi ne sapevano molto più di me sulla Cattedrale, ma persino io sapevo qualcosa, perché c'era un libro di papà che avevo letto. Quindi, quando hanno spiegato che le bellissime colonne rosa e gli schermi di quercia dipinta sembravano nuovi perché gli uomini di Cromwell imbiancarono tutto quando stalarono i cavalli nella Cattedrale, e il bianco non fu raschiato via fino a tempi relativamente recenti, molto dopo che la Cattedrale fu una prigione nel 1745, ho raccontato loro qualcosa che non avevano imparato, o avevano dimenticato. Ero orgogliosa di avere una storia su Bruce che veniva a Carlisle per prestare giuramento di fedeltà, prima del grande pentimento, e odiava la Cattedrale da allora in poi.
Nemmeno il Castello sembra così splendido dall'esterno come è in realtà. È come un'enorme scatola, un po' malconcia e rattoppata, che contiene i tesori di un regno. Ma naturalmente non sapevo dei tesori finché non sono entrata.
Mi ero messa in testa di vedere il posto, perché, come ho detto al signor Somerled, potrei non tornare mai più a Carlisle una volta che inizierò a vivere con la mamma e ad andare in giro con lei. È stato un duro colpo sentirsi dire al cancello d'ingresso dove entra il pubblico (e dove dovrebbe esserci un fossato, ma non c'è) che il Castello era chiuso per restauri. Persino un uomo adulto come il signor Somerled, che ha visto tutto, sembrava deluso; ma suppongo che non potesse farsi strada con la forza contro il potere dell'Inghilterra; e ci saremmo allontanati ignominiosamente se non fosse stato per la signora James. "Non siete sicuramente al corrente," ha detto nel modo aristocratico e forbito che usa quando pensa di essere all'altezza del dottore (e quando non è a portata d'orecchio della nonna) "della distinta identità di questo gentiluomo. Questo" – con un gesto della sua mano minuscola – "è il grande ritrattista, Somerled. Non lo presenterò come 'Signor', poiché è ben al di sopra di tale designazione quanto Shakespeare."
Il poveretto che ci aveva rifiutato rimase sbalordito. "Mi scusi un minuto, signora!" ha mormorato, e si è precipitato via per tornare con un giovane ufficiale prima che "il Grande Somerled" facesse in tempo a protestare. Ma, invece di dedicare totale attenzione alla celebrità che doveva essere placata, l'ufficiale ha guardato me, e ci siamo riconosciuti. Il suo viso è cambiato, e so che il mio lo ha fatto, perché le mie guance sembravano come se qualcuno le avesse pizzicate. Non c'è da stupirsi, perché questo era stato il mio ideale per quasi un anno, prima di vedere le fotografie di Robert Loraine nelle vetrine dei negozi, e avevo sognato diverse volte di essere fidanzata con lui, con un magnifico anello di diamanti, e dopo di essere la sua vedova in una di quelle dolci cuffie alla Marie Stuart. Sembrava quasi che potesse vedere la cuffia nei miei occhi, così mi sono affrettata ad abbassare lo sguardo e ad apparire calma come se non lo avessi mai incontrato per strada quando uscivo a passeggio con Heppie. Una volta ho lasciato cadere il fazzoletto, come le signore nei libri (solo che l'ho fatto apposta, cosa che loro non fanno mai se sono eroine, non cattive), e lui ci ha rincorso e l'ha raccolto. Quella è stata, naturalmente, l'unica volta che mi ha parlato; ma, sebbene io abbia avuto a cuore non solo Robert Loraine ma anche Henry Ainley da allora, avrei riconosciuto la sua voce ovunque. È stato deludente non provare brividi; ma, a essere onesti, devo ammettere che la voce suonava senza significato ora, rispetto a quella del Cavaliere. Tuttavia, stava dicendo cose gentili, offrendosi di essere la nostra guida nel Castello e di mostrarci curiosità che al "pubblico ordinario" non è permesso vedere.
Proprio mentre il signor Somerled stava ringraziando l'ufficiale (ho scoperto presto che era un tenente, di nome Donald Douglas) ho sentito altre voci dietro di me. "Buon cielo!" ho avuto appena il tempo di pensare, "sono la signora West e il signor Norman," quando hanno girato attorno a uno schermo di muratura e sono piombati su di noi. Non appena hanno visto chi eravamo, si sono fermati, la signora West pallida, con la stessa espressione da martire, che diventava sempre più dolce e triste a ogni istante. Il signor Norman ci ha stretto la mano in modo cordiale ma imbarazzato, e l'uomo che si era rifiutato di farci entrare all'inizio avrebbe voluto allontanare i nuovi arrivati, ma il signor Douglas lo ha fermato.
"Il Castello non è aperto ai visitatori oggi," ha detto, "ma sto facendo un'eccezione per il gruppo del signor Somerled, e dato che siete suoi amici, sarò lieto di includervi."
"Siete davvero molto gentili; ma..." il signor Norman ha dovuto iniziare a rispondere perché sua sorella non parlava, e guardava solo, guardava, guardava il "suo amico signor Somerled". Il fratello attendeva un segnale finché la pausa non è diventata imbarazzante, e poi il Cavaliere è scattato in soccorso di un'altra damigella in pericolo.
"Saremo lieti anche noi, signora West," ha detto.
Probabilmente era ciò che lei voleva, perché ha sorriso all'Uomo Soldato (il mio Uomo Soldato) e ha accettato la sua gentilezza. Il signor Douglas si è poi messo al mio fianco; e la signora West ha annesso il signor Somerled, o lui ha annesso lei. Questo ha lasciato la signora James per il signor Norman, e non erano stati presentati: ma hanno iniziato a chiacchierare subito.
Il signor Douglas è sembrato piuttosto interessato quando gli ho detto che era il primo soldato che avessi mai conosciuto fuori da un libro. Mi ha chiesto se pensassi che i soldati mi sarebbero piaciuti, e io ho risposto di sì.
Nel cuore della fortezza ci ha condotti: nel mastio, quadrato, massiccio, proibitivo, fresco anche in un caldo giorno d’agosto, e la parte migliore rimasta ora dell'orgogliosa vecchia fortezza.
La signora West aveva un taccuino, uno piccolo color porpora e oro, simile a una viola del pensiero ripiegata. Mentre il signor Douglas (ridendo di se stesso perché non era esperto come guida) snocciolava a memoria tutte le informazioni che riusciva a ricordare sulle fondamenta romane – un saccheggio da parte dei danesi; Guglielmo il Conquistatore, e Guglielmo il Rosso, e un forte britannico più antico dell'epoca dei Romani – lei scarabocchiava frettolosamente qualche appunto. Ma il signor Norman non prendeva appunti, e quando la vedeva scrivere, appariva triste, quasi colpevole.
"Ha detto che la cinta muraria rotonda costruita dai Britanni si trova sotto il mastio?" ha chiesto al signor Douglas, il quale, sento, è il tipo di giovane uomo che chiameresti "Donald" prima ancora di renderti conto di ciò che stai facendo. "Ci sono solo tre fortezze come questa in tutta l'Inghilterra? Mi dica, per favore, cosa la rende unica?" E lei lo ha guardato in modo così grazioso che, se fossi stata al suo posto, sarei corsa da lui come un cagnolino e mi sarei prostrata ai suoi piedi. Ma lui non si è mai scomposto, e ha risposto semplicemente rivolgendosi sopra le teste degli altri, sebbene lei sia molto più intelligente di me – io, che non saprei descrivere correttamente cosa sia un bastione.
La nostra guida ha acceso una candela per le buie segrete, luoghi terribili con solchi scavati nei pavimenti di pietra dai piedi strascicati dei prigionieri, che camminavano ritmicamente su e giù nel vincolo delle loro catene. Sulle pareti, coperte da un sudore freddo, come di un’agonia immortale, potevamo vedere i ganci; e c'era un punto di terribile fascino, dove Donald Douglas ha avvicinato la candela per mostrare una scia di umidità viscida. Questa pietra piangente era sempre stata lì, diceva, nessuno sapeva perché; e nei tempi antichi, quando queste segrete portavano il nome di "inferno nero", i prigionieri torturati dalla sete solevano, come animali, leccare la chiazza trasudante, creando attorno ad essa molte conche simili a mulini glaciali in miniatura. Dopo Culloden, centottanta uomini vi furono gettati in una sola notte, e solo cinquanta erano vivi al mattino.
Sentire storie come questa mi ha fatto sentire molto leale verso la Scozia – sebbene fossi orgogliosa anche del Castello. E ho amato la leggenda di Willie Armstrong, Kinmont Willie, traditore consegnato a Lord Scrope per la peggiore delle segrete da soldati che, nel catturarlo, violarono una tregua di confine. La sua fuga fu una vera storia romantica; e sono lieta che Lord Buccleugh, che lo salvò, fosse un antenato di Sir Walter Scott.
Non serviva a nulla appellarsi a Lord Scrope, il Guardiano delle Marche Occidentali, per avere giustizia, così Lord Buccleugh decise di tentare un’incursione e salvare il razziatore, che amava. Prese quaranta uomini (gli inglesi dissero duecento, ma io so meglio), attaccò il Castello, lo prese d’assalto e portò via Willie, con i ceppi che ancora gli penzolavano dai polsi, dritto oltre l'Eden e il fragoroso Esk, dove nessuno osava inseguirlo. Quando la regina Elisabetta gli chiese in seguito come avesse osato, lui rispose: "Cosa c'è che un uomo coraggioso non oserebbe fare?"
Non fu nelle prime segrete che sentimmo la storia di Willie Armstrong, ma più tardi, nella parte del Castello che al pubblico non è permesso visitare. Ci arrivammo salendo ripidi gradini verso quelli che ora sono i magazzini dei soldati: ed è perché sono magazzini che vengono tenuti così riservati. Un tempo anche queste stanze erano prigioni; e dietro un'immensa porta di quercia, quasi nell'oscurità, ci sono incisioni sulle pareti assolutamente meravigliose, scolpite nell'arenaria rossastra dai prigionieri: figure di uomini e diavoli; scene storiche; iniziali intrecciate in ingegnosi monogrammi, tra cui quello del Principe Charlie, e cuori intrecciati. Vorrei aver vissuto in quei giorni, e mi sono chiesta ad alta voce se ci fossero ragazze chiamate Barribel allora. Donald Douglas ha detto di sì; è un nome scozzese molto antico e benvoluto.
Gente stupida nel 1835 abbatté gran parte della torre dove fu imprigionata la regina Maria; ma furono fermati prima che fosse tutta distrutta, così fortunatamente ne è rimasto un angolo, con alcune graziose incisioni sulla parete esterna. E solo tre anni fa è stato trovato un meraviglioso tavolo antico, nascosto in una segreta, che si pensa debba essere stato usato come suo tavolo da pranzo, prima che fosse portata via in fretta da Carlisle al Bolton Castle nel 1568. Abbiamo visto il tavolo – molto scuro, molto grezzo, sembrava un animale preistorico trasformato in legno; e Donald Douglas ha detto che è forse il tavolo più antico esistente oggi in Inghilterra – antico quanto quello di re Edoardo, e della forma che diede in seguito l'idea per i tavoli Tudor. Mentre parlava, riuscivo quasi a vedere la regina Maria seduta accanto a questo strano mobile mentre consumava un pasto povero e leggeva qualche libro che potesse aiutarla a dimenticare – forse giocherellando distrattamente con le splendide perle nere che la signora James ha detto essere state acquistate l'anno scorso in un minuscolo negozio in Scozia, gestito dai discendenti di una fedele cameriera che andò con lei al patibolo. E il negoziante, che pensava fossero perline di cera, giacendo in una vecchia scatola dimenticata, le vendette per dieci scellini!
Hanno trovato in un'altra segreta del Castello, nascosta in una crepa del muro, una tabacchiera d'argento con dentro un dito avvizzito, che deve essere stato il "feticcio" di un prigioniero. Ma non deve avergli portato fortuna; altrimenti, se fosse stato rilasciato, l'avrebbe portato via con sé. Probabilmente ha dondolato sulla trave della forca che sporge sopra la finestra della vecchia "cella dei condannati".
Accanto al tavolo della regina Maria, e forse al tetto del mastio da cui potevamo vedere lontano oltre il confine verso la terra del mistero, tra le cose del Castello ho amato di più una piccola casa deserta in un cortile, dove Riccardo III visse per un po', quando era giovane. Pochi sanno della sua esistenza, o vengono portati a vederla. Ma basterebbe essa sola a rendere il Castello interessante, anche se non ci fosse nient'altro. Ci sono solo poche stanze vuote, risonanti e semidistrutte, con un camino o due a dare conforto; ma i nemici di Riccardo usarono come accusa contro di lui il fatto che vivesse nel Castello di Carlisle, alloggiato magnificamente in un lusso peccaminoso. Che peccato che tutte le storie contro di lui non fossero tanto poco vere quanto quella!
III
Siamo in Scozia!
Cesare non avrebbe potuto gongolare nell'attraversare il Rubicone quanto io ho gongolato nell'attraversare il confine. La parola stessa risuona come il suono improvviso di campane, o la musica misteriosa che fa fremere il sangue nei sogni.
Il povero Cesare fu costretto a bruciare le sue belle navi e a fare pensieri spiacevoli sulla grande responsabilità che si era assunto, mentre noi abbiamo fatto il nostro attraversamento su una bellissima automobile, e io non avevo alcuna responsabilità. Quanto ai pensieri spiacevoli, ne ho avuti alcuni in Inghilterra, ma l'aria di Scozia li ha scacciati. Vedo che erano pensieri sciocchi oltre che egoistici. Ero così malvagia che speravo che il signor Somerled non facesse pace con la signora West. Temevo che se lo avesse fatto, la povera principessa che aveva salvato sarebbe stata d'intralcio, e che avrebbe desiderato che tornasse sana e salva nel suo matraccio di vetro. Ora hanno fatto pace, eppure in qualche modo non mi sento d'intralcio. Lui è così gentile, e – sì, devo ammetterlo – la signora West è così piena di tatto.
Sembra che mentre il signor Douglas ed io stavamo camminando e parlando insieme nel Castello di Carlisle, lei si sia scusata con il signor Somerled. E fuori dai cancelli d'ingresso, quando il signor Douglas ha stretto la mano, sperando di "imbattersi in noi" quando avrà il permesso per Edimburgo, la signora West si è avvicinata a me. "Ho chiesto perdono al signor Somerled", ha detto, con il suo grazioso sorriso che non cambia mai, "e lui mi ha perdonato, quindi non devi continuare a pensarmi come una persona maligna e irascibile, ti prego; in realtà non lo sono. Solo noi che scriviamo abbiamo dei 'temperamenti', proprio come gli artisti – il signor Somerled stesso, per esempio. Mio fratello mi ha rimproverato, e me lo meritavo. È così interessato a te e al tuo talento per la scrittura, e vuole essere tuo amico. Non incolperai lui per la mia colpa, vero?"
Ovviamente ho detto di no, e lei mi ha porto la mano. Quando ho messo la mia nella sua, lei l'ha stretta delicatamente, e prima di lasciarla ha chiesto a voce più bassa se il signor Somerled mi avesse detto perché hanno litigato.
Ho scosso la testa con enfasi mentre rispondevo che non aveva detto una parola, e lei è apparsa improvvisamente molto più felice. "È da lui!" ha esclamato – se si può esclamare sussurrando. "Bene, dobbiamo dimenticare ciò che è passato, e pensare al futuro. Basil ed io ora abbiamo noleggiato un'auto, e viaggeremo su quella; ma sarà ancora meglio per il nostro romanzo, come stavo appena dicendo al signor Somerled, perché non avremo nulla che distragga le nostre menti dal paesaggio e dai nostri taccuini. L'ho pregato di non provare rimpianti: perché ora siamo di nuovo amici, e ci incontreremo costantemente, senza dubbio, senza alcun imbarazzo, ma con molto piacere. Quanto a te, cara ragazzina, non devi sentire che la nuvola che abbiamo attraversato debba oscurarti. Aveva a che fare solo con noi adulti. Tu devi solo 'giocare con le bambole' ed essere felice, finché non sarai al sicuro legata ai grembiuli di tua madre. Non che sia probabile che ne abbia!" E la signora West ha riso, mostrando i suoi denti bianchi che sono quasi come quelli di una bambina.
"Grazie", ho detto. "Intendo essere felice – molto felice!"
Ha guardato oltre la spalla verso il signor Norman, come se gli desse un segnale, e lui è venuto a parlarmi. Ha detto che non aveva quasi dormito tutta la notte, perché era così infelice per quanto accaduto, per il bene di tutti, ma specialmente per il suo, poiché sentiva che una bellissima speranza gli era stata strappata via. "Era la speranza di un'amicizia con te", ha aggiunto. "Ma ora la riprenderemo esattamente da dove è caduta, non è vero, scoprendo che in fin dei conti non si è spezzata?"
Mentre ci stringevamo la mano ho sentito la signora West dire al signor Douglas che io ero la figlia della signora Ballantree MacDonald, e lui è sembrato immensamente stupito, proprio come il signor Somerled, e la signora West e il signor Norman.
Mi chiedo perché tutti siano così sorpresi? Può darsi che le attrici non abbiano spesso figli?
Ci siamo salutati, tutti quanti, perché la signora West e il signor Norman andranno a vedere alcuni luoghi che apparentemente al signor Somerled non interessano; e non è del tutto certo quando ci incontreremo di nuovo. "Saremo come monete false, che saltano sempre fuori", ha detto il signor Norman; e la signora West ha aggiunto rapidamente al signor Somerled: "Ma se accadrà, non devi pensare che ti stiamo dando la caccia. Le esigenze della professione di scrittore ci costringono a essere turisti coscienziosi".
Mentre parlava, ha lanciato un'occhiata a suo fratello. Non so cosa significasse, ma il suo volto aveva un'espressione triste e stanca, come se ci fosse stata qualche disputa o discussione tra lui e sua sorella, e lui ne fosse stufo. Non sento, in qualche modo, che sia dell'umore giusto per scrivere la loro storia insieme proprio ora, e mi dispiace per lui. Credo che preferirebbe andare in auto con noi piuttosto che con lei. Forse hanno avuto una differenza di opinioni sulla trama del loro libro, perché mi ha detto nel gazebo che aveva improvvisamente avuto una nuova idea per un romanzo automobilistico, e aveva perso interesse per quello vecchio.
Quando eravamo pronti a partire dal Castello di Carlisle, il signor Somerled ha condannato Vedder a sedersi ai suoi piedi; ma l'uomo è sembrato prendere la cosa come scontata, e non esserne affatto contrariato. "Qualcuno di voi vorrebbe sedersi accanto a me?" ha chiesto con un'espressione così legnosa che era impossibile indovinare se preferisse che fosse la signora James o me a dire di sì. Egoisticamente, volevo che preferisse me, e poiché non sembrava importargli, ho fatto finta di non sentire, ma ho continuato a parlare con il signor Douglas come se fosse la persona più importante del mondo. Improvvisamente ho sentito una sorta di potere su di lui, come se fossi una donna adulta in un libro, e potessi far sì che gli uomini si interessassero a me. Eppure, riuscivo a sentire benissimo la signora James rispondere che era troppo codarda per il sedile anteriore, ma che era sicura che a me sarebbe piaciuto. Il signor Somerled si è rivolto a me allora, senza parlare, come per aspettare che rispondessi, e non ho potuto fare a meno di pensare, dallo sguardo nei suoi occhi, che volesse me, nonostante l'espressione legnosa. Così ho interrotto a metà una parola al signor Douglas, e ho detto, con la mansuetudine di una colomba addestrata, che mi sarebbe piaciuto sedermi davanti.
"Che peccato che tu non abbia una compagna congeniale e romantica in auto, come quel ragazzo", ha detto il Cavaliere, piuttosto bruscamente, "invece di un veterano di guerra di oltre trent'anni".
"Oh, preferirei avere lei, perché mi sento già come se l'avessi conosciuta da sempre", ho spiegato. "E sa una cosa, non mi è sembrato che ci fosse nulla di romantico nel signor Douglas, a parte il suo nome".
"In tal caso, sei una piccola civetta", ha detto lui, guidando velocemente. Ma quando l'ho guardato con la massima sorpresa, è sembrato dispiaciuto. "Rimangio quello che ho detto", ha affermato. "Davvero non credo che tu sappia ancora cosa significhi la parola, o cosa tu abbia fatto per meritarla. Sei contenta di me come compagno, o preferiresti Douglas, o Norman? Mi piacerebbe davvero sapere, per pura curiosità, quindi non preoccuparti di dire la verità, perché in ogni caso non ferirai i miei sentimenti".
"Ma perché, lei è il mio Cavaliere!" ho detto. E non ha fatto altre domande allora su questioni personali. Abbiamo parlato del paesaggio, o lui ha lasciato che parlassi io, e ha detto che non lo disturbava durante la guida. Sembrava interessarsi davvero a ciò che avevo da dire, come se fossi una persona intelligente come la signora West. Non rideva delle idee altisonanti che ho raccolto sulla storia e sulle frontiere tra i paesi, ma diceva che i miei entusiasmi erano contagiosi.
"Avevo perso ogni speranza di provare un brivido nell'attraversare il confine", ha detto. "Pensavo fosse troppo tardi. 'Ciò che è cercato a lungo arriva spesso quando non è cercato', sai – o meglio, non sai ancora, e spero che non lo saprai mai. Mi stai facendo chiedere se, dopo tutto, invece di rimandare troppo a lungo il mio ritorno a casa, non abbia scelto proprio il momento giusto".
Sono stata felice di sentirlo, anche se non so ancora ora come sia riuscita a dargli quell'idea, se non ribollendo di gioia interiore, e insistendo sempre sul fatto che il mondo non è vecchio, ma giovane – un luogo meraviglioso, dove ogni fiore, ogni uccello e ogni raggio di sole vale la pena di essere nato per vederlo.
Gli ho chiesto di non dirmi quando saremmo arrivati al confine, perché speravo di riconoscerlo per istinto; e, a quanto pare, l'ho riconosciuto. Ma penso che chiunque abbia occhi debba averlo saputo.
Fuori dalla vecchia Caer Luel, la nostra strada aveva attraversato l'Eden dove Willie Armstrong fuggì, e correva bianca e liscia verso il Solway, le cui sabbie luccicavano dorate al sole. La marea, di cui avevo letto che correva come un cavallo al galoppo, era impegnata da qualche altra parte, e il fiume giaceva indisturbato, un largo nastro blu nella pianura sabbiosa dove gli uomini e i cavalli del Principe Charlie un tempo lottarono e annegarono.
Ora sapevo che dovevamo essere nelle Terre Disputate, il terreno di caccia dei predoni di confine, una terra selvaggia e bellissima, piena del suono dei fiumi, le voci del Teviot e dell'Eden, dell'Ettrick e dello Yarrow, che cantano insieme e si mescolano alle voci dei poeti che li amavano. Attraverso il paese dei morti Cavalieri della Strada, il mio Cavaliere di Oggi guidava lentamente, pensando forse a secoli oscuri prima che la storia iniziasse, quando i Pitti e i Gaeli di cui ho letto combattevano insieme tra le montagne ondeggianti; o ai Romani che costruivano il vallo di Adriano contro i "piccoli uomini scuri"; o ai molti eroi, scozzesi e inglesi, che avevano inzuppato l'erica col loro sangue da allora; o forse a se stesso, e ai giorni della sua infanzia in cui disse addio alla bella Scozia e andò a tentare la fortuna nel Nuovo Mondo. Qualunque fossero stati i suoi pensieri, rendevano il suo volto dapprima triste, poi duro; immaginavo che stesse pensando a se stesso da ragazzo, e a suo padre e sua madre, che non vedrà quando tornerà a casa; così, per tirarlo fuori dai suoi pensieri cupi, ho iniziato a raccontargli una storia che la signora Muir mi aveva raccontato sul confine. Era la storia degli ultimi Pitti, e del segreto della birra di erica. Tutti, tutti i misteriosi piccoli uomini scuri erano stati spazzati via in un grande massacro dagli scozzesi dopo secoli di combattimenti con i Romani; e solo un padre e un figlio erano rimasti vivi. "Dammi il tuo segreto pittico della birra d'erica", disse il Re degli Scozzesi, quando la coppia fu portata al suo cospetto, "e forse potrò risparmiare te e tuo figlio".
Allora il Pitta scuro chiuse gli occhi per un momento, e pensò a cosa fare. Pensò che il Re avrebbe ucciso lui e suo figlio una volta ottenuto il segreto; e pensò all'idromele che aveva il potere di trasportare i Pitti nella Terra dei Sogni Piacevoli.
Dai bei fiori dell'erica, Birra un tempo hanno distillato, Dolce più del miele, Più forte del vino. La bevevano e la distillavano, E giacevano in un beato torpore Per giorni e giorni insieme, Nelle loro dimore sotterranee.
Quando ebbe riflettuto a occhi chiusi, il Pitta disse che non poteva rivelare il segreto finché suo figlio era vivo, a causa della vergogna che avrebbe provato se il suo stesso sangue lo avesse saputo traditore. Disse questo perché credeva che avrebbero ucciso il ragazzo rapidamente senza torturarlo; e il vecchio aveva ragione, poiché legarono suo figlio mani e piedi, e lo gettarono in mare. "Ora dicci il segreto", dissero. Ma il Pitta rise soltanto e rispose: "Ora non ve lo dirò, perché non c'è più nulla che possiate fare per ferirmi". Così uccisero rapidamente anche lui, nella loro rabbia, e il segreto della birra d'erica morì con lui.
Sebbene la storia gli piacesse, l'uomo ostinato sosteneva che gli ultimi Pitti non furono realmente uccisi in questo o in altro modo; che si estinsero lentamente come razza, e si sposarono con gli scozzesi, lasciando una traccia del loro sangue nella terra fino a oggi. "Sai", disse, "che Somerled delle Isole sposò una principessa pittica, e quindi c'è sangue pittico nelle vene dei MacDonald, nelle tue vene e nelle mie, sebbene io sia di umili origini, e tu sia del castello".
"Conosco quella storia di Somerled", ho risposto, "e come, eroe sebbene fosse, ottenne la sua principessa con l'inganno. Fa sembrare Kim più umano".
"Mi chiedo se la sua principessa la pensasse così", disse Somerled il Secondo.
"Ma certo che lo pensava", gli ho risposto come se fossi nel suo confidenza.
Quando ero a Carlisle, e orgogliosa della mia nascita inglese, mi piaceva leggere della grande battaglia di Solway Moss, dove duecento cavalieri inglesi uccisero o catturarono più di mille scozzesi che avevano inseguito nella palude; ma ora ho dimenticato tutto tranne il fatto di essere una ragazza scozzese; e sebbene io sia delle Highlands, e quelli fossero uomini delle Lowlands, non mi piace più, come una volta, soffermarmi sulla razzia di Solway Moss. Tuttavia, non riuscivo a togliermelo dalla testa, e mentre lo immaginavo, come devo fare per la maggior parte delle cose, che io lo voglia o meno, ho visto un ponte – un bel ponte di pietra, gettato come l'arco di un arcobaleno pietrificato sopra un piccolo ruscello.
"Quello deve essere il Sark!" ho esclamato. "E siamo arrivati – siamo arrivati al confine!"
"Brava ragazza, ad averlo indovinato!" disse. E quanto mi piacque che mi chiamasse brava ragazza... era meglio che principessa!
Attraversammo il ponte lentamente, indugiando con metà dell'automobile in Inghilterra e metà in Scozia; poi, d'un tratto, balzammo in avanti con allegria, scattando oltre il famoso casello, che appariva esattamente come in tutte le sue immagini.
"Evviva la Scozia, la nostra terra natia!" gridai; e sebbene lui non si voltasse verso di me, vidi il suo profilo apparire arrossato e lieto.
"Ora dovresti riprenderti il tuo vero nome di MacDonald, proprio da questo istante in cui abbiamo varcato il confine," dissi, quando ebbi fatto il mio primo lungo respiro di Scozia. "Somerled è un nome grandioso, eppure è stato solo il fondamento di MacDonald. Ma dimenticavo! Ti sei fatto fama e denaro come Somerled. Cosa ami di più, il tuo sangue scozzese o la tua fama e fortuna americana?"
"Il sangue è più denso dell'acqua, e la fama è acqua che scorre," disse. "Quanto al denaro, me ne sono curato troppo, almeno per il potere che mi ha dato. Non ne ho tratto il meglio con i miei dipinti, e l'avidità mi ha portato ad amarlo più del mio vero lavoro. Ecco perché ho perso la strada per il paese delle fate, piccola Principessa. Mi sono sepolto sotto gli 'scudi e i bracciali', e ho sepolto i miei talenti, quali che fossero. Per un po' Somerled ha cercato di meritare il grande nome che si era scelto, ma solo per poco. Quando per caso divenne ricco, iniziò a sguazzare. Non ha dipinto un quadro degno della sua ambizione giovanile da cinque anni. Ciò che ha fatto sono stati solo lavori per campare. Ha dimenticato di essere un artista e voleva solo essere un milionario. Disgustoso! Ora che ti ho raccontato questo, tu, una MacDonald, mi ordini di riprendere il nome al confine, dove, da ragazzo, lo avevo deposto, tanto tempo fa, con speranze elevate e voti abbastanza romantici da compiacere persino te?"
"Sì," dissi, "io, una MacDonald, ti ordino di riprendere il nome, e con esso tutte le vecchie speranze e le vecchie ambizioni, ora che ritorni nella tua terra. Dimentica il tuo sciocco denaro e ricorda solo che sei un artista su una bella automobile. Non ti renderà felice, e di nuovo ragazzo?"
"Qualcosa mi sta rendendo felice, e di nuovo ragazzo," fece eco lui.
IV
Qualsiasi persona ottusa che dica che nel momento in cui superi il confine non tutto è cambiato, non può avere occhi, né naso, perché persino l'odore è diverso. È, ne sono certa, l'adorabile odore di torba. Non ho mai annusato la torba finora, ma questo è come nei miei sogni.
Oh, quanto era bello tutto mentre attraversavamo l'arco dell'arcobaleno di pietra! Si era levato un vento fresco e dal sole brillante scaturiva uno scroscio, come diamanti incastonati nell'oro. Guardavo quello spettacolo abbagliante con gli occhi pieni di pioggia e riccioli.
"Qui troveremo la chiave dell'arcobaleno, da questa parte del ponte, sotto la custodia dei Santi o dei Maghi del Confine," dissi; perché le colline e le pianure che si stendevano verso la creazione della Scozia avevano un colore come se fossero tinteggiate dagli arcobaleni secchi e imperituri dei secoli. Mescolato alla torba c'era il profumo di rosa tea della pioggia estiva e dell'acqua corrente, che è come la fragranza dei meloni appena tagliati. Nuvole come enormi scope bianche spazzavano il cielo, e tutt'intorno a noi balzava improvvisamente un'ondata di pecore, affascinanti, riservate, pecore scozzesi con orecchie di forma diversa da quelle inglesi, simili a quelle di conigli esagerati. Ci guardavano con occhi orizzontali di ottone pallido tagliati da strette fessure di giaietto, e la loro lana folta, bagnata dalla pioggia, scintillava come se fosse incrostata di polvere di diamante. Con loro c'era un collie, molto più "collie" dei collie inglesi, con un sorriso astuto e scozzese. Non che io sappia cosa significhi "pawky", ma mi sembra una parola che dovrei usare subito, ora che siamo su suolo scozzese.
Nessuno deve venirmi a dire che le prime case della Scozia abbiano una qualche somiglianza con le ultime case dell'Inghilterra. Forse il paese non ha avuto il tempo di cambiare molto, proprio nell'attraversare il ponte. Non starò a discutere su questo. Ma le case sono diverse da quelle inglesi tanto quanto gli scozzesi sono diversi dagli inglesi. Potresti mai scambiare uno scozzese per uno non-scozzese? No! I nostri occhi distanziati e la nostra espressione sognante eppure pratica, i nostri zigomi alti, le nostre narici sensibili e ben delineate, e quel qualcosa di misterioso nel nostro sguardo che nessuno può spiegare o comprendere, nemmeno noi stessi, è tutto nostro. L'ho appena scoperto dopo aver varcato il confine. E non sono forse una MacDonald di Dhrum?
Non posso dire che i primi scozzesi che ho incontrato, uomini, donne o bambini, sembrassero discendenti delle orde di predoni che usavano fare del Borderland la loro casa; eppure feci loro il complimento di credere che lo fossero. E non avresti mai immaginato che i trisnipoti dei razziatori potessero aver costruito per sé le case miti, solide e dignitose che questa gente ha disseminato lungo la strada dove passò Re Artù, e dove sono state combattute alcune delle battaglie più romantiche della storia. Ma così è. E le case sono lì. La gente ha trovato un tipo di pietra con cui costruirle, che sembra fatta di rose pressate; e ci sono soglie e persino pilastri di cancelli di una pulizia così incredibile, che alcune donne devono dedicare l'intera vita al loro servizio, come le suore alla preghiera.
Presto arrivammo al villaggio e all'ufficio postale di Gretna Green, irto di cartoline illustrate. C'era l'atteso gruppo di case a un piano, imbiancate a calce e tappezzate di avvisi eccitanti: "Reliquie degli antichi sacerdoti", "Registri matrimoniali conservati" e cose deliziose come queste. Finora, la scena era esattamente come l'avevo immaginata; ma c'era un elemento nel quadro che mi faceva sentire come se stessi sognando, era così sorprendente e straordinario.
Davanti alla Fucina del Fabbro sostava il veicolo più bizzarro che si possa trovare fuori da un museo. Era un'antica carrozza come nessuno negli ultimi cinque generazioni può aver visto se non in un libro illustrato o in una vecchia stampa a colori. Due bei cavalli grigi vi erano attaccati, e apparivano piuttosto imbarazzati, come se odiassero essere resi oggetto di attenzione e sperassero di non essere riconosciuti dai loro conoscenti eleganti. Mentre scivolavamo oltre, voltarono il muso, temendo che la nostra automobile, da me battezzata Drago Grigio, potesse guardarli con disprezzo. Vicino alle teste dei cavalli stava un uomo magnifico e sorridente, vestito con una livrea come quella che potevano indossare i postiglioni cent'anni fa. A parlare con lui c'era un fabbro della stessa epoca remota, con i calzoni al ginocchio che spuntavano sotto un grembiule di cuoio, un grande martello in mano e in testa un alto cappello di castoro a tese larghe, in equilibrio su una parrucca bianca. Non lontano c'erano due uomini in abiti moderni; stavano posizionando una specie di macchina fotografica.
Quando videro che intendevamo fermarci alla Fucina del Fabbro, si illuminarono e sembrarono interessati come se non avessero mai visto prima un'automobile.
"Evidentemente hanno intenzione di fotografare un matrimonio d'altri tempi a Gretna Green per uno spettacolo di biografo," disse Sir Somerled MacDonald, e spiegò rapidamente alla prigioniera della storta di vetro la natura di un biografo. "Un'idea piuttosto buona! A quanto pare stanno aspettando i loro personaggi principali, la sposa e lo sposo."
Stava aiutando la signora James a scendere dall'auto, e io ero già saltata giù, perché, naturalmente, volevamo visitare la vecchia casa e vedere tutto ciò che c'era da vedere, nel luogo dove Shelley (forse!) e centinaia di altre persone famose si sono sposate. Ma prima di entrare, indugiammo a fissare la carrozza, che somigliava piuttosto a un'immensa vasca da bagno, del tipo che usavamo a Hillard House, dove la nonna non voleva che ci fosse un'innovazione moderna come un bagno. Mentre stavamo lì, uno degli uomini con la macchina fotografica si avvicinò, indugiò indeciso e poi disse, con un colpo di tosse per attirare l'attenzione su di sé: "Mi scusi, signore, ma vorrebbe perdonare la libertà della mia richiesta se le chiedessi se lei e la giovane signora vorreste farci il grande favore?"
Sir Somerled si accigliò leggermente, con il suo atteggiamento da milionario, che non è così gradevole come l'altro. "Qual è il favore?" chiese.
"Beh, signore," spiegò l'uomo, "siamo un po' nei guai. Può vedere che siamo qui per ricostruire un matrimonio di fuga per uno spettacolo cinematografico. Rappresentiamo la North British Biograph Company, e abbiamo avuto un sacco di problemi e spese per mettere insieme i nostri oggetti di scena. Tra poco arriverà la carrozza del padre, e abbiamo tutto ciò che ci serve tranne le due figure principali. La sposa e lo sposo che avevamo ingaggiato non si sono presentati. Non riusciamo a capire cosa sia successo, ma non sono qui, e abbiamo setacciato il vicinato senza trovare nessuno che possa andare bene al posto loro. La luce è quella giusta ora, dopo lo scroscio di pioggia, ma a giudicare dal cielo non durerà; e tutto sommato sembra che avremo fatto tanta fatica per nulla, a meno che lei e la giovane signora non acconsentiate ad aiutarci. Se mi permette di dire, signore, in costume sareste l'ideale."
Per un istante Sir S. sembrò altezzoso come un re spodestato. Poi il lato divertente lo colpì e rise. "Ci lusinga," disse; "ma mi dispiace che non possiamo fare ciò che chiede. Forse la vostra gente arriverà, dopo tutto."
Il pover'uomo apparve amaramente deluso, quasi come se volesse piangere, e così fece l'altro, che aveva ascoltato con orecchie rosse enormemente grandi come manici di un'urna di terracotta. Entrambi gli uomini erano bagnati dalla pioggia, caduta violentemente e appena cessata come per darci il benvenuto oltre il confine. Quello che aveva parlato si voltò tristemente, senza azzardarsi a insistere (Sir S. non è il tipo di persona con cui degli sconosciuti prendono confidenze), ma ritirandosi lanciò uno sguardo angosciato verso di me. Non potevo resistere.
"Oh, facciamo i figuranti per la sposa e lo sposo!" implorai. E prevedendo una battaglia, il fotografo si ritirò frettolosamente sullo sfondo per lasciarci discutere la questione. "Sarebbe così divertente. Mi piacerebbe molto. Sai, ho sempre giurato di sposarmi a Gretna Green, se mai l'avessi fatto. E questo sarebbe il massimo dopo la cosa vera."
Guardai Sir S. in modo accattivante, quanto più sapevo, e nei suoi occhi c'era uno sguardo che mi spaventò un po'. Temevo di averlo fatto arrabbiare; eppure non era uno sguardo di contrarietà. Non riuscivo a capire cosa significasse, ma la sua voce nel rispondere suonò gentile. Come al solito, quando è stato particolarmente serio, fece quel bel sorriso che inizia dai suoi occhi e improvvisamente illumina il suo viso.
"Faresti meglio ad aspettare la 'cosa vera' e l'uomo vero," disse. "Sii paziente per qualche anno. Hai un sacco di tempo."
"Potrei non avere mai un'altra occasione così buona," piansi. "Sei crudele! Mi divertirebbe così tanto, e non ti farebbe alcun male."
"Pensi che sia per questo che dico di no?" chiese. "Pensi che io abbia paura?"
"Sì, lo penso," insistetti. "Sei troppo orgoglioso per fare ciò che ti farà sembrare sciocco... perché sei il grande Somerled."
"Per Giove!" disse, e il suo viso arrossì. "Se dici ancora una parola farò ciò che chiedi... e al diavolo tutto!"
"Dico ancora una parola!" gridai. "Molto di più, e al diavolo tutto."
"Benissimo, allora," disse. "Il tuo sangue ricada sulla tua testa."
"La mia testa è già abbastanza rossa!" ridacchiai. "Oh, che divertimento! Sei bravo, dopotutto."
"Sono bravo, signora James, o sono cattivo?" chiese, rivolgendosi per la prima volta a lei, come se fosse quasi propenso a cambiare idea. Ma lei sorrise soltanto. "Non vedo che ci sia del vero male," disse. "Sembra un peccato che queste povere persone siano venute fin qui e abbiano speso tutti questi soldi per nulla, non pensa?"
"Non stavo pensando a loro. Stavo pensando alla signorina MacDonald."
"Sto pensando anche a lei," rispose la signora James, seriamente come se stesse decidendo qualcosa di importante. "Se non le dispiace per conto suo, perché..."
Lui rise. "Oh, quanto a questo... Beh, vieni, signorina MacDonald..."
"Barrie," gli ricordai.
"Barrie! Indossiamo i nostri abiti da sposa e facciamolo in fretta, se non vogliamo un pubblico."
Chiamò il fotografo in modo piuttosto brusco e lo liberò dall'attesa. "Deve ringraziare il buon cuore delle signore," disse. "Non sopportano che il vostro piano finisca in fumo. Ci dica cosa vuole che facciamo e lo faremo... qualsiasi cosa ragionevole. Ma non si aspetti che la sposa mostri il volto. Deve tenerlo girato di lato."
"Andrà benissimo," disse l'uomo, "anche se, naturalmente, avremmo preferito... Ma dopo la vostra grande gentilezza non dobbiamo chiedere troppo..."
"Certo che non dovete," lo interruppe Sir S. E poi l'altro fotografo, che era corso dall'altra parte della strada verso la carrozza sentendo le buone notizie, aprì un fagotto che giaceva sul sedile e ne tirò fuori il contenuto.
La signora James iniziò a interessarsi al gioco, e la gente che viveva nelle case era deliziata dal fatto che non avrebbe perso l'emozione sperata. Fortunatamente, essendo l'ora di pranzo per la maggior parte dei viaggiatori, la strada era vuota e sembrava probabile che avremmo potuto finire la nostra recita senza spettatori. Le uniche cose in movimento in vista al momento, a parte il nostro gruppo, erano un gatto, due cani e un veicolo ancora più bizzarro della carrozza davanti alla Fucina del Fabbro. Era una carrozza come quella di Cenerentola, sebbene non così simile a una zucca. Era trainata da due bei cavalli marroni che avrebbero potuto iniziare la vita come ratti. Su uno cavalcava un postiglione, e da un finestrino si sporgeva un vecchio uomo con un cappello alto e un cappotto marrone con bottoni d'ottone, un alto colletto di velluto e volant ai polsi. I suoi capelli erano incipriati e portava un fazzoletto bianco avvolto attorno alla gola. Se lo avessimo incontrato sulla strada, senza una spiegazione, avremmo pensato di essere impazziti o di aver visto un fantasma; ma ora lo sapevamo per il genitore furioso della sposa che la inseguiva implacabilmente con una carrozza e due cavalli. Sembrava strano sentire questo raffinato vecchio aristocratico inglese urlare con una voce comune: "Non siete ancora pronti... eh?"
Uno dei fotografi corse lungo la strada, spiegando e gesticolando. La carrozza si fermò a distanza. Volai nella Fucina del Fabbro per indossare le mie cose da sposa, e Sir S. scomparve accanto con i vestiti sotto un braccio e il cappello sotto l'altro. Penso che nessun sposo e sposa si siano mai vestiti in una tale agitazione.
La signora James, sorridente e indaffarata, mi infilò in un abito di broccato verde che puzzava di naftalina ed era così grande che passò facilmente sopra il mio vestito. Poi venne un mantello di seta viola con ampie maniche fluenti e un cappuccio romantico. Uno degli uomini della fotografia stava accanto per dirigerci; e quando la signora James stava mettendo il cappuccio sulla mia testa, la fermò. "Signora, se potessi chiedere alla giovane signora di togliere le forcine dai capelli," pregò, rosso per l'impazienza, "otterremo un grande effetto drammatico se cadranno con lo sfilare del cappuccio, proprio mentre il suo amante la aiuta a scendere dalla carrozza."
Il suo amante, davvero! Sir S. avrebbe sbuffato; ma io risi, e le forcine uscirono, per il bene del gioco. Ho sempre dovuto "far finta" tutta sola, quindi è stato un divertimento extra avere un compagno di giochi così grandioso come Sir Somerled, che gli piacesse o no. E decisi che gli avrei fatto piacere! Volevo che recitasse correttamente, e che non fosse rigido, sgradevole e adulto. Era pronto prima di me, in attesa; perché ci volle un po' per infilare tutti i miei capelli al sicuro nel cappuccio e fare pratica su come lasciarli cadere al momento giusto. Non mi ero resa conto che il mio compagno di giochi fosse davvero bello, nel suo modo oscuro e orgoglioso, finché non lo vidi in una parrucca marrone ondulata con un codino legato da un nastro, un cappello a tese larghe che sedeva sbarazzino su un lato, ombreggiando il suo viso; un soprabito blu con mantellina e stivali alti tirati fino alle ginocchia. Sembrava così splendido e così giovane che improvvisamente il mio cuore batté come se fossi davvero e sinceramente innamorata.
"Se ti guardassi allo specchio," dissi, sentendomi timida, ma desiderando che sapesse che era carino, "non diresti mai più che hai superato il romanticismo. Nessuno sospetterebbe che tu sia qualcosa di così noioso come un milionario. Dovresti dipingere il tuo ritratto in quel costume."
"Grazie," disse, "preferirei dipingere te nel tuo." Ma credo che fosse compiaciuto.
Il fotografo e il postiglione si fecero avanti per aiutare, ma Sir Somerled non permise che la sua sposa venisse toccata da loro. Mi aiutò lui stesso a salire sulla carrozza e si sedette al mio fianco. I nostri cavalli trottarono a una certa distanza e si voltarono di nuovo. Lo spettacolo era pronto per iniziare.
Nel frattempo, gli altri erano stati occupati. Avevano posizionato un'incudine, vera o finta, sul prato davanti alla casa, perché le foto dovevano essere scattate tutte all'aperto. Il fabbro aveva iniziato a martellare un ferro di cavallo, e quello era il nostro segnale per correre verso la porta. Smise di martellare, spinse indietro il cappello e ci salutò in pantomima. Sir Somerled, recitando bene la sua parte poiché doveva essere recitata, mi fece scendere dalla carrozza con un braccio attorno alla vita. Il mio cappuccio e i miei capelli caddero, soffiando sul suo viso e nascondendo il mio. Mi baciò la mano mentre il fabbro correva in casa a prendere il suo libro; e a quel punto ero eccitata quasi quanto se fossimo scappati insieme. Il biografo stava registrando fotografie di tutto ciò che accadeva, senza dubbio, ma proprio allora dimenticai tutto, o che qualcuno ci stesse guardando. Ci stringemmo le mani sopra l'incudine, Sir Somerled e io. Mentre il fabbro faceva i gesti di sposarci in fretta, guardai il mio compagno di giochi, e nello stesso istante il mio compagno di giochi guardò me. Volevo che sorridesse, e lui non voleva! "Per favore, fingi di essere felice di sposarmi," farfugliai. "Non vedi dal mio viso quanto sono contenta di averti?"
"Lo sarei anch'io di averti, se fossi il principe delle fate," disse lui, con una voce così gentile che era un peccato che il biografo non potesse coglierla. Gli strinsi la mano per ringraziarlo di stare al gioco, e lui strinse la mia per mostrare che aveva capito. Sentii improvvisamente che eravamo i migliori e più veri amici. Nemmeno incontrare mia madre può compensare il fatto di perderlo dalla mia vita, sebbene ne sia stato parte per così poco tempo, e ci sia entrato solo per caso.
Mentre stavamo mano nella mano, arrivò la carrozza rossa. Il padre saltò fuori, mentre il postiglione fermava i cavalli, e la sposa cercò rifugio tra le braccia dello sposo. Sembrava davvero reale ed emozionante!
"Troppo tardi! Siamo sposati," dissi. Ma nemmeno quella era la fine del gioco. Il padre doveva minacciare lo sposo con la sua pistola, e la sposa doveva gettarsi tra i due uomini. Ora capisco che divertimento hanno le attrici. Mi dispiacque molto quando fu tutto finito e gli uomini del biografo stavano impacchettando per andare via.
"Non sappiamo come ringraziarla abbastanza, signorina," disse quello che sembrava essere il capo, "per aver convinto il signore. Se ci darà il suo indirizzo, le invieremo copie ridotte della serie di immagini."
Un indirizzo! Non sapevo cosa rispondere, perché al momento non possiedo nulla del genere, sebbene pensassi che sarebbe sembrato strano dirlo. Cercai Sir Somerled, ma si era allontanato lungo la strada verso la nostra automobile, che si stava nascondendo dalla telecamera. Mi dava le spalle, ma potevo vedere che la sua valigia era stata tolta dal suo posto e che ci stava mettendo dentro qualcosa.
"Non so se dovrei menzionarlo, signorina," disse l'uomo del biografo, "ma potrebbe interessarle sapere che il signore ha comprato il costume che lei indossava nella scena del matrimonio, e lo ha pagato un buon prezzo. È quello che sta mettendo via ora, suppongo."
"Oh! E ha comprato anche il suo costume?" chiesi.
"No, signorina, solo il suo. Pensavo le potesse far piacere saperlo."
Mi fece piacere saperlo. E supposi che Sir S. mi avrebbe raccontato tutto al suo ritorno, spiegandomi che aveva preso gli oggetti perché una modella li indossasse in qualche quadro; ma non disse una parola – il che mi lasciò così perplessa che tutte le visite turistiche all'interno della Fucina del Fabbro non riuscirono a distogliere la mia mente dal mistero.
Mi sedetti su una delle sedie matrimoniali, guardai i ritratti dei vecchi sacerdoti e lessi delle tante famose coppie in fuga dal 1754, a cominciare da Penelope Smith, la ragazza più bella di Exeter, che sposò il Principe Carlo di Borbone, fratello del Re di Napoli. Ma per tutto il tempo pensavo intensamente a me stessa e a Mr. Somerled, e mi chiedevo perché avesse comprato segretamente l'abito da sposa.
Il custode della casa ci fece scrivere i nostri nomi nel libro dei visitatori, cosa che la signora James trovò identica alla firma del registro in un vero matrimonio. E io dissi: "Se nessuno mi chiederà mai di essere la sua vera moglie, non starò peggio delle altre vecchie zitelle, perché, qualunque cosa accada, ho avuto il mio matrimonio – un matrimonio a Gretna Green!"
V
Facemmo una sorta di pranzo nuziale nell'automobile, che era stata spostata dall'autostrada in una strada ombrosa e verde, abbandonata ai sogni estivi. La signora James ed io eravamo come i fiori dei campi, e non avevamo pensato al cibo, né a dove o come lo avremmo ottenuto. Supponevamo vagamente che, quando avessimo avuto fame, ci saremmo fermati in qualche locanda a mangiare; ma Sir Somerled aveva una sorpresa sotto forma di un'invenzione americana chiamata cestino refrigerante, rivestito di nichel, con uno scomparto per il ghiaccio isolato con amianto o qualcosa di scientifico. Disse che era stato un regalo, e che aveva promesso di portarlo con sé in questo viaggio scozzese, che a quanto pare gli era stato ordinato di intraprendere come cura riposante. Sul coperchio del cestino, in un punto ben visibile, c'è una targhetta d'argento che dice, in bellissimi caratteri inglesi antichi: "A Ian Somerled, dalla sua grata modella", e sotto un monogramma "M. M." nel cuore in rilievo di una margherita elaborata. Mentre mangiavamo pollo ghiacciato, insalata e fragoline di bosco del nord ben fredde, la signora James iniziò con una gaia vivacità a stuzzicare Sir S. sulla "grata modella", il cui nome doveva sicuramente essere Marguerite; ma io misi fine a tutto ciò. L'ora dopo un matrimonio a Gretna Green non è il momento per parlare di qualsiasi cosa femminile se non della sposa; e poiché forse non potrò mai essere la vera sposa di nessuno, ho insistito per i miei diritti. Questo portare avanti il gioco di Gretna Green scandalizzò un po' la brava signora James, ma quando mi rimproverò dolcemente per la mia "infantilismo", Sir S. disse: "Lasciatela essere una bambina finché può. Sarebbe bene per ognuno di noi se conservassimo qualcosa della nostra infanzia per tutta la vita. Proprio ora trovo l'infanzia gloriosamente contagiosa. Non so quanti anni mi sono scrollato di dosso in due giorni, da quando questa principessina mi ha ordinato di giocare con lei."
Questo troncò il rimprovero sul nascere (non che mi importasse), ma sono certa che la cara signora James pensasse ancora che il mio gioco della sposa fosse durato troppo a lungo, e spostò la conversazione sui veri romanzi di Gretna Green – alcuni dei quali così mozzafiato, che mi vergognavo di tornare sull'argomento che ci riguardava. Non che Sir S. non farebbe un eroe per il mio romanzo. Sento che sotto il suo modo di fare calmo, a volte stanco, c'è un fuoco nascosto, e voglio scoprire com'è veramente, se posso. Lo studio di un uomo simile sarà più interessante e persino più misterioso che sbirciare dal buco della serratura della porta della soffitta, in quello che chiamavo "paese delle fate". Già quello sembra accadere molto tempo fa.
Nessuno indovinerebbe, avendo visto la signora James solo con la Nonna, quanto sa la piccola donna, o quanto bene sappia parlare, e mi è scappato questo pensiero, prima che mi fermassi a riflettere che potesse suonare scortese. Passò un'ora come se fossero cinque minuti ad ascoltare la sua storia del matrimonio del Lord Cancelliere a Gretna, e di Lord Westmorland che sparò al cavallo del banchiere Child per salvare la sua giovane sposa dalla cattura da parte del padre; la storia di Robert Burns quasi adescato al matrimonio da una bella ragazza incontrata sulla strada; e meglio di tutto l'eccitante storia della coraggiosa ragazza di Langholm, che corse tra ruscelli e cespugli per strappare il suo amante all'ultimo minuto da una rivale che stava sposando nella Fucina del Fabbro. Quest'ultimo aneddoto era il preferito del "dottore". Un capitolo della sua storia era dedicato interamente alla Old Glasgow Road. In esso dedicava tre intere pagine alla scommessa del giovane e alle due ragazze pronte ad aiutarlo a vincerla. "Il dottore era romantico nel cuore," spiegò la signora James, sospirando e facendo una pausa con un éclair al cioccolato ghiacciato in mano. "Ogni romanticismo faceva appello alla sua immaginazione, e nei suoi appunti dedicò molto spazio a Gretna Green, dal giorno di Paisley, il primo prete, fino al tempo presente, in cui le coppie si sposano nella Fucina del Fabbro per divertimento e non per paura. Ma," continuò, ansiosa di fare colpo sul grande Somerled, "il Dottor James diede ampio spazio alla storia seria della Strada: gli episodi dei predoni; il viaggio della Regina Maria; la marcia degli Highlanders del Principe Carlo sotto la custodia dei soldati di Cumberland, sulla strada per la prigione di Carlisle; il cammino di molti geni scozzesi senza un soldo in cerca di fortuna nella città di Londra; le visite di uomini famosi come Scott e Dickens, ed Edward Irving il predicatore, che fece scendere la sua sposa dalla carrozza sul ponte, per farla camminare a piedi nel suo paese adottivo, l'Inghilterra."
La signora James si emoziona sempre quando parla del dottore e della sua storia incompiuta della Scozia; e sebbene conoscesse Sir S. solo da un giorno e mezzo, era ipnotizzata al punto da raccontargli segreti che la Nonna non avrebbe potuto tirarle fuori nemmeno con i cavalli selvaggi. Gli mostrò persino la fotografia del Dottor James, che, in una custodia di velluto chiusa, aveva messo nella borsa che Sir S. le aveva dato. "Lei, un artista, con la sua grande conoscenza dei volti umani e delle anime che vi si celano dietro, crede che un uomo con quegli occhi e quella fronte si toglierebbe la vita per sfuggire allo scandalo?" gli chiese con insistenza. "Non sarebbe più naturale scomparire, confidando nella fede di sua moglie, finché non si fosse fatto una nuova carriera da qualche parte e riguadagnato l'onore del proprio nome?"
Molto gravemente Sir S. esaminò la fotografia, che lei aveva dipinto ad acquerello, ora piuttosto sbiadita; e io la guardai, sebbene l'avessi già vista prima. Apparentemente era sinceramente interessato alla sua storia e all'immagine. Ma poi, sembra sempre interessato, in modo calmo, a ciò che la gente gli dice, senza mai interrompere o parlare di sé e dei suoi affari, come fa la Nonna se qualcuno va a trovarla. "Ha ragione, signora James," disse. "Quell'uomo è un sognatore, ma non un codardo. Potrebbe fare cose strane, ma mai una spregevole."
"Oh, che giudice del carattere!" esclamò lei estasiata. "E che comprensione! È meraviglioso, nella vita frenetica e piena di adulazioni che deve aver condotto per molti anni, come abbia mantenuto il suo cuore gentile e il pensiero generoso per gli altri. Ma è il suo temperamento artistico!"
Il grande Somerled rise e sembrò imbarazzato. "I miei nemici dicono che il mio 'temperamento artistico' sia stato sommerso molto tempo fa dal mio amore per fare soldi e ottenere che le cose difficili vadano per il mio verso. Penso che i nemici abbiano probabilmente ragione; ma lei e questa principessa dissotterrereste qualsiasi qualità decente che un uomo potesse avere, non importa quanto fossero sepolte sotto la spazzatura."
"Come le dissotterriamo?" volevo sapere.
"Essendo bambine – entrambe – nei vostri modi diversi."
Poi restituì alla signora James la fotografia sbiadita, con qualche altro complimento sugli occhi del dottore e sulla forma della sua fronte. Era ora di rimettersi in cammino, ma la cara e grata signora non volle accettare la sua offerta di aiuto nel riordinare. Mi mandò via con lui lungo la strada a raccogliere un mazzetto di campanule, azzurre come una manciata di cielo, da mettere nel nostro vaso sospeso – le mie prime campanule scozzesi. E non appena fummo ben lontani, iniziò a farmi domande sul Dottor James, il che dimostrava che gli importava davvero. Qual era il suo nome di battesimo? Quanti anni aveva quando scomparve? E quanto tempo fa è successo?
"Il suo nome di battesimo era Richard," dissi. "È stato diciassette anni fa che è scomparso – o morto. E doveva avere ventinove anni allora, perché Heppie dice che era troppo giovane per la signora James – solo un anno più grande di lei – il che lo renderebbe quarantaseienne ora."
"Non devi tradirla così," mi rimproverò Sir Somerled. "L'avrei indovinata di sette o otto anni più giovane."
"Ah, quello è il massaggio, la crema per la pelle e gli esercizi per il collo," dissi saggiamente. "Sarà contenta quando le dirò che successo pensa che abbiano."
"Sarà molto più contenta se non le dici che li hai menzionati, e ti consiglio vivamente di non farlo. Ti capita di sapere se il Dottor James avesse una cicatrice sulla tempia sinistra?"
"Sì," risposi con impazienza. "Me ne ha parlato lei. È per questo che girava il lato destro del viso per farsi fotografare. Ma perché? Sei mai venuto a Carlisle e l'hai visto prima di salpare per l'America da ragazzo?"
"Sono venuto a Carlisle. Potrei averlo visto," rispose Sir S. "Ma non dire nulla alla signora James di questa nostra conversazione. Qualche volta, forse, ti dirò il perché. In caso contrario, non vale la pena ricordarlo. E ora, vedo che ha tutto pronto, e ci sta aspettando. Così come Vedder. L'auto ha fatto un buon pieno di benzina, e possiamo andare – per dare un'occhiata al paese di Carlyle. Ti annoierà?" Mi guardò quasi ansiosamente, come se qualcosa dipendesse dalla mia risposta.
"Annoiarmi? Oh, no: adorerò andarci," lo rassicurai.
"Perché? Cosa sai di Carlyle?"
"Non molto," dovetti confessare, "Ma c'erano tre suoi libri che mio padre aveva, che ho letto. E c'è ancora una sua immagine nella biblioteca."
"Quali libri? Che immagine?"
"'La Rivoluzione Francese', 'Il culto degli eroi' e 'Sartor Resartus'. È stato quell'ultimo che ho letto per primo. L'ho preso dallo scaffale perché aveva un nome così strano. Volevo scoprire cosa significasse. Non vuoi sempre disperatamente scoprire cosa significa ogni cosa? Io sì. Ma suppongo che tu sappia già tutto. Bene, ho iniziato a leggere senza essere così tanto interessata. Poi, improvvisamente, la mia mente è sembrata svegliarsi. È stata una sensazione meravigliosa, proprio come se fossi stata vicino a un uomo che suonava una musica meravigliosa e sorprendente sul più grandioso organo mai costruito. E l'uomo che suonava sapeva anche cantare. Cantava con una voce a volte aspra e a volte dolce. Mi è sembrato mentre leggevo il libro che fosse umoristico e triste, tenero e severo allo stesso tempo. E fino alla fine sono stata trasportata sull'onda di quella musica d'organo, che aveva in sé sempre un brivido del divino. Non ho mai trovato nessun altro libro in biblioteca che mi facesse sentire esattamente così, eccetto Shakespeare – e la Nonna ha fatto portare tutti i volumi di Shakespeare in soffitta dopo che entrò un giorno mentre avevo undici anni e mi trovò a leggere 'Macbeth'. Per quanto riguarda l'immagine di Carlyle, lo mostra seduto su una sedia, con un'espressione sul volto di un uomo triste, solo in un mondo grigio."
"Il ritratto di Whistler! Avrai tutte le opere di Carlyle e di Shakespeare per te. Te le regalerò io," disse Sir Somerled, guardandomi con uno sguardo interessato, come se improvvisamente gli piacessi più di prima.
"Oh, sei gentile, e mi piacerebbe molto averli," dissi. "Ma ora ci sarà mia madre a cui dovrò chiedere il permesso per tutto. Devo fare esattamente ciò che lei vuole che faccia, perché morirò se non mi ama."
"Sì. L'avevo dimenticato," disse lui.
"Io no, per un minuto," risposi. "Ma suppongo che, siccome la mamma è una grande attrice, lei ami Shakespeare e abbia tutte le sue opere; e forse ha anche Carlyle, nella sua biblioteca."
"Forse," fece eco lui.
"Non ti piace?" chiesi. "Sembri sempre strano e parli in modo brusco e sbrigativo quando parlo di mia madre."
"Mi piace e la ammiro immensamente," rispose, con quel tono remoto che cerca di spaventarmi, e quasi ci riesce – ma non del tutto. "Tuttavia, non credo che troverai Carlyle nella sua biblioteca, quindi dovrai lasciare che sia io a regalartelo. Ma intanto, imparerai a capirlo meglio vedendo il piccolo villaggio dove è nato, e la casa che suo padre, il tagliapietre, costruì."
