LE LETTERE D'AMORE DI Mary Wollstonecraft A GILBERT IMLAY
CON UNA MEMORIA PREFAZIONALE Di Roger Ingpen
ILLUSTRATO CON RITRATTI
Philadelphia J. B. LIPPINCOTT COMPANY Londra: HUTCHINSON & CO. 1908
STAMPATO IN GRAN BRETAGNA
LE LETTERE DI MARY WOLLSTONECRAFT
A CURA DI ROGER INGPEN
AUTOBIOGRAFIA DI LEIGH HUNT. Edizione illustrata. 2 Voll. A. CONSTABLE & CO.
MILLE POESIE PER BAMBINI: Una raccolta di versi antichi e nuovi. HUTCHINSON & CO.
VITA DI OLIVER GOLDSMITH DI FORSTER. Compendio. (Biografie standard.) HUTCHINSON & CO.
VITA DI SAMUEL JOHNSON DI BOSWELL. Compendio. (Biografie standard.) HUTCHINSON & CO.
VITA DI SAMUEL JOHNSON DI BOSWELL. Completa. Edizione illustrata. 2 Voll. PITMAN.
PREFAZIONE
I
Degli antenati di Mary Wollstonecraft si sa poco, se non che fossero di discendenza irlandese. Suo padre, Edward John Wollstonecraft, era figlio di un prospero fabbricante di Spitalfields nato in Irlanda, dal quale ereditò la somma di diecimila sterline. Verso la metà del diciottesimo secolo sposò Elizabeth Dixon, figlia di un gentiluomo di buona posizione, di Ballyshannon, dalla quale ebbe sei figli: Edward, Mary, Everina, Eliza, James e Charles. Mary, la figlia maggiore e secondogenita, nacque il 27 aprile 1759, anno di nascita di Burns e Schiller, e ultimo anno del regno di Giorgio II. Trascorse l'infanzia, fino ai cinque anni, nei dintorni di Epping Forest, ma è dubbio se sia nata lì o a Hoxton. Il signor Wollstonecraft non esercitava alcuna professione in particolare, sebbene di tanto in tanto si dilettasse in una varietà di occupazioni quando era colto dal desiderio di far denaro. Viene descritto come un uomo dalle abitudini oziose e dissipate, posseduto da un temperamento ingovernabile e da uno spirito irrequieto che lo spingeva a continui cambi di residenza. Da Hoxton, dove sperperò gran parte della sua fortuna, vagò nell'Essex e poi, tra gli altri luoghi, nel 1768 a Beverley, nello Yorkshire. In seguito si dedicò all'agricoltura a Laugharne, nel Pembrokeshire, ma alla fine si stancò di questo esperimento e tornò ancora una volta a Londra. Man mano che le sue fortune declinavano, la sua brutalità e il suo egoismo aumentavano, e Mary era spesso costretta a difendere la madre dai suoi atti di violenza personale, a volte frapponendosi fisicamente tra lui e la vittima. La signora Wollstonecraft stessa era tutt'altro che una donna amabile; piccola tiranna e severa ma incompetente reggitrice della propria casa, trattava Mary come il capro espiatorio della famiglia. I primi anni di Mary furono dunque tutt'altro che felici; la poca istruzione che ebbe fu sporadica, a causa delle abitudini migratorie del padre.
Nel suo sedicesimo anno, quando i Wollstonecraft erano di nuovo a Londra, Mary strinse amicizia con Fanny Blood, una giovane ragazza all'incirca della sua età, che era destinata a essere uno degli eventi più felici della sua vita. C'era un forte legame di simpatia tra le due amiche, poiché Fanny riusciva, con il suo lavoro di artista, a essere il sostegno principale della propria famiglia, dato che suo padre, come il signor Wollstonecraft, era un individuo pigro e dedito al bere.
La nuova amica di Mary era una ragazza colta e intellettuale. Amava la musica, cantava in modo gradevole, era anche ben istruita per la sua età e scriveva lettere interessanti. Fu confrontando le lettere di Fanny Blood con le proprie che Mary riconobbe per la prima volta quanto la sua educazione fosse stata carente. Si applicò quindi al compito di accrescere il suo esiguo bagaglio di conoscenze, sperando alla fine di diventare istitutrice. Alla fine, all'età di diciannove anni, Mary andò a Bath come dama di compagnia di una vecchia signora fastidiosa ed esigente, una signora Dawson, vedova di un ricco commerciante londinese. Nonostante molte difficoltà, riuscì a mantenere il suo posto per circa due anni, lasciandolo solo per assistere al letto di morte della madre.
La morte della signora Wollstonecraft (nel 1780) fu seguita dallo sfaldamento della casa. Mary andò a vivere temporaneamente con i Blood a Walham Green e assistette la signora Blood, che accettava lavori di cucito; Everina divenne per breve tempo governante di suo fratello Edward, un avvocato; ed Eliza sposò un certo signor Bishop.
Il signor Kegan Paul ha fatto notare che "tutte le sorelle Wollstonecraft erano entusiaste, eccitabili e di temperamento irascibile, inclini a esagerare le inezie, sensibili al punto da ingigantire la disattenzione in offese, e le offese in insulti deliberati. Tutte avevano una salute precaria, del tipo che mette particolarmente a dura prova i nervi, ed Eliza possedeva in eccesso il temperamento e la costituzione della famiglia". La vita matrimoniale della signora Bishop fin dal primo momento fu una totale miseria; erano una coppia mal assortita, ed evidentemente il suo temperamento peculiare esasperava la natura peggiore del marito. I suoi scoppi di furore e le scene di violenza all'ordine del giorno, di cui era responsabile, furono in seguito descritti con realistica fedeltà da Mary nel suo romanzo, "The Wrongs of Women". Era chiaramente impossibile per la signora Bishop continuare a vivere con un uomo simile e quando, nel 1782, si ammalò pericolosamente, Mary, con la sua caratteristica buona natura, andò ad assisterla e poco dopo l'aiutò nella sua fuga dal marito.
L'anno seguente (1783) Mary aprì una scuola a Islington con Fanny Blood, e fu così in grado di offrire una casa alle sue sorelle, la signora Bishop ed Everina. La scuola fu in seguito trasferita a Newington Green, dove Mary ebbe presto un istituto con una ventina di alunne esterne. Dopo un certo tempo, incoraggiata dal successo, prese una casa più grande; ma sfortunatamente il numero delle sue allieve non aumentò in proporzione ai suoi obblighi, che ora erano più gravosi di quanto potesse ben sostenere.
Mentre Mary viveva a Newington Green, le fu presentato il dottor Johnson, che, come dice Godwin, la trattò con particolare gentilezza e attenzione, e con il quale ebbe una lunga conversazione. Le espresse il desiderio di ripetere la visita, ma le fu impedito di rivederlo dalla sua ultima malattia e morte.
Nel frattempo Fanny Blood aveva compromesso la sua salute lavorando troppo, ed erano già evidenti i segni della tisi. Un certo signor Hugh Skeys, che lavorava a Lisbona, sebbene fosse un amante alquanto debole, ammirava Fanny da tempo e voleva sposarla. Si pensò che il clima del Portogallo potesse aiutare a ripristinare la sua salute, ed ella acconsentì, forse più per quel motivo che per ogni altro, a diventare sua moglie. Lasciò l'Inghilterra nel febbraio 1785, ma la sua salute continuò a peggiorare. L'ansia di Mary per il benessere dell'amica fu tale che, all'udire delle sue gravi condizioni, partì immediatamente per Lisbona, arrivando, dopo una traversata tempestosa, giusto in tempo per confortare Fanny nei suoi momenti finali. Mary era quasi affranta dal dolore per la perdita dell'amica, e rese il suo soggiorno a Lisbona il più breve possibile, rimanendo solo quanto necessario per il funerale della signora Skeys.
Tornò in Inghilterra per scoprire che la scuola aveva sofferto molto per la negligenza durante la sua assenza. In una lettera al fratello della signora Skeys, George Blood, dice: "La perdita di Fanny è bastata a gettare un'ombra sui miei giorni più luminosi: quale effetto deve avere, dunque, quando sono privata di ogni altro conforto? Ho troppi debiti, l'affitto è così enorme, e dove andare, senza denaro o amici, chi può indicarlo?"
Si rese così conto che continuare la sua scuola era inutile. Ma la sua esperienza come direttrice di scuola avrebbe dato frutti in futuro. Aveva osservato alcuni dei difetti dei metodi educativi del suo tempo, e il suo primo sforzo pubblicato fu un opuscolo intitolato "Thoughts on the Education of Daughters" (1787). Per questo saggio ricevette dieci ghinee, una somma che diede ai genitori della sua amica, il signor e la signora Blood, che desideravano recarsi in Irlanda.
Presto andò anche lei in Irlanda, poiché nell'ottobre del 1787 divenne istitutrice delle figlie di Lord Kingsborough a Michaelstown, con uno stipendio di quaranta sterline l'anno. Lady Kingsborough, secondo l'opinione di Mary, era "una donna astuta e intelligente, una gran chiacchierona... Si imbelletta, e in breve è una gran dama senza fantasia o sensibilità. Sono tormentata quasi a morte dai cani..." Lady Kingsborough era piuttosto egoista e incolta, e il suo scopo principale era la ricerca del piacere. Viziava i suoi cani, con grande disgusto di Mary Wollstonecraft, e trascurava i suoi figli. Le opinioni che aveva sull'educazione erano ristrette. Era stata abituata alla sottomissione da parte della sua istitutrice, ma imparò ben presto che Mary non era di indole trattabile. I bambini, all'inizio indisciplinati e provocatori, "letteralmente parlando, irlandesi selvaggi, informi e non molto gradevoli", diedero presto a Mary la loro fiducia e in breve tempo il loro affetto. Una delle sue allieve, Margaret King, in seguito Lady Mountcashel, mantenne sempre il più caldo riguardo per Mary Wollstonecraft. Lady Mountcashel continuò la sua conoscenza con William Godwin dopo la morte di Mary, e in seguito incontrò Shelley e sua moglie in Italia. Mary conquistò dai bambini l'affetto che essi negavano alla madre; di conseguenza, nell'autunno del 1788, quando era con Lady Kingsborough da circa un anno, ricevette il suo licenziamento. Aveva completato entro quel periodo il romanzo a cui diede il nome di "Mary", che è un tributo alla memoria della sua amica Fanny Blood.
II
E ora, nel suo trentesimo anno, Mary Wollstonecraft aveva concluso la sua carriera di istitutrice ed era risoluta d'ora in poi a dedicarsi alla letteratura. Le sue possibilità di successo erano davvero scarse, poiché non aveva scritto nulla che la incoraggiasse per un tale azzardo. Fu sua fortuna, tuttavia, fare la conoscenza di Joseph Johnson, l'editore e libraio umanitario di St. Paul's Churchyard, che pubblicava le opere di Priestley, Horne Tooke, Gilbert Wakefield e altri uomini di pensiero avanzato, e incontrò alla sua tavola molti degli autori per i quali egli pubblicava, e uomini eminenti del tempo come William Blake, Fuseli e Tom Paine. Il signor Johnson, che in seguito si rivelò uno dei suoi migliori amici, la incoraggiò nei suoi piani letterari. Era l'editore dei suoi "Thoughts on the Education of Daughters", e aveva riconosciuto in quel libretto così tante promesse che, quando lei cercò il suo consiglio, egli si offrì immediatamente di aiutarla con un lavoro.
Mary si stabilì quindi a San Michele del 1788 in una casa in George Street, Blackfriars. Aveva portato a Londra il manoscritto del suo romanzo "Mary", e si mise al lavoro su un libro per bambini intitolato "Original Stories from Real Life". Entrambi questi libri apparvero prima della fine dell'anno, il secondo con curiose tavole di William Blake. Mary occupò anche parte del suo tempo con traduzioni dal francese, dal tedesco e persino dall'olandese, una delle quali fu un'edizione ridotta degli "Elements of Morality" di Saltzmann, per la quale Blake fornì anche le illustrazioni. Oltre a questo lavoro, Johnson ingaggiò Mary come sua consulente letteraria o "lettrice", e si assicurò i suoi servizi in connessione con The Analytical Review, un periodico che aveva recentemente fondato.
Mentre era a George Street scrisse anche la sua "Vindication of the Rights of Man" in una lettera a Edmund Burke. La sua principale soddisfazione nel mantenere questa casa era avere un focolare dove i suoi fratelli e sorelle potessero sempre venire quando erano senza lavoro. Non si stancava mai di assisterli, sia con denaro, sia esercitando la sua influenza per trovar loro delle sistemazioni. Uno dei suoi primi atti quando si stabilì a Londra fu quello di mandare Everina Wollstonecraft a Parigi per migliorare il suo accento francese. Il signor Johnson, che scrisse un breve resoconto della vita di Mary a Londra in quel periodo, dice che ella trascorreva spesso i suoi pomeriggi e le sue serate a casa sua, e usava chiedere il suo consiglio o sfogare con lui i suoi problemi. Tra i molti doveri che si impose vi fu la gestione degli affari di suo padre, che deve essere stata davvero un'impresa infruttuosa.
Il più importante dei lavori di Mary Wollstonecraft mentre viveva a Blackfriars fu la stesura del libro che è principalmente associato al suo nome, "A Vindication of the Rights of Woman". Questo volume - ora molto più noto per il suo titolo che per il suo contenuto - fu dedicato all'astuto M. Talleyrand de Périgord, ultimo vescovo di Autun, apparentemente a causa della sua paternità di un opuscolo sull'Istruzione Nazionale. È inutile tentare un'analisi di questo libro sorprendentemente originale ma quanto mai disuguale - ristampe moderne dell'opera sono apparse sotto la direzione editoriale sia della signora Fawcett che della signora Pennell. È sufficiente dire che è realmente un appello per un sistema di istruzione più illuminato, che tocca non solo il suo sesso, ma anche l'umanità nel suo senso più ampio. Molti dei suoi suggerimenti sono stati da tempo messi in pratica, come quello di un sistema di istruzione nazionale gratuita, con uguali vantaggi per ragazzi e ragazze. Il libro contiene troppa teoria ed è quindi in gran parte obsoleto. Mary Wollstonecraft protesta contro l'usanza che riconosce la donna come il giocattolo dell'uomo; perora piuttosto una base amichevole di uguaglianza tra i sessi, oltre a richiedere un nuovo ordine di cose per le donne, in termini insolitamente franchi. Un libro del genere non poteva non creare scalpore, e la rese rapidamente famosa, non solo in questo paese, ma anche sul Continente, dove fu tradotto in francese. Fu naturalmente il risultato della Rivoluzione francese; l'intera opera è permeata dalle idee e dagli ideali di quel movimento, ma laddove i patrioti francesi chiedevano diritti per gli uomini, ella avanzò le stesse richieste anche per le donne.
È evidente che il grande dramma storico allora in atto in Francia aveva fatto una profonda impressione sulla mente di Mary - la sua influenza è impressa su ogni pagina del suo libro, ed era suo desiderio visitare la Francia con il signor Johnson e Fuseli. I suoi amici, tuttavia, non furono in grado di accompagnarla, così andò da sola nel dicembre del 1792, principalmente con l'obiettivo di perfezionare il suo francese. Godwin afferma, sebbene apparentemente per errore, che Fuseli fu la causa della sua partenza per la Francia, essendo la conoscenza con il pittore cresciuta in qualcosa di più caloroso di una semplice amicizia. Fuseli, tuttavia, aveva una moglie ed era felicemente sposato, così Mary "risolse prudentemente di ritirarsi in un altro paese, ben lontano dall'oggetto che aveva involontariamente eccitato la tenera passione nel suo petto".
Arrivò certamente a Parigi in un momento drammatico; scrisse il 24 dicembre a sua sorella Everina: "Dopodomani mi aspetto di vedere il Re alla sbarra, e le conseguenze che ne seguiranno temo quasi di anticiparle". Il giorno in questione, il 26, Luigi XVI apparve nell'Aula della Convenzione per perorare la sua causa tramite il suo avvocato, Desize, e lo stesso giorno scrisse quella lettera al signor Johnson che è stata così spesso citata: "Verso le nove di stamattina", dice, "il Re passò davanti alla mia finestra, muovendosi silenziosamente (eccetto di tanto in tanto qualche colpo di tamburo, che rendeva la quiete più spaventosa) attraverso strade vuote, circondato dalle guardie nazionali, che, raggruppandosi attorno alla carrozza, sembravano meritare il loro nome. Gli abitanti affollavano le loro finestre, ma le imposte erano tutte chiuse, non si sentiva una voce, né vidi nulla che somigliasse a un gesto offensivo. Per la prima volta da quando sono entrata in Francia mi sono inchinata alla maestà del popolo, e ho rispettato la proprietà del comportamento così perfettamente in sintonia con i miei sentimenti. Non so quasi dirvi perché, ma un'associazione di idee fece scorrere le lacrime insensibilmente dai miei occhi, quando vidi Luigi seduto, con più dignità di quanto mi aspettassi dal suo carattere, in una carrozza a nolo, andando incontro alla morte, dove tanti della sua stirpe avevano trionfato. La mia fantasia portò istantaneamente Luigi XIV davanti a me, entrando nella capitale con tutto il suo sfarzo, dopo una delle sue vittorie così lusinghiere per il suo orgoglio, solo per vedere il sole della prosperità oscurato dal sublime cupo della miseria..."
Mary andò inizialmente a stare presso la casa di Madame Filiettaz, figlia di Madame Bregantz, nella cui scuola a Putney sia la signora Bishop che Everina Wollstonecraft erano state insegnanti. Mary era ora una sorta di celebrità - "La paternità letteraria", scrive, "è un peso pesante per le spalle femminili, specialmente sotto il sole della prosperità" - e portava con sé lettere di presentazione per diverse persone influenti a Parigi. Rinnovò la sua conoscenza con Tom Paine, divenne intima di Helen Maria Williams (che si dice abbia vissuto un tempo con Imlay), e visitò, tra gli altri, la casa del signor Thomas Christie. Era sua intenzione andare in Svizzera, ma ci fu qualche problema riguardo al suo passaporto, così si stabilì a Neuilly, allora un villaggio a tre miglia da Parigi. "La sua abitazione qui", dice Godwin, "era una casa solitaria nel mezzo di un giardino, senza altro abitante che lei e il giardiniere, un vecchio che svolgeva per lei molti compiti domestici, e talvolta contendeva per l'onore di rifarle il letto. Il giardiniere aveva una grande venerazione per la sua ospite, e le offriva, quando era sola, dell'uva di una qualità particolarmente fine, che lei non poteva ottenere da lui senza la massima difficoltà quando aveva qualcuno con sé come ospite. Fu qui che concepì, e in gran parte eseguì, la sua visione storica e morale della Rivoluzione francese, nella quale incorporò la maggior parte delle osservazioni che aveva raccolto per le sue lettere, e che fu scritta con più sobrietà e allegrezza rispetto al tono con cui erano state iniziate. La sera era solita ritemprarsi con una passeggiata in un bosco vicino, dal quale il suo ospite invano cercava di dissuaderla, raccontandole svariati orribili furti e omicidi che vi erano stati commessi".
È probabile che nel marzo 1793 Mary Wollstonecraft abbia visto per la prima volta Gilbert Imlay. L'incontro avvenne a casa del signor Christie, e la sua impressione immediata fu di antipatia, tanto che in occasioni successive lo evitò. Tuttavia, la sua considerazione per lui si trasformò rapidamente in amicizia, e più tardi in amore. Gilbert Imlay era nato nel New Jersey intorno al 1755. Servì come capitano nell'esercito americano durante la guerra rivoluzionaria, e fu l'autore di "A Topographical Description of the Western Territory of North America", 1792, e di un romanzo intitolato "The Emigrants", 1793. In quest'ultima opera, come americano, si propone di "porre uno specchio alla vista degli inglesi, affinché possano scorgere il decadimento di quei tratti che un tempo erano così amabili", e inoltre "di prevenire il sacrilegio che l'attuale pratica dei fidanzamenti matrimoniali produce necessariamente". Non si sa se queste opinioni riguardo al matrimonio abbiano preceduto, o siano state il risultato della sua relazione con Mary Wollstonecraft. Nel 1793 era impegnato negli affari, probabilmente nel commercio del legname con la Svezia e la Norvegia.
Nel decidere di dedicarsi a Imlay, Mary non cercò consiglio e non rese nessuno partecipe della sua fiducia. Era evidentemente profondamente innamorata di lui, e sentiva che la loro reciproca confidenza, non condivisa da nessun altro, conferiva una sacralità alla loro unione. Godwin, che è la nostra principale autorità sull'episodio di Imlay, afferma che "l'origine della relazione fu verso la metà di aprile 1793, e fu portata avanti in modo privato per circa tre mesi". Imlay non aveva alcuna proprietà, e Mary si era opposta a sposarlo, perché non voleva gravarlo dei propri debiti, o "coinvolgerlo in certi imbarazzi familiari", per i quali si riteneva responsabile. Considerava la sua relazione con Imlay, tuttavia, "come della natura più inviolabile". Poi il governo francese emanò un decreto in base al quale tutti i sudditi britannici residenti in Francia dovevano andare in prigione fino a una dichiarazione generale di pace. Divenne quindi opportuno, non che avesse luogo un matrimonio, poiché ciò richiederebbe che Mary dichiarasse la sua nazionalità, ma che lei prendesse il nome di Imlay, "il che", dice Godwin, "per la natura della loro relazione (formata da parte sua almeno, senza alcun disegno capriccioso o volubile), riteneva di avere il diritto di fare, e ottenere un certificato dall'Ambasciatore americano, come moglie di un nativo di quel paese. Il loro fidanzamento essendo così dichiarato, ritennero opportuno risiedere sotto lo stesso tetto, e a tale scopo si trasferirono a Parigi".
In una lettera di Mary Wollstonecraft alla sorella Everina, datata Havre, 10 marzo 1794, ella descrive il clima della Francia come "insolitamente bello" e tesse le lodi della gente comune per le loro maniere; ma è anche rattristata dalle scene a cui ha assistito e aggiunge che "la morte e la miseria, in ogni forma di terrore, perseguitano questo paese devoto... Se qualcuna delle numerose lettere che ho scritto è giunta nelle tue mani o in quelle di Eliza, sai che sono al sicuro, grazie alla protezione di un americano, un uomo degnissimo che unisce a un'insolita tenerezza di cuore e prontezza di sentimento, una solidità d'intelletto e una ragionevolezza d'animo che raramente si incontrano. Essendo cresciuto nelle zone interne dell'America, è una creatura quanto mai naturale e priva di affettazione."
Mary ha espresso nei "Diritti della donna" il suo ideale delle relazioni tra marito e moglie; ora attendeva con ansia quella vita di felicità domestica che aveva coltivato per qualche tempo. In passato aveva conosciuto molta infelicità. Godwin dice: "Ella portò nel presente caso, un cuore ferito e malato, per rifugiarsi nell'attaccamento di un amico scelto. Non si immagini, tuttavia, che ella portasse un cuore querulo e rovinato nel suo gusto per il piacere. No; l'intero suo carattere sembrò mutare con il mutare della sorte. I suoi dolori, la depressione del suo spirito, furono dimenticati, ed ella assunse tutta la semplicità e la vivacità di una mente giovanile. Era giocosa, piena di fiducia, gentilezza e simpatia. I suoi occhi assunsero nuovo lustro, e le sue guance nuovo colore e levigatezza. La sua voce divenne allegra; il suo temperamento traboccante di universale benevolenza; e quel sorriso di ammaliante tenerezza illuminava giorno dopo giorno il suo volto, che tutti coloro che l'hanno conosciuta ricorderanno così bene, e che conquistò, sia nel cuore che nell'anima, gli affetti di quasi chiunque lo contemplasse." Aveva ora incontrato l'uomo a cui credeva sinceramente di potersi abbandonare con assoluta devozione. Naturalmente dotata di un animo affettuoso, per la prima volta nella sua vita, con il suo impulsivo spirito irlandese, come dice Godwin, "si abbandonò a tutta la sensibilità della sua natura."
La relazione era tuttavia destinata al fallimento fin dal principio. Mary aveva fatto il suo passo senza molta riflessione. Attribuiva a Imlay un'"insolita tenerezza di cuore", ma non intuì la sua instabilità di carattere. Egli certamente la affascinava, così come affascinava altre donne, sia prima che dopo il suo legame con Mary. Non era l'uomo destinato ad accontentarsi di una sola donna come compagna di vita. Tipico americano, era profondamente immerso negli affari, ma le sue occupazioni potrebbero non aver richiesto tanto del suo tempo quanto egli lasciava intendere. Nel settembre successivo a quello in cui andò a convivere con Mary, ovvero nel '93, l'anno del Terrore, la lasciò a Parigi mentre si recava a Havre, precedentemente noto come Havre de Grace, ma allora mutato in Havre Marat. È terribile pensare a quale debba essere stata la vita di questa straniera solitaria a Parigi in un simile momento. Eppure le sue lettere a Imlay contengono a stento un riferimento agli eventi della Rivoluzione.
