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The Valley of Fear

by Arthur Conan Doyle · in Italian

LA VALLE DELLA PAURA

Di Sir Arthur Conan Doyle

INDICE

PARTE I—La tragedia di Birlstone Capitolo I—L’avvertimento Capitolo II—Sherlock Holmes discute Capitolo III—La tragedia di Birlstone Capitolo IV—Oscurità Capitolo V—I personaggi del dramma Capitolo VI—Una luce nascente Capitolo VII—La soluzione

PARTE II—Gli Scowrer Capitolo I—L’uomo Capitolo II—Il Bodymaster Capitolo III—Loggia 341, Vermissa Capitolo IV—La valle della paura Capitolo V—L’ora più buia Capitolo VI—Pericolo Capitolo VII—La trappola per Birdy Edwards Epilogo

Illustrazioni

“Cos’è questo, Mr. Holmes? Amico mio, è stregoneria! Dove, in nome di tutto ciò che è meraviglioso, ha preso quei nomi?” Per un istante avrei giurato che la più lieve ombra di un sorriso fosse balenata sulle labbra della donna. “Watson, avrebbe paura di dormire nella stessa stanza con un pazzo?” “Se il suo cuore è grande quanto il suo corpo, e la sua anima nobile quanto il suo volto, allora non potrei chiedere di meglio,” disse McMurdo. Dovette fare tutto il possibile per trattenersi dal gridare. “Oh, Jack, ti scongiuro di lasciar perdere!” “Non un suono, per le vostre vite!” sussurrò McMurdo.

PARTE I La tragedia di Birlstone

Capitolo I L’avvertimento

“Sono propenso a pensare...” dissi.

“Dovrebbe farlo,” osservò Sherlock Holmes con impazienza.

Credo di essere uno dei mortali più pazienti; ma ammetterò di essere rimasto infastidito da quell’interruzione sardonica. “Davvero, Holmes,” dissi severamente, “a volte è un po’ irritante.”

Era troppo assorto nei propri pensieri per dare una risposta immediata al mio rimprovero. Si appoggiò sulla mano, con la colazione intatta davanti a sé, e fissò il pezzetto di carta che aveva appena estratto dalla busta. Poi prese la busta stessa, la sollevò controluce e studiò con molta attenzione sia l’esterno che il lembo di chiusura.

“È la grafia di Porlock,” disse pensieroso. “Difficilmente posso dubitare che sia la grafia di Porlock, sebbene l’abbia vista solo due volte prima d’ora. La ‘e’ greca con il particolare svolazzo superiore è distintiva. Ma se è Porlock, allora deve trattarsi di qualcosa della massima importanza.”

Parlava più a se stesso che a me; ma il mio fastidio scomparve nell’interesse che quelle parole avevano risvegliato.

“Chi è dunque Porlock?” chiesi.

“Porlock, Watson, è uno pseudonimo, un mero segno di identificazione; ma dietro di esso si cela una personalità sfuggente e ambigua. In una lettera precedente mi informò francamente che il nome non era il suo, e mi sfidò a rintracciarlo tra le milioni di persone che brulicano in questa grande città. Porlock è importante non per se stesso, ma per il grande uomo con cui è in contatto. Si immagini il pesce pilota con lo squalo, lo sciacallo con il leone: qualsiasi cosa insignificante in compagnia di ciò che è formidabile: non solo formidabile, Watson, ma sinistro; nel massimo grado sinistro. È lì che rientra nel mio raggio d’azione. Mi ha sentito parlare del Professor Moriarty?”

“Il famoso criminale scientifico, tanto famoso tra i malviventi quanto...”

“Mi fa arrossire, Watson!” mormorò Holmes con voce deprecante.

“Stavo per dire, quanto è sconosciuto al pubblico.”

“Un colpo! Un colpo magistrale!” esclamò Holmes. “Sta sviluppando una certa vena inaspettata di umorismo caustico, Watson, contro la quale dovrò imparare a guardarmi. Ma definendo Moriarty un criminale, lei sta pronunciando una calunnia agli occhi della legge, e in questo risiedono la gloria e la meraviglia della cosa! Il più grande cospiratore di tutti i tempi, l’organizzatore di ogni scelleratezza, il cervello che dirige la malavita, un cervello che avrebbe potuto costruire o distruggere il destino delle nazioni: è quest’uomo! Ma è così lontano dal sospetto generale, così immune alle critiche, così ammirevole nella sua gestione e nel suo auto-annullamento, che per quelle stesse parole che ha pronunciato potrebbe trascinarla in tribunale e uscirne con la sua pensione annuale come risarcimento per il suo carattere ferito. Non è forse il celebre autore de *La dinamica di un asteroide*, un libro che ascende a tali altezze rarefatte della matematica pura che si dice non vi fosse nessuno nella stampa scientifica capace di criticarlo? È questo l’uomo da diffamare? Dottore dalla lingua biforcuta e professore calunniato: tali sarebbero i vostri rispettivi ruoli! Questo è genio, Watson. Ma se gli uomini più piccoli mi risparmieranno, il nostro giorno verrà sicuramente.”

“Possa io essere lì per vederlo!” esclamai devotamente. “Ma lei stava parlando di quest’uomo, Porlock.”

“Ah, sì; il cosiddetto Porlock è un anello della catena a una certa distanza dal suo grande aggancio. Porlock non è un anello del tutto solido, tra noi due. È l’unica falla in quella catena, per quanto io sia riuscito a testarla.”

“Ma nessuna catena è più forte del suo anello più debole.”

“Esattamente, mio caro Watson! Da qui l’estrema importanza di Porlock. Spinto da qualche aspirazione rudimentale verso il giusto, e incoraggiato dall’accorta stimolazione di una banconota da dieci sterline inviatagli occasionalmente con mezzi tortuosi, mi ha dato una o due volte informazioni in anticipo che si sono rivelate preziose; quel valore massimo che anticipa e previene anziché vendicare il crimine. Non posso dubitare che, se avessimo la cifra, scopriremmo che questa comunicazione è della natura che indico.”

Di nuovo Holmes appiattì la carta sul suo piatto inutilizzato. Mi alzai e, sporgendomi su di lui, fissai la curiosa iscrizione, che recitava come segue:

534 C2 13 127 36 31 4 17 21 41 DOUGLAS 109 293 5 37 BIRLSTONE 26 BIRLSTONE 9 47 171

“Cosa ne ricava, Holmes?”

“È ovviamente un tentativo di trasmettere informazioni segrete.”

“Ma a che serve un messaggio cifrato senza la chiave?”

“In questo caso, a nulla.”

“Perché dice ‘in questo caso’?”

“Perché ci sono molte cifre che leggerei con la stessa facilità con cui leggo gli apocrifi della rubrica dei messaggi personali; tali espedienti rudimentali divertono l’intelligenza senza affaticarla. Ma questo è diverso. Si tratta chiaramente di un riferimento alle parole in una pagina di qualche libro. Finché non mi viene detto quale pagina e quale libro, sono impotente.”

“Ma perché ‘Douglas’ e ‘Birlstone’?”

“Chiaramente perché sono parole che non erano contenute nella pagina in questione.”

“Allora perché non ha indicato il libro?”

“La sua naturale scaltrezza, mio caro Watson, quella innata astuzia che è la delizia dei suoi amici, le impedirebbe sicuramente di racchiudere cifra e messaggio nella stessa busta. Se dovesse smarrirsi, sarebbe rovinato. Così com’è, devono andare male entrambe le cose prima che ne derivi qualche danno. La nostra seconda posta è ormai in ritardo, e sarei sorpreso se non ci portasse un’ulteriore lettera di spiegazioni o, come è più probabile, lo stesso volume a cui si riferiscono queste cifre.”

Il calcolo di Holmes fu soddisfatto nel giro di pochissimi minuti dall’apparizione di Billy, il paggio, con proprio la lettera che stavamo aspettando.

“La stessa grafia,” osservò Holmes, mentre apriva la busta, “e addirittura firmata,” aggiunse con voce esultante mentre spiegava l’epistola. “Venga, stiamo facendo progressi, Watson.” La sua fronte si oscurò, tuttavia, mentre scorreva il contenuto.

“Dio mio, questo è molto deludente! Temo, Watson, che tutte le nostre aspettative svaniscano nel nulla. Confido che all’uomo Porlock non accada nulla di male.

“‘Caro Mr. Holmes,’ dice, ‘non andrò oltre in questa faccenda. È troppo pericoloso; lui sospetta di me. Posso vedere che sospetta di me. È venuto da me in modo del tutto inaspettato dopo che avevo già indirizzato questa busta con l’intenzione di inviarle la chiave della cifra. Sono riuscito a coprirla. Se l’avesse vista, per me sarebbe finita male. Ma leggo il sospetto nei suoi occhi. La prego di bruciare il messaggio cifrato, che ora non può esserle di alcuna utilità.

“‘FRED PORLOCK.’”

Holmes sedette per un po’ rigirando questa lettera tra le dita, accigliato, mentre fissava il fuoco.

“Dopotutto,” disse alla fine, “potrebbe non esserci nulla sotto. Potrebbe trattarsi solo della sua coscienza sporca. Sapendo di essere un traditore, potrebbe aver letto l’accusa negli occhi dell’altro.”

“L’altro essendo, presumo, il Professor Moriarty.”

“Nientemeno! Quando qualcuno di quella banda parla di ‘Lui’, sa a chi si riferisce. C’è un solo ‘Lui’ predominante per tutti loro.”

“Ma cosa può fare?”

“Hum! È una grossa domanda. Quando hai contro uno dei primi cervelli d’Europa, e tutti i poteri dell’oscurità alle sue spalle, ci sono infinite possibilità. Ad ogni modo, l’amico Porlock è evidentemente spaventato a morte; confronti cortesemente la grafia nel biglietto con quella sulla busta; cosa fatta, ci dice, prima di questa visita nefasta. La prima è chiara e ferma. L’altra è quasi illeggibile.”

“Perché ha scritto affatto? Perché non l’ha semplicemente fatta cadere?”

“Perché temeva che in tal caso avrei fatto qualche indagine su di lui, attirando possibilmente dei guai su di lui.”

“Senza dubbio,” dissi. “Certamente.” Avevo raccolto il messaggio cifrato originale e stavo corrugando la fronte su di esso. “È piuttosto snervante pensare che un segreto importante possa giacere qui su questo pezzetto di carta, e che sia al di là del potere umano penetrarlo.”

Sherlock Holmes aveva messo da parte la sua colazione intatta e acceso la sgradevole pipa che era la compagna delle sue più profonde meditazioni. “Chissà!” disse, appoggiandosi allo schienale e fissando il soffitto. “Forse ci sono punti che sono sfuggiti al suo intelletto machiavellico. Consideriamo il problema alla luce della pura ragione. Il riferimento di quest’uomo è a un libro. Questo è il nostro punto di partenza.”

“Un po’ vago, direi.”

“Vediamo allora se possiamo restringere il campo. Mentre concentro la mia mente su di esso, sembra un po’ meno impenetrabile. Quali indicazioni abbiamo riguardo a questo libro?”

“Nessuna.”

“Bene, bene, non è certo così grave. Il messaggio cifrato inizia con un grosso 534, non è vero? Possiamo assumere come ipotesi di lavoro che 534 sia la pagina particolare a cui si riferisce la cifra. Quindi il nostro libro è già diventato un libro voluminoso, il che è sicuramente un guadagno. Quali altre indicazioni abbiamo sulla natura di questo grosso libro? Il segno successivo è C2. Cosa ne ricava, Watson?”

“Capitolo secondo, senza dubbio.”

“Difficilmente, Watson. Converrà con me, ne sono certo, che se viene data la pagina, il numero del capitolo è irrilevante. Inoltre, se la pagina 534 ci trova solo nel secondo capitolo, la lunghezza del primo deve essere stata davvero intollerabile.”

“Colonna!” esclamai.

“Brillante, Watson. Questa mattina lei scintilla. Se non è colonna, allora sono tratto in inganno. Quindi ora, vede, cominciamo a visualizzare un grosso libro stampato su due colonne, ciascuna di considerevole lunghezza, dato che una delle parole è numerata nel documento come la duecentonovantatreesima. Abbiamo raggiunto i limiti di ciò che la ragione può fornire?”

“Temo di sì.”

“Certamente si fa un torto. Un’altra coruscazione, mio caro Watson; un’altra intuizione! Se il volume fosse stato insolito, me lo avrebbe mandato. Invece, aveva intenzione, prima che i suoi piani venissero troncati, di inviarmi l’indizio in questa busta. Lo dice nel suo biglietto. Ciò sembrerebbe indicare che il libro è uno che pensava non avrei avuto difficoltà a trovare da solo. Lui ce l’aveva, e immaginava che ce l’avessi anch’io. In breve, Watson, è un libro molto comune.”

“Ciò che dice sembra certamente plausibile.”

“Quindi abbiamo contratto il nostro campo di ricerca a un grosso libro, stampato su due colonne e di uso comune.”

“La Bibbia!” esclamai trionfante.

“Bene, Watson, bene! Ma non, se mi è concesso dirlo, abbastanza bene! Anche se accettassi il complimento per me stesso, difficilmente potrei nominare un volume che avrebbe meno probabilità di giacere sul gomito di uno degli associati di Moriarty. Inoltre, le edizioni della Sacra Scrittura sono così numerose che difficilmente potrebbe supporre che due copie abbiano la stessa paginazione. Questo è chiaramente un libro standardizzato. Sa per certo che la sua pagina 534 concorderà esattamente con la mia pagina 534.”

“Ma pochissimi libri corrisponderebbero a questo.”

“Esattamente. In questo risiede la nostra salvezza. La nostra ricerca è ristretta a libri standardizzati che chiunque si presume possa possedere.”

“Bradshaw!”

“Ci sono difficoltà, Watson. Il vocabolario di Bradshaw è nervoso e conciso, ma limitato. La selezione delle parole difficilmente si presterebbe all’invio di messaggi generali. Elimineremo Bradshaw. Il dizionario è, temo, inammissibile per la stessa ragione. Cosa resta allora?”

“Un almanacco!”

“Eccellente, Watson! Sarei molto sorpreso se non avesse colto nel segno. Un almanacco! Consideriamo le pretese del Whitaker’s Almanac. È di uso comune. Ha il numero di pagine richiesto. È su due colonne. Sebbene riservato nel suo vocabolario iniziale, diventa, se ben ricordo, abbastanza loquace verso la fine.” Prese il volume dalla sua scrivania. “Ecco la pagina 534, colonna due, un sostanzioso blocco di stampa che tratta, percepisco, del commercio e delle risorse dell’India Britannica. Annoti le parole, Watson! Il numero tredici è ‘Mahratta’. Non, temo, un inizio molto propizio. Il numero centoventisette è ‘Government’; che almeno ha senso, sebbene un po’ irrilevante per noi e per il Professor Moriarty. Ora riproviamo. Cosa fa il governo Mahratta? Ahimè! La parola successiva è ‘pig’s-bristles’. Siamo rovinati, mio buon Watson! È finita!”

Aveva parlato in tono scherzoso, ma il ticchettio delle sue folte sopracciglia tradiva la sua delusione e irritazione. Sedetti impotente e infelice, fissando il fuoco. Un lungo silenzio fu rotto da un’improvvisa esclamazione di Holmes, che si precipitò verso un armadietto, dal quale emerse con un secondo volume dalla copertina gialla in mano.

“Paghiamo il prezzo, Watson, per essere troppo aggiornati!” gridò. “Siamo in anticipo sui tempi, e ne subiamo le solite penali. Essendo il sette gennaio, ci siamo molto correttamente muniti del nuovo almanacco. È più che probabile che Porlock abbia tratto il suo messaggio da quello vecchio. Senza dubbio ce l’avrebbe detto se la sua lettera di spiegazioni fosse stata scritta. Ora vediamo cosa ci riserva la pagina 534. Il numero tredici è ‘There’, il che è molto più promettente. Il numero centoventisette è ‘is’ — ‘There is’” — gli occhi di Holmes scintillavano di eccitazione, e le sue dita sottili e nervose fremettero mentre contava le parole — “‘danger’. Ha! Ha! Ottimo! Metta giù questo, Watson. ‘There is danger—may—come—very soon—one’. Poi abbiamo il nome ‘Douglas’ — ‘rich—country—now—at Birlstone—House—Birlstone—confidence—is—pressing’. Ecco, Watson! Cosa ne pensa della pura ragione e dei suoi frutti? Se il fruttivendolo avesse una corona di alloro, manderei Billy a prenderla.”

Fissavo lo strano messaggio che avevo scarabocchiato, mentre lui lo decifrava, su un foglio di carta protocollo sulle mie ginocchia.

“Che modo strano e caotico di esprimere il suo significato!” dissi.

“Al contrario, ha fatto davvero notevolmente bene,” disse Holmes. “Quando cerchi in una singola colonna le parole con cui esprimere il tuo significato, difficilmente puoi aspettarti di ottenere tutto ciò che vuoi. Sei costretto a lasciare qualcosa all’intelligenza del tuo corrispondente. Il senso è perfettamente chiaro. Qualche scelleratezza è intesa contro un certo Douglas, chiunque egli possa essere, residente come dichiarato, un ricco gentiluomo di campagna. È sicuro — ‘confidence’ era quanto di più vicino potesse ottenere a ‘confident’ — che sia imminente. Ecco il nostro risultato, ed è stato un piccolo lavoro di analisi davvero magistrale!”

Holmes provava la gioia impersonale del vero artista nel suo lavoro migliore, proprio come piangeva oscuramente quando scendeva al di sotto dell’alto livello a cui aspirava. Stava ancora ridacchiando per il suo successo quando Billy spalancò la porta e l’ispettore MacDonald di Scotland Yard fu fatto entrare nella stanza.

Erano i primi giorni alla fine degli anni ’80, quando Alec MacDonald era ben lontano dall’aver raggiunto la fama nazionale che ha ora conquistato. Era un membro giovane ma fidato della forza investigativa, che si era distinto in diversi casi che gli erano stati affidati. La sua figura alta e ossuta prometteva una forza fisica eccezionale, mentre il suo grande cranio e gli occhi lucenti e infossati parlavano non meno chiaramente della spiccata intelligenza che brillava da dietro le sue folte sopracciglia. Era un uomo silenzioso e preciso, dal carattere austero e con un duro accento di Aberdeen.

Due volte già nella sua carriera Holmes lo aveva aiutato a raggiungere il successo, essendo la sua unica ricompensa la gioia intellettuale del problema. Per questo motivo, l’affetto e il rispetto dello scozzese per il suo collega dilettante erano profondi, e li mostrava con la franchezza con cui consultava Holmes in ogni difficoltà. La mediocrità non conosce nulla di superiore a se stessa; ma il talento riconosce istantaneamente il genio, e MacDonald aveva abbastanza talento per la sua professione da permettergli di capire che non c’era umiliazione nel cercare l’assistenza di chi stava già da solo in Europa, sia nei suoi doni che nella sua esperienza. Holmes non era incline all’amicizia, ma era tollerante verso il grosso scozzese, e sorrise alla sua vista.

“È un mattiniero, Mr. Mac,” disse. “Le auguro fortuna con il suo verme. Temo che questo significhi che c’è del malaffare in giro.”

“Se dicesse ‘spero’ invece di ‘temo’, sarebbe più vicino alla verità, credo, Mr. Holmes,” rispose l’ispettore, con un sogghigno complice. “Beh, forse un goccio terrebbe lontano il freddo pungente del mattino. No, non fumerò, grazie. Dovrò rimettermi in cammino; poiché le prime ore di un caso sono le più preziose, come nessuno sa meglio di lei stesso. Ma... ma...”

L’ispettore si era fermato bruscamente, e stava fissando con uno sguardo di assoluto stupore un foglio sul tavolo. Era il foglio su cui avevo scarabocchiato l’enigmatico messaggio.

“Douglas!” balbettò. “Birlstone! Cos’è questo, Mr. Holmes? Amico mio, è stregoneria! Dove, in nome di tutto ciò che è meraviglioso, ha preso quei nomi?”

“È una cifra che il Dr. Watson e io abbiamo avuto occasione di risolvere. Ma perché... cosa c’è che non va con i nomi?”

L’ispettore guardò dall’uno all’altro di noi con stupore sbalordito. “Proprio questo,” disse, “che Mr. Douglas di Birlstone Manor House è stato orribilmente assassinato la notte scorsa!”

Capitolo II Sherlock Holmes discute

Fu uno di quei momenti drammatici per i quali il mio amico viveva. Sarebbe un’esagerazione dire che fosse scioccato o persino eccitato dall’incredibile annuncio. Senza avere un briciolo di crudeltà nella sua singolare composizione, era indubbiamente insensibile a causa della prolungata sovrastimolazione. Tuttavia, se le sue emozioni erano ottuse, le sue percezioni intellettuali erano estremamente attive. Non c’era traccia, dunque, dell’orrore che io stesso avevo provato a quella dichiarazione brusca; ma il suo volto mostrava piuttosto la calma e interessata compostezza del chimico che vede i cristalli disporsi in posizione dalla sua soluzione sovrasatura.

“Notevole!” disse. “Notevole!”

“Non sembra sorpreso.”

“Interessato, Mr. Mac, ma difficilmente sorpreso. Perché dovrei essere sorpreso? Ricevo una comunicazione anonima da un ambiente che so essere importante, che mi avverte che il pericolo minaccia una certa persona. Nel giro di un’ora apprendo che questo pericolo si è effettivamente materializzato e che la persona è morta. Sono interessato; ma, come osserva lei, non sono sorpreso.”

In poche brevi frasi spiegò all’ispettore i fatti riguardanti la lettera e la cifra. MacDonald sedeva con il mento sulle mani e le sue grandi sopracciglia color sabbia ammucchiate in un groviglio giallo.

“Stavo andando a Birlstone stamattina,” disse. “Ero venuto a chiederle se avesse voglia di venire con me; lei e il suo amico qui. Ma da quello che dice, forse potremmo fare un lavoro migliore a Londra.”

“Direi proprio di no,” disse Holmes.

“Al diavolo, Mr. Holmes!” gridò l’ispettore. “I giornali saranno pieni del mistero di Birlstone tra un giorno o due; ma dov’è il mistero se c’è un uomo a Londra che ha profetizzato il crimine prima ancora che si verificasse? Dobbiamo solo mettere le mani su quell’uomo, e il resto verrà da sé.”

“Senza dubbio, Mr. Mac. Ma come pensa di mettere le mani sul cosiddetto Porlock?”

MacDonald rigirò la lettera che Holmes gli aveva passato. “Impostata a Camberwell: non ci è di grande aiuto. Il nome, dice lei, è un falso. Di certo, non abbiamo molto su cui lavorare. Non ha detto di avergli mandato del denaro?”

“Due volte.”

“E come?”

“In banconote all’ufficio postale di Camberwell.”

“Si è mai preso la briga di vedere chi andasse a ritirarle?”

“No.”

L’ispettore sembrò sorpreso e un po’ scandalizzato. “Perché no?”

“Perché tengo sempre fede alla parola data. Avevo promesso, quando scrisse la prima volta, che non avrei cercato di rintracciarlo.”

“Pensa che ci sia qualcuno dietro di lui?”

“Ne sono certo.”

“Quel professore di cui l’ho sentita parlare?”

“Esattamente!”

L’ispettore MacDonald sorrise e una palpebra gli tremò mentre lanciava un’occhiata verso di me. “Non le nasconderò, Mr. Holmes, che noi al C.I.D. pensiamo che lei abbia una bella fissazione per questo professore. Ho fatto io stesso qualche indagine in merito. Sembra essere una persona molto rispettabile, colta e di talento.”

“Sono lieto che sia arrivato al punto di riconoscerne il talento.”

“Amico mio, non si può fare a meno di riconoscerlo! Dopo aver sentito la sua opinione, mi sono dato da fare per incontrarlo. Ho fatto due chiacchiere con lui sulle eclissi. Non saprei dire come il discorso sia caduto lì; ma lui ha tirato fuori una lanterna a riflettore e un globo, e ha chiarito tutto in un minuto. Mi ha prestato un libro; ma non mi vergogno a dire che era un po’ troppo per me, nonostante la mia buona istruzione ad Aberdeen. Avrebbe fatto un magnifico pastore con quel suo volto magro, i capelli grigi e il modo di parlare così solenne. Quando mi ha posato la mano sulla spalla mentre ci salutavamo, è stato come la benedizione di un padre prima di uscire nel freddo e crudele mondo.”

Holmes ridacchiò e si sfregò le mani. “Grandioso!” disse. “Grandioso! Mi dica, amico MacDonald, questo piacevole e toccante colloquio è avvenuto, immagino, nello studio del professore?”

“Proprio così.”

“Una bella stanza, non è vero?”

“Molto bella, davvero signorile, Mr. Holmes.”

“Si è seduto davanti alla sua scrivania?”

“Esattamente.”

“Il sole negli occhi e il suo volto in ombra?”

“Beh, era sera; ma ricordo che la lampada era puntata sul mio viso.”

“Immaginavo. Le è capitato di notare un quadro sopra la testa del professore?”

“Non mi sfugge molto, Mr. Holmes. Forse l’ho imparato da lei. Sì, ho visto il quadro: una giovane donna con la testa tra le mani, che sbircia di sbieco.”

“Quel dipinto era di Jean Baptiste Greuze.”

L’ispettore si sforzò di apparire interessato.

“Jean Baptiste Greuze,” continuò Holmes, unendo le punte delle dita e sprofondando nella poltrona, “fu un artista francese che fiorì tra il 1750 e il 1800. Mi riferisco, naturalmente, alla sua carriera attiva. La critica moderna ha più che confermato l’alta opinione che i suoi contemporanei avevano di lui.”

Gli occhi dell’ispettore divennero assenti. “Non faremmo meglio a...” disse.

“Lo stiamo facendo,” lo interruppe Holmes. “Tutto ciò che sto dicendo ha un legame diretto e vitale con quello che lei ha chiamato il Mistero di Birlstone. Anzi, si può dire che ne costituisca, in un certo senso, il fulcro.”

MacDonald sorrise debolmente e guardò verso di me in cerca di aiuto. “I suoi pensieri corrono un po’ troppo veloci per me, Mr. Holmes. Salta un anello o due e io non riesco a colmare il divario. Che diavolo di legame può esserci tra questo pittore defunto e il caso di Birlstone?”

“Ogni conoscenza è utile al detective,” osservò Holmes. “Anche il fatto banale che nel 1865 un quadro di Greuze intitolato ‘La Jeune Fille à l’Agneau’ fu venduto per un milione e duecentomila franchi – più di quarantamila sterline – all’asta Portalis, può avviare una catena di riflessioni nella sua mente.”

Era chiaro che ci era riuscito. L’ispettore sembrava sinceramente interessato.

“Le ricordo,” continuò Holmes, “che lo stipendio del professore può essere verificato su diversi testi di riferimento attendibili. È di settecento sterline all’anno.”

“Allora come ha potuto comprare...”

“Esattamente! Come ha potuto?”

“Già, è notevole,” disse l’ispettore pensieroso. “Continui pure, Mr. Holmes. Mi piace da matti. È magnifico!”

Holmes sorrise. Veniva sempre rinvigorito da una sincera ammirazione: la caratteristica del vero artista. “Che mi dice di Birlstone?” chiese.

“Abbiamo ancora tempo,” disse l’ispettore, dando un’occhiata all’orologio. “Ho una carrozza alla porta e non ci vorranno più di venti minuti per Victoria. Ma riguardo a questo quadro: mi pareva che lei mi avesse detto una volta, Mr. Holmes, di non aver mai incontrato il professor Moriarty.”

“No, mai.”

“Allora come fa a conoscere le sue stanze?”

“Ah, questo è un altro discorso. Sono stato tre volte nei suoi alloggi, due delle quali ad aspettarlo con pretesti diversi, andandomene prima del suo arrivo. Una volta... beh, non posso parlare di quella volta a un detective ufficiale. È stato in quell’ultima occasione che mi sono preso la libertà di dare un’occhiata alle sue carte, con risultati del tutto inattesi.”

“Ha trovato qualcosa di compromettente?”

“Assolutamente nulla. È questo che mi ha stupito. Comunque, ora avrà colto il senso del quadro. Dimostra che è un uomo molto ricco. Come ha acquisito questa ricchezza? Non è sposato. Suo fratello minore è capostazione nell’ovest dell’Inghilterra. La sua cattedra vale settecento l’anno. E possiede un Greuze.”

“Beh?”

“L’inferenza è ovvia, credo.”

“Vuole dire che ha una grande rendita e che deve guadagnarsela in modo illegale?”

“Esattamente. Naturalmente ho altri motivi per pensarlo: dozzine di esili fili che conducono vagamente verso il centro della tela dove la creatura velenosa e immobile sta in agguato. Ho menzionato il Greuze solo perché porta la questione nel campo della sua osservazione diretta.”

“Beh, Mr. Holmes, ammetto che quello che dice è interessante: è più che interessante, è semplicemente meraviglioso. Ma cerchi di essere un po’ più chiaro, se può. Si tratta di falsificazione, coniazione di moneta, furto con scasso... da dove vengono i soldi?”

“Ha mai letto di Jonathan Wild?”

“Beh, il nome mi suona familiare. Qualcuno in un romanzo, non è vero? Non do molto credito ai detective dei romanzi, quei tipi che fanno le cose senza mai farti vedere come le fanno. Quella è solo ispirazione, non lavoro.”

“Jonathan Wild non era un detective e non era in un romanzo. Era un criminale geniale e visse nel secolo scorso, verso il 1750 o giù di lì.”

“Allora non mi serve. Io sono un uomo pratico.”

“Mr. Mac, la cosa più pratica che lei abbia mai fatto in vita sua sarebbe chiudersi in casa per tre mesi a leggere dodici ore al giorno gli annali del crimine. Tutto si muove in cerchi, persino il professor Moriarty. Jonathan Wild era la forza occulta dei criminali di Londra, ai quali vendeva il proprio ingegno e la propria organizzazione per una commissione del quindici per cento. La vecchia ruota gira e torna sempre lo stesso raggio. È già stato tutto fatto, e succederà ancora. Le dirò una o due cose su Moriarty che potrebbero interessarla.”

“Mi interesserà, stia pur certo.”

“Mi capita di sapere chi sia il primo anello della sua catena: una catena con questo Napoleone deviato a un’estremità e un centinaio di uomini pronti a tutto, borseggiatori, ricattatori e bari all’altra, con ogni sorta di crimine nel mezzo. Il suo capo di stato maggiore è il colonnello Sebastian Moran, tanto distaccato, cauto e inaccessibile alla legge quanto lui. Quanto pensa che lo paghi?”

“Sono curioso di sentirlo.”

“Seimila sterline l’anno. Si paga per l’ingegno, vede: il principio del business americano. Ho appreso questo dettaglio del tutto per caso. È più di quanto guadagni il Primo Ministro. Questo le dà un’idea dei guadagni di Moriarty e della scala su cui lavora. Un altro punto: mi sono dato da fare per rintracciare alcuni assegni di Moriarty ultimamente, comuni e innocenti assegni con cui paga le bollette di casa. Erano tratti su sei banche diverse. Questo le suggerisce qualcosa?”

“Strano, certamente! Ma cosa ne deduce?”

“Che non voleva chiacchiere sulla sua ricchezza. Nessun singolo uomo deve sapere quanto possiede. Non ho dubbi che abbia venti conti bancari; la maggior parte del suo patrimonio è probabilmente all’estero, alla Deutsche Bank o al Crédit Lyonnais. Quando avrà un anno o due di tempo, le consiglio vivamente lo studio del professor Moriarty.”

L’ispettore MacDonald era rimasto sempre più colpito man mano che la conversazione procedeva. Si era perso nel suo interesse. Ora la sua pratica intelligenza scozzese lo riportò bruscamente al caso in questione.

“Può aspettare, comunque,” disse. “Ci ha fatto divagare con i suoi interessanti aneddoti, Mr. Holmes. Ciò che conta davvero è la sua osservazione che esiste un legame tra il professore e il crimine. Quello l’ha dedotto dall’avvertimento ricevuto tramite l’uomo Porlock. Per le nostre attuali esigenze pratiche, possiamo andare oltre?”

“Possiamo farci un’idea sui moventi del crimine. Si tratta, da quanto ho capito dalle sue osservazioni iniziali, di un omicidio inspiegabile, o almeno non spiegato. Ora, presumendo che la fonte del crimine sia quella che sospettiamo, potrebbero esserci due motivi diversi. In primo luogo, le dirò che Moriarty governa i suoi uomini con pugno di ferro. La sua disciplina è tremenda. C’è solo una punizione nel suo codice: la morte. Ora, potremmo supporre che quest’uomo assassinato, questo Douglas di cui uno dei subordinati dell’arcicriminale conosceva l’imminente destino, avesse in qualche modo tradito il capo. La punizione è seguita, ed era destinata a essere nota a tutti, se non altro per instillare in loro il terrore della morte.”

“Beh, questa è una supposizione, Mr. Holmes.”

“L’altra è che sia stato orchestrato da Moriarty nel normale svolgimento dei suoi affari. C’è stato un furto?”

“Non ho sentito dire nulla.”

“Se fosse così, andrebbe ovviamente contro la prima ipotesi e a favore della seconda. Moriarty potrebbe essere stato assoldato per organizzarlo in cambio di una parte del bottino, oppure potrebbe essere stato pagato una somma fissa per gestirlo. Entrambe le cose sono possibili. Ma qualunque sia il caso, o se si tratti di una terza combinazione, è a Birlstone che dobbiamo cercare la soluzione. Conosco troppo bene il nostro uomo per pensare che abbia lasciato quassù qualcosa che possa condurci a lui.”

“Allora a Birlstone dobbiamo andare!” gridò MacDonald, balzando dalla sedia. “Perbacco! è più tardi di quanto pensassi. Posso concedervi, signori, cinque minuti per prepararvi, e non di più.”

“Più che sufficienti per entrambi,” disse Holmes, mentre scattava in piedi e si affrettava a cambiarsi la vestaglia con la giacca. “Mentre saremo in viaggio, Mr. Mac, le chiederò la cortesia di raccontarmi tutto.”

“Tutto” si rivelò essere deludente, eppure sufficiente a rassicurarci che il caso davanti a noi potesse ben meritare la massima attenzione dell’esperto. Si illuminò e si strofinò le mani magre mentre ascoltava i dettagli scarsi ma sorprendenti. Una lunga serie di settimane sterili ci eravamo lasciati alle spalle, ed ecco finalmente un oggetto degno di quelle straordinarie facoltà che, come tutti i doni speciali, diventano fastidiose per il loro proprietario quando non vengono utilizzate. Quel cervello affilato come un rasoio si stava smussando e arrugginendo per l’inattività.

Gli occhi di Sherlock Holmes luccicarono, le sue guance pallide presero una tonalità più calda e tutto il suo volto avido brillò di una luce interiore quando giunse il richiamo al lavoro. Porgendosi in avanti nella carrozza, ascoltò con attenzione il breve schizzo di MacDonald del problema che ci attendeva nel Sussex. L’ispettore dipendeva a sua volta, come ci spiegò, da un resoconto frettoloso inviatogli dal treno del latte nelle prime ore del mattino. White Mason, l’agente locale, era un amico personale, e per questo MacDonald era stato informato con molta più sollecitudine di quanto accada di solito a Scotland Yard quando i provinciali hanno bisogno di assistenza. È una pista molto fredda quella su cui solitamente viene chiesto di correre all’esperto della metropolitana.

“CARO ISPETTORE MACDONALD,” diceva la lettera che ci lesse, “la richiesta ufficiale per i suoi servigi è in una busta separata. Questa è per i suoi occhi soltanto. Mi faccia sapere con un telegramma quale treno prenderà domattina per Birlstone, e io verrò a prenderla, o farò in modo che qualcuno lo faccia se sarò troppo occupato. Questo caso è una bomba. Non perda un istante a partire. Se riesce a portare Mr. Holmes, per favore lo faccia; troverà qualcosa pane per i suoi denti. Penseremmo che sia stato tutto preparato per un effetto teatrale se non ci fosse un morto nel mezzo. Parola mia! È davvero una bomba.”

“Il suo amico sembra non essere uno sciocco,” osservò Holmes.

“No, signore, White Mason è un uomo molto sveglio, se il mio giudizio vale qualcosa.”

“Bene, ha altro?”

“Solo che ci darà ogni dettaglio quando ci incontreremo.”

“Allora come ha saputo di Mr. Douglas e del fatto che è stato orribilmente assassinato?”

“Era nel rapporto ufficiale allegato. Non diceva ‘orribilmente’: non è un termine ufficiale riconosciuto. Dava il nome di John Douglas. Menzionava che le ferite erano alla testa, causate da una fucilata. Menzionava anche l’ora dell’allarme, che era quasi mezzanotte scorsa. Aggiungeva che il caso era senza dubbio un omicidio, ma che non era stato effettuato alcun arresto e che si presentava con caratteristiche molto sconcertanti e straordinarie. Questo è assolutamente tutto ciò che abbiamo al momento, Mr. Holmes.”

“Allora, con il suo permesso, lasciamolo così, Mr. Mac. La tentazione di formulare teorie premature su dati insufficienti è la rovina della nostra professione. Riesco a vedere solo due cose certe al momento: un grande cervello a Londra e un uomo morto nel Sussex. È il legame tra queste due che andremo a tracciare.”

Capitolo III La tragedia di Birlstone

Ora, per un momento, chiederò il permesso di rimuovere la mia insignificante personalità e di descrivere gli eventi accaduti prima del nostro arrivo sulla scena, alla luce di ciò che abbiamo appreso in seguito. Solo in questo modo posso far sì che il lettore apprezzi le persone coinvolte e la strana cornice in cui è maturato il loro destino.

Il villaggio di Birlstone è un piccolo e antichissimo nucleo di cottage a graticcio sul confine settentrionale della contea del Sussex. Per secoli è rimasto immutato; ma negli ultimi anni il suo aspetto pittoresco e la sua posizione hanno attirato un certo numero di residenti benestanti, le cui ville spuntano dai boschi circostanti. Si ritiene localmente che questi boschi siano l’estremo lembo della grande foresta del Weald, che si dirada fino a raggiungere le colline calcaree settentrionali. Sono sorti diversi piccoli negozi per soddisfare le esigenze della popolazione aumentata; sembra quindi esserci la prospettiva che Birlstone possa presto trasformarsi da antico villaggio in moderna cittadina. È il centro di una vasta area rurale, dato che Tunbridge Wells, il centro più importante, si trova a dieci o dodici miglia a est, oltre i confini del Kent.

A circa mezzo miglio dalla città, in un antico parco famoso per i suoi enormi faggi, sorge l’antica Manor House di Birlstone. Parte di questo venerabile edificio risale all’epoca della prima crociata, quando Hugo de Capus costruì una fortificazione al centro della tenuta, che gli era stata concessa dal Re Rosso. Questa fu distrutta da un incendio nel 1543, e alcune delle sue pietre angolari annerite dal fumo furono utilizzate quando, in epoca giacobita, una casa di campagna in mattoni sorse sulle rovine del castello feudale.

La Manor House, con i suoi numerosi frontoni e le sue piccole finestre dai vetri a losanga, era ancora in gran parte come il costruttore l’aveva lasciata all’inizio del XVII secolo. Dei doppi fossati che avevano protetto il suo predecessore più bellicoso, quello esterno era stato lasciato prosciugare e svolgeva l’umile funzione di orto. Quello interno era ancora lì, largo dodici metri, sebbene ormai profondo solo pochi piedi, attorno a tutta la casa. Un piccolo ruscello lo alimentava e proseguiva oltre, cosicché lo specchio d’acqua, sebbene torbido, non era mai simile a un fosso né malsano. Le finestre del pianterreno distavano appena un piede dalla superficie dell’acqua.

L’unico accesso alla casa avveniva tramite un ponte levatoio, le cui catene e il cui argano erano da tempo arrugginiti e rotti. Gli ultimi affittuari della Manor House avevano tuttavia, con tipica energia, posto rimedio alla cosa, e il ponte levatoio non solo era in grado di essere sollevato, ma veniva effettivamente sollevato ogni sera e abbassato ogni mattina. Rinnovando così l’usanza dei vecchi tempi feudali, la Manor House veniva trasformata in un’isola durante la notte: un fatto che ebbe una diretta attinenza con il mistero che stava per richiamare l’attenzione di tutta l’Inghilterra.

La casa era rimasta sfitta per alcuni anni e rischiava di andare in rovina prima che i Douglas ne prendessero possesso. Questa famiglia era composta solo da due persone: John Douglas e sua moglie. Douglas era un uomo notevole, sia nel carattere che nell’aspetto. All’età di circa cinquant’anni, con un volto dai tratti forti e rugosi, un paio di baffi brizzolati, occhi grigi particolarmente acuti e una figura nervosa e vigorosa che non aveva perso nulla della forza e dell’agilità della giovinezza. Era allegro e cordiale con tutti, ma un po’ sbrigativo nei modi, dando l’impressione di aver visto la vita in strati sociali su un orizzonte molto più lontano della società di contea del Sussex.

Tuttavia, pur guardato con una certa curiosità e riserbo dai vicini più raffinati, si era presto guadagnato una grande popolarità tra gli abitanti del villaggio, contribuendo generosamente a tutte le iniziative locali e partecipando ai loro concerti e ad altre manifestazioni, dove, avendo una voce da tenore straordinariamente ricca, era sempre pronto a compiacere il pubblico con un’eccellente canzone. Sembrava avere molto denaro, che si diceva fosse stato guadagnato nei campi auriferi della California, ed era chiaro dalle sue parole e da quelle di sua moglie che aveva trascorso parte della sua vita in America.