Così partimmo in auto, tornando verso l'autostrada e lungo una strada che forse non sarebbe sembrata straordinaria se non fosse stata resa straordinariamente bella da uomini che illuminarono il sentiero della storia con una luce splendente. Provavo un sentimento gaio e irresponsabile, seduta accanto a Sir S. sul sedile anteriore elastico della lussuosa automobile, come se fossi un grazioso pacchetto chiaramente indirizzato alla mia destinazione, e vi arrivassi al sicuro tramite posta raccomandata. A quel punto persino la signora James aveva smesso di "mordersi il cuore" quando vedeva un'altra auto sfrecciare verso di noi, o un uomo passeggiare attraverso la strada e riempire l'intero orizzonte. L'auto è così singolarmente intelligente che senti che è un'amica, una creatura troppo di buon cuore e cavalleresca per lasciare che accada qualcosa di brutto. Certo, ogni dieci minuti succede quasi qualcosa, ma quella è invariabilmente colpa delle auto degli altri. Sfrecci verso l'imboccatura di un incrocio che non avresti assolutamente potuto vedere, perché è sottilmente camuffato da un gruppo di alberi o da una collinetta fiorita; e scopri la sua vera identità solo perché un'altra auto – un bruto di motore maldestro – scoppia a cinquanta miglia all'ora davanti al tuo naso. Se avessi raggiunto quel punto un istante dopo, la tua virtuosa automobile e quel disgraziato che non è la tua si sarebbero certamente scontrati, e saresti stata seduta sull'albero più vicino con la testa in grembo. Ma già inizio a notare che si può contare abbastanza bene di raggiungere il punto di pericolo (prodotto da auto aliene) esattamente nell'istante giusto, mai in quello sbagliato, e questo ti dà una bellissima fiducia nella tua fortuna e nel tuo autista: sebbene il vero segreto debba risiedere nell'acume del tuo angelo custode o santo patrono. Vedder, che da giovane era un pugile campione, è molto superstizioso, e Mr. Somerled gli permette di tenere una grande medaglia d'oro di San Cristoforo sul cruscotto. San Cristoforo, a quanto pare, si è fatto carico della cura spirituale delle automobili, e siccome a quest'ora ne ha milioni sotto la sua guida, i suoi piani per tenerle lontane l'una dall'altra devono essere complicati come gli accordi di traffico di un sovrintendente ferroviario. Quando ho contrapposto il comportamento angelico della nostra auto alla perversità spaventosa di quella degli altri, Sir S. è scoppiato a ridere e ha detto che evidentemente ero nata con l'istinto per i motori: che aveva visto donne che impiegavano giorni o settimane per imparare queste grandi verità, mentre io vi ero arrivata naturalmente. "È notevole quanta preziosa conoscenza possa essere raccolta da un'intraprendente principessa in una storta di vetro, quando il drago non guarda!" disse.
"Le principesse nelle storte di vetro sono forse costrette a imparare lezioni proibite dai draghi," risposi a questo; "quindi se so cose o ho pensato cose che ogni altra ragazza non pensa o non sa, è perché erano frutti proibiti. Erano il mio unico divertimento."
"Ti hanno reso una splendida piccola 'compagna', se sai cosa significa," disse lui. "Non sono sicuro che il sistema della storta di vetro non abbia dei vantaggi per l'educazione delle donne. Il proverbio dice che la verità giace in fondo a un pozzo. Inizio a pensare che possa essere cercata nelle storte di vetro nella terra dei draghi."
"Vuoi dire che sono sincera?" chiesi.
"Sì. Sono incline a credere, fino ad oggi, che tu sia rimasta trasparente come il vetro della tua passata prigione."
"Cosa ti fa pensare così?" volevo sapere.
"Osservazione – in parte. E il modo in cui mi parli."
"Quale modo?"
"Beh – quella è una domanda spinosa. Difficilmente posso spiegare, ma..."
"Mi chiedo," iniziai a pensare ad alta voce, "se intendi che dico ciò che mi passa per la mente senza aver paura che possa non piacerti?"
"Er – um – forse questo copre una buona parte del terreno. Ma cosa ti ha messo quell'idea in testa? Perché dovresti aver paura di me?"
"Non ne ho. Solo – ho pensato che sarebbe stato più rispettoso se l'avessi avuta. Sei così celebre, vedi. Questa è la prima cosa che ho sentito su di te – intendo, sul fatto che tu sia un artista così famoso. Ho sentito che eri anche ricco, ma ovviamente quello non mi interessava così tanto."
"No? Questo prova il beneficio del sistema della storta di vetro."
"Perché – come, per favore?"
"Perché le principesse che non sono state imbottigliate in esse, ma hanno vissuto nel grembo del lusso – e nel grembo di madri lussuose – capiscono il valore del denaro, e considerano gli uomini famosi per i loro milioni degni di una dozzina di quelli che si sono avvolti in pochi stracci di qualche altro tipo di fama."
"Chiami essere un grande artista un tipo di fama inferiore?"
"Una volta no. Ma da quando sono entrato nell'abitudine di fare soldi, ho accettato l'opinione del mondo."
"Puh!" dissi rudemente. "Non credo che tu l'abbia fatto, perché il primo minuto che ti ho visto, mi sono sentita sicura che fossi un uomo vero. Ecco perché ho dovuto parlarti alla stazione, invece di uno degli altri. Sapevo – per istinto, suppongo, come dici tu che so dei motori. Pensa alla gloria di poter creare cose belle!"
"Pensa di poterle comprare! Gioielli, castelli e yacht, e ogni sorta di cose che le donne amano. Automobili, per esempio."
"Potresti comprare automobili con i soldi che hai guadagnato dipingendo quadri, non potresti?"
"Sì; ma non castelli o yacht: e non abbastanza gioielli per compiacere principesse che non hanno passato diciotto anni in una storta di vetro."
"Beh," dissi, "potrei non essere un giudice, ma penso che gioielli e castelli sarebbero un fastidio, e soffrirei il mal di mare negli yacht. Dammi un uomo che porta cose belle fuori dalla sua anima, non fuori dalle sue tasche. Sei molto gentile ora; ma devi essere stato molto più gentile prima di seppellire i tuoi talenti sotto gli scudi e i braccialetti di cui mi hai parlato. Persino io so cosa intendi con quelli – e cosa è successo a Tarpeia."
"Persino tu! Inizio a pensare che tu sia nata sapendo molte cose oltre alle automobili. E hai interamente ragione. Ero molto più gentile prima di iniziare a collezionare gli scudi e i braccialetti."
"Non puoi regalarne molti, e fare quello che ho detto – tornare al tempo prima che tu facessi affari con loro?"
"Non capisci quanto sia difficile tornare indietro."
"Ma sei tornato – in Scozia."
"Hai ragione. Ora è la mia unica possibilità di tornare alla mia giovinezza e ai miei ideali. Piccola principessa brillante, grazie per aver lucidato la superficie opaca della mia anima."
"È solo la superficie che ha bisogno di essere lucidata," dissi. "La parte interna brilla, anche quando l'esterno sembra spento. Ma temo che tu ti stia prendendo gioco di me?"
"Non sono mai stato più serio. Sto attraversando più di un confine con te oggi."
"Confini che ti piace attraversare?"
"Cielo, sì!"
"Ne sono contenta," dissi, in modo compiaciuto, "perché allora non ti mancherà così tanto la signora West."
"Mi mancherà la signora West? Buon Dio, l'avevo dimenticata!"
"Allora sei davvero molto ingrato e orribile," lo rimproverai, "perché tu e lei eravate amici, e lei sa come essere perfettamente affascinante."
"Sì. Sa come esserlo."
"Sa esattamente cosa fare e cosa dire."
"Sì. È una donna gradevole, ed esperta."
"E se non fosse stato per me, ora sarebbe seduta accanto a te."
"Ne ho pochi dubbi."
"E saresti stato felice."
"Sarei stato soddisfatto. C'è una grande differenza tra soddisfazione e felicità. Non puoi averla ancora imparata."
"Oh, e invece sì! È tutta la differenza tra... tra... beh, la differenza tra questa terra di confine vista in una giornata cupa e vista in una giornata di sole. È lo stesso paesaggio, ma non appare uguale agli occhi né suscita le stesse sensazioni nel cuore. Le sensazioni del giorno cupo sarebbero calme e quietamente piacevoli; quelle del giorno di sole sarebbero piene di fremiti e batticuori, come oggi."
"Per Giove, hai colto nel segno!" esclamò come per compiacermi dandomi ragione. "Piene di fremiti e batticuori, come oggi."
"Allora senti davvero il romanticismo di ogni cosa sotto questo sole?" chiesi, pronta a strappargli un "sì" finché era dell'umore giusto.
"Direi proprio di sì. E non me ne vergogno, con te a sostenermi. Ma ho il sospetto che me ne sarei vergognato con la signora West. E non avrei provato i fremiti, solo un piacere calmo e tranquillo, come nei giorni grigi; soddisfazione. Forse non avrei saputo cosa mi stavo perdendo. Avrei rispettato me stesso per aver superato i miei entusiasmi. Ma... nei miei momenti migliori, Principessa, ho provato più pietà per le persone che non sanno cosa perdono nella vita che per quelle che perdono le cose stesse."
"Sì," risposi, "perché è meglio sapere che esistono cose belle, e desiderarle invano, che tirare avanti senza conoscerne l'esistenza. Ma tutto questo non ha nulla a che fare con la signora West."
"Forse no. Eppure ha qualcosa a che fare con me. Non c'è bisogno di preoccuparsi del legame."
"Non mi preoccuperò di nulla!" risi nella mia gioia di vivere e di andare in automobile, che in quel momento mi sembravano una cosa sola e indivisibile. "Sono avvolta nella magica ragnatela dorata che Sir Walter Scott e Burns hanno tessuto attorno a ogni miglio di questa terra oltre il confine... la nostra terra, tua e mia."
"Anch'io, catturato nella ragnatela, perduto in essa, con mia stessa sorpresa." Rise mentre guidava, con gli occhi attenti e giovani. "Burns, tra l'altro, venne a Ecclefechan, dove stiamo arrivando ora. Si divertì un mondo e scrisse versi alla 'Lass of Ecclefechan', il che dimostra che il posto doveva essere molto più vivace allora di quanto non lo sia ora. Oppure, il che è altrettanto probabile, aveva la facoltà di spremere il succo dal frutto più secco e meno promettente; la stessa facoltà che hai tu."
"Forse il frutto si è seccato in seguito," suggerii. "Burns morì poco dopo la nascita di Carlyle, non è vero? E forse la gente ha cominciato a diventare più compassata quando ha iniziato a dimenticare la sua influenza."
"No. Quelli di noi scozzesi destinati a essere austeri sono sempre stati austeri," sostenne Sir S., "fin dai tempi di John Knox, e molto prima. Era in parte il clima, in parte la persecuzione. Entrambi si accordavano con la nostra costituzione. Ma guarda, ecco la piccola casa dove uno dei più grandi geni che abbiano mai visto la luce in Scozia aprì per la prima volta gli occhi. Oserò dire che non ricevette molta luce, ma trascorse gran parte della sua vita a darne agli altri, dalla sua stessa oscurità. Burns non sarebbe stato interessato, passando davanti a quella casa (come deve aver fatto, nei 'tempi turbolenti' a Ecclefechan), se la sua anima profetica avesse detto: 'Qui, in questa piccola dimora umile quanto la tua casa natale, nascerà un uomo grande quanto te, e uno dei tuoi critici più acuti?'"
Non risposi, perché non era necessaria alcuna risposta, ed entrambi fissavamo intensamente una piccola casa bifamiliare imbiancata a calce, resa unica da un arco che univa le due parti. Venendo da Gretna Green, si trovava alla nostra sinistra, nel mezzo di un villaggio grigio e bianco che sarebbe sembrato comune se non fosse stato incorniciato da un cielo immenso. Era come se questa vasta teca di cristallo azzurro fosse stata calata sopra la casa natale di Carlyle per proteggerla e distinguerla dagli altri luoghi. C'era lo stretto ruscello dalle alte rive, "il gentile Kuhbach che sgorga benevolo" (come citò Sir S.), che aveva fatto musica nelle orecchie infantili di Carlyle, per riecheggiare in esse per tutta la vita. Forse sguazzava nel ruscello nelle calde giornate estive, proprio come i ragazzini sguazzavano quando il nostro Drago Grigio infranse improvvisamente il rispettabile silenzio di Ecclefechan; e so che deve aver visto albe tempestose e tramonti infuocati riflessi in esso come in uno specchio, proprio come la Dama di Shalott vedeva tutte le cose che contavano davvero passare nel suo specchio.
È il tipo di villaggio, e le case grigie o imbiancate con le soglie rosse sono il tipo di case, dove diresti, sfrecciando in auto: "Non può succedere nulla". Eppure Carlyle successe; e fu un evento per il mondo intero, che ora compie pellegrinaggi verso la sua casa natale. E penso che quando la sua memoria tornava a Ecclefechan, non l'avrebbe cambiata per un giardino di palazzi, fiori e fontane. Persino i bambini piccoli che giocavano sulla strada dove giocava Carlyle sapevano perché fermavamo la nostra auto. Indicavano la casa di Carlyle, fissandoci con solenne pietà perché eravamo poveri turisti, che non potevano restare per il resto della loro vita nel miglior villaggio di tutto il mondo.
Per quanto mi riguarda, li compativo perché avevano i piedi nudi, mentre i bambini più poveri della mia nativa Carlisle hanno scarpe meravigliosamente belle, bordate d'ottone. Ma tutto lo spirito scozzese, e forse quello del contadino, emerse in Sir S. quando mi lamentai di quei piedini polverosi. "Pensi che vadano a piedi nudi perché non hanno scarpe?" chiese. "Ti sbagli. Non conosci ancora i tuoi compatrioti. Hanno scarpe buone quanto quelle dei ragazzini di Carlisle, e forse migliori. È perché non amano la sensazione delle scarpe quando giocano, e le tengono per la domenica. Facevo lo stesso anch'io. Non ho avuto un paio di scarpe ai piedi, se non nel giorno del riposo, finché non ho compiuto undici anni."
Mi sembrò che all'improvviso avesse un marcato accento scozzese nella voce, e mi piacque per questo!
Una vecchia dal volto roseo aprì la porta. Su di essa c'era una targa d'ottone che ci avrebbe detto, se non lo avessimo già saputo, che in quella casa era nato Thomas Carlyle. Ricordando ciò che divenne e ciò che rappresentò nel grande mondo, le tre minuscole stanze e i pochi semplici cimeli erano mille volte più toccanti che se fossimo stati condotti attraverso appartamento dopo appartamento di un palazzo, vedendo tazze battesimali e oggetti sotto teche di vetro. Non mi sembrarono tristi, solo un po' austeri in modo sano, come il porridge è austero rispetto a una torta di prugne. Ma il cimitero, dove andammo dopo aver visto la casa, mi fece venire voglia di piangere. Non mi piaceva pensare che, tornando qui a dormire dopo tanti anni, Carlyle non avesse sua moglie a riposare accanto a lui. Giacere con i suoi parenti dietro cupe inferriate di ferro non poteva averlo consolato per la sua assenza. Questo è l'unico cimitero che abbia mai visto, eccetto quello dove è sepolto mio padre; e in qualche modo, non sembra rispettoso verso i morti andare a criticare le loro tombe, a meno che non si sia loro amici, portando loro fiori: viole del pensiero per ricordare e rosmarino per la memoria. È come entrare nelle case della gente e aprire le porte per guardarli a letto quando dormono, e non possono risentirsi della tua intrusione, anche se lo odierebbero se lo sapessero. Dissi questo a Sir S., e lui fu in parte d'accordo con me per principio; ma mi avvertì che ci sono cimiteri che devo visitare in Scozia, a meno che io non voglia perdere gli ultimi volumi di diversi interessanti documenti umani. Non so esattamente cosa sia un documento umano; tuttavia, suppongo che andrò nei cimiteri per scoprire cosa intenda.
Parlava come se fosse probabile che andassi in quei posti con lui, e disse che gli avrebbe fatto piacere mostrarmi la casa di Carlyle a Chelsea, che è "più piena del cuore e dell'anima dell'uomo di quanto non lo sia Ecclefechan". Ma, naturalmente, lo disse senza fermarsi a riflettere. Tornerà in America e dimenticherà la piccola principessa sperduta che ha salvato per caso da un drago vicino. Eppure non importa, non sarò sperduta dopo questo! Avrò mia madre, e le madri sono più importanti per le principesse dei cavalieri più scintillanti. Viaggerò, naturalmente, con lei ovunque vada, così non potrò mai essere sola o triste. Dovrei essere ancora più impaziente di quanto non sia per il giorno in cui arriverà a Edimburgo, e potrò sorprenderla lì: ma suppongo, avendo vissuto senza di lei così a lungo, che sia difficile realizzare che finalmente la vedrò. Tuttavia, la penso ogni minuto, o forse ogni due minuti; e non ho realizzato appieno fino a oggi quanto ho da ringraziarla: la gaiezza e la speranza che deve aver conservato nel suo cuore, e che mi ha trasmesso. Senza gaiezza e speranza nessuna delle due avrebbe osato o desiderato scappare da Hillard House.
Penso, per quanto sembri inverosimile, che sia stato vedere la casa natale di Carlyle, e sentire l'influenza dei suoi genitori su di lui, a farmi capire. Per quanto fosse un grande genio, mi chiedo se non avrebbe potuto essere ancora più grande se sua madre o suo padre gli avessero insegnato che è giusto essere felici e sbagliato essere tristi? Sir S. dice che Jenny, sua moglie, avrebbe potuto insegnargli tutto questo, se avesse scelto di imparare; ma lui era adulto allora, e quindi era troppo tardi. Il sole deve essere nel sangue quando si è bambini, e allora nessuna ombra può mai oscurare del tutto l'oro; o almeno, questo è il pensiero che mi è venuto in mente oggi.
È stata la cosa giusta da fare, voltare a sud dalla strada principale di Glasgow dopo Ecclefechan, per andare ad Annan e vedere il luogo dove Carlyle ricevette la sua istruzione. Il Drago Grigio, viaggiando lentamente (per "lui", o "lei", come dicono sempre Sir S. e Vedder), giunse alla fine del viaggio in pochi minuti; ma quando Carlyle camminava lungo quella strada piacevole e ombreggiata, portando i suoi libri di scuola, deve aver avuto un sacco di tempo per sognare ad occhi aperti. Di tanto in tanto poteva vedere il Solway scintillare, e posso immaginare come il bellissimo fiume tortuoso debba aver dato a quel ragazzo grave e saggio pensieri sul grande fiume della vita, che scorre verso e dall'eternità. Passammo vicino a Hoddam Hill, dove, come mi dissero Sir S. e la signora James, la famiglia Carlyle visse per un po' quando Thomas era adulto, lui a tradurre romanzi tedeschi e suo fratello a lavorare nella fattoria.
Ad Annan, guardando la statua dell'amico di Carlyle, Edward Irving, nell'ampia High Street, tornammo sull'argomento del dottor James, e sentii per la prima volta la vera verità che stava alla base dei brutti pettegolezzi.
Eravamo scesi dall'auto per guardare la statua e leggere ciò che c'era scritto sul piedistallo. All'inizio non stavamo pensando al dottore, ma solo a Edward Irving, e Sir S. stava dicendo alla signora James come Annan fosse solo una delle tante città in cui vengono erette statue in memoria di uomini una volta incompresi e crudelmente perseguitati proprio nel luogo in cui in seguito vengono onorati. Sembra che Edward Irving (che amava la signora Carlyle quando era Jenny Welsh) dovette tornare nella sua città natale per essere processato per eresia dal presbiterio, dopo una brillante carriera a Londra come predicatore alla moda e fondatore di una nuova fede. Tutti i teologi di Scozia e folle di altre persone (Sir S. dice che tutti i veri scozzesi sono teologi nel cuore) vennero a riversarsi ad Annan in carrozza e calesse nel grande giorno del processo; e nonostante l'appassionato appello di Irving, fu giudicato colpevole con voto unanime.
Parlare del processo, e della morte del predicatore l'anno successivo, portò la mente della signora James sull'argomento che non è mai più lontano di quanto non sia nel retro della sua testa. Trovò una somiglianza tra il destino di Edward Irving e quello di suo marito. "Richard era nato a Carlisle e amava quel posto, ma credevano male di lui e lo perseguitarono," disse. "Un giorno tornerà e renderà Carlisle orgogliosa di suo figlio. Questo è ciò che mi aspetto. È per questo che vivo." E fissò la statua di Irving il predicatore con lo sguardo di una profetessa negli occhi.
Temevo che Sir S. l'avrebbe giudicata pazza; ma sembrò interessato, come prima, e chiese se avesse in mente un particolare tipo di successo che suo marito potesse cercare di ottenere. C'era qualcosa, a parte la sua professione e il volume incompiuto di storia, che aveva occupato i pensieri del dottor James nei giorni passati?
La piccola donna rispose a questa domanda quasi con riluttanza, e indovinai presto il perché. C'era un siero che il dottore stava cercando di perfezionare. Doveva essere usato al posto del cloroformio o dell'etere, per le persone con cuori deboli, o quando per altri motivi gli anestetici erano pericolosi. Un paziente in pericolo di vita aveva implorato il dottor James di provarlo su di lui. Il dottore aveva acconsentito. Il paziente era morto, e sebbene non fosse realmente a causa del siero, ma perché l'uomo non avrebbe potuto vivere in ogni caso, i nemici del dottore lo avevano incolpato. "Fu quello che gli spezzò il cuore," spiegò la signora James, fissando ancora la statua con gli occhi spalancati, per trattenere le lacrime. "È per questo che morì per il mondo che lo giudicò male."
"E crede, se riuscirà a perfezionare questo siero, che tornerà?" chiese Sir Somerled.
"Quando, non 'se'. Ma ho sempre saputo che ci sarebbe voluto molto tempo, perché a meno che qualche persona ricca o gente facoltosa non avesse avuto fede e lo avesse aiutato, avrebbe dovuto mettere insieme un bel po' di denaro per un laboratorio prima di poter ottenere un grande successo o un grande nome. E se ne andò quasi senza un soldo."
"Capisco," disse Sir S., pensieroso. "Bene, una fede come la sua è sufficiente a ispirare un uomo con il coraggio di spingere la pietra di Sisifo fino alla cima della collina. E merita una ricompensa elevata. Spero che la ricompensa possa arrivare, e che io possa vedere quel giorno. Ora, dobbiamo andare, perché questo pomeriggio non durerà quanto vorrei."
Aiutò la signora James a mettersi al suo posto con una gentilezza extra, quasi tenerezza, rimboccando dietro la schiena il cuscino d'aria coperto di seta grigia che, dice, le fa sentire come se si stesse appoggiando a un buon budino.
Nessuno di noi aveva chiesto a Sir S. cosa avremmo visto dopo, perché ci fidavamo della sua scelta; ma quando fummo pronti a lasciare Annan e tornare sulla strada principale, disse che il pensiero del Galloway lo stava tormentando. "Possiamo proseguire verso Glasgow passando per Moffat e vedere un sacco di luoghi interessanti; oppure possiamo girare a ovest dal paese di Carlyle, per una corsa attraverso il paese di Crockett," spiegò. "Quale deve essere?"
Mi vergognavo di confessare che non sapevo perché chiamasse il Galloway "paese di Crockett"; ma la signora James vide il mio sguardo imbarazzato e mi scusò. "La bambina non ha letto altri romanzi oltre a quelli di Scott."
"Crockett ha fatto per il Galloway ciò che Scott ha fatto per il Tweedside," disse Sir S. "È il suo paese. Lo ha fatto vivere. Quando darò a questa ragazza il regalo promesso di Carlyle e Shakespeare, dovrò aggiungere Crockett. Cioè, come mi ha ricordato," e sorrise, "se la signora Ballantree MacDonald permette a Ian di quella risma di deporre doni ai piedi di sua figlia."
"Oh, permetterà a Barrie di accettare libri," disse la signora James, con la sua graziosa compostezza. "Come amerà la bambina i 'Raiders' e i 'Men of the Moss Hags'. Sì, certamente dovrebbe vedere il 'grigio Galloway'."
"Galloway sia, allora," disse Sir S., sembrando compiaciuto. "Ma non sarà grigio in questo periodo dell'anno. Sarà viola, oro e smeraldo, e argentato da fiumi che scorrono tra rive fiorite. E profumerà dolcemente come il paradiso di uno scozzese, con mirto di palude e torba."
"Anch'io ho spesso desiderato vedere il Galloway," disse la signora James, "anche prima di leggere i libri di Crockett; perché il dottore dedicò un capitolo particolarmente interessante alla sua storia. Ricordo bene, l'antico nome era romanticissimo: Gallgaidhel, per il paese dei Gaeli stranieri. Quello era il titolo che diede al suo capitolo, e temo di non aver saputo cosa significassero 'Gaeli stranieri' finché non lo lessi. I Gaeli celtici che vivevano lì venivano chiamati Pitti Atecott; e sebbene fossero molto indipendenti e selvaggi, e i Romani non li governarono a lungo, accettarono i Northumbri come loro signori, oh, deve essere stato nel settimo secolo, credo. E duecento anni dopo fecero causa comune con i Vichinghi: così gli altri Gaeli, che non volevano avere nulla a che fare con gli stranieri, chiamarono sprezzantemente gli uomini del Galloway 'Gaeli stranieri'."
"Era solo gelosia, allora!" dissi. "Perché la gente del Galloway era così di larghe vedute e ospitale, e in anticipo sui tempi. È il paese giusto per gli stranieri da visitare per primo..."
"Ma noi non siamo stranieri," mi interruppe Sir S. "Tu ed io, Barrie, stiamo tornando a casa nostra. Stanotte per la prima volta dormirai nel tuo 'ain countree', sotto la 'luna di erica'."
"Dovrebbe essere un posto meraviglioso, per la nostra prima notte della luna di erica," dissi, socchiudendo gli occhi, "un posto misterioso, bellissimo, fortunato, da ricordare sempre. Cosa sarà? Hai deciso cosa è appropriato?"
"Avevo pensato a Dumfries," disse. "Ma non risponde a quella descrizione, e sebbene sia nel Galloway, riguarda Burns ed è fuori dalla terra di Crockett. Tuttavia..."
"Sweetheart Abbey!" esclamò la signora James con entusiasmo. "Dovrebbe essere a Sweetheart Abbey che Barrie sogna i suoi primi sogni scozzesi."
Il cavaliere rise in modo piuttosto amaro per qualche motivo. "I sogni scozzesi sono diversi dagli altri sogni?"
"Forse," disse la signora James, "sono i sogni che si avverano."
VI
È passato qualche giorno, sembra molto tempo fa che scrissi del nostro piano di trascorrere la prima notte in Scozia a Sweetheart Abbey; molto tempo dalla notte stessa; perché ho vissuto più in questi pochi giorni che in tutta la mia vita precedente.
Presto raggiungeremo Edimburgo. Lunedì è il giorno in cui mia madre inizierà a recitare lì nella sua nuova opera. La vedrò. Sarà il Grande Giorno di tutti, il giorno a cui tutti gli altri hanno condotto, e dovrei essere perfettamente felice. E lo sono! Tuttavia, c'è un piccolo punto pesante nel mio cuore. Tutto il lievito della felicità non lo renderà leggero. L'inizio del nuovo significa la fine del vecchio. Il viaggio sarà finito, per me; sebbene il Cavaliere e il Drago Grigio andranno avanti e avranno centinaia di avventure senza di me. Non saranno più il mio cavaliere e il mio drago. Forse non li vedrò mai più.
Prima che i nostri giorni insieme scivolino via nello sfondo della mia mente (sembra che non possano mai farlo!) voglio scrivere cose su di loro da conservare e leggere quando sarò vecchia.
Prima di tutto, c'era la Croce di Ruthwell.
Andammo fin là da Annan; e mentre volavamo via in auto lungo una buona strada bianca, potevamo vedere, oltre le acque che si allargavano, le montagne della regione dei laghi inglese fluttuare come un miraggio lungo il cielo meridionale, con Skiddaw e le sue cime gemelle più alte e più blu delle altre. Come amo i nomi dei luoghi e delle montagne del Cumberland! Feci dire a Sir S. Helvellyn, Blencathra e Glaramara molto lentamente, solo per la musica nelle mie orecchie. E quando è la sua voce a dire una cosa, suona particolarmente bene. Mi piace sentirla pronunciare un vocabolo come Northumberland, per esempio. Il modo in cui lo dice ti fa pensare al tuono sulle grandi brughiere, o a una carica di scozzesi selvaggi oltre il confine. Ma i nomi celtici li pronuncia con maggiore amore, con maggiore dolcezza, così che risuonano nell'orecchio per molto tempo dopo essere stati detti, come un'eco di campanelli fatati.
Non intendevo scrivere tutto questo su di lui e sulla sua voce quando ho iniziato. C'è così tanto altro da dire. Eppure, in qualche modo, continuo a tornare a lui nei miei pensieri, specialmente ora che il viaggio è quasi finito. E mentre mi aggrappo ancora all'argomento, ho scoperto che sa cantare oltre che dipingere. Ma il canto appartiene alla Sweetheart Abbey; e la Croce di Ruthwell è venuta prima.
La signora James e Sir S. hanno stuzzicato il mio interesse per il Galloway raccontandomi frammenti dei "Raiders", per poi fermarsi nei punti avvincenti per parlare di altro. E in qualche modo il Galloway sembra davvero un paese dove potrebbe accadere quasi tutto: cose grandi, sensazionali, storiche. Non c'era nulla di grigio da vedere, eccetto scorci del Solway, dove il mare si riversava con la sua marea irresistibile; e quello era il grigio dell'argento lucido. Ebbi un'impressione di alte colline, dalla forma smussata ma stranamente dignitose, e brughiere vastamente estese che emanavano profumi squisiti come incantevoli messaggeri invisibili per venirci incontro, mentre l'auto sembrava infrangere muri di cristallo di vento. Qua e là c'erano cumuli di torba color viola, pronti per essere bruciati. Bambini con la testa avvolta in una fiamma scarlatta correvano fuori dai cottage per fissarci. Sir S. ha persino ammirato i loro capelli rossi. Ha esclamato all'improvviso: "Per Giove, vale la pena attraversare l'oceano per rivedere quella roba gloriosa! Sono i capelli di Circe". Non so quando qualcosa mi abbia fatto sentire così tanto come una gattina che fa le fusa davanti a un piattino di panna. Perché sapete, i capelli che lui amava erano proprio del mio colore, non un po' meno scarlatti. Cosa direbbe la nonna?
Pioveva una volta – pioggia tagliente come sottili pugnali di vetro che ci colpivano i volti mentre l'auto sfrecciava – e la strada bagnata sembrava un nastro d'argento lucente gettato alla rinfusa su velluto viola. Il velluto viola era erica, e non ne avevo mai vista prima di iniziare il nostro viaggio, eccetto un po' di erica triste e addomesticata nel giardino di Hillard House – erica che perdeva le foglie come un uccello in gabbia, con tutto lo spirito delle brughiere ormai svanito. Ma questa erica del Galloway era erica vera, l'erica della poesia; e sapevo che di lì a poco avrei visto la luna dell'erica sorgere sopra di essa. Il solo pensiero mi ha fatto fremere – e sono stata felice, mentre lo facevo, che la signora West fosse da qualche altra parte sulla sua auto. Lei ti smorza così tanto, in qualche modo, nei tuoi momenti più alti, e ti fa sentire troppo giovane perché a qualcuno importi dei tuoi rozzi piccoli brividi o li prenda sul serio.
Quando la pioggia cessò, lasciò una sottile nebbia bianca fluttuare sopra l'erica, finché il sole non fece capolino e il viola intenso fu acceso fino al cremisi, come un fuoco che correva.
Non sono del tutto sicura se tutto questo sia accaduto prima della chiesa di Ruthwell (chiamata Rivvel dalla gente del posto), ma nella mia memoria fa parte dello stesso quadro, di quel primo giorno in Galloway.
So che abbiamo sfrecciato attraverso un piccolo luogo chiamato Cummer-trees, e poi Sir S. ha rallentato per mostrarci, disse, una delle "meraviglie del mondo". Non l'aveva mai vista lui stesso, ma ne sapeva tutto, e persino la signora James ne sapeva qualcosa. È un grande vantaggio per una donna semplice avere un marito intelligente, e sentirsi in dovere di esserne all'altezza.
Non eravamo venuti tanto per la chiesa quanto per una meravigliosa croce di pietra che essa contiene, come uno scrigno contiene un tesoro di perle e diamanti. Questa croce vale innumerevoli numeri di entrambi; e ha una storia intricata quanto le sue strane incisioni.
Nella canonica diedero a Sir S. la chiave della piccola vecchia chiesa dietro un alto muro con gradini che salivano e scendevano: e una volta dentro ci condusse dritto all'estremità nord, dove, in una navata laterale, vedemmo levarsi una grande sagoma. Dobbiamo aver capito che fosse una meraviglia, anche se non avessimo sentito nulla in precedenza.
La croce un tempo non si trovava nella chiesa, ma all'aperto molto prima che la chiesa fosse costruita, e torreggiava per diciotto piedi contro il cielo. Lì visse anno dopo anno, generazione dopo generazione, e nessuno sapeva cosa significassero i suoi uccelli e animali scolpiti e le iscrizioni geroglifiche. A nessuno importava molto, finché un gruppo cupo di uomini in un'Assemblea Generale, quando Carlo I era Re d'Inghilterra, non la gettò giù e la fece a pezzi, perché era un emblema idolatrico. Fortunatamente, una persona saggia nascose tutti i pezzi nella chiesa; ma dopo un po' un'altra persona non così saggia li gettò nel cortile sul retro. Lì rimasero finché un dottor Duncan pensò bene di far erigere la croce nel giardino della sua canonica: e alcuni grandi studiosi norvegesi, ai quali inviò copie degli scritti, si eccitarono molto e si contraddissero a vicenda al riguardo nel 1802. Ma nessuno seppe cosa significassero davvero quelle lettere finché il figlio maggiore del famoso attore John Kemble non venne in vacanza nei paraggi. Era un'autorità erudita sui tempi anglosassoni, e scoprì che la scrittura era in realtà inglese antico, il primissimo di tutti, i rudimenti della lingua che – come si espresse Sir S. – "Chaucer aiutò a formare e Shakespeare perfezionò"; perché loro dovevano creare le loro parole, oltre che raggrupparle insieme – che è tutto ciò che gli autori pigri devono fare al giorno d'oggi. Le pittoresche incisioni raccontano la vita di Cristo e dei santi, e sono descritte in latino dalla Vulgata; ma furono le iscrizioni runiche che John Mitchell Kemble decifrò – una sorta di soliloquio in rima che la croce stessa avrebbe dovuto pronunciare; e in seguito trovò l'intera cosa in un manoscritto anglosassone del settimo o ottavo secolo, lontano dalla Scozia, in una biblioteca a Vercelli, vicino a Milano. Ma era stato scritto dal bardo northumbriano Caedmon, in un poema chiamato "Il sogno della Santa Croce".
Non c'è da stupirsi che Sir S. desiderasse vedere la Croce di Ruthwell. Non c'è nient'altro del genere, pensa lui, così splendido da nessuna parte.
Persino allora il mio primo meraviglioso giorno in Scozia non era finito, perché avevamo tempo per vedere il Castello di Caerlaverock, che, secondo Sir S., è un'altra delle cose migliori sulla terra. Suppongo che, nei vecchi tempi, quando il mondo era piccolo perché era difficile viaggiare su lunghe distanze, non sembrasse strano trovare magnifiche croci runiche, castelli, botteghe storiche di fabbri e case di geni, tutti raggruppati guancia a guancia a un passo l'uno dall'altro. Dovevano essere così, o nessuno della contea vicina li avrebbe mai visti: ma ora, specialmente per una persona che non ha visto nulla se non nei sogni, è sorprendente, quasi incredibile.
Caerlaverock, disse la signora James, era probabilmente l'Ellangowan di Scott in "Guy Mannering"; così leggerò "Guy Mannering" non appena mi sarò stabilita a vivere con mia madre. Non potevamo fare a meno di mescolarci un po' con Scott anche qui, alle porte del paese di Crockett; e c'erano tracce anche di Burns, a causa del fatto che eravamo già vicini a Dumfries, dove visse per anni e infine morì. Ma l'idea su cui Sir S. aveva puntato il cuore era che tornassimo a Dumfries dopo aver visto il Galloway ed essere andati fino al luogo di nascita di Burns ad Ayr. Renderebbe ogni parte del viaggio più "concreta", disse.
Che la roccaforte dei Maxwell fosse o meno Ellangowan, era in ogni caso la chiave della Scozia sud-occidentale, e guardando il posto è facile capire perché. Una grande chiave color rosso-oro era quando l'abbiamo vista, rosso-oro alla luce del sole occidentale in una conca vicino al fiume; un colore così rosso e oro come aveva la vecchia arenaria, in contrasto con il verde del lichene e il verde dell'erba ondeggiante, non ci avrei creduto, se l'avessi visto in una foto. Avrei detto: "L'artista che ha dipinto quel castello in rovina ha usato i colori che avrebbe voluto vedere, non quelli che ha visto". Ma avrei giudicato male, perché i colori erano reali.
Un tempo c'era un doppio fossato tutto intorno al vasto castello triangolare, e c'è ancora acqua in uno di essi. Avreste pensato che le dame Maxwell avessero gettato i loro rubini e diamanti in esso un giorno selvaggio in cui fuggivano dai nemici, e che i gioielli fossero rimasti da allora sul fondo del fossato inosservati, sebbene la luce del sole li trovasse e traditrice cercasse di rivelarne il segreto. Pensate a Tolomeo che scrive di Caerlaverock, chiamandolo Carbantorigun! Sono contenta che non dobbiamo chiamarlo così ora, o dovrei dirlo sempre – come si continua a dire "lei" a una persona di cui non si è colto il nome.
Anche se Caerlaverock si trovasse in un ambiente orribile, sarebbe magnifico: ma il fiume Solway è il suo primo piano d'argento, e Lochar Moss è il suo misterioso sfondo; quindi è perfetto nella bellezza come nella forza, e se solo non fossero state inventate cose odiose come i cannoni, non sarebbe ora una rovina. Sebbene si trovi così in basso, fu costruito per resistere a tutto tranne che alla polvere da sparo: perché come potevano i Maxwell sognare che tutti i loro bellissimi accorgimenti per versare piombo fuso e olio bollente sarebbero stati inutili contro un nuovo nemico?
Edoardo I prese il castello nel 1300, ma Bruce lo riprese tredici anni dopo; e ci furono molti combattimenti e lanci della Chiave da una mano all'altra ancor prima del grande assedio in cui il Conte di Essex punì Lord Herries per aver difeso la Regina Maria. Tuttavia, le mura resistettero coraggiosamente, e dopo la faccenda dell'Essex furono rese più forti che mai – così forti e così splendide che doveva sembrare che Caerlaverock non avesse più bisogno di capitolare davanti a nessun nemico. Ma non appena i Maxwell ebbero terminato una bella nuova facciata, la migliore che avessero mai avuto, con finestre intagliate e capitelli delle porte all'ultima moda, arrivò il Colonnello Home con i suoi cupi Covenanti e fece saltare tutto con i suoi orribili cannoni. Non posso fare a meno di non amarlo, perché i Maxwell sembrano essere stati le persone più affascinanti. Un Lord Maxwell del XVII secolo, che era cattolico romano quando non era sicuro esserlo, era solito travestirsi da mendicante e suonare il violino nella piazza del mercato di Dumfries come segnale per dire ai fedeli della sua religione dove e quando potevano venire alla Messa. Loro capivano secondo certe melodie concordate, il che era facile, dato che avevano solo tre luoghi di ritrovo. Un simpatico vecchio nel castello ci ha raccontato queste storie e ci ha mostrato lo squisito cortile dove Burns venne un giorno quando aveva diciassette anni e incise su una pietra nel muro le iniziali R. B. in un triangolo, come un segno massonico, che suggerisce la forma a cuneo del castello.
Sir S. sapeva tutto di questa incisione, e disse che gli americani avevano offerto duemila sterline per la pietra. Ma la Duchessa di Norfolk, che è padrona di Caerlaverock per diritto proprio, ha arricciato il naso, metaforicamente parlando, all'offerta. "I bid ye fair:" (Vi faccio un'offerta onesta) è il motto che accompagna lo stemma sopra l'enorme cancello tra due torri, e si dice che gli americani, nel fare un'offerta per la pietra con le iniziali, citarono questo motto; ma la loro prontezza non servì a nulla. In una di quelle torri Murdoch, il cieco Duca di Albany, fu imprigionato per sette anni da Giacomo I prima di essere giustiziato a Stirling; e dicono che nella conca verde dove brilla la grande rovina rossa lo si possa vedere camminare al chiaro di luna nell'anniversario della sua decapitazione.
Una delle mie storie preferite nella storia riguarda Lord Nithsdale e la sua coraggiosa e intelligente moglie che lo salvò alla vigilia della sua esecuzione vestendolo con i suoi abiti e lasciandolo uscire con calma dalla Torre di Londra al suo posto. Pensate a poter fare una cosa del genere per un uomo che si ama! Lui era uno dei Lord Nithsdale che provenivano da Caerlaverock; e non lontano, a Terregles House, c'è un ritratto di quella Contessa di Nithsdale, con il mantello che suo marito indossava quando fuggì. Hanno anche un libro di preghiere della Regina Maria in quella casa, poiché lo diede a Lord Herries, che la protesse nella sua fuga dopo la battaglia di Langside, ottanta miglia lontano. Ma non abbiamo visto queste cose. È stato il vecchio al castello a raccontarcele, perché sono ancora sotto la custodia della famiglia Maxwell, della quale è molto orgoglioso.
Abbiamo attraversato in fretta Dumfries, per non vedere o pensare alle associazioni con Burns lì finché non fossimo tornati; ma alla Lincluden Abbey, lì vicino, siamo stati costretti a pensare a lui – sebbene, per quanto riguardava il nostro viaggio, non fosse nato. A Lincluden, dove amava venire, camminando da Dumfries (come deve aver camminato fino a Caerlaverock per incidere le sue iniziali) vide la Visione. E Lincluden è un posto così dolce che i miei pensieri su di esso, mescolandosi molto umilmente con i pensieri del grande poeta, giaceranno insieme nella mia memoria come fiori pressati tra le pagine di un libro.
La strada che porta da Dumfries a Lincluden sembra un preludio silenzioso a un'incantevole esplosione di musica, così dolce e carina com'è. Poi all'improvviso arrivi al promontorio cucito alla terraferma con grandi punti d'argento di fiumi, il Cluden e il Nith; e ci sono vecchi terrapieni, caduti in rovina, che sorvegliano l'abbazia come potrebbero fare gli scheletri di cani da guardia che sorvegliano un padrone morto. C'è anche un tumulo, accanto alla chiesa in rovina, ed è chiamato Mote, che significa qualcosa di disperatamente interessante e storico, e c'è una torre di guardia in rovina. In effetti, tutto è in rovina alla Lincluden Abbey; ma ciò la rende ancora più dolce e triste. E mentre arrivavamo, il rosso dell'arenaria che si sgretolava bruciava nel fuoco del tramonto come una pira funebre colma di rose. Gli alberi malinconici e affollati e i delicati gruppi di piccoli cespugli erano come dolenti che venivano con i loro figli a guardare il grande incendio.
Siamo entrati nella chiesa per vedere la tomba di Margaret, Contessa di Douglas, che era una figlia di Re Roberto III; e in qualche modo le mutilazioni dell'effigie la rendevano più bella, facendoti vedere come in un quadro sfocato i mille eventi di tempi turbolenti che erano passati sulla figura, lasciandola attraverso tutto pacificamente addormentata. Figlia di un re, con il Cuore dei Douglas a proteggerla, sarebbe stata troppo nobile nel suo sonno di pietra per mostrare che le importava di perdere i tratti del volto e alcuni altri accessori insignificanti che potrebbero rovinare l'aspetto di donne meno importanti.
Quando siamo usciti, in alto nella gloria del tramonto brillava una falce d'argento, che mieteva rose. Era la luna dell'erica, e ho gridato a Sir S. mentre la vedevo: "Esprimi un desiderio – esprimi un desiderio! Il tuo primo sguardo alla luna dell'erica, e sopra le nostre spalle destre per fortuna! Qualunque cosa desideriamo deve avverarsi!"
Ero così eccitata che gli ho afferrato la mano; e lui è stato troppo educato per ridarmela come una cosa che non voleva. Così l'ha tenuta saldamente nella sua mentre entrambi guardavamo verso il cielo, esprimendo silenziosamente i nostri desideri. Il mio desiderio era che mia madre potesse amarmi; ma mi sono fermata e ho pensato: "Che senso ha esprimere un desiderio del genere, quando ne ho solo uno, e sono sicura di ottenere quello senza la luna dell'erica, dato che tutte le madri amano i loro figli". Questa cautela era molto "scozzese" (canny) e provava il mio sangue scozzese, non ho potuto fare a meno di pensare, mentre facevo una pausa per scegliere il desiderio più appropriato da far esaudire alla luna dell'erica.
Diverse idee si sono presentate con un inchino: un desiderio di essere felice: ma non era abbastanza "concreto", come direbbe Sir S. Un desiderio di essere molto ricca e in grado di fare qualsiasi cosa al mondo mi potesse piacere fare; ma essere ricchi suona così grasso e poco interessante – o altrimenti calvo; perché quasi tutte le fotografie sui giornali illustrati di persone disperatamente ricche sono l'una o l'altra, o entrambe. Alla fine ho iniziato ad essere nervosa, perché se Sir S. o la signora James (che era vicina) avessero parlato prima che avessi espresso il mio desiderio alla nuova luna, lei non sarebbe stata in grado di esaudirlo, anche con le migliori intenzioni. Questo è un fatto ben noto in relazione al desiderare con la luna. Ne ho l'autorità sia dalla signora Muir che da Heppie. Essendo di fretta, mi sono confusa, e così non sono riuscita a pensare a nulla di più importante che desiderare che il mio cavaliere non mi dimentichi mai in futuro, ovunque possa essere. E proprio mentre avevo finito, ha detto: "Bene? Cosa hai desiderato?"
Naturalmente non potevo dirgli un desiderio del genere; ma, fortunatamente, non devi mai lasciare che nessuno sappia cosa hai desiderato con una luna o una stella, se vuoi che il desiderio si avveri.
L'ho spiegato a Sir S., e lui ha detto che, per quanto lo riguardava, non importava, perché dopo tutto non aveva espresso desideri. "Oh, che spreco della luna dell'erica!" ho gridato, perché sembrava davvero troppo brutto. Ma lui ha risposto che l'unica cosa che desiderava particolarmente in quel momento era una cosa che non era giusto desiderare, a causa dell'"altra parte interessata". Ho riso e ho detto che se aveva desiderato di desiderare, aveva desiderato, suo malgrado, e la luna dell'erica aveva sentito; perché questo è il compito di ogni nuova luna ben addestrata, e la luna dell'erica è la meglio addestrata dell'anno. "'L'altra parte interessata' deve solo correre il rischio", ho detto. "E molto probabilmente sarà la cosa migliore per lui, lei o esso alla fine."
"Non oso sperarlo", ha detto lui, guardando la falce d'argento con serietà come se non stessimo dicendo sciocchezze.
"Non pensi che la luna dell'erica sappia cosa è meglio?" l'ho rimproverato. Ma lui non ha risposto, e ha solo canticchiato sottovoce, mentre camminavamo verso l'auto in attesa:
"Quanto lontano, quanto lontano a Gretna? È lontano anni e anni – E la carrozza a quattro cavalli non lancerà mai più Polvere attraverso il giorno."
Per tutto il tragitto lungo la strada ombrosa e tortuosa da Dumfries andando verso la Sweetheart Abbey (mi piace scrivere il nome, è così carino e vecchio stile) abbiamo avuto scorci della luna che spargeva argento tra i rami degli alberi mentre cadeva verso ovest. Ho pensato che la curva bianca e morbida fosse come il braccio di un bambino, arrotondato al gomito; e ci ha salutato con la mano sulla brughiera del tumulo di Criffel, come un bambino potrebbe salutare sopra la spalla grassoccia di una grande bambinaia vestita di viola. È impertinente da parte di Criffel chiamarsi montagna, e naturalmente non oserebbe se ci fossero altre vere montagne nel raggio di venticinque miglia.
Quando ho fatto questa osservazione la signora James mi ha chiesto dove, nella mia vita isolata, avessi preso una parola così poco signorile come "impertinente" (cheek), ma le ho detto che dovevo essere nata conoscendola, dato che non c'è mai stato un momento nella mia memoria in cui non l'avessi conosciuta. Inoltre il signor Douglas l'aveva usata diverse volte al Castello di Carlisle.
"Non lo hai ancora dimenticato?" ha chiesto Sir S.
"Sarebbe sciocco dimenticare, e dover fare la sua conoscenza da capo a Edimburgo," ho detto. "Mi ha chiesto in modo particolare di pensare a lui durante il nostro viaggio ogni volta che avessi visto il Cuore dei Douglas. Ora, l'ho appena visto a Lincluden."
"Cuore dei Douglas, davvero! faccia tosta dei Douglas!" ho sentito mormorare Sir S.
C'è una parte di quella strada tra Dumfries e Sweetheart Abbey che non dimenticherò mai: la vista da Whinny Hill--una vista improvvisa che scaturisce da dietro gli alberi, come se una tenda verde fosse stata scostata da un quadro. In questo quadro c'erano il Nith argentato, e il viola Criffel naturalmente (che cerca sempre di farsi notare ovunque ti volti), un grande monumento di quaranta piedi eretto per commemorare Waterloo; e ancora il triangolo rosso di Caerlaverock che risplendeva sulla verde costa del Solway Firth.
Suppongo che le persone restie a sembrare sentimentali abbiano insistito per chiamare Sweetheart Abbey New Abbey. Posso immaginare Sir S. votare a favore del cambiamento, perché credo che sopporterebbe la tortura piuttosto che essere ritenuto sentimentale. Descrive un luogo, una cosa o una persona con calore, poi si affretta a coronare la sua descrizione con poche parole scherzose o addirittura ironiche, per timore di essere sospettato di romanticismo o entusiasmo.
Anche il villaggio si chiama New Abbey, quindi è sicuro menzionarlo alla persona più arida. Stava appena iniziando a farsi sera, una sera dolcemente grigia come ali di colomba che si ripiegano, quando il nostro Dragone si è accostato verso una locanda che ha visto, una locanda piuttosto carina, dove Sir S. ha annunciato che avremmo passato la notte. Prima di entrare, tuttavia, ci ha portato a vedere un curioso bassorilievo murato nel fianco di un cottage imbiancato a calce sul lato sinistro della strada. Mostrava tre dame che remavano laboriosamente su una barca attraverso il traghetto--pie donne che portarono tutte le pietre da Caerlaverock, dall'altra parte del Solway, per costruire l'Abbazia.
"Roccia dell'Allodola" è un nome delizioso, ma Sweetheart Abbey è più carino, e la ragione del nome è la parte più graziosa. Solo che vorrei che la devota Devorgilla, che costruì l'Abbazia del Dolce Cor per farne un grande scrigno sacro per il cuore di suo marito, avesse avuto un oggetto di venerazione più degno del re John Balliol. Tutta la storia che ho letto lo descrive come una persona debole, codarda e piuttosto traditrice; ma, come ha detto Sir S., "Mirabeau giudicato dal popolo e Mirabeau giudicato dai suoi amici erano due uomini"; e suppongo che John debba essersi sforzato di essere affascinante per Devorgilla, altrimenti non sarebbe andata in giro con il suo cuore in una scatola di ebano intarsiata d'argento, insistendo per averlo sul tavolo davanti a sé quando cenava. Quello era un modo di conservare il cuore di suo marito durante l'intera vita--e anche dopo la morte, poiché naturalmente lo fece seppellire con sé. Deve essere stato felice di un po' di riposo a quel punto, il povero cuore, perché aveva così tanto da viaggiare. Suppongo che sia arrivato persino a Oxford quando Devorgilla fondò il Balliol College.
L'ultimo raggio di sole fu tolto dalla rovina color rosa e dalla valle isolata dove l'Abbazia a forma di croce si nasconde dal mondo; e anche la luna era sparita, spazzata via come una minuscola barca su un'onda del tramonto. Eppure, era pieno giorno, e Sir S. ha annunciato di avere un piano. Questo piano era che noi andassimo (non appena avessimo visto le nostre camere, che lui aveva prenotato tramite telegramma) a ottenere il permesso di entrare nell'Abbazia al crepuscolo, quando non c'era nessun altro.
La piccola locanda grigia della città non sembrava più grande di una casa privata di buone dimensioni, ma era il primo albergo della mia vita, e lo consideravo un'Epoca, con la E maiuscola. Quel punto di vista fu confermato più tardi dagli celestiali scone e dal miele che ci diedero--miele di erica, oro come la luna d'erica. E avevamo camere fresche e pulite, adatte a sognare dolci sogni. I miei sogni lì sembravano molto importanti.
Il grande Somerled può naturalmente ottenere tutto ciò che vuole se sceglie di rivelarsi--comunque, in Scozia; perché sto già iniziando a imparare che anche il più piccolo o umile contadino scozzese sa tutto ciò che vale la pena sapere, non solo del passato ma del presente, e ha sentito parlare di tutte le celebrità. Forse potrebbero esserci posti minuscoli in Inghilterra, America, Germania o Francia dove i poveri e gli ignoranti non saprebbero nulla di Somerled il pittore e milionario. Ma in Scozia, a quanto pare, sebbene ci siano molti poveri, non ci sono persone ignoranti. Coloro per i quali il suo essere pittore non significherebbe nulla si interesserebbero al suo denaro. Coloro che non si curerebbero dei suoi milioni di dollari avrebbero letto della sua pittura: e tutti lo apprezzerebbero perché appartiene alla Scozia.
Non appena i nostri bagagli furono nelle camere e la cena ordinata, Sir Somerled chiese se fossimo pronti per l'Abbazia; ma la signora James chiese gentilmente se ci sarebbe dispiaciuto andare senza di lei. Aveva iniziato a rendersi conto di essere stanca e avrebbe voluto riposare. Poteva andare da sola all'Abbazia la mattina presto prima dell'orario di partenza. Sentivo che avrei dovuto dispiacermene più di quanto facessi, ma non potevo fare a meno di amare l'idea di essere sola con Sir S. Sembrava la notte del nostro primo incontro; poiché qualcuno era sempre stato con noi, più o meno, da allora. Era solo una breve passeggiata attraverso il villaggio, non abbastanza da chiamarla una camminata. Una cara signora che vive in un bel cottage vicino alla rovina aprì il cancello di ferro, ma non entrò con noi, perché era l'ora della sua cena. Aveva una fotografia tratta da uno dei quadri più famosi del grande Somerled, e se fosse stato un re non avrebbe potuto essere più cortese.
All'inizio, l'interno dell'Abbazia simile a un guscio dal nome bellissimo fu una delusione. L'erba verde era ingombra di tombe di cattivo gusto e piatte pietre moderne che sembravano come se si fossero coricate lì senza permesso.
Abbiamo vagato un po' sconsolati per un po', finché non abbiamo trovato la tomba del tredicesimo secolo di Devorgilla. Sir S. mi ha raccontato la sua storia, e ha risvegliato il triste vecchio luogo a un interesse vivace. Mi è sembrato di vedere la signora sempre amorevole, seguita dalle sue fanciulle scelte che portavano il cuore nella sua scatola di ebano e argento. E insieme abbiamo elaborato una teoria, che di ogni evento qualcosa di rievocativo indugia sul luogo in cui è accaduto. Se solo i nostri occhi fossero diversi, saremmo in grado, ovunque andassimo, di vedere filmati, misteriosi quadri dipinti nell'aria--fotografie indelebili e in movimento di tutte le persone e di tutte le azioni che hanno composto la storia del mondo.
Questo ci ha portato a parlare dei nostri quadri, che ci lasciamo alle spalle mentre attraversiamo la vita; e non ho potuto fare a meno di pensare a come lui ed io, in accordo con questa idea, continueremo per sempre e sempre a essere "sposati" a Gretna Green. Ho riso al pensiero, e lui mi ha chiesto perché, così gliel'ho detto.
"Quando sposerai la tua vera moglie, tra anni forse, e avrai dimenticato la mia esistenza, quella scena continuerà a recitarsi," ho detto, "non solo sulle pellicole che gli uomini delle fotografie hanno preso, ma su pellicole d'aria. Non ti spaventa?" ho chiesto.
"Non spaventa te?" ha fatto eco lui. "Perché tu ti sposerai. Io non lo farò mai."
"Come lo sai?" l'ho interrogato.
"Se non posso avere la moglie che voglio, non ne avrò nessuna."
"Forse potresti avere quella che vuoi se glielo chiedessi gentilmente."
"Non intendo chiedere. Non sono quello giusto per lei."
"Potresti lasciare che sia lei a deciderlo!" ho detto nobilmente, poiché la signora West potrebbe essere la donna. "Spero davvero, se gli uomini mi ameranno mai, che me lo dicano."
"Nessun timore! Lo faranno." Ha riso più forte di quanto io l'abbia sentito ridere.
"Ma quello giusto potrebbe non farlo, se pensa come te."
"Lui non lo farà. Penserà solo a se stesso. Ma senti qui, ragazza mia, assicurati di prendere quello giusto quando ti sposerai; perché se secondo me farai un grosso errore quando verrà il momento, potrei essere tentato di mettere i bastoni tra le ruote al tipo."
"Per favore, fallo!" ho riso.
"Pensi che stia scherzando," ha detto, guardandomi in un modo che ha, tra le palpebre socchiuse, i suoi occhi quasi neri nel crepuscolo. "E in una certa misura è così. Eppure potrei vietare le pubblicazioni, forse--se volessi."
"Ma come?"
"Non hai idea?"
"Nemmeno mezza."
"Allora non te lo dirò. Ti preoccuperebbe solo--per nulla. Sposati in pace, quando verrà il tuo Principe, e ti invierò la mia benedizione--da molto lontano."
"Non mi piace pensare che tu sia lontano," ho detto. "Non parliamo di questo. Perché tu sei il mio unico amico--tranne la signora James. E tu sei così diverso."
"Ringrazio il Cielo!" ha detto. "E ringrazio lei per aver voluto riposare. Per quanto buona sia, in tre si sarebbe in troppi a Sweetheart Abbey."
Parlare di lei mi ha fatto pensare all'ora. Avevamo promesso alla signora James di tornare tra mezz'ora per la cena! Era già passata più di mezz'ora mentre creavamo le nostre fotografie su pellicola d'aria per infestare Sweetheart Abbey con tutti i suoi altri fantasmi.
Il crepuscolo stava cambiando in una luce più misteriosa, e mentre ci guardavamo attraverso la foschia opalescente sentivo stranamente che stavamo cambiando anche noi. Era come se le nostre realtà fossero meno reali delle immagini d'ombra che dovevano vivere lì insieme per sempre--come se i nostri corpi, che se ne sarebbero andati e separati, per vivere vite diverse lontano l'uno dall'altro, non fossimo più noi.
Non avrei potuto immaginare una luce così meravigliosa come quella che illuminava il grande rosone e riempiva il vasto guscio rotto dell'Abbazia. Era come se il giorno fosse stato versato fuori da una tazza, e la notte venisse lentamente versata dentro--la notte color grigio colomba dei sogni. Era pallida, eppure non luminosa come la luce dell'alba. Era più come una luce che brilla su uno specchio d'acqua, una luce fatta dall'acqua stessa. Quasi mi aspettavo di vedere il Cuore sollevarsi nella scatola di ebano e argento, e la scatola aprirsi.
"Sembri una giovane veggente," ha detto il mio Cavaliere. "Cosa vedi con i tuoi grandi occhi che fissano attraverso il buio?"
"Vedo--un cuore," ho risposto. "Credo di vedere un cuore."
"È molto intelligente da parte tua," ha detto, con un tono cambiato. "Vieni, bambina, è ora che ti porti a casa."
"C'è il fantasma di un cuore che fluttua qui?" ho chiesto, desiderando indugiare. Ma lui mi ha preso la mano e mi ha trascinato verso il cancello.
"Per me," ha detto seccamente, "sembra essere un cuore reale--quasi troppo reale per essere confortevole."
Siamo tornati a piedi alla locanda, ed è stato insopportabilmente banale per tutto il tragitto. Ha parlato della cena, di comprare benzina per l'auto, e mi ha detto fatti noiosi su cose stancanti chiamate carburatori. Sarebbe stato un orrendo anticlimax, rovinando tutto il romanticismo di Sweetheart Abbey, se non fosse cambiato più tardi. Ma è cambiato. C'era un piccolo pianoforte nel salotto che ci avevano dato, e la signora James ha iniziato a tamburellare alcune arie scozzesi, canticchiando le parole con una voce alta e sottile piuttosto simile a quella di un insetto intelligente. C'era una melodia che conoscevo, e non ho potuto resistere dall'unirmi. Alla fine Sir S. ha applaudito.
"Che peccato che la sua nonna non le abbia permesso di prendere lezioni, come una volta mi sono azzardata a suggerire!" ha detto la signora James. "Ha un orecchio intonato, e una voce dolce meravigliosamente simile a quella di sua madre, che ricordo molto bene. Ma la signora MacDonald aveva l'idea che le lezioni di musica avrebbero portato alla vanità. Non pensa, signore" (spesso infila un rispettoso "signore"), "che la sua voce ricompenserebbe l'istruzione?"
"Lo penso," ha sentenziato il grande Somerled.
"Sono sicura che lei canti," ha continuato la signora James. "Mi lusingo di saperlo sempre dai volti delle persone."
"Come Barrie, non ho mai preso lezioni," ha detto. "Ma suppongo che noi montanari siamo nati con la musica nel sangue."
"Allora lei canta?" ha insistito lei.
"Solo per compiacere me stesso. Non che lo faccia!"
"Canterà per compiacere noi?"
"Non vi compiacerebbe."
"Barrie, chiediglielo tu."
"La Principessa comanda!" ho detto, non aspettandomi che assecondasse la mia impertinenza, ma lo ha fatto, andando subito al pianoforte. Aveva farfugliato e balbettato goffamente per la signora James, ma gli ha obbedito come se i tasti fossero ipnotizzati. Ha suonato un preludio, e poi ha cantato "Annie Laurie", con una voce dolce e melodiosa, così bassa che le persone fuori dalla stanza avrebbero difficilmente potuto sentire. Sembrava come se dovesse esserci davvero un'"Annie Laurie" nella sua vita. Sicuramente un uomo non potrebbe cantare in quel modo, e apparire così nel cantare, a meno che non richiamasse il volto di qualche donna che amava. Mi sono chiesta se pensasse alla signora West, che è così molto carina, e piuttosto simile alla descrizione di "Annie Laurie". I suoi occhi guardavano lontano mentre cantava, attraverso il muro--oh, sì, sono sicura che potessero vedere attraverso il muro in quel momento--forse fino a "Maxwellton Braes"; forse ancora più lontano, cercando la signora West ovunque si trovasse.