Mary, stanca di attendere il ritorno di Imlay a Parigi e nauseata dalle "crescenti crudeltà di Robespierre", lo raggiunse a Havre nel gennaio 1794, e il 14 maggio diede alla luce una bambina, che chiamò Frances in memoria di Fanny Blood, l'amica della sua giovinezza. In tutte le sue lettere a Imlay vi è ogni prova di quanto teneramente amasse la piccola. In una lettera a Everina, datata Parigi 20 settembre, parla così della piccola Fanny:
"Voglio che tu veda la mia bambina, che è più simile a un maschio. È pronta a volar via per lo spirito, e ha una salute eloquente sulle guance e negli occhi. Non promette di essere una bellezza, ma appare meravigliosamente intelligente, e sebbene io sia certa che abbia il temperamento irascibile e i sentimenti di suo padre, il suo buonumore si prende tutto il merito del mio buon accudimento."
A settembre Imlay lasciò Havre per Londra, e ora che il Terrore si era placato Mary tornò a Parigi. Questa separazione segnò realmente la fine del loro cameratismo. Si sarebbero incontrati di nuovo, ma mai più sul vecchio piano di parità. Il viaggio si rivelò il più faticoso che avesse mai intrapreso, con la carrozza su cui viaggiava che si guastò quattro volte tra Havre e Parigi. Imlay promise di venire a Parigi nel corso di due mesi, ed ella lo attese fino alla fine dell'anno con serenità. Con l'incalzare degli affari e altre distrazioni, i suoi sentimenti per lei e la bambina si erano raffreddati, come tradiva il tono delle sue lettere. Per altri tre mesi Imlay la tenne a bada con spiegazioni insoddisfacenti, ma la sua incertezza ebbe fine in aprile, quando si recò a Londra su sua richiesta. I suoi presagi più gravi si rivelarono troppo veri. Imlay viveva già con una giovane attrice appartenente a una compagnia di teatranti girovaghi; ed era evidente, sebbene dapprima egli protestasse il contrario, che Mary era solo una considerazione secondaria nella sua vita. Le fornì tuttavia una casa ammobiliata, ed ella non abbandonò subito la speranza di una riconciliazione: ma quando comprese che la speranza era inutile, nella sua disperazione decise di togliersi la vita. Se abbia realmente tentato il suicidio, o se Imlay sia venuto a conoscenza della sua intenzione in tempo per impedirglielo, non è noto con certezza. Imlay era in quel periodo impegnato nel commercio con la Norvegia, e necessitando di un rappresentante fidato per sbrigare alcuni affari riservati, si pensò che il viaggio avrebbe ristabilito la salute e lo spirito di Mary. Ella acconsentì dunque a intraprendere il viaggio, e partì all'inizio di aprile 1795, con un documento redatto da Imlay che la nominava sua rappresentante, descrivendola come "Mary Imlay, la mia migliore amica e moglie", e concludendo: "Così, confidando nel talento, nello zelo e nella serietà della mia carissima amica e compagna; sottometto la gestione di questi affari interamente e implicitamente alla sua discrezione: rimanendo sinceramente e affettuosamente suo, G. Imlay."
Le lettere che descrivono i suoi viaggi, escludendo ogni questione personale, furono pubblicate nel 1796 come "Lettere dalla Svezia e dalla Norvegia", uno dei suoi libri più leggibili. Le parti eliminate da queste lettere furono stampate da Godwin nelle opere postume della moglie, e sono riportate nel presente volume. Ella tornò in Inghilterra all'inizio di ottobre con il cuore gravato. Imlay aveva promesso di incontrarla durante il viaggio di ritorno, forse ad Amburgo, e di portarla in Svizzera, ma ella si affrettò a Londra per trovare i suoi sospetti confermati. Egli le fornì un alloggio, ma la trascurò completamente per una donna con cui conviveva. Scoperta la sua nuova tresca, e nell'agonia della mente, cercò Imlay nella casa che egli aveva arredato per la sua nuova compagna. Il confronto si risolse nella sua totale disperazione, ed ella decise di annegarsi. Si recò dapprima al Battersea Bridge, ma vi trovò troppa gente; e quindi si incamminò verso Putney. Era notte e pioveva quando vi giunse, e dopo aver vagato su e giù per il ponte per mezz'ora finché i suoi abiti non furono completamente inzuppati, si gettò nel fiume. Fu tuttavia salvata dall'acqua e, sebbene priva di sensi, la sua vita fu risparmiata.
Mary incontrò Imlay casualmente in altre due o tre occasioni; probabilmente la sua ultima visione di lui fu nella New Road (ora Marylebone Road), quando "egli scese da cavallo e camminò con lei per qualche tempo; e il rincontro avvenne", assicurò a Godwin, "senza produrre in lei alcuna emozione opprimente." Mary rifiutò di accettare qualsiasi assistenza pecuniaria per sé da Imlay, ma egli diede un'obbligazione per una somma da assegnarle, i cui interessi dovevano essere devoluti al mantenimento della loro figlia; né il capitale né gli interessi, tuttavia, furono mai pagati. Cosa sia accaduto in definitiva a Imlay non è noto.
Mary alla fine si rassegnò all'inevitabile. Il suo vecchio amico ed editore, il signor Johnson, venne in suo aiuto, ed ella decise di riprendere il suo lavoro letterario per il sostentamento suo e della figlia. Fu nuovamente vista nella società letteraria. Tra le persone che incontrò in quel periodo vi fu William Godwin. Di tre anni più anziano di lei, era uno dei repubblicani più avanzati dell'epoca, autore della "Giustizia Politica" e del romanzo "Caleb Williams". Si erano già incontrati prima, per la prima volta nel novembre 1791, ma ella dispiacque a Godwin, perché il suo vivace chiacchiericcio ridusse al silenzio il naturalmente quieto Thomas Paine, che egli era ansioso di ascoltare. Sebbene si incontrassero occasionalmente in seguito, fu solo nel 1796 che divennero amici. Deve esserci stato qualcosa in Godwin che lo rendeva estremamente attraente per i suoi amici, poiché annoverava tra loro alcune delle donne più affascinanti del giorno, e uomini come Wordsworth, Lamb, Hazlitt e Shelley erano orgogliosi di far parte della sua cerchia. Con i membri della sua famiglia egli era di indole gentile, persino affettuosa. Purtroppo, appare sotto la peggior luce — una sorta di precoce Pecksniff — nel suo carteggio e nelle sue relazioni successive con Shelley, ed è da questo carteggio che ai giorni nostri è maggiormente conosciuto. Il raffinato ritratto di profilo di Godwin opera di Northcote, nella National Portrait Gallery, conserva per noi tutta la bellezza della sua fronte e dei suoi occhi intellettuali. Un altro ritratto di Godwin, di fronte, con un naso lungo e triste, opera di Pickersgill, un tempo visibile nella National Portrait Gallery, non è altrettanto gradevole. In una lettera a Cottle, Southey fornisce un ritratto poco lusinghiero di Godwin al tempo del suo matrimonio, che sembra suggerire il ritratto di fronte del filosofo: "ha grandi occhi nobili, e un naso... oh, un naso abominabile! Il linguaggio non è abbastanza vituperoso per descrivere l'effetto del suo allungamento verso il basso."
Godwin descrive il suo corteggiamento con Mary come "amicizia che si fonde nell'amore". Concordarono di vivere insieme, ma Godwin prese delle stanze a circa venti porte di distanza dalla loro casa nel Polygon, Somers Town, poiché era una delle sue teorie che vivere insieme sotto lo stesso tetto sia distruttivo per la felicità familiare. Godwin si recava alle sue stanze non appena si alzava al mattino, generalmente senza fare colazione con Mary, e talvolta dormiva nel suo alloggio. Si incontravano raramente di nuovo fino all'ora di cena, a meno che non facessero una passeggiata insieme. Durante il giorno questa coppia straordinaria comunicava tra loro per mezzo di brevi lettere o biglietti. Il signor Kegan Paul ne stampa alcuni; come quello di Godwin:
"Avrò l'onore di cenare con voi. Mi chiedete se posso procurarvi quattro biglietti. Non lo so, ma non credo che la cosa sia impossibile. Come state?"
E quello di Mary: "Fanny è deliziata al pensiero di cenare con voi. Ma vorrei che mangiaste prima la vostra carne, e lasciate che lei salga su con il budino. Probabilmente busserò alla vostra porta mentre vado da Opie; ma se non dovessi trovarvi, lasciate che vi preghi di non essere troppo tardi stasera. Non date a Fanny burro con il suo budino." Questo biglietto è datato 20 aprile 1797, e probabilmente fissa il momento in cui Mary posava per il suo ritratto per Opie.
Nel complesso, Godwin e Mary vissero felicemente insieme, con nubi molto occasionali, dovute principalmente alla natura ipersensibile di lei e alle abitudini di scapolo incallito di lui.
Sebbene entrambi fossero contrari al matrimonio per principio, si sposarono nella Old St. Pancras Church il 29 marzo 1797, con il chierico della chiesa come testimone. Godwin non menziona l'evento nel suo diario accuratamente registrato. Il motivo del matrimonio era che Mary stava per diventare madre, e fu per il bene della bambina che ritennero prudente celebrare la cerimonia. Ma la notizia non fu resa pubblica subito, principalmente per il timore che Johnson smettesse di aiutare Mary. La signora Inchbald e la signora Reveley, due ammiratrici di Godwin, furono così sconvolte dall'annuncio del suo matrimonio da versare lacrime.
Un'interessante descrizione di Mary in questo periodo è fornita nella lettera di Southey a Cottle, citata sopra, datata 13 marzo 1797. Egli dice: "Di tutti i leoni o letterati che ho visto qui, il volto di Mary Imlay è il migliore, infinitamente il migliore: l'unico difetto in esso è un'espressione alquanto simile a quella che mostrano le stampe di Horne Tooke — un'espressione che indica superiorità; non alterigia, non sarcasmo, in Mary Imlay, ma pur sempre spiacevole. I suoi occhi sono castano chiaro, e sebbene la palpebra di uno di essi sia colpita da una leggera paralisi, sono i più espressivi che abbia mai visto."
Mary si occupò di lavoro letterario; altrimenti la sua breve vita coniugale fu priva di eventi. Godwin fece un viaggio con il suo amico Basil Montagu nello Staffordshire dal 3 al 20 giugno, e la corrispondenza tra marito e moglie durante questo periodo, che il signor Paul stampa, è una lettura quanto mai deliziosa, e mostra quanto fossero in totale sintonia.
Il 30 agosto nacque la figlia di Mary, non il William tanto desiderato da entrambi, ma Mary, che in seguito divenne la signora Shelley. Tutto sembrò procedere bene per la madre fino al 3 settembre, quando apparvero sintomi allarmanti. Furono ottenuti i migliori consigli medici, ma dopo una settimana di malattia, domenica mattina, il 10, alle sette e venti, ella si spense e morì. Durante la malattia, mentre era in grande agonia, le fu somministrato un antidolorifico, che diede a Mary un po' di sollievo, ed ella esclamò: "Oh, Godwin, sono in paradiso." Ma, come dice il signor Kegan Paul, "anche in quel momento Godwin si rifiutò di essere intrappolato nell'ammissione che il paradiso esistesse," e la sua risposta immediata fu: "Intendi, cara, che le tue sensazioni fisiche sono un po' più lievi." Mary Godwin, tuttavia, non condivideva i dubbi religiosi del marito. Le sue sofferenze erano state grandi, ma la sua morte fu serena.
Il dolore di Godwin fu molto profondo, come testimoniano le lettere che scrisse subito dopo la morte di lei e il suo tributo alla memoria di lei nelle "Memorie". Mary Godwin fu sepolta nel cimitero della Old St. Pancras il 15 settembre, alla presenza della maggior parte dei suoi amici. Godwin visse fino al 1836, quando fu deposto accanto a lei. Molti anni dopo, presso la stessa tomba, si dice che Shelley abbia promesso fede alla figlia di Mary Godwin. Nel 1851, quando furono costruite le ferrovie Metropolitan e Midland a St. Pancras, il cimitero fu distrutto, ma i corpi di Mary e William Godwin furono trasferiti dal loro nipote, Sir Percy Shelley, a Bournemouth, dove riposano ora con le sue spoglie e quelle di sua madre, la signora Shelley.
Nell'anno successivo alla morte di Mary (1798) Godwin curò le "Opere postume" della moglie, in quattro volumi, nelle quali apparvero le lettere a Imlay e il suo romanzo incompiuto "I torti delle donne". Il suo tributo alla memoria di Mary Godwin fu anch'esso pubblicato nel 1798, sotto il titolo di "Memorie dell'autrice di Una rivendicazione dei diritti della donna". Il romanzo di Godwin, "St. Leon", uscì nel 1799; la sua tragedia "Antonio" fu rappresentata solo per fallire, nel 1800, e nel 1801 fu corteggiato e conquistato dalla signora Clairmont, una vedova. La famiglia Godwin era alquanto eterogenea, composta com'era da Fanny Imlay, Mary Godwin, i due figli della signora Godwin, Charles e Claire Clairmont, e anche da William, l'unico figlio nato dal suo matrimonio con Godwin. Nel 1812 Shelley iniziò una corrispondenza con Godwin, che portò infine alla fuga di Mary Godwin con il poeta. La povera Fanny Imlay, o Godwin, come veniva chiamata dopo la morte della madre, morì all'età di diciannove anni per mano propria, nell'ottobre 1816. La sua vita era stata tutt'altro che felice in quella strana famiglia. Era arrivata ad amare Shelley, ma la sua scelta era caduta sulla sorellastra, così tenne coraggiosamente il suo segreto per sé. Un giorno lasciò improvvisamente casa e viaggiò fino a Swansea, dove fu trovata morta la mattina dopo il suo arrivo, nella locanda dove aveva preso una stanza, "i suoi lunghi capelli castani intorno al volto; una bottiglia di laudano sul tavolo, e un biglietto che recitava così: 'Ho determinato da tempo che la cosa migliore che potessi fare fosse porre fine all'esistenza di un essere la cui nascita è stata sfortunata, e la cui vita è stata solo una serie di dolori per quelle persone che hanno rovinato la propria salute cercando di promuovere il suo benessere.' Aveva con sé il piccolo orologio ginevrino, un dono di viaggio di Mary e Shelley: e nella borsa aveva pochi scellini."[1]
Shelley, ricordando in seguito il suo ultimo colloquio con Fanny a Londra, scrisse questa strofa:
"La sua voce tremava mentre ci separavamo; Eppure non sapevo che quel cuore fosse infranto Da cui proveniva, e me ne andai Senza badare alle parole allora pronunciate. Miseria—O Miseria, Questo mondo è troppo vasto per te!"
III
Le vicissitudini di cui Mary Wollstonecraft fu in gran parte preda durante la sua vita sembrano averla perseguitata dopo la morte. Riconosciuta ai suoi tempi come personaggio pubblico, vituperata dalla maggior parte dei suoi contemporanei con termini non meno gentili degli epiteti di Horace Walpole, "una iena in sottoveste" o "un serpente filosofeggiante", i posteri si sono dimostrati a stento più clementi con lei. Ma il vigoroso lavoro di questa "patriota donna" ha salvato il suo nome da quella discesa nell'oscurità che è la ricompensa di molti uomini e donne più talentuosi di Mary Wollstonecraft. Considerata principalmente come un essere asessuato, che aveva scritto "Una rivendicazione dei diritti delle donne", non fu la prima donna a nutrire opinioni sull'emancipazione del suo sesso; ma i suoi crimini principali furono l'esprimerle per l'istruzione del pubblico e l'avere il coraggio di vivere secondo le proprie opinioni. Che fosse nel giusto o nel torto, pagò lo scotto di violare la consuetudine discutendo argomenti proibiti. È vero che individuò molti mali sociali e suggerì alcuni eccellenti rimedi per il loro miglioramento, ma i tempi non erano maturi per il suo libro, e soffrì il destino consueto del pioniere. Inoltre, la sua biografia scritta da William Godwin, per quanto bella sia sotto molti aspetti, esercitò un'influenza nettamente dannosa riguardo alla sua memoria. Il solo fatto che fosse divenuta la moglie di un uomo così famigerato fu ragione sufficiente per condannarla agli occhi dei suoi compatrioti.
Per due generazioni dopo la sua morte non fu fatto praticamente alcun tentativo di rimuovere lo stigma dal suo nome. Ma alla fine il compianto signor Kegan Paul, un uomo di ampie e generose simpatie, fece un serio sforzo per ottenere qualcosa di simile alla giustizia per Mary Wollstonecraft. Nel suo libro su William Godwin, pubblicato nel 1876, la vera storia della vita di Mary fu raccontata per la prima volta. Fu una sorta di rivelazione, poiché registrava la storia di una donna infelice ma coraggiosa e leale, i cui difetti procedevano da un'eccessiva sensibilità e da un cuore troppo suscettibile. Mary Wollstonecraft era un'idealista in un'epoca molto pragmatica, e la sua visione della vita, come quella della maggior parte degli idealisti, era fortemente influenzata dalla sua immaginazione. Vedeva persone ed eventi in luci brillanti o ombre cupe — era un potere simile all'entusiasmo che le permetteva di produrre alcuni dei suoi scritti migliori, ma le impediva anche di vedere i difetti dei suoi lavori peggiori. Dalla biografia del signor Kegan Paul, Mary Wollstonecraft è stata vista sotto un aspetto completamente diverso, e molti sono coloro che sono caduti sotto l'incantesimo della sua affascinante personalità. Non è, tuttavia, solo il suo messaggio che ora ci interessa, ma la donna stessa, i suoi desideri, le sue aspirazioni, le sue lotte e il suo amore. Patetica e solitaria, ella risalta nelle tenui nebbie del passato, una donna che continuerà a suscitare simpatia quando i suoi libri non saranno più letti. Ma è sicuro prevedere che le pagine ristampate in questo volume non sono destinate a condividere il destino del resto della sua opera. Altri scrittori sono stati infelici e hanno conosciuto i dolori dell'amore non corrisposto, ma Mary Wollstonecraft indirizzò queste lettere con il cuore infranto all'uomo che adorava, le lettere d'amore più appassionate della nostra letteratura. È vero che era una devota di Rousseau, e che aveva probabilmente assimilato dallo studio della sua opera non solo molte delle sue opinioni, ma qualcosa del suo stile; non appare, tuttavia, che avesse alcun motivo nello scrivere queste lettere se non quello di perorare la sua causa con Imlay. Era troppo sensibile per averle destinate alla pubblicazione, e fu solo per puro caso che furono salvate dall'oblio.
Dicembre 1907.
RITRATTI
MARY WOLLSTONECRAFT (Fotocalcografia) Frontespizio
MARY WOLLSTONECRAFT, di Opie. Da un'incisione di Ridley a fronte di p. xvi
MARY WOLLSTONECRAFT, dal ritratto di Opie a fronte di p. xxvi
LETTERE A GILBERT IMLAY
LETTERA I
Ore due [Parigi, giugno 1793].
Mio caro amore, dopo aver preso accordi per la nostra cenetta intima di oggi, sono stata presa d’assalto e costretta a promettere di cenare, di buon’ora, con le signorine ----, l’unico giorno che intendono trascorrere qui. Lascerò tuttavia la chiave nella toppa e spero di trovarti al mio caminetto al mio ritorno, verso le otto. Non vorrai aspettare la povera Joan? – che troverai meglio, e fino ad allora pensami con molto affetto.
Tua, sinceramente, MARY.
Mi sto sedendo a tavola; perciò non mandarmi risposta.
LETTERA II
Passate le dodici, lunedì notte [Parigi, agosto 1793].
Obbedisco a un moto del cuore, che mi ha fatto pensare di augurarti, amore mio, la buonanotte! prima di andare a riposare, con più tenerezza di quanto potrò fare domani, scrivendo una frettolosa riga o due sotto lo sguardo del colonnello ----. Difficilmente puoi immaginare con quanto piacere io attenda il giorno in cui inizieremo quasi a vivere insieme; e sorrideresti nel sentire quanti progetti di occupazione ho in testa, ora che sono certa che il mio cuore ha trovato pace nel tuo seno. – Accarezzami con quella dignitosa tenerezza, che ho trovato solo in te; e la tua cara ragazza cercherà di frenare una prontezza di sentimento, che a volte ti ha dato dolore. – Sì, sarò brava, affinché io possa meritare di essere felice; e finché mi amerai, non potrò ricadere nel misero stato che rendeva la vita un fardello quasi troppo pesante da sopportare.
Ma, buonanotte! – Dio ti benedica! Sterne dice che equivale a un bacio – eppure preferirei darti il bacio per soprammercato, ardente di gratitudine verso il Cielo e di affetto per te. Mi piace la parola affetto, perché significa qualcosa di abituale; e presto ci incontreremo, per provare se abbiamo abbastanza intelletto per mantenere caldi i nostri cuori.
MARY.
Sarò alla barriera poco dopo le dieci, domani. – Tuo –
LETTERA III
Mercoledì mattina [Parigi, agosto 1793].
Mi hai spesso chiamata cara ragazza, ma ora diresti brava, se sapessi quanto sono stata attenta a ---- da quando sono arrivata a Parigi. Tuttavia non ho intenzione di annoiarti con il resoconto, perché mi piace vedere i tuoi occhi lodarmi; e Milton insinua che, durante tali racconti, vi siano interruzioni, non sgradite al cuore, quando il miele che gocciola dalle labbra non è fatto solo di parole.
Tuttavia, non sarò (lascia che te lo dica prima che questa gente entri, costringendomi a riporre in fretta la mia lettera) contenta di un solo bacio del DOVERE – devi essere felice di vedermi – perché sei felice – o farò la corte all'ombra di Mirabeau, verso cui il mio cuore si è rivolto continuamente, mentre parlavo con Madame ----, dicendomi con forza che avrà sempre abbastanza calore per amare, che io lo voglia o no, il sentimento, sebbene io rispetti tanto i princìpi. –
Non che io creda Mirabeau del tutto privo di princìpi – Tutt'altro – e, se non avessi iniziato a formare una nuova teoria riguardo agli uomini, avrei immaginato, nella vanità del mio cuore, di poter cavare qualcosa dal suo – era composto di tali materiali – Zitto! eccoli che arrivano – e l'amore vola via in un batter d'occhio, lasciando un leggero tocco della sua ala sulle mie guance pallide.
Spero di vedere il dottor ---- questa mattina; sto andando dal signor ---- per incontrarlo. ----, e alcuni altri, sono invitati a cena da noi oggi; e domani dovrò trascorrere la giornata con ----.
Probabilmente non riuscirò a tornare da ---- domani; ma non importa, perché devo prendere una carrozza, ho così tanti libri, di cui ho immediato bisogno, da portare con me. – Venerdì allora mi aspetterò che tu venga a cena con me – e, se verrai un po' prima di cena, è così tanto che non ti vedo, non sarai rimproverato dalla tua affettuosa,
MARY.
LETTERA IV
Venerdì mattina [Parigi, settembre 1793].
Un uomo, che una lettera del signor ---- aveva precedentemente annunciato, è passato qui ieri per il pagamento di una tratta; e, poiché sembrava deluso di non trovarti in casa, l'ho mandato dal signor ----. Da allora l'ho visto e mi dice che ha sistemato la faccenda.
Tanto per gli affari! – Posso azzardarmi a parlare ancora un po' di faccende meno gravose? – Come stai? – Ti ho seguito lungo tutta la strada in questo tempo sconfortante; perché, quando sono lontana da coloro che amo, la mia immaginazione è viva, come se i miei sensi non fossero mai stati gratificati dalla loro presenza – stavo per dire carezze – e perché non dovrei? Ho scoperto di avere più intelletto di te, sotto un aspetto; perché posso, senza alcuno sforzo violento della ragione, trovare nutrimento per l'amore nello stesso oggetto, molto più a lungo di quanto tu possa fare. – La via per i miei sensi passa attraverso il mio cuore; ma, perdonami! penso che a volte ci sia una scorciatoia per i tuoi.
Con novantanove uomini su cento, una dose sufficiente di follia è necessaria per rendere una donna piquante, un termine delicato per desiderabile; e, al di là di queste casuali ebollizioni di simpatia, pochi cercano il godimento coltivando una passione nei propri cuori. Una ragione, in breve, per cui desidero che tutto il mio sesso diventi più saggio, è che le sciocche non possano, con la loro graziosa follia, rubare a coloro la cui sensibilità reprime la loro vanità, le poche rose che offrono loro un po' di conforto nella strada spinosa della vita.
Non so come io sia caduta in queste riflessioni, se non che un pensiero le ha prodotte – che queste continue separazioni fossero necessarie per scaldare il tuo affetto. – Ultimamente, ci separiamo sempre. – Crack! – crack! – e via che vai. – Questa battuta indossa il colorito malsano del pensiero; perché, sebbene avessi iniziato a scrivere allegramente, alcune lacrime malinconiche hanno trovato la strada per i miei occhi, indugiando lì, mentre un bagliore di tenerezza nel mio cuore sussurra che tu sei una delle migliori creature del mondo. – Perdona dunque i vagabondaggi di una mente, che è stata quasi "impazzita dalla preoccupazione", oltre che "ostacolata in un amore sfortunato", e abbi pazienza con me ancora un po'! – Quando saremo stabiliti insieme in campagna, più doveri si apriranno davanti a me, e il mio cuore, che ora, tremando verso la pace, è agitato da ogni emozione che risveglia il ricordo di vecchi dolori, imparerà a riposare sul tuo, con quella dignità che il tuo carattere, per non parlare del mio, richiede.