La buona impressione prodotta dalla sua generosità e dai suoi modi democratici era accresciuta dalla reputazione guadagnata per la totale indifferenza al pericolo. Sebbene fosse un cavaliere scadente, si presentava a ogni battuta di caccia e subiva cadute incredibili nella sua determinazione a tenere il passo con i migliori. Quando la canonica prese fuoco, si distinse anche per l’impavidità con cui rientrò nell’edificio per salvare i beni, dopo che i vigili del fuoco locali avevano rinunciato all’impresa. Fu così che John Douglas della Manor House, nel giro di cinque anni, si era fatto una solida reputazione a Birlstone.

Anche sua moglie era popolare tra coloro che l’avevano conosciuta; sebbene, secondo l’usanza inglese, le visite a un estraneo che si stabiliva nella contea senza presentazioni fossero rare. Questo importava poco a lei, dato che era di indole riservata e, a quanto sembrava, molto assorbita dal marito e dai doveri domestici. Si sapeva che era una signora inglese che aveva incontrato Mr. Douglas a Londra, essendo lui all’epoca vedovo. Era una donna bellissima, alta, bruna e snella, di circa vent’anni più giovane del marito; una disparità che sembrava in nessun modo intaccare la serenità della loro vita familiare.

Tuttavia, alcuni di coloro che li conoscevano meglio notavano a volte che la confidenza tra i due non sembrava essere completa, poiché la moglie era molto reticente riguardo al passato del marito, o forse, come sembrava più probabile, ne era informata in modo imperfetto. Era stato anche notato e commentato da poche persone osservatrici che a volte c’erano segni di una certa tensione nervosa da parte della signora Douglas, e che mostrava un’acuta inquietudine se il marito assente fosse in ritardo nel rientrare. In una tranquilla campagna, dove ogni pettegolezzo è benvenuto, questa debolezza della signora della Manor House non passò inosservata, e assunse un peso maggiore nella memoria delle persone quando sorsero gli eventi che le diedero un significato molto particolare.

C’era ancora un altro individuo la cui residenza sotto quel tetto era, è vero, solo intermittente, ma la cui presenza al momento degli strani avvenimenti che ora verranno narrati portò il suo nome in primo piano davanti al pubblico. Si trattava di Cecil James Barker, di Hales Lodge, Hampstead.

La figura alta e dinoccolata di Cecil Barker era un volto familiare nella via principale del villaggio di Birlstone; era infatti un visitatore frequente e benvoluto alla Manor House. Egli destava maggiore attenzione in quanto unico amico della vita passata del signor Douglas, che fosse mai stato visto nel suo nuovo ambiente inglese. Barker era indubbiamente inglese, ma dai suoi discorsi appariva chiaro che avesse conosciuto Douglas in America e che lì avesse vissuto in rapporti di confidenza con lui. Sembrava essere un uomo di considerevole ricchezza ed era considerato scapolo.

Per età era piuttosto più giovane di Douglas — quarantacinque anni al massimo — un tipo alto, eretto, dal petto largo, con un volto rasato da pugile, sopracciglia folte, forti e nere, e un paio di occhi neri autoritari che avrebbero potuto, anche senza l'aiuto delle sue mani molto capaci, aprirgli un varco tra una folla ostile. Non andava a cavallo né a caccia, ma passava le sue giornate a vagabondare per il vecchio villaggio con la pipa in bocca, oppure a fare il giro della splendida campagna in auto con il suo ospite o, in sua assenza, con la padrona di casa. «Un signore alla mano e generoso», diceva Ames, il maggiordomo. «Ma, parola mia! Preferirei non essere l'uomo che gli si mettesse di traverso!» Era cordiale e intimo con Douglas, e non meno amichevole con sua moglie; un'amicizia che più di una volta parve causare una certa irritazione al marito, tanto che persino la servitù era in grado di percepire il suo fastidio. Tale era la terza persona che faceva parte della famiglia quando si verificò la catastrofe.

Per quanto riguarda gli altri abitanti del vecchio edificio, basterà menzionare, tra una vasta servitù, il primario, rispettabile e capace Ames, e la signora Allen, una persona prosperosa e allegra, che sollevava la signora da alcune delle sue cure domestiche. Gli altri sei domestici della casa non hanno alcuna relazione con gli eventi della notte del 6 gennaio.

Fu alle undici e quarantacinque che il primo allarme giunse alla piccola stazione di polizia locale, sotto la responsabilità del sergente Wilson della Polizia del Sussex. Cecil Barker, molto agitato, era corso fino alla porta e aveva suonato furiosamente il campanello. Una terribile tragedia era avvenuta alla Manor House e John Douglas era stato assassinato. Questo era il contenuto concitato del suo messaggio. Era tornato di corsa alla casa, seguito nel giro di pochi minuti dal sergente di polizia, che giunse sulla scena del crimine poco dopo le dodici, dopo aver preso tempestive misure per avvertire le autorità della contea che qualcosa di grave era in atto.

Raggiunta la Manor House, il sergente aveva trovato il ponte levatoio abbassato, le finestre illuminate e l'intera casa in uno stato di folle confusione e allarme. I domestici, dal volto pallido, si stavano ammassando nell'ingresso, con il maggiordomo spaventato che si torceva le mani sulla soglia. Solo Cecil Barker sembrava padrone di se stesso e delle proprie emozioni; aveva aperto la porta più vicina all'entrata e aveva fatto cenno al sergente di seguirlo. In quel momento arrivò il dottor Wood, un medico di base vivace e capace del villaggio. I tre uomini entrarono insieme nella stanza fatale, mentre il maggiordomo, terrorizzato, li seguiva alle calcagna, chiudendo la porta dietro di sé per escludere la terribile scena dalla vista delle cameriere.

L'uomo morto giaceva supino, disteso con gli arti allargati al centro della stanza. Indossava solo una vestaglia rosa, che copriva i suoi abiti da notte. Ai piedi nudi portava delle pantofole di stoffa. Il dottore si inginocchiò accanto a lui e tenne bassa la lampada a mano che si trovava sul tavolo. Uno sguardo alla vittima fu sufficiente a mostrare al medico che la sua presenza era superflua. L'uomo era stato orribilmente ferito. Disteso sul suo petto c'era una strana arma, un fucile a canne mozze tagliate a un piede davanti ai grilletti. Era chiaro che fosse stato sparato a distanza ravvicinata e che egli avesse ricevuto l'intera carica in faccia, facendogli saltare la testa quasi completamente. I grilletti erano stati legati insieme con del filo metallico, in modo da rendere la scarica simultanea più distruttiva.

Il poliziotto di campagna era sconvolto e turbato dall'enorme responsabilità che gli era piombata addosso così improvvisamente. «Non toccheremo nulla finché non arriveranno i miei superiori», disse a voce bassa, fissando con orrore la testa raccapricciante.

«Non è stato toccato nulla finora», disse Cecil Barker. «Rispondo io di questo. Vedete tutto esattamente come l'ho trovato.»

«Quando è successo?» Il sergente aveva estratto il taccuino.

«Erano appena le undici e mezza. Non avevo ancora iniziato a spogliarmi ed ero seduto accanto al camino nella mia camera da letto quando ho udito lo sparo. Non è stato molto forte, sembrava attutito. Sono corso giù; non credo siano passati trenta secondi da quando ero nella stanza.»

«La porta era aperta?»

«Sì, era aperta. Il povero Douglas giaceva come lo vedete. La sua candela da notte era accesa sul tavolo. Sono stato io ad accendere la lampada qualche minuto dopo.»

«Non ha visto nessuno?»

«No. Ho sentito la signora Douglas scendere le scale dietro di me e sono corso fuori per impedirle di vedere questo spettacolo terribile. La signora Allen, la governante, è venuta e l'ha portata via. Ames era arrivato e siamo tornati di corsa nella stanza ancora una volta.»

«Ma di sicuro ho sentito dire che il ponte levatoio viene tenuto alzato tutta la notte.»

«Sì, era alzato finché non l'ho abbassato io.»

«Allora come avrebbe potuto un assassino scappare? È fuori discussione! Il signor Douglas deve essersi sparato da solo.»

«È stata la nostra prima ipotesi. Ma guardi!» Barker scostò la tenda e mostrò che la lunga finestra dai vetri a losanga era spalancata. «E guardi questo!» Tenne la lampada in basso e illuminò una macchia di sangue simile all'impronta di una suola di stivale sul davanzale di legno. «Qualcuno è passato di lì per uscire.»

«Intende dire che qualcuno ha guadato il fossato?»

«Esattamente!»

«Allora, se lei era nella stanza entro mezzo minuto dal crimine, deve essere stato nell'acqua proprio in quel momento.»

«Non ne ho dubbi. Vorrei che il cielo avesse voluto che fossi corso alla finestra! Ma la tenda la copriva, come può vedere, e quindi non mi è mai passato per la testa. Poi ho sentito i passi della signora Douglas e non potevo lasciarla entrare nella stanza. Sarebbe stato troppo orribile.»

«Abbastanza orribile!» disse il dottore, guardando la testa frantumata e i segni terribili che la circondavano. «Non ho mai visto ferite simili dal disastro ferroviario di Birlstone.»

«Ma, dico io», osservò il sergente di polizia, il cui lento buon senso bucolico stava ancora meditando sulla finestra aperta. «Va benissimo dire che un uomo è scappato guadando questo fossato, ma quello che le chiedo è: come ha fatto a entrare in casa se il ponte era alzato?»

«Ah, questa è la domanda», disse Barker.

«A che ora è stato alzato?»

«Erano quasi le sei», disse Ames, il maggiordomo.

«Ho sentito dire», disse il sergente, «che solitamente veniva alzato al tramonto. In questo periodo dell'anno, sarebbe più vicino alle quattro e mezza che alle sei.»

«La signora Douglas aveva ospiti per il tè», disse Ames. «Non ho potuto alzarlo finché non se ne sono andati. Poi l'ho tirato su io stesso.»

«Allora si riduce a questo», disse il sergente: «Se qualcuno è venuto da fuori — ammesso che sia successo — deve essere entrato attraverso il ponte prima delle sei ed essere rimasto nascosto da allora, finché il signor Douglas non è entrato nella stanza dopo le undici.»

«È così! Il signor Douglas faceva il giro della casa ogni notte, come ultima cosa prima di andare a dormire, per controllare che le luci fossero a posto. Questo lo ha fatto venire qui. L'uomo stava aspettando e gli ha sparato. Poi è scappato dalla finestra e si è lasciato dietro il fucile. È così che la interpreto; nient'altro combacerebbe con i fatti.»

Il sergente raccolse un cartoncino che giaceva accanto all'uomo morto sul pavimento. Le iniziali V.V. e sotto di esse il numero 341 vi erano rozzamente scarabocchiate a inchiostro.

«Cos'è questo?» chiese, sollevandolo.

Barker lo guardò con curiosità. «Non l'avevo mai notato prima», disse. «L'assassino deve averlo lasciato lì.»

«V.V.—341. Non ci trovo alcun senso.»

Il sergente continuava a rigirarlo tra le sue dita grosse. «Cosa sono le V.V.? Le iniziali di qualcuno, forse. Cosa ha lì, dottor Wood?»

Era un martello di buone dimensioni che giaceva sul tappeto davanti al camino, un martello robusto e da lavoro. Cecil Barker indicò una scatola di chiodi a testa d'ottone sulla mensola del camino.

«Il signor Douglas stava cambiando i quadri ieri», disse. «L'ho visto io stesso, in piedi su quella sedia mentre fissava il grande quadro sopra di essa. Questo spiega la presenza del martello.»

«Faremo meglio a rimetterlo sul tappeto dove l'abbiamo trovato», disse il sergente, grattandosi la testa perplessa. «Ci vorranno le migliori menti della polizia per arrivare in fondo a questa faccenda. Sarà un caso da Londra prima che sia finito.» Sollevò la lampada a mano e camminò lentamente intorno alla stanza. «Ehi!» gridò, eccitato, scostando la tenda della finestra. «A che ora sono state chiuse queste tende?»

«Quando sono state accese le lampade», disse il maggiordomo. «Sarebbe poco dopo le quattro.»

«Qualcuno era nascosto qui, senza dubbio.» Tenne la luce verso il basso e i segni di stivali infangati erano ben visibili nell'angolo. «Devo dire che questo conferma la sua teoria, signor Barker. Sembra che l'uomo sia entrato in casa dopo le quattro, quando le tende erano chiuse, e prima delle sei, quando il ponte è stato alzato. Si è infilato in questa stanza perché è stata la prima che ha visto. Non c'era altro posto in cui potersi nascondere, così si è rintanato dietro questa tenda. Tutto ciò sembra abbastanza chiaro. È probabile che la sua idea principale fosse quella di svaligiare la casa; ma il signor Douglas è capitato per caso su di lui, così lo ha ucciso ed è scappato.»

«È così che la leggo io», disse Barker. «Ma, dico, non stiamo sprecando tempo prezioso? Non potremmo iniziare a pattugliare la campagna prima che il tipo scappi?»

Il sergente rifletté per un momento.

«Non ci sono treni prima delle sei del mattino; quindi non può scappare via ferrovia. Se va per strada con le gambe tutte gocciolanti, è probabile che qualcuno lo noti. Comunque, non posso lasciare qui il mio posto finché non vengo rilevato. Ma penso che nessuno di voi dovrebbe andarsene finché non vediamo più chiaramente come stanno le cose.»

Il dottore aveva preso la lampada e stava scrutando attentamente il corpo. «Cos'è questo segno?» chiese. «Potrebbe avere qualche connessione con il crimine?»

Il braccio destro dell'uomo morto era proteso fuori dalla vestaglia ed esposto fino al gomito. A circa metà dell'avambraccio c'era uno strano disegno marrone, un triangolo dentro un cerchio, che spiccava in vivido rilievo sulla pelle color strutto.

«Non è tatuato», disse il dottore, scrutando attraverso i suoi occhiali. «Non ho mai visto nulla di simile. L'uomo deve essere stato marchiato a un certo punto, come si marchia il bestiame. Qual è il significato di questo?»

«Non pretendo di conoscerne il significato», disse Cecil Barker; «ma ho visto il segno su Douglas molte volte in questi ultimi dieci anni.»

«E anch'io», disse il maggiordomo. «Molte volte, quando il padrone si rimboccava le maniche, ho notato proprio quel segno. Mi sono spesso chiesto cosa potesse essere.»

«Allora non ha nulla a che fare con il crimine, comunque», disse il sergente. «Ma è una cosa strana, ad ogni modo. Tutto in questo caso è strano. Bene, cosa c'è adesso?»

Il maggiordomo aveva emesso un'esclamazione di stupore e stava indicando la mano tesa dell'uomo morto.

«Gli hanno preso la fede!» esclamò.

«Cosa!»

«Sì, davvero. Il padrone portava sempre la sua semplice fede d'oro sull'anulare della mano sinistra. Quell'anello con la pepita grezza era sopra di essa, e l'anello a forma di serpente attorcigliato sul dito medio. Ci sono la pepita e il serpente, ma la fede è sparita.»

«Ha ragione», disse Barker.

«Mi sta dicendo», disse il sergente, «che la fede era sotto l'altro?»

«Sempre!»

«Allora l'assassino, o chiunque sia stato, ha prima tolto questo anello che chiamate anello con la pepita, poi la fede, e dopo ha rimesso a posto l'anello con la pepita.»

«È così!»

Il degno poliziotto di campagna scosse la testa. «Mi sembra che prima portiamo Londra su questo caso, meglio sarà», disse. «White Mason è un uomo in gamba. Nessun caso locale è mai stato troppo per White Mason. Non passerà molto tempo prima che sia qui ad aiutarci. Ma immagino che dovremo rivolgerci a Londra prima di finire. Comunque, non mi vergogno a dire che è una faccenda decisamente troppo complicata per uno come me.»

Capitolo IV Oscurità

Alle tre del mattino, il capo investigatore del Sussex, obbedendo all'urgente chiamata del sergente Wilson di Birlstone, arrivò dal quartier generale su un leggero calesse trainato da un trottatore senza fiato. Con il treno delle cinque e quaranta del mattino aveva inviato il suo messaggio a Scotland Yard, ed era alla stazione di Birlstone alle dodici per accoglierci. White Mason era una persona dall'aspetto tranquillo e confortevole, con un abito di tweed largo, un volto rasato e rubicondo, un corpo piuttosto robusto e potenti gambe storte adornate da ghette, che sembrava un piccolo agricoltore, un guardacaccia in pensione o qualsiasi altra cosa al mondo tranne che un esemplare molto favorevole di ufficiale criminale provinciale.

«Un vero portento, signor MacDonald!» continuava a ripetere. «Avremo i giornalisti addosso come mosche quando capiranno di cosa si tratta. Spero che finiremo il nostro lavoro prima che inizino a ficcare il naso e a rovinare tutte le tracce. Non c'è mai stato nulla di simile che io ricordi. Ci sono alcuni punti che le torneranno familiari, signor Holmes, o mi sbaglio. E anche a lei, dottor Watson; perché i medici avranno qualcosa da dire prima che finiamo. La vostra stanza è al Westville Arms. Non c'è altro posto; ma ho sentito dire che è pulito e buono. L'uomo porterà le vostre valigie. Da questa parte, signori, prego.»

Era una persona molto indaffarata e cordiale, questo investigatore del Sussex. In dieci minuti avevamo tutti trovato i nostri alloggi. In altri dieci eravamo seduti nel salotto della locanda e venivamo trattati con un rapido schizzo di quegli eventi che sono stati delineati nel capitolo precedente. MacDonald prendeva qualche appunto occasionale; mentre Holmes sedeva assorto, con l'espressione di sorpresa e reverente ammirazione con cui il botanico osserva un fiore raro e prezioso.

«Notevole!» disse, quando la storia fu svelata, «davvero notevole! Difficilmente riesco a ricordare alcun caso in cui le caratteristiche siano state più peculiari.»

«Pensavo che lo avrebbe detto, signor Holmes», disse White Mason con grande piacere. «Siamo al passo con i tempi nel Sussex. Le ho detto finora come stavano le cose, fino al momento in cui ho dato il cambio al sergente Wilson tra le tre e le quattro di stamattina. Parola mia! Ho fatto correre la vecchia cavalla! Ma non avrei dovuto avere tanta fretta, come si è visto; perché non c'era nulla di immediato che potessi fare. Il sergente Wilson aveva tutti i fatti. Li ho controllati e considerati e forse ne ho aggiunto qualcuno dei miei.»

«Quali erano?» chiese Holmes con impazienza.

«Beh, per prima cosa ho fatto esaminare il martello. C'era il dottor Wood lì ad aiutarmi. Non abbiamo trovato segni di violenza su di esso. Speravo che, se il signor Douglas si fosse difeso con il martello, avrebbe potuto lasciare il suo segno sull'assassino prima di lasciarlo cadere sul tappeto. Ma non c'era alcuna macchia.»

«Questo, naturalmente, non prova assolutamente nulla», osservò l'ispettore MacDonald. «Ci sono stati molti omicidi con il martello e nessuna traccia sul martello.»

«Giustissimo. Non prova che non sia stato usato. Ma avrebbero potuto esserci delle macchie, e quello ci avrebbe aiutato. Di fatto, non ce n'erano. Poi ho esaminato il fucile. Erano cartucce a pallettoni e, come ha sottolineato il sergente Wilson, i grilletti erano legati insieme in modo che, se si tirava quello posteriore, entrambe le canne venivano scaricate. Chiunque abbia preparato quella cosa aveva deciso che non avrebbe corso il rischio di mancare il suo uomo. Il fucile segato non era lungo più di due piedi: si poteva portare facilmente sotto il cappotto. Non c'era il nome completo del fabbricante; ma le lettere stampate P-E-N erano sulla scanalatura tra le canne, e il resto del nome era stato tagliato via dalla sega.»

«Una grande P con un fregio sopra, E ed N più piccole?» chiese Holmes.

«Esattamente.»

«Pennsylvania Small Arms Company, nota ditta americana», disse Holmes.

White Mason fissò il mio amico come il medico di campagna guarda lo specialista di Harley Street che con una parola può risolvere le difficoltà che lo tormentano.

«Questo è molto utile, signor Holmes. Senza dubbio ha ragione. Meraviglioso! Meraviglioso! Porta in memoria i nomi di tutti i produttori di armi del mondo?»

Holmes liquidò l'argomento con un gesto.

«Senza dubbio è un fucile americano», continuò White Mason. «Mi sembra di aver letto che un fucile a canne mozze è un'arma usata in alcune parti dell'America. Oltre al nome sulla canna, l'idea mi era venuta in mente. C'è qualche prova, quindi, che quest'uomo che è entrato in casa e ha ucciso il suo padrone fosse un americano.»

MacDonald scosse la testa. «Amico mio, sta correndo decisamente troppo», disse. «Non ho ancora sentito alcuna prova che uno sconosciuto sia mai stato in casa.»

«La finestra aperta, il sangue sul davanzale, lo strano cartoncino, i segni degli stivali nell'angolo, il fucile!»

«Nulla che non avrebbe potuto essere organizzato. Il signor Douglas era americano, o aveva vissuto a lungo in America. Così come il signor Barker. Non c'è bisogno di importare un americano da fuori per spiegare azioni americane.»

«Ames, il maggiordomo...»

«Cosa mi dice di lui? È affidabile?»

«Dieci anni con Sir Charles Chandos, solido come una roccia. È stato con Douglas da quando ha preso la Manor House cinque anni fa. Non ha mai visto un fucile di questo tipo in casa.»

«Il fucile era fatto per essere nascosto. Ecco perché le canne sono state segate. Entrerebbe in qualsiasi scatola. Come può giurare che non ci fosse un tale fucile in casa?»

«Beh, comunque, non ne ha mai visto uno.»

MacDonald scosse la sua ostinata testa scozzese. «Non sono ancora convinto che ci sia mai stato qualcuno in casa», disse. «Le chiedo di considerare» (il suo accento divenne più da Aberdeen mentre si perdeva nella sua discussione) «le chiedo di considerare cosa implichi se lei suppone che questo fucile sia mai stato portato in casa, e che tutte queste cose strane siano state fatte da una persona da fuori. Oh, amico mio, è semplicemente inconcepibile! È contro ogni buon senso! La pongo a lei, signor Holmes, giudicandola in base a ciò che abbiamo sentito.»

«Beh, esponga il suo caso, signor Mac», disse Holmes nel suo stile più giudiziario.

«L'uomo non è un ladro, supponendo che sia mai esistito. La faccenda dell'anello e il cartoncino indicano un omicidio premeditato per qualche ragione privata. Molto bene. Ecco un uomo che si infila in una casa con l'intenzione deliberata di commettere un omicidio. Sa, se sa qualcosa, che avrà difficoltà a scappare, dato che la casa è circondata dall'acqua. Quale arma sceglierebbe? Direbbe la più silenziosa al mondo. Allora potrebbe sperare, una volta compiuto il misfatto, di scivolare rapidamente dalla finestra, di guadare il fossato e di scappare con calma. Questo è comprensibile. Ma è comprensibile che debba allontanarsi dal suo obiettivo per portare con sé l'arma più rumorosa che potesse scegliere, sapendo bene che attirerà ogni essere umano in casa sul posto il più velocemente possibile, e che ci sono tutte le probabilità che venga visto prima di riuscire ad attraversare il fossato? È credibile, signor Holmes?»

«Beh, pone il caso con forza», rispose il mio amico pensieroso. «Certamente richiede una buona dose di giustificazione. Posso chiederle, signor White Mason, se ha esaminato immediatamente il lato più lontano del fossato per vedere se c'erano segni dell'uomo che usciva dall'acqua?»

«Non c'erano segni, signor Holmes. Ma è un argine di pietra, e non ci si poteva aspettare granché.»

«Nessuna traccia o segno?»

«Nessuno.»

«Ah! Ci sarebbe qualche obiezione, signor White Mason, ad andare subito alla casa? Potrebbe esserci qualche piccolo dettaglio in grado di fornirci un indizio.»

«Stavo per proporlo, signor Holmes; ma ho pensato fosse bene metterla al corrente di tutti i fatti prima di andare. Immagino che se dovesse colpirla qualcosa...» White Mason guardò l'investigatore dilettante con aria dubbiosa.

«Ho già lavorato con il signor Holmes in passato», disse l'ispettore MacDonald. «Lui sta al gioco.»

«La mia idea del gioco, almeno», disse Holmes con un sorriso. «Mi occupo di un caso per servire la giustizia e il lavoro della polizia. Se mi sono mai tenuto in disparte dalle forze ufficiali, è perché prima sono state loro a tenersi in disparte da me. Non ho alcun desiderio di far bella figura a loro spese. Allo stesso tempo, signor White Mason, rivendico il diritto di lavorare a modo mio e di presentare i miei risultati a tempo debito, completi piuttosto che a tappe.»

«Sono certo che siamo onorati della sua presenza e di mostrarle tutto ciò che sappiamo», disse cordialmente White Mason. «Venga, dottor Watson, e quando arriverà il momento speriamo tutti in un posto nel suo libro.»

Percorremmo la pittoresca strada del villaggio con una fila di olmi capitozzati su ogni lato. Poco oltre vi erano due antichi pilastri di pietra, macchiati dalle intemperie e coperti di licheni, che recavano sulle cime un qualcosa di informe che un tempo era stato il leone rampante dei Capus di Birlstone. Una breve passeggiata lungo il vialetto tortuoso, circondato da quel manto erboso e da quelle querce che si vedono solo nell'Inghilterra rurale, poi una svolta improvvisa, e la lunga e bassa casa giacobiana di mattoni color fegato smorto ci si parò davanti, con un giardino all'antica di tassi potati su entrambi i lati. Mentre ci avvicinavamo, apparvero il ponte levatoio di legno e lo splendido, ampio fossato, immobile e luminoso come mercurio sotto il freddo sole invernale.

Tre secoli erano scorsi accanto all'antico palazzo, secoli di nascite e di ritorni a casa, di danze di campagna e di raduni di cacciatori di volpi. È strano che ora, nella sua vecchiaia, questa cupa faccenda abbia gettato la sua ombra sulle venerabili mura! Eppure, quei tetti strani e appuntiti e le pittoresche ali a sporgere erano una copertura adatta a un intrigo cupo e terribile. Mentre guardavo le finestre profonde e il lungo profilo della facciata dal colore spento, lambita dall'acqua, sentii che non si sarebbe potuta scegliere scena più adatta per una tale tragedia.

«Quella è la finestra», disse White Mason, «quella immediatamente a destra del ponte levatoio. È aperta proprio come è stata trovata ieri sera.»

«Sembra piuttosto stretta per il passaggio di un uomo.»

«Beh, non era un uomo grasso, in ogni caso. Non abbiamo bisogno delle sue deduzioni, signor Holmes, per dircelo. Ma lei o io potremmo passarci tranquillamente.»

Holmes camminò fino al bordo del fossato e guardò dall'altra parte. Poi esaminò l'argine di pietra e il bordo d'erba oltre di esso.

«Ho dato un'occhiata approfondita, signor Holmes», disse White Mason. «Non c'è nulla, nessun segno che qualcuno sia approdato, ma perché dovrebbe lasciare segni?»

«Esattamente. Perché dovrebbe? L'acqua è sempre torbida?»

«Generalmente di questo colore. Il torrente porta a valle l'argilla.»

«Quanto è profonda?»

«Circa sessanta centimetri su ogni lato e novanta al centro.»

«Quindi possiamo accantonare ogni idea che l'uomo sia annegato nell'attraversarla.»

«No, un bambino non potrebbe annegarvi.»

Attraversammo il ponte levatoio e fummo fatti entrare da una persona singolare, nodosa e rinsecchita, che era il maggiordomo, Ames. Il povero vecchio era bianco e tremante per lo shock. Il sergente del villaggio, un uomo alto, formale e malinconico, teneva ancora la sua veglia nella stanza del destino. Il medico se n'era andato.

«Qualcosa di nuovo, sergente Wilson?» chiese White Mason.

«No, signore.»

«Allora può andare a casa. Ne ha avuto abbastanza. La faremo chiamare se avremo bisogno di lei. È meglio che il maggiordomo aspetti fuori. Gli dica di avvertire il signor Cecil Barker, la signora Douglas e la governante che potremmo voler parlare con loro tra poco. Ora, signori, forse vorrete permettermi di esporvi prima le opinioni che mi sono fatto, così sarete in grado di giungere alle vostre.»

Mi colpì, questo specialista di campagna. Aveva una solida presa sui fatti e un cervello freddo, lucido e dotato di buon senso, che avrebbe dovuto portarlo lontano nella sua professione. Holmes lo ascoltava intensamente, senza alcun segno di quell'impazienza che l'esponente ufficiale troppo spesso provocava.

«Si tratta di suicidio o di omicidio? Questa è la nostra prima domanda, signori, non è così? Se fosse stato un suicidio, allora dobbiamo credere che quest'uomo abbia iniziato togliendosi la fede nuziale e nascondendola; che sia poi sceso quaggiù in vestaglia, che abbia calpestato il fango in un angolo dietro la tenda per dare l'idea che qualcuno lo stesse aspettando, che abbia aperto la finestra, messo del sangue sul...»

«Possiamo sicuramente escluderlo», disse MacDonald.

«Così penso anch'io. Il suicidio è fuori discussione. Allora è stato commesso un omicidio. Ciò che dobbiamo determinare è se sia stato commesso da qualcuno all'esterno o all'interno della casa.»

«Bene, sentiamo le argomentazioni.»

«Ci sono notevoli difficoltà in entrambi i casi, eppure deve essere l'uno o l'altro. Supponiamo innanzitutto che una o più persone all'interno della casa abbiano compiuto il crimine. Hanno attirato quest'uomo qui sotto in un momento in cui tutto era tranquillo e tuttavia nessuno dormiva. Hanno poi compiuto l'atto con l'arma più strana e rumorosa del mondo, così da dire a tutti cosa fosse successo; un'arma mai vista prima in casa. Non sembra un inizio molto probabile, vero?»

«No, non lo è.»

«Bene, allora, tutti concordano sul fatto che dopo che è stato dato l'allarme sia passato al massimo un minuto prima che tutta la servitù, non solo il signor Cecil Barker, sebbene sostenga di essere stato il primo, ma Ames e tutti gli altri fossero sul posto. Mi state dicendo che in quel lasso di tempo la persona colpevole è riuscita a fare impronte nell'angolo, aprire la finestra, segnare il davanzale con il sangue, togliere la fede nuziale dal dito dell'uomo morto e tutto il resto? È impossibile!»

«L'ha esposto molto chiaramente», disse Holmes. «Sono propenso a essere d'accordo con lei.»

«Bene, allora siamo riportati alla teoria che sia stato fatto da qualcuno dall'esterno. Siamo ancora di fronte ad alcune grandi difficoltà; ma comunque hanno cessato di essere impossibilità. L'uomo è entrato in casa tra le quattro e mezza e le sei; vale a dire, tra il crepuscolo e il momento in cui il ponte è stato alzato. C'erano stati alcuni visitatori e la porta era aperta; quindi non c'era nulla che potesse impedirglielo. Potrebbe essere stato un comune ladro, o potrebbe aver avuto qualche rancore personale contro il signor Douglas. Dato che il signor Douglas ha trascorso gran parte della sua vita in America e questo fucile sembra essere un'arma americana, sembrerebbe che il rancore personale sia la teoria più probabile. È scivolato in questa stanza perché è stata la prima in cui si è imbattuto, e si è nascosto dietro la tenda. Lì è rimasto fino a dopo le undici di sera. A quell'ora il signor Douglas è entrato nella stanza. È stata una breve intervista, se c'è mai stata un'intervista; perché la signora Douglas dichiara che suo marito non l'aveva lasciata da più di qualche minuto quando ha sentito lo sparo.»

«La candela lo dimostra», disse Holmes.

«Esattamente. La candela, che era nuova, non è consumata per più di un centimetro. Deve averla appoggiata sul tavolo prima di essere attaccato; altrimenti, ovviamente, sarebbe caduta quando lui è caduto. Questo dimostra che non è stato attaccato nell'istante in cui è entrato nella stanza. Quando è arrivato il signor Barker, la candela era accesa e la lampada era spenta.»

«Questo è abbastanza chiaro.»

«Bene, ora possiamo ricostruire le cose su queste basi. Il signor Douglas entra nella stanza. Appoggia la candela. Un uomo appare da dietro la tenda. È armato di questo fucile. Esige la fede nuziale; Dio solo sa perché, ma così deve essere stato. Il signor Douglas l'ha consegnata. Poi, a sangue freddo o nel corso di una colluttazione (Douglas potrebbe aver afferrato il martello che è stato trovato sul tappeto), gli ha sparato in questo modo orribile. Ha lasciato cadere il suo fucile e anche, sembrerebbe, questo strano biglietto — V.V. 341, qualsiasi cosa possa significare — ed è fuggito attraverso la finestra e attraverso il fossato proprio nel momento in cui Cecil Barker stava scoprendo il crimine. Com'è, signor Holmes?»

«Molto interessante, ma appena un po' poco convincente.»

«Amico mio, sarebbe un'assurdità assoluta se non fosse che qualsiasi altra cosa è ancora peggiore!» gridò MacDonald. «Qualcuno ha ucciso l'uomo, e chiunque fosse, potrei dimostrarle chiaramente che avrebbe dovuto farlo in qualche altro modo. Cosa intende permettendo che la sua ritirata venga tagliata in quel modo? Cosa intende usando un fucile da caccia quando il silenzio era la sua unica possibilità di fuga? Via, signor Holmes, spetta a lei darci una traccia, visto che dice che la teoria del signor White Mason non è convincente.»

Holmes era rimasto seduto osservando attentamente durante questa lunga discussione, senza perdere una parola di ciò che veniva detto, con i suoi occhi acuti che guizzavano a destra e a sinistra e la fronte increspata dalla speculazione.

«Vorrei qualche altro fatto prima di spingermi fino a una teoria, signor Mac», disse, inginocchiandosi accanto al corpo. «Santo cielo! Queste ferite sono davvero spaventose. Possiamo far entrare il maggiordomo per un momento?... Ames, mi risulta che lei abbia visto spesso questo segno molto insolito, un triangolo marchiato all'interno di un cerchio, sull'avambraccio del signor Douglas?»

«Di frequente, signore.»

«Non ha mai sentito alcuna speculazione su cosa significasse?»

«No, signore.»

«Deve aver causato un grande dolore quando è stato inflitto. È senza dubbio un'ustione. Ora, noto, Ames, che c'è un piccolo pezzo di cerotto all'altezza della mascella del signor Douglas. L'aveva notato quando era in vita?»

«Sì, signore, si è tagliato radendosi ieri mattina.»

«Gli era mai capitato di tagliarsi radendosi prima d'ora?»

«Non da molto tempo, signore.»

«Suggerisce qualcosa!» disse Holmes. «Può essere, naturalmente, una pura coincidenza, o può indicare un certo nervosismo che indicherebbe che aveva motivo di temere un pericolo. Aveva notato qualcosa di insolito nel suo comportamento, ieri, Ames?»

«Mi ha colpito il fatto che fosse un po' inquieto ed eccitato, signore.»

«Ah! L'attacco potrebbe non essere stato del tutto inaspettato. Sembra che facciamo qualche progresso, non è vero? Forse preferirebbe condurre lei l'interrogatorio, signor Mac?»

«No, signor Holmes, è in mani migliori delle mie.»

«Bene, allora passeremo a questo biglietto: V.V. 341. È cartone grezzo. Ne avete di questo tipo in casa?»

«Non credo.»

Holmes si avvicinò alla scrivania e picchiettò un po' d'inchiostro da ogni calamaio sulla carta assorbente. «Non è stato stampato in questa stanza», disse; «questo è inchiostro nero e l'altro violaceo. È stato fatto con una penna spessa, e queste sono sottili. No, è stato fatto altrove, direi. Riesce a capire qualcosa dell'iscrizione, Ames?»

«No, signore, nulla.»

«Cosa ne pensa, signor Mac?»

«Mi dà l'impressione di una società segreta di qualche tipo; lo stesso vale per il suo distintivo sull'avambraccio.»

«È anche la mia idea», disse White Mason.

«Bene, possiamo adottarla come ipotesi di lavoro e poi vedere fino a che punto le nostre difficoltà scompaiono. Un agente di una tale società si fa strada in casa, aspetta il signor Douglas, gli fa saltare la testa con quest'arma e scappa guadando il fossato, dopo aver lasciato un biglietto accanto all'uomo morto, che, quando menzionato sui giornali, dirà agli altri membri della società che la vendetta è stata compiuta. Tutto ciò torna. Ma perché proprio questo fucile, tra tutte le armi?»

«Esattamente.»

«E perché la fede mancante?»

«Proprio così.»

«E perché nessun arresto? Sono passate le due adesso. Do per scontato che dall'alba ogni agente entro quaranta miglia stia cercando uno straniero bagnato?»

«È così, signor Holmes.»

«Bene, a meno che non abbia una tana nelle vicinanze o un cambio di vestiti pronto, difficilmente possono farselo sfuggire. Eppure finora se lo sono fatto sfuggire!» Holmes si era avvicinato alla finestra e stava esaminando con la sua lente il segno di sangue sul davanzale. «È chiaramente l'impronta di una scarpa. È notevolmente larga; un piede piatto, si direbbe. Curioso, perché, per quanto si possa tracciare qualsiasi impronta in questo angolo macchiato di fango, si direbbe che fosse una suola più aggraziata. Tuttavia, sono certamente molto indistinte. Cos'è questo sotto il tavolino?»

«I manubri del signor Douglas, signore», disse Ames.

«Manubri... ce n'è solo uno. Dov'è l'altro?»

«Non lo so, signor Holmes. Potrebbe essercene stato solo uno. Non li noto da mesi.»

«Un solo manubrio...» disse Holmes seriamente; ma le sue osservazioni furono interrotte da un bussare secco alla porta.

Un uomo alto, abbronzato, dall'aspetto capace e ben rasato, ci guardò. Non ho avuto difficoltà a indovinare che fosse il Cecil Barker di cui avevo sentito parlare. I suoi occhi autorevoli viaggiarono rapidamente con uno sguardo interrogativo da un volto all'altro.

«Scusate se interrompo la vostra consultazione», disse, «ma dovreste sentire le ultime notizie.»

«Un arresto?»

«Magari! Ma hanno trovato la sua bicicletta. Il tipo si è lasciato dietro la bicicletta. Venite a dare un'occhiata. È a cento metri dalla porta d'ingresso.»

Trovammo tre o quattro stallieri e sfaccendati in piedi lungo il vialetto a ispezionare una bicicletta che era stata estratta da un gruppo di sempreverdi in cui era stata nascosta. Era una Rudge-Whitworth molto usata, schizzata come dopo un lungo viaggio. C'era una borsa da sella con chiave inglese e oliatore, ma nessun indizio sul proprietario.

«Sarebbe un grande aiuto per la polizia», disse l'ispettore, «se queste cose fossero numerate e registrate. Ma dobbiamo essere grati per quello che abbiamo. Se non riusciamo a trovare dove sia andato, almeno è probabile che scopriremo da dove sia venuto. Ma cosa, in nome di tutto ciò che è meraviglioso, ha spinto il tizio a lasciarla indietro? E come diavolo è scappato senza di essa? Non sembra che riusciamo a far luce sul caso, signor Holmes.»

«Davvero?» rispose pensieroso il mio amico. «Chissà!»

Capitolo V I personaggi del dramma

«Avete visto tutto ciò che volevate dello studio?» chiese White Mason mentre rientravamo in casa.

«Per il momento», disse l'ispettore, e Holmes annuì.

«Allora forse ora vorreste sentire la testimonianza di alcune delle persone presenti in casa. Potremmo usare la sala da pranzo, Ames. Per favore, venga lei stesso per primo e ci dica cosa sa.»

Il resoconto del maggiordomo fu semplice e chiaro, e diede un'impressione convincente di sincerità. Era stato assunto cinque anni prima, quando Douglas era arrivato per la prima volta a Birlstone. Aveva capito che il signor Douglas era un gentiluomo ricco che aveva fatto i suoi soldi in America. Era stato un datore di lavoro gentile e premuroso, non proprio quello a cui Ames era abituato, forse; ma non si può avere tutto. Non aveva mai visto alcun segno di timore nel signor Douglas: al contrario, era l'uomo più impavido che avesse mai conosciuto. Ordinava che il ponte levatoio venisse tirato su ogni notte perché era l'antica usanza della vecchia casa, e gli piaceva mantenere le vecchie abitudini.

Il signor Douglas andava raramente a Londra o lasciava il villaggio; ma il giorno prima del crimine era stato a fare acquisti a Tunbridge Wells. Lui (Ames) aveva notato una certa inquietudine ed eccitazione da parte del signor Douglas quel giorno; poiché era sembrato impaziente e irritabile, cosa insolita per lui. Non era andato a letto quella notte; ma era nella dispensa sul retro della casa, a riporre l'argenteria, quando sentì il campanello suonare violentemente. Non sentì alcuno sparo; ma era difficile che potesse, dato che la dispensa e le cucine erano sul retro estremo della casa e c'erano diverse porte chiuse e un lungo corridoio nel mezzo. La governante era uscita dalla sua stanza, attratta dal violento suono del campanello. Erano andati insieme verso la parte anteriore della casa.

Mentre raggiungevano il fondo delle scale, aveva visto la signora Douglas scenderle. No, non aveva fretta; non gli sembrò che fosse particolarmente agitata. Proprio mentre raggiungeva il fondo delle scale, il signor Barker era uscito precipitosamente dallo studio. Aveva fermato la signora Douglas e l'aveva pregata di tornare indietro.