Non so come ci si sentirebbe se un tale uomo con una tale voce guardasse negli occhi di qualcuno e cantasse una canzone d'amore. Temo che potrebbe rendere una piuttosto sciocca. Ma era solo al muro che Sir S. fissava finché non ha iniziato una canzone molto diversa--il lamento di un montanaro che non avrebbe mai più visto la sua casa sull'isola né l'amore della sua giovinezza. Era una canzone struggente; e sebbene la sua voce fosse intonata così bassa che era quasi come cantare in un sussurro, c'era uno strano potere vibrante in essa, come ce n'è nelle corde di un violino toccate solo leggermente dall'archetto. Sir S. ha trasferito la sua attenzione dal muro a me mentre cantava questa triste vecchia ballata, e non riuscivo a distogliere lo sguardo, perché c'era lo stesso potere avvincente nei suoi occhi come nella sua voce. Senza dubbio pensava solo alla canzone, non a me, affatto, davvero; eppure non riuscivo a scuotermi di dosso l'inquietante impressione di quello sguardo, e mi ha fatto sognare di lui tutta la notte. L'ho visto stare accanto a me nello strano, pallido crepuscolo di Sweetheart Abbey. E nella sua mano c'era una scatola di ebano, intarsiata d'argento, che mi porgeva. Ma quando ho preso la scatola era chiusa a chiave, e lui non aveva la chiave. "Solo la chiave dell'arcobaleno aprirà questa scatola," ha detto. E poi mi sono svegliata, sentendomi in qualche modo come se il sogno fosse importante, e dovessi cercare di scoprire perché.
VII
La mattina dopo quando ho visto Sir S. mi sono sentita confusa e vagamente in imbarazzo, come se fosse successo qualcosa. Ma, naturalmente, non era successo nulla, proprio nulla. Ho continuato a ricordarmelo finché non sono stata di nuovo a mio agio. E il suo modo di fare mi ha aiutato a capire quanto fossi sciocca, perché quasi sembrava sforzarsi di indossare l'aria banale che non mi era piaciuta. Era come se si avvolgesse in un cappotto grande e ruvido, che odorava di fumo di tabacco, piuttosto vecchio e logoro, con il colletto ben alzato.
Siamo partiti presto, molto prima delle otto, e la signora James ha fatto notare, mentre ci stavamo vestendo--chiamando dalla sua camera alla mia attraverso la porta aperta--che c'era più merito per Sir S. che per noi nell'amare una partenza anticipata. Molti uomini di successo, adulati e ricchi come lui, ha detto, sarebbero diventati lussuosi nei loro gusti, e pigri. Detesterebbero alzarsi alle sei, stare in minuscoli alberghi, e affaccendarsi per aiutare i loro autisti quando qualcosa va storto con le loro auto. Odierebbero così tanto dover fare le valigie e badare a se stessi che troverebbero impossibile godersi il viaggio senza un cameriere; ma ecco quest'uomo, abituato a ogni lusso, e in grado di comandarlo, che si prende ogni sorta di disturbo e persino sopporta le difficoltà allegramente come un "piccolo impiegato di banca in vacanza con la sorella e la zia."
Sono stata d'accordo con lei, e suppongo che gli impiegati di banca siano una classe interessante quanto chiunque altra; ma sono contenta che Sir S. non lo sia. Ed è più divertente essere la sua principessa che sua sorella. La signora James può essere sua zia se vuole. Io non lo sarei per tutti i suoi milioni.
Le ha chiesto di nuovo se volesse provare il sedile anteriore, ma lei ha rifiutato gentilmente, e poi, con la sua aria da cappotto ruvido e colletto alzato, ha invitato me a prenderlo. Qualcosa nel profondo di me, come una piccola creatura viva che sussurrava, mi diceva di fargli abbassare quel colletto e buttare via quel cappotto ruvido. Sembrava davvero uno spreco, averlo lì mentre indossava le sue arie banali mentre viaggiavamo attraverso il paese più adorabile che avessimo visto finora. Volevo che lui, io e il paesaggio fossimo tutti romantici insieme, e così gliel'ho detto finalmente. "Ma se sono determinato a restare dal lato sicuro del romanticismo?" ha detto.
"Se hai deciso di essere noioso e sgradevole," ho minacciato, "non ti darò la 'chiave dell'arcobaleno' quando la troverò. La passerò a qualcun altro."
"Davvero?" ha detto. "Assicurati che l'altro la meriti, allora."
Questo mi ha infastidito. Perché sto cercando la chiave dell'arcobaleno per lui, non per qualcun altro. "Al momento non mi capita di conoscere nessun altro a cui mi importerebbe darla," ho fatto notare.
"Sì," ha detto lui, "ecco il punto. Ne conosci così pochi. Ma sarà diverso quando la principessa avrà una dozzina di cavalieri tutti in competizione."
"Forse altri cavalieri non noteranno che sono una principessa."
"A giudicare da ciò che ho osservato, penso che saranno svelti a notarlo."
"Beh, resta da vedere."
"Proprio così. Resta da vedere." La sua voce suonava triste o annoiata, così ho cercato di essere diplomatica per una volta, come la signora West, e ho cambiato argomento.
Questa era la strada che Carlyle pensava fosse la più bella del regno. Andando verso Mainsriddle e Dalbeattie siamo scivolati attraverso boschi oscuri e dall'aspetto infestato, verso scorci improvvisi di sabbie gialle in basso e forme fluttuanti di montagne. La marea stava scendendo o salendo, venando il pavimento d'oro con disegni blu nebbiosi, e creando pozze luminose come pezzi di vetro rotto. Gli alberi lungo la nostra strada erano una processione di giganti benevoli che tenevano ombrelli verdi sopra le nostre teste, perché ci scambiavano per reali attesi; e sulla superficie liscia e bianca della strada avevano sparso ombre come pizzo spagnolo nero strappato. Criffel ci seguiva ovunque, cercando gelosamente di impedirci di notare che le nobili montagne del Cumberland ci stavano ancora guardando fuori vista, attraverso il Solway Firth. E davvero, Criffel, con alcuni piccoli fratelli colli che aveva raccolto oggi, come la frettolosa riunione di un clan, è riuscito a distruggere l'effetto della distanza per quanto riguardava lui e i suoi fratelli. Lui e tutti gli altri, non importa quanto lontani, si spingevano in primo piano per mezzo del loro colore, un viola così violento che colpiva gli occhi, e vibrava nelle orecchie come ricche note selvagge di un organo che rotolava sulle brughiere della Scozia. Solo le sabbie e il mare sembravano distanti, sebbene in realtà fossero vicini; e mi preoccupavo per i gruppi di bestiame che chiacchieravano così piacevolmente insieme sui loro ruminanti e vitelli. Avevano un'aria placida di ignorare fatti della vita così grandi come le maree entranti, e non avrebbero mai potuto leggere cosa è successo a Mary e alle sue mucche sulle sabbie di Dee, una località poco meno alla moda nel mondo del bestiame della loro.
La marea, tuttavia, non attendeva i loro comodi, e neppure il Drago Grigio, il quale, spronato da Sir S. come se fosse vivo e potesse sentire l'urgenza di raggiungere Ayr entro il tramonto, divorava i chilometri con un rombo costante. La terra si faceva sempre più ricca, una distesa di giardini e boschi dove le foglie degli alberi, mosse dal vento, parevano agitarsi in un applauso per il nostro passaggio. Era un susseguirsi di panorami che cambiavano come scene di un teatro; e ogni volta che il Drago prendeva velocità, il mondo intorno a noi diventava una sfumatura di colori, un acquerello in rapido movimento.
Ayr, quando finalmente la raggiungemmo, apparve come un gioiello incastonato nella costa, scintillante sotto la luce dorata del tardo pomeriggio. La città di Burns, la città dei poeti, ci accolse con un’aria di dignità storica che sembrava quasi emanare dalle sue pietre antiche. Nonostante la stanchezza, sentii una sorta di eccitazione elettrica nell'aria. Sir S. parcheggiò con un gesto teatrale davanti al nostro albergo, e per un momento il silenzio che seguì lo spegnimento del motore fu quasi assordante, interrotto solo dal ticchettio metallico del radiatore che si raffreddava.
"Siamo arrivati," annunciò, scendendo e tendendo una mano per aiutarmi. Il suo volto, solitamente così sicuro, tradiva una stanchezza che non avevo mai notato prima. "Un altro giorno di viaggi, un altro pezzo di Scozia conquistato." Mi guardai intorno; la signora West e Basil Norman erano scesi dalla loro vettura poco dietro di noi, e vidi Basil scambiare un rapido sguardo con sua sorella. C'era ancora quella tensione sotterranea tra loro, una corda tesa che temevo potesse spezzarsi da un momento all'altro.
La cena fu un affare strano e formale. Eravamo tutti riuniti intorno a un grande tavolo rotondo, e il tintinnio delle posate contro la porcellana sembrava scandire il tempo di una conversazione forzata. Sir S. parlava della storia della città, di come Burns avesse camminato lungo queste stesse strade, ma le sue parole arrivavano come attraverso un velo. La signora West, seduta di fronte a me, mangiava poco, i suoi occhi vagavano verso la finestra che dava sul mare, dove il crepuscolo stava lentamente trasformando l'orizzonte in una linea di inchiostro scuro.
"Barrie," disse Basil, rompendosi improvvisamente il silenzio mentre versava dell'acqua nel mio bicchiere. Il tono della sua voce fece voltare gli altri verso di noi. "Stavi dicendo prima che non avevi mai letto i versi di Burns sul 'Cotter's Saturday Night'. È un crimine a cui dobbiamo rimediare stasera, non credi?" La signora West lanciò un piccolo sorriso incoraggiante, ma la sua espressione non raggiunse mai lo sguardo, che rimase fisso in un punto imprecisato dietro di me.
"Forse domani," risposi, cercando di sembrare più coraggiosa di quanto non mi sentissi. "Oggi ho visto così tante cose che temo la mia mente non possa contenere altro, nemmeno la poesia più bella del mondo." Sir S. ridacchiò, un suono breve e secco. "La fanciulla ha ragione. La Scozia è un libro troppo grande da leggere tutto in una volta. Bisogna lasciarne qualche pagina per la prossima volta." Eppure, mentre lo diceva, sapevo che non ci sarebbe stata una 'prossima volta' per noi in questa configurazione. L'idea mi colpì con una malinconia improvvisa, un presagio che il viaggio stava volgendo al termine, lasciando dietro di sé solo le ombre lunghe di ciò che avevamo vissuto.
Fu in onore dei suoi "Raiders" che prendemmo la via più lunga per Ayr. Alcune delle cose migliori di quel libro accaddero vicino al Loch Trool, così volevamo vedere il Loch Trool. Anche Bruce era stato lì; ma questo era un tour di Crockett. Probabilmente ci saremmo andati comunque, anche se il percorso fosse stato noioso, poiché ci sono solo tredici miglia da Newton-Stewart, paradiso dei pescatori, al lago nascosto; ma le tredici miglia si rivelarono un panorama di bellezza. Sir S. fu sorpreso dalla sua incantevolezza, sebbene conoscesse a memoria la poesia di Burns, "The Banks of the Cree". Non arrivammo subito al fiume; ma da House o' Hill (nome delizioso!) ci tuffammo in un paradiso selvaggio e dimenticato. La strada giaceva sotto un pergolato di alberi come un tunnel di smeraldo, con una breccia qua e là nella parete verde per mostrare un luccichio blu di montagne e colline in lontananza. Sembrava che fossimo scivolati nel buco che conduce al paese delle fate e che avessimo tirato il buco dietro di noi; ma sapevo che non mi sarei goduta l'arrivo tanto quanto se il mio cappellino grigio e il mio cappotto fossero stati sul sedile anteriore invece delle bellezze color porpora della signora West. Fu all'improvviso che giungemmo alla vista e al suono del fiume, e così profonda era la quiete che avremmo potuto essere finiti nel rifugio di una ninfa addormentata. Nulla si muoveva se non l'impetuosa acqua bruna, e non c'era alcun suono, quando ci fermammo ad ascoltare, se non il suo canto gioioso e il ronzio delle api tra la felce e l'erica.
Basil sa "far finta" più facilmente e meno rigidamente di Sir S., perché è un autore, ed è abituato a inanellare stravaganze. Lui ed io "fingemmo" che le api fossero una banda di fate, che suonava per un pubblico nascosto in un teatro coperto dal luccichio argenteo di felci arcuanti. Ondate di profumo ci giungevano, rinfrescate nelle valli boschive, o riscaldate sulle rive soleggiate dei fiori; ma non si riusciva a vedere anima viva da nessuna parte, né una casa. Sapevamo che questo era un mondo abitato solo dai fili tesi attraverso il fiume per l'invio di lettere e pacchi.
L'ora del tramonto non era ancora vicina, ma già uno squarcio d'argento era strappato nell'azzurro del cielo; e per la seconda volta la luna dell'erica sorrideva con il suo luminoso sorriso semicircolare, come per dire: "Approfitta di me, Barrie, il tuo tempo è breve!" Eppure come avrei potuto approfittare di lei quando potevo vedere solo la schiena del mio cavaliere, con una spalla color porpora il più vicino possibile alla sua, e la luna dell'erica era nostra?
All'improvviso Basil disse: "Oh, ecco la tua luna dell'erica! Ti ho pensata ieri da quando è sorta finché è tramontata, e mi chiedevo cosa stessi facendo. Credo proprio che questa sia diversa dalle altre lune. Non vedi, per quanto sia giovane, come ha il potere di cambiare il giallo della luce solare, sembrando legarlo con l'argento?"
Io vedevo, ma pensavo di aver immaginato l'effetto, finché non lo vide anche lui. (Spesso pensiamo, vediamo e diciamo le stesse cose, il che è piacevole, ma non così eccitante come la compagnia di un uomo che pensa cose diverse e ti costringe a discutere.) L'argento che scendeva da quella piccola falce sembrava filtrare attraverso la forte luce dorata in un bagliore separato e distinto. Scintillava sul mare di colline ondulate e montagne rigonfie che si aprivano davanti a noi, come se spargesse uno sfarfallio di lustrini sul verde vivido, sull'ambra e sul porpora. Ovunque ci fosse ombra, questo pallido luccichio la dipingeva con colori eterei, come il dorso dei pesci arcobaleno che si muovono sott'acqua. Avrei potuto saltare fuori dall'auto e trovare la chiave dell'arcobaleno, ma nessuno la voleva più!
"Proprio come quella luna giovane, giovanissima, ha il potere di brillare attraverso la forte luce del pomeriggio, così una ragazza può in un istante gettare la sua influenza su un gruppo di persone più anziane ed esperte di lei", disse Basil, sorridendomi, e poi alla signora James, come se non gli importasse che lei sentisse l'infiorato complimento.
"Non conosco una ragazza del genere nella vita reale", dissi io; "ma potresti crearla per il tuo libro."
"Dovrò mettercela, se il libro deve essere scritto", disse lui.
A poco a poco arrivammo al lago, o, meglio, molto al di sopra di esso; e Sir S. fermò l'auto per lasciarci scendere e guardare giù. L'acqua era di un verde limpido con riflessi di porpora, come se vi crescessero sotto letti di erica. C'erano rocce frastagliate e nude, e rocce le cui spalle erano coperte a metà come da cappotti strappati di broccato sbiadito, d'argento fioco di lichene e di rosa pallido di fiori selvatici. Speravo che Sir S. si unisse a me per dare un'occhiata alla luna dell'erica che giaceva in fondo al lago come un braccialetto spezzato, ma non venne. Mi guardò molto gentilmente da lontano, non freddamente, eppure non calorosamente, e rimase con la signora West.
Fu Basil a raccontarmi di Robert Bruce e dei suoi uomini che si nascondevano qui, e che facevano rotolare enormi pietre sulle teste dei soldati inglesi che marciavano lungo la riva del lago in cerca dei "fuorilegge". Sembrava che nulla di terribile potesse essere accaduto in una natura così dolce; ma quello non era l'unico orrore. C'erano altre azioni selvagge nella storia, e nella storia dei "Raiders", ricordi di cacce ai Covenanter e grandi massacri. Ma ora tutto è pace, e avrei pensato che il Loch Trool fosse stato dimenticato dal mondo se, in una valle di betulle, sorbi, noccioli e grandi pini come ombrelli verdi, non avessi scorto un tetto.
Sir S. disse che era il tetto del capanno di caccia di Lord Galloway, amato dal suo proprietario perché era "fuori dalla zona turistica". Tanto peggio per i turisti! Tanto meglio per Lord Galloway!
Odierei pensare alla strada per il Loch Trool che fuma di polvere di motori. Naturalmente la polvere pura del nostro Gray Dragon è un'altra cosa!
Mentre uscivamo dalla terra di Crockett verso l'Ayrshire entravamo nella terra di Wallace; poiché ogni centimetro della Scozia è occupato due volte da qualcosa o qualcuno di meraviglioso. Non è rimasto un pollice per nuovi creatori di storia. Se potessimo vedere quelle "emanazioni" di cui parla Sir S. — quei quadri fantasma — fin dove l'occhio può vedere vedremmo uomini marciare, uomini e donne splendidi, che hanno fatto brillare il mondo con le loro gesta, processioni che arrivano da ogni direzione, dal principio fioco delle cose fino ai giorni nostri.
Dopo la selvaggia natura del Loch Trool avevamo un paese di abbondanza e pace. Basil disse che era come un Surrey posato vicino al mare, quindi suppongo che il Surrey abbia grandi alberi, siepi fiorite e dolci colline, color porpora per l'erica. Ma sicuramente nessuna erica può essere così porpora come l'erica scozzese?
Le sabbie di Girvan sembravano galleggiare come una sciarpa dorata sul mare blu, e la città sembrava un luogo romantico e medievale finché non ci siamo finiti dentro. Allora siamo rimasti delusi riguardo alla sua età; ma Ailsa Craig era nobile in lontananza, e alcuni membri della colonia di gabbiani avevano sbattuto le ali per offrire agli abitanti della città e ai visitatori una triste serenata. "Gabbiani, giocatori di golf e geologi amano tutti Girvan", disse Basil.
"L'hai scritto nel tuo taccuino?" chiesi.
"Non con queste parole. Ma ho annotato qualcosa su questa città in anticipo da autorità che ho consultato. Di solito tengo due libri in corso: uno in cui metto le cose che voglio vedere, e idee per trame a volte intrecciate con una sorta di diario; e un altro libro di pensieri sui luoghi che ho già visto — pensieri che posso tessere in una storia in un modo o nell'altro."
"Oggi non hai scritto nemmeno una volta in nessuno dei tuoi libri!" lo accusai.
"No. Ti ho detto che ho rinunciato a prendere appunti per il momento. Sono in alto mare. Ma proprio ora è un mare bellissimo se non molto calmo."
"Quando si calmerà inizierai di nuovo", lo consolai. "Come mi piacerebbe vedere il taccuino di un autore vero e vivo! Sarebbe così utile sapere come riesci a... a..."
"Registrare le impressioni", mi aiutò la signora James.
Sorridendo, Basil tirò fuori da una tasca interna del petto un piccolo volume in marocchino verde con una matita infilata in un passante. Rispetto al bel libro della signora West, il suo era una cosa logora; ma profumava di buone sigarette.
"Temo che questo ti deluderà", disse, "se ti aspetti qualcosa di interessante. Prendo semplicemente appunti sulle cose che voglio vedere, o appunto pensieri per richiamare immagini alla mia mente. Leggere il proprio taccuino è come dare un'occhiata a un sacco di pellicole kodak. A volte ci si infila un sacco di sciocchezze."
Aprii il piccolo volume e feci scorrere gli occhi sulle pagine brevi. "Carlisle, sabato, agosto, qualcosa o altro. Appunti per il tour scozzese", lessi ad alta voce. "Storia di luna di miele. Eroe inglese--ragazza americana. Aline vuole il suo canadese. Io la vedo americana. Disputa. Devo decidere presto. Leggere del Galloway mi fa venire voglia di andarci. Aline dice corri dritto ad Ayr, e risparmia tempo. Odio risparmiare tempo! Pessima economia. Più tempo spendi, più ne hai. Devo andare lungo la costa di Ayr, comunque. Un tempo fiancheggiata da fortezze di grandi famiglie. Vedi Dunure, Crossaguel e un sacco di altre.
"Keats visitò il luogo di nascita di Burns. Scrisse un sonetto lì. Cercalo.
"Burns cercò, lungo le rive dell'Ayr, i luoghi dove si supponeva che Wallace si fosse nascosto. Buona roba questa. Wallace ha combattuto dappertutto qui. A Irvine, una delle sue prime imprese. Accese un grande fuoco, villaggio vicino. Quando i soldati inglesi marciarono fuori per spegnere il fuoco, saltò su di loro e li uccise tutti. Infilò i corpi nella prigione del castello di Irvine. Chiamato 'Wallace Larder' dopo di allora. Cibi disgustosi che la gente aveva in quei giorni. Leggi il resoconto Douglas Larder. Confronta i due. Vedi quale è peggio. Perché non chiamare Barns of Ayr Wallace Oven? Leggi Blind Harry per la pittoresca storia di Barns of Ayr. Per quanto ricordo, gli inglesi invogliarono tutti gli scozzesi vicini a un powwow di qualche tipo. Wallace atteso; ritardo sulla via. Scozzesi giustiziati con qualche pretesto. Quando Wallace arrivò, la nipote lo avvertì. Radunò pochi seguaci, diede fuoco ai fienili e bruciò gli inglesi, che stavano celebrando il trionfo su Wallace e i suoi uomini. Quando arrivo ad Ayr cercalo meglio... La parola 'Whig' viene prima da Ayr. Chissà perché? Cerca. Prendi anche il glossario di Burns. Il dialetto è difficile. Aline non leggerà Burns. Temo che fallirà in questo libro. Pensa solo a una cosa. Ma non importa. Coraggio, mon brave!
"Domenica. Ho avuto un sacco di recensioni pessime dell'ultimo libro dall'America. Aline è andata a letto con il mal di testa come al solito dopo le cattive recensioni. Dice che dobbiamo economizzare. Dimenticherà quando inizieremo e vorrà le migliori suite di stanze con bagno dappertutto. So che quel libro era buono. Al diavolo le recensioni! Capisco così bene cosa intendeva Giobbe quando disse: 'Oh, che il mio nemico scrivesse un libro!' Voleva criticarlo. Ogni nuova bolla suggerirebbe un epiteto corrosivo.
"Lunedì. Tutto cambiato. Vecchia trama esplosa in mille pezzi. Non deve essere una coppia in luna di miele. Eroina radiosa ragazza giovane, diciotto anni, capelli rossi come quelli di Circe, occhi di angelo appena nato, arriva come una bomba nella vita dell'eroe. Non buona similitudine, bomba. Domanda, eroe. Si innamorerebbe di un uomo del tipo di B. N.? Ne vedo un altro più probabile, ma non voglio quello.
"4 agosto. Litigio terribile. Sconvolgimento generale. Non vedo alcun libro a meno che non lo scriva da solo. Aline dice che posso salvare la situazione per lei. Mi piacerebbe anche troppo fare quello che vuole, ma difficile riuscirci così come stanno le cose. Possibilità a favore dell'altro uomo. Tentazione acconsentire a fare da gatto. È giusto per la bella castagna nel fuoco? Straordinario che una bambina come questa possa sconvolgerci tutti così. Qual è l'attrazione elettrica a cui non possiamo resistere? Più della normale quantità di radio, forse!"
"Bene, perché non ridi al tintinnio delle ossa secche?" chiese Basil, mentre continuavo a leggere, sempre più confusa.
"Non sono ancora arrivata a molte cose divertenti", dissi, "tranne che su Giobbe. Quello era piuttosto buono, anche se non vedo come tu possa tessere tali cose nei tuoi libri."
"Giobbe--Giobbe?" ripeté vagamente. Poi un afflusso di sangue coprì tutto il suo viso, fino alla fronte. I suoi occhi scuri e sognanti sembravano improvvisamente tutt'altro che sognanti. "Buon Dio!" boccheggiò. "Cosa hai lì?" e iniziò a frugare in tutte le tasche del gilet e della giacca finché non trovò il gemello del libro che mi aveva dato. "Questo è quello che intendevo farti vedere", disse con una voce strana e vergognosa.
Gli porsi il primo libro. Lo afferrò e diede un'occhiata pagina dopo pagina, sembrando quasi malato. A poco a poco arrivò a qualcosa che sembrò spaventarlo. Per quanto potessi dire, era più avanti verso la fine di quanto avessi letto.
"Ti dispiacerebbe mostrarmi dove hai smesso", chiese.
"Era dove ti chiedevi se la tua nuova eroina avesse ingoiato radio o qualcosa del genere", dissi.
"Oh!" Sembrò sollevato. "Bene... non avrei voluto che tu vedessi quella roba idiota per un bel po'. Ma ti ho detto, no, che se il libro fosse continuato avrei dovuto metterti dentro? C'è un sacco di sciocchezze lì. Licenza poetica!"
"La cosa che ha fatto più colpo su di me è stata la parte sui capelli rossi", dissi. "La descrizione suonava così bene. Chi era Circe, per favore? Era scozzese? È un nome che una principessa dei Pitti avrebbe potuto avere."
"La prima Circe visse ancora prima delle principesse dei Pitti", rispose Basil, calmandosi, sebbene fosse ancora molto arrossato. "Ma ha avuto un bel po' di discendenti — una o due almeno in ogni generazione di donne nate in ogni paese. Non che tu — intendo la nuova eroina — sarai davvero una di loro."
"Cosa faceva Circe?" incalzai.
"Cosa faceva? Era una donna eccezionalmente attraente. Aveva un tipo speciale di magnetismo a cui nessuno poteva resistere. Si divertiva a trasformare tutti gli uomini che conosceva — ce n'erano un bel po' — in animali di vario genere."
"Penso che sarebbe stato più intelligente e più attraente da parte sua se avesse trasformato gli animali in uomini", dissi.
"Questo è ciò che la mia eroina può fare", spiegò Basil. "È una specie di Circe bambina in miniatura, per i suoi capelli rossi e l'aspetto generale, e il suo curioso potere di sconvolgere le persone e i loro piani fin dal primo minuto in cui la vedono. Ma... la mia eroina non vorrebbe e non potrebbe trasformare le sue vittime in bestie. Fa in modo che vogliano trasformare se stessi in qualcosa di molto speciale in termini di virilità."
"Perché la chiami la tua eroina con enfasi?" volevo sapere. "Non è anche l'eroina di tua sorella?"
"No. Mia sorella non la vede come un'eroina per un romanzo. Ed è per questo che dico che il libro che abbiamo iniziato a scrivere non si concretizzerà. Nessun autore può scrivere una storia a cui non è fortemente interessato."
"È qui che la mia scrittura è più facile", dissi. "Metto giù tutte le cose esattamente come accadono, e come le vedo e le penso. Quindi non c'è nessuna eroina — e nessun eroe — e nessuna storia."
"Sì, questo è più semplice", concordò. "È così che il Grande Autore scrive il Suo libro. Solo che tutti i Suoi personaggi sono eroi ed eroine nelle storie delle loro vite."
Mentre parlavamo, la luna tramontò a ovest. Il cielo era di un lilla pallido, come un grande specchio concavo che rifletteva l'erica. Poi si scurì in un porpora più profondo, e fece sembrare i miei pensieri come viole del pensiero, mentre sbocciavano nella mia mente. Cademmo nel silenzio. Ma la signora James disse in seguito che era perché eravamo affamati e non ci rendevamo conto di cosa ci stesse succedendo. Forse aveva ragione, ma non sembrava così prosaico all'epoca.
Mentre l'auto ci portava vicino alla città di Ayr (che, con le sue luci che uscivano, arrossava lo specchio porpora) era troppo buio per vedere i dettagli chiaramente. Ma, guidando lentamente, ci accorgemmo di una cosa che incombeva dal paesaggio silenzioso e sembrava stranamente estranea ad esso, come se stessimo andando in auto in Grecia o in Italia, non in Scozia. Era un grande tempio classico, che sorgeva sulle rive di un ruscello che rideva e ci chiamava attraverso il crepuscolo.
"Può essere la tomba di qualcuno?" chiesi. Ma non c'era cimitero, solo un giardino, e vicino un ponte a schiena d'asino che attraversava il fiume in piena.
"Deve essere il monumento a Burns", disse Basil. "Non sono mai stato qui, ma ho studiato il posto e guardato le mappe finché non posso vederle a occhi chiusi. Questo è il posto giusto per il monumento, con un museo, e alcune statue da giardino di Tam o'Shanter e Souter Johnnie, che dovremo visitare alla luce del giorno domani. Spero che tu mi inviti a fare il turista con te?"
"Non spetta a me invitare nessuno."
"Fai come se volessi, ed è fatta."
"Oh, lo farò!" promisi.
VIII
Ci fermammo in un grande hotel della stazione ferroviaria quando arrivammo ad Ayr. Basil e la signora West presero stanze lì, perché era il migliore in città, e la signora West vuole sempre il meglio — tranne quando è depressa dalle cattive recensioni dei suoi libri!
Era tardi, e lei era così debole per la fame che ci pregò di non vestirci, ma di andare a cena in dieci minuti. Accettammo; ma quando ci fummo lavati frettolosamente le mani e la faccia e riuniti al punto di ritrovo, non c'era la signora West. Basil era l'unico che non sembrava sorpreso. Passarono altri dieci minuti, forse, dandoci il tempo di pensare a quanto eravamo affamati anche noi, e poi apparve la signora. Non si era esattamente vestita, ma aveva fatto qualcosa a se stessa che la faceva sembrare fresca, adorabile ed elaborata, in contrasto con la signora James e me.
"Cari!" esclamò, "Mi dispiace tanto se vi ho fatto aspettare, ma non riuscivo proprio a trovare nulla; e più fretta, meno velocità, sapete. Signor Somerled, lei è stato qui prima nei suoi giorni pre-americani. Faccia, da uomo-angelo, mi mostri la strada per la sala da pranzo. Non riesco mai ad abituarmi ad arrivare tardi, con un sacco di gente che fissa. Basil si prenderà cura di Barrie e della signora James."
Mi sentivo come se dovessi impazzire e mordere qualcosa se lei avesse preso l'abitudine di chiamarmi "Barrie"; ma dato che avevo invitato sia suo fratello che Sir S. a farlo, e la signora James non mi aveva mai chiamato in altro modo, non potevo certo fare della signora West l'unica eccezione.
Molti degli ospiti dell'hotel avevano finito di cenare a quell'ora, ma venti o trenta erano ancora ai loro tavoli nella grande sala da pranzo, che mi sembrava assolutamente sfarzosa dopo la mia "storta di vetro". Evidentemente eravamo di nuovo nel pieno della "zona turistica", a giudicare dall'aspetto delle persone, poiché la maggior parte di loro aveva l'aria di aver viaggiato per mezzo mondo in potenti e lussuose automobili. Si vedeva che non erano "locali" — con quattro eccezioni, i nostri vicini più prossimi. Pensavo fossero animali domestici; ma la signora West fissava in quel modo dagli occhi pallidi che avevo notato avere le donne quando desiderano esprimere superiorità o disprezzo.
Tutti e quattro gli animali domestici erano vecchi — due molto vecchi, due anziani. La prima coppia indossava cuffie che dovevano avere da anni, cose che si appollaiavano in modo irrilevante sulla sommità della testa e sembravano del tutto estranee. I due successivi avevano qualcosa più o meno della tribù dei cappelli, e Sir S. disse che era perché i loro anziani li consideravano ragazze, e concedevano loro il diritto di essere frivoli per attirare il sesso opposto. La signora West era sicura che un tale copricapo non si potesse ottenere per amore o per denaro se non in piccole e remote città scozzesi. "Potrebbe venire da Thrums", disse Sir S. Non avevo mai sentito parlare di Thrums, e Basil spiegò che era un luogo famoso in un romanzo, scritto da un uomo con il mio nome, Barrie. "Il vero posto è Kerrimuir", continuò, e promise di darmi il libro.
A questo punto Sir S. lanciò un'occhiata verso di noi per un istante, sembrò voler dire qualcosa, cambiò idea e si voltò di nuovo verso la signora West, seduta accanto a lui, con la signora James dall'altro lato. Non c'era da stupirsi, pensai, che preferisse guardare lei piuttosto che me, dato che era così fresca, ricercata e affascinante. Per tutta la durata della cena parlò con la signora West e un po' con la signora James, lasciando a Basil il compito di intrattenermi, cosa che fece molto gentilmente. Tuttavia, Sir S. sembrava infastidito dal fatto che un gruppo di giovani americani a un tavolo vicino al nostro mi fissasse parecchio, sebbene lui stesso non si curasse di prestarmi alcuna attenzione. Aggrottò le sopracciglia e lanciò loro un'occhiata di fuoco una volta, al che il più bell'aspetto dei quattro (ed erano tutti di bell'aspetto) si inchinò. Sir S. ricambiò il cenno rigidamente, con un'espressione del tipo: "Mi chiedo se ti conosca davvero, o se questo sia un trucco per reclamare una conoscenza?".
Forse avrei dovuto sentirmi infastidita anch'io, ma non lo ero affatto. Erano ragazzi così simpatici, così giovani, e si stavano divertendo un mondo! Ero contenta che guardassero me e non la signora West, ed ero certa che non volessero essere scortesi. Probabilmente avevano visto la mamma, o le sue fotografie, e stavano cercando di decifrare la somiglianza che sia Sir S. che Basil dicono essere molto forte, nonostante le "marcate differenze". Ogni volta che parliamo di lei, sento di non poter quasi aspettare lunedì, anche se in altri momenti il presente mi sembra così incantevole che non sopporto l'idea che diventi passato.
I ragazzi americani (pensavo che nessuno di loro potesse avere più di ventun anni) si attardarono al loro tavolo molto tempo dopo aver finito di cenare. Fecero una specie di gioco con dei fiammiferi piegati che li fece ridere parecchio; ma nel momento in cui ci alzammo, li sentii spingere indietro le sedie, sebbene io non avessi voltato la testa.
Basil ed io uscimmo dalla sala da pranzo dopo il resto del gruppo, e i ragazzi ci seguirono da vicino. Ne sentii uno dire a bassa voce: "Hai mai visto dei capelli così?", e provai una sorta di brivido correr lungo tutta la mia treccia e risalire fino al cervello, perché sono stata cresciuta pensando che i capelli rossi fossero brutti, ed è difficile credere che non tutti si stiano prendendo gioco di loro. Tuttavia, ricordai ciò che Sir S. aveva detto a proposito delle teste color fiamma dei bambini sulla strada, e quella roba che Basil aveva scritto nel suo taccuino riguardo a Circe. Allora mi sentii meglio, e sperai che i ragazzi non stessero ridendo.
Fuori dalla porta della sala da pranzo, il più attraente si avvicinò abbastanza da parlare a Sir S. "Come sta, Mr. Somerled?", disse. "Non si ricorda di me? Sono Jack Morrison, il cugino di Marguerite. L'ho incontrata due volte a Newport mentre le faceva il ritratto."
"Marguerite Morrison. 'M. M.', la modella riconoscente che gli ha regalato il cesto portavivande!", pensai. E Sir S. procedette a dare al cugino uno sguardo gelido; ma non lo scoraggiò. Lui continuò cordiale come sempre. "I miei tre amici vorrebbero essere presentati: Dick Farquhar, Charlie Grant, Sam Menzies. Siamo tutti studenti di Harvard, in visita in Europa in generale e in Scozia in particolare, durante le vacanze. Ognuno di noi ha sangue scozzese nelle vene, quindi in un certo senso sentiamo di esserci guadagnati il diritto di fare la vostra conoscenza. E ci chiedevamo se ci presenterebbe ai suoi amici, se non pensa che sia sfacciato da parte nostra chiederlo!"
Sir S. sembrò pensare che fosse davvero una grande "sfacciataggine"; ma se esitò, la signora West decise rapidamente per lui. Regalò al bel ragazzo americano uno dei suoi sorrisi dolci e delicati, e disse: "Naturalmente Mr. Somerled vi presenterà tutti a noi; oppure potete considerarvi presentati, e risparmiargli il disturbo. Il mio nome è Aline West, e questo è mio fratello, Basil Norman".
Svolse questa piccola cerimonia in modo affascinante, eppure come se si aspettasse che i giovani fossero entusiasti; e anch'io pensai che sarebbero scoppiati in esclamazioni di gioia nell'incontrare delle celebrità. Ma nessuno dei quattro disse una parola sui libri, o sulla loro grande fortuna nell'incontrare gli autori. Forse erano troppo timidi, sebbene non sembrassero timidi sotto altri aspetti. Masticarono solo una specie di coro: "Molto lieti di conoscervi entrambi" (che Mr. Norman mi ha spiegato in seguito essere una formula americana, quando si viene presentati); e quando ebbero fatto un cenno al fratello, alla sorella e alla signora James (sebbene lei non fosse stata menzionata), tutti e quattro si raggrupparono attorno a me. Era naturale, suppongo, perché eravamo più o meno della stessa età.
"È sua figlia, signora West?", chiese Jack Morrison. "E noi ragazzi possiamo parlare con lei?"
Per un minuto quella donna dal viso dolce e grazioso sembrò esattamente un gatto. Lo sembrò davvero. Mi diede quasi uno shock! Pensai: "Deve essere stata un gatto in un'altra esistenza, e non l'ha ancora superato del tutto". Non che i gatti non siano carini a modo loro; ma quando signore in abiti affascinanti, con i capelli acconciati magnificamente, sviluppano improvvisamente una sorprendente somiglianza di famiglia con gatti persiani a cui è stato tolto il latte, ha davvero un effetto bizzarro sui nervi.
"Miss MacDonald non è mia figlia", disse la signora West, ridendo in modo selvaggio. "Non sono ancora abbastanza vecchia da avere una figlia della sua età, e lei non è così bambina come sembra. Ma parlate pure con lei, senz'altro. Sono sicura che ne sarà molto lieta."
"Allora il suo nome è MacDonald?", esclamò Jack Morrison. "Stavamo dicendo a cena quanto assomiglia alla signora Bal MacDonald, la bellissima attrice. È una sua parente?"
"Sì, lo è", risposi. E avrei continuato a dire a lui e ai suoi amici che era mia madre, ma vidi Sir S., la signora West e Basil che sembravano voler andare via, così non osai entrare nei dettagli.
"Ci racconti tutto", dissero tutti i ragazzi americani insieme, quando feci una pausa per riprendere fiato e riflettere. Avrei adorato fermarmi a parlare della mamma, ma brividi magnetici di disapprovazione dai miei tutori crepitarono attraverso di me. "Se sarete a Edimburgo la prossima settimana forse lo scoprirete", dissi in modo consolatorio. "Ma ora devo andare."
Feci un bell'inchino, e loro si inchinarono ancora meglio, cercando di apparire malinconici, come se non volessero che me ne andassi in fretta.
Andammo in un salotto privato che Sir S. aveva affittato, quindi suppongo avesse invitato Basil e la signora West; e pensai che avrebbero parlato dei ragazzi americani, ma nessuno fece nemmeno riferimento alla loro esistenza. Questo mi fece sentire in qualche modo come se fossi stata snobbata. Non so perché, visto che nessuno era stato sgarbato.
In seguito, quando la signora James ed io andammo nelle nostre camere da letto comunicanti, le chiesi se avessi fatto qualcosa che non avrei dovuto fare.
"No, mia cara bambina", disse, accarezzandomi i capelli, che avevo iniziato a sciogliere. "Niente, eccetto..." e esitò.
"Eccetto cosa? Dimmi il peggio."
"Non c'è alcun peggio. Non hai fatto nulla che la signora West e io non vorremmo fare, se potessimo. Non entrerò nei dettagli, se non ti dispiace, perché non ti farebbe bene se lo facessi, e potrebbe renderti autocosciente: una grande sfortuna che rovinerebbe ciò che alcuni di noi amano di più in te. Ma non devi preoccuparti."
"La signora West sembrava desiderosa di cavarmi gli occhi. Non avrebbe dovuto essere così contrariata dal fatto che fossi stata scambiata per sua figlia. Non sono uno spaventapasseri, o l'idiota del villaggio."
La signora James rise, una piccola risata ben educata che ha, che sembra addestrata ad andare fino a un certo punto e non oltre, come la melodia che ho sentito una volta cantare a un ciuffolotto in un negozio.
"Cara, sei troppo giovane e ingenua per capire queste cose", disse. "Una bella donna, una celebrità come la signora West, non è contenta quando si aspetta tutta l'attenzione dei giovani gentiluomini per sé, di scoprire che non conta nulla, e tutto ciò che vogliono è parlare con qualcun altro. E poi, alla sua età, essere scambiata per la madre di una ragazza adulta! Non ho potuto fare a meno di dispiacermi per lei. So cosa significa voler rimanere giovani."
"Ma lei sta pensando al dottor James", dissi. "E lei è una vedova. Inoltre, mi chiama sempre bambina e mi dice di giocare con le bambole."
"Beh, questo non significa che voglia che tutti gli uomini che ci sono giochino a fare le bambole con te", ridacchiò la signora James.
"Questi erano ragazzi, in confronto a lei. Deve avere trent'anni."
"Forse ne ha di più, se si sapesse la verità. Ma perché dovrebbe essere nota? Anche quando abbiamo trent'anni e... ehm... un po' di più, ci piace essere ammirate dai ragazzi così come dagli altri. Ci fa sentire che non abbiamo superato le cose. Tuttavia, non dovrebbe invidiarti quei ragazzi. Ha il grande Somerled."
"Sì, suppongo di sì", ammisi di malavoglia.
Andai a letto sentendomi come se degli elefanti mi avessero calpestato per anni.
* * * * *
La mattina dopo Sir S. sembrò dare per scontato che Basil si sarebbe occupato della signora James e di me. Sicuramente assunse un'aria piuttosto da "zio gentile" con me, ma più lo faceva, meno mi sentivo come se fosse mio zio, e più desideravo averlo come mio cavaliere, tutto mio soltanto, senza nemmeno un anello della sua armatura per chiunque altro.
È strano, come ho pensato spesso già in precedenza, come si possa arrivare a provare qualcosa del genere per una persona che si conosce solo da pochi giorni. Ma vedete, ho conosciuto Sir S. in automobile. Credo davvero che faccia la differenza. Le automobili vibrano, e tu vibri in esse più velocemente di quanto non faccia quando non sei in automobile; quindi i tuoi sentimenti viaggiano molto più velocemente di quanto farebbero in qualsiasi altro modo. Deve essere questa la spiegazione scientifica di ciò che provo per Sir S.
Eravamo ad Ayr, dove eravamo venuti a pensare a Burns e a nessun altro (se non, forse, Wallace) e questo doveva essere l'inizio di un piccolo tour speciale, seguendo tutto il percorso della vita di Burns, dalla sua nascita nella città di Ayr, alla sua morte nella città di Dumfries. Avevamo attraversato Dumfries quasi a occhi chiusi, apposta per non vedere dove era morto, prima che nascesse, per così dire; e avevo pensato che tutta questa fosse un'ispirazione da parte di Sir S. Immaginavo che l'avesse pianificato in parte per amor mio, perché ero appena uscita dalla storta di vetro. Ma ora mi abbandonava a un altro; e vederlo completamente assorbito dalla signora West mi impediva di soffermarmi su Burns quanto avrei dovuto. Se devi concentrare la tua mente su personaggi storici o poeti, devi liberare il cervello per far loro spazio, mentre il mio era imbottito di fantasie su me stessa e altre persone, nessuna delle quali è ancora storica, tranne, forse, il grande Somerled.
Nemmeno Basil poteva pensare esclusivamente a Burns, mentre camminavamo insieme per la piacevole città di Ayr, dopo la nostra colazione anticipata. Fu distratto una o due volte, e quando dissi: "Un penny per i tuoi pensieri!", rispose che erano rivolti al libro che vorrebbe scrivere ma non può.
"Gli uomini di cui voglio scrivere ribollono di passioni primitive", disse, ridendo, "e questo non va bene per un 'romanzo automobilistico'. Non che le persone che viaggiano in auto non stiano per lo più ribollendo di passioni primitive per un motivo o per l'altro, ogni minuto. Ma i critici non lo accetteranno. Secondo loro, i personaggi possono provare grandi emozioni solo quando stanno fermi, non quando vengono sballottati per il paese. Il posto adatto per le emozioni primitive è nei piccoli villaggi di pescatori, o, meglio ancora, nelle brughiere del Devonshire, o, ancora meglio, nel deserto illimitato. Quindi vedi, gli uomini che ho in mente non verrebbero accettati dai critici, perché sfortunatamente si trovano in un'automobile."
Parlando di uomini in automobile, in quel momento un'enorme auto rossa, che andava molto veloce, cambiò idea improvvisamente, si fermò bruscamente in due volte la sua lunghezza, e ne saltarono fuori quattro uomini. Erano gli americani della sera scorsa, e a quel punto avevo confuso i loro nomi (tranne quello di Jack Morrison, perché era così di bell'aspetto, con occhi azzurri quadrati), ma si rietichettarono per me in modo molto ordinato. Quello lentigginoso era Dick Farquhar; quello con i baffi come l'ombra di un evento imminente, Charlie Grant; quello con la cicatrice sulla fronte, Sam Menzies; ma avevano soprannomi divertenti l'uno per l'altro. In seguito Basil disse che lo facevano sentire come se il suo nome dovesse essere Matusalemme.
I ragazzi stavano andando al luogo di nascita di Burns nella loro auto, ma chiesero se potevano camminare per la città con noi, e prendere la loro auto più tardi. Guardai Basil in modo implorante, perché erano così divertenti, così lui disse: "Sì, naturalmente"; ed erano molto educati, e lo chiamavano "signore", come avevano fatto con Mr. Somerled la sera prima. Ma ogni volta che usavano la parola, Basil sembrava come se stesse ingoiando una medicina cattiva, eppure come se fosse incline a ridere. Poco dopo, tuttavia, andò avanti con la signora James, seguendo sua sorella e Sir S., e lasciò me ai quattro ragazzi. Ridevamo di tutto. Temo che non fosse affatto lo spirito giusto per dedicarsi all'eroe; e nessuno di loro sapeva nulla di "The Twa Brigs" della poesia di Burns. Avrei voluto chiamare Basil e chiederglielo, ma dissero che avrebbero sentito che sarebbe stato denaro nelle loro tasche non essere mai nati se li avessi "scartati" così, quindi ridemmo molto di più e continuammo a sguazzare nell'ignoranza. Sembravano dare per scontato che avrei preferito stare con loro piuttosto che con gli altri, e mi fecero ogni sorta di complimenti divertenti. Giurarono di aver deciso di cambiare l'intero viaggio per causa mia, e ovunque fossi andata io sarebbero andati anche loro; quindi, solo per scherzo, non volli dire loro nulla se non che sarebbe stato Edimburgo lunedì. Per quanto potessero interrogarmi, non dissi altro se non che dovevano scoprire il mio albergo, e come fossi imparentata con la "signora Bal" (come la chiamavano tutti) da soli, se mai l'avessero scoperto.
Sapevano poco più di Wallace che di Burns. Quando ci fermammo davanti al monumento nella High Street, tornando dall'Auld Brig, Jack Morrison iniziò solennemente con "Scots wha hae wi' Wallace bled", ma non riuscì ad andare oltre, e si fermò per chiedere impotente: "Dove ha sanguinato, comunque? È stato qui, e se no, perché hanno eretto il monumento?".
Anche io sapevo che Wallace era nato ad Ayr; e quando chiesi con sfacciataggine cosa fossero venuti a vedere in Europa, se preferivano il football alla storia, risposero tutti che erano venuti per vedere le belle ragazze. "E, per Giove, lo stiamo facendo!", aggiunse Charlie Grant.
"Non riuscite a trovare belle ragazze a casa?", dissi con disprezzo.
"Le abbiamo trovate. Ora stiamo cercando nuovi tipi", disse Jack. "Anche il grande Somerled lo sta facendo, non è vero? Ha detto alla mia cugina Marguerite che stava facendo un lungo viaggio in cerca di una modella con la giusta sfumatura di capelli, il che era dura per lei, povera ragazza, dato che ha speso un sacco di soldi per i suoi. Ma Somerled è un tipo piuttosto sardonico, non trovi? Dicono che i suoi soldi lo abbiano rovinato. Quasi non dipinge più al giorno d'oggi. Troppo occupato a grattare milioni. Ho sentito dire che devi metterti in ginocchio per farti fare un ritratto... e se acconsente gentilmente, non si può mai sapere che non tiri fuori tutto ciò che c'è di più malvagio nella tua anima sul tuo viso, come un'eruzione cutanea. Non sai mai cosa succederà con lui... eccetto la sua parcella. Niente di meno di diecimila dollari, se ti va bene."
"Non penso affatto che sia quel tipo di uomo", dissi. "Perché, solo per dimostrarvi che non lo è, si è offerto di ritrarmi gratis!"
Tutti risero fragorosamente a questo, e non vollero spiegare perché. Non mi piacquero molto, per cinque minuti; ma dopo di che non potei fare a meno di perdonarli di nuovo.
Prendemmo il Drago Grigio per Alloway e per il luogo di nascita di Burns, ma i ragazzi saltarono nella loro auto e rimasero vicini dietro di noi. Appena entrammo nella minuscola casa col tetto di paglia... una volta un semplice "clay biggin"... dove nacque Burns, i quattro apparvero sulla scena. La signora West fu a malapena cortese con loro all'inizio, finché Basil sussurrò (solo per scherzo, naturalmente, ma lei la prese sul serio, come spesso fa quando le persone pensano di essere spiritose): "Se sei cattiva con quei ragazzi, sarà una cattiva pubblicità. Non leggeranno i tuoi libri né diranno ai loro amici che sono i migliori libri in circolazione!". Dopo di che fu molto gentile e quasi una sorella maggiore con loro. Ma, per quanto fossero ragazzi simpatici, mi dava sui nervi il fatto che facessero battute ogni minuto, persino riguardo a quella meravigliosa, patetica stanzetta con i mobili recintati e il letto a muro con le tende.
Fortunatamente avevo letto del cottage e di tutto ciò che riguardava la famiglia Burns mentre mi vestivo. Sapevo già come il padre di Burns avesse costruito la minuscola casa con le sue mani; come la notte in cui Robert nacque, si fosse levata una tempesta terribile che minacciava di spazzare via l'intero biggin; e come la povera giovane madre dovesse essere trascinata via verso il cottage di un vicino. Quanto poco la povera coppia immaginasse che il bambino nato "nel tuono, nel fulmine e nella pioggia" avrebbe fatto del clay biggin un santuario mondiale, da essere acquistato dalla nazione per quattromila sterline. Forse costò cinque sterline costruirlo. Quanto desideravo credere che da una delle ciotole tenute su uno scaffale in quella stanza del letto a muro Burns avesse mangiato il suo porridge da bambino. Naturalmente sarebbe stato quasi troppo bello per essere vero, ma lui mangiava il suo porridge in quella stanza, comunque... e spesso ne desiderava più di quanto potesse averne. Quali cervelli geniali sono stati nutriti con porridge e torta d'avena in questo nostro paese! Mi sentii più orgogliosa che mai del mio sangue scozzese mentre stavo in quel cottage dal soffitto basso; e mi chiesi se Sir S. avesse provato lo stesso brivido glorioso. Non sapevo se fosse mai venuto ad Ayr prima; ma sapevo che la sua prima casa sulla nostra isola di Dhrum doveva essere stata molto simile a questa... solo un clay biggin con un "but and a ben". Anche lui era nato un genio. Lui, come Burns, conobbe una povertà opprimente. Anche lui fu preso dai grandi e poi abbandonato, perché me l'ha detto lui stesso.
Una volta Sir S. fu vicino a me per un minuto... senza la sua Aline... e desiderai una qualche parola che provasse che ero ancora la sua principessa, e lui il mio cavaliere. Ma tutto ciò che ottenni da lui sull'argomento fu: "Beh, pensi che i cavalieri 'notino' che sei una principessa?".
Fissai, confusa. Poi ricordai la nostra conversazione in auto, prima che la signora West arrivasse e si annettesse il sedile anteriore. Naturalmente sapevo che si riferiva ai ragazzi americani.
"Notano che assomiglio a mia madre", dissi.
"Oh, è tutto qui?" E rise. Poi la signora West svolazzò verso di noi per chiedere se non dovessimo andare al museo.
È un piccolo museo patetico, con cimeli intimi e innumerevoli immagini di Burns, ognuna delle quali lo fa sembrare completamente diverso da tutte le altre. Più tardi proseguimmo verso il monumento, lo strano tempio classico che era emerso dal crepuscolo mentre arrivavamo ad Ayr. La strada dalla città al monumento era la via della corsa selvaggia di Tam o' Shanter, o quasi la stessa; solo che ora c'è una linea del tram a rovinare il romanticismo, se uno sceglie di lasciarlo rovinare. Quanto a me, disdegnerei di lasciare che il romanticismo venga spezzato da un oggetto così noioso come un tram. Quando le cose sono brutte le rendo semplicemente trasparenti ai miei occhi, e guardo attraverso di esse come se non esistessero.
Dovetti fare un bel po' di questi equilibrismi nei pressi del monumento; poiché le baracche che pullulano di souvenir di Burns, e i giardini da tè dove le folle bevono alla memoria di Burns bibite allo zenzero e gassose frizzanti, sarebbero piuttosto orribili se non fossero buffe. Sono certa, però, che il senso dell'umorismo di Burns gli farebbe fare una risata dolce e squillante se potesse vedere quelle migliaia di bottiglie di bevande analcoliche che vengono svuotate in suo onore.
Fu bello sfuggire ai giardini allegri e pacchiani per rifugiarsi nel cimitero dell'Alloway Auld Kirk, dove le streghe di Tam o' Shanter danzavano e dove è sepolto il padre di Burns. C'era pace, inoltre, dove il Brig o' Doon inarcava la sua schiena di cammello sopra un limpido torrente marrone che increspava l'acqua. Lì, attraverso il canto dell'acqua, attraverso il suono di un vecchio violinista cieco che grattava la melodia di "Annie Laurie", potevo udire il vero canto di Burns, la musica dei suoi pensieri che risuonava dolcemente per mantenere il mondo giovane, proprio come l'acqua luminosa balza via per sempre per donare i suoi gioielli al mare.
Tornammo da Alloway ad Ayr e pranzammo presto al nostro albergo. Anche i ragazzi pranzarono presto e, quando partimmo per la tappa successiva del nostro pellegrinaggio di Burns, vedemmo la loro auto rossa ansimare davanti all'hotel. Non avevo sentito parlare di nuovi piani per Basil e la signora West, ma devono aver discusso la cosa tra loro o con Sir S., poiché Blunderbore vibrava vigorosamente tra il Gray Dragon e il Red Prince. Sarei potuta saltare di gioia quando vidi Blunderbore e baciarlo sul cofano. Già con l'immaginazione ero al mio vecchio posto sul sedile anteriore della nostra auto, accanto al mio cavaliere; ma le prime parole di Sir S. mi strapparono via di nuovo e mi lasciarono a penzoloni a mezz'aria.
"Sicura che il tuo motore sia di nuovo a posto?" chiese a Basil.
Trattenni il respiro in attesa della risposta.
"Sì, grazie, tutto bene."
"Sai" e Sir S. si rivolse alla signora West, "siamo lieti di tenervi come nostri ospiti."
"Lei è gentile" rispose lei, "ma... non dobbiamo abusare della vostra ospitalità."
"Non tema questo." (Avrei tanto voluto poter essere sicura se il suo tono fosse impaziente o solo cordiale! Probabilmente la signora West desiderava la stessa cosa.)
"Grazie mille, ma per un po' proveremo la nostra auto. Ci incontreremo e ci scambieremo le impressioni. E forse... dopo Edimburgo..."
Si interruppe, lasciando il resto alla nostra immaginazione. La mia era così vivida che diede una stretta al mio cuore. Potevo vedere cosa intendesse chiaramente come se avesse tenuto una fotografia davanti ai miei occhi: io, con la mamma, a salutare con la mano dalla porta di un albergo; lei e suo fratello trasferiti permanentemente sul Gray Dragon, il Row dimenticato; il muso di Blunderbore rivolto docilmente verso Carlisle; la signora James fuori dal quadro. Per un istante sarei potuta scoppiare a piangere. Poi mi ricordai per la ventesima volta che tra pochi giorni nulla potrà avere importanza, perché avrò la mia cara, bellissima mamma, che compenserà per me tutti e tutto il resto.
Non so come avrei fatto se la signora James avesse voluto sedersi davanti, ma l'angelo non lo fece. E poco dopo ero al mio vecchio posto, con la sensazione che fossero passate settimane invece di ore (sì, "trascorse" è la parola che meglio esprime la distanza) da quando mi ero seduta l'ultima volta spalla a spalla con Sir S.
Quella sensazione di lontananza mi rese un po' timida e, per quanto mi sforzassi, non riuscivo a pensare a una parola da dire se non sul tempo; così non dissi nulla, e lui fece lo stesso. A poco a poco cominciai a contare. Quando fui arrivata a cinquecento, e lui ancora non aveva parlato, seppi che sarei certamente scoppiata se non fosse successo nulla prima di mille.
"Allora?" mormorò infine in modo isolato.
"Cinquecentottantasei" contai ad alta voce inavvertitamente.
"Eh?" disse lui.
"Stavo solo vedendo quanto avrei dovuto contare prima che parlassi."
"H'm! Temo che tu mi trovi un compagno noioso dopo tutti i tuoi ultimi acquisti. Ma cosa posso farci? In un certo senso sono il tuo guardiano temporaneamente. Non posso lasciarti correre per il paese da sola con orde di giovanotti. Posso sembrare egoista, ma ho fatto del mio meglio per te da quando altri e più giovani cavalieri sono scesi in campo."
"Questo è ipocrita!" gli rinfacciai. "Mi scarichi sugli altri perché preferisci la compagnia di una donna adulta alla mia; e poi fingi di farlo per il mio bene. Questa mi piace!"
"Pensavo ti sarebbe piaciuta. È per questo che l'ho fatto."
"Non perché volevi parlare con la signora West?"
"Oh, naturalmente mi piace parlare con lei. Non ti piace parlare con suo fratello, e con tutta quella mandria di ragazzi?"
"Beh... sì, mi piace parlare con loro abbastanza, ma..."
"Ma cosa?"
"Dovresti saperlo, senza che te lo dica."
"Non lo so. Stiamo parlando di cose diverse?"
"Come posso saperlo, se tu non puoi?"
"Come posso io, se tu non vuoi?"
"Oh, non discutiamo per nulla! Cerchiamo di essere felici... perfettamente felici."
"In altre parole, se il latte è stato versato, non annaffiarlo con lacrime salate, ma lascialo a raccogliere la panna."
"Sì. Perché non tutti trattano il latte versato così?"
"Non viene in mente alla povera umanità tormentata. Non verrebbe in mente a me in altra compagnia... Principessa."
"Grazie, Sir Cavaliere." Non ho potuto resistere ad accoccolare la mia spalla più vicino alla sua per gioia e gratitudine: e poi accadde una cosa strana. Una piccola scossa elettrica sembrò attraversare la sua spalla fino alla mia. Non avevo mai provato nulla di simile prima. Mi fece fermare il cuore e poi battere forte. Dovevo parlare in fretta di qualcosa di irrilevante, così mi aggrappai a Burns: e in effetti non avremmo dovuto, nemmeno per un minuto, parlare di nessun altro argomento su questa strada, che stavamo esplorando solo per via di Burns. Non che la strada principale tra Kilmarnock e Dumfries non meriterebbe di essere vista se Burns non vi avesse mai messo piede, e se nessun altro grande fosse passato da lì. Meriterebbe di essere percorsa per se stessa, poiché ogni miglio ha la sua bellezza particolare. E più penso alla Scozia, più mi dico che è come un saggio intenditore (spero sia la parola giusta!) che precede gli altri a una vendita di splendidi quadri e si assicura i migliori per sé a un prezzo d'occasione. Molti dei quadri più belli sono appesi alle pareti blu e oro della terra di Burns.
Ci trovammo improvvisamente davanti alla vista di Arran quando l'auto ci ebbe fatto sfrecciare lungo una strada su e giù fino a Ochiltree e Cumnock. Fui io che, guardandomi indietro, avvistai per prima i pinnacoli frastagliati dipinti audacemente in viola su un cielo lontano e pallido. Non sapevo cosa fossero, ma Sir S. mise i freni rapidamente e ci lasciò fermare per guardare. Ricordava le scogliere e le fissava con una luce negli occhi che mi avrebbe detto, se non l'avessi saputo prima, che aveva avuto nostalgia della Scozia per tutti questi anni ricchi e di successo, consapevolmente o meno.
Poco dopo arrivammo al Nith, che in seguito non lasciammo più; e attraverso una verde vallata si snodava il "dolce Afton" di cui Burns scriveva e che amava quasi quanto amava il suo fratello maggiore. Qui in questa valle, accompagnato dai suoi pensieri stellati, camminava e cavalcava, felice della sua comunione con la Natura, anche se la povertà lo rendeva un esattore con cinquanta sterline all'anno. Doveva combattere il contrabbando con una mano e scrivere la sua gloriosa poesia con l'altra, come espresse la signora James. A New Cumnock passava talvolta la notte durante il suo tragitto verso Ellisland, la sua "fattoria che non rendeva", vicino a Dumfries.
Sempre seguendo le tracce di Burns, il Gray Dragon sfrecciava su e giù per brevi e ripide colline a montagne russe (che avrebbero messo a dura prova qualsiasi destriero dei tempi antichi, eccetto il manico di scopa di una strega) e ci fece sfrecciare a Sanquhar, il "sean cathair" o "vecchia fortezza" dei primi tempi gaelici, ora chiamata sbrigativamente "Sanker". Lì la Regina Maria riposò, andando a Dundrennan dopo la terribile battaglia di Langside; lì marciò il Principe Charlie; e lì c'era un monumento di granito ai Covenanter Cameron e Renwick. Burns deve aver sognato la Regina Maria quando il dovere lo portò a Sanquhar; e Renwick sarebbe stato una persona che gli sarebbe piaciuta, per la sua giovinezza e il suo bell'aspetto, e perché quel "bel ragazzo" fu l'ultimo martire del Covenant. Ma forse pensava soprattutto a quell'Admirable Crichton che nacque a Sanquhar, non nel castello della sua famiglia selvaggia e brillante, ma a Eliock House. A Burns forse sarebbe piaciuto non tanto per aver preso la laurea a St. Andrews a dodici anni, o per aver conosciuto dieci lingue e molte scienze, quanto per aver vagato avventurosamente per il mondo, vincendo tornei al Louvre e l'amore delle dame a Padova e Venezia.