Abbi cura di te – e scrivi presto alla tua ragazza (puoi aggiungere cara, se vuoi) che ti ama sinceramente, e cercherà di convincertene, diventando più felice.
MARY.
LETTERA V
Domenica notte [Parigi, 1793].
Ho appena ricevuto la tua lettera e mi sento come se non potessi andare a letto tranquillamente senza dire due parole in risposta – semplicemente per dirti che la mia mente è serena e il mio cuore affettuoso.
Da quando l'ultima volta che mi hai vista mi sono sentita quasi svenire, ho avvertito alcuni delicati sussulti, che mi fanno iniziare a pensare di nutrire una creatura che presto sarà sensibile alle mie cure. – Questo pensiero non solo ha prodotto un traboccare di tenerezza verso di te, ma mi ha resa molto attenta a calmare la mia mente e a fare esercizio fisico, per non distruggere un oggetto, in cui dobbiamo avere un interesse comune, lo sai. Ieri – non sorridere! – scoprendo di essermi fatta male sollevando precipitosamente un grosso ciocco di legno, mi sono seduta in agonia, finché non ho sentito di nuovo quei detti sussulti.
Sei molto impegnato?
* * * * *
Quindi puoi contare sul fatto che sia finito presto, anche se non prima che tu torni a casa, a meno che tu non sia trattenuto più a lungo di quanto ora mi conceda di credere.
Comunque sia, scrivimi, mio caro amore, e dimmi di essere paziente – gentilmente – e le espressioni di gentilezza inganneranno di nuovo il tempo, dolcemente come hanno fatto stasera. – Dimmi anche più e più volte che la tua felicità (e meriti di essere felice!) è strettamente legata alla mia, e cercherò di dissipare, man mano che sorgono, i fumi del precedente malcontento, che troppo spesso hanno oscurato il sole che hai cercato di diffondere nella mia mente. Dio ti benedica! Abbi cura di te, e ricorda con tenerezza la tua affettuosa
MARY.
Sto andando a riposare molto felice, e tu mi hai resa tale. – Questa è la più gentile buonanotte che io possa proferire.
LETTERA VI
Venerdì mattina [Parigi, dicembre 1793].
Sono lieta di scoprire che anche altre persone possono essere irragionevoli, oltre a me – poiché sappi che ho risposto alla tua prima lettera, la sera stessa in cui mi è arrivata (domenica), anche se tu non potresti riceverla prima di mercoledì, perché non è stata spedita fino al giorno successivo. – Ecco un resoconto completo, vero e particolareggiato. –
Eppure non sono arrabbiata con te, amore mio, perché penso che sia una prova di stupidità, e anche di un affetto insipido, che arriva alla stessa cosa, quando il temperamento è governato da squadra e compasso. – Non c'è nulla di pittoresco in questa uguaglianza rettilinea, e le passioni danno sempre grazia alle azioni.
Il ricordo ora fa balzare il mio cuore verso di te; ma non verso il tuo volto avido di denaro, sebbene io non possa essere seriamente dispiaciuta per lo sforzo che accresce la mia stima, o piuttosto è ciò che mi sarei aspettata dal tuo carattere. – No; ho davanti a me il tuo volto onesto – Pop – rilassato dalla tenerezza; un po' – un po' ferito dai miei capricci; e i tuoi occhi scintillanti di simpatia. – Le tue labbra allora mi sembrano più morbide del morbido – e appoggio la guancia sulla tua, dimenticando tutto il mondo. – Non ho tralasciato la sfumatura dell'amore dal quadro – il bagliore roseo; e credo che l'immaginazione l'abbia diffuso sulle mie guance, perché le sento bruciare, mentre una lacrima deliziosa trema nei miei occhi, che sarebbe tutta tua, se un'emozione grata diretta al Padre della natura, che mi ha resa così viva alla felicità, non desse più calore al sentimento che divide – devo fermarmi un momento.
Ho bisogno di dirti che sono tranquilla dopo aver scritto così? – Non so perché, ma ho più fiducia nel tuo affetto, quando sei assente, che presente; anzi, penso che tu debba amarmi, perché, nella sincerità del mio cuore lasciatelo dire, credo di meritare la tua tenerezza, perché sono sincera, e possiedo un grado di sensibilità che puoi vedere e apprezzare.
Tua sinceramente, MARY.
LETTERA VII.
Domenica mattina [Parigi, 29 dicembre 1793].
Sembra che tu abbia preso dimora a Le Havre. Dimmi signore! quando pensi di tornare a casa? o, per scrivere in modo molto premuroso, quando gli affari te lo permetteranno? Mi aspetterò (come dice la gente di campagna in Inghilterra) che tu faccia un mucchio di soldi per indennizzarmi della tua assenza.
* * * * *
Bene! ma, amore mio, alla solita storia – ti vedrò questa settimana, o questo mese? – Non so cosa tu stia facendo – perché, dato che non me lo hai detto, non volevo chiedere al signor ----, che di solito è piuttosto comunicativo.
Desidero vedere la signora ----; non per avere tue notizie, quindi non darti arie, ma per avere una lettera dal signor ----. E sono mezza arrabbiata con te per non avermi informato se ne avesse portata una con sé oppure no. – Su questo punto tapperò alcune delle cose gentili che erano pronte a cadere dalla mia penna, che non è mai stata intinta nel fiele quando si rivolgeva a te; o, lascerò che solo un'esclamazione – "La creatura!" o uno sguardo gentile mi sfuggano, quando passo vicino alle pantofole – che non ho potuto rimuovere dalla porta, anche se non sono le più belle del loro genere.
Non essere troppo ansioso di guadagnare denaro! – perché nulla che valga la pena di avere si può comprare. Dio ti benedica.
Tua affettuosamente, MARY.
LETTERA VIII
Lunedì notte [Parigi, 30 dicembre 1793].
Mio caro amore, la tua lettera di stasera è stata particolarmente gradita al mio cuore, depresso dalle lettere che ho ricevuto tramite ----, perché me ne ha portate diverse, e il pacco di libri indirizzato al signor ---- era per me. La lettera del signor ---- era lunga e molto affettuosa; ma il resoconto che mi dà dei suoi affari, sebbene cerchi ovviamente di vederne il lato positivo, mi ha infastidito.
Una lettera malinconica di mia sorella ---- ha anche tormentato la mia mente – quella di mio fratello mi avrebbe dato un piacere sincero; ma per
* * * * *
C'è uno spirito di indipendenza nella sua lettera, che ti piacerà; e la vedrai, quando saremo ancora una volta insieme davanti al fuoco. – Penso che lo accoglieresti come un fratello, con uno dei tuoi sguardi teneri, quando il tuo cuore non solo dà lucentezza ai tuoi occhi, ma una danza di giocosità, che lui incontrerebbe con un bagliore fatto per metà di timidezza, e un desiderio di compiacere la – dove troverò una parola per esprimere il legame che sussiste tra noi? – Chiederò al piccolo sussulto? – Ma ho tralasciato metà della frase che doveva dirti quanto sarebbe propenso ad amare l'uomo amato da sua sorella. Mi sono immaginata seduta tra voi, da quando ho iniziato a scrivere, e il mio cuore è balzato al pensiero! Vedi come chiacchiero con te.
Non ho ricevuto la tua lettera finché non sono tornata a casa; e non me l'aspettavo, perché la posta è arrivata molto più tardi del solito. È stata un cordiale per me – e ne avevo bisogno.
Il signor ---- mi dice che ha scritto più e più volte. – Amalo un po'! – Sarebbe una specie di separazione, se non amassi coloro che amo io.
C'era così tanta tenerezza premurosa nella tua epistola di stasera, che, se non ti ha reso più caro a me, mi ha fatto sentire con forza quanto tu mi sia molto caro, scacciando metà delle mie preoccupazioni.
Tua affettuosamente, MARY.
LETTERA IX
Martedì mattina [Parigi, 31 dicembre 1793].
Sebbene abbia appena spedito una lettera, tuttavia, poiché il capitano ---- si offre di portarne una, non voglio lasciarlo andare senza un gentile saluto, perché le inezie di questo tipo, senza avere alcun effetto sulla mia mente, avviliscono il mio spirito: – e tu, con tutte le tue lotte per essere virile, hai un po' della sua stessa sensibilità. – Non dirle di andare via, perché amo vederla lottare per dominare i tuoi tratti; inoltre, questo tipo di simpatie sono la vita dell'affetto: e perché, nel coltivare il nostro intelletto, dovremmo cercare di prosciugare queste sorgenti di piacere, che sgorgano per dare freschezza ai giorni oscurati dalla preoccupazione!
I libri che mi sono stati inviati sono tali che possiamo leggerli insieme; quindi non li guarderò finché non tornerai; quando tu leggerai, mentre io rammendo le mie calze.
Tuo sinceramente, MARY.
LETTERA X
Mercoledì notte [Parigi, 1° gennaio 1794].
Poiché sono stata, mi dici, tre giorni senza scrivere, non dovrei lamentarmi di due: tuttavia, poiché mi aspettavo di ricevere una lettera questo pomeriggio, sono ferita; e perché dovrei, nascondendolo, fingere l'eroismo che non provo?
Odio il commercio. Come devono essere organizzati in modo diverso la testa e il cuore di ---- dai miei! Mi dirai che gli sforzi sono necessari: sono stanca di loro! Il volto delle cose, pubbliche e private, mi infastidisce. La "pace" e la clemenza che sembravano spuntare pochi giorni fa, scompaiono di nuovo. "Sono caduta", come disse Milton, "in giorni malvagi"; perché credo davvero che l'Europa sarà in uno stato di convulsione, per mezzo secolo almeno. La vita è solo un lavoro di pazienza: è sempre far rotolare un grande sasso su per una collina; perché, prima che una persona possa trovare un luogo di riposo, immaginando che sia alloggiato, ecco che torna giù, e tutto il lavoro deve essere rifatto da capo!
Se tentassi di scrivere ancora, non potrei cambiare il tono. Ho mal di testa e il mio cuore è pesante. Il mondo appare un "giardino incolto", dove "cose abiette e vili" fioriscono meglio.
Se non torni presto – o, il che non è una questione così importante, ne parli – getterò le tue pantofole dalla finestra, e me ne andrò – nessuno sa dove.
MARY.
Scoprendo di essere osservata, ho detto alle brave donne, le due signore ----, semplicemente che ero incinta: e lasciale fissare! e ----, e ----, anzi, tutto il mondo, può saperlo per quanto mi riguarda! – Tuttavia desidero evitare gli scherzi grossolani di ----.
Considerando la cura e l'ansia che una donna deve avere per un bambino prima che venga al mondo, mi sembra, per diritto naturale, che appartenga a lei. Quando gli uomini si immergono nel mondo, sembrano perdere ogni sensazione, eccetto quelle necessarie per continuare o produrre la vita! – Sono questi i privilegi della ragione? Tra la razza pennuta, mentre la gallina tiene al caldo i piccoli, il suo compagno rimane vicino per rallegrarla; ma è sufficiente per l'uomo degnarsi di avere un figlio, per pretenderlo. – Un uomo è un tiranno!
Ora potresti dirmi che, se non fosse per me, te ne staresti a ridere con qualche onesto compagno a Londra. L'esercizio casuale della simpatia sociale non sarebbe sufficiente per me – non riterrei una vita così priva di cuore degna di essere preservata. – È necessario essere di buon umore con te, per essere contenti del mondo.
Giovedì mattina [Parigi, 2 gennaio 1794].
Ero molto giù di morale ieri sera, pronta a litigare con il tuo temperamento allegro, che rende l'assenza facile per te. – E perché dovrei edulcorare la faccenda? Ero offesa dal fatto che tu non l'avessi nemmeno menzionata – non voglio essere amata come una dea, ma desidero esserti necessaria. Dio ti benedica!
LETTERA XI
Lunedì notte [Parigi, gennaio 1794].
Ho appena ricevuto la tua lettera gentile e razionale, e vorrei nascondere il mio volto, che arde di vergogna per la mia follia. – Lo nasconderei nel tuo seno, se tu volessi aprirlo di nuovo a me, e rannicchiarmi vicino finché non dicessi al mio cuore palpitante di stare calmo, dicendo che mi perdonavi. Con gli occhi che traboccano di lacrime, e nell'atteggiamento più umile, ti supplico. – Non voltarti da me, perché davvero ti amo teneramente, e sono stata molto infelice, dalla notte in cui sono stata così crudelmente ferita dal pensare che tu non avessi fiducia in me –
È tempo che io diventi più ragionevole, pochi altri di questi capricci di sensibilità mi distruggerebbero. In effetti, sono stata molto indisposta negli ultimi giorni, e l'idea che stessi tormentando, o forse uccidendo, un povero piccolo animale, di cui sono diventata ansiosa e tenera, ora che lo sento vivo, mi ha fatto stare peggio. Le mie viscere sono state terribilmente in disordine, e tutto ciò che mangiavo o bevevo non andava d'accordo con il mio stomaco; ancora sento avvisaglie della sua esistenza, sebbene siano state più deboli.
Pensi che la creatura vada regolarmente a dormire? Sono pronta a fare tante domande quante l'Uomo dai quaranta scudi di Voltaire. Ah! non continuare a essere arrabbiato con me! Vedi che sto già sorridendo tra le lacrime – Hai alleggerito il mio cuore, e il mio spirito congelato si sta sciogliendo in giocosità.
Scrivi nel momento in cui ricevi questa. Conterò i minuti. Ma non lasciar cadere una parola arrabbiata – non posso sopportarlo ora. Eppure, se pensi che io meriti una sgridata (non ammette discussioni, lo ammetto), aspetta che tu torni – e allora, se sarai arrabbiato un giorno, sarò sicura di vederti il giorno dopo.
---- non ti ha scritto, immagino, perché parlava di andare a Le Havre. Sapendo che stavo male, è passato molto gentilmente a trovarmi, senza immaginare che fossero state alcune parole che ha lasciato cadere incautamente, a rendermi così.
Dio ti benedica, amore mio; non chiudere il tuo cuore al ritorno della tenerezza; e, mentre ora con la fantasia mi aggrappo a te, sii più che mai il mio sostegno. – Sentiti solo affettuoso quando leggi questa lettera, come io lo ero scrivendola, e renderai felice la tua
MARY.
LETTERA XII
Mercoledì mattina [Parigi, gennaio 1794].
Non inizierò mai, se non sarò del tutto guarita dal litigare, a incoraggiare "fantasie che vengono in fretta", quando siamo separati. Ieri, amore mio, non sono riuscita ad aprire la tua lettera per diverso tempo; e, sebbene non fosse severa nemmeno la metà di quanto meritassi, mi ha gettato in tale accesso di tremore da allarmarmi seriamente. Non mi sono curata, come puoi immaginare, di un po' di sofferenza per conto mio; ma tutte le paure che ho avuto negli ultimi giorni sono tornate con rinnovata forza. Stamattina sto meglio; non sarai contento di sentirlo? Ti accorgi che il dolore mi ha reso quasi una bambina, e che ho bisogno di essere placata per ritrovare la pace.
C'è una cosa in cui ti sbagli sul mio carattere, e immagini che sia freddezza ciò che è esattamente il contrario. Poiché, quando sono ferita dalla persona a me più cara, devo lasciar uscire un intero torrente di emozioni, in cui la tenerezza dovrebbe prevalere, o soffocarle del tutto; e mi sembra quasi un dovere soffocarle, quando immagino di essere trattata con freddezza.
Temo di averti contrariato, mio caro [Imlay]. Conosco la rapidità dei tuoi sentimenti – e lascia che, nella sincerità del mio cuore, ti assicuri che non c'è nulla che non soffrirei per renderti felice. La mia stessa felicità dipende interamente da te – e, conoscendoti, quando la mia ragione non è annebbiata, guardo avanti a una prospettiva razionale di tanta felicità quanta la terra ne offra – con un pizzico di estasi per giunta, se vorrai guardarmi, quando lavoreremo di nuovo, come a volte mi hai salutato, la tua umiliata, eppure affettuosissima
MARY.
LETTERA XIII
Giovedì sera [Parigi, gennaio 1794].
Ho desiderato che il tempo passasse in fretta, mio gentile amore, incapace di riposare finché non avessi saputo che la mia lettera di penitenza era giunta nelle tue mani – e questo pomeriggio, quando la tua tenera epistola di martedì ha dato un piacere così squisito alla tua povera ragazza malata, il suo cuore l'ha trafitta al pensiero che tu dovessi ancora riceverne un'altra fredda. – Brucia anche quella, mio [Imlay]; eppure non dimenticare che anche quelle lettere erano piene di amore; e ricorderò sempre che non hai aspettato di essere addolcito dalla mia penitenza, prima di riprendermi nel tuo cuore.
Sono stata poco bene e non vorrei, ora che mi sto riprendendo, intraprendere un viaggio, perché mi sono seriamente allarmata e arrabbiata con me stessa, temendo continuamente la conseguenza fatale della mia follia. – Ma, se ritenessi giusto rimanere a Havre, troverò qualche opportunità, nel corso di una quindicina di giorni, o forse meno, per venire da te, e prima di allora sarò di nuovo forte. – Eppure non essere inquieto! Sto davvero meglio, e non mi sono mai presa tanta cura di me stessa, quanta ne ho avuta da quando hai ripristinato la mia pace mentale. La ragazza è venuta a scaldarmi il letto – quindi dirò teneramente, buona notte! e scriverò due righe al mattino.
Mattina.
Vorrei che tu fossi qui a passeggiare con me in questa bella mattinata! Eppure la tua assenza non mi impedirà di farlo. Sono rimasta troppo in casa; sebbene, quando ero così terribilmente giù di morale, non mi curassi di nulla.
Ora uscirò (tu verrai con me nel mio cuore) e proverò se questa bella aria tonificante non darà vigore alla povera bambina, come ne aveva, prima che mi abbandonassi così sconsideratamente al dolore che mi ha sconvolto le viscere e ha dato una svolta a tutto il mio sistema.
Tua sinceramente MARY IMLAY.
LETTERA XIV
Sabato mattina [Parigi, febbraio 1794].
Le due o tre lettere che ti ho scritto ultimamente, amore mio, serviranno come risposta alla tua esplicativa. Non posso che rispettare i tuoi motivi e la tua condotta. Li ho sempre rispettati; ed ero ferita solo da quella che mi sembrava una mancanza di fiducia, e di conseguenza di affetto. – Pensavo anche che, se fossi stato costretto a stare tre mesi a Havre, avrei potuto stare con te. – Bene! bene, cosa importa su cosa ho rimuginato – Siamo amici ora!
Probabilmente riceverò una lettera da te oggi, che sigilla il mio perdono – e starò attenta a non tormentarti con i miei umori queruli, almeno finché non ti rivedrò. Agisci come le circostanze richiedono, e non chiederò quando ti permetteranno di tornare, convinta che correrai dalla tua Mary, quando avrai raggiunto (o perso di vista) l'oggetto del tuo viaggio.
Che immagine hai abbozzato del nostro caminetto! Sì, amore mio, la mia fantasia era subito all'opera, e ho sentito la mia testa sulla tua spalla, mentre i miei occhi erano fissi sulle piccole creature che si stringevano alle tue ginocchia. Non ho stabilito in modo assoluto che debbano essere sei – se non hai messo il cuore su questo numero tondo.
Vado a pranzo dalla signora ----. Non sono andata a trovarla dal primo giorno in cui è venuta a Parigi. Desidero davvero stare all'aria aperta quanto più posso; poiché l'esercizio che ho fatto in questi ultimi due o tre giorni mi è stato di tale aiuto, che spero a breve di dirti che sto benissimo. Non ho dormito quasi per nulla prima della scorsa notte, e nemmeno molto allora. – Le due signore ---- sono state molto premurose e tenere.
Tua sinceramente MARY.
Non c'è bisogno che ti chieda di offrire al colonnello una buona bottiglia di vino.
LETTERA XV
Domenica mattina [Parigi, febbraio 1794].
Ti ho scritto ieri, mio [Imlay]; ma, scoprendo che il colonnello è ancora trattenuto (poiché il suo passaporto è stato dimenticato in ufficio ieri), non voglio lasciar trascorrere così tanti giorni senza che tu abbia mie notizie, dopo aver parlato di malattie e apprensioni.
Non posso vantarmi di essere del tutto guarita, eppure sono (devo usare la mia espressione dello Yorkshire; poiché, quando il mio cuore è caldo, le espressioni dell'infanzia mi saltano in testa) così leggera, che penso che non andrà male per me. – E nulla mancherà da parte mia, te lo assicuro; poiché sono spinta, non solo da un affetto ravvivato per te, ma da una tenerezza appena nata che gioca allegramente attorno al mio cuore che si dilata.
Ero dunque, in barba al freddo e allo sporco, all'aria aperta per la maggior parte della giornata di ieri; e, se supererò questa sera senza un ritorno della febbre che mi ha tormentato, non parlerò più di malattia. Ho promesso alla piccola creatura che la sua mamma, che dovrebbe farle tesoro, non la tormenterà più, e l'ho pregata di perdonarmi; e, poiché non potevo stringere né lei né te al mio seno, l'ho fatto con il cuore. – Ho paura di rileggere questo chiacchiericcio – ma è solo per i tuoi occhi.
Sono stata seriamente contrariata nello scoprire che, mentre tu eri tormentato dagli impedimenti nelle tue imprese, io ti davo ulteriore inquietudine. – Se riesci a far funzionare qualcuno dei tuoi piani – va bene, non credo che un po' di denaro sia scomodo; ma, se dovessero fallire, lotteremo allegramente insieme – avvicinati dai soffi pungenti della povertà.
Addio, amore mio! Scrivi spesso alla tua povera ragazza, e scrivi lunghe lettere; poiché non solo mi piacciono perché più lunghe, ma perché più cuore vi si insinua; e sono felice di catturare il tuo cuore ogni volta che posso.
Tua sinceramente MARY.
LETTERA XVI
Martedì mattina [Parigi, febbraio 1794].
Colgo questa opportunità per informarti che partirò giovedì con il signor ----, e spero di dirti presto (sulle tue labbra) quanto sarò felice di vederti. Ho appena ottenuto il mio passaporto, poiché non prevedo alcun impedimento al mio arrivo a Havre, per darti la buonanotte venerdì prossimo nel mio nuovo appartamento – dove ti incontrerò e amerò, a dispetto della preoccupazione, di sorridermi fino al sonno – poiché non ho trovato molto riposo da quando ci siamo separati.
Ti sei, con la tua tenerezza e il tuo valore, attorcigliato più abilmente attorno al mio cuore di quanto credessi possibile. – Lasciami indulgere al pensiero di aver gettato alcuni viticci per aggrapparmi all'olmo da cui desidero essere sostenuta. – Questo è parlare una lingua nuova per me! – Ma, sapendo di non essere una pianta parassita, sono disposta a ricevere le prove di affetto, a cui ogni battito risponde, quando penso di essere ancora una volta nella stessa casa con te. Dio ti benedica!
Tua sinceramente MARY.
LETTERA XVII
Mercoledì mattina [Parigi, febbraio 1794].
Invio questa solo come avant-coureur, senza stivali, per dirti che sono di nuovo in volo, e spero di essere con te poche ore dopo che la riceverai. Ti troverò bene e composto, ne sono certa; o, per meglio dire, allegro. – Qual è il motivo per cui il mio spirito non è gestibile quanto il tuo? Eppure, ora che ci penso, non ammetterò che il tuo temperamento sia costante, sebbene io mi sia ripromessa, per ottenere il mio perdono, che non lo incresperò per molto, molto tempo – ho paura di dire mai.
Addio per un momento! – Non dimenticare che sto venendo verso di te di persona! La mia mente, senza catene, è volata da te molto tempo fa, o meglio, non ti ha mai lasciato.
Sto bene, e non ho il timore di trovare il viaggio troppo faticoso, quando seguo la guida del mio cuore. – Con il volto rivolto a Havre il mio spirito non affonderà – e la mia mente ha sempre finora permesso al mio corpo di fare tutto ciò che desideravo.
Tua affettuosamente, MARY.
LETTERA XVIII
Giovedì mattina, Havre, 12 marzo [1794].
Siamo tali creature d'abitudine, amore mio, che, sebbene non possa dire di essere stata dispiaciuta, in modo infantile, per la tua partenza, quando sapevo che saresti rimasto per così poco tempo, e avevo un piano di lavoro; eppure non riuscivo a dormire. – Mi sono girata verso il tuo lato del letto, e ho cercato di sfruttare al meglio il comfort del cuscino, riguardo al quale eri solito dirmi che ero sgarbata; ma non serviva a nulla. – Ho fatto comunque la mia passeggiata prima di colazione, sebbene il tempo non fosse molto invitante – ed eccomi qui, ad augurarti una giornata più bella, e a vederti sbirciare sopra la mia spalla, mentre scrivo, con uno dei tuoi sguardi più gentili – quando i tuoi occhi brillano, e una suffusione si diffonde sui tuoi lineamenti che si rilassano.