«Per l'amor di Dio, torni nella sua stanza!» aveva gridato. «Il povero Jack è morto! Non può fare nulla. Per l'amor di Dio, torni indietro!»

Dopo qualche insistenza sulle scale, la signora Douglas era tornata indietro. Non aveva urlato. Non aveva fatto alcun clamore. La signora Allen, la governante, l'aveva portata al piano di sopra ed era rimasta con lei in camera da letto. Ames e il signor Barker erano poi tornati nello studio, dove avevano trovato tutto esattamente come la polizia lo aveva visto. La candela non era accesa in quel momento; ma la lampada era accesa. Avevano guardato fuori dalla finestra; ma la notte era molto buia e non si poteva vedere o sentire nulla. Erano poi corsi fuori nell'atrio, dove Ames aveva girato l'argano che abbassava il ponte levatoio. Il signor Barker si era poi affrettato a chiamare la polizia.

Tale, nei suoi elementi essenziali, era la testimonianza del maggiordomo.

Il resoconto della signora Allen, la governante, era, per quanto possibile, una conferma di quello del suo compagno di servitù. La stanza della governante era piuttosto più vicina alla parte anteriore della casa rispetto alla dispensa in cui Ames stava lavorando. Si stava preparando per andare a letto quando il forte suono del campanello aveva attirato la sua attenzione. Era un po' dura d'orecchi. Forse era per questo che non aveva sentito lo sparo; ma in ogni caso lo studio era molto lontano. Ricordava di aver sentito un qualche rumore che aveva immaginato essere lo sbattere di una porta. Era stato molto prima, mezz'ora almeno prima del suono del campanello. Quando il signor Ames corse verso la parte anteriore, lei andò con lui. Vide il signor Barker, molto pallido ed eccitato, uscire dallo studio. Intercettò la signora Douglas, che stava scendendo le scale. La implorò di tornare indietro, e lei gli rispose, ma ciò che disse non poté essere udito.

«La porti su! Resti con lei!» aveva detto alla signora Allen.

L'aveva quindi portata in camera da letto e aveva cercato di consolarla. Era molto eccitata, tremava tutta, ma non fece altri tentativi di scendere. Sedeva semplicemente in vestaglia accanto al fuoco della sua camera da letto, con la testa affondata tra le mani. La signora Allen era rimasta con lei per gran parte della notte. Per quanto riguarda gli altri servitori, erano andati tutti a letto e l'allarme non li raggiunse fino a poco prima dell'arrivo della polizia. Dormivano nella parte estrema del retro della casa e non avrebbero potuto assolutamente sentire nulla.

Fin qui la governante non poté aggiungere nulla durante il controinterrogatorio, se non lamenti ed espressioni di stupore.

Cecil Barker succedette alla signora Allen come testimone. Per quanto riguarda gli eventi della notte precedente, aveva ben poco da aggiungere a ciò che aveva già riferito alla polizia. Personalmente, era convinto che l'assassino fosse fuggito dalla finestra. La macchia di sangue era decisiva, a suo parere, su quel punto. Inoltre, dato che il ponte era alzato, non c'era altro modo possibile di scappare. Non riusciva a spiegare che fine avesse fatto l'assassino o perché non avesse preso la sua bicicletta, se davvero fosse sua. Non avrebbe potuto assolutamente annegare nel fossato, che in nessun punto era profondo più di novanta centimetri.

Nella sua mente, aveva una teoria molto precisa riguardo all'omicidio. Douglas era un uomo reticente e c'erano alcuni capitoli della sua vita di cui non parlava mai. Era emigrato in America quando era ancora molto giovane. Aveva fatto fortuna e Barker lo aveva incontrato per la prima volta in California, dove erano diventati soci in una redditizia concessione mineraria in un luogo chiamato Benito Canyon. Gli affari erano andati molto bene, ma Douglas aveva improvvisamente venduto tutto e si era imbarcato per l'Inghilterra. A quel tempo era vedovo. In seguito, Barker aveva realizzato i suoi investimenti ed era venuto a vivere a Londra. Così avevano rinnovato la loro amicizia.

Douglas gli aveva dato l'impressione che qualche pericolo fosse in agguato sopra la sua testa, e lui aveva sempre considerato la sua improvvisa partenza dalla California, così come l'affitto di una casa in un posto così tranquillo in Inghilterra, come collegati a questo pericolo. Immaginava che una qualche società segreta, una qualche implacabile organizzazione, fosse sulle tracce di Douglas e che non si sarebbe data pace finché non lo avesse ucciso. Alcune sue osservazioni gli avevano dato questa idea, sebbene non gli avesse mai detto quale fosse la società, né come fosse arrivato a offenderla. Poteva solo supporre che la scritta sul cartello avesse qualche riferimento a questa società segreta.

"Da quanto tempo è stato con Douglas in California?" chiese l'ispettore MacDonald.

"Cinque anni in tutto."

"Era celibe, dice lei?"

"Vedovo."

"Ha mai sentito dire da dove provenisse la sua prima moglie?"

"No, ricordo che lui diceva che era di origine tedesca, e ho visto il suo ritratto. Era una donna molto bella. Morì di tifo l'anno prima che io lo incontrassi."

"Non associa il suo passato a nessuna parte particolare dell'America?"

"L'ho sentito parlare di Chicago. Conosceva bene quella città e ci aveva lavorato. L'ho sentito parlare dei distretti del carbone e del ferro. Aveva viaggiato parecchio ai suoi tempi."

"Era un politico? Questa società segreta aveva a che fare con la politica?"

"No, non si interessava affatto di politica."

"Non ha motivo di pensare che fosse criminale?"

"Al contrario, non ho mai incontrato un uomo più onesto in vita mia."

"C'era qualcosa di strano nella sua vita in California?"

"Preferiva di gran lunga restare e lavorare alla nostra concessione tra le montagne. Non andava mai dove c'erano altri uomini, se poteva evitarlo. Ecco perché ho pensato subito che qualcuno gli desse la caccia. Poi, quando partì così improvvisamente per l'Europa, ne ebbi la certezza. Credo che avesse ricevuto un avvertimento di qualche tipo. Nel giro di una settimana dalla sua partenza, una mezza dozzina di uomini chiesero di lui."

"Che tipo di uomini?"

"Beh, erano una banda dall'aspetto davvero duro. Vennero alla concessione e vollero sapere dove fosse. Dissi loro che era partito per l'Europa e che non sapevo dove trovarlo. Non avevano buone intenzioni, era facile capirlo."

"Erano americani? Californiani?"

"Beh, non saprei dire se fossero californiani. Erano americani, questo è certo. Ma non erano minatori. Non so chi fossero, e fui ben felice di vederli andar via."

"Questo sei anni fa?"

"Quasi sette."

"E poi siete stati insieme cinque anni in California, quindi questa faccenda risale ad almeno undici anni fa, come minimo?"

"Proprio così."

"Deve essere una faida molto seria per essere portata avanti con tale ostinazione per così tanto tempo. Non sarebbe una faccenda da poco a scatenarla."

"Credo che abbia oscurato tutta la sua vita. Non gli è mai uscita del tutto dalla mente."

"Ma se un uomo avesse un pericolo che incombe su di lui, e sapesse di cosa si tratta, non pensa che si rivolgerebbe alla polizia per protezione?"

"Forse era un pericolo dal quale non poteva essere protetto. C'è una cosa che dovreste sapere. Andava sempre in giro armato. Il suo revolver non usciva mai dalla sua tasca. Ma, per sfortuna, l'altra sera era in vestaglia e l'aveva lasciato in camera da letto. Una volta tirato su il ponte, immagino pensasse di essere al sicuro."

"Vorrei che queste date fossero un po' più chiare," disse MacDonald. "Sono passati ben sei anni da quando Douglas lasciò la California. Lei lo seguì l'anno successivo, non è vero?"

"È così."

"Ed era sposato da cinque anni. Deve essere tornato all'epoca del suo matrimonio."

"Circa un mese prima. Feci da testimone di nozze."

"Conosceva la signora Douglas prima del matrimonio?"

"No, non la conoscevo. Ero lontano dall'Inghilterra da dieci anni."

"Ma l'ha frequentata parecchio da allora."

Barker guardò severamente il detective. "Ho frequentato parecchio lui da allora," rispose. "Se ho visto lei, è perché non si può andare a trovare un uomo senza conoscere sua moglie. Se immagina che ci sia qualche legame..."

"Non immagino nulla, signor Barker. Sono tenuto a fare ogni indagine che possa avere attinenza con il caso. Ma non intendo offendere."

"Alcune indagini sono offensive," rispose Barker stizzito.

"Vogliamo solo i fatti. È nel suo interesse e nell'interesse di tutti che vengano chiariti. Il signor Douglas approvava pienamente la sua amicizia con sua moglie?"

Barker divenne più pallido e le sue mani grandi e forti si intrecciarono convulsamente. "Non ha alcun diritto di fare domande simili!" esclamò. "Cosa ha a che fare tutto ciò con la questione che state indagando?"

"Devo ripetere la domanda."

"Beh, mi rifiuto di rispondere."

"Può rifiutarsi di rispondere; ma deve rendersi conto che il suo rifiuto è di per sé una risposta, poiché non si rifiuterebbe se non avesse qualcosa da nascondere."

Barker rimase per un momento con il volto contratto severamente e le spesse sopracciglia nere abbassate in un pensiero intenso. Poi alzò lo sguardo con un sorriso. "Beh, immagino che voi signori stiate solo facendo il vostro dovere, dopotutto, e non ho il diritto di ostacolarvi. Vi chiederei solo di non infastidire la signora Douglas su questa faccenda; perché ne ha già abbastanza in questo momento. Posso dirvi che il povero Douglas aveva solo un difetto al mondo, ed era la sua gelosia. Era affezionato a me: nessun uomo potrebbe essere più affezionato a un amico. Ed era devoto a sua moglie. Voleva che venissi qui, e continuava a mandarmi a chiamare. Eppure, se sua moglie ed io parlavamo insieme o sembrava esserci una qualche sintonia tra noi, una sorta di ondata di gelosia lo travolgeva, perdeva le staffe e diceva le cose più assurde in un momento. Più di una volta ho giurato di non venire più per questo motivo, e poi lui mi scriveva lettere così pentite e imploranti che non potevo fare a meno di venire. Ma potete credermi, signori, se queste dovessero essere le mie ultime parole, che nessun uomo ha mai avuto una moglie più amorevole e fedele; e posso anche dire che nessun amico potrebbe essere più leale di me!"

Parlava con fervore e sentimento, eppure l'ispettore MacDonald non riusciva ad accantonare l'argomento.

"Lei è al corrente," disse, "che la fede nuziale dell'uomo morto è stata sfilata dal suo dito?"

"Così pare," disse Barker.

"Cosa intende con 'pare'? Lei sa che è un fatto."

L'uomo sembrò confuso e incerto. "Quando ho detto 'pare', intendevo che era ipotizzabile che fosse stato lui stesso a togliersi l'anello."

"Il semplice fatto che l'anello manchi, chiunque possa averlo rimosso, suggerirebbe a chiunque, non è vero, che il matrimonio e la tragedia siano collegati?"

Barker scrollò le sue ampie spalle. "Non posso pretendere di dire cosa significhi," rispose. "Ma se intende insinuare che ciò possa riflettersi in qualche modo sull'onore di questa signora..." i suoi occhi brillarono per un istante, e poi con un evidente sforzo riprese il controllo delle sue emozioni, "...beh, è fuori strada, tutto qui."

"Non credo di avere altro da chiederle per il momento," disse MacDonald, freddamente.

"C'era un piccolo punto," osservò Sherlock Holmes. "Quando è entrato nella stanza, c'era solo una candela accesa sul tavolo, non è vero?"

"Sì, è così."

"Alla sua luce ha visto che era accaduto un terribile incidente?"

"Esattamente."

"Ha suonato subito per chiedere aiuto?"

"Sì."

"Ed è arrivato molto velocemente?"

"Nel giro di un minuto o poco più."

"Eppure, quando sono arrivati, hanno trovato che la candela era spenta e che la lampada era stata accesa. Sembra molto strano."

Di nuovo Barker mostrò segni di incertezza. "Non vedo cosa ci sia di strano, signor Holmes," rispose dopo una pausa. "La candela faceva molta poca luce. Il mio primo pensiero è stato di trovarne una migliore. La lampada era sul tavolo; così l'ho accesa."

"E ha spento la candela?"

"Esattamente."

Holmes non fece altre domande e Barker, con uno sguardo deliberato da uno all'altro di noi, che aveva, mi parve, qualcosa di provocatorio, si voltò e lasciò la stanza.

L'ispettore MacDonald aveva fatto recapitare un biglietto in cui diceva che avrebbe atteso la signora Douglas nella sua stanza; ma lei aveva risposto che ci avrebbe incontrati in sala da pranzo. Entrò ora, una donna alta e bella di trent'anni, riservata e padrona di sé in modo notevole, molto diversa dalla figura tragica e sconvolta che avevo immaginato. È vero che il suo viso era pallido e tirato, come quello di chi ha subito un grande shock; ma il suo contegno era composto e la mano finemente modellata che appoggiava sul bordo del tavolo era ferma quanto la mia. I suoi occhi tristi e imploranti passarono dall'uno all'altro di noi con un'espressione curiosamente indagatrice. Quello sguardo interrogativo si trasformò improvvisamente in parole brusche.

"Avete già scoperto qualcosa?" chiese.

Era stata la mia immaginazione a cogliere un fondo di paura piuttosto che di speranza nella domanda?

"Abbiamo adottato ogni misura possibile, signora Douglas," disse l'ispettore. "Può stare certa che nulla sarà trascurato."

"Non badate a spese," disse con tono spento e uniforme. "È mio desiderio che venga fatto ogni possibile sforzo."

"Forse può dirci qualcosa che possa gettare un po' di luce sulla faccenda."

"Temo di no; ma tutto ciò che so è a vostra disposizione."

"Abbiamo saputo dal signor Cecil Barker che lei non ha visto materialmente... che non è mai stata nella stanza dove è avvenuta la tragedia?"

"No, mi ha fatto tornare indietro sulle scale. Mi ha implorato di tornare in camera mia."

"Giusto. Aveva sentito lo sparo ed era scesa immediatamente."

"Ho indossato la vestaglia e poi sono scesa."

"Quanto tempo è passato dopo aver sentito lo sparo prima che venisse fermata sulle scale dal signor Barker?"

"Potrebbero essere stati un paio di minuti. È così difficile calcolare il tempo in un momento simile. Mi implorò di non andare avanti. Mi assicurò che non avrei potuto fare nulla. Poi la signora Allen, la governante, mi ha riportato di sopra. Era tutto come un terribile sogno."

"Può darci un'idea di quanto tempo suo marito fosse rimasto al piano di sotto prima che sentiste lo sparo?"

"No, non saprei dire. È uscito dal suo spogliatoio e non l'ho sentito andare via. Faceva il giro della casa ogni notte, perché era nervoso riguardo agli incendi. È l'unica cosa per la quale l'ho visto nervoso."

"È proprio il punto a cui volevo arrivare, signora Douglas. Ha conosciuto suo marito solo in Inghilterra, non è vero?"

"Sì, siamo sposati da cinque anni."

"L'ha mai sentito parlare di qualcosa accaduto in America che potesse portargli qualche pericolo?"

La signora Douglas rifletté seriamente prima di rispondere. "Sì," disse alla fine, "ho sempre sentito che c'era un pericolo che incombeva su di lui. Si rifiutava di discuterne con me. Non era per mancanza di fiducia in me — c'era il più completo amore e fiducia tra noi — ma era per il suo desiderio di tenermi lontana da ogni allarme. Pensava che ci avrei rimuginato sopra se avessi saputo tutto, e così taceva."

"Come lo sapeva, allora?"

Il volto della signora Douglas si illuminò di un rapido sorriso. "Può un marito portare in giro un segreto per tutta la vita senza che una donna che lo ama ne abbia il sospetto? Lo sapevo dal suo rifiuto di parlare di alcuni episodi della sua vita americana. Lo sapevo da certe precauzioni che prendeva. Lo sapevo da certe parole che si lasciava sfuggire. Lo sapevo dal modo in cui guardava gli estranei inattesi. Ero perfettamente certa che avesse dei nemici potenti, che credesse che fossero sulle sue tracce, e che fosse sempre in guardia contro di loro. Ne ero così sicura che per anni sono stata terrorizzata ogni volta che tornava a casa più tardi del previsto."

"Posso chiederle," domandò Holmes, "quali erano le parole che attiravano la sua attenzione?"

"La Valle della Paura," rispose la signora. "Questa è un'espressione che ha usato quando lo interrogavo. 'Sono stato nella Valle della Paura. Non ne sono ancora uscito.' — 'Non usciremo mai dalla Valle della Paura?' gli ho chiesto quando l'ho visto più serio del solito. 'A volte penso che non lo faremo mai,' ha risposto."

"Sicuramente gli ha chiesto cosa intendesse con la Valle della Paura?"

"L'ho fatto; ma il suo viso diventava molto grave e scuoteva la testa. 'È già abbastanza grave che uno di noi sia stato nella sua ombra,' diceva. 'Possa Dio far sì che non cada mai su di te!' Era una valle reale in cui aveva vissuto e in cui gli era accaduto qualcosa di terribile, di questo sono certa; ma non posso dirvi altro."

"E non ha mai fatto nomi?"

"Sì, una volta delirava per la febbre quando ebbe il suo incidente di caccia, tre anni fa. Ricordo che c'era un nome che tornava continuamente sulle sue labbra. Lo pronunciava con rabbia e una sorta di orrore. McGinty era il nome: il Bodymaster McGinty. Quando si riprese, gli chiesi chi fosse il Bodymaster McGinty, e di quale corpo fosse il maestro. 'Mai del mio, grazie a Dio!' rispose con una risata, e questo fu tutto ciò che riuscii a ottenere da lui. Ma c'è un legame tra il Bodymaster McGinty e la Valle della Paura."

"C'è un altro punto," disse l'ispettore MacDonald. "Ha incontrato il signor Douglas in una pensione a Londra, non è vero, e lì vi siete fidanzati? C'era del romanticismo, qualcosa di segreto o misterioso, riguardo al matrimonio?"

"C'era romanticismo. C'è sempre romanticismo. Non c'era nulla di misterioso."

"Non aveva rivali?"

"No, ero completamente libera."

"Avrà sentito dire, senza dubbio, che la sua fede nuziale è stata portata via. Questo le suggerisce qualcosa? Supponiamo che un nemico della sua vita passata lo abbia rintracciato e abbia commesso questo crimine, quale possibile motivo avrebbe avuto per prendere la fede nuziale?"

Per un istante avrei giurato che la minima ombra di un sorriso fosse balenata sulle labbra della donna.

"Davvero non saprei dire," rispose. "È certamente una cosa quanto mai straordinaria."

"Bene, non la tratterremo oltre, e ci scusiamo per averla disturbata in un momento simile," disse l'ispettore. "Ci sono altri punti, senza dubbio; ma potremo rivolgerci a lei man mano che emergeranno."

Si alzò, e fui di nuovo consapevole di quel rapido sguardo indagatore con cui ci aveva appena esaminato. "Che impressione ha fatto su di voi la mia testimonianza?" La domanda avrebbe potuto essere pronunciata ad alta voce. Poi, con un inchino, uscì dalla stanza.

"È una donna bellissima, una donna davvero bellissima," disse MacDonald pensieroso, dopo che la porta si fu chiusa dietro di lei. "Questo Barker è certamente stato spesso qui. È un uomo che potrebbe essere attraente per una donna. Ammette che l'uomo morto era geloso, e forse lui stesso sapeva meglio di chiunque altro quanta ragione avesse per essere geloso. Poi c'è quella fede nuziale. Non si può ignorare. L'uomo che strappa una fede nuziale dal dito di un morto... Che ne dice, signor Holmes?"

Il mio amico era rimasto seduto con la testa tra le mani, immerso nei pensieri più profondi. Ora si alzò e suonò il campanello. "Ames," disse, quando entrò il maggiordomo, "dov'è ora il signor Cecil Barker?"

"Vado a vedere, signore."

Tornò poco dopo per dire che Barker era in giardino.

"Ricorda, Ames, cosa aveva ai piedi il signor Barker ieri sera quando l'ha raggiunto nello studio?"

"Sì, signor Holmes. Aveva un paio di pantofole da camera. Gli ho portato gli stivali quando è andato a chiamare la polizia."

"Dove sono ora le pantofole?"

"Sono ancora sotto la sedia nell'ingresso."

"Molto bene, Ames. È, naturalmente, importante per noi sapere quali impronte possano essere del signor Barker e quali vengano dall'esterno."

"Sì, signore. Devo dire che ho notato che le pantofole erano macchiate di sangue, come del resto le mie."

"È abbastanza naturale, considerando le condizioni della stanza. Molto bene, Ames. Suoneremo se avremo bisogno di lei."

Pochi minuti dopo eravamo nello studio. Holmes aveva portato con sé le pantofole di stoffa dall'ingresso. Come aveva osservato Ames, le suole di entrambe erano scure di sangue.

"Strano!" mormorò Holmes, mentre stava alla luce della finestra ed esaminava minuziosamente le pantofole. "Davvero molto strano!"

Chinandosi con uno dei suoi rapidi scatti felini, appoggiò la pantofola sull'impronta di sangue sul davanzale. Corrispondeva esattamente. Sorrise in silenzio ai suoi colleghi.

L'ispettore era trasfigurato dall'eccitazione. Il suo accento nativo tintinnò come un bastone su una ringhiera.

"Uomo," esclamò, "non c'è dubbio! Barker ha appena segnato lui stesso la finestra. È molto più larga di qualsiasi impronta di stivale. Ricordo che lei disse che era un piede piatto, ed ecco la spiegazione. Ma qual è il gioco, signor Holmes, qual è il gioco?"

"Già, qual è il gioco?" ripeté il mio amico pensieroso.

White Mason ridacchiò e si sfregò le mani grassocce nella sua soddisfazione professionale. "Avevo detto che era una bomba!" esclamò. "Ed è proprio una bella bomba!"

Capitolo VI Una luce che albeggia

I tre detective avevano molte questioni di dettaglio su cui indagare; così tornai da solo ai nostri modesti alloggi nella locanda del villaggio. Ma prima di farlo, feci una passeggiata nel curioso giardino d'altri tempi che fiancheggiava la casa. File di tassi antichissimi, tagliati in strane forme, lo circondavano. All'interno c'era un bellissimo lembo di prato con una vecchia meridiana al centro, l'effetto complessivo era così lenitivo e riposante che fu un sollievo per i miei nervi alquanto scossi.

In quell'atmosfera profondamente pacifica si poteva dimenticare, o ricordare solo come un incubo fantastico, quello studio oscurato con la figura distesa e insanguinata sul pavimento. Eppure, mentre vi passeggiavo intorno e cercavo di immergere la mia anima nel suo balsamo gentile, accadde uno strano incidente, che mi riportò alla tragedia e lasciò un'impressione sinistra nella mia mente.

Ho detto che una decorazione di tassi circondava il giardino. All'estremità più lontana dalla casa, si infittivano in una siepe continua. Dall'altra parte di questa siepe, nascosta agli occhi di chiunque si avvicinasse dalla direzione della casa, c'era una panca di pietra. Mentre mi avvicinavo al punto, fui consapevole di voci, qualche osservazione nei toni profondi di un uomo, a cui rispondeva un piccolo incresparsi di risate femminili.

Un istante dopo, avevo girato l'estremità della siepe e i miei occhi si posarono sulla signora Douglas e sull'uomo Barker prima che si accorgessero della mia presenza. La sua apparizione mi diede uno shock. Nella sala da pranzo era stata composta e discreta. Ora ogni finzione di dolore era svanita. I suoi occhi brillavano della gioia di vivere, e il suo viso vibrava ancora di divertimento per qualche osservazione del suo compagno. Lui sedeva proteso in avanti, le mani intrecciate e gli avambracci sulle ginocchia, con un sorriso di risposta sul suo volto audace e attraente. In un istante, ma fu solo un istante troppo tardi, ripresero le loro maschere solenni quando la mia figura apparve alla vista. Si scambiarono una parola o due in fretta, e poi Barker si alzò e venne verso di me.

«Mi scusi, signore», disse, «ma sto parlando con il Dr. Watson?»

Mi inchinai con una freddezza che mostrò, devo dire, in modo molto chiaro l'impressione che si era formata nella mia mente.

«Abbiamo pensato che probabilmente fosse lei, dato che la sua amicizia con il Sig. Sherlock Holmes è così ben nota. Le dispiacerebbe venire a parlare con la Sig.ra Douglas per un istante?»

Lo seguii con volto arcigno. Vedevo molto chiaramente nella mia mente quella figura straziata sul pavimento. A poche ore dalla tragedia, sua moglie e il suo più stretto amico ridevano insieme dietro un cespuglio nel giardino che era stato suo. Salutai la signora con riserva. Avevo sofferto con il suo dolore nella sala da pranzo. Ora incontravo il suo sguardo implorante con un occhio indifferente.

«Temo che lei mi ritenga insensibile e dal cuore duro», disse lei.

Scrollai le spalle. «Non sono affari miei», dissi.

«Forse un giorno mi renderà giustizia. Se solo potesse capire...»

«Non c'è motivo per cui il Dr. Watson debba capire», disse Barker rapidamente. «Come ha detto lui stesso, non sono affari che lo riguardano.»

«Esatto», dissi, «e quindi chiederò il permesso di riprendere la mia passeggiata.»

«Un momento, Dr. Watson», gridò la donna con voce implorante. «C'è una domanda a cui lei può rispondere con più autorità di chiunque altro al mondo, e potrebbe fare una grande differenza per me. Lei conosce il Sig. Holmes e i suoi rapporti con la polizia meglio di chiunque altro. Supponendo che una questione venisse portata confidenzialmente a sua conoscenza, è assolutamente necessario che lui la trasmetta ai detective?»

«Sì, proprio questo», disse Barker con entusiasmo. «Agisce per conto proprio o è completamente d'accordo con loro?»

«Davvero non so se sarei giustificato a discutere un punto simile.»

«La prego, la imploro! Le assicuro che ci aiuterà, aiuterà me immensamente se ci guiderà su questo punto.»

C'era un tale tono di sincerità nella voce della donna che per un istante dimenticai tutto sulla sua frivolezza e fui spinto solo a fare la sua volontà.

«Il Sig. Holmes è un investigatore indipendente», dissi. «È padrone di se stesso e agirebbe come il suo giudizio gli suggerisce. Allo stesso tempo, sentirebbe naturalmente lealtà verso i funzionari che stanno lavorando allo stesso caso, e non nasconderebbe loro nulla che possa aiutarli a portare un criminale davanti alla giustizia. Oltre a questo non posso dire nulla, e la rimanderei al Sig. Holmes stesso se volesse informazioni più complete.»

Dicendo così mi alzai il cappello e proseguii per la mia strada, lasciandoli ancora seduti dietro quella siepe che li nascondeva. Mi guardai indietro mentre ne giravo l'estremità lontana, e vidi che stavano ancora parlando molto seriamente insieme, e, dato che guardavano verso di me, era chiaro che era il nostro colloquio l'oggetto del loro dibattito.

«Non voglio nessuna delle loro confidenze», disse Holmes, quando gli riferii quanto era accaduto. Aveva trascorso l'intero pomeriggio alla Manor House in consultazione con i suoi due colleghi, ed era tornato verso le cinque con un appetito vorace per il tè sostanzioso che avevo ordinato per lui. «Nessuna confidenza, Watson; perché sono terribilmente scomode se si arriva all'arresto per cospirazione e omicidio.»

«Pensi che si arriverà a questo?»

Era nel suo umore più allegro e disinvolto. «Mio caro Watson, quando avrò sterminato quel quarto uovo sarò pronto a metterti al corrente dell'intera situazione. Non dico che l'abbiamo sondata, tutt'altro, ma quando avremo rintracciato il manubrio mancante...»

«Il manubrio!»

«Mio caro Watson, è possibile che tu non abbia colto il fatto che il caso pende sul manubrio mancante? Bene, bene, non devi essere abbattuto; perché, tra noi due, non credo che né l'Ispettore Mac né l'eccellente medico locale abbiano colto l'importanza schiacciante di questo incidente. Un manubrio, Watson! Considera un atleta con un solo manubrio! Immagina lo sviluppo unilaterale, l'imminente pericolo di una curvatura spinale. Scioccante, Watson, scioccante!»

Sedeva con la bocca piena di pane tostato e gli occhi che brillavano di malizia, osservando il mio imbarazzo intellettuale. La sola vista del suo eccellente appetito era una garanzia di successo; poiché avevo ricordi molto chiari di giorni e notti senza un pensiero per il cibo, quando la sua mente sconcertata si era logorata davanti a qualche problema mentre i suoi tratti sottili ed ansiosi diventavano ancora più attenuati dall'ascetismo della completa concentrazione mentale. Alla fine accese la pipa e, seduto nell'angolo del camino della vecchia locanda del villaggio, parlò lentamente e a caso del suo caso, piuttosto come qualcuno che pensa ad alta voce che come qualcuno che fa una dichiarazione ponderata.

«Una bugia, Watson — una bugia grande, grossa, clamorosa, invadente e intransigente — è quello che ci accoglie sulla soglia! Ecco il nostro punto di partenza. L'intera storia raccontata da Barker è una bugia. Ma la storia di Barker è corroborata dalla Sig.ra Douglas. Pertanto anche lei sta mentendo. Entrambi mentono, e in cospirazione. Quindi ora abbiamo il problema chiaro. Perché stanno mentendo, e qual è la verità che stanno cercando così duramente di nascondere? Proviamo, Watson, tu ed io, se riusciamo ad andare dietro alla bugia e ricostruire la verità.

«Come faccio a sapere che mentono? Perché è una fabbricazione goffa che semplicemente non potrebbe essere vera. Considera! Secondo la storia che ci è stata data, l'assassino aveva meno di un minuto dopo che l'omicidio era stato commesso per prendere quell'anello, che era sotto un altro anello, dal dito dell'uomo morto, per rimettere al suo posto l'altro anello — una cosa che sicuramente non avrebbe mai fatto — e per mettere quella carta singolare accanto alla sua vittima. Dico che questo era ovviamente impossibile.

«Potresti obiettare — ma ho troppo rispetto per il tuo giudizio, Watson, per pensare che lo farai — che l'anello potrebbe essere stato preso prima che l'uomo venisse ucciso. Il fatto che la candela fosse stata accesa solo da poco tempo mostra che non c'era stato alcun lungo colloquio. Era Douglas, da ciò che sentiamo del suo carattere impavido, un uomo che sarebbe stato propenso a cedere la sua fede nuziale con così poco preavviso, o potremmo concepire che la cedesse affatto? No, no, Watson, l'assassino era solo con l'uomo morto per un po' di tempo con la lampada accesa. Di questo non ho alcun dubbio.

«Ma il colpo di pistola è stato apparentemente la causa della morte. Pertanto lo sparo deve essere stato esploso qualche tempo prima di quanto ci è stato detto. Ma non poteva esserci alcun errore su una questione del genere. Siamo in presenza, quindi, di una cospirazione deliberata da parte delle due persone che hanno sentito il colpo di pistola — dell'uomo Barker e della donna Douglas. Quando, oltre a questo, sono in grado di dimostrare che il segno di sangue sul davanzale della finestra è stato deliberatamente messo lì da Barker, al fine di dare un falso indizio alla polizia, ammetterai che il caso diventa oscuro contro di lui.

«Ora dobbiamo chiederci a che ora sia effettivamente avvenuto l'omicidio. Fino alle dieci e mezza i servitori si muovevano per la casa; quindi certamente non è stato prima di quell'ora. Alle undici meno un quarto erano tutti andati nelle loro stanze, ad eccezione di Ames, che era nella dispensa. Ho fatto alcuni esperimenti dopo che ci hai lasciato questo pomeriggio, e ho scoperto che nessun rumore che MacDonald possa fare nello studio può arrivare a me nella dispensa quando le porte sono tutte chiuse.

«È diverso, tuttavia, dalla stanza della governante. Non è così lontano lungo il corridoio, e da lì potevo vagamente sentire una voce quando veniva alzata molto forte. Il suono di un fucile da caccia è in una certa misura attutito quando la scarica è a brevissima distanza, come indubbiamente era in questo caso. Non sarebbe stato molto forte, eppure nel silenzio della notte sarebbe dovuto arrivare facilmente alla stanza della Sig.ra Allen. Lei è, come ci ha detto, un po' sorda; ma ciò nonostante ha menzionato nella sua testimonianza di aver sentito qualcosa come una porta che sbatteva mezz'ora prima che venisse dato l'allarme. Mezz'ora prima che venisse dato l'allarme sarebbero state le undici meno un quarto. Non ho dubbi che ciò che ha sentito fosse il colpo del fucile, e che questo fosse il vero istante dell'omicidio.

«Se è così, ora dobbiamo determinare cosa Barker e la Sig.ra Douglas, presumendo che non siano i veri assassini, avrebbero potuto fare dalle undici meno un quarto, quando il suono dello sparo li ha fatti scendere, fino alle undici e un quarto, quando hanno suonato il campanello e convocato i servitori. Cosa stavano facendo, e perché non hanno dato subito l'allarme? Questa è la domanda che ci sta davanti, e quando avrà avuto risposta avremo sicuramente fatto qualche passo per risolvere il nostro problema.»

«Sono convinto io stesso», dissi, «che ci sia un'intesa tra quelle due persone. Deve essere una creatura senza cuore per sedersi a ridere di qualche battuta a poche ore dall'omicidio di suo marito.»

«Esatto. Non brilla come moglie nemmeno nel suo stesso resoconto di quanto accaduto. Non sono un ammiratore a tutto tondo del genere femminile, come sai, Watson, ma la mia esperienza di vita mi ha insegnato che ci sono poche mogli, che abbiano un qualche riguardo per i loro mariti, che lascerebbero che la parola pronunciata da qualsiasi uomo si frapponesse tra loro e il corpo morto di quel marito. Se mai dovessi sposarmi, Watson, spererei di ispirare a mia moglie un sentimento tale da impedirle di lasciarsi portare via da una governante quando il mio cadavere giaceva a pochi metri da lei. È stata una messa in scena mal riuscita; poiché anche gli investigatori più inesperti dovrebbero rimanere colpiti dall'assenza della solita ululazione femminile. Se non ci fosse stato altro, questo incidente da solo avrebbe suggerito una cospirazione preordinata alla mia mente.»

«Pensi quindi, decisamente, che Barker e la Sig.ra Douglas siano colpevoli dell'omicidio?»

«C'è una spaventosa schiettezza nelle tue domande, Watson», disse Holmes, scuotendo la pipa verso di me. «Mi arrivano addosso come proiettili. Se intendi che la Sig.ra Douglas e Barker conoscono la verità sull'omicidio, e stanno cospirando per nasconderla, allora posso darti una risposta sincera. Sono sicuro di sì. Ma la tua proposizione più letale non è così chiara. Consideriamo per un momento le difficoltà che si frappongono.

«Supporremo che questa coppia sia unita dai legami di un amore colpevole, e che abbiano deciso di sbarazzarsi dell'uomo che si frappone tra loro. È una grande supposizione; poiché un'indagine discreta tra i servitori e altri non è riuscita a corroborarla in alcun modo. Al contrario, c'è una buona quantità di prove che i Douglas fossero molto legati l'uno all'altro.»

«Questo, ne sono sicuro, non può essere vero», dissi, pensando al bellissimo viso sorridente nel giardino.

«Bene, almeno davano quell'impressione. Tuttavia, supporremo che siano una coppia straordinariamente astuta, che inganna chiunque su questo punto, e cospira per uccidere il marito. Succede che lui sia un uomo sopra la cui testa pende qualche pericolo...»

«Abbiamo solo la loro parola per questo.»

Holmes sembrò pensieroso. «Capisco, Watson. Stai delineando una teoria per cui tutto ciò che dicono fin dall'inizio è falso. Secondo la tua idea, non c'è mai stata alcuna minaccia nascosta, o società segreta, o Valle della Paura, o Boss MacQualcosa, o nient'altro. Bene, questa è una buona generalizzazione radicale. Vediamo dove ci porta. Inventano questa teoria per spiegare il crimine. Poi recitano la parte lasciando questa bicicletta nel parco come prova dell'esistenza di qualche estraneo. La macchia sul davanzale trasmette la stessa idea. Così come la carta sul corpo, che potrebbe essere stata preparata in casa. Tutto ciò si adatta alla tua ipotesi, Watson. Ma ora arriviamo ai pezzi sgradevoli, spigolosi e intransigenti che non vogliono andare al loro posto. Perché un fucile a canne mozze, tra tutte le armi, e per di più americano? Come potevano essere così sicuri che il suono di esso non avrebbe attirato qualcuno su di loro? È un puro caso che la Sig.ra Allen non sia uscita a indagare per la porta che sbatteva. Perché la tua coppia colpevole ha fatto tutto questo, Watson?»

«Confesso che non posso spiegarlo.»

«Poi ancora, se una donna e il suo amante cospirano per uccidere un marito, hanno intenzione di pubblicizzare la loro colpevolezza rimuovendo ostentatamente la sua fede nuziale dopo la sua morte? Ti sembra molto probabile, Watson?»

«No, non lo è.»

«E ancora una volta, se il pensiero di lasciare una bicicletta nascosta fuori ti fosse venuto in mente, sarebbe sembrato davvero degno di essere fatto quando il più ottuso dei detective direbbe naturalmente che questo è un evidente depistaggio, dato che la bicicletta è la prima cosa di cui il fuggitivo aveva bisogno per scappare.»

«Non riesco a concepire alcuna spiegazione.»

«Eppure non dovrebbe esserci alcuna combinazione di eventi per la quale l'ingegno dell'uomo non possa concepire una spiegazione. Semplicemente come esercizio mentale, senza alcuna asserzione che sia vero, lasciami indicare una possibile linea di pensiero. È, lo ammetto, pura immaginazione; ma quanto spesso l'immaginazione è la madre della verità?

«Supporremo che ci fosse un segreto colpevole, un segreto davvero vergognoso nella vita di quest'uomo Douglas. Questo porta al suo omicidio da parte di qualcuno che è, supporremo, un vendicatore, qualcuno dall'esterno. Questo vendicatore, per qualche ragione che confesso di essere ancora in difficoltà a spiegare, ha preso la fede nuziale dell'uomo morto. La faida potrebbe concepirevolmente risalire al primo matrimonio dell'uomo, e l'anello essere preso per una qualche ragione simile.

«Prima che questo vendicatore scappasse, Barker e la moglie avevano raggiunto la stanza. L'assassino li ha convinti che qualsiasi tentativo di arrestarlo avrebbe portato alla pubblicazione di qualche orribile scandalo. Sono stati convertiti a questa idea, e hanno preferito lasciarlo andare. A questo scopo probabilmente hanno abbassato il ponte, il che può essere fatto in modo del tutto silenzioso, e poi lo hanno rialzato. Lui è scappato, e per qualche ragione ha pensato di poterlo fare più al sicuro a piedi che sulla bicicletta. Ha quindi lasciato il suo mezzo dove non sarebbe stato scoperto finché non si fosse allontanato al sicuro. Fin qui siamo entro i confini della possibilità, non è vero?»

«Beh, è possibile, senza dubbio», dissi, con una certa riserva.

«Dobbiamo ricordare, Watson, che qualunque cosa sia accaduta è certamente qualcosa di molto straordinario. Bene, ora, per continuare il nostro caso suppositizio, la coppia — non necessariamente una coppia colpevole — si rende conto dopo che l'assassino se n'è andato di essersi messa in una posizione in cui potrebbe essere difficile per loro dimostrare di non aver compiuto loro stessi l'atto o di non esserne stati complici. Hanno affrontato rapidamente e piuttosto goffamente la situazione. Il segno è stato messo dalla pantofola macchiata di sangue di Barker sul davanzale della finestra per suggerire come il fuggitivo sia scappato. Ovviamente erano i due che devono aver sentito il suono del fucile; quindi hanno dato l'allarme esattamente come avrebbero fatto, ma una buona mezz'ora dopo l'evento.»

«E come ti proponi di dimostrare tutto questo?»

«Bene, se ci fosse un estraneo, potrebbe essere rintracciato e preso. Quella sarebbe la più efficace di tutte le prove. Ma se no — beh, le risorse della scienza sono ben lungi dall'essere esaurite. Penso che una serata da solo in quello studio mi aiuterebbe molto.»

«Una serata da solo!»

«Mi propongo di andarci tra poco. L'ho organizzato con l'estimabile Ames, che non è affatto convinto riguardo a Barker. Mi siederò in quella stanza e vedrò se la sua atmosfera mi porta ispirazione. Credo nel *genius loci*. Tu sorridi, amico Watson. Bene, vedremo. A proposito, hai quel tuo grande ombrello, vero?»

«È qui.»

«Bene, lo prenderò in prestito se posso.»

«Certamente — ma che arma miserabile! Se c'è pericolo...»

«Nulla di grave, mio caro Watson, altrimenti chiederei certamente la tua assistenza. Ma prenderò l'ombrello. Al momento sto solo aspettando il ritorno dei nostri colleghi da Tunbridge Wells, dove sono attualmente impegnati a cercare un probabile proprietario per la bicicletta.»

Era calata la notte prima che l'Ispettore MacDonald e White Mason tornassero dalla loro spedizione, e arrivarono esultanti, riferendo un grande progresso nella nostra indagine.