La signora James aveva comprato un libro con citazioni da un diario di Burns, e ci lesse mentre l'auto si fermava a Sanquhar ciò che lui aveva scritto su una giornata tipo:
"Lasciato Thornhill alle cinque del mattino. Cavalcato quattro miglia fino a Enterkinfoot e fatta una visita: da lì tre miglia fino a Slunkerford con un'altra visita: da lì sei miglia fino a Sanquhar, dove c'erano venti visite ufficiali da fare: da lì due miglia fino a Whitehall, con altre due visite: e un viaggio di ritorno a Sanquhar, terminando il lavoro della giornata alle sette di sera."
Povero poeta. Ma aveva sempre le sue fantasie ardenti per tenere caldo il suo cuore. Ci sentivamo quasi in colpa perché non avevamo terribili visite da fare, come lui; niente da fare se non godersi la scena resa magica dal suo amore per essa: la valle con le sue vicine colline verdi e le vette distanti di Galloway e Lowther; il fiume che cinge i tratti boscosi con una cintura d'argento, o che scava attraverso profondi canali rocciosi, viola come erica pietrificata. Era tutto così diverso dalla terra di Crockett di ieri, come se avessimo attraversato l'oceano dall'una all'altra.
A Carronbridge vedemmo i boschi di Drumlanrig alla nostra destra; e Sir S. mi raccontò del Duca di Queensberry che spese tutti i suoi soldi per costruire lo splendido castello, vi dormì una notte, vide le fatture, maledisse se stesso e il castello, e se ne andò senza nulla se non un cuore infranto. "Il diavolo cavi gli occhi a chi vede questo," scrisse sul retro della fattura più grande.
C'è un museo di Burns a Thornhill, all'ombra dei tigli, ma mi rifiutai di entrare a fissare un calco originale del suo cranio. Penso davvero che a un uomo, specialmente a un grande genio, debba essere concessa la privacy del proprio cranio!
Closeburn è il luogo dove i Kirkpatrick, la famiglia dell'imperatrice Eugenia, vivevano prima di andare in Spagna. Ad Auldgirth attraversammo un ponte costruito dal padre di Carlyle. A Mauchline Burns passò dall'infanzia all'età adulta e si innamorò. A Ellisland, Burns visse per molto tempo con la sua bella moglie, Jean Armour. A Dalswinton il primo battello a vapore fece il suo primo viaggio, e Burns era a bordo. Tutto intorno a noi ora era il paese di "Redgauntlet" di Scott; e il ponte che attraversa il Nith a Dumfries fu costruito da Devorgilla. C'era qualcosa da vedere e su cui riflettere ogni minuto; e in cinquantanove miglia avevamo seguito l'intera storia della vita di Burns nel suo lento cammino da Ayr a Dumfries. Solo che... non potevamo seguire i suoi pensieri fino alle stelle!
Ci eravamo fermati molte volte; eppure non erano ancora le cinque, e avevamo tempo per vedere tutto ciò che è sacro a Burns a Dumfries, la "Bella Regina del Sud", come la chiamava Sir S., citando non so cosa.
Per prima cosa andammo alla casa in Bank Street dove Burns arrivò quando lasciò Ellisland, e aveva settanta sterline all'anno per vivere invece di cinquanta: una casa triste e tetra, dove nel minuscolo sgabuzzino che era il suo studio potevamo sentire la musica del Nith, ma cogliere nessuno scintillio della sua acqua. Aveva a malapena aria sufficiente per ravvivare il fuoco del genio, eppure continuava a brillare vivacemente perché nulla poteva spegnerlo. Se era una casa triste in cui vivere, deve essere stato ancora più triste morirvi. Gli sarebbe piaciuto che il suo ultimo sguardo fosse rivolto al cielo e al prato, o non avrebbe detto nel suo "Canto della Morte":
"Addio, bel giorno, terra verde e cieli, Ora gaia col vasto sole al tramonto. Addio, amori e amicizie, cari teneri legami! La nostra corsa dell'esistenza è finita."
Trovai quelle parole nelle Poesie rilegate in tartan che Basil mi aveva comprato in un'affascinante libreria ad Ayr e le lessi nella stanza dove il poeta morì. In seguito fui lieta di vedere nel cimitero di St. Michael molti degli "amori e amicizie" che riposavano vicino a lui nel suo lungo sonno. La loro presenza mi consolò per il mausoleo che nessuno può ammirare al giorno d'oggi, o pensare degno di lui. Quasi, avrei preferito che giacesse sotto una di quelle strane, enormi lapidi come armadietti di pietra o tavoli che ingombrano il cimitero.
Mentre cercavamo di trovare il luogo di sepoltura del medico di Napoleone, e alcuni martiri e vittime del colera che interessavano alla signora James, apparvero la signora West e Basil, e poi gli americani. Sir S. sembrò orribilmente annoiato quando vide i quattro ragazzi alti, bruni e dall'aspetto piacevole, e mi chiese molto ferocemente se avessi dato loro il permesso di seguirci a ogni passo. Risposi bruscamente: "No, naturalmente no!" E immediatamente lui disse: "Perdonami. Se lo avessi fatto, dopo tutto, dove sarebbe il male?"
Non c'era tempo per altro. Dovemmo dire: "Come state?" a Basil e Aline; e poi i ragazzi si accalcarono intorno a noi, nel loro spirito alto un po' come grandi cuccioli di Terranova che corrono sacrilegamente l'uno contro l'altro tra le tombe. Avevano studiato la storia apposta per compiacermi, annunciarono, ed erano pronti a scommettere cinque sterline contro un guanto che ne sapevano più di me. Ero al corrente che Dumfries significasse "forte nei cespugli di spine"? Avevo imparato che il capo cristiano britannico, che fu il vero Re Artù, combatté con i sassoni pagani lungo tutto il Nith? Sapevo che fu a Grayfriars, o nella chiesa dei Minori, che Bruce uccise il Red Comyn, nipote di Devorgilla?
Vinsero il guanto; e poi ci fu una scena quando presero un temperino e lo tagliarono in quattro pezzi, uno per ogni uomo. Cercai di impedire loro di essere così sciocchi, ma avrei potuto altrettanto bene cercare di fermare il vento; e non c'è da stupirsi che la signora West ci voltasse le spalle piuttosto che vedere quei terribili ragazzi riporre ostentatamente i pezzi di pelle grigia in quelli che Jack Morrison chiamava le loro "tasche del cuore".
Temevo che Sir S. potesse pensare che fosse colpa mia se venivano a stare nel grazioso hotel che aveva scelto per noi perché si affacciava sul fiume; ma non era affatto così. Era solo una coincidenza quanto la signora West e Basil che trovavano tre amici canadesi già lì... forse persino più una coincidenza; poiché non mi sembrava che la signora West fosse davvero sorpresa di trovare queste persone in un hotel di Dumfries, o loro di trovare lei e Basil. Ero lì quando si incontrarono nella hall: due uomini mori piuttosto belli, fratelli, di nome Vanneck, e la bionda, sottile mogliettina del più giovane. Tutto quello che dissero all'inizio fu: "Beh, che bello! Come state?" E mi colpì in seguito, quando ci riflettei, che se fosse stata una grande sorpresa, l'avrebbero menzionato. Mi chiesi se non si fossero corrisposti e messi d'accordo in qualche modo, poiché sembravano conoscersi molto bene ed essere i migliori amici, specialmente il signor Vanneck maggiore e la signora West, che si chiamavano l'un l'altra "Aline" e "George". Dopo cena si scoprì che lei aveva invitato i Vanneck a proseguire per Melrose ed Edimburgo sul vecchio Blunderbore, senza consultare il proprietario-autista dell'auto. Lui pensava che il carico, con il bagaglio extra, fosse troppo pesante per le forze di Blunderbore; di conseguenza la signora West si affidò alla misericordia di Sir S. Chiese se il Gray Dragon potesse prendere Basil, e il padrone del Gray Dragon disse tranquillamente di sì.
Dopo che la signora West ebbe camminato con Sir S. nel cimitero di St. Michael, lui sembrò molto pensieroso e un po' cupo, persino rigido nei modi con me. All'inizio sentii che doveva essere che lei avesse detto qualcosa per cambiarlo nei miei confronti, ma di nuovo mi dissi che era un sospetto sciocco e inverosimile. Era più probabile che disapprovasse il mio "scherzare" con i ragazzi americani e il dare loro un guanto da dividere in pezzi. In seguito, inoltre, quando si presentarono al nostro hotel, avrebbe potuto facilmente pensare che li avessi incoraggiati a seguirci ancora.
Speravo in un'occasione per togliere quell'idea dalla sua mente, ma la mattina dopo, partendo per Melrose, Vedder ebbe il posto accanto a Sir S., e Basil, la signora James e io eravamo tutti e tre insieme dietro.
Partimmo prima di Aline West e dei suoi amici Vanneck (il suo preferito è un vedovo, molto ricco, che le ha fatto la proposta diverse volte, disse alla signora James); ma i quattro ragazzi aspettarono che ripartissimo, così potevano sapere dove stavamo andando; e cominciai ad essere quasi arrabbiata, a causa della falsa impressione che le loro sciocchezze stavano facendo su Sir S. Era stato così bello riaverlo ieri che era peggio che mai vederlo scivolare via tranquillamente ancora una volta.
Se non fosse stato per queste preoccupazioni, sarebbe stata una giornata meravigliosa.
Da Dumfries salimmo e scendemmo per belle colline smerlate, attraversando l'Annan in un luogo chiamato Beattock, per Moffat, dove ci sono pozzi di zolfo che una ragazza scoprì duecento anni fa, facendo la fortuna della città. Poi c'era una strada incantevole lungo Moffat Water, con una successione di selvagge valli verdi e colline solcate da burroni soffocati dalle felci. Eravamo ancora nel paese di Burns, poiché vicino a Craigie Burn viveva Jean Lorimer, alla quale scrisse canzoni d'amore; e un po' più avanti c'era la scena dove "Willie preparò un boccale di malto". Il pezzo di bellezza successivo era associato al pastore di Ettrick (non sopporto di pensare al suo nome, Hogg), poiché scrisse una storia di Covenanter, "Brownie di Bodesbeck", riguardo a una montagna che potevamo vedere fluttuare in lontananza.
Tutta Moffatdale sembrava un covo di fate, quindi non c'è da stupirsi che sia piena zeppa di leggende; e se fossi stata seduta con Sir S. lo avrei implorato di fermarsi e lasciarci arrampicare su un sentiero roccioso verso il covo di uno spirito pallido travestito da cascata. "Gray Mare's Tail" (La Coda della Giumenta Grigia) è un nome che traveste, poiché non c'è nulla di grigio in essa, ma tutto bianco come chiaro di luna che scorre; e Sir S. ed io insieme avremmo potuto avere una buona possibilità di trovare la chiave dell'arcobaleno, scintillante su qualche cuscino di spruzzo iridescente. Perdemmo l'occasione, tuttavia; e chi sa se capiterà mai di nuovo?
Basil mi aveva comprato un volume delle poesie di Scott, per abbinarlo a quello di Burns, e trovò in "Marmion" - dove sapeva che esisteva - un verso sul torrente:
Emettendo un'onda schiumosa, E girando intorno alla Tomba del Gigante, Bianca come la coda di un destriero nevoso Guida lungo il passo di Moffatdale.
Così stavamo già entrando nel paese di Scott. Ricordo Birkhill, perché è lo spartiacque tra Moffat e Yarrow, e la parola "spartiacque" attraversa la mia mente con un impetuoso scorrere bianco e musicale, come una cataratta. Suggerisce cose belle e lontane. Inoltre, c'è un altro motivo per ricordarlo. Vicino, a Dobbs Linn, i Covenanter usavano nascondersi al tempo della grande persecuzione.
Attraversammo alcune terre nude e desolate prima di giungere allo Yarrow, ma il vagabondo ci ricondusse verso una terra dolce e coltivata, con pensieri rivolti al suo Wordsworth preferito per la signora James; e presto arrivammo in un luogo assai famoso, la locanda di Tibbie Shiels. Non ne avevo mai sentito parlare, ma ciò non toglie nulla alla sua fama! Sia Basil che la signora James avrebbero potuto raccontarmi come Scott, Christopher North, De Quincey e una lunga lista di altri grandi uomini fossero soliti riunirsi nella casa gestita dalla signora Richardson, "Tibbie", la quale sopravvisse a tutta quella nobile compagnia e fu infine sepolta nello stesso cimitero insieme all'Ettrick Shepherd.
Di lì a poco la nostra strada scese sempre più verso le rive del solitario St. Mary's Loch (Scott ne scrisse nel "Marmion"), e al termine del lago immobile verso Dryhope Tower, dove la coraggiosa Mary Scott, sua antenata, il "Fiore dello Yarrow", ebbe i natali.
Proseguimmo dunque verso Selkirk, sulla sua collina che sovrasta l'Ettrick Water, e ci fermammo appena il tempo di acquistare alcuni dei celebri "bannock" per il nostro pranzo al sacco più tardi, e di dare un'occhiata alle statue di Sir Walter Scott e di Mungo Park, il viaggiatore africano. Basil finse di essere scandalizzato perché non ne avevo mai sentito parlare! "E tu non avevi mai sentito parlare di Aline e di me prima di incontrarci", sospirò, scuotendo il capo. "Suppongo che tu non abbia mai sentito parlare nemmeno dei calzolai di Selkirk? I robusti calzolai che 'stettero saldi' a Flodden quando altri 'potenti clan cedettero'? Bene, sono comunque contento che non siamo le uniche persone di cui non avevi mai sentito parlare!"
Basil sembrava molto felice, gentile e comprensivo, in qualche modo, come se vedesse che qualcosa non andava per il verso giusto con me e volesse consolarmi al meglio delle sue possibilità.
Sir S. era riuscito molto chiaramente a non farci fermare a guardare la città della morte di Burns finché non avessimo visto il luogo della sua nascita e ripercorso il cammino della sua vita; ma non riuscì a organizzare lo stesso tipo di viaggio per la terra di Sir Walter Scott senza rifare l'intera strada due volte. Inoltre, voleva che vedessimo Melrose al chiaro di luna, dicendo che sarebbe stato "incomparabilmente meglio di Sweetheart Abbey". Ma io sapevo che per me non sarebbe stato meglio, e non lo perdonai del tutto per aver pensato che fosse possibile, ora che ci eravamo mescolati così tanto con persone irrilevanti.
Dovevamo andare prima a Jedburgh, il luogo più a sud; poi a Dryburgh; poi sfrecciare attraverso Melrose fino ad Abbotsford, dove Scott morì oltre ad avervi vissuto; e infine tornare a Melrose per la notte. Questo era il suo piano; e io pensavo ancora che il giorno dopo, domenica, saremmo dovuti andare da qualche altra parte, per arrivare a Edimburgo solo lunedì. Ma sembra che Sir S. avesse deciso un programma diverso, sebbene in quel momento non ne avesse fatto parola.
Accaddero delle cose all'auto dei ragazzi sulla strada per Jedburgh, sebbene la via fosse buona e solo ondulata. Basil disse che, in realtà, aveva "lanciato il malocchio" su di loro e sulla loro auto, e poiché "i pensieri sono cose", aveva creato il chiodo su cui la loro gomma andò a finire male. "Somerled e io vogliamo essere i soli", aggiunse misteriosamente. "Non avremo intrusi". Il che mi avrebbe fatto pensare a lui come a una persona piuttosto frivola, dopo tutto, se non fosse stato così ben informato sulla tradizione della strada e non avesse conosciuto tante cose interessanti su Jedburgh, il capoluogo del Roxburghshire.
"Se oggigiorno malediciamo un semplice chiodo su una superficie stradale di velluto bianco", disse, "pensate a come dovevano essere le strade quando Jedburgh aveva un castello reale, e re e regine viaggiavano da una delle loro case all'altra! Pensate a ciò che la Regina Maria deve aver dovuto sopportare, persino portando le cose ai tempi moderni, in confronto. Soggiornò nella città di Jedburgh, in una vecchia casa in Queen Street; venne per le assise, credo. Poi, mentre era lì, annoiata a morte, seppe che Bothwell era 'malato per una ferita' al castello di Hermitage, a oltre venti miglia di distanza. In un'ora salì sul suo palafreno e partì per vederlo, cadendo in una palude lungo la strada. Ma tornò indietro quella stessa notte, piuttosto che permettere che i suoi buoni sudditi dicessero che trascurava i loro affari. Dopo le fatiche si ammalò di febbre. Cosa non avrebbe dato per un'automobile? Ma come sarebbe stata sballottata e ammaccata se ne avesse avuta una, sebbene le strade fossero magnifiche allora rispetto allo stato in cui erano cadute dopo che i Romani avevano lasciato la Scozia. Immaginate i primi re e le prime regine con i loro cortei che passano dove passiamo noi ora; e gli eserciti che tornano dalla battaglia con i loro prigionieri; e le bande di pellegrini dirette a qualche sacro santuario; e le orde di predoni che si spostano di notte; e gli spettacoli di belve feroci in viaggio da una fiera all'altra. Non riuscite a vedere il panorama?"
Io ci riuscivo, facilmente, immagine dopo immagine. Ma a pensarci bene, non aveva menzionato nulla di così curioso come le automobili, che diamo tranquillamente per scontate, proprio come i nostri antenati prendevano le belve feroci e i predoni.
Avemmo un assaggio delle "scene dell'Eden sul cristallo di Jed" di Burns, sebbene solo quanto bastava per essere irritante, poiché Basil disse che c'erano grotte preistoriche e uno scenario tale da rendere il viaggio in Scozia degno di nota, anche se uno non fosse venuto per altro. Ma la gente in automobile non sembra mai deviare per nulla. Vanno verso la loro destinazione come creature possedute. Così, sebbene si supponga che Jedburgh sia la città più storica delle Lowlands, la guardammo a stento nella nostra fretta di vedere l'Abbazia, e di correre verso altre Abbazie; una giornata piena di Abbazie! Non che Jedburgh si sia data pena di attrarci. Aveva un'aria piuttosto cupa come città, come se non avesse del tutto dimenticato il feroce slogan degli uomini di Jedburgh, che gridavano "Jethart's here!" mentre brandivano le terribili asce di Jethart inventate da loro stessi. E non è permesso entrare nella casa della Regina Maria per vedere gli arazzi che le sue dame lavorarono.
Avrei voluto pensare che nessuna abbazia fosse bella come Sweetheart Abbey, che fu la mia prima, vista nella prima notte della luna di erica; ma dovetti dirmi che Jedburgh era più incantevole, nel suo giardino sulla riva del fiume. Sognando il proprio riflesso, i suoi occhi-finestra cavi potevano vedere, in profondità sotto un vetro, tutta la propria storia e le leggende preservate per sempre come in uno scrigno di cristallo; la storia del santo Re Davide che la costruì, e dei frati francesi che lasciarono la loro Abbazia a Beauvais per popolarla; ancora meglio, del matrimonio con l'ospite spettro: il matrimonio della piccola Jolette francese con Alessandro, l'ultimo dei re celtici. Forse, anche gli occhi-finestra che scrutavano nel cristallo potevano vedere la figura di Sir Walter Scott, che cercava e trovava ispirazione nei vecchi racconti dell'Abbazia.
Basil, che mi raccontava le storie, lesse in un libro che "Jedburgh è più completa di Kelso o di Dryburgh, e più semplice e armoniosa di Melrose", così quando i quattro ragazzi apparvero infine a Dryburgh Abbey, avendo tranquillamente tralasciato Jedburgh e Kelso per risparmiare tempo, usai la critica come se fosse originale, con grande effetto; poiché a quel punto avevamo fatto una deviazione per vedere l'incantevole Kelso, dove Sir Walter andò alla Grammar School e incontrò Ballantyne, che molto tempo dopo pubblicò i suoi romanzi e causò la sua bancarotta. Sentii anche, letto dallo stesso libro, che la pietra di Dryburgh fu presa dalla cava che costruì Melrose, e che il nome Dryburgh significava "Druido". Persino i ragazzi, credo, difficilmente avrebbero potuto non sentire il fascino misterioso e struggente del luogo, che era così strano e segreto come se gli oscuri tassi e i cedri del Libano che proteggevano le rovine fossero sacerdoti druidi incantati. C'era anche un'urna druidica, che sembrava conoscere tutti i segreti dei secoli e aver contenuto sangue sacrificale.
Potevo immaginare Sir Walter Scott venire a Dryburgh ancora e ancora, e amare così tanto quel luogo nascosto da voler dormire lì il suo ultimo sonno. Un sonno così pacifico deve essere, con il Tweed che canta fuori vista e i tassi antichi come leggende pronti a suonare ninne nanne sulle proprie corde d'arpa quando il vento tocca le loro scure maniche fruscianti.
Il canto del Tweed ad Abbotsford era il canto dell'Ispirazione, che mutava nel canto dell'Adempimento nell'ora del trapasso del maestro. Ora, a Dryburgh, il fiume si vela come un dolente, e il suo canto è la Musica del Sonno che racchiude in sé il segreto della morte e della vita oltre. Rimasi per un minuto da sola davanti alla tomba dove giace il corpo di Sir Walter insieme a quelli che amava di più, nel luogo che amava di più, e ombre verdi trasparenti come gli spiriti delle ombre mi nascosero dalla luce del sole. Mentre chiudevo gli occhi, riuscivo a comprendere il messaggio del canto. E sapevo che se il mio cavaliere fosse stato con me, sarebbe giunto anche a lui nello stesso modo, perché entrambi proveniamo dalla terra dove i vecchi, vecchi segreti del vento, delle onde e delle rocce sono nel sangue della gente, e cantati dai loro bardi. È forse la misteriosa affinità di un'ascendenza lontana che mi attrae verso di lui, e mi dice che noi due apparteniamo l'uno all'altra, che gli altri rimangono fuori come estranei.
Proprio allora sentii che sarebbe valso la pena di nascere solo per il bene di quel minuto, se non avessi avuto altri minuti degni di essere vissuti; e sembrò che una certa conoscenza stesse tornando a me, quella che le anime dimenticano man mano che i corpi crescono verso l'età adulta. Ma improvvisamente la voce di Basil interruppe la Musica. "Sembri come se stessi evocando la Dama Bianca di Avenel, che verrà da chiunque sappia come chiamarla, qui a Dryburgh", disse. E io aprii gli occhi come se mi avesse strattonato per un braccio dai giorni dei Druidi all'era delle automobili. E così aveva fatto, per l'orecchio, non per il braccio. Se Sir S. mi avesse parlato in quel momento, sarebbe stato diverso. Inizio a pensare che sarà l'unico Vero Uomo nel mio mondo. Ma se lo scoprissi, e lui non pensasse che io sia l'unica Vera Ragazza, cosa ne sarà di me?
Dopo aver fatto ciò che la signora West, con la sua vocina tintinnante, chiamava "esaurire Dryburgh" (come se si potesse!), andammo a Melrose, a sole quattro miglia di distanza, per lasciare i nostri bagagli in un bell'hotel e prendere le stanze per la notte, prima di proseguire per un altro miglio e mezzo fino ad Abbotsford. Poco immaginavo quale sorpresa avrei avuto di lì a poco, a causa di questo piano d'azione tracciato da Sir S.
La cosa successiva che ci accadde fu vedere la casa dalle molte torrette costruita dal "Mago del Nord", quando il suo desiderio era quello di fondare una grande famiglia di confine. Non si rendeva conto allora che stava fondando una grande scuola di romanticismo e che tutto il mondo sarebbe stato la sua famiglia nello spirito e nel cuore.
Un libro che Basil aveva diceva che la casa era "mal posizionata", ma a me quella sembrò una critica noiosa e priva di immaginazione. Oggigiorno le persone possono pensare molto alle ampie vedute dalle loro finestre; e se mai costruissi una casa con una bacchetta magica, è ciò che sceglierei di avere io stessa. Ma forse ai tempi di Sir Walter la cosa più ricercata era una prospettiva pacifica e riparata, tutta per sé e per la propria famiglia, come un giardino segreto di cui solo tu avessi la chiave. Proprio una tale prospettiva aveva il Mago dalle sue finestre; e naturalmente ciò che desiderava di più era portare il Tweed che cantava nel suo giardino segreto, proprio come si blandisce un grazioso uccello selvatico, se si sa fischiettare le sue stesse note, sotto gli alberi che ama.
Forse se Sir Walter non fosse stato in grado di guardare oltre i suoi fiori e i suoi prati profumati di fieno verso il fiume amico, l'ispirazione avrebbe potuto venirgli meno nei momenti difficili. Ma, vedete, aveva quel giardino segreto della sua anima; e quando era lì, doveva averlo murato in una regione di pace dove le preoccupazioni non potevano fare altro che bussare alla porta.
Aggirandomi per la grande casa con la signora James e Basil (i ragazzi sullo sfondo), ero felice, felice che Sir Walter avesse posseduto così tanti tesori e collezionato così tante curiosità; tuttavia sentivo un sottotono di tristezza anche nella biblioteca (dove si trovano i ventimila libri, restituiti da quelle persone perbene, i suoi creditori), una tristezza simile a quella che deve aver premuto sul suo spirito, pensando a tutto il denaro che aveva pagato per la sua casa e alle cose bellissime in essa contenute; tutto il denaro che avrebbe dovuto guadagnare con il suo ingegno per saldare il debito. "Quando costruirò la mia casa, avrò una galleria come questa nella biblioteca", dissi, pensando che Basil fosse proprio dietro di me, come era stato; ma invece, c'era Sir S. che stava silenziosamente in piedi. Basil era andato nello studio, o forse nel piccolo "Speak a bit", per guardare i pannelli alle pareti presi dal letto della Regina Maria a Jedburgh.
"È proprio quello che stavo pensando per la mia biblioteca", rispose Sir S., come se gli avessi parlato.
"Non ne ha ancora una?" chiesi.
"Solo una biblioteca embrionale in un appartamento a New York; un appartamento piuttosto carino. Ma un appartamento non è casa. E lei sa, dovrebbe sapere, che la casa del mio cuore si trova su un'isola lontana."
"L'isola di Dhrum?"
"Sì. Ho appena iniziato a rendermi conto che non ho mai avuto e non potrò mai avere una vera casa fuori dalle Highlands. Mi considererebbe un intruso, lei e gli altri grandi MacDonald, se io, il figlio del crofter, dovessi sviluppare un'ambizione come quella di Sir Walter? Oh, non così degna o splendida, perché io non sono né degno né splendido; se dovessi desiderare di avere la grande casa dei MacDonald di Dhrum, non in affitto per un certo numero di anni come è ora, ma comprata e pagata come mia?"
"Possono i MacDonald vendere?"
"Sì, e lo faranno, se pagherò il loro prezzo. Vede, lui non ha figli maschi, solo una figlia; e lei, avendo fallito nel combinare un matrimonio o due..."
(Non lasciai che i miei occhi brillassero, o che il mio viso facesse quella cosa strana, "aprirsi in un sorriso"; ma Jack Morrison mi disse che la signora MacDonald aveva "puntato gli occhi sul grande Somerled", e se li era strappati di dosso e calpestati per la rabbia perché, questo è lo slang di Jack, Sir S. "non ne voleva sapere".)
"...avendo fallito nel combinare un matrimonio o due, si è sistemata in una vita da zitella. È un'entusiasta suffragetta e odia vivere fuori da Londra. Il Mac di D. considera il suo club il suo castello, o molto meglio; e poiché è l'ultimo della stirpe, nessun erede maschio, per quanto lontano, può fare ciò che vuole con la sua roccaforte ancestrale. Sa, suppongo, che suo padre è nato al castello di Dunelin?"
"Sì", dissi. "Vorrei essere nata lì, invece che a Hillard House."
"Anch'io lo vorrei. Se lo fosse stata, non avrei esitazioni a... ehm... costruire la galleria attorno alla parete della biblioteca."
"Pensa che deciderà davvero di comprare il castello?" chiesi senza fiato.
"A volte lo penso. Altre volte penso, Cui bono? Dico a me stesso che non avrò mai una casa, o un incentivo per sistemarmi. Ma venga a guardare i tesori di Sir Walter prima che appaia qualcun altro."
"Dov'è la signora West?" chiesi involontariamente.
"Ha annesso la sua guardia del corpo per il momento; le dispiace? Ha fatto appello al loro innato amore per l'orrido mostrando loro il quadro della testa della Regina Maria, dipinto un'ora dopo la sua morte da un fratello di Margaret Cawood, la sua damigella. Improvvisamente ho sentito che, se Basil potesse lasciarmi lei per dieci minuti, mi piacerebbe essere io a mostrarle alcune cose; le cose che amavo di più quando venni da Edimburgo ad Abbotsford con un po' del primo denaro che guadagnai col mio pennello."
Mi voltai verso di lui, spalancando gli occhi. "Basil lasciarmi!" ripetei con disprezzo. "Non sono la sua principessa, anche se lei non vuole me per la sua."
"Io la voglio. Ma..."
"Oh, eccolo che arriva!" sussurrai, acuta come un grillo. "Mi porti a vedere le sue cose, presto."
Così scappammo via da Basil, e trascorsi una delle ore più felici che abbia mai vissuto; sebbene la vista degli abiti ordinati di Sir Walter nella teca di vetro, gli stivali a suola spessa, il cappello a tesa larga che copriva i suoi pensieri, la giacca che copriva il suo cuore, mi portasse le lacrime agli occhi.
Subito dopo, mi piacque il pezzo di vestito della Regina Maria, il taccuino lavorato da Flora MacDonald, il "Quaich" del Principe Charlie, la coppa con il fondo di vetro per proteggere chi beveva da sorprese, le miniature in avorio che Sir Walter e la sua sposa francese si scambiarono, e i cimeli di Rob Roy. Forse è strano, ma erano proprio le cose che Sir S. aveva ricordato con più affetto. Per ultimo mi mostrò un amuleto di pietra di rospo incastonato nell'argento, un talismano per prevenire e scongiurare gli incantesimi delle fate. "Se avessi potuto avere una cosa del genere da portare con me nella mia automobile", disse, "forse sarei stato al sicuro. Ma ora è troppo tardi."
Mi sorrise con quel sorriso stravagante ma gentile che è l'unico tipo che mi rivolge da quando sono arrivati la signora West, Basil e i ragazzi. Prima dei loro giorni, c'era uno sguardo diverso nei suoi occhi. Non so dire quale fosse quella differenza, ma preferivo di mille volte il vecchio sguardo rispetto al nuovo, che mi fa sentire come se potessi altrettanto bene chiudermi in un convento. Non che io abbia intenzione di farlo!
Proprio allora Basil venne a dire che sua sorella e i Vanneck stavano per andare, poiché Aline era stanca; e se Sir S. le avesse detto a che ora dovevamo vedere l'Abbazia. Basil e io rimanemmo soli, del tutto come al solito ultimamente. Fece alcune osservazioni poetiche piuttosto carine sulla casa ad Abbotsford: come esprimesse meravigliosamente la personalità e la tendenza della mente di Sir Walter; e come gli sembrasse che qui ci fosse il vero cuore della Scozia imbalsamato nelle spezie e deposto in un santuario, proprio come il cuore di Robert Bruce giace a Melrose. Io però ascoltavo a stento, poiché mi chiedevo così tanto cos'altro avrebbe detto Sir S. dell'amuleto se Basil ci avesse lasciato soli un minuto di più. Ma le fantasie delle fate erano nell'aria, in una forma o nell'altra. Mentre salivamo lungo il sentiero stretto che ci avrebbe condotto all'automobile, Basil mi raccontò un sogno che aveva fatto la notte prima. "Ho pensato", disse, "che fossi un'umile reincarnazione di Thomas Ecildoune, Thomas il Rimatore, e che stessi camminando nel Rhymer's Glen, non è lontano da questo quartiere, sai, quando una Visione in una magica automobile arrivò correndo lungo la ripida curva di un arcobaleno. Davanti ai miei piedi, la Visione riuscì a fermare l'auto, o in un altro secondo mi avrebbe travolto. Ne scese e annunciò di essere la Regina delle Fate, che avrei ricordato di aver incontrato prima nella mia ultima incarnazione, nello stesso luogo. Strano a dirsi, sembrava esattamente te; e devo aggiungere, agiva esattamente come fai tu."
"Perché, cosa ha fatto?" non potei fare a meno di voler sapere.
"Senza cuore, è svanita, proprio mentre iniziavo a sperare che potesse rimanere e diventare la mia musa. Tu svanisci sempre; e generalmente con un altro uomo."
Ridendemmo entrambi, ed eravamo ancora intenti a ridere quando raggiungemmo la signora James e la signora Vanneck, la signora West e Sir S., che erano davanti a noi con gli altri.
Per la Melrose Abbey occorreva che il tramonto e il chiarore di luna fossero insieme, poiché la luna di brughiera era ancora troppo giovane per ricevere il permesso da Madre Terra di restare alzata fino a tardi, tutta sola nel cielo. Non si trattava di quel "pallido chiarore di luna" di cui scrisse Sir Walter, e a cui si rivolse in cerca d'ispirazione nel suo "Lay of the Last Minstrel", ma di una luce di rosa argentata che sembrava fatta per l'amore e la gioia. Pensai che, se un alchimista o un mago versasse oro e argento fusi in un vetro color rosa e lo sollevasse verso il sole, ne scaturirebbe una luce simile a questa. Avrebbe potuto essere un elisir di lunga vita, poiché restituiva all'Abbazia la giovinezza, e più della sua bellezza giovanile. La pietra fracassata dai proiettili si trasformò in blocchi di topazio rosa e dorato, e ogni incisione risaltava nitida, bordata di un'ombra color zaffiro, mentre vagavamo attorno alla rovina gotica a croce, i piedi silenziosi sul velluto sbiadito dell'erba. Persino nell'ombra più cupa giaceva un riflesso rubino, come un bagliore di fuoco sotto una spessa coltre di cenere; ma all'interno l'Abbazia era in una morbida penombra grigia, come se la sera si celasse tra le rovine in attesa del momento di uscire. La finestra della Trinità, la finestra del Calvario, la finestra con la Corona di Spine e la finestra orientale nel presbiterio, che Sir Walter amava più di ogni altra, erano tutte delineate contro il cielo in un traforo di seppia e ambra bruciata, come udii Sir S. dire alla signora West. E sebbene non avrei saputo quali colori usare, poiché non sono un'artista, potevo vedere che gli alti fusti di pietra erano come alberi dai tronchi sottili coronati da alti grappoli di rami, come nelle immagini delle palme del deserto. Mi domandai se gli uomini che scolpirono la pietra avessero viaggiato in Oriente e avessero visto palme levarsi dalla sabbia pallida, nere contro un cielo più pallido. E mi domandai anche se strani nodi e fori fantastici nei tronchi grigi delle querce non avessero suggerito agli uomini la prima idea dei gargoyle.
Sir S. e Basil, che sono stati quasi ovunque, convennero di aver raramente visto dettagli di scultura così meravigliosi, così tante irregolarità pianificate in modo stravagante ed eseguite squisitamente, o un'arenaria così incantevole e ben conservata. Quella cava che fornì il materiale per Melrose e Dryburgh era una miniera di tesori, e persino i Romani la conoscevano e la apprezzavano. Fui alquanto contenta di trovare quei due d'accordo su qualcosa, perché da quando Basil si è unito a noi hanno dissentito cortesemente su quasi ogni argomento emerso.
Eravamo stati profondamente occupati con la presunta tomba di Michael Scott, e la storia della "magia oscura" con cui divise in tre l'Eildon Hill, nelle cui caverne Artù e i suoi guerrieri dormono ancora il loro sonno incantato; e così, quando alcuni sconosciuti si avvicinarono, non sollevammo nemmeno lo sguardo. Un custode molto intelligente, che ha scritto un libro sull'Abbazia, ci stava facendo da guida in quel momento, raccontando fatti su Sir Ralph Evers, che i Douglas uccisero per vendetta ad Ancrum Moor, e tutto sulla colonna con il "capitello verde ricciuto". Aveva tenuto il Cuore di Douglas per ultimo, come gloria suprema nella storia di Melrose; ma quando avemmo reso una sorta di giustizia a tutto il resto, ci condusse nel presbiterio dove il Cuore è sepolto, e dove, secondo la sua teoria, viene commemorato nel traforo di pietra scolpita della finestra.
Un uomo che ci dava le spalle si voltò al nostro apparire, e io interruppi il dotto discorso del custode gridando il nome più sacro nell'Abbazia. "Signor Douglas!" esclamai; poiché era lui, il soldato Douglas che era stato così gentile, portandoci a vedere tutto il castello a Carlisle. Disse che avremmo potuto incontrarci a Edimburgo, dato che avrebbe avuto presto una licenza e intendeva visitare dei parenti là, ma fu una sorpresa imbattersi in lui nel santuario dei suoi antenati.
Pensai, naturalmente, che il suo arrivo in quel minuto fosse una coincidenza straordinaria; ma quando Sir S. gli strinse la mano e chiese con tono naturale: "Com'è che ci incontriamo qui?", egli confessò, come se fosse mezzo imbarazzato, che non era esattamente un incidente. "Vedete, vengo spesso a Melrose a dare un'occhiata se sono in Scozia in licenza," disse, "e ho visto sul giornale ieri che eravate in giro in auto in questo vicinato, con l'intenzione di fare tappa a Dryburgh e Melrose prima di Edimburgo."
"Ah, sì, quell'intervista che Aline ha rilasciato a un mio conoscente giornalista a Dumfries," udii mormorare George Vanneck a Basil, che sembrava piuttosto contrariato.
"Sono arrivato all'hotel subito dopo che eravate stati lì a lasciare i bagagli e firmare i nomi sul libro degli ospiti," continuò Donald Douglas. "Dicevano che stavate andando in auto ad Abbotsford e che sareste tornati a vedere l'Abbazia più tardi; così mi è venuto in mente che, se avessi fatto una passeggiata verso quest'ora, avremmo potuto incontrarci."
"Proprio così," osservò Sir S.; un'espressione che detesto, suona così simile a limare ferro, specialmente come la disse allora. Tuttavia, al soldato non sembrò importare minimamente che il Grande Somerled fosse rigido e poco comprensivo. Si attaccò a me, poiché ero la sua unica altra vera conoscenza, a parte la signora James, nel gruppo; e naturalmente, come mi ricordò, eravamo vecchissimi amici, vecchi quanto il giorno in cui ci vedemmo per la prima volta per strada a Carlisle, anni e anni fa.
Sembrava sapere quanto il custode riguardo a Melrose e al Cuore di Douglas, il che era naturale, dato che apprezza così tanto tutto ciò che è legato al suo cognome. Mi raccontò tutto del buon Sir James Douglas: come Re Robert Bruce, in punto di morte, implorò il suo amico di portare il suo cuore in Terra Santa e di seppellirlo dove egli aveva desiderato andare a combattere per la Cristianità come espiazione per aver ucciso il Red Comyn. Era bello come un capitolo di un romanzo sentire come il Douglas ottenne il permesso dal nuovo re di assentarsi per sette anni per la sua grande avventura; come seppe sulla strada per Gerusalemme che Re Alfonso di Spagna stava combattendo contro i Saraceni a Granada, e non poté resistere dall'offrire il suo aiuto, essendo certo che Robert Bruce avrebbe fatto lo stesso; come in battaglia contro Osmyn, il re saraceno, si trovò alle strette e, prendendo lo scrigno con il cuore di Bruce da sopra il proprio cuore, lo lanciò lontano davanti a sé tra i ranghi nemici, gridando: "Passa per primo in battaglia, come sempre eri solito fare. Douglas ti seguirà o morirà!" E come fece entrambe le cose, seguì e morì, ma cadendo solo quando ebbe ucciso molti musulmani e si fu fatto strada tra i loro corpi fino al punto in cui giaceva il cuore.
"Questa è la vecchia storia del Cuore di Douglas," disse il soldato, "e c'è una nuova storia del Cuore di Douglas che spero mi lascerete raccontarvi un giorno non lontano, perché è persino più interessante, per me."
"Perché, allora, immagino lo sarà anche per me," dissi cortesemente, "quindi perché non raccontarmela ora, nella Melrose Abbey, il luogo tra tutti i luoghi?"
Mi guardò in modo strano e disse: "Sì, è il luogo tra tutti i luoghi; ma temo sia un po' troppo presto nella giornata..."
Proprio in quel momento Basil si avvicinò per annunciare che la signora James lo aveva mandato a prendermi, poiché dovevamo tornare all'hotel e vestirci.
"Peccato!" esclamai. Ma dato che Sir S. non era lontano, gli gridai: "Non pensate che potremmo tornare qui di nuovo dopo cena?"
"Certamente, se vi fa piacere," rispose. "Anche se la luna sarà sparita."
"Non importa," dissi; "ci saranno le stelle. Il signor Douglas ha una nuova storia del Cuore di Douglas da raccontarmi, che ritiene ancora più interessante della vecchia, e dovrebbe essere raccontata nell'Abbazia."
Quando spiegai ciò, Donald Douglas divenne di un rosso acceso, e tutti e tre i Vanneck scoppiarono a ridere, cosa che trovai estremamente maleducata e fuori luogo. Ma Sir S. appariva solenne come un giudice.
"Senza dubbio ha ragione sul fatto che sia più interessante, e altrettanto credibile," disse.
Non so se il signor Douglas avrebbe chiesto alla signora James e a me di andare all'Abbazia con lui dopo cena o meno, se il tempo fosse rimasto bello, ma arrivò un temporale e venne giù a catinelle. Così, sebbene lo prendessi ancora in giro perché mi raccontasse la nuova storia, mentre tutti tranne la signora James, lui e io stavamo giocando a bridge nel nostro salotto privato, egli rifiutò. "Aspetterò fino a Edimburgo," disse, "se mi lascerete vedervi là."
Dovetti spiegare che non sapevo dove avrei alloggiato a Edimburgo, poiché ciò sarebbe dipeso da mia madre, dalla quale il signor Somerled MacDonald mi stava portando.
"E Somerled stesso, e gli altri?" chiese.
"Oh, proseguiranno," dissi, "lasciandomi indietro."
Sembrò deliziato; quindi forse non aveva perdonato i Vanneck per aver riso.
LIBRO III
LA TRAMA DI BASIL E "MRS. BAL"
I
Mi chiedo, verrà il tempo in cui potrò "elaborare" con calma queste cose in una trama? Se così fosse, prevedo che dovrò lanciare una moneta per decidere l'assegnazione della mia parte nella storia. Testa, sono l'eroe; croce, sono il cattivo. Ma è sempre stata una mia teoria che novantanove romanzi su cento siano ingiusti verso alcuni dei loro personaggi principali. Ogni (presunto) cattivo dovrebbe avere le sue motivazioni e azioni spiegate dal proprio punto di vista, non secondo quello del (pure presunto) eroe o eroina che egli tenta (con successo o fallimento) di separare. Se ciò venisse fatto nei libri, i cattivi in quanto tali cesserebbero praticamente di esistere; poiché mi sembra, nella mia esperienza di vita come uomo e scrittore, che nessun cattivo normale e sano sia un cattivo ai propri occhi. Comprendere tutto significa perdonare tutto; e nell'analizzare le sue motivazioni per giustificare se stesso davanti a se stesso, egli vede da ogni punto di vantaggio, sa quanto siano necessarie certe azioni che appaiono malvagie alla visione limitata dell'eroe e dell'eroina. Essi lo vedono sempre obliquamente, di profilo; pertanto, sono prevenuti. E cosa doppiamente ingiusta verso il povero cattivo, l'autore del libro simpatizza con gli altri dall'inizio alla fine; laddove, se al cattivo fosse permesso di spiegarsi a modo suo, non a quello dell'autore, egli starebbe al centro dell'immagine. Non essendo prevenuto contro se stesso, avrebbe la possibilità di fare appello al senso di giustizia dei lettori.
Sfortunatamente per me, ho un modo di vedere due lati di una questione contemporaneamente, anche quando i miei interessi e quelli di un altro sono violentemente opposti. Questa è una sorta di daltonismo morale; poiché essere daltonici significa semplicemente che i tuoi occhi ti danno un'impressione di rosso e verde allo stesso tempo, così che puoi a fatica distinguere l'uno dall'altro. Entrambi i tipi di daltonismo, morale e fisico, ti svantaggiano per il successo nella vita. Nel complesso, penso che il tipo morale sia il più scomodo dei due. Se non vedessi le motivazioni di nessuno tranne le tue, saresti in grado di detestare onestamente il tuo nemico e lavorare contro di lui. Saresti allora felice e di successo, grazie alla tua completa fiducia in te stesso. È vedere il punto di vista del nemico, e simpatizzare con lui a dispetto di te stesso, che ti sconvolge.
Quello è stato il mio stato d'animo da quando ero un ragazzino piccolo e troppo sensibile che non voleva guardare un terrier tormentare un ratto perché qualcosa mi faceva mettere subito al posto del ratto. Ragazzi più saggi mi chiamavano mammoletta e vari altri nomi, che risentivo furiosamente ma interiormente riconoscevo come giusti. Inoltre, a volte mi prendevano a calci e mi rompevano il naso. Facevo del mio meglio in selvagge tempeste di rabbia per dare calci e rompere il naso a loro in cambio, e di tanto in tanto rendevo loro pan per focaccia. Ma se vedevo scorrere il loro sangue, quello stesso ridicolo Qualcosa che andava verso il ratto si ammalava dentro di me, ed era dispiaciuto.
Capisco me stesso piuttosto bene, quando non sono in preda all'emozione; ma al momento i miei occhi sono accecati. Provo così intensamente per me stesso e per mia sorella che non sono sicuro se agisco come faccio più per lei o per me stesso. Probabilmente, tuttavia, è per me stesso. E, curiosamente, vedo debolmente oltre questa tempesta cerebrale e cardiaca verso un giorno di tempo più calmo in cui potrebbe ancora essere possibile fare uso di me stesso, di lei e... degli altri, come "materiale". Non so se lo farò, eppure potrebbe accadere; e a volte, anche ora, questi incidenti inquietanti prendono forma nella mia mente come scene per un libro futuro. Immagino che questo dimostri che lo scrittore in me sta davanti all'uomo. Un giorno mi vedrò di nuovo chiaramente in un modo o nell'altro.
Doveva essere una piacevole storiella, questo romanzo scozzese che Aline e io avevamo pianificato. Conoscevo intimamente tutte le persone in esso, ed ero di fretta di scassinare la serratura della loro prigione con la mia penna, poiché erano impazienti di uscire e iniziare a vivere e muoversi. Pensavo che Aline fosse quasi altrettanto interessata, sebbene non entri mai in un entusiasmo così selvaggio per un nuovo libro da non poter quasi aspettare di scriverlo. È troppo equilibrata e ha troppi interessi esterni, come una giovane donna molto carina e popolare dovrebbe avere; laddove, da quando la gioia di scrivere ha salvato la mia vita, è sempre stata al primo posto per me... fino all'altro giorno.
Con Aline, il guaio iniziò a bordo della nave... o forse un po' prima, sebbene mi rendessi conto solo allora per la prima volta di ciò che stava accadendo.
Ho grande fede nel fascino di Aline. Ho visto diversi uomini brillanti e importanti cadere davanti ad esso; ma in qualche modo mi sentivo dubbioso riguardo a Somerled. Se Aline ha una mancanza... posso ammetterlo qui... è il temperamento. Forse io ho un tocco di ciò che a lei manca. E finché non ho iniziato a scrivere, ho spesso desiderato esserne privo. Comunque, vedo che, dolce e deliziosa com'è, un uomo di temperamento potrebbe in momenti esaltati trovare una nota stonata nella musica della compagnia.
Somerled ha, dovrei pensare, speso almeno dieci anni nel cercare di seppellire il suo temperamento sotto strati di duro buon senso. Ma per tutto il tempo era lì, come lava bollente sotto una crosta fredda; e quando Aline mi disse quanto lui valorizzasse la loro amicizia, mi chiesi se lei avesse ragione, e quanto profondamente la sua ammirazione per lei fosse radicata nel suo cuore. Mi chiesi se lei fosse il tipo di donna che lui vorrebbe, non solo come amica, ma col tempo come moglie; e volendo bene ad Aline come faccio, mi preoccupai molto dei suoi affari, a parte l'influenza che probabilmente avrebbero avuto sul libro. Tuttavia, confesso che pensavo tanto alle persone nella storia che avevo in mente quanto a mia sorella... se non di più, in quel momento.
Poi, la notte in cui Aline e io avemmo la nostra grande discussione su Somerled, arrivò la Ragazza. E quella fu la fine del libro anche per me.
Se qualche volta diventerò abbastanza insensibile da scriverla in una storia d'amore (non starebbe bene in nient'altro), dubito che potrei chiarire lo straordinario e istantaneo effetto di lei su tutti coloro che avvicina.
Non è solo il suo aspetto, sebbene sia bella, come uno spirito allegro incontrato per caso in una foresta. Non è solo la sua giovinezza, poiché è troppo assurdamente giovane. Una ragazza, per essere presa sul serio da un uomo adulto, dovrebbe avere almeno ventun anni. Lei è, credo, sul bordo fiorito dei diciotto. Ridicolo! Eppure dove si trova lei, altre donne, pure belle e pure giovani, sono oscurate come candele bruciate tutta la notte quando una finestra viene spalancata di fronte all'alba. Qualcosa nei suoi occhi, nel suo sorriso, nel voltare della testa, la luce sulle sue ciglia e l'ombra sotto di esse, il modo in cui trattiene il respiro quando ride e ti guarda, il ricciolo dei suoi capelli e il colore e la fragranza di essi, chiamano le profondità in un uomo. Sfido chiunque a resisterle completamente. Ho osservato uomini per strada mentre camminavo con lei, o nelle sale da pranzo degli alberghi mentre entrava. Siano essi vecchi o giovani, deboli o forti, seri o allegri, intelligenti o ottusi, alla vista di lei la stessa luce pagana del romanticismo scaturisce nei loro occhi. Misterioso e irresistibile come il richiamo del Pifferaio Magico è il richiamo di questa creatura che non sa nulla del proprio potere.
È una vera figlia della Natura, ma... è anche la figlia di Mrs. Bal.
Può Mrs. Ballantree MacDonald essere stata così quando aveva diciotto anni? No, nonostante la somiglianza ossessiva, quasi dispettosa, sono certo di no. Ma penso che Somerled si interroghi, e che di tanto in tanto la parentela e la somiglianza striscino tra lui e la sua percezione istintiva della verità nella ragazza.
Venne da noi con Somerled la notte in cui la vedemmo per la prima volta, guidandolo come Una avrebbe potuto guidare il suo leone.
Fu un colpo per Aline, un colpo al cuore, e lo sentii per lei sul mio. Gestì male i suoi affari il giorno dopo, ma non la biasimai. Non potevo. Somerled e io avevamo già perso la testa.
A stento credo che Somerled fosse innamorato della ragazza allora; forse non lo è nemmeno ora. Sentiva semplicemente il richiamo della giovinezza, e una strana bellezza e una vitalità più strana. La sua vita aveva bisogno di questo richiamo. Risvegliò la giovinezza dormiente nel suo stesso cuore. Fece cantare i suoi vecchi entusiasmi come uccelli liberati dalle gabbie. Gli fece desiderare di essere di nuovo tutte le cose che aveva deciso di non essere. Riportò credenze in realtà che aveva temuto fossero illusioni. In altre parole, liberò l'artista temperamentale e sognatore dal milionario viziato e di successo. Ma avrebbe potuto lasciar andare la visione luminosa, forse, ed essere piacevolmente contento più tardi di ricordarla, se... non fosse stato per Aline. Poiché voleva separarli e fargli dimenticare l'esistenza della ragazza, prese proprio la via per farli incontrare. Poi, quando ebbe fatto il peggio, si rivolse a me per aiuto.
Mi dispiaceva orribilmente per lei, e il dolore acuto della mia simpatia mi fece temere per me stesso. Anche la ragazza aveva preso possesso di me, naturalmente. Quando scoprii che stava andando via da noi con Somerled, mi sentii fisicamente male con il senso della perdita. Era come se, con Barrie andata, tutto fosse andato. Sapevo che la povera Aline doveva soffrire esattamente le stesse torture mute riguardo a Somerled, che aveva pensato fosse così vicino a lei. E questo è il motivo per cui, quando mi pregò di aiutare... in qualche modo, comunque... non ero sicuro se promettevo per compiacere lei o me stesso.
Fui in grado di fare ben poco per mantenere la promessa, in ogni caso, fino a Edimburgo. Fu lì, davvero, che Aline e io iniziammo per la prima volta seriamente a interpretare il ruolo dei cattivi... se siamo cattivi. Ma due persone meno tagliate dalla Natura per tali parti possono a stento esistere. Vogliamo essere buoni e felici, e vogliamo che l'altro sia felice, e tutti coloro che amiamo siano felici; ma vogliamo che siano felici con noi e tramite noi. È qui che entra in gioco Mrs. Ballantree MacDonald nella trama. Senza di lei, nulla sarebbe potuto accadere come sta accadendo.
Non dimenticherò mai quella prima scena tra la ragazza e sua madre. Sapevo che non sarebbe stata registrata in quel povero piccolo "libro" di Barrie, che ogni giorno scriveva e nascondeva. Pensai che il libro, che senza dubbio stava portando a questa scena, probabilmente si sarebbe interrotto alla frase finale che esalava la speranza di essa.
Non che io abbia letto ciò che ha scritto. Ero stato io a metterle in testa l'idea di scrivere; ma, sebbene lei non l'avesse intuito, era stato fatto solo per darmi il diritto di farle da Mentore, quando ancora supponevo che saremmo partiti tutti allegramente insieme da Carlisle alla volta di Edimburgo. Le suggerii che lei ed io "collaborassimo". Ah, ah! Credo, per inciso, che "ah, ah" sia un'esclamazione confinata interamente ai cattivi frustrati del teatro; ma se sono un cattivo, non sono ancora stato frustrato.
L'attacco d'ira di Aline, che mandò a monte ogni cosa, fece saltare anche quel piano; ma sembra che l'impulso che ho dato abbia spinto Barrie a realizzare qualcosa di letterario. Solo che lei si è ostinatamente rifiutata di lasciarmi leggere una sola riga di quanto scriveva. L'unico piacere che ho tratto dal fatto che lei seguisse il mio consiglio è stato nel vedere il volto di Somerled quando prendevo in giro la ragazza sul suo "lavoro". Se le avesse insegnato a disegnare e dipingere, avrei provato la stessa cosa.
Lui ha paura di se stesso, perché lei ha catturato i suoi pensieri; e ha paura di lei, perché è la figlia di Mrs. Ballantree MacDonald. Quando la vede seguita da una scia di giovani uomini, come una cometa luminosa con una coda che ha raccolto freneticamente in un viaggio attraverso lo spazio, si chiede se questa stia per diventare di nuovo Mrs. Ballantree MacDonald. Si chiede se osi credere alla gentilezza dei sorrisi di Barrie per lui, o se la sua parte non sia migliore di quella che lei distribuisce allegramente al resto di noi. Almeno, questo è come lo giudico io, sebbene fin dal principio non ci siamo scambiati confidenze sull'argomento di "Mrs. Bal" o di Barrie, sua figlia.
Somerled conosceva Mrs. Bal in America. Io non ho mai fatto la sua conoscenza, ma l'ho vista recitare a Montreal ogni sera durante il suo ingaggio. Non riuscivo a starne lontano, eppure non volevo incontrarla. Pensavo che, forse, se l'avessi fatto, sarei stato così asino da innamorarmi. È la verità. Un bel po' di tipi di mia conoscenza, e altri di cui avevo sentito parlare, si erano innamorati, ed erano stati corteggiati finché la signora non ne era stata nauseata e stanca. Dopo di che, provavano molta compassione per se stessi. Non ho mai sentito nient'altro contro Mrs. Ballantree MacDonald, e non credo ci sia nulla di peggio da sentire, se non che sia una bellezza viziata, adulata, egoista ed egocentrica, che si aspetta che ogni uomo si prostri davanti a lei, e che generalmente ottiene ciò che si aspetta.
Nessuno di noi parlava molto a Barrie di sua madre, sebbene all'inizio lei continuasse a sollevare l'argomento. Sapevamo che ci pensava costantemente: che sotto tutta la sua gioia per la fuga dalla schiavitù, per l'andare in automobile e per le sue avventure in scene belle e storiche, c'era sempre quel sottofondo: "Quando incontrerò mia madre". E anche noi sentivamo la tensione dell'attesa, sebbene in modo diverso, almeno Somerled ed io la sentivamo. Potevo vederlo spesso nel particolare oscurarsi del suo volto quando accadeva qualcosa che suggeriva l'idea della madre sullo sfondo. Quanto ad Aline, suppongo fosse naturale che il suo unico interesse per Mrs. Bal fosse: "Come influirà su di me la sua accoglienza della ragazza, se mai accadrà?".
Il fatto che Aline si sia accordata per prendere i Vanneck a Dumfries le ha dato la scusa che desiderava fin dal litigio per farmi salire nell'auto di Somerled, sebbene non volesse sembrare come se si stesse imponendo su di lui. Forse lui avrebbe potuto trovare un modo per svignarsela, ma nel cimitero della chiesa di St. Michael a Dumfries lei gli ha chiesto se non pensasse che "il piccolo idillio fosse molto carino". Lui ha chiesto cosa intendesse. Lei è parsa divertita dalla sua ottusità – "così tipico di un uomo!" – e ha detto: "Ma via, cosa potrei intendere se non il caro Basil e la piccola Barrie? Non sapevo che qualcuno potesse fare a meno di vederlo! Ma non dire nulla, per favore. Potrebbe far appassire i fiori d'arancio sul nascere".
Me l'ha raccontato in seguito, perché dovevo sapere se dovevo "esserne all'altezza". E temo che a quel punto fossi pronto a esserne all'altezza, qualunque ne fossero state le conseguenze. Questo è sufficiente a spiegare perché Somerled mi abbia invitato senza esitazione a migrare nella sua auto quando Aline ha riempito Blunderbore con un gruppo di tre ospiti. Avrebbe anche potuto tenere Barrie al suo posto accanto a sé, o aver designato me per quello, ma non sarebbe stato il Somerled che vedo io, che dice a se stesso: "Lascia che abbiano la compagnia l'uno dell'altra, visto che è ciò che vogliono. Non so cosa voglio, o se sia meglio per lei o per me che io voglia qualcosa".
Che io avessi ragione o torto riguardo al suo stato d'animo, qualunque esso fosse, si è arreso a me con un'aria di grave gentilezza che ha indossato di nuovo i parecchi anni che aveva gettato via nell'ultima settimana. (Sì, è stata solo una settimana ad aver apportato questi cambiamenti per tutti noi!) Seduto con Barrie e la sua buona amica Mrs. James (un gran personaggio, quella donnina: dovrò usarla in un libro prima o poi), sapevo esattamente con quanta passione la ragazza aspettasse con ansia l'incontro "a sorpresa" con sua madre. I miei nervi erano tesi quanto i suoi, forse anche di più, perché ero come qualcuno dietro le quinte, che sapeva ciò che lei non sapeva. Ero così sicuro che la "sorpresa" sarebbe finita diversamente da come lei la immaginava, che provavo un senso di colpa ogni volta che la vedevo sorridere sognante. Mi chiedevo continuamente cosa sarebbe successo e cosa avrebbe fatto lei quando fosse accaduto. E avevo l'impressione che Somerled rimuginasse costantemente sullo stesso argomento, ponendosi le stesse domande. Più la ragazza era felice, più eravamo entrambi dispiaciuti per lei, silenziosamente, senza dircelo, e più desideravamo salvarla da qualsiasi sofferenza futura. Sapevo di poter leggere fino a un certo punto nei pensieri di Somerled, laddove procedevano lungo la stessa strada dei miei; ma dubito che fosse consapevole di una qualche affinità elettiva con me. Per lui ero solo il più profondamente infatuato e il più seriamente risoluto della lista di ridicoli giovanotti che Barrie MacDonald andava rapidamente accumulando.
Simpatia e curiosità, gettate insieme in una massa indistinta, hanno creato una frittata confusa delle mie emozioni mentre filavamo lungo quella graziosa strada boscosa oltre Galashiels e verso Edimburgo. Volevo assistere al primo incontro tra madre e figlia, eppure lo temevo. Non vedevo come avrei potuto ingegnarmi decentemente per essere "presente" in quella scena, eppure sentivo che sarebbe stato troppo brutto per essere vero che venisse messa in atto in mia assenza, quasi quanto il fatto che il mondo potesse andare avanti senza di me.
È stato Somerled, naturalmente, a decidere che il suo Gray Dragon (il nome che Barrie dava all'auto) dovesse arrivare a Edimburgo domenica mattina invece che lunedì. Non si è preso il disturbo di spiegazioni complicate, limitandosi a osservare che una domenica scozzese fosse una brutta giornata per i viaggiatori, a prescindere dalle loro convinzioni religiose. Se loro non ne avessero, altri le avrebbero avute; e quegli altri erano proprio quelli con il potere di mettere a disagio i peccatori. Potevano chiudere abbazie e musei, e potevano sbarrare le porte delle locande davanti a volti affamati all'ora di pranzo. "Inoltre," ha concluso, senza un sorriso, "ho assunto il compito di tutore pro tempore dalla nonna di Barrie, e sono certo che Mrs. MacDonald vorrebbe che sua nipote andasse in chiesa la domenica."
Barrie ha spalancato gli occhi a questo discorso. Probabilmente non aveva mai sentito parlare di teologia da Somerled, ed era perplessa dal suo improvviso interesse per il suo decoro spirituale. Ho intuito che volesse regalarle lo spettacolo brillante a St. Giles come sorpresa nel suo ultimo giorno di tutela, ma mi è venuto in mente anche che potessero esserci altri motivi nella sua mente per abbreviare il viaggio. Poteva essere stanco di me come ospite impostogli. Poteva essere stufo dei ragazzi americani e del soldato, l'ultimo esemplare raccolto da Barrie (anche il giovane Douglas sta viaggiando en automobile), o forse aveva riflettuto che sarebbe stato bene scoprire in anticipo dove Mrs. Bal avesse intenzione di trascorrere la sua settimana a Edimburgo. Doveva aver realizzato che un tale animale domestico viziato dalla società avesse la stessa probabilità di far visita ad amici ammiratori quanto di alloggiare in un albergo.