Ma non intendo indugiare con te stamattina – Quindi Dio ti benedica! Prenditi cura di te – e a volte stringi al tuo cuore la tua affettuosa
MARY.
LETTERA XIX
[Havre, marzo 1794].
Non chiamarmi stupida per aver lasciato sul tavolo quel pezzettino di carta che dovevo accludere. – Questo succede quando si è innamorati alla fine di una lettera di affari. – Sai, dici, che non vanno d'accordo. – Ti avevo portato vicino al caminetto, con il gigot che fumava sulla tavola, per lardare le tue povere costole nude – ed ecco, ho chiuso la mia lettera senza prendere il foglio, che era proprio sotto i miei occhi! Cosa avevo negli occhi per rendermi così cieca? – Ti do il permesso di rispondere alla domanda, se non mi rimprovererai; perché sono,
Tua affettuosissima, MARY.
LETTERA XX
[Havre] Domenica, 17 agosto [1794].
* * * * *
Ho promesso a ---- di andare con lui nella sua casa di campagna, dove ora gli è permesso pranzare – io, e la piccola cara, s'intende – che non posso fare a meno di baciare con più tenerezza, da quando ci hai lasciati. Penso che godrò del bel panorama, e che ciò ravviverà, piuttosto che saziare, la mia immaginazione.
Sono andata a trovare la signora ----. Ha i modi di una gentildonna, con un pizzico della disinvolta civetteria francese, che la rende piquante. – Ma Monsieur suo marito, che la natura non ha mai sognato di modellare né come gentiluomo né come amante, fa una figura piuttosto goffa in primo piano nel quadro.
Gli H---- sono molto brutti, senza dubbio – e la casa puzzava di commercio da cima a fondo – così che il suo tentativo abortito di mostrare gusto ha solo dimostrato che è una delle cose che non si possono comprare con l'oro. Ero in una stanza sola per un momento, e la mia attenzione è stata attratta dalla pendule – Una ninfa offriva i suoi voti davanti a un altare fumante a un Cupido dal sedere grasso (con rispetto parlando), che scalciava in aria. – Ah! continua a scalciare, ho pensato; poiché il demone del traffico spaventerà sempre gli amori e le grazie, che striano con i raggi rosei della fantasia infantile il giorno cupo della vita – mentre l'immaginazione, non permettendoci di vedere le cose come sono, ci permette di cogliere un rapido sorso dal ruscello scorrevole del piacere, la cui sete sembra essere data solo per tormentarci.
Ma sto filosofando; anzi, forse mi chiamerai severa, e mi dirai di lasciare in pace i mercanti dalla testa quadrata. – Pace a loro! sebbene nessuno degli spiriti sociali (e ce ne sono non pochi di diverse descrizioni, che si divertono attorno ai vari accessi al mio cuore) mi abbia dato un pizzicotto per frenare la mia penna.
Ho continuato a scrivere, aspettando che il povero ---- venisse; poiché, quando ho iniziato, pensavo semplicemente agli affari; e, siccome questa è l'idea che si associa più naturalmente alla tua immagine, mi stupisco di essere inciampata in qualsiasi altra.
Eppure, poiché la vita comune, a mio parere, vale a stento la pena di essere vissuta, anche con un gigot ogni giorno, e un budino aggiunto a esso, ti permetterò di coltivare il mio giudizio, se mi permetterai di mantenere vivi nel tuo cuore i sentimenti, che possono essere definiti romantici, perché, prole dei sensi e dell'immaginazione, assomigliano più alla madre che al padre, quando producono la suffusione che ammiro. – A dispetto dell'età gelida, spero ancora di vederla, se non hai deciso solo di mangiare e bere, ed essere stupidamente utile agli stupidi –
Tua, MARY.
LETTERA XXI
Havre, 19 agosto [1794] martedì.
Ho ricevuto entrambe le tue lettere oggi – contavo di sentirti ieri, quindi sono rimasta delusa, sebbene abbia attribuito il tuo silenzio alla causa giusta. Intendevo rispondere subito alla tua gentile lettera, affinché tu potessi sentire il piacere che mi ha dato; ma ---- è entrato, e alcune altre cose mi hanno interrotto; così che il vapore fine è evaporato – lasciando tuttavia un dolce profumo dietro di sé, ho solo da dirti, ciò che è abbastanza ovvio, che il desiderio sincero che ho mostrato di mantenere il mio posto, o guadagnare più terreno nel tuo cuore, è una prova sicura di quanto il tuo affetto sia necessario alla mia felicità. – Eppure non credo che sia falsa delicatezza, o sciocco orgoglio, desiderare che la tua attenzione alla mia felicità nasca tanto dall'amore, che è sempre una passione piuttosto egoista, quanto dalla ragione – cioè, voglio che tu promuova la mia felicità, cercando la tua. – Poiché, qualunque piacere possa darmi scoprire la tua generosità d'animo, non vorrei dipendere per il tuo affetto proprio dalla qualità che ammiro di più. No; ci sono qualità nel tuo cuore, che richiedono il mio affetto; ma, a meno che l'attaccamento non mi appaia chiaramente reciproco, lavorerò solo per stimare il tuo carattere, invece di nutrire una tenerezza per la tua persona.
Scrivo di fretta, perché la piccola, che dorme da molto tempo, comincia a chiamarmi. Povera cosa! quando sono triste, mi lamento che tutti i miei affetti crescano su di me, finché diventano troppo forti per la mia pace, sebbene tutti mi offrano sprazzi di squisito godimento – Questo per la nostra bambina era all'inizio molto ragionevole – più l'effetto della ragione, un senso del dovere, che sentimento – ora, lei è entrata nel mio cuore e nella mia immaginazione, e quando esco senza di lei, la sua piccola figura danza sempre davanti a me.
Anche tu ti sei in qualche modo aggrappato attorno al mio cuore – ho scoperto che non riuscivo a mangiare la mia cena nella grande sala – e, quando ho preso il grande coltello per tagliarmi il cibo, le lacrime mi sono corse agli occhi. – Non supporre tuttavia che io sia malinconica – poiché, quando sei lontano da me, non solo mi chiedo come possa trovare difetti in te – ma come possa dubitare del tuo affetto.
Non mescolerò alcun commento sull'accluso (ha suscitato la mia indignazione) con l'effusione di tenerezza, con cui ti assicuro che sei l'amico del mio seno, e il sostegno del mio cuore.
MARY.
LETTERA XXII
Havre, 20 agosto [1794].
Voglio sapere quali passi hai intrapreso riguardo a ----. La disonestà suscita sempre la mia indignazione – sarei gratificata di sentire che la legge ha castigato ---- severamente; ma non desidero che tu lo veda, perché la questione ora non ammette una discussione pacifica, e non so esattamente come esprimeresti il tuo disprezzo.
Ti prego di fare qualche domanda su Tallien – sono ancora soddisfatta della dignità della sua condotta. – L'altro giorno, per la causa dell'umanità, ha fatto uso di un grado di abilità, che ammiro – e intendo indicarti, come uno dei pochi esempi di abilità che fanno onore alle capacità dell'uomo, senza togliere quella fiducia nella sua apertura di cuore, che è la vera base sia dell'amicizia pubblica che privata.
Non supporre che io intenda alludere a una piccola riserva di temperamento in te, di cui a volte mi sono lamentata! Sei stato abituato a una donna astuta, e quasi cerchi l'astuzia – Anzi, nel gestire la mia felicità, di tanto in tanto hai ferito la mia sensibilità, nascondendoti, finché l'onesta simpatia, donandoti a me senza travestimenti, mi lascia guardare in un cuore, in cui il mio, quasi spezzato, desidera strisciare, per essere rianimato e accarezzato. – Hai franchezza di cuore, ma non spesso esattamente quello straripamento (épanchement de coeur), che diventando quasi infantile, appare una debolezza solo ai deboli.
Ma ho lasciato il povero Tallien. Volevo che chiedessi anche se, come ha dichiarato un membro nella convenzione, Robespierre mantenesse davvero un numero di amanti. – Se così fosse, sospetto che esse lusingassero più la sua vanità che i suoi sensi.
Ecco un'epistola chiacchierona e disordinata! Ma non supporre che io intenda chiuderla senza menzionare la damigella – che è quasi balzata fuori dal mio braccio – assomiglia certamente molto a te – ma non la amo di meno per questo, sia che io sia arrabbiata o contenta di te.
Tua affettuosamente, MARY.
LETTERA XXIII
[Parigi] 22 settembre [1794].
Ho appena scritto due lettere, che stanno andando per altre vie, e che conto tu riceva molto prima di questa. Scrivo quindi semplicemente, perché so che sarei delusa nel vedere qualcuno che ti ha lasciato, se tu non inviassi una lettera, fosse anche brevissima, per dirmi perché non ne hai scritta una più lunga – e tu vorrai che ti si dica, ancora e ancora, che il nostro piccolo Ercole è del tutto guarito.
Oltre a guardarmi, ci sono altre tre cose che la deliziano – andare in carrozza, guardare un gilet scarlatto e ascoltare musica ad alto volume – ieri, alla festa, ha goduto delle ultime due; ma, per onorare J. J. Rousseau, intendo regalarle una fascia, la prima che abbia mai avuto attorno – e perché no? – poiché sono sempre stata un po' innamorata di lui.
Bene, dirai che sono sciocchezze – devo parlare di allume o sapone? Non c'è nulla di pittoresco nelle tue attuali occupazioni; la mia immaginazione sceglie quindi piuttosto di vagare indietro alla barriera con te, o di vederti venire incontro a me, e al mio cesto di uva. – Con che piacere ricordo i tuoi sguardi e le tue parole, quando sedevo alla finestra, osservando il grano che ondeggiava!
Credimi, saggio signore, non hai sufficiente rispetto per l'immaginazione – potrei provarti in un attimo che è la madre del sentimento, la grande distinzione della nostra natura, l'unico purificatore delle passioni – gli animali hanno una parte di ragione, e sensi uguali, se non più squisiti; ma nessuna traccia di immaginazione, o della sua prole il gusto, appare in nessuna delle loro azioni. L'impulso dei sensi, le passioni, se vuoi, e le conclusioni della ragione, attirano gli uomini insieme; ma l'immaginazione è il vero fuoco, rubato dal cielo, per animare questa fredda creatura di argilla, producendo tutte quelle belle simpatie che portano all'estasi, rendendo gli uomini sociali espandendo i loro cuori, invece di lasciar loro il tempo di calcolare quanti agi la società offra.
Se definite queste osservazioni romantiche, una frase che in questo luogo equivarrebbe a un nonsenso, sarò incline a ribattere che siete imbarbarito dal commercio e dai piaceri volgari della vita. Riportatemi dunque il vostro volto di barriera, o non avrete nulla da dire alla mia ragazza di barriera; e io volerò via da voi, per nutrire i ricordi che mi saranno sempre cari; poiché sono vostra, sinceramente,
MARY.
LETTERA XXIV
[Parigi] Sera, 23 settembre [1794].
Ho giocato e riso con la bambina così a lungo che non posso prendere la penna per rivolgermi a voi senza emozione. Stringendola al seno, mi è sembrata così simile a voi (entre nous, nei vostri momenti migliori, poiché non ammiro il vostro volto commerciale) che ogni mio nervo sembrava vibrare al tocco, e ho iniziato a pensare che ci fosse del vero nell'affermazione che marito e moglie sono una cosa sola; poiché voi sembravate pervadere tutto il mio essere, accelerando il battito del mio cuore e prestandomi le lacrime compassionevoli che avete suscitato.
Ho altro da dirvi? No, non per il momento; tutto il resto è volato via; e, indulgendo nella tenerezza per voi, non posso ora lamentarmi di certe persone qui, che hanno irritato il mio temperamento negli ultimi due o tre giorni.
[Parigi, 1794] Mattina.
Ieri B---- mi ha mandato a chiedere il mio placet di lettere. Era già passato a trovarmi; e mi piace più di quanto pensassi: vale a dire, ho la stessa opinione del suo intelletto, ma penso, come voi, che egli possieda una tenerezza e una delicatezza di sentimenti, riguardo alle donne, più grandi di quanto si incontri comunemente. Anche il suo modo di parlare della propria bambina, che ha all'incirca l'età della mia, mi ha interessato. Gli ho dato una lettera per mia sorella e gli ho chiesto di incontrarla.
Sono stata interrotta. Il signor ----, suppongo, scriverà di affari. Non discuto sugli affari pubblici, se non per dirvi che ora scrivono con grande libertà e verità; e questa libertà di stampa rovescerà i Giacobini, lo vedo chiaramente.
Spero che abbiate cura della vostra salute. Ho preso l'abitudine di essere inquieta la notte, il che nasce, credo, dall'attività della mente; poiché, quando sono sola, vale a dire, non vicina a qualcuno a cui possa aprire il mio cuore, sprofondo in fantasticherie e treni di pensiero che mi agitano e mi stancano.
Questa è la mia terza lettera; quando avrò vostre notizie? Non c'è bisogno che vi dica, suppongo, che sto scrivendo con qualcuno nella stanza e ---- sta aspettando di portare questa al signor ----. Bacerò allora la bambina per voi, e vi dirò addio.
Vi ho chiesto, in una delle mie altre lettere, di riportarmi il vostro volto di barriera, altrimenti non sarete amato dalla mia ragazza di barriera. So che la amerete sempre di più, perché è una creaturina affettuosa e intelligente, con tanta vivacità, dovrei pensare, quanta ne potreste desiderare.
Stavo per parlarvi di due o tre cose che qui mi dispiacciono; ma non sono di importanza tale da interrompere sensazioni piacevoli. Ho ricevuto una lettera dal signor ----. Voglio che portiate ---- con voi. Madame S---- è accanto a me e sta leggendo una traduzione tedesca delle vostre lettere; desidera che vi porga il suo affetto, per via di ciò che dite a proposito dei negri.
Vostra, affettuosissimamente, MARY.
LETTERA XXV
Parigi, 28 settembre [1794].
Vi ho scritto tre o quattro lettere; ma diverse cause mi hanno impedito di inviarle tramite le persone che avevano promesso di portarle o inoltrarle. Quella acclusa è una che avevo scritto per farvi avere tramite B----; tuttavia, scoprendo che egli non arriverà prima che io speri e creda che voi sarete partito per il ritorno, ve la accludo e la darò in custodia a ----, poiché il signor ---- è trattenuto, al quale ho dato anch'io una lettera.
Non posso fare a meno di essere ansiosa di avere vostre notizie; ma non vi tormenterò con resoconti di inquietudini o cure che derivano da circostanze particolari. Ho avuto qui tanti piccoli fastidi che mi sono quasi pentita di aver lasciato Havre. ----, che è nel migliore dei casi una creatura assai impotente, ora, a causa della sua gravidanza, è più un peso che un aiuto per me, così che continuo ad essere quasi schiava della bambina. Lei mi ripaga davvero, perché è una dolce creaturina; poiché, mettendo da parte l'affetto materno (che, tra l'altro, sta crescendo in me, i suoi piccoli sorrisi intelligenti che affondano nel mio cuore), possiede uno straordinario grado di sensibilità e osservazione. L'altro giorno, accanto alla figlia di B----, una bella bambina, lei sembrava un folletto. È tutta vita e movimento, e i suoi occhi non sono gli occhi di una sciocca, lo giuro.
Ho dormito a St. Germain, proprio nella stanza (se non avete dimenticato) in cui mi avete stretta teneramente al vostro cuore. Non ho dimenticato di stringere la mia cara al mio, con sensazioni che sono quasi troppo sacre per essere accennate.
Addio, amore mio! Abbiate cura di voi, se desiderate essere il protettore di vostra figlia e il conforto di sua madre.
Ho ricevuto, per voi, delle lettere da ----. Voglio sapere come finisce quella faccenda, sebbene non sappia se nutra più disprezzo per la sua follia o per la sua scelleratezza.
Vostra MARY.
LETTERA XXVI
[Parigi] 1 ottobre [1794].
È un compito ingrato scrivere lettere senza sapere se vi raggiungeranno mai. Ne ho date due a ----, che è in procinto di partire, di partire, ogni giorno, da una settimana a questa parte; e altre tre, che erano scritte in tono depresso, un po' lamentoso o giù di lì, non sono riuscita ad inoltrarle con le opportunità che mi sono state menzionate. Tant mieux! direte voi, e io non dirò di no; poiché mi dispiacerebbe che il contenuto di una lettera, quando siete così lontano, smorzasse il piacere che la vista di essa vi darebbe, giudicando i vostri sentimenti dai miei. Mi sono appena imbattuta in una delle gentili lettere che avete scritto durante la vostra ultima assenza. Siete dunque una cara creatura affettuosa, e non vi tormenterò. La lettera che vi capiterà di ricevere, quando l'assenza è così lunga, dovrebbe portare agli occhi solo lacrime di tenerezza, senza alcun amaro retrogusto.
Dopo il vostro ritorno spero davvero che non sarete così immersi negli affari come negli ultimi tre o quattro mesi, poiché anche il denaro, tenendo conto di tutti i futuri agi che deve procurare, può essere guadagnato a un prezzo troppo caro, se rimangono impresse nella mente impressioni dolorose. Queste impressioni erano molto più vivide, subito dopo la vostra partenza, che al presente; poiché mille teneri ricordi cancellano le tracce malinconiche che avevano lasciato nella mia mente, e ogni emozione è dalla stessa parte della mia ragione, che è sempre stata dalla vostra. Separati, sarebbe quasi empio soffermarsi sulle reali o immaginarie imperfezioni del carattere. Sento che vi amo; e, se non posso essere felice con voi, non lo cercherò altrove.
La mia piccola cara mi diventa ogni giorno più cara, e spesso riceve un bacio, quando siamo sole insieme, che le do per voi, con tutto il cuore.
Sono stata interrotta, e devo spedire la mia lettera. La libertà di stampa produrrà un grande effetto qui; il grido di sangue non sarà vano! Altri mostri periranno, e i Giacobini sono vinti. Eppure temo quasi l'ultimo colpo di coda della bestia.
Ho avuto qui diversi banali fastidi, di cui ora non vi annoierò con i dettagli. Sto rimandando ---- indietro; la sua gravidanza l'ha resa inutile. La ragazza che ho preso ha più vivacità, il che è meglio per la bambina.
Desidero ardentemente avere vostre notizie. Portate con voi una copia di ---- e ----.
---- è ancora qui: è un uomo perduto. Ama davvero sua moglie ed è ansioso per i suoi figli; ma la sua ospitalità indiscriminata e i suoi sentimenti sociali gli hanno dato un'abitudine inveterata al bere, che distrugge la sua salute, oltre a rendere la sua persona disgustosa. Se sua moglie avesse più buonsenso, o delicatezza, potrebbe trattenerlo: così com'è, nulla lo salverà.
Vostra, molto sinceramente e affettuosamente, MARY.
LETTERA XXVII
[Parigi] 26 ottobre [1794].
Mio caro amore, ho iniziato a desiderare così ardentemente di avere vostre notizie, che la vista delle vostre lettere ha suscitato emozioni così piacevoli che sono stata costretta a metterle da parte finché la bambina e io non fossimo rimaste sole; e questa suddetta bambina, la nostra cara, è diventata una creaturina molto intelligente, e allegra come un'allodola, e questo proprio al mattino, il che non trovo del tutto conveniente. Una volta vi ho detto che le sensazioni prima che lei nascesse, e quando poppa, erano piacevoli; ma non meritano di essere paragonate alle emozioni che provo quando lei si ferma a sorridermi, o ride apertamente incontrandomi inaspettatamente per strada, o dopo una breve assenza. Ora ha il vantaggio di avere due buone balie, e sono attualmente in grado di adempiere al mio dovere verso di lei, senza esserne schiava.
Mi sono quindi occupata e divertita da quando mi sono liberata di ----, e sto facendo progressi nella lingua, tra le altre cose. Ho anche fatto qualche nuova conoscenza. Ho quasi incantato un giudice del tribunale, R----, che, sebbene non avrei pensato fosse possibile, ha umanità, se non beaucoup d'esprit. Ma lasciate che vi dica, se non vi sbrigate a tornare, sarò mezza innamorata dell'autore della Marsigliese, che è un bell'uomo, un po' troppo faccione o giù di lì, e suona dolcemente il violino.
Cosa dite a questa minaccia? Beh, entre nous, mi piace lasciarmi andare a una vena vivace quando scrivo a voi, cioè quando sono contenta di voi. "Il diavolo", sapete, si dice proverbialmente che sia "di buon umore quando è contento". Non sarete dunque un bravo ragazzo, e tornerete presto a giocare con le vostre ragazze? Ma non vi permetterò di amare di più la nuova arrivata.
* * * * *
Il mio cuore anela al vostro ritorno, amore mio, e guarda solo a voi, cercando la felicità con voi; eppure non immaginate che io desideri infantilmente che torniate prima di aver sistemato le cose in modo tale che non sia necessario per voi lasciarci di nuovo presto, o fare sforzi che danneggiano la vostra salute.
Vostra, molto sinceramente e teneramente, MARY.
P.S. Mi fareste un favore consegnando l'acclusa al signor ----, e vi prego di chiedere una risposta. È per una persona che si trova in una situazione spiacevole.
LETTERA XXVIII
[Parigi] 26 dicembre [1794].
Sono stata, amore mio, per alcuni giorni tormentata da paure, che non volevo lasciar assumere una forma; vi aspettavo quotidianamente e ho sentito che molte navi sono state spinte a riva durante l'ultima burrasca. Bene, ora vedo la vostra lettera e scopro che siete al sicuro; non rimpiangerò dunque che i vostri sforzi siano stati finora così vani.
* * * * *
Comunque sia, tornate da me quando avrete sistemato le altre questioni, che ---- vi sta riversando addosso. Voglio essere sicura che siate al sicuro e non separato da me da un mare che deve essere attraversato. Poiché, sentendo che sono più felice di quanto non sia mai stata, vi stupite che a volte tema che il destino non abbia finito di perseguitarmi? Venite da me, mio carissimo amico, marito, padre di mia figlia! Tutti questi legami affettuosi bruciano nel mio cuore in questo momento e mi appannano gli occhi. Con voi un'indipendenza è desiderabile; ed è sempre alla nostra portata, se l'agiatezza ci sfugge; senza di voi il mondo appare di nuovo vuoto per me. Ma sto tornando ad alcuni dei pensieri malinconici che hanno attraversato la mia mente negli ultimi giorni e tormentato i miei sogni.
La mia piccola cara è davvero una dolce bambina; e mi dispiace che non siate qui, per vedere la sua piccola mente schiudersi. Parlate di "civetteria"; ma certamente nessun amante è mai stato più attaccato alla sua amata di quanto lei lo sia a me. I suoi occhi mi seguono ovunque, e con l'affetto ho il potere più dispotico su di lei. È tutta vivacità o dolcezza; sì, la amo più di quanto pensassi. Quando sono stata ferita dalla vostra permanenza, l'ho abbracciata come mio unico conforto; quando sono contenta di voi, perché guarda e ride come voi; anzi, non posso, scopro, essere a lungo in collera con voi, mentre la bacio per la sua somiglianza con voi. Ma non ci sarebbe fine a questi dettagli. Stringeteci entrambe al vostro cuore; poiché sono sinceramente e affettuosamente
Vostra, MARY.
LETTERA XXIX
[Parigi] 28 dicembre [1794].
* * * * *
Condivido davvero, amore mio, sinceramente con voi tutte le vostre delusioni. Eppure, sapendo che state bene e mi pensate con affetto, mi rammarico per altre delusioni solo perché mi dispiace che vi dobbiate sforzare così invano e che siate tenuto lontano da me.
----, lo so, vi esorta a restare e continua a diramarsi in nuovi progetti, perché ha il desiderio ozioso di accumulare una grande fortuna, piuttosto immensa, semplicemente per avere il credito di averla fatta. Ma noi, che siamo governati da altri motivi, non dovremmo farci trascinare da lui. Quando ci incontreremo, discuteremo di questo argomento. Ascolterete la ragione, e vi sarà probabilmente venuto in mente che sarà meglio, in futuro, perseguire un piano più sobrio, che potrebbe richiedere più tempo e tuttavia consentirvi di arrivare allo stesso fine. Mi sembra assurdo sprecare la vita preparandosi a vivere.
Non sarebbe ora possibile sistemare i vostri affari in modo tale da evitare le inquietudini, di cui ho avuto la mia parte dopo la vostra partenza? Non è possibile dedicarsi agli affari, come un impiego necessario per mantenere vive le facoltà e (per abbassarmi un po' nelle espressioni) per far bollire la pentola, senza soffrire ciò che deve sempre essere considerato come un obiettivo secondario, che assorbe la mente e scaccia il sentimento e l'affetto dal cuore?
Ho fretta di consegnare questa lettera alla persona che ha promesso di inoltrarla con quella di ----. Voglio quindi contrastare, in una certa misura, ciò che egli ha indubbiamente raccomandato più caldamente.