«Amico, ammetterò che avevo i miei dubbi sul fatto che ci fosse mai stato un estraneo», disse MacDonald, «ma tutto ciò è passato ormai. Abbiamo fatto identificare la bicicletta, e abbiamo una descrizione del nostro uomo; quindi questo è un lungo passo nel nostro viaggio.»

«Mi sembra l'inizio della fine», disse Holmes. «Sono sicuro che mi congratulo con entrambi con tutto il cuore.»

«Bene, ho iniziato dal fatto che il Sig. Douglas era sembrato turbato sin dal giorno prima, quando era stato a Tunbridge Wells. È stato a Tunbridge Wells, quindi, che era diventato consapevole di qualche pericolo. Era chiaro, pertanto, che se un uomo fosse arrivato con una bicicletta, era da Tunbridge Wells che ci si poteva aspettare che fosse venuto. Abbiamo portato la bicicletta con noi e l'abbiamo mostrata negli alberghi. È stata identificata immediatamente dal gestore dell'Eagle Commercial come appartenente a un uomo di nome Hargrave, che aveva preso una stanza lì due giorni prima. Questa bicicletta e una piccola valigia erano tutti i suoi averi. Aveva registrato il suo nome come proveniente da Londra, ma non aveva dato alcun indirizzo. La valigia era di fattura londinese, e il contenuto era britannico; ma l'uomo stesso era indubbiamente un americano.»

«Bene, bene», disse Holmes allegramente, «avete davvero fatto un lavoro solido mentre io ero seduto a tessere teorie con il mio amico! È una lezione sull'essere pratici, Sig. Mac.»

«Sì, è proprio così, Sig. Holmes», disse l'ispettore con soddisfazione.

«Ma tutto questo potrebbe adattarsi alle tue teorie», osservai.

«Può darsi o meno. Ma sentiamo la fine, Sig. Mac. Non c'era nulla per identificare quest'uomo?»

«Così poco che era evidente che si fosse premurato con attenzione contro l'identificazione. Non c'erano documenti o lettere, e nessun segno sui vestiti. Una mappa ciclistica della contea giaceva sul tavolo della sua camera da letto. Aveva lasciato l'albergo dopo la colazione ieri mattina sulla sua bicicletta, e non si è saputo più nulla di lui fino alle nostre indagini.»

«Questo è ciò che mi sconcerta, Sig. Holmes», disse White Mason. «Se il tipo non voleva che si alzasse il grido contro di lui, si immaginerebbe che sarebbe tornato e sarebbe rimasto all'albergo come un turista innocuo. Così com'è, deve sapere che sarà segnalato alla polizia dal gestore dell'albergo e che la sua scomparsa sarà collegata all'omicidio.»

«Così si immaginerebbe. Tuttavia, è stato giustificato dalla sua saggezza fino ad oggi, almeno, dato che non è stato preso. Ma la sua descrizione — che mi dici di quella?»

MacDonald fece riferimento al suo taccuino. «Ecco qui, per quanto hanno potuto darcela. Non sembrano aver fatto molto caso a lui; ma comunque il portiere, l'impiegato e la cameriera sono tutti d'accordo che questo copre più o meno i punti. Era un uomo di circa cinque piedi e nove pollici di altezza, cinquant'anni circa, capelli leggermente brizzolati, baffi grigiastri, naso curvo, e un viso che tutti loro hanno descritto come feroce e proibitivo.»

«Bene, a parte l'espressione, quella potrebbe quasi essere una descrizione di Douglas stesso», disse Holmes. «Ha appena superato i cinquanta, con capelli e baffi brizzolati, e circa la stessa altezza. Avete ottenuto qualcos'altro?»

«Era vestito con un pesante completo grigio con una giacca da marinaio, e indossava un soprabito giallo corto e un berretto morbido.»

«Che mi dici del fucile da caccia?»

«È lungo meno di due piedi. Sarebbe potuto entrare benissimo nella sua valigia. Avrebbe potuto portarlo dentro il suo soprabito senza difficoltà.»

«E come consideri che tutto questo influisca sul caso generale?»

«Beh, signor Holmes», disse MacDonald, «quando avremo preso il nostro uomo – e può star certo che ho fatto diffondere la sua descrizione via telegrafo entro cinque minuti dal momento in cui l'ho avuta – saremo in grado di giudicare meglio. Ma, anche così com'è, abbiamo certamente fatto molta strada. Sappiamo che un americano che si faceva chiamare Hargrave è arrivato a Tunbridge Wells due giorni fa con una bicicletta e una valigia. In quest'ultima c'era un fucile a canne mozze; dunque è venuto con il deliberato intento di commettere un crimine. Ieri mattina è partito per questo posto in bicicletta, con il fucile nascosto nel soprabito. Nessuno lo ha visto arrivare, per quanto siamo riusciti a sapere; ma non aveva bisogno di passare per il villaggio per raggiungere i cancelli del parco, e ci sono molti ciclisti sulla strada. Presumibilmente ha subito nascosto la bicicletta tra gli allori dove è stata trovata, e forse è rimasto appostato lì lui stesso, tenendo d'occhio la casa, in attesa che il signor Douglas uscisse. Il fucile da caccia è un'arma strana da usare all'interno di una casa; ma lui aveva intenzione di usarlo all'esterno, e lì presenta vantaggi molto evidenti, poiché sarebbe stato impossibile mancare il bersaglio, e il rumore degli spari è così comune in una zona di caccia inglese che nessuno vi avrebbe fatto caso.»

«È tutto molto chiaro», disse Holmes.

«Beh, il signor Douglas non è apparso. Che cosa doveva fare poi? Ha lasciato la bicicletta e si è avvicinato alla casa al crepuscolo. Ha trovato il ponte abbassato e nessuno nei paraggi. Ha tentato la fortuna, con l'intenzione, senza dubbio, di inventare qualche scusa se avesse incontrato qualcuno. Non ha incontrato nessuno. Si è intrufolato nella prima stanza che ha visto e si è nascosto dietro la tenda. Da lì ha potuto vedere il ponte levatoio sollevarsi, e ha capito che la sua unica via di fuga era attraverso il fossato. Ha aspettato fino alle undici e un quarto, quando il signor Douglas, durante il suo solito giro notturno, è entrato nella stanza. Gli ha sparato ed è fuggito, come concordato. Era consapevole che la bicicletta sarebbe stata descritta dalla gente dell'albergo e sarebbe stata un indizio contro di lui; così l'ha lasciata lì e si è diretto con altri mezzi a Londra o in qualche sicuro nascondiglio che aveva già predisposto. Che ne dice, signor Holmes?»

«Beh, signor Mac, è tutto molto bello e molto chiaro fin dove arriva. Questa è la sua parte della storia. La mia è che il crimine sia stato commesso mezz'ora prima di quanto riportato; che la signora Douglas e Barker siano entrambi in combutta per nascondere qualcosa; che abbiano favorito la fuga dell'assassino – o almeno che abbiano raggiunto la stanza prima che lui fuggisse – e che abbiano fabbricato le prove della sua fuga attraverso la finestra, mentre con ogni probabilità sono stati loro stessi a lasciarlo andare abbassando il ponte. Questa è la mia lettura della prima metà.»

I due detective scossero il capo.

«Beh, signor Holmes, se questo è vero, non facciamo che saltare da un mistero all'altro», disse l'ispettore di Londra.

«E per certi versi uno peggiore», aggiunse White Mason. «La signora non è mai stata in America in tutta la sua vita. Quale possibile legame potrebbe avere con un assassino americano tale da spingerla a proteggerlo?»

«Ammetto liberamente le difficoltà», disse Holmes. «Mi propongo di fare una piccola indagine per conto mio questa notte, ed è proprio possibile che possa contribuire in qualche modo alla causa comune.»

«Possiamo aiutarla, signor Holmes?»

«No, no! L'oscurità e l'ombrello del dottor Watson: le mie necessità sono semplici. E Ames, il fedele Ames, senza dubbio farà un'eccezione per me. Tutte le mie linee di pensiero mi riportano invariabilmente all'unica domanda fondamentale: perché un uomo atletico dovrebbe sviluppare il suo fisico con uno strumento così innaturale come un singolo manubrio?»

Era notte fonda quando Holmes tornò dalla sua escursione solitaria. Dormimmo in una stanza a due letti, che era il meglio che la piccola locanda di campagna potesse offrirci. Ero già addormentato quando fui parzialmente svegliato dal suo ingresso.

«Beh, Holmes», mormorai, «hai scoperto qualcosa?»

Rimase accanto a me in silenzio, con la candela in mano. Poi la figura alta e magra si inclinò verso di me. «Dì, Watson», sussurrò, «avresti paura di dormire nella stessa stanza con un pazzo, un uomo con un rammollimento cerebrale, un idiota la cui mente ha perso il controllo?»

«Niente affatto», risposi stupito.

«Ah, è una fortuna», disse, e non aggiunse un'altra parola per quella notte.

Capitolo VII La Soluzione

La mattina dopo, dopo la colazione, trovammo l'ispettore MacDonald e White Mason seduti in stretta consultazione nel piccolo salotto del sergente di polizia locale. Sul tavolo davanti a loro erano ammucchiate diverse lettere e telegrammi, che stavano accuratamente smistando e archiviando. Tre erano stati messi da parte.

«Ancora sulle tracce dell'inafferrabile ciclista?» chiese Holmes allegramente. «Quali sono le ultime notizie sul mascalzone?»

MacDonald indicò con aria afflitta il suo mucchio di corrispondenza.

«Al momento è stato segnalato da Leicester, Nottingham, Southampton, Derby, East Ham, Richmond e altri quattordici posti. In tre di questi – East Ham, Leicester e Liverpool – c'è un caso chiaro contro di lui, ed è stato effettivamente arrestato. Il paese sembra essere pieno di fuggitivi con giacche gialle.»

«Cielo!» disse Holmes con partecipazione. «Ora, signor Mac e lei, signor White Mason, desidero darvi un consiglio molto serio. Quando ho intrapreso questo caso con voi, ho pattuito, come senza dubbio ricorderete, che non vi avrei presentato teorie semidimostrate, ma che avrei conservato ed elaborato le mie idee finché non mi fossi convinto che fossero corrette. Per questo motivo, in questo momento, non vi sto dicendo tutto ciò che ho in mente. D'altra parte, ho detto che avrei giocato lealmente con voi, e non credo sia un gioco leale permettervi di sprecare le vostre energie per un momento di troppo in un compito infruttuoso. Perciò sono qui per consigliarvi questa mattina, e il mio consiglio si riassume in tre parole: abbandonate il caso.»

MacDonald e White Mason fissarono con stupore il loro celebre collega.

«Lei lo considera senza speranza!» esclamò l'ispettore.

«Considero il vostro caso senza speranza. Non considero che sia senza speranza arrivare alla verità.»

«Ma questo ciclista. Non è un'invenzione. Abbiamo la sua descrizione, la sua valigia, la sua bicicletta. Quel tizio deve pur essere da qualche parte. Perché non dovremmo prenderlo?»

«Sì, sì, senza dubbio è da qualche parte, e senza dubbio lo prenderemo; ma non vorrei che sprecaste le vostre energie a East Ham o a Liverpool. Sono certo che possiamo trovare qualche scorciatoia per arrivare al risultato.»

«Lei ci sta nascondendo qualcosa. Non è molto corretto da parte sua, signor Holmes.» L'ispettore era infastidito.

«Conoscete i miei metodi di lavoro, signor Mac. Ma lo terrò per me per il minor tempo possibile. Desidero solo verificare i miei dettagli in un modo, cosa che si può fare molto facilmente, e poi farò il mio inchino e tornerò a Londra, lasciando i miei risultati interamente al vostro servizio. Vi devo troppo per agire diversamente; poiché in tutta la mia esperienza non riesco a ricordare alcuno studio più singolare e interessante.»

«Questo va ben oltre la mia comprensione, signor Holmes. L'abbiamo vista quando siamo tornati da Tunbridge Wells ieri sera, ed era sostanzialmente d'accordo con i nostri risultati. Cosa è successo da allora per darle un'idea completamente nuova del caso?»

«Beh, visto che me lo chiede, ho trascorso, come le avevo detto che avrei fatto, alcune ore ieri sera al Manor House.»

«Beh, cosa è successo?»

«Ah, per il momento posso darle solo una risposta molto generica. A proposito, ho letto un breve ma chiaro e interessante resoconto sul vecchio edificio, acquistabile alla modica somma di un penny dal tabaccaio locale.»

Qui Holmes estrasse dalla tasca del panciotto un piccolo opuscolo, impreziosito da una rozza incisione dell'antico Manor House.

«Aumenta immensamente il gusto di un'indagine, mio caro signor Mac, quando si è in consapevole sintonia con l'atmosfera storica dei luoghi che ci circondano. Non si mostri così impaziente; perché le assicuro che anche un resoconto così scarno come questo suscita una sorta di immagine del passato nella mente. Mi permetta di dargliene un esempio. "Eretto nel quinto anno del regno di Giacomo I, e situato sul sito di un edificio molto più antico, il Manor House di Birlstone rappresenta uno dei più bei esempi sopravvissuti di residenza giacobiana circondata da fossato –"»

«Ci sta prendendo in giro, signor Holmes!»

«Via, via, signor Mac! – il primo segno di nervosismo che noto in lei. Bene, non lo leggerò parola per parola, visto che è così suscettibile sull'argomento. Ma quando le dico che c'è un resoconto della presa del luogo da parte di un colonnello parlamentare nel 1644, del nascondiglio di Carlo per diversi giorni nel corso della Guerra Civile, e infine di una visita lì da parte di Giorgio II, ammetterà che ci sono svariate associazioni di interesse collegate a questa antica dimora.»

«Non ne dubito, signor Holmes; ma non sono affari nostri.»

«Non lo sono? Non lo sono? L'ampiezza di vedute, mio caro signor Mac, è uno degli elementi essenziali della nostra professione. L'interazione delle idee e gli usi obliqui della conoscenza sono spesso di straordinario interesse. Scuserà queste osservazioni da parte di uno che, sebbene sia un mero intenditore di crimini, è comunque un po' più vecchio e forse più esperto di lei.»

«Sono il primo ad ammetterlo», disse il detective cordialmente. «Lei arriva al punto, lo ammetto; ma ha un modo così maledettamente tortuoso di farlo.»

«Beh, bene, lascerò perdere la storia passata e passerò ai fatti odierni. Sono passato ieri sera, come ho già detto, al Manor House. Non ho visto né Barker né la signora Douglas. Non ho visto la necessità di disturbarli; ma mi ha fatto piacere sentire che la signora non era visibilmente afflitta e che aveva consumato un'eccellente cena. La mia visita è stata fatta appositamente per il buon signor Ames, con il quale ho scambiato alcune cortesie, che sono culminate nel fatto che mi ha permesso, senza fare riferimento a nessun altro, di sedermi solo per un po' nello studio.»

«Cosa! Con quello?» esclamai.

«No, no, ora è tutto in ordine. Ha dato il permesso per quello, signor Mac, come sono stato informato. La stanza era nel suo stato normale, e lì ho trascorso un istruttivo quarto d'ora.»

«Cosa stava facendo?»

«Beh, per non fare un mistero di una faccenda così semplice, stavo cercando il manubrio mancante. Ha sempre avuto un peso notevole nella mia valutazione del caso. Ho finito per trovarlo.»

«Dove?»

«Ah, qui arriviamo ai confini dell'inesplorato. Mi lasci andare un po' oltre, ancora un pochino, e le prometterò che condividerà tutto ciò che so.»

«Beh, siamo obbligati ad accettare le sue condizioni», disse l'ispettore; «ma quando si arriva a dirci di abbandonare il caso... perché in nome del cielo dovremmo abbandonare il caso?»

«Per la semplice ragione, mio caro signor Mac, che lei non ha la minima idea di cosa stia indagando.»

«Stiamo indagando sull'omicidio del signor John Douglas di Birlstone Manor.»

«Sì, sì, è così. Ma non si preoccupi di rintracciare il misterioso gentiluomo sulla bicicletta. Le assicuro che non la aiuterà.»

«Allora cosa ci suggerisce di fare?»

«Le dirò esattamente cosa fare, se lei lo farà.»

«Beh, devo dire che ho sempre trovato che ci fosse una ragione dietro tutti i suoi modi stravaganti. Farò quello che consiglia.»

«E lei, signor White Mason?»

Il detective di campagna guardò impotente dall'uno all'altro. Holmes e i suoi metodi erano nuovi per lui. «Beh, se va bene per l'ispettore, va bene anche per me», disse alla fine.

«Ottimo!» disse Holmes. «Bene, allora, consiglierei una bella e allegra passeggiata in campagna per entrambi. Mi dicono che la vista dal Birlstone Ridge sul Weald sia davvero notevole. Senza dubbio si potrebbe pranzare in qualche locanda adatta; sebbene la mia ignoranza del luogo mi impedisca di consigliarne una. La sera, stanchi ma felici –»

«Uomo, questo sta superando il limite dello scherzo!» esclamò MacDonald, alzandosi con rabbia dalla sedia.

«Beh, bene, passate la giornata come volete», disse Holmes, dandogli un'amichevole pacca sulla spalla. «Fate quello che volete e andate dove volete, ma incontratemi qui prima del tramonto senza fallo – senza fallo, signor Mac.»

«Questo suona più sensato.»

«Era tutto un ottimo consiglio; ma non insisto, purché siate qui quando avrò bisogno di voi. Ma ora, prima di lasciarci, voglio che scriviate una nota al signor Barker.»

«Bene?»

«La detterò io, se volete. Pronto?

"CARO SIGNORE. – Mi è venuto in mente che sia nostro dovere prosciugare il fossato, nella speranza di poter trovare qualche –"»

«È impossibile», disse l'ispettore. «Ho fatto delle ricerche.»

«Via, via! Mio caro signore, per favore faccia quello che le chiedo.»

«Beh, continui.»

«"– nella speranza di poter trovare qualcosa che possa avere attinenza con la nostra indagine. Ho preso accordi e gli operai saranno al lavoro domani mattina presto per deviare il ruscello –"»

«Impossibile!»

«"– deviare il ruscello; quindi ho pensato fosse meglio spiegare la faccenda in anticipo."

Ora firmi quello, e lo faccia recapitare a mano verso le quattro. A quell'ora ci incontreremo di nuovo in questa stanza. Fino ad allora potremo fare ciascuno quello che vogliamo; poiché vi posso assicurare che questa indagine è arrivata a una pausa definitiva.»

La sera stava calando quando ci siamo riuniti. Holmes era molto serio nei modi, io curioso, e i detective palesemente critici e infastiditi.

«Beh, signori», disse il mio amico con gravità, «vi sto chiedendo ora di mettere tutto alla prova con me, e giudicherete voi stessi se le osservazioni che ho fatto giustificano le conclusioni a cui sono giunto. È una serata fredda, e non so quanto potrà durare la nostra spedizione; quindi vi prego di indossare i vostri cappotti più pesanti. È di primaria importanza che siamo ai nostri posti prima che faccia buio; quindi, con il vostro permesso, inizieremo subito.»

Passammo lungo i confini esterni del parco del Manor House finché non arrivammo in un punto dove c'era un'apertura nelle recinzioni. Attraverso questa ci intrufolammo, e poi, nell'oscurità che avanzava, seguimmo Holmes finché non raggiungemmo un boschetto che si trova quasi di fronte alla porta principale e al ponte levatoio. Quest'ultimo non era stato sollevato. Holmes si accovacciò dietro lo schermo di allori, e tutti e tre seguimmo il suo esempio.

«Beh, cosa dobbiamo fare ora?» chiese MacDonald con una certa asprezza.

«Pazientare e fare meno rumore possibile», rispose Holmes.

«Per cosa siamo qui, dopotutto? Credo davvero che potrebbe trattarci con più franchezza.»

Holmes rise. «Watson insiste nel dire che sono il drammaturgo della vita reale», disse. «Qualche tocco d'artista scaturisce dentro di me, e invoca insistentemente una rappresentazione ben messa in scena. Sicuramente la nostra professione, signor Mac, sarebbe arida e sordida se non allestissimo talvolta la scena in modo da glorificare i nostri risultati. L'accusa schietta, il brutale colpo sulla spalla: cosa si può trarre da un simile epilogo? Ma la rapida deduzione, la trappola sottile, la previsione intelligente degli eventi futuri, il trionfante riconoscimento di audaci teorie: non sono forse questi l'orgoglio e la giustificazione del nostro lavoro di una vita? In questo momento, voi fremete per il fascino della situazione e l'attesa della caccia. Dove sarebbe quel brivido se fossi stato preciso come un orario ferroviario? Chiedo solo un po' di pazienza, signor Mac, e tutto vi sarà chiaro.»

«Beh, spero che l'orgoglio e la giustificazione e tutto il resto arrivino prima che moriamo tutti di freddo», disse il detective londinese con comica rassegnazione.

Avevamo tutti buone ragioni per unirci all'auspicio; perché la nostra veglia fu lunga e amara. Lentamente le ombre si scurirono sul lungo e tetro volto della vecchia casa. Un freddo e umido fetore proveniente dal fossato ci gelò fino alle ossa e ci fece battere i denti. C'era un'unica lampada sopra l'ingresso e un globo di luce costante nel fatale studio. Tutto il resto era buio e immobile.

«Quanto durerà ancora?» chiese finalmente l'ispettore. «E cosa stiamo aspettando?»

«Non ne ho più idea di voi di quanto durerà ancora», rispose Holmes con un po' di asprezza. «Se i criminali programmassero sempre i loro movimenti come i treni, sarebbe certamente più comodo per tutti noi. Per quanto riguarda ciò che noi... Beh, è proprio quello che stiamo aspettando!»

Mentre parlava, la luce gialla e brillante dello studio fu oscurata da qualcuno che passava avanti e indietro davanti ad essa. Gli allori tra i quali eravamo sdraiati erano esattamente di fronte alla finestra e non a più di trenta metri di distanza. Poco dopo fu spalancata con uno stridore di cardini, e potemmo scorgere vagamente il profilo scuro della testa e delle spalle di un uomo che guardava nell'oscurità. Per alcuni minuti scrutò fuori in modo furtivo e furtivo, come chi desidera assicurarsi di non essere osservato. Poi si sporse in avanti, e nel silenzio intenso udimmo il lieve sciabordio di acqua agitata. Sembrava che stesse rimestando il fossato con qualcosa che teneva in mano. Poi, improvvisamente, tirò su qualcosa come un pescatore che porta a riva un pesce: un grande oggetto rotondo che oscurò la luce mentre veniva trascinato attraverso l'apertura della finestra.

«Ora!» gridò Holmes. «Ora!»

Eravamo tutti in piedi, barcollando dietro di lui con gli arti irrigiditi, mentre lui correva velocemente attraverso il ponte e suonava violentemente il campanello. Si sentì il raschiare dei chiavistelli dall'altra parte, e l'attonito Ames apparve all'ingresso. Holmes lo scostò senza una parola e, seguito da tutti noi, si precipitò nella stanza che era stata occupata dall'uomo che avevamo osservato.

La lampada a olio sul tavolo rappresentava il bagliore che avevamo visto da fuori. Ora era nelle mani di Cecil Barker, che la teneva verso di noi mentre entravamo. La sua luce brillava sul suo volto forte, risoluto, ben rasato e sui suoi occhi minacciosi.

«Che diavolo significa tutto questo?» gridò. «Cosa state cercando, comunque?»

Holmes diede una rapida occhiata in giro, poi si avventò su un fagotto zuppo legato con una corda che giaceva dove era stato spinto sotto il tavolo da scrittura.

«Questo è ciò che cerchiamo, signor Barker: questo fagotto, appesantito da un manubrio, che ha appena tirato su dal fondo del fossato.»

Barker fissò Holmes con stupore in volto. «Come diavolo ha fatto a sapere qualcosa al riguardo?» chiese.

«Semplicemente perché l'ho messo io lì.»

«L'ha messo lei! Lei!»

«Forse avrei dovuto dire "rimesso lì"», disse Holmes. «Ricorderà, ispettore MacDonald, che rimasi alquanto colpito dall'assenza di un manubrio. Ho richiamato la sua attenzione su questo fatto; ma con la pressione di altri eventi, lei non ha avuto quasi il tempo di dargli la considerazione che le avrebbe permesso di trarne deduzioni. Quando l'acqua è vicina e manca un peso, non è un'ipotesi molto azzardata che qualcosa sia stato affondato nell'acqua. L'idea valeva almeno la pena di essere verificata; così, con l'aiuto di Ames, che mi ha fatto entrare nella stanza, e con il manico dell'ombrello del dottor Watson, sono stato in grado ieri sera di ripescare e ispezionare questo fagotto.

Era di primaria importanza, tuttavia, essere in grado di dimostrare chi lo avesse messo lì. L'abbiamo ottenuto con il dispositivo molto ovvio di annunciare che il fossato sarebbe stato prosciugato domani, il che ha avuto, naturalmente, l'effetto che chiunque avesse nascosto il fagotto lo avrebbe sicuramente recuperato nel momento in cui l'oscurità gliene avesse dato la possibilità. Abbiamo non meno di quattro testimoni su chi sia stato ad approfittare dell'occasione, e quindi, signor Barker, penso che ora la parola spetti a lei.»

Sherlock Holmes depose il fagotto inzuppato sul tavolo accanto alla lampada e sciolse la corda che lo legava. Dall'interno estrasse un manubrio, che gettò accanto al suo compagno nell'angolo. Poi tirò fuori un paio di stivali. «Americani, come potete notare», osservò, indicando le punte. Quindi depose sul tavolo un coltello lungo, letale e con il fodero. Infine sciolse un involto di vestiti, che comprendeva un completo di biancheria intima, calzini, un abito di tweed grigio e un corto soprabito giallo.

«I vestiti sono comuni», osservò Holmes, «tranne il soprabito, che è pieno di dettagli suggestivi.» Lo tenne teneramente verso la luce. «Qui, come potete vedere, la tasca interna è prolungata nella fodera in modo tale da dare ampio spazio al fucile da caccia accorciato. L'etichetta del sarto è sul collo: “Neal, Outfitter, Vermissa, U.S.A.”. Ho trascorso un pomeriggio istruttivo nella biblioteca del rettore e ho ampliato le mie conoscenze aggiungendo il fatto che Vermissa è una fiorente cittadina al vertice di una delle più note valli del carbone e del ferro negli Stati Uniti. Ho qualche ricordo, signor Barker, che lei abbia associato i distretti carboniferi alla prima moglie del signor Douglas, e non sarebbe certo un'inferenza troppo azzardata pensare che le V.V. sul biglietto accanto al cadavere possano stare per Vermissa Valley, o che questa stessa valle che genera emissari di morte possa essere quella Valle della Paura di cui abbiamo sentito parlare. Fin qui tutto abbastanza chiaro. E ora, signor Barker, mi sembra di essere d'intralcio alla sua spiegazione.»

Era uno spettacolo vedere l'espressivo volto di Cecil Barker durante questa esposizione del grande investigatore. Rabbia, stupore, costernazione e indecisione vi si susseguirono. Alla fine si rifugiò in un'ironia piuttosto acre.

«Ne sa così tante, signor Holmes, forse farebbe meglio a raccontarcene altre», disse con disprezzo.

«Non ho dubbi che potrei raccontarle molto altro, signor Barker; ma verrebbe con maggiore grazia da parte sua.»

«Oh, la pensa così, vero? Bene, tutto ciò che posso dire è che se c'è qualche segreto qui, non è il mio segreto, e non sono l'uomo adatto a svelarlo.»

«Bene, se prende questa strada, signor Barker», disse l'ispettore con calma, «dobbiamo semplicemente tenerla d'occhio finché non avremo il mandato e potremo trattenerla.»

«Può fare ciò che diavolo vuole al riguardo», disse Barker con aria di sfida.

Il procedimento sembrava essere giunto a una conclusione definitiva per quanto lo riguardava; poiché bastava guardare quel volto di granito per rendersi conto che nessuna peine forte et dure lo avrebbe mai costretto a dichiararsi contro la sua volontà. Lo stallo fu rotto, tuttavia, da una voce femminile. La signora Douglas era rimasta ad ascoltare alla porta socchiusa e ora entrò nella stanza.

«Hai fatto abbastanza per ora, Cecil», disse lei. «Qualunque cosa accada in futuro, hai fatto abbastanza.»

«Abbastanza e più che abbastanza», osservò Sherlock Holmes gravemente. «Ho la massima comprensione per lei, signora, e la esorto caldamente ad avere fiducia nel buon senso della nostra giurisdizione e a prendere la polizia volontariamente nella sua completa confidenza. Può darsi che io stesso sia in colpa per non aver dato seguito al suggerimento che mi ha trasmesso tramite il mio amico, il dottor Watson; ma, a quel tempo, avevo ogni ragione di credere che lei fosse direttamente coinvolta nel crimine. Ora sono certo che non è così. Allo stesso tempo, c'è molto che non è spiegato, e raccomanderei vivamente che lei chieda al signor Douglas di raccontarci la sua storia.»

La signora Douglas lanciò un grido di stupore alle parole di Holmes. Gli investigatori e io dobbiamo averlo fatto eco, quando ci accorgemmo di un uomo che sembrava essere emerso dalla parete, che avanzava ora dall'oscurità dell'angolo in cui era apparso. La signora Douglas si voltò e in un istante le sue braccia erano intorno a lui. Barker gli aveva afferrato la mano tesa.

«È meglio così, Jack», ripeté sua moglie; «sono sicura che è meglio.»

«Davvero sì, signor Douglas», disse Sherlock Holmes, «sono certo che troverà che è la cosa migliore.»

L'uomo stava lì a sbattere le palpebre verso di noi con l'aria stordita di chi viene dall'oscurità alla luce. Era un volto notevole, audaci occhi grigi, un paio di baffi brizzolati, forti e tagliati corti, un mento quadrato e sporgente e una bocca umoristica. Diede una buona occhiata a tutti noi, e poi con mio stupore si avvicinò a me e mi porse un pacco di fogli.

«Ho sentito parlare di lei», disse con una voce che non era del tutto inglese e non del tutto americana, ma era nel complesso melodiosa e piacevole. «Lei è lo storico di questa banda. Bene, dottor Watson, non ha mai avuto una storia del genere tra le mani prima d'ora, e ci scommetto l'ultimo dollaro. La racconti a modo suo; ma ecco i fatti, e non può mancare il pubblico finché ha quelli. Sono rimasto rinchiuso due giorni, e ho passato le ore di luce — quanta più luce potevo avere in quella trappola per topi — a mettere la cosa in parole. Sono a sua disposizione, per lei e per il suo pubblico. Ecco la storia della Valle della Paura.»

«Quello è il passato, signor Douglas», disse Sherlock Holmes con calma. «Ciò che desideriamo ora è ascoltare la sua storia del presente.»

«L'avrete, signore», disse Douglas. «Posso fumare mentre parlo? Bene, grazie, signor Holmes. È un fumatore anche lei, se ricordo bene, e indovinerà cosa significhi stare seduto per due giorni con il tabacco in tasca e la paura che l'odore mi tradisca.» Si appoggiò alla mensola del camino e aspirò il sigaro che Holmes gli aveva porto. «Ho sentito parlare di lei, signor Holmes. Non avrei mai indovinato che l'avrei incontrata. Ma prima di finire con quello», fece un cenno verso i miei fogli, «dirà che le ho portato qualcosa di fresco.»

L'ispettore MacDonald fissava il nuovo arrivato con il massimo stupore. «Bene, questo mi batte davvero!» gridò alla fine. «Se lei è il signor John Douglas di Birlstone Manor, allora di chi è la morte che abbiamo indagato per questi due giorni, e da dove diavolo è saltato fuori ora? Mi è sembrato che uscisse dal pavimento come un diavolo a molla.»

«Ah, signor Mac», disse Holmes, scuotendo un dito ammonitore, «lei non ha letto quell'eccellente compilazione locale che descriveva il nascondiglio del re Carlo. La gente non si nascondeva in quei giorni senza eccellenti nascondigli, e il nascondiglio che è stato usato una volta può esserlo di nuovo. Mi ero convinto che avremmo trovato il signor Douglas sotto questo tetto.»

«E da quanto tempo ci gioca questo scherzo, signor Holmes?» disse l'ispettore con rabbia. «Da quanto tempo ci ha permesso di sprecarci in una ricerca che sapeva essere assurda?»

«Non un istante, mio caro signor Mac. Solo ieri sera ho formato le mie opinioni sul caso. Poiché non potevano essere provate fino a stasera, ho invitato lei e il suo collega a prendervi una giornata di vacanza. Mi dica, cos'altro avrei potuto fare? Quando ho trovato l'abito nel fossato, mi è diventato subito evidente che il corpo che avevamo trovato non poteva essere affatto il corpo del signor John Douglas, ma doveva essere quello del ciclista di Tunbridge Wells. Nessun'altra conclusione era possibile. Pertanto ho dovuto determinare dove potesse essere il signor John Douglas stesso, e l'equilibrio delle probabilità era che, con la complicità della moglie e dell'amico, fosse nascosto in una casa che aveva tali comodità per un fuggitivo, in attesa di tempi più tranquilli in cui avrebbe potuto fare la sua fuga finale.»

«Bene, l'ha capito quasi bene», disse Douglas con approvazione. «Pensavo di schivare la vostra legge britannica; perché non ero sicuro di come fossi messo sotto di essa, e inoltre ho visto la mia occasione per sviare questi segugi una volta per tutte dalla mia pista. Le dirò, dall'inizio alla fine non ho fatto nulla di cui vergognarmi, e nulla che non rifarei; ma giudicherete voi stessi quando vi racconterò la mia storia. Non si preoccupi di avvertirmi, ispettore: sono pronto a sostenere la verità.

«Non ho intenzione di cominciare dall'inizio. È tutto lì», indicò il mio pacco di fogli, «e troverà che è una storia molto strana. Tutto si riduce a questo: che ci sono alcuni uomini che hanno buoni motivi per odiarmi e che darebbero il loro ultimo dollaro per sapere di avermi preso. Finché sono vivo e loro sono vivi, non c'è sicurezza in questo mondo per me. Mi hanno cacciato da Chicago alla California, poi mi hanno inseguito fuori dall'America; ma quando mi sono sposato e mi sono stabilito in questo posto tranquillo pensavo che i miei ultimi anni sarebbero stati tranquilli.

«Non ho mai spiegato a mia moglie come stavano le cose. Perché avrei dovuto trascinarla dentro? Non avrebbe mai più avuto un momento di pace; ma avrebbe sempre immaginato guai. Immagino che sapesse qualcosa, perché potrei aver lasciato cadere una parola qua o là; ma fino a ieri, dopo che voi signori l'avete vista, non ha mai saputo come stessero veramente le cose. Vi ha detto tutto ciò che sapeva, e così ha fatto Barker qui; perché la notte in cui è successo, c'era ben poco tempo per le spiegazioni. Ora sa tutto, e sarei stato un uomo più saggio se glielo avessi detto prima. Ma era una questione difficile, cara», le prese la mano per un istante nella sua, «e ho agito per il meglio.

«Bene, signori, il giorno prima di questi avvenimenti ero a Tunbridge Wells, e ho intravisto un uomo per strada. È stato solo un attimo; ma ho un occhio veloce per queste cose, e non ho mai dubitato di chi fosse. Era il peggior nemico che avessi tra tutti loro, uno che mi ha seguito come un lupo affamato dopo un caribù per tutti questi anni. Sapevo che stavano arrivando guai, e sono tornato a casa e mi sono preparato. Ho pensato che avrei combattuto bene da solo, la mia fortuna era un proverbio negli Stati Uniti intorno al '76. Non ho mai dubitato che sarebbe stata ancora con me.

«Sono stato in guardia per tutto il giorno successivo, e non sono mai uscito nel parco. È stato meglio così, altrimenti mi avrebbe sorpreso con quel suo fucile a pallini prima ancora che potessi estrarre la mia arma. Dopo che il ponte fu alzato — la mia mente era sempre più riposata quando quel ponte era alzato la sera — ho scacciato la cosa dalla testa. Non ho mai sognato che entrasse in casa e mi aspettasse. Ma quando ho fatto il mio giro in vestaglia, come era mia abitudine, non avevo appena varcato lo studio che ho fiutato il pericolo. Credo che quando un uomo ha avuto pericoli nella sua vita — e ne ho avuti più di molti altri ai miei tempi — c'è una sorta di sesto senso che agita la bandiera rossa. Ho visto il segnale abbastanza chiaramente, eppure non saprei dirvi perché. L'istante dopo ho individuato uno stivale sotto la tenda della finestra, e allora ho visto il perché abbastanza chiaramente.

«Avevo solo la candela che era nella mia mano; ma c'era una buona luce dalla lampada del corridoio attraverso la porta aperta. Ho posato la candela e sono saltato verso un martello che avevo lasciato sulla mensola. Nello stesso momento lui mi è saltato addosso. Ho visto il luccichio di un coltello, e ho colpito con il martello. L'ho preso da qualche parte; perché il coltello è tintinnato sul pavimento. Ha schivato il tavolo veloce come un'anguilla, e un momento dopo aveva estratto la pistola da sotto il cappotto. L'ho sentito armare il cane; ma l'avevo afferrata prima che potesse sparare. L'avevo per la canna, e abbiamo lottato per un minuto o più. Era la morte per l'uomo che perdeva la presa.

«Non ha mai perso la presa; ma l'ha tenuta con il calcio verso il basso per un momento di troppo. Forse sono stato io a tirare il grilletto. Forse l'abbiamo fatto scattare tra noi due. Comunque, si è preso entrambe le canne in faccia, e lì ero io, a guardare fisso ciò che restava di Ted Baldwin. L'avevo riconosciuto in paese, e di nuovo quando mi è saltato addosso; ma nemmeno sua madre lo riconoscerebbe come l'ho visto io allora. Sono abituato al lavoro sporco; ma mi sono sentito davvero male alla sua vista.

«Ero appeso al lato del tavolo quando Barker è arrivato correndo. Ho sentito mia moglie arrivare, e sono corso alla porta e l'ho fermata. Non era uno spettacolo per una donna. Ho promesso che sarei andato da lei presto. Ho detto una parola o due a Barker — lui ha capito tutto al primo sguardo — e abbiamo aspettato che gli altri arrivassero. Ma non c'era segno di loro. Poi abbiamo capito che non potevano sentire nulla, e che tutto ciò che era accaduto era noto solo a noi.

«È stato in quell'istante che mi è venuta l'idea. Ero davvero abbagliato dalla genialità della cosa. La manica dell'uomo si era alzata e c'era il marchio a fuoco della loggia sul suo avambraccio. Guardate qui!»

L'uomo che avevamo conosciuto come Douglas si rimboccò il cappotto e il polsino per mostrare un triangolo marrone all'interno di un cerchio esattamente come quello che avevamo visto sul morto.

«È stata la vista di quello che mi ha dato l'idea. Mi sembrava di vedere tutto chiaro in un colpo solo. C'erano la sua altezza, i capelli e la figura, all'incirca come i miei. Nessuno avrebbe potuto giurare sul suo volto, povero diavolo! Ho tirato giù questo vestito, e in un quarto d'ora Barker e io gli avevamo messo la mia vestaglia ed era steso come l'avete trovato voi. Abbiamo legato tutte le sue cose in un fagotto, e io le ho appesantite con l'unico peso che ho trovato e le ho fatte passare dalla finestra. Il biglietto che aveva intenzione di deporre sul mio corpo era accanto al suo.

«I miei anelli sono stati messi al suo dito; ma quando si è trattato della fede nuziale», tese la sua mano muscolosa, «potete vedere voi stessi che ero arrivato al limite. Non l'ho più mossa dal giorno in cui mi sono sposato, e ci sarebbe voluta una lima per toglierla. Non so, comunque, se mi sarebbe piaciuto separarmene; ma se avessi voluto non avrei potuto. Quindi abbiamo dovuto lasciare che quel dettaglio si risolvesse da solo. D'altra parte, ho portato giù un pezzetto di cerotto e l'ho messo dove ne porto uno io stesso in questo istante. Lì ha sbagliato, signor Holmes, per quanto sia astuto; perché se avesse provato a togliere quel cerotto non avrebbe trovato alcun taglio sotto di esso.

«Bene, questa era la situazione. Se avessi potuto restare nascosto per un po' e poi scappare dove avrei potuto essere raggiunto dalla mia "vedova", avremmo avuto finalmente la possibilità di vivere in pace per il resto dei nostri giorni. Questi diavoli non mi avrebbero dato tregua finché fossi stato sopra terra; ma se avessero visto sui giornali che Baldwin aveva preso il suo uomo, sarebbe stata la fine di tutti i miei problemi. Non ho avuto molto tempo per chiarire tutto a Barker e a mia moglie; ma hanno capito abbastanza da potermi aiutare. Sapevo tutto di questo nascondiglio, così come Ames; ma non gli è mai passato per la testa di collegarlo alla faccenda. Mi ci sono ritirato dentro, e spettava a Barker fare il resto.

«Immagino che possiate completare voi stessi ciò che ha fatto. Ha aperto la finestra e ha fatto il segno sul davanzale per dare un'idea di come l'assassino sia scappato. È stata un'impresa ardua, quella; ma dato che il ponte era alzato non c'era altro modo. Poi, quando tutto è stato sistemato, ha suonato il campanello con tutta la forza che aveva. Cosa è successo dopo lo sapete. E così, signori, potete fare ciò che vi pare; ma vi ho detto la verità e tutta la verità, che Dio mi aiuti! Ciò che vi chiedo ora è come sono messo con la legge inglese?»

Ci fu un silenzio che fu rotto da Sherlock Holmes.