Abbiamo lasciato Melrose poco prima delle otto, promettendo ad Aline e ai Vanneck (che odiano alzarsi presto) di prenotare delle stanze per loro al Caledonian Hotel. Avevamo quarantasei miglia davanti a noi, ma il Gray Dragon divora un miglio come un cane divora un'ostrica, e siccome era troppo presto perché molti altri draghi della sua specie fossero in marcia, Somerled ha fatto un po' di discreto "bruciatura d'asfalto" attraverso il meraviglioso paesaggio verde, oro e porpora, oltre Galashiels, Stow e Heriot. Questa fretta – che non significava minor velocità – ci ha dato il tempo per una deviazione di qualche miglio verso la Rosslyn Chapel, che sarebbe stato un peccato perdere.
Vorrei saperne di più di architettura! Consideravo Rosslyn un gioiello e l'avrei descritta come un'opera di perfezione unica; ma Somerled, che sa tutto di queste cose, ha detto di no, che era tutt'altro che corretta artisticamente, sebbene bellissima nonostante i difetti. La mia descrizione sarebbe brevemente: l'intera cappella come un grande scrigno scolpito per una regina; l'ornamentazione semplicemente sfolgorante nell'intrico e nei dettagli delicati; straordinario pallido riflesso rosato nell'ombra sulle colonne di pietra, che hanno le ricche tinte crema dell'avorio intagliato. Nessuna uguale all'altra: qui è visibile lo spirito spagnolo. Mi ha ricordato i dettagli nella Cattedrale di Burgos. Bella la storia della Colonna dell'Apprendista. L'ho cercata quando ho scoperto che saremmo andati a Rosslyn, e l'ho raccontata a Barrie prima che Somerled avesse la possibilità di aprire bocca. Le ho mostrato la testa scolpita dell'uomo presuntuoso che osò finire la colonna secondo un proprio progetto, mentre il maestro stava studiando ignaro le idee per essa a Roma. Lei ha pensato che la colonna fosse più bella del lavoro dell'"orribile maestro", e ha quasi pianto nel sentir dire che l'apprendista era morto per il colpo di martello del geloso vendicatore. Barrie con le lacrime agli occhi è un pericolo per gli spettatori. Era particolarmente adorabile proprio allora, poiché i suoi capelli erano bagnati dalla pioggia (la nostra prima pioggia) e si arricciavano sulla fronte in piccoli viticci. Questa pioggia, per inciso, è peggiorata più tardi, ed è stata forse la causa originale, se indiretta, di quella che potrebbe essere chiamata la nostra scelleratezza: quella di Aline e mia.
Eravamo piuttosto fradici scendendo dal Dragon alla Cappella e dalla Cappella al Dragon, sebbene la distanza fosse nulla, ma il rovescio violento. Poi, noi tre passeggeri siamo stati al sicuro nell'auto chiusa mentre Somerled e Vedder, l'autista, hanno avuto l'intero beneficio della tempesta. Erano protetti da uno schermo di vetro, ma le grondaie sembravano scovarli, e Mrs. James e Barrie erano così dispiaciute per i due uomini che mi sono sentito uno "schiavo lussurioso" a rannicchiarmi al riparo mentre gli altri si inzuppavano.
Vedder, per inciso, mi interessa come tipo. Pensavo che Aline ed io avessimo esaurito quasi tutti i tipi possibili di autisti, ma lui è uno nuovo, e potrebbe rivelarsi prezioso in caso di necessità futura. Ho capito che in passato si era distinto come pugile, poi come cocchiere cockney a Londra. Somerled lo ha salvato da qualcosa o da qualcos'altro – prigione, probabilmente, a giudicare dalla forma del suo naso (penso debba essersi rotto e aggiustato in un momento di distrazione da dilettante) e dallo sguardo che mi rivolge di tanto in tanto con la coda dell'occhio, come un cavallo vizioso domato dal padrone e pericoloso per gli estranei. Barrie e Mrs. James lo considerano un "uomo così tranquillo e gentile". Non è compito loro giudicare il carattere, fortunatamente per le loro illusioni. La mia opinione su Vedder – che sembra esattamente il servitore rana nelle illustrazioni di Tenniel di "Alice nel Paese delle Meraviglie" – è che sia un vulcano in erba. Non parla mai se non è assolutamente necessario, e allora usa il minor numero di parole possibile, ma i suoi pensieri ribollono in un linguaggio inadatto alla pubblicazione, tranne quando si tratta del suo adorato padrone. Anche lui, a modo suo, è una vittima di Barrie MacDonald. L'ha mentalmente assegnata a Somerled, come bottino di guerra. I suoi occhi torvi guardano con diffidenza e odio le altre creature maschili che osano contendere il premio. Se potesse organizzare un incidente al Dragon senza danneggiarlo (un idolo secondo solo a Somerled nel suo cuore) o chiunque sotto la sua ala, eccetto me e se stesso, sono certo che rischierebbe le proprie ossa pur di spezzare le mie. Quanto a mia sorella, non la approva. Nel guardare verso Aline, il suo volto sembra diventare perfettamente piatto, come una lastra di pietra, con i lineamenti che quasi scompaiono, eccetto la sua fessura di bocca. "Uomo gentile e tranquillo! Così contento della sua scomoda posizione ai piedi del suo padrone!" Ma – quando accade il minimo contrattempo al Dragon, e i suoi servizi sono necessari come medico o chirurgo, lascia sfogare il vapore accumulato. Senza una parola, si mette al lavoro come un demone, compiendo ciò che deve fare in circa la metà del tempo che i nostri migliori autisti hanno impiegato. Non mi sorprenderebbe vedere da un momento all'altro orecchie, occhi e naso emettere fiamme languide. Gli autisti sono una razza strana, e Vedder è il più strano del gruppo.
Avvicinandoci a Edimburgo, e incontrando i primi binari del tram, è stato bello guardare l'eccitazione di Barrie. Per capire, bisognava ricordare che questa era di gran lunga la città più grande che la bambina avesse mai visto, così che persino la periferia la colpiva come qualcosa di stupendo.
Come per farle piacere, la pioggia è cessata. "Il bell'uomo tranquillo" ha scoperto noi passeggeri viziati, e mentre proseguivamo, Edimburgo la bella, che giaceva davanti a noi come una mappa ombreggiata di blu e porpora, ha iniziato a prendere forma come una città di guglie, monumenti e giardini, e a rivelare le sue meraviglie uniche. In questo momento, ho avuto i miei usi. Sebbene fosse la mia prima vista dell'Atene della Gran Bretagna, l'ho studiata così fedelmente per il libro che so cos'è ogni cosa e cosa significano la maggior parte delle cose. Mi sono avventurato a indicare i Salisbury Crags, e Arthur's Seat che veglia sulla città e sul Castello come un leone guardiano. Andava benissimo per Barrie venire a Edimburgo per trovare sua madre, ma non volevo che mancasse di realizzare che stava entrando forse nella città più bella del mondo, e una delle più storiche, dopo Roma. Sapevo che se non le avessi dato questa impressione, l'avrebbe fatto Somerled, e con malizia volevo che fosse preparata da me prima che avesse la sua occasione. L'unico problema era che non avevo abbastanza tempo per farle vedere appieno tutti i gloriosi contrasti che dovrebbero colpire la mente al primo sguardo su Edimburgo, dove Ieri e Oggi si fissano e si criticano a vicenda attraverso un abisso materiale e immaginario. Anche se Somerled ha ridotto il Dragon a passo di lumaca, non potevo rendere giustizia all'argomento con la mia migliore eloquenza strappata a caso dai taccuini. Mrs. James continuava a interrompere con citazioni dai famosi manoscritti incompiuti del "dottore". Avrei quasi preferito il silenzioso Vedder come chaperon. Ma c'era un certo conforto nella certezza che Somerled mi stesse invidiando il posto a cui ero stato assegnato da lui stesso. Poiché stava guidando nel traffico e non poteva voltarsi, non era in grado di vedere come gli occhi di Barrie vagassero dai punti che indicavo ad altri che lei sceglieva per conto suo.
Il mio annuncio drammatico, che dove ora sorge la solida massa grigia della vecchia Edimburgo una volta si rannicchiavano le case di vimini dei primi abitanti, ha a malapena catturato la sua attenzione. Lei fissava sognante Arthur's Seat, perché Mrs. James aveva appena svelato una leggenda pretenziosa secondo la quale Re Artù soleva sedersi lì a guardare le sue truppe. E l'oscuro crinale del Castello, con i suoi mille anni di storia, le sue mura e torri coronate, i suoi abissi di ombra porpora, ha inchiodato la sua fantasia quando avrei voluto discettare sul fascino moderno di Princes Street – quella "mezza strada" così tanto più splendida di qualsiasi strada completa mai pianificata.
"Il dottore mi ha detto, ricordo," ha detto Mrs. James, "che alla fine del diciottesimo secolo, quando vollero costruire la nuova Edimburgo, dovettero corrompere la gente dando loro grandi tratti di terra per farli trasferire fuori dalla vecchia città, altrimenti non si sarebbero mossi. A volte un quarto di ciò che regalarono a un uomo in quei giorni vale centomila sterline ora."
Nonostante l'eccitata ammirazione della ragazza per la città-dea, la sua prima domanda scendendo dall'auto è stata a Somerled riguardo a sua madre. "Penso che, se alloggia in un hotel, sia probabile che scelga questo," ha detto lui. "Ecco perché ti ho portata qui."
"Grazie," ha risposto lei. "Grazie di tutto." Allora è toccato a me invidiarlo.
Era pallida, il viso svuotato di colore, e straordinariamente spirituale mentre stava nell'atrio, aspettando di sentire cosa fosse stato detto a Somerled al banco. Lui è tornato presto, e ha annunciato che Mrs. Ballantree MacDonald aveva prenotato una suite in quell'hotel, ma non si sapeva se sarebbe arrivata quella sera o lunedì mattina.
"Nel frattempo, ho preso una stanza per te adiacente a Mrs. James, come al solito," ha detto Somerled. "Quando tua madre arriverà e vi sarete incontrate, potrà fare qualsiasi nuovo accordo per te che preferirà."
"E tu... andrai avanti... con gli altri?" ha chiesto Barrie, trattenendo il fiato in quel modo accattivante che ha quando è eccitata e cerca di controllare l'emozione.
"Andrò avanti... prima o poi," ha risposto Somerled. "Ma... darò prima un'occhiata in giro per Edimburgo, e vedrò cosa è successo ai miei vecchi ritrovi."
Ho pensato che il suo viso si illuminasse.
"Anche Aline ed io dobbiamo 'fare' Edimburgo, naturalmente," ho detto io.
Lei ha sorriso, ma come se stesse pensando a qualcos'altro. Ed è stato allora che improvvisamente, per la prima volta, mi sono sentito capace di trasformarmi in un cattivo a tutti gli effetti – anzi, di commettere qualsiasi crimine che potesse trasferire da lui a me quel tipo di sguardo che aveva riservato a Somerled.
"Devo naturalmente tornare a Carlisle e al mio lavoro, non appena avrò presentato i miei omaggi a Mrs. Ballantree MacDonald," ha osservato Mrs. James.
"Ne parleremo domani," ha detto Somerled, che, suppongo, la ingaggiasse a tanto per mille parole – intendo, a tanto al giorno – come chaperon per la sua "protetta". "Qualunque cosa accada, devi vedere Edimburgo mentre sei qui. E inoltre, è possibile che io riesca a farti una piccola sorpresa piacevole prima che tu lasci la Scozia. Speravo piuttosto in dettagli su questo oggi; ma non c'è nulla di interessante nella posta che mi hanno consegnato al banco" (l'ha detto come un americano nativo), "quindi dobbiamo avere pazienza fino a domani."
"Una sorpresa!" ha fatto eco Mrs. James, apparendo piuttosto carina e giovane, come sorprendentemente accade a volte. "Barrie lo sa?"
"No," ha detto Somerled. "Barrie non lo sa."
C'era giusto il tempo di andare nelle nostre nuove stanze e renderci presentabili per la chiesa, non una cosa da poco in Scozia. Aline e i Vanneck non erano ancora arrivati, ma, conoscendoli e conoscendo Blunderbore, non ho trovato nulla di strano nel ritardo. Il gioco di Aline era, naturalmente, rendere Somerled geloso di George Vanneck, il suo vecchio e logoro bene personale, che in cuor suo disprezza, e sembrare non troppo ansiosa per la sua (di Somerled) compagnia, mentre io, legato al suo gruppo da un accordo speciale, potevo proteggere i suoi interessi – e i miei.
Somerled aveva ordinato a Vedder di attendere con il Dragon quando i bagagli fossero stati scaricati, e così abbiamo risparmiato alcuni minuti che avremmo perso camminando. Abbiamo lasciato l'auto il prima possibile, comunque, e ci siamo immersi a piedi nella bellezza e nello squallore di High Street. Mi sono annesso Barrie come compagna, e Somerled non ha lottato per lei. Silenziosamente si è accontentato, o è sembrato accontentarsi, di Mrs. James, e la mia impressione è stata confermata: che, volesse o meno Barrie, si stesse deliberatamente facendo da parte a mio favore, dandomi la mia "occasione" – forse per mettere alla prova Barrie o me – o entrambi. Chi può dirlo? Non io. Somerled è difficile da leggere, anche per un vivisettore di caratteri professionista.
"Sei troppo eccitata, e presa dai pensieri per tua madre, per curarti di tutto questo?" ho chiesto alla ragazza.
Lei ammise di essere eccitata, e forse un po' distratta; ma "tutto questo", come lo chiamavo io, era troppo meraviglioso per non catturare il suo interesse nonostante tutto.
"Pensa alla Regina Maria e alle sue quattro Marie, e a Darnley, e a Rizzio, e a Bothwell, e a John Knox che passano proprio dove passiamo noi, diretti a Holyrood?" dissi.
"Sì. Oh, sì! Ci penso," rispose lei obbediente, con gli occhi che vagavano nelle ombre di un vicolo o di un cortile, o che delineavano i dettagli di qualche gargoyle scolpito su un'antica facciata.
"Solo che pensi a te stessa più che..."
"Non esattamente a me stessa. Ma..."
"E allora a cosa?"
"Beh, si fanno pensieri strani in un posto come questo, pieno di romanzi e... e di storie d'amore. Mi stavo chiedendo..."
"Sì. Non aver paura di dirmelo. Siamo colleghi scrittori, sai... fratello e sorella di penna."
"Proprio così! Fratello e sorella, vero? Che bello!"
"Di penna," corressi in fretta.
"Gli scrittori di storie devono sapere tutto sull'amore," esitò lei.
"Lo sappiamo," la incoraggiai a continuare.
"Allora come, se stessi scrivendo una storia (penso che potrei volerne scrivere una), faresti in modo che una ragazza sia sicura di essersi innamorata di qualcuno?"
"Le farei sentire," risposi con cautela, con un terremoto nel cuore, "le farei provare, ehm, una specie di brivido elettrico quando lui la tocca, o la guarda negli occhi. Le farei sentire che non vale la pena fare nulla se l'uomo non è con lei."
"Lo so!" mormorò la ragazza. "Si sentirebbe, non è vero, come se lui dovesse essere lì, come se non potesse proprio continuare a vivere se lui non ci fosse."
"Esatto," dissi. "L'hai descritto in modo vivido."
Lei mi guardò con improvviso sospetto. "Grazie mille," rispose compita. "Seguirò il tuo consiglio e lo metterò così nella mia storia, se mai la scriverò. Che strada meravigliosa questa! È piena di fantasmi di re e regine, nobili e gran dame, soldati e ladri, ognuno di loro più importante delle persone che vediamo noi."
Non riuscii a riportarla sull'argomento pericoloso e presto smisi prudentemente di provarci. Ma lei mi aveva dato quello che ho sentito definire una "brutta botta". Barrie MacDonald non avrebbe chiesto a Basil Norman una definizione di amore se avesse pensato a lui come a un uomo e non come a un fratello! La parte di me più vicina al cuore odiava Somerled, che marciava davanti a noi, dall'aspetto singolarmente attraente e galante, troppo interessante per un semplice milionario. E la parte di me che ha una comunicazione telefonica col cervello lo apprezzava e lo approvava, comprendendo come e perché la sua personalità esercitasse un forte richiamo sulla maggior parte delle donne. "Hai avuto praticamente tutto ciò che hai chiesto alla vita finora," dissi alla sua schiena, "ma questa ragazza non è il tuo tipo. È mia sorella che dovresti volere."
Improvvisamente, mentre ci avvicinavamo alla chiesa coronata di St. Giles – la vecchia High Kirk – giunse alle nostre orecchie il lamento delle cornamuse. Barrie trasalì e si fermò. Somerled si guardò attorno rapidamente, con occhi acuti. Avrebbe dimostrato il suo sangue delle Highland? Il suo cuore avrebbe battuto per le cornamuse? Questa era la domanda nel suo sguardo.
La ragazza fu colta di sorpresa. Noi altri sapevamo per cosa eravamo venuti e cosa aspettarci. Lei non ne aveva idea, se non che veniva condotta decorosamente in chiesa.
Al primo lamento delle cornamuse il sangue dei suoi antenati le salì al volto. Giunse le mani, ascoltando in silenzio la musica barbara, le labbra socchiuse, gli occhi accesi. E tutto questo per il richiamo delle cornamuse! Non aveva ancora scorto i suonatori; ma un istante dopo le alte figure entrarono fieramente nel nostro campo visivo, i plaid che ondeggiavano come nappe di tartan, i kilt che si muovevano con quel ritmo dell'onda-che-sta-per-infrangersi dato alle loro vesti solo da suonatori ispirati.
Persino io provai un brivido come se ogni nervo del mio corpo fosse una corda tesa all'improvviso, ma ero cupamente consapevole che le anime celtiche di Somerled e Barrie sentivano più di quanto io fossi capace di sentire, un qualcosa di misterioso che attirava i due l'uno verso l'altra in quell'istante. Fisicamente, stavo tra loro, ma sapevo che il mio corpo non era un ostacolo al lampo che scoccava tra i loro spiriti.
Non una parola disse nessuno di noi mentre la bella compagnia di soldati passava in una nuvola dai colori ricchi della propria musica. Ma quando tutti furono scomparsi nella chiesa, Somerled e Barrie si guardarono. I suoi occhi la lodarono come una *braw and bonnie lassie* che aveva risposto in grande stile alle sue prime cornamuse ascoltate, al suo primo kilt visto; eppure le sue labbra non ebbero altro da dire se non: "Bene, cosa ne pensi?"
"Cosa ne penso?" fece eco Barrie. "Penso che sia perfettamente incredibile come una ragazza possa mai sposare un uomo che non sia un Highlander e non abbia diritto al kilt!"
Ce n'era una per Somerled e una contro di me; ma questo non fece che farmi bollire il sangue. Molte ragazze dicono una certa cosa, e ne fanno un'altra quando arriva il loro momento.
"Se fossi ricca," continuò, "vivrei in un castello nelle Highlands, e lo avrei pieno, brulicante di suonatori di cornamusa, che mi svegliano al mattino e mi cullano la sera."
"Mi piacerebbe che vedessi il tuo castello di Dunelin a Dhrum. Lì ci sono parecchi suonatori. Li ho tenuti tutti, con l'intenzione che suonino per me un giorno," disse Somerled, che in quel momento aveva dimenticato, credo, l'esistenza mia e di Mrs. James, e non aveva notato che in lontananza tutti i giovani uomini mancanti di Miss Barribel MacDonald si stavano radunando, quasi al richiamo del sangue – il soldato di Carlisle, che aveva radunato un amico, e il contingente americano di quattro persone.
"Il mio castello?" ripeté Barrie.
"Sai cosa intendo. Sarebbe tuo se fossi stata un ragazzo. Dato che non lo sei..."
"È tuo!" rise lei.
"Non per diritto di sangue. Solo per diritto di denaro."
"Beh, quello è il diritto sovrano," insistette lei, compiaciuta del suo gioco di parole.
Poi le vittime della nostra Circe in miniatura arrivarono in primo piano, si strinsero la mano, scambiarono battute e divennero le figure più prominenti nel quadro. Per la prima volta fui felice di vederli, né portai rancore ai giovani per avermi separato dalla nostra benefica incantatrice nella maestosa chiesa dagli stendardi storici. Avevano separato anche lei da Somerled.
Dopo la fine della funzione, ci fermammo solo per dare un'occhiata alle pietre che segnano sul selciato il vecchio Cuore di Midlothian, e poi tornammo di corsa all'hotel, sfuggendo agli americani, ma restando appiccicati a Douglas e suo cugino, un altro Douglas, che ci invitò ospitalmente a visitare tutte le sue case. Ne menzionò diverse, sparse in varie parti del paese; ma quando seppe che Miss MacDonald avrebbe lasciato il gruppo nel giro di un giorno o due, smise di insistere con l'invito generale.
C'erano notizie di Mrs. Bal al Caledonian. Era arrivata una cameriera che pensava che la sua padrona non sarebbe arrivata fino a sera: Somerled chiese quindi a Barrie – piuttosto malinconicamente, mi sembrò – se le sarebbe piaciuto uscire ancora nel pomeriggio. "Farà passare il tempo per te," aggiunse. Provai simpatia per lui mio malgrado. Doveva essere il suo ultimo giorno di "tutela", eppure fu abbastanza generoso da invitare me; e non solo, ma da lasciarmi sedere in auto con Barrie e Mrs. James, sulla strada per Arthur's Seat. Dopo questo sforzo, tuttavia, la natura umana ebbe il sopravvento, e lui la tenne tutta per sé per il resto del pomeriggio. Era la prima volta che lo faceva da quando mi ero aggregato al gruppo. Oggi, era evidentemente per intenzione deliberata, non per caso. Era come se dicesse a se stesso: "Queste ultime ore saranno mie." E mi chiesi se in effetti intendesse davvero che fossero le ultime ore. Per quanto mi riguardava, certamente non intendevo nulla del genere. Mrs. Bal o non Mrs. Bal, Aline o non Aline, libro o non libro, non intendevo uscire dalla vita di Barrie senza cercare di guadagnarmi un punto d'appoggio per il futuro.
Se avessi avuto un'opinione in merito, avrei detto, fino a una settimana fa, di non approvare il matrimonio per una ragazza sotto i vent'anni, poiché non poteva assolutamente conoscere la propria mente; ma Barrie è il tipo di eccezione che conferma qualsiasi regola. Dovrebbe avere un uomo che si prenda cura di lei.
Prima delle cinque iniziammo il ritorno, perché Mrs. James pensava che Barrie avesse bisogno di un riposino. Sembrava che non avesse dormito la notte precedente, a causa dell'eccitazione dell'attesa; e ora "i suoi occhi devono essere luminosi per il loro primo sguardo alla madre".
Accostata al marciapiede davanti all'hotel, mentre rallentavamo, c'era una grande auto blu, e un'altra più piccola subito dietro, entrambe della stessa marca ed evidentemente appartenenti alle stesse persone. Dovevamo scegliere tra aspettare che facessero scendere i passeggeri e scaricassero i bagagli, o scendere a distanza dall'ingresso. Prendemmo la seconda opzione, ma alla porta dell'hotel Barrie ci fermò. Non portava velo; e sebbene fosse a Somerled, non a me, che parlava, potevo vedere che il suo viso era pallido, i suoi occhi dilatati.
"Pensi che possa essere mia madre che arriva?" chiese a bassa voce.
Lui guardò indietro verso la signora che, in quell'istante, stava saltando dall'auto blu sul marciapiede, la mano in quella di un uomo che offriva un aiuto non necessario. Era una figura alta in un lungo mantello color uovo d'anatra, che dava l'effetto di una snellezza flessuosa nonostante il mantello che la nascondeva. Una *toque* attillata di un blu grigiastro verdastro copriva la piccola testa, e il viso era praticamente invisibile dietro un fitto velo dello stesso colore mistico; ma mentre la signora girava il lungo collo per dare un'occhiata all'altra auto, ci fu un lampo di capelli rossi legati sotto la *toque*, e un ricciolo o due alla nuca.
Anche le due donne nell'auto più piccola avevano i capelli rossi. Non erano velate, e i loro sobri cappelli e giacche nere le pubblicizzavano in qualche modo inconfondibilmente come cameriere personali. Nessuna delle due era carina, nonostante la fiammeggiante corona di gloria; e nessuna era giovane.
Il ricordo di un "intervista" con Mrs. Bal che avevo letto su qualche giornale mi tornò in mente. Aveva detto al giornalista che "solo le cameriere dai capelli rossi potevano capire gli umori di una padrona dai capelli rossi", e che, dopo esperienze disastrose con "creature ottuse che non avevano temperamento, e non potevano vivere con chiunque ne avesse", aveva deciso di assumere solo cameriere dai capelli rossi.
Forse Somerled conosceva questa idiosincrasia, o forse riconobbe l'alta forma nonostante gli involucri, perché disse: "Sì, penso che molto probabilmente sia tua madre, Barrie. Ma non possiamo esserne certi; e in ogni caso ti consiglio vivamente di non provare a parlarle qui per strada."
"Oh, non lo farò finché non si toglierà il velo," disse Barrie senza fiato, "ma devo aspettare e vederla entrare nell'atrio. Io..."
Somerled attirò gentilmente ma fermamente la ragazza dentro l'hotel. Mrs. James ed io seguimmo. Evidentemente Somerled voleva convincere Barrie che sarebbe stato meglio stare alla larga dalla signora mentre entrava, e incontrarsi più tardi, se quella fosse davvero Mrs. Ballantree MacDonald; ma la ragazza sembrava a malapena ascoltare i suoi mormorati argomenti. Cede abbastanza da lasciarsi condurre un po' in disparte, ma riprese la sua posizione dove poteva vedere la figura blu entrare. Non parlò, né insistette per fare a modo suo, eppure penso che sarebbe stato impossibile spostarla senza usare la forza bruta. Somerled comprese che non c'era nulla da fare con la ragazza in quel momento, e di conseguenza non fece nulla, se non starle accanto. Mrs. James ed io prendemmo i nostri posti meccanicamente dall'altro lato della ragazza, sebbene nessuna parola passasse tra noi.
Mai avevo visto Barrie così bella. Sebbene un colore brillante bruciasse sulle sue guance, appariva curiosamente spirituale. Il suo corpo incantevole sembrava una lampada di cristallo attraverso la quale brillava la luce di un'anima ansiosa.
Un minuto di questa silenziosa suspense, e la signora nel mantello blu-grigio entrò, seguita dalle due cameriere dai capelli rossi che trasportavano beni così preziosi che nessun portiere d'hotel doveva essere autorizzato a toccare: piccole borse, con monogrammi d'oro; un lungo cappotto di volpe blu russa; cuscini gonfiabili rivestiti di seta e libri rilegati con delicatezza. Dietro venivano gli impiegati dell'hotel, che portavano coperte e altri bagagli; ma l'uomo robusto che aveva aiutato la signora a scendere dall'auto non apparve. Avevamo visto solo la sua schiena, eppure l'impressione che fosse non un servo, ma un gentiluomo, un personaggio di grandezza mondana oltre che fisica, indugiava nella mia mente.
La signora andò verso il banco, poi si fermò, e con un gesto imperioso e impaziente ordinò a una delle sue cameriere di sciogliere il suo fitto velo blu. Il nodo fu sciolto con un tocco abile, e il viso di Mrs. Ballantree MacDonald fu rivelato. Per un momento o due lo vedemmo solo di profilo, mentre parlava con le persone al banco, e ordinava alla maggiore delle sue due donne di scrivere sul registro dei visitatori. Poi, mentre si voltava per andare verso l'ascensore, fummo favoriti con il pieno splendore della sua celebre bellezza.
Sono passati tre anni dall'ultima volta che l'ho vista, in America, ma non è cambiata, se non per sembrare più giovane. Potrebbe non avere un giorno più di venticinque anni, e la sua figura è snella, vivace e aggraziata come quella di una ragazza. Avanzò più o meno nella nostra direzione, sebbene senza vederci, e la sua camminata era peculiarmente attraente – leggermente autocosciente e suggestiva dell'attrice, forse, ma leggera come una scia di fumo. Se si trucca fuori dal palcoscenico, è così abile che batte la Natura al suo stesso gioco. La sua carnagione, con il velo blu-grigio che scorreva in pieghe su entrambi i lati del viso, sembrava perlacea, e le linee ondeggianti dei suoi capelli rossi brillavano come rame nuovo. Era impossibile che non sapesse che tutti nel grande atrio la stavano fissando; ma tale era il suo autocontrollo, acquisito in una lunga esperienza come bellezza e beniamina del pubblico, che sembrava non vedere nessuno. La sua non era una lontananza scontrosa, tuttavia. Ciò avrebbe potuto offendere gli ammiratori e tenere i soldi lontano dal teatro. Era la radiosa inconsapevolezza di un raggio di sole di passaggio.
Ancora pochi secondi e questa figura affascinante, incorniciata da nuvole fluttuanti di chiffon, avrebbe raggiunto la porta dell'ascensore, per essere portata via alla vista come una fata di pantomima. Ma Barrie non poteva più essere tenuta a freno, perché il grande momento della sua vita era arrivato. Si lanciò lontano da noi, la sua figura alta, più giovanile, più flessuosa e più affascinante dell'altra, sebbene singolarmente simile nel movimento e nel profilo. La somiglianza tra la donna bellissima e la ragazza bellissima produceva l'effetto del contrasto, e scavava spietatamente un abisso di anni tra loro. Improvvisamente, mentre stavano faccia a faccia, Mrs. Bal – che era stata giovane come il mattino – raggiunse la ricca maturità del mezzogiorno estivo.
La cosa che Somerled avrebbe voluto impedire era successa; ma le redini erano fuori dalle sue mani, e avrebbe fatto più male che bene afferrarle. Nessuno di noi si mosse, ma eravamo più vicini di chiunque altro alla madre e alla figlia, abbastanza vicini da sentire ogni parola che si dicevano.
"Oh, mamma, sono io – la tua figlia Barrie, venuta a cercarti," balbettò la ragazza. "Sai – Barribel. Mi hai dato tu il nome. Sono scappata dalla nonna..."
"Santo cielo!" boccheggiò Mrs. Bal, i suoi occhi castani immensi. Nel suo smarrimento, nel suo stupore vacuo, sembrò di nuovo più giovane, il suo viso piuttosto pieno molto rotondo, quasi infantile, le fossette che si approfondivano nel colorito da pesca delle sue guance. Fissò Barrie come se la ragazza fosse una bambola diventata viva – una bambola estremamente complicata, elaborata, imbarazzante, copiata da se stessa e scatenata nel mondo. E Barrie non tolse gli occhi dal viso bello e sorpreso nemmeno per un istante. Nella sua malinconica suspense tratteneva a malapena il respiro. "Oh, amami – sii felice di vedermi!" implorava la sua anima attraverso le sue finestre spalancate.
Il silenzio, che calò dopo il sospiro stupito di Mrs. Bal, durò solo un istante, sebbene sembrasse lungo a noi che aspettavamo. Ad altri in lontananza, altri che non sapevano nulla della storia, i cui vista e udito non erano morbosamente acuiti, la piccola scena probabilmente non significava nulla più di un incontro a sorpresa tra la famosa attrice e una ragazza molto carina abbastanza simile a lei da essere una sorella. Ma per noi che conoscevamo la storia – e qualcosa di Mrs. Bal – la pausa era come la pausa in tribunale mentre la giuria è assente.
Mrs. Bal stava pensando, osservando, decidendosi. Improvvisamente scoppiò a ridere – una risata nervosa, ma dispettosa, e afferrò la ragazza per entrambe le mani. Allo stesso tempo si sporse in avanti – non verso il basso, perché Barrie è alta quanto lei – baciò la ragazza su entrambe le guance, e sussurrò qualcosa.
Fu un sussurro breve. Non poteva aver detto più di mezza dozzina di parole, ma esse stordirono Barrie. Lei gettò la testa all'indietro, quasi come per evitare un colpo. Le lacrime le spuntarono agli occhi, e strinse le labbra in uno sforzo spasmodico di autocontrollo. Il rosa brillante dell'eccitazione si drenò dal suo viso; ma non si allontanò da sua madre, che teneva ancora le mani della ragazza. Tutto ciò che fece fu voltare la testa con una rapidità da uccello e lanciare un'occhiata a Somerled.
Non so se intendesse o meno come un richiamo. Probabilmente lei stessa non sapeva cosa intendesse. Solo, aveva bisogno di aiuto, di conforto, e involontariamente si rivolse alla personalità più forte e affidabile del suo piccolo mondo. Avrei dato tutta la mia facoltà di scrittore – il mio bene più prezioso – per essere al posto di Somerled – per averla avuta a invocare me mentre il suo castello in aria crollava.
Lui andò da lei immediatamente, e parlò a Mrs. Bal, che non l'aveva visto fino a quell'istante. Arrossì leggermente alla sua vista, notai; e mi chiesi se avesse flirtato, o provato a flirtare, in passato con l'artista-milionario. Era impossibile indovinare se fosse compiaciuta o dispiaciuta, ma evidentemente la sua apparizione sulla scena era irritante in un modo o nell'altro per le emozioni della signora. "Questa è una sorpresa!" la sentii dire, con un tono più morbido e pieno di quello che aveva avuto il tempo di mettere nella sua prima esclamazione acuta alla vista di Barrie.
Poi entrambe le voci si abbassarono. I due parlarono insieme mentre la ragazza stava lì in silenzio, pallida e in attesa, dipendente da Somerled. Mrs. Bal disse qualcosa che fece ridere Somerled – una delle sue risate ciniche, come non ne sentivo da lui ultimamente. Nemmeno una volta aveva guardato Barrie. Tutta la sua attenzione era per la madre. Lei fece una domanda. Rispondendo, indicò Mrs. James e me.
"Oh, per favore, presentameli!" comandò Mrs. Bal piacevolmente.
Questo fu il segnale per noi per avvicinarci.
"Mr. Basil Norman," disse. "Lei è l'autore, naturalmente. Che piacere incontrarla! Naturalmente ho letto i suoi libri. E sua sorella che collabora – dov'è?"
"Non so ancora se sia arrivata o meno," spiegai. "Intendevo chiedere al banco..."
"Voglio conoscerla. Per favore, glielo dica. E questa è Mrs. James. Ma guarda, sì, certo! Mi ricordo di lei – nei giorni della mia prigionia." Rise una risata infantile, dispettosa. (Barrie ne ha una che le assomiglia, ma più spontanea, meno efficace.) "Lei non è cambiata."
"Oh, grazie, cara Mrs. MacDonald," esclamò la piccola donna, radiosa di piacere – perché ho scoperto che i suoi due grandi desideri sono mantenere il suo aspetto giovanile ed essere intellettualmente degna del dottore scomparso. "Sono sicura che lei non sia affatto alterata, sebbene debbano essere passati diciassette anni..."
«Oh, mia cara Mrs. James, no... vi prego, no!» esclamò Mrs. Bal, ridendo e facendosi le fossette, tenendo levate entrambe le mani guantate in un gesto di finta preghiera. «Non menzionate il numero degli anni. Sta diventando semplicemente terribile. Uno shock dopo l'altro!» Rise di nuovo, lanciando un'occhiata maliziosa a Barrie. «Voglio che veniate tutti nel mio salottino, proprio ora, per tenere un consiglio di guerra. È oltremodo necessario. Mia cara, graziosa bambina» – questo, rivolto adorabilmente alla figlia – «quanti altri guai hai già combinato? A quante persone hai rivelato il terribile segreto?»
Barrie chinò il capo e guardò in basso. Doveva sapere che occhi comprensivi erano puntati su di lei, e aver desiderato evitarli. «Ci sono solo Mrs. West e... e... suppongo i suoi amici Vanneck... e il signor Douglas... un tenente Douglas...»
«Orrore! Il loro nome è legione. Che impiccio. Bene, devo fare appello alla loro pietà. Vi prego, venite tutti di sopra con me, ne discuteremo e vedremo cosa si può fare. Non c'è un momento da perdere.»
A quel punto iniziai a intuire dove volesse andare a parare, sebbene l'espressione stordita di Mrs. James mi dicesse che lei era ancora all'oscuro di tutto.
Salimmo in ascensore e fummo catapultati al piano superiore, senza che durante il tragitto si dicesse nulla, se non una o due parole di circostanza sul clima adatto all'automobilismo. «Sono venuta con l'auto di un amico... vi racconterò tutto», aggiunse Mrs. Bal mentre ci faceva strada verso le sue stanze.
Le due cameriere erano già arrivate sul posto. Le porte erano aperte; i bagagli venivano portati dentro sotto la direzione delle ragazze dai capelli rossi; ma nel grande salotto non c'era segno di confusione. Quantità di fiori lo adornavano, in alti vasi di vetro e cesti dorati legati con nastri. Fotografie autografate di reali, generali e giudici, degli ultimi aviatori ed esploratori di successo, tutte in cornici d'argento con monogramma, erano sparse sulla mensola del camino, sui tavolini e sopra il pianoforte. C'erano cuscini gonfi di broccato antico sui vari divani e poltrone. Il tavolo più grande aveva una striscia di raro ricamo persiano stesa sopra, ed era ingentilito, piuttosto che appesantito, da romanzi, scatole di dolciumi e bonbonnières d'argento. Evidentemente la cameriera arrivata in anticipo aveva avuto il suo bel da fare!
«Devo avere cose graziose che mi facciano sentire a casa. Viaggiare sarebbe troppo orribile senza», rise. (Mrs. Bal ride spesso nella vita privata; quale donna astuta con le fossette non lo fa?) «Ora, sedetevi e discutiamo di questa situazione disperata. Ma prima... vieni qui, Barribel. Voglio guardarti.»
Barrie si avvicinò. Mrs. Bal afferrò le mani della ragazza e la tenne a distanza di braccio.
«Creatura graziosa!» esclamò. «Oh!» e lanciò un appello a noi. «Pensare che io dovrei essere la madre di QUESTA! Non è semplicemente sconcertante? Ma non posso esserlo, sapete. Non posso essere sua madre. Ditemi, posso? Gliel'ho già detto... ho dovuto decidere in un lampo. La ammiro immensamente e diventeremo molto affezionate l'una all'altra, le migliori amiche. Ma dobbiamo essere sorelle.»
Allora capii cosa le aveva sussurrato per far sobbalzare e impallidire Barrie. Le aveva detto: «Non voglio essere tua madre». E Barrie si era voltata involontariamente verso Somerled perché si era sentita rifiutata e il suo cuore si stava spezzando.
Tutto ciò mi stava preparando a una carriera di scelleratezza, sebbene debba dire, per legittima difesa, che fu Aline ad accendere la miccia. «La donna mi ha tentato, e io ho mangiato!»
«Vieni a sederti vicino a me, bambola incantevole», disse Mrs. Bal, tirando a sé la ragazza sul divano più comodo e imbottito. «Così tu sei la bimba! Non ti ho dimenticata. Ti ho pensata molto, davvero molto. Ma non mi sei mai sembrata mia, sapete. Non mi hanno lasciato sentire che fossi mia. Erano così bravi! Naturalmente ho dovuto lasciarti a... a loro perché si prendessero cura di te. Pensavano di sapere tutto sui bambini. Suppongo avessero ragione. Ho dovuto scappare. Non avrei potuto vivere con loro un altro giorno, in quella casa terribile. Ma sono stata, oh, così composta e brava, davvero. Persino loro avrebbero difficilmente potuto scandalizzarsi. E ho assunto tre cani da guardia dai capelli rossi. Ma non è solo di me che voglio parlare, è di te. Penso davvero che tu sia la cosa più graziosa che abbia mai visto, sebbene non dovrei dirlo, forse, perché credo che ci somigliamo. Non è vero, Somerled?»
«Per certi versi, per altri no», rispose seccamente il gentiluomo interpellato.
«Oh, so che le differenze sono a suo favore... Diogene! Ragione di più per cui non posso assolutamente riconoscerla come figlia. I miei guadagni annuali scenderebbero del cento per cento. E sebbene sia perfettamente adorabile, e io la amerò... come una sorella... non avrebbe potuto arrivare in un momento peggiore.»
«Oh... perché?» implorò Barrie, parlando per la prima volta.
«Perché... tanto vale che lo sentiate tutti, visto che vi ho convocati a un consiglio di guerra. Voglio che comprendiate» – e lanciò a ognuno di noi uno sguardo, uno splendido, tipico sguardo da «Mrs. Bal» – «che sono in ginocchio davanti a voi. Mi sono rimessa alla vostra misericordia. Dovete aiutarmi. La verità è...» – iniziò a sfilarsi i guanti guardandosi le mani, con gli anelli che scintillavano mentre le dita rosa e bianche venivano scoperte – «la verità è che sono un po'... un pochino stanca di recitare. Vorrei lasciare il palcoscenico in un tripudio di gloria finché tutti mi vogliono e non c'è nessuno che possa prendere il mio posto. C'è solo un problema: sono orribilmente stravagante. L'ho sempre stata. Temo che lo sarò sempre. Guadagno un mucchio di soldi, ma non riesco a risparmiare. Se dico addio al teatro, avrò bisogno di milioni. Non sento di poter tirare avanti con meno. Quindi significa che dovrò sposare i milioni di qualcun altro, perché io non ne ho nemmeno l'ombra.»
Mentre spiegava la sua posizione, guardò deliberatamente oltre Somerled, fuori dalla finestra. Questo mi rese certo che un mio vago sospetto fosse fondato. Mrs. Bal aveva fatto la corte a Somerled, ed egli era stato uno dei suoi pochi fallimenti. Non poteva essere contenta di incontrarlo di nuovo come tutore e difensore autoproclamato di sua figlia. Mi parve che la situazione si complicasse a svantaggio di Somerled; dunque, avrebbe potuto essere a vantaggio del prossimo uomo più vicino, io stesso.
«C'è qualcuno», continuò Mrs. Bal, con una leggera ma scemante ritrosia, «che... mi piace abbastanza, e io piaccio abbastanza a lui... più di quanto ricordi sia accaduto con chiunque altro. Ha un sacco di soldi. Si chiama Morgan Bennett. Somerled, tu lo conosci.»
«Sì», disse Somerled. «Mi pareva che la sua schiena mi fosse familiare.»
Dunque, il tizio robusto che aveva aiutato Mrs. Bal a scendere dall'auto blu (anche quella grande, in proporzione alla stazza del proprietario e alla sua fortuna) era Morgan P. Bennett di New York, il milionario del Tin Trust. L'esigua orda di milioni di Somerled impallidiva in un'umile insignificanza al confronto del patrimonio di Morgan Bennett. Se Somerled aveva fatto due milioni con le sue miniere e le speculazioni di successo, e qualche migliaio extra con i suoi quadri, M. P. Bennett aveva fatto venti milioni con lo stagno... e una faccia tosta illimitata. È così grande che il suo soprannome a Wall Street era solito essere «Il piccolo soldatino di stagno».
«Ha fatto... il cascamorto ultimamente», proseguì Mrs. Bal. «Oh, nulla di concluso! Confesso che vorrei lo fosse. Ho intenzione di prenderlo se me lo chiederà, e credo che lo farà. Non ci credereste, ma è un uomo timido con le donne. Credo davvero che abbia paura di fare la proposta. Ha comprato una casa a Londra, nella mia piazza preferita. E ora ha preso un capanno di caccia nel Forfarshire, un posto così divertente: un'enorme casa rotonda con tanti occhi quanti quelli della coda di un pavone, tutti che fissano allegramente, e camini alti raggruppati come mazzi di asparagi. Sono appena stata lì con sua sorella, Mrs. Payne, che credo abbia importato dall'America apposta per fare da terzo incomodo. Sapete... o forse non lo sapete... ho provato la mia nuova commedia per la prima volta a Dundee, solo una sera, ed è andata magnificamente. Questa sua casa non è lontana, e sono stata portata avanti e indietro per le prove e cose simili, mentre la compagnia restava in città. Mi sono semplicemente innamorata del posto; e lui sta cercando di comprarlo... per farmi piacere, spero. C'è una portineria rotonda e un garage rotondo; e la casa rotonda sorge su un prato rotondo con una strada rotonda che vi corre attorno come una cintura, cosicché tutto sembra il centro di un mondo rotondo con il sole che vi gira attorno. Oggi mi ha portata da lì a Edimburgo, e due delle mie cameriere con un'altra auto. Non starà qui nello stesso hotel con me, naturalmente, ma farà un salto di tanto in tanto... ovviamente... e ha preso il suo palco a teatro per tutta la settimana. Dobbiamo sistemare questa faccenda della sorella prima che lui passi a trovarmi. Gli ho confessato di avere ventinove anni, ed è perfettamente vero. Ho ventinove anni da parecchi anni. Ma difficilmente mi crederebbe così vecchia. E cosa dovrei fare, vi chiedo tutti, se una figlia adulta... oh, ma una figlia estremamente adulta... apparisse improvvisamente all'orizzonte? Anche se portassi indietro il suo orologio a quindici anni invece di... non importa!... non riuscirei a essere meno di trentunenne, e con la massima difficoltà. Ora vedete in che situazione mi trovo.»
«Devo andarmene e... e risparmiarvi tutto questo disturbo?» chiese Barrie, con una voce molto piccola.
«Oh, no, no, cara bambina; niente del genere, naturalmente», protestò Mrs. Bal, accarezzando le mani che Barrie teneva strettamente intrecciate in grembo. «Non devi essere dispettosa e fraintendere. Non voglio perderti in questo modo, ora che ti sei data tanto da fare per trovarmi, con l'aiuto del nostro buon Somerled. Ma... vorresti essere una sorella per me? Come gli uomini popolari devono dire durante l'anno bisestile.»
«Farò tutto quello che volete che io faccia», rispose Barrie con la stessa vocina, come quella di una bambina sgridata. «Devo... vorreste che restassi qui con voi, o...»
«Beh, suppongo...» Mrs. Bal mostrò di essere colta alla sprovvista... «suppongo che dobbiamo trovarti una sistemazione... per qualche giorno. Ma non vedo come tu possa venire con me in tournée. Non sarebbe affatto un bene per te. Il modo migliore è che facciamo una bella visitina insieme, e impariamo a conoscerci, e poi forse sarebbe meglio che ti mandassi... ehm... nel mio appartamento a Londra, o... in un collegio, o da qualche parte. Capisco bene che non torneresti mai più da tua nonna, vero?»
«Preferirei fare quello piuttosto che essere un peso per voi», disse Barrie. «Solo, non credo che mi riprenderebbe. Ma potrei provare...»
«Certamente Mrs. Ballantree MacDonald non vorrà sentir parlare di farti tornare a vivere a Carlisle, ne sono certa», disse Somerled, che appariva in qualche modo formidabile con cui fare i conti mentre i suoi occhi incontravano quelli di Mrs. Bal. Poi, rivolto alla madre della ragazza: «Sono imparentato con la famiglia di suo padre, in un certo senso, sapete, e ho approfittato del legame per fare la conoscenza di Mrs. MacDonald a Hillard House, dopo aver incontrato... sua nipote. L'accordo tra noi era che avrei fatto da tutore pro tem. Quindi, se volete qualche consiglio sul futuro della signorina MacDonald, forse sarete così gentile da lasciarmi aiutare.»
«Grazie, oh, grazie! Accetto con gratitudine», rispose Mrs. Bal, che senza dubbio aveva già sentito di sotto qualche parola che spiegava la presenza di Barrie con il nostro gruppo in Scozia. «E direte a tutti che è mia sorella, vero?»
«Non dirò nulla in contrario», promise lui severamente.
«E voi, Mr. Norman? Voi, cara Mrs. James?»
«Proteggerò il segreto con la mia vita», dissi, ridendo. Se fossi stato una donna, a quest'ora sarei stato isterico.
«Terrò la bocca chiusa», rispose Mrs. James, con occhi pietosi che dicevano alla ragazza: «Se fossi tua madre, cara bambina, per quanto mi piaccia apparire giovane, sarei orgogliosa di riconoscerti!»
«Che mi dite delle vostre vittime americane?» chiesi a Barrie.
Mrs. Bal drizzò le orecchie. «Quali vittime?» chiese prima che sua figlia avesse il tempo di parlare.
«Quattro giovani uomini che si sono prostrati sotto il carro della signorina MacDonald», spiegai. «Tutti coloro che la vedono fanno così.» Nell'aggiungere il piccolo tributo ero in buona fede; ma vidi in un istante che ero stato poco tattico. Mrs. Bal guardò la ragazza in modo riflessivo; e quella mia scomoda facoltà di leggere nel pensiero mi disse che stava ripetendo a se stessa: «Ah, quindi tutti gli uomini che vedono questa bambina si innamorano di lei, vero? H'm!»
«Loro... io non ho mai parlato con loro di... di avere una... madre», balbettò Barrie.
«E questo Mr. Douglas?» chiese Mrs. Bal. «È anche lui una "vittima"?»
«Sembra essere qualcosa del genere», fui costretto a rispondere, poiché lei si appellava a me. «Il Cuore di Douglas, sapete! E ha una cugina con la quale alloggia...»
«Oh, vi prego, caro Mr. Norman, come un angelo custode, 'sistemateli' per me, volete? E tutti gli altri che sanno?» implorò Mrs. Bal, ignorando platealmente Somerled, che era troppo evidentemente passato dalla parte della generazione più giovane. «Anche vostra sorella... e i suoi amici? Volete andare a vedere se sono arrivati, e se lo sono, portarli qui... o perorare eloquentemente la mia causa, o qualcosa del genere?»
«Vado subito», acconsentii, alzandomi. Per principio, detestavo e disprezzavo quella creatura splendida ed egoista; ma c'era qualcosa in me che desiderava compiacerla, e che si deliziava nell'essere scelto come suo difensore, scavalcando, per così dire, Somerled. Non ero dispiaciuto di fuggire dalla scena che il volto pallido di Barrie e i suoi occhi troppo luminosi rendevano molto straziante; inoltre ero davvero ansioso di scoprire se Aline fosse arrivata. Se non lo fosse stata, avrei iniziato a preoccuparmi per lei e per la povera vecchia auto... per non parlare della tribù dei Vanneck.
Mentre uscivo, sentii Mrs. Bal esclamare: «Oh, a proposito, se deve essere mia sorella, non può essere una MacDonald. Dovrà prendere il cognome di Ballantree. Era il mio nome da nubile, sapete.»
Una spiacevole sorpresa mi attendeva fuori. Seppi che, mentre eravamo fuori dopo il pranzo, mia sorella e i Vanneck erano arrivati, ma che Aline aveva avuto un incidente. Indossava un velo-maschera da automobilista, secondo la sua abitudine, per proteggere la carnagione. Il frontale di talco davanti al viso era stato danneggiato nella tempesta del mattino e, in qualche modo, i suoi occhi erano rimasti feriti. Avrei ricevuto la notizia prima se fossi andato alla reception invece di seguire Mrs. Ballantree MacDonald di sopra.
Mi precipitai nella stanza di Aline, dove trovai Mrs. Vanneck con mia sorella e un oculista che George si era affrettato a chiamare. La povera ragazza soffriva ed era piuttosto spaventata, anche se cercammo di consolarla. Mentre si avvicinava alla finestra per essere visitata dallo specialista, potei vedere che il viso, i capelli e la camicetta di seta lilla erano coperti da una polvere di talco, che scintillava come polvere di diamanti. I suoi occhi e le palpebre erano pieni di quella roba, si scoprì, e lei piangeva per il nervosismo e il dolore mentre l'oculista procedeva a rimuovere tutto.
Era impossibile parlarle di Barrie e di Mrs. Ballantree MacDonald, ma lo dissi a Maud Vanneck, la quale, sebbene moderatamente inorridita, promise per sé e per i suoi fratelli che il segreto non sarebbe stato rivelato.
Quando tornai nel salotto di Mrs. Bal, trovai Somerled e Mrs. James andati via. Barrie era sola con la sua ritrovata... sorella, e una figura più desolata della nostra giovane dea sarebbe stato difficile immaginarla. Andromeda incatenata alla sua roccia non avrebbe potuto sembrare più miseramente abbandonata dai suoi amici. Le era stata presa una stanza, ed era ora trasformata in Miss Barribel Ballantree. «Che fortuna che non ho permesso che fosse chiamata Barbara come me», disse Mrs. Bal. «Avremmo dovuto cambiarle l'intero nome, e sarebbe stato davvero imbarazzante!»
Sarei dovuto uscire subito, una volta terminata la mia commissione, ma Mrs. Bal non volle lasciarmi andare. Credo, tra l'altro, che non fosse a suo agio da sola con Barrie; e inoltre, voleva vedere se anch'io fossi una vittima di questa giovinetta che forse avrebbe potuto rivelarsi una rivale formidabile oltre che una figlia scomoda. Barrie desiderava chiaramente che restassi; e non feci alcuno sforzo per nascondere a nessuna delle due i miei veri sentimenti per la ragazza. Pensai che fosse giunto il momento di lasciarmi andare. Barrie bramava interiormente conforto e amore, e io aprii la porta del mio cuore affinché vedesse che esso e tutto ciò che conteneva erano suoi. Io ero sul posto, e Somerled no; quindi sperai che Barrie potesse essere grata anche per il suo «fratello di penna». Gli occhi luminosi e osservatori di Mrs. Bal videro e compresero.
Poco dopo annunciò di essere piuttosto stanca e che si sarebbe sdraiata, dato che l'indomani ci sarebbero state le prove in teatro; e sebbene avesse debuttato a Dundee, sarebbe stata nervosa a Edimburgo quasi quanto a una prima. Fu chiamata la sua cameriera. Arrivò la più anziana e dai capelli più rossi. Barrie ed io uscimmo insieme, io desideroso di scambiare qualche parola nel corridoio, o almeno una pressione amichevole della mano. Ma vidi che non era nelle condizioni di essere interpellata. La reazione stava arrivando, e la lasciai andare subito. Corse quasi lungo il corridoio verso una stanza non lontana e sbatté la porta.
* * * * *
Né Mrs. Bal né Barrie apparvero più quella sera. Presumibilmente cenarono insieme negli alloggi di Mrs. Bal; e la luna dell'erica brillò come attraverso un vetro appannato per il resto di noi. Ad Aline fu ordinato di restare in stanza per i giorni successivi, il che decise i nostri piani... o i suoi, in ogni caso. E fummo un gruppo di uomini a cenare quella sera, i due Vanneck, Somerled ed io, poiché Mrs. James «aveva mal di testa» e Maud tenne compagnia ad Aline.
Il grande Somerled era riflessivo, se non addirittura cupo. Mi domandavo quali fossero i suoi piani riguardanti Barrie, poiché immaginavo con inquietudine che stesse lavorando a qualche idea; e se non intendevo starmene seduto a lasciargli chiudere in gabbia la colomba mentre svolazzava senza tetto e desolata, dovevo uscire dal mio angolo allo scoperto per combattere.
Dopo cena Aline mandò a chiamarmi, e il suo messaggio includeva Somerled, se poteva «dedicarle qualche minuto». Poteva e lo fece di buon grado. Andammo insieme nel piccolo salotto, che appariva scialbo rispetto allo sfondo decorato di Mrs. Bal, sebbene George Vanneck ed io avessimo fatto del nostro meglio, in una domenica di Edimburgo, in fatto di rose. Somerled aveva dimenticato di incarnare la sua solidarietà sotto forma di fiori, e lessi rimorso nei suoi occhi quando si posarono su Aline, pietosa e prostrata.
La luce elettrica non era permessa, e la stanza era illuminata solo da poche candele col paralume verde che rendevano l'invalida etereamente pallida. Era distesa su un divano e indossava la sua veste da tè migliore, o qualunque cosa le donne chiamino oggi quelle vesti larghe dall'aspetto classico. Era bianca e le donava. Aveva costruito un muro di cuscini contro cui si appoggiava, e i capelli erano acconciati in due lunghe trecce sotto una graziosa cuffia di pizzo che le conferiva un effetto alla Maria Antonietta. Questa acconciatura mi interessò scientificamente, perché quando faccio colazione con Aline nel nostro salotto privato in hotel, spesso ha i capelli sciolti, e non sono mai sembrati così lunghi né così folti come in quell'occasione. Doveva avere qualche sistema ingegnoso per renderli più voluminosi. I suoi occhi, essendo dolenti e infiammati, avevano temporaneamente perso la loro bellezza, così vi aveva legato sopra un fazzoletto di pizzo piegato o una piccola sciarpa.
«Sembri un modello per una figura classica della Giustizia», disse Somerled, «tutto tranne la tua elegante cuffia parigina.»
«Perché, la Giustizia era cieca? Pensavo fosse l'Amore», disse Maud Vanneck, sfoggiando allegramente la sua ignoranza. Non potei fare a meno di pensare... né Somerled, ne sono certo... che Aline somigliasse più a un «Amore nella nebbia» che a una severa Giustizia; ma temevo che avesse smesso definitivamente di considerarla dal punto di vista amoroso, se mai vi si fosse mai inclinato.
Aline, che non aveva ancora saputo nulla della signora Bal, era ansiosa di conoscere la storia. Vidi che Somerled desiderava che parlassi io, ma gli scaricai addosso la responsabilità. Volevo sapere come avrebbe raccontato la vicenda; ma avrei dovuto immaginare che sarebbe stato quanto più laconico e reticente possibile e che, per quanto potesse desiderarlo, non avrebbe criticato la madre di Barrie.
«Credo che ammirasse sua figlia», disse lui con calma, «ma essendo com'è, e non dimostrando più di venticinque anni, cosa ci si può aspettare? Naturalmente la frode della sorella verrà scoperta prima o poi; ma la cosa importante, nella mente della signora Bal, sembra essere che ciò avvenga più tardi possibile.»
«È giusto che l'aiutiamo a ingannare il povero signor Bennett?» chiese Maud Vanneck, che è una persona dalle convinzioni sincere.
Ridacchiai nel sentire chiamare «povero» quel pezzo d'uomo, forse per la prima volta in vita sua; e persino Somerled sorrise.
«Nessuno di noi si è impegnato a mentire per la signora», disse lui. «Ci limitiamo a tenere la bocca chiusa. Se Bennett chiede alla signora Bal di diventare sua moglie, non è l'uomo d'affari scaltro che si presume sia, se si aspetta di trovare in lei uno specchio di verità. Quando scoprirà che ha una figlia adulta, farà spallucce, e forse non le farà nemmeno sapere di essere stato scoperto. Non conosco molto bene Bennett, ma l'ho incontrato alcune volte e la sua qualità sociale più gradevole mi sembra il suo spiccato, piuttosto rozzo senso dell'umorismo. Mi aspetto che veda il lato divertente dell'essere stato raggirato dalla signora Bal. E qualche anno in più o in meno sulla sua età... cosa contano per lui? Ha quarantacinque anni; e tutto sommato non potrebbe trovare una moglie più adatta a lui.»
«Provo una simpatia segreta per la signora Bal», confessò Aline, con la sua voce più dolce. «Ha conquistato tutti voi uomini e non ha più paura di voi; ma sento che trema nei suoi stivaletti per colpa di Maud e mia. Mi piacerebbe molto rassicurarla e farle sapere che non siamo delle gatte morte.»
«Le porto io un messaggio?» suggerii, cercando di non sembrare troppo ansioso. «Sono certo che le farebbe piacere riceverlo.»
Aline sorrise con indulgenza. «Povero ragazzo, non vuole che dica di sì? Temo sia troppo tardi per stasera; ma vai a trovare lei e Barrie domattina presto, e chiedile se le farebbe piacere fare un salto dalla povera convalescente, mentre va alle prove. Preferirei vedere la signora Bal da sola. Potrebbe voler dire cose che non vorrebbe far sentire a Barrie... non crede, signor Somerled? E, a proposito, ora che la sua piccola protetta è... più o meno... al sicuro in altre mani, ha deciso i suoi piani per il futuro?»
«Conto di avere qualcosa in programma per domani», rispose Somerled.
«Continuerà con il suo viaggio... la sua cura riposante... suppongo, come intendeva fare quando noi... cioè, prima di essere gravato di tutta questa responsabilità?»
«Non ho fatto altro che pensare a Edimburgo, fin dall'inizio», disse lui, evasivo.
Aline capì che non avrebbe ottenuto altra soddisfazione e smise di rischiare di irritarlo; ma dopo che i suoi ospiti le ebbero dato la buonanotte, mi trattenne per parlare.
Naturalmente mi costrinse a descrivere la scena tra Barrie e sua madre, ma era più interessata a sapere che aspetto avesse avuto Somerled, cosa avesse detto e fatto, che alla mia opinione sulla signora Bal.
«Cosa pensi che intenda fare?» mi implorò, disperata. «Pensi che sia così infatuato di Barrie da offrirsi di togliere la ragazza di torno a sua madre e sposarla?»
«Ho studiato Somerled per il bene di entrambi», dissi. «Quello che penso è che si sia detto che la ragazza è troppo giovane e tutto il resto, e che dovrebbe avere la possibilità di incontrare molti altri uomini. Eppure ha visto come attiri inconsciamente ogni creatura maschile che le passa accanto, e che sia un pericolo per lei se...»
«Attira inconsciamente! Ma dimenticavo, anche tu sei infatuato. E non attira tutti. George Vanneck non la considera affatto carina. Non sopporta questa generazione nascente di puledre dalle lunghe gambe, dice; e chiama i suoi capelli carote.»
«Cancelliamo George dalla lista. È già abbastanza lunga senza di lui, e cresce a balzi e salti. Probabilmente ci saranno altri nomi entro domani sera» (evidentemente ho un'anima profetica). «Ma per tornare a Somerled. Naturalmente aveva previsto parte di ciò che è successo oggi: ma il volto di Barrie quando la signora Bal ha suggerito di farle da sorella è bastato a trasformare un uomo di marmo in un uomo di fuoco; e non credo che le risoluzioni di Somerled, fino a quel momento, fossero dure nemmeno quanto l'arenaria. Deve vedere ora, come me, che non ci sarà posto per la povera bambina con sua madre, che la signora Bal sposi un milionario o che prosegua allegramente la sua carriera di attrice. Che ne sarà di una ragazza come Barrie, lasciata a se stessa, con ogni uomo... beh, diciamo ogni due uomini... che passa, che si ferma per flirtare se non per fare proposte? Il mio timore è che le risoluzioni di Somerled stiano virando dall'altra parte e che stia pensando a se stesso come guardiano permanente... se Barrie lo accetterà.»
«Accettarlo! Se lo prenderà al volo. Mostra i suoi sentimenti nel modo più disgustoso. Oh, mio caro ragazzo! Chiedo scusa. Ma ho dei sentimenti anch'io... come sai fin troppo bene.»
«Temo che stia iniziando a piacerle», dissi, «ma mi convinco, comunque, che sia più innamorata dell'amore in generale che di Somerled in particolare. È sotto l'influenza della luna di brughiera.»
«Non le permetterò di avere Somerled!» esclamò Aline bruscamente. «Non posso sopportarlo. Tu puoi?»