Restate, amico mio, finché è assolutamente necessario. Non vi darò alcun nome più tenero, sebbene bruci nel mio cuore, a meno che non veniate nel momento in cui la sistemazione degli attuali obiettivi lo permetta. Non acconsento che intraprendiate altri viaggi, o la donnina e io ce ne andremo, Dio sa dove. Ma, poiché preferirei dover tutto al vostro affetto, e, posso aggiungere, alla vostra ragione (poiché questo desiderio smodato di ricchezza, che rende ---- così ansioso di farvi restare, è contrario ai vostri principi d'azione), non vi importunerò. Vi dirò solo che desidero vedervi; e, essendo in pace con voi, sarò ferita, piuttosto che resa arrabbiata, dai ritardi. Avendo sofferto così tanto nella vita, non sorprendetevi se a volte, quando sono lasciata a me stessa, divento cupa e suppongo che sia stato tutto un sogno, e che la mia felicità non sia destinata a durare. Dico felicità, perché il ricordo riduce tutte le ombre scure del quadro.
La mia piccola inizia a mostrare i dentini e a usare le gambe; vuole che facciate la vostra parte nell'attività di accudimento, perché sono stanca di farla ballare, eppure lei non è soddisfatta; vuole che ringraziate sua madre per prendersi così cura di lei, come solo voi potete fare.
Vostra, sinceramente, MARY.
LETTERA XXX
[Parigi] 29 dicembre [1794].
Sebbene supponga che abbiate notizie più recenti, tuttavia, poiché ---- mi ha appena informato che ha l'opportunità di inviarvi immediatamente, ne approfitto per accludervi
* * * * *
Come odio questo affare contorto! Questo rapporto con il mondo, che costringe a vedere il lato peggiore della natura umana! Perché non potete accontentarvi dell'obiettivo che avevate inizialmente in vista, quando siete entrato in questo labirinto stancante? So molto bene che siete stato impercettibilmente trascinato; eppure perché un progetto, riuscito o abortito, lascia il posto solo ad altri due? Non è sufficiente evitare la povertà? Mi accontento di fare la mia parte; e, anche qui, non è difficile ottenere quanto basta per sfuggire alla miseria. E, lasciate che vi dica, ho anche il mio progetto; e, se non tornerete presto, la bambina e io ci prenderemo cura di noi stesse; non accetteremo nessuna delle vostre fredde gentilezze, le vostre distanti cortesie; no, noi no.
Questo è solo per metà scherzo, perché sono davvero tormentata dal desiderio che ---- manifesta di farvi restare dove siete. Eppure perché parlo a voi? Se può convincervi, lasciatelo fare! Perché, se non siete più felice con me, e i vostri stessi desideri non vi fanno mettere da parte questi eterni progetti, sono al di sopra di usare qualsiasi argomento, sebbene la ragione così come l'affetto sembrino offrirli; se il nostro affetto fosse reciproco, vi verrebbero in mente, e agireste di conseguenza.
Dal mio arrivo qui, ho trovato la signora tedesca, di cui vi ho sentito parlare. Il suo primo figlio è morto nel mese; ma ne ha un altro, all'incirca dell'età della mia Fanny, una bella creaturina. Stanno ancora solo cercando di vivere, guadagnandosi il pane quotidiano; eppure, sebbene siano appena al di sopra della povertà, li invidio. È una madre tenera e affettuosa, stanca persino per le sue attenzioni. Tuttavia ha un marito affettuoso a sua volta, per rendere leggera la sua cura e condividere il suo piacere.
Vi confesserò che, provando un'estrema tenerezza per la mia bambina, divento triste molto spesso quando gioco con lei, che voi non siate qui, per osservare con me come la sua mente si schiuda e il suo piccolo cuore diventi attaccato! Questi mi sembrano veri piaceri, eppure voi permettete che vi sfuggano, alla ricerca di ciò che potremmo non godere mai. È la vostra stessa massima "vivere nel momento presente". Se lo fate, restate, per l'amor di Dio; ma ditemi la verità; in caso contrario, ditemi quando posso aspettarmi di vedervi, e non lasciate che sia sempre invano in attesa di voi, finché non mi sento male al cuore.
Addio! Sono un po' ferita. Devo portare la mia cara al petto per consolarmi.
MARY.
LETTERA XXXI
[Parigi] 30 dicembre [1794].
Doveste ricevere tre o quattro delle lettere che ho scritto ultimamente, non pensate a Sir John Brute, perché non ho intenzione di farmi vostra moglie. Approfitto solo di ogni occasione, affinché una su tre delle mie epistole possa raggiungere le vostre mani, e informarvi che non sono dell'opinione di ----, che parla finché non mi fa arrabbiare, della necessità che restiate altri due o tre mesi. Non mi piace questa vita di continua inquietudine; e, entre nous, sono determinata a provare a guadagnare un po' di denaro io stessa qui, per convincervi che, se scegliete di correre per il mondo per ottenere una fortuna, è per voi stesso; poiché la bambina e io vivremo senza il vostro aiuto, a meno che non siate con noi. Potrei essere definita orgogliosa; sia così, ma non abbandonerò mai certi principi di azione.
La gente comune ha un modo così ignobile di pensare che, se corrompono i loro cuori e prostituiscono le loro persone, seguendo forse una folata di ebbrezza, suppongono che la moglie, o meglio la schiava, che mantengono, non abbia alcun diritto di lamentarsi, e dovrebbe ricevere il sultano, ogni volta che si degna di ritornare, a braccia aperte, sebbene le sue siano state contaminate da cinquanta amori promiscui durante la sua assenza.
Considero la fedeltà e la costanza come due cose distinte; tuttavia la prima è necessaria per dare vita all'altra; e penso che sia dovuto a me stesso un tale grado di rispetto che, se solo la probità, che è una buona cosa al suo posto, vi riporta indietro, non tornate mai! Poiché, se un vagabondaggio del cuore, o persino un capriccio dell'immaginazione vi trattiene, è la fine di ogni mia speranza di felicità; non potrei perdonarlo, se anche volessi.
Siete consapevole, vedete, che sono caduta in uno stato di malinconia. Conoscete la mia opinione sugli uomini in generale; sapete che li considero tiranni sistematici e che è cosa quanto mai rara incontrare un uomo dotato di una delicatezza di sentimenti sufficiente a governare il desiderio. Quando sono così triste, mi rammarico che la mia piccola cara, per quanto io l'adori teneramente, sia una bambina. Mi spiace avere un legame con un mondo che per me è sempre seminato di spine.
Chiamerete questa una lettera di cattivo umore, quando, in realtà, è la prova più forte di affetto che io possa darvi, il temere di perdervi. ---- si è dato tanta pena per convincermi che dovete e dovreste restare, che ne ho ricevuto un abbattimento di spirito inimmaginabile. Avete sempre conosciuto la mia opinione; ho sempre dichiarato che due persone, le quali intendono vivere insieme, non dovrebbero stare a lungo separate. Se certe cose sono più necessarie a voi che a me, cercatele. Dite solo una parola, e non sentirete mai più parlare di me. Se no, per l'amor di Dio, lottiamo contro la povertà, contro qualsiasi male, fuorché queste continue inquietudini degli affari, che mi era stato detto sarebbero durate solo pochi mesi, sebbene ogni giorno la fine appaia più lontana! Questa è la prima lettera di questo tenore che ho deciso di inviarvi; le altre giacciono da parte, perché non volevo procurarvi dolore, e non scriverei ora, se non pensassi che non ci sarà mai una conclusione ai progetti che richiedono, a quanto mi si dice, la vostra presenza.
MARY.[9]
LETTERA XXXII
[Parigi] 9 gennaio [1795].
Ho appena ricevuto uno dei vostri brevi biglietti; poiché gli affari vi occupano così interamente che non avete tempo, o sufficiente controllo di pensiero, per scrivere lettere. State in guardia! Sembrate esservi cacciato in un turbine di progetti e disegni che vi stanno trascinando in un abisso che, se non assorbirà la vostra felicità, distruggerà infallibilmente la mia.
Affaticata durante la mia giovinezza dalle lotte più ardue, non solo per ottenere l'indipendenza, ma per rendermi utile, non soltanto i piaceri, per i quali avevo il gusto più vivo, intendo i piaceri semplici che sgorgano dalla passione e dall'affetto, mi sono sfuggiti, ma le visioni più malinconiche della vita sono state impresse da un cuore deluso nella mia mente. Da quando vi conosco, ho cercato di tornare alla mia natura precedente, e ho lasciato scorrere un po' di tempo, alato con la delizia che solo il godimento spontaneo può dare. Perché avete sciolto così presto l'incantesimo?
Sono realmente incapace di sopportare la continua inquietudine che i piani senza fine vostri e di ---- producono. Potreste chiamarla mancanza di fermezza, ma vi sbagliate; ho ancora abbastanza fermezza per seguire il mio principio d'azione. L'attuale miseria, non riesco a trovare una parola più dolce per rendere giustizia ai miei sentimenti, mi appare inutile, e perciò non ho la fermezza di sostenerla come potreste pensare che dovrei. Sarei stata contenta, e desidero ancora, di ritirarmi con voi in una fattoria. Mio Dio! Qualsiasi cosa, fuorché queste continue ansie, qualsiasi cosa fuorché il commercio, che avvilisce la mente e sradica l'affetto dal cuore.
Non intendo lamentarmi di inconvenienti subordinati, eppure osserverò semplicemente che, portata ad aspettarvi ogni settimana, non ho preso gli accordi richiesti dalle circostanze attuali per procurarmi il necessario per vivere. Per averli, un domestico, solo per quello scopo, è indispensabile. La mancanza di legna mi ha fatto prendere il raffreddore più violento che abbia mai avuto; e la mia testa è così disturbata dalla tosse continua che sono incapace di scrivere senza fermarmi frequentemente per riprendermi. Questo, tuttavia, è uno dei mali comuni che devono essere sopportati; il dolore fisico non tocca il cuore, sebbene affatichi lo spirito.
Poiché parlate ancora del vostro ritorno, persino a febbraio, con incertezza, ho deciso, nel momento in cui il tempo cambierà, di svezzare la mia bambina. È troppo presto perché lei inizi a dividere il dolore! E come qualcuno ha detto bene, "la disperazione è un uomo libero", andremo a cercare la nostra fortuna insieme.
Questo non è un capriccio del momento, poiché la vostra assenza ha dato nuovo peso ad alcune conclusioni che stavo formulando con molta riluttanza prima che mi lasciaste. Non scelgo di essere un oggetto secondario. Se i vostri sentimenti fossero in sintonia con i miei, non sacrifichereste così tanto a prospettive visionarie di vantaggi futuri.
MARY.
LETTERA XXXIII
[Parigi] 15 gennaio [1795].
Stavo proprio per iniziare la mia lettera con la coda di una canzone, che vi avrebbe detto solo ciò che posso dire altrettanto bene semplicemente, che è piacevole perdonare coloro che amiamo. Ho ricevuto le vostre due lettere, datate 26 e 28 dicembre, e la mia rabbia è svanita. Potete a stento concepire l'effetto che alcune vostre lettere hanno prodotto su di me. Dopo aver desiderato di sentirvi durante un tedioso intervallo di suspense, ho visto una soprascritta scritta da voi. Promettendomi piacere, e sentendo emozione, l'ho messa da parte finché la persona che l'ha portata non ha lasciato la stanza, quando, ecco! aprendola, ho trovato solo mezza dozzina di righe frettolose che hanno smorzato tutto l'affetto nascente della mia anima.
Bene, ora agli affari.
* * * * *
La mia creatura sta bene; non le ho ancora insegnato a mangiare, ma la natura sta facendo il suo corso. Le ho dato una crosta per aiutare il taglio dei denti; e ora ne ha due, ne fa buon uso per rosicchiare una crosta, un biscotto, ecc. Ridereste a vederla; è proprio come un piccolo scoiattolo; custodisce una crosta per due ore; e, dopo aver fissato un oggetto per qualche tempo, vi si avventa con una mira sicura come un uccello da preda; nulla può eguagliare la sua vivacità e il suo spirito. Soffro per un raffreddore, ma non la colpisce. Addio! Non dimenticate di amarci e venite presto a dirci che lo fate.
MARY.
LETTERA XXXIV
[Parigi] 30 gennaio [1795].
Dallo scopo delle vostre ultime lettere, dovrei supporre che questa vi raggiungerà a stento; e ho già scritto così tante lettere, che o non avete ricevuto, o avete trascurato di riconoscere, che non trovo piacevole, o piuttosto non ho alcuna inclinazione a ripercorrere la stessa strada. Se le avete ricevute, e siete ancora trattenuto da nuovi progetti, è inutile che io dica altro sull'argomento. Ho chiuso per sempre; eppure dovrei ricordarvi che il vostro interesse pecuniario soffre per la vostra assenza.
* * * * *
Per quanto mi riguarda, la testa mi gira solo a sentire piani per fare soldi, e i miei sentimenti di disprezzo sono talvolta esplosi. Sono stata quindi contenta che un violento raffreddore mi desse un pretesto per restare a casa, per timore di pronunciare verità intempestive.
La mia bambina sta bene, e la primavera forse mi restituirà a me stessa. Ho sopportato molti inconvenienti quest'inverno, che dovrei vergognarmi di menzionare, se fossero stati inevitabili. "I piaceri secondari della vita", dite, "sono molto necessari al mio conforto": può darsi; ma li ho sempre considerati come secondari. Se dunque mi accusate di mancare della risoluzione necessaria per sopportare i mali comuni[10] della vita, dovrei rispondere che non ho modellato la mia mente per sostenerli, perché vorrei evitarli, a qualunque costo.
Addio!
MARY.
LETTERA XXXV
[Parigi] 9 febbraio [1795].
Il presentimento malinconico è rimasto per qualche tempo sospeso sul mio spirito, che fossimo separati per sempre; e le lettere che ho ricevuto oggi, dal signor ----, mi convincono che non era senza fondamento. Alludete ad altre lettere, che suppongo siano andate smarrite; poiché la maggior parte di quelle che ho ricevuto erano solo poche righe frettolose, calcolate per ferire la tenerezza che la vista delle soprascritte aveva suscitato.
Non intendo tuttavia lamentarmi; eppure tanti sentimenti stanno lottando per trovare espressione, e agitano un cuore quasi scoppiante di angoscia, che trovo molto difficile scrivere con un qualche grado di coerenza.
Mi avete lasciata indisposta, sebbene non ne abbiate fatto cenno; e il viaggio più faticoso che abbia mai fatto ha contribuito a farlo continuare. Tuttavia, ho recuperato la salute; ma un raffreddore trascurato e una continua inquietudine negli ultimi due mesi mi hanno ridotta a uno stato di debolezza che non avevo mai provato prima. Coloro che non sapevano che il verme rodeva il nucleo, mi hanno messo in guardia dall'allattare la mia bambina troppo a lungo. Dio preservi questa povera bambina, e la renda più felice di sua madre!
Ma sto divagando dal mio argomento: davvero la testa mi gira, quando penso che tutta la fiducia che ho avuto nell'affetto degli altri è giunta a questo. Non mi aspettavo questo colpo da voi. Ho fatto il mio dovere verso di voi e la mia bambina; e se non devo avere alcun ritorno di affetto a ricompensarmi, ho la triste consolazione di sapere che meritavo una sorte migliore. La mia anima è stanca; sono malata nel cuore; e, se non fosse per questa piccola cara, smetterei di curarmi di una vita che ora è spogliata di ogni fascino.
Vedete quanto sono stupida, a pronunciare declamazioni, quando intendevo semplicemente dirvi che considero la vostra richiesta di venire da voi come dettata meramente dall'onore. Davvero, vi capisco a stento. Mi chiedete di venire, e poi mi dite che non avete rinunciato a tutti i pensieri di ritornare in questo luogo.
Quando ho deciso di vivere con voi, ero guidata solo dall'affetto. Condividerei la povertà con voi, ma mi volgo con spavento dal mare di guai in cui vi state imbarcando. Ho certi principi d'azione: so cosa cerco per fondare la mia felicità. Non è il denaro. Con voi desideravo abbastanza per procurarmi i comfort della vita; così com'è, ne basterà meno. Posso ancora sforzarmi per ottenere il necessario per la mia bambina, e lei non ne vuole di più al momento. Ho due o tre piani in testa per guadagnarci da vivere; poiché non pensate che, trascurata da voi, mi sottometterò a obblighi di tipo pecuniario verso di voi! No; preferirei sottomettermi al servizio domestico. Volevo il sostegno del vostro affetto; svanito quello, tutto è finito! Non pensavo, quando mi lamentavo della spregevole avidità di ---- di accumulare denaro, che vi avrebbe trascinato nei suoi piani.
Non riesco a scrivere. Allego un frammento di una lettera, scritta subito dopo la vostra partenza, e un'altra che la tenerezza mi ha fatto trattenere quando fu scritta. Vedrete allora i sentimenti di un momento più calmo, sebbene non più determinato. Non insultatemi dicendo che "il nostro stare insieme è supremo rispetto a ogni altra considerazione!" Se lo fosse, non correreste dietro a una bolla di sapone, a spese della mia pace mentale.
Forse questa è l'ultima lettera che riceverete mai da me.
MARY.
LETTERA XXXVI
[Parigi] 10 febbraio [1795].
Parlate di "visioni permanenti e futuro conforto", non per me, poiché sono morta alla speranza. Le inquietudini dell'ultimo inverno hanno finito il lavoro, e il mio cuore non è solo spezzato, ma la mia costituzione distrutta. Mi concepisco in una tisi galoppante, e la continua ansia che provo al pensiero di lasciare la mia bambina alimenta la febbre che ogni notte mi divora. È per causa sua che vi scrivo di nuovo, per scongiurarvi, per tutto ciò che tenete sacro, di lasciarla qui con la signora tedesca che potreste avermi sentito menzionare! Ha una bambina della stessa età, e possono essere cresciute insieme, come desidero che lei venga cresciuta. Scriverò più ampiamente sull'argomento. Per facilitare ciò, lascerò i miei attuali alloggi e andrò nella stessa casa. Posso vivere molto più a buon mercato lì, il che è diventato un obiettivo. Ho avuto 3000 lire da ----, e ne prenderò ancora una, per pagare il salario della mia serva, ecc., e poi cercherò di procurarmi ciò che voglio con i miei sforzi. Rinuncerò interamente alla conoscenza degli americani.
Io e ---- non siamo in buoni rapporti da molto tempo. Ieri, in modo molto poco virile, ha esultato su di me a causa della vostra determinazione a restare. L'avevo provocato, è vero, con alcune asprezze contro il commercio, che mi sono sfuggite quando abbiamo discusso della correttezza del vostro restare dove siete; e non importa, ho bevuto troppo profondamente dal calice amaro per curarmi delle inezie.
Quando siete entrato per la prima volta in questi piani, avete limitato le vostre vedute al guadagno di mille sterline. Era sufficiente per aver procurato una fattoria in America, che sarebbe stata un'indipendenza. Scoprite ora che non conoscevate voi stessi, e che una certa situazione nella vita vi è più necessaria di quanto immaginaste; più necessaria di un cuore incorrotto. Per un anno o due, potrete procurarvi ciò che chiamate piacere; mangiare, bere e donne; ma nella solitudine della vita declinante, sarete ricordato con rimpianto; stavo per dire con rimorso, ma ho fermato la penna.
Poiché non ho mai nascosto la natura del mio legame con voi, la vostra reputazione non ne soffrirà. Non avrò mai un confidente: sono contenta dell'approvazione della mia stessa mente; e, se c'è un cercatore di cuori, il mio non sarà disprezzato. Leggendo ciò che avete scritto riguardo alla diserzione delle donne, mi sono spesso chiesta come la teoria e la pratica potessero essere così diverse, finché non ho ricordato che i sentimenti della passione e le risoluzioni della ragione sono molto distinti. Per quanto riguarda le mie sorelle, poiché siete così continuamente di fretta con gli affari, non avete bisogno di scrivere loro; lo farò io, quando la mia mente sarà più calma. Dio vi benedica! Addio!
MARY.
Questo è stato un periodo di tale barbarie e miseria, che non dovrei lamentarmi di aver avuto la mia parte. Desidero un momento di non aver mai sentito parlare delle crudeltà che sono state praticate qui, e l'attimo dopo invidio le madri che sono state uccise con i loro figli. Sicuramente avevo sofferto abbastanza nella vita, per non essere maledetta con un affetto che brucia il flusso vitale che sto impartendo. Mi penserete pazza: vorrei esserlo, così da poter dimenticare la mia miseria, così che la mia testa o il mio cuore stiano fermi.
LETTERA XXXVII
[Parigi] 19 febbraio [1795].
Quando ho ricevuto per la prima volta la vostra lettera, che rimandava il vostro ritorno a un tempo indefinito, mi sono sentita così ferita che non so cosa ho scritto. Ora sono più calma, sebbene non fosse il tipo di ferita su cui il tempo ha l'effetto più rapido; al contrario, più penso, più divento triste. La società mi affatica inesprimibilmente, tanto che, trovando da ridire su tutti, ho solo abbastanza ragione per scoprire che la colpa è in me. La mia bambina sola mi interessa, e, se non fosse per lei, non farei alcuno sforzo per recuperare la mia salute.
Così com'è, la svezzerò e proverò se con quel passo (al quale sento una ripugnanza, poiché è il mio unico conforto) posso liberarmi della tosse. I medici parlano molto del pericolo che accompagna qualsiasi disturbo ai polmoni, dopo che una donna ha allattato per alcuni mesi. Pongono l'accento anche sulla necessità di mantenere la mente tranquilla, e, mio Dio! come è stata tormentata la mia! Ma mentre i capricci delle altre donne vengono gratificati, "non si permette al vento del cielo di visitarle troppo rudemente", io non ho trovato un angelo custode, in cielo o in terra, per allontanare il dolore o l'affanno dal mio petto.
Quali sacrifici non avete fatto per una donna che non rispettavate! Ma non voglio ripercorrere questa strada; voglio dirvi che non vi capisco. Dite che non avete rinunciato a tutti i pensieri di ritornare qui, e so che sarà necessario; anzi, lo è. Non posso spiegarmi; ma se non avete perso la memoria, indovinerete facilmente il mio significato. Cosa! La nostra vita deve essere fatta solo di separazioni? E devo ritornare in un paese, che non ha solo perso ogni fascino per me, ma per il quale provo una ripugnanza che quasi rasenta l'orrore, solo per essere lasciata lì in preda ad esso!
Perché è così necessario che io ritorni? Cresciuta qui, la mia bambina sarebbe più libera. Davvero, aspettandomi che vi uniste a noi, avevo formato alcuni piani di utilità che sono ora svaniti con le mie speranze di felicità.
Nell'amarezza del mio cuore, potrei lamentarmi a ragione che sono lasciata qui dipendente da un uomo la cui avidità di acquisire una fortuna lo ha reso insensibile a ogni sentimento connesso con le emozioni sociali o affettive. Con una brutale insensibilità, non può fare a meno di mostrare il piacere che la vostra determinazione a restare gli dà, a dispetto dell'effetto che è visibile abbia avuto su di me.
Finché non potrò guadagnare denaro, cercherò di prenderne in prestito un po', poiché voglio evitare di chiedergli continuamente la somma necessaria a mantenermi. Non fraintendetemi, non mi è mai stato negato. Eppure sono andata mezza dozzina di volte a casa per chiederlo, e me ne sono andata senza parlare; dovete indovinare perché. Inoltre, desidero evitare di sentire parlare degli eterni progetti ai quali avete sacrificato la mia pace, non ricordando, ma starò zitta per sempre.
LETTERA XXXVIII
[Le Havre] 7 aprile [1795].
Eccomi a Le Havre, in procinto di raggiungervi, e scrivo ora, solo per dirvi che potete aspettarmi nel giro di tre o quattro giorni; poiché non tenterò di dare sfogo ai diversi sentimenti che agitano il mio cuore. Potete definire orgoglio un sentimento che mi appare come un grado di delicatezza che sorge naturalmente dalla sensibilità. Eppure non posso concedermi la tenerezza molto affettuosa che brilla nel mio petto, senza tremare, finché non vedo, dai vostri occhi, che è reciproca.
Siedo, persa nei pensieri, guardando il mare, e le lacrime mi corrono agli occhi quando scopro che sto accarezzando aspettative affettuose. Sono stata davvero così infelice quest'inverno, che trovo altrettanto difficile acquisire nuove speranze quanto ritrovare la tranquillità. Basta così; sta' ferma, cuore sciocco! Se non fosse per la bambina, potrei quasi desiderare che smettesse di battere, per non essere più viva all'angoscia della delusione.
Dolce piccola creatura! Mi sono privata del mio unico piacere, quando l'ho svezzata, circa dieci giorni fa. Sono tuttavia contenta di aver vinto la mia ripugnanza. Era necessario che venisse fatto presto, e non desideravo amareggiare il rinnovo della vostra conoscenza con lei, rimandandolo finché non ci fossimo incontrati. È stato uno sforzo doloroso per me, e ho pensato fosse meglio gettare questa inquietudine insieme al resto, nel sacco che vorrei gettarmi volentieri sulle spalle. Desideravo sopportarlo da sola, in breve. Eppure, dopo averla mandata a dormire nella stanza accanto per tre o quattro notti, non potete pensare con che gioia l'ho ripresa a dormire sul mio seno!