«La legge inglese è nel complesso una legge giusta. Non otterrà nulla di peggio di quanto merita da essa, signor Douglas. Ma le chiederei come faceva quest'uomo a sapere che viveva qui, o come entrare in casa sua, o dove nascondersi per prenderla?»

«Non so nulla di tutto ciò.»

Il volto di Holmes era molto bianco e grave. «La storia non è ancora finita, temo», disse. «Potrebbe trovare pericoli peggiori della legge inglese, o anche dei suoi nemici d'America. Vedo guai davanti a lei, signor Douglas. Segua il mio consiglio e resti sempre in guardia.»

E ora, miei pazienti lettori, vi chiederò di venire via con me per un po', lontano dalla casa padronale di Birlstone nel Sussex, e lontano anche dall'anno di grazia in cui abbiamo compiuto il nostro avventuroso viaggio che si è concluso con la strana storia dell'uomo che era stato conosciuto come John Douglas. Desidero che viaggiate indietro di circa vent'anni nel tempo, e verso ovest di alcune migliaia di miglia nello spazio, affinché io possa sottoporvi una narrazione singolare e terribile — così singolare e così terribile che potreste trovare difficile credere che proprio come la racconto, proprio così sia accaduta.

Non pensate che io introduca una storia prima che un'altra sia finita. Leggendo avanti scoprirete che non è così. E quando avrò dettagliato quegli eventi distanti e avrete risolto questo mistero del passato, ci incontreremo ancora una volta in quelle stanze in Baker Street, dove questo, come tanti altri meravigliosi avvenimenti, troverà la sua fine.

PARTE II Gli Scowrers

Capitolo I L'uomo

Era il quattro febbraio dell'anno 1875. Era stato un inverno rigido, e la neve giaceva alta nelle gole dei monti Gilmerton. Gli spazzaneve a vapore, tuttavia, avevano mantenuto aperta la ferrovia, e il treno della sera che collega la lunga serie di insediamenti di estrazione di carbone e lavorazione del ferro stava faticosamente gemendo lungo le ripide pendenze che portano da Stagville nella pianura a Vermissa, la cittadina centrale che si trova al vertice della Vermissa Valley. Da questo punto il binario degrada verso Bartons Crossing, Helmdale e la contea puramente agricola di Merton. Era una ferrovia a binario singolo; ma a ogni raccordo — ed erano numerosi — lunghe file di vagoni carichi di carbone e minerale di ferro parlavano della ricchezza nascosta che aveva portato una popolazione rozza e una vita frenetica in questo angolo più desolato degli Stati Uniti d'America.

Perché desolato lo era! Poco avrebbe potuto il primo pioniere che l'aveva attraversato immaginare che le praterie più belle e i pascoli più rigogliosi fossero privi di valore rispetto a questa terra cupa di rocce nere e foreste intricate. Sopra i boschi scuri e spesso a malapena penetrabili sui loro fianchi, le alte corone nude delle montagne, neve bianca e roccia frastagliata si ergevano su ogni fianco, lasciando una lunga, tortuosa, contorta valle al centro. Lungo questa il piccolo treno strisciava lentamente.

Le lampade a olio erano state appena accese nella carrozza passeggeri di testa, una carrozza lunga e spoglia in cui erano sedute una ventina o trentina di persone. La maggior parte di questi erano operai che tornavano dalla loro giornata di lavoro nella parte bassa della valle. Almeno una dozzina, dai loro volti sporchi e dalle lanterne di sicurezza che portavano, si proclamavano minatori. Questi sedevano a fumare in gruppo e conversavano a bassa voce, lanciando sguardi occasionali a due uomini sul lato opposto della carrozza, le cui uniformi e distintivi li mostravano essere poliziotti.

Il resto della compagnia era formato da alcune donne della classe lavoratrice e da uno o due viaggiatori che potevano essere piccoli negozianti del luogo, con l’eccezione di un giovane uomo in un angolo, tutto solo. È di quest’uomo che ci dobbiamo occupare. Dategli una buona occhiata; perché ne vale la pena.

È un giovane di corporatura media, dall’incarnato fresco, non lontano, si direbbe, dal trentesimo anno di età. Ha grandi occhi grigi, astuti e umoristici, che brillano di curiosità di tanto in tanto mentre si guarda intorno attraverso gli occhiali verso le persone che lo circondano. È facile vedere che è di indole socievole e forse semplice, desideroso di essere amico di tutti. Chiunque lo identificherebbe subito come una persona dalle abitudini gregarie e dalla natura comunicativa, con uno spirito vivace e un sorriso pronto. Eppure, chi lo studiasse più da vicino potrebbe scorgere una certa fermezza nella mascella e una sinistra rigidità delle labbra che lo avvertirebbe dell’esistenza di profondità nascoste, e che questo piacevole giovane irlandese dai capelli castani potrebbe concepire di lasciare il segno, nel bene o nel male, su qualsiasi società in cui venisse introdotto.

Dopo aver fatto una o due osservazioni tentatrici al minatore più vicino, e aver ricevuto solo brevi e brusche risposte, il viaggiatore si rassegnò a un silenzio poco congeniale, fissando con malumore fuori dal finestrino il paesaggio che svaniva.

Non era una prospettiva rallegrante. Attraverso la crescente oscurità pulsava il bagliore rosso dei forni sui fianchi delle colline. Grandi cumuli di scorie e mucchi di ceneri si stagliavano su entrambi i lati, con gli alti pozzi delle miniere di carbone che torreggiavano sopra di essi. Gruppi angusti di misere case di legno, le cui finestre cominciavano a delinearsi nella luce, erano sparsi qua e là lungo la linea, e i frequenti punti di sosta erano affollati dai loro abitanti scuri.

Le valli del ferro e del carbone del distretto di Vermissa non erano luoghi di villeggiatura per chi cercava agi o cultura. Ovunque c’erano segni severi della più cruda battaglia per la vita, il lavoro rude da compiere e i lavoratori rudi e forti che lo eseguivano.

Il giovane viaggiatore fissava quel paese desolato con un’espressione di misto disgusto e interesse, che mostrava come la scena fosse nuova per lui. A intervalli estraeva dalla tasca una lettera voluminosa a cui faceva riferimento e sui cui margini scarabocchiava alcuni appunti. Una volta, dalla parte posteriore della vita, tirò fuori qualcosa che difficilmente ci si sarebbe aspettati di trovare in possesso di un uomo dai modi così miti. Era un revolver della marina di grandi dimensioni. Mentre lo girava di sbieco verso la luce, il bagliore sui bordi dei bossoli di rame all’interno del tamburo mostrava che era completamente carico. Lo ripose rapidamente nella sua tasca segreta, ma non prima che fosse stato notato da un operaio che si era seduto sulla panca adiacente.

“Ehilà, compagno!” disse. “Sembri ben armato e pronto.”

Il giovane sorrise con aria imbarazzata.

“Sì,” disse, “ci servono a volte nel posto da cui vengo.”

“E dove sarebbe?”

“Arrivo da Chicago.”

“Uno straniero da queste parti?”

“Sì.”

“Potresti scoprire di averne bisogno anche qui,” disse l’operaio.

“Ah! Davvero?” Il giovane sembrava interessato.

“Non hai sentito nulla di ciò che accade da queste parti?”

“Niente di particolare.”

“Beh, pensavo che il paese ne fosse pieno. Sentirai presto abbastanza. Cosa ti ha spinto a venire qui?”

“Ho sentito che c’era sempre lavoro per un uomo volenteroso.”

“Sei un membro del sindacato?”

“Certamente.”

“Allora otterrai il tuo lavoro, immagino. Hai amici?”

“Non ancora; ma ho i mezzi per farmene.”

“E come sarebbe, allora?”

“Sono uno dell’Eminent Order of Freemen. Non c’è città senza una loggia, e dove c’è una loggia troverò i miei amici.”

L’osservazione ebbe uno strano effetto sul suo compagno. Si guardò intorno con sospetto verso gli altri nella carrozza. I minatori stavano ancora bisbigliando tra loro. I due agenti di polizia stavano sonnecchiando. Si avvicinò, si sedette vicino al giovane viaggiatore e tese la mano.

“Mettila qui,” disse.

Una stretta di mano avvenne tra i due.

“Vedo che dici la verità,” disse l’operaio. “Ma è bene essere sicuri.” Sollevò la mano destra verso il sopracciglio destro. Il viaggiatore sollevò immediatamente la mano sinistra verso il sopracciglio sinistro.

“Le notti buie sono sgradevoli,” disse l’operaio.

“Sì, per gli stranieri che viaggiano,” rispose l’altro.

“Va bene così. Sono il Fratello Scanlan, Loggia 341, Vermissa Valley. Lieto di vederti in queste zone.”

“Grazie. Sono il Fratello John McMurdo, Loggia 29, Chicago. Bodymaster J.H. Scott. Ma sono fortunato a incontrare un fratello così presto.”

“Beh, ce ne sono molti di noi in giro. Non troverai l’ordine più fiorente da nessuna parte negli Stati se non proprio qui nella Vermissa Valley. Ma avremmo bisogno di ragazzi come te. Non riesco a capire come un uomo sveglio del sindacato non trovi lavoro da fare a Chicago.”

“Ho trovato molto lavoro da fare,” disse McMurdo.

“Allora perché te ne sei andato?”

McMurdo fece un cenno verso i poliziotti e sorrise. “Immagino che quei tipi sarebbero felici di saperlo,” disse.

Scanlan gemette con comprensione. “Nei guai?” chiese sottovoce.

“Fino al collo.”

“Un lavoro da penitenziario?”

“E anche peggio.”

“Non un omicidio!”

“È presto per parlare di certe cose,” disse McMurdo con l’aria di un uomo che è stato colto di sorpresa a dire più di quanto intendesse. “Ho le mie buone ragioni per aver lasciato Chicago, e che questo ti basti. Chi sei tu per prenderti la briga di chiedere certe cose?” I suoi occhi grigi brillarono di un’improvvisa e pericolosa rabbia dietro le lenti.

“Va bene, compagno, nessuna offesa. I ragazzi non penseranno peggio di te, qualunque cosa tu abbia fatto. Dove sei diretto ora?”

“Vermissa.”

“È la terza fermata lungo la linea. Dove alloggerai?”

McMurdo tirò fuori una busta e la tenne vicino alla torbida lampada a olio. “Ecco l’indirizzo: Jacob Shafter, Sheridan Street. È una pensione che mi è stata raccomandata da un uomo che conoscevo a Chicago.”

“Beh, non la conosco; ma Vermissa è fuori dal mio giro. Io vivo a Hobson’s Patch, ed è qui che ci stiamo fermando. Ma, senti, ti darò un consiglio prima di separarci: se sei nei guai a Vermissa, vai dritto alla Union House e cerca il Boss McGinty. È il Bodymaster della Loggia di Vermissa, e non può succedere nulla da queste parti se Black Jack McGinty non lo vuole. Stammi bene, compagno! Magari ci incontreremo in loggia una di queste sere. Ma ricorda le mie parole: se sei nei guai, vai dal Boss McGinty.”

Scanlan scese e McMurdo fu lasciato ancora una volta ai suoi pensieri. La notte era ormai calata e le fiamme dei frequenti forni ruggivano e balzavano nell’oscurità. Sul loro sfondo livido, figure scure si piegavano e si tendevano, contorcendosi e girando, con il movimento di argani o verricelli, al ritmo di un eterno stridore e ruggito.

“Immagino che l’inferno debba apparire proprio così,” disse una voce.

McMurdo si voltò e vide che uno dei poliziotti si era spostato sul sedile e stava fissando la distesa infuocata.

“Per quanto mi riguarda,” disse l’altro poliziotto, “ammetto che l’inferno deve essere qualcosa di simile. Se ci sono diavoli peggiori laggiù di alcuni che potremmo nominare, è più di quanto mi aspetterei. Immagino che tu sia nuovo di queste parti, giovane uomo?”

“Beh, e se lo fossi?” rispose McMurdo con voce burbera.

“Solo questo, mister, che ti consiglierei di stare attento nello scegliere i tuoi amici. Non credo che inizierei con Mike Scanlan o la sua banda, se fossi in te.”

“Che diavolo ti importa di chi sono i miei amici?” ruggì McMurdo con una voce che fece voltare ogni testa nella carrozza per assistere al diverbio. “Ti ho chiesto un consiglio, o mi hai preso per un tale allocco da non potermi muovere senza? Parla quando ti viene rivolta la parola, e per il Signore dovresti aspettare un bel pezzo se fossi io!” Sporse il viso e sogghignò ai poliziotti come un cane ringhiante.

I due poliziotti, uomini pesanti e di buon carattere, furono colti alla sprovvista dalla straordinaria veemenza con cui le loro amichevoli avance erano state respinte.

“Nessuna offesa, straniero,” disse uno. “Era un avvertimento per il tuo bene, visto che sei, per tua stessa ammissione, nuovo del posto.”

“Sono nuovo del posto; ma non sono nuovo a te e alla tua specie!” gridò McMurdo in una fredda furia. “Immagino che siate uguali ovunque, a ficcare i vostri consigli dove nessuno ve li ha chiesti.”

“Forse ci vedremo ancora prima di quanto pensi,” disse uno dei poliziotti con un sogghigno. “Sei proprio un tipo scelto, se mi intendo di persone.”

“Pensavo la stessa cosa,” osservò l’altro. “Immagino che potremmo rivederci.”

“Non ho paura di voi, e non pensatelo nemmeno!” gridò McMurdo. “Il mio nome è Jack McMurdo, capito? Se mi volete, mi troverete da Jacob Shafter in Sheridan Street, Vermissa; quindi non mi sto nascondendo, vero? Di giorno o di notte oso guardare in faccia la gente come voi, non fate alcun errore al riguardo!”

Ci fu un mormorio di simpatia e ammirazione da parte dei minatori per l’atteggiamento impavido del nuovo arrivato, mentre i due poliziotti scrollarono le spalle e ripresero a conversare tra loro.

Pochi minuti dopo il treno entrò nella stazione mal illuminata e ci fu un generale deflusso; perché Vermissa era di gran lunga la città più grande della linea. McMurdo prese la sua borsa di cuoio e stava per avviarsi nell’oscurità, quando uno dei minatori lo interpellò.

“Per Dio, compagno! sai come parlare ai poliziotti,” disse con voce reverenziale. “È stato grandioso sentirti. Lascia che porti la tua borsa e ti mostri la strada. Passo davanti a casa di Shafter andando verso la mia baracca.”

Ci fu un coro di amichevoli “Buonanotte” dagli altri minatori mentre uscivano dalla banchina. Ancora prima di mettervi piede, McMurdo il turbolento era diventato un personaggio a Vermissa.

La campagna era stata un luogo di terrore; ma la città era, a suo modo, ancora più deprimente. Lungo quella lunga valle c’era almeno una certa cupa grandezza negli enormi fuochi e nelle nuvole di fumo, mentre la forza e l’industria dell’uomo trovavano monumenti appropriati nelle colline che egli aveva smosso a fianco dei suoi mostruosi scavi. Ma la città mostrava un livello piatto di meschina bruttezza e squallore. La strada larga era stata ridotta dal traffico in una orribile pasta di solchi di neve fangosa. I marciapiedi erano stretti e irregolari. I numerosi lampioni a gas servivano solo a mostrare più chiaramente una lunga fila di case di legno, ciascuna con la sua veranda che dava sulla strada, trasandata e sporca.

Mentre si avvicinavano al centro della città, la scena fu ravvivata da una fila di negozi ben illuminati, e ancor più da un gruppo di saloon e case da gioco, in cui i minatori spendevano i loro guadagni, duramente ottenuti ma generosi.

“Quella è la Union House,” disse la guida, indicando un saloon che arrivava quasi alla dignità di un albergo. “Jack McGinty è il capo lì.”

“Che tipo di uomo è?” chiese McMurdo.

“Cosa! non hai mai sentito parlare del capo?”

“Come avrei potuto sentirne parlare quando sai che sono uno straniero da queste parti?”

“Beh, pensavo che il suo nome fosse conosciuto in tutto il paese. È stato sui giornali abbastanza spesso.”

“Per cosa?”

“Beh,” il minatore abbassò la voce, “per gli affari.”

“Quali affari?”

“Gran Dio, mister! sei strano, se devo dirlo senza offesa. C’è solo una serie di affari di cui sentirai parlare da queste parti, e sono gli affari degli Scowrers.”

“Cosa, mi sembra di aver letto degli Scowrers a Chicago. Una banda di assassini, non è vero?”

“Silenzio, per la tua vita!” gridò il minatore, restando immobile allarmato e guardando con stupore il suo compagno. “Uomo, non vivrai a lungo da queste parti se parli così in strada. Molti uomini hanno avuto la vita stroncata per molto meno.”

“Beh, non ne so nulla. È solo quello che ho letto.”

“E non sto dicendo che tu non abbia letto la verità.” L’uomo si guardò nervosamente intorno mentre parlava, scrutando nelle ombre come se temesse di vedere qualche pericolo in agguato. “Se uccidere è omicidio, allora Dio sa che c’è omicidio da vendere. Ma non osare respirare il nome di Jack McGinty in relazione a ciò, straniero; perché ogni sussurro torna a lui, e non è uno che probabilmente lascerà correre. Ecco, quella è la casa che cerchi, quella che sta lontana dalla strada. Troverai il vecchio Jacob Shafter che la gestisce, un uomo onesto come pochi in questa città.”

“Ti ringrazio,” disse McMurdo, e stringendo la mano al suo nuovo conoscente, si incamminò, borsa in mano, lungo il sentiero che portava all’abitazione, alla cui porta diede un colpo fragoroso.

Fu aperta subito da qualcuno di molto diverso da ciò che si aspettava. Era una donna, giovane e singolarmente bella. Era di tipo tedesco, bionda e chiara di capelli, con il contrasto stuzzicante di un paio di bellissimi occhi scuri con i quali scrutò lo straniero con sorpresa e un piacevole imbarazzo che portò un’ondata di colore sul suo viso pallido. Incorniciata nella luce brillante dell’ingresso aperto, sembrò a McMurdo di non aver mai visto un quadro più bello; tanto più attraente per il contrasto con i sordidi e cupi dintorni. Una bella violetta che crescesse su uno di quei neri cumuli di scorie delle miniere non sarebbe sembrata più sorprendente. Era così incantato che rimase a fissarla senza dire una parola, e fu lei a rompere il silenzio.

“Pensavo fosse papà,” disse lei con un piacevole tocco di accento tedesco. “Sei venuto a trovarlo? È in città. Lo aspetto da un momento all’altro.”

McMurdo continuò a fissarla in aperta ammirazione finché i suoi occhi non si abbassarono per la confusione davanti a quel visitatore autoritario.

“No, signorina,” disse infine, “non ho fretta di vederlo. Ma la vostra casa mi è stata raccomandata per l’alloggio. Ho pensato che potesse fare al caso mio, e ora so che lo farà.”

“Sei veloce nel prendere decisioni,” disse lei con un sorriso.

“Chiunque tranne un cieco potrebbe fare altrettanto,” rispose l’altro.

Lei rise al complimento. “Entra pure, signore,” disse. “Sono la signorina Ettie Shafter, la figlia del signor Shafter. Mia madre è morta e gestisco io la casa. Puoi sederti vicino alla stufa nella stanza davanti finché non arriva papà… Ah, eccolo qui! Così potrai sistemare le cose con lui subito.”

Un uomo pesante e anziano arrivò camminando lentamente lungo il sentiero. In poche parole McMurdo spiegò i suoi affari. Un uomo di nome Murphy gli aveva dato l’indirizzo a Chicago. Lui a sua volta l’aveva avuto da qualcun altro. Il vecchio Shafter era subito disponibile. Lo straniero non fece storie sui termini, accettò immediatamente ogni condizione e sembrava piuttosto pieno di soldi. Per sette dollari a settimana pagati in anticipo avrebbe avuto vitto e alloggio.

Fu così che McMurdo, il fuggitivo dalla giustizia reo confesso, prese dimora sotto il tetto degli Shafter, il primo passo che avrebbe portato a una così lunga e oscura serie di eventi, che sarebbero terminati in una terra assai lontana.

Capitolo II Il Bodymaster

McMurdo era un uomo che lasciava il segno rapidamente. Ovunque si trovasse, la gente intorno lo sapeva presto. Nel giro di una settimana era diventato infinitamente la persona più importante da Shafter. C’erano dieci o una dozzina di pensionanti lì; ma erano onesti capisquadra o comuni impiegati dei negozi, di un calibro molto diverso dal giovane irlandese. La sera, quando si riunivano, la sua battuta era sempre la più pronta, la sua conversazione la più brillante e la sua canzone la migliore. Era un nato compagno di bagordi, con un magnetismo che attirava il buonumore da tutti coloro che lo circondavano.

Eppure mostrò più e più volte, come aveva mostrato nella carrozza ferroviaria, una capacità di rabbia improvvisa e feroce, che imponeva il rispetto e persino la paura di coloro che lo incontravano. Anche verso la legge, e tutti coloro che vi erano legati, mostrava un’amara disprezzo che deliziava alcuni e allarmava altri dei suoi compagni di pensione.

Fin dall’inizio rese evidente, con la sua aperta ammirazione, che la figlia della casa aveva conquistato il suo cuore dall’istante in cui aveva posato gli occhi sulla sua bellezza e sulla sua grazia. Non era un corteggiatore timido. Il secondo giorno le disse che la amava, e da allora in poi ripeté la stessa storia con un assoluto disprezzo per ciò che lei potesse dire per scoraggiarlo.

“Qualcun altro?” gridava. “Beh, peggio per qualcun altro! Che stia attento a se stesso! Devo perdere l’occasione della mia vita e tutto il desiderio del mio cuore per qualcun altro? Puoi continuare a dire di no, Ettie: verrà il giorno in cui dirai di sì, e sono abbastanza giovane per aspettare.”

Era un corteggiatore pericoloso, con la sua lingua irlandese sciolta e i suoi modi carini e persuasivi. C’era in lui anche quel fascino dell’esperienza e del mistero che attrae l’interesse di una donna, e infine il suo amore. Poteva parlare delle dolci valli della Contea di Monaghan da cui proveniva, dell’incantevole, lontana isola, le cui basse colline e verdi prati sembravano tanto più belli quando l’immaginazione li guardava da questo luogo di sporcizia e neve.

Poi era esperto della vita delle città del Nord, di Detroit e dei campi di legname del Michigan, e infine di Chicago, dove aveva lavorato in una segheria. E in seguito arrivò il sentore di romanticismo, la sensazione che cose strane gli fossero accadute in quella grande città, così strane e così intime che non potevano essere raccontate. Parlava con nostalgia di una partenza improvvisa, di una rottura di vecchi legami, di una fuga in un mondo strano, che terminava in questa valle desolata, ed Ettie ascoltava, i suoi occhi scuri brillanti di pietà e di simpatia, quelle due qualità che possono trasformarsi così rapidamente e così naturalmente in amore.

McMurdo aveva ottenuto un lavoro temporaneo come contabile, poiché era un uomo ben istruito. Questo lo teneva fuori gran parte della giornata, e non aveva ancora trovato l’occasione di presentarsi al capo della loggia dell’Eminent Order of Freemen. Gli fu ricordata la sua omissione, tuttavia, da una visita una sera di Mike Scanlan, il compagno di membro che aveva incontrato sul treno. Scanlan, l’uomo piccolo, dal viso affilato, nervoso, dagli occhi neri, sembrava felice di rivederlo ancora una volta. Dopo un bicchiere o due di whisky, affrontò lo scopo della sua visita.

“Senti, McMurdo,” disse, “ho ricordato il tuo indirizzo, così ho preso l’iniziativa di passare. Mi sorprende che tu non ti sia presentato al Bodymaster. Perché non hai ancora visto il Boss McGinty?”

“Beh, dovevo trovare un lavoro. Sono stato occupato.”

“Devi trovare tempo per lui se non ne hai per nient’altro. Gran Dio, uomo! sei uno sciocco a non essere andato alla Union House a registrare il tuo nome la prima mattina dopo il tuo arrivo qui! Se ti scontri con lui… beh, non devi, tutto qui!”

McMurdo mostrò una lieve sorpresa. “Sono stato membro della loggia per oltre due anni, Scanlan, ma non ho mai sentito che i doveri fossero così pressanti come tutto ciò.”

“Forse non a Chicago.”

“Beh, è la stessa società qui.”

“È così?”

Scanlan lo guardò a lungo e fisso. C’era qualcosa di sinistro nei suoi occhi.

“Non lo è?”

“Me lo dirai tra un mese. Ho sentito che hai parlato con i poliziotti dopo che sono sceso dal treno.”

“Come lo hai saputo?”

“Oh, si è sparsa la voce; le cose si spargono nel bene e nel male in questo distretto.”

“Beh, sì. Ho detto a quei segugi cosa pensavo di loro.”

“Per il Signore, sarai un uomo secondo il cuore di McGinty!”

“Cosa, odia anche lui la polizia?”

“Odia è una parola troppo debole,” disse McGinty. “Lui li disprezza. E ora, signor McMurdo, ho sentito che sei andato a trovare il vecchio Shafter. Sei rimasto colpito dalla sua figliola, eh?”

“È una ragazza in gamba,” rispose McMurdo.

“Sì, è in gamba. E ci sono molti che la pensano allo stesso modo. Ma ascoltami bene: quella ragazza è destinata a un altro. Non metterti sulla sua strada, se vuoi continuare a goderti la salute.”

“Parli di Teddy Baldwin?”

“Sì, parlo di Teddy Baldwin. È un uomo che non ama la concorrenza. E io nemmeno, quando si tratta dei miei uomini migliori.”

“Non sapevo di essere un suo uomo, consigliere.”

“Lo diventerai, se ti comporti bene. E ora, fuori. Abbiamo affari più importanti di cui discutere. Presentati alla loggia venerdì sera. Ti farò avere il segno di riconoscimento, e vedremo cosa sai fare.”

McMurdo uscì dal retrobottega e tornò nel salone affollato. Si sentiva come se avesse superato un test cruciale. L’aria era densa, il rumore delle risate e dei bicchieri tintinnanti sembrava ora parte di un mondo a cui, volente o nolente, stava per appartenere. Sapeva di aver guadagnato terreno, ma sapeva anche di essersi addentrato in un labirinto da cui non sarebbe stato facile uscire.

Tornò alla pensione di Shafter con una strana calma. Ettie era ancora alzata, ad aspettarlo nel salottino, con lo sguardo ansioso rivolto alla porta. Quando lo vide entrare, il suo viso si illuminò per un istante, per poi oscurarsi di nuovo.

“Jack, sei tornato,” sussurrò. “Com’è andata? Hai visto McGinty?”

“L’ho visto,” rispose lui, sedendosi vicino a lei. “E abbiamo parlato. Non preoccuparti per Baldwin, Ettie. Ho le spalle abbastanza larghe per gestire lui e chiunque altro cerchi di mettersi tra noi.”

“Non dirlo, Jack! Non sfidarlo!”

“Non lo sto sfidando, cara. Sto solo prendendo il posto che mi spetta. Ora ascoltami: ho deciso di restare, come ti avevo promesso. E non sarò io ad andarmene da questa città.”

La ragazza lo guardò, cercando di leggere nei suoi occhi grigi una traccia di quella durezza che aveva visto in Baldwin, ma trovò solo una determinazione che la spaventava e, allo stesso tempo, la affascinava.

“Promettimi una cosa,” disse lei, stringendogli le mani. “Promettimi che non lascerai che questo posto ti cambi. Che non diventerai come loro.”

McMurdo sorrise, un sorriso amaro che non raggiunse i suoi occhi. “È una promessa difficile da mantenere, Ettie. Ma per te, farò del mio meglio.”

Quella notte, coricato nella sua stanza, McMurdo pensò a lungo. Il passato, con i suoi peccati e i suoi pericoli, sembrava un’ombra che lo seguiva ovunque. Chicago era lontana, ma la violenza che si portava dietro era lo strumento con cui avrebbe costruito il suo futuro in quella valle desolata. Non era un uomo che temeva il domani; era un uomo che lo plasmava, colpo su colpo, indipendentemente dal costo.

“Aiutavo zio Sam a fabbricare dollari. Forse i miei non erano d’oro buono come i suoi, ma avevano lo stesso aspetto ed erano più economici da produrre. Quest’uomo, Pinto, mi aiutava a smerciare la merce falsa...”

“A fare cosa?”

“Beh, significa mettere i dollari in circolazione. Poi ha detto che avremmo diviso. Forse ha diviso davvero. Non ho aspettato per vedere. L’ho semplicemente ucciso e sono scappato verso la regione carbonifera.”

“Perché la regione carbonifera?”

“Perché avevo letto sui giornali che da quelle parti non sono troppo fiscali.”

McGinty rise. “Sei stato prima un falsario e poi un assassino, e sei venuto da queste parti perché pensavi che saresti stato il benvenuto.”

“Più o meno è così”, rispose McMurdo.

“Beh, credo che farai strada. Dimmi, sai ancora fabbricare quei dollari?”

McMurdo ne prese una mezza dozzina dalla tasca. “Quelli non sono mai passati dalla zecca di Philadelphia”, disse.

“Non dire!” McGinty li tenne contro la luce nella sua mano enorme, che era pelosa come quella di un gorilla. “Non vedo alcuna differenza. Perbacco! Sarai un fratello utilissimo, credo! Possiamo farci qualcosa con un uomo malvagio o due tra noi, amico McMurdo: perché ci sono volte in cui dobbiamo difenderci da soli. Finiremmo presto al muro se non respingessimo chi cerca di spingerci.”

“Beh, credo che farò la mia parte nello spingere insieme al resto dei ragazzi.”

“Sembri avere fegato. Non ti sei scomposto quando ti ho puntato questa pistola contro.”

“Non ero io quello in pericolo.”

“Chi allora?”

“Eravate voi, Consigliere.” McMurdo estrasse una pistola armata dalla tasca laterale del suo giaccone. “Vi ho tenuto sotto tiro per tutto il tempo. Credo che il mio colpo sarebbe stato rapido quanto il vostro.”

“Perbacco!” McGinty arrossì di rabbia e poi scoppiò in una risata fragorosa. “Dico, non ci è capitato un tale terrore vivente da un sacco di anni. Credo che la loggia imparerà a essere orgogliosa di te... Bene, che diavolo volete? E non posso parlare da solo con un gentiluomo per cinque minuti senza che dobbiate intromettervi?”

Il barista rimase confuso. “Mi dispiace, Consigliere, ma è Ted Baldwin. Dice che deve vedervi in questo preciso istante.”

Il messaggio era superfluo; poiché il volto duro e crudele dell’uomo stesso stava guardando oltre la spalla del cameriere. Spinse via il barista e gli chiuse la porta in faccia.

“Così”, disse con uno sguardo furioso verso McMurdo, “sei arrivato qui per primo, eh? Ho una parola da dirti, Consigliere, riguardo a quest’uomo.”

“Allora dilla qui e ora davanti alla mia faccia”, gridò McMurdo.

“La dirò a tempo debito, a modo mio.”

“Tut! Tut!” disse McGinty, scendendo dal suo barile. “Questo non va bene. Abbiamo un nuovo fratello qui, Baldwin, e non sta a noi accoglierlo in questo modo. Tendi la mano, uomo, e fate pace!”

“Mai!” gridò Baldwin su tutte le furie.

“Mi sono offerto di combattere con lui se pensa che io gli abbia fatto un torto”, disse McMurdo. “Lo combatterò a pugni, o, se questo non lo soddisfa, lo combatterò in qualsiasi altro modo scelga. Ora, lascio a voi, Consigliere, il giudizio tra noi come dovrebbe fare un Capo Loggia.”

“Di cosa si tratta, allora?”

“Una giovane signora. È libera di scegliere per se stessa.”

“Lo è?” gridò Baldwin.

“Tra due fratelli della loggia direi che lo sia”, disse il Capo.

“Oh, è questa la tua sentenza, eh?”

“Sì, lo è, Ted Baldwin”, disse McGinty, con uno sguardo malvagio. “Sei tu quello che vorrebbe contestarla?”

“Butteresti via uno che ti è stato accanto per cinque anni a favore di un uomo che non hai mai visto prima in vita tua? Non sei Capo Loggia a vita, Jack McGinty, e per Dio! Quando si tratterà di votare di nuovo...”

Il Consigliere scattò verso di lui come una tigre. La sua mano si chiuse attorno al collo dell’altro e lo scagliò indietro su uno dei barili. Nella sua folle rabbia gli avrebbe spremuto la vita se McMurdo non fosse intervenuto.

“Calma, Consigliere! Per l’amor del cielo, calmatevi!” gridò, mentre lo trascinava indietro.

McGinty allentò la presa, e Baldwin, intimidito e tremante, ansimando per il respiro e tremando in ogni arto, come uno che ha guardato oltre l’orlo stesso della morte, si sedette sul barile sopra il quale era stato scagliato.

“Lo cercavi da un sacco di tempo, Ted Baldwin; ora l’hai ottenuto!” gridò McGinty, con il suo enorme petto che si alzava e abbassava. “Forse pensi che se venissi destituito dalla carica di Capo Loggia ti ritroveresti al mio posto. Spetta alla loggia dirlo. Ma finché sono io il capo, non permetterò a nessuno di alzare la voce contro di me o contro le mie sentenze.”

“Non ho nulla contro di te”, mormorò Baldwin, tastandosi la gola.

“Beh, allora”, gridò l’altro, ricadendo in un momento in una giovialità brusca, “siamo di nuovo tutti buoni amici e la cosa finisce qui.”

Prese una bottiglia di champagne dallo scaffale e ne stappò il tappo.

“Vedi ora”, continuò, mentre riempiva tre bicchieri alti. “Beviamo il brindisi di riconciliazione della loggia. Dopo di che, come sai, non può esserci rancore tra noi. Ora, dunque, la mano sinistra sul pomo della mia gola. Ti dico, Ted Baldwin, qual è l’offesa, signore?”

“Le nuvole sono pesanti”, rispose Baldwin.

“Ma si schiariranno per sempre.”

“E questo giuro!”

Gli uomini bevvero dai loro bicchieri, e la stessa cerimonia fu eseguita tra Baldwin e McMurdo.

“Ecco!” gridò McGinty, sfregandosi le mani. “Questa è la fine del sangue nero. Finiresti sotto la disciplina della loggia se la cosa andasse oltre, e quella è una mano pesante da queste parti, come sa il fratello Baldwin, e come scoprirai maledettamente presto, fratello McMurdo, se vai in cerca di guai!”

“In fede mia, sarei lento a farlo”, disse McMurdo. Tese la mano a Baldwin. “Sono rapido a litigare e rapido a perdonare. È il mio caldo sangue irlandese, mi dicono. Ma per me è finita, e non porto rancore.”

Baldwin dovette stringere la mano offerta; poiché l’occhio funesto del terribile Capo era su di lui. Ma il suo volto imbronciato mostrava quanto poco le parole dell’altro lo avessero toccato.

McGinty li batté entrambi sulle spalle. “Tut! Queste ragazze! Queste ragazze!” gridò. “Pensare che le stesse sottane debbano mettersi tra due dei miei ragazzi! È la fortuna del diavolo! Beh, è la ragazza dentro di loro che deve risolvere la questione; perché è fuori dalla giurisdizione di un Capo Loggia, e il Signore sia lodato per questo! Ne abbiamo abbastanza sulle spalle, senza aggiungere anche le donne. Dovrai farti affiliare alla Loggia 341, fratello McMurdo. Abbiamo i nostri modi e metodi, diversi da quelli di Chicago. Sabato sera c’è la nostra riunione, e se verrai allora, ti renderemo libero per sempre della Vermissa Valley.”

Capitolo III Loggia 341, Vermissa

Il giorno successivo alla sera che aveva contenuto così tanti eventi emozionanti, McMurdo si trasferì dalla casa del vecchio Jacob Shafter e prese alloggio presso la vedova MacNamara, all’estrema periferia della città. Scanlan, il suo primo conoscente a bordo del treno, ebbe occasione poco dopo di trasferirsi a Vermissa, e i due presero alloggio insieme. Non c’era altro ospite, e la padrona di casa era una vecchia irlandese accomodante che li lasciava per conto loro; così che avevano una libertà di parola e di azione gradita a uomini che avevano segreti in comune.

Shafter aveva ceduto al punto da lasciare che McMurdo venisse a mangiare lì quando voleva; così che il suo rapporto con Ettie non era affatto interrotto. Al contrario, divenne più stretto e più intimo con il passare delle settimane.

Nella sua camera da letto nella nuova dimora, McMurdo si sentì al sicuro nel tirare fuori gli stampi per le monete, e sotto molti giuramenti di segretezza un certo numero di fratelli della loggia fu autorizzato a entrare e vederli, ognuno portando via nella tasca alcuni esempi di denaro falso, coniato così abilmente che non c’era mai la minima difficoltà o pericolo nel farlo circolare. Perché, con un’arte così meravigliosa a sua disposizione, McMurdo dovesse accondiscendere a lavorare era un mistero perpetuo per i suoi compagni; sebbene chiarisse a chiunque glielo chiedesse che, se avesse vissuto senza mezzi visibili, avrebbe attirato molto rapidamente la polizia sulle sue tracce.

Un poliziotto era in effetti già sulle sue tracce; ma l’incidente, come volle la sorte, fece all’avventuriero molto più bene che male. Dopo la prima presentazione, poche furono le sere in cui non trovò la strada per il saloon di McGinty, per fare una conoscenza più stretta con “i ragazzi”, che era il titolo gioviale con cui la pericolosa banda che infestava il posto era nota l’un l’altro. Il suo modo spavaldo e l’audacia nel parlare lo resero un favorito tra tutti loro; mentre il modo rapido e scientifico con cui liquidava il suo antagonista in una rissa da bar senza esclusione di colpi si guadagnò il rispetto di quella comunità rozza. Un altro incidente, tuttavia, lo elevò ancora di più nella loro stima.

Proprio all’ora di punta una notte, la porta si aprì e un uomo entrò con la quieta uniforme blu e il berretto con visiera della polizia mineraria. Si trattava di un corpo speciale istituito dalle ferrovie e dai proprietari delle miniere per integrare gli sforzi della normale polizia civile, che era del tutto impotente di fronte alla delinquenza organizzata che terrorizzava il distretto. Ci fu silenzio quando entrò, e molti sguardi curiosi furono rivolti a lui; ma le relazioni tra poliziotti e criminali sono peculiari in alcune parti degli Stati, e McGinty stesso, stando dietro al suo bancone, non mostrò alcuna sorpresa quando il poliziotto si iscrisse tra i suoi clienti.

“Un whisky liscio; perché la notte è pungente”, disse l’ufficiale di polizia. “Non credo che ci siamo già incontrati, Consigliere?”

“Lei sarà il nuovo capitano?” disse McGinty.

“È così. Contiamo su di voi, Consigliere, e sugli altri cittadini di spicco, per aiutarci a sostenere la legge e l’ordine in questa cittadina. Capitano Marvin è il mio nome.”

“Staremmo meglio senza di voi, Capitano Marvin”, disse McGinty freddamente; “perché abbiamo la nostra polizia cittadina, e non c’è bisogno di alcun prodotto d’importazione. Cosa siete voi se non lo strumento pagato dei capitalisti, assunti da loro per bastonare o sparare ai vostri concittadini più poveri?”

“Beh, beh, non discuteremo di questo”, disse l’ufficiale di polizia con buon umore. “Immagino che tutti facciamo il nostro dovere così come lo vediamo; ma non possiamo vederlo tutti allo stesso modo.” Aveva bevuto il suo bicchiere e si era voltato per andarsene, quando i suoi occhi caddero sul volto di Jack McMurdo, che stava imprecando al suo gomito. “Oh! Oh!” gridò, guardandolo dalla testa ai piedi. “Ecco un vecchio conoscente!”

McMurdo si ritrasse da lui. “Non sono mai stato amico né vostro né di nessun altro maledetto sbirro in vita mia”, disse.

“Una conoscenza non è sempre un amico”, disse il capitano di polizia, ghignando. “Tu sei Jack McMurdo di Chicago, senza ombra di dubbio, e non negarlo!”

McMurdo scrollò le spalle. “Non lo nego”, disse. “Credete che mi vergogni del mio nome?”

“Hai buone ragioni per farlo, comunque.”

“Che diavolo intende dire con questo?” ruggì con i pugni serrati.

“No, no, Jack, le spacconate non funzionano con me. Ero un ufficiale a Chicago prima ancora di venire in questo dannato deposito di carbone, e riconosco un delinquente di Chicago quando ne vedo uno.”

Il volto di McMurdo cadde. “Non mi dica che lei è Marvin della centrale di Chicago!” gridò.

“Proprio il vecchio Teddy Marvin, ai suoi ordini. Non abbiamo dimenticato l’uccisione di Jonas Pinto lassù.”

“Non l’ho mai ucciso.”

“No? Questa è una buona testimonianza imparziale, non è vero? Beh, la sua morte è tornata incredibilmente comoda a te, altrimenti ti avrebbero preso per smercio di moneta falsa. Beh, lasciamo che sia acqua passata; perché, tra me e te, e forse vado oltre il mio dovere nel dirlo, non avrebbero potuto ottenere un caso chiaro contro di te, e Chicago ti è aperta da domani.”

“Sto molto bene dove sono.”

“Beh, ti ho dato l’imbeccata, e sei un cane musone a non ringraziarmi per questo.”

“Beh, immagino che sia in buona fede, e la ringrazio”, disse McMurdo in modo non molto cortese.