«Sono un idiota riguardo a quella ragazza», ammisi. «Peggioro ogni giorno. Più mosche si radunano attorno al miele, più lo voglio io stesso. Non sapevo di essere quel tipo di persona, ma lo sono. La cosa peggiore è che mi chiama fratello, il che è fatale.»
«No, non lo è. Non lo sarà», disse Aline. «Te la procurerò io.»
«Grazie mille», dissi.
«Non sto scherzando. Un'idea sta prendendo forma. La vedo vagamente da giorni, ma il suo successo dipendeva molto dalla signora Bal. Ora, il fatto che lei abbia paura di me rende tutto più facile. Non posso restare qui a oziare, con tutto questo che succede... eppure non posso lasciarmi vedere come sono. I miei occhi sono orrendi. Sono rosa, come quelli di un albino. Altrimenti non darei retta all'oculista. Ma devo fare qualcosa. Inizio a vedere cosa posso fare, se continuerai ad aiutare me e te stesso, e a non fare lo stupido.»
«Non sarò più stupido di quanto la Natura mi abbia fatto», le assicurai, «anche se potrei essere uno stupido ad amare quella ragazza.»
«No, perché puoi far sì che lei ricambi. Certo che puoi. È poco più di una bambina.»
«Ti sei sposata a diciotto anni», ricordai a mia sorella. «Almeno dici sempre alla gente che è stato così.»
«Se fossi una donna, saresti una gatta morta fino in fondo! È vero... non ero molto più grande, ma ero matura di mente. Avevo visto il mondo. Barrie MacDonald ti renderà felice. Giocherete insieme per tutta la vita, e lei potrà prendere il mio posto, aiutandoti a scrivere storie. Sarà un vero romanzo per i giornali. E quando sarà lontana dagli occhi e dal cuore di Ian Somerled, lui capirà che non era quella giusta. Tornerà da me e vedrà che sono sempre stata destinata a lui.»
«L'istinto di una donna ha spesso ragione. Inoltre, molti cuori vengono catturati di rimbalzo», dissi, rifugiandomi nei proverbi. E così, con il talco che entrava negli occhi di Aline, la malizia entrò nei nostri cuori. E così assumemmo le nostre parti di (presunti) cattivo e cattiva.
* * * * *
La mattina dopo, appena ho osato, ho mandato a chiedere se potevo recapitare alla signora Ballantree MacDonald un messaggio da parte di mia sorella. Mi è stato risposto che mi avrebbe visto subito. Cinque minuti dopo stavo bussando alla porta del suo salotto e, obbedendo al suo «Avanti», mi sono ritrovato al cospetto di una Visione. Indossava uno di quegli abiti da tè simili a quello di Aline, solo ancora più elaborati. Aveva una cuffia che, temo, avrebbe fatto sembrare quella di Aline, come dicono espressivamente dall'altra parte, «una miseria». E se Morgan P. Bennett avesse visto la bella Barbara allora, le avrebbe fatto la proposta senza esitare un secondo di più. Cioè, l'avrebbe fatto se Barrie non fosse entrata prima che lui iniziasse. È venuta proprio mentre stavo dando il messaggio di Aline alla signora Bal e, anche se sembrava non avesse dormito, per me era più adorabile che mai. Cercai di convincermi che Aline avesse ragione; che questa ragazza ed io fossi fatti l'uno per l'altra; che, se fossi riuscito a portarla via a Somerled, lei ed io fossimo destinati a essere felici insieme per sempre.
La signora Bal spiegò che era più tardi del solito perché non aveva passato una buona notte, e la sua cameriera principale, in realtà un'infermiera diplomata, le aveva fatto un massaggio elettrico.
«Ora mi sento all'altezza», aggiunse, «di affrontare il mondo, la carne, et le diable. La signora West è il mondo. Morgan Bennett è la carne (pesa duecento libbre!) e... io sarò il diavolo. Lo sono sempre durante le prove. Ma l'umore non mi prenderà quando sarò con tua sorella. Ora devo andare a vestirmi. Non ci metterò quindici minuti. Davvero! Non sai cosa posso fare quando si tratta di fare in fretta, quando voglio. Puoi restare a intrattenere... la mia sorellina.»
Sapevo che non era il caso di fare domande. Se la ragazza voleva comprensione poteva trovarla nei miei occhi, ma avrebbe risentito della pietà. Lodai la signora Bal e scoprii di aver toccato la nota giusta.
«Sì!» esclamò Barrie. «Non è meravigliosamente bella la mamma... cioè Barbara? Vuole che la chiami Barbara, e ne sarò felice. Sono sicura che amerò fare tutto ciò che vuole che faccia, perché è un tesoro. Tutti devono voler fare ciò che lei vuole, che sia giusto o sbagliato... anche se non vorrebbe mai nulla che ritenesse sbagliato, naturalmente. Pensa, mi ha dato un sacco di cose carine. L'ho pregata di non farlo, ma ha insistito perché le prendessi... un filo di perle e questo anello... il mio primo in assoluto!» (Quanto avrei voluto aver messo io il suo «primo in assoluto» anello... o bacio... sul dito che mostrava!) «E due bracciali... e ripagherà Sir S... cioè il signor Somerled» (dunque ha un suo nome per lui!) «i soldi che mi ha prestato per la spilla di mio padre. Barbara non vuole la spilla. Devo tenerla io. E dice che mi darà una paghetta... ma si aspetta che la nonna mi lasci tutto nel suo testamento. Io non credo... e preferirei di no, anche se la mam... Barbara pensa che un giorno sarò piuttosto benestante. Pensavo che fossimo molto poveri, ma Barbara dice che la nonna deve aver recuperato quasi tutto ciò che era andato perduto, risparmiando.»
Immagino che la ragazza stesse chiacchierando per mostrarmi quanto fosse soddisfatta di tutto; ma ogni volta che incrociava il mio sguardo, guardava altrove, per interessarsi a qualche fotografia o ornamento.
In meno dei quindici minuti promessi, la signora Bal apparve di nuovo, incantevole e ridicolmente giovane in un abito corto di lana blu, con un colletto rovesciato che mostrava la sua gola soda e bianca. Mi fu permesso di rimanere con Barrie mentre «Barbara» saliva a trovare mia sorella; e, rotto il ghiaccio tra noi, chiacchierammo comodamente di cose quotidiane, io irragionevolmente felice perché per una volta ero arrivato prima di Somerled. Iniziò a sembrare una partita a scacchi tra noi; io... diretto da Aline... che giocavo contro Somerled. Se Aline, al piano di sopra, in questo momento stesse facendo la mossa che aveva pianificato, sarebbe scacco alla sua regina, essendo Barrie, naturalmente, la regina.
Le uniche domande che osai fare alla ragazza, e in modo casuale, furono: «Aveva avuto notizie o visto Somerled da ieri pomeriggio? E qual era il programma per lei, durante questa settimana del nuovo spettacolo a Edimburgo?»
Le sue risposte furono che non aveva visto né sentito Somerled, e che non sapeva cosa avrebbe fatto durante la settimana. Sperava di vedere un po' di Edimburgo. Supponeva che noi... e il signor Somerled... saremmo presto partiti per l'ovest o il nord. Ma aveva scritto al signor Douglas, su richiesta di Barbara, e lui era stato molto gentile. Si poteva contare su di lui per mostrarle le cose. Era stato invitato a passare oggi pomeriggio con suo cugino. Jack Morrison aveva scritto chiedendo di venire anche lui, e Barbara aveva detto che poteva farlo... portando i suoi tre amici. Lei... Barrie... doveva stare molto, molto attenta a dire sempre «Barbara» e mai... l'altra. Poteva capire perfettamente ora come si sentisse la cara, anche se all'inizio era sembrato strano.
A poco a poco la signora Bal tornò, e vidi dalla luce nei suoi occhi e dal colore sulle guance che la conversazione con Aline era stata interessante. Appena arrivata e iniziato a pretendere dalle sue varie cameriere varie cose necessarie in teatro, Somerled mandò a chiedere un momento di colloquio con lei.
«Dica al signore che sarò lieta», disse al cameriere dell'hotel; e vidi che sorrideva con quel sorriso dispettoso che Barrie ha ereditato.
«Così felice che sia venuto prima che me ne andassi!» esclamò, stringendo la mano a Somerled. «Cinque minuti ancora e l'avrei mancato. Devo essere a teatro ora. I poveretti stanno provando senza di me, ma devo farmi vedere per una scena, alle undici!»
«Non la tratterrò cinque minuti», disse Somerled, calmo. «Voglio solo chiederle se permetterà a Barrie... sempre che a lei faccia piacere...» lanciò un'occhiata alla ragazza, i cui occhi si illuminarono... «di fare qualche escursione con la sua amica, la signora James, e me, nella mia auto questa settimana. Lei sarà impegnata e...»
«Sarei stata lieta, e sono sicura che Barrie lo sarebbe stata», intervenne la signora Bal, «ma lei è appena arrivato in ritardo. Una novità per lei, non è vero? Ho avuto una visita deliziosa dalla signora West, che sta meglio, ma deve restare nelle sue stanze per due o tre giorni. La sua auto se ne starebbe ferma a mangiare fieno se non venisse usata, e ho promesso che i suoi amici Vanneck... persone così gentili! Li ho incontrati nel salotto della signora West... e il signor Norman porteranno Barrie a fare... probabilmente... proprio le escursioni che lei ha in mente. Peccato! Ma chi prima arriva, meglio alloggia! Siete stati tutti così buoni con questa ragazza, che non si sa quasi come scegliere tra voi. Ma pensavo che la signora James stesse tornando a casa subito? Ho capito da Barrie che lo ha detto ieri sera?»
«Ha deciso di restare finché la piccola sorpresa che sto cercando di organizzare per lei non si concretizzerà... o si realizzerà. Non sa di cosa si tratti, ma mi fa il complimento di fidarsi. Sarà delusa nel dover rinunciare alle corse in auto che aspettava di fare con Barrie.»
«Ha molti vecchi amici a Edimburgo, ne sono certa», suggerì la signora Bal, «e può mettere insieme un gruppo per consolare la cara signora James per la perdita di Barrie.»
«Non credo che la signora James possa essere indotta a fare alcuna escursione senza Barrie», disse Somerled: il che significava che non intendeva lasciare Edimburgo finché la ragazza fosse lì e in balia della sua genitrice imprevedibile. Pensai che fosse ansioso che Barrie capisse che non aveva intenzione di abbandonarla. Forse lei l'aveva capito, perché è rapida nel comprendere; ma il suo orgoglio, e la lealtà verso la signora Bal, le impedivano di mostrare di sentire il bisogno di protezione, o persino che supponesse che Somerled la stesse offrendo. Mostrò, tuttavia, che le dispiaceva rifiutare il suo invito. Colse il «suggerimento» che lui le diede e diede tutta la colpa alla signora James: quanto le dispiacesse non poter fare più visite turistiche con la cara signora James. Ma sapevo che il nome nel suo cuore non era il nome sulla sua lingua.
Aline aveva segnato un punto. Volevo sapere esattamente come, e fino a che punto, ma decisi di non lasciare Barrie con Somerled. Non avrei dovuto preoccuparmi, comunque, perché la signora Bal ed io avevamo avuto lo stesso pensiero. Chiese se Barrie avrebbe voluto andare a teatro con lei e assistere a una prova. Naturalmente, Barrie disse di sì, e Somerled ed io li vedemmo partire sulla più piccola delle due auto che Morgan Bennett aveva messo a disposizione della signora Bal per la settimana di Edimburgo. Quanto a Bennett stesso, a quanto pareva «se ne stava buono», per desiderio di lei o suo; ma mi aspettavo di vederlo a teatro quella sera. Naturalmente, saremmo andati tutti in forze per «The Nelly Affair». Somerled aveva preso un palco, mi disse, e procedette a invitare tutto il gruppo; ma anche lì Aline era arrivata prima. Durante la visita della signora Bal da lei, avevano concordato che i Vanneck ed io ci saremmo seduti con Barrie nelle poltrone offerte dallo Star. La signora Bal aveva (ci assicurò fluentemente, prima di partire nella sua auto) intenzione di invitare anche Somerled e la signora James, e le poltrone erano previste anche per loro. Ma siccome lui aveva già prenotato un palco, avrebbe dato i posti ai due Douglas. Forse lui... Somerled... avrebbe avuto spazio nel suo palco per quei bei ragazzi americani, dei quali Barrie sembrava così entusiasta?
Aline mi stava aspettando con ansia perché tornassi a congratularmi con lei per il suo grande successo. Voleva dirmi tutto; ma il suo desiderio di parlare non era nulla in confronto al mio desiderio di ascoltare.
«È tutto a posto», iniziò. «Ho fatto un patto con la signora Bal. Le ho detto che eri innamorato di Barrie. È così che ho rotto il ghiaccio, dopo averle fatto dei complimenti e lei aver solidarizzato per i miei occhi. Ho detto che avrei mantenuto il suo segreto, e risposto per i Vanneck, se lei ti avesse dato una possibilità con Barrie.»
«Accidenti!» brontolai. «Non avete usato mezze misure, tra voi! Qualcosa riguardo a Somerled?»
«Beh, le ho detto che la bambina si stava immaginando di essere innamorata di Ian, e che si comportava in modo piuttosto sciocco. E le ho detto che Ian era naturalmente lusingato, ma che era l'ultimo uomo a sposare una bambina come Barrie; e che se non avessimo agito in fretta, la povera ragazzina avrebbe potuto soffrire. Devi aver notato, Basil, che alla signora Bal non piace Ian Somerled.»
«Ho notato che prova un piacere dispettoso nel contrastarlo.»
«Questo perché lui una volta ha contrastato lei. L'ha ammesso. O, almeno, ha detto che gli ha chiesto di farle un ritratto, e lui l'ha dipinto. Quando il quadro è stato finito, gliel'ha dato, senza nemmeno farne una copia per sé.»
«Beh», risposi, perplesso, «non vedo nulla in questo che possa turbarla. Anche per una bellezza come la signora Bal è un complimento essere dipinta da Somerled. E sicuramente è stato un segno di riguardo farle dono del quadro, quando lui può ottenere da mille a cinquemila sterline per qualsiasi cosa scelga di fare.»
«Oh, uomini», esclamò Aline. «E vi pretendete studiosi dei caratteri femminili! Naturalmente la signora Bal era furiosa perché lui non l'aveva pregata di fare il suo ritratto per poi farne due, uno per lei e uno per sé. Immagina che io debba spiegartelo! E poi, deve esserci stato dell'altro nella faccenda. Non gli avrebbe chiesto di dipingere il quadro se non avesse voluto vederlo spesso da solo, e farlo innamorare di lei. Il fatto che le abbia dato il ritratto è stato una specie di sfida, per mostrarle che non gli importava nulla dell'originale.»
«Oh, beh, se lo dici tu!» dissi.
«La signora Bal la pensa così. Ed è incantata di potersi vendicare. Non che avrebbe scelto questo modo, perché, naturalmente, è una cosa ripugnante che Ian e tutti questi uomini sappiano che lei è abbastanza grande da essere la madre di una figlia adulta... e di essere costretta a gettarsi alla loro mercé per farsi aiutare a uscire da questo pasticcio. Ride e finge che sia uno scherzo, ma semplicemente la detesta. Le ho fatto capire che se sposassi la ragazza, non si parlerebbe mai più di Barrie come della figlia della signora Ballantree MacDonald. Quello dovrebbe essere dimenticato, ho detto, sebbene possano corrispondere tra loro ed essere buone amiche. Barrie vivrebbe in Canada con te, e sarebbe fuori dalla vita della signora Bal del tutto. E le ho impresso che la tua esistenza ideale fosse un tranquillo luogo di campagna. Era come dirle che si sarebbe liberata di Barrie dandola a te. Mentre, se la ragazza dovesse sposare Ian, la moglie di Somerled sarebbe sempre sotto gli occhi del pubblico, e tutti finirebbero sicuramente per scoprire tutto di lei. La signora Bal ha colto il mio significato, puoi starne certo; e mi ha promesso che Barrie andrà ovunque con noi, o meglio, con te e i Vanneck, finché non potrò muovermi. Comunque, da nessuna parte con Ian. Ora, vedi, ho fatto tutto ciò che potevo per te.»
«E per te stessa», fui così meschino da aggiungere, poiché il pensiero di ciò che stavamo facendo insieme non era un buon pensiero, e faceva emergere il peggio di me.
«Io non ho nessuno che lavori per i miei interessi. Tu sì», ribatté lei; e poiché non avevo voglia di ulteriori recriminazioni, le chiesi perdono, la ringraziai calorosamente e proseguii raccontando tutto ciò che era accaduto nella stanza della signora Bal. Non fu piacevole per Aline sentire quanto Somerled fosse stato sollecito nel cercare di sollevare la signora Bal dal suo fardello; ma c’era consolazione nel suo disappunto.
«Ho un aspetto orribile?» chiese ansiosa, «o pensi che potrei chiedergli di avere pietà di me per un po' questo pomeriggio, e di sedersi qui quando sarete tutti fuori a visitare la città?»
La rassicurai, dicendo che i suoi occhi non sembravano peggio di quanto apparirebbero se si fosse concessa un "bel pianto". Decise, tuttavia, che se Somerled fosse venuto, li avrebbe bendati di nuovo per continuare a somigliare alla Giustizia. Non offesi i suoi sentimenti facendo notare che, moralmente, la somiglianza sarebbe stata una parodia.
Quando Maud Vanneck ed io andammo, subito dopo pranzo, a chiedere se Barrie volesse passeggiare in Princes Street, magari con un giretto lungo la High Street, e proseguire fino a Holyrood o al Castello, trovai la signora James nel salotto della signora Bal con i due Douglas e i quattro americani. Madre e figlia erano tornate tardi dalle prove e avevano appena finito di pranzare. La signora Bal aveva in mano una lettera, che era evidentemente arrivata con una scatola di orchidee, probabilmente un tributo di Bennett; e il desiderio della signora di toglierci di torno suggeriva l'imminente arrivo di un visitatore che valeva la pena di trattenere per sé.
Alla fine, fu stabilito che saremmo usciti tutti insieme, con i Douglas che assicuravano al resto di noi di poter aprire porte che sarebbero rimaste chiuse agli estranei.
«Dov'è Somerled?» chiesi alla signora James, nel caso si fosse degnato di appostarsi da qualche parte.
«Quando l'ho visto l'ultima volta», rispose, «aveva un'immensa pila di lettere dall'estero e diversi telegrammi. Sembrava avesse abbastanza da occuparlo per tutto il pomeriggio. Affari importanti, immagino; eppure, nonostante tutto, credo si sia preoccupato di qualche sorpresa per me. Forse potrebbe avere notizie che mi farà piacere sentire quando tornerò. Mi aspetto che abbia parlato a qualche amico di quelle sedie Stuart che voglio vendere, e pensi di avermi trovato un acquirente.»
I Douglas ci portarono a vedere l'edificio dello Scotsman e il funzionamento segreto e interno di un grande giornale. Scendemmo da sale di marmo a vaste regioni sotterranee, la tana di un mostro immensamente più potente del Minotauro che imperversava e ruggiva sotto il Palazzo di Creta. Il ruggito di questo moderno Minotauro era come il fragore del Niagara interrotto da burrascosi scoppi di tuono. Stordiva l'intelligenza; raggrinziva gli organi della parola come un nocciolo secco che sbatte impotente in un vecchio guscio di noce. Riempiva il mondo e rendeva gli accadimenti umani, come le vite e le morti individuali, di non maggiore importanza dello schiocco di dita davanti a una cataratta. Non avrei potuto vivere a lungo nel tumulto e mantenere il senno; ma udimmo di un impiegato che, quando qualche dente o chiodo dell'enorme mostro lo colpiva, non riusciva a sopportare di restare lontano abbastanza a lungo da completare la sua guarigione, perché incapace di tollerare la "terribile quiete" dell'ospedale. Persone dal sistema nervoso inattaccabile ci condussero sempre più a fondo nelle viscere della terra, mostrandoci la nidiata del drago e la sua terribile moglie, il cui compito non è solo quello di stampare il giornale, ma di tagliarne i fogli, e alla fine di deporli come uova, al ritmo di migliaia al minuto: una creatura quanto mai spaventosa, che mi percosse il cervello così tanto con le sue prodezze e il selvaggio chiacchiericcio che faceva su di esse, che debolmente lasciai che Barrie mi venisse strappata da Donald Douglas.
Nel ruggito, nella fretta e nel tumulto ero incapace di preoccuparmi, sebbene vagamente ricordassi il fatto di essere uscito con il solo scopo di annettermi la compagnia della ragazza. Vagamente pure, sebbene solo vagamente, risentii del metodo Douglas; ma ebbi la mia vendetta quasi prima di riprendere abbastanza senno da desiderarla. Venne, non so perché o come (forse uno dei padroni lo decretò, per colpire le nostre orecchie con il contrasto), un'improvvisa e inaspettata pausa. Fu solo una pausa comparativa, e durò non più di pochi secondi; ma ci fu tempo sufficiente per sentire Douglas urlare nell'orecchio di Barrie: «Devi essere mia».
L'istante dopo era paonazzo sotto la sua abbronzatura da soldato. Sapeva che il drago e la perfida moglie del drago lo avevano tradito, poiché aveva approfittato del loro clamore domestico per parlare tra la folla come se fosse solo con il suo amore nel deserto. Cosa rispose Barrie, o se avesse fiato per rispondere, nessuno di noi poteva indovinarlo, sebbene tutti, specialmente i quattro americani, stessero scoppiando dall'ansia di saperlo. Più tardi, tuttavia, quando salimmo al Castello (qualsiasi cosa eccetto il Castello, con i suoi mille anni di storia, sarebbe stata un anticlimax dopo quella meravigliosa caverna del drago), Donald Douglas camminò umilmente con sua cugina, lasciando Barrie a Jack Morrison. Quanto a me, avevo temporaneamente perduto la mia individualità, e con quel ruggito che ancora riecheggiava nel mio cervello, vibrando attraverso i miei nervi, ero felice di strisciare, non parlando con nessuno e raccogliendo pezzi di me stesso caduti o slegati mentre procedevo. Per il momento, francamente, non mi importava quanti uomini avessero chiesto la mano di Barrie, o se lei li avesse accettati tutti. Ma in seguito, fu diverso. Mi venne in mente che Jack Morrison non era solo un uomo bello e galante, ma si diceva fosse molto ricco, almeno quanto Somerled, e dieci anni più giovane. Aline ed io potevamo sbagliarci sui sentimenti della ragazza per Ian. Molto probabilmente non era nient'altro che una sorta di romantica gratitudine; e sebbene assolvessi la bambina dal minimo segno di motivo mercenario, era quasi impossibile che una notte insonne non le avesse dato qualche saggio consiglio. Era una ragazza troppo sensibile e intelligente, riflettei, per non aver visto che non poteva continuare a vivere con sua madre, e che era una necessità trovare una nicchia da qualche parte. Tutti questi giovani vedevano anche questo, sebbene non sapessero altro che il fatto che erano pregati di considerare la signora Bal una sorella maggiore della "signorina Ballantree", pertanto si stavano affrettando a offrirle nicchie protettive, più o meno desiderabili. In altre circostanze, avrebbero aspettato qualche giorno, abbastanza a lungo almeno perché Barrie sapesse chi fosse chi, e mettesse le loro caratteristiche e alcune delle loro peculiarità sotto le giuste etichette; ma così com'era, ognuno vedeva di non avere tempo da perdere se non voleva che il suo amico o nemico lo precedesse. Mentre eravamo al Castello, a guardare Mons Meg (che ricordava Thrieve) e la sala dei banchetti delle armature con i suoi stendardi sbiaditi e le memorie indelebili; a bocca aperta davanti al misterioso posto sopra la porta d'ingresso dove, in una nicchia murata, fu trovato uno scheletro di bambino avvolto in un drappo d'oro ricamato con un monogramma reale; camminando attraverso la stanza rivestita di legno dove morì Maria di Guisa; fissando la corona di Bruce a lungo smarrita ("gli Onori di Scozia"); vedendo la dolce cappella della Regina Margherita dove giaceva la Black Rood prima che andasse in processione giù per la collina per rendere santa Holyrood; scrutando la scala a muro lungo la quale i ragazzi Douglas furono trascinati dopo la "cena nera"; ammirando i soldati in kilt; e bevendo la vista su colline, valli e montagne, città e villaggi accoglienti, la vasta, colorata scacchiera dei viaggi, fughe e combattimenti della bella Maria Stuart: mentre contemplavamo tesori e splendori che sono come le gocce rosse del sangue del cuore di Scozia, un uomo dopo l'altro prendeva il suo posto al fianco di Barrie e diventava il suo cicerone. Ognuno parlava con lei per un po', e dopo pochi brevi minuti permetteva un cambio di partner, con quello scartato che si ritirava umilmente al fianco della signora James. Era davvero divertente; o almeno così sembrava finché non tornò abbastanza amor proprio da ammettere il mio ingresso nelle liste. Allora persi prontamente il mio senso dell'umorismo, e non ebbi alcun desiderio di cercarlo. Volevo solo guardare Barrie, che era insolitamente arrossata e luminosa nello sguardo.
A quel punto non era rimasto molto da dirle sul Castello o sulla Rocca del Castello. Quando iniziai a sfoggiare la mia erudizione menzionando il nome di Edwin, dal quale Edimburgo prese il nome, e che la rese un borgo reale nell'undicesimo secolo, lei disse:
«Oh, il cugino del signor Douglas, l'altro Douglas, me l'ha detto!»
Quando raccontai la storia di quel galante Francis che fu in grado di condurre Sir Thomas Randolph e trenta soldati su per le rocce pericolose per sorprendere il Castello di notte, avendo imparato la strada mentre corteggiava giù nel Grass-market, Barrie confessò di aver già sentito quella storia. Jack Morrison l'aveva trovata in qualche vecchio libro che aveva comprato al negozio sotto la casa di John Knox, nella High Street. Non c'era modo di cercare di elaborare o classificare brividi storici per lei in questo vasto cuore della Scozia; le erano stati dati tutti, con generosi brividi aggiuntivi da cuori privati, scozzesi e americani.
«Ogni singolo di quei tipi ti ha chiesto di sposarlo?» le scagliai la domanda in faccia. «Potresti dirlo al tuo Mentore.»
«Oh, non il cugino di Donald Douglas!» rispose in fretta. «È fidanzato con qualcuna nelle Highlands.»
«Buon Dio, allora tutti gli altri l'hanno fatto, in un colpo solo!»
«Penso che tu sia orribile!» disse indignata. «Ho sempre sentito dire che le ragazze non raccontano certe cose a nessuno.»
«Lo fanno ai loro fratelli... di penna, se ne hanno. Inoltre, non hai bisogno di raccontarlo. Sono un vero Sherlock Holmes quando si tratta di persone che... mi piacciono, e so cosa ti è successo questo pomeriggio. Una pioggia di manna di proposte, nel deserto del Castello di Edimburgo. Molte ragazze le avrebbero accettate tutte, e poi le avrebbero selezionate per vedere quale preferivano; ma ho una vaga idea dall'aspetto delle spalle dei gentiluomini che ora siano tutti quanti i tuoi fratelli adottivi.»
«È quasi malvagio scherzare su un tale argomento», mi rimproverò Barrie, cercando di non ridere, «e non è gentile da parte tua prenderti gioco di loro, solo perché ti consideri superiore, come un autore che analizza sempre le menti e i motivi delle persone. Non è come se fossero così innamorati di me da dover proporre in fretta per il loro bene. Non è affatto così; ma solo perché pensavano che non sarebbe stato molto conveniente per... Barbara che io vivessi con lei, viaggiando così tanto, o se lei dovesse sposarsi. Così si sentivano come se qualcosa dovesse essere fatto per me, sai, il prima possibile.»
«Santi, altruisti giovani uomini!» mormorai. «Ma non mi considero superiore, a dirla tutta. Farei la stessa cosa in un minuto se pensassi che ci fosse la minima possibilità che tu mi dessi una risposta diversa dalla loro. C'è?»
«Non dire sciocchezze!» esclamò. «Ma naturalmente, sono felice di dire che so che non lo pensi.»
«Beh, se sei felice di dire questo, ti lascerò le tue care illusioni per il momento», risposi. «Ma, da ragazza a uomo, dimmi; non ti piace abbastanza ricevere proposte?»
«È molto eccitante», ammise. «Non mi sarei mai aspettata, in qualche modo, che una cosa simile potesse succedere a me.»
«Oh, davvero? Perché no?»
«Beh, ci sono i miei capelli rossi, che ho sempre pensato fossero fatali, finché non ho visto il ritratto di mia madre... e ho sentito il signor Somerled dire che gli piaceva dipingere donne dai capelli rossi.»
«I capelli rossi possono essere fatali, sebbene non nel modo in cui sembri intendere», dissi. «Cosa ti ha emozionato di più, il Castello o le proposte?»
«Oh, il Castello, naturalmente!» rispose con disprezzo. «Dopo le prime una o due, sembravano interruzioni.»
Avendo tutti e cinque i miei rivali (ce ne sarebbero potuti essere sei, se non fosse stato per la ragazza nelle Highlands) preso la loro medicina, mi fu concesso quasi tutto ciò che volevo della compagnia di Barrie durante la discesa dalla Rocca del Castello, e fino a Holyrood. Insieme, lei ed io camminammo attraverso quella casa reale più romantica di tutto il mondo; e per quanto a lungo possa vivere, mai dimenticherò quelle ore. La stessa Maria dai capelli castani non avrebbe potuto essere più incantevole della ragazza dai capelli rossi che camminava al mio fianco, e quando la bellezza reale giunse in un giorno di gelida nebbia settentrionale, nel suo regno scozzese, era solo un anno più grande di questa bambina che tutti amiamo ma pensiamo sia troppo giovane per l'amore. Eppure già, a diciannove anni, Maria era vedova di un Re, ed era stata Regina di Francia.
Era del romanticismo di Barrie, del futuro di Barrie, che pensavo di più, mentre vagavamo fianco a fianco attraverso le stanze infestate dove Maria danzava, amava e soffriva, dove il suo nipote Carlo I d'Inghilterra venne, e lasciò il suo anello di rubini dell'Incoronazione come ricordo, e dove il Principe Charlie, il suo lontano discendente, faceva battere i cuori al grande ballo dato in suo onore. Ma era il passato che aveva tutti i pensieri di Barrie, a meno che non ne mandasse qualcuno all'uomo che era rimasto a casa a leggere le sue lettere, invece di seguire il suo seguito.
Guardammo il letto della Regina Maria con il suo logoro splendore di broccato: la scatola piena di reliquie del suo breve regno a Holyrood: i suoi ricami ordinati, la sua boccetta per le lacrime, e il guanto di Darnley, che Barrie pensava Maria non avrebbe voluto tenere insieme alle altre cose: e poi, avendo conservato il meglio per la fine, portai la ragazza su nella piccola sala da pranzo dove Rizzio fu assassinato. Barrie fissò ogni cosa in silenzio: e ora potevamo entrambi tacere quando volevamo, poiché i castigati se n'erano andati umilmente a mostrare alla signora James l'Abbazia, o Cappella Reale, dove Maria e Darnley si sposarono, e dove erano accadute cento cose, cose collegate ad altri i cui romanzi erano altrettanto toccanti se meno ben ricordati qui, di quello di lei.
Eravamo saliti per la scala segreta nel muro, perché volevo che Barrie non perdesse alcun brivido che questo posto potesse dare; ma non fu il pensiero della scena dell'omicidio a colpire maggiormente la sua immaginazione. Ascoltò la mia versione drammatica della tragedia della stanza, e del ripostiglio buio dove Rizzio cercò di nascondersi, e rabbrividì un poco; ma presto fu attratta, come chiamata da una mano invisibile, verso lo specchio smussato con bordo smerlato, che Maria portò con sé in Scozia dalla Francia, un ovale fioco pieno di memorie, forse, di cari, giorni morti ad Amboise e Chenonceaux.
«Cosa ti fa pensare così intensamente quel povero pezzo di vetro appannato?» chiesi, quando Barrie fu rimasta a fissare in silenzio lungo la velata prospettiva del mistero per molti minuti. «Sembri una giovane Cassandra moderna, intenta a scrutare nel cristallo.»
«Così sono!» sussurrò quasi la ragazza. «Sto cercando di vedere qualcosa nello specchio... le cose che lei vi vide... o di vedere i suoi occhi guardare nei miei. Se qualcosa può essere infestato, è questo specchio. Pensa a ciò che gli è passato davanti. Ma sai, non credo che abbia mai visto nulla di veramente intelligente dal giorno in cui la Regina Maria se ne andò da Holyrood. Sento che lei corse qui, per dare un ultimo sguardo nel suo specchio, e per dirgli addio come disse addio alla Francia, fissando e fissando mentre la terra svaniva dalla sua vista per sempre. Poi, quando se ne fu andata, il vetro che amava divenne fioco com'è ora, e cieco perché non poteva più restituire la luminosità dei suoi occhi. Non c'è rimasto nient'altro dentro ora se non tristi sogni e memorie del passato.»
«Sei mai andata», chiesi, «nella cantina a mezzanotte della vigilia di Ognissanti con una candela e uno specchio a desiderare di vedere il volto del tuo futuro marito?»
«No, davvero», rispose Barrie enfaticamente; «non avevamo tali trucchi alla Hillard House.»
«Ora, in questo specchio, se in uno qualsiasi al mondo, potresti essere in grado di vedere una tale visione, non solo a mezzanotte, ma in un pomeriggio ordinario, come questo per esempio», dissi. «Supponi di smettere di pensare alla Regina Maria per un minuto e di concentrarti su te stessa. Desidera con tutto il cuore che il volto dell'uomo che amerai, l'uomo che sposerai, appaia sotto questa superficie nuvolosa di vetro.»
Barrie sembrò alquanto colpita dal mio tono misterioso così come dal travolgente romanticismo dei suoi dintorni. Avvicinò il viso allo specchio, e stavo per approfittare della situazione a cui avevo condotto quando qualcuno passò tra noi e guardò sopra la spalla della ragazza. Era Somerled, che deve essere arrivato appena in tempo per origliare il mio consiglio, e approfittarne per sé. Ma non poteva cancellarmi del tutto dallo specchio. Entrambi i nostri volti erano lì, visibili a Barrie, "come in uno specchio, in enigma". Lei emise un piccolo grido di sorpresa, e si voltò per sorridere a Somerled.
«Sei venuto dopo tutto!» esclamò, dimenticando o fingendo di dimenticare il rito solenne che ci aveva impegnato. Ma devo ammettere che ero in uno stato d'animo tale da essere quasi superstizioso al riguardo. Avevo profetizzato alla ragazza che avrebbe visto riflesso il volto dell'uomo destinato ad amare e sposare. Un istante dopo aveva visto due volti, quello di Somerled e il mio. Avrebbe amato un uomo, e sposato l'altro? O solo uno di questi due uomini avrebbe contato nella sua vita?
Forse lo specchio della Regina Maria lo sapeva. Sembrava capace di conoscere... e mantenere... qualsiasi segreto del cuore umano.
Quella sera – oh, anima mia profetica! – Morgan Bennett vide Barrie a teatro e la guardò attraverso il suo binocolo quasi tanto spesso quanto guardò la signora Bal nella sua allegra ed eccitante commedia, "The Nelly Affair". Lo spettacolo era stato scritto per l'attrice e le calzava a pennello. Di fatto, l'intero successo era dovuto alla sua personalità magnetica, alla sua bellezza e ai suoi abiti. Non lasciava quasi mai il palcoscenico e ogni minuto aveva qualcosa da fare o da dire, eppure notai che trovava l'occasione per osservare dove si posassero gli occhi di Bennett. Quanto a Barrie, non vedeva nulla, non sentiva nulla, non pensava a nulla se non a sua madre, la gloriosa Barbara, che per quella sera era Nelly Blake, una ragazza di diciotto anni che non ne dimostrava nemmeno uno di più. Barrie, in un abito bianco, con i capelli raccolti in due lunghe trecce (la signora Bal pensava che fosse troppo giovane per portarli raccolti), sedeva tra noi in estasi. Era mai esistita una persona così bella, così intelligente, così assolutamente meravigliosa dell'amata Barbara? Questo era come doveva essere; e noi che conoscevamo la ragazza, sapendo che non aveva mai visto uno spettacolo prima d'allora, né l'interno di un teatro, la trovavamo commovente; ma Morgan Bennett, che non la conosceva, la riteneva semplicemente graziosa e si chiedeva come avrebbe potuto conoscerla. Il guizzo stesso del suo binocolo era interessato e avido; e quando portai con orgoglio la ragazza dietro le quinte per fare i complimenti alla signora Bal dopo il primo atto, non fui affatto sorpreso di vedere Bennett apparire quasi immediatamente nella stessa mistica regione. Barrie ed io eravamo con Barbara in una piccola stanza che lei intendeva usare come boudoir per la settimana del suo ingaggio; e quando un impiegato del teatro annunciò il signor Bennett, lei sembrò contrariata. Per un istante esitò visibilmente; ma poiché egli era probabilmente consapevole che lei avesse degli ospiti, non c'era una buona scusa per rimandarlo via. Parte del successo della signora Bal con gli uomini consiste nel sapere quale tipo di umiliazioni essi tollereranno docilmente da una donna bella e viziata, e quale tipo non dimenticano né perdonano. Mandò a dire al signor Bennett che poteva entrare.
Egli accettò l'invito prontamente e Barbara, con rapida prontezza di spirito, lo presentò alla sua piccola "sorellina Barribel".
"Barribel! È un nome grazioso", disse lui, stringendo la mano a Barrie, con gli occhi sul suo viso. "La signorina Barribel Ballantree, suppongo."
"Può supporlo!" replicò la signora Bal, ridendo.
"Ho visto questa giovane signora seduta davanti", continuò lui, invece di congratularsi subito con l'attrice per il successo del primo atto, che era "andato" splendidamente con il numeroso pubblico. "Mi sono detto che doveva esserci un legame tra voi due: ed ero curioso."
"Beh, non c'è bisogno che si prenda il disturbo di essere curioso ancora", intervenne la signora Bal, molto allegra ma leggermente stridula. "Ti avrò parlato di Barrie, no?"
"'Barrie' è come la chiami?" disse lui, sorridendo alla ragazza. "È un soprannome molto carino, e le si addice, in qualche modo. Di certo non mi hai mai parlato di tua sorella. Non l'avrei dimenticato." Aggiunse queste ultime parole con uno sguardo che intendeva essere un complimento per Barrie; e qualsiasi donna che volesse monopolizzare la sua attenzione esclusivamente avrebbe potuto essere perdonata per aver pensato che l'avesse guardata più che abbastanza, date le circostanze. Nel suo modo grandioso lui è attraente, per certi tipi di donne, davvero molto attraente, e riuscivo a capire che i suoi milioni potevano non essere il suo unico fascino per la signora Bal. Ha occhi che possono essere feroci come quelli di un'aquila; la mascella forte, quasi crudele del milionario predestinato che salirà al successo a ogni costo; una bocca che ama il piacere e – quando è compiaciuto – un sorriso da ragazzino. Quando è severamente contrariato, non mi piacerebbe essere lì a vederlo, specialmente se fosse contrariato con me. Ma sospetto che la signora Bal sia una di quelle donne che non potrebbero amare un uomo se non ne avessero paura. In questo potrebbe essere risieduto il segreto del precedente fascino di Somerled per lei, se mai è esistito.
"Se ho dimenticato di menzionare Barrie, è perché parlo sempre di te, quando siamo insieme", si giustificò la signora Bal con delicata impertinenza del tipo che Bennett sopporta da lei. "Se non è di te, è delle tue automobili – o di qualche tua faccenda."
"Pensavo che tu, e le tue faccende, foste solitamente l'argomento delle nostre conversazioni", ribatté il grande uomo, guardando ancora più la giovane ragazza che la donna. "La signorina Ballantree è una tua faccenda..."
"Lo è diventata solo da poco", si affrettò a spiegare Barbara. "Sua nonna, che disapprova completamente me e tutte le attrici, ha tenuto la bambina rinchiusa in una tenuta con fossato per tutta la vita. È un miracolo che non abbia dimenticato la sua esistenza! Aveva iniziato a sembrarmi una specie di sorella-sogno, finché non è piombata improvvisamente da me ieri, annunciando di essere scappata di casa. Sono semplicemente incantata di avere la cara con me, per me stessa, o lo sarei se non avessi una natura così bella e altruista da scoprirmi a tormentarmi fino allo sfinimento per lei quando è fuori dalla mia vista. Stasera non sono riuscita a recitare bene nemmeno a metà, perché pensavo a lei tutto il tempo, e mi chiedevo cosa diavolo potessi fare per renderla felice. Prevedo che non riuscirò a studiare o provare o fare alcunché, finché si caccerà nei guai in un grande albergo. La manderò via comunque domani, per qualche giorno, con dei suoi carissimi amici, che la faranno divertire finché non mi sarò sistemata e non mi sentirò a mio agio con questo nuovo spettacolo – nel quale, tra l'altro, non sembri avere il minimo interesse. Non ne hai detto una parola, o di come sia andato, o di come ho recitato."
"Sai bene che non è così..." stava iniziando Bennett quando Barrie (alla quale, nonostante la sua stazza, lui era una figura di nessuna importanza) intervenne senza rendersi conto che stava parlando.
"Oh, Barbara, non mi farai andare via domani; lo avevi promesso..."
"Se l'ha promesso, dobbiamo farle mantenere la promessa", disse Bennett, perdonando l'interruzione e forse volendo prendere in giro la signora Bal.
La bellissima Barbara, tuttavia, aveva raccolto il suo ingegno disperso ed era troppo saggia per mostrare di essere presa in giro. "Lo so, intendevo tenerti con me questa settimana a Edimburgo in ogni caso", rispose alla ragazza. "Ma, dolcissima, non vorrai obbligarmi a mantenere la promessa, a prescindere da ciò che dicono il signor Bennett o chiunque altro, se ti dico che mi sto preoccupando per il fatto che tu sia qui? Non sento che sia la cosa giusta per te. Ed è certo che la nonna cambierà il suo testamento se viene a sapere che vivi con me. È un miracolo che io non mi sia seccata nella mia parte stasera per pura ansia e distrazione. Odieresti che io fallissi per colpa tua, cara."
"Oh, sì – qualsiasi cosa pur di non far succedere questo", esclamò Barrie, con le lacrime agli occhi.
Ahimè, se solo qualche altro nome oltre a quello di M. P. Bennett si fosse aggiunto alla sua lista di ammiratori, tutto sarebbe potuto andare bene per Barrie con la sorella Barbara, almeno per un po'! Così com'era, il destino della ragazza era segnato. Tanto meglio per me: eppure il mio cuore sciocco soffriva per la sua delusione, invece di balzare di gioia per la mia buona sorte.
La signora Bal guardò la ragazza con un'espressione strana sul suo volto affascinante, truccato per la scena. C'era compunzione, se non rimorso, nei grandi occhi castani, ma non c'era cedimento. Le piaceva Barrie e si godeva la sua adorazione infantile, ma amava se stessa e voleva "conquistare" Morgan Bennett. La ragazza avrebbe dovuto essere sacrificata; tuttavia, quelle lacrime che scendevano davano dolore a Barbara. Sarebbe stata davvero felice di rendere felice Barrie, se la giovinezza e la bellezza della creatura non fossero state un pericolo costante per lei.
"Non sembrare così sconsolata, cara", disse. "Stai per passare dei momenti gloriosi. E se le ciglia umide sono un complimento per me, sono esattamente l'opposto per il signor Norman."
"È il signor Norman il romanziere?" volle sapere Bennett.
"Sì. E sta per lasciare che Barrie lo aiuti con una storia – o forse la sta inserendo in una, non sono sicura di quale delle due."
Barbara gli lanciò questo frammento di informazione con un'aria dolcemente casuale, ma fu una delle cose più intelligenti che abbia mai fatto, sul palco o fuori. In qualche modo, con un sorriso che balenò su tutti noi con un significato speciale per ciascuno – affetto per Barrie, una benedizione per me e una segreta comprensione per Bennett – riuscì a trasmettergli l'idea che la sua sorellina fosse già impegnata. Inutile che si lasciasse trasportare dall'innocenza di un bocciolo di rosa! Era promessa, e se fosse stato saggio sarebbe rimasto fedele al suo amore per la rosa in piena fioritura.
"Pensa, tesoro, che onore essere portata in giro da persone così famose come Basil Norman e Aline West", continuò, "e averli come tuoi migliori amici. Avresti passato un periodo orribile e noioso con loro partiti, perché avrei dovuto lasciarti sola molto spesso. E la prossima settimana, quando ti riporteranno da me a Glasgow, il tuo futuro sarà tutto splendidamente organizzato."
"Ma la signora West non sta abbastanza bene per partire domani..." obiettò Barrie.
"No. Ma la signora Vanneck ti farà da chaperon per qualche giorno. Dovresti essere terribilmente felice di vedere la Scozia con coloro che ami mentre la tua povera Barbara lavora per il suo pane quotidiano. E ora devi tornare davanti con il signor Norman, se non vuoi perderti l'inizio del secondo atto. Il signor Bennett l'ha visto, quindi può restare con me cinque minuti se vuole, fino al mio turno."
Barrie era stata alle prove e senza dubbio sarebbe stata ben disposta a perdersi qualsiasi parte dello spettacolo non nobilitata dalla presenza della signora Bal sul palco; ma per quanto breve fosse stato il tempo trascorso da quando aveva conosciuto sua madre, aveva imparato a conoscere la signora abbastanza bene da capire quando non era desiderata. Venne con me come un agnello rassegnato al macello; e così, ne ero certo, sarebbe partita con noi il giorno dopo. Ma proprio qui, penso, sia il posto giusto per scrivere cosa fosse successo nel frattempo alla signora James. Se non fosse stato per quell'accadimento, forse non avremmo, dopo tutto, sottratto la ragazza così facilmente a Somerled. E la cosa buffa era – perché aveva il suo lato buffo, come persino lui deve aver visto – la cosa buffa era che tutto era colpa sua. Quando pianificò quella meravigliosa sorpresa per la signora James, poco pensava che sarebbe stata il mezzo per sottrargli la sua carta vincente. Generoso può esserlo, ed è, devo ammetterlo; ma non è probabile che sarebbe stato così altruista da mettersi nei guai per la felicità della signora James, specialmente perché avrebbe potuto ottenere lo stesso credito da Barrie aspettando qualche settimana – diciamo, fino alla fine della "luna di erica".
Per aver inserito la "sorpresa" nel suo giusto ordine, avrei dovuto integrarla nelle mie note tra la nostra spedizione turistica del pomeriggio e il teatro la sera, perché era di dominio pubblico a quel punto. Tutti noi sapevamo (dalla signora James, non da lui stesso), che uomo nobile, magnifico, meraviglioso, glorioso, assolutamente superlativo fosse Somerled, per essersi interessato alla sua causa e per averle dato tale felicità che tutti i suoi amici avevano pensato fosse pazza a sognare attraverso gli anni tristi.
Sempre, sembra, lei ha creduto che suo marito, scomparso diciassette anni fa, fosse vivo, e stesse solo aspettando che il successo coronasse le sue ambizioni, prima di tornare da lei. Tutti gli altri pensavano che si fosse annegato, a causa di qualche guaio professionale. Ma la fede della signora James è stata il grande romanzo della sua vita; e Barrie (o la piccola signora stessa, non so quale) raccontò la storia a Somerled il giorno in cui lasciarono Carlisle sulla sua auto. Alcuni dettagli catturarono la sua attenzione e lo fecero domandare se l'istinto della signora James non fosse più giusto della ragione degli altri.
Quando Somerled andò in America da ragazzo, viaggiò in terza classe. A bordo della stessa nave c'era un uomo che si faceva chiamare James Richard, un uomo di poco più di trent'anni, per il quale Somerled si interessò. Diventarono amici, sebbene non si dessero confidenze intime; e James Richard fece una o due osservazioni che suggerivano che fosse stato un medico. Evidentemente era un uomo di cultura, interessato a molte cose, inclusi la chimica e la storia scozzese. Dopo l'atterraggio a New York i due si incontravano occasionalmente su appuntamento, e l'uomo più anziano parlò di un'invenzione che, se avesse potuto ottenere l'aiuto di qualche milionario per perfezionarla, avrebbe dovuto dare fama e fortuna, e rivoluzionare gli anestetici; ma Somerled aveva pensato poco a questo all'epoca. Così tanti uomini che incontrava in quei giorni avevano strane fissazioni per mezzo delle quali speravano di ottenere gloria. Presto, ancora prima che lui stesso raggiungesse il successo, Somerled e James Richard si persero di vista. L'artista emergente dimenticò il conoscente di nave con il quale, a causa della differenza di età e interessi, non aveva mai avuto più di una conoscenza casuale. Fu solo quando sentì la storia del marito della signora James, l'abile medico che amava la storia scozzese e che aveva inventato un nuovo anestetico poco prima di scomparire diciassette anni fa, che si ricordò del suo compagno di nave, James Richard. Poi ne ricordò l'aspetto; e le descrizioni coincidevano. Una cicatrice sulla fronte era un segno distintivo dell'uomo che si pensava fosse annegato e dell'uomo che aveva viaggiato in America in terza classe. Somerled inviò subito un telegramma a New York, istruendo uno studio di investigatori privati a rintracciare James Richard, un inglese, probabilmente un medico, che era sbarcato a New York da una certa nave in una certa data.
La prima risposta non fu molto incoraggiante. L'uomo aveva lasciato New York molti anni fa e nessuno sapeva dove fosse andato. Ma il telegramma successivo portò la notizia che James Richard, o qualcuno che rispondeva al nome e alla descrizione, era stato rintracciato a Chicago. Lì aveva esercitato come medico con un certo successo, ma si era ammalato gravemente, aveva abbandonato l'attività ed era scomparso di nuovo. L'investigatore "sul caso" stava andando in Colorado a cercarlo, poiché il clima di quello stato era stato raccomandato a Richard da un collega.
Il lunedì mattina dopo il nostro arrivo a Edimburgo, era arrivato un terzo messaggio. Questo annunciava che il dottore aveva lasciato il Colorado ed era andato in California, dove ora viveva a Riverside, con una pratica in crescita; ma che era considerato un "eccentrico", perché assediava costantemente uomini ricchi per avviare un laboratorio in cui sviluppare le sue teorie. Due o tre avevano promesso a metà il loro aiuto, ma per una ragione o per l'altra i progetti finanziari erano falliti. Eppure l'uomo non sembrava mai perdere la speranza. Avendo ricevuto questa notizia, Somerled telegrafò direttamente al dottore, offrendogli tutti i soldi di cui avesse bisogno, se, prima che qualsiasi altra cosa fosse sistemata, fosse venuto in Scozia e si fosse rivelato a sua moglie.
Fino a quel momento, Somerled non aveva detto nulla alla signora James, se non che sperava di farle una piacevole sorpresa; e glielo aveva detto solo perché lei aveva in programma di tornare a Carlisle, ora che Barrie era con sua madre. Naturalmente Somerled aveva diverse ragioni importanti per desiderare che la piccola donna restasse; ma quella, sosteneva, era il suo desiderio di vedere cosa ne pensasse della "sorpresa" quando fosse arrivata.
Lui, naturalmente, doveva aver avuto visioni di tenere questa utile regina di picche nella manica, per poter essere pronto a superare uno dei nostri trucchi da furfanti con lei, in qualsiasi momento; ma gli dèi combatterono contro di lui per una volta. Proprio prima dell'ora del teatro, arrivò un lungo telegramma da James Richard, alias Richard James. Ringraziò Somerled con entusiasmo (la signora James mostrò il messaggio a me, e a ognuno di noi), accettò il suo prestito, credendo che alla fine avrebbe potuto essere ripagato, ed era più che felice di avere notizie di sua moglie, che aveva lasciato solo per il suo bene, perché all'epoca si considerava disonorato e rovinato. Aveva tentato il suicidio, ma il pensiero della sua invenzione aveva cambiato la sua mente e i suoi piani all'ultimo momento. Era andato nel nuovo mondo per trovare ciò che il vecchio gli aveva negato, e dopo cento delusioni stava per essere ricompensato, attraverso Somerled. Non chiedeva ora nulla di meglio che tornare, ma solo per il tempo necessario a vedere sua moglie e riportarla con sé in California. Con suo profondo rammarico, tuttavia, non poteva partire subito, poiché si era rotto una gamba e non sarebbe stato in grado di viaggiare per diverse settimane almeno. Sarebbe andata da lui appena avesse potuto sistemare i suoi affari?
Immagino che Somerled debba essere stato gravemente tentato di non mostrare questo messaggio, perché lo avrebbe privato della signora James e lasciato dove era stato dopo il suo litigio con Aline, meno un chaperon per Barrie, se fosse riuscito a sottrarre la ragazza alla signora Bal. Ma aveva detto troppo sulla "sorpresa" per sopprimere gli sviluppi ora. Inoltre, sarebbe stato quasi disumano ritardare l'incontro tra marito e moglie, separati da così tanto tempo. Nessuno dei due lo avrebbe perdonato se li avesse tenuti freddamente separati per la sua comodità; ma così grata, così adorante verso il suo eroe era la signora James, che se "il dottore" non fosse stato malato e non avesse avuto bisogno di lei, penso che di sua spontanea volontà si sarebbe offerta di fermarsi a Edimburgo per qualche giorno per "vedere cosa succedeva". Com'era, non si poneva il problema che lei restasse. Lei e Somerled organizzarono che partisse per Carlisle con il primo treno possibile al mattino. A casa avrebbe dovuto sistemare temporaneamente i suoi pochi affari e prendere una nave veloce per New York, da dove si sarebbe affrettata verso la California.
Somerled le diede consigli per il viaggio (e forse qualcosa di più sostanzioso), ma deve aver visto che, sebbene la virtù potesse essere la sua ricompensa, era improbabile che ne ottenesse un'altra. La signora Bal aveva prestato Barrie a noi, e senza una donna ad aiutarlo e sostenerlo, mi sembrava che fosse impotente. Tali chaperon come la signora James non crescono sui cespugli di more nemmeno in Scozia, dove le more, se non l'uva spina, sono le migliori del mondo. Somerled si era rovinato da solo.
Oh, non c'era dubbio questa volta! Non solo avevamo, nella partita a scacchi che stavamo giocando tranquillamente con lui, messo la sua piccola regina bianca sotto scacco; l'avevamo spazzata via dalla scacchiera.
* * * * *
Gli avvenimenti iniziarono a susseguirsi fitti e veloci il mattino dopo.
La prima cosa che sentii fu, da Aline, che a teatro la sera scorsa (probabilmente subito dopo che ci aveva fatto andare via) la signora Bal aveva detto a Morgan Bennett senza mezzi termini che Barrie era praticamente fidanzata con me. Dopo una settimana di viaggio in mia compagnia, ci si aspettava che arrivasse a Glasgow per chiedere la benedizione della sorella maggiore.
Questo, pensava Aline, rendeva necessario che partissimo subito, affinché Bennett non riuscisse a incontrare la ragazza da solo in qualche modo e a interrogarla. Se l'avesse fatto, "la frittata sarebbe stata fatta" per la signora Bal, e forse anche per me.
"Prima è, meglio è", dissi; perché ero impaziente di portare via la ragazza da Somerled e rivolgere i suoi pensieri da lui a me. Se pregavo la luna di erica per avere aiuto, sentivo che avrei dovuto avere successo; perché l'uomo che può avere una ragazza di diciotto anni tutta per sé (senza contare alcuni chaperon che gironzolano in giro) in un'automobile per una settimana, attraversando il paese più incantevole del mondo, e non riesce a farle dimenticare per suo conto qualche altro tizio che lei conosce solo da poche ore in più, deve essere un imbranato nato. Questo me lo martellai nella coscienza.
Era la mia prima vera occasione con Barrie; e sebbene mai prima d'ora in vita mia abbia fatto seriamente la corte a una ragazza in carne ed ossa, ne ho fatta così tanta con la mia penna alle eroine più difficili e diverse, che avevo una certa fiducia nei miei mezzi, una volta che avessero avuto campo libero.
La seconda cosa accaduta in questo mattino di accadimenti, tuttavia, è stata una lieve battuta d'arresto, appena sufficiente a farmi capire che la luna dell'erica è una dea che esige dai suoi devoti molto più corteggiamento di quanto io non le avessi concesso. O forse, che ha i suoi favoriti, ed è più pronta a guardare con occhio benevolo un uomo nato tra l'erica che uno che giunge da lontano per scriverne.
Barrie, a quanto pareva, aveva avuto una "scena" con Barbara. Aveva insistito con lacrime e (secondo la signora Bal) pestando i piedi, che sarebbe andata alla stazione di Waverley con la signora James per salutarla prima della partenza per Carlisle.
La signora James doveva essere accompagnata al treno da Somerled, nella sua auto; e poiché nessun altro all'infuori di Barrie era stato invitato, ciò significava che la ragazza sarebbe tornata sola con lui. Certo, non ci sarebbero voluti cinque minuti perché il Drago Grigio scivolasse dall'estremità di Waverley di Princes Street fino al Caledonian. D'altro canto, era evidente che la signora James dovesse avere un motivo speciale per scegliere la stazione di Waverley, quando avrebbe potuto benissimo partire dalla nostra; e Aline e io riuscivamo a vederne uno solo. Somerled voleva rubare cinque minuti da solo con Barrie; e non era uomo da sprecarne nemmeno uno di quei cinque. La questione era, che uso intendeva fare del suo tempo? Nessuno di noi riusciva a indovinarlo, poiché Somerled è un enigma troppo difficile da leggere. Nemmeno Aline (che era così nervosa da sobbalzare, figurativamente parlando, a ogni rumore nel campo nemico) credeva che Somerled avrebbe tentato di scappare con la ragazza. La rassicurai dicendole che ritenevo molto dubbio che Somerled avrebbe chiesto alla ragazza di sposarlo, anche se tutto fosse stato a suo favore. Cercavo ancora di credere che, a suo parere, lei fosse troppo giovane e avesse visto troppo poco della vita per sistemarsi come donna sposata. Poteva essere innamorato di lei – a me stava iniziando a sembrare impossibile che un uomo potesse conoscerla e non esserne innamorato – ma con un uomo forte e autocontrollato del calibro di Somerled, innamorarsi e sposarsi non dovevano necessariamente essere la stessa cosa.
La signora Bal, dopo la "scena" (nella quale anche lei, a quanto pare, aveva recitato una parte tempestosa) aveva acconsentito con rabbia a lasciare che Barrie facesse di testa sua, ma solo per la minaccia della ragazza di rifiutarsi di fare il viaggio con noi, se ostacolata. Qualcosa negli occhi di Barrie aveva avvertito la signora di non spingersi troppo oltre, e alla sua promessa di tornare subito dopo la partenza della signora James, la signora Bal aveva rinunciato con malumore alle sue obiezioni.
"Perché non vai anche tu a salutare la signora James?" suggerì Aline. "Siete diventate grandi amiche. Dovrebbe esserne lusingata. E potresti portarle dei fiori. Farebbe piacere a Barrie, che ora adora Ian come un santino di latta su ruote perché ha trovato il marito della signora James e si è offerto di finanziarlo fino al successo. Dovresti fare qualcosa."
Pensai che fosse una buona idea, e per di più ne ebbi una tutta mia, di cui non parlai ad Aline, per timore che fallisse. Non solo comprai fiori, i più belli e costosi che riuscii a trovare (degni di Barrie o della signora Bal), ma anche una scatola di dolci, un'altra di pasta frolla scozzese, alcune spille di cairngorm, cardi d'ametista e argento raccolti a caso, e una copia dell'ultimo libro di Aline e mio che trovai (ben esposto) all'edicola della stazione. Quando Aline vede una sola copia non la compra, perché pensa che sia un peccato che il libro scompaia dalla vista del pubblico; ma questa era un'occasione importante, e non esitai a cogliere l'ultimo frutto dal ramo.
Quando la signora James, Barrie e Somerled arrivarono (con Vedder lasciato a guardia dell'auto) ero lì ad aspettarli, carico di offerte. Restai col gruppo fino alla fine, agitando il mio saluto mentre il treno si muoveva lentamente, e poi presi coraggio (o impudenza, a seconda del punto di vista) per chiedere se Somerled volesse riportarmi indietro. "Sono venuto qui a piedi", dissi, "per fare i miei piccoli acquisti per la signora James, e sono venuto così in fretta che ho a stento ripreso fiato."
Ero pronto a qualche scusa per tenermi fuori dall'auto; ma feci un torto a Somerled. Se qualcuno sembrava deluso era Barrie, non lui. Disse: "Certamente; con piacere", e non c'era nulla nella sua voce che contraddicesse la cortesia delle sue parole.
Così, con sorprendente facilità, lo privai dei cinque minuti da solo con Barrie che aveva pianificato. E sebbene lei sedesse davanti con lui – come era venuta, forse – e io fossi solo nella mia gloria dietro, non avrebbero potuto avere conversazioni private.
Quando salii a salutare Aline (stavamo per partire presto per Linlithgow e Stirling), le parlai del mio piccolo trionfo; ma non le diede grande piacere.
"Come facciamo a sapere cosa ha detto alla ragazza andando al treno?" chiese sospettosa. "Se c'è qualcosa sotto, è certo che quella donna James ne è partecipe. Sono sicura che abbia messo in guardia Ian contro di te e me, oltre alla signora Bal. È astuta come un succhiello a modo suo, quel modo stravagante. Lo hai notato anche tu. E adora Ian, e pensa che Barrie sia un piccolo angelo abbandonato in un mondo malvagio. Quindi, se Ian avesse voluto parlare, non si sarebbe curato della signora James. Faresti meglio a tenere gli occhi aperti questa settimana, e notare se la ragazza sembra sognante e distratta, come se si aspettasse che accadesse qualcosa – qualcosa che potrebbero aver combinato tra loro stamattina."
Assicurai ad Aline che non avevo bisogno di sollecitazioni per tenere gli occhi su Barrie. Mi disse poi per la seconda volta che intendeva unirsi al nostro gruppo non appena Somerled avesse lasciato Edimburgo per seguirci, come – pensava – avrebbe certamente fatto. "Non avrebbe fatto un passo finché quella ragazza è stata qui con la signora Bal", esclamò, quasi ferocemente, "ma nonostante tutto ciò che ha detto sul vedere vecchi luoghi simbolo e cercare vecchi amici, correrà dietro a voi non appena avrete portato via Barrie. Comunque, intendo vedere qualcosa di lui finché è qui se posso, perché siamo amici! Si suppone che mi abbia perdonato, e non può rifiutarsi di venire a rallegrare l'invalida. Farò il meglio che posso per me stessa – e quando scoprirò che intende andarsene, menzionerò casualmente, come una sorta di coincidenza, che vado via anch'io, lo stesso giorno, per unirmi a voi; che avete mandato un telegramma o qualcosa del genere, e che Maud Vanneck e suo marito hanno accettato un invito da Morgan Bennett a visitare sua sorella, in quella Round House di cui parlava la signora Bal. Forse Ian si offrirà di portarmi con lui. Lo spero proprio. Ma non posso chiederlo."