Suppongo che vi troverò, quando arriverò, poiché non vedo alcuna necessità che veniate da me. Vi prego di informare il signor ---- che ho la sua piccola amica con me. Il mio desiderio di obbligarlo mi ha fatto sottoporre a qualche inconveniente e ritardare la mia partenza; il che è stato fastidioso per me, che non ho esattamente tanta filosofia, non vorrei per nulla al mondo dire indifferenza, quanta ne avete voi. Dio vi benedica!
Vostra sinceramente, MARY.
LETTERA XXXIX
Brighthelmstone, sabato, 11 aprile [1795].
Eccoci qui, amore mio, e intendiamo partire presto al mattino; e, se riesco a trovarvi, spero di cenare con voi domani. Guiderò verso l'hotel di ----, dove ---- mi dice che siete stato; e, se lo avete lasciato, spero che vi preoccuperete di essere lì per riceverci.
Ho portato con me la piccola amica del signor ----, e una ragazza che mi piace per prendersi cura della nostra piccola cara; non lungo la strada, perché quello è toccato a me. Ma perché scrivo di inezie? O di qualsiasi cosa? Non dobbiamo incontrarci presto? Cosa dice il vostro cuore?
Vostra sinceramente, MARY.
Ho svezzato la mia Fanny, e ora sta mangiando il pane bianco.
LETTERA XL
[26 Charlotte Street, Rathbone Place] Londra, venerdì, 22 maggio [1795].
Ho appena ricevuto la vostra affettuosa lettera e mi addolora pensare di aver aggiunto turbamento ai vostri imbarazzi in questo momento difficile, in cui l'esercizio di tutte le facoltà della vostra mente sembra necessario per tirarvi fuori dalle difficoltà pecuniarie. Suppongo fosse qualcosa di relativo alla circostanza che avete menzionato, che ha spinto ---- a chiedere di vedermi oggi, per *discorrere di una questione di grande importanza*. Comunque sia, la sua lettera (tale è lo stato del mio spirito) mi ha allarmato in modo inconcepibile e ha reso la scorsa notte tanto penosa, quanto lo erano state le due precedenti.
Ho lottato per calmare la mia mente da quando mi avete lasciata-- Eppure scopro che la tranquillità non si ottiene con lo sforzo; è un sentimento così diverso dalla rassegnazione della disperazione!-- Non sono più in collera con voi, tuttavia-- né pronuncerò mai un'altra lamentela-- ci sono argomenti che convincono la ragione, mentre recano la morte al cuore.-- Abbiamo avuto troppe spiegazioni crudeli, che non solo oscurano ogni prospettiva futura, ma inaspriscono i ricordi che soli danno vita all'affetto.-- Che l'argomento non venga mai più ripreso!
Mi sembra di aver perduto non solo la speranza, ma il potere di essere felice.-- Ogni emozione è ora acuita dall'angoscia.-- La mia anima è stata scossa e il mio tono dei sentimenti distrutto.-- Sono uscita-- e ho cercato distrazione, se non divertimento, semplicemente per affaticare ancor di più, lo scopro, i miei nervi irritabili----
Amico mio-- mio caro amico-- esaminate bene voi stesso-- io sono fuori questione; poiché, ahimè! non sono nulla-- e scoprite cosa desiderate fare-- cosa vi renderà più comodo-- o, per essere più esplicita-- desiderate vivere con me, o separarvi per sempre? Quando sarete in grado di accertarlo, ditelo francamente, ve ne scongiuro!-- poiché, credetemi, ho interrotto la vostra pace molto involontariamente.
Vi aspetterò a cena lunedì e cercherò di assumere un volto allegro per accogliervi-- in ogni caso eviterò conversazioni che tendano solo a tormentare i vostri sentimenti, perché sono la vostra più affettuosamente,
MARY.
LETTERA XLI
[27 maggio 1795] Mercoledì.
Vi accludo la lettera che desideravate facessi inoltrare, e sono tentata molto laconicamente di augurarvi un buon giorno-- non perché io sia in collera, o non abbia nulla da dire; ma per soffocare uno spirito ferito.-- Farò ogni sforzo per calmare la mia mente-- eppure una forte convinzione sembra vorticare proprio nel centro del mio cervello, che, come il decreto del destino, mi assicura enfaticamente che il dolore ha una salda presa sul mio cuore.
Che Dio vi benedica!
Vostra sinceramente, MARY.
LETTERA XLII
_[Hull] Mercoledì, alle due_ _[27 maggio 1795]._
Siamo arrivate qui circa un'ora fa. Sono estremamente affaticata con la bambina, che non voleva restare tranquilla con nessuno all'infuori di me, durante la notte-- e ora siamo qui in una stanza fredda e umida, in una sorta di casa simile a una tomba. A questo però porrò rimedio rapidamente, poiché, quando avrò finito questa lettera (cosa che devo fare immediatamente, perché la posta parte presto), uscirò a informarmi su una nave e una locanda.
Non vi tormenterò parlando della depressione del mio spirito, o della lotta che ho sostenuto per mantenere in vita il mio cuore morente.-- È persino ora troppo colmo per permettermi di scrivere con compostezza.-- Imlay,-- caro Imlay,-- devo essere sempre sballottata così?-- non troverò mai un asilo in cui riposare contenta? Come potete amare di volare continuamente in giro-- atterrando, per così dire, in un mondo nuovo-- freddo e strano!-- ogni due giorni? Perché non legate quelle tenere emozioni all'idea di casa, che anche ora mi appannano gli occhi?-- Questo solo è affetto-- tutto il resto è solo umanità, elettrizzata dalla simpatia.
Vi scriverò ancora domani, quando saprò quanto tempo sarò trattenuta-- e spero di ricevere presto una lettera da voi, per rallegrare la vostra sinceramente e affettuosamente
MARY.
Fanny sta giocando vicino a me di buon umore. Era così contenta del rumore del corno del corriere, che ha continuato a imitarlo.---- Addio!
LETTERA XLIII
[Hull, 28 maggio 1795] Giovedì.
Una signora mi ha appena mandato a offrire di portarmi a Beverley. Ho quindi solo un momento per reclamare contro il modo vago in cui la gente fornisce informazioni
* * * * *
Ma perché parlare di inconvenienti, che sono in effetti irrilevanti, se paragonati all'affondamento del cuore che ho provato! Non intendevo toccare questa corda dolorosa-- Che Dio vi benedica!
Vostra sinceramente, MARY.
LETTERA XLIV
[Hull] Venerdì, 12 giugno [1795].
Ho appena ricevuto la vostra datata 9, che suppongo sia un errore, poiché difficilmente avrebbe potuto indugiare così tanto sulla strada. Le osservazioni generali che si applicano allo stato della vostra mente mi sembrano giuste, per quanto arrivano; e considererò sempre come una delle più serie sventure della mia vita il fatto di non avervi incontrato prima che la sazietà rendesse i vostri sensi così schizzinosi, da chiudere quasi ogni tenera via del sentimento e dell'affetto che conduce al vostro cuore comprensivo. Avete un cuore, amico mio, eppure, trascinato dall'impetuosità di sentimenti inferiori, avete cercato in eccessi volgari quella gratificazione che solo il cuore può conferire.
La massa degli uomini, lo so, con una salute robusta e appetiti grossolani, deve avere varietà per scacciare la noia, perché l'immaginazione non presta mai la sua bacchetta magica per convertire l'appetito in amore, cementato dalla ragione concorde.-- Ah! amico mio, non conoscete l'ineffabile diletto, il piacere squisito, che nasce da un'unione di affetto e desiderio, quando l'intera anima e i sensi sono abbandonati a una vivida immaginazione, che rende ogni emozione delicata ed estatica. Sì; queste sono emozioni sulle quali la sazietà non ha alcun potere, e il cui ricordo nemmeno la delusione può disincantare; ma non esistono senza abnegazione. Queste emozioni, più o meno forti, mi sembrano essere la caratteristica distintiva del genio, il fondamento del gusto e di quel gusto squisito per le bellezze della natura, di cui la mandria comune di mangiatori, bevitori e procreatori di figli, non ha certamente idea. Sorriderete di un'osservazione che mi è appena venuta in mente:-- Considero le menti più forti e originali quelle la cui immaginazione funge da stimolo per i loro sensi.
Bene! chiederete, qual è il risultato di tutto questo ragionamento? Perché non posso fare a meno di pensare che sia possibile per voi, avendo una grande forza d'animo, tornare alla natura e riguadagnare una sanità di costituzione e una purezza di sentimento-- che aprirebbero il vostro cuore a me.-- Vorrei tanto riposare lì!
Eppure, convinta più che mai della sincerità e della tenerezza del mio attaccamento per voi, le speranze involontarie, che una determinazione a vivere ha ravvivato, non sono abbastanza forti da dissipare la nube che la disperazione ha steso sull'avvenire. Ho guardato il mare e la mia bambina, osando a stento confessare a me stessa il desiderio segreto che potesse diventare la nostra tomba; e che il cuore, ancora così vivo all'angoscia, potesse lì essere placato dalla morte. In questo momento diecimila sentimenti complicati premono per essere espressi, pesano sul mio cuore e mi oscurano la vista.
Dobbiamo incontrarci ancora? E cercherete di rendere quell'incontro più felice dell'ultimo? Cercherete di frenare i vostri capricci, per dare vigore all'affetto e dare libero sfogo ai sentimenti repressi che la natura intendeva espandessero il vostro cuore? Non posso davvero, senza agonia, pensare che il vostro petto sia continuamente contaminato; e amare sono le lacrime che esauriscono i miei occhi, quando ricordo perché la mia bambina ed io siamo costrette a errare lontano dall'asilo in cui, dopo tante tempeste, avevo sperato di riposare, sorridendo all'ira del destino.-- Questi non sono dolori comuni; né potete forse concepire quanta fortezza attiva richieda il lavorare perpetuamente per smussare i dardi della delusione.
Esaminate ora voi stesso e accertate se potete vivere in qualcosa di simile a uno stile di vita stabilito. Che la nostra fiducia in futuro sia illimitata; considerate se trovate necessario sacrificarmi a ciò che chiamate "il gusto della vita"; e, quando avrete una visione chiara dei vostri motivi, del vostro incentivo all'azione, non ingannatemi!
La serie di pensieri che la stesura di questa epistola ha risvegliato mi rende così infelice che devo fare una passeggiata per rinvigorire e calmare la mia mente. Ma prima, lasciatemi dire che, se desiderate davvero promuovere la mia felicità, cercherete di darmi quanto più potete di voi stesso. Avete grande energia mentale; e il vostro giudizio mi sembra così giusto che è solo il dupe della vostra inclinazione nel discutere un solo argomento.
La posta non parte oggi. Domani potrò scrivere più tranquillamente. Non so ancora dire quando salperà la nave con la quale ho deciso di partire.
_[Hull, 13 giugno 1795]_ _Sabato mattina._
La vostra seconda lettera mi ha raggiunto circa un'ora fa. Avevate certamente torto nel supporre che io non vi menzionassi con rispetto; sebbene, senza che io ne fossi consapevole, alcune scintille di risentimento possano aver animato il buio della disperazione-- Sì; con meno affetto, sarei stata più rispettosa. Tuttavia il riguardo che ho per voi è così inequivocabile per me stessa, che immagino debba essere sufficientemente ovvio per chiunque altro. Inoltre, l'unica lettera che intendevo per l'occhio pubblico era a ----, e quella la distrussi per delicatezza prima che voi le vedeste, perché era stata scritta (ovviamente con calore in vostra lode) solo per evitare che venisse gettato del disonore su di voi.
Sono tormentata dai vostri imbarazzi e farò certamente ogni sforzo per far sì che l'affare in cui sono impegnata termini con vostra soddisfazione.
Amico mio-- mio carissimo amico-- sento il mio destino unito al vostro dai principi più sacri della mia anima e dal desiderio-- sì, lo dirò-- di un cuore vero, non sofisticato.
Vostra più sinceramente MARY.
Se il vento sarà favorevole, il capitano parla di salpare lunedì; ma temo che sarò trattenuta ancora qualche giorno. In ogni caso, continuate a scrivere (ho bisogno di questo sostegno) finché non sarete sicuro che io sia dove non posso aspettarmi una lettera; e, se ne dovesse arrivare qualcuna dopo la mia partenza, un gentiluomo (non l'amico del signor ----, ve lo prometto) dal quale ho ricevuto grandi cortesie, le invierà dopo di me.
Scrivete a ogni occasione! Sono ansiosa di sentire come procedono i vostri affari; e, ancor di più, di essere convinta che non vi stiate separando da noi. Poiché la mia piccola cara sta chiamando papà e aggiungendo la sua parola da pappagallo-- Vieni, vieni! E non verrete, e ci lascerete sforzare?-- Recupererò tutta la mia energia quando sarò convinta che i miei sforzi ci uniranno più strettamente. Ancora una volta addio!
LETTERA XLV
[Hull] Domenica, 14 giugno [1795].
Mi aspettavo piuttosto di sentirvi oggi-- Vorrei che non mancaste di scrivermi per un po' di tempo, perché non sto molto bene-- Che io dorma bene o meno, mi sveglio al mattino in violenti attacchi di tremore-- e, a dispetto di tutti i miei sforzi, la bambina-- ogni cosa-- mi affatica, in cui cerco conforto o divertimento.
Il signor ---- mi ha imposto una lettera per un medico di questo posto; è stato un bene, altrimenti avrei avuto qualche difficoltà a ottenere le informazioni necessarie. Sua moglie è una bella donna (posso ammirare, sapete, una bella donna, quando sono sola) e lui un uomo intelligente e piuttosto interessante.-- Si sono comportati con me con grande ospitalità; e la povera Fanny non è mai stata così felice in vita sua, come tra la loro giovane prole.
Mi hanno portata nella loro carrozza a Beverley e ho ripercorso le mie passeggiate preferite con una vivacità che vi avrebbe stupito.-- La città non mi è piaciuta tanto quanto in passato-- Mi è sembrata così minuscola; e quando ho scoperto che molti degli abitanti vivevano nelle stesse case da quando l'ho lasciata, non ho potuto fare a meno di meravigliarmi di come abbiano potuto vegetare così, mentre io correvo attraverso un mondo di dolore, afferrando il piacere e scacciando i pregiudizi. Il luogo in cui mi trovo attualmente è molto migliorato; ma è sorprendente che passi da gigante abbiano fatto l'aristocrazia e il fanatismo da quando risiedevo in questo paese.
Il vento non sembra intenzionato a cambiare, quindi sono ancora costretta a indugiare-- Quando pensate che sarete in grado di partire per la Francia? Non mi piace del tutto l'aspetto dei vostri affari, e ancor meno le vostre conoscenze su entrambe le sponde dell'acqua. Spesso sospiro quando penso ai vostri grovigli negli affari e alla vostra estrema irrequietezza di mente.-- Persino ora ho quasi paura di chiedervi se il piacere di essere libero non superi il dolore che avete provato nel separarvi da me? A volte mi lascio andare alla speranza che mi troviate necessaria-- o perché dovremmo incontrarci di nuovo?-- ma, un momento dopo, la disperazione smorza il mio spirito in ascesa, aggravata dalle emozioni di tenerezza che dovrebbero addolcire le cure della vita.---- Che Dio vi benedica!
Vostra sinceramente e affettuosamente MARY.
LETTERA XLVI
[Hull] 15 giugno [1795].
Voglio sapere come avete sistemato rispetto a ----. In breve, siate molto particolareggiato nel vostro resoconto di tutti i vostri affari-- lasciate che la nostra fiducia, caro, sia illimitata.-- L'ultima volta che ci siamo separati, è stata una separazione davvero da parte vostra-- Ora che avete agito in modo più ingenuo, lasciate che il più affettuoso scambio di sentimenti colmi il vuoto dolorante della delusione. Temo quasi che i vostri piani risulteranno vani-- eppure se la svolta più sfortunata vi rimandasse a casa da noi, convinto che un vero amico è un tesoro, non mi dispiacerebbe molto dover lottare di nuovo con il mondo. Non accusatemi di orgoglio-- eppure a volte, quando la natura ha aperto il mio cuore al suo autore, mi sono meravigliata che non abbiate dato un valore più alto al mio cuore.
Ricevete un bacio da Fanny, stavo per aggiungere, se non ne volete prendere uno da me, e credetemi vostra
Sinceramente MARY.
Il vento continua ancora nello stesso quadrante.
LETTERA XLVII
[Hull, giugno 1795] Martedì mattina.
Il capitano mi ha appena mandato a informare che devo essere a bordo nel corso di poche ore.-- Avrei voluto restare fino a domani. Sarebbe stato un conforto per me ricevere un'altra lettera da voi-- Se dovesse arrivarne una, sarà spedita dopo di me.
Il mio spirito è agitato, so a stento perché---- Il lasciare l'Inghilterra sembra una nuova separazione.-- Sicuramente non vi dimenticherete di me.-- Mille deboli presentimenti assalgono la mia anima, e lo stato della mia salute mi rende sensibile a tutto. È sorprendente che a Londra, in un continuo conflitto di mente, stessi ancora meglio-- mentre qui, piegata dalla mano dispotica del destino, costretta alla rassegnazione dalla disperazione, sembro svanire-- perendo sotto un crudele flagello, che avvizzisce tutte le mie facoltà.
La bambina sta perfettamente bene. La mia mano sembra riluttante ad aggiungere addio! Non so perché questa tristezza inesprimibile si sia impossessata di me.-- Non è un presentimento di male. Eppure, essendo stata così perpetuamente il gioco della delusione-- avendo un cuore che è stato come un bersaglio per la miseria, temo di incontrare la miseria in qualche nuova forma.-- Bene, che venga-- non mi importa!-- cosa ho da temere, io che ho così poco da sperare! Che Dio vi benedica-- sono la vostra più affettuosamente e sinceramente
MARY.
LETTERA XLVIII
[17 giugno 1795] Mercoledì mattina.
Sono stata trascinata a bordo ieri verso le tre, essendo cambiato il vento. Ma prima di sera ha virato verso il vecchio punto; e qui siamo, in mezzo a nebbie e acqua, sfruttando solo la marea per avanzare di poche miglia.
Difficilmente supporrete che io abbia lasciato la città con riluttanza-- eppure è stato proprio così-- perché desideravo ricevere un'altra lettera da voi, e ho provato dolore nel separarmi, per sempre forse, dall'amabile famiglia che mi aveva trattato con tanta ospitalità e gentilezza. Probabilmente mi invieranno la vostra lettera, se arriverà questa mattina; poiché qui è probabile che rimarremo, ho paura a pensare per quanto tempo.
La nave è molto comoda e il capitano è un uomo civile e di cuore aperto. Non essendoci altri passeggeri, ho la cabina tutta per me, il che è piacevole; e ho portato con me alcuni libri per alleviare la stanchezza; ma mi sento inclinata piuttosto a impiegare i momenti morti della sospensione nello scrivere alcune effusioni, che nel leggere.
Cosa state facendo? Come vanno i vostri affari? Potrebbe passare molto tempo prima che rispondiate a queste domande. Caro amico, il mio cuore sprofonda dentro di me!-- Perché sono costretta così a lottare continuamente con i miei affetti e sentimenti?-- Ah! perché quegli affetti e sentimenti sono la fonte di tanta miseria, quando sembrano essermi stati dati per vivificare il mio cuore ed estendere la mia utilità! Ma non devo soffermarmi su questo argomento.-- Non cercherete di nutrire tutto l'affetto che potete per me? Cosa sto dicendo?-- Piuttosto dimenticatemi, se potete-- se altre gratificazioni vi sono più care.-- Come ogni ricordo di me è inasprito dalla delusione? Che mondo è questo!-- Sembrano felici solo coloro che non guardano mai oltre i piaceri sensuali o artificiali.-- Addio!
Fanny inizia a giocare con il mozzo e gaia come un'allodola.-- Mi sforzerò di essere tranquilla; e sono in ogni stato d'animo,
Vostra sinceramente MARY.
LETTERA XLIX
[18 giugno 1795] Giovedì.
Sono ancora qui-- e ho appena ricevuto la vostra lettera di lunedì dal pilota, che ha promesso di portarmela, se fossimo stati trattenuti, come si aspettava, dal vento.-- È davvero stancante essere così sballottati senza andare avanti.-- Ho un violento mal di testa-- eppure sono costretta a occuparmi della bambina, che è un po' tormentata dai denti, perché ---- non è in grado di fare nulla, tanto è resa malata dal movimento della nave, mentre siamo all'ancora.
Questi sono tuttavia inconvenienti irrilevanti, paragonati all'angoscia della mente-- paragonati all'affondamento di un cuore infranto.-- A dire il vero, non ho mai sofferto in vita mia così tanto per la depressione dello spirito-- per la disperazione.-- Non dormo-- o, se chiudo gli occhi, è per avere i sogni più terrificanti, nei quali vi incontro spesso con diverse espressioni del volto.
Non vi tormenterò, mio caro Imlay, soffermandomi sulle mie sofferenze-- e userò tutti i miei sforzi per calmare la mia mente, invece di stordirla-- al momento è dolorosamente attiva. Scopro di non essere all'altezza di queste continue lotte-- eppure la vostra lettera di questa mattina mi ha recato un po' di conforto-- e cercherò di ravvivare la speranza. Una cosa lasciate che vi dica-- quando ci incontreremo di nuovo-- sicuramente dobbiamo incontrarci!-- deve essere per non separarci mai più. Non intendo avere mari tra di noi-- è più di quanto possa sopportare.
Il pilota mi sta sollecitando-- Che Dio vi benedica.
A dispetto della comodità della nave, ogni cosa qui disgusterebbe i miei sensi, se non avessi nient'altro a cui pensare--"Quando la mente è libera, il corpo è delicato";-- la mia è stata troppo ferita per curarsi delle inezie.
Vostra più sinceramente MARY.
LETTERA L
[20 giugno 1795] Sabato.
Questo è il quinto giorno desolante in cui sono imprigionata dal vento, con ogni oggetto esteriore a disgustare i sensi, e incapace di bandire i ricordi che rattristano il mio cuore.
Come sono cambiata dalla delusione!-- Quando andai a Lisbona, dieci anni fa, l'elasticità della mia mente era sufficiente a scongiurare la stanchezza-- e l'immaginazione poteva ancora intingere il suo pennello nell'arcobaleno della fantasia e abbozzare l'avvenire in colori sorridenti. Ora vado verso il Nord in cerca di raggi di sole!-- Qualcuno scalderà mai questo cuore desolato? Tutta la natura sembra accigliarsi-- o meglio piangere con me.-- Ogni cosa è fredda-- fredda come le mie aspettative! Prima di lasciare la riva, tormentata, come lo sono ora, da questi gelidi venti del Nord-est, non ho potuto fare a meno di esclamare-- Datemi, grazioso Cielo! almeno, un clima mite, se non devo mai incontrare l'affetto mite che ancora scalda questo seno agitato-- costringendo la vita a indugiare lì.
Ora sto andando a riva con il capitano, sebbene il tempo sia burrascoso, per cercare latte, ecc. in un piccolo villaggio, e per fare una passeggiata; dopo di che spero di dormire; poiché, confinata qui, circondata da odori sgradevoli, ho perso quel poco appetito che avevo; e rimango sveglia, finché il pensare non mi spinge quasi sull'orlo della follia; solo sull'orlo, perché non dimentico mai, nemmeno nei sonni febbrili in cui a volte cado, l'infelicità di cui mi sto sforzando di smussare il senso, con ogni sforzo in mio potere.
La povera ---- continua a stare male, e ---- diventa insofferente quando il tempo non le permette di rimanere sul ponte.
Spero che questa sarà l'ultima lettera che ti scriverò dall'Inghilterra; non sei stanco di questo indugiare nell'addio?
Tua sinceramente MARY.
LETTERA LI
[Hull, 21 giugno 1795] Domenica mattina.
Il capitano la scorsa notte, dopo che ti ho scritto la mia lettera destinata a essere lasciata in un piccolo villaggio, si è offerto di andare a ---- per trascorrere la giornata. Abbiamo avuto una navigazione problematica, e ora devo correre di nuovo a bordo, perché il vento è cambiato.
Mi aspettavo a metà di trovare una tua lettera qui. Se ne avessi scritta una per caso, sarebbe stato gentile e premuroso; avresti potuto sapere, se ci avessi pensato, che il vento non mi avrebbe permesso di partire. Queste sono attenzioni, più grate al cuore delle offerte di servizio; ma perché continuo scioccamente a cercarle?
Addio! addio! Amico mio; la tua amicizia è molto fredda; vedi che sono ferita. Dio ti benedica! Potrei forse essere, prima o poi, indipendente in ogni senso della parola; ah! c'è solo un senso di essa che conta. Spezzerò o piegherò questo cuore debole; eppure anche ora è pieno.
Tua sinceramente MARY.
La bambina sta bene; non l'ho lasciata a bordo.
LETTERA LII
[Göteborg] 27 giugno, sabato, [1795].
Sono arrivata a Göteborg questo pomeriggio, dopo aver tentato invano di sbarcare ad Arendall. Ora ho solo un momento, prima che parta la posta, per informarti che siamo arrivati qui; sebbene non senza una notevole difficoltà, poiché siamo stati messi a terra su una barca a oltre venti miglia di distanza.