“Per me non si dice nulla finché ti vedo vivere onestamente”, disse il capitano. “Ma, per il Signore! Se te la cavi dopo questa, è tutta un’altra storia! Quindi buonanotte a te, e buonanotte, Consigliere.”

Lasciò il bar; ma non prima di aver creato un eroe locale. Le imprese di McMurdo nella lontana Chicago erano già state sussurrate in precedenza. Aveva scacciato tutte le domande con un sorriso, come uno che non volesse che la grandezza gli venisse imposta. Ma ora la cosa era ufficialmente confermata. Gli sfaccendati del bar si affollarono attorno a lui e gli strinsero calorosamente la mano. Da quel momento in poi fu parte integrante della comunità. Poteva bere molto e mostrare poche tracce di ciò; ma quella sera, se il suo compagno Scanlan non fosse stato a portata di mano per riaccompagnarlo a casa, l’eroe celebrato avrebbe sicuramente passato la notte sotto il bancone.

Il sabato sera McMurdo fu presentato alla loggia. Aveva pensato di passare senza cerimonie in quanto iniziato a Chicago; ma c’erano riti particolari a Vermissa di cui erano orgogliosi, e questi dovevano essere subiti da ogni postulante. L’assemblea si riunì in una grande sala riservata a tali scopi presso l’Union House. Circa sessanta membri si riunirono a Vermissa; ma ciò non rappresentava affatto l’intera forza dell’organizzazione, poiché c’erano diverse altre logge nella valle, e altre oltre le montagne su ogni lato, che si scambiavano i membri quando c’era qualche affare serio in ballo, in modo che un crimine potesse essere commesso da uomini che erano estranei alla località. In tutto non c’erano meno di cinquecento persone sparse per il distretto carbonifero.

Nella spoglia sala delle assemblee gli uomini erano riuniti attorno a un lungo tavolo. Di lato ce n’era un secondo carico di bottiglie e bicchieri, su cui alcuni membri della compagnia stavano già posando gli occhi. McGinty sedeva a capotavola con un berretto piatto di velluto nero sulla sua massa di capelli neri aggrovigliati, e una stola viola colorata attorno al collo, così che sembrava un prete che presiedeva a qualche rituale diabolico. Alla sua destra e alla sua sinistra c’erano gli alti funzionari della loggia, il crudele e bel volto di Ted Baldwin tra loro. Ognuno di questi indossava una sciarpa o un medaglione come emblema del suo ufficio.

Erano, per la maggior parte, uomini di età matura; ma il resto della compagnia consisteva in giovani dai diciotto ai venticinque anni, gli agenti pronti e capaci che eseguivano gli ordini dei loro superiori. Tra gli uomini più anziani ce n’erano molti i cui tratti mostravano le anime tigresche e senza legge che portavano dentro; ma guardando i ranghi era difficile credere che questi giovani entusiasti e dal volto aperto fossero in verità una pericolosa banda di assassini, le cui menti avevano subito una tale completa perversione morale che provavano un orgoglio orribile per la loro abilità negli affari, e guardavano con il massimo rispetto l’uomo che aveva la reputazione di compiere quello che chiamavano “un lavoro pulito”.

Per le loro nature distorte era diventata una cosa gagliarda e cavalleresca offrirsi volontari per il servizio contro un uomo che non aveva mai fatto loro del male, e che in molti casi non avevano mai visto in vita loro. Una volta commesso il crimine, litigavano su chi avesse effettivamente sferrato il colpo fatale, e divertivano l’un l’altro e la compagnia descrivendo le grida e le contorsioni dell’uomo assassinato.

All’inizio avevano mostrato una certa segretezza nelle loro disposizioni; ma al momento in cui questa narrazione descrive i loro procedimenti erano straordinariamente aperti, poiché il ripetuto fallimento della legge aveva dimostrato loro che, da un lato, nessuno avrebbe osato testimoniare contro di loro, e dall’altro avevano un numero illimitato di testimoni fedeli su cui poter contare, e una cassa del tesoro ben fornita da cui poter attingere i fondi per ingaggiare il miglior talento legale dello stato. In dieci lunghi anni di oltraggi non c’era stata una sola condanna, e l’unico pericolo che avesse mai minacciato gli Scowrers risiedeva nella vittima stessa, la quale, sebbene sopraffatta dal numero e colta di sorpresa, poteva e occasionalmente lasciava il segno sui suoi assalitori.

McMurdo era stato avvertito che lo attendeva una prova; ma nessuno voleva dirgli in cosa consistesse. Fu condotto ora in una stanza esterna da due solenni fratelli. Attraverso la parete di assi poteva udire il mormorio di molte voci dall’assemblea all’interno. Una o due volte colse il suono del proprio nome, e seppe che stavano discutendo della sua candidatura. Poi entrò una guardia interna con una fascia verde e oro sul petto.

“Il Capo Loggia ordina che venga legato, bendato e introdotto”, disse.

I tre gli tolsero la giacca, tirarono su la manica del braccio destro, e infine passarono una corda sopra i gomiti e la fissarono. Poi gli misero un spesso berretto nero proprio sopra la testa e la parte superiore del volto, in modo che non potesse vedere nulla. Fu poi condotto nella sala delle assemblee.

Era buio pesto e molto opprimente sotto il suo cappuccio. Udì il fruscio e il mormorio delle persone attorno a lui, e poi la voce di McGinty suonò sorda e distante attraverso la copertura delle sue orecchie.

“John McMurdo”, disse la voce, “sei già un membro dell’Antico Ordine degli Uomini Liberi?”

Chinò il capo in segno di assenso.

“La tua loggia è la n. 29, Chicago?”

Chinò di nuovo il capo.

“Le notti oscure sono sgradevoli”, disse la voce.

“Sì, per i viaggiatori stranieri”, rispose lui.

“Le nuvole sono pesanti.”

“Sì, si avvicina una tempesta.”

“I fratelli sono soddisfatti?” chiese il Capo Loggia.

Ci fu un mormorio generale di assenso.

“Sappiamo, fratello, dal tuo segno e dal tuo controsegno che sei davvero uno di noi”, disse McGinty. “Vorremmo però che sapessi che in questa contea e in altre contee di queste parti abbiamo certi riti, e anche certi doveri nostri che richiedono uomini validi. Sei pronto a essere messo alla prova?”

“Lo sono.”

“Sei di cuore saldo?”

“Lo sono.”

“Fai un passo avanti per dimostrarlo.”

Mentre le parole venivano pronunciate, sentì due punte dure davanti ai suoi occhi, premere su di essi in modo tale che sembrava che non potesse avanzare senza il pericolo di perderli. Ciononostante, si fece forza per avanzare risolutamente, e mentre lo faceva la pressione svanì. Ci fu un basso mormorio di applausi.

“È di cuore saldo”, disse la voce. “Sai sopportare il dolore?”

“Tanto quanto un altro”, rispose.

“Mettetelo alla prova!”

Fu tutto ciò che poté fare per trattenersi dal gridare, poiché un dolore lancinante attraversò il suo avambraccio. Quasi svenne per lo shock improvviso; ma si morse il labbro e serrò le mani per nascondere la sua agonia.

“Posso sopportare più di così”, disse.

Questa volta ci furono applausi fragorosi. Non era mai stata fatta una prima apparizione migliore nella loggia. Mani gli battevano sulla schiena, e il cappuccio gli fu tolto dalla testa. Rimase a sbattere le palpebre e a sorridere tra le congratulazioni dei fratelli.

“Un’ultima parola, fratello McMurdo”, disse McGinty. “Hai già giurato il giuramento di segretezza e fedeltà, e sei consapevole che la punizione per qualsiasi violazione di esso è la morte istantanea e inevitabile?”

“Lo sono”, disse McMurdo.

“E accetti il governo del Capo Loggia per il momento in ogni circostanza?”

“Lo faccio.”

“Allora, a nome della Loggia 341, Vermissa, ti do il benvenuto ai suoi privilegi e ai suoi dibattiti. Metterai il liquore sul tavolo, fratello Scanlan, e berremo al nostro degno fratello.”

La giacca di McMurdo gli era stata portata; ma prima di indossarla esaminò il suo braccio destro, che bruciava ancora intensamente. Lì, sulla carne dell’avambraccio, c’era un cerchio con un triangolo al suo interno, profondo e rosso, come lo aveva lasciato il ferro rovente. Uno o due dei suoi vicini si tirarono su le maniche e mostrarono i propri segni della loggia.

“Ce l’abbiamo tutti”, disse uno; “ma non tutti coraggiosi come te al riguardo.”

“Tut! Non era niente”, disse lui; ma bruciava e doleva comunque.

Quando le bevande che seguirono la cerimonia di iniziazione furono tutte consumate, gli affari della loggia ebbero inizio. McMurdo, abituato solo alle prosaiche esecuzioni di Chicago, ascoltò con orecchie tese e più sorpresa di quanta osasse mostrare ciò che seguì.

“Il primo punto all’ordine del giorno”, disse McGinty, “è la lettura della seguente lettera del Maestro di Divisione Windle della Loggia 249 della Contea di Merton. Dice:

“‘CARO SIGNORE. — “C’è un lavoro da sbrigare su Andrew Rae della Rae & Sturmash, proprietari di miniere di carbone vicino a questo luogo. Ricorderete che la vostra loggia ci deve un favore, avendo usufruito dei servigi di due fratelli nella faccenda del poliziotto lo scorso autunno. Manderete due bravi uomini, saranno presi in consegna dal Tesoriere Higgins di questa loggia, il cui indirizzo conoscete. Mostrerà loro quando agire e dove. Vostro in libertà,

“‘J.W. WINDLE, D.M.A.O.F.’”

“Windle non ci ha mai rifiutato quando abbiamo avuto occasione di chiedere il prestito di un uomo o due, e non sta a noi rifiutarglielo.” McGinty fece una pausa e si guardò intorno nella stanza con i suoi occhi spenti e malevoli. “Chi si offre volontario per il lavoro?”

Diversi giovani alzarono la mano. Il Bodymaster li guardò con un sorriso di approvazione.

“Tu andrai bene, Tiger Cormac. Se te la caverai bene come l’ultima volta, non sbaglierai. E tu, Wilson.”

“Non ho una pistola”, disse il volontario, poco più che adolescente.

“È la tua prima volta, non è vero? Beh, devi farti le ossa prima o poi. Sarà un ottimo inizio per te. Per quanto riguarda la pistola, la troverai ad attenderti, se non mi sbaglio. Se vi presentate lunedì, sarà abbastanza presto. Riceverete una grande accoglienza al vostro ritorno.”

“Qualche ricompensa questa volta?” chiese Cormac, un giovane tarchiato, dal volto scuro e dall'aspetto brutale, la cui ferocia gli era valsa il soprannome di “Tiger”.

“Non preoccuparti della ricompensa. Fallo solo per l’onore della cosa. Magari, quando sarà fatta, ci saranno alcuni dollari extra in fondo alla cassa.”

“Cosa ha fatto l’uomo?” chiese il giovane Wilson.

“Certo, non sta a quelli come te chiedere cosa ha fatto l’uomo. È stato giudicato laggiù. Non sono affari nostri. Tutto ciò che dobbiamo fare è eseguirlo per loro, proprio come loro farebbero per noi. A proposito di questo, due fratelli della loggia di Merton verranno da noi la prossima settimana per sbrigare degli affari in questo distretto.”

“Chi sono?” chiese qualcuno.

“Perbacco, è più saggio non chiedere. Se non sai nulla, non puoi testimoniare nulla, e non ne può derivare alcun problema. Ma sono uomini che faranno un lavoro pulito quando ci si metteranno.”

“E anche ora!” gridò Ted Baldwin. “La gente sta perdendo il controllo in queste parti. Proprio la scorsa settimana tre dei nostri uomini sono stati licenziati dal caposquadra Blaker. È da molto che glielo si deve, e l’avrà piena e giusta.”

“Avrà cosa?” sussurrò McMurdo al suo vicino.

“La parte operativa di una cartuccia a pallettoni!” gridò l’uomo con una risata sonora. “Cosa ne pensi dei nostri modi, Fratello?”

L’anima criminale di McMurdo sembrava aver già assorbito lo spirito della vile associazione di cui ora era membro. “Mi piace molto”, disse. “È un posto adatto per un ragazzo di fegato.”

Molti di coloro che sedevano intorno ascoltarono le sue parole e le applaudirono.

“Cos’è questo?” gridò il Bodymaster dalla criniera nera dal capo della tavola.

“È il nostro nuovo fratello, signore, che trova i nostri modi di suo gusto.”

McMurdo si alzò in piedi per un istante. “Vorrei dire, Eminente Bodymaster, che se servisse un uomo, considererei un onore essere scelto per aiutare la loggia.”

Ci fu un grande applauso a questo. Si ebbe la sensazione che un nuovo sole stesse spingendo il suo bordo sopra l’orizzonte. Ad alcuni dei più anziani sembrò che il progresso fosse un po’ troppo rapido.

“Propongo”, disse il segretario, Harraway, un vecchio dalla faccia da avvoltoio e la barba grigia che sedeva vicino al presidente, “che il Fratello McMurdo debba attendere finché non sarà il buon piacere della loggia impiegarlo.”

“Certo, era quello che intendevo; sono nelle vostre mani”, disse McMurdo.

“Il tuo tempo verrà, Fratello”, disse il presidente. “Ti abbiamo segnato come un uomo volenteroso, e crediamo che farai un buon lavoro in queste parti. C’è una piccola questione stasera in cui potresti dare una mano se ti fa piacere.”

“Aspetterò qualcosa che ne valga la pena.”

“Puoi venire stasera, comunque, e ti aiuterà a capire cosa rappresentiamo in questa comunità. Farò l’annuncio più tardi. Nel frattempo”, diede un’occhiata al suo foglio dell’ordine del giorno, “ho uno o due punti in più da sottoporre all’attenzione della riunione. Prima di tutto, chiederò al tesoriere il nostro saldo bancario. C’è la pensione per la vedova di Jim Carnaway. È stato abbattuto mentre svolgeva il lavoro della loggia, e spetta a noi assicurarci che lei non ci rimetta.”

“Jim è stato ucciso il mese scorso quando hanno tentato di eliminare Chester Wilcox di Marley Creek”, lo informò il vicino di McMurdo.

“I fondi vanno bene al momento”, disse il tesoriere, con il libretto degli assegni davanti a sé. “Le aziende sono state generose ultimamente. La Max Linder & Co. ha pagato cinquecento per essere lasciata in pace. La Walker Brothers ne ha mandati cento; ma mi sono preso la libertà di restituirli e chiederne cinquecento. Se non avrò notizie entro mercoledì, il loro macchinario di estrazione potrebbe subire un guasto. Abbiamo dovuto bruciare il loro impianto di frantumazione l’anno scorso prima che diventassero ragionevoli. Poi la West Section Coaling Company ha pagato il suo contributo annuale. Abbiamo abbastanza in mano per far fronte a qualsiasi obbligo.”

“Che mi dite di Archie Swindon?” chiese un fratello.

“Ha venduto tutto e ha lasciato il distretto. Il vecchio diavolo ci ha lasciato un biglietto per dire che preferirebbe fare lo spazzino a New York piuttosto che un grande proprietario di miniere sotto il potere di una banda di ricattatori. Perbacco! È stato un bene che si sia dato alla fuga prima che il biglietto arrivasse a noi! Immagino che non si farà più vedere in questa valle.”

Un uomo anziano, ben rasato, con un viso gentile e una buona fronte, si alzò dal capo del tavolo che fronteggiava il presidente. “Signor Tesoriere”, chiese, “posso chiedere chi ha acquistato la proprietà di quest’uomo che abbiamo cacciato dal distretto?”

“Sì, Fratello Morris. È stata acquistata dalla State & Merton County Railroad Company.”

“E chi ha comprato le miniere di Todman e di Lee che sono finite sul mercato allo stesso modo l’anno scorso?”

“La stessa compagnia, Fratello Morris.”

“E chi ha comprato le acciaierie di Manson, di Shuman, di Van Deher e di Atwood, che sono state tutte abbandonate ultimamente?”

“Sono state tutte acquistate dalla West Gilmerton General Mining Company.”

“Non vedo, Fratello Morris”, disse il presidente, “che ci importi chi le compra, visto che non possono portarle fuori dal distretto.”

“Con tutto il rispetto per voi, Eminente Bodymaster, penso che possa importarci molto. Questo processo va avanti ormai da dieci lunghi anni. Stiamo gradualmente cacciando tutti i piccoli operatori dal commercio. Qual è il risultato? Troviamo al loro posto grandi compagnie come la Ferrovia o la General Iron, che hanno i loro direttori a New York o a Philadelphia, e non si curano delle nostre minacce. Possiamo prendercela con i loro capi locali, ma significa solo che ne verranno mandati altri al loro posto. E stiamo rendendo le cose pericolose per noi stessi. I piccoli operatori non potevano farci del male. Non avevano i soldi né il potere. Finché non li spremessimo troppo, sarebbero rimasti sotto il nostro controllo. Ma se queste grandi compagnie scoprono che ci mettiamo tra loro e i loro profitti, non risparmieranno alcuno sforzo né spesa per darci la caccia e portarci in tribunale.”

Ci fu un silenzio a queste parole minacciose, e ogni volto si fece scuro mentre si scambiavano sguardi cupi. Erano stati così onnipotenti e incontestati che il solo pensiero che potesse esserci una ritorsione sullo sfondo era stato bandito dalle loro menti. Eppure, l’idea fece rabbrividire anche i più spericolati tra loro.

“È il mio consiglio”, continuò l’oratore, “che siamo più indulgenti con i piccoli operatori. Il giorno in cui saranno stati tutti cacciati, il potere di questa società sarà spezzato.”

Le verità sgradite non sono popolari. Ci furono grida di rabbia mentre l’oratore tornava a sedersi. McGinty si alzò con la fronte corrucciata.

“Fratello Morris”, disse, “sei sempre stato un uccello del malaugurio. Finché i membri di questa loggia rimarranno uniti, non c’è potere negli Stati Uniti che possa toccarli. Certo, non l’abbiamo forse sperimentato abbastanza spesso nei tribunali? Mi aspetto che le grandi compagnie troveranno più facile pagare che combattere, proprio come fanno le piccole. E ora, Fratelli”, McGinty si tolse il berretto di velluto nero e la stola mentre parlava, “questa loggia ha terminato i suoi affari per la serata, salvo una piccola questione che potrà essere menzionata quando ci congederemo. È giunto il momento per un fraterno ristoro e per l’armonia.”

Davvero strana è la natura umana. Ecco questi uomini, ai quali l’omicidio era familiare, che più e più volte avevano abbattuto il padre di famiglia, qualche uomo contro il quale non nutrivano alcun sentimento personale, senza un pensiero di rimorso o di compassione per la moglie piangente o i figli indifesi, eppure la musica tenera o patetica poteva commuoverli fino alle lacrime. McMurdo aveva una bella voce da tenore, e se prima non era riuscito a guadagnarsi la benevolenza della loggia, non avrebbe potuto essergli negata dopo averli emozionati con “I’m Sitting on the Stile, Mary” e “On the Banks of Allan Water”.

Proprio nella sua prima notte la nuova recluta si era reso uno dei fratelli più popolari, già segnato per l’avanzamento e le alte cariche. C’erano altre qualità necessarie, tuttavia, oltre a quelle della convivialità, per fare un degno Libero Muratore, e di queste gli fu dato un esempio prima che la serata finisse. La bottiglia di whisky era passata di mano molte volte, e gli uomini erano accaldati e pronti al misfatto quando il loro Bodymaster si alzò ancora una volta per rivolgersi a loro.

“Ragazzi”, disse, “c’è un uomo in questa città che ha bisogno di essere sistemato, ed è compito vostro assicurarvi che lo sia. Sto parlando di James Stanger dell’Herald. Avete visto come ha riaperto la bocca contro di noi?”

Ci fu un mormorio di assenso, con molti giuramenti imprecati. McGinty prese un foglietto dalla tasca del panciotto.

“‘Legge e Ordine!’ Ecco come titola. ‘Regno del Terrore nel Distretto del Carbone e del Ferro. Sono passati dodici anni da quando i primi assassinii hanno provato l’esistenza di un’organizzazione criminale in mezzo a noi. Da quel giorno questi oltraggi non sono mai cessati, finché ora hanno raggiunto un picco che ci rende l’obbrobrio del mondo civilizzato. È per risultati come questo che il nostro grande paese accoglie al suo seno l’alieno che fugge dai dispotismi dell’Europa? È perché diventino essi stessi tiranni proprio sugli uomini che hanno dato loro riparo, e che uno stato di terrorismo e illegalità venga stabilito sotto l’ombra stessa delle sacre pieghe della stellata Bandiera della Libertà, che solleverebbe orrore nelle nostre menti se leggessimo che esiste sotto la più effeminata monarchia dell’Oriente? Gli uomini sono noti. L’organizzazione è palese e pubblica. Quanto a lungo dovremo sopportarlo? Possiamo vivere per sempre—’ Certo, ne ho letto abbastanza di queste smancerie!” gridò il presidente, gettando il giornale sul tavolo. “Questo è ciò che dice di noi. La domanda che vi faccio è: cosa diremo noi a lui?”

“Ammazzatelo!” gridarono una dozzina di voci feroci.

“Protesto contro questo”, disse il Fratello Morris, l’uomo dalla bella fronte e il viso rasato. “Vi dico, Fratelli, che la nostra mano è troppo pesante in questa valle, e che arriverà un punto in cui, per autodifesa, ogni uomo si unirà per schiacciarci. James Stanger è un uomo anziano. È rispettato nella cittadina e nel distretto. Il suo giornale rappresenta tutto ciò che è solido nella valle. Se quell’uomo viene abbattuto, ci sarà un tumulto in questo stato che finirà solo con la nostra distruzione.”

“E come porterebbero alla nostra distruzione, Signor Standback?” gridò McGinty. “È per mezzo della polizia? Certo, metà di loro è al nostro soldo e metà ha paura di noi. O è per mezzo dei tribunali e del giudice? Non l’abbiamo forse tentato prima d’ora, e cosa ne è mai venuto fuori?”

“C’è un Giudice Lynch che potrebbe giudicare il caso”, disse il Fratello Morris.

Un grido generale di rabbia salutò il suggerimento.

“Non ho che da alzare un dito”, gridò McGinty, “e potrei portare duecento uomini in questa città che la pulirebbero da una parte all’altra.” Poi, alzando improvvisamente la voce e piegando le sue enormi sopracciglia nere in un terribile cipiglio, “Ascolta qui, Fratello Morris, ho gli occhi su di te, e li ho avuti per un po’! Non hai fegato tu stesso, e cerchi di togliere il fegato agli altri. Sarà un brutto giorno per te, Fratello Morris, quando il tuo nome apparirà sul nostro ordine del giorno, e sto pensando che è proprio lì che dovrei metterlo.”

Morris era diventato di un pallore mortale, e le ginocchia sembravano cedergli mentre ricadeva sulla sedia. Sollevò il bicchiere con la mano tremante e bevve prima di poter rispondere. “Chiedo scusa, Eminente Bodymaster, a voi e a ogni fratello in questa loggia se ho detto più di quanto avrei dovuto. Sono un membro fedele — lo sapete tutti — ed è la mia paura che il male possa colpire la loggia che mi fa parlare con parole ansiose. Ma ho più fiducia nel vostro giudizio che nel mio, Eminente Bodymaster, e vi prometto che non offenderò più.”

Il cipiglio del Bodymaster si distese mentre ascoltava le umili parole. “Molto bene, Fratello Morris. Sono io il primo che si dispiacerebbe se fosse necessario darti una lezione. Ma finché siedo su questa sedia saremo una loggia unita in parole e in fatti. E ora, ragazzi”, continuò, guardandosi intorno tra i presenti, “dirò solo questo, che se Stanger avesse ciò che merita per intero ci sarebbero più problemi di quanti ne dovremmo chiedere. Questi editori fanno fronte comune, e ogni giornale dello stato griderebbe invocando polizia e truppe. Ma immagino che possiate dargli un avvertimento piuttosto severo. Te ne occuperai tu, Fratello Baldwin?”

“Certo!” disse il giovane con entusiasmo.

“Quanti ne prenderai?”

“Mezza dozzina, e due a guardia della porta. Verrai tu, Gower, e tu, Mansel, e tu, Scanlan, e i due Willaby.”

“Avevo promesso al nuovo fratello che sarebbe venuto”, disse il presidente.

Ted Baldwin guardò McMurdo con occhi che mostravano che non aveva né dimenticato né perdonato. “Beh, può venire se vuole”, disse con voce burbera. “È abbastanza. Prima ci mettiamo al lavoro, meglio è.”

La compagnia si sciolse tra grida, urla e frammenti di canzoni da ubriachi. Il bar era ancora affollato di festaioli, e molti dei fratelli rimasero lì. Il piccolo gruppo che era stato destinato al dovere uscì in strada, procedendo a due o tre per volta lungo il marciapiede per non attirare l’attenzione. Era una notte gelida, con una mezza luna che splendeva brillantemente in un cielo ghiacciato e stellato. Gli uomini si fermarono e si riunirono in un cortile che dava su un alto edificio. Le parole “Vermissa Herald” erano stampate in lettere d’oro tra le finestre illuminate a giorno. Dall’interno proveniva il tintinnio della pressa da stampa.

“Ecco, tu”, disse Baldwin a McMurdo, “puoi stare laggiù alla porta e assicurarti che la strada sia tenuta libera per noi. Arthur Willaby può restare con te. Voi altri venite con me. Non abbiate paura, ragazzi; perché abbiamo una dozzina di testimoni che ci collocano all’Union Bar proprio in questo momento.”

Era quasi mezzanotte, e la strada era deserta, salvo per uno o due festaioli sulla via del ritorno. Il gruppo attraversò la strada e, spingendo la porta dell’ufficio del giornale, Baldwin e i suoi uomini irruppero dentro e su per le scale che si trovavano davanti a loro. McMurdo e un altro rimasero sotto. Dalla stanza di sopra giunsero un grido, una richiesta di aiuto, e poi il suono di passi pesanti e sedie che cadevano. Un istante dopo un uomo dai capelli grigi si precipitò sul pianerottolo.

Fu afferrato prima che potesse andare oltre, e i suoi occhiali caddero tintinnando fino ai piedi di McMurdo. Ci fu un tonfo e un gemito. Era a terra, a faccia in giù, e mezza dozzina di bastoni sbattevano insieme mentre si abbattevano su di lui. Si contorse, e i suoi arti lunghi e sottili tremarono sotto i colpi. Gli altri alla fine cessarono; ma Baldwin, con il suo volto crudele fissato in un sorriso infernale, stava colpendo la testa dell’uomo, che lui tentava inutilmente di difendere con le braccia. I suoi capelli bianchi erano chiazzati di sangue. Baldwin era ancora chino sulla sua vittima, sferrando un colpo breve e vizioso ogni volta che riusciva a vedere una parte esposta, quando McMurdo corse su per le scale e lo spinse indietro.

“Ucciderai l’uomo”, disse. “Piantala!”

Baldwin lo guardò stupito. “Maledizione!” gridò. “Chi sei tu per interferire — tu che sei nuovo della loggia? Indietro!” Sollevò il bastone; ma McMurdo aveva estratto la sua pistola dalla tasca.

“Indietro tu!” gridò. “Ti faccio saltare la faccia se mi metti le mani addosso. Per quanto riguarda la loggia, non è stato forse l’ordine del Bodymaster che l’uomo non doveva essere ucciso — e cos’altro stai facendo se non ucciderlo?”

“È la verità quella che dice”, osservò uno degli uomini.

“Perbacco! Fareste meglio a sbrigarvi!” gridò l’uomo di sotto. “Le finestre si stanno illuminando tutte, e avrete l’intera città qui nel giro di cinque minuti.”

C’era effettivamente il suono di grida in strada, e un piccolo gruppo di compositori e addetti alla stampa si stava formando nell’atrio sottostante, facendosi coraggio per agire. Lasciando il corpo flaccido e immobile dell’editore in cima alle scale, i criminali si precipitarono giù e si fecero strada velocemente lungo la strada. Raggiunta l’Union House, alcuni di loro si mescolarono alla folla nel saloon di McGinty, sussurrando attraverso il bancone al Capo che il lavoro era stato ben eseguito. Altri, e tra loro McMurdo, si separarono verso le strade laterali, e così per vie traverse tornarono alle loro case.

Capitolo IV La Valle della Paura

Quando McMurdo si svegliò la mattina dopo, aveva buone ragioni per ricordare la sua iniziazione alla loggia. La testa gli doleva per l’effetto del bere, e il braccio, dove era stato marchiato, era caldo e gonfio. Avendo una sua peculiare fonte di reddito, era irregolare nella frequenza al lavoro; così fece una colazione tardiva e rimase a casa per la mattinata a scrivere una lunga lettera a un amico. Dopo lesse il Daily Herald. In una colonna speciale inserita all’ultimo momento lesse: “Oltraggio all’ufficio dell’Herald — Editore gravemente ferito”. Era un breve resoconto dei fatti con cui lui stesso aveva più familiarità di quanto lo scrittore potesse averne avuta. Terminava con la dichiarazione:

La faccenda è ora nelle mani della polizia; ma non si può sperare che i loro sforzi portino a risultati migliori rispetto al passato. Alcuni degli uomini sono stati riconosciuti, e c’è speranza che si possa ottenere una condanna. La fonte dell’oltraggio era, non c’è bisogno di dirlo, quella famigerata società che ha tenuto questa comunità in schiavitù per così lungo tempo, e contro la quale l’Herald ha preso una posizione così intransigente. I molti amici di Stanger saranno lieti di sapere che, sebbene sia stato crudelmente e brutalmente picchiato, e sebbene abbia subito gravi lesioni alla testa, non c’è pericolo immediato per la sua vita.

Più sotto si affermava che una guardia di polizia, armata di fucili Winchester, era stata requisita per la difesa dell'ufficio.

McMurdo aveva posato il giornale e stava accendendo la pipa con una mano che tremava per gli eccessi della sera precedente, quando si bussò fuori e la sua padrona di casa gli portò un biglietto che era appena stato consegnato da un ragazzo. Non era firmato e diceva così:

Vorrei parlarti, ma preferirei non farlo a casa tua. Mi troverai accanto all'asta della bandiera su Miller Hill. Se verrai lì ora, ho qualcosa che è importante per te ascoltare e per me dire.

McMurdo lesse il biglietto due volte con il massimo stupore; poiché non riusciva a immaginare cosa significasse o chi ne fosse l'autore. Se fosse stato scritto da una mano femminile, avrebbe potuto immaginare che fosse l'inizio di una di quelle avventure che gli erano state fin troppo familiari nella sua vita passata. Ma era la scrittura di un uomo, e anche ben istruito. Infine, dopo qualche esitazione, decise di andare fino in fondo alla faccenda.

Miller Hill è un parco pubblico mal tenuto proprio nel centro della città. In estate è una meta preferita dalla gente, ma in inverno è abbastanza desolato. Dalla sua sommità si ha una vista non solo dell'intera città disordinata e sporca, ma della valle tortuosa sottostante, con le sue miniere e fabbriche sparse che annerivano la neve su entrambi i lati, e delle catene montuose boscose e innevate che la fiancheggiavano.

McMurdo percorse il sentiero tortuoso delimitato da sempreverdi finché non raggiunse il ristorante deserto che forma il centro dell'allegria estiva. Accanto c'era un'asta della bandiera spoglia e sotto di essa un uomo, con il cappello calato e il bavero del cappotto sollevato. Quando voltò il viso, McMurdo vide che era il Fratello Morris, colui che la sera prima aveva attirato l'ira del Bodymaster. Il segno della loggia fu dato e ricambiato al loro incontro.

"Volevo scambiare due parole con lei, signor McMurdo", disse l'uomo più anziano, parlando con un'esitazione che mostrava che si trovava su un terreno delicato. "È stato gentile da parte sua venire."

"Perché non ha messo il suo nome sul biglietto?"

"Bisogna essere prudenti, mister. Non si sa mai in tempi come questi come una cosa possa ritorcersi contro qualcuno. Non si sa mai nemmeno di chi fidarsi o di chi non fidarsi."

"Sicuramente ci si può fidare dei fratelli della loggia."

"No, no, non sempre", esclamò Morris con veemenza. "Qualunque cosa diciamo, anche solo ciò che pensiamo, sembra arrivare a quell'uomo, McGinty."

"Senta!" disse McMurdo severamente. "È stato solo ieri sera, come ben sa, che ho giurato fedeltà al nostro Bodymaster. Mi chiederebbe di infrangere il mio giuramento?"

"Se è questo il punto di vista che assume", disse Morris tristemente, "posso solo dire che mi dispiace averle dato il disturbo di venire a incontrarmi. Le cose sono arrivate a un brutto punto quando due liberi cittadini non possono dirsi i propri pensieri."

McMurdo, che aveva osservato il suo compagno molto attentamente, si rilassò leggermente nel portamento. "Certo, parlavo solo per me stesso", disse. "Sono un nuovo arrivato, come sa, e sono estraneo a tutto questo. Non spetta a me aprire bocca, signor Morris, e se ritiene opportuno dirmi qualcosa, sono qui per ascoltare."

"E per riferirlo al Boss McGinty!" disse Morris amaramente.

"Davvero, allora, mi fa un'ingiustizia", esclamò McMurdo. "Per quanto mi riguarda sono leale alla loggia, e glielo dico chiaramente; ma sarei una povera creatura se dovessi ripetere a chiunque altro ciò che lei potrebbe dirmi in confidenza. Non andrà oltre me; anche se la avverto che potrebbe non ottenere né aiuto né comprensione."

"Ho smesso di cercare l'uno o l'altra", disse Morris. "Potrei mettere la mia stessa vita nelle sue mani con quello che dico; ma, per quanto lei sia cattivo — e ieri sera mi è sembrato che si stesse preparando a essere cattivo quanto i peggiori — resta il fatto che è nuovo, e la sua coscienza non può ancora essere così indurita come la loro. Ecco perché ho pensato di parlare con lei."

"Bene, cosa ha da dire?"

"Se mi tradisce, che una maledizione ricada su di lei!"

"Certo, ho detto che non lo farò."

"Le chiederei, allora, quando si è unito alla società dei Freeman a Chicago e ha giurato voti di carità e fedeltà, le è mai passato per la mente che avrebbe potuto portarla al crimine?"

"Se la chiama crimine", rispose McMurdo.

"Chiamarlo crimine!" gridò Morris, con la voce che vibrava di passione. "Ne ha visto ben poco se può chiamarlo in altro modo. Era crimine ieri sera quando un uomo abbastanza vecchio da essere suo padre è stato picchiato finché il sangue non gocciolava dai suoi capelli bianchi? Era quello crimine, o come altro lo chiamerebbe?"

"Ci sono alcuni che direbbero che era guerra", disse McMurdo, "una guerra tra due classi con tutti dentro, in modo che ognuno colpisse come meglio poteva."

"Bene, ha pensato a una cosa del genere quando si è unito alla società dei Freeman a Chicago?"

"No, sono costretto a dire di no."

"E nemmeno io quando mi sono unito a Philadelphia. Era solo un club di assistenza e un luogo di ritrovo per i propri compagni. Poi ho sentito parlare di questo posto — maledetta l'ora in cui il nome è giunto per la prima volta alle mie orecchie! — e sono venuto per migliorare la mia condizione! Mio Dio! Per migliorare la mia condizione! Mia moglie e i miei tre figli sono venuti con me. Ho avviato un negozio di articoli vari su Market Square, e ho prosperato bene. La voce era corsa che fossi un Freeman, e sono stato costretto a unirmi alla loggia locale, proprio come ha fatto lei ieri sera. Ho il segno della vergogna sull'avambraccio e qualcosa di peggio marchiato sul cuore. Ho scoperto di essere sotto gli ordini di un nero scellerato e catturato in una rete di crimini. Cosa potevo fare? Ogni parola che dicevo per migliorare le cose veniva presa come tradimento, proprio come ieri sera. Non posso andarmene; poiché tutto ciò che possiedo al mondo è nel mio negozio. Se lascio la società, so bene che significa morte per me, e Dio sa cosa per mia moglie e i miei figli. Oh, uomo, è terribile, terribile!" Si portò le mani al viso e il corpo gli tremò per i singhiozzi convulsivi.

McMurdo scrollò le spalle. "Lei era troppo debole per il lavoro", disse. "Lei è il tipo sbagliato per un lavoro simile."

"Avevo una coscienza e una religione; ma mi hanno reso un criminale tra loro. Sono stato scelto per un lavoro. Se mi fossi tirato indietro, sapevo bene cosa mi sarebbe successo. Forse sono un codardo. Forse è il pensiero della mia povera mogliettina e dei bambini che mi rende tale. Comunque sono andato. Immagino che mi perseguiterà per sempre.

"Era una casa isolata, a venti miglia da qui, oltre la catena montuosa laggiù. Ero stato assegnato alla porta, proprio come lei ieri sera. Non potevano fidarsi di me con il lavoro. Gli altri sono entrati. Quando sono usciti, le loro mani erano cremisi fino ai polsi. Mentre ci allontanavamo, un bambino urlava dalla casa dietro di noi. Era un bambino di cinque anni che aveva visto suo padre ucciso. Sono quasi svenuto per l'orrore, eppure dovevo mantenere un viso coraggioso e sorridente; poiché sapevo bene che, se non l'avessi fatto, sarebbe stata la mia casa quella in cui sarebbero venuti dopo con le loro mani insanguinate e sarebbe stato il mio piccolo Fred a urlare per suo padre.

"Ma ero un criminale allora, partecipe di un omicidio, perso per sempre in questo mondo, e perso anche nel prossimo. Sono un buon cattolico; ma il prete non ha voluto parlare con me quando ha saputo che ero uno Scowrer, e sono scomunicato dalla mia fede. Ecco come stanno le cose per me. E vedo lei intraprendere la stessa strada, e le chiedo quale debba essere la fine. È pronto a essere anche lei un assassino a sangue freddo, o possiamo fare qualcosa per fermarlo?"

"Cosa farebbe?" chiese McMurdo bruscamente. "Non farebbe la spia?"

"Dio me ne scampi!" gridò Morris. "Certo, il solo pensiero mi costerebbe la vita."

"Va bene", disse McMurdo. "Penso che lei sia un uomo debole e che dia troppa importanza alla faccenda."

"Troppa! Aspetti di aver vissuto qui più a lungo. Guardi giù nella valle! Veda la nuvola di cento ciminiere che la sovrasta! Le dico che la nuvola dell'omicidio è più fitta e più bassa di quella sopra le teste della gente. È la Valle della Paura, la Valle della Morte. Il terrore è nel cuore della gente dal crepuscolo all'alba. Aspetti, giovanotto, e imparerà da solo."

"Bene, le farò sapere cosa penso quando ne avrò visto di più", disse McMurdo con noncuranza. "Ciò che è molto chiaro è che lei non è l'uomo adatto per questo posto, e che prima vende tutto — anche se dovesse ottenere solo un centesimo per ogni dollaro che l'attività vale — meglio sarà per lei. Ciò che ha detto è al sicuro con me; ma, per Dio! se pensassi che lei fosse un informatore..."

"No, no!" gridò Morris pietosamente.

"Bene, lasciamo perdere. Terrò a mente ciò che ha detto, e forse un giorno ci tornerò sopra. Immagino che lei avesse buone intenzioni a parlarmi così. Ora me ne torno a casa."

"Una parola prima di andare", disse Morris. "Potremmo essere stati visti insieme. Potrebbero voler sapere di cosa abbiamo parlato."

"Ah! Questa è ben pensata."

"Le offro un posto da impiegato nel mio negozio."

"E io lo rifiuto. Questi sono affari nostri. Bene, a presto, Fratello Morris, e che lei possa trovare le cose migliori per sé in futuro."

Quel pomeriggio stesso, mentre McMurdo sedeva a fumare, perso nei pensieri accanto alla stufa del suo salotto, la porta si spalancò e la sua cornice fu riempita dall'enorme figura del Boss McGinty. Fece il segno, e poi sedendosi di fronte al giovane lo guardò fissamente per un po', uno sguardo che fu altrettanto costantemente ricambiato.

"Non sono un grande frequentatore, Fratello McMurdo", disse alla fine. "Immagino di essere troppo occupato con la gente che mi viene a trovare. Ma ho pensato di fare un'eccezione e passare a vedere come se la passa a casa sua."

"Sono orgoglioso di vederla qui, Consigliere", rispose cordialmente McMurdo, tirando fuori la bottiglia di whisky dall'armadietto. "È un onore che non mi aspettavo."

"Come va il braccio?" chiese il Boss.

McMurdo fece una smorfia. "Beh, non me ne dimentico", disse; "ma ne vale la pena."

"Sì, ne vale la pena", rispose l'altro, "per coloro che sono leali e vanno fino in fondo e sono d'aiuto alla loggia. Di cosa stava parlando con il Fratello Morris su Miller Hill stamattina?"

La domanda arrivò così improvvisamente che fu un bene che avesse la risposta preparata. Scoppiò in una risata cordiale. "Morris non sapeva che potessi guadagnarmi da vivere qui a casa. E non lo saprà nemmeno; perché ha troppa coscienza per gente come me. Ma è un buon vecchio tipo. Era la sua idea che fossi senza lavoro, e che mi avrebbe fatto un favore offrendomi un posto da impiegato in un negozio di articoli vari."

"Oh, era questo?"

"Sì, era questo."

"E lei ha rifiutato?"

"Certo. Non potrei guadagnare dieci volte tanto nella mia stessa camera da letto con quattro ore di lavoro?"

"È vero. Ma non andrei troppo in giro con Morris."

"Perché no?"