A dire il vero, la povera Aline si era scervellata su come sbarazzarsi dei coniugi Vanneck quando fosse stata pronta a prendere il suo posto a Blunderbore. Quanto a George, voleva tenerlo e giocarci, naturalmente, in parte per il suo divertimento, in parte per l'effetto morale su Somerled; ma non voleva offendere suo fratello e sua cognata. Tuttavia, bisognava pur liberarsene alla fine, dato che Blunderbore, con tutti i difetti dell'arca di Noè, non ha l'alloggio dell'arca per uomini e bestie. Fu un colpo di genio cercare di ottenere un invito, tramite la signora Bal, per qualche giorno alla Round House, poiché Maud Vanneck desiderava in particolare vedere "la vita scozzese in una famiglia privata"; e non le venne in mente che un casino di caccia affittato da un milionario americano non sarebbe stato il modo ideale per raggiungere il suo scopo.
La signora Bal non era uscita dalla sua stanza quando eravamo pronti a partire, alle undici, quindi non la vidi più; ma la più semplice, vecchia e rossiccia delle tre cameriere dai capelli rossi accompagnò compostamente Barrie fino alla porta dell'hotel con il bagaglio a mano. A quell'ora Blunderbore sbuffava pesantemente in una finta impazienza di partire, e Salomon, il suo proprietario e autista, trasandato e imbronciato come al solito, stava dando all'auto qualche ultima carezza oleosa che avrebbe dovuto essere elargita molto tempo prima nella privacy del garage. Ho dimenticato di menzionare in questi appunti sparsi che il Vedder di Somerled guarda il nostro Salomon con un silenzio e tuttavia chiaramente visibile disprezzo, simile alla nausea? Ogni volta che capita che si ritrovino insieme per qualche minuto, vedo il Vedder in livrea elegante criticare con i suoi occhi misteriosi i tratti meschini dello smilzo Salomon; la sua faccia debole con la curiosa bocca larga che si spalanca parlando, quasi fosse rotta la mascella; il suo vecchio berretto di panno e la sua figura magra e bassa avvolta con trascuratezza in un lungo spolverino di lino. Né Aline né io abbiamo avuto il coraggio di rimproverare Salomon per il suo aspetto, ma quando Vedder lo guarda, brucio dal desiderio di licenziare la creatura e la sua auto, nonostante il nostro contratto per un mese.
Essendo io e Barrie sul posto, avremmo potuto partire, se i Vanneck – invariabilmente in ritardo – non fossero mancati. Per la disperazione mi precipitai in hotel a cercarli, e tornai per trovare Somerled nel bel mezzo di una conversazione con Barrie, che era in auto. L'avevo lasciata in piedi sulla porta dell'hotel, con la cameriera della signora Bal: quindi Somerled in qualche modo doveva aver fatto sparire quella cameriera, e poi mi aveva preceduto aiutando Barrie a salire sulla mia auto, rimboccandole comodamente intorno la più bella delle mie due coperte.
Arrivai appena in tempo per sentirlo dire "ci incontreremo" – ma dove e quando l'incontro dovesse avvenire, non lo sapevo. Quello fu l'ultimo di lui per il momento, tuttavia, poiché avevo recuperato i due Vanneck, e ci avviammo lungo la buona, chiara strada per Linlithgow. Ora spettava a me "giocarmi le mie carte" con Barrie.
Mi piace guidare, sebbene nel traffico sia segretamente nervoso; ma siccome Blunderbore non offre un posto comodo per l'autista, e siccome Salomon non si fida di nessuno all'infuori di se stesso, prese lui il volante, e io fui libero di sedermi dietro con i miei tre ospiti.
Mi ero chiesto quale sarebbe stato l'umore di Barrie, perché sentivo nelle ossa che veniva con noi molto controvoglia. Non aveva voluto lasciare Edimburgo, ed ero certo che si sarebbe potuta rassegnare a farlo solo con Somerled e il suo Drago Grigio. Mi chiesi se avesse intuito, o se la signora James le avesse messo in testa, che Aline e io avevamo complottato contro quelli che la ragazza senza dubbio credeva essere i suoi "interessi". Pensai non fosse improbabile che mostrasse apertamente il suo disgusto per il viaggio. Mentre procedevamo, tuttavia, iniziai a capire che Barrie era cambiata sottilmente nei giorni trascorsi dall'incontro con sua madre. Sembrava improvvisamente essere cresciuta, essere diventata una donna.
Era stata la delusione straziante che l'accoglienza della signora Bal le aveva riservato? O erano state le cinque proposte di matrimonio scagliate contro la sua testa da quei giovani folli che ora – grazie al cielo! – ci stavamo lasciando alle spalle, a "subire il proprio destino"? O era qualcosa di completamente diverso – qualcosa che solo lei e la luna dell'erica conoscevano?
In ogni caso, era tranquilla, persino dignitosa nel suo modo giovanile, molto educata e piacevole con i Vanneck e con me. Avrei potuto illudermi che fosse abbastanza felice, e contenta della mia compagnia, se non avessi riflettuto sul fatto che fare il muso visibilmente sarebbe stato dare la colpa alla signora Bal. Sapevo già che la lealtà era una delle virtù quotidiane di Barrie. Barbara non poteva sbagliare!
Mentre la strada (sebbene buona, e storica a ogni passo) restava poco attraente allo sguardo, chiacchieravamo di Edimburgo, con Barrie che si rallegrava di aver visto quanto più aveva potuto prima di lasciare la città. Aveva curiosato un po' tra gli elettrizzanti negozi di Princes Street. Con un occhio, per così dire, rivolto all'imponente Castello sulla roccia, con l'altro aveva esaminato i giardini, il monumento a Scott e tutto il resto che valesse la pena vedere; poi, con un balzo improvviso, aveva concentrato lo sguardo su immense vetrine che esponevano gioielli scozzesi, libri scozzesi, torte scozzesi e (per lei) irrilevanti tartan scozzesi. Anche senza averne bisogno, la loro attrazione ammaliante l'aveva ipnotizzata fino a fargliele comprare molte di quelle cose.
"Non so esattamente cosa ne farò," disse; "ma sono contenta di averle prese tutte, e vorrei averne di più!"
Era stata la signora James a essere con lei nel suo progresso trionfale attraverso Princes Street; ma ero stato io a scortarla per l'intera, meravigliosa, sordida, gloriosa, pietosa lunghezza della vecchia High Street, il Miglio Reale di splendidi fantasmi. Ero stato lì per osservare il suo volto mentre coglieva scorci di oscuri vicoli dove tanto tempo fa gli uomini avevano combattuto fino alla morte e contribuito a fare la storia, dove ora stracci colorati ma sbiaditi pendono come antiche bandiere da telai di ferro, dando una somiglianza fantastica alle strade laterali di Napoli: le avevo indicato le pietre che segnavano il luogo in cui personaggi famosi avevano ucciso o erano stati uccisi, o avevano cercato rifugio dall'assassinio. L'avevo portata in giro per tutta la casa di John Knox. Insieme avevamo ammirato l'intaglio in quercia nella stanza dove consumava i suoi pasti semplici; e insieme avevamo guardato dalla finestrella da cui aveva riversato le sue ardenti inondazioni di eloquenza sulle teste della folla sottostante. Nel negozio di curiosità al piano di sotto le avevo comprato un Cuore del Midlothian in argento. Aveva fissato le ricche ombre oscure da cui emergono, simili a spiriti, volti di vecchi quadri a olio, volti di vecchi orologi, volti di vecchi busti di marmo; ed era rimasta così affascinata dalla voce dolce della giovane commessa, i cui toni flautati avrebbero attirato l'oro dalla tasca di un avaro, che avrebbe collezionato metà delle cose nel negozio se avesse avuto il denaro. Volevo regalarle pezzi di vecchi gioielli e miniature della Regina Maria e del Principe Charlie che le piacevano, ma lei volle accettare solo il Cuore del Midlothian in argento, che costava non più di pochi scellini; e oggi, mentre la portavo via da Edimburgo, non indossava quel piccolo ornamento, come avevo sperato potesse fare.
Man mano che la strada si faceva più graziosa, distogliemmo i pensieri da Edimburgo e li dedicammo alla strada maestra illuminata dalla storia. Almeno, Barrie dedicò i suoi, mentre io prestai quanti più potei dei miei, sottraendoli a lei. E dovevo tenere la mente desta, se volevo essere all'altezza della reputazione di "So-Tutto" che evidentemente avevo raggiunto ai suoi occhi.
A Linlithgow ci aspettavamo di vedere subito il famoso palazzo dove nacque la Regina Maria, ma non era visibile nulla in quella che i francesi chiamerebbero la piazza, eccetto il Municipio, una statua nuova e una graziosa copia di un'antica fontana. Dovemmo svoltare in una poco promettente strada laterale per trovare infine un bellissimo portale tra tozzi torrioni ottagonali, come quelli che i vecchi maestri amavano mettere nello sfondo dei loro quadri. Passarci attraverso era come entrare in uno di quei quadri, aggirando l'angolo nascosto come si desidera sempre fare sulla tela. Davanti ai nostri occhi si ergeva maestoso il guscio colossale di un palazzo, con pareti scolpite color oro, un vasto cortile, ciclopiche torri rotonde e meravigliose finestre piene di cielo e sogni. Vicino c'era la nobile chiesa dove Giacomo IV ebbe la visione che lo avvertiva di non andare in guerra con l'Inghilterra.
Somerled aveva parlato a Barrie di Linlithgow, senza dubbio nella speranza di farle pensare a lui quando si fosse trovata lì. L'aveva definita la "più bella rovina architettonica domestica di tutta la Scozia", e le aveva raccontato del suggerimento di Lord Rosebery di restaurarla e farne un grande museo nazionale. Ero contento per ogni ragione che Somerled non fosse con noi, e, per una, perché mi avrebbe completamente oscurato con la sua conoscenza dell'architettura, che riesce a usare in modo pittoresco, non pedante. Tutto ciò che potevo fare era rapsodizzare in un modo che a Barrie piace abbastanza quando non può ottenere di meglio, dipingendole un ruvido ritratto verbale del palazzo nei giorni in cui ricche dorature scintillavano ancora sulle bizzarre statue alle pareti, quando getti di cristallo zampillavano dalla graziosa fontana, verde di muschio ora come di spesso verderame – quando cavalieri in armatura cavalcavano nel cortile per essere accolti da belle dame, mentre i servi conducevano cavalli stanchi a stalle distanti. Quelli erano i giorni in cui i Livingston erano custodi del palazzo per il Re, molto prima che perdessero terre e titoli per amore del Principe Charlie; giorni in cui veniva ancora onorata la memoria di Will Binnock, quel "robusto conte" che aiutò a strappare Linlithgow agli uomini dell'inglese Edoardo contrabbandando soldati nelle pertinenze del palazzo, nascosti in un carico di fieno.
Vagammo quasi tristemente attraverso le splendide stanze dove la Regina Maria vide per la prima volta la luce, la settimana in cui morì suo padre: attraverso "la stanza del Re", con la sua scala segreta sotto una botola, e la sua vista su un lago azzurro dove i cigni galleggiavano come ninfee alate. Poi, quando avemmo comprato una copia di "Marmion" rilegata appositamente (che dovrebbe essere letta a Linlithgow), e cartoline e souvenir che sembravano importanti al momento e inutili dopo, prendemmo la strada per Stirling.
Non c'era tempo di fermarsi a Falkirk (quando c'è mai tempo di fermarsi andando in automobile?), perché l'auto correva insolitamente bene per Blunderbore. Così invece di fermarci a meditare sulle scene di battaglia, come Vanneck faceva finta di voler fare, sfrecciammo attraverso la lunga, dritta via che sembra costituire praticamente la città. Qui avemmo quasi il nostro primo scorcio della Scozia industriale in contrapposizione alla Scozia pittoresca, che in questi giorni di agosto stava diventando il parco giochi di Gran Bretagna e America. Falkirk è un bacino carbonifero oltre che un campo di battaglia, e il cupo fumo delle miniere di carbone e delle acciaierie oscura il cielo come un tempo fece il fumo della polvere da sparo: ma il luogo mantiene il suo antico interesse per la mente; e non lontano giungemmo al Monumento a Wallace; poi a Bannockburn. A causa dell'amore di Barrie per Bruce, scendemmo e camminammo fino alla Pietra del Cinghiale dove egli stette a dirigere la battaglia così fatale per gli inglesi. Dopo di ciò eravamo vicini a St. Ninian's, e a Stirling, sebbene il giorno fosse ancora giovane; ma c'era molto da vedere, e volevo proseguire prima del crepuscolo, per passare la notte a Crieff. Pranzammo in uno di quegli alberghi vecchio stile i cui nomi araldici valgono da soli il prezzo; e mentre iniziavamo a piedi il cammino attraverso l'antica città per salire alla sua alta corona, il Castello, iniziai ad apprezzare gli arrangiamenti di Aline a mio favore.
Maud Vanneck, essendo un modello di gelosia coniugale, tenne Fred per sé, e Barrie fu la mia compagna. Fu delizioso. Nessuna cosa così bella mi era capitata da quando avevo fatto la sua conoscenza. Salendo per la pittoresca, ripida strada, arrivò un acquazzone, e dovetti ripararla con il mio ombrello. Era un ombrello di benedette dimensioni modeste, il che significava che doveva tenersi vicino al mio fianco, e dissi: "Avvenga quel che deve, avrò questo e poche altre cose da ricordare!"
Su al Castello, decidemmo entrambi che dopo tutto avevamo fatto un errore nel definire il Castello di Edimburgo il cuore della Scozia. Ecco dov'era quell'organo, e potevamo quasi sentirlo pulsare sotto i nostri piedi. Dimenticammo di aver selezionato molti altri cuori per la Scozia. Ecco quello giusto, finalmente!
Che vista, guardare fuori con l'Unica Ragazza al proprio fianco! Sopra le nostre teste e lontano, le nuvole trasformavano le montagne ondulate in cime innevate che abbagliavano al sole, e sotto i nostri occhi sembrava giacere tutta la Scozia, distesa come un vasto manto broccato di molti colori: la pianura del Forth, le colline di Ochil e le colline di Fife; le cime viola intorno a Loch Lomond, e qua e là un luccichio d'acqua come vetro infranto su un pavimento d'oro. Potevamo vedere dieci contee, e otto grandi campi di battaglia che aiutarono a rendere la Scozia ciò che è. L'orizzonte era scolpito in forme d'azzurro – strane, selvagge, montuose forme; e le nobili teste di Ben Lomond, Ben Ledi e Ben A'an erano per noi inghirlandate e ingioiellate dai ricordi di Scott.
Seduto dove sedeva la Regina Maria sui suoi cuscini di velluto, e guardando attraverso lo spioncino nello spesso muro di pietra, fui tentato in modo quasi irresistibile di fare la corte a Barrie. Il mio cuore andò verso di lei così tanto che parve dover rispondere: e i Vanneck si erano allontanati verso un'altra parte delle mura; ma lei mi trattenne al mio compito di cicerone. Dovetti rispondere a una dozzina di domande. Dovetti raccontarle di Agricola che forgiò la sua catena di forti lungo la stretta striscia di terra tra il Clyde e il Forth "che imbriglia il selvaggio Highlander". Non si sarebbe accontentata di nulla di meno che delle storie integrali dell'assedio di Edoardo I a questo "grigio bastione del Nord", dell'assassinio del potente Douglas per mano del suo traditore ospite Re Giacomo II; della costruzione e della misteriosa maledizione su Mar's Work, e di venti altri documenti umani non così toccanti, se solo l'avesse saputo, quanto la storia del primo e unico amore di Basil Norman. Una o due volte pensai che avesse intuito che desideravo parlare di me e di lei, e che deliberatamente mi tenesse a distanza, come una giovane donna di mondo che ha a che fare con un pretendente inadatto alla fine della sua seconda stagione. Quasi odiai Re Edoardo, e ancor più Agricola!
Poi, cosa peggiore di tutte, prima che avessimo finito metà del nostro tour del Castello e delle sue meraviglie, la pioggia cominciò a cadere da una nuvola stazionata direttamente sopra le nostre teste nel mezzo di un cielo luminoso di sole. Avrei quasi potuto credere che Somerled, per dispetto, l'avesse mandata a seguirci, come un segugio bagnato di sangue sulle nostre tracce. Trovammo riparo nella stanza dove fu assassinato il Douglas; e chi avrebbe potuto fare la corte con un simile sfondo? Non io: sebbene forse l'allegro Re Giacomo V ne sarebbe stato all'altezza. Non si sente dire che alcun fantasma abbia perseguitato i suoi passi mentre strisciava gioiosamente, travestito, fuori da quella buia stanzetta verso il passaggio sotterraneo, che conduceva il "Guid man of Ballangeich" alle sue avventure alla Haroun Al-raschid nella notte.
* * * * *
I giorni seguenti vivono nella mia memoria come vivono i sogni. Erano bellissimi. Sarebbero stati più belli se avessi potuto lusingarmi che Barrie stesse imparando a tenere a me nel modo in cui avrebbe potuto tenere a Somerled, se li avessimo lasciati in pace. Ma lei era sempre la stessa—eccetto che, man mano che il mondo diventava più incantevole per bellezza e associazioni poetiche, sbocciò in una dolce espansività, perdendo la riserva in cui era stata velata quando iniziammo per la prima volta.
Sarebbe dovuto essere ideale, questo spostarsi di scena in scena con l'unica ragazza che abbia mai voluto tutta per me, da quando avevo tredici anni e adoravo una sirena da vasca in paillettes verdi. Quella era la parte difficile! Sarebbe dovuto essere ideale e—non lo era. Credo che un capo saraceno piuttosto ben intenzionato che avesse catturato una fanciulla cristiana avrebbe potuto sentirsi un po' come mi sentivo io di giorno in giorno. L'aveva avuta. Lei non poteva sfuggire a lui e alla sua fortezza; ma, anche con la sua mano nella propria, lei riusciva a eluderlo.
Così era per me. Il vecchio Blunderbore andò bene nel complesso, senza contare alcuni disturbi minori della seconda infanzia che lo colpivano occasionalmente quando vedeva una salita ripida davanti o quando mi aveva sentito dire che avevo fretta. I Vanneck furono la perfezione come accompagnatori, non per un tatto e un altruismo soprannaturali, ma perché Maud temeva l'effetto su Fred di troppa Barrie. Si prodigò per affascinare il marito. Mai un "te l'avevo detto!". Mai una parola o uno sguardo di rimprovero. Chiacchierava con Fred in auto, e visitava luoghi con lui fuori dall'auto. Questa, diceva, era quasi come una seconda luna di miele. Ma della luna di erica non aveva mai sentito parlare. Era nostra—di Barrie e mia: eppure non potevo indurre la ragazza a parlarne. Per tutto ciò che diceva, avrebbe potuto averne dimenticato l'esistenza. Sempre, specialmente quando la luna di erica cercava di darci la sua benedizione dorata, una presenza invisibile sembrava stare tra noi, come se Somerled avesse mandato il suo corpo astrale a tenerci separati.
Quanto a Somerled in carne ed ossa, c'era un mistero in quel periodo. A me a Perth giunse un telegramma da Aline che diceva:
"S. ha lasciato qui l'auto e l'autista ed è partito senza una parola per nessuno. È venuto a cercarvi? Rispondi immediatamente."
Obbedii, replicando:
"Non visto né sentito nulla di S. Ti farò sapere ogni notizia. Spero farai lo stesso con me. Ti mando il nostro itinerario, ma suppongo arriverai tra pochi giorni."
La sua risposta arrivò a St. Andrews, in un allegro hotel per golfisti dove avrei dovuto essere felice quanto lungo è il giorno.
"Poiché S. non vi ha raggiunto preferisco fermarmi qui. Gli occhi non stanno ancora bene. La sorella del signor Bennett ha l'influenza. Preferirebbe che Maud e Fred visitassero la Round House più tardi—diciamo verso la fine della prossima settimana."
Non avevo fede in quell'attacco di influenza. Il microbo fu probabilmente covato in una conversazione tra Aline e la signora Bal, che a quel punto erano diventate alleate tremende. La mia teoria era che Aline, sapendo che Somerled non era vicino a Barrie, si fosse stabilita per godersi il momento fugace. Poteva non essere felice, ma potevo capire che la compagnia della signora Bal (che evidentemente la voleva) fosse preferibile al viaggiare in auto con un fratello, e una ragazza della quale era gelosa.
Lo stesso giorno arrivò un lungo e costoso telegramma a Barrie da sua madre:
"Mi dispiace tanto tesoro ma purtroppo devo rimandarti. Non venire all'inizio della settimana di Glasgow. Aspetta fino a sabato, arrivando nel tardo pomeriggio o sera. La signora West dice che i suoi amici e il fratello saranno lieti di tenerti fino ad allora così non devi preoccuparti. Possiamo fare una bella visita insieme più tardi e sistemare tutto per te in modo delizioso. Sto facendo i piani ora. Non ti dimentico per un momento. Ottimi motivi per il ritardo. Spiegherò quando ci incontreremo. Ti mando una lettera con un piccolo regalo di denaro. Non lesinare. Scrivimi spesso. Dimmi tutto ciò che ti interessa. Sempre la tua amorevole Barbara."
"Perché pensi che non possa avermi all'inizio della settimana?" chiese Barrie pietosamente, quando ebbe mostrato questo messaggio.
"Non saprei proprio," risposi cautamente. Era letteralmente vero. Non potevo dire: ma potevo indovinare. E una lettera da Aline che arrivò due o tre giorni dopo, confermò le mie deduzioni alla Sherlock.
"MIO CARO RAGAZZO" [scriveva]: "Sono stata così felice di ricevere il tuo telegramma, e intendevo scriverti subito, ma ho aspettato a ripensarci per avere qualche notizia in più. È un sollievo sapere che Ian non ha seguito quella ragazza. Naturalmente lo sento tanto per te quanto per me, perché è un rivale pericoloso per qualsiasi uomo. È strano dove possa essere andato; sebbene possa saltar fuori qui di nuovo un giorno qualsiasi, visto che ha lasciato auto e autista. Se avesse voluto essere gentile, avrebbe potuto offrirmi l'uso di entrambi mentre era via; ma suppongo mi incolpi per essermi prestata ai desideri della signora Bal riguardo Barrie. Molto irragionevole da parte sua, dato che hai un perfetto diritto di fare ciò che vuoi con l'auto che hai noleggiato, e se la signora Bal non voleva che sua figlia vedesse troppo di lui, di chi è la colpa se non mia?
"Cerco di divertirmi al meglio e dimenticare le mie preoccupazioni, comunque, e la signora Bal e Morgan Bennett sono molto gentili. Non credo che le abbia ancora fatto la proposta, o me l'avrebbe detto, perché siamo grandi amiche; ma è abbastanza sicura di accaparrarselo prima che lui parta per l'America, come deve fare alla fine della sua settimana di Glasgow, per un breve viaggio d'affari. Mi aspetto di essere invitata a congratularmi con loro la sera prima che salpi! Che buona cosa per lei e per tutti che i Vanneck possano restare con te più a lungo di quanto pianificato. Penso che, a meno che tu non mi telegrafi che Ian è apparso sulla scena, resterò con la signora Bal per la sua settimana di Glasgow, visto che mi ha invitato, e poi, quando i Vanneck andranno alla Round House, potrai riportare Barrie da sua madre."
Questo spiegava gli "ottimi motivi" della signora Bal.
I giorni passarono, e Somerled non venne nella nostra parte di mondo, che a quel punto era il cuore delle Highlands; ma sentivo nelle ossa che Barrie riceveva sue notizie, gli scriveva; che sapeva ciò che io non sapevo, il mistero della sua assenza. Naturalmente avrei potuto scoprire se riceveva lettere da lui, poiché la grafia di Somerled è inconfondibile; ma cattivo o non cattivo, dovevo tracciare una linea da qualche parte, e la tracciai nello spiare lei.
Aline andò a Glasgow con la signora Bal. Mi scrisse per raccontarmi come, con Morgan Bennett nella sua auto più grande, "molto più potente e chic di quella del povero Ian", lei e la signora Bal e George Vanneck fossero sfrecciati via da Edimburgo domenica mattina presto, avessero dato un'occhiata alle loro stanze a Glasgow, e fossero corsi ad Arrochar, dove sostarono tutti fino a lunedì pomeriggio.
"Una strada così squisita!" [diceva Aline]. "L'avresti adorata. Alto argine verde su un lato, con cascate di felci delicate come capelvenere; rocce scure, avvolte in muschio di velluto. Alberi che reggono schermi di pizzo verde tra i tuoi occhi e l'acqua blu del lago. Ciottoli bianchi e rotondi come perle, o monete d'argento lasciate cadere dalle fate in un grande "trasloco". Questa è una delle tue similitudini! Erba che corre giù fino al bordo dell'acqua, e piena di campanule. Acqua color violaciocca annegata. Non credo che i tuoi laghi delle Highland possano essere più carini o più idilliaci, sebbene questo sia così vicino a Glasgow.
"Abbiamo avuto una giornata percorrendo i Kyles of Bute, anche—lo stesso gruppo: e una corsa meravigliosa lungo le rive del Clyde fino a Skelmorlie. Rocce così rosse lì, e persino la sabbia rossa. C'era una foschia rosa su tutto, come un tramonto perpetuo. Non sono sicura cosa fosse meglio, quello, o un viaggio a Crinan. Il posto più caro nel punto terminale del canale di Crinan—solo un hotel drappeggiato di fiori, e un muretto sul mare e un faro, con un lontano mormorio del 'tormentato ruggito di Corrievrechan', mescolato al grido dei gabbiani. Che posto per te e Barrie per passare la luna di miele! Vedi, parlo come se fosse certo. Comunque, sono sicura che tutto dipenda da te. Coraggio, mon brave!"
Ma quella è esattamente la qualità che manca al cattivo della storia al momento.
LIBRO IV
COSA ACCADDE A BARRIE
I
Lettera di Barrie Macdonald a Ian Somerled Macdonald
CARO CAVALIERE: Ero contenta la mattina in cui abbiamo salutato la signora James che tu dicessi che ti avrebbe fatto piacere avere mie notizie, e che se avessi avuto bisogno di aiuto o conforto in qualche guaio avrei dovuto fartelo sapere. Non ho tale scusa per scriverti ora, ma tu hai detto che volevi avere notizie comunque, e che avresti scoperto dove andavamo, così avresti potuto telegrafarmi i tuoi piani. Ora ho avuto due telegrammi da te, e una lettera; e se non fossero arrivati ne sarei rimasta delusa. Pensavo che avremmo potuto vedere te e il Gray Dragon prima di questo, ma i telegrammi mi hanno fatto capire. Cioè, non capisco, perché ciò che mi dici sembra molto misterioso. Eppure, dato che sei tornato a Carlisle e ora sei a Londra, non serve sperare di vedere il cofano del Gray Dragon lampeggiare in vista dietro qualche complicato angolo delle Highland.
Cosa può averti portato a far visita di nuovo alla Nonna? Sto quasi morendo di curiosità. Dici 'forse potrò spiegare quando ci incontreremo': ma tutti mi dicono questo, proprio ora—almeno, Barbara lo fa, riguardo al non lasciarmi tornare a Glasgow fino alla fine della sua settimana lì—quindi è piuttosto irritante. Eppure, è bello sapere che potremmo incontrarci. Mi chiedo quando? Non mi dai un indizio, e stimola la mia curiosità da profondità più profonde essermi sentita dire, come se ti aspettassi che indovinassi cosa intendi, che 'sei a Londra per rinforzi'. Saprò mai? Sembra passato molto tempo da quando ti ho detto addio davanti al Caledonian Hotel. Non che io stia facendo un viaggio noioso. Sarei io stessa molto noiosa se fosse vero, perché tutto è bellissimo, e tutti sono gentili. È la fortuna più meravigliosa per una ragazza come me, che non aveva mai visto nulla in vita sua, vedere improvvisamente tutta la Scozia. Ma mi ero un po' abituata a vedere le cose con te e la signora James, dopo essere fuggita dalla 'storta di vetro', e non riesco ancora ad abituarmi a stare con altri, e tu lontano—la signora James pure, naturalmente. Cerco di consolarmi se mi sento un po' nostalgica, pensando a quanto è felice, e a quanto meraviglioso sarà tutto per lei e il suo strano, impratico dottore. È stato splendido da parte tua dargli tutti quei soldi. Ma non sarebbe stato divertente se lui fosse potuto venire qui, invece di lei che va da lui? Forse, se fosse andata così, saresti nelle Highland ora.
Ricordi come dicevo che il mio tour sotto la luna di erica sarebbe presto finito, ma tu saresti andato avanti come se non ci fossimo mai incontrati? Beh, è andata in modo piuttosto diverso, non è vero, per entrambi? Solo la luna di erica è la stessa. Ma non parlo mai di lei ora che tu te ne sei andato.
Non voglio che tu pensi che io sia ingrata verso chiunque, se mi firmo, La tua piccola 'principessa' un po' nostalgica,
BARRIE.
P.S.—Non sembra giusto aver attraversato il confine nelle nostre Highland senza di te!
LETTERA DI BARRIE A SUA MADRE
CARISSIMA, AMATA BARBARA: Può davvero essere che non ti disturbi che io ti scriva spesso e ti racconti tutto ciò di interessante che accade? Vedi, potrei pensare sia interessante, e tu potresti pensare sia una noia. So che ti annoi facilmente, cara, quindi non sono sicura di cosa dovrei scrivere. Posso solo raccontarti di visitare posti, perché questo è tutto ciò che facciamo. Ma sono così belli, forse ti farà piacere sentire. Se scrivo delle cose sbagliate, promettimi che parlerai chiaramente e mi dirai di smettere. Non permetterò che i miei sentimenti ne siano feriti.
Basil sta cercando di mostrarmi quanta più Scozia possibile, dice, prima che io 'mi stanchi di lui e di Blunderbore'. È un brutto modo di metterla, e così gli ho detto, perché sarei orribilmente ingrata a stancarmi di lui. Ma lui dice che non ama la gratitudine e pensa che sia una virtù sopravvalutata.
Suppongo tu sia stata spesso in Scozia prima, e tu non sei scozzese, quindi forse non puoi sentire del tutto come me a riguardo. Basil, che ha viaggiato così tanto, dice che la Scozia ha in miniatura quasi tutti i pezzi scelti di paesaggio di altri paesi; ma non sembrano essere in miniatura quando li attraversi in auto. Sembrano su una scala enorme; e ogni luogo di bellezza è diverso da ogni altro. Non puoi fare a meno di ricordare e tenerli separati nella tua mente, sebbene ce ne siano così tanti che sono ammassati insieme, su tutta la mappa. Penso alla mappa della Scozia come se fosse viola, come l'erica, non credi? E se dovessi vivere da qualche altra parte, avrò sempre nostalgia di questo paese ora. Se non siamo in qualche valle verde da favola, siamo in un passo di montagna selvaggio e impressionante; o altrimenti in un labirinto blu di laghi; o sbuchiamo su infinite brughiere ondeggianti; o improvvisamente ci troviamo su una lunga strada come un viale in qualche grande parco privato, con il canto di un fiume nelle nostre orecchie.
Il povero Basil a volte si sente in imbarazzo per Blunderbore, e certamente è diverso dal viaggiare nel Gray Dragon del signor Somerled. Con il Dragon, spiriti del vento correvano fuori dalle foreste per incontrarci e scagliare ozono nelle nostre facce. Con Blunderbore, se arrivano del tutto, ci spruzzano solo pigramente.
Andando da Stirling a Crieff abbiamo attraversato il confine delle Highland. C'era un mondo simile a un parco intorno al Bridge of Allan: e ad Ardoch, la più grande stazione romana rimasta in Gran Bretagna, un sacco di argini erbosi che mostrano ancora dove 26.000 romani cercarono di imbrigliare i Caledoniani del Nord, il popolo dai capelli rossi. Sono contenta che non ci siano mai riusciti del tutto!
Crieff era dolce, e tutto intorno, mezzo nascoste nei boschi, le case più belle. Ma Basil si era dimenticato di telegrafare, quindi non siamo potuti entrare in uno degli hotel carini, ma siamo stati in uno molto buffo. Quando la signora Vanneck ha chiesto stanze comunicanti, la padrona ha detto, 'Oh, no, Signora, non abbiamo cose del genere nella nostra casa!'
Siamo andati a Perth presto la mattina dopo, e ogni minuto lungo la strada sembravamo superare persone felici venute a giocare in Scozia: ragazze e uomini carini che giocavano a golf, e uomini con fucili sulle spalle, o seguiti da gillie con attrezzatura da pesca. Vorrei che gli uomini potessero divertirsi, però, non credi, senza uccidere creature più belle e felici di loro stessi?
Era una strada così carina, superando Methven, dove, ahimè! gli inglesi batterono Bruce; e se non fossi stata addolorata nello scoprire che per consiglio di John Knox tutti gli edifici più belli erano stati abbattuti, non mi sarei sentita delusa da Perth. È una città molto bella comunque, con alberi gloriosi; e i due grandi ponti sul Tay sono splendidi anche se sono fatti di ferro. Sembrano come se le persone li avessero pianificati specialmente per dare tutta la vista che poteva esserci del tramonto.
Naturalmente la casa della 'Fair Maid' era la cosa più interessante. Spero che fosse davvero la sua. Non vedo perché no. È nel vecchio quartiere dei guantai. E il santuario con il crocifisso e il teschio e le ossa incrociate che hanno trovato nascosto nel muro della sua stanza è troppo affascinante. Potevo vederla pregare lì, così bella che tutti i giovani uomini di Perth erano innamorati di lei. E parlando dei giovani uomini di Perth, Basil dice che il ballo nella Games Week dovrebbe essere il miglior spettacolo dell'anno—vengono uomini così splendidi. Mi piacerebbe vederli nel kilt, con le loro ginocchia marroni, come i suonatori di cornamusa a Edimburgo.
St. Andrews è stata la nostra tappa successiva, e siamo arrivati lo stesso giorno, perché non ci siamo fermati a Perth dopo aver visto le attrazioni lì. Mi chiedo se tu sia stata a St. Andrews? So così poco di te ancora, carissima. Mi sono innamorata del posto—non tanto dei campi da golf (sebbene debbano essere i più belli oltre che i più famosi al mondo) quanto di quel vecchio castello in rovina costruito sulle rocce scure che emergono dal mare. So che sognerò l'orribile prigione a collo di bottiglia! Basil ha detto che era la cosa peggiore che avesse mai visto eccetto a Loches. Spero non sia malvagio essere contenta che il Cardinale Beaton, dopo essersi seduto alla sua finestra a guardare Wishart bruciare, fu presto ucciso, e salato, e conservato nella stessa prigione dove teneva i martiri. Gli 'studenti universitari' sembravano così attraenti nelle loro toghe rosse, e le studentesse nei loro tocchi! Erano come uccelli scarlatti, contro le mura grigie e le arcate grigie della città. Ma suppongo che la gente a St. Andrews pensi ancora di più al golf che allo studio, non è vero? Ce n'erano centinaia di tutte le età sui campi—così gravi e impazienti: e negli hotel non sanno mai quando qualcuno arriverà per i pasti. C'è anche il cimitero; che mostra l'importanza del golf. Tutti i monumenti più 'eleganti' sono di famosi golfisti, berretti a maglia e mazze e tutto quanto, fatto accuratamente in marmo. Ma mi chiedo come faccia qualcuno a morire a St. Andrews. Non ho mai sentito un'aria così deliziosa!
Attraversare il traghetto per Dundee è stato divertente. Era una barca molto grande, con diversi altri motori a bordo oltre al nostro. Siamo rimasti seduti nel Blunderbore per tutta la traversata dell'ampia distesa d'argento che era il Tay, a fissare il meraviglioso ponte gigante, e poi abbiamo passato diverse ore a Dundee, vedendo il Campanile, il Frutteto di Queen Mary e un sacco di cose. Era così vicino alla Round House che suppongo i Vanneck ci sarebbero andati se non fosse stato per me. Ma io sono l'inciampo sul cammino di chiunque.
Proseguendo per Aberdeen, abbiamo costeggiato un litorale magnifico punteggiato di castelli in rovina: Dunottar per esempio, dove un tempo fu nascosta la Regalia.
Ci siamo fermati ad Arbroath, che il Dottor Johnson ammirava, per vedere il grande guscio di un'Abbazia, rossa come sangue secco; e tutta la città vecchia è costruita con le sue pietre, quindi non c'è da stupirsi che non sia rimasto molto se non un'immensa navata. Ma pensate, Arbroath è la 'Fairport' di Sir Walter Scott, e devo rileggere "L'antiquario", tutto incentrato sulle grotte e sul tesoro segreto in esse ritrovato. Quanto al tesoro dell'Abbazia, non è nient'altro che il cuore di William il Leone. Lo fece seppellire accuratamente vicino all'altare maggiore, tanto tempo fa, nel dodicesimo secolo, non è così? Ma nel 1810 lo hanno riesumato, scoperto che si era ossificato, e ora lo tengono semplicemente lì in una teca di vetro, praticamente mescolato alle ossa di una signora che lasciò denaro all'Abbazia (non lo avrebbe fatto, se avesse saputo cosa ne avrebbero fatto!) e alle ossa della coscia singolarmente lunghe di un conte particolarmente malvagio. Fu un conte a sposare una sorella del Leone e, poiché era geloso, la gettò dalla finestra.
Dovemmo passare per Montrose, dove nacque il grande Marchese, e dove Sir James Douglas salpò con il cuore di Bruce (quanti cuori viaggiavano in giro a quei tempi!) e dove ora le cose più curiosamente eccitanti sono i Bridie Shop. Volevo sapere cosa significasse 'bridie', così ci siamo fermati a vedere; ma è solo un pasticcio di carne arrotolato che adorano nel Forfarshire; e si suppone che le spose ne facciano scorpacciate ai loro matrimoni. Per farmi piacere, Basil avrebbe fatto una deviazione per vedere 'Thrums', che in realtà è Kerriemuir, sapete. E avremmo dovuto passare per Forfar--la 'Città delle Streghe'--e prendere la strada che conduce alla misteriosa, meravigliosa Glamis. Desideravo tanto farlo, ma la signora Vanneck voleva arrivare ad Aberdeen in tempo per fare un po' di shopping! Mi sono arresa come un agnello, odiandola quasi interiormente; ma poi mi sono sentita meglio, perché i negozi di Aberdeen sono così belli. Vendono perle rosa, provenienti dai fiumi scozzesi: vere bellezze. Te ne ho comprata una spilla e spero davvero che ti piacerà. Non ne so molto di queste cose; e naturalmente tu possiedi gioielli meravigliosi; ma questa perla ha un colore così stupendo, come neve sfiorata dall'alba.
I miei occhi e i miei capelli erano pieni di granito quando siamo arrivati ad Aberdeen, perché la strada è fatta di quello, e la polvere scintilla come diamanti.
Così anche Aberdeen scintilla come diamanti. Non avrei mai pensato che una città tutta grigia così potesse essere così bella. Ma è un grigio luminoso e setoso come le ali delle colombe, e in certe luci pallido come i raggi di luna. Il tramonto stava iniziando quando siamo arrivati, e sulle case, sui ponti, sul fiume e persino sui marciapiedi delle larghe strade, c'era lo stesso riflesso grigio-rosa della perla che ho comprato per te.
Al mattino siamo andati a vedere l'Università e la Cattedrale con i suoi incantevoli pilastri rosa-rosa e il vecchio soffitto scandinavo dipinto. Tutto sarebbe andato a meraviglia se Basil non avesse iniziato a essere piuttosto sciocco e diverso dal solito, mentre lui ed io eravamo insieme nella Cattedrale. Fortunatamente, un suo vecchio amico che non vedeva da anni è apparso inaspettatamente nel momento critico e ci ha invitato a fargli visita vicino ad Aboyne. Non ho avuto abbastanza tempo per dire un 'no' definitivo a Basil, e da allora non siamo più tornati sull'argomento, quindi spero per il meglio. Una volta pensavo che sarebbe stato celestiale ricevere una proposta, ma ora mi rendo conto che è molto sopravvalutata.
La tua affettuosa BARRIE, Che spera di non averti annoiata.
LETTERA DA BARRIE A SOMERLED
CARO SIR KNIGHT: Devo scriverti per raccontarti che sorpresa ho avuto ad Aberdeen. Basil ci ha portato tutti in un cinema biografo--il primo che abbia mai visto--e una serie di immagini era intitolata 'Un matrimonio a Gretna Green dei tempi antichi.' Come batteva il mio cuore!--e non per nulla, perché, oh, Sir Knight, era il nostro matrimonio! La mia faccia non si è mai vista una volta, ma i capelli sembravano i miei; e la tua faccia era proprio come la tua e di nessun altro, nonostante il costume all'antica. Basil ha detto a voce alta, 'Per Giove!', e i Vanneck ti hanno riconosciuto e hanno fatto ogni sorta di domanda. Ho dovuto raccontare loro la storia, ma non mi è importato affatto. Anzi, credo di esserne stata orgogliosa. Le immagini erano a colori, quindi forse quello è stato uno dei motivi per cui hanno indovinato, dato che i miei capelli erano così rossi. Ho detto a Basil che ho sempre voluto sposarmi a Gretna Green, e ora l'ho fatto. Ma lui aveva l'aria di essere piuttosto scioccato. Non avrei mai pensato che fosse quel tipo di persona.
Dopo, aveva paura di avermi offesa; ma non mi era importato affatto. Tuttavia, da allora è stato più gentile che mai, come per farsi perdonare. Passeggiando nella Cattedrale il giorno dopo, abbiamo incontrato un uomo delizioso, nientemeno che il Capo di un Clan, che era stato in Canada e aveva conosciuto Basil lì. Ci ha invitato a fargli visita nella sua tenuta vicino ad Aboyne, sul Deeside--pensate, non lontano da dove fu ucciso Macbeth!--e naturalmente questo ha incantato la signora Vanneck, che ha un desiderio insaziabile di vedere l'interno delle case scozzesi. La sua è una casa bellissima. Devo raccontartene. Forse ricordi la strada da Aberdeen ad Aboyne, attraverso foreste e montagne incantevoli, e come piano piano si arrivi al Deeside e ai Grampiani. Il Capo che siamo andati a trovare possiede un'intera montagna, e molte miglia di terra oltre; e quando arrivi alla sua tenuta non ci sono cancelli da oltrepassare. Si continua a serpeggiare, lungo un viale squisito tra i boschi, e non sapresti di essere nella proprietà di qualcuno se non te lo avessero detto in anticipo, anche se tutto è tenuto magnificamente--non troppo elegante e ordinato, ma proprio come deve essere per essere pittoresco e romantico. Non c'è l'impressione di 'Questo è mio, non tuo. Sei qui solo per concessione!' Invece, gli alberi, le colline e l'erica sembrano dire dolcemente: 'Questa è una parte del mondo dove vive il nostro padrone, perché è incantevole e lui la ama. Ti accoglie volentieri, chiunque tu sia, come se fosse casa tua.' Non pensi che sia un'impressione affascinante? E dopo abbiamo scoperto che le porte della casa di questo Capo non sono mai chiuse a chiave. Per lo più in estate restano spalancate tutta la notte, anche se lui possiede bellissimi argenti antichi, e quantità di quadri preziosi e oggetti che sono stati nella sua famiglia più o meno da quando esiste la Scozia. È una cara vecchia casa del sedicesimo secolo, con reti di travi di quercia nera e un sacco di pittoresche finestre a bovindo che si affacciano su prati e giardini fioriti incantevoli, e siepi di bosso o agrifoglio, e tassi potati in forme fantastiche.
Siamo rimasti un giorno intero e due notti. Non è stato gentile da parte sua ospitarci? In tutti i corridoi ci sono tappeti e tende del tartan da caccia del Capo. L'ho adorato. Spero davvero che tu abbia teste di cani e corna, e tende e tappeti di tartan e cose del genere al tuo castello di Dhrum? È tuo, sai! Mi chiedo se lo vedrò mai.
Non so dirti quanto fossi emozionata quando il Capo e molti altri uomini delle Highlands, suoi ospiti, hanno indossato il kilt a cena. Tutte le loro ginocchia erano abbronzate esattamente al punto giusto; ma lui era il più elegante degli uomini (sebbene alcuni fossero molto giovani e belli), perché lui, essendo il capo del Clan, aveva una giacca di velluto verde. I poveri Basil e il signor Vanneck con i loro normali abiti da sera non sembravano nulla di speciale. Mi dispiaceva per loro, ma ero così contenta di non dovermi sedere accanto a uno di loro a tavola, perché volevo solo parlare con gli uomini in kilt. Indossavo quel vestito bianco che hai scelto per me--te lo ricordi?--e una fascia del tartan da cerimonia dei MacDonald di Dhrum, che ho trovato ad Aberdeen. Per tutta la cena i suonatori di cornamusa suonavano, ed ero così entusiasta che riuscivo a malapena a mangiare. Dopo c'è stato un ballo improvvisato in una stanza spoglia, drappeggiata di tartan, dove sembrava che Macbeth potesse benissimo essere stato intrattenuto. Pensavo che avrei dovuto guardare, naturalmente, dato che non ho mai imparato a ballare; ma quel caro Capo mi ha insegnato la 'Petronella', che è molto carina e facile da imparare. Sembra che non si possa fare a meno di ballare con la musica delle cornamuse; non lo trovi anche tu? Si suppone che la Regina Mary abbia introdotto la Petronella in Scozia, mi ha detto l'uomo più alto con le ginocchia più scure; e Francesco I la portò dalla Spagna alla Francia. È un ballo piuttosto spagnolo, sebbene la Scozia lo abbia adottato. Ho imparato anche una graziosa schottische delle Highlands; e dopo aver visto gli altri ballare i reel (dovrei dire foursome o eightsome?) ho provato anche quelli, e me la sono cavata bene, hanno detto tutti. Ma il reel è un ballo che puoi ballare solo con i tuoi capelli. I miei, che avevo puntato molto bene, si sono sciolti. E a una delle ragazze è caduto un ricciolo. Per fortuna non sembrava importargliene. Ha detto che gli incidenti capitano anche nelle teste meglio regolate.
Mi chiedo tanto, a proposito, cosa farebbe un abitante delle Highlands se nascesse con le gambe così storte da non poter indossare il kilt? Suppongo che dovrebbe emigrare da molto giovane, o altrimenti restare a letto per tutta la vita.
Al mattino un dignitoso suonatore di cornamusa di nome Donal ci ha svegliato, girando attorno alla casa. Ha ritardato terribilmente la mia preparazione, fermandomi a guardarlo finché spariva dalla vista ogni volta che passava sotto la mia finestra. Avrei potuto piangere quando ha smesso; ma ha suonato ancora mentre facevamo colazione. Ero seduta accanto a un inglese, e ci crederesti, il lamento più bello gli ha dato sui nervi, e ha detto a bassa voce: 'Riuscirò a sopravvivere?' Se fossi stata fidanzata con lui, lo avrei lasciato immediatamente.
Il Capo ha un'amica che è una Principessa--non una piccola principessa 'per finta' come me, ma una vera, con la P maiuscola--e ce l'ha presentata a un grande ricevimento in giardino che stava tenendo nella sua tenuta nel nostro giorno lì. 'Domani andranno a Braemar,' ha detto; e lei, essendo gentile e ospitale quanto lui, ci ha prontamente invitato a pranzo con lei al Castello di Braemar. La signora Vanneck era pallida di gioia!
Siamo partiti dal Capo la mattina presto, e Donal ci ha accompagnato suonando, nel miglior tragitto che il Blunderbore ci abbia mai regalato finora, attraverso quello che sono certa sia un vero scenario delle Highlands. Ci sono castelli punteggiati ovunque; e ho visto i miei primi bovini delle Highlands--adorabili bestiole irsute con ciocche sulla fronte come sporran, e facce corte e innocenti. I loro occhi erano così distanziati che sembrava potessero vedere dietro tutti gli angoli. Un toro angelico ha cercato di caricare il Blunderbore, ma ha cambiato idea all'ultimo momento a causa delle persuasioni delle sue amiche. Le forme scure e ruvide in qualche modo enfatizzavano la bellezza dello sfondo selvaggio, le colline dipinte d'oro e viola con felci ed erica, le montagne (poiché sembrano esserci sempre montagne in lontananza in Scozia) che sembrano esattamente del colore delle violette contro l'azzurro giacinto del cielo. Ogni sorta di cosa delle Highlands si è messa sulla nostra strada, contando i cervi; e ho inventato delle regole per le creature che sarebbe molto utile se potessero imparare a obbedire. 'Si pregano gentilmente i tori di non caricare le automobili. Non è consentito sedersi o ruminare in mezzo alle strade. I cervi sono pregati, quando scattano attraverso, di iniziare almeno sei iarde davanti ai motori. I polli staranno dal proprio lato della strada quando lo avranno scelto per tre volte. I conigli non devono correre direttamente davanti all'auto per più di tre miglia di fila.'
Mentre procedevamo pesantemente con il Blunderbore, ogni collina tinta d'erica che rotolava fuori dalla nostra strada rivelava un castello nuovo, o meglio, molto antico. Dovrebbero esserci tanti castelli in questa parte del mondo quante sono le case. So che ne abbiamo visti di più! eccetto forse quelle dolci piccole abitazioni raggruppate insieme negli incantevoli villaggi di Ballater e Braemar. Non c'è da stupirsi che il Re e la Regina amino questa parte del mondo. Basil pensava che tutto qui sembrasse molto straniero: ma c'è sempre quello spirito francese in Scozia, non è vero? Sono sicura che il caffè sia così buono proprio per questo.
È stato divertente pranzare al Castello di Braemar, che ha più torrette di quante se ne possano contare senza conoscerlo bene. Quasi ogni stanza ha una torretta, e alcune ne hanno due: e sugli spessi scuri di legno sono incisi rozzamente i nomi dei soldati acquartierati nel Castello dopo i giorni del Principe Charlie. Naturalmente c'è una prigione, e una via segreta per il villaggio e il fiume in lontananza: e quando entri devi salire e salire lungo una scala a torre con qua e là una piccola finestra profonda con grate di ferro per darti luce. Vorrei che potessi vedere il cane persiano della Principessa, Mirzan, della più antica razza di cani al mondo: bianco-giallastro come avorio antico, alto, sottile e aggraziato come una piuma al vento. Assume atteggiamenti strani come i cani nei quadri dei vecchi maestri; e senti che non può essere reale. Deve essere uscito furtivamente da un arazzo scuro appeso a una delle spesse pareti di pietra, e dovrà tornare al suo posto accanto al cavaliere dell'arazzo dormiente, non appena avrà finito di correre dietro alle colombe, che hanno lasciato la loro colombaia e si stanno bilanciando con le loro zampe color corallo sulle merlature, o camminando nel cortile. Vedere questo castello della Principessa mi fa quasi invidiare che tu abbia Dunelin. Mi piacerebbe vivere in un castello. Compra Dunelin, come dicevi a volte di voler fare, e invitami a essere un umile piccolo membro di una delle tue grandi feste in casa. La tua principessa abbandonata, BARRIE.
LETTERA DA BARRIE A SUA MADRE
CARISSIMA BARBARA: Ogni prospettiva è piacevole e solo l'uomo è vile. Almeno, non intendo vile, ma sconvolgente. È un vero peccato per Basil. Non so cosa fare. Spero che tu non stia sperando che io mi innamori di lui? Qualcosa che ha detto mi fa pensare che creda che tu lo voglia. Ma perché dovresti? Non conosci così bene lui e sua sorella. Non sono vecchi amici. Tesoro, se sono un peso per te--e so di esserlo--andrò molto lontano e cambierò il mio nome e farò tutto quello che vuoi, eccetto sposare Basil. Non è che sono troppo giovane. Mi sembra che se amassi un uomo disperatamente vorrei sposarlo finché sono giovane, così da dargli tutti i miei anni, e perché rimpiangerei i giorni, le settimane e i mesi vissuti lontano da lui. Ma Basil è proprio come un fratello. Potrebbe tenermi la mano tutto il giorno e non proverei nemmeno un brivido, che lui dice essere il modo in cui una ragazza scopre se è davvero innamorata.
Tutto potrebbe essere così piacevole, se non fosse per questa sciocchezza. Abbiamo visto Elgin, che ha la più squisita cattedrale in rovina che sia mai vissuta o morta; e la dolce Abbazia di Pluscarden non lontano; e Forres, piena di ricordi di Macbeth; e un misterioso pilastro intagliato di arenaria chiamato Pietra di Sweno; e la nascosta, segreta valle del fiume Findhorn, dove siamo dovuti scendere e camminare per miglia attraverso una gola della bellezza più affascinante. A volte era selvaggia e grandiosa, a volte pacifica come un sogno di terra delle fate. Ogni tipo di albero incantevole cresceva lì, fuori da pareti rocciose pure rosse come corallo, o pallide e scintillanti come raso grigio; e guardavi giù nell'acqua marrone come il marrone degli occhi dei cani--pozze profonde, e cento rapide e minuscole cascate che riempivano la valle con il loro canto. Ma il signor e la signora Vanneck camminavano molto davanti a noi sui sentieri ripidi e stretti, che erano così scivolosi che ho dovuto lasciare che Basil mi aiutasse, ed era davvero imbarazzante e inutile continuare a rifiutarlo tutto il tempo. Dice che siamo fatti l'uno per l'altra, ma io ne so meglio!
Ricordi, non è vero, cara, che non volevo fare questo viaggio? Il mio sentimento doveva essere un presentimento.
A Culloden Moor non ho potuto fare a meno di piangere un po' per il Principe Charlie e i suoi coraggiosi Highlanders, perché penso che nessun altro campo di battaglia possa mantenere la sua tristezza e il suo pathos romantico, e il suo effetto sulla mente come quello. Sai che è quasi in vista e a portata di suono del mare; e la voce del vento tra i pini--scure, dritte file di pini come soldati in lutto, che svettano in un mare di erica macchiato di sangue--mi è sembrata come il lamento di cornamuse spettrali che suonano un lamento delle Highlands. Vagando tra le tombe ondulate e i cumuli di pietre dei diversi clan che hanno dato la vita invano per il Principe Charlie, ero con Basil tutta sola, perché quei disgraziati Vanneck dovevano andarsene per conto loro, come al solito, nel modo più marcato. Mi ha fatto asciugare gli occhi con il suo fazzoletto, e poi lo ha ripiegato per 'tenerlo per sempre.' Sceglie davvero i posti più strani per fare l'amore, e riesce sempre nel momento in cui gli altri se ne vanno, a portare l'argomento su quello. Per fortuna siamo tutti e quattro insieme nell'auto, dato che l'autista guida, ma anche lì mi guarda, il che mi sta facendo innervosire parecchio. Ieri ho chiesto di sedermi davanti, dicendo che volevo più aria. È stato dopo aver lasciato Inverness; e ho avuto la parte migliore, del tutto per caso. Era una strada orribile, quasi l'unica cattiva che abbiamo avuto; piena di buche piatte che l'autista chiamava 'padelle', e gli altri, nel retro dell'auto, si sono quasi visti uscire le spine dorsali dalla sommità della testa. Strano quanta differenza ci sia, stando seduti al posto di guida! Il sobbalzo è durato fino a Drumnadrochit, dove ci siamo allontanati da un lungo, dritto lago per salire in una terra incantevole e strana; poi ci siamo tuffati giù per una ripida collina verso Invercannich--un posto affascinante circondato da incantevoli, misteriose cime montuose che sembrano dire 'Se volessimo, potremmo rivelarti il segreto di Glen Affric, che stiamo nascondendo.'
Non è un nome seducente--Glen Affric? Poco tempo fa avrei voluto immensamente vederlo; ma ora ogni volta che qualcuno propone di camminare attraverso una valle discuto sempre che sarebbe meglio di no.
Ieri sera ci siamo fermati a Strathpeffer, una graziosa e bellissima cittadina di cura, che sembra un giardino fiorito cinto da mura nel mezzo della selvaggia e austera Caledonia. Le montagne sono le mura; e l'erica scorre intorno a esse e vi si infrange contro come un oceano color porpora. È di un aspetto così straniero che ha ricordato a Basil Baden-Baden. Ora stiamo proseguendo verso il Ross-shire, che Basil descrive come una terra di brughiere e grandi spazi dove vivono i cervi nobili. Ma abbiamo già visto cervi uscire con molta calma dalle foreste sulla nostra strada, dove si fermano a guardare con aria interrogativa, senza il minimo timore, l'automobile. È quasi come se la scambiassero per un animale loro simile. Stasera saremo a Loch Maree e naturalmente non riceverai questo messaggio in tempo per telegrafare lì. Ma forse potresti mandare un telegramma a Ballachulish, dove saremo domani. Fallo, carissima, e dimmi di tornare da te. Nonostante tutta questa bellezza, non posso sopportarlo ancora per molto, perché non riesco a far fermare Basil senza essere davvero scortese con lui. Non hai bisogno di tenermi più di un giorno se è un inconveniente. Andrò ovunque in seguito, tranne che dalla nonna. O anche lì, se mi riprenderà! - La tua amorevole e ansiosa BARRIE.
TELEGRAMMA A BARRIE DA PARTE DELLA SIGNORA BALLANTREE MACDONALD
Se vuoi farmi piacere ed essere molto felice tu stessa, di' di 'Sì' a B. N. Cosa splendida per te. Non potrei desiderare nulla di meglio per il tuo futuro. Fammi stare tranquilla scrivendo che hai deciso. Con affetto e speranza,
BARBARA.
LETTERA DI BARRIE A SUA MADRE
CARISSIMA: Il tuo telegramma mi ha dato la più terribile sorpresa quando sono arrivata qui a Ballachulish, e anche tutto il resto sembrava contro di me, perché c'era un telegramma della sorella del signor Bennett che chiedeva al signor e alla signora Vanneck di farle visita il prima possibile, in quel padiglione di caccia di cui ci avevi parlato. Loro volevano andare, e io ero l'unica cosa che li tratteneva. Se avessi avuto un nemico che cercava di spingermi in un angolo, questo sarebbe sembrato opera sua (o sua), come se fosse stato pianificato di proposito. Ma, naturalmente, questa idea è un'assurdità. Basil ha detto: "Ora, se solo potessi provare un po' di affetto e decidessi di aspettare l'amore, potremmo sposarci subito, perché credo che in Scozia sia ancora facile fare queste cose rapidamente". Ma gli ho detto che non mi sentivo di farlo, nemmeno per far piacere a Barbara, anche se lui mi piace molto. E ho iniziato a pensare che, dopo tutto, sarei dovuta tornare a Carlisle e implorare la nonna di accogliermi, quando, chi dovrebbe arrivare sfrecciando fino all'albergo se non il signor Somerled con l'adorabile Gray Dragon? Avrei potuto piangere di gioia. È stato come un miracolo, perché, anche se pensavo che potesse passare di lì prima o poi, non me lo aspettavo in quel momento, non più di quanto tu ti aspetteresti che la manna cadesse nel 1912 solo perché ti capita di avere fame ed essere perduta.
Sarai sorpresa forse dal mio sentire di essere stata salvata da Basil e dalla nonna semplicemente perché il signor Somerled è apparso al nostro albergo nella sua automobile. Ma non ti ho ancora detto tutto. Non era solo. Aveva radunato Duncan MacDonald e la signorina MacDonald, ed era venuto a Ballachulish a cercarci. Devo confessarti ora che gli ho scritto due o tre volte, il che era solo cortesia, dato che era stato così gentile da salvarmi in precedenza. E tu non mi avevi proibito di scrivere. Una delle cose che gli ho detto in una lettera riguardava la visita alla signora Payne che i Vanneck avrebbero potuto fare: e gli è venuto in mente che potesse sorgere una complicazione del genere. Pensava che se il signor e la signora Vanneck avessero voluto andare alla Round House, sarebbe stato molto bello per me unirmi ai miei cugini (naturalmente i MacDonald sono miei cugini) finché tu non fossi pronta a farmi tornare da te. Oppure potrei andare a stare al castello di Dunelin a Dhrum, poiché sono disposti a ospitarlo lì se io vado. Gli è stato affittato per anni, sai. Dato che i MacDonald sono poveri, temeva che, se non avesse preso il castello, avrebbero potuto affittarlo o addirittura venderlo a qualche persona ricca e volgare che rovinerebbe l'isola che ama. Ora potrebbe comprarlo lui stesso: poiché Duncan MacDonald non ha figli maschi, e la figlia è così scialba e avanti con gli anni che non può assolutamente sposarsi. Non sarebbe bello che il castello appartenesse ancora a un MacDonald? Ed è così romantico che sia proprio Ian Somerled MacDonald, che Duncan era solito disprezzare. Ma forse non hai mai sentito questa storia?
Ora, sia il padre che la figlia sono dolci con la "loro cara cugina", e molto gentili con me, per fargli piacere, naturalmente. Dopo stare con te, preferirei andare a Dhrum piuttosto che fare qualsiasi altra cosa al mondo. Forse ti sembrerà la cosa giusta, perché so quanto sia difficile pianificare cosa fare di me per il resto della mia vita, a meno che io non sposi Basil. E forse non ti dispiacerebbe tanto che io non lo sposassi, se avessi un posto adeguato dove stare per un bel po' di settimane, mentre tu ti guardi intorno?
Il signor e la signora Vanneck non sono ancora partiti, ma inizieranno domani mattina per Dundee, e da lì andranno alla Round House. Mi dispiace dire che non sentirò la loro mancanza, come mi è successo per la signora James. Il cugino Duncan e la cugina Margaret (mi hanno detto di chiamarli "cugino") non sembrano affatto scozzesi, e quindi sono piuttosto deludenti. Vivono a Londra e non si curano di Dhrum, ma sembrano non dispiacersi dell'idea di fare visita al signor Somerled lì. Credo che in passato abbiano spesso fatto visita alle persone a cui affittavano il castello di Dunelin, ma solo quando c'era un ottimo chef e una vivace compagnia. La cugina Margaret ha un naso grande e prominente, capelli sottili e un viso e un corpo magri. Tutta la sua personalità è scarna e fredda, come se non potesse interessarsi molto a nulla. Ma si interessa al voto alle donne, e insiste nel parlare di politica nel mezzo di uno scenario incantevole. Assomiglia così tanto a suo padre che è davvero buffo, e le loro voci sono esattamente uguali, lente, corrette ed esageratamente inglesi; e la storia scozzese li annoia. Sono orgogliosi dell'antenato che tradì il Principe Charlie e combatté con Butcher Cumberland, quindi non abbiamo nulla in comune. Ma ogni porto è buono durante la tempesta!