Ciò che ho sofferto sulla nave non lo commenterò ora; né menzionerò il piacere che ho provato alla vista della costa rocciosa. Questa mattina, tuttavia, camminando per raggiungere la carrozza che doveva trasportarci in questo luogo, sono caduta, senza alcun preavviso, priva di sensi sulle rocce; e come io sia scampata con la vita lo indovino a malapena. Sono rimasta in uno stato di torpore per un quarto d'ora; il suffusione di sangue alla fine mi ha restituito i sensi; la contusione è grande e il mio cervello confuso. La bambina sta bene.
Venti miglia di corsa sotto la pioggia, dopo il mio incidente, mi hanno sufficientemente sconvolta; e qui non ho potuto avere un fuoco per riscaldarmi, o qualcosa di caldo da mangiare; le locande sono semplici stalle; devo tuttavia andare a letto. Per amor di Dio, fammi avere tue notizie immediatamente, amico mio! Non sto bene, eppure vedi che non posso morire.
Tua sinceramente MARY.
LETTERA LIII
[Göteborg] 29 giugno [1795].
Ti ho scritto con l'ultima posta, per informarti del mio arrivo; e credo di aver accennato all'estrema stanchezza che ho sopportato a bordo, a causa della malattia di ---- e della asprezza del tempo; ti ho anche menzionato la mia caduta, i cui effetti sento ancora, sebbene non credo che avrà conseguenze gravi.
---- verrà con me, se troverò necessario andare a ----. Le locande qui sono così cattive che sono stata costretta ad accettare un appartamento in casa sua. Sono sopraffatta da cortesie da ogni parte, e stanca dei tentativi di divertirmi, dai quali non posso scappare.
Amico mio, amico mio, non sto bene; un peso mortale di dolore giace pesantemente sul mio cuore. Sono di nuovo sballottata sui flutti agitati della vita; e costretta a confrontarmi con le difficoltà, senza essere sostenuta dalle speranze che solo le rendono sopportabili. "Quanto piatti, noiosi e infruttuosi" mi appaiono tutti i trambusti in cui vedo la gente qui entrare così avidamente! Desidero ogni sera andare a letto, per nascondere il mio viso malinconico nel cuscino; ma c'è un verme nel mio seno che non dorme mai.
MARY.
LETTERA LIV
[Svezia] 1 luglio [1795].
Mi sforzo invano di calmare la mia mente; la mia anima è stata sopraffatta dal dolore e dalla delusione. Ogni cosa mi stanca; questa è una vita che non può durare a lungo. Sei tu che devi decidere riguardo al futuro; e, quando avrai fatto, agirò di conseguenza; intendo, dobbiamo decidere se vivere insieme, o separarci per sempre, non posso sopportare questi continui conflitti. Ma desidero che tu esamini attentamente il tuo cuore e la tua mente; e, se percepisci la minima possibilità di essere più felice senza di me che con me, o se la tua inclinazione pende capricciosamente da quella parte, non dissimulare; ma dimmi francamente che non mi vedrai mai più. Adotterò allora il piano di cui ti ho parlato; poiché dobbiamo vivere insieme, o sarò completamente indipendente.
Il mio cuore è così oppresso, che non posso scrivere con precisione; tu sai tuttavia che ciò che esprimo così imperfettamente, non sono i sentimenti crudi del momento; tu puoi contribuire al mio conforto (è la consolazione di cui ho bisogno) solo stando con me; e, se la più tenera amicizia ha un qualche valore, perché non vuoi cercare in me un grado di soddisfazione che gli affetti senza cuore non possono dare?
Dimmi allora, deciderai di incontrarmi a Basilea? Dovrei, immagino, essere a ---- prima della fine di agosto; e, dopo che avrai sistemato i tuoi affari a Parigi, non potremmo incontrarci lì?
Dio ti benedica!
Tua sinceramente MARY.
La povera Fanny ha sofferto durante il viaggio con i denti.
LETTERA LV
[Svezia] 3 luglio [1795].
C'era una cupezza diffusa nella tua ultima lettera, la cui impressione riposa ancora sulla mia mente; sebbene, ricordando quanto rapidamente ti lasci alle spalle i sentimenti forti del momento, mi lusingo che da tempo abbia lasciato il posto alla tua solita allegria.
Credimi (e i miei occhi si riempiono di lacrime di tenerezza mentre te lo assicuro) non c'è nulla che non sopporterei in termini di privazione, piuttosto che disturbare la tua tranquillità. Se sono destinata a essere infelice, mi sforzerò di nascondere i miei dolori nel mio seno; e troverai sempre in me un'amica fedele e affettuosa.
Divento sempre più attaccata alla mia bambina; e nutro questo affetto senza paura, perché deve passare molto tempo prima che possa diventare amarezza dell'anima. È una creatura interessante. A bordo, quante volte, mentre fissavo il mare, ho desiderato di seppellire il mio seno turbato nell'abisso meno turbato; asserendo con Bruto, "che la virtù che avevo seguito troppo lontano, era solo un nome vuoto!" e nulla tranne la vista di lei, i suoi sorrisi giocosi, che sembravano aggrapparsi e intrecciarsi intorno al mio cuore, avrebbe potuto fermarmi.
Quale miseria particolare è toccata in sorte a me! Per agire secondo i miei principi, ho imposto il più severo freno ai miei stessi pensieri; sì; per non macchiare la delicatezza dei miei sentimenti, ho imbrigliato la mia immaginazione; e sono balzata con spavento da ogni sensazione (alludo a ----) che, rubando con soave dolcezza nella mia anima, mi portava a fiutare da lontano il profumo della natura che rinasce.
Amico mio, ho pagato caro una convinzione. L'amore, in alcune menti, è una questione di sentimento, derivante dalla stessa delicatezza di percezione (o gusto) che le rende vive alle bellezze della natura, della poesia, ecc., vive al fascino di quelle grazie evanescenti che sono, per così dire, impalpabili; devono essere sentite, non possono essere descritte.
L'amore è un bisogno del mio cuore. Mi sono esaminata ultimamente con più cura di quanto facessi un tempo, e trovo che smorzare non significa calmare la mente; puntando alla tranquillità, ho quasi distrutto tutta l'energia della mia anima; quasi sradicato ciò che la rende stimabile; sì, ho smorzato quell'entusiasmo di carattere, che converte le materie più rozze in un combustibile, che impercettibilmente alimenta speranze, che aspirano al di sopra del godimento comune. La disperazione, dalla nascita di mia figlia, mi ha resa stupida; anima e corpo sembravano svanire davanti al tocco appassito della delusione.
Ora sto cercando di riprendermi; e tale è l'elasticità della mia costituzione, e la purezza dell'atmosfera qui, che la salute non cercata inizia a rianimare il mio volto.
Ho la più sincera stima e affetto per te; ma il desiderio di ritrovare la pace (mi capisci?) mi ha fatto dimenticare il rispetto dovuto alle mie stesse emozioni; sacre emozioni, che sono i sicuri presagi delle delizie che ero formata per godere; e godrò, perché nulla può estinguere la scintilla celeste.
Tuttavia, quando ci incontreremo di nuovo, non ti tormenterò, te lo prometto. Arrossisco quando ricordo la mia condotta precedente; e non confonderò in futuro me stessa con gli esseri che sento essere miei inferiori. Ascolterò la delicatezza, o l'orgoglio.
LETTERA LVI
[Svezia] 4 luglio [1795].
Spero di avere tue notizie con la posta di domani. Mio carissimo amico! Non posso strappare i miei affetti da te; e, sebbene ogni ricordo mi punga nell'anima, penso a te, finché non giustifico persino i difetti di carattere, che hanno inferto una ferita così crudele alla mia pace.
Tuttavia, sono più viva di quanto tu non mi abbia vista da molto, molto tempo. Ho un grado di vivacità, anche nel mio dolore, che è preferibile al torpore paralizzante che, per l'ultimo anno, ha congelato tutte le mie facoltà. Forse questo cambiamento è dovuto più al ritorno della salute, che al vigore della mia ragione; poiché, a dispetto della tristezza (e sicuramente ne ho avuta la mia parte), la purezza di quest'aria, e lo stare continuamente fuori, poiché dormo in campagna ogni notte, ha fatto un'alterazione nel mio aspetto che mi sorprende davvero. Le dita rosee della salute segnano già le mie guance; e ho visto una vita fisica nei miei occhi, dopo che ho scalato le rocce, che somigliava alle speranze tenere e credulone della giovinezza.
Con quale sospiro crudele ho ricordato di aver dimenticato di sperare! La ragione, o piuttosto l'esperienza, non smorza così crudelmente i piaceri della povera ----; lei gioca tutto il giorno in giardino con i figli di ----, e si fa amiche per conto suo.
Non dirmi che sei più felice senza di noi; non verrai da noi in Svizzera? Ah, perché non ci ami con più sentimento? Perché sei una creatura di tale simpatia, che il calore dei tuoi sentimenti, o meglio la rapidità dei tuoi sensi, indurisce il tuo cuore? È la mia sfortuna, che la mia immaginazione stia perpetuamente adombrando i tuoi difetti, e ti stia prestando fascino, mentre la rozzezza dei tuoi sensi ti fa (non chiamarmi vana) trascurare grazie in me, che solo la dignità della mente, e la sensibilità di un cuore espanso possono dare. Dio ti benedica! Addio.
LETTERA LVII
[Svezia] 7 luglio [1795].
Non ho potuto fare a meno di sentirmi estremamente mortificata alla scorsa posta, per non aver ricevuto una lettera da te. Il mio essere a ---- era solo un caso, e avresti potuto rischiarlo; e lo avresti fatto un anno fa.
Non mi lamenterò tuttavia; ci sono sfortune così grandi, da silenziare le solite espressioni di dolore. Credimi, esiste una cosa chiamata cuore spezzato! Ci sono caratteri la cui stessa energia li divora; e che, sempre inclini a nutrire con la riflessione qualche passione, non possono restare soddisfatti dei comfort comuni della vita. Ho cercato di fuggire da me stessa e mi sono lanciata in ogni possibile dissipazione qui, solo per provare un'angoscia più acuta, quando sola con la mia bambina.
Tuttavia, se qualcosa potesse piacermi, se la delusione non mi avesse tagliata fuori dalla vita, questo paese romantico, queste belle serate, mi interesserebbero. Mio Dio! può qualcosa? e sono destinata a sentirmi viva solo per sensazioni dolorose? Ma non può; non durerà a lungo.
La posta è arrivata di nuovo; ho mandato a cercare lettere, solo per essere ferita nell'anima da un negativo. Il mio cervello sembra in fiamme. Devo uscire all'aria aperta.
MARY.
LETTERA LVIII
[Laurvig, Norvegia] 14 luglio [1795].
Sono ora in viaggio per Tonsberg. Mi sono sentita più nel lasciare la mia bambina di quanto pensassi; e, mentre di notte immaginavo a ogni istante di sentire i suoni appena formati della sua voce, mi chiedevo come potessi pensare di separarmi da lei per sempre, di lasciarla così indifesa?
Povero agnellino! Potrà suonare bene in un racconto, che "Dio tempererà i venti per l'agnello tosato!" ma come posso aspettarmi che lei sarà protetta, quando il mio seno nudo ha dovuto affrontare continuamente la tempesta spietata? Sì; potrei aggiungere, con il povero Lear: Cos'è la guerra degli elementi rispetto alle angosce dell'affetto deluso, e l'orrore che sorge dalla scoperta di una rottura di confidenza, che spezza ogni legame sociale!
Qualcosa non va da qualche parte! Quando mi hai conosciuta, non ero così perduta. Potevo ancora confidare; poiché ti ho aperto il mio cuore; di questo unico conforto mi hai privata, mentre la mia felicità, mi dici, era il tuo primo obiettivo. Strana mancanza di giudizio!
Non mi lamenterò; ma, dalla solidità del tuo intelletto, sono convinta, se ti dai il permesso di riflettere, che sentirai anche tu, che la tua condotta verso di me, lungi dall'essere generosa, non è stata giusta. Non intendo alludere a fittizi principi di moralità; ma alla base semplice di ogni rettitudine. Tuttavia non intendevo discutere; il tuo non scrivere è crudele; e la mia ragione è forse disturbata da una miseria costante.
La povera ---- avrebbe voluto accompagnarmi, per tenerezza; poiché il mio svenimento, o meglio convulsione, quando sono sbarcata, e i miei improvvisi cambiamenti di espressione da allora, l'hanno allarmata così tanto, che ha costantemente paura di qualche incidente. Ma avrebbe danneggiato la bambina in questa stagione calda, poiché le stanno spuntando i denti.
Non sento che tu mi abbia scritto a Stromstad. Molto bene! Agisci come ti pare; non c'è nulla che io tema o di cui mi importi! Quando vedrò se posso, o non posso ottenere il denaro per cui sono venuta qui, non ti disturberò con lettere a cui non rispondi.
LETTERA LIX
[Tonsberg] 18 luglio [1795].
Sono qui a Tonsberg, separata dalla mia bambina; e qui devo rimanere almeno un mese, o sarebbe come se non fossi mai venuta.
* * * * *
Ho iniziato ---- che spero estinguerà tutti i miei obblighi di tipo pecuniario. Sono abbassata ai miei stessi occhi, per non averlo fatto prima.
Non farò ulteriori commenti sul tuo silenzio. Dio ti benedica!
MARY.
LETTERA LX
[Tonsberg] 30 luglio [1795].
Ho appena ricevuto due delle tue lettere, datate 26 e 30 giugno; e tu devi averne ricevute diverse da me, che ti informano della mia detenzione, e di quanto io sia stata ferita dal tuo silenzio.
* * * * *
Scrivimi allora, amico mio, e scrivi esplicitamente. Ho sofferto, Dio lo sa, da quando ti ho lasciato. Ah! non hai mai provato questo tipo di malessere del cuore! La mia mente tuttavia è attualmente dolorosamente attiva, e la simpatia che provo sale quasi all'agonia. Ma questo non è un argomento di lamentela, mi ha offerto piacere; e il piacere riflesso è tutto ciò che ho da sperare, se una scintilla di speranza è ancora viva nel mio seno desolato.
Cercherò di scrivere con un certo grado di compostezza. Desidero che viviamo insieme, perché voglio che tu acquisisca una tenerezza abituale per la mia povera ragazza. Non posso sopportare di pensare di lasciarla sola nel mondo, o che lei debba essere protetta solo dal tuo senso del dovere. Dopo averla preservata, il mio desiderio più ardente è non disturbare la tua pace. Non ho nulla da aspettarmi, e poco da temere, nella vita; ci sono ferite che non possono mai essere guarite; ma si può permettere loro di infettarsi in silenzio senza gemere.
Quando ci incontreremo di nuovo, sarai convinto che ho più risolutezza di quanto tu mi attribuisca. Non ti tormenterò. Se sono destinata sempre a essere delusa e infelice, nasconderò l'angoscia che non posso dissipare; e la corda tesa della vita o della ragione alla fine si spezzerà, e mi renderà libera.
Sì; sarò felice; questo cuore è degno della beatitudine che i suoi sentimenti anticipano; e non posso nemmeno persuadermi, per quanto infelice mi abbiano resa, che i miei principi e sentimenti non siano fondati nella natura e nella verità. Ma per finirla con questi argomenti.
* * * * *
Sono stata seriamente impegnata in questo modo da quando sono venuta a Tonsberg; eppure non sono mai stata così tanto all'aria aperta. Cammino, vado a cavallo, vado in barca, faccio il bagno e dormo persino nei campi; la mia salute è di conseguenza migliorata. La bambina, mi informa ----, sta bene, desidero essere con lei.
Scrivimi immediatamente; se dovessi solo pensare a me stessa, potrei desiderare che tu torni da me, povera, con la semplicità di carattere, parte della quale sembri aver recentemente perso, che inizialmente mi legava a te.
Tua più affettuosamente MARY IMLAY
Ho sottoscritto altre lettere; quindi ho fatto meccanicamente lo stesso con la tua.
LETTERA LXI
[Tonsberg] 5 agosto [1795].
L'impiego e l'esercizio sono stati di grande utilità per me; e ho interamente recuperato la forza e l'attività che ho perso durante il tempo del mio allattamento. Raramente sono stata in salute migliore; e la mia mente, sebbene tremi al tocco dell'angoscia, è più calma; eppure ancora la stessa. Ho, è vero, goduto di una certa tranquillità, e più felicità qui, che da molto, molto tempo a questa parte. (Dico felicità, perché non posso dare altro appellativo alla delizia squisita che questo paese selvaggio e la bella estate mi hanno offerto.) Tuttavia, esaminando il mio cuore, trovo che è così costituito, che non posso vivere senza un qualche affetto particolare; temo non senza una passione; e sento il bisogno di esso più nella società, che nella solitudine.
* * * * *
Scrivendoti, ogni volta che un epiteto affettuoso si presenta, i miei occhi si riempiono di lacrime, e la mia mano tremante si ferma; potrai allora contare sulla mia risolutezza, quando sarò con te. Se sono condannata a essere infelice, confinerò la mia angoscia nel mio seno; la tenerezza, piuttosto che la passione, mi ha fatto talvolta trascurare la delicatezza; la stessa tenerezza mi tratterrà in futuro. Dio ti benedica!
LETTERA LXII
[Tonsberg] 7 agosto [1795].
L'aria, l'esercizio e il bagno, mi hanno restituito la salute, rinforzato i miei muscoli, e coperto le mie costole, anche mentre ho recuperato la mia precedente attività. Non posso dirti che la mia mente sia calma, sebbene abbia strappato alcuni momenti di delizia squisita, vagando attraverso i boschi, e riposando sulle rocce.
Questo stato di sospensione, amico mio, è intollerabile; dobbiamo decidere qualcosa; e presto; dobbiamo incontrarci tra poco, o separarci per sempre. Sono consapevole di aver agito scioccamente; ma ero infelice; quando eravamo insieme; aspettandomi troppo, ho lasciato scivolare via il piacere che avrei potuto cogliere. Non posso vivere con te; non dovrei; se formi un altro legame. Ma ti prometto, il mio non ti sarà imposto. Ho poca ragione di aspettarmi un'ombra di felicità, dopo le crudeli delusioni che hanno lacerato il mio cuore; ma quella della mia bambina sembra dipendere dal nostro stare insieme. Tuttavia non desidero che tu sacrifichi una possibilità di godimento per un bene incerto. Sento la convinzione che posso provvedere a lei, e sarà il mio obiettivo; se dobbiamo davvero separarci per non incontrarci mai più. Il suo affetto non deve essere diviso. Deve essere un conforto per me; se non devo averne altri; e conoscermi solo come suo sostegno. Sento che non posso sopportare l'angoscia di corrispondere con te; se dobbiamo solo corrispondere. No; se cerchi la felicità altrove, le mie lettere non interromperanno il tuo riposo. Sarò morta per te. Non posso esprimerti che dolore mi dà scrivere di una separazione eterna. Devi decidere; esamina te stesso; ma, per amor di Dio! risparmiami l'ansia dell'incertezza! Potrei sprofondare sotto la prova; ma non mi lamenterò.
Addio! Se avessi altro da dirti, è tutto volato via, e assorbito dai più tormentosi presagi; eppure so a malapena quale nuova forma di miseria devo temere.
Dovrei chiederti perdono per aver talvolta scritto in modo irritabile; ma lo attribuirai all'affetto, se capisci qualcosa del cuore di
Tua sinceramente MARY.
LETTER LXIII
[Tonsberg] 9 agosto [1795].
Cinque delle tue lettere mi sono state inoltrate da ----. Una, datata 14 luglio, era scritta in uno stile che forse ho meritato, ma che non mi aspettavo da te. Comunque, questo non è il momento di rispondervi, se non per assicurarti che non sarai più tormentato da altre lamentele. Mi disgusto di me stessa per averti importunato così a lungo con il mio affetto.----
La mia bambina sta molto bene. Presto ci riuniremo, per non lasciarci più, spero – intendo io e la mia piccola. – Attenderò con una certa ansia di essere informata su come si concluderanno i tuoi affari.
Tua sinceramente MARY.
LETTER LXIV
[Gothenburg] 26 agosto [1795].
Sono arrivata qui ieri sera e, con la gioia più squisita, ho stretto ancora una volta la mia bambina al cuore. Non ci separeremo più. Forse non riesci a concepire il piacere che ho provato nel vederla correre qua e là e giocare da sola. La sua crescente intelligenza mi lega sempre più a lei. Le ho promesso che adempirò al mio dovere nei suoi confronti; e nulla in futuro mi farà dimenticare di farlo. Mi impegnerò anche per ottenere un'indipendenza per lei; ma non sarò troppo ansiosa a questo proposito.
Ti ho già detto che ho recuperato la salute. Il vigore, e persino la vivacità della mente, sono tornati con una costituzione rinnovata. Quanto alla pace, non ne parleremo. Non ero fatta, forse, per godere della calma soddisfazione così definita. –
* * * * *
Mi dici che le mie lettere ti torturano; non descriverò l'effetto che le tue hanno su di me. Ne ho ricevute tre stamattina, l'ultima datata il 7 di questo mese. Non intendo dare sfogo alle emozioni che hanno prodotto. – Certamente hai ragione; le nostre menti non sono affini. Ho vissuto in un mondo ideale e coltivato sentimenti che tu non comprendi – altrimenti non mi tratteresti così. Non sono, non voglio essere, un mero oggetto di compassione – un peso, per quanto leggero, per infastidirti. Dimentica che io esista: non te lo ricorderò mai. Qualcosa di enfatico mi sussurra di porre fine a queste lotte. Sii libero – non tormenterò, quando non posso compiacere. Posso prendermi cura della mia bambina; non hai bisogno di dirmi continuamente che la nostra fortuna è inseparabile, *che cercherai di nutrire tenerezza* per me. Non farti violenza! Quando saremo separati, i nostri interessi, dato che dai così tanto peso alle considerazioni pecuniarie, saranno interamente divisi. Non voglio protezione senza affetto; e non ho bisogno di sostegno, finché le mie facoltà non saranno turbate. Avevo avversione a vivere in Inghilterra; ma i sentimenti dolorosi devono cedere il passo a considerazioni superiori. Potrei non essere in grado di acquisire la somma necessaria per mantenere mia figlia e me stessa altrove. È troppo tardi per andare in Svizzera. Non rimarrò a ----, vivendo in modo dispendioso. Ma non allarmarti! Non mi imporrò più a te.
Addio! Sono agitata – tutto il mio corpo è convulsamente scosso – le mie labbra tremano, come se fossero scosse dal freddo, sebbene il fuoco sembri circolare nelle mie vene.
Che Dio ti benedica.
MARY.
LETTER LXV
[Copenhagen] 6 settembre [1795].
Ho appena ricevuto la tua lettera del 20. Ti avevo scritto una lettera ieri sera, nella quale era scivolata impercettibilmente parte della mia amarezza d'animo. Copierò la parte relativa agli affari. Non sono così vana da immaginare di poter, per più di un momento, offuscare il tuo godimento della vita – per evitare persino questo, faresti meglio a non avere mai mie notizie – e riposare nell'idea che io sia felice.
Dio misericordioso! Mi è impossibile soffocare qualcosa di simile al risentimento, quando ricevo nuove prove della tua indifferenza. Ciò che ho sofferto quest'ultimo anno non deve essere dimenticato! Non ho quel felice sostituto della saggezza che è l'insensibilità – e le vive simpatie che mi legano ai miei simili sono tutte di natura dolorosa. – Sono le agonie di un cuore infranto – il piacere e io ci siamo salutati per sempre.
Non vedo qui altro che cumuli di rovine, e converso solo con persone immerse nel commercio e nella sensualità.
Sono stanca di viaggiare – eppure mi sembra di non avere una casa – nessun luogo di riposo a cui guardare. – Sono stranamente respinta. – Quante volte, passando tra le rocce, ho pensato: "Se non fosse per questa bambina, appoggerei la testa su una di esse e non aprirei mai più gli occhi!". Con un cuore intensamente vivo a tutti gli affetti della mia natura – non ne ho mai incontrato uno più tenero della pietra che vorrei prendere come mio ultimo cuscino. Una volta pensavo di averlo fatto, ma era solo un'illusione. Incontro continuamente famiglie che sono legate insieme dall'affetto o dai principi – e, quando sono consapevole di aver adempiuto ai doveri della mia posizione, quasi fino a dimenticarmi di me stessa, sono pronta a chiedere, con tono mormorante, al Cielo: "Perché sono così abbandonata?".
Dici ora
* * * * *
Non ti capisco. È necessario che tu scriva più esplicitamente – e decida su una qualche modalità di condotta. – Non posso sopportare questa incertezza – Decidi – Hai paura di sferrare un altro colpo? Viviamo insieme, o ci separiamo eternamente! – Non ti scriverò più, finché non riceverò una risposta a questa. Devo comporre la mia anima torturata, prima di scrivere su argomenti indifferenti.
* * * * *
Non so se scrivo in modo comprensibile, poiché la mia testa è turbata. Ma questo dovresti perdonarlo – poiché spesso faccio fatica a capire cosa intendi dire – Scrivi, suppongo, da Mr. ---- dopo cena, quando la tua testa non è delle più chiare – e quanto al tuo cuore, se ne hai uno, non vedo nulla che somigli ai dettami dell'affetto, a meno di un barlume quando menzioni la bambina – Addio!