"Beh, immagino perché glielo dico io. Questo basta alla maggior parte della gente da queste parti."

"Potrà bastare alla maggior parte della gente; ma non basta a me, Consigliere", disse McMurdo con audacia. "Se lei è un giudice degli uomini, saprà questo."

Il gigante bruno lo fissò, e la sua zampa pelosa si chiuse per un istante attorno al bicchiere come se volesse scagliarlo contro la testa del suo compagno. Poi rise nel suo modo rumoroso, turbolento e insincero.

"Lei è un tipo strano, di sicuro", disse. "Bene, se vuole delle ragioni, gliele darò. Morris non le ha detto nulla contro la loggia?"

"No."

"Né contro di me?"

"No."

"Bene, è perché non osa fidarsi di lei. Ma nel suo cuore non è un fratello leale. Lo sappiamo bene. Quindi lo teniamo d'occhio e aspettiamo il momento per ammonirlo. Sto pensando che il momento si stia avvicinando. Non c'è posto per le pecore rognose nel nostro ovile. Ma se lei frequenta un uomo sleale, potremmo pensare che anche lei sia sleale. Capisce?"

"Non c'è possibilità che io lo frequenti; poiché l'uomo non mi piace", rispose McMurdo. "Quanto all'essere sleale, se fosse stato un uomo diverso da lei, non avrebbe usato questo termine con me due volte."

"Bene, questo basta", disse McGinty, svuotando il bicchiere. "Sono venuto a darle un consiglio opportuno, e l'ha avuto."

"Mi piacerebbe sapere", disse McMurdo, "come ha fatto a sapere che avevo parlato con Morris, dopotutto?"

McGinty rise. "È il mio lavoro sapere cosa succede in questa città", disse. "Immagino che farebbe meglio a contare sul fatto che io senta tutto ciò che accade. Bene, il tempo è scaduto, e dirò solo..."

Ma il suo congedo fu interrotto in modo molto inaspettato. Con un fragore improvviso la porta si spalancò, e tre volti accigliati e determinati li fissarono da sotto la visiera dei berretti della polizia. McMurdo balzò in piedi e mezzo estrasse la sua rivoltella; ma il braccio si fermò a metà quando si rese conto che due fucili Winchester erano puntati alla sua testa. Un uomo in uniforme avanzò nella stanza, una rivoltella in mano. Era il Capitano Marvin, un tempo di Chicago, e ora della Polizia Mineraria. Scosse la testa con un mezzo sorriso verso McMurdo.

"Pensavo che si sarebbe messo nei guai, signor McMurdo il Furfante di Chicago", disse. "Non riesce a starne fuori, vero? Prenda il cappello e venga con noi."

"Immagino che pagherà per questo, Capitano Marvin", disse McGinty. "Chi è lei, vorrei sapere, per irrompere in una casa in questo modo e molestare uomini onesti e rispettosi della legge?"

"Lei è fuori da questo affare, Consigliere McGinty", disse il capitano di polizia. "Non siamo qui per lei, ma per quest'uomo McMurdo. Spetta a lei aiutare, non ostacolarci nel nostro dovere."

"È un mio amico, e risponderò io della sua condotta", disse il Boss.

"Stando a quanto si dice, signor McGinty, potrebbe dover rispondere della sua condotta un giorno di questi", rispose il capitano. "Quest'uomo McMurdo era un criminale ancor prima di venire qui, ed è un criminale ancora. Lo tenga sotto tiro, Agente, mentre lo disarmo."

"Ecco la mia pistola", disse McMurdo freddamente. "Forse, Capitano Marvin, se lei ed io fossimo soli e faccia a faccia, non mi prenderebbe così facilmente."

"Dov'è il suo mandato?" chiese McGinty. "Per Dio! Un uomo potrebbe vivere in Russia tanto quanto a Vermissa se gente come voi gestisce la polizia. È un oltraggio capitalista, e ne sentirete parlare ancora, immagino."

"Faccia quello che pensa sia il suo dovere nel modo migliore che può, Consigliere. Noi ci occuperemo del nostro."

"Di cosa sono accusato?" chiese McMurdo.

"Di essere coinvolto nel pestaggio del vecchio Editore Stanger all'ufficio dell'Herald. Non è stata colpa sua se non è un'accusa di omicidio."

"Beh, se questo è tutto ciò che ha contro di lui", esclamò McGinty con una risata, "può risparmiarsi un sacco di problemi lasciando perdere proprio ora. Quest'uomo era con me nel mio saloon a giocare a poker fino a mezzanotte, e posso portarne una dozzina a provarlo."

"Questo è affare suo, e immagino che potrà risolverlo in tribunale domani. Nel frattempo, venga, McMurdo, e venga tranquillamente se non vuole una pistola in testa. Si faccia da parte, signor McGinty; poiché la avverto che non tollererò alcuna resistenza quando sono in servizio!"

Così determinato era l'aspetto del capitano che sia McMurdo che il suo capo furono costretti ad accettare la situazione. Quest'ultimo riuscì a scambiare poche parole sussurrate con il prigioniero prima di separarsi.

"Che ne dici di..." fece un cenno con il pollice verso l'alto per indicare l'impianto di contraffazione.

"Tutto a posto", sussurrò McMurdo, che aveva ideato un nascondiglio sicuro sotto il pavimento.

"Ti dico addio", disse il Boss, stringendogli la mano. "Vedrò Reilly l'avvocato e prenderò la difesa su di me. Credimi che non saranno in grado di trattenerti."

"Non ci scommetterei. Sorvegliate il prigioniero, voi due, e sparategli se prova qualche gioco. Cercherò in casa prima di andarmene."

Lo fece; ma apparentemente non trovò traccia dell'impianto nascosto. Quando scese, lui e i suoi uomini scortarono McMurdo al quartier generale. L'oscurità era calata e soffiava una forte bufera di neve, così che le strade erano quasi deserte; ma alcuni perdigiorno seguirono il gruppo e, incoraggiati dall'invisibilità, gridarono imprecazioni contro il prigioniero.

"Linciate il maledetto Scowrer!" gridavano. "Linciatelo!" Ridevano e schernivano mentre veniva spinto nella stazione di polizia. Dopo un breve esame formale da parte dell'ispettore di turno, fu messo nella cella comune. Qui trovò Baldwin e altri tre criminali della sera prima, tutti arrestati quel pomeriggio e in attesa del processo la mattina successiva.

Ma anche all'interno di questa fortezza interiore della legge, il braccio lungo dei Freeman era in grado di estendersi. A notte fonda arrivò un carceriere con un fascio di paglia per il loro giaciglio, dal quale estrasse due bottiglie di whisky, alcuni bicchieri e un mazzo di carte. Trascorsero una notte esilarante, senza un pensiero ansioso per il calvario del mattino.

Né ne avevano motivo, come il risultato avrebbe mostrato. Il magistrato non avrebbe potuto, sulla base delle prove, trattenerli per un tribunale superiore. Da una parte, i compositori e i tipografi furono costretti ad ammettere che la luce era incerta, che loro stessi erano molto turbati, e che era difficile per loro giurare sull'identità degli aggressori; sebbene credessero che gli accusati fossero tra loro. Sottoposti a controinterrogatorio dall'abile avvocato che era stato ingaggiato da McGinty, furono ancora più vaghi nelle loro testimonianze.

L'uomo ferito aveva già deposto di essere stato così colto di sorpresa dall'improvvisazione dell'attacco che non poteva dichiarare nulla oltre al fatto che il primo uomo che lo aveva colpito portava i baffi. Aggiunse che sapeva che erano Scowrer, poiché nessun altro nella comunità avrebbe potuto avere inimicizia verso di lui, ed era stato a lungo minacciato a causa dei suoi editoriali schietti. Dall'altra parte, fu chiaramente dimostrato dall'evidenza unita e incrollabile di sei cittadini, incluso quell'alto funzionario municipale, il Consigliere McGinty, che gli uomini erano stati a una partita a carte all'Union House fino a un'ora molto più tarda della commissione dell'oltraggio.

Inutile dire che furono rilasciati con qualcosa di molto vicino a delle scuse da parte del banco per l'inconveniente a cui erano stati sottoposti, insieme a una censura implicita del Capitano Marvin e della polizia per il loro zelo indiscreto.

Il verdetto fu accolto con applausi fragorosi da un tribunale in cui McMurdo vide molti volti familiari. I fratelli della loggia sorridevano e salutavano. Ma c'erano altri che sedevano con le labbra serrate e gli occhi torvi mentre gli uomini sfilavano fuori dal banco degli imputati. Uno di loro, un ometto risoluto, dalla barba scura, espresse i pensieri suoi e dei compagni mentre gli ex prigionieri gli passavano accanto.

"Maledetti assassini!" disse. "Vi aggiusteremo noi!"

Se ci fosse stato bisogno di dare un impulso alla popolarità di Jack McMurdo tra i suoi compagni, il suo arresto e la sua assoluzione sarebbero stati l'occasione perfetta. Che un uomo, proprio la sera in cui si univa alla loggia, avesse fatto qualcosa che lo portava davanti al magistrato, costituiva un record inedito negli annali della società. Si era già guadagnato la reputazione di buon compagno di bevute, di allegro festaiolo e, al contempo, di uomo dal temperamento acceso, che non avrebbe accettato un insulto nemmeno dal Boss in persona, onnipotente com'era. Ma oltre a ciò, aveva impressionato i suoi camerati con l'idea che tra loro non ce ne fosse uno il cui cervello fosse così pronto a escogitare un piano sanguinario, o la cui mano fosse più capace di portarlo a compimento. "Sarà il ragazzo giusto per il lavoro pulito", dicevano i veterani tra loro, attendendo il momento in cui avrebbero potuto assegnargli il compito.

McGinty aveva già strumenti a sufficienza, ma riconobbe che questo era eccezionalmente abile. Si sentiva come un uomo che tiene al guinzaglio un feroce segugio. C'erano dei bastardi per sbrigare il lavoro da poco, ma un giorno avrebbe scatenato questa creatura sulla sua preda. Alcuni membri della loggia, tra cui Ted Baldwin, risentivano della rapida ascesa dello straniero e lo odiavano per questo; ma se ne tenevano alla larga, poiché era pronto a combattere tanto quanto a ridere.

Ma se aveva guadagnato il favore dei suoi compagni, c'era un altro ambito, divenuto per lui ancora più vitale, in cui lo aveva perduto. Il padre di Ettie Shafter non voleva più avere nulla a che fare con lui, né gli avrebbe permesso di entrare in casa. Ettie stessa era troppo innamorata per rinunciarvi del tutto, eppure il suo buon senso l'avvertiva di ciò che sarebbe derivato dal matrimonio con un uomo considerato un criminale.

Una mattina, dopo una notte insonne, decise di vederlo, forse per l'ultima volta, e di fare un ultimo strenuo tentativo per distoglierlo da quelle influenze malvagie che lo stavano risucchiando. Andò a casa sua, come lui le aveva spesso chiesto di fare, e si fece strada nella stanza che lui usava come soggiorno. Era seduto a un tavolo, con le spalle rivolte alla porta e una lettera davanti a sé. Un improvviso spirito di malizia adolescenziale la colse: aveva ancora solo diciannove anni. Lui non l'aveva sentita quando aveva spinto la porta. Ora lei avanzò in punta di piedi e posò la mano leggermente sulle sue spalle curve.

Se si aspettava di farlo sussultare, ci riuscì senz'altro; ma solo per essere a sua volta spaventata. Con un balzo da tigre lui si voltò verso di lei, e la sua mano destra stava cercando la sua gola. Allo stesso istante, con l'altra mano, accartocciò il foglio che giaceva davanti a lui. Per un istante rimase a fissarla. Poi lo stupore e la gioia presero il posto della ferocia che aveva stravolto i suoi lineamenti: una ferocia che l'aveva fatta indietreggiare inorridita, come di fronte a qualcosa che non era mai penetrato prima nella sua vita serena.

"Sei tu!" disse lui, asciugandosi la fronte. "E pensare che tu debba venire da me, cuore del mio cuore, e io non trovi di meglio da fare che volerti strangolare! Vieni allora, cara", e le tese le braccia, "lascia che mi faccia perdonare."

Ma lei non si era ripresa da quel fugace sguardo di colpevole paura che aveva letto sul volto dell'uomo. Tutto il suo istinto femminile le diceva che non era il semplice spavento di un uomo colto di sorpresa. Colpa, era quello: colpa e paura!

"Cosa ti è preso, Jack?" gridò. "Perché eri così spaventato da me? Oh, Jack, se la tua coscienza fosse stata tranquilla, non mi avresti guardata in quel modo!"

"Certo, stavo pensando ad altro, e quando sei arrivata saltellando così leggera sui tuoi piedini di fata..."

"No, no, era più di questo, Jack." Poi un improvviso sospetto la colse. "Fammi vedere quella lettera che stavi scrivendo."

"Ah, Ettie, non potrei farlo."

I suoi sospetti divennero certezze. "È per un'altra donna", gridò. "Lo so! Perché altrimenti dovresti nascondermela? Stavi scrivendo a tua moglie? Come posso sapere che non sei un uomo sposato, tu, uno straniero che nessuno conosce?"

"Non sono sposato, Ettie. Guarda, lo giuro! Sei l'unica donna al mondo per me. Per la croce di Cristo, lo giuro!"

Era così pallido per la passione sincera che lei non poté fare a meno di credergli.

"Ebbene, allora", gridò, "perché non vuoi mostrarmi la lettera?"

"Te lo dirò, acushla", disse lui. "Ho giurato di non mostrarla, e proprio come non vorrei infrangere la mia parola con te, così voglio mantenerla con coloro che detengono la mia promessa. Sono affari della loggia, e anche per te è un segreto. E se mi sono spaventato quando una mano è caduta su di me, non puoi capirlo, visto che avrebbe potuto essere la mano di un detective?"

Sentì che stava dicendo la verità. La strinse tra le braccia e baciò via i suoi timori e i suoi dubbi.

"Siedi qui con me, allora. È un trono strano per una regina simile; ma è il meglio che il tuo povero amante possa trovare. Farà di meglio per te, un giorno o l'altro, credo. Ora il tuo animo è di nuovo tranquillo, non è vero?"

"Come può essere mai tranquillo, Jack, quando so che sei un criminale tra i criminali, quando non so mai il giorno in cui potrei sentir dire che sei in tribunale per omicidio? 'McMurdo lo Scowrer', è questo che uno dei nostri pensionanti ti ha chiamato ieri. Mi ha trafitto il cuore come un coltello."

"Certo, le parole dure non rompono le ossa."

"Ma erano vere."

"Beh, cara, non è così male come pensi. Siamo solo poveri uomini che cercano, a modo loro, di ottenere i propri diritti."

Ettie gettò le braccia attorno al collo del suo amante. "Lascia perdere, Jack! Per amor mio, per l'amor di Dio, lascia perdere! È per chiedertelo che sono venuta qui oggi. Oh, Jack, guarda, ti supplico in ginocchio! Inginocchiata qui davanti a te, ti imploro di lasciar perdere!"

Lui la sollevò e la consolò, tenendole la testa premuta contro il petto.

"Certo, tesoro mio, non sai cosa stai chiedendo. Come potrei lasciar perdere, quando significherebbe infrangere il mio giuramento e abbandonare i miei compagni? Se potessi vedere come stanno le cose per me, non potresti mai chiedermelo. Inoltre, se anche volessi, come potrei farlo? Non penserai mica che la loggia lascerebbe andare un uomo libero con tutti i suoi segreti?"

"Ci ho pensato, Jack. Ho pianificato tutto. Papà ha messo da parte dei soldi. È stanco di questo posto dove la paura di questa gente offusca le nostre vite. È pronto ad andarsene. Fuggiremmo insieme a Philadelphia o a New York, dove saremmo al sicuro da loro."

McMurdo rise. "La loggia ha il braccio lungo. Pensi che non potrebbe arrivare fin qui a Philadelphia o a New York?"

"Beh, allora verso l'Ovest, o in Inghilterra, o in Germania, da dove viene mio padre, ovunque, pur di scappare da questa Valle della Paura!"

McMurdo pensò al vecchio Fratello Morris. "Certo, è la seconda volta che sento chiamare la valle in questo modo", disse. "L'ombra sembra davvero pesare su alcuni di voi."

"Offusca ogni momento della nostra vita. Pensi che Ted Baldwin ci abbia mai perdonati? Se non fosse che ha paura di te, quali pensi che sarebbero le nostre possibilità? Se vedessi lo sguardo di quegli occhi scuri e avidi quando si posano su di me!"

"Per Dio! Gli insegnerei le buone maniere se lo beccassi a farlo! Ma ascolta, bambina. Non posso andarmene da qui. Non posso, mettiti il cuore in pace una volta per tutte. Ma se mi lascerai trovare la mia strada, cercherò di preparare un modo per uscirne onorevolmente."

"Non c'è onore in una faccenda simile."

"Beh, beh, è solo questione di punti di vista. Ma se mi dai sei mesi, farò in modo di andarmene senza vergognarmi di guardare gli altri in faccia."

La ragazza rise di gioia. "Sei mesi!" gridò. "È una promessa?"

"Beh, potrebbero essere sette o otto. Ma entro un anno al massimo ci lasceremo la valle alle spalle."

Era il massimo che Ettie potesse ottenere, e tuttavia era qualcosa. C'era quella luce lontana a illuminare l'oscurità del futuro prossimo. Ritornò a casa di suo padre più sollevata di quanto lo fosse mai stata da quando Jack McMurdo era entrato nella sua vita.

Si potrebbe pensare che, come membro, tutti gli atti della società gli venissero riferiti; ma presto scoprì che l'organizzazione era più vasta e complessa della semplice loggia. Persino il Boss McGinty ignorava molte cose; poiché c'era un funzionario chiamato Delegato di Contea, che viveva a Hobson's Patch, più in basso sulla linea, che aveva potere su diverse logge, potere che esercitava in modo improvviso e arbitrario. Solo una volta McMurdo lo vide: un piccolo ratto grigio dai capelli bianchi, subdolo, con un'andatura furtiva e uno sguardo di traverso carico di malizia. Evans Pott era il suo nome, e persino il grande Boss di Vermissa provava nei suoi confronti qualcosa di quella repulsione e di quel timore che l'enorme Danton poteva aver provato per il meschino ma pericoloso Robespierre.

Un giorno Scanlan, il compagno di pensione di McMurdo, ricevette un biglietto da McGinty che ne conteneva uno di Evans Pott, il quale lo informava che stava inviando due uomini validi, Lawler e Andrews, che avevano istruzioni di agire nei paraggi; sebbene fosse meglio per la causa che non venissero forniti dettagli sui loro obiettivi. Il Bodymaster avrebbe potuto provvedere a sistemare le loro necessità di alloggio e comfort fino al momento dell'azione? McGinty aggiunse che era impossibile mantenere il segreto alla Union House e che, pertanto, gli sarebbe stato grato se McMurdo e Scanlan avessero ospitato gli stranieri per qualche giorno nella loro pensione.

La stessa sera arrivarono i due uomini, ognuno con la sua borsa. Lawler era un uomo anziano, astuto, silenzioso e riservato, vestito con un vecchio cappotto nero che, insieme al suo cappello di feltro morbido e alla barba grigia e incolta, gli conferiva una somiglianza generale con un predicatore itinerante. Il suo compagno Andrews era poco più di un ragazzo, dal volto franco e allegro, con l'aria disinvolta di chi è in vacanza e intende godersi ogni minuto. Entrambi gli uomini erano astemi e si comportavano in tutto e per tutto come membri esemplari della società, con l'unica semplice eccezione che erano assassini che avevano spesso dimostrato di essere strumenti capaci per questa associazione criminale. Lawler aveva già portato a termine quattordici commissioni del genere, e Andrews tre.

Erano, come scoprì McMurdo, ben disposti a conversare sulle loro imprese passate, che raccontavano con l'orgoglio mezzo timido di uomini che avevano reso un buon servizio disinteressato alla comunità. Erano reticenti, tuttavia, sul lavoro immediato da svolgere.

"Ci hanno scelto perché né io né il ragazzo qui beviamo", spiegò Lawler. "Possono contare sul fatto che non diremo nulla di più di quanto dovremmo. Non prendertela, ma sono gli ordini del Delegato di Contea che obbediamo."

"Certo, siamo tutti sulla stessa barca", disse Scanlan, il socio di McMurdo, mentre i quattro sedevano insieme a cena.

"È vero, e parleremo fino a quando le mucche non tornano a casa dell'uccisione di Charlie Williams o di Simon Bird, o di qualsiasi altro lavoro passato. Ma finché il lavoro non è fatto, non diciamo nulla."

"Ci sono una mezza dozzina qui intorno a cui ho qualcosa da dire", disse McMurdo, con una imprecazione. "Suppongo che non sia Jack Knox di Ironhill quello che cercate. Farei molta strada per vederlo avere ciò che si merita."

"No, non è ancora lui."

"O Herman Strauss?"

"No, nemmeno lui."

"Beh, se non volete dircelo non possiamo costringervi; ma mi farebbe piacere sapere."

Lawler sorrise e scosse la testa. Non si fece trascinare.

Nonostante la reticenza dei loro ospiti, Scanlan e McMurdo erano del tutto decisi a essere presenti a ciò che chiamavano "il divertimento". Quando, quindi, di buon mattino McMurdo li sentì strisciare giù per le scale, svegliò Scanlan e i due si vestirono in fretta. Una volta vestiti, scoprirono che gli altri erano sgattaiolati fuori, lasciando la porta aperta dietro di loro. Non era ancora l'alba e, alla luce dei lampioni, riuscivano a vedere i due uomini a una certa distanza lungo la strada. Li seguirono cautamente, camminando senza rumore sulla neve alta.

La pensione era vicino ai margini della città, e presto furono all'incrocio che si trova oltre il confine. Qui tre uomini stavano aspettando, con i quali Lawler e Andrews tennero una conversazione breve e concitata. Poi si mossero tutti insieme. Era chiaramente un lavoro di rilievo che richiedeva un certo numero di persone. A questo punto ci sono diversi sentieri che portano a varie miniere. Gli sconosciuti presero quello che portava a Crow Hill, una grande attività gestita da mani forti che erano state in grado, grazie al loro energico e impavido manager del New England, Josiah H. Dunn, di mantenere un certo ordine e disciplina durante il lungo regno del terrore.

Il giorno stava spuntando ora, e una fila di operai si stava lentamente incamminando, singolarmente e a gruppi, lungo il sentiero annerito.

McMurdo e Scanlan passeggiavano con gli altri, tenendo d'occhio gli uomini che seguivano. Una nebbia fitta li avvolgeva, e dal cuore di essa giunse l'improvviso grido di una sirena a vapore. Era il segnale dei dieci minuti prima che le gabbie scendessero e il lavoro giornaliero iniziasse.

Quando raggiunsero lo spazio aperto intorno al pozzo della miniera, c'erano cento minatori in attesa, che battevano i piedi e soffiavano sulle dita; perché faceva un freddo pungente. Gli sconosciuti stavano in un piccolo gruppo nell'ombra della sala macchine. Scanlan e McMurdo si arrampicarono su un cumulo di scorie da cui l'intera scena era davanti ai loro occhi. Videro l'ingegnere della miniera, un grande scozzese barbuto di nome Menzies, uscire dalla sala macchine e suonare il fischietto per far abbassare le gabbie.

Nello stesso istante, un giovane alto e dalla corporatura esile, con il viso rasato e serio, avanzò con impazienza verso la testa del pozzo. Mentre avanzava, i suoi occhi caddero sul gruppo, silenzioso e immobile, sotto la sala macchine. Gli uomini avevano abbassato i cappelli e alzato i colli dei cappotti per nascondere i volti. Per un momento, il presentimento della morte posò la sua mano gelida sul cuore del manager. Un istante dopo lo scacciò e vide solo il suo dovere verso gli intrusi fastidiosi.

"Chi siete?" chiese mentre avanzava. "Cosa state bighellonando qui?"

Non ci fu risposta; ma il ragazzo Andrews fece un passo avanti e gli sparò allo stomaco. I cento minatori in attesa rimasero immobili e impotenti come se fossero paralizzati. Il manager si portò le due mani alla ferita e si ripiegò su se stesso. Poi barcollò via; ma un altro degli assassini sparò, e lui cadde di lato, scalciando e graffiando tra un cumulo di scorie. Menzies, lo scozzese, lanciò un ruggito di rabbia alla vista e si precipitò con una chiave inglese di ferro contro gli assassini; ma fu colpito da due pallottole in faccia che lo lasciarono morto ai loro piedi.

Ci fu un'avanzata di alcuni minatori e un grido inarticolato di pietà e rabbia; ma un paio degli sconosciuti svuotarono le loro pistole sopra le teste della folla, che si disperse e scappò, alcuni correndo freneticamente verso le loro case a Vermissa.

Quando alcuni dei più coraggiosi si furono ripresi e ci fu un ritorno alla miniera, la banda di assassini era svanita nelle nebbie del mattino, senza che un solo testimone potesse giurare sull'identità di quegli uomini che, di fronte a cento spettatori, avevano compiuto questo duplice crimine.

Scanlan e McMurdo tornarono indietro; Scanlan un po' abbattuto, poiché era il primo omicidio che vedeva con i propri occhi, e sembrava meno divertente di quanto fosse stato indotto a credere. Le urla orribili della moglie del manager morto li inseguivano mentre si affrettavano verso la città. McMurdo era assorbito e silenzioso; ma non mostrò alcuna simpatia per il cedimento del suo compagno.

"Certo, è come una guerra", ripeteva. "Cos'è se non una guerra tra noi e loro, e noi contrattacchiamo dove meglio possiamo."

Ci fu una grande baldoria nella sala della loggia alla Union House quella notte, non solo per l'uccisione del manager e dell'ingegnere della miniera di Crow Hill, che avrebbe allineato questa organizzazione alle altre compagnie ricattate e terrorizzate del distretto, ma anche per un trionfo lontano che era stato compiuto dalle mani della loggia stessa.

Sembrerebbe che, quando il Delegato di Contea aveva mandato cinque uomini validi a colpire a Vermissa, avesse preteso in cambio che tre uomini di Vermissa fossero segretamente selezionati e mandati a uccidere William Hales di Stake Royal, uno dei proprietari di miniere più noti e amati del distretto di Gilmerton, un uomo che si credeva non avesse un nemico al mondo; poiché era sotto ogni aspetto un datore di lavoro modello. Aveva insistito, tuttavia, sull'efficienza nel lavoro e aveva, quindi, licenziato alcuni dipendenti ubriaconi e oziosi che erano membri dell'onnipotente società. Gli avvisi di morte appesi fuori dalla sua porta non avevano indebolito la sua determinazione, e così, in un paese libero e civile, si ritrovò condannato a morte.

L'esecuzione era stata debitamente portata a termine. Ted Baldwin, che ora si spaparanzava nel posto d'onore accanto al Bodymaster, era stato il capo del gruppo. Il suo viso arrossato e gli occhi vitrei e iniettati di sangue rivelavano notti insonni e alcol. Lui e i suoi due compagni avevano trascorso la notte precedente tra le montagne. Erano trasandati e segnati dalle intemperie. Ma nessun eroe, di ritorno da un'impresa disperata, avrebbe potuto ricevere un'accoglienza più calorosa dai suoi compagni.

La storia fu raccontata e ritracciata tra grida di gioia e risate. Avevano atteso il loro uomo mentre tornava a casa al calar della notte, prendendo posizione in cima a una collina ripida, dove il suo cavallo doveva procedere al passo. Era così infagottato per ripararsi dal freddo che non riuscì a mettere mano alla sua pistola. Lo avevano tirato giù e gli avevano sparato ancora e ancora. Aveva implorato pietà. Le urla furono ripetute per il divertimento della loggia.

"Facci sentire ancora come ha strillato", gridavano.

Nessuno di loro conosceva l'uomo; ma c'è un dramma eterno in un omicidio, e avevano dimostrato agli Scowrers di Gilmerton che ci si poteva fidare degli uomini di Vermissa.

C'era stato un contrattempo; poiché un uomo e sua moglie erano passati in carrozza mentre stavano ancora svuotando i loro revolver nel corpo silenzioso. Era stato suggerito di sparare a entrambi; ma erano persone innocue che non avevano nulla a che fare con le miniere, così fu ordinato loro severamente di proseguire e tacere, affinché non accadesse loro qualcosa di peggio. E così la figura chiazzata di sangue era stata lasciata come monito a tutti i datori di lavoro così duri, e i tre nobili vendicatori si erano affrettati verso le montagne dove la natura incontaminata giunge fino ai margini delle fornaci e dei cumuli di scorie. Eccoli lì, sani e salvi, il loro lavoro ben fatto e gli applausi dei loro compagni nelle orecchie.

Era stata una gran giornata per gli Scowrers. L’ombra si era fatta ancora più cupa sulla valle. Ma come il saggio generale sceglie il momento della vittoria per raddoppiare gli sforzi, affinché i suoi nemici non abbiano tempo di riprendersi dopo il disastro, così Boss McGinty, osservando la scena delle sue operazioni con i suoi occhi torvi e maligni, aveva ideato un nuovo attacco contro coloro che gli si opponevano. Proprio quella sera, mentre la compagnia semiubriaca si stava sciogliendo, toccò McMurdo sul braccio e lo condusse da parte in quella stanza interna dove avevano avuto il loro primo colloquio.

“Ascolta, ragazzo mio,” disse, “ho finalmente un lavoro che fa per te. Lo avrai interamente nelle tue mani.”

“Sono orgoglioso di sentirlo,” rispose McMurdo.

“Puoi portare due uomini con te: Manders e Reilly. Sono stati avvertiti per il servizio. Non saremo mai a posto in questo distretto finché Chester Wilcox non sarà sistemato, e avrai la gratitudine di ogni loggia nei bacini carboniferi se riuscirai a farlo fuori.”

“Farò del mio meglio, comunque. Chi è e dove lo troverò?”

McGinty tolse il suo eterno sigaro mezzo masticato e mezzo fumato dall'angolo della bocca e procedette a disegnare un diagramma approssimativo su una pagina strappata dal suo taccuino.

“È il caposquadra della Iron Dike Company. È un osso duro, un vecchio sergente maggiore della guerra, tutto cicatrici e canizie. Abbiamo fatto due tentativi con lui, ma senza fortuna, e Jim Carnaway ci ha rimesso la vita. Ora tocca a te occupartene. Quella è la casa, tutta sola al bivio di Iron Dike, proprio come vedi qui sulla mappa, senza nessun altro a portata d'orecchio. Non serve a nulla di giorno. È armato e spara rapido e preciso, senza fare domande. Ma di notte... beh, eccolo lì con sua moglie, tre figli e un aiutante. Non puoi scegliere. O tutto o niente. Se riuscissi a mettere un sacco di polvere da sparo davanti alla porta d'ingresso con una miccia a lenta combustione...”

“Che cosa ha fatto l’uomo?”

“Non ti ho detto che ha sparato a Jim Carnaway?”

“Perché gli ha sparato?”

“E che diavolo ti importa? Carnaway era nei pressi della sua casa di notte, e lui gli ha sparato. Questo basta a me e a te. Devi sistemare la faccenda come si deve.”

“Ci sono queste due donne e i bambini. Devono andarci di mezzo anche loro?”

“Devono, altrimenti come possiamo prenderlo?”

“Sembra duro nei loro confronti; perché non hanno fatto nulla.”

“Che razza di discorsi da sciocco sono questi? Ti tiri indietro?”

“Calma, Consigliere, calma! Che cosa ho mai detto o fatto perché tu debba pensare che vorrei tirarmi indietro di fronte a un ordine del Bodymaster della mia stessa loggia? Se sia giusto o sbagliato, sta a te deciderlo.”

“Lo farai, allora?”

“Certo che lo farò.”

“Quando?”

“Beh, faresti meglio a concedermi una notte o due per poter vedere la casa e fare i miei piani. Poi...”

“Molto bene,” disse McGinty, stringendogli la mano. “Lascio fare a te. Sarà un gran giorno quando ci porterai la notizia. È proprio l'ultimo colpo che li metterà tutti in ginocchio.”

McMurdo rifletté a lungo e profondamente sull'incarico che gli era stato affidato così improvvisamente. La casa isolata in cui viveva Chester Wilcox si trovava a circa cinque miglia di distanza, in una valle adiacente. Proprio quella notte partì tutto solo per preparare il tentativo. Era giorno fatto quando tornò dalla sua ricognizione. Il giorno seguente si incontrò con i suoi due subordinati, Manders e Reilly, giovani spericolati che erano euforici come se si trattasse di una caccia al cervo.

Due notti dopo si incontrarono fuori città, tutti e tre armati, e uno di loro trasportava un sacco pieno della polvere che veniva usata nelle cave. Erano le due del mattino quando arrivarono alla casa solitaria. La notte era ventosa, con nubi frammentate che correvano veloci attraverso il volto di una luna al primo quarto. Erano stati avvertiti di stare in guardia contro i segugi; così avanzarono con cautela, con le pistole armate nelle mani. Ma non c'era alcun rumore se non l'ululato del vento, e nessun movimento se non i rami che oscillavano sopra di loro.

McMurdo ascoltò alla porta della casa solitaria; ma tutto era immobile all'interno. Poi vi appoggiò contro il sacco di polvere, vi praticò un foro con il coltello e attaccò la miccia. Quando fu ben accesa, lui e i suoi due compagni se la diedero a gambe e furono a una certa distanza, al sicuro e comodi in un fosso riparato, prima che il rombo fragoroso dell'esplosione, insieme al cupo e profondo brontolio dell'edificio che crollava, dicesse loro che il lavoro era compiuto. Nessun lavoro più pulito era mai stato eseguito negli annali sporchi di sangue della società.

Ma ahimè che un lavoro così ben organizzato e audacemente eseguito sia andato tutto per nulla! Avvertito dal destino delle varie vittime, e sapendo di essere segnato per la distruzione, Chester Wilcox aveva trasferito se stesso e la sua famiglia solo il giorno prima in alloggi più sicuri e meno conosciuti, dove una guardia di polizia avrebbe vegliato su di loro. Era una casa vuota quella che era stata abbattuta dalla polvere da sparo, e il cupo vecchio sergente maggiore della guerra stava ancora insegnando la disciplina ai minatori di Iron Dike.

“Lasciatelo a me,” disse McMurdo. “È il mio uomo, e lo prenderò di sicuro, dovessi aspettare un anno per lui.”

Un voto di ringraziamento e fiducia fu approvato in piena loggia, e così per il momento la faccenda si concluse. Quando qualche settimana dopo fu riportato sui giornali che Wilcox era stato bersaglio di colpi di arma da fuoco da un’imboscata, fu un segreto di Pulcinella che McMurdo fosse ancora al lavoro sul suo incarico incompiuto.

Tali erano i metodi della Società degli Uomini Liberi, e tali erano le azioni degli Scowrers con cui diffusero il loro dominio del terrore sul grande e ricco distretto che fu per così tanto tempo perseguitato dalla loro terribile presenza. Perché queste pagine dovrebbero essere macchiate da ulteriori crimini? Non ho detto abbastanza per mostrare gli uomini e i loro metodi?

Queste azioni sono scritte nella storia, e ci sono registri in cui si possono leggere i dettagli. Lì si può apprendere della sparatoria ai poliziotti Hunt ed Evans perché avevano osato arrestare due membri della società: un duplice oltraggio pianificato alla loggia di Vermissa ed eseguito a sangue freddo contro due uomini indifesi e disarmati. Lì si può anche leggere della sparatoria alla signora Larbey mentre assisteva il marito, che era stato picchiato quasi a morte per ordine di Boss McGinty. L'uccisione del vecchio Jenkins, seguita a breve da quella del fratello, la mutilazione di James Murdoch, l'esplosione della famiglia Staphouse e l'omicidio degli Stendal si susseguirono l'uno dopo l'altro nello stesso terribile inverno.

L'ombra giaceva cupa sulla Valle della Paura. La primavera era arrivata con i ruscelli che correvano e gli alberi in fiore. C'era speranza per tutta la Natura, rimasta così a lungo in una morsa di ferro; ma da nessuna parte c'era speranza per gli uomini e le donne che vivevano sotto il giogo del terrore. Mai la nuvola sopra di loro era stata così scura e senza speranza come all'inizio dell'estate del 1875.

Capitolo VI Pericolo

Era l'apice del regno del terrore. McMurdo, che era già stato nominato Diacono Interno, con ogni prospettiva di succedere un giorno a McGinty come Bodymaster, era ora così necessario ai consigli dei suoi compagni che nulla veniva fatto senza il suo aiuto e consiglio. Più diventava popolare tra gli Uomini Liberi, tuttavia, più nere erano le occhiatacce che lo accoglievano mentre passava per le strade di Vermissa. Nonostante il terrore, i cittadini stavano prendendo coraggio per unirsi contro i loro oppressori. Voci erano giunte alla loggia riguardo a raduni segreti nell'ufficio dell'Herald e di distribuzione di armi da fuoco tra la gente rispettosa della legge. Ma McGinty e i suoi uomini non erano disturbati da tali rapporti. Erano numerosi, risoluti e ben armati. I loro avversari erano dispersi e impotenti. Tutto sarebbe finito, come in passato, in discorsi senza meta e possibilmente in arresti impotenti. Così dicevano McGinty, McMurdo e tutti gli spiriti più audaci.

Era un sabato sera di maggio. Il sabato era sempre la notte della loggia, e McMurdo stava uscendo di casa per parteciparvi quando Morris, il fratello più debole dell'ordine, venne a trovarlo. La sua fronte era segnata dalla preoccupazione e il suo volto gentile era tirato e stanco.

“Posso parlarle liberamente, signor McMurdo?”

“Certo.”

“Non posso dimenticare che le ho aperto il mio cuore una volta, e che lei l'ha tenuto per sé, anche se il Boss in persona è venuto a chiederglielo.”

“Cos'altro potevo fare se ti sei fidato di me? Non era che fossi d'accordo con quello che hai detto.”

“Lo so bene. Ma lei è l'unico con cui posso parlare ed essere al sicuro. Ho un segreto qui,” si mise la mano sul petto, “e mi sta letteralmente bruciando la vita. Vorrei che fosse venuto a chiunque di voi tranne che a me. Se lo racconto, significherà omicidio, di sicuro. Se non lo faccio, potrebbe portare alla fine di tutti noi. Dio mi aiuti, ma sono quasi fuori di testa per questo!”

McMurdo guardò l'uomo con serietà. Tremava in ogni arto. Versò del whisky in un bicchiere e glielo porse. “Questa è la medicina per gente come te,” disse. “Ora fammi sentire.”

Morris bevve e il suo viso bianco prese una sfumatura di colore. “Posso dirglielo tutto in una frase,” disse. “C'è un detective sulle nostre tracce.”

McMurdo lo fissò con stupore. “Ma va, uomo, sei pazzo,” disse. “Non è il posto pieno di poliziotti e detective, e che male ci hanno mai fatto?”

“No, no, non è un uomo del distretto. Come dice lei, li conosciamo, e c'è poco che possano fare. Ma ha sentito parlare di Pinkerton?”

“Ho letto di qualche tizio con quel nome.”

“Beh, mi creda, non ha scampo quando sono sulle sue tracce. Non è una faccenda governativa che va come va. È una proposta d'affari seria e mortale che mira ai risultati e non molla finché, con le buone o con le cattive, non li ottiene. Se un uomo di Pinkerton è dentro fino al collo in questa faccenda, siamo tutti distrutti.”

“Dobbiamo ucciderlo.”

“Ah, è il primo pensiero che le è venuto! Così sarà alla loggia. Non le ho detto che sarebbe finito in omicidio?”

“Certo, cos'è l'omicidio? Non è abbastanza comune da queste parti?”

“Lo è, davvero; ma non spetta a me indicare l'uomo che deve essere ucciso. Non dormirei mai più tranquillo. Eppure sono le nostre stesse vite a essere in gioco. In nome di Dio, cosa devo fare?” Oscillava avanti e indietro nella sua agonia di indecisione.

Ma le sue parole avevano colpito profondamente McMurdo. Era facile vedere che condivideva l'opinione dell'altro riguardo al pericolo e alla necessità di affrontarlo. Afferrò Morris per la spalla e lo scosse nella sua serietà.

“Ascolta, uomo,” gridò, e quasi strillò le parole per l'eccitazione, “non guadagnerai nulla stando qui a lamentarti come una vecchia a una veglia funebre. Diamo i fatti. Chi è il tizio? Dov'è? Come sei venuto a sapere di lui? Perché sei venuto da me?”

“Sono venuto da lei; perché lei è l'unico uomo che mi consiglierebbe. Le ho detto che avevo un negozio nell'Est prima di venire qui. Ho lasciato buoni amici dietro di me, e uno di loro è nel servizio telegrafico. Ecco una lettera che ho ricevuto da lui ieri. È questa parte in cima alla pagina. Può leggerla lei stesso.”

Questo fu ciò che lesse McMurdo:

Come vanno le cose con gli Scowrers dalle tue parti? Ne leggiamo a bizzeffe sui giornali. Tra me e te, mi aspetto di ricevere tue notizie prima di molto. Cinque grandi corporazioni e le due ferrovie hanno preso la cosa molto sul serio. Fanno sul serio, e puoi scommettere che ci arriveranno! Sono andati a fondo. Pinkerton ha preso in mano la situazione sotto i loro ordini, e il suo uomo migliore, Birdy Edwards, è in azione. La faccenda deve essere fermata proprio ora.

“Ora legga il postscriptum.”

Naturalmente, ciò che ti do è ciò che ho appreso per lavoro; quindi non vada oltre. È un cifrario strano che maneggi a metri ogni giorno e da cui non riesci a trarre alcun significato.