Suppongo di non dover partire sulla Gray Dragon finché non avrò tue notizie? Eppure sicuramente dirai di "Sì", dato che ti risparmierà problemi, senza che io sia costretta a sposare Basil. Mi dispiace per lui, ma presto se ne farà una ragione, perché ama la sua scrittura più di ogni altra cosa al mondo, e tra poco tornerà a essa e si dimenticherà di me. Penso che gli piaccia perché sarei un nuovo tipo di eroina per uno dei suoi romanzi, e sono abbastanza disposta a fargli comodo per questo.
Immagino che se vado con il signor Somerled, la signora West raggiungerà Basil tra qualche giorno, e continueranno il loro tour insieme come se nulla fosse successo a interromperlo. Naturalmente non ho detto al signor Somerled della proposta di Basil, quindi quando ha suggerito di fare un breve giro con la Gray Dragon in memoria dei vecchi tempi, ha invitato anche Basil. Ma questo è stato prima che i Vanneck controllassero i treni e decidessero che non potevano partire fino a domani. Non ci sarebbe stato spazio confortevole per una tale folla nemmeno nella Gray Dragon. Comunque, Basil ha rifiutato, dicendo di avere del lavoro da scrivere, e io sono andata con il signor Somerled e i cugini al passo di Glencoe; lo conosci, vero? "La valle del pianto"?
È solo un'escursione pomeridiana da Ballachulish, quindi ero sicura che non avresti avuto obiezioni se avessi deciso da sola. Per quanto riguarda Ballachulish, è uno dei posti più affascinanti che abbia visto finora in Scozia, anche se venendo qui come abbiamo fatto da Loch Maree avrebbe dovuto essere davvero bellissimo per non essere quello che in teatro chiamate un "anticlimax". Loch Maree giace tutto segreto e nascosto tra le foreste di cervi. Lungo la strada stretta e tortuosa mentre procedi, senti il suono impetuoso di molti fiumi. Nessuno aveva mai nemmeno sognato le automobili quando quella strada fu costruita, quindi devi viaggiare lentamente e manovrare ogni volta che incontri qualcuno se non vuoi essere ucciso. Anche così, ci siamo scontrati con una grande automobile carica di ceste di pesce. Il nostro volano era a terra, girava inutilmente in tondo, stridendo orribilmente, mentre entrambi gli autisti si insultavano a vicenda. Un incidente così buffo, e ne abbiamo avuto un altro, salendo una collina molto ripida. Avevamo così poca benzina che è tornata indietro, come fa il sangue se tieni sollevata la mano, e il motore non faceva altro che gemere finché non abbiamo scoperto cosa c'era che non andava. Nel complesso è stata proprio un'avventura andare su una strada simile con un'auto così debole e attempata come Blunderbore: ma ne è valsa la pena, perché Loch Maree è il bellissimo luogo di nascita degli arcobaleni neonati. Mentre ci avvicinavamo, viaggiando su una mera cucitura bianca in un tappeto di erica porpora ricucito con flussi d'argento, ho visto una quantità di arcobaleni incompiuti, che aspettavano solo di essere abbinati l'uno all'altro come pezzi di un puzzle. Si libravano sopra i ruscelli, danzando alla luce del sole; o macchiavano di colore le rocce fittamente argentate da un broccato di lichene, o si nascondevano improvvisamente nell'erica che, mescolandosi alla felce verde pallido, creava un motivo irregolare di ametista e giada per chilometri lungo la strada. Oh, era tutto incantevole; e siamo rimasti una notte lì, in una locanda ideale dove i pescatori prenotano le loro stanze con anni di anticipo. Un caro vecchio cameriere dell'hotel di Loch Maree mi ha consigliato nel modo più gentile di non parlare mai, mai di aringhe fresche come pesce, in Scozia. Mi chiedo perché? Mi ha chiesto se volessi aringhe fresche o uova. Ho detto che avrei preso il pesce. Ha detto che non c'era pesce, ma volevo provare l'aringa? È stato così che è nato l'argomento.
Abbiamo dovuto attraversare due traghetti delle Highlands, arrivando a Ballachulish. Il Strome Ferry, che è stato difficile e quasi pericoloso perché c'era una grande tempesta di vento proprio in quel momento, e il Dornie Ferry. Mi sono piaciute quelle esperienze più di quasi tutto ciò che abbiamo fatto con Blunderbore. I piccoli traghetti erano molto più emozionanti di un enorme traghetto a vapore, come quello sul Tay. E nella terra selvaggia e sperduta passando per il Clunie Inn, pioveva e tirava vento, la bufera ci sferzava, facendo dondolare l'auto come una culla. Il fango schizzato ci faceva sembrare persone orribilmente lentigginose; ed è così che i MacDonald mi hanno vista per la prima volta. Spero che il signor Somerled abbia spiegato che non ero davvero così. Avevamo discusso così tanto sul telegramma della signora Payne e su cosa dovessero fare i Vanneck, che non abbiamo avuto tempo di lavarci, e non mi importava se non fossi mai più stata pulita. Ma nel momento in cui è apparsa la Gray Dragon mi è importato terribilmente. Mi sono presa molta cura del mio aspetto prima di partire con i miei nuovi cugini, per Glencoe, e mi sentivo così felice che sembrava che il posto dovesse chiamarsi la Valle del Sorriso invece della Valle del Pianto.
Naturalmente, però, ho perso quella sensazione frivola quando eravamo lì, anche se era una gioia essere tornata con la Gray Dragon; perché il passo di Glencoe è come la Valle della Morte. È una bocca triste spalancata, che ruggisce al cielo in cerca di vendetta, mordendo le nuvole con denti neri e frastagliati; una grande bocca in un volto morto bagnato dalle lacrime di un pianto che non potrà mai essere asciugato. Pioveva mentre eravamo lì, e anche se la pioggia non importa alla Gray Dragon, ha reso il passo più selvaggio e cupo se possibile, riempiendolo di fantasmi grigi e alla deriva: fantasmi dei clan sterminati; fantasmi che svaniscono nei bui portali aperti dei castelli di roccia, o che cadono sul pavimento verde della valle, a piangere sul pallido, sbiadito porpora della scarsa erica. Il fiume nel quale le cateratte piangenti versavano le loro lacrime era nero all'inizio; ma improvvisamente, sebbene la pioggia non smettesse, il sole ha squarciato un buco tra le nuvole e ha scagliato un enorme arcobaleno nell'acqua impetuosa. Si è diviso in mille frammenti, ancora scintillanti sotto il limpido flusso marrone: e ho pensato che fosse come se le donne MacDonald, cercando di sfuggire al massacro, avessero lasciato cadere i loro poveri tesori – le loro pietre di Cairngorm, i granati e le ametiste – e lì i gioielli fossero rimasti da allora sotto l'acqua, perché nessuno osava ripescarli. Ma ho anche pensato che la chiave dell'arcobaleno stesso potesse giacere lì; e questo mi ha resa di nuovo felice nonostante la tristezza del luogo: perché il signor Somerled ed io eravamo soliti parlare, quando ci siamo conosciuti, di trovare insieme la chiave dell'arcobaleno: e ho visto dal modo in cui mi guardava che non aveva dimenticato. È un complimento quando un uomo come quello ricorda qualcosa che dice una ragazza, non credi?
Ora, cara Barbara, devo spedire questa lettera subito, anche se sto per telegrafare allo stesso tempo, per chiedere se posso accettare l'invito del signor Somerled. Ti dico francamente che non so come farò a sopportarlo se dirai di no. Ma non lo farai. Sei troppo gentile e dolce, e vuoi che io sia felice e trovi la chiave dell'arcobaleno, non è vero?
La tua BARRIE, Che non vede l'ora.
II
Quando la signora Ballantree MacDonald ricevette il telegramma, che le giunse il giorno prima della lettera di Barrie, lo mostrò subito ad Aline West. Diceva:
"Ti prego perdonami per non dire 'Sì' come desideri a B. N. Ma non avrò bisogno di dare altri problemi per molto tempo, comunque. Il signor e la signora Vanneck partono domani. Il signor Somerled è arrivato qui con i miei cugini MacDonald da Londra e sono invitata a fare visita al castello di Dunelin a Dhrum. Ti prego, lasciami andare, a meno che tu non possa ospitarmi. Mi riporteranno prima a vedere te a meno che non sia un inconveniente. Ti ho appena spedito una lunga lettera, ma spero che telegraferai la risposta a questo.
"BARRIE."
"Che cosa semplicemente fatale!" commentò Barbara, così caldamente che Aline avrebbe potuto darle uno schiaffo. Ma, dopo tutto, era lei quella a cui importava, non la signora Bal. Finché Barrie era ragionevolmente al sicuro e ragionevolmente felice, e completamente fuori dai piedi (anche temporaneamente fuori dai piedi), a Barbara non importava molto di nient'altro. Aveva voluto punire Somerled un po' per la sua indifferenza, passata e presente, verso la sua (quasi) irresistibile persona: ma lo aveva punito, ed era stato molto divertente, ed era stanca di preoccuparsi. Il suo senso dell'umorismo, una sua grazia salvifica, era solleticato dalla sua insistenza, e da questo colpo di scena inaspettato a Ballachulish con i MacDonald. Non poté fare a meno di ridacchiare quando pensò a come Aline (era stata principalmente Aline) avesse manovrato per spingere quella povera ragazza carina tra le braccia di Basil; e come, proprio mentre sembrava sul punto di riuscirci, Somerled fosse piombato giù come un'aquila reale delle montagne per strappare la preda dalla bocca del suo rivale. Barbara avrebbe preferito che sua figlia sposasse Basil, dato che doveva sposare qualcuno per essere tolta di mezzo, essendo così terribilmente tra i piedi, povera cara! Ma fortunatamente Morgan Bennett aveva finalmente detto ciò che Barbara voleva che dicesse. Aveva inteso per tutto il tempo, senza dubbio, di dirlo, a meno che non avesse vacillato un po' dalla sua vera fedeltà in quella pericolosa serata in cui vide Barrie per la prima volta a teatro. Barbara era felicemente fidanzata con lui ora; e anche se aveva dovuto dirgli che la "cara sorellina Barrie" probabilmente avrebbe sposato Basil Norman, aveva detto solo "probabilmente". Non poteva rispondere per quella creatura: non si poteva mai per nessuno.
"Quanto è da Somerled!" gorgogliò, mentre Aline sedeva senza parole, con il telegramma in mano. "Ora sappiamo dove è stato. È andato a Londra e ha radunato la famiglia MacDonald, quando tutto il resto aveva fallito. Deve rendergli il viaggio molto vantaggioso, perché odiano le loro terre natie selvagge. Ma poi... Londra ad agosto! Immagino che abbiano accolto volentieri qualsiasi cambiamento. Povera cara, mi dispiace se sei affezionata a lui, ma questo sembra proprio che Somerled sia tremendamente serio. E se lo è, non credo che tu ed io siamo in grado di misurarci con lui. Dobbiamo lasciare che le cose prendano forma, temo."
Gli occhi di Aline, di nuovo sani ora, scagliarono un lampo come quello che Basil conosceva. "Non mi abbandonerai, vero?" esclamò. Il suo impulso fu di aggiungere in tono stridulo: "Ora che hai fatto il tuo mercato, e non ti importa un fico secco di cosa succede agli altri!" Poiché era ancora ospite della signora Bal, ed era stata trattata regalmente, sacrificò la soddisfazione momentanea. Inoltre, questo era l'ultimo momento in cui sarebbe stato sicuro offendere la signora Bal.
"Abbandonarti? Certamente no," disse Barbara. "Ma cos'altro posso fare? Ho scritto e telegrafato a Barrie. Entrambe abbiamo organizzato, prima che i Vanneck rimanessero più a lungo, e poi che partissero improvvisamente, o almeno che dicessero che stavano partendo. Abbiamo fatto così tante cose, sono piuttosto confusa. E mi sarebbe piaciuto che Barrie si innamorasse di tuo fratello, che è perfettamente affascinante e così sensato riguardo a tutto. Ma vedi, non posso forzare la ragazza. E Somerled è sul posto. Cosa vuoi che faccia che non ho già fatto?"
"Non voglio che tu faccia nulla," rispose Aline, lottando per mantenere la calma, "tranne che sostenermi... e sostenere Basil. Io tengo a Ian. Ti ho confessato tutto, e il tuo non essere sicura riguardo al signor Bennett ti ha resa così dolce e comprensiva, è stato davvero un conforto. Ma ho mio fratello oltre a me stessa per cui combattere. Non si può mai essere sicuri di ciò che farà per se stesso, è così modesto, e lascia sempre che gli altri uomini prendano il sopravvento. Se ti schiererai con noi, partirò col primo treno. Immagino che dovrò andare a Oban o da qualche parte, e noleggiare un'automobile. Basil ha scritto dei traghetti che ci sono da attraversare. Sarà terribile, da sola. Ma se ti schiererai con me..."
"Schierarmi con te?" ripeté Barbara, sperando che Aline non intendesse darle troppi problemi. Era un po'... solo un po'... stanca della cara Aline. Era stato utile e piacevole averla con sé, durante quel periodo di incertezza riguardo a Morgan Bennett: una donna simpatica con cui andare in giro; carina, ma non troppo; giovane, ma non troppo; famosa, ma non così famosa o popolare come lei; ma ora era tutto deciso riguardo a Morgan; e Aline era stata un tantino lagnosa, il che era noioso. Inoltre era noioso vedere quanto George Vanneck fosse follemente innamorato della signora West, senza ombra di cambiamento, sebbene Barbara avesse provato a cimentarsi, solo per gioco, nel tentarlo a cambiare. Anche un verme lo farebbe; ma George Vanneck non lo farebbe, il che lo faceva sembrare così lento! E la signora West era una donna con solo due sorrisi, e nessun vero senso dell'umorismo.
"Tutto ciò che intendo," spiegò Aline, sentendo a disagio di aver perso il suo potere, "è se mi invierai come tua rappresentante da Barrie? Non posso lasciare che Ian pensi che io sia venuta a causa sua. Ma tu stai recitando, e non puoi assolutamente allontanarti, quindi... dato che siamo amiche ora, sembrerebbe solo naturale che io andassi al tuo posto."
"Cosa farai quando arriverai a Ballachulish?"
"Darò a Barrie diverse ragioni per sposare mio fratello, e se mi lascerai parlare per te oltre che per lui e per me stessa, sono quasi sicura di poter... poterla salvare da Somerled."
A questo Barbara rise francamente, il modo di esprimersi le sembrava così bizzarro; e quanto a se stessa, si sentiva straordinariamente felice. Aveva ottenuto ciò che voleva dalla vita. Aveva ottenuto Morgan Bennett. E alla fine della settimana lui sarebbe partito per l'America per un mese, il che era piacevole, perché, sentendosi perfettamente al sicuro per il futuro, lei avrebbe potuto godersi una piccola cura riposante, senza doversi preoccupare di essere gradevole con lui. Lui era affascinante, ma estenuante. E se dopotutto non avesse avuto bisogno di ospitare Barrie, avrebbe potuto accettare un invito incantevole per domenica e parte di lunedì negli adorabili Trossachs. Era stata la Duchessa di Dalmelly a invitarla, e lei aveva pensato di dover rifiutare perché Barrie era attesa a Glasgow per sabato sera. Non si sentiva di rimandare ancora la ragazza, dato che Morgan sarebbe partito; eppure la Duchessa non sapeva che Barrie esistesse, e Barbara non voleva che lo sapesse. Perché non lasciare che le cose si sistemassero da sole, e che Barrie andasse al Dunelin Castle con i MacDonald? Si diceva che la Duchessa desse feste meravigliose, e la tenuta del Duca vicino a Callander era famosa. Barbara non era mai stata invitata prima e le sarebbe piaciuto andarci, specialmente come fidanzata di un milionario. Le avrebbe dato una nuova importanza.
"Oh, beh, devi fare come ti pare," disse con disinvoltura ad Aline, "ma non agitarti troppo. Quel che deve essere, sarà, sai."
"Sì, lo so," rispose Aline seccamente. "E ora cercherò gli orari dei treni."
III
Aline convinse la signora Bal a telegrafare a Barrie: "Attendi il mio messaggero"; ciò nonostante, la ragazza fu molto sorpresa di vedere la signora West. Aveva vagamente pensato che Barbara potesse mandare una delle cameriere dai capelli rossi per riportarla a Glasgow.
Naturalmente Basil doveva averlo saputo, ma non aveva detto nulla. Da quando erano arrivati Somerled e i MacDonald, si era tenuto in disparte con la scusa della scrittura. Ora Barrie si rendeva conto che certamente aveva aspettato sua sorella; eppure non era andato a prenderla con l'auto. Forse non c'era stato tempo: o forse aveva avuto un'ispirazione e non era riuscito a staccarsi dal lavoro, nemmeno per poche ore.
Quando Aline arrivò a Ballachulish, Barrie, Somerled e Margaret MacDonald stavano camminando insieme lungo le sponde del limpido Loch Leven. Barrie indossava un abito bianco e non aveva il cappello. Il sole del tardo pomeriggio abbagliava i suoi capelli, e mentre Somerled la guardava, attraverso la signorina MacDonald (era da Margaret camminare in mezzo a loro), c'era un'espressione sul suo volto che faceva sentire Aline capace di cose disperate. Una bambina come Barrie a portarglielo via così facilmente! C'era qualcosa che non andava nel mondo. Aline desiderava rimetterlo a posto e vivere felice e contenta. Aveva viaggiato tutta la notte in treno ed era stata ore in automobile, senza mai notare il paesaggio; e invece di essere incantata da Connel Ferry, aveva considerato la traversata come un fastidioso ritardo. Alcuni degli scenari più belli della Scozia le erano passati davanti agli occhi tra Oban e Ballachulish; ma se pensava a tali cose, pensava che nemmeno a una scrittrice romantica ci si potesse aspettare che notasse minuzie irrilevanti come la natura, quando era legata anima e corpo al proprio romanzo privato.
Somerled si chiese come avesse potuto trovare il suo volto interessante. Non sapeva quale dei suoi due sorrisi avesse meno genuina natura umana, quello triste o quello allegro. E per la prima volta si chiese se Basil non scrivesse la parte migliore dei loro libri.
"Sono venuta in gran fretta per una missione importante da parte della signora Ballantree MacDonald per Barrie," spiegò a Somerled piuttosto che alla ragazza, mentre scendeva rigidamente dall'automobile. Era quasi pateticamente ansiosa di non dare l'impressione che questo viaggio frenetico fosse stato intrapreso per conto di Ian. Se avesse fallito, avrebbe liberato George Vanneck dalla sua lunga sofferenza sposandolo. Avrebbe persino detto che erano segretamente fidanzati da tempo. Qualsiasi cosa pur di non far sospettare a Somerled la verità. Ma avrebbe cercato con tutte le sue forze di non fallire.
"Vedrò Basil tra poco," disse quando Barrie le chiese se non avessero dovuto avvertirlo. A Somerled venne in mente che Aline non volesse incontrare il fratello davanti a degli estranei. "Lasciami solo sbarazzarmi di questa automobile a noleggio, e poi devo compiere la mia missione prima di fare qualsiasi altra cosa. Basil e io avremo un sacco di tempo insieme. Ho finito la mia visita alla signora Bal. Cara bambina, posso fare due chiacchiere con te nella tua stanza e darti il messaggio della tua Barbara?"
Barrie era impaziente, ma spaventata. Riusciva a stento ad aspettare di sentire quale fosse il verdetto di sua madre sul Piano; ma sembrava di cattivo auspicio che dovesse apprenderlo tramite Aline. Nulla di buono le era arrivato finora tramite la signora West.
La stanza di Barrie era piccola e dava su una colombaia. Le colombe piangevano un po' più del ragionevole, considerando che i loro dolori dovevano risalire a generazioni fa. Il loro tubare continuo irritava i nervi di Aline. Quale sarebbe stato il modo migliore di iniziare? L'aveva pianificato una dozzina di volte sul treno e un'altra dozzina in auto: ma poche colombe e un trambusto in una famiglia invisibile di polli furono abbastanza per farle uscire tutto di testa. Improvvisamente scoppiò a piangere. Non faceva parte del suo piano; ma nessuna ispirazione avrebbe potuto essere più utile. La maschera graziosa e serena del suo viso liscio si increspò pietosamente, facendola sembrare reale e umana. Il cuore di Barrie si scaldò verso di lei per la prima volta.
"Oh, signora West, che succede?" esclamò. "Non è successo niente alla mam... a Barbara?"
Niente di ciò che accadeva a chiunque, tranne che a se stessa, avrebbe potuto strappare lacrime ad Aline West, ma Barrie non lo sapeva.
"Sono così... orribilmente infelice!" gemette Aline, nascondendo il volto distorto tra le mani. Non c'era tempo per cercare un fazzoletto.
"C'è qualcosa che posso fare?" chiese Barrie.
"C'è... tutto!" soffocò Aline. Iniziò a capire, dalla voce agitata della ragazza, che l'incidente delle proprie lacrime era stato provvidenziale. "Ma non lo farai quando saprai."
"Lo farò, davvero, se posso," protestò calorosamente Barrie.
"Hai portato via Ian da me," singhiozzò Aline. "Era mio finché non sei arrivata tu. Lo adoravo e lui mi amava. Mi ama ancora, ma abbiamo litigato... per colpa tua. Ero gelosa... lo confesso. Sei così giovane. Io ho... trent'anni. Disse che non gli interessavi in quel modo, che eri solo una bambina; ma ti aveva promesso di portarti a Edimburgo e fare una sorta di tutore, e nulla lo avrebbe indotto a rompere la sua parola. Ero sciocca... ho cercato di farne una prova con lui. Ho detto che se mi avesse amata, ti avrebbe detto di aver cambiato idea, che non poteva portarti. Ma non si è lasciato convincere, e così abbiamo litigato. Da allora ogni cosa è andata male tra noi. È così orgoglioso e duro! E il mio cuore si sta spezzando."
"Mi dispiace, mi dispiace davvero," rispose Barrie con una voce strana e piatta, senza alcuna espressione. "Sei venuta qui per dirmi questo?"
"No, oh, no," disse in fretta Aline. "Sono venuta da parte di tua madre. Dovevo dirti che sta per sposare il signor Bennett, e che spera ancora che tu riesca a deciderti ad accettare mio fratello che ti ama così tanto, prima che il signor Bennett torni dall'America. Partirà tra un giorno o due, per qualche settimana. Sai, è così imbarazzante per Barbara. Se dovesse scoprire quel... piccolo segreto che gli ha tenuto nascosto! È un uomo piuttosto strano. Può essere duro. Lei ha paura di lui. Non è potuta venire lei stessa da te, e non osa riprenderti perché il signor Bennett è ancora lì, e se ti vedesse... ma capisci, vero? Mi sono offerta di venire io. Siamo grandi amiche, lei e io. Ma... volevo venire anche per me stessa. Ian è così terribilmente ostinato. Si è messo in testa che tu avessi bisogno del suo aiuto e che ti sarebbe rimasto accanto qualunque cosa accadesse. È il suo vanto non aver mai infranto la sua parola, né aver mai deluso nessuno. Nemmeno il suo amore per me lo farebbe desistere... e non ti abbandonerà finché pensa che tu sia sola e che abbia bisogno di un amico. Vedi cosa ha fatto per te! È andato a prendere questi MacDonald. Sapevo che era successo qualcosa perché il suo autista era stato chiamato con un telegramma per incontrarlo da qualche parte, ma è stato un colpo sentir dire da Barbara che ti aveva seguita. Mi ha mostrato il tuo telegramma. Ho perso quasi ogni speranza, allora, che le cose potessero mai andare bene tra Ian e me. Ma quando mi ha chiesto di vederti, ho pensato... sembrava appena possibile, se fossi riuscita a farti capire..."
"Ti prego, dimmi," disse Barrie, sempre con quella voce strana e secca, diversa dalla sua e dal tono molto maturo per una ragazza giovane, "ti prego, dimmi esattamente cosa pensavi che potessi fare... una volta che mi avessi fatto capire?"
"Ho pensato che potresti sentire che l'unico modo per liberare Ian Somerled dal suo presunto dovere sarebbe sposare qualcun altro in fretta. Sai che lui incolpa Barbara; ma se avessi un marito, non avresti più bisogno di un tutore. Allora, se gli chiedessi di perdonarmi... e glielo chiederei, perché non mi è rimasto più alcun orgoglio!... potrebbe tornare. Credo che sarebbe felice di tornare, perché ci amavamo teneramente prima che tu ci separassi!"
"È vero," disse Barrie; "se sposo qualcun altro lui sarà... sollevato. Non sapevo quanti guai gli stessi procurando."
"No, non lo sapevi, naturalmente, perché non poteva dirtelo," concordò Aline. "Ma ora lo sai. Oh, l'unico modo, se Ian deve essere reso felice di nuovo suo malgrado, è che tu sposi Basil. Pensa a quanto renderai felice anche lui! E Barbara. Tutti saranno felici, e tutto per merito tuo."
"Vedrò Basil e parlerò con lui," disse Barrie.
"Lo farai? Piccola angelo! Ma devo vederlo prima e prepararlo. Hai intenzione di fare quello che vogliamo tutti? Anche Ian lo vuole nel profondo, anche se non lo sa ancora, perché sarebbe un tale sollievo per lui sentire che eri a posto, e lui... potrebbe tornare ai... vecchi tempi."
"Sposerei Basil domani, se potessi," rispose Barrie.
"Forse puoi," disse Aline, raggiante, asciugandosi le lacrime.
* * * * *
Basil si convinse che sarebbe stato meno che uomo se si fosse rifiutato di accettare la sua felicità, anche se avrebbe desiderato che fosse arrivata spontaneamente. Ma nulla, come Aline gli ricordava ansiosamente, può essere ideale in questo mondo. E non era come se fosse certo che Somerled avrebbe sposato la ragazza se fossero stati lasciati soli.
"Non sapremo mai ora cosa avrebbe fatto," disse, "e io per primo non voglio saperlo. Voglio sapere solo cosa farà. Anche se è stato un po'... infatuato, beh, mi hai detto tu stessa che i cuori vengono spesso catturati di rimbalzo. Mi impegnerò così tanto."
"Ma tu verrai via con noi!" disse in fretta Basil. "Devi."
"Oh, lo farò. Non mi fiderei di te da solo... a tenere Barrie. Ma dopo gli scriverò una lettera. Una tale lettera! Naturalmente, ora tutti e tre abbiamo deciso" (era lei, e Basil con riluttanza, ad aver deciso) "semplicemente di dirgli che siamo costretti a riportare Barrie da sua madre; che la signora Bal non voleva sentire ragioni. E non sarà una bugia, perché non appena sarete sposati, la porterai a vedere Barbara. Morgan Bennett sarà partito, quindi alla signora Bal non dispiacerà... molto. Hai deciso dove si terrà il matrimonio?"
"Gretna Green," rispose Basil con una decisione così pronta che Aline ne rimase sorpresa.
"Perché Gretna Green? È così lontano," obiettò, impaziente per il dopo, che doveva essere la sua ricompensa. "Pensavo che un posto valesse l'altro in Scozia di questi tempi, e che..."
"Ho una ragione particolare per voler sposare Barrie a Gretna Green," disse Basil, quasi ferocemente. "Per prima cosa, mi ha detto che era un suo sogno. Per un'altra..."
"Per un'altra?"
"Non importa. Solo un mio capriccio... per cancellare il ricordo di qualcosa che non mi piace. Naturalmente, se Barrie obietta... ma spero di no."
Barrie non obiettò a parole. Solo il suo cuore si ribellava. Ma il suo unico grande desiderio era di mettere a dormire il cuore. E nient'altro contava. Nient'altro doveva contare ora.
IV
BARRIE SCRIVE ANCORA
Questa non è mai stata una storia. Ho scritto le cose, per compiacere me stessa, proprio come accadevano. Ma ora che la fine della luna di erica è giunta, devo scrivere dei suoi ultimi giorni. Penso che più in là manderò tutto questo alla signora James, in California, altrimenti non capirà mai come sia successo tutto; e poi, se non fosse stato per lei, la fine sarebbe stata molto diversa.
Questa parte dovrà essere una sorta di confessione. Quando ho iniziato a scrivere, non parlavo molto dei miei sentimenti, nemmeno quando ne ero sicura, il che accadeva di rado; ma ora vedo che mi sono innamorata del mio cavaliere nel minuto stesso in cui l'ho visto. Devo essere rimasta affascinata, altrimenti non mi sarebbe venuto in mente di sceglierlo come l'uomo che avrebbe comprato la mia spilla. Avrei potuto parlare con qualcun altro. Quando abbiamo iniziato il nostro viaggio e siamo arrivati fino a Gretna Green, lo adoravo. Ecco perché ero così felice. Non mi preoccupavo allora di quale sarebbe stata la fine. Mi sono semplicemente abbandonata a essere felice, e sembrava che una tale felicità dovesse durare per sempre. Mi chiedevo perché non fossi più impaziente di arrivare a Edimburgo e vedere mia madre... l'unica cosa per cui ero partita. Ma era perché mi ero innamorata del mio cavaliere, e lui era già più importante per me di chiunque altro al mondo, più importante persino di Barbara.
Presto ho iniziato a sospettare cosa stesse succedendo; e a Edimburgo ero del tutto, del tutto sicura. Ma non ero più perfettamente felice. C'erano nuvole sopra la luna di erica... quella luna dolce e gentile che dicevo essere la migliore dell'anno per innamorarsi.
Ho smesso di scrivere allora, perché se avessi scritto sarebbe dovuto essere tutto riguardo ai miei sentimenti. Il mondo ne era pieno. Erano come gabbiani che giravano intorno alla lampada di un faro; e il mio cuore era la lampada.
Pensavo, a Edimburgo, che al mio cavaliere non importasse di me come a me di lui. Stava lontano e lasciava che altri uomini andassero con me ovunque. Ora capisco perché, ma allora mi rendeva infelice, perché sapevo che lui era l'Unico Uomo, e lo sarebbe stato sempre. Una ragazza che lo aveva amato una volta non avrebbe mai potuto guardare nessun altro. C'erano anche altre cose che mi rendevano triste. Nessuno mi voleva. Le persone pianificavano sempre come mandarmi via: ma la luna di erica splendeva nonostante tutto, e ogni sera quando sorgeva, dai luoghi misteriosi dove si nasconde, sembrava dire: "Coraggio. Abbi fede in me. Non perdere la speranza, e ti mostrerò ancora dove trovare la chiave dell'arcobaleno." Così non volevo perdere la speranza; e mi sono sentita ricompensata quando il mio cavaliere mi ha chiesto di scrivergli e mi ha promesso che più in là lo avrei rivisto.
Poi è arrivata una lettera, e sebbene non riuscissi a pensare perché fosse tornato a Carlisle a trovare la nonna, sentivo che doveva essere per una ragione legata a me; e questo era rincuorante... solo sapere che ero nei suoi pensieri. Riguardo a Londra... quando ci è andato dopo... non ero così sicura. Ma è stato il giorno più felice della mia vita quando è apparso improvvisamente a Ballachulish. È arrivato appena in tempo, a quanto pare, per salvarmi come mi aveva salvato prima. Riuscivo a stento a non mostrare quanto lo adorassi. Poiché aveva fatto tanta strada e aveva fatto così tanto per me, ho pensato che forse dopotutto ci tenesse, sebbene sembrasse troppo meraviglioso per essere vero. Ogni tanto, mentre aspettavamo di sentire cosa avrebbe detto Barbara riguardo all'invito a Dhrum, c'era uno sguardo nei suoi occhi che mi faceva sentire che la luna di erica era stata la mia vera amica. Era cambiato anche lui, non duro e cinico come era solito essere, ma gentile e premuroso con tutti, come se avesse iniziato a vedere che bel posto può essere il mondo.
Questo ha reso peggiore il momento in cui è arrivata la signora West, e ha spiegato che tutto ciò che aveva fatto per me era per dovere, non per amore: che lui amava lei, e io avevo rovinato tutto per entrambi. La signora West ha detto che lui si sarebbe attenuto al suo dovere a ogni costo, finché non mi fossi sposata, quindi allora sono stata contenta, invece che dispiaciuta come lo ero stata prima, che Basil mi volesse. Ho visto che aveva ragione, e prima fosse finita, meglio sarebbe stato. Ma non osavo pensare al futuro. Sono andata avanti alla cieca, e ho fatto quello che Basil e la signora West mi hanno detto di fare. Nient'altro sembrava contare se non dimostrare al mio cavaliere che, dopo tutto il mio egoismo, la mia sconsideratezza e la mia vanità, lo avevo liberato.
Avrei preferito sposarmi ovunque che a Gretna Green, ma Basil aveva puntato tutto su quel posto.
Abbiamo detto al mio cavaliere che Barbara mi stava costringendo ad andare via subito con la signora West e Basil; o meglio, ho lasciato che spiegassero loro. Io non potevo. Avevo paura di crollare, e lui avrebbe visto quanto ero infelice. È stato tutto quello che ho potuto fare dire "addio". Mi ha quasi uccisa vedere lo sguardo ferito e sorpreso sul suo viso. Anche ora riesco a stento a scriverne.
Basil aveva scoperto le leggi sul matrimonio. Eravamo in Scozia da tre settimane, e tutto ciò che dovevamo fare, se volevamo sposarci in fretta, era dichiarare davanti a due testimoni che ci conoscessero entrambi, che ci prendevamo come marito e moglie. Avremmo potuto farlo altrettanto bene a Ballachulish se Basil non fosse stato determinato che fosse Gretna Green; ma dopo ho pensato che lui, o forse la signora West, avesse sentito che sarebbe stato meglio celebrare il matrimonio lontano dal mio cavaliere, che si definiva il mio tutore e avrebbe potuto considerare suo dovere opporsi.
La signora West doveva essere una dei testimoni, e, poiché Barbara non poteva lasciare l'uomo con cui era fidanzata, l'ultimo giorno prima che salpasse, Basil ha pensato che fosse meglio avere Salomon l'autista come secondo testimone. Il signor George Vanneck avrebbe potuto venire da Glasgow, ma ho sentito la signora West dire a Basil, quando lui ha suggerito di telegrafare: "Non voglio vederlo proprio ora, e specialmente al momento di un matrimonio. Potrebbe essere irragionevole."
Poiché avevamo bisogno di Salomon, abbiamo fatto tutto il viaggio in macchina, invece di prendere il treno da Oban, il che ci avrebbe risparmiato qualche ora.
Quando siamo arrivati a Gretna Green era sera, ma la luce del giorno indugiava ancora. A sud sarebbe già svanita. C'era un crepuscolo pallido che si mescolava al chiarore della luna, e non ho potuto fare a meno di ricordare la luce misteriosa a Sweetheart Abbey, nella mia prima notte in Scozia e la luna di erica. Ho ricordato anche il mio sogno, il sogno della scatola di ebano e argento chiusa a chiave, che poteva essere aperta solo dalla chiave dell'arcobaleno. Mi si è quasi spezzato il cuore a pensare a queste cose, e ho desiderato che si spezzasse, così che potessi morire invece di sposare Basil: perché se fossi morta sarei stata al sicuro fuori dai piedi di tutti, proprio come se mi fossi sposata.
Basil mi chiese dove fosse il posto in cui avevamo espletato la cerimonia per le fotografie, ma prima che avessi il tempo di rispondere, l'auto ci condusse alla casa, e lui la riconobbe dalle riprese dei biografi. Disse a Salomon di fermarsi e, lasciando la signora West e me nell'auto, scese per parlare con il padrone di casa. Fino a quel momento avevo desiderato con apatia che tutto finisse e avevo avuto persino fretta; ma all'improvviso mi sentii come se non potessi sopportare di sposarmi, e che sarei dovuta scappare. Desideravo e quasi pregavo che accadesse qualcosa – qualsiasi cosa – che rimandasse il matrimonio a un altro giorno. Se un terremoto avesse distrutto la casa ne sarei stata felice. Ma non accadde nulla. La signora West mi parlava in modo incoraggiante mentre Basil era via, dicendo quanto sarei stata felice per il resto della mia vita e che splendida luna di miele il fratello stesse organizzando. "Andrò via e vi lascerò soli," disse; e sebbene temo di averla quasi odiata, desideravo comunque gridare: "Oh, non andartene!".
In pochi minuti Basil tornò, sembrando eccitato e piuttosto felice, eppure c'era quella curiosa espressione pietosa e scusante nei suoi occhi che vi era sempre stata ultimamente, come se si vergognasse e si rammaricasse di qualcosa.
"È tutto a posto," spiegò. "L'uomo mi dice che possiamo sposarci qui, e non è troppo tardi. Dice che molte persone vengono anche oggigiorno, semplicemente per il romanticismo di celebrare il proprio matrimonio a Gretna Green." Poi Basil mi porse la mano per aiutarmi a scendere dall'auto. Mi sentivo molto debole e quasi male. Com'era diverso dal giorno in cui il mio cavaliere ed io eravamo arrivati di corsa a questa porta sulla carrozza all'antica, e avevamo recitato la commedia di sposarci sull'incudine! Come batteva il mio cuore mentre mi teneva per un istante tra le sue braccia! Avrei dovuto capire allora che ero innamorata di lui. Ora, era come se il mio cuore stesse morendo, perché lo sentivo freddo e pesante come piombo, mentre mi dicevo che dopo questo sarebbe stato sbagliato chiamare il signor Somerled "il mio cavaliere", o persino pensarlo del tutto, dato che pensare significava amare.
Anche la signora West scese dall'auto e si tolse il velo. Basil spiegò a Salomon cosa fosse necessario fare e come dovesse lasciare il suo motore per qualche minuto.
Le mie ginocchia tremavano così tanto che riuscivo a malapena a camminare. Basil lo notò e insistette affinché prendessi il suo braccio. "È perché è rimasta seduta nell'auto così a lungo," disse frettolosamente la signora West a lui. "Sono spesso così dopo una giornata in auto."
"Sei terribilmente pallida," disse Basil, fissandomi ansiosamente. "Non sverrai o qualcosa del genere, vero?"
"Oh, no," dissi. "Sto benissimo." Cercai di parlare naturalmente, ma la mia voce suonava come se fosse di qualcun altro, a chilometri di distanza. E per un minuto, dopo essere entrata nella stanzetta che sembrava così familiare, temetti di poter piangere o di essere in qualche modo sciocca.
"Ora," disse Basil, "tutto ciò che dobbiamo fare è dichiarare davanti a questi testimoni che ci prendiamo a vicenda in matrimonio. Non è così?" chiese, rivolgendosi al vecchio che, nel costume portato dai fotografi, aveva officiato la cerimonia su di me e sul mio cavaliere.
"Sì, signore, è tutto qui," rispose; ma mentre parlava scrutava con curiosità me. "È tutto qui quello che chiamiamo matrimonio irregolare in Scozia, come sarà questo. Quando dico 'irregolare', non dovete pensare a nulla di male. È legale quanto quello con le pubblicazioni. Se volete registrare il vostro matrimonio, signore, dovete fare domanda allo sceriffo della contea; ma è altrettanto vincolante e legale anche senza."
"Questo è ciò che avevo capito," disse Basil. "Ma, naturalmente, lo farò registrare. Sei pronta, Barrie?"
"Mi scusi la libertà, signore," intervenne il vecchio, "ma credo che questa sia la giovane signorina che è stata fatta per il Cinema? La riconosco dai capelli. Non sono così sicuro, però, di riconoscere lei, signore, o..."
"No, no, non ero io. Quello era il suo tutore," rispose frettolosamente Basil. "Ora, Barrie, se sei pronta..."
"Sì, sono pronta..." iniziai. Scoprii che potevo parlare solo sussurrando. O forse era il ronzio di un'auto di passaggio fuori che copriva la mia voce.
"Bene allora, vieni, cara bambina, e mettiti qui accanto a me. Dammi la tua mano... C'è qualcosa che non va?"
Dimenticai di rispondere, il suono di quell'auto là fuori era così simile al ronzio ben ricordato del Drago Grigio. Ma mi sembrava di sentire sempre una sorta di sottofondo di musica del Drago. Spesso avevo girato la testa mentre venivamo da Oban, per vedere se qualche auto che ci guadagnava terreno da dietro fosse il Drago Grigio. Non lo era mai; e questa non sarebbe stata quella. Ma dopotutto non stava passando. Si stava fermando vicino alla casa – il più vicino possibile a quanto Blunderbore avrebbe permesso.
"C'è qualcosa che non va?" Udii le parole più chiaramente la seconda volta che parlò.
"No," dissi. "Non c'è niente..."
Prese la mia mano, che pendeva lungo il fianco, perché avevo dimenticato di porgerla quando l'aveva chiesta. La sua era molto calda al tatto, quindi la mia doveva essere stata fredda. La strinse calorosamente e i suoi occhi chiamarono i miei. Non c'era luce nella stanza, perché non era ancora necessaria, e potevo vedere che il suo viso era bianco. Desideravo più di ogni altra cosa ritrarre la mia mano da lui.
"Io, Basil, prendo te, Barribel..." iniziò formalmente.
"Vieto questo matrimonio. Non deve andare avanti," disse una voce alla porta. Sembrava la voce del mio cavaliere: ma tutto era così onirico e irreale che pensai che la voce fosse parte dell'irrealtà. Non poteva essere la sua.
Ma lo era. Si fece avanti, coperto di polvere dalla testa ai piedi, come se avesse guidato a lungo e velocemente.
"Barribel MacDonald è già mia moglie," disse.
Mi tolse la mano da Basil, che era così sbalordito che per un istante non oppose resistenza. Ma nel secondo successivo un'ondata di rabbia sembrò travolgerlo, dandogli forza e presenza di spirito.
"Non è vero, e lo sai!" esclamò, mentre la signora West restava immobile come una statua, sembrando improvvisamente anni più vecchia di prima. "Barrie, vieni da me."
Ma il mio cavaliere non voleva lasciarmi andare. Mi afferrò la mano così strettamente da farmi male. Sentii come se le mie dita dovessero spezzarsi nelle sue, e proprio per quel momento fui follemente felice, finché non ricordai, con un dolore acuto come un ghiacciolo nel cuore, che lui amava la signora West.
"È vero," disse. "Abbiamo celebrato la cerimonia di matrimonio qui, tre settimane fa, lei ed io, come quest'uomo vi dirà. Sono scozzese e la reclamo come mia moglie secondo la legge di Scozia, a meno che lei non voglia giurarmi ora, davanti a Dio, che ama voi e vuole voi come suo marito. Se può giurarlo, prenderò provvedimenti per liberarla. Cosa dici, Barrie?"
"Io... io voglio molto bene a Basil," balbettai. "Ero disposta... sono disposta... a sposarlo."
"Non ho chiesto se gli vuoi bene, ma se lo ami. Lo ami?"
"Io... voglio sposarlo," esclamai, sentendo la forza fluire in me al pensiero della signora West. "Non abbia paura, signor Somerled. L'ho disturbata abbastanza. Anche se siamo realmente sposati, preferirei morire piuttosto che trattenerti. So tutto... come sia stato per causa mia che ha litigato con lei. Ma ho rovinato solo poche settimane della sua vita. Non rovinerò il resto. È lei che dovrebbe essere sua moglie, non io."
"Chi le ha detto questo?" chiese.
"È una sua idea!" gridò la signora West.
"Allora è un'idea molto sciocca," disse lui. "La signora West ed io non l'abbiamo mai avuta. Se ami Basil Norman, Barrie, non ti sarò d'ostacolo. Ma se non lo ami, per il cielo non te lo lascerò portare via da me."
"Non si tratta di portartela via. Non ti appartiene," ribatté Basil. "Perché un matrimonio sia legale una delle persone coinvolte deve aver vissuto in Scozia per ventun giorni..."
"Ho vissuto in Scozia per diciassette anni."
"Ma non direttamente prima di quella sciocca faccenda qui..."
"Non sono mai stato senza una proprietà in Scozia. Il castello di Dunelin è mio in affitto da anni. Ora è mio per diritto di proprietà. Se il nostro matrimonio fosse legale o meno dovrà essere stabilito dalla legge scozzese prima che la ragazza possa sposare chiunque altro, e combatterò nei tribunali per i miei diritti se li contesti."
"Hai intenzione di lasciarmi, Barrie?" chiese Basil.
"Non devi porle la questione in questo modo!" disse il mio cavaliere. "Barrie, non hai risposto alla mia domanda. Lo ami?"
"No," balbettai. Non potevo mentire.
"Mi ami?"
"È crudele chiedermelo, quando lei..."
"Quando avresti dovuto vedere molto tempo fa, che ero ai tuoi piedi, che ero pazzo di te, che eri il mio unico pensiero. Ho cercato di non essere un bruto oltre che uno sciocco, quindi mi sono fatto da parte e ho dato a tutti gli altri uomini che erano più giovani, e forse più meritevoli, la loro possibilità. Se avessi amato qualcun altro ti avrei lasciata in pace. Ma non credo che nessuno di quegli uomini abbia avuto successo. Mi ami, Barrie? Rispondimi ora, come se fossimo soli insieme?"
"Sì," sussurrai.
Mi prese tra le braccia e mi baciò sulla bocca, tenendomi stretta al suo petto.
"Allora," disse, "io sono tuo marito. Sei mia moglie? Te lo chiedo davanti a questi testimoni, che ci conoscono entrambi."
"Sono tua moglie," ripetei dopo di lui.
"Questa volta," esclamò, "siamo sposati in sicurezza, e non tutto il mondo può dividerci ora."
Basil e Aline se ne andarono prima di noi. Aline disse che stava andando a Glasgow, per dire a Barbara come l'avevo trattata, e per vedere l'uomo che era promessa sposa di sposare: che era stato tutto un errore, se non una deliberata falsità da parte mia, riguardo al fatto che lei pensasse che Ian tenesse a lei. Basil andò con lei, senza dire nulla, eccetto:
"Addio, Barrie. Un giorno forse capirai e mi perdonerai. Ho sempre avuto il presentimento che non sarei riuscito a farcela alla fine; che Somerled si sarebbe intromesso e ti avrebbe portata via da me."
Ian suggerì di portarmi a Carlisle, a sole otto miglia di distanza, per stare con la nonna finché non avessimo potuto celebrare un matrimonio più convenzionale. Ma quando dissi: "Allora non siamo veramente e sinceramente sposati?", con voce spaventata, lui rispose: "Certo che lo siamo, mia cara bambina... sposati con la stessa certezza di un libro e di un campanello. Nulla può separarci. Non ti lascerò mai fuori dalla mia vista per cinque minuti dopo questo... a meno che tu non voglia andare."
"Ma non voglio," dissi. E un pensiero improvviso mi attraversò la mente. Gli dissi che avrei voluto che mi portasse a Sweetheart Abbey. Se era stato appropriato trascorrere la prima notte della luna di erica lì, come aveva detto la signora James, sarebbe stato ancora più appropriato trascorrere la prima notte della luna di miele.
Salutammo il vecchio della casa e lui strinse la mano a entrambi. Ian gli diede qualcosa che lo fece esclamare: "La ringrazio gentilmente, davvero, signore! E devo dire, se mi scusa la libertà, non ho mai voluto che l'altro gentiluomo la prendesse, signore. Sentivo nelle ossa che c'era qualcosa che non andava, così continuavo a fare domande per ritardare la cosa. Se non l'avessi fatto, sarebbe stato tutto combinato prima che lei arrivasse."
"Se fosse stato così, gliel'avrei portata via comunque," disse Ian, "perché lei era mia moglie, e non avrebbe potuto essere sua."
"Non esattamente sua moglie, signore," cercò di spiegare il vecchio, prendendolo alla lettera. "Ma..."
"Se non per legge, lo era nel cuore, ed era destinata a me dall'inizio dei tempi," disse Ian.
Poi uscimmo verso il caro Drago Grigio, che era bianco di polvere, e così era il caro Vedder.
"È tutto a posto," disse Ian al tipo dall'aria impassibile; e Vedder rispose: "Evviva al cielo, signore!" che era un'espressione molto strana, ma mi piacque, e lo amai per questo. Basil diceva sempre che gli autisti sono una strana nuova razza di uomini, ma io penso che siano splendidi. Sperai che Ian raddoppiasse il salario di Vedder, e in seguito lo fece.
Guidammo velocemente verso Sweetheart Abbey, con la luna di erica a est, una luna dolce, pallida, dal viso sottile, oltre il culmine della giovinezza, ma più bella e gentile che mai. Mentre volavamo lungo la strada vuota, il Drago Grigio che faceva le fusa di gioia per la nostra gioia, dei conigli correvano davanti a noi, come minuscoli messaggeri impazienti di dare la buona notizia di ciò che era accaduto. Il nostro grande faro bianco li trasformava in palline grigie rimbalzanti, e ce n'erano dozzine, che correvano proprio davanti a noi a volte, ma non ne avremmo ucciso o ferito uno per tutto l'oro del mondo.
Ian prese per noi alla locanda le stesse stanze che aveva preso prima per la signora James e me; e tra le sue braccia, senza altra luce che quella della luna di erica che ci sorrideva attraverso la finestra, gli raccontai del mio sogno in cui lui mi portava la scatola chiusa di ebano e argento, che poteva essere aperta solo con la chiave dell'arcobaleno.
"Era un sogno vero, cara mia," disse. "Il mio cuore è rimasto chiuso a chiave in una scatola per molti anni, e nessuno tranne te avrebbe potuto aprirlo, perché tu sei tu, e hai la chiave dell'arcobaleno nelle tue piccole mani. Mai più la scatola sarà chiusa a chiave. Ora il mio cuore non ha bisogno, non vuole una scatola, perché è per sempre sotto la tua custodia."
Lì, a Sweetheart Abbey, nella piccola locanda dove iniziai per la prima volta a chiedermi se Ian non fosse l'Unico Uomo accanto al quale tutti gli altri erano ombre, ci dicemmo cose e spiegammo cose che erano sembrate misteriose.
Gli dissi come l'avessi venerato fin dall'inizio, e non avessi potuto fare a meno di continuare a tenerci sempre di più, sebbene temessi che lui amasse la signora West, e pensasse a me solo come a una bambina. "Ma non ero una bambina," dissi. "Dal primo minuto in cui ti ho amato ero una donna."
"Devi essere stata una neonata, o non avresti mai pensato per un secondo che io o qualsiasi uomo potessimo ricordare l'esistenza della signora West quando c'eri tu," disse con disprezzo. Ma poiché mi teneva molto stretta tra le sue braccia, il disprezzo non fece male. "Come tu abbia potuto crederle, quando ti disse che ciò che facevo per te era per dovere, non riesco a concepirlo. Se tu fossi stata l'eroina di uno dei romanzi di Basil ci sarebbe potuta essere qualche scusa per te. Le eroine delle storie credono sempre a qualsiasi cosa selvaggia il cattivo o la cattiva scelgano di raccontare loro, ma una vera ragazza, con cervello e occhi e almeno un po' di buon senso..."
"Pensi che quando sei innamorato il tuo buon senso possa rimanere in cima?" chiesi. "Sembrava troppo bello per essere vero che tu potessi amarmi, e lei era molto più affascinante di me! E tu la conoscevi e la apprezzavi per primo, e le avevi chiesto di fare un lungo viaggio in auto con te: ed era vero che avevate litigato a causa mia. Guardando indietro tutto sembrava così naturale, specialmente ricordando come ti tenevi lontano da me e complottavi... complottavi davvero... per farmi andare in giro con altri uomini, perché non avrei dovuto credere a una donna molto più grande di me, quando piangeva mentre mi raccontava la storia? Perché, proprio in questo posto, dopo che eri stato così paradisiaco con me nell'Abbazia, sei stato orribile il giorno dopo, quasi scontroso: e così eri spesso. Mi ferivi i sentimenti una dozzina di volte al giorno, e ogni altro uomo che vedevo era più gentile."
"Perché loro non stavano combattendo una grande battaglia con se stessi, come stavo facendo io," disse, tenendomi un po' più stretta, se possibile. "Loro, i tipi egoisti, si lasciavano andare. Io mi dicevo: 'Forse sono troppo vecchio e duro per lei. Sono il primo uomo che abbia mai conosciuto. Devo darle la possibilità di vedere e parlare con altri. Per il suo bene, non devo cedere alla tentazione e cercare di portarla via dagli altri. Norman deve avere la sua possibilità. Douglas deve avere la sua possibilità. I ragazzi americani devono avere le loro...' e per Giove, sembrava che ti piacesse concedergliela! Mi hai quasi fatto perdere la testa."
"Pensavo che ti annoiassi con me."
"Piccola idiota adorabile e cara, come se un uomo potesse annoiarsi con te!"
"Non lo sapevo."
"Beh, ora lo sai. Ero quasi pazzo a Edimburgo, ma sono rimasto fedele ai miei principi. Volevo essere sicuro in un modo o nell'altro. Ma Norman non ha avuto gratitudine. Ha usato tua madre per aiutarlo contro di me..."
"Quella è stata la signora West, credo, a usarla."
"Non difendere il tizio. Eravamo entrambi. Loro... e James che mandava a chiamare sua moglie... mi hanno messo all'angolo. Ma non avevo intenzione di essere spazzato via dalla scacchiera senza combattere. Intendevo fin dall'inizio combattere per te, se avessi visto un barlume di interesse nei tuoi occhi per me, e a volte pensavo di vederlo. Ma grazie alla signora Bal MacDonald, ti avevano tra le loro grinfie, quei due. Mi è venuto improvvisamente in mente quando ho perso la signora James, di andare a prendere tua nonna... portarla con la forza se non fosse voluta venire. Sapevo che nutriva una simpatia segreta per me, come uomo MacDonald. C'era un legame di simpatia curioso tra noi, che entrambi avevamo sentito quando ci eravamo incontrati. Tutti i nostri peggiori difetti sono simili. Sono corso a Carlisle... nel modo più veloce, in treno, e mi sono gettato alla mercé della vecchia signora... le ho raccontato tutto. È stata un asso, anche se forse il suo desiderio di aiutare era tanto un desiderio di contrastare la nuora quanto altro. Era troppo reumatica per venire con me in auto. Suppongo sia stato un piano folle! Ma lei stessa ha suggerito che andassi a Londra a invitare i MacDonald. Pensava, se avessi offerto incentivi... e aveva ragione. È stata un'ispirazione da parte sua."
"Ma," interruppi, "non è glorioso non avere affatto accompagnatori?"
Non rispose a parole. Eppure mi fece capire in modo molto più enfatico e soddisfacente che era d'accordo.
"Puoi immaginare cosa ho provato quando te ne sei andata tranquillamente da Ballachulish con Norman e sua sorella," continuò Ian. "Allora sì che ho pensato che fosse tutto finito... che ero stato uno sciocco per le mie speranze e le mie pene, finché il caro vecchio Vedder non ha borbottato e si è scusato per essersi preso una libertà, e ha menzionato che Salomon si era vantato di voler portare il suo 'gruppo' a Gretna Green nel minor tempo mai registrato. 'È un complotto!' mi sono detto, come la signora James mi aveva avvertito. E cinque minuti dopo Vedder ed io e il Drago Grigio siamo partiti a un ritmo... beh, temo che abbiamo superato il limite legale per gran parte del percorso; ma gli dei si sono presi cura di noi."
"E così ha fatto anche la luna di erica!" aggiunsi.
* * * * *
Ora siamo a Dhrum, la nostra cara isola viola immersa in un mare d'oro; ma prima siamo tornati a Carlisle e abbiamo fatto visita alla nonna; e per compiacere lei e Ian, ho acconsentito a sposarmi di nuovo, in chiesa, con una licenza speciale e tutto ciò che fa una sposa convenzionale, sebbene sembrasse tradire quel momento felice a Gretna Green, che era come il paradiso dopo la valle della morte. La nonna è stata meravigliosa con Ian, e quasi gentile con me. Non una parola scortese ha detto su Barbara, e non ha nemmeno fatto riferimento alla mia fuga.
«Hai avuto il buon senso di scegliere un uomo vero, e la fortuna di conquistarlo. Non l'avrei mai detto di te. Un MacDonald, poi!» ha osservato. E quasi sono arrivata ad amarla. La signora Muir ci ha preparato una torta nuziale, che ha insistito perché portassimo via in una grande scatola di latta: e quando abbiamo lasciato Hillard House, il naso di Heppie era più rosso di quanto io non l'abbia mai visto, il che è tutto dire.
Aline West è stata sposata con il signor George Vanneck proprio il giorno in cui siamo partiti da Carlisle per Dhrum. Abbiamo letto il resoconto del matrimonio sul giornale. Si è tenuto a Glasgow; e per la luna di miele sarebbe andata in un posto incantevole chiamato St. Fillans. Basil l'ha accompagnata all'altare e sarebbe dovuto tornare subito dopo in Canada, «per affari».
Sembra un sogno vivere nel vasto castello grigio turrito dei nostri antenati, affacciato su un mare infinito, ed essere la padrona di una tale dimora... io, la piccola Barrie MacDonald, la principessa salvata da una storta di vetro. Ma è un sogno vero. Ian dice che mi ha conquistata con una sorta di inganno, proprio come il primo Somerled conquistò la sua principessa pitta; perché non siamo stati veramente sposati con quel gioco che abbiamo fatto con la gente della fotografia a Gretna Green. Solo che lui, già allora, si era messo in testa che, se mai l'uomo sbagliato avesse preso il sopravvento su di me, avrebbe usato quell'episodio per spaventarlo e farlo scappare. Quanto sono grata che sia successo! Se non fosse accaduto, forse avrei perso la mia felicità: ma Ian dice di no, che mi avrebbe strappata a Basil in qualche modo, se non in un modo, in un altro. Povero Basil, posso permettermi di ricordarlo con perdono, e persino con una sorta di tenerezza ora! Credo che in fondo abbia sempre odiato se stesso per ciò che ha fatto. Ma la tragedia è stata così vicina per alcune ore che a volte, se Ian si separa da me per un momento, dobbiamo correre a cercarci e dirci: «È vero... dopo tutto!».
Al castello di Dunelin ci sono tutte le cose che desideravo: tartan MacDonald sulle pareti e sui pavimenti di molte stanze; e logori e sbiaditi stendardi MacDonald appesi nella penombra, in alto sulle pareti in pietra del grande salone da pranzo, dove però non mangiamo mai. I suonatori di cornamusa ci accompagnano con la loro musica al mattino, e il lamento delle cornamuse si mescola al grido dei gabbiani e al fragore del mare in modo emozionante. I vecchi servitori sembrano persone che non siano mai nate e che non possano mai morire. Sono deliziosamente superstiziosi e pittoreschi, e nessuno di loro ucciderebbe un ragno. Né lo farei io, a dirla tutta! Immagino sia il mio sangue MacDonald e il mio amore per Bruce. Dovreste vedere le elaborate precauzioni che vengono prese per sbarazzarsi di un ragno al castello di Dunelin senza insultarlo o ferire i suoi sentimenti!
Ian indossa sempre il kilt; e se non l'avessi amato già quanto più possibile, mi sarei innamorata di lui di nuovo il giorno in cui l'ho visto indossarlo per la prima volta. Sta dipingendo il mio ritratto nel costume di Gretna Green; e quando siamo stanchi, facciamo lunghe passeggiate insieme, io con un tailleur corto di tweed e i capelli sciolti sulla schiena, Ian con il kilt. La nostra escursione preferita è verso un lago misterioso e nascosto, circondato da aspre montagne nere come draghi guardiani pietrificati a guardia di un tesoro. Questo lago selvaggio, cinto dai monti, è chiamato il «Cuore di Dhrum», e Ian dice che non è più selvaggio, né cupo o oscuro di nuvole di quanto lo fosse il suo cuore ogni giorno, quando concedeva ad altri uomini la loro occasione con me. Dice anche che, se la dama che un tempo era imprigionata in una terribile segreta sotto il salone da pranzo di Dunelin, nutrita solo con carne salata, fosse stata Aline West, le sarebbe stato bene. Non le avrebbe dato alcuna compassione, ma molto sale e pochissima carne. Ma naturalmente non intende questo. Il suo cuore trabocca di gentilezza per tutta l'umanità di questi tempi, e in realtà non è mai stato duro. Trova che il mondo sia un luogo glorioso con pochissimi difetti; ma dice che sono io ad avergli insegnato questa lezione, e che dovrei essere capace di far vedere il suo destino sotto una luce color rosa persino a uno scheletro-fantasma, condannato a trascinare catene in una prigione sotterranea per l'eternità. Amo quando dice cose sciocche. E lo amo quando non dice nulla, ma guarda solo me.
Mi ha insegnato a ballare l'Highland fling. Lo faccio con i capelli sciolti, mentre i suonatori suonano; e Ian grida «Hoo!» e «Ha!» e batte le mani, mentre balliamo, come il vero Highlander che è. È stato splendido durante la settimana dei Giochi; perché sa fare i grandi salti e «lanciare» le pietre bene quanto i migliori uomini di Skye che sono venuti a gareggiare con gli uomini di Dhrum. E qui a Dunelin, dove abbiamo ballato reel fino al mattino, la notte del ballo che abbiamo dato, ha fatto ballare tutti fino allo sfinimento... tranne me.
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Questo castello, che i miei feroci antenati costruirono quasi mille anni fa, è un castello fatato per me e per Ian. Ora è tutto nostro, da possedere e da custodire, perché lui lo ha comprato, così apparterrà a un MacDonald finché esso e il mondo dureranno... spero. Andremo a vivere in America, dove spero che Barbara mi permetta di vederla a volte; ma avremo sempre questa isola fatata di porpora e oro in cui tornare, la casa nascosta dei nostri cuori.
Ero solita chiedermi, quando la luna dell'erica svaniva dietro una montagna o nel mare, in quale luogo segreto si celasse mentre si nascondeva dal mondo? Ora so che l'isola porpora di Dhrum è la sua fortezza, e che poiché ci amava ci ha portati sani e salvi qui, insieme.
A volte mi chiedo se Basil scriverà mai il suo romanzo sui nostri viaggi e avventure sotto la luna dell'erica... tra mesi o anni, quando avrà dimenticato di essere triste e sarà solo piacevolmente romantico, come quando l'ho conosciuto per la prima volta? Ian dice che non lo scriverà mai, perché se lo facesse, dovrebbe essere il cattivo; e nessun uomo si è mai reso il cattivo del proprio libro. Forse è vero. Ma non credo che dovrebbe esserci un vero cattivo in una storia su una chiave arcobaleno e una luna dell'erica.
FINE