LETTER LXVI
[Hamburg] 25 settembre [1795].
Ho appena terminato una lettera da affidare al capitano ----. In essa mi lamentavo del tuo silenzio ed esprimevo la mia sorpresa per il fatto che tre spedizioni postali fossero arrivate senza portare un rigo per me. Da quando l'ho chiusa, ne sento parlare di un'altra, e ancora nessuna lettera. – Mi sto sforzando di scrivere con calma – questo silenzio è una raffinatezza della crudeltà. Se il capitano ---- fosse rimasto qualche giorno in più, sarei tornata con lui in Inghilterra. Cosa ho da fare qui? Ti ho scritto ripetutamente in modo esauriente. Fai lo stesso – e in fretta. Non lasciarmi nell'incertezza. Non ho meritato questo da te. Non posso scrivere, la mia mente è così afflitta. Addio!
MARY.
LETTER LXVII
[Hamburg] 27 settembre [1795].
Quando riceverai questa, sarò sbarcata o starò girovagando sulla costa britannica – la tua lettera del 18 mi ha deciso.
Con quale criterio di principio o di affetto tu definisca le mie domande straordinarie e inutili, non riesco a stabilirlo. – Desideri che decida – Avevo deciso. Devi aver avuto molto tempo fa due lettere mie, da ----, con lo stesso scopo, da considerare. – In esse, Dio lo sa! non c'era che fin troppo affetto, e le agonie di una mente distratta erano ritratte fin troppo fedelmente! – Cos'altro avevo allora da dire? – Il rifiuto doveva venire da te. – Eri ricorso perpetuamente alla tua promessa di incontrarmi in autunno – Era straordinario che io esigessi un sì o un no? – La tua lettera è scritta con estrema asprezza, alla freddezza sono abituata, in essa non trovo traccia della tenerezza dell'umanità, tanto meno dell'amicizia. – Vedo solo il desiderio di sollevarti un peso dalle spalle.
Sono al di sopra del discutere sulle parole. – Non importa in quali termini tu decida.
Il tremendo potere che ha formato questo cuore deve aver previsto che, in un mondo in cui l'interesse personale, in varie forme, è il principale movente, avessi poche possibilità di sfuggire alla miseria. – Al fiat del destino mi sottometto. – Sono contenta di essere infelice; ma non sarò spregevole. – Di me non hai motivo di lamentarti, se non per aver avuto troppa considerazione per te – per aver sperato in un grado di felicità permanente, quando tu cercavi solo una gratificazione momentanea.
Sono stranamente carente di sagacia. – Unendomi a te, la tua tenerezza sembrava compensarmi di tutte le mie passate sventure. – Su questa tenerezza e affetto con quanta fiducia mi sono appoggiata! – ma mi sono appoggiata su una lancia, che mi ha trafitto il cuore. – Hai gettato via un'amica fedele, per inseguire i capricci del momento. – Certamente siamo organizzati diversamente; poiché anche ora, quando la convinzione è stata impressa nella mia anima dal dolore, riesco a stento a credere che sia possibile. Dipende attualmente da te, se vorrai vedermi o meno. – Non farò alcun passo, finché non vedrò o avrò tue notizie.
Preparandomi al peggio – ho deciso, se la tua prossima lettera sarà come l'ultima, di scrivere a Mr. ---- per procurarmi un alloggio oscuro, e di non informare nessuno del mio arrivo. – Lì cercherò in pochi mesi di ottenere la somma necessaria per portarmi in Francia – da te non ne riceverò più. – Non sono ancora abbastanza umiliata da dipendere dalla tua beneficenza.
Alcune persone, che la mia infelicità ha interessato, sebbene non ne conoscano l'entità, mi aiuteranno a raggiungere l'obiettivo che ho in vista, l'indipendenza della mia bambina. Se dovesse arrivare la pace, il denaro contante avrà un grande valore in Francia – e prenderò in prestito una somma, che la mia industria mi permetterà di ripagare con calma, per acquistare una piccola proprietà per la mia ragazza. – L'assistenza che troverò necessaria per completare la sua istruzione, posso ottenerla a un prezzo conveniente a Parigi – posso introdurla a una società che le piacerà – e così, assicurandole tutte le possibilità di felicità che dipendono da me, morirò in pace, persuasa che la felicità che finora ha ingannato le mie aspettative, non sfuggirà sempre alla mia presa. Nessun povero marinaio sballottato dalla tempesta ha mai desiderato più ardentemente di arrivare al suo porto.
MARY.
Non verrò sulla nave fino in fondo, perché non ho un posto dove andare. Il capitano ---- ti informerà dove mi trovo. È inutile aggiungere che non sono in uno stato d'animo tale da sopportare l'incertezza – e che desidero vederti, anche se fosse per l'ultima volta.
LETTER LXVIII
[Dover] Domenica, 4 ottobre [1795].
Ti ho scritto tramite il pacchetto, per informarti che la tua lettera del 18 del mese scorso mi aveva deciso a partire con il capitano ----; ma, poiché abbiamo navigato molto velocemente, do per scontato che tu non l'abbia ancora ricevuta.
Dici che devo decidere per me stessa. – Avevo deciso che fosse più nell'interesse della mia bambina, e per il mio conforto, per quanto poco mi aspetti, che vivessimo insieme; e pensavo persino che saresti stato felice, tra qualche anno, quando il tumulto degli affari fosse finito, di riposare nella società di un'amica affettuosa e osservare il progresso della nostra interessante bambina, mentre cercavi di essere utile nel circolo in cui alla fine avessi deciso di riposare: poiché non puoi correre qua e là per sempre.
Dal tenore della tua ultima lettera, tuttavia, sono portata a immaginare che tu abbia formato un nuovo legame. – Se è così, lasciami implorarti di vedermi ancora una volta, e immediatamente. Questa è l'unica prova che richiedo dell'amicizia che professi per me. Deciderò allora, dato che ti impacci per una mera formalità.
Mi sto sforzando di scrivere con calma – ma l'estrema angoscia che provo, nell'essere sbarcata senza avere alcun amico ad accogliermi, e persino nell'essere consapevole che l'amico che più desidero vedere proverà una sensazione sgradevole nell'essere informato del mio arrivo, non rientra nella descrizione della comune miseria. Ogni emozione cede il passo a un'ondata travolgente di dolore – e la giocosità della mia bambina mi affligge. – Per conto suo, desideravo rimanere qualche giorno qui, per quanto disastrosa sia la mia situazione. – Inoltre, non volevo sorprenderti. Mi hai detto che avresti fatto qualsiasi sacrificio per promuovere la mia felicità – e, anche nella tua ultima lettera scortese, parli dei legami che ti uniscono a me e alla mia bambina. – Dimmi che lo desideri, e io taglierò questo nodo gordiano.
Ora ti supplico vivamente di scrivermi, senza fallo, al ritorno della posta. Indirizza la tua lettera in modo che venga lasciata all'ufficio postale, e dimmi se verrai da me qui, o dove mi incontrerai. Posso ricevere la tua lettera mercoledì mattina.
Non tenermi nell'incertezza. – Non mi aspetto nulla da te, o da qualsiasi essere umano: il mio dado è tratto! – Ho abbastanza forza d'animo per decidere di fare il mio dovere; eppure non riesco a sollevare il mio spirito depresso, né a calmare il mio cuore tremante. – Quell'essere che lo ha plasmato così, sa che non sono in grado di sradicare la propensione all'affetto che è stata il tormento della mia vita – ma la vita avrà una fine!
Se dovessi venire qui (qualche mese fa non avrei potuto dubitarne) mi troverai a ----. Se preferisci incontrarmi per strada, dimmi dove.
Tua affettuosamente, MARY.
LETTER LXIX
[London, Nov. 1795].
Ti scrivo ora in ginocchio; implorandoti di mandare la mia bambina e la domestica con ----, a Parigi, per essere affidate alle cure di Madame ----, rue ----, section de ----. Dovessero trasferirsi, ---- potrà dare il loro indirizzo.
Lascia che la domestica abbia tutti i miei vestiti, senza distinzione.
Ti prego di pagare alla cuoca il suo salario, e non menzionare la confessione che le ho estorto – un po' prima o un po' dopo non ha importanza. Nulla se non la mia estrema stupidità avrebbe potuto rendermi cieca così a lungo. Eppure, mentre mi assicuravi di non avere alcun legame, pensavo che avremmo potuto ancora vivere insieme.
Non farò commenti sulla tua condotta; o alcun appello al mondo. Lascia che i miei torti dormano con me! Presto, molto presto sarò in pace. Quando riceverai questa, la mia testa ardente sarà fredda.
Affronterei mille morti, piuttosto che una notte come l'ultima. Il tuo trattamento ha gettato la mia mente in uno stato di caos; eppure sono serena. Vado a trovare conforto, e la mia unica paura è che il mio povero corpo venga insultato dal tentativo di richiamare in vita la mia esistenza odiata. Ma mi tufferò nel Tamigi dove c'è la minima possibilità che io venga sottratta alla morte che cerco.
Che Dio ti benedica! Possa tu non sapere mai per esperienza ciò che mi hai fatto sopportare. Se la tua sensibilità dovesse mai risvegliarsi, il rimorso troverà la strada per il tuo cuore; e, nel mezzo degli affari e del piacere sensuale, apparirò davanti a te, la vittima della tua deviazione dalla rettitudine.
MARY.
LETTER LXX
[London, Nov. 1795] Domenica mattina.
Non ho che da lamentarmi del fatto che, quando l'amarezza della morte era passata, sono stata inumanamente riportata alla vita e alla miseria. Ma una determinazione ferma non deve essere ostacolata dalla delusione; né permetterò che venga definito frenetico quello che è stato uno dei più calmi atti di ragione. A questo proposito, sono responsabile solo verso me stessa. Se mi importasse di ciò che viene chiamato reputazione, è per altre circostanze che sarei disonorata.
Dici: "che non sai come tirarci fuori dalla miseria in cui siamo stati precipitati". Ne sei fuori da molto tempo. – Ma mi astengo dal commentare. – Se sono condannata a vivere ancora, è una morte vivente.
Mi sembra che tu dia molto più peso alla delicatezza che ai principi; poiché non riesco a scoprire quale sentimento di delicatezza sarebbe stato violato dalla tua visita a un'amica infelice – se davvero nutri dell'amicizia per me. – Ma poiché il tuo nuovo legame è l'unica cosa sacra ai tuoi occhi, taccio – Sii felice! Le mie lamentele non smorzeranno mai più il tuo godimento – forse mi sbaglio nel supporre che persino la mia morte potrebbe, per più di un momento. – Questo è ciò che chiami magnanimità. – È felice per te, che tu possieda questa qualità al massimo grado.
Il tuo affermare continuamente che farai tutto ciò che è in tuo potere per contribuire al mio conforto (quando alludi solo all'assistenza pecuniaria), mi appare come una flagrante violazione della delicatezza. – Non voglio un simile conforto volgare, né lo accetterò. Non ho mai voluto altro che il tuo cuore – Quello andato, non hai più nulla da dare. Se avessi solo la povertà da temere, non mi ritrarrei dalla vita. – Perdonami quindi, se dico che considererò ogni tentativo diretto o indiretto di provvedere alle mie necessità come un insulto che non ho meritato – e fatto piuttosto per tenerezza verso la tua stessa reputazione, che per me. Non fraintendermi; non penso che tu dia valore al denaro (perciò non accetterò ciò a cui non tieni) sebbene io ne dia molto meno, perché certe privazioni non sono dolorose per me. Quando sarò morta, il rispetto per te stesso ti farà prenderti cura della bambina.
Scrivo con difficoltà – probabilmente non ti scriverò mai più. – Addio!
Che Dio ti benedica!
MARY.
LETTER LXXI
[London, Nov. 1795] Lunedì mattina.
Sono costretta infine a dire che mi tratti in modo ingeneroso. Sono d'accordo con te, che
* * * * *
Ma lascia che l'obliquità ricada ora su di me. – Non temo né la povertà né l'infamia. Non sono all'altezza del compito di scrivere – e le spiegazioni non sono necessarie.
* * * * *
La mia bambina potrebbe dover arrossire per la mancanza di prudenza di sua madre – e potrebbe lamentarsi che la rettitudine del mio cuore mi abbia reso superiore alle volgari precauzioni; ma non mi disprezzerà per meschinità. – Sei ora perfettamente libera. – Che Dio ti benedica.
MARY.
LETTER LXXII
[London, Nov. 1795] Sabato notte.
Sono stata ferita da indagini indirette, che non mi sembrano dettate da alcuna tenerezza nei miei confronti. – Chiedi: "Se sono bene o tranquilla?". – Coloro che mi pensano tale, devono mancare di un cuore per valutare i miei sentimenti. – Scelgo quindi di essere l'organo dei miei stessi sentimenti.
Devo dirti che sono molto mortificata dal tuo offrirmi continuamente assistenza pecuniaria – e, considerando il tuo andare nella nuova casa come un'aperta ammissione che mi abbandoni, lascia che ti dica che morirò piuttosto che ricevere qualcosa da te – e lo dico nel momento in cui sono delusa nel mio primo tentativo di ottenere un sostentamento temporaneo. Ma questo mi soddisfa persino; un accumulo di delusioni e sventure sembra adattarsi all'abito della mia mente. –
Abbi solo un po' di pazienza, e mi allontanerò dove non sarà necessario per te parlare – naturalmente, non pensare a me. Ma lascia che veda, scritto di tuo pugno – poiché non lo riceverò attraverso nessun altro mezzo – che la faccenda è finita. – È un insulto per me supporre che io possa riconciliarmi, o recuperare il mio spirito; ma, se non avrai mie notizie, sarà la stessa cosa per te.
MARY.
Anche il tuo vedermi è stato per compiacere altre persone, e non per lenire la mia mente distratta.
LETTER LXXIII
[London, Nov. 1795] Giovedì pomeriggio.
Mr. ---- avendo dimenticato di chiederti di inviare le mie cose che erano rimaste in casa, devo richiederti di lasciare che ---- le porti a ----
Andrò questa sera all'alloggio; quindi non hai bisogno di essere trattenuto dal venire qui per sbrigare i tuoi affari. – E, qualunque cosa io possa pensare e provare – non devi temere che mi lamenterò pubblicamente – No! Se ho un qualche criterio per giudicare il bene e il male, sono stata trattata in modo molto ingeneroso: ma, desiderando ora solo nascondermi, sarò silenziosa come la tomba in cui desidero dimenticare me stessa. Proteggerò e provvederò alla mia bambina. – Voglio solo dire con questo che non hai nulla da temere dalla mia disperazione.
Addio. MARY.
LETTER LXXIV
London, 27 novembre [1795].
La lettera, senza indirizzo, che hai messo insieme alle lettere che hai restituito, non ha incontrato i miei occhi che proprio ora. – Avevo gettato via le lettere – non desideravo guardare un registro di dolore.
Il non averla vista spiegherà il fatto che ti ho scritto con rabbia – sotto l'impressione che la tua partenza, senza nemmeno un rigo lasciato per me, ha fatto su di me, anche dopo la tua condotta recente, che non poteva portarmi ad aspettarmi molta attenzione alle mie sofferenze.
Difatti, "la condotta decisa, che mi è apparsa così insensibile", ha quasi sovvertito la mia ragione; la mia mente è ferita – stento a sapere dove mi trovo o cosa faccio. Il dolore che non riesco a vincere (poiché alcuni ricordi crudeli non mi abbandonano mai, bandendo quasi ogni altro pensiero) cerco di celarlo in una solitudine totale. La mia vita, dunque, non è che un esercizio di fortezza, continuamente teso all'estremo – e la speranza non brilla mai in questa tomba, dove sono sepolta viva.
Ma intendevo ragionare con te, e non lamentarmi. Mi dici che "giudicherò più freddamente il tuo modo di agire, tra qualche tempo". Ma non è possibile che la passione offuschi la tua ragione, tanto quanto lo fa con la mia? E non dovresti dubitare se quei principi siano così "esaltati", come li definisci, che portano solo alla tua gratificazione? In altre parole, se sia giusto non avere altro principio d'azione che quello di seguire la propria inclinazione, calpestando l'affetto che hai nutrito e le aspettative che hai suscitato?
Il mio affetto per te è radicato nel mio cuore. So che non sei ciò che ora sembri – né agirai o sentirai sempre come fai ora, sebbene io non possa mai trovare conforto in questo cambiamento. Persino a Parigi, la mia immagine ti perseguiterà. Vedrai il mio volto pallido – e talvolta le lacrime d'angoscia cadranno sul tuo cuore, che hai strappato dal mio.
Non riesco a scrivere. Pensavo di poter confutare rapidamente tutti i tuoi ingegnosi argomenti; ma la mia testa è confusa. Giusto o sbagliato, sono infelice!
Mi sembra che la mia condotta sia sempre stata governata dai più rigorosi principi di giustizia e verità. Eppure, quanto mi hanno reso infelice i miei sentimenti sociali e la delicatezza del mio animo! Ho amato con tutta l'anima, solo per scoprire che non avevo alcuna possibilità di reciprocità – e che l'esistenza è un fardello senza di essa.
Non ti comprendo appieno. Se con l'offerta della tua amicizia intendi ancora solo un sostegno pecuniario – devo rifiutarlo di nuovo. Lievi sono i mali della povertà sulla bilancia delle mie sventure. Che Dio ti benedica!
MARY.
Sono stata trattata senza generosità – se comprendo cosa sia la generosità. Mi sembri solo ansioso di sbarazzarti di me – incurante se mi abbia fatto andare in frantumi con la caduta. In verità, sono stata trattata rudemente. Giudica con freddezza, e confido che non continuerai a definire "i più raffinati" quei sentimenti capricciosi che minerebbero non solo i principi più sacri, ma gli affetti che uniscono l'umanità. Renderesti le madri innaturali – e non esisterebbe nulla come un padre! Se la tua teoria della morale è la più "esaltata", è certamente la più facile. Non richiede molta magnanimità decidere di compiacere noi stessi per il momento, lasciando che gli altri soffrano quanto vogliono!
Scusami se ti tormento ancora, il mio cuore ha sete di giustizia da parte tua – e mentre ricordo che hai approvato la condotta della signorina ----, sono convinta che non giustificherai sempre la tua.
Guardati dagli inganni della passione! Non bandirà sempre dalla tua mente il fatto che hai agito in modo ignobile – e ti sei abbassato a sotterfugi per glossare una condotta che non potevi scusare. La verità e i principi richiedono tali sacrifici?
LETTERA LXXV
Londra, 8 dicembre [1795].
Essendo stata appena informata che ---- sta per tornare immediatamente a Parigi, non volevo perdere una sicura opportunità di scrivere, poiché non sono certa che la mia ultima, via Dover, ti sia giunta.
Il risentimento, e persino la rabbia, sono emozioni momentanee per me – e volevo dirtelo, affinché se mai penserai a me, non sia sotto la luce di un nemico.
Che io non sia stata trattata bene, devo sentirlo sempre; forse, non sempre con la viva angoscia che provo al presente – poiché ho iniziato anche ora a scrivere con calma, e non riesco a trattenere le lacrime.
Sono stordita! La tua recente condotta mi appare ancora come un sogno spaventoso. Ah! Chiedi a te stesso se non ti sei abbassato a impiegare un po' di abilità, quasi direi astuzia, indegna di te? I principi sono cose sacre – e non si scherza mai con la verità, impunemente.
L'aspettativa (l'ho troppo follemente nutrita) di riconquistare il tuo affetto, ogni giorno si fa sempre più tenue. Invero, mi sembra, quando sono più triste del solito, che non ti vedrò mai più. Eppure non mi dimenticherai sempre. Proverai qualcosa di simile al rimorso, per aver vissuto solo per te stesso – e aver sacrificato la mia pace a gratificazioni inferiori. In una vecchiaia priva di conforto, ricorderai che avevi un'amica disinteressata, il cui cuore hai ferito nel vivo. L'ora del ricordo verrà – e non ti basterà recitare la parte di un ragazzo, finché non cadrai in quella di un rimbambito. So che la tua mente, il tuo cuore e i tuoi principi d'azione sono tutti superiori alla tua condotta attuale. Tu mi rispetti, devi farlo – e ti dispiacerà perdere la mia stima.
Sai meglio di me se sto ancora preservando il ricordo di un essere immaginario. Un tempo pensavo di conoscerti a fondo – ma ora sono costretta a lasciare alcuni dubbi che involontariamente mi opprimono, affinché vengano chiariti dal tempo.
Puoi rendermi infelice, ma non puoi rendermi spregevole ai miei stessi occhi. Sarò ancora in grado di mantenere mia figlia, sebbene sia rimasta delusa in altri piani di utilità che un tempo credevo ti avrebbero procurato uguale piacere.
Mentre ero con te, ho trattenuto la mia naturale generosità, perché pensavo che il tuo patrimonio fosse a rischio. Quando andai in [Svezia], ti chiesi, se ti fosse stato possibile, di non dimenticare mio padre, le mie sorelle e alcune altre persone a cui ero interessata. Il denaro è stato dilapidato, eppure non solo le mie richieste sono state trascurate, ma alcuni debiti irrilevanti non sono stati saldati, che ora ricadono su di me. È stata questa amicizia – o generosità? Non vorrai ammettere di aver dimenticato te stesso? Eppure nutro ancora affetto per te. Che Dio ti benedica.
MARY.
LETTERA LXXVI
[Londra, dic. 1795.]
Poiché separarmi da te per sempre è l'evento più serio della mia vita, voglio esporre le mie ragioni con te un'ultima volta, e non chiamare ingegnosità il linguaggio della verità e del sentimento!
Conosco la solidità del tuo intelletto – e so che ti è impossibile confondere sempre i capricci di ogni volubile inclinazione con i virili dettami dei principi.
Mi dici "che ti tormento". Perché lo faccio? Perché non riesci a estraniare il tuo cuore interamente da me – e senti che la giustizia è dalla mia parte. Insisti dicendo "che la tua condotta è stata inequivocabile". Non lo è stata. Quando la tua freddezza mi ha ferita, con quanta tenerezza hai cercato di rimuovere l'impressione! E persino prima che tornassi in Inghilterra, ti sei dato molta pena per convincermi che tutto il mio disagio era causato dall'effetto di una costituzione logorata – e hai concluso la tua lettera con queste parole: "Solo gli affari mi hanno tenuto lontano da te. Vieni in un porto qualsiasi e volerò dalle mie due care ragazze con un cuore tutto loro".
Con queste rassicurazioni, è straordinario che io debba credere a ciò che desideravo? Avrei potuto – e ho pensato che tu avessi una lotta con vecchie propensioni; ma pensavo ancora che io e la virtù avremmo alla fine prevalso. Pensavo ancora che tu avessi una magnanimità di carattere che ti avrebbe permesso di vincere te stesso.
Imlay, credimi, non è romanticismo, mi hai riconosciuto sentimenti di questo tipo. Potresti restituirmi alla vita e alla speranza, e la soddisfazione che ne trarresti ti ripagherebbe ampiamente.
Nello strapparmi da te, è il mio cuore che trafiggo – e verrà il tempo in cui ti lamenterai di aver gettato via un cuore che, persino nel momento della passione, non puoi disprezzare. Vorrei dover tutto alla tua generosità – ma, per l'amor di Dio, non tenermi più a lungo in sospeso! Lasciami vederti un'altra volta!
LETTERA LXXVII
[Londra, dic. 1795.]
Devi fare come preferisci riguardo alla bambina. Vorrei che fosse fatto presto, affinché il mio nome non venga più menzionato a te. Ora è finita. Convinta che tu non abbia né stima né amicizia, disdegno di pronunciare un rimprovero, sebbene io abbia avuto motivo di pensare che la "tolleranza" di cui si parla non sia stata molto delicata. Non ha tuttavia importanza. Sono lieta che tu sia soddisfatto della tua condotta.
Ora ti assicuro solennemente che questo è un addio eterno. Eppure non mi sottraggo ai doveri che mi legano alla vita.
Che ci sia "sofisticheria" da una parte o dall'altra è certo; ma ora non importa da quale. Da parte mia non è stata una questione di parole. Eppure il tuo intelletto o il mio deve essere stranamente distorto – poiché ciò che definisci "delicatezza" mi appare esattamente il contrario. Non ho alcun criterio per la morale, e ho pensato invano, se le sensazioni che ti portano a seguire una caviglia o un passo siano il sacro fondamento dei principi e dell'affetto. Il mio è stato di natura molto diversa, altrimenti non avrebbe resistito all'urto dei tuoi sarcasmi.
Il sentimento in me è ancora sacro. Se vi è una parte di me che sopravvivrà al senso delle mie sventure, è la purezza dei miei affetti. L'impetuosità dei tuoi sensi può averti portato a definire il semplice desiderio animale come la fonte dei principi; e potrebbe dare sapore a qualche anno a venire. Se la penserai sempre così, non lo saprò mai.
È strano che, a dispetto di tutto ciò che fai, qualcosa di simile a una convinzione mi costringa a credere che tu non sia ciò che appari.
Mi separo da te in pace.
Stampato da Hazell, Watson & Viney, Ld., Londra e Aylesbury.