McMurdo rimase in silenzio per un po', con la lettera nelle mani inerti. La nebbia si era sollevata per un momento, e c'era l'abisso davanti a lui.

“Qualcun altro lo sa?” chiese.

“Non l'ho detto a nessun altro.”

“Ma quest'uomo, il tuo amico, ha qualche altra persona a cui sarebbe probabile che scrivesse?”

“Beh, oso dire che ne conosca un altro paio.”

“Della loggia?”

“È molto probabile.”

“Chiedevo perché è probabile che possa aver dato una descrizione di questo tizio Birdy Edwards, così potremmo metterci sulle sue tracce.”

“Beh, è possibile. Ma non credo che lo conosca. Mi sta solo dicendo le notizie che gli sono arrivate per via del lavoro. Come potrebbe conoscere quest'uomo di Pinkerton?”

McMurdo ebbe un sussulto violento.

“Perbacco!” gridò, “L'ho preso. Che sciocco sono stato a non capirlo. Signore! Ma siamo fortunati! Lo sistemeremo prima che possa fare qualsiasi danno. Ascolta, Morris, lascerai questa faccenda nelle mie mani?”

“Certo, se solo volesse toglierla dalle mie.”

“Lo farò. Puoi stare in disparte e lasciare che me ne occupi io. Nemmeno il tuo nome deve essere menzionato. Mi assumerò tutto io, come se fosse a me che è arrivata questa lettera. Ti soddisfa?”

“È proprio quello che chiederei.”

“Allora lasciala così e tieni la bocca chiusa. Ora andrò alla loggia e presto faremo pentire il vecchio Pinkerton di se stesso.”

“Non ucciderà quest'uomo?”

“Meno sa, amico Morris, più leggera sarà la sua coscienza e meglio dormirà. Non faccia domande e lasci che queste cose si sistemino da sole. Ora ho in mano la situazione.”

Morris scosse la testa tristemente mentre se ne andava. “Sento che il suo sangue è sulle mie mani,” gemette.

“L'autodifesa non è omicidio, comunque,” disse McMurdo, sorridendo cupamente. “O lui o noi. Immagino che quest'uomo ci distruggerebbe tutti se lo lasciassimo a lungo nella valle. Beh, fratello Morris, dovremo ancora eleggerti Bodymaster; perché hai sicuramente salvato la loggia.”

Eppure era chiaro dalle sue azioni che pensava più seriamente a questa nuova intrusione di quanto le sue parole lasciassero intendere. Poteva essere la sua coscienza sporca, poteva essere la reputazione dell'organizzazione Pinkerton, poteva essere la consapevolezza che grandi e ricche corporazioni si erano date il compito di eliminare gli Scowrers; ma, qualunque fosse la sua ragione, le sue azioni erano quelle di un uomo che si sta preparando al peggio. Ogni documento che potesse incriminarlo fu distrutto prima che lasciasse la casa. Dopodiché fece un lungo sospiro di soddisfazione; perché gli sembrava di essere al sicuro. Eppure il pericolo doveva ancora pressarlo un po'; perché sulla strada per la loggia si fermò dal vecchio Shafter. La casa gli era vietata; ma quando bussò alla finestra Ettie uscì da lui. La diabolicità irlandese danzante era svanita dagli occhi del suo amante. Lei lesse il suo pericolo nel suo volto serio.

“È successo qualcosa!” gridò. “Oh, Jack, sei in pericolo!”

“Certo, non è molto grave, tesoro mio. Eppure potrebbe essere saggio che ci spostiamo prima che sia peggio.”

“Spostarci?”

“Ti ho promesso una volta che me ne sarei andato un giorno. Penso che il momento stia arrivando. Ho avuto notizie stasera, brutte notizie, e vedo arrivare guai.”

“La polizia?”

“Beh, un Pinkerton. Ma, certo, non sapresti cosa sia, acushla, né cosa possa significare per uno come me. Sono troppo dentro questa cosa, e potrei doverne uscire in fretta. Hai detto che saresti venuta con me se me ne fossi andato.”

“Oh, Jack, sarebbe la tua salvezza!”

“Sono un uomo onesto in alcune cose, Ettie. Non ferirei un capello della tua bella testa per tutto ciò che il mondo può dare, né ti tirerei mai giù di un pollice dal trono d'oro sopra le nuvole dove ti vedo sempre. Ti fideresti di me?”

Lei gli mise la mano nella sua senza una parola. “Beh, allora, ascolta quello che dico, e fai come ti ordino, perché in verità è l'unico modo per noi. Le cose stanno per accadere in questa valle. Lo sento nelle ossa. Potremmo essere in molti a doverci guardare le spalle. Io sono uno, comunque. Se me ne vado, di giorno o di notte, sei tu che devi venire con me!”

“Verrei dopo di te, Jack.”

“No, no, tu verrai con me. Se questa valle mi è preclusa e non potrò mai tornare, come posso lasciarti indietro, e io magari a nascondermi dalla polizia senza nemmeno una possibilità di mandare un messaggio? È con me che devi venire. Conosco una brava donna nel posto da cui vengo, ed è lì che ti lascerei finché non potremo sposarci. Verrai?”

“Sì, Jack, verrò.”

“Dio ti benedica per la tua fiducia in me! Sarei un demone uscito dall'inferno se ne abusassi. Ora, bada bene, Ettie, sarà solo una parola per te, e quando ti raggiungerà, lascerai tutto e verrai dritta alla sala d'attesa al deposito e rimarrai lì finché non verrò a prenderti.”

“Giorno o notte, verrò alla parola, Jack.”

In parte sollevato d'animo, ora che i suoi preparativi per la fuga erano iniziati, McMurdo proseguì verso la loggia. Si era già riunita, e solo tramite complessi segni e controsegni poté passare attraverso la guardia esterna e la guardia interna che la sorvegliavano. Un brusio di piacere e benvenuto lo accolse mentre entrava. La lunga stanza era affollata, e attraverso la foschia del fumo di tabacco vide la folta criniera nera del Bodymaster, i lineamenti crudeli e ostili di Baldwin, il volto da avvoltoio di Harraway, il segretario, e una dozzina di altri che erano tra i leader della loggia. Si rallegrò che fossero tutti lì per deliberare sulle sue notizie.

“Davvero, siamo lieti di vederti, Fratello!” gridò il presidente. “C'è del lavoro qui che richiede un Salomone in giudizio per essere messo a posto.”

“Sono Lander ed Egan,” spiegò il suo vicino mentre prendeva posto. “Entrambi rivendicano la taglia data dalla loggia per la sparatoria al vecchio Crabbe laggiù a Stylestown, e chi può dire chi ha sparato il proiettile?”

McMurdo si alzò al suo posto e alzò la mano. L'espressione del suo volto congelò l'attenzione del pubblico. Ci fu un silenzio di tomba pieno di aspettativa.

“Eminente Bodymaster,” disse, con voce solenne, “chiedo urgenza!”

“Il Fratello McMurdo chiede urgenza,” disse McGinty. “È una richiesta che secondo le regole di questa loggia ha la precedenza. Ora Fratello, ti ascoltiamo.”

McMurdo prese la lettera dalla tasca.

“Eminente Bodymaster e Fratelli,” disse, “sono il portatore di cattive notizie oggi; ma è meglio che si sappiano e si discutano, piuttosto che un colpo cada su di noi senza preavviso, distruggendoci tutti. Ho informazioni che le organizzazioni più potenti e ricche di questo stato si sono unite per la nostra distruzione, e che in questo preciso momento c'è un detective Pinkerton, un certo Birdy Edwards, al lavoro nella valle a raccogliere le prove che potrebbero mettere un cappio attorno al collo di molti di noi, e mandare ogni uomo in questa stanza in una cella di prigione. Questa è la situazione per la cui discussione ho richiesto l'urgenza.”

Nella stanza calò un silenzio di tomba. Fu rotto dal presidente.

«Quali prove avete di questo, fratello McMurdo?» chiese.

«Sono in questa lettera che è giunta nelle mie mani», disse McMurdo. Lesse il passaggio ad alta voce. «È una questione d'onore per me non poter fornire ulteriori dettagli sulla lettera, né consegnarla nelle vostre mani; ma vi assicuro che non c'è nient'altro in essa che possa intaccare gli interessi della loggia. Vi espongo il caso così come è giunto a me.»

«Permettetemi di dire, signor Presidente», disse uno dei fratelli più anziani, «che ho sentito parlare di Birdy Edwards, e che ha la fama di essere il migliore uomo al servizio dei Pinkerton.»

«Qualcuno lo conosce di vista?» chiese McGinty.

«Sì», disse McMurdo, «io.»

Un mormorio di stupore percorse la sala.

«Credo che lo teniamo nel palmo della nostra mano», continuò con un sorriso esultante sul volto. «Se agiamo in fretta e con saggezza, possiamo troncare la cosa sul nascere. Se ho la vostra fiducia e il vostro aiuto, c'è ben poco da temere.»

«Che cosa abbiamo da temere, comunque? Cosa può sapere dei nostri affari?»

«Potreste dirlo se tutti fossero saldi come voi, Consigliere. Ma quest'uomo ha alle spalle tutti i milioni dei capitalisti. Pensate che non ci sia nessun fratello più debole tra tutte le nostre logge che non possa essere comprato? Arriverà ai nostri segreti... forse li ha già ottenuti. C'è solo una cura sicura.»

«Che non lasci mai la valle», disse Baldwin.

McMurdo annuì. «Ben detto, fratello Baldwin», disse. «Tu ed io abbiamo avuto le nostre divergenze, ma stasera hai detto la parola giusta.»

«Dov'è, dunque? Da cosa lo riconosceremo?»

«Eminente Capo Loggia», disse McMurdo con fervore, «vorrei farvi notare che questa è una cosa troppo vitale perché se ne discuta in loggia aperta. Dio mi scampi dal gettare un dubbio su chiunque sia qui; ma se anche solo una parola di pettegolezzo arrivasse alle orecchie di quest'uomo, sarebbe la fine di ogni possibilità di prenderlo. Chiederei alla loggia di scegliere un comitato fidato, signor Presidente... voi stesso, se potessi suggerirlo, e il fratello Baldwin qui presente, e altri cinque. Allora potrò parlare liberamente di ciò che so e di ciò che consiglio di fare.»

La proposta fu subito adottata e il comitato scelto. Oltre al presidente e a Baldwin c'erano il segretario dalla faccia da avvoltoio, Harraway, Tiger Cormac, il brutale giovane assassino, Carter, il tesoriere, e i fratelli Willaby, uomini impavidi e disperati che non si sarebbero fermati davanti a nulla.

I soliti festeggiamenti della loggia furono brevi e sommessi: perché c'era una nube sullo spirito degli uomini, e molti lì presenti per la prima volta iniziarono a vedere l'ombra della Legge vendicatrice aleggiare in quel cielo sereno sotto il quale avevano dimorato così a lungo. Gli orrori che avevano inflitto agli altri erano stati così parte integrante delle loro vite assestate che il pensiero della punizione era diventato remoto, e per questo sembrava tanto più allarmante ora che si avvicinava così tanto a loro. Si sciolsero presto e lasciarono i loro capi al loro consiglio.

«Ora, McMurdo!» disse McGinty quando rimasero soli. I sette uomini sedevano impietriti ai loro posti.

«Ho detto poco fa che conoscevo Birdy Edwards», spiegò McMurdo. «Non c'è bisogno che vi dica che non è qui sotto quel nome. È un uomo coraggioso, ma non un pazzo. Si fa chiamare Steve Wilson e alloggia a Hobson's Patch.»

«Come lo sai?»

«Perché ho attaccato bottone con lui. Sul momento non ci ho dato peso, né ci avrei pensato due volte se non fosse stato per questa lettera; ma ora sono sicuro che sia lui. L'ho incontrato sui vagoni quando sono sceso lungo la linea mercoledì: un tipo tosto, se mai ce n'è stato uno. Ha detto di essere un reporter. Sul momento gli ho creduto. Voleva sapere tutto ciò che poteva sugli Scowrer e su quelle che definiva 'le atrocità' per un giornale di New York. Mi ha fatto ogni tipo di domanda per ottenere qualcosa. Scommetteteci che non ho rivelato nulla. 'Pagherei e pagherei bene', ha detto, 'se potessi ottenere del materiale che vada bene al mio editore'. Ho detto ciò che pensavo gli avrebbe fatto più piacere, e mi ha passato una banconota da venti dollari per le mie informazioni. 'Ce ne sono dieci volte tanto per te', ha detto, 'se puoi trovarmi tutto ciò che voglio'.»

«Cosa gli hai detto, allora?»

«Qualsiasi sciocchezza mi sia inventata.»

«Come fai a sapere che non era un giornalista?»

«Ve lo dico io. È sceso a Hobson's Patch, e così ho fatto io. Sono capitato nell'ufficio telegrafico e lui ne stava uscendo.»

«'Senta qui', ha detto l'operatore dopo che se n'era andato, 'immagino che dovremmo applicare tariffe doppie per questo'. 'Immagino di sì', ho detto. Aveva riempito il modulo con roba che avrebbe potuto essere cinese, per quel che ne capivamo noi. 'Spedisce un foglio di questa roba ogni giorno', ha detto l'impiegato. 'Sì', ho detto; 'sono notizie speciali per il suo giornale, e ha paura che gli altri le intercettino'. Questo è ciò che pensava l'operatore e ciò che pensavo io all'epoca; ma ora la penso diversamente.»

«Per Dio! Credo che tu abbia ragione», disse McGinty. «Ma cosa proponi che facciamo al riguardo?»

«Perché non andare subito giù ora e sistemarlo?» suggerì qualcuno.

«Sì, prima è meglio è.»

«Partirei questo stesso minuto se sapessi dove possiamo trovarlo», disse McMurdo. «È a Hobson's Patch; ma non conosco la casa. Ho un piano, però, se volete solo ascoltare il mio consiglio.»

«Bene, di che si tratta?»

«Andrò al Patch domani mattina. Lo troverò tramite l'operatore. Può localizzarlo, immagino. Bene, allora gli dirò che sono un Libero anch'io. Gli offrirò tutti i segreti della loggia per un prezzo. Scommetteteci che abboccherà. Gli dirò che i documenti sono a casa mia, e che varrebbe quanto la mia vita lasciarlo venire mentre c'è gente in giro. Capirà che è buon senso. Lasciatelo venire alle dieci di sera, e vedrà tutto. Questo lo attirerà di sicuro.»

«E poi?»

«Potete pianificare il resto voi stessi. La casa della vedova MacNamara è isolata. È fedele come l'acciaio e sorda come una campana. In casa ci siamo solo Scanlan ed io. Se ottengo la sua promessa — e vi farò sapere se ci riuscirò — farò in modo che tutti e sette veniate da me entro le nove. Lo faremo entrare. Se mai ne uscirà vivo... beh, potrà parlare della fortuna di Birdy Edwards per il resto dei suoi giorni!»

«Ci sarà un posto vacante alla Pinkerton, o mi sbaglio. Fermiamoci qui, McMurdo. Alle nove di domani saremo da te. Una volta che avrai chiuso la porta dietro di lui, potrai lasciare il resto a noi.»

Capitolo VII La trappola per Birdy Edwards

Come aveva detto McMurdo, la casa in cui viveva era isolata e molto adatta a un crimine come quello che avevano pianificato. Si trovava all'estrema periferia della città e sorgeva ben arretrata rispetto alla strada. In qualsiasi altro caso i cospiratori avrebbero semplicemente chiamato fuori il loro uomo, come avevano fatto molte volte prima, e svuotato le pistole nel suo corpo; ma in questo caso era molto necessario scoprire quanto sapesse, come lo sapesse e cosa fosse stato trasmesso ai suoi datori di lavoro.

Era possibile che fossero già in ritardo e che il lavoro fosse stato fatto. Se fosse stato davvero così, avrebbero potuto almeno vendicarsi sull'uomo che l'aveva compiuto. Ma speravano che nulla di grande importanza fosse ancora giunto a conoscenza del detective, poiché altrimenti, sostenevano, non si sarebbe preso la briga di scrivere e trasmettere informazioni così banali come quelle che McMurdo sosteneva di avergli dato. Tuttavia, tutto questo lo avrebbero appreso dalle sue stesse labbra. Una volta in loro potere, avrebbero trovato il modo di farlo parlare. Non era la prima volta che avevano a che fare con un testimone riluttante.

McMurdo andò a Hobson's Patch come concordato. La polizia sembrò interessarsi particolarmente a lui quella mattina, e il capitano Marvin — colui che aveva rivendicato la vecchia conoscenza con lui a Chicago — gli rivolse addirittura la parola mentre aspettava alla stazione. McMurdo si voltò e si rifiutò di parlargli. Tornò dalla sua missione nel pomeriggio e vide McGinty all'Union House.

«Sta arrivando», disse.

«Bene!» disse McGinty. Il gigante era in maniche di camicia, con catene e sigilli che brillavano sul suo ampio panciotto e un diamante che scintillava attraverso la frangia della sua barba ispida. L'alcol e la politica avevano reso il Boss un uomo molto ricco oltre che potente. Tanto più terribile, dunque, sembrava quello scorcio di prigione o di patibolo che gli si era parato davanti la sera prima.

«Pensi che sappia molto?» chiese ansiosamente.

McMurdo scosse la testa cupamente. «È qui da un po' di tempo, sei settimane almeno. Immagino non sia venuto da queste parti per osservare il panorama. Se ha lavorato tra noi tutto questo tempo con il denaro della ferrovia alle spalle, dovrei aspettarmi che abbia ottenuto dei risultati e che li abbia trasmessi.»

«Non c'è un uomo debole nella loggia», esclamò McGinty. «Fedele come l'acciaio, ognuno di loro. Eppure, per il Signore! c'è quello skunk di Morris. Che mi dici di lui? Se qualcuno ci tradisce, sarebbe lui. Ho intenzione di mandare un paio dei ragazzi in giro prima di sera per dargli una lezione e vedere cosa riescono a tirargli fuori.»

«Beh, non ci sarebbe nulla di male in questo», rispose McMurdo. «Non negherò di avere una simpatia per Morris e mi dispiacerebbe vederlo finire nei guai. Mi ha parlato una o due volte di questioni di loggia, e sebbene possa non vederle come voi o io, non mi è mai sembrato il tipo che spiffera. Ma comunque non sta a me mettermi tra lui e voi.»

«Sistemerò quel vecchio diavolo!» disse McGinty con una imprecazione. «L'ho tenuto d'occhio nell'ultimo anno.»

«Beh, tu sai meglio di chiunque altro», rispose McMurdo. «Ma qualsiasi cosa tu faccia deve essere domani; perché dobbiamo stare bassi finché la faccenda dei Pinkerton non sarà risolta. Non possiamo permetterci di far ronzare la polizia, oggi meno che mai.»

«Verità pura», disse McGinty. «E impareremo da Birdy Edwards in persona dove ha preso le sue notizie se dobbiamo prima tagliargli il cuore. Sembrava fiutare una trappola?»

McMurdo rise. «Credo di averlo preso sul suo punto debole», disse. «Se può mettersi sulle tracce degli Scowrer, è pronto a seguirle fino all'inferno. Ho preso i suoi soldi», McMurdo fece un ghigno mentre estraeva un mazzetto di banconote da un dollaro, «e ne prenderò altrettanti quando avrà visto tutti i miei documenti.»

«Quali documenti?»

«Beh, non ci sono documenti. Ma l'ho riempito di chiacchiere su costituzioni, libri di regole e moduli di adesione. Si aspetta di arrivare fino in fondo a tutto prima di andarsene.»

«Perbacco, ha ragione su questo», disse McGinty cupamente. «Non ti ha chiesto perché non gli hai portato i documenti?»

«Come se portassi in giro cose del genere, essendo io un uomo sospetto, e col capitano Marvin che mi ha parlato proprio oggi alla stazione!»

«Sì, l'ho saputo», disse McGinty. «Immagino che il peso maggiore di questa faccenda ricada su di te. Potremmo buttarlo giù in un vecchio pozzo quando avremo finito con lui; ma comunque la si metta, non possiamo evitare il fatto che lui viva a Hobson's Patch e che tu sia stato lì oggi.»

McMurdo scrollò le spalle. «Se gestiamo la cosa nel modo giusto, non potranno mai provare l'omicidio», disse. «Nessuno può vederlo venire a casa mia dopo il tramonto, e scommetto che nessuno lo vedrà andarsene. Ora guardate qui, Consigliere, vi mostrerò il mio piano e vi chiederò di far rientrare gli altri. Arriverete tutti al momento opportuno. Molto bene. Lui arriva alle dieci. Deve bussare tre volte, e io aprirò la porta per lui. Poi mi metterò dietro di lui e la chiuderò. A quel punto è nostro.»

«È tutto facile e semplice.»

«Sì; ma il prossimo passo richiede riflessione. È un osso duro. È pesantemente armato. L'ho preso in giro per bene, eppure è probabile che stia in guardia. Supponiamo che lo faccia entrare in una stanza con sette uomini dentro, dove si aspettava di trovare solo me. Ci sarà una sparatoria, e qualcuno rimarrà ferito.»

«È così.»

«E il rumore attirerà ogni dannato poliziotto della contea addosso a noi.»

«Credo che tu abbia ragione.»

«Ecco come dovrei agire. Sarete tutti nella stanza grande, la stessa che avete visto quando avete fatto due chiacchiere con me. Aprirò la porta per lui, lo farò entrare nel salotto accanto all'ingresso e lo lascerò lì mentre vado a prendere i documenti. Questo mi darà la possibilità di dirvi come si stanno mettendo le cose. Poi tornerò da lui con dei documenti falsi. Mentre li legge, gli salterò addosso e gli bloccherò il braccio armato. Mi sentirete chiamare e voi irromperete. Più in fretta sarà, meglio sarà; perché è un uomo forte quanto me, e potrei avere più di quanto riesca a gestire. Ma conto di poterlo tenere finché non arriverete voi.»

«È un buon piano», disse McGinty. «La loggia ti sarà debitrice per questo. Immagino che quando lascerò la presidenza potrò fare il nome dell'uomo che verrà dopo di me.»

«Certamente, Consigliere, non sono poco più di una recluta», disse McMurdo; ma il suo volto mostrava ciò che pensava del complimento del grande uomo.

Quando fu tornato a casa, fece i suoi preparativi per la cupa serata che lo attendeva. Per prima cosa pulì, oliò e caricò il suo revolver Smith & Wesson. Poi ispezionò la stanza in cui il detective doveva essere intrappolato. Era un grande ambiente, con un lungo tavolo di legno al centro e la grossa stufa su un lato. Su ciascuno degli altri lati c'erano delle finestre. Non c'erano persiane: solo tende leggere che si tiravano. McMurdo le esaminò attentamente. Senza dubbio doveva aver pensato che l'appartamento fosse molto esposto per una riunione così segreta. Tuttavia, la sua distanza dalla strada la rendeva meno importante. Infine, discusse la faccenda con il suo coinquilino. Scanlan, sebbene fosse uno Scowrer, era un ometto innocuo che era troppo debole per opporsi all'opinione dei suoi compagni, ma era segretamente inorridito dalle azioni di sangue a cui a volte era stato costretto ad assistere. McMurdo gli disse brevemente cosa si intendeva fare.

«E se fossi in te, Mike Scanlan, mi prenderei una serata libera e me ne starei alla larga. Ci sarà un lavoro sporco qui prima del mattino.»

«Beh, davvero allora, Mac», rispose Scanlan. «Non è la volontà, ma il fegato che mi manca. Quando ho visto il direttore Dunn cadere giù alla miniera, è stato più di quanto potessi sopportare. Non sono fatto per questo, come te o McGinty. Se la loggia non penserà male di me, farò come mi consigli e vi lascerò soli per la serata.»

Gli uomini arrivarono al momento opportuno, come concordato. Erano cittadini esteriormente rispettabili, ben vestiti e puliti; ma un esperto di volti avrebbe letto ben poca speranza per Birdy Edwards in quelle bocche dure e quegli occhi spietati. Non c'era un uomo nella stanza le cui mani non fossero state arrossate una dozzina di volte prima. Erano tanto induriti verso l'omicidio umano quanto un macellaio verso le pecore.

Il primo, naturalmente, sia nell'aspetto che nella colpa, era il formidabile Boss. Harraway, il segretario, era un uomo magro e amaro con un lungo collo ossuto e arti nervosi e scattanti, un uomo di incorruttibile fedeltà per quanto riguardava le finanze dell'ordine, e senza alcuna nozione di giustizia o onestà verso chiunque altro. Il tesoriere, Carter, era un uomo di mezza età, con un'espressione impassibile, piuttosto imbronciata, e una pelle color pergamena giallastra. Era un organizzatore capace, e i dettagli effettivi di quasi ogni atrocità erano scaturiti dal suo cervello complottista. I due Willaby erano uomini d'azione, giovani alti e agili con facce determinate, mentre il loro compagno, Tiger Cormac, un giovane scuro e massiccio, era temuto persino dai suoi stessi compagni per la ferocia del suo temperamento. Questi erano gli uomini che si riunirono quella notte sotto il tetto di McMurdo per l'uccisione del detective Pinkerton.

Il loro ospite aveva messo il whisky sul tavolo, ed essi si erano affrettati a prepararsi per il lavoro che li attendeva. Baldwin e Cormac erano già mezzi ubriachi, e il liquore aveva fatto emergere tutta la loro ferocia. Cormac pose le mani sulla stufa per un istante; era stata accesa, poiché le notti erano ancora fredde.

«Questo basterà», disse, con una imprecazione.

«Sì», disse Baldwin, cogliendo il suo significato. «Se viene legato a quella, gli faremo dire la verità.»

«Gli faremo dire la verità, non temete», disse McMurdo. Aveva nervi d'acciaio, quest'uomo; perché sebbene l'intero peso della faccenda fosse su di lui, il suo atteggiamento era calmo e imperturbabile come sempre. Gli altri lo notarono e applaudirono.

«Tu sei quello che deve gestirlo», disse il Boss con approvazione. «Non riceverà alcun avvertimento finché la tua mano non sarà alla sua gola. È un peccato che non ci siano persiane alle tue finestre.»

McMurdo passò dall'una all'altra e tirò le tende più strette. «Certo nessuno può spiarci ora. È quasi l'ora.»

«Magari non verrà. Magari sentirà puzza di pericolo», disse il segretario.

«Verrà, non temete», rispose McMurdo. «È ansioso di venire quanto voi lo siete di vederlo. Ascoltate!»

Sedevano tutti come statue di cera, alcuni con i bicchieri fermi a metà strada verso le labbra. Tre forti colpi avevano risuonato alla porta.

«Zitti!» McMurdo alzò la mano in segno di avvertimento. Uno sguardo esultante corse attraverso il cerchio, e le mani si posarono sulle armi.

«Nemmeno un suono, per la vostra vita!» sussurrò McMurdo, mentre usciva dalla stanza, chiudendo la porta con cura dietro di sé.

Con le orecchie tese, gli assassini attesero. Contarono i passi del loro compagno lungo il corridoio. Poi lo sentirono aprire la porta esterna. Ci furono alcune parole, come di saluto. Poi furono consapevoli di un passo strano all'interno e di una voce sconosciuta. Un istante dopo arrivò lo sbattere della porta e il giro della chiave nella serratura. La loro preda era al sicuro nella trappola. Tiger Cormac rise orribilmente, e il Boss McGinty gli coprì la bocca con la sua grande mano.

«Stai zitto, sciocco!» sussurrò. «Sarai la nostra rovina!»

Ci fu un mormorio di conversazione dalla stanza accanto. Sembrava interminabile. Poi la porta si aprì e apparve McMurdo, con il dito sulle labbra.

Venne verso la fine del tavolo e si guardò intorno. Un sottile cambiamento era avvenuto in lui. Il suo atteggiamento era quello di chi ha un grande lavoro da compiere. Il suo volto si era irrigidito in una fermezza di granito. I suoi occhi brillavano di un'eccitazione feroce dietro le lenti. Era diventato un visibile capo di uomini. Lo fissarono con avido interesse; ma lui non disse nulla. Sempre con lo stesso sguardo singolare, guardò da uomo a uomo.

«Bene!» gridò il Boss McGinty alla fine. «È qui? Birdy Edwards è qui?»

«Sì», rispose lentamente McMurdo. «Birdy Edwards è qui. Io sono Birdy Edwards!»

Trascorsero dieci secondi dopo quel breve discorso durante i quali la stanza avrebbe potuto essere vuota, tanto era profondo il silenzio. Il sibilo di un bollitore sulla stufa si levò acuto e stridente all'orecchio. Sette facce bianche, tutte rivolte verso quest'uomo che le dominava, rimasero immobili nel terrore più assoluto. Poi, con un improvviso frantumarsi di vetri, una selva di luccicanti canne di fucile irruppe da ogni finestra, mentre le tende venivano strappate dai loro sostegni.

Alla vista, il Boss McGinty emise il ruggito di un orso ferito e si scagliò verso la porta socchiusa. Un revolver spianato lo accolse lì, con i severi occhi azzurri del capitano Marvin della Polizia Mineraria che brillavano dietro le mire. Il Boss indietreggiò e ricadde sulla sua sedia.

«Sei più al sicuro lì, Consigliere», disse l'uomo che avevano conosciuto come McMurdo. «E tu, Baldwin, se non togli la mano dalla tua pistola, finirai per ingannare il boia. Tirala fuori, o per il Signore che mi ha creato... Ecco, così va bene. Ci sono quaranta uomini armati intorno a questa casa, e puoi capire da solo che possibilità hai. Prendi le loro pistole, Marvin!»

Non ci fu alcuna possibilità di resistenza sotto la minaccia di quei fucili. Gli uomini furono disarmati. Imbronciati, storditi e sbalorditi, sedevano ancora attorno al tavolo.

«Vorrei dirvi due parole prima di separarci», disse l'uomo che li aveva intrappolati. «Immagino che non ci rivedremo finché non mi vedrete sul banco dei testimoni in tribunale. Vi darò qualcosa su cui riflettere da qui ad allora. Ora sapete chi sono. Finalmente posso mettere le mie carte in tavola. Sono Birdy Edwards, della Pinkerton. Sono stato scelto per smantellare la vostra banda. Ho dovuto giocare una partita dura e pericolosa. Non un'anima, nemmeno un'anima, neppure le persone a me più care, sapevano che la stavo giocando. Solo il capitano Marvin qui presente e i miei datori di lavoro lo sapevano. Ma stanotte è finita, grazie a Dio, e io sono il vincitore!»

I sette volti pallidi e rigidi lo guardarono. Nei loro occhi c'era un odio inestinguibile. Egli lesse l'implacabile minaccia.

«Forse pensate che la partita non sia ancora finita. Beh, mi prendo questo rischio. Ad ogni modo, alcuni di voi non parteciperanno più, e ci sono altri sessanta oltre a voi che vedranno una prigione stanotte. Vi dirò questo: quando mi fu assegnato questo incarico, non ho mai creduto che esistesse una società come la vostra. Pensavo fossero chiacchiere da carta stampata, e che l'avrei dimostrato. Mi dissero che aveva a che fare con i Liberi Muratori; così andai a Chicago e ne divenni uno. Poi fui più sicuro che mai che si trattasse solo di chiacchiere; poiché non trovai alcun male nella società, ma molto bene.

«Tuttavia, dovevo svolgere il mio lavoro e venni nelle valli carbonifere. Quando arrivai in questo posto imparai che mi sbagliavo e che non si trattava affatto di un romanzo da quattro soldi. Così rimasi per occuparmene. Non ho mai ucciso un uomo a Chicago. Non ho mai coniato un dollaro in vita mia. Quelli che vi ho dato erano buoni come tutti gli altri; ma non ho mai speso meglio il mio denaro. Ma conoscevo il modo per entrare nelle vostre grazie e così ho finto con voi che la legge mi stesse cercando. Ha funzionato esattamente come pensavo.

«Così mi sono unito alla vostra loggia infernale e ho preso parte ai vostri conciliaboli. Forse diranno che ero cattivo quanto voi. Possono dire ciò che vogliono, purché vi prenda. Ma qual è la verità? La notte in cui mi unii a voi, picchiaste il vecchio Stanger. Non potevo avvertirlo, perché non c'era tempo; ma ti ho trattenuto la mano, Baldwin, quando stavi per ucciderlo. Se mai ho suggerito qualcosa, per mantenere il mio posto tra voi, erano cose che sapevo di poter impedire. Non ho potuto salvare Dunn e Menzies, perché non ne sapevo abbastanza; ma farò in modo che i loro assassini siano impiccati. Ho dato un avvertimento a Chester Wilcox, così che quando ho fatto saltare la sua casa, lui e i suoi erano al riparo. Ci sono stati molti crimini che non ho potuto fermare; ma se guardate indietro e pensate a quante volte il vostro uomo è tornato a casa per l'altra strada, o era in città quando siete andati a prenderlo, o è rimasto chiuso in casa quando pensavate che sarebbe uscito, vedrete il mio lavoro.»

«Maledetto traditore!» sibilò McGinty tra i denti serrati.

«Sì, John McGinty, puoi chiamarmi così se ti allevia il dolore. Tu e quelli come te siete stati nemici di Dio e degli uomini in queste zone. C'è voluto un uomo per mettersi tra voi e i poveri diavoli di uomini e donne che tenevate sotto scacco. C'era solo un modo per farlo, e l'ho fatto. Mi chiamate traditore; ma credo che ci siano molte migliaia di persone che mi chiameranno un liberatore che è sceso all'inferno per salvarle. Ci ho passato tre mesi. Non passerei altri tre mesi simili se mi lasciassero libero nel tesoro di Washington per farlo. Ho dovuto restare finché non ho avuto tutto, ogni uomo e ogni segreto proprio qui, in questa mano. Avrei aspettato ancora un po' se non fossi venuto a sapere che il mio segreto stava per essere svelato. Era arrivata in città una lettera che vi avrebbe messo al corrente di tutto. Allora ho dovuto agire e agire in fretta.

«Non ho altro da dirvi, se non che quando verrà il mio momento morirò più serenamente pensando al lavoro che ho svolto in questa valle. Ora, Marvin, non ti tratterrò oltre. Portali via e chiudiamo la faccenda.»

C'è poco altro da aggiungere. A Scanlan era stato dato un biglietto sigillato da lasciare all'indirizzo della signorina Ettie Shafter, una missione che aveva accettato con un occhiolino e un sorriso complice. Nelle prime ore del mattino, una bellissima donna e un uomo pesantemente infagottato salirono su un treno speciale che era stato inviato dalla compagnia ferroviaria, e compirono un rapido viaggio senza sosta fuori dalla terra del pericolo. Fu l'ultima volta che Ettie o il suo amante misero piede nella Valle della Paura. Dieci giorni dopo si sposarono a Chicago, con il vecchio Jacob Shafter come testimone delle nozze.

Il processo agli Scowrer si tenne lontano dal luogo in cui i loro sostenitori avrebbero potuto terrorizzare i guardiani della legge. Invano lottarono. Invano il denaro della loggia — denaro estorto con il ricatto all'intera campagna — fu speso come acqua nel tentativo di salvarli. Quella dichiarazione fredda, chiara e imparziale di chi conosceva ogni dettaglio delle loro vite, della loro organizzazione e dei loro crimini non fu scossa da tutti gli stratagemmi dei loro difensori. Alla fine, dopo tanti anni, furono distrutti e dispersi. La nube fu sollevata per sempre dalla valle.

McGinty incontrò il suo destino sul patibolo, strisciando e lamentandosi quando giunse l'ultima ora. Otto dei suoi principali seguaci condivisero la sua sorte. Una cinquantina ebbero vari gradi di reclusione. Il lavoro di Birdy Edwards era completo.

Eppure, come aveva intuito, la partita non era ancora finita. C'era un'altra mano da giocare, e poi un'altra ancora e un'altra. Ted Baldwin, per esempio, era sfuggito al patibolo; così i Willaby; così molti altri tra gli spiriti più feroci della banda. Per dieci anni rimasero fuori dal mondo, e poi venne un giorno in cui furono di nuovo liberi — un giorno che Edwards, che conosceva i suoi uomini, era molto sicuro avrebbe segnato la fine della sua vita di pace. Avevano giurato su tutto ciò che ritenevano sacro di versare il suo sangue come vendetta per i loro compagni. E ben si sforzarono di mantenere il loro voto!

Da Chicago fu inseguito, dopo due tentativi così vicini al successo che era certo che il terzo lo avrebbe preso. Da Chicago andò in California sotto falso nome, e fu lì che per un po' la luce svanì dalla sua vita quando morì Ettie Edwards. Ancora una volta fu quasi ucciso, e ancora una volta, sotto il nome di Douglas, lavorò in un canyon solitario, dove con un socio inglese di nome Barker accumulò una fortuna. Alla fine ricevette l'avvertimento che i segugi erano di nuovo sulle sue tracce, e partì — appena in tempo — per l'Inghilterra. E da lì venne il John Douglas che per la seconda volta sposò una degna compagna, e visse per cinque anni come un gentiluomo di campagna del Sussex, una vita che si concluse con gli strani avvenimenti di cui abbiamo sentito parlare.

Epilogo

Il processo della polizia era passato, nel quale il caso di John Douglas era stato rinviato a una corte superiore. Così pure le sessioni trimestrali, durante le quali era stato assolto per aver agito per legittima difesa.

«Lo porti fuori dall'Inghilterra a ogni costo», scrisse Holmes alla moglie. «Ci sono forze qui che potrebbero essere più pericolose di quelle da cui è scampato. Non c'è sicurezza per suo marito in Inghilterra.»

Erano trascorsi due mesi e il caso era in qualche modo passato di mente. Poi, una mattina, arrivò una nota enigmatica scivolata nella nostra buca delle lettere. «Cielo, signor Holmes. Cielo!» diceva questa singolare epistola. Non c'era né indirizzo né firma. Risi dello strano messaggio; ma Holmes mostrò una serietà insolita.

«Diavolerie, Watson!» osservò, e rimase a lungo con la fronte corrugata.

Tardi la scorsa notte la signora Hudson, la nostra padrona di casa, portò il messaggio che un gentiluomo desiderava vedere il signor Holmes e che la faccenda era della massima importanza. Alle calcagna del suo messaggero arrivò Cecil Barker, il nostro amico della casa padronale con il fossato. Il suo volto era scavato e smunto.

«Ho avuto cattive notizie, notizie terribili, signor Holmes», disse.

«Lo temevo», disse Holmes.

«Non ha ricevuto un telegramma, vero?»

«Ho avuto un biglietto da qualcuno che lo ha ricevuto.»

«È il povero Douglas. Mi dicono che il suo nome sia Edwards; ma per me sarà sempre Jack Douglas di Benito Canyon. Le avevo detto che erano partiti insieme per il Sudafrica sul Palmyra tre settimane fa.»

«Esattamente.»

«La nave ha raggiunto Città del Capo ieri sera. Ho ricevuto questo telegramma dalla signora Douglas questa mattina:

"Jack è finito in mare durante una burrasca al largo di Sant'Elena. Nessuno sa come sia avvenuto l'incidente."

"IVY DOUGLAS."»

«Ah! È andata così, vero?» disse Holmes pensieroso. «Beh, non ho dubbi che sia stata ben orchestrata.»

«Vuole dire che pensa che non sia stato un incidente?»

«Niente affatto.»

«È stato assassinato?»

«Certamente!»

«Così penso anch'io. Questi infernali Scowrer, questo maledetto nido vendicativo di criminali...»

«No, no, mio caro signore», disse Holmes. «Qui c'è una mano maestra. Non è un caso di fucili a canne mozze e goffe rivoltelle. Si può riconoscere un vecchio maestro dal tratto del suo pennello. So distinguere un Moriarty quando ne vedo uno. Questo crimine viene da Londra, non dall'America.»

«Ma con quale movente?»

«Perché è stato compiuto da un uomo che non può permettersi di fallire, uno la cui intera posizione unica dipende dal fatto che tutto ciò che fa deve riuscire. Un grande cervello e un'enorme organizzazione sono stati rivolti all'eliminazione di un solo uomo. È come schiacciare una noce con un maglio — un'assurda stravaganza di energia — ma la noce viene comunque schiacciata in modo molto efficace.»

«Come ha fatto quest'uomo ad avere a che fare con tutto ciò?»

«Posso solo dire che la prima notizia che ci è giunta della faccenda proveniva da uno dei suoi luogotenenti. Questi americani erano ben consigliati. Avendo un lavoro da sbrigare in Inghilterra, hanno preso in società, come avrebbe potuto fare qualsiasi criminale straniero, questo grande consulente del crimine. Da quel momento il loro uomo era segnato. Dapprima si accontentava di usare i suoi meccanismi per trovare la vittima. Poi indicava come la faccenda potesse essere trattata. Infine, quando leggeva nei rapporti il fallimento di questo agente, interveniva lui stesso con un tocco da maestro. Mi ha sentito avvertire quest'uomo a Birlstone Manor House che il pericolo imminente era maggiore di quello passato. Avevo ragione?»

Barker si colpì la testa con il pugno chiuso nella sua impotente rabbia. «Non mi dica che dobbiamo restare a guardare? Vuole dire che nessuno potrà mai pareggiare i conti con questo re dei diavoli?»

«No, non dico questo», disse Holmes, e i suoi occhi sembravano scrutare lontano nel futuro. «Non dico che non possa essere battuto. Ma deve darmi tempo — deve darmi tempo!»

Restammo tutti in silenzio per alcuni minuti mentre quegli occhi fatali si sforzavano ancora di trafiggere il velo.